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Estratto da: Il Quotidiano della Basilicata - 08.02.2013

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Basilicata Mezzogiorno

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Venerdì 8 febbraio 2013

Un evento a Potenza per parlare di futuro

Grande futuro e piccole città Se il digitale aiuta le comunità IL PROGRAMMA Ecco la scaletta QUESTO IL PROGRAMMA INTEGRALE DELLA TRE GIORNI AL TEATRO STABILE.

14 Febbraio

ore 17:00 -presiede: Giuseppe Granieri (saggista, collaboratore de La Stampa e L’Espresso); introduzione: Vito Santarsiero, sindaco di Potenza; intervista video con Carlo Ratti (fondatore dello studio carlorattiassociati e fondatore e direttore del SENSEable City Lab, Massachusetts Institute of Technology); intervento: Maurizio Marcello Pittella, assessore alle Attività Produttive della Regione Basilicata; keynote: “Se la città diventa intelligente” Luca De Biase, (iornalista, scrittore);

15 Febbraio

ore 11:00 - intervista video con Stefano Maruzzi (saggista, autore de “La fine dell’era del buon senso”) “Il futuro è del territorio connesso”; Keynote: Giovanni Boccia Artieri (professore ordinario di Sociologia dei New Media – Università di Urbino Carlo Bo) ore 17:00 - intervista video con Tullio De Mauro (professore emerito di linguistica generale dell’Università di Roma La Sapienza); Keynote di Gianni Biondillo (scrittore, architetto) su “Piccole città per principianti”;

16 Febbraio

ore 11:00 - Il futuro non è più come prima: oggi lo decidiamo noi stessi; Keynote di Derrick De Kerckhove (filosofo, sociologo, accademico); conclusioni: Vito Santarsiero

altri, invece, a condividere, se piace quello che si dice». Abitudini che in Rete sono più di una netiquette: «Per vivere i social network non si può avere lo stesso atteggiamento del comizio dal palco, non funzione l’effetto proscenio. Ecco, ai candidati ricorderei che non sono spazi da occupare, ma da frequentare». Donato Mola è il blogger più conosciuto di Matera e dintorni, narratore, giornalista, racconta quello che acacde su Hiperbros (che è blog, ma - con la chiocciolina davanti - anche profilo Facebook, Twitter e Instagram). «In tre anni sono cambiate tante cose», racconta recuperando la memoria delle regionali. «All’epoca la campagna elettorale si nutriva di feste in discoteca, eventi notturni e tanti, troppi seipertre. Le strade era sporchissime, c’era gran caos». Oggi, invece, «qualcuno forse ha imparato al lezione ed è rimasto sui profili social che per caso aveva aperto allora», sorride. «Ma ci vuole poco a beccare il novizio, da chi invece si è applicato, o magari ha uno staff preparato. I più bravi, in genere, hanno aperto un account Twitter prima di quello Facebook, mentre quasi nessuno - purtroppo usa il video». A chiedergli un consiglio, Donato si ferma, sorride, e forse torna ancora una volta indietro. Poi: «Usate ora i social network per la prossima campagna elettorale».

A proposito di luoghi, spazi e narrazione, c’è un appuntamento a Potenza parecchio interessante: per tre giorni si discuterà di “grande futuro per piccole città: perché l’innovazione e il digitale sono una grande occasione”. Nel capoluogo si discuterà di digitale e innovazione, due strade che possono rappresentare per le città una grandissima occasione perché consentono alle comunità di superare le tradizionali forme di isolamento e di entrare Stefano Maruzzi in una relazione globale. Per i politici e gli amministratori potrebbe essere un’occasione importante per ragionare sul futuro delle proprie comunità. Il vero motore dello sviluppo sono le idee: i fisici teorici hanno dimostrato che se aumentanole ideeincircolazione su un territorio aumenta laqualità delle idee che quel territorio esprime. E il digitale insomma fa superare Carlo Ratti l’isolamento e ci consente di immettere idee nuove in città e di farle circolare più velocemente. In questi tempi si discute parecchio di smart city. L’approccio al tema non è unico. Per alcuni ci si focalizza sulle infrastrutture. Ma uno dei fronti di discussione più interessante è quello della circolazione di idee e della capacità di immettere intelligenza di processo (grazie al digitale) Tullio De Mauro nella vita della città. Sono queste le premesse dell’evento che si svolgerà a Potenza dal 14al16 febbraio,sottoil nome di PotenzaSmart. Sul palco del teatro Stabile, insieme a Giuseppe Granieri, saggista, collaboratore de La Stampa e l’Espresso, saliranno sul palco personaggi che del digitale hanno fatto il proprio stile di vita. «L’idea delle città intelligenti – dice GraGiovanni Boccia Artieri nieri - è un tema sempre più caldo, perchè agisce in modo sensibile su due concetti strategici per il secolo a venire: sviluppo e qualità della vita.» «Nel momento in cui il ruolo delle Città viene riconosciuto strategico per i processi di crescita e sviluppo dei territori, - dice il sindaco di Potenza, Vito Santarsiero - non può non riconoscersi il valore delle nuove tecLuca De Biase nologie per sviluppare al meglio tale azione. Internet e la grande rete hanno innescato profondi cambiamenti nella società, nella economia e nella cultura. Fondamentale è saper cogliere ed utilizzare queste nuove opportunità. Questa nuova frontiera rappresenta per la nostra città e per le piccole città in generale la opportunità di poter guardare alla crisi come fase di trasformaDerrick De Kerkhove zione e sviluppo e non già di declino. Con queste giornate avviamo una serie di confronti finalizzati a ricevere indirizzi ed indicazioni che emergono dall’Italia degli innovatori». E così Potenza per tre giorni sarà riferimento nazionale della cultura digitale e della innovazione. Per sbirciare già ora i contenuti dell’evento, c’è anche il sito: http://www.potenzasmart.it, oltre che le pagine su Twitter e Facebook.

LE BANCHE DI INVESTIMENTO E LA QUESTIONE MPS di FRANCESCO BOCHICCHIO SULLE banche d’investimento, che hanno trascinato l’Occidente in una crisi devastante e continuano ad assumere comportamenti abusivi e dagli effetti devastanti, molto si è detto, e molto si dice in termini spesso generici e a volte addirittura allusivi e allegorici, senza la minima aderenza alla realtà. Il punto di approdo di ogni riflessione è la proposta di separazione tra banca di investimento e banca commerciale, che è una proposta velleitaria e dalla portata formalistica, inidonea ad incidere sulle realtà di gruppo. Si nota con soddisfazione che anche in Inghilterra stanno per accettare tale ipotesi, trascurando che la stessa viene prospettata come sanzione alle banche di investimento dai comportamenti abusivi: ed infatti in Inghilterra stanno partendo procedimenti sanzionatori dalle conseguenze molto severe contro le quattro principali banche inglesi, i cui derivati offerti alle piccole imprese si sono rivelati gravemente irregolari, a differenza che in Italia dove i procedimenti sanzionatori contro le banche per comportamenti ancora più gravi, e commentatori facili all’entusiasmo, anche autorevoli, hanno sempre evidenziato l’atteggiamento molto meno invasivo delle Autorità inglesi sugli operatori, anche in materia di derivati, rispetto a quelle italiane. Un discorso generale sulle banche di investimento è molto complesso e non può essere esaurito in poche righe. Ma il caso del Monte dei Paschi è emblematico e più eloquente di mille raffinati ragionamenti. L’esponente della banca di investimento estera coinvolta nella delicata questione –come da prassidella vendita di Antonveneta continua a ritenere ragionevole, per l’epoca, ancora caratterizzata da espansione economica, il prezzo di acquisto molto superiore a quello pagato da Santander poco tempo prima, e fin qui nulla di singolare, visto che parla un protagonista dell’operazione. Il singolare nasce quando tale esponente ricorda che si arrivò ad un contrasto su un miliardo di euro -circa il 10% dell’ingente prezzo pagato- e il dissenso fu risolto in un colloquio telefonico tra i Presidenti delle due Banche. Che una questione così importante possa essere risolta con modalità caratterizzate da mancanza di formalità e da estrema celerità, che non possono non rivelarsi indice di anomalia, la dice lunga sulle banche di investimento. E che l’esponente di una importantissima banca di affari nulla abbia da dire su una transazione importantissima e di grande rilevanza potenzialmente anomala getta una luce inquietante sulla natura della banca di investimento, visto l’atteggiamento serafico nel riportare la circostanza. E’ qui che bisogna andare a fondo: la banca di investimento, nel nostro ordinamento, svolge servizi di investimento finanziario a favore dei clienti e deve perseguire in modo esclusivo l’interesse dei clienti, ma l’entità ingente dell’importo delle transazioni richiede una spregiudicatezza di natura commerciale che va contro un esercizio ordinato e di tutela dei mercati e dei clienti. Tale doppia natura delle banche di investimento le rende padrone dei mercati finanziari e essenziali per determinare gli assetti sui mercati, ma nel contempo nasconde un’alta potenzialità di comportamenti spregiudicati e anomali. E’ un’attività sofisticata ed essenziale che è bene sia svolta da una banca anche commerciale per creare solidità e sinergie - che presenta rischi di abusi molto elevata, dalla rilevanza devastante vista l’importanza dell’attività. Su tale doppio profilo si dipana lo snodo delle banche di investimento. Necessità di dinamismo imprenditoriale particolarmente accentuato e necessità di controllo stringente e pervasivo non possono separarsi. Sul nesso dialettico e confliggente tra tale doppia necessità si infrange ogni approccio razionale al capitale finanziario e al Governo dell’economia. Come far convivere entrambe, senza velleitarismi e senza formalismi, è uno dei temi principali del Governo dell’economia, in un’ottica di riformismo socialista, unico in grado di comprendere che al capitalismo ora non vi sono alternative ma che lo stesso presenta contraddizioni inestricabili e quindi le riforme devono essere incisive e tali da imbrigliare gli spiriti animali del capitale. Spiriti animali del capitale che manifestano ad un tempo la grandezza e la tendenza a esiti rovinosi in maniera eclatante proprio nella banca d’investimento. Ne “Il Manifesto del partito comunista” Marx metteva in risalto tali due anime del capitalismo quali successiva l’una all’altra, mentre entrambe possono ben convivere, in modo non armonioso ma anche stabile e duraturo e tale da non contenere al proprio interno i presupposti della dissoluzione del sistema. E’ questa la sfida del riformismo socialista, è questa la sfida del Governo dell’Economia, è questa la sfida dell’alternativa da sinistra a Monti.

«La loro doppia natura le rende padrone dei mercati finanziari»

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8 febbraio 2013