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Governo e servizi: nuove stragi mafiose ed eversive. Servizio pubblico svela la trattativa per catturare Provenzano. Benvenuti in Italia y(7HC0D7*KSTKKQ( www.ilfattoquotidiano.it

Giovedì 24 maggio 2012 – Anno 4 – n° 122

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€ 1,20 – Arretrati: € 2,00 Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009

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VILLA ADRIANA FINISCE NELLA DISCARICA N

La legge pro-concussione

di Marco Travaglio

Il governo, il prefetto di Roma e la Regione della Polverini danno il via libera al sito per la raccolta rifiuti a Corcolle, a due passi dal parco archeologico. Ornaghi minaccia le dimissioni, ma non le dà

Scempio inaccettabile

Mario Monti (FOTO LAPRESSE)

di Antonio Padellaro

dc

i è mai visto un governo nominato par salvare l’Italia dal fallimento e dall’ignominia che, mentre proclama la strenua difesa del patrimonio nazionale, annuncia la costruzione di una gigantesca discarica di rifiuti a Corcolle, poco distante dalla splendida Villa Adriana (28 chilometri da Roma), patrimonio mondiale dell’Unesco? Il che significa mettere a repentaglio un gioiello tra i più preziosi dell’unico vero grande tesoro nazionale, quello culturale e artistico, che non ha pari al mondo. Si rimane davvero sconcertati davanti a una decisione che rende improvvisamente irriconoscibile il profilo di Mario Monti e dei suoi ministri. Al di là dei giudizi sugli atti politici, persone di riconosciuta sensibilità civile e istituzionale, illustri cattedratici cultori del bello e del giusto accettano di sottoscrivere un vero e proprio scempio con la stessa beata indifferenza di quei politicanti da quattro soldi che hanno ridotto il Paese a brandelli. Com’è possibile? Vero è che due ministri, quelli dell’Ambiente Clini e dei Beni culturali Ornaghi, hanno scritto vibranti lettere di protesta, minacciando dimissioni che dopo il solito balletto sono prontamente rientrate in cambio di una poltrona intorno all’immancabile tavolo dei compromessi. Più dignitoso il comportamento dell’archeologo Andrea Carandini, che la porta l’ha sbattuta per davvero, affermando: “Ogni limite di tolleranza civica e personale è stato superato”. Come ha già scritto su queste pagine Silvia D’Onghia, la condizione di Villa Adriana (120 ettari di residenze, giochi d’acqua e meravigliosi monumenti) è già precaria, non essendo mai stati utilizzati i fondi necessari alla manutenzione e al restauro delle zone malmesse. Ora la discarica allontanerà quei pochi turisti che si ostinano ad affrontare transenne, puntelli e avvisi di possibili crolli. Signor presidente del Consiglio, ci ripensi. Quale Italia altrimenti presenterà al mondo: quella che non rispetta più la propria storia, pronta a buttarla in un cumulo di immondizia?

S

nMonti a Bruxelles

Una veduta del Canòpo di Villa Adriana vicino Tivoli (FOTO ANSA) di D’Onghia,

Montanari e Pagani

ll’idea di affumicare un patrimonio dell’Unesco aveva rinunciato persino Manlio Cerroni. L’uomo di Malagrotta. Lo spazzino in grado di

A

bruciare 4.500 tonnellate di immondizia romana, ogni giorno, per decenni. Ma più in là dell’intuito di Cerroni, è atterrato il governo tecnico di Mario Monti. pag. 2 - 3 z

Tutto pronto per l’uscita della Grecia dall’euro. Borse a picco Feltri pag. 3 z

CASTA x Un trucco anti-5 Stelle nascosto nella legge: soldi solo a chi ha uno statuto

I grandi partiti fingono di dimezzarsi i rimborsi e affamano le liste civiche di Wanda Marra

a legge che dimezza i finanziamenti ai partiti lo Lcomplessivi fa sostanzialmente a discapito dei minori: i tagli sono di 91 milioni, ma i partiti maggiori rinunciano solo a una trentina. Ai “contributi pubblici”, il 70%, per le spese elettorali può accedere solo chi entra in Parlamento. pag. 4 z

Udi Enrico Fierro

Udi Carlo Tecce

NAPOLITANO: “PUÒ TORNARE LO STRAGISMO”

GRILLO CONTRO GIORNALISTI E TALK-SHOW

alermo vent’anni dopo la strage di Capaci è una città tormentata da una pioggia che non vuole fermarsi mai. Quel 23 maggio ’92, invece, l’estate aveva già preso il posto della primavera. Alle 17:56’:48” un pezzo di autostrada saltò in aria. pag. 11 z

uando Beppe Grillo insulta i conduttori televisivi – ieri ultima intemerata contro “i megafoni dei partiti, animali domestici”, nessuno escluso da Ferrara a Santoro – c’è sempre una domanda spontanea: dov’è finito col telecomando? pag. 6 - 7 z

P

Q

CATTIVERIE Lo Stato ricorda Falcone. “È il marito di quella della scuola” (www.spinoza.it)

Regione Toscana

mostra-convegno internazionale

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on ci voleva molto a prevedere dove sarebbe andata a parare la cosiddetta legge anticorruzione se si fosse toccato il reato di concussione. Cioè quello politicamente più sensibile, da quando B. è imputato nel processo Ruby per concussione per induzione e prostituzione minorile. E da quando Filippo Penati, già capo della segreteria e braccio destro di Bersani, è indagato per concussione per induzione nello scandalo delle aree ex Falck, oltreché per corruzione e finanziamento illecito ai partiti in altre vicende. Se, prima di questi due processi eccellenti, qualunque intervento sulla concussione sarebbe stato politicamente neutro, in quanto nessun politico di primo piano ne doveva rispondere, il coinvolgimento di B. e Penati proprio per quel delitto avrebbe dovuto suggerire al governo “tecnico” (ma quando mai) di astenersi da qualsiasi modifica: per non cambiare le regole del gioco a partita iniziata e per non fornire ai partiti un ottimo pretesto per salvare gli amici. Invece appare sempre più chiaro che il via libera del Pdl, fra mille trappole e ostruzionismi, al pacchetto anticorruzione Severino era condizionato allo svuotamento della concussione per induzione. Intanto il Pd, come sempre, campava di rendita, ben nascosto dietro le pretese impunitarie del Pdl, pronto ad approfittarne per il compagno Penati. L’altroieri, come volevasi dimostrare, la commissione Giustizia ha approvato il pacchetto, anzi il pacco Severino, che introduce due reati previsti dalla convenzione di Strasburgo del 1999 (traffico d’influenze illecite e corruzione fra privati), ma a costo zero: la pena massima di 3 anni garantisce prescrizione per tutti dopo 4 anni e mezzo, cioè prim’ancora della sentenza di primo grado. Il ripristino del falso in bilancio, previsto da un ddl dell’Idv, è già stato affossato in commissione da Pdl e Terzo Polo con l’avallo del governo grazie al provvidenziale “errore” del sottosegretario Mazzamuto (rimasto naturalmente al suo posto anche se ha dato il parere opposto a quello indicato dal ministro). Dell’autoriciclaggio nessuno osa nemanco parlare. Aumentano lievemente le pene (e la prescrizione) per la corruzione propria, tanto non ci sono politici eccellenti imputati per quel reato. La concussione per costrizione resta tale e quale, tanto neanche quella riguarda vip. E, guardacaso, vengono ridotte le pene (e dunque i termini di prescrizione) per un solo reato: la concussione per induzione, che cambia anche fattispecie (“indebita induzione a dare o promettere utilità”). Oggi le pene sono di 4-12 anni, domani scenderanno a 3-8 anni. Così il reato non si prescriverà più in 15 anni, ma in 10. Risultato: il processo Ruby, che ora si prescriverebbe nel 2025 (per fatti del 2010), si estinguerà nel 2020 e probabilmente dovrà ripartire da zero perché è cambiato il reato (non tutti i giuristi ritengono che la controriforma assicuri la “continuità normativa” necessaria per proseguirlo senza sbalzi). E il processo Penati? Ancora meglio: con l’attuale normativa - spiega Donatella Stasio sul “Sole” - la concussione per le tangenti sulle aree Falck (fatti del 2002) si sarebbe prescritta nel 2017, teoricamente in tempo per celebrare tre gradi di giudizio. Con la riforma, invece, si prescrive nel 2012, cioè ora. Non andrà neppure a dibattimento, il gup lo dichiarerà estinto in udienza preliminare. Questa vergogna si poteva evitare se il Parlamento avesse approvato l’emendamento della pd Donatella Ferranti al testo Severino, che prevedeva l’aumento della pena massima per la concussione per induzione da 8 a 10 anni (dunque la prescrizione da 10 a 12 anni e mezzo). Ma il Pd quell’emendamento che avrebbe condannato il compagno Penati ad altri 2 anni e mezzo di attesa l’ha provvidenzialmente ritirato proprio l’altroieri. Complimenti al governo, al Pd, al Terzo Polo e alla Lega che han votato questa porcheria e al Pdl che s’è astenuto (contraria solo l’Idv). Gli elettori se ne ricorderanno.


Pentita della ‘ndrangheta: “Avevamo rapporti con Carnevale per ottenere scarcerazioni”. Aveva ragione la Procura di Palermo? y(7HC0D7*KSTKKQ(

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GRILLO DIVIDE IL PD E IL PDL SI SCIOGLIE A

Le parole per (non) dirlo

di Marco Travaglio

Il leader di 5 Stelle gli dà dello zombie e Bersani risponde: “Dica cosa vuol fare sul lavoro”. Poi va contro i dalemiani: dialogare con i grillini. Berlusconi disperato accantona Alfano e pensa a una federazione di liste civiche pag. 2 - 3 - 4 - 5 z

EMILIA

Monti contestato dai terremotati: “I sacrifici falli tu” Piano del governo per saldare i pagamenti alle imprese: 30 miliardi stanziati per il 2012, ma la procedura è interminabile Feltri e Truzzi pag. 7 z STRAGE x Il killer ancora senza nome. E non ha agito da solo

Un momento della manifestazione di Brindisi in memoria di Melissa (FOTO ANSA)

C’è un nuovo sospettato: aveva un complice e forse veniva da fuori

di Antonio Massari

TERRORISMO

attentatore non era solo. E non è del posto. È lo scenario che emerge dalle indagini L’ Genova, l’attentato dellequesto ultime ore. Lo “scatto di reni” delle prime 48

fu ideato a Milano Milosa pag. 9 z

Udi Marco Politi PEDOFILIA, IL CLERO NON DENUNCIA olte parole, ottime intenzioni, nessun meccanismo concreto per portare alla luce i crimini di pedofilia. Le linee-guida “per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici”, emesse ieri dalla Cei, deludono. pag. 18 z

M

ore è fallito. La pubblicazione del video con le immagini del presunto killer non ha portato alla sua individuazione. E si fa sempre più strada l’ipotesi che l’uomo non sia di Brindisi. pag. 8 z

L’attentatore potrebbe non essere residente a Brindisi e nemmeno pugliese. Così si allarga il cerchio delle ricerche e risalgono le probabilità di una matrice mafiosa e/o terroristica

CONSULTA Regione Toscana

Eterologa: il divieto resta ma il giudice può ricorrere

mostra-convegno internazionale

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Paolin pag. 10 z

CATTIVERIE Comunque i leghisti stanno mantenendo le promesse. Lo avevano detto: “Prima o poi spariamo” (www.spinoza.it)

nfestival degli orrori Ornaghi a Cannes: il film più brutto ma fuori concorso Pagani pag. 14z

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lfcoubertin. “Riteniamo che gli elettori di centrodestra restino ampiamente maggioritari nel Paese...” (Alfano). Solo che non votano più per noi, ma pazienza. L’importante è partecipare. Offerta senza domanda. “...il loro messaggio è fortissimo: chiedono una nuova offerta politica e noi siamo determinati a offrirla a loro e al Paese” (Alfano). L’offerta c’è, purtroppo manca la domanda. Tanzania Libera. “Oggi si conclude la nostra traversata nel deserto” (Maroni). Siamo finalmente in Tanzania. Il Sahara delle Libertà . “Prevedo una lunga traversata nel deserto” (Osvaldo Napoli). L’eterno problema dei respingimenti. Rifiutopoli. “Abbiamo il leader e il progetto e la voglia di fare alleanze. Manca la volontà degli altri a unirsi” (La Russa). L’eterna emergenza rifiuti. Forza Vecchia. “Il Pdl conferma che è la forza essenziale del centrodestra” (La Russa). È ancora un filino sopra Forza Nuova. L’alibi di ferro. “Grillo è un populista e raccoglie i frutti di troppi anni di promesse non mantenute da parte di una politica fatta solo con gli slogan” (Cesa). E lui non c’entra perché non c’era: nel ‘93 era in carcere. Belpietradamus . “Si può vincere” (Libero, prima pagina, 11 maggio). Tibiadamus. “Pdl, ore decisive” (Il Giornale, 10 maggio). Castelladamus. “Io banchiere Pdl batterò Tosi: credeva di avere un vantaggio incolmabile, invece ora...” (Luigi Castelletti, candidato Pdl a Verona, Il Giornale, poco prima di essere asfaltato da Tosi al primo turno). Salvadamus. “La Lega vincerà sette ballottaggi su sette” (Matteo Salvini, poco prima che la Lega perdesse 7 ballottaggi su 7). Bernadamus. “Io rispetto tutti gli avversari, ma la sfida con Pizzarotti, candidato del Movimento 5 Stelle, sarà come giocare la finale di Coppa Italia contro una squadra di serie B” (Bernazzoli, pochi giorni prima di perdere 40 a 60 contro la squadra di serie B). Caimona. “Per arrestare il fenomeno Grillo bisognerebbe trovare uno che spara più cazzate di lui” (Berlusconi). Modesto. L’arma segreta. “Vi ricordo chi è Orlando” (Macaluso sull’Unità). Per qualche ora Orlando aveva temuto che Macaluso si schierasse con lui: poi, letta l’Unità, ha capito che era fatta. L’ha presa bene/1. “Non ho niente da rimproverarmi: la sconfitta nasce dalla saldatura fra Pdl e grillini: una sterile rivalsa da parte di chi ha rovinato la città. Il resto l’ha fatto la pressione mediatica che ha trasformato Parma in un caso nazionale” (Bernazzoli, subito dopo la sconfitta 60 a 40 contro la squadra di serie B). L’ha presa bene/2. “A Palermo è stata sconfitta la democrazia” (Giorgio Shultze, responsabile della campagna di Ferrandelli, dopo la sconfitta di Ferrandelli 27,6 a 72,4). L’hanno presa bene. “Terremoto e polemiche in Emilia. Si sbriciolano gli edifici fabbricati dalle coop. Finisce il modello rosso” (Il Giornale). Le celebri chiese medievali costruite dalle Coop rosse. Asilo nido. “Quel ragazzo ha sulle spalle una responsabilità molto forte” (Formigoni su Pizzarotti, 39 anni). Ex-voti. “L’astensionismo al 49% è preoccupante ma non allarmante” (Bersani). Una cosetta. Ex-facce. “Alle prossime elezioni gli slogan serviranno a poco: bisognerà ingaggiarsi nelle novità, nella nuova sensibilità del Paese e mostrare un volto credibile” (Bersani). Dunque non il mio. Non-leader. “A Parma, come a Comacchio, abbiamo non-vinto” (Bersani). Come diceva il conte Mascetti in Amici miei, “non sono impotente: sono non-trombante”.


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Falso attentato a Fini: Belpietro dovrà essere riprocessato

B

TERZA REPUBBLICA

elpietro aveva il dovere di controllare la veridicità della notizia su un presunto progetto di attentato al presidente della Camera Gianfranco Fini, prima di veicolare questa informazione nell’editoriale a sua firma, pubblicato il 27 dicembre 2010, in mancanza di precisi riscontri al riguardo. Lo ha stabilito la Cassazione che ha annullato ieri l’assoluzione di

PINA PICIERNO Se inizio le selezioni per l'Arca di Pinè, pare brutto, eh?!

MAGDI CRISTIANO ALLAM Mi domando se non ci sia una strategia per far esplodere il terrorismo: più tasse, più suicidi, più Grillo, più violenza. È tutto casuale?

GIANNI RIOTTA Anche Celentano con Grillo: ecco gli italiani che non ne sbagliano mai una “Grazie prego scusi tornerò”

FRANCO FRATTINI Questa sera a Porta a Porta per un bilancio sui ballottaggi e prossimi scenari della politica/partiti.

ELENOIRE CASALEGNO meglio! Ora tutte crosti-

Belpietro dall’accusa di “procurato allarme” pronunciata dal gip del Tribunale di Milano il 16 maggio 2011. Lo stesso gip, invece, aveva condannato Emanuele Catino, l’uomo che raccontò del presunto attentato a Belpietro. Secondo il gip, Belpietro aveva “prudentemente espresso dubbi sulla veridicità, o meno, di quanto appreso, dicendo espressamente di non essere in grado di dire se la notizia avesse un

fondamento o fosse stata inventata”. Invece, per la Cassazione, “nel caso in esame la colpa è del tutto evidente, poiché il giornalista, prima di pubblicare una notizia, ha l’obbligo professionale di accertare la veridicità della stessa, tanto più se la notizia è di particolare gravità e idonea a suscitare allarme non solo nella pubblica opinione, ma anche nelle autorità preposte alla tutela dell’ordine pubblico”.

cine (a chi le chiedeva se aveva ancora la varicella sua figlia) BARBARA D'URSO Grazie Serena, ho letto che sei un’insegnante... Cosa insegni? Baci :) (dialogando con una follower) MELISSA SATTA Finalmente un po di sole a milano! Ma dove si è nascosta l’estate?

I GRILLINI ELETTI “NON DECIDE BEPPE” Pizzarotti & C. già si smarcano di Stefano Caselli

12%

emo che i giornali non sappiano davvero più cosa scrivere”. Il consigliere regionale Giovanni Favia (che in Emilia Romagna, se solo il Movimento 5 Stelle adottasse il vocabolario tradizionale della politica, sarebbe un “leader”) liquida così lo “strappo” che alcuni hanno pensato di intravedere tra Federico Pizzarotti e Beppe Grillo all’indomani della storica vittoria a Parma.

SECONDO ALTRI DATI IL M5S SAREBBE AL 14 A LIVELLO NAZIONALE

CERTO, fa specie che Grillo, invece che raccogliere applausi in piazza, lunedì si sia limitato a twittare di gioia dalla Toscana. E fa ancora più specie che nel video diffuso via Youtube nella serata di lunedì abbia detto che “A Parma non ha vinto Pizzarotti, hanno vinto i cittadini di Parma”. Potrebbe sembrare una sconfessione, ma quello dei “cittadini” è un mantra ripetuto alla nausea da Grillo e da tutto il Movimento. È una specie di marchio registrato. E se anche Pizzarotti dichiara che “Non ha vinto lui, ho vinto io, lui ha seminato, ma il lavoro

vero lo abbiamo fatto sul territorio” forse, secondo i rigidi canoni del grillismo, eccede in personalizzazione, ma non rinnega il capo. Così come non rinnega se dichiara ai cronisti, che ancora affollano piazza Garibaldi, che “di un nuovo comizio di Grillo a Parma non ne sentiamo il bisogno. Al massimo ci sarà una visita di cortesia”, o se annuncia che “Grillo avrà meno importanza di prima, non gli chiederò consigli su come gestire Parma e non credo che me ne voglia dare”. Sono parole identiche a quelle di Alvise Maniero, giovanissimo neo-

T

sindaco di Mira, grosso comune a 20 chilometri dalla Laguna di Venezia: “Non ha vinto Grillo, ha vinto il Movimento 5 Stelle e i cittadini che lo hanno votato – dichiara Maniero, che ha passato tutta la mattina a colloquio con il segretario comunale (da oggi in pensione) per una prima infarinatura di macchina amministrativa –. Beppe? Spero di sentirlo presto, ma non sarà lui a decidere. Decidono i cittadini”. FRASI CHE ripercorrono né più né meno che il modello comunicativo “uno vale uno” fino ad ora vincente. Dietro non ci sono (per ora) né attriti né polemiche. Anzi: “Quando lunedì sera ho capito che qualcuno avrebbe interpretato le mie parole come una rottura – racconta Pizzarotti - mi sono affrettato a ringraziare Beppe su Twitter, specificando che senza di lui non sarei mai arrivato qui”. E se anche polemiche ci fossero, non si troverebbe nessuno disposto a parlarne (e in questo, va detto, il Movimento assomiglia non poco ai tanto odiati partiti). Il punto semmai, ora che il M5S

amministra una città come Parma e un paio di non trascurabili comuni come Comacchio e Mira, è vedere se e quanto le deviazioni dall’ortodossia genovese saranno o meno concesse in futuro. Fino ad oggi il Movimento è così compatto che nemmeno gli espulsi si sentono dissidenti. È il caso di Valentino Tavolazzi, consigliere comunale di Ferrara e attivista della prima ora. Grillo lo cacciò, via blog: “Per me Tavolazzi è fuori”, scrisse l’ex comico il 5 marzo. Una decisione mai revocata che non ha tuttavia impedito a Tavolazzi (da allora “l’epurato” per eccellenza) di rimanere in pista: “Sono ancora completamente attivo nel Movimento”, dichiara Tavolazzi, che in effetti era sia a Comacchio che a Parma sotto il palco di Beppe Grillo durante gli ultimi comizi pre-ballottaggio: “Sono fiero che uno dei nostri sindaci sia in provincia di Ferrara. E non è casuale, perché da anni lavoriamo e seminiamo”. Il sindaco di Comacchio Marco Fabbri, indubbiamente, deve molto al lavoro di Tavolazzi. Ma

Illustrazione di Emanuele Fucecchi Sotto, Gianroberto Casaleggio A destra, Bill Emmott (FOTO ANSA)

lo stesso si dice di Pizzarotti, che sarebbe “uomo di Tavolazzi”, meno gradito di altri alla corte di Gianroberto Casaleggio, il vero cervello del Movimento: “Sciocchezze – liquida Tavolazzi – non esistono ‘uomini di’. Esiste il M5S e basta”. OGGI, INTANTO, Federico Pizzarotti dovrebbe insediarsi ufficialmente. Per la Giunta ancora nessun nome certo: “Stiamo analizzando i curricula”, comunica Marco Bosi, il consigliere più votato. Al punto uno dell’agenda Pizzarotti, in ogni caso,

c’è il pesante debito di Parma. E da qui – stando a quanto racconta Linkiesta.it – potrebbero arrivare le prime novità: “Se le banche non sono disposte a rinegoziare, il piano B è l’Università Bocconi”. Secondo il periodico online i due economisti “eretici” Massimo Amato, professore di Storia economica e Luca Fantacci, docente di Storia, istituzioni e crisi del sistema finanziario avrebbero messo a punto un progetto di moneta locale complementare all’euro. La nuova amministrazione di Parma li avrebbe già contattati.

SEMANTICA del fenomeno di Andrea Scanzi

Grillo applica alla politica Brendoeppe un linguaggio da comico. Incorin cortocircuiti semantici su cui la pletora di detrattori prova a far leva per tratteggiarlo come “Berlusconi 2.0”, “Gabibbo barbuto”, “razzista”, “terrorista” e “mafioso”. La forma è sostanza e questo lo espone agli attacchi. Quello che però si sottovaluta è l’efficacia dell’ “errore semantico”. Ci è arrivato persino Silvio Berlusconi. Non è che Grillo ha successo nonostante gli eccessi: ce l’ha anche perché è eccessivo. Nel suo livore da Savonarola incazzoso, molti italiani si identificano. Quando Grillo scrive che “Bersani è un pollo che si crede un’aquila”, quelli che stimano il segretario del Pd – o ne hanno bisogno per sopravvivere come il Pdl – mettono il broncio. Gli altri lo stimano di più. Grillo è arrabbiato, è divertente. Non somiglia ad Enrico Letta e non partecipa alle messe laiche: ciò lo rende un alieno poli-

Parola di leader: tra “vaffa” e citazioni letterarie tico. Beppe Grillo ha codificato – in anni di blog e decenni di controinformazione – un linguaggio preciso, reso ulteriormente acuminato dal socio Gianroberto Casaleggio. Giochi di parole, metafore, iperboli e provocazioni su cui i tromboni elucubrano pensosi. Mentre il mondo va da tutt’altra parte. Ecco alcuni topoi grilleschi. Zombie e Titanic. Grillo è manicheo, fosco, senza sfumature. Apocalissi (benché “morbide”), complotti, black-out, Titanic che affondano (con i morituri che brindano prima di annegare). E i politici? Tutti morti. “L’accezione morto vivente può riferirsi a vari tipi di creature fantastiche, come

ad esempio zombie, vampiri, mummie, o pdmenoellini”. Un tale scenario alimenta l’idea che gli unici vivi, in grado di “resettare” il sistema, siano lui e il Movimento 5 Stelle. Io parlo da solo. Il monologhista Grillo ha tramutato la sua incapacità al dialogo in forza. Niente ti-

vù, niente giornali. Grillo parla solo con il blog o dal pulpito. Conosce i rischi del web e non replica alle critiche (a differenza degli Alfano, Gasparri e Riotta, che si piccano su Twitter coprendosi ulteriormente di ridicolo). A difenderlo sul web ci pensano i grillini. Questo non “abbassarsi” ne esaspera la potenza da Guru. Psiconano. Come il suo antesignano teorico Giannini – ma anche co-

me Emilio Fede – Grillo usa i soprannomi per esasperare lo scontro. Alzheimer Prodi, Rigor Montis, Topo Gigio Veltroni. La battuta è facile, ma provoca la risata immediata (e quindi il plauso “di pancia” dell’elettore, che non di soli massimi sistemi vive). Caviglie da mordere. Nella narrazione di Grillo, per dirla alla Vendola, l’avversario non è solo disonesto: è pure ridicolo. Da qui gli aneddoti ridanciani: Maroni che tenta di mordere la caviglia a un poliziotto, la supercazzola di Vendola. O Brunetta che per mettersi le mani in tasca deve sedersi. Come a Sanremo. Grillo tratta i potenti come trattava all’Ariston i Toto Cutugno e i Jovanotti. Un D’A-

Dietro il guru Casaleggio, una strategia ben consolidata che ha fatto nascere una comunità

lema non vale più di Marisa Laurito. Italiani! L’intercalare dei comizi. Serve a prendere le distanze da se stesso. A smitizzarsi. Usando un’autoironia elementare e parodiando Mussolini. Come a dire: “Non prendetemi troppo sul serio”. Stay Tuned. La chiusura di molti post. “Restate sintonizzati”. Alimenta l’attesa per nuove e magnifiche sorti progressive. Vecchi e giovani. Grillo si è impadronito del concetto di nuovo, vantando una sorta di copyright sulla Rete. Anagraficamente non è giovanissimo neanche lui, ma lo sono i militanti. Lui sdogana i Pizzarotti, il Pd i Fassino. Quando poi in tivù vengono chiamati i Buttiglione e le Bindi a “spiegare il fenomeno grillino”, sembra di vedere la Binetti che racconta un porno. Generalizzazioni. Grillo ama insistere sul “tutti uguali”, “destra e sinistra”, “i giornalisti”, “Pdl e Pdmenoelle”. E’ il primo a sapere che non è vero, ma anche la (fastidiosa) ge-


Mercoledì 23 maggio 2012

Il precedente: quando Cossiga apostrofò (malamente) Occhetto

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TERZA REPUBBLICA

li insulti più o meno espliciti nella politica non sono nati certo con il “vaffa” di Beppe Grillo. Uno degli storici coniatori di soprannomi usati per screditare gli avversari politici era Francesco Cossiga. Sua la definizione di “Cicciobello” per Francesco Rutelli o quella del “piccolo

Vysinskij” per Luciano Violante, anche se una delle più celebri frasi fu quella pronunciata nel 1992 riferita ad Achille Occhetto: “Farebbe meglio ad andare a zappare e a cogliere margherite. Ma mi fa un po’ schifo pensare che la terra possa essere violata e le margherite colte dalle manacce degli zombie coi baffi...”.

L’angoscia democratica si chiama “Grillo” IL COMICO DÀ A BERSANI DELLO ZOMBIE MA IL SEGRETARIO PD HA PROBLEMI IN CASA di Wanda Marra

on facciamoci mettere nel mucchio di tutti gli altri partiti. Dobbiamo riconoscere che il fenomeno da cui nascono i grillini è la grande rabbia che attraversa il paese. E dunque, comprendere le loro ragioni e interpretarle”. Pier Luigi Bersani nella segreteria convocata all’indomani del voto, che ha visto i grillini trionfare a Parma e sparigliare tutte le carte e il Pd vincere ovunque, ma perdere non solo una città che considerava già sua, ma soprattutto la partita rispetto all’astensionismo (i democratici sono stimati al 25,4% su base nazionale), mantiene una linea morbida. Nessun anatema, nessuno sdegno, ma un atteggiamento di fondo dialogante con il Movimento 5 Stelle. D’altra parte, l’aveva già detto lunedì, a risultato conclamato: “Adesso sono un partito. Ci facciano vedere qual è la loro proposta”.

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di Gianni Boncompagni

A Ornaghi COMPLIMENTI al ministro della Cultura anche se, a dir la verità, queste statistiche non sono certamente merito suo. Ben 28 milioni di italiani non visitano musei né siti archeologici. Nel 2010, sono dati della A.C.I., Associazione Capre Italiane, 6 italiani su 10 non hanno varcato la soglia di musei o altre strutture espositive. Mentre un’altra statistica esplosiva è quella che ci dice la C.I.D. , la famosa Congrega Imbecilli D'Italia, 120 su 100 connazionali giocano tutti i possibili giochi del mondo, dal poker alle belle statuine, spendendo 340 miliardi di euro al giorno vincendone però 37,5 euro. Che fare?

neralizzazione rimarca la differenza tra “noi” e “loro”. Gli attacchi – “qualunquista”, “populista”, “demagogo” – fanno nuovamente gioco. Grillo ha calamitato la stima di chi odia la destra berlusconiana e al tempo stesso ritiene il centrosinistra profondamente correo. Se è proprio quel centrosinistra a definirlo “qualunquista”, risplende come una medaglia al valore. Il figlio Ciro. Da vent’anni tratteggia l’Italia come un paese dove ogni cosa non è illuminata e “tutto è capovolto”. I politici fanno i comici e viceversa. Grillo ricorre all’autocelebrazione (“Io l’avevo detto chi era Craxi”, “Io l’avevo detto cos’era la Parmalat”) e cita Ciro. Il figlio minore, che in virtù della sua tenera età è il solo a comprendere una realtà schizofrenica. Turpiloquio. Grillo ama rotolarsi nel politicamente scorretto. I “vaffanculo” e “banchieri del cazzo” infastidiscono le anime candide (le stesse che non si scandalizzano se a insultare l’Italia è una Fornero), ma

anche l’insulto cementa l’immagine del “fustigacasta”. Bastiancontrario. Mentre la gauche caviar celebrava Monti e Napolitano come i Garibaldi Bros, Grillo stava fuori dal coro. Rifiutando l’egemonia culturale retorico-buonista. Per i detrattori “sa solo criticare”, per chi lo vota è tra i pochi a non arrendersi. Sfidando i fischi bipartisan, come quando in pieni Mondiali 2006 scrisse di non tifare l’Italia di Lippi. Gnocchi fritti. Grillo resta in cuor suo un artista e ama infierire sui colleghi. Rimarca le differenze con Sabina Guzzanti, si sportella con Luttazzi e (ieri) ha irriso Gene Gnocchi. Adora la retorica del paladino solitario. Par tigiani. I suoi post hanno spesso riferimenti colti. Letterari, storici. Da una parte lo rendono intellettualmente credibile, dall’altra evocano scenari bellici (“Stalingrado”, “Berlino”) propedeutici all’iperbole della “Terza Repubblica”. O a quella, più impegnativa, di “nuovi partigiani”.

UNA SFIDA, ma anche un’apertura di credito. Che non può che suonare vagamente autolesionista mentre dall’altra parte Beppe Grillo lo insulta “senza se e senza ma”: “Il non morto (ma quasi) di un partito mai nato Bersani ha detto di aver ‘non vinto’ a Parma, Comacchio e Mira. Chiamate un’ambulanza per un TSO”. E mentre lo definisce “il pollo che si crede un’aquila” attacca a man bassa: “Bersani è affranto: non potrà più costruire l’ennesimo inceneritore nella sua Emilia, a Parma non ci sarà un tumorificio come in altre città governate dal Pdmenoelle come con l’ebetino a Firenze (Matteo Renzi, ndr)”. Per essere più chiaro pubblica la definizione di “morto vivente” (“creatura mostruosa generata dalla resurrezione di un cadavere”) e dice che si può riferire “a vari tipi di creature fantastiche, come ad esempio zombie, vampiri, mummie, o pdmenoellini”. Uno sbeffeggiamento dopo l’altro, mentre invita ad “accompagnare alla prima panchina con un sacchetto di becchime per i piccioni”. Rispetto a cotanta energia, la risposta pacata del segretario Democratico non può che suonare sotto tono: “Grillo stai sereno. Ormai sei un capo partito, devi dimostrare cosa sai fare”. Insomma, la risposta di chi ancora una volta invece di andare all’attacco frontale, sceglie di portare la croce della comprensiva “responsabilità”. Nella segreteria della mattina questa posizione era stata netta. Anche rispetto a richieste d’altro tipo. Esordiva Davide Zoggia, responsabile Enti Locali, analizzando i risultati del voto: “Abbiamo vinto ovunque, tranne a Palermo, dove avevamo una candidata fortissima alle primarie

(la Borsellino)” che avrebbe perso per mala gestione. E a Parma, dove “Grillo ha intercettato i voti del Pdl”. Ma sono i 5 Stelle al centro del dibattito democratico. La posizione dura e pura la incarna Matteo Orfini: “Abbiamo vinto, ma a Parma abbiamo combinato un casino. Non dobbiamo andare dietro all’agenda di Grillo e inseguirlo sul terreno dell’antipolitica, altrimenti non otteniamo altro che legittimarlo e far lievitare i suoi consensi”. Non solo, non va sopravvaluta-

25,4% IL PD AVREBBE PERSO UN PUNTO NEGLI ULTIMI GIORNI

to: “Grillo ha vinto solo al Centro Nord”. Morbida appunto la risposta di Bersani. Anche sulla valutazione geografica: “Grillo vince al Nord, perché al Nord si sente di più la crisi”. SE IN SEGRETERIA altri giovani come Matteo Mauri ed Ettore Martinelli prendono la palla al balzo: “Serve rinnovamento, i 5 stelle vincono se noi siamo gli stessi da decenni”, senza pietà anche il responsabile Economico, Stefano Fassina (Grillo e i suoi vanno prosciugati). Nel resto del partito il dibattito è aperto. Anzi, divaricato. C’è chi come Pippo Civati da anni sostiene che “bisogna occuparsene”, perché “non si può far finta che non ci siano degli argomenti alla base di quel movimento”. E gli emiliani, “freschi” della sconfitta parmense mediano: “La politica è di per sé competitiva e quelli che non sono alleati, sono avversari”, dice Raffaele Donini. Ma con i distinguo tende una mano: “Loro che ormai sono una forza politica ma-

tura dovrebbero dissociarsi dal modo di fare politica del loro guru”. In Emilia, il Pd da una parte aspetta i grillini al varco, dall’altra ha un atteggiamento di chi sa di incarnare il potere costituito. Posizione quanto mai scomoda in questa fase. Molto più passionale era stata Rosy Bindi: "Anche Berlusconi ha cominciato con i voti antisistema e ora con Grillo siamo al completamento dell'antisistema”. E se Veltroni è silente, ma chi lo conosce racconta che reputa sbagliata la lettura antipolitica del grillismo, Beppe Fioroni insospettabile: “Loro hanno trovato un nome, 5 stelle, che evoca un albergo di qualità. A me piacciono le novità e con i grillini che ho incontrato io discuto simpaticamente. Su Grillo no comment”. Chissà se alla luce di quel che sta accadendo qualcuno tra i Democratici si sta pentendo del fatto che nel 2009 a Grillo, che voleva iscriversi al partito e poi partecipare alle primarie, fu negata la tessera per “mancanza di requisiti”.

VISTO DALL’ESTERO Bill Emmott, ex Economist

“Capisco chi vota M5S” di Andrea Valdambrini

in atto una ricomposizione del quadro poÈnuovo litico, a sinistra in particolare. Qualcosa di sotto il sole italiano, dunque, ma i contorni esatti di questo qualcosa che emerge sembrano ancora poco netti. Così la vede Bill Emmott, già direttore dell’Economist dal 1993 al 2006 – e all’epoca responsabile della famosa copertina dell’“inadatto a guidare l’Italia” riferito a Berlusconi – una delle voci più autorevoli della stampa britannica con un occhio rivolto al nostro Paese. Lo incontriamo in un ufficio della London Library, per provare a guardare il fenomeno politico italiano del momento con la giusta distanza. Uno scossone, un botto, un crollo? Cosa rappresentano Beppe Grillo e il suo movimento? Non esageriamo. L’estrema sinistra di Syriza in Grecia, Melénchon in Francia, l’indipendentista Ukip (Uk Independence Party) qui in Gran Bretagna sono tutti anelli di una sola catena: la protesta contro l’establishment e l’austerità. Solo questo? C’è anche una particolarità tutta italiana che rappresenta la specificità del Movimento 5 Stelle. In Italia più che altrove siamo da molto tempo nel pieno di una profonda crisi di legittimità dei partiti. La corruzione dilagante era stata la causa che aveva spinto la Lega Nord, emersa dopo Tangentopoli agitando il cappio in Parlamento. Adesso essa stessa è trascinata alla rovina dagli scandali sull’onda dei quali era emersa come importante forza politica. E poi la politica si è rinchiusa nel recinto della casta. Per questo mi chiedo: nei panni di un elettore italiano, chi voterei? Pdl, Pd, Lega? No di certo. In questo

senso capisco le ragioni del voto al M5S. Quindi come li vede nel futuro? Se mi chiede chi è veramente Grillo – un liberale in senso lato, un populista o entrambe le cose – le rispondo che è ancora presto per dare un giudizio articolato. Per quanto importanti queste elezioni, si tratta comunque di un voto locale. Vedremo che succederà da qui alle politiche e dopo. In generale vedo in crescita fenomeni analoghi di rottura e ricomposizione politica, specificamente dentro i partiti della sinistra. Basti vedere il caso di Matteo Renzi nel Pd, o il caso di Nichi Vendola con Sel. Quali sono i punti forti di Grillo? L’Italia ha bisogno di una classe politica competente, credibile, sottoposta al controllo degli elettori – quello che in inglese si traduce semplicemente con il termine accountability. Non ne può più di gerontocrazia e immobilismo: Grillo e il suo movimento stanno lavorando su questo. Cosa manca, invece, a suo avviso? In questa prima fase vedo il movimento come un grande collettore di rabbia e protesta, vedo la pars destruens, ma non vedo niente in direzione della proposta. Guardiamo alla Grecia: Syriza ha avuto una grossa affermazione, ma parliamo comunque del 17% dei voti. Anche un M5S accreditato di risultati eccellenti perché a doppie cifre, non sarebbe autosufficiente. Non lo sarebbe nei numeri, e perché deve ancora trasformare la protesta in qualcosa di costruttivo. E se poi con questo terremoto politico, in Italia ci stessimo giocando la sinistra, quella classica del XX secolo, intendo? Se anche fosse, è solo una tappa del processo iniziato dopo l’89. In tutta Europa.


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Mercoledì 23 maggio 2012

I

L’URNA PIANGE

l candidato del Movimento Cinquestelle a Parma Pizzarotti ha avuto preferenze da elettori che al primo turno avevano votato tutti gli altri candidati, fatta solo eccezione per quelli che avevano preferito Bernazzoli, il candidato di centrosinistra. Quest’ultimo non è riuscito a catturare alcun consenso da quanti non lo avevano votato al primo turno. È quanto sostiene uno studio dell’Istituto

Parma: Pizzarotti cattura voti da tutti

Cattaneo di Bologna sui flussi elettorali tra primo e secondo turno nella città emiliana. La capacità del candidato del Movimento 5 Stelle di mobilitare gli elettori che al primo turno avevano votato per altri candidati emergerebbe con chiarezza anche dal fatto che “su 100 voti a Pizzarotti solo 1/3 è dovuto a elettori che lo avevano votato al primo turno; il restante 2/3 è dovuto a elettori che avevano votato

diversamente, in primis Ubaldi (area di centro) e Ghiretti (area civica). Anche una certa quota di elettori che si erano astenuti lo hanno votato: probabilmente elettori critici verso il sistema dei partiti riconquistati al voto dalla possibilità di successo di un candidato alternativo alla politica tradizionale”. Sul fronte opposto il candidato di centro-sinistra Bernazzoli non cede consensi ma conferma il suo elettorato.

CADUTA LIBERA

L’analisi dei ballottaggi Sotto, i flussi elettorali relativi ai 26 capoluoghi di provincia, secondo l’elaborazione fatta DemosLa Polis sui sati forniti dal ministero dell’Interno. Accanto, la curva discendente dell’afflusso alle urne dal 1976 ad oggi: l’astensionismo sale vertiginosamente, mentre i cittadini abbandonano le urne

Astensionismo record e fuga dai partiti Oltre il 14% di votanti in meno del primo turno

LA CRISI INIZIA subito dopo, sul declinare degli anni ‘70 della crisi economica e del terrorismo. E, calo dopo calo, porta i votanti alle Politiche molto sotto quota 90%. Di gran lunga più bassa la soglia nelle amministrative, che pure sono le elezioni più affollate dopo quelle per Camera e Senato. Ma la caduta verticale dei ballottaggi, pure fiutata dai sondaggisti, supera le più pessimistiche previsioni. E pone scenari sinora inediti, agli elettori come agli analisti. Gianluca Passarelli, dell’Istituto Cattaneo,

82,9%

I FLUSSI NEI 26 CAPOLUOGHI DI PROVINCIA

80,4%

81,4% 66,5% 63,6%

71,7% 63,2%

Politiche

Regionali

Europee

12

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20

20

07 20 08

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01

05 20

20

19

96

51,4%

84 19 94

D

p ) 93,9% ((Massimo assoluto in voti espressi) 86,1% 83,6% 82,9%

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a piccolo, fisiologico numero, a una doppia e ingombrante cifra. L’a s t e n s i o n ismo in Italia si è gonfiato con gli anni, sino a diventare un protagonista di queste amministrative. Tra domenica e lunedì il 49% degli aventi diritto, sbuffo più sbuffo meno, non è andato a votare. Un crollo di oltre il 14% rispetto al primo turno, e di oltre il 12% rispetto ai ballottaggi del 2007. Cifre che valgono un tasso di astenuti tra i più alti dal dopoguerra ad oggi. Anche se la natura delle amministrative (con un campione di elettori molto variabile) rende arduo stilare classifiche sul vuoto nelle urne. La certezza è la voragine scavata da disaffezione e protesta. Quasi smisurata, se confrontata a quel 6,6% di astenuti del 1976, l’a nno delle Politiche con il maggior numero di voti e s p re s s i .

L’INESORABILE DISCESA DEI VOTANTI

76

De Carolis

19

di Luca

Amministrative

In 157 Comuni sopra i 15mila abitanti il Pd si ferma al 15,7% e il Pdl affoga al 12,2% segnala: “In questi ballottaggi, l’astensionismo è stato superiore al Nord, con la punta eclatante di appena il 39% di votanti a Genova. Ed è una novità importante: sinora, gli astenuti erano stati pressoché sempre di più al Sud”. Il calo nelle urne ha sovvertito le più elementari geografie elettorali. Passarelli non nasconde la sorpresa per le dimensioni dell’astensione: “Di solito, tra il primo e secondo turno il calo di votanti oscilla tra il 2 e il 5%. E poi, l’anno scorso c’era stato un referendum con percentuali enor mi”. Passa alle conseguenze. Evidente il prezzo altissimo pagato da Pdl e Lega, franati soprattutto

sopra Roma. Ma a colpire sono sempre i casi di Parma e Genova. “In entrambe le città, i voti della Lega sono andati in buona parte ai gr illini” sostiene Passarelli, convinto che i bacini elettorali dei due movimenti “si fiutino parecch i o ”. Lo confermerebbe non solo la vittoria di Federico Pizzarotti a Parma, ma anche il ballottaggio sfiorato a Genova dal grillino Paolo Putti. Supportato, secondo il Cattaneo, da un abbondante 20% di elettori leghisti. Mentre un terzo di elettori della Lega è rimasto a casa. La società Demos, assieme a LaPolis, ha riassunto i ballottaggi in una teoria di tabelle. La percentuale di voti per i

singoli partiti su scala nazionale (in 157 Comuni, sopra i 15mila abitanti), ovvero la percentuale più precisa che si può fare, colpisce l’occhio. Il Pd guida

Adinolfi: Sono il primo candidato della Rete, un grillino mancato di Alessandro Ferrucci

abbigliamento stile “quattro staIcortigl suo ioni” è: giacca blu, polo, pantaloni e scarpe da ginnastica. Come farà ora che è diventato deputato? “Piano, piano, ancora non sono onorevole. E comunque mi sto informando se posso mantenere lo stesso look”. Mario Adinolfi, 41 anni, giornalista, una vita da blogger di centrosinistra, è da molti considerato il primo (pseudo) grillino a varcare la soglia di Montecitorio. Prenderà il posto di Pietro Tidei, Pd, appena eletto sindaco di Civitavecchia. Insomma, entrerai in Parlamento con lo stendardo del Movimento 5 Stelle? No! Piuttosto mi sento un deputato della Rete. Cosa vuol dire? Da blogger ho partecipato alle primarie del 2007 nel Pd. Addirittura nel 2001 mi sono candidato a sindaco di

Roma con la lista della “Chiocciola”. Però sei vicino a Grillo... Sono anche andato al V-Day. E quando nel 2009 lo stesso Grillo chiese di partecipare alle primarie per l’elezione del segretario democratico, sono stato uno dei pochi dirigenti a dare il via libera. Comunque la sua è una gran struttura. Nel particolare? Hanno un’organizzazione completamente nuova, che alcuni definiscono anti-politica. Mentre sono solo più adeguati ai tempi. Sono il “partito leggero” sognato da Veltroni... Esatto. La Rete ha totalmente cambiato il rapporto tra cittadino e politica. Ma io non sono un grillino per due motivi. Quali? Primo perché ho alle spalle una storia di partito. Secondo perché inizio a essere vecchio. L’età degli eletti è di 31 anni, io ne ho dieci di più. Da mesi sei uscito dal Pd: dai demo-

cratici sono arrivati dei messaggi di congratulazione? Non dai dirigenti, solo da Matteo Renzi. Ma dai parlamentari, sì. Sei un pokerista semi-professionista. E tra poco ci sono i Mondiali a Las Vegas. Come farai? Andrò, pronto a tornare in Italia appena devo assumere l’incarico. Va bene, ma che fine farà la tua carriera da giocatore? È ufficiale: quando sarà deputato lascerò perdere il gioco. Torniamo a Grillo: c’è qualcosa che non ti piace di lui? Complicato dirlo. Di Beppe Grillo come personalità politica, c’è poco di digeribile. Ma capisco perfettamente che il grillismo senza Beppe non esisterebbe. La tua prima battaglia da parlamentare? Devo assolutamente sbloccare i fondi per la banda larga.

la classifica con un fiacco 15,7%, mentre il Pdl affoga al 12,2% e la Lega agonizza al 2,4%. L’Udc non può ridere con il suo 6%, mentre il Movimento 5 Stelle può brindare per parecchio con l’8,3%. Fabio Bordignon (LaPolis, università di Urbino) mette in chiaro: “Le Amministrative sono elezioni molto particolari, con un forte peso delle liste civiche e alleanze talvolta molto particolari”. Il raffronto con Regionali e Politiche insomma è impervio. Ma la conta dei voti, e soprattutto dei Comuni passati da uno schieramento all’altro, qualcosa dice. Su 26 capoluoghi di provincia, 15 sono di centrosinistra, sei di centrode-

stra e solo uno va in dote alla Lega. L’Udc si consola con due città, Cuneo e Agrigento, mentre a Belluno vincono liste civiche. IL CASO Parma, è noto. “Il Pd può dire di aver vinto” traduce Bordignon, che però aggiunge: “Ad aiutare i Democratici in molti casi è stata la coalizione di centrosinistra. O meglio, la sua permanenza in un certo schema di alleanze, in diverse realtà locali”. Passaggio successivo: la foto di Vasto è un totem da non sfiorare? Bordignon ci va cauto: “Bisogna vedere come potrebbe funzionare in uno schema nazionale, per le Politiche. Con equilibri e numeri molto diversi”.

di Pino Corrias

Il paradosso democratico: perdere vincendo A PARTE L’ALLEGRO Fassino che governa nell’ombra la lucentezza di Torino, non c’è una sola grande città che il Partito democratico di Pier Luigi Bersani guidi con forze proprie e quel che più conta con un progetto proprio, qualche nuova idea, magari lontana dalle banche, dai banchieri e da quegli apparati che campano sulle ruote dei rimborsi elettorali. Anche in questo giro sono riusciti a perdere vincendo. Hanno perso Parma con una miopia così selettiva da sfiorare il masochismo. Non hanno capito gli umori di Palermo, restituita a Orlando. E a Genova non hanno azzeccato il candidato. Bersani oggi si rallegra delle vittorie di Budrio e Garbagnate, beato lui. Ma alle scorse amministrative suonava la stessa musica in quelle grandi città che sono lo spartito della nazione. A Milano puntavano su Stefano Boeri e ha vinto Pisapia. A Napoli contrastavano a brutto muso De Magistris. A Cagliari non volevano saperne del giovane Zedda. A Roma sono riusciti nell’impossibile: perdere contro il tetro Alemanno, uno che gira con la croce celtica al collo, puntando sull’unico candidato in grado di fare l’impresa: Rutelli, quando ancora si rimborsava il pranzo e la cena con il suo amico Lusi.


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Caso Lusi, da Giunta sì a trasmissione verbali audizione ai pm

20,3% RAGGIUNTO IL MINIMO STORICO ANCHE NEI SONDAGGI di Fabrizio d’Esposito

aschi contro femmine. Oppure nomenklatura vecchia e impresentabile contro Forza Gnocca riveduta e corretta. L’innamoramento berlusconiano per il metodo grillino, fatto di comunicazione, motivazioni, entusiasmo e dialogo vero con i cittadini, porterà al fatidico big bang organizzativo del Pdl, già andato in frantumi a livello elettorale. Ma la rivoluzione sognata dal Cavaliere coinciderà con la “novità epocale” annunciata almeno una dozzina di volte dal segretario Angelino Alfano? Forse no. Berlusconi infatti avrebbe in mente di lanciare una rete di liste con a capo, per esempio, la Santanché e la Brambilla e anche facce nuove di imprenditori e professionisti. Insomma una serie di movimenti civici che voleva già alle amministrative al posto del Pdl. Questa soluzione però svuoterebbe l’ex partito dell’amore e di fatto ammazzerebbe Alfano e l’oligarchia dei nominati, che al massimo lavora per una confederazione dei moderati in grado di riunire l’Udc di Casini (che continua a dire no) e Italia Futura di Montezemolo (pure lui titubante). Lo schema di B., dunque, si sovrapporrà a quello di Alfano? L’altra sera ad Arcore, a cena, l’ex premier ha manifestato tutto la sua “nausea” per il Pdl così com’è e per gli esponenti vecchi che “non bucano il video”. Il grillismo gli ha rinnovato la nostalgia del ‘94. Senza dimenticare che c’è chi chiede (come la Biancofiore e la Santanché) che lui ritorni a fare il candidato-premier.

M

L

GLI SCONFITTI

a Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato ha deciso all’unanimità di consegnare alla Procura di Roma, che ne aveva fatto richiesta, i verbali dell'audizione di Luigi Lusi: sia quella dello scorso mercoledì sia quella che si terrà oggi pomeriggio. La Giunta si è riunita brevemente, ieri sera, per decidere sulla questione della

pubblicità dei lavori e sulla richiesta dei pm romani Caperna e Pesci di acquisire i verbali di interrogatorio. Sulle modalità e sulla diffusione dei contenuti il Pd negli ultimi giorni ha cambiato posizione e ha votato per la registrazione dell'interrogatorio di modo che i membri dell'organismo parlamentare possano acquisirne la versione integrale. “Voteremo in modo

compatto perché prevalgano regole di trasparenza”, aveva annunciato Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd. Finora l'interrogatorio era verbalizzato in forma sintetica e l'unica copia veniva tenuta in cassaforte dal presidente dell'organo parlamentare Marco Follini. L'interrogatorio odierno di Lusi sarà dunque registrato. RdG

BASTA CON IL PDL B. SI AGGRAPPA ALLE LISTE CIVICHE Scende la vecchia nomenklatura sale la gnocca riveduta e corretta

L’eterno debole per Mara

La Calabria resiste

Mariastella c’è

Beatrice risorge

Viva gli animali

La Carfagna è in prima fila per sostituire i faccioni grigi del Pdl

Si barcamena tra B. e Alfano e questo la favorisce nella nuova Forza Gnocca

La Gelmini si lamenta sempre del Pdl, ma sta sempre in tv come volto giovane

Nell’era Alfano, la Lorenzin, dimenticata da B., è tornata in auge

A B. piace tanto l’animalismo di Michela Vittoria Brambilla

Delfino spiaggiato Angelino Alfano cerca da un anno i moderati e il

Il leader ideale Berlusconi sogna un mostro che non esiste:

Grillina di destra Daniela Santanchè guida i falchi contro

centro ma senza risultati. Il Cavaliere non lo considera più il suo successore

gli occhi sono suoi, la barba è di Grillo, il ciuffo di Montezemolo

Monti e aspira a fare “l’antipolitica degli incazzati di destra”

Ghigno stantio B. non ha mai sopportato Ignazio La Russa e gli regalerebbe volentieri i rimasugli del Pdl

Gerontocrazia Agli occhi di B.,

Basta con gli ex An La fusione tra

Fabrizio Cicchitto rappresenta il peggio del Pdl da mandare in tv

Forza Italia e An non è mai riuscita e gli strepiti di Gasparri lo confermano

Poeta triste e solitario Sandro Bondi non tradirà mai B., ma la sua figura calva e rotonda non è gradita in tv

Cercasi Paolino Per Paolo Bonaiuti, ex portavoce di Palazzo Chigi, sono tramontati i fasti di una volta

LEGA Maroni riparte dalle macerie ENRICO TWETTA

di Luca Telese

IL SENSO DI LETTA PER L’UDC T

witter non perdona. Lunedì sono nello studio di Mentana. Prima arriva la famosa dichiarazione incazzosetta di Bersani sulla sfida “Non vinta” (cioè - in italiano - persa) a Parma. Poi Enrico Letta, vera vittima (politica) di questo voto. Nei 95 comuni presi dal centrosinistra vince la “Foto di Vasto”, cioè l’alleanza che al vicesegretario Pd fa venire l’orticaria. Lui spiega: “Ora è una emergenza la nuova legge elettorale, e la ricerca di una coalizione per andare al voto”. Con chi? Mistero. Infatti Letta si chiede: “È di sinistra, Di Pietro?” (E lui?). Gli dico: il Pd non viene capito, forse perché cerca una coalizione, la sera stessa che ne ha trovato una con cui raddoppia le sue vittorie. Spot. Nell’intervallo Letta mi dice, candido: “Dobbiamo allearci con l’Udc!”. Tweetto questa curiosa risposta. La mattina dopo scopro che 100 elettori del Pd, delle estrazioni più diverse, hanno sepolto di improperi Letta (e 2 lo hanno difeso). A metà mattina tweetta pure lui: “Errata corrige. Durante lo spot ho detto Udc, Sel e Idv sono i nostri interlocutori se si votasse con il porcellum”. Cioè la stessa cosa. Enrico, riprovaci, twetta(ci), qualcosa di sinistra!

Tosi prepara la cacciata di Bossi di Davide

Vecchi

abbiamo perso: la noNre”.oistraLanonrassicurazione Lega ancora deve nascedi Roberto Maroni da lunedì sera fa il giro dei suoi. Le macerie del Carroccio di Umberto Bossi, definitivamente abbattuto dal ballottaggio, rischiano di ricadere anche sulla Lega 2.0, come l’ha definita l’ex titolare del Viminale, ora costretto a incassare il contraccolpo. La responsabilità della sonora sconfitta nelle urne è interamente attribuita ai cerchisti e ai “famigli” di Gemonio. E come prova del proprio buon operato Maroni mostra il risultato di Verona, dove il “colonnello” Flavio Tosi ha vinto al primo turno con le sue liste, quelle che Bossi aveva tentato di vietare. “A noi piace vincere al primo turno non al ballottaggio”, ha ironizzato

Maroni. Prendere le distanze dalla sconfitta però non basta. Perché rottamare il Carroccio di Bossi non è cosa semplice, ancor meno immediata. Per capirlo è bastata la reazione della base alla notizia, fermamente smentita, di non celebrare il raduno di Pontida. “Si

4,8% FORBICE COMPRESA TRA 4 E 6 PUNTI PERCENTUALI

farà – ha garantito ieri Tosi – ma solo dopo il congresso federale, a luglio”. Poi si vedrà. Ma nel progetto di Maroni il folklore è e sarà emblema della Lega bossiana. La volontà del segretario federale in pectore è quella di trasformare il Carroccio “in un partito del Nord in grado di convogliare i delusi di tutti i partiti”, dal Pd al Pdl, interessati a far valere la Questione Settentrionale. Non a caso “una delle ipotesi è di non candidarsi alle nazionali ma solo alle locali”, ha detto ieri Matteo Salvini. L’idea di “saltare” le politiche del 2013 era stata lanciata da Maroni e permetterebbe alla Lega 2.0 di concentrarsi sulla Regione Lombardia, l’unica oggi non in mano al Carroccio. È un’antica aspirazione di Bobo: insediarsi governatore nel cuore del Carroccio, raccordo centrale nell’asse Torino-Verona. Un

altro tassello della futura Lega ieri lo ha aggiunto Tosi. “Dobbiamo fare come la Svp, contrattare con il governo i vantaggi per il territorio”. Tutto questo è comunque futuro. Prima Salvini e Tosi devono conquistare i congressi di Lombardia e Veneto del 2-3 giugno e, soprattutto, deve essere portata a termine l’operazione pulizia. E la prossima testa a dover saltare ha un nome pesante: Umberto Bossi. Il Capo dovrebbe essere nominato presidente fondatore ma Tosi ieri ha sollevato i primi dubbi. “Un uso illegittimo dei fondi del partito inibirebbe a ruoli importanti nel Movimento chiunque”. Ma c’è chi invece vuole “che Bossi riprenda velocemente il comando”. L’espulsa Rosi Mauro, in un’intervista a Chi, garantisce: “La Lega è spaccata e non si ricostituirà mai più”. La rottamazione non è cosa semplice.


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Mercoledì 23 maggio 2012

Siena: crisi Mps-Pd, il governatore Rossi vendicherà il sindaco

I

PRIVILEGI

l sindaco di Siena non è caduto nella trappola dei compromessi. Chi ha messo in crisi la maggioranza si è collocato fuori dal partito”. Lo scrive nel suo blog il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, commentando le dimissioni del sindaco Pd di Siena Franco Ceccuzzi ad appena un anno dal voto. Una parte dei

consiglieri, quelli di provenienza Margherita, non gli hanno votato il bilancio: “È un atto grave”. Poi arriva la minaccia: se non ci saranno novità, “senza compromessi e accordi al ribasso”, e si arrivasse alle elezioni, “non potrebbero non esserci ripercussioni anche negli assetti della Regione” prosegue il presidente. Tradotto: se non si risolve la crisi a

Siena, in Regione i margheritini pagheranno la sfiducia a Ceccuzzi, qualche testa salterà. Tutto questo è il sintomo di un sistema di potere che sta crollando, a Siena ma non solo, con la crisi del Monte dei Paschi e della Fondazione azionista che per decenni, con le sue erogazioni, ha garantito equilibri che ora stanno saltando.

VOTO E RIMBORSI, L’AMPUTAZIONE COATTA DEI PARTITI Dimezzato il finanziamento elettorale I controlli sui bilanci restano incerti di Luca Telese

rimo round aggiudicato e Montecitorio si dimezza il finanziamento elettorale. Ma non c’è gioia, in questo voto, e nemmeno verità. Un’operazione di “Pronto soccorso”, una amputazione coatta. Passa il primo articolo, quello su cui è incardinata la legge, e il resto si vota oggi. Passa con un voto blindato che non ammette, correzioni, belle o brutte che siano. E il perché lo spiega Roberto Giachetti, segretario d’aula del Pd, con la chiarezza e la brutale sincerità che tutti gli riconoscono: “Ragazzi, questo è un pacchetto blindato. Se tocchi anche solo un elemento, crolla tutto”. Si sono arrabbiati anche i deputati del Pd, a cui è stato chiesto di ritirare tutti gli emendamenti.

P

EPPURE, anche così, la legge passa: il primo articolo è – dunque – approvato con 372 sì, 97 no e 17 astenuti. Contro votano Lega, Radicali, Noi Sud e Italia dei Valori. Spiegare come funzionerà è complesso, ma non vi spaventate: il finanziamento viene ridotto da 182 a 91 milioni annui, per il 70% – 63,7 milioni – corrisposti a titolo di rimborso delle spese elettorali e come contributo per l'attività politica e divisi in quattro quote (regionali, Camera e Senato, europee). Ci accede chi ha almeno un rappresentante eletto in uno di questi diversi livelli di rappresentanza. La quota che resta, invece (27.3 milioni) viene erogata come contributo dello Stato, che integra ogni euro raccolto come finanziamento privato dai partiti con 0,50 centesimi purché il partito abbia un eletto o raggiunga il 2%

(esempio: possono prenderlo la Federazione della sinistra, o Fli anche se non entrassero in Parlamento). Terza possibilità: si può detrarre il 26% di qualsiasi donazione ricevuta dal partito, a patto che questo partito che si sia candidato alle elezioni (esempio: puoi detrarre i tuoi finanziamenti ai radicali anche se non sono in Parlamento). Ma quello che conta è il colpo d’occhio: mentre guardi quest’aula affollata come non mai (quasi tutti presenti, tutti i vip sui banchi), ti vengono in mente un flashback e due immagini. Il fotogramma del passato era il voto con cui la Camera aboliva l’autorizzazione a procedere nel 1993. Un voto che i partiti di allora, semi-morenti, accettarono con il coltello alla gola. Anche il voto di ieri, con l’albero di natale rosso o verde quasi unanime, sul tabellone elettronico a

La Camera dei deputati, piena, durante la votazione della legge sui rimborsi elettorali (FOTO ANSA)

ogni emendamento, Sì-No, a seconda del parere della commissione, sembrava il frutto di un unanimismo coatto. L’immagine di quelle lucine colorate, poi, suggeriva non quella di un’aula in cui come sempre si combattono schieramenti opposti, ma quella di una sala operatoria, dove si pratica un’operazione di urgenza. Luce rossa-luce verde, quasi unanime (unica eccezione: Radicali, Lega, Idv e qualche missionario). È amputazione terapeutica. Perché è proprio questo che hanno fatto i partiti ieri: amputare una parte per salvare il tutto, evitare una riforma. Si po-

Fatto l’accordo tra A, B e C in aula Giachetti (Pd): “Testo blindato, se tocchi un elemento crolla tutto”

teva fare altro? In realtà sì, e la battaglia degli emendamenti, pur falcidiati dal partitone di governo, lo lascia intuire. In primo luogo c’era la riforma di Nicola Rossi. Sostenuta in Aula, in primis, dagli emendamenti del pidiellino ribelle Giorgio Stracquadanio. STRACQUADANIO (e Rossi) avevano un’ipotesi “liberale”: versamenti solo personali – massimo 5.000 euro – e scaricabili dalle tasse con aliquota agevolata. Niet. Bocciato tutto, compresa l’idea (altro emendamento) molto intelligente di vincolare l’entità del fondo alla crescita e al deperimento del Pil: nient ancora una volta, bocciato. La futurista Chiara Moroni, invece, aveva un’altra proposta interessante: abolire la norma transitoria (quella che dimezza la quota di quest’anno), e destinare tutto

per un anno a un fondo ”di scopo” per finanziare la costruzione di asili nido. Dice, mentre illustra l’emendamento, con passione: “Mi appello ai parlamentari, soprattutto alle donne...”. L’aula rumoreggia, dai banchi del Pdl arriva persino qualche fischio. L’albero di Natale rosso boccia anche quell’emendamento. Si passa agli emendamenti della Lega, che ieri aveva la posizione apparentemente più anti-casta. Vengono cassati pure quelli, e qui c’è l’unica scintilla di emozione: applausi, fischi, qualche scambio di insulti. Succede quando contro il Carroccio insorge Giachetti: “Faccio parte di un partito che al contrario di altri ha certificato le sue spese...”. E i leghisti: “Buuuu!!...”. Il deputato del Pd prosegue: “In quest’aula oggi in diversi si oppongono... Ma solo i Radicali hanno diritto a parlare! Perché coerentemente dicono

no ai finanziamenti da trent’anni”. Poi dice, e l’aula a questo punto si accende: “C’è chi ha preso doppie razioni!”. Il leghisti insorgono: “Oohhh!!”. Maroni lo sfotte: “Bravo! Bravo!”. Ma è un attimo. Poi l’albero di Abc, riprende a lampeggiare e a bocciare inesorabilmente. C’è chi vuole dare i soldi agli esodati, chi ridurre i fondi, chi elargirli in modo diverso: tutto inutile. La legge è blindata, la sala operatoria di Abc opera con precisione chirurgica. Ecco perché già si arrabbia sulla parte che verrà votata oggi, il pd Salvatore Vassallo: “Quello che la Camera voterà oggi è un controllo sulla mera verità formale dei rendiconti, anche se rafforzati, senza indicare nessuna finalità e vincolo di destinazione della spesa”: È tutto vero. Salvo miracoli e ravvedimenti, i chirurghi del pronto soccorso di Abc hanno già deciso tutto.

Corruzione: Severino minaccia, Pdl si astiene IL MINISTRO METTE SUL PIATTO LE DIMISSIONI PER SCONGIURARE L’OSTRUZIONISMO DEI PARLAMENTARI AZZURRI di Eduardo Di Blasi

è più lo stesso testo delNdelonladdlscorsa settimana, quello anti-corruzione. Il governo ha riformulato i reati di “corruzione nell’esercizio della funzione” e di “traffico di influenze illecite”. Su questo punto di mediazione, pe-

MARGHERITA bilanci, tutto da rifare utto torna in discussione tutto: quella parte di ex MarTsidente, gherita che contestava la gestione di Enzo Bianco, il pree dell’ex tesoriere Luigi Lusi, ha vinto in tribunale. Gaspare Nuccio, Enzo Carra, Renzo Lusetti e altri contestavno di essere esclusi dalle assemblee in cui si decideva come spartire il tesoro dei rimborsi elettorali della Margherita. Il Tribunale di Roma ha stabilito che : “gli attori [Nuccio, Carra ecc. ] in quanto pacificamente associati alla Margherita e membri della Assemblea Federale, avevano diritto di partecipare alla riunione della Assemblea Federale del 20/6/2011 e che la loro mancata convocazione ha reso invalidamente costituita l’assise e quindi invalide le delibere adottate”. Il giudice ribalta così un parere pro veritate espresso all’epoca dall’ormai ex sottosegretario del governo Monti Andrea Zoppini. Ora la fronda dei margheriti vuole rivedere tutti i bilanci e chiedere molte spiegazioni.

rò, la Guardasigilli Paola Severino, che nel corso di una riunione con la maggioranza ieri mattina ha messo sul piatto della bilancia anche le proprie dimissioni, ha ottenuto un risultato politico: il Pdl ha smesso di fare ostruzionismo in commissione e il testo, caduti tutti i sub-emendamenti,

seguente: “Il pubblico ufficiale, che per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri indebitamente riceve per sé o per un terzo denaro o altra utilità o ne accetta la promessa è punito con la reclusione da uno a cinque anni”. Il testo cambia poco rispetto a quello passato, scambiando un “del-

La legge approda alla Camera, ma resta il rischio imboscate sul processo Ruby è stato approvato per arrivare in aula il 28. È un risultato interlocutorio, che trova l’opposizione dell’Idv e una implicita approvazione del Pdl, che però, invece di esprimere un parere favorevole, ha preferito astenersi dal voto in commissione, lasciando aperte tutte le opzioni quando il provvedimento arriverà in aula. In sostanza i punti di mediazione sono due. Sul tema della “corruzione per esercizio di funzione”, il testo diventa il

le” con un “per” e aggiungendo la parola “indebitamente”. Maggiori invece sono state le modifiche al “traffico di inf luenze” (la prima versione era stata assai mal digerita dal Pdl), tanto che il presidente dell’Idv Antonio Di Pietro afferma essere ormai svuotato. Adesso viene punito chi “sfruttando relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o con un incaricato di un pubblico servizio, indebitamente fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altro vantaggio

patrimoniale, come prezzo della propria mediazione illecita, ovvero per remunerare il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, è punito con la reclusione da uno a tre anni. La stessa pena si applica a chi indebitamente dà o promette denaro o altro vantaggio patrimoniale. La pena è aumentata e il soggetto, che indebitamente fa dare o promettere a sè o ad altri denaro o altro vantaggio patrimoniale riveste la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio. Le pene sono altresì aumentate se i fatti sono commessi in relazione all’esercizio di attività giudiziarie. Se i fatti sono di particolare tenuità, la pena è diminuita”. ORA SULL’INTERO articolato dovrà pronunciarsi l’aula di Montecitorio, e i pareri già divergono. Se la capogruppo Pd in commissione Giustizia Donatella Ferranti ritiene che il testo sia migliorabile con gli emendamenti d’aula, è l’Idv con Di Pietro e Federico Palomba a lanciare l’allarme: non sulle modifiche approvate ieri, quanto sul te-

ma dello spacchettamento delle norme sulla concussione. Secondo Di Pietro queste norme di fatto “prevedono l’abrogazione del reato di concussione per induzione, quella che ai tempi di Mani pulite si chiamava dazione ambientale. “Con artifici e raggiri – spiega – il governo sta inducendo in errore l’opinione pubblica facendo credere di combattere la criminalità organizzata ma di fatto riducendo gli spazi per la lotta”. Non è d’accordo il Pd Andrea Orlando, responsabile giustizia dei Democratici, che è preoccupato su altri versanti: “Noi siamo leali, ma speriamo che anche Angelino Alfano, che si è personalmente speso per tenere assieme la collaborazione Pd-Pdl-Terzo Polo, riesca a tenere i suoi”. Il problema, infatti, una volta sciolte le fila, è l’imboscata in aula. Già il Pdl Paolo Sisto, annuncia che ripresenterà tutti gli emendamenti in aula, compreso quello “anti Ruby” che prevede la concussione solo in presenza di un passaggio di danaro. Nonostante i buoni propositi, l’approvazione del testo non sarà una passeggiata.


Mercoledì 23 maggio 2012

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Avellino, imprenditore in crisi si spara La Spezia, gravi due operai

U

FUTURO INCERTO

n colpo di fucile alla testa: così si è tolto la vita nell’ufficio della sua falegnameria a Baiano (Avellino), piegato dalla crisi che da un anno a questa parte lo aveva messo in ginocchio. G. L. aveva 48 anni e sin da ragazzo aveva cominciato a lavorare nella falegnameria del padre che in trent'anni era riuscito a

trasformare in una piccola e solida azienda. Il sogno realizzato di un capannone industriale, il lavoro che non mancava, poi la crisi. L’imprenditore é uscito di casa per raggiungere la falegnameria in via Calabricito, poco distante dall’abitazione. Nel suo ufficio, ha tirato fuori il fucile e si è sparato.

Intanto sono in coma due operai rimasti gravemente intossicati nello stabilimento Fincantieri del Muggiano (La Spezia), mentre stavano operando nel pozzo catene del megayacht Serene. Sono ricoverati nel reparto di rianimazione dell’ ospedale Sant'Andrea, alla Spezia: dove sono arrivati in ipossia.

LO STATO PAGHERÀ ALLE IMPRESE 30 MILIARDI, MA CON CALMA Piano del governo per saldare gli arretrati nel giro di un anno di Stefano Feltri

a cosa più semplice sarebbe stata emettere 20-30 miliardi di nuovo debito pubblico e pagare parte delle imprese fornitrici della Pubblica amministrazione che aspettano da anni il dovuto. Ma così saliva il debito in percentuale sul Pil, lo spread rischiava di innervosirsi, gli obiettivi di bilancio di saltare e così via. Quindi il governo ha inventato un sistema più complesso che, con un po’ di prestidigitazione, dovrebbe far arrivare i soldi alle imprese senza far salire il debito. Ai tempi di Giulio Tremonti, che non aveva mai voluto provvedimenti come quello varato ieri, si sarebbe chiamata “finanza creativa”, con Mario Monti semplicemente “Decreti per accelerare i pagamenti delle Pubbliche amministrazioni”, per fornire alle imprese creditrici dello Stato “il carburante capace di riaccendere il motore della produttività”, come dice il premier.

L

LO STATO DEVE alle aziende 70-100 miliardi di euro per l’acquisto di beni e servizi, soprattutto nel settore della Sanità. “Non abbiamo numeri precisi”, ammette un po’ imbarazzato il viceministro Vittorio Grilli, perché molto del dovuto è a livello di Regioni, nel rapporto con la sanità privata convenzionata e a Roma hanno poco chiara l’entità

esatta. Monti, con Grilli e il ministro Corrado Passera, ieri ha presentato un intervento che dovrebbe portare a ridurre “già nel 2012” di 20-30 miliardi i debiti dello Stato verso le imprese che, si spera, così eviteranno di fallire e di licenziare in attesa dei pagamenti. IL MECCANISMO è questo: l’impresa ha un credito, si rivolge all’amministrazione debitrice e si fa certificare la somma dovuta. Se gli impiegati tentennano, dopo 60 giorni viene nominato in automatico un commissario ad acta (cioè specifico per la pratica) che ha altri 60 giorni per chiarire la situazione. A quel punto viene fissata una data per il pagamento della somma, tutta la procedura può durare al massimo un anno (dalla richiesta di certificazione). Una volta certificato il credito, l’imprenditore ha due opzioni. La prima è andare in banca e farsi anticipare la somma, con l’istituto rassicurato da un fondo statale che garantisce fino all’80 per cento del dovuto (in pratica, se la Regione o il Comune non pagano, i soldi arriveranno alla banca da Roma). Oppure se l’imprenditore ha dei ruoli, cioè dei contenziosi con il fisco per tasse o contributi (previdenziali, ma anche assicurativi per l’Inail) non versati, può ottenere la compensazione. E ridurre così le somme che deve allo Stato. È chiaro che a quest’ul-

-1,7% IL PIL NEL 2012 SECONDO L’OCSE

- 5% IL POTERE D’ACQUISTO DELLE FAMIGLIE DAL 2008 Il ministro Corrado Passera. In alto, il viceministro Vittorio Grilli (FOTO ANSA)

L’Ocse: Pil a -1,7 nel 2012, peggio di quanto previsto dai tecnici Il premier: niente manovre tima via possono ricorrere soltanto quelli che per il fisco sono contribuenti infedeli. Non è un condono, ma poco ci manca. Tutto chiaro? Qualche dubbio è lecito, soprattutto sui tempi effettivi e l’impatto sulla finanza pubblica (le entrate previste dai ruoli che fine fanno? C’è qualche copertura? Chissà). Angelino Alfano e il Pdl avrebbero voluto una compensazione più drastica: lo Stato mi deve un milione, io smetto di pagare le tasse fin-

ché non ho pareggiato il conto. Ma questo, come hanno fatto notare dalla Ragioneria dello Stato, avrebbe scavato voragini nei conti, facendo mancare entrate su cui il governo conta per pagare per stipendi e pensioni. Le misure di ieri sono il primo passo in vista del recepimento della direttiva europea che impone di pagare le imprese entro 60 giorni. “La recepiremo entro fine 2012 anziché marzo 2013”, assicura Monti.

La fase 2 del governo, tra piano per il Sud e soldi alle imprese, è cominciata. Ci metterà qualche mese per produrre risultati. Intanto chi ci osserva dall’esterno vede tasse alte e un 2012 sempre più fosco: l’Ocse ha previsto ieri una recessione dell’1,7 per cento (contro l’1,2 stimato dal governo). Il centro studi di Parigi prevede che il pareggio di bilancio ci sarà nel 2014, non nel 2013, e che “potrebbe esserci bisogno di alcuni interventi aggiuntivi sui conti pubblici”. Monti smentisce. La correzione si può fare in vari modi, o con altri sacrifici o avendo più crescita. Il ministro Corrado Passera sta approfittando del clima da “fase 2” per riprendersi un po’ di spazio, e visibilità. Ha compilato

una lista di desiderata sotto l’etichetta di “Proposte per provvedimento di urgenza in materia di infrastrutture e trasporti” (anche noto come decreto sviluppo). Il documento ancora non è arrivato al Tesoro, dove Grilli non mancherè di controllare i numeri. Perché Passera si conferma, sotto sotto, un keynesiano che vuole lo sviluppo fatto di spesa pubblica: incentivi al settore immobiliare, sgravi sull’Iva ai costruttori e detrazione totale degli interessi per il mutuo sulla prima casa, aumento degli incentivi alle ristrutturazioni per il risparmio energetico ed esenzioni dall’Imu per le case che costano meno di 200 mila euro. Tutte cose utili, che faranno esultare la lobby dell’edilizia, ma che hanno il difetto di costare oltre sei miliardi da qui al 2017. Difficile che Passera riesca a ottenere tutto. La crescita italiana dipende però anche dall’andamento dello spread: se questa sera a Bruxelles ci sarà un accordo per un piano di garanzie dei conti correnti che coinvolga la Bce, forse si eviterà una crisi bancaria in Spagna che, secondo le stime dell’Istituto internazionale per la Finanza (una lobby bancaria), può costare fino a 260 miliardi. Senza intesa si torna a ballare, ed eventuali impennate dello spread ridurranno le risorse a disposizione di Monti. Twitter @stefanofeltri

“I sacrifici falli tu”: Monti fischiato dai terremotati IL CONSIGLIO DEI MINISTRI VARA LO STATO DI EMERGENZA PER L’EMILIA: 50 MILIONI E IMU SOSPESA PER GLI EDIFICI INAGIBILI di Silvia Truzzi Inviato a Finale Emilia (Mo)

cosa più strana gli sarà Ldi”.asembrata il tu. “Dacci sol“Falli te i sacrifici”. Mario Monti arriva a Sant’Agostino alle 9 precise, puntuale come se negli ultimi due giorni non avesse fatto il giro di mezzo mondo, dall’America a Brindisi e poi qui nell’Emilia polverizzata dal terremoto. Ha l’aria stranita: “Sarà la stanchezza” scherzano gli agenti. A parziale conferma, le prime dichiarazioni molto simili a quelle brindisine: in Puglia il premier ha incontrato “una una popolazione che ha una grande voglia di reagire”, qui una popolazione “con una grande voglia di battersi e riprendere le attività”. Sarà il fuso orario e forse anche il fatto che un conto è aver davanti una calcolatrice, altro un paese spaesato e cittadini ancora di più. LA VISITA del Presidente è annunciata dal consueto apparato scenico di auto e scorte: ancorché sobrie, fanno una certa impressione alla gente che si aggira in tuta (e qualcuno ha sotto il pigiama, che fa

freddino). Sant’Agostino – la “città del tartufo” come si legge sulle indicazioni di località – è tutta un buco. Monti guarda in sù e ascolta i cahiers de doléances del governatore Errani e dei molti sindaci presenti: ci sono più fasce tricolori che soldi per ricostruire. Poi arriva il momento più difficile: i parenti delle vittime incontrano il presidente del Consiglio in privato. C’è poco da dire in questi casi, ma Monti spiega che la sua presenza “vuole testimoniare la vicinanza dello Stato ai cittadini”. I familiari escono alla spicciolata, tutti abbracciati come per non farsi sbriciolare anche loro, come le case – dal dolore. Romana Cavicchi – mamma di Nicola, uno dei turnisti morti domenica – alza le spalle con l’ultimo brandello di forze: “Cosa vuole, ci ha fatto le condoglianze. Ci ha detto che non ci lasceranno soli”. Poi abbassa lo sguardo: “Tanto mio figlio non me lo restituisce nessuno”. Poco più in là c’è Gloria Ansaloni, ha perso il marito Leonardo e ha occhi pieni di vuoto. “Non possono nascondersi e ci dovranno spiegare perché i posti di lavoro non sono sicuri. Lo sa? Mio marito an-

dava al lavoro anche se era malato. Si metteva l’Aulin in tasca e partiva”. La sfilata dolente finisce e Monti sta per uscire: si capisce dall’agitazione scomposta degli uomini di scorta, un plotone. A questo punto cominciano i fischi. Del tutto inattesi: è la prima volta che “semplici cittadini” (ammesso che ne esistano di speciali) contestano il premier tecnico. E si vede che che il primo “buu” è da neofiti. “Viva le banche”, ur-

la Roberta e così dà il la a tutto il resto. “Stiamo aspettando che decidano cosa fare con questa bellissima legge, se i danni li dobbiamo pagare noi, se le assicurazioni dobbiamo pagarle noi o lo Stato. Ma è lo Stato che deve provvedere ai cittadini, non il contrario. Io e mia sorella siamo accampate da amiche sotto il portico. Siamo sempre lì, a mangiare, nessuno che azzarda ad aprire il gas a casa e in questi giorni abbiamo dormito

in macchina. Paghiamo tante tasse, ci chiedono di fare un sacrificio, per loro piccolo, ma per noi no, noi che facciamo fatica ad arrivare alla fine del mese. In cambio tagliano i servizi, tagliano tutto, io lavoro nella sanità e lo vedo quotidianamente”. Poi il Presidente se ne va a Finale, la capitale del terremoto. Alle porte del centro il bar “dei cinesi” rifocilla gli evacuati che si ritrovano a parlare di “agibilità” invece che gioca-

Prima di andarsene il premier visita la tendopoli che ospita gli sfollati. Lo accoglie la signora Annalita, una coetanea che somiglia parecchio alla signora Elsa: “E’ stato gentilissimo, ha voluto sapere un po’ di storia di Finale e anche di noi”. Ma anche qui c’è una piccola contestazione. Vittorio, 23 anni del Movimento 5 stelle, gli urla a muso duro: “Contabile, altro che tecnico”. Il tempo stringe: nel pomerig-

Prima contestazione per il professore. Un grillino: “Contabile, altro che tecnico”

Mario Monti davanti al municipio di Sant’Agostino (FOTO LAPRESSE)

re a briscola. Daniela e Sabrina commentano a denti stretti l’arrivo di Monti, un ragazzotto al telefono con un amico lo apostrofa malamente. “Non abbiamo più niente”, spiega Sabrina, le lacrime in agguato sotto il rimmel. “Le tasse? Ma quali tasse, oh? Con cosa le pago?”. L’economia è tutta ferma. Dai campi alle aziende, ai piccoli esercizi.

gio a Roma c’è il Consiglio dei ministri. La riunione ha decretato lo stato d'emergenza, rifinanziato il Fondo Nazionale per la Protezione Civile con 50 milioni di euro, escluso l'aumento delle accise e assicurato che il pagamento dell’odiata Imu per case e aziende colpite sarà rinviato. Basterà per non far crescere questo piccolo focolaio di rabbia civile?


Mercoledì 23 maggio 2012

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PERCHÉ?

VIDEO BOOMERANG E AFFIORA UN NUOVO SOSPETTO L’inchiesta sull’attentato di Brindisi rovinata dallo scontro tra le procure di Marco Lillo

e Antonio Massari Brindisi

attentatore non era solo. Forse non è del posto anche se, proprio nel brindisino, si sta concentrando l’attenzione degli inquirenti: c’è un nuovo sospettato. L’indiscrezione filtra in tarda serata. L’indagine riprende con un nuovo uomo nel mirino, dopo il fallimento dello “scatto di reni”, operato nelle prime 48 ore con la pubblicazione del video. Le immagini del presunto killer, mentre scriviamo, non ha ancora portato alla sua individuazio-

L’

L’attentatore ha un volto, ma non un nome Verrebbe da fuori e potrebbe non avere agito da solo ne. Lo scenario più temuto: che l’uomo inquadrato dalle telecamere non sia di Brindisi. Si dice negli ambienti investigativi: potrebbe non essere pugliese. La soluzione è lontana, quindi, anche perché neanche le bombole di gas, utilizzate per costruire l’ordigno, pare non siano state acquistate sul posto. Un dato difficile da verificare, peraltro, in una città dove sono spesso vendute “usate” in una sorta di mercato nero. A niente è servito, almeno finora, mostrare i fotogrammi del presunto killer ai rivenditori delle bombole di gas: nessuno l’ha riconosciuto tra i propri acquirenti. Ci hanno provato ieri, dopo una

prima ondata di domande, già rivolte nei giorni scorsi. Si riparte da altre testimonianze. Quelle sul luogo dell’esplosione. Dai sopralluoghi. Dalle supposizioni: è difficile che abbia agito da solo. E soprattutto: si riparte dalla scuola. Il pm Milto De Nozza e il capo dello Sco Gilberto Calderozzi, in mattinata, dopo l’ennesimo vertice in questura, tornano davanti all’ingresso della “Morvillo Falcone”, per valutare la scena dell’attentato così come, pochi minuti prima dell’esplosione, doveva presentarsi all’attentatore. E SI TORNA a valutare che la scuola – nel suo nome simbolico, oppure per altri motivi, legati alle studentesse – possa essere il vero obiettivo dell’attentato. Anzi: è proprio da lì che si riparte. È la scuola, in questo momento, il simbolo da decrittare per comprendere il movente dell’assassino. Che non ha agito da solo: questa è la convinzione che, ora dopo ora, si fa sempre più largo tra gli inquirenti. Un lancio di agenzia, ieri sera, descrive la presenza di altre immagini interessanti, nelle quali s’intravede un’ombra, che potrebbe essere quella dell’uomo che ha premuto il telecomando, ma anche quella di un’altra persona. Da quando il coordinamento delle indagini è passato alla Dda di Lecce, guidata dal procuratore Cataldo Motta, l’ipotesi del gesto “isolato” perde sempre più consistenza. Dopo lo “scontro tra procure” – parecchio legato alla decisione di diffondere le immagini del video – salgono le quotazioni della strage mafiosa e o dell’attentato di matrice terroristica. Ieri sono stati interrogati cinque insegnanti. E restano fondamentali le parole di due compagne di Melissa che, nei giorni precedenti l’esplosione, dicono d’aver visto un signore nel piazzale antistante la scuola: somiglierebbe pa-

recchio all’uomo del video. Un video che resta agghiacciante. Il signore di mezza età si nasconde dietro il chiosco, pochi istanti prima del botto, dove resta per una settantina di secondi nei quali la videocamera trema due volte per lo spostamento d’aria. Dopo s’allontana, senza scappare, ma camminando con passo svelto e deciso, con un’espressione che pare di assoluta normalità. Come se fosse abituato a uccidere. Come se quella scena, con il suo contesto di urla, sangue e dolore, non gli appartenesse. Non è claudicante, però, come si sosteneva nelle prime ore. E neanche il braccio mostra se-

Ascoltati cinque docenti Sabato in città la grande manifestazione voluta dagli studenti gni di disabilità. Elementi che hanno scagionato il primo indiziato, l’uomo interrogato due giorni fa e poi rilasciato. Resta che la diffusione del video ha segnato in negativo questa prima parte delle indagini: il “colpo di fortuna” non è stato sfruttato appieno. La sua diffusione – dati i risultati – s’è dimostrata un boomerang: poteva spingere qualcuno a fare delle segnalazioni, poteva essere utile a mettere in difficoltà l’attentatore e i suoi complici, ma, in concreto, ha prodotto un solo risultato: ora il killer – consapevole di non essere stato riconosciuto – conosce la prima, vera prova in mano agli inquirenti. E così si ritorna a

La Scientifica al lavoro sulle telecamere del chiosco che hanno ripreso l’attentatore. Accanto, le sequenze in cui si vede l’uomo azionare il congegno (FOTO ANSA)

scandagliare le testimonianze, ad analizzare reperti raccolti, a perfezionare l’ “identikit” dell’ordigno. Potrebbe essere stato utilizzato un congegno doppio, capace di bloccare l’attivazione dell’innesco volumetrico, che ha agito allo spostamento d’aria provocato dalle prime ragazze arrivate davanti alla scuola. Ma è solo una supposizione. PER IL MOMENTO non ci sono elementi concreti, non ci sono reperti che provino l’esistenza di questo doppio congegno, anche in questo caso i tempi si allungano per la necessità dei riscontri tecnici. Si stanno scandagliando anche le registrazioni delle altre telecamere di sicurezza, disseminate nella zona vicina alla scuola, così come le celle dei ripetitori. E mentre le indagini continuano, gli studenti della Morvillo Falcone lanciano una manifestazione per sabato a Brindisi: “Finora nessuno si era mai permesso di toccare la scuola in questo modo – hanno scritto – con un atto che oltre ad essere assassino e criminale è vigliacco e vergognoso. Hanno spezzato i sogni di Melissa ma non spezzeranno mai i nostri. I sogni di Melissa diventeranno anche nostri”. All’appello hanno già aderito la Cgil, l’associazioni Libera, la Rete della Conoscenza e l’Arci.

LIBERO il tecnico tv: “Lasciatemi in pace” stato un incubo, ora lasciatemi in pace”. Colui Èsospettato che per molte ore è stato, lunedì, il principale dell’attentato alla scuola Morvillo Falco-

‘NDRANGHETA Pesce Carnevale? Nostro amico Pesce della ‘ndrangheta aveva rapporti Lradoaconcosca il giudice della Corte di cassazione, CorCarnevale, al quale si rivolgeva per ottenere

ne si difende. Un giorno da dimenticare, ore trascorse in questura, mentre la città e l’Italia intera già immaginava di avere “il mostro” che ha ucciso Melissa. Poi C. S. a lungo interrogato è tornato a casa, libero, intorno alle 3 di notte, e con lui la figlia di 3 anni che ha portato con sé in questura. “Sono un uomo onesto, non c’entro niente con la bomba, però per fortuna l’hanno capito, che sono un onesto”, le sue parole a laStampa.it, in un video che lo ritrae di spalle nella propria abitazione. “L’unica cosa che voglio, ora, è essere lasciato in pace”. L’uomo ha ricostruito la sua giornata: svegliato dall’esplosione (“è stata a 300 metri da qui”), non è uscito di casa prima delle 11. “Sono stato trattato bene in questura – spiega – qui a casa c’è stato un po’ di trambusto, ma non ho paura delle reazioni della gente, so che prima o poi capiranno che sono un uomo onesto e che non c’entro niente con la bomba”. Il giorno più lungo della sua vita è finito, adesso chiede solo di essere lasciato (v. g.) in pace e di poter dimenticare.

scarcerazioni dei propri affiliati. Lo ha rivelato la pentita Giuseppina Pesce nella deposizione fatta nel corso dell’udienza del processo alla cosca svoltasi ieri nell’aula del carcere di Rebibbia. “I contatti con Carnevale - ha detto la pentita - avvenivano tramite mio suocero, Gaetano Palaia, che era suo amico”. I contatti tra Palaia e Carnevale, secondo quanto ha riferito Pesce rispondendo alle domande del Pm, Alessandra Cerreti, sarebbero andati avanti fino al 2005. “Dopo che Carnevale lasciò il suo incarico - ha detto la pentita - mio suocero rifiutò qualsiasi altra richiesta di intervento sostenendo che non poteva fare più niente perchè non aveva i contatti di prima con la Cassazione e questo rendeva impossibile qualsiasi tentativo ulteriore di intercessione”. La pentita ha parlato anche dei contatti che la cosca Pesce avrebbe avuto con un funzionario del Dap per ottenere il trasferimento del padre, Salvatore, da un carcere del nord in Calabria.

L’informativa

“È terrorismo, ancora nessun indagato” di Marzia Conversano

l momento vengono scrupolosamente vagliate tutte le posAancora sibili direttrici e nessuna pista può essere esclusa. Non c’è alcuna persona formalmente indagata”. Sono state queste le parole che il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, ha riferito ieri alla Camera e al Senato riguardo l’attentato alla scuola Morvillo Falcone di Brindisi. Il governo conferma, quindi, che non ci sono novità, a distanza di quattro giorni dalla bomba che ha tolto la vita a Melissa Bassi, sedici anni, e ferito gravemente altre cinque ragazze. Secondo la ricostruzione del ministro “l’ipotesi degli investigatori è che l’uomo ripreso dalla videocamera posta su un chioschetto a venti metri dal luogo dell’attentato, mentre sembra intento ad azionare un telecomando, sia la stessa persona che ha provocato l’esplosione. Indipendentemente dall’accertamento dell’effettiva matrice – ha aggiunto la Cancellieri – non vi è dubbio che l’attentato, per il gravissimo e diffuso allarme che ne è seguito, possa prestarsi a una lettura in chiave terroristica”. Della stessa idea il presidente del Consiglio Mario Monti, intervistato al Tg2: “Certamente è stato terrorismo, nel senso letterale del termine, se pensiamo agli effetti psicologici che ho potuto anche constatare in loco, e la scuola che è un luogo di pace e di amicizia, di formazione di giovani, destinata a dare loro coraggio e serenità, è diventata qualcosa che oggi si teme. Questa situazione va ribaltata al più presto e ho visto all’opera molte energie, molte forze perchè questo avvenga”. Il titolare del Viminale ha anche annunciato che, dopo il vertice di lunedì a Brindisi, “è stato deciso di dar vita a un modello operativo di controllo del territorio che verrà a ispirarsi a quello attuato a Caserta”. Intanto ieri c’erano anche undici ragazzi dell’istituto professionale di Brindisi sulla “Nave della Legalità”, che partita dal porto di Civitavecchia, raggiungerà Palermo per celebrare il ventesimo anniversario dell’uccisione dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Tra loro, due compagne di classe di Melissa che hanno lanciato un appello per non essere lasciate sole dopo che si saranno spenti i riflettori sulla tragedia. “È bellissimo essere qui tutti insieme per combattere la paura che volevano trasmettervi – ha commentato il Procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso –. Siete più forti voi, non vi abbattete”. A Civitavecchia anche il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo.


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Mercoledì 23 maggio 2012

TRAME ROSSE

“L’ATTENTATO AL MANAGER ANSALDO FU ORGANIZZATO A MILANO” C’è un collegamento tra Genova e i gruppi lombardi di Davide Milosa Milano

investigatore si morde le labbra: “Per capire la gambizzazione di Roberto Adinolfi bisogna cercare a Milano”. Poche parole e pochi passi in un luogo indefinito dell’hinterland cittadino. Tanto basta, però, a tracciare la pista. Una delle tante? “Una delle privilegiate”, risponde, sbuffa, poi spiega di un quadro investigativo “f luido” e di alcuni dati che portano a credere come proprio nel capoluogo lombardo ci siano la testa e le braccia dell’attentato all’ad di Ansaldo Nucleare (Genova, 7 maggio 2012). E così sotto la pioggia che schizza i palazzoni di periferia s’accodano parole e concetti: anarchismo e brigatismo armato, un mix nuovo in riva al Naviglio e in tutta Italia, frutto della cosiddetta “seconda posizione” nata sulle ceneri delle vecchie Br. Non più un impianto “solo militare”, ma “una guerra rivoluzionaria di lunga durata”.

L’

QUATTRO sigarette dopo, lungo i marciapiedi della Comasina, un timore: “Colpiranno ancora”. A Milano? Ipotesi. Il dato certo è, invece, un altro: “Tornano i cognomi sui muri”. Scritte che indicano un obiettivo da colpire. Tra i vari un ispettore della Digos. Capita l’11 aprile scorso davanti al carcere di San Vittore dopo una manifestazione dei no Tav. “Roba del genere non si vedeva da vent’anni”. Un’amara constatazione che aggancia le parole scritte nella lettera di rivendicazione dell’azione genovese. Si legge: “Abbiamo preso le armi con piacere”. Il documento, ritenuto attendibile, è stato firmato dalla Federazione anarchica informale (Fai). Si spara a Genova. Ma si pensa a Milano. Questa la traccia. Sopra quattro nomi che gli investigatori si tengono in tasca. Dall’e-

lenco spuntano ex reduci della Walter Alasia, colonna milanese delle Brigate Rosse (sciolta vent’anni fa). Ma anche anarchici con precedenti per rapina legati al Partito Comunista Politico-Militare (Pcp-M) di Claudio Latino e Alfredo Davanzo. Gli stessi che, finiti in carcere nel 2007, oggi sono protagonisti di un processo d’appello bis dopo che la Cassazione ha ritenuto troppo generica l’accusa di terrorismo. INSOMMA, se al quadro mancano i particolari, lo scenario non appare così fumoso. A far da collante la fusione tra il brigatismo e una fetta dell’antagonismo. I cattivi maestri pescano in un bacino che mette assieme l’area anarchica e le anime del movimento libertario. Qui si recluta. E addirittura si tracima. Nel mirino stadi e moschee. L’idea balena nella testa dei leader del Pcp-M. “Mi ricordo uno striscione a favore delle masse arabe, era il marzo 2003, pochi giorni prima avevano ucciso Dax”. L’analisi aggancia il passato. Lo sbirro rimugina per spiegare il presente. Il 16 marzo 2003 viene ucciso Davide Cesare, detto Dax del centro sociale O.r.s.o. Zona Navigli. Via Brioschi: una lite, poi la coltellata alla gola. In quei giorni a Milano tira vento di guerra. Arriva il corteo. E tra le tante sigle compare quello striscione. “Iniziò lì”. In quello stesso anno finisce in carcere Nadia Desdemona Lioce, anima dei Nuclei comunisti combattenti, la prima posizione delle vecchie Br. Su tutto questo sangue nasce la seconda posizione. E nasce con un obiettivo: infiltrare i collettivi dei centri sociali milanesi. Ci riusciranno? “In parte sì, sfruttando il vuoto politico all’interno del movimento”. Tre i luoghi dove attecchisce la nuova ideologia. Uno in particolare darà fuoco alle polveri dello scontro “verbale” tra chi si oppone alla deriva e chi invece la

DAVANZO - PCC “Non ammazziamo bambini” on siamo terroristi. Non ammazziamo bambini NDavanzo, come a Brindisi”. La dichiarazione di Alfredo presunto ideologo del Partito Comunista

Un altro segnale di tensione “Tornano sui muri i nomi degli obiettivi da colpire” pretende. “Nel 2009 quel centro sociale sarà sgomberato per bloccare l’infiltrazione”. Ma già nel 2006 a Milano si respira aria di eversione. Inizia a girare un giornale clandestino. Si chiama l’Aurora, come l’incrociatore che nel 1917 annunciò, con i suoi colpi di cannone, la rivoluzione bolscevica. L’ideatore è, secondo i magistrati, Alfredo Davanzo. In totale saranno pubblicati quattro numeri. Obiettivo: “Un lavoro politico – scrive il giudice Guido Salvini - che, inserendosi in situazioni come le lotte sociali in fabbrica e le contestazioni contro il T.A.V. in Valsusa lavori per

Politico Militare, arriva durante una pausa dall’udienza del processo d'appello, cominciato una settimana fa, nei confronti delle cosiddette Nuove Brigate Rosse. Undici le persone imputate, condannate in primo grado a 150 anni complessivi. Davanzo ha, inoltre, spiegato che mafia e droga sono loro nemiche e ha respinto le accuse avanzate dal Pg di Milano, Laura Barbaini che, nel corso della sua requisitoria, ha insinuato che parte delle armi delle nuove Br siano state fornite da Cosa nostra. Il Procuratore generale ha chiesto una condanna a 86 anni complessivi, dieci anni e dieci mesi per Davanzo, rispetto alla condanna precedente di undici anni e quattro mesi. Ma il presunto numero uno delle Nuove Br è costretto anche a un cambio d'avvocato: la giovane legale nominata d'ufficio ha infatti deciso di lasciare l'incarico, spiegando che non sente tutelata la proprio incolumità psicofisica e che il suo cliente non intende avvalersi delle sue prestazioni professionali. Davanzo ha replicato di non voler accettare la difesa e il codice borghese: “Siamo qui per sovvertire lo stato borghese”. L'udienza è stata aggiornata al 28 maggio.

portare il maggior numero di persone sul terreno rivoluzionario”. Ma non c’è solo questo. Ci sono anche obiettivi da colpire: dalla Confindustria ad ex dirigenti della Breda. AZIONI ARMATE. E armarsi per il gruppo non è mai stato un problema. Prima il canale passava attraverso i contatti con i boss di Cosa nostra. “Oggi ci si affida agli zingari”. In cambio? Favoriscono occupazioni abusive. Gente che poi viene utilizzata per i cortei. “In zona Navigli – racconta l’inve-

stigatore – c’è una palazzina quasi totalmente occupata da nomadi”. Tutti arrivano da due campi che hanno preso una deriva criminale: quello di via Idro e quello di via Negrotto. Qui furono acquistate, ad esempio, le armi che nel 2007 uccisero Francesco Carvelli giovane boss di Quarto Oggiaro. E Genova? Durante la sua breve vita, l’Aurora, e oggi non pare più un caso, sarà consegnata anche nel capoluogo ligure. Di più: sotto la Lanterna, a partire dal 2008, da Milano arriverà un

personaggio vicino a Claudio Latino e già inserito nei collettivi di alcuni centri sociali. Il suo scopo: fare propaganda nelle fabbriche. Un dato noto da mesi alle forze dell’ordine. Genova-Milano, dunque. Questa la rotta per capire. E ora i magistrati dovranno riprendersi i bossoli della Tokarev 7,62 che ha sparato in Liguria e ricostruirne il percorso. “E se quell’arma arrivasse dai canali milanesi?”. L’investigatore riflette ad alta voce. Poi scompare in metropolitana. Dopo tanti metri a piedi e troppe sigarette.

In alto, Roberto Adinolfi, manager Ansaldo. A centro pagina, Alfredo Davanzo. Nel basso, la nave della legalità e l’albero Falcone (FOTO ANSA)

23/5, Palermo manifesta per Falcone IL PRESIDENTE DELLA REGIONE RAFFAELE LOMBARDO, INDAGATO PER MAFIA, NON CI SARÀ di Enrico Fierro inviato a Palermo

ue navi cariche di studenti provenienti da tutta Italia attraccheranno stamattina nel porto di Palermo per non dimenticare. Non dimenticare due uomini che non hanno mai conosciuto: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Le loro immagini sono diventate icone stampate finanche sulle t-shirt, le loro storie e quelle

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Parteciperanno Napolitano e Monti: i centri sociali protesteranno in piazza contro il governo

degli uomini e delle donne che li proteggevano e che sono morti insieme a loro, le hanno lette sui libri, ascoltate nei dibattiti che le associazioni antimafia fanno nelle scuole. Vent’anni fa molti di questi ragazzi provenienti da 250 scuole italiane e partiti da Civitavecchia e Napoli, non erano nati, alcuni erano piccolissimi, qualcuno ha visto i volti dei genitori impietriti di fronte alle immagini che rimandavano il terrore e la violenza di Capaci e via D’Amelio. Ma oggi ci sono. Molti di loro alle dieci entreranno nell’aula bunker e parteciperanno alle celebrazioni ufficiali con il Capo dello Stato Napolitano e il presidente del Consiglio Mario Monti. Altri andranno in corteo nel quartiere dove nacquero Falcone e Borsellino dove è stato organizzato una sorta di villaggio della legalità. Tutti insieme nel pomeriggio daranno vita ad una grande manifestazione e si ritroveranno in via Notarbar-

tolo, sotto l’albero Falcone. PALERMO accoglie gli studenti in un clima di preoccupazione, in giro si vedono posti di blocco e controlli. L’attentato di Brindisi allarma le autorità, anche per la presenza di Monti e Napolitano e dei tanti magistrati che oggi saranno accanto a don Luigi Ciotti e al procuratore nazionale Piero Grasso. Il procuratore e il sacerdote animatore di Libera, hanno fatto il viaggio insieme agli studenti, Grasso ha portato con sé il nipotino, e don Luigi ha voluto che ci fossero anche le compagne di scuola della studentessa uccisa a Brindisi. “Volevano metterci paura – ha detto il procuratore Grasso – ma non ci sono riusciti”. Una nota dolente in questo ventesimo anniversario delle stragi è, ancora una volta, il rapporto tra mafia e politica. Nell’aula bunker ci saranno tutte le autorità, tranne il Presidente della Regione Raffaele Lombardo. “La Fondazio-

ne Falcone non può invitare persone che hanno avuto contatti con la mafia”, così Maria Falcone nei giorni scorsi ha risposto a quanti le chiedevano se il presidente Lombardo, sotto processo per voto di scambio e inquisito per concorso esterno in associazione mafiosa, sarebbe stato presente alle celebrazioni. “Lombardo – ha aggiunto la sorella del magistrato – è imputato per mafia. La Fondazione Falcone, per lo

spirito che la anima, non può invitare un esponente politico che ha avuto contatti di questo tipo”. Amarezze, ma anche una nota di grande umanità e speranza. Questa sera, a conclusione delle iniziative, si svolgerà una partita di calcio tra le nazionali cantanti e dei magistrati. A dare il calcio d’inizio sarà Paolo Borsellino, un bambino, il nipote del magistrato ucciso in via D’Amelio. E Leoluca Orlando, proprio ieri, ha annun-

ciato che presto partirà una sottoscrizione per acquistare la casa alla Kalsa dove nacque Borsellino per trasformarla in un centro per la memoria di quegli anni. Ma per alcuni centri sociali e collettivi, le manifestazioni di oggi sono solo “vuota ricorrenza istituzionale”. Per questa ragione alle 17 si riuniranno sotto il Teatro Massimo per costruire “una giornata di lotta e di opposizione sociale”.


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ITALIE

ETEROLOGA, RIMANE IL DIVIETO MA I GIUDICI POSSONO RICORRERE Per la Corte la Legge 40 non è incostituzionale (FOTO ANSA)

giudici della Corte costituzionale hanno deciso di non decidere sull’ultimo baluardo della legge 40: il divieto di inseminazione eterologa, cioè la possibilità di impiantare nell’utero un embrione ottenuto con un ovulo o uno spermatozoo donato. Tre tribunali italiani si sono rivolti alla Corte portando i casi di coppie non fertili la cui unica possibilità di avere un figlio è ricorrere a questa tecnica, ma la risposta ottenuta ieri è stata sostanzialmente un rinvio al mittente, un invito a ripensarci su considerando la sentenza emessa nel frattempo dal tribunale di Strasburgo.

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LO SCORSO novembre, rispondendo a una richiesta simile di cittadini austriaci, la Corte europea disse (in seconda battuta, rovesciando il primo parere) che ogni Stato è sovrano nel gestire la materia, seguendo gli

Soddisfatti e contrariati Alfredo Mantovano (Pdl) e Ignazio Marino (Pd) sviluppi della medicina, e che la legge austriaca non violava i diritti dell’individuo. I movimenti italiani anti eterologa esultarono vedendo in ciò anche la legittimazione del precetto contenuto nella legge 40. “Non sono d’accordo – si oppone la co-

B. La Consulta decide oggi sull’impedimento diritti tv n Consiglio dei ministri era un legittimo impedimento Uin apparenza per il premier e il Tribunale di Milano “ha rispettato solo l’ossequio al principio della leale collaborazione” tra poteri, “privilegiando la speditezza del processo”. Queste le ragioni addotte dall’Avvocatura dello Stato di fronte alla Corte costituzionale chiedendo d’accogliere il ricorso presentato dal premier nel 2011 contro il tribunale di Milano nel processo sui diritti tv Mediaset in cui è imputato per frode fiscale. I legali avevano chiesto il rinvio di un’udienza fissata per il 1° marzo 2010 appellandosi al legittimo impedimento perchè l’udienza coincideva con un consiglio dei ministri, slittato dalla data originaria, dedicato al ddl anti-corruzione. Il Tribunale di Milano non accolse la richiesta. Da qui la decisione dell’ex premier di sollevare il conflitto di fronte alla Consulta. I giudici si son riuniti ieri in camera di consiglio: la decisione dovrebbe esserci oggi.

stituzionalista Maria Elisa D’Amico, audita ieri dalla Consulta – Innanzitutto perché il principio enunciato a Strasburgo è sacrosanto quanto ininfluente: ovvio che per l’Italia valga la Costituzione italiana. Anzi, proprio questo è il punto. Perché noi rileviamo una manifesta ingiustizia nella previsione della legge che offre aiuto ad alcune coppie autorizzando tecniche di aiuto alla fertilità, mentre chi ha un problema specifico (ovuli o spermatozoi non adatti a sviluppare l’embrione) subisce una discriminazione. Ciò, anche limitandosi all’articolo 3, è anticostituzionale”. ORA LA PALLA torna ai tribunali che avevano sollevato la questione: se riterranno il verdetto di Strasburgo non risolutivo, potranno di nuovo adire la Consulta. “Speriamo – conclude D’Amico – Nel frattempo magari ci sarà anche un nuovo Parlamento dove discutere di questi argomenti”. In effetti ormai la legge 40 è un colabrodo, piena di proclami e vincoli studiati apposta per limitare la genitorialità assistita progressiva-

mente abbattuti da sentenze – di tribunali civili e della stessa Corte costituzionale – che hanno riallargato le maglie. Ecco perchè perdere ieri anche il divieto sull’eterologa sarebbe stato un colpo mortale per i conservatori. “La sentenza della Corte costituzionale si inserisce nel solco di equilibrio e di civiltà tracciato dalla legge 40 e ribadito dalle sentenza della Corte europea – ha detto Alfredo Mantovano del Pdl – Non ci si illude che i fautori delle sperimentazioni contro natura si acquietino, si spera solo che non ricevano ulteriori sponde dalla magistratura ordinaria”. Laconico il senatore del Pd Ignazio Marino: “La legge 40 è sempre stata ideologica, è ora di andare ai contenuti. La politica dovrebbe aprire gli occhi e le orecchie e accettare che vi sono oggettivamente dei punti da ridiscutere: evidenza che la Corte Costituzionale non ha negato”. Co-

Gli atti rimandati ai tribunali di Milano, Firenze e Catania: pensateci voi me dire: se voleva bocciare i ricorsi, li bocciava di netto. Nel frattempo molte coppie non fertili dovranno continuare ad andare all’estero, spendendo un sacco di soldi e rischiando in proprio: sono tremila all’anno.

MONTECITORIO

AGCOM: VOTO RINVIATO LA LOTTIZZAZIONE RESTA di Caterina Perniconi

passo avanti. E uno indietro. Questo è il bilancio di ciò Udeinche è avvenuto ieri a Montecitorio in merito alle nomine commissari per l’Autorità garante delle Comunicazioni. Il passo avanti è il rinvio della votazione dell’aula prevista per oggi alle 11, posticipata al 6 giugno. In queste due settimane il presidente della Camera raccoglierà i curricula dei candidati (entro il 31 maggio) e li invierà a tutti i deputati affinché possano valutarli. Ma purtroppo quest’operazione è solo di facciata. Ed ecco il passo indietro: a presentare i profili potranno essere solo i gruppi parlamentari. Quindi le candidature difficilmente cambieranno rispetto agli accordi già esistenti. In più non ci sarà il tempo per le audizioni che potrebbero saggiare la reale competenza e terzietà dei candidati. “SONO LE 16 – ha dichiarato ieri il portavoce dell’associazione Articolo 21 e deputato del gruppo Misto, Beppe Giulietti – e nessuno sa quali nomi dovremmo votare domattina salvo rinvii. Una prassi inaccettabile”. Giudizio che non è cambiato dopo aver appreso le nuove regole: “Ci auguriamo – ha aggiunto Giulietti – che non solo i gruppi, ma anche i singoli parlamentari, e chi parlamentare non è, possa presentare proposte che dovranno comunque essere valutate”. Per questo motivo il sito dell’associazione Articolo 21 sarà a disposizione di chi vorrà inviare il proprio cv e quelli che avranno i requisiti saranno consegnati alla presidenza della Camera anche grazie alla disponibilità del capogruppo del gruppo Misto, Siegfried Brugger, firmatario di un appello bipartisan anti-lottizzazione. Maggiore trasparenza è stata invocata anche dall’Italia dei valori: “La procedura individuata è del tutto insufficiente e insoddisfacente perché mancano dei passaggi formali per valutare i candidati”, ha spiegato Massimo Donadi che avrebbe voluto un ciclo di audizioni. Antonio Di Pietro, insieme ad Arturo Parisi, si sono spinti anche oltre: “Nomine alla luce del sole perché non siano i controllati a scegliere i controllori. Deve finire la partitocrazia intesa come spartizione delle poltrone, una prassi consolidata e che vogliamo considerare definitivamente chiusa. Il tempo dei fogli e degli accordi allo scuro lo vogliamo considerare alle nostre spalle”. Una delle candidature che certamente arriverà sui banchi dei deputati è quella di Stefano Quintarelli: “É come Pizzarotti – ha dichiarato Di Pietro – prima lo conosci e poi l’apprezzi. Ma molti parlamentari non sanno nemmeno chi sia. Per questo motivo serve informazione e trasparenza”.

Fonsai, la Consob mette Ligresti spalle al muro UNIPOL POTRÀ COMPRARE SENZA OPA, MA SALTANO LE GARANZIE LEGALI PER SALVATORE E FIGLI di Vittorio Malagutti Milano

a Consob sbatte la porta in faccia Lcontrollo ai Ligresti. La Commissione di sui mercati ha deciso che Unipol potrà comprare Fonsai senza lanciare un’onerosa offerta pubblica in Borsa. La famiglia del costruttore siciliano, responsabile della grave crisi del gruppo assicurativo, dovrà però rinunciare ai ponti d’oro garantiti dalla compagnia controllata dalle Coop. Quindi niente manleva legale. E se andrà in porto la fusione a quattro tra la holding Premafin, Fonsai, la controllata Milano e la stessa Unipol, Salvatore Ligresti e figli non potranno esercitare il diritto di recesso che garantirebbe loro una manciata di milioni. Insomma, la Consob pretende una resa senza condizioni e chiede, come recita un comunicato stampa di Unipol, “che vengano revocati i benefici concessi agli azionisti di Premafin (cioè i Ligresti, ndr) finalizzati a tenere indenni gli stessi dai rischi di responsabilità sociale”. “I problemi ci sono sempre” ha sibilato solo qualche giorno fa un impassi-

bile Salvatore Ligresti. In effetti adesso c’è un problema in più sulla strada già impervia che porta al salvataggio di Fonsai, schiacciata da oltre 2 miliardi di perdite negli ultimi due anni. La manleva legale era parte integrante del contratto preliminare siglato tra Premafin e la compagnia delle Coop con la regia di Mediobanca. Adesso il contratto dovrà essere rivisto e non è da escludere che i Ligresti cambino idea, o minaccino di farlo, per spuntare condizioni migliori. VA DETTO che la Consob ha anche lasciato in sospeso un’altra questione importante, e cioè l’eventuale Opa sulla Milano, che, a differenza di Premafin e Fondiaria, vanta bilan-

ci in equlibrio. L’unione con Unipol non può quindi essere presentata come un salvataggio, che di per sè escluderebbe l’obbligo di Opa. Sul tema Milano la Consob si è riservata di decidere quando avrà ricevuto il piano dettagliato della fusione. Ormai però il tempo stringe. Neppure ieri il consiglio di amministrazione di Premafin è riuscito a dare via libera all’operazione con Unipol. Tutto rinviato a oggi. Anche perchè Giulia Ligresti, presidente della holding, è stata convocata a Roma dall’Isvap, l’organo di controllo sulle assicurazioni. Se non si arriva in fretta a un accordo, il commissariamento di Fonsai diventa sempre più probabile. Il tema centrale è quello dei concambi azionari per la fusione a quat-

Salvatore Ligresti con la figlia Giulia (FOTO ANSA)

tro. I Ligresti vogliono pesare di più e puntano i piedi. D’altra parte Premafin deve ancora approvare il bilancio 2011 e se non si arriva a un accordo per il salvataggio della controllata Fonsai verrebbe a mancare la continuità aziendale della holding. Quindi non sarebbe possibile dare l’ok ai conti. In altre parole, la holding sarebbe costretta a dichiarare fallimento e le banche creditrici, in prima fila Unicredit e Mediobanca dovrebbero rassegnarsi a forti perdite. IL CRACK della holding causerebbe il crollo definitivo del sistema di finanziarie di famiglia dei Ligresti. La procura di Milano, inoltre, ha chiesto il fallimento di due di queste società, Sinergia e Imco, da tempo in difficoltà. Peggio ancora: se Premafin fallisce diventerebbe quasi inevitabile il commissariamento di Fonsai. E qui la posta in gioco è molto alta soprattutto per Mediobanca, che vanta crediti per oltre un miliardo di euro nei confronti della compagnia. Ecco perchè la banca d’affari che fu di Enrico Cuccia da mesi fa di tutto per ga-

Schiacciata da 2 miliardi di euro di debiti la compagnia rischia di essere commissariata

rantire la sopravvivenza del gruppo assicurativo. Discorso simile vale pure per Unicredit che oltre a essere esposto per almeno 400 milioni nei confronti del sistema Ligresti è anche azionista di Fonsai con una quota del 6 per cento, una partecipazione su cui la banca ha già dovuto iscrivere a bilancio svalutazioni per decine di milioni. I Ligresti ovviamente conoscono bene questa situazione e fin qui hanno giocato al rialzo ben sapendo che gli istituti di credito non potevano abbandonarli al loro destino senza esporsi a perdite pesanti. Una soluzione alternativa al piano Unipol in effetti ci sarebbe ed è quella proposta dal fondo Sator del banchiere Matteo Arpe e dalla finanziaria Palladio guidata da Roberto Meneguzzo. Una soluzione che ruota attorno a un doppio aumento di capitale. Il primo, a un prezzo più elevato, riservato a Sator-Palladio e un altro per tutti gli altri soci. Si eviterebbe così la fusione a quattro e i piccoli azionisti di Fonsai non dovrebbero, tra l’altro, di sobbarcarsi anche le perdite della holding Premafin. Finora gli amministratori di Fonsai hanno evitato di pronunciarsi su questa proposta alternativa. Se, però, non si trova in fretta un accordo con Unipol sarà difficile continuare a far finta di niente.


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ITALIE

CANAVESE, IL PIEMONTE CHE SI SCIOGLIE PER MAFIA Dopo Leinì via il sindaco di Rivarolo che incontrava i boss L’area a nord-est di Torino presa d’assalto dalle ’ndrine di Ferruccio Sansa

a ‘ndrangheta è in Piemonte. Da ieri c’è il (secondo) sigillo ufficiale: è stato sciolto per infiltrazioni mafiose il comune di Rivarolo Canavese, a nord di Torino. Una decisione del Governo sorprendentemente criticata dal Pdl che ha espresso solidarietà al sindaco di Rivarolo. È la seconda amministrazione sciolta nel Canavese in pochi mesi: prima era toccato a Leinì. Tutta la zona a nord-est di Torino è infiltrata. Presto potrebbe essere sciolto anche Chivasso. A Torino, secondo le indagini dei carabinieri, ci sono ben tre “locali” della ‘ndrangheta. Poi eccone appunto nel Canavese: a Leinì, Rivarolo, Cuorgné, Volpiano, San Giusto Canavese, Chivasso, Moncalieri e Nichelino.

L

TUTTO parte dall’operazione Minotauro condotta dalla Procura di Torino: 150 arresti, proprio oggi l’udienza preliminare. Un’inchiesta che tocca il comune di Rivarolo. Il sindaco è Fabrizio Bertot (centrodestra). Nelle carte dell’inchiesta Minotauro il suo nome ricorreva più volte (Bertot non è indagato). Non solo: il segretario ge-

PORTA A PORTA

Da Vespa è tempo di plastici umani

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unedì sera, giorno di ballottaggi, Bruno Vespa ci ha mostrato inconsapevolmente il “Porta a Porta” di terza generazione, nel senso che nemmeno nei laboratori di fisica nucleare si capacitano come possa esistere una trasmissione così. Vespa ha archiviato le vecchie abitudini e i vecchi materiali, stavolta si è presentato in video, bacchetta in mano, con un plastico umano, addirittura quasi quasi animato. I vari Fabrizio Cicchitto, Maurizio Belpietro e Antonio Polito, recuperati nei rispostigli Rai dove riposano fra un telegiornale e un varietà, commentavano un po’ la bomba di Brindisi e un po’ il terremoto in Emilia. Soltanto a tarda notte, sicuri che i bambini fossero a letto, gli ospiti di Vespa hanno iniziato a filosofeggiare di politica con frasi del tipo: il Pd vince dove il Pdl perde (Cicchitto). Neppure il Boskov di “rigore è quando arbitro fischia” si era spinto a tanto. Questo plastico umano fa rimpiangere la bicicletta con freni a disco di Garlasco: i ragazzacci di Vespa emanavano la stessa freschezza dei lupini in salamoia.

Operazione Minotauro Gian Carlo Caselli (FOTO LAPRESSE)

nerale del Comune, Antonino Battaglia, è stato arrestato per voto di scambio. Battaglia, ricordano le cronache, sarebbe stato tra gli organizzatori della campagna elettorale di Bertot alle Europee del 2009. Secondo l’accusa, in quel periodo Battaglia avrebbe presentato Bertot a sospetti esponenti della malavita. Tra questi Giuseppe Catalano che si è ucciso un mese fa gettandosi dal balcone della villa dove era ai domiciliari. È scritto nell’ordinanza Minotauro: Ber-

tot è stato presentato ad “alcuni degli affiliati alla ‘ndrangheta più rappresentativi della provincia di Torino. In particolare, dopo la presentazione ufficiale del candidato agli esponenti della ‘ndrangheta della provincia, Catalano ha iniziato personalmente una trattativa finalizzata al cosiddetto voto di scambio: come contropartita all’appoggio elettorale era prevista la dazione di 20 mila euro”. Bertot ha sempre replicato che Catalano è solo “una delle tante persone in-

contrate in campagna elettorale”. Di certo le infiltrazioni della ‘ndrangheta sono state a lungo ignorate in Piemonte. Basti pensare che il primo comune sciolto nel Nord è stato Bardonecchia (Torino), nel 1995. Ma anche oggi dalla politica arrivano reazioni sorprendenti. IL VICE coordinatore Pdl Piemonte, Agostino Ghiglia, si è scagliato contro lo scioglimento: “Una decisione che lascia inter-

detti, perché è stata decisa senza che neppure un amministratore fosse stato raggiunto da alcun provvedimento giudiziario”. Oggi, intanto, proprio a Torino si terrà il convegno “Amministratori sotto tiro” nell’ambito di Biennale Democrazia. Ospiti sindaci di città in prima fila contro la criminalità organizzata. Qualcuno ha storto il naso leggendo il nome di uno degli invitati: Maurizio Zoccarato, sindaco di Sanremo (Pdl). E non perché a due passi dalla sua

cittadina siano stati sciolti i comuni di Ventimiglia e Bordighera, dello stesso colore politico (centrodestra). Zoccarato non è mai stato toccato da ombre. Qualcuno, però, ricorda che due anni fa – quando in Liguria tanti negavano le infiltrazioni mafiose – Zoccarato aveva abbandonato polemicamente una fiaccolata antimafia organizzata a Sanremo sostenendo che bisognava piuttosto farla a Genova dove c’erano i fruttivendoli della ‘ndrangheta.


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ALTRI MONDI Siria “Assad ha compiuto crimini contro l’umanità”

India Marò: nuova richiesta libertà su cauzione

Il governo siriano potrebbe aver commesso crimini contro l'umanità per aver usato forza la “letale” e “torturato” i detenuti durante i 14 mesi della repressione. È la denuncia del Rapporto di Amnesty International che sarà presentato oggi, nel quale s’accusa il regime di usare “forza letale ed eccessiva contro pacifici dimostranti”. E non aver condotto “indagini indipendenti su uccisioni, torture, e altre violazioni dei diritti umani” (FOTO LAPRESSE)

I legali dei marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, detenuti con l’accusa di omicidio di due pescatori, hanno presentato all’Alta Corte del Kerala una richiesta di libertà dietro cauzione (già richiesta due volte nelle settimane scorse). La libertà provvisoria è stata chiesta in quanto sono scaduti i 90 giorni di carcerazione preventiva e non ci sono quindi ragioni sufficienti per detenere i due militari (FOTO LAPRESSE)

DALLA RIVOLUZIONE ALLE URNE L’EGITTO VOTA NEL NOME DI DIO Tredici candidati alle presidenziali, ma non c’è la Costituzione di Francesca Cicardi Il Cairo

li egiziani vanno alle urne oggi e domani per scegliere il successore di Hosni Mubarak: per la prima volta nella storia del paese, potranno eleggere un “faraone” tra più candidati e diverse tendenze politiche, anche se la religione sarà il fattore fondamentale che sposterà il voto a favore dei candidati islamisti o laici. Dei 13 candidati che si presentano, 5 sono i favoriti che competono per andare al ballottaggio il prossimo 16 e 17 di giugno, quasi inevitabile perchè nessuno sembra in grado di ottenere più del 50% dei voti al primo turno. “Se votassi liberamente, lo farei per khaled Ali (candidato rivoluzionario con poche possibilità)”, dice Hani, un giovane attivista della minoranza cristiana, che rappresenta il 10% della popolazione. “Ma voterò per Amr Moussa (proveniente dal regime di Mubarak e fino a ora in testa ai sondaggi), perchè non voglio che il mio voto vada perso”, dice vergognandosi della sua decisione. “Se scarto i candidati islamisti, non mi rimane altro”. Ahmed Shafiq, primo ministro di Mubarak durante la rivolta, è l’opzione preferita dei cristiani, anche se non ha ottenuto l’appoggio ufficiale della Chiesa

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Copta, il suo nome è stato pronunciato dai pulpiti. Ma per i giovani cristiani, che fecero la rivoluzione a Tahrir, è inaccettabile perchè “ha le mani macchiate di sangue”, dice Hani. Shafiq otterrà probabilmente il voto dei nostalgici del regime, dal quale non ha preso le distanze, e della “kanapa”, la maggioranza silenziosa che non scese in strada il 25 di gennaio del 2011. 15 mesi dopo, l’economia del paese è distrutta e il caos e l’impunità regnano sovrani nelle strade cairote. Per questo, le parole stabilità e sicurezza sono state tra le più ripetute durante la campagna elettorale, ma più di tutte, la sharia (la legge islamica) ha riempito la bocca dei candidati, e i pensieri degli elettori. ANCHE SE nei programmi elettorali, soprattutto all’inizio della campagna, nessun candidato ha voluto parlare esplicitamente dell’applicazione della legge islamica, con il passare del tempo e la necessità di conquistare voti, la polemica questione è diventata cruciale. In questo momento, i principi della sharia sono alla base della legislazione così com’è stabilito nell’articolo 2 della Costituzione. Un nuovo testo dovrà essere approvato nei prossimi mesi e si ritiene che la figura del presidente sarà importantissima per stabilire se l’Egitto ri-

IL MANAGER tedesco che rubava il Lego n executive della Sap, gigante tedesco del software, è Ucentinaia stato arrestato in California con l’accusa di aver rubato di scatole di Lego. Thomas Langenbach, che vive in una lussuosa casa da due miliardi di dollari, aveva trovato un sistema per stampare etichette con falsi codici a barre che appiccicava sulle quelle vere nei grandi magazzini, pagando poi alla cassa prezzi scontatissimi. Dopo che la polizia ha arrestato il manager in un grande negozio discount, la polizia ha trovato in casa sua centinaia di scatole di Lego ancora sigillate. Langebach non agiva sulla base di una insana passione infantile per le costruzioni, ma aveva organizzato tutto per rivendere le confezioni su E-bay. “Aveva venduto 2.100 scatole in un anno, guadagnando 30mila dollari – ha raccontato Liz Wylie, portavoce della polizia di Mountain View – Il motivo era chiaramente il denaro. Perchè lo voleva? Per qualcuno è solo la noia, per altri una sorta di mania compulsiva" Una donna davanti a un cartello elettorale al Cairo. Sopra, Khaled Ali (FOTO LAPRESSE / ANSA)

marrà uno Stato musulmano moderato, come fino ad ora, o se assomiglierà di più ai paesi del Golfo Persico da dove è arrivata la tendenza radicale salafita, che ha ottenuto più del 20% dei voti nelle elezioni parlamentari dello scorso inverno, sorprendendo tutti e spaventando molti. Gli islamisti occupano ora circa il 70% dei seggi in Parlamento, e per questo molti egiziani preferirebbero un presidente “laico”, per bilanciare il potere, e

per evitare un dittatura religiosa. Ciò che spaventa di più è un monopolio del potere da parte dei Fratelli Musulmani, lo storico gruppo oppositore che è ancora l’unico forte e organizzato al giorno d’oggi. Il candidato della Fratellanza, Mohamed Mursi, ha vinto tra gli egiziani all’estero ma nei sondaggi a casa è in coda, anche perchè è entrato tardi e quasi per sbaglio nella corsa per la presidenza. Il fratello musulmano dissidente, Abdel Muneim Abul Futuh, è in-

vece tra i favoriti grazie a un islamismo moderato e un messaggio che è riuscito ad arrivare a rivoluzionari e liberali. Il manager di Google Wael Ghonim lo appoggia, così come il principale partito salafista Al Nuur, che sta mobilitando la base a favore del candidato ribelle e contro la Fratellanza. Abul Futuh e Mursi si contendono il voto conservatore (che si stima in diversi milioni), e persino il calciatore Abu Trika è “sceso in campo” chiedendo il voto per

Mursi. Invece, nessun candidato ha osato chiedere il voto dei cristiani, che sono circa 8 milioni, anche se tutti hanno promesso l’eguaglianza di tutti i cittadini indipendentemente dalla loro fede. Sabbahi, storico oppositore del regime e anacronistico nasserista, sembra piacere, ma pochi vogliono rischiare in queste elezioni, nelle quali non c’è in gioco solo il trono del “faraone” ma soprattutto il futuro repubblicano dell’Egitto.

Sud Sudan, la guerra degli ultimi NELLO STATO PIÙ GIOVANE DEL PIANETA TRA CONFLITTI E PROFUGHI CHE TORNANO, SCACCIATI DAL NORD A COLPI DI KALASHNIKOV di Fabio

Bucciarelli Turalei (Sud Sudan)

uralei, il villaggio nel cuore del Tdi tamburi, Warrap State si sveglia al ritmo una domenica mattina sotto l’asfissiante sole africano. Centinaia di Dinka, vestiti a festa si presentano al cospetto del Signore bianco vestito da prete. Visi tatuati su corpi longilinei, i Dinka, il gruppo etnico con maggiore influenza nel nuovo Sud Sudan, si ritrova sotto il secolare albero in attesa di una parola di conforto. La folta vegetazione dona un po’ di ombra ai fedeli, mentre due watussi con gonnellino giallo su pantaloni psi-

chedelici mimano un combattimento con lance e scudi improvvisati: danno così inizio alle danze. Entrando nel recinto fatto di canne di bambù con nere croci disegnate, prendo posto in prima fila. Non che io sia particolarmente fedele, ma Isaac mi ha riservato un posto d’eccezione. Sento il peso di migliaia di profondi occhi neri addosso. Forse perché sono l’unico bianco all’interno della comunità Dinka o forse perché impugno saldamente la mia macchina fotografica in attesa dell’inizio dello spettacolo. Fa caldo e l’aria diventa irrespirabile: è come bere una tazza di caffè bollente tutta di un fiato.

Cristiani Il coro della messa a Turalei

Mi guardo intorno, e improvvisamente, mi sento come a casa. Ci sono tutti, tutti quelli delle puntate precedenti di Turalei. Ora mi riconoscono e mi ricordano con gli occhi il nostro primo incontro. C’è Josef, il piccolo keniota dal grande cuore, il responsabile dei progetti dell’unico ospedale con capacità chirurgica nel raggio di 200 chilometri. Il suo piccolo viso tondo viene riempito dal sorriso ogni qual volta mi dice “noi africani siamo famosi per percorrere distanze inimmaginabili a piedi per raggiungere il nostro destino”. C’è Rose, e anche lei lavora all’interno della struttura gestita dalla Ong italiana

Profughi Un gruppo di returnees nella regione del Warrap State (F

Ccm. Una piccola oasi nella sterpaglia africana. Passeggiando fra le capanne di fango di Turalei mi viene quasi da pensare che la gente aspetti di avere qualche acciacco per mangiare un piatto di ugali. Ci sono anche Nur Kul Biar e Den Angui venuti dalle baracche del campo returnees vicino Turalei. Refugees, Idp – Internal Displaced People – e returnees sono tutti i senza casa che affollano la zona di frontiera con il Sudan. L ’unica differenza che li contraddistingue è il senso del loro pellegrinaggio, la ragione per cui sono stati cacciati dalla loro terra. I primi, forse i più conoF B ) sciuti, vagano da uno stato all’altro fino a dimenticare le proprie origini. Gli Idp sono profughi all’interno del loro stesso Stato. I conflitti fra Dinka e Nuer li ha scacciati dalla loro terra. Loro difendono le proprie origini. Gli ultimi, i returnees, sono i profughi di ritorno, emigrati decadi fa dal Sud Sudan verso le zone più ricche del

OTO DI ABIO

UCCIARELLI

nord, quelle di Khartum. Lì hanno costruito la loro famiglia, la loro vita, ma ora per colpa dell’incalzante guerra fra i due stati, sono stati rimpatriati. Loro sicuramente ricordano le proprie origini. Den Angui non voleva ritornare, e l’esercito di Khartum gli ha sparato. Un colpo di kalashnikov al petto. Il suo angelo l’ha tenuto in vita, ma gli ha fatto cambiare idea e adesso si ritrova con i più dei 5000 returnees nelle tende senza tetto. NON RICORDA quanti anni ha, sa solo che nel 1988 è emigrato per la prima volta e nel 2012, probabilmente per l’ultima. Ora anche Den Angui sorride e canta, quando Father Juanuz prende la parola per presentare il loro ospite, un giovane prete proveniente da Rumbek. Al suo fianco, l’immancabile traduttore, un eletto che non ha bisogno di donare i pochi spiccioli nel sacchetto giallo dell’elemosina per stringere la mano allo straniero seduto sul trono vicino all’altare. I Dinka in processione per salutare lo straniero. E così anche la possente mano di Den Angui sprofonda nel sacchetto color canarino prima di venire stretta dal re di turno. Per la prima volta vedo un returnees fare elemosina a un re cristiano. Ma d’altronde, anche questa è Africa.


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ALTRI MONDI Stati Uniti Powell: Romney è una brava persona

Cile Desaparecidos nelle liste elettorali Un

Colin Powell, l’ex segretario di Stato di George Bush che nel 2008 diede il suo sostegno ufficiale a Barack Obama, non è ancora pronto a dare il suo endorsement in vista delle presidenziali. Ma non manca di definire Mitt Romney “una brava persona” che conosce bene da tempo, ma “non voglio dare il mio sostegno ancora a nessuno”, ha spiegato l’ex generale (FOTO ANSA)

migliaio di “desaparecidos” iscritti regolarmente nei registri elettorali cileni: è l’ultima gaffe del governo di Sebastian Pinera, che nelle liste dei votanti alle elezioni locali e alle presidenziali del 2013 ha iscritto, si presume per errore, anche i prigionieri politici scomparsi in circostanze misteriose sotto il regime di Augusto Pinochet dal 1973 al 1990 (FOTO ANSA)

CHICAGO E OBAMA LA CAMELOT DEL PRESIDENTE Parte dalla “città del vento”, corrotta e spaccona, la campagna per la rielezione di Angela Vitaliano Chicago

e avessi potuto scegliere, avrei voluto dormire nel mio letto ma mi hanno detto che avrei creato troppi problemi al traffico”. Sottolinea così, Barack Obama, nella conferenza stampa conclusiva del Summit della Nato di lunedì, con un passaggio su un desiderio non realizzato, il suo amore per Chicago, la “sua” città. Quella che, avvocato alle prime armi, scelse per iniziare il suo viaggio verso i libri di storia. Chicago divenne la sua “casa” anche perché lì incontrò “la roccia della sua famiglia” (come la definì la sera in cui fu eletto presidente),

S

Michelle Robinson, suo “advisor” alla Sidley Austin, lo studio di avvocati dove poi, anche lui, avrebbe iniziato a lavorare. Con lei si sarebbe stabilito a Hyde Park, la zona sud, la stessa dove viveva la famiglia Robinson e, ancor oggi, un quartiere “duro”, dove intellettuali e media borghesia, convivono con sacche di poveri ai margini della società. OGGI, LA CASA degli Obama è meta di “pellegrinaggi” di turisti e curiosi che, i poliziotti, a volte, lasciano avvicinare quel tanto che basta per una foto. Non durante il Summit, certo, quando nemmeno i padroni di casa hanno potuto pernottare lì, dovendo accontentarsi, per ragioni di sicu-

rezza, di una stanza allo Sheraton. “Così aiuto l’economia della città” ha detto ancora Obama, prima di tessere le lodi di una città davvero spettacolare dal punto di vista architettonico, la terza per notorietà (dopo New York e San Francisco) nel paese e ora, suo “campo di battaglia”, cuore della sua campagna elettorale. Il comitato elettorale, situato all’interno del Prudential Building, una volta il palazzo più alto della città, si affaccia su Grant Park, dove Obama festeggiò la sua elezione nel 2008 ed è a poca distanza da quello di Michigan Avenue usato nelle scorse elezioni. Nel quartier generale, sobrio ma super tecnologico (e con diversi tavoli da ping pong sparsi qui e là),

Obama abbraccia Rahm Emanuel, ex capo dello Staff della Casa Bianca e dal 2010 sindaco di Chicago (FOTO LAPRESSE)

lavorano circa 300 staffisti, tutti retribuiti, che nei prossimi mesi verranno affiancati da molti altri così da far fronte ai ritmi di una campagna elettorale che si prevede “faticosa”. EPPURE, IN GIRO, parlando con la gente, si comprende che l’amore del presidente per la sua città è ampiamente ricambiato. “Io ero a Springfield – mi dice un giornalista della Nbc, che preferisce restare anonimo per non “ombrare” la sua equidistanza professionale – quando annun-

ciò che avrebbe corso per la presidenza e da allora non ho mai cambiato idea sulle sue capacità e vorrei solo che tutti comprendessero fino in fondo quanto ha già fatto per il paese”. Chicago, poi, più di altre città, sembra aver un bisogno pressante di dimostrare da “che parte sta”. Per anni il suo nome è stato legato, infatti, a quello della Mafia, da Al Capone a Sam Giancana; quest’ultimo, figlio di immigrati siciliani, divenne famoso anche per i suoi legami “vip”, in particolare con Frank Sinatra che aiu-

MALI COMUNI

LA SINISTRA GRECA CERCA ALLEATI IN EUROPA sinistra radicale greca boccia Lciaal'austerity, promette che la Grerimarrà nell'euro e gioca la carta delle alleanze europee per trovare vie alternative alla crescita e spianare la strada a un eventuale vittoria politica nelle elezioni del 17 giugno. Alexis Tsipras, leader di Syriza, possibile guida di una futura coalizione di governo in caso di maggioranza parlamentare, come già prevedono numerosi sondaggi, ha incontrato a Berlino i rappresentanti della sinistra tedesca di Linke dopo essere stato a colloquio a Parigi con Jean-Luc Melenchon, leader francese del Front de Gauche e aver cercato, senza fortuna, di farsi ricevere dalla Merkel. “Se vincesse la sinistra, la Grecia non uscirebbe dall'Eurozona” si è impegnato il leader 38enne

forte di un 25% nei sondaggi. “Noi non siamo come ci descrivono - ha aggiunto in una conferenza stampa - siamo amici dell'Europa”. All'Assemblea nazionale francese, Tsipras aveva attaccato la cancelliera tedesca Angela Merkel sulla questione del referendum per la permanenza del Paese nell'Eurozona: non è lei - aveva detto - a doversene occupare. “Quello che la gente deve capire è che la crisi greca non riguarda solo la Grecia, ma tutti i popoli europei che presto si potrebbero trovare nelle

stesse condizioni della Grecia, come ad esempio l’Italia che ha debito molto più grande di quello greco” se non si oppongono all'austerity e se non rifondano la politica sui valori della coesione sociale e della solidarietà “la crisi non si risolverà eliminando un popolo”. Intanto il direttore del Fondo monetario internazionale, Christine Lagarde, ha fatto sapere di essere disposta a negoziare con chiunque esca vincitore dalle elezioni, sottolineando però che le decisioni della sua organiz-

Il leader del partito Syriza, favorito nel voto di giugno, promette: se vinciamo non usciamo dalla Ue

zazione sono basate sul rispetto delle regole e che al momento “tutte le opzioni restano aperte”. Oggi i leader Ue si riuniranno nuovamente a Bruxelles per parlare della crisi greca ma la linea è ormai decisa: Atene - ha ribadito il commissario europeo Olli Rehn - deve restare nella famiglia europea. Bisognerà però evitare la bancarotta in attesa del prossimo risultato elettorale, di metà giugno. Le prime quattro banche commerciali greche hanno annunciato oggi che riceveranno entro venerdì 18 miliardi di euro di fondi per ricapitalizzarsi. Mentre il primo ministro ad interim Panayiotis Pikrammenos incontrerà in serata i ministri delle Finanze, dello Sviluppo e dello Stato in una riunione di gabinetto in vista del summit.

TRENTO | ROVERETO 31 maggio - 3 giugno

tò agli inizi della carriera, facendo pressioni sul jazzista Tommy Dorsey affinché lo “liberasse” dai suoi vincoli contrattuali per potersi dedicare alla carriera da solista. Giancana e Sinatra, poi, furono legati a John Fitzgerald Kennedy che, si dice, riuscì a vincere in Illinois, proprio grazie all’intervento della Mafia, che era stata “coinvolta” da Sinatra, grande sostenitore del senatore del Massachusetts, per il quale organizzò personalmente il gala inaugurale del dopo elezione, passato alla storia per il numero incredibile di star che vi presero parte. Kennedy poi, suscitando disappunto nel cantante e fastidio in Giancana, prese le distanze, soprattutto in seguito alla relazione che ebbe con una donna, Judith Campbell, poi diventata, per un periodo, la donna del boss. CORRUZIONE e politica, a Chicago, sembrano essere un binomio inscindibile, tanto che il nomignolo “windy city” (città del vento) è anche riferito al fatto che qui i politici sono spesso “spacconi e sfuggenti”. Ultimo caso eclatante è quello di Rod Blagojevich, governatore democratico dal 2003, arrestato dall’Fbi nel 2008 per corruzione. Non sorprende, dunque, che la gran parte degli abitanti di Chicago ami il nuovo sindaco, Rahm Emanuel, proprio perché considerato uno “tosto”. Tanto “tosto” che, pare, in pochi lo sopportassero (per prima la moglie di Obama) quando era capo dello staff della Casa Bianca, incarico lasciato nel 2010.


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SECONDOTEMPO SPETTACOLI,SPORT,IDEE in & out

MINISTRO SHOW

Ornaghi a Cannes, un brutto film italiano

Mourinho Prolungato l’accordo con il Real Madrid fino al 2016

Fassbinder Un biopic sul regista tedesco scomparso 30 anni fa

Basket Usa I Lakers perdono con Oklahoma e sono fuori dai play-off

Scozzoli Medaglia d’oro agli Europei di nuoto in Ungheria

Il responsabile dei Beni culturali si è esibito al Festival in fumose bizzarrie sintattiche per “nascondere”una semplice verità: i soldi per il cinema non ci sono

di Malcom Pagani

e Federico Pontiggia Cannes

I

l ministro dei neologismi arditi: “Permanentizzazione”. Il ministro a compartimenti stagni, allergico alle domande difficili. “Può dirci qualcosa sullo scempio in atto a Villa Adriana?” “Ognuno ha il suo stile. Sulla discarica di Corcolle ho già detto quel che pensavo e Cannes non è la sede appropriata”. Il ministro che alterna terminologie ieratiche: “Fiammelle di speranza” ad abiti talari indossati con relativa umiltà: “La mia capacità o la virtù di saper benedire arriveranno, se arriveranno, solo dopo molto tempo”. Il ministro del nulla dedito alle ammissioni: “Non sono abituato a governare, non l’ho mai fatto”. Il tecnico, anticomunista viscerale, collezionista compulsivo di incarichi (ben otto), Rettore della Cattolica al terzo mandato e vicepresidente di Avvenire, si chiama Lorenzo Ornaghi. Planato

come un’annunciazione sulla Costa Azzurra che parla italiano per una giornata (pranzo con Gilles Jacob, caffè con Bertolucci, cena con i cineasti) che lui non esita a definire “lunga e difficile”. Incontro con la stampa e i lavoratori del settore organizzato da Luce-Cinecittà, Anica e da 4 ministeri (Esteri, Turismo, Beni Culturali e Sviluppo economico). Titolo da ventennio “Italia in luce” e cortesie per gli ospiti: “Consentitemi di lodare lo straordinario patrimonio di immagini dell’Istituto per cui la commissione nazionale italiana per l’Unesco ha presentato una candidatura”. PRODUTTORI, registi e distributori del settore, stipati in una sala dell’hotel Majestic, attendevano altro. Un segno. Una promessa tangibile. Almeno una traccia tra defiscalizzazione, agevolazioni o aiuti governativi. Non è arrivata. In cambio, in poco meno di un’ora, fumo sparso ad arte e istanti di involontaria comicità. Fuori pioggia, vento e ombrelli aperti su file chilometriche per entrare in sala a vedere Brad Pitt, dentro Lorenzo Ornaghi, tono di voce basso, radi appunti sul tavolo, impegnato a confermare la rude profezia di Alberto Arbasino: “Nella graduatoria dei dicasteri ambiti, il ministero dei Beni culturali giaceva al penultimo posto. Era l'Alcatraz dei trombati”. A queste latitudini, il suo pre-

decessore Sandro Bondi non si faceva neanche vedere. Il professore poco amato da Mario Monti invece c’è, ma è come se non ci fosse. Mette le mani avanti: “Vorrei fare qualche considerazione generale, spero non generica e vi offro il mio saluto più cordiale”. Poi però scivola su concetti come “italianità” e a precisa richiesta: “Può fornirci qualche dato sul Tax Credit?” si rifugia nei tempi supplementari: “Adesso sarebbe troppo complicato, magari al termine del convegno”. Durante, mentre si ascoltano concetti come “cross marketing” o “La bellezza dell’Italia consiste nel rendersi semplici ed efficaci” vengono dati in pasto a una platea compiacente bizzarre costruzioni sintattiche che più che a sinergie somigliano a questue

elemosinanti: “Ci vuole un’erogazione di fondi a livello europeo per non incorrere nelle omissioni del passato”. Con il passare dei minuti, sui volti dei partecipanti, cresce lo sgomento. È un lampo di consapevolezza. L’agognato annuncio non ci sarà. E i tempi duri, sono dietro l’angolo. ORNAGHI definisce l’incontro con l’omologa francese Filippetti: “utile e istruttivo”, si intrattiene sugli aiuti promessi per il terremoto, sostiene serio che il cinema debba “uscire dall’aleatorietà”. Roberto Ciccutto, presidente di Cinecittà, vorrebbe di più. L’altro, il ministro, conscio del pozzo senza fondo delle casse statali, si limita a tenere salda la mano sul freno: “Non vorrei fare proclami inutili” e ricomincia

Ornaghi e il neoministro francese della Cultura Filippetti; a destra, Brad Pitt in “Killing them softly” (FOTO ANSA / MILESTONE)

The Angels’ Share

Like Someone in Love

Killing them softly

Vous n’avez ancore rien vu

di Ken Loach

di Abbas Kiarostami

di Andrew Dominik

di Alain Resnais

(Uk/Francia/Italia)

(Francia/Giappone)

(Usa)

(Francia)

maltita la rabbiosa “Altra verità” sull’Iraq dei contractors, l’impegno di Loach si prende una sbornia di commedia, mixando whisky, neds glaswegiani e riscatto sociale. Tra gag su Mona Lisa ed etiliche sofisticazioni, americani idioti e dotte degustazioni, piovono pietre sul cinema serioso: non per la Palma, ma per il pubblico. Yes We Ken! (Fed. Pont.)

K

iarostami sa ancora come raccontare, ma non più che cosa. Dopo l’Italia di “Copia conforme”, tenta la carta Tokyo e squaderna il tris: un lui manesco e ignaro, una lei prostituta e svampita e l’altro vecchio e “saggio”. Un’ennesima “Separazione”, ma agli antipodi dell’Oscar di Farhadi: lì lo status quo dell’Iran, qui un esercizio di stile apolide. Like Someone in Exile. (Fed. Pont.)

nell’intendimento di promuovere la qualità” e infine ammette: “Le risorse sono all’osso”. Cresce il brusio: “Ma praticamente non ha detto nulla”. Praticamente. A margine, Riccardo Tozzi presidente dell’Anica risponde a una domanda sullo spottone improvvisato dalla Regione Lazio in trasferta. Quarantacinque milioni di euro in tre anni per produzioni e coproduzioni. Soldi essenziali per il cinema di cui qualcuno teme la virtualità. Tozzi sostiene che nel primo anno, ogni cosa sia stata illuminata e ogni impegno rispettato: “Ha funzionato, però aspettiamo conferme”. Renata Polverini non c’è, al suo posto Santini, assessore delegato. La cena di Cinecittà sulla Croisette dista dodici ore. Prepararsi, non è uno scherzo.

“Non sono abituato a governare; vedo fiammelle di speranza; forse la permanentizzazione del Tax credit”

Brad Pitt, sicario svogliato S

con la litania: “Confido nella permanentizzazione del Tax credit”. Qualcuno prova a stimolarlo sulla diatriba tra Roma e Torino. Ornaghi è un muro di gomma. Svicola, attenua, media. Si lancia nella geopolitica: “La situazione è difficile per l’Italia, per i paesi europei e per l’Occidente” e poi, in uno scatto, prova ad argomentare qualcosa senza dir nulla: “Bisogna pensare più all’azione che alla lamentazione”. Elenca segnali positivi, quote di mercato, promette severità sulla pirateria sventolando un manifesto d’impotenza nei confronti di un universo che gira più rapido di qualunque legge: “Farò tutto il possibile”. Ammonisce: “È necessario tenere d’occhio il quadro normativo”, si avviluppa nel burocratese: “È nostra intenzione rafforzarci

D

olcemente o meno, morire per la pochezza dell’action-movie di Dominik è inevitabile: di noia e banalità. Brad Pitt, leccato e occhialuto, si finge sicario sensibile in una cittadella americana in piena (e prima) campagna obamiana di quel “change” che poco si rivelò tale. E il finale retorico ne è conferma “gli USA non sono un Paese, sono un business”. Amen. (AM Pasetti)

“N

on avete ancora visto niente”. Infatti. Il 90enne Resnais spiazza plausibili rassegnazioni senili e regala al concorso la vivacità di un classico – “Euridice” – in formato meta-post moderno. Attori smascherati, sguardi specchiati, scenografie diversamente eccentriche, commenti musicali sorprendenti. Quando l’arte è resistente. (AM Pasetti)


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SECONDO TEMPO

C’ERA UNA VOLTA PRIMA PAGINA

GIORNALISTI BRUTTA RAZZA Sarà anche il mestiere più bello del mondo, ma ora nei romanzi e nei film fa flop

di Antonio

LO SPETTACOLO

Armano

tornata di moda la figura del giornalista in libreria e al cinema, nonostante i mass media non godano di buona fama. Ma i buoni romanzi sull'argomento sono rarissimi e le poche volte che riescono di solito se ne fa un brutto film. Einaudi ha pubblicato L'esclusiva, di Annalena McAfee, fondatrice della Guardian Riview, moglie di Ian McEwan. È la storia di Tamara Sim, giovane precaria che scrive di gossip e vede in un difficile incarico la possibilità di riscatto. Un prestigioso supplemento culturale le commissiona un'intervista con la decana del giornalismo britannico, Honor Tait. Bridget Jones vs Oriana Fallaci. Il risultato è prevedibile ma lei non demorde e scopre una macchia nella vita dell'ottuagenaria. Si chiama Daniel e fa il gigolò. In un corpo a corpo con la “fonte”, Tamara scopre che la Tait ha abusato di lui quand'era ragazzino. Il finale, da telenovela, riserva un colpo di scena. Ma per arrivarci dovete sciropparvi 300 pagine insulse e senza ironia. Alcuni ingredienti sono presi da romanzi ben più riusciti: L'inviato speciale di Evelyn Waugh (Bompiani) e Igiene dell'assassino di Amélie Nothomb (Guanda): l'articolo commissionato per sbaglio, la scoperta dello scheletro nell'armadio.

È

MEGLIO (ri)leggersi L'inviato speciale, meritoriamente ristampato da Bompiani. Ferocemente ironico come tutti i libri di Evelyn Waugh, è la storia di William Boot, oscuro corrispondente di campagna che per errore viene mandato in Africa alla vigilia d'un conflitto. Anche se il romanzo è buono, si diceva, se ne fa spesso un film non all'altezza. The Rum Diaries, dove Johnny Depp interpreta un cronista finito in un quotidiano americano a Porto Rico, tradisce il

QUANDO I CRONISTI DAVANO DEL TU ANCHE A KENNEDY di Carlo Antonio Biscotto

l sipario si alza su una stanza d’albergo. Al centro un uomo IAlsop, nudo. È lo straordinario John Lithgow “nella pelle” di Joseph il potente giornalista dell’Herald Tribune amico di Ken-

Robert Pattinson in una scena di “Bel Ami” tratto dal romanzo di Guy de Maupassant (FOTO ANSA)

Per scrivere una buona storia sul giornalismo serve uno scrittore che lo sia stato: razza in via d’estinzione libro (Hunter S. Thompson, Le cronache del rum, Baldini & Castoldi, 2007), soprattutto nel finale, e non ha fatto sfracelli al botteghino. Una storia di fallimento, disillusione, follia e corruzione viene virata in happy ending: lo scalcinato reporter ruba una barca, torna a New York, sposa la bella di turno e diventa un giornalista di successo, terrore di tutti i bastardi! E dire che Depp ha finanziato il funerale dell'amico Thompson facendone sparare in cielo le ceneri. Pure Bel Ami, tratto dal capolavoro di Maupassant, è anda-

to male a dispetto del cast col vampiro di Twilight, Robert Pattinson, idolo delle ragazzine, nel ruolo del seduttore che si fa strada a Parigi nel giornalismo conquistando una donna dietro l'altra. Neanche Uma Thurman, Christin Scott Thomas e Christina Ricci, le dame che gli ronzano intorno, bastano a salvare il film. Le donne non rivestivano ruoli di potere, ma contavano nella Francia dell'800. Erano gli uomini, i toy boy di turno, a infilarsi nei loro letti per arrivismo. Il giornalismo è uno dei tanti gironi dell'inferno del mondo moderno. Fin dalla prima narrazione sul tema: Illusioni perdute, altro classico di Balzac, non a caso evocato spesso da Giuliano Ferrara nella sua estetica un po' cinica del mestiere. La Comédie humaine contrapposta a quella divina. A volte, come nel caso della McAfee, il supplizio tocca al lettore. Per scrivere un buon romanzo sul giornalismo, serve uno scrittore che sia stato giornalista. Come Thompson. O Sergej Dovlatov, che nel bellissimo Il giornale invisibile (Sellerio,

2009) racconta la sua breve avventura come direttore di un giornale russo a New York: “E quello stesso giorno occupammo due stanze all'angolo tra la Broadway e la Quattordicesima. Esattamente di fronte alla casa d'appuntamenti Le ostriche allegre. Nel giardinetto adiacente fioriva un vivace commercio di marijuana. Eppure eravamo felici”. EPPURE? La redazione viene distrutta da un incendio, nonostante l'intervento dei pompieri chiamati dalle “ostriche allegre”. Colpo di grazia per un giornale boicottato dall'altra testata russa di New York: più che dal Kgb Dovlatov doveva guardarsi dagli altri dissidenti. Ma non si fa alibi e scrive: “Purtroppo la nostra vita viene scritta senza brutta copia... Correggere i refusi non sarà possibile”. La vita dei giornalisti è soggetta al refuso, non solo quella professionale. Raramente si riesce a raccontarla, soprattutto quella ambientata in tempi recenti, priva com'è di riverberi romantici.

nedy e strenuo sostenitore della guerra del Vietnam. Mai nudo è stato più funzionale perché The Columnist, l’ultima pièce di David Auburn in scena a Broadway, mette a nudo grandezze e miserie, fasti e nefasti del giornalismo americano intorno alla metà del secolo scorso e sta facendo discutere giornalisti, intellettuali e storici. La stanza è quella di un albergo di Mosca negli anni ’50; Alsop ha appena fatto sesso con un giovane russo filmato dal Kgb. In quella prima scena l’uomo che dava del tu al potere rivela le sue debolezze e la sua vanità: “La politica è ridicola in misura sublime”, dice al giovane Andrei. “Mi conoscono tutti”, si pavoneggia. La pièce si ispira a Alsop, ma ricostruisce un periodo eroico del giornalismo americano. In Europa sono stati per lo più i proprietari e gli editori dei giornali ad avere peso politico. Negli Stati Uniti, in particolare fino agli anni ‘70, un ristretto numero di editorialisti – tra i quali Alsop, James Reston, Drew Pearson e Walter Lippmann – dettero l’impressione di essere qualcosa di più di consiglieri ascoltati del potere. Alsop era un uomo affascinante, laureato a HarLithgow a teatro (F L P ) vard, e sua madre era nipote di Teddy Roosevelt. Pur essendo nell’animo un conservatore, si legò ai democratici e in particolare ai Kennedy di cui fu amico personale. Grande fu la sua influenza sulla presidenza e senza tentennamenti il suo appoggio alla presenza americana in Vietnam. Per anticomunismo? Certo, ma anche per l’abitudine ad ascoltare solo le opinioni dei potenti. Aslop era tanto convinto delle sue idee che arrivò a telefonare all’amico Reston – direttore del rivale New York Times – per chiedergli di licenziare due giovani corrispondenti (uno dei quali, David Halberstam, fu premio Pulitzer nel 1964) perché i loro servizi dal Vietnam erano “anti-americani”. Nei frequenti colloqui privati con John Kennedy, Joe non mancò mai di battere il tasto su una delle sue ossessioni: il ritardo rispetto ai russi in materia di missili a lungo raggio. All’epoca il potere politico aveva fiducia nei grandi giornalisti i quali, in cambio, sapevano quando era il caso di tenere la bocca chiusa. Quando John Kennedy fu assassinato iniziò il lento declino di Alsop. Di Lyndon Johnson non fu amico. Lo trattava con una certa rudezza. Celebre la telefonata – che si vede nella pièce – nella quale interrompe continuamente Johnson appena insediatosi alla Casa Bianca. I columnist esistono ancora, ma la loro influenza non è più quella di un tempo. OTO A RESSE

Portfolio

L’horror Masi della Rai di B.

a cura di fd’e Foto di Umberto Pizzi

2. Il peggio del berlusconismo 4. Lucio in pace

Il libro di Masi, scritto con Carlo Vulpio, ha messo insieme una galleria degli orrori prodotti dal ventennio di B.: accanto a un mesto e ingrigito Sgarbi posa Maria Giovanna Maglie in versione “La patente”, con occhiali neri jettatori. Tiè

Il manager Lucio Presta, accasato con Paola Perego, litigò con Masi per il festival di Sanremo e sibilò: “Volevano impormi Manuela Arcuri”. Il tempo sana tutte le ferite ed eccolo qui ad ascoltare il suo nemico

3. Polpo Mauro 1. Amico di Silvio Mauro Masi torna con il libro “Un nemico in Rai”, dove celebra la sua idea di tv, confidata al faccendiere Bisignani: “Se metto Cicciolina che fa le pompe a un toro faccio il 30 %”

Masi estasiato, sospira a occhi chiusi e annusa il soave profumo di Ramona Badescu, oggi consulente di Alemanno. Più che un nemico in Rai, l’ex dg di Viale Mazzini ricorda un polpo d’amorosi sensi

5. Tinto o non tinto? All’autocelebrazione di Masi non poteva mancare Fabrizio Del Noce, storico guerriero berlusconiano di Viale Mazzini. I capelli mostrano un accenno di tintura, ma sono meno chiari di quelli della sua amica Mara Venier


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Mercoledì 23 maggio 2012

SECONDO TEMPO

+

IL PEGGIO DELLA DIRETTA

TELE COMANDO TG PAPI

ra, capannoni che segnano quella particolare economia della Bassa, i 50 milioni di euro stanziati dal governo (metà di un buon enalotto) sembrano pochissimi. Monti serissimo fra le macerie è anche lui una telecamera: guarda, registra, sembra fare i conti a mente. Torna alla memoria – per contrasto - Berlusconi che umiliò l’Aquila, sfruttandola per la sua propaganda personale. Nadia Zicoschi, che tiene sempre un tono distaccato, narra del giorno dopo e delle “scintille” fra Grillo e Bersani. E si ricorda anche della Lega (“ha perso il perdibile”) e di Bobo Maroni, alla disperazione.

Quanti grillini per la testa di Paolo Ojetti

g1 T “La promessa del presidente”, “l’impegnativa giornata”. Ecco, se non fosse che anche Emma D’Aquino soffre ogni tanto del virus dell’ ossequio di cui il Tg1 è portatore non sano, le sue cronache dal terremoto sarebbero state perfette. Così come quelle di Valentina Di Virgilio che ha avuto un’idea: far vedere com’erano le costruzioni storiche prima dei crolli e delle distruzioni. Stefano Ziantoni è andato a Parma da Pizzarotti. È stupefatto perché il sindaco grillino “va a ringraziare gli elettori porta a porta, come un politico navigato”. Ida Peritore annuncia che “il Pdl lavora alla ricostruzione dell’area moderata” – solita frase senza senso - e fa parlare Alfano, che si mette una medaglia: è merito suo se Monti paga i debiti dello Stato verso le imprese. Il resto – a parte Casini il corrucciato – è silenzio. Sul funerale triste della Lega, il silenzio è di tomba. g2 T Una telecamera che gira per le campagne emiliane è l’occhio severo del disastro. Senza commenti e senza piagnistei, tutto è ancora più forte: campanili, cascinali, torri, castelli medievali scampati alle guerre dei capitani di ventu-

g3 T Contestazioni a Monti, dice il Tg3 e si pone una domanda, seguendo dall’ alto la piana emiliana punteggiata da capannoni: perché un capannone ha ceduto e quello accanto invece no? E’ ciò che accerterà la magistratura, che ha già aperto tante indagini fra Ferrara e Modena. Bianca Berlinguer elenca: “Chiese, castelli, torri, palazzi storici…”. Una sovrintendente pensa che molto – non tutto - potrà essere ricostruito. Tempi e costi sono spaventosi. Unico paragone possibile, le distruzioni dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Viaggio a Parma di Sara Segatori. Parma, la prima città italiana che con Maria Luigia si dotò di fogne moderne. La civilissima Parma si è scrollata di dosso il vecchio apparato e diventa il laboratorio politico di nuova generazione. Finale triste con l’Istat: il potere d’acquisto dei salari è fermo ai livelli del 1993. Le spese reali sono aumentate di dieci volte. Chissà come mai le famiglie “hanno perso la propensione al risparmio”.

007, Missione SuperEnalotto

di Nanni Delbecchi

lcuni anni fa mi capitò di viAming. sitare la tomba di Jan FleSorge sormontata da un obelisco in un piccolo cimitero della campagna inglese; un luogo suggestivo, meta di pellegrinaggi da parte dei fan dello scrittore. Di questi tempi, però, credo sia meglio tenersene alla larga. Potrebbero verificarsi fenomeni sinistri, legati alla supposta capacità dei trapassati di rivoltarsi nella tomba, visto il trattamento riservato all'eroe letterario per cui Fleming è famoso nel mondo, l'agente segreto James Bond. Non mi riferisco solo al malinconico declino cinematografico, che da Sean Connery ci ha portati fino a Daniel Craig. Gli spot televisivi, come spesso capita, sono riusciti a fare di peggio. In questi giorni ne gira uno di Lottomatica in cui si vede Pierce Brosnan tirare fuori dalla naftalina lo sparato e lo smoking che rimanda inequivocabilmente a 007, mentre nell'altra stanza una bond girl si prepara alla serata indossando un abito di lamè. Fin qui, tutto regolare. Poi Pierce si rivolge alla bambolona con voce tenebrosa e fecondatrice. “Ci aspettano al tavolo della roulette”, annuncia, e già qui ci sarebbe da obiettare. Come ogni lettore di Fleming sa, James Bond non

gioca alla roulette ma solo allo chemin-de-fer. E soprattutto le sue puntate e le sue prodezze avvengono in uno sfondo che conta più di qualsiasi primo piano; che sarebbe James Bond senza l'Aston Martin, il Dom Perignon del '53, il Cocktail Martini, “agitato, non mescolato”, e quindi anche senza il tavolo di chemin? Sarebbe una spia qualsiasi, non il più perfetto esemplare di dandy anni Cinquanta, sempre impegnato a passare da una bionda all'altra, e che nei pochi ritagli di tempo si dedica a salvare il mondo. Per questo, come la Venere di Botticelli sorge dalle acque, lo 007 di Fleming nasce in un Casinò della Francia del Nord, il luogo per eccellenza del lusso, della voluttà e della trasgressione. Il telespettatore del nostro spot, dunque, si aspetta che Brosnan faccia seguire i fatti alle parole. Se lo aspettano al tavolo della roulette, starà per fare il suo ingresso nel privé di Deauville o di Monte Carlo, male che vada in quello di St. Vincent. Invece l'agente che non deve chiedere mai, dopo essersi sistemato il farfallino, mostra orgoglioso alla sua bella un computer sul cui schermo troneggia Pierce Brosnan, ex James Bond al cinema, è protagonista del nuovo spot di Lottomatica

una malinconica roulettina virtuale. Non pago, aggiunge trionfante: “Io gioco solo qui”. Ma certo, come no; l'agente 007 gioca solo lì, e se per caso la sua pennetta non ha connessione scende al più vicino internet cafè, e già che c'è gioca anche la schedina. 007, missione SuperEnalotto. Se oltre a quello contro le autorità dello Stato esistesse anche il vilipendio verso le autorità letterarie, scatterebbe la denuncia; far fare a James Bond il testimonial della roulette virtuale è come scegliere Don Chisciotte come testimonial della Banca Mediolanum, Philip Marlowe dell'acqua Rocchetta, il commissario Maigret della Weight Watchers. Roba da arresto immediato. Ma almeno questo drastico elettroshock avviene per una buona causa? Macché, il fine è peggiore del mezzo se si considera che quello di Lottomatica è uno dei tanti spot fioriti sulle nostre reti in seguito alla liberalizzazione del gioco d'azzardo, e che ormai basta veramente accendere un pc per trovarsi in una selva di siti al cui confronto Las Vegas è un luogo di penitenza. Ma che volete? siamo in tempi di crisi, la vita è dura per tutti, e perfino 007 ha dovuto reinventarsi: in Inghilterra agente segreto di Sua Maestà; in Italia, zerbino pubblico dei Monopoli.

LA TV DI OGGI 12.45 ATTUALITÀ Unomattina 13.30 NOTIZIARIO TG1 TG1 Economia 14.10 ATTUALITÀ Verdetto Finale 15.15 ATTUALITÀ La vita in diretta 18.50 GIOCO L'eredità 20.00 NOTIZIARIO TG1 20.30 ATTUALITÀ Qui Radio Londra 20.35 EVENTO La Partita del Cuore 2012 (DIRETTA) 23.25 ATTUALITÀ Porta a Porta (DIRETTA) 1.00 NOTIZIARIO TG1 Notte - TG1 Focus - Che tempo fa 1.35 RUBRICA Cinematografo 2.05 ATTUALITÀ Qui Radio Londra (REPLICA) 2.10 RUBRICA Rai Educational Magazzini Einstein 2.35 VARIETÀ Senza Rete - Rita Pavone - Johnny Dorelli

14.00 ATTUALITÀ Italia sul Due 15.00 EVENTO Question time (DIRETTA) 15.45 RUBRICA Crazy Parade 16.15 TELEFILM La Signora del West 17.00 TELEFILM Private Practice 17.45 NOTIZIARIO TG2 Flash L.I.S. - Meteo 2 17.50 NOTIZIARIO SPORTIVO Rai TG Sport 18.15 NOTIZIARIO TG2 18.45 TELEFILM Ghost Whisperer 19.35 TELEFILM Squadra Speciale Cobra 11 20.30 NOTIZIARIO TG2 21.05 PRIMA TV TELEFILM Squadra Speciale Cobra 11 22.45 TELEFILM Supernatural 23.30 NOTIZIARIO TG2 23.45 VARIETÀ Super Club 1.15 ATTUALITÀ Rai Parlamento Telegiornale

14.00 NOTIZIARIO TG Regione - TG3 - Meteo 3 14.50 RUBRICA TGR Leonardo 15.00 NOTIZIARIO TG3 L.I.S. 15.05 RUBRICA TGR Piazza Affari 15.10 EVENTO SPORTIVO Ciclismo, 95° Giro d'Italia 17a tappa: Falzes - Cortina d'Ampezzo (DIRETTA) 17.00 RUBRICA SPORTIVA Processo alla tappa 18.05 DOCUMENTARIO Geo & Geo 19.00 NOTIZIARIO TG3 TG Regione - Meteo 20.00 VARIETÀ Blob 20.10 ATTUALITÀ Le storie Diario italiano - Si replica 20.35 SOAP OPERA Un posto al sole 21.05 ATTUALITÀ Chi l'ha visto? 23.15 VARIETÀ Volo in diretta 0.00 ATTUALITÀ TG3 Linea notte

20.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 21.00 NOTIZIARIO News lunghe da 24 21.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 21.30 RUBRICA Prima Serata 21.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 22.00 ATTUALITÀ Magaziene del giorno (REPLICA) 22.24 NOTIZIARIO Approfondimento 22.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 23.00 RUBRICA Il punto + Rassegna stampa 23.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 23.30 RUBRICA Il punto + Rassegna stampa 23.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 0.00 NOTIZIARIO News lunghe da 24 0.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo

/ American Pie - Il matrimonio

/ Una notte da leoni Doug è prossimo alle nozze. Due giorni prima della fatidica data, insieme a due amici, Phil e Stu, e al futuro cognato, Alan, parte per Las Vegas per un addio al celibato che si preannuncia scoppiettante. I quattro non hanno dubbi: quella notte non la scorderanno mai. Detto fatto. Il giorno dopo i tre testimoni si svegliano con un mal di testa micidiale. La suite che hanno prenotato è nel caso più totale e dello sposo manco l’ombra.

Italia 1 21,10

Italia 1 23,10

12.25 NOTIZIARIO Studio Aperto - Meteo 13.00 NOTIZIARIO SPORTIVO Studio Sport 13.40 CARTONI ANIMATI I Simpson 14.35 CARTONI ANIMATI Dragon Ball 15.00 SIT COM Camera Cafè 16.00 PRIMA TV MEDIASET TELEFILM Chuck 16.50 TELEFILM La vita secondo Jim 17.45 GIOCO Trasformat 18.30 NOTIZIARIO Studio Aperto - Meteo 19.00 NOTIZIARIO SPORTIVO Studio Sport 19.25 TELEFILM C.S.I. Miami 21.10 PRIMA TV MEDIASET FILM Una notte da leoni 23.10 FILM American Pie Il matrimonio 1.00 TELEFILM Nip/Tuck 1.55 TELEFILM Saving Grace

11.30 NOTIZIARIO TG4 Meteo 12.00 TELEFILM Un detective in corsia 12.50 TELEFILM La signora in giallo 13.50 REAL TV Il tribunale di Forum 15.10 PRIMA TV TELEFILM Flikken coppia in giallo 16.15 SOAP OPERA My Life - Segreti e passioni 16.30 FILM Una donna in carriera 18.55 NOTIZIARIO TG4 Meteo 19.35 SOAP OPERA Tempesta d'amore 20.30 TELEFILM Walker Texas Ranger 21.10 DOCUMENTARIO Apocalypse - Il grande racconto della storia 0.20 RUBRICA I bellissimi di R4 0.25 FILM We were soldiers - Fino all'ultimo uomo

11.10 ATTUALITÀ L'aria che tira 12.30 RUBRICA I menù di Benedetta (REPLICA) 13.30 NOTIZIARIO TG La7 14.10 FILM Il prossimo uomo 16.00 TELEFILM L'ispettore Barnaby 17.55 RUBRICA I menù di Benedetta (REPLICA) 18.50 VARIETÀ G Day alle 7 su La7 (DIRETTA) 20.00 NOTIZIARIO TG La7 20.30 ATTUALITÀ Otto e mezzo 21.10 VARIETÀ Fardelli di Italialand (DIRETTA) 23.20 EVENTO SPORTIVO, Mondiali di Calcio 1978 Italia - Argentina Sport (ALL'INTERNO) 1.20 ATTUALITÀ (ah)iPiroso 2.20 VARIETÀ G Day alle 7 su La7 (REPLICA) 3.25 ATTUALITÀ Otto e mezzo (REPLICA)

PROGRAMMIDA NON PERDERE

TRAME DEI FILM Terzo atto di una fortunata trilogia del filone comico-demenziale americano. Il gruppo di amici di scuola della East Great Falls si riunisce per un'occasione veramente speciale: il matrimonio di Jim e Michelle. Nonostante il tentativo di tenere lontano Stifler, questi riesce ugualmente ad intrufolarsi, sino a diventare l'organizzatore dell’addio al celibato. Senza contare che la sua preda designata è ora Cadence...

11.00 REAL TV Forum 13.00 NOTIZIARIO TG5 Meteo 5 13.40 SOAP OPERA Beautiful 14.10 SOAP OPERA CentoVetrine 14.45 FILM Amiche per caso 16.30 ATTUALITÀ Pomeriggio Cinque 18.40 GIOCO Il braccio e la mente 20.00 NOTIZIARIO TG5 Meteo 5 20.30 ATTUALITÀ Striscia la notizia - La voce della contingenza 21.10 PRIMA TV FICTION Le tre rose di Eva 23.20 ATTUALITÀ Matrix 1.30 NOTIZIARIO TG5 Notte - Meteo 5 Notte 2.00 ATTUALITÀ Striscia la notizia - La voce della contingenza (REPLICA) 2.30 TELEVENDITA Mediashopping

/ We were soldiers La prima vera battaglia fra l’esercito statunitense e quello Nord vietnamita nella valle di La Drang, viene raccontata nella pellicola diretta da Randall Wallance e Mel Gibson, basata sul libro “We Were Soldiers Once... And Young” del tenente colonnello Hal G. Moore e del reporter Joseph L. Galloway. Si parte dall’addestramento del settimo reggimento cavalleria, primo battaglione a Fort Benning e si approda in Vietnam.

Rete 4 0,25

 Chi l'ha visto?

 Fardelli di Italialand

Donne che scompaiono. Elena Vergari: il marito insiste che è andata via con l’amante. Dice di averla vista salire su una macchina scura di grossa cilindrata, ma il figlio vuole sapere la verità. Donatella Grosso è scomparsa 16 anni fa e l’ultimo ad averla vista è l’ex fidanzato.Anche per Rosalia, una giovane donna che il giorno della scomparsa doveva andare al cinema insieme a Paola, c'è un ex fidanzato geloso e violento.

Dopo l’enorme successo di pubblico e di critica che ha accompagnato l'ultima stagione televisiva di “Italialand-Nuove attrazioni”, in autunno, Maurizio Crozza torna su La7 con due appuntamenti in prima serata. Questa sera e il 30 maggio l’artista genovese andrà in onda in diretta con il suo one man show - che prenderà il titolo di “Fardelli di Italialand”- direttamente dal teatro Smeraldo di Milano.

Rai 3 21,05

 Apocalypse Immagini mai viste di Mussolini, Hitler e il racconto della II Guerra mondiale, introdotti e commentati da Giuseppe Cruciani, sono al centro di “Apocalypse”.L’evento, in apertura della serie, è la messa in onda - in assoluta esclusiva de “Il corpo del Duce”, un documentario coprodotto da Retequattro e Cinecittà Luce. Con immagini che sfiorano l’horror, il cadavere di Benito Mussolini viene mostrato negli ultimi suoi scatti.

Rete 4 21,10

La7 21,10


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SECONDO TEMPO

MONDO

WEB di Federico

VIDEO ONLINE PORTÒ AMICO AL SUICIDIO

Mello

In prigione il cyberbullo Usa una vicenda che ha diviso Èenormi l’America e che ha aperto interrogativi sul diritto alla privacy, il bullismo tra i ragazzi e l'uso di Internet per colpire l’intimità di ognuno fino al punto di spingerlo al suicidio. Ieri la vicenda si è chiusa con la condanna a trenta giorni di carcere per uno studente di origini indiane, Dharun Ravi, che in segreto aveva filmato e poi messo in rete un incontro omosessuale di un suo compagno di università, che poi si è suicidato. I fatti risalgono al settembre del 2010, e ai tempi avevano suscitato grande emozione, tanto da essere preso come pessimo esempio di cyberbullismo. Ravi, allora diciottenne e studente della Rutgers University, in New Jersey, aveva filmato in segreto con una webcam il suo compagno di stanza e coetaneo Tyler Clementi mentre si baciava con un altro ragazzo, più grande di lui. Rapidamente quelle immagini erano finite in un portale di condivisione

LO SPORT

I FILM SC1= Cinema 1 SCH= Cinema Hits SCP= Cinema Passion

online, ed erano girate vorticosamente tra gli studenti dell’università. Quattro giorni dopo Clementi, considerato un promettente violinista dell’orchestra sinfonica locale, si era ucciso gettandosi da un ponte, il George Washington Bridge, che collega il New Jersey a New York. Ravi, l’autore del video, era stato quindi incriminato con 15 capi d’accusa, tra cui intimidazione, ovvero crimine d’odio, e invasione della privacy. Il 16 marzo era stato giudicato colpevole e, anche se non era stato indicato come responsabile della morte di Clementi, rischiava fino a dieci anni di prigione. Una pena giudicata eccessiva da molte associazioni per la difesa dei diritti dei gay che – pur considerando il giovane violinista come un simbolo delle vittime di bullismo e discriminazione che devono subire gli omosessuali – avevano sostenuto in varie pubblicazioni e articoli che Ravi rischiava di diventare un capro espiato-

SCF= Cinema Family SCC= Cinema Comedy SCM= Cinema Max

17.25 Amici di letti SCC 17.45 Paranormal Activity 2 SCM 17.50 Ella Enchanted SCF 18.50 Amore estremo SCP 19.00 Maledetto il giorno che t'ho incontrato SCC 19.15 Rapunzel SC1 19.20 The Son of No One SCM 19.25 Resident Evil SCH 19.30 Beverly Hills Chihuahua 2 SCF 21.00 Scary Movie 3 SCC 21.00 Shrek - E vissero felici e contenti SCF 21.00 Kalifornia SCM 21.00 Rimbalzi d'amore SCP 21.10 Transformers 3 SC1 21.10 Lei è troppo per me SCH 22.30 Ti amo in tutte le lingue del mondo SCC 22.40 Un genio in pannolino SCF 22.50 Becoming Jane SCP 23.00 Amori e vendette SCH 23.10 Sono il Numero Quattro SCM 0.20 5 bambini alla riscossa SCF 0.35 Surf School SCC

SP1= Sport 1 SP2= Sport 2 SP3= Sport 3

17.30 Automobilismo, Ferrari Challenge 2012 Da Imola Coppa Shell: Gara 2 (Replica) SP2 18.15 Calcio, Coppa del Re 2011/2012 Ottavi di finale, gara di ritorno Athletic Bilbao - Albacete (Replica) SP3 20.00 Rugby, Amlin Challenge Cup 2011/2012 Finale Biarritz Olympique - Tolone (Sintesi) SP2 20.15 Basket, NBA 2011/2012 Playoff, Semifinale di Conference Gara 5 Oklahoma City Thunder - Los Angeles Lakers (Rep.) SP3 21.00 Calcio, Serie A 2011/2012 38a giornata Juventus - Atalanta (Replica) SP1 22.45 Calcio, UEFA Champions League 2011/2012 Finale Bayern Monaco - Chelsea (Replica) SP3 0.30 Calcio, Copa Libertadores 2012 Quarti di finale, gara di ritorno Fluminense - Boca Juniors (Diretta) SP1 0.45 Calcio, Bundesliga 2011/2012 27a giornata Colonia - Borussia D. (Replica) SP3

rio – tra l’altro, lui, nato in India, rischia l’espulsione dagli Usa. Secondo le associazioni per i diritti civili, insomma, meritava di finire in prigione, ma non per così a lungo: in una manifestazione in New Jersey era stato indicato come uno degli esempi di una giustizia che cerca sempre a tutti i costi qualcuno da biasimare e anche Bill Dobbs, un attivista per i diritti dei gay aveva affermato che le incriminazioni che gli erano state ascritte erano “eccessive”. Teorie evidentemente accolte dal giudice del tribunale di New Brunswick, che ha tuttavia sottolineato di non aver mai sentito Ravi “chiedere scusa” e lo ha accusato di aver mostrato una “insensibilità colossale”. Seppur questo rimanga un caso limite, la lezione è chiara per tutti: bisogna sempre riflettere mille volte sulle conseguenze del propri gesti ogni volta che si pubblica qualsiasi contenuto privato su Internet. twitter.com/fedemello è FB PERDE ANCORA QUOTAZIONI IN CALO

Al terzo giorno di contrattazioni, ancora in crisi il titolo Facebook in Borsa. Dopo aver perso a Wall Street fino all’8 per cento, le perdite hanno continuato ad oscillare a -4 intorno al prezzo di 32 dollari. Lunedì il titolo aveva chiuso a 34 dollari in calo del 16 per cento rispetto ai 38 dollari del giorno dell’Ipo. Nel mirino delle critiche finisce Morgan Stanley, la banca d'affari Usa che, in quanto sottroscrittrice, è stata tra le responsabili del collocamento in Borsa del titolo di Facebook. Da una parte Morgan Stanley ha fatto una battaglia per consentire alla società di Mark Zuckerberg di raccogliere 16 miliardi di dollari in Borsa e per mantenere sopra 38 dollari la quotazione delle sue azioni nel giorno del debutto a Wall Street, dall’altra la stessa Morgan Stanley ha tagliato, prima dell’Ipo, le sue stime sui ricavi di Facebook.

è SORPASSO STORICO: CHROME IL PIÙ USATO IL BROWSER GOOGLE BATTE EXPLORER (ANCHE IN ITALIA)

Google Chrome è il browser (software per navigare sul web) più usato su scala planetaria: lo dice StatCounter che certifica così lo storico sorpasso su Internet Explorer di Microsoft. Secondo la società di rilevazione, dal 14 al 20 maggio, Chrome avrebbe occupato il 32.76 per cento della “torta” lasciandone ad Explorer il 31.47 per cento. Terzo classificato Mozilla Firefox con il 25.47 per cento. Un piccolo sorpasso era già avvenuto a marzo, ma per un solo giorno, ora invece l’andamento positivo a vantaggio di Chrome sarebbe consolidato. C’è però una differenza, nell’uso, tra paesi e paesi: Explorer è sempre primo in Nord-America, mentre in Italia il browser targato Google risulta il preferito.

CONCIA clonata su Fb: “Come costruire bomba” profili falsi su Facebook e Twitter sono ormai un Iscorsa classico. Sui social network si trova di tutto: solo la settimana un falso account Twitter di Umberto Eco aveva pubblicato la notizia – inventata – della morte di Garzia Marquez (scatenando una certa apprensione a livello internazionale). Ieri, invece, è rimasta vittima di un falso profilo la deputata Pd Paola Concia: “Su Facebook – ha fatto sapere – è online un falso profilo a mio nome in cui sono pubblicate le istruzioni per costruire una bomba ispirata alla C4 con telecomando. Naturalmente ho già segnalato la vicenda alle autorità competenti”. Si tratta senza dubbio di una provocazione di pessimo gusto, ancora di più in quanto arriva a pochi giorni della vile bomba di Brindisi: nel paese, conclude la Concia, “la convivenza civile è sotto attacco, anche un banale profilo ‘fake’ in un social network fa tremare i polsi. Purtroppo dai mitomani che approfittano di questo genere di situazioni, siamo costretti a salvaguardarci tutti”.

NY: ultra-ortodossi contro Internet convinti che Internet possa essere “un flagelScipiono lo” e che debba essere usato solo seguendo i prinreligiosi. Per questo la comunità degli ebrei ultraortodossi della costa Est degli Usa ha deciso di mobilitarsi per mettere in guardia contro il pericolo. E all’appuntamento di domenica scorsa hanno risposto in tanti - oltre 40 mila – che hanno affollato addirittura uno stadio. Eytan Kobre, portavoce degli organizzatori, ne ha parlato come di “un momento istruttivo, su come usare la tecnologia secondo i valori ebraici. Lo scopo non è quello di mettere al bando internet, bensì apprendere come utilizzarlo”. Gli oratori hanno insistito sulla necessità di stimolare la consapevolezza dei rischi che possono scaturire dal web attraverso un utilizzo fuori controllo. Rischi, afferma Kobre, che non derivano solo dalla pornografia, ma anche dai social media e da tutte quelle attività che creano dipendenza e possono limitare le attività di interazione o impedire la concentrazione, la lettura, lo studio. Al raduno, che secondo fonti di stampa è costato circa un milione e mezzo di dollari, non è stato concesso l’ingresso alle donne poiché gli ultraortodossi praticano una rigida separazione tra i sessi.

RADIO

Radiouno dalle 5,00

Come dire no a un invito non gradito? É stata questa ieri la domanda-tormentone di Twitter. Ecco una selezione dei post. è SCUSA ma ogni 108 minuti devo tornare a casa a digitare 4,8,15,16,23,42 per salvare il mondo. #centomodiperdireno @_Lulina_ è MI SPIACE, non posso farti lo scontrino perché non voglio sprecare carta. Bisogna preservare il patrimonio forestale. #centomodiperdireno @IdeeXscrittori è SCUSA TANTO, ma stasera devo andare a San Pietro a contare i gradini per la cupola. #centomodiperdireno @AleTrixy è IERI potevo, chiamami domani. #centomodiperdireno @RiccardoCresci è NON POSSO uscire, mi hanno detto che la terra è tonda, e sai ho paura di scivolare #centomodiperdireno @Non_Ho_Sonno è “SCUSA, non posso proprio venire stasera, domani devo svegliarmi presto per fare colazione” #centomodiperdireno @Gioska23 è SCUSA ma devo insegnare al mio gatto che deve smetterla si levarmi le pile dalla sveglia #centomodiperdireno @Ox1d3 è CI SONO più di #centomodiperdireno agli OGM. @Greenpeace_ITA è NON appartiene alle mie competenze #centomodiperdireno @Miti_Vigliero è FINISCO di scrivere la Divina Commedia e arrivo...#centomodiperdireno @AlighieriDan è IO SONO Capricorno, tu Toro. Ho paura che litighino... #centomodiperdireno @danielebrogna è CHIEDERE lo scontrino, pagare le tasse, tenere sempre la testa alta, non accettare compromessi, difendere il pianeta #centomodiperdireNO @ChiaraCampione è HAI RAGIONE, è che non ho soldi per rispondere #centomodiperdireno @kosmoboy_

Su “Radio1” giornata dedicata al ricordo di Capaci Mercoledì 23 maggio Radio1 modificherà tutta la sua programmazione per ricordare i venti anni della strage di Capaci. La radio diretta da Antonio Preziosi inizierà la sua programmazione alle 5.00 con una puntata speciale di “Prima di Tutto”. Seguirà “Benfatto” - interamente dedicato all’avvenimento - ed una puntata speciale di “Radio anch’io”, condotta da Ruggero Po e Giulia De Cataldo, con collegamenti con Palermo e diretta degli interventi istituzionali della giornata. Nel pomeriggio, lunga puntata speciale di “Baobab”, dalle 15.35 alle 19.00, condotta da Tiziana Ribichesu e Fabio Sanfilippo. Per concludere uno speciale “Zona Cesarini” che seguirà fino alle 23.00 la partita di calcio tra la Nazionale Cantanti e la Nazionale Magistrati.

100 modi per... $

è “MI HAI cancellato da Facebook??” – “Ma chi, ioo?!? Ma guarda, Facebook fa certe cose strane delle volte” #centomodiperdireno #èsuccessodavvero @alessandra_S_

Il sindaco con la pistola Il sindaco-sceriffo era Giancarlo Cito, che governò la città negli anni 90 (prima di finire in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa). Il neo-eletto sindaco di Taranto Ippazio Stefàno, Sel, ha però stupito i suo concittadini per alcune foto (pubblicate dal giornale locale Wemag) in cui si vede che preferisce girare armato anche in occasioni pubbliche. Lui ha chiarito di possedere il porto d’armi e di avere l’arma per autodifesa avendo ricevuto negli anni svariate minacce

è SCUSA, sono troppo impegnata a decifrare le parole della sigla di Dawson’s Creek. #centomodiperdireno @OhdeaAlex è SÌ, D’ACCORDO, facciamo il 22.12.12 #centomodiperdireno @odietamo77


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Mercoledì 23 maggio 2012

SECONDO TEMPO

PIAZZA GRANDE I vescovi non vogliono indagare di Marco Politi

olte parole, ottime intenzioni, nessun meccanismo concreto per portare alla luce i crimini di pedofilia commessi dal clero attraverso i decenni. Le Linee-guida “per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici”, emesse ieri dalla Conferenza episcopale italiana, deludono quanti dentro e fuori la Chiesa cattolica si aspettavano che anche in Italia l’istituzione ecclesiastica si attrezzasse per rendere efficacemente giustizia alle vittime e scoprire i criminali nascosti al proprio interno. Si fa prima a elencare quello che non c’è nel documento che indicare le novità. Positivo è certamente l’incitamento ai vescovi a essere sollecitamente disponibili ad ascoltare le vittime e i familiari, ad offrire sostegno spirituale e psicologico, a proteggere i minori e a procedere immediatamente ad una “accurata ponderazione” della notizia del crimine per aprire altrettanto rapidamente un’indagine ecclesiastica. Poi, se del caso, si passa al processo diocesano, allontanando nel frattempo il prete da ogni contatto con minori per evitare il “rischio che i fatti delittuosi si ripetano”.

M

DOPO DUE anni di riflessione e un anno di elaborazione del testo, la Conferenza episcopale si ferma qui. Chiudendo ostinatamente gli occhi di fronte alle esperienze più avanzate realizzate in altri paesi come gli Stati Uniti, la Germania, l’Austria, il Belgio, l’Inghilterra. In Belgio e in Austria hanno formato commissioni di inchiesta nazionali, guidate da personalità laiche indipendenti? Pollice verso dei vescovi italiani. In Germania esiste un vescovo incaricato a livello federale di monitorare il dossier pedofilia e di intervenire nelle diocesi – diciamo così – poco

attente? In Italia non se ne parla nemmeno. In Inghilterra operano gruppi di vigilanza nelle parrocchie? La Cei si guarda bene dal suggerirlo. Nella diocesi di Bressanone era stato istituito un indirizzo mail e un referente per le vittime? La Cei non istituisce neanche questo piccolo strumento operativo. Don Fortunato Di Noto, il prete siciliano impegnato nel contrasto alla pedofilia, aveva proposto che in tutte le diocesi venisse istituito un “vicario per i bambini”, una sorte di angelo custode per prevenire e vigilare. Proposta cestinata. Spira in tutto il documento un vento difensivo, concentrato nel respingere interventi

energici delle autorità giudiziarie. “Eventuali informazioni o atti concernenti un procedimento giudiziario canonico possono essere richiesti dall’autorità giudiziaria dello Stato, ma non possono costituire oggetto di un ordine di esibizione o di sequestro”. È la paura che – come è accaduto in America – i tribunali possano ottenere la documentazione delle manovre che hanno portato a insabbiamenti. Impedito anche l’accesso agli archivi vescovili. Altrove nel mondo gli episcopati si preoccupano di approntare anche un equo risarcimento per le vittime. Le Linee-guida si preoccupano di proclamare che “nessuna responsabilità, diretta o indiretta, per gli eventuali abusi sussiste in capo alla Santa Sede o alla Conferenza episcopale italiana”. Il culmine del documento si raggiunge nell’affermazione lapi-

La nuova politica dell’antipolitica di Marco

Almagisti *

a clamorosa sconfitta della Lega e del Pdl rischia di lasciare in secondo piano altre tre indicazioni che emergono dal recente voto amministrativo: l’ulteriore incremento dell’astensionismo, il successo del Movimento Cinque Stelle e la tenuta del centrosinistra. Una corrente di pensiero ha sostenuto a lungo la tesi dell’astensione come appagamento. Nell’Italia del 2012 di appagamento se ne trova ben poco. I sondaggi evidenziano una fiducia verso i partiti inferiore al 4 per cento e alle amministrative l’astensione è cresciuta di ben 7 punti percentuali. La “lunga transizione” avviata all’inizio degli anni Novanta non ha trovato ap-

L

prodi, le soluzioni legate a leader carismatici hanno rivelato la loro natura illusoria e il centrodestra, fondato sul corpo mediale di Berlusconi, rischia l’implosione. ANZICHÉ alimentare un serio dibattito su come riformare il sistema partitico e riconquistare la fiducia dei cittadini, i partiti maggiori preferiscono imboccare la scorciatoia cognitiva del definire “antipolitica” qualsiasi forma di soggettività germogliata al di fuori dei loro confini. Questa è l’etichetta sovente attribuita al Movimento Cinque Stelle. In realtà, già con la prima applicazione empirica del concetto – in uno studio del 1979 di Suzanne Berger dedicato ai movimenti degli anni Settanta – l’antipolitica viene

daria che nell’ordinamento italiano il vescovo non riveste la qualifica di pubblico ufficiale e perciò “non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti”. È vero, in Italia l’obbligo non c’è. (Lo potrebbe introdurre il Parlamento!) Ma come dimenticare le migliaia di vittime soffocate dal silenzio. Sarebbe stato un gesto di responsabilità se la Cei, liberamente, avesse impegnato tutti i vescovi a denunciare i criminali. Non accadrà. Nonostante episodi vergognosi di inrzia verificatisi in passato. Si chiama – lo si legge nelle Linee – “rispetto della libertà della vittima di intra-

La Cei rende note le linee-guida contro gli abusi sui minori da parte del clero: deludenti se confrontate agli orientamenti degli altri paesi, ribadiscono che i prelati non hanno l’obbligo di denuncia

prendere le iniziative giudiziarie che riterrà più opportune”. Dice mons.Crociata, segretario della Cei, che non va dimenticato che gli abusi del clero sono un “delitto”. Aggiunge che la pedofilia è un fenomeno che “purtroppo ha un’estensione enorme e richiede uno sforzo collettivo per combatterlo” e che la cooperazione tra autorità ecclesiastiche e civili è prassi. MA QUANDO gli si chiede perché i vescovi non sentono il dovere della denuncia, risponde: “Non possiamo chiedere al vescovo di diventare un pubblico ufficiale”. Una spiegazione razionale, giuridica o evangelica non c’è. C’è solo la grande paura dell’episcopato italiano di affrontare un bagno di verità. Dopo due anni (due anni!) la Cei ha fornito qualche cifra: 135 casi di abusi di chierici avvenuti tra il 2000 e il 2011 e portati alla Congregazione per la Dottrina della fede. “53 condanne, 4 assolti e gli altri casi in istruttoria”, spiega Crociata. E ancora: delle settantasette denunce alla magistratura: 2 condanne in primo grado, 17 in secondo, 21 patteggiamenti, 5 assolti e 12 casi archiviati. Il rapporto tra la maggioranza dei colpevoli e la piccola percentuale di innocenti è palese. La grande paura di scavare nella realtà nasce da qui.

Sopra, monsignor Crociata; sotto, Marlon Brando ne “L’ammutinamento del Bounty” (FOTO ANSA)

Il badante

É

di Oliviero Beha

IL BOUNTY ITALIA L

a realtà si sta ammutinando sotto i nostri occhi, e lo fa forse in modo così evidente da sfuggirci in omaggio a Wittgenstein e al suo “la cosa più difficile non è scoprire verità nascoste ma vedere ciò che si ha sotto gli occhi”. Si ammutina l’orrore per una ragazza di 16 anni morta così, non si sa bene per mano di chi dopo ore e giorni in cui pareva indispensabile offrire un colpevole purchessia all’opinione pubblica: davvero sul ponte del Bounty se c’è chi ha rischiato il linciaggio non metaforico, se l’inchiesta era diventata una sorta di “tutto il calcio minuto per minuto”, se la voracità mediatica stava (e sta) ingoiando tutto nella bulimia di telecamere, microfoni e computer a colpi di “Procuratore, ci può dire...” oppure “Come sta la madre?”, chiesto a un parente della giovane Melissa perita in un attentato per ora al di fuori di qualunque logica. E si è ammutinata anche la merce anti-mafia sui banconi dei mass media, pronta già da sabato sera in tv e domenica sulla carta stampata, croccante di espertissima mafiologia. Non bastando tutto ciò, ecco la natura che trema, morti, sfollati, pezzi di storia e di ambiente umano sbriciolati in Emilia “dove non te lo saresti aspettato”. Ah sì, non te lo saresti aspettato? E da quante decadi geologi e sismologi italiani lanciano allarmi inascoltati in un Paese ultrasismico che fa finta di niente? Perché il Giappone di Fukushima ha comunque una legge acconcia che data a oltre mezzo secolo fa? Perché loro sono giapponesi e noi italiani, si risponde con approfondite analisi antropo-sociali... E invece da noi quando una legge è in dirittura d’arrivo, essendone già pubblicato il decreto sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso 17 maggio subito prima del terremoto emiliano, ci si deve augurare che si trovi il modo di non applicarla perché riguarda i fondi pubblici ai privati colpiti dalle calamità naturali: danno e beffe nella tragedia giacché certo nessuno avrebbe fatto in tempo a coprirsi assicurativamente da quel rischio. Quindi ammutinamento cercasi anche legislativo sia pur a fin di bene. E su questa Italia prostrata, cui ogni giorno viene infilato sotto l’ascella il termometro dello spread come se fosse tutto e solo dipendente dallo stallo economico di un Paese disastrato, piomba il voto delle amministrative che è un’altra forma di Bounty nei confronti della realtà politico-partitico-istituzionale che ci circonda. La vittoria di Grillo, del Movimento a 5 Stelle, di una ipotesi enfatica ma calorosa/sanguigna/autentica di democrazia partecipativa dopo le famose “tre noci-dove sta il pisello?” di quella rappresentativa per la quale sono morti in guerra i nostri padri, che altro significa se non una dichiarata voglia di nuovo? Volete che non capisca la soddisfazione di Bersani e del Pd mentre il Pdl si scioglie come una grattachecca nelle urne? In confronto ai postumi del Berlusca certamente hanno vinto, e non accadeva da parecchio. Ma sono certi di aver vinto anche in strada, in un Paese ammutinato e devastato, dove nessuno va più a votare e ormai si è stufi un po’ di tutto e un po’ dappertutto? Come avete fatto, signori della politica, dell’economia, della finanza ecc. ecc., a ridurci così? O è stato Beppe Grillo il Grande (Medio...) Vecchio di questo abbrutimento complessivo di un popolo che si risveglia nel voto apparentemente solo se vede la faccia nuova e incolpevole di Pizzarotti, neosindaco di Parma? Capiranno in frettissima di che razza di ammutinamento della realtà si tratti? Altrimenti non c’è voto palliativo che tenga anche se le politiche dovessero “distrarre” gli italiani (sempre meno numerosi) con la “solita campagna elettorale”. E la realtà continuerà nel suo complesso ad ammutinarsi come sul Bounty… È questo che vogliamo? www.olivierobeha.it

Il successo dei grillini denota il bisogno di forme e contenuti diversi non ancora compresi dai partiti Pd e Pdl devono fare in fretta ad adattarsi al nuovo contesto, in vista del 2013

bile: basta solo sapere che esiste, è già ci si è dentro, si è perduta per sempre la propria innocenza”. Le prime ricerche dedicate al Movimento Cinque Stelle mostrano una realtà vivace e sfaccettata: dietro a Beppe Grillo, figura che garantisce un collan-

spesso evocata per etichettare manifestazioni innovative (con forti contenuti politici) emerse dalla latenza, ma non ancora pienamente decodificate dagli attori politici più istituzionalizzati e dagli intellettuali. Si dovrebbe ricordare che quasi un secolo fa, nelle Considerazioni di un impolitico, Thomas Mann ammoniva che “l’antipolitica è anch’essa una politica, giacché la politica è una forza terri-

te nazionale e visibilità mediatica, vi sono in molti contesti candidati scelti su base locale legati a profili e progetti specifici. Alcuni di essi provengono dalle mobilitazioni referendarie vittoriose della scorsa primavera. Sovente tali candidati sono sorretti da un capitale sociale costituito da una fitta rete di relazioni con gli attori sociali e da un livello di fiducia difficile da conseguire per i politici dei partiti

tradizionali. È il caso del primo sindaco ottenuto dal Movimento Cinque Stelle già al primo turno: Roberto Castiglion, a Sarego (Vicenza), proprio dove la Lega aveva deciso di collocare il “Parlamento padano”. Nel secondo turno, ancora più eclatante è stato il caso di Parma, in cui al ballottaggio il “penta-stellato” Federico Pizzarotti è riuscito a vincere con il 60,2%. Anziché rinchiudere tali esperienze nell’etichetta di “antipolitica” sarà interessante analizzare il comportamento degli esponenti del Cinque Stelle cui saranno attribuite responsabilità istituzionali. Soprattutto, sarà interessante studiare quale struttura saprà darsi il Movimento per consolidare tali risultati, dal momento che, al fine di dare continuità alla propria presenza politica, alcuni gradi di istituzionalizzazione si riveleranno indispensabili. Oltre a cedere campo al Movimento Cinque Stelle, la débâcle dei partiti di centrodestra ha premiato la sostanziale tenuta del centrosinistra. È pienamente comprensibile la

soddisfazione mostrata da Pier Luigi Bersani dinanzi ai risultati di lunedì pomeriggio. Tuttavia, nei prossimi mesi tale partito dovrà definire con chiarezza il tipo di alleanze che intende perseguire e le proprie proposte qualificanti. E DOVRÀ intercettare le domande di cambiamento presenti nel suo stesso elettorato di riferimento, in una fase della politica italiana nella quale, ad esempio, uno dei pochi a emergere dalla crisi della Lega è il sindaco di Verona Flavio Tosi, ossia chi fra i leghisti più decisamente di tutti ha preteso il rinnovamento delle classi dirigenti. Il tempo che intercorre da oggi alle elezioni politiche è una finestra di opportunità decisiva per riqualificare l’offerta politica in Italia e per ricostruire delle connessioni fra i partiti e i cittadini. Potremmo scoprire che dietro a quanto si definisce “antipolitica” si celano richieste di un’altra politica. * professore di Scienza della Politica all’Università di Padova


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SECONDO TEMPO

BOX

MAIL Dov ’è finita la lista dei furbetti di Lusi?

Furio Colombo

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I nomi eccellenti che Lusi ha indicato nel suo promemoria hanno suscitato sdegno, con la promessa di portarlo in tribunale e far condannare l'infedele tesoriere. Qualche Personaggio tirato in ballo non aveva mai parlato prima (e questo non è proprio bello!), solo oggi ammette di aver ricevuto contributi per lo svolgimento della sua attività politica con fatture compiacenti, pagamenti di dipendenti, insomma soldi della Margherita, pardon di noi cittadini, ricevuti con simpatica leggerezza. Mi stupisco della tranquilla e lenta verifica della Procura di Roma che i conti li ha visti da mesi e che per “carità di patria” non ha provveduto a stendere una lista dei fortunati e a comunicarla in tempo reale ai giornalisti. Si potrà avere chiarezza?

aro Colombo, ancora una volta lei scrive sulla “Lobby ebraica” e io, da affezionato lettore del giornale e da suo personale estimatore, pur sicuro, ormai, di non venir pubblicato, non posso esimermi dal trasmetterle un piccolo commento alla sua risposta al lettore Daniele “La lobby dell'on. Granata“ (19 maggio). Nel suo pezzo, ancora una volta viene minimizzato, e quasi nascosto sotto il tappeto il fatto che una lobby israeliana (non ebraica, ovviamente) esista, sia molto forte e condizioni la politica Usa. Non capisco perché non dirlo chiaro e pubblicare questa mia lettera. Paolo

C

I LETTORI SANNO, dunque

Raffaella Ruzzi

anche Paolo, che non c'è mai stato e non ci può essere un problema di non pubblicare, specialmente quando le lettere sono dense di argomenti e di citazioni utili. Ma c'è un problema di spazio nella pagina (la lettera di Paolo è molto più lunga della parte pubblicata). L'osservazione comunque è fondata. Quando si parla di “lobby ebraica” si suggerisce un potere speciale degli ebrei del mondo, rispetto a ogni altro gruppo, e diventa impossibile non domandarsi in che cosa questa persuasione si differenzi dal punto di vista che ha ispirato, in Germania e in Italia, le leggi razziali. Quando si parla di “lobby israeliana” si fa riferimento a ciò che ogni Paese del mondo considera importante: tutelare presso le opinioni politiche del mondo una buona immagine e una amichevole predisposizione verso il proprio Paese. Posso dire, da persona che ha vissuto a lungo a New York (dove hanno sede i maggiori istituti di Cultura, e le Nazioni Unite,

Anche gli “onorevoli” hanno perso il loro lustro Da tempo mi sto chiedendo quale sia il significato attuale del termine “onorevole”, riferito ai rappresentanti del popolo (o meglio dei partiti) nelle due camere. Credo che nei tempi passati, quando sono state costituite le camere del parlamento e del senato, tale parola avesse un senso ben preciso: l'onore di rappresentare il popolo italiano nella politica del paese. Ma ora, in particolare nell'ultimo decennio, il titolo di “onorevole” è per molti che siedono nelle due camere, una usurpazione, una rapina all'onestà intellettuale della gente onesta. Come si può ora fregiare di tale titolo gente che compra o vende il proprio voto al miglior offerente; gente che il giorno dopo avere dichiarato con orgoglio di avere resistito ad offerte allettanti di mr. B o dei suoi colleghi per passare dalla sua parte, subito dopo si sconfessa da solo vendendo all'asta il suo voto, andando a

A DOMANDA RISPONDO LOBBY EBRAICA O LOBBY ISRAELIANA? con le rispettive ambasciate), che le attività di “lobby” internazionali sono intensissime. Invece il discorso acquista di colpo una coloritura diversa quando si dice che "la lobby israeliana condiziona la politica Usa”. So che è un luogo comune. Ma è vero? o meglio: è verosimile? Infatti la forza condizionante di una lobby può dipendere solo da quattro fattori: materie prime (la forza del mondo arabo, dell'Iran, del petrolio), potenza militare (Russia), potenza finanziaria (Cina), capacità di influenzare il voto interno di un altro Paese (chiese e movimenti religiosi-fondamentalisti). Israele può contare su una parte del voto ebreo americano. Il voto ebreo americano (diviso fra Repubblicani e Democratici) è piccolo (tranne New York) e sparso in un Paese grandissimo, dove infatti elegge pochi deputati e pochi senatori, e non c'è mai stato nessun candidato ebreo alla presidenza degli Stati Uniti. In Israele non c'è il petrolio, e c'è una rispettabile potenza militare che certo non è più grande di quella saudita, fronteggia quella iraniana, e deve tener conto del Pakistan e dell'India. Quanto agli Usa, sono amici di Israele, ma devono bilanciare le relazioni con un immenso e ricco mondo arabo che possiede molto in America. Dunque se la capacità degli israeliani di “condizionare” gli Usa non è politica, non è economica, non è militare e non è numerica, deve essere una forza speciale che solo gli israeliani possiedono. Ma di speciale c'è solo che gli israeliani sono ebrei. E allora si ricade nella teoria del complotto: gli ebrei sono in grado, se li lasci fare, di condizionare il mondo. Ma questa è la teoria del complotto. So che non è ciò che ha in mente Paolo. Ma volevo metterlo in guardia. Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano 00193 Roma, via Valadier n. 42 lettere@ilfattoquotidiano.it

salvare mister B e compagnia cantante da un sicuro defenestramento, in cambio di non si sa bene di cosa altro, ma sicuramente di uno stipendio da parlamentare e di una succosa pensione . E che dire di qualche valente avvocato Pdl e

altri nobili “onorevoli” della Lega Nord, che facendosi beffe del “comune senso del pudore”, quello vero, non quello comunemente riferito al sesso, si permettono di sostenere a spada tratta che mr. B credeva davvero che la signorina Ruby fosse la nipote di Mubarak. Gli usurpatori del nobile aggettivo di onorevole, sventolato in modo assolutamente indegno da tanti parlamentari, non solo dai suddetti lugubri personaggi, da cui bisognerebbe star lontani per evitare pericolosi contagi, meriterebbero non lo stipendio o la pensione da parlamentare, ma solo un piccolo obolo giusto per la loro sussistenza, il resto se lo vadano a guadagnare come fanno tanti precari giovani e meno giovani, figli di una crisi di cui non hanno colpa. Il titolo di onorevole deve essere attribuito a posteriori, dopo aver dimostrato di esserselo meritato. Osvaldo Sangalli

Una tassa flat che cancelli tutte le altre Sul domenicale del Sole 24 Ore, che non è esattamente il

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“Grassano, come tutti i paesi di qui, è bianco in cima ad un alto colle desolato, come una piccola Gerusalemme immaginaria nella solitudine di un deserto... Il paesaggio di qui, tra lo stridore delle cicale e il riverbero torrido delle argille era il meno pittoresco che avessi veduto mai, per questo mi piaceva moltissimo”. L’impatto con la terra brulla di Lucania, dove la Polizia politica lo ha confinato, dopo l’ennesimo arresto per la sua “subdola opera antifascista”, induce Carlo Levi a stupori contrastanti. Intellettuale eclettico, formatosi nel raffinato clima culturale della Torino di Rosselli, Ginzburg e Pavese, Levi è quasi rapito dal paesaggio lunare dei calanchi, dai “campi di stoppie dove passa il vento in un’onda di polvere”, dal mondo arcaico dei contadini lucani, da quella “terra oscura, senza peccato né redenzione dove Cristo non è mai arrivato, né vi è arrivato il tempo e la speranza”. Legato alla Lucania al punto da voler essere lì sepolto, Levi trasferirà le pene e le emozioni del suo esilio in libri, disegni e tele. Omaggio sentimentale a un mondo “serrato nel dolore e negli usi, dove il contadino vive, nella miseria e nella lontananza, la sua immobile civiltà, nella presenza della morte”. Giovanna Gabrielli

volta, era riuscito ad accrescere i fasti della casta. La bilancia squilibrata sempre più. Guai a confrontarci con Stati più democratici e ricchi, che nelle “forme rappresentative” siamo riusciti pure a sovrastare. Il Quirinale stesso che, nonostante le “rinunce” periodicamente annunciate, rimane tra le massime e ricche “rappresentanze” nazionali (che mal si conciliano con le ristrettezze del popolo). Si continua a sentire che sullo Stato italiano grava la gestione di circa 650 mila auto blu, che non si riesce drasticamente a tagliare, invece di accompagnare le “signorie loro” a vedere calcio allo stadio. Gli Italiani non meritano di essere così rappresentati da chi sfugge a voler presentarsi alle prossime elezioni con nuove regole. Vorrà dire qualcosa che questi politici non sono graditi alle “tristezze che succedono in Italia”? Proposta: i rimborsi elettorali di luglio, perchè non destinarli ai terremotati emiliani? Morale: politici al servizio dei cittadini, non il contrario. Angelo Mandara

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IL FATTO di ieri 23 maggio 1935

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ciclostilato di un asociale centro sociale, leggo un articolo a firma Casati che riporta la proposta economica di Simon Thorpe, Research Director al CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique di Parigi). Testualmente l’articolo dice “dato che il gettito fiscale mondiale è un millesimo del volume globale delle transazioni finanziarie, perché non sostituire tutte le tasse oggi esistenti, dall’Iva alla tassa sul reddito alle patrimoniali, con una semplicissima tassa sulle transazioni finanziarie? Una tassa flat dell’uno per mille su tutte le transazioni finanziarie abolirebbe tutte le altre tasse”. La mia modesta domanda è: già, perché no? O sono caduto nell'antipolitica? Fabio Della Pergola

I rimborsi elettorali per la ricostruzione L'Italia medievale e moderna che crolla? Essere un popolo senza risorse naturali, su un territorio a frequenza sismica, che quando colpisce fa seri danni. Mentre chi governava, negli anni, rosicando un po’ la

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JP Morgan, la campana della crisi globale La JP Morgan è la più grande banca americana e mondiale. È quindi la number one nella lista delle “too big to fail” che sempre di più determinano la finanza e ricattano i governi fino a sottometterli ai propri voleri. E’ la number one mondiale anche nelle operazioni in derivati Otc e, secondo le ultime stime dell’ufficio del Comptroller of the Currency Usa, ne avrebbe in pancia più

di 70 trilioni! È sempre stata in prima fila anche nelle speculazioni sulle commodity, come il carbone e l’argento. dirigenti della JP Morgan hanno sempre goduto della fama di operatori moderati sempre disponibili ad accettare la riforma del sistema. Il suo executive director, Jamie Dimon, il “golden boy” di Wall Street, è stato anche nel direttivo della Federal Reserve di New York nonostante fosse il maggior portavoce della deregulation! I mass media lo avevano finanche indicato come un possibile rimpiazzo di Timothy Geithner a capo del Tesoro americano. Che abbaglio! Ora le autorità indagano sul loro operato. In questi anni di fatto non è cambiato proprio nulla. Vi sono stati soltanto i salvataggi fatti dagli Stati con i soldi pubblici e la concessione di liquidità alle banche ad un tasso di interesse vicino allo zero. Liquidità che viene poi usata per comprare titoli di stato invece di sostenere la crescita e lo sviluppo con nuovi crediti. In merito, la vicenda dei Fondi della Bce docet. Il vero ruolo del G20 finora non è stato svolto in quanto il mondo anglosassone e quello dell’Europa continentale hanno voluto giocare a fare i furbi. Si tratta di svolgere un ruolo politico e non tecnico e di una assunzione di responsabilità di fronte al mondo e alle esigenze dei cittadini, più che degli interessi delle banche. Mario Lettieri e Paolo Raimondi

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NUOVO DALLA RICERCA

“L’OROLOGIO DELLA NOTTE�

MELATONINA 8QRUPRQHQDWXUDOHFKH PLJOLRUDODTXDOLWj GHOVRQQRHTXLQGL GHOODYLWD e avete difficoltĂ a prendere sonno e il riposo notturno fa a “pugniâ€? con il vostro cuscino non preoccupatevi. La ricerca scientifica ha individuato nella carenza di Melatonina, sostanza ormonale prodotta di notte da una ghiandola del cervello, una delle cause alla base di questo problema di cui soffre circa un terzo della popolazione italiana. La vita stressante e le preoccupazioni di tutti i giorni, l’abuso di farmaci, la menopausa e per chi viaggia l’effetto “jet lagâ€?, sono alcune delle ragioni o stili di vita che sempre piĂš frequentemente causano disordini nel ritmo sonno/veglia. In queste particolari situazioni, l’assunzione di Melatonina può normalizzare i ritmi sonno/veglia, per aiutarvi a “ricaricareâ€? l’organismo e rifornirlo di nuova energia per migliorare la qualitĂ  della vita: non a caso è stato coniato un detto,“una bella dormita e sorridi alla vitaâ€?.

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Una vita sana e Aiuta a ridurre il peso * e favorisce il tono ďŹ sico! Kilocal Uomo è il nuovo integratore alimentare di componenti naturali, aminoacidi, cromo e iodio utile nelle diete ipocaloriche per la riduzione del peso corporeo. Grazie alle proprietĂ dei suoi elementi naturali, Kilocal Uomo aiuta a contrastare i grassi di deposito, a modulare il senso di sazietĂ , a ridurre il senso di fatica e a favorire una migliore performance fisica. Gli Estratti vegetali, che ne completano la formulazione, contribuiscono a contrastare la formazione di gas mentre aiutano a favorire il naturale transito intestinale.

Confezione da 30 compresse a rilascio differenziato (Fast/Slow) 1 compressa al giorno prima dei pasti principali.

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*Abbinato a dieta ipocalorica ed esercizio fisico: non sostituisce una dieta variata. Se la dieta dura piĂš di tre settimane, consultare il medico. Leggere le avvertenze sulla confezione.

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Oggi in Farmacia c’è Gold Melatonina, la Melatonina in gocce e in compresse a effetto fast e slow release “rapido e lento rilascioâ€?. L’originale compressa a due strati, bianco, a rapido rilascio, permette di riposare presto e bene, colorato, a lento rilascio, prolunga l’effetto relax.

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Da ALKAMED In Farmacia

Prime Pagine Giornali  

24 Maggio 2012

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