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Saluti del Sindaco a

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Brienza: Una città da scoprire L’Amministrazione Comunale, con questa pubblicazione realizzata grazie alla sensibilità di alcuni operatori locali ai quali va il mio grazie più sentito, ha voluto creare uno strumento utile per illustrare sinteticamente le risorse culturali, storiche, naturalistiche, architettoniche ed enogastronomiche della nostra cittadina e per fornire notizie ed informazioni a coloro che ci raggiungono sempre più numerosi quotidianamente. Brienza è città per decreto del Presidente Carlo Azeglio Ciampi dal 2005, per meriti culturali e storici, per i tanti personaggi illustri a cui ha dato i natali nel campo della medicina, della filosofia, della giurisprudenza (su tutti Francesco Mario Pagano, filosofo, giurista e martire). Attraversata da due fiumi sin dai tempi antichi si è sviluppata su due colli, il maggiore, quello su cui domina maestoso il Castello Caracciolo, a forma di nave e con il suo muro di cinta, oggi in fase di restauro ma comunque visitabile, circondato da un Borgo Medioevale unico in Italia per i ruderi della parte antica ove si apprezzano i resti fra l’altro della casa di F.M. Pagano e della Chiesa di S. Martino e per la parte abitata fino al terremoto del 1980, oggi in parziale recupero, caratterizzata da strette vie, case a tre piani costruite sulla roccia, palazzi nobiliari con portali imponenti, di rilievo il Palazzo Paternoster risalente come la Chiesa Madre antistante, a tre navate, all’anno mille e dal quartiere S. Michele dei Greci con l’annessa Chiesetta risalente al 1400, ed il minore, sul quale nel 1571 fu costruito il Monastero dei Frati Minori Passionisti, con il suo Chiostro bellissimo per affreschi che rappresentano la vita di S. Francesco d’Assisi e S. Antonio da Padova, oggi Sede Municipale. In piazza dell’Unità d’Italia antistante appunto la sede comunale troneggia la statua di Francesco Mario Pagano. Tra i due colli il resto del paese che avrete modo di conoscere ed apprezzare attraverso le pagine di questa guida, come venendo qui avrete modo di apprezzare la gentilezza e l’ospitalità del popolo lucano, anche attraverso un’ottima cucina e le sue strutture ricettive, Hotel e Bed and Breakfast, o la visitazione dei boschi che ricoprono le montagne circostanti l’abitato e nei quali “scorazzano” ricercatori di funghi, tartufi, castagne e cacciatori! Storia e leggende, bellezze naturalistiche ed architettoniche, tipicità enogastronomiche ed ospitalità creano un mix di situazioni che rendono davvero eccitante la visita alla nostra città. Ti aspetto.

Il Sindaco Dott. Pasquale Scelzo 3


Brienza

Indice 3 Saluti del Sindaco 11 Cenni Storici 13 Contrade e Rioni 22 Il Borgo Medioevale 25 Personaggi Illustri 26 Brienza un Viaggio tra Cultura e Natura 30 Brienza e Dintorni - Il Parco della Val D’Agri 37 Gastronomia 41 Eventi 45 Date da Ricordare 51 Brienza Curiosità 57 Come Raggiungerci 63 Numeri Utili 6

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Cenni Storici Noto

con il nome di Burgentia, l’abitato si arrocca intorno all’VIII secolo d.C., su di un colle elevato e inaccessibile che attesta con evidenza la sua funzione strategica rispetto alla vallata circostante. L’origine del nome deriva dal prefisso germanico BURG (luogo fortificato) e dal termine latino GENS (famiglia, razza). Secondo la leggenda di fondazione, un nucleo di Bruzi, provenienti dalla Calabria, intorno al VII – VIII secolo, per sfuggire a guerricciole e depradazioni si spinge fino al territorio dell’attuale Brienza costruendo un piccolo centro abitato. Intorno al 1000 per opera dei “Cavesi”, monaci benedettini vengono create due comunità presso le chiese di S. Giovanni e S. Marco; si definisce gradualmente la sua struttura urbana con la costruzione di nuove chiese ad eccezione del nucleo intorno al castello. E’ una solida roccaforte longobarda del principato di Salerno con funzione di difesa, per il controllo della viabilità di collegamento tra il Potentino e la Val D’Agri. Roccaforte normanna, passa attraverso le dominazioni che si susseguono nel meridione d’Italia: da Federico II viene assegnata a Gentile da Petruro, successivamente con gli Angioini viene passata ai De Poncellis. Le origini del castello risalgono al periodo angioino, infatti i Registri della Cancelleria Angioina riportano che un “Castrum Burgentii” venne assegnato a Raynaldo de Ponzello. A partire dal XV secolo la sua storia coincide con quella della famiglia Caracciolo che acquista il feudo nel 1428 e lo possiede fino agli inizi dell’800. Con il lungo governo di questa famiglia si ha un ampliamento della primitiva fortezza. Durante l’ultimo periodo del governo Caracciolo, la città

è interessata da un’intensa attività edilizia: viene realizzato il Convento degli Osservanti (1571); viene ampliato e ristrutturato il castello angioino (XVII sec.) e rinnovata la chiesa Madre dedicata a Santa Maria dell’Assunta, edificata tra la fine dell’XI sec. e gli inizi del XII sec., e la chiesa di San Michele dei Greci. Agli inizi dell’800 il feudo passa dai Caracciolo a nuovi proprietari che con una serie di vendite, di beni rustici frammentano la proprietà e lasciano il castello in completo abbandono dando luogo ad una sistematica opera di demolizione delle costruzioni del centro antico. Con il terremoto del 1857 Brienza viene quasi distrutta e solo grazie alla tenacia dei cittadini viene portata avanti un’opera di ricostruzione. Dopo l’Unità d’Italia la cittadina è cresciuta armonicamente lasciando il maestoso castello, per anni, nell’abbandono più assoluto. Dichiarato bene di interesse storico, negli ultimi decenni, è diventato oggetto di progetti e interventi di recupero condotti dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali della Basilicata congiuntamente agli interventi di recupero del borgo medievale predisposti dall’Amministrazione comunale.

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Contrade e Rioni I

l “chiazzino”. Situato dov’era l’accesso principale del borgo, vi si può ammirare il portale più bello del paese. Partendo da questo punto, ci si inerpica per le fitte stradine della rocca prima di giungere al castello. Percorrendo via di S. Michele dei Greci si arriva alla cosiddetta Torricella. Rione S. Martino. La chiesa di S. Martino (XI sec.) o chiesa della Madonna delle Grazie, fu l’unica costruzione non abbandonata in seguito al terremoto del 1857. La cappella, risalente al VIIVIII secolo, è probabilmente la più antica di Brienza e attorno ad essa sorsero le prime abitazioni del borgo che costruirono poi i quartieri di San Martino e della Torricella. Nello slargo antistante (Stazzo) gli abitanti, per lo più pastori e piccoli agricoltori, si riunivano nei giorni di festa per effettuare i loro scambi commerciali. La via degli archi. Il borgo è un succedersi incessante di antri, archi e piccoli tuguri scavati nella roccia, di modeste abitazioni e di qualche più signorile costruzione. La via degli Archi, antica “rua di Santa Elisabetta”, culmina in una piazzetta scoscesa ricca di suggestive fusioni tra l’abitato e la roccia che fa da cornice. Chiesa dell’Annunziata. La chiesa dell’Annunziata, meglio conosciuta come chiesa del “Convento”, fu edificata nel 1570 su progetto dell’Architetto Cafaro Fignoloso di Cava, a lato del convento dell’Annunziata con cui era in comunicazione. Retta dalla confraternita dei Frati Minori osservanti fino al 1866, fu affidata, in seguito, insieme 13


al monastero, al Comune e, da questo, al clero di Brienza; nel 1868 divenne filiale della Chiesa Madre (Chiesa Santa Maria). La chiesa si presenta ad unica navata; in essa sono presenti dieci altari laterali, due dei quali di proprietà della famiglia Caracciolo e un altare maggiore, che, inizialmente ligneo, fu rifatto nel 1796 per volere di Vincenzo Santorufolo. La chiesa presenta un coro ligneo a ventinove stalli; posto nella zona retrostante l’altare maggiore, costruito nel 1755 entrambi del maestro Nicola La Sala di Potenza. Sul portone d’ingresso sono posti, inoltre, una cantoria lignea con decori floreali e un organo ivi trasferito dopo il 1857 dalla

distrutta cappella di San Cataldo, che sorgeva in contrada Maschito nei pressi della cappella di San Giuseppe. La volta è affrescata con l’immagine di Gesù e dei quattro Evangelisti, e sulla parete sovrastante l’altare maggiore è presente un affresco raffigurante l’Annunciazione. Nella chiesa sono contenuti vari quadri e statue di una certa importanza artistica; tra essi meritano menzione due statuette nelle nicchie laterali dell’altare maggiore (raffiguranti l’una Gesù bambino e l’altra la S.S. Annunziata), un Crocifisso ligneo tardomedioevale e due quadri su tela. In facciata il portale di ingresso conserva un affresco (Annunciazione) della prima metà del XVIII secolo. Convento dei Frati Minori Osservanti. Il complesso religioso, ora sede del governo cittadino, fu commissionato dai Caracciolo nel 1571 a Donato Antonio Cataro, detto Fignoloso; il chiostro conserva un ciclo di affreschi datato 1740. Finte architetture e paesaggi realistici racchiudono al centro l’immacolata, a destra storie di san Francesco, a sinistra storie di Sant’Antonio. Nella sala dell’ex refettorio può ammirarsi l’affresco della Deposizione del 1727 di Leonardo Giampietro.

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Chiesa di San Michele dei Greci. La chiesa di San Michele Arcangelo, meglio conosciuta come San Michele “dei Greci”, è posizionata sul versante nordorientale del colle su cui sorgono il castello Caracciolo e l’antico abitato di Brienza, nella contrada che dalla cappella prende il nome di San Michele. Detta contrada era abitata, almeno fino alla fine del settecento, da una popolazione che, per caratteri somatici, per usi e costumi, si differenziava dai restanti abitanti del paese, tanto da far supporre che essi fossero i discendenti di profughi provenienti dall’oriente. La chiesa, in cui si officiava con “rito greco”, era già esistente nel XIV secolo. Essa beneficiava di lasciti e donazioni laicali, la perdita dei quali ne determinò la chiusura al culto e l’abbandono che portarono al crollo quasi totale del fabbricato. Nel 1715 il sacerdote Gaetano Addobbato (Brienza 1674 – 1731) chiesa con una “supplica” di poterla riedificare a sue spese “per sua speciale devozione al Glorioso San Michele Arcangelo”. Nel 1941 è stata chiusa al pubblico e lentamente è caduta in uno stato di degrado. La cappella, a pianta rettangolare, presenta un’unica navata e un solo altare centrale il quale, presenta ancora le originarie

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decorazioni, anche se molto sbiadite. Le pareti presentano affreschi di vario soggetto e attribuiti a vari autori, molti dei quali risalenti al 1700, epoca della ricostruzione fatta dall’Addobbato. Gli affreschi presentano un discreto stato di conservazione, fatta eccezione per quelli sulla parete che fiancheggia la strada, quasi scomparsi a causa dell’umidità. La statua di San Michele Arcangelo che si venerava nella cappella fu, nel 1976, donata alla chiesa Parrocchiale di Sasso di Castalda. Chiesa della Beata Vergine Assunta in cielo. La chiesa della Beata Vergine Assunta in cielo, nata come chiesa parrocchiale e divenuta nel 1683 Chiesa Madre, fu costruita tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo alle falde del castello Caracciolo nella contrada di Santa Maria. Sotto il vescovo Ruggiero, nel 1222, fu arricchita di molti privilegi e, nel XII secolo, possedeva molti beni immobili. Prima del sisma del 1857 la chiesa aveva un campanile con tre campane, due piccole e una grande nel quale era incassato un orologio, provvisto di campana. Il terremoto causò il crollo del campanile che non fu più riconosciuto dell’originaria altezza, ne vi si reimpiantò l’orologio. Restaurata e riconsacrata nel

1895, la chiesa ha subito, nel corso del 1900, molteplici restauri che hanno determinato molte trasformazioni, soprattutto ornamentali, e la perdita di molte decorazioni. Negli ultimi anni è stata trafugata una fonte battesimale in pietra che era posta nella prima arcata della navata laterale destra e una delle due acquasantiere in pietra a forma di conchiglia, adornata con una testa di angelo alata in pietra e incastonata nel muro della facciata. La chiesa, la cui facciata è abbellita da un portone in pietra locale lavorata, sovrastato da una nicchia con l’immagine a rilievo della Vergine Assunta in cielo, (entrambi realizzati nel 1761) è a tre navate, con un ampio abside (divide l’abside dal pronao una elegante balaustra in pietra levigata) e una cripta a oratorio a due navate cui si accede tramite una scala in pietra. Oltre al pregevole altare maggiore in legno e stucchi con fregi in oro zecchino risalente al XVIII secolo (in fase di restauro) dedicato all’Assunta, la chiesa presenta nove altari laterali, dei quali meritano menzione l’altare, fatto costruire nel 1729 dal vescovo di Acerno Domenico Antonio Menafra nella sesta arcata della navata destra in cui si conserva un affresco di Gesù Deposto del 1733. Degno di nota è, inoltre, un reliquiario

del XVIII secolo incassato nel muro su un altare della navata sinistra. Particolare interesse presentano inoltre la cantoria pensile sulla navata centrale su cui è posto un organo finemente decorato, il coro ligneo a conchiglia a trentotto stalli rifatto nel 1769 da Pasquale La Sala, e un armadio in legno con vari ripostigli e cassetti che adorna un’intera parete della Sagrestia. La cripta, il cui soffitto è in legno decorato, presenta un altare policromo in pietra locale lavorata in cui è un dipinto nel 1784 raffigurante la Deposizione, opera del Peccheneda, e, nella navata laterale, un altare barocco sovrastato da una nicchia con un busto della Madonna Addolorata. Castello Caracciolo. Il castello sorge nella parte più alta dell’abitato in posizione strategica a controllo della viabilità sottostante. Esso nel Medioevo si presentava protetto, secondo il metodo delle fortificazioni longobarde, da una cortina muraria formata dalle mura e dalle case, addossate le una alle altre, che costituivano una valida difesa da eventuali attacchi nemici. Le prime testimonianze documentarie risalgono all’epoca angioina, ma probabilmente la data di fondazione del maniero è precedente (IV secolo d.C.). I caratteri 17


predominanti sono quelli angioini; infatti caratteristiche tipicamente angioine si possono tuttora leggere nelle diroccate mura dell’antico castello, nel mastio cilindrico e nella semitorre circolare. Dei molti proprietari che l’hanno posseduto gli unici di cui sia rimasta notizia sono i Caracciolo che lo acquistarono nel 1428. La configurazione attuale su tre piani e con tre torri, risale agli ampliamenti voluti da Caracciolo, che, con alterne vicende, rimasero proprietari del feudo e del castello fino al 1857, anno in cui l’ultima esponente della famiglia, Maria Giulia, lo lasciò in eredità al nipote Luigi Barracco. Iniziò da questo momento la lenta decadenza del maniero; infatti, alla morte del Barracco, il feudo passò

a vari feudatari e amministratori che si disfecero, con una serie di vendite, dei beni rustici lasciando in completo abbandono il castello ( fortemente danneggiato dal sisma del 1857). L’ultimo proprietario, il De Luca, lo donò, infine, a Francesco Mastroberti, il quale cominciò a vendere quanto vendibile rimaneva nell’antica costruzione (pietre lavorate, infissi, ecc.). Il castello, che all’inizio del 1900 era stato dichiarato di interesse storico, subì, in seguito al terremoto del 1980, il crollo della parete est e della parete sud. La Soprintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali della Basilicata formulò, in seguito a questi crolli, un progetto di recupero in fase di ultimazione.

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Il Borgo Medioevale Brienza è senz’altro, tra i borghi della

Basilicata, quello che maggiormente ha conservato integra la compagine architettonica dell’antico borgo medioevale. Tipologicamente il borgo presenta uno “schema a ventaglio”, un impianto concentrico che ha come polo generatore il castello Caracciolo al quale confluiscono le vie che attraversano l’abitato. Il castello costituisce un nucleo non solo geometrico, ma anche visuale, formale e prospettico dell’intero ambiente, dando origine così ad un insediamento piramidale disposto a corona sul colle. Al borgo medioevale si accede dall’attuale Piazza Sedile (Chiazzino) dove era situata una delle porte del paese, oggi scomparsa. Da questo punto si dipartono due stradelle delle quali l’una, quella di destra, conduce al quartiere di San Michele dei Greci (formatosi intorno all’anonima chiesa nel 1400), atraversando il quale si giunge alla Portella (Purtedda), che si apre nella cinta muraria ed immette nel quartiere della Torricella (Turr’cedda). L’altra, quella di sinistra, conduce al quartiere di Sant’Elisabetta oggi denominato Via Archi (per una serie di arcate in esso presenti che ne costituiscono la caratteristica peculiare) e al quartiere di Santa Maria, sorto nell’XI sec. intorno all’anonima chiesa divenuta nel 1683 Chiesa Madre. In quest’ultimo quartiere, sviluppatosi alle falde del castello, si trovano edifici nei quali si svolgevano attività di supporto a quelle del castellano (la prefettura, il palazzo dell’amministratore, ecc.). Sul versante nordoccidentale del colle, al quale si accede dalla Portella e da Via Archi, in cui era posta un’altra porta

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di accesso al borgo (Porta Fosso), si possono vedere i ruderi dei quartieri che hanno costituito il primitivo nucleo urbano del paese (Torricella, San Martino, San Sebastiano, Via Nova e San Nicola), che si presentano oggi completamente diroccati. Tra i ruderi merita menzione quello della chiesa della Madonna delle Grazie; l’omonima cappella, risalente al VII – VIII secolo, è probabilmente la più antica di Brienza e attorno ad essa sorsero le prime abitazioni del borgo che costituirono poi i quartieri di San Martino e della Torricella. Il borgo conserva, inoltre, numerose testimonianze epigrafiche (date, attestazioni di proprietà, ecc.) incise sui numerosi portali in pietra in esso presenti, realizzate dai numerosi scalpellini operanti nel paese tra il XVII e il XVIII secolo.


Personaggi Illustri I

l giorno 8 del mese di dicembre dell’anno 1748 nasce a Brienza Francesco Mario Pagano, giurista filosofo e martire della rivoluzione partenopea del 1799. Trasferitosi giovanissimo a Napoli, a causa della morte del padre, si laurea in Giurisprudenza e viene nominato professore di diritto criminale. I suoi interessi spaziano dal diritto alla filosofia della storia, dalla politica alla letteratura. La sua opera più importante, i “Saggi politici” costruiscono una filosofia della storia e una visione del mondo naturale e dell’uomo soggette ad un dinamismo nomologicamente fondato. Il mondo naturale e il mondo umano, il mondo “civile”, sottostanno a leggi che ne determinano il continuo mutamento e la perenne trasformazione. Nel 1794 a Napoli fallisce la congiura giacobina contro la monarchia: sono anni in cui il clima di sospetto nei confronti di chi nutriva sentimenti antiborbonici, costringe molti a lasciare il Regno. Mario Pagano, già arrestato nel 1796, si rifugia in esilio a Roma e poi a Milano. Con la discesa dell’armata di Championnet e la proclamazione della Repubblica, Mario Pagano, per la fama e il valore di rivoluzionario, viene eletto tra i 25 membri del governo provvisorio, con l’incarico di redigere la nuova Costituzione. La Repubblica ha vita breve: Ferdinando IV di Borbone riconquista il Regno e i Repubblicani vengono imprigionati e condannati a morte. Il 29 ottobre del 1799, Francesco Mario Pagano, insieme a Domenico Cirillo e Ignazio Ciaia, viene impiccato a Piazza Mercato a Napoli. Il monumento in suo ricordo si erge maestoso a Brienza sulla Piazza del Municipio. 25


Brienza un viaggio tra Cultura e Natura I

l monte Gargaruso si trova a circa tre chilometri dall’abitato di Brienza e costituisce, insieme all’area circostante, la località meglio conosciuta con il nome del “Bosco Lago”. La bellezza entusiasmante degli imponenti faggeti e la lussureggiante tavolozza dei declivi ne fanno un posto particolarmente suggestivo. Al centro del bosco si apre “La chiana”, un’immensa distesa pianeggiante chiusa, in senso circolare, da faggi secolari ed altre piante di alto fusto. Questa zona, che presumibilmente era il fondo di un antico lago del tutto prosciugato, dà il nome al bosco. Vi si arriva con un breve

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percorso di circa un chilometro partendo dal Parco Gargaruso. Lungo la strada per raggiungere il Parco Gargaruso si può ammirare la roverella secolare le cui dimensioni: 7 metri di circonferenza al tronco, una estensione ramificata di oltre 40 metri ed un’altezza di circa 50 metri ne fanno un’opera della natura unica ed imperdibile. La purezza antica dell’aria, i punti panoramici, i colori e le sfumature dei boschi millenari, la fauna riccamente popolata generano, al contatto, quelle sensazioni dal sapore forte e delicato nel contempo. Il parco del Gargaruso si inserisce nel contesto. L’area attrezzata del Parco Gargaruso rappresenta per i visitatori la postazione di partenza per l’escursione al Bosco Lago ed offre i servizi di accoglienza, orientamento, intrattenimento e ristorazione per una gita breve ed intensa.


Brienza e Dintorni Il Parco della Val D’Agri Il

territorio di Brienza presenta un patrimonio paesaggistico e naturalistico di notevole pregio, caratterizzato da boschi, fiumi e torrenti, talvolta piccole radure in un contesto ambientale ancora incontaminato. Particolarmente suggestivi i valloni che seguono il percorso dei due torrenti Fiumicello e Pergola, che dopo aver attraversato l’abitato si uniscono a nord del fiume Fragneto. Percorrendo le sponde dei due torrenti sono visibili i resti di mulini alcuni dei quali ancora ben conservati. IL PARCO DELLA VAL D’AGRI. Brienza ricade nel territorio del parco della Val D’Agri insieme a comuni come Corleto Perticara, Mrsico Vetere, Moliterno, Viggiano e altri ancora. Gli ambienti 30

e i paesaggi appaiono quanto mai diversificati: dalle dorsali appenniniche coperte di faggete e querceti, alle aree collinari, ai bei vigneti di Roccanova, gli uliveti di Montemurro, i castagneti di Tramutola, fino all’invaso del lago di Pietra del Pertusillo. E’ proprio in questi luoghi che la cultura, le tradizioni rurali e contadine e le bellezze naturali si fondono fornendo scenari di rara bellezza. E’ in questi luoghi che è possibile godere della vista del lago Totaro a Corleto Perticara, del Monte Vulturino (Marsico Vetere), della Serra della Giumenta e del bellissimo <<Bosco Faggetta>> (Moliterno), o visitare i musei delle tradizioni contadine e delle attività produttive di un tempo come il museo del bosco e del Carbonaio a Moliterno, o a Paterno dove un interessante edificio sei-settecentesco conserva ancora intatto un magnifico frantoio oleario antico. Da Non dimenticare Viggiano dove il percorso sul monte acquisisce un valore naturalistico e religioso per la presenza del santuario della Madonna meta di frequenti pellegrinaggi di fedeli.


Gastronomia I

sapori della cucina di Brienza sono antichi, semplici, legati alla tradizione contadina. La pasta fatta in casa (lagane, cavatelli, orecchiette, fusilli), ancora oggi sulla tavola dei burgentini. Fondamentale nella gastronomia burgentina è la carne che si ricava dal maiale: prosciutto, pancetta, salsiccia, soppressata. Il rito dell’uccisione del maiale è molto antico; tutte le famiglie contadine lo allevavano ingrassandolo coi prodotti spontanei della terra, soprattutto ghiande. In inverno nei giorni di luna “buona”, la luna calante, il maiale, fatto uscire dalla “rodda” all’alba, veniva ucciso da un contadino esperto. Il sangue raccolto e poi mescolato insieme al cacao, alla cioccolata e ad un pizzico di cannella, serviva per fare il “sanguinaccio”. La carne, tagliata in pezzi piccolissimi con la punta del coltello, condita con il finocchietto selvatico e la polvere dei peperoni rossi essiccati al sole, veniva lavorata dalle donne e insaccata nei budelli. I prosciutti, i capicollo e le pancette erano, invece, lasciati sotto sale e lavorati dopo qualche settimana. Il maiale era la vera ricchezza della

casa: di esso non si buttava via niente. A Natale si può gustare la pizza con le cipolle, preparata con un impasto di farina, acqua e sale e ripiena di cipolle fritte, acciughe e uva passa. Una volta veniva cotta nel forno a legna, dopo che si era sfornato il pane. Dolci tipici del periodo natalizio sono i “ bucconotti”, una specie di ravioli fritti ripieni di castagne cotte e impastate con il cacao e il liquore e le “crespelle”, rosette di pasta fritta ricoperte di zucchero o miele. Ancora oggi, secondo la tradizione natalizia, con la pasta lievitata, ripiena di filetti di acciughe e poi fritta in padella nell’olio bollente, si prepara una frittella il cui nome nel dialetto locale è: “ruosp”, rospo.

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Eventi Le feste per i Burgentini cominciano

il 19 Marzo con il Falò di San Giuseppe. Accesi in tutti i quartieri del borgo, essi celebrano insieme la festa di onore del Santo e l’arrivo della primavera secondo gli antichi riti pagani. Intorno al fuoco si gustano le zeppole e i prodotti della cucina locale e si balla fino a tarda notte. Il falò sono il tipico esempio di quanto la cultura popolare conservi la memoria di un passato arcaico, legato al culto della terra e delle divinità naturali, che sopravvive, arricchito di nuovi significati e spesso ampiamente trasformato, nella tradizione religiosa. Le feste religiose che meglio rappresentano la tradizione e il folklore burgentino cadono il 10 Maggio, il giorno della Festa di San Cataldo che è il santo patrono di Brienza, la prima Domenica di Maggio e la terza Domenica di Settembre, quando si celebra la Festa del Santissimo Crocifisso. Nel mese di Maggio la statua del Crocifisso viene condotta in processione al santuario omonimo; qui rimarrà per tutta l’estate a ricevere i fedeli in pellegrinaggio fino al mese di Settembre quando sarà ricondotta in paese. A Settembre si può assistere a due rappresentazioni sacre che si ripetono da decenni: l’incontro tra il Cristo e la Madonna e la discesa o “volo” dell’Angelo. Dopo mesi di lontananza, il Cristo e la Madonna, portati a spalla per le strade del paese, raggiungono il corso principale di Brienza dove la fossa dei fedeli assiste alla consegna dei doni da parte di un bambino vestito da angioletto. L’angelo, sospeso in volo per mezzo di un sistema di carrucole e corde, discende per ben sette volte, perché

sette sono i doni della Vergine, e offre in dono l’incenso, il calice, la corona di sine, la spada, la croce, la lancia e il cero. Nel mese di Agosto il centro antico di Brienza diventa lo scenario naturale di uno spettacolo che ripropone, attraverso le suggestioni degli effetti illuminotecnici, le evocazioni storiche, gli assaggi enogastronomici, i mille anni di storia del Castello Caracciolo e del Borgo medievale. “Suoni e Luci dalla Storia” ha coinvolto nel corso degli anni artisti di fama nazionale ed internazionale.

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Date da Ricordare 19 MARZO: Festa di San Giuseppe; 1° Domenica di MAGGIO: Festa del Crocifisso; 9 MAGGIO: Fiera di San Cataldo; 10 MAGGIO: Festa di San Cataldo; 13 GIUGNO: Processione in onore di Sant’Antonio; LUGLIO E AGOSTO: Estate Burgentina; AGOSTO: “Suoni e Luci della Storia” – Notti al Castello; 2 SETTEMBRE: Fiera del Crocifisso; 3° Domenica di SETTEMBRE: Festa del Santissimo Crocifisso; 16 DICEMBRE: Fiera d’inverno; NATALE AL BORGO: Mercatini di Natale e Presepe vivente;

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Brienza Curiosità REGIONE: Basilicata PROVINCIA: Potenza (PZ) ZONA: Italia Meridionale POPOLAZIONE RESIDENTE: 4.187 (M 2.092 - F 2.095) Densità per Kmq: 50,6

Superficie: 82,69 Kmq

CAP: 85050 PREFISSO TELEFONICO:

0975

CODICE ISTAT: 076013 CODICE CATASTALE: B173 DENOMINAZIONE ABITANTI:

Burghentini

SANTO PATRONO: San Cataldo FESTA PATRONALE: 10 maggio

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Come Raggiungerci In Auto:

Autostrada A3 Salerno-ReggioCalabria direzione nord, uscita Atena Lucana - Val Dâ&#x20AC;&#x2122;Agri, uscita Brienza direzione sud, uscita Polla - Val Dâ&#x20AC;&#x2122;Agri, uscita Brienza.

In Autobus: Fal e Sita

In Aereo:

Aereoporti di Pontegagnano - Napoli - Bari

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NUMERI UTILI Comune Piazza Unità d’Italia

Tel. 0975.381003

Carabinieri Piazza Marconi, 1

Tel. 0975.381001

Corpo Forestale Viale Stazione

Tel. 0975.381074

Guardia Medica

Tel. 0975.381114

Poste Via San Giovanni Bosco, 1 Tel. 0975.381216/ Fax 0975.384174 Biblioteca Comunale Sal. Municipio

Tel. 0975.384177

Scuola Materna C.da Monte

Tel. 0975.386007

Scuola Materna Luigi Lovito Onlus Via Scuola Materna Tel. 0975.381821 Scuola Elementare Corso Umberto, 1

Tel. 0975.381007

Scuola Media Statale Via Scuola Materna

Tel. 0975.381006

Istituto Tecnico Commerciale C.da San Giuliano, 8 Tel. 0975.381314 / 381412 A.s.l. n. 2 (Servizio 118) Via Aceronia

Tel. 0975.384195

Croce Rossa Italiana volontari del soccorso Via Mario Pagano, 12

Tel. 0975.381933

Apof-il Via San Giovanni Bosco

Tel. 0975.4187

Centro di studi e ricerche sulle realtà meridionali C.da Braide

Tel. 0975.384212

F. M. Pagano Piazza Unità d’Italia

Tel. 0975.381003 63


http://www.comune.brienza.pz.it

Un ringraziamento al Sindaco Dott. Scelzo Pasquale, all’ Assessore Dott. Lopardo Raffaele, all’Amministrazione Comunale per i testi, ad Hephòs Studio Fotografico per le foto

Finito di Stampare nel mese di Novembre 2012 presso la tipografia Poligrafica s.r.l. - Modugno (Ba) per conto della MP s.r.l. - Senise (Pz) Graphic design a cura di Jackalope.it 66



Brienza