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Blog: Notizie dal VULTURE - il cuore della Basilicata

Sommario 29 Marzo 2012 SideurgikaTv Guida Tv Via Anzio Melfi. Ritorno al Gasperrini 2012 Ufficio della Consigliera di Parià - Maternità e lavoro Barile. In Visita Una Delegazione Scolastica Albanese Rionero. Donare Il Sangue: Atto D’amore E Di Civilta’ Milano. La Passione Di Cristo Nella Tradizione Popolare. Mostra Fotografica Rionero. La Fidapa S’interroga Sul Ruolo Della Donna Oggi Rionero. Con Un Saggio Sulla Tutela Ambientale E Sul Problema "Fenice" Rionero. L’educazione Di Fronte Alla Sfida Dei Nuovi Mezzi Di Comunicazione Insulti al Pubblico Calcio. Eccellenza Lucana Volley Femminile VULTURE MAGAZINE

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EVENTI VULTURE E BASILICATA

Filiano - "Prima che tutto Accadesse di Maurizio Picariello http://www.siderurgikatv.com/search/label/Filiano%20Eventi%202012

Rionero - "I Nuovi Spazi della Rete Rischi e OpportunitĂ " http://www.siderurgikatv.com/search/label/Rionero%20Eventi%202012

http://www.siderurgikatv.com/search/label/Filiano%20Eventi%202012

Ciao Lucio... I rioneresi ti ricorderanno sempre

Rionero - Scoprimento Targa in memoria di Pietro Di Lonardo

Amministrazione Rionero in Vulture: Festa della Donna

Filiano - Testimoni della Memoria

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BARILE 22 MARZO 2012. IN VISITA UNA DELEGAZIONE SCOLASTICA ALBANESE DI TIRANA CHE HA PARTECIPATO AL MEDIASHOW DI MELFI

Barile. Tra le scuole straniere presenti al Mediashow organizzato dal Liceo Scientifico “Federico II” di Melfi c’era anche una scuola superiore di Tirana (Albania). 8 studentesse di un Liceo di Tirana accompagnate dalla loro insegnante, prima di affrontare la prova del Mediashow, hanno visitato Barile, cittadina del Vulture, a pochi km da Melfi, che nel corso dei secoli XV-XVI, in seguito alla caduta di Scutari (1477) e Corone (1532), fu invasa da gruppi di albanesi in fuga dalla madrepatria, a causa di continue invasioni turche.

Accolta dal Sindaco dott. Giuseppe Mecca, dal consigliere provinciale Antonio Murano e dalla pro-loco, a questi VULTURE MAGAZINE

graditi ospiti è stata fatta visitare Barile, noto centro arbereshe, conosciuto per il vino, olio, il parco urbano delle cantine ed alcune tradizioni come la Via Crucis con personaggi viventi, la più antica della Basilicata e probabilmente del Sud Italia,già nel 1600 si hanno notiziedi questa rappresentazione.

Gli ospiti sono stati colpiti nel vedere il parco urbano delle cantine che nel 1964 il noto regista Pier Paolo Pasolini (preferendolo alla Palestina) girò alcune scene del film: “ Il Vangelo Secondo Matteo”. Pasolini rimase entusiasta nel girare il suo film proprio in questi luoghi e particolarmente nelle grotte scavate nel tufo della collina, che furono le prime abitazioni degli esuli albanesi in fuga dal dominio ottomano. “Una meraviglia” è stato il commento degli albanesi di Tirana, che hanno potuto degustare in alcune di queste cantine il buon Aglianico del Vulture, Doc che ha fatto la storia dell’enologia della regione Basilicata. Il Sindaco Mecca ha spiegato i motivi del perché questo vino è meraviglioso: “con passione e professionalità gli imprenditori agricoli barilesi seguono personalmente tutte tutte le fasi della produzione, dalla coltivazione nei vigneti, alla lavorazione delle uve, dall’invecchiamento fino all’imbottigliamento. La naturale ricchezza biologica dei terreni unita alla tradizionale abilità nel produrre vino permette oggi alle aziende vinicole barilesi di ottenere importanti riconoscimenti sia in campo nazionale che internazionale”. La 6


comitiva straniera ha visitato la chiesa della Madonna di Costantinopoli, protettrice del paese, dove è custodito un quadro della stessa Madonna,apparsa ad un contadino; è stata apprezzata la Fontana dello Steccato ed il palazzo Caracciolo. La visita si è conclusa con una cena a base di prodotti locali in un noto pub,l’ Old Store di Barile. Lorenzo Zolfo

Le foto riprendono l’assaggio dell’aglianico nelle cantine di Barile, una foto di gruppo davanti la fontana dello steccato e la cena finale.

::::::::::::::::::::::::::::::::::: DONARE IL SANGUE: ATTO D’AMORE E DI CIVILTA’ Interessante convegno all’Irccs Crob di Rionero promosso dalla FIDAS

La donazione di sangue è l'azione di un singolo individuo, fatta volontariamente in maniera spontanea o concordata, finalizzata al privarsi di una determinata VULTURE MAGAZINE

quantità del proprio sangue o di suoi componenti, affinché venga utilizzata per scopi medici. Può essere dettata da puro spirito di solidarietà, totalmente gratuita, oppure (in alcuni paesi) può avere una controparte economica. La quantità di sangue prelevato e le modalità possono variare. La raccolta può essere fatta manualmente o grazie ad attrezzature automatizzate che prelevano solo specifiche porzioni del sangue (plasmaferesi). La maggior parte dei componenti del sangue utilizzato per le trasfusioni hanno una vita breve e il mantenimento di una fornitura costante è un problema persistente. Si stima normalmente che vi sia bisogno di 40 unità di sangue l'anno ogni 1000 persone, cioè circa 2.400.000 unità per la sola Italia. Nel 2000 l'Italia ha raggiunto l'autosufficienza a livello nazionale. La maggior parte di noi può donare il sangue e molti, almeno una volta nella vita, potrebbero averne bisogno. Alcune regioni sono autosufficienti, ad esempio l'Emilia-Romagna ha raggiunto il livello di 60 unità. Vi sono inoltre alcune isole felici, cioè singole città dove, grazie al radicamento nel territorio di una o più associazioni locali, si è raggiunta una raccolta ancora maggiore. In numerose regioni, tuttavia, la raccolta è ancora insufficiente, e il fabbisogno viene soddisfatto con trasferimenti da altre regioni. In Basilicata le donazioni di sangue sono aumentate del 22% passando dalle 3.297 del 2010 alle 4.025 (+ 728 di cui 399 di sangue intero e 329 di plasma). Le giornate programmate per la raccolta sono passate da 264 (2010) a 593 (2011). Nonostante la sempre più attenta e ponderata utilizzazione del sangue, il fabbisogno è costantemente in aumento, per l'aumento dell'età media della popolazione e per i progressi della medicina, che rendono possibile interventi anche su pazienti anziani, un tempo non operabili. La donazione da donatori volontari, periodici, responsabili, anonimi, e non retribuiti è la migliore 7


garanzia per la qualità e la sicurezza delle terapie trasfusionali. Per una riflessione approfondita sullo stato dell’arte, riguardate l’importante tematica della donazione, si è svolto nei giorni scorsi un interessante convegno dal significativo titolo”Dal donatore al ricevente:il filo rosso della medicina della solidarietà”, tenutosi presso l’Auditorium dell’Irccs Crob Di Rionero. La lodevole iniziativa è stata promossa dalla rete FIDAS ( Federazione Nazionale Associazioni Donatori Sangue) di Basilicata con il sostegno medicoscientifico dell’Irccs Crob, del Centro regionale sangue di Basilicata, il contributo della Fondazione con il Sud, in collaborazione e con la partecipazione di AIL( Associazione Italiana Leucemie) Potenza, Associazione Gianfranco Lupo “Un sorriso alla vita”, IRIS (Insieme per Realizzare Iniziative di Solidarietà) Basilicata, Gruppo Lucano Protezione Civile, “Gigi Ghirotti Onlus. Con lo slogan“La solidarietà e ovunque” e per rafforzare le motivazioni al dono dei volontari operanti nelle associazioni socio-sanitarie della regione e sensibilizzare i cittadini, si sono sviluppati i vari interventi di autorevoli personalità dell’associazionismo e del settore sanitario capaci di trasformare i doni in cure efficaci per coloro che attraversano le malattie, con focus particolare, sulle patologie oncologiche .

I lavori, introdotti e condotti dal sen. Corrado Danzi, componente il Consiglio VULTURE MAGAZINE

di Indirizzo e Verifica Irccs Crob e direttore sanitario FIDAS, hanno visto la presenza di un folto ed attento pubblico, fra cui i professori e le delegazioni di studenti del Liceo classico, del Liceo delle scienze umane e del Liceo scientifico e delle scienze applicate partecipanti al seminario su “La medicina della solidarietà”. Dopo il breve indirizzo di saluto da parte dell’assessore comunale alle Pari Opportunità, Valeria Verrastro, in sostituzione del sindaco di Rionero, Antonio Placido, assente perché a Roma in occasione della cerimonia di chiusura delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, e dell’assessore regionale alla Salute, Attilio Martorano ( è stato invitato, con una simbolica donazione, ad essere “testimonial” della Fidas Basilicata), c’è stato l’atteso intervento di Antonio Bronzino, vicepresidente nazionale Fidas che ha parlato del progetto “Legami di sangue ed emozioni”. Si tratta del programma, di cui si celebra il 1° anno di attività (2011/2012), della rete tra 18 associazioni di Volontariato del Sangue Fidas, operanti nelle sei regioni del Mezzogiorno, di cui la Fidas Basilicata è capofila e coordinatrice. E’ seguita la relazione di Gabriella Girelli, professore ordinario di immunoematologia all’Università ” La Sapienza “ di Roma su “Il presente delle terapie trasfusionali e le nuove frontiere della ricerca”. Il direttore del Centro regionale sangue di Basilicata, Clelia Musto, ha “fotografato” il sistema sangue della Regione Basilicata esaltando il grande spirito di solidarietà che si cela dietro un gesto semplice, come la donazione, che diventa un impegno per tutti i donatori periodici e ed associati alle diverse associazioni di volontariato. Dal canto suo Michele Borgia, responsabile del Centro trasfusionale dell’Ospedale “S. Giovanni di Dio” di Melfi, ha riferito della cultura della donazione di sangue ed emocomponenti nel Vulture – Melfese. Massimiliano Bonifacio, emotologo degli Ospedali Riuniti di Verona e responsabile 8


del Comitato scientifico Fidas, si è soffermato sulla donazione in Italia e l’evoluzione demografica del Paese. Il direttore scientifico e del Dipartimento onco-ematologico dell’Irccs Crob, Pellegrino Musto, ha evidenziato, con un’ampia e dettagliata esposizione, l’impegno delle donazioni per la cura dei malati e le principali applicazioni clinicoterapeutiche. Delle nuove frontiere della ricerca scientifica su trapianti, cellule staminali, farmaci emoderivati hanno parlato anche Giuseppe Pietrantuono e Carmela Cuomo, giovani ematologi dell’Irccs Crob, trattando il tema: “Da donatore a ricevente: case history”. Sono seguite le interessanti testimonianze dei responsabili volontari socio-sanitario: Paolo Ettore della Fidas Basilicata sulla donazione consapevole e responsabile, Maria Iolanda Ricciuti dell’AIL Potenza su Assistenza e ricerca nel campo delle leucemie ed emopatologie, Armando Lostaglio dell’AIDO (Associazione Italiana Donatori Organi) su donatori organi e tessuti, Rosa Viola, del doMos ( donatori midollo e sangue cordonale) Basilicata su donatori midollo osseo e sangue cordonale), Teresa Lupo dell’Ass. “Un sorriso alla vita” sul sostegno alla cura e ricerca in campo onco-ematologico pediatrico, Paola Saraceno dell’IRIS Basilicata sul sostegno alla prevenzione, cura e ricerca sulle patologie oncologiche femminili, Gianvito Corona della “Gigi Ghirotti” Basilicata Onlus sulla terapia del dolore, Giuseppe Priore del Gruppo lucano Protezione civile. Nel concludere l’interessante meeting sanitario il dott. Pasquale Amendola, direttore generale dell’Irccs Crob, ha evidenziato l’importanze della donazione del sangue nelle molteplici esigenze cliniche sempre più numerose per la cura dei pazienti oncologici. Michele Traficante

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MILANO 1-9 APRILE 2012. CIRCOLINO DI CRESCENZAGO. LA PASSIONE DI CRISTO NELLA TRADIZIONE POPOLARE. MOSTRA FOTOGRAFICA SULLA VIA CRUCIS DI BARILE. IMMAGINI DI GIUSEPPE CARFAGNO E REMIGIO CARFAGNO (ARCHIVIO)

Milano. Le immagini della Via Crucis del Venerdì Santo di Barile, sacra rappresentazione della Passione di Cristo con personaggi viventi, la più antica della Basilicata e probabilmente del Sud Italia, approdano in Lombardia. Dal prossimo 1 aprile e fino al 9 aprile al Circolino di Crescenzago di Milano si possono ammirare le foto della Via Crucis di Barile, dove Fede, tradizione e storia si tengono per mano. E’ una giornata in cui il paese rivive la sua vicenda umana con orgoglio e passione, conservando una tradizione che costituisce la storia naturale di questo popolo, custode geloso della propria civiltà. L’idea di allestire questa mostra è venuta ad un emigrante di Barile, Giuseppe Carfagno. Romanzi, racconti, poesie, e poi fotografia, pittura, scultura: Giuseppe Carfagno è l'incarnazione dell'animo poliedrico. L'esperienza di docente, ed il conseguente quotidiano rapporto con generazioni sempre nuove, lo spingono all'incessante ricerca di finalità e metodi espressivi originali, ed alimentano la sua potente vena artistica. Autore di 20 tra romanzi e raccolte narrative, giocoliere 9


impudente di realtà quotidiane come divulgatore infaticabile e poi insaziabile ricercatore e coinvolgente umorista, Carfagno scommette su passato e futuro come farebbe un bambino, senza paure. È l'audacia di chi guarda alla vita con la voglia di stupirsi, che lo porta poi a stupire noi. Contattato, il prof. Carfagno, spiega i motivi di questa mostra: “L’idea nasce quasi due anni fa. Era agosto, avevamo da alcuni giorni inaugurato una grossa mostra fotografica al Palazzo Frusci, dal titolo “Sessant’anni di scatti fotografici a Barile”, con foto di mio padre e mie lungo un arco, appunto, di sessant’anni. Arrivò un gruppetto di giovani di Firenze, di passaggio per turismo e, vedendo alcune immagini della Via Crucis, mi dissero: - Perché non ne organizzi una anche a Milano? Così saranno in molti a conoscere questa spettacolare rappresentazione e una volta che avranno visto queste foto, vorranno di sicuro vederla anche dal vivo. E’ anche così che si sviluppa il turismo. Mi sembrò un’ottima idea.

trovato persone disponibili, i membri del Circolino, il Cral collegato, ed ecco che, dopo alcuni mesi di impegno collettivo, la mostra è pronta. Vi sono più di cento Ecco, è stato quell’invito, quello stimolo, a far scattare la molla. Ho trovato la sala: il refettorio di una splendida abbazia medioevale, Santa Maria Rossa; ho opere, quasi tutte di medio-grande formato. La più grande rappresenta una panoramica di Barile, mentre sonnecchia alle 6,30 d’un mattino d’estate, di un metro per cinque. Occupa per buona parte la parete di fondo. La mostra è dedicata a Remigio, mio padre, che a Barile, dal ’55 al ’75, ha scattato tantissime foto, specialmente alla Via Crucis. Nel 1960 ha realizzato anche un cortometraggio che verrà proiettato nei giorni della mostra”. La mostra è composta da tre sezioni: il percorso dei personaggi lungo le vie del paese (5km) con alcuni confronti col passato, che mettono in evidenza i cambiamenti nei costumi dei personaggi e la continuità della devozione; il backstage: i personaggi sono ritratti alla fine della vestizione e prima del percorso; i volti: primi piani di alcuni dei personaggi più caratteristici. Lorenzo Zolfo

Le foto riprendono la locandina della mostra ed alcune scene della Via Crucis di Barile.

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LA FIDAPA S’INTERROGA SUL RUOLO DELLA DONNA OGGI Affollato incontro a Rionero con testimonianze d’impegno politico

“La donna nelle istituzioni politiche di Rionero in Vulture. Quale Presenza?” è il tema del convegno organizzato dalla Fidapa ( Federazione italiana donne arte professioni affari), sabato 17 marzo, presso la Biblioteca G. Fortunato. Intervenuti all’incontro Paola D’Antonio Assessore all’ambiente e pubblica istruzione, Maria Michela Pinto Presidente del Consiglio Comunale, Nicola Giansanti – Consigliere comunale, Carmela Capibianco e Maria Pia Trama ex-consiglieri comunali. Ha coordinato i lavori la presidente della Fidapa rionerese Luisa Di Lucchio. Il sindaco Antonio Placido era assente perché impegnato a Roma per la cerimonia conclusiva delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia. La Presidente della Fidapa ha aperto il convegno ricordando sul piano legislativo le molte conquiste sono state fatte, ma nella vita pratica le donne sono discriminate nel lavoro e nel sociale. L’occupazione femminile è ferma al 46% e la maternità è diventata una causa di abbandono del lavoro. Inoltre le donne sono vittime di violenze e stalking; solo nell’ultima settimana sono state uccise sette donne da mariti e conviventi. La Fidapa e la sua presidente hanno svolto delle ricerche sulle figure politiche VULTURE MAGAZINE

femminili di Rionero in Vulture: “La prima donna ad essere eletta consigliere comunale a Rionero è stata, nel 1956, Antonietta Carrieri, nelle liste del PCI, come risulta dalla ricostruzione effettuata dallo studioso Michele Traficante. Antonietta, nata a Rionero nel maggio 1929, dalle indagini svolte dalla Fidapa, risultava residente in Vico III Annunziata e poi in Via Cairoli. Militante femminile, inserita nei quadri di partito, ha partecipa a tutte le attività del PCI e della Camera del Lavoro. La sua elezione risale ad un movimentato periodo storico di Rionero in Vulture, quando, nell’immediato dopoguerra, i bracciati agricoli e i contadini vedevano nel PCI il partito del riscatto dalla miseria e dallo sfruttamento dei padroni. Dal canto suo il partito comunista arruolava nelle sue fila soprattutto donne per penetrare in modo capillare nelle famiglie e nella società. Frequenti erano le agitazioni e gli scioperi al femminile per i diritti e le riforme sociali. Luisa Di Lucchio e la preside Carmela Capobianco hanno ricordato alcuni episodi della loro lontana infanzia, quando vedevano tantissime donne infervorate, munite di sedie e sedioline scendere da Via Cairoli, una zona rossa per eccellenza, attraversare Via Gianturco riversarsi in Piazza Fortunato dove avrebbe tenuto il suo comizio Francesco Policastro, arringatore di folle per eccellenza. Altre informazioni su Antonietta Carrieri sono giunte dalla sua compagna lotta e di partito, Emilia Titanio, nata in Via Cairoti il 13 luglio 1932. Nel 1952 Antonietta ed Emilia, istruite fino alla terza classe elementare, furono inviate da Michele Prezioso, anche se socialista, a frequentare una scuola di partito in provincia di Como, dove rimasero per 4 – 5 giorni. Ritornate a Rionero contribuirono a fondare 13 cellule di partito, dirette da donne, con il compito di fare propaganda nelle abitazioni dei privati. Carmela Giammarino che, dirigeva una cellula di Via San Felice e usava mettere delle bandiere rosse davanti alle case 11


dove si svolgevano le riunioni, ne stendeva una anche sul tavolo intorno a cui si tenevano “le lezioni”. Memorabile è stato lo sciopero non autorizzato del 13 gennaio 1953, scoppiato per protestare contro la legge Scelba, la cosiddetta legge truffa e l’arresto in America dei coniugi Rosemberg, durante il quale fu arrestato anche Michele Prezioso. La maggioranza degli aderenti allo sciopero erano donne che accerchiarono i carabinieri. Un carabiniere esplose un colpo di pistola ferendo al piede un manifestante. Intervennero due ragazzi armati di coltelli e la situazione volse al peggio. Emilia strappò la pistola al carabiniere, la nascose in petto e scappò. Le forze dell’ordine arrivate da Foggia e da Potenza arrestarono 33 persone fra cui Antonietta Carrieri, la madre e una ragazza di 16 anni, scambiata per Emilia. Rimasero in carcere per 7 mesi, mentre lei fu costretta a nascondersi. Sempre secondo il racconto di Emilia Titanio, furono poi difese dall’onorevole Fausto Gullo, avvocato di Napoli incaricato dal Partito Comunista e uscirono assolte. Antonietta Carrieri continuò la sua attività politica a Rionero fino al 1961, quando iniziò il flusso migratorio verso le zone industriali del Nord. Lei si trasferì a Torino dove ha sposato un operaio, compagno di partito. Muore il 1984, quattro mesi dopo la morte di Enrico Berlinguer e dello stesso male del suo segretario. Emilia Titano, invece emigra con tutta la sua famiglia prima a Licenza e poi a Imperia dove tuttora vive, ancora lucida, coerente e partecipe alle attività del partito. Ricorda ancora con realismo le enormi difficoltà del periodo vissute come comuniste, ma soprattutto come donne, giudicate poco serie perché frequentavano le riunioni di partito in mezzo a soli uomini. Fu lasciata dal fidanzato che non condivideva la sua scelta di attivista, ostacolata dalla famiglia che le ricordava che la sua compagna era la zappa. In treno, ritornando da Potenza, dopo il processo, ha conosciuto VULTURE MAGAZINE

un compagno di partito di Melfi che ha sposato presso il Comune di Roma con il rito civile, perché né a Rionero né a Melfi hanno voluto il matrimonio in quanto scomunicata. Questa è la tempra delle donne rioneresi: forti, tenaci, combattive che hanno affrontato con fierezza le difficoltà e con il sacrificio hanno rivendicato i loro diritti. Per questo non dobbiamo dimenticarle.” E seguito il dibattito con l’intervento di Paola D’Antonio ricordando l’influenza della donna negli ultimi cinquant’anni nella cultura, nella finanza, nella politica. I numeri dimostrano una certa difficoltà della donna, specialmente in ambito locale, ad inserirsi nella politica e nelle attività sociali e lavorative. Le difficoltà nascono dalla nostra società, dalla famiglia, dalle realtà locali. La scelta vincente delle donne è il pragmatismo, la dote di agire e risolvere i problemi con profitto ed efficacia. E’ seguito l’intervento della preside Carmela Capobianco, che ha raccontato la sua esperienza nella vita politica negli anni ’60. Vita politica che si intrecciava con un cambiamento nella vita sociale e culturale sia in ambito locale sia nazionale. Negli anni ’80 emergono due figure di spicco nella politica rionerese Serafina D’Annucci e Maria Donata Vucci. Da Serafina D’Annucci, che vive in provincia di Milano, è giunta una lettera come contributo all’incontro. Saluti sono giunti anche da Maria Donata Vucci. Negli anni ’90 entra in Consiglio Comunale Anna Cammarota, di cui è stata letta una breve storia della sua carriera politica. E’ seguita la testimonianza di Maria Pia Trama, già consigliere e assessore comunale della passata amministrazione. Maria Pia Trama ha abbandonato la politica perché stanca di come, oggi, si fa politica. Per Maria Pia le donne gestiscono la vita sociale e familiare in modo lineare e allo stesso modo lo fanno in politica. Mentre per gli uomini c’è un certo modo contorto di vedere le cose che si ripercuote anche nelle scelte 12


sociali e politiche. Maria Pinto, l’unica donna eletta in questa amministrazione comunale, ha portato la sua esperienza nella vita sociale e politica della comunità rionerese. Le conclusioni sono giunte dal consigliere comunale Nicola Giansanti, quale nuovo eletto nelle file della coalizione della Giunta Comunale. La serata è stata allietata da alcuni intermezzi musicali con Francesco Paolillo (Piano) e Stafania Vietri (Soprano). Pino Di Lucchio

::::::::::::::::::::::::::::::::::: RIONERO IN VULTURE. 24 MARZO 2012. CON UN SAGGIO SULLA TUTELA AMBIENTALE E SUL PROBLEMA "FENICE" IL GIORNALISTA EMILIO D'ANDREA DI BARILE SI AGGIUDICA IL PRIMO POSTO DEL IV CONCORSO LETTERARIO PROMOSSO DAL CENTRO ANZIANI DI RIONERO

La tematica proposta è stata quella molto attuale ed avvertita, sulla tutela e salvaguardia ambientale della zona del Vulture, con particolare riferimento al problema del Termodistruttore Fenice. Ad aprire i lavori il Presidente del Centro Anziani di Rionero, Mauro Sasso, che ha ringraziato tutti i partecipanti al concorso e le istituzioni che lo hanno sponsorizzato. Fra gli altri il Vicesindaco di Rionero, Maurino Di Lonardo, la Pesidente del Consiglio Comunale, Maria Pinto, il rappresentante del Comitato "Diritto alla Salute" di Lavello, Danilo Carbone e la Presidente della Giuria esaminatrice, Maria Luigi Bozza. Il Vincitore della sezione adulti è risultato il giornalista e scrittore Emilio D'Andrea, con il saggio dal Titolo "Lucania Valle dell'Eden: da Isola Felice a Incubo Fenice". Seconda classificata Filomena Latorre di Venosa. Mentre per la sezione giovani il primo premio è toccato a a Stefania Lamorte di Melfi e secondi (ex aequo) Francesco Musto di Ripacandida ed Erica Toscano di Grumento Nova. Due premi speciali anche agli ultraottantenni, soci del sodalizio rionerese, Michele D'Adamo e Antonio Viggiano. Lorenzo Zolfo La foto ritrae il giornalista emilio D’Andrea di Barile premiato dal presidente del centro anziani di Rionero.

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Rionero in Vulture, Sabato 24 marzo scorso nell'auditorium del Centro Sociale di Rionero in Vulture si è svolta la cerimonia di premiazione dei vincitori della IV Edizione del Concorso Letterario promosso dal locale Centro Anziani. VULTURE MAGAZINE

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L’EDUCAZIONE DI FRONTE ALLA SFIDA DEI NUOVI MEZZI DI COMUNICAZIONE Se n’è discusso a Rionero in un convegno promosso dalla diocesi di Melfi

Da qualche tempo è ampiamente dibattuto il complesso problema dell’educare nella società della comunicazione, che investe le varie agenzie educative: la famiglia, la scuola e, perché no, anche la Chiesa. .Per società della comunicazione, è bene precisarlo, s’intende il formidabile apparato di media tecnologici che il progresso mette a nostra disposizione: Internet, la posta elettronica, il social network, e poi tutto l’hardware necessario per fruirne, i computer, la telefonia mobile, i notebook. Che tutto questo possa essere di grande utilità per chi fa educazione e per chi viene educato è cosa del tutto evidente. Ma la società della comunicazione, si dice, può entrare in conflitto con l’educazione, e su questo negli ultimi tempi se ne discute ad ogni livello. Quanto viene proposto dall’opera di genitori e educatori desiderosi di far bene, rischia di essere volatilizzato dal mondo della “rete” in cui i nostri ragazzi navigano alla grande, spesso senza adeguata cautela e discernimento. Fornire una quantità pressoché illimitata di dati e informazioni non è sufficiente perché si possa parlare di educazione. Anzi, tale quantità può persino nuocere al processo educativo, può disperdere l’attenzione, mettersi di traverso nel sempre difficile rapporto tra educatore e educando. VULTURE MAGAZINE

In un contesto storico, sociale e culturale caratterizzato dalla presenza di nuovi strumenti di comunicazione sociale come Internet, approfondire il rapporto tra il mondo della comunità ecclesiale e quello delle nuove tecnologie è un modo per contribuire e sollecitare alla riflessione, alla condivisione e al confronto. La Rete sta vivendo una nuova fase, quella del Web 2.0, sigla che sta ad indicare anche l’avvento dei social network, cioè delle “reti sociali” come Facebook, My Space, Twitter e altre applicazioni L’uso della rete può quindi portare gradualmente alcuni individui a una restrizione delle relazioni con gli altri, in quanto l’esperienza virtuale viene percepita e vissuta come più agevole rispetto alla realtà. L’eventuale abuso rimane circoscritto nel tempo, a volte può essere utilizzato per compensare stati di inadeguatezza dovuti a forte stress o per sviluppare parti del sé non adeguatamente espresse nella vita di tutti giorni. Superata la frustrazione e realizzata la propria dimensione in ombra, il ragazzo di norma torna volentieri alla realtà, mantenendo con la rete un rapporto occasionale e ludico. Di tale complessa problematica educativa si è fatto carico la Chiesa locale la quale consapevole che, come si legge al n. 51 del documento dell’episcopato italiano “La comunità cristiana guarda con particolare attenzione al mondo della comunicazione come a una dimensione di una rilevanza importante per l’educazione”, ha promosso un interessante convegno sul tema. “I nuovi spazi della rete: rischi e opportunità. Gli educatori di fronte alla sfida educativa”. L’encomiabile iniziativa è stata presa dalla diocesi di Melfi - Rapolla - Venosa a cura dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali in collaborazione con la Commissione Famiglia, l’Ufficio Catechismo, e l’Ufficio Scuola della diocesi. L’incontro, tenutosi nei giorni scorsi a Rionero in Vulture presso la sala convegni dell’Istituto Mater Misericordiae, ha visto la partecipazione di numerosi 14


operatori pastorali e scolastici ( genitori, docenti, catechisti, ecc. ) ed ha avuto come obiettivo, come suggerisce il documento Educare alla vita buona del Vangelo, quello di educare alla conoscenza dei nuovi mezzi di comunicazione sociale, dei loro linguaggi e a una più diffusa competenza quanto al loro uso. Ad illustrare la tematica, con le loro esperienze e competenze sul campo sono stati i responsabili degli appositi Uffici della diocesi. Dopo la breve introduzione del coordinatore dei lavori, don Angelo Grieco, delegato vescovile per la Pastorale, è seguito l’intervento del direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali della diocesi, Tonio Galotta il quale, oltre ad esporre le motivazioni del convegno, ha, fra l’altro, affermato che ogni iniziativa dell’Ufficio per le comunicazioni sociali sarà assunta in collaborazione con gli altri Uffici diocesani. Don Gilberto Cignarale, delegato per la pastorale familiare, ha parlato dei rapporti genitori – figli e della vigilanza nell’uso di internet da parte dei giovani. Il prof. Riccardo Rigante, direttore dell’Ufficio Scuola, ha evidenziato i rischi che corrono i ragazzi con l’uso indiscriminato dei nuovi mezzi di comunicazione e sulla loro influenza negativa sul processo formativo. Da parte sua suor Pina Sorbo, direttore dell’Ufficio catechistico ( al termine del suo mandato) ha sottolineato l’importanza dei nuovi mezzi di comunicazione, anche di quelli religiosi, alla luce del Vangelo e dell’insegnamento di Gesù. La relazione ufficiale è stata tenuta dal prof. Angelo Romeo, docente di teoria dei nuovi media presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e autore di diverse pubblicazioni in materia. Nella sua ampia ed articolata esposizione il relatore ha tracciato un excursus sulla vasta problematica dei nuovi mezzi di comunicazione, evidenziando sia l’utilità del loro uso e sia mettendo in guardia dall’abuso con tutti i rischi relativi.

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Interessante il dibattito che ne è seguito con l’intervento di numerosi presenti, fra cui Fermo Libutti, Lucia Lovaglio, Donatina Alamprese. Padre Pasacal N.Razanadratsima di Venosa, Vincenzo Cascia di Lavello ed altri. Ognuno ha portato la sua riflessione ed esperienza acquisite sul campo dando un utile e valido contributo al dibattito. Nelle conclusioni il vescovo diocesano, mons. Gianfranco Todisco, ho richiamato educatori ed operatori pastorali all’oculato uso dei nuovi mezzi di comunicazione, nella consapevolezza che il cammino formativo, nella società odierna, non può fare a meno di una conoscenza approfondita dei nuovi mezzi di comunicazione. In altri termini, come dal Messaggio del Papa per la Giornata mondiale delle Comunicazioni 2011, non possiamo trascurare l’importanza di “comunicare il vangelo non solo inserendo contenuti dichiaratamente religiosi, ma testimoniando con coerenza nel proprio profilo digitale e nel modo di comunicare scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo “. Mons. Todisco è sceso, poi, nel pratico suggerendo il miglior uso del mouse, del web, dei vari siti internet ecc. poiché un buon insegnante deve puntare, più che su un mouse ed e-mail, sul contatto umano, sul rapporto diretto con i giovani, sulla condivisione di esperienze e percorsi comuni. L’informazione è un ingrediente indispensabile dell’educazione, ma non né ancora educazione. Un’autentica educazione, al contrario, deve condurre a diventare pienamente responsabili, capaci di volere, di agire, di intervenire nel mondo. Educare, è bene ricordarlo, viene dal latino educere, che vuol dire “condurre fuori, “ liberare”, “ far venire alla luce qualcosa che è nascosto”. Quindi, più che “assorbire dal fuori”, particolarmente con il social network, bisogna far venire fuori quelle che c’è nascosto nei giovani. Operazione oggi non certo facile, ma a cui non bisogna rinunciare. Di qui l’ardua 15


azione degli educatori; da qui la sfida che essi devono lanciare ai nuovi media; in ciò consiste oggi “educare nella società della comunicazione”.

::::::::::::::::::::::::::::::::::: Insulti al Pubblico

Può accadere in diverse fasce orarie (già di buon mattino) di incrociare su Rai2 dei corpi quasi nudi dalla pelle flaccida e abbronzata, in capanne e su spiagge deserte. Donne e uomini a dar sfoggio di se e delle proprie virtù di sopravvivenza e forse di convivenza. Ma vivranno l’ozio nella sua accezione più pura? Nemmeno a citarla quell’Apologia dell’ozio di Bertrand Russel, o più indietro nel tempo quell’approdo epicureo dove si arriva alla sapienza, quella interiore. Oppure quelle persone sono lì per farci sapere che anche quella è cultura, come garantisce la televisione pubblica che li trasmette? Ma quei corpi afflitti, quelle donne sgraziate dalle labbra gonfie, e soprattutto quelle argomentazioni piene di vuoto sono la conferma di un conflitto di classe che non smette di sanzionarci. Ha scritto di recente Giovanni Gozzini (ne “La mutazione individualista”) che il teleschermo, un po’ come il demonio, diventa l’artefice ubiquo ed onnipotente del pervertimento dei costumi”. Il problema dei reality della moribonda tv generalista – evidenzia Franco Bolelli - è che la loro realtà non è che la versione più miserabile della realtà. Se invece di una dozzina di mentecatti – si interroga il filosofo - reclusi in una casa o su un'isola, VULTURE MAGAZINE

o di tristi concorsi per dilettanti, si evidenziassero esseri umani che nelle loro esistenze, relazioni, azioni quotidiane, tentano di vivificare le cose, di espandere una certa forza di sentimenti, idee ed energie, non arricchirebbe la tv e chi la guarda? Si tratta di insulti al pubblico. Insulti gratuiti e per giunta fatti passare come intrattenimento e persino di cultura, mai di “otium” nel senso nobile. No, quelle visioni di corpi flaccidi sono un oltraggio. “Insulti al pubblico” è il titolo di uno spettacolo-manifesto di Peter Handke, il drammaturgo austriaco la cui opera ha ispirato Wim Wenders e il suo capolavoro“Il cielo sopra Berlino”. Insulti al pubblico indica contenuti del teatro moderno, il come e cosa si può o si deve comunicare, e sulla condizione attuale del pubblico. Una provocazione ed una visione un po’ deformata della realtà che si da in pasto al pubblico. Non di meno, i protagonisti di quell’isola televisiva fuori dal mondo non rappresentano che la difformità fra il vissuto e l’ambìto, fra una aspirazione alla liberazione e il senso restrittivo di una condizione umana e sociale sempre più emarginante. Immaginare l’ozio come fanno quei poveretti in cerca di protagonismo (e di danaro) contraddice la definizione elevata di Wilde quando sosteneva che “l’ozio è il segreto della perfezione, mentre il fine della perfezione è la giovinezza”. No, quelle visioni antiestetiche negano ogni virtù. Armando Lostaglio

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CALCIO. ECCELLENZA LUCANA. “DAVIDE BATTE GOLIA”. LA CAPOLISTA VIGGIANO PRENDE 4 GOL DALL’ATELLAMONTICCHIO

irriconoscibile, il bomber del campionato, Altieri è stato sostituito per un acciacco muscolare, così ha riferito mister De Stefano a fine partita, che ha elogiato i padroni di casa. Partita ben diretta da una bellissima ragazza di Sapri (Sa), Maria Marotta con la collaborazione di D'Andrea e Benevento di Potenza (vedi foto). Dopo questa sconfitta il Viggiano viene superato in classifica dall'Atletico Potenza di 1 punto. Lorenzo Zolfo

Atella Atella 25 marzo 2012. Campionato di calcio, Eccellenza Lucana. AtellaMonticchio-Viggiano 4-0. La squadra cara al presidente Carriero, guidata in panchina da Perchinelli ( con la collaborazione di Telesca e Calice) umilia la capolista Viggiano con 4 gol (al 10' Barbaro, bravo a sfruttare una punizione di Pietragalla con pallone non trattenuto dal portiere, vedi foto; al 53' con Brindisi, figlio d'arte, vedi foto; al 75' con Libutti, servito splendidamente da Pietragalla; al 90' con Falaguerra, su assist di Brescia, vedi foto). Splendida l'idea, nell’Atellamonticchio di far giocare Davide Carriero libero, risultato il migliore in campo, insieme a Pietragalla a centrocampo. Il Viggiano è stato VULTURE MAGAZINE

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Le foto riprendono le due squadre in campo ed un momento della partita.

::::::::::::::::::::::::::::::::::: VENOSA 24 MARZO 2012. VOLLEY FEMMINILE. II DIVISIONE. LA VENOSA VOLLEY BATTE IN 50’ IL SARCONI PER 3 SET A 0

VENOSA VOLLEY 3 SARCONI 0 PARZIALI: 25-12;25-22;26-26. VENOSA VOLLEY: Termine A. Termine V. Castore, Cella, Musco, Bonifacio, Giannini, Motta, Piscitelli, Monteverde, Pepe. All: Allegretti. SARCONI:Vitale A,Scarpetta, Pepe, Bartolomeo, Carlucci, Giannone, Carlomagno. All:Carotenuto. Arbitro: Ivano Salmare di Venosa. Note:spettatori circa 100. Venosa- Facile vittoria, dopo tre sconfitte, del Venosa Volley di mister Allegretti. In poco più di 50’ Musco e compagne incitate dai tanti fan hanno vinto. Primi due set facili per le venosine che sia in ricezione, che nelle alzate ed azioni conclusive hanno sbagliato poco. Solo il terzo set è stato più equilibrato. Ad una partenza sprint delle padroni di casa, da VULTURE MAGAZINE

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5-1, fino a 8-5, si è arrivati sul 9 pari a causa di qualche errore di troppo in ricezione. Alcune schiacciate di Termine V. portano le venosine sul 13-10, fino al 19-13 e 20-15. Quando tutto sembrava facile, arrivano alcuni errori di Cella e Monteverde, abbastanza emozionata, 2221. Sul 24-22 per il Venosa, buono il muro di Monteverde, ma due sue conclusioni sbagliate, portano il punteggio sul 24 pari. Due schiacciate vincenti di Musco (che ha bisogno sempre di essere ripresa) portano il punteggio sul 26-24 a favore delle venosine. A fine partita, Alba Checa, una fan delle giocatrici ha commentato la partita: “ finalmente ritorna il sereno dopo la tempesta dovuta alle 3 sconfitte. Sicuramente questa squadra va sostenuta, devo ringraziare le sorelle De Gregorio, D’Amato alias Matri, Bochicchio e Miracolo, per l’attaccamento a questo sodalizio sportivo”. Lorenzo Zolfo

È una produzione editoriale dell’Associazione Vibrazioni Lucane

PRODUZIONI VIDEO, COMUNICAZIONE, EVENTI…

Le foto riprendono il Venosa Volley ed un’azione di gioco.

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