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Alcibiade Primo tale. A quanto pare, hai già deciso che cosa io pensi o meno; se non lo ammettessi, non mi rimarrebbe altro per persuaderti. Va bene, ma se davvero fossero questi i miei propositi, come mai con te sarebbero attuabili e senza di te no? Come si spiega? [B] S. - Mi chiedi, dunque, se intendo fare qualche lungo discorso4, di quelli che sei solito ascoltare? Il mio non è di tale tipo: tuttavia, credo di poterti dimostrare ciò che ho affermato, se solo mi vuoi dare un piccolo aiuto. A. - Se l'aiuto di cui tu parli non è difficile, te lo concedo volentieri. S. - Ti sembra, forse, difficile rispondere alle domande? A. - Non è difficile. S. - Allora, rispondi. A. - E tu domanda. S. - Ti interrogherò, dunque, come se tu avessi veramente gli intenti che ti attribuisco? [C] A. - Sia pure così, se vuoi: desidero sapere che cosa mi dirai. 2. Discussione su ciò che è meglio per la Città 2.1. Impreparazione di Alcibiade come consigliere dell'Assemblea S. - Vediamo: tu sei intenzionato, come affermavo, a presentarti fra poco agli Ateniesi, per dar loro consigli. Se, dunque, mentre stai salendo sulla tribuna, ti raggiungessi chiedendoti: "O Alcibiade, dal momento che ti levi per dare consiglio: su che cosa gli Ateniesi intendono deliberare? Forse su oggetti che tu conosci meglio di loro?", che cosa mi risponderesti? [D] A. - Senz'altro risponderei: "Su argomenti che conosco meglio di loro". S. - Dunque, su ciò di cui ti trovi a conoscenza sei un buon consigliere. A. - E come no? S. - Forse, tu conosci soltanto quello che hai imparato da altri, o ciò che hai trovato tu stesso? A. - E che cos'altro dovrei sapere? S. - E possibile che tu abbia appreso da altri o abbia scoperto qualcosa senza volerlo imparare né ricercare da te? A. - Non è possibile. S. - E allora? Non hai mai desiderato cercare o imparare quello che credevi di sapere? A. - Certamente no. [E] S. - Perciò, vi è stato un tempo in cui non sapevi le cose che ti trovi a conoscere adesso? A. - Necessariamente. S. - Ma quello che hai appreso lo conosco press'a poco anch'io: comunque, se mi è sfuggito qualcosa, dimmelo. Tu, infatti, hai imparato, per quel che ricordo, a leggere e scrivere, a suonare la cetra e a lottare, mentre non hai voluto apprendere a suonare il flauto5. Questo è ciò che sai, a meno che tu non abbia imparato qualcosa che mi sia sfuggito. Ma avresti dovuto farlo, penso, senza uscire di casa ne di notte né di giorno. A. - Non ho frequentato altri che questi. [107 A] S. - Forse, dunque, quando gli Ateniesi delibereranno su come si debbano scrivere correttamente le lettere dell'alfabeto, ti alzerai a dar loro consiglio? A. - Per Zeus, certamente no. S. - E, invece quando delibereranno sull'arte della lira? A. - Per nulla affatto. S. - E non sono nemmeno soliti deliberare sulla lotta nell'Assemblea. A. - No, in effetti. S. - Ma allora, quando deliberano, di che cosa si tratta? Sicuramente non di costruzioni. A. - No di certo. S. - Difatti, un architetto darà su questo consigli migliori dei tuoi. [B] A. - Sì. S. - E non deliberano nemmeno sulla mantica?6 A. - No. S. - Perché un indovino riuscirà meglio di te. A. - Sì. S. - Sia pure piccolo o grande, bello o brutto, nobile o di oscuri natali. A. - E come no? S. - Penso, infatti, che il consigliare spetti a chi conosce e non a chi è ricco. A. - Come potrebbe essere altrimenti? S. - Ma che il consigliere sia povero o ricco non interesserà per nulla agli Ateniesi, quando delibereranno [C] intorno alla salute pubblica: vorranno, Pagina 3

Alcibiade Primo -di Platone  
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