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Estratto da: Il Quotidiano della Basilicata - 08.02.2013

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Elezioni Politiche Basilicata

Basilicata Mezzogiorno

Venerdì 8 febbraio 2013

Stanno in Rete da anni e possono raccontare le pratiche (giuste e sbagliate) di chi prova a convincere gli elettori sul Web: abbiamo chiesto a @catepol, @sergioragone e @hyperbros cosa hanno visto in giro

Così twitta il candidato La campagna elettorale sui social? Ecco gli errori Tre blogger raccontano come è cambiata la piazza di SARA LORUSSO «L’errore che fanno quasi tutti è pensare che sui social network si spostino voti. E finisce che ci si sta su, a tutti i costi, da candidati, ma senza avere una buona grammatica d’uso». @Catepol (Caterina Policaro, potentina quasi di diritto,prima che d’adozione) sui social network sta da una vita. Blogger di prima generazione, con un seguito a quattro cifre su Twitter e una esperienza diretta sull’uso che la politica fa del digitale. Era una delle candidate alle primarie del Pd per la scelta dei parlamentari: a chiederle un commento sull’uso che la politica fa del digitale (in generale della comunicazione) in campagna elettorale, mette anche un po’ di esperienza personale. «Ho imparatoche lafiducia dellepersone è legata inevitabilmente o alla conoscenza che hanno di te, del candidato, o di chi ti supporta. E’ molto difficile, in genere, che un outsider possa farsi spazio». La differenza di peso si consuma tutta nel radicamento sul territorio. «In una regione come la nostra il voto è molto legato ai rapporti personali. Certo, contano le attitudini e gli orientamenti di ciascuno, ma ci si confronta con un meccanismo che è relazione sociale, apprezzamento personale da un lato, ma anche apparato, partito, movimento dall’altro». Se il contesto non è poi molto cambiato negli ultimi tempi, però, sono cambiate le modalità con cui i candidati provano a raccontarsi e farsi pubblicità. Alle elezioni regionali, quelle del 2010, «c’era stata quasi una corsa ai social network. Oggi - dice Sergo Ragone, blogger per l’Inkiesta e social media manager - paradossalmente la quota si è abbassata. Non c’è stata la crescita che ci saremmo tutti aspettati». Lui che ha un profilo per ogni piattaforma o applicazione (testarli e raccontarli fa parte del suo mestiere), alla politica guarda da sempre con attenzione. Tra i primi a usare Instagram (il suo account è @ragons), ci impiega poco a descrivere il “comportamento tipo” del candidato lucano. «Quello che è accaduto, in Basilicata, dalle ultime regionali ad oggi, è che il vero “vantaggio”dell’uso dei social è stato per lastampa tradizionale.Nonc’è statacrescita d’utilizzo, nè in engagement. Per molti politici i social sono stati uno spazio in cui raccontare la propria attività, su cui tenere una sorta di resoconto di lavoro. Ma questo

«L’utilizzo di Twitter non sposta neanche un voto»

Da sinistra, Donato Mola e Sergio Ragone

In alto Caterina Policaro

«Usate ora i social network per la prossima campagna elettorale»

è un approccio che non funziona più, non sul Web. Ha avuto successo, però, nella relazione coni mediamainstream, inparticolare con la carta». Non è un caso, infatti, spiega ancora Sergio, che molti consiglieri comunali, segretari di partito, parlamentari, nel twittare menzionino spesso i direttori dei giornali locali. «In generale - spiega Caterina - è Facebook il social network più diffuso: un po’ tutti i candidati hanno una propria fan page, aperta per l’occasione o coltivata negli ultimi mesi, perchè magari già avevano al-

le spalle un’attività politica». Più interessante, invece, «la diffusione di Twitter: un po’perchè è di moda, reso popolare e “necessario”dai media mainstream, stampa e televisione, che applicanospesso l’effetto replicatore. Un po’ perchè i candidati hanno capitoche ècomodo dausare,facile dagestire anche dallo smartphone». Un consiglio? «Unosolo,sempre lostesso,l’unico possibile quando si vuole stare in Rete: il presenzialismo è inutile. Sui social ci si deve stare curando le relazioni, come persona». A seconda del social network, poi, i com-

«Questi spazi vanno frequentati, l’errore è pensare di poterli occupare» portamenti sono diversi. E temi differenti. «Su Facebook si cerca di più la partecipazione - fa eco Sergio - si tende a non schivare l’argomento caldo delgiorno. Twitter resta uno strumento di conversazione di piccoli gruppi, giornalisti, politici, blogger, leader di opinione di questa regione». Anche Sergio un consiglio (e un errore da sottolineare) ce l’ha. «Meglio evitare l’autoreferenzialità. Capita spesso di vedere un “like” messo al proprio stato di facebook, oppure la condivisione del proprio stato sulle bacheche altrui: dovrebbero essere gli

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8 febbraio 2013