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Alcibiade Primo S. - Dal momento che Clinia è un pazzo ed i figli di Pericle sono due sciocchi, per quale motivo ti trascura, mentre ti trovi in tale condizione? [119 A] A. - Penso che faccia così perché non gli presto attenzione. S. - Ma tra gli altri Ateniesi o gli stranieri, fammi il nome di uno, schiavo o libero, che debba al rapporto con Pericle l'essere diventato più saggio, come io ti potrei citare Pitodoro21, figlio di Isoloco e Callia22, figlio di Calliade, ciascuno dei quali, pagate cento mine a Zenone23, è divenuto sapiente e famoso. A. - Per Zeus, non saprei chi nominare. 5.2. Errore di Alcibiade, che crede di avere come rivali degli Ateniesi S. - Va bene. Allora, per quello che ti riguarda, che cosa pensi di fare? Intendi rimanere come sei, oppure applicarti in qualche modo? [B] A. - Vediamolo insieme, Socrate. Per il resto, comprendo ciò che dici e sono d'accordo. Anche a me sembra che quelli che si occupano della Città, tranne pochi, siano senza educazione. S. - E questo che cosa significa? A. - Se fossero in qualche modo educati, occorrerebbe che chi si accinge ad affrontarli fosse preparato ed esercitato come gli atleti. Ora, invece, poiché anche questi sono entrati nella vita politica senza nessuna preparazione, che bisogno c'è di esercizio e formazione? [C] So bene che li supererò di gran lunga con le mie doti naturali. S. - Ahimè, caro, che cosa hai detto! Com'è indegno della tua bellezza e delle altre tue doti! A. - Perché e riguardo a che cosa dici questo? S. - Sono dispiaciuto per te e per il mio amore. A. - Ma perché? [D] S. -Tu pensi di dover lottare con gli uomini della Città. A. - E con chi, allora? S. - È degno di un uomo che crede di essere di animo grande domandare questo? A. - Come dici? Non è con questi che dovrò lottare? S. - Anche se ti proponessi di guidare una trireme che sta per combattere, ti basterebbe essere il migliore dei tuoi compagni come pilota, oppure penseresti che questo sia, certo, indispensabile, ma che occorra, piuttosto, badare ai tuoi veri avversari e non ai tuoi compagni? Su costoro, infatti, devi risultare tanto superiore, [E] che non credano di potersi misurare con te, bensì, coscienti della propria inferiorità, diventino tuoi alleati contro i nemici, se veramente hai l'intenzione di compiere qualche bella impresa, degna di te e della Città. A. - E proprio quello che ho in mente. 5.3. I veri rivali di Alcibiade sono i re degli Spartani e dei Persiani S. - Allora, è proprio degno di te accontentarti di essere migliore dei tuoi soldati e non badare, piuttosto, ai comandanti dei nemici, per riuscire ad essi superiore osservandoli ed esercitando i tuoi sforzi nei loro confronti? [120 A] A. - A chi ti riferisci, o Socrate? S. - Non sai che la nostra Città è sempre in guerra, sia con gli Spartani, sia con il Gran Re24? A. - Hai ragione. S. - Pertanto, se hai in mente di essere il comandante di questa Città, sarà bene che tu pensi di doverti misurare con il re degli Spartani e dei Persiani? A. - Può darsi che tu dica il vero. S. - No, mio caro, ma devi badare a Midia25, l'allevatore di quaglie [B] e agli altri della stessa specie, che si buttano nell'attività politica, pur avendo ancora nell'animo, come direbbero le donne, capelli da schiavo26, per la loro rozzezza, senza essersene liberati. Essi, senza sapere nemmeno il greco, sono venuti per adulare la Città, non per governarla. A questi che ti segnalo devi badare, trascurando te stesso, senza imparare quello che si deve apprendere per affrontare una tale lotta, senza esercitarti in quello che richiede allenamento, [C] senza preparare tutto ciò che occorre: così devi affrontare il governo della Città. A. - Comunque, Socrate, anche se mi sembra che tu dica la verità credo, tuttavia, che i generali degli Spartani e il re dei Persiani non siano per nulla diversi dagli altri. S. - Mio ottimo amico, esamina, invece, il valore di questa tua opinione. A. - In riferimento a che cosa? Pagina 13

Alcibiade Primo -di Platone  
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