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Blog: Notizie dal VULTURE - il cuore della Basilicata

Sommario 3 Marzo 2012 Via Anzio Antonia Ciasca E’ deceduto il grande attore svedese Erland Josephson Ripacandida. Oraziana. Lavori Fermi Da Due Anni Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Critiche Alla Fiction “Il Generale Dei Briganti” IDV sugli Operai della Fiat- Sata di Melfi Rionero. Corsi Di Sensibilizzazione Per Genitori Di Figli Adolescenti Rionero. Dopo L’emergenza Neve, C’e’ L’emergenza Buche Venosa. Il Liceo Classico “Quinto Orazio Flacco” Di Venosa Visita La Polonia Sport. Corsa Campestre VULTURE MAGAZINE

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Nobile figura di studiosa e di docente universitaria, nata Melfi nel 1930 ANTONIA CIASCA, ARCHEOLOGA DI FAMA INTERNAZIONALE Era figlia dello storico Raffaele Ciasca e della scrittrice Carolina Rispoli

Il 1° marzo 2001 moriva a Roma la professoressa Antonia Ciasca, illustre archeologa e ordinaria di Antichità Puniche presso l’Università La Sapienza. Nata a Melfi il 21 maggio 1930, era figlia dell’insigne storico e senatore della Repubblica Italiana Raffaele Ciasca (1888-1975), di Rionero in Vulture e della nota scrittrice e romanziera melfitana Carolina Rispoli ( 1893-1991). Fin dalla giovane età, Antonia si mostrò particolarmente versata per lo studio e la ricerca sulle civiltà antiche, tanto da acquisire, in breve, una profonda conoscenza della storia dei popoli che abitarono le sponde del Mediterraneo. Presso l'Università "La Sapienza" di Roma conseguì una laurea in Etruscologia con Massimo Pallottino, collaborando anche agli scavi presso la città di Pyrgi, vicino Roma. Divenne prima assistente di Filologia Semitica con Sabatino Moscati, ed in seguito istituì la VULTURE MAGAZINE

prima cattedra italiana di Antichità Puniche nella stessa università. Insegnò anche presso la Scuola di Specializzazione, e collaborò al Centro per le Antichità del Vicino Oriente Antico, scrivendo anche sul periodico accademico Oriente Antico, nonché direttrice della Rivista di Studi Fenici. Parte attiva del centro di ricerche del Vicino Oriente presso la Sapienza, aprì il primo scavo in Israele nel 1959. Inoltre per prima si interessò a Malta, iniziando per la prima volta degli scavi archeologici presso l'arcipelago maltese. Nel 1963 dà vita agli scavi di Tas Silg, partecipandovi personalmente per sei anni, di cui si ricorda la notevole scoperta del tempio dedicato ad Astarte; qui riprese gli scavi nel 1998. Nel 1964 iniziò la prima campagna di scavo presso il tofet dell'isola di Mozia, nei pressi della costa marsalese. Nel 1975 partecipò anche agli scavi di Tharros (i risultati sono pubblicati in Rivista di Studi Fenici III). Nello stesso anno a Mozia lasciò lo scavo del tofet concentrandosi sul tratto delle mura urbane. Ha diretto anche alcune missioni topografiche in Tunisia ed in Algeria, identificando in particolare il sito di Capo Bon. Iniziò così la sua lunga attività di ricercatrice appassionata, che la pose come indiscusso punto di riferimento per quanti si avvicinavano alla riscoperta delle antiche civiltà fenicio-puniche. Riusciva, col suo carattere aperto e col suo senso dell’umorismo ad attrarre allo studio delle civiltà antiche schiere di studenti che, letteralmente, erano affascinati dal suo modo d’insegnare e d’ intrattenere i suoi allievi in un campo di ricerca non certo facile. Era amata e rispettata da tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerla e di apprezzarne le elevate doti umane e professionali. La conoscenza dell’Oriente mediterraneo in Antonia Ciasca era piena, forgiata nelle lunghe missioni in Israele, in Palestina ed a Cipro, alla ricerca delle origini di un grandioso fenomeno di colonizzazione che aveva portato la civiltà semitica dei Fenici in Occidente, a Cartagine, sulle 3


coste dell’Africa, e in Spagna, in Sicilia, in Sardegna, a Malta e nelle Baleari. Spesso, attenti soltanto alla civiltà greca, l’apporto della colonizzazione di Fenici e Cartaginesi, è sottovalutato. Numerosi gli scritti di Antonia Ciasca per lo più pubblicati sulle maggiori riviste specializzate del settore archeologico. Ne vogliamo citare solo alcuni: "Scavi alle mura di Mozia (campagna 1975)", in Rivista di Studi Fenici (1976), "Scavi alle fortificazioni di Mozia (19741975)", in Kokalos (1976-1977),. "Scavi alle mura di Mozia (campagna 1976)", in Rivista di Studi Fenici (1977), "Scavi alle mura (campagna 1977)", in Rivista di Studi Fenici (1978), "Scavi alle mura di Mozia (campagna 1978)", in Rivista di Studi Fenici (1979). “Antonia Ciasca – ha scritto sul Quotidiano di Lecce del 2 marzo 2001, l’egregio prof. Francesco D’Andria, Direttore della Scuola di specializzazione in Archeologia dell’Università di Lecce, il quale aveva preso parte a diverse missioni di scavo a Malta con la Ciasca aveva la straordinaria qualità di mettere insieme l’amore e l’interesse per la ricerca archeologica con la capacità di costruire intorno ad essa una rete di affetti e di amicizie disinteressate”. “Antonia Ciasca – ha scritto sul Quotidiano di Lecce del 2 marzo 2001, l’egregio prof. Francesco D’Andria, Direttore della Scuola di specializzazione in Archeologia dell’Università di Lecce, il quale aveva preso parte a diverse missioni di scavo a Malta con la Ciasca aveva la straordinaria qualità di mettere insieme l’amore e l’interesse per la ricerca archeologica con la capacità di costruire intorno ad essa una rete di affetti e di amicizie disinteressate”. Sempre nel 2001 il prof. S.F. Bondi di Viterbo, in ricordo di Antonia Ciasca dopo la sua morte, ha scritto, fra l’altro, e pubblicato sulla “Rivista Studi Fenici”,volume XXX, 1 del Consiglio Nazionale delle Ricerche Isituto per la Civiltà Fenicia e Punica “Sabatino Moscati” quanro segue: “ La scomparsa VULTURE MAGAZINE

di Antonia Cisca è una perdita gravissima per il mondo degli studi; irreparabile perché viene a mancare un punto di riferimento essenziale per le ricerche sulla civiltà fenicia nel Mediterraneo centrale e personalmente dolorosa per coloro che hanno avuto il privilegio di esserLe stati allievi o di condividere con lei una parte più o meno lunga del proprio cammino. Particolarmente acuto è il rimpianto tra quanti, nell’Organo di ricerca che pubblica questa Rivista, parteciparono con lei ai primi passi dell’allora “Centro di Studio per la Civiltà fenicia e punica” di cui Ella fu il primo direttore, cos’ come fu il primo direttore responsabile della Rivista di Studi Fenici”. Erano anni, a pensarli ora, di tumultuosa crescita degli studi fenici, grazie al gruppo costituito da Sabatino Moscati all’Università di Roma e poi al C.N.R. ; e di tale gruppo Antonia Ciasca ( che nel 1966, è bene ricordarlo, fu la prima docente di “Antichità puniche” in un Ateneo italiano) fu a un tempo, e da subito, la personalità di maggiore spicco nell’attività archeologica e l’interlocutore vicino e autorevole per gli studiosi più giovani. Grandissimo è il debito di gratitudine che gli studi fenici, e soprattutto in Italia gli studiosi della mia generaz<ione, hanno verso di lei. Addio, AntoniA, E GRAZIE DELLA Tua amicizia e dei Tui insegnamenti Antonia Ciasca era professore ordinario di Antichità fenicio-puniche alla Sapienza di Roma e aveva diretto l’Istituto del Consiglio nazionale delle ricerche, fondato da Sabatino Moscati, per sviluppare le indagini sulle civiltà puniche del Mediterraneo. Numerose furono le missioni archeologiche condotte e dirette, a capo della Missione archeologica italiana a Malta, dalla prof.ssa Ciasca con studenti provenienti dalle università La Sapienza di Roma, dall’Università Cattolica di Milano e, in quella del 1999, anche dall’Università di Lecce, per effettuare importanti scavi. Particolarmente 4


interessanti quelli nel cantiere di Tas Silg, vicino a Marsa Xlokk, il porto dello scirocco e punto centrale dei traffici di tutto il Mediterraneo, al fine di ricavare, finalmente, risposte convincenti alle non poche domande sulle peculiarità, importanza e ruolo delle civiltà di quel popolo. In un’intervista, rilasciata a Sergio Frau per Repubblica, Antonia Ciasca richiamava l’importanza di Tas Silg affermando: “ Il vero fascino di questo scavo è che qui, in una stratificazione di soli sessanta centimetri, si rintracciano almeno cinquemila anni di storia religiosa dell’umanità”. I parenti della Ciasca, in seguito alla sua scomparsa, hanno deciso di donare tutto il patrimonio librario raccolto dall'archeologa durante tutti i suoi studi. Al momento il "Fondo Ciasca" occupa parte della sede Dipartimento di Scienze dell'Antichità della Sapienza, da cui è gestito. L’Università di Roma “La Sapienza”, Facoltà di Lettere, Scienze umanistiche e Studi orientali, Dipartimento di Scienze dell’Antichità - Sezione di Orientalistica, ha promosso a Roma il 25 febbraio 2011, a dieci anni dalla scomparsa, nell’Odeion del Museo dell’Arte Classica, la Nona Giornata Romana di Studi Moziesi, intitolata alla venerata memoria di Antonia Ciasca, già docente di Archeologia fenicio-punica presso il medesimo Ateneo della capitale. In tale importante evento culturale. hanno partecipato numerosi studiosi, in particolare della Sicilia Occidentale e sono stati presentati i risultati degli scavi condotti a Mozia nell'estate del 2010 unitamente alla presentazione delle indagini archeologiche in corso a Sidone (Claude Doumet Serhal. Abbiamo conosciuto, casualmente, Antonia Ciasca, e apprezzato la sua squisita sensibilità umana, il 26 novembre 1988, nel corso dell’inaugurazione del busto del padre, senatore Raffaele Ciasca, eretto nell’atrio della Scuola VULTURE MAGAZINE

Magistrale Statale per le maestre del grado preparatorio” R. Ciasca” di Rionero in Vulture, da lui fortemente voluta e al cui tenace impegno si deve, nel 1958, la istituzione, una delle otto scuole magistrali statali allora esistenti in tutta Italia. La sua scomparsa è stata quasi del tutto ignorata nella nostra Regione e, pertanto, riteniamo nostro preciso dovere ricordarne alle nuove generazioni, e agli immemori, la nobile figura che onora grandemente questa nostra terra lucana, spesso irriconoscente verso i suoi figli migliori. Michele Traficante

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: E’ deceduto il grande attore svedese Erland Josephson

Sarà un nome che non a tutti susciterà ricordi. Ma quel viso espressivo dei tanti film di Bergman ce lo rimandano alla memoria, per la mitezza e la personalità di spessore nelle sue interpretazioni. Affetto dal morbo di Parkinson, è morto a Stoccolma all'età di 88 anni l'attore svedese Erland Josephson. E’ stato per lunghi anni l’attore protagonista di numerosi film del maestro svedese Ingmar Bergman, con il quale ha condiviso una carriera fra le più elevate nella storia del cinema. Film come “Scene da un matrimonio” (1973) e “Sinfonia d’autunno” (1978) hanno segnato quel 5


cinema sospeso fra teatro e letteratura, mediante una scrittura evoluta cui solo pochi maestri come Bergman hanno saputo dare vita. E Josephson ha saputo dar corpo e soprattutto voce a personaggi colti e discreti proprio come li desiderava il maestro svedese, in un rapporto intimista e di introspezione come di rado accade nella storia del cinema. Josephson aveva iniziato a collaborare con Bergman già negli anni '30 e gli rimase vicino fino alla morte, nel 2007. Solo nel 1973 l’attore approda alla ribalta internazionale con “Scene da un matrimonio”, trasposizione cinematografica di una fortunata serie tv dell'anno precedente. Tra i tantissimi film per Bergman si ricordano “L'immagine allo specchio” del 1976, e quel capolavoro assoluto come “Fanny e Alexander' del 1982; quindi “Sarabanda” del 2003. Ma anche altri autori hanno avuto modo di fruire della grandezza recitativa di Josephson, come Carlo Lizzani ne “La casa del tappeto giallo” del 1971, e il maestro russo Andrei Tarkovskij con lo struggente “Nostalgia” (1983) e “Sacrificio” (1986), fino al film della coprotagonista di tanti set bergmaniani Liv Ullman con “L'infedele del 2000. Nel 1966 Josephson era succeduto proprio a Bergman come direttore del Teatro drammatico di Stoccolma, incarico che aveva ricoperto fino al 1975. Aveva anche diretto i teatri di Helsingborg e Goteborg. Una grandissimo attore, modello di autorevolezza e sobiretà ad un tempo. Armando Lostaglio

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RIPACANDIDA. 27 FEBBRAIO 2012. ORAZIANA. LAVORI FERMI DA DUE ANNI. PARLA UN OPERAIO CHE HA LAVORATO PER OLTRE 4 ANNI E LICENZIATO PER GIUSTA CAUSA

Ripacandida. Progettata oltre 20 anni fa, i lavori della superstrada“Oraziana”, che dovrebbe collegare velocemente VenosaRionero, stanno subendo notevoli ritardi. Fino ad ora c’è stata solo la conclusione del 1° e 2° lotto della “bretella”, ci sono voluti 13 anni per costruire circa sei km, che collega Rionero con Ripacandida ed alla superstrada Candela-Potenza, avvenuta nell’aprile del 2008, con beneficio finora solo per questi due centri. I lavori per il Il e III lotto RipacandidaGinestra è quello che sta creando i maggiori problemi. I lavori sono fermi da tanto tempo, bloccati da un contenzioso tra l’impresa e la Provincia. Sulla ripresa dei lavori su questo tratto non si hanno notizie.Nei giorni scorsi è stato smantellato perfino il deposito attrezzi dell’impresa, nei pressi dell’ex fabbrica Arquati di Ginestra. A testimoniare la situazione problematica del tratto Ripacandida-Ginestra è un operaio dell’impresa che ha iniziato i lavori, Luca Luciano Zerilli di San Potito Sannitico (Ce): “sono un operaio e per 4 anni e mezzo ho svolto il mio lavoro con la gecomar s. p.a. di somma vesuviana presso il cantiere di Ripacandda 6


(Potenza), in funzione fino all’ottobre del 2010, quindi io partivo il lunedi mattino e tornavo a casa il venerdi sera. Nell'ultimo anno la ditta pagava lo stipendio con fatica, anche dopo tre mesi e noi operai alla fine ci siamo rifiutati di continuare a recarci sul cantiere dove o per mancanza di cemento o gasolio dopo fatti 200 km per arrivare li' dovevamo tornare a casa perche' impossibilitati di lavorare e oltretutto non ci era piu' assicurato neanche vitto e alloggio visto che non veniva pagato neanche il gestore di un ristorante dove noi mangiavamo e dormivamo.Dopo tre mesi di questa situazione mi hanno licenziato per GIUSTA CAUSA e quindi non ho avuto neanche la possibilita' di fare il periodo di disoccupazione ordinaria. Ora siccome il lavoro appaltato dalla ditta era la famosa via ORAZIANA ( che solo ora ho saputo essere un'incompiuta da oltre vent'anni) la provincia di potenza subito si e' attivata sui vari giornali a ribadire solidarieta' agli operai e che avrebbe pagato con i soldi che avrebbe dovuto dare alla gecomar per il lavoro svolto fino alla risoluzione del contratto. Anche l'ispettorato del lavoro sembrava voler aiutare tutti!!!! fatto sta che alla fine sembra che la gecomar s.p.a ha inbrogliato e che l'avanzamento dei lavori era inferiore a quello dichiarato per cui la provincia avrebbe anticipato 700.000 mila euro in piu' del dovuto alla famosa GECOMAR S.P.A di somma vesuviana... pazzesco...Dopo questo e' caduto il silenzio assoluto e per 15 mesi non c'e' stato piu' nessuno che parlasse di cio' fino ad un mese fa quando mi e' stato detto dal mio sindacato, la uil Basilicata che la gecomar avrebbe dovuto avere i soldi dall'anas di Cosenza per un'altro lavoro con contratto rescisso... ma per magia i soldi che fino ad una settimana prima c'erano improvvisamente non ci sono piu'!!!! Ora io mi chiedo come e' possibile che io dopo 18 mesi non riesco ad avere i miei tre mesi di stipendio e il mio tfr maturato in 4 anni e mezzo dato VULTURE MAGAZINE

che il fondo di solidarieta' inps scatta solo per le imprese in fallimento. Io mi chiedo se questa ditta ha tutti i contratti con anas e ferrovie ormai rescissi in tutta italia e ha imbrogliato la provincia di potenza di 700 mila euro perche' nessuno chiede il fallimento??? Perche' nessuno aiuta i 30 lavoratori che sono la fascia piu' debole??? Ah ho saputo da poco che il famoso Sottosegretario Malinconico era amico della GECOMAR SPA ex COGEMAR SRL ex GLESCAL ecc. ecc”. Lorenzo Zolfo La foto ritrae il tratto della costruenda superstrada Ripacandida-Ginestra, cantiere fermo dal 2010.

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – Potenza

“Provate a chiudere per cinque minuti gli occhi e a pensare come sarebbe la vostra vita in assenza di visione. Fin dal mattino, al risveglio, inizia l’esercizio di memoria, dovendo ricordare gli abbinamenti dei colori da fare per non andare in giro con accostamenti ridicoli. La vita dei ciechi dipende costantemente dagli altri, anche per le cose più banali: risalire ad uno scontrino che si ritrova nelle tasche, sapere cosa sia quel foglietto trovato per terra nel salotto di casa, leggere una lettera appena arrivata, conoscere il contenuto di un avviso affisso nell’androne del proprio condominio, capire su quale canale è sintonizzato il 7


televisore, seguire un film in cui le scene si susseguano senza dialogo. Che dire, poi, di semplici gesti, come fare la spesa o andare al teatro…” Con questa semplice riflessione nel cuore, il direttivo dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Potenza ha incontrato il Prefetto di Potenza, al quale ha consegnato simbolicamente la Convenzione ONU sul Diritto delle persone con disabilità e un documento di protesta inerente alla volontà del Governo di assoggettare al reddito le indennità di accompagnamento. L’incontro si è svolto il 21 febbraio, in ricorrenza della Quinta Giornata Nazionale del Braille, istituita con legge 126 del 3 agosto 2007, quale momento di sensibilizzazione dell'opinione pubblica nei confronti delle persone con disabilità visiva. L’UICI ha esposto la rabbia e la indignazione dei ciechi e degli ipovedenti della provincia di Potenza per le decisioni che l’attuale Governo sta ponendo in essere, annientando, l'uno dopo l'altro, i diritti conquistati al prezzo di duri sacrifici. Il riferimento va in particolare all’art. 5 del Decreto Salva Italia che riguarda l’Introduzione dell’ISEE per la concessione di agevolazioni fiscali e benefici assistenziali, con destinazione dei relativi risparmi a favore delle famiglie”, il quale intende legare al reddito le indennità di accompagnamento delle persone cieche totali e parziali. Tale provvedimento costringerà migliaia di persone con disabilità a veri e propri “arresti domiciliari”. L’indennità di accompagnamento, impropriamente definita tale, è un diritto soggettivo perfetto, riconosciuto dal legislatore per rendere concreto il concetto di uguaglianza sostanziale e per favorire il processo di integrazione della persona con disabilità grave che, pertanto, deve prescindere dalla condizioni di reddito personale e dell’intero nucleo familiare. Si tratta, infatti, di “benefici” che non hanno un valore reddituale, ma tendono a supplire i servizi carenti o inesistenti, in ossequio a quanto sancito dalla VULTURE MAGAZINE

Costituzione. L’UICI ha, inoltre, rappresentato al Prefetto il proprio disappunto per la cancellazione del contributo concesso all'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti con Legge 24/1996, finalizzato all'erogazione di servizi essenziali per la qualità della loro vita (produzione in Braille, a caratteri ingranditi e in formato elettronico di libri e giornali). “Siamo preoccupati – recita il documento - per la riforma pensionistica dal momento che mette in discussione un altro caposaldo del diritto del lavoratore con disabilità grave, ovvero la contribuzione figurativa di 4 mesi all’anno ai sensi della legge 120/91”. L’Unione potentina ritiene offensiva, altresì, la campagna mediatica contro i falsi ciechi e i falsi invalidi. “Non conosciamo falsi ciechi, ma false certificazioni – denuncia con forza la presidente, Maria buon cristiano – e pertanto riteniamo che anche le commissioni mediche che hanno accertato e riconosciuto la disabilità comincino a pagare per il danno arrecato allo Stato e all’immagine di chi la disabilità la vive realmente”. In conclusione, la presidente, nell’informare il Prefetto che il prossimo 14 marzo si svolgerà a Roma una grande manifestazione di protesta, lo invita a rappresentare le istanze dell’Unione al Governo. (Armando Lostaglio)

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CRITICHE ALLA FICTION “IL GENERALE DEI BRIGANTI” TRASMESSA DA RAI 1. GRAVI ERRORI SEGNALATI DA UN UTENTE SUL BLOG RAI. SBAGLIATA ANCHE LA FIGURA DI CARMINE CROCCO

Sul "Blog RAI" alla pagina dedicata allla fiction TV “Il Generale dei Briganti”, andata in onda il 12 e 13 febbraio scorso, ed ambientata nella zona del VultureMelfese, impazzano le discussioni sull'attendibilità delle informazioni proiettate in video sul personaggio di Carmine Crocco. Ecco il giudizio su questa fiction di un attento lettore, Giuseppe Maggi: “ Come già commentato sul "Blog RAI" ci sono tre grandissimi errori che volevo segnalare direttamente alla RAI FICTION, ma il sito per motivi "tecnici" non mi ha lasciato inviare la lettera di protesta. La prima riguarda il prologo d’apertura in cui si usa il termine “dispotismo borbonico”. Il termine “dispotismo” indica una forma di governo in cui il potere è di una sola persona, esercitato senza alcun rispetto della legge. Bene, sul fatto che il Regno delle Due Sicilie fosse una forma di governo in cui il potere è di una sola persona è giusto, essendo stata una delle più grandi monarchie dell’800, ma che essa fosse una forma di monarchia assolutista e totalitaria da definirsi dispotica no. Il rapporto tra sovrano e suddito era marcato e definito da leggi come in tutte VULTURE MAGAZINE

le monarchie esistite nel periodo ed in precedenza. La seconda segnalazione riguarda la figura di Carmine Crocco. Nella fiction lo si vede con la divisa dell’esercito di Francesco secondo a difendere Napoli dall’arrivo dei Mille nel 1860, ebbene, in realtà lui in quegli anni fece parte della truppa garibaldina. Fece parte dell’esercito borbonico durante in moti del 1848, in cui gli venne asseganto un posto nella guarnigione di Palermo. Poi venne imprigionato per tradimento a causa delle sue idee unitarie repubblicane di stampo mazziniano. Fuggì e si unì ai Mille per poi tornare nella sua terra d’origine, la Basilicata. Terza ed ultima segnalazione, riguarda sempre la figura di Crocco, incentrata nel suo inserimento nei “briganti”. La storia (quella vera) ci insegna che all’arrivo a Napoli, Garibaldi promise ai contadini la consegna delle terre confiscate ai contadini durante la “guerra unitaria”. Quella promessa non venne mai mantenuta e il Regno Sabaudo mise delle tasse da pagare per riavere le terre. Crocco sentito deluso dai suoi stessi ideali decise di abbracciare il mondo della resistenza, dando vita a quelli che oggi vengono chiamati “briganti”, quando in realtà li dovremmo chiamare “partigiani” perchè hanno difeso con la vita quelle fonti di vita e sostentamento che erano state derubate in puro stile coloniale. Mi fermo qui perchè mi sono trovato costretto a spegnere la televisione per non sentirmi preso in giro ulteriormente”. Infine, Giuseppe Maggi manda un consiglio a “Mamma Rai”: “Se si voleva mandare un prodotto televisivo veramente attendibile e inattaccabile su questa figura storica, si poteva mandare in onda il film “Li chiamarono…briganti” del 1999 diretto da Pasquale Squitieri, in cui viene raccontata la storia post-unitaria così come andrebbe fatto. Qualcuno mi dirà che tale fiction è stata basata sul libro di Francesco Luigi Pietrafesa, come da suo commento sul "Blog RAI", ma su personaggi storici di tale rilievo per la nostra storia, io sono 9


dell'opinione che le informazioni andrebbero date con un certo peso, perchè il mezzo televisivo, con le fiction su base storica, modella il livello di cultura delle persone, dando vita così ad una serie di immagini distorte.

di messaggi sbagliati su coloro che hanno inciso sulla nostra storia. Ringraziando, porgo cordiali saluti”. Lorenzo Zolfo Le foto riprendono Michelangelo Volpe di maschito insieme a Carmine Crocco ed il Municipio di Venosa durante una scena della fiction.

:::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: IDV sugli Operai della Fiat- Sata di Melfi COORDINAMENTO “ VULTURE – MELFESE – ALTO BRADANO” MELFI (Pz)

Mi spiego meglio; con le immagini proiettate domenica e lunedì scorso, da martedì la gente che avrà guardato la fiction e che magari non sapeva nemmeno dell'esistenza di Carmine Crocco, avrà solo l'immagine di un delinquente fanatico che aveva provato ad ostacolare l'Unità d'Italia con la violenza, accollandosi il nome di "brigante". Agli italiani non serve più la filastrocca del Savoia salvatore della Patria, di un Garibaldi eroe nazionale e dei "briganti" sovversivi al nuovo potere. Agli italiani serve conoscere con quali sacrifici e quali decisioni crudeli è stato costruito un regno dispotico contro la colonia borbonica, immagine che oggi si riflette dopo 151 anni dall'astio continuo tra Nord e Sud. Poi, se le truppe di Crocco sono "briganti", le truppe di liberazione della Seconda Guerra mondiale perchè li chiamiamo "partigiani"? D'altronde non hanno agito alla stessa maniera, cercando di liberare le proprie terre dall'invasore? Spero che questa mia lettera aiuti a capire meglio che cosa può provocare la divulgazione VULTURE MAGAZINE

Il Coordinamento “VULTURE – MELFESE – ALTO BRADANO” di ITALIA DEI VALORI esprime unanime ed incondizionato sostegno alla giusta richiesta, umana e professionale, di Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, dipendenti dello stabilimento SATA in San Nicola di Melfi, di essere reintegrati effettivamente nel loro posto di lavoro, in applicazione della sentenza della Magistratura, Corte d’Appello di Potenza, che ne ha riconosciuto il pieno diritto. Le sentenze vanno tutte rispettate e quindi totalmente applicate. Ogni contraria e pervicace decisione va considerata arbitraria ed arrogante. Anche i diritti dei lavoratori sono inviolabili e come tali vanno tutelati e sostenuti nel pieno rispetto delle leggi. La tutela del posto di lavoro, la difesa della dignità umana e professionale, la libertà di esprimere le proprie idee ed il diritto di sciopero sono valori universali che ITALIA DEI VALORI continuerà a sostenere e difendere in tutte le sedi e nelle forme democratiche consentite dalla Costituzione repubblicana. Melfi, 29 febbraio 2012 10


CORSI DI SENSIBILIZZAZIONE PER GENITORI DI FIGLI ADOLESCENTI Interessante iniziativa del comune di Rionero e del Consultorio familiare

Come si sa il mestiere di genitore non è mai stato facile; di questi tempi, poi, è diventato ancora più difficile. Le cause sono tante, di natura diversa e non sempre facilmente risolvibili. I rapporti tra figli e genitori diventano sempre più complicati. Pertanto ben vengano le varie ed utili iniziative che consentano una migliore comprensione e facilità di rapporti genitori e figli. L’assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Rionero in Vulture Paola D’Antonio, il Consultorio Familiare ASP di Rionero, il Comitato Locale della CRI di Rionero e le scuole hanno organizzato dei Corsi per Genitori e Insegnanti sulle problematiche adolescenziali. Gli incontri, partiti a Novembre e conclusosi nei giorni scorsi, si sono tenuti presso il Consultorio Familiare nella nuova sede del Distretto Sanitario di Rionero. Quattro gli appuntamenti diretti dalla psicologa del Consultorio Familiare, Rosella Leopardi e introdotti dall’ispettrice della CRI di Rionero Erminia Casolino. Nel primo appuntamento si è parlato di “Come comprendiamo la mente degli altri: empatia e riflessività”. Fornire ai genitori gli strumenti per aiutarli nella comprensione dei propri figli attraverso esempi di rapporti problematici ed esperienze pratiche, domande a cui VULTURE MAGAZINE

rispondere per riflettere sulla propria storia e il rapporto con i propri genitori. Si è proposto un momento di fermo per riflettere su se stessi ed osservare il proprio vissuto di figli perché solo in questo modo, liberi dai vincoli di un passato che contamina un rapporto chiaro con i propri bambini, è possibile mantenere un occhio attento al presente, e ci si potrà rapportare con loro in modo costruttivo. Il secondo appuntamento ha toccato il tema: "Come sviluppiamo l'attaccamento, le relazioni tra genitori e figli". È un'amara sorpresa, per molti genitori, scoprire che i propri figli, giunti alla soglia dei trediciquattordici anni, si trasformano rapidamente, assumendo una personalità nuova, più complessa, che essi non sanno penetrare e di fronte alla quale provano un senso di smarrimento. Abituati a confrontarsi con bambini di cui conoscevano alla perfezione esigenze e sentimenti, si accorgono ora di essere esclusi dalla segreta confidenza di questi adolescenti. Nel terzo appuntamento il tema è stato: "Lo svincolo". C’è qualcosa che accomuna ogni percorso adolescenziale: ed è il tentativo di svincolo dalla famiglia naturale. Svincolo più o meno traumatico, ma sempre difficile, perché mette in discussione aspetti familiari assodati, il già noto, i giochi fatti. Non si può non ridefinire le distanze, rinegoziare i rapporti, ristabilire nuove forme di legame, non ricalcati sui modelli precedenti già collaudati. Nell’ultimo appuntamento l’argomento trattato è stato: "Dal proprio vissuto all'esperienza genitoriale".Chiunque ha figli sa bene che non aver potuto mai confrontarsi con altri genitori sui comportamenti da tenere, può rappresentare un forte limite per la coppia, ma anche per i minori coinvolti. In questo progetto si è inteso coinvolgere direttamente i genitori, in maniera da dare loro consapevolezza piena delle loro potenzialità e la possibilità di socializzare

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quelle competenze comunque acquisite in virtù dell’esperienza realizzata. Prezioso l’apporto della dott.ssa Battista Pinto, Responsabile Consultori Familiari ASP, che ha seguito gli incontri rendendoli ancora più interessanti grazie ai suoi interventi. Il percorso offerto costituisce l’occasione per riflettere e confrontarsi con altri genitori sui processi di crescita dei propri figli e di se stessi. Costruttivo l’apporto dei genitori che hanno partecipato attivamente ai corsi confrontandosi con la psicologa del Consultorio Familiare Rosella Leopardi. Visto il buon esito di questa iniziativa, i corsi si ripeteranno a Rapolla, Pescopagano, Lavello e Venosa.

vengano eliminate al più dall’amministrazione comunale.

presto

Lorenzo Zolfo

Pino Di Lucchio

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: RIONERO IN VULTURE. 2 MARZO 2012. DOPO L’EMERGENZA NEVE, C’E’ L’EMERGENZA BUCHE

Rionero in Vulture. La città cara allo storico meridionalista Giustino Fortunato, dopo le abbondanti nevicate di due settimane fa, con le sue strade interne è piena di buche. Il Sindaco Placido alcuni giorni fa aveva intenzione, per evitare problemi agli automobilisti, di introdurre il limite di velocità! Molti automobilisti non sono d’accordo, anzi sperano che quanto prima queste buche a cielo aperto VULTURE MAGAZINE

Le foto riprendono alcune strade principali di Rionero piene di buche.

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VENOSA. IL LICEO CLASSICO “QUINTO ORAZIO FLACCO” DI VENOSA VISITA LA POLONIA DAL 29 FEBBRAIO AL 4 MARZO PROSSIMO. A CONCLUSIONE DEL 7° CONCORSO NAZIONALE “GIOVANI IDEE” VINTO CON UN CORTOMETRAGGIO SUL LAVORO, INDETTO DALLA FONDAZIONE CARLO DONATCATTIN

Venosa. La classe 2 C del Liceo Classico “Quinto Orazio Flacco” di Venosa dopo aver vinto il 7° concorso nazionale “Giovani Idee” di Saint Vincent (Ao), porta a compimento il premio vinto, una visita in Polonia dal prossimo 29 febbraio al 4 marzo 2012. Il concorso nazionale “Giovani idee”, riservato alle scuole superiori, da sette anni viene promosso dalla Fondazione e le Associazioni «Carlo Donat-Cattin» di Torino, Bergamo e Brescia. Si tratta di realizzare brevi filmati, tenendo conto tematiche attuali. Il tema del’ultimol concorso,varia ogni anno, è stato di estrema attualità: “L’Italia che attende. Una Repubblica fondata sul lavoro. Lavoro e giovani. In questo senso, cosa si aspettano gli studenti di oggi, che saranno i lavoratori di domani? E cosa vorrebbero che la politica facesse per loro? ”. Dodici sono state le scuole in gara provenienti dalla Sicilia, Campania,Emilia Romagna, Lombardia, Puglia,Piemonte, Toscana e Basilicata. La classe vincente, la II C del Liceo VULTURE MAGAZINE

Classico di Venosa, ha presentato un cortometraggio dal titolo: “Work in Regress”, una denuncia contro un sistema che si basa sull’aggressione al mondo del lavoro, ma anche un anelito di difesa della libertà e della giustizia sociale. Protagonisti: un manager (Marco Bonifacio) che viene licenziato perché non condivideva i modi poco puliti adottati dai vertici aziendali dove lavorava. Il cavalier Astolfo De Mauris (Marco Soldo), che impersona il personaggio ispirato a Cetto Laqualunque (inventato dal comicoattore Antonio Albanese) infelice rappresentante di una classe politica che mira a conservare se stesso nella più assoluta autorefenzialità e che pertanto non si fa scrupoli pur di diventare sempre più ricco ai danni della comunità. Mentre, Chiara Catapano ha impersonato quel personaggio che riporta la politica in una dimensione più corretta ed umana. La motivazione di questo primo posto, redatta da una giuria competente, è stata la seguente: “Il cortometraggio fa proprio il modello retorico dello show informativo televisivo per affermare un punto di vista finalmente autonomo, in cui la nuova generazione si scrolla di dosso la mera denuncia della stagnazione del mondo del lavoro, per reagire e assumere un ruolo da protagonista. In tutto questo, l’opera realizzata denota una buona attenzione ai codici, alle tecniche e alle risorse espressive del mezzo audiovisivo”. Per realizzare questo cortometraggio gli alunni hanno impiegato 8 giorni, tre per le riprese e 5 per il montaggio. Il materiale utilizzato a proprie spese: macchina da presa, manifesti e stampa, locandine, custodia, dvd dove è spportato il filmato, palcostenico di fortuna presso il castello Pirro del Balzo. Responsabile delle riprese, Vincenzo Lacolla (ha dichiarato: “Una esperienza formativa a 360° in cui ci siamo espressi attraverso la scrittura, la musica e,soprattutto attraverso l’immagine, specchio di una realtà difficile da vivere e complessa da capire. E’ stato questo lo spirito che ha mosso il progetto come un 13


efficacissimo modo di fare scuola diversamente fuori dall’aula”); Montaggio: Vittorio Grimaldi (ha utilizzato la sua abitazione per montare tutto il cortometraggio), Sceneggiatura e Testi: Antonio Mancino (è stato chiaro nel suo intento, pungente nel suo sarcasmo, capace di stupire con una eloquenza elegante ed ironica l’uditorio con tutti i suoi personaggi); Soggetto: Antonio Mancino, Vincenzo Lacolla, Marco Bonifacio e Roberta Masulli.Scenografia:Federica Agriesti,Mariarosaria Gammone, Lucilla Lisanti. Tecnico-Fonico-Audio: Claudio Giordano. . La vittoria della scuola lucana è stata condivisa anche dai Docenti accompagnatori dell’Emilia Romagna, la scuola “L.Da Vinci” Itis di Rimini,Onorio Pompizii e Pierangelo Gengotti: “ è stato attribuito il 1° premio alla scuola che nei contenuti ha avuto una originalità che ha abbracciato molti aspetti di questa malata società, da quello politico a quello sociale”.Il 1° premio è stato di duemila euro ed un viaggio in Polonia nella patria di Solidarnosc, del primo sindacato libero ed indipendente, e naturalmente dell’indimenticabile Papa Woityla. Gli studenti saranno accompagnati dai Docenti, Donatina Allamprese, referente del progetto e Giuseppe Modugno.

Lorenzo Zolfo Le foto riprendono il momento della premiazione.

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SPORT. CORSA CAMPESTRE. 5 MARZO 2012. ALLE FINALI NAZIONALI DI CORREGGIO (RE) ANCHE L’ATLETICA PALAZZO, GRAZIE ALL’ATLETA SILVIA SONNESSA DI BARILE, DA POCO TESSERATA CON LA SOCIETA’

Palazzo San Gervasio. E' una ragazza di Barile che vestirà i colori della Basilicata. Silvia Sonnessa residente a Barile ha intrapreso l'atletica "corsa campestre " per gioco partecipando ai campionati studenteschi con la sua scuola l’ Istituto Professionale Agrario di Lagopesole "Giustino Fortunato" con il suo insegnante di educazione fisica prof.Fabrizio Masperi vincendo sia la fase provinciale di Villa D’Agri che la fase regionale di Scanzano. Da questa esperienza scolastica, la piccola, ma intraprendente, Silvia è stata tesserata dal tecnico Marco Frangione per far parte della sua Associazione Sportiva Atletica Palazzo, con la sua presenza ha rafforzato la squadra portando la propria categoria "cadette" a vincere il titolo Regionale, svoltasi a Scanzano Jonico. Piazzandosi al 2° posto dietro e avanti alle altre 2 ragazze dell' A.S.D. Atletica Palazzo Griesi Miriana e Griesi Elisabetta. Tutte e 3 le atlete parteciperanno al Campionato Italiano che si terranno domenica 5 marzo a "Correggio" Reggio Emilia. Lorenzo Zolfo

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Vulture Magazine, 3 marzo 2012  

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