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n.94 2 agosto 2012

veritĂ egiustizia

La newsletter di liberainformazione

E!STATE LIBERI!


>>editoriale

Un impegno per tutti di Santo Della Volpe

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eimila sono un numero, ma soprattutto un impegno, un messaggio per utti, a partire dalle istituzioni. Perche’ se 6000 giovani hanno deciso di passare le loro canze nei campi organizzati da Libera, tra le cooperative sui terreni confiscati alle mafie, negli inconti dilavoro e di impegno di questa estate del 2012, le istituzioni, le prefetture, il governo in ultima analisi, devono riflettere e rispondere alla domanda di legalita’ che questi giovani pongono alla collettivita’. Perche’ troppi sono stati in questi ultimi mesi, i ‘fuochi’ appiccati ai campi di grano, agli uliveti, ai frutteti delle terre sottratte alle mafie e legalmente affidate alle cooperative di Libera Terra. Incendi mirati, arrivati guarda caso, alla maturazione del grano o nel momento in cui i campi e frutteti erano stati puliti per tornare alla produzione: troppi incendi e troppo vicini per non pensare ad una strategia, anche solo imtativa: ma si sa’, le mafie sanno bene collegarsi tra di loro con azioni mirate ad attaccare la legalita’. Non hanno neanche bisogno 2 verità e giustizia - 2 agosto 2012

di parlarsi tra di loro i mafiosi: vedono cosa e’ successo nei campi della puglia e decidono di colpire in Calabria e via dicendo. a risposta della magistratura e delle forse dell’ordine c’e’ stata,le indagini non si sono fatte aspettare: ma quello che forse e’ mancato e’ stato un segnale forte di legalita’ da parte del PArlamento e delle forze politiche,ad esempio con l’approvazione della nuova legge sulla corruzione ferma alla Camera. Sarebbe stato un forte messaggio ai mafiosi che tentano di contrapporre alle legalita’ le loro ‘leggi’ di violenza ed intimidazione. Vedremo ora se dalle indagini per quei roghi emergeranno responsabilita’ con nomi e cognomi; aspettiamo che anche in questo caso la solidarieta’ sia piu’ forte dell’omerta’ in quelle zone dove comunque, appena spente le fiamme, molti cittadini hanno fatto comunque sentire la loro vicinanza alle cooperaive colpite. Forse ci sara’ meno pasta quest’anno negli scaffali (ma non e’ detto....), ma di certo la risposta migliore l’hanno data i 6000 giovani che hanno deciso in questi mesi di luglio ed agosto di passare le

loro vacanze a ‘presdio’ di quelle terre e di quei campi restituiti alla collettivita’ dopo anni di possesso mafioso. A loro e’ dedicata questo supplemento di informazione che rimarrà on line per tutta l’estate sino al rientro a settembre. A loro la dedica e da loro parte il messaggio verso lle istituzioni: che ci sia lo stesso impegno tra Parlamento e forze politiche per rafforzare la legalita’ e combattere corruzione, mafiosita’ e quei reati di racket, usura ,violenza che colpiscono ogni giorno centinaia di persone nel nostro paese. Aspettiamo, vediamo, osserviamo e scriveremo di tutto questo. E’ l’impegno estivo di Libera Informazione, che continuerà ad aggiornare il portale con i contributi che arriveranno dai nostri volontari da tutta Italia. E lo sarà anche quando si ritornera’ alla vita lavorativa di tutti i giorni. Buona E!state ... Libera.


E!state Liberi>>

Non ci fermeremo

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li utlimi in ordine di tempo sono gli incendi che in contemporadnea hanno colpito due uliveti confiscati alle mafie e affidati temporaneamente a Libera. Prima in Sicilia le fiamme un uliveto a Castelvetrano, e altro uliveto in località Staglio a Partanna. Ancora fiamme, ancora incendi colpiscono terreni confiscati alle mafie .”Dieci giorni fa incendio uliveto- denuncia Libera - a Castelvetrano, poi duemila piante di arance a Belpasso nel catanese, ieri due quintali di grano andati in fumo ieri a Mesagne per non citare le varie intimidazioni subite a Borgo Sabatino e nella piana di Gioia Tauro in Calabria. Non possiamo più pensare a delle coincidenza, sono colpiti beni confiscati restituiti alla collettività, sono un attacco al lavoro quotidiano di chi si impegna quotidianamente contro il potere criminale. Nessuno pensi che con le fiamme di vandalizzare e fermare questo impegno. Contro queste fiamme il “noi” del nostro paese è chiamata in gioco e deve sentire forte questo impegno nella lotta alla

criminalità”. on possono lasciarci - ha dichiarato Don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera - indifferenti i recenti episodi di vandalismo a danno dei beni confiscati alle mafie, dalla Puglia alla Sicilia, dal Lazio alla Calabria. Quei beni non sono solo uno schiaffo alle organizzazioni criminali, uno strumento per indebolirle in ciò che le rende forti: l’accumulazione illecita di capitali. Sono opportunità di lavoro, di economia sana e trasparente e prima ancora di cambiamento culturale. Proprio in questi giorni 6000 giovani si apprestano a passare parte delle vacanze in quei luoghi, vere palestre di cittadinanza, dove imparano che la democrazia e la giustizia sociale sono concetti vuoti se non si fondano sulla cooperazione e l’impegno di ciascuno di noi. Libera sente un debito di gratitudine verso chiunque - ha concluso Don Luigi Ciotti- dalle forze dell’ordine alle istituzioni e amministrazioni locali contribuisce per garantire la sicurezza di quelle realtà, ma alla luce del susseguirsi degli incendi e vandalismi è chiaro che qualcosa nel meccanismo di tutela deve

essere rivisto. Così come, a monte, va potenziato lo strumento della confisca, e in particolare devono essere sbloccati quei numerosi beni ancora soggetti a ipoteca bancaria, impossibilitati quindi a svolgere la loro preziosa funzione sociale, educativa, culturale, economica». L’escalation di incendi sui beni confiscati alle mafie, conti alla mano, ha rafforzato le motivazioni, la grinta, la consapevolezza dei volontari che questa estate hanno scelto di esserci, ancora di più ancora più numerosi. Quei territori un tempo simbolo dell’arroganza mafiosa, oggi sono il segnale della rinascita per gli enti locali, per i cittadini e per i tanti giovani che su quelle cooperative nate da bando pubblico hanno ritrovato il diritto ad un lavoro vero, sicuro e legale. Non ci fermeremo, aveva detto Luigi Ciotti poco dopo gli incendi che a catena si erano verificati in territori distanti fra loro. E non si sono fermati i volontari che dal Nord al Sud hanno alzato la voce e rafforzarto la forza del loro impegno. Per un’Italia libera dalle mafie e dall’illegalità.

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>>E!state Liberi

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Campania. Una regione “bellissima e disgraziata”. Un posto di mafiosi come ritenuto dai più. Tutti coloro che semplicisticamente “fanno di tutta l’erba un fascio” non distinguendo e non ragionando sui fatti che accadono. Fatti di grande entusiasmo e impegno come i campi estivi di volontariato e di formazione sui beni confiscati alle mafie promossi da Libera. Di beni sottratti alla camorra in Campania ce ne sono. Circa milleottocento su tutto il territorio campano. Di questi soltanto una parte sono utilizzati e rappresentano il riscatto di un territorio grazie ad una prospettiva da cui ripartire. Campi in provincia di Caserta a Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa, Sessa Aurunca e Castelvolturno. Campi anche ad Avellino in una villa sottratta al clan Graziano a Quindici. Accade però anche a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, dove una palazzina confiscata al clan camorristico D’Alessandro, attualmente il clan egemone sul territorio stabiese, è diventato, da luogo di degrado e sfruttamento, a luogo di accoglienza e restituzione della dignità umana. È l’Asharam Santa Caterina. La casa alloggio per migranti che cerca di eliminare uno dei business della camorra stabiese, offrendo un servizio che altrimenti sarebbe offerto dal clan. Stiamo parlando della questione alloggi. Stiamo parlando di box di minime dimensioni nei quali la camorra “stipa” dieci forse venti persone, chiedendo il pagamento dell’affitto. Una camorra senza scrupoli, come sempre, che crea quelle condizioni di degrado uniche entro le quali sguazzare e godere, a danno dei diritti fondamentali delle altre persone. Le logiche, allora, devono essere totalmente convertite ed è quello che accade quotidianamente entro le mura dell’Asharam, in uno dei tre quartieri più degradati della realtà stabiese, il quartiere di Santa Caterina. Oggi il quartier generale del clan è a Scanzano una frazione del comune di Castellammare, di circa tremila abitanti e che sembra essere la roccaforte dei d’Alessandro. Ma Santa Caterina rappresenta un buon punto di partenza. Accade inoltre che i quartieri periferici e degradati si incontrino nel lavoro e nello scambio delle buone pratiche. Quartieri anche diversi ma i cui clan e organizzazioni criminali sono in comunicazione tra loro. Quest’anno infatti Barra, quartiere della periferia orientale di Napoli, ha incontrato quello di Santa Caterina.

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Il potere dei segni contro la violenza dei boss di Aldo Cimmino

Nelle terre di "Gomorra" la risposta della società civile e dei giovani campani è già partita da anni. Le di Aldo Cimmino cooperative che producono beni sui terreni confiscati ai camorristi hanno messo in moto percorsi di riscatto sociale, economico e culturale. E non sono più sole. E!State Liberi a Castellammare di Stabia è stato infatti l’occasione per declinare il riutilizzo sociale del bene confiscato a luogo d’incontro e di condivisione. Quella palazzina dei D’Alessandro, che oggi vogliono comandare sul territorio, e che hanno conquistato la supremazia, dopo la faida che li vide schierati contro gli Imparato all’inizio degli anni ’90, è stata la sede dell’incontro e delle relazioni umane attraverso l’esperienza della pedagogia circense che contraddistingue il lavoro di Giovanni Savino e dei ragazzi della coop “Il Tappeto di Iqbal”. Quella stessa palazzina, che tra il ‘90 e il ‘93 era diventato simbolo del predominio camorristico e che aveva visto i suoi proprietari festeggiare la morte del boss rivale con balli e mortaretti, è stata anche la sede di artisti che si sono espressi con danze e mangia-fuoco coinvolgendo la realtà circostante. Un vortice di emozioni fondate sulla valorizzazione dell’essere umano. Questo l’orizzonte verso il quale si muove “Il Tappeto di Iqbal” e che evidenzia direttamente come l’esse-

re umano sia antimafia per costituzione. Per natura. Anche coloro che per giudizio rapido e superficiale sono bollati, dall’opinione pubblica, come “irrecuperabili”. E allora Il Tappeto di Iqbal non poteva non approdare all’Asharam Santa Caterina dove ogni giorno si cerca di offrire le condizioni ideali per il recupero della dignità di coloro che provengono, in condizioni disperate, da altri paesi. Gli immigrati – dice sempre il presidente dell’Asharam Santa Caterina – quando arrivano a Piazza Municipio, o trovano noi o trovano la camorra”. Oggi varcano quel portone d’ingresso dell’Asharam, immigrati, educatori, volontari e concittadini che devono far diventare il bene confiscato un bene relazionale. Abbiamo scelto di raccontarvi questa storia fra le tante perchè salda antimafia sociale e diritti delle persone, e fa del bene un “bene comune”, che da oggi avrà le mura bianche e ripristinate anche grazie ai tanti giovani volontari di E!State Liberi!


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Gli ambasciatori di Corleone

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a bellezza dei giovani nelle terre corleonesi

di Giuseppe Crapisi

di Giuseppe Crapisi

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Nella terra dei boss per eccellenza, nella Corleone famosa in tutti il mondo per la mafia, si respira un’aria di bellezza. La bellezza di centinaia di giovani da tutta Italia che vengono per lavorare le terre confiscate a Liggio, Riina e ad altri con cognomi pesanti. Queste terre sono gestite dalla Cooperativa Lavoro e non solo, che è stata la prima cooperativa ad avere assegnato dei beni confiscati a Corleone. Il progetto dei campi corleonesi ha un nome particolare e significativo “Liberarci dalle spine”, nasce nel 2005, grazie all’ARCI, alla CGIL alla Legacoop e a Libera. Quest’anno sarà la partecipazione di 400 giovani, divisi in 12 campi che si daranno il cambio da giugno a ottobre. Questi ragazzi decidono, come dei veri folli, di passare parte delle loro vacanze estive lavorando e cercando di capire cosa è la mafia e il movimento antimafia. Li andiamo a trovare nella sede della cooperativa mentre c’è un incontro con il giornalista Enrico Bella-

via, l’iniziativa si chiama “nella tana del Lupo” ed è proprio vero. Infatti, è l’ex immobile dei nipoti di Riina, oggi Ostello per i giovani volontari e intitolato a Caponnetto. Questa è la Corleone del cambiamento ma che pensandoci bene è solo la parte di un filo che lega l’oggi alla sua tradizione contro la mafia, da Verro a Rizzotto per arrivare ai nostri giorni. C’è un velato romanticismo nel vederli mentre sono seduti nella sala e ascoltano cercando di capire quel fenomeno per loro lontano, ma anche vicino, vista la presenza delle mafie al Nord, dopo aver lavorato nei campi sotto il sole che picchia a 40°. Tra i tanti giovani incontriamo Francesco Lombardo, di Prato, per lui è la seconda volta qui a Corleone, e afferma “Per me che sono già venuto, è una situazione sentimentale, mi ritrovo nella stessa realtà ma con uno stimolo diverso, la cooperativa e l’ARCI mi hanno insegnato come aiutare le persone concretamente e mi hanno fatto vedere le persone felici del tuo aiuto”. Chiediamo cosa

pensa tutte le volte che sente parlare di Corleone: “Mi vengono in mente i campi, Casa Caponnetto e i ragazzi che hanno condiviso con me questa esperienza, mi viene in mente una Corleone completamente diversa di quella che si vede nei telegiornali, un mondo straordinario dove più dai e più ti da”. Insomma è bello vedere come il loro aiuto ai soci della cooperativa diventa un’esperienza positiva che porteranno per tutta la vita. Tutti i giovani che fanno i volontari a Corleone diventano cittadini onorari di questa città, in fondo come più volte si è detto, loro sono gli ambasciatori della vera Corleone. Loro porteranno con se i volti e le voci di questo cambiamenteo ancora in corso. E la forza della loro testimonianza è la migliore risposta contro gli stereotipi che non permettono di capire questa “rivoluzione silenziosa”. Chiediamo a Francesco, di dire qualcosa ai giovani che non hanno mai fatto questa, ci risponde cosi: “Provaci anche tu, mettiti in gioco e tocca con mano che ti può far felice dentro e facendo felice gli altri”. verità e giustizia - 2 agosto 2012

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Una esperienza da raccontare Un campo di lavoro su un bene confiscato alla mafia può essere una vacanza -lavoro, un momento di formazione, un'occasione per cambiare il nostro punto di vista. In 34 da tutta Italia a Borgo Sabotino, in provincia di Latina, al "Villaggio della legalità Serafino Famà" hanno scelto di occuparsi di antimafia e mediattivismo. A seguire alcuni dei diari realizzati dai partecipanti.

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i sono momenti nella vita in cui ti affezioni; non solo alle persone, ma anche alle cose, alle situazioni. Il campo di lavoro e mediattivismo di Borgo Sabotino è stato uno di questi. Al centro del bene confiscato c’è sempre il bianco capannone, che ora presenta agli angoli i quattro disegni ideati dai ragazzi per coprire i vecchi e pacchiani loghi del California Village; lì vicino le due casette di legno riescono a trasmettere speranza con i loro colori e le scritte piene di significato; all’interno i murales sulle pareti distolgono l’attenzione dall’orrendo soffitto dipinto di rosso in contrasto con le piastrelle gialle e nere del bancone del bar. Tutto questo è il frutto di un lavoro intenso, coinvolgente sia fisicamente che dal punto di vista emotivo: è il nostro lavoro. Voltarsi indietro per guardarlo con un’ultima occhiata furtiva è stato come veder spuntare i germogli di una pianta seminata solo sette giorni prima. La soddisfazione privata va forse oltre al risultato effettivo del lavoro, ma è una soddisfazione vera, che riempie lo spirito della consapevolezza di aver fatto la scelta giusta. Non importa se un

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po’ di colore è colato per l’acquazzone della notte, se il parcheggio è ancora una superficie indistinta di sassetti o se mancano le finestre del lato destro della struttura. A quello penserà chi verrà dopo. Non importa nemmeno se chi non apprezza queste iniziative, quelli contro cui Libera e molti altri lottano ogni giorno, rovinerà le nostre creazioni ed il bene stesso piuttosto di darci soddisfazione. Non importa perché ciò che conta è quello che ci portiamo dentro. Questa esperienza ci ha riempito di nuove sensazioni e voglia di impegnarsi per migliorare noi stessi, l’Italia, il mondo. Ci ha lasciato con dei volti nuovi, impressi nella memoria e nel cuore: persone reali, conosciute da poco ma vicine 24 ore su 24, con caratteri e motivazioni diverse ma con gli stessi intenti. Lasciarle è triste e l’immagine delle valigie accatastate l’una di fianco all’altra nell’atrio illustra bene la nostalgia che già stiamo provando. Il sorriso però torna se si pensa a quale straordinaria rete di legami si sia creata; una rete che non si squarcerà così facilmente solo perché qualcuno tenterà di romperla. E se anche una delle magliehe la compongono si allenterà ci penseranno le altre a soppotare la sua parte di peso, perché unite

possono tutto. Noi uniti possiamo tutto. Se è vero che per sconfiggere la mafia serve un miracolo, questo è il miracolo che ci serve - Irene

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Borgo Sabotino oggi piove. Si sentono le gocce ticchettare sulle tende in questo ultimo giorno e sembra quasi irreale che persino la pioggia abbia aspettato il momento giusto per scendere. Il primo ritaglio di tempo in solitudine da quando è iniziato il campo porta a riflettere su quanto sia stupendo ciò che è successo questa settimana. Molte persone di provenienza ed età diverse non solo hanno condiviso momenti e spazi, ma si è creata una piccola comunità, che continuerà a muoversi, ideare, progettare, in poche parole a vivere. Nel giro di pochi giorni siamo stati in grado di creare delle reti, di aprirci gli uni con gli altri e attraverso il lavoro all’interno dei vari gruppi in cui ci siamo divisi, generare bellezza. Credo davvero che non ci sia niente di più bello di una gioventù che unisce le proprie forze e apprende nuove competenze, per raggiungere un obiettivo comune e soprattutto giusto, come quello di restituire alla comunità uno spazio che le è stato sottratto. Ed ecco che dipingere una casetta, togliere le erbacce, sistemare gli interni della struttura ha assunto un alto valore simbolico. È la società civile che dà vita a legami, s’impegna e lavora per se stessa contro chi cerca distruggerla e dividerla in vista di un proprio tornaconto personale. Non importa se ciò che abbiamo realizzato concretamente un giorno non ci sarà più, perché portiamo dentro di noi ciò che abbiamo imparato. Per questo motivo continueremo a costruire incessan-


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temente. Libertà è partecipazione diceva Giorgio Gaber in una famosa canzone e noi non smetteremo di impegnarci per liberarci dalle mafie.. Maria

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erte esperienze nascono un po’ per caso. Valuti le alternative, consideri tutte le possibilità, avvisi amici e parenti che potresti partire e poi... decidi di partire davvero. Scegli di esserci, di crederci e di stare dalla parte giusta. Perché non è vero che nella vita non si può scegliere. Si può eccome. Decidere di partecipare al campo di volontariato e mediattvismo a Borgo Sabotino (LT) dal 16 al 24 luglio è stata un’esperienza fondamentale per comprendere - a vent’anni di distanza - le parole di Paolo Borsellino: “la lotta alla mafia non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni”. La parola chiave è movimento culturale. Non credo di sbagliare dicendo che Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie si pone il difficile, ma importantissimo compito di creare una coscienza critica. Riuscire a distinguere il bene dal male non è sempre così scontato, avere ben chiaro quali sono i buoni e quali i cattivi, scegliere - di conseguenza - di schierarsi dalla parte dei primi è una decisione che tutti possono prendere, ma non sempre decidono di farlo. Giovanni, Paolo, Peppino, Serafino non sono stati degli eroi. Persone straordinarie, senza dubbio, ma prima di tutto persone. Uomini che svolgevano il proprio dovere nel rispetto delle regole e dei loro ideali di giustizia e legalità. Incensarli come degli eroi è semplicemente una scusa. Ciascuno di noi possiede gli strumenti per portare avanti un’azione concreta di contrasto alle mafie: questo campo di volontariato ne è la prova. Consideriamola pure una piccola ribellione,

ma è una ribellione incontrollabile perché ti contagia e ti spinge a contagiare gli altri. Nel California Village di Borgo Sabotino ci siamo sporcati le mani, il nostro bisogno di bellezza e di creatività ha spezzato lo squallore di questo posto e l’ha trasformato nel Villaggio della legalità. Abbiamo pulito a fondo, tolto le erbacce, dipinto muri, abbiamo messo in moto la macchina delle idee e noi ne siamo i testimoni. Siamo testimoni di questo cambiamento, o meglio, siamo questo cambiamento. Ciascuno ha visto che cos’era questo posto e che cos’ è diventato. Ciascuno di noi lo porta dentro, nel proprio intimo, e porta con sé la consapevolezza che, anche tra cinquant’ anni, il bene rimarrà comunque cosa nostra. In questi giorni trascorsi - ahimè - troppo in fretta, ci sono stati momenti di riflessione, di risate, di formazione e di svago. In poco tempo si sono creati legami splendidi che accendono l’interruttore della speranza e ci fanno capire che una realtà diversa è possibile. Sono contenta di averli vissuti in prima persona e consiglio a tutti, grandi e piccoli, di partecipare il prossimo anno. Giulia

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’etica libera la bellezza” è una frase che da subito ho sentito mia. E per fortuna, nel corso del campo, non si è risolta come una citazione tra le tante ma è stata ripresa, sviluppata, condivisa e apprezzata in più occasioni, quasi a diventare lo slogan dei 40 giovani presenti. Etico è bello e viceversa la bellezza è etica, e non potrebbe essere altrimenti. La bellezza è armonia, sprigiona luce. Dall’altra parte c’è il disordine, il buio, lo smarrimento di sè. Ma al di là della pura retorica quello che ho visto in questi giorni è quello che spesso manca nel quotidiano, e

dà speranza. In molti per un fine comune; ma non il fine egoistico a cui siamo abituati fin dalla nascita bensì un traguardo non tangibile, un’Idea. Un’Idea che ti permette di affrontare e vincere le mille difficoltà che si incontrano inevitabilmente quando 40 persone diverse per provenienza geografica, età, etnia, religione, carattere, istruzione ed esperienze si incontrano per la prima volta e insieme devono condividere ogni ora e attività che scandiscono la giornata. Questa Idea sarebbe riduttivo e vago chiamarla “lotta alla mafia” semplicemente perchè è qualcosa di più. Che non si può spiegare. La trovi negli occhi entusiasti e orgogliosi di chi vede materializzarsi il suo progetto per migliorare il bene confiscato, nel sorriso per avere avuto la conferma che “degli sconosciuti” ci si può fidare, la trovi nell’umiltà di mani sporche di vernice o nelle scarpe imbiancate dalla polvere che vorrebbero gridare “guardatemi, lo sto facendo io!” senza più delegare o aspettare miracoli. Diventa lotta alla mafia nel momento in cui si capisce che un nuovo stile di vita è possibile. Che è possibile vivere e lottare per la giustizia a tutti i livelli. Chedobbiamo essere noi a farlo e che per farlo dobbiamo “essere”. Certo siamo agli inizi e questa esperienza è una goccia nell’oceano, ma ha creato un precedente, sufficiente per essere adottato come guida per tutte le nostre altre Idee. Luca .

I diari sono stati realizzati durante il campo estivo di lavoro sul bene confiscato a Borgo Sabotino e oggi “Villaggio della legalità Serafino Famà”. Su Libera Informazione e Libera è possibile consultare tutti i diari realizzati dai partecipanti.

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>>E!state Liberi

La mappa dei campi di lavoro sui beni confiscati Dal Nord al Sud, passando per il Centro e le Isole. Non c'è angolo del nostro Paese che che non abbia sul proprio territorio un segno della presenza mafiosa, della violenza dei boss, dell'arroganza del potere. Ma grazie alla legge, 109/96 che consente di confiscare i beni ai mafiosi e di restituirli alla collettività quei luoghi oggi sono il simbolo di una nuova stagione della lotta alla criminalità organizzata, all'illegalità e alla corruzione

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anti giovani scelgono di fare un’esperienza di volontariato e di formazione civile sui terreni confiscati alle mafie gestiti dalle cooperative sociali di Libera Terra. Segno questo, di una volontà diffusa di essere “protagonisti” e di voler tradurre questo impegno in una azione concreta di responsabilità e di condivisione. L’obiettivo principale dei campi di volontariato sui beni confiscati alle mafie è quello di diffondere una cultura fondata sulla legalità e giustizia sociale che possa efficacemente contrapporsi alla cultura della violenza, del privilegio e del ricatto. Si dimostra così, che è possibile ricostruire una realtà sociale ed economica fondata sulla pratica della cittadinanza attiva e della solidarietà. Caratteristica fondamentale di E!State Liberi è l’approfondimento e lo studio del fenomeno mafioso tramite il confronto con i familiari delle vittime di mafia, con le istituzioni e con gli operatori delle cooperative sociali. L’esperienza dei campi di lavoro ha tre momenti di attività diversificate: il lavoro agricolo o attività di risistemazione del bene, la forma8 verità e giustizia - 2 agosto 2012

zione e l’incontro con il territorio per uno scambio interculturale. E!state Liberi è la rappresentazione più efficace della memoria che diventa impegno, il segno tangibile del cambiamento necessario che si deve contrapporre alla “mafiosità materiale e culturale” dilagante nei nostri territori. Per maggiori informazioni sui Campi di volontariato: estateliberi@libera.it oppure chiamare allo Tel. 06/69770335 . I campi di lavoro sui beni confiscati rivolti a gruppi organizzati si svolgono in Calabria presso la cooperativa Valle del Marro - Libera Terra, al centro Don Milani di Gioiosa Ionica, a Isola Capo Rizzuto sulla cooperativa, Libera Terra Crotone, al campo Krimisi 2012. In Campania a Castellammare di Stabia presso l’Asharam Santa Caterina, a Castel Volturno alla Cooperativa Don Peppino Diana, a Sessa Aurunca sul bene confiscato “Alberto Varone”, alla coop. sociale Agropoli a San Cipriano d’Aversa, Quindici ad Aversa, Sebastiano da Po Campo Cascina Caccia, Brindisi presso la Cooperativa Terre di Puglia. Sicilia: San Giuseppe Jato provincia di Palermo, Libera Terra,

a Naro, provincia di Agrigento sulla cooperativa di Libera, in contrada Robadao. Fra Palermo e Trapani, a Marina di Cinisi un altro campo di volontariato gestito dall’associazione, infine a Belpasso in provincia di Catania, per le arance della legalità sulla coop. dedicata al commissario di polizia, Beppe Montana. Non solo sud. Campi di lavoro si svolti al centro, in provincia di Latina a Borgo Sabotino, e al Nord, in Veneto. Per chi volesse partecipare singolarmente sono ancora disponibili posti per i campi di lavoro a: Scurcola Marsicana, in Abruzzo, a Polistena nella Piana di Gioia Tauro presso la cooperativa Valle del Marro - Libera Terra. Al centro Don Milani di Gioiosa Ionica. In provincia di Avellino a Quindici ma anche a Lecco e in provincia di Catania, nella cooperativa che produce arance. Infine, posti liberi ancora in Toscana a Tavernuzze (Fi), in Veneto a Erbè (Vr) e a Naro nella neonata cooperativa di Agrigento, in Sicilia.


Fra gli strumenti che colpiscono la libertà di stampa, insieme con le intimidazioni ai cronisti, c’è l’uso strumentale della legge sulla diffamazione, con esose richieste di risarcimento danni in sede civile, senza alcun rischio per il querelante. Un’arma in grado di annientare iniziative editoriali, scoraggiare e intimidire singoli giornalisti, impedire di far luce su oscure vicende di illegalità e di potere.

Per usufruire di consulenza e di assistenza legale giornalisti e giornaliste possono: Inviare una e-mail all’indirizzo:

sportelloantiquerele. roma@libera.it

Per non lasciare soli i cronisti minacciati

che siano in grado di dimostrare la loro buona fede e la loro correttezza, Federazione Nazionale della Stampa, Associazione Stampa Romana, Ordine Nazionale e regionale dei giornalisti, Unione Cronisti Italiani, Libera, Fondazione Libera Informazione, Articolo 21, Osservatorio Ossigeno, Open Society Foundations hanno deciso di costituire uno sportello che si avvale della consulenza di studi legali da tempo impegnati in questa battaglia per la libertà di informazione.

Telefonare al numero :

06/67664896-97

inserendo in oggetto la specificazione “sportello antiquerele" verità e giustizia - 2 agosto 2012

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>>Internazionale Informazione e impegno sociale nel villaggio globale Dal movimento "#yosoi132" alla rete dei giornalisti messicani, "Los queremos vivos" le tante voci libere Comunicare oggi e’ sempre più comunicare nel villaggio globale in cui le economie e la politica dei singoli Paesi sono strettamente collegate fra loro mentre i diritti delle persone non sono stati “ globalizzati”. Non sono, in sostanza, garantiti per tutti alla stessa maniera. Un ruolo centrale per riportare all’ attenzione dell’ opinione pubblica le storie, i numeri e le dimensioni di fenomeni come le guerre, le mafie internazionali, la corruzione, la violenza e l’oppressione di interi popoli e’ quello rappresentato dalla comunicazione sociale e dall’informazione internazionale. Per anni il silenzio sulla pervasività delle mafie internazionali, ad esempio, spiega Tonio Dell’ Olio al campo di mediattivismo realizzato a Borgo Sabotino, ha fatto il gioco dei clan e favorito la loro penetrazione nel sistema globale. Raccontando della “non notiziabilita’” di questi ed altri argomenti, come quello del disarmo, Dell’ Olio spiega come l’ informazione abbia ormai rinunciato a giocare un ruolo attivo e educativo per far crescere la consapevolezza di ciascuno di noi. Il mondo dell’informazione in Italia si occupa molto poco - spesso solo nelle pagine interne - di quello accade nel mondo. E quando se ne occupa “gestisce la notizia” , aspettando il fatto d’ attualità per diffondere dati e realizzare approfondimenti solo in funzione strumentale alla copertura dell’ emergenza - notizia. Un vuoto informativo, quello che si consuma ogni giorno su Tg e quotidiani, che cancella storie drammatiche di intere nazioni, come la mattanza che colpisce il Messico. 10 verità e giustizia - 2 agosto 2012

che fanno mediattivismo nel mondo, sfidando i limiti di chi fa giornalismo e dei sistemi editoriali Nonostante l’ informazione ufficiale, in particolar modo in Italia, non si occupi di questi temi nascono e si diffondono alcuni esperimenti di mediattivismo locale che riescono a fare comunicazione globale e a raccontare con continuità. Tanti i movimenti che hanno in questo ultimo anno unito azione e racconto, come il movimento giovanile #yosoi132 o il gruppo di giornalisti di “Los queremos vivos” che si occupa di denunciare violenze e uccisioni di cronisti messicani. Dal 2010 ad oggi sono stati documentati 107 omicidi ma queste cifre non sono riuscite ad alzare livello d’ allerta dell’ opinione pubblica internazionale e della politica. Non vengono raccontati i conflitti, le organizzazioni criminali e la compressione dei diritti umani in tutto il mondo e a farne le spese sono sempre le vittime di questi fenomeni. Le regole del giornalismo e la situazione editoriale attuale non mettono i giornalisti, spesso, nelle condizioni di produrre o proporre servizi più approfonditi su questi argomenti. Tempo e qualità della notizia, infatti, spesso non vanno insieme. Non in tutto il mondo e’ così, nei loro interventi al campo di mediattivismo Annalisa Camilli editor di Internazionale e Raffaele Crocco, direttore dell’ Atlante delle guerre raccontano rispettivamente della vivacità editoriale di testate giornalistiche nel sudamerica e in altre aree del

mondo e della possibilità di creare isole informative che vanno controcorrente rispetto al criterio della notizia che e’ diventato dominante. Infine, Davide Ziveri del gruppo Acmos / Salvagente e’ portatore al campo di mediattivismo di un esperimento di scorta civica a difensori di diritti umani e al contempo di rilancio di notizie e informazioni che riguardano queste storie. L’unico modo per non subire una storia e’ dunque raccontarne molte altre globale.

L’incontro sul ruolo dell’informazione nel villaggio globale si è svolto a Borgo Sabotino (LT) durante il campo di mediattivismo promosso da Libera dal 16 al 24 luglio. Al dibattito sono intervenuti: Tonio Dell’Olio di Libera Internazionale, Raffele Crocco, direttore de “L’Atlante delle guerre”, Annalisa Camilli di Internazionale e Davide Ziveri di Acmos progetto Salvagente


>> Media ne parlano Il terzo raduno nazionale dei giovani di Libera

Trecento giovani da tutta Italia al raduno nazionale dei giovani di Libera: insieme per parlare di legalità e della diffidenza di cui è vittima chi propugna la cultura antimafia anche nel profondo… Nord. E’ iniziato a Borgo Sabotino, alla periferia di Latina, il meeting dei ragazzi di Don Ciotti. Molti di loro erano in fasce, all’epoca, eppure non essere stati testimoni diretti di un momento oscuro e tragico dell’Italia come quello delle stragi di mafia - da Capaci a via d’Amelio - del ‘92 non rende le loro azioni meno forti, significative, convinte. Al terzo raduno nazionale i giovani dell’associazione antimafia più ramificata e longeva del nostro paese hanno deciso di farsi sentire. Così “Il Corriere della Sera” introduce sul portale on line la terza edizione del raduno nazionale dei giovani di Libera che si è

tenuto a Borgo Sabotino dal 24 al 30 luglio su un bene confiscato alle mafie. “Chi cerca un baby Saviano tra questi ragazzi deve fare marcia indietro - scrive ancora il giornalista Michele Maragon: ognuno si cala nella propria realtà e porta avanti le battaglie in cui crede attraverso gli strumenti di cui dispone. Ma una cosa rende tutti uniti in questo crogiolo di provenienze: «Le leadership di don Luigi non si discute - dice ancora Davide Mattiello -, ma nel contempo non ne siamo i seguaci. In Libera c’è una forte dose di responsabilizzazione, autorganizzazione. Don Ciotti come giudice di ultima istanza, la sue credibilità: questo certo permette al movimento di vivere così a lungo».” “Davide - prosegue lo speciale - guarda il campo prendere forma, a breve il primo incontro formativo tra i partecipanti che, a osservarli, sono il primissimo

raccolto di un’esperienza che moltiplica la sua forza nelle scuole, nell’associazionismo in genere, e che porta ogni estate 6mila ragazzi (non necessariamente attivisti) a lavorare nei campi estivi allestiti sui beni confiscati. I presidi di Libera creano uno scambio costante tra il Nord e il Sud dell’Italia: «Ognuno di essi - spiega Marco Antonelli, 21enne studente di comunicazione venuto da La Spezia - è dedicato ad una vittima delle mafie. Nella mia città ricorda Dario Capolicchio, lo studente morto nell’attentato di via dei Gergofili a Firenze: con Libera si cerca di non recidere mai il legame con questi episodi terribili, e soprattutto con le famiglie delle vittime che troppo spesso vengono lasciate sole». “Marco ha conosciuto Libera a scuola, ed oggi è lui stesso a tenere corsi di legalità in quella Liguria

tutt’altro che estranea al fenomeno mafioso. «Lo testimonia lo scioglimento recente di due consigli comunali, Bordighera e Ventimiglia, emblema di un radicamento sempre più forte». Fenomeni che, paradossalmente, rendono difficile la vita per l’associazione. «Ci accusano di parlare male dei nostri territori perché parliamo di mafia- dice Marco - quasi come se Libera inventasse un fenomeno che invece è riportato nero su bianco nelle varia relazioni dell’Antimafia o nelle inchieste giudiziarie. Spesso ci scontriamo con la diffidenza delle istituzioni che preferiscono il silenzio alla cassa di risonanza»”. A Borgo Sabotino arrivano anche le telecamere della Rai per fotografare i volti e le voci di questo prezioso movimento antimafia.

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Libri <<

I 57 giorni che hanno sconvolto l’Italia di Lorenzo Frigerio Nemmeno due mesi separano la strage di Capaci da quella di via D’Amelio, per la precisione solo 57 giorni che il giornalista John Follain ricostruisce con pazienza, utilizzando le carte processuali, le testimonianze dei protagonisti e le acquisizioni successive che, ancora in queste settimane, ci mettono di fronte ad una drammatica ma tremenda verità: non sappiamo ancora cosa realmente accadde in quell’estate del 1992, teatro di un sanguinoso scontro tra mafia e Stato che prese poi i contorni di un inconfessabile patto, reso possibile da una trattativa che non sarebbe mai dovuta iniziare. Come è del resto certificato dalla ormai nota uscita di Totò Riina: «Cosa Nostra deve fare la guerra per ottenere la pace». Il punto di partenza di Follain è la veloce ma puntuale ricostruzione di alcune vite, quasi parallele in un primo momento ma destinate poi ad incontrarsi tragicamente quel 23 maggio nei pressi dello svincolo di Capaci: sono le vite di Giovanni Falcone e del suo boia, Giovanni Brusca, “lo Scannacristiani”. Anni, quelli del lento apprendistato di Falcone, in cui colleghi e altri servitori dello Stato cadono sotto i colpi della mafia. Anni in cui i boss di Cosa Nostra affilano le armi in vista della resa dei conti finale. L’attentato all’Addaura nel giugno del 1989, prova generale di quello che sarebbe avvenuto da lì a tre anni, con lo strascico di polemiche successive, al pari delle tante sconfitte subite da Falcone, preparano il campo ad una scelta dolorosa ma obbligata: il trasferimento a Roma, al Ministero di Grazia e Giustizia alla Direzione degli Affari Penali. Da quella nuova trincea, il magistrato palermitano lavora per continuare a combattere Cosa Nostra, elaborando strumenti normativi ed operativi, come la DNA e la DIA, utili a contrastare efficacemente il potere delle cosche. Da quella trincea vive il trionfo della sentenza della Cassazione che certifica la bontà del lavoro del pool dell’Ufficio Istruzione di Palermo, artefice del maxiprocesso ma anche l’avvio della stagione di sangue, con l’omicidio Lima. «D’ora in poi, può succedere di tutto» è il commento di Falcone, alla notizia dell’assassinio dell’europarlamentare della Democrazia Cristiana. Si arriva così, pagina dopo pagina, all’attentato di Capaci, nella ricostruzione offerta anche dalle testimonianze dei collaboratori di giustizia: i dubbi, le decisioni e poi 12 verità e giustizia - 2 agosto 2012

la preparazione della strage rivivono nel racconto di Brusca, esponente di primo piano della mafia corleonese, poi passato a collaborare con lo Stato. Dopo la cronaca di quanto avvenne il 23 maggio del 1992, il libro di Follain entra nel vivo del racconto, con la ricostruzione di quegli angosciosi 57 giorni in cui Borsellino corse disperatamente contro tutti e tutto, a partire dal tempo, sempre meno disponibile a concedere dilazioni al suo appuntamento con la morte, fissato dal momento in cui aveva perso il suo vero e proprio “scudo” contro ogni minaccia possibile. Muore anche lui in una domenica pomeriggio e dopo tanti anni ancora ci interroghiamo su quanto avvenne realmente in quell’anno, così cruciale per il presente e il futuro della nostra Repubblica. Borsellino è cosciente del fatto che, dopo Falcone, toccherà a lui, ma decide di continuare fino alla fine, alla ricerca della verità sulla morte dell’amico e collega. In quei giorni, misura in prima persona la forza della mafia, in termini di relazioni e collusioni con settori deviati dello Stato, tanto da rimanerne profondamente disgustato. Oggi mancano ancora le prove, dopo una stagione processuale fallimentare, fondata su un collaboratore di giustizia costruito in laboratorio. Siamo però ormai certi che la volontà della mafia di uccidere Borsellino fu affiancata anche dal volere di quanti temevano che lo stesso si opponesse alla trattativa in corso. E tra questi uomini delle istituzioni, traditori non solo del giuramento fatto sulla Costituzione, ma colpevoli al pari dei killer mafiosi. Tocca ora alla magistratura di Palermo e Caltanissetta porre rimedio agli errori e alle deviazioni del passato e scrivere una nuova pagina di verità. Ai libri e ai giornali il compito di ricostruire con cura quegli anni, mettendo insieme i frammenti e le conoscenze rintracciabili nel corso dei decenni trascorsi. In fondo è quello che Follain con il suo libro provvede a fare con successo, con una scrittura nitida ma ricca di particolari e la capacità di avvincere il lettore con una trama narrativa che, anche se si legge come un romanzo, purtroppo non è finzione, ma realtà.

John Follain I 57 GIORNI CHE HANNO SCONVOLTO L’ITALIA Newton Compton Editori, Roma 2012 pp. 320 € 9,90


rubriche <<

IPSE DIXIT Il frutto più velenoso

a cura di Lorenzo Frigerio

Corte d’Assise Firenze E’ ovvio che la trattativa presuppone un do ut des: Riina offriva la fine delle stragi per avere soddisfazione sui punti che maggiormente lo angustiavano. Anche in questo caso la convergenza (solo logica questa volta, ma non meno significativa) tra testi e collaboratore è completa. Tutto ciò induce allora a ritenere che Brusca dice il vero quando afferma che la richiesta di trattare, formulata da un organismo istituzionale a lui sconosciuto (oggi si sa che erano gli uomini del ROS), indusse Riina a pensare (e a comunicare ai suoi accoliti) che “quelli si erano fatti sotto”. Lo indusse, cioè, a ritenere che le stragi di Capaci e via D’Amelio, da poco avvenute, avevano completamente disarmato gli uomini dello Stato; li avevano convinti dell’invincibilità di “cosa nostra”; li avevano indotti a rinunciare all’idea del “muro contro muro” ed a fare sostanziali concessioni all’organizzazione criminale cui apparteneva. […]Questo convincimento rappresenta la conclusione più “ragionevole” dell’iniziativa del ROS, a cui si potrebbe pervenire anche in assenza di collaboratori che ne facciano menzione. Il fatto che sia stato riferito da Brusca illo tempore (cioè, prima che la vicenda divenisse pubblica) costituisce sicuramente un segno sia della bontà del ragionamento, sia della sincerità del collaboratore. Questo convincimento rappresenta anche il frutto più velenoso dell’iniziativa in commento, che, nonostante le più buone intenzioni con cui fu avviata, ebbe sicuramente un effetto deleterio per le Istituzioni, confermando il delirio di onnipotenza dei capi mafiosi e mettendo a nudo l’impotenza dello Stato. Prova ne sia che, appena i “corleonesi” intravidero difficoltà nella conclusione della trattativa (cioè, nella soddisfazione delle loro pretese) pensarono ad un’altra strage per “stuzzicare” la controparte: uccidere il dr. Grasso e coloro che gli stavano intorno. Corte d’assise di

Firenze 1998 - Sentenza di Primo grado – Stragi 1993

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dai territori << a cura di Norma Ferrara

Campania Roghi tossici: finalmente si muove la Regione Campania. Pronto il piano per contrastare i roghi che avvelenano l’agro-aversano. Campania pulita. È il nome del piano che la Regione Campania farà partire nei prossimi giorni per combattere i “roghi dei rifiuti”. E ci sono già anche i primi fondi, «almeno un milione di euro per sostenere, in maniera concreta, tutte le comunità locali che, attraverso i loro sindaci, ci chiederanno di appoggiare azioni per aumentare il controllo». Partiranno anche percorsi di formazione e informazione per i più giovani.

Sicilia Si dimette Raffaele Lombardo, presidente della Regione Siciliana. Lombardo, eletto nella primavera del 2008, è stato in carica 1.570 giorni. Lombardo, come il suo predecessore, è stato al centro di indagini coordinate dalla procura antimafia di Catania. In particolare, nell’inchiesta, “Iblis” che ha svelato i rapporti tra la mafia, alcune imprese catanesi e la politica. Nonostante le promesse fatte a Monti, niente spending review, al contrario nomina due assessori poco prima di lasciare.

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Calabria Un’indagine complessa che ha preso spunto dall’analisi di alcuni bilanci corredati da documenti fasulli ha disarticolato la pervasività delle ‘ndrine Tegano – De Stefano nel circuito della grande distribuzione alimentare nel reggino e l’influenza esercitata anche attraverso la ‘ndrina dei Crucitti sulla società mista Multiservizi per ottenere assunzioni e affidamento dei servizi.


Verità e giustizia newsletter a cura della Fondazione Libera Informazione Osservatorio nazionale sull’informazione

Direttore responsabile: Santo Della Volpe

Sede legale via IV Novembre, 98 - 00187 Roma tel. 06.67.66.48.97 www.liberainformazione.org

Redazione: Peppe Ruggiero, Antonio Turri, Gaetano Liardo, Norma Ferrara

Coordinatore: Lorenzo Frigerio

Hanno collaborato a questo numero: Aldo Cimmino, Giuseppe Crapisi, i ragazzi del campo di Mediattivismo di Borgo Sabotino.

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Verità e giustizia n.94