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SURREASTRATTISMO OLTRE LA SOGLIA DELLA REALTA’

l’aspetto individuale, ma comprende azioni, ambienti, altrui percezioni e altre figure che penetrano il mosaico della storia in evoluzione nelle sue multiformi apparizioni.

l’inesauribile viaggio è in compimento nel quale l’artista offre quadri condensativi delle prospettive culturali attuali ed emotive.

Febbraio 2014 Rivedi gli eventi di Rionero su www.siderurgikatv.com www.tg7basilicata.blogspot.it Quanti sono i colori a disposizione dell’individuo? Quante e quali le dimensioni per creare nuove prospettive? Con domande articolate in modo da generare ulteriori indagini avvio la mia meditazione su un movimento artistico fondato nel 1989 dall’artista lucano Angelo Ermanno “Dialkan” : il Surreastrattismo.

Nel vedere le opere di Dialkan, si avverte da subito il ritrovarsi in una realtà che media tra le prospettive del tempo o di tempi trascorsi che fagocitano e spiegano in un paradossale contemporaneo ciò che avviene nel contesto interiore tra persone ed esperienze suggellate da gravi ed intensi momenti in cui domina il persistere di analisi che coinvolge non solo

L’intreccio è in apparenza incentrato sull’esclusiva immagine dinamica e sceneggiata dello scorrere del tempo. I percorsi avvengono in maniera flessibile con flash back e lampi di riflessione.

Potrei definire il Surreastrattismo come cronaca romanzata che svela emozioni riconducibili a tappe esistenziali, colorate con la densità dei vari aspetti della cultura. Se le risposte appagano la curiosità di conoscere e dunque di motivare il proprio cammino,

La capacità di comunicare del pittore Angelo Ermanno “Dialkan” appare nella veste rinnovata delle sue opere, costruiti con elementi significativi, nella quale la coscienza attraverso le fasi della vita elabora. L’artista cavalca l’opportunità concessa all’uomo pensante di frastagliare e frantumare ambienti conoscitivi per rimescolare i connotati e assurgere con una temperata dimensione consona a sé, oltre la soglia della realtà.

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Ballare per Vivere Meglio

L'unità d'Italia è stata e sarà – ne ho fede invitta – la nostra redenzione morale. Ma è stata, purtroppo, la nostra rovina economica. Noi eravamo, il 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico, sano e profittevole. L'unità ci ha perduti. E c'è di peggio. Tutto il macchinario dello Stato presente, se è tollerabile dalle forze dell'Alta Italia, è intollerabile dalle esauste nostre forze. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all'opinione di tutti, che lo Stato italiano profonda i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali. Tutto ciò, forse, Vi parrà un'eresia. Ma aspettate ancora due o tre mesi: avrete allora un libro di Francesco

Saverio Nitti, magnifico e terribile, a un tempo, che Vi toglierà ogni dubbio, facendovi toccar con mano la dura verità delle Cose. Quel libro sarà una benedizione... Esso combatterà uno de' maggiori, de' eggiori pregiudizi de' settentrionali, specialmente de' signori lombardi, quello, cioè, secondo cui i meridionali non pagano imposte e scialacquano sul bilancio dello Stato. Esso "proverà" il contrario. Il libro potrebbe esser dannoso, se potesse esercitare azione su' meridionali. Ma questo pericolo non c'è. L'unità non corre, non correrà mai rischio per opera dei meridionali. Potete giurare su ciò. E poi, i meridionali non leggono! (da Carteggio 1865-1911 Giustino Fortunato )

Giro delle Cantine del Vulture

Festa della Castagna

4° Concorso per le Scuole Elem


FIGURE STORICHE RIONERO (1)

DI

Michele Granata

Nacque a Rionero in Vulture il 27 novembre del 1748 da Ciriaco Granata, commerciante di origine spagnola, e da Maddalena Lauria, in una famiglia composta da sei fratelli e una sorella. Ricevette i primi insegnamenti dallo zio Mattia, sacerdote, ed entrò, ancora adolescente, nel seminario diocesano di Melfi e Rapolla, ove apprese i rudimenti delle lettere e delle scienze. Dopo la morte del padre si trasferì, con il fratello minore Tommaso, a Napoli per proseguire gli studi, ed entrò nell’ordine dei Carmelitani Scalzi con il nome di "Padre Francesco Saverio Granata da Rionero". Ritornò brevemente in Basilicata, stabilendosi nel convento dei Carmelitani di Barile, divenendo Padre e lettore di teologia. Fu presto richiamato a Napoli nel convento del Carmine Maggiore, divenendo definitore perpetuo e provinciale. Per motivi di salute, Granata fu trasferito nel convento della Trinità degli Spagnoli, situato in una zona più sana della città. Nel 1778, grazie al suo maestro Vito Caravelli, venne nominato professore di Filosofia e

Matematica nella Reale Accademia Militare Borbonica della Nunziatella. Due anni dopo pubblicò le opere Cenni sulla vita di Nicolò Martino ed Elementi di Algebra e Geometria.

giacobino messinese arrestato nella chiesa del Carmine e giustiziato tre giorni dopo con l'accusa di aver cospirato contro la corona. Nel 1795, Granata fu arrestato per le sue idee giacobine e condotto nella fortezza di Gaeta, assieme ad altri liberali. Grazie all'intervento del cardinale Fabrizio Ruffo, fu liberato nel 1798, assieme a lui altri liberali come l'amico Mario Pagano. Dopo la scarcerazione, tornò ad insegnare alla Nunziatella ma abbandonò subito per lasciare il posto al suo discepolo (nonché compaesano) Giustino Fortunato, avo omonimo del noto meridionalista.

Attività politica Nonostante i vivaci studi lo entusiasmino, il governo borbonico, che portò alla repressione dell’élite intellettuale dell’epoca, mette Granata in pericolo; di conseguenza, a causa delle sue idee liberali, nel 1787 fu rimosso dall'insegnamento, ricevendo comunque una pensione. Nel 1789 fu richiamato come docente presso la Nunziatella e nel 1791 pubblicò dei versi in Omaggio a Ferdinando IV, renduto dalla Regia Accademia militare, in occasione del ritorno del sovrano a Napoli dopo un viaggio a Vienna. Nel 1793, il carmelitano abbandona l'insegnamento per diventare rettore dei carmelitani di S. Maria della Vita, nel convento di Montesanto di Napoli ma tornò ad avere ostilità con la nobiltà borbonica poiché, nel 1794, prese pubblicamente le difese di Tommaso Amato, un

all'educazione politica e religiosa dei ceti popolari. Egli tentò di diffondere la sua attività di proselitismo anche nella natia Basilicata, inviandovi per tale fine il giovane Tommaso De Liso, ma non ebbe il tempo necessario a causa della breve vita della Repubblica Napoletana. Nel giugno 1799, quando Ferdinando IV tornò a Napoli grazie alla flotta inglese di Horatio Nelson e le truppe sanfediste del cardinale Fabrizio Ruffo erano ormai giunte alle porte della città, Granata si riunì, invanamente, in una commissione istituita dal governo repubblicano per organizzare la difesa della città. Dopo la caduta della repubblica partenopea, i sanfedisti si misero alla ricerca di Granata, che nel frattempo si diede alla fuga, e saccheggiarono la sua abitazione, credendo che il carmelitano si trovasse lì. Fu, infine, scovato e catturato nel convento di Montesanto e portato prima al Castello del Carmine e poi al Castel Nuovo. Morte

La repubblica napoletana Con la nascita della Repubblica napoletana (1799), dopo la cacciata del re Ferdinando IV da parte dei francesi, Granata prese parte alla vita politica del nuovo governo napoletano e fu uno dei maggiori esponenti della società patriottica. Anche il fratello Tommaso e il nipote Luigi (in seguito noto studioso di agronomia) ebbero un ruolo nella Repubblica, arruolandosi nella guardia civica. Il carmelitano ebbe inoltre la mansione di commissario del cantone di Sannazzaro, uno dei sei mandamenti in cui era stata suddivisa la città, e si dedicò

Dopo 5 mesi di detenzione in attesa di giudizio, la Suprema Giunta di Stato emise la sua condanna a morte il 5 dicembre 1799, oltre alla confisca dei suoi beni e la sua sconsacrazione effettuata da monsignor Giuseppe Corrado Panzini, vescovo di Ugento. Numerosi furono i reati contestati tra cui il raduno popolare nella Piazza del Mercato all'arrivo dei francesi predicando contro la monarchia borbonica, l'iscrizione all'elenco della “Società Popolare” e la sottoscrizione di un documento che prevedeva la detronizzazione del re da ambedue i Regni. Il 12 dicembre dello stesso anno, Granata fu giustiziato tramite

impiccagione nella piazza del Mercato. Circa un secolo dopo la sua morte, il meridionalista Giustino Fortunato fece apporre una lapide sulla parete esterna della casa natale. Nel 1946 fu istituita in suo nome, sempre a Rionero, la Scuola Media. Il 6 giugno 1965 nei pressi della stazione ferroviaria di Rionero, fu affisso un busto bronzeo a perenne ricordo di questo patriota.

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Bibliografia Angelo Massafra, Patrioti e insorgenti in provincia: il 1799 in terra di Bari e Basilicata, Mediterranea, 2002. ISBN 887228-313-2 • Roberto Pallottino, Rionero e il Vulture, alla ricerca dell'identità perduta, Calice Editore, 2000. ISBN 88-8458071-4. (fonte Wikipendia)

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La ricerca clinica e organizzativa all'IRCCS-CROB: Stato dell'arte e prospettive

La “mission” degli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientico (IRCCS) ha tra i suoi principali obiettivi il raggiungimento dell’eccellenza assistenziale attraverso lo sviluppo di attività di ricerca clinica. Il Centro di Riferimento Oncologico della Basilicata (CROB) di Rionero in Vulture, che ha ottenuto il riconoscimento di IRCCS per l’Oncologia nel 2008, nel corso degli ultimi 5 anni ha significativamente sviluppato questo settore, dedicando, in particolare, estrema attenzione e rilevanti risorse alla conduzione di studi clinici autonomi o in collaborazione con gruppi cooperativi e/o reti di strutture di eccellenza nazionali ed internazionali che operano con successo nell’ambito della ricerca in oncologia. Lo scopo del Convegno è stato quello di documentare i risultati scienti piu’ significativi recentemente ottenuti e pubblicati dai recenti gruppi di ricerca clinica dell’Istituto e la loro integrazione con quelli della letteratura internazionale corrente. In particolare, i ricercatori dell’Istituto presenteranno dati relativi a:

a) trial clinici nalizzati a valutare schedule terapeutiche innovative e l’efficacia di nuovi farmaci biologici sia in monoterapia che in combinazione tra loro e/o con chemioterapici “convenzionali” e/o con approcci chirurgici e radioterapici;

b) sviluppo di trattamenti “personalizzati”, ivi inclusa la rivisitazione del trapianto autologo di cellule staminali e delle terapie di consolidamento e mantenimento nelle emopatie neoplastiche, piu’ efficaci e meglio tollerati rispetto agli standard attuali ed adattati alle caratteristiche cliniche e biologiche del singolo paziente e della sua malattia; c) proposta e validazione di nuove tecniche chirurgiche diagnostico/ terapeutiche e ricostruttive meno invasive e loro possibile integrazione con i trattamenti “biologici”; d) l ’utilizzo in vivo in risonanza di scanner ad elevato campo magnetico per l'imaging e la spettroscopia, integrato da studi funzionali;

e) l’utilizzo di ultrasuoni focalizzati ad alta intensità per l’ablazione di neoplasie

focalizzate e di nuove tecnologia per l’esecuzione di biopsie profonde mirate; f) valutazione, in medicina nucleare, di approcci integrati morfofunzionali, per una più accurata definizione della risposta al trattamento e lo studio della relazione tra espressione di markers molecolari, nuovi traccianti metabolici ed outcome clinico; g) nuovi aspetti della radioterapia stereotassica e nuove conoscenze di radiobiologia attraverso l’integrazione di terapie molecolari mirate, alterazioni genomiche e imaging morfologico, metabolico e funzionale, nalizzate alla modulazione del trattamento radiante (“adaptive radiotherapy”). Una parte del meeting è stata dedicata al ruolo del registro Tumori e della Epidemiologia, alle procedure di biobanking, ai requisiti etici da garantire e ai contributi che altre attività apportano ai programmi di ricerca.

L’intento del convegno è stato di valorizzare e documentare alla comunità scientifica (e non solo) la qualità delle ricerche cliniche condotte, sottolineando, in particolare, a pazienti, familiari e a tutti gli operatori sanitari, la possibilità e l’opportunità di aderire ai programmi di nuove terapie, di screening e di prevenzione attivati presso l’Istituto. Convegno su: www.youtube.com/rioneroinvulturetv

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IRCCS CROB Rionero "Approccio Multidisciplinare per i Tumori Cutanei e il Melanoma"

Il melanoma cutaneo è un tumore che deriva dalla trasformazione tumorale dei melanociti, alcune delle cellule che formano la pelle. La pelle è l'organo più esteso del nostro corpo ed è formata da tre strati: l'epidermide, il derma e il tessuto sottocutaneo o grasso. I melanociti fanno parte, insieme ai cheratinociti, dell'epidermide e hanno il compito di produrre melanina, un pigmento che protegge dagli effetti dannosi dei raggi solari. In condizioni normali i melanociti possono dar luogo ad agglomerati scuri visibili sulla superficie della pelle e noti come nei (nevi è il termine medico). Il melanoma cutaneo è piuttosto raro nei bambini e colpisce soprattutto attorno ai 45-50 anni, anche se l'età media alla diagnosi si è abbassata negli ultimi decenni.

In Italia i dati AIRTUM (Associazione italiana registri tumori) parlano di circa 13 casi

ogni 100.000 persone con una stima che si aggira attorno a 3.150 nuovi casi ogni anno tra gli uomini e 2.850 tra le donne. Inoltre, l'incidenza è in continua crescita ed è addirittura raddoppiata negli ultimi 10 anni. È opportuno ricordare che il melanoma cutaneo rappresenta solo una piccola percentuale (circa il 5%) di tutti i tumori che colpiscono la pelle.

Chi è a rischio Il principale fattore di rischio per il melanoma cutaneo è l'esposizione eccessiva alla luce ultravioletta, che arriva fino a noi sotto forma di raggi UVA e UVB, ed è principalmente rappresentata dai raggi del sole. La troppa esposizione al sole rappresenta un potenziale pericolo perché può danneggiare il DNA delle cellule della pelle e innescare la trasformazione tumorale. È importante ricordare che anche le lampade e i lettini solari sono sorgenti di raggi ultravioletti e devono quindi essere utilizzati con estrema attenzione e senza abusarne. Altri fattori di rischio noti sono l'insufficienza del sistema immunitario (dovuta per esempio a precedenti chemioterapie o a trapianti), e alcune malattie ereditarie (per esempio lo xeroderma pigmentoso, nel quale il DNA non riesce a riparare i danni causati dalle radiazioni). Il rischio aumenta anche nelle persone con lentiggini o con nei, in quelle con occhi, capelli e pelle chiara e in quelle che hanno un

parente stretto colpito da questo tumore o che hanno avuto un precedente melanoma cutaneo. Top Prevenzione Alcuni comportamenti possono ridurre il rischio di sviluppare tumori della pelle. È fondamentale innanzitutto esporsi al sole in maniera moderata fin dall'età infantile, evitando le ustioni. In generale bisogna proteggere la pelle evitando di esporsi durante le ore più calde (tra le 10 e le 16) ed evitando o riducendo al minimo l'uso di lampade o lettini abbronzanti. Sotto il sole è consigliabile indossare cappelli e occhiali da sole e usare creme protettive adeguate al proprio tipo di pelle, applicandole più volte in modo da assicurare una copertura continua. Queste attenzioni vanno riservate soprattutto ai bambini, molto sensibili alle scottature: il processo di trasformazione tumorale è molto lungo e spesso può derivare da un'alterazione che è avvenuta in età pediatrica. È inoltre necessario controllare periodicamente l'aspetto dei propri nei, sia consultando il dermatologo, sia autonomamente guardandosi allo specchio e facendosi guardare da un familiare nei punti non raggiungibili col proprio sguardo.

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Il Risorgimento Italiano secondo Donato Martiello In un volume l’analisi dello studioso sul processo dell’Unità d’Italia

Sul Risorgimento Italiano sono state scritte intere biblioteche. L’occasione del 150° anniversario dell’evento ha ancora una volta celebrato l’Unità d’Italia e ha fornito ulteriori elementi di analisi e di valutazione sulla portata storica sociale e culturale che ha interessato l’intera nazione. Tuttavia, da qualche tempo sta prendendo piede, anche per merito d’illustri e autorevoli studiosi e giornalisti, un’altra corrente di pensiero che in uno sforzo revisionistico tende a mettere in discussione la reale portata del Risorgimento mettendo in dubbio, se non proprio negando, i benefici che esso ha portato al Mezzogiorno d’Italia. Anzi, si sostiene che occorre parlare, più che di liberazione dell’Italia meridionale da parte dello Stato Sabaudo, di occupazione e di annessione anche brutale e violenta. In tale opera revisionistica si tende altresì a mettere in discussione l’azione e l’operato dei grandi uomini del Risorgimento, i tanti patrioti, che hanno fatto l’Italia unita. A tale corrente di pensiero appartiene Donato Martiello il

quale da alcuni anni porta avanti un’azione di revisione del Risorgimento evidenziando gli effetti negativi sul Mezzogiorno d’Italia ed esaltando il brigantaggio, in particolare Carmine Crocco, quale rivolta sociale e l’epopea dell’emigrazione, come vera protagonista e fattore determinante dell’Unità d’Italia. Frutto delle riflessioni di Donato Martiello su tale contesto storico è l’ultima sua pubblicazione dal titolo significativo “ Insieme a Zanardelli. Da Lagonegro al paese di Fortunato e la terra dei briganti per cercare di capire, nel suo 150° anniversario, chi ha fatto veramente l’Unità d’Italia”, Editrice Hermes, pag. 142. Il volume, corredato di numerose foto d’epoca, è dedicato “Ai giovani di Rionero e di tutti i paesi della Basilicata perché, riscoprendo i cromosomi dei loro antenati, possano ritrovare la forza e la fede per un futuro di giustizia, di libertà e di benessere”. “La rievocazione della visita di Giuseppe Zanardelli, in Basilicata, offre a Donato Martiello l’opportunità di ragionare sulle vicende del Risorgimento, dell’Unità d’Italia, della questione meridionale e dei suoi guai che, attraversando i secoli, si sono puntualmente ripresentati per mettere alla frusta le nostre regioni del Sud”. Così Lorenzo Del Boca, nella presentazione del volume, sintetizza il pensiero e il giudizio di Donato Martiello. Gli fa eco il sen. Pietro Di Siena il quale proiettando la problematica risorgimentale ai giorni nostri aggiunge: “Se la vivace e appassionata ricostruzione delle vicende postunitarie fatta da Donato Martiello potesse essere, tra le altre cose, occasione, per aprire esplicitamente questa discussione, ne verrebbe un

contributo non irrilevante a quel processo di civilizzazione di cui oggi il Mezzogiorno deve tornare ad essere protagonista se vogliamo lasciare alle spalle i disastri che le vicende dell’ultimo ventennio ci hanno lasciato in eredità”. Non da meno il giudizio di Eugenio Bennato, il cantore del brigantaggio, il quale afferma, fra l’altro, “ I Piemontesi impongono le loro leggi e teorizzano la loro superiorità finanche “razziale” sui “ cafoni” delle terre del sud”. Il volume è stato presentato nei giorni scorsi a Rionero presso l’auditorium del Centro Sociale “Pasquale Sacco” alla presenza di un pubblico attento, fra cui anche parecchi giovani. L’incontro garbatamente coordinato dalla prof.ssa Giuseppina Cervellino, ha visto l’intervento del sindaco di Rionero e parlamentare Antonio Placido, del senatore e giornalista Piero Di Siena e del presidente della Deputazione Lucana di Storia Patria e docente di Storia contemporanea dell’UNIBAS, prof. Antonio Lerra. Nella sua interessante introduzione Pina Cervellino ha plaudito all’impegno Di Donato Martiello nella rilettura critica del Risorgimento Italiano. Il sindaco Antonio Placido dal canto suo nel tratteggiare i temi trattati dall’autore, ha evidenziato l’importanza dell’analisi del passato per trarre occasione di riflessione sul problema del Mezzogiorni d’Italia anche ai giorni nostri ove dei parlamentari della Lega Nord tendono ad emarginare ancora il Mezzogiorno d’Italia. Piero Di Siena ha mostrato perplessità sull’esaltazione del brigantaggio post-unitario tracciato da Donato Martiello, come, pure sul viaggio di Zanardelli in Basilicata ritiene che si debba fare una più attenta

rilettura per non ritenerlo del tutto inefficace sui risvolti positivi in favore delle popolazioni meridionali. Il prof. Antonio Lerra nel suo interessante intervento ha, fra l’altro, sostenuto che la storia è una scienza e che, pertanto, lo studio e le interpretazioni dei fatti del passato vadano condotti con rigore scientifico da parte di storici e non essere condizionati da letture giornalistiche. Antonio Lerra ha, inoltre, espresso il suo dissenso rispetto ad alcune tesi che vogliono i briganti come eroi della libertà. Lo stesso viaggio di Zanardelli in Basilicata, pur con alcuni aspetti negativi, va visto nel contesto storico in cui avvenne e valutata positivamente buona parte dei risultati ottenuti sul piano sociale ed economico in favore della nostra Regione. Il prof. Antonio Lerra, per ragioni di tempo, non ha potuto sviluppare in maniera adeguata le tante questioni poste dall’autore, soprattutto la parte che più direttamente riconduce al contesto storico di Rionero e al suo rapporto con quello nazionale. Egli, da storico per professione, ha ritenuto doveroso richiamare, seppure a grandi linee, le risultanze della più recente storiografia. Comunque, Antonio Lerra ha espresso apprezzamenti per il lavoro di Donato Martiello che costituisce un utile strumento di confronto sul tema complesso del Risorgimento Italiano, anche per la passione con cui è stato scritto e per il coinvolgimento emotivo dell’autore. L’ex presidente della Giunta regionale, Vito De Filippo, impossibilitato ad essere presente, ha fatto pervenire all’autore una lettera in cui si dichiara in gran parte d’accordo con l’interpretazione di Martiello sul processo unitario dell’Italia.

L’interessante appuntamento culturale ha visto anche un intermezzo musicale con l’ascolto del canto (registrato) “ Oé! Paisano” di Nicola Paone e la lettura, da parte del poeta dialettale rionerese Ernesto Grieco, di due poesie riguardate il Palazzo Fortunato visto come residenza borghese inaccessibile nel passato (Vincenzo Maria Granata) e come luogo culturale oggi aperto a tutti dello stesso Ernesto Grieco. Una vera conquista sociale!

A conclusione della serata Donato Martiello, nel ringraziare i relatori e i presenti ha confermato con convinzione la sua valutazione sugli eventi risorgimentali che hanno portato all’Unità dell’Italia. Egli ha trovato conforto e conferma sul dramma dei nostri ’emigranti nel papa Francesco, anch’egli figlio di emigrati italiani in Argentina. A tal proposito ha richiamato alcune espressioni di Giustino Fortunato, di Raffaele Ciasca e di Francesco Saverio Nitti del quale ha ripetuto la famosa frase: “ O emigranti o briganti”. Frase che Donato Martiello si sente di proporre ai giovani di oggi. Salvo, poi, a sapere, visto che l’esperienza dell’emigrazione dei giovani è praticata da qualche anno, diventare briganti oggi contro chi e perché. Michele Traficante Servizio su: www.tg7basilicata.blogspot.it Convegno su: www.youtube.com/rioneroinvulturetv

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I Cafùn (i contadini) Quann i ciucc' ragliavn' e i can abbaiavn' i cafùn scìvn a la vign ch lu ciucc' a capezz' chi t'niv sòp lu margiott chi purtav i cofn' sott chi purtav la m'gliera 'ngropp ch r' bsazz p'nnlann chi r'maniv' 'ndret e chi sciv' 'nnant ra r' cerz, ra catavatt, ra v'ntarul, ra lu uavr o ra sanzavin. Tutt purtavn: mezza sc'ckanat r' pan, lu marmitt e la fiaschedd r' lu vin' fat'avn na jurnat sana però s' la p'gliavn com't sott a lu sòl, quann lu timp' jer' nuvl o quann lu cìl' jer' tirs tant n'sciun r' curriv appirs.

Info Rionero, Febbraio 2013  

informazione sugli eventi culturali e sociali della nostra città

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