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Trimestrale di in-formazione dell’Associazione Via Pacis

20I2 n.26

Editoriale:

Verità e menzogna

Carissimo:

Un amore che libera

PROGETTI 2011

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Anno VII - n. 2 - Aprile-Giugno 2012 - Trimestrale - Contiene I.R. Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - DL 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2 - DCB Trento - Taxe Percue In caso di mancato recapito inviare al C.P.O. di Trento per la restituzione al mittente previo pagamento resi


VERITÀ E MENZOGNA

di Ruggero Zanon

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a sempre l’uomo va in cerca della verità, nel tentativo di dare risposte ai propri interrogativi. Eppure mai come in questo periodo, parlare o anche solo accennare alla “verità” viene bollato come operazione violenta e oscurantista, tesa a negare la libertà di ciascuno ad avere una propria verità. Ma la verità è solo un concetto filosofico oppure è qualcosa di concreto, che ha a che fare con la nostra quotidianità?

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EDITORIALE

- ed anzi spronato - a costruirsi Per dare una risposta, provo a una propria verità, in un proliferare partire dalla menzogna, ossia di “secondo me” che rivendicano da ciò che sembra - ma non tutti il loro diritto a coesistere. è soltanto - il suo contrario. Alla spinta “centrifuga”, che La menzogna ambisce, infatti, ad essere qualcosa di da sempre ha portato l’uomo a ricercare una verità su di sé, più: a mostrarsi essa stessa sulla propria vita, come verità. Si Ragionare sull’amore, sul bene potrebbe dire che, sulla verità e sul male, se ne paradossalmente, la oggi una menzogna è – suo non significa contrappone “centripeta”, che porta malgrado – una delle decidere chi l’uomo a rinchiudersi, più strenue ammiratrici della verità, tanto da abbia ragione elevandosi a unico desiderare con tutta giudice di se stesso. e chi torto C’è spazio per un se stessa di apparire confronto e un dialogo fra queste come tale. La menzogna quindi due posizioni antitetiche? è essenzialmente inganno, In fondo, pur con direzioni desiderando di far apparire per opposte, sembrano accomunate vero ciò che non lo è. Da tempo dal medesimo anelito: la ricerca viviamo immersi in una corrente della verità. di pensiero “relativista”, che Tacciare di fondamentalismo e propugna come propria “verità” il fatto che non esistano verità di oscurantismo chiunque cerchi di ragionare intorno alla verità assolute: ognuno è autorizzato


EDITORIALE

«La nostra forza consiste nell’essere soggetti alla ragione e la nostra libertà consiste nell’essere prigionieri della verità»

Foto di Stefano Parisi

John H. Newman

preclude a priori un confronto sereno e costruttivo. Chi nega per principio il dialogo con chiunque la pensi in modo diverso finisce - senza accorgersene - per contraddirsi, imponendo quella stessa verità – la propria –, che va contrabbandando come nemica della libertà. Ma se, per il pensiero dominante, ciascuno è “libero” di avere la propria verità, perché assistiamo a un continuo aumento di conflitti? perché tanto astio e contrapposizione? perché scagliarsi con tanta violenza contro chi sostiene idee “scomode”? Perché, allora, non cercare di porre la questione su un piano esclusivamente razionale, lasciando da parte dogmi e pregiudizi? In fondo, tutti desideriamo vivere

una vita all’insegna della verità. La cerchiamo nelle nostre relazioni (chi non cerca un amore vero, un’amicizia vera?); è ciò che ci aspettiamo dalla giustizia umana; è ciò che ci attendiamo legittimamente dagli altri. La verità insomma è alla base del vivere sociale e tutti, più o meno consapevolmente, crediamo nella verità del bello, del giusto, della pace, di quei valori dei quali è intrisa la nostra coscienza. La verità ci interroga su quello in cui crediamo, ci pone di fronte a quello per cui riteniamo valga la pena di vivere, ci apre e ci stimola al confronto. È nel confronto, infatti, che si impara a non aver paura dell’altro, a non temere il suo pensiero, anche se contrario al proprio. È nel confronto che scopro chi sono realmente, da dove vengo e dove sono diretto, perché so

che c’è una verità che mi guida come una specie di stella polare. Ragionare sulla verità, allora, non significa decidere chi abbia ragione e chi torto. Non si tratta di una lotta per imporre la propria verità, il proprio credo. La verità possiede da sé la forza di rivelarsi per quello che è. Ragionare sulla verità può voler dire rimanere aperti ad essa, permettendole di portare luce alla nostra vita. Potrò anche convincermi di vedere la verità dove non c’è, ma sarà dai frutti di pace, di bontà e di riconciliazione che riconoscerò la sua presenza.

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SULLA VIA DELLA PACE Trimestrale di in-formazione Anno VII - n. 2 aprile-giugno 2012 Registrazione n. 263 presso il Tribunale di Rovereto (TN) (19.01.2006)

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Direttore responsabile Paolo Maino

Editoriale Verità e menzogna

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Africa, alzati!

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GMG da Madrid a Rio

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L’areopago Prigionieri della tecnica?

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Speciale Progetti

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Il coraggio della verità: vivere la carità

Direttore di redazione Ruggero Zanon Redazione Tiziano Civettini Ruggero Zanon Collaboratori Paola Angeretti Stefania Dal Pont Annalisa Zanin

20 Giovani

Mi piace - non mi piace Giovani, aprite gli occhi!

Archivio Fotografico Patrizia Rigoni

22 Testimonianze

Riflessi di speranza

Distribuzione e numeri arretrati Graziana Pedrotti

24 Quanto amo la tua parola, Signore Povertà a tutti i costi?

Amministrazione Renato Demurtas

26 Le sfide della vita

Editore Associazione Via Pacis onlus

“Prodotti” del concepimento

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Direzione e amministrazione Viale Trento, 100 38066 Riva del Garda (Trento) Italy mail@viapacis.info www.viapacis.info Tel. +39.0464.555767 Fax +39.0464.562969

Carissimo Un amore che libera

L’Associazione Via Pacis è un’Associazione Privata di Fedeli Laici della Chiesa Cattolica e membro della Fraternità Cattolica delle Associazioni e Comunità Carismatiche di Alleanza di Diritto Pontificio.

Grafica Emmanuele Pepè Silvia Sommadossi

Le attività di solidarietà promosse dall’Associazione Via Pacis sono gestite dalla Associazione Via Pacis onlus Viale Trento, 100 - 38066 Riva del Garda (TN) - Italy Tel. +39.0464.555767 - Fax +39.0464.562969 mail@viapacis.info

Stampa Antolini Tipografia - Tione (TN) Finito di stampare nel mese di marzo 2012 In copertina: Uganda: ripartire dai piccoli

Foto di Paolo Maino

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GARANZIA DI RISERVATEZZA Ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. n° 196/2003 (tutela dati personali) si garantisce la massima riservatezza dei dati personali forniti dai lettori ad Associazione Via Pacis onlus e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione, o di opporsi al trattamento dei dati che li riguardano, rivolgendosi al Titolare del trattamento dati, Associazione Via Pacis onlus – viale Trento, 100 – 38066 Riva del Garda (TN) o scrivendo al Responsabile Dati dell’Associazione Via Pacis onlus Paolo Maino anche via email all’indirizzo mail@viapacis.info. è possibile consultare l’informativa completa all’indirizzo www.viapacis.info/ privacy.aspx

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INFORMAZIONE

di Tiziano Civettini

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el novembre 2011 Benedetto XVI ha voluto consegnare all’Africa un’esortazione − Africae munus − che ha il sapore della speranza e del coraggio. Ma le sue parole valgono solo per gli africani? Dalle pagine del documento traspare quanto la Chiesa stimi e quanto si aspetti dal continente nero e dai popoli che lo abitano; popoli giovani, pieni di ricchezze interiori e, certamente, anche di contraddizioni. È un invito, per noi cristiani europei, ad abbandonare definitivamente ogni cliché culturale che considera gli

africani poco più che selvaggi da civilizzare o da convertire; essi costituiscono invece un patrimonio di fede, cultura e spiritualità per tutto il mondo e un monito in particolare per noi. Recentemente il Papa ha evocato per l’Europa l’immagine biblica della moglie di Lot, che diventa una statua di sale per essersi voltata indietro, verso le città di Sodoma e Gomorra che stavano per essere distrutte a causa della loro corruzione. Anche l’Europa, culla del cristianesimo, corre il rischio di voltarsi indietro e di rinnegare la sua storia e la sua responsabilità verso il mondo e verso il futuro. È stanca e sfiduciata, ma la sua crisi non è soltanto economica; è essenzialmente una crisi di fede e, di conseguenza, anche di identità ed è, quindi, in gioco la sua stessa sopravvivenza. In Africa, invece, – scrive il Pontefice – “si sperimenta la

gioia di essere cristiani, l’essere sostenuti dalla felicità interiore di conoscere Cristo e di appartenere alla sua Chiesa. Da questa gioia nascono le energie per servire Cristo nelle opprimenti situazioni di sofferenza umana, per mettersi a sua disposizione, senza ripiegarsi sul proprio benessere”. Questo documento è, quindi,

È l’esortazione apostolica che Benedetto XVI ha voluto quale sintesi finale del secondo Sinodo speciale per l’Africa, svoltosi nell’ottobre 2009 e dedicato al tema della riconciliazione, della giustizia e della pace. Il titolo “Africae munus” sintetizza il cuore del messaggio: l’impegno, ma anche il ruolo, che l’Africa è chiamata ad assumersi e, al tempo stesso, il dono che essa è per il mondo.

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rivolto indirettamente anche a noi del vecchio continente e può rappresentare una valida medicina per i nostri mali. Leggendolo, inoltre, è possibile scorgerne - come in trasparenza ed in filigrana - moltissimi tratti del carisma e della spiritualità Via Pacis. Forse che Via Pacis abbia un ruolo e una responsabilità nel risveglio dell’Europa, che tutti si attendono? Questa Esortazione apostolica mette anzitutto al centro la riconciliazione. C’è bisogno di rigenerare alla fede le nuove generazioni; c’è bisogno di una “nuova evangelizzazione” – vi si legge –, ma essa “suppone la riconciliazione con Dio e con se stessi. Essa esige la

riconciliazione con il prossimo, il superamento di ogni barriera, come quelle della lingua, della cultura, della razza”. La riconciliazione non è un optional, ma una “realtà prepolitica”, cioè il presupposto necessario per poter lavorare insieme per il bene comune, perché “solo un’autentica riconciliazione genera una pace duratura nella società”. Il documento continua con altri argomenti cari a Via Pacis: la promozione delle donne, che vengono riconosciute come la “spina dorsale delle Chiese” e alle quali viene affidato il compito di “umanizzare la società”; l’educazione dei giovani, definiti “dono e tesoro di Dio”, speranza certa di futuro; il ruolo dei laici,

Sono venuto in Italia nel 1990 per studiare teologia. In questo periodo conobbi Via Pacis. Spesso mi chiedevo come poter essere utile al mio popolo. Condivisi il mio desiderio di formarmi e proseguire gli studi per poter un domani ritornare in Kenya. Via Pacis credette in me, finanziandomi una borsa di studio. Nacque una relazione profonda e cominciai a percepire una pace che non conoscevo. Finiti i miei studi in Giurisprudenza, con specializzazione in Diritto Internazionale, avvertii nuovamente il richiamo a ritornare nel mio Paese, che viveva un momento di grossa difficoltà. Un paio di anni fa chiesi ai Fondatori: “Posso portare Via Pacis in Kenya, tra la mia gente?”. È così che, dopo quasi vent’anni trascorsi in Italia, dove nel frattempo mi ero sposato, avevo una famiglia ed un lavoro, l’anno scorso mi sono trasferito a Nairobi con mia moglie e le mie due figlie. In questi anni in Kenya ho conosciuto delle persone che desiderano camminare insieme su questa Via della Pace. In Kenya Via Pacis sta facendo tanto e molte persone vivono e pregano grazie a Via Pacis. Peter Onyango (Responsabile Via Pacis Kenya)

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AFRICA, ALZATI!

ai quali si raccomanda di non clericalizzarsi ma di rimanere laici, curando specialmente l’attività lavorativa e le relazioni che in essa si creano, perché “la loro testimonianza cristiana sarà credibile solo se essi sono professionisti competenti e onesti”. E non può passare inosservato il fatto che ai laici viene indicata esplicitamente anche la via dell’appartenenza ai Movimenti e alle Nuove Comunità, “per accogliere e vivere il dono della riconciliazione offerta da Cristo, nostra pace”. La parola d’ordine per i cristiani del terzo millennio sembra, dunque, essere proprio questa: ambasciatori di riconciliazione (e il Papa cita proprio questa espressione nel documento!).


Significa − in altre parole − mettersi con gioia e creatività al servizio dello Spirito, che spinge alla nuova evangelizzazione da laici nel mondo; significa sostenere la promozione della donna e dei giovani come leve del rinnovamento delle società nelle zone più povere del mondo; significa, infine, offrire vie di riconciliazione e integrazione all’umanità ferita che ci circonda. Tutte queste cose sono parte costitutiva del carisma Via Pacis, per cui non possiamo che sentirci incoraggiati a continuare con perseveranza e nuovo slancio nella via intrapresa, fra l’altro già da molti anni proprio anche in Africa.

FORMAZIONE

Il volto dell’evangelizzazione assume oggi il nome di riconciliazione, «condizione indispensabile per instaurare in Africa rapporti di giustizia tra gli uomini e per costruire una pace equa e duratura nel rispetto di ogni individuo e di tutti i popoli; una pace che […] si apre all’apporto di tutte le persone di buona volontà al di là delle rispettive appartenenze religiose, etniche, linguistiche, culturali e sociali» (Africae munus, n. 174)

TESTIMONIANZE Conosco l’Associazione Via Pacis da tre anni e sono grata a Dio per avermi dato questa opportunità, questo dono. Alla fine di ogni incontro comunitario, sento in me un grande cambiamento: cresce e si va fortificando un’Adrienne più saggia, più paziente, più tollerante e semplice. Comprendo sempre più che Dio mi vuole al servizio della riconciliazione e desidera che io cammini nella pace e nella gioia nella vita di tutti i giorni. Ma prima di tutto sento di dover “tracciare” questa strada di pace in me, perché posso donare solo ciò che ho. Sono convinta che, solo una volta trovata questa pace nel mio cuore, tutte le altre strade si apriranno automaticamente e troveranno il loro posto in me la preghiera e le buone azioni quotidiane! E le persone, che mi sono attorno e che mi osservano, potranno dire: “Quella non è l’Adrienne che conoscevamo! È un’Adrienne nuova, con un’altra identità: quella di Via Pacis!”. Adrienne

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Giornata Mondiale della Gioventù

«Cari giovani, non conformatevi con qualcosa che sia meno della Verità e dell’Amore, non conformatevi con qualcuno che sia meno di Cristo» Benedetto XVI

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Sono trascorsi ormai alcuni mesi dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid e, se guardo indietro, rivivo con nostalgia ogni momento di quella meravigliosa esperienza. Quell’evento ha significato moltissimo per me e ha segnato l’inizio di un cambiamento interiore profondo. In quei dieci giorni ho scoperto un Dio amico, un Dio che si prende cura di noi con dolcezza e che si fa presente con semplicità nella nostra vita attraverso uno sguardo, un abbraccio, una parola di conforto di un fratello. Prima di partire tendevo ad affrontare qualsiasi situazione con le mie sole forze e, davanti ad un’offerta di aiuto, lasciavo vincere il mio orgoglio. Anche nei miei rapporti con gli altri ero piuttosto chiusa e diffidente e le amicizie vere certo non abbondavano. A Madrid ho avuto la grande opportunità di vivere un’esperienza fortemente comunitaria: ho imparato a lasciare un po’ da parte me stessa e a mettermi in gioco con i miei compagni di viaggio, ricevendo da ognuno mille volte di più di quello che io riuscivo a dare. Tornata a casa, il Signore mi ha concesso una grande grazia: quella di iniziare a camminare in Via Pacis. Qui trovo ogni giorno delle persone che mi fanno sentire preziosa e amata e che mi accompagnano nel mio percorso di fede. Ogni volta che si ripresentano le mie paure e difficoltà, so di poter contare sulla comprensione e il sostegno di tanti fratelli, ma soprattutto ho la certezza che con il loro aiuto riuscirò a tenere accesa quella fiammella della fede che Benedetto XVI ci ha invitato a portare nel mondo. Camilla, 20 anni


Da un paio d’anni vivevo in un mondo che mi ero costruita, nel quale io ero padrona assoluta delle mie scelte e della mia vita. Nel mio cuore, però, sentivo che questa felicità apparente non faceva altro che alimentare in me un senso di vuoto e di smarrimento. L’occasione per riprendere in mano la mia vita e rivisitarne determinati aspetti, l’ho avuta partecipando alla Giornata Mondiale della Gioventù. Non mi ero creata alcuna aspettativa per quei giorni, ma, consapevole del mio desiderio di cambiamento, speravo di ricevere luce sulle numerose contraddizioni che caratterizzavano la mia vita. Penso di non aver mai vissuto prima d’ora un’esperienza così viva e sentita! La gioia nei volti dei miei fratelli, le danze e i canti che ogni giorno ci accompagnavano, il vivere in semplicità e in unità, tutto questo ha fatto rifiorire in me quella parte che cercavo costantemente di sopprimere a causa della mia pigrizia e del compiacimento illusorio di vivere secondo ciò che mi faceva piacere. Oggi sento che molti aspetti della mia vita sono cambiati: nutro il desiderio di impostare relazioni sane e costruttive; vivo gli impegni comunitari in Via Pacis non più come un peso, ma come una fonte di ricchezza da cui attingere sempre forza; capisco l’importanza e la necessità di avere al mio fianco una guida, che possa dirigere i miei passi verso una conoscenza sempre più profonda e veritiera di me stessa e di Dio. Elisa, 20 anni

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«La fede non è la semplice accettazione di alcune verità astratte, bensì una relazione intima con Cristo che ci porta ad aprire il nostro cuore a questo mistero di amore e a vivere come persone che si riconoscono amate da Dio» Benedetto XVI

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Foto di Silvia Sommadossi

FORMAZIONE

di Walter Versini

L’

epoca in cui la storia sembrava dominata dalle ideologie si è chiusa con il crollo dell’impero sovietico, alla fine degli anni ‘80. Non dobbiamo però illuderci che le ideologie siano scomparse e le loro aspirazioni totalitarie non costituiscano più un problema. Anche nell’epoca post-moderna, caratterizzata da dinamiche culturali di fondo diverse, ne sono presenti varie, e riescono ad operare senza attirare troppo l’attenzione. Non hanno leader riconosciuti, e non si identificano con una nazione. La loro presenza è diffusa, trasversale, e si concentra soprattutto nei mezzi di comunicazione di massa, dai quali cerca di plasmare la mentalità della gente e di influenzare le decisioni politiche. Nell’Enciclica Caritas in veritate Benedetto XVI attira l’attenzione sull’ideologia tecnocratica.

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L’AREOPAGO

Per tecnocrazia si intende l’idea secondo la quale dovrebbe essere la tecnica − e, quindi, le persone dotate di competenza tecnica −, a guidare la società intera; in altre parole che la tecnica non solo dovrebbe mettere a disposizione i mezzi per raggiungere degli obiettivi, ma che dovrebbe fissare gli obiettivi stessi. Ma così “la tecnica minaccia di diventare il tiranno della società umana” (K. Lorenz). Si tratta davvero di un’ideologia? Per rendersene conto basta notare alcune inquietanti somiglianze con le ideologie del passato, come ad esempio il marxismo.Esse promettevano un futuro di felicità, che si sarebbe ottenuto con la rivoluzione sociale. La tecnocrazia promette ancora di più: benessere, guarigione dalle malattie, soddisfazione dei desideri. Cambia solo il mezzo, che ora è il progresso scientifico e tecnologico. Come già il marxismo, chi promette un paradiso fittizio non gradisce che si speri nel paradiso vero: la tecnocrazia attacca il cristianesimo in mille modi. Simile è anche la tendenza totalitaria: di fronte a così grandi promesse, non si accettano

L’areopago

ostacoli; diventa lecito anche sacrificare la vita umana, ad esempio quella degli embrioni, per trarne cellule staminali. Chi si oppone è presentato come nemico dell’umanità e come un illuso ormai fuori dalla storia. Eppure proprio la storia insegna il contrario. Questa ideologia, infatti, ripropone tanti temi del positivismo, l’ideologia della borghesia industriale dell’Ottocento: esso sosteneva che il progresso scientifico avrebbe portato alla soluzione di tutti i problemi dell’umanità. Poi ci si accorse che dal progresso tecnologico nasceva il treno, ma anche il carro armato; gli antibiotici, ma anche l’inquinamento. Infine l’orrore della bomba atomica convinse tutti, scienziati per primi, che la scienza non poteva sottrarsi alla responsabilità etica. Troppi oggi vorrebbero farci dimenticare quella dura lezione. Scienza e tecnica sono meravigliosi frutti della creatività umana, ma non possono indicarci il senso della nostra vita. Per cercare ciò che è vero, buono, bello, dovremo sempre lasciarci guidare dalla ragione, dalla coscienza e dalla Parola di Dio.


“Il termine sobrietà può far pensare a povertà, sacrificio, rinuncia, fatica, mentre è davvero la possibilità di spiegare le ali e poter volare, liberi da schiavitù e pesi. Sì, perché sobrietà e libertà si intrecciano e si rinforzano a vicenda. Quindi sobrietà come stile di vita, come ricerca di equilibrio e leggerezza, di originalità e cortesia, di semplicità e bellezza. Sobrietà come sfida alla frivolezza del vivere, alla volgarità del parlare, al superamento dell’effimero, del superficiale, del superfluo. L’attenzione alla sobrietà comporta anche una sana gestione del tempo, delle risorse, della salute, che diventa ricerca di eleganza e buon gusto e, soprattutto, disintossicazione dalla dipendenza delle cose. Ciò significa anche un recuperare il senso della misura e della sazietà per ritrovare l’essenziale e la verità della vita e di noi stessi. Possiamo trovare il fascino e la spinta alla sobrietà nel suo fondamento: la ricerca della giustizia e dell’equità, coniugata con la sapienza e l’umiltà. Questo tempo di grave crisi − politica, economica, sociale, morale − può diventare un’opportunità per passare da una cultura dello spreco ad una scelta dello “spreco di se stessi”: il donarsi totalmente”. (Paolo e Eliana Maino)


Sensibilizzazione ai progetti dell’Associazione attraverso la musica ed il canto (Corale ed Equipe Via Pacis) Progetto in-formazione alla solidarietà attraverso la Rivista “Sulla Via della Pace”

Responsabile: suor Rosanna Favero ATTIVITÀ DI ALFABETIZZAZIONE, ISTRUZIONE E FORMAZIONE PER BAMBINI E RAGAZZI

Formazione di operatori alla solidarietà Altri progetti in varie località d’Italia

ITALIA

Sostentamento di una scuola materna Anciray Programma di alfabetizzazione Santa Teresa Sostentamento di una scuola materna San José Sostegno negli studi di ragazzi Mangyans San José

«La verità dello sviluppo consiste nella sua integralità: se non è di tutto l’uomo e di ogni uomo lo sviluppo non è vero sviluppo» Benedetto XVI, Caritas in Veritate n.18

SOSTEGNO NEGLI STUDI A RAGAZZE BIRMANE Ad un gruppo di ragazze birmane è data la possibilità di una formazione superiore in previsione del loro ritorno nel paese di origine per aiutare la propria gente. San José FINANZIAMENTO PER SPESE MEDICHE E ACQUISTO DI FARMACI Cura e prevenzione sanitaria per molti poveri. San José SOSTEGNO A DISTANZA INDIVIDUALE Suor Rosanna Favero, insieme ai suoi collaboratori, si preoccupa dei bambini, interessandosi della loro situazione familiare, dello stato di salute e dell’andamento scolastico. Almeno una volta all’anno fa pervenire agli adottanti notizie di ciascun piccolo.

Ad alcuni studenti, molto poveri ma seriamente motivati, viene offerta la possibilità di accedere ad una formazione universitaria.

Responsabile: Maria Echevarria Pérez SOSTEGNO A BAMBINI Accoglienza di minori in stato di abbandono o a rischio sociale, in collaborazione con l’Associazione CE Progresa Amantanì. Sono stati acquistati materiali utili a migliorare l’attenzione dei bambini da 0 a 3 anni, rafforzando l’area di stimolazione precoce, nonché permettendo l’accesso a terapie specifiche. Cutsco

Responsabile: suor Rita Panzarin ACQUISTO DI UNA JEEP PER IL CENTRO SANITARIO Un gravissimo incidente ha distrutto un fuoristrada - mezzo indispensabile per raggiungere e trasportare i malati - e si è, quindi, resa necessaria la sua sostituzione. Sembé ALLESTIMENTO DI UNA CASA PER MEDICI E ACQUISTO DI FARMACI Acquisto dell’arredamento necessario per la casa dei medici presenti al Centro Sanitario, nonché di medicinali, indispensabili per la cura delle numerose patologie presenti nel territorio. Sembé


Responsabile: Julian Ramirez Zuluaga ATTIVITÀ DI SOSTEGNO A BAMBINI POVERI Sostegno a distanza collettivo rivolto ai bambini di famiglie molto povere che rischiano la vita di strada, con i pericoli ad essa connessi. Accolti dalle Suore dell’Annunciazione, ricevono pasti caldi, vestiario, aiuto per gli studi e sostegno psicologico. Calarcà La Virginia SOSTEGNO ATTIVITÀ CARITATIVE Aiuto alle attività pastorali e caritative della Parrocchia a favore dei più poveri. Calarcà

Responsabile: Peter Onyango SOSTEGNO AGLI ABITANTI DI UNYOLO E DINTORNI Spese di gestione di una piccola stalla con 10 mucche. Sostentamento della scuola materna Via Pacis. Progetto agrario a favore delle donne. Piantagione di eucalipti. Da diversi anni Peter Onyango conduce un programma di solidarietà e sviluppo, attraverso piccoli progetti integrati nella realtà del territorio, a favore degli abitanti di Unyolo e dintorni, in una zona estremamente povera del Kenya.

SOSTEGNO NEGLI STUDI UNIVERSITARI Assicurare la possibilità di un’alta formazione a studenti universitari Mostar

AMPLIAMENTO CENTRO PER CIECHI L’attuale centro non è più sufficiente a soddisfare la crescente richiesta di cure sanitarie, sostegno psicologico ed economico, aiuto nella ricerca di un lavoro: si è reso, pertanto, necessario procedere al suo ampliamento. Chennai (Madras) Responsabile: suor Alangaram SOSTEGNO AL DISPENSARIO MEDICO Il dispensario garantisce cure sanitarie e medicinali per i poveri della zona. Tanjavur

BOSNIA Responsabile: don Kresimir Puljic COSTRUZIONE CENTRO PER GIOVANI Contributo alla costruzione di un centro di aggregazione che consenta la nascita di amicizie e solidarietà fra giovani ancora turbati dai conflitti vissuti fino a pochi anni fa nella loro terra. Mostar

Responsabile: suor Dominic Mary ACQUISTO MEDICINALI A molte persone disagiate nei sobborghi della grande città è data la possibilità di prevenire e curare la cecità. Chennai (Madras)

Responsabile: mons. Giuseppe Pasotto SOSTENTAMENTO CASA PER GIOVANI IN DIFFICOLTÀ Alcuni giovani disagiati sono seguiti a livello umano, psicologico e lavorativo presso una piccola fattoria fino al raggiungimento della loro autonomia. Tbilisi

EMERGENZA ALLUVIONE Sostegno alla popolazione colpita da forti alluvioni, che hanno devastato alcuni villaggi e compromesso il raccolto del riso. Tanjavur

Responsabile: padre Vittorio Blasi SOSTEGNO AL CENTRO “SHALOM AMAHORO” Continua l’aiuto al centro che ospita circa 100 ragazzi orfani. Bujumbura

Responsabile: mons. F. Antonisamy SOSTEGNO STUDENTI UNIVERSITARI Ad alcuni studenti Dalits (senza casta), molto poveri ma seriamente motivati, viene offerta la possibilità di accedere ad una formazione universitaria, stimolo per la crescita personale in previsione di un futuro servizio alla collettività. Kumbakonam

Responsabile: padre Ferruccio Modena SOSTEGNO DI 10 MENSE Ogni giorno 1500 bambini ricevono un pasto caldo e nutriente. Cochabamba


BORSE DI STUDIO € 4.221,00 1,1 %

BOSNIA € 3.000,00 0,8 %

BOLIVIA € 8.381,00 2,3 %

COLOMBIA € 14.767,00 4,0 %

CONGO € 43.027,00 11,7 % FILIPPINE € 16.124,00 4,4 %

SOSTEGNO A DISTANZA € 192.124,00 52,1 %

GEORGIA € 1.026,00 0,3 %

ITALIA € 59.325,00 16,1 %

HAITI € 4.546,00 1,2 %

PERÙ € 400,00 0,1 %

KENYA € 6.229,00 1,7 %

INDIA € 15.462,00 4,2 %

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5x mille Associazione Via Pacis onlus

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Sostegno del volontariato e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni e fondazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art. 10,c.l , lett. a, del D. lgs. n. 460 del 1987

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FORMAZIONE

Foto di Silvia Sommadossi

di Paolo Maino

Che cos’è la carità? Nel parlare corrente, il termine “carità” ha conosciuto un progressivo deterioramento, fino a diventare sinonimo di beneficienza, di elemosina. La carità però è la forza dell’amore, capace di superare tensioni e conflitti e andare al cuore dell’uomo. La carità, infatti,

comprende tutte le dimensioni della persona e della società: la cura del corpo e dell’anima, la convivenza, le relazioni, il lavoro, la politica, l’economia. L’ inno di san Paolo, tratto dalla sua lettera ai cristiani di Corinto, evidenzia come la carità sia più di una semplice attività. Ogni azione bella, buona, coraggiosa, eroica, resterebbe insufficiente se, veicolando l’amore per l’uomo, non si nutrisse dell’incontro con Cristo: “Se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per essere bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova”. Questa ‘caritas’ - scrive Papa Benedetto XVI - “è una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con

coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace. È una forza che ha la sua origine in Dio, Amore eterno e Verità assoluta” (Caritas in Veritate, 1). La carità non si mostra dunque nei grandi progetti di solidarietà, negli atti eroici e nemmeno nella quantità di pratiche religiose compiute, ma nel cercare di amare giorno dopo giorno, nella quotidianità, radicati in Dio. Ci vuole molto impegno per operare con carità a favore della giustizia e della pace, a partire da noi stessi, combattendo prima di tutto le nostre superficialità, chiusure, egoismi, incoerenze, fragilità, pigrizie, invidie, gelosie, e poi facendoci carico delle nostre responsabilità verso gli altri.

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FORMAZIONE

Senza distogliere lo sguardo dal povero Nostro compito è testimoniare con la vita e con le opere la caritas di Dio, e, più specificamente, il Vangelo della riconciliazione, senza però “mai distogliere lo sguardo dal povero”. È l’esempio a suscitare discepoli; è l’esempio a dare forza alle parole: è l’esempio a toccare i cuori. Nell’Associazione Via Pacis, fin dagli inizi è stato importante cercare di mettere in pratica un brano della Bibbia tratto dal profeta Malachia: “Portate le decime intere nel tesoro del tempio, perché ci sia cibo nella mia casa; poi mettetemi pure alla prova in questo - dice il Signore degli eserciti - se io non vi aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su di voi benedizioni sovrabbondanti” (Mal 3,10). Molti

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VIVERE LA CARITÀ

hanno seguito questo esempio, donando costantemente, mese dopo mese, parte delle proprie entrate a favore dell’umanità sofferente e bisognosa. Questo ci ha portati ad una disponibilità di condivisione, ma soprattutto ci ha interpellati sull’autenticità della nostra conversione. Ci siamo chiesti infatti: che differenza c’è tra il destinare mensilmente una parte delle nostre entrate per i poveri e il devolvere un’offerta più cospicua una tantum? Vi è una differenza sostanziale: versando costantemente la “decima” si decide di mettere tutte le proprie entrate economiche sotto la signoria di Gesù; è un segno di libertà e di consacrazione della propria persona e dei propri beni. Questo consente di “non distogliere mai lo sguardo dal povero”, permette una partecipazione personale, nella dimensione comunitaria, al bisogno ed alla sofferenza dell’altro; apre alle preoccupazioni

di Dio, alla sua passione per l’uomo; spinge a donare non solo qualcosa di nostro, ma noi stessi, senza umiliare chi riceve.

La sobrietà come stile di vita Tutti sentiamo il bisogno di accumulare per la preoccupazione del domani, per la ricerca di un senso di sicurezza. Ma ciò può trasformarsi in angoscia e privarci della pace. Il Vangelo ci avvisa - e l’esperienza ce lo conferma che “là dov’è il nostro tesoro, là è anche il nostro cuore”. E se il nostro cuore è occupato e preoccupato ad accumulare, non può essere occupato e preoccupato per le cose di Dio. Tutto questo richiama al coraggio di abbandonarsi alla provvidenza di Dio, secondo le parole di Gesù stesso: “non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo di


FORMAZIONE

quello che indosserete; la vita La sobrietà è una declinazione forse non vale più del cibo e il della povertà a partire dalle corpo più del vestito? Guardate nostre piccole o grandi scelte gli uccelli del cielo: non seminano, quotidiane. La sobrietà è uno né mietono, né ammassano nei stile di vita, che si esprime granai; eppure il Padre vostro nell’attenzione ai consumi e celeste li nutre. Non contate voi allo spreco, nell’impegno per forse più di loro?” (Mt 6,25-26). rimuovere o ridurre le cause che Alcune persone di buona sono alla radice di tante povertà volontà, ascoltando questo in noi, attorno a noi e nel mondo. brano e sentendosi provocate Sobrietà è pulizia di linguaggio da esso, concludono che l’unica e di pensiero, rinuncia ai nostri via possibile sia la privilegi, ai nostri povertà assoluta, lussi, cioè alle «non possiamo lo spogliarsi di tutto cose inutili o pensare di vivendo – come superflue. si suol dire - di La scelta poter vivere “provvidenza”. Ma preferenziale per i la giustizia questa soluzione poveri, l’impegno e la pace senza una – qualora non vi di condivisione sia una chiamata con loro, ci scelta radicale specifica – può spinge ad evitare di sobrietà» costituire un ogni astrattezza, drammatico interpellandoci travisamento. Come laici, siamo sull’importanza di vivere una chiamati ad armonizzare la giusta relazione con le nostre fiducia nella provvidenza con la ricchezze. Questo porta a responsabilità verso le persone saper distinguere tra i bisogni che ci sono affidate in famiglia e veri e quelli indotti, tra cosa sia nella società. Potremmo, quindi, realmente necessario e cosa affermare più correttamente che superfluo. siamo chiamati alla sobrietà come Osservando la società stile di vita. occidentale si nota come Il Vangelo sopra citato richiama essa si fondi sui consumi. piuttosto a mettere delle priorità La corsa all’acquisto serve a alla nostra vita, suggerisce tranquillizzarci e a compensare un determinato stile di vita, le nostre insoddisfazioni, come rammenta il buon uso dei nostri se la nostra felicità consistesse beni e, soprattutto, indica per che essenzialmente nel possedere, cosa preoccuparci. È insomma dimenticando le altre dimensioni un richiamo forte alla sobrietà, della persona: la relazionalità, la non solo a livello personale, spiritualità, la gratuità, l’amicizia, familiare e comunitario, ma anche l’amore. a livello civile, nella dimensione Coniugando in maniera armonica nazionale e mondiale: diventa, tutte queste dimensioni possiamo infatti, sempre più urgente una essere certi di realizzare anche il rivoluzione culturale ed etica nostro benessere. ispirata alla sobrietà. La sobrietà Quando parliamo di ricchezze non è un optional, ma un vero e da condividere, pensiamo proprio imperativo: non possiamo generalmente al denaro, ai beni pensare di poter vivere la giustizia economici; ma ricchezza è e la pace senza una scelta anche il nostro tempo, le nostre radicale di sobrietà. attitudini, la nostra cultura, la

nostra creatività, la nostra famiglia e la nostra casa aperta. La ricchezza più grande che abbiamo è il tempo: sobrietà è saperlo organizzare e disciplinare, in modo da favorire sempre più le relazioni familiari, comunitarie, amicali, sociali, che costruiscono il bene della persona e della comunità, nel dialogo e nel reciproco scambio. Fare ordine nel tempo, nella giornata, permette inoltre di liberare energie e condividere le proprie capacità con altri, cominciando dallo spazio privato di casa nostra. Per contro, la ricchezza − intesa come denaro e beni materiali − non è, di per sé, né positiva né negativa. È l’uso che ne facciamo a connotarla in un modo o nell’altro. Ci viene data in gestione e va usata per il bene comune. In caso contrario invade il nostro essere, riducendoci in schiavitù. È per questo motivo che il salmista ci avvisa: “Alla ricchezza, anche se abbonda, non attaccate il cuore” (Sal 62,11).

«L’amore è una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace» Benedetto XVI

VIVERE LA CARITÀ

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Mi piace

di Chiara Brighenti

Non mi piace

Giovani! Chiara Brighenti In certi momenti ci sembra davvero pesante avere dei doveri ai quali non poter dire di no… Ci verrebbe spontaneo dire: “io voglio avere la libertà di usare il mio tempo come voglio, questa cosa adesso non la voglio proprio fare, adesso mi sento stanco\a e ho il diritto di riposarmi!”. In effetti, non credo ci sia qualcosa di male nel ritagliarsi dei piccoli spazi nelle giornate per rilassarsi e stare un po’ tranquilli. Credo però che il nostro “grado di libertà” non aumenti solo in funzione della durata di questi spazi. Essere più liberi, cioè, non vuol dire eliminare gli impegni e aumentare quanto più possibile i momenti di relax e tempo libero. Infatti se non avessimo mai nessun dovere, nessun impegno, non saremmo neanche in grado di apprezzare gli attimi di tranquillità e, soprattutto, non avremmo l’occasione di crescere, di mettere in gioco le nostre capacità e donarci agli altri. Non dobbiamo però nemmeno cadere nel rischio opposto dell’attivismo: è fondamentale trovare un equilibrio, e per farlo occorre innanzitutto fermarsi e chiedersi: quali sono gli obiettivi che voglio raggiungere? quali sono le priorità della mia vita? che cosa è veramente essenziale per me? Detta così sembra facile. In realtà spesso è molto difficile rinunciare a qualcosa per qualcos’altro, capire cosa sia davvero importante e cosa invece sia determinato dalla voglia del momento. In tutto ciò penso sia fondamentale conoscersi, avere il coraggio di fare delle scelte e avere l’umiltà di chiedere consiglio alle persone di cui sappiamo di poterci fidare. Forse allora la nostra libertà non dipende dal riuscire a fare quello che ci piace, ma dal prendere consapevolezza del valore delle cose e del tempo e dell’importanza di avere un ordine nella loro gestione. Mi piace

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Giovani, aprite gli occhi!

di Mariateresa Tonelli

Ateo Convinto Giovani, aprite gli occhi! Ormai è un dato di fatto, la religione cattolica si sta estinguendo, prima o poi finiranno col toglierla persino dalle scuole. D’altronde, chi può credere a tutte queste fandonie? Il cristianesimo si ritiene una religione ‘libera’, ma poi impone alla gente di andare in chiesa ogni domenica, di pregare, di non commettere peccati, di non mangiare carne il venerdì, di non fare sesso... Ecco cosa vuole il cristianesimo: un popolo di sottomessi! Ci priva della nostra libertà! Mi piace

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Mariateresa Tonelli Le questioni che hai sollevato sono molto interessanti, e uno scambio di idee non fa mai male. Tu dici che la religione ci priva della nostra libertà e io voglio chiederti: qualcuno ti ha mai puntato una pistola obbligandoti ad andare in chiesa la domenica? Credo che siamo tutti liberi di scegliere... o meglio quasi tutti, visto che gli unici a non poter dire la loro oggi sembrano proprio essere i cristiani, che vantano il triste primato di essere i fedeli più perseguitati al mondo! Non è forse stata la religione cristiana ad affermare i princìpi di pace, libertà, e uguaglianza? Altro che Rivoluzione francese! Mi piace

Ateo Convinto Bei princìpi... in teoria. Ma nella pratica? La Chiesa predica la povertà nel mondo, ci dice tanto di essere generosi, di fare la carità. E poi? È la prima che si ricopre d’oro dalla testa ai piedi. Mi piace

Mariateresa Tonelli Credo che non ci sia nessuna incoerenza. Forse dimentichi che grazie alla Chiesa molte persone sono state curate, alfabetizzate... sono stati costruiti ospedali, scuole, pozzi, ecc. E non si parla mai di quei missionari che lasciano tutto per donare la propria la vita a chi è stato abbandonato da tutto e da tutti. Chissà perché si vedono solo gli aspetti negativi... Forse perché ultimamente infangare la Chiesa va molto di moda? In ogni caso, se la cosa ti può fare star meglio, scriverò personalmente a Benedetto XVI per dirgli di farsi restituire quanto ha donato ai poveri =) Mi piace

Ateo Convinto Se le cose sono tanto chiare come dici tu, come mai in chiesa ormai si vedono solo anziani? Mi piace

Mariateresa Tonelli Se è per questo, io ho diciott’anni e prego e vado a messa tutte le domeniche, e - mi dispiace dirtelo - ma le rughe non mi sono ancora spuntate! E quest’estate insieme a me, alla Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid, c’erano più di 2 milioni di giovani, entusiasti di stare con il Papa! Mi piace

Ateo Convinto E come la mettiamo con i mali della Chiesa? Non è che stai cercando di nascondere i tanti casi di pedofilia? Mi piace

Mariateresa Tonelli Non voglio coprire le colpe o le mancanze della Chiesa. “Grazie a Dio” la Chiesa è fatta da uomini, che non sono - e non si sentono migliori degli altri e che, come tali, commettono degli errori, come tutti noi del resto. La storia ci insegna che dove c’è l’uomo convivono bene e male, luce e ombra: chi è senza peccato scagli la prima pietra... Quanto al giudicare, lascio fare alla giustizia. Buona serata =) Mi piace

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RIFLESSI DI SPERANZA

Una domenica, mentre ero a Messa, ho chiesto a Gesù di riempire il vuoto che sentivo dentro di me. Uscita dalla chiesa, mi si è avvicinata un’amica che mi ha proposto di partecipare ad un incontro dell’Associazione Via Pacis. Le ho detto subito di sì. Da allora sono passati undici anni e non sono mai mancata agli incontri dell’Associazione. Gli amici di Via Pacis mi hanno accolta fin dall’inizio come una sorella, accettandomi con tutti i miei difetti e le mie difficoltà, soprattutto nel relazionarmi con gli altri. In Via Pacis ho avvertito la presenza liberante dello Spirito Santo e posso dire che il Signore mi ha guarita da tante ferite che portavo in me fin dalla tenera età. Ho riscoperto l’Adorazione, lo stare davanti a Gesù Eucarestia: è una gioia indescrivibile; quando sono lì in silenzio davanti a Lui, sento che il Signore entra nel mio cuore con tenerezza e mi accorgo che la pace mi invade. È proprio durante l’adorazione che sono riuscita a perdonare chi mi aveva fatto del male. Ogni giorno di più scopro come Via Pacis sia per me una fonte preziosa, un tesoro che scopro essere scuola continua, che mi conduce alla Parola di Dio attraverso la riconciliazione e il perdono permanente. Mi ha cambiato la vita e ha portato beneficio anche alla mia famiglia. Angela

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TESTIMONIANZE

Dio fa germogliare la vita anche nel deserto più arido

La mia infanzia e la mia giovinezza sono state un terreno “difficile”. Ho sempre avuto l’impressione che mio padre non fosse stato contento della nascita di una figlia femmina: non ho mai ricevuto da lui una buona parola o un gesto di tenerezza, né mi è mai stato permesso di farli a lui, nemmeno in punto di morte. D’altronde, lui era cresciuto in un collegio, lontano dalla famiglia, dove la tenerezza non era certo di casa. Sono cresciuta con l’idea che noi fratelli dovessimo bastare a noi stessi: non ci era permesso frequentare amici o invitarli a casa. La nostra vita sociale poteva riassumersi nelle tre “c”: casa, chiesa e cimitero. Non siamo mai andati in vacanza insieme. L’unico ambiente in cui potevo incontrare ragazzi della mia età era la scuola. Studiare mi piaceva molto, mi dava gratificazione. Riuscivo bene nello studio, e su di esso finii per poggiare tutta la mia vita. A 19 anni, terminata la scuola superiore, il mondo mi crollò addosso. Mi sentivo una fallita, inutile e disoccupata, come se avessi avuto più di 80 anni. Ero stanca di vivere e più volte ho pensato di farla finita. In famiglia mi ritenevo incompresa e non amata. Mi chiudevo per giorni nella mia camera, lottando contro tutto e contro tutti. Ma nella mia disperazione avvertii chiara dentro di me una voce che mi diceva: “Io non ti abbandonerò mai!”. Di qui, la svolta. Ero in

ricerca di Dio e, grazie ad una nuova vicina di casa, incontrai Via Pacis. Incominciò un cammino lungo e difficile, nel quale la Sua grazia non è mai venuta meno. A 27 anni mi ammalai di depressione. Lavoravo come impiegata in una grossa azienda, ma, costretta dalla malattia, dovetti scegliere un lavoro manuale. Fui assunta in una Casa di Riposo ad assistere gli anziani. Mi piacque subito moltissimo: potevo aiutare delle persone più bisognose di me. Mi sentii rinascere e, grazie all’aiuto di una persona di Via Pacis, riuscii a conseguire il diploma per poter operare nel settore. A 33 anni sono andata a vivere da sola: è stata per me una grande conquista, impensabile fino a qualche anno prima. Tutt’ora convivo con la mia malattia, che si sta “alleggerendo” e che non mi impedisce di vedere e gustare la presenza di Dio nelle mie giornate. Sono passati 25 anni dal mio primo incontro con Via Pacis e la mia vita è rinata. Il Signore mi ha fatto camminare a piccoli passi, ma, se mi guardo indietro, posso dire che ha operato in me veri e propri miracoli. In questi anni ho avuto l’opportunità di rivisitare tutti i miei rapporti interpersonali, lavorando sul perdono per poter essere sempre più libera. Dio mi ha guarita nel profondo e lo ringrazio, perché oggi mi sento una donna più matura, più consapevole e più realizzata.

Foto di Mariateresa Tonelli

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FORMAZIONE

Quanto Amo la Tua Parola, Signore

“Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”. Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”. Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!”. I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: “Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”. Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: “E chi può essere salvato?”. Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: “Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio”. Pietro allora prese a dirgli: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. Gesù gli rispose: “In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà.”. (Mc 10,17-30)

di Gregorio Vivaldelli

l versetto 21 del capitolo 10 del Vangelo di Marco troviamo scritto che Gesù a quel tale

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che gli corse incontro dice: va', vendi quello che hai e dallo ai poveri. Per san Francesco d’Assisi praticare con semplicità e zelo questo passo evangelico significava diventare sposo di «madonna Povertà» per poter così, letteralmente, «vivere secondo la forma del santo Vangelo» (Fonti Francescane). La Chiesa registra nella sua bimillenaria esperienza storica la presenza di una antica tradizione

che, considerando la povertà come una sorta di prerequisito per raggiungere il cosiddetto “stato di perfezione cristiana”, valuta ogni ricchezza come una realtà intrinsecamente negativa. va', vendi quello che hai e dallo ai poveri. Si tratta forse di una regola generale di condotta che Gesù propone a chiunque desideri incamminarsi sulla via del discepolato cristiano? Per tutti quei cristiani che proprio


non si sentono chiamati a vendere i beni che possiedono ma che, anzi, cercano di vivere il proprio discepolato cristiano e la propria appartenenza ecclesiale possedendo dei beni ed esercitando magari professioni economicamente retribuite bene o anche molto bene, cosa può voler dire il Vangelo? va', vendi quello che hai e dallo ai poveri. Si tratta di una richiesta alquanto singolare. va', vendi quello che hai: con nessun altro Gesù esige così tanto come con il tale del nostro brano ricco di molti beni, Mc 10,22 (nella versione di Matteo si precisa che si tratta di un giovane ricco). Gesù è estremamente esigente con il suo interlocutore: vendi (originale greco: póleson), e soltanto poi: e vieni! Seguimi! (Mc 10,21). Per i più stretti collaboratori di Gesù (Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni) i Vangeli registrano semplicemente una “chiamata” che li rende idonei alla sequela (cfr Mc 1,17.20; 2,14; Mt 4,19.21; 9,9). Ad essi Gesù non chiede di vendere nulla. Pietro e gli altri, di loro spontanea volontà, decidono di “lasciare” (originale greco: aphéntes, cfr Mc 1,18.20; 10,28; Mt 4,20.22; 19,27) il loro lavoro e i loro beni familiari. Nessuna vendita. I discepoli, per seguire Gesù, fanno una scelta di povertà provvisoria, continuando a mantenere la proprietà dei loro beni, disponendone anche

durante la loro esperienza con questo tale l’osservanza della Gesù (cfr Mt 8,14; Mc 2,15; Legge mosaica è semplicemente Gv 21). Perché, allora, con questo il piedistallo sul quale erigere tale Gesù è così esigente? Qual è la bravura e la rettitudine della il vero scopo di questo racconto propria persona. Ma questo è un evangelico? livello molto basso di giustizia. va', vendi quello che hai e dallo È una giustizia da «scribi e farisei» ai poveri. Da quanto abbiamo (cfr Mt 5,20) che non permette detto si comprende che queste di scoprire la vera novità del parole di Gesù sono indirizzate Regno. La novità del Regno è una al caso specifico rappresentato verità antica: l’amore verso Dio si da questo tale. Si tratta di un realizza nell’esercizio gioioso della comando che vuole essere una generosità e della fattiva premura sorta di “terapia nei confronti delle molte «Gesù non ha persone in miseria. Per d’urto” in grado vietato di essere il nostro tale la ricchezza di smascherare e sbriciolare le certezze è la sua “occasione di ricchi, ma di relative alla propria scandalo” (cfr Mt 18,8essere ricchi religiosità del tale, 9), che gli impedisce ingiustamente e di vedere le vittime protagonista del racconto. Quindi, insaziabilmente» della storia che vivono niente regola generale accanto a lui. Ecco (Clemente da estendere a perché Gesù lo invita a d’Alessandria) “staccarsene”. Gesù, tutti coloro che vogliono seguire cercando di intessere Gesù. È importante comprendere un rapporto personale con lui cosa Gesù voglia cambiare (Gesù, fissò lo sguardo su di della condotta del suo ricco lui, lo amò, Mc 10,21), vuole interlocutore e verificare se abbia fargli capire il senso profondo qualcosa da dire anche alla dell’osservanza della Legge: nostra coscienza. l’amore. Il Vangelo, tuttavia, tutte queste cose le ho registra l’incapacità del tale di osservate. Queste parole del riconoscere le proprie mancanze nostro tale permettono di cogliere e correggere la propria condotta. il cuore della questione: l’ipocrisia. Non è questione di ricchezza o Il tale è convinto di essere giusto povertà: si entra nel regno dei grazie all’obbedienza ai comandi Dio (Mc 10,25) solo se si ama. della Legge. Ma nelle parole È la mancanza di amore verso del suo interlocutore Gesù non Dio e verso il prossimo il vero avverte nessun afflato amoroso, sbarramento insormontabile. né verso Dio né verso gli altri. Per

«Il problema che si pone per il laico, di fronte alla beatitudine della povertà, è come conciliare spoliazione e uso dei beni. Contemperare queste due esigenze apparentemente fra loro antitetiche è stato, ed è, problema che ha inquietato e qualche volta angosciato la coscienza dei laici credenti, soprattutto di coloro che hanno inteso prendere sul serio il “Discorso della montagna” e si sono posti il problema del giusto uso delle ricchezze. Il “caso serio” della più avvertita coscienza laicale è aggravato dalla natura, e dall’interpretazione che storicamente ne è stata data fin dai primi secoli cristiani, dei testi scritturistici nei quali si affronta il problema del rapporto tra l’uomo e i beni della terra» (Giorgio Campanini)

QUANTO AMO LA TUA PAROLA, SIGNORE

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FORMAZIONE

Le sfide della vita

Foto di Emmanuele Pepè

di Maria Luisa Toller

a sterilità colpisce un numero sempre maggiore di coppie nel mondo occidentale, dal 15 al 20%, complici anche stili di vita scorretti e l’aumento dell’età in cui la donna decide di avere dei figli. La fertilità della donna declina, infatti, dopo i 25 anni, e cala bruscamente dopo i 40. La presa di coscienza di non poter avere figli può comportare un senso di fallimento, una profonda sensazione di vuoto, sensi di colpa e di inadeguatezza, fino ad una penosa esperienza di “lutto”. La risposta che la scienza medica offre a queste coppie è costituita dalle tecniche di procreazione assistita, che dal 1978, anno di nascita della prima

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LE SFIDE DELLA VITA

bambina concepita in provetta, hanno già dato vita a quasi 4 milioni di bambini. La coppia che si trova a sperimentare la sofferenza della sterilità viene spesso incoraggiata a percorrere questa strada, a tentare il “tutto per tutto” per poter avere un figlio proprio. Spesso però questa strada si rivela difficile e frustrante: il successo di queste tecniche non va oltre il 18-20%, a fronte di un grosso impegno fisico e psicologico, oltre che economico (per la coppia e per la collettività). In Italia esiste la legge 40 del 2004 che regolamenta la Procreazione medicalmente assistita assicurando i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito. Tuttavia, l’ultima relazione del Ministro della Salute al Parlamento italiano circa i dati del 2009 sull’applicazione della Legge 40 mostra più ombre che luci. Dalle circa 64.000 coppie trattate sono stati concepiti in provetta quasi 100.000 embrioni. I “nati vivi” sono stati circa

11.000, ossia 1 su 10. E rimangono oltre 7.000 embrioni congelati, sul destino dei quali non v’è alcuna certezza. Davanti all’obiettività di questi numeri, pur nella vicinanza e nel rispetto per le coppie coinvolte, non possiamo non farci alcune domande. Il progresso delle biotecnologie significa sempre progresso dell’umanità? Non stiamo forse riducendo la vita umana ad un oggetto (si parla di “prodotto del concepimento”)? Questi figli, ottenuti con tanta fatica e, spesso, dopo tentativi ripetuti - magari in Paesi che permettono anche la fecondazione eterologa o la maternità surrogata -, come vivranno la coscienza della propria origine? Verso quale visione dell’essere umano stiamo orientando i nostri giovani, quando, anche in Italia, si invoca la possibilità di selezionare gli embrioni sani ed eliminare quelli portatori di malattie? È questa la risposta autentica al dramma della sterilità?


FORMAZIONE

Carissimo...

Foto di Michele Mandelli

di Eliana Aloisi Maino

C

arissimo, mi chiedi: “Ma c’è un Manuale del Fabbricante? E cosa intendi?”. Come ti scrivevo la volta scorsa, la generale situazione di disagio che vive l’uomo d’oggi, in questo nostro tempo che, guarda caso, è stato definito “post-umano”, dovrebbe porci qualche interrogativo. Su cosa stiamo basando la nostra vita? Quali sono le motivazioni del nostro operare? Il bene e il male esistono? L’agire in un modo o in un altro sono indifferenti al “benessere” della persona? C’è un modo pienamente umano di vivere? Ci sono dei valori non negoziabili − indispensabili alla realizzazione della persona − sui quali fondare tutta l’esistenza? Se il fine supremo dell’agire umano è la felicità, come la si può conseguire? È qui che abbiamo bisogno del manuale delle istruzioni per il buon funzionamento di questa macchina fantastica che è

l’uomo: il Manuale di Colui che ha “fabbricato” l’uomo e che, proprio perché l’ha progettato, sa come funziona e come può funzionare al meglio. Tieniti forte e non sbuffare subito: parlo della Bibbia. L’idea che molti hanno di essa, è davvero poco attraente: un libro antiquato, pieno di divieti, nemico della libertà e della felicità. Forse i peggiori nemici di questo Libro siamo stati noi cristiani, che l’abbiamo utilizzato come arma da brandire per la nostra giustizia, o come freddo elenco di regole morali, o in modo fondamentalista o magico. Ne abbiamo stravolto il senso, e così il volto di Dio e quello dell’uomo ne escono sfigurati. Il “manuale” dice che siamo fatti in un modo meraviglioso, pieni di carica vitale, col desiderio di salute e di pienezza, di amicizia e di amore; dice che è logico scegliere ciò che aiuta a realizzare queste belle cose e scartare ciò che lo impedisce. Inoltre ci svela quale sia il carburante: l’amore. È solo lasciandosi amare e amando che l’uomo sta bene, è appagato, trova se stesso, si realizza. Immagino la tua domanda: “Ma cos’è l’amore?”. È un interrogativo strategico, perché questo termine ha assunto tanti significati. È sempre

il Manuale a rispondere: l’amore è essere dono, dono per sé, per Dio, per il mondo. Tutto ciò che fa crescere la persona nell’amore, nella capacità di donarsi, tutto questo è bene. Ecco spiegato il flash di S. Agostino (un santo con una vita molto interessante) “Ama e fa ciò che vuoi”! Quando si entra in questa dimensione, non si può fare altro che amare! Forse ti sorge un’obiezione: “Perché mi dovrei fidare di un’autorità esterna a me? Non dobbiamo forse essere autonomi nel giudizio?”. Certo. Infatti, l’autonomia consiste nel riconoscere il bene e il vero, seguendoli poi ad ogni costo. Anzi, oso scandalizzarti dicendo: “servendoli ad ogni costo”. In modo provocatorio negli anni ‘70 Bob Dylan cantava: “Puoi essere una persona davvero importante, ma qualcuno lo devi servire, sia esso il Diavolo o il Signore (But you’re gonna have to serve somebody...). Il Manuale del costruttore ci rivela il segreto: se servi l’Autore del Manuale, sei veramente libero, sei veramente te stesso. Così facendo, nella trama della nostra vita e delle nostre relazioni, potrebbe intravedersi il volto del Grande Fabbricante.Ti abbraccio. Sempre tua Eliana CARISSIMO

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5x mille, la tua firma che migliora il mondo

” Facciamo in modo che “povertà” faccia rima con “dignità” in: Colombia, Kenya, Congo, Filippine, Bolivia, India, Georgia, Burundi, Bosnia Erzegovina, Perù.

Sostegno del volontariato e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni e fondazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art.10,co.1, lett. a), del D.lgs. n. 460 del 1987

FIRMA Codice fiscale del beneficiario (eventuale)

9 3 0 0 6 8 8 0 2 2 8

Economic Crisis In Africa Cultural Gap & di Peter Onyango

Che l’Africa al giorno d’oggi sia in crisi non ci sono dubbi. I mezzi di comunicazione sono pieni di storie e di analisi a questo riguardo. È difficile, però, imbattersi in uno studio al riguardo condotto da un africano in grado di darne una prospettiva reale. Evitando di addossare tutti i problemi dell’Africa al colonialismo e all’imperialismo, pur senza negare le responsabilità di questi ultimi, Peter Onyango riconosce anche i molti contributi positivi dati dall’Europa allo sviluppo dell’Africa. L’Autore è convinto che senza lo sviluppo della propria cultura, l’Africa non riuscirà a raggiungere mai il resto del mondo.

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N.26 Sulla via della Pace 2012  

rivista di in-formazione dell'associazione Via Pacis

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