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Alcibiade Primo errore su questo, di prenderci cura, senza accorgercene, di qualcosa di diverso, ma non di noi stessi. A. - È così. [C] S. - E poi, abbiamo convenuto che ci si deve curare dell'anima e mirare a questo. A. - È chiaro. S. - Invece, la cura del corpo e delle ricchezze deve essere lasciata ad altri. A. - Come no? 7.6. Per conoscere noi stessi dobbiamo guardare al divino che è in noi S. - In che modo, dunque, si potrebbe cogliere questa verità il più chiaramente possibile? Perché mi sembra che, comprendendola, conosceremo anche noi stessi. Forse, tuttavia, per gli dèi, non comprendiamo bene il giusto precetto di Delfi, appena ricordato? A. - Che cosa intendi con queste parole, o Socrate? [D] S. - Ti esporrò le mie supposizioni su quello che tale precetto ci vuole dire e consigliare. É, infatti, probabile che di questo non si trovino altri esempi, se non nella vista. A. - Che cosa intendi dire? S. - Rifletti anche tu. Se, essa, nel consigliare il nostro occhio come se fosse un uomo, dicesse: "guarda te stesso", come dovremmo intendere tale esortazione? Non sarebbe nel senso di mirare a ciò in cui l'occhio, guardando, vedrebbe se stesso? A. - È chiaro. S. - Ebbene, consideriamo quale sia l'oggetto, volgendoci al quale [E] possiamo vedere insieme sia lui, sia noi stessi. A. - È chiaro, Socrate, che si tratta degli specchi e di oggetti di tale specie. S. - Dici il vero. Ma forse, anche nell'occhio con cui vediamo, non vi è qualcosa di simile? A. - Senz'altro. S. - Non hai notato, allora, che il volto di chi guarda [133 A] nell'occhio appare riflesso, come in uno specchio, nella parte dell'occhio di chi si trova di fronte, che chiamiamo anche pupilla, dato che è un'immagine di colui che osserva? A. - Ciò che dici è vero. S. - Pertanto, se un occhio ne contempla un altro e guarda dentro la sua parte migliore, con cui anche vede, può osservare se stesso? A. - Mi sembra di sì. S. - Se, invece, osserva un'altra parte dell'uomo o degli esseri, fatta eccezione per quella che gli è simile, non vedrà se stesso. [B] A. - È vero. S. - Se, dunque, l'occhio vuole vedere se stesso deve guardare nell'occhio e in quella parte in cui nasce la forza visiva, che è la vista? A. - È così. S. - Ma allora, caro Alcibiade, anche l'anima, se vuole conoscere se stessa, deve guardare nell'anima e soprattutto in quella parte in cui sorge la virtù dell'anima, la sapienza, e in altro a cui questa assomigli?54 A. - Mi sembra di sì, Socrate. [C] S. - Possiamo, perciò, dire che vi sia una parte dell'anima più divina di quella in cui hanno sede il conoscere e il pensare? A. - Non è possibile. S. - Ebbene, questa parte è simile al dio, e chi la contempla e conosce tutto ciò che è divino, dio ed il pensiero, giunge a conoscere anche se stesso il più possibile. A. - Sembra. S. - Ma allora, come gli specchi sono più chiari di quello che si trova nel nostro occhio e più puri e luminosi, così anche il dio è più puro e luminoso della parte migliore della nostra anima? A. - È naturale, Socrate. S. - Perciò, guardando al dio e, tra le cose umane, alla virtù dell'anima ci serviremo dello specchio più bello, e così potremo vedere e conoscere noi stessi il più possibile. Pagina 23

Alcibiade Primo -di Platone  
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