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CITTà sulla Via Lauretana

San Nicola incoronato dall'angelo. Tolentino, Basilica di San Nicola, Cappellone (sec. 14°)

veniva affidata spesso ai frontisti che poco interesse avevano a mantenere la strada in condizioni ottimali. E quando pioveva, i solchi provocati dalle ruote dei carri e delle carrozze, diventavano corsi d’acqua e di fanghiglia che ostacolavano il cammino di quanti procedevano a piedi o con altri mezzi su ruote. E poi i ponti: non tutti i corsi d’acqua ne erano provvisti e gli attraversamenti spesso si facevano a guado o in barca; e gli stessi mezzi, incerti e spesso pericolosi, si dovevano adottare quando, in seguito a piene disastrose ma molto frequenti, i ponti crollavano o rimanevano seriamente danneggiati. Il pellegrino, specialmente se proveniva da località relativamente vicine alla meta, procedeva a piedi per cui lo svolgimento del viaggio era basato sulle particolari esigenze che questa condizione comportava. Procedeva a piedi se non aveva possibilità materiali oppure per una scelta determinata da un voto fatto prima della partenza. Alcuni, poi, compivano il tragitto, o parte di esso, addirittura a piedi nudi. Altrimenti si viaggiava su un cavallo, o su un mulo, meno costoso del primo in quanto a stallatico. Chi aveva possibilità economiche utilizzava la carrozza che, al contrario della carretta, era fornita di rudimentali sospensioni di cuoio che alleviavano leggermente le fatiche del viaggio sulla strada normalmente sconnessa e cosparsa di buche tanto profonde da richiedere l’aiuto dei buoi di qualche contadino, debitamente ricompensato, per trarne fuori la carrozza, quando l’incidente, poi, non comportava la rottura dell’assale. Talvolta i viaggi per il santuario lauretano erano decisamente

Città sulla Via Lauretana  
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