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Blog: Notizie dal VULTURE - il cuore della Basilicata

Sommario 14 Gennaio 2012 Via Anzio Venosa. Il Mondo Scolastico Scende In Strada Venosa. Consiglio Comunale Mala politica. Ginestra. 544 Anni Della Scomparsa Di G. Kastriota Skanderbeg Melfi. Recuperate Le Chiese Rupestri Di Santa Margherita E Santa Lucia. Rionero. Un fil lungo 150 Anni. Le Quattro giornate di Napoli Rapolla: Commodis Discessus La Rai: trasformare una preoccupazione in una risorsa

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VENOSA 14 GENNAIO 2012. IL MONDO SCOLASTICO SCENDE IN STRADA A DIFESA DELL’OSPEDALE SAN FRANCESCO. OCCUPAZIONE SIMBOLICA DEL NOSOCOMIO

Venosa. Nonostante lo sciopero generale dello scorso 13 gennaio abbia interessato tutte le categorie difesa dell’ospedale di Venosa, privata di reparti essenziali per tutto l’interland, dall’Utic all’Otorinolaringoiatra, fino alla Chirurgia, gli studenti delle scuole superiori sono scesi in campo anche nella mattinata dello scorso 14 gennaio. Il motivo: “staccarsi dal mondo politico”. Alcuni studenti hanno preparato anche un documento scritto. Ecco il contenuto, condivisa da buona parte dei partecipanti: “abbiamo partecipato allo sciopero del 13 gennaio credendo fortemente nella causa comune che ha mobilitato gran parte della popolazione venosina. Colmi di aspettativa, fiduciosi in un esito positivo della manifestazione, ci siamo accodati al corteo con la speranza di trovarvi non divisione ma unione, compattezza e coesione. Alle accuse di politicizzazione del movimento, durante la riunione tenutasi prima, ci è stato risposto con mancanza di rispetto da chi, per età o posizione, si è sentito autorizzato a mettersi contro la rappresentanza studentesca. Nonostante ciò siamo scesi in piazza lo stesso, mettendo da parte l’orgoglio e abbracciando la causa per il VULTURE MAGAZINE

bene di Venosa. Ma non sempre il fine giustifica i mezzi: ed è questo che oggi tutti noi ( per la verità erano presenti poche centinaia di studenti, su circa mille frequentanti le scuole di Venosa) vogliamo denunciare. Siamo ragazzi, sì; ma ciò non esclude che abbiamo un intelletto per capire, una mente per pensare e soprattutto uno spirito critico per comprendere che ieri siamo stati spettatori di un comizio politico, che ha tentato di trovare un capro espiatorio, additando il presidente della Giunta regionale, De Filippo, che non vogliamo difendere, ma che sappiamo non essere il solo responsabile. Ribadendo che il nostro movimento non vuole avere nulla a che fare con la questione politica, affermiamo che con questa manifestazione vogliamo far capire alla cittadinanza che abbiamo la maturità necessaria per scendere a compromessi ma che non permetteremo a nessuno di metterci i piedi in testa. Il nostro corteo vuole essere una risposta pacifica a quella del 13 gennaio scorso, non intendiamo né mettere i bastoni tra le ruote, né attaccare nessuno, cerchiamo solo di manifestare il nostro pensiero”. Dopo aver percorso le strade principali del paese, i manifestanti hanno occupato simbolicamente l’ospedale (vedi foto) e si sono fermati davanti il presidio permanente. L.Z. La foto riprende i manifestanti in corteo per le strade principali di Venosa.

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VENOSA 13 GENNAIO 2012. CONSIGLIO COMUNALE. L’INVITO DELLE OPPOSIZIONI A PRENDERE ATTO DELLA RIORGANIZZAZIONE OSPEDALIERA IN FUNZIONE DELLA NUOVA LEGGE REGIONALE SUBENTRATA, VIENE RESPINTA DAI CONSIGLIERI DI MAGGIORANZA. IL SINDACO TAMBURRIELLO: “MI PIANGE IL CUORE VEDERE L’OSPEDALE SPOGLIATO, COMBATTEREMO FINO A QUANDO NON VERRANNO SODDISFATTE LE PROMESSE MANTENUTE”. LA PROSSIMA SETTIMANA IL DIRETTORE GENERALE MARRA SI INCONTRA CON L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE PER L’OSPEDALE

Venosa. La piccola sala consiliare del Comune non è stata sufficiente a contenere la tanta gente che ha voluto assistere ad un consiglio comunale avente per tema: ospedale di Venosa. Questo consiglio comunale straordinario è stato fatto su un preciso invito della minoranza (PD e Nuova Venosa):presa d’atto della riorganizzazione ospedaliera in funzione della nuova legge regionale subentrata lo scorso 4 agosto. Questa presa d’atto è stata respinta da tutti i consiglieri di maggioranza, ritenuta fortemente penalizzante per un ospedale come quello di Venosa, che dallo scorso 1 gennaio è stato privato dei reparti: Utic, Otorinolaringoiatra e Pediatria. A coordinare gli interventi il presidente del consiglio comunale, Luisa D’Urso. Il VULTURE MAGAZINE

Sindaco Bruno Tamburriello ha precisato: “prima del consiglio comunale ho avuto un incontro con il direttore generale Marra e con quello sanitario Di Cugno sul problema ospedale di Venosa. Abbiamo verificato le nostre posizioni che su alcuni punti divergono e ci siamo dati appuntamento alla prossima settimana”. A prendere la parola, il capogruppo di minoranza del PD Carmine Castelgrande: “finiti i cortei è ora di placare le polemiche e di portare nell’alveo istituzionale. L’ospedale non chiude, ma viene trasformato per rispondere meglio ai bisogni dei cittadini. Questa trasformazione renderà più fruibile il nostro sistema sanitario regionale come quello di Venosa. Più volte negli incontri avuti con il Sindaco ed il consigliere Osanna abbiamo sottoscritto un documento per il mantenimento dei servizi nell’ospedale di Venosa. Ebbene, tra maggioranza ed opposizione c’è stata fattiva collaborazione e stasera è l’occasione per chiarire definitivamente le posizioni dei partiti sull’ospedale”. Il dott. Osanna, capogruppo Nuova Venosa , ha aggiunto: “17 ospedali non erano più sostenibili in Basilicata, ecco perché con la legge regionale del 4 agosto scorso c’è stato un taglio lineare su tutti gli ospedale, senza tener conto di quelle strutture virtuose come quello di Venosa. Non nascondo di aver manifestato un disagio su questa legge. Il nostro gruppo è giunto ad una conclusione, siamo chiamati a rispettare la legge, possiamo chiedere solo di migliorarla. L’ospedale non è chiuso, non chiude (a questo punto si elevano contestazioni e fischi da parte di alcuni consiglieri di maggioranza e soprattutto del pubblico). L’ospedale cronico è ormai una realtà a Venosa, manteniamocelo, altrimenti lo perdiamo”. Da questo momento intervengono i consiglieri di maggioranza, Vincenzo Pellegrino: “non siamo in campagna elettorale, abbiamo solo un obiettivo, difendere l’ospedale di Venosa con tutti i suoi risvolti economici. Non me ne voglio andare in Puglia. Mi sento un lucano e 4


sono orgoglioso di esserlo. Credere che sia raggiungibile un ischemico o un acuto dal momento della chiamata fino all’intervento, nel giro di un’ora è perfetta utopia. Accettare questo ridimensionamento ospedaliero, siginfica rinunciare ad una assistenza adeguata. Quanto più il pubblico arreta, il privato sale. Quant’è triste vedere sparire la chirurgia, considerata da tutti al terzo posto in Basilicata come prestazioni. Senza idee e progetti, si fallisce e la Regione Basilicata lo sa. Auspico una lotta dura non solo a livello amministrativo”. L’assessore con delega alla sanità, Buompensiere con delibere alla mano ha fatto un preciso resoconto sui tagli perpetrati all’ospedale di Venosa: “ è dal 2007 che Venosa ha subito il primo taglio con l’eliminazione del P.S.A. (pronto soccorso attivo). L’ospedale di Melfi non è in grado di ospitare tutti i malati acuti. Vogliamo che vengano rispettati gli atti di riordino. La minoranza ha assunto un atteggiamento blando per la nuova rimodulazione dell’ospedale di Venosa. La legge regionale 17 del 4 agosto, considerata una vera e propria scorrettezza istituzionale, è stata una pugnalata alla nostra comunità. L’assessore Martorano nel 2010 ci riferì: “Venosa non subirà tagli per l’otorino e l’oculistica, la prima è già andata via, l’altra è in procinto di essere tagliata”. Il consigliere di minoranza, Angelo Antenori è stato sintetico. Apprezzato il suo intervento: “quando viene toccato un territorio, non bisogna restare indifferenti. E’ la dignità dei cittadini che viene lesa. A Venosa non si deve fare politica solo per apparire, ma per costruire. Dobbiamo cambiare rotta, riannodiamo i fili di questa politica, altrimenti con la frammentazione non si va avanti”. Il vice Sindaco, dott. Pietro Visaggio è stato sintetico: “abbiamo deciso di intraprendere un’azione di lotta per la modifica della legge regionale del 4 agosto 2011, che dopo la sua approvazione in alcuni ospedali regna solo confusione, medici che non sanno cosa fare, strutture VULTURE MAGAZINE

ospedalieri insufficienti e inadeguati, come quello di Melfi. E’ venuto meno il rispetto della persona umana per una regione che non tutela la salute!” L’assessore Pippa ha chiesto meno dirigenti e più servizi per gli ospedali: “siamo stati presi in giro, un briciolo di dignità l’abbiamo avuto con lo sciopero di oggi. Non capisco la posizione della minoranza, di totale indifferenza di fronte alla spoliazione dei reparti, alcuni sono stati portati via di notte!All’ospedale alcune sere fa sono stati serviti solo 7 pasti !” Il consigliere comunale Di Polito dei Riformisti Democratici ha ribadito: “è triste affermare che le preoccupazioni per l’ospedale di Venosa riguardano solo la maggioranza. Noi non siamo schiavi di nessuno, per non avendo un padrone”. Il consigliere Rocco Di Vietri ha ricordato: “ l’ospedale di Venosa, nata nel 1954 ha avuto una sua storia e non può essere tagliata solo per motivi di calcoli senza tener conto delle condizioni morfologiche del territorio”. A chiudere gli interventi, il Sindaco Tamburriello: “la legge regionale del 4 agosto scorso va perseguita attraverso modifiche. La minoranza ci invita a prendere atto di questa legge ed a tenere fede agli impegni assunti dalla Regione Basilicata. Invece, noi diciamo che le guerre si vincono e si perdono, siamo soccombenti quando non difendiamo i nostri diritti. Mi piange il cuore e l’anima quando vedo questo ospedale spogliato. Noi non facciamo demagogia, consiglieri di minoranza schieratevi con noi e con la popolazione, che vi vuole al loro fianco. Se volete unirvi a questa lotta ci farà piacere. Venosa deve essere unita, noi non abbiamo il potere, siamo succubi di questo potere, che sta altrove. Noi facciamo un percorso, insieme alla gente, che tende al recupero di ciò che ci è stato promesso e depauperato. Questa sera il consiglio comunale registra che c’è un’azione in corso che tende a modificare la legge regionale 17 ed in particolare l’articolo 20. Non ci fermeremo, procediamo per tappe”. Lorenzo Zolfo 5


VENOSA 11 GENNAIO 2012. RIDIMENSIONAMENTO OSPEDALE. PARLA IL CONSIGLIERE COMUNALE ROCCO DI VIETRI: “PACTA SUNT SERVANDA (I PATTI VANNO RISPETTATI E MANTENUTI)

Venosa. Sull’ospedale di Venosa, lo scorso 31 ottobre si è tenuto un Consiglio Comunale alla presenza dell'Ass.re regionale alla sanità, Martorano, dell'allora direttore generale ASP Amendola del direttore Dipartimento regionale e direzione strategica regionale. Sono interventi vari consiglieri comunali, tra questi Rocco Di Vietri, della maggioranza. Ecco quanto ha detto:”Assessore Martorano e Direttore generale Amendola , approfitto della vostra gradita e straordinaria presenza e partecipazione al Consiglio comunale per esordire in questo modo: PACTA SUNT SERVANDA già i latini nostri nobili antenati ci ricordano con questa espressione che i patti vanno rispettati e mantenuti e i contratti onorati…Si perché è evidente e palese come in questa circostanza che i patti e gli impegni assunti dalla Giunta regionale presieduta dal presidente De Filippo con le delibera n. 488 del 2007 e n.1158 del 2008 nei confronti del nostro Ospedale non vengono nè rispettati, ne mantenuti. Premetto che la nostra non vuole essere una difesa campanilistica o ottusa dell’ Ospedale San Francesco di Venosa VULTURE MAGAZINE

punto di riferimento e presidio sanitario per tanti anni di questa area nord della Basilicata, ma essa è frutto di un discorso e di considerazioni che intendo fare alla vostra presenza e alla presenza dei tanti concittadini presenti in aula questa sera e da sempre sensibili a questo problema come a quello della viabilità disastrosa della nostra area e a quello dell’inquinamento ambientale. Infatti dopo un piano aziendale di rientro e di riequilibrio economico-finanziario dell’ASL 1 accettato all’unanimità dall’allora Conferenza dei Sindaci l’ ospedale San Francesco di Venosa veniva definito dai provvedimenti regionali su citati ospedale distrettuale e polispecialistico. Ma in un certo qual modo si ridimensionava e si svuotava un ospedale sorto nel 19541955 che ha una sua storia e una tradizione consolidata soprattutto nella chirurgia e nella medicina generale, e che nel corso di questi anni ha sempre dato prestazioni e risposte socio-sanitarie di un buon livello alle popolazioni del Vulture- Melfese -Alto-Bradano e della bassa Murgia pugliese. Infatti anche se ubicato a Venosa l’ospedale San Francesco è sempre stato considerato un ospedale di frontiera e di riferimento dell’area nord- est della Basilicata e appunto di alcuni paesi della vicina Puglia…Per questi motivi la difesa del nostro ospedale è così forte accorata e motivata da parte di tutti noi perché non difendiamo, Ass.re Martorano, un carrozzone vuoto e inutile ma un nosocomio che ancora oggi continua a dare risposte di salute e sanità di eccellenza nell’ambito dell’Otorinolaringoiatria dell’Utic ma soprattutto dell’Oculistica. Infatti questo dimostra che oggi l’ospedale di Venosa si regge su una qualificata attività specialistica del dipartimento regionale di Oculistica che non solo riesce a soddisfare l’utenza regionale ma anche quella extraregionale delle regioni limitrofe come Puglia Campania e Calabria. Questa è la dimostrazione che se l’ospedale di Venosa (e non solo il San 6


Carlo di Potenza e l’ospedale Madonna delle Grazie di Matera) viene dotato di risorse umane cioè primari validi e capaci e di equipe mediche professionali all’altezza del compito oltre che al supporto necessario delle risorse tecniche e strumentali adeguate, riesce a dare risposte sanitarie e di salute eccellenti alle popolazioni del circondario nonché a frenare la migrazione sanitaria verso altre regioni. Anzi si verifica il processo contrario sono i pugliesi i calabresi e i campani che vengono ad operarsi a Venosa. Ecco perché in qualità di consigliere comunale vi debbo rappresentare lo sconcerto il malcontento e il disorientamento dei cittadini di Venosa e dell’intero territorio limitrofo circa il ruolo che deve avere l’ospedale di Venosa anche e soprattutto alla luce dell’art.20 della recente legge regionale n. 17 del 4 agosto scorso…Certo oggi non è pensabile che una regione come la Basilicata di 585.000 mila anime (tra l’altro una regione che invecchia e che si spopola sempre di più ogni anno che passa e ad andar via sono giovani cervelli che non trovano futuro nella nostra terra) abbia 17 ospedali sul territorio sorti più per esigenze clientelari e politiche che per offrire servizi sanitari di qualità….Così forse è giusto oggi smettere di pensare che dobbiamo avere tutto sottocasa l’ospedale le poste i tribunali le scuole l’università ma questo sembra che valga solo per alcuni paesi periferici della nostra provincia e non per Potenza- una città- regione che toglie alla periferia servizi e risorse essenziali e li accentra nella città capoluogo cosi come è avvenuto con la riduzione delle Asl locali e l’allocazione dell’ASP a Potenza e dell’ASM a Matera almeno le unità sanitarie potevano rimanere in altre sedi come poteva essere Venosa e Montalbano …. ecco perché a volte e a ragione le due città- capoluogo vengono viste dai cittadini di altri territori come città-matrigne che tolgono servizi e risorse alla periferia e scaricano su di essa solo problematiche ambientali e VULTURE MAGAZINE

rifiuti urbani che non sanno dove smaltire…In questo modo io penso non si garantiscono gli stessi diritti tra i cittadini lucani: infatti i Potentini e i Materani sono considerati cittadini di serie A solo perché risiedono ed abitano nei capoluoghi di provincia e gli altri invece di serie b….e quando taluni politici potentini si comportano in questo modo e/o fanno scelte politiche in tal senso assumono lo stesso atteggiamento politico “leghista” che noi tutti tanto critichiamo cioè intenti esclusivamente a mantenere i loro interessi servizi e privilegi nel capoluogo potentino……Ecco perché, ass.re Martorano non possiamo condividere tagli ragionieristici senza pensare agli effetti che essi hanno sulle popolazioni perché quando si fa la riorganizzazione della rete ospedaliera lucana si deve tenere presente non solo ragioni politiche o di opportunità politiche del momento oltre a quelle sanitarie e finanziarie che pure sono importanti ma si deve tener conto del contesto sociale territoriale e morfologico della nostra Basilicata…. perché la riorganizzazione della rete ospedaliera non è solo un problema sanitario e finanziario ma quella dell’ospedale di Venosa o di Melfi è una questione che si interseca con quella annosa ed endemica della viabilità di questa zona, con strade provinciali e statali molto pericolose da percorrere a volte al limite della percorribilità in caso di pioggia di maltempo e in presenza di fango tanto che ogni qualvolta ci si mette in viaggio si mette a rischio la propria vita e quella degli altri….Lo sa ( e credo che Lei lo sappia bene ) Ass.re Martorano che per arrivare a Melfi sede di PSA da Palazzo da Banzi, da Genzano, da Acerenza, da Maschito, da Montemilone occorrono circa 60 minuti cioè una ora??? Noi portiamo avanti una battaglia credo legittima perché vogliamo che anche nel Vulture-Melfese -Alto Bradano si possa garantire alle popolazioni residenti il diritto costituzionale alla salute e ad usufruire di servizi sanitari di qualità……. Ne tantomeno vogliamo 7


alimentare una guerra campanilistica con Melfi, ma dobbiamo dire per onestà intellettuale che è stato un errore allora allocare il PSA a Melfi, perché la scelta fu fatta non per ragioni tecniche geografiche e sanitarie ma solo per motivi politici e di opportunità politica [ tradotto in soldoni perché Melfi era più forte politicamente di Venosa] inoltre è risaputo ma penso che lo sappiate anche Voi Ass.re Martorano e Dir. gen. Amendola che l’ospedale SAN Giovanni di Melfi ha seri limiti strutturali e tecnici e logistici ….Inoltre la Città di Melfi, città nobile ed importante per amor del cielo ma non è centrale rispetto al territorio dell’Alto- Bradano pertanto i cittadini dell’area non vanno a ricoverarsi a Melfi per esempio i cittadini di Lavello preferiscono curarsi negli ospedali riuniti di Foggia quindi la migrazione sanitaria continua ad esserci… Allora arrivo alla conclusione e le chiedo Ass.re Martorano possiamo rimediare a tale errore? E’possibile anche alla luce di alcuni dati e d.r.g. e di una costante e non diminuita migrazione sanitaria riportare la emergenza – urgenza nell’ ospedale di Venosa?Certo ci vuole una buona dose di coraggio e buon senso.. ma lei è giovane e forte Ass.re, la faccia questa proposta alla sua giunta regionale …Inoltre ……quali sono le reali intenzioni della Giunta Regionale circa il ruolo che dovrà avere in futuro l’ ospedale San Francesco di Venosa ? “. Lorenzo Zolfo

Mala politica. La Consulta dice no al referendum contro il “Porcellum” . Mentre il parlamento nega l’arresto del PdL Cosentino Sentenza inevitabilmente politica della Corte Costituzionale che boccia i referendum per abrogare il sistema elettorale (Legge Calderoli). Contestualmente la Camera nega l’arresto al coordinatore in Campania del PdL Cosentino in odore di camorra. Era nell’aria che la Consulta avrebbe rigettato i due referendum proposti da IdV ed altri (anche la parte del PD che fa capo a Parisi). Una scelta politica che sicuramente sarà suffragata da articolate motivazioni giurisprudenziali. Premetto che le sentenze in ossequio alle istituzioni vanno sempre rispettate. Tuttavia su questa sentenza, che andrà motivata entro venti giorni, non può negarsi che pesa l’ombra di una scelta condizionata dalla politica e in particolare dalla tregua istituzionale iniziata con la fuoriuscita di Berlusconi e l’incarico governativo a Monti. Le scelte politiche quindi vanno analizzate e, quelle sì, giudicate. Credo sia stato un grave errore impedire questo referendum che avrebbe certamente abrogato una legge che presenta numerosi dubbi di costituzionalità e che forse la Consulta avrebbe dovuto e potuto abrogare. Una legge dove paradossalmente si sceglie il capo del governo (che invece è nominato dal Presidente della Repubblica) e non si possono scegliere i parlamentari che invece per Costituzione sono eletti dal popolo. Un errore, dicevo, perché, in ogni caso, l’attuale legge elettorale andrà modificata. E’ nelle cose. E’ in quel milione e duecentomila firme raccolte più

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un altro mezzo milione consulta a tempo scaduto.

giunto

alla

magistratura, a partire dai suoi più alti livelli. Tutto questo è ancora segno dell’anomalia italiana, un’anomalia che rende il nostro paese davvero unico nel panorama politico, altrove non è così. Altrove ogni istituzione si muove nei propri limiti e nel rispetto dei limiti altrui.

E’ nella disaffezione popolare diffusa verso la politica che porterebbe con l’attuale sistema ad un astensionismo straordinario. Tutte le società demoscopiche segnalano ad oggi un astensionismo tra il 40 e il 45% degli elettori. Pertanto, che senso ha impedire questo referendum che avrebbe semmai riconciliato i cittadini ad una politica partecipata, che avrebbe fatto dire a molti che in Italia la gente può contare e può, come nell’ultima tornata elettorale, dare chiari segnali politici al sistema dei partiti e, attraverso loro, alle istituzioni legislative e governative. La semplice ammissione dei quesiti referendari avrebbe in ogni caso costretto le forze politiche a doverne modificare i contenuti a farne una nuova che avrebbe dovuto ipso facto tenere conto delle aspettative democratiche del paese. Questa decisione appare il frutto prodotto dalla saggia opera del nostro Presidente che ha favorito con l’uscita di Berlusconi e l’arrivo di Monti una tregua dall’estreme tensioni politiche che in questi anni tra berlusconiani e antiberlusconiani avevano paralizzato il paese e la sua economia con gli effetti che oggi verifichiamo ad ogni ora. Sono certo che ben altra sarebbe stata la decisione della Consulta se al governo vi fosse stato ancora il cavaliere. Segno chiaro che ad una tregua politica tra i partiti è seguita anche una tregua istituzionale tra politica e VULTURE MAGAZINE

Proprio la fine dell’anomalia berlusconiana avrebbe tuttavia dovuto suggerire maggiore lungimiranza alla corte, che ben avrebbe potuto dimostrare l’assoluta estraneità ai poteri politici con una scelta che sul piano giuridico, secondo più di cento costituzionalisti, sarebbe stata ineccepibile e che se si vuole, sul piano politico sarebbe stato di puro buon senso. Contestualmente, grazie al voto di una parte della Lega Nord, su suggerimento dell’”amico” Bossi, è stato impedito l’arresto del parlamentare Cosentino, con il pretesto, alquanto improbabile, di un “fumus persecutionis” dei magistrati verso il politico campano. Sul destino di Nicola Cosentino l’altro “amico” Berlusconi aveva minacciato il futuro dello stesso governo Monti, e certo se nella giornata vi fossero state due scelte di segno opposto si sarebbero parecchio agitate le acque della politica italiana. C’è da domandarsi quanto sia potente Cosentino che diversamente da Papa e per reati ben più gravi non viene consegnato alla giustizia. C’è da chiedersi quanto siano a cuore alla Lega gli interessi dei propri elettori del nord se, nel nome di una resa dei conti interna tra Bossi e Maroni e per curiosi intrecci politici ed esistenziali con Berlusconi, si arriva a salvaguardare un’amico della camorra (così almeno per la magistratura che ne ha addirittura reclamato l’arresto), piuttosto che la giustizia.

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Quella camorra dei casalesi che sta inquinando il nord Italiano e che ormai possiede in gran parte la virtuosa Milano, dopo aver occupato anche fisicamente oltre che economicamente gran parte delle regioni nordiste, Veneto, Emilia e Piemonte oltre ché naturalmente la stessa Lombardia.

cui dipendono. Non c’è stata una sospensione della democrazia, come alcuni incautamente hanno detto, e quindi tutte le azioni del governo sono sottoposte al vaglio dai partiti, con tutto quello che questo comporta. Oggi abbiamo un governo credibile anche in sede internazionale, mentre resta desolatamente fuori da ogni credibilità l’attuale parlamento stretto ed assoggettato da piccoli giochi di potere, da vecchi rais come Bossi e Berlusconi che ancora non hanno capito che è l’ora di pensionarsi. Un sistema partitico incapace di avere la vista lunga, stretta tra confusioni e contraddizioni, quanto non da populismi grezzi che spesso si legano più ai malvezzi italiani che alle virtù, che pure ci sono, dei cittadini. (Nella foto in basso: Nicola Cosentino) Prof. Nicola Guarino

Alcuni malevoli parlano di aiuto a Monti. Io non lo credo. Sui referendum il governo ha più volte detto di non temere il referendum e sull’affare Cosentino, il caso Malinconico (che non aveva alcun rilievo penale) con le sue quasi immediate dimissioni, ha dimostrato la diversa visione della politica e il diverso senso di responsabilità dell’attuale esecutivo rispetto all’attuale classe politica che resta espressione di un’epoca ormai finita. Un’epoca in cui i politici avevano come ancora oggi una sfacciata immunità parlamentare e mediatica.

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Anche per questo non appena Monti avrà completato il suo percorso bisognerà tornare, necessariamente, con un’altra legge, al voto, per avere un nuovo parlamento che non sia di nominati ma di scelti dai cittadini. Piuttosto, la realtà è che Monti e i suoi devono pur fare i conti con un parlamento, è bene ricordarlo, da VULTURE MAGAZINE

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GINESTRA 15 GENNAIO 2012. IN OCCASIONE DEI 544 ANNI DELLA SCOMPARSA DI GIORGIO KASTRIOTA SKANDERBEG, EROE ALBENESE, FARO DELL’UMANITA’. SARA’ PRESENTATO IL LIBRO: “ALBANIA: SGUARDI DI UNA REPORTER DI ROSITA FERRATO, GIORNALISTA DELLA STAMPA DI TORINO

Ginestra. Il mondo arbereshe del vulturemelfese si riunisce domenica prossima per ricordare i 544 anni della scomparsa del principe Giorgio Kastriota Skanderbeg, l’eroe albanese che per difendere la sua Terra si oppose per circa 20 anni all’invasione turca.Le pro-loco di Ginestra, Barile e Maschito in questa occasione stringeranno un patto di amicizia che servirà a meglio organizzare gli eventi arbereshe nei tre centri. Tra gli invitati a questo evento, promosso dal Comitato Basilicata Arbereshe, presieduto dal prof. Donato Mazzeo, originario di Barile,ci sarà anche la VULTURE MAGAZINE

giornalista-reporter della Stampa di Torino, Rosita Ferrato che farà conoscere il suo libro: “Albania, sguardi una reporter”, presentato nel salone internazionale del libro di Torino 2011. Questo appuntamento è previsto nella chiesa san Nicola Vescovo alle ore 12.Pur essendo vicina all'Italia risulta poco conosciuta ai più. È questa considerazione che ha spinto Rosita Ferrato a visitare più di una volta il paese delle aquile, fino a innamorarsene. E dai suoi appunti di viaggio nasce “Albania: sguardi di una reporter”, dove il paese viene raccontato in una miscellanea di cenni storici, turistici, sociologici e piccole curiosità. Ne emerge un ritratto spigliato, di facile consultazione, a metà tra il taccuino di viaggio e il reportage giornalistico. Stile leggero e informale per descrivere una nazione troppo spesso avvicinata dai media italiani solo per l'immigrazione nel nostro paese. Rosita Ferrato ancora una volta propone al lettore garbati spunti di conoscenza e riflessione. Ne emerge un ritratto spigliato, di facile consultazione, a metà tra il taccuino di viaggio e il reportage giornalistico.Stile leggero e informale per descrivere una nazione troppo spesso avvicinata dai media italiani solo per l'immigrazione nel nostro paese. Estrapoliamo alcune righe dal libro molto originale e spiega l'Albania e gli albanesi a 360 gradi. Eccone alcuni tratti..."Una elegante coppia di anziani francesi guarda le persone del gruppo – italiani e albanesi – come se fossero dei selvaggi.Non si riconosce molto bene chi è chi: a differenza di altri popoli, ad esempio i rumeni o gli stessi italiani (riconoscibili a prima vista per il modo di abbigliarsi, alcuni tratti particolari o da semplici dettagli come, nel caso delle ragazze romene, il colore nero nero delle tinte per capelli) gli albanesi non sono riconoscibili. Sono come gli italiani, ma in generale meno “tamarri”. I giovani sono meno tatuati, le ragazze più appariscenti, ma sempre vestite in modo molto femminile: 11


«È una sorta di cliché – mi dice un amico albanese – le ragazze indossano jeans aderenti, tacchi alti alti e top scollato». Nell’aereo Torino-Tirana dei primi d’agosto, tantissime le famiglie, con bambini che spesso sono scatenati. Ma tant’è: «Una faccia, una razza», diceva Abatantuono nel film Mediterraneo, e questo vale anche per questo popolo, che si confonde con noi. Le signore un po’ agées ricordano le nostre donne del Sud: capelli corti, rotondette e con i gioielli in oro, cerchietti alle orecchie e collanine. Le famiglie, si diceva, sono numerose, e i bimbi vivaci. Gli adulti hanno l’aria meno viziata di noi e i giovani paiono molto più cresciuti: è gente che lavora, senza troppi grilli per la testa, torna a casa per l’estate con la prole, magari per seguire il secondo lavoro che ha in Albania, quindi non si può permettere di essere capricciosa, rovinata dalla mamma e dalla tele…Che i nostri ragazzi si facessero un giretto da quelle parti: gli farebbe proprio bene”. La giornata si completerà con la visita del paese, dove si potranno ammirare il mosaico bizantino del Cristo Pantocratore di Josif Dobroniku e le botteghe dei sapori arbereshe. Lorenzo Zolfo

Le foto riprendono la copertina del libro Albania di Rosita Ferrato e la chiesa di san Nicola dove campeggia il mosaico del Cristo Pantocratore.

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Delegazione dell'Albania e della camera di commercio di Tirana , in visita 2011 a GINESTRA (CHIESA SAN NICOLA (con affreschi in stile Bizantino di Dobroniku).

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: MELFI 10 GENNAIO 2012. RECUPERATE LE CHIESE RUPESTRI DI SANTA MARGHERITA E SANTA LUCIA CON I SUOI SPLENDIDI AFFRESCHI DEL 1200, GRAZIE ALLA FONDAZIONE ZETEMA DI MATERA E LA FONDAZIONE CARIPLO

Dal 10 gennaio con l’inaugurazione avvenuta alle 14,30, sono tornate a a splendere le Chiese rupestri di Santa Margherita e Santa Lucia della Città di Melfi. Grazie all’intervento di conservazione e di valorizzazione del “Distretto Culturale dell’Habitat rupestre della Basilicata” – ha detto il sindaco Livio 12


Valvano- un nuovo tassello storicomonumentale arricchisce il circuito di promozione territoriale dell’asse turistico lucano Matera – Melfi.

E’ straordinaria la collaborazione istituzionale messa in campo con la Fondazione Zètema, la fondazione Cariplo e tutti gli altri enti finanziatori al fine di valorizzare questo prezioso patrimonio di Melfi.

E’ un vero gioiello storico e architettonico. Completamente scavata nel tufo. Storicamente riconducibile alla cultura dei monaci orientali seguaci di San Basilio. All’interno notevoli cicli di affreschi del 1200. La collaborazione con la fondazione Zètema è un fattore strategico per l’azione di promozione turistica della nostra Città. E’ opportuno creare un sistema di rete tra le ricchezze storicomonumentali della Basilicata al fine di rafforzare ed incrementare i flussi turistici nazionali ed internazionali”. VULTURE MAGAZINE

Dopo l’inaugurazione della chiesa rupestre di Santa Maria, nella sala del Trono del Castello- Museo Archeologico Nazionale del Melfese, responsabile la dott’ssa Rosanna Ciriello, si sono succeduti i saluti della autorità e la presentazione del progetto. Il Sindaco Valvano ha rimarcato: “tutto ciò è stato possibile grazie alla Cariplo che ha datto esempio di sussidiarietà”. Il sindaco di Matera, S.Adduce ha aggiunto: “l’avv. De Ruggeri ha dimostrato come la strada maestra per conbattere l’indifferenza e l’incuria, sia il recupero di beni della Basilicata.La Cariplo ha dimostrato come si abbattono le frontiere. La cultura, l’arte e la bellezza, con forti richiami alla storia del proprio territorio, sono un ottimo volano di lancio della Basilicata”. Hanno portato i saluti anche l’assessore regionale Vilma Mazzocchi ed il presidente del consiglio regionale, Vincenzo Folino. Il Vescovo della Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa ha riferito: “arte e fede testimoniano quanto di bello l’uomo ha realizzato. Santa Margherita, con i suoi splendidi affreschi, rappresenta un veicolo di comunicazione tra i popoli”. L’avv. Raffaello de Ruggeri ha ringraziato la direttrice del Museo-Castello di Melfi, dott.ssa Rosanna Ciriello, per l’ospitalità e la presenza del rettore Cosimo Damiano Fonseca, profondo conoscitore della cultura. Ha ringraziato gli sponsor, senza i quali non si poteva realizzare questo recupero della storia medioevale di Melfi ed ha 13


detto: “ intuizioni utopiche, sono state tradotte in realtà. La speranza è un impegno robusto, si incarna nella storia del proprio paese, solo se sostenuto da volontà operativa. Noi riusciamo a recuperare e costruire la cultura della nostra Regione pezzo per pezzo”. Presente anche l’assessore alla Cultura della Provincia di Potenza, F.Pietrantuono di Melfi: “è un progetto non solo di recupero, ma di valorizzazione del territorio”.

La dott.ssa Ragozzini, Soprintendente regionale ai Beni Culturali, ha rimarcato come il gioco di squadra tra soggetti pubblici e privati (un caso raro) in un periodo di scarsezza di risorse possano dare splendore al patrimonio rupestre del melfese”. L’ing. Sante Lomurno, direttore dei lavori,insieme all’impresa Beta di Melfi, ha spiegato l’intervento realizzato: “rifatto l’impianto, basato su un sistema mediatico e di illuminazione a fibre ottiche.

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E’ stato fatto un intervento a monte per evitare infiltrazioni d’acqua. Da 10 anni che collaboro con la Fondazione Zetema che finora ha impegnato oltre tre milioni di euro per recuperare habitat rupestri in Basilicata”. L’Avv. Giuseppe Guzzetti presidente della fondazione Cariplo e dell’ACRI (casse di risparmio italiane) ha concluso gli interventi: “con la fondazione per il Sud,partita sei anni fa, siamo riusciti attraverso una coesione sociale a far crescere questo territorio. Gesti, atti significativi per il Paese, superando quegli elementi di fatalismo e di scoramento. Senza la coesione sociale non c’è sviluppo”. La giornata si è conclusa con la visita alla chiesa rupestra di Santa Lucia, che ha bisogno di essere meglio pubblicizzata con cartelli segnaletici. Lorenzo Zolfo. le foto riprendono le due chiese rupestri nel momento dell’inaugurazione e l’intervento del Vescovo della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa, al Castello

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Rapolla: Associazione Nazionale Partigiani d'ITALIA e-mail: 25aprileanpi@gmail.com

Quattro giornate di Napoli

Nell'ambito della rassegna cinematografica “Un film lungo 150 anni”, dedicata al 150° anniversario dell'unità d'Italia, l'ANPI della provincia di Potenza organizza a Rionero in Vulture, presso il Centro Sociale “Pasquale Sacco”, la proiezione del film “Le quattro giornate di Napoli” per martedì 17 gennaio 2012. Alle ore 19 sarà presente uno dei protagonisti diretti di quelle memorabili giornate, il partigiano ANTONIO AMORETTI, ora Presidente dell'ANPI di Napoli, che porterà una sua testimonianza di quel celebre evento. A seguire, vi sarà la proiezione del film del regista Nanni Loy che vede, tra i principali interpreti, l'indimenticato Gian Maria Volontè. La rassegna è iniziata il 20 dicembre scorso e terminerà il 20 marzo prossimo. Riteniamo utile e gradita la partecipazione e comunque il rilievo che vorrete opportunamente dare all'evento, perchè importante per la memoria di tanti giovani e non, sulla vicenda in questione. Il Presidente dell'ANPI di Potenza (Alessandro Fundone) VULTURE MAGAZINE

COMMODUS DISCESSUS ovvero "C o m o d o a l l o n t a n a m e n t o"

Il comodo allontanamento è un'espressione utilizzata nel diritto penale per cui ci si può sottrarre da un pericolo imminente con una comoda fuga. Tuttavia il concetto nasce già in epoca romana non in ambito giuridico ma in quello militare. Infatti non essendo mai dignitosa presso gli antichi la ritirata in battaglia, il comodo allontanamento faceva apparire la fuga meno vile. Oggigiorno il commodus discessus viene utilizzato, come suggerisce l'etimologia stessa della parola, per allontanarsi comodamente e nella legalità più assoluta dai regolamenti e soprattutto da quelli che riguardano i lavori pubblici. Nella nostra comunità, da parte dell'attuale amministrazione, sono stati appaltati alcuni lavori ricorrendo a quella che in gergo tecnico viene definita procedura negoziata. Il ricorso a quest'ultima come come viene sottolineato dal Tar in una pronuncia del 18 febbraio 2009 (sez. I, n. 1656) deve essere motivata da condizioni di estrema urgenza ed imprevedibilità (come nel caso di disastri ambientali), alle quali però deve essere data una giustificazione oggettiva come viene indicato dall'articolo 57 del codice degli appalti pubblici.

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Ciò posto, nonostante la sua eccezionalità, questo tipo di procedura deve garantire pena sanzioni: trasparenza, parità di trattamento, dignità ed opportunità ma soprattutto legalità. L'amministrazione di Rapolla come emerge da alcuni documenti acquisiti è ricorsa a questa procedura informale. Tutto normale se non fosse che, come la pratica purtroppo insegna, spesso questo sistema si presta ad essere usato come un agile escamotage, per aggirare il ricorso a procedure aperte. Allo stesso tempo, e dalle medesime, risulta evidente che nelle comunità limitrofe le percentuali riguardanti le soglie di aggiudicazione sono quasi del 30% a differenza delle nostre desolatamente basse ferme a una cifra. Ciò significa che mentre in altre comunità si evicono procedure trasparenti ma soprattutto redditizie per le vantaggiose ricadute economiche (da reinvestire magari sulla stessa opera), in alcuni paesi come il nostro si è avuta una aggiudicazione che si presta ad essere condizionata e turbata da numerosi dubbi. Cosa dire inoltre delle imprese nostrane totalmente assenti dalle assegnazioni? Perchè consentire a imprese di regioni limitrofe come quelle campane di aggiudicarsi parte dei lavori? Dove sono le nostre imprese? Forse non se ne conosce volutamente il nome? Ma soprattutto dove è la tanto ostentata e osannata ricaduta sul territorio così come è stata presentata quella miseria brillante dall'attuale amministrazione nell'ulimo manifesto di politica economica, ovvero il libro dei sogni natalizi? La coalizione ancora neofita in argomento non vede, come è stato promesso, questo dirompente boom economico nella nostra Rapolla! Per questo si chiede all'amministrazione di chiarire tutti i dubbi in merito a queste delicatissime questioni coscienti che la migliore politica sia la correttezza.

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Candidato Sindaco Rocco Caruso: Coalizione Alternativa è Libertà.

Italia dei Valori A.P.I. Area Democratica Società Civile Rapolla 2012

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La Rai: trasformare una preoccupazione in una risorsa Le Organizzazioni sindacali, dopo il grande risultato dello sciopero generale del 22 dicembre indetto contro il Piano di ridimensionamento deliberato dai vertici aziendali per rispondere alle difficoltà economiche, annunciano un PRESIDIO dei Lavoratori, per mercoledì 11 gennaio con inizio alle 16.30, sotto la sede Rai di via Teulada 66 a Roma. La protesta sarà organizzata da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, Ugl Telecomunicazioni, Snater e LibersindConFsal, contro le scelte aziendali e per rispondere ai loro primi effetti (chiusura di Rai Corporation e preavviso di licenziamento dei 40 Lavoratori). Il Presidio sarà il luogo in cui annunciare ulteriori iniziative, che saranno deliberate nel corso del Coordinamento Nazionale che si terrà nella mattinata dell’11

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gennaio, iniziative dirette alla politica, alle istituzioni ed i vertici aziendali.

questi 60 anni hanno dato vita alla prima industria culturale del paese.

E’ intenzione dei Sindacati organizzare nei prossimi giorni una conferenza stampa, in cui rendere pubbliche tali iniziative, evidenziando il percorso che culminerà con una grande ASSEMBLEA PUBBLICA NAZIONALE APERTA, dove saranno chiamate a partecipare Associazioni, singoli cittadini e forze politiche, insieme a tutte le organizzazioni sindacali dell’azienda, momento in cui si esporranno le proposte alternative al presunto Piano di Risanamento, per dare una risposta concreta alla crisi finanziaria della Rai e per una diversa gestione del servizio pubblico.

Roma, 10 gennaio 2012

Ulteriore preoccupazione arriva dalle dichiarazioni del Presidente Monti: non è infatti chiaro, ai Sindacati, da quali fonti il Presidente abbia assunto informazioni per definire una scelta risolutiva sul futuro della Rai.

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È una produzione editoriale dell’Associazione Vibrazioni Lucane

PRODUZIONI VIDEO, COMUNICAZIONE, EVENTI…

Rimane tuttora inevasa la richiesta d’incontro fatta pervenire da tutte le organizzazioni sindacali ormai settimane fa ai Ministeri competenti e alla Commissione di Vigilanza, questo silenzio non verrà subito dai Sindacati che reitereranno con forza le loro richieste.

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La preoccupazione è che la questione lavoro e la complessità della funzione del servizio pubblico siano piegate alle mere valutazioni contabili. Il vero rischio è che la Rai, dopo essere stata per anni subalterna alle esigenze partitiche, sia spazzata via da una volontà semplificatrice e priva delle conoscenze necessarie.

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Prima di qualsiasi iniziativa di riforma, per una buona ed equilibrata lettura della situazione, è necessario che il Presidente del Consiglio nonché Ministro dell’Economia e Finanze, trovi il tempo per confrontarsi con le organizzazioni sindacali che rappresentano più di 10.000 lavoratrici e lavoratori, maestranze che in

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Web-Tv di Video, Filmati, Eventi, Informazioni, Notizie dall’Italia e dal Vulture… con quattro redazioni da tutta Italia (500.000 contatti) Contatti ed Informazioni: e-mail: evasion.giornale@libero.it – Tel. 349.6711604

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Vulture Magazine, 14 gennaio 2012