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Alcibiade Primo quest'arte?7 A. - Intendi dire le Muse, Socrate? [D] S. - Appunto. Fa' attenzione: quale nome riceve da esse l'arte? A. - Mi sembra che tu parli della musica. S. - Giusto. Che cos'è, dunque, corretto secondo la musica? Prima ti ho descritto ciò che è corretto secondo l'arte della ginnastica, ora vorrei sapere che cosa affermi a proposito di quest'altra arte: come dovrà essere? A. - Musicale, penso. S. - Dici bene. Continua, dunque: come definisci il meglio nel combattere e nel fare la pace? [E] Come sopra per ciascun'arte hai determinato ciò che è meglio, perché più musicale e, nel secondo caso, perché più ginnico, prova anche adesso a dire che cosa sia il meglio. A. - Non ne sono davvero capace. S. - Ma è proprio una vergogna! Se qualcuno, mentre parli e dai consigli sul vettovagliamento, mostrando che questo tipo è meglio di quello e adesso e in questa misura, ti chiedesse: "Che cosa intendi per meglio, Alcibiade?", tu, riguardo a questo, sapresti dire che si tratta di ciò che è più salutare, anche se non pretendi di essere un medico. Invece, se venissi interrogato riguardo a quello [109 A] che presumi di sapere e su cui pretendi di alzarti a dar consiglio, come uno che lo conosca bene, non ti vergogneresti di non saper rispondere? O non ti sembra vergognoso? A. - Lo ammetto. S. - Allora fa attenzione e cerca di dirmi a che cosa miri il meglio nel fare la pace e nel combattere con quelli con cui si deve. A. - Per quanto ci rifletta, non riesco a trovarlo. S. - Non sai, quando facciamo la guerra, di che cosa ci accusiamo a vicenda nel metterci a combattere e come denominiamo questo? [B] A. - Certo. Diciamo di essere ingannati o di subire violenza o di essere defraudati. S. - Vediamo: come diciamo di subire ciascuna di queste cose? Cerca di spiegare quale differenza vi sia tra l'una e l'altra. A. - Forse, ti riferisci, Socrate, al fatto che siano in modo giusto oppure ingiusto? S. - Proprio così. A. - Ma questa è una differenza in tutto e per tutto. S. - E allora? Agli Ateniesi, tu contro chi consiglierai di combattere? Contro chi commette ingiustizie o contro chi opera secondo giustizia? [C] A. - Mi rivolgi una domanda insidiosa: infatti, se anche uno pensasse che si debba combattere contro chi agisce secondo giustizia, non lo ammetterebbe di certo. S. - Perché questo, come sembra, non è conforme alle leggi. A. - No di certo: e non mi sembra neppure bello. S. - Pertanto, nei tuoi discorsi anche tu avrai presente ciò che è giusto ? A. - É necessario. S. - Ma, allora, il meglio su cui ti interrogavo poco fa riguardo al combattere o no, e con chi lo si debba fare e con chi no, e quando sia opportuno o meno, sarà quello che è più giusto? Oppure no? A. - Sembra così. [D] 3. Discussione sulla giustizia 3.1. Ignoranza di Alcibiade e del popolo riguardo alla giustizia S. - Ma, allora, caro Alcibiade, come stanno le cose? Forse non ti accorgi della tua ignoranza su questo, oppure mi è sfuggito che lo hai imparato frequentando un maestro, che ti ha insegnato a distinguere quello che è più giusto da quello che è più ingiusto? E chi è costui? Dillo anche a me, perché, presentato a lui, anch'io diventi suo discepolo. A. - Tu ti prendi gioco di me, Socrate. S. - No, per Zeus, che presiede alla nostra amicizia, per cui non vorrei assolutamente spergiurare. Però, se hai un tale maestro, dimmi chi è. [E] A. - E se non lo avessi? Non pensi che possa aver appreso in altro modo che cosa sia giusto e che cosa ingiusto? S. - Senz'altro, se lo avessi trovato tu. A. - E non pensi che abbia potuto trovarlo? S. - Certamente, se lo avessi cercato. A. - E non credi che lo abbia cercato? S. - Sicuramente, se avessi creduto di non saperlo. A. - E non ci fu un tempo in cui mi sono trovato in tale condizione? Pagina 5

Alcibiade Primo -di Platone  
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