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Parlando dell’allarme terrorismo la Cancellieri dice: “Tav madre di ogni preoccupazione”. Poi però precisa ma il danno è stato fatto y(7HC0D7*KSTKKQ( www.ilfattoquotidiano.it

Martedì 15 maggio 2012 – Anno 4 – n° 114

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€ 1,20 – Arretrati: € 2,00 Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009

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EURO, LA GRECIA QUASI FUORI MONTI NON SORRIDE PIÙ L

Tu dai una poltrona a me

di Marco Travaglio

In un giorno le Borse europee bruciano 120 miliardi. Atene si allontana dalla moneta unica. Lo spread sale a 424, il panico contagia l’Italia e la Spagna di Stefano

Udi Luca Telese

Feltri

e ne parla così tanto che, per Svento fare prima, si è condensato l’ein una parola sola: Grexit, Greek exit, dall’euro, ovviamente. I mercati si stanno preparando, le istituzioni europee pure, con l’eurogruppo che si è riunito ieri (Mario Monti incluso) a Bruxelles, ormai sono tutti rassegnati: Atene se ne andrà. pag. 2 - 3 z

IL MOMENTO PIÙ BUIO DI SUPERMARIO al premier serafico al premier cupo, Dli a quello dal Supermario beatificato dai giornaaffaticato e cauto che domenica ad Arezzo diceva di sentirsi – che tenero – “una piccola rondine”. pag. 3 z

MERKEL-KRAFT, DERBY PER BERLINO Gramaglia pag. 4 z

L’INTERVISTA x Parla il collaboratore di giustizia Antonio Mancini, “l’accattone”

“La banda della Magliana è viva De Pedis oggi sarebbe in Parlamento” Renatino a Sant’Apollinare

di Rita Di Giovacchino e Malcom Pagani

o non sono buono, so’ un figlio de ‘na mignotta”. I capelli bianchi, I gli occhi neri, due fessure protette dagli occhiali. La biografia Di chi sono le altre criminale di uno dei capi della Banda della Magliana riversata su nastro in un pomeriggio marchigiano di caldo, cicale e confessioni. è un silenzio. Un ordine irreale. Antonio Mancini, l’accattone, ci ossa nella cripta? Jesi vive da 16 anni. Ai tempi in cui divideva proventi, cocaina e azioni pag. 7 z

Nino Mancini

Udi Davide Vecchi

con gli amici fascisti, Mancini sfiorava l’eresia.

Udi Vittorio Malagutti

ncarcere

BOSSI È FUORI Muore in ospedale LA JUVE E LO detenuto da 50 giorni MARONI SARÀ SCUDETTO DI in sciopero della fame MARCHIONNE SEGRETARIO

P

er il bene del movimento ho firmato questo documento: è giusta la candidatura unitaria quindi io sosterrò Roberto Maroni”. Umberto Bossi dice poche parole al termine della segreteria federale. pag. 11 z

Mastrogiovanni pag. 13z

CATTIVERIE L’attentato ad Adinolfi è stato rivendicato dagli Anarchici Informali. È il loro modo di dare del tu (www.spinoza.it)

o juventino per contratto? Ma Iavvicinato stiamo scherzando? Mi sono alla Juve all’età di cinque anni e quando posso vado allo stadio, specialmente adesso che ne abbiamo uno nuovo e spettacolare”. Così parlò Sergio Marchionne. pag. 5 z

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a proposta di Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, di premiare Berlusconi “per la lotta alla mafia” ha scatenato le più svariate illazioni su un suo prossimo ingresso in politica: chi dice come aspirante presidente della Regione Sicilia al posto di Raffaele Lombardo, inquisito per mafia; chi come candidato del “partito dei tecnici” di Passera, Montezemolo e Casini. Voci alimentate anche dalla sua rinuncia alla Procura di Roma, da un accenno di Gasparri alla sua “prossima campagna elettorale” e da una frase dello stesso Grasso su La Stampa di ieri (“anch’io ho il mio progetto, nel 2013 scade il mio incarico”). Ma, al momento, sono solo processi alle intenzioni. Ciò che stupisce è che, per spiegare la sorprendente uscita di Grasso pro B. (sorprendente persino per B.), ci si concentri sul suo eventuale futuro anziché sul suo sicuro passato. Nel 2005 Grasso diventa superprocuratore nel concorso più controverso della storia giudiziaria italiana: quello bandito dal Csm nell’ottobre 2004 per sostituire Piero Luigi Vigna, che scade nel gennaio 2005. Candidati favoriti: Caselli, più anziano, e Grasso. Il 1° dicembre la Banda B. approva il nuovo ordinamento giudiziario Castelli, con due strani codicilli: uno proroga Vigna “sino al compimento dei 72 anni di età” (cioè fino al 1° agosto 2005); l’altro taglia fuori dagli incarichi direttivi i magistrati con più di 66 anni. Che senso hanno? La risposta è nella carta d’identità di Caselli, che compirà 66 anni il 9 maggio 2005. Se Vigna lascia alla scadenza naturale, Caselli non ha ancora 66 anni. Se Vigna viene prorogato, Caselli è fuori gioco e l’altro pretendente, Grasso, ha partita vinta. Insomma i giochi per Grasso sembrano fatti. Ma il 16 dicembre Ciampi respinge la Castelli perché incostituzionale. Caselli rientra in partita. Ma la prospettiva che torni a occuparsi di mafia turba i sonni dei berluscones, noti partigiani antimafia. Così il 30 dicembre, mentre gli italiani preparano il cenone di Capodanno, il governo infila nel decreto Milleproroghe tre righe che prorogano Vigna, affogate in una giungla di norme sulla Croce Rossa, l’autotrasporto merci e gli spettacoli circensi. Seconda norma ad personam, anzi contro Caselli. Mille magistrati si appellano a Vigna perché si dimetta subito, impedendo al governo di interferire in una nomina che spetta solo al Csm. Ma Vigna non ci sente. Alla Camera però, in sede di conversione del decreto, le assenze nel centrodestra regalano all’opposizione un’occasione d’oro per approvare un emendamento Ds che spazza via la norma-vergogna. Ma Rifondazione si astiene e l’emendamento viene respinto: il solito soccorso rosso ai berluscones. Però per eliminare Caselli occorre approvare la Castelli-bis che impone il limite di età a 66 anni: una legge delega che va a rilento ed entrerà in vigore solo con i decreti attuativi. Intanto il Csm potrebbe nominare Caselli con le vecchie regole. Ma ecco pronto un emendamento di Luigi Bobbio, magistrato eletto in An, che prevede l’immediata entrata in vigore dei nuovi limiti di età. “Certo – confessa spudorato Bobbio – l’emendamento serve a escludere Caselli: non merita la Superprocura”. È la terza norma anti-Caselli, ma soprattutto pro-Grasso. Viene approvata a fine luglio e firmata da Ciampi: Caselli è definitivamente fuori gioco. Il Csm denuncia l’incostituzionalità della norma, ma non può che ratificare la nomina del candidato superstite: Grasso, primo procuratore della storia repubblicana nominato da un governo (e che governo). Lui però non ci pensa neppure a ritirarsi dal concorso truccato. Nel 2007 la Consulta dichiarerà incostituzionale la norma anti-Caselli. Tra i primi a felicitarsene – con appena due anni di ritardo – sarà proprio Grasso: “Sono contento, è una legge che non ho condiviso”. L’ha semplicemente usata. All’epoca qualche ingenuo si domandò perché mai B. preferisse Grasso a Caselli? La risposta, forse, è appena arrivata.


“Pagare le tasse è un dovere”, dice il ministro Severino. Ma è un dovere anche non buttare i soldi finanziando sperperi e castey(7HC0D7*KSTKKQ(

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Domenica 13 maggio 2012 – Anno 4 – n° 113 Redazione: via Valadier n° 42 – 00193 Roma tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230

I TEDESCHI CI ACCUSANO EURO, L’ITALIA TRUCCÒ I CONTI I

Horroris causa

di Marco Travaglio

Proprio mentre Monti comincia ad arginare il rigore della Merkel in Europa, dai cassetti della Cancelleria di Berlino escono documenti imbarazzanti, rivelati dallo Spiegel: Kohl non si fidava dei numeri di Prodi e Ciampi

Achtung di Stefano Feltri

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n’inchiesta del settimanale tedesco Der Spiegel, pubblicata oggi sul Fatto, rivela che la Germania non pensava che l’Italia fosse pronta per entrare nell’euro, tra il 1997 e il 1998, e che aveva presentato conti un po’ creativi per dimostrare di aver raggiunto gli obiettivi. Eppure l’ha voluta comunque nella moneta unica, nonostante il suo debito esorbitante, perché non si poteva escludere uno dei fondatori dell’Europa. E perché la Germania temeva concorrenti fuori dall’euro e con una valuta debole. Lodevole atto di trasparenza, quello del governo di Berlino che ha reso disponibili le carte ai giornalisti. A essere maliziosi, però, si nota un sospetto tempismo. Lo Spiegel ci ricorda che siamo nell’euro per gentile concessione di Kohl, oltre che per la determinazione di Ciampi e Prodi. Che non siamo poi così diversi dalla Grecia che truccava il deficit per farsi ammettere. E che dunque non abbiamo le credenziali per poter dettare la linea alla zona euro. Oggi come allora, sembra il sottotesto, le decisioni ultime spettano soltanto alla Germania. Il messaggio a Mario Monti pare chiaro: grazie per il tuo contributo a risanare l’Italia e arginare il panico da spread, ma non pensare di avere l’ultima parola nell’ormai cronica tensione tra rigore contabile e spinte alla crescita. Il 23 maggio si tiene un vertice informale a Bruxelles in cui a rappresentare la Francia ci sarà François Hollande e il suo desiderio di rinegoziare l’ossessione fiscale della Germania esplicitata nel trattato “fiscal compact”. Entro giugno si capirà se è possibile arginare Angela Merkel e trattenere la Grecia nel perimetro dell’euro. Nel frattempo, Monti sta restituendo un po’ di legittimità alle istituzioni europee asfaltate nei tre anni di crisi dai tedeschi. In cambio, la Commissione gli ha perdonato di non riuscire a raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013. Da Berlino continuano ad arrivare segnali di nervosismo che hanno spinto il presidente del Consiglio a una dichiarazione di insolita violenza, quando venerdì ha ricordato che “ci sono molti modi nel mondo contemporaneo per diventare colonie” e che l’Italia è disposta ai sacrifici, ma vuole “lo stesso grado di autonomia e di decisione responsabile” degli altri partner europei. Proprio la vicenda rievocata dallo Spiegel dimostra che non c’è Europa senza Italia e non c’è Germania senza Europa. Prima o poi se ne accorgerà anche la Merkel, speriamo non troppo tardi.

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I documenti riservati del governo tedesco che lo Spiegel e il Fatto hanno potuto consultare

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U Parla l’ex ministro VISCO: “ERA TUTTO IN ORDINE” a Germania aveva bisogno Lperché dell’Italia nell’euro proprio più fragile”, dice l’ex ministro Visco.

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NOMINE x All’ex sottosegretario il ruolo di commissario in una Fondazione

Ricordate Carlo Malinconico? Il governo gli affida 25 milioni A gennaio si dimise dopo lo scandalo svelato dal “Fatto” delle ferie pagate da Piscicelli: ora torna con un incarico affidato da Corrado Passera Ferrucci pag. 7 z

nfisco

Equitalia, ancora molotov E Maradona fa la vittima Nicoli e Paolin pag. 8z

ncrisi e alibi Manca sempre un miliardo per cambiare il paese Colombo pag. 18z

CATTIVERIE Bernardo Provenzano tenta il suicidio. Dai, erano soltanto amministrative! (www.spinoza.it)

all’interno pag. I - VIII z

l procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso dichiara testualmente a La zanzara: “Darei un premio speciale a Silvio Berlusconi e al suo governo per la lotta alla mafia. Ha introdotto leggi che ci han consentito in tre anni di sequestrare 40 miliardi di beni ai mafiosi”. Era dai tempi della candidatura di B. al Nobel per la Pace, iniziativa di alcuni zelanti parlamentari del Pdl, che non si rideva tanto. Dopo il premio Guido Carli “alla carriera” (niente male l’idea di consacrare un piduista a erede universale di un uomo che combatté la P2), il Cainano incassa e si appunta, honoris causa, la medaglietta “una vita contro la mafia”. Sulla data d’inizio del suo impegno antimafia si fronteggiano varie scuole di pensiero. C’è chi sostiene che B. abbia cominciato a combattere Cosa Nostra nel 1974, quando (come ha appena confermato la Cassazione nella sentenza Dell’Utri) ricevette a Milano la visita dei boss Bontate, Teresi, Di Carlo e Cinà, portati in dote dall’amico Marcello per suggellare la promozione del mafioso Vittorio Mangano a fattore di Arcore. C’è chi invece data il suo furore antimafioso al 1975, quando la mafia gli fece saltare la villa in via Rovani a Milano e lui non denunciò nulla ai carabinieri perché, confessò anni dopo, sapeva che l’attentato era opera dell’amico Mangano. Altri lo fanno coincidere con l’attentato nella stessa villa del 1986, quando al telefono con Dell’Utri parlò di “bomba gentile e affettuosa” e concluse: “Se Mangano me li chiedeva, io 10 milioni glieli davo”. Altri infine fanno scattare la sua limpida coscienza antimafiosa da quando – scrive ancora la Cassazione – “pagò cospicue somme a Cosa Nostra” nell’ambito di “un accordo di natura protettiva e collaborativa raggiunto da Berlusconi con la mafia per il tramite di Dell’Utri”, il tutto almeno fino al 1992, l’anno delle stragi. Poi c’è il B. premier, ventennale spina nel fianco di Cosa Nostra. Nel 1994 tuonò contro Caselli e i pentiti di mafia, in tandem con Riina (“ha ragione il presidente Belluscone”) e intimò alla Rai di piantarla con La Piovra che rovinava l’immagine dell’Italia e soprattutto della mafia nel mondo. Poi portò in Parlamento Dell’Utri e Cosentino. Promosse ministro Lunardi che voleva “convivere con la mafia”. Depenalizzò il falso in bilancio e varò tre scudi fiscali, regalando ai mafiosi l’anonimato e il rientro dei capitali sporchi in cambio ora del 2,5% ora del 5% di tasse invece del 45%: un riciclaggio di Stato in concorrenza sleale con gli onesti spalloni. Consentì la vendita dei beni sequestrati, così i boss possono ricomprarseli tramite prestanomi. Disse: “Strozzerei con le mie mani gli scrittori che parlano di mafia” (tipo Saviano e altri). Modificò l’art. 2 della normativa antimafia: se prima si potevano confiscare in base a “sufficienti indizi”, ora invece ci vuole la prova certa (difficilissima da trovare) che “risultino” provenienti da attività illegali. Infine, per salvarsi la coscienza, il ministro Alfano varò un brodino pomposamente chiamato “testo unico antimafia”, giudicato dagli operatori seri fumo negli occhi, che nulla aggiunge di sostanziale alla lotta alla mafia (né ai sequestri dei beni, che si facevano tali e quali anche prima). Forse Grasso si riferisce a quella cosa inutile quando propone addirittura il “premio speciale” antimafia per B. Nelle procure antimafia si ride di gusto. Ma le battute del super-procuratore non sono finite: “Ingroia fa politica utilizzando la sua funzione”, “ha sbagliato a parlare a un congresso di partito” e ora “deve scegliere”. E altre ne seguiranno, annuncia Gasparri, che lancia “la prossima campagna elettorrale” di Grasso. Naturalmente Ingroia è uno dei pm che indagano sulle trattative Stato-mafia, che quando Grasso era procuratore a Palermo erano tabù, e che coinvolsero anche la Banda B. Quindi la regola è questa: indagare su mafia e politica e parlarne a un congresso di partito è “fare politica”, fare un soffietto a B. e Alfano invece è fare giustizia. E poi dicono che la satira è morta.


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SOTTO ACCUSA Le copertine Tre copertine che hanno

Il settimanale

suscitato grandi polemiche: quella sulla mafia con la pistola sul piatto di spaghetti, una del 2011 con un Berlusconi gondoliere e quella più recente sul naufragio della Costa Concordia. A fianco, l’inizio dell’inchiesta sull’ingresso dell’Italia nell’euro pubblicata nell’ultimo numero

che non fa sconti ai difetti italiani

ABUSIVI DELL’EURO Inchiesta dello Spiegel sui documenti riservati di Berlino: L’Italia non aveva i requisiti per entrare nella moneta unica di Sven Boll, Christian

Reiermann, Michael Sauga e Klaus Wiegrefe ocumenti di fonte governativa tedesca appena resi noti rivelano che molti in seno alla Cancelleria di Helmut Kohl nutrivano seri dubbi sulla moneta comune europea quando nel 1998 si prese la decisione di introdurla. Helmut Kohl disse che tutti avrebbero avvertito il “peso della storia”, la decisione di introdurre la moneta unica”. Il 2 maggio 1998, a Bruxelles, Kohl e i suoi colleghi presero una decisione di enorme importanza. Undici Paesi – tra i quali la Germania, la Francia, il Belgio, l’Olanda, il Lussemburgo e l’Italia – sarebbero entrati a far parte della nuova moneta unica europea.

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lancio era inferiore a quanto indicato dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) e dall’Ocse (Ocse). Ma poco prima del vertice un funzionario tedesco d’alto grado aveva scritto in un promemoria che secondo le nuove regole per il calcolo degli interessi, la riduzione del deficit italiano era stata dello 0,26 per cento appena. Pochi mesi dopo Jürgen Stark, sottosegretario alle Finanze, riferì che i governi di Italia e Belgio avevano “esercitato pressioni sui governatori delle rispettive Banche centrali violando l’impegno di autonomia degli istituti centrali” per evitare che gli ispettori dell’Ime non affrontassero “con un approccio ec-

cessivamente critico” il tema del debito sovrano dei due Paesi. I dubbi sui tagli A Maastricht, Kohl e gli altri leader avevano fissato al 60 per cento del Pil il tetto massimo del debito “a meno che il rapporto non evidenzi un sufficiente grado di decremento avvicinandosi rapidamente al valore di riferimento”. Il debito italiano era pari al doppio e tra il 1994 e il 1997 il debito era diminuito di appena tre punti. “Un debito del 120 per cento significava che questo criterio di convergenza non poteva essere soddisfatto – dice Stark oggi – Ma la domanda politicamente rilevante era: possiamo

lasciare fuori dall’euro paesi fondatori della Cee?”. “Fino al 1997 inoltrato noi del ministero delle Finanze non credevamo che l’Italia sarebbe riuscita a soddisfare i criteri di convergenza”, dice Klaus Regling, all’epoca direttore generale delle Relazioni finanziarie e internazionali del ministero delle Finanze. Oggi Regling presiede il Fondo Salva Stati EFSF. Il 3 febbraio 1997, il ministro tedesco delle Finanze osservava che a Roma “erano state completamente tralasciate misure strutturali di taglio della spesa pubblica per evitare ricadute negative sul consenso sociale”. Il 22 aprile in un appunto del portavoce della Cancelleria si affermava

Il peso della storia A 14 anni di distanza “il peso della storia” si fa sentire più che mai. Per ragioni politiche furono accolti nell’euro Paesi che all’epoca non erano pronti. Il governo tedesco ha messo a disposizione centinaia di documenti che vanno dal 1994 al 1998 e riguardano l’introduzione dell’euro e la decisione di accogliere l’Italia nell’Eurozona. A leggerli si capisce che l’Italia non avrebbe dovuto essere accolta nell’Eurozona. La decisione di accoglierla si fondò esclusivamente su considerazioni politiche. La decisione creò un precedente per un errore più grave due anni dopo: far entrare la Grecia. Ma Kohl preferì dimostrare che la Germania, anche dopo la riunificazione, rimaneva profondamente europeista, definiva la moneta comune “una garanzia di pace”. Operazione Auto-inganno I documenti dimostrano che Berlino conosceva bene il reale stato dei conti pubblici italiani. L’operazione “auto-inganno” ebbe inizio nel 1991 a Maastricht. I capi di Stato e di governo europei si erano riuniti per prendere la decisione del secolo: l’introduzione dell’euro entro il 1999. Per garantire la stabilità della nuova moneta furono concordati severissimi criteri di accesso. La Commissione europea e l’Istituto monetario europeo avevano compiti di controllo e i leader europei dovevano prendere una decisione definitiva nella primavera del 1998. L’Italia raggiunse, almeno sulla carta, i parametri alla vigilia della scadenza. Ma esponenti della Cancelleria tedesca a Bonn avevano qualche dubbio. Nel febbraio del 1997, dopo un vertice italo-tedesco, un funzionario osservò che il governo di Roma aveva dichiarato, “con grande sorpresa dei tedeschi”, che il deficit di bi-

che era “quasi impossibile” che “l’Italia potesse soddisfare i parametri”. Il 5 giugno il dipartimento dell’economia della Cancelleria riferiva che le prospettive di crescita dell’Italia erano “modeste” e che i progressi compiuti in materia di consolidamento dei conti pubblici erano “sopravvalutati”. L’inganno di Kohl I documenti appena resi noti inducono a ritenere che Kohl abbia ingannato sia l’opinione pubblica che la Corte costituzionale tedesca. All’epoca quattro professori si erano rivolti alla Corte costituzionale per impedire l’introduzione dell’euro. La richiesta era “chiaramente infondata”, dichiarò il governo dinanzi alla Corte sostenendo che sarebbe stata giustificata solo nel caso di un “sostanziale scostamento” rispetto ai criteri di Maastricht e che tale scostamento “non c’era né era prevedibile”. Davvero? Dopo un incontro tra il Cancelliere, il ministro delle Finanze Theo Waigel e il presidente della Bundesbank, Hans Tietmeyer, il direttore della Divisione per l’economia della Cancelleria, Sighart Nehring, osservò verso la me-

Jürgen Stark: “Politicamente non potevamo permetterci di lasciare fuori uno dei fondatori dell’Europa”

tà di marzo del 1998 che “l’elevatissimo debito” dell’Italia poneva “enormi rischi”. Ma il promemoria non ebbe ripercussioni. I funzionari di Bonn affidavano le loro speranze a due uomini che avevano iniziato a rimettere le cose a posto in Italia: il primo ministro Romano Prodi e il suo ascetico ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi, già governatore per molti anni della Banca d’Italia. “Senza Ciampi l’Italia non sarebbe mai riuscita ad entrare nell’Eurozona”, dice l’ex ministro delle Finanze Waigel. Ciampi e Prodi ottennero risultati relativamente positivi rispetto ai loro predecessori. Grazie alle riforme e ai tagli di spesa riuscirono a ridurre il ricorso al credito e ad abbassare il tasso di inflazione. Ma il Paese aveva problemi ben maggiori e il governo ne era consapevole. Infatti gli italiani nel 1997 proposero in due circostanze di rinviare il varo dell’euro. Ma i tedeschi non accettarono. L’ex consigliere di Kohl, Bitterlich, ricorda che i tedeschi avevano affidato a Ciampi le loro speranze: “Tutti lo ritenevano il garante dell’Italia e in un certo senso pensavano che sarebbe riuscito a sistemare le cose”. Equilibrio creativo È anche chiaro, ovviamente, che Kohl era deciso ad arrivare all’unione monetaria prima delle elezioni del 1998. La sua rielezione era a rischio e il suo sfidante, il socialdemocratico Schroeder, era noto per essere un euroscettico. Alla fine gli italiani riuscirono a soddisfare, almeno formalmente, i criteri di Maastricht grazie a qualche trucco e ad alcune circostanze fortunate. Il

GLI APPUNTI SEGRETI Le perplessità sul sondaggio a “Domenica In” per le monete di Fabrizio Numi Berlino

4 febbraio 1997, quindici mesi Inatolprima del vertice europeo destia stabilire quali Stati avrebbero adottato l'euro sin dal primo giorno, sulla scrivania di Helmut Kohl arrivano due documenti. Il primo, lungo tre pagine, è firmato da Sighart Nehring, consigliere economico dell'allora cancelliere tedesco. Oggetto: "Probabili Stati membri dell'Eurozona". Quattro Paesi ("Grecia, Svezia, Danimarca e probabilmente anche Gran Bretagna") non possono o non vogliono entrare, sei (Lussemburgo, Germania, Francia, Finlandia, Olanda e Irlanda) hanno la possibilità di rispettare i criteri di convergenza nel 1997, mentre "particolarmente problematica è l'Italia", nota Nehring. Il secondo documento è siglato da Joachim Bitterlich, l'allora consigliere di politica estera, una nota in vista del colloquio che Kohl avreb-

Kohl e “i compiti a casa” di Roma be avuto due giorni dopo con Massimo D'Alema, allora segretario del Pds. Bitterlich elenca i punti che Kohl avrebbe dovuto affrontare: "la scelta dei partecipanti alla moneta comune sarà fatta nella primavera del 1998 sulla base dei dati del 1997, nessuna discussione prematura; irrinunciabile il fermo rispetto dei criteri e della tabella di marcia gli Stati membri devono fare prima di tutto i loro compiti a casa!; apprezzamento per gli sforzi dell'Italia per rispettare i criteri - grandi successi; problema, però: non è prevedibile se l'Italia rispetterà i criteri (Deficit 1996: 7,4%). Importante: per l'Italia la porta dell'Unione economica e monetaria resta aperta - riflettere per tempo su ulteriori passi. Il nostro fermo obiettivo: assicurare il posto dell'Italia al centro dell'Europa, importante an-

che per i progressi dell'integrazione". Si tratta di due delle centinaia di documenti del governo federale risalenti al periodo 1994-1998 che Berlino ha messo a disposizione dello Spiegel e che il Fatto Quotidiano ha ottenuto dal settimanale tedesco. Quattro faldoni che riassumono i dubbi della Germania sulle possibilità dell'Italia di entrare sin da subito nel club della moneta comune e confermano che Kohl optò per una soluzione politica: "assicurare il posto dell'Italia al centro dell'Europa". "Nostra ferma convinzione: in quanto membro fondatore della Comunità europea l'Italia deve restare al centro del processo di unificazione europea e lo resterà - in tutti i settori. Questo è importante per l'Europa!", si legge ad esempio in un appunto compilato da Bitterlich il 22 aprile

1997, il giorno prima di un colloquio tra Kohl e il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro a Bonn. Già allora, però, i dubbi da parte tedesca sono notevoli. "Paesi problematici: Belgio, Italia, Spagna e Portogallo", appunta Bitterlich. Poco oltre: tutti gli Stati membri devono fare i loro compiti a casa (proprio così: "Hausaufgaben machen", espressione oggi nel repertorio di Angela Merkel). Tuttavia ci sono "scarse chance che l'Italia, a differenza di Spagna e Portogallo, rispetti i criteri". "L'attuale politica finanziaria italiana non costituisce la base per finanze pubbliche solide nel lungo periodo", "la situazione di bilancio e i prevedibili sviluppi restano insoddisfacenti", avvertono invece i funzionari del ministero delle Finanze il 3 febbraio 1997. Due giorni dopo, alla vigilia delle consul-

tazioni tedesco-italiane di Bonn, Bitterlich scrive in una nota per Kohl: la partecipazione italiana all'Eurozona sin dal primo momento è "difficilmente immaginabile". I dubbi proseguono anche nel 1998. Il 20 gennaio Kohl incontra Romano Prodi a Roma. Il giorno prima dell'incontro il suo consigliere di politica estera scrive che "l'Italia rispetta nel frattempo tutti i criteri per la partecipazione all'Eurozona, eccetto che per il debito pubblico, al 122,5%, ma in calo". I tecnici delle Finanze appaiono più pessimisti: il 15 gennaio mettono in guardia dai rischi sul consolidamento e invitano l'Italia a maggiore trasparenza, cancellando i "residui passivi", un meccanismo che i tedeschi criticano a più riprese. I tedeschi seguono da vicino i passi dell'Italia, su qualsiasi fronte. Regi-


Domenica 13 maggio 2012

Le tre fasi dell’integrazione monetaria, dal 1990 al 2002

I

SOTTO ACCUSA

l percorso che porta all’euro si compone di tre fasi. La prima, che ha avuto inizio il 1° luglio 1990, prevedeva: libertà totale di circolazione dei capitali all'interno dell'Unione (abolizione del controllo sui cambi); l'aumento delle risorse destinate a correggere gli squilibri fra le regioni europee (Fondi strutturali); la convergenza economica, grazie al controllo

multilaterale delle politiche economiche degli Stati membri. La seconda fase, dal 1° gennaio 1994, ha portato alla creazione dell'Istituto monetario europeo (IME), con sede a Francoforte, composto dai governatori delle banche centrali dei paesi dell'Ue; all’indipendenza delle Banche centrali nazionali all’introduzione di norme per ridurre i deficit di bilancio. La terza fase comincia il primo

gennaio 1999: 11 Paesi adottano l'euro (Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna, seguiti dalla Grecia il primo gennaio 2001). La Banca centrale europea subentra all'Ime e diventa responsabile della politica monetaria dell'Unione, che è definita e attuata in euro. Il primo gennaio 2002 l’euro entra in circolazione.

L’INTERVISTA Vincenzo Visco, ex ministro delle Finanze

“Alla Germania servivamo proprio perché deboli” di Stefano Feltri

a Germania ha gestito la globalizzazione in modo consapevole, avere Paesi come l'Italia dentro la moneta unica ha reso l'euro una moneta più debole di quanto sarebbe stata altrimenti e ha permesso a Berlino di esportare”. Vincenzo Visco era ministro delle Finanze ai tempi del governo Prodi, tra il 1996 e il 1998, e a lui era affidato “il lavoro sporco”, cioè tassare gli italiani per ridurre il deficit quel tanto che bastava da permettere all'Italia di entrare nell'euro. Professor Visco, l'inchiesta dello Spiegel dimostra che la Germania non considerava affidabili i nostri conti. Quando siamo entrati nell'euro era tutto in regola. Certo, nel 1997 rimasero tutti sorpresi che ce l'avessimo fatta, ma i nostri numeri erano certificati dall’Eurostat. Ma l'Italia non è mai riuscita a rimanere nei parametri di Maastricht. Entrammo con il

L

Romano Prodi a Vienna festeggia l’entrata in vigore dell’euro; a sinistra, l’ultimo addio alla lira nel 2001, andato in scena a Bologna in piazza Maggiore dove a mezzanotte la folla ha assistito al rogo del Vecchione, una monumentale moneta da 100 lire. A destra, Vincenzo Visco ( FOTO ANSA / DLM)

Paese trasse vantaggio da tassi di interesse bassissimi e Ciampi si rivelò un creativo giocoliere della finanza pubblica. Introdusse, ad esempio, l’Eurotassa e ideò un intelligente trucco contabile consistente nel vendere le riserve auree del Paese alla Banca centrale tassando i profitti. Il deficit di bilancio di conseguenza diminuì. Anche se in ultima analisi Eurostat non avallò questi stratagemmi, simbolicamente si

strano ad esempio la richiesta dell'ambasciatore italiano Enzo Perlot nel dicembre 1997 per un incontro con una delegazione di esperti messa insieme dall'allora premier Romano Prodi per concordare all'estero gli ulteriori passi in vista dell'adesione alla moneta unica. Membri della delegazione: Saccomanni, Vattani, Nigido e Mario Draghi, allora direttore generale del Tesoro. A Bonn annotano persino - chissà perché - che domenica 8 febbraio 1998 gli spettatori di "una popolare trasmissione tv - Domenica In - potranno decidere il design del lato italiana delle monete dell'euro". Si tratta "di un ulteriore, originale culmine dell'impressionante campagna pubblicitaria del governo italiano all'estero e all'interno a favore della partecipazione italiana all'Unione economica e monetaria", scrive l'allora addetto economico dell'ambasciata tedesca a Roma, Stephan Freiherr von Stenglin.

La Cancelleria sapeva che il risanamento era tutto basato sull’Eurotassa e i mercati favorevoli ebbe la conferma di quello che era il fondamentale problema italiano: il bilancio non era in equilibrio, ma gli effetti speciali avevano prodotto conseguenze positive. “Ingresso inaccettabile” Questa realtà non sfuggì ai funzionari della Cancelleria. In un promemoria datato 19 gennaio 1998, Bitterlich sottolineava che la riduzione del deficit si fondava essenzialmente sull’Eurotassa e sui tassi di interesse che erano diminuiti molto più che in altri Paesi. Poche settimane dopo, alcuni rappresentanti del governo olandese si misero in contatto con la Cancelleria e chiesero un “incontro riservato”. Il segretario generale del primo ministro olandese e il sottosegretario alle Finanze volevano esercitare pressioni su Roma. “Senza misure aggiuntive da parte dell’Italia tali da dare prova della sostenibilità sul lungo periodo del consolida-

deficit al 2,7 per cento del Pil, facendo l’eurotassa. Quando la sinistra tornò all'opposizione, nel 2001, lasciammo un avanzo primario di 5 punti, quello che adesso si cerca invano di raggiungere. I nostri guai derivano dalle scelte successive: si doveva continuare con il rigore, come richiedeva l'euro. Ma al governo c'era il centrodestra, da sempre ostile alla moneta unica, e le sue politiche hanno messo le basi dei guai attuali. Avete mai avuto dubbi sulla possibilità di centrare gli obiettivi? Siamo sempre stati ragionevolmente sicuri. Perché aumentando il surplus primario, scendeva il costo del debito. Scambiammo un aumento temporaneo di tasse con una riduzione permanente degli interessi da pagare. Eravamo tranquilli perché il distacco dal deficit al 3 per cento era minore di quanto risultava dai dati contabili. Perché? Man mano che facevamo correzioni, gli interessi scende-

mento, allo stato attuale l’ingresso dell’Italia nell’Eurozona è inaccettabile”, sostenevano i funzionari olandesi. Kohl, temendo che fallisse il suo più importante progetto dopo la riunificazione, respinse queste obiezioni. Disse agli olandesi che il governo francese lo aveva avvertito che la Francia, in caso di esclusione dell’Italia, si sarebbe ritirata dall’unione monetaria. La pausa dopo lo sforzo Nella primavera del 1998, Eurostat certificò che gli italiani erano in linea con i criteri in materia di deficit fissati dal Trattato di Maastricht. Ciò significava che “non c’era più ragione di impedire l’ingresso dell’Italia nell’euro”, ricorda Waigel. Dopo che questo ostacolo era stato superato, “gli italiani potevano rivendicare il diritto giuridico di entrare nell’Eurozona fin dall’inizio”, ricorda oggi Regling. Tre mesi dopo, quando l’Italia si era assicurata l’ingresso nell’euro, il problema venne a galla. Il 10 luglio 1998 l’ambasciatore Kastrup disse ad alcuni funzionari di Bonn che l’Italia era in fase di “stagnazione” e che il governo italiano “si stava prendendo una pausa dopo lo sforzo straordinario fatto per soddisfare i criteri di Maastricht”. La pausa divenne lo status quo. © 2012, Der Spiegel – Distribuito da The New York Times Syndicate. Traduzione di Carlo Antonio Biscotto

di Lidia Ravera

La porta stretta e il femminicidio C'è una porta stretta che introduce al corpo femminile. Da quella porta siamo passati tutti. È da lì che si nasce. Da quella cavità misteriosa. Nel 1866 è stata celebrata come "Origine du monde" , da Gustave Courbet, pittore. Nel 1998, Eve Ensler, drammaturga newyorchese, le ha dato la voce, scrivendo i Monologhi della vagina: 200 donne di ogni età, razza e condizione hanno parlato con battagliera franchezza. Milioni di donne, in 120 Paesi, per 17 anni, hanno ascoltato quell'antologia di sussurri e grida, risate e sorrisi, beffarde allegrie e orrori quotidiani. È nato il V-day, un successo mondiale. Ma soprattutto un testo messo a disposizione delle donne per uscire dal silenzio. Viviamo una condizione bizzarra, noi donne: il nostro corpo contiene il dispositivo che produce esseri umani e questo dettaglio, invece di additarci alla riconoscenza universale, ci discrimina, ci nega potere e carriera, non di rado il rispetto, certe volte addirittura la vita. Domani sera, al teatro Quirino, a Roma, daranno voce alle storiche vagine di Eve Ensler, una ventina di brave e famose, da Ambra Angiolini a Paola Turci. Tutti pagheranno il biglietto, nessun vip a scrocco. L'incasso sarà devoluto, come sempre, a un'organizzazione contro la violenza sulle donne. Questa volta tocca all'Italia, per dar forza e voce ai 40 mila (donne e uomini), che, firmando l'appello di "Se non ora quando", "Mai più complici", si sono impegnati a combattere il Femminicidio.

vano. Gran parte del lavoro lo facevano i mercati. Il contrario di quello che succede oggi, quando gli investitori distruggono i risultati ottenuti dai governi, facendo salire i tassi sul debito. Siamo tornati in una situazione analoga a prima dell'euro. Ma l'euro c'è e ci vincola. Ci sono mai stati momenti di tensione con i tedeschi? Le relazioni con la Germania le gestiva Carlo Azeglio Ciampi che aveva una grandissima credibilità ed era molto abile. Io ricordo i rapporti con l’Olanda che erano molto difficili, proprio non ci volevano. Poi si convinsero. Però era chiaro a tutti che non avremmo mai avuto il debito al 60 per cento del Pil. Allora il Belgio era al 125 e stava peggio di noi. Poi loro sono scesi a 80-85 prima del 2008, quando sono fallite le banche e sono tornati in crisi. Hanno tenuto una politica rigidissima di bilancio, con una pressione fiscale superiore di 2 punti a quella media europea. Se uno vuole stare nell’euro deve mantenere il bilancio con un surplus primario, c’è poco da fare. Qual è stato il momento più critico del percorso di accesso all'euro? All’inizio sembrava che dovessimo entrare un anno dopo gli altri, perché il governo Dini aveva posto il 1998 anziché il 1997 come temine per rispettare il vincolo del 3 per cento tra deficit e Pil. Ma nessuno si era accorto che Ciampi si era tenuto una strada aperta, scrivendo in una riga del Dpef che si poteva anticipare. Poi Romano Prodi andò in Spagna e José Aznar gli disse che Madrid sarebbe entrata e fu molto sprezzante nei confronti dell’Italia. Quando Prodi tornò fece una riunione con Ciampi, Enrico Micheli, Tiziano Treu, e me. Si decise di provarci comunque per il '97. Ma l’unico modo era fare una manovra dal lato delle entrate, il lavoro sporco fu delegato a me. E se fossimo rimasti fuori? Un’Italia fuori dall'euro, visto il nostro apparato industriale, poteva fare paura a molti, incluse Francia e Germania che temevano le nostre esportazioni prezzate in lire. Ma Berlino ha consapevolmente gestito la globalizzazione: le serviva un euro deprezzato, così oggi è in surplus nei confronti di tutti i Paesi, tranne la Russia da cui compra l’energia. Era un disegno razionale, serviva l’Italia dentro la moneta unica proprio perché era debole. In cambio di questo vantaggio sull’export la Germania avrebbe dovuto pensare al bene della zona euro nel suo complesso. E lo ha fatto? Non mi pare. Twitter @stefanofeltri


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Domenica 13 maggio 2012

Hollande fiducioso di un compromesso con la cancelliera

L’

MALAEUROPA

amicizia franco-tedesca, si sa, trascende le alternanze politiche. Non è sempre facile, bisogna trovare, costruire dei nuovi compromessi, ma è quello che succederà, lo spero, come sempre”. Lo ha affermato ai microfoni di Bfm Tv Pierre Moscovici, uomo molto vicino al presidente eletto della Francia Francois Hollande, che

martedì subito dopo l’investitura ufficiale volerà in Germania per un incontro con la cancelliera Angela Merkel. “Penso che l’importante sia che si incontrino, che si parlino, che si parlino francamente, che abbiamo uno scambio e che poi si vada avanti”, ha proseguito, dicendosi fiducioso nella possibilità di una partnership “stabile” tra Parigi e Berlino.

LE TERMOPILI ELLENICHE CONTRO L’AUSTERA UE Altro che caos, ora i greci si sentono padroni del proprio destino di Piero

Benetazzo

i va dunque verso nuove elezioni: anche il leader socialista Evangelos Venizelos non è riuscito a formare un governo e il suo fallimento era del resto scontato: la sua popolarità – e quella del Partito socialista – è a livelli minimi e le sue previsioni catastrofiche (“Dio aiutaci tu”) sono rimaste del tutto inascoltate. Le elezioni hanno creato una nuova atmosfera: una sensazione di sicurezza collettiva, quasi di orgoglio, l’essere riusciti finalmente a esprimere la propria opinione su decisioni che vengono dall’esterno. E il rigetto delle misure di austerità – che hanno trascinato quasi il 30% delle popolazione a livello di povertà senza alcun accenno di ripresa economica – è stato molto deciso e ora – sostiene il com-

S

Falliti i tentativi di governo, il presidente cerca un esecutivo di salvezza nazionale

mentatore Nik Malkoutsis – la gente si sente come liberata, è disposta ad accettare con più serenità anche un’uscita dall’euro. Il protocollo prevede ora che il presidente della Repubblica convochi tutti i partiti in Parlamento per un ultimo tentativo di coalizione: scontato il fallimento si andrà dunque verso nuove elezioni – probabilmente entro giugno – con un governo guidato dal presidente della Corte costituzionale. E la macchina dei sondaggi si è già messa in moto: il grande favorito è ora Syriza che potrebbe balzare dal 17 al 24-25% dei voti, primo partito in Parlamento, scardinando dunque completamente quella diarchia uscita dalla Guerra civile e dalla dittatura – socialisti e conservatori di Nuova democrazia – che ha dominato il dibattito politico per oltre 40 anni. È GUIDATO da Alexis Tsipras – 37 anni – il più giovane leader politico greco che ha creato un fronte delle sinistre che va dagli eurocomunisti ai socialisti, agli ambientalisti. In quello che sembra un nuovo messaggio elettorale Tsipras ha dichiarato oggi che, dopo il voto di domenica, nessun governo ha più la legittimità per applicare il memorandum vo-

luto dalla Comunità europea e in una lettera ai leader europei si appella a una totale revisione della strategia dell’austerità: “Una scelta catastrofica – scrive – che minaccia seriamente il futuro comume delle nazioni europee”. In realtà l’Europa – e

Samaras, leader di Nuova Democrazia e Venizelos, del Pasok, socialisti ( FOTO LAPRESSE)

non una politica di isolamento – è sempre stata al centro della sua campagna elettorale: “Il nostro – sostiene – è un messaggio all’Europa”. E in realtà il movimento contro “l’austerità alla tedesca” sta crescendo velocemente un po’ in tutto il

continente: non solo in Francia, ma anche in Portogallo, Spagna, Irlanda (anche in Italia con i grillini), in Gran Bretagna e via dicendo. Ovunque si sia votato negli ultimi tempi i partiti al governo (impegnati ad appli-

care le misure di austerità) sono stati battuti, indicando un profondo divario tra classi dirigenti ed elettorati. Un improvviso vuoto politico, caro agli estremismi e che – come ci insegna la Storia – è il costante pericolo che tormenta la vecchia Europa.

Merkel che perde, non si cambia IL VOTO NEL LAND DEL NORDRENO-WESTFALIA PREMIERÀ L’SPD, MA IL GOVERNO NON È A RISCHIO di Giampiero Gramaglia

Olli Rehn fosse un elettore del Nord SuneReno Westfalia, Angela Merkel avrebbe cruccio in meno: non passa giorno che Rehn dia sostegno alla cancelliera e bacchetti quelli che, come Monti, sono inclini a finanziare la crescita facendo nuovi debiti: “La strada maestra – dice - sono le riforme strutturali e la riduzione del deficit”, parole che sono musica per la Merkel. Ma il responsabile europeo per gli affari economici è un finlandese. E il suo parere non pesa sulla consultazione di oggi nel cuore della Germania: un test nel land tedesco più popoloso - 18 milioni di abitanti -, fortemente industriale (niente a che vedere con lo Schleswig Holstein piccolo e rurale alle urne una settimana fa). Il Nord Reno Westfalia è un bastione della sinistra tedesca e i socialdemocratici dell’Spd, che lo governano, partono favoriti. Da loro, venerdì, è venuto il

no del Bundesrat, la Camera delle Regioni a Berlino, a un’iniziativa del governo per ridurre le tasse di circa 6 miliardi di euro l’anno: i laender di sinistra hanno bocciato i tagli, nel timore che fossero compensati da tagli della spesa pubblica. CRISTIANO-SOCIALI e liberali al potere a Berlino temono un’altra botta, dopo avere conosciuto un 2011 ‘nero’ – siamo alla terza consultazione regionale in 8 settimane: la Cdu della Merkel tiene, ma i liberali vanno giù. Quelle di oggi sono le ultime elezioni di quest’anno. Le politiche ci saranno nel settembre 2013. Un risultato non negativo nel Nord Reno Westfalia sarebbe un viatico per la Merkel in vista dei prossimi appuntamenti: mercoledì, riceverà a Berlino il neo-presidente francese Hollande; poi andrà ai Vertici del G8 e della Nato – entrambi a Chicago; e il 23

Diciotto milioni di tedeschi alle urne La politica della cancelliera trova ancora consensi

sarà a Bruxelles alla cena dei leader dell’Ue. Lo staff della Merkel smorza le attese: l’incontro con Hollande e la cena del 23 non preludono a decisioni, ma serviranno a fare conoscenza. Se il presidente francese ha le priorità della crescita e della Grecia, la cancelliera è convinta di potere instaurare con Hollande un rapporto di collaborazione “stabile” . Ma Alex Weber, capo della Bundesbank, richiama Hollande al rispetto del Patto di Bilancio. Quanto alla Grecia, Weber mette in chiaro: se non taglia, Atene non avrà gli aiuti dell’Ue; e l’uscita dall’euro è un problema più per i greci che per i partner. Nel Nord Reno Westfalia, i sondaggi attribuiscono all’Spd il 38% dei suffragi e alla Cdu il 30%. I Verdi, che potrebbero allearsi con l’Spd, sarebbero sopra il 10% e i liberali oltre la barra del 5%, arginando un po’ l’emorragia di suffragi. Quanto ai Pirati, provano a entrare per la quarta volta di fila in un parlamento regionale. Su queste basi, il voto non dovrebbe cambiare gli equilibri di forza nazionali. E la linea della fermezza della Merkel rimane popolare: secondo il settimanale Stern, 3 tedeschi su 5 sono contrari a misure che inneschino la crescita con nuovi debiti.

MADRID UN ANNO DOPO

Ritorno Indignato di Alessandro

Oppes Madrid

orgoglio di poter dire: eccoci, ci siaL’gli “indignados”, mo ancora. Un anno dopo, tornano con la stessa rabbia pacifica e molti motivi in più per scendere in piazza. Di nuovo alla Puerta del Sol, che attirò su di sé – da quel 15 maggio 2011 – l’attenzione del mondo intero e da dove è partito un movimento che è diventato protesta planetaria. Allora, erano in parecchi a dire che il fenomeno sarebbe evaporato con la stessa rapidità con cui – a sorpresa – era nato. E invece no. Per capire come spaventino ancora il potere, e in particolare il governo centrale passato nel frattempo dai socialisti di Zapatero alla destra dei popolari di Rajoy, bastava vedere l’impressionante schieramento di forze di polizia che, dal primo pomeriggio di ieri, hanno preso il controllo del centro di Madrid. Duemila agenti in assetto an-

ti-sommossa, parecchi di loro con piccole telecamere montate sui caschi. Uno spiegamento massiccio (persino più di quello realizzato in occasione dello sciopero generale del 29 marzo scorso) che è stato molto criticato dai partiti di sinistra, per le tensioni che potrebbe contribuire ad alimentare. LA VERA incognita, tanto nella capitale come nelle altre 80 città spagnole scese in piazza, riguarda l’eventualità che gruppi di dimostranti decidano di montare in nottata – proprio come un anno fa – accampamenti improvvisati con tende da campeggio e sacchi a pelo. Sarebbero “atti illegali”, fa sapere il ministro dell’Interno Jorge Fernández Díaz. Ma l’esecutivo sa bene che un’operazione violenta di sgombero contro migliaia di manifestanti pacifici avrebbe conseguenze devastanti sull’immagine del paese a livello internazionale. È già successo di recente, quando le foto di giovani

sanguinanti, colpiti dalla polizia a Valencia e Barcellona, sono finite sulle prime pagine della grande stampa internazionale. È il cosiddetto “effetto New York Times”, che terrorizza Mariano Rajoy, già estremamente preoccupato per l’enorme fragilità del paese sui mercati. Ed è la stessa crisi, ogni giorno più grave, ad aver ridato fiato a un movimento sorto nella fase del tramonto del governo Zapatero. Negli slogan degli “indignados”, un anno fa, Psoe e Pp venivano accomunati nel giudizio di condanna contro le storture del sistema politico. Oggi, nonostante la linea del movimento sia ancora la stessa, cresce il rifiuto nei confronti della politica economica del centro-destra: dalla durissima riforma del mercato del lavoro ai tagli indiscriminati alle spese per sanità ed educazione, le ricette di Rajoy sono viste come il più serio attacco mai realizzato contro le conquiste dello stato sociale. Ma nonostante tutto, gli “indignados” –

15M Alcuni degli Indignados ieri alla Puerta del Sol di Madrid (FOTO ANSA)

che pure sono scesi in piazza quando i sindacati hanno convocato uno sciopero generale - non fanno una chiara scelta di campo. Non sostengono formalmente alcun partito e sono contrari a qualunque tipo di organizzazione verticistica. E infatti, non più di due settimane fa con una decisione assembleare hanno espulso dal movimento alcuni dei fondatori di Democracia Real Ya, il nucleo originario

delle proteste di un anno fa. La loro colpa: aver fondato un’associazione, con tanto di statuto e responsabili regolarmente registrati. Tutto il contrario della struttura “orizzontale” sviluppata finora dal nord al sud della Spagna: assemblee, riunioni di quartiere, piattaforme di dibattito su Internet, migliaia di proposte per “aggiornare il sistema”. Il futuro si decide per alzata di mano.


Domenica 13 maggio 2012

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Stop ai rimborsi ai partiti, domani l’Idv consegna le firme per la legge popolare

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INTANTO IN ITALIA

omani le presenteranno alla Camera dei deputati. E chissà se il Parlamento le prenderà in considerazione con l’urgenza che richiedono. Sono le firme raccolte dall’Italia dei Valori per la legge di iniziativa popolare sul finanziamento pubblico ai partiti. Si chiude così almeno una prima fase della

campagna “Giù le mani dal sacco”, anche se la raccolta firme prosegue. Domani mattina alle 10.15 ci sarà anche Antonio Di Pietro davanti a Montecitorio per il sit-in organizzato in occasione della consegna delle scatole con le firme. “Bisogna cancellare l'assurda legge sui cosiddetti rimborsi elettorali - spiegano dall’Italia dei Valori - E

poichè non ci fidiamo del Parlamento, desideriamo che sia la gente a indicare la giusta direzione. per evitare che la ‘vecchia politica’ vinca ancora, perpetuando lo sfregio alla volontà degli italiani. Già 19 anni fa, infatti, un referendum gridò la volontà dei cittadini di interrompere la cascata di soldi pubblici sui partiti”.

NON ORA, QUANDO? IL REBUS DEI FONDI AL SUD Dalla scuola agli anziani, ancora nulla di deciso sui tempi di attuazione. Grilli: in settimana il decreto compensazioni di Marco Palombi

agari non è proprio la “fase due” del governo di cui parlavano ieri i giornali, ma pare proprio che i professori si siano accorti che di austerità e disperazione si può morire. Soldi veri, per carità, neanche l’ombra, ma almeno si comincia a intravvedere un’idea di paese che non sia meramente ragionieristica: ci si riferisce, in particolare, ai soldi “riprogrammati” per il Sud e alla questione delle compensazioni dei debiti con le imprese. La realtà, d’altronde, ce la sta mettendo tutta per farsi notare.

M

470 MILA CASSINTEGRATI Ieri, per dire, la Cgil ha estratto un numeretto assai preoccupante: i 320 milioni di ore di Cassa integrazione chieste dalle aziende da gennaio ad aprile si possono tradurre – per dare una forma alla parola recessione – in circa 470mila lavoratori a zero ore, gente che in quattro mesi ha già perso in busta paga almeno 2.600 euro. Si potrebbe obiettare che la situazione, in termini assoluti, è simile a quella dell’anno scorso, ma ci sono almeno tre motivi per non sentirsi sollevati: il 2011 è stato un anno pessimo; lo stesso numero di ore di Cig, quest’anno, s’accompagna ai 200mila posti di lavoro persi in questi 12 mesi; è il settore meccanico – in Lombardia e in Emilia, per di più – a soffrire di più in questi mesi, altro segnale di quel “rischio di desertificazione industriale” denunciata ancora ieri dai sindacati. CGIL: SI CAMBI POLITICA “C’è un disagio palpabile e una sensazione che siamo in un tunnel di cui non si vede l’uscita – ha commentato Susanna Camusso Bisogna cambiare politica per ridare una speranza e una prospettiva, cominciare a occuparsi di crescita e di creazione di posti di lavoro: se non si fa questo il disagio diviene un’individuale rassegnazione o un’individuale disperazione”. Il governo Monti, incistato com’è dentro il dogma che “la crescita non si fa per decreto”, non pare l’interlocutore adatto per questo, ma sembra si sia almeno deciso a fare qualcosa. Arriverà in settimana ad esempio – ha spiegato ieri il viceministro Grilli - “il decreto sulle compensazioni”. In sostanza, chi ha un credito verso lo Stato potrà farselo certificare abbastanza semplicemente e – a quel punto – scontarlo in banca oppure utilizzarlo a compensazione di tasse, anche iscritte a ruolo (ovvero, anche nel caso Equitalia abbia già inviato la cartella). Bisognerà leggere attentamente l’articolato, però, visto che l’ammontare complessivo dei debiti della P.A. verso le imprese assomma a qualche decina di miliardi: una massa di denaro capa-

ce non solo di devastare i conti pubblici, ma anche di creare più di un problema di (scarsa) liquidità alle casse dello Stato. È già stato approvato venerdì, invece, una sorta di mini-piano per il Sud da 2,3 miliardi di euro. Si tratta di fondi europei per le aree svantaggiate “recuperati” da opere improduttive e a rischio dispersione (la percentuale di impiego di questi soldi, come si sa, è incredibilmente basso): Monti e i suoi hanno giustamente deciso di distribuirli su obiettivi sensibili e con criteri di valutazione più stringenti e verificabili.

In realtà il governo ha fatto anche di più: normalmente questi soldi dovrebbero essere accompagnati da un finanziamento statale di pari entità, ma siccome soldi in giro la Commissione Ue ha acconsentito a dimezzare la percentuale del co-finanziamento. Scuola e università, incentivi alle assunzioni e assistenza domiciliare per gli anziani, piani per aree culturali e uno per aumentare il numero di asili nido. TREMONTI E DI PIETRO Nel piano ci sono queste e altre cose sacrosante, di cui però non

si conoscono ancora i tempi di attuazione: il cronoprogramma non è ancora pronto, ma l’idea del ministro Barca è di far partire le iniziative più immediate tra luglio e ottobre. I soldi, d’altronde, hanno una data di scadenza: il 2015. “Solo vecchi fondi”, ha minimizzato Giulio Tremonti (che sarebbe, al minimo, responsabile di non averli spesi), curiosamente in sintonia con Antonio Di Pietro: “Sono soldi stornati da altri investimenti e spostati da una parte all’altra come fanno le dittature da operetta con i carri armati”. Il problema, in realtà, è che sono pochi. Il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca (FOTO ANSA)

Rosso si spera: “Uniti valiamo il 20%” LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA IN PIAZZA: “SIAMO 40 MILA, MONTI È COME B. E GRILLO NON È UN NEMICO” stra radicale greca che ha sfiorato il 17 per cento. E anche di più. “Se fossimo insieme dice Diliberto – avremmo un risultato a due cifre, i sondaggi ci parlano anche del 20 per cento”. E con quei numeri “anche i rapporti di forza con il Partito democratico cambierebbero e si potrebbe lavorare per un’alleanza il più a sinistra possibile”.

La folla di bandiere che ieri ha sfilato a Roma; nella foto piccola, uno slogan contro la Fornero (FOTO DLM / ANSA)

è un autobus rosso a due C’ piani che gira per le strade di Roma. Sopra, niente turisti pigri che vogliono vedere tutto in due ore, sopra c'è la faccia del Che. E poi la falce e martello, le bandiere rosse, Rifondazione e i Comunisti italiani. La Federazione della Sinistra è tornata in

piazza. E ha portato, contano, 40 mila persone. Ci sono gli esodati, i giovani in cerca di futuro, quelli convinti che “non basta indignarsi”. C'è bisogno di politica, di sinistra: dunque basta con “le marionette”, Abc sono “tre allegri ragazzi morti” che se ne devono andare a casa. Di

ADDIO TICKET? No da Codacons e sindacati a livello di una proposta, non è una Sdellaiamo decisione assunta”. Il day after del ministro Salute, Renato Balduzzi, che ha annunciato la possibilità di una franchigia legata ai redditi che dovrebbe sostituire l’attuale meccanismo dei ticket, inizia con una precisazione. Una proposta che, se attuata, rivoluzionerà l’intero Servizio Sanitario Nazionale. Scompariranno le esenzioni previste per chi ha un reddito inferiore ai 36 mila euro, per cronici, invalidi, bambini e anziani. Tutti avranno una franchigia, calcolata in percentuale del reddito familiare, fino all’arrivo della quale si dovrà pagare interamente ogni prestazione sanitaria, farmaco, analisi o intervento chirurgico. Oltre questo tetto massimo, sarà tutto a carico

Grillo non hanno paura, non è un “nemico”, dice Oliviero Diliberto: semmai, “un avversario politico” che dovrebbe smetterla di dire che “i partiti sono tutti uguali”: non tutto è casta, “un ragazzo che viene dai comunisti non è venuto qui per chiedere, qui c'è chi vuole dare”.

dello Stato. Un pensionato con 10mila euro di reddito lordo, avrà una franchigia pari al 3 per mille, dunque 30 euro: questa cifra sarà il costo massimo che dovrà sborsare per accedere a qualsiasi prestazione sanitaria. Chi ha un reddito di 100 mila euro, avrà una franchigia di circa 300 euro. Una volta superata questa cifra anche per lui sarà tutto gratis. “Sarà una nuova imposta a carico di chi già finanzia il comparto sanitario, - commenta il presidente Codacons, Carlo Renzi - chi ha un reddito elevato è soggetto a un prelievo fiscale più alto, parte del quale viene utilizzato dallo Stato proprio per la spesa sanitaria. Ciò comporterebbe pagare una seconda volta con una franchigia proporzionale al proprio reddito”. Critiche anche dalla Cgil: “Con le manovre finanziarie si aggiungono altri due miliardi di nuovi ticket. Gli esiti in termini di equità e appropriatezza sono tutti da dimostrare”.

C'È BISOGNO di sinistra, perchè l'antipolitica “è Monti”, sono i professori “impreparati, incompetenti, incapaci” che andrebbero “licenziati per giusta causa”. Dopo la gaffe per essersi fatto fotografare accanto a una militante con la maglietta an-

Diliberto con Ferrero, aspettando magari Vendola: “Professori da licenziare per giusta causa”

E poi, aggiunge Ferrero, “bisogna fare una politica di uguaglianza che non si fermi agli sprechi dei partiti politici”. Il problema è sempre lo stesso: “costruire l'opposizione” perchè, spiega Paolo Ferrero, “cosa succederà nelle prossime elezioni dipenderà da quanta opposizione sociale e di sinistra ci sarà a questo Governo”. CON UNA IMMAGINE piuttosto inconsueta, Dililberto e Ferrero si abbracciano sul palco del Colosseo. E sperano che la foto si allarghi a Nichi Vendola, ad Antonio Di Pietro. Sul palco insieme a loro ci sono i rappresentanti della Linke tedesca, i francesi del Front de Gauche, i greci di Syriza. Contro il governo Monti in Italia, insieme contro le politiche della Banca centrale, dell'Unione europea, contro il Fiscal Compact. Sognano di fare come Melenchon che in Francia ha preso l'11 per cento, come la sini-

ti-Fornero (la macabra rima la voleva “al cimitero”), Diliberto ieri ha portato in piazza slogan arrabbiatissimi con il ministro, ma incontestabili: “Fornero, non piangere: nei cantieri fino a 67 anni non ci vai mica tu”. La piazza chiede al sindacato di prendere in mano la situazione: “Siamo l’unico paese d’Europa dove di fronte alle politiche antipopolari non c’è stato uno sciopero generale”, dice Ferrero dal palco. Poi si scende, ci si abbraccia ancora, per festeggiare il successo di una giornata che non si vedeva da un po’. Si incamminano per i Fori Imperiali, tutti verso la stazione, è ora di tornare a casa. Un centurione li saluta, ha il pugno chiuso anche lui. (pa.za.)


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Domenica 13 maggio 2012

Crosetto: “Pronto a pagare pur di far uscire la Minetti dal Pdl”

di Andrea Scanzi

enne il diluvio universale, l’Italia affogò, ma sull’arca dei tecnici uno solo si salvò: il solito”. È il sottotitolo di Berlusmonti (558 pagine), nuovo libro di Marco Travaglio edito da Garzanti. Raccoglie i suoi migliori articoli usciti sul Fatto Quotidiano da ottobre 2010 ad aprile 2012. Una carrellata di umanità varia, non di rado avariata.

V A

lfano Angelino Detto “Angelino Jolie”, per il vezzo di trasformare ogni cognome accrescendo l’effetto satirico (come Giannini, come Grillo). Propaggine telecomandata di Berlusconi.

G

IL BESTIARIO

uido Crosetto, deputato del Pdl, è pronto a pagare la Minetti pur di farla uscire dal partito. “Sono disposto a dare parte del mio stipendio per fare a meno della Minetti. Perdiamo voti anche senza la Minetti, ma diciamo che lei aiuta. Paghiamola, facciamo una colletta per darle un vitalizio così ci toglie dall’imbarazzo”. Ma non è solo la

consigliera regionale della Lombardia la vittima dello sfogo di Crosetto, durante la trasmissione La Zanzara, su Radio 24: “Salvo Alfano, prenderei tutti gli altri a calci nel c... Il Pdl perde voti perché ha una lontananza abissale dal suo elettorato, non ha messo in atto quello che diceva nei tre anni di governo e appoggia un governo che non va”. Alla domanda se oggi

BERLUSMONTI L’ABC DI FINE IMPERO Tecnici e politici orfani di B. visti da Travaglio nel suo ultimo libro

B

ersani Pier Luigi “Bersanitù” o “Bersamasutra”. “L’altra notte, in non so quale tg per nottambuli, è comparso Bersani, la giacca appesa al dito e pendula sulla spalla, l’aria trasandata da passante un po’ scazzato, e ha iniziato a biascicare come una pentola di fagioli in ebollizione”. Dopo le molte critiche, Bersani prova a replicare a Travaglio. L’effetto è quello di un rauto esploso in contemporanea col Big Bang.

Illustrazione di Marilena Nardi

Passera Corrado “Da Patonza a Passera”. Il gioco di parole più hard. Penati Filippo Cioè “Filippo Penale”. Emblema di una questione morale assai irrisolta anche a “sinistra”. Polito Antonio “Polito El Drito”. Rifomista scarsamente amato dall’autore, assieme ai Riotta e Battista. Forma, con altri colleghi – Cappellini, Menichini –, la congrega dei “desertificatori di edicole”.

Berlusconi Silvio “Quel nano triste da italiano in gita”, “Latrin Lover”, “Gli ultimi giorni di Pompetta”. Protagonista del libro. Macchietta così improbabile da tenere in scacco un paese intero.

R

enzi Matteo Rottamatore, sfortunatamente però non di se stesso. Ha un debole per Arcore.

Santanchè Daniela

La “Rosa” di “Olindo”. Caricaturale di per sé, il libro ha la bontà di non infierire.

Bossi Eridano Sirio Ultimogenito del Senatur. “Naso comunicante”. “Nella classifica delle peggiori pagliacciate leghiste a carico nostro, vince ai punti la rinoplastica finanziata coi rimborsi elettorali per Eridano Sirio Bossi: cioè abbiamo pagato pure il naso nuovo all’ultimogenito del Senatur, che ora va in giro con un naso non più suo, ma parastatale”.

Sallusti Alessandro “Olindo” o “Mastro Olindo”. Giornalista con “seri problemi con la logica aristotelica”. “Suggeriamo (a Berlusconi) di pregare Sallusti di astenersi dal difenderlo ancora: un altro paio di alibi così, e B. si becca l’ergastolo”. Scajola Claudio Nel libro c’è anche lui. Ma a sua insaputa.

Bossi Umberto Travolto dai noti scandali. “Chi l’ha scelto Belsito? Bossi. Chi ha mandato in Regione il Trota a dodicimila euro al mese? Bossi. Chi ha lasciato pieni poteri al ‘cerchio magico’ e mandato a vicepresiedere il Senato la Rosi? Bossi. Il resto sono lacrime di coccodrillo”.

Casini Pier Ferdinando D’Alema Massimo

“Max The Fox”, “Volpe del Tavoliere”. Teoricamente antiberlusconiano. “Puntuale come una merchant bank, ogni qualvolta B. è travolto in uno scandalo, arriva la Volpe del Tavoliere a levarlo d’impaccio. O almeno a fare pari e patta. Fa sempre così, da diciassette anni”. Il libro contiene un botta e risposta Travaglio-D’Alema che basta, da solo, a far capire perché la “sinistra” italiana sia in crisi da vent’anni.

Facci Filippo

“Mechato, “Poveretto con le meches”. “Orfano di Craxi” con improvvise tendenze grilline (dopo averli ritenuti la parte peggiore del paese). Ferrara Giuliano “Notoriamente intelligente”. A prescindere.

G

asparri Maurizio Affermato intellettuale (“Biagi è come il confetto Falqui”, “La presenza di gay travestiti in tv danneggia l’immagine della categoria”). Travaglio ne ricorda le ge-

Il Cavaliere: “Quel nano triste da italiano in gita”che viveva “gli ultimi giorni di Pompetta” Mario Monti è “Smonti”o“Super Mario Bros” l’italiana. Sottotesto malinconico: quanto siamo peggiorati.

Belpietro Maurizio Mascella bulimica berlusconiana. Ridicolizzato per il presunto attentato che avrebbe subìto. E non solo per quello.

“Piercasinando”, “Piercuffarando”. Sta sullo sfondo. Non solo nel libro.

voterebbe il suo partito, Crosetto cita Montanelli: “Non so, dovrei farlo turandomi il naso, come diceva Montanelli”. E dopo poco rettifica: “Non ho mai detto che prenderei a calci i cooordinatori del Pdl, ma se fossi in Alfano e Berlusconi prenderei a calci un po’ di classe dirigente”. Un nome da cui iniziare? “Crosetto”, ha ironizzato il deputato.

sta migliori: “Nel 1996 l’ex ministro stava recandosi al Circolo del Polo ai Parioli per una serata con moglie e amici, quando inspiegabilmente, solo alla guida della sua auto, “sbagliò strada e fu fermato dai carabinieri in una zona dove i transessuali sono soliti prostituirsi, tra i viali dell’Acqua Acetosa. I carabinieri, insospettiti dall’andatura a singhiozzo, lo fecero accostare. Ma lui procedeva a singhiozzo perché stava cercando il Circolo del Polo, che avevate capito?”.

Monti Mario

“Smonti” o “Super Mario Bros”. Il Redentore in Loden che piace a tutti. O quasi. “Si sperava che almeno Monti, della cui preparazione nessuno ha mai dubitato e che ha trascorso ai vertici delle istituzioni europee gli ultimi anni della sua carriera, ci illuminasse con parole un tantino più dettagliate e persuasive. Invece è stato più evasivo di un Bersani”. Sul Tav, sulla Rai, eccetera. Minzolini Augusto “Scodinzolini”, “Minzolingua”. Figura che esplicita, secondo l’autore, il passaggio da “cane da guardia” (ruolo teorico del giornalista) a “cane da riporto”.

The family: “Eridano Sirio Bossi, dopo l’operazione, ora va in giro con un naso non più suo, ma parastatale” “Sia chiaro una volta per tutte: noi adoriamo Augusto Minzolingua. Purtroppo, lui non ricambia”.

Ostellino Piero

“O ‘Stellino nnammurato”. Firma del “Pompiere della sera”, che contribuisce in prima persona a giustificare titoli come “È la stampa, schifezza!”.

Panelli Paolo

Il libro è pieno di rimandi alla tivù – e al cinema – che fu. Totò, commedia al-

Scalfari Eugenio Maestro di giornalismo con un debole per Monti. “Qualche malpensante potrebbe insinuare che allora i referendum facessero comodo contro il Caf e Cossiga, mentre oggi disturbino Napolitano e Monti. Ma noi che stimiamo Scalfari non vogliamo nemmeno pensarci. Certo non vorremmo che Scalfari-2 se la prendesse con Scalfari-1 dandogli dell’’editorialista qualunquista e demagogo con un disperato bisogno di ‘audience’ e quindi di un nemico su cui sparare sempre e comunque”. Questo

Berlusmonti di Marco Travaglio GARZANTI 570 PAGINE 16,4 EURO

no, sarebbe davvero troppo”. Stracquadanio Giorgio Droide berlusconiano non più di moda. “Abito di sartoria vagamente metallizzato; scarpa lucidissima; toupet di saggina e licheni che, nonostante la tintura fresca a metà fra il mogano e il tramonto sul Bosforo, faceva scalino col colorito della chioma originale superstite; iPad ultimo modello da cui fingeva di attingere informazioni a getto continuo; sorriso d’ordinanza rimasto intatto dalla fresca visita a Palazzo Grazioli, dove aveva ricevuto il training presidenziale, il sacro viatico del Capo e, a titolo di incoraggiamento, uno stock di cravatte Marinella. Poco prima del calcio d’inizio, il nostro eroe ha compiuto un breve giro di campo per stringere la mano agli altri giocatori, visibilmente entusiasta di essere stato invitato (ad Annozero, nda) e, soprattutto, di essere Stracquadanio”.

Tabucchi Antonio

Amico scomparso troppo presto. “Schifani aveva trascinato lo scrittore in tribunale chiedendogli un milione 300 mila euro solo perché aveva osato chieder conto delle sue frequentazioni con certi mafiosi. Il caso – unico al mondo – destò enorme scalpore in tutta la comunità letteraria internazionale, ma naturalmente non in Italia. Infatti quasi nessun giornale ha ricordato che Antonio è morto con quella spada di Damocle sul capo”.

Vespa Bruno

Secondo l’autore, l’“insetto” più potente dell’informazione. Vinci Alessio “A-lesso Vinci”, “Leccando da Vinci”. “Giornalista all’ameregana, molto anglosassone”. “L’altra sera, al cospetto del suo editore, nei rari intermezzi concessigli fra un’esternazione fluviale e l’altra per pigolare qualche monosillabo, ha saputo mantenere una postura orgogliosamente eretta, quasi eroica, ai limiti della temerarietà. Fin dal benvenuto d’esordio, versione aggiornata del più celebre Duce, tu sei la luce”.

di Gianni Boncompagni

Ai consiglieri Rai COMPLIMENTI sinceri a tutti coloro che hanno pensato saggiamente di aumentare il numero dei consiglieri Rai da nove a 1230. Finalmente la Rai riceverà dei buoni consigli da grandi professionisti e soprattutto da tanti: come dice un proverbio siriano: “Meglio molti consiglieri dalla tua parte che pochi contro”. Le riunioni dei consiglieri verranno tenuti al vecchio Foro boario e il catering verrà organizzato da uno dei consiglieri tenutario di una pizzeria. Si terrà anche uno spettacolo culturale come si conviene a tanta saggezza. Il Bagaglino si occuperà dei contenuti. Il DG terrà un breve discorso iniziale in un dialetto afghano per dare un'impronta internazionale al tutto.


Domenica 13 maggio 2012

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Spending review: martedì Giarda incontra Bondi

M

SPRECOPOLI

artedì il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Giarda vede il super consulente per i tagli, Enrico Bondi. Tema dell’incontro: la spending review. Ma non è detto che sia già l’occasione per Bondi di presentare il programma di lavoro (così come previsto dal decreto legge) dal momento che il premier Monti e il viceministro al Tesoro Vittorio Grilli saranno impegnati

all’Ecofin. Il ‘risanatore’ di Parmalat dal giorno (il 30 aprile) in cui il Consiglio dei ministri ha ufficialmente avviato la spending review ha chiesto carte e indicazioni alla Ragioneria dello Stato. A Bondi spetta infatti il compito di razionalizzare la spesa corrente: energia (dal riscaldamento alla benzina), telefoni ma anche carta, matite e penne sono fra le voci che sta

passando al setaccio. Il supercommissario potrà però anche “collaborare”, recita il decreto legge, con il ministro per i Rapporti con il Parlamento sul fronte della spending review nel suo complesso. “Leggete bene le carte – ironizza infatti il ministro Giarda – Bondi è un ‘mio dipendente’ ”. Sul fronte generale la palla è in mano ai singoli ministeri, che stanno mettendo in piedi delle commissioni ad hoc.

PASSERA AFFIDA A MALINCONICO 25 MILIONI DI EURO PUBBLICI L’ex sottosegretario commissario della fondazione Valore Italia di Alessandro

Ferrucci

oci di corridoio. Boati sulla stampa. Nomine, rinunce, commissariamenti. Dubbi instillati e timori sottaciuti. Soldi? Sì, ovvio, in questo caso parliamo di quasi 25 milioni di euro. Puliti. Da assegnare. Ma, paradossalmente, non fondamentali. Il "gioco" potrebbe essere altro. Al centro: la Fondazione Valore Italia. Genesi: nel 2005 il ministero delle Attività produttive decide che è giunto il momento di promuovere il design italiano e il Made in Italy attraverso (anche) la nascita di un'Esposizione Permanente. Per arrivarci è necessario selezionare il luogo giusto, i marchi d'eccellenza, incentivare, appoggiare, magari un'opera di lobbying all'estero. Ecco la nascita della Fondazione. Alla sua guida un Consiglio di amministrazione composto da cinque persone, con Massimo Arlechino nominato presidente. Dentro anche Umberto Croppi nel ruolo di Direttore Scientifico. Particola-

V

re: sia Arlechino sia Croppi sono di stretta osservanza finiana. Al gruppo di lavoro vengono assegnati, come base, circa 15 milioni di euro a fondo perduto, senza alcun vincolo nello statuto. Tradotto: fateci quello che ritenete più opportuno. NEI SEI ANNI successivi la cifra non viene intaccata, ma incrementata. Da tutti il giudizio ricevuto è quello di "virtuosi". Così il ministero per lo Sviluppo economico

li, 54 anni, ex democristiano, già portavoce dell' ex ministro per i Lavori pubblici Gianni Prandini, nel 1993 in carcere con l'accusa di corruzione aggravata (reato prescritto nel 2001). È molto legato ad Alberto di Luca, altro componente del cda, milanese in Forza Italia dalla prima ora. Cosa fanno appena nominati? Chiedono più soldi per il loro ruolo, esattamente il doppio, pretendono incarichi professionali non consentiti dalla norma-

culturali. Da qui tutto diventa nebbia. Con una Stella polare: il bilancio del 2011 è chiuso in pareggio. ALL'IMPROVVISO, però, il ministero dello Sviluppo decide di commissariare la Fondazione (pochi giorni prima il Mibac aveva fatto lo stesso con il Maxxi), via il cda, via il presidente. L'accusa eè quella di immobilismo. Ma l'atto è illegale: la Fondazione è un ente di diritto privato, soggetta sol-

tanto all'autorità del Prefetto. Solo quest'ultimo può commissariare, non il ministro. Nonostante questo, al loro posto arriva Carlo Malinconico. Piccola, recente, biografia di quest'ultimo: uomo di fiducia di Mario Monti, fino al 10 gennaio di quest'anno ricopriva il ruolo di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all'Editoria. Costretto alle dimissioni dopo che il Fatto ha denunciato le sue vacanze, gratis, all'Ar-

In gennaio si era dimesso dal governo Monti dopo lo scandalo delle vacanze pagate da Piscicelli gli affida un fondo di altri 15 milioni per incentivi alle piccole e medie imprese. Fine della favola. Inizio dei guai, pari agli interrogativi. A settembre l'allora ministro per lo Sviluppo, Paolo Romani, rinnova il Consiglio di amministrazione e inserisce un uomo a lui vicino. Di fiducia. Entra Camillo Zucco-

tiva e assegnazioni di poteri non previsti dallo statuto. Nel frattempo cambia il governo. Arrivano i Tecnici. Delle frizioni all'interno della Fondazione, Arlecchino ne parla in più occasioni con Mario Torsello, attuale capo di Gabinetto del ministro Corrado Passera, con un passato al ministero dei Beni

Carlo Malinconico (FOTO ANSA). In alto a sinistra, Massimo Arlechino

gentario a spese dell'imprenditore Francesco Piscicelli lo stesso che urlava felice al telefono durante il terremoto dell'Aquila. Per ricapitolare: il ministero dello Sviluppo caccia una direzione giudicata unanimemente positiva, lo fa in modo illegale e la dà in gestione all'unico dimissionario del governo Tecnico. CURIOSITÀ: i primi a raccontarlo, con toni di allarme e vergogna, sono state due testate poco vicine ai Monti boys, Panorama e Libero. A denunciare la vicenda anche un'interrogazione parlamentare di Flavia Perina (Fli) e Stefano Pedica (Idv), più una lunga serie di lettere e appelli rivolti a Passera (compresa l'Università La Sapienza). Nel frattempo tutto si è fermato. Venticique milioni sono in ballo. Malinconico è entrato nel suo nuovo ufficio. E una delegazione di cinesi, giunta a Milano per firmare degli importanti accordi bilaterali, è rimasta in albergo senza interlocutori. Pare si siano accontentati di una visita per la città...

Trombati, lo stipendificio in nome dell’Europa L’ASSOCIAZIONE “AICCRE” RICEVE 2 MLN L’ANNO DA COMUNI, PROVINCE E REGIONI ve gemellaggi, partnership e progetti. Promuoveva. Da un anno a questa parte è arrivata la crisi. Le attività si sono ridotte, si risparmia su tutto, resta immutato l'organigramma.

Il Parlamento europeo (FOTO LAPRESSE) di Ferruccio Sansa

e Nello Trocchia n’associazione per l’EuroUpartiti. pa. Ma forse anche per i Una specie di riserva naturale per politici. Il sogno è quello dell'Europa federale, “le origini – si legge nello statuto - richiamano il manifesto di Ventotene”, la fondazione dell'associazione è firmata dallo scomparso Umberto Serafini. L'Aiccre, associazione italiana per il consiglio dei comuni e delle regioni d'Europa, sezione italiana del Ccre (fondato a Ginevra nel 1951) viaggia in piena crisi con una dirigenza bipartisan divisa tra doppi incarichi e grane giudiziarie. L'Aiccre, con sede in un palazzo storico con vista su Fontana di Trevi di proprietà del comune di Roma, riceve i soldi dagli associati, comuni, province e regioni (due milioni di euro all'anno) e promuo-

NEL NOVEMBRE scorso dieci lavoratori vengono messi in cassa integrazione a zero ore. A marzo si firma un accordo con la regione e scatta la cassa integrazione in deroga al 50% per tutti i quindici dipendenti. I sindacati e i lavoratori, ora, temono che l'associazione possa chiudere con la perdita di posti di lavoro. “ Se è vero – dichiara Franco Polito, Uil Lazio settore servizi e turismo - che diminuiscono le quote degli associati (enti locali), una gestione oculata e di rilancio potrebbe risollevare questa associazione”. Nel 2012 si prevede il dimezzamento dei costi dei dipendenti passato a circa 600mila euro l'anno, ma è rimasta inalterata, nel bilancio di previsione, la quota per la dirigenza: 150mila euro per gli stipendi dei vertici, la voce non si chiama più indennità, ma attività di responsabilità. A questi si sommano altri 80mila euro per rimborsi e oneri. Una dirigenza bipartisan e con un curriculum politico degno di nota. Iniziamo dal Pd, ben

rappresentato da Vincenzo Menna, già componente della direzione nazionale del Pd. Menna è un tuttofare, presidente dell' Acli Umbria, e anche segretario generale dell'Aiccre con uno stipendio fino a dicembre, spiegano dalla tesoreria dell'associazione, di 6400 euro lordi. Dal 2012 anche il presidente Michele Picciano percepisce lo stipendio e sarà lo stesso Menna, in qualità di segretario generale ad avanzare la proposta “ Quest'anno – ricorda Menna - abbiamo preso al momento solo degli anticipi, io fino ad ora intorno ai 6 mila euro, ma non è detto che le previsioni di bilancio siano rispettate anche per quanto riguarda i nostri compensi”. Dovrà dividersi lo stipendio da 6400 euro lordi mensili con Picciano. Sul doppio incarico, Menna aggiunge: “ Ho un contratto da dirigente con le Acli mentre da volontario svolgo il ruolo di presidente umbro”. IL PRESIDENTE dell'Aiccre è Michele Picciano, molisano, vicinissimo al presidente della regione Molise Michele Iorio (Pdl). Picciano, già assessore e presidente del consiglio regionale in Molise, dal febbraio scorso, guida la società regionale Molise Acque come commissario straordi-

nario. Una scelta, secondo i maligni, del presidente Iorio. “È un incarico non politico, sono un tecnico”, giura Picciano. Insomma divide la settimana tra la gestione dell'oro blu e i sogni dell'Europa federale. Picciano assicura: “Stiamo risanando l’Aiccre… certo, abbiamo dovuto tagliare gli sti-

pendi dei dipendenti”. Anche il vostro di dirigenti? “No. Ma si tratta di un rimborso spese, sulla carta 3.200 euro netti al mese, teorici… per quasi due anni ho lavorato gratis”. Una “indennità” che si aggiunge al compenso come commissario. Nell’associazione che sogna-

Il Presidente Picciano sotto processo x assessore. Ex presidente del consiglio regionale del Echele Molise. Oggi presidente dell’Aiccre. Ma il molisano MiPicciano è già stato al centro delle cronache. E non solo politiche. Come ricorda Massimo Romano, consigliere regionale molisano (Costruire Democrazia, centrosinistra), Picciano è anche “sotto processo per voto di scambio, perché avrebbe concesso borse di studio cercando in cambio appoggio per le regionali del 2006”. Picciano commenta: “Ho piena fiducia nella giustizia”. Ma Romano incalza: “C’è stata anche una polemica per una legge contra personam che fu approvata trasversalmente per estromettere il segretario generale molto attento ai conti del consiglio regionale”. C’erano – come ha potuto verificare il Fatto – sedute in cui venivano deliberate spese da decine di migliaia di euro a botta, con fondi ad associazioni di ogni tipo, da quelle devote alla Madonna di Lourdes agli sci club che pare abbondino in Molise. Per non dire di una carta di credito con cui venivano pagate cene da centinaia di euro (anche tre a settimana con punte di 600 euro alla volta). Niente di illecito, fino a prova contraria, ma in tempi di spending review. F.Sa. Ne.Tro.

va l'Europa oltre a imputati (come Picciano) ci sono anche condannati (non definitivi). È il caso di Emilio Verrengia, una vita politica nell'Udc prima di passare nel Pdl, vice presidente del consiglio provinciale di Catanzaro, vicino al deputato Mario Valducci, presidente della commissione trasporti (Pdl). Nell'Aiccre Verrengia è segretario generale aggiunto. Non percepisce lo stipendio perché ha un incarico elettivo. Verrengia, lo scorso novembre ha rimediato in primo grado una condanna per truffa ai danni di un ente pubblico: un anno e due mesi di reclusione per aver chiesto rimborsi non dovuti o spettanti solo in parte quando all'epoca era capogruppo in consiglio provinciale dell' Udc e assessore ai trasporti del comune di Catanzaro. “ Ho presentato ricorso in appello– dice Verrengia – non voglio la prescrizione, dimostrerò nel merito la mia innocenza”. Poi aggiunge: “I lavoratori sono importanti, le nostre vicende si legano alle loro. Gli chiediamo il nesso tra la condanna in primo grado e il destino dei dipendenti dell’Aicre”. Avverte: “Io rappresento l’associazione. Se ne esce un’immagine diversa, ci rimettono le penne i lavoratori. Poi li mandiamo sotto al Fatto quotidiano”.


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Domenica 13 maggio 2012

IN CONFLITTO

RABBIA EQUITALIA MOLOTOV CONTRO LA SEDE DI LIVORNO Il fiscalista Uckmar: “Non pignorino le case per debiti modesti” di Sara Nicoli

adesso tutti a dire quanto sono bravi quelli di Equitalia, anche ieri oggetto dell’ennesimo attentato dinamitardo, con due molotov che sono state scagliate contro l’ingresso della sede livornese dell’Ente. Secondo alcune indiscrezioni di fonte investigativa, a mettere a segno il raid notturno sarebbe stato un commando di 7-8 persone, quindi non un attentatore isolato, ma un gruppo di persone. Un dato tale da convincere anche il governo a mettere un freno, attraverso nuove disposizioni, allo zelo fin qui dimostrato da Equitalia nella riscossione del credito. Equitalia e i suoi dipendenti, però, stanno pagando un prezzo molto alto di una tensione sociale e di una crisi di cui non hanno responsabilità dirette. Per questo, le voci di condanna agli attentati ieri sono state pressoché unanimi, a partire da quelle del governo. In prima linea la ministra della Giustizia, Paola Severino, che ha detto di non credere che l’ondata dei suicidi possa essere causata solo da ragioni economiche. “Non dobbiamo accentrare la nostra attenzione su Equitalia come causa dei problemi, sarebbe profondamente sbagliato”. Le ha fatto eco la ministra dell’Interno, Anna Maria Cancellieri: “Chi colpisce Equi-

E

Maradona Il calciatore argentino ha da anni un contenzioso con l’Erario (ANSA)

Una questione delicata Da sinistra, il professor Victor Uckmar e il numero uno dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera. L’Agenzia detiene il 51% di Equitalia. L’altro 49% è di proprietà dell’Inps. In alto, l’attentato di Livorno (FOTO ANSA)

talia colpisce lo Stato. Le persone che lavorano a Equitalia sono dipendenti dello Stato che assicurano i diritti dello Stato e lo Stato siamo noi”. Infine è arrivato anche il viceministro all’Economia, Vittorio Grilli, a parlare di “grave errore a prendersela con Equitalia, una cosa sbagliatissima, non è il nemico, ma è lo Stato”. Epperò non è solo una questione di evasione fiscale e di lotta alla medesima se un disagio sociale che covava da anni sotto la cenere è esploso im-

Cancellieri: “Equitalia è lo Stato”. E Diego Maradona: “Solidale con chi riceve cartelle pazze”

provvisamente con tale violenza da convincere anche lo stesso governo a tirare il freno a mano a Equitalia. Per non parlare della “fuga” dall’ente che si registra (al momento solo a livello di annunci) da parte di molti comuni italiani che cominceranno a far da soli sulla riscossione da prima della fine del 2013, come già intima il decreto Salva Italia. CERTO, in questo quadro, sono apparse stridenti le parole pronunciate dell’evasore Diego Armando Maradona. Dopo essere stato rincorso inutilmente dal fisco per anni, ieri “el pibe de oro” se n’è uscito con una lagnanza da perseguitato di Equitalia sorprendente: “Sono solidale con i familiari di chi si è tolto la vita e a tutti gli italiani che cadono in uno stato depressivo a causa delle cosiddette cartelle pazze”. La realtà, come è noto, è diversa: quello che sta accadendo non è solo una rivolta degli evasori contro chi vuole fare pagare le tasse. La macchina di Equitalia, negli anni, è sfuggita di mano

anche a chi la muove, tant’è che ora, dal punto di vista politico, tutti i partiti sono fermi e decisi nel condannare gli attentati, ma chiedono anche qualche iniziativa tangibile del governo per riportare il rapporto tra il fisco e i cittadini a un grado di civiltà. Già, ma come? Victor Uckmar, fiscalista di chiara fama ed ex presidente del Covisoc, suggerisce qualche soluzione: “È dai tempi dei Sumeri, quindi andiamo indietro di 4 mila anni – spiega con vezzo da storico dell’economia – che esiste la lotta tra chi esige le tasse e chi deve pagarle, nessuna novità.” Altri tempi, professore, possiamo dire... Mica così vero; i cambiamenti storici più importanti, anche la nascita delle nazioni è punteggiata da lotte per via delle tasse. Dal no taxation without representation fino alla nascita degli Stati Uniti, di fatto sbocciati sulle ceneri di una rivolta per i dazi doganali del tè... insomma, la storia è lunga, ma proprio perché la storia insegna, sarebbe il caso che Monti mettesse mano a qualche soluzione per evitare che la protesta travalichi... Ecco, per esempio come? L’Italia è un Paese che non è mai stato abituato a pagare le tasse e dove i condoni erano attesi dai furbi come manna dal cielo. Ora che si è cambiato registro, però, non bisogna neppure esagerare. Il governo deve tenere ferma la barra sull’esigere il tributo, ma deve eliminare almeno le sanzioni in un momento di crisi come questo. Poi, c’è anche una vera iniquità. Quale? Non si può continuare a pignorare le case per debiti modesti. Anche questo va cancellato. E poi, si deve insegnare al cittadino a dialogare con il fisco, ma i primi a dialogare devono essere gli esattori, altrimenti non se ne esce. E la cosa sfuggirà ulteriormente di mano...

Terrorismo, “possibile escalation” PER IL PACCO BOMBA A B. INDAGATI A BOLOGNA 4 ANARCHICI GRECI DELLA RIVENDICAZIONE FAI l giorno seguente la rivendicazione del feIRoberto rimento del manager di Ansaldo Nucleare Adinolfi da parte della “cellula Olga” del Fai (la Federazione Anarchica Informale, l’ala dura ma non gerarchizzata del movimento), interviene il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri: “È una situazione molto delicata - dice nel giorno in cui una molotov è stata lanciata contro una sede Equitalia a Livorno - anche perchè legata a fenomeni di recessione e difficoltà economiche”. A una domanda diretta sul rischio di un aumento di questi fenomeni, il ministro risponde: “Escalation? Sì, certo. È una situazione comunque che richiede molto rigore e molta attenzione”. Sul tema specifico del nucleo anarchico in armi che nella sua rivendicazione ha parlato di altre sette azioni da portare a termine, Cancellieri aggiunge: “Se area di consenso c’è riteniamo sia molto circoscritta. Non credo che nelle corde della popolazione ci sia consenso per queste cose”. E a chi le domanda se quanto accaduto a Genova possa aver collegamenti

con la vicina Valsusa (il ministro è ospite al Salone del Libro di Torino), la risposta è: “No al momento, certo sono tutti settori sensibili e essendo sensibili i collegamenti possono esserci o crearsi facilmente ma al momento non abbiamo alcun motivo per ritenere che ci siano”. Le dà man forte il ministro della Giustizia Paola Severino: “So quanto sia serio il ministro Cancellieri, so quanto avrà pensato prima di rilasciare questa dichiarazione e quindi sono preoccupata e considero questo suo timore estremamente serio”. PROPRIO in queste ore, del resto, quei timori si stanno traducendo in fatti. Fonti dell’interno parlano infatti di un serrato monitoraggio di tutte le posizioni personali riguardanti le persone o le categorie considerate ‘a rischio’: dirigenti di settori industriali e aziendali (difesa, energia, infrastrutture stra-

tegiche, servizi di riscossione tributi), consulenti ed esperti del lavoro, esponenti politici più esposti. Si sta valutando anche un incremento dei servizi di scorta e di tutela. In questo clima la Procura di Bologna ha chiuso l’indagine sul pacco bomba spedito dalla Grecia a Silvio Berlusconi. Era il 2 novembre del 2010 quando un cargo della Tnt fu costretto a un atterraggio di emergenza allo scalo bolognese di Marconi. Tra i sette destinatari dell’avviso di fine indagine ci sono quattro anarchici greci i cui nomi sono citati nella rivendicazione per l’attentato a Roberto Adinolfi. A Bologna sono accusati, sulle base dell’inchiesta delle autorità greche, di attentato con finalità terroristiche e detenzione di materiale esplodente, aggravata da finalità eversive. Sono Georgios Nikolopoulos (26 anni), Christos Tsakalos (33), Panagiotis Argyrou (24) e Gerasimos Tsakalos (26).

Iniziative

La Polverini coglie l’attimo sul bollo auto di Chiara Paolin

aturalmente, anche al di là della grande questione che oggi “N investe Equitalia rispetto ai fatti di cronaca recentemente accaduti, abbiamo bisogno di dotarci di un servizio per le nuove funzioni che le Regioni hanno acquisito con il federalismo”. Renata Polverini non ha dubbi: il Lazio deve fare da solo nel riscuotere i suoi tributi. “Abbiamo depositato un disegno di legge lo scorso dicembre, è già in commissione” incalza la governatrice. Peccato che, nel frattempo, abbia incaricato Equitalia di invadere il territorio regionale con due milioni di cartelle esattoriali richiedenti il bollo auto di tre annate (2008, 2009, 2010). Introito stimato: diverse centinaia di milioni di euro, una vera manna in tempi di crisi assassina. Anche perché la modalità prescelta per attivare il procedimento di riscossione è spiccia: niente notifiche né agevolazioni, si chiede tutto sull’unghia e buonanotte. IL GUAIO, naturalmente, dovrà sbrigarlo Equitalia, che già entro maggio busserà alla porta di 600 mila laziali: molti andranno in bestia perché certi di aver già pagato l’obolo. Che succede in questi casi? “Che il cittadino contesta il pagamento, e noi abbiamo l’onere di verifica – spiegano da Equitalia -. Succede spesso. E ormai abbiamo un servizio dedicato: a volte ha ragione l’ente pubblico e il cittadino deve pagare (con le maggiorazioni e i costi previsti con legge dello Stato, non secondo nostre valutazioni discrezionali); altre volte invece ha ragione l’utente e non paga nulla”. Equitalia si occupa di riscuotere i versamenti diretti tramite modelli F23 e F24 ma anche di agire per rastrellare i tributi già richiesti una prima volta da un certo ente (Comune, Inps, Inail, ecc.) e non ottenuti. Dopo un primo avviso, scaduti 60 giorni, l’agenzia passa alle vie di fatto potendo agire su tutti i beni: conti correnti, stipendi, pensioni, beni mobili e immobili. Esiste una gradualità nel pignorare, e tutto il procedimento si blocca in caso di ricorso (per almeno sei mesi), ma la tecnica più utilizzata per consentire un regolare svolgimento delle operazioni è la rateizzazione. “Per cifre entro i 20mila euro viene concessa immediatamente – continua a spiegare Equitalia -, per cifre superiori garantiamo al massimo un mese di tempo-pratica, periodo in cui comunque tutto viene sospeso. Chi accetta non subisce ipoteche e può svolgere la sua attività professionale senza problemi. Dilazioniamo fino a sei anni, calcoliamo cifre più basse all’inizio per aiutare la persona a uscire dall’emergenza, abbiamo procedure particolari che permettono a tutti di avere colloqui individuali, piani studiati per avvicinarsi il più possibile alle esigenze dell’utente. Certo a volte non basta, il piano salta se non si pagano due rate consecutive, ma noi ce la mettiamo tutta”.

La Regione Lazio ha incaricato l’ente pubblico di recuperare le tre annualità 2008-2010

IL PROBLEMA È CHE gli enti locali stanno aumentando tutte le tariffe pur di far cassa, se poi i cittadini non ce la fanno a pagare si fa un bel fischio e arriva Equitalia. “Ma adesso faremo da soli con AequaRoma” ha detto il sindaco Gianni Alemanno che di aumenti se ne intende: dall’Irpef al biglietto del bus, i rincari messi a bilancio nella Capitale sono da record, e non così limpide sono le prospettive per l’utente finale. Perché, contrariamente a quanto sbandierato da molti sindaci in queste settimane, per i Comuni sarà un obbligo di legge e non una libera scelta abbandonare Equitalia a partire dal 1 gennaio 2013. E il milanese Pisapia ha serenamente ammesso: “Difficile in tempi brevi organizzare una struttura di riscossione delle tasse, è una cosa molto complessa”. Nonché onerosa: sapranno Comuni e Regioni lavorare meglio e a minor costo di Equitalia?


i t n e m i t n e s & satira 1 APRILE 2012

DOCUMENTI EPOCALI: DOPO I VOLANTINI DELLE BR, MARCELLO PIAZZA UN ALTRO COLPACCIO!

DELL’UTRI COMPRA GLI APPUNTI DI BERLUSCONI PRESI DURANTE IL DRAMMATICO G8 DI GENOVA!

Ancora capisce Quello che toglie il fiato è la trasformazione splatter che avviene sotto i nostri occhi. È impressionante vedere i volti di Monti e dei suoi ministri perdere giorno per giorno i tratti perbene e misurati, cedere sempre più al sorriso inquietante, diventare cereo-verdini, imprugnirsi come fossero stimati dottor Hide sul punto di tirar fuori il proprio Jeckill. Lascia basiti il delirio d'onnipotenza del sobrio tecnico prestato alla politica che sfotte i partiti sostenendo di avere l'appoggio del popolo, che invita al doveroso applauso una platea che non ne ha voglia, che tra un po' ci avvertirà di avere Dio dalla sua parte e poi farà sapere all'Altissimo che, comunque, la manovra non si cambia. O quello del suo ministro Fornero che bacchetta, rampogna, ammonisce, zittisce e si stizzisce come se potesse trattare un Paese come forse tratta quei poveretti dei suoi studenti all'Università.

di Paolo Aleandri

Nel film "Il servo", di Losey, un giovane assume un maggiordomo che, sulle prime, è scrupoloso, efficiente e gentile. Ma, approfittando con diabolica abilità della debolezza psicologica del giovane, il maggiordomo ne diviene il tiranno. Approfittando della politica, debilitata dal berlusconismo immorale, questo Monti è arrivato con l'aria scrupolosa, efficiente e gentile. Ma volendolo cacciare, possiamo? No, perché altrimenti crolla la Borsa e l'Europa ci schifa. Ma volendo bocciare una delle leggi che ha proposto, possiamo? No, perché Monti si dimette, crolla la Borsa e l'Europa ci schifa. Se appena uno prova a dire "beh, non sono convinto", ecco Monti ghignare "ho l'appoggio del popolo". E Napolitano chiosare: "Il popolo ha capito". Hai capito, popolo? E ti viene un brivido lungo la schiena? Hai capito? O, almeno, ci siamo capiti?


SONO SEMPRE I MIGLIORI CHE SE NE VANNO

La

Domenica del Misfatto

Tragedia della stupidità

Emilio Fede, il vecchio più marrone d’Italia, è stato allontanato malamente da una banca svizzera (può capitare) dove voleva depositare 2,5 milioni di euro in contanti. Lui si difende: “Non ero io, è un complotto di Confalonieri, si sarà trattato di uno che mi somigliava”. Dimenticando che difficilmente lo stesso Paese può ospitare due ottantenni lampadati di color marrone intenso.

Ciao Maestro di Paolo Aleandri

Sul sito di Gad Lerner, è comparso questo testo a sua firma: «Oggi vorrei allietarvi con una letterina che ricevetti il 1 dicem-

bre scorso da Emilio Fede in risposta a un mio articolo uscito su “Vanity Fair”. Così, tanto per sapere come ragiona e come scrive un signore. Riporto testualmente : “A Gad Lerner. Non sarai tu a decidere come sarò ricordato.Tu, quando arriverai a 8o anni, ma ti auguro di arrivarci - soltanto come un imbecille.Vergognati. Deciderò come ricambiare. La mia vita e’ stata prestigiosa dal punto di vista professionale e umano. Se ho avuto delle storie d’amore me le sono meritate.Tu sei troppo brutto per averne avute. Soltanto se ridi scappano pure i mostri. Coglione.”». Basterebbe per chiunque ma non basta per Emilio. E non basta a noi umili satirici per rendere omaggio al più grande autore satirico del nostro tempo. Colui che non solo ha saputo declinare la maschera dell’italiano cialtrone, pateticamente arrapato, intrinsecamente immorale in tutti i registri del comico, dal tartufesco al surreale, ma ha anche offerto il proprio corpo per l’interpretazione, facendo della propria vita un’opera d’arte comica nella quale il miserando è pari soltanto al grottesco. Lo ricorderemo sempre nelle sue interpretazioni migliori: l’inviato in Africa, noto come “Sciupone, l’Africano”; il conduttore Rai malato di gioco d’azzardo, più grande del Proietti malato d’ippica in “Febbre da cavallo”; l’anchorman da guerra che un minuto prima invita alla lacrima per Cocciolone, l’eroico pilota italiano abbattuto e catturato in Iraq, e uno dopo viene beccato a sbavare su una signora, esaltato dalle sue “cosciolone”; il Grande Fratello de Rege del cronista Paolo Brosio, in seguito convertitosi prima alla fica e poi alla Madonna. Tutti, però, converranno che la fama di Emilio rimane indissolubilmente legata alla direzione del Tg4, come quello di Belushi al “Saturday Night Live”. Lì, giorno dopo giorno, Emilio ha umiliato, lui, un Gigante, noi dilettanti della comicità intessendo un repertorio che non esitava a pescare nella guitteria, nell’avanspettacolo, nella storpiatura dei nomi, nel gioco di parole sprezzante, nella costante derisione dei nemici del Padrone, con quella ferocia contadina che fece grandi gli Arlecchino della Commedia dell’Arte. Ora, ci lascia. Ma ci regala l’ultima grande scena da protagonista, abbarbicato alla scrivania, un po’ minacciando un po’ piagnucolando, e la sicurezza che non sarà facile trovare qualcuno disposto a vendere interamente se stesso per la grandezza dell’arte comica. Almeno, speriamo.

SORPRESONA!

Monti in Cina, appello per i diritti umani Hu Jintao chiede più democrazia in Italia Il discorso del leader cinese: “I nostri paesi sono molto vicini: entrambi hanno un governo che non è stato eletto da nessuno”. Si vedono i primi effetti delle riforme del governo Monti: alle stelle il prezzo della vasellina. Il Presidente del Consiglio italiano ha visitato un centro di rieducazione ideologica: “Bello, sembra la Fiat di Pomigliano!”

Grazie al Presidente Mario Monti, per la prima volta l’incontro di un leader occidentale con il regime cinese durante una visita a Pechino non ha sorvolato sul delicato tema del rispetto dei diritti umani. Hu Jintao, infatti, ha

“Lei è pronto per le riforme del Governo Monti?”. Ecco le risposte. “No, ho ordinato dodici vasetti di vasellina su Internet ma non sono ancora arrivati” (36,7 per cento); “No, mi sto allenando con un training in Grecia, sarò pronto tra due settimane” (26,5 per cento); “No, non inserito nel suo discorso due passaggi decisivi: la richiesta sono pronto, il falsario che deve consegnarmi il mio nuovo passaporto svizzero è in ritardo” (14 per di maggiore democrazia per i lavoratori di Pomigliano e un invito ad aumentare i di Alessandro Robecchi cento). Non mancano naturalmente voci dissonanti. Ecco le risposte positive dal salari in Italia, i più bassi del continente europeo. Dopo il comprensibile imbarazzo, Mario Monti sondaggio:“Sì, la riforma Monti mi piace molto, l’ho festegha sfoggiato il suo sorriso più accattivante – quello già giata licenziando 23 operai” (11 per cento); “Sì, mi piace, reso famoso dal film “Lo squalo” – e ha spiegato che non trovo raffinato che i precari paghino gli ammortizzatori accetta interferenze sugli affari interni italiani, a meno che sociali dei licenziati” (8,7 per cento);“Sì, la trovo una rifornon vengano espresse in dollari o in euro. Ma, ai margini ma equilibrata, mi passa per favore quella coppa di chamdella visita in Oriente, la maggior preoccupazione di Mario pagne?” (3 per cento); “La riforma Monti mi convince Monti è contenuta in una sua frase, quella ormai famosa in moltissimo in ogni sua parte, piacere, sono Elsa Fornero” cui si chiede se gli italiani siano pronti per le sue riforme. Il (0,000000001 per cento). I dati del sondaggio sono stati Misfatto, sapendo di fare cosa grata al governo, ha subito consegnati a Palazzo Chigi da due fattorini che sono stati commissionato un sondaggio. La domanda, rivolta a un trattenuti per accertamenti e consegnati al ministero del campione rappresentativo di italiani era proprio quella: Lavoro per un sacrificio umano.

II


Baciamoli senza pietà Può l’amore fermare la follia distruttrice dell’uomo? In Italia il vertice di Seul sulla sicurezza atomica (e

Quindi il vero problema sono gli stati terroristi, come la partiamo già con un ossimoro) è passato come l’ennesima Corea del Nord o peggio antappa del Monti World Tour, che tante soddisfazioni sta cora l’Iran. Lì quanto a matti c’è dando al nostro prestigio nazionale. In realtà, nelle intenziosolo l’imbarazzo della scelta, ni, l’argomento del summit era un po’ più serio: vanno fermati a ogni sparse per il nostro pianeta ci sono 19.635 di Andrea Garello costo. testate nucleari (in parte attive, cioè pronte Cosa succederebbe all’uso, in parte non), e ogni tanto ci si preoccupa che possase davvero costruissero le lono essere in qualche modo pericolose. ro testate, come reagirebbe A dircelo sono gli stati che le posseggono e le hanno fatte Israele? Con le bombe? esplodere 2.083 volte sulla Terra (ma anche sotto, compresi No, con l’amore. gli oceani, e sopra, nel cielo blu) solo per vedere l’effetto che Proprio da Israele si è alzata fa. Il presidente Obama, fortunato possessore di 8.500 la mano che vuole bloccare confetti, con una battuta degna del Saturday Night Live ha la spirale distruttiva dell’era detto: mi sa che abbiamo più missili del necessario, e giù atomica. risate. Che poi quale sarebbe il necessario: la Cina, la Russia, Ronny Edri, un grafico di Tel tutt’e due? Oppure l’America stessa nel caso un virus Aviv, crea su Facebook una rischiasse di farli diventare tutti mussulmano-comunisti? pagina dove un poster dice: Attenzione però, il pericolo di cui si dibatte a Seul non è un Iraniani, vi amiamo, non bombarderemo Dottor Stranamore col dito su uno dei migliaia di bottoni, mai il vostro paese. Nient’altro. Evidentemente basta. bensì il terrorista di turno che sgraffigna una bombetta In un paio di settimane la pagina viene inondata da migliaia oppure costruisce con materiale di riciclo la cosiddetta di messaggi d’amore, il tipo finisce in TV e nei quotidiani bomba sporca. Siamo alle tematiche da action movie degli israeliani scatenando un accorato dibattito. Secondo Ronny, anni novanta, quando sembrava che la disciolta Unione Sose questa onda d’amore continuasse a crescere e propagarvietica fosse un discount dove si vendevano testate un tanto si potrebbe fermare la guerra. al kilotone. Che ci fossero e ci siano folli disposti a comprarCon tutta probabilità è matto anche lui, anche se suona le o trafugarle ci si può scommettere, trovare dei rincogliocomunque più credibile dei comunicati ufficiali arrivati da niti disposti a vendergliele o a farsele passare sotto al naso Seul. E poi credere nell’amore è bello e non costa nulla, tana quanto pare è più difficile, anche nell’ex URSS. to vale cliccare sul mi piace per vedere se ha ragione.

Pirla come mangi La Lega ha fortemente voluto un film su Alberto da Giussano: Barbarossa. Il pubblico l’ha forte-

Quelli di Lodi chiedono il dazio a un milanese che sconfina. Il milanese fa finta di niente, poi li accoltella alla gola. Piuttomente schifato. 12 milioni di budget, 800.000 euro d’in- sto che pagare le tasse, l’omicidio. Olè. casso. Domenica scorsa l’abbiamo dovuto volere pure noi. Siccome poi, l’eroe Alberto non può bagnarsi di sangue padano, quando i lombardi si pestano prende una bastonata Il servizio pubblico l’ha sparato sul pubblico innocente. Tra moralismi, inesattezze, porchissime strizzatine d’occhio in capo e scappa. Abbandona alla pugna un vecchio e uno storpio. Oppure sta a letto con la febbre. Dove all’attualità (per capirci Roma è “debole, fallì il coraggio vinsero gli orecchioni. Comunmalata, ladrona”, Barbarossa che pretende di Nicola Baldoni que si estrania dalla lotta. La mamma fortunatasse e obbedienza è la Ue tiranna) il film è… come dire… La Lega fa film come governa. Guardate la tamente è morta da tempo. Ancora. Barbarossa assedia recessione. Immaginate cos’è accaduto alla Storia. Sei italia- Milano. In mattinata è per prenderli per fame. Il piano è meno, sei orgoglioso d’aver sconfitto Barbarossa, ma a metà no scontato del previsto. Perché i milanesi a metà pomerigdel film… è un po’ come se guardando Bambi ti scopri a gio han finito le derrate. Previdenti. Mandano dei giovani a fare il tifo per i bracconieri. Non so, viene il legato imperiale procurare il cibo. I giovani son tutti catturati. Furbi. e i nostri, senza ragione se non l’orgoglio padano, gli sputa- Verso mezzanotte Federico cambia idea e in 30 minuti sottomette la città. Furbi, previdenti, no in faccia. combattivi. Per difendersi i milanesi scavano un fossato. Federico ci butta dentro 4 barili e nel tempo d’una birra il problema è risolto. Uno scontro tra civiltà, da una parte quella che sa fare le addizioni, dall’altra quella che pensa che Borghezio possa rappresentarlo.La quantità di soldi impiegati è spropositata, ma giocata d’un male che a confronto l’Expo della Moratti è un investimento strategico. Tipo che i veneti prima giurano fedeltà a Federico poi provano a buttarlo da un ponte. Cercano d’aiutare, un po’ come ha fatto Giuda, ma la produzione ha finito il denaro per le comparse e il grande esercito tedesco che precipita dal ponte è composto da due cavalli, un ciuco e un terzino del Werder Brema. L’ultima scena: Alberto grida: Libertà! Siccome Braveheart. Ma in cima al carroccio. Siccome Bossi. Uhao uhao uhao.

Sorbitolo al limone di Saverio Raimondo Nota dell’Autore: questo pezzo è stato scritto sotto l’effetto di un farmaco acquistato on line. Sulla scatola c’era scritto “Aspirina”, poi dentro si è rivelato un blister di supposte effervescenti da spalmarsi sotto la lingua. I farmaci sono come i porno: perché uscire di casa e andare in farmacia a masturbarti quando puoi tranquillamente acquistare un farmaco su e-Bay? I farmaci in Rete costano meno e ce li si procura facilmente; la pirateria on line sta facendo più male all’industria farmaceutica che a quella discografica. E sta facendo ancora più male agli utenti, stando alle vittime: se ti tocchi con un video porno non diventi cieco, ma con un collirio al salnitro sì. Secondo i Nas la compra-vendita di farmaci on line costituisce un giro d’affari superiore a quello della droga - ma i narcos contestano la distinzione, oltre che le liberalizzazioni delle farmacie. Il problema è che spesso i farmaci sono “tagliati male”, e ti ritrovi ad ingoiare pomate che non erano esattamente ciò che avevi ordinato. Inoltre scaricare farmaci on line è illegale e danneggia i medici, che non si vedono riconosciuti i diritti d’autore per le ricette. È il caso della pillola dei 5 giorni dopo - fatta apposta per quelli che fanno sesso tantrico - che può essere acquistata on line con tanti saluti alla prescrizione, al test di gravidanza, etc. Il sottoscritto però, fedele al grande giornalismo d’inchiesta, l’ha provata acquistandola su Internet; e posso assicurarvi che al contrario del sorbitolo che si trova su e-Bay non è tossica, anzi funziona: ho scopato, 5 giorni dopo ho preso la pillola omonima, e non sono rimasto incinta. Mentre lei che non l’ha presa sì. L’importante con i farmaci è farne sempre un uso responsabile; è il caso anche del tanto condannato nitrito di sodio: uccide se preso come sorbitolo, ma è anche un ottimo abortivo. Certo, butti il bambino con tutta la mamma sporca; ma non si può certo dire che poi dopo una si ritrova incinta. Mai più.


SPECIALE FANTASCIENZA

ARRIVAVA VESTITO DI BIANCO La fantascienza ha sempre immaginato mondi e realtà impossibili. In questo inedito di Philip Dick si raggiunge l’Assurdo Totale. Qualcosa che non accadrà mai ma che la mente fantasmagorica di Dick ha saputo regalarci. Grande Fantascienza, appunto.

PROFEZIE DELLE AGENZIE APPARVE D’IMPROVVISO, IN MESSICO, FLUTTUANDO IN ARIA. SPINTI DALLE MA LUI, L’INVIATO DI UN RTO AEROPO IN EVANO ATTEND LO NE MESSICA À AUTORIT LE DI STAMPA, ESSENZE, NON POTEVA E ANIME SPIRITO, DI TUTTO FATTO ALTRO MONDO AL DI LÀ DELLE STELLE, CONTINUÒ A FLUTTUARE A AEREO. UN DA RE SCENDE E TURISTA DEL FIGURA LA FARE CERTO LLO DEI PROPULSORI LUNGO PRIMA DI PRENDERE TERRA, A CAUSA DI UN CATTIVO CONTRO A DEPORLO DOVE AVREBBE VENTO IL STATO SAREBBE AIUTO: SI QUALSIA RIFIUTÒ MA LI, SPIRITUA INA. VOLUTO, COME UNA FOGLIA, UN PETALO O L’INCARTO DI UNA MEREND

COSÌ TANTI E TANTI VOLTI, NEL VEDERE LA MISERIA E LE INGIUSTIZIE SOCIALI, CHE SEGNAVANO I CARDINALI A ROMA MA, CON TE ICAMEN TELEPAT ICARE COMUN DI TENTÒ BIANCO L’UOMO TUTTI I BENI DEL VATICANO E TROVANDO SEMPRE OCCUPATO, FECE UNA TELEFONATA: VENDETE E TUTTO TRA I NOSTRI DIVIDET E TESORI I E ORI GLI E VENDET DISSE, POVERI, AI O RICAVAT IL DATE : DI CHE VI STUPITE, È LEGGERA VOCE CON SIBILÒ L’INVIATO MA FRATELLI. LO STUPORE FU ENORME FECERO FINTA DI NIENTE MOLTI GESÙ? NOME IL NIENTE DICE VI O, CREDIAM NOI CHE IN QUESTO BENE, A LEGGERE PROPRIO MA ALTRI DOVETTERO CONVENIRE CHE, IN EFFETTI, A GUARDARE DA CHIEDERSI COME NON CI C’ERA TORTO. AVEVA NON I, VANGEL NEI SCRITTO C’ERA CHE QUELLO AVESSERO PENSATO PRIMA.

AI TURISTI OCCIDENTACON UN LIEVE BATTITO DI MANTELLINA, L’INVIATO VOLÒ A CUBA. APPARVE LE GIOVANI CON IL PIÙ PERE CORROM NON DI LORO ENDO INGIUNG LI A CACCIA DI FICA, MOGLI AVREBBERO LORO LE E ETERNA VITA DANARO, ALTRIMENTI NON AVREBBERO AVUTO LA A NON BUTTARE A DOLO INVITAN , CASTRO RAUL A APPARVE A. ANONIM A RICEVUTO UNA LETTERIN OPPRESSI. SI OFFRÌ GLI E POVERI I PER AMORE DA MARE TUTTO IL SOCIALISMO PERCHÉ ERA ISPIRATO CI VOLEVA PIÙ CUBA A GO. L’EMBAR CON SERO SMETTES LA PERCHÉ UNITI STATI DI VOLARE NEGLI E, MA NEANRAGION AVEVA NON MARX ISMO: LIBERTÀ MA DOVEVANO STARE ATTENTI AL CAPITAL CHE FRIEDMAN.

Papa don’t preach Il viaggio del Papa in America latina è cominciato dal Messico. Si è trattato di un vero e proprio bagno

di folla per Ratzinger, che è stato accolto da 640.000 fedeli accorsi nell'area Parque del Bicentenario pensando che ci fosse Laura Pausini. Il Pontefice ha lanciato il suo appello: «proteggere sempre i bambini», ma poi lo hanno fatto parlare comunque.A un certo punto, un uomo nella folla ha fatto dono al Papa di un ampio sombrero, ma ben presto ci si è resi conto che i discorsi di Benedetto XVI non erano dovuti all’insolazione. Il Papa ha salutato i messicani augurando loro di conservare la «fede vibrante». Una fede che, ad esempio,

O DA VETRI ANTIPROIETTIGLI VENNE OFFERTA UN’AUTOMOBILE SPECIALE DALLA QUALE, PROTETT UN VERO RE DEL MONDO. COME ZA, SICUREZ TUTTA IN FOLLA LA E SALUTAR LE, AVREBBE POTUTO A PIEDI, CONFUSO ANDATO SAREBBE : RIFIUTÒ MA L’INVIATO, AVVOLTO NEL SUO CANDIDO MANTO, VENUTO A PORTARE IL L’UOMO ERA SE MALE, DEL FARGLI POTUTO AVREBBE MAI CHI TRA LA GENTE. DI PRADA. VEDENDO CHE BENE? VEDENDO CHE MOLTI ERANO SCALZI, SI TOLSE LE PANTOFOLINE SCURI, CHIESE DI POTERERANO MOLTI CHE O VEDEND LAVARSI. DI RIFIUTÒ I, SPORCH MOLTI ERANO ERLA L’ABBRONZATURA MADREP DI FACCINA SUA SI ABBRONZARE MA LO CONVINSERO CHE ALLA NIENTE. PER NON DONAVA

MENTRE LO ATTENDEVANO I PIÙ ALTI PORPORATI SUDAMERICANI, L’UOMO E INTIMÒ LORO DI DIVENTABIANCO SI RECÒ A PARLARE CON I CAPI DEI CARTELLI DELLA DROGA PROIBITO LORO DI AVREBBE E TUTTI ICATI SCOMUN AVREBBE LI NTI ALTRIME RE BUONI E AMARSI, LUI CI SAREBBERO CON E VITTIME LORO LE E ENTRARE NELLE CHIESE E SI SAREBBE POSTO TRA LORO CHIESE AL PADRE LI, INCREDU GLI CERE CONVIN PER ALI. CARDIN I E I VESCOV I E STATI TUTTI I PRETI ANTI: UNA TRAFFIC I O AVEVAN CHE QUELLO DI POTER FARE UN MIRACOLO E MOLTIPLICÒ TUTTO CAZZATE. FACEVA VOLTE, A , ESSENZA A PURISSIM SUA LA ANCHE PURA. A TONNELLATA DI COCAIN I E GLI POTENT I IATO APPOGG AVEVA CHI POI INCONTRÒ GLI ALTI PORPORATI, CONDANNÒ GLI OFFRÌ LA O NESSUN DOPO, IONE. LIBERAZ DELLA IA TEOLOG LA Ò OPPRESSORI E RIABILIT MACCHINA BLINDATA.

CON FIDEL CASTRO, CHE PRIMA DI RIPARTIRE PER IL SUO MONDO DELLO SPIRITO, L’INVIATO PARLÒ BISOGNO: IL LÌDER AVEVA NE NON CHE RISPOSE . GLI CHIESE UNA BUONA PAROLA PER L’ALDILÀ BRUTTE MA, PER ESEMPIO, COSE FATTO AVEVA O. PERDON AL FACILE ERA CIELO DEL MAXIMO E RIBENEDETTO DA VESCOVI SICURAMENTE MENO DI PINOCHET, CHE PURE ERA STATO BENEDETTO CON IL VOLTO DI CRISTO O TE MAGLIET PIÙ ERO VENDESS SI SE O DISCUSS AVER DOPO ALI. E CARDIN UN CICCHETTO DI RUM, FATTO ESSERSI E SIGARO UN CON QUELLO DEL CHE, DOPO AVER FUMATO A LATINA ERA MOLTO L’AMERIC SEDE. SANTA SUA ALLA E TORNAR PER VOLO IN LEVÒ SI L’INVIATO ROTTA SULLE AZZORIN , L’INVIATO . PACIFICA PIÙ GIUSTA, DIVERSA DAL SUO ARRIVO, PIÙ FELICE, PIÙ CHE PER MILLENNI SI QUELLO FARE BASTATO ERA MOLTO, VOLESSE CI CHE È NON : RE, SORRISE ERANO LIMITATI AD ENUNCIARE.

di Stefano Pisani

ha permesso al messicano padre Maciel Marcel Degollado di fondare l'ordine dei Legionari di Cristo e rendersi colpevole di numerosi atti di pedofilia ai danni di seminaristi della sua congregazione. Però, in sua discolpa, c'è da dire che dopo li assolveva tutti. Maciel Degollado ebbe anche sei figli nati da quattro relazioni diverse - perché se c’era una cosa a cui proprio non riusciva a resistere erano i battesimi. Anche nella sua personale variante alla tequila. Papa Ratzinger non ha incontrato le vittime degli abusi di Degollado perché, ha riferito il portavoce vaticano padre Federico Lombardi, «l’incontro è stato chiesto con una certa aggres-

sività». Pare infatti che, prima di essere ricevute, le vittime non volessero farsi fare neanche una carezza. Ratzinger, comunque, ha dalla sua il fatto di aver riconosciuto la colpevolezza di Degollado, che è stato punito sospendendo il suo processo di beatificazione. Il Papa si è poi recato a Cuba, dove sta morendo Fidel Castro. Il Líder máximo è così indebolito che qualcuno giura di averlo sentito parlare di primarie. Inoltre, pare abbia detto di volersi convertire al cattolicesimo «tanto si tratta solo di passare da una dittatura all’altra». Il Vaticano, dal canto suo, ha spinto per ottenere cambiamenti umanitari a Cuba, come ad esempio trasformare il Venerdì Santo in festa nazionale. Il Papa, qualche giorno prima, aveva dichiarato: «bisogna trovare nuovi modelli, il marxismo non risponde alla realtà». Senti chi parla.


INTERVISTA IN LINGUA ORIGINALE COI SOTTOTITOLI AL GOVERNATORE DELLA CAMPANIA

di Enrico Caria

Sostiene Caldoro Chi è veramente il governatore della Regione Campania? Il Forrest Gump che entra in lista con l’Iddu che pensa solo a Iddu o l’Indiana Jones che odia i razzisti della Lega? L’Harry Potter che vuole fondare l’ennesimo Movimento al sud o il Callaghan che si costituisce parte civile contro il casalese Cosentino? Insomma che razza di film sta andando in scena a Napoli e in Campania?

A detta dei critici tra le due anime del PDL campano siamo alla battaglia finale: e come in Sfida all’ok corrall mors tua vita mea! Se, come diceva Hitchcock, il cinema è come la vita ma senza i momenti noiosi, qui per non annoiare nessuno, al posto delle domande riproponiamo a Stefano Caldoro dieci film famosi da rileggere alla luce di altrettanti temi scabrosi... a lui le recensioni (e a noi i sottotitoli...)

MEZZOGIORNO DI FUOCO

THE HELP

Il sud è una polveriera, disoccupazione e malavita si alimentano a vicenda. Ma ‘sti tecnici al governo non sembrano molto interessati. Ce la caveremo con la buona politica. Noi abbiamo il dovere di caratterizzarci per la buona amministrazione e per la lotta alla camorra. Il Governo deve metterci nelle condizioni per essere competitivi. Bisogna premiare gli enti locali che mettono insieme rigore e crescita, e superare la logica della spesa storica che premia le rendite di posizione. Bisogna premiare chi lavora. (SOTTOTITOLO: se questi non riaprono i rubinetti, quaggiù sono c... acidi! )

IL GATTOPARDO

Perché tanti socialisti scelsero di andare tanto a destra. Non sono più attuali le distinzioni fra destra e sinistra e poi i socialisti riformisti sono sempre stati con l'area moderata. Il più noto dei riformisti, Filippo Turati, aprì una questione a sinistra quando sostenne i governi liberali per assicurare conquiste civili ai lavoratori. La distinzione alla quale credo è fra chi guarda al passato e chi guarda al futuro. Io guardo al futuro. (SOTTOTITOLO: ca va sans dire... il mio futuro)

IL CAVALIERE OSCURO

Dell’Utri confermamati i 9 anni ma appello da rifare. Concorso esterno reato da abolire? Le sentenze vanno rispettate sempre. Diffido dei garantisti a corrente alternata, di quelli che commentano le sentenze secondo le appartenenze politiche. Il concorso esterno? Non va abolito ma disciplinato in maniera più precisa. (SOTTOTITOLO: Dell’Utri non mi ha fatto niente. Qui quello da “disciplinare” è Cosentino!)

CATTIVISSIMO ME

Cosentino e compari cercano sempre di farla fuori (politicamente parlando)

COM’È BELLO FAR L’AMORE

Come si spiega che hanno confezionato su di lei proprio un falso dossier a sfondo sessuale? Lo dovranno spiegare quelli che hanno inventato questa storia. (SOTTOTITOLO: evidentemente scopano poco)

PARADISO AMARO A Pozzuoli pare lei sia per usare le cave come discariche contro il volere della gente...

Il presidente della Regione non ha il potere per individuare le discariche. Spetta alle province e ai comuni. Resto dell'idea che sia necessario contare sulla differenziata, sulle discariche (sempre meno) e sull'impiantistica finale. L’ho scritto nel piano regionale che ha avuto un sostanziale via libera da Bruxelles. (SOTTOTITOLO: dove scaricare la monnezza? Bo’... molto più facile scaricare il barile)

QUASI AMICI

Lei flirta un po’ troppo con De Magistris.

Dialogo con il sindaco di Napoli e con tutti gli amministratori locali. Nei momenti di difficoltà la Non credo qualcuno voglia farmi fuori. Nel processo responsabilità istituzionale è la risposta politica. sui falsi dossier mi sono costituito parte civile. Ci sono Non si può godere del fallimento altrui. più rei confessi. Sono interessato a conoscere la verità. (SOTTOTITOLO: : lui è forte politicamente ma (SOTTOTITOLO: chi ha paura non si corica con le non tiene una lira, io il contrario... insomma qua lo zoppo aiuta il cecato...) femmine belle)

Micciche’ con Grande Sud potrebbe esserle d’aiuto... Sono sudista e federalista. Dialogo con tutte le forze politiche che hanno nel loro programma la centralità del Mezzogiorno perchè se cresce questa parte cresce l'intero Paese. Con il Pdl e con i parlamentari del Sud lavoriamo in questa direzione. Bisogna fare di più, bisogna fare squadra per dare forza alle nostre ragioni. (SOTTOTITOLO: Alfano è mica Berlusconi... io qua li mollo e mi faccio una lista tutta mia)

C’ERAVAMO TANTO AMATI

Può una futura destra di un grande Sud allearsi ancora con la Lega? La Lega difende legittimi interessi di un territorio. Il nostro problema non è la Lega ma affermare le potenzialità del Sud. In questi mesi mi sto battendo per la istituzione di un fondo di garanzia, nell'interesse di tutto il Paese, per superare le diseguaglianze fra le imprese che investono nel Mezzogiorno e quelle che investono nel Nord. (SOTTOTITOLO: prima paga- re poi vedere cammello )

PINOCCHIO

La vecchia maggioranza votò compatta: Ruby era davvero la nipote di Mubarak! Ci metterebbe anche lei la mano sul fuoco? Mi occupo a tempo pieno delle questioni della Campania e del Mezzogiorno. Gli italiani sono interessati ad altro (SOTTOTITOLO: domanda di riserva?)


MAMMA, SCOPRI CON UN TEST SE TUO FIGLIO SARÀ UNO STATALE!

TAR ereditario di Lia Celi La giovane coppia esce dal centro di diagnostica prenatale col viso scuro. «Nessuna possibilità. Precario a vita.», sussurra la gestante. «Come noi», le fa eco il compagno, stringendo il foglio con il responso che assegna alla loro creatura un’esistenza grama e unapensione incerta: «Lavoratore privato». Come molti altri futuri genitori, anche loro si erano sottoposti al nuovo, richiestissimo test che fin dai primi mesi di gravidanza rivela quante probabilità ha un bambino di diventare in età adulta dipendente dallo Stato, con un posto fisso al riparo dai licenziamenti facili e dai ricatti che minacciano i lavoratori delle aziende private. «Una volta la gente voleva figli alti, biondi, con gli occhi azzurri e un’intelligenza superiore» spiegano i genetisti, «dopo la riforma Fornero il sogno è un figlio inchiodato a una poltrona nella Pubblica Amministrazione. Ma è una sindrome sempre più rara, legata ad aree geografiche, e per di più ereditaria: se si vive al Sud e se ci sono altri casi di impiego statale in famiglia le possibilità aumentano. In caso contrario le chances sono pari a zero». La Chiesa, com’era prevedibile, ha già detto no a questo tipo di test: «Ognuno di noi fa già parte dell’eterna pianta organica definita da Dio, e tanto basta», ammonisce il cardinal Travetto Mezzamanica, presidente della Pontificia Commissione sulle Politiche del personale, «Ogni vita umana è un contratto a tempo, al quale, se ci comportiamo bene, seguirà la regolare assunzione in Paradiso a tempo indeterminato.» Eppure anche molti genitori credenti, davanti a un figlio condannato all’insicurezza perenne e ai sempre più irrealizzabili 46 anni di contributi per ottenere la pensione, in fondo al cuore si domandano se è stato giusto metterlo al mondo - o meglio se non conveniva metterlo a qualunque altra parte del mondo che non fosse l’Italia. La neo-madre di una futura lavoratrice privata sospira: «Un giorno mia figlia guarderà le sue amiche statali che fanno la spesa nelle ore d’ufficio e possono avere bambini senza perdere il posto, e mi chiederà: mamma, perché io no? Cos’ho di sbagliato? Perché mi avete fatto così? Le dirò che, come impiegata privata, almeno non rischia di sentirsi chiamare fannullona da Renato Brunetta, ma non so se basterà a consolarla». Eppure gli analisti avvertono: a un test dall’esito positivo non corrisponde sempre una diagnosi tranquillizzante. «Sì, nostro figlio sarà un lavoratore statale», singhiozza un padre all’uscita del laboratorio, «ma non in un ministero o in un tribunale. Ulteriori test dicono che farà il maestro elementare. Malpagato, preso in giro dai governi e braccato da madri isteriche. Io e mia moglie pensiamo di abbandonarlo davanti a un call center.»

QUANTA INGRATITUDINE VERSO I PIÙ FEDELI MAGGIORDOMI DI ARCORE

Licenziamenti facili: ansia per La Russa e Gasparri di Andrea Aloi

In piena bagarre sull’articolo 18, si fa preoccupante la situazione per i poveri ex parlamentari di Alleanza Nazionale passati nel marzo 2009 alla corte del Diversamente Alto di Arcore.

Varranno già per loro le norme sul licenziamento facile o il nuovo regime scatterà solo a partire dalla prossima legislatura? Per La Russa e compagnia il rischio di finire in braghe di orbace, dopo aver fedelmente puntellato il Popolo della Libertà rimettendoci la faccia, è più che serio: persa la faccia, oggi è gravemente minacciata un’altra delicata parte del corpo che gli ex aennini credevano di aver parata per sempre. Colpa del governo Monti? Non solo. Dentro al Pdl nessuno è più disposto a condividere poltroncine e strapuntini con loro, la greppia dopo le elezioni del 2013 diventerà meno ricca e già ora le correnti nel Popolo della Libertà proliferano come i colibatteri davanti a Locri o sulla lingua di Alfano dopo che è andato a rapporto da Berlusconi. C’è chi pomicia con l’Mpa, chi flirta con l’Udc, chi si palpeggia con Fli, ma di un Altero Matteoli, destraccio di lungo corso, sembra che il Pdl non sappia che farsene. E Michela Vittoria Brambilla, ex ministro del Turismo (nota bene: tutto vero) ha avuto un’idea autoreggente come le sue celebri calze: “Con lo spirito originario del Pdl, gli ex fascisti non c’entrano, bisogna tornare alle origini liberali del partito, a Forza Italia”. Naturalmente gli ideali politici c’entrano una fava, per Michela Vittoria, Locke è una famosa marca di wafer altoatesini. Il fatto è che La Russa e soci hanno alzato la cresta e spadroneggiato un po’ troppo, così la Brambilla adesso si erge fiera contro di loro e alza il nobile vessillo di “Forza Lecco” (senza virgola tra Forza e Lecco e rinota bene: tutto vero). Qualche volta la vita di un lavoratore della politica è proprio dura. Uno milita nel Movimento Sociale, nel Fuan,

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nel Fronte della Gioventù, si trangugia la Destra Nazionale, la svolta di Fiuggi, l’alleanza con la Lega che col tricolore ci si pulisce etc etc e alla fine, zac!, scaricato come una operaia del tessile. Pensate alla Meloni e alla Polverini, loro ogni sabato una passeggiatina dietro ai gagliardetti neri col fascio se la farebbero ben volentieri, e in regolare divisa da ziette della lupa. Invece niente, aplomb istituzionale, al massimo qualche occhiataccia ai froci che si danno la mano e le solite rimpatriate in osteria a cantare i vecchi inni che nel 1940 ci accompagnarono lietamente nel baratro. La ricompensa di tanti sforzi? Un calcio nelle chiappe. E domani? Se l’ex aennino Massimo Corsaro, dopo aver firmato un emendamento per concedere a Reggio Calabria l’istituzione della città metropolitana anche se non figura in alcuna statistica sulle aree metropolitane, ha un futuro nei film dei Vanzina, cosa sarà di Maurizio Gasparri? Il simpatico politico romano non si abbatte: “Posso sempre rifarmi una carriera imitando Neri Marcoré”.


I C E T A V O PR I!! VO

Canta anche tu col simpatico Max! Ogni settimana un brano reinventato dal bravo fantasista da cantare intorno al fuoco. E con gli accordi!

di Max Paiella Sulle note di OH MIA BELA MADUNINA

do A dir la corruzione è solo a Napoli remi sa che avresti francamente tort

Anche noi siamo cattivi, mica solo la Fornero: non vince nessuno. Non lo meritate. La vignetta era difficile da commentare ma qui si deve lavorare il triplo per avere la metà, sennò siamo buoni tutti ed è assistenzialismo. Niente lamenti e rimettetevi al lavoro. La proposta di questa settimana è frutto della matita contorta di Ebert. Se non vi viene in mente niente, non mollate: soltanto con il duro lavoro si conquista una buona battuta. Una volta, era la pensione: accontentatevi.

Sobriamente deceduti È spirato “Il Riformista”. Colpa di Macaluso, uomo giurassico che invece di portare i nipotini ai giardinetti ha preteso di dirigere un giornale che doveva catturare consensi nel moderno mondo di Internet? Colpa di un ventilato gioco sporco degli Angelucci, editori accusati di avere avuto la manina corta quando serviva lunga? Poco conta, ormai. Certo, “Il Riformista” era un giornale parecchio fighetta, simile a quegli amici snob che pretendono di insegnarti a stare al mondo, ma il mondo non l’hanno mai visto da vicino, con le sue puzze e i suoi sudori. Però io ci ho lavorato e voglio testimoniare la totale libertà intellettuale di cui ho goduto, che mi permise allora di pubblicare, su quelle pagine fighette, roba che di fighetto aveva assai poco, anzi. Un altro merito voglio riconoscere pubblicamente a “Il Riformista”: in un Italia dominata dalle Chiese, cattolica, post-comunista, grillomessianica, vi si respirava il tentativo, fighettissimo, di ragionare, capire, opinionare senza preconcetti o ideologie oscuranti. Mica poco. Poi, il pubblico non li ha premiati e nell’editoria, o vendi o muori e se muori un po’ di colpa ce l’hai sempre. Ma è una voce democratica in meno, comunque un peccato. Adios. Stefano Disegni

Invia la tua battuta a: liberiebelli@ilmisfatto.it

al mondo tanti sono senza scrupoli sol7 do ne abbiamo visti un milion de volt si7 midal sud parecchi sono andati via re7 sol7 si sono stabiliti in Lombardia do Oh mio belo Pirellone sol7 che te brillet de lùntan sol7 tutto d'oro e Formigone do ti te dominet Milan do7 dentro a te tutti inquisiti fa se sta mai coi man in man do re7 tutti a dir luntan de Napoli se mor sol7 do ma po' i vegnen chì a Milan E mentre si decide a Roma magica tra Monti il Pdl ed il Pd rialzi dello spread l’è roba tragica si smoscia nel fratempo tutto il Pil speriam che questa povera nazione non sembri come il nuovo Pirellone do Oh mio belo Pirellone sol7 che te brillet de lùntan sol7 tutto d'oro e Formigone do ti te dominet Milan do7 dentro a te tutti inquisiti fa se sta mai coi man in man do re7 tutto il mondo l’è paese e siam d’accord sol7 do ma Milan l’è on gran Milan

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radio2.rai.it

L’ALBUM DELLE DELLE FIGURacce FIGURacce L’ALBUM effediemme effediemme effediemme effediemme

A cura di Alberto Graziani

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Per avere diritto all'esenzione del canone occorre: - aver compiuto 75 anni di età; - non convivere con altri soggetti diversi dal coniuge titolari di reddito proprio; - possedere un reddito che unitamente a quello del proprio coniuge convivente, non sia superiore complessivamente ad euro 516,46 per tredici mensilità (euro 6.713,98 annui). (www.abbonamenti.rai.it)

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"La Rai rinuncia al canone su pc, tablet e smartphone. Dopo le polemiche, la decisione della televisione pubblica: imprenditori e liberi professionisti non dovranno versare la tassa speciale richiesta nei giorni scorsi"

"La clausola gravidanza. Una voce contenuta al punto 10 del contratto di consulenza che la Rai offre ai collaboratori esterni a partita Iva con cui l'azienda si riserva di terminare il contratto se una lavoratrice dovesse rimanere incinta".

(repubblica.it, 21 febbraio 2012)

(repubblica.it, 20 febbraio 2012)

MAURIZIO GASPARRI Se la prende con Pippo Baudo che aveva definito uno schifo di legge quella che porta il suo nome. "È un conduttore finito, gli consiglierei di invecchiare meglio, vuole andare in video a 75 anni, stia a casa". (Repubblica, 19 marzo 2012)

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Misfatto - 1 Aprile 2012 Direttore Responsabile Stefano Disegni Caporedattore Paolo Aleandri

In redazione Riccardo Cascino Direttore Amministrativo Carlo “Bancomat” Pontesilli

Art Director Cristina Trovò Segretaria di Redazione Francesca Piccoletti Mago del Photoshop Paolo Cucci

Prodotto e realizzato da: Imprese Disperate S.r.l. Sede Legale: Via Iberia 20 - 00183 Roma Sede Amministrativa: Studio Pontesilli Via Sant’Erasmo 23 - 00184 Roma


Dai trionfi sul Web al Misfatto.

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gassola r e V io r a D i d Monti: “Non tiro a campare”. Quello lo lascia fare ai lavoratori. A Cuba un uomo si è avvicinato al Papa urlando “Abbasso il comunismo”. Poi è stato bloccato e riaccompagnato ad Arcore.

Casini. “Ci è stato detto di battere un colpo”. Ti sbagli: vi è stato detto “Vi venisse un colpo”, che è diverso… Radio 105 ha trasmesso un’originale intervista a Fassino in bici. Prossimamente in onda anche quella di Brunetta sul triciclo.

Mediaset licenzia Emilio Fede. Che ha già restituito il collare e la medaglietta. In Giappone torna la pena di morte. Hanno ragione gli americani a lamentarsi che ‘sti giapponesi gli copiano tutto.

Una banca svizzera ha rifiutato i soldi di Emilio Fede perché non c’erano garanzie sulla loro provenienza. Esattamente come le notizie del TG4.

Monti come la Thatcher: il Wall Street Journal paragona il Premier alla Lady di ferro. Sarà, ma insiste così tanto sull’articolo 18 che più che di ferro mi sembra de coccio...

Turchia. Hitler diventa testimonial di uno shampoo. Quello indicato per le teste di cazzo.

Martedì Lusi è stato per 6 ore a Palazzo di Giustizia. Si è trovato così bene che sta pensando di comprare un appartamento anche là.

La Guardia di Finanza ha sequestrato le proprietà italiane di Gheddafi. Tra cui: le azioni Unicredit, una Harley Davidson e Silvio Berlusconi. Cuba. Mercoledì, trenta minuti di faccia faccia tra Fidel e Benedetto XVI. Durante i quali il Papa si è chiesto:“Ma non era già morto Padre Pio?”.

All’asta vecchi volantini delle Brigate Rosse: se li è aggiudicati Marcello Dell’Utri. Che li metterà nella sua bacheca, accanto alla collezione privata di pizzini. Senza l’unità dei partiti, Bersani minaccia “cazzotti per tutti”. È ufficiale: nel Pd non sanno più cosa fare coi pugni chiusi. Un marocchino senza permesso di soggiorno è stato arrestato sull’altare un attimo prima di sposarsi. Evitando così l’ergastolo.

SORA CESIRA

Minimalismo e sobrietà nell'occhio di "Chi" guarda Non sono una grande lettrice di rotocalchi. Li acquisto solo quando regalano padelle matrimoniali o tavolini da campeggio, altrimenti preferisco leggerli da Renatino, il mio coiffeur. L'altro giorno però non ho potuto fare a meno di notare la consorte del nostro premier Monti sulla copertina del prestigioso "Chi". E che non lo compravo? Innanzitutto trovo molto carino che la moglie del premier di un paese che sta tanto in difficoltà, apra le porte della sua casa per regalarci un po' di sana leggerezza. Poi, se proprio devo dire la verità, trovo giusto far conoscere i lati più intimi di un uomo che si batte per salvare l'Italia. Ecco, l'ho detto. Nel mio quartiere c'è il Sor Nando, carrozziere dotato di maieutica socratica, oltre che di una delle più grandi collezioni di pelo sotto forma di calendario dell'intera nazione. Egli, che fra tutti noi è sicuramente il più saggio, descrive questo "Spread", per il quale il signor Mario lotta tanto, come il differenziale fra la possibilità di sopravvivenza di un paese che ci prende per il culo, il nostro, e quella dei paesi che lo prendono per il collo, tutti gli altri tranne l'Africa. Io però non la penso così, anche se Nando un piccolo dubbio me l'ha insinuato. Comunque, anch'io adorerei aprire le porte della mia abitazione a "Chi"; Non ho gli armadi dorati e i tappeti persio-turcomanni come loro, però la mia vetrinetta piena di sorpresine kinder voi altri ve la sognate. Certo, non risulterei sobria come Lady Monti che, pur muovendosi in un contesto non proprio minimal, riesce comunque a mantenere un profilo molto modesto. Pensate, ha ammesso di non essere una grande cuoca e, udite udite, ha dichiarato di avere un aiuto domestico solo fino all'ora di pranzo. Si arrangiano, dice, e la cosa mi entusiasma.Amo immaginare il mio premier che torna a casa e trova la sua mogliettina con la parannanza che gli riscalda le "Zuppette di Palazzo Chigi". Loro sono come noi, ora ne sono certa. Lavano, stirano, cucinano e guardano la Tv. Solo che poi, a differenza di quelli come noi, mediocri petomani da divano, loro salvano la nazione.

MA SE MI TOCCANO SUL PUNTO DEBOLE di Stefano Disegni

VIII


UNA TRAGEDIA IMMANE GIAMPIERO ROSSI

prefazione di

SUSANNA CAMUSSO

AMIANTO

Migliaia di morti e decine di nuovi ammalati. Ancora oggi, a un quarto di secolo dalla chiusura della fabbrica maledetta, a Casale Monferrato l’amianto dell’Eternit continua a uccidere. Un dramma che ha attraversato generazioni e ha falcidiato una città. Finalmente, dopo decenni di lotte, i familiari delle vittime insieme a un pugno di caparbi sindacalisti, medici, avvocati e amministratori sono riusciti a ottenere giustizia: al termine dei due anni di dibattimento, gli eredi delle dinastie che hanno costruito le proprie fortune sull’amianto sono stati condannati a 16 anni di reclusione. Sono loro i responsabili della strage silenziosa. Una vicenda tormentata che non riguarda soltanto Casale, ma tutto il mondo. Perché la fibra-killer è ancora legale in molti paesi dove di amianto si continua a morire. Anche per questo sul «processo del secolo», e sulla storica sentenza del 13 febbraio 2012 a Torino, si sono concentrate attenzioni internazionali. Ecco tutte le prove d’accusa contro i padroni dell’Eternit, quelle che hanno condotto al verdetto che ha reso giustizia ai quasi tremila morti e alle oltre seimila parti civili. Vittime, queste le parole del procuratore Raffaele Guariniello in aula, di «una tragedia immane».

Domenica 13 maggio - h 12.15 Spazio Ibs pad.2 stand K126-L125

Presentazione del libro: insieme all’Autore

Raffaele GUARINIELLO Romana BLASOTTI PAVESI Giampaolo Bernardi, addetto alla manutenzione dei filtri, un giorno decide di bussare dal capo del personale per chiedere di cambiare incarico. Dice: “Dottore, io ho dei bambini piccoli, l’Inail mi ha già riconosciuto l’asbestosi, mi faccia fare un’altra mansione fra un anno. Non subito, un anno, intanto mi affianca un giovane e io lo formo”. Non pesta i pugni, Bernardi, non è il tipo, non vuole tutto e subito. Fa una richiesta ragionevole: semplicemente limitare l’esposizione all’amianto. Ma la risposta che riceve gli taglia le gambe. E le speranze: “Bernardi, lei sa dov’è la porta.”

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Domenica 13 maggio 2012

IN FONDO A SINISTRA

AMATO, L’INVISIBILE DOTTOR SOTTILE Il super consulente per i partiti che nessuno ha visto. Ma sta studiando di Wanda

Marra

a base alla Treccani, l’Istituto al centro di Roma di cui è Presidente. Studia i fascicoli che gli mettono a disposizione i costituzionalisti dell’Isle, l’Istituto per la documentazione e gli studi legislativi. Poi, presenzia a iniziative e congressi di varia natura, scrive editoriali, tiene lezioni televisive. Sono passate esattamente due settimane da quando, lo scorso 30 aprile, Giuliano Amato, più volte presidente del Consiglio, più volte Ministro, uomo dalle decine di incarichi e dalle plurime pensioni (che in tutto gli fruttano 31.411 euro lordi al mese, a quanto scrive Giordano in “Sanguisughe”), è stato nominato super consulente per la riforma dei partiti. Non il posto di governo al quale il dottor Sottile aspirava all’inizio dell’esperienza dei tecnici, ma sempre un incarico “dalle parti” di Palazzo Chigi. La sua vita e le sue attività professionali, però, da allora non sono cambiate di molto. Amato non ha un ufficio deputato, né una struttura. Da quando è stato nominato lo aiuta a Palazzo Chigi, Maria Emanuela Bruni, che era già stato il suo direttore per le comunicazioni quando era il presidente del comitato dei garanti per le celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia. Ancora. Amato non ha mai parlato con i membri della Commissione Affari costituzionali della Camera, che stanno lavorando alla legge per la trasparenza dei partiti e la riduzione dei finanziamenti pubblici. Dopo il triste spet-

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tacolo offerto dal ddl ABC, domani arriva in Aula e giovedì dovrebbe andare al voto finale un testo base preparato dai relatori di Pd e Pdl. Il super consulente non solo non ci ha messo bocca, ma non si è nemmeno confrontato con loro. Di più: nessun incontro ufficiale negli ultimi giorni c'è stato con Monti per discutere la materia. IN COMPENSO, Amato, per dire, la scorsa settimana lunedì sera era a Otto e mezzoa discutere delle elezioni, mercoledì all’Università di Pisa a una cerimonia in ricordo di Terzani, venerdì presenziava a un convegno con Cofferati e il segretario della Spi, Carla Cantone, a Roma. Sempre mercoledì su Repubblica usciva un appello, firmato con Jacques Attali, la Bonino e Prodi in favore del federalismo per l’ Europa. La settimana prima, il 2 maggio, a Roma non solo aveva presenziato all’incontro organizzato da Italianieuropei con Monti e Stiglitz, ma non si era fatto mancare la cena, al tavolo d’onore, appunto, con i due protagonisti, e il padrone di casa, D’Alema. Proprio su Italianieuropei (e d’altra parte Amato, tra i suoi innumerevoli incarichi, è anche membro del suo Comitato d’indirizzo), in effetti, è uscito il primo editoriale in cui parlava (genericamente) della riforma dei partiti. E lo si può vedere la domenica alle 12 e 55 dare “Lezioni dalla crisi” su Rai Tre. Però, il dottor Sottile, che in effetti è un giurista di professione, sta studiando. Racconta Silvio Traversa, segretario generale dell’Isle, che hanno

fatto con lui già tre riunioni. E un’altra è in programma questa settimana. “Stiamo lavorando su varie questioni: la natura giuridica dei partiti, la loro democraticità (le primarie, prima di tutto), la questione dei finanziamenti”. L’Isle può contare su una squadra di costituzionalisti di chiara fama e di sicura professione, come Alessandro Barbera, Michele Ainis, Domenico Fisichella, Alessandro Pizzorusso. Che in questo momento, dunque, stanno preparando dei faldoni. Per esempio, mettendo a confronto i vari sistemi di finanziamento europeo. Spiega Traversa: “In generale, si può pensare a un rimborso che sia effettivamente tale, da una parte, e dall’altra, a un finanziamento che sia minimamente pubblico e in larga parte privato, stabilendo un tetto massimo sia per i privati, che per gli enti”.

Giuliano Amato visto da Emanuele Fucecchi. Sotto, un momento dei funerali di Maurizio Cevenini (FOTO ANSA)

Nominato due settimane fa, continua a occuparsi dei suoi numerosi incarichi

PERÒ, CI TIENE a precisare: “Noi stiamo fornendo dei dati, sarà Amato a dover prendere delle decisioni”. Singolari però le date: per finire questo lavoro di ricognizione l’Isle si è dato più o meno il mese di maggio. Mentre la legge in questione che cambierà le modalità di finanziamento, dovrebbe essere votata giovedì. Amato ha dichiarato che il suo è un lavoro di “collaborazione” con il Parlamento al quale non intende

sovrapporsi. Non senza qualche frecciatina: “Mi sembra originale presentare un testo senza dire nulla sulla tranche di rimborsi da pagare a luglio”, ha detto in un’intervista a Repubblica uscita lunedì scorso. Nel frattempo una proposta di taglio è arrivata (bisognerà vedere se verrà votata). Abbastanza originale sembra pure un super consulente per la riforma dei partiti che non parla con chi ci sta lavorando, proprio nei giorni in cui questa arriva al voto. Monti al momento della nomina ha detto che quella dell’ex premier è una consulenza “a titolo gratuito”. Crisi a parte, forse si capisce anche perché.

Catanzaro, l’antimafia sequestra le schede

Il Manifesto e la chiusura annunciata

di Lucio Musolino

di Davide Vecchi

preventivo d'urgenza di tutte le schede elettoUsuntinrali.sequestro La Procura di Catanzaro intende fare chiarezza sui prebrogli che hanno caratterizzato le amministrative nella

uesto è il momento più duro Qaprile di sempre”. Cioè “dal 28 del 1971, quando uscì il

città capoluogo della Calabria. In un mare di polemiche e veleni, le elezioni sono state vinte dal candidato di centrodestra Sergio Abramo il quale, per 130 voti, ha superato la soglia del 50% che gli ha consentito di essere proclamato sindaco al primo turno. Sono state necessarie alcune ore agli uomini della Digos per trasferire tutte le schede delle novanta sezioni negli uffici della questura di Catanzaro. Plichi sigillati e le due inchieste, quella nata dall'esposto del candidato di centrosinistra Salvatore Scalzo e quella sulla compravendita dei voti da parte di un candidato consigliere di centrodestra, riunite in un unico fascicolo che adesso si trova sulle scrivanie del procuratore Vincenzo Lombardo e del sostituto Gerardo Dominjianni. La polizia dovrà verificare quanto contenuto nel dossier consegnato dal Partito democratico in Procura e inviato anche al presidente del Consiglio Mario Monti e al ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri. Voti che spariscono o che compaiono. Lo sdegno della città ha fatto il paio con l'arroganza di chi si è autoproclamato vincitore prima della chiusura dei seggi. Durante lo scrutinio, infatti, in alcune sezioni non coincideva il numero delle schede con quello dei votanti. In altre, invece, pare che alcuni elettori si sarebbero presentati al seggio per per sentirsi dire che avevano già votato. Anomalie su anomalie. A Catanzaro sembra abbiano vinto i soliti poteri forti. A man bassa contro un centrosinistra che, nella città calabrese, si è riunito attorno al giovane Salvatore Scalzo. Al suo fianco, ieri mattina, anche i deputati Doris Lo Moro, Mario Tassone e Angela Napoli. La battaglia non si ferma: se da una parte appare scontato il ricorso al Tar, dall'altra il Pd punta a una grande manifestazione nazionale sul “caso Catanzaro”. Un appuntamento che sarà organizzato dalla segreteria nazionale del partito di Bersani.

primo numero de Il Manifesto quotidiano”. Un “sempre” lungo 41 anni che il cofondatore Valentino Parlato ha vissuto tutti. Oggi è da solo. Non c’è più l’amico Lucio Magri, che lo scorso novembre ha scelto una clinica in Svizzera per una morte assistita; né Rossana Rossanda, compagna di lotte, vittorie e delusioni politiche, oggi “in esilio” a Parigi. Parlato è sempre qui. “I problemi ci tengono giovani”, sorride. E sembra vero, guardando questo 81enne con in mano una Marlboro sempre accesa. Anche ieri lui era in redazione. Non più quella storica in centro di via Tomacelli, lasciata quattro anni fa in un altro dei momenti di crisi del giornale, ma in quella a Trastevere, in via Bargoni, una stradina anonima che la domenica si trasforma nel mercato di Porta Portese. Sono anni che il quotidiano più antico della sinistra radicale affronta difficoltà

CEVENINI La figlia accusa la politica stata Federica, la figlia di Maurizio Cevenini, il conÈlemica sigliere regionale morto suicida, a chiudere una poche in pochi hanno voluto affrontare: il Cev, si è lasciato alle spalle la depressione, la solitudine umana, ma anche quella politica. “Mio padre ha vissuto per due cose: la politica e Bologna. Bologna non lo ha mai deluso. Io saluto il mio sindaco”. Parole che arrivano pesanti al cuore di alcuni dirigenti Pd, quelli che Mister preferenze (20 mila) lo consideravano sì il recordman italiano e un buon “soldato”. Ma tutto calcio e matrimoni. Un “nazionalpopolare”, come il suo amico fraterno Gianni Morandi, più che un intellettuale alla Guccini. O, almeno, questo era l'alibi per non consegnarlo alla politica che conta. Era in consiglio regionale, certo, ma sapeva – e lo diceva – che quello non era il suo ruolo: lui era Bologna, e per lei avrebbe voluto lavorare. Parole, quelle della figlia di Cev, che hanno obbligato il segretario pd, Pier Luigi Bersani, a intervenire: “La politica è anche questo. Può dare grandi soddisfazioni, ma anche enormi delusioni”. Più esplicito monsignor Ernesto Vecchi vescovo ausiliare emerito di Bologna, durante l'omelia: “Maurizio ha saputo creare un rapporto semplice e immediato con la gente, grazie a una straordinaria capacità di relazione a 360 gradi, ma non ha trovato la possibilità di agganciare questo genuino respiro della democrazia con gli apparati del potere, che ancora troppo spesso rispondono a logiche autoreferenziali, lontane dai reali bisogni della gente”. Emiliano Liuzzi

Parlato: “È colpa della sinistra” economiche, superandole tra campagne abbonamenti e sottoscrizioni, ma questa volta il rischio chiusura appare concreto. Nonostante ci siano in cassa 800 mila euro tra una settimana il quotidiano potrebbe non essere più in edicola: il giornale è in liquidazione e la gestione è nelle mani di tre commissari nominati dal ministero per lo Sviluppo economico lo scorso febbraio. Ogni mese i tre stilano una relazione sullo stato di salute del quotidiano. Quella di maggio non è andata per il meglio. Così venerdì i commissari hanno inviato in redazione un fax con oggetto “cessazione attività”.

Una “porcata, un gesto arrogante”, dice Parlato. “La crisi ci induce a precisare i nostri obiettivi, sicuramente saremo costretti a lasciare sul campo alcuni colleghi ma noi non molliamo”. In redazione con Parlato ci sono appena una decina di giornalisti dei 45 in forza a Roma. Sembra di essere in un ufficio appena abbandonato. Percorrendo il corridoio si incrociano stanzoni vuoti, scrivanie senza computer, qualche scatolone e un carrello della spesa. “Stiamo liberando una parte di redazione per risparmiare sull’affitto”, spiega il direttore Norma Rangeri “perché una cosa è certa: noi siamo qui, restiamo qui e non molliamo”. Però certo, ammette, “siamo stanchi di vivere in stato di emergenza”.

“La crisi politica è drammatica. È tutto da rifare. Grillini? Una protesta ragionevole”

Venerdì prossimo ci sarà un incontro con i commissari. “Il braccio di ferro che stiamo portando avanti da mesi – spiega Benedetto Vecchi, componente del cdr – è sul come effettuare i tagli: diminuiremo l’organico ma vogliamo avere garanzie che siano usati gli ammortizzatori sociali adeguati”. E comunque andrà, ripete anche lui, “noi restiamo qui, possiamo anche occupare la redazione”. Le difficoltà si sono accentuate con i tagli ai fondi per l’editoria. Il Manifesto è passato da oltre 4 milioni di euro a riceverne poco più della metà. “Ma è un problema politico, viviamo una crisi della politica senza precedenti, non c’è più un partito né un esponente di sinistra in grado di rispondere alle richieste della società”. E i rottamatori? “Sono iperpolitica”. Mentre i grillini “sono una protesta ragionevole”. Ma “qui va rifatta una nuova sinistra, una nuova classe politica”, riflette Parlato. Poi alza lo sguardo verso Rangeri: “Anzi dovremo fare un editoriale, spiegare la situazione”... viene interrotto: nella stanza entra Vittorio Agnoletto “a portare solidarietà - dice - voi non potete chiudere”.


Domenica 13 maggio 2012

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IN FONDO A SINISTRA

DE SANTIS, AFFARISTA DEMOCRATICO NEGLI SCANDALI DI DESTRA E DI SINISTRA Amico di D’Alema, coinvolto nell’inchiesta Penati e nel Bingo di Ferruccio Sansa

ncora tu. Un altro scandalo targato centrosinistra e di nuovo compare il nome di Roberto De Santis: Tarantini, sanità pugliese, caso Penati. Passando per affari come bingo, crac Festival e petrolio venezuelano. Indagato oggi a Monza, altrove invece citato nelle intercettazioni, amico dei protagonisti delle inchieste. O semplicemente socio di affari discussi. Un nome ormai familiare alle cronache eppure misterioso. Pochi l’hanno incontrato. Di fotografie ne esiste forse una. De Santis è un’idea, secondo qualcuno il tipo culturale e antropologico del “berlusconismo di sinistra”. L’imprenditore all’ombra della politica, con amicizie bipartisan. Qualcuno parla di “homo dalemianus”, “vicino al leader Pd”. Massimo D’Alema si è scagliato contro chi lo collegava a persone nominate in qualche scandalo tramite “espressioni fantasiose del tipo “luogotenente” o “fedelissimo””. Calunnie? De Santis dice: “Massimo è qualcosa più di un semplice amico: per me è un fratello maggiore”. Ma chi è Roberto De Santis, classe 1958? Al di là dei modi un po’ guasconi è un duro. Uno che si è fatto dal niente. Con un’infanzia dolorosa: “Avevo tredici anni quando morì mio padre, un falegname di Martano, in Puglia. Famiglia di artigiani, entrai nella Lega delle Cooperative”. Il partito comincia a fargli da famiglia anche se lui è più interessato agli affari. Un gigante alto due metri, un uomo bello, piace alle donne e le donne piacciono a lui. Sono gli anni Ottanta,

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all’epoca D’Alema è in “esilio” in Puglia. Ma l’esordio di De Santis sul palcoscenico nazionale risale alla seconda metà degli anni Novanta. Il centrosinistra al governo e Robi sbarca a Roma. In un appartamento affacciato sul Colosseo si riunisce “l’Ulivo da bere”. Politici e uomini d’affari spesso a cavallo tra Puglia e Liguria, le roccaforti dalemiane. Eccoli: De Santis, Francesco Palmiro Mariani (oggi presidente del porto di Bari), Angelo Tromboni, Enzo Morichini (procacciatore di finanziamenti della Fondazione Italianieuropei finito nello scandalo Enac) e Franco Pronzato (l’esponente Pd arrestato per le mazzette Enac). Ma c’è chi giura di aver incrociato anche Claudio Velardi, Nicola Latorre e Marco Minniti. Ci si diverte e si parla di affari. ROBI SI DEFINISCE con orgoglio “imprenditore”, guai a chi lo chiama “affarista”. Dice: “Sono una persona nata professionalmente nell’ambito del settore commerciale, della promozione, del marketing, delle relazioni istituzionali. E il settore commerciale è fatto di relazioni”. Il suo amico Gianpi Tarantini, durante un interrogatorio, dirà: “È un imprenditore nell’edilizia e fa pubbliche relazioni, comunicazione forse... Non lo so che lavoro fa De Santis”. De Santis compare sulla scena che conta nel 1998. Per sua iniziativa nasce London Court, finanziaria che scatena l’ironia di Francesco Cossiga: “Una giovane, vivace, coraggiosa, piccola banca d’affari… sappiamo che queste banche servono per promuovere affari e a organizzare le costellazioni

tri a luci rosse negli uffici del Parlamento. Vennero sentiti diversi frequentatori dell’appartamento con vista sul Colosseo, tra cui Morichini e De Santis, che però non furono indagati. Robi sarebbe stato solo un “utilizzatore finale” (“Ma non ho mai pagato”, giurò). Qualche anno e De Santis sbarca in Liguria. È nel cda della Festival Crociere, con lui imprenditori e avvocati legati al centrosinistra ligure. “Avrò partecipato solo a tre riunioni”, giura Robi che per il disturbo ha incassato 143mila euro. Finisce con un buco da 270 milioni e centinaia di persone a spasso. E un’inchiesta che oggi sta finalmente partendo (non ci sono ancora indagati). Ma ormai De Santis è lanciato. Basta una visura camerale per

del potere politico. Ma in un regime reale di economia privata non si vede perché, per fare delle scelte, si debbano salire le scale di Palazzo Chigi”. È London Court che si lancia – attraverso la partecipata Formula Bingo – nell’avventura del bingo. La società ha sede legale nello stesso stabile dove aveva sede Italianieuropei. Di certo un caso. Presidente è Vincenzo Scotti, sì, proprio il democristiano poi sottosegretario di Silvio Berlusconi. Finisce male, ma De Santis va drit-

Affari Roberto De Santis ha investito nei Bingo; in alto a destra, un’immagine di D’Alema su Ikarus: la barca venduta al leader Pd dallo stesso De Santis; in basso a sinistra, Franco Ceccuzzi, sindaco di Siena (FOTO ANSA / OLYCOM)

È indagato dai pm di Monza In passato il suo nome nell’indagine su Tarantini e le escort

to per la sua strada. Passa indenne anche attraverso lo scandalo delle escort di sinistra: l’indagine ipotizzava che una maitresse (socia in altri affari di Lorenzo Cesa, Udc) avesse utilizzato giovani squillo come “chiave d’accesso” per ottenere favori e “benefici economici nella forma di ghiotti appalti o incarichi ben remunerati”. Si parlò di incon-

trovare decine di incarichi e partecipazioni. Il suo nome compare nelle cronache insieme con quello di Enrico Intini (imprenditore pugliese finanziatore di Italianieuropei). Ecco l’inchiesta sulla sanità pugliese, protagonisti Tarantini e Sandro Frisullo, ex vicepresidente della Regione Puglia (Pd). Robi non è indagato, ma Tarantini parla di lui: “Ho co-

nosciuto Frisullo attraverso De Santis”. Diventa famoso all’epoca dello scandalo delle escort di Berlusconi. Si scopre così il nuovo compromesso storico: secondo i pm, Tarantini procura le escort al Cavaliere, ma gli chiede di interessarsi agli affari di De Santis, Intini e Salvatore Castellaneta (l’unico indagato del trio in questa inchiesta, lo troviamo anche nel bingo). DE SANTIS, Nelle intercettazioni, istruisce l’amico Tarantini: “Meglio una parola di meno che una di più… senza fretta… se metti fretta capiscono che hai bisogno”. Il duo sogna affari bipartisan, lavora addirittura per coinvolgere Paolo Berlusconi. Robi nasce a sinistra, ma in affari non ha preclusioni. Ecco un affare milionario intorno al petrolio venezuelano. Ci lavorano Marcello Dell’Utri, il latitante frequentatore di ndranghetisti Aldo Micciché e Marino Massimo De Caro, amico di Dell’Utri e De Santis. Robi cerca una raffineria per il greggio. Destra e sinistra. Eccolo nel frattempo impegnato in operazioni immobiliari da decine di milioni a Sesto San Giovanni, regno di Filippo Penati (Pd). Con lui ancora Castellaneta e Intini. I pm di Monza indagano De Santis e Intini per finanziamento illecito. L’uomo invisibile De Santis sta diventando decisamente ingombrante.

Siena strozzata dalla lotta (tutta) interna al Pd DA UNA PARTE GLI EX MARGHERITA, DALL’ALTRA I “FIGLI” DEI DS: POLTRONE, NOMINE, SOLDI. SULLO SFONDO C’È MPS I due politici sono andati a braccetto per tanti anni, ma adesso siamo arrivati alla resa dei conti. L’ex uomo forte della Dc senese (corrente De Mita), acquistò nel 1999 tramite la moglie Anna Gioia, la sede della Dc: 14 stanze in un palazzo signorile in piazza del Campo, 309 metri quadrati su due piani. di Alessandro Agostinelli

a un anno a Siena c’è un DCeccuzzi, nuovo sindaco, Franco ex-segretario dei Ds senesi ed ex-deputato Pd. Il 27 aprile scorso sette consiglieri comunali di maggioranza gli hanno votato contro sul rendiconto del consuntivo 2011. Non c’era niente che non andasse in quel bilancio. Il voto contrario è stato soltanto un avvertimento di una delle due anime del Pd senese, quella dell’ex-Margherita, controllata da Alberto Monaci, attuale presidente del Consiglio Regionale della Toscana. Adesso Ceccuzzi sa di poter contare con certezza solo su 13 voti, e non più 20, in un consiglio comunale di 32 membri.

VALORE REALE dell’immobile circa 2 milioni di euro, prezzo per il fido democristiano 570 milioni di lire. Un bel risparmio, di cui il liquidatore nazionale Dc dell’epoca, Gianfranco Rotondi, disse di non sapere molto. Alberto Monaci è stato deputato Dc alla fine degli anni 90 e poi plenipotenziario della Margherita toscana. La moglie Anna Gioia, fisioterapista all’Asl locale, diventò consigliera comunale per la Margherita. Alessandro Pinciani, suo figlio di primo letto, è stato segretario cittadino del Ppi e della Margherita e adesso vicepresidente della Provincia di Siena. Mentre il fratello di Alberto, Alfredo Monaci, è stato vicepresidente della Sansedoni, la società immobiliare della Fondazione

Monte dei Paschi, poi nel cda di Banca Monte dei Paschi, presidente di Biverbanca e di Mps Immobiliare spa e presidente di Fabrica Immobiliare Sgr. Ai tempi della Margherita, in Toscana, Alberto rappresentava gli ex Ppi e Alfredo i rutelliani: una spartizione di correnti intrafamiliare. Più di Rosy Bindi, sua avversaria storica, Alberto Monaci è il vero democristiano entrato nel Pd: di Sinalunga lei, di Asciano lui, due paesini della provincia senese. Gli ex-Ds di Siena, soprattutto con la segreteria di Franco Ceccuzzi, hanno fatto necessari patti con questa famiglia. L’accordo regge da oltre un decennio: Mussari presidente di Banca Monte dei Paschi (area ex-Ds); Gabriello Mancini (uomo di Alberto Monaci) alla Fondazione; Alfredo Monaci in Banca e in alcuni cda del Monte. Quando nasce il Pd, questo patto, che prima era tra due partiti (Ds e Margherita), diventa una convivenza interna a un partito solo, con molti mal di pancia degli ex-Ds. Poi in questi ultimi due anni, l’accordo Ceccuzzi-Monaci decreta la candidatura a sindaco di Ceccuzzi,

senza primarie, e la carica di consigliere regionale per Monaci. Ed è proprio agli inizi del 2011 che si salda maggiormente questo ticket che prevede un avanzamento in tandem dei due politici senesi. Ad ogni scadenza Ceccuzzi e Monaci si siedono a un tavolo e trovano la quadra. Si mettono d’accor-

Il sindaco Ceccuzzi mandato in minoranza dopo la nomina di Profumo al Monte dei Paschi do nel voto per il segretario nazionale: Ceccuzzi fa votare Bersani ai suoi, Monaci fa votare Franceschini. Ma sul presidente della Regione Toscana e sul segretario regionale Pd i due decidono di votare e far votare all’unisono due ex co-

munisti: Enrico Rossi governatore; Andrea Manciulli segretario toscano. Alberto Monaci è fedele al patto, perché gli offrono la poltrona di consigliere regionale inserendolo nel listino del governatore Rossi che garantisce l’elezione sicura e poi da lì punta alla poltrona di presidente del Consiglio regionale. Ma si tutela, portando nel Consiglio comunale del sindaco Ceccuzzi sei suoi uomini. Sono loro (assieme a un altro) che il 27 aprile scorso sparigliano il Comune di Siena, mettendo in minoranza Ceccuzzi. Perché? Perché Ceccuzzi, che ha rinunciato allo stipendio parlamentare per andare a fare il sindaco nella sua città, non vuole certo durare poco. Il suo problema oggi non è Alberto Monaci, ma i miliardi di deficit del Monte dei Paschi. Ceccuzzi sa che non si possono fare due mandati da sindaco con una situazione così grave del “babbo senese”, il Monte. Così, stavolta, decide da solo e senza sedersi al tavolo con Monaci lancia la ristrutturazione del Monte. Chiama Alessandro Profumo alla presidenza e salta la vicepresidenza del Monte

promessa al fratello di Monaci, Alfredo. Gli ex-Ds esultano: “Finalmente ci togliamo dalle scatole i monacini”. Ma ci sono sei “monacini” che tengono appeso Ceccuzzi a un filo, in consiglio comunale. Alla pugnalata di Ceccuzzi, Monaci ha risposto con un’altra pugnalata, minacciando un trambusto nazionale. LA GUERRA, che infuria mentre il Monte dei Paschi appare travolto dall'inchiesta sull'acquisto dell'Antonveneta, turba il Pd renale, mentre quello nazionale finge di non vedere. Il segretario Manciulli, in questi giorni, è spesso a Siena a chiedere buonsenso. Il governatore Enrico Rossi, da parte sua, pochi giorni fa ha provato a buttare un po’ di acqua sul fuoco, nominando (dopo personaggi come Omar Calabrese o l’ex-rettore della Iulm di Milano, Marino Livolsi) un emerito sconosciuto come nuovo presidente del Corecom toscano: il signor Sandro Vannini, nel cui curriculum brilla solo un incarico di ufficio stampa alla Camera di commercio di Siena, ma anche l'amicizia di Alberto Monaci.


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Domenica 13 maggio 2012

CRONACHE

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IL LATTE D’ORO CHE ALEMANNO NON VUOLE Il sindaco di Roma svende l’Acea ma lascia la Centrale a Parmalat di Daniele

Martini

l Comune di Roma è con l’acqua alla gola per il bilancio, ma se si mettono a confronto le storie parallele di due grandi aziende comunali, Acea (acqua e luce) e Centrale del latte, sembra che il sindaco Gianni Alemanno sia in preda a una specie di sindrome di dissociazione. Con l’Acea vorrebbe fare cassa vendendo ai privati il 21 per cento del capitale, scontentando gli industriali capitolini che con il loro presidente, Aurelio Regina, vorrebbero di più, e nello stesso tempo sfidando 1 milione e 200 mila romani che nel referendum avevano detto che l’acqua doveva restare pubblica. Sempre con l’Acea il sindaco, però, spende e spande per i manager, con compensi fuori quota, come ha rivelato Repubblica: 842 mila euro all’anno al direttore Paolo Gallo più appartamento al residence Aldrovandi da 4.300 euro al mese, 476 mila all’ammini-

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stratore Marco Staderini, oltre 400 mila al presidente Giancarlo Cremonesi, 2 milioni ai 7 dirigenti di vertice. NELLO STESSO tempo con la Centrale del latte, che un paio di mesi fa è potenzialmente tornata di proprietà comunale, Alemanno non sa o non vuole far valere neppure i diritti di possesso che gli sono stati regalati su un piatto d’argento da una sentenza del Consiglio di Stato. Pur accogliendo a parole con

Riaffidata al Campidoglio, vale 100 mln Però si sprecano 800 mila euro per lo stipendio dell’ad della luce

favore la sentenza e pur sapendo che la Centrale sarebbe manna per il bilancio, essendo un pezzo economico pregiato, una delle poche aziende sane della capitale, con un patrimonio del valore di oltre 100 milioni di euro e un attivo di bilancio di circa 18 milioni. Dopo che il 20 marzo i giudici amministrativi avevano deciso che la vendita di 14 anni prima della Centrale ai privati era nulla e che quindi il proprietario legittimo restava il Campidoglio, Alemanno avrebbe dovuto semplicemente far valere il diritto di proprietà all’assemblea degli azionisti riunita per l’approvazione del bilancio. Ma non lo ha fatto. Invece di presentarsi all’appuntamento, quella mattina il sindaco ha preferito partecipare all’imperdibile congresso del sindacato di destra Ugl, un tempo diretto da Renata Polverini. Alemanno ha delegato due suoi rappresentanti, ma entrambi, chissà perché, sono

EDITORIA E CORRUZIONE

Lavitola resta in carcere

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L’ingresso della Centrale del Latte di Roma (FOTO LAPRESSE)

arrivati fuori tempo massimo, con un’ora di ritardo, quando era già tutto bello e impacchettato, il bilancio approvato, distribuiti i dividendi e rieletto il Consiglio di amministrazione. IN ASSENZA di contestazioni, la Centrale è rimasta a Parmalat che a buon diritto ha fatto valere il suo 75 per cento circa. Per il Comune di Roma è stata una figuraccia storica. E ora è lecito chiedersi perché con la Centrale Alemanno è indecisionista estremo e con l’Acea decisionista per l’incasso? L’impressione è che la sua bussola più che gli interessi della città, segua quelli delle lobby: favorevoli alla vendita nel caso dell’Acea, propense al mantenimento delle cose come stanno con la Centrale. Pur di non rivendicare titoli sulla Centrale, Alemanno si sottrae perfino al diritto-dovere di dare seguito ad una sentenza arrivata a conclusione di una complicata vicenda cominciata ai tempi di Fran-

cesco Rutelli sindaco, con la vendita a Sergio Cragnotti. I termini della transazione risultarono subito assai dubbi e dopo molte vicissitudini la Centrale alla fine passò a Parmalat, la multinazionale poi saltata a gambe all’aria per le scorrerie finanziarie di Calisto Tanzi, ma restata valida da un punto di vista industriale. Con la cura Parmalat, la Centrale romana è cresciuta e neanche il passaggio ai francesi di Lactalis ha cambiato le cose. Di fronte al risanamento avviato e in presenza di un complicato contenzioso giudiziario in corso, in passato più volte Alemanno aveva manifestato la volontà di chiudere la partita una volta per tutte con un accordo con Parmalat fuori dai tribunali. Ma se ne è sempre dimenticato. La recente sentenza del Consiglio di Stato lo ha completamente spiazzato, costringendolo a diventare una sorta di asino di Buridano del Campidoglio tra Acea privata e Centrale del latte rifiutata.

Aci Trezza, pescatori di legalità ai voglia a dire che non biHcooperativa sogna esagerare. Ma una così poteva nascere solo qui, ad Aci Trezza. Perché i pescatori hanno un’anima misteriosa in tutte le letterature. Ma le barche hanno un’anima solo in questo paese che sembra un presepe marittimo. Qui dove affondò la Provvidenza di Bastianazzo, nelle pagine più intense dei Malavoglia. In questo villaggio di pescatori che nella sua prefazione il Verga descrisse come “popolo sparuto di tuguri bruni sparpagliati sulla spiaggia bruna, col suo mare che gli fa dinanzi una frangia di spume fervide, e coi suoi scogli che vengono su dalle onde come isolotti torreggianti, bruni anch’essi, i faraglioni”. OGGI quell’atmosfera magica e in dissolvenza ha trovato chi vuole farla rivivere. Una cooperativa chiamata “Gente di mare” guidata da una donna colta e gentile, Stefania Massimino. Fondata nel 1991, ne fanno parte pescatori anziani e giovani, 23 piccole imbarcazioni in totale; di Catania, di San Giovanni li Cuti, di Ognina e di Aci Trezza. E poi un cuoco, dei camerieri e lei, naturalmente, che nel 2007 ha avuto l’idea di aggiungere alle avventure in mare aperto una trattoria appena sopra il porto e che oggi, cinque anni dopo, già sta immaginando nuove imprese. “Come lo chiamiamo questo progetto? Chiamiamolo pure ittiturismo. Non ce ne sono molte di esperienze, in Sicilia si stanno

muovendo i primi passi. C’è un mondo che sta finendo e noi vogliamo salvarne la memoria. In futuro ci sarà l’acquacoltura, il biologo prenderà il posto del pescatore. Ma già adesso sta finendo qualcosa. C’è stato al porto? Ha visto le barche sulla rena? Sono sempre di più in vetroresina. Quelle di legno erano un’altra cosa. I colori dipingevano l’anima delle barche. E anche gli oggetti che ci vedeva decorati sopra, l’occhio, la cesta coi fiori, erano il segno di un’identità da custodire. La barca era uno di famiglia, dipingerla era un atto d’amore. Perciò stiamo immortalando quei colori sulle ceramiche che mettiamo in trattoria. Ma non basta. Io penso che dovremmo iniziare una produzione in grande stile di queste ceramiche, che vadano in giro per il mondo a parlare di noi e della nostra storia. Del nostro mito. Aci Trezza tra Malavoglia e Omero, Polifemo che tira i due massi immensi contro Ulisse e ce li lascia lì in mare, i nostri faraglioni. Da lì si parte. Noi non siamo degli esperti di ristorazione; solo

“Le barche di legno, il ristorante col marsala e le alici fritte. Per non dimenticare chi siamo”

MARCIA PER LA VITA

Cattolici e fascisti col patrocinio

MONDI in via d’estinzione

di Nando Dalla Chiesa

l Tribunale del Riesame ha confermato l’ordinanza di custodia in carcere per Valter Lavitola, coinvolto nell’inchiesta sui finanziamenti all’editoria e sulla corruzione internazionale in riferimento agli appalti a Panama. Non sono stati sufficienti dunque i tre interrogatori ai quali è stato sottoposto Lavitola per modificare l’atteggiamento dei giudici. Negli ultimi due incontri, Lavitola aveva affrontato una serie di argomenti, dalla questione dei finanziamenti al suo ruolo di consulente Finmeccanica, fino ai rapporti intessuti durante la latitanza e la questione dei 500 mila euro, elargiti dall’ex premier Berlusconi all’imprenditore Gianpaolo Tarantini: Lavitola, che si impossessò di tale somma, disse ai pm di averla messa al sicuro nella mani di un amico pescatore a Panama. Una versione che non ha affatto convinto i magistrati.

Stefania Massimino e lo staff del ristorante “Gente di mare”

Ahmed, il cuoco, è un professionista. Io ho dovuto imparare tutto, specialmente andando sulle barche la sera, per conoscere i nostri pescatori e il vocabolario delle cose di mare. I più anziani hanno un rapporto particolare con le loro barche. Mi creda, li ho visti piangere quando, sopraffatti dagli anni e non trovando eredi, hanno deciso di incassare il premio della comunità europea per chi distrugge la barca e rinuncia alla licenza di pesca. Li ho visti soffrire al primo colpo della demolizione. Si impara sempre stando in questa cooperativa. Anche l’imprevedibile. Vuole che glielo dica? Ho imparato perfino che i ragazzi di qui non sanno nemmeno che cosa sia il marsala. Conoscono il rosolio ma non il vino siciliano per eccellenza. È assurdo, no? Per questo noi in apertura di cena serviamo come benvenuto un bicchierino di marsala con del formaggio pepato. Perché l’avrà capito, noi cerchiamo di mettere la nostra filosofia ovunque”.

La signora Stefania si muove come affabile regista tra i tavoli della trattoria. L’espressione intensa si addolcisce man mano che coglie l’interesse dell’interlocutore per un’impresa che non deve essere facile affatto. “GIÀ, UN CONTO sono le idee un conto è realizzarle, soprattutto quando hai mille lacci burocratici, magari una causa penale per un condizionatore che è stato messo copiando pari pari quel che avevano fatto gli altri. Ma ce la stiamo facendo, anche se il mio sogno è quello di tenere aperto pure a mezzogiorno, non solo la sera. Non per profitto, gliel’assicuro, ma per dare lavoro, il cielo sa se ce n’è bisogno da queste parti. E per svolgere meglio il nostro ruolo. Educare al sano, al buono, al bello. Nel nostro piccolo, naturalmente. Fare capire, per esempio, che il pesce povero è meglio. La gente arriva e vuole sempre il pesce spada, ma noi dobbiamo dirle che è imbottito

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di mercurio e di metalli pesanti e che il maggiore potere nutrizionale ce l’ha il pesce azzurro. Infatti i nostri piatti da urlo, se me lo consente, sono le alici fritte, la pasta con le sarde e gli spaghetti col nero di seppia, che ci mettiamo su un cucchiaino di ricotta. Non ne diamo di pesce pescato contro le leggi. Il novellame, ad esempio: ci si fanno delle polpette ottime, ma è proibito tirarlo su. Ecco, il consumatore non dovrebbe chiederne, così nessuno lo pesca più. Noi siamo per una pesca sostenibile. La legalità è importante nel nostro progetto. Per questo come vino diamo solo il Centopassi della cooperativa Placido Rizzotto. Vede, chi entra qui non deve avere l’idea che si spaparanza su una sedia e attacca a mangiare. Deve sentire di entrare in un clima: i pescatori e le loro barche, il mare della notte, il pesce povero, la Sicilia, la storia magica di Acitrezza, la legalità, la bellezza del lavoro”. Con il cielo ormai stellato, in questo luogo alle spalle della chiesa madre del paese, la signora Stefania parlerebbe a lungo. E le parole in lei sembrano barche che partono e cercano una Sicilia diversa, l’isola che non c’è. Ittiturismo. Una volta si chiamavano sogni.

cattolici accanto a Militia Christi e Forza Nuova, con tanto di patrocinio del Comune di Roma. In un clima teso, sfila oggi per le vie di Roma la “marcia per la vita”, la manifestazione anti-aborto organizzata dall’Associazione Famiglia Domani e dal Movimento Europeo Difesa Vita. L’iniziativa intende “deplorare l’iniqua legge 194 che ha legalizzato l’uccisione di 5 milioni di innocenti”. E il Campidoglio ci ha messo il cappello. Anzi, il sindaco Alemanno ha annunciato la sua partecipazione. Decisioni che hanno suscitato le polemiche dei Radicali e del Pd. All’alba di ieri, ad opera degli attivisti per i diritti della donna, Roma si è riempita di cartelli a favore dei consultori.

TELEVISIONE

Condannato il disturbatore dei tg

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ei mesi di reclusione e 3 mila euro di risarcimento alle parti civili per Gabriele Paolini, il disturbatore dei tg. A portarlo in tribunale, tre giornalisti Mediaset. Paolini ha finora incassato 1.500 denunce, una carrettata di sentenze di assoluzioni e solo due condanne in Cassazione.


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ALTRI MONDI

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LA GENERAZIONE PERDUTA D’EUROPA

PANAMA

Polemiche su Lavitola

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l presidente di Panama Ricardo Martinelli ha citato in giudizio il suo vice Juan Carlos Varela chiedendo un risarcimento per 30 milioni di dollari per i “danni e pregiudizi” subiti per le “false” accuse di corruzione contro di lui nell’ambito del cosiddetto “scandalo Lavitola”.

Non basta emigrare (e non solo dall’Italia) per ottenere lavoro di Andrea Valdambrini Londra

arguerite è portoghese, ha 22 anni. Minuta, capelli scuri, parla con voce ferma davanti a un piccolo gruppo di ragazzi nella University College di Londra (Ucl). Racconta una storia tanto disarmante quanto ordinaria per altri ragazzi del suo Paese. “Venendo dal Portogallo, dove l'idea di uno stage che faccia da passaggio intermedio tra università e lavoro non esiste, anche l'idea farne uno non pagato mi è sempre sembrato tanto”. Così, senza che neppure rabbia o rimpianto traspaiano dalla sua voce, Marguerite prova a sottolineare il fatto che in alcuni pae-

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si europei non esiste neanche il concetto di uno stage che serva a raffinare le doti acquisite all’università prima di entrare nel mondo del lavoro, cosa che invece accade ancora in Germania e in altri Paesi del Nord Europa. Stage dopo stage, i giovani sono invece immessi nel tunnel della precarietà senza fine. Uno dei tanti elementi che ci porta a parlare non solo e non più di difficoltà dei giovani a livello di singoli Stati-nazione, ma davvero di un problema del Vecchio continente. È quella di Marguerite la “European lost generation”, la generazione perduta dell’Europa? “La disoccupazione giovanile – conferma Federico Guerrieri, 27 anni di Parma, a capo della sezione londinese dell’ong Euro-

LIBIA allarme immigrazione Italia chiede all’Unione europea un “piano urgente” che L’ministro affronti il tema dell'immigrazione clandestina. Lo farà il degli Esteri, Giulio Terzi, lunedì a Bruxelles. Quello dell'immigrazione, ha detto Terzi, riferendosi a un allarme su un prossimo peggioramento lanciato da Tripoli, è “un tema da affrontare con un piano europeo, che finanzi gli strumenti di cui già dispone l'Ue”. Terzi ha sottolineato che tra Italia e Libia esiste un partenariato che affronta in modo particolare il tema dei flussi migratori. L’Unhcr, agenzia Onu per i rifugiati, ha ribattuto che “sono 15 anni che i flussi migratori nel Mediterraneo si mantengono su cifre elevate e quest’anno i numeri sono piuttosto esigui: sarebbero solo 1.500 le persone sbarcate tra Malta e l’Italia”.

pean Alternatives – è un problema che riguarda ormai tutta l’Europa”. Federico ha organizzato un convegno sul tema e prepara per il 20 maggio un’altra giornata di riflessione sulla precarietà come condizione esistenziale, sempre a Ucl. “I media italiani, continua, raccontano spesso di fortunate esperienze italiane all’estero, tuttavia bisogna essere onesti: non tutte le storie sono di successo”. Basta dare un’occhiata a uno studio sui recenti sviluppi del mercato del lavoro nei 27 paesi dell’Unione condotto dalla Commissione europea nel settembre 2010. DALL’INIZIO della crisi economica il tasso di disoccupazione dell’Europa a 27 era del 20,4%, ovvero 5,2 milioni di giovani disoccupati, dove per giovani lo studio prende in considerazione la fascia di età tra i 15 e i 29 anni. Prima del 2008 invece si fermava a 4 milioni, ovvero il 14,7% della popolazione giovanile attiva. Come se non bastasse, la situazione è ulteriormente peggiorata nell’ultimo anno, mentre sono drammatici anche i recenti italiani: nel nostro Paese la disoccupazione giovanile ha raggiunto, secondo le stime dell’Istat, il picco record del 35,9%. Complessivamente preoccupante il fatto che da un lato, già nel 2009 ben il 40% dei giovani aveva contratti temporanei o precari, dall’altro, sempre nello stesso anno, il 12,4% dei ragazzi di età compresa tra i 15 e i 25 an-

STATI UNITI

Non ci sono solo i “cervelli in fuga”e le storie di successo: anche il modello britannico ormai è in crisi ni si trovava nel limbo del “né scuola né apprendistato/lavoro” che è forse la condizione più disperante. Più virtuosi sul versante dell’occupazione giovanile, i Paesi del Nord Europa, con Olanda e Germania il cui modello regge ancora, anche se c’è da chiedersi ancora per quanto. Ultime Spagna, Grecia, Slovacchia, Repubbliche Baltiche e Italia. Francia e Gran Bretagna navigano in un incerto e pericoloso mezzo. Ed è proprio nel Regno Unito che la situazione è andata precipitando. Complice la crisi, questo Eldorado della forza lavoro giovanile sta diventando, pur mantenendo le sue specificità, in una metafora del Vecchio con-

tinente. Oggi il 22% dei giovani tra i 18 e i 25 anni è disoccupato e circa 100.000 ragazzi sono costretti ogni anno a svolgere stage gratuiti. Non è che a forza di parlar male dell’Italia e dei cosiddetti Pigs si dimentica quello che succede altrove in Europa? Lo testimonia Shiv Malik giornalista del Guardian e co-autore con Ed Howker di un’inchiesta dal titolo Jilted generation: How Britain has bankrupted his Youth (La generazione piantata in asso. Come la Gran Bretagna ha fatto bancarotta dei suoi giovani). Malik ha sentito il bisogno di fondare la Intergenerational Foundation per “promuovere la giustizia tra giovani e vecchi nel mondo del lavoro”, ci dice. “Una situazione drammatica dalla quale è obbligatorio uscire con maggiore attenzione alla formazione dei ragazzi e fermando la deriva degli stage non pagati” conclude Susan Nash, presidente nazionale dei giovani laburisti.

INTERVISTA a Romano Prodi

“È l’Africa la terra della nuova speranza” di Vincenzo Giardina Addis Abeba

i nuovo, in Africa, c’è la speranza”, Dgrattacielo dice Romano Prodi guardando il da 125 milioni di dollari che i cinesi hanno voluto ad Addis Abeba come simbolo di un impegno necessario per l’unità e lo sviluppo del continente. Da questa torre di acciaio che tocca il cielo sull’altipiano etiopico, divenuto a gennaio la nuova sede dell’Unione Africana, l’ex presidente del Consiglio e della Commissione europea è appena uscito. Con la sua Fondazione per la collaborazione tra i popoli, ha coordinato i lavori di una conferenza intitolata “Africa: 54 Stati, una unione”. Il messaggio è che pace, sicurezza e sviluppo economico-sociale sono la stessa cosa e si chiamano integrazione. È un messaggio rivolto anche all’Europa, che dopo aver accolto con entusiasmo le primavere arabe si è voltata dall’altra parte. Nonostante in gioco ci sia anche il suo futuro. Professore, cosa hanno in comune l’integrazione dell’Europa e quella dell’Africa? L’Africa è ancora il più grande problema del mondo. È il continente più povero, con gli indici più arretrati. Ma cosa c’è finalmente oggi? C’è la speranza. D’improvviso. Anche se non possono mettere a posto la situazio-

ne, perché il punto di partenza è molto basso, anni di sviluppo hanno dato all’Africa la speranza. E la speranza è la più grande risorsa che esista. È lo stesso sentimento che fece fare un balzo in avanti all’Europa negli anni 50. Cosa c’era allora? La speranza di potersi risollevare dopo una guerra tragica. Oggi l’Africa ha la speranza di potersi rialzare dopo secoli di umiliazione. L’economista africana Dambisa Moyo sostiene che la crisi dell’Europa e le difficoltà degli Stati Uniti rischiano di colpire anche a sud del Sahara. È una visione pessimista? Oggi lo sviluppo del mondo è di una semplicità estrema. L’Asia e l’Africa si sviluppano forte, gli Stati Uniti un po’, l’Europa niente. Non ha senso mettersi a dissertare perché il tasso di crescita del Prodotto interno lordo della Cina è diminuito dal 9 all’8%. L’Africa

Obama sui gay non convince

(FOTO LAPRESSE)

non dà segnali di cedimento. Il suo tasso di sviluppo non è ‘cinese’ ma resta assai più alto di quello americano ed europeo. L’ipotesi della Moyo è che, se tutto crolla, crolla anche l’Africa. Non è il modo di ragionare. Oggi l’Africa attraversa un periodo di buona crescita. Questo conta ben poco se si considera da quanto in basso parte il continente. Ci vorranno decenni perché le conseguenze dello sviluppo si sentano. Ma il fatto che sia cominciato ha messo in moto la speranza. Nelle città dell’Africa si vede l’inizio di qualcosa di nuovo, politiche per le infrastrutture, per l’energia, la scuola. Tutto questo però finirà presto se non ci sarà una solidarietà politica. È essenziale realizzare un mercato comune e infrastrutture che mettano insieme le economie dei singoli paesi. Non si deve essere pessimisti o ottimisti per de-

Un continente che non sente la crisi

La speranza è la più grande risorsa che esista. È lo stesso sentimento che fece fare un balzo in avanti all’Europa negli anni 50

finizione. Bisogna notare con piacere le novità positive che ci sono e operare perché diventino durature. Cosa resta delle speranze suscitate dalle primavere arabe? Non possiamo ancora dire che quelle speranze siano state del tutto rese vane. La democrazia egiziana è lenta ad affermarsi. Alle elezioni presidenziali mancano poche settimane e al Cairo ci sono tensioni ogni giorno. La Libia è un paese frammentato, pieno di armi, dove è difficile creare strutture di sicurezza comuni. Non possiamo essere ottimisti, ma quello delle primavere arabe non è ancora un processo perduto. In fondo la Tunisia sta riprendendo il suo cammino in modo democratico, dimostrando che gli obiettivi della rivoluzione possono essere raggiunti. Finora è un bilancio con molte ombre e qualche luce. Bisogna sottolineare che l’Europa ha accolto con entusiasmo le primavere arabe ma ha fatto ben poco per aiutarne l’evoluzione positiva. E a sud del Sahara cosa succede? La paura è che le turbolenze libiche si ripercuotano in Mali e in altre aree del continente. Per ora si è trattato di episodi locali ma degni di preoccupata attenzione. Nel complesso, però, lo sviluppo sta dando coraggio alla gente. Gli africani non si dichiarano più perdenti per definizione. È già qualcosa.

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o storico annuncio di Obama di appoggiare le nozze gay s’è rivelato elettoralmente non solo un flop ma forse anche una scelta negativa. Secondo l'ultimo sondaggio Gallup il 60% afferma che la notizia non inciderà sulle intenzioni di voto il prossimo 6 novembre, per il 13% aumentano le chance che si esprimerà a favore del presidente uscente mentre il 26% ha deciso che non lo voterà più.

UCRAINA

In migliaia per la Tymoshenko

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ltre duemila persone si sono radunate in una piazza centrale Kiev per contestare il presidente filo-russo Viktor Yanukovich e chiedere il rilascio dell'ex premier Yulia Tymoshenko, eroina della Rivoluzione Arancione.

IRAN

Condanna a morte per 4 gay

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a Corte Suprema iraniana ha confermato le condanne a morte emesse nei confronti di 4omosessuali, riconosciuti “colpevoli” di pratiche omosessuali. I 4 giovani rischierebbero di essere giustiziati già nei prossimi giorni. Secondo il codice penale islamico sciita, in vigore in Iran, per fatti quali i rapporti omosessuali e l’adulterio sono previste specifiche punizioni, tra le quali anche l’impiccagione e la lapidazione. Secondo la sharia, infatti, l’omosessuale viola la legge di Allah e per questo deve essere punito con la pena di morte. Secondo i siti di opposizione, negli ultimi 10 anni diverse decine di uomini sono stati impiccati perché omosessuali.


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SECONDOTEMPO SPETTACOLI,SPORT,IDEE in & out

TANTI LIBRI PER POCHI

IO SCRIVO, TU SCRIVI, NESSUNO LEGGE

Gp di Spagna Tolta la pole a Hamilton per irregolarità: parte ultimo

Springsteen Parte oggi da Siviglia il tour europeo del Boss

Giro d’Italia Cambia ancora la maglia rosa: è il turno di Hesjedal

Di Natale Il bomber dell’Udinese nel listone di Prandelli per gli Europei

Mentre il Salone di Torino si avvia alla chiusura, i dati del mercato rilevano un calo di lettori. Ma le collane editoriali proliferano, anche per nascondere la crisi di Silvia Truzzi inviato a Torino

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abato italiano al Salone del libro: girone infernale per folla e afa, abbastanza paradisiaco per la visione che offre. Ovvero centinaia di persone, anzi lettori, che si accalcano attorno ai 1200 stand presenti al Lingotto. Dati ufficiali sulle presenze ancora non ce ne sono, ma il sentimento è positivo e quasi certamente si registreranno numeri in salita. Bene, buone notizie nella giornata dei ministri riscaldati (in sovrannumero: si sono visti Ornaghi – unico titolato per delega – Profumo, Cancellieri e Fornero alla seconda apparizione) e della prima apparizione di Roberto Saviano (atteso oggi per l’incontro con Fabio Fazio con cui sta preparando Quello che (non) ho). Insomma, a guardare la moltitudine dei visitatori, verrebbe da essere ottimisti. In realtà l’Aie – l’Associazione italiana editori – aveva dato il giorno dell’inaugurazione numeri piuttosto sconfortanti ancorché noti: il 2011 chiude con un -3,5% a valore sull’anno precedente. LE COSE vanno ancora peggio nei primi mesi del 2012: -11,8% a valore. Nel periodo gennaio-marzo, Nielsen evidenzia un pesante segno negativo, sia sul fatturato (-11,8%, pari a 276 milioni di euro; era 313 milioni di euro lo scorso anno), sia nel numero di copie vendute (-10,8%, pari a 21,1 milioni di copie; erano 23,7 milioni di copie nel 2011). Sembra che aprile sia andato leggermente meglio, ma certo non c’è da stare allegri. Il tutto nonostante lo “sforzo” degli editori che ha portato a una diminuzione (tra ottobre 2011 e febbraio 2012) del prezzo medio dei libri attorno al 7%. La moda del 9,90 euro di copertina ha contagiato praticamente tutti i big: ora Newton Compton – pioniere dei supersconti – ri-

lancia con una nuova collana ultra low cost, “Gli insuperabili”, a 5,90 euro (sono le versioni tascabili dei best-seller pubblicati nei mesi scorsi). Come dire: se la legge Levi impedisce gli sconti sullo scaffale, gli editori corrono ai ripari con i prezzi ribassati all’origine. Quasi un anno fa Marco Cassini, direttore commerciale di Minimum Fax, aveva annunciato il suo programma di decrescita che più o meno così suonava: pubblicare meno, pubblicare meglio. La media italiana della produzione editoriale è un numero che fa un po’ impressione: 58 mila titoli all’anno. Un’invasione. E in questi mesi di decrescita, che è successo a Minimum Fax? “Credo che il tema qualità sia fondamentale”, spiega Cassini davanti allo stand della sua casa editrice. “In questi anni noi, come categoria, abbiamo fatto degli errori: uno su tutti pensare che l’occupazione militare delle librerie fosse la ricetta. Il sovraffollamento di titoli invece intasa il mestiere degli addetti ai lavori, e lo fa a catena: dagli edi-

tori, ai distributori, ai librai, ai critici. E forse non aiuta nemmeno i lettori a orientarsi. Noi abbiamo provato due strade. La prima è stata diminuire il numero: abbiamo ridotto di dieci unità le nostre nuove uscite, su una media di 35 dell’anno precedente. E poi abbiamo cominciato a ripubblicare il nostro catalogo in tascabile. Il risultato è stato buono: il fatturato è rimasto costante. E considerando la crisi, non è male”. GIANLUCA Foglia, direttore editoriale di Feltrinelli, prova a spiegare cosa passa per la testa di un editore nelle traversate burrascose: “Se in tempi buoni si fatturava 100 con 10 titoli, quando il mercato va male si tenta di continuare a fare 100, ma con 12. Perché ovviamente non si vuole smettere di fare fatturati. Però, però: cercare i fatturati con più titoli, affolla di libri che si vendono meno un mercato che così non viene aiutato a svilupparsi. È una reazione abbastanza istintiva che testimonia la crisi, anziché risolverla”. Che fa-

58.000

-11,8%

La media dei titoli stampati in Italia negli ultimi anni

Il calo del mercato nei primi tre mesi 2012 rispetto agli stessi 2011

re, allora? “La crisi, pensiamo noi, si combatte con la qualità. Che non vuol dire fare libri ‘difficili’, ma libri bene confezionati, ben curati, ben tradotti: il libro continuare a essere un prodotto di valore. Noi abbiamo mantenuto il numero di novità che pubblicavamo prima. Nel 2012 pubblicheremo di più, ma solo perché abbiamo nuove collane (le Raf guide di Penguin, i gialli con Fox crime, Save the parents con la Holden). Il fatto che ci sia quantità, è un segno di vivacità. Ma il pubblico nel lungo e medio periodo non premia se non c’è qualità. La questione non è pubblicare meno, ma pubblicare bene”. Stefano Mauri, presidente di Gems, taglia cortissimo: “Si pubblica quel che si ritiene di pubblicare. Voglio dire: noi pubblichiamo ciò in cui crediamo. Abbiamo il 2% del mercato, il 15% di quota sulle novità. Si vede che i nostri titoli piacciono”. Proprio Mauri aveva svelato nel pomeriggio la storia de “Il rumore dei tuoi passi”, romanzo d’esordio della romana Valentina D’Urbano, tra i primi della prima edizione del torneo letterario Io Scrittore e pubblicato da Longanesi: “Io Scrittore, da esperimento si è trasformato in efficace realtà, sintesi tra la selezione meritocratica che l’editore deve garantire ai lettori e l’accesso democratico e aperto garantito dalla rete”.

Lettori al Salone del Libro di Torino (FOTO LAPRESSE)

La grande ammucchiata del cinema

La guerra dei festival arriva a Firenze di Anna Maria Pasetti

mmucchiati e scontenti. L’universo dei cine-festival italiani Adichiarate continua a non darsi pace, sotto il ferro e il fuoco di guerre per collisioni “eclatanti” – Roma vs Torino – o meno clamorose che tuttavia rischiano di spazzare mediaticamente gli appuntamenti più vulnerabili ancorché interessanti. È il caso dello storico Festival dei Popoli (Festival Internazionale del Film Documentario) di Firenze, la cui 53ma edizione (10-17 novembre) coincide perfettamente con le nuove date (9-17 novembre) dello tsunami capitolino ingombro di litigiosi politicanti. E sordo persino al ministro Ornaghi che ieri lo ha bacchettato “Mi pare che Roma abbia privilegiato il proseguimento dei propri interessi”. Soluzioni? Semplice, trattare o morire. Dunque, per sopravvivere, i direttori artistici della kermesse fiorentina, Maria Bonsanti e Alberto Lastrucci, siederanno presto con Marco Müller a un tavolo imbastito di generose “proposte sinergiche”. “Siamo fiduciosi, Müller conosce l’importanza del nostro festival, il più antico sul documentario, altrimenti destinato sia all’invisibilità nei media sia alla rinuncia di autori e opere che magari preferiranno Roma”. Un sotterramento che colpirebbe il cuore economico della faccenda, perché di buttar via i circa 300 mila euro di finanziamenti pubblici al festival non ne vogliono proprio sapere: “Anche se piccolo, ci sentiamo responsabili del budget che MiBac, Regione Toscana, Commissione europea e Comune di Firenze ci hanno affidato. La scorsa edizione, la nostra prima alla guida dei ‘Popoli’ ereditata da Luciano Barisone, ha riscosso un buon successo, il rapporto intimo con la cittadinanza è sempre più forte così come con la rete degli altri festival di documentari nel mondo”. PER SCONGIURARE di annullare oltre cinque decenni di lavoro, Bonsanti e Lastrucci anticipano alcune delle idee che metteranno in campo con gli “invasori” romani. Tra le ipotesi, “proiezioni di anteprime in simultanea nelle due città e la creazione di un itinerario Roma-Firenze per alcuni ospiti internazionali. Insomma cercheremo di intercettare con i nostri interlocutori ogni forma possibile di collaborazione evitando il conflitto e trovando soluzioni non solo al nostro caso ma al bene del “sistema festival” e dei suoi pubblici”. Già, perché il tema è proprio un “sistema festival” troppo funambolico su equilibri sottili (e irrequieti) e dunque vulnerabile all’effetto “slavina”, basta che uno si sposti. Il problema è che la turbolenza festivaliera persevera diabolicamente: è di pochi giorni l’ufficializzazione delle date del 58° Festival di Taormina – fresco di new management – tra il 23 e il 28 giugno, ovvero “sopra” la 48ma Mostra del Cinema Giovane di Pesaro (25 giugno-2 luglio) e il 26° Cinema Ritrovato di Bologna (23-30 giugno), insomma un crash tridimensionale. Nessun colpevole qui dichiarato per affollamenti imbarazzanti e senza senso. Ma tant’è. Giorgio Gosetti, direttore del Courmayeur Noir in Festival, in qualità di presidente dell’AFIC (Associazione Festival Italiani di Cinema) non usa mezzi termini: “È tempo che il sistema dei festival si dia una regolata per non compromettere l’esistenza di un panorama variegato di proposte diverse ma tutte importanti”.


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Domenica 13 maggio 2012

SECONDO TEMPO

+

SALISCENDI

TELE COMANDO TG PAPI

Il megafono del vagito di Paolo Ojetti

g1 T Il ministro Grilli, camuffato da contribuente, dovrebbe andare una volta in una sede dell’Agenzia delle Entrate per discutere di indebite cartelle o, comunque, andare a verificare chi ha ragione e chi ha torto. Ebbene, gli direbbero che l’orario delle visite è solo in due giorni a settimana e solo la mattina. Gli darebbero un appuntamento di là da venire e, il giorno fatale, gli darebbero un numeretto: magari il 198, quando hanno appena ricevuto il signor 12. Tanto è vero questo che la Gabanelli potrebbe parlare con tutti quelli che – di fronte a somme non devastanti – preferiscono pagare piuttosto che subire questo costoso disagio. Il Tg1 alza un fuoco di sbarramento in difesa degli esattori di Stato con due servizi: una porta affumicata a Livorno per Alessio Zucchini e un’intervista di Carolina Casa a una dipendente Equitalia, militante del sindacato di destra Ugl. La signora non viene inquadrata, dice di essere “terrorizzata” e narra di colleghi che, altrettanto impauriti, raccontano di lavorare come esploratori polari, crocerossine. Questi “servizi” televisivi sono tanto pompati quanto dannosi. Ma il Tg1 è così: esce un vagito dalle stanze del governo e si aprono i megafoni.

g2 T Appaiono le preoccupate Severino e Cancel-

lieri seguite dal preoccupato Grilli. Ma, partendo dalla cronaca di Piergiorgio Giacovazzo, il Tg2 fa dì ogni erba un fascio (nessun riferimento, è un modo di dire) attribuendo tutto – Ansaldo ed Equitalia – agli anarchici, che – una volta – erano “anarco- insurrezionalisti”, adesso anarchici e basta. Ma il Tg2 non esagera, sono cronache oneste e sobrie. Fa il salto di qualità subito dopo, con un’inchiesta “rubata” nelle strade di Palermo – vera televisione - dove divampa il lavoro minorile. Bambini che vanno a scuola, fanno gli ambulanti, tornano a casa per fare i compiti e sognano il mestiere di “dottore”. È tornato Oliver Twist.

g3 T Grilli si preoccupa degli assalti a Equitalia. La Cancellieri e la Severino si preoccupano per “l’ escalation del terrorismo”, il che si tradurrà subito in altre scorte, auto blu blindate, ci sarà la fila per diventare protetti e importanti. Poi arrivano 23 tunisini su un barcone e il Tg3 ripesca un servizio di Valeria Collevecchio che è andata nel centro di “accoglienza” di Gradisca, vicino Gorizia. È un lager – dice Valeria – con tanto di sbarre, celle d’isolamento, pagliericci modello “Le ali della libertà”. Da quando esiste, questo Cei è rimasto blindato a giornalisti e telecamere, al di là di quel recinto dove soggiornano immigrati il cui unico delitto è non avere documenti in regola nessuno ha potuto mai ficcare il naso. Equitalia, terrorismo: ma di questi centri chi si “preoccupa”?

Il terzo polo impossibile

di Carlo Tecce

elecom Italia ha mollato Tva La7, un satellite che mangiadenaro pur rafforzandone il potere d’influenza: e non si vedono, però, resse ai banconi per acquistarla. Non dipendente soltanto da quel che rappresenta il canale di Enrico Mentana e Gad Lerner. Sarà che fare il terzo polo in Italia è ancora impossibile. Premessa: le antenne di Telecom Italia Media, la società controllata di Telecom Italia, fanno gola a tanti imprenditori per combinare un affare industriale, e dunque l’interesse del gruppo Espresso di Carlo De Benedetti è quasi naturale. La7 è un cantiere perennemente aperto e per questo trasmette una sensazione di laboriosità e freschezza: chi arriva, chi parte, chi potrebbe tornare. Non è mai uguale a se stessa, La7: può sembrare una qualità, ma anche un limite. Perché il pubblico vive di abitudini e sicurezze. Quando l’azienda ha annunciato il colpaccio Mentana, estate di due anni fa, mentre il Cavaliere entrava in pista per l’ultimo giro, il duopolio Rai-Mediaset poteva vacillare: non crollare, attenzione, non ci è riuscito nessuno in trent’anni. Mentana ha più volte spiegato che un canale senza telegiornale è come uno stato

senza capitale: il telegiornale diffonde notizie, opinioni, affiliazioni. E Telecom ha capito che il 3 per cento di share, un segno di una crescita bloccata in adolescenza, poteva lievitare con qualche investimento. Il tg di Mentana è andato oltre le più ottimistiche previsioni: tant’è che l’ad Giovanni Stella, un dirigente chiamato per tagliare ovunque senza scrupoli, vedeva aumentare di mese in mese l’ingaggio del direttore che prevedeva costanti premi di risultato. Recuperata l’informazione che l’ex direttore Antonello Piroso teneva bassa di share come le percentuale del partito di Francesco Pionati, Telecom Italia ha cercato di investire anche con la creatività comunicativa di Stella che, l’anno scorso, s’aggirava nei mercati televisivi col fare di un direttore sportivo del Real Madrid: compro tutto, vedremo se compro oro. Un po’ faceva davvero, un po’ fingeva con gusto. C’è stato un momento, perché indubbiamente c’è stato, in cui Michele Santoro era praticamente a La7. Quel momento è finito lì. Come l’affascinante terzo polo è naufragaCarlo De Benedetti, presidente del gruppo L’Espresso; tra i possibili acquirenti di La7 è stato fatto anche il suo nome (FOTO EMBLEMA)

to più volte e per motivi misteriosi: il Telesogno di Santoro e Costanzo prima di Vittorio Cecchi Gori, la speranza Telecom prima del mandato di Marco Tronchetti Provera. Il problema: non c’è mai stato un dopo, spesso si accontentano di un forse. Appunto: forse La7 può sfondare. Questa stagione la rete presentava numerose novità: Myrta Merlino, Sabina Guzzanti, Corrado Formigli, Serena Dandini e di nuovo Daria Bignardi. Qualcosa ha funzionato, qualcuno ha toppato. Mentana non è replicabile e l’informazione, che a furia di salottini costa relativamente poco, non può riempire un palinsesto intero. Questo l’errore, se non quello di arruolare Paolo Ruffini, che a Rai3 faceva bene le cose, ma le faceve identiche per un decennio. Però l’indice share, che misura la ricchezza con le stesse approssimazioni del prodotto interno lordo (pil), dice che La7 oscilla fra il 3,5 e il 4 per cento. Un granellino in più che non può insidiare la concorrenza vera, e magari guadagnarci e non sommare debiti. Per infastidire un monopolista qualsiasi vanno spesi tanti soldi per tanto tempo, senza calcolare i rischi. Telecom ha smesso di pensarci: si può discutere e poi decidere se l’ha mai fatto.

LA TV DI OGGI LO SPORT

I FILM 13.10 RUBRICA SPORTIVA Pole Position 13.30 NOTIZIARIO TG1 13.40 RUBRICA SPORTIVA Pole Position 14.00 EVENTO SPORTIVO Automobilismo, Mondiale F1 2012 Gran Premio di Spagna: gara (DIRETTA) 15.45 RUBRICA SPORTIVA Pole Position 16.30 NOTIZIARIO TG1 16.35 VARIETÀ Domenica In - L'Arena 17.45 VARIETÀ Domenica in - Così è la vita 18.50 GIOCO L'eredità 20.00 NOTIZIARIO TG1 20.35 RUBRICA SPORTIVA 5 minuti di recupero 20.40 GIOCO Affari tuoi 21.30 PRIMA TV MINISERIE Titanic - Nascita di una leggenda 23.30 ATTUALITÀ Speciale TG1 0.35 NOTIZIARIO TG1 Notte - Che tempo fa

13.00 NOTIZIARIO TG2 Giorno 13.30 RUBRICA TG2 Motori 13.40 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 2 13.45 VARIETÀ SPORTIVO Quelli che aspettano 15.40 VARIETÀ Quelli che il calcio 17.00 NOTIZIARIO TG2 L.I.S. - Meteo 2 17.10 RUBRICA SPORTIVA RaiSport Stadio Sprint 18.00 RUBRICA SPORTIVA 90° Minuto 19.45 TELEFILM Il Clown 20.30 NOTIZIARIO TG2 20.30 21.00 PRIMA TV TELEFILM N.C.I.S. 21.45 PRIMA TV TELEFILM Hawaii Five-0 22.35 RUBRICA SPORTIVA La Domenica Sportiva 1.00 NOTIZIARIO TG2 1.20 RUBRICA RELIGIOSA Protestantesimo

12.55 RUBRICA Lezioni dalla crisi 13.25 CULTURALE Il Capitale di Philippe Daverio 14.00 NOTIZIARIO TG Regione - TG3 14.30 ATTUALITÀ In 1/2 h 15.00 NOTIZIARIO TG3 L.I.S. 15.05 EVENTO SPORTIVO Ciclismo, 95° Giro d'Italia 8a Tappa: Sulmona - Lago Laceno. 229 km (DIRETTA) 17.00 RUBRICA SPORTIVA Processo alla tappa 18.05 VARIETÀ Per un pugno di libri 19.00 NOTIZIARIO TG3 TG Regione - Meteo 20.00 VARIETÀ Blob 20.20 ATTUALITÀ Pronto Elisir 21.30 ATTUALITÀ Report 23.25 NOTIZIARIO TG3 TG Regione 23.40 RUBRICA Cosmo 0.40 NOTIZIARIO TG3 Meteo 3

20.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 21.00 NOTIZIARIO News lunghe da 24 21.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 21.30 RUBRICA Prima Serata 21.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 22.00 ATTUALITÀ Magaziene del giorno (REPLICA) 22.24 NOTIZIARIO Approfondimento 22.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 23.00 RUBRICA Il punto + Rassegna stampa 23.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 23.30 RUBRICA Il punto + Rassegna stampa 23.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 0.00 NOTIZIARIO News lunghe da 24 0.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo

/ Il momento di uccidere

Rete 4 21,30

16.45 TELEFILM Il tenente Colombo 18.55 NOTIZIARIO TG4 Meteo 19.35 SOAP OPERA Tempesta d'amore 21.30 FILM Il momento di uccidere 0.35 FILM Il postino suona sempre due volte 2.55 FILM Harem Suare

18.30 NOTIZIARIO Studio Aperto - Meteo 19.00 RUBRICA Bau Boys 19.40 FILM Librarian 3 La maledizione del calice di Giuda 21.30 DOCUMENTARIO Wild Shock 0.20 RUBRICA SPORTIVA Controcampo - Linea notte - Ultima puntata

18.00 TELEFILM L'ispettore Barnaby 20.00 NOTIZIARIO TG La7 20.30 ATTUALITÀ In Onda 21.30 FILM Julie & Julia 23.30 NOTIZIARIO TG La7 23.35 NOTIZIARIO TG La7 Sport 23.40 FILM Il segreto di Vera Drake 1.55 RUBRICA Bookstore

/ Julie & Julia

 GP di Spagna - Mondiale di F1

Julie, scrittrice mancata, è una trentenne annoiata da un lavoro asettico. Per spezzare la monotonia della propria esistenza, decide di cucinare, nell'arco di un anno, le 524 ricette inserite in “Mastering the Art of French Cooking”, il capolavoro culinario scritto dal Julia Chilad nel 1961... La pellicola si ispira ai libri “Julie & Julia. 365 giorni, 524 ricette, una piccola cucina” e “My Life in France”.

Il Circus della Formula Uno arriva vicino a Barcellona sul circuito del Montmelò per il Gran Premio di Spagna. Favorito d’bbligo per la vittoria finale il campione del Mondo in carica Sebastian Vettel, che già nell’ultima gara ha dimostrato di aver superato il momento difficile. Saranno della partita anche i due piloti della McLaren e quelli del Mercedes, mentre le speranze italiane sono riposte nel ferrarista Alonso.

La7 21,30

SCC= Cinema Comedy SCF= Cinema Family SCM= Cinema Max

18.35 La fiera della vanitàSCP 19.05 Immaturi SCC 19.10 Mamma, ho preso il morbillo SCF 19.10 The Hole SCM 19.20 Streetdance SC1 19.20 The New Daughter SCH 21.00 Ricky & Barabba SCC 21.00 Una moglie per papà SCF 21.00 Unstoppable SCM 21.00 Prima tv Il fidanzato della mia ragazza SCP 21.10 L'ultimo dei Templari SC1 21.10 The Experiment SCH 22.35 Il pesce innamorato SCC 22.35 Un giorno per caso SCP 22.45 Supercop SCM 22.55 Scream 4 SC1 22.55 Bubble Boy SCH 23.00 Rat Race SCF 0.10 Sex Therapy SCC 0.20 Colpo doppio SCM 0.25 Meltdown SCH 0.30 Beauty Shop SCP

SP1= Sport 1 SP2= Sport 2 SP3= Sport 3

14.55 Calcio, Serie A 2011/2012 38a giornata Juventus SP1 - Atalanta (Diretta) 15.55 Calcio, Premier League 2011/2012 38a giornata Manchester City - QPR (Diretta) SP3 16.30 Tennis, ATP World Tour Masters 1000 2012 Madrid: SP2 finale (Diretta) 20.00 Tennis, ATP World Tour Masters 1000 2012 Madrid: SP2 finale (Replica) 20.40 Calcio, Serie A 2011/2012 38a giornata Lazio SP3 Inter (Diretta) 22.00 Basket, NBA 2011/2012 Playoff, gara 7 LA Lakers - DenSP2 ver Nuggets (Replica) 1.00 Arti marziali, Ultimate Fighting Championship Diaz vs SP3 Miller (Replica) 2.00 Baseball, Major League 2012 Texas Rangers - LA Angels SP2 of Anaheim (Diretta)

PROGRAMMIDA NON PERDERE

TRAME DEI FILM

Canton, Mississippi.Tonya Hailey, una bambina di 10 anni, viene brutalmente violentata da due razzisti, James Louis Willard e Billy Ray Cobb. Carl, il padre di Tonya, vuole evitare che i due possano farla franca e decide di ucciderli. Arrestato, viene rinviato a giudizio.Al suo fianco l’avvocato e amico, bianco, Jake Tyler Brigance. In aiuto di Jake arriva anche una rampante studentessa in legge.

18.00 TELEFILM I Delitti del Cuoco 20.00 NOTIZIARIO TG5 Meteo 5 20.40 VARIETÀ Paperissima Sprint 21.30 FICTION Caterina e le sue figlie 3 23.30 FILM Miss Detective 1.30 NOTIZIARIO TG5 Notte - Meteo 5 Notte

SC1= Cinema 1 SCH= Cinema Hits SCP= Cinema Passion

/ Il postino suona sempre due volte Frank Chambers un vagabondo, arriva nella stazione di servizio di un immigrato greco e di sua moglie. Ben presto però fra Frank e la donna nasce una irrefrenabile passione e insieme progettano l’omicidio del greco. Ma quando le cose sembrano andare per il meglio, Frank si tradisce e viene condannato a morte. Quarta e più recente trasposizione dell’omonimo romanzo culto di James M. Cain.

Rete 4 0,35

Rai 1 14,00

 Cosmo

 Report Avvocati, notai, direttori di banca, commercialisti, esperti contabili, sono i professionisti che ogni giorno maneggiano tantissimo denaro e i vari servizi offerti ai cittadini. Dovrebbero svolgere anche funzioni di controllo perché oltre al fatto che i loro studi sono osservatori privilegiati, proprio in quanto professionisti che maneggiano milioni di euro, sono sottoposti agli obblighi di contrasto al riciclaggio previsti dalle legge.

Rai 3 21,30

Homo sapiens: un’unica specie, nessuna razza.Almeno questo è quello che la scienza ci dice oggi e che la storia ci ha insegnato definitivamente a capire. Ma quali sono i meccanismi mentali che producono il razzismo? E se la scienza dice che siamo tutti uguali allora cosa determina le differenze tra i popoli? E quali sono i pericoli della manipolazione genetica? Del razzismo e della paura del diverso, tra scienza e storia.

Rai 3 23,40


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Domenica 13 maggio 2012

SECONDO TEMPO

PIAZZA GRANDE Manca sempre un miliardo di Furio

Colombo

engo subito al punto. Rifletterò, come tutti coloro che stanno scrivendo o parlando in questo momento, sul vuoto in cui stiamo vivendo, persone screditate, idee ovvie o usate, e un mare di preannunci del peggio e di esortazioni al meglio che ormai viaggiano esclusivamente enunciate in cifre. Ma alla fine giungerò a una conclusione che irrita molti, in questa Italia desolata. Dirò che, in tanto vuoto e in tanta confusione, continuano a incuriosirmi (diciamo pure a interessarmi) i Radicali con cui pure concordo sì e no al 50 per cento. Dirò anche la ragione: tuona la denuncia, si scatena il dissenso. Ma resta questa cosa in più: la loro conclusione non è mai “fate qualcosa”, il loro tipico messaggio è “facciamo qualcosa, adesso, o per Regina Coeli o per il Tibet. Noi – e tutti coloro che vogliono unirsi – adesso e subito”. Ma vediamo il diario di una nostra giornata.

V

PER PRIMA cosa noti una inerzia che ha qualcosa di magico, e che blocca qualunque evento, salvo la routine di sopravvivenza organizzata (improvvisata) da un governo lontano che continua a non rivelarsi. Di tanto in tanto (circa una volta alla settimana) si leva il grido “La legge è questa”. La legge, di cui non si conosce il capo o la coda o le vere conseguenze, viene prontamente approvata e va via, chissà dove, per chi, o contro chi. Quando si sentono le proteste dei malcapitati cittadini colpiti da quella legge, è tardi per riparare e di solito seguono condoglianze. Sto descrivendo una macchina a cui mancano pezzi (un'idea del prima e del dopo) e che quindi funziona con difficoltà e di-

sagio, come una protesi misurata male. Provo a inventariare. Primo, il governo. Possiamo (e dobbiamo) dire ancora una volta che questo governo viene dopo un circo di giocolieri e profittatori, pessimi ma anche incompetenti, e dunque non può che essere migliore. Ma chi sono? In Parlamento i banchi del governo restano, quasi sempre, quasi del tutto vuoti, le risposte del governo, se ci sono, sono vacue e gentili, c'è l'istintivo schermarsi dei consigli di amministrazione, una esposizione o rendiconto che è sempre di numeri, senza alcun argomento di merito (contenuto), si tratti di F-35 da acquistare o di anziani da assistere. Di solito manca un miliardo (la cifra qui indicata è simbolica), altrimenti il caso si potrebbe risolvere. Secondo, il Parlamento. È diventato una macchina strana in cui il dovere di non contrapporsi (per poter dare insieme il voto che sostiene il governo) esclude dibattito o approfondimento di qualunque argomento. Ogni cosa che dite (sto facendo la parodia dei processi americani) potrebbe rivolgersi contro di voi. Infatti se provi ad andare a fondo di una questione c'è il rischio che “loro” non votino o votino contro, facendo saltare il governo. E così i discorsi alla Camera o al Senato diventano arte varia. E proporre qualcosa di diverso da ciò che è già prescritto dalla legge in esame, proposta esclusivamente dal governo, è comunque un pericolo. Potresti anche raccogliere un certo favore. Ma, ti fanno osservare, comunque manca un miliardo. Terzo, “il provvedimento”. Si chiamano così le leggi, mentre si discutono e si votano in Parlamento. Qui però bisogna tener conto che non si sta disegnando un Paese o anche una piccola parte di es-

L’armata cattolica si è dissolta di Marco Politi

i è persa per strada la riscossa cattolica annunciata con squilli di fanfare a Todi. Sette mesi dopo non c’è traccia di ripresa bianca nel microcosmo variegato delle elezioni comunali e provinciali. Anzi, molti esponenti anonimi, volonterosi e “normali” del Movimento 5 Stelle si sono impadroniti di temi antichi del cattolicesimo di popolo: risparmio, partecipazione, taglio delle prebende, etica di una buona amministrazione. La Chiesa italiana si dovrà interrogare un giorno sulle sue responsabilità nell’aver permesso che fosse logorato quello spazio “medio” del Paese, fatto di onestà e voglia di lavorare per il bene comune. In questi anni l’area moderata è stata distrutta dall’estremismo berlusconiano e leghista. E un ruolo

S

non secondario nel tollerare la deriva verso lo sfascio è stata la copertura offerta al centro-destra dalla gerarchia ecclesiastica sotto la guida di Ruini. Al di là di qualche sporadica critica. L’AREA moderata, quel ceto medio che costituisce il baricentro delle società occidentali, è stata distrutta dallo scardinamento del senso di legalità, dall’impoverimento delle famiglie – nonostante gli elogi all’istituto familiare usati per bloccare la legalizzazione delle coppie di fatto – dall’aver consentito alle imprese di creare precariato di massa, dall’aver lasciato decadere la scuola pubblica, dal non avere salvaguardato rigorosamente l’etica pubblica. Ora masse di uomini e donne in carne ed ossa, smarriti, arrabbiati, schifati, fuggono nell’astensione o usano il voto come grido di protesta o per indicare

so. Si stanno mettendo in ordine i conti. Come? Le regole, come in un concorso, vengono date dall'esaminatore al momento della prova. Quindi, la bravura che ti viene chiesta non è politica e non esprime, bene o male, una filosofia della vita, di un Paese, di un partito o legislatore. È UNA SORTA di grande gioco di parole incrociate. Se la frase già scritta autorevolmente dal governo nelle caselle è “pareggio di bilancio” devi agganciarti a una di quelle lettere o consonanti per giocare. E fingerai di non avere sentito l'ammonizione di Paul Krugman: “L'Europa si sta suicidando come i suoi piccoli imprenditori. Ma lo fa credendo di salvarsi”. E alla fine si scopre che tutto procede, che stiamo migliorando. Purtroppo manca sempre un miliardo.

La politica italiana è ridotta a numeri e quando si cerca di risolvere un problema la risposta è sempre: non ci sono soldi In questo vuoto, i Radicali sono gli unici che non ammettono alibi A 7 mesi da Todi, le amministrative hanno seppellito sotto un “cumulo di macerie” l’idea di un nuovo soggetto unitario: i partiti non si scelgono più per ragioni di fede e i credenti hanno votato di tutto la prospettiva di una politica purificata. L’idea che il “soggetto cattolico” potesse ereditare il comando, approfittando del crollo del berlusconismo, svanisce in “quel cumulo di macerie” del moderatismo che Pier Ferdinando Casini ha avuto l’onestà di riconoscere. Se poi qualcuno fra i partecipanti di Todi – e ce n’erano – accarezzava il progetto di un movimento confessionale nuovo di zecca, può lasciare perdere. L’Italia resta bipolare. Dunque era motivata la pru-

In una situazione strana come questa, i Radicali mi interessano persino se dissento da ciò che essi dicono sui sindacati o sulla Camusso. Vedono il baratro e gli errori, e quel di più di terreno fertile per gli errori che chiamano “illegalità pervasiva e costante”. Si sono fatti una piccola fama di persone che fanno bene i conti. Sanno che – in ogni caso – mancherà un miliardo. Però, per loro, questa non è una buona ragione per non sapere che cosa significa, alle quattro del mattino, “sgombero di un campo rom”; questo non è un alibi per approvare il costosissimo trattato con la Libia e il crimine dei respingimenti in mare; questo non autorizza i mandanti delle falsificazioni di liste elettorali a governare. Sappiamo che propongono una legge elettorale (il cosiddetto “sistema americano”) e meritano almeno una risposta se non altro per il fatto di restare inerti a lasciar passare il tempo. SAPPIAMO che sono contro il finanziamento pubblico ai partiti (con un referendum che li ha sostenuti in modo clamoroso). Sappiamo che ricevono sostegno pubblico per Radio Radicale (si possono calcolare i costi ora per ora di trasmissione, “del servizio pubblico”) e, in questa radio tutto è aperto a tutti, e informa su tutto, anche contro se stessa. Insomma, ecco la differenza, che non sarà enorme e non salva il mondo. Ma chi soffre di isolamento e di solitudine, (che sono i mali più gravi di questa Italia) tra i Radicali trova il pensiero fisso, quasi ossessivo, degli altri (che una volta era l’impegno delle chiese): vivere, morire, difendere i propri diritti umani e civili, sottrarre chiunque alla pena ingiusta. Nei partiti, che chiameremo “normali”, si continua a discutere sul prossimo leader.

Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi (FOTO LAPRESSE)

“Matteo Renzi, il quaquaraquà” Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera che Lorenzo Conti, figlio dell’ex sindaco di Firenze, Lando Conti (ucciso a 52 anni dalle Br, nel 1986), ha inviato al nostro giornale di Lorenzo

Conti

ieci febbraio 2011. A Firenze, nel “Salone dei Duecento”, si celebra il 25° anniversario dell’assassinio di mio padre Lando Conti (ex sindaco di Firenze) da parte delle Brigate Rosse – Partito comunista combattente. Alla presenza della famiglia, del Prefetto, delle cariche istituzionali della città e di tanti cittadini, il sindaco Renzi affermava: “Entro il 2012, un luogo simbolo di Firenze sarà intitolato alla memoria di Lando Conti... È dovere di questa amministrazione trovare un simbolo concreto in memoria di un fiorentino che amava la sua città e aveva voglia di proiettarla nel futuro, affinché la memoria non sia soltanto un optional di Firenze”. Bene, ormai sono passati 15 mesi e ancora non si è fatto niente e neppure si è iniziato a parlarne. Ancora oggi a Firenze, dopo 26 anni, a Lando Conti è intitolato uno squallido “largo” capolinea del bus n° 1 A. Era necessaria questa mancanza di rispetto al dolore altrui e alla figura di un uomo dello Stato? A cosa è servito tutto ciò? Non chiedo al sindaco Renzi delle eventuali spiegazioni né tantomeno pretendo delle scuse a noi figli, alle istituzioni e ai cittadini. Esigo però dal sindaco Renzi e, sottolineo ESIGO, il rispetto per la figura di un uomo che ha sacrificato la propria vita a difesa della Patria e delle Istituzioni. Tale rispetto lo deve a Lando e a noi figli, che in questi lunghissimi 26 anni abbiamo ascoltato soltanto tante, troppe promesse NON mantenute. Quindi, come diceva Sciascia ne Il giorno della civetta “Ci sono uomini, mezzi uomini, ominicchi e quaquaraquà”. Per quanto mi riguarda il Dott. Renzi è un “quaquaraquà” e questo deve essere portato a conoscenza di tutta la città. Colgo altresì l’occasione per ringraziare il Consigliere Comunale Marco Stella per aver richiesto al Consiglio Comunale l’intitolazione di una stanza all’interno di Palazzo Vecchio. Ecco la riprova di due volti e due concezioni di “Cultura dello Stato”.

D

gli ultimi 15 anni. Soltanto che molti nella gerarchia ecclesiastica e fra gli aspiranti rifondatori di un cattolicesimo politico non ne hanno voluto testardamente tenere conto.

denza del presidente della Cei, cardinale Bagnasco, quando l’ottobre scorso in Umbria si attestò realisticamente sull’unica posizione possibile. Interloquire con la società così com’è. “La comunità cristiana – disse – deve animare i settori pre-politici nei quali maturano mentalità e si affinano competenze, dove si fa cultura sociale e politica”. Un approccio differente da certe frettolose indicazioni provenienti dal Vaticano, che pretendevano di decretare la fine della dispersione dei credenti nelle varie aree politiche per spingerli a una forzosa convergenza. Il voto di maggio, invece, riconferma che i cattolici dividono il loro voto su tutto l’arco delle proposte elettorali. Da Pdl e Lega all’Udc, al Pd, ai partiti di Grillo, Vendola e Di Pietro. È un trend annunciato dalle inchieste sociologiche ripetutesi ne-

ANCORA nel dicembre scorso un’inchiesta Ipsos per conto delle Acli certificava che per il 61 per cento dei cattolici la propria coscienza prevale sulle indicazioni dei vescovi, mentre il 62 per cento ritiene che un’“organizzazione dei cattolici è sbagliata, non bisogna confondere religione e politica”. È tramontata perciò la prospettiva di un impegno dei movimenti cattolici nell’ambito socio-politico? Forse no. Piuttosto è mutato radicalmente lo scenario. Sepolta appare la stagione di un cattolicesimo politico guidato dai vescovi. Fuori dalla storia è la tendenza, tuttora perdurante in gran parte dell’associazionismo, di attendere l’imbeccata dalle gerarchie. L’unica strada percorribile appare quella del rischio e della responsabilità in prima persona. Come fanno i fedeli, che si danno alla politica negli Stati Uniti o in Francia, senza aspettarsi benedizioni dall’alto. Si apre lo spazio per movi-

menti che sanno mobilitarsi e mobilitare su tema precisi, unendo credenti e diversamente credenti. Come è stato il referendum sull’acqua, che ha visto lottare insieme l’associazionismo cattolico e laico. Lo stesso potrà o potrebbe accadere su questioni riguardanti il lavoro giovanile, il sostegno alla famiglia come nucleo sociale (nelle sue forme vecchie e nuove, senza fumisterie ideologiche), l’ambiente, la riforma dello Stato. Esistono sottotraccia nella galassia cattolica molte energie e idee. Il loro ruolo non è finito ,a patto di rendersi conto che è finita l’epoca della delega. O delle timidezze. Come le Acli che hanno rinunciato a premere per il contratto d’ingresso prevalente per il lavoro giovanile. Nelle urne gli italiani non si dividono più tra cattolici e non cattolici, ma in base alle richieste e alle proposte. Il “soggetto unico cattolico” è tramontato. Definitivamente. Resta la scena per tanti protagonisti cattolici. Se hanno qualcosa da dire. E magari evitano di ammantare di cristianesimo – come Formigoni e Cl – lobbismo e manovre di potere.


Domenica 13 maggio 2012

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SECONDO TEMPO

BOX

MAIL Il M5S unica alternativa alla casta dei partiti In me non c'è alcun grillino, anzi. Non credo che Grillo avrebbe avuto questo risultato se solo si fossero avviate poche cose di quelle contenute nella proposta “politica” di Grillo e condivise ormai, dal 90% degli elettori italiani (solo i sordi e i ciechi continuano a non voler sentire e non voler vedere). Molti come me che conosco, non hanno votato per il Movimento 5 Stelle, né pensano di votarlo in seguito. A Grillo poi rimproveriamo due cose in particolare: l'esasperata chiusura verso altre espressioni organizzate della sinistra e i troppi “vaffa”. Tuttavia se prima delle prossime elezioni alcuni punti importanti della politica del Movimento 5 Stelle (quella dell'antipolitica grillina è la più grossa idiozia partorita dall'attuale “casta” dei partiti per suicidarsi) non avranno trovato piena attuazione, voteremo in massa per quel movimento, anzi faremo campagna elettorale per l'unica, reale speranza di cambiare le cose. Carlo De Lisio

Passera riconosce il disagio sociale, i partiti no Vorrei fare un plauso al ministro Passera, che in versione “populista” è tornato con i piedi per terra, al contrario dei suoi colleghi al governo e ha fortemente dichiarato che in Italia attualmente c'è una tensione e un disagio sociale da non sottovalutare. Il ministro ed ex banchiere ha pure detto che nel nostro “bel” Paese ci sono troppe tasse da pagare, la disoccupazione è allarmante,

Furio Colombo

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aro Furio Colombo, leggo sul Corriere della Sera del 10 marzo che ci sarà un nuovo Giorno della Memoria, e che il giorno prescelto sarà il 6 marzo. Ma non c’era già un “Giorno della Memoria” e non era stato indicato il 27 gennaio, con una legge che, se non sbaglio, porta il suo nome? Sergio e Valeria

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È VERO, la legge che istituisce il 27

gennaio come “Giorno della Memoria” della Shoah, è un fatto della vita italiana ormai da dieci anni. Ma l’informazione appresa dal Corriere della Sera è corretta. Annuncia la “Giornata” europea dei Giusti, che porta la firma di molti deputati europei e si deve all’iniziativa dello scrittore italiano Gabriele Nissim (l’autore di un non dimenticato “L’uomo che fermò Hitler”) e che intende ricordare coloro che hanno dato o rischiato la vita per salvare i perseguitati e per fermare lo sterminio e che sono detti, nel linguaggio israeliano del Yad Vashem (il grande luogo di memoria della Shoah a Gerusalemme) “i Giusti”. Leggo però nel testo di Antonio Carioti, che presenta l’importante iniziativa, un deragliamento che mi sembra fuori posto e sorprendente, considerando che era stata richiesta anche la mia firma. Cito: “Abbiamo dovuto superare le resistenze di chi, coltivando una visione indulgente del comunismo sovietico, rifiuta di accostare il Gulag alla soluzione finale hitleriana; quelle di chi ritiene che porre la Shoah accanto ad altri orrori novecenteschi finisca per banalizzarla; quelle di chi preferisce tenere un profilo basso sul genocidio degli armeni per non compromettere i rapporti con la Turchia. Ma alla fine ce

IL FATTO di ieri13 maggio 1940 Potere della sintesi. E delle parole. Pietre, a volte, o addirittura pietre miliari come quelle epiche e citatissime pronunciate da Winston Churchill il 13 maggio 1940 alla Camera dei Comuni in uno dei momenti più duri della storia inglese. Dismesso l’inconcludente Lord Chamberlain e diventato premier e ministro della Difesa, Sir Winston vecchio e risoluto combattente, ma anche “noto polemista e battutista al fulmicotone”, presentando il nuovo governo, aveva chiosato il suo discorso inaugurale con una frase rimasta negli annali “...non ho altro da offrire che sangue, fatica, lacrime e sudore...”. Un appello teatrale quanto efficace nel giorno in cui, dopo il blitz nazista in Belgio, le corazzate tedesche penetravano in Francia attraverso le Ardenne, smascherando la vera natura dell’escalation hitleriana, non più fenomeno bizzarro e fastidioso, ma minaccia mondiale contro la quale attrezzarsi. La storia ci racconta come andò a finire, così come ci ricorda che il grido di Churchill non fu solo predica retorica, ma richiamo crudo e pragmatico alla realtà. Tornato in auge, in tempi di crisi, anche in casa nostra, come aforisma simbolo di sofferenze annunciate. Sia pur depurato delle parole “fatica e sudore”. Giovanna Gabrielli

7-8 milioni di italiani sono senza lavoro e non lo cercano neanche più e la crescita è stagnante. Ma l'esponente del governo Monti è fiducioso sulla ripresa economica della nostra Repubblica. Beato lui, ma è anche vero, come sostiene il ministro Passera, che abbiamo

delle “eccellenze” commerciali come il turismo, la moda e l'agroalimentare, tutte ancora da sviluppare e da vendere nei migliori dei modi. Basta però incentivarle, tutelarle creando occupazione senza tassarle più del dovuto. Intanto i partiti tradizionali stanno alla fine-

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l’abbiamo fatta”. Se è così, è doveroso dissociarsi. Infatti la motivazione della legge 211 sul “Giorno della Memoria della Shoah”, votata all’unanimità dalla Camera dei deputati (luglio 2000) e a grande maggioranza dal Senato, nelle brevi note di introduzione recita: “La Shoah è un delitto italiano. Ebrei italiani privati di ogni diritto umano e civile dalle leggi razziali italiane, sono stati mandati a morire nei campi di sterminio nazisti (ma anche nella italiana Risiera di San Saba di Trieste) da militi fascisti e polizia italiana. “Giusti”, in Italia, sono stati coloro che hanno rischiato o trovato la morte violando le leggi del regime fascista, firmate (unico caso in Europa) da un re italiano. La presunta “resistenza di chi coltiva una visione dei Gulag sovietici” è una immeritata offesa che va respinta, perché falsa, stupida, priva di senso. Non esiste una persona al mondo che abbia pensieri benevoli per i gulag. Ma ne esistono molte, anche in Italia, che negano le leggi razziali e lo sterminio italo-tedesco di tutti gli ebrei d’Europa, compresi gli ebrei italiani, a cura del regime fascista italiano. Una simile formulazione è offensiva e impedisce ogni adesione, ed è bene che i deputati europei italiani ne prendano atto, e si sottraggano da questa iniziativa che è nata bene e finisce in modo inaccettabile. Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano 00193 Roma, via Valadier n. 42 lettere@ilfattoquotidiano.it

Rolando Marchi

Grillo come la Lega, ma ci dia più proposte

Francesco Degni

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Renata Franchi

I nostri errori In merito all'articolo “Tre moschettieri contro Casini” si precisa che le parole attribuite al direttore del Futurista, Filippo Rossi sono in realtà contenute in una lettera indirizzata allo stesso Rossi e pubblicata sul Futurista. Fabrizio d’Esposito

Diritto di Replica Caro direttore, il signor Marco Travaglio è un grande professionista, del pettegolezzo e del discredito. Non ho mai detto quella frase che lui riporta a pag. 4 del Fatto (11 maggio 2012) e che ha recitato nel programma del suo compagno Santoro (della serie “non si butta niente”). Ho solo affermato a un ascoltatore che si è degli allocchi se non si fa una verifica delle affermazioni del suo guru. Grillo avrà pure ragione per certe cose ma non è la Bibbia: quindi è necessario (sempre) verificare e confrontare tutte le opinioni. Poi ognuno è libero di credere a chi vuole. Ma il vicedirettore adesso si deve guadagnare il pane screditando a destra e a manca. Ora che non c'è più un nemico se lo deve “inventare”. Ma non è facile. Tempi duri. Chissà perché quando parlo bene di Grillo (mi è capitato più volte negli ultimi tempi) o quando invito esponenti del Movimento 5 Stelle, non vengo citato. Gli “allocchi” hanno proprio colpito? Aldo Forbice

LA VIGNETTA

stra, non sanno che hanno perso la credibilità degli italiani. Come dice l'equilibrato parlamentare Arturo Parisi: “Quando si crede di aver vinto, invece, si è perso, si è perso due volte”.

Mi sembra che Grillo sia la fotocopia della Lega prima maniera. Sono state solo le teste di ariete per entrare nel palazzo e poi Bossi si è aggregato al carro della classe privilegiata assaporando gli agi e i privilegi della nuova aristocrazia. La sua unica proposta politica è stata il federalismo, proposta nebulosa e inattuabile in un Paese spolpato dalla sua stessa classe politica. Grillo fa una protesta legittima, ma gli manca la proposta politica. Non basta protestare: qual è la proposta politica? Eliminare gli sprechi e i privilegi va bene, ma senza una proposta chiara temiamo che sia il bis della Lega. Infatti, Grillo i voti li prende al nord come la Lega, togliendo molti voti ai padani, nelle zone i cui abitanti non si rassegnano a capire che l’Italia è un Paese unico e indivisibile da oltre 150 anni.

click le banche individuano il percorso e personalmente desidererei conoscere i nomi dei fortunati.

Ma certo, come no: uno dà dell'allocco a un ascoltatore che parla del V-Day, poi dice che Grillo guadagna 4 milioni di euro l'anno da quando è impegnato in politica (mentre li guadagnava due anni prima che si impegnasse in politica), il tutto in un programma del “servizio pubblico”, e poi i professionisti del discredito sono gli altri. Resta da capire di che cosa sia professionista l'autore della missiva: non certo della lingua italiana (“Ho solo affermato a un ascoltatore che si è degli allocchi se non si fa una verifica delle affermazioni del suo guru”). Il fatto poi che ultimamente gli capiti sempre più spesso di parlar bene di Grillo, fa sospettare che sia un professionista del vero sport nazionale: quello che Flaiano definì “salto sul carro del vincitore”. Dovremmo farne una disciplina olimpica. (m. trav.)

Diritto di Replica/2 Marco Travaglio mi ha dato del voltagabbana per un mio corsivo pubblicato su Libero e titolato “Il grillino che è in me”. Ha elencato molte mie passate uscite anti-grilline che in questo modo avrei a suo dire contraddetto. Mi tocca precisare – anche se Travaglio lo sa già, e infatti è in cattiva fede – che non solo non sono diventato minimamente grillino, ma che ripeterei tutto quanto detto e scritto in passato, ripeto: tutto. Il riferimento al “grillino che è in me” era chiaramente (chiaramente) un tentativo di immedesimazione nell'elettore che ha votato per il comico secondo riflessi che ho cercato di spiegare, e che vanno compresi come buona parte dei politici non ha fatto: non era certo un riferimento personale, visto che oltretutto non ho neppure votato perché vivo a Milano. Allo stesso modo, in passato, altri hanno scritto o accennato al “Berlusconi che è in me” (in noi) e al “Di Pietro che è in me” e persino al “Travaglio che è in me”, questo con evidente rimando a estemporanei moti dell'animo che non per forza si traducono in comportamenti e nuovi orientamenti. A me pareva chiaro, ma forse per qualche suo lettore potrebbe non essere così. Filippo Facci

Poveretto, come s’offre . (m. trav.)

IL FATTO QUOTIDIANO via Valadier n. 42 - 00193 Roma lettere@ilfattoquotidiano.it

Gli assegni di Lusi: chi ne ha beneficiato? Dei due partiti ladroni sappiamo quasi tutto, ma qualcosa viene dimenticato, spero non volutamente, e me ne dolgo. La Lega ha espulso due o tre personaggi e fatto rientrare in cassa gli investimenti (almeno bizzarra l'idea della Tanzania e dei diamanti) e va sui giornali per le vergogne del “trota” e di altri, ma perché pari trasparenza non si trova ad esempio sulla verifica dei beneficiari degli assegni emessi dal Sen. Lusi della Margherita? Tanto difficile arrivare a chi gli ha incassati? Oggi con un

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15 Maggio 2012

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