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Verona InForma N. 4 - ANNO 2 - GENNAIO/FEBBRAIO 2013

CONSIGLI E INFORMAZIONI PER VIVERE MEGLIO

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M A G A Z I N E

D I

M E D I C I N A ,

P S I C O L O G I A ,

Intervista a Luca Coletto AIDS l’obiettivo è ZERO! Progressi nel delicato settore del sistema immunitario La vecchiaia può attendere… se trattate bene i vostri reni CURE TERMALI

Acqua salso-bromo-iodica: un vero toccasana per la salute

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€ 110,00 IVA INCLUSA

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Sommario UDITO

Con sofisticate tecniche la “riparazione” dell’orecchio M. A.

30

CURA E RICERCA

Progressi nel delicato settore del sistema immunitario

REGIONE VENETO

C. C.

Verona e il Veneto? Godono di ottima salute Alberto Cristani

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SESSUALITÀ

Sei “veloce”? Scopri il perché? Dott. Massimo Occhipinti

ULSS 20

L’Ulss20 è ancora eccellente Cl. Ca.

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RICERCA

AIDS l’obiettivo è ZERO!

18

OCULISTICA

PSICOLOGIA INFANTILE

I bambini, la scuola e le relazioni tra coetanei Dott.ssa Cristina Albertini

20

Federica Schiavon

22

PSICOMOTTRICITÀ

L’Ansia di non prendere (o riprendere sonno) Dott. Fabio Lugoboni, Dott. Marco Faccini, Dott.ssa Rebecca Casari, Dott.ssa Patrizia Guadagnini, Dott.ssa Elisa Vicentini

46

L’anziano, anima e corpo

24

ORTOPEDIA PEDIATRICA

Displasia dell’anca e scoliosi, necessaria una diagnosi precoce M. A.

44

INSONNIA

Il cuore: una stupenda “pompa idraulica”

Marco Trettene, Emanuela Caliari

39

Con Mayaidee un interessante excursus nel mondo delle sostanze dopanti

CARDIOLOGIA

Dott. Paolo Tosi

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DOPING

Un progetto sperimentale per riabilitare gli ipovedenti M. A.

32

PSICOLOGIA

Guarire dallo stress e dalla depressione? Meditate gente, meditate! Dott.ssa Alessia Minniti

49

28 gennaio, febbraio 2013 : 3


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Sommario FIDA

DENTI

L’igienismo anoressico Domenico Cosenza

52

EVENTI

56

NEUROLOGIA

Parco termale Aquardens in Valpolicella Alberto Cristani

68

Salute del cittadino? Mettiamoci la “faccia”!

58

Cl. Ca.

72

MEDICINA SPORTIVA

COMUNE DI VERONA

L’isochinetica nella valutazione dello sportivo

Accogli un minore nella tua casa perché torni più sereno nella sua Centro per l’Affido e la Solidarietà Familiare

66

INIZIATIVA

L’alleanza tra medico e paziente può sconfiggere l’emicrania Dott.ssa AnnaMaria Musso

Dott. Luca Tinti

CURE TERMALI

Al Polo Confortini la solarità della pittura di Agron Hoti Marifulvia Matteazzi Alberti

Masticazione, il primo passo verso una corretta digestione

Dott. Giorgio Pasetto

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60 RENI

La vecchiaia può attendere… se trattate bene i vostri reni

COMUNE DI VERONA

Un aiuto “di corsa” per la pediatria veronese

62

Prof. Giuseppe Maschio

76

CONVEGNO

118, pronto soccorso in sicurezza

STIPSI

L’intestino è pigro? Ecco come svegliarlo correttamente Dott. Vincenzo Di Francesco

C. C.

81

64

Verona Informa rispetta l’ambiente! La rivista, infatti, è stampata su carta ecologica 100% riciclata, prodotta  senza uso di cloro e certificata. Un piccolo contributo per tutelare il nostro pianeta. gennaio, febbraio 2013 : 5


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Soccorso pubblico di emergenza Carabinieri Vigili del fuoco Emergenza sanitaria Polizia stradale Polizia municipale Centralino ULSS 20 Centralino Presidio Ospedaliero “G. Fracastoro” San Bonifacio Centralino Presidio di Marzana Ospedale di Borgo Trento Ospedale di Borgo Roma Ufficio Prenotazioni CUP (Centro unico prenotazioni) Disdette visite ed esami (no di radiologia) Guardia medica - Servizio di Continuità Assistenziale (ascoltare il messaggio della segreteria e premere il tasto corrispondente alla zona di residenza)

045 8041996

Farmacie di Turno

PUBBLICA UTILITÀ 117 1515 045 8090411 045 8090711 045 8078411 045 8077111 800016600 19696 803803 064477 803116

Guardia di Finanza Servizio antincendi boschivo del corpo forestale dello Stato Questura di Verona Polizia Stradale di Verona Polizia Municipale Comune di Verona Drogatel Telefono Azzurro Soccorso stradale Automobile Club d’Italia Soccorso stradale gennaio, febbraio 2013 : 7


Verona InForma CONSIGLI E INFORMAZIONI PER VIVERE MEGLIO

N. 4 - ANNO 2 - GENNAIO/FEBBRAIO 2013

EDITORIALE

A CURA DEL DIRETTORE

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M A G A Z I N E

D I

M E D I C I N A ,

P S I C O L O G I A ,

S A L U T E

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B E N E S S E R E

N° 4 - Anno 2 - Gennaio-Febbraio 2013 Testata giornalistica registrata al Tribunale di Verona n° 4035/2012 Proprietario ed editore: Associazione Culturale Verona Informa Sede legale: Vicolo Cieco S. Pietro Incarnario, 7 - Verona

Verona InForma N. 4 - ANNO 2 - GENNAIO/FEBBRAIO 2013

CONSIGLI E INFORMAZIONI PER VIVERE MEGLIO

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M A G A Z I N E

D I

M E D I C I N A ,

P S I C O L O G I A ,

Intervista a Luca Coletto

S A L U T E

E

B E N E S S E R E

A ATUIT IA GR COP

AIDS l’obiettivo è ZERO! Progressi nel delicato settore del sistema immunitario La vecchiaia può attendere… se trattate bene i vostri reni CURE TERMALI

Acqua salso-bromo-iodica: un vero toccasana per la salute

Direttore responsabile: Alberto Cristani Coordinatore scientifco: Luca Ravazzin Redazione: Luca Ravazzin, Giuliano Occhipinti, Patrizia Zanetti. Grafica: Silvia Sorio Stampa: cv Relazioni esterne e marketing: Giuliano Occhipinti Contatti: - Redazione: +39 345 5665706, veronainforma@gmail.com - Pubblicità: +39 347 4773311 Hanno collaborato per questo numero: Claudio Capitini, Michele Triglione, Marina Soave, Patrizia Zanetti, Dott. Giorgio Pasetto, Dott.ssa Cristina Albertini, Dott. Massimo Occhipinti, Anna Malgarise, Dott. Paolo Tosi, Emanuela Caliari, Marco Trettene, Federica Schiavon, Dott. Fabio Lugoboni, Dott. Marco Faccini, Dott.ssa Rebecca Casari, Dott.ssa Elisa Vicentini, Dott.ssa Patrizia Guadagnini, Dott.ssa Alessia Minniti, Domenico Cosenza, Marifulvia Matteazzi Alberti, Dott.ssa Anna Maria Musso, Centro per l’Affido e la Solidarietà Familiare, Dott. Vincenzo Di Francesco, Dott. Luca Tinti, Prof. Giuseppe Maschio Foto: Archivio Verona Informa, Ufficio stampa Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, Ufficio stampa Azienda Ulss 20 di Verona, Ufficio stampa Azienda Ulss 21 di Legnago, Centro Bernstein Verona, Federfarma Verona.

Verona InForma, sempre più al servizio dei veronesi Inizia con un’importante novità il 2013 per quanto riguarda il progetto Verona InForma. Grazie alla disponibilità e collaborazione con Federfarma di Verona presieduta dal Dott. Marco Bacchini il nostro magazine verrà distribuito anche all’interno delle 220 farmacie situate sul territorio scaligero. Questo ci permetterà di essere ancora più vicini ai veronesi e diventare, col tempo, un riferimento sempre più autorevole per quanto riguarda il ben-essere dei cittadini. Distribuzione che, ricordiamolo, già avviene regolarmente presso gli ospedali e i distretti sanitari di Verona e provincia. Prosegue inoltre con crescente sintonia - e di questo siamo veramente molto orgogliosi - la sinergia con Azienda Ospedaliera, USSL 20 e USSL 21 di Verona, in particolare con i rispettivi uffici stampa che stanno diventando sempre più parte integrante della nostra redazione fornendo contenuti e contatti di livello assoluto. È grazie a loro, e agli specialisti che mettono “nero su bianco” le loro esperienze e conoscenze, che numero dopo numero Verona InForma sta diventando sempre più ricco, interessante e, speriamo, utile. Su questo numero abbiamo pubblicato un’interessantissima intervista all’Assessore alla Sanitá del Veneto Luca Coletto, una panoramica approfondita e dettagliata sulla salute della nostra regione e della nostra città. Che, anticipiamo, è molto positiva. Oltre all’intervista tanti e vari argomenti - come da nostra consuetudine - che speriamo possano trovare riscontro e gradimento. E proprio per venire incontro alle curiosità e alle esigenze dei nostri lettori invitiamo a segnalare eventuali richieste e curiosità alla nostra redazione scrivendoci a veronainforma@gmail.com Perché Verona InForma vuole essere sempre di più il magazine pensato ma soprattutto scritto dai veronesi. Alberto Cristani


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REGIONE VENETO

Verona e il Veneto? Godono di ottima salute Verona InForma ha intervistato in esclusiva Luca Coletto, Assessore alla Sanità della Regione Veneto e Coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni. Un’ampia ed esaustiva panoramica sulla sitazione sanitaria veneta e in particolare della nostra città Assessore che anno è stato il 2012 per il Veneto? Direi positivo. Abbiamo proseguito di fatto con l’attività iniziata con il mio insediamento nel 2010. Si è puntato quindi al mantenimento dei servizi attivi su

tutto il territorio. Questo ci ha permesso - nonostante i tagli e le difficoltà economiche (mancate entrate Irpef stimate in circa 200 milioni di euro n.d.r.) - di chiudere in attivo. Vista e considerata la congiuntura negativa generale che stiamo attraversando direi che questo è un buon risultato. Questo fa capire che se il fondo sanitario è ben gestito si possono garantire e erogare servizi di qualità. Sevizi che, si ben chiaro, devono comunque essere garantiti in quanto diritto dei cittadini. E per quanto riguarda Verona? Senza dubbio Verona, in questo ambito, è tra le eccellenze non solo a livello regionale ma anche a livello nazionale. Qualche esempio? Su tutti direi il Polo Confortini, la più grande piastra chirurgica a livello europeo, una struttura decisamente d’avanguardia, dotata di 36 sale operatorie, terapie intensive e reparti di degenza. Prossimamente inoltre, sempre all’interno dell’Ospedale di Borgo Trento, verrà attivato l’Ospedale della donna e del bambino, che diventerà il punto di riferimento per le problematiche femminili dalla pubertà alla terza età e l´area pediatrica. Nel nuovo monoblocco verranno ospita-

10 : gennaio, febbraio 2013


ti infatti i reparti di pediatria, ostetricia, ginecologia, chirurgia pediatrica e neuropschiatria infantile. Inoltre è previsto il pronto soccorso ostetrico, in contiguità con quello pediatrico. Tutto questo porterà, oltre a un miglioramento della qualità del servizio, anche un ulteriore incremento a livello di strutture. Strutture che sono a tutti gli effetti strategiche. Perché strategiche? Perché il Polo Confortini - insieme ad esempio all’Ospedale di San Bonifacio e il nuovo Ospedale di Villafranca - sono punti focali della sanità veronese e, a differenza di altre strutture, sono completamente antisismici e quindi sicuri al 100%. Facendo i debiti scongiuri, in caso di eventi catastrofici, saranno vere e proprie roccaforti subito pronte e fruibili dal cittadino. Alla sicurezza strutturale è ovviamente abbinata la grande qualità del servizio erogato. E a proposito dell’assistenza offerta ai pazienti? Verona attualmente vanta un centro nazionale per

quanto riguarda le paralisi flaccide (riabilitazione, interventi chirurgici ortopedici e cura di pazienti con poliomielite e paralisi flaccide n.d.r.) a Malcesine. Presso l’Ospedale Policlinico Rossi di Verona (Borgo Roma) è inoltre attivo il primo centro interdisciplinare in Italia per le malattie del pancreas, che raccoglie l’esperienza clinica e l’intensa ricerca sviluppata sulle malattie del pancreas per oltre 40 anni da varie equipe cliniche e da gruppi di ricercatori della Facoltà di Medicina dell’Università degli Studi di Verona e dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria. E in ambito di Università, Verona - grazie ad una gestione ottimale ha resistito agli urti della spending review (revisione della spesa pubblica n.d.r.), garantendo una proposta formativa di grande valore. Ho fatto solo due esempi ma ce ne sono tanti altri. Un dato su tutti però è sintomatico: Verona a livello regionale è la prima Provincia per quanto riguarda l’attrazione extraregione in termini di servizi e con il doppio dell’attrazione rispetto, per esempio, a Padova. Questa è la cartina tornasole: i servizi sono buoni e soddisfano i pazienti.

Il Ministro Renato Balduzzi e l’Assessore Luca Coletto gennaio, febbraio 2013 : 11


Altre novità a livello regionale? E’ stata approvata con l’ultima giunta di dicembre 2012 la delibera che va ad attivare una scuola di emergenza/urgenza. Il polo principale è quello legato all’azienda ospedaliera dove i chirurghi verranno abilitati a determinate manovre e impareranno quelle che sono le prerogative degli interventi emergenziali, il tutto sotto la guida attenta di maestri, insegnanti, specialisti di emergenza/urgenza. Questi corsi si terranno in vere e proprie sale operatorie e le manovre verranno effettuate su manichini elettronici che avranno la stessa sensibilità del corpo umano e quindi riveleranno con precisione eventuali disattenzioni o errori. Si tratta di una verifica per i medici? Assolutamente no. Gli esiti degli accertamenti fatti dall’Agenzia per i Servizi Sanitari Nazionali (AGENAS) pongono i nostri ospedali fra i migliori a livello nazionale. Grande soddisfazione anche se tutto è perfettibile. Ecco il perché di iniziative come la scuola di emergenza/urgenza. Stiamo lavorando per migliorare, per una maggiore garanzia verso i nostri pazienti e per la possibilità di “vendere” la nostra sanità.

Cosa significa? Mi spiego meglio: dal 24 ottobre di quest’anno verranno aperte le frontiere a livello europeo per quanto riguarda la sanità. Il Veneto attualmente ha la mobilità attiva (la mobilità attiva identifica le prestazioni sanitarie offerte dalle strutture della Regione ad assistiti non residenti n.d.r.) che significa un resoconto positivo del valore di circa 90 milioni di euro. Numeri importanti che ci fanno capire che a livello nazionale la nostra sanità è molto apprezzata. Vorremmo quindi allargare queste prestazioni all’Europa per garantire in primis una buona sanità e anche perchè, in un momento come questo di congiuntura economica negativa, potremmo portare a bilancio “soldi freschi��� da paesi stranieri. Nuovi fondi e quindi nuovi investimenti… Esatto. Nuove entrate ci permetterebbero di migliorare ulteriormente, in particolare dal punto di vista informatico e tecnologico. Sappiamo che il know-how in questi settori è in continua evoluzione: quindi prima si ammortizzano gli investi-

Da sinistra: Pietro Battistoni (Presidente ABEO Verona), Luca Coletto, Sandro Caffi (Direttore Generale Az. Ospedaliera di Verona), Flavio Tosi (Sindaco di Verona)

12 : gennaio, febbraio 2013


menti, prima se ne possono fare altri e di conseguenza migliorare la qualità del servizio.

lergie, patologie croniche, ecc.). Anche in questo caso sono evidenti i vantaggi e i benefici per il cittadino.

Sembra comunque di capire che il cittadino veneto “chiede” ma allo stesso tempo è soddisfatto del servizio che riceve… Come Coordinatore degli assessori alla sanità italiani, posso dire che la gestione in Veneto si può prendere come esempio positivo. La spending review per noi è iniziata 15 anni fa. A livello di informatica però c’è tanto da fare. Ma è fisiologico: la tecnologia è in contiuna evoluzione e, scarseggiando le risorse, è difficile reggere il passo. Ma miglioreremo anche qui. Tante iniziative nel frattempo sono già partite come ad esempio il progetto Doge che permette a medici di medicina generale e pediatri di libera scelta, di accedere per via telematica a tutte le informazioni del paziente. questo garantirà ed apportando - secondo i piani della Regione - un notevole risparmio in termini di tempo e denaro stimabile in circa 70 milioni di euro tra costi diretti e costi indiretti. Entro quest’anno sarà pronto anche il fascicolo sanitario informatico, una vera e propria scheda personale dove sarà indicata la vita sanitaria del singolo cittadino-paziente (esiti degli esami radiografici, clinici, al-

In questo percorso virtuoso le Asl e i medici di medicina generale sono punti di riferimento fondamentali per l’assistito… Con il ‘Decreto Balduzzi’ sulla sanità è previsto un servizio da parte dei medici di base “7 giorni su 7 e 24 ore su 24”. Questo prevede che i medici si consorzino fra loro, in gruppi di 3, 5 anche 10 dottori e, attraverso un sistema di turni concordati, copriranno l’arco delle 24 ore giornaliere. Lo slogan “7 giorni su 7, 24 ore su 24” esprime il messaggio di una sanità virtuosa. Questo percorso in Veneto lo avevamo iniziato circa due anni fa e l’abbiamo chiuso prima del decreto Balduzzi. I direttori generali insieme alla categoria medici sono già attivi per organizzare queste aggregazioni funzionali territoriali che si appoggeranno anche al medico di continuità cioè la guardia medica. Stiamo inoltre studiando un provvedimento per andare ulteriormente a limitare le liste di attesa, tenendo aperti gli ospedali anche di sera. Questo farà si che tutte quante le apparecchiature come risonanze magnetiche, tac, ecografie, che adesso mediamente lavorano 6/7 ore al giorno, possagennaio, febbraio 2013 : 13


no essere maggiormente utilizzate. Oltre al vantaggio per i pazienti c’è un obiettivo puramente economico: più le macchine lavorano prima si ammortizzano e, automaticamente, prima si rinnovano. Rinnovamento tecnologico, quindi, a beneficio della cura. Parliamo un attimo di Luca Coletto “semplice” cittadino e del rapporto con la sua città… Essendo veronese non posso che dire che Verona è la città più bella del mondo! Dal punto di vista sanitario io mi sento assolutamente tranquillo, dal punto di vista amministrativo abbiamo un sindaco che per quanto riguarda i consensi è in continua crescita. Quindi il mio giudizio su Verona è decisamente soddisfacente. Si può far meglio sicuramente, ma ci vuole tempo, perchè per cambiare la struttura e la mentalità di una città ci vuole tempo. Il veronese poi, e questo ci tengo a sottolinearlo, è molto solidale e sempre disponibile ad aiutare il prossimo (da recenti sondaggi a Verona 1 cittadino su 5 fa volontariato n.d.r.). Associazioni di volontariato ce ne sono tante e mi auguro siano sempre di più. Abbiamo inoltre una buona presenza di extracomunitari, molti dei quali collocati dal punto di vista lavorativo. Questo sarebbe la “Verona razzista”? 14 : gennaio, febbraio 2013

Non scherziamo! Io grosse criticità all’orizzonte non ne vedo, eccezion fatta per la crisi economica, problema però molto generalizzato. Anche in questo caso però sono ottimista: i veronesi - e i veneti in generale - nei momenti di difficoltà hanno sempre saputo reagire in maniera positiva e propositiva. Siamo stati tra i primi ad eccellere a livello imprenditoriale con i rapporti verso l’estero. La piccola-media impresa è sempre stata la spina dorsale dell’economia. Dobbiamo cercare di riciclarci, nel senso buono della parola, cioè dobbiamo riparametrarci con un’economia che è cambiata sia su scala europea che su scala mondiale. Dobbiamo farci apprezzare ancora di più, far pesare il grande lavoro che i veneti hanno sempre fatto, anche dal punto di vista politico. I veneti e veronesi devono prendere coscienza, una volta per tutte e in modo inequivocabile, che sono una realtà importante. Infine cosa vuole chiedere il cittadino Luca all’assessore Regionale Coletto? Su due piedi non saprei ma, considerando che ci sono a contatto tutti i giorni, dovessi avere delle richieste o dei dubbi non credo avrò difficoltà a contattarlo! Alberto Cristani


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L’Ulss20 è ancora eccellente Soddisfazione espressa dal direttore generale M. Giuseppina Bonavina - Come si è giunti al riconoscimento

D

opo l’accreditamento di eccellenza ricevuto per l’area distrettuale e i consultori familiari, nel giugno 2011 l’Azienda Ulss 20, in una logica di continuità di metodo e di finalità per il miglioramento continuo ed in coerenza con quanto già attuato in ambito regionale, ha deciso di aderire ad un secondo ciclo di accreditamento, sempre in partnership con Accreditation Canada International, un’organizzazione privata e senza scopo di lucro che a livello mondiale valuta la qualità dei servizi delle strutture socio sanitarie. Al termine del lungo e complesso percorso valutativo, il Comitato Decisionale di Accreditation Canada ha comunicato il raggiungimento dell’Accreditamento di eccellenza per l’intera Azienda. Per questo secondo ciclo di accreditamento sono state coinvolte tutte le strutture aziendali sanitarie e socio-sanitarie, sia territoriali sia ospedaliere, tutto il personale dipendente, alcuni medici di assistenza primaria e alcune strutture residenziali/ Centri Servizi che volontariamente hanno partecipato al percorso. L’accreditamento di eccellenza si basa su processi e standard concepiti e sviluppati da professionisti per i servizi sanitari, secondo la letteratura scientifica internazionale. Tali standard si suddividono in due gruppi: standard trasversali, che riguardano i sistemi di organizzazione e gestione aziendali, e standard relativi alle diverse

tipologie di servizi che vengono erogati. Dopo una formazione specifica per tutti i dipendenti dell’Azienda Ulss 20, tenuta presso l’ospedale “G. Fracastoro” di San Bonifacio a cura di formatori di Accreditation Canada, il lavoro è proseguito con un’autovalutazione effettuata dal personale mediante la compilazione di un questionario on-line, direttamente sul portale di Accreditation Canada. Dal questionario è nata una road map, che ha indicato le aree con particolari criticità, quelle con margini di miglioramento e infine quelle adeguate ai criteri. La fase di autovalutazione, che ha visto il coinvolgimento di quasi mille operatori, ha permesso di porre le basi per lo sviluppo di piani d’azione contestualizzati nelle singole aree di erogazione dei servizi, in un’ottica di miglioramento continuo aziendale. La visita di accreditamento, svoltasi nel mese di ottobre, ha verificato l’aderenza a quanto richiesto dagli standard mediante la valutazione dei processi prioritari, ovvero quelle aree e sistemi critici che hanno un forte impatto sulla qualità e la sicurezza dell’assistenza e dei servizi, dei percorsi clinici e dei processi amministrativi per verificare com’ è garantita la continuità dell’assistenza. Il Direttore Generale dell’Ulss 20, M.Giuseppina Bonavina (nella foto), esprime la sua soddisfazione per il risultato ottenuto, conseguito non solo dalle azioni mirate ed implementate nel corso dello sviluppo del progetto, ma anche dal costante impegno da parte di tutto il personale, sanitario, socio-sanitario e amministrativo che, a diversi livelli, quotidianamente opera per rispondere ai bisogni dei cittadini. Cl. Ca. gennaio, febbraio 2013 : 17


RICERCA

AIDS l’obiettivo è ZERO! Nonostante non se ne parli più come negli anni ‘90, l’AIDS è una malattia in continua crescita. Vietato abbassare la guardia

L

a Giornata mondiale di lotta all’Aids -che si è celebrata lo scorso 1° dicembre- ha avuto come tema “ARRIVARE A ZERO”. Questo è l’obiettivo cui tendere, con forza evidenziando non solamente l’azzeramento delle

nuove infezioni, ma anche delle morti correlate all’AIDS ed della discriminazione di cui le persone sieropositive sono oggetto. I dati a livello internazionale sembrano essere incoraggianti in tale senso, come è stato annunciato dall’Or-


ganizzazione Mondiale della Sanità. Non solo, infatti, tra il 2005 ed il 2011 i decessi da AIDS sono diminuito del 25%, ma anche i nuovi casi di infezione da HIV sono scesi significativamente, soprattutto per quanto riguarda la trasmissione materno-fetale. L’Africa sub-sahariana resta la regione più colpita al mondo, ma l’avanzata dell’AIDS sembra arrestarsi a livello globale.Mentre il calo delle nuove infezioni da HIV viene confermato anche a livello nazionale (i casi infatti sono in costante anche se lento calo anche in Italia), questo non sembra riguardare la realtà veronese. Il Centro di Medicina Comunitaria dell’ULSS 20, che opera fin dal 1985 nella città di Verona fornendo test HIV, consulenza ed assistenza in completo anonimato, coglie l’occasione per sensibilizzare ancora una volta l’opinione pubblica su questa infezione che ad oggi non sembra dare segni di flessione. Negli ultimi anni la scoperta di nuove persone sieropositive non accenna a diminuire anzi vi è la tendenza, anche se lieve, all’aumento. Anche quest’anno nel Centro ad ottobre sono stai scoperte 20 nuove persone sieropositive (18 maschi e 2 femmine) contro le 16 di tutto il 2011. Di queste 15 non avevano mai eseguito il test HIV e 5 lo avevano già eseguito in passato. Tutte le persone hanno acquisito l’infezione per via sessuale: 16 maschi la hanno acquisita attraverso i rapporti omosessuali, 2 maschi e 2 femmine tramite rapporti eterosessuali. Mentre tra le persone che avevano già eseguito il test i passato 2 su 5 avevano meno di 30 anni (e nessuno meno di 25); tra le 15 persone che non avevano mai eseguito il test 6 (quasi la metà) avevano meno di 30 anni (3 meno di 25). Si continua a segnalare con preoccupazione l’aumento delle malattie a trasmissione sessuale, sostenendo che questo è un chiaro segnale dell’aumento dei rapporti sessuali non protetti e quindi prima o dopo sarebbero arrivate anche infezioni ben più gravi, quale quella dell’HIV. Anche quest’anno si conferma la diffusione in particolare della sifilide: 23 infezioni nei primi 10 mesi del 2012

di cui 6 contemporaneamente sieropositive. Tali dati sono purtroppo indice di rapporti sessuali promiscui e non protetti. Le infezioni tendono ad aumentare sia tra i giovanissimi che gli adulti. Questi risultati sottolineano la necessità di incentivare e mantenere interventi di prevenzione primaria, attraverso interventi informativi rivolti alla popolazione mirati a non sottovalutare la percezione del rischio di infezione da HIV; promuovere l’accesso al test HIV e al trattamento antiretrovirale per le persone a rischio d’infezione; promuovere comportamenti sessuali “sicuri” per ridurre il rischio di acquisire infezione da HIV e altre infezioni trasmissibili per via sessuale; raccomandare alle persone con infezione da HIV di proteggere costantemente i rapporti al fine di evitare la trasmissione dell’infezione; invitare le persone HIV positive a raccomandare ai propri partner di sottoporsi costantemente e periodicamente al test HIV.

gennaio, febbraio 2013 : 19


OCULISTICA

Un progetto sperimentale per riabilitare gli ipovedenti L’Ulss 20 si avvale della collaborazione dei Lions Clubs e dell’Unione ciechi di Verona

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l Progetto sperimentale per un Centro di Riabilitazione per Ipovedenti e Microperimetria (C.R.I.M.) viene realizzato presso il poliambulatorio specialistico del Presidio ospedaliero di Marzana, in collaborazione tra Azienda Ulss 20, Lions Clubs International e Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Onlus, sezione di Verona. Nasce in considerazione del fatto che forti

evidenze clinico-scientifiche, in campo nazionale e internazionale, testimoniano l’efficacia della riabilitazione visiva in caso di “ipovisione” (“low-vision”). Per ipovisione si intende una riduzione della capacità visiva tale che, nonostante eventuali correzioni ottiche, vengono fortemente limitate, se non addirittura abolite, attività comuni della


vita quotidiana che necessitano della vista per essere svolte. Le più frequenti sono la lettura, il riconoscimento dei volti, la cura quotidiana della persona, varie attività oculo-manuali, la mobilità in generale, dal riconoscere i gradini di una scala o di un marciapiede allo spostarsi da soli nella viabilità cittadina, ecc. Si tratta, perciò, di una condizione di disabilità visiva che abbassa fortemente la qualità di vita delle persone. Le cause di ipovisione sono varie, poiché si tratta di una definizione squisitamente funzionale. In questo campo rientrano gli esiti di numerose patologie, che colpiscono il sistema visivo sia in forma congenita che acquisita. Tra le più comuni: maculopatie, glaucomi, retinopatia diabetica, altre retinopatie vascolari, eredodistrofie corio-retiniche, lesioni alle vie ottiche centrali, ecc. Per avere un’idea della prevalenza occorre ricordare che in Italia la disabilità alla lettura interessa il 6% dei soggetti con oltre 55 anni di età e il 2% della popolazione. L’ambito territoriale di riferimento è quello dell’ULSS 20 (circa 470.000 assistiti, di cui circa 265.000 residenti nel capoluogo), con la possibilità di accogliere assistiti provenienti dalle altre ULSS della provincia, che conta in totale circa 900.000 abitanti. Di questi, circa 1500 sono registrati all’ufficio INPS locale come invalidi civili per la vista, tra cui più di un terzo sono iscritti all’Associazione Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti Onlus di Verona. L’attività del Centro ipovisione consiste nel definire il residuo visivo, valutare la potenzialità del beneficio di un percorso riabilitativo, impostare e guidare il percorso riabilitativo stesso, attraverso esercizi e stimolazioni visive, nonché con l’impiego di ausili meccanici, ottici e elettronici. Perciò, è importante sottolineare che, accanto alla disabilità, il soggetto viene valutato per la sua potenzialità di recupero. Alla luce delle linee guida nell’ipovisione elaborate sia in ambito internazionale che nazionale, i risultati attesi sono: maggiore autonomia domestica, gestionale e di movimento, nonché una accresciuta capacità di relazione per le persone ipovedenti.

Il centro sarà gestito da un medico in possesso di una specializzazione particolare dell’oftalmologia e della medicina riabilitativa. Grazie all’appoggio di enti di ricerca nazionali si intende condurre, oltre all’attività assistenziale, un’attività di studio e di ricerca scientifica. L’Azienda ULSS 20 mette a disposizione l’ambulatorio di oculistica situato al 1° Piano del Poliambulatorio specialistico dell’Ospedale di Marzana e la collaborazione di un’ortottista. Sarà possibile la prenotazione, tramite il CUP aziendale. L’ULSS 20 si attiverà per la divulgazione e la promozione dell’attività del Centro Ipovisione presso i sanitari e gli operatori professionali, che dipendono o sono convenzionati con l’Azienda. Il progetto prende vita per iniziativa del Lions Clubs International (in particolare dei Lions Clubs della 3^ Circoscrizione – Zona F del Distretto 108 TA1) che, con l’aiuto economico della “Lions Clubs International Foundation”, mette a disposizione apparecchiature biomedicali specifiche per la diagnostica e la riabilitazione nell’ipovisione. L’Associazione ONLUS Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti - Sezione Provinciale di Verona mette a disposizione la gestione di uno sportello di consulenza presso la sede sociale, rivolto sia agli associati che agli utenti che lo richiedessero, informando in merito al tipo di servizio svolto. M. A.


CARDIOLOGIA

Il cuore: una stupenda “pompa idraulica” Il dott. Paolo Tosi (UOC di Cardiologia di Legnago) ci spiega come funziona. Le varie patologie e le relative cure, con un occhio particolare alle nuove tecniche

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l cuore è un organo che si è nei secoli prestato a fare da confine tra la razionalità della scienza e l’irrazionalità del sentimento. Per secoli, infatti, lo si è ritenuto sede dei sentimenti e dell’anima di ogni essere vivente. Questo ruolo gli viene attribuito, forse per il suo “farsi sentire” in tutti i momenti di forti emozioni della nostra vita, forse per la sua posizione al centro del torace, che nell’immaginario sembra tanto riparato (come di fatto è) ma anche tanto proteso in avanti, o forse perché è uno dei pochi organi che, se ci avviciniamo con l’orecchio, si può “sentire”. Di fatto, comunque, il cuore è un organo costituito da strutture molto complesse, che gli permettono di rendere vitali i nostri tessuti, sia attraverso un’attività autonoma, sia attraverso la mediazione con il cervello e con tutti gli ormoni, adeguando così autonomamente la sua attività alle necessità richieste dalla nostra vita quotidiana. Il cuore rappresenta nella sostanza 22 : gennaio, febbraio 2013

una pompa idraulica sofisticata, riceve nella sua parte destra il sangue privo di ossigeno e nutrimento da tutto il corpo attraverso le vene ( sangue venoso, blu nel disegno ), lo spinge nei polmoni da dove, una volta ossigenato, viene re inviato al cuore, parte sinistra, che si precipita a “spremerlo” attraverso l’aorta e le arterie nuovamente agli altri organi (sangue arterioso, rosso nel disegno). La parte destra e sinistra sono completamente divise tra di loro e a loro volta suddivise in due componenti, atrii e ventricoli, separati da valvole che evitano il ritorno del sangue da dove è arrivato (tricuspide a destra e mitrale a sx). Due valvole , con medesima funzione, sono presenti anche all’inizio dei grossi vasi che inviano il sangue ai polmoni e al resto del corpo (rispettivamente v. polmonare e v. aortica). Tutto il funzionamento cardiaco è governato da impulsi elettrici intrinsechi del cuore che ne permettono l’attivazione e regolazione. Il muscolo cardiaco, inoltre, è irrorato da piccoli vasi, le coronarie, che portano nutrimento al tessuto e gli permettono di funzionare... Questo meccanismo, quindi - come si può immaginare - risulta complesso e prevede un corretto funzionamento di tutte le sue parti per poter essere efficiente.


Quando parliamo di malattie di cuore o cardiopatie utilizziamo un termine generale al quale dobbiamo aggiungere solitamente un secondo termine in riferimento alla componente malata: troveremo quindi, per esempio, il termine cardiopatia ischemica, cardiomiopatia ipertrofica, cardiopatia valvolare ecc... Va da sè che molte malattie di cuore coinvolgono più componenti, che essendo strettamente concatenate tra loro, si trascinano una con l’altra nel mal funzionamento. Solitamente, le patologie cardiache vengono suddivise a seconda della parte che colpiscono o un insieme di esse: miocardiopatie (riferite al muscolo), coronaropatie (riferite alle coronarie), aritmie (riferite al “sistema elettrico”), valvulopatie (riferite alle valvole), endocarditi (riferite al rivestimento interno del cuore), pericarditi (riferite al rivestimento esterno del cuore). Le patologie del cuore sono per lo più croniche, cioè non guariscono mai completamente, ma necessitano di una terapia continuativa per rallen-

tare o bloccare la loro progressione o perlomeno controllarne i sintomi al fine di ottenere una qualità di vita accettabile. Eventi acuti possono essere trattati in alcuni casi solo con medicinali, in altri con interventi chirurgici o similari, in altri ancora con impianto di meccanismi che ne sostituiscono il funzionamneto di uno dei suoi componenti (es. impianto di Pace Maker, valvole artificiali ecc…). Il cuore, quindi, è un organo affascinante per la sua complessità e che negli ultimi 20-30 anni ha spinto la medicina a creare, partendo da una base comune, delle iperspecilizzazioni per il trattamento delle sue patologie specifiche (interventistica coronarica, strutturale, elettrofisiologia ecc…) che hanno promulgato uno sviluppo di tecniche diagnostico-terapeutiche all’avanguardia, fruibili da tutti i cittadini. Dott. Paolo Tosi UOC DI CARDIOLOGIA OSPEDALE CIVILE “MASTER SALUTIS” DI LEGNAGO paolotosi@gmail.com


PSICOMOTTRICITÀ

L’anziano, anima e corpo Una “scienza” relativamente nuova, non ancora diffusa negli istituti assistenziali Si tratta di soddisfare sia i bisogni affettivi che fisici della persona

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“Felici quelli che, invece di accartocciarsi, vogliono approfittare della vecchiaia. Se si perdono delle capacità, delle possibilità, se ne acquisiscono delle altre. Ci si dà il diritto di fare quello che, per mille ragioni, non abbiamo potuto fare. Possiamo anche prenderci il diritto di non fare niente, di lasciar andare, di giocare con il tempo: E’ una conquista di libertà. I sentimenti, le sensazioni e le emozioni provati in vecchiaia sono gli istanti privilegiati di una metamorfosi, di un’esperienza dei sensi che esplora il qui e l’ora”. Claude Olievenstein, Naissance de la vieillesse

el primo numero di “Verona InForma” avevamo presentato la psicomotricità, delineando quelle che sono le peculiarità e le caratteristiche generali che la contraddistinguono; si erano così indicati quelli che erano tempi, luoghi, opportunità di intervento possibili, i soggetti ai quali l’attività psicomotoria era prospettabile, rispettando determinate linee di aprroccio di comportamento operativo e rispetto delle età, indicando i diversi ambiti di intervento: sociale, educativo e di aiuto. Tra i vari soggetti che possono beneficiare dell’intervento psicomotorio, prendiamo in considerazione la categoria “persona anziana”. Nel corso degli ultimi anni si sono attivate molte iniziative di ricerca, proposte nuove e incisive nel settore assistenziale, specificatamente nell’ ambito della cosiddetta “quarta età”. Ci troviamo di fronte a persone anziane, spesso sole, inserite in strutture, nelle quali l’ assistenza sanitaria risulta preponderante rispetto agli altri bisogni . L’approccio operativo con soggetti anziani, sta lentamente cambiando e punta a creare dei nuclei atti a favorire l’ integrazione dell’ individuo. L’orientamento è quello di lavorare su aspetti legati al quotidiano per mantenere le capacità soggettive, rallentando il decadimento, utilizzando nuovi strumenti per comunica24 : gennaio, febbraio 2013

re. Produrre azioni realmente significative per il benessere di queste persone vuol dire occuparsi, indurre e garantire processi di valorizzazione e di autonomia. Si rende necessario, pertanto, utilizzare tutti gli strumenti atti a cogliere e valorizzare ciò che di positivo la persona è portatrice in quel determinato “tempo” della sua vita. All’interno di molte strutture emerge, in forma forte ed evidente, che la dimensione operativa da privilegiare, per perseguire questo benessere, è quella corporea. Si può affermare che, per ognuno di noi, la dimensione e l’esperienza corporea sono la base per lo sviluppo dell’identità, della vita emotiva, affettiva, della strutturazione dei processi cognitivi e dell’adattamento sociale. L’azione animativa presente nelle case di soggiorno e di riposo per anziani, ha il compito di proporre esperienze, che mirino al consolidamento dell’autostima e dell’autonomia dei soggetti. E’ indispensabile tener conto del bagaglio attitudinale della persona anziana, considerando l’esperienza pregressa di ciascun individuo. La variabile tempo, contrariamente a quanto si possa pensare, gioca a favore di chi opera con questi soggetti perché apre la strada ad un bagaglio di esperienze, di emozioni, di sensazioni, di


ricordi, di percezioni unico, definito tale proprio dall’unicità della persona. L’anziano che vive in una casa di riposo sente su di sé, oltre l’oggettivo peso del processo di invecchiamento, anche i disagi relativi all’adattamento ad una nuova realtà. All’inizio la postura, il tono muscolare, la voce, lo sguardo, l’utilizzo dello spazio inviano segnali di ritiro. Gli interventi riabilitativi che tengano separato il corpo dall’anima non possono dare risposte soddisfacenti in questa situazione. La psicomotricità trova qui la sua legittimità e importanza: è una risposta che, partendo da un’ottica di globalità e di complessità della persona e valorizzando ciò che c’è di positivo, permette al soggetto, posto di fronte a difficoltà di vario tipo, più possibilità d’azione e d’autonomia, un miglior collocamento nello spazio e nel tempo e una facilitazione nella relazione con gli altri. Il fondatore della Psicomotricità, J. De Ajuariaguerra, celebre psichiatra naturalizzato francese, soleva ripetere agli psicomotricisti: “Non cercate di riparare, ma di offrire la libertà di essere”. C’è da dire che, mentre all’estero, la psicomotricità è sempre presente nelle strutture per anziani, in Italia è una disciplina che trova la sua collocazione in ambiti molto ristretti (qualche gioco psicomotorio) ed è svolta spesso da altri professionisti che la includono nelle loro metodologie.

L’energia e la forza per lavorare in questo settore dipendono, da una parte, dalla coscienza dello psicomotricista degli obiettivi dell’attività rivolta agli anziani e, dall’altra, dalla fiducia che le strutture concedono alla sperimentazione di questo tipo di proposta. L’intervento specifico si propone di favorire nei soggetti il benessere psicofisico, mantenendo e/o riattivando un contatto con la realtà. Il progetto si realizza attraverso percorsi ed esperienze concrete di tipo psicomotorio dove il soggetto potrà sperimentare nuovi modi di sentire il proprio corpo, cogliendone anche un maggior controllo e consapevolezza. E’ uno spazio, quello psicomotorio, che tende a contenere e a far socializzare; permette inoltre l’attivazione di risorse nuove. La Psicomotricità considera l’uomo nella sua globalità, fatta di psiche e soma, tendente a favorire in ogni momento l’integrazione armonica dei vari aspetti (fisici, cognitivi, affettivo-relazionali, sociali); ha come obiettivo preferenziale lo sviluppo della capacità espressiva del corpo, del suo linguaggio. Favorisce nel soggetto la presa di coscienza delle proprie sensazioni, delle emozioni, delle capacità di fare e di saper fare. Si mantiene così aperto il contatto con la propria realtà interna e contemporaneamente con la real-


tà esterna, così importante per una buona qualità della vita. In questo ambito specifico l’agire è fondamentale impulso e desiderio di comunicazione, che si realizza prevalentemente attraverso il linguaggio corporeo. In questo senso la psicomotricità può essere considerata sicuramente un intervento privilegiato: operativamente essa si fonda sulla relazione e si estrinseca attraverso il corpo e il movimento, utilizzando come suo strumento privilegiato l’attività ludica, intesa come dimensione/espressione che accompagna tutta la vita di qualsiasi individuo umano pensante. CON LA PERSONA ANZIANA LE FINALITÀ DEL PROGETTO DI PSICOMOTRICITÀ SONO LE SEGUENTI: - Riattivazione e/o mantenimento delle funzioni psicomotorie (corpo come espressione di benessere e/o malessere psichico): coscienza del proprio corpo e della sua realtà contingente, delle sue possibilità e dei suoi limiti, attenzione verso se stessi, distensione, benessere, piacere di sentirsi esistere nel movimento e a livello corporeo. - Miglioramento e recupero dell’immagine di se’, attraverso la funzione tonico-emozionale, maggiore consapevolezza del proprio valore personale, favorendo un atteggiamento attivo. METODOLOGIA - Ginnastica dolce: movimenti coscienti del corpo basati sulla sensazione e sulla distensione. Attraverso il lavoro sul sistema muscolare si attiva la memoria del corpo a livello emotivo ed affettivo.Verbalizzazioni e immagini legati alle sensazioni. - Rilassamento muscolare, contrasti tonici e relativa presa di coscienza. - Attività di gioco con materiali vari: palle di varie dimensioni, cerchi, stoffe. Il bastone, la carrozzina, che li costringe e li limita, possono diventare un mezzo per giocare, per comunicare, per incontrare l’altro, per stimolare il loro potenziale di salute. 26 : gennaio, febbraio 2013

- Attività percettive, visive, tattili e uditive: alcuni accorgimenti di conduzione sono fondamentali in questo percorso: lentezza, ripetizione, conduttore come modello da seguire, progressione (esercizi ripetuti per automatizzarli, con introduzione ogni volta di qualcosa di nuovo), chiamare per nome, valorizzazione di quanto fatto, esercizi facili, dove tutti possano avere “successo”. CARATTERISTICHE DELL’ATTIVITÀ PSICOMOTORIA PROPOSTA - Essere accoglienti. In altre parole “essere delle buone madri”, anche con dei novantenni. Saper accogliere l’altro non solo in modo razionale ma empaticamente. Gli atteggiamenti analogici del linguaggio corporeo sono più autentici nella costruzione delle relazioni. - Partire da proposte che rientrano nella cultura dell’anziano. Agli anziani si propone all’inizio un’attività di ginnastica “classica”, perché tutti sanno cos’è. La cura della mobilità articolare, la scioltezza delle spalle, gli esercizi per la cervicale, il rinforzo della muscolatura di gambe e caviglie vengono eseguiti con il gruppo disposto in cerchio. C’è un saluto iniziale personale ad ognuno con un piccolo contatto con massaggio sulle spalle. E’ importante cogliere tutti quegli elementi emozionali che gli anziani manifestano e riprenderli in chiave relazionale ed evolutiva per il gruppo. Si termina la parte corporea con qualche esercizio di respirazione e si avviano i giochi psicomotori con materiale vario. Si riprendono sia giochi dell’infanzia sia quelli più sportivi, attivando così la memoria, l’investimento affettivo, la concentrazione, l’attenzione. - L’apertura al simbolico. All’interno dell’esperienza di “ginnastica” vengono date delle immagini, per aiutarli a finalizzare il movimento e a rendere l’esecuzione qualitativamente migliore. Esempio: cercate di toccare il soffitto, oppure suoniamo il pianoforte, lanciamo la palla rossa; ancora, fate


finta di annusare un fiore e spegnete una candela. Nel tempo, sono i partecipanti che propongono delle immagini simboliche legate alla loro esperienza. Compito del conduttore cogliere, amplificare, valorizzare le varie intuizioni. - Le esperienze di vita dell’anziano diventano la guida. Questo livello tenta di coniugare contemporaneamente l’aspetto motorio, quello affettivo, quello simbolico e la storia personale di ognuno. Ad esempio si chiede il mestiere o la professione che esercitavano e si cerca di mimarli, nelle posture, nei movimenti, negli atteggiamenti. Così si scoprono tanti episodi significativi, impressi nella memoria, che hanno la possibilità di essere rinfrescati, valorizzati e che, comunque, fanno parte della loro vita attuale. In questo frangente io, divento, allieva e loro conduttori. BILANCIO DELL’ATTIVITÀ DI PSICOMOTRICITÀ Durante gli incontri si evidenziano miglioramenti evidenti a livello corporeo (postura, equilibrio, mimica, sguardo), si innescano mobilizzazioni di emozioni e pensiero, i partecipanti esprimono in maniera più consapevole i loro bisogni; è presente una maggiore socializzazione e presa di iniziativa, comunicano, si mettono in gioco, si espongono davanti agli altri, sono più solidali tra di loro. Nel quotidiano: escono più spesso, riescono a collocarsi adeguatamente nel tempo, sono più autonomi,curano maggiormente l’abbigliamento, il trucco; sono più combattivi, fanno valere i loro diritti. In conclusione, il significato dell’intervento psicomotorio sta nel riuscire, al di là della patologia, dell’età anagrafica, delle etichette e dei condizionamenti sociali ad aiutare i partecipanti a ritrovarsi come persone, comunque ricche e con delle potenzialità, pur con i propri limiti e a dare un senso a ciò che gli succede intorno. Madeleine Delbrei ha detto: “L’uomo conosce le risorse di cui ha bi-

sogno, ma ignora molte risorse che possiede. Vi sono due cose da fare per aiutare gli uomini a star bene: dare loro ciò di cui hanno bisogno, e fare capire loro ciò che essi sono. Ci si ferma spesso alla prima cosa”. BIBLIOGRAFIA • Argyle M., Il corpo e il suo linguaggio, Zanichelli, 1989. • Bersanini A., Psicomotricità con anziani istituzionalizzati, in ReS, n.1, anno III. • Bertelè L., Il linguaggio emozionale del corpo, Baldini Castoldi Editore, Milano, 2003. • Beyschlag R., Ginnastica e giochi per l’anziano, Armando Editore, Roma. 1996. • Bonato A., Riabilitazione e Riattivazione, in ReS, n.1, anno III. • Boscaini F., Corpo ed emozione, in ReS, n.3, dicembre 1998. • Braun M., Ginnastica espressiva, Red Edizioni, Como, 1994. • Galimberti U., Il corpo, Feltrinelli, Milano, 1983. • Hillman J., La forza del carattere, Adelphi, Milano, 2000. • Morosini C., L’intervento psicomotorio nell’anziano, in Pagine di Psicomotricità. 2003. Emanuela Caliari, psicomotricista, formatore AIFP, emanuela.caliari@fipm.com tel. 3332938623 Marco Trettene psicomotricista, marcotrettene@alice.it - tel. 3487646902. Rispettivamente Presidente Nazionale e socio della FIPm Federazione Italiana Psicomotricisti, tel. 04578700409 www.fipm.com email afipm@tin.it afipm@vodafone.it FIPm. E’ un’associazione scientifico-professionale di categoria che non ha fini di lucro e persegue le seguenti formalità: promuovere iniziative atte a far conoscere la professione dello psicomotricista nell’ambito del territorio nazionale;ottenere il riconoscimento giuridico del ruolo professionale dello psicomotricista; costituire, attraverso i suoi organi e le sue iniziative il punto di riferimento delle istanze degli psicomotricisti per quanto concerne gli aspetti scientifici, metodo¬logici e deontologici della professione; gestire l’Albo degli Psicomotricisti, controllando titoli ed aggiornamenti per salvaguardare l’utenza.

Marco Trettene e Emanuela Caliari gennaio, febbraio 2013 : 27


ORTOPEDIA PEDIATRICA

Displasia dell’anca e scoliosi, necessaria una diagnosi precoce Alcune indicazioni su come prevenire le malattie scheletriche fin dalla nascita

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revenire e curare le malattie ortopediche scheletriche dalla nascita fino al termine dell’accrescimento è il compito precipuo dell’Unità di Ortopedia Pediatrica, attiva a Borgo Trento e della quale è responsabile il dr. Giampaolo Trivella. Nel periodo neonatale, oltre al piede torto congenito, può evidenziarsi una malattia che sottolinea l’importanza del concetto precoce diagnosi=precoce trattamento=guarigione: la displasia congenita dell’anca. E’ opportuno eseguire un’ecografia dell’anca già al 1° mese di vita nel caso vi siano fattori di rischio: familiarità, gravidanze con alterazioni del liquido amniotico o comunque “difficili”, parti podalici o gemellari, parti con difficoltà al passaggio nel canale del parto, nel caso ci siano altre malformazioni . Nell’età infantile l’attenzione dei genitori è volta soprattutto agli arti inferiori, a come “mette i piedini”, alla forma delle ginocchia. E’ importante sottolineare che la forma dell’arto inferiore e la deambulazione del bambino non

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assomigliano a quelle dell’adulto e che molte condizioni apparentemente anomale rientrano nella normalità. Il bambino fino ai 2 anni


può camminare “sulle punte dei piedi”; fino ai 4 può avere le ginocchia vare “da calciatore”; fino ai 5-6 anni, specie se femmina, può avere le ginocchia valghe o “gambe ad X”. Compito dei genitori e dell’ortopedico è di sorvegliare, con controlli periodici, che questi atteggiamenti siano di grado non patologico, e che si correggano spontaneamente al momento giusto. Negli anni che precedono lo sviluppo puberale è l’accrescimento del tronco a preoccupare i genitori e a interessare l’ortopedico. Nei due anni che precedono la pubertà, il rachide (la schiena) cresce a una velocità altissima, fino a mezzo centimetro al mese! In questo periodo si gioca il futuro del rachide e del torace. Ed è allora che può evidenziarsi una malattia ortopedica tanto frequente, quanto tristemente nota: la scoliosi. E’ una deformità che, nelle sue forme evolutive, se non riconosciuta e trattata in tempo, porta a grave invalidità fisica, fino a compromettere anche l’apparato cardiorespiratorio. Sull’apparato muscolo-scheletrico dei sogget-

ti in accrescimento circolano molti luoghi comuni. Vediamone qualcuno: non è lo zainetto pesante degli studenti a procurare la scoliosi; né danneggia il rachide se portato mezz’ora al giorno. Altro luogo comune è che il tennis sia nocivo perché sport asimmetrico; lo sarebbe se praticato 8 ore al giorno, per anni, in un soggetto in crescita. E allora che cosa consiglia il dr. Trivella perchè i nostri figli crescano bene? “E’ necessario che pratichino esercizio fisico attraverso il gioco e lo sport, che non stiano per ore davanti alla tv o al computer (serve anche alla psiche) e che siano sottoposti a controllo specialistico una volta all’anno”. Presso l’Unità di Ortopedia del Polo Confortini è attivo un Ambulatorio esclusivamente dedicato all’Ortopedia Pediatrica, al quale si può accedere prenotando la visita al CUP Aziendale; per i casi urgenti il Pediatra può contattare direttamente la Segreteria di Reparto. M. A.


UDITO

Con sofisticate tecniche la “riparazione” dell’orecchio All’Unità operativa del dott. Franco Barbieri si eseguono oltre 200 interventi all’anno

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n Italia, circa il 12% delle persone presenta un’alterazione della funzione uditiva di vario grado e ogni grado di sordità ha una risposta in termini di soluzioni tecnologiche, volte a ripristinare in tutto o in parte la funzione uditiva.

I presidi più comuni utilizzati sono le ben note protesi acustiche, il cui impiego non presenta alternative in presenza di ipoacusie neurosensoriali. In altre patologie il danno è localizzato a livello delle strutture meccaniche dell’orecchio medio,


una sezione dell’organo dell’udito che amplifica i suoni per presentarli adeguatamente alla coclea. A differenza del danno neurosensoriale, quello meccanico può essere riparato mediante sofisticate tecniche microchirurgiche. Presso la l’Unità Operativa Complessa di Otorinolaringoiatria del Polo Chirurgico “Confortini”, diretta dal dott. Franco Barbieri, si eseguono ogni anno oltre 200 interventi di ricostruzione dell’orecchio medio, volti a ripristinare la funzione uditiva. Le sofisticate attrezzature otomicroscopiche del nuovo Polo sono all’avanguardia nel consentire l’esecuzione di interventi di elevata precisione al microscopio operatorio. Un intervento ormai entrato nella routine operatoria, la stapedoplastica, consente di sostituire la staffa bloccata dalla malattia otosclerotica. Si rimuove al microscopio la parte superiore di questo minuscolo ossicino (il più piccolo del corpo umano, con una base ovale lunga poco più di un millimetro) e si effettua sulla platina un microforo (0,5-0,7 mm di diametro), in cui inserire un pistoncino in titanio della lunghezza di poco più di 4 mm e del diametro intorno a mezzo millimetro. Il pistoncino viene collegato all’incudine, la quale presenta una normale mobilità vibratoria. In più del 90% dei pazienti questo delicato, ma ormai ben standardizzato, intervento chirurgico consente di restituire la capacità uditiva. Ancora più comune è l’indebolimento uditivo causato dalle otiti medie croniche. I processi infiammatori dell’orecchio medio sono in grado perforare la membrana timpanica ed erodere la catena ossiculare. Gli interventi otochirurgici in microscopia consentono di ricostruire la membrana timpanica utilizzando materiali collageni preconfezionati, oppure materiali prelevati dallo stesso paziente durante l’intervento, quali cartilagine o fascia muscolare. Analogamente, la ricostruzione della catena ossiculare viene effettuata riutilizzando gli ossicini del paziente che vengono rimodellati in-

traoperatoriamente e reimpiantati, ovvero, quando non disponibili perché gravemente danneggiati, applicando protesi biocompatibili in titanio. Purtroppo, le alterazioni strutturali prodotte dalle otiti croniche e dalla demolizione chirurgica necessaria alla bonifica del processo infiammatorio cronico, non sempre consentono la ricostruzione efficace del meccanismo trasmissivo dell’orecchio. In casi particolari, si può ovviare alla sordità bypassando tutto l’orecchio medio e portando il suono direttamente alla coclea attraverso la vibrazione ossea. Si usano in questo caso le cosiddette protesi osteointegrate, costituite da un elemento che viene “avvitato” in anestesia locale, analogamente a quanto avviene con gli impianti dentari, all’osso posto dietro l’orecchio. Dopo poche settimane, a integrazione avvenuta, si può applicare sulla vite una protesi esterna rimovibile, che risulterà essere estremamente efficace nella trasmissione sonora. M. A.

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CURA E RICERCA

Progressi nel delicato settore del sistema immunitario In aumento malattie, le cui cause sono talvolta ignote. A Verona strutture d’avanguardia

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e attività svolte dall’Unità Operativa di Malattie Autoimmuni, della quale è responsabile il prof. Claudio Lunardi, riguardano i tre aspetti fondamentali che stanno alla base della “missione” dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata: assistenziale, formativo-didattica e di ricerca. L’attività

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assistenziale è rivolta a pazienti affetti da malattie immunomediate, in particolare le malattie autoimmuni sistemiche, le vasculiti e, più recentemente, le immunodeficienze primitive. Le malattie immunomediate sono in costante aumento e colpiscono circa il 5% della popolazione. Le malattie autoimmuni sistemiche


- quali la sclerodermia, l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico o la sindrome di Sjogren - sono dovute a una aggressione che il sistema immunitario esercita verso l’organismo. Pertanto, invece di svolgere la funzione di difenderci da agenti infettivi o dalle cellule tumorali, il sistema immunitario aggredisce noi stessi, portando a una infiammazione cronica a carico di molti organi: per questo si chiamano sistemiche, e si differenziano da quelle in cui l’aggressione è verso un solo organo, come la tiroidite autoimmune, il diabete di tipo I o l’epatite autoimmune. Le cause non sono note, ma è opinione accettata che una predisposizione genetica e fattori ambientali quali fumo di sigaretta (sicuro per l’artrite reumatoide), inquinamento e infezioni stiano alla base di queste malattie. Le Immunodeficienze Primitive sono malattie dovute a un difetto di difese immunitarie, su base genetica nella maggioranza dei casi: come primo effetto, i pazienti vanno incontro a infezioni ricorrenti. L’Unità del prof. Lunardi ( che è anche coordinatore del Gruppo Interdisciplinare Ipertensione Polmonare) è riferimento per l’Associazione Italiana Lotta alla Sclerodermia e per l’Associazione Nazionale Malati Sindrome di Sjogren e fa parte dei Centri Nazionali afferenti alla rete IPINET per la diagnosi e cura delle Immunodeficienze Primitive. Per le malattie descritte, molte delle quali riconosciute come patologie rare, il prof. Lunardi e i suoi collaboratori hanno definito i percorsi di diagnosi e cura in regime di Day Service e adottano le più recenti terapie biotecnologiche. L’Unità si è fatta promotrice, nella figura del dr. Giuseppe Patuzzo, di un Ambulatorio di continuità assistenziale con la Clinica Pediatrica Il prof. Claudio Lunardi, Responsabile dell’Unità Operativa (dr.ssa Daniela Dedi Malattie Autoimmuni gani) per i pazienti

affetti da Immunodeficienza Primitiva, esempio pressochè unico in tutto il territorio nazionale. Inoltre, per il grave e raro problema dell’Ipertensione Polmonare che può complicare il decorso della Sclerodermia e di altre malattie autoimmuni, sarà presto operativo un ambulatorio interdisciplinare con altre figure specialistiche, in particolare cardiologo e pneumologo. L’attività didattico-formativa è rivolta a studenti del corso di laurea in Scienze Infermieristiche, della Scuola di Medicina, ai Medici specialisti in formazione e a Dottorandi di Ricerca. Da ultimo, ma non certo per importanza, da ricordare l’attività di ricerca che ha portato contributi innovativi sull’origine delle malattie autoimmuni e i cui risultati sono stati pubblicati su alcune delle più importanti riviste internazionali. In particolare, si ricordano lavori sulla genesi della sclerodermia, di malattie rare come la Sindrome di Cogan e sugli aspetti immunologici di una patologia frequente come l’aterosclerosi. Sono in corso diverse collaborazioni, sia a livello nazionale (Istituto Giannina Gaslini e Università di Genova, Reumatologia dell’Università di Perugia, Ospedale Meyer, Firenze) per lo studio delle malattie autoimmuni e delle immunodeficienze primitive, che con diversi centri in Europa e Stati Uniti per lo screening genetico di pazienti affetti da Sclerodermia. C. C. gennaio, febbraio 2013 : 33


SESSUALITÀ

Sei “veloce”? Scopri il perché? Non solo cause psicologiche alla base dell’eiaculazione precoce, disturbo che affligge il 20% dei maschi italiani

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eccesso di velocità può essere causa di multe ma,quasi sempre, è appagante per chi, al volante della sua auto, si sente Schumacher. In altre situazioni, per esempio durante il rapporto sessuale, essere veloci o addirittura troppo veloci,

è molto meno appagante, sia per … il pilota che per… la passeggera. Essere troppo veloci sotto le lenzuola è la disfunzione sessuale più frequente nell’uomo: si stima che ne soffre circa il 20 % dei maschi italiani tra i 20 e i 50


anni. In questi uomini il rapporto dura, al massimo, 120 secondi. L’ eiaculazione precoce è la condizione frustrante per cui un uomo è incapace di controllare il riflesso eiaculatorio e quindi, una volta eccitato anche minimamente, raggiunge l’orgasmo e la eiaculazione. Ciò si verifica con qualunque partner e con qualunque tipo di rapporto e può avvenire ancor prima della penetrazione. Secondo i dati della Società Italiana di Andrologia il 76% degli uomini che soffre di eiaculazione precoce la ritiene imbarazzante più della disfunzione erettile, tanto che il 50 % si sente meno sicuro di sé e delle proprie capacità sessuali ed avverte che il disturbo nuoce alla relazione di coppia; il 64 % ne riporta “molta” o “moltissima frustrazione”. Il disagio è notevole anche per la partner che non ha una vita sessuale soddisfacente. La consapevolezza di questa insoddisfazione accresce il disagio dell’uomo e questo disagio può causare altri problemi sessuali. L’eiaculazione precoce può manifestarsi fin dai primi rapporti sessuali (potrebbe essere l’espressione di un fattore ereditario - recenti ricerche finlandesi dimostrerebbero che il sintomo si manifesta con continuità nell’albero genealogico) oppure può insorgere dopo un periodo di normale controllo del riflesso eiaculatorio. Talvolta il problema è associato ad una disfunzione dell’erezione (in questi casi l’eiaculazione precoce è attribuibile al tentativo inconscio di accelerare il raggiungimento dell’orgasmo prima che si manifesti il problema del mantenimento dell’erezione) oppure può essere l’effetto di una patologia. In passato l’eiaculazione precoce era considerata un problema sostanzialmente psicologico e ciò limitava le possibilità terapeutiche. Le possibili cause organiche dell’eiaculazione precoce sono invece numerose e bisogna tenere sempre presente che l’uomo è una macchina complessa dove cause ed effetti spesso si intrecciano in modo

tale da rendere difficile trovare cause uniche o rapporti chiari tra cause ed effetti. Numerose ricerche, rese possibili dai migliorati strumenti di indagine, hanno permesso di trovare numerose cause organiche del problema. Le più frequenti possono essere una ipersensibilità del glande, sia essenziale che causata da fattori locali come una infiammazione del glande, del prepuzio, del frenulo; patologie infiammatorie o infettive della prostata, delle vescicole seminali, dell’uretra prostatica; ridotta concentrazione nell’encefalo di serotonina, sostanza che serve per trasmettere informazioni nel sistema nervoso centrale (una recente ricerca olandese ha individuato una stretta relazione tra eiaculazione precoce e un gene che regola la serotonina); patologie endocrine come ipertiroidismo, diabete mellito (causa frequente di infezioni-infiammazioni ai genitali esterni). C’è poi il grande capitolo delle cause psicogene che vanno dall’ansia di prestazione ai problemi relazionali all’interno della coppia, alla conflittualità verso la partner. Bisogna inoltre tener presente che all’interno di ognuna della cause sommariamente elencate ci

Dott. Massimo Occhipinti gennaio, febbraio 2013 : 35


sono vari sottogruppi sia di patologie che di problemi che queste creano e non bisogna dimenticare la complessità dell’uomo sia in termini organici che psicologici che complica ulteriormente il quadro. Spesso la causa della eiaculazione precoce è mista: organica e psicologica. La diagnosi di precocità su base psicogena è una diagnosi di esclusione: soltanto dopo aver raccolto, con pazienza e metodo, una precisa anamnesi, dopo una accurata visita, dopo aver interpretato gli eventuali esami che l’anamnesi e la visita suggeriscono, tenendo conto dei farmaci che il paziente assume per qualunque patologia, non riscontrando patologie organiche, ci si può indirizzare verso una patologia psicogena. Affinchè l’Urologo o l’Andrologo possano far diagnosi e prescrivere una terapia è però indispensabile che il paziente cerchi la soluzione del suo problema rivolgendosi al medico. Qui, come spesso accade con certe patologie, sta il problema maggiore perché, essendo questo un argomento in cui predominano imbarazzi, tabù e spesso rassegnazione, pochi si rivolgono al medico. Questi dispone oggi di strumenti sia di diagnosi che di terapia capaci di raggiungere obiettivi una volta insperabili. Il medico di oggi dispone inoltre di un altro impareggiabile strumento che è la nuova mentalità, che fa sì che le patologie della sfera sessuale siano considerate come ogni altra patologia ed affrontate senza pregiudizi di qualunque tipo. Fino a qualche anno fa, in conseguenza della presunta genesi psicogena del problema, le possibilità terapeutiche si esaurivano con l’intervento psicologico e la psicanalisi. Oggi, insieme a nuove terapie sessuali costituite da tecniche comportamentali, trovano spazio anche i trattamenti farmacologici. Se l’eiaculazione precoce è effetto di una patologia organica i mezzi terapeutici sono numerosi e quasi sempre efficaci. Per la terapia dell’eiaculazione precoce non causata da patologie organiche già in passato erano state tentate terapie empiriche tese a diminuire il livel36 : gennaio, febbraio 2013

lo di eccitazione e le sensazioni locali (invitando il paziente a “pensare ad altro” oppure consigliando l’uso di profilattici cosiddetti ritardanti e di creme anestetiche). Sono stati inoltre utilizzati farmaci che agiscono sul sistema nervoso autonomo e, con una indicazione cosiddetta “off label” perché non specificamente inserita nella scheda tecnica, sono stati prescritti alfalitici (farmaci usati per la terapia dei disturbi della minzione e dell’ipertensione), molecole usate per la terapia della disfunzione erettile (“Viagra” & c) e, con maggior fortuna, la sertralina. Questa molecola (nata per la terapia di disturbi dell’umore) è stata usata perché interviene nel metabolismo della serotonina che è una sostanza che veicola le informazioni nel sistema nervoso. Anche la dapoxetina, l’ultima molecola messa in commercio per la terapia dell’eiaculazione precoce,


aumenta la quantità di serotonina ed ottiene l’effetto terapeutico perché questo aumento ritarda l’eiaculazione. Il particolare metabolismo di questa molecola le impedisce di avere effetti sull’umore come i farmaci della stessa famiglia. I risultati sembrano promettenti, anche perché l’aiuto farmacologico fornisce a questi pazienti quel minimo di sicurezza indispensabile anche per la riuscita di altre strategie terapeutiche, come la terapia comportamentale e la psicoterapia. Alcuni di questi indirizzi terapeutici sono rivolti al trattamento del solo individuo, altri prendono in considerazione la coppia ed altri ancora si indirizzano al gruppo familiare. La disamina approfondita di questi approcci terapeutici, così come dell’intervento psicanalitico, esula dai compiti di questo testo che ha finalità di informazione e di divulgazione. Basti qui dire che i risultati migliori si ottengono quando la coppia affronta unita il problema e quando la partner accetta di essere parte integrante del trattamento terapeutico ricavandone, spesso, vantaggiose ricadute anche sulla propria sessualità. E’ stata proposta anche una tecnica utilizzata in patologie urologiche come l’incontinenza urinaria ed è la fisiokinesiterapia del piano perineale e si basa

su esercizi che focalizzano l’attenzione del paziente sui muscoli della pelvi coinvolti nell’attività sessuale. Questi esercizi, detti di Kegel (dal nome del Dottor Arnold Kegel, ginecologo) sono prescritti anche per diverse patologie femminili, come i disturbi della minzione e il vaginismo. A proposito di …donne è d’obbligo concludere queste note citando un recente studio portoghese che rivela che anche la donna può essere vittima di orgasmo precoce. I ricercatori dell’Ospedale Magalhaes Lemos di Porto hanno chiesto a 510 donne di età compresa tra i 18 e i 45 anni se avessero mai perso il controllo sui tempi dell’orgasmo e se questo fatto avesse causato disagio. I dati raccolti hanno mostrato che nel 40% delle partecipanti allo studio l’orgasmo si era verificato prima di quanto desiderato e che l’orgasmo precoce è “più che fastidioso” e può essere “grave ed angoscioso” così come l’eiaculazione precoce lo è per gli uomini. Dott. Massimo Occhipinti DIVISIONE DI UROLOGIA

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PSICOLOGIA INFANTILE

I bambini, la scuola e le relazioni tra coetanei La scuola non è solo luogo di studio e di crescita ma anche importante tappa per instaurare relazioni. Non sempre però tutto fila liscio...

I

l bambino ha bisogno di amici da sempre, ma è nell’età scolare che le relazioni assumono per lui importanza fondamentale e determinante, tanto

da rappresentare un parametro di buon funzionamento e di sviluppo neuropsicologico. La scuola, Materna ed Elementare, mantiene il primato di grande spazio


di incontro per stare insieme, in gruppo, tra coetanei. Il tempo della scuola permette di passare dai libri e quaderni ai segreti, alle coalizioni ma può anche far sperimentare esclusioni e rivalità, ingiustizie e gelosie. E’ anche vero che la scuola rappresenta il banco di prova di ciò che li aspetta nella società, quindi li prepara ad entrare in contatto con regole, ruoli, funzioni e caratteri, tutto ciò che ci si troverà ad affrontare tutti i giorni nell’ambiente di lavoro. Le relazioni tra compagni di classe sono diverse rispetto a quelle dell’amico del cuore, è un incontro che mette in gioco i suoi sentimenti ma ancor di più la sua identità sociale, il suo posto. Non sempre l’immagine sociale corrisponde all’immagine privata del bambini, ecco che allora i genitori rimangono stupiti di vedere un bambino che a scuola è descritto in modo molto diverso rispetto al bambino che conoscono, “ ma siete sicuri che quello di cui parlate sia mio figlio?” è una frase che spesso gli insegnanti si sentono ripetere dai genitori ai colloqui. Amico allora come significato di compagno di giochi ma anche come persona simile a me, con cui condividere ciò che non sempre si può condividere con l’adulto. Per di più, a differenza dei propri familiari, l’amico si può scegliere, mentre non si possono cambiare i genitori. Il rapporto con i coetanei, infatti è caratterizzato dalla libertà di scelta, anche se le amicizie sembrano nascere per caso, il legame è condizionato dalle capacità del bambino di conquistare, di far nascere e di coltivare un rapporto. E’ possibile che in qualche circostanza il bambino possa sentirsi tradito nell’amicizia e soffrire, ma egli può superare la delusione e trovare nuovi amici se saprà tenere presente la regola fondamentale dell’amicizia: la libertà. E’ importante che impari cosa ci si può aspettare dagli altri, cosa dare agli altri e che riesca ad accettare la possibilità di un rifiuto. La paura del rifiuto, del tradimento ha radici lontane, spesso risale al non sentirsi abbastanza amati, anche se ciò, nel bambino, spesso corrisponde a fantasia e non a realtà, ma ciò nonostante come realtà va gestita. Non tutto però è negativo, i ruoli di solito si alternano e chi viene escluso oggi domani sarà al centro, sarà il leader, se nel rapporto viene stabilita 40 : gennaio, febbraio 2013

un’equità, un “io e te valiamo uguale”. Dei rapporti tra compagni poco sanno i genitori, se provano a far domande spesso si sentono rispondere: “niente, non mi ricordo, uffa…” Perché è una cosa loro; anche se forse è difficile saper domandare forse ci si ferma per non sentir brutte risposte ed è comprensibile, ma ciò che conta è che quello che non sappiamo può aver un peso e può essere qualcosa che fa soffrire troppo. Molte volte i bambini non raccontano gesti o parole che li feriscono, li umiliano, vanno ben al di là dello scambio di pareri che fa crescere, e in questo spazio i genitori devono entrare. Il coetaneo è anche un modello in cui identificarsi, è più semplice perché più vicina a lui, che va oltre al modello fornito dai genitori, che tra l’altro a loro non basta. Ecco allora i nostri bimbi imitare ammirati e affascinati i bambini che vorrebbero essere, a cui vorrebbero assomigliare, copiare come parlano, come camminano, come si vestono… cosa che abbiamo fatto tutti a tempo debito. Con il coetaneo ci si può arrabbiare, a volte anche con aggressività, si può prenderlo a pugni o per i capelli, non parlargli più per giorni e giorni. Con il genitore questo non è possibile, con loro non si può entrare in un conflitto così aperto. Con l’amico si possono esprimere sentimenti repressi, a volte negativi: rivalità, gelosia, paura di esclusione, possessività. Ricalcando in parte ciò che succede in famiglia ma senza che ciò rappresenti il pericolo di perdere un affetto, potendo giocare ora l’uno ora l’altro ruolo. Più difficile è il legame di amicizia per i bambini che in qualche modo rappresentano il diverso: il bambino straniero, il portatore d’handicap, l’adottato, il figlio di genitore sigle sia esso figlio di separati, orfano. Verso il bambino con handicap gli altri possono essere impauriti come se la stessa cosa potesse succedere a loro, perché percepiscono di essere ancora una struttura fisica in evoluzione, che muta fisicamente e intellettivamente, così temono che possa capitare a loro, pensano di potersi trasformare. Così in qualche caso può succedere che mettano in atto atteggiamenti poco solidali, di rifiuto, di indifferenza, di ostilità, spesso per paura e per angoscia, raramente per malanimo. La stessa cosa


accade per il bimbo che ha genitori separati o che un genitore non ce l’ha. Il bimbo vede in lui se stesso, la possibilità che possa accadere a lui e questo è naturale, fa parte del processo dell’immedesimazione; ma se non mette in atto l’empatia, il mettersi nei suoi panni, come può reagire? Il bambino o il ragazzo allora si difende, lo allontana, perché così facendo allontana da se quello che teme, ciò che lo getterebbe in un’angoscia profonda che non ha eguali. Perché questo è ciò che può provare il bimbo che sperimenta che il suo romanzo familiare si è dissolto. Deve faticare e sperare di poter comunque continuare a vivere. Cosa può aiutare, al di là della famiglia un bimbo a vivere? I suoi compagni, la scuola, la maestra figura dotata di poteri magici, dispensatrice di magia, ma anche sorgente di incubi cupi, figura di sterminato potere, ma quel che più conta di potere vero. Di conseguenza il tempo che il bambino passa in classe, a scuola è un tempo importante, formativo per la sua mente ma anche per la sua personalità. Personalmente penso che al di là del rendimento, il comportamento rappresenti una parte importante del profilo di un bambino. Parlando con i bambini della loro pagella invece sembra un dato di poco conto, il voto del comportamento sia esso anche otto è un buon voto! Il voto del comporta-

mento, oltre al valore del numero credo abbia invece un gran valore se ben ponderato, se non significativo solo di vivacità, di cattiva attenzione, di descrizione di bambino incline alla chiacchiera. Perciò penso che la valutazione del comportamento debba tener conto della capacità di entrare in una buona relazione amicale, della fatica di mantenere rapporti con tutti, al di là delle preferenze del cuore. Dovrebbe essere significativo del rispetto e dell’attenzione che il bambino nutre per i coetanei e le altre figure di riferimento. Tuttavia benché si tenda a ingigantire i fenomeni conflittuali molto spesso mettendoli sotto la stessa voce, facendo periodicamente un gran parlare di Bullismo, non possiamo negare che la prevaricazione tra bambini esiste ed è sempre esistita anche nelle scuole di un tempo. Forse ora la prepotenza è presente in maniera più pesante e subdola, forse anche come risultato del clima generale di violenza attuale. Il momento storico attuale porta noi adulti a parlare a lungo degli effetti della violenza dell’obbligo di proteggere i bambini dagli effetti di ciò che vedono, che sentono, ma sono discorsi efficaci? Sarebbe un gran passo cercare di evitare che la violenza si infiltri nei loro rapporti. Che i gesti e le parole offensive non attacchino la dignità della persona anche se si tratta di un bambino o di un gennaio, febbraio 2013 : 41


ragazzo, che non umilino gratuitamente e crudelmente, spingendo chi subisce, in quanto diverso, a sentirsi in colpa per ciò che colpa poi non è. I prevaricatori sono caratterizzati da un lato del carattere che è la mancanza di empatia, dall’impulsività, dall’incapacità di creare relazioni stabili, anche al di fuori dei coetanei. Si dimostrano indifferenti verso il male che causano o potrebbero causare. Senza nascondere il fatto che anche le bambine sanno essere crudeli ma di norma sanno esserlo con più astuzia. Se un tempo nel gioco tra bambini poteva capitare di sentir dire “tu non giochi perché sei piccolo” oggi è capitato di sentir dire “tu non giochi perché non hai il papà”… E’ in famiglia, nel rapporto con i genitori che il bimbo costruisce la base per avere fiducia nelle proprie capacità, la sua stima, mentre nel confronto col coetaneo la conferma. E’ il codice della famiglia che diventa il suo codice, per questo il peso delle nostre opinioni, delle nostre parole ha un valore perché delinea ciò che siamo; ma è altresì un seme che mettiamo nei nostri figli e che in loro può crescere prendendo direzioni che potrebbero nuocere prima di tutto a loro stessi. Esistono infatti diversi tipi di bambini: il leader alle cui decisioni gli altri sembrano conformarsi. L’intermediario e il pacificatore. Il gregario, quello cioè che sta a guardare, pronto a seguire. Il capo espiatorio quello che diventa il parafulmine delle tensioni. Cosa fare? Secondo le ricerche più aggiornate è decisivo l’atteggiamento degli insegnanti, che talvolta può essere sfortunatamente di ostacolo al buon funzionamento della classe o più spesso può rivelarsi elemento di arricchimento per la crescita dei bambini, se così verrà percepito. Non bastano i proclami, le dichiarazioni di principio, ma è necessario far seguire alle parole i comportamenti, perché sono quelli che i bambini capiscono e assorbono. Senza scomodare i discorsi sul razzismo, sul bullismo, dobbiamo pensare che oggi uno dei rischi da tener presente non è la cultura dell’intolleranza o dell’emarginazione, quanto la tendenza a negare la diversità. Fornire un sostegno educativo adeguato, in modo che i risultati derivanti dal lavoro di squadra, di classe, verso l’anello più debole della catena, produca42 : gennaio, febbraio 2013

no nei ragazzi un coinvolgimento emotivo, generino la fiducia e la speranza che supera la paura. Insegnare che il valore è relativo, non assoluto: si può essere in inferiorità e dipendenza e in altre circostanze in situazione di superiorità e autonomia. Che le situazioni difficili possono mettere alla prova ma non distruggere. Non vanno accettate prepotenze. E’ obbligatorio coinvolgere anche quelli che stanno a guardare che non si schierano. E’ indispensabile vigilare nei momenti di pausa e ricreazione, quelli in cui si dà finalmente spazio alle pulsioni e alle tensioni. Proprio ieri ho chiesto ad un bimbo di V elementare come si trovasse con i suoi compagni con chi giocasse a scuola, e così parlando mi spiega che, da poco, è arrivato un bambino nuovo, italiano e che non vorrebbe proprio essere lui perché “tre compagni (è sempre il gruppo che rende forti) quatti quatti da dietro gli hanno abbassato i pantaloni davanti a tutti, metà dei presenti ha riso, gli altri sono rimasti a guardare. Il bimbo si è arrabbiato molto e più si arrabbiava, più loro tre ridevano.” Sfortuna vuole che “un’insegnante, la più molliccia, ha visto solo lei, però gli ha solo detto che non dovevano con un tono come se dicesse tira su la carta di caramella, quindi loro è logico che se ne fregano. Ma lui non è niente, l’anno scorso i soliti tre se la prendevano con un bimbo marocchino, tutti i giorni finché non ha cambiato scuola, e le maestre non vedono mai”… Certo non ci sono ricette, non sempre sguardo, parola e fiato riescono ad essere dentro la vicenda ma abbiamo tutti delle responsabilità, possiamo sempre avere una seconda opportunità per riparare le noncuranze, i momenti di distrazione…“Volevo che il Bene trionfasse, lo volevo con tutta la forza di cui ero capace, ma volevo con altrettanta forza che fosse un bene autentico, temprato da tutte le prove possibili. Volevo che le sue mani rifulgessero non perché erano sempre state pulite, bensì perché non aveva temuto di sporcarsele…” Dott.ssa Cristina Albertini Neurospichiatra Infantile albertini.cristina@alice.it


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Con Maya idee un interessante excursus nel mondo delle sostanze dopanti Nonostante la normativa internazionale e nazionale e i rigorosi controlli, la pratica illegale del doping è in continua crescita. Prevenzione e promozione alla salute sono i mezzi più efficaci per combatterlo secondo gli specialisti che hanno partecipato alla stesura del volume Il doping e le sostanze dopanti. Steroidi, anabolizzanti, ormoni della crescita. Ma anche doping genetico. Gli elenchi delle sostanze e delle pratiche proibite nello sport stilati dal Ministero della Salute e dal Wada, l’agenzia mondiale anti-doping, si allungano ogni anno di più, e con essi la lista degli escamotages messi in atto per eludere i controlli. Come spiegano gli esperti ne Il doping e le sostanze dopanti, il volume redatto da giornalisti, farmacisti, medici specialisti del settore edito da Mayaidee Edizioni sulla storia e lo stato dell’arte della lotta anti-doping, il desiderio di spingersi oltre i propri limiti nasce insieme all’uomo. È però dai primi del Novecento che l’assunzione di sostanze pericolose nello sport e le morti sospette ad esse riconducibili attirano l’attenzione dei legislatori internazionali. Agli ‘onori’ delle cronache il doping arriva negli anni Ottanta, quando le atlete un po’ troppo muscolose della Ddr cresciute a suon di pillole (il cosiddetto doping di stato) non passano inosservate agli occhi dell’opinione pubblica mondiale durante le competizioni internazionali. Degli anni Novanta sono poi le prime misure legislative messe in atto per combattere la ‘bestia nera dello sport’.

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In Italia la materia è disciplinata dalla legge n. 376 del 2000. I controlli dei Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma dei Carabinieri (Nas) sono molti, ma la strada è ancora lunga. Dai dati epidemiologici riportati nel libro emerge che il fenomeno doping è diffuso sia in ambiente professionistico che dilettantistico, e riguarda le fasce più giovani della popolazione che spesso non conoscono gli effetti nocivi dei farmaci. Sono proprio loro i soggetti più a rischio, non essendo sottoposti ad alcun tipo di controllo. La massiccia richiesta di farmaci e prodotti vietati nello sport alimenta un commercio sommerso che, secondo i dati forniti da Libera (coordinamento di associazioni contro le mafie), in Italia produce un giro d’affari annuo di oltre 600 milioni di euro. Tra i grandi nemici della lotta al doping secondo gli esperti ci sarebbero la disomogeneità di provvedimenti nelle leggi nazionali in materia e la necessità della costituzione di un organismo di controllo terzo e indipendente composto da tecnici lontani dagli interessi dello sport. Il libro presenta un’accurata analisi delle pratiche e dei farmaci dopanti (farmaci del sistema simpatico, psicostimolanti, cannabinoidi, alcol e benzodiazepine, analgesici oppioidi, antinfiammatori sterodidei e non steroidei, steroidi anabolizzanti androgeni, ormoni, doping ematico, diuretici, supplementi, integratori e infine doping genico), dei loro meccanismi d’azione, effetti e reazioni avverse, per concludere con un capitolo sui progetti di promozione alla salute e all’etica dello sport. Federica Schiavon


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INSONNIA

L’Ansia di non prendere (o riprendere) sonno Insonnia: dai rimedi semplici a quelli più complessi, evitando alcuni errori che possono costare cari

L’

insonnia (insoddisfacente qualità del sonno) è un fenomeno complesso in bilico tra neurobiologia, ambiente, stato emotivo e convinzioni delle persone, in un mondo sempre più ricolmo di stimoli sensoriali, frenetico ed ansiogeno. E sempre più insonne. Da recenti studi si associa una salute migliore a chi dorme mediamente 7-8 ore al giorno, rispetto a chi ne dorme meno di 6. La maggior parte delle persone riescono a conquistarsi una discreta “qualità del sonno”. L’incerta qualità del sonno diviene esperienza di una disarmonia, spesso transitoria, contestuale e situazionale (eventi stressanti, climatici, fusi orari ecc.), altre volte si delinea come un vero e proprio disturbo che tende a cronicizzare tanto più si ingenera “l’ansia di non prendere (o riprendere) sonno”. Diceva Schope-

nauer che il sonno è per l’uomo ciò che la carica è per l’orologio. In modo più amaro Pessoa diceva che dopo una notte mal trascorsa nessuno ci vuole bene. La medicina ci elenca le patologie correlate ad un disturbo del sonno: ipertensione, obesità, disturbi oculari, solo per citarne alcuni. Come prima cosa, in caso di insonnia, è applicare una corretta igiene del sonno. Andare a letto quando si è assonnati, utilizzare il letto solo per l’attività sessuale e per il sonno, non per guardare la TV o lavorare al computer. Se si è incapaci di addormentarsi dopo 15-20 min. che si è a letto, alzarsi ed andare in un’altra stanza. Leggere con una luce tenue, evitare di guardare la TV, tornare a letto solo quando si è assonnati. Lo scopo è quello di ristabilire una connessione tra la camera da letto e il


sonno, piuttosto che tra la camera da letto e l’insonnia. Alzarsi dal letto tutte le mattine alla stessa ora, indipendentemente da quanto sia durato il sonno. Evitare il “pisolino” pomeridiano in modo da favorire il sonno notturno; se un paziente ne ha assolutamente bisogno, un “pisolino” di 30 min. nel primo pomeriggio. Dieta serale leggera. Evitare l’abuso di alcool. Evitare di fumare prima del sonno e, meglio ancora, smettere di fumare. Evitare l’esercizio fisico intenso prima del sonno. Camera da letto isolata da rumori, luci intense, non troppo riscaldata. Alcune proposte psicoterapiche utili nell’insonnia sono le metodiche narrative, la terapia breve strategica, l’ipnoterapia e le pratiche di rilassamento e meditazione, grazie alla possibilità di indurre stati di rilassamento fisico e mentale. Possono essere di aiuto alcuni rimedi erboristici a base di valeriana, biancospino e passiflora, tutti composti che esercitano una blanda azione sedativa. GLI ERRORI DA EVITARE L’introduzione delle benzodiazepine (BZD) ha segnato una svolta nella cura dei disturbi legati all’insonnia. Le BZD sono i farmaci più venduti in assoluto da 40 anni, ma tale successo nasconde una triste realtà: il rischio dipendenza. Un uso moderato ma costante di sonniferi coinvolge tra il 2 ed il 10% degli europei

adulti, con la tendenza ad aumentare con l’età. I foglietti illustrativi di tutte le BZD contengono l’avvertenza ad usare questi farmaci solo in caso d’insonnia grave ed inabilitante e per un periodo non superiore alle 4 settimane. Un uso corretto prevede di usarle in eventi circoscritti della vita particolarmente stressanti (esami, gravi preoccupazioni legate ad eventi precisi ecc.). Non sono invece adatti nelle situazioni destinate a non risolversi nel breve termine: il rischio resta la dipendenza. In tali casi il medico deve valutare se l’insonnia non sia legata ad una sindrome depressiva (che andrà trattata con farmaci specifici che, va detto, non danno dipendenza). Il disinteresse delle industrie farmaceutiche e la sostanziale “latitanza” degli organi di farmacovigilanza (vecchi farmaci che vendono moltissimo) non hanno fino ad oggi attivato un valido argine a questo crescente fenomeno. La sindrome d’astinenza dalle BZD (nel caso si sia sviluppata una dipendenza) è caratterizzata da una serie di segni e sintomi tipici, che cominciano a manifestarsi entro qualche ora o qualche giorno dalla sospensione del farmaco, in relazione al tipo di BZD assunta. I sintomi sono dovuti principalmente all’ipereccitabilità neuronale, causata da un aumento abnorme di adrenalina. La sudorazione aumenta, così come il battito cardiaco ed il tremore, l’insonnia diventa veramente importante, spesso accompagnata da nausea o vomito. Molti altri possono essere i sintomi astinenziali quali disartria, ipervigilanza, confusione mentale fino a quadri rari ma pericolosi quali le crisi convulsive. Il sonno è un bene prezioso che andrebbe coltivato fino dall’infanzia. “Dio benedica chi ha inventato il sonno, mantello che avvolge i pensieri di tutti gli uomini, peso che equilibra le bilance e accomuna il mandriano al re, lo stolto al saggio” (de Cervantes). Dott. Fabio Lugoboni, Dott. Marco Faccini, Dott.ssa Rebecca Casari, Dott.ssa Elisa Vicentini, Dott.ssa Patrizia Guadagnini UNITÀ DI MEDICINA DELLE DIPENDENZE AZIENDA OSPEDALIERA UNIVERSITARIA INTEGRATA VERONA (AOUIV) gennaio, febbraio 2013 : 47


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PSICOLOGIA

Guarire dallo stress e dalla depressione? Meditate gente, meditate! Come superare il disagio psicologico attraverso la pratica della consapevolezza

L

o stress e la depressione sono disturbi molto diffusi nella nostra società. I ritmi di vita incalzanti, le pressioni sociali, l’incertezza del futuro sono spesso alla base di una sensazione di “non farcela” che si può tradurre in ansia, affaticamento, disturbi fisici di varia natura, in una parola stress. La depressione è qualcosa di ancor più pesante, profondo, una vera e propria malattia mentale che colpisce il 10-25% nelle donne e del 5-12% negli uomini e viene considerata a livello mondiale come una delle maggiori cause di disabilità. Ma cosa accade nella nostra mente quando ci si sente braccati dallo stress o ci si sente talmente giù che nulla sembra essere d’aiuto? Generalmente quello che la maggior parte delle persone fa è di cercare una soluzione, si inizia a rimuginare sul perché si stia soffrendo in quel modo e quale possa essere una soluzione. Per quanto ragionevole sia questo modo di comportarsi è proprio questo spesso a far sprofondare ancor più nelle sabbie mobili del disagio. Cercando di sbarazzarci del malessere tramite le consuete modalità di risoluzione dei problemi, e quindi cercando di aggiustare ciò che riteniamo ci sia di sbagliato in noi o nella situazione che stiamo vivendo, non facciamo altro che sprofondare sempre più. Che fare quindi? Oltre alla psicoterapia e alle cure farmacologiche, trattamenti fondamentali per la gennaio, febbraio 2013 : 49


depressione, negli ultimi trent’anni si sono diffusi sempre più alcuni approcci terapeutici basati sulla meditazione. Ci si potrà chiedere che c’entra la meditazione con lo stress o la depressione, qui cercheremo di chiarirlo. Come prima cosa è bene affrontare i possibili pregiudizi: la meditazione non è qualcosa di esoterico e gli approcci basati su queste pratiche non sono cose strane o “new age”, tanto meno bisogna diventare buddhisti per fare meditazione. Il primo ad aver avuto l’intuizione di utilizzare le pratiche meditative in campo medico fu Jon Kabat-Zinn che trent’anni fa mise a punto il trattamento per la riduzione dello stress basato sulla mindfulness presso il Medical Center dell’Università del Massachussets (MIndfulness-Based Stress Reduction, MBSR) per poter dare una risposta ai numerosi pazienti che soffrivano di malattie croniche invalidanti che non potevano essere curate dalla medicina tradizionale. Da allora, presso la Clinica per la riduzione dello stress di cui Kabat-Zinn è direttore, sono stati trattati con evidenti benefici migliaia di pazienti con svariate patologie tra cui dolore cronico, ipertensione, psoriasi, fibromialgia, cancro e sono state pubblicate centinaia di ricerche scientifiche che dimostrano l’efficacia di questi approcci non solo per le patologie fisiche ma anche per numerosi disturbi psicologici tra cui la depressione, i disturbi d’ansia, i disturbi alimentari e molti altri. Vediamo quindi cosa significa mindfulness. La traduzione potrebbe essere “piena consapevolezza” anche se tale traduzione non rende appieno il significato di questo termine. Quando parliamo di mindfulness ci riferiamo a un modo particolare di prestare attenzione a ciò che ci accadde: intenzionalmente, nel momento presente e senza giudizio. Non si tratta di rilassarsi ma è qualcosa di più ampio: imparare a stare in relazione con se stessi e con la propria esperienza, qualsiasi essa sia, in un modo diverso da quello abituale, con maggiore consapevolezza e accet50 : gennaio, febbraio 2013

tazione. Ciò che siamo abituati a fare invece è di vivere una buona parte delle giornata come se avessimo inserito una sorta di pilota automatico. Lo possiamo notare in svariate attività quotidiane: mangiamo, guidiamo, leggiamo, ci occupiamo delle faccende domestiche pensando ad altro, senza prestare attenzione al momento presente ma piuttosto pensando al passato o al futuro. Il risultato di questo modo di fare può innescare dei circoli viziosi di pensiero che possono condizionare anche pesantemente il nostro umore. Quando riusciamo, invece, a vivere il momento presente con maggiore consapevolezza siamo in grado di trasformare la qualità della nostra vita e delle nostre relazioni, con il risultato di ridurre la sofferenza e lo stress. Un obiettivo importante dei training di mindfulness è quello di aiutare i partecipanti a sviluppare la capacità di osservare in maniera non giudicante i propri pensieri, emozioni e sensazioni e di coltivare una capacità di distanziamento da essi. Questi programmi hanno carattere esclusivamente esperenziale, l’acquisizione delle abilità succitate avviene attraverso la sperimentazione in gruppo, e la pratica a casa, di esercizi meditativi. Le pratiche di consapevolezza proposte sono utili per comprendere la natura dei propri pensieri e osservare e modificare la relazione che abbiamo con essi, spesso alla base della sofferenza psicologica. Coltivare la consapevolezza accresce la flessibilità mentale e può impedire che le normali emozioni negative, che tutti sperimentiamo, si trasformino in circoli viziosi e conducano al malessere. “Che la terra sotto i nostri piedi sia paradiso o inferno, dipende unicamente dal nostro modo di vedere e camminare” Thich Nhat Hahn (2001). Dott.ssa Alessia Minniti PSICOLOGA-PSICOTERAPEUTA alessia.minniti@istitutomindfulness.com info: www.psychoarea.it


FIDA

L’igienismo anoressico La bussola del soggetto nell’anoressia è sintonizzata sull’ago della bilancia, e tutta l’energia delle pazienti è volta a far sì che l’ago non superi in eccesso una soglia minima La passione per il numero nell’anoressia L’anoressia mentale si presenta come un metodo rigoroso di controllo dell’Altro e del proprio corpo. Tale metodo si applica in una serie di pratiche materiali che, nel corso della giornata, organizzano lo scandire del tempo della vita del soggetto. Tali pratiche, che prendono la forma di veri e propri riti quotidiani, hanno una finalità manifesta, dichiarata esplicitamente dalle pazienti: evitare in ogni modo l’aumento del peso, l’assunzione di sostanze nutritive, mantenere ai minimi termini l’apporto alimentare giornaliero. I rituali anoressici, pur nelle loro declinazioni singolari, puntano a livello manifesto a realizzare questo obiettivo: il rifiuto del cibo, così come l’iperattività, si presentano come modalità volte ad ottenere tale risultato. Al servizio di esso, l’anoressica mette in campo la sua ossessione per la misura, la quantificazione, la traduzione quantitativa in peso ed in rapporti numerici del suo stato corporale. La bussola del soggetto nell’anoressia è sintonizzata sull’ago della bilancia, e tutta l’energia delle pazienti è volta a far sì che l’ago non superi in eccesso una soglia minima, e anzi che tale soglia si abbassi ulteriormente di livello. La passione anoressica per il numero e per la quantità, è al servizio della passione per l’operazione negativa di riduzione, di sottrazione, di privazione, che è al cuore dell’anoressia. Anche in ciò l’anoressica contemporanea, così ingaggiata nel quantificare more matematico gli effetti della priva52 : gennaio, febbraio 2013

zione nel corpo, è irriducibile all’anoressia santa1, e il suo radicalismo trova terreno fertile non nel campo della religione come per quest’ultima, ma piuttosto nel quadro scientista del discorso sociale contemporaneo, dove ciò che ha valore è solo ciò che è quantificabile, riconducibile a numero. Il suo Altro è in certa misura più l’Altro della scienza, seppure nella versione ideologica dello scientismo, che l’Altro della fede e della trascendenza. Nel caso di Maria Rosaria è molto evidente questo passaggio. Nella sua storia infatti, il sintomo anoressico e la fede hanno coesistito fino ad una congiuntura critica nella quale, con il viraggio bulimico, la paziente ha assistito all’impotenza della fede a tenere a freno l’azione irresistibile della spinta ad abbuffarsi e vomitare. L’incontro con un uomo e l’interesse di lui per un’altra ragazza l’hanno precipitata nella deriva sintomatica della bulimia. Da allora, ogni volta che Maria Rosaria ha una crisi, lei dice che “è caduta”, come fosse caduta nel peccato. Pregare Dio, come fa tutti i giorni, non le è sufficiente a tenere a freno la ‘bestia’ onnivora che è in lei. Non le resta che restringere il più possibile, privarsi del cibo più che può quando la ‘bestia’ è assente, per evitare che la bilancia le segnali l’aumento di peso che la getta nello sconforto. La passione anoressica per il senza-limite Al contempo però, l’anoressia mentale si presenta, nonostante tutta la sua ossessione per la misura ed


i rituali di quantificazione, come una condizione attraversata da una radicale spinta al fuori-misura. E’ a questo livello, che ci apre al rapporto dell’anoressica con il senza-limite, che possiamo davvero saggiare la portata devastatrice della spinta anoressica e il suo rapporto con lo scientismo igienista. Infatti, è proprio una passione sregolata per il controllo e la misura dell’Altro e del proprio corpo a condurre l’anoressica fuori-misura, a perdere il senso del limite, a lambire e spesso ad incontrare la morte come effetto di questo smarrimento del limite. E’ un’ebbrezza del conto alla rovescia che si impossessa dell’anoressica, quanto più dimagrisce per rifiutarsi di mangiare e varca i limiti di soglia indicati dalla medicina come

condizioni minimali per la sopravvivenza del corpo. Ma che cosa rifiuta l’anoressica, giungendo a incarnare tale spinta senza limite che mette in pericolo la sua stessa sopravvivenza? Ciò che rifiuta rifiutando il cibo, potremmo dire, è il godimento come fattore non controllabile, non quantificabile numericamente, non nominabile, imprevisto, non garantito. E’ il desiderio nella sua radice pulsionale a costituire per l’anoressica ciò che fa orrore, ciò da cui ripararsi erigendo con il sintomo una barriera, un muro invalicabile2, una formidabile anestesia libidica, un ‘no’ incondizionato. Epurare il godimento sessuale dal proprio corpo, eliminare la parzialità e l’incertezza che lo contraddistingue nel legame del soggetto con l’Altro, è un im-


perativo categorico a cui il soggetto in anoressia deve obbedire, costi quel che costi. Il godimento va eliminato senza residui, senza lasciare tracce, va sterminato in forma metodica e sistematica. Con lo stesso rigore con cui l’anoressica non può concedersi un grammo in più, con la stessa intransigenza ha bisogno di controllare il tempo, di organizzarne e riempirne le scansioni, per evitare d’imbattersi nell’imponderabile. Lacan nel suo ultimo insegnamento, precisamente nella lezione del 9 aprile 1974 del seminario Les non-dupes errent3, sottolineava questo punto: ciò che l’anoressica copre con la sua ruminazione continua attorno al mangiare e non mangiare, mangiare più e mangiare meno, è l’orrore che sta al cuore del sapere, il buco nel sapere inconscio. L’anoressia può essere intesa proprio come una barriera che difende il soggetto dall’incontro con il buco nel suo sapere inconscio, cioè dall’incontro con la castrazione e con la pulsione come spinta in cui l’uomo si soddisfa sempre mancando in parte l’oggetto della soddisfazione. In questa prospettiva, il rifiuto anoressico appare più una via di chiusura della mancanza nell’Altro, una sterilizzazione igienista dell’Altro tesa a estirpare ogni traccia del legame pulsionale, ogni impurità del godimento, piuttosto che una manovra per tentare di aprire una mancanza nell’Altro. In questa prospettiva, l’ultimo Lacan sembra porre in maggiore rilievo il versante perverso in gioco nella posizione anoressica: tappare il buco nel campo dell’Altro diviene l’esigenza fondamentale che il rigorismo anoressico sembra incarnare. E’ per questo che è fecondo interrogare la logica dell’anoressia 54 : gennaio, febbraio 2013

mentale alla luce della logica dispiegata da Lacan nello scritto Kant con Sade. La spinta superegoica e sacrificale alla privazione si rivela infatti nell’anoressia nient’altro che il rovescio di una pratica affermativa di godimento senza limite4, dove il rifiuto del godimento diviene pratica attiva che, attraverso l’azione di ‘mangiare niente’, per l’anoressica dà vita ad un godimento Uno, non in perdita, pieno. E’ per questa ragione che l’indicazione tecnica tradizionale, per esempio di Hilde Bruch, secondo cui un trattamento di parola è inoperante quando l’anoressica è in fase acuta ha un suo fondamento: il soggetto è immerso in un tale bagno di godimento procuratogli dal sintomo, che le sue orecchie sono tappate, la parola non arriva a giungergli come messaggio dotato di una portata simbolica. Vale quindi in queste congiunture più l’atto, l’indicazione del ricovero come unico intervento clinicamente logico, più di mille parole. Domenico Cosenza 1 - A proposito della distinzione tra anoressia meentale e anoressia santa, vedere E. Macola, “Primo accadere”, in La Psicoanalisi, n. 50, luglio-settembre 2011, “L’anoressica e l’inconscio”, a cura di D. Cosenza, Astrolabio, Roma, pp. 114-130. 2 - D. Cosenza, Il muro dell’anoressia, Astrolabio, Roma 2008. 3 - J. Lacan, “Les non dupes errent”, leçon du 9 avril 1974, inedita. 4 - Mi permetto qui di rinviare a D. Cosenza,” El rechazo como goce en la anorexia femenina”, in Sh. Eldar (compilacion), Mujeres, una por una, Gredos, Madrid, 2009, pp. 77-88.


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EVENTI

Al Polo Confortini la solarità della pittura di Agron Hoti L’Arte può aiutare a far star bene le persone: questa in sintesi l’obiettivo centrato - della mostra dell’artista albanese (ormai veronese di adozione...)

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siste uno stretto rapporto tra Arte e salute, tra bellezza e benessere, tra ciò che gli occhi vedono e che il cuore immediatamente recepisce e trasmette sotto forma di sensazioni di gioia, di positività e la conferma sta nel fatto che nel mese di dicembre scorso, i pazienti, i medici, gli infermieri che sono passati all’interno del Polo Chirurgico Confortini, dell’Ospedale di Borgo Trento di Verona, hanno rallentato il loro passo, si sono fermati incuriositi, si sono seduti e hanno ammirato le Opere di Agron Hoti, esposte negli spazi adiacenti la fontana di Piazza Canneto, dove

era visibile, oltre ad una ventina di Opere, anche una grande installazione che comprendeva ben dodici grandi tele di pittura informale. Agron Hoti è pittore di origine albanese, ma da più di dieci anni risiede a Verona, dove vive solo grazie alla sua arte e dove si è fatto conoscere e apprezzare sia per la sua appassionata ricerca artistica, sia per la sua storia sofferta e coraggiosa. Per conoscerlo e capirlo bisogna osservarlo mentre lavora nel suo studio-laboratorio di Via Santa Chiara, assorto, quasi rapito, nella sua incalzante azione pittorica. Hoti è instancabile sperimenta-


tore che ha intrapreso da sempre un emozionante viaggio nel profondo della propria interiorità immergendo tutto se stesso nel colore, in un intreccio di tinte che si unisce alla straordinarietà di una coralità totale, libera dal raccontare, dallo spiegare, che costruisce forme che rispondono al solo dettato dell’interiorità dell’Artista, al mare tumultuoso dei suoi pensieri, dei suoi desideri, delle speranze, in una spirale che sale da dentro e che porta al massimo della donazione, nell’apertura all’“oltre”. La sua personale cifra stilistica sta, in particolare, nel comporre collage a tema che raccontano la suggestione della città scaligera, le trasparenze della laguna veneziana, la storia di personaggi famosi o degli eroi dei fumetti, con il colore che raccorda le immagini accuratamente scelte e selezionate per la composizione: con queste Opere l’Artista si è fatto conoscere e apprezzare anche al di fuori della nostra città e in quest’ultimo anno ha collaborato con la rivista “Monsieur”, diventandone l’Artista ufficiale, e ha stretto un’importante

collaborazione con l’elitaria casa automobilistica Pagani di Modena che ospita alcune sue tele. Agron Hoti ha dichiarato che “lo spazio che una società riserva all’Arte è la misura della sua salute”, in quanto l’effetto straordinario che provoca nelle persone è liberatorio, rendendo palesi sentimenti nascosti, e agendo come forma terapeutica per far emergere emozioni, le pulsioni più segrete, con la forza che emana dalla complicità artistica. Aver portato il sorriso e la magia delle Opere di Agron Hoti al Polo Confortini, nel contesto delle rassegne per “L’Arte in Ospedale”, è stata un’iniziativa intelligente e significativa non solo per l’aspetto artistico della Mostra ma anche, e soprattutto, per confermare il principio che l’Arte può aiutare a far star meglio le persone. Perché tutto ciò che emana solarità e armonia sa darci una sottile carica vitale e perché tutto ciò che è bello ha un’innegabile influenza sul nostro animo. La mostra di Agron Hoti ne è stata la migliore dimostrazione. Marifulvia Matteazzi Alberti gennaio, febbraio 2013 : 57


NEUROLOGIA

L’alleanza tra medico e paziente può sconfiggere l’emicrania Cause, cure e problematiche legate a questo fenomeno neurobiologico complesso da non confondere con il “semplice” mal di testa L’emicrania è un comune mal di testa? La cefalea, o più comunemente il mal di testa, è certamente uno dei dolori più frequenti che possono affliggere le persone. Chiunque può soffrire di mal di testa e probabilmente a tutti è capitato di sperimentarlo almeno una volta nella vita. Non tutti i mal di testa però sono uguali. Solo in qualche caso,

fortunatamente raro, dietro ad un banale mal di testa si può nascondere una malattia seria, ma, sebbene la maggior parte delle cefalee siano collegabili a cause non gravi, vi sono persone che sono afflitte da forme di cefalea talmente intensa ed invalidante da inficiare la qualità di vita in modo determinante. Tra queste vi è l’emicrania.


Che cosa è l’emicrania? Il termine emicrania indica un particolare tipo di cefalea, che, come dice la parola, spesso colpisce solo metà cranio. È un dolore spesso pulsante, che frequentemente si manifesta in sede frontale o alle tempie e che in genere si accompagna ad altri sgradevoli sintomi come pallore, nausea e vomito; alcune persone possono avvisare, prima del dolore, la cosiddetta “aura”, cioè la visione intermittente di lampi e puntini luminosi. I suoi attacchi possono durare anche fino a tre giorni, durante i quali rumori, luci, odori diventano insopportabili, fino a rendere difficile o addirittura impossibile ogni comune attività della propria giornata; i pazienti devono spesso rinchiudersi al buio, in silenzio, lontano da tutto e da tutti fino al termine dell’attacco. Quali sono le sue cause? L’emicrania può essere considerata un fenomeno neurobiologico complesso, legato ad alterazioni transitorie del funzionamento delle cellule nervose senza che siano presenti alterazioni strutturali del sistema nervoso. L’emicrania non è una malattia ereditaria in senso stretto, ma gli studi epidemiologici evidenziano che la suscettibilità ad avere crisi di emicrania che poi si manifestano sotto lo stimolo di fattori scatenanti, ha una coincidenza familiare. I meccanismi che determinano gli attacchi ancora oggi sono poco conosciuti; appare tuttavia evidente che l’insorgenza del dolore dipenda dalle caratteristiche di alcune proteine della membrana neuronale e dalla produzione di alcuni neurotrasmettitori. Chi ne soffre? L’emicrania colpisce il 12% della popolazione adulta (in Italia 4,8 milioni di persone). Le donne sono colpite 3 volte più frequentemente degli uomini, probabilmente a causa del diverso assetto ormonale; interessa circa un 5% di bambini, soprattutto se figli di genitori soggetti ad emicrania, ma generalmente inizia dopo la pubertà, per avere la massima incidenza tra i 35 e i 45 anni.

Perché bisogna rivolgersi al medico? Questa malattia viene frequentemente sottovalutata, nonostante si tratti di un disturbo invalidante, con un forte impatto sulla qualità di vita di chi ne soffre e dei suoi cari e con un rilevante costo sociale dovuto alla minore produttività da essa indotta. Sebbene infatti l’emicrania date le sue caratteristiche necessiti di adeguata diagnosi e terapia, solo il 10% dei pazienti consulta il medico curante. Ne consegue un elevato ricorso all’automedicazione, che privilegia l’uso di antidolorifici aspecifici. Purtroppo l’utilizzo frequente di antidolorifici può sfociare, nei pazienti più gravi, in abuso farmacologico e addirittura può determinare un peggioramento dell’emicrania con la sua trasformazione in una forma cronica. Oggi esistono farmaci specifici e molto efficaci per la terapia degli attacchi di emicrania e farmaci utili arra riduzione della frequanza degli attacchi; tali terapie devono tuttavia essere prescritte dal medico e seguite scrupolosamente. Come si stabilisce la giusta alleanza tra medico e paziente? I pazienti solitamente si rivolgono al medico ai primi attacchi di emicrania o dopo una crisi particolarmente violenta. A questo punto il ruolo del medico è molto importante per arrivare ad una diagnosi accurata. Il ricorso allo specialista deve essere consigliato nel caso di sospetto di una patologia grave, o se la cura prescritta, sebbene adeguata e seguita correttamente, non abbia sortito gli effetti desiderati. Il paziente ha il compito di fornire tutte le informazioni necessarie a definire correttamente la diagnosi e consigliare la giusta terapia, annotando un diario della sua cefalea, mentre il medico deve personalizzare il trattamento ascoltando il paziente, considerando le sue preferenze e gli aspetti psicologici. Il rapporto fra medico e paziente, basato su una vera e propria alleanza collaborativa, è la chiave del successo per sconfiggere nel modo corretto l’emicrania. L’obiettivo deve essere il recupero e mantenimento della qualità di vita. Dott.ssa Anna Maria Musso A.O. VERONA OCM - U.O. DI NEUROLOGIA gennaio, febbraio 2013 : 59


COMUNE DI VERONA

Accogli un minore nella tua casa perché torni più sereno nella sua Come affrontare questa tematica particolarmente delicata e di attualità? Ecco alcune indicazioni e a chi rivolgersi.

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nche nel nostro territorio vivono bambini e adolescenti che affrontano situazioni familiari complesse, che hanno difficoltà nella loro crescita o che soffrono per la situazione critica dei loro genitori. Sono bambini che non trovano spazio, attenzione, cure sufficienti. Per questi bambini e ragazzi la famiglia affidataria diventa una risorsa su cui contare e rappresenta una possibilità di sperimentare rapporti significativi di tipo familiare. Che cos’è l’affido familiare? E’ una forma temporanea di aiuto e sostegno ad un minore ed alla sua famiglia che si trova in una

Anna Leso - Assessore Servizi Sociali, Famiglia, Pari Opportunità - Comune di Verona

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situazione di difficoltà. Attraverso l’affido il bambino incontra una famiglia che, accogliendolo presso di sé, si impegna ad assicurare una adeguata risposta ai suoi bisogni: affettivi, educativi, di mantenimento, di istruzione, con la garanzia del rispetto della sua storia e delle sue relazioni significative. I servizi sociali territoriali del Comune di Verona supportano la famiglia d’origine perché possa riaccogliere il figlio con sé, una volta superate le proprie difficoltà. L’affido quindi non è adozione ma è finalizzato al rientro del minore nella propria famiglia. L’affido può essere: - a tempo pieno, quando il minore vive stabilmente con la famiglia affidataria per un periodo che può essere di pochi mesi fino a qualche anno; - a tempo parziale, quando il minore necessita del supporto degli affidatari, per il fine settimana o per le vacanze. - diurno, quando il minore necessita del supporto degli affidatari, per qualche ora al giorno. Chi può accogliere un bambino in affido? Tutti possono offrire la propria disponibilità: coppie con o senza figli, sposate o conviventi, persone singole, senza limiti di età o di reddito. Diventare affidatari significa:


- accogliere un bambino nella propria casa e prendersi cura di lui per un tempo più o meno lungo; - accettare il bambino con la sua storia ed i suoi legami; - costruire con lui un rapporto significativo; - avere disponibilità di tempo e volontà di collaborare con la sua famiglia d’origine e con i servizi territoriali. Per realizzare l’affido, è attivo il Centro per l’Affido e la Solidarietà Familiare, composto da equìpes territoriali di psicologi e assistenti sociali impegnati ad individuare, preparare e sostenere le famiglie disponibili all’affido. Per promuovere la cultura dell’accoglienza, il Centro organizza periodiche iniziative di informazione e sensibilizzazione. Per informazioni è possibile rivolgersi dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13 presso le sedi dei Centri Sociali Territoriali: CST 1 e 2 (1° e 2° circoscrizione), via Macello, 2 – tel 045 8034639 CST 3 (3° circoscrizione), via Marin Faliero, 73 – tel. 045 8492101-2

CST 4 (4° e 5° circoscrizione) via Carlo Alberto, 44 – tel. 045 8238111-27 CST 5 (6°, 7° ,8° circoscrizione) via Del Capitel, 22 – tel 045 8830809-1 o presso la Sede Centrale – Vicolo S. Domenico, 13/B – tel. 0458078357 fax 045 8077362 centroaffido@comune.verona.it, www.comune. verona.it Per saperne di più sul tema dell’affido e sulle iniziative a livello nazionale, visita anche il sito del Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l’infanzia e l’adolescenza www. minori.it a cura del Centro per l’Affido e la Solidarietà Familiare

Servizi sociali: Giunta approva una nuova linea di indirizzo sulla tutela minori in stato di disagio La Giunta comunale, su proposta dell’assessore ai Servizi sociali Anna Leso, ha recentemente approvato una nuova linea di indirizzo relativa al servizio di protezione e tutela dei minori in stato di disagio, che si pone l’obiettivo di privilegiare tra le forme di sostegno al minore l’affido familiare in tutte le sue forme. “L’evoluzione della realtà sociale cittadina –spiega l’assessore Leso- ha comportato negli ultimi anni forti criticità in materia di protezione e tutela dei minori, a causa di molteplici e diversi fattori: la crisi della famiglia con l’aumento delle separazioni tra coniugi, la crisi economica che ha prodotto effetti molto pesanti nelle fasce sociali più deboli, l’aumento delle dipendenze con l’espandersi di atteggiamenti patologici e spesso anche di violenze all’interno del contesto familiare, la diffusione di fenomeni di microcriminalità nel mondo adolescenziale. Di conseguenza è cresciuto anche il numero dei minori presi in carico dai Servizi sociali comunali, anche a seguito di provvedimenti dell’autorità giudiziaria: basti pensare che dai 448 minori del 2009 siamo passati ai 514 del 2011 e che solo nei primi sei mesi del 2012 i nostri Servizi sociali hanno preso in carico 436 minori. Perciò, vista la complessità della situazione, l’Amministrazione comunale ha deciso di procedere ad una riorganizzazione del servizio, che preveda una forte azione di sviluppo dell’affido temporaneo in famiglia, riconosciuta come l’istituzione più idonea ad accogliere e sostenere i minori in stato di disagio, limitandone nel contempo l’inserimento nelle strutture di accoglienza”. gennaio, febbraio 2013 : 61


UN AIUTO “DI CORSA” PER LA PEDIATRIA VERONESE Lo scorso 15 gennaio è stato consegnato presso la Sala Arazzi del Comune di Verona l’assegno di euro 6.000,00 quale importo raccolto in occasione della Christmas Run dello scorso 16 dicembre. Una manifestazione ludico sportiva che si affianca alle più agonistiche Giulietta & Romeo Half Marathon in programma il prossimo 17 febbraio a alla Veronamarathon del 6 ottobre. Come preannunciato i fondi raccolti sono stati dedicati al Reparto di Terapia Intensiva Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e consegnati al primario del reparto professor Paolo Biban. Presente alla cerimonia a rappresentare il Comune di Verona l’Assessore allo Sport Marco Giorlo che ha voluto così ufficializzare l’evento: “Questa è Verona, questo è lo sport che vogliamo e che si avvicina sempre più e anche in maniera concreta alla solidarietà. Voglio ringraziare gli amici della Veronamarathon che da sempre sono presenti con simili iniziative. In questa maniera si ha la possibilità di fare una sana giornata di sport ma anche e soprattutto aiutare tanti bambini meno fortunati. Desidero altresì ringraziare il prof. Paolo Biban per gli sforzi che sta compiendo nel suo reparto ospedaliero. Verona era e sarà sempre più vicino a questo ospedale”. Un emozionato Matteo Bortolaso, vicepresidente dell’Associazione sportiva Gaac 2007 organizzatrice della manifestazione, ha voluto tracciare un mini bilancio per illustrare a come si è arrivati all’importo devoluto: “I ringraziamenti al Comune e al Professor Biban sono doverosi ed importanti. La Christmas Run nasce come un divertimento. 2000 persone scherzosamente vestite da Babbo Natale che si ritrovano una domenica mattina per correre e camminare insieme. Tutto questo divertimento è diventato quest’anno molto importante e ne siamo orgogliosi. I 6000,00 euro sono il frutto di quanto raccolto con i partecipanti ma è giusto ricordare anche di tre importanti nostri sponsor che hanno contribuito in maniera concreta. Parlo di Paluani, del gruppo Fimauto ed Euro Company Group”. Terzo a prendere la parola il Prof. Paolo Biban: “Sono sorpreso della risposta della città di Verona, ringrazio dunque i veronesi ed anche gli sponsor che hanno voluto sostenerci. Questo fondo sarà utilizzato per macchinari nuovi ma non solo. In ospedale c’è bisogno di tanto, anche della formazione del personale perché i medici devono essere aggiornati e devono saper e poter lavorare con le tecnologie più moderne e all’avanguardia possibile nel campo della medicina. Il nostro reparto assiste ogni anno circa 500 bambini e si avvale di un’equipe di medici e infermieri specializzati nelle cure intensive dei bimbi. Un bimbo che necessita della terapia intensiva ha bisogno infatti di professionisti con competenze specifiche, così come di arredi e attrezzature su misura e di spazi dedicati ai familiari. E per quanto riguarda la terapia intensiva pediatrica il nostro centro rappresenta da 15 anni un punto di riferimento”. Per Euro Company Group presenti Anna Marcolini e Rosanna Ferriotti, mentre per Paluani il vicepresidente Michele Cordioli: “Da sempre lottiamo perché ci sia uno stile di vita corretto, che ci sia qualità nell’alimentazione per poter stare meglio. Lo sport è parte fondamentale perché tutto questo si avveri, ma ancor più fondamentale è quando giornate di sport ci consentono di essere ancora più vicini a bambini che sono in un ospedale”.

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STIPSI

L’intestino è pigro? Ecco come svegliarlo correttamente Una corretta alimentazione è il primo passo. Ma può non bastare. Attenzione ai rimedi “fai da te”

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a stipsi è una condizione molto comune che può avere conseguenze anche gravi per la salute, ma che di solito rappresenta soprattutto uno scomodo compagno per tutta la vita per molte persone. In particolare si lamentano di avere stipsi molte donne e moltissimi anziani. La diagnosi si basa su quanto riferito dai pazienti che raccontano di aver problemi a espellere feci troppo dure, che sentono di non aver svuotato completamente l’intestino a volte provando dolore, che scaricano meno di 2-3 volte la settimana o solo quando assumono dei lassativi. Vi sono tuttavia persone che pur scaricando solo 1-2 volte alla settimana non hanno nessuna preoccupazione e nessuna conseguenza clinica, mentre altre

Dott. Vincenzo Di Francesco

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vivono con ossessione la funzione del loro alvo anche se scaricano quasi tutti i giorni. In questo secondo caso è frequente l’abuso di lassativi. La stipsi raramente è causata da un singolo problema perché ad una predisposizione familiare spesso si sovrappongono errori nella dieta (troppo povera di fibra e acqua), scarsa motilità intestinale, cattive abitudini di vita, farmaci che frenano la normale funzione intestinale. Con l’invecchiamento poi tutte queste condizioni tendono a peggiorare e sommarsi ad altre situazioni come l’allattamento, la malnutrizione, gli squilibri degli elettroliti e la demenza. Negli anziani per questo si può arrivare a pericolose situazioni di blocco completo dell’alvo che possono portare ad un ricovero ospedaliero. Si deve in particolare fare molta attenzione all’utilizzo di alcuni farmaci che causano stipsi anche grave come alcuni antidolorifici (in particolare gli oppiacei), alcuni antipertensivi come i calcio-antagonisti, farmaci antidepressivi e per il Parkinson. La comparsa improvvisa di stipsi in una persona fino a quel momento con alvo normale deve invece far sospettare una patologia nuova e potenzialmente grave e suggerisce una rivalutazione medica sollecita. Fra le complicazioni più frequenti della stipsi vi sono le occlusioni intestinali, la formazione di diverticoli nel colon di


varici emorroidarie, ragadi anali. Non è chiaro se la stipsi faciliti la comparsa di neoplasie dell’intestino che sembrano risentire maggiormente del tipo di dieta e di fattori genetici. La consistenza delle feci è fra i fattori determinanti della buona funzione dell’alvo poiché è ben noto che feci più voluminose e soffici sono più facili da espellere anche in presenza di rallentata spinta intestinale. Volume e consistenza fecale dipendono dalla quantità di acqua trattenuta nel colon, dalla quantità di residui alimentari, di batteri e di gas da loro prodotto. Un adeguato apporto di fibra (che non è digeribile ma viene fermentata dai batteri), che assorbe e trattiene l’acqua, è il miglior modo di aumentare il volume fecale e ridurne la consistenza. Non tutti sono in grado di mangiare vegetali a sufficienza da introdurre i 25 grammi di fibra necessaria a questo scopo quotidianamente. Per questo è consigliabile per chi soffre di stipsi di integrare l’alimentazione con prodotti contenenti fibra. I prodotti contenenti olii o sostanze osmotiche come il lattulosio o i polietilenglicol: possono avere lo stesso effetto della fibra. Le preparazioni ricche di fermenti lattici facilitano la riproduzione di batteri che fermentano le fibre nell’intestino, aumentando il volume delle feci e del gas e

con questo favorendo l’evacuazione. Una regolare attività fisica migliora a tutte le età la motilità intestinale favorendo un numero di scariche più frequente. Quando le modifiche delle dieta, gli integratori e le passeggiate non sono più sufficienti si rende necessario indurre le scariche con dei lassativi naturali o sintetici che stimolano la contrazione dell’intestino. Fra i prodotti di origine vegetale i più usati sono senna, cascara, aloe, rabarbaro, sagrada, frangula; fra i prodotti farmaceutici la fenolftaleina, il bisacodil, il picosulfato. Sono prodotti relativamente sicuri che però agiscono per irritazione dell’intestino e possono creare problemi in casi di abuso o di uso molto prolungato. Per questo si consiglia sempre di tentare prima di regolarizzare le scariche con la dieta e i lassativi che modificano la massa fecale prima di passare ai farmaci stimolanti. E’ comunque possibile utilizzare tutti questi prodotti mediante preparazioni rettali (clismi, microclismi, supposte) con minor rischio di complicazioni. All’orizzonte sono in vista farmaci nuovi, meno irritanti per l’intestino di quelli tradizionali, che agiranno aumentando fisiologicamente la motilità intestinale (procinetici) o aumentando la secrezione di acqua nell’intestino (secretagoghi). Molto raramente è chiamato in causa il chirurgo ma in qualche situazione particolare di vera e propria paralisi del colon e in caso di complicanze ostruttive la resezione di una parte di colon può essere necessaria e risolutiva. Dott. Vincenzo Di Francesco DIRETTORE UOC 3A GERIATRIA, AOUI DI VERONA


DENTI

Masticazione, il primo passo verso una corretta digestione Una buona e sana dentatura è fondamentale per masticare bene e, di conseguenza, digerire in modo appropriato. Ma cosa succede in caso contrario? Ecco qualche utile indicazione

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erchĂŠ abbiamo 32 denti? PerchĂŠ mastichiamo portando la mandibola contro la mascella, triturando e sminuzzando in questo modo il cibo che ingeriamo? Tutto il nostro sistema masticatorio, inserito nel complesso del no-

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stro cranio, ha subito nel corso dell’evoluzione un continuo miglioramento funzionale. Se pensiamo ai primi Ominidi (e ai Primati che sono nostri parenti stretti) notiamo come le arcate dentarie si sono via via accorciate: dapprima mol-


to pronunciate e all’infuori, ora sono posizionate sotto la scatola cranica. Considerato che lo sforzo della masticazione è fatto da un gran numero di muscoli (masseteri, buccinatori e temporali solo per citarne alcuni) che partono dalle ossa del cranio, è facilmente intuibile quanto l’accorciamento del braccio di leva abbia aumentato la potenza del gesto. La stessa formula dentaria, ovvero il numero dei denti presenti nel cavo orale, è notevolmente variata nel tempo, legata anch’essa alla dieta del momento. Da semplice trappola per incarcerare insetti ad elaborato apparato per triturare cibo vegetale coriaceo (denti quindi con cuspidi molto pronunciate) fino ai giorni nostri e quindi ai cibi più digeribili e sminuzzabili (denti molto più piccoli e meno aguzzi e progressiva “perdita” del terzo molare, o dente del giudizio). Un soggetto adulto presenta 32 denti, 16 per arcata, così suddivisi: 4 incisivi, 2 canini, 4 premolari, 6 molari. La funzione dei denti è fondamentalmente di due tipi: i denti frontali (incisivi e canini) hanno la funzione di tagliare e strappare il cibo (infatti presentano un margine tagliente) che poi passa ai denti posteriori, con cuspidi, che permettono la triturazione e lo sminuzzamento del cibo per poter essere inghiottito. Dopo aver parlato dell’evoluzione del nostro sistema masticatorio, è bene cercare di capire quali sono gli elementi che lo regolano. La masticazione, è noto e assodato, è la prima fase della digestione (“prima digestio fit in ore” recitava già uno dei precetti della Scuola Salernitana). In bocca, il cibo, triturato riscaldato e reso morbido, è più facilmente attaccabile dagli enzimi salivari, che agiscono soprattutto sui carboidrati. Con la deglutizione, il bolo (cioè la poltiglia di cibo frammisto a saliva che si forma appunto durante la masticazione) passa nell’esofago e da qui allo stomaco. Masticare bene dunque i cibi che vanno masticati! A questo processo partecipano le arcate dentarie, l’articolazione temporomandi-

bolare e il sistema neuromuscolare che gestisce i numerosi muscoli facciali preposti all’apertura e alla chiusura delle arcate dentarie. Sarebbe ideale che tutti avessero un’occlusione ottimale, cioè un contatto/combaciamento fra cuspidi e fossette dentarie: a parte gli incisivi centrali e i terzi molari superiori, ogni dente dovrebbe entrare in contatto con due antagonisti. Nella corretta posizione, detta di massima intercuspidazione, la forza sprigionata dall’attività coordinata di ossa denti e muscoli è pari 60 kg/ cm². Quando nascono i problemi? Quando manca questa occlusione ottimale, per la perdita di elementi dentali e conseguente “rimaneggiamento” e riassestamento muscolare, che porta in genere ad abitudini viziate, ad azioni muscolari non più omogenee ma ripartite in modo da tentare di ricreare un equilibrio, il che avviene con eccessivo sforzo di certi gruppi a scapito di altri. Ecco allora presentarsi dolori articolari a livello dell’orecchio, oppure cefalee, o dolori al rachide cervicale, risolvibili solo con un intervento da parte del dentista e dal ripristino di una masticazione bilanciata. Dott. Luca Tinti SOCIO FONDATORE PROGETTO DENTALE APOLLONIA

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CURE TERMALI

Acqua salso-bromo-iodica: un vero toccasana per la salute Il dottor Gino Faggionato, Direttore della Medical SPA di Aquardens, illustra le proprietà terapeutiche delle acque del parco termale di Pescantina Dottor Faggionato, può spiegare ai lettori di Verona InForma le caratteristiche delle acque di Aquardens? L’acqua minerale naturale del Parco Termale Aquardens ha caratteristiche “terapeutiche”

riconosciute dal Ministero della Salute, Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria con decreto del 27 giugno 2005. Sgorga alla temperatura di circa 47 gradi centigradi ed è classificabile come “medio-mine-

Dottor Gino Faggionato, Direttore della Medical SPA Aquardens

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rale”, poiché il suo residuo fisso è di circa 850 mg/litro. E’ particolarmente ricca in sodio e cloro e quindi viene definita come salsobromoiodica. Può essere utilizzata per “balneoterapia” per trattare le malattie artro-reumatiche, dermatologiche e vascolari. L’acqua in questione è la principale ricchezza del Parco Termale che è stato concepito per consentire sia un utilizzo terapeutico sia un utilizzo finalizzato al wellness con numerose offerte di trattamento in vasche, piscine, docce, ecc. a temperatura confortevole e in un ambiente sicuro, con soluzioni architettoniche all’avanguardia. Nell’impiego delle acque salsobromoiodiche di Aquardens vengono sfruttate le proprietà antiinfiammatorie che si ottengono con la modulazione del sistema immunitario, con l’azione antisettica e antiedemigena (riduzione dei gonfiori e perdita di peso). Viene indotta anche la stimolazione del sistema immunitario con produzione di immunoglobuline che aumentano le difese dell’organismo. E’ influenzata anche l’azione endocrina con incremento dell’attività tiroidea e stimolazione dell’apparato genitale femminile con effetto regolatore e attivatore. In studi su acque salsobromoiodiche sono stati osservati stimolo alla maturazione dei follicoli ovarici, aumento della contrattilità tubarica e regolarizzazione del ciclo mestruale. Come si svolge, in dettaglio, la balneoterapia? Si tratta di un metodo curativo che sfrutta le caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua e la sua temperatura. Dopo una accurata e completa visita medica, il trattamento si effettua con l’immersione parziale o completa del corpo in acqua termale calda come è possibile fare nella nostra struttura. Deve essere eseguita al mattino o comunque sempre a digestione ultimata.

La durata del trattamento varia dai 15 ai 20 minuti a seconda delle indicazioni del medico che ha prescritto la cura e classicamente comprende un totale di 10 – 15 bagni da farsi una volta al giorno per due-tre settimane. E’ solitamente indicato un giorno di riposo dopo 4-5 trattamenti. Una volta completato il bagno, il paziente deve riposare, disteso e ben coperto, in ambiente di relax per almeno 20 minuti onde favorire la “reazione”, cioè gli adattamenti neuro-vascolari indotti dall’immersione in acqua termale. Le indicazioni che possono essere fornite agli ospiti per un corretto utilizzo riguardano i tempi di permanenza in acqua che sono indicativamente di 15-20 minuti per gli adulti e 10 minuti per i bambini quando la temperatura è di 34-36 gradi centigradi. Per acque con temperatura superiore, ma sotto i 40 °C, i tempi citati vanno dimezzati. Per quali patologie è indicata? La balneoterapia è indicata nelle malattie artro-reumatiche come l’artrosi, la lombalgia cronica, le periartriti e tendiniti. Inoltre possono essere trattati con successo gli esiti di traumatismi degli arti come fratture, lussazioni, distorsioni e distrazioni muscolari. Con la balneoterapia viene favorita la guarigione in fase postoperatoria e si limitano gli esiti invalidanti a seguito di incidenti stradali, sul lavoro, sullo sport, ecc. Un’altra indicazione terapeutica riguarda le malattie vascolari come le varici venose e le flebiti. Oltre al classico ciclo di bagni, può essere indicato il percorso Kneipp (cammino in corridoi di acqua calda e fredda alternativamente) con ginnastica vascolare, utile anche durante la gestazione su indicazione medica e con alcune limitazioni. Un ulteriore capitolo riguarda la patologia dermatologica come psoriasi, acne, eczemi e dergennaio, febbraio 2013 : 69


matiti di varia origine. In tal caso l’acqua calda e ricca di sali ha un effetto antiinfiammatorio e cicatrizzante che determina un miglioramento del quadro e consente di ridurre o talvolta evitare l’uso di farmaci convenzionali (per esempio cortisone e antibiotici). L’azione terapeutica può essere incrementata con il bagno in acqua termale addizionata di sali che ne arricchiscono la concentrazione con incremento dell’azione osmotica e drenante. La temperatura stessa dell’acqua determina vasodilatazione e aumento della irrorazione locale con modificazioni neuro-ormonali favorevoli. Inoltre la varietà e la quantità dei sali 70 : gennaio, febbraio 2013

minerali presenti favoriscono i processi di guarigione nei vari distretti interessati. In tutti i casi viene sfruttato l’effetto idrostatico dell’acqua con riduzione marcata della gravità. Una terapia che deve essere effettuata previa consultazione di un medico… Naturalmente esistono anche delle controindicazioni, che devono essere valutate caso per caso dal medico in relazione per esempio all’età, al sesso, allo stress termico indotto dalla temperatura del bagno, agli effetti sul sistema cardiocircolatorio e respiratorio, all’efficienza o meno dei meccanismi biologici di termoregolazione.


Controindicazioni assolute sono la tubercolosi polmonare attiva, alcuni tumori maligni, le cardiopatie non compensate, la grave insufficienza renale, le infiammazioni in fase acuta e/o febbrili, la tendenza a importanti emorragie dell’apparato genitale femminile, recenti malattie infettive e diffusive, le gravi malattie mentali. Vi sono poi alcune controindicazioni relative che riguardano l’inizio del ciclo mestruale, la gravidanza e l’allattamento. Sono altresì comprese in questo elenco l’ulcera gastroduodenale in fase attiva, l’ipertiroidismo importante, l’angina coronarica e l’aterosclerosi generalizzata avanzata. L’acqua termale ha anche impieghi non propriamente terapeutici… Certo. Le possibilità di utilizzo dell’acqua nel Parco Termale di Aquardens sono numerose e comprendono anche altre attività correlate al benessere e al beauty. Per tali pratiche non è prevista alcuna visita medica. Sarà utile però attenersi a quanto prescritto dal regolamento interno che è stato adottato per tutelare la tranquillità e la sicurezza degli ospiti.

Per fare un esempio, si devono rispettare i consigli forniti per un corretto utilizzo delle saune e per i bagni in vasche e piscine. Ricordo che gli ospiti che frequentano Aquardens per wellness o per il relax hanno la fortuna di utilizzare le stesse identiche acque impiegate per la terapia termale prescritta dai medici per la varie patologie. Inoltre sono stati studiati “percorsi” per esigenze particolari in modo da fornire agli ospiti indicazioni, personalizzabili, di utilizzo della struttura. Il percorso sportivo è mirato a favorire chi vuole rinvigorire la muscolatura, fluidificare i movimenti articolari, attivare la circolazione sanguigna e linfatica, incrementare l’efficienza fisica e la resistenza alla fatica. Il percorso rilassante è adatto a chi vuole riposare l’organismo, attenuare l’ansia e l’insonnia, contrastare in modo naturale lo stress derivante dall’attuale stile di vita. Il percorso riequilibrante è utile per ritrovare l’efficienza dell’organismo mentre il percorso per la gravidanza è indicato per sfruttare l’effetto idrostatico di sostegno ai vasi coniugato con l’azione benefica dell’acqua salsobromoiodica. Alberto Cristani

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INIZIATIVA

Salute del cittadino? Mettiamoci la faccia! Un progetto di comunicazione integrata. Vede affiancate Ulss 20, Lidl Italia e Media PA

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ell’ambito delle Pubbliche Amministrazioni di Eccellenza, tra cui va annoverata l’Azienda Ulss 20, è diventato necessario (se non obbligatorio in forza anche di una legge regionale) rilevare la soddisfazione dei servizi erogati, la cosiddetta customer satisfaction, percorsi che prevedono la centralità ed il coinvolgimento del cittadino utente anche nei processi di valutazione delle prestazioni in termini di qualità percepita. Me-

dia PA, con plauso del competente Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, ha ideato e progettato una soluzione che risponde alle esigenze aziendali di rilevazione della qualità percepita perseguendo obiettivi quali la massima diffusione nelle strutture con elevato flusso di pazienti, semplicità di utilizzo per i cittadini e accesso ai risultati della valutazione in tempi brevi. Il servizio “Web-Moticons” utilizza terminali di rilevazione, totem


e display (una decina, in sedi distrettuali ed ospedaliere) posizionati in luoghi facilmente accessibili al pubblico, ed è basato sull’utilizzo di “emoticon”, ossia di “faccine” che esprimono in modo immediato una reazione positiva, perplessa o negativa rispetto al contatto avuto ed al servizio ricevuto. Oltre a conseguire l’obiettivo della misurazione della soddisfazione dell’utenza con uno strumento di facile condivisione, il sistema offre contestualmente un nuovo media con la caratteristica di integrare informazioni all’utenza relative ai servizi erogati a campagne di promozione della salute. LIDL ITALIA, nella persona dell’Amministratore Delegato Acquisti Ignazio Paternò, ha accolto con slancio l’opportunità di partecipare a questo progetto: “Siamo lieti di dare il nostro contributo a questa importante iniziativa che ci dà la possibilità di collaborare con l’Azienda ULSS 20. La nostra azienda è da sempre attenta al legame con il territorio, in particolare con Verona, dove si trova la nostra direzione generale”. L’offerta di prendere parte a questa iniziativa è arrivata tramite Media PA che ha proposto all’ULSS 20 la stipula di un accordo che prevede il posizionamento di 10 terminali di rilevazione della soddisfazione in luoghi facilmente accessibili al pubblico, operazioni di raccolta dati, classificazione e rendicontazione necessarie. Con questo nuovo progetto di co-

municazione, che grazie all’intervento di Lidl Italia sarà a costo zero per l’Azienda ULSS 20, quest’ultima potrà effettuare il monitoraggio dei servizi erogati e l’analisi dei dati che ne scaturiranno, effettuando una valutazione di qualità in funzione di un miglioramento continuo. I cittadini utenti, che seguiranno il processo di CUSTOMER SATISFACTION attivato nei punti che saranno via via individuati, avranno la possibilità di dare un parere sul servizio loro erogato e potranno avere informazioni tempestive. Cl. Ca.

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MEDICINA SPORTIVA

L’isochinetica nella valutazione dello sportivo L’esercizio isocinetico, ben si presta ad una descrizione basata sugli strumenti forniti dalla fisica ed in particolare dalla biomeccanica

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a grandezza base registrata con il test isocinetico è il momento di forza, cioè la forza moltiplicata per la distanza dall’asse di rotazione al punto di applicazione della forza stessa. Il momento di forza viene registrato per ogni angolo dell’arco di movimento e graficamente visualizzato come una curva in funzione del tempo. Nella elaborazione grafica dei sistemi isocinetici, la curva del momento di forza è accompagnata da un secondo tracciato che rappresenta l’angolo articolare corrispondente in funzione del tempo; in questo modo è sempre possibile correlare il tracciato relativo al momento di forza con quello relativo all’angolo descritto dal movimento. I piú importanti parametri che vengono comunemente riportati dagli elaboratori dei diversi sistemi isocinetici sono: PICCO DI MOMENTO DI FORZA Indica il piú alto valore di momento di forza registrato durante il test. Puó essere considerato come la massima forza che un gruppo muscolare è capace di produrre alla specifica

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velocitá angolare indagata; viene sempre riportato anche l’angolo articolare al quale il picco è stato ottenuto. Nell’analisi del tracciato è rappresentato dal punto piú alto raggiunto dalle curve. È una grandezza vettoriale e si misura in Newton-mt. o ft-lbs. LAVORO Esprime il prodotto del momento di forza per


la distanza angolare. La quantitá di lavoro eseguito fornisce informazioni affidabili riguardo la capacitá da parte del muscolo di produrre forza attraverso l’intero arco di movimento. Nel tracciato il lavoro corrisponde all’area sottesa alla curva del momento di forza. I valori del lavoro possono essere relativi ad ogni singola contrazione o alla somma di tutte le contrazioni effettuate. In questo ultimo caso, particolarmente se sono state effettuate un notevole numero di contrazioni, il lavoro totale puó essere considerato un valido indice della resistenza del muscolo. Il lavoro è una grandezza scalare espressa come prodotto della forza per lo spostamento e viene misurata in Joule (Newton-m). POTENZA Espressione del lavoro nell’unitá di tempo. È presentata come potenza media, ottenuta dividendo il lavoro totale per il tempo impiegato nell’esecuzione del test. L’Unitá di misura è il Watt. Risulta un valore di confronto importante in quanto evidenzia la forza per la velocitá. L’esercizio di rinforzo isocinetico puó essere inserito nel protocollo riabilitativo dello sportivo, le indicazioni dell’isocinetica corrispondono a quelle del rinforzo muscolare e quindi a tutti i casi di ipotrofia muscolare conseguente a traumi e malattie degenerative del sistema osteoarticolare. La durata complessiva di un allenamento di rinforzo isocinetico va generalmente da un minimo di quattro ad un massimo di dodici settimane e dipende dalla rapiditá con cui si raggiungono i risultati prefissati. La frequenza delle sedute di allenamento è di 3 la settimana a seconda degli obiettivi e del livello di forma del soggetto. Per fissare la fine del trattamento riabilitati-

vo, di solito ci si propone come obiettivo il raggiungimento (nel caso dell’arto inferiore) di valori di forza, potenza e resistenza simili o poco inferiori a quelli dell’arto controlaterale sano (Sherman, 1982). La seduta di rinforzo isocinetico comprende una fase di riscaldamento della durata di circa 10 minuti dove vengono anche effettuati degli esercizi di stretching. Ai fini preventivi è valido sottoporre gli atleti a test isocinetico prima dell’inizio dell’attivitá agonistica considerando: - confronto destro/sinistro; - rapporto agonisti/antagonisti; - variazioni di tale rapporto con le differenti velocitá del test. Si potrá in tal modo evidenziare un eventuale deficit muscolare. Giorgio Pasetto DOTTORE IN SCIENZE MOTORIE DOTTORE IN OSTEOPATIA OSTEOPATA NAZIONALE ITALIANA PROFESSIONISTI DI GOLF RESPONSABILE SANITARIO MARMI LANZA VERONA info: www.centrobernstein.it - gpasetto@centrobernstein.it

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RENI

La vecchiaia può attendere se trattate bene i vostri reni I reni molte volte “pagano il prezzo” di essere organi depuratori. In questo articolo importanti consigli per tenerli sempre al massimo Madre Natura ci ha dotato di due reni… …ciascuno dei quali contiene circa un milione di unità funzionali chiamate “nefroni”. Ma qualcuno può essere nato con un solo rene ( circa un caso ogni mille nascite): avrà quindi una dotazione di un solo milione di nefroni anziché due. Oppure può essere nato prima del termine della gravidanza, quando i suoi reni non si erano ancora completamene sviluppati: avrà quindi due reni più piccoli di quelli considerati normali. Chi ha un solo rene oppure due reni più piccoli, con ridotto numero di nefroni: - ha una minore capacità di eliminare il sale e quindi è a maggior rischio di sviluppare ipertensione arteriosa; - ha una ridotta capacità di eliminare le sostanze tossiche, e quindi ha maggiori probabilità di danneggiare i suoi organi interni; - ha una minore capacità di produrre ormo76 : gennaio, febbraio 2013

ni utili per l’organismo, e quindi si riduce il ruolo fondamentale dei reni come “regolatori endogeni”. Allora, chi ha reni più piccoli dovrebbe avere un’aspettativa di vita inferiore rispetto a chi è dotato di reni normali? Certamente sarà meno difeso nei confronti di malattie primitive o secondarie dei reni o di organi diversi dal rene. Tuttavia, vari fattori - genetici, alimentari, ambientali, occupazionali, sociali - possono modificare questa prospettiva. Ma l’esperienza insegna che per vivere a lungo è necessario conservare una buona funzione renale. Perché i reni sono così importanti? - depurano il sangue da varie sostanze tossiche, che vengono eliminate con le urine; - regolano alcuni equilibri vitali per l’organismo: le concentrazioni degli elettroliti (so-


dio, cloro, potassio) e degli acidi nel sangue; - producono sostanze (ormoni) indispensabili per regolare la pressione arteriosa, la produzione di globuli rossi da parte del midollo osseo e la normale funzione del sistema osseo. - tutte queste funzioni, in ultima analisi, consentono una vita normale e prolungata negli anni. L’insufficienza renale cronica (IRC): perché è più frequente negli anziani? I reni pagano il prezzo di essere organi depuratori: vengono “attraversati” ogni giorno da prodotti di rifiuto organici e inorganici, e anche da sostanze tossiche per le loro funzioni. E’ evidente che questo prezzo viene pagato nelle fasi più avanzate dell’esistenza, quando l’esposizione è stata più prolungata: l’IRC è tipicamente una malattia degli anziani. La vita media della popolazione di quasi tutti i Paesi “civilizzati” è molto aumentata ed è quindi aumentata anche la prevalenza dell’ IRC. Inoltre, sono in aumento gli anziani con malattie croniche (ipertensione arteriosa, aterosclerosi, diabete, malattie cardiache), le quali colpiscono contemporaneamente sia il cuore che i reni (“Sindrome cardio-renale”). Per questi motivi, gli anziani consumano mediamente molti più farmaci – spesso diversi fra loro - rispetto ai pazienti più giovani. Infine, nell’anziano, il metabolismo dei farmaci (assorbimento, distribuzione, eliminazione) è alterato: spesso i farmaci vengono trattenuti più a lungo nell’organismo e quindi possono aumentare i loro effetti negativi. Più di 5 milioni di persone in Italia – prevalentemente anziani – hanno insufficienza renale cronica (Figura 1). L’insufficienza renale cronica: perché così preoccupante? Il danno renale - a differenza da quello epati-

co o cardiaco – è spesso privo di sintomi preoccupanti. Succede così che la diagnosi venga stabilita tardivamente anche in popolazioni a rischio, con aumentata potenziale incidenza di IRC. E’ purtroppo frequente che i pazienti con IRC giungano all’osservazione dei nefrologi quando la loro insufficienza renale è già in fase avanzata. Perché l’Insufficienza renale cronica può provocare un invecchiamento più precoce? La riduzione, anche modesta, della funzione renale è seguita da una serie di conseguenze (anemia, ipertensione arteriosa, accumulo di sostanze tossiche,calo della concentrazione di vitamina D, aumento dell’attività dell’ormone paratiroideo), che si riflettono in alterazioni della funzione di altri organi: il cuore, con la comparsa di ipertrofia del ventricolo sinistro e di aritmie; i polmoni, con difficoltà di respiro e infezioni; il cervello, con ridotta capacità di concentrazione; le arterie periferiche, che possono subire ostruzioni anche gravi; le ossa, colpite da processi di rarefazione e da dolorose fratture.

L’ insufficienza renale cronica in rapporto all’età CIRILLO M – Giorn Ital Nefrol 2008;6:690-693 4.574 adulti (18 – 95 anni) - 2.083 M e 2.491 F La percentuali di soggetti con riduzione della funzione renale (eGFR ) supera il 5% già nella fascia di età fra 56 e 64 anni.

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E’ evidente come tutte queste complicanze possano facilitare i processi di invecchiamento “fisiologico”. Come proteggere i propri reni per vivere a lungo? - Seguire un’alimentazione adeguata e un idoneo stile di vita. - Mantenere normali valori di pressione arteriosa : assumere i farmaci prescritti dal medico. - Evitare le terapie “fai-da-te” (soprattutto in tema di farmaci antiinfiammatori!). - Controllare periodicamente la “salute” dei reni. A proposito dell’alimentazione non ci possono essere dubbi: la dieta “mediterranea” è la vera “amica dei reni”, soprattutto se include anche una modesta quantità giornaliera di vino, di cui sono ormai noti gli effetti “terapeutici”: - Il consumo di vino - preferibilmente rosso perchè più ricco di polifenoli, come il resveratrolo, ma anche bianco secco (1 – 2 bicchieri al giorno) - aumenta la disponibilità di ossido nitrico e riduce l’ ossidazione degli acidi grassi del sangue; combatte i radicali liberi dell ‘ossigeno (prodotti di “scarto” del metabolismo delle cellule, che hanno un ruolo fondamentale nel processo di aterosclerosi e nell’ invecchiamento dell’organismo); ha proprietà antiipertensive, antiinfiammatorie, antiallergiche, antivirali e antitumorali. E’ stata recentemente proposta una Top-list dei cosiddetti “cibi anti-età”: Pesce azzurro (sardine), Barbabietola rossa - Cavoli, broccoli - Zucca (polpa e semi) - Pomodori - Spinaci - Cannella, Curcuma, Zenzero, Semi di lino, Peperoncino - Fragole, Lamponi, More, Mirtilli rossi, Arance, Pesche, Uva nera, Prugne - Melograno (succo) - Thè verde - Vino rosso, tutti questi alimenti contengono potenti anti-ossidanti: fisetina - capsaicina - campferolo - resveratrolo e sono in definitiva nefroprotettivi, perché: 78 : gennaio, febbraio 2013

a) sono ricchi di fibre, che non devono essere metabolizzate; b) forniscono elementi (vitamine, minerali, oligoelementi) che riducono la sintesi di radicali liberi; c) forniscono acidi grassi omega-3, che prevengono l’aterosclerosi; e) migliorano la circolazione sanguigna dei reni e le loro funzioni e quindi li “fanno vivere più a lungo”. Una regolare e moderata attività fisica (oltre ad essere piacevole): - aumenta il Colesterolo HDL (“buono”) e riduce quello LDL (“cattivo”); - riduce la pressione arteriosa e la glicemia; - aumenta la capacità polmonare e l’ ossigenazione dell’organismo; - aumenta la forza dei muscoli, delle ossa e delle articolazioni; - aumenta il numero dei globuli rossi e bianchi; - aumenta le difese immunologiche contro le infezioni; - migliora la funzione renale; - migliora l’ umore; - in definitiva, fa vivere meglio e più a lungo… Cosa sono i telomeri dei cromosomi? I telomeri sono sequenze di DNA che hanno un ruolo cruciale nella funzione dei cromosomi. La loro lunghezza – un indice di “giovinezza” dei cromosomi e dell’organismo - viene ridotta da varie malattie spesso legate all’età: cardiopatie, diabete, osteoporosi, insufficienza renale cronica. L’ accorciamento dei telomeri dei leucociti coincide con l’“invecchiamento” dei reni: - riduzione della funzione renale e delle capacità di concentrazione e acidificazione - ridotta capacità di eliminare il potassio - glomerulosclerosi, fibrosi interstiziale e può


essere in parte prevenuto da modificazioni dello stile di vita (dieta, attività fisica). Ma il fumo fa male anche ai reni? Quali sono i suoi effetti dannosi a livello renale? Aumenta la pressione arteriosa intrarenale e il contatto dei prodotti tossici della combustione con le cellule dei reni. Aumenta la sintesi di radicali liberi dell’ ossigeno. Il danno renale diventa cronico e non reversibile dopo 20 anni di esposizione al fumo. E’ sufficiente superare le 10 sigarette al giorno per mettere “in crisi” i vostri reni (oltre ai polmoni, al cuore, al cervello, alle arterie…). Il danno renale è 3 volte più frequente nei maschi. “Fate il tagliando” ai vostri reni (Consigli rivolti agli “over 50”) - Controllate la pressione arteriosa ogni mese; ogni settimana se siete in terapia con farmaci antipertensivi. - Azotemia, Creatininemia, Uricemia, Elettroliti, Colesterolo, Esame urine ogni 12 - 18 mesi. - Ecografia renale e vescicale ogni 18 - 24 mesi. - Visita nefrologica, se consigliata dal medico curante. - Le malattie urologiche (ipertrofia prostatica, prolasso vescicale e altre) richiedono esami specifici, ma possono alterare anche la funzione renale: chiedete al vostro medico di consultare periodicamente anche l’ urologo. - Conservate sempre ogni documentazione sanitaria!

CASA

DI

Prof. Giuseppe Maschio C ONSULENTE NEFROLOGO CURA POLISPECIALISTICA PEDERZOLI P ESCHIERA DEL GARDA (VERONA)

NOTIZIE BREVI

Finalmente delle chiacchiere … utili! Sono quelle del mercoledì mattina in compagnia di Radio RCS, FM 101.5 di Verona, 98.6 della bassa e 91.5 del lago. Da aprile 2012 ogni mercoledì mattina dalle ore 9.10 alle 10.30 va in onda in diretta la trasmissione “4 chiacchiere nel Veronese”, condotta da Patrizia Zanetti. Si tratta di uno spazio di approfondimento sull’attualità amministrativa, sociale, culturale ed economica del territorio veronese. In quasi un anno di programmazione sono intervenuti ai microfoni di “4 chiacchiere nel Veronese” il sindaco Flavio Tosi, il Vescovo, Mons. Giuseppe Zenti, il presidente della Provincia Giovanni Miozzi, la presidente dell’IAA, AnnaMaria Leone, e tanti altri rappresentanti di realtà locali di ogni tipo. Radio RCS è una realtà mediatica veronese a vocazione prevalentemente sportiva, infatti attraverso l’impegno fattivo la redazione ha ricevuto il “Premio Stampa 2008” conferito dalla F.I.G.C. del Veneto per il servizio reso al calcio e il riconoscimento come miglior radio di Verona e provincia per gli anni 1998/99. Radio RCS ha stretto numerosi accordi con realtà importanti divenendo la radio Ufficiale di Blu Volley Marmilanza, Fipav Verona, le testate giornalistiche Sportpiù magazine, Verona InForma, lassociazioni Onlus come Admor, Aido, Ail e del comitato Carnevalesco Bacanal del Gnoco. “Era un format che mancava alla nostra radio - afferma l’editore di RCS, Filippo Cagalli - e che ci permette di tastare con mano ogni settimana quel che davvero accade nella nostra città. Abbiamo parlato con psicologi che curano le ludopatie, con imprenditori, studenti maturati, rappresentanti di categorie artigianali, genitori con figli affetti da gravi malattie rare… insomma, abbiamo visto e ascoltato un po’ di tutto. E questo è un modo per diffondere cultura e per crescere e far crescere.” “Siamo aperti anche alle proposte che ci arrivano dalla gente - prosegue la speaker Patrizia Zanetti - e sempre più spesso sono i rappresentanti di un evento, una categoria, o semplicemente gli autori di un libro, che ci chiedono di venire in trasmissione a parlare in diretta… E noi siamo accogliamo volentieri chi ha dei contenuti seri da trasmettere”. Le puntate di “4 chiacchiere nel Veronese” sono tutte scaricabili dal sito web www.radiorcs.it, sezione podcast, pagina “4 chiacchiere nel Veronese”; in questo modo anche gli ascoltatori occupati nella fascia mattutina possono ascoltare le interviste dopo la diretta. Spazio alle chiacchiere, allora, e se veronesi, ancora meglio!

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BCC

Valpolicella Benaco BANCA

Radici diverse... valori comuni Sant’Anna d’Alfaedo

Caprino Veronese Costermano Garda

Marano di Valpolicella

Albarè

Bardolino

Valgatara Sant’Ambrogio di Valpolicella

Negrar

S. Pietro in Cariano Arbizzano Pescantina

Colà Sandrà Verona


CONVEGNO

118, pronto soccorso in sicurezza Alla Gran Guardia affrontati i vari aspetti del servizio, dal “rischio clinico” al ruolo della Centrale operativa. Folta presenza di autorità e responsabili sanitari

S

i è svolto a Verona, il 5 dicembre scorso, al Palazzo della Gran Guardia, il Convegno Internazionale su ”Rischio clinico e sicurezza del paziente nel percorso dal territorio al Pronto Soccorso: il ruolo della Cen-

trale operativa del 118”. Dopo il saluto di Luca Coletto, Assessore alla Sanità, Flavio Tosi, Sindaco di Verona, Maria Giuseppina Bonavina, Direttore Generale dell’Azienda ULSS 20, Sandro Caffi, Direttore Generale dell’Azienda

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Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e di Alessandro Mazzucco, Rettore dell’Università degli Studi, dalle ore 9 alle 18, nelle due sessioni mattutina e pomeridiana, si sono alternati i relatori provenienti da varie regioni ed anche dall’estero. Si è parlato, appunto, di rischio clinico, sicurezza del paziente dal territorio al Pronto Soccorso, emergenza territoriale nel contesto internazionale e italiano, errore umano, ruolo della Centrale Operativa 118 e gestione del rischio clinico in realtà regionali ed internazionali. In un servizio di emergenza, molti fattori contribuiscono a rendere complesso e difficoltoso il lavoro degli operatori. Ci si trova davanti ad un paziente il più delle volte non a conoscenza delle fondamentali notizie cliniche: talvolta si è costretti ad operare su terreno disagiato; ci sono poi problematiche legate alla complessità dei rapporti tra i vari attori di uno scenario che vede coinvolti medici, infermieri, volontari, forze dell’ordine ed una miriade di enti, con conseguente notevole aumento del rischio. Per tutto ciò, la sicurezza dei pazienti è un obiettivo prioritario per garantire alti standard di cura in termini di qualità ed uso appropriato delle risorse. Lo sviluppo di interventi efficaci è strettamen-

te correlato alla comprensione delle criticità dell’organizzazione e dei limiti individuali. In questo ambito, il servizio di emergenza-urgenza è il primo anello e punto di incontro tra i bisogni del cittadino ed il Sistema sanitario, e richiede un’estrema flessibilità gestionale per la tipologia e per la variabilità delle situazioni cliniche ed ambientali, ai fini di approntare cure rapide ed efficaci. Il 118 rappresenta quindi un servizio sul quale sperimentare interventi innovativi, sia dal punto di vista tecnologico sia per formare ed aggiornare figure professionali organizzate in team, sempre più specializzate ed in grado di trattare l’emergenza con un approccio globale e multisettoriale, con l’obiettivo principale della sicurezza del paziente e dell’ottimizzazione delle risorse. In un confronto serrato, raccogliendo e condividendo varie esperienze anche a livello internazionale, il convegno veronese si è proposto dunque di contestualizzare una cultura del rischio clinico che consenta l’attuazione di misure organizzative e di comportamenti efficaci. Tra i relatori di una giornata molto intensa, segnalata la presenza dei maggiori rappresentanti internazionali di questa tematica, tra cui il responsabile della sicurezza e del rischio clinico dell’ex presidente francese Sarkozy. C. C.


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