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Napolitano: la verità sullastrage di Brescia del 28 maggio 1974 “fu ostacolata da apparati dello Stato”.Belle parole, ma forse è tardi y(7HC0D7*KSTKKQ( www.ilfattoquotidiano.it

Martedì 29 maggio 2012 – Anno 4 – n° 126

€ 1,20 – Arretrati: € 2,00 Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009

Redazione: via Valadier n° 42 – 00193 Roma tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230

IL CALCIO IN GALERA Gli arresti nella notte di Mauri e Milanetto, l’associazione a delinquere contestata a Conte, l’irruzione della polizia a Coverciano: le indagini sulle scommesse distruggono il giocattolo Indagati Criscito (che salta gli Europei), Bonucci e Vieri. La procura accusa le società coinvolte. Rischio radiazione per il tecnico bianconero che critica il Pm: “Poteva sentirmi” De Carolis, Massari, Pagani pag. 2 -3 - 4 - 5 z

Udi Oliviero Beha UNA SCOMMESSA LI SEPPELLIRÀ ra già basso, bassissimo impero: adesso il palEbarbarito lone rischia la fine dell’Impero romano, imal punto da non riprendersi più. Per Arrestato nella sua abitazione di Roma il centrocampista della Lazio Stefano Mauri (FOTO ANSA)

scendere un pochino di tono, rischia la polverizzazione dell’ippica, o della boxe. pag. 22 z

LE TUTE BLU x Appuntamento il 9 giugno: piattaforma per il lavoro

Nasce il partito Fiom “Alle politiche ci saremo” Mentre i soldi per la cassa integrazione sono agli sgoccioli, Landini e Airaudo propongono un patto a Pd, Vendola e Di Pietro. E si preparano a scendere in politica

Ecco la villa di Perego pagata a metà dall’amico Formigoni

di Luca

di Vittorio Malagutti

SARDEGNA

Telese

n uomo fortunato, Alberto Perego. Il manager Umigoni, brianzolo, l’amico di una vita di Roberto Forsuo convivente, sette mesi fa si è comprato

a Fiom si mette a fare politica? Condiziona la politica? Le chiede di cambiare rotta? Si Lcandida a commissariare la politica sui temi del lavoro? Si candida e basta?

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pag. 7 z

Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini (FOTO ANSA)

Udi Pasetti e Truzzi

una villa da sogno in Costa Smeralda.

nabusi sui bimbi

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Udi Marco Politi

LA PRIGIONE Assolte le maestre: I DELUSI PORTA PREMI dopo sei anni DAL PAPA la verità di Rignano DEBOLE AL CINEMA uovo cinema penitenziario: i film italiani premiati nelle rassegne straniere più prestigiose hanno come protagonisti detenuti. Dopo Cesare deve morire dei Taviani, domenica Cannes ha assegnato il Grand Prix a Reality di Garrone. pag. 18 z

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Di Giovacchino pag. 13z

CATTIVERIE Il commento di Ratzinger: “Anche Formigoni sbagliò a scegliersi i collaboratori” (www.spinoza.it)

un groviglio di veleni, traIneindimenti e scontri sotterrasi avvia al tramonto il pontificato di Benedetto XVI. Perché di questo si tratta. Per la prima volta ci si chiede davvero in Vaticano se è stato giusto eleggerlo. pag. 9 z

Tecnici all’italiana di Marco Travaglio

altro giorno Liana Milella di Repubblica scopre che il governo ha in serbo un bel progettino di legge per cambiare il Csm e fare in modo che i magistrati siano giudicati disciplinarmente da un organismo in cui la maggioranza non sia più dei togati (come nell’attuale sezione disciplinare), ma dei laici: cioè dei politici. Con tanti saluti all’“autogoverno dei giudici”. Il progetto porta la firma, siglata con l’inchiostro simpatico, del sottosegretario Catricalà, quello che si vanta di avere come spirito guida non Cavour, non De Gasperi, non Einaudi, ma Gianni Letta. Stupore generale: ma come, il governo tecnico e sobrio, dunque buono per definizione, se ne esce con una controriforma che pare copiata da quella di B. e Alfano? Segue il sollievo unanime perché Monti la boccia come “iniziativa inopportuna” (il suo modo di dire porcata) e fa sapere che il ministro Severino l’aveva già bocciata. Eppure lo sanno anche i sassi che accanto alla Severino siede il sottosegretario Mazzamuto, già consigliere di Alfano in via Arenula, che scrisse per lui una controriforma del Csm molto simile a quella di Catricalà. Lo stesso Mazzamuto pochi giorni fa ha dato parere favorevole all’emendamento del Pdl che svuotava il ripristino del falso il bilancio chiesto dall’Idv, mentre il ministro Severino era contraria. Naturalmente è rimasto al governo accanto al ministro Severino. E naturalmente Monti ha poi garantito “piena fiducia” in Catricalà, nonostante la controriforma del Csm e la dissennata gestione della discarica di Corcolle a due passi da villa Adriana. Il che dimostra quel che abbiamo sempre scritto: nel governo dei presunti tecnici seguitano a comandare i politici, in particolare i berluscones. Se saltano Catricalà e Mazzamuto, Monti resta in brache e grembiulino di tela. Il che spiega perché, di tanto in tanto, è costretto a prostrarsi dinanzi a Letta e financo a dare dello “statista” a B. Cambiamo scenario: in un report anticipato dal Financial Times, la Commissione europea scrive che il governo Monti “non ha fatto abbastanza sul fronte dell’evasione fiscale e del lavoro nero”, prime cause della crescita zero anzi sottozero dell’Italia. Nuovo stupore generale: ma come, il governo dei tecnici e dei buoni eccetera? Anche qui c’è poco da meravigliarsi. Il governo Monti, a parte i blitz dell’Agenzia delle Entrate che non sono merito di questo o quell’esecutivo, non ha fatto nulla per alzare le pene e i termini di prescrizione (oggi irrisori) per i reati tributari. E alcuni suoi membri, nelle loro attività private, si sono dati molto da fare sul fronte dell’evasione: non però contro, ma pro. Andrea Zoppini, l’altro sottosegretario della Giustizia, s’è dovuto dimettere essendo indagato perché spiegava ai suoi clienti imprenditori come esportare capitali in Lussemburgo ed evadere le tasse. Passera e la Fornero erano rispettivamente amministratore delegato e membro del consiglio di sorveglianza di Intesa San Paolo ai tempi in cui la prima banca italiana accumulava un totale di 1.150 miliardi di euro fra imposte evase (o eluse), sanzioni e interessi, tant’è che ha appena dovuto transare con l’Agenzia delle Entrate e scucire 270 milioni. Ora, per operazioni del 2006 con pronti conto termine girati alle controllate estere del gruppo, la magistratura ha aperto anche un’inchiesta penale per frode fiscale: si sospetta che quelle operazioni servissero soltanto a gonfiare i profitti e a pagare meno tasse del dovuto (la stessa accusa rivolta a Unicredit e al suo ex amministratore Profumo, ora promosso ai vertici di Montepaschi). Chissà come si sentono Passera e la Fornero dinanzi ad accuse così gravi alla banca che hanno diretto da posizioni di vertice fino a otto mesi fa. E chissà come aveva potuto la Commissione europea illudersi che un governo pieno di banchieri e berluscones potesse sanare la piaga dell’evasione. Forse puntava sull’omeopatia.

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Daccò : “Ho pagato tutte le sue vacanze”.Formigoni smentisce e non si dimette ma ormai è rimasto in mutande. Anzi in costume da bagno y(7HC0D7*KSTKKQ(

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Domenica 27 maggio 2012 – Anno 4 – n° 125 Redazione: via Valadier n° 42 – 00193 Roma tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230

250 MILIARDI INCASSATI DALLE BANCHE ZERO EURO A FAMIGLIE E IMPRESE D

L’ora del ritorno

di Marco Travaglio

Il Fatto pubblica l’incredibile risposta del ministero dell’Economia al Parlamento: “Gli istituti hanno usato i soldi per abbassare le tensioni sui titoli di Stato. In futuro si occuperanno di crescita”

Sinistra, l’ultimo giro di Paolo Flores d’Arcais

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on c’è solo lo “schiaffo di Parma”, dove in qualche settimana i consensi per il movimento di Grillo passano dal 6% dei primi sondaggi al 60% del secondo turno. Il manrovescio assestato dai cittadini ai “padroni” della politica risuona con le percentuali inaudite di astensionismo. E l’oscillazione del “gradimento” per i partiti fa perno fisso intorno al 5%. Il che significa che in una democrazia RAPPRESENTATIVA degna del nome, su mille seggi parlamentari i partiti ne occupano oggi abusivamente 950. E non intendono mollarli. Con una legge “salva-casta” di intruglio tedesco-spagnolo peggiore dell’attuale “porcata” a cui stanno inciuciando. Oppure con una riedizione della tragedia del ’94: i partiti dell’establishment in rotta (il Caf: Craxi-Andreotti-Forlani) e l’opposizione ex-Pci che si chiude nell’autoreferenzialità partitocratica della “gioiosa macchina da guerra” anziché aprirsi alla società civile (come l’anno precedente per l’elezione dei sindaci), consentono a un nuovo partito di establishment peggiore del precedente, “Forza Italia”, di umiliare l’Italia della legalità. Oggi, come allora, il “Terzo Stato” di “giustizia e libertà”, maggioritario nel paese, rischia di non conquistare il governo. Può infatti il M5S, da solo, prevalere su ogni altra alleanza (Berlusconi, “tecnici”, Casini e montezemoli)? Dovrebbe sfiorare il 40%. Sembra improbabile, malgrado l’accelerazione esponenziale dei consensi, propiziata da ogni proclama di vittoria alla Bersani e da ogni “non vedo il boom” di Napolitano. Anche perché masse di cittadini democratici che simpatizzerebbero con le giovani leve di M5S restano offesi dagli atteggiamenti dittatorial-proprietari di Grillo, e si rifugiano nel non-voto. Ma l’attuale centro-sinistra delle nomenklature si illude se pensa di poter recuperare i consensi sufficienti a diventare la prima forza elettorale. L’Italia che chiede eguaglianza ed efficienza, lavoro e meritocrazia, in una parola speranza, non si fiderà mai più delle sempiterne facce di chi ha inciuciato con Berlusconi, esaltato Marchionne e incensato Monti. La sinistra ha qualche chance solo se si rimette in gioco, aprendo radicalmente alla società civile, a sue liste civiche rigorosamente autonome, a primarie non condizionate da “pastette” di partito, a un programma radicale elaborato dagli elettori (perfino in dialogo col M5S). Sono le pregiudiziali poste da 25 milioni di italiani che altrimenti non andranno a votare. Vogliamo discuterne seriamente, con passione civile, dunque senza personalismi, spirito di bottega e acrimonie caratteriali?

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Prestiti in calo e casse piene di Btp, anche Bankitalia certifica l’inutilità del regalo della Bce per il rilancio dell’economia

VATILEAKS, L’INCHIESTA

Sono venti i sospettati intorno al Papa

Perniconi, Malagutti pag. 2 - 3 z

L’ULTIMATUM

Di Pietro e Vendola: il Pd decida oppure addio di Giampiero Calapà

e Vendola hanno poDla fotoistoPietro l’ultimatum: “Bersani, o di Vasto subito o andiamo avanti noi due”.

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Proseguono gli interrogatori, a breve non si escludono altri fermi. Dopo il maggiordomo, l’attenzione è su un membro laico in servizio alla segreteria di Stato (FOTO LAPRESSE)

Nicoli, Pagani, Paolin, Tecce e Politi pag. 4 - 5 - 18 z

VOLTAGABBANA x Prima stavano col Caimano. Ora invocano le 5 Stelle

Rai, nasce il partito di Grillo Il promotore è Metalli, amico Udi Furio Colombo di Minzolini: “Mi gioco IL SAVONAROLA CHE la carriera, ma basta politica”

GIUDICA IL POTERE

di Carlo

Tecce

eppe Grillo ha trovato i suoi mille dove i partiti controllano persino serrature e librerie. Saxa Rubra, casermoni e redazioni Rai, accade l’incredibile pag. 7 z

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rillo. Mi chiedono di dire come lo vedo. Non Gcomplicato è facile rispondere. Perché è un gomitolo da srotolare. E perché non sono sicuro da che parte tirare il filo. E poi hai sempre un po' paura che ti scoppi in mano. pag. 18 z

nsiria Assad, la strage dei bambini e l’impotenza Onu Cicardi pag. 14z

CATTIVERIE Manganelli sulla strage di Brindisi: “Non daremo tregua ai colpevoli. Se ne pentiranno”. La loro assoluzione sarà lenta e dolorosa. (www.spinoza.it)

all’interno pag. I - VIII z

i ritorno da Londra, dove con Padellaro, Meletti e Monteverdi abbiamo incontrato centinaia di italiani, quasi tutti giovanissimi, “fuggiti” in Inghilterra da un paese che li trattava da stranieri in patria, mi rimbomba nelle orecchie la domanda che ogni anno questi ragazzi ci pongono: “Quando potremo tornare a casa?”. Quest'anno, per la prima volta, ci siamo sentiti di rispondere che, forse, quel momento è meno lontano di quanto possa sembrare. Anzi, se per chi cerca un lavoro l'Italia è ancora terra ostile e campo minato, per chi vuol fare politica l'Italia è il posto giusto. Adesso. Se non ora, quando? C'è il movimento 5 Stelle, che sta piantando bandierine nel deserto lasciato dai partiti di destra e di sinistra. Ci sono vagiti di liste civiche che sull'onda grillina inevitabilmente, anzi necessariamente dovranno sorgere nei prossimi mesi per non lasciare senza rappresentanza i tanti cittadini (ormai la metà del corpo elettorale) che non la trovano più nelle vecchie e vuote sigle. C'è molto lavoro da fare anche nei partiti, almeno in quei pochi che vedono il bivio dinanzi a cui si trovano: cambiare (classe dirigente e personale politico), o perire. Poi ci sono quelli che non hanno capito e non capiranno mai: tipo la maggioranza ABC, prigioniera di formule stantie e politichesi,tipo il semipresidenzialismo,la riforma costituzionale, il voto moderato (“ma dove sono 'sti moderati?”, ha finalmente osato domandare Giorgia Meloni: “la gente è incazzata, altro che moderata”), la discesa in campo di B. (sai che novità), la “nuova squadra” di Alfano, le manovrine del politburo pidino per “blindare” (dicono proprio così) Bersani dal rischio di fare le primarie e naturalmente di buscarle dal primo che passa, la lista Montezemolo e/o la lista Passera,il ritorno a Todi per l'ennesimo ritorno dei morti viventi Dc in salsa vaticana, e naturalmente l'inseguimento a Casini che, nella corsa, è praticamente estinto. Tutta robaccia da Gattopardo. L'unica certezza, sul fronte partitocratico, che tenteranno una legge elettorale proporzionale che non obblighi ABC a dichiarare prima del voto con chi si alleereanno, così prenderanno i voti fingendo di combattersi l'uno con l'altro e poi,a votazioni avvenute,diranno: toh, nessuno ha la maggioranza assoluta, non ci resta che tornare insieme con una riedizione dell'ammucchiata intorno a Monti. Con Monti a vegliare su di loro dal Quirinale e Passera, o Montezemolo, o Casini a Palazzo Chigi. E con tanti saluti agli elettori. Per loro sfortuna e per nostra fortuna, non c'è legge elettorale, per quanto tarocca, che sia in grado di arginare lo tsunami in atto nel Paese. E non c'è bomba o terrorismo che possa spaventare gli elettori incazzati al punto di indurli a votare per il vecchiume che tenta di scavalcare la propria tomba. Ci sarà bisogno di Grillo e dei suoi ragazzi, di qui alle elezioni. Ma anche di altre forze civiche e nuove, che raccolgano il meglio di quel che resta della politica degli ultimi anni: sindaci e amministratori di ultima generazione (quelli eletti a dispetto dei partiti, anche dei loro), intellettuali e cittadini riuniti a difesa dei “beni comuni”, movimenti che un anno fa, insieme all'Idv, vinsero i referendum contro il nucleare, l'impunità di Stato e per l'acqua pubblica, associazioni antimafia, anti-Tav, anti-inceneritori, occupanti di spazi culturali, magari la Fiom. A questo mondo dovrebbero rivolgersi Vendola e Di Pietro se non vogliono sparire anche loro, anziché implorare Bersani a rientrare nella foto di Vasto, roba di un'altra era geologica, venuta a noia con tutto il resto solo a sentirne parlare. Ma non l'hanno ancora capito che tutto ciò che Bersani tocca diventa sfiga? La vittoria dei movimenti ambientalisti contro la discarica-porcata di Villa Adriana, col governo costretto alla ritirata mentre i partiti parlavano d'altro, dimostra che il sistema è fradicio,dunque fragilissimo. Si abbatte con un grissino. Basta qualche braccio giovane che spinga.


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Una pioggia di denaro, Draghi disse: servono a evitare il credit crunch

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CHI PIANGE, CHI RIDE

n questo momento la cosa importante é ripristinare le condizioni di liquidità per il tessuto produttivo, dando supporto alle imprese e alle famiglie”, sottolineava a dicembre il direttore generale di Unicredit Andrea Nicastro, proprio mentre la Bce inondava le banche europee di liquidità con la prima tranche del maxi-prestito da quasi 500 miliardi, all’1% di interesse. Però

famiglie e imprese italiane di quei 116 miliardi (garantiti dallo Stato con 40 miliardi) dati alle banche del nostro Paese ne hanno visti ben pochi. la storia si è ripetuta nel febbraio scorso: dei 529,5 miliardi di euro complessivamente erogati dall'Eurotwer agli 800 istituti del Vecchio Continente sotto forma di prestiti triennali con tasso all'1%, oltre un quinto, 139 miliardi, è andato

all'Italia. A fare la parte del leone è stata Intesa che ha chiesto fondi per 24 miliardi. “Una pioggia di denaro che ha evitato un credit crunch in larga scala”, disse Mario Draghi, governatore della Bce. Ma l’effetto tangibile fu la diminuzione del rendimento del titolo di Stato decennale e la calata dello spread. Quanto ai prestiti, i dati di Bankitalia hanno continuato a registrare contrazioni su contrazioni.

IL TESORO: “MILIARDI DELLA BCE? ALLE IMPRESE NEANCHE UN EURO” Il ministero all’Idv: La ripresa? Le banche ci penseranno poi di Caterina Perniconi

rentadue imprenditori suicidi in quattro mesi. Meno di un mutuo su tre ai giovani sotto i 35 anni. Ma che fine hanno fatto i 255 miliardi che la Banca centrale Europea ha prestato agli istituti di credito italiani tra dicembre e febbraio, destinati anche al credito per famiglie e imprese? Per ora ai cittadini non è arrivato un euro. Chi lo dice? Il governo, se pur giustificando le banche. Ma andiamo per ordine. Gli obiettivi di Francoforte erano chiari: il rifinanziamento alle banche, con un’operazione a tre anni che si è svolta in due tranche (116 miliardi a dicembre e 139 a febbraio), doveva ridurre il debito pubblico e concedere mutui e prestiti a famiglie e imprese per far ripartire l’economia. Invece le banche italiane hanno utilizzato questi soldi – ricevuti al tasso stracciato dell’1% – per acquistare titoli di Stato a tassi molto vantaggiosi, contribuendo alla riduzione dei tassi d’interesse sul debito pubblico. Contemporaneamente però hanno ridotto l’accesso al credito, sia nella quantità, sia alzando il costo dei fi-

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nanziamenti. Il 16 aprile i deputati Ignazio Messina e Francesco Barbato (Idv) hanno chiesto, con un’interrogazione parlamentare, che destinazione avessero avuto i 255 miliardi. MERCOLEDÌ scorso, quindi oltre un mese dopo, in Commissione Finanze a Montecitorio il sottosegretario Vieri Ceriani non ha risposto al quesito sebbene la Camera avesse già ricevuto gli elementi di risposta dal dicastero di via XX Settembre, che saranno quindi resi pubblici nella seduta di mercoledì prossimo. Nel documento è spiegato che “con l’immissione di liquidi-

Passera ai banchieri: dovete fare di più. Mussari (Abi): il governo si deve muovere

tà da parte della Bce è stata interrotta la spirale negativa tra aumento dei rischi sovrani, difficoltà del sistema bancario e peggioramento congiunturale, che nell’ultima parte del 2011 tendeva ad assumere carattere sistemico. Le tensioni, tuttavia, sono riemerse in aprile, segnalando l’esistenza di rischi tuttora elevati”. Tradotto: il pericolo di default è stato solo tamponato. Quindi i soldi sono serviti per abbassare la pressione su debito e spread . Ma a fronte dei miglioramenti del primo trimestre dell’anno, il Ministero ammette nella risposta che “gli intermediari italiani (le banche, ndr) dispongono ora di risorse liquide per fronteggiare passività in scadenza e per finanziare l’economia”. I soldi, quindi, non si sono ancora mossi in direzione di famiglie e imprese. Non solo, “nell’ambito dei sondaggi condotti dalla Banca d’Italia – spiegano ancora dal Ministero – le maggiori banche hanno manifestato l’intenzione di impiegare parte dei fondi ottenuti dalla Bce per riavviare il credito a famiglie e imprese”. Ma come l’intenzione? E gli auspici di rilancio dell’economia? Sono diventati solo buoni propositi?

Com’è noto gli istituti di credito hanno acquistato titoli di Stato a tassi più alti che permettono un guadagno sicuro. “Nei primi due mesi di quest’anno – scrive ancora il Ministero – le banche italiane hanno ripreso ad acquistare titoli pubblici italiani”. Sebbene “quasi il 60% degli acquisti ha fatto capo a banche piccole e medie, che hanno ottenuto una quota molto bassa dei finanziamenti erogati dalla Banca centrale”. Inoltre, i soldi erogati dalla Bce sono stati usati anche per “rifinanziare l’ingente volume di obbligazioni in scadenza”. “CI SONO AZIENDE che, mentre le banche contavano i miliardi guadagnati speculando sul prestito europeo, hanno dovuto chiudere perché non gli sono stati concessi mutui di poche migliaia di euro – ha dichiarato il leader Idv, Antonio Di Pietro – il governo Monti ha il preciso dovere di impedire che il giochino prosegua. Il minimo che un governo serio possa e debba fare è garantire che le banche che prendono i soldi per riaprire il credito, poi lo riaprano davvero: non è certo una vessazione”. Quindi cosa dice il governo? “Le operazioni della Bce è stata

di grandissima saggezza per l’Europa e certo anche rilevante per l’Italia – dichiarò il ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, in occasione dell’asta per la seconda tranche di fondi – il mestiere delle banche è quello di fare credito: se non lo fanno, sono le prime a non avere i conti economici in ordine”. E ieri l’ex amministratore delegato di Intesa, che di banche se ne intende, ha chiesto agli istituti di credito “di fare di più perché in un paese come l’Italia le banche sono molto collegate all’economia reale e se oggi soffrono è anche per questa ragione”. Immediata la risposta del presidente di Abi, Giuseppe Mussari: “L’esortazione del ministro Passera alle banche affinchè facciano di più per le imprese in genere e per le start-up in particolare è corretta. Lo stesso governo, però, deve fare di più”. Di sicuro non arriverà un provvedimento restrittivo da Francoforte: “La Bce non può imporsi sulle istituzioni finanziarie e sul metodo di utilizzo della liquidità fornita nelle operazioni di politica monetaria dell’Eurosistema” ha sentenziato Mario Draghi. La palla torna al governo di Mario Monti. Difficile non immaginare da che parte starà.

L’INTERVISTA Ignazio Messina (deputato Idv)

“Se Ceriani è in conflitto d’interesse deve lasciare” l 16 aprile i deputati IgnaIBarbato zio Messina e Francesco (Idv) hanno chiesto al governo, con un’interrogazione in Commissione Finanze, quanti soldi dei 255 miliardi prestati dalla Banca centrale europea agli istituti di credito italiani fossero realmente stati investiti in credito a famiglie e imprese. La risposta è arrivata dal Ministero dell’Economia, un mese più tardi, in forma scritta. Onorevole Messina, da dove si capisce nel documento che le banche non hanno concesso un euro ai cittadini? La risposta è molto chiara. Le banche italiane hanno acquistato titoli per ridurre il debito pubblico ma l’erogazione della Bce non era fi-

Il documento consegnato mercoledì ai deputati Messina e Barbato in commissione Finanze

nalizzata solo a questo motivo. Nel documento c’è solo una dichiarazione d’intenti sul credito a famiglie e imprese, e riguarda il futuro. Nel frattempo? Si prendono soldi all’1% e li mettono a frutto senza rischi. Di contro ci dicono “poi vedremo d’intervenire per mantenere in moto l’economia”. Ma non era il caso di farlo subito? Me lo dica lei. Certo, era importante. Anziché rischiare con un imprenditore hanno preferito un buon titolo di Stato che, pure stando fermi senza fare nulla, gli rende il 5 o il 6%. Ma le banche si sono dimenticate che hanno un ruolo sociale e non solo quello di accumulare soldi? Sono imprenditori. Infatti nessuno gli chiede di regalare mutui. Ma di concederli. E in fretta. Altrimenti? Puoi anche possedere una Ferrari ma senza benzina sarai sempre fermo. Effetto Grecia? Noi stiamo già vivendo la situazione greca. Lì hanno abbassato gli stipendi tenendo i prezzi fermi. Noi

abbiamo mantenuto gli stipendi fermi e alzato i prezzi con accise di ogni genere. Se la gente non ha soldi in tasca non può spenderli. Colpa del governo? Il governo ha il dovere di tutelare i cittadini. Invece li ha gravati di una pressione insostenibile favorendo ban-

Il comportamento del sottosegretario

Non ha risposto all’interrogazione in Commissione lamentando un disguido

che e assicurazioni. La recessione è inevitabile. L’esecutivo come ha risposto in Commissione? Non ha risposto nessuno. Il sottosegretario Vieri Ceriani si è negato al confronto, facendo mettere a verbale che la risposta non era ancora stata preparata dal ministero per un disguido. Invece a noi era stata consegnata datata e protocollata. Perché non ha risposto? Il motivo non è chiaro ma ritenevo opportuno un confronto. Che idea si è fatto? Che il sottosegretario, per motivi legati alla sua attività precedente (rappresentante della Banca d’Italia presso la Bce, ndr) abbia preferito non rispondere. Se è in conflitto d’interessi deve lasciare. Piuttosto vada a fare il sottosegretario all’Agricoltura non certo all’Economia. Che risposte attendete ora dal governo? Se non sarà la Bce a imporre delle condizioni alle banche dovrà farlo il governo obbligandole a concedere credito. Poi dovranno tagliare gli sprechi, quelli veri, e diminuire la pressione sui cittadini consentendogli di spendere e di vivere. (C .Pe.)

IL PISOLINO di chi fa finta di niente arba bianca, occhiali rossi, immancabile sorBRoma riso. Il sottosegretario Vieri Ceriani, nato a 62 anni fa, non ama particolarmente il lavoro delle commissioni parlamentari, al punto che a dicembre era stato ripreso mentre sonnecchiava durante la discussione della manovra. Laureato in Economia a “La Sapienza” ha frequentato un corso di specializzazione all'Università del Michigan (Usa). É stato poi assunto in Banca d’Italia nel 1976, a 26 anni, e assegnato al Servizio Studi, dove si occupava di finanza pubblica. Non è nuovo agli ambienti istituzionali, perché dal 1993 al 2001 è stato consigliere economico di diversi ministri delle Finanze. Ma il ruolo per il quale il ministro, secondo l’Idv, si sottrarrebbe dalle domande “scomode” sulla Banca centrale Europea è quello di rappresentante della Banca d'Italia in numerosi comitati e gruppi di lavoro e commissioni alla Bce, come capo del Servizio Rapporti Fiscali della Banca d'Italia, ruolo che mantiene dal settembre 2004. Conflitto d’interessi? Nel caso non vale più la frase pronunciata da Francesco Barbato a dicembre in commissione durante “il pisolino”: “Meglio non disturbarlo”.


Domenica 27 maggio 2012

Crisi, s’impicca nel garage della casa che stava costruendo

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CHI PIANGE, CHI RIDE

i é impiccato nel garage di una casa che stava costruendo in provincia di Teramo. Bernardino Capriotti, imprenditore edile di 49 anni di origini marchigiane pare avesse problemi economici, dovuti al fatto che non riceveva i pagamenti per i lavori. Il suo corpo è stato rinvenuto ieri nel pomeriggio dai familiari, preoccupati dalla sua

assenza a pranzo. A Cagliari un pizzaiolo ha tentato i suicidio. È stato salvato dai carabinieri della radiomobile della compagnia di Cagliari e dai vigili del fuoco. Verso le 5,30 l’uomo, un 39enne, colto da una crisi depressiva dovuta ai debiti accumulati nel corso della propria attività commerciale, si è rinchiuso nella sua pizzeria, in centro città, e dopo essersi tagliato con un

coltello da cucina entrambi gli avambracci, ha chiamato la sorella comunicandogli l’intenzione di suicidarsi. La donna ha avvisato il 112 e la sala operativa ha inviato una pattuglia ed una squadra dei vigili del fuoco, che, vista la situazione, sono riusciti ad entrare nel locale e colpire col getto d’acqua di un idrante l’uomo disperato ed immobilizzarlo.

Altro che crescita, stretta sui prestiti ma comprano Btp I DATI DI BANKITALIA CONFERMANO: LA LIQUIDITÀ DELLA BCE USATA PER I TITOLI. I FIDI SONO CALATI di Vittorio Malagutti Milano

ercate credito? Prego, ripassate più avanti, magari tra qualche mese. Assediati da migliaia di imprenditori in difficoltà, gente che chiede un aiuto per affrontare le secche della crisi oppure nuovi prestiti per rilanciare gli investimenti, i banchieri continuano a dare la stessa risposta standard. "Adesso non si può, non siamo in grado. Anche noi abbiano i nostri problemi, problemi gravi, che cosa credete?". Già, i problemi della banche. Perchè anche gli istituti di credito sono andati sbattere contro il muro della recessione. E i soldi della Bce, come da mesi

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segnalano gli analisti, servono più che altro ad evitare il collasso del sistema finanziario. In altri termini: l'istituto di Francoforte ha lanciato un salvagente alle banche, che erano rimaste drammaticamente a corto di liquidità. Salvati i banchieri, le imprese seguiranno, forse. LEGGIAMO che cosa scrive a questo proposito l'ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria pubblicato ad aprile dalla Banca d'Italia. "La normalizzazione (dell'offerta di prestiti alle aziende) sarà possibile a condizione che il calo dei tassi sui titoli sovrani e il miglioramento della situazione dei mercati dei capitali si confermino nei mesi a venire". In sostanza, la ripresa dei finan-

6,38% IL TASSO PER LE IMPRESE IN ITALIA IN GERMANIA 3 PUNTI IN MENO

Illustrazione di Marilena Nardi In basso a sinistra, Ignazio Messina e Vieri Ceriani. A destra, Mario Draghi (FOTO ANSA)

255 mld

LA PIOGGIA DI MILIARDI INTESA SAN PAOLO

36 MLD

MONTE PASCHI SIENA

20 MLD

UNICREDIT

20 MLD

MEDIOBANCA

7,5 MLD

I PRESTITI CONCESSI DALLA BCE ALLE NOSTRE BANCHE

2,8% IL CALO DEI PRESTITI DELLE 5 GRANDI BANCHE ITALIANE

ziamenti bancari è ipotizzabile nel futuro prossimo solo se lo spread continua a calare e il denaro riprende a circolare tra gli intermediari. Questa è la previsione degli analisti di Bankitalia formulata nel documento che, peraltro, è servito come base al governo per rispondere all'interrogazione parlamentare di cui si parla nell'articolo a pagina 2. Il problema vero è che "il calo dei tassi sui titoli sovrani" e il mi-

glioramento della situazione dei mercati dei capitali" evocati dalla Banca d'Italia sono possibili solo se gli operatori ritrovano un minimo di fiducia sulla ripresa dell'economia globale. Se manca la fiducia nessuno investe e i mercati restano instabili. E se i mercati restano instabili, le banche non fanno credito, di conseguenza le aziende non possono investire e l'economia non riparte. A questo punto il cerchio si chiude, perchè senza segnali di ripresa la fiducia resta una chimera, i mercati virano al ribasso e via di questo passo in una spirale che sembra senza fine. Ecco perchè le banche, una volta ricevuti i soldi dalla Bce, se li sono tenuti in cassa oppure li hanno usati per comprare titoli di stato. Il timore dei banchieri è che di qui a qualche mese la situazione economica generale possa di nuovo peggiorare. Allora perchè prendersi dei rischi prestando soldi ad aziende che potrebbero affondare? Con queste premesse non è una sorpresa che tra febbraio 2011 e febbraio 2012 i prestiti concessi dai primi cinque gruppi bancari italiani siano diminuiti del 2,8 per cento. A TAMPONARE la situazione, ma solo in parte, sono stati gli istituti di minori dimensioni, quelli più legati al territorio. I finanziamenti accordati da questa categoria di banche sono aumentati dell'1,4 per cento. In valore assoluto, comunque, lo stock dei prestiti alle imprese è diminuito: dai 915 miliardi di novembre 2011 siamo passati agli 895 miliardi registrati a fine febbraio 2012. Va poi ricordato che non tutti i debitori sono uguali e i banchieri hanno letteralmente sbattuto la porta in faccia alle aziende più problemati-

che concentrando gli impieghi sui clienti migliori. Secondo le statistiche della Banca d'Italia, nel 2011 i prestiti alle imprese classificate come "sane" sono addirittura aumentati del 6 per cento circa. QUESTO SIGNIFICA che le banche, nel timore che l'economia possa ancora rallentare, sono disposte a prendersi ancora meno rischi rispetto a qualche tempo fa. Proprio come farebbe qualunque investitore: se in Borsa si prevede ribasso difficile che qualcuno compri azioni. Infatti le banche hanno messo i loro soldi sotto il materasso, o quasi. Anzi, meglio ancora, investendo in titoli di stato sono riuscite a lucrare sulla differenza tra il costo del prestito della Bce, offerto all'1 per cento, e i rendimenti garantiti dai titoli di stato, dal 3 per cento in su. Risultato: il valore di Btp e altre obbligazioni pubbliche in portafoglio agli istituti italiani è aumentato di oltre 60 miliardi. Intesa, cioè il più grande gruppo bancario nazionale, ha aumentato la sua esposizione verso il debito targato Italia dai 60 miliardi di fine dicembre 2011 ai 72 miliardi registrati alla fine dello scorso marzo. Unicredit nello stesso periodo è passato da 27 a 32 miliardi. I banchieri si difendono spiegando che senza i soldi della Bce avrebbero dovuto vendere enormi quantità di titoli di stato provocando un tracollo del mercato. Possibile. Anzi, probabile. Abbiamo evitato il disastro. L'economia però non riparte. E allora tocca accontentarsi delle buone parole della Banca d'Italia, che nel rapporto sull'eurosistema prevede che "effetti espansivi sull’offerta di credito saranno verosimilmente visibili nei prossimi mesi". Speriamo.

“Credito per salvare le aziende”: allarme nel Veneto dei suicidi IL PRESIDENTE DEGLI ARTIGIANI: “SI SAPEVA CHE I SOLDI DI FRANCOFORTE SAREBBERO STATI USATI SOLO PER ABBASSARE LO SPREAD” di Erminia della Frattina Venezia

vero, la Bce ha dato soldi alle Èdestinati banche, ma non erano certo a rilanciare l’economia delle piccole e medie imprese”. E allora? “Li ha prestati alle banche perché comprassero Bot e Btp a breve, tant’è che li devono restituire entro tre anni”. Giuseppe Sbalchiero, 60 anni, vicentino, è presidente di Confartigianato veneto, una corazzata che raggruppa 60mila artigiani e piccoli imprenditori - in Veneto gli artigiani sono 150mila - tutti alle prese con il nemico numero uno, le banche, che hanno chiuso da un pezzo i rubinetti del credito. E le raccontano dei tanti casi di suicidio di imprenditori in difficoltà. Difficoltà dovute, oltre

al difficile accesso al credito, anche alla difficoltà di riscuotere i pagamenti da parte dello Stato e dalle grandi aziende. Sbalchiero, titolare di un’impresa edile fondata da suo padre e oggi continuata dal figlio, è stato anche presidente della cassa edile artigiana veneta: come dire che con le banche ci ha sempre avuto a che fare. PERÒ LA BCE ha dato 250 miliardi alle banche…“Per tentare di bloccare lo spread, cosa che in parte è riuscita”. Però? “Se vogliono davvero rilanciare l’economia, primo quel provvedimento lo deve fare il governo, secondo le banche, che dovrebbero per loro natura prestare soldi, hanno ridotto notevolmente la loro disponibilità nei confronti delle imprese”.

A dire la verità nell’ultimo periodo le banche, soprattutto le grandi, stanno rilanciando linee strategiche rivolte alle imprese per favorire l’accesso al credito no? “Solo nell’ottica di rilanciare gli investimenti”. Spieghi meglio. “Il gioco è questo: le grandi banche fanno grandi proclami e mettono enormi risorse ma solo per gli investimenti. Oggi però nessuno investe, i soldi che i piccoli e gli artigiani chiedono sono solo per fare cassa, perché lo Stato non paga le imprese e le aziende grandi non pagano le piccole; in questo modo la filiera salta”. Insomma se non c’è chi mette mano al portafoglio un sistema economico fatto di microimprese come quello veneto, ma anche emiliano e lombardo, rischia di uscire frantumato da

una fase recessiva come questa. “Certo, però le banche sbandierano che hanno messo soldi in investimenti: è come dire ho messo tanti soldi ma nessuno ce li chiede: faccio bella figura ma non presto nulla”. Lei cosa suggerirebbe? “Che li mettano a disposizione per l’utilizzo di cassa di conto corrente immediato

Un cantiere edile (FOTO ANSA)

pagamento del dovuto. E poi questo decreto per essere attuato ha bisogno di passare attraverso le banche”. E’ comunque una prima immissione di liquidità. “Certo, ma va soprattutto alle aziende grandi, quelle che hanno crediti alti nei confronti delle stazioni appaltanti: grandi imprese, Regioni e Stato. Chi garantisce che pagheranno i loro fornitori più piccoli che siamo noi?”.

quei soldi, e allora sì che sarebbero utilizzati tutti dall’inizio alla fine”. E’ un po’ il senso del decreto governativo sull’anticipazione sui crediti no? “Quella è una bufala, non è un’anticipazione di crediti perché noi quei crediti li vantiamo spesso da un anno, anche due anni a volte, quindi è solo il

E ALLORA non c’è soluzione? “Qualche piccola soluzione la stiamo cercando, come Confidi abbiamo contattato in questi giorni tutte le grandi banche per proporre alcune linee di credito dedicate alle Pmi. Dico solo che per ora tante banche sono disponibili, vedremo nei fatti”.


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Quando Ratzingker diceva: non si può venire a patti con la corruzione di Carlo

Tecce

anno fermate un paio di immagini, chiaro e scuro, per capire le convulsioni che debilitano il Vaticano: Papa Benedetto XVI che saluta i fedeli in piazza San Pietro senza l'assistente considerato di fiducia, la presunta talpa Paolo Gabriele; il maggiordomo, che racchiuso in preghiera (e tace) con i gendarmi che lo sorvegliano; le indagini che il poliziotto Domenico Giani prosegue spuntando una lista di venti sospettati. E un’indiscrezione, non smentita, che circola con insistenza: l’attenzione si concentra verso un componente laico in servizio presso la segreteria di Stato. Non si esclude che ci siano presto nuovi fermi poiché gli interrogatori proseguono numerosi e costanti; nonostante il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, faccia intuire che l'inchiesta possa rallentare prima di arrivare a ulteriori risultati.

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IL VATICANO fa sapere che Gabriele è accusato di furto aggravato, non di un attentato contro la sicurezza di uno Stato (né di ricettazione), e che l'istruttoria sommaria è terminata: il maggiordomo, però, non racconta, non ammette, anzi incontra i suoi avvocati – fra cui il romano Carlo Fusco, studio Pietro Sciumè – e aspetta i prossimi interrogatori. I suoi familiari avrebbero lasciato la palazzina interna al Vaticano, che confina con l'appartamento dei genitori di Emanuela Orlandi, la ragazza scomparsa nel 1983: unica consegna, il silenzio. I primi accertamenti, stavolta ufficializzati attraverso padre Lombardi, dicono che l'abitazione di Gabriele fosse piena di documenti riservati. Qualcuno s'azzarda a ipotizzare che il maggiordomo avesse apparecchiature per fotocopiare e conservare le lettere segrete indirizzate a Benedetto XVI, ma lievitano i dubbi, aumentano le voci

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VATILEAKS

Osservatore romano, ricordando i 35 anni dell’elezione episcopale di Joseph Ratzinger che cadono domani, ha significativamente stralciato una frase di un discorso del 2001 in cui l’allora cardinale spiegava che il vescovo deve essere uomo di pace ma non può venire a patti con la corruzione. Piccoli segni, da un universo criptico

che sostengono l’esatto contrario: le carte rilevanti le avrebbero ritrovate nell'automobile. Ci sono convinzioni che si scontrano, e varie interpretazioni fra porporati e osservatori, ma un punto praticamente incontrovertibile: Gabriele è un uomo di carattere mite, quasi ingenuo, non capace di cospirare contro il Papa, neanche se spinto da un buon sentimento: non è la mente, semmai

di suo, e arroccato in questi giorni nello “stupore e sconcerto” per l'arresto di quello che se colpevole sarebbe un ladro dentro le stanze del Papa. Anche Marco Tarquinio, direttore dell’Avvenire, interviene sulla prima pagina del suo giornale: “Oggi scriviamo di un dolore e di un peccato. E poche cose al mondo vanno maneggiate con

altrettanto pudore e altrettanta delicatezza. Il dolore è serio e profondo perché è quello del nostro Papa e di tutti colore che gli vogliamo bene. Il peccato è grave perché anche stavolta – come sempre, ma più di altre volte – è segno amaro e oscuro di divisione, di presunzione, di dissimulato o, al contrario, enfatico abbandono a una logica maligna”.

IL PAPA CIRCONDATO DA SOSPETTATI Dopo il maggiordomo, l’attenzione è su un laico in servizio alla segreteria di Stato del Vaticano

A breve non si escludono nuovi fermi con gli interrogatori che proseguono numerosi e costanti un braccio. Una cellula di una rete che cercava di veicolare i poteri e guidare il conflitto fra il cardinale Tarcisio Bertone e il resto di una Santa Sede in fibrillazione per successioni e ambizioni. La serie di prove che il Vaticano comunica con estrema certezza non aiutano a decifrare il momento: possibile che il maggiordomo fosse così sprovveduto tanto da cuIn basso Tarcisio Bertone; al centro Benedetto XVI; nella pagina accanto il segretario personale del Pontefice, padre Georg, alle sue spalle cerchiato di rosso Paolo Gabriele (FOTO DLM)

L’INTERVISTA Al vaticanista Benny Lai

“Comanda solo Bertone: lui ha in mano i soldi” di Malcom Pagani

comanda una sola OChiltretevere persona: Tarcisio Bertone. ha in mano il dominio economico sottomette tutti gli altri”. Tra un colpo di tosse e un fazzoletto al naso, Benny Lai, 87 anni, ex militante del Pci folgorato sulla via di San Pietro dal 1952, con tessera firmata da Montini: “Ma solo perché mi cacciarono da tutti i giornali” è il massimo esperto di intrighi, lotte di potere, omicidi e attentati consumati tra il mezzo chilometro quadrato e i mille abitanti di quell’enigma chiamato Vaticano. “Adesso abbiamo anche il corvo. Una storia buffa”. Perché buffa? Perché è fumosa, improbabile, astratta come qualunque verità circoli in Vaticano. Ratzinger è

debole, solo, chiuso nella sua torre, circondato da nemici che lui non riesce a vedere. Le cronache lo confermerebbero. Questo pontificato, a differenza di tutti quelli che si sono succeduti da Pio XI in poi, ha tratti assolutamente singolari. Non c’era Papa che per scegliere i propri collaboratori non attingesse regolarmente alla Segreteria di Stato, da Casaroli a Pacelli. Con Ratzinger è accaduto altro. Cosa, Lai? Ha messo i suoi amici. Ovunque. Prenda Bertone. Ha quasi ottant’anni. Ratzinger ha preteso che sull’Osservatore Romano venisse pubblicata una lettera che lo invitava a rimanere. A 80 anni bisogna andar via, voler restare anche a dispetto dei santi provoca invidia.

Facciamo dei nomi? Angelo Sodano. Un uomo pieno di difetti che aveva saputo però governare con perizia il Vaticano. Ratzinger ha scelto Bertone e lui ha dato fuoco al braciere. Lotte interne, favoritismi. Piccole ripicche. Anche? Un secondo prima di essere destituito, Sodano ha messo il suo segretario particolare, Monsignor Pioppo, a Prelato del Sant’Uffizio cacciando De Bonis. Il Prelato in carica ai tempi di Marcinkus. Sempre lì si torna. Perché il potere dello Ior non rispondeva a nessuno, neanche al Papa, soprattutto all’epoca di Woityla. Lo Ior non ha a che fare con il governo della Chiesa. È solo l’istituto che senza controlli, dava soldi al Pontefice. Non sempre

in modo lecito. Anzi. L’hanno stupita le dimissioni di Gotti Tedeschi? Neanche un po’. Si sapeva da tempo. Le racconto una cosa. Gotti Tedeschi era l’uomo di Giovanni Maria Vian, il direttore dell’Osservatore Romano. Un tempo era impossibile incontrarlo se a fianco, non aveva lui. Poi? È stato abbandonato. Si è sempre occupato di strane manovre economiche, Gotti. Di lavori scomodi, che altri gli delegavano e lui eseguiva in silenzio. Ora, evidentemente, non serviva più. E l’hanno mandato via? Gotti Tedeschi ha dato per anni battaglia in perfetta coincidenza di intenti con Bertone. Ora se ne è andato. È strano, non c’è nessuno che all’epoca d’oro, in certi ambiti, si sia dato da fare come

lui. In che campo? Nel campo oscuro del denaro. È la prima volta che un presidente dello Ior viene cacciato dai Cardianali e dai suoi stessi uomini, stanchi di osservarlo sazio, divorato dall’ignavia. Gli uomini si abituano in fretta al massimo rendimento. Gotti aveva fatto molto. Non faceva più niente. E ha pagato. Non si scherza con lo Ior. Lo Ior riporta alla Orlandi. Non l’ho mai seguita con passione. Mi è sempre parsa più cronaca che Teologia. Per capire il Vaticano e le sue sottotrame bisogna frequentarlo a lungo, interpretare i piccoli segnali. Stare attentissimi quando ti porgono al mano. La mano? È una liturgia finissima, quasi invisibile, che traccia la divergenza tra un gesto d’amicizia e uno

di ostilità. Se te la danno leggermente curva pretendono che tu la baci, dritta invece rappresenta quasi un gesto di sfida. La storia dei misteri vaticani è infinita. Si disse che Papa Luciani venne avvelenato e Woityla subì un finto attentato. Si esagerò. A tanta segretezza, la dietrologia risponde con i suoi talenti. Nel caso di Alì Agca si trattò di una vendetta del mondo sovietico nei confronti di un Papa aperto alle novità e in quello di Luciani, di un errore di Monsignor Villot. Non vollero far sapere che mentre il Papa stava male, nella sua stanza, era entrata una suora. Si disse anche che Gelli avesse fatto sparire le foto di altre suore. Quelle fotografate in costume con Woityla, a Castelgandolfo.


Domenica 27 maggio 2012

Caso Orlandi: oggi la manifestazione organizzata dal fratello stodire in una casa vaticana, in cui vive con la moglie e tre figli, quel materiale che non doveva avere? Soprattutto se l’avessero informato di strani rilevamenti già lunedì o mercoledì, comunque giorni prima di finire in una cella che il Vaticano chiama in vari modo. Il romano Gabriele ha ricevuto l’eredità di Angelo Gugel, il leggendario aiutante di camera di Giovanni Paolo II, per avere convinto sia il

L’uomo arrestato è accusato di furto aggravato, non di attentato contro la sicurezza di uno Stato Papa polacco e sia la famiglia pontificia, impermeabile a intromissioni e traditori perché selezionati con severità. Gabriele non è un giovane maggiordomo, va oltre i sei anni di trascorsi accanto a Benedetto XVI: l’aveva segnalato l'arcivescovo James Michael Harvey, il prefetto americano che dirige la Casa Pontificia, consacrato vescovo dal cardinale Angelo Sodano, ex segretario di Stato, e dunque predecessore di Bertone. Quello che va trovato in Paolo Gabriele è il movente: un passo che supera la fase iniziale condotta dal magistrato Piero Antonio Bonnet, tre anni fa nominato giudice dal Papa. Per correggere chi

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VATILEAKS

na giornata di mobilitazione per chiedere giustizia e verità per Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, scomparsa a 15 anni il 22 giugno del 1983: si terrà oggi la marcia che partirà dal Campidoglio fino a piazza San Pietro, promossa dal fratello della

annunciava trent'anni di pena massima per Gabriele, padre Lombardi fa percepire che la posizione del maggiordomo va ancora attentamente analizzate perché il repulisti vaticano coinvolge un gruppo ampio di persone: “Ora il Giudice dovrà decidere per il proscioglimento o per il rinvio a giudizio”. E Gabriele non parla, finito al centro di un obiettivo enorme. Che sempre il portavoce vaticano definisce con un'espressione durissima: “La lotta contro il male è sempre attuale”. LA PRIMA uscita pubblica di Papa Benedetto XVI, che accoglie il movimento “Rinnovamento per lo Spirito” in piazza San Pietro, è una risposta colta, quelle che il teologo diventato Papa predilige. Cita una promessa di Gesù contenuta nel Vangelo, una dimostrazione di resistenza per la Chiesa che combatte una lotta interna: “Il vento scuote la casa di Dio. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia”. Le memorie vaticane ricordano che il primo furto nelle stanze del Papa avvenne durante l’estate del 1968, mentre Paolo VI era in vacanza a Castelgandolfo. Quel che l’aneddoto storico non può spiegare è che, stavolta, la presunta mano è quella che vestiva il pontefice. Ha un valore simbolico, per chi s’oppone al cardinale Bertone e al pontificato di Ratzinger, vuol dire che il Papa tedesco è vulnerabile. Questo è un segnale che i suoi nemici possono vantare.

ragazza, Pietro, che non ha mai smesso di lottare per far luce sulla vicenda. Alla marcia è prevista anche la partecipazione del sindaco di Roma Gianni Alemanno e la foto di Emanuela sarà esposta in Campidoglio, così come è stato fatto per Sakineh e Rossella Urru e altre donne, innocenti vittime di violenza.

Pedofilia, riciclaggio e suicidi: l’annus horribilis della Chiesa SCANDALI D’OLTRETEVERE: A PARTIRE DAL CASO BOFFO FINO ALL’ANNUNCIATA MORTE DI BENEDETTO XVI di Chiara Paolin

o potuto vedere la verità sui casi di pedofilia, l’inchiesta per riciclaggio allo Ior, le case di Propaganda Fide, il suicidio di Mario Cal, il caso del giornalista Dino Boffo o il caso Emanuela Orlandi. Negli anni mi sono ritrovato con amici e colleghi che vivono o lavorano con me in Vaticano. Ci siamo confrontati e abbiamo capito che nutriamo gli stessi dubbi, e ci sentiamo frustrati perché siamo impotenti di fronte ai troppi soprusi, interessi personali, verità taciute”. È Maria, la fonte vaticana del giornalista Gianluigi Nuzzi, a fare un elenco sommario degli scan-

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dali che negli ultimi anni hanno centrifugato la crisi di San Pietro. Nessuno sa ancora se Maria sia davvero il maggiordomo Paolo Gabriele, di certo la rete dei ribelli vaticani ha già fatto luce su molti segreti assai imbarazzanti. Metodo Boffo Era il 28 agosto 2009 quando Vittorio Feltri pubblicava sul Giornale false notizie sul direttore dell’Avvenire, reo di aver attaccato Berlusconi. Boffo risultava colpevole di molestie telefoniche e di essere gay. La storia si rivelò subito una trappola, mese dopo mese la verità cominciò a emergere mostrando un intrico di rivalità dentro la Santa Sede: anche dossier

anonimi e polpette avvelenate servivano a combattere gli avversari. Nelle ultime settimane la puntata finale del mistero, con la lettera inviata a gennaio 2010 da Boffo al segretario del Papa, padre Georg Ganswein, e pubblicata dal Fatto, in cui si fa nome e cognome del sospetto calunniatore (Giovanni Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano). Il caso Viganò Mentre la faccenda Boffo ribolle in sottofondo, il caso Viganò esplode in faccia a Ratzinger. È il 25 gennaio di quest’anno quando Nuzzi racconta su La7 la storia del monsignore che aveva risanato la città santa ottenendo in premio un biglietto

Un testimone: “Ci sentiamo frustrati perché siamo impotenti di fronte ai troppi soprusi e verità taciute” di sola andata per gli Usa. “Beatissimo padre, un mio trasferimento dal Governatorato in questo momento provocherebbe profondo smarrimento e scoramento in quanti hanno creduto fosse possibile risanare tante situazioni di corruzione e prevaricazione” scriveva nella primavera 2011 Carlo Maria Viganò, allora segretario del Governatorato della Città del Vaticano. Viganò è tutt’ora nunzio apostolico in America.

ANDREA VIANELLO E dopo pranzo una pennichella ci starebbe bene. RED RONNIE Bello perché avete pareri contrastanti da Firenze a Grosseto: chi dice la supestrada fino a Siena, chi l'autostrada Livorno-Rosignano.

LA LETTERA contro l’ex capo dello Ior e il successore

“Gotti, non hai fatto il tuo dovere” di Sara Nicoli

ttore Gotti Tedeschi, il potente ex presidenEva “adempiuto te dello Ior, è stato cacciato perché non aveai doveri di presidente”. Lo si

Penso fosse vero. Si sostenne a lungo l’ipotesi, ma come sia andata non lo sapremo mai. A che punto è la notte in Vaticano? È scura. Il Papa è assediato, cupo, ha bastonato la Curia sul caso Williamson, non è mediatico, non si fa vedere. Il corvo è una protesi. È un segnale che arriva dall’alto. Un modo di dire: “vattene, vogliamo il cambiamento”. Ratzinger rischia? Certo. Ma non perché qualcuno desideri ucciderlo. È solo molto malato. E ha 85 anni.

legge in un documento diffuso ieri, in cui il board della banca lo incolpa anche di “aver abbandonato o non ha partecipato ai consigli”, aver diffuso documenti riservati e non “aver difeso pubblicamente l'Istituto con i media”, creando inevitabili stati di “tensione” nell'Istituto e con il personale. Ma la bolla di scomunica è il finale: ha tenuto un “compor tamento eccentrico”. Si tratta, con tutta evidenza, di motivazioni fragili che hanno, però, una spiegazione molto concreta. La Santa Sede voleva far fuori Gotti Tedeschi per mettere al suo posto il suo “secondo” di sempre, ovvero Ronaldo Hermann Schmitz, 74 anni il prossimo 30 ottobre, tedesco nato a Porto Alegre (Brasile), ex ad e vicepresidente

della Deutsche Bank; Schmitz è l’uomo di cui la Curia (e non direttamente il Papa, attenzione) si fidano ciecamente per traghettare lo Ior fuori dalle secche delle inchieste e della mancata osservanza delle norme anti riciclaggio. Prima di arrivare alla Deutsche, Schmitz ha ricoperto posizioni di vertice alla multinazionale chimica Basf dal 1980 al 1990 con carica anche di presidente del cda. Ancora oggi siede in vari altri cda in aziende di rilevanza internazionale, come Cabot e la GlaxoSmithKline e fa parte di “think tanks” globali come l’Institute for Advanced Study. Ma, soprattutto, come la Trilateral Commission. Ecco, val la pena sottolineare questa militanza. Perché la Trilateral è un’organizzazione mondialista composta da più di 300 influenti uomini d'affari, politici, intellettuali dall'Europa, dal Giappone e dal Nord America; ha l'obiettivo di favorire e guidare la globalizzazione liberal-capitalista del pianeta. Il presidente

Europeo di questa associazione è il premier Mario Monti, ma ne fanno parte anche John Elkan, Pierfrancesco Guarguaglini, Enrico Letta, Marco Tronchetti Provera e il presidente dell’Eni, Giuseppe Recchi. Adesso, insomma, con l’arrivo di Schmitz, anche lo Ior entra ufficialmente a far parte delle banche mondiali della galassia “trilaterale”. Lo Ior, è bene ricordarlo, è stato fondato da Pio XII nel 1942, creato con un chirografo (documento autografo) papale. La distinzione è sottile, ma reale, nel senso che i fondi in esso depositati non sono direttamente attribuibili al Vaticano, avendo lo Ior bilanci propri ed una amministrazione autonoma. Un’identità complessa, comunque, sulla quale si è a lungo concentrato l’interesse di magistrati (e non solo), in seguito alla vicenda Calvi-Ambrosiano. L’uscita di scena di Gotti Tedeschi, economista che peraltro ha potuto vantare sentimenti di forte stima da parte di Benedetto XVI, lascia però a metà l'attuazione della normativa anti-riciclaggio, con la banca sempre sotto esame per l’ammissione del Vaticano nella ”white list” dei Paesi virtuosi.

“Il papa morirà” Il 9 febbraio 2012 sul Fatto Marco Lillo racconta di un complotto alle spalle del Papa. Il cardinale Castrillon parla della morte imminente del pontefice, mentre si prepara un duro scontro per la successione. Sarà Angelo Scola, l’arcivescovo di Milano gradito al Santo Padre – e meno al segretario di Stato, Tarcisio Bertone – a prenderne il posto? Milano-Roma Ancora Marco Lillo rivela lo scorso marzo il carteggio, elegante quanto brutale, avvenuto sulla linea Roma-Milano giusto un anno prima, cioè quando Bertone invitò Dionigi Tettamanzi, allora arcivescovo di Milano, a mollare su due piedi l’Istituto Toniolo, chiave d’accesso gestionale a colossi come il Policlinico Gemelli e l’Università Cattolica. Tettamanzi, anziché obbedire e andarsene, chiese spiegazioni al Papa, che lo riconfermò al suo posto. Bertone certo non gradì. Idem per il San Raffaele, il megaospedale di Don Verzè che il segretario di Stato voleva rilevare insieme allo Ior guidato da Gotti Tedeschi. "Nella complicata gestione del San Raffaele, fa gravemente problema il coinvolgimento diretto dello Ior" scriveva nel dicembre 2011 l'arcivescovo di Milano succeduto a Tettamanzi, cardinale Angelo Scola, in una missiva indirizzata al solito padre Georg. A gennaio 2012, lo Ior e il socio Malacalza non esercitano l'opzione sul San Raffaele. E l’Ici? A proposito di Ior, a febbraio 2012 spunta la lettera che Gotti Tedeschi scrisse nel settembre 2011 a Bertone per spiegargli come ci fossero stati utili contatti col ministro Tremonti al fine di gestire la scottante questione Ici. L’Ue bussava violentemente alla porta del governo italiano chiedendo ragione dell’esenzione sulle proprietà della Chiesa, Gotti Tedeschi garantiva che s’era trovata una soluzione per emendare il periodo 2005-2011, ma che occorreva inventare un metodo per ridurre l’impatto della tassa per il futuro. Contatti tecnici Le rivelazioni di ‘Sua Santità’, il libro di Nuzzi, ampliano e dettagliano il quadro. La cena del 2009 tra il Papa e Napolitano per evitare il riconoscimento alle coppie di fatto, le cortesie (con assegni in allegato da 10mila euro) di fedeli vip come Bruno Vespa, il rispettoso ossequio di ministri importanti come Corrado Passera, Lorenzo Ornaghi e Andrea Riccardi. Quest’ultimo chiese al Papa la sua benedizione prima di accettare l’incarico da Mario Monti.


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Domenica 27 maggio 2012

Villa Adriana, la retromarcia del governo sui rifiuti

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FIGURACCE

re giorni di passione. Sulla vicenda di Villa Adriana e della possibile nascita di una discarica a Corcolle, a 800 metri dallo storico sito archeologico, si sono consumate tre lunghissime giornate. Prima il via libera del governo all’apertura del sito di stoccaggio di rifiuti. D’accordo, la presidente della Regione Renata Polverini e il

prefetto di Roma Pecoraro. A quel punto il ministro per i Beni Culturali Lorenzo Ornaghi minaccia di dimettersi: non può tollerare che accanto a un luogo considerato dall’Unesco patrimonio dell’Umanità venga accumulata la monnezza. Si scatena la protesta della società civile, che da mesi lotta contro l’apertura della discarica. Sul Fatto arriva anche l'appello di

Adriano Celentano: “Caro Monti, ancora un paio di questi colpi e alle prossime elezioni i Grillini te li troverai anche in camera da letto”. Venerdì arriva la retromarcia del governo: niente discarica a Corcolle, si farà da un’altra parte. Il prefetto si dimette. Il nuovo commissario all’emergenza rifiuti è Goffredo Sottile.

IL PAESE PIÙ RICCO DI STORIA (E DI PESSIME IDEE)

Nella foto grande, Villa Adriana. Sotto, da sinistra, la Reggia di Carditello, la Cappella degli Scrovegni e la Chiesa di San Bartolomeo in Pantano (FOTO ANSA)

struzione: un muro di cemento e cinque ville a schiera devastano uno dei più precoci esempi di giardino rinascimentale all’antica. D’altra parte, se attentiamo alla stessa Villa Adriana, perché risparmiare le sue conseguenze storiche?

Il caso Corcolle e il degrado che avanza di Tomaso Montanari

ra il 2008 ed il 2011 il bilancio del Ministero per i Beni culturali si è ridotto di un terzo (1,42 miliardi di euro). La nostra spesa per istruzione e cultura (4,4 per cento del Pil; 9,7 per cento della spesa pubblica) si colloca sotto la media europea (rispettivamente 5 e 11 per cento), e siamo sotto al ventesimo posto (peggio di noi, paesi come la Grecia o la Romania). Il massacro dei bilanci degli enti locali ha fatto il resto. In compenso, siamo l’unico Paese al mondo in cui la tutela del patrimonio storico e artistico sia iscritto tra i principi fondamentali della Costituzione (articolo 9). E quell’enorme e straordinario patrimonio è capillarmente diffuso sul territorio, fuso in un’unica cosa con l’ambiente ed il paesaggio. L’incredibile vicenda di Corcolle è perfettamente simbolica anche da questo punto di vista: la discarica riusciva in un colpo solo a distruggere l’ambiente (e dunque la salute dei cittadini), il paesaggio (non un valore estetico, ma identitario e ‘sociale’ nel senso più ampio), il patrimonio storico e artistico (con un be-

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ne simbolo come Villa Adriana, uno dei 47 siti italiani che l’Unesco ha dichiarato di valore universale per l’umanità). Su Corcolle si è ingaggiata una battaglia che ha visto uniti, e alla fine vittoriosi, il ministro dell’Ambiente e quello dei Beni Culturali (che ha dato qui il suo primo, e speriamo non ultimo, segno di vita). Un’ulteriore prova della bontà della vecchia idea di Giovanni Urbani (rilanciata da Gian Antonio Stella in questi giorni) di unificare i due ministeri. Ma per una vittoria ci sono mille sconfitte. A MILANO non si riescono a fermare le ruspe che devastano il cimitero paleocristiano di Sant’Ambrogio per costruire un parcheggio interrato: una causa evidentemente indegna non dico di una minaccia di dimissioni, ma almeno di una parola, da parte del milanesissimo e cattolicissimo ministro Ornaghi, che come rettore dell’Università Cattolica è pure dirimpettaio dello scempio. Quella di voler costruire parcheggi sotterranei sotto monumenti delicati è una mania italica. Nel centro di Pistoia, per esempio, se ne vuol scavare uno sotto la meravigliosa e fragile chiesa romanica di San Bar-

Discariche , parcheggi e torri: così si consuma lo scempio del patrimonio nazionale tolomeo in Pantano: che, come dice il toponimo, sorge su un terreno non esattamente solido. Oltre alle minacce dal sottosuolo, ci sono quelle che vengono dalle sopraelevazioni e dalle cementificazioni.

A circa centocinquanta metri dalla Cappella degli Scrovegni affrescata da Giotto (uno dei santuari della storia dell’arte italiana) l’amministrazione comunale di Padova vorrebbe costruire un auditorium con un piano interrato profondo 19 metri. Secondo la relazione dell’autorevole commissione scientifica nominata dallo stesso Comune, se i lavori non fossero condotti con particolari cautele, l’alterazione dell’equilibrio della falda potrebbe mettere in pericolo la statica della Cappella (la cui cripta è già perennemente allagata). Dopo l’appello di un folto gruppo di intellettuali e cittadini guidati da Chiara Frugoni, il sindaco Flavio Zanonato si è detto disposto a rinunciare al piano interrato (che dunque

non doveva essere così necessario!). Ma a 200 metri da Giotto, nell’area cosiddetta PP1 (già prevista a verde pubblico), ha preso il via la costruzioni di due torri, una delle quali sarà alta 109 metri, con uno scasso profondo 30 metri e una vasca che interferisce direttamente con l’equilibrio delle acque che minacciano la cappella. Insomma, una metafora perfetta dell’incombere della cementificazione sul tessuto paesaggistico e storico-artistico di quello che un tempo si definiva il giardino del mondo. Di nuovo vicino a Roma, a Genazzano, il contesto naturale del ninfeo protocinquecentesco collegato all’antico palazzo dei Colonna e attribuito a Bramante (oggi in proprietà del Comune) è in corso di di-

PIÙ A SUD, tra Napoli e Caserta, sorge la reggia borbonica di Carditello, saccheggiata di ogni suo arredo sotto l’occhio annuente della Camorra. Una delle cose che fa più impressione, visitando Carditello e il suo territorio, e che mentre nessuno monta la guardia alla reggia, l’esercito controlla in modo assai efficiente le vicinissime e terrificanti discariche, apostrofando con durezza i cronisti e gli studiosi che usano le macchine fotografiche per documentare lo scempio. Grandi cartelli gialli avvertono che le fotografie sono proibite perché le discariche sono “di interesse nazionale strategico”, e dunque sono protette da “sorveglianza armata”. Per noi, insomma, non è Carditello, non è il patrimonio storico e artistico ad essere strategico per il futuro del Paese. Mentre lo sono la monnezza e i suoi criminosi affari. Difficile pensare che la salvezza possa venire da sponsor privati, legittimamente interessati ai propri utili e quindi a finanziare solo redditizi luoghi simbolo (come il Colosseo): basti pensare che lo Stato sta per ricomprarsi proprio Carditello, che appartiene virtualmente a Banca Intesa, la quale non ha alcuna intenzione di restaurarla e proteggerla. Ma per ognuno di questi casi si è creato un movimento dal basso, fatto di comitati di cittadini che chiedono che le loro tasse servano anche a mantenere il patrimonio di cui sono proprietari in forza della Costituzione. È da qui che bisogna ripartire.

La presidente Polverini

Dallo stadio alle zecche, l’incontenibile Renata di Paola Zanca

cavalcioni sugli spalti della curva nord, al collo la sciarpetta della Lazio. Quella doAmenica di marzo di due anni fa, Renata Polverini non era ancora presidente della Regione. Era solo una romanista sfegatata. Che ci faceva dall'altra parte del campo? Cacciava voti tra i tifosi biancazzurri, notoriamente simpatizzanti per la destra. L'idea fu di Claudio Velardi: grazie ai suoi consigli, per la Renata nazionale, la stagione delle figuracce (chiusa, per il momento, con il sostegno alla discarica a 800 metri da Villa Adriana) è cominciata presto, in campagna elettorale. Si erano messi di traverso anche gli amici del Pdl: il ritardo nella consegna delle liste (colpa del celeberrimo Alfredo Milioni, che quella mattina fu distratto da un panino di troppo) la costrinse ad una corsa azzoppata, tanto che la Sora Cesira si sentì in dovere di dedicarle una delle sue più riuscite rivisitazioni: Mi-

chael Jackson, Bruce Springsteen, Stevie Wonder e Diana Ross a cantare “We are the world for Polverini”. Poi, complice una campagna elettorale ancora più traballante (quella di Emma Bonino e del Pd) venne il giorno della vittoria. E prima di lasciarsi andare ad un pianto liberatorio, Renata – in piedi sul tavolo in un gazebo di piazza del Popolo – grondava felicità e ringraziava gli amici. Con il braccio destro teso. Le grane cominciano quasi subito. Due settimane dopo l'ingresso in Regione, la Polverini va a Latina per un comizio. È lì che incontra il sindaco Vincenzo Zaccheo. Lui l'abbraccia, le fa i complimenti e aggiunge: “Non ti dimenticare delle mie figlie”. Lei, ignara delle telecamere di ‘Striscia la Notizia’, lo rassicura: “No, no..stai a scherza?!'. Poi domani mi faccio il calendario...”. Ma per capire appieno il personaggio, bisogna salire più a nord, ad un altro comizio questa volta a Genzano. In piazza la

“Io so’ della strada come te”, dice. Ma alla festa per i suoi 50 anni c’era la fila di autoblu

contestano, le urlano 'Vergogna'. Lei tutto fa, tranne abbozzare. “Questa purtroppo è la democrazia, e ve ne dovete fare una cazzo di ragione!”, urla la Polverini. Le dicono che se ne deve andare. Lei risponde: “Vattene te! Io so' della strada come te! Con me caschi male perché io le manifestazioni le ho organizzate quando te portavi i pantaloncini corti....so' trent'anni che vado alle manifestazioni, me faccio mette paura da una zecca come te!”. Ce l'ha con i comunisti, che non la lasciano parlare. “Se la fate finita e ascoltate bene, se no fate come cazzo ve pare”. Poi vede uno con la telecamera: “Riprendi, riprendi. Lo sai che ci devi fare con quella? Poi dopo quando scendo te lo dico”. “Non ho paura nemmeno del diavolo”, dice di sé Renata. Alla Sagra del peperoncino di Rieti, quando le telecamere del 'Fatto' l'hanno vista scendere dall'elicottero, non ha battuto ciglio: “Lei non troverà alcuna spesa che mi riguarda, nemmeno le cene... Studia che fa bene – diceva al nostro Carlo Tecce – Prima di parlare...non fare come i tuoi colleghi della casta dei giornalisti”. Poi vennero gli scandali sulla casa. Anzi, sulle case. Quella comprata a un prezzo stracciato dallo Ior a San Saba, quella acquistata all'Eur dall'Inpdap, fino all'alloggio popolare abitato dal

Renata Polverini imbocca Umberto Bossi. A destra, fa il saluto romano (FOTO ANSA)

marito. Di casta non vuol sentir parlare (nemmeno ora che per i suoi 50 anni ha riunito centinaia di ospiti in autoblu). Tanto che a dicembre scorso, in piena polemica sui costi della politica, ha fatto il colpaccio: via libera ai vitalizi per tutti gli assessori, anche quelli non eletti (indispensabile ricompensa ai reduci del panino di Milone che le hanno portato voti senza essere in lista). E con lo stesso tempismo perfetto, mentre Lampedusa scoppiava di migranti e il bollettino dei morti nel Canale di Sicilia si aggiornava di ora in ora, lei scherzava sulle rive del Tevere gridando agli amici in partenza sul catamarano: “Salutatemi i tunisini”. E ancora la memorabile scena in piazza Montecitorio. Po-

che ore prima Umberto Bossi ha detto che Spqr significa “Sono Porci Questi Romani”. Volano gli stracci, poi Alemanno e Polverini decidono di far pace: scambio di piatti tipici, polenta contro coda alla vaccinara. E Renata si fa immortalare mentre imbocca il leader della Lega con la pajata. Il 25 aprile, un mese fa, le fanno sapere che la sua partecipazione al corteo per la Liberazione non è gradita. Lei prima dice che andrà lo stesso, poi cambia idea ma telefona (così racconta un video del ‘Corriere’) per chiedere un comunicato di ringraziamento firmato dai partigiani. L'Anpi ha lasciato perdere: “Noi le avevamo detto che, se si sentiva antifascista, poteva tranquillamente venire...”.


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FIGURINE

accontano che nel ‘94, quando Silvio Berlusconi vinse le elezioni, festeggiò girando per i corridoi di Saxa Rubra avvolto in una bandiera di Forza Italia. Oggi invece, Piero Vigorelli, è sceso in campo in persona. Da due settimane è sindaco dell’isola di Ponza, eletto in una lista civica vicina al Pdl. Per quindici anni al Messaggero, poi entrò

Vigorelli, la vittoria di B. e la bandiera di Forza Italia a Saxa Rubra

in Rai come autore del programma pomeridiano di cronaca in diretta e poi come direttore dei tg regionali. Nel 1997 passa a Mediaset, dove diventa vicedirettore del Tg5 (e inventore della trasmissione ‘Miracoli’). Infine, ultimo approdo La7, visto che presiede l’azienda che si occupa delle infrastrutture televisive di Telecom.

DA MINZOLINI A GRILLO: “BASTA PIEGARE LA TESTA, MI GIOCO LA CARRIERA” L’inviato del Tg1 Metalli fonda il gruppo Cinque Stelle Rai di Carlo Tecce

eppe Grillo ha trovato i suoi mille dove i partiti controllano persino serrature e librerie. Saxa Rubra, casermoni e redazioni Rai, accade l’incredibile: “Cresciamo, sempre di più: mille è un giro di pista, la corsa continua: avanti con il mio gruppo Cinque Stelle Rai. Centinaia ogni giorno, decine ogni ora. Mi gioco la carriera, me ne frego: siamo stufi di mendicare favori ai politici”, dice Leonardo Metalli, inviato di spettacoli per il Tg1, già compagno di vacanze e di bagordi di Augusto Minzolini. Proprio lei, Metalli. Ci siamo stancati di tenere la testa sotto la polvere, di sopportare le richieste politiche, di farci guerre fra poveri. I dipendenti Rai sono le vittime, e Beppe ha ragione, deve ascoltarci, aiutarci, sollevarci. Com’è successo? Qualche settimana prima di queste straordinarie elezioni, sentivo l'esigenza di fare qualcosa, di muovermi da quell'angolo dove ti gettano i politici appena smetti di servire. Leggo il manifesto di Beppe, un amico vero: lui vorrebbe creare un canale Rai senza pubblicità, però deve sapere che i lavoratori non c’entrano. E noi vogliamo discutere con lui, soltanto Beppe può raccogliere le paure e le idee dei cittadini. Ha superato la fase berlusconiana? Per me è stata brevissima. Mi piaceva il movimentismo di Forza Italia, un sentimento tradito dal Pdl. Ancora non ci posso credere che Maurizio Gasparri, una persona che conosco e che apprezzavo, sia l'autore di una legge che ammazza la Rai. Basta! Come reagire? Ho chiamato un collaboratore di Gian Roberto Casaleggio, anche se io parlo direttamente con Beppe, eccome. Però dovevamo pensare uno strumento per avvicinare il servizio pubblico ai 5 Stelle. Ecco la bellissima illuminazione: facciamo una squadra di dipendenti e collaboratori di viale Mazzini che vogliono cacciare questi direttori e dirigenti lottizzati che ci costano cifre enormi e ci fanno male. Scriveremo al presidente Mario Monti, che purtroppo soffre Berlusconi: la legge Gasparri si

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“Nella tv pubblica senza un politico di riferimento sei finito. Ho chiamato Casaleggio: Beppe è con noi”

può riformare. Chi sta con Grillo? Le faccio qualche nome per dimostrare che siamo già organizzati. Carlo Alberto Morosetti (Tg2), giornalista di economia, si può occupare di aspetti contabili. Stefano Campagna (Tg1), che proviene da destra, può sconfiggere l'omofobia. Fabrizio de Jorio (Televideo), sindacalista romano, può difendere i precari. Reduci del Cavaliere e di Alleanza Nazionale. Sono la maggioranza perché Grillo attrae soprattutto i moderati. Il fenomeno che nessuno intuisce e che travolge Parma: io c’ero accanto a Federico Pizzarotti, osservavo con attenzione. Quando in Rai non hai un poli-

tico di riferimento sei affossato, annullato, finito. Che dice l'amico Minzolini? Non può immaginare quante volte ci siamo scontrati per gli editoriali che faceva, spesso controvoglia. Minzolini come Maccari è stato un direttore politico e doveva rispettare un patto non scritto. Augusto potrebbe raccontare perché aveva il dovere di fare determinate scelte, giuro che sarebbe più simpatico. Mi aiutava, però, mi ha consegnato una rubrica musicale che guarda soltanto ai giovani: niente privilegiati, niente vecchi. Andavate in vacanza insieme. Memorabile una vostra foto in Kenya con un pitone e la deputata Giammanco op-

pure la serata hippie con le corone di fiori. Augusto riflette, potrebbe iscriversi al nostro Movimento Cinque Stelle. Prima di Minzolini, tanti anni fa, le mie vacanze le facevo con Beppe Grillo, Gino Paoli e Renzo Arbore. Ci tengo a far sapere che con Arbore ho girato il mondo, ma non abbiamo mai condiviso un'ideologia politica. Ora sono entusiasta. Come mai? I cittadini si sono svegliati. Un giorno, a sorpresa, un operatore Rai si avvicina e mi dice: leggi la mia proposta per il servizio pubblico, girala a Grillo per piacere. Io ho avuto la prontezza di rassicurarlo: tranquillo, Beppe risponde sempre. Beppe è con noi.

Beppe Grillo durante un comizio (ANSA) In alto il giornalista del Tg1 Leonardo Metalli (OLYCOM) Sotto il comico francese Coluche ( LAPRESSE)

FRANCIA 1980

COLUCHE, IL CLOWN CHE SFIDÒ GISCARD di Gianni

Marsili Parigi

rillo come Coluche? Vediamo un Gzionepo’ e cominciamo con la dichiaradi candidatura presidenziale che il comico francese fece il 30 ottobre 1980: “Chiamo i fannulloni, gli zozzoni, i drogati, gli alcolisti, i culattoni, i parassiti, gli avanzi di galera, le lesbiche, i neri, gli arabi, i francesi, i travestiti, gli ex comunisti, gli astensionisti a votare per me!!! Tutti insieme per metterglielo nel culo con Coluche!!!”. Un solo programma: “Rompere i coglioni alla destra, fino alla sinistra”. Il linguaggio: “Sempre grossolano, mai volgare”. Altro decalogo non c’era, per il clown Coluche. In quegli anni gli stava stretta la gabbia giscardiana, una tv imbalsamata che pareva ferma ai tempi del Generale, una censura sempre pronta a tagliare, oscurare, influire nell’ombra, e quel presidente con la boccuccia a culo di gallina che pareva sempre reduce da una partita di caccia e che Coluche chiamava “il

BOMBA O NON BOMBA L’ultima provocazione omba o non bomba, arriveremo a Roma”. Beppe GrilBdiatica, lo è l’uomo del momento, ma la sovraesposizione meforse, comincia a tendere qualche trappola: “Nell’aria c’è odore di zolfo - scrive sul blog il fondatore del Movimento 5 Stelle - ma il cambiamento non si può arrestare. Se tre indizi (prima il ferimento di Adinolfi a Genova, la bomba di Brindisi e le continue esternazioni sul ritorno del terrorismo) fanno una prova, allora ci sono ottime possibilità che del ritorno di una stagione stragista”. Beppe Grillo, insomma, si sente l’obiettivo numero uno di una possibile, terza riedizione della strategia della tensione: “Per ora le nuove sigle e i nuovi bombaroli - prosegue l’ex comico - non sono all’altezza di piazza Fontana, che bloccò le aperture a sinistra di Aldo Moro, o della stazione di Bologna, alla quale fecero seguito un decennio di craxismo e un ventennio di berlusconismo. Forse ritengono che alzare il tiro non sia ancora necessario”. NON È la prima volta che Grillo interviene sul tema. Già all’indomani dell’attentato della scuola Morvillo-Falcone si interrogò sul “cui prodest” della bomba di Brindisi: “Una ragazzina morta - scrisse il 19 maggio - una gravissima, altri sei studenti feriti. Oggi, nel ventennale della strage di Capaci, a Brindisi era attesa una carovana anti-mafia proveniente da Roma. Coincidenze? Io ho smesso di crederci da tempo, da quando ho visto da bambino per la prima volta Andreotti in televisione (...) Questa bomba ricorre in un periodo storico molto simile a quello del '92/'93 (...) Spero che Brindisi, che segue l'attentato a Adinolfi a Genova, non sia l’inizio di una militarizzazione del territorio, di leggi speciali, di neo terroristi e di depistaggi. Cui prodest questo attentato?”. A leggere il pubblicato ieri dunque, a questa domanda Grillo sembra dare una risposta chiara: il cambiamento che si vuole fermare è quello del M5S, perché “bomba o non bomba arriveremo a Roma”. Grillo, insomma, non sembra immune dal destino di sentirsi il salvatore della patria , come uno qualsiasi dei tanto odiati politici. “Bomba o non bomba” è solo l’ultima delle provocazioni delle ultime settimane: “O il M5S - scrisse il 9 maggio - o la dittatura. In Italia il vuoto lasciato dai partiti che sta spostando l’Europa verso un neofascismo è stato riempito, per ora, da cittadini incensurati, sinceri democratici”. Poi gli insulti a ripetizione sparati nel mucchio (politici e giornalisti su tutti), quindi il processo popolare contro i politici responsabili della crisi, prima minacciato nelle piazze e poi diffuso - con poca ironia - dagli schermi di Euronews due giorni fa.

gioielliere”, per via di quella storia dei diamanti di Bokassa, il tiranno nero che si mangiava gli studenti, conservandone le tenere carni nel congelatore. Basta, disse il clown in quell’autunno pre-elettorale, mi butto e faccio un macello. E così fu, o almeno parve che dovesse essere. PER UN PAIO DI MESI le segreterie dei partiti furono in fibrillazione: per l’ometto con il naso rosso e la celebre salopette che gli aveva regalato l’Abbé Pierre intendevano votare un sacco di francesi, il 10-15 per cento e anche più. Roba da rovesciare il tavolo del secondo turno, che pareva già prenotato dal suddetto Giscard e da François Mitterrand. Coluche non aveva ovviamente la rete di Grillo né un apparato elettorale degno di questo nome. La sua forza era solo lui e il personaggio che incarnava sulla scena: il tipo da osteria, il tonto un po’ razzista, un capolavoro di antropologia nazionale e di humour. Ai francesi

piaceva vedersi così raffigurati, un po’ come agli italiani piaceva ritrovarsi nelle bassezze cinematografiche di Alberto Sordi. Non fece campagna elettorale, continuò a fare il clown di genio, non riuscì nemmeno a raccogliere le 500 firme necessarie alla candidatura e nel marzo dell’81, un mese prima del voto, annunciò con solennità: “Mi fermo qui, perché mi sono rotto”. Aggiunse anche una preziosa indicazione di voto: “Se vince Giscard, chiedo l’asilo politico in Belgio”. Come dire: ragazzi, votate Mitterrand. E qualche settimana dopo, una sera di maggio, arrivò in piazza della Bastiglia, piena come una bolgia, con un sorriso largo così, perché aveva vinto Mitterrand. Non ebbe il tempo di ripensare alla politica: cinque anni dopo si schiantò con la sua grossa moto contro un camion, da qualche parte vicino a Grasse. Di lui resta l’imperituro ricordo di un tizio che più corrosivo non si può (“Non bisogna sfruttare le proprie qualità per fare carriera, ma i propri difetti. Io per esempio sono di una rara cattiveria, e funziona benissimo”) e i Restos du Coeur, che ogni inverno nutrono gratis molti nullatenenti, quelli veri.


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SPINTE A SINISTRA

L’ULTIMATUM DI VASTO Vendola e Di Pietro a In Onda: “Bersani decida Altrimenti andiamo avanti da soli” di Giampiero

Calapà

a “foto di Vasto” si farà comunque, con o senza Pier Luigi Bersani. La notizia arriva quasi a sorpresa, nel corso di una puntata di In Onda, su La7, e potrebbe cambiare gli equilibri politici e le modalitá del dibattito a sinistra. Chissà se la sortita era preventivata, o é stata davvero una domanda insistente del direttore del Tempo Mario Sechi a innescarla, in modo quasi casuale. Sta di fatto che mentre Sechi ipotizzava la subordinazione dei due leader ai desiderata del Pd, Tonino Di Pietro é esploso indicando Vendola: “Questo é un ultimatum – ha detto il numero uno dell’Italia dei valori – o Bersani costruisce con noi la coalizione, oppure lo faremo noi due. Senza di lui”. A quel punto il leader di Sel ha preso la palla al balzo e ha rilanciato in diretta: “Convochiamo gli stati generali del centrosinistra del futuro – ha detto Vendola – come luogo dove costruire le ricette per salvare il Paese. Bersani dice no? Io e Di Pietro apriamo il cantiere, cominciamo lo stes-

una accelerazione così forte bisogna tornare a leggere l’agenda politica di questi giorni. Il secondo tentativo del Pd (dopo la bozza Di Pietro) di fare un accordo separato con il Pdl sulla legge elettorale, e per giunta su di un meccanismo a doppio turno é stato letto da Vendola e Di Pietro come una provocazione. E, infatti, il leader dell’Idv ha aggiunto: “Che

L

Ieri, oggi. E domani? Vendola e Di Pietro a “In Onda” con il cartonato di Bersani. A destra, il 16 ottobre 2011 a Vasto con Bersani (FOTO ANSA)

so anche da soli”. Cosa si intende per da soli? “Andare oltre la foto di Vasto coinvolgendo la società fuori dalla politica. Chiediamo a Bersani un programma chiaro. DICIAMO no al balletto dell’alleanzismo”. E Grillo potrebbe entrare in questo cartello: “Oh Gesù! – ha esclamato Di Pietro – Io posso allearmi solo con chi é disposto ad al-

learsi com me. L’alleanza con Grillo è Grillo che non la vuole”. Vendola ha spiegato perché gli sembra che la coalizione sia un’emergenza e una necessità: “Occorre una risposta alla domanda di cambiamento. Serve un luogo, un cantiere, che si occupi non solo delle alleanze ma del cambiamento stesso”. Così, per capire il perché di

Monti a Bergamo, contestato da Lega e antagonisti leghisti in cielo, gli “antagonisti” per Iaccolto terra. É la doppia contestazione che ha ieri il presidente del Consiglio Mario Monti a Bergamo, in occasione del giuramento degli allievi ufficiali della Guardia di finanza. Il premier aveva da poco cominciato a parlare quando un piper ha preso a volare, per una buona mezz’ora almeno, sulle teste dei presenti: “Basta Monti, basta tasse”, firmato Lega nord, lo slogan basico tracciato sullo striscione trainato dal piccolo velivolo. Monti non ha fatto finta di nulla, anzi: “C’è chi crede di risolvere i problemi con superficiali istanze separatiste – ha detto – La lotta all’evasione fiscale non si fa con parole vacue o gesti di protesta. Noi cittadini dell’Italia settentrionale e lombardi siamo spesso penalizzati nella competitività internazionale delle nostre imprese per le sacche di grande evasione che si annidano ovunque nel Paese e forse più in altre parti

del Paese che in questa. L’evasione fiscale – ha proseguito – non èsolo una violazione del rapporto con lo Stato ma è un fattore di ostacolo alla realizzazione di una dinamica di concorrenza leale tra le imprese, di aumento della pressione fiscale e di ingiustizia nei rapporti tra i cittadini”. PER LE STRADE di Bergamo, invece, si sono dati appuntamento circa 500 manifestanti a movimenti antagonisti e sindacati di base. Tra striscioni contro l’austerity montiana e bandiere NoTav, il corteo è arrivato fino a poche decine di metri dal palco, fischiando a più riprese l’intervento di Monti (applaudito invece dalla platea delle fiamme gialle). Nessuna saldatura, come prevedibile, tra i due cortei: “Dopo vent’anni – ha gridato al microfono un manifestante – la Lega finge di fare opposizione, ma non scende in piazza e sta su un aereo”.

cosa bisogna fare con il Porcellum? Bisogna inserire di nuovo le preferenze per far scegliere i cittadini. Il resto é inciucio!”. Il programma? “Io ho due proposte molto sem-

plici – ha spiegato Vendola – il reddito minimo garantito, e una legge per impegnare subito delle nuove forze nella tutela del territorio”. Ma così non si manderebbero i conti dello Stato a rotoli facendo arrabbiare Bruxelles? Vendola, alla domanda ha sorriso: “Ero ieri a Bruxelles, a trattare, e posso assicurare che a loro stanno a cuore anche i miliardi che dilapidiamo con le emergenze”. CHIOSA finale dello stesso Di Pietro, interrogato su un punto decisivo. L’alleanza non sarebbe troppo radicale, rischiando di non parlare con i moderati? “Questo é davvero un modo vecchio di discutere: Gesù Cristo, secondo voi, era un radicale o un moderato?”. Ai politologi l’ardua sentenza. Per sapere se la fotografia di Vasto diventerà realtà o no probabilmente basterà aspettare la direzione del Partito democratico martedì. Non sarà così se le parole di

di Lidia Ravera

Il trono di Re Giorgio è l’ultima ambizione di B. C’È UNA FOTOGRAFIA rivelatrice sul Corsera di ieri: Alfano e Berlusconi insieme, in piedi davanti ad un tavolo rosso, entrambi di profilo: uno alto e l’altro basso, uno stoicamente sorridente e l’altro finalmente cupo, uno giovane e pelato, l’altro vecchio e imparruccato. Fra loro, una poltrona vuota: uno la propone con la mano sullo schienale, l’altro la fissa, con una mano sul cuore. Neanche Cartier-Bresson avrebbe potuto cogliere con più artistico puntiglio, le trame segrete del naufragando Pdl. Il giovane sa che il vecchio l’ha insediato dove sta, e gli è grato. Il vecchio incassa la cambiale, ma per ora non ride, non si illude, non si siede. Può, davvero, il satiro di Arcore succedere all’irreprensibile re Giorgio? Può il massimo responsabile della crisi economica, politica, culturale, morale e filosofica del Paese, diventarne il Presidente? Eppure il vecchio B. ci prova: “Non ho ambizioni”, dichiara cauto, mellifluo, tutto unto di spirito di servizio, “ma se me lo chiede il Partito”. Il Partito, per quanto in via d’estinzione, gliel’ha già chiesto (come rivela il lapsus di Angelino). Gli italiani, come di consueto, non saranno consultati.

Rosy Bindi, presidente del partito, corrispondono a verità: “Ci sarà un appello anche alle forze moderate di centro, la ricostruzione del Paese deve avvenire coinvolgendo tutti i riformisti”. Riferimento all’Udc di Pierferdinando Casini e alla “nuova” cosa futura di Luca Montezemolo? Ma il biglietto d’invito per la festa dell’Idv di Vasto 2012, in programma dal

Ma Rosy Bindi avverte: “Martedì apriremo a tutti i moderati, anche di centro” 21 al 23 settembre, è già arrivato nella buca delle lettere di Bersani. Giorno dell’apoteosi per rilanciare l’alleanza un anno dopo, per cominciare la corsa verso le elezioni del dopo Monti? Di Pietro rivela: “Sì a Bersani ho già detto di venire, ma il Pd spesso si comporta come la vecchia Democrazia cristiana, dice sì ma anche no”. Alleanza di sinistra o meno, la sortita nel programma di Luca Telese e Nicola Porro agita vecchi fantasmi con tesi opposte. Se Bobo Craxi spera “in un blocco progressista nel segno del socialismo Ue”, il filosofo Massimo Cacciari attacca: “Bersani finirà come Occhetto e la sua gioiosa macchina da guerra, il segretario del Pd non vede al di là del proprio naso”. I “popolari” Enrico Letta, Paolo Gentiloni e Beppe Fioroni la pensano come Cacciari e in queste ore sono impegnati in frenetiche operazioni per uscire dalla direzione di martedì con il loro sogno realizzato: la foto di Vasto in frantumi, la cornice spezzata e i cocci di vetro per terra, calpestati come la sinistra italiana in questi anni.

novità


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CADUTI A DESTRA

FORMIGONI YACHT E JET TANTO PAGA DACCÒ L’imprenditore: “Mai ridato un soldo” Il governatore non molla la poltrona di Davide Milosa Milano

oberto Formigoni ieri lo ha promesso davanti ai microfoni della Rai: “Se qualcuno dimostrasse che Daccò ha avuto un vantaggio dai rapporti con me mi assumerò le mie responsabilità e mi dimetterò”. Il presidente di Regione Lombardia in un sabato di vento e sole gioca in difesa per l'ennesima volta. Non ammette nulla. Solo conferma la versione ufficiale: “Non ho mai ricevuto neppure un euro da nessuno (...) Non ho nulla da rimproverarmi sulla vicenda delle vacanze (...) Grazie a Dio, ho la possibilità di pagare". Chi va in contropiede è, invece, il Pd che si appella a Pdl e Lega “per votare la sfiducia tutti insieme”. In attesa di sviluppi politici, si resta alla solita parata del go-

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vernatore: niente scambio di favori. Conclusione: nessun reato. VERO? Solo in parte. Perché da una settimana il faccendiere Pierangelo Daccò - in carcere dal novembre scorso -, ritenuto dalla procura di Milano il protagonista principale degli scandali che hanno travolto il San Raf-

Il faccendiere della sanità: “L’Ad Maiora sempre a sua disposizione, 100mila euro per Capodanno”

faele e la clinica Maugeri, ha deciso di aprire i cassetti della memoria. Inizia il 19 maggio scorso, quando, nel carcere milanese di Opera, prende a parlare con i magistrati. Dice: “Da anni, da giugno a settembre lo yacht ‘Ad Maiora’ è a disposizione di Formigoni”. Spiega “che non si può definire come un’esclusiva, perché qualche volta m'imbarcavo anch’io. Però effettivamente da diversi anni ‘Ad Maiora’ è a disposizione di Formigoni”. Quindi prosegue: “Il presidente è stato mio ospite per tre capodanni ai Caraibi, non mi ha restituito nulla”. Bastano queste poche frasi, riportate ieri da Repubblica, per incrinare, quantomeno, la credibilità del governatore. Ad aprile, infatti, a chi gli contestava di essersi fatto pagare le ferie, rispondeva: “Da 50 anni faccio le vacanze con un gruppo ampio e dove uno paga una cosa, uno un’altra e alla fine

Il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni (FOTO OLYCOM)

c’è un conguaglio”. La versione di Daccò è un po’ diversa. E non solo la sua. C’È ANCHE il marinaio dell’ ‘Ad Maiora’. Le sue sono parole semplici, quasi ingenue: “Tutte le estati lo yacht era messo nella disponibilità esclusiva del presidente della Regione Lombardia. Daccò usava l'altra barca, riservando ‘Ad Maiora’ a Roberto Formigoni”. Costi di gestione? “Dai 30mila ai 50mila euro per stagione”. Il quadro viene confermato da un altro “amico del presidente”, quell’Antonio Simone, ex assessore regionale, finito in carcere per l’indagine sulla Maugeri. “Ricordo – metterà a verbale - che Daccò mi dis-

se che era opportuno continuare ad avere la disponibilità della barca perché poteva servire per le pubbliche relazioni". Barche e relazioni, dunque. Ma anche aerei e resort superlusso alle Antille. Il caso nel caso scoppia a metà aprile. Decisive risultano le carte di credito di Daccò. Allora, però, il presidente lombardo nemmeno ricorda dove ha passato le vacanze di capodanno (“Devo consultare le agende”). Poi ammette (solo in parte) e spiega che i conti di Daccò sono molto elevati perché si riferiscono a “pagamenti collettivi”. Quindi rivela di aver buttato le ricevute dei pagamenti. Partita chiusa? Affatto. Perché se all’inizio ci sono solo

“Formatatte i vostri padrini” FINISCE TRA I FISCHI LA MANIFESTAZIONE ORGANIZZATA DAI GIOVANI DEL PDL di Alessandro

Madron Pavia

l rinnovamento dei partiti è ufImavera ficialmente la moda per la priestate 2012. Dopo la Lega 2.0 lanciata da Maroni, anche il Pdl ha sdoganato la sua fronda digitale: i formattatori, che dalla piazza virtuale hanno deciso di esordire in quella reale. Lo hanno fatto ieri a Pavia, parlando dei temi che sono stati discussi, twittati e ritwittati sul web nelle settimane passate. E sul palco si sono avvicendati amministratori locali, simpatizzanti da tutta Italia. DENOMINATORE comune: giovani e pimpanti. Uno di questi è Giorgio Silli, assessore per il Pdl a Prato, che sulla formattazione ha spiegato: “è come quando un computer viene attaccato da un virus. Lo si formatta, si tiene buona la macchina e la si fa ripartire. Del resto i risultati elettorali sono sotto gli occhi di tutti. Noi vogliamo format-

tare, non vogliamo rottamare le persone, vogliamo solo idee nuove, facce nuove e nuovi stimoli che riportino l’elettore che non è andato a votare a rivotare per il Pdl”. Insomma, i formattatori dicono di essere contro il vecchio della politica, anche se non disdegnano il sostegno delle cariatidi del partito. Lo dice lo stesso padrone di casa, il giovane sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo (sponsorizzato dal ras locale del Pdl Gian Carlo Abelli): “Capita che gli alti dirigenti del partito possano sostenere alcune persone. Diciamo che qualche sponsor molti lo hanno avuto, io sono stato candidato a 29 anni a Pavia e comunque è logico che abbia avuto dietro il peso di persone che hanno creduto in me”. Tant’è che il debutto dei rottamatori del Pdl è stato accolto da una contestazione che non lascia spazio ad interpretazioni. Durante la kermesse pavese un altro gruppo di giovani del partito (tutti ex An) ha fatto irruzione nella sala dell’Annunciata, con tanto di

vistose parrucche bianche, srotolando uno striscione provocatorio: “formattate i vostri padrini”. Una critica nemmeno troppo velata agli organizzatori dell’evento, accusati di voler solo cercare una facile eco mediatica, ma di soffrire degli stessi mali di quella vecchia politica che si propongono di formattare.

ilfattoquotidiano.it On line il video servizio

I CONTESTATORI, che a loro volta hanno padrini ben identificati (vedi Vittorio Pesato e Carlo Fidanza), hanno spiegato che “i padrini da formattare sono quelli che hanno tradito l’identità del popolo della libertà” vale a dire: “tutta L’attuale dirigenza del partito”, come ha sottolineato Matteo Mitsiopulos. Gli ha fatto eco Federico Taverna (consigliere comunale a Voghera): “Quello che deve fare un giovane oggi non è riprodurre in piccolo la politica dei grandi. Non serve formattare il partito, serve dargli un’identità culturale e politica perché altrimenti gli elettori nostri non ci votano più. Non se ne

rendono conto quelli che sono qui dentro (i formattatori), pensano che mettere “mi piace” su Facebook sia sufficiente per fare politica, ma non è così!”. Chiedono tutti aria nuova e volti nuovi, ma nel loro piccolo i giovani del Pdl stanno già riproponendo modelli e modi che hanno ereditato dai loro padri e dai loro padrini. Lo dice da mesi anche l’ex ministro e governatore del Veneto, Giancarlo Galan, che per primo ha acceso i riflettori sulla necessità di un taglio netto dell’attuale dirigenza del partito. Tuttavia per ora la sua voce è rimasta inascoltata. Anche dai formattatori.

TRENTO | ROVERETO 31 maggio - 3 giugno

le cifre, ora arrivano parole e ricordi. “Formigoni – dice Daccò – è stato mio ospite in almeno tre capodanni alle Antille”. Va avanti: “Per quello del 2010/2011 ho speso 100mila euro per il noleggio di un jet privato”. Lo stesso che, stando alle parole del faccendiere, “ha portato me, Formigoni, il suo segretario Willy (Mauro Villa, ndr) e Roberto Perego alle Antille e poi è tornato a riprenderci”. Quindi davanti a due fatture conferma: “Le riconosco, riguardano il costo d'affitto. Formigoni era mio ospite e non mi ha restituito nulla, né per il soggiorno né per il volo”. Il copione vale anche per i due capodanni precedenti. Qui alle parole di Daccò fa da riscontro la contabilità. Ci sono due biglietti Air France per Parigi (27 dicembre 2008), uno per il presidente e uno per il fedele Alberto Perego (4.080 cadauno). Salta fuori un pagamento di 7180 euro (9 gennaio 2009) all’Altamer Resort di Anguilla. Mentre, dagli atti depositati, emergono ricevute fino a 6mila euro per saldare cene in diversi ristoranti. QUESTO il quadro. Le pedine (forse non tutte) sono state distribuite sul tavolo. Ora toccherà ai magistrati incastrarle nel modo giusto per capire se il governatore ha mentito? Dal canto suo Formigoni tira dritto e a Daccò manda a dire: “Non mi metto a discutere e a contraddire una persona che è in carcere da oltre sei mesi e che ha tutto il diritto di difendersi”. E se il faccendiere si difende, il Pd lombardo attacca: “I consiglieri di Pdl e Lega – ha detto ieri il capogruppo in regione Luca Gaffuri - non possono fare finta di nulla e se hanno a cuore l’opinione dei cittadini devono mettersi nell’ottica di chiudere l’era Formigoni”. I giochi, dunque, restano aperti.


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Domenica 27 maggio 2012

SPERANZE E MALEDIZIONI

I RAGAZZI DI BRINDISI SFILANO SOLI “NOI NON ABBIAMO PAURA” Gli adulti restano ai balconi: “Scendi giù, manifesta pure tu”

N CEGLIE DEL CAMPO

Arrestato grazie alle telecamere

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ermato a Bari Nicola Cardone, l’uomo che giovedì scorso avrebbe sparato a Luigi Boffo, 21 anni a Ceglie del Campo, quartiere periferico di Bari, rendendolo in fin di vita. Sono state le immagini delle telecamere di sorveglianza a consentire agli inquirenti di dare una svolta alle indagini.

VIA DEI GEORGOFILI

Firenze ricorda le vittime del ’93 di Antonio Massari inviato a Brindisi

cendi giù, scendi giù, manifesta pure tu”. Ma sono in pochi a scendere per strada. Se non ci fossero gli studenti, piazza Vittorio oggi sarebbe quasi deserta. “Non abbiamo paura”, urla una ragazza dal palco. “Capisco il loro stato d’animo – dice nel frattempo il barista dietro il bancone – ma a che serve questa manifestazione?”. Serve a capire la distanza che corre, per esempio, tra queste due dichiarazioni e queste due generazioni.

S

I RAGAZZI di Brindisi e della provincia reagiscono. Le generazioni che dovrebbero sostenerli, invece, in questa piazza latitano. Serve a capire, ancora, che questi studenti – quattromila circa – hanno trovato la forza di rispondere a un attacco che è stato sferrato innanzitutto a loro. Era una studentessa, Melissa Bassi, e ancora lo sono le amiche ferite e dilaniate dall’esplosione. La bomba è esplosa dinanzi al cancello della scuola Morvillo Falcone, sabato 19 maggio, alle 7,45: sono i ragazzi le vere vit-

time di questa dichiarazione di guerra. Che si tratti del gesto di un folle, della mafia o del terrorismo, a loro importa poco: è morta una di loro. “Sabato abbiamo scoperto che non esiste una zona protetta – dice Valentina dal palco – e qual è la soluzione: chiuderci in casa? No. Se non c’è un posto sicuro, nel mondo, allora dobbiamo cambiare il mondo. Abbiamo sempre saputo di stragi e omicidi, ma in altri paesi, in altre nazioni, non sapevamo cosa significasse: ora lo sappiamo”. Ora che lo sanno, sfilano dalla scuola al centro di Brindisi, indossando una maglia bianca con la scritta nera: “Io non ho paura”. Ad aprire il corteo – quasi interamente composto da adolescenti – le studentesse della Morvillo Falcone. Hanno le mani dipinte di rosso, viola, verde. E poco importa che, alle domande dei cronisti, rispondano nei modi più variegati: “Il viola era il colore di Melissa”, “con tutti questi colori vogliamo disegnare l’arcobaleno”. Oppure con un simpatico e insolente “non rilascio dichiarazioni”. “Si dice che noi studenti siamo vuoti e senza ambizioni – si legge su un cartello colorato

– ma questo è quello che volete vedere… A Melissa sono stati strappati i suoi sogni ma noi dimostreremo, come stiamo facendo, che ai sogni ci crediamo davvero e lotteremo ogni giorno per realizzarli!” Segue un cuoricino e la firma: “IV A Moda”. Nei volantini del liceo linguistico Palumbo si citano Fabrizio de André (“Qui nel girone invisibili, per un capriccio del cielo, viviamo come destini e ne sentiamo il gelo”) e i Gemelli Diversi: “Per quelli che sono vivi per miracolo guarda giù e dai speranza ai sognatori e la forza per costruire giorni migliori”. SONO CRESCIUTI a iniezioni di Grande Fratello, citano i Gemelli Diversi, si sentono etichettati come “vuoti e senza ambizioni”, eppure sono qui, per strada, a esorcizzare con un sorriso la paura della morte. Ci sono. Con i loro corpi. E non con le parole. E gli altri – gli adulti con i loro “valori” – dove sono? “Scendi giù, scendi giù, manifesta pure tu”, urlano, sorridendo, questi ragazzi. E continuano a sfilare soli. affiancati soltanto da un gruppo di Cobas, Arci, Libera e un trio di attempati “socialisti rivoluzionari” che distribuiscono il loro

giornale. E gli altri – gli studenti del resto d’Italia: questa è una manifestazione nazionale – dove sono? Non qui. Non tra loro. L’Italia (ad eccezione di qualche decina di studenti campani), oggi è lontana da Brindisi, sfregiata da questo attentato, e Brindisi è lontana dai suoi studenti che, di quest’attentato, sono stati le principali vittime. In campo, questo pomeriggio di pioggia, ci sono soltanto loro e un centinaio, forse duecento genitori, in una città di novanta mila abitanti, in una provincia che ne conta quattrocento mila e in una regione di 4 milioni di persone. S’immaginava affollata, piazza Vittorio, tanto da al-

“Adesso è molto più difficile pensare: oggi non mi va di andare a scuola”

L’EX CONSULENTE Deviazioni pericolose

che non escludo è che a qualcuno possa far comodo credere alla mafia, a una bomba sporca da utilizzare come arma di distrazione di massa”. Parola di Gioacchino Genchi, ex consulente tecnico della procura di Palermo (oggi avvocato penalista), l’uomo che Berlusconi – in un moto d’impeto dei suoi – accusò di aver intercettato “350 mila italiani”. Genchi, in che senso distrazione di massa? Perché fa comodo pensare che la mafia sia solo una congrega di pazzi sanguinari che fanno saltare le bombe davanti alle scuole. Distrae da quello che realmente è, un’organizzazione che ha in mano buona parte dell’economia e della finanza

di questo Paese. Rappresentare cosa nostra come se fosse ancora quella dei Riina e dei Provenzano, insomma, serve a girarsi dall’altra parte, per non vedere. Dunque la mafia a Brindici non c’entra? Gli ultimi sviluppi sembrano riportare verso quell’ipotesi... Cosa nostra, con le stragi del 1992 soprattutto, ma anche del 1993, sa di aver commesso il più grave errore della sua storia. Certo, non è da escludere un gesto collegato ad altre realtà criminali, fazioni minori che tentano di accreditarsi agli occhi di qualche organizzazione più potente. Tutto può essere, ma a non convincere sono la dinamica e l’esplosione. Il gas non è mai stato usato per attentati di questo genere. Oltretutto

in Puglia, terra di passaggio con l’Est europeo, non credo sia difficile per le organizzazioni criminali trovare altro tipo di esplosivo. Magari più efficiente. Perché l’esplosione di Brindisi ha sì causato la tragica morte di una ragazza e il grave ferimento di una seconda, ma non è da escludere che chi ha azionato il telecomando, forse, puntava a un gesto dimostrativo. É ovvio che il momento storico attuale è molto simile a quello del 1992-’93, ma a Brindisi vedo più uno scenario da unabomber che da strategia della tensione. E la scuola Morvillo-Falcone, la tappa della carovana antimafia di Libera, la prossimità con il ventennale della strage di Capaci? Questi sono i soli elementi

E ANCORA: “Che sia stato un pazzo, la mafia o il terrorismo, non m’importa: quello che m’interessa, oggi, è scoprire che ci siamo svegliati e non ci passeremo sopra”. Ed è bellissimo sentire una ragazzina urlare, con il microfono in mano, la sua risposta alla Sacra corona unita e ai cronisti che, in questi giorni, hanno intervistato boss di ogni risma: “La Sacra corona dice: lo troviamo noi, quello che ha ucciso Melissa, e lo ammazziamo noi. L’abbiamo letto sui giornali. L’abbiamo sentito alla tv. La nostra risposta è che questo messaggio, noi, non lo vogliamo. Non lo faremo passare. Non daremo alcun consenso alla mentalità mafiosa. Anzi. Questo è il nostro augurio: non stiamo finendo, al contrario, qui stiamo cominciando. Questo è solo l’inizio”. Peccato che quest’inizio, in molti, se lo siano perso. Avrebbe fatto bene anche a loro. L’ex consulente tecnico della procura di Palermo e oggi avvocato penalista Gioacchino Genchi

Genchi: “Bomba sporca, comodo indicare la mafia” a strage di Brindisi? Una Lmafia colossale tragedia, ma la non c’entra. Quello

lestire un maxi schermo. Non ce n’è bisogno. Il palco si vede benissimo. E soprattutto si sente l’autenticità delle parole: “Sarà più difficile, da oggi, pensare: oggi non mi va di andare a scuola”, dice una ragazza.

(FOTO LAPRESSE)

che potrebbero far pensare alla pista mafiosa. Dopotutto non sarebbe una novità. La notte del 28 luglio 1993 a Roma esplosero due bombe – fortunatamente senza vittime – nelle chiese di San Giovanni Laterano e San Giorgio in Velabro. Giovanni e Giorgio, i nomi di Spadolini e Napolitano, allora presidenti di Camera e Senato. Quale può essere il principale ostacolo alle indagini? Se l’ordigno è stato azionato con uno squillo di cellulare,

come le bombe di Madrid e Londra, c’è poco tempo. Mi spiego: dopo le stragi del 2005 l’Ue emanò una direttiva che imponeva la registrazione del traffico telefonico anche per le cosiddette chiamate senza risposta (che sono i due terzi del traffico) e che, in quanto ininfluente ai fini della fatturazione, non veniva conservato. L’Italia, con ritardo, ha adeguato la propria normativa, senza però prevedere una sanzione per il mancato adempimento da parte delle compagnie telefoniche. Dopo un lungo tira e molla, oggi, si è deciso che il traffico senza risposta venga conservato per un mese. Un tempo troppo breve. Se l’ordigno è stato innescato a distanza potrebbero perdersi le tracce dello “squil(Ste. Ca.) lo”.

I

cittadini e le istituzioni di Firenze hanno organizzato, nella serata di ieri, un corteo per deporre una corona d’alloro in via dei Georgofili, dove 19 anni fa la mafia pose i 200 chili di tritolo che causarono la morte di 5 persone e il ferimento di altre 48.

PALERMO

Mafioso impone il caffè ai baristi

I

l racket della mafia arriva fin dentro le tazzine d’espresso. Alcune aziende, intestate a prestanome imponevano ai bar l’acquisto del caffè tramite Francesco Paolo Maniscalco, di 48 anni, già condannato per mafia con sentenza definitiva e ritenuto in passato vicino al boss dei boss Totò Riina.

SISMA EMILIA

Il Parmigiano per i terremotati

C’

è stata una vera gara di solidarietà alla prima vendita dei 12 milioni di chili dl Parmigiano Reggiano recuperato dal crollo dei magazzini di stagionatura distrutti dal terremoto. Da questo fine settimana è infatti possibile acquistare il Parmigiano Reggiano “terremotato”, in tagli da un chilo e al prezzo di mercato fissato dal caseificio di origine, per evitare distorsioni e speculazioni.

CRITICAL MASS

Le biciclette invadono Roma

D

i scena ieri a Roma lo spettacolo del fiume di biciclette della Critical Mass Interplanetaria, che da otto anni chiama a raccolta a Roma ciclisti da tutto il mondo: hanno fatto irruzione nel centro: traffico in tilt e strade chiuse.


i t n e m i t n e s & satira 27 MAGGIO 2012

SCUSATE, NON CI SIAMO POTUTI TRATTENERE. MA QUANDO RICAPITA DI POTER FARE UN TITOLO COSÌ?

IL COLPEVOLE È IL MAGGIORDOMO Realtà romanzesca in Vaticano: arrestato il maggiordomo del Pastore Tedesco. Era lui che sottaeva le segrete carte papali. Bloccato dalle Guardie Svizzere prima che si impadronisse anche dei CD di Patty Pravo, del cofanetto ‘Tutto Ozpetek’, di una foto con dedica di Platinette e di ventuno paia delle famose scarpette rosse di Prada.

VILMENTE SALTANDO SUL CARRO DEL VINCITORE di Stefano Disegni Grillo ha vinto, viva Grillo. Noi del Misfatto non siamo degli snob, non storciamo il naso di fronte ai comportamenti più popolari d'Italia, primo tra tutti allinearsi coi vincitori. Francia o Spagna purché se magna. Pertanto non solo applaudiamo il vincitore e spandiamo merda sui suoi avversari, ma cerchiamo anche di essergli utili onde captarne la benevolenza. E dunque: Grillo ha chiamato 'salma' Napolitano, 'zombie' e 'morto che cammina' Bersani, 'animali domestici, pappagalli dimenticati dal padrone' tutti i giornalisti televisivi, Santoro compreso, rincarando con ‘cicciobombi e labbra turgide’. E poi c’è il suo capolavoro di comunicazione, quel 'vaffanculo' entrato di diritto nella storia patria accanto a 'Alea iacta est' (Cesare), 'Bixio, qui si fa l'Italia o si muore' (Garibaldi), 'Cagoia' (D'Annunzio) e 'Ci puliremo il culo con la bandiera

italiana' (Bossi). Ma se Beppe finisce gli insulti programmatici? Se, stanco , non gliene vengono più? Lo mettiamo al riparo noi, fornendogliene di buoni che potrà usare a piacimento, ne saremo orgogliosi. 'Pallemosce': perfetto per Casini e Rutelli, ma anche per Enrico Letta, per il quale suggeriamo anche 'Stronzetto Incravattato', che va sempre bene in caso di confronto programmatico. Per restare in casa Letta, ma quell'altro, 'Vecchio ricchione impomatato' va benissimo, fa ridere nei bar e si sa che in Italia ormai la politica da bar è stata dichiarata salvifica. 'Mummia', aggettivo di riserva per Napolitano se svapora l'effetto mediatico di 'Salma', è comprensibile anche ai più umili, quindi di ottima valenza politica. 'Merdaccia', eco fantozziana allegra e popolare, può essere attribuito a tutto l'arco costituzionale, mentre con 'Fighetto dei miei coglioni coi suoi trenini del cazzo' si può vincere in una eventuale discesa in campo di Monteze-

molo. 'Più bella che intelligente' può essere usato contro Rosy Bindi, fa niente se già lo usava Berlusconi, gli italiani dimenticano presto. Senno' un bel ‘Cesso’ e via andare. ‘Vermi immondi pasteggianti su un cadavere che puzza' si sposa bene con il beppiano ‘odore pungente dei vialetti del cimitero e il profumo dei fiori marci’ per un confronto dialettico con i dirigenti del PDL, anche se la maggior creatività è per quelli del PD: suggeriamo pertanto 'Testa di marmo sotto vuoto spinto' per Franceschini, 'Vecchia carampana' per la Finocchiaro e 'Manica di coglioni imbalsamati' da D'Alema in giù. Per finire, volevamo mettere a disposizione di Beppe anche 'Cornuto traditore ingrato levati dalle palle' per quelli dei suoi che, legati a vecchi schemi, non sono del tutto d’accordo con le scelte del Capo. Ma con ‘Infiltrati’ e ‘Puttane sui viali con scritto ‘vendesi’ sul viso’ ha dimostrato di non avere ancora bisogno di noi.


di Enrico Caria

La Chiesa commette peccato di incoerenza!

La Chiesa che tanto ha da ridire sulla fecondazione eterologa, anzi, esterologa, vista la quantità di gente che è costretta, soldi permettendo, a recarsi in cliniche al di là delle Alpi, guarda la pagliuzza nell'occhio altrui ma non la trave nel proprio: la prima fecondazione eterologa della storia dell'Umanità è avvenuta in casa di San Giuseppe che si ritrovò la Madonna fecondata dallo Spirito Santo, almeno così la raccontano e si ritrovò padre di un figlio non suo, ma comunque accolto con amore perché era un brav'uomo e i figli sono di chi li tira su.

La patente Dentro a casa mia guai ad aprire un ombrello o a mettere un cappello sul letto. E a pranzo quando ci passiamo il sale, la saliera prima va posata sul tavolo; come maneggiamo noi una bottiglia d’olio? Manco la nitroglicerina! Che se cade e si rompe di gran lunga meglio un’esplosione subito... La lista delle norme per tenere lontana la sfiga è lunga. Vale la pena? Valutate voi: oltre 3 milioni gli incidenti domestici nelle abitazioni degli italiani e ogni anno più di 1.000 persone che restano invalide. In famiglie, state certi, che mai hanno osservato le suddette prassi di sicurezza. Non che uscendo dalle quattro mura imprudenza e temerarietà sian poi meno diffuse. Penso alle ultime prevedibili catastrofi geologiche. Ma non alle ciance di quell’ex tecnico dell'Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario, Giampaolo Giuliani, e ai suoi inascoltati allarmi sul terremoto dell’Aquila che gli hanno procurato fama mondiale. Né tanto meno penso al direttore del Centro Enea di Bologna, Alessandro Martelli, che in un'intervista su Affari Italiani rivela come pure il sisma in Emilia fosse prevedibile. Ben altri e ben più seri gli allarmi ignorati dalla Protezione Civile. Ma voi lo sapevate che nella sola Ferrara era stata segnalata insolita e massiccia presenza di gatti neri che per settimane hanno tagliato la strada a uomini, donne, vecchi e bambini? E lo sapevate che nei mesi precedenti le scosse, sono stati migliaia gli specchi rotti nel solo centro storico dell’Aquila? Per non parlare dei cittadini di entrambe le città che da anni transitavano impunemente sotto ogni tipo di scala e scaletto. Insomma, dato che sono provocate da malocchio e jettature, terremoti ed eruzioni non saranno scientificamente prevedibili ma cribbio! Basterebbe cogliere i segnali dell’occhio secco. Come quello di Marco Pannella che da decenni si sgola contro il rischio Vesuvio. 18 comuni e 750.000 persone che vivono beati sotto l’unico vulcano attivo al mondo tappato da tappo di lava solidificata. Una sorta di pentola a pressione senza valvola di sfogo che (a sua detta) potrebbe esplodere da un momento all’altro su decine di migliaia di case per lo più abusive e condonate da destra e da sinistra. Vie di fuga? Zero carbonella. Ma sapete perché il vecchio rompiballe non se lo fila nessuno? Perché a Marco manca la patente come quella di Totò nell’omonimo film di Zampa; dai, Marco, procurati una bella patente di jettatore e allora sì che ti prendiamo sul serio e magari si mette in campo un piano per evacuare nei prossimi 20-30 anni almeno i residenti dalla famigerata zona rossa. O forse ci limiteremo a grattarci i coglioni.

Bersani tenta la fuga dopo le elezioni Ingannato dal titolo “Vince la sinistra” Un’imprudenza del titolista de l’Unità manda nel panico i dirigenti del Pd: solo in tarda serata hanno capito che si parlava di loro. Bersani chiarisce il senso del trionfo del partito:“Se perdiamo le primarie non temiamo nessuno”. D’Alema rivendica la vittoria: “L’ho abilmente costruita restando legato e imbavagliato nello stanzino delle scope”.

di Alessandro Robecchi È un giovane poliziotto iscritto all’Udc il protagonista dei festeggiamenti seguiti ai risultati delle amministrative alla sede del Pd romano.

“Abbiamo fatto le primarie per decidere chi doveva aprire lo spumante e ha vinto lui”, dice un funzionario del partito. Il disappunto degli iscritti è stato comunque contenuto, perché in ogni caso si respira aria di festa nella sede del Partito Democratico: “Una vittoria storica – si legge nei comunicati diffusi dalla segreteria – e vedrete che faremo di tutto perché non si ripeta”. L’analisi del voto è affidata al segretario Bersani in persona, che detta la linea: “Dove abbiamo perso le primarie, come a Genova. abbiamo vinto le elezioni. Dove abbiamo vinto le primarie, come a Parma, abbiamo perso le elezioni. Ma stiamo studiando attentamente il caso Palermo, dove abbiamo perso sia le primarie che le elezioni”. Comunque sia, è la dimostrazione che in Italia la sinistra può vincere, soprattutto se gli elettori di destra non vanno a votare. Particolarmente interessante il caso di Genova, dove Marco Doria ha sbaragliato gli avversari.“Anche qui bisogna fare un’analisi approfondita – dice un deputato Pd – perché dimostra la collaborazione tra due anime della sinistra: se Sel mette il candidato e noi mettiamo i voti si vince”. Ora che il Pd è la prima forza politica del Paese, comunque, l’esercizio di gran moda è paragonare la linea del partito alle proposte di Hollande, eletto presidente in Francia.“Tassare i ricchi, come dice Hollande, sarebbe una bella idea, ma chi glielo dice ai nostri elettori?”. Quanto alla proposta sull’eutanasia, Bersani sarebbe favorevole, ma solo nel caso di Matteo Renzi. Nel discorso di ringraziamento del segretario non sono mancati poi toni umanitari. “Adesso che le urne sono chiuse – ha detto – possiamo concederci gesti generosi: potete anche togliere il bavaglio a D’Alema e Veltroni, ma ricordatevi di rimetterglielo sei mesi prima delle politiche del 2013”. Unica nota stonata, il malore di Enrico Letta, che si è accasciato nel suo ufficio una volta appresa la notizia della vittoria della sinistra. L’allarme è poi rientrato quando un infermiere gli ha spiegato che invece aveva vinto il Pd.

II


DOPO PARMA A 5 STELLE, A DESTRA E SINISTRA C’È CHI NON VEDE, CHI NON PARLA E CHI VUOL FAR FINTA DI NIENTE

Hanno la faccia come il culatello I migliori elzeviristi italiani, autorevoli specialisti in senno del poi, neanche a bocce ferme sanno trovare spiegazioni accettabili al trionfo parmense di Federico Pizzarotti. Che siano da

Polesine Parmense con Cicchitto e sfodera sempre la sua faccia a culatello. Non se la passa meglio Angelino Alfano, nonostante abbia ricevuto i complimenti del Capo per la dichiarazione postelezioni, roba che neanche i migliori piazzisti di aspirapolvepensionare pure loro, strapagati cesellatori del nulla? Si chiedono ad esempio i liberal al rosolio e i galletti segna- ri o Timothy Leary, il guru dell’esperienza psichedelica. vento della grande stampa: in fondo, cos’era poi successo di Testuale: “Gli elettori di centrodestra restano maggioritari così grave a Parma? L’ultima giunta aveva soltanto perfezio- nel Paese. Siamo pronti per una nuova offerta politica”. Poi, senza nemmeno ricordare - con modestia - che il Pdl è nato il sistemino delle due precedenti coalizioni civicodestrorse. Il tutto grazie a Pietro Vignali, sindaco cotonato andato forte nei seggi di San Vittore e Regina Coeli, si è dotato di due codici fiscali e sincera vocazione al puttanesi- aggiustato la carota in bocca, unto d’olio e ha chiesto mo economico arricchito da venature criminogene, a co- dov’era la graticola. Mentre i militanti di destra lanciano già un segnale di riscossa (a Civitavecchia è stata late di cemento riservate agli amichetti e ad un’apprezzata gestione delle casse comunali col di Andrea Aloi prontamente bruciata l’auto del neosindaco di centrosinistra), a Parma, nel cuore della rivoluziometodo Copacabana: allegri oggi, che domani non si sa. Il commercialista e curatore fallimentare Vignali, a un ne politica italiana, il Movimento 5 Stelle discute democraticerto punto ha dovuto curare il suo di fallimento, dopo che camente sulla vittoria. Per Grillo “non ha vinto Pizzarotti, gli hanno buttato a raffica funzionari e assessori nelle segre- hanno vinto i cittadini di Parma”. Pizzarotti, arrivato alla conferenza stampa in monopattino blu senza autista, ha te del castello. Quando una mattina dello scorso settembre, andando in ribadito: “Hanno eletto me, non Grillo”. Ancora Grillo: Comune, ha notato che migliaia di cittadini stavano “Sono cittadini che si eleggono tra loro”. Prime indiscrezioallestendo in piazza una ghigliottina inox bilama, si è dimes- ni sul commento di Marco Fabbri, neosindaco 5 Stelle di so risentito: “Di professione faccio il revisore dei conti e posso Comacchio: “La cittadinanza è il bene comune in comune assicurarvi che un buco di 600 milioni si rimediava, in dei cittadini eletti e non eletti che insieme governano il settant’anni tornavamo in pari. Anche prima, se vi beccavate un Comune”.Fra tanti sorrisi, un rammarico. Quello di Sabina inceneritore. Ehi, che fate? Calma con quelle picche e quei Guzzanti, che non si è candidata all’Aquila nonostante forconi...”. Adesso le foto del bel Pietro campeggiano nelle avesse in tasca una carta vincente per motivare l’elettorato: vetrine dei parrucchieri di provincia mentre lui in carne e se fosse diventata sindaco, per almeno cinque anni “Un due ossa ha cambiato aria, fa il turno di notte in una porcilaia di tre stella” non sarebbe andato in onda.

Ultimo stadio di Stefano Pisani

EMILIA: QUANDO IL PCI ERA IL PCI NON C’ERANO I TERREMOTI

Meno Stalin più Mercalli Da regione sicura e stabile per antonomasia a zattera vacillante su un’orda di faglie indisciplinate: che succede all’Emilia? Secondo gli osservatori

più attenti, la scossa catastrofica di domenica 20 è in realtà l’acme di un vasto sciame sismico partito da lontano. I vecchi, radunati nei centri sociali di fortuna sotto le tende, ne indicano con sicurezza l’origine e la data: svolta della Bolognina, 12 novembre 1989, l’inizio della fine del Pci. «Ricordo che alla fine del discorso con cui Occhetto chiedeva di “inventare nuove strade” il lampadario di casa mia cominciò a oscillare», racconta un anziano ex-militante, «prima di allora qui in Emilia certe cose non si erano mai viste.Togliatti aveva dato indicazioni precise: la terra era una lavoratrice con il compito di produrre barbabietole e reggere fabbriche e ferrovie. I terremoti avvenivano solo dove c’erano ignoranza e disuguaglianze sociali: nel Sud, in Turchia, in America Latina. Si era mai sentito di un terremoto a Mosca, a Berlino Est o in Scandinavia?». L’abbandono del geocentralismo democratico ebbe effetti immediati. All’inizio scosse rare e strumentali, poi, dopo il passaggio a Pds e Ds, più intense. A ogni cambiamento di nome, a ogni scivolone elettorale, l’attività sismica aumentava. Davvero la solidità dell’Emilia dipendeva da quella del Pci? I vecchi comunisti ne sono certi: «Il Partito sapeva farsi obbedire, sopra e sotto la crosta terrestre. Le placche tettoniche erano compagne come le altre e rispettavano la disciplina: il partito diceva “state lì”, loro stavano lì. Erano così serie che non ballavano mai, nemmeno alle Feste dell’Unità. Adesso c'è l'anarchia,

di Lia Celi

il sabato sera le placche vanno in discoteca, tornano ubriache e all’alba si scontrano fra loro, chi se ne infischia se poi crollano i capannoni con dentro gli operai del turno di notte». Non che non si fossero mai registrati sussulti tellurici prima degli anni Novanta, ma ai primi segni di irrequietezza interveniva il servizio d’ordine del Pci bolognese, composto di nerboruti operai dell’azienda del gas, specializzati nel collocare tubi sotterranei, ma anche nel riportare alla calma le faglie movimentiste: gli strati geologici dovevano essere uniti e graniticamente compatti nel sostenere il cammino dei lavoratori verso il progresso. Ma dopo la Bolognina il più grande partito della sinistra ita- liana si spostò su posizioni moderate, perdendo il rapporto con il territorio, in senso sia politico che geologico. «Siamo diventati come la Dc di De Mita: un partito di epicentro-sinistra», commenta tri- stemente una pensionata oggi iscri ta al Pd, «non c’è da sorprendersi se ora l’Emilia è sismica come l'Irpinia».

III

Domenica scorsa, la finale di Coppia Italia NapoliJuventus è stata aperta dall’inno Fratelli d’Italia cantato da Arisa, che è stato salutato da bordate di fischi dagli spalti così violenti che hanno spento la torcia olimpica che viaggia verso Londra. Schifani, alla fine dell'incontro, ha detto: «Sono sconvolto. I fischi sono stati incivili e inaccettabili», ed effettivamente è stato poco riguardoso, che i tifosi fischiassero così l’inno di un paese del Terzo Mondo. Anche se ogni volta che Schifani difende l’Italia, mi fa immediatamente pensare che l'Italia abbia qualche magagna nascosta. Anche Beppe Grillo ha preso posizione, dichiarando: «I fischi? Erano nell'aria», parole dure alle quali il presidente Napolitano ha subito replicato: «Non ho sentito nessun fischio. Gli unici fischi che ricordo sono quelli della polemica fra Celentano e Don Backy a Sanremo nel 1968». Il Ministro Cancellieri si è precipitata a parlare di terrorismo e Enrico Mentana, in uno speciale del TgLa7, ha diffuso i nomi e i cognomi di tutti i 68mila tifosi che hanno fatto le pernacchie. Quelle a cui abbiamo assistito, comunque, sono scene che non vorremmo mai vedere sui campi da calcio: le forze dell'ordine, poche e male organizzate, si sono dimostrate ancora una volta impreparate e hanno permesso che Arisa cantasse. Turbato anche Antonio Conte, che poche ore prima aveva sottoscritto in un mozzarellificio di Aversa una combine con la Warner affinché Arisa non si esibisse. La cantante romana l’ha presa male e, dopo aver raccomandato di «prendere Mogol al posto di questo Mameli che nessuno conosce», ha risposto a muso duro alle contestazioni dei ti- fosi: «È facile fare gli splendidi quando si è in massa». E ha ragione: è stato facile, fin troppo facile, fischiare Arisa. La prossima volta provate a fischiare una vera cantante, se ne avete il coraggio. Ma è proprio il concetto del canto dell’inno in uno stadio che è sbagliato: co- me volete che reagisse, il tifoso napoletano, sentendo Arisa che lo chiamava Fratello di uno juventino? La partita, comunque, ha avuto anche il suo regolare esito sportivo e si è conclusa con la vittoria del Na- poli. Oppure, come direbbe la Juve: «Abbiamo vinto la Coppa Italia».


BERLUSCONI, ANCORA UNA BUGIA! “Purtroppo Alfano non esiste” ha dichiarato l’anziano priapico. Oltre che poco carino con un disabile, ancora una volta il calafatato di Arcore mente sapendo di mentire! Alfano esiste eccome! Numerose le prove, gli avvistamenti e le testimonianze che vi sottoponiamo qui, in anteprima!

Ancora una volta, l’ennesima, Berlusconi parla con lingua biforcuta relegando Angelino Alfano a semplice illusione ottica, leggenda metropolitana o mito di romanzetti di fantascienza di Serie B. Raffinate indagini scientifiche, testimonianze di gente comune e la pazienza di tanti appassionati indagatori del mistero hanno dimostrato che Alfano esiste, ha un aspetto antropomorfo e, incredibile ma vero, vive in mezzo a noi anche se nessuno si accorge di lui!

PROVA ESISTENZA ALFANO N°3

PROVA ESISTENZA ALFANO N°5

PROVA ESISTENZA ALFANO N°4

PROVA ESISTENZA ALFANO N°6

Nella foto scattata da un passante con il cellulare e in condizioni di difficoltà, è visibile una forma umana che parrebbe somigliare ad Alfano, almeno nelle descrizione di chi sostiene di averlo incontrato. Corrisponde l’altezza, la pelata, l’atteggiamento prono, orecchie basse. La foto è stata scattata in Nordafrica all’indomani della Caporetto elettorale del PDL. Singolare coincidenza, Berlusconi aveva appena detto “Dov’è, gli faccio un culo così”.

Questa è Via Dell’Umiltà a Roma, sede del PDL. E’ transennata e sorvegliata 24 ore su 24. Per questioni di sicurezza, dicono ai curiosi che si avvicinano troppo, puntualmente allontanati. C’è chi sostiene che all’interno, nello scantinato-laboratorio, su un tavolo sia disteso il corpo della creatura Alfano, la cui esistenza è tenuta ben nascosta al mondo per misteriose esigenze di segretezza (vedi riquadro in pagina).

La prima volta che, controllando una foto di un convegno Pdl, prima il fotografo stesso poi degli scienziati hanno notato una forma evanescente accanto a Verdini, Bondi e La Russa, si è pensato si trattasse di un fenomeno di rifrazione. Qualcuno dei tre, probabilmente Bondi, aveva scorreggiato e la luce, attraversando il vapor fetido, aveva disegnato quella strana forma dai grossi occhioni tondi e sbarrati da lemure. Ma la razionalità scientifica negava che quella forma fosse umana, anche se il fatto che Berlusconi potesse aver nominato Segretario del Pdl un personaggio di fantasia, inesistente, non destava alcuna perplessità: non era certo l’unico niente chiamato a ricoprire una carica prestigiosa nel partito della libertà. Poi però gli avvistamenti sono diventati numerosi e corredati da impressionanti documentazioni fotografiche ed anche i più increduli hanno cominciato a chiedersi se Alfano, questa figura mitica, evocata al massimo per raccontare qualcosa di misterioso la sera accanto al fuoco, non esistesse davvero.

PROVA ESISTENZA ALFANO N°1

Sono stati lasciati due cannoli siciliani su una scrivania nella stanza della Segreteria PDL. La stanza era rigorosamente vuota, le finestre sono state sprangate dall’interno e la porta è stata chiusa a doppia mandata. Due persone sono state poste davanti alla porta stessa.Alla riapertura i cannoli erano spariti. Manco le briciole, tutto. Nelle foto i cannoli, un’ora prima e un’ora dopo.

Si tratta della testimonianza di F.G. piccolo spacciatore. “Stavo giù in piazzetta, c’era uno, mi pareva triste, gli ho detto ‘Toh, fuma, offre la casa, io spaccio’ ‘Pure io’ m’ha risposto ‘Io hashish e marijuana’ gli ho detto io ‘Io un sacco di cazzate’ ha detto lui ‘però meglio che non fumo, sono già troppo confuso di mio’. Poi si è alzato, gli ho detto ‘Dove vai?’ ‘Se non me lo dice lui non lo so’ m’ha risposto. Ho provato a continuare la conversazione ma me ne sono andato perché era veramente monotono”.

Nella stanza della segreteria PDL si è proceduto a realizzare fotografie termografiche nell’ambiente vuoto. In una di esse è apparsa l’immagine che vi mostriamo: si tratta con evidenza di un essere dall’apparenza umana. La tesi che si tratterebbe di Alfano, confermandone così l’esistenza, viene rafforzata dal colore giallo della zona cerebrale. Le persone che avrebbero avuto incontri ravvicinati sostengono tutte che alla creatura quando formulava un concetto, anche il più semplice, si surriscaldava il cervello ed emanava calore.

PROVA ESISTENZA ALFANO N°2

Nella medesima stanza della Segreteria sono state trovate allineate delle matite perfettamente temperate. Temperate al centro. Qualsiasi persona conosciuta le matite le tempera sulla punta. Solo una creatura dalla mente in difficoltà può sbagliarsi in modo tanto drammatico e fare la punta in mezzo. Le leggende narrano appunto di vistosi problemi di lucidità analitica da parte della creatura chiamata Alfano, il che sembrerebbe consolidare la tesi della sua esistenza.

NESSUNO, LEADER DEGLI ASTENUTI

Nonostante le prove dell’esistenza di Angelino Alfano, c’è chi continua a pensare che ci sia ancora molto da capire. Perché Berlusconi lo tratta come una merda ostinandosi a dire che non esiste, intestardendosi a non conferirgli nemmeno la dignità di animale respirante? Una fonte interna al Pdl, ha rivelato che in molti, nel Partito, sono convinti si tratti dell’ennesimo, spettacolare colpo di genio del Cavaliere. Mentre, dopo la recente spaventosa batosta elettorale, lo stato maggiore del partito si affannava a cercare una nuova strategia per recuperare il consenso dell’elettorato, chi puntando ad un movimento simile a 5 Stelle con alla testa Brignano o Checco Zalone, chi puntando al rinnovamento della classe dirigente tranne se stesso, chi ipotizzando una secessione degli ex-An usciti dalla casa del padre ma con il problema di pagare il mutuo alla casa dei figli, il Cavaliere avrebbe individuato la chiave per un sicuro successo: le astensioni. Conti alla mano, gli astenuti sono la prima forza politica italiana. Berlusconi, che si è fatto le ossa sdoganando prima i fascisti, poi i leghisti e i figli di mignotta, sarebbe pronto a varare una nuova formazione politica dal nome “Forza Scheda Bianca” ed a porre al suo vertice l’uomo giusto per rappresentare tutti gli elettori che non votano: Angelino Alfano, l’uomo che non c’è, la creatura inesistente, l’unico privo di una personalità propria, l’unico che si fa ricordare per la sua assenza, il non-candidato. Un piano diabolico. Le prove dell’esistenza di Alfano, dunque, sarebbero soltanto un complotto comunista teso ad eliminare una micidiale minaccia politica.

IV


LA VOLONTÀ DI PRESENZA L'ordigno fuori dalla scuola di Brindisi non aveva fatto in tempo ad esplodere che già su Twitter e Facebook erano scoppiate accuse unanimi contro la Mafia, anzi no lo Stato, La Stra-

tegia della Tensione 2 - il ritorno, terrorismi vari ed eventuali ad opera di Servizi Segreti deviati & massoneria che non devia di Saverio Raimondo mai. Ma lo sfogo sul web non era sufficiente: e allora tutti in piazza con le bandiere, gli striscioni “Ammazzateci tutti”, i cortei spontanei. E come se non bastasse l'isteria popolare, anche i nomi celebri hanno dovuto dire la loro: da Grillo (“era nell'aria”) a Saviano, che il giorno dopo intitolava su Repubblica “Così crescono i nuovi Riina”. Peccato che bastava aspettare solo qualche ora per venire a sapere che no, probabilmente non era lo Stato (bastava fare i conti in tasca ai conti pubblici per scoprire che non hanno più i soldi nemmeno per fare gli attentati e mantenere un para-Stato) né la Mafia, e che l'assassino più che un giovane Riina potrebbe essere un Breivik e per giunta di mezza età. Che fretta c'era di dire la propria, di prendere una posizione, di esprimere la personale e sempre inutile opinione? Certo, le coincidenze c'erano tutte: ma siamo uomini o Red Ronnie? E d'accordo che un maggio così piovoso e rigido lascia spiazzati, ma meglio sarebbe commentare con il classico “non ci sono più le mezze stagioni” piuttosto che sostenere che “è tornata la stagione delle stragi”. O tentare di linciare qualcuno soltanto perché corre voce sia il colpevole o perché è di mezza età o perché, terribile a dirsi, fa l’elettrotecnico. Un tempo dicono che si pensasse prima di parlare, o comunque che si aspettasse un po'. Poi si è cominciato a parlare e solo poi (eventualmente) a pensare. Così, è tutto più veloce ed efficiente e ci si può indignare in tempo reale. Le occasioni per usare più la voce che il cervello non mancano.

OPINIONE PUBBLICA

Diagramma di flusso del modello di reazione TIPOLOGIA A evento collettivo

TIPOLOGIA B evento personale

BOMBA IN UN LUOGO PUBBLICO

RAGAZZINA DICE DI ESSERE STATA VIOLENTATA

SI

È SUCCESSO AL SUD?

MAFIA - ‘NDRANGHETA SACRA CORONA UNITA

NO

È COMUNQUE LA MAFIA SONO PROFESSIONISTI

CI SONO INDIZI?

NO NO

SAVIANO DICE CHE ORMAI È UGUALE

SI

TANTO NON LO SAPREMO MAI

È SUCCESSO IN CENTRO CITTÀ?

BRUCIAMO IL CAMPO ROM

NO

CI SONO INDIZI? FORSE

FORSE

FACCIAMO UNA FIACCOLATA

Altro che calamità naturale: il terremoto in Emilia è stato un sisma di Stato! Non a caso solo pochi giorni prima il governo aveva abolito il risarcimento per danni causa terremoto; solo una coincidenza? O c'entra l'allineamento dei pianeti? E se l'Appennino preme sulle Alpi, evidentemente è perché c'è qualcuno che lo spinge! E ADESSO TERREMOTATECI TUTTI! CHI NON SALTA ANTISISMICO È! È! Chiedetevi a chi fa comodo un terremoto; e la risposta è: ai venditori! Così da tenere basso e più competitivo il prezzo dell'Italia, in un mercato - quello delle nazioni in vendita - che vedeva altrimenti nella Grecia l'offerta più economica. E se proprio i fatti sembrano smentirci, scendiamo in piazza lo stesso, facciamo vedere che non ci lasciamo intimorire dalla natura, che la terra che trema è il gesto disperato di chi sa di aver perso nella società civile. È ora di fare luce sui registi occulti delle catastrofi naturali, è ora di dire basta alla deriva dei continenti, alle alluvioni, alle nevicate colpevolmente abbondanti in località non sciistiche.

SI

ORMAI NON SI PUÒ ESSERE PIÙ SICURI DI NIENTE

SONO STATI I ROM

Lotta dura, contro natura

SI

ABBIAMO FATTO BENE A BRUCIARE IL CAMPO ROM

Fuori servizio Fonti autorevoli dei Servizi Segreti italiani hanno rilasciato dichiarazioni confidenziali che escludono responsabilità negli episodi più inquietanti di questi ultimi tempi, dagli attentati degli anarchici alle bombole di Brindisi. “Per essere sinceri” – ha chiarito un funzionario – “i Servizi Segreti non possono più sostenere i costi di attività oscure e malvagie. La strategia della tensione è un ricordo degli anni in cui l’economia tirava e c’erano i rimborsi a piè di lista”. Naturalmente, qualche tentativo di condizionare la vita politica e sociale del Paese continua ad essere fatto, ma si tratta di operazioni a basso costo e a chilometri zero. Un agente, ad esempio, si è specializzato nel falso volantino di minacce anarchico o brigatista su carta riciclata. Purtroppo, avendolo scritto sul retro di un compito in classe del figlio, firmato, l’operazione non è stata un completo successo. Comunque, il riciclaggio rimane il sistema migliore per mettere in piedi qualche trama decente: c’è un sacco di materiale avanzato degli anni ’70 e ’80 che può ancora provocare qualche danno alla democrazia. E ci sono, naturalmente, gli allarmi: dall’allarme terrorismo islamico all’allarme terrorismo anarchico. Un po’ se ne parla, un po’ di paura circola, un po’ di richiesta d’ordine e sicurezza viene fuori. Ma si raschia il fondo del barile: i tempi d’oro sono finiti.


Dissenso take away In uno stato libero e bello c’è una città blindata dove un gruppo di potenti s’incontra per decidere i trend militari autunno/inverno 2012-2013. Per le strade, dei dimostranti manifestano

Il nuovo che non avanza di Nicola Baldoni La crisi, quella vera, è arrivata. Dopo i risparmi e i posti di lavoro ci siamo finiti anche i poveri. È l’allarme lanciato dal Viminale. Un migrante su 10 vuole lasciare il paese. Circa centocinquantamila cittadini stranieri, impiegati come braccianti, edili o badanti, stanno per andarsene. Il panico. Erano i poveri che ci piacevano di più, quelli che mangiavano strano e che minacciavano l’integrità della famiglia, come spiegavano i politici divorziati carezzando il capo alla loro prostituta d’ordinanza nascosta sotto il leggio al Family Day. Il mercato interno fa del suo meglio per supplire e ogni giorno sforna disperati, ma i poveri italiani sono meno interessanti. A sinistra non si può avere pietà di un commercialista di Latina finito sul lastrico, non è chic, non mi nobilita. Ce lo vedete poi un commercialista a cantare reggae o a lamentarsi, chitarra elettrica in mano, della vita in un campo di cotone? Ora dovrei sfruttare una casalinga di Voghera? Giuro vorrei, ma proprio non me la sento. Chiamatemi razzista. Il sistema paese ha accolto la notizia con angoscia. Confindustria ha perso il serbatoio di manodopera a basso costo ed è sul punto di riconoscere che se le aziende italiane vanno male è per colpa delle aziende italiane. L’attacco all’articolo 18, ne soffre. Con la scomparsa dell’immigrato l’80% dei programmi elettorali della destra italiana si svuota. Andranno reinventati, riscritti e ristampati. Stiamo per tagliare altri alberi per colpa dei negri proprio mentre questi si rifiutano di venire da noi a raccogliere pomodori per 10 euro a giornata, e la chiamiamo civiltà. Le sedi di Forza Nuova sono listate a lutto, accanto al busto di Goebbels sventolano rumeni impalati a mezz’asta. Nell’indifferenza dei palazzi romani l’unica a correre ai ripari è stata la Lega. Borghezio è stato paracadutato d’emergenza in Libia. Per compiere l’operazione gli ultimi 14 militanti rimasti si sono tassati, scoprendo questa parola per la prima volta. Se la prospettiva di una vita meno disperata non riesce più a spingere gli africani nelle mani dei grossisti dell’agroalimentare, si spera che almeno la paura di avere a che fare con Borghezio faccia scappare i migranti. Le ultime notizie non sono però buone. Le immagini satellitari mostrano un ciccione che vaga in solitudine urlando: “Un magrebino! Un magrebino! Il mio seggio a Bruxelles per un magrebino!”. Intorno a lui un deserto giallo, sconfortante. Pare la sede della Lega di Varese.

d’ordine. Così se gli sbirri ti gonfiano di botte, quando esci dall’ospedale li denunci. Bella soddisfazione. Tanto i poliziotti non finiscono mai in galera per un pestaggio, nemmeno se in diretta mondovisione.Allora uno dice: ma il loro dissenso, avanzando schiamazzanti verso la classica in America non c’era la democrazia? E no, certo. No che linea rossa. Prima ancora che la calpestino, tanto l’avrebnon c’è, ci mancherebbe. C’è il capitalismo, che è un’altra bero fatto, un plotone di poliziotti in assetto cosa. Garantisce la libertà, ma d’impresa, non anti sommossa li riempie di manganellate e di Andrea Garello di dissenso. D’altronde se produci non hai arresta quelli che piantano grane per un naso tempo di dissentire, va da sé. rotto, un incisivo che se ne va. Mentre li portano via contiLa democrazia è un prodotto d’esportazione, pensato nuano allegramente a pestarli. espressamente per i mercati esteri. Non c’è niente di Scene di consueta violenza di stato(-mafia) nella Russia strano, molti paesi producono beni solo per esportarli. di Putin? Acqua. Ordinaria amministrazione dell’ordine La Colombia, l’Afghanistan, i paesi del Triangolo D’Oro e pubblico in Iran? Acquissima. Un esempio di tolleranza il Messico producono ed esportano eroina e/o cocaina verso i cittadini della giunta militare Egiziana (che contiper decine di miliardi l’anno, ma i signori della droga, i nua a imporre la sua legge, chiunque venga eletto presipochi che ne traggono (enorme) profitto, non si fanno le dente)? Acqua, acqua. pere. Preferiscono lo champagne d’annata, gnocca E va bene, per i pochi che non c’erano arrivati lo stato è d’importazione millesimata e altra roba che dà dipendenl’America e la città è Chicago, una settimana fa. I potenti za, ma non porta direttamente all’obnubilazione e quindi sono capi di stato e ministri dei paesi firmatari del patto al camposanto. Sanno che la droga è un’illusione pagata a atlantico, la NATO. Per chi l’avesse scordato, la NATO caro prezzo e se ne tengono alla larga. era stata creata per difendere gli stati liberi dalla minacLo sanno bene pure gli USA, o più precisamente le lobby cia sovietica, l’Impero del Male, quello che invadeva paesi (gli altri paesi le chiamano “cartelli”) che spacciano la come l’Afghanistan, quello dove i dissidenti finivano democrazia con la complicità del governo. Chi le comanpicchiati in galera. Che orrore. da è pronto a tutto purché quella robaccia non infetti le In America invece puoi organizzare un corteo quando persone care e il loro amato paese. vuoi, basta avere un centinaio di avvocati per il servizio Anche i pusher hanno un codice d’onore.

Addavenì Buffone Chi pensava che Berlusconi fosse confuso e il Pdl in pezzi pronti a scoppiare come granturco in padella, deve ricredersi. Il Cavaliere ha già pronta

una lucida strategia per riconquistare l'elettorato e passare la vecchiaia fuori dalla galera. Prima di tutto, il Pdl non serve più a niente. Lasciarlo al segretario, di cui non si ricorda il nome, e alle lotte per bande aspettando che si estingua sarebbe la cosa più semplice. Ma questi tramonti tristi lo fanno cadere in depressione e dunque ha deciso di venderlo affidando le trattative a Galliani, vedi mai che si possa scambiare con un centravanti buono. Con le mani libere, Berlusconi punterebbe poi a sfruttare il successo di Grillo. Mettere in piedi un movimento strutturato secondo le regole dell'avanspettacolo non è un problema per uno come lui: ha ancora tante barzellette e ci sono in giro ancora tanti moderati che le troverebbero divertenti. Per il nome, se Grillo ha scelto “5 Stelle” si può rilanciare con “5 Stelle De Luxe”, che ha più presa tra i piccoli imprenditori del “lavoro, guadagno, spendo, pretendo”. Ma l'immagine non funziona. Il Cavaliere, invecchiato e ingrassato, con gli occhietti affogati in un lifting rifinito a cemento e la pappetta color topo fulvo sulla testa, non buca più lo schermo. Segretamente, Silvio ha provato ad indossare una parrucca da vecchia invasata ed a imitare l'accento genovese. Le Olgettine, convocate per un parere, sono fuggite urlando e non sono tornate indietro neanche quando le ha richiamate Spinelli. Ma Silvio non si è perso d'animo ed ha subito aggiunto che, sì, ci vuole un “5 Stelle Deluxe” ma con un sistema semipresidenziale alla francese. Galliani è stato subito incaricato di contattare Carla Bruni mentre il Cavaliere, accompagnato da Confalonieri al piano, ripassava rapidamente il repertorio di Gilbert Becaud indossando un grazioso baschetto da esistenzialista e fumando Gitane. È dunque probabile, vista l' incredibile capacità degli italiani di farsi del male, che quel diavolo di Cavaliere riesca a finire al Quirinale. Che tornerebbe ad essere la residenza dei Papi.

VI


ECI P R O V AIT VO !!

Canta anche tu col simpatico Max! Ogni settimana un brano reinventato dal bravo fantasista da cantare intorno al fuoco. E con gli accordi!

Lodi e onori a Leonardo Coc, vincitore di questa settimana con un botta-e-risposta efficace e tagliente. Visto che vi stimola la situazione a due personaggi, per la prossima volta misuratevi con la coppia uscita dalla matita sapiente di Portos. Con la bella stagione, pensare è rinfrescante ed è pure gratis: non perdete l’occasione. Titolo perfetto di qualche giorno fa: «Polverini fa 50 anni e si decoattizza, ora sembra la sorella gemella di Serena Dandini». Non sapeva ancora, Dagospia, che il 21 maggio la governatrice del Lazio, ormai per tutti Sderenata, sarebbe approdata sulla Croisette con la fedele assessora Fabiana Santini, entrambe scortate a vista dal poliglotta Marco Müller per una vera e propria tournée festivaliera. Non chiedeteci perché. I 45 milioni di euro connessi alla strapompata Legge regionale per il cinema e l’audiovisivo sono in buona misura “virtuali”. E in ogni caso: che bisogno c’era di volare a Cannes? Nessuno, a parte il piacere di farsi una gita di lusso pagata dai contribuenti. Ma la governatrice pidiellina, rifattasi il look sbarazzino e vibrante di cinefila passione, ha voluto evidentemente capitalizzare la conquista del Festival capitolino mostrando di essere una del ramo. Solo che il tono dei comunicati stampa - tanti, troppi - era da cinegiornale Luce, lesti a segnalare ogni passo della signora al festival. Una roba piuttosto ridicola. Polverini incontra i produttori dell’Anica, Polverini stringe la mano a Bertolucci, Polverini firma accordi con Argentina e Brasile, Polverini consegna il neonato premio Gillo Pontecorvo a Gilles Jacob, Polverini parla con Ornaghi, Polverini si fa fotografare con Stefano Accorsi, Polverini salda i debiti 2009 col Festival di Roma… Polverini di qua e di là: mancava solo il suo parere palatale sul ricco menù per 800 persone (ottocento!) preparato dallo chef Andrea Fusco presso la plage dell’hotel Majestic. S’intende tutto pagato da Istituto LuceCinecittà. Insistiamo: possibile che la governatrice laziale, con tutti i cavoli amari sul fronte sanità, rifiuti e bilancio, non avesse altro da fare che trasferirsi per 48 ore a Cannes? Consoliamoci sapendo che perderà comunque le elezioni, come il sodale Alemanno. Il cinema dà alla testa, ma da tempo non è più l’arma più forte. Michele Anselmi

Sta bussando la storia. E tu non aprire!

di Max Paiella

Sulle note di VIENI VIA CON ME (P. CONTE) G- D7 G- D7 Via, via, vieni via di qui GD7 niente più Lega in questi luoghi GD7 neanche un Predellino azzurro G- D7 G- D7 Via, via, neanche questo Monti grigio G- D7 pieno di manovre GG e di tecnici che ti son piaciuti CG7 It's wonderful, it's wonderful, Ab7 G it's wonderful, good luck my baby CG7 It's wonderful, it's wonderful, Ab7 D7 it's wonderful, I dream eurobond GD7 Gspread spread, duddudududù, D7 Gci bu ci bum bund, duddudududù D7 Gci bu ci bum bund, duddudududù G- D7 Via, via, vieni via con me entra in questo PD buio pieno di Bersani e Bindi

Invia la tua battuta a: liberiebelli@ilmisfatto.it

Via, via, non perderti per niente al mondo i grillini fanno il botto, perchè sono finiti i danè CG7 It's wonderful, it's wonderful, Ab7 G it's wonderful, good luck my baby CG7 it's wonderful, it's wonderful, Ab7 D7 it's wonderful, I dream Btp GD7 Gspread spread, duddudududù, D7 Gci bu ci bum bund, duddudududù D7 Gci bu ci bum bund, duddudududù Via via, vieni via con me c’è Cordero, Batman e l’Uomo ragno via via, entra e fatti una doccia fredda c’è una banca in fallimento da sempre innamorata di te! CG7 It's wonderful, it's wonderful, Ab7 G it's wonderful, good luck Italia CG7 It's wonderful, it's wonderful, Ab7 D7 it's wonderful, I dream i greci GD7 Gspread spread, duddududefault, D7 Gci bu ci bum bund, duddudefault D7 Gci bu ci bum bund, duddudududù

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L’ALBUM DELLE DELLE FIGURacce FIGURacce L’ALBUM effediemme effediemme effediemme effediemme

A cura di Alberto Graziani

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Misfatto - 27 Maggio 2012

PAL SCHMITT

LA GAZZETTA DI PARMA

DANIELA SANTANCHÈ

LA RINASCENTE

"Il presidente della repubblica ungherese ha rassegnato le sue dimissioni, dopo essere finito al centro di accuse sul fatto che la sua tesi di dottorato risulterebbe per l'80 per cento copiata".

"Il tema dell'articolo è lo scontro Marcegaglia e Monti sulla riforma del lavoro. Ma al posto dell'ex presidente di Confindustria cì è finita la foto di Sabina Guzzanti in una delle sue imitazioni".

"La Minetti? Anche Togliatti aveva come amante la Iotti, poi lei è diventata il primo presidente donna alla Camera, e sicuramente non aveva vinto concorsi".

"Nessuno ci ha, per ora, ripensato e fatto togliere alle commesse il badge con la riproduzione della Rinascente Card con sotto scritto: "Averla è facile. Chiedimi come».

(Radio 24 riportato da repubblica.it, 13 aprile 2012)

(firenze.repubblica.it, 18 aprile 2012)

(parma.repubblica.it, 6 aprile 2012)

VII

(Corriere della Sera, 3 aprile 2012)

Direttore Responsabile Stefano Disegni Caporedattore Paolo Aleandri

In redazione Riccardo Cascino Direttore Amministrativo Carlo “Bancomat” Pontesilli

Art Director Cristina Trovò Segretaria di Redazione Francesca Piccoletti Mago del Photoshop Paolo Cucci

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Dai Dai trionfi trionfi sul sul Web Web al al Misfatto Misfatto..

LA SORA CESIRA

Insostenibile pesantezza del cinema d'autore per menti basiche

L'altro giorno mio marito Plinio, ermeneuta della Pajata e teorico della peperonata, è riuscito a sorprendermi; "Ao', hai visto che stanno a fa' er festival cinomatografico de Cannese? ".

Effettivamente le immagini della "Croisette" sono ovunque, poi non vi nascondo che avevo già pensato di visitare un luogo che un tempo conoscevo con il nome di cinema. Nel multisala vicino a casa nostra, che si trova in un quartiere un po' periferico di Roma, non fanno questi film culturali. Da noi c'è solo il " T-Rex Cinemax" che, essendo frequentato principalmente da giovani non molto inclini alla cinematografia d'élite, ha in cartellone solo lungometraggi in cui si frantumano a mani nude e non disdegnano l'inchiappettarsi. La premessa giustifica il trasloco delle nostre membra in un cinema molto elegante e silenzioso del centro, dove, in una quiete ai limiti del surreale, proiettavano i film della rassegna. Ora, chi mi conosce sa che la mia stima nel brodo primor-

diale che anima il cranio di mio marito tende ai numeri esadecimali negativi, però stavolta ha avuto ragione lui quando, dopo aver russato, e anche altro, per due ore, ha cominciato a protestare in maniera assai scomposta. Mi rifiuto di credere che certi critici possano osannare un film cinese con sottotitoli in iraniano dove, se ti dice proprio bene, il protagonista cammina lungo un fiume ricordando i fasti della raccolta del riso nell'immediato dopoguerra, mentre sogna l'amore impossibile per una badante muta abusata da un nano Uzbeko. Vedete, credo che la cultura sia una cosa molto bella, quasi come la profondità. A volte però, quando si cerca di coniugarla alle pippe mentali, il risultato rischia di non essere confortante. Mi piacerebbe tanto seguire un critico molto affermato. Amerei sorprenderlo mentre, celato da un passamontagna, acquista un biglietto per la retrospettiva di Bombolo. Farei carte false pur di veder pubblicata una recensione in linea con uno dei momenti più alti della cinematografia italiana: "La Corazzata Potëmkin è una cagata pazzesca". Poi, se ogni tanto andate a farvi le cannese, non sarò certo io a condannarvi.

’, LA PIU BASSA CARICA DELLO STATO’ di Stefano Disegni

VIII


Domenica 27 maggio 2012

pagina 11

SUCCEDE IN ITALIA

Manifesto anti-rom “Pdl sciacallo” PESCARA, IL CASO FINISCE IN PROCURA “TUTTO PER UN PUGNO DI VOTI” di Luca De Carolis

i sono infuriati anche l'arcivescovo e il questore, mentre Sel ha presentato un esposto in procura per “incitamento all'odio razziale”. Perché i manifesti del Pdl che hanno riempito Pescara - “Fuori dalle case popolari rom e delinquenti” - rischiano di aggiungere benzina al fuoco della tensione sociale. Altissima, nella città dove la faida tra ultras e rom è sfociata nel sangue. “Non c'è stata una vera integrazione, che va fatta in due, come l'amore” ricorda “Alexian” Santino Spinelli, rom, docente universitario a Chieti. Che ricorda: “I rom sono arrivati in Abruzzo nel 1300. Eppure ci son ancora questi problemi”. La certezza è che il 1° maggio, un capo della curva pescarese, Domenico Rigante, è stato ucciso sotto casa sua: il suo assassino, il nomade Massimo Ciarelli, si è costituito pochi giorni dopo, e ora è in galera assieme ai tre complici della spedizione punitiva. Proprio nella Pescara dove, martedì

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scorso, sono apparsi i manifesti che abbinano rom e delinquenti. La coordinatrice cittadina del Pdl, il consigliere comunale Federica Chiavaroli, ammette: “Non sono l'autrice del manifesto, l'ha curato il coordinatore provinciale Lorenzo Sospiri. Il testo è sbagliato. Dovevamo rivendicare una cosa fatta dall'amministrazione (di centrodestra, ndr), ovvero liberare le case popolari dagli occupanti abusivi. Ma è venuto fuori un messaggio discriminatorio”. Maurizio Acerbo, consigliere in Comune per Rifondazione, accusa: “Il manifesto è stato commissionato dal gruppo del Pdl in Regione, quindi fatto con soldi pubblici”. Chiavaroli replica: “Non so chi l'abbia commissionato. Se il committente è scritto sul manifesto? Non saprei, non ho il pdf con me”. Il Fatto ha cercato anche Sospiri,

senza riuscire a parlargli. Ha parlato, invece, Spinelli. Musicista, insegna Lingua e cultura romanì all'università di Chieti, e vive a Lanciano (Chieti). Perché quei manifesti? Per sciacallaggio politico. Per guadagnare consenso, facendo leva sulla paura della gente, ali-

(FOTO ANSA)

La destra cavalca la tensione dopo l’omicidio di un ultrà. Esposto di Sel, sdegno di arcivescovo e questore Santino Spinelli, docente di cultura ‘romanì’: “Non mi aspettavo arrivassero a tanto, questo è odio” mentata dall'incomprensione e dalla mancata integrazione. I rom sono in Abruzzo da secoli, e si sentono italiani, che vogliono vivere in pace. Ma gli osta-

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Benzina sul fuoco Il Pdl, partito di maggioranza al Comune di Pescara, equipara i rom ai delinquenti

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coli sono ancora tanti. A leggere la scritta, pare che il Pdl abruzzese voglia imitare la Lega. Non mi aspettavo che si arrivas-

se a tanto. Continuo a pensare che la Lega sia molto peggio del Pdl. Ma questi manifesti sono una vergogna. E dietro c'è anche razzismo, odio per gli altri. Il problema della tensione tra rom e parte della città però esiste. Un rom ha ucciso, pochi giorni fa. E ha sbagliato. Ma una sola persona non rendere colpevole un'intera comunità. Lui si è vendicato, dopo essere stato massacrato di botte. Non doveva farlo. Ma la gran parte della comunità è pacifica, lavora. All'ospedale di Pescara ci sono sei infermieri professionali rom, in tanti gestiscono negozi. Il quartiere Rancitelli, dove vivono molti rom, è considerato un luogo difficile. In quel quartiere vanno tutti a raccattare voti, compresi tanti di quelli che approvano manifesti come questi di cui stiamo parlando. La verità è che serve

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integrazione, con azioni concrete. Sa quanto è difficile per un rom trovare lavoro? E parlo di quelli italiani. Per quelli stranieri, c'è la nefandezza dei campi nomadi. I manifesti del Pdl comunque hanno suscitato grandi proteste, anche delle istituzioni. Si poteva fare di più. E comunque: perché il sindaco di Chieti (Umberto Di Primio, Pdl) che aveva dato del “mezzo rom” a Zeman (allenatore boemo del Pescara, ndr) è ancora al suo posto? Perché non si prendono mai provvedimenti? Dopo i manifesti, come è il clima tra i rom di Pescara? Pensano che è stato uno schifo, ma rimarranno calmi, vogliono pace. Io poi voglio dirlo: da artista, a Pescara mi sono trovato sempre molto bene. Tanta gente capisce, ha voglia di confrontarsi.

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Domenica 27 maggio 2012

SUCCEDE IN ITALIA

“Noi detenuti: peggio dei maiali” UN ALTRO SUICIDIO A SOLLICCIANO: 2,6 M² PER “VIVERE”, I SUINI IN BATTERIA NE HANNO 6,2 di Michela Gargiulo Firenze

i è impiccato con un lenzuolo nel bagno della sua cella a Sollicciano. Ha aspettato che i suoi due compagni si addormentassero e nel silenzio ha bloccato la porta con un manico di scopa. Si è suicidato senza lasciare una lettera, senza dire una parola. Si chiamava Pietro, aveva 50 anni, era nato a Palermo e era in attesa del giudizio di appello. Su di lui pesava una condanna in primo grado a due anni e sei mesi per tentata rapina. E' successo l'altra notte, a Firenze, nel carcere di Sollicciano. Quando gli agenti della

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polizia penitenziaria si sono accorti che nella cella mancava un detenuto ormai era troppo tardi. Hanno aperto la porta del bagno e l'hanno trovato già morto, con il lenzuolo annodato al collo. Questo è il secondo suicidio dall'inizio dell'anno nel carcere fiorentino. UNA MORTE che segue di poco quella di un altro detenuto che si è ucciso a Novara. “Non ha retto la solitudine, la sua disperazione” commenta Franco Corleone, garante dei detenuti del Comune di Firenze. “In carcere la situazione è sempre più drammatica. Passa il tempo e non accade niente di positivo. Si contano solo i sui-

cidi perché quelli fanno ancora notizia ma non si parla dei tentativi o di tutti gli atti di autolesionismo che sono all'ordine del giorno”. Nel carcere di Firenze la situazione è al collasso perché la struttura dovrebbe ospitare 467 persone e invece ci sono 1003 detenuti. “Le celle sono state costruite e pensate per una sola persona, ci vivono in tre”. Condannati a vivere un spazi ridotti con una media di 2,6 metri per detenuto. “Neppure gli animali vivono così - raccontano dal carcere -. Siamo condannati due volte. Un suino ha diritto in allevamento a 6,2 metri quadri, noi neppure quelli”. Ma ad essere molto preoccu-

Dietro le sbarre (FOTO EMBLEMA)

1003

67.000

Le presenze nel carcere fiorentino (capienza 467)

I detenuti in Italia (capienza 40.000)

pati sono anche gli uomini della polizia penitenziaria. “Questo suicidio testimonia una volta di più la drammaticità quotidiana di chi vive nelle nostre galere, nelle quali anche noi siamo spesso lasciati soli”, sottolinea Donato Capece, segretario del Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria. Mentre la Fp Cgil ricorda come nel carcere fiorentino ci siano solo 4 educatori e 300

agenti distribuiti su tre turni. A confermare una situazione al collasso è Alessandro Margara, ex Presidente del tribunale di sorveglianza di Firenze, padre della riforma penitenziaria, garante regionale dei detenuti. “E' pacifico pensare che quest'estate la situazione sarà pesantissima. Le carceri in toscana sono al collasso. Mancano i soldi e la politica dà solo risposte ambigue”. Mancano i diret-

tori, gli educatori, il personale è costretto a turni massacranti. “Non ci sono segnali di una riforma del sistema”, conferma Franco Corleone. “In Italia ci sono 67.000 persone in galera. Le carceri in Italia potrebbero ospitarne solo 40.000. Meno di un migliaio sono nel regime di massima sicurezza. Solo 7000 sono quelli sottoposti a particolari misure restrittive di alta sicurezza”. E il resto? “Ci sono quasi 23.000 detenuti in carcere per detenzione e spaccio. E' il 33% degli ingressi in carcere. I grandi spacciatori sono una percentuale minima. C'È UNA PROPOSTA di legge per i reati più lievi legati alla droga, perché non ci sia l'arresto immediato. Evitare l'ingresso in carcere e dare loro la possibilità di misure alternative sarebbe un bel passo avanti”. Nelle carceri la percentuale di tossicodipendenti è altissima, una vera e propria emergenza. “Questo è un regalo della legge Cirielli, quella sulla recidiva. Salva gli incensurati come Previti ma colpisce i disgraziati che della recidiva hanno fatto la propria dipendenza, i tossicodipendenti. Invece di pensare a progetti per la rieducazione li condanniamo per sempre alla disperazione sbattendoli in carcere”.

Libri, ragazzi e birra: il miracolo del “Barrio’s” PERIFERIA SUD DI MILANO, L’INVENZIONE DI DON RIGOLDI: DALL’INTEGRAZIONE AL PREMIO LETTERARIO PER GIOVANI SCRITTORI

di Nando dalla Chiesa

birra, un libro e un ragazzo che non c'è più. UallanaUna storia bella e malinconica che sta di casa Barona. Avete mai sentito parlare di questo quartiere-landa alla periferia sud di Milano che vi fa maledire lo stradario? Dove di notte potreste impazzire ore per uscirne? Ecco, proprio lì, tra stradone e stradine, tra spazi immensi e budelli, venne in mente tanti anni fa di andare a seminare a Gino Rigoldi, il prete-vulcano del Beccaria, il carcere minorile di Milano. Lì nella periferia dormitorio volle aprire un locale, birreria ma non solo, su una piazza grande e brulla, all'incrocio tra via Barona e via Boffalora. Così nel 1997 nacque Barrio's. Don Gino conosce le buone ricette per i minori. E lo dimostrò anche ai più diffidenti. Perché Barrio's diventò subito un punto di riferimento per i ragazzi emarginati, spesso di altre lingue e culture, altrimenti condannati a radunarsi in piazze senz'anima o negli spazi popolati solo dai fari delle (rare) auto di passaggio. Insomma, un buon antidoto a devianza, solitudine e dispersione scolastica. Un'autentica scommessa, vinta nel tempo grazie all'aiuto dei molti amici di don Gino e della sua Comunità Nuova, di un gruzzolo di insegnanti delle scuole intorno e di un po' di associazioni che ci hanno creduto, Anpi compresa. Apertura 315 giorni all'anno, sessantamila presenze. A Milano la storia è piuttosto

Uno degli incontri al teatro Edi del “Barrio’s”

nota. E' una delle sfide più simboliche, e vittoriose, lanciate negli anni passati alla città inzuppata nel rancore. Un punto a favore della tenacia del prete, capace di portare dalla sua parte anche il Comune della tolleranza zero. Il segno che si poteva fare qualcosa anche per i nuovi cittadini, gli immigrati di seconda generazione. QUEL CHE È MENO NOTO è che questa sfida si è accompagnata a un'altra sicuramente più temeraria. Fare della birreria della Barona un centro di irradiazione letteraria, un ritrovo culturale. Piazzarci un premio letterario per giovani autori, per le opere prime, ormai giunto alla tredicesima edizione. Trasformando il Barrio's in una eretica Viareggio o Pontremoli per giovani talenti. Teoricamente non avrebbe potuto esserci luogo più controindicato. Invece funzionò anche questo. Una giuria di prestigio, da Ermanno Olmi a Isabella Bossi Fedrigotti, da Mo-

ni Ovadia a Rosellina Archinto o Grazia Casagrande. E insieme, come lettori-giurati, gli studenti di dieci classi, scelte tra licei e istituti tecnici. Dal premio sono passati autori ormai consacrati come Benedetta Tobagi, Antonio Scurati, Roberto Saviano o Silvia Avallone. Quest'anno (la premiazione si terrà martedì sera al museo diocesano) sono in gara tre virgulti Einaudi: Ester Armanini, Paolo Soriga e Federico Russo. E anche stavolta la birreria è diventata per qualche settimana un formidabile cenacolo in cui un centinaio di studenti ha discusso animatamente con gli autori finalisti dei loro libri: l'amore della figlia per i suoi genitori, la passione per gli insetti, l'amicizia, le donne partigiane, il senso dello scrivere i propri sentimenti. QUEL CHE FORSE è ancora meno noto, però, è che questa grande esperienza collettiva, che mette insieme la birra alla spina e il libro dell'esordiente, la lotta all'emarginazione e la diffusione della lettura, ha dietro di sé qualcosa di più intenso e pudico. Un sentimento materno, una associazione dal nome speciale: “Amici di Edoardo”. Lo stesso Edoardo Kihlgren che ha dato il nome al premio letterario. E a questo punto l'avrete capito: dietro tutto c'è il ricordo di un ragazzo che se ne è andato troppo presto. Proprio mentre sperava di partecipare alla costruzione di un'Italia migliore, e che chi scrive aveva conosciuto. Un incidente stradale, nel '94. Dietro tutto, oggi, c'è l'amore di una madre che non si è arresa alla morte ingiusta e che, come tante volte accade in queste circostanze, invece di chiudersi nel dolore ha voluto trasformare il nome ama-

tissimo in linfa vitale per gli altri. Rosella Milesi Saraval ha un'eleganza dei modi che stravince sull'età. “Edoardo sognava di cambiare il mondo. Era irrequieto, aveva fatto la Bocconi e prima di finirla si era messo a lavorare. Poi aveva deciso di andare a Fontainebleau, dove c'è un distaccamento dell'università di Harvard. Quando vinse Berlusconi mi disse che in questo paese non ci voleva vivere. Capiva il messaggio che c'era in quel voto. Credeva nella solidarietà, e insisteva che l'unico modo per cambiare era educare le persone. Ho cercato, cerco di fare quel che lui chiedeva. Per questo ho lasciato la mia professione, ristrutturavo case e uffici o negozi; e mi sono dedicata praticamente a tempo pieno all'associazione, con l'aiuto degli altri miei due figli e dei suoi amici e amiche più cari. Per questo raccolgo i finanziamenti per il Barrio's, chiedendo a fondazioni o enti pubblici, cercando di sostenere come posso un luogo nato all'insegna della solidarietà. Per questo seguo personalmente il premio, leggendomi tutte le opere prime in concorso. Che le devo dire, è un impegno che mi ha aiutato a sopravvivere. Soprattutto mi sembra di fare qualcosa che gli sarebbe piaciuta. Pensi che lui aveva scritto un paio di libri, genere fiction, che non aveva mai pubblicato, per cui anche la scelta di guardare ai giovani autori gli deve qualcosa. Se martedì sera spiegherò ai vincitori chi era Edoardo? No, sono discreta, di mia iniziativa non lo faccio mai, non ho ancora davvero superato quel momento. Se me lo chiedono sì, rispondo. Altrimenti evito. Sa, ancora mi emoziono”.


Domenica 27 maggio 2012

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ECONOMIA

AIRAUDO: “INCENTIVI? NO, SERVE UN’ALTERNATIVA A FIAT” Il dirigente Fiom: “Il governo si attivi per portare in Italia un produttore come Kia”. Marchionne pensa a Suzuki di Salvatore Cannavò

Italia ha bisogno di un altro produttore dell’auto, anche straniero e il governo deve agire con una vera politica industriale e non con gli incentivi”. È una proposta complessiva quella che lancia Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom, nonché segretario dei metalmeccanici piemontesi, dopo aver letto l’articolo pubblicato su ilfattoquotidiano.it sul convegno organizzato dalla Volkswagen in Piemonte con la filiera produttiva automobilistica che teme la fuga della Fiat. La casa tedesca ha già avanzato da tempo un interesse esplicito per il marchio Alfa Romeo e la sua visita in Piemonte ha risvegliato le speranze per un possibile rimpiazzo produttivo. Ed è su questo che il segretario Fiom decide di puntare: “È evidente che nel nostro Paese c’è un problema che riguarda la produzione dell’auto. La Fiat non riesce a saturare i suoi impianti e, addirittura, chiude gli stabilimenti”. Quello di Termini Imerese è già stato abbandonato e il suo futuro è legato più

L’

a ipotesi e speranze che a un progetto industriale. Contestualmente la Fiat ha finora rifiutato l’offerta di acquisto del marchio Alfa avanzata dalla casa di Wolfsburg. “Sarebbe certamente un errore cedere il marchio senza concedere un insediamento industriale” sottolinea, sospettoso, Airaudo. Che però va oltre e si spinge fino a provocare le possibili reazioni di chi ha a cuore il “made in Italy” e vede come fumo negli occhi l’invasione degli stranieri. “CREDO che non bisogna avere preclusioni, oltre ai tedeschi ci sono altri produttori dell’auto che non vanno male come la Fiat, che crescono e che cercano sbocchi produttivi. Ad esempio i coreani della Kia che ha senz’altro smentito un interessamento su Termini Imerese ma, proprio per questo, ha confermato di essere in grado di muoversi”. Insomma, il governo dovrebbe attivarsi per portare in Italia qualcuno che le automobili le vuole fare sul serio. “La Fiat si sta de-nazionalizzando, ce l’hanno detto in tutti i modi. La sua pretesa di avere un monopolio in Italia

la stiamo pagando cara. Il governo ci porti un nuovo produttore e questo può farlo solo con un piano industriale, con le diplomazie, i rapporti economici. Non certo abolendo l’articolo 18”. La Fiom, ma a questo punto anche la componentistica dell’auto, guarda con preoccupazione, e con amarezza, a operazioni come quella del ritorno del “Duetto” Alfa Romeo negli Stati Uniti che, utilizzando lo stile italiano, viene prodotto in Giappone, a Hiroshima. E proprio sullo svuotamento delle competenze italiane si è soffermato il convegno della Volkswagen a Torino, dove si è distinta l’Italdesign di Giorgietto Giugiaro, mille dipendenti, abbandonata dalla Fiat, sull’orlo del fallimento e risollevatasi grazie al passaggio alla Volkswagen. Anche perché la desertificazione produttiva del Piemonte è un dato di fatto che con la strategia “apolide” di Marchionne ha molto a che vedere. Sono circa 15 mila i posti di lavoro a rischio sui 40 mila della componentistica e riguardano fabbriche come Lear, Johnson Control, Saturno, Alfa Plast, Daytech che di

Giorgio Airaudo, Fiom Cgil (FOTO LAPRESSE)

Fiat hanno finora vissuto. “In realtà, aggiunge Airaudo, la Fiat dovrebbe dire la verità, il piano Fabbrica Italia si è disintegrato e la prospettiva è ormai solo quella di chiudere stabilimenti. Allora giochiamo d’anticipo. Marchionne se ne va? Portiamone altri”. LA PROPOSTA è rivolta direttamente al governo, al ministro Passera che invece sembra

SAN CAMILLO Fiamme in Pronto soccorso arebbe stato un cumulo di immondizia che ha preso Steranei fuoco la causa dell’incendio scoppiato, ieri, nei sotdel padiglione Flaiani dell’ospedale San Camillo di Roma. I pazienti del reparto di oncologia sono stati spostati per permettere l’areazione dei locali invasi dal fumo, ma non c’è stato nessun ferito. A spegnere le fiamme sono intervenute cinque squadre dei Vigili del fuoco. “Non vi è stato alcun pericolo o rischio per i pazienti - ha dichiarato la Direzione generale del nosocomio - l’episodio è rimasto circoscritto al seminterrato e non è stato necessario mettere in atto alcun piano di evacuazione, nè rimuovere neppure precauzionalmente alcun oggetto”. Il nosocomio romano è stato, lo scorso febbraio, al centro di uno scandalo per i pazienti ammassati sulle barelle del Pronto soccorso o curati per terra. Il Fatto è ritornato ad occuparsi del San Camillo lo scorso 19 maggio, riscontrando una situazione per niente migliorata nel tempo: pazienti ammassati sulle barelle, corridoi pieni di sedie a rotelle che impedivano i movimenti del personale medico e paramedico, attese di dieci ore per entrare in sala operatoria, vermi nei bagni. Insomma tra sporcizia, scandali e incendi, la cattiva storia del San Camillo continua.

essere impegnato a calibrare un nuovo piano di incentivi alle imprese. “Sugli incentivi si rischiano due errori opposti: o sono ad ampio raggio e però drogano il mercato solo temporaneamente non risolvendo nulla; oppure, sono mirati ma riguardano attività produttive – come l’auto elettrica – che in Italia sostanzialmente non si produce”. Gli incentivi quindi non servono, spiega Airaudo, “serve la mobilità sostenibile per non svendere le aziende; ci serve la Fincantieri o la riattivazione dell’Irisbus, dell’Ansaldo e del trasporto ferroviario, insomma un piano industriale per la mobilità sosteni-

bile. Il governo ha qualcosa da dire?”. DALL’ALTRA PARTE della barricata Sergio Marchionne parla di alleanze con altre case automobilistiche: “Discuto con chiunque, sono assolutamente promiscuo”, perché pochi giorni dopo l’accordo con Mazda per il nuovo “Duetto” per il futuro il Lingotto non escluderebbe accordi con la Suzuki. Intanto Fiat ha sospeso tutti i rapporti commerciali con l’Iran in sostengo agli “sforzi della diplomazia internazionale per una soluzione diplomatica delle questioni relative ai rapporti” con Teheran.

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Domenica 27 maggio 2012

ALTRI MONDI Francia Esordio del partito dei pirati Dopo mesi di

Algeria Prima seduta del nuovo Parlamento

preparazione, il partito pirata in versione francese scende in campo, e annuncia che parteciperà alle elezioni politiche di giugno con un centinaio di candidati. Ispirato dai successi ottenuti in Svezia, dove il movimento è nato ufficialmente nel 2006, e più recentemente in Germania, i pirati francesi si rivolgono ai più giovani, cresciuti nell’era dei media digitali e dell’informazione condivisa. (FOTO ANSA)

Si è svolta ieri, ad Algeri, la prima sessione del neo eletto Parlamento algerino, al quale hanno partecipato i 462 deputati che resteranno in carica per i prossimi cinque anni. Alcuni deputati dell’Alleanza islamica dell’Algeria verde hanno però contestato il risultato delle elezioni e abbandonato la cerimonia di inaugurazione in segno di protesta. (FOTO ANSA)

LA STRAGE DEI BAMBINI SIRIANI E L’ONU STA AD OSSERVARE Decine di vittime del regime. La missione internazionale latita di Francesca

VOTO IN EGITTO

Cicardi il Cairo

opposizione siriana denuncia una nuova strage di civili a Hula, nella provincia ribelle di Homs, portata a termine dagli uomini del presidente Bashar al Assad, malgrado la presenza degli osservatori internazionali dell’Onu nel paese. L’esercito del regime avrebbe bombardato Hula, dove i ribelli si sono fatti forti e, dopo l’attacco dell’artiglieria, le milizie di Assad - gli “shabbiha” sarebbero entrate in città, compiendo un massacro di famiglie, donne e bambini. Si parla di un centinaio di morti, anche se il bilancio non è confermato.

GLI ISLAMICI CERCANO LE “LARGHE INTESE”

L’

IL CONSIGLIO Nazionale Siriano (Cns) parla di 110 vittime, fra cui 13 bambini, mentre l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, con sede a Londra, parla di 90 morti, di cui 25 minorenni. I video amatoriali degli attivisti sul web mostrano i cadaveri insanguinati di bambini in un appartamento, uno dei quali decapitato. Secondo l’Onu le vittime sarebbero 92, di cui 32 minori. Il Cns - la cui leadership è in discussione perchè divisa internamente e non riconosciuta da molti gruppi dissidenti in Siria - ha chiesto una riunione d'urgenza del Consiglio di Sicurezza dell'Onu per “accertare le responsabilità”. L'Osservatorio da parte sua ha accusato i Paesi arabi e la comunità internazionale di essere “complici” delle stragi. Un team di osservatori Onu è arrivato a Hula ieri dopo la denuncia del massacro di civili, hanno riferito i media statali siriani, che hanno accusato

Il Cairo

anche se Annan si rifiuta di ammetterlo. La prima missione internazionale in Siria fu quella della Lega Araba tra lo scorso dicembre e gennaio, e anche allora fu inutile e derisa sia dal regime che dall’opposizione. I funerali di una vittima della repressione e due fermo immagine che mostrano i bambini vittime ad Hula. In alto, Assad ( FOTO ANSA / LAPRESSE)

A Hula l’esercito uccide 92 persone tra cui almeno 32 minori. Piano di pace verso il fallimento della strage i “gruppi armati”, eufemismo per riferirsi ai ribelli. Il capo della missione internazionale il generale Robert Mood ha condannato il massacro a Hula, dove gli osservatori hanno contato 92 corpi, 32 di bambini, e hanno confermato l'impiego “dei cannoni dei carri armati”. Ormai è evidente che la presenza degli osservatori non serve neanche come deterren-

te delle violenze. Oltre 300 - la maggior parte di loro caschi blu delle Nazioni Unite, ma anche personale non militare sono in Siria, teoricamente per verificare l’attuazione del piano di pace di Kofi Annan, inviato speciale delle Nazioni Unite e della Lega Araba, in vigore dall’inizio di aprile. Ma il numero ridotto di osservatori sul posto così come gli ostacoli posti dal regime fanno si che la missione sia già fallita,

IN UNA DELLE mail personali di Assad riportate dal giornale britannico The Guardian, il presidente e uno de suoi consiglieri spiegavano come nascondere un carro armato dalla vista degli osservatori, “mettendoglielo nel fondoschiena”. Anche se gli osservatori dell’Onu sono più rispettati, potrebbero finire reclusi in un hotel di Damasco a bere tè come successe a quelli della Lega Araba quando si accorsero che la loro presenza serviva solo per dare tempo e legittimità al regime. Da parte sua, il Ministro degli Esteri Giulio Terzi ha condannato con fermezza la strage di civili condotta dalle forze di sicurezza siriane e ha chiesto ancora una volta l’applicazione del piano di pace.

a lotta tra le forze “rivoluzionarie” e quelle del vecchio reLrisultati gime è cominciata ieri in Egitto dopo che si sono conosciuti i ufficiosi del primo turno delle elezioni presidenziali. Tra 3 settimane ci sarà il ballottaggio tra i due candidati più votati, quello dei Fratelli Mussulmani Mohammed Mursi e il mubarakista Ahmed Shafiq. La Fratellanza, esperta e astuta, lanciava subito l’appello a tutte le forze politiche e ai candidati “rivoluzionari” chiedendo il loro appoggio per “evitare il ritorno alla tirannia”. Mursi ha convocato ieri pomeriggio una riunione al Cairo, alla quale non si sono presentati i due principali candidati che l’islamista vorrebbe dalla sua parte: il nasserista Hamdin Sabbahi, arrivato terzo con il 20% dei voti, e l’islamista “liberale” Abdel Muneim Abul Futuh, che ha ottenuto il 17%. Abul Futuh non ha ancora appoggiato ufficialmente Mursi, ma lo farà, assicurano fonti del suo team al Fatto. I salafisti (islamisti radicali) che erano con Abul Futuh hanno già detto che il loro voto andrà a Mursi. Da parte sua, Sabbahi potrebbe essere la chiave che aprirá la porta del palazzo presidenziale. INTANTO, Shafiq ha assicurato che non riporterà l’Egitto al passato e sará fedele agli obbiettivi della rivoluzione, durante la quale fu messo dall’ex presidente Mubarak a capo del governo per cercare di calmare le proteste, che fecero cadere il dittatore a febbraio del 2011 e, poco dopo, anche lui stesso. Per i rivoluzionari i risultati sono i peggiori che avrebbero potuto immaginare e ora saranno obbligati a scegliere tra un islamista o un uomo di Mubarak. L’odio per Islamici primi Mursi (F L P ) entrambi è grande, ma il movimento che guidò le manifestazioni del 25 gennaio ha detto ieri che non scenderanno mai a patti con Shafiq, forse con Mursi. Il 6 Aprile ha anche detto che i rivoluzionari si trovano in questa situazione proprio perchè non sono riusciti a formare un fronte unito. Così com’è già successo più volte negli scorsi 15 mesi di transizione, ora cercheranno di mettersi d’accordo, probabilmente senza riuscirci, e piangeranno quando ormai sarà troppo tardi. (Fra. Cic.) OTO

A RESSE

LA SERATA CON GLI STUDENTI

IL FATTO E I GIOVANI A LONDRA: “TORNATE E AIUTATECI A CAMBIARE L’ITALIA” di Andrea Valdambrini Londra

c’è un momento buono per torSbeenare in Italia a fare politica, potrebessere questo”. Così Marco Travaglio ha scaldato la platea degli oltre 500 italiani di Londra, arrivati all Old Cinema della Westminster University per un evento oranizzato dal Fatto in collaborazione con la Fonderia Oxford (think tank di studi politici animato da giovani italiani nella città universitaria inglese). Sul palco anche il direttore Antonio Padellaro e l’amministratore delegato Cinzia Monteverdi. Con loro una lunga lista di ospiti, da Emanuele Ferragina e Paolo Falco della stessa Fonderia a Paolo Lucchino del sito di

informazione economoca quattrogatti.info, a Francesca Coin, sociologa di Roars (gruppo di studio sull università italiana), fino a Enrico Sisti di Tilt, gruppo “di sinistra diffusa” che si occupa di reddito minimo. “Un anno fa, l ultima volta del Fatto a

Londra (a Metropolitan University, ndr) c'era ancora Berlusconi”, ha ricordato Padellaro. “In qualche modo tutto era più facile per noi, con un personaggio di quel genere. Con l'arrivo di Monti - ha continuato - abbiamo sperato che qualcosa potesse cambiare. Ma a oggi Un momento del dibattito a Londra (F X ) possiamo dire che non è così. Travaglio riprende e completa il ragionamento: “Prima eravamo di fronte a uno che mangiava con le mani e andava con le prostitute. Adesso è arrivato un signore ben vestito e rispettato nel mondo. Ma il Parlamento che lo sostiene è sempre quello, lo stesso che ha sempre sostenuto OTO

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le politiche scellerate di B”, ha sottolieato Travaglio. “Il giorno dell'incontro del Fatto a Londra - ha aggiunto ancora Padellaro - è anche quello dell'autocandidatura dell'ex presidente del consiglio al Quirinale. Un segno in più che il berlusconismo non è finito. Un quadro politico così scivoloso e tutto ancora in chiaroscuro, rappresenta sia un rischio ma offre anche opportunità”. “LA NOVITÀ è che il quadro politico è mutato profondamente. Questa ultima tornata elettorale ha rappresentato un vero terremoto per tutte le forze politiche”, ha affondato Travaglio. Che ha ricordato: “Dopo Tangentopoli gli italiani hanno detto: proviamo questi altri, che non hanno mai governato. Diciotto anni dopo si è visto cosa hanno fatto. Ecco spiegata l'affermazione del movimento di

Grillo”. Per questo vedono uno spiraglio di speranza, Travaglio e Padellaro, nell'Italia post-partitica di oggi. La speranza, per i cervelli e i talenti fuggiti all'estero, di ritornare e rimboccarsi le maniche. A guardare le analisi sulla (deludente) riforma Fornero dei ragazzi di Fonderia, I dati sul disastro università forniti da Francesca Coin a una platea partecipe e attenta, e i richiami a “trasformare in 2 giugno in una marcia dei precari” piuttosto che la retorica e insensata parata militare, fatta in conclusione tra gli applausi da Enrico Sitta, non c’è troppo da stare allegri. Però, in sala a Londra c'era una generazione, precaria e arrabbiata, che muore dalla voglia di essere protagonista del proprio futuro. In Italia, all'estero, o meglio ancora in quella che qualcuno ieri a Londra ha felicemente definito “un’Italia diffusa”.


Domenica 27 maggio 2012

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ALTRI MONDI Unione europea Il 22 giugno a Roma il “vertice dei 4”

Spagna Fischia al re, poi il Barcellona vince

L'incontro a quattro tra il presidente del Consiglio Mario Monti, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Francois Hollande e il premier spagnolo Mariano Rajoy dovrebbe tenersi a Roma il 22 giugno (giorno delle elezioni legislative in Grecia e Francia; il Consiglio europeo si terrà a Bruxelles il 28 e 29 giugno). È quanto ha riferito, sul suo sito web, il quotidiano francese Le Figaro, citando fonti governative italiane. (FOTO LAPRESSE)

Pep Guardiola lascia da vincente. Il Barcellona chiude la stagione aggiudicandosi la Coppa del Re. Prima però i sonori fischi delle due tifoserie separatiste all’inno spagnolo e alla corona. Netto il successo dei catalani: 3-0 sui baschi dell’Athletic Bilbao. Catalani vittoriosi, baschi sconfitti, ma entrambi soddisfatti per la contestazione nella tana del lupo, Madrid. (FOTO LAPRESSE)

IL KILLER SOLITARIO E LA SINDROME DI BREIVIK In Finlandia un ragazzo apre il fuoco sui coetanei: 2 morti di Alessandro

Oppes

uta mimetica e due fucili a tracolla. Il ragazzo che sale di corsa le scale di un edificio della via Uddenmaankatu è giovanissimo, appena diciottenne, proprio come le vittime designate ma ignare dell'inferno che si sta per scatenare.

T

La strage nella cittadina di Hyvinkaa fa tornare alla memoria il massacro in Norvegia Sono le due del mattino di ieri a Hyvinkaa, una cittadina di 45mila abitanti poco più di 50 chilometri a nord di Helsinki. Giovani e adolescenti nelle terrazze di bar e ristoranti del centro. Dal tetto, il cecchino apre il fuoco, una raffica di colpi in rapida serie. La prima a cadere è una ragazza, anche lei diciottenne, che muore sul colpo. Poche ore dopo, all'ospedale, si spegnerà anche un suo

coetaneo: era un giocatore della squadra di basket locale, Hyvinkaan Tahko, che proprio la sera prima aveva vinto una partita di campionato davanti al pubblico locale. Altri compagni dello stesso “team” erano con lui l'altra sera, a tiro di cecchino (alcuni sono tra le sette persone rimaste ferite nell'agguato). Una circostanza, questa, che per qualche ora ha alimentato le voci sul fatto che nel mirino ci fossero proprio loro, i giovani cestisti. MA LA polizia di Hyvinkaa, che cinque ore più tardi ha catturato il killer alla periferia della cittadina, esclude per il momento di poter trarre conclusioni su quale sia stato il movente della strage. “Pensiamo che l'assassino non conoscesse le sue vittime”, si è limitato a dire all'agenzia Afp il portavoce del commissariato locale, Satu Koivo. Sul giovane arrestato, ha detto solo che si è arreso senza opporre resistenza, che non aveva precedenti penali e che non era in possesso del porto d'ar mi. Dalle prime ricostruzioni della vicenda, sembra tuttavia che fosse ben preparato e anche dotato di una buona mira. Lo dimostra, ad esempio, la freddezza con

EUROVISION finale sul palco e proteste in piazza ieri, a poche ore dalla finale della gara canore di Adellanche Eurovision, proseguivano le proteste e i fermi da parte polizia a Baku. Le violazioni dei diritti civili da parte delle autorità azere e le numerose manifestazioni organizzate in questi giorni per chiedere la scarcerazione dei detenuti politici hanno offuscato la manifestazione su cui Baku aveva investito molto per lanciare l'immagine di un paese in forte crescita, tanto che il presidente Ilham Aliyev non è riuscito a nascondere la rabbia, definendo la copertura mediatica dell’evento come “di parte”. Una delle cantanti favorite, la svedese Loreen, ha rotto un protocollo non scritto, incontrando gli oppositori Isa Qambar e Ali Kerimli (grazie all’intermediazione dell’ambasciatore svedese, Mikael Eriksson). Il consigliere politico del presidente azero, Ali Hasanov, si è quindi lamentato con l’Unione delle tv europee (Ebu) che organizza la manifestazione per chiedere che gli incontri degli ospiti con gruppi “anti azeri” vengano banditi. “L'Ebu deve intervenire e fermare tali azioni politicizzate”, ha detto Hasanov. Quando un giornalista ha chiesto alla cantante svedese del suo incontro con gli oppositori, il moderatore della tv azera ha tradotto “come si è sentita sul palco?”.

cui, all'arrivo della prima volante della polizia, colpisce l'agente che ha appena aperto la portiera: è una ragazza di 23 anni, cade a terra in un lago di sangue, è ricoverata in gravissime condizioni. Il panico si è scatenato all'improvviso. “La gente si è messa a correre all'impazzata, qualcuno aveva una terribile ferita al viso”, ha raccontato Jani Kuronen, uno dei ragazzi scampati alla strage, alla televisione pubblica Yle. Per un centro piccolo e tradizionalmente tranquillo come Hyvinkaa, lo choc è enorme. Neanche un anno fa, nel-

Una delle vittime del killer a Hyvinkaa ( FOTO LAPRESSE)

la vicina Norvegia, l'estremista xenofobo Anders Breivik uccise 77 persone nella capitale Oslo e sull'isola di Utoya. MA ANCHE la Finlandia è già stata colpita a più riprese, negli ultimi anni, da episodi simili. Dal 2000, sono in tutto 33 le persone rimaste uccise in scontri a fuoco avvenuti soprattutto in scuole o centri commerciali. Il 7 novembre 2007, uno

studente di 18 anni, Pekka Eric Auvinen, armato di una pistola automatica, uccise otto persone in un liceo di Jokela (non distante da Hyvinkaa), prima di togliersi la vita. Neppure un anno più tardi, il 23 settembre 2008, un altro studente uccide nove compagni di scuola e un insegnante di un istituto professionale a Kauhajoki (a sud-ovest del paese) e poi si suicida. E ancora, dicembre 2009 in un

centro commerciale di Espoo: un uomo accoltella a morte l'ex fidanzata, uccide quattro persone a colpi di pistola e poi si spara alla testa. Un’escalation preoccupante che ha indotto il governo di Helsinki a inasprire la troppo permissiva legge sul porto d'armi, che aveva condotto il paese ad avere una delle percentuali di persone armate tra le più alte al mondo.

Obama aspirava forte, non come Clinton UNA BIOGRAFIA RIVELA CHE L’EX PRESIDENTE ERA IL BOSS DI UN GRUPPO DEDITO ALL’HASHISH di Giampiero Gramaglia

entinove marzo 1992, primarie demoVmination’, cratiche: Bill Clinton, aspirante alla ‘nofuturo presidente, risponde a una domanda in conferenza stampa: “Non ho mai infranto una legge dello Stato, ma, quando ero a studiare in Inghilterra, fumai marijuana una volta o due. Non mi piacque, non inalai e, dopo, non ci ho più provato dopo. 25 maggio 2012, campagna presidenziale: un libro racconta che Obama, quand’era studente, ci provava gusto, come molti suoi compagni, a farsi una canna – e, fin qui, lo sapevamo, per diretta ammissione - ed era addirittura un boss della banda di Honolulu cui apparteneva, un ‘profeta’ della ‘total absortion’, fumare inalando completamente il fumo. Chi non ci riusciva, lo sbatteva fuori dalla ‘Choom gang’. Lo scrive David Maraniss, in un volume di prossima pubblicazione, ‘Barack Obama. The story’, ma largamente anticipato dalla stampa americana. Vent’anni dopo, il racconto delle qualità da leader, sia pure della TA, la ‘total abosortion’, del giovane Obama fa meno impressione delle ammissioni di Clinton: un po’ perché l’imbarazzo di Bill rendeva il suo ‘outing’ divertente, ma, nel contempo, improbabile, come se avesse qualcosa da nascondere; e, soprattutto perché l’America oggi è diversa e più tolleran-

Quando era studente alle Hawaii Anche Clinton ammise di far uso di stupefacenti ma si giustificò: “Non aspiro”

Bugie e vizi presidenziali Bill Clinton e Barack Obama (F

OTO

te sulle canne. Anzi, il presidente ha più da temere dal vizio del fumo – mai pubblico che da quei trascorsi giovanili, magari un po’ bulli. In fondo, Maraniss, per quanto la biografia sia l’ennesima ‘non autorizzata’, non gli rende affatto un cattivo servizio: studente modello, ‘guru’ giovanile e dispensatore di buoni consigli ai compagni. “Prima di un esame, dormi con il libro sotto il cuscino”, suggeriva per vincere l’ansia (e migliorare la preparazione in extremis). A lui, è andata bene; ai suoi amici, non si sa. NELLA CAMPAGNA in fase di stanca, perché il traguardo è troppo lontano per sprecare energie (e soldi), c’è spazio per la caccia agli ‘scheletri nell’armadio’ – e se sono tutti qua, Obama può dormire tranquillo, anche senza libro sotto il cuscino - per le sortite personali e per le gaffes. La ‘first lady’ Michelle dice a People che, se potesse scegliere di essere un’altra persona, vorrebbe essere Beyoncé, pop stare di talento e di bellezza. Il vice di Obama, Joe Biden, suscitato, invece, ilarità e irritazioni, affermando che “anche un idraulico potrebbe fare il presidente”, che non si capisce se sia un complimento per gli idraulici o una ‘diminutio’ per il presidente.

LAPRESSE)

Mentre lo staff di Obama si chiede se uno stile più aggressivo non possa nuocere alla sua immagine, l’inquilino della Casa Bianca fa la corsa in testa: l’ultimo sondaggio nazionale lo dà avanti 47 a 43 % sul candidato repubblicano Mitt Romney; e polls locali lo danno in vantaggio in tre Stati chiave per la Casa Bianca, l’Ohio, la Florida e la Virginia, pur se mai sopra la soglia di sicurezza del 50%. I sondaggi misurano le reazioni dell’elettorato al sì di Obama ai matrimoni omosessuali. Tra i latini il consenso supera, oggi, il 50%, mentre tra i bianchi è oltre i due quinti dei potenziali elettori; i neri sono i più refrattari all’idea, con meno del 30% favorevoli, ma dopo la dichiarazione del presidente c’è stato un boom di sì per le unioni civili fra persone dello stesso sesso. Se Barack non corre, anzi si prende una pausa dopo la raffica di Vertici, G8 e Nato, Romney cammina. L’ultima sua sortita, che, con lui presidente, la disoccupazione scenderebbe sotto il 6%, sapeva di propaganda. E Mitt deve guardarsi dai colpi gobbi del suo partito: i repubblicani, in maggioranza alla Camera, vogliono votare a luglio la proroga degli sgravi fiscali ai ricchi dell’era Bush, che scadono a fine anno: uno sfregio alla classe media, che potrebbe costar caro alle urne.


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SECONDOTEMPO SPETTACOLI,SPORT,IDEE in & out

Giro d’Italia Impresa De Gendt sullo Stelvio Rodriguez è ancora Rosa

Pellegrini Oro nei 200 metri stile libero agli Europei di nuoto

Schiavone Alla vigilia del Roland Garros, vince al torneo di Strasburgo

Schumacher Pole al Gp di Monaco, ma parte 6° per precedente penalità

FESTIVAL DEL CINEMA

CANNES, BUONA LA PROSSIMA Haneke favorito in un’annata moscia: chi premierà Moretti?

Nanni Moretti e alcuni componenti della giuria (FOTO LAPRESSE) di Federico Pontiggia Cannes

A

nnata mediocre. Non c’è chi abbiailluminbato il concorso, e la 65esima edizione chiude oggi con l’attributo che non avremmo detto, sulla carta: moscia. Meno feste, più pioggia, più divi da red carpet meno stelle sullo schermo, e la sensazione che la politique des auteurs del direttore Thierry Fremaux stavolta non abbia pagato: a conti fatti, pochi top players in quello che per i detrattori è un album di figurine, nomi illustri imbarcati a prescindere. Quest’anno hanno deluso un po’ tutti: Cronenberg sempre più preso a far dimenticare Cronenberg; Haneke e, soprattutto, Seidl e Reygadas lontani dal miglior stato di forma, Wes Anderson che fa rimpiangere i Tenenbaum, Kiarostami che non sa più che raccontare. Vola il numero degli accreditati stampa (4600), ma che si scrive? Zero scandali, e l’inconfessabile speranza: un altro “nazista” alla Lars Von Trier da dichiarare persona non grata al festival e graditissima alla stampa. Nulla da fare. I migliori - Amour non e’ appunto il miglior Haneke, è meno stiloso del Nastro bianco, eppure ai tempi della malattia senile il re-

gista austriaco scopre il sentimento, anche se delittuoso. Pollice su anche per il romeno Mungiu con Beyond the Hills, storia di un esorcismo ortodosso andato a male: un po’ di applausi rimangono in tasca, e sul tema del capro espiatorio, La caccia alle streghe del danese Vinterberg è nettamente preferibile. Il protagonista Mads Mikkelsen è maiuscolo, e alla gogna finiscono l’isteria collettiva e lo spauracchio della pedofilia. Il primus inter pares, meglio, l’unico ad avere uno stile sorprendente e una poetica devastante, è Leos Carax con i suoi Holy Motors: tra Franju e Lanthimos, una limousine alimentata a visionaria follia, altro che Cosmopolis. I peggiori - Ex-aequo agli americani Lawless, Killing Them Softly, The Paperboy, presi in concorso solo per le Kidman, i Pitt e compagnia patinata. Il divismo ha le sue ragioni, la Montée des Marches ancor più, ma esiste un fuori concorso e il tappeto rosso è lo stesso. Il più deludente tra gli attesi Non c’è dubbio: è il DeLillo secondo Cronenberg. Cosmopolis rimane senza benzina, e l’emergenza è autoriale: che ne è del buon vecchio David in questo saggio verboso? Poco, e scegliere Robert Pattinson è una genialata solo per i dipendenti da Twilight e le esigenze produttive. Per tacere poi di un altro roboante adattamento, On the Road di Kerouac malvisto, più che rivisto, da Salles: dal beat al bit, da quella maledetta brama di esistere all’odierna ansia di apparire, con l’altra vampira Kristen Stewart a mezzo servizietto. Il produttore Francis Ford Coppola si metta il cilicio. Chi dovrebbe vincere la Palma? - L’euro andrebbe puntato

su Haneke, comunque sinonimo riconosciuto di qualità. Il formidabile Jean-Louis Trintignant è il valore aggiunto del suo Amour, ma potrebbe essere anche l’unico a finire in palmares. Accanto a quella d’Oro, potrebbe ritornare la Palma d’Onore, assegnata l’anno scorso a Bertolucci: nel caso, Alain Resnais l’ha già in tasca, nonostante a 90 anni il suo film prometta Non avete ancora visto niente. E chi potrebbe premiare Moretti? - Meno male che un maggiordomo in Habemus Papam non c’era, perché sul presidente di giuria Nanni Moretti già si sente di tutto senza bisogno di ‘corvi’: “Litiga da matti”, “Non vuole premiare chi una Palma l’ha già avuta” (versione concisa: “Rosica”), “Non la darà mai ad Haneke”, “Vinterberg è ami-

Le Palme dei fischi alla Kidman erotica e al film del figlio di Cronenberg, il “Trota” dello schermo co di Von Trier, quindi è spacciato”. Ma, chiacchiere a parte, i cronisti pensano che proprio che il film danese potrebbe essere il favorito dalla giuria e dall’italiano. Moretti, rigorosamente, tace e se ne sta all’hotel di sempre, il Gray d’Albion. C’è chi spera (ma di sola speranza si tratta, probabilmente) che in-

vece nel momento del giudizio Nanni riscoprisse un cinema completamente diverso, scegliendo un autore e un’idea di cinema agli antipodi. Ci vuole gusto e coraggio, ma Holy Motors sarebbe una Palma eclatante. Per i nostri colori, viceversa, Nanni potrebbe ricordarsi delle patrie galere, concedendo stasera all’ergastolano Aniello Arena di Reality un’ora d’aria al Grand Theatre Lumiere. Se la meriterebbe. La peggior figuraccia - Purtroppo parla italiano anche la peggior figuraccia. “Interesse culturale” del Ministero dei Beni culturali a Dracula di Dario Argento: tra cavallette bibliche, plasma a flutti, nudi e cartapesta trash fa già ridere, ma notano i critici internazionali la meglio risata è proprio per quel

cartello sui titoli del film. All’estero, l’interesse culturale non lo vedono proprio e l’impressione è che ci dobbiamo far sempre riconoscere. Aggravante, Dracula non ha una distribuzione nostrana. Anche i francesi però una figuraccia l’hanno fatta: il patròn del festival Fremaux ha fatto copia & incolla delle Giornate professionali dell’Anec, spacciando per film a sorpresa un collage di trailer, per lo più già visti. Gli applausi del pubblico - Anche se al Grand Theatre l’invitation è d’obbligo, il pubblico esiste e si fa sentire. Claque e sincera stima per il beniamino Carax, ovazione al merito per il sommo Resnais, a ricordare che si gioca in casa. Ma il tripudio è anche per The Angels’ Share di Loach: nella patria dello cham-

CALCIO, COSÌ FAN TUTTI

pagne, l’elogio al whisky proletario di Ken è già una bella vittoria. Piovono fischi -Il boooo risuonano ancora per Post Tenebras Lux del messicano Carlos Reygadas: un personaggio si stacca la testa con le mani, la platea vorrebbe fare lo stesso col regista. Fischi impietosi, ma non soddisfa nemmeno l’autoerotismo di Nicole Kidman in Paperboy: tra botox e parrucco, performance da olgettina. Il Trota del festival - Se ci fosse un premio per il “miglior raccomandato” andrebbe a Brandon Cronenberg, che sbarca al Certain Regard con Antiviral ed è epidemia di critiche feroci. Tutto il mondo è paese, anche il Canada, anche Cannes. Anche senza i Bossi. Dove si sarà laureato Brandon?

diLuca De Carolis

CAMPEDELLI: ANCHE LUI TIENE FAMIGLIA L a famiglia è sacra” tuonava un personaggio di verdoniana memoria. Motto molto italiano, ormai legge anche nel pallone tricolore. Esempio massimo, il patron del Cesena Igor Campedelli, che due giorni fa ha ingaggiato come allenatore il fratello, Nicola, 33 anni e un passato da discreto calciatore. Per due anni il neotecnico bianconero ha allenato il Bellaria Igea Marina (Lega Pro). Ora dovrà navigare in serie B. Il Campedelli allenatore dice di sentirsi “pronto alla stimolante avventura”. Il Campedelli presidente parla di “scelta complicata”. Diversi tifosi seminano scetticismo sui blog. Ma i parenti non finiscono mica in Romagna. Il ct della Nazionale, Cesare Prandelli, ha appena

inserito tra i preparatori atletici azzurri il figlio Niccolò, 28 anni. “Che male c'è, se lo merita” ha osservato Prandelli. Irritato, forse, per i non pochi che hanno parlato di nepotismo. Ma l'allenatore non ci sta. E si fa forte del buon curriculum del figlio: tre stagioni alla Fiorentina, due al Parma, da cui è stato preso in prestito appositamente per gli Europei. Poi, si sa, a contare non è solo il sangue, ma anche il cuore. Nel Milan la relazione tra Pato e Barbara Berlusconi, figlia di Silvio e consigliera del cda rossonero, va avanti da un pezzo. E, secondo parecchi, ha impedito la cessione del brasiliano al Paris Saint Germain, nel gennaio scorso. Perché il cuore talvolta batte persino il bilancio.


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SECONDO TEMPO

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IL PEGGIO DELLA DIRETTA

TELE COMANDO TG PAPI

L’Arcangelo Gabriele di Paolo Ojetti

g1 T Monti viene contestato a Bergamo. Per Sonia Sarno si tratta dei soliti autonomi, un pizzico di Lega e della “sinistra antagonista”, che è ormai un’invenzione giornalistica: dov’è la sinistra antagonista, qualcuno l’ha vista? Proviamo a rigirare la Sarno: questa contestazione rumorosa è la prima, è un segnale per Monti, finora sacro e inviolabile, altro che antagonisti. Confinato in coda il Vaticano e i vari corvi in tonaca (ma il Tg1 è diretto da padre Lombardi? Da monsignor Crociata?) con Zavattaro che lacrima sulla “triste vicenda”, il resto è una serie di servizi di pura propaganda. Per Alfano truccato da riformista in nome e per conto del Cavaliere. Per la destra di Storace, socialfascioriformista. Per Schifani riformistissimo con il suo inviato per-

sonale Stefano Ziantoni. Per Corrado Passera agreste su un prato in mezzo ai camper. No comment per Emma D’Aquino, che apre così la cronaca dei funerali degli operai morti nel terremoto: “C’erano anche i fiori del presidente della Repubblica”. g2 T Chissà perché, nei titoli di testa letti da Martinelli, le contestazioni a Monti sono state opera della sola Lega. Non è vero, anche se i barbari, sognanti o meno, avevano affittato un aereo con striscione: “Basta Tasse”. Hanno copiato i felici anni ’60 quando andava di moda sorvolare le spiagge adriatiche con altri striscioni: “Annamaria ti amo”. L’immancabile pastone era firmato da Maria Antonietta Spadorcia. Ma, Maria Antonietta o no, questi pastoni sono veramente roba da giurassico: Alfano promette, Vendola richiama,

Franceschini avverte, l’insopportabile è battuto solo dall’inutile. Formigoni, scomparso dal Tg1, riappare nel Tg2. Daccò ha elencato le spese per vacanze, aerei privati, yacht all season a disposizione di Formigoni. Lo ha verbalizzato davanti ai magistrati. Se Formigoni non è “indagato”, politicamente è lessato. g3 T Certo, se uno mette in fila gli scandali che hanno scosso i sacri palazzi, deve riflettere: Giuffrè il banchiere di Dio, le speculazioni edilizie, Marcinkus e Calvi, Emanuela Orlandi, il potere parallelo dell’ Opus Dei, i finanziamenti a Walesa, il crack del San Raffaele, la morte improvvisa di papa Luciani, le spregiudicate operazioni delle banche cattoliche, la cacciata di Gotti Tedeschi e Boffo, la pedofilia diffusa e “assolta” per anni e anni. Gli elementi con i quali giocare alla guerra fra porpore sono abbondanti e, seppure non tutti menzionati nel servizio di Flavia Paone, fanno sorridere all’idea che Paolino Gabriele sia l’arcangelo che tira i fili. I fedeli in Piazza San Pietro parlano con Valeria Collevecchio: i credenti non credono a furti e complotti. La fede cieca riesce a ficcare dubbi e cervelli nel freezer.

di Luigi

Il talento della giovinezza Galella

artina è giovanissima, anaM graficamente. E appartiene quindi a quella categoria che spesso gli adulti amano blandire o schiaffeggiare, ma della quale poco si preoccupano di conoscere nella reale identità. Nei talk televisivi degli anni ‘60-‘70 i ragazzi come lei godevano di spazio e attenzione. Erano ascoltati. Oggi si esibiscono in tv, preferibilmente nel canto o nel ballo. Addestrano il proprio talento muscolare nelle scuole divenute palestre competitive, per guadagnarsi nell'arena uno spicchio di fama, per spartirsi la torta della celebrità nella società dello spettacolo. Nell'ultima puntata di Servizio pubblico (giovedì, ore 21.00) l'intervento di Martina Carpani è apparso in virtuosa dissonanza verso quei cliché che, ignorandolo, si incaricano di qualificare il mondo dei giovani di oggi. Sul quale è fiorita una ricca, sciagurata letteratura. Una delle parole più fortunate e brutali degli ultimi anni fu pronunciata da Padoa Schioppa, ministro nell'ultimo governo Prodi. L'ultima, l'infelice “sfigati”, da un esponente dell'attuale esecutivo. Bamboccioni, disse Padoa

Schioppa, per indicare quei ragazzi che non trovano lavoro e si attardano, come se colpevoli di questo, nelle protettive mura di casa. Semmai, “bamboccioni” sembrano piuttosto coloro che possono vantarsi, al contrario, di aver girato il mondo studiando nelle migliori università d'America e d'Europa. A spese di papà. Figli di una scuola di classe, istituzione selettiva non per merito ma per censo, che come insegnano i rapporti dell'Ocse sopravvive in Occidente più di un tempo, e incredibilmente più in Europa che in America. Colpisce la passione civile della ragazza di Brindisi, intervistata da Michele Santoro in studio. Lui in basso, lei in alto, come se parlasse da un balcone. E si tenesse alla ringhiera, affacciandosi a un mondo che per la prima volta può ammirarne la forma e le parole. Come se la giovinezza, liberatasi dalla cappa oppressiva e premurosa di chi finora l'ha ignorata, finalmente si rivelasse. Merito anche di una situazione storica straordinaria, di una corsa verso la catastrofe dalla quale ci può Martina Carpani, studentessa di Brindisi ospitata da Santoro (IMMAGINE TRATTA DA “SERVIZIO PUBBLICO”)

liberare solo chi riguadagna la virtù dell'impegno. Come Martina, che – è vero – parla esattamente come si poteva fare negli anni ’60-‘70. Per qualcuno questo potrebbe sembrare un limite retorico, come se “quei discorsi”, non essendosi concretizzati, sono da considerarsi semplicemente superati, vinti dalla storia. “Vogliamo utilizzare ciò che è successo per rinnovare il nostro territorio, cercando di farci cittadinanza”; “Abbiamo lanciato una grande manifestazione nazionale”; “Dalle scuole deve partire un processo di riqualificazione della scuola stessa come presidio di legalità”. Qual è la differenza tra questi propositi, così enunciati, e quelli della politica “parolaia” che col tempo, col pronunciamento sterile, non seguito dai fatti, produce assuefazione e disincanto? La differenza, semplicemente, è che Martina ci crede e ci invita a farlo con lei. C'è un talento anche nell'essere semplicemente giovani, per restituire alle parole usurate il candore nuovo, che sa riaccendere i cuori. C'è un unico modo di riconoscere l'autenticità: percepirla. E ce n'è uno soltanto per vincere lo scetticismo: ripudiarlo.

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/ Con gli occhi dell'assassino

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/ Out of time

 GP di Monaco - Mondiale F1

Matt L. Whitlock, rispettato sceriffo di Banyan Key, cittadina della Florida, è impegnato in un’intricata indagine su un doppio omicidio. Ma le cose prendono una brutta piega e Matt, improvvisamente, si ritrova ad essere il sospettato numero uno. Grande suspence, soprattutto nella seconda metà, per questo film diretto da Carl Franklin. Ottima l’interpretazione di Denzel Washington.

Il tortuoso circuito cittadino di Montevarlo rimane uno degli appuntamenti più attesi e affascinanti di tutto il calendario di Formula 1. Molti i pretendenti alla vittoria finale sulle strade del Principato, a partire dal ferrarista Fernando Alonso, che ha raggiunto la vetta della classifica iridata grazie al secondo posto nella gara precedente. Da tenere d’occhio gli inglesi Button e Hamilton, oltre al Campione del Mondo Vettel.

Rete 4 21,30

SCC= Cinema Comedy SCF= Cinema Family SCM= Cinema Max

19.05 Il discorso del Re SCH 19.10 Il gioiellino SC1 19.10 Rimbalzi d'amore SCP 19.15 Vi presento i nostri SCC 19.15 Fantasmi da Marte SCM 19.20 Il Principe d'Egitto SCF 21.00 The Librarian 2 SCF 21.00 Il ritorno del Monnezza SCC 21.00 Sahara SCM 21.00 Ragione e sentimento SCP 21.10 Prima tv Con gli occhi dell'assassino SC1 21.10 28 Giorni SCH 22.40 Asterix & Obelix: Missione Cleopatra SCF 22.40 Zoolander SCC 23.00 Men In Black SCH 23.10 Philadelphia SC1 23.10 The Terminators SCM 23.20 Appuntamento a treSCP 0.35 Tre scapoli e un bebè SCF 0.35 Fratelli d'Italia SCC 0.45 Ghostbusters II SCH 0.50 The Roommate SCM

SP1= Sport 1 SP2= Sport 2 SP3= Sport 3

15.00 Golf, PGA European Tour 2012 Da Virginia Waters (Inghilterra) BMW PGA Championship: 4a giornata (Diretta) SP3 18.10 Automobilismo, IndyCar 2012 Indianapolis 500 (Diretta) SP2 20.45 Golf, PGA European Tour 2012 Da Virginia Waters (Inghilterra) BMW PGA Championship: 4a giornata (Replica) SP3 21.00 Calcio, Liga 2011/2012 35a giornata Barcellona - Real SP1 Madrid (Replica) 21.30 Basket, NBA 2011/2012 Playoff, Semifinale di Conference Gara 7 Boston Celtics - PhilaSP2 delphia 76ers (Replica) 22.45 Calcio, Serie B 2011/2012 42a giornata AlbinoSP3 leffe - Torino (Replica) 2.00 Baseball, Major League 2012 Atlanta Braves - WashinSP2 gton Nationals (Diretta)

PROGRAMMIDA NON PERDERE

TRAME DEI FILM

La storia ruota attorno a due sorelle gemelle, Julia e Sara. Un giorno, la prima, tormentata da un brutto presentimento, si reca a casa della seconda. La trova impiccata. Sara soffriva di una grave malattia agli occhi che le aveva causato una perdita progressiva della vista.Tutto farebbe, quindi, pensare a un suicidio. Ma Julia non accetta questa ipotesi. La donna si convince che la morte di Sara nasconda qualcosa...

16.00 FILM Noblesse oblige 18.00 TELEFILM I Delitti del Cuoco 20.00 NOTIZIARIO TG5 Meteo 5 20.40 VARIETÀ Paperissima Sprint 21.30 FICTION Caterina e le sue figlie 3 0.00 FILM Angel Eyes Occhi d'angelo

SC1= Cinema 1 SCH= Cinema Hits SCP= Cinema Passion

/ Angel Eyes Chicago. La poliziotta Sharon Pogue è sulle tracce di un pregiudicato. Ma, ben presto, per una serie di sfortunate coincidenze, da inseguitrice, si ritrova vittima di un agguato. Sharon sembra essere spacciata quando, dal nulla, sbuca fuori un uomo che disarma il delinquente e le salva la vita. Colpo di fortuna? Sorte benigna? O, semplicemente, un cittadino onesto che, passando di lì, ha avuto il fegato di entrare in azione?

Canale 5 0,00

Rai 1 14,00

 Archimede

 Off The Report Come nella tradizione della redazione, sarà un programma d’inchiesta realizzato però da giovani video giornalisti. “Off the Report”tratterà temi di attualità, come la gestione degli appalti e la costruzione dei porti da parte di privati, in particolare il caso di Imperia, Fiumicino e Siracusa dove a costruire è il gruppo Caltalgirone. Si parlerà poi di Venezia, dove si sta costruendo una delle più grandi opere del mondo, il Mose.

Rai 3 21,00

In un eccentrico laboratorio, Niccolò Torielli, nelle vesti di uno stravagante giovane ricercatore, si confronta con la scienza con un tono ironico e giocoso. Accompagnato dalla sua assistente, la simpatica e intelligente gallina Berta, Niccolò sarà alle prese con stupefacenti esperimenti, alcuni facilmente riproducibili nelle mura domestiche, altri più complicati, atti a mostrare il fascino incredibile della scienza.

Italia 1 21,30


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Domenica 27 maggio 2012

SECONDO TEMPO

PIAZZA GRANDE Grillo e il giudizio universale di Furio Colombo

rillo. Mi chiedono di dire come lo vedo. Non è facile rispondere. Perché è un gomitolo complicato da srotolare. E perché non sono sicuro da che parte tirare il filo. E poi hai sempre un po' paura che ti scoppi in mano. Accade in un modo sempre diverso, come un “Terminator” della rete. Se esisti già e ingombri il suo orizzonte, non sei al sicuro, e non importa quanto sei o non sei colpevole di qualcosa. Nella valle di Josaphat-Grillo, l'umanità è divisa in due dall'informatica, prima e dopo, epoche, razze e nature diverse, senza piazzole di sosta e senza alcuna tolleranza. È un mondo savonaroliano di condanne, quello di Grillo. Infatti nel suo paesaggio c'è un'altra invalicabile linea di confine.

G

COLORO che compaiono davanti a lui o sono i suoi (detti “i grillini”) e hanno a che fare solo con il futuro, e dunque non resta che attendere. Prima o poi, come a Parma, arrivano. O sono “gli altri”, e allora giacciono in un passato senza redenzione, colpevoli non per quel che hanno fatto (ce ne sarebbe una bella lista, ampiamente condivisibile) ma comunque scartati e gettati nello scatolone degli esclusi per essere venuti prima e senza computer. Perché ho detto “davanti a lui”? Perché questa è immediatamente l'immagine che cogli: Grillo sta giudicando. Lo fa a tempo pieno. Ora noi sappiamo che ci sono momenti della Storia in cui un simile atteggiamento è inevitabile. Lo è nel “dopo” di qualche grande trauma o transizione o cambiamento o passaggio da uno a un altro periodo della storia. Questa è la prima mossa strategica di Grillo: lui è nel dopo. L'impegno principale che ti deve assegnare nel dopo è il bilancio del prima. Questa mossa consente di considerare finito ciò che giudica e di chiamare tutti a un rendiconto in quanto protagonisti del prima. In questo rendiconto è difficile distinguere il meglio dal peggio. E infatti la seconda mossa della strategia di Grillo è di non esentare nessuno che appartenga al mondo del prima. Il prima, infatti, è in sè una colpa, o comunque una zona grigia, pre-onesta e pre-informatica, che va comunque risolutamente accantonata, senza badare alla distinzione tra guardie e ladri. Cosicché non c'è nulla di arbitrario nel puntare il dito contro tutti. Può apparire ingiusto verso coloro che hanno resistito e pagato. Però accoglie il distacco profondo, divenuto rancore, di una vasta e desolata opinione pubblica. È la intelligente Intuizione di Grillo, la sua terza e più importante mossa strategica: tracci una linea e stabilisci che, di

n un silenzio gelido e plumbeo la Curia segue le perquisizioni della gendarmeria vaticana e l’avvio dell’istruttoria contro il “maggiordomo”. Cresce il disagio dei cardinali potenti per la pubblicità negativa che colpisce la Santa Sede e aumenta l’ossequiosa avversione di molti cardinali verso la gestione del Segretario di Stato Bertone, che ha portato alla rivolta dei guerriglieri del fax. In Curia molti sono convinti che l’opposizione a colpi di documenti non si fermerà sino a quando Benedetto XVI non avrà cambiato Segretario di Stato. E, tuttavia, se si dimostrasse vero il tradimento del maggiordomo – che secondo ricorrenti spifferi vaticani potrebbe anche essere

I

É

di Silvia Truzzi

MONTI, IL FREDDO DEL TERREMOTO Q

uesta volta non vedremo le pagliacciate a Porta a Porta, con i filmati delle cucine messe a disposizione dei terremotati stile pubblicità del Mercatone. E nemmeno “Burlesquoni” che scambia un assessore della Provincia di Trento qua da questa linea, sono colpevoli tutti per- alacremente contro se stessi approvando la per una convitata delle cene eleganti: “Posso palpare la cheé “usati”, “vecchi” e non Informatici, “nuova legge sul finanziamento pubblico signora?”. È mattina presto e nello spettacolo disastroso delle dunque complici. Di là dalla linea invece c'è dei partiti”, di fronte a cittadini disorientati macerie, almeno questo pensiero è confortante. Martedì 22 il futuro del quale non specifichi nulla, non e increduli. maggio, Finale Emilia: il premier Mario Monti arriva in visita alle devi, non c'è bisogno di perdere tempo. In zone del sisma che ha fatto sette morti e incalcolabili danni. A sè è buono perché nuovo, è nuovo perché IN QUELLE lunghe e tristi sedute parlaSant'Agostino, dopo un incontro privato con i parenti delle informatico, ed è intatto e non inquinabile mentari, ogni articolo e ogni comma della vittime, sta per raggiungere la sua auto, infilata nella perchè ciò che è informatico é popolo, infor- nuova legge avrebbe potuto essere letto con lunghissima colonna della scorta. Un gruppetto di cittadini mazione corretta, democrazia diretta, e la voce cattiva e allegra del comico Beppe imbufaliti lo contesta. “Vergogna, viva le banche, dacceli tu i dunque potere pulito e senza scorie. Grillo. Infatti tutto, in questa “nuova” legge, soldi”. Il presidente del consiglio guarda, passa, decisamente non Qui si potrebbe proporre la domanda che appare (in ogni dettaglio) estraneo al Paese, si cura di loro. E dire che non avevano proprio l'aspetto di finora non c'è stata: una simile visione non è al momento tragico che stiamo vivendo in pericolosi sovversivi, solo l'aria stanca di chi dorme in auto da tre giustizia sommaria? Ma proprio la domanda Italia e in tutta Europa, alla paura e alla esanotti. Alla fine di tutto, Monti arriva al campo “Robinson” di ci dice che Grillo ha colto nel segno. Ha vi- sperazione diffusa, alla disperata solitudine sto che, nel dopo, la giustizia è sempre som- dei cittadini. Eppure, nonostante le grida Finale, un mare di erba e fango dove galleggiano le tende blu maria per due ragioni difficili da negare: dei Radicali, di Di Pietro, di pochi altri nel della Protezione civile. Parla con uno dei 7mila sfollati poi consente la partecipazione collettiva al giu- tentativo di svegliare dall'ipnosi la assemimprovvisa una conferenza stampa. È qui che a un certo punto dizio senza tanti distinguo; e stabilisce un blea, la votazione dell'assurdo testo per i solun'anziana intirizzita dal freddo e stretta in una liseuse grigia legame forte “del movimento che non è un di ai partiti è andato avanti fino alla fine. Che sistemata sulle spalle, esce da una tenda e si avvicina ai partito” perché tutti coloro che vengono vuol dire pensare a piccoli rimedi carichi di giornalisti. Con la ragione della saggezza, dice: “Guardate che lui chiamati dal leader al processo sommario, astuzie, in momenti di pericolo estremo in dovrebbe parlare con noi, mica con voi. Siamo noi quelli con il ricevono la certificaziocui tutti i vecchi percorsi doproblema”. Vicino a lei un'amica fa sì con la testa: “Va’ là, Maria, ne di essere nuovi, vrebbero essere abbandonaandiamo dentro che tanto non serve a niente aspettare”. estranei e puliti. Se que- La mossa strategica ti. Ecco dove funziona e guaAllontanandosi dal gruppo di cronisti che assedia il premier si sto fosse un gioco da tadagna terreno il tribunale del sentono, improvvisamente, molte voci. Come quella del signor è individuare un volo, si potrebbe collopopolo improvvisato da GrilEmilio, piccolo imprenditore agricolo, disperato per l'Imu che care in questa casella il lo, che in altri tempi sarebbe incombe sui fabbricati agricoli e che vuol parlare solo delle sue pacchetto delle obie- “prima” e un stato criticabile perché al pere: “Lei lo sa che il raccolto del 2011 è stato un disastro? Un zioni: se sia giusto, se “dopo”: nel prima banco siede un solo giudice di-sas-trooo. Io i soldi non ce li ho”. Andrea, vent'anni, al non cancelli una parte e si ascolta una sola voce. della storia, se non sia tutti sono colpevoli; Quella voce almeno raccontelefono con un amico racconta la visita presidenziale in toni un gioco troppo solitata gli incredibili eventi. decisamente non lusinghieri. Intanto Monti ha raggiunto rio (una sola voce le gui- nel dopo c’è lui con i prefetti, questori e generali sul piazzale. Riparte, non prima di da tutte e, se si levano alessersi beccato del “contabile” da un giovane grillino, Vittorio. tre voci, la voce-guida “suoi” che aprono a Poche ore dopo questa scena arrivano i primi provvedimenti del prontamente si sovrap- un futuro migliore. governo: il finanziamento di 50 milioni del Fondo nazionale per pone). Però bisogna tela Protezione Civile, il rinvio dell'Imu per le zone colpite. La ner conto di ciò che sta Ma senza distinguo, popolazione che – parola di Monti – “ha una gran voglia di accadendo là fuori, in ripar tire” vede un piccolo spiraglio. Cosa è mancato in questo tempo reale. Tutto in- si rischia la giustizia agitato martedì? Solo la risposta a una domanda di umanità che torno al mondo stravasi percepiva – come la paura e il freddo – passeggiando tra la sommaria gante e provocatorio di gente. Il governo è tecnico, ma Beppe Grillo, si vede, a Il disastro del terremoto: Finale Emilia (FOTO LAPRESSE) il paese è vivo e vive. perdita d'occhio, un Succedono terremoti e mondo di partiti, leadership e vita politica attentati: per questo genere di che deplorano “il grillismo” e credono (alcuni davvero e in buona fede) di essere nel emergenze non basta il territorio della buona, regolare attività popallottoliere dei professori litica, così come le brave persone l'hanno chiamati a far quadrare i sempre pensata e vissuta. Le immagini, le conti. Servono soldi e aiuti notizie, le iniziative, persino le figure umaconcreti agli sfollati d'Emilia, ne e le frasi dette, non sostengono questa non c'è dubbio. Però una convinzione, e infatti – in molti casi – semstretta di mano e un orecchio brano organizzati come illustrazioni efficaci in ascolto sarebbero stati un delle invettive di Grillo. piccolo conforto. Che, per Pensate al sindaco Pd con la pistola che vieusare un'espressione cara i ne avanti celebrando, al sindaco-deputato ministri, non costava nulla. Pd che ha giurato sulla testa della figlia imEra l'occasione per dimostrare mediate dimissioni, in caso di elezione,e che dentro la grande poi, eletto, non si dimette. Pensate alle luncalcolatrice di Palazzo Chigi ghe ore durante le quali i migliori partiti delabitano esseri umani. la Repubblica, alla Camera, hanno lavorato

La Santa Sede delle correnti di Marco Politi

FATTI di VITA

stato incastrato – ciò testimonierebbe un decadimento drammatico dei legami di fedeltà e di coesione all’interno del palazzo apostolico. Un contraccolpo ulteriore della crisi dell’attuale pontificato. PAOLO Gabriele – anima semplice quali che possano risultare le sue responsabilità – non è certo la mente della congiura che sta disgregando la macchina vaticana in maniera senza precedenti. Ogni colpo di scena mette a nudo la debolezza di governo di un pontefice pensatore e predicatore, che non è nato per fare il timoniere. L’atmosfera in Vaticano assomiglia alla vigilia d’armi di una tragedia shakespeariana. Si ignora quando avverrà la battaglia finale. Ognuno nel suo accampamento passa in rassegna le pro-

L’arresto del maggiordomo del Papa mette a nudo la debolezza di un pontefice che non è nato per fare il timoniere e le lotte interne al Vaticano che sembra la scena di una tragedia shakespeariana

del Vaticano, il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Consiglio per i Testi legislazioni, e naturalmente il nr.2 della Segreteria di Stato, mons. Giovanni Angelo Becciu. All’altro estremo si colloca il decano del Collegio cardinalizio, cardinale Angelo Sodano, già

prie forze. Il Segretario di Stato Tarcisio Bertone può contare su una serie di personalità a lui strettamente legate, collocate in posizioni chiave della macchina amministrativa e finanziaria come il cardinale Domenico Calcagno, presidente dell’Apsa (l’ente che amministra i beni della Santa Sede), il cardinale Giuseppe Versaldi, capo della Prefettura degli Affari economici, il cardinale Giuseppe Bertello, governatore dello Stato Città

Segretario di Stato sotto Giovanni Paolo II e per il primo anno anche sotto Benedetto XVI. Sodano, insieme al cardinale Giovanni Battista Re, rappresenta la vecchia guardia: fedelissima al Papa, ma silenzioso esempio critico di una stagione in cui la macchina curiale lavorava a pieno ritmo senza intoppi, senza causare guai mediatici, pronta al limite a suggerire rispettosamente al pontefice la via migliore da imboccare. Cul-

tiralmente appartiene a questo schieramento anche il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali. UN RUOLO a parte gioca in questa partita a scacchi, dove in queste ore nessuno si muove, il cardinale Mauro Piacenza, prefetto di una Congregazione importantissima, quella del Clero. Era etichettato come bertoniano prima dell’esplosione degli scandali. Ora è considerato il candidato preferito della corrente conservatrice curiale per succedere alla Segreteria di Stato. Efficiente, solido, in piena sintonia ideologica con papa Ratzinger. Non si agita, ma ha cominciato a fare più spesso interventi pubblici, che lo fanno conoscere in una cerchia più ampia. Il pericolo maggiore in questa battaglia sotterranea, che ha per posta il ricambio al vertice della Segreteria di Stato, non viene al cardinale Bertone dai combattenti clandestini del fax, ma da quella cerchia di porporati, che non gli sono né avversi né hanno legami con lui, perché hanno un rapporto diretto con Benedetto XVI e che

quindi sono in grado – se consultati – di dire una parola “super partes” per quello che ritengono il bene della Chiesa. Sono il cardinale Marc Ouellet, canadese, autorevolissimo capo della Congregazione per i Vescovi, il cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz prefetto della Congregazione per i Religiosi, il cardinale americano William Levada prefetto del Sant’Uffizio, il cardinale spagnolo Antonio Canizares, il cardinale francese Jean-Louis Tauran, responsabile per il Dialogo interreligioso, il cardinale americano Raymond Burke, presidente del Tribunale supremo della Segnatura apostolica. Certamente non è ben disposto nei confronti di Bertone è il cardinale Ferdinando Filoni, prefetto del ministero delle missioni Propaganda Fide, un tempo nr.2 della Segreteria di Stato, ma poi allontanato proprio da lui per divergenze nella conduzione degli uffici. Paradossalmente quanto più il cardinale Bertone vince e smaschera i congiurati tanto più si ritrova in mezzo a macerie. Sotto lo sguardo perplesso dei monsignori di Curia.


Domenica 27 maggio 2012

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SECONDO TEMPO

BOX

MAIL I funerali di Rizzotto e una Sicilia irredimibile

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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, intervenuto ai funerali del sindacalista socialista Placido Rizzotto, assassinato dalla mafia nel 1948, ha affermato: “Ci sono dei pericoli e vigileremo, ma la situazione non è quella di tanti anni fa, non dico quella del 1947 o del 1948 ma nemmeno quella del 1992”. Intanto però nella sua omelia l’Arcivescovo Monsignor Salvatore Di Cristina non pronuncia mai la parola mafia e per ben due volte storpia il nome di Rizzotto, mentre don Luigi Ciotti, tenuto lontano dall’altare, ripiega mestamente in tasca il discorso che voleva pronunciare

aro Furio Colombo, che differenza c’è tra austerità e rigore, e dove e come e chi stabilisce la dose curativa e non mortale dell'una o dell'altra cura? Peter

C

L’AUSTERITÀ vuol dire che

pagano i più deboli. Rigore vuole dire regole per tutti. Come sapete non rispondo da economista ma da cittadino che non ne sa di più. Però, per rispondere, mi appoggerò a un recente editoriale del New York Times (23 aprile) e al monito di Barack Obama all'Unione Europea del 22 maggio. L’editoriale dice: “I leader europei, maestri del negare l’evidenza, insistono nel tentare di imporre ai loro Paesi una dose distruttiva di austerità”. L'articolo cita una serie di autorevoli fonti internazionali. E tutte puntano sulla contraddizione fra indurimento delle condizioni di vita dei cittadini (costi, tariffe, tasse, tagli di lavoro, blocchi di assunzioni, trasporti, riduzione di stipendi e salari e pensioni per l’universo dei redditi fissi, rigidità delle banche) e continua promessa di “crescita” ovvero di spinta in avanti di produzione e consumi. Dicono i tecnici del Fondo monetario internazionale, della Banca mondiale e della Brookings Institution Financial Times, che una simile contraddizione blocca l’economia mondiale in due sensi: tiene ferma o aggrava la crisi europea (aumentando il rischio delle economie nazionali che già si trovano sull'orlo del crollo); e scoraggia le economie del mondo che non sono in pericolo (o lo sono in

Lorennzo Catania

Mario Monti, tante parole e nessun fatto compiuto Siamo alla fine del 2012. Si legge sulla stampa, si ascolta in radio e si vede in Tv Mario Monti osannato come il messia. L’uomo unto dal capo puparo San Giorgio (Napolitano), destinato a traghettarci verso un radioso futuro. Osanna, ma che roba incredibile ha fatto Monti, Bersani elogia, Berlusconi si scappella mentre Casini il cappello l’ha già attaccato in casa Caltagirone, Fini ha la solita faccia da ciula subacqueo alle antille a guardar coralli (o Corallo?) . Siamo a Maggio 2012. Ma che cavolo ha fatto Mario Monti? Bho! Più che parlare a vanvera come una segreteria telefonica difettosa pa-

LA VIGNETTA

re null’altro. L’ultima perla del fenomeno sobrio ed equo è di ieri: “Abbiamo stanziato 8 miliardi per la disoccupazione giovanile”. Che cavolo vuol dire? Poteva sparare 9, 25 o 36 come i numeri al lotto, la situazione non cambia. Comunque il SOBRIO rassicura i giovani: “i giovani devono avere pazienza”. Nel frattempo diventano anziani e il problema è risolto! Siamo passati da un premier affetto da priapismo (pare) ad un Priapo in carne ed ossa. Che bello! Roberto Manzoni

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A DOMANDA RISPONDO LA DIFFERENZA TRA AUSTERITÀ E RIGORE

Furio Colombo

Sentirsi nuovamente fieri di essere veneti L’altra sera ad Otto e mezzo mi sono sentita nuovamente orgogliosa di essere veneta. Erano ormai un paio d'anni che ovunque io viaggiassi mi sentivo di dover chiarire alla gente locale che ero veneta sì, ma non leghista; che non tutti i veneti sono così rozzi, razzisti, ottusi come dimostravano di esserlo i leghisti con i loro rutti, le loro volgarità e la loro lotta ai poveri profughi o migranti economici.

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misura minore) verso ogni iniziativa di espansione e di crescita. Infatti un Europa che aveva promesso rigore (che vuol dire controllo, fiducia, sorveglianza, prudenza) e invece indossa la maschera di ferro dell’austerità, che vuol dire pessimismo assoluto, induce le buone economie a tenersi a distanza per timore di una moltiplicazione dei crolli. Il presidente Obama ha ripetuto il messaggio senza indorare la pillola: “L'Europa smetta con i suoi veti e si impegni nel ritrovare la sua capacità produttiva. “Il veto è quello pesante e cieco della Cancelliera Merkel che impedisce di uscire dalla stagnazione. Invano i premi Nobel Stieglitz e Krugman hanno raccomandato di non spandere il pernicioso clima della austerità - che è nemico di ogni crescita sulla vita dei cittadini. Invano hanno chiesto ai governi europei di non chiudere porte e finestre sul futuro anche se vanno dicendo che si preparano al salto in avanti. Modesti governi dell’U.E., e una modesta Commissione europea sono i protagonisti di questa lunga e pericolosa fermata. Il governo Monti ha la grande attenuante di avere dovuto sostituire all’improvviso il devastante non governo di Berlusconi e di tentare di fare in poche settimane ciò che non era stato fatto in anni di malgoverno. Ma alla fine le raccomandazioni del mondo si rivolgono anche all’Italia: attenzione al salvataggio che può portare all'affondamento. Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano 00193 Roma, via Valadier n. 42 lettere@ilfattoquotidiano.it

Già, perchè il veneto, come il lombardo veniva rappresentato in Italia e all'estero dai leghisti ormai presenti in massa nelle pubbliche amministrazioni; e c'era da vergognarsi a sentire le esternazioni di un Gentilini o di un Dussin (con il loro accento designante una chiara mancanza di cultura di fondo) e capire che, purtroppo, la gente avrebbe presto fatto di ogni erba un fascio e pensato che in Veneto si fosse tutti così ignoranti. A Otto e mezzo ho sentito parlare il nuovo ragazzo-sindaco di Mira, esponente del M5S e mi si è allargato il cuore: ora in Italia si capirà che il Veneto ha almeno un'altra faccia, più acculturata e più pulita. Il ragazzo-sindaco si è dimostrato competente, capace di una retorica elegante ma sincera, mai offensivo. Metterà una telecamera web in Consiglio Comunale (come da tempo richiedava agli altri partiti, inascoltato,lo stesso M5S) e nelle varie commissioni per un chiaro segnale ai cittadini che si vuol governare la città con la loro partecipazione attiva; i cittadini controlleranno direttamente chi prende posizione contro i loro interessi e per egoismo personale. Comunque vada, si respira un'aria nuova ed io posso ritornare ad essere contenta di essere veneta, italiana, cittadina del mondo. Finalmente! Barbara Cinel

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Privilegi, crisi e nonchalance Le foto che immortalano la parlamentare del Pd Angela Finocchiaro far la spesa usando come lacchè gli uomini della sua scorta è l'ennesimo colpo basso a chi continua testardamente a voler credere alle istituzioni della Repubblica. Colpo bissato in perfetto stile Tyson dalla successiva dichiarazione “tanto mi devono comunque seguire dappertutto!”. Evidentemente non bastavano i diamanti, le paghette milionarie ai parenti sino al 7° grado, le pensioni d’oro che la stessa signora con altri 93 colleghi di ogni schieramento ha impedito giorni fa che venissero tagliate, i rimborsi elettorali super gonfiati. No, bisognava continuare imperterriti, con olimpica nonchalance, come se i problemi dei cittadini fossero un aliud lontanissimo ed insignificante. Scrisse Enzo Biagi: “non ho trovato in nessun'altra parte del mondo, come da noi, cartelli che avvertono, negli stadi, o nei parcheggi, o nei teatri - riservato alle autorità -”. Tutto questo da qualsiasi altro cittadino occidentale sarebbe percepito subito come un'inammissibile umiliante vessazione. Giuseppe Prezzolini stigmatizzò benissimo questa sorta di "morbo italico" incistatosi ormai nel nostro dna che clona ceppi vieppiù resistenti e virulenti causa non

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IL FATTO di ieri 27 maggio 1902 Un omino un po’ fuori tempo, con la faccia tonda come un uovo, il ricciolino a virgola, la bocca a fetta di cocomero e quella strana camminata a dondolo. Macario, in greco, significa giocondo, beato, e lui, l’Erminio, piemontese doc, nato 110 anni fa a Torino, qualcosa di quell’ancestrale gaiezza, pareva averla tutta addosso. Un po’ Gianduja e un po’ Charlot, il ragazzino che a 11 anni era scappato di casa per seguire una compagnia di burattini, e che a 18 recitava tra gli “scavalcamontagne”, attori di strada nelle fiere paesane, torna alla mente come una maschera vagamente demodé. Anche se, con la sua buffoneria attonita e lunare, Macario, più che alla maschera o alla caricatura, attinse alla favola cinquecentesca, al modello del candido indifeso, dell’inerme spaurito. Dalle tiritere strampalate “balbettate” con la sua cadenza dialettale, ai nonsense improvvisati senza copione, Macario sdoganò nel teatro e nel cinema, uno humour surreale e inedito per i suoi tempi. E oggi, travolti da certe volgarità da Bagaglino, il piccolo clown col punto interrogativo sulla fronte, elegante capocomico di decine di riviste, luccicanti di soubrette, ci riporta a un varietà spumeggiante e chic. Divertente e sparito. Cognome Nome

ultima del disastrato scenario economico attuale e dell'altrettanto imperscrutabile situazione politica. Vittore Trabucco

C’è troppa confusione sul significato di “chiesa” Un lettore, su Il Fatto Quotidiano del 26 maggio, protesta perché una lettrice ha criticato la Chiesa che spende troppe parole su temi quali l’abor to, l’omosessualità, le coppie di fatto, “gli embrioni deboli e indifesi” (cito le parole della lettrice) e, in confronto, poche parole in difesa dei bambini sfruttati e maltrattati in tutto il mondo. La lettrice ha ragione. Raramente si sente la Chiesa parlare dei bambini ridotti in schiavitù, bambini che lavorano quindici ore il giorno al servizio delle multinazionali, bambini uccisi, massacrati, trucidati, bambini sfruttati da clan criminali o dal mercato della pornografia, bambini mandati al fronte come soldati. Il lettore scrive: “La Chiesa è ovunque in prima fila nell’assistenza ai bambini in difficoltà, soprattutto nel terzo mondo”. Da dove nasce l’equivoco del lettore? Dal fatto che egli confonde la Chiesa cui alludeva la lettrice, vale a dire Papa, vescovi e cardinali, e la chiesa fatta da tutti i cristiani, gerarchia ecclesiastica compresa, ovviamente. Ma a compiere le opere di carità sono preti, missionari, persone religiose di buona volontà, non la gerarchia ecclesiastica. E finanziare tali opere è un preciso dovere della Chiesa (ci mancherebbe altro!). Del resto, non tiene già abbastanza per sé di tutto il denaro che incamera? Renato Pierri

Villa Adriana è salva, forse solo per ora Grazie ad una corretta e vigile informazione è stato sventato un progetto folle e vergognoso. Adesso però chi proteggerà Villa Adriana dal degrado e dall’incuria? Ogni volta che il nostro patrimonio culturale cade a pezzi, scompare anche una parte della nostra storia, della nostra identità. Perché permettiamo tutto ciò? L’Italia deve urgentemente riappropriarsi della propria identità, della sua storia e dei suoi beni culturali. Quanti italiani vanno regolarmente in un museo, conoscono le opere artitistiche o architettoniche, più o meno note, che hanno vicino casa? Non ci possiamo piú permettere di vedere l’arte e la storia dell’arte come una cosa riservata a pochi privilegiati, perché tutti i cittadini, indistintamente, hanno il dovere/diritto di sapere da dove vengono, chi sono. Nei tirocini che ho fatto in vari musei, all´estero, ho visto organizzare feste di compleanno per bambini, workshops di ogni tipo (dal corso di disegno alla visita guidata fatta in diverse lingue), serate musicali…Alcuni dei miei professoroni italiani storceva il naso quando raccontavo dell´impostazione decisamente più didattica dei musei inglesi e tedeschi. Io, una laureata in Beni Culturali che dal 2005 vive all´estero, preferirebbe, di gran lunga, avere una Pompei “piú didattica” piuttosto che non averla proprio. Lettera firmata

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29 Maggio 2012

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