Page 1

edizione stra

ordinaria: proteste nelle scuole!

www.cartolibreriaragno.it

Via Fonte Romana 19/1

PESCARA

novembre 2012

anche su

f

QUESTA E’ LA SCUOLA

L’ intollerabile quotidiano e imbarazzante silenzio da parte dei media ha acuito la necessità dell’uscita di questo numero straordinario; affinchè avesse spazio la voce che con innegabile passione e impegno si è levata nell’ultima settimana dagli studenti italiani e pescaresi, ci siamo adoperati stimolando il confronto critico tra tutte le componenti della protesta, tra le varie strategie delle Scuole e tra le opinioni principali. Riteniamo che documentare, raccontare e scrivere sia quanto di più utile per riflettere sui motivi e sulle modalità dell protesta: vogliamo sensibilizzare l’opinione scolastica e pubblica non riportando esclusivamente le posizioni mitizzanti e mistificate (inevitabili strumenti per coinvolgere nella protesta), ma cercando di fornire un quadro quanto più esatto della realtà. Al di là delle diverse posizioni che c’impegniamo a esporre e rispettare in queste pagine, sentiamo di poter affermare: i Giovani sono la Scuola non solo in quanto Studenti, i Giovani sono la Scuola perchè Pensiero, Creatività, Operosità. E noi, anche attraverso questo piccolo giornale, lo stiamo dimostrando! LA REDAZIONE

LA PROTESTA: TROPPO TARDI?!

AAA SCUOLA IN VENDITA

UN PROFESSORE CI SPIEGA IN ANALITICO I MOTIVI DELLA PROTESTA DEGLI INSEGNANTI E LA REALE NATURA DEL DDL Questo articolo intende esporre alcuni aspetti del problema molto complesso legato alle proteste degli ultimi giorni nel mondo della scuola, rinviando alle fonti (da consultare come cittadini consapevoli). I docenti sono in agitazione per diversi motivi, non ultimo l’aumento dell’orario da 18 a 24 ore nelle scuole superiori di primo e secondo grado. Gli studenti sono in agitazione per l’ex-disegno di legge Aprea che è stato approvato dalla camera il 10 ottobre 2012 in testo unificato e trasmesso al Senato con il nuovo titolo “Norme per l’autogoverno delle istituzioni scolastiche statali”(vedi http:// goo.gl/ 4FuCa). Queste righe riflettono solo sul primo provvedimento, contentenuto nel disegno di legge (ddl) Stabilità 2013 (testo: http://goo.gl/9oRJi). “La legge di bilancio, prevista dall’articolo 81 della Costituzione, in particolare, è il mezzo con cui il Parlamento [potere legislativo] autorizza il Governo [potere esecutivo] a sostenere le spese indicate nella stessa legge di bilancio e ad acquisire le entrate previste per il successivo esercizio finanziario”. Il testo, all’art. 3, n. 42 recita: “A decorrere dal 1 settembre 2013 l’orario di impegno per l’insegnamento del personale docente della scuola secondaria di primo e di secondo grado, incluso quello di sostegno, è di 24 ore settimanali. Nelle sei ore eccedenti l’orario di cattedra il personale docente non di sostegno della scuola secondaria titolare su posto comune è utilizzato prioritariamente per la copertura di spezzoni orario disponibili nell’istituzione scolastica di titolarità, nonché per l’attribuzione di supplenze temporanee per tutte le classi di concorso per cui abbia titolo, per posti di sostegno, purché in possesso del relativo diploma di specializzazione e per gli impegni didattici in termini di flessibilità, ore aggiuntive di insegnamento, di recupero e di potenziamento. [omissis: insegnanti di sostegno]. Il periodo di ferie retribuito del personale docente di cui al presente comma è incrementato di 15 giorni su base annua.” Da notare la duplice figura: l’orario d’impiego di 24 ore e l’orario di cattedra (“le sei ore eccedenti l’orario di cattedra”). Quest’ultimo rimane di 18 ore, anche se nelle rimanenti sei ore un docente può essere utilizzato “prioritariamente per la copertura di spezzoni orario disponibili nell’istituzione scolastica di titolarità”. Quindi le 24 ore non sono automaticamente di insegnamento, ma il ddl non specifica come saranno tecnicamente assegnate le coperture di spezzoni e le altre “mansioni” previste nelle 6 ore supplementari. In particolare le supplenze temporanee: come potranno essere assegnate in base all’orario dei docenti (non è detto che nell’Istituto ci sia un docente abilitato libero nel momento in cui si presenta l’esigenza di una supplenza). Che cosa sono “gli impegni didattici in termini di flessibilità, ore aggiuntive di insegnamento, di recupero e di potenziamento” (gli attuali corsi di recupero)? Intenzione del provvedimento non è fare un dispetto alla scuola, ma prevedere minore uscite di bilancio (revisione della spesa pubblica), come dichiarato dal governo stesso: “Gli obiettivi sono 5: anzitutto, evitare l’aumento di due punti percentuali dell’IVA a partire da luglio 2013. La legislazione vigente prevede l’aumento dell’IVA a partire dal primo luglio 2013. Con la legge di stabilità l’aumento viene dimezzato. Gli altri obiettivi sono i nuovi incentivi per l’aumento della produttività; le garanzie per gli esodati; la copertura del quadro esigenziale dei Ministeri per il 2013; il pagamento degli arretrati delle PA. Per realizzarli sono previsti tre strumenti. Il primo strumento è la revisione della spesa pubblica (spending review); il secondo comprende degli interventi fiscali in materia bancaria e assicurativa; il terzo, infine, riguarda l’imposta sulle transazioni finanziarie” (http://goo. gl/4uzKq). Le 24 ore cadono sotto la voce “spendine review” che non colpisce solo il mondo della scuola, il MIUR (nn. 30 a 48 dell’art. 3), ma anche altri settori pubblici (vedi relazione illustrativa: http://goo.gl/3lsPd). I risparmi che si cerca di ottenere sono leggibile nella relazione tecnica, di cui si trova uno stralcio all’indirizzo http://goo.gl/d6s7L. Questo provvedimento si colloca nella delicata situazione economica-finanziaria in cui si trova il nostro paese che ha accumulato un debito pubblico stratosferico, in costante crescita in termini assoluti (si guardi:: Banca d’Italia, supplemento al bollettino statistico, 15 ottobre 2012 online http:/ /goo.gl/X6qx0), attualmente intorno al 127 % del PIL, per arrivare ad un debito pro capite (compresi i cittadini passivi) di 31.600 €, con tassi d’interesse passivi che oscillano (il famoso spread) a secondo delle condizioni economiche e degli strumenti di indebitamento utilizzato; non è inoltre complottistico ipotizzare che sia stata una proposta voluta occultamente dalle stesse forze politiche per poter sventolare la sua abrogazione con la bandiera di partito in previsione elettorale. Peccato che non ci si è svegliati prima dall’anestesia che “tout va très bien, Madame la Machise”. Forse la protesta arriva troppo tardi, forse ci troviamo già ad un punto di non ritorno, il declino di un’epoca. Certamente i figli staranno peggio dei padri: non sarebbe ora che i padri ne prendano atto?

PROF.JAMES

sommario

Ancora una volta il diritto dei giovani, il nostro diritto ad avere una buona formazione e poter quindi sperare in opportunità future viene calpestato in nome delle manovre finanziarie e tagli economici, applicati come al solito al settore che sembra essere considerato il più superfluo, ossia la Cultura. Infatti, se il DDL ex Aprea venisse approvato in Senato, e divenisse così una legge effettiva, la spending review apporterebbe alle scuole pubbliche tagli di ben 183 milioni di euro. Tagli che avrebbero una serie di conseguenze, da quelle relativamente meno gravi (ad esempio, in Abruzzo, la Regione ha eliminato sia le borse di studio che i rimborsi delle spese scolastiche a circa 1300 famiglie, come informano dati del Collettivo Studentesco di Pescara), a quelle più pesanti, come l’aumento delle ore di lavoro per il corpo docenti da 18 ore settimanali a 24 a parità di stipendio a discapito della qualità dell’insegnamento (vedi “La protesta, troppo tardi!?” di Prof.James). Con l’approvazione del decreto verrebbero inoltre stanziati 233 milioni di denaro pubblico alle scuole private: finanziamento che ci sentiamo di definire anticostituzionale, dato che l’articolo 33 afferma espressamente che: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione, SENZA ONERI PER LO STATO”. Considerando la situazione critica in cui ci troviamo, la “beneficienza” ad Istituzioni non bisognose è oltremodo inopportuno. Ma l’aspetto della riforma che più indigna gli studenti è quello riguardante l’abolizione del Regolamento Nazionale che dà direttive comuni nelle scuole di tutta Italia circa le assemblee degli studenti e il Consiglio d’Istituto. Quest’ultimo, per l’appunto, verrà modificato e prenderà il nome di Consiglio d’Autonomia, all’interno del quale il numero dei rappresentanti d’istituto verrà dimezzato (da 4 a 2), andando così a insidiare il carattere democratico delle modalità decisionali. Con una maggioranza di voti favorevoli consistente in almeno due terzi del neo Consiglio di Autonomia verrebbero anche introdotti due rappresentanti di enti privati, che potrebbero sostenere la scuola con dei finanziamenti: seppur in prospettiva, la concezione dell’istituzione Scuola come azienda rischia di diventare una realtà inquietante. In aggiunta, il decreto legge prevede una maggiore autonomia nella gestione delle norme sul diritto di assemblea: ciascuna scuola, ma diciamo pure ciascun dirigente, è libero di scegliere autonomamente quando e come (e, soprattutto, se) concedere l’assemblea. Risulta quindi abbastanza chiaro che i poteri del Dirigente sarebbero decisamente maggiori, non solo nella regolamentazione delle assemblee, ma anche nella scelta dei membri esterni, nella gestione dei finanziamenti e nelle facoltà decisionali. Tutto autonomamente e separatamente dagli altri Istituti: ovvero contro l’impostazione dei Padri Costituenti che hanno voluto salvaguardare l’uniformità del sistema scolastico nazionale in quanto “organo costituzionale”ed esasperando lo spirito della riforma del 1997 (che prevedeva l’Autonomia al fine precipuo di poter garantire ad ogni scuola un’identità formativa -pof- e maggiore vicinanza al territorio). Per essere più espliciti, si tratterebbe di “un’atomizzazione del sistema che favorirebbe una concezione mercantile della scuola, con il risultato di favorire quelle più appetibili per il mercato”, come ci spiega Giansandro Barzaghi, presidente dell’’Associazione NonUnodiMeno’. A tutto ciò gli studenti si ribellano, e con le varie proteste gridano il loro “noi – non – ci – stiamo”: non ci stiamo a restare a guardare la scuola che viene calpestata, venduta. Non ci stiamo a farci portare via il nostro diritto all’Istruzione..

CHIARA D’ALOISIO

www.versuspescara.wordpress.com

PAG.2: PROTESTA PROFESSORI PAG.3: PROTESTA STUDENTI PAG.4: COME PROTESTARE?

f.com/versusgiornale

1


LA PAGINA FB! www.facebook.com/versusgiornale DDL STABILITÀ 2013: È UNA LEGGE DI BILANCIO

POTERE LEGISLATIVO ECCO LE “ENTRATE” PRESE DALLA SCUOLA PUBBLICA: RIFORMA STRUTTURALE: AUTORIZZA POTERE ESECUTIVO PASSAGGIO DA 18 A 24 ORE NON RETRIBUITE

ALLE SPESE INDICATE NELLA LEGGE E AD ACQUISIRE LE ENTRATE PER I SUCCESSIVI ESERCIZI FINANZARI

UN PROFESSORE SU 3 TAGLIATO FUORI

I ENTRATA DI CIRCA 182,3 MLN DI EURO

RIFLESSIONI DI UN INSEGNANTE

C’è scritto che non ci sono fondi. Forse perchè elargiti alle scuole private? Ci si raccomanda agli “sponsor”, ai finanziamenti esterni di un’istituzione che andrà sempre più indebolendosi restringendo il suo campo d’azione. La Scuola sarà solo di chi può pagarla e non di tutti, diventerà un posto dove la ricchezza è ciò che conta e l’educazione si lascia al caso. Dovremmo concederle tempo per formare cittadini piuttosto che permettere che sia formata da investitori. Certo, si fa presto a trascurare la cultura quando occorrono tredici anni per infondere umanità a un corpo giovane: la scuola vede crescere i ragazzi di anno in anno, formarsi in ampio senso, più in sapienza che in fisico. Con le spalle al muro, mentre trascurano se non maltrattano la cultura, noi, suoi divulgatori, come reagiamo? Siamo insieme alla riunione Rsu (Rappresentanze Sindacarie Unitarie) e crediamo fortemente nella creazione di una piattaforma comune per tutte le scuole. In grado di mobilitare una manifestazione unitaria della nostra categoria. Dato che anche gli studenti si stanno facendo sentire non deve passare il messaggio di un’ipotetica strumentalizzazione. Non vogliamo

questo, non sarebbe affatto giusto. Un fronte comunque c’è e dev’esserci, ma è quello per la lotta contro il peggioramento della qualità del lavoro e delle condizioni alla base dell’esercizio dei nostri più preziosi diritti. Ecco perché siamo tutti d’accordo nel garantire lo svolgimento del nostro lavoro mattutino senza rinnegare ciò che abbiamo conquistato in passato, ma bloccando mansioni extracurriculari pomeridiane come corsi di recupero, viaggi d’istruzione, varie attività e ricevimento genitori. Insomma, vogliamo lottare per ciò che ci tolgono con forme di protesta significative. Un esempio di queste è stato il flash mob del 28 Ottobre dove alcuni di noi hanno corretto compiti in classe, altri hanno preparato le lezioni: volevamo dimostrare che il nostro lavoro non termina nelle classi, ma ce n’è tanto d’invisibile che non dev’essere considerato meno importante. Una manifestazione compresa nella nostra protesta generale. Possibile solo se alla base c’è conoscenza. Continuo a seguire, allora, quanto si sta discutendo in questa sede consapevole che svanirebbero anche i fondi Rsu. Sono confuso, mi chiedo infine, se il Ministro è ancora la Gelmini. UN PROF.

LE TAPPE DELLA PROTESTA A PESCARA 30 ottobre 2012: Sit-in a Piazza Salotto organizzato da tutte le scuole di Pescara. Gli studenti si sono seduti in piazza per studiare e leggere libri scelti da loro. 4 novembre 2012: Flash Mob di tutte le scuole di Pescara, organizzato dai professori. I partecipanti si sono ritrovati in piazza Salotto, e ad un segnale concordato gli studenti si sono seduti in cerchio intorno al professore più vicino, suddividendosi in gruppi dove sono state discusse varie te-

DI CHIARA D’ALOISIO

matiche e ripassati o approfonditi argomenti di studio. Dopo un quarto d’ora, la stessa dinamica è stata ripetuta anche presso la Nave di Cascella. 5 novembre 2012: Oltre quattromila studenti di tutte le scuole pescaresi, compresi docenti e personale amministrativo, hanno marciato lungo le vie della città per concludere il tutto con un Flash Mob alla Madonnina, sotto il Ponte del Mare. Protesta assolutamente pacifica: non ci sono stati scontri nemmeno con la polizia che vigilava sulla folla.

L’ECO DELLA PROTESTA

LA VOCE DEI SINDACATI

Taglio di 182,9 milioni di euro predisposto dalla legge di stabilità, passaggio dalle 18 alle 24 ore settimanali (‘addolcito’ dal riconoscimento ‘ufficiale’ di 15 giorni di ferie in più), conseguente peggioramento della qualità dell’insegnamento, i tagli annunciati dal ministro Profumo di circa 10.000 cattedre. I professori iniziano a mobilitarsi. C’è chi ha replicato alle loro lamentele facendo notare che un operaio, in media, ha un lavoro che sfiora le 40 ore settimanali e uno stipendio spesso più basso. Molti invece hanno sostenuto che gli insegnanti italiani lavorano meno rispetto ai colleghi europei, e che fosse dunque necessario adattarsi. Ma secondo la banca dei dati Eurydice della Commissione Europea, in Europa la media delle ore lavorative è di 18,1 per la scuola secondaria di primo grado e 17,6 per la secondaria di secondo grado (si va dalle 23 ore settimanali della Scozia alle 14 di Turchia e Polonia). Inoltre risulterebbe che gli italiani, rispetto ai docenti di molti altri paesi, abbiano uno stipendio decisamente più basso. I professori hanno motivato le loro proteste facendo appello alle ore di “lavoro invisibile”. Invisibile perché dietro alle 18 ore ce n’è un’altra consistente quantità trascorsa tra compiti da correggere a casa, preparazione delle lezioni, riunioni con i genitori, programmazione delle attività collegiali e aggiornamenti vari. E per dimostrarlo hanno portato questo lavoro anche in piazza, riunendosi in alcune città italiane, tra cui anche Pescara, per dei flash mob in cui hanno simbolicamente corretto compiti e preparato lezioni dinanzi a tutti. E anche se la gran parte dei docenti si è limitata ad esporre in classe le proprie lamentele, pian piano nelle scuole stanno iniziando a prendere provvedimenti più “concreti”, decidendo di sospendere i viaggi d’istruzione, gli sportelli pomeridiani e talvolta anche gli scrutini e il ricevimento dei genitori. Questa presa di posizione da parte degli insegnanti crea disagio e soprattutto amarezza in noi ragazzi, che in prima persona soffriremo delle ripercussioni che avranno le loro decisioni. Ma abbiamo capito che è necessario iniziare a guardare oltre, a comprendere i fattori che li spingono ad agire con forme di protesta così forti. Anche perché, al di là della questione delle ore e dello stipendio in sé, si andrebbero a svalutare i docenti che continuano ad insegnare con motivazione, con una vera passione per la loro materia, e che sanno ancora accendere l’interesse nei nostri occhi. SARA PROSPERI

Qual è l’impegno che si riservano di ottenere i maggiori esponenti della tutela del lavoratore? CGIL, Cisl e Uil non stanno a guardare. Da subito il via alla lotta con le forze poliche verso la modifica del nuovo disegno di legge di stabilità. L’idea comune è quella della cancellazione degli intollerabili tagli all’istruzione, al diritto allo studio e al lavoro. Un migliardo di euro in meno per il finanziamento di un meccanismo che fornisce lavoro e cultura a una gran parte dei cittadini italiani. Una modifica unilaterale del contratto di lavoro e il relativo aumento dell’orario di lezione degli insegnanti. Sono le prime motivazioni che spingono i sindacati a farsi sentire. Ogni delegazione scolastica si sta mobilitando, in questi giorni, con proteste e stringenti dibattiti con il governo al fine di apportare profonde modifiche ai nuovi provvedimenti da intraprendere. Cisl e Uil Scuola indicono uno sciopero per la giornata del 24 Novembre con una manifestazione a Roma dopo numerose iniziative. Insieme ci sono anche Snals, Confsal e Gilda Fgu a fornire un nucleo unitario e forte che decide di bloccare le attività non obbligatorie, sospendere le relazioni sindacali col Ministero dell’Istruzione e avviare un confronto con i segretari dei partiti detentori della maggioranza attuale per le indispensabili variazioni e revoche del testo di legge in questione. FLC CGIL (Fondazione Lavoratori della Conoscienza) dopo lo sciopero del 12 Ottobre, il cui motto era “nè bastoni, nè carote, ma una scuola di qualità”, ne organizza un altro con manifestazione generale prevista per il 14 Novembre perchè “È ora di cambiare musica!” annuncia il volantino. Converge, inoltre, con le quattro sigle suddette accogliendo positivamente la giornata di mobilitazione del 24 Novembre. Questo non può che fortificare la difesa di una categoria maltrattata. Grande la stima per i lavoratori della scuola aventi un’importante funzione civile e oggi privati dei loro maggiori diritti.

testi, disegni e derpate: simokku

il futuro dell’istruzione

www.simokku.wordpress.com

www.versuspescara.wordpress.com

2


SCRIVI A redazioneversus@gmail.com

LE PROTESTE NELLE SCUOLE ACERBO: FRA CONFUSIONE E LIBERTA’

L’Acerbo è il primo istituto a farsi sentire indice lo sciopero bianco nelle giornate del 25-26-27 Ottobre con l’intento di motivare i suoi alunni a lottare contro i nuovi tagli del governo. I rappresentanti, però, devono fare i conti con alcuni problemi.Informazioni travisate sintomo di una scarsa organizzazione. Episodi di bullismo da parte dei ragazzi più piccoli nei confronti dei loro compagni che hanno deciso di entrare nelle aule senza protestare. Polemiche dei professori che consigliano di intraprendere altre iniziative. Preside fin troppo responsabile di una mandria di studenti non autorizzata a sostare nel cortile della scuola. Inoltre, Sabato 27 vengono sigillati i cancelli con catene e lucchetti. Arrivano polizia e vigili del fuoco a rendere accessibile l’edificio. Ora i quattro ragazzi mattineri sono alle prese non si sa bene con quale reato. Per fortuna non c’era nessuno dentro in quel caso se la sarebbero vista con il sequestro di persona. Insomma, Acerbo: attenzione alle mattane! Indubbiamente una protesta che lascerà il segno, rimasta sospesa tornerà quasi sicuramente in auge rianimando gli studenti che si spera organizzino un progetto preciso, informandosi e raccogliendo idee meno confuse e più razionali. Al fine ultimo di essere da esempio per chi è ancora un po’ restio a scoprire ciò che gli accade attorno e preferisce seguire la massa. Che sia un gruppo con cognizione di causa, almeno! Ci complimentiamo, tuttavia, per l’ottima tempistica in risposta alle proposte del governo. MARIA TERENZI

CLASSICO: “ANCHE NOI VOGLIAMO DIRE LA NOSTRA!“ Il primo passo è stata l’assemblea straordinaria indetta dai rappresentanti d’istituto a scopo informativo durante la quale sono stati illustrati i punti salienti del ddl ex-Aprea, sabato 27 ottobre. Gli studenti del D’Annunzio, tuttavia, non si sono fermati e hanno proseguito nella protesta organizzando un’autogestione fino alla giornata di mercoledì 31 ottobre. L’adesione è stata ampia e tante sono state le idee che hanno preso vita nei vari gruppi di discussione proposti e organizzati dagli stessi studenti. Si è parlato di attualità, naturalmente del decreto, ma sfruttando le numerosi passioni degli studenti manifestanti: dalla poesia alla fotografia o visionando film attinenti al sentimento di questi giorni di “rivoluzione”. È stata la dimostrazione che non è la solita voglia di perdere tempo saltando lezioni ed interrogazioni, ma la realizzazione di un movimento costruttivo e concreto. Una minoranza ha deciso, tuttavia, di non partecipare all’autogestione, ma di seguire regolarmente le lezioni. Eppure, la maggioranza di classi vuote unita alla convinzione che anima i manifestanti del Classico D’Annunzio è un chiaro segnale di quanto sia importante per gli studenti far sentire la propria voce. Anche il dirigente scolastico, dopo iniziali opposizioni, ha dovuto prendere atto di quale consapevolezza e di quale convinzione gli studenti del Classico si sono “armati” per combattere contro chi sembra aver sempre meno a cuore il futuro della scuola pubblica italiana. Alcuni professori hanno preso parte al dibattito di questi giorni e dopo la riunione nella mattinata di mercoledì 31 ottobre, decidendo di manifestare il loro dissenso con le stesse modalità di protesta già intraprese (per saperne di più vedi “Riflessioni di un insegnante”) gli studenti hanno organizzato un presidio della scuola, che inevitabilmente ha assunto tratti dell’occupazione. L’intenzione all’inizio della nuova settimana è stata quella di riprendere le lezioni, perché studiare non è solo un diritto da difendere a spada tratta, ma è anche un dovere: la protesta del D’Annunzio è proseguita sia assieme alle altre scuole della città, come nei cortei organizzati per il 5 e per il futuro 17 novembre, sia continuerà nello stesso Liceo con attività pomeridiane autogestite , sperando in una collaborazione anche dal fronte dei docenti. I classicisti, infatti, sanno di far parte di una generazione che per poter guardare al futuro deve innanzitutto partire da quello per cui si sta combattendo oggi. VALERIA AIELLO

IL DA VINCI POSA GLI STRISCIONI. PER ORA...

Dopo il blocco didattico di martedì 30 e mercoledì 31 ottobre e gli incontri pomeridiani a scuola e al Parco Sabucchi, infine anche noi abbiamo deciso di allinearci alle “direttive” proposte dalle altre scuole, cioè di procedere a forme di proteste interne ai singoli istituti, e venerdì mattina abbiamo “occupato” numerosi l’aula magna mentre i rappresentanti avanzavano la proposta al preside di concederci un’autogestione, che, una volta accordata, si è portata avanti per tre giorni, concludendosi oggi. L’affluenza, purtroppo, come temuto, è diminuita molto da venerdì, ma non si possono sminuire la buona volontà dei rappresentanti e degli altri organizzatori e soprattutto l’interesse e la costanza degli studenti partecipanti, in diversi arrivati anche dalla succursale di Portanuova; dettagli positivi sono stati infatti proprio la grande creatività e l’impegno dei coordinatori delle attività, ma soprattutto la costante partecipazione a tutti i gruppi che non sono gradualmente “collassati” in favore dei soliti due/tre più seguiti (come già successo negli anni passati) ma si sono mantenuti tutti pressocché invariati fino alla fine. Solo per citarne alcuni, perciò, ricordiamo il gruppo di dibattito politico, quello sulle droghe e quello sulla sessualità, il corso di fotografia, il cineforum, il torneo di calcetto, il corso di animazione 3D e quello di lingue, lezioni di musica e i gruppi di street art e hip-hop, fino ad arrivare alle iniziative più bizzarre come l’aula dedicata al “taglio di capelli”, con tanto di barbiere e attrezzi del mestiere, e la “single room” in cui entrare per fare conoscenze. Opinioni discordanti a parte, il giudizio complessivo di questi ultimi tre giorni di protesta, quindi, è positivo, e si può dire che l’autogestione si è rivelata un’esperienza valida e ben coordinata, al cui termine, ciliegina sulla torta, c’è stata la larga partecipazione al corteo di oggi pomeriggio proprio per sancire in maniera netta la nostra adesione alla protesta, senza però dimenticare i nostri doveri da studenti. Da domani, perciò, di nuovo in classe per seguire le lezioni, ma sempre con un orecchio alle nuove iniziative e decisi ad appoggiare le cause della protesta. FEDERICA DE BLASIO

GALILEI: AGITAZIONE E PROTESTA In seguito ad un assemblea straordinaria indetta per il giorno 29 Ottobre, gli studenti del liceo scientifico G. Galilei hanno volontariamente deliberato di prendere parte alla protesta che da più parti si è levata in questi giorni. In un primo momento gran parte del corpo insegnante pareva condividere le nostre motivazioni, ma non è stato possibile instaurare un dialogo effettivamente costruttivo. Tali difficoltà hanno avuto luogo vista la forma di protesta che gli studenti hanno creduto in un primo momento essere maggiormente efficace: l’occupazione. In realtà, il nostro dissenso si è tradotto in una sorta di presidio permanente di uno dei due plessi della sede di Via Vespucci. Dopo l’iniziale entusiasmo (talvolta discutibile) che come sempre accompagna tali manifestazioni, i Rappresentanti d’istituto (Stefano Serio, Marta Antonaros, Stefano Perletta, Francesca Berardi), hanno creduto opportuno prendere le distanze da una forma di contestazione che si stava lentamente trasformando nell’ennesimo pretesto per saltare ore di lezione e che, nonostante l’impegno degli alunni maggiormente coinvolti nell’organizzazione, pareva ben poco proficua e ben poco costruttiva. Tuttavia, siamo convinti di aver riscosso un successo in termini di partecipazione comunque rilevante. Se l’obiettivo era informare ed informarsi, portando gli alunni ad essere maggiormente coscienti e consapevoli, è probabile che tale obiettivo sia stato fondamentalmente raggiunto. In seguito ad una nuova assemblea tenutasi il giorno 3 Novembre, probabilmente ha prevalso il buon senso. Troviamo che la nostra scuola abbia fatto la propria parte in termini di informazione e sensibilizzazione, e che l’eventuale partecipazione a nuove forme di protesta attenga da questo momento in poi alla libertà individuale di ciascuno di noi. L’occupazione ha esaurito ogni sua funzione, e chiudersi nuovamente in se stessi non porterebbe a nulla di buono. Invitiamo chiunque lo desideri a prendere parte alle varie manifestazioni che stanno avendo luogo in questi giorni in città. Crediamo fortemente nella collaborazione con le altre scuole e con chiunque sia animato da quello stesso disagio che proviamo quotidianamente. In bocca al lupo a tutti noi. BRUNO CORTESI

MARCONI: INFORMA-AZIONE

Al Liceo Marconi si torna a discutere della rappresentanza studentesca a distanza di qualche settimana dalla giornata dedicata alle elezioni. Elezioni che, a causa del DDL Aprea potrebbero essere private della loro importanza già a partire dal prossimo anno scolastico. Di questo e di altri disagi previsti nel disegno di legge hanno discusso il 30 ottobre gli oltre 1600 alunni della scuola in un’assemblea straordinaria durata tutta la mattinata. “Ci è stato più volte chiesto il motivo della nostra mancanza di tempestività nelle proteste. Noi vogliamo che tutta la scuola sappia il perché del nostro malcontento, tutti devono essere informati, solo allora ci muoveremo.” spiega Edward Ronco, uno dei più giovani rappresentanti d’istituto. “L’autogestione partirà da lunedì 5, e sarà ben strutturata, con programmi, laboratori e progetti di aiuto allo studio”, continua Valerio Tuccella con grande enfasi, galvanizzando tutti i ragazzi stretti nel cortile interno dell’edificio. Per la mattina del 31 ottobre gli studenti hanno ideato una mini protesta formando una grande catena umana attorno al perimetro della scuola. “È un gesto piccolo e simbolico, una protesta pacifica che non comporterà nessun problema con il personale docente, per la maggior parte in linea con il nostro pensiero”, tranquillizza gli studenti Ludovica Dezio, rappresentante d’istituto al femminile. Proprio così: “i docenti in linea con il nostro pensiero”, perché parte

delle modifiche apportate all’istruzione tocca il corpo insegnanti da vicino. La legge di stabilità, infatti, prevede un aumento delle ore di lezione dei suddetti da 18 a 24 a parità di stipendio. Diversi professori dimostrano apertamente alle classi il loro disappunto e considerano valida l’idea dell’istituto riguardante l’autogestione “regolata”. Non mancano proposte, tra gli studenti, di corsi tra i più svariati perché “noi dobbiamo dimostrare di essere amanti dell’apprendimento, dobbiamo dimostrare di voler studiare e vogliamo dare a tutti la possibilità di farlo”. È su questa sfumatura che si accendono gli animi dei più: la privazione da parte della regione Abruzzo delle borse di studio e dei rimborsi per le spese scolastiche, dei quali più studenti beneficiavano. Al pensiero che nei prossimi anni il diritto allo studio non sarà più tale, Chiara, una studentessa del quarto anno, si accende e con rabbia urla al microfono: “Io, a differenza di questo governo, credo in voi”. Il 5 novembre è partita quindi l’autogestione per le classi del Marconi, seguita da un corteo per le strade di Pescara dopo il suono dell’ultima campanella.. CLORINDA PALUCCI

www.versuspescara.wordpress.com

3


LA PAGINA FB! www.facebook.com/versusgiornale

AUTOGESTIONE: UN PENSIERO CONCRETO SOSTITUISCE UN’AZIONE DISTRUTTIVA Ancor oggi l’autogestione di una scuola da parte degli studenti si configura come la via maggiormente costruttiva di manifestare una protesta. L’autogestione non è una moda, bensì un diritto di ogni studente che ritenga di avere qualcosa per cui adoperarsi, ancor più attivamente ed all’interno di una collettività. Una gestione autonoma non mira necessariamente ad essere propedeutica ad una successiva occupazione, poiché non è una misura di protesta blanda: non accade certo tutti i giorni che una scuola venga riorganizzata dagli stessi ragazzi. Se l’esistenza di un “diritto alla critica” parrebbe giustificare un’occupazione, secondo il criterio di un “fine che giustifica i mezzi”, la presenza del diritto a riunirsi pacificamente e pacificamente dimostrare le proprie idee è invece la valida motivazione per dare il via ad un’autogestione, assieme al dovere di “curare e rendere accogliente l’ambiente scolastico” (art 5, regolamento d’Istituto del Liceo Classico G. D’Annunzio di Pescara). È giunto il momento di riconoscere che l’autogestione non è più solo un diritto. È un dovere essendo gli studenti tenuti a “partecipare alla vita della scuola con animo e metodo democratici, combattendo ogni forma di violenza ed intolleranza e rispettando le leggi e i regolamenti” (art. 5, regolamento d’Istituto del Liceo Classico G. D’Annunzio di Pescara). È chiaro che l’intento di protesta non possa essere in alcun modo scisso dal presupposto di diffondere l’informazione, ma neppure ridotto unicamente a ciò. Innumerevoli sono le cose che si possono fare durante un’autogestione: può essere creativa, e materialmente produttiva. Ciiò che fa la differenza non è la città nella quale una tale manifestazione abbia luogo, né il tipo di scuola che la promuova. Le chiavi per ottenere il meglio da un’iniziativa del genere sono la consapevolezza, la serietà e una precisa messa in opera dell’intelligenza. È necessario ed indispensabile non lasciarsi scioccamente accecare ed infervorare dalla rabbia o dal risentimento. È quanto mai fondamentale usare tutti gli strumenti, che sono stati forniti negli anni dalla scuola stessa, per ragionare ed elaborare una strategia di protesta che non cada vittima delle logiche contingenti e degli entusiasmi irrealistici dell’inizio di ogni movimento. CHIARA ISABELLA SANVITALE

OCCUPARE O NON OCCUPARE, QUESTO E’ IL DILEMMA! SI, NEL ‘68 L’Occupazione è una forma di protesta violenta, antidemocratica, illegale. E su questo non si discute: gli occupanti fanno spesso uso di violenza per contrastare gli oppositori; non vi è democrazia e libertà di scelta; è condannata nel Codice Penale italiano (vedi art. 633). Dunque non c’è assoluzione morale per chi occupa? Forse si, forse no. Per rispondere e comprendere l’Occupazione bisogna cercare le cause storiche di questa forma di protesta. Senza indagare troppo nello specifico politico e sociale, è doveroso citare il ‘68 come anno di nascita dell’Occupazione perchè è in questo momento che prende piede e diventa tra tante forme di protesta quella più favorevolmente appoggiata dai giovani. Esistevano già le autogestioni, le assemblee, le manifestazioni, ma l’Occupazione aveva ricevuto sempre un occhio di riguardo. Era il modo più deciso per riprendere in mano il potere: niente più delegazioni, i diretti interessati scendevano in campo e combattevano, niente più mercenari ma un esercito “statale”, “nazionale”, “scolastico”. Fondamentale era infatti il fronte comune: gli studenti dell’università di Lettere di Roma in un documento redatto durante la loro occupazione nel ‘68 scrivevano infatti che “l’esigenza del collegamento nazionale è improrogabile” e che “gli obiettivi della nostra lotta sono gli obiettivi della lotta di tutte le università” citando tutte le forme di protesta della altre scuole (ad esempio si parla di Torino, Pisa, Napoli, Lecce ecc.). Ma era così frequente soprattutto perchè si opponeva totalmente al sistema: andava contro le autorità, contro le leggi, contro le istituzioni. Era il NO più secco che si potesse pronunciare quando la democrazia assembleare era di fatto un elite, spesso politica, che rifiutava pareri contrari. Forse per questi motivi l’Occupazione spesso degenerava e degenera tutt’oggi, opponendosi così duramente a posizioni più moderate. L’analisi delle occupazioni del ‘68 è fondamentale per capire che noi in fondo abbiamo trattenuto solo il peggio della tradizione, la parte “violenta e antidemocratica” che viene contestata, quando invece l’insieme di valori imprenscindibili di coesione, collaborazione, ottenibili parzialmente con altre forme di protesta, s’ identifica totalmente e con piena forza nell’Occupazione e nella sua ricerca di totale indipendenza. Per dire di Si all’Occupazione, bisogna ricordarsi delle origini. Per dire Si all’Occupazione nel nostro contesto culturale, bisognerebbe tener presente che dev’essere l’estrema forma di protesta per un problema estremo. GIORGIA BELLO

LEGGE SBAGLIATA,RAGAZZI GIUSTI

PROTESTARE SI’, MA CON I GIUSTI MEZZI Foto in bianco e nero: una ragazza dai capelli lunghi agita un cartellone. “La scuola agli studenti”. Una folla di giovani la circonda: occhiali tondi, camicie a fiori, jeans, maglioni a righe e vestiti a frange. Tutto è impregnato dello spirito ribelle di quel lontano 68. Foto a colori: dall’alto tanti studenti seduti nel cortile della scuola. All-star ai piedi, ragazze in leggins, occhialoni neri, pantaloni slim-fit. Non sono più quegli studenti di ieri, oramai divenuti fantasmi, eco lontano del passato. Sono gli studenti di oggi, quelli di carne. Causa: il ddl ex Aprea. Davanti al clima di fermento velocemente diffusosi in tutta Pescara ogni studente ha dovuto con altrettanta rapidità lavorare alla costruzione di un proprio punto di vista. Non solo sul decreto stesso e quindi sui suoi pro e sui suoi contro bensì sul fatto di protestare o meno e quindi con che modalità passare all’azione. E’ facile che una protesta venga mossa da un senso di Rabbia collettivo e porti a gesti sconsiderati. Altre volte la protesta è spinta da un profondo senso di Giustizia individuale che dice: “Sveglia! C’è qualcosa che non va! Scopri cos’è!” . Ciascuno di noi ragazzi ha dentro questa voce ed è in questo che risiede la bellezza della gioventù: un grido interno, che anela a capire, comprendere, cambiare ciò che ci viene negato di co-

noscere; un’attrazione spontanea verso la verità. E’ il senso di giustizia la nostra carta vincente. La protesta deve essere mossa ma da questo spirito. La prima forma di contestazione è l’informazione, contro chi ci vuole ignoranti. Poi c’è il grido collettivo lì dove ci vogliono muti. Ma questo grido deve essere civile e non animalesco, rabbioso. Solo così si potrà dimostrare che l’interesse al decreto è spontaneo e genuino e non è condizionato dalla volontà di saltare le ore di lezione, che non è un movimento mosso dalla rabbia incondizionata e gratuita verso le istituzioni. Puntare prima sull’autogestione per informare gli studenti. Poi su manifestazioni simboliche in orario extrascolastico, sulla divulgazione dei media. Se è vero che vogliono toglierci la parola, noi parliamo. Stiamo attenti che i mezzi stessi non impediscano il fine: quello di una scuola serena, di un’istruzione ottimale per tutti. Non neghiamoci da soli la conoscenza, l’unico strumento che ci permette di non essere schiacciati. Nulla, neanche una legge sbagliata, deve compromettere il nostro senso di giustizia. AGNESE MECELLA

versus

edizione straordinaria proteste nelle scuole

numero unico novembre 2012 direttore e caporedattore: fabrizio de gregorio impaginazione e grafica: simokku

SCRIVI A redazioneversus@gmail.com www.versuspescara.wordpress.com

4


Versus #0/2 - Edizione Straordinaria  

Edizione Straordinaria di Novembre 2012 sulle proteste nelle scuole di Pescara

Advertisement
Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you