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sommario pag. 4

Cultura & arte in provincia di Brindisi

39 Puglia da non perdere 44 Eventi 54 Prodotti tipici 58 Gastronomia 60 Vetrine Inedite:

il profilo dell’editore

Cari lettori,

“Concorrenza Sleale” nasce per colmare un vuoto e dalla nostra esigenza, in quanto cittadini amanti della propria terra, di raccontare e raccontarci la Puglia. Non siamo degli esperti di arte o storici. Siamo solo profondamente legati al nostro territorio. Il nostro progetto editoriale è, dunque, solo un punto di partenza. Ci scusiamo, fin da ora, per eventuali mancanze o imprecisioni. Gli intenti, tuttavia, sono positivi. Confidiamo nelle collaborazioni che attueremo fin da Settembre per fornirvi una edizione 2013 ricca, precisa, elaborata e in doppia lingua.

Redazione: Via Daunia, 11 / Brindisi 0831.430613 / 327.0021710 www.vetrineinedite.it iniziative@vetrineinedite.it Editore: Associazione Vetrine Inedite Presidente e Direttore responsabile: Serena Passarelli Segreteria di redazione: Tina Cesi Responsabile Commerciale: Antonella Todisco Impaginazione e Grafica: TuDesign.it Logo concorrenza Sleale: Stefano Ranalli Stampa: Locopress Srl / Mesagne

Testi a cura di: Maura Gatti, Danny Vitale, Antonio Mingolla, Giuseppe Rollo (Gruppo Archeo Brindisi), Giuseppe Flore (coop Thalassia), Giovanna Corsa, Cristiano Di Ciommo, Pietro Gioia, Antonio Losavio, Gianluigi Messe. Fotografie: Virginia Frigione / Afi – Accademia fotografica Italiana (Brindisi), Pasquale Lofino (Carovigno), Foto Gianfredi (Villa Castelli), Giorgio Pedaci (Gallipoli), Studio Fotografico Domenico Urso (Ceglie Messapica), Gianni Polignano (Polignano a mare), Francesco Carparelli (Cisternino), Studio Fotografico FotoGiannini di Gianvito Giannini, Giuseppe Bove (Trani), Urso Cosimo (Otranto), Mario Rosato (Fasano), La Sorsa Fotografia (Francavilla Fontana), Baldari Fotogramma (Oria). Si ringrazia per la collaborazione: Gli sponsor che hanno creduto nel progetto e lo hanno interamente finanziato. Grazia Buonasorte, Maria Stella Capone, la redazione del centro diurno “Pegaso” di Brindisi, Viviana Leo, Michele Cavallo, Angela Santoro, Enza Trotto, Pasquale Lillo, Francioso Fotografia (Carovigno), Antonio Spalluti (Ceglie Messapica). Si ringrazia inoltre:

Serena Passarelli, Direttore responsabile

Con il patrocinio della Provincia di Brindisi

Concorrenza sleale è uno speciale della testata giornalistica Ciclostyle Magazine. Testata registrata presso il registro stampa del Tribunale di Brindisi n. 14/ 2009 Edizione 1 – Anno 2012 - Tutti i diritti sono riservati.


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cultura e arte

ph. Virginia Frigione - AFI


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brindisi

L

a città di Brindisi affonda le proprie radici nella preistoria. Nel paleolitico superiore, verso la fine dell’era glaciale 12 mila anni fa, il litorale nord (località Giancola), fu abitato da gruppi di cacciatori e raccoglitori. Sul litorale sud (punta delle terrare), invece, sono state rinvenute tracce di un importante insediamento risalente all’età del bronzo (seconda metà del XV e gran parte del XIII secolo a.C.). Nel periodo antecedente la conquista romana l’altura prospiciente il seno di levante fu occupata da una popolazione proveniente dai Balcani: i Messapi. Epica fu la resistenza messapica prima nei confronti dei coloni spartani che fondarono Taranto, poi nei confronti dei romani dai quali furono definitivamente sconfitti nel 266 a.C. Brindisi con il suo porto svolse il fondamentale ruolo di testa di ponte dell’espansionismo romano verso il Mediterraneo Orientale. Collegata a Roma dalla via Appia e dalla via Traiana, fu importante scalo per la Grecia e l’Oriente. Da qui si imbarcavano le legioni, uomini di stato, imperatori. Con il progressivo insabbiamento del porto, l’apertura di nuove rotte e la caduta dell’impero romano, Brindisi lentamente perse d’importanza. Purtroppo per via della continuità abitativa, pochi sono i resti della “Brentesion ”greco-messapica e della “Brundisium” romana. Fra i più importanti vi sono le tracce della cinta muraria messapica

in via P. Camassa, gli scavi di San Pietro degli Schiavoni e quelli di via Casimiro, le vasche limarie terminali dell’acquedotto poste a ridosso del bastione di porta Mesagne, ed i vari reperti custoditi nel museo archeologico M.A.P.R.I. (Museo Archeologico Provinciale Ribezzo). Fra i più singolari e rappresentativi monumenti di Brindisi, sono le note “Colonne Romane” situate sulla scalinata virgiliana, così chiamata in onore del poeta Virgilio che morì a Brindisi nel XIX a.C. Nell’alto Medioevo, Brindisi venne coinvolta nella guerra greco-gotica che sconvolse l’intera penisola. Nel 674 fu presa e distrutta dai Longobardi di Romualdo, duca di Benevento: la città si spopolò e la sede vescovile fu trasferita ad Oria. Furono questi i secoli più bui in cui il porto era oggetto di frequenti incursioni di pirati saraceni. Alla fine del IX secolo, Brindisi entrò nuovamente nell’orbita bizantina; risale probabilmente a questo periodo il tentativo di ricostruzione della città di cui è testimone l’epigrafe alla base della colonna romana posta dal protospatario Lupo. Nell’ XI secolo, i Normanni cacciarono definitivamente i bizantini dalla Puglia e Roberto il Guiscardo prese Brindisi nel 1071. Iniziò, così, la rinascita della città con il ritorno della sede del vescovo a Brindisi; le autorità politiche ed ecclesiastica provvidero a latinizzare velocemente il territorio attraverso l’opera dei benedettini, ai


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quali fu affidata l’abbazia dell’isola di Sant’Andrea e la chiesa di San Benedetto ( allora l’antica Santa Maria Veterana). Nel 1089, a sottolineare la nuova importanza di Brindisi e del suo porto come scalo verso l’Oriente, papa Urbano II consacrò il perimetro della Cattedrale che venne ultimata nel 1143 in puro stile romanico pugliese. Altro monumento testimone del nuovo fervore cristiano che sfociò nelle crociate è il tempio di San Giovanni al Sepolcro degli inizi del XII secolo. Per tutto il periodo normanno la città attrasse sia mercanti che gestivano i loro fondachi, sia gli ordini monastico-militari impegnati in Terra Santa come i Gerosolimitani, i Cavalieri del Tempio e, più tardi i Cavalieri Teutonici. Con l’avvento degli Svevi dell’imperatore Federico II di Hohenstaufen, Brindisi perse gran parte della sua autonomia mercantile, ma conservò inalterato il suo ruolo di collegamento con l’Oriente tanto che qui, nel 1225, l’imperatore celebrò le sue nozze con Isabella di Brienne, regina di Gerusalemme. Inoltre, da qui partì, nel 1227, la sesta crociata. Il Castello Svevo (o “Castello di Terra”), nel suo nucleo centrale, è la poderosa testimonianza della dominazione sveva, cui seguirono, dopo le sconfitte di Manfredi e Corradino, i francesi di Carlo I d’Angiò. La dominazione angioina, tra il XII e XIV secolo,

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segnò ancora un periodo di relativo benessere ed importanza per Brindisi e ne sono attestazione gli edifici religiosi come: la Chiesa del Cristo, in stile romanico-gotico; la Chiesa di Santa Maria del Casale, ove nel 1310 fu celebrato il processo contro i Templari del regno; la Chiesa di San Paolo, unica in città eretta in puro stile gotico.

di cui la città potè finalmente giovarsi, dopo l’unità d’Italia, con l’apertura del canale di Suez, allorchè Brindisi divenne terminal della celebre rotta della “Valigia delle Indie”.

I successivi dominatori Aragonesi si preoccuparono di fortificare la città dal mare contro il pericolo dei turchi che nel 1480 erano sbarcati ad Otranto; Alfonso II costruì sull’isola di Sant’Andrea, nel porto esterno, una poderosa fortezza che da lui prenderà il nome di Castello Alfonsino, ampliata successivamente con il Forte. Dopo una breve occupazione veneziana (1496), furono di nuovo gli spagnoli dell’imperatore Carlo V a potenziare il sistema difensivo con le mura, i bastioni e le porte: il blasone imperiale con l’aquila bicipite ed il toson d’oro è ancora oggi visibile nelle fortificazioni cittadine del XVI secolo. Per tutto il periodo spagnolo Brindisi rivestì solo il ruolo di piazzaforte militare. Una fiscalità e una burocrazia esasperante, assieme a terremoti e carestie, contraddistinsero tutta l’epoca vicereale fino alla dominazione austriaca. Tristemente celebre il terremoto del 1743 che portò alla demolizione dell’antica cattedrale romanica. Il male endemico della città era rappresentato, però, dall’impaludamento del porto che, oltre a cessare ogni attività mercantile, provocava malaria e infezioni. Fu Ferdinando IV di Borbone a tentare una riapertura del canale del porto, ma i suoi ingegneri Pigonati e Pollio non ebbero successo. Solo nel secolo successivo il governo borbonico portò a termine i lavori di risanamento del porto,

itinerario delle chiese più importanti di brindisi L’itinerario ha inizio con la Cattedrale sita in piazza Duomo. Di origine romanica, la chiesa che vediamo risale al 1750, con la facciata caratterizzata da statue di santi ed un elegante campanile. All’interno vi è un interessante coro ligneo del XVI secolo e le tele di pittori del XVII e XVIII secolo. Lasciando piazza Duomo e proseguendo per via Montenegro, si arriva in piazza Santa Teresa ove si può ammirare la facciata dell’omonima chiesa in stile barocco leccese e risalente al XVII secolo. Proseguendo per via De’ Vavotici si giunge alla chiesa di San Paolo Eremita del 1322; con le alte monofore ed un portone sul lato sud, la chiesa risulta essere uno dei più interessanti monumenti


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in stile gotico della provincia di Brindisi. Svoltando a sinistra e proseguendo per via Lauro si raggiunge la bellissima chiesa di San Giovanni al Sepolcro, del XI secolo, con una pianta a staffa di cavallo ed un portale romanico con leoni stilofori che sorreggono un protiro cuspidato; al suo interno vi sono otto colonne in marmo e tracce di affreschi lungo le pareti perimetrali. L’itinerario continua proseguendo in via Santa Barbara e di là per via San Benedetto dove l’omonima chiesa, risalente al XI secolo, presenta un bel campanile e l’interno diviso in tre navate; degno di nota è il chiostro composto da quadrifore e quintifore con capitelli zoomorfi e vegetali. Da via San Benedetto, proseguendo per via Carmine si arriva in largo Angeli dove vi è la chiesa voluta da San Lorenzo da Brindisi e risalente al XVII secolo; al suo interno si possono ammirare numerose tele del XVI, XVII e XVIII secolo. Da Via San Lorenzo da Brindisi continuando per via Porta Lecce, si raggiunge via Lata dove sorge la medievale chiesa di Santa Lucia con la sua interessante cripta adorna di affreschi in stile bizantino.

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San Giacomo e i bastioni di Porta Lecce con la porta iniziata nel XV secolo e coronata in alto dagli stemmi di Carlo V, Ferdinando D’Alarcon e della città di Brindisi. L’ultimo bastione è quello di levante, mentre proseguendo verso il lungomare Regina Margherita, si arriva in via Pasquale Camassa dove vi sono i resti delle mura messapiche successivamente rinforzate dai romani e dai bizantini. itinerario extraurbano L’itinerario extraurbano può essere effettuato in macchina oppure anche in bicicletta ed ha inizio in via Prov. San Vito presso la fontana Tancredi, voluta nel XII secolo dal re normanno Tancredi di Sicilia in occasione del matrimonio avvenuto nella cattedrale di Brindisi tra suo figlio Ruggero e la principessa Irene, figlia dell’imperatore bizantino Isacco II. Proseguendo verso l’aeroporto si giunge presso la bellissima chiesa di Santa Maria del Casale, eretta nel XIV secolo con un elegante facciata bicromata e al suo interno numerosi affreschi come il giudizio universale di Rinaldo da Taranto e l’albero della croce. Da via Santa Maria del Casale, svoltando per via U. Maddalena e continuando per via Materdomini si giunge, attraverso la diga di Punta Riso, all’Isola di Sant’Andrea dove vi è il Castello Aragonese o Alfonsino del XV secolo e il Forte a Mare del XVI secolo. Infine, proseguendo lungo la litoranea Nord, si incontrano le torri costiere come quella di Punta Penne e Torre Testa, entrambe del XVI secolo e costruite a difesa dalle incursioni turche. itinerario delle masserie Numerose sono le masserie nell’agro brindisino,

pertanto, anche questo itinerario prevede l’uso di un veicolo. In gran parte costruite nel XVI secolo, esse avevano una massiccia torre a pianta quadrata costituita da elementi di difesa e furono fortificate per via delle numerose incursioni piratesche e dei turchi che continuamente minacciavano le coste salentine. Il percorso tocca le più interessanti masserie come la masseria Mitrano, con l’imponente torre costituita da un parapetto di coronamento composto da bocche da fuoco; la masseria Montenegro con una torre abbellita con balconi rinascimentali; la masseria Pinti, vicinissima al litorale e immersa in un vasto vigneto; la masseria Casignano con un elegante portone d’accesso sormontato da uno stemma; la masseria Lapani nei pressi di un antico ponte romano; a sud della città di Brindisi vi è la masseria Villanova eretta sull’antica abbazia di Santa Maria de Ferolellis. ALTRI MONUMENTI DA VISITARE Partenza da Piazzetta Colonne dove si può ammirare, dalla sommità della scalinata “virgiliana”, una stupenda panoramica del porto di Brindisi, ma soprattutto le celebri Colonne, uno dei monumenti simbolo della città. Non si sa con certezza quando furono erette, ma sul basamento della colonna superstite vi è un’iscrizione risalente probabilmente al IX secolo : “Lupo Protospata, illustre pio e splendido per le azioni benefiche, ricostruì dalle fondamenta questa città, che gli Imperatori magnifici e benigni”; il capitello è decorato con quattro bellissime figure di divinità marine e otto tritoni. La colonna mancante crollò nel 1528 e i rocchi che la componevano furono trasportati a Lecce per erigere la statua di Sant’Oronzo.


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Da via colonne si arriva in piazza Duomo dove si possono ammirare, oltre la Cattedrale, anche il Palazzo del Seminario del XVIII secolo e due importanti monumenti medievali come la Loggia Balsamo del XIV secolo e il portico dei De Cateniano del XIII secolo. Nella piazza ha sede il Museo Archeologico Provinciale Francesco Ribezzo.

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Proseguendo per via Duomo si arriva a Palazzo Granafei eretto nel XVI secolo. Esattamente di fronte vi è il Nuovo Teatro Verdi sospeso su un’interessante area archeologica; qui fu scoperta una strada romana con delle terme e una domus. Nelle vicinanze vi è piazza Vittoria, dove vi è la fontana De Torres realizzata nei primi del XVII secolo, utilizzando materiale in marmo certamente più antico. Imboccando Via F. Fornari e proseguendo per via Carmine si arriva alle vasche limarie, costruite in età romana per decantare le acque dell’antico acquedotto di Brindisi. Dislocati nell’ area del seno di ponente si possono incontrare importanti palazzi nobiliari come: PALAZZO PEREZ E PALAZZO SCOLMAFORA - Palazzo Perez fu abitato dalla nobile famiglia dal XVI secolo fino al XIX secolo. Particolare è il portone prospettante su Via Colonne, composto da bugne e un architrave con triglifi; interessante il cortile interno che richiama i tipici cortili in stile spagnolo. Di fronte a palazzo Perez vi è palazzo Scolmafora di origine medievale con aggiunte del XV secolo e restaurato nel XVII secolo dopo un incendio, come riporta un’iscrizione. PALAZZO MONTENEGRO - L’imponente edificio fu realizzato nella seconda metà del XVII secolo dalla ricca famiglia di commercianti di origine montenegrina, in stile barocco leccese, su un impianto cinquecentesco, come si può notare dal portone probabilmente residuo del palazzo rinascimentale. PALAZZO DEL SEMINARIO - Il Palazzo del Seminario, il più notevole monumento tardo barocco della città di Brindisi, fu realizzato dall’ Arch. M. Manieri. Richiama i palazzi borrominiani di Roma e fu inaugurato nel 1744. Sul loggiato

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del secondo piano vi sono otto grandi statue che rappresentano le allegorie della Matematica, l’Oratoria, l’Etica, la Teologia, la Filosofia, la Giurisprudenza, la Poetica e l’Armonia.

come si evince dalla bicromia delle pietre che si nota ancora su Largo Concordia. La facciata prospettante su via F. Fornari venne costruita nel XIX secolo dalla famiglia omonima.

PALAZZO SERIPANDO - E’ un edificio risalente al XIV secolo, come è evidente dagli archi ogivali della facciata e quelli bicromati conservati all’interno. Il piano superiore è composto da tre semplici finestre.

PALAZZO RIPA - L’edificio, di stile barocco leccese e caratterizzato da una facciata divisa in tre ordini, è composto da eleganti finestre ed un interessante portone riccamente decorato sormontato dallo stemma della famiglia Ripa. Oggi, purtroppo, il palazzo è in abbandono e versa in uno stato di degrado.

PALAZZO GUERRIERI/DELEO Appartenne alla omonima famiglia di cui fece parte l’illustre figura dell’Arcivescovo Annibale De Leo. L’edificio conserva un elegante portone barocco con colonne scanalate e capitelli corinzi e stemma della famiglia. All’interno interessante è la cappella con altare del XVIII secolo. PALAZZO CRUDOMONTE - Dalle belle forme tardogotiche, nel corso dei secoli ha subito profonde modifiche ed è stato sopraelevato di un piano. Il primo piano è caratterizzato da eleganti bifore decorate con motivi vegetali e zoomorfi. Qui dimorò l’illustre carbonaro brindisino G. Crudomonte, vissuto tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX secolo, che lottò per l’indipendenza e la libertà italiana. PALAZZO GRANAFEI - Palazzo Granafei è uno degli edifici tardo rinascimentali più interessanti della città. Esso fu realizzato da Nicolò Granafei intorno alla seconda metà del XVI secolo nel luogo dove sorgeva l’antica Basilica di San Pelino. La facciata è caratterizzata da tre balconi riccamente decorati e a pianterreno da un bel portone in stile catalano durazzesco con lo stemma della famiglia. L’arma araldica viene ripetuta sui due balcone estremi e ai due angoli del palazzo, nonché, all’interno dell’edificio, nella stanza subito a sinistra dell’ androne. Al primo piano vi sono i resti della cappella di famiglia con tracce di affreschi; in un’altra stanza vi è un bellissimo pavimento musivo con decorazioni geometriche e vegetali. PALAZZO DE MARZO E PALAZZO FESTA Palazzo de Marzo, in parte ricostruito, è di particolare interesse per la loggia del XVI secolo composta da colonne angolari e da una balaustra riccamente decorata. Palazzo Festa venne eretto ai primi del XVII secolo su un edificio risalente al XIV secolo,

il museo - In piazza duomo, a pochi passi dalla cattedrale, sorge l’importante museo archeologico provinciale F.Ribezzo (MAPRI). Il modo in cui è disposto il museo permette di ripercorrere le tappe fondamentali del popolamento dell’area brindisina a partire dal paleolitico superiore (12.000 a.C.) fino all’età romana. Esaustivi pannelli illustrativi corredati da immagini, accompagnano i reperti esposti. Dopo aver attraversato l’atrio, che conserva elementi architettonici appartenenti a diverse epoche ed aver oltrepassato il punto di accoglienza, si giunge nella prima sala che raccoglie reperti organizzati per tipologia e provenienti dalle diverse collezioni; vi troviamo produzioni vascolari di tipo Attico, Apulo, Gnathia, trozzelle, antefisse, urne in vetro, unguentari, lucerne. Nel piano seminterrato è custodita buona parte della collezione statuaria ed epigrafica. Le statue, provengono in gran parte da edifici pubblici e privati, mentre le importantissime epigrafi presentano iscrizioni in lingua messapica, latina, greca ed ebraica. Il vero e proprio viaggio attraverso la storia inizia al primo piano nel quale sono disposti in diverse vetrine utensili in selce del paleolitico superiore provenienti dall’area di Giancola frequentata sin


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da 12000 anni fa. La successiva sala raccoglie testimonianze di una importante civiltà che visse nel Salento a partire dall’età del ferro, ovvero la civiltà Japigio-messapica. I reperti provengono da differenti centri messapici della provincia. Di particolare importanza è la tomba proveniente da Valesio con un’ iscrizione messapica dedicatoria a Demetra. Nella sala successiva si possono ammirare le numerose testimonianze che attestano l’importanza di Brindisi nel periodo romano come epigrafi, , capitelli di età ellenistica con protomi umane, frammenti di ceramica provenienti da diversi punti del mediterraneo. Proseguendo nel percorso si possono osservare le testimonianze statuarie raccolte nel centro urbano della città, dove in età romana sorgeva il foro. I successivi spazi sono dedicati alla necropoli di via Cappuccini che restituì ben 238 sepolture. Al centro della sala possiamo ammirare un modellino dell’intera area di scavo, con numerose tombe ad inumazione e incinerazione. Molto suggestiva la sezione dedicata ai reperti marini, a cominciare dalle anfore e dal ricco materiale ceramico che si è trovato nel porto; scenografico il rinnovato acquario, ove la fauna ittica locale, grazie a una curiosa illusione ottica, pare fare da sentinella alle anfore adagiate sul fondale. La collezione dei bronzi è importantissima a livello mondiale. Probabilmente, una nave proveniente dall’oriente, in epoca tardo antica, con un carico di bronzi destinati alla fusione, fece naufragio davanti la nostra costa. Per citare solo alcuni dei bronzi, ricordiamo la “testa del filosofo” (Antistene?), sapientemente illuminata in modo che l’occhio lapideo appaia acceso di luce vitale, la statua virile del “principe ellenistico”, probabilmente il console Lucio Emilio Paolo, la statua di Polydeukion, giovane discepolo del ricco e potente mecenate greco Erode Attico, la testa di una statua di bambina di età antonina, dallo stile assolutamente verista e ritrattista. Il percorso della visita termina con la riproduzione di una nave oneraria romana con le anfore disposte nella sua stiva, come se fosse pronta a salpare per lidi lontani.

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Leggende Verso la fine di via Lata, c’è un palazzo risalente al ‘500, appartenuto alla famiglia La Colina, dove pare i fantasmi fossero di casa, nel vero senso della parola. Chi viveva in questa residenza raccontava di vedere sempre due fantasmi verso l’ora di cena. Uno era lo spettro di un monaco che saliva le scale, l’altro era una bambina che camminava lungo il corridoio con le mani giunte. Poi c’è il palazzo in via Duomo. Lo acquistò un architetto ma, durante i lavori accaddero dei fatti strani. Per esempio, di punto in bianco, una finestra al primo piano si staccò e cadde in strada, contando che le finestre sono di quelle antiche, incastonate nelle mura, risulta difficile credere che si sia trattato di un semplice incidente. E, comunque,chi l’acquistò non riuscì a dormire nell’abitazione per più di due notti. Non si sanno le ragioni ma pare che qualcosa non andasse. Un’altra abitazione si trova sempre al centro di Brindisi. Si narra che la famiglia che vi abitava sognasse spesso un monaco che chiedeva loro di scavare al centro del cortile alla mezzanotte. Il proprietario decise di controllare e scavo nel punto indicato. Scoprì una stanza sotterranea all’interno della quale vi era del pentolame. L’uomo richiuse tutto e lasciò correre. La notte stessa sognò di nuovo il monaco, questa volta irato, perché non aveva scavato di notte ma di giorno, che gli intimò di dargli in dono la figlia più piccola. Il proprietario decise di ignorarlo e il monaco non si presentò più. Anni dopo, durante dei lavori di ristrutturazione, la stanza fu riportata alla luce e, ad un’attenta analisi, si scoprirono le ossa di un uomo, con un saio e una corona. I discendenti decisero di lasciare tutto intatto e richiusero la stanza, dando la casa in affitto. Ma nessuna famiglia resisteva in questa casa perché tutti raccontavano di sentire lamenti e passi. L’ultima famiglia che affittò l’appartamento, dopo qualche mese, si recò dai proprietari con un messaggio. Avevano sognato un frate che gli aveva ordinato di andare via, perché solo i discendenti della famiglia dei vecchi proprietari poteva abitare lì. E così fu, da allora la casa è abitata solo dai discendenti diretti. Ma a Brindisi vi sono anche storie di “maledizioni”. Pochi ricordano la “Crociata dei bambini”, nel 1212. Negli anni delle Crociate un fanciullo, di nome Nikolaus, affermò di aver ricevuto l’ordine

da un angelo di radunare un esercito di bambini per andare a liberare la Terra Santa. Si narra che il mare si sarebbe aperto al loro passaggio e loro avrebbero raggiunto la Terra Santa con i piedi asciutti. Molti bambini lo seguirono e presto divenne un vero è proprio movimento in Germania e in Francia. Ovviamente il mare non si aprì al loro passaggio e molti tornarono a casa. Ma un numero considerevole cercò di imbarcarsi da Brindisi. Il Vescovo di Brindisi cercò in tutti i modi di dissuaderli, con scarso risultato. Le navi partirono ma i fanciulli non arrivarono mai in Terra Santa. Molti morirono in mare, altri furono fatti schiavi e il dolore del Vescovo fu così grande che morì poco dopo. Da qui la leggenda che Brindisi sia maledetta perché ha sulla coscienza tutte le vite dei giovani crociati. La favola del Pifferaio Magico pare prenda proprio spunto da questa vicenda. LE AREE PROTETTE IN PROVINCIA DI BRINDISI Per decenni la Puglia è stata considerata una terra povera di natura a causa della scarsa presenza di boschi e foreste e la provincia di Brindisi in questo contesto rappresenta la provincia con la minor superficie boscata d’Italia. In realtà la Terra di Brindisi è ricca di biodiversità: a testimonianza di questa ricchezza esiste una rete di aree naturali protette istituite proprio con il fine di conservare importanti habitat naturali e specie di flora e fauna a rischio di estinzione. La perla di questo territorio è certamente la Riserva naturale di Torre Guaceto, dal nome della torre di avvistamento risalente al XVI secolo. Un’oasi di natura 15 km a sud di Brindisi, caratterizzata da un’elevata diversità di habitat naturali che diventano la casa ideale per numerose specie di piante ed animali. Camminando lungo i sentieri della riserva si può ammirare l’intricato bosco di leccio (Quercus ilex), regno degli uccelli passeriformi, l’estesa macchia mediterranea che ci accompagna fino alla zona retrodunale, nella quale possiamo ammirare emozionanti colori, profumi, suoni e forme della natura, dai ginepri plurisecolari al profumato timo selvatico, dal mirto al lentisco. Un altro habitat naturale di rilievo nei pressi della maestosa Torre Guaceto è la zona umida, un canneto esteso 200 ettari, rifugio per tante specie animali con abitudini acquatiche,


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che in primavera e autunno diventa un enorme ‘auto-grill’ per le specie di uccelli che migrano dall’Africa verso il centro e nord Europa. Torre Guaceto, inoltre, è anche un’area marina protetta che tutela 7 km di costa, all’interno della quale la fauna e la flora marine possono continuare a vivere e riprodursi in tranquillità, rappresentando in questo modo un “serbatoio” di biodiversità per un lungo tratto della costa adriatica. Il Parco Regionale Dune costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo, esteso circa 1000 ettari, si trova nel territorio di Ostuni e Fasano. Questo parco, che si estende per 7 km di costa, tutela ambienti costieri di elevato interesse naturalistico e paesaggistico come il cordone dunale, la macchia ricca di ginepri secolari e le zone umide retrodunali (canneti e salicornieti). Il parco si estende anche nell’entroterra seguendo il corso di alcune lame, antichi fiumi carsici, che oggi rappresentano, grazie alla loro rigogliosa vegetazione, dei corridoi ecologici di vitale importanza per lo spostamento della fauna selvatica. Spostandosi lungo i sentieri del parco si possono incontrare volpi, donnole e faine e, alzando lo sguardo al cielo, è possibile ammirare le evoluzioni di falchi di palude, albanelle e gheppi. Il Parco regionale Saline di Punta della Contessa si trova a sud di Brindisi ed è caratterizzato da una grande zona umida che nei periodi di migrazione, nonostante l’area sia circondata da zone industriali molto impattanti, diventa l’habitat ideale per decine di specie di uccelli migratori, come il moriglione, la rara moretta tabaccata, l’airone rosso e il falco pescatore. La Riserva regionale Bosco di Cerano si estende per 1100 ettari nei territori di Brindisi e San Pietro Vernotico e tutela la parte residua di un antico bosco costiero caratterizzato dalla presenza di macchia mediterranea e formazioni di leccio. A causa di particolari condizioni climatiche locali troviamo anche alcune specie di piante igrofile come l’olmo campestre e il Carpino nero, oltre a una ricca fauna selvatica. La Riserva regionale Boschi di S. Teresa e dei Lucci si trova nell’entroterra brindisino ed è caratterizzata dagli ultimi preziosi relitti boschivi della più orientale stazione europea della quercia da sughero. Testi ed Itinerari di D. Vitale, A.Mingolla, G. Rollo del Gruppo Archeo Brindisi. Per contatti o visite guidate : garbrin@libero.it Testi Aree protette: Giuseppe Flore (Thalassia)

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M

esagne, situata lungo la via Appia Antica, è una delle città più fiorenti e ricche di cultura. Importante centro messapico dal VI a.C., Mesagne è stata abitata, nel corso dei secoli, da diverse popolazioni: dai Romani ai Longobardi, dai Normanni al principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini Del Balzo. Numerosi sono i siti di interesse architettonico e storico. La Porta Grande è la testimonianza di quella che fu la cinta muraria che circondava la città. Crollata parzialmente nel 1764, nel 1784 fu restaurata nella forma che si può ancora ammirare. Proseguendo verso sinistra ci si ritrova in Piazza IV Novembre. E’ qui che possiamo ammirare due meraviglie: il vecchio palazzo della Pretura, ove fu collocato il primo orologio pubblico, e la Chiesa Matrice. Completamente ristrutturato, il palazzo della Pretura oggi ospita la Biblioteca Comunale, al cui interno si trova uno dei primi esemplari di libri a stampa. La Chiesa è monumentale, con una facciata che raccoglie i tre ordini architettonici. Più volte modificata nel corso dei secoli, l’interno è uno spettacolo da mozzare il fiato. All’altare si accede da due scalinate in marmo e, subito dietro, vi sono le classiche sedute in legno scuro. Un piccolo capolavoro è il coro ligneo insieme all’organo a

canne: tenue sfumature verdi, finemente decorate con contrasti in oro. Dietro l’altare c’è una scala che porta ad una cappella piccola dove è custodita la statua della “Madonna col bambino”. Rappresentazioni e affreschi regalano un tripudio di colori, in contrasto con le tonalità chiare che caratterizzano il resto della struttura. A pochi metri dalla Chiesa Madre, troviamo la Chiesetta dedicata ai Santi Medici Cosimo e Damiano. Piazza orsini del Balzo, location di manifestazioni, concerti e sagre, è una delle piazze più caratteristiche della cittadina messapica. Qui, dall’alto dei suoi 20 metri, il Castello troneggia il centro della città radunando attorno a sé la parte più caratteristica, fatta di stradine che si allungano tra locali e ristorantini sotto la tenue luce del passato. Centro di attrazione turistica e culturale, il Castello di Mesagne ospita mostre e concerti. La sua creazione pare risalire al 1062 con la conquista della Puglia da parte del popolo Normanno. Nel 1256 Manfredi Svevo assediò Mesagne e benché il castello fu devastato, fu usato comunque come base di appoggio per sferrare l’assalto a Brindisi. Mesagne fu ricostruita nel 1276 dagli Angioini. Già nel ‘400 Giannantonio del


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Balzo Orsini fece abbattere ciò che restava della struttura per edificare l’attuale torrione. Nel XVII secolo assume le attuali sembianze, trasformato dall’architetto sacerdote Francesco Capodieci. Nel 1973 il Comune di Brindisi acquistò il castello dal marchese Ugo Granafei.

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Nella stessa piazza troviamo la Chiesa di Sant’Anna, edificata tra il 1683 e il 1699. Per la sua realizzazione furono chiamati i più grandi artisti salentini. Fu aperta al pubblico nel 1706 grazie al finanziamento ad opera della principessa Vittoria Capano, adempimento di un voto che la nobildonna aveva fatto per la ritrovata salute del figlio. Di lato possiamo osservare il Palazzo Cavaliere, struttura sobria e lineare, un tempo veniva usata per ospitare le truppe. Di enorme importanza per i mesagnesi il Santuario del Carmine dedicato alla Madonna del Carmine, protettrice della città. Qui si possono ammirare i ritratti dei Santi tra i quali spicca per dolcezza il quadro che rappresenta Sant’Antonio col Bambino. All’interno vi sono le reliquie di Sant’Ilario e la statua che viene portata in processione della Vergine del Carmine. All’interno della Chiesa Mater Domini, in via Materdona, è custodita l’icona medievale

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Affascinante per i suoi affreschi il Tempietto paleocristiano di S.Lorenzo, databile al VI-VII secolo d. C., è stato è stato il punto di partenza della processione dei capitolari della Colleggiata nella Domenica delle palme.

mal sopportato dal padre di lui. Le minacce erano all’ordine del giorno per la giovane donna. I familiari di lei, venuti al corrente dei fatti, vennero da Napoli per riportarla a casa. Alla fine la fanciulla si lasciò convincere a partire ma, poco prima di lasciare la villa, lanciò una maledizione sulla costruzione: “Io vado via, ma la casa sarà distrutta da una grande fiamma di fuoco e il dottore perirà”. E dopo quindici giorni un violento temporale si abbatté sulla zona ed un fulmine colpì la casa uccidendo il medico. Qualche anno dopo anche la donna perse la vita. Dopo la morte della signora, chi si trasferì nella villa cominciò a vedere una giovane aggirarsi per la proprietà. Una notte un uomo vide una sagoma di spalle, vestita di nero. Quando lo spettro si voltò, si accorse che aveva un viso scheletrico. Altri episodi si susseguirono all’interno e all’esterno dell’abitazione.

Leggende “La Signora Leta” è lo spirito più famoso di Mesagne. Tra tutti gli spiriti così nominati, il più popolare pare essere la “Signura Leta ti la Calana”, dal nome della contrada agricola di Mesagne dove il fantasma è apparso. Si racconta che molti anni fa vi era un medico di origini agiate che viveva, con una bellissima donna napoletana, in una villa di campagna nella contrada “Calana” Il rapporto dei due amanti era

Un’altra versione della leggenda racconta che la Signura Leta è il fantasma di una donna che, innamoratasi di un ciabattino, aveva così disonorato la propria famiglia. Il padre di lei, ricco proprietario terriero, incaricò i suoi due figli di uccidere la ragazza. La sorpresero in una masseria con il proprio innamorato, con l’abito da sposa della madre. Lui fu ucciso a coltellate, lei si nascose in un forno nella speranza di fuggire al terribile destino. I fratelli la scovarono e accesero

raffigurante la Madonna col Bambino, oggetto della venerazione dei fedeli e ritenuta miracolosa. Sembra, infatti, come testimonia una contadina, che il 17 marzo del 1598 l’affresco avrebbe sudato abbondantemente.

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il forno lasciandola morire tra le fiamme. Così nasce la storia del fantasma della “Signora Leta” che si aggira per la città in abito da sposa. Anche il Castello non è esente da leggende. Si racconta di passaggi sotterranei, tunnel e camere di tortura. La più macabra probabilmente riguarda un pozzo al cui interno vi erano spade dalle punte acuminate. Infatti si narra che i prigionieri, dopo essere stati sottoposti a torture, venissero alla fine gettati proprio nel pozzo. All’interno del torrione esisterebbe infatti un pozzo, ma malgrado le numerose testimonianze, ancora non si è riusciti a capire dove si trovi. In ultimo vi è una antica struttura abbandonata alla periferia di Mesagne, molti la chiamano “Castello della vergine”. Si racconta che il padrone del castello rapisse vergini e le murasse vive in una stanza. Nessuno ha mai scoperto la stanza ma molte persone hanno assistito ad eventi paranormali. Voci e apparizioni sembrano rincorrersi frequentemente. Secondo le fonti, nelle vicinanze del castello vive un uomo che sta tutto il giorno a fissare il castello.


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ostuni

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Chiunque arrivi a Ostuni incontra sul suo cammino le due Piazze principali del centro storico: Piazza Sant’Oronzo e Piazza Libertà, divise dalla guglia di Sant’Oronzo che osserva entrambe dai suoi 20,75 metri di altezza. La Colonna è interamente scolpita in stile barocco su pietra locale. Sulla sua sommità si può ammirare la statua di Sant’Oronzo, patrono della città, nell’atto di benedire il popolo. A metà altezza si possono scorgere le statue dei Santi Biagio, Agostino, Irene e Giorgio Armeno.

Chiesa dello Spirito Santo. Il Palazzo del Municipio sorge sulle fondamenta di un convento francescano del 1304, successivamente restaurato nel XVIII, fu trasformato in Municipio e conserva ancora oggi parte dell’originaria decorazione settecentesca. La Chiesa di San Francesco, adiacente al Municipio, fa parte dell’antico complesso monastico dei padri francescani. Edificata nello stesso anno del Municipio, era in stile gotico ma fu trasformata completamente nel 1615. La facciata fu progettata nel 1883 dall’architetto Gaetano Jurleo per renderla più omogenea all’architettura del Palazzo Municipale. All’interno un’unica navata sfocia su un imponente altare maggiore, dai colori della terra, ove ai lati spiccano due angeli reggi fiaccola attribuiti al Sanmartino. Si possono inoltre ammirare una tela di Luca Giordano raffigurante il Mosè il che spezza le tavole della legge e le statue lignee di San Giuseppe (1695), dell’Immacolata (inizi del settecento) e di Sant’Agostino.

Su Piazza della Libertà si affaccia il palazzo del Municipio, la Chiesa di San Francesco e, leggermente nascosta incastonata tra due vicoli, la

Proseguendo lungo i vicoli ornati da numerose botteghe artigianali, caratteristici archi, localini e ristorantini, si giunge in via Cattedrale dove si può

a città di Ostuni si adagia su tre colli ed è conosciuta in tutto il mondo come la “Città Bianca” per via del caratteristico colore delle mura in calce bianca. Durante il XVII secolo la peste imperversò nella zona, risparmiando miracolosamente Ostuni. Tuttavia per scongiurare ogni pericolo di contagio le case vennero imbiancate con la calce, uso che rimase nei secoli seguenti facendo di Ostuni una città unica al mondo.


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ammirare la Chiesa di San Vito Martire, uno dei monumenti più significativi poiché considerato uno dei migliori esempi di rococò pugliese. Nel 1750, per far posto alla struttura, furono abbattuti tre palazzi di una nobile famiglia e la medievale chiesetta di San Vito. All’interno si possono trovare ben cinque altari in pietra di gran pregio artistico. Le cappelle sono dedicate ai Santi Medici, a Santa Teresa, a Santa Maria Maddalena e all’Addolorata. Un’attenzione particolare va data alla cornice di pietra dell’altare maggiore realizzata dalla lavorazione di un unico grande blocco di pietra. Degne di ammirazione anche le acquasantiere sorrette da angeli in pietra scolpiti a figura intera. Proseguendo lungo la via si arriva in Piazza Cattedrale. Qui troviamo la Cattedrale, l’Episcopio, la Biblioteca e il Ponte in pietra. La Cattedrale è il monumento che più descrive la storia architettonica di Ostuni, un intreccio di elementi artistici di diverse epoche. I lavori cominciarono nel 1435 e terminarono intorno al 1495. La facciata è massiccia, di forme tardo gotiche. Al centro uno splendido rosone simboleggiante il Cristo Sole a 24 raggi, ricco d’intagli e simboli legati alla teologia e cosmologia cristiana medievale. Sulla ghiera si possono ammirare gli Apostoli e, negli archetti che legano le piccole colonne tra loro, si possono scorgere numerosi simboli solari. L’interno è a croce latina a tre navate su colonne. Al termine della navata sinistra vi è un altare in legno del 1734; nella navata destra vi è il Sepolcro del Vescovo Filo e, nell’ultima navata vi era una Madonna col Bambino e Santi poi trafugata. Di fronte alla Cattedrale si può ammirare l’Arco Scoppa, che collega il Palazzo Vescovile al Palazzo del Seminario. Dello stesso periodo della Cattedrale, le costruzioni hanno subito rifacimenti radicali. Lo stesso arco inizialmente era una struttura in legno ma, a causa dell’usura e della precarietà, fu ricostruito nel 1750 in pietra.

Fuori dal perimetro della città, lungo il sentiero delle murge ostunesi, si trova il Santuario di San Biagio. Costituisce uno degli esempi più antichi di influenza bizantina in Puglia ed è meta di pellegrinaggio. Secondo la tradizione il Santo riuscì a togliere una spina dalla gola di un moribondo salvandogli la vita. Per questo motivo il sacerdote, prima di officiare la messa, tocca con l’acqua santa la gola dei fedeli in pellegrinaggio. La struttura è molto semplice, con un campanile di lato. Al suo interno si trova la statua di San Biagio. Si trova in punto incontaminato e selvaggio, ottima meta per chi vuole fuggire dal frastuono della città. Il Santuario di Sant’Oronzo sorge tra le colline sul “Monte Morrone”. Già nel XVI secolo è attestata la presenza di una chiesetta costruita sopra una cavità naturale che, secondo i racconti, è stata il rifugio del Santo in fuga dalle persecuzioni dei cristiani. Tra i vari episodi leggendari vi è quello della fonte miracolosa, situata a pochi metri dalla chiesa. Si narra che Sant’Oronzo, assetato, avrebbe colpito la roccia con un bastone, da qui la fonte

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miracolosa rimedio di tutti i mali. Particolare è il Santuario di Santa Maria della Nova, la più antica chiesa ostunese dedicata alla Vergine . Del XVI secolo, sorge sul sito di una cripta-grotta basiliana risalente all’XI secolo. Ci si può arrivare da due ingressi posti nella parete del coro, ai lati dell’altare settecentesco. Leggende Il fantasma di Ostuni è legato alla storia della Fabbrica del Tabacco. Costruita nei primi anni venti del novecento, ospitava tutto il tabacco necessario alla creazione di sigarette per la popolazione. Fu abbandonata verso la metà degli anni sessanta. Si narra che la Fabbrica di Tabacco fu chiusa in seguito ad un incidente. La figlia del proprietario morì schiacciata accidentalmente da un montacarichi e da allora si tramanda che il fantasma della piccola vaghi all’interno della struttura.


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francavilla

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rancavilla Fontana è conosciuta come la “Città degli Imperiali”, in onore dei principi imperiali che la governarono. Sembra sia sorta per iniziativa di Filippo I D’Angiò, principe di Taranto e di Oria. Si narra che durante una battuta di caccia, nel 1332, avrebbe trovato un’immagine della Beata Vergine dipinta su un vecchio muro diroccato, a ridosso di una fontana. Vi fece costruire una Chiesa in segno di devozione e, per rendere le terre popolose, concesse i terreni ai coltivatori esentandoli dalle tasse. Da qui il nome Francavilla: franca (senza tasse) e villa (borgo). Il nome completo si ebbe nel 1864, Francavilla Fontana, in ricordo dell’icona bizantina raffigurante la Madonna della Fontana. Nel 1572 il feudo venne comprato da Davide Imperiali, un giovane aristocratico genovese che cambiò il volto della città. Il borgo crebbe tanto che si dovette allargare la cinta muraria. Nel 1743 Francavilla fu colpita da un terremoto del nono grado della scala Mercalli che ne distrusse una parte. Solo nel 1788 ottenne il titolo di città. Di grande impatto scenico è il Palazzo degli Imperiali, una struttura a metà strada tra una fortezza e un palazzo gentilizio che vanta ben sei secoli di storia. La fortezza cambiò forma nel corso degli anni. Fu la famiglia degli Imperiali, a cui venne poi intitolato, a regalare al Castello una forma più morbida e a costruire altre parti come

scalone e teatro. Passato di mano il castello cadde poco a poco in uno stato di pietoso abbandono fino a quando il Comune di Francavilla, nel 1821, non lo acquistò per farne la propria sede. Il castello è disposto su tre piani ed è circondato da un fossato. Esternamente si può riconoscere l’aspetto delle fortezze salvo scoprire, sul lato orientale, un loggiato di squisito barocco leccese con quattro arcate incorniciate da sculture. Le mura risalgono al 1364. Nel 1455, Orsini del Balzo, decise di rinnovare le vecchie mura con una struttura più solida. L’ultima cerchia muraria fu costruita durante il governo della famiglia Imperiali e se ne possono ammirare pochi tratti in prossimità del centro storico della città. Fulcro e crocevia della città è Piazza Umberto I dove ci sono i portici e le statue di Sant’Irene, San Carlo Borromeo, della Vergine Immacolata e della Madonna della Fontana. La piazza è dominata dalla bellissima Torre dell’Orologio (1756) con quadrante (1878) e una torre-campanile finemente decorata. La Chiesa Matrice è stata costruita intorno al 1310. A causa del terremoto del 1743, per via dei gravi danni, si preferì ricostruirla. Si narra che alla ricostruzione partecipò tutto il popolo, compreso il principe che offrì la metà del denaro necessario


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ai lavori Di aspetto tipicamente barocco, la facciata è semplice, con linee morbide e una stella che chiude la parte superiore. Ai lati sono posizionate le statue in pietra di San Pietro e di San Paolo. La chiesa ha tre navate con pianta a croce greca, modello raro per le chiese del Salento. All’interno si possono ammirare diversi dipinti, tra i quali “La caduta del fulmine” che ricorda l’avvenimento miracoloso avvenuto nel 1779. Si racconta, infatti, che durante una furiosa lite scoppiata all’interno della chiesa, un fulmine uccise Angelo Candita, un uomo che aveva usato toni non appropriati per un luogo di culto. Pregevoli anche le tele che raffigurano il ritrovamento dell’icona bizantina ed il miracolo degli ulivi. Nel 1458 una nevicata danneggiò gli ulivi intorno alla città. La situazione si rivelò critica poiché non vi era speranza di ricrescita delle piante. Allora la Madonna intervenne rendendo di nuovo verdi gli ulivi e donando raccolti abbondanti. Proprio sotto la tela si trova la famosa icona della Madonna della Fontana. Alle spalle si può notare la cupola, rivestita con mattonelle dalle tenue sfumature verdi e rossicce: è la più alta del Salento. La Chiesa di Santa Chiara, ha una facciata lineare e pulita, nettamente neoclassica, scevra di particolari. La particolarità è all’interno, dove si trova il prezioso disegno del pavimento in ceramica datato 1840, elegante nel suo genere. In alto si possono osservare le grate attraverso le quali le suore clarisse assistevano alle varie funzioni religiose. La Chiesa accoglie la statua dell’Addolorata, del XVIII secolo. L’altare è invece sovrastato dalla statua di Santa Chiara. La Chiesa dello Spirito Santo risale al 1560. Di fattura barocca, la facciata ha una forma sinuosa grazie alle due ali laterali leggermente arretrate rispetto al corpo centrale. Decorata da un occhio che ospita l’orologio, la struttura presenta abbellimenti che creano chiaroscuri e profondità. Allo stesso modo il campanile, ornato anch’esso con onde che alleggeriscono e slanciano la costruzione. All’ingresso si trovano due acquasantiere in marmo bianco sorrette da una mano risalenti al XIII secolo. Sull’altare maggiore, invece, spicca la tela del settecento raffigurante la Discesa dello

Spirito Santo, sormontata dallo stemma degli Imperiali. Particolare il Cristo in Croce, incassato nella tela tra la Madonna e la Maddalena. La Chiesa di Sant’Alfonso, conosciuta come la chiesa d’Oro, è un tripudio di colori con tonalità che vanno dall’oro al ruggine, con cupole finemente decorate, stucchi e fregi. Sull’altare maggiore è collocato il trono, con otto colonne e la cupola, che contiene la statua di Sant’Alfonso, insieme alle statue di Fede, Speranza, Carità e Pietà. Numerosi sono i Palazzi, esempio di architettura civile. Lo splendido balcone di Palazzo Argentina è stato proclamato monumento nazionale nel 1913. Le sue decorazioni raffiguranti animali e altri soggetti troneggiano nella parte frontale. Palazzo Marrucci-Braccio è caratteristico per il suo portale decorato con maschere satiriche sui capitelli delle colonne laterali. Palazzo Clavica-Guarini è caratterizzato dai balconi in tufo e da un particolare colore rosso, incastonato in una suggestiva piazzetta.


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Leggende La leggenda più famosa è, ovviamente, quella riguardante il ritrovamento dell’effigie della Vergine. Il 14 agosto del 1310 il principe di Taranto, Filippo d’Angiò, si trovava a caccia in una zona ricca di boschi. Durante la battuta un uomo si accorse di un bellissimo cervo, fermo sulla riva di un piccolo lago. Immediatamente inforcò la freccia per colpire il cervo, ma quando la scoccò invece di puntare verso il cervo tornò indietro verso di lui come per trafiggerlo. L’uomo si mise a urlare e subito il principe con il suo seguito lo raggiunse. Tutti capirono che qualcosa non andava, e il principe diede l’ordine di guardare ovunque in mezzo ai cespugli. E proprio coperta dai cespugli fu trovata un’antica costruzione e l’immagine della Vergine. Il ritrovamento fu interpretato come il desiderio della Madonna di avere un luogo di culto in quel punto, e così si costruì un tempio. Di tutt’altro genere la storia di fantasmi che sta impazzando su tutte le televisioni e siti web. Questa volta sembra che ci siano le prove. Palazzo degli Imperiali, ore 21.24 del 14 maggio, le telecamere del circuito interno rilevano un movimento e immortalano due ombre che sembrano dirigersi verso un luogo preciso. Ufficialmente chiuso

per restauro, Palazzo Imperiale non è mai stato veramente disabitato. Tante le testimonianze, molte le persone che da anni sussurrano che cose strane accadano al suo interno: particolari rumori, avvertiti anche dagli operai che lavorano al restauro, incontri strani, l’ascensore che sale e scende senza che qualcuno lo chiami, e l’allarme antincendio attivato all’improvviso e manualmente. Le persone anziane, avvezze alle leggende, già sorridono sotto i baffi, loro da sempre sostengono che all’interno di Palazzo Imperiale si aggirino i fantasmi dei nobili che vi hanno abitato. Realtà o leggenda? ph. La Sorsa Fotografia


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oria

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ulle alture di un cordone collinare di antiche dune costiere si erge Oria, città ricchissima di storia e leggende. Secondo Erodoto di Alicarnasso, fu fondata da un gruppo di cretesi di Minos approdati sulle coste Joniche a causa di una tempesta. Successivamente passò sotto i Romani, i Greci e i Bizantini. Fu incendiata dagli Agareni e conquistata dal Conte Malgerio di Altavilla. Famoso il Castello di Oria, voluto dall’imperatore Federico II. Conosciuto come “il gigantesco gioiello di pietra”, si erge nella parte più alta della città. Di forma triangolare, è caratterizzato da tre torri, delle quali una di forma quadrata, chiamate: “Quadrata”, “Del Cavaliere” e “del Salto”. Quest’ultima, secondo un’antica leggenda, fu così denominata perché una giovane fanciulla, per sfuggire all’obbligo dello Ius Primae Noctis (secondo la credenza popolare è il diritto del signore di trascorrere la prima notte di nozze con la sposa di un proprio servo. La tesi degli storici, invece, è controversa) tentò la fuga ma, rendendosi conto di non avere scampo, decise di gettarsi dalla torre. Altre leggende parlano di una dama infelice che, costretta ad un matrimonio, si gettò dalla torre. Molti sostengono che ancora oggi, alle prime ore del mattino, si possa scorgere la figura della

donna dietro le finestre del Castello. All’interno del Castello vi è la cripta che ospita le reliquie ricevute in dono da Papa Stefano V dei Santi Crisante e Daria, primi protettori della città. La cripta fu tagliata all’altezza della quarta campana per permettere la costruzione delle fondamenta del muraglione. Nulla è rimasto degli antichi affreschi, quelli presenti sono successivi al XIII secolo. Nella parte occidentale del maniero vi è l’antico ingresso un tempo munito di ponte levatoio. Al vertice si trova la Torre dello Sperone, simile alla prua di una nave. Data la forma triangolare del Castello e la particolarità della Torre dello Sperone, il maniero fu denominata il “Vascello natante dell’aria”. La Basilica Cattedrale è dedicata a Maria Santissima Assunta in cielo. Essa è stata costruita sulla precedente chiesa medievale del XIII secolo, pericolante dopo il terremoto del 1743. La chiesa medievale poggiava, a sua volta, su un tempio pagano. Due delle colonne del tempio furono addirittura acquistate per abbellire la cappella della Reggia di Caserta. Sulla sinistra si può ammirare la Torre dell’orologio e, dietro, la Torre campanaria. La bellezza delle decorazioni in marmo gli è valsa l’appellativo di “San Pietro in piccolo”.


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donato un pezzo di terra sulla quale sorgeva un tempio dedicato a Santa Maria delle Grazie o Madonna di Costantinopoli. Lo stesso San Francesco, secondo la tradizione, fondò un convento per i suoi frati, tra i quali Beato Francesco da Durazzo, che rimase ad Oria fino alla sua morte e le cui spoglie sono conservate proprio in questa chiesa. L’attuale Chiesa è di architettura barocca e all’interno vi è una pietà litica del XV secolo, costituita da cinque statue del XV secolo. La Chiesa di Santa Maria al Tempio si dice sia stata edificata dai templari, la cui presenza ad Oria era volta alla difesa del territorio ai tempi delle incursioni saracene. All’interno si può ammirare una tela raffigurante la “Presentazione di Maria nel tempio”.

Grazie ai restauri sono venute alla luce diverse cripte che ospitano le tombe dei vescovi e degli ossari. All’interno vi è un presepe permanente. La Chiesa di San Francesco d’Assisi, secondo la tradizione, ricorda il passaggio del Santo ad Oria. Si racconta che Federico II venne a sapere che un frate predicava contro il vizio che imperava all’interno della sua corte. Per mettere a tacere le voci pensò di metterlo alla prova, così fece preparare una stanza con un comodo letto e il fuoco acceso ed invitò il frate al Castello di Bari. Mentre San Francesco si preparava per dormire a terra malgrado il comodo letto, entrò nella stanza una donna, inviata per provocarlo. Il frate allora raccolse dal fuoco alcuni carboni ardenti e li sistemò in mezzo alla stanza, guardò la donna e gli disse che se voleva dormire con lui si sarebbe dovuta accomodare sui carboni. Federico capì che il Santo era un uomo inviato da Dio. In realtà San Francesco passò da Oria intorno al 1219, di ritorno dall’Oriente, e gli fu

Il Santuario di Sant’Antonio da Padova nasce originariamente come Chiesa di San Mauro, costruita su una delle grotte basiliane. Per diversi secoli subì variazioni ed ampliamenti, fu costruito un convento e aggiunta la navata sinistra. In seguito al terremoto la Chiesa fu nuovamente ristrutturata con l’inserimento di una terza navata. Venne ampliato anche il convento e aperta la grotta sottostante. All’interno della cripta si possono osservare alcuni affreschi: San Mauro, la Madonna del Melograno, il Cristo coronato di spine, la Madonna di Costantinopoli e San Giuseppe. Di grande impatto scenico è l’organo, collocato in alto, adornato con bordature dorate che richiamano le decorazioni dell’intero santuario. Di particolare interesse la Porta degli Ebrei nota come porta Taranto perché da qui ci si dirigeva verso la città di Taranto. È una delle tre porte della città, chiamata così perché rappresentava l’accesso al ghetto Ebraico. Costruita intorno all’anno 100, ha tre stemmi incastrati e una statua della Madonnina del cinquecento. Porta Manfredi o degli spagnoli, perché da qui entrarono gli spagnoli dopo un lungo assedio, era sormontata da tre statue, due perse dopo il ciclone del 1897, la terza rimossa nel 1958 perché pericolante.


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A circa cinque chilometri dalla città di Oria si trova il Santuario di San Cosimo alla Macchia, meta di fedeli provenienti da tutta Italia. In origine era una piccola chiesa fondata dai monaci Basiliani in un’area priva di coltivazioni, da qui probabilmente l’appellativo di “alla Macchia”. Nel corso dei secoli il Santuario ha subito numerosissime ristrutturazioni. Un cimitero risalente all’IX secolo si trova sotto l’ala ovest dell’attuale chiesa. Dedicato ai Santi Medici Cosimo, Damiano, Antimo, Eupreprio e Leonzio, sulla sommità della facciata si può notare la grande statua del Cristo Redentore. A tre chilometri da Oria, nel territorio delle chiesette rupestri, spicca per la sua importanza la Chiesa della Madonna della Scala, al cui interno sono presenti affreschi che rappresentano l’Apocalisse e scene dell’Antico Testamento. In stile romanico la struttura è apprezzata per la sue linee semplici. Leggende Si racconta che la nebbia che nasconde la città di Oria sia frutto di una maledizione. Si narra che durante la costruzione del Castello, le

mura crollassero ogni giorno inspiegabilmente. Furono chiamati veggenti e sensitivi per avere una risposta e fermare il crollo, e la risposta arrivò sotto forma di sentenza. Le mura sarebbero rimaste in piedi se sulle pietre fosse stato versato sangue di una vergine innocente. Così si percorse la città alla ricerca della fanciulla che avrebbe salvato i lavori del castello. Ovviamente le notizie volavano più veloci dei soldati e così le strade risultarono deserte perché tutte le donne chiusero le figlie in casa. Vagando però incontrarono una bambina che si trovava per strada perché la madre era lontana per lavoro. Fu subito presa, sacrificata e il suo sangue versato sulle mura. La madre, che non fece in tempo a fermare l’assassinio, nella disperazione lanciò la famosa maledizione: “Possa tu fumare Oria, come fuma il mio cuore disperato”. Ancora oggi gli anziani ricordano la nenia che racconta la triste vicenda: “A Oria fumosa ‘ccitera ‘nna carosa, tant’era picciredda, ca si la mintera ‘mposcia” (Ad Oria fumosa, uccisero una bambina così piccola che potevano metterla in una tasca). ph. Baldari Fotogramma


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fasano

L

a città di Fasano deriva dal Casale di S.Maria de Fajano, in costruzione nel 1088 dalle popolazioni che avevano abbandonato Egnazia, ultima delle città messapiche. Nel XIV secolo Fasano diventa feudo dei Cavalieri di Malta e il 2 giugno 1678 si riveste di gloria grazie alla vittoria sui Turchi. Si narra che in cielo sia apparsa la Madonna a guidare la resistenza dei fasanesi contro i turchi, sbarcati per saccheggiare la città. Fu una vittoria così memorabile che da allora la città ricorda l’avventura con la “Scamiciata”, in occasione della festa dei Santi Patroni: San Giovanni Battista e Santa Maria di Pozzo Faceto. Imperdibile, meraviglioso e magico è il Minareto. Totalmente immersa nel verde della selva, la costruzione è stata voluta dall’artista fasanese Damasco Bianchi. Il panorama abbraccia un’area vastissima e l’edificio è un esempio di architettura orientale. Costruito nel 1918, è di ispirazione islamica. Le finestre verdi hanno la caratteristica forma arrotondata con una merlatura squadrata che chiude tutto il perimetro della villa. Nata come residenza estiva, il Minareto è composto da una villa, alla quale si accede percorrendo un viale di alti pini secolari, e dalla Torre che svetta maestosa. L’architetto decise di costruire la residenza di ritorno da uno dei suoi numerosi viaggi nei paesi islamici alla ricerca di un fratello che non ha mai conosciuto.

Si racconta che, l’uomo amasse organizzare feste nel corso delle quali accendeva sulla cima del minareto un faro ad acetilene, simbolo della “Luce della cultura” o “Fuoco Sacro”. Passeggiando nel centro storico, si possono ammirare i monumenti e le piccole piazzette. Ancora visibile è il Torrione delle Fogge in via San Francesco, un tempo una delle entrate alla città, unico superstite dell’antica cinta muraria che nel seicento racchiudeva tutto il centro. Poco distante vi è l’imponente Chiesa Matrice dedicata a San Giovanni Battista. Risalente al XVII sec., edificata su un tempietto demolito nel XIV secolo, è uno dei monumenti di maggior interesse. La facciata in tufo, recentemente ristrutturata, ha uno splendido rosone intagliato nella pietra ed è collocato sopra il portone d’ingresso. Sul lato sinistro troneggia il campanile a base quadrata in stile barocco. A tre navate, ha subito delle manomissioni negli anni ’70, ma all’interno sono ancora visibili alcuni affreschi. Conserva ancora altari barocchi e sculture lignee. Sopra il presbiterio, si può osservare il “Cappellone”, che ospita le canne dell’organo. Al centro vi è la statua della Madonna del Pozzo. Sono presenti anche lo stemma con la croce di Malta e le raffigurazioni dell’Agnello, simbolo di San Giovanni Battista. Sotto il pavimento in marmo vi sono i resti dell’antico cimitero.


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Fuori le mura, vi è la bellissima Chiesa delle Anime del Purgatorio, in stile barocco. Edificata nel 1696 per volere della Confraternita del “Pio Monte del Purgatorio”, sfoggia opere d’arte e arredi preziosi. Slanciata ed elegante, la struttura ha l’interno ad unica navata, ed è rivestita da una ricca decorazione a stucchi. Ai lati vi sono gli altari dove trovano posto dipinti settecenteschi. Sull’altare di destra vi è l’Addolorata e sull’altare di sinistra vi è una teca di vetro contiene un Cristo Morto in cartapesta. Sull’altare maggiore, vero capolavoro marmoreo policromo, vi è un crocifisso ligneo. In Piazza Ignazio Ciaia, si può godere della splendida vista dei palazzi che la circondano. Su tutti spicca il cinquecentesco Palazzo dei Cavalieri di Malta, chiamato così perché residenza del Balì dei Cavalieri di Malta e sede della guarnigione militare, oggi sede del Comune. Il Palazzo fu ampliato nel XVIII secolo e doveva essere una vera meraviglia, con arcate, cupole e chiesa sottostante. Una loggia con ben 18 archi e una balaustra furono abbattuti perché pericolanti. Oggi, dell’originaria struttura, si può ammirare solo il portale. Dove sorgeva l’antico castello di Balì, si costruì il Palazzo Comunale. Di fronte sorge la Torre dell’Orologio, con un loggiato che ne ammorbidisce le forme squadrate. La Torre termina con le classiche campane sospese. Di due colori, la struttura è sobria e semplice. Accanto vi è il bel Palazzo Gaito, che conserva in una nicchia la statua della Madonna del Pozzo, patrona della città. Palazzo Mogavero si affaccia su Corso Garibaldi. Già esisteva nel 1678 ma fu modificato dalla famiglia Mogavero nel 1693. Di fattura barocca, si possono scorgere influenze rococò, rare a Fasano. Un loggiato orna la facciata che dà su Piazza Ciaia. Lo stile rococò si può gustare su tutto il piano nobile: dai contorni delle finestre finemente decorate, al lungo balcone in ferro battuto. L’interno riflette lo stile dell’esterno: dieci stanze con volte a stella, le ante delle porte sono decorate ispirandosi alla natura e uno stile tipicamente settecentesco nell’arredamento. Di particolare rilevanza è la chiesa di Sant’Antonio Abate. Originariamente in questo luogo vi era un convento che ospitava appena una dozzina di frati. Insieme al convento fu costruita anche una

piccola cappella dedicata alla Vergine Immacolata. Il convento cessò la sua attività a causa delle disposizioni del Regno d’Italia che imponeva la soppressione di alcuni ordini. Successivamente venne annesso il chiostro decorato con degli affreschi che rappresentavano i Fioretti di San Francesco. La chiesa è frutto di continui rimaneggiamenti del XVIII secolo. L’interno ha la tipica forma di croce latina e presenta tre navate, nella parte destra ci sono gli altari dedicati a Sant’Antonio da Padova e a Sant’Antonio Abate. A quest’ultimo sono dedicate le rappresentazioni della vita sulle pareti laterali. Il Tempietto di Seppannibale, noto come San Pietro Veterano, è uno dei più importanti reperti archeologici ed architettonici. La struttura è precedente all’anno mille, di forma quadrata di piccole dimensioni. L’abside è quasi completamente crollato. In origine il Tempietto era completamente decorato da affresco, ora è possibile scorgere solo alcune delle pitture. Da visitare il Parco Archeologico di Egnazia, a pochi chilometri da Fasano. Egnazia era un’antica città messapica, o del popolo dei Peucezi. E’ uno dei più importanti siti archeologici date anche le vaste dimensioni. Vi si trovano le necropoli; la Basilica paleocristiana episcopale e Battistero, un grande edificio a tre navate, dove si possono ammirare tratti del mosaico pavimentale a grosse tessere; la Basilica paleocristiana meridionale, di dimensioni più piccole; il Foro, piazza di forma trapezoidale, scavata solo in parte, pavimentata con lastre di tufo circondata da un portico di ordine dorico; l’Anfiteatro; la Via Traiana e molto altro ancora. I primi scavi furono effettuati nel 1912, nel 1978, invece, fu costruito l’attuale museo archeologico, anche se molti reperti sono stati trafugati nel corso dei secoli. Una testimonianza fondamentale della “Civiltà Magalitica” è il Dolmen di Montalbano. Chiamato anche la Tavola dei Paladini, risale probabilmente all’età del bronzo (2000-1500 a.C.) ed è intatto malgrado lo scorrere del tempo. Tra le varie ipotesi, la più accreditata, è che il Dolmen abbia avuto funzione di altare sacrificale.

ph. Mario Rosato


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culturamiamo


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culturamiamo

Graphic Alessandra Bruno


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provincia di brindisi da non perdere

erchie

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e origini potrebbero risalire ai Messapi che vollero creare un centro di culto dei loro Dei, al posto dei Japigi. Testimonianza di questo è la grotta messapica detta dell’Annunziata dove si possono apprezzare affreschi bizantini. Con l’ascesa di Roma, la piccola Heraclea fu messa in disparte fino al I secolo d.C., data in cui venne alla luce Hercle. L’insediamento romano è dato anche dalla presenza della necropoli detta “Terme di Filippo”. Verso la fine del XVII secolo, il nome del casale diviene definitivamente Erchie. Meta di pellegrinaggio è il Santuario di Santa Lucia ove sono custodite le reliquie della Santa. Il Santuario si divide in tre parti: la Chiesa Superiore della seconda metà del 1700, una cappella seminterrata e il tempio sotterraneo. Il tempio è ricavato in un antro naturale, all’interno del quale vi è una sorgente dalla quale si dice sgorghi un’acqua benedetta. E’ tradizione che ci si bagni le mani e ci si strofini gli occhi, in quanto Santa Lucia, a cui è dedicato il Santuario, è la protettrice dei non vedenti. Di fronte vi è la Chiesa Madre, in stile neoclassico conserva al suo interno pregiate tele del 1700, e la chiesetta di San Nicola, risalente agli inizi del ‘600 custodisce la bellissima statua del “Cristo Morto” del 1715. Palazzo Ducale, risalente al 1700 è un tripudio di portali, balconi, finestre e logge. La linea sobria di particolari ne impreziosisce la struttura.

san donaci

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asce su quella che un tempo era la strada che collegava Lecce a Taranto. Da visitare il Tempio di San Miserino, considerato luogo di culto paleocristiano tra i più antichi della regione. È caratterizzato da una stanza a forma ottagonale inscritta in un cerchio delimitato da un quadrato, sul quale si aprono delle nicchie. Il pavimento è rivestito da un mosaico a tessere bianche e nere, analogo a quello rinvenuto in San Giovanni al Sepolcro di Brindisi. La chiesetta di Santa Maria delle Grazie, ora cappella del cimitero, è una graziosa struttura nella quale viene conservata la venerata immagine ad affresco di una Madonna col Bambino del XV. L’immagine è considerata miracolosa. Si narra che una donna, residente in una masseria, accortasi della fuga di un giovane toro, si sia messa alla ricerca dell’animale insieme ai lavoratori. Sembra che l’animale sia stato trovato, docile come un agnellino, in preghiera dinnanzi all’immagine di Santa Maria Delle Grazie. La Chiesa Madre di Santa Maria Assunta è in stile neoclassico ed è affiancata da un campanile anch’esso dalle linee sobrie. All’interno si può ammirare l’altare in pietra dedicato all’Addolorata. Le Paludi, invece, sono al centro di un progetto: la realizzazione di un Parco Acquatico lacustre, dove sia ripristinato l’habitat naturale per le specie animali e vegetali in via d’estinzione, che sia d’interesse scientifico che turistico.


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cellino san marco

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l nome deriva dalla qualità delle olive chiamate “celino”, dal termine greco che ne indicava il colore nero, e dalla devozione nei confronti di San Marco. Il Castello di Cellino, costruito intorno al XVI secolo, fu modificato rendendo la struttura più simile ad una dimora gentilizia. E’ caratterizzato da una balaustra in pietra con delle colonne sul portale di accesso, che percorre l’intero perimetro dell’edificio. Si tratta dell’unica struttura dell’originario castello. La Chiesa di Santa Caterina d’Alessandra fu edificata nel XVIII secolo. Successivamente fu aggiunto l’attuale campanile. All’interno è custodita la statua d’argento di San Marco. L’altare di San Marco è chiamato “l’altare del Barone”, probabilmente perché fatto costruire da uno dei signori. Da ammirare anche il campanile del 1863. Di sfumature oro ed arancio è invece la facciata della Cappella di San Marco (1716). Si narra che sia stata costruita sul luogo dove avvenne il ritrovamento dei ruderi della cappella basiliana con l’immagine di San Marco. L’altare maggiore è un tipico esempio di barocco leccese e all’interno si possono ammirare tele di diversi artisti del territorio. Fuori dal centro abitato si trova la bellissima Villa Neviera o Torre del Rifugio, chiamata così per aver ospitato il Re Vittorio Emanuele III. Deve il suo nome alla capacità di conservare, anche nei periodi caldi, le scorte di “neve” nelle sue cantine.

san michele salentino

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i origini recenti, si sviluppò dai primi anni del XIX secolo. In Piazza Dante si può ammirare il Monumento ai Caduti, simbolo di pace conquistata nei cinque continenti con grande sacrificio umano. La Pinacoteca-Biblioteca, con le sue 260 opere tra dipinti, sculture e grafica, fu costruita in onore di Salvatore Cavallo, colui che aveva costruito la sede parrocchiale del paese. A lui si deve il progetto della Chiesa intitolata al santo Patrono San Michele Arcangelo. La parte più antica è il Borgo di Aieni, “Masseria Vecchia” nel gergo popolare. Il borgo è formato da due complessi a corte di epoche diverse. La più antica consiste in alcune stalle di epoca medievale, la più moderna risale alla trasformazione in masseria avvenuta intorno al XVII secolo. La chiesetta della Madonna del Carmine rappresenta un esempio di architettura colonico-rurale. La Chiesa Madre fu, invece, edificata tra il 1876 e il 1882. Dedicata al santo protettore, San Michele Arcangelo, venerato soprattutto come protettore degli animali e dei raccolti, ha sulla facciata due lastre marmoree che descrivono i momenti più importanti della storia del paese. La costruzione sembra sia legata al ritrovamento di una statua di San Michele da parte di un contadino. Da visitare la bellissima chiesa rupestre di S. Maria della Grottella.

san vito dei normanni

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i origini controverse: c’è chi sostiene che sia nata per via dell’insediamento degli Schiavoni, chi che sia stata fondata dal Normanno Boemondo d’Altavilla, figlio di Roberto il Guiscardo. Il Castello Dentice di Frasso nasce attorno all’originaria Torre Quadrata. Bellissima la scalinata in pietra che conduce ad una veranda con colonne classiche. L’interno accoglie sale finemente decorate, tele, trofei di caccia e l’Archivio Storico. La Torre Quadrata, invece, è decorata da merli di tipo guelfo. La Chiesa di Santa Maria degli Angeli, chiamata anche Chiesa Vecchia, ha una facciata molto semplice ma l’interno custodisce opere davvero interessanti. L’altare maggiore è in marmo policromo, realizzato nel 1803, ma le vere meraviglie sono gli altari laterali, decorati ognuno con uno stile diverso. Da notare il Crocifisso di legno del ‘500 e una tela raffigurante la “Presentazione al tempio”. Santa Maria della Vittoria è stata edificata in ricordo della Battaglia di Lepanto ed è uno spettacolo di fine 500. Dal portale in bronzo all’altare interno si possono ammirare l’eleganza e la maestosità dello stile architettonico che va dal ‘500 al ‘700. La Grotta di San Biagio è un santuario monastico collocato in un villaggio rupestre. La Chiesa è molto particolare perché è stata ricavata all’interno di una grotta. Torre Guaceto è una Riserva Naturale WWF di circa 1200 metri quadri, presenta una natura incontaminata che può essere apprezzata solo a piedi o in bicicletta.


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ceglie messapica

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econdo antiche leggende, la fondazione di Ceglie si deve al mitico popolo di Peslagi e sarebbe stata fondata da Diomede di ritorno dalla guerra di Troia. Ceglie è circondata da 18 specchie, tipici manufatti realizzati con la sovrapposizione a secco di lastre calcaree, alcune delle quali sembra abbiano avuto una funzione sepolcrale. Il simbolo della città è il Castello Ducale e il suo torrione principale alto circa 34 metri, una rarità in tutta la penisola. Dalla cima della torre si possono ammirare l’Adriatico e il Canale d’Otranto. Ricca di palazzi settecenteschi che rendono il percorso attraverso la città una continua meraviglia, Ceglie ha un teatro risalente all’ottocento in stile neoclassico con pochi elementi decorativi barocchi. La città ha numerosissime masserie, di cui alcune fortificate. La Collegiata invece, è la Chiesa consacrata al culto della Vergine Assunta e sorge su una vecchia acropoli. Affiancata dalla torre campanile, l’interno appare maestoso e con numerosi affreschi e altari in marmo. Un altare è dedicato a Sant’Antonio da Padova, patrono della città. Legata alla leggenda anche la costruzione della Chiesa di San Rocco. Sembra che sul luogo sorgesse già un tempio pagano che cadde in disuso quando la popolazione fu afflitta dalla peste e cominciò a supplicare San Rocco, protettore degli appestati. Da allora la Chiesa è stata dedicata al culto del Santo.

latiano

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el centro storico padroneggia il Palazzo Baronale, detto il Castello, originario del periodo medievale. La facciata è smussata della durezza tipica delle strutture medievali per trasformarsi nelle più morbide linee dell’architettura salentina. La Chiesa Matrice Santa Maria della Neve è antica e raccoglie diversi stili. Ha pianta basilicale e all’interno è divisa in tre navate con colonne in stile ionico. La Chiesa del Santissimo Crocifisso risale al XVII secolo e secondo la leggenda si trova sulle fondamenta di una taverna nella quale si fermarono degli zingari che avevano, tra le casse piene di mercanzie, un crocifisso nero. La Chiesa del Santissimo Rosario è di origine antichissima. Tutta la struttura con il convento annesso era conosciuta come Abbazia di Santa Margherita. La chiesa dell’Immacolata, invece, era la cappella dei Marchesi Imperiali, e infatti sorge sul lato destro del Palazzo Imperiali con il quale possiede una comunicazione interna non più praticabile. Il Santuario Santa Maria di Cotrino sorge su un insediamento medievale. Si narra che nasca con la leggenda del ritrovamento dell’immagine della Madonna per mano di una contadina della Basilicata arrivata a Latiano per volere della Madre di Dio. L’effige risale al 1600 e nel 1915 fu realizzato il vicino monastero. In ultimo si può ammirare la Torre del Solise, antecedente al 1528, anno in cui fu effettuato il restauro.

san pietro vernotico

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el centro abitato si può ammirare la Torre Baronale, la più antica testimonianza nel paese. Si ritiene che risalga al 1300. Di forma quadrata è stata realizzata in pietra calcarea. Si narra che nel 1480 i cittadini respinsero l’assalto dei turchi grazie all’avvistamento delle vedette dall’alto della torre che permise ai cittadini di difendere la propria città conquistando la bandiera dei barbari. La Chiesa di Santa Maria Assunta si trova nella zona centrale del paese e risale al XV secolo. Nel ‘600 venne ingrandita con la navata centrale e ben 11 altari. In seguito vennero costruite le due navate laterali. Splendido il rosone in pietra leccese scolpito in rilievo con una vetrata raffigurante l’Assunzione. Sotto il presbiterio vi sono antiche cripte e tombe. Piazza San Pietro è la piazza più antica. La Chiesa di San Pietro fu ricostruita su un precedente edificio medievale e ricorda l’architettura del ‘600. Alla chiesa era annesso un luogo che per secoli fu chiamato “Oratorio dei pellegrini”, perché ospitava le preghiere dei pellegrini che arrivavano per palesare la loro devozione a San Pietro e accoglieva chi, morso dalla taranta, veniva a bere l’acqua miracolosa del pozzo. Lungo Piazza del Popolo, invece, si estende tutta la città. Qui si può ammirare la splendida casa comunale, con le sue tenui tinte rosate e l’orologio finemente decorato.


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torre santa susanna

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a origine dai Messapi che costruirono una Turris Messapiorum. La trasformazione in Torre Santa Susanna avvenne nel XIII secolo, quando divenne forte il culto per la Santa. Il Santuario di Santa Maria di Galaso nasce dopo il ritrovamento di un’immagine di origine basiliana affrescata in una grotta ovvero l’immagine della Madonna con Bambino. Costruito su due livelli, il Santuario, si raggiunge scendendo 13 gradini. L’altare maggiore è in stile barocco, nella nicchia si trova custodito l’affresco basiliano. All’interno si può ammirare anche il presepe di uno scultore leccese. La Chiesa Matrice, del XIV secolo, ha una linea molto semplice. Inizialmente fu dedicata a Santa Maria Annunziata, poi a San Nicola, per via dei coloni che volevano una chiesa da poter intitolare al Santo che loro veneravano. Il Castello è uno degli edifici simbolo, originario del XVI secolo. La struttura ricorda più le case gentilizie che un vero e proprio castello. All’interno si può ammirare la cappella privata. La Colonna di Santa Susanna fu edificata nel 1837 nel punto in cui sorgeva l’antica torre angioina, abbatta tuta dopo il terremoto del 1743. Si narra che la colonna sia stata costruita come ringraziamento alla Santa per il miracolo che operò in occasione del colera della prima metà dell’ottocento. San Pietro o Santa Maria di Crepacore è uno dei più affascinanti monumenti bizantini della Puglia. Edificato nell’VIII secolo, ospita dei meravigliosi affreschi.

carovigno

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arovigno ha origini molto antiche, attestate dai ritrovamenti del paleolitico e del neolitico. Di indubbia bellezza il Castello di Carovigno, possente struttura che sorge nella parte più alta del paese. A pianta triangolare con una torre quadrata, domina l’intero paesaggio. Alla famiglia Balzo Orsini si deve la costruzione della Torre Circolare che rende più armonica l’intera costruzione. Spettacolare il porticato, dal quale si possono scorgere le varie strutture e la Torre Quadrata. Da visitare anche il Castello di Serranova, risalente al 1629, costruito su un’antica struttura del 1350. Nei pressi del Castello vi è la piccola cappella del XVII secolo a navata unica. La Chiesa di Sant’Angelo, di origine medievale, aveva un ruolo di prima chiesa di Carovigno, come attestato da un’iscrizione che si trova all’ingresso principale. Della Chiesa Madre è certamente da ammirare il bellissimo rosone, unica testimonianza dell’antica facciata più volte sottoposta a cambiamenti. Il Santuario di Santa Maria Belvedere si staglia su un’altura a quattro miglia da Carovigno. Si trova su un antico insediamento in rupe. Il Santuario è affiancato da numerose grotte naturali disposte su vari livelli alle quali si accede attraverso un arco presente nella Chiesa. Nella discesa alla cripta inferiore si possono scorgere frammenti di un affresco raffigurante l’Arcangelo. L’ultima cripta ospita due affreschi della Vergine col Bambino e della Madonna del Belvedere.

cisternino

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embra che il nome derivi dall’eroe Sturnoi, compagno di Diomede, che dopo la Guerra di Troia, avrebbe fondato una città, chiamata in seguito Sturninum, cioè Ostuni. Saccheggiata dai Goti, Cisternino sarebbe caduta in rovina. Grazie ai monaci Basiliani la città riconquistò la sua vita prendendo il nome di Cis-sturnium, “al di qua di Sturnium”. Passeggiare per il centro storico equivale ad entrare in un mondo di meraviglie. Perfetta la sintonia tra gli spazi interni ed esterni, tra case, vicoli, logge, cortili e decorazioni. La Torre normanno-sveva (17 metri), del XI secolo, è stata rimaneggiata più volte e un tempo costituiva l’ingresso principale della città. Sulla sommità si può osservare la statua di San Nicola. La Chiesa di San Nicola, chiesa Madre, è del XII secolo, e nasce sull’antica chiesa del VIII costruita dai monaci Basiliani. In stile neoclassico, nell’interno si possono ammirare due sculture in pietra viva del XVI secolo opera dello scultore Stefano da Putignano: il tabernacolo dedicato alla Madonna del Cardellino e un altro di dimensioni più piccolo con putti ed Ecce Homo. Sotto l’adiacente chiesetta del Purgatorio, XVII secolo, è stata scoperta una chiesa antichissima datata probabilmente intorno all’anno 1000. Di rilievo il Santuario della Madonna d’Ibernia situato a tre chilometri dalla città, legato alla leggenda della Vergine che, in una sua apparizione, indicò il luogo esatto dove doveva sorgere il Santuario a lei dedicato.


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san pancrazio salentino

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l nome deriva dal suo protettore San Pancrazio, sembra infatti che la città si sia sviluppata intorno ad una già esistente chiesetta dedicata al Santo che, si narra, sia passato per queste terre prima di recarsi a Roma. L’attributo “Salentino” fu aggiunto nel 1862 per evitare confusione con la già esistente San Pancrazio Parmense. Da visitare la Chiesa Madre, posta di fronte al Municipio, in Piazza Umberto I. Dedicata a San Pancrazio martire e a San Francesco d’Assisi, è in stile neoclassico e ad ha una particolare cupola con lucernaio. La facciata si presenta lineare e fu realizzata intorno al 1869. Il campanile si sviluppa su quattro livelli sulla cui sommità vi è una cupola protetta con tessere in ceramica per salvaguardare la statua del Santo. L’interno è a tre navate divise da una serie di arcate poste su pilastri sormontati da capitelli in stile ionico. Imponente invece la struttura del Palazzo Comunale, con la parte superiore che spicca di un caldo rosso, il balcone centrale sul quale si trova la cimarosa con l’orologio. A pochi chilometri si trova il Santuario di San Antonio alla Macchia, con una chiesa del 1867 e una cripta che conserva tracce di pitture medievali. Di particolare interesse la Grotta dell’Angelo, o di San Vito, in origine tomba a camera, risale all’VIII-IX secolo ed è scavata nella roccia con una decorazione pittorica. Vi si accede attraverso una scala di sette gradoni.

torchiarolo

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l nome sembra che derivi dai massacri che i Turchi perpetrarono nel XV secolo in tutto il Salento. Infatti Torchiarolo poteva significare “mattatoio”, proprio a causa dell’esposizione della città alle razzie. Situata di fronte a Piazza Castello vi è la Chiesa Matrice Maria SS. Assunta, costruita intorno alla fine del XVI secolo su una preesistente struttura. Presenta una facciata molto semplice in tufo, dalle linee morbide e baroccheggianti. La Chiesa non ha un abside per cui l’altare maggiore si trova sotto un grande arco e vi si accede attraverso dei gradini. Sopra l’altare vi è un bellissimo affresco raffigurante la Madonna Assunta. Assolutamente da non perdere è l’antico Castello Baronale, che ha mantenuto la sua originaria e possente struttura medievale ed ha un torrione a pianta quadrata. Magnifico è l’arco e il portale sormontato dall’araldica dei Caracciolo, principi del paese nel 1726. La Chiesa di Sant’Antonio fu voluta dal chierico Bartolomeo Origlia e fu inaugurata nel 1680. Sul portale si può notare un’arma incastonata con ogni probabilità appartenente alla famiglia Geofilo, proprietaria della Chiesa. La Cappella Madonna della Graziella, invece, fu costruita come gesto di devozione di una nobildonna, nel 1750. Piccola, con un unico altare sul quale capeggia un affresco raffigurante la Vergine con il figlio allattante.

villa castelli

D

i origini antiche ospita l’ importante sito archeologico,“Pezza Petrosa”, dove sono state portate alla luce tombe in perfetto stato di conservazione che contengono reperti risalenti al IV-V secolo a.C. Magnifica la Chiesa Matrice con il Campanile, edificata intorno ai primi del ‘900. Maestosa è la cupola decorata che raggiunge un’altezza di 34 metri. Accanto si trova un elegante campanile, in stile gotico, alto circa 36 metri. In stile romanico la facciata, al centro della quale vi è un meraviglioso rosone che troneggia sul portone centrale. Suggestivo il Calvario, al quale si accede percorrendo una lunga scalinata che collega la struttura al Palazzo Municipale. Il Santuario ospita la statua di Cristo nel Sepolcro. Il Castello è una residenza in tufo che ha subito molte variazione nel corso degli anni. Ancora visibili elementi del tardo medioevo e del rinascimento, la struttura si presenta con colori tenui che le donano un’eleganza particolare. Dal terrazzo del Palazzo del Municipio, struttura dalla posizione strategica per la sua altezza rispetto al resto del territorio, si può godere di una vista da mozzare il fiato. Villa Castelli è famosa anche per il Ponte Viadotto dell’Impero, in pietra di mazzero finemente lavorata con nove arcate a tutto sesto che gli donano una forma armonica. Di particolare interesse storico il “Trappeto del Duca”, antichissimo frantoio ipogeo, totalmente ristrutturato è circondato da un magnifico panorama.


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puglia da non perdere

lecce

L

e origini di Lecce sono un intreccio di leggende e racconti mitologici. Principalmente barocca: uno stile tanto spettacolare da meritarsi l’appellativo di “Barocco Leccese”, Lecce è ricca di testimonianze anche di epoca romana, medievale e rinascimentale. Tra le numerosissime strutture architettoniche c’è la Basilica di Santa Croce, il monumento simbolo del Barocco Leccese, la cui costruzione cominciò nel 1353 e si concluse nel 1699. La facciata principale è un tripudio di decorazioni, simboli, statue con accostamenti di elementi tipici del Rinascimento. Un amalgama di stili dove l’esuberanza barocca la fa da padrona. Piazza Duomo racchiude in sé una serie di monumenti di altissimo livello architettonico: la Cattedrale del Duomo; i Palazzi del Vescovato e del Seminario; il Campanile; la Chiesa di Sant’Irene dei Teatini (patrona della città fino al 1656); la Basilica di San Giovanni Battista. Di grande impatto visivo è Piazza Sant’Oronzo, ove si erge la colonna in pietra che sorregge la Statua di Sant’Oronzo. La colonna alta 29 metri è situata accanto allo splendido Anfiteatro Romano costruito nel II secolo d.C.. All’interno della Piazza si possono osservare anche Palazzo del Sedile, l’antica Chiesa di San Marco e la Chiesa di Santa Maria delle Grazie. La Chiesa di San Francesco della Scarpa, costruita sul luogo dove San Francesco pernottò nel 1222, ricorda la leggenda del sandalo che il Santo, non possedendo altro, donò ai Leccesi per ringraziarli dell’ospitalità. Nei pressi di Sant’Oronzo vi è il Castello di Carlo V, imponente struttura voluta da Carlo V nel 1539. Di grande impatto visivo sono le vetrate, il salone con colonne di pietra e le raffinate decorazioni. Bellissime le porte del centro storico: Porta Napoli, o arco di trionfo; Porta Rudiae; Porta San Biagio. Lecce è considerata la Firenze del Sud per via degli innumerevoli monumenti.


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gallipoli

M

eta turistica per lo splendido mare e per i romantici tramonti, Gallipoli, si estende sul mar Ionio ed è divisa in due parti: il borgo antico e il centro storico. Il Centro Storico si trova su un’isola di origine calcarea collegata alla terraferma da un ponte ad archi del seicento. Il Borgo si trova su una penisola ed è la parte più recente di Gallipoli. Tra i numerosi monumenti spicca il Castello Angioino, circondato quasi completamente dal mare sembra galleggiare su di esso. Tre torrioni circolari e la torre poligonale caratterizzano la struttura. Di più tarda edificazione la torre fortificata chiamata “il Rivellino”, collegata alla fortezza principale da un ponte levatoio. Lungo la costa, invece, si possono ammirare le numerose torri costiere. La Basilica Concattedrale di Sant’Agata, del XVII secolo, sorge sul luogo di una chiesetta romanica dedicata a San Giovanni Crisostomo, sul punto più alto dell’isola, area scra probabilmente sin dall’antichità. Da visitare anche l’imperdibile Isola di Sant’Andrea, parco naturale regionale. Qui si può ammirare il Gabbiano Rosso, presenza unica lungo tutto il versante adriatico e ionico. La Fontana Greca, invece, è ritenuta la più antica d’Italia. Costruita nel III secolo a.C. ha la facciata che guarda a scirocco, suddivisa in tre parti da quattro cariatidi. Bellissimi i bassorilievi che rappresentano le metamorfosi delle mitologiche Dirce, Salmace e Biblide.

otranto

È

il comune più orientale d’Italia, circondato da un’acqua cristallina e un panorama tra i più favolosi. Otranto è considerata un piccolo gioiello per la sua storia e il suo splendido castello che conserva fossato e il ponte levatoio. Il borgo antico, caratteristico per i suoi meravigliosi vicoli che si aprono sul Lungomare degli Eroi, è stato dichiarato Patrimonio culturale mondiale Unesco ed è uno dei più bei borghi d’Italia. In periferia troviamo la Valle delle Memorie, così definita per la presenza di numerosi siti storici. Qui si può visitare la Cripta di San Nicola e poi, ancora, il Colle della Minerva dove vi è la cripta del Padreterno. Invece, sulla Collina di San Giovanni si possono ammirare le catacombe di San Giovanni. La Cattedrale, edificata sui resti di un’antica domus romana, si erge sul luogo più alto della città. Assolutamente da non perdere, alle prime luci dell’alba, è il laghetto di Bauxite, a sud di Otranto, una cava di estrazione con forti colori che variano dal verde intenso al rosso ruggine. La Grotta dei Cervi, per gli appassionati di archeologia, è una importante grotta naturale dove sono state rinvenute importanti testimonianze pittoriche. Di grande bellezza sono i Laghi Alimini, a pochi passi dal mare, sono circondati da una vastissima varietà di vegetazione, tra cui la rarissima orchidea di palude e la castagna d’acqua, specie in via d’estinzione.

santa maria di leuca

S

i dice che sulla punta di Santa Maria di Leuca si possa ammirare il punto di separazione tra il Mar Adriatico e Mar Ionio. Vi è una sorta di demarcazione visibile a livello di colori e molti credono, poeticamente, che sia l’incontro tra i due mari. Diverse leggende sostengono inoltre che Santa Maria di Leuca sia stata il primo approdo di Enea e di San Pietro Apostolo che, arrivato dalla Palestina, iniziò il suo percorso di evangelizzazione fino a Roma, dove fondò la Chiesa. All’epoca esisteva un tempio dedicato a Minerva sul promontorio, diventato luogo di culto cristiano proprio dopo il passaggio di San Pietro. Oggi si trova la splendida Basilica. All’interno si può ammirare il masso monolitico definito l’ara di Minerva, che ne ricorda appunto l’antico culto. Vicino al Santuario vi è la Croce Petrina, una croce antichissima in ferro con due chiavi incrociate e il faro che, con i suoi 102 metri di altezza, è tra i più importanti d’Italia. All’interno della Cattedrale tra le numerose opere d’arte vi è un quadro che cattura per la sua bellezza: si tratta di San Giovanni Nepomuceno, martire del segreto professionale. Narra la leggenda che San Giovanni, confessore della regina Giovanna di Baviera, non volle assecondare il marito che, attanagliato dalla gelosia e dalla convinzione che la donna gli fosse infedele, gli chiese di violare il segreto e rivelargli la verità. San Giovanni si rifiutò e fu gettato in un sacco nella Moldava. Il mattino seguente il corpo su ritrovato sulle rive del fiume circondato da un alone di luce. Imperdibili per chi ama il fascino dell’architettura le numerosissime ville ottocentesche. Chi ama il mare e i suoi giochi tra le rocce, non può non visitare le grotte nei dintorni di Santa Maria di Leuca.


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castro

A

ltra perla del salento è Castro, con i suoi monumenti, il castello e magiche grotte della Zinzulusa. Il Castello è considerato d’importanza nazionale anche perché si possono ammirare le difese naturali e la linea architettonica tipicamente medievale. Castro è nota per le sue antiche grotte, dove si possono ammirare i colori intensi del mare con una sorprendente gamma cromatica dall’azzurro al viola. Di grande interesse scientifico sono le varie specie di animali sotterranee rinvenute all’interno, in particolar modo crostacei, alcuni di origini antichissime. Ma le grotte sussurrano anche antiche leggende. Si narra che il Barone di Castro, un ricco signore locale con moglie e una figlia, fosse così avaro da non essere mai soddisfatto dell’ammontare del suo patrimonio. La sua sete di soldi raggiunse l’apice quando negò alla sua bambina anche il sostentamento primario. La bambina crebbe triste e malinconica. Un giorno una fata regalò alla fanciulla un bellissimo abito, stracciando quello vecchio e rattoppato che portava. La leggenda vuole che gli stracci volassero fino a raggiungere la cavità naturale dove divennero pietra adornando l’ingresso della grotta della Zinzulusa. In seguito la ragazza trovò marito e finalmente ebbe quella felicità che da piccola le era stata negata. Anche il padre cambiò vita, fu relegato all’interno della grotta e fatto sprofondare nel suolo calcareo. La leggenda si conclude narrando di come dal sottosuolo sfociarono acque infernali che andarono a formare il laghetto Cocito, abitato da crostacei resi ciechi dalla visione del sortilegio. Chi ama la natura può invece avventurarsi nel Bosco dello Scarra, un bosco di Lecci dove si possono scorgere pettirossi, tortore, upupe, civette, fringuelli e usignoli.

alberobello

A

lberobello, denominata la città dei trulli, è una tappa obbligatoria per chi vuol visitare le bellezze della Puglia. I trulli sono, dal 1996, patrimonio dell’umanità dell’Unesco e devono la loro origine ad un editto del Regno di Napoli che nel XV secolo obbligava i nuovi residenti a versare un contributo per ogni insediamento costruito. Per ovviare alla tassa i conti di Conversano imposero ai cittadini di edificare a secco, senza utilizzare la malta, in modo che le case passassero per costruzioni precarie e non fisse. Perché le abitazioni resistessero i contadini utilizzarono la forma rotonda, semplice ma più solida. Caratteristica che distingue ogni trullo è il simbolo dipinto sul tetto a cono, una sorta di identificazione dell’abitazione. I simboli sono svariati e si va dalla rappresentazione secondo lo zodiaco dei pianeti ai simboli religiosi, da quelli magici a quelli propiziatori, intrecciando religione e paganesimo. Tra i più comuni si hanno i simboli che proteggono la famiglia dal malocchio o i simboli propiziatori di buon raccolto. Particolare la storia dei Trulli Siamesi, che sembra legata alla separazione di due fratelli a causa dell’amore per la stessa fanciulla. Il trullo più grande della città si chiama Trullo Sovrano ed è stato fatto costruire dalla famiglia Petra verso la metà del settecento, oggi adibito a museo.

polignano a mare

A

picco sull’Adriatico, dalla forma quasi triangolare, Polignano a mare è una piccola città rinomata per il suo fascino. Particolare e suggestiva la Lama Monachile, così chiamata perché un tempo territorio della foca monaca. Antico porto commerciale, è il punto in cui la città sembra spaccata a metà: tra le due alte coste su cui sorge la città si insinua la piccola insenatura che la divide creando un effetto davvero unico. Si può ammirare la via Traiana, ancora percorribile, suggestiva soprattutto la sera, illuminata da centinaia di luci. Numerosissime le grotte ben visibili anche dai balconi che circondano il centro. E proprio il centro storico è una delle mete più suggestive, grazie alle piccole stradine e alle terrazze a strapiombo sugli scogli. Una delle più antiche costruzioni della città è la Chiesa Matrice, all’interno della quale si può ammirare il presepe artistico. All’esterno troneggia il massiccio campanile a forma quadrangolare. Proseguendo per il centro si può scorgere l’Arco Marchesale, un tempo unica via d’accesso. Consigliato al tramonto è lo scoglio di San Paolo, più comunemente conosciuto come lo “scoglio dell’eremita” così chiamato perché secondo una leggenda vi risiedeva un uomo che aveva deciso di vivere lontano dal mondo. In realtà è uno scoglio a pochi metri dalla terraferma, simbolo di Polignano, al tramonto regala uno spettacolo davvero straordinario.


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castel del monte

F

iumi d’inchiostro sono stati versati per raccontare i tanti enigmi racchiusi nel Castello più chiacchierato d’Italia. Di forma ottagonale, molti sostengono che vi siano racchiusi simboli esoterici. Già la posizione scatena le fantasie degli appassionati, sembra che si trovi, infatti, a metà strada tra la famosa cattedrale francese di Chartres e la Piramide di Cheope. Una struttura molto particolare e conosciuta in tutto il mondo proprio perché unica nel suo genere: in ogni spigolo della costruzione vi è una torre (otto in totale) e anche il cortile interno è di forma ottagonale. Ciò che stupisce è l’assenza delle classiche strutture di un castello: non vi è un fossato, non vi è ponte levatoio, non vi sono stanze sotterranee né fortificazioni. Ecco perché nel corso dei secoli si sono rincorse leggende di ogni genere, la più famosa è che il Castello fosse stato costruito per custodire il Santo Graal. Infatti lo stesso Federico II, colui che ha commissionato Castel del Monte, ha partecipato alla sesta delle otto crociate nel 1228. Già all’ingresso della struttura vi è la prima particolarità: due leoni, uno guarda esattamente nella direzione in cui sorge il sole al solstizio d’inverno, l’altro nella direzione dove nasce il sole al solstizio d’estate. E percorrendo l’interno si ha la sensazione che il visitatore debba seguire un percorso obbligato, quasi labirintico, scoprendo stanza dopo stanza simboli e calcoli matematici.

trani

C

ittà di grande importanza per le bellezze artistiche ed architettoniche. Dal mare si può ammirare l’imponente Cattedrale, definita la “Regina delle Cattedrali di Puglia”. In onore di San Nicola Pellegrino, fu costruita dal 1099, anno della canonizzazione del Santo, al 1143 senza il campanile. In stile romanico, ciò che la distingue sono le navate, costituite da colonne binate (ossia due colonne affiancate). Scendendo le scale si accede alla cripta dedicata a San Nicola Pellegrino e alla cripta di Santa Maria. Collegato alla Cattedrale da un arco, si slancia il campanile, di diversi stili architettonici poiché è stato necessario un secolo per portarlo a termine. Oltre alla Cattedrale si può visitare il Castello Svevo, il fortino, le diverse ville e i palazzi. Sembra che il Castello sia dimora abituale del fantasma di Armida, una giovane dama dai capelli scuri e gli occhi azzurri. Narra la leggenda che la donna fu sorpresa dal marito a letto con l’amante. L’ira fu tale che l’uomo uccise a coltellate l’amante e rinchiuse la moglie in una cella, dove morì di tristezza. E da allora molte persone hanno sostenuto di aver visto il fantasma della donna aggirarsi per le stanze del Castello. Assai diverso è il fantasma dell’ipogeo che si trova sotto la cripta di Santa Maria. Sembra che un uomo sulla trentina, scalzo con una tunica marrone, stazioni proprio in quel luogo.

grotte di castellana

L

e Grotte di Castellana furono scoperte nel 1938 dal prof. Franco Anelli dell’Istituto Italiano di Speleologia che, dopo una rapida ricognizione, capì che si trattava di una grande grotta ricchissima. Le cavità sotterranee si estendono per circa 3 chilometri a 72 metri sotto il livello del suolo. Per poterle visitare si possono scegliere due percorsi: quello che dura circa 50 minuti e quello lungo che dura circa due ore. L’ingresso naturale è una voragine di 60 metri denominata “La grave” dalla quale è possibile raggiungere la Caverna Bianca, uno spettacolo di cristalli e stalattiti e grandi stalagmiti di un biancore trasparente, per questo motivo è stata definita la “più splendente del mondo”. Lungo il percorso si attraversano la Grotta Nera o della Lupa Capitolina, il Cavernone dei Monumenti, la Caverna della Civetta, il Corridoio del Serpente, la Caverna del Precipizio ed il Piccolo Paradiso, il Gran Canyon, dalla colorazione rossiccia, la Caverna della Torre di Pisa, la Caverna della Cupola e il laghetto di Cristalli. In ogni grotta si possono scorgere figure naturali come il Duomo di Milano o la Torre di Pisa, volti e figure umane come il Passaggio del Presepio, dove una stalagmite ricorda una madonna, da qui il nome di Madonnina delle Grotte.


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san giovanni rotondo

F

amosa in tutto il mondo e indissolubilmente legata al nome del Santo di Pietralcina, Padre Pio. Santa Maria delle Grazie, l’antica Chiesa, costruita circa cinque secoli fa, ospitò, prima di Padre Pio, un altro santo, San Camillo De Lellis. Padre Pio espresse il desiderio di costruire una nuova Chiesa per poter accogliere i fedeli e, nel 1956 infatti, fu costruita la Chiesa Nuova, consacrata nel 1959. Da ammirare lo splendido mosaico raffigurante la Madonna delle Grazie. Fino a pochi anni fa la Chiesa ospitava la salma di San Pio, trasferita poi nella Chiesa progettata dal famoso architetto Renzo Piano, struttura monumentale che può ospitare fino a 7000 fedeli. Molte le strutture da visitare tra cui il Monastero di Santa Maria Maddalena. Costruito nel seicento, crollato a causa di un forte terremoto, è ora in ristrutturazione. A qualche chilometro da San Giovanni Rotondo vi è Monte Sant’Angelo, dove sorge il bellissimo santuario dedicato a San Michele Arcangelo. Secondo la tradizione, il santuario ha avuto origine nel 490, anno della prima apparizione dell’Arcangelo Michele, ed è stato costruito nella parte inferiore di una grotta. Nel XIII secolo il santuario fu ampliato, da Carlo I. Il portale ha due massicci battenti in bronzo datati 1076 sul quale sono raffigurate scene del vecchio e nuovo testamento. All’interno si accede alla grotta delle apparizioni, uno spettacolo naturale e carico di misticismo. All’esterno si può ammirare anche il campanile o torre angioina, molto simile per struttura alle torri di Castel del Monte. Altro luogo d’interesse è il battistero di San Giovanni, detto Tomba di Rotari che, insieme alla Chiesa di Santa Maria Maggiore, formano il complesso monumentale di San Pietro. Da visitare anche il Castello che sorge nella parte più alta del paese, a pochi chilometri dalla Basilica.


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ph. La Sorsa Fotografia


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eventi prodotti tipici gastronomia


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OGNI OGNI

SABATO SABATO NNOOTTTTEE

(Br) Pantanagianni (Br) uscita Pantanagianni Ba/Br uscita DiscotecA Mashad s.s.379 Ba/Br DiscotecA Mashad con Sabato Andrea Sabato Ziza e Andrea con Ziza (Br) Ostuni (Br) di Ostuni Gorgognolo di Discoteca Jimmyz a Gorgognolo Discoteca Jimmyz con con MM nceto Club aniero E' all' La Fies Fiesta latina Straniero all'Ara Aranceto Club na con Enzo Str ta lati La a Rosamarina di Ostuni uni Ost rina a Rosama

Reggae Vs Dance con Ziza, Andrea Sabato e

ddoom eni ca Don Ciccio featuring Mama Marjas men

55 agosto agosto

in occasione della Festa della Lumaca in Piazzale Modugno a San Pietro V.co (Br)

g i o v e d i in diretta dalla riserva naturale

9 agosto agosto

di torre guaceto

a Marina di Lindinuso (Br) con Luca Dirisio, boomdabash, Tris D'Assi,CESKO,PUCCIA e d o m en i ca REKKIA djset from Apres La Classe, Antonio 12 agosto agosto Da Costa, Francesca Giaccari, Crifiu, Manga Nairo, Il peccato di Eva, Incantevole Euforia, Aldo Losito, Adriana Sardano,Bordopelle, Ventruto

a Villa Castelli (Br) con valerio scanu, l u n e d i Crifiu, MangaNairo, Incantevole Euforia, 13 agosto agosto Aldo Losito, Adriana Sardano,Bordopelle, Ventruto (Fg)con Annalisa s a b a t o a Sant'Agata di Puglia ValerioScanu, e, Ottavio Destefano, agosto Scarron 18 agosto Francesca Nicoli, Effetto Doppler

dd o m en i ca Una grande discoteca in piazza con i nostri dj om

19 agosto a Erchie (Br) 19 agosto venerdi rdi da vene

7

settembre mbre sette

9

settembre settembre

rione casale a brindisi a domenica domenica a taranto "evento raffo fest" con elio e le

v e n e r d i storie tese in concerto - warm up boom da v

settembre mbre bash, Don ciccio, fido guido, zackalicious, pace 14 sette

fatta. presenta ziza

rio a Copertino (Le) con Fabrizio Moro, vale e IA PUCC O, CESK i, D'Ass Tris u, CriFi mbre scanu, settembre 17 sette Apres La Classe, Toro mercoledi REKKIA dj set from a mercoledi Da Costa, e tanti altri... mbre Meccanica, Antonio

edi lunedi da lun sette 19 settembre

s a b at o

6 ottobre ottobre

rione bozzano a brindisi

Responsabile e direzione artistica eventi e spettacoli Gianluca ZIZA info335.82.84.088 o ziza@ciccioriccio.it


Concorrenza sleale 2012 | 48

eventi agosto 2012

1

“II Edizione del Boccale d’Oro” Mesagne Bandabardò in concerto Foro Boario di Ostuni Otranto Jazz Festival Otranto

1/2

Pianoforte nel Castello Ceglie Messapica

1/4

Locomotiva Jazz Festival Sogliano

1/5

Mercatino del gusto Maglie

2

2/5 2/6 2/20

3

3/12

4

Serata di Danza Tradizionale Latiano Note di gusto “Più bella cozza di te” Mesagne “Salento Finibus Terrae” San Vito dei Normanni “Ceres Schiuma Beer Party” Villanova di Ostuni Marracash in concerto Parco Gondar di Gallipoli

4/8

5

6

Sagra te lu purpu Melendugno Birra&Sound Mebimport Beer Festival Leverano Photografare esplorazioni di bellezza Cisternino Happy hour bio Parco di Giulio Brindisi Rock’n roll party Erchie Sagra della bombetta e della bruschetta al tartufo Cisternino “Arlecchino servo di due padroni” di C.Goldoni Mesagne Sagra de la pitta culle ulie e Festa della Madonna dell’Attarico Andrano

7

8

“Cisternino in mostra” Cisternino Piano Viola Concerto musica classica Brindisi Rock’n roll party Erchie Fratelli Buzzanga in concerto Brindisi Serata Danzante, Casina Park Latiano Elio e le storie tese Torre Regina Giovanna (Br) Toromeccanica in concerto Villaggio di Ostuni Cena Medievale alla Corte di Hyria Oria

8/9

Festa te l’Uddhratieddhru San Pietro vernotico

9

Animazione e giochi da spiaggia ex lido poste, Brindisi Kakula e Trampuglia Brindisi J-Ax in concerto Lecce Sagra della Mozzarella Francavilla Fontana Max Gazzè in concerto Foro Boario di Ostuni KeepCool Festival Parco Gondar di Gallipoli “La Notte dei Briganti” Art Festival Grottaglie Il Teatro degli Orrori Parco Gondar di Gallipoli The Ladybugs in concerto Brindisi Fiera dell’Incoronata Nardò Salento Summer Festival 2012 Gallipoli II Edizione Rassegna di musica popolare “Officina Zoè” in concerto Ceglie Messapica Sagra delle orecchiette San Vito dei Normanni Suoni nella notte, concerto pianoforte Villaggio Pescatori, Brindisi Festival del XVIII secolo-opere della Mente, suoni nella notte, Brindisi “Stanza 13” teatro San Vito dei Normanni “Racconti dal mare” spettacolo teatrale Carovigno Il violinista Massimo Quarta in concerto Galatina Blu70 in concerto Brindisi “Racconti del mare” Carovigno Itriajazz Mashville On My Mind country blues Cisternino “Il canto della vita” concerto di Katia Ricciarelli Ceglie Messapica “Scatti di memoria in musica” San Vito dei Normanni Sagra della Macaria Cistareddha Caprarica del Capo Sagra del Panino della Nonna Giovinazzo Musiche di Frontiera TurGrate 2 Zingaria Folk Festival Mesagne

10

10/12 10/13

Progetto Essere Spettacolo di danza Parco Cesare Braico, Brindisi Sergio Cammariere Foro Boario di Ostuni “Il mare nascosto” Spettacolo teatrale Carovigno “Notte di San Lorenzo” Pantanagianni “A-Live” Alfio Antico in concerto Ceglie Messapica “Cromatica” Latiano Note di gusto “Una splendida burrata” Mesagne Rock in Day San Vito dei Normanni Rione Judea benedizione degli atleti Oria Relax Yoga, meditazione e benessere Brindisi Calici di stelle Copertino (Le) Antonello Venditti in concerto Ostuni Festa della Municeddha Cannole (Le) “Il mare nascosto” Carovigno Sagra delle orecchiette Cisternino “Gran Galà Lirico II Edizione” con il soprano W.Vernocchi e il tenore Toni De Roma Cavaliere Mesagne Amalia Grè in concerto Ostuni Rock in Day San Vito dei Normanni Edizione del Torneo Storico dei Rioni, investitura del Cavaliere del corteo e Torneo dei Rioni Oria Sagra da Far’nedd e dei Sapori di Puglia Castellaneta Festa della Municeddha Cannole

fest 10/15 Alter Cisternino

11

Boom Da Bash in concerto Torre Regina Giovanna Brindisi Caparezza in concerto Cannole “La bella e la bestia. Il musical” Foro Boario di Ostuni Corteo Storico Carovigno Food Music & Wine Festival Ceglie Messapica


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11/12

Corteo Storico e Torneo dei Rioni Oria

11/14

Festa Gusto dopa al sole Aeroporto di Lepore/San Cataldo

11/26

12

13

14

15

16

Terza Rassegna Nazionale di Arte Contemporanea, illustri esponenti del Novecento da Guttuso a Guidi Mesagne Giochi Medievali Carovigno Food Music & Wine Festival Ceglie Messapica “San Vito live for Emilia” San Vito dei Normanni Stefano Bollani in concerto Galatina Salento Guitar Festival Tricase Pino Daniele Live Monopoli Ceglie Food Festival Ceglie Messapica Sud Sound System in concerto Cannole Le parole in gioco, racconti,favole e miti per bambini Brindisi “Cisternino è moda”, IV premio E’ moda made in Italy Cisternino “Swing and Soul” Ceglie Messapica Giuliano Palma and the Bluebeaters live Cannole “Tosca” Ceglie Messapica “Torno subito” spettacolo teatrale Mesagne “Un secolo di pizzica” San Vito dei Normanni Sagra dei Vecchi Tempi Ostuni Angelo Branduardi in concerto Montalbano di Fasano Ocean Quartet India Tango-Tango India in concerto Mesagne “Racconti di..vini, il nettare di Bacco tra musica, sapori, profumi e storia Mesagne Itriajazz Jazzmania the guitar contest Cisternino Festeggiamenti in onore di

16/18 San Rocco

Ceglie Messapica

17 17/19

i t n e v e o t s o g a

18

2 1 0 2

Negrita in concerto Parco Gondar di Gallipoli Sagra dell’anguria Botrugno Festival dei Sensi Martina Franca, Locorotondo e Cisternino The Other Trio Plays The Other Trane Villaggio Pescatori Brindisi “Negroni in festa” Mesagne Brunori S.A.S vs Amo Dente Torre Regina Giovanna Brindisi Salento a tavola e pizzica Oria

19

Saltimbanchi e Cantastorie Ex Lido Poste, Brindisi Jimi Fontana & Figli“Ritorno al passato” Carovigno Classici in piazza: Renso e Lucia-Sposi Promessi Mesagne Le giovani schegge in concerto San Vito dei Normanni

20

Vega 80 in concerto Brindisi “Un’emozione chiamata libro” Serena Dandini presenta il suo ultimo lavoro Ostuni

della Carne te Cavaddrhu 20/21 Sagra Seclì

20/25

Laboratorio Urbano Itinerante di piccolo Circo Brindisi

21

Balletto Carmen Otranto Rim-Balzi Ceglie Messapica Miseria e Nobiltà spettacolo teatrale Torre Santa Sabina

22

Festa dello spumone Ceglie Messapica

23

Note di gusto “Quando l’acieddu pizzula la fica” Mesagne Barocco Festival Leonardo Leo San Vito dei Normanni

24

Rassegna Beat-Music Bolero e Mike Terrana in concerto Ceglie Messapica Seventy Level in concerto Brindisi

24/25

Street Band & Salento Wine Festival Otranto

Edizione Fiera del fico 25/26 XI mandorlato e dei prodotti tipici, Skaddia in concerto San Michele Salentino


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e

a


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25

Funerale di Torre Regina Giovanna Brindisi Notte della taranta Melpignano Sagra della fucazza chena Mesagne

per questo progetto editoriale ringraziamo gli sponsor

di Sant’Oronzo 25/27 Cavalcata Ostuni

26

A volte accade, teatro comico Ex Lido Poste, Brindisi Suoni Sacri e dal pianeta “Medea” Cripta Chiesa Matrice Cisternino

27

L’amore sconsolato di Didone Brindisi Roy Paci in concerto Botrugno

28

Stanley Jordan in concerto Galatina

29

Tu del ciel: Haendel in Italia, concerto della London Early Opera Orchestra Mesagne

30

di Giovanni Tateo Viale Duca degli Abruzzi, 4

BrinDisi

Sogno di fine estate, coro polifonico BlessSing Brindisi Note di gusto “Speck and Jazz” Mesagne

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Concorrenza sleale 2012 | 52

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moda capelli La parola a Stefano Palmieri, art director di SMoovy Look

Consigli per l’estate? Protezione, assolutamente. I capelli vanno preservati anche prima di andare a mare, quindi usare dei trattamenti specifici per ricostruire il capello in modo da renderlo più forte allo stress dell’estate. Molti prodotti rigonfiano lo stelo e chiudono le squame in modo da renderlo più repellente. Durante il periodo estivo ovviamente bisogna usare prodotti altamente protettivi, per esempio i prodotti della Kerastase, sono tra i migliori. Poi ci sono anche i trattamenti postmare per prevenire la disidratazione, impacchi e maschere. Consiglio, dopo l’applicazione, di avvolgere i capelli nel domo pack o in un panno umido per far penetrare a fondo il prodotto. Tendenze estive e autunnali? Sicuramente quest’estate, le acconciature saranno basate più sul movimento, sulla forma che sul liscio. Ondulati che rievocano le acconciature degli anni ‘50 e voluminosi stile anni ‘60. Cotonature, colori sfumati con sfaccettature chiaro scuro senza usare toni troppo forti come contrasti o meches. E sono assolutamente vietate le ricrescite.In autunno si seguirà lo stesso trend ma con tonalità più marcate. Per chi volesse osare? Io sono per la personalizzazione, nel senso che ogni persona ha una sua caratteristica particolare, quindi bisogna lavorare sul volto e trovare il taglio più adatto che ne risalti i punti di forza. Specificato questo, sicuramente consiglierei i doppi tagli a più volumi, esageratamente scalati, veri e propri gradini di scalatura.

Durante i periodi di stress le donne si lamentano della caduta dei capelli. Che bisogna fare per limitare i danni? Precisiamo che un trattamento anticaduta non fa ricrescere i capelli che si è persi. Chi li ha persi non ha possibilità di ricrescita ma sicuramente un buon trattamento preventivo allunga la vita del capello. I trattamenti servono a far sì che il capello non cada e serve a nutrirlo, curarlo, migliorarlo. Il benessere del cuoio capelluto è fondamentale quanto il capello. Chi fa un trattamento costante e prolungato ha capelli più belli, questo è un dato di fatto. Serve costanza e pazienza. Consigli per le adolescenti? Consiglierei di non fare trattamenti coloranti che vincolino poi la ragazza al ritocco mensile. Meglio trattamenti all’henné, tono su tono, veli di luce. Per quanto riguarda i tagli c’è un’evoluzione sul cambiamento, c’è più predisposizione alla sperimentazione, a differenza di qualche anno fa, quando i capelli dovevano per forza avere una certa lunghezza e nessuno osava una personalizzazione.

“Io sono per la personalizzazione, nel senso che ogni persona ha una sua caratteristica particolare...”


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prodotti tipici

ph. La Srosa Fotografia

Il pane di altamura Invidiato e desiderato, il Pane di Altamura, è uno dei tanti prodotti tipici pugliesi a Denominazione di Origine Protetta, proveniente dall’omonima città della provincia di Bari. Al confine tra Puglia e Basilicata, Altamura, chiamata la Leonessa di Puglia, è una città dai mille volti, ricca di cultura e fiera nell’indole. Il Pane di Altamura è strettamente legato alle tradizioni contadine: è un pezzo grande sul quale il fornaio, prima di infornarlo, incideva le iniziali del capo famiglia con un marchio in legno o in ferro.

il rustico Fiore all’occhiello della rosticceria salentina, il rustico è formato da due dischi circolari di pasta sfoglia, uno più grande e uno più piccolo, con un buonissimo ripieno caldo di besciamella, mozzarella filante, pomodoro, un pizzico di pepe e un pizzico di noce moscata. Cotto al forno è uno snack da gustare sia a metà mattinata che a metà pomeriggio. Il rustico si può trovare in diverse varianti rispetto al tradizionale: coi wurstel, con il prosciutto e formaggio o con la ricotta e spinaci.

Il pasticciotto Il Pasticciotto è il dolce tipico del Salento ed è fatto di pasta frolla e crema pasticciera. Se ne possono trovare diverse varianti, tuttavia l’originale ha un aspetto dorato ambrato, una fragranza inconfondibile e una morbidezza che è come velluto sul palato. Va mangiato caldo, per gustare meglio il suo caratteristico sapore.

le orecchiette Le buonissime Orecchiette, con le cime di rapa o con il sugo e cacio ricotta, sono il piatto caratteristico della tradizione pugliese. Il nome deriva dalla forma particolare che ricorda delle piccole orecchie. Sono realizzate con farina di grano duro o con grano integrale, acqua e sale. Sono difficili da fare a mano, come raccontano le nonne: “E’ una questione di polso”. Nelle giornate di festa si ha l’usanza di fare un’orecchietta più grande delle altre: si dice che chi la trova nel piatto avrà grande fortuna.

la puccia La Puccia, pagnotta rotonda prodotto con l’impasto della pizza o del pane, è grande circa 20 centimetri e pesa circa 200 grammi. Ha una fragrante crosta bruna, una mollica bianca ed è soffice. Tipico della tradizione culinaria pugliese, è particolarmente diffusa nel Salento. Tante le varianti, anche farcite. La più conosciuta è la Puccia con le olive nere leccesi. Di piccole dimensioni, è particolarmente saporita se mangiata calda, per via dell’impasto morbido che ben si amalgama con il sapore delle olive. Secondo la tradizione, la Puccia viene consumata principalmente in occasione della vigilia dell’Immacolata, giorno di digiuno.

i taralli e i tarallini I taralli o tarallini sono un prodotto tipico pugliese. Particolarmente piacevoli come antipasto o aperitivo, nascono nell’ottocento. Diversi gusti: classici, al finocchio, al sesamo, al peperoncino, gusto pizza, e così via. Si tratta di un anello di pasta non lievitata cotta al forno con un impasto a base di farina, acqua, olio e sale. Sfiziosi e leggeri sono gustosi e semplici e possono essere di diversa grandezza e forma.


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le frise Una leggenda narra che le frise, prodotto tipico locale, siano state portate da Enea quando sbarcò a Porto Badisco. Piatto povero, si tratta panini tagliati a metà, infornati e biscottati. Un prodotto prezioso per contadini e marinai perché a lunga conservazione. Sono particolarmente apprezzate d’estate, come piatto fresco unico, con pomodori, un filo d’olio e qualche foglia di basilico o una spruzzata di origano. Molto usati anche negli apertivi. Tantissimi i tipi di frisa, diverse le farine impiegate nella produzione (integrali, al farro, all’orzo, ecc.)

OLIO: L’ORO DI PUGLIA Terra degli ulivi, la Puglia ospita oltre sessanta 60 milioni di alberi censiti. Dalle forme caratteristiche, con un’altezza di 15 metri, gli ulivi sono la colonna portante dell’agricoltura pugliese. La lavorazione delle olive ha una storia di 2 mila anni. Ogni cittadino sa riconoscere le caratteristiche proprie dei diversi oli distinguendoli tra vellutati e corposi, delicati e incisivi. Considerato una prelibatezza per pochi nei tempi antichi, l’olio sta vivendo una nuova età splendente grazie alle numerose iniziative “slow food”. Si narra che fu proprio la Dea Atena a piantare il primo albero d olivo. Un’altra leggenda racconta di un folletto della grotta delle fate che, apparso in sogno ad un contadino, rivelò il segreto delle macine e delle pepite d’oro nascoste per secoli in una grotta. Quando il contadino si recò sul posto rimase deluso nel constatare che l’oro di cui parlava altro non erano che le olive. Il folletto, vedendo la reazione esclamò: “ppoppiti ca nno ssiti, tanitti l’oru e nu li canusciti!” (poppiti che non siete, avete l’oro e non lo riconoscete). Cinque i marchi Dop: Collina di Brindisi, Dauno, Terra di Bari, Terra d’Otranto e Terre Tarantine. L’olio extra vergine di oliva presenta diverse caratteristiche. La qualità che racchiude un gusto delicato ha un colore giallo oro e un gusto dolce, solitamente usato per i condimenti a crudo. Il tipo medio ha un colore giallo intenso ed è perfetto per la preparazione di piatti più conditi. L’olio più corposo, invece, ha un colore giallo verdognolo, leggermente piccante, connubio perfetto con arrosti e grigliate.

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di Ney Vito via Amm. Cagni, 41 - Brindisi Tel. 347.3689082

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vino Il vino pugliese ha una storia che risale ai tempi degli antichi romani: Plinio il Vecchio e Orazio ne decantavano il colore, l’inebriante profumo e l’articolato sapore. La Puglia è la regione con la più alta produzione di vini e ha ottenuto diversi riconoscimenti. Intorno a questo prodotto si sono sviluppate le “Strade del Vino”, itinerari enogastronomici e turisti che mescolano ad arte enologica, piatti tipici, storia, monumenti e spettacoli. Ad oggi la Puglia conta 25 vini a denominazione di origine controllata (D.O.C.) con ben 158 preparazioni diverse. Nove sono le “Strade del vino”. La “strada dei vini doc della Daunia”, nel Gargano, comprende le più affascinanti aree pugliesi. Tappa fondamentale è San Severo, dove si può assaporare uno dei più rinomati vini della regione. La “via di Castel del Monte”, invece, permette di scoprire una delle zone rurali la terra dona odori e sapori antichi. Il percorso si snoda lungo le città, tutte da scoprire, di: Trani, Andria, Corato, Ruvo di Puglia e Bitonto. Da degustare, in perfetta sintonia con i piatti tipici locali, il vino “Castel del Monte” e il “Moscato di Trani” Proseguendo verso nord si giunge sulla “Strada degli antichi vini rossi”, che racchiude la zona tra Foggia e Bari. Qui si possono degustare i vini amati da Federico II quali Rosso Barletta, Rosso Canosa, Rosso Cerignola e Rosso Ortanova. La “via dei vini della Murgia Carsica” è la strada da percorrere per vivere le tradizioni tipiche della Puglia. Qui la vita scorre strettamente collegata con le stagioni della terra. I vini “Gravina” e “Gioia del Colle” sono lo specchio della tradizione, dal sapore antico scandito dalla storia lenta di questi luoghi. Tra i percorsi più suggestivi vi è la “strada dei vini Locorotondo e Martina Franca”, che attraversa le località caratteristiche quali Alberobello, Martina Franca, Locorotondo, Fasano e Ostuni. La strada del vino “L’Appia dei Vini” BrindisiOstuni percorre una via dove il vino s’intreccia con il sapore dell’olio, altra grande ricchezza del territorio. Per chi ama il gusto forte e corposo non può non percorrere la strada giunge fino al Primitivo di Manduria, prodotto tipico della provincia di Taranto, tra i vini più apprezzati per il suo carattere inconfondibile.

La strada del “Vino Vigna del Sole” si snoda lungo il Salento, terra del sole per eccellenza e tocca piccole città produttrice di buon vino quale Salice Salentino, Leverano, Squinzano e Copertino. Ultima tappa la strada del Vino del Salento, dove si incontrano i gioielli del Salento quali Otranto e Gallipoli passando per la piccola Firenze, Lecce, densa di storia e tradizione, dove il buon vino fa da cornice alle leggende, all’arte e alla magia di una terra unica. altre prelibatezze Tra i vari ed inconfondibili prodotti da gustare si inseriscono i fichi d’india, le angurie brindisine e i meloni. Particolari i fichi maritati di Ostuni, chiamati così perché si uniscono a coppie dopo essere stati essiccati e dopo aver inserito all’interno una mandorla secca e semi di finocchio. Successivamente infornati. Il cacio ricotta è un alimento perfetto da assaporare su sughi e piatti tipici. Si tratta di un formaggio ottenuto dalla lavorazione di latte di capra, di pecora e di mucca. Il nome deriva dal metodo misto con il quale si ottiene il prodotto ed è di forma cilindrica di piccole dimensioni. Grattugiato fresco dà un sapore intenso e vellutato. In Puglia si può sperimentare la ricotta forte, che si ottiene attraverso un lungo procedimento di stagionatura, dal sapore forte e decisamente piccante, morbido e cremoso.

approfondimenti

I SEGRETI DELLA PASTA FRESCA BRINDISINA Quali sono le tipologia di pasta fresca più diffuse nonché vantate nel brindisino? A Brindisi i tipi di pasta più conosciuti sono le stacchiodde, gli gnocchi e i cavaturi (dal dialetto brindisino = maccheroncini). Ai fini di una buona riuscita dell’impasto, è meglio lavorare l’impasto di primo mattino o di sera, col caldo o col freddo? Si può lavorare in qualsiasi momento, quindi ogni temperatura va bene. Qual è la temperatura ideale per conservarla? La pasta deve indurire un po’ per essere conservata


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bene. Io la metto nel freezer chiusa in una busta. Quando è il momento di cucinarla, deve essere buttata tutta insieme nell’acqua bollente. Ci sono tipologie di formati di pasta più fastidiosi di altri? La pasta di farina integrale con la crusca è la più difficile da lavorare perchè se c’è umidità la crusca non assorbe l’acqua, la fa uscire e quindi l’impasto diventa molle, difficile da governare. Io metto tre qualità di farina: integrale, la semola bianca e il grano duro. Qual è il segreto per fare un’ottima pasta? Bisogna saperla fare, io l’ho lavorata sempre con la semola integrale e la semola grossa. Per 1 Kg di pasta metto i tre tipi di farina in dosi uguali. Ci consigli qualche condimento tipico brindisino per i vari tipi di pasta? Alcuni usano il sugo di carne mista con il formaggio ricotta, oppure con il pecorino. Io invece metto gli ingredienti insieme: olio, sale, cipolla, sedano, carote e cucino per trenta minuti. Anche le rape sono condimento tipico; bisogna amalgamarle con la pasta e aggiungere un trito di aglio e acciughe. Spiegaci gli ingredienti, la quantità e le fasi di lavorazione per un pranzo di quattro persone. Gli ingredienti sono acqua (in inverno tiepida) e farina. Su un piano di lavoro si prepara un Kg di farina, si mette un pò di acqua e si prepara l’impasto. Poi bisogna saperlo lavorare per renderlo liscio, prima di procedere alla creazione della pasta. Per un pranzo di quattro persone, quanto tempo occorre per preparare la pasta? Non ci vuole molto, circa una mezz’oretta. É necessario usare strumenti particolari per fare la pasta fresca? Per alcune tipologie, come per le orecchiette basta anche un dito o il coltello per farle diventare ruvide. Mentre per i maccheroncini serve un ferro usato anche per fare alcuni dolci. (si ringrazia per la collaborazione e l’amicizia la signora Enza Trotto)

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I SEGRETI DEL buon bere Alla scoperta dei segreti di un buon vino sapientemente guidati dal sommelier Pasquale Lillo. Come si riconosce un buon vino? Un buon vino, al primo impatto, si valuta con

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la vista per il colore e la vivacità; deve essere cristallino, brillante, deve riflettere la luce, ciò è sintomo di vitalità del prodotto. Poi c’è la fase olfattiva per sentire la flagranza dei profumi. L’ultimo momento è quello gustativo: se hai una lunga persistenza dei profumi in bocca, se c’è un bel tenore alcolico, se si sente la sensazione di amaro in bocca, vuol dire che la struttura del vino non è molto aggressiva. Quando i parametri vistanaso-bocca sono ben armonici, vuol dire che il vino è veramente buono. In bottiglia o in cartone? Certamente il vino di qualità passa sempre per la bottiglia, il vetro dà una garanzia di qualità, anche se al momento c’è la moda del tetra pack. È giusto metterlo in frigo? Il vino va servito a una temperatura che cambia a seconda del prodotto. Il bianco e il rosato si conserva in frigo, perché la temperatura di servizio è di 7-8 gradi (a seconda della tipologia, se a bollicine o no). Il rosso non andrebbe messo in frigo, però se leggiamo alcune etichette, si parla di temperatura ambiente: ma qual è la temperatura ambiente? Un rosso, per l’ottimale degustazione, va servito a 15 -16 gradi, va stemperato in frigo, solo per una mezz’ora. Se beviamo un vino troppo freddo ci sembrerà di avere in bocca un coltello per quanto è pungente.

ricette Parmigiana brindisina

(marangiani a parmiggiana)

ingredienti:

melanzane sale polpettine di carne di cavallo sugo di pomodoro formaggio pecorino grattugiato.

preparazione:

Preparate le polpettine e il sugo. Togliere il gambo alle melanzane, quindi, senza togliere la buccia, affettarle e scottarle in acqua salata. Farle scolare per qualche minuto e premerle con un panno per eliminare residui di liquidi. Coprire il fondo di un teglia con sugo di pomodoro e adagiare le fette di melanzane . Sistemare le piccole polpettine, aggiungere altro sugo e cospargere di formaggio grattugiato. Ripetere allo stesso modo con un altro strato e terminare con fette di melanzane ricoperte di sugo e di formaggio. Cuocere in forno caldo (170°) per 20/30 minuti circa. Lasciare intiepidire, perché la parmigiana è ottima anche fredda.

Focaccia brindisina ripiena (Puddìca cu la cipodda)

ingredienti per la pasta:

tre quarti di farina un cubetto di lievito mezzo quinto di olio extravergine di oliva acqua q.b. un cucchiaio raso di sale

ingredienti per il ripieno:

1 kg. di cipolle fresche 200 gr. di olive nere paesane snocciolate 50 gr. di olio 500 gr. di pomodoro 3 acciughe diliscate Prezzemolo Capperi Sale e pepe q.b.

preparazione:

Impastare la farina con l’acqua tiepida e il lievito, l’ olio e sale,lavorare energicamente e formare un panetto. Coprire con un tovagliolo e lasciare lievitare in un luogo tiepido per almeno un’ora. Intanto preparare il ripieno: mettere l’ olio in un tegame e aggiungere le cipolle pulite e affettate. Farle soffriggere a fuoco lento, girando di tanto in tanto. Quando la cipolla è cotta, aggiungere i pomodori a pezzetti, le olive snocciolate, le acciughe, i capperi, il sale, il pepe e il prezzemolo tritato. Lasciare cuocere ancora fino a che il composto si restringe. Ungere un tegame da forno, stendere la metà della pasta lasciando i bordi in eccesso, versare il ripieno, stendere l’altro disco di pasta facendo attenzione a chiudere bene i bordi, ripiegando i primi sui secondi, aiutandosi con il dorso della forchetta. Spennellare con olio la superficie e punzecchiarla con la forchetta. Infornare per almeno 30 minuti in forno caldo.

RAPE STUFATE Rapicàuli stufati ingredienti:

Rape olio extravergine di oliva uno/due spicchi d’aglio una o tre foglie di alloro sale un bicchiere d’acqua.

preparazione:

Mettere le rape pulite e lavate in una casseruola; aggiungere gli altri ingredienti, mettere il coperchio e cuocere a fuoco moderato fino a che non si sentirà il profumo intenso delle rape cotte.


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fave ‘ncapriate ingredienti:

fave secche cicorie (o cicorielle selvatiche o verdura selvatica) olio extra vergine di oliva pane casereccio raffermo

preparazione:

Dalla sera precedente mettere in ammollo le fave secche, coperte da cinque dita di acqua fredda. Il giorno seguente pulire le cicorie o cicorielle, lavarle accuratamente e lessarle in acqua salata. Pulire anche le fave secche da eventuali bucce o da animaletti propri delle fave e metterle a cucinare in una pignata (pentola di terracotta) posta sul fuoco moderato. A metà cottura, schiumare e salare. Di tanto in tanto girare le fave con il caratteristico cucchiaio di legno (la cucchiara ti li favi) e aggiungere un po’ di acqua calda. A cottura ultimata, aggiungere un po’ d’olio e girare energicamente, affinché non rimangano grumi. Scolare le cicorie e condirle con olio extravergine. Tagliare a pezzi il pane di grano, friggerlo o abbrustolirlo, e mischiarlo alle fave; aggiungere le cicorie e mescolare più volte.

riso patate e cozze ingredienti:

1 Kg di cozze 400 g di riso 6 patate 3 cipolle 6 pomodori 50 g di formaggio pecorino grattugiato 1 spicchio di aglio 1 ciuffo di prezzemolo sedano olio d’oliva extra-vergine sale pepe.

preparazione:

Lavate e pulite bene le cozze, strofinando i gusci con la lana di acciaio o un coltello; poi apritele, aiutandovi sempre col coltellino. Mondate le patate e tagliatele a fette spesse, lavate e sbucciate le cipolle, poi fate un trito di prezzemolo, aglio e sedano. Ungete con l’olio una teglia (30 cm diametro circa), adagiatevi le cipolle, le patate, il trito di odori, il riso e le cozze (con il mollusco rivolto verso il basso), aggiungete il pecorino, un pizzico di sale e uno di pepe; continuando a strati fino ad esaurire gli ingredienti. Adagiate i pomodori (tagliati a spicchi) sull’ultimo strato e condite con il pecorino, il sale, il pepe e l’olio. Riempite la teglia di acqua e infornate per circa 3/4 d’ora a 180 gradi. Durante la cottura, se necessario, aggiungete altra acqua.

Involtini di carne di cavallo o di manzo (Brasciolì) ingredienti:

Una fetta di carne a persona aglio prezzemolo formaggio pecorino grattugiato sale pepe cotone bianco pomodori rossi cipolla basilico olio extravergine vino rosso sale.

preparazione:

Stendere le fette sul tagliere, batterle e porre su ciascuna dei pezzettini di formaggio pecorino o sardo grattugiato, prezzemolo tritato, aglio a pezzettini, sale e pepe. Arrotolare la fetta su se stessa e chiuderla con del cotone bianco. Mettere sul fuoco un tegame con dell’olio e, quando è caldo, aggiungere la cipolla a fette. “Tirare” un po’ la cipolla e, appena appassisce, aggiungere le braciole e mezzo bicchiere di vino. Dopo mezz’ora circa, aggiungere i pomodorini a pezzetti o la salsa di pomodoro fatta in casa, qualche foglia di basilico, e lasciar cuocere a fiamma moderata per un’ora circa. Alla fine aggiustare di sale. Con questo sughetto, che è il tipico ragù brindisino, si condisce la pasta nei giorni di festa. Gradevole anche con ricotta di pecora o con la ricotta forte stemperata in un po’ di sugo.

zeppole

ingredienti:

600 g di farina 1 litro di acqua un pizzico di sale 300 g di olio di semi

preparazione:

Mettere a bollire un litro di acqua, aggiungere un pizzico di sale e 300 g di olio. Quando l’acqua bolle, mettere 600 grammi di farina e impastare finché non si sarà raggiunto un impasto omogeneo. Si lascia raffreddare per un’ora, quindi nell’impasto aggiungere 6 uova e frullare bene per farlo diventare morbido così da permettere di dare forma alle zeppole in modo facile e preciso. Le zeppole possono essere fritte, oppure cotte al forno per quindici minuti.


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“Vetrine Inedite” è un’associazione di promozione sociale nata con l’intento di valorizzare nonché promuovere la cultura del territorio pugliese e la creatività dei giovani. L’associazione vanta uno staff qualificato che opera con l’intento di offrire progetti originali e di altissima qualità nel campo della comunicazione e della promozione, seguendo tutte le fasi di elaborazione di qualsivoglia progetto. “Vetrine Inedite” nasce per essere quindi un contenitore di talenti che, attraverso le risorse interne, vuole dare visibilità agli stessi e ai loro prodotti. Si tratta, dunque, di “talenti” che “promuovono talenti” attraverso un ricco programma annuale le cui proposte, variegate ed accattivanti, vogliono coinvolgere le diverse fasce d’età abbracciando le più importanti sfere

Vetrine Inedite:

si legge!

socio-culturali. Un’ importanza rilevante viene assunta dalle aziende del territorio che affiancano il progetto Vetrine Inedite in qualità di partners. Infatti, il rapporto che si crea con l’azienda va ben oltre la sponsorizzazione fine a se stessa: il successo dell’iniziativa ha ricadute positive sull’aimpre che ne ha permesso, attraverso il proprio contributo, l’attuazione nonché la concretizzazione. La promozione degli associati Vetrine Inedite, delle aziende partners e degli eventi, viene affidata all’impegno dello staff nel campo dell’informazione, impegno che si concretizza nel progetto editoriale Ciclostyle, nel portale www.ciclostyle.it e nella web tv. I “contenitori di informazione” marchiati Vetrine Inedite nascono con il chiaro intento di ricreare interesse verso l’informazione dando particolare rilievo alla cultura e all’arte.

Vetrine Inedite:

si naviga!

Sul sito www.vetrineinedite.it, Vetrine Inedite è editore di lo staff opera per la Ciclostyle, un free press a valorizzazione dei talenti e colori la cui redazione opera Vetrine Inedite: delle aziende del territorio con l’intento di mostrare partners del progetto. una realtà variegata e Attraverso il sito avviene preziosa come quella dei la promozione nonché La tv web è un talenti. Il magazine viene la diffusione degli eventi arricchimento dei contenuti distribuito mensilmente con previsti nel programma proposti. L’intento è quello una tiratura che va dalle 7 associativo. Le attività nel di divulgare e documentare campo dell’informazione, alle 10 mila copie su Brindisi stralci della quotidianità invece, trovano la loro e Mesagne, in tutte le attività completezza nel lavoro brindisina, eventi, commerciali, nei punti di manifestazioni culturali aggregazione, nelle scuole e svolto quotidianamente dalla redazione di Ciclostyle e e, soprattutto, raccontare presso gli enti locali. tempestivamente pubblicate la creatività dei giovani Accanto al progetto su www.ciclostyle.it. Il sito, pugliesi. editoriale mensile nasce dalla grafica giovanile e “Concorrenza sleale”, una accattivante, è stato concepito vera e propria guida al affinché l’internauta sia parte attiva del progetto territorio, allo shopping e editoriale facendo si che, alle tradizioni. attraverso diversi strumenti di interazione messi a disposizione, egli diventi protagonista del progetto web.

si guarda!

Vetrine Inedite:

si vive!

Svariati sono i micro eventi proposti durante l’anno dall’associazione Vetrine Inedite per valorizzare i talenti offrendo loro occasioni di confronto. Un palcoscenico di volta in volta allestito per accogliere i protagonisti delle più svariate discipline artistiche con il fine di offrire occasioni di visibilità e di scambio culturale. Tutti i progetti confluiscono nel “Festival del Talento”, un grande evento annuale che allarga i confini per abbracciare tutte le forme d’arte.


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info: 0831 430613 - 347 0466197

www.vetrineinedite.it iniziative@vetrineinedite.it

giugno2013

“Avendo Talento, mercatino del prodotto inedito” - V edizione Una iniziativa nata per promuovere l’artigianato che nasce dalle mani dei ragazzi pugliesi. Si tratta di un mercatino dove vengono proposti di pezzi unici, fatti rigorosamente a mano e realizzati dall’estro e dalla creatività di giovani residenti in tutta la Puglia.

“Avendo Talento, mercatino del prodotto inedito” - VII edizione Una iniziativa nata per promuovere l’artigianato che nasce dalle mani dei ragazzi pugliesi. Si tratta di un mercatino dove vengono proposti di pezzi unici, fatti rigorosamente a mano e realizzati dall’estro e dalla creatività di giovani residenti in tutta la Puglia. Festival regionale del talento - III edizione L’evento, un contenitore di arte nato con l’intento di offrire visibilità ai giovani talenti del territorio, si terrà nel cuore della città di Brindisi il 19/20/21 luglio. Nella kermesse confluiscono tutte le forme d’espressione artistica promosse da Vetrine Inedite nel corso dell’intero anno associativo.

luglio2013

“Compilation VIME - Vetrine In musica edita” - Concerto live con Special Guest Una compilation per promuovere la inedita distribuita gratuitamente. Un concerto con Guest Start e gruppi emergenti per promuovere il messaggio: “Non subire la musica. Ascoltala”.

VIME- Vetrine In Musica Edita - III edizione Un concorso dedicato alle band e ai cantautori della puglia. Giungo alla sua terza edizione, il concorso vuole promuovere il messaggio: “Non subire la musica. Ascoltala”

febbraio2013

Un volto per giocare - III edizione “Un volto per giocare… ” un concorso fotografico dedicato ai bambini. L’iniziativa, giunta alla sua terza edizione è finalizzata alla realizzazione del calendario 2013.

maggio2013

Guida Concorrenza sleale - II edizione - Caccia al tesoro cittadina - I edizione Per presentare la seconda edizione della guida “Alla conquista della città per trovare il tesoro. Indizi, giochi, sfide per gli appassionati degli enigmi e dei misteri.

giugno2013

settembre2012

“Avendo Talento, mercatino del prodotto inedito” - IV edizione Una iniziativa nata per promuovere l’artigianato che nasce dalle mani dei ragazzi pugliesi. Si tratta di un mercatino dove vengono proposti pezzi unici, fatti rigorosamente a mano e realizzati dall’estro e dalla creatività di giovani residenti in tutta la Puglia.

dicembre2012

“Avendo Talento, mercatino del prodotto inedito” - VI EDIZIONE Contest Breakdance ed Esibizioni freestyle A far da cornice al mercatino del prodotto inedito, giovani della puglia appassionati di breakdance e freestyle. Una console a disposizione e un tappetino per sfidarsi a ritmo di musica.

dicembre2012

“Ne vale la penna, concorso di scrittura e fotografia” - II edizione Un’iniziativa nata per valorizzare coloro che si cimentano nell’arte della scrittura e che sono fotoamatori. L’iniziativa si conclude con uno spettacolo teatrale e una mostra. I migliori lavori saranno raccolti in una piccola pubblicazione.

settembre2012

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Concorrenza sleale 2012 | 64

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