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La Camusso annuncia manifestazioni contro la legge sul lavoro. La Fornero: “Faccia come crede”. Esempio di dialogo tecnico y(7HC0D7*KSTKKQ( www.ilfattoquotidiano.it

Martedì 26 giugno 2012 – Anno 4 – n° 150

€ 1,20 – Arretrati: € 2,00 Spedizione abb. postale D.L. 353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 1 Roma Aut. 114/2009

Redazione: via Valadier n° 42 – 00193 Roma tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230

ITALIA-GERMANIA L’ULTIMA PARTITA

Telepatia ventricolare di Marco Travaglio

L’

Non c’è solo il pallone: è la settimana del vertice europeo più importante degli ultimi anni e della sfida Monti-Merkel sul destino dell’euro per salvare l’Europa. Obama tifa Italia, il premier si affida al Quirinale Oggi l’incontro a Palazzo Chigi con Berlusconi, Alfano e Letta prima della partenza per Bruxelles. Cda Rai: il Pdl fa saltare le nomine in Vigilanza Marra e Meletti pag. 2 - 3 z

Messico 1970, il gol di Gianni Rivera chiude la partita più emozionante tra Italia e Germania: 4 a 3 (FOTO OLYCOM)

di Stefano Feltri

Udi Oliviero Beha

e Carlo Tecce

C

aro Berlusconi, il Pdl può sfiduciare me, ma non sono solo i partiti che decidono quando si va alle elezioni. C’è anche il Quirinale”. Monti ha chiesto di incontrare oggi Silvio Berlusconi perché ha capito che questa volta il governo può cadere davvero, subito dopo il Consiglio europeo. pag. 2 - 3 z

NELLE MANI DEI DUE MARIO è chi dice che “Mario può risolvere”. Può essere, ce lo auguriamo. Ma il portavoce del miC’ nistro tedesco delle Finanze, Schäuble, si riferisce a Monti mentre Prandelli, staff, addetti ecc. intendono Balotelli. E i due sono leggermente diversi... Così, l’Italia Nazionale e l’Italia Paese continuano a treccia il loro percorso verso la semifinale europea di Varsavia, e il vertice Ue a Bruxelles. pag. 15 z

STATO-MAFIA x La minaccia dei familiari dei boss contro il 41 bis e l’attentato “rientrato” dell’Olimpico

ECCO LA LETTERA CHE AVVIÒ LA TRATTATIVA Ai mafiosi non bastò l’alleggerimento del carcere duro firmato da Conso. I mesi cruciali, i segnali in codice e la svolta del gennaio ‘94

AFFARE FATTO SU

easyselling.it

+?!z!.!$!.

di Marco Lillo

è la storia di una tratQconuesta tativa (Stato-mafia) iniziata una lettera dei familiari dei boss in cui si parla di mutande e biancheria per far calare le brapag. 4 z ghe allo Stato.

Udi Antonio Padellaro I LETTORI E NAPOLITANO che ai tanti messaggi di apprezzamento per gli P iùarticoli del Fatto sugli interventi debiti e indebiti del Quirinale e l’indagine sulla trattativa, risponderò alle critiche espresse dai lettori. pag. 6 z

Udi Silvia D’Onghia

Udi Malcom Pagani

FEMMINICIDI: STORIE DI 73 DONNE

Toh, i Ds sono vivi “ARTURISTA” ARTOM, NUOVO e hanno debiti per 156 milioni CONTE MAX

I

C

l femminicidio è crimine di Stato tollerato dalle istituzioni per incapacità di prevenire, proteggere e tutelare la vita delle donne che vivono diverse forme di discriminazioni e violenza”, dice il rapporto Onu. pag. 11 z

hi lo conosce ha coniato un neologismo. Arturista. “Arturo il ballista”. O, secondo un’altra corrente di pensiero, “Arturo l’artista”. A determinate vette, la millanteria è un pezzo da collezione. Della bugia, Arturo Artom è maestro. pag. 10 z

nil bilancio

Malagutti pag. 9z

CATTIVERIE Trattativa Stato-mafia, l’ira di Napolitano: “Nessuno mi chiama mai quando c’è da divertirsi”

(www.spinoza.it)

altro giorno abbiamo pubblicato una telefonata fra i generali dei Carabinieri Mario Mori e Mario Redditi, intercettata il 29.1.2012. I due commentano la presentazione a Roma del libro di Mori, dov’è intervenuto Emanuele Macaluso, direttore del Riformista poi defunto, che ha difeso appassionatamente Mori dall’“accanimento della Procura di Palermo”. Redditi: “Macaluso è il più grande amico del presidente Napolitano, col quale ha condiviso il suo intervento, quindi... è un po’ il ventriloquo di altri, non so se mi spiego...”. Mori: “Sì, ma questo l’avevo intuìto, poi magari a voce parliamo”. Macaluso prende cappello e scrive sull’Unità che quel generale è un “cretino disinformato”: lui è, sì, amico di Napolitano, ma “non il ventricolo del Quirinale” (era ventriloquo, ma fa lo stesso). Dunque siamo tutti più tranquilli: gli attacchi di Macaluso alla Procura di Palermo, dai tempi del processo Andreotti a quello sulla trattativa, che lui addirittura nega sia mai esistita, non coinvolgono il Capo dello Stato. Poi però saltano fuori – maledetti gli archivi – un articolo e due interviste di Macaluso che dice le stesse cose del trio Napolitano-D’Ambrosio-Mancino. Occhio alle date. Il 25.2, il 5.3 e il 7.3 Mancino chiama D’Ambrosio, temendo il confronto con Martelli al processo Mori. Si cerca il modo di scippare l’indagine ai pm di Palermo con l’avocazione o il coordinamento del Procuratore nazionale antimafia. D’Ambrosio: “Intervenire su Grasso”, con cui Mancino vorrebbe un incontro “in maniera riservatissima, che nessuno sappia niente”. D’Ambrosio rassicura: “Lo vedo domani”. Il Pg della Cassazione, opportunamente sensibilizzato, chiede gli atti al gip di Caltanissetta che ha osato criticare le reticenze di Mancino. L’8.3, mentre il Quirinale progetta queste belle cosette, Macaluso verga un editoriale per il Riformista del 9, in cui nega la trattativa Stato-mafia, critica il “processo a Palermo che vede imputati il generale Mori e il colonnello De Donno” (falso: gli imputati sono Mori e Obinu) e butta lì: “Con l’aiuto della Procura nazionale antimafia occorre arrivare rapidamente a una conclusione”. Lo stesso giorno, nel timore più che fondato che il Riformista non lo legga nessuno, si fa intervistare dal Corriere: “C’è una guerriglia tra poteri dello Stato, apparati investigativi e pezzi di magistratura. Guerriglia che continua e che fa delle vittime tra le quali non ho alcuna difficoltà a inserire Mori. La procura nazionale antimafia, guidata da un magistrato di valore come Grasso, dovrebbe prendere in mano questa situazione. Qui si chiamano in causa Scalfaro, Amato, Martelli, Mancino e ora anche Mannino, mentre a Palermo sono sotto processo Mori e De Donno (ri-falso, ndr)... Ci vorrebbe un punto di chiarezza e solo la procura nazionale può farlo”. E due. Ma non basta: “Ci vorrebbe un procuratore nazionale per fare un punto di sintesi”. E tre. Non contento, Macaluso si fa intervistare pure dalla rivistina ciellina Tempi, in edicola il 15.3: “Non è possibile che un paese viva chiedendosi per anni se c’è stata o no una trattativa, se Borsellino è morto per questo o no... Chiederei che si mettesse un punto. La procura nazionale antimafia, che ha tutti gli strumenti necessari per approfondire, perché non interviene per fare un po’ di chiarezza?... Mancino ha ribadito... che lui non sapeva nulla su una trattativa...”. Ma allora è proprio fissato. Strano che, proprio nei giorni in cui il Quirinale si agita per convincere Grasso a prendere in mano l’inchiesta di Palermo nel senso auspicato da Mancino con la scusa di un “coordinamento” già deliberato dal Csm otto mesi prima, anche Macaluso si agiti sui giornali con lo stesso obiettivo. Ma a che titolo chiedere l’intervento di Grasso? Ma chi si crede di essere: il presidente della Repubblica? Per carità, noi non diremo mai che egli sia il ventriloquo né tantomeno il ventricolo di Napolitano. Diciamo che i due hanno lo stesso rapporto di certi gemelli siamesi: di telepatia ventricolare.



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