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Settembre 2011 - informazione sugli eventi culturali e sociali della nostra città

L’Eccidio Nazista a Rionero

ANIME IN GUERRA

E' una storia vissuta, autentica, di quelle che sarebbe piaciuto raccontare sullo schermo ai fratelli Taviani, o a Spike Lee, o a Florestano Vancini, di “quella lunga notte del '43”. E di anno orribile 1943 si tratta, nel racconto ormai senza più

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lacrime di Paolo Guglielmi, scampato all'eccidio dei 18 giovani per mano dei tedeschi, per rappresaglia 24 settembre, a Rionero, rione Calvario. Era l'8 settembre 1943, il giorno dell'armistizio. Entusiasmo e gioia vibrava fra le truppe, al fronte. La guerra, la paura, le sofferenze potevano dirsi finalmente debellate. Ma la gioia, come ogni esperienza, dura poco. Una gioia durata lo spazio di un mattino perché, di lì a poco, prendeva corpo lo sbandamento, uomini lasciati alla deriva dopo un naufragio. “Io ero a Rimini, quel giorno, (e qui inizia il racconto di un'amara avventura, quella di Paolo, contadino lucano di Sant'Ilario, comunedi Atella). Facevo parte del 26°Regimento Artiglieria. La stessa notte di quel caldo settembre, partimmo per Pietracuneo, una vallata non lontana dal mare. Fu proprio lì che

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avvertimmo l'abbandono da parte del Comando, un rompete-le-righe in balia degli eventi. Non avevamo tende e addosso solo pochi stracci. Ci incamminammo in un “tutti a casa”, saluti e abbracci fra i commilitoni, io ero l'unico della mia regione. Per quattro giorni andammo avanti senza cibo e soprattutto senza guida. Si rubava uva nelle vigne e si camminava soprattutto di notte. Facce disperate ed allegre a un tempo, per la fine di un incubo. Come e quando saremmo arrivati alla meta era difficile prevedere.

Di sicuro aleggiava un senso fragile di libertà, insperata fino ad allora. I miei diciannove anni così


pieni di vita, una vita che però poteva infrangersi contro una pallottola qualsiasi”. Tutti a casa! Comunque. Imperativo generale. Da Rimini fino alla Lucania, un cammino contrassegnato dalla disperata ricerca di cibo, in quel settembre che Paolo ricorda torrido.

Dopo giorni di cammino, era giunto a Pescara, e qui trova i primi conterranei. "Fra essi c'era Giuseppe, diciannove anni, come me, amico di giochi fra i boschi di Sant'Ilario, che il destino di soldati aveva voluto altrove, lontano da me. Che gioia rincontrarsi sani e salvi. Con Giuseppe si andava insieme a cercare cibo. Superata Pescara, ancora un giorno di cammino e si era quasi in Puglia. Ci imbattemmo in

una Compagnia di tedeschi. Erano in ritirata, anch'essi in ritirata. Ricordo che era quasi mezzogiorno, il sole picchiava. Fra noi serpeggiava l'idea che fosse finita: “ora ci portano con loro!” Il viaggio a quel punto poteva dirsi concluso, e riprendere a ritroso verso nord. Per finire in chissà quale campo di lavoro. Maledizione! E invece no! Il comandante, meno che quarantenne, ci fermò. Noi eravamo una dozzina (lucani e calabresi), facce impaurite e stanche. Stranamente non ci intimò di seguirli, bensì ci chiese dove fossimo diretti.

E ci indicò pure la strada migliore da battere se si volevano evitare campi minati, in tempi di disfatta.

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Il comandante tedesco era già stato a Potenza e ad Avigliano, dove si trovava un accampamento di avvistamento.

Ci salutammo scambiandoci un frettoloso “buona fortuna” e prendemmo la strada per San Severo. Nei pressi della stazione ferroviaria trovammo una tradotta sui binari: era colma di botti di vino. Ci avvicinammo per riempirne una borraccia e sedare quella sete maledetta. Ma un uomo ci impedì di farlo, aveva tutta l'aria di volersene impadronire. Al punto che sparò a bruciapelo ad un giovane militare che era già lì. Una tragedia un po' casuale, quanto infame: il giovane era calabrese ed aveva quattro figli, non li avrebbe mai più rivisti. Morì sul colpo, per un sorso di vino. Ma il folle gesto non restò impunito perché scatenò l'immediata reazione dei commilitoni, i

quali si avventarono con bastoni e pietre su quell'uomo. Lo ammazzarono di botte”. Le folliedi una guerra sono interminabili e soprattutto inaspettate. Scene terribili che Paolo racconta non senza tensione e lacrime. Dopo la tragedia della stazione di San Severo, cui loro malgrado avevano assistito inorriditi e raggelati, il gruppo proseguì il cammino alla volta di Foggia. Dopo un giorno ed una notte, si intravede in lontananza il Vulture, e finalmente si era a Melfi e poi a Rionero, cioè quasi a casa: le montagne dell'appennino lucano sono lì, a portata di mano, stagliate all'orizzonte.

Quel giorno era il 24 settembre. La giornata della più immane tragedia che la comunità di Rionero ricordi. "Mi soffermai ad osservare di fronte, prosegue Paolo – la mia Sant'Ilario, quale emozione". Alla periferia di Rionero, vicino ad un muretto, insieme a Giuseppe, decisero di togliersi quegli stracci

“civili” di dosso, per arrivare a casa vestiti un po' più decentemente: avevano conservato apposta i pantaloni militari, addosso avevano pantaloni strappati nei punti ove più la vergogna non può tollerare.

In questi movimenti, vennero notati da un'anziana signora, la quale li aiutò a vestirsi in fretta: “Non abbiate vergogna di me, figli miei, anch'io aspetto che ritornino i miei due figli”. In fretta, li esortò, perché nelle immediate vicinanze incombeva la presenza del nemico. Il fronte era proprio lì, circoscriveva la cittadina ai piedi del Vulture. E aveva anche sentito dire che le truppe tedesche stavano compiendo una retata di uomini, da sacrificare per rappresaglia. "A quel punto, col sole di mezzogiorno che picchiava, scappammo per le viuzze di Rionero: da Piano delle cantine in giù e per pochi minuti d'anticipo non fummo

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catturati anche noi. Vicino alla Taverna degli Archi ci vide scappare una vecchina, forse un angelo venuto dal Cielo, che ci invitò ad entrare in casa. Ci diede del pane e formaggio, con un sorso di vino. Ci fece nascondere in cantina. Non so quanto tempo siamo rimasti lì al buio, impauriti e con brividi gelidi che ci attraversavano la schiena. Forse tre ore e anche più”. Mentre da fuori trapelavano le voci inorridite di un massacro appena consumatosi: sedici giovani innocenti erano stati trucidati, lassù al punto più in alto di Rionero, che il destino ha voluto si chiamasse Calvario. “Sembrava che ci fosse una calma apparente, forzata, gravosa. Con Giuseppe decidemmo di farci coraggio e ripartire alla volta di Sant'Ilario, quando era l'imbrunire, non senza aver ringraziato ancora una volta quella donna (“che il Signore l'abbia in gloria!”), per il pane e per la vita.


Battemmo la strada della Torre di Catena, per il Visciolo e più giù si riuscì a veder saltare il ponte dell'acquedotto, in agro di Atella.

Conferimento della Medaglia d’Argento al Merito Civile

Discorso di Pier Francesco Casini, Presidente della Camera durante la XIV Legislatura. Rionero in Vulture, 29 settembre 2003

Alla cerimonia, tra alte autorità istituzionali, sindaci e delegazioni dei consigli comunali e regionali, partecipano oltre seicento invitati. Medaglia d'Oro al Valor Civile ai Comuni: Castelforte (Latina) SS. Cosma e Damiano (Latina)

Ultimo attimo di sofferenza, prima di giungere al paese natìo. Ero a casa, finalmente, con i miei genitori e la mia sposa. Di lì a poco sarebbe nato Giuseppe, come il compagno tornato insieme da una guerra non nostra, dalla fame e dalla paura. Eravamo a Sant'Ilario”. Il racconto di Paolo, classe 1924, si conclude qui, occhi lucidi e la piaga di una tragedia ancora viva nei suoi ricordi. Chiara Lostaglio

Medaglia d'Oro al Merito Civile ai Comuni: Casalecchio di Reno (Bologna) Ferentino (Frosinone) Valle Corsa (Frosinone) Verghereto (Forli')

Il 25 aprile 2003, 58° anniversario della Liberazione, viene celebrato, per la prima volta, nel cortile d'Onore del Palazzo del Quirinale. Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi consegna, alla presenza del Ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, medaglie d'oro al valore e al merito civile ad alcuni Comuni protagonisti della Resistenza.

Medaglia d'Argento al Merito Civile ai Comuni: Casteldelci - Fraz.ne Fragheto (PS) Cervaro (FR) Fossacesia (CH) Massa d'Albe (AQ) Mozzagrogna (CH) Orsogna (CH) Orta di Atella (CE) Popoli (PE) Rionero in Vulture (PZ) Villa S. Lucia (FR) Medaglia di Bronzo al Merito Civile ai Comuni: Blera (VT) Colle San Magno (FR) Terelle (FR)

Rionero in Vulture Comune di Medaglia d'argento al merito civile insegna Data del conferimento: 26/03/2003 motivazione: Centro occupato dalle truppe tedesche, durante l’ultimo conflitto mondiale subì violente rappresaglie e rastrellamenti che provocarono la morte di diciotto concittadini inermi. Nobile esempio di spirito di sacrificio ed elette virtù civiche. Settembre 1943 Rionero in Vulture (PZ)

Sono grato al sindaco di Rionero in Vulture per avermi dato la possibilità di celebrare insieme a voi la ricorrenza del tragico eccidio nazifascista perpetrato il 24 settembre 1943, nel quale persero la vita 16 cittadini rioneresi, preceduto di pochi giorni da un altro tragico fatto di sangue, in cui perirono per mano dell'occupante altri due vostri innocenti concittadini. La medaglia d'argento al merito civile recentemente conferita dal Capo dello Stato alla vostra città rende il giusto onore al tributo di sangue pagato dalla comunità di Rionero alla violenza cieca ed insensata del nazifascismo, proprio nella prima fase di quel drammatico percorso che ne avrebbe segnato la sconfitta. In tutto il nostro Paese una barbarie senza precedenti colpì vittime innocenti: donne, bambini, anziani furono oggetto di disumane rappresaglie, di cui molte comunità locali - come la vostra - conservano ancora oggi una viva e dolorosa memoria. Il valore supremo della vita fu ripetutamente violato ed

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offeso, persone indifese furono brutalmente private, nelle forme più diverse, di quella dignità che si deve ad ogni essere umano proprio perché tale. La nostra memoria corre istintivamente agli eccidi di massa perpetrati nei centri cittadini e nelle campagne del centro e del nord Italia. Ma anche nel Meridione d'Italia sono state scritte pagine importanti del percorso che ha posto le basi della rinascita morale e civile del nostro Paese. La storia ci ha consegnato altre vicende - meno note forse, ma non certo meno importanti - che videro versare nel nostro Mezzogiorno il sangue di tanti inermi protagonisti del riscatto del nostro Paese. Ricordiamo gli orrori di Chiazzo, di Bellona, di Barletta, di Matera e, ovviamente, di Rionero in Vulture, che oggi siamo qui riuniti a commemorare. Quei tragici eventi furono originati dall'opposizione spontanea della popolazione alla brutalità del nazifascismo, alimentata da un'insofferenza profonda e viscerale verso la logica del sopruso e della sopraffazione. Le popolazioni meridionali scelsero di dimostrare nei fatti la loro adesione ai valori della libertà e della democrazia, svolgendo - in


un periodo breve ed intenso un ruolo importante nella costruzione delle condizioni per la ripresa della vita democratica in Italia. Lo stesso sarebbe accaduto nel resto del Paese. E' vero che la lotta partigiana e la resistenza dei militari che preferirono mantenere fede al giuramento prestato piuttosto che consegnare le armi ai nazifascisti hanno riguardato una parte numericamente limitata degli italiani. E' però anche vero che innumerevoli sono state le manifestazioni di solidarietà e di sostegno della gente comune nei riguardi degli uomini impegnati direttamente nella guerra di liberazione. Nella quasi totale mancanza dei beni primari per la sopravvivenza, quelle persone seppero trovare il modo di aiutare chi si stava battendo in armi e chi era perseguitato, dando loro ospitalità e disponendosi a condividere le ristrettezze della loro esistenza quotidiana. Anche quelle persone scelsero: lo fecero senza risparmio, con i poveri mezzi che avevano a disposizione e con i modi che la loro condizione di vita consentiva. Per questi motivi, la commemorazione dell'eccidio di Rionero è importante non solo per la vostra comunità, ma per tutto il Paese: è

un'occasione per ritrovare il filo della memoria, per gettare un ponte tra le generazioni passate e quelle a venire, per tracciare l'indispensabile continuità tra le testimonianze del passato e le scelte per il futuro. Ma è soprattutto un'occasione per riflettere sul senso profondo dei valori che ci uniscono e sui quali abbiamo costruito la società in cui viviamo. Quei valori sono stati scelti dal popolo italiano, nel momento drammatico in cui le istituzioni pubbliche si erano disgregate e non vi era altro riferimento che la propria coscienza. La Resistenza, oltre che azione di lotta contro il nazifascismo, ha rappresentato una rivolta morale, la ferma opposizione delle coscienze alla violenza, all'odio, alla prevaricazione, al disprezzo della vita umana. Per queste ragioni, come ho anche ricordato nel mio discorso di insediamento a Presidente della Camera, essa è un patrimonio inalienabile ed un elemento costitutivo dell'identità dell'intera comunità nazionale. Sulla scelta della democrazia, della libertà, della giustizia e della pace è nata e si è consolidata la Costituzione della Repubblica. A 55 anni dalla sua entrata in vigore, la sua struttura portante non mostra

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alcun segno di invecchiamento: è compito di tutti gli italiani custodirla, rispettarla e preservarla. La carta costituzionale può essere ovviamente modificata, quando si ravvisi la necessità di assecondare l'evolversi della storia, del costume, della società. Ma a quelle modificazioni è auspicabile procedere senza strappi o fughe in avanti e con il consenso più ampio, muovendosi in continuità con i valori che segnano l'identità della Repubblica ed evitando di tramutarla in ciò che essa non è e non può essere. E' stato proprio quel nucleo di valori forti che ci ha consentito di conseguire risultati straordinari, anche nell'ambito della comunità internazionale. La logica del conflitto, dell'affermazione degli interessi nazionali a scapito dei diritti e della libertà di altri popoli ha ceduto il passo alla logica del dialogo e della cooperazione nella costruzione di un ordine europeo ed internazionale più unito, equo e prospero. L'Italia autarchica e velleitaria è divenuta uno dei paesi fondatori della Comunità europea, l'istituzione che ha bandito la guerra dal continente incrementandone in maniera esponenziale il benessere. In quello stesso spirito si è inserita la scelta di aderire all'Alleanza atlantica,

nella consapevolezza che i popoli liberi possono dissuadere i potenziali aggressori solo se si dimostrano tra loro solidali e determinati a difendere i propri valori. E' sempre a quella base di valori condivisi, forgiati anche grazie al sacrificio dei rioneresi, che dobbiamo richiamarci quando avvertiamo il rischio che la politica possa esaurirsi nel disconoscimento della legittimità dell'altra parte ad esercitare il proprio ruolo, sia esso di governo o di opposizione. Nel nostro ordinamento democratico non c'è spazio per logiche che identifichino la dialettica politica con il tentativo costante di mettere fuori gioco l'avversario, piuttosto che con il confronto serio sui problemi reali del Paese e sulle modalità per affrontarli. Perseverando nell'azione di delegittimazione reciproca, si finisce con il delegittimare il sistema, generando sfiducia e distacco nell'opinione pubblica. Al cospetto del sacrificio dei cittadini di Rionero e di tutti gli altri italiani innocenti periti costruendo la strada della libertà, le forze politiche hanno dunque la responsabilità di far prevalere le ragioni della riconciliazione e di non rinnovare quelle - da tempo oramai definitivamente superate - del contrasto e della divisione.

Il 24 Settembre alle ore

17,00 presso il Centro Sociale “P. Sacco” Proiezione del documentario e presentazione libro: “Quaderni della memoria I SOPRAVVISSUTI Testimonianze dei prigionieri militari rioneresi nei campi di concentramento tedeschi”.

Il documentario è stato realizzato grazie al ViceSindaco Vito D’Angelo, all’Ufficio Cultura Antonietta Chiappa e all’Associazione Vibrazioni Lucane che ne ha curato le riprese e il Montaggio. Il filmato, che andrà allegato al libro “Quaderni della memoria I Sopravvissuti”, raccoglie le testimonianze dei reduci rioneresi: Angelo Chieppa, Antonio Di Lucchio, Giuseppe Giansanti, Michele, Liberatore. Angelo Parisi. Alla presentazione sono previsti gli interventi di: Antonio PLACIDO -

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Sindaco di Rionero in Vulture, Antonio PALLOTTINO - Curatore della pubblicazione, Giovanni BATTAFARANO Responsabile del Mezzogiorno ANPI, Giuseppe GRIECO Presidente Sez. Combattenti e Reduci.

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Stampato in Proprio Supplemento a Piccola Città, Autorizzazione Tribunale di Melfi n.2/91, Direttore Responsabile Armando Lostaglio www.comunedirioneroinvulture.pz.it Numero Verde 800-604444

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Associazione Vibrazioni Lucane Via Ortilizi, Rionero (Pz) evasion.giornale@libero.it Tel. 349.6711604


Info Rionero, settembre 2011