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Alcibiade Primo 7.4. Modi errati di "curarsi di se stessi" S. - Chi, allora, conosce una parte del proprio corpo, conosce ciò che gli appartiene, ma non conosce se stesso. A. - È così. S. - Di conseguenza, nessun medico e nessun maestro di ginnastica, in quanto tale, conosce se stesso. A. - Non mi sembra. S. - Pertanto, i contadini e gli altri artigiani sono ancora più lontani dal conoscere se stessi. Anzi, questi non sembrano neppure conoscere ciò che è loro proprio, bensì qualcosa di ancora più distante, secondo [B] le diverse arti da essi esercitate, dato che conoscono, di quello che riguarda il corpo, ciò che ad esso giova. A. - È vero. S. - Se, dunque, è temperanza il conoscere se stessi, nessuno di questi è temperante grazie alla propria arte. A. - Non mi sembra. S. - Proprio per questo motivo si ritiene che tali arti siano ignobili e non siano conoscenze degne di un uomo di valore. A. - Senz'altro. S. - Ancora una volta, dunque, chi si prende cura del corpo, si cura di ciò che gli è proprio, ma non di se stesso? A. Può darsi che sia così. S. - Chi poi si prende cura delle ricchezze non si prende cura né di se stesso, né [C] di ciò che gli appartiene, ma di qualcosa ancora più distante? A. - Mi sembra. S. - Chi, dunque, accumula ricchezze non si occupa di ciò che gli è proprio. A. - Esattamente. 7.5. Amare un uomo è amare la sua anima, non il suo corpo S. - Allora, se uno ama il corpo di Alcibiade, non ama Alcibiade, bensì una delle cose che gli appartengono. A. - Dici il vero. S. - Invece ti ama, solo chi ama la tua anima. A. - Questo deriva necessariamente dal ragionamento fatto. S. - Ma chi ama il tuo corpo non ti abbandona forse quando sfiorisce? A. - Mi sembra. [D] S. - Invece, chi ama l'anima non se ne va, finché essa procede sulla via del meglio? A. - Naturalmente. S. - Ecco, io sono colui che non ti abbandona, ma rimane quando il tuo corpo sfiorisce, mentre gli altri si sono allontanati. A. - E fai veramente bene Socrate! Non mi abbandonare! S. - Cerca, allora, di essere bello quanto più è possibile. A. - Cercherò senz'altro. [E] S. - La situazione è questa: Alcibiade, figlio di Clinia, non ha avuto, né ha, come sembra, nessun amante, tranne uno solo, e degno di essere amato, Socrate, figlio di Sofronisco e di Fenarete52. A. - È vero. S. - Ma non mi avevi detto che ti avevo preceduto di poco, perché tu per primo avevi l'intenzione di avvicinarti a me, volendo sapere perché mai io soltanto non ti abbandoni? A. - Era proprio così. S. - La causa è questa: soltanto io ero innamorato di te, mentre gli altri lo erano di quello che ti appartiene. Ma ciò che è tuo comincia a perdere la floridezza giovanile, mentre tu incominci a fiorire. [132 A] E ora, se non ti lascerai corrompere dal popolo di Atene e non diverrai peggiore, non ti abbandonerò. Proprio questo è ciò che soprattutto temo, che tu ti faccia corrompere diventando amante del popolo; a molti Ateniesi di valore, infatti, è già capitata una simile sorte, perché "il popolo del magnanimo Eretteo"53 ha un bell'aspetto, ma bisogna osservarlo quando si è tolto la maschera. Prendi, allora, le precauzioni che ti suggerisco. A. - Quali? [B] S. - Innanzi tutto, mio caro, esercitati e impara ciò che si deve conoscere per entrare nella vita politica. Tuttavia, non farlo prima in modo da introdurti quando possiedi l'antidoto, senza patire nulla di pericoloso. A. - Mi sembra che tu dica bene, Socrate; cerca, però, di spiegarmi in quale modo potremo prenderci cura di noi stessi. S. - Ebbene, un primo passo in avanti l'abbiamo fatto: su quello che siamo, infatti, abbiamo raggiunto un accordo conveniente, mentre temevamo, caduti in Pagina 22

Alcibiade Primo -di Platone  
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