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Venerdi 9 gennaio 2009

veritàegiustizia Newsletter di approfondimento di Libera Informazione N°21

L’appello - Tavola della pace

Territori

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Alla ricerca della statuetta perduta. E la verità?

Pd, dalla questione morale al garantismo

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Editoriale di Roberto Morrione Riavviando la nostra presenza editoriale nel primo scorcio del 2009 vorremmo parlare solo delle tante scadenze che sono di fronte a Libera Informazione sul terreno della legalità e contro le mafie. Ci sono però due temi così inquietanti , anche se diversi, da pesare oggi come macigni su qualsiasi specifico impegno civile e sociale. Non vogliamo e non possiamo evitarli, perché bussano alla nostra coscienza, prima che alla ragione. Il primo è quanto sta accadendo a Gaza, dove il massacro della popolazione civile causato dall’offensiva israeliana e la disumana condizione a cui sono costretti oltre due milioni di palestinesi, come in un’immensa prigione, pongono un drammatico interrogativo ai governi, alle istituzioni internazionali, all’opinione del mondo. Far cessare la guerra, imporre almeno una tregua duratura per costruire le condizioni di un dialogo, al di là delle enormi responsabilità delle due parti in conflitto e dei soggetti internazionali che avrebbero dovuto intervenire ben prima o delle angoscianti prospettive che si aprono nel futuro del Medio Oriente e della sicurezza di tutti, è un imperativo imposto da elementari ragioni di umanità. Il monito e l’appello lanciato dalla Tavola della Pace, al quale aderiamo senza riserve e che pubblichiamo, richiama quei diritti all’esistenza e alla pace che sono alla base di tutti gli altri diritti. Non possiamo non osservare invece come l’informazione nel nostro Paese, a partire dai TG, con ben poche eccezioni, anteponga ancora le analisi politiche, le posizioni ideologiche, lo schierarsi acritico, alla onesta descrizione di quanto di orribile e inaccettabile sta accadendo. Il secondo tema, direttamente connesso all’impegno di Libera Informazione, è la questione morale. Le inchieste della magistratura, che hanno investito come una tempesta alcune amministrazioni del centro-sinistra ed esponenti del PD, vanno ben al di là dell’aspetto giudiziario, da verificare caso per caso, comunque relativo a un’esigua minoranza dinanzi a migliaia di amministratori onesti che affrontano correttamente la responsabilità assegnata loro dai concittadini. Si pone invece in evidenza qualcosa di più grave, che ha investito e corrotto la politica nel suo ormai evidente distacco dal Paese, dalla società civile, dai problemi dei cittadini, in una sorta di generale deriva del costume e dell’etica di fronte all’obiettivo di esercitare il potere a ogni costo, di procurarsi uno “status” personale di protagonismo, di allearsi in una politica di scambio con imprenditori potenti e spregiudicati, o a volte addirittura pregiudicati, come nel caso dei Romeo e dei Ligresti. Un male sottile che si è insinuato in chi, a sinistra, era pur erede di una tradizione di pulizia morale e anche di una reale diversità di scelte e di comportamenti orgogliosamente rivendicata. Problemi enormi, dei quali non si può non vedere il peso sui percorsi di legalità che vanno conquistati non solo nelle regioni meridionali occupate dalla sub-cultura dell’omertà, dell’indifferenza, nella contiguità e nella complicità offerte alle mafie da segmenti sempre più ampi del personale politico e amministrativo. Ricambio dei gruppi dirigenti nei territori e al centro, radicale pulizia, rinnovamento, riorganizzazione, con i fatti e le scelte operative, non a parole, ma soprattutto una profonda, spietata analisi dei perché

non si è combattuto nei modi e nei tempi giusti la crescente deriva culturale e del costume. E’ ciò che occorre e va fatto subito. Colpisce dolorosamente che, mentre negli Stati Uniti l’apertura di indagini e anche solo il sospetto di una corruzione da parte di importanti personaggi politici dello schieramento vincente, un governatore come un neo-ministro, portino automaticamente alle loro dimissioni, in Italia e di fronte a situazioni più gravi e conclamate, questa sia l’ultima delle preoccupazioni… Ed è su questo scenario desolante, nel quadro di una crisi economica senza precedenti, di un Paese frustrato e in declino, di un “governo del principe” sordo alla dialettica di una vera democrazia, che si delineano le battaglie sulla Giustizia e sull’informazione, due pilastri di libertà sanciti dalla Costituzione oggi attaccati frontalmente. Vedremo se dal laborioso iter del ministro Alfano avviato in Parlamento e al chiuso del dicastero uscira’ qualcosa di diverso dalla ripetuta volontà , più volte ribadita e gridata dal premier, di porre i magistrati sotto la pelosa e pesante tutela dell’Esecutivo, se non si vorrà intaccare il principio costituzionale della separazione dei poteri, se si vorrà realmente dialogare con un’opposizione che a sua volta non venga meno all’impegno solennemente ribadito di voler difendere l’autonomia dei magistrati e la Costituzione. C’è un enorme bisogno di una Giustizia veloce e attenta alle necessità dei cittadini, ma uguale per tutti e non certo manovrata dal potere politico e dal governo, come di un’informazione più coraggiosa e più libera, non asservita ai poteri dominanti, né priva della libertà, che è poi un dovere etico e professionale, di dare ai cittadini tutte le notizie possibili sulle inchieste giudiziarie in corso, a partire dalle intercettazioni telefoniche così temute trasversalmente dal sistema politico. E’ su questo preoccupante sfondo che affrontiamo il nuovo anno, nello stesso spirito con il quale siamo nati all’interno di Libera e riaffermando con forza l’impegno a cercare Verità e Giustizia.

Sommario: I media ne parlano: Facebook le mafie e il padrino

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Internazionale: Gaza today

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Mosaico di Pace: Piombo fuso per i bambini

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Articolo 3: Commissione Antimafia

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Rassegna stampa

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I media ne parlano: Facebook le mafie e il Padrino Il web 2.0 è nato con l'evolversi delle tecnologie: connessioni più veloci e tecnologie multifunzioni a costi contenuti (cellulari capaci di fare foto, video e navigazione su internet, macchine fotografiche digitali, ecc.) hanno consentito uno sviluppo orizzontale della rete permettendo a chiunque di creare materiale multimediale e di caricarlo su internet. Mentre con il web normale coloro che inserivano e gestivano i contenuti erano pochi ed esperti, oggi tutti possono farlo. Con questo nuovo fenomeno sono nati i social network, una delle forme più evolute di comunicazione in rete, siti che consentono l'apertura di propri spazi individuali messi in contatto tra di loro. Il fenomeno dei social network è nato negli Stati Uniti e si è sviluppato attorno a tre grandi filoni tematici: l'ambito professionale, quello dell'amicizia e quello delle relazioni amorose. Attualmente, i due social network più gettonati sarebbero Facebook e Myspace, rispettivamente con 132 e 117 milioni di utenti, con il sorpasso del primo sul secondo nell'aprile del 2008. Facebook è stato fondato il 4 febbraio 2004 da Mark Zuckerberg, all'epoca diciannovenne e studente presso l'università di Harvard. Nacque come sito a cui si potevano iscrivere gli studenti universitari per poter comunicare tra di loro. Con il passare degli anni l'utenza si evolse e tra gli iscritti iniziarono ad apparire imprenditori, impiegati, ma anche studenti delle scuole superiori e medie. Il nome del sito si riferisce agli annuari con le foto di ogni singolo membro (facebooks) che alcuni college e scuole preparatorie statunitensi pubblicano all'inizio dell'anno accademico e distribuiscono ai nuovi studenti e al personale della facoltà come una via per conoscere le persone del campus. Il funzionamento ed il successo è dovuto alle possibilità date agli utenti: creare profili che spesso contengono foto e liste di interessi personali, scambiare messaggi privati o pubblici e creare o aderire a gruppi di amici. La visione dei dati dettagliati del profilo è ristretta ad utenti della stessa rete o di amici confermati. Oggi attraverso una verifica interna ci si accorge che Facebook potrebbe essere diventato oggetto di interesse e mezzo di diffusione della cultura mafiosa. Esistono tre mezzi strutturali : i gruppi, gli utenti, e le pagine. Ci sono utenti che si fingono boss della mafia (Matteo Messina Denaro, Francesco Schiavone giusto per fare qualche esempio) e che aprono degli account dove inserire le notizie che riguardano i processi al boss, o anche la descrizione della cella in cui il mafioso è incarcerato. Questi utenti hanno degli amici che sono utenti a loro volta e che condividono gli interessi e vogliono essere informati in tempo reale delle notizie che vengono inserite dal presunto boss. Questo gruppo di utenti può poi formare un gruppo (Provenzano fans club, Gruppo creato per la santificazione di Bernardo Provenzano, giusto per dirne alcuni) e la propaganda si sviluppa esaltando

le figure classiche degli “uomini d'onore” (Riina e Provenzano, in primis) e per riproporre i temi cari ai mafiosi: la revisione dei processi e un aggiustamento del 41 bis. Ma ci sono anche utenti che semplicemente creano delle pagine come spazi di interesse interattivi di cui diventare fan, (ad esempio esistono pagine dedicate al “Tiramisù”, ai “Barbapapà”, a “Scoppiare la carta da imballaggio”, all' “L'uomo focaccina”, a “Dormire”, al “Gelato”). La pagina Totò Riina...il vero capo dei capi aperta da un utente ha 6.224 fans. Per capire un simile fenomeno bisogna considerare il forte fascino che esercitano le figure dei boss, quali uomini anti sistema, sugli adolescenti e sulle persone con una debole personalità e la sterminata capacità delle mafie di diffondesi a livello culturale non tralasciando mai nessuno strumento. Come rileva il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso: «I mafiosi si muovono nel mondo globale a grande velocità, sono sempre i più svelti ad adattarsi alle novità». Per questo motivo un'inchiesta che sarà aperta dalla Procura della Repubblica di Palermo nei prossimi giorni proverà ad accertare quanto lunga sia la mano delle mafie su Facebook. Considerando sempre che il confine fra chi è diventato "amico di Totò Riina" e chi invece lavora per la diffusione di una cultura mafiosa è sottile e scivoloso. Come agire davanti a un fenomeno di questo genere? Sempre secondo Pietro Grasso: «Oscurare il sito non serve. Contro chi inneggia a quei boss bisogna scatenare una grande reazione civile. E sommergere quegli altri con una valanga di messaggi di segno contrario». Al momento, infatti, si sono raccolte più di 100 mila firme su Facebook per cancellare i "sostenitori" dei boss di Corleone. In realtà così come la rete non deve essere utilizzata dai pedofili, dai terroristi, dai nazisti per diffondere i loro elementi culturali, il sentire mafioso dovrebbe essere bandito dal web. Non esiste e non può esistere una parità di confronto e/o di dialogo con chi distrugge la democrazia, la solidarietà e la libertà del nostro Paese. Il boss come dono di Natale Sulla situazione di Facebook tante sono le persone che si sono espresse, spicca per sensibilità quella di Lirio Abbate, giornalista dell’Ansa di Palermo. “Sarebbe opportuno oscurare questi siti - commenta Abbate - Bisogna sfatare l'idea che questi sicari, assassini, siano dei miti. Forse - prosegue il giornalista - i responsabili di Facebook, americani, non si rendono conto della gravità di questo fatto. Non capiscono e non conoscono i pericoli che corre la Sicilia”. In effetti la morale americana è più sensibile a certi temi che ad altri, e il mito del mafioso viene alimentato da tanti gadget, film, videogames di produzione americana. Proprio nel periodo natalizio appena terminato abbiamo potuto rivedere un grande classico del genere: la saga


veritàegiustizia del Padrino. Se c'è un film che non passa mai di moda e con le sue innumerevoli influenze ha contribuito a creare molti film conseguenti e frasi famose quello è decisamente la saga della famiglia Corleone. Un opera cinematografica molto intensa e articolata, che riesce attraverso molti stereotipi (le canzoni popolari, il ragù, il look, l'accento, ecc), a mitizzare la narrazione nei diversi capitoli, rendendo l’opera riconoscibile in ogni suo episodio. L’accento che si pone continuamente tocca l'importanza del rispetto e dell'onore, della sacralità del nucleo familiare e del classico e immortale machismo siciliano, stereotipi cinematografici che sono ben lontani dalla realtà della cultura mafiosa. Un cultura che non risparmia le vite di bambine e donne, priva di qualsiasi sacralità se non quella della violenza come fine ultimo per acquisire e mantenere potere e arricchimento individuale.

Pagina 3 Ma la mafia cinematografica si è presentata sul piccolo schermo in versione italiana anche attraverso la fiction tv di produzione “Il capo dei capi”, sulla storia del boss Totò Riina. Risulta strana e infelice la decisione fatta in Rai e Fininvest di proiettare proprio in un periodo in cui il target televisivo è principalmente di bambini e adolescenti (e i tanti film della Disney, ne sono prova studiata) la saga affascinante e mitizzande della famiglia Corleone e il documentario su Riina, proiettati in prima serata privi di ogni forma di approfondimento. Don Vito Corleone e Totò Riina hanno potuto dividersi l’auditel con film come “La maschera di ferro”, “Miracolo nella 34esima strada”, “La tigre e la neve”, “Chicken Little”, “Matrimonio a quattro mani”, “Inuyasha: L’isola del fuoco scarlatto”.

GRUPPO ABELE PERIODICI - CAMPAGNA ABBONAMENTI 2009 Perché non abbonarti alle riviste del Gruppo Abele? E perché non aiutarci a diffondere le riviste? Se lo richiedi, ti invieremo volentieri depliant di presentazione e copie saggio di "Animazione Sociale" e/o "Narcomafie". Grazie! Puoi chiamare allo 011 3841046 o scrivere ad abbonamenti@gruppoabele.org

Internazionale: Gaza Today

area centrale; In questa edizione della newsletter la redazione di Libera Informazione ha deciso di lasciare lo spazio solitamente dedicato ad “antimafia online” all’unica fonte di informazione diretta sulla guerra in corso nella Striscia di Gaza. Il blog gazatoday.blogspot.com è gestito, tra mille difficoltà, da Sameh A. Habeeb. Giovane palestinese è l’unico giornalista a poter narrare in prima persona gli orrori dell’ennesima guerra israelopalestinese. Tredicesimo giorno della Guerra israeliana su Gaza 770 morti, 3200 feriti molti dei quali civili Di Sameh A. Habeeb, giornalista e attivista umanitario nella Striscia di Gaza 1 - Tank israeliani muovono verso l’area di Abu Sha’er, vicino l’area di Kosopheme nel mezzo della Striscia di Gaza;

4 - colpita la stazione di polizia Deir El Balah; 5 - un attacco aereo colpisce la municipalità di El Moghrarby; 6 - bombardata la casa della famiglia Zakout (brigate di Al-Aqsa) a Beit Lahia; 7 - distrutto un edificio di cinque piani appartenente al signor Merwan Akeel a Leit lahia; 8 - raid aereo contro la stazione centrale della polizia che fu colpita il primo giorno di questa guerra; 9 - distrutto un palazzo di cinque piani appartenente alla famiglia Hawari nelle vicinanze di El Zaitoun;

2 - raid israeliano in un’area aperta a Gaza;

10 - i tank accerchiano l’area di Abu Haduf a Qarara, a nor di Khan Younis

3 - un raid aereo colpisce la casa del signor Sameeh El nady,

www.gazatoday.blogspot.com


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L’APPELLO - Tavola della Pace Incontriamoci ad Assisi Donne sposate Il buio della sera di gennaio, il freddo dell’inverno, pochi colpi di fuc! ile cari cato coi micidiali pallettoni usati in Aspromonte per la caccia al cinghiale. Un modo crudele di uccidere, ma anche una firma inequivocabile. Pochi momenti che diventano lo spartiacque per la borghesia di una città che da sempre si illudeva di poter facilmente controllare le “infiltrazioni”, cioè le due - tre famiglie locali, gli ndranghetisti, i mafiosi della vicina Barcellona, i catanesi e i palermitani e tut"Fermatevi! Fermia-

mola!" Quanti bambini, quante donne, quanti innocenti dovranno essere ancora uccisi prima che qualcuno decida di intervenire e di fermare questo massacro? Quanti morti ci dovranno essere ancora prima che qualcuno abbia il coraggio di dire basta? La guerra deve essere fermata ora. Non c'è più tempo per la vecchia politica, per la retorica, per gli appelli vuoti e inconcludenti. E' venuto il tempo di un impegno forte, autorevole e coraggioso dell'Italia, della comunità internazionale e di tutti i costruttori di pace per mettere definitivamente fine a questa e a tutte le altre guerre del Medio Oriente. Senza dimenticare il resto del mondo. Giovani, donne, uomini, gruppi, associazioni, sindacati, enti locali, media, scuole, parrocchie, chiese, forze politiche: "a ciascuno di fare qualcosa!" "Non ci sarà pace nel mondo finchè non regnerà in quelle terre piena pace. E tutti gli sforzi di pace in quelle terre avranno una ripercussione straordinaria sul pianeta intero." Card. Carlo Maria Martini I promotori dell'Appello "Dobbiamo fare la nostra scelta" Tavola della Pace, Coordinamento Nazionale Enti Locali per la pace e i diritti umani, Acli, Agesci, Arci, Articolo 21, Cgil, Pax Christi, Libera - Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie, Legambiente, Associazione delle Ong italiane, Beati i Costruttori di pace, Emmaus Italia, CNCA, Gruppo Abele, Cipsi, Banca Etica, Volontari nel Mondo Focsiv, Centro per la pace Forlì/Cesena, Lega per i diritti e la liberazione dei popoli (prime adesioni) Perugia, 7 gennaio 2009

Per adesioni e informazioni: Tavola della Pace, via della viola 1 (06100) Perugia Tel. 075/5736890 - fax 075/5739337 - e mail: segreteria@perlapace.it - www.perlapace.it Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, via della Viola 1 (06100) Perugia - tel. 075/5722479 - fax 075/5721234 email: info@entilocalipace.it – www.entilocalipace.it Ufficio Stampa Tavola della pace Floriana Lenti 338/4770151 tel. +39 075 5734830 - Fax +39 075 5721234 stampa@perlapace.it - www.perlapace.it


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Alla ricerca della statuetta perduta. E la verità? Piombo fuso per i bambini Ci vuole attenzione e cura per non alimentare visioni fuorvianti dell'Italia. Per non alimentare il luogo comune e facili stereotipi all'estero. Le superbe indicazioni ci giungono dalle pagini di Chi, settimanale gossipparo, che questa volta si lancia in una analisi benefici/danni che potrebbero risultare dalla vittoria, agli Oscar, del film "Gomorra". A vaticinare un impacciato Fabio Cannavaro, novello maître à penser, che tra equilibrismi e uscite avventate, non esce vincente dallo "scontro". Il difensore del Real Madrid, pur apprezzando il libro di Saviano e il film di Garrone, ammonisce: se Gomorra vincerà sarò contento «ma non penso che gioverà all'immagine dell'Italia nel mondo. Abbiamo già tante etichette negative». Quindi Oscar sì, ma prudenzialmente spieghiamo che queste cose in fondo in Italia sono limitate, e non contano granchè signor Cannavaro? La tecnica dell'occultamento e della minimizzazione non sembrano le strade ideali. L'eventuale colpaccio agli Oscar di Gomorra, permetterebbe una grande visibilità a una problematica che a molti piace tenere nascosta, relagata nel limbo, ignorata. Si tratta della prospettiva dell' "immagine": che vinca pure, ma che si parli poco di camorra, altrimenti qualcuna penserà che esista veramente. Come dire, leviamo la monnezza dal centro di Napoli, le periferie ne saranno piene ma in centro città sembra cambiato tutto. E invece il punto sta nel messaggio veicolato, vinca (ce lo auguriamo) o non vinca l'Oscar. Parlare d questi temi ogni giorno di più è l'unica soluzione. Una sciocca statuetta e l'ipocrisia di non soffermarsi su quanto il film dice, quello si che pare un metodo che per decenni ha solamente bloccato il nostro paese.

di Tonio dell’Olio Oferet Yezukà è l'espressione ebraica originale tradotta in italiano con "Piombo fuso" ed è stata assunta dal governo o dall'esercito israeliano per definire l'operazione militare nella Striscia di Gaza. A voi sembrerà incredibile quanto lo sembra a me che quel nome è stato ispirato da una celebre filastrocca ebraica per bambini. La filastrocca - ricorda il quotidiano «Israel ha-Yom» - fu scritta dal poeta nazionale israeliano Haim Nahman Bialik in occasione della ricorrenza ebraica di Hanukà (festa delle luci). «Il mio insegnante - si canta nella seconda strofa - mi ha dato una trottola di piombo fuso. Sapete il perché? In onore della festa di Hanukà». Oggi al piombo fuso per le trottole si sostituisce quello per le bombe che infliggono morte, distruzione, dolore anche tra i bambini come si è tragicamente visto in questi giorni. I bambini israeliani e palestinesi sono certamente più saggi e più innamorati della vita dei rispettivi governi e desidererebbero tutti cantare filastrocche piuttosto che dar voce alle armi.

La rassegna stampa Il 2008 si chiude con alcune immagini che fanno il giro di tv e giornali e che danno la sensazione che questa volta le leggi dello Stato riescano ad arrivare prima di quelle della mafia. Più di 90 uomini in Sicilia vengono arrestati con l'accusa di associazione mafiosa proprio mentre stavano riorganizzando la Cosa "loro". Alcuni capimandamento in gran segreto, stavano inoltre dando vita ad una sorta di nuova Commissione. Intercettazioni ambientali e telefoniche hanno permesso agli uomini dei reparti speciali della Dda di Palermo non solo di far scattare il blitz ma anche di scoprire nuovi e vecchi equilibri di Cosa nostra. Un segnale decisivo sul versante repressivo della lotta alla mafia che fa ancora una volta sentire il fiato sul collo ai mafiosi siciliani. il 2008 si chiude anche con altre immagini che arrivano dalla Calabria, da Rosarno. Qui cittadini extracomunitari di nazionalità africana subiscono l'attacco delle 'ndrine ma anzichè abbassare la schiena come fanno i cittadini italiani da decenni, sfidano le leggi della 'ndrangheta e denunciano. Per loro alle difficoltà quotidiane del vivere di lavoro nero e vivere in condizioni igenico - sanitarie oltre i limiti stabiliti dalla Dichiarazione universale dei Diritti umani, si aggiunge un altro fattore: essere diventati gli unici a fare la resistenza in questo angolo di Calabria. Il 2009 si apre con due immagini che ci ricordano che queste due storie, quella siciliana e quella calabrese, si possono raccontare oggi perchè c'è qualcuno che anche nel giornalismo ha dato la vita per l'informazione "etica". Il 2009 si apre con il ricordo di Pippo Fava e di Beppe Alfano: semplicemente due giornalisti. Due cronisti di troppo in terre con la mafia "di troppo".


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Dai territori: voci e notizie dalle regioni d’Italia Campania

Se lo chiedono in molti già da tempo e in altrettanti provano a fornire le prime possibili previsioni. E la domanda è: dopo Setola? Setola rimane l'ultimo braccato e disorientato alfiere del clan Bidognetti, oramai decimato da arresti, pentimenti eccellenti e confische. Il suo arresto potrebbe,determinare il problema della "giurisdizione" sui feudi un tempo di competenza del vecchio boss.... Leggi l’intero articolo sul sito di Liberainformazione

Calabria

Sicilia

Rosarno, città della rinascita e della vergogna. Luogo dove ogni regola è sconosciuta, capovolta, ignorata. Qui i cittadini extracomunitari di Rosarno, i primi a denunciare in quel paese alcuni uomini della 'ndrangheta solo qualche settimana fa, oggi continuano a vivere in quelle condizioni sotto il mirino delle 'ndrine e l'indifferenza delle istituzioni. Mentre il freddo avanza e la situazione non sembra migliorare, continua ad essere prezioso il contributo di Medici Senza Frontiere, l'attenzione posta dal portale terrelibere.org (che già aveva condotto un'inchiesta nel 2006, si propone di tenere accesi i riflettori su Rosarno e sulla situazione della ex-Cartiera) e di alcuni volontari.

1984 - 2009 mafia e informazione scorrono incrociandosi sull'asse temporale che lega il ricordo di un cronista /scrittore ad una città oggi "devastata in silenzio e nel silenzio dimenticata". 25 anni dopo Catania ha ricordato il giornalista, direttore de I Siciliani, ucciso dai boss catanesi per aver scritto sul suo giornale nomi e cognomi di chi allora come oggi "comandava a Catania". In questi giorni nella città etnea Pippo Fava lo si è ricordato così: informazione di base, siti web, ragazzi, incontri, dibattiti, progetti e una parola su tutte: "fare rete contro la mafia". E anche contro il monopolio editoriale che allungate le mani sulla città ostruisce anche il cammino ai piccoli giornali di quartiere (come La Periferica.it, oggi al suo secondo anno di denunce e racconti del quartiere di Librino e dintorni, e già in serie difficoltà economiche)

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Pd, dalla questione morale al garantismo Dalla questione morale al garantismo, il Pd fatica a uscire dalla Tangentopolina che ha scosso Napoli, Pescara, Potenza, Firenze, ma non solo. Mentre prosegue la contesa tra le correnti, Veltroni tenta l’assalto ai plenipotenziari locali (vedi Bassolino), e sfodera l’arma dei commissariamenti (oltre ad Abruzzo e Campania, arriva la Sardegna e si profila la Sicilia). Intanto le inchieste proseguono e si allargano, nonostante le scarcerazioni. Ma il dato emergente è la svolta dei Democratici sulla questione giustizia: basta barricate in difesa delle toghe (primo esperimento a Pescara), un dato di rilievo alla vigilia della riforma “dialogata” annunciata dal governo Berlusconi.

Decisioni, quelle del gip, che hanno fatto scatenare le reazioni garantiste del Pd (alimentate dal no ai domiciliari sancito dal gip di Potenza nei confronti di Margiotta). Il partito ha attaccato frontalmente la magistratura, con in testa il neo commissario regionale Massimo Brutti: fatti gravissimi, serve prudenza. E’ seguito l’intervento del vecchio “lupo marsicano” Franco Marini a chiedere il ritiro del commissariamento (D’Alfonso era anche alla guida del partito regionale). E infine il ritiro delle dimissioni dello stesso sindaco, nell’ultimo giorno utile, il 5 gennaio. Una mossa che lascerà la giunta in sella fino alle elezioni, che si terranno probabilmente in primavera inoltrata. Un colpo di spugna alla questione morale.

La lista dei guai giudiziari del Pd è lunga. Dalla giunta Domenici a Firenze (urbanizzazione dell’area del Castello), a quella di Pescara, poi lo scandalo petrolio in Basilicata (coinvolto il parlamentare Salvatore Margiotta), l’emergenza permanente della Calabria (non si contano i consiglieri e gli assessori regionali indagati, compreso il governatore Agazio Loiero) fino al buco nero di Napoli. E ancora Trento (appalti pubblici) e Genova (la Mensopoli sugli appalti ospedalieri e scolastici). Infine, le indagini sul faccendiere partenopeo Romeo arrivano un po’ dappertutto, ma in particolare a Roma (gestione Veltroni), Bari (sulle pulizie) e di nuovo a Firenze (informatizzazione).

A Napoli, l'immobiliarista Alfredo Romeo ha dato nome a un sistema di corruzione capillare che ha travolto il Comune guidato da Rosa Russo Iervolino. Tra assessori arrestati, scarcerazioni, avvisi di garanzia a parlamentari e voci sul coinvolgimento degli ex ministri Rutelli e Fioroni, l’inchiesta Magnanapoli va avanti a tutta forza. Resta il nodo politico. Dimessi (Idv), defenestrati e ammanettati, in tutto sono cinque le caselle riempite con il rimpasto. La Iervolino ha salvato i bassoliniani, sancendo la rottura con Veltroni (con le conseguenti polemiche sulle registrazioni degli incontri con i segretari provinciale e regionale Luigi Nicolais e Tito Iannuzzi). Il Pd nazionale ha risposto con il commissariamento: in Campania ci andrà Enrico Morando. Intanto anche Massimo D’Alema ha messo in mora Bassolino.

La mappa dell’Italia delle tangenti è però estesa e trasversale (un dato che fatica a finire sulle cronache nazionali). Ancora ombre su Milano: dagli appalti della Regione per la costruzione del Pirellone bis, alle presunte tangenti in Comune per aggiustare pratiche edilizie. Non solo Pd, dunque. A Torino è l’ex parlamentare della Lega Roberto Ceresa ad essere sotto osservazione per un giro di mazzette nel settore farmaceutico. I casi caldi restano quelli che hanno coinvolto l’Abruzzo e Napoli, con il Pd alle corde. Dopo lo scandalo sanità che in estate ha portato in cella l’ex governatore Ottaviano Del Turco, appena incassata la sconfitta alle regionali, sui Democratici è caduta la tegola Pescara. Il sindaco Luciano D’Alfonso e il suo braccio destro Guido Dezio sono stati arrestati con l’accusa di corruzione sistematica, ma successivamente scarcerati, con conseguente declassamento dei reati.

Vignetta tratta da: M

Nel paese degli allergici alle dimissioni, non si può non citare il caso Sardegna, con il governatore Renato Soru che ha lasciato per difendere il piano urbanistico dal partito del cemento (evidentemente trasversale). Si voterà a metà febbraio. E Soru ci riprova, nel nome della politica e della morale.


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Articolo 3: Commissione Antimafia, ecco da dove ripartire La XV legislatura ha permesso alla Commissione Antimafia di approvare cinque relazioni, ognuna delle quali ha portato a mettere in luce alcuni elementi fondamentali, dai quali, è bene, riparta il lavoro dell'attuale commissione guidata da Pisanu. Innanzitutto l'approvazione della relazione sul codice di autoregolamentazione ha sottolineato, da parte di tutte le forze politiche, la necessità di rivedere la legge sullo scioglimento degli enti locali per infiltrazioni mafiose. Sia per garantire maggiore trasparenza e certezza dei tempi, sia per incidere anche sulle strutture burocratiche degli enti disciolti. Per quanto riguarda la relazione sui beni confiscati, alcune proposte sono già state riprese dal Decreto Maroni e nel DDL 733 in corso di discussione al Senato. Tra queste quella di favorire la specializzazione degli operatori di polizia e dell'Autorità Giudiziaria inquirente nella gestione di indagini patrimoniali complesse, anche attraverso il contributo della Procura nazionale antimafia e di estendere le misure patrimoniali di prevenzione antimafia. Inoltre si propone la estensione della legittimazione attiva al Procuratore distrettuale antimafia, prevedendo opportune norme al fine di coordinare tale legittimazione con il potere di proposta antimafia già assegnato alle Procure ordinarie e procedere a modifiche normative nel senso della recisione del nesso di pregiudizialità tra le misure di prevenzione personali e le misure patrimoniali, al fine di assicurare la possibilità di ricorrere alle misure patrimoniali indipendentemente dalla persistenza delle condizioni personali. Elementi che dovranno essere sicuramente portati a compimento, nell'attesa che la figura istituzionale del commissario straordinario per i beni confiscati sia finalmente avviata verso la creazione di una agenzia ad hoc. Anche la relazione sui testimoni ha permesso di formulare diverse proposte: la necessità di un nuovo modello di protezione, con un mutamento di metodo che tratti il testimone come risorsa e non come peso e quindi una sua ridefinizione per differenziarlo dal collaboratore di giustizia. Testimone che va tutelato con misure di assistenza più flessibili con l'istituzione di un Comitato di Garanzia, formato da professionisti di elevata competenza e autorevolezza, esterni alla Commissione centrale e al Servizio centrale di protezione, che offre al testimone di giustizia supporto e tutela lungo tutto il suo percorso e interviene nei casi in cui si verifichino particolari disfunzioni e inadempienze . E la conseguente nascita della figura di un tutor che sia un punto di riferimento costante e continuo, che assista e accompagni il testimone, sin dall’ingresso nel programma di protezione. La relazione sulla 'ndrangheta non ancora terminata quando si è deciso di procedere all'approvazione per la fine della legislatura non conteneva delle proposte ma nella chiusa individuava alcune priorità: colpire le zone grigie del rapporto tra 'ndrangheta e istituzioni locali e regionali, e quelle di importanti settori dell'economia regionale; garantire il corretto impiego dei finanziamenti europei che nei prossimi 6 anni saranno particolarmente cospicui; copertura dei posti vacanti nella magistratura inquirente e giudicante; rinforzo delle strutture investigative per la caccia ai grandi latitanti ed ai loro patrimoni. Infine la relazione conclusiva che poneva in luce alcuni aspetti salienti in temi di riciclaggio: - di definire normativamente il concetto di «operazione sospetta» attraverso il ricorso ad “indicatori di anomalie finanziarie”, imple-

mentando l’esperienza applicativa del Decalogo della Banca d’Italia, al fine di evitare che la valutazione del sospetto goda di un eccessivo margine di discrezionalità da parte del singolo operatore dell’ente presso cui l’operazione è posta in essere, il quale procede ad un esame sulla base delle informazioni di cui dispone, legate alla conoscenza diretta del soggetto operante ( principio del know your customer); - di indirizzare l’attività di vigilanza e controllo sugli intermediari finanziari anche con riguardo ai tempi, talvolta eccessivamente dilatati, che intercorrono tra la fase in cui un’operazione si evidenzia come sospetta e la fase in cui viene inviata la segnalazione agli Organi competenti; - di incrementare la potenzialità dissuasiva della sanzione penale a fronte del mancato rispetto degli obblighi di segnalazione e d'identificazione, attualmente affidata ad una sanzione pecuniaria. Sul punto, il Governatore della Banca d’Italia ha mostrato di condividere il giudizio critico rispetto all’attuale situazione, affermando che la normativa antiriciclaggio “è presidiata da sanzioni penali di limitata applicazione giurisprudenziale e da sanzioni amministrative dimostratesi scarsamente efficaci”; - di affrontare adeguatamente l'aspetto più inquietante del fenomeno del riciclaggio, laddove le operazioni di reimpiego in attività lecite di capitali di origine criminale avvengono attraverso il ricorso a tecniche finanziarie sempre più diversificate, come money transfer, operazioni telematiche, conti transitori via internet, etc, che possono essere adeguatamente fronteggiate sia attraverso il necessario raccordo con gli operatori finanziari e le istituzioni straniere sia rendendo più rigide le norme sull'identificazione degli operatori dei conti on line; di valutare se l’affidamento dell’iniziativa in materia di proposte di sanzioni ad un organo interno alla Banca d’Italia possa configurare un'ipotesi di conflitto tra controllore e controllato.” . Questo il lascito della precedente Commissione Antimafia, un punto di partenza interessante per la attuale Commissione, che però al momento, da poco insediata, non ha ancora concretamente mosso i suoi primi passi. Nell'attesa, ci auguriamo che questi spunti, verranno presi in considerazione.

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