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CineBatik


CineBatik


Gisella Leone

Piera SagrĂŹ


Si ringraziano: Un ringraziamento sentito va alle curatrici del catalogo che con grande impegno e sincera passione hanno realizzato questo progetto : Veronica Schembri,per il Progetto grafico Nadia SagrĂŹ, per la cura dei testi Salviano Miceli , per la gentile collaborazione Viviana Isca e Vincenzo Noto, per la collaborazione fotografica Angelo Cristaudo, per la preziosa collaborazione e per averci guidato in questo percorso. La nostra famiglia, Claudio Candiloro e tutti i nostri amici per il costante sostegno


CineBatik di

Piera Sagrì

Gisella Leone

La tecnica del batik affonda le radici nelle affascinanti notte d’oriente, precisamente in Egitto, come testimoniano i reperti più antichi, risalenti al IV secolo a.C. Si tratta precisamente di frammenti di lino, che svelano l’esistenza di una tecnica molto apprezzata per il suo valore decorativo, che però più tardi raggiunge grande raffinatezza artistica soprattutto in Indonesia. Il suo fascino ci ha fatto sentire l’esigenza irresistibile di importare questa tecnica orientale nella nostra terra, certo lontana rispetto alle sue origini, trovando però nell’originale rielaborazione un segno che abbiamo fatto nostro, grazie al quale si è dato un nuovo e valore a questa forma d’Arte. Puntando su un effetto più figurativo ed estetico, non solo squisitamente tecnico, abbiamo quindi deciso di realizzare i nostri batik su un tema caro e diverso da quello iconografico tradizionale, ossia la base della storia del cinema e l’impronta indelebile che questa ha lasciato nella nostra memoria. A guidarci in questo affascinante percorso è stato quindi il progressivo desiderio di elaborare una forma espressiva personale, comunque esito di una ricerca artistica approfondita negli anni accademici, unitamente all’esperienza maturata nell’attività di recupero dei beni culturali. Abbiamo così rivisitato questa splendida tecnica attraverso il gioco e il piacere di entrare nella materia vera e propria, elaborando e costruendo un linguaggio che non risultasse prettamente decorativo, creando composizioni che vedono quale elemento predominante la stoffa, ricevendo da questo revival artistico una sensazione diversa e acquistando infine, con i suoi bagni di colore e la cera fusa applicata, connotazioni grafiche ed estetiche che riportano alla mente racconti illustrati e vetrate artistiche. Durante la creazione del batik, la linea stessa si impregna di un segno quasi fumettistico, a tal punto che trama e ordito, nella mescolanza degli elementi cromatici e materici, sembrano comporre una musica, colonna sonora di un film che il fruitore avverte dentro di sè…. Ed il cinema si fa ancora una volta magia. La collezione proposta è composta da una sequenza di importanti locandine cinematografiche, originalmente revisionate per accompagnare l’osservatore attraverso una “galleria” dei film che, dettando la storia del cinema, hanno lasciato il segno nella nostra memoria. Così la locandina si fa quadro, il quadro si fa schermo, lo schermo ricordo e sogno.


Interventi di

Salviano Miceli

La solitudine di una Locandina Come qualsiasi forma d’arte, il cinema non sfugge all’unicità del momento. È il tempo a scandirne spesso aspetto, intensità, carica emotiva, così che ogni visione non sia mai identica alla precedente o alla successiva. Che sia impresso su pellicola, conservando gusti e sapori che, almeno in parte, sanno ormai di passato, o che viaggi sui bit imposti dal digitale, ogni film – d’autore o meno, rappresentante di un cinema alto o più popolare – confrontandosi con la singolarità di ogni spettatore, dimentica ben presto la sua pur necessaria matrice industriale. I costi, le dinamiche di produzione, perfino le tecniche di realizzazione, imprescindibili per chi del cinema fa anche materia di studio e di professione, assumono una importanza assai relativa davanti allo sguardo di chi il cinema lo vive e lo frequenta solo perché ne è profondamente affascinato. Solo perché nella meraviglia del susseguirsi di tante immagini in movimento tra loro intimamente legate, improvvisamente ne arriva una che sembra cristallizzare un pensiero cui pareva impossibile dare voce, una emozione che, con stupore, si scopre possibile rendere manifesta. Questo rapporto così empatico, questa possibilità di riconoscere una parte di sé in una rappresentazione creata da altri, oltrepassa per ovvi motivi il concetto stesso di critica. La soggettività supera qualsiasi nozione, facendosi beffe di tesi e antitesi o di qualsiasi velleità speculativa, scoprendo sorrisi, lacrime, turbamenti, tra le pieghe più nascoste di una narrazione, nei luoghi e momenti più improbabili di un racconto cinematografico. Ogni film porta con sé quindi la possibilità di trasformarsi in simbolo, di farci entrare in relazione con attimi ormai passati, con storie che iniziano a volgersi verso la malinconia del ricordo. La locandina, nella sua celebrata solitudine, diviene spesso il primo tramite. La sua ieratica importanza, che in qualche modo si porta dietro la necessità e l’onere di raccontare un intero film con una sola immagine, si tramuta nella chiave esatta e unica in grado di far riaffiorare e respirare tutte quelle sensazioni di cui abbiamo caricato una pellicola. Locandine minimaliste, in bianco e nero, colorate, maestose nella rappresentazione o al limite del rarefatto, trionfali, ironiche, amare, geometriche, e ancora ammiccanti, rigorose, sboccate, enigmatiche. Ognuna si trova sola ad affrontare le aspettative e le richieste dei futuri spettatori, abile nel raccontare determinati periodi storici, cinematografie specifiche, mitologie legate ad attori e attrici. Si riconoscono,

tra gli altri, l’umanità fiera, divisa tra amarezza e speranza, del Neorealismo, la classicità romantica e orgogliosa della Hollywood degli anni cinquanta, la sperimentazione dei sessanta così come il trionfalismo a volte smaccato e volgare degli ottanta. La scelta di Piera e Gisella di seguire, nell’individuazione dei manifesti, un percorso che non rifiuta l’ordine cronologico, ma lo integra e lo asseconda con quello emotivo, in qualche modo invita e spinge chi osserva a riscoprire nella propria memoria tracce di visioni più o meno lontane, suggestioni di cui dobbiamo essere pronti a scorgere il sentore. Le locandine rivivono, diventando altro da sé pur senza perdere l’identità originale, attraverso una tecnica che sembra essere nata per ospitare memorie e ricordi, riparando e custodendo con la cera lo spazio che non deve essere intaccato, e immergendo nel colore ciò che deve diventare segno, simbolo e significato. Non c’è perfezione nel risultato. Non c’è nulla di patinato o di cristallino. Le linee si alterano, le figure si alternano tra il morbido e lo spigoloso, i colori ora vivaci ora sbiaditi. Solo un tratto è comune alle tante unicità cui il progetto ha dato vita. Non esiste “quadro”, infatti, che possa dirsi piatto, immediato, concluso. Tra le pieghe del tessuto, quasi fossero graffi, si fatica a non scorgere il non detto, a non rendersi immediatamente conto che, nascoste a una prima fugace e veloce visione, trovano probabilmente riparo quelle segrete malinconie con cui le autrici stesse hanno dialogato durante la visione dei film selezionati. Sono queste piccole tracce, celate ma evidenti, a dare anche a noi la capacità di comprendere e di partecipare. Così come un autore è destinato a lasciare che ogni spettatore sconvolga il suo lavoro con pensieri e interpretazioni non tutte possibili da prevedere, così Piera e Gisella ci offrono la possibilità, attraverso le loro rielaborazioni, di riappropriarci tanto dei ricordi fuggiti quanto di nuovi da conquistare e affrontare. Proprio come avviene, senza soluzione di continuità, allo spegnersi delle luci in sala.


38


Cleopatra e Salomone Cleopatra and Salomone

Particolari

1917 (Cleopatra), 1918 (Salomè)

Tecnica mista (oro e batik)

90x50 cm


La febbre dell’oro The Gold Rush

Particolare

1925

Batik

90x64 cm

The circus Intero

1928

Batik

93x63 cm


Frankenstein

“Esso è vivo!” “it is alive!” Particolare

1931

Batik

75x100 cm


Proibito Forbidden

“Più a lungo no, più difficile si!!” “The longer they no, the harder they yes!”

1932

Batik

90x60 cm

La bisbetica innamorata Love before breakfast

1936

Batik

Intero

95x66 cm


Venti anni dopo Block-heads

Particolare

1938

Batik

100x66 cm


Quarto potere Citizen Kane

“La vita di un uomo non si può spiegare con una sola parola.” “I don’t think there’s one word that can describe a mans life.” Intero

1941

Batik

100x75 cm


Casablanca

“Alla tua salute, bambina.”

“Here’s looking at you, kid. ”

1942

Batik

75x100 cm


Roma città aperta

1945

Batik

90x64 cm

La vita è meravigliosa It’s a wonderful life

1946

“in amore tutto è permesso”

Batik

“in love everything is allowed ” 100x75 cm


Vacane romane Roman Holiday

“E sarà la fine di una bella favola” “And that will be the end of the fairy tale.”

1953

Batik

93x63 cm

Ladri di biciclette Intero

1948

Batik

100x66 cm


I vitelloni

“Chi non ama l’arte, non ama la vita” “He who cares not for art, cares not for life.”

1953

Batik

93x63 cm

Miseria e Nobiltà Intero

1954

Batik

90x64 cm


La bella di Roma

Paricolare

1955

Batik

100x75 cm


La grande guerra

Particolare

1959

Batik

100x70 cm


Ben-Hur Ben Hur A Tale of the Christ

1959

Batik

70x70 cm

A qualcuno piace caldo Some like it hot Intero

“Non piangere Zucchero, non c’è uomo che lo meriti.” “Sugar Do not cry, there is no man who deserve it.”

1959

Batik

90x60 cm


Colazione da Tiffany Breakfast at Tiffany’s

Particolare

“Certe luci della ribalta rovinano la carnagione, a una ragazza. ” “There are certain shades of limelight that can wreck a girl’s complexion.”

1961

Batik

90x60 cm


Jules e Jim Jules et Jim

Particolare

“Abbiamo giocato con la vita e perso ” “We played with life and lost.”

1962

Batik

90x64 cm


Mary Poppins

“Supercalifragilistichespiralidoso”

“Supercalifragilisticexpialidocious”

1964

Batik

90x60 cm

Gli Uccelli The Birds

Intero

1963

Batik

100x66 cm


Teorema

Particolare

1968

Batik

70x70 cm

C’era un volta il west Once upon a time in the west “ invece di parlare, suona... e quando dovrebbe suonare, parla!” “Instead of talking, he plays. And when he better play, he talks.” 1968

Batik

Intero

100x75 cm


Ladro e guardia

Particolare

1969

Batik

90x60 cm


Arancia meccanica A Clockwork Orange

Particolare

“Guarda bene fratellino, guarda bene! ” “Viddy well, little brother. Viddy well.”

1971

Batik

90x64 cm


Provaci ancora Sam Play it again, Sam

Particolare

“io amo la pioggia: sciacqua le memorie dal marciapiede della vita. ”

“I love the rain; it washes memories off the sidewalk of life.”

1972

Batik

90x53 cm


Amarcord

“Voglio una doooooonnaaaaaa! ”

“I want a woman!”

1973

Batik

80x92 cm


Chinatown

Particolare

“Sei più stupido di quanto tu pensi che io pensi di essere. ”

“You’re dumber than you think I think you are.”

1974

Batik

82x62 cm


Profondo rosso

1975

Batik

90x64 cm

Il secondo tragico fantozzi 1976

Batik

100x55 cm


Star Wars

Particolare

1977

Batik

88x105 cm


“Usa la forza Luke” “Use the Force, Luke.”


E.T. L’extra-terrestre E.T. the Extra-Terrestrial

Particolare

1982

Batik

90x60 cm

Monty Python il senso della vita The Meaning of Life “Ho paura che non ho altra scelta, che vendere tutti voi per esperimenti scientifici.” “I’m afraid I have no choice but to sell you all for scientific experiments.” 1983

Batik

Intero

105x70 cm


Nuovo cinema paradiso

Particolare

1988

Batik

93x63 cm


Le iene Reservoir Dogs

Particolare

“Uno psicopatico, non è un professionista.”

“A psychopath is not a professional”

1992

Batik

90x64 cm


Sono un gran bugiardo Je suis un grand menteur

Particolare

“La spontaneità è il segreto della vita. ” “Spontaneity is the secret of life.”

2002

Batik

100x75 cm


Making Of


Making of

Il batik è una tecnica usata per colorare i tessuti a riserva, mediante la copertura delle zone che non si vogliono tinte tramite cera o altri materiali impermeabilizzanti. Caratteristica del batik indonesiano è quella di essere cerato su entrambi i lati, non ha quindi un diritto, se impreziosito con foglia d’oro prende il nome di Prada. Molti segni nascono soprattutto da errori casuali nella tintura dei tessuti, dove macchie di cera impediscono al colore del bagno di tintura di penetrare. Dopo la preparazione del disegno si applica la cera sciolta sulle parti che non si vogliono colorare in modo che questa, penetrando tra le fibre del tessuto, le impermeabilizzi impedendo al colore di aderirvi. Quando la cera si è asciugata si procede alla tintura immergendo il lavoro in una vasca che contiene il bagno di tintura. Segue il risciacquo e l’asciugatura. Poi la cera viene eliminata con il calore, mettendo il tessuto tra strati di carta (giornali) e passando un ferro caldo per sciogliere la cera, che viene assorbita dalla carta.


Piera SagrĂŹ

Gisella Leone

+39 340 8174962

+39 347 1209979

piera@legri.it

gisella@legri.it

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Catalogo Cinebatik di legrì