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Sogni d'oro racconto di

verdefronda musa ispiratrice

Iride


Sogni d'oro racconto di

verdefronda musa ispiratrice

Iride


Capitolo 1 C'era una volta una fanciulla dal nome Sogni d'oro, aveva 12 anni ed abitava con i genitori ed una sorella, piĂš giovane di un paio di anni, in una casetta di campagna lontana da centri abitati e circondata da un terreno di proprietĂ  di discrete dimensioni. Il terreno, scosceso, saliva dolcemente dietro alla casa ricoperto da fitta vegetazione interrotta a tratti da pendii rocciosi, da un praticello ed attraversato da un piccolo rivolo che, in corrispondenza di una conca, aveva formato un minuscolo laghetto dal fondo pietroso.


Sogni d'oro amava molto la natura e nella bella stagione trascorreva la maggior parte del suo tempo all'aperto in quel bellissimo luogo. La sorellina, di nome Giacinta, era molto attaccata a Sogni d'oro e la seguiva ovunque. Fra loro era quindi nata una particolare confidenza che non avevano neppure con i genitori. Sogni d'oro aveva un carattere molto dolce ma al tempo stesso forte e deciso, amava imparare, conoscere e sperimentare ogni cosa prima di convincersi a crederci. Accettava di ascoltare qualunque consiglio le venisse dato ma le decisioni, sempre ben ponderate, erano indubitabilmente le sue.


Giacinta invece, molto pi첫 semplice e docile, non aveva un suo carattere forte e deciso ma trovava nella sorella una guida insuperabile ed accettava da lei ogni cosa con la massima dedizione. Le fanciulle si recavano quasi sempre insieme nella piccola radura a praticello dove Sogni d'oro aveva creato una piccola aiuola per la sorellina nella quale aveva piantato dei bulbi di giacinto in suo onore. Ogni primavera era uno spettacolo osservare quei magnifici steli di un rosa tenero e caldo che era quasi il colore della pelle di Giacinta. Sogni d'oro aveva scelto apposta quei bulbi per la loro particolare tinta carnea e per l'intenso profumo che emanavano.


Siccome a Giacinta piacevano tanto i fiori, un giorno le sorelline decisero di fare a fianco dei giacinti un'altra aiuola in cui piantarono dei narcisi bianchi come la neve e profumatissimi ed anche questi ogni primavera regalavano grande gioia alle fanciulle. Le sorelle apparivano molto giudiziose ed ubbidienti, a scuola avevano buoni risultati e per questo godevano della massima fiducia e libertĂ  da parte dei genitori. La loro libertĂ  la godevano essenzialmente passeggiando immerse nella natura ad ammirare tutte le bellezze che le circondavano. Spesso si sedevano nel piccolo prato con le schiene appoggiate al tronco di una grossa quercia e si raccontavano in


intima confidenza tutti i loro sogni, i loro desideri, le loro piccole passioni maturate nella loro breve esperienza di vita. L'argomento principale delle loro confidenze erano certi sogni che si presentavano spesso nella mente della sorella maggiore. Quando alla sera andava a letto le apparivano delle immagini di un mondo simile ma non uguale a quello in cui viveva, e lei era pienamente conscia della realtà di quell'altro mondo nel quale si trovava immersa. Lei infatti era pienamente consapevole di ciò che le succedeva, era come se si sdoppiasse ed una parte di lei, nel letto, osservava la strana scena che le appariva, mentre l'altra parte, immersa


nel nuovo mondo ricordava la sua vita terrena e con la mente poteva vedere il suo corpo disteso nel letto come se dormisse. Quel nuovo mondo le appariva piĂš etereo, piĂš trasparente eppure aveva una sua soliditĂ , se si appoggiava ad un albero, questo la reggeva, se si arrampicava sulle rocce o su qualunque oggetto questi tenevano il suo peso. Anche il suo corpo era solido e poteva toccarlo percependone pienamente il tatto, era del tutto uguale al suo corpo terreno eppure era quasi trasparente, poteva vederlo attraverso il vestito e poteva, volendo, osservare anche i suoi organi interni e perfino le sue ossa. In questo mondo vi erano case, giardini, strade, ponti ed ogni altra cosa


similmente al mondo terreno ma stranamente non ne vedeva gli abitanti, però in qualche modo ne percepiva la presenza. Era come se questi esseri che la circondavano evitassero per qualche motivo di mostrarsi fisicamente mentre lei poteva vedere se stessa in qualunque momento. In questo strano mondo non percepiva ostilità, anzi quelle strane presenze che avvertiva le sembravano molto benevole ed accoglienti ma molto misteriose. Dopo un certo tempo che Sogni d'oro viveva queste emozioni si sentiva scivolare come in un tubo ma molto dolcemente, senza scosse e senza rumori, trovandosi alla fine di questo tubo nel suo letto.


Ella ricordava poi con la massima lucidità tutto ciò che le era successo fin nei minimi particolari come un fatto realmente vissuto. Di queste strane avventure, Sogni d'oro ne parlava sempre con la sorellina che ascoltava con attenzione e molto interesse. Giacinta si rammaricava solo di non poter provare anche lei questi strani viaggi nel mondo misterioso ma credeva ciecamente a tutto ciò che la sorella le raccontava. Un giorno di primavera, al mattino dato che era un giorno di festa, le fanciulle uscirono di casa quando ancora il sole non era sorto. Il cielo era tutto rosso all'orizzonte e sembrava che il fuoco uscisse dalle


montagne ed in effetti dopo poco una grossa palla di fuoco uscĂŹ dalle montagne creando uno spettacolo quasi irreale. Dopo aver osservato con grande meraviglia la scena, le fanciulle si sdraiarono su uno di quei dossi rocciosi dietro la casa e riscaldandosi al tiepido sole che sorgeva, cominciarono a scambiarsi le loro confidenze. Giacinta chiese alla sorella se anche da quel posto avrebbe potuto involarsi in sogno verso il mondo misterioso e se magari, tenendola per mano, avesse potuto condurci anche lei che tanto lo desiderava. Sogni d'oro non aveva mai provato fuori dal suo letto ma decise che sarebbe stato opportuno tentare il nuovo


esperimento. Prese per mano la sorellina, le raccomandò di rilassarsi comodamente sdraiata, di chiudere gli occhi e non staccarsi mai dalla sua mano qualunque cosa fosse successa. Dopo qualche tempo Giacinta sentì il corpo della sorella che vibrava, poi percepì come un alito di vento che si alzava e la mano della sorella che teneva ben stretta, sembrava inerte quasi senza vita ed anzi le sembrava si raffreddasse lentamente ma seguendo le raccomandazioni e con piena fiducia restò in attesa, una lunga penosa attesa. Ad un certo punto, la piccola sentì di nuovo la vibrazione nella mano della sorella e dopo pochi secondi la sentì


muovere ed aprire gli occhi, il suo colorito aveva ripreso l'aspetto normale e l'espressione del viso era tornata molto intensa e viva. Giacinta guardò con volto interrogativo la sorella, mormorando: “ A me non è successo nulla” e Sogni d'oro in risposta “Lo so, tu non eri con me ma non è colpa tua né mia, ho provato a trascinarti ma qualcosa ti ha trattenuta qui contro la nostra volontà.” Abbracciò quindi la sorellina che era rimasta molto delusa e dopo qualche secondo le disse: ”Mettiamoci comode che ora ti racconto tutto del mio viaggio nel mondo misterioso.”


Capitolo 2 Si arrampicarono sulla grossa quercia ed a cavallo di un robusto ramo, faccia a faccia, Sogni d'oro cominciò: - Mi sono trovata in un meraviglioso bosco, non troppo fitto infatti filtrava dagli alti rami molta luce ed iridescenti raggi di sole, e luccicava un meraviglioso laghetto, molto piÚ grande del nostro. Le acque cristalline erano leggermente increspate da leggeri aliti di vento e le fronde degli alberi venivano dolcemente cullate in un silenzioso dondolio, sembrava un paesaggio delle favole, un mondo fatato dove tutto è incantevole e magico.


Mentre osservavo quella meravigliosa scena avverto un gorgoglio nelle acque, mi volto ed alla mia destra vedo affiorare lentamente dall'acqua una creatura del tutto simile ad un essere umano ma con quell'aspetto di semitrasparenza come giĂ  vedevo il mio corpo. Non so dirti se era vestita o nuda, in quanto le trasparenze permettevano comunque di vedere tutto il suo meraviglioso corpo sinuoso ed esile quasi fosse una ninfa uscita delle acque. Ella sorpresa di vedermi lĂŹ in quel momento e di essere a sua volta stata vista resta qualche istante immobile e silenziosa immersa fino alla vita nell'acqua. Poi col pensiero mi chiede: “Cosa fai qui


tu? Tu non appartieni a questo mondo! “ Anche io solo col pensiero le rispondo “Scusami se ti ho sorpresa e disturbata, non so neppure io perchè sono qui, mi succede spesso e tutto automaticamente e mi ritrovo in questo strano mondo che mi piace moltissimo ma tu come fai a sapere che non sono di qui?” La creatura dall'acqua mi risponde “Lo vedo perchè hai un nastro argentato, come un cordone ombelicale sottilissimo, che ti tiene unita ad un corpo terrestre.” Allora io meravigliata di non essermene mai accorta mi sono guardata bene ed in effetti un sottilissimo filo d'argento usciva dal mio ombelico e si disperdeva a vista d'occhio nello spazio. Guardando quella fantastica creatura le


chiedo col pensiero “Come ti chiami? Sei il primo essere che riesco a vedere in questo mondo, come mai?” Segue qualche secondo di silenzio completo poi riprendo “Io mi chiamo Sogni d'oro e come hai già capito vengo dalla terra, qui mi trovo bene, mi sento a mio agio ma è tutto così misterioso per me tu sei l'unica persona che ho incontrato e che forse può darmi qualche spiegazione.” A quel punto la bella ninfa esce completamente dalle acque si avvicina a me, si guarda attorno con aria circospetta, dicendomi “ Io mi chiamo Azzurra, ho sempre desiderato essere un'ondina ed abitare nelle morbide acque ed ecco che un giorno, svegliandomi mi sono ritrovata qui ed il mio desiderio si è avverato, pure io abitavo sulla terra ma il mio cordone


ombelicale si è spezzato ed il mio corpo là è morto. Il corpo che ho qui è molto simile a quello che avevo e non invecchia più perchè qui non esiste il tempo ed il mio fisico conserva tutta la freschezza e la bellezza di allora.” Segue ancora qualche secondo di silenzio poi riprende “Devo lasciarti, perchè mi dicono che non devo rivelarti molto di quello che so.” Allora io le dico “spero di rincontrarti ancora ma come faccio a trovarti?” Lei “Io ti posso vedere quando sei nel tuo mondo, pensami e ci potremo parlare.” Quindi la bella ondina si tuffa con grazia nelle sue acque scintillanti, fa un saluto con la mano e si immerge completamente.


In quel momento ho avvertito una sensazione di disagio, il nastro d'argento mi tirava verso il tubo, sono entrata ed eccomi qui con te. Giacinta ascoltò terribilmente eccitata il racconto della sorella mentre un brivido le percorreva tutto il corpo, erano emozioni così forti che si mise a tremare. Sogni d'oro pensando che il tremore della sorella fosse un sintomo di febbre la aiutò subito a scendere dall'albero e la accompagnò in casa nel suo lettino, avvertendo la madre. La madre subito accorsa le tastò la fronte ma sentendola fresca ed essendo passato il tremore le rimboccò semplicemente le coperte dicendole di riposarsi un poco.


Le fanciulle dormivano nella stessa stanza in lettini separati allora Sogni d'oro spostò il suo lettino accanto a quello di Giacinta vi si sdraiò sopra, prese la mano della sorella e si addormentò con lei.


Capitolo 3 Un pomeriggio le sorelline uscirono per fare la loro usuale passeggiata nel terreno dietro casa, l'aria era calda ed il sole splendeva nel cielo terso ed i suoi raggi diffondevano una luce esultante e gioiosa. Giunte nei pressi del minuscolo laghetto videro la sua acqua cosĂŹ invitante che non riuscirono a trattenersi ed ammiccandosi a vicenda decisero di bagnarsi nelle acque scintillanti. Si spogliarono quindi completamente, mettendo i loro vestitini ordinatamente appoggiati su un masso che sporgeva lĂŹ vicino e camminando delicatamente per


non farsi male alla delicata pelle dei piedi nudi si accostarono al laghetto. Per condividere a pieno l'emozione e l'effetto del contatto con l'acqua si presero per mano ed insieme bagnarono i loro piedini immergendoli solo fino alle caviglie. La fresca temperatura fece provare ad entrambe un piccolo brivido di piacere che le spinse ad abbracciarsi teneramente l'un l'altra. Decisero poi di sedersi lentamente nell'acqua bassa e provare i brividini che salivano lungo il corpo destando sensazioni di giocosa ilaritĂ . L'acqua al centro del laghetto aveva una profonditĂ  massima di circa 60 centimetri ma era sufficiente a permettere loro di immergersi quasi


totalmente e spruzzarsi addosso l'acqua in un mare di gioiosi gridolini di piacere. Improvvisamente Sogni d'oro avvertì la presenza di qualcuno ma oltre Giacinta non vedeva nessun altro. La sua mente pensò subito ad Azzurra, l'ondina del mondo misterioso e quindi la invitò a rivelarsi ma non apparve nessuno però sentì dentro di se una voce che le diceva “ non posso mostrarmi qui, non sei sola, c'è Giacinta con te ed ho il divieto assoluto di mostrarmi ai terrestri” E Sogni d'oro conosciuta”

“ma

io

ti

ho

già

Azzurra “tu sei un caso particolare e non so neppure io perchè ma ho il permesso di avvicinarti e di parlarti


purchè tu sia sola.” Sogni d'oro, distrattamente, questa volta parlò ad alta voce “com'è divertente giocare con l'acqua, sentire le goccioline che si rincorrono sulla pelle, capisco come tu abbia voluto diventare ondina.” Giacinta dapprima pensò che parlasse con lei ma poi udendo la parola ondina, insospettita si rivolse alla sorella dicendo “ma con chi stai parlando?” Sogni d'oro accortasi dell'errore diventò tutta rossa in viso e prendendo fra le mani le guance della sorellina le disse “scusami, è venuta a trovarmi Azzurra ma non può farsi vedere però può sentire e parlare mentalmente con me, tu non avverti una strana presenza qui fra noi?”


Giacinta fece cenno di no con la testa ma chiese alla sorella se Azzurra poteva vedere lei e se la poteva sentire. L'ondina le fece rispondere di sì ma che non poteva parlarle direttamente. Giacinta allora tristemente mormorò “ma perchè io non posso venire nel mondo misterioso ed ascoltare la tua voce?” Azzurra allora, tramite Sogni d'oro, le rispose “Un giorno anche tu verrai in questo mondo ed abbastanza presto ma ora non è ancora il tuo momento, non posso dirti di più!” Queste parole consolarono leggermente Giacinta ma suonarono molto cupe e preoccupanti alla sorella maggiore, la cui mente era già più matura e preparata a questi misteriosi eventi.


Per dimenticare questa impressione Sogni d'oro riprese a schizzare l'acqua verso la sorella e verso l'altra parte dove percepiva la presenza di Azzurra, la quale rispondeva con altrettanti schizzi verso le sorelline. Giacinta accortasi che le arrivavano schizzi d'acqua anche dalla parte dove non c'era la sorella capì che l'ondina era veramente lì presente anche se non poteva vederla e sentendosi parte del gioco si riempì finalmente di grande gioia. Il gioco durò molto tempo ed anche Sogni d'oro dimenticò l'amarezza di poco prima. Azzurra poi disparve e le sorelline uscirono dall'acqua per asciugarsi, rivestirsi e ritornare a casa.


Capitolo 4 Nelle loro uscite all'aperto nei pressi del laghetto le fanciulle spogliandosi per immergersi nelle acque potevano osservare i loro giovani corpi e ciò esercitava in loro una nuova curiosità. La vista dei loro corpi diventava una piacevole abitudine per entrambe e il solleticarsi nei punti più sensibili della loro pelle diventò un nuovo gioco da fare nel laghetto. Tutto ciò che l'una scopriva lo rivelava all'altra e così arrivarono a rinsaldare ulteriormente la loro già strettissima unione sia confidenziale che fisica. Naturalmente

tutto

ciò

avveniva


lontano da occhi indiscreti nella loro proprietà. Un giorno Sogni d'oro, appena uscita dall'acqua, abbracciò il grosso tronco della quercia dove solevano sedersi appoggiate per scambiarsi le confidenze e provò una strana sensazione come se quel tronco non fosse più un tronco ma il tenero corpo di un altro essere umano. La cosa le fece un grande effetto e lo rivelò subito a Giacinta che naturalmente volle provare anche lei quella emozione. Giacinta però rimase molto delusa perchè contro la sua delicata pelle sentì solo il contatto di un ruvido tronco, molto amato ma pur sempre solo un tronco di legno.


La sorella maggiore intuì che le stava succedendo qualcosa di arcano e cercò di spiegarlo alla sorellina molto dispiaciuta, che accettò di buon grado le parole di Sogni d'oro a cui credeva ciecamente. Dopo queste avventure le fanciulle si rivestirono e ritornarono a casa per la loro vita normale. Quella sera Sogni d'oro si sentì trasportare nel mondo misterioso, come era successo già tante altre volte e si trovò in un bellissimo bosco, un bosco molto simile a quello terreno dove si recava a giocare con la sorellina. Fra i molti alberi c'era una grossa quercia anche quella quasi uguale alla loro. Di primo istinto si sentì di abbracciarla,


chiuse gli occhi, la strinse a se e con sua grande meraviglia il contatto fu dolcissimo, sembrava proprio il corpo di una bella e giovane donna. Allora aprì gli occhi e davanti a se vide una creatura vera, semitrasparente ma reale, viva e la poteva toccare. Allora con un grosso sospiro le disse “sei la seconda persona che incontro in questo mondo e sono felice di vederti perchè la mancanza di abitanti lo rende piuttosto triste e malinconico anche se molto bello, io mi chiamo Sogni d'oro e tu come ti chiami?” Una morbida voce ma dal tono piuttosto basso le rispose “Io sono Quercina e sono una ninfa dei boschi ed abito qui, ma non sono sola, intorno a noi ci sono moltissimi altri esseri.


Tu non li puoi vedere perchè sono nascosti dentro i loro corpi d'apparenza così come io ti posso apparire come albero, loro solo se sono autorizzati si possono rivelare ai tuoi occhi. Dentro ad ogni cosa che vedi qui intorno sta nascosto un essere vivente spirituale. Ognuno può decidere di assumere la forma che preferisce in quel momento, quindi rispetta sempre tutto ciò che ti circonda.” Sogni d'oro ascoltava con attenzione tutto ciò che Quercina le diceva ed intanto la osservava confrontando mentalmente il corpo di lei con quello dell'ondina Azzurra che già aveva conosciuto. Entrambe pur diverse fra loro avevano


un corpo nel massimo fulgore dello sviluppo fisico. Sogni d'oro non seppe trattenere una domanda “ma siete tutte così belle qui?” “Certamente rispose la ninfa, noi qui non invecchiamo perchè il tempo non esiste, quando il nostro corpo fisico muore noi ci ritroviamo qui con il nostro corpo astrale che è del tutto simile a quello che avevamo ma si evolve e poi si ferma al punto del massimo sviluppo senza più invecchiare. Così i bambini quando giungono qui da noi si ritrovano un corpo adulto completamente formato e le persone anziane ritornano alla loro giovinezza” Sogni d'oro era strabiliata da quelle parole ed un sacco di altre domande le


maturavano in mente ma non osava chiedere troppo sapendo che la sua interlocutrice era controllata. Quercina intuendo la situazione disse “se vuoi puoi farmi ancora una domanda” La fanciulla non se lo fece ripetere e disse “ma qui siete tutte femmine o ci sono anche maschi?” La ninfa “qui ci sono sia maschi che femmine e tutti conservano il sesso che avevano al momento della morte, salvo casi particolari, ma il sesso non ha importanza qui in quanto i nostri corpi non sono in grado di generare figli e si mantengono in eterno nello stato attuale.” Sogni d'oro un poco stordita da tutte quelle notizie inattese si buttò fra le braccia di Quercina ringraziandola di


essersi presentata. L'abbraccio inizialmente caldo e morbido si trasformò lentamente in freddo e ruvido e la fanciulla si ritrovò abbracciata al tronco della grande quercia, tutto intorno il silenzio più assoluto. Si sentì poi aspirare verso quel tubo che già conosceva risvegliandosi nel suo lettino. Era terribilmente eccitata e voleva raccontare tutto a Giacinta, quindi scese dal suo lettino ed entrò in quello della sorellina abbracciandola. Giacinta però dormiva profondamente e non si svegliò a quel contatto, Sogni d'oro allora decise di rimandare a domani il racconto e si addormentò con lei.


Capitolo 5 L'indomani mattina, alzandosi per andare a scuola, Sogni d'oro sussurrò all'orecchio della sorellina “oggi pomeriggio devo raccontarti tutto quello che mi è successo ieri nel mondo misterioso, è stata una cosa interessantissima.” Quindi entrambe si vestirono, fecero colazione in silenzio e si avviarono alla scuola. La curiosità di Giacinta era così forte ed i suoi pensieri così distratti che quella mattina sbagliò tutti i compiti e prese una nota dalla maestra. A casa la mamma, preoccupata perchè


era la prima volta che succedeva, chiese spiegazioni alla bimba ma Giacinta non seppe dire nulla. Sogni d'oro si sentiva terribilmente responsabile dell'accaduto ma non poteva certo raccontare il perchè ed aspettò che la mamma uscisse, per scusarsi con la sorellina. Al pomeriggio, nelle loro ore di libertà le fanciulle uscirono come erano solite fare ed arrivate ai piedi della grande quercia, la maggiore abbracciò l'albero ma sentì solo il contatto freddo e ruvido della corteccia. Si sedettero quindi appoggiate al tronco e Sogni d'oro, rivolta alla sorella, cominciò “ti ricordi quando ieri abbracciando il tronco ho avuto l'impressione di abbracciare un corpo


vivo? Era vero è una ninfa del bosco si chiama Quercina e ieri sera l'ho conosciuta nel mondo misterioso e mi ha rivelato tante cose.” Giacinta che già dal mattino aveva intuito che ci fosse stato un nuovo incontro, con grande eccitazione disse “raccontami” Sogni d'oro raccontò tutto per filo e per segno quello che era successo e ricordava perfettamente ogni minimo particolare proprio come se l'avesse vissuto realmente, lei era convinta della realtà dei suoi sogni. Finito il racconto, si spogliarono per tuffarsi nel laghetto e giocare con gli spruzzi ma l'acqua era più fredda del solito e provocò in loro la “pelle d'oca” ed inturgidì i loro capezzolini, la qual


cosa le eccitò molto e le spinse a toccarsi per provare nuove emozioni. Era una giornata serena e le ragazze, guardando il cielo, si meravigliarono di vedere uno splendido arcobaleno sopra di loro, era coloratissimo e sembrava così vicino che avevano l'impressione di poterlo toccare. Ad un certo momento entrambe avvertirono come delle presenze che le osservavano, si spaventarono e corsero a vestirsi guardando tutt'intorno se fosse arrivato qualcuno, ma tutto era tranquillo non si vedeva nessuno. A Sogni d'oro venne un sospetto che forse erano le ninfe, allora si riavvicinò all'acqua, immerse il suo braccio e sentì una mano che prendeva la sua e col pensiero disse “sei Azzurra?” e sentì la


risposta “si sono io ed osservo tutto ciò che fate”. Sogni d'oro arrossì lievemente e corse verso la quercia, l'abbracciò e sentì il tiepido calore del corpo di Quercina e le disse “anche tu ci guardavi?” e la ninfa “certamente ho visto anch'io ed hanno visto decine di altre persone del nostro mondo che in questo momento sono qui presenti ma in se non c'è nulla di male in quello che fate, i corpi fisici hanno degli istinti naturali molto forti, solo state attente che potrebbe vedervi qualcuno che passa nei dintorni provocandogli insani pensieri ” Sogni d'oro prese per mano la sorellina e le disse “le ninfe ci hanno viste, perchè loro vedono tutto e conoscono ogni nostro pensiero ma non lo diranno a


nessuno perchè questo è il nostro grande segreto.” Quindi lentamente ripresero la via verso casa mentre un forte ed allegro cinguettìo di uccellini le accompagnava. Il giorno successivo Sogni d'oro chiese alla mamma di accompagnarla al più vicino vivaio perchè voleva comperare una pianta di rose per la sorellina, in quanto lei aveva espresso questo desiderio. L'aiuola di giacinti e quella di narcisi infatti fiorivano solo a primavera e poi per tutta l'estate non c'erano più fiori. Al vivaio Sogni d'oro scelse una pianta che aveva dei bellissimi fiori, ricchi di petali di un bel colore rosa carneo, il medesimo colore della pelle di Giacinta. Quando fu il momento di piantarla,


l'entusiasmo della piccola era alle stelle, aveva una pianta di rose tutta sua e la chiamò Giacinrosa. La sistemarono vicino al laghetto in una posizione dove ricevesse molto sole e molta luce e fosse sempre visibile quando si recavano sotto la quercia a farsi le confidenze, in piÚ era una rosa rifiorente e da maggio fino ad ottobre era sempre fiorita con grande gioia di Giacinta.


Capitolo 6 Un giorno, le sorelle, dopo aver ammirato la pianta di rose, la limpida acqua del laghetto e la grossa quercia decisero di trovare un nuovo posto per le loro confidenze e scelsero un masso roccioso abbastanza liscio e soleggiato. Sogni d'oro si appoggiò alla roccia e giacinta si sdraiò ai suoi piedi, entrambe spogliate per prendere un po' di sole. CosÏ indisturbate cominciarono parlare mentre intorno a loro uccellini sugli alberi cominciarono cantare in modo inusitato come avvertissero qualcosa.

a gli a se


Le fanciulle si guardarono intorno ma non videro nulla di strano. Ad un certo punto Sogni d'oro sentì la roccia su cui era posata che diveniva morbida, sempre di più e cedevole sotto il suo corpo, aveva l'impressione di essere seduta su un essere vivente anziché una roccia. Non disse nulla però a Giacinta per non turbarla ma cercò di contattare con la mente la creatura che sentiva sotto di se. Non ricevette risposta e poi a poco a


poco la roccia ritornò dura e più fredda. Le fanciulle quindi tornarono a casa a tempo per la cena. Quella sera Sogni d'oro fece il suo solito viaggio e si trovò sul declivio di un monte dove molte rocce si susseguivano sporgendo dal terreno erboso, rotto ogni tanto da alberi e cespugli d'ogni genere. Avvertì immediatamente un insolito cinguettio di uccelli come quello che aveva udito al pomeriggio dietro casa. Guardò in alto e vide una miriade di uccellini che volavano e danzavano nel cielo azzurro, mentre altri appollaiati sui rami, in coppia, cantavano alternatamente l'un l'altro come se si parlassero. La

similitudine

degli

eventi

portò


immediatamente Sogni d'oro ad immaginare la presenza di qualcuno, probabilmente qualche roccia di quelle era viva. La fanciulla tastò parecchie rocce ma senza risultato, erano tutte fredde e dure ma estremamente belle e ricche di venature e sfumature colorate. Sogni d'oro era convinta che lì doveva esserci anche la roccia morbida e calda che le aveva dato quella piacevolissima sensazione. Allora impegnò la sua mente dicendo “so che sei qui ma non riesco a trovarti, per favore dimmi dove sei e chi sei”. Così pensando si sedette sul masso che le stava proprio dietro ed ecco che quella meravigliosa sensazione ebbe inizio.


Sogni d'oro si girò e vide spuntare dal masso un capo bruno dai lunghi capelli che la guardava divertita ma con estrema dolcezza. “Sono qui” le disse “volevo farti tribolare un po' per vedere come reagivi, io mi chiamo Roccetta ed abito a mio piacere in qualunque masso trovo libero, infatti molti altri sono abitati dalle mie amiche.” Sogni d'oro allora le chiese “ma puoi uscire solo con la testa?” e l'altra “no, posso uscire ed entrare totalmente” e così dicendo emerse completamente restando in piedi sulla pietra. Era una bellissima donna dal fisico robusto e forte ma perfettamente modellato, indossava un bellissimo velo rosso che la ricopriva quasi fino ai piedi,


i quali erano nudi. I lunghi capelli castani le ricadevano fino oltre la vita, gli occhi erano brillanti e profondi ed ispiravano grande fiducia. Sogni d'oro era incantata davanti a tanta bellezza e chiese “ma tutti gli oggetti di questo mondo contengono degli esseri viventi?” “Si” rispose l'altra “per questo non devi rompere nulla o danneggiare qualcosa perchè faresti del male a chi vi abita”. Sogni d'oro “e se cammino, tocco o mi siedo su qualcosa?” l'altra “no questo farebbe solo piacere perchè il contatto fra noi esseri viventi è molto gradito”. Sogni d'oro, sempre più incuriosita da questo strano mondo dove c'era vita in ogni cosa anche in quelle da noi


fisicamente ritenute inanimate come la roccia o l'acqua chiese “gli animali qui sono come sulla terra o contengono anche loro degli esseri pensanti?” Roccetta “anche quelli che ritieni solo animali, come gli uccellini che vedi e senti trillare qui intorno sono veri esseri pensanti che hanno per loro desiderio assunto quel tipo di corpo e tutti gli altri animali che conoscerai in questo mondo potranno parlarti come me”. Sogni d'oro “se i frutti e gli animali sono tutti esseri pensanti cosa mangiate qui?.” Roccetta “noi siamo esseri spirituali non abbiamo bisogno di mangiare, siamo fatti di energia ed anche se abbiamo gli organi interni come puoi vedere, non li


usiamo, sono solo decorativi una identica copia del nostro vecchio corpo fisico. Abbiamo solo bisogno di ricaricarci ogni tanto perchè anche noi consumiamo energia e la traiamo dal grande deposito mentale cosmico. Adesso devo lasciarti, però se vuoi rincontrarmi devi pensare a me intensamente nei pressi di una roccia.” Roccetta si rimmerse nel grosso masso sparendo alla vista. Sogni d'oro guardò ancora gli uccellini che svolazzavano sopra di lei finchè si sentì di nuovo aspirare nel tubo e si risvegliò nel letto con un grande ronzio in testa.


Capitolo 7 Al mattino seguente Giacinta si infilò nel lettino di Sogni d'oro e prendendole la testa fra le mani le disse “questa notte sei stata nel mondo misterioso?” La sorella ancora semi addormentata accennò ad un si ma le disse “ti racconterò tutto oggi pomeriggio, fai la brava” e Giacinta “dimmi solo chi hai incontrato” e l'altra “una ninfa delle rocce, si chiama Roccetta”. Si alzarono fecero colazione prepararono per andare a scuola.

e

si

Anche in questa mattinata Giacinta era così emozionata nell'immaginare il nuovo personaggio che si distraeva


frequentemente e la maestra accortasi, alla fine delle lezioni la prese da parte chiedendole se c'era qualche problema in famiglia o con le compagne o se aveva qualche disturbo per cui non sentiva o non vedeva bene. Giacinta non aprÏ bocca, era un segreto inviolabile fra lei e la sorella. La maestra non insistette e non le fece la nota ma si ripropose di tenerla d'occhio nei giorni successivi. Sogni d'oro che percepiva in qualche modo la situazione della sorellina, quel pomeriggio controllò che facesse bene i compiti senza distrarsi e poi insieme si recarono nel loro luogo preferito a fianco della rosa che sfoggiava degli stupendi fiori su cui si posavano ronzando delle api per succhiarne il


polline. Sogni d'oro indicandole disse alla sorella “vedi quelle api, sono esseri come noi perchè anche in loro abita qualche ninfa, anche tutti gli uccellini che senti cantare e tutto ciò che ci circonda anche se non lo vediamo può contenere delle persone e se gli facciamo del male soffrono terribilmente”. Giacinta, guardando negli occhi la sorella “te l'ha detto Roccetta vero?” “si e mi ha raccontato tante altre cose che ora ti dirò.” Passarono quasi due ore intanto che si parlavano finchè apparve la mamma a controllare che stessero bene, rimirò la pianta di rose ed il perfetto ordine e la pulizia del giardinetto dicendo “brave


ma cosa avete da parlare tanto fra di voi, che segreti avete da confidarvi?” Le fanciulle immaginarono che la mamma avesse scoperto qualcosa e rimasero allarmate ma in realtà fu solo un modo di dire, la mamma le riaccompagnò a casa senza più toccare l'argomento. Passò qualche giorno in cui non successe nulla, poi un pomeriggio le fanciulle andarono come al solito nel loro posto preferito fra la rosa, il laghetto, la quercia e le aiuole dei giacinti e dei narcisi che erano senza fiori e stranamente notarono che era fiorito, completamente fuori stagione, un bellissimo narciso bianco e profumato. Si sdraiarono sul praticello e siccome c'era un bel sole decisero di spogliarsi ma prima scrutarono bene intorno che


non ci fosse nessuno. Decisero anche di non giocherellare coi loro corpi, come facevano talvolta, ma di restare tranquille a godere i caldi raggi del sole. Ad un certo punto Giacinta si sentì toccare il seno, allora si rivolse alla sorella e le disse “perchè non mi lasci tranquilla, abbiamo fatto un accordo”. Sogni d'oro, meravigliata, rispose “ma io non ti ho fatto niente” l'altra “come no, mi hai toccato il seno” la maggiore “non è vero te lo giuro”. Dopo un po' di tempo si ripetè la scena allora Sogni d'oro, tranquillizzando la sorellina le disse “se non sono stata io, non c'è nessuno nei dintorni e tu sei sicura che qualcuno ti ha toccata, certamente deve essere stata una delle


nostre amiche del mondo misterioso.” Così decise di pensare intensamente a ciascuna di esse per entrare in contatto ed avere una risposta allo strano avvenimento. Tutte affermarono di non essere state loro ma Azzurra ad un certo punto le disse “io credo di sapere chi è stato perchè fra di noi c'è un ragazzo che alla sua morte è rimasto molto attaccato psichicamente al suo corpo fisico, si chiama Narciso, è molto bravo aperto sincero ma ha una particolare attrazione per i corpi ed ama spesso osservarli sia quelli astrali che quelli carnali e talvolta quando l'attrazione è molto grande si spinge anche a toccarli ma state tranquille che non vi farà nulla di male.”


A questa notizia Sogni d'oro riferÏ il tutto a Giacinta che accettò la spiegazione ma rimase molto inquieta. Questo nuovo personaggio che ancora non si era presentato ufficialmente come osava toccare la sua sorellina? Questo era il pensiero che girava nella mente di Sogni d'oro che, sotto sotto, covava una certa gelosia fraterna per Giacinta che era legata a lei da un forte vincolo di amicizia, ricco di segreti inviolabili.


Capitolo 8 Un'altra sera ci fu un nuovo viaggio di Sogni d'oro, si ritrovò nel mondo misterioso e pensò di andare alla ricerca di Narciso, il ragazzo che aveva osato toccare la sua amata sorellina. Non passò molto tempo che le comparve davanti proprio lui, non uscì da nessun oggetto, si presentò così col suo corpo giovane ma maturo, veramente bello, dai lineamenti raffinati ma prettamente maschili. Gli occhi erano molto grandi ma lo sguardo incerto, che glieli faceva abbassare a tratti, rivelava una grande


timidezza unitamente ad un forte senso di colpa. Sogni d'oro, vedendolo così, abbandonò subito quel senso di ostilità che era nato in lei, e stette ad ascoltare mentre un brivido le percorreva la schiena ed un forte calore la fece avvampare. Cosa stava succedendo? quella sensazione?

Come mai

In tutti i suoi contatti precedenti non le era mai successo, forse per la presenza di un maschio, o forse per la sua precedente ostilità repressa? Narciso si scusò veramente pentito dicendo “è stato un mio gesto istintivo non pensavo di irritarti, anche noi se pur non abbiamo più un corpo fisico ne conserviamo gli istinti e le sensazioni


che sono legate al nostro corpo astrale. Solo ai livelli più alti di spiritualità si perde anche il corpo astrale e quindi anche gli istinti e le sensazioni a lui legate. Io di quel livello conosco molto poco e solo per sentito dire perchè non ci sono mai stato. Io spero che tu mi perdoni e sono qui per questo.” Sogni d'oro a quelle parole si vergognò a sua volta di aver pensato male e disse “Io ti avevo già perdonato nel momento in cui ti ho visto ed ora sono io a chiederti scusa” Istintivamente Sogni d'oro abbracciò Narciso che dolcemente la tenne stretta per qualche secondo.


Furono secondi di fuoco, il cuore di Sogni d'oro sembrava scoppiasse, vampate di calore si susseguivano l'un l'altra, poi un fortissimo brivido. Narciso avvertendo quelle strane reazioni nel corpo della nuova amica si preoccupò e chiese “cosa ti succede, stai bene?” Lei “non lo so, è la prima volta che mi succede una cosa del genere, è come se qualcuno mi aspirasse, mi sento tirata, mi stai rubando il corpo?” Lui “no, volontariamente no, non vorrei che fosse un automatismo del mio stato, sai io non è molto che sono qui e devo ancora imparare tante cose. Io ho una grande attrazione per i corpi ma è totalmente involontaria e non vorrei farti alcun male.”


Così dicendo sciolse l'abbraccio ed allontanò il corpo di Sogni d'oro con una leggera spintarella. Istantaneamente la fanciulla si sentì meglio, il respiro tornò normale ed il cuore riprese a battere regolarmente. Entrambi tirarono un sospiro di sollievo e si riproposero di non abbracciarsi più. Narciso fece un sorriso alla fanciulla e la salutò con un cenno della mano allontanandosi lentamente. Sogni d'oro pensò di volerlo rivedere ed il suo pensiero giunse immediatamente al ragazzo che, voltandosi, sempre mentalmente, le rispose “certamente, pensami ed io verrò da te sia nel mio mondo che nel tuo.” La fanciulla rimase ancora un poco scossa per la strana sensazione provata


e cercava di immaginarne la causa, quando lentamente si sentì ruotare su se stessa e poi sempre più velocemente in una vorticosa danza poi ci fu del buio totale nella sua mente finchè si risvegliò nel suo lettino. Quando al pomeriggio le fanciulle si recarono nel loro piccolo paradiso per raccontarsi le novità Sogni d'oro illustrò alla sorella, con la massima precisione di dettagli, tutto l'accaduto, compresa la sua forte strana emozione. Giacinta ad un certo punto, molto ingenuamente, disse “forse ti sei innamorata?” e la sorella “non lo so cosa si prova quando si è innamorati, non mi è mai successo, ma quello che ho provato non era molto piacevole, tutt'altro che piacevole, non credo proprio che sia


questo l'amore�. Intanto gli uccellini sugli alberi avevano ripreso a cantare con insistenza e sempre piÚ forte, quasi come in coro, una breve sequenza di note molto suadente. Le fanciulle trascinate da quel motivetto presero anche loro a cantare all'unisono con i misteriosi abitanti dei cieli, finchè fu l'ora di tornare a casa.


Capitolo 9 Giacinta, passata l'eccitazione e l'emozione dei giorni precedenti, riprese ad essere molto attenta a scuola ed ebbe buonissimi voti. Sogni d'oro, sempre attenta ai desideri della sorellina, suggerĂŹ alla mamma di farle un bel regalo come premio. Il regalo fu una piccola pianta di salice piangente che Giacinta voleva piantare sul bordo del laghetto. Il padre delle fanciulle si offrĂŹ di fare la buca ma Giacinta voleva piantare lei stessa la sua pianta e con l'aiuto della sorella fece una profonda buca, ci mise


del concime poi uno strato di soffice terra, quindi tolse dal vaso la pianta, adagiò piano le radici e ricoprì tutto. La pianta, anche se piccola, aveva già un bellissimo aspetto e le cime dei rametti si chinavano verso lo specchio d'acqua dove sembrava volessero specchiarsi. Giacinta era entusiasta della sua nuova pianta ed un giorno disse alla sorella “ora qualche nuova ninfa verrà ad abitare nella mia pianta e forse mi parlerà”. Passarono dei giorni e Sogni d'oro fece un nuovo viaggio nel mondo misterioso, questa volta si trovò su una bianca spiaggia, era mattino presto e le onde del mare si rifrangevano sulla riva spumeggiando con leggero mormorio, era uno spettacolo molto simile a quello


che si verificava sulla terra. Sogni d'oro decise allora di toccare l'acqua per vedere se era uguale a quella che già conosceva, immerse una mano e la estrasse bagnata, era proprio acqua, allora pensò a quante ninfe potevano essere nascoste in una tale immensità di liquido. Pensò ad Azzurra ma non comparve, intanto all'orizzonte stava sorgendo il sole, in un cielo tutto infuocato, era uno spettacolo bellissimo e Sogni d'oro pensò “chissà se anche nella luce o nel sole ci abita qualche ninfa?” Aveva appena finito di pensarlo che dal rosso orizzonte partì una grossa palla di fuoco che si dirigeva proprio verso di lei, ebbe un attimo di paura ma quando la palla giunse a pochi metri da lei e ne


vide uscire una ninfa si tranquillizzò. “Mi hai pensata e sono venuta a trovarti, io mi chiamo Eos e sono una ninfa della luce ed in particolare della rossa luce dell'aurora” così disse la bellissima donna con lunghi capelli del medesimo colore dell'orizzonte in quel momento. Sogni d'oro ormai abituata a queste apparizioni si avvicinò alla ninfa dicendo “forse il mio nome già lo conosci, voi ninfe conoscete tutto qui” l'altra “certamente e leggo anche la tua curiosità la si vede nei tuoi occhi, vorresti sapere se scotto dato che vivo nei paraggi del sole, non temere puoi toccarmi, il mio corpo astrale non brucia anche ad altissime temperature perchè non è fatto di materia.”


La fanciulla allora disse “ti posso abbracciare o mi succederà come quando ho abbracciato Narciso?” La ninfa “quello è stato un caso particolare e non ti posso rivelare nulla, quanto a me non c'è pericolo puoi stringermi finchè vuoi” Così si abbracciarono guardando lo splendore del sole nascente e con quello spettacolo davanti agli occhi e fra le braccia della ninfa, Sogni d'oro si sentì finalmente felice. Eos spiegò poi alla fanciulla che nel mondo misterioso oltre al tempo non esiste neppure lo spazio, a loro basta pensare dove vogliono essere e lì si trovano istantaneamente. La visione che hanno non è oculare ma legata al pensiero, dove volgono il


pensiero lì vedono al presente. Sogni d'oro ascoltò con attenzione tutto ciò che le veniva detto e, a differenza delle prime volte che restava molto confusa, ora cominciava a inquadrare meglio la logica e la diversa realtà di quel nuovo mondo che le si apriva davanti. Ora il cordoncino d'argento cominciava a tirare e Sogni d'oro capì che era venuto il momento di ritornare, quindi salutò Eos ed ubbidiente si lasciò trascinare nel tubo luminoso fino a raggiungere il suo letto.


Capitolo 10 Un giorno Giacinta si ammalò, aveva la febbre alta e nonostante le medicine prescritte dal dottore, la malattia si aggravava sempre più. Fu subito ricoverata in ospedale e sottoposta ad ogni genere di visite e di analisi ma non fu possibile diagnosticare la malattia che risultava al di fuori di ogni conoscenza medica. Dopo qualche giorno però la febbre cessò e la fanciulla fu dimessa dall'ospedale. A casa doveva però restare a letto perchè era molto debole e Sogni d'oro appena poteva le stava a fianco per


farle compagnia. Quando Giacinta le espresse il desiderio di poter andare al laghetto sotto il suo amato salice piangente, la sorella maggiore corse dalla mamma a chiedere se si poteva accontentarla. La coprirono bene e la accompagnarono, sorreggendola, accanto al suo alberello, Giacinta a quella vista si inondò di gioia e i suoi occhi brillarono di lacrime. Volle guardare i bellissimi grandi fiori della sua rosa, volle toccare il tronco della grande quercia e chiese di poter immergere la mano nella cristallina acqua del laghetto. Dopo di ciò si fece riaccompagnare a casa e si distese soddisfatta nel suo lettino mentre il suo pensiero vagava ancora nel bellissimo giardinetto dove


aveva passato i più bei giorni della sua vita. Passò la notte ed al mattino Sogni d'oro mentre stava per svegliarsi ebbe la sensazione di essere stata accarezzata da un leggero soffio d'aria che le provocò un brivido. Si alzò per andare a vedere Giacinta e darle un bacio in fronte quando, con suo grande spavento, si accorse che non respirava più. Con il cuore in gola corse a chiamare la mamma, tremava tutta, non riusciva neppure a spiegarsi dall'agitazione. La mamma intuì ed andò subito accanto al letto di Giacinta, lei era sdraiata supina con un dolce sorrisetto sul viso, un ciuffetto di capelli sbarazzino le scendeva sulla fronte, gli occhietti


chiusi ed un colorito ancora fresco e roseo, sembrava proprio che dormisse tranquilla. Sogni d'oro era atterrita, le sembrava le mancasse la terra sotto i piedi, davanti a se non vedeva più un futuro, era come se avesse perso metà di se stessa. Ad un certo punto le venne un pensiero che la tranquillizzò un poco, allora si avvicinò a Giacinta le baciò la fronte, poi facendo scorrere le labbra verso un orecchio le sussurrò “ appena puoi vieni a trovarmi nel nostro giardinetto”. Dopo i funerali della piccola, passarono molti giorni e Sogni d'oro si recava ogni pomeriggio nel piccolo giardinetto dietro casa nella speranza di rivedere Giacinta, ma non ebbe nessun segnale,


sembrava che la sorellina completamente sparita.

fosse

Ogni giorno il morale di Sogni d'oro scendeva, sempre di più, cominciò a non voler più mangiare, poi si rifiutò di andare a scuola ed i genitori si preoccuparono molto ma più che qualche parola di conforto non riuscivano a darle. Poi si ricordarono che fra le compagne di scuola c'era Lucia che era una delle sue amiche preferite e che già qualche volta era venuta a casa loro. La invitarono quindi nella speranza che la sua compagnia potesse in qualche modo aiutare la figlia a superare la crisi. Sogni d'oro accettò la compagnia di Lucia e con lei andava nel giardinetto a


passare i suoi pomeriggi giocando, ma non era la stessa cosa, non era Giacinta, non c'era la medesima affinità, non c'era la medesima confidenza, non c'era la stessa complicità. Comunque lentamente Sogni d'oro riprese a mangiare e poi ad andare a scuola perchè si rendeva conto lei stessa che la sua vita doveva continuare, certo non era più come prima ma la speranza di poter incontrare la sorellina nei suoi viaggi nel mondo misterioso la sorreggeva. Passò moltissimo tempo e Sogni d'oro non riusciva più a fare i suoi viaggi e ciò la stava di nuovo demoralizzando perchè la speranza, l'unico filo che la teneva in vita, si stava lentamente smorzando.


Un giorno mentre era sola seduta sotto il salice della sorellina le parve di vedere delle bollicine affiorare dallo specchio d'acqua, allora si alzò di scatto, immerse la mano nel liquido argenteo dicendo “Azzurra sei tu? Perchè mi hai abbandonata? Ho perso la sorellina ed invece di confortarmi mi hai lasciata sola.” La dolce voce di Azzurra le disse “a volte è necessario saper superare certe difficoltà da soli perché ciò rende più forti e ci prepara alla vita da adulti, io e tutte le mie amiche non ti abbiamo abbandonata, abbiamo sofferto insieme a te, però ti stiamo aiutando preparandoti una sorpresa. Devi sapere che Giacinta è qui con noi ed ha realizzato il suo sogno di


raggiungere il mondo misterioso, però arrivare qui è come nascere un'altra volta bisogna imparare tutto perchè qui è tutto diverso che sulla terra. Lei ora ha un corpo da adulta ma è come se fosse una bambina di uno o due anni e noi la aiutiamo a crescere spiritualmente affinchè maturi e possa essere in grado di comunicare con te. Quindi non insistere nel cercarla perchè non sarebbe in grado di capirti nè di riconoscerti. Ora pensa a crescere anche tu perchè adesso fisicamente sei molto più giovane di lei, ti avvertiremo noi quando sarà il momento di incontrarla.” Le parole di Azzurra rinfrancarono lo spirito di Sogni d'oro che ora finalmente cominciava a comprendere le


diverse leggi che governavano quel mondo misterioso, cosÏ diverso dal nostro. Passarono degli anni e Sogni d'oro cresceva fisicamente e spiritualmente nella massima correttezza della sua vita terrena, credeva ciecamente alle parole delle sue amiche ninfe, cosÏ come Giacinta, quando era in vita credeva alle sue. I genitori apprezzarono molto la quasi miracolosa ed eroica ripresa della vita di Sogni d'oro ma non ne poterono mai intuire l'origine perchè il contatto con il mondo misterioso era il suo grande segreto inviolabile.


Capitolo 11 All'età di 18 anni Sogni d'oro era una bellissima ragazza, sveglia, spigliata, colta e molto intelligente, si era fatta molte amiche ed amici e spesso usciva con loro ma a nessuno aveva mai confidato il suo grande segreto ed attendeva sicura il giorno per poter abbracciare Giacinta. Una sera, appena andata a letto, cominciò a vedere la stanza che le girava intorno ma non era la stanza che girava, era lei che stava levitando lentamente sempre piÚ in alto, nel dubbio che forse stava morendo si


guardò l'ombelico ma vide che il nastro d'argento era saldamente attaccato al suo corpo terreno e che quindi stava riprendendo un suo viaggio nel mondo misterioso. Infatti dopo poco si ritrovò in un giardinetto identico a quello della sua casa, c'era lo stesso laghetto con il salice piangente ormai cresciuto, c'era la bellissima pianta di rose, c'erano anche i giacinti ed i narcisi in fiore e c'era la grossa quercia con il suo immenso fogliame verde, un poco più in là c'era anche la roccia su cui si sdraiavano a prendere il sole. L'unica differenza era la particolare trasparenza di tutti gli oggetti che lei però poteva toccare e percepirne pienamente le sensazioni di caldo,


freddo, durezza o morbidezza. In Sogni d'oro si stavano risvegliando tutti i ricordi della sua prima giovinezza ed il pensiero andò subito a Giacinta ma lì non la vedeva, non vedeva nessuno però aspettò pazientemente, sapeva che talvolta le ninfe si divertivano a farle gli scherzi. Girò avanti e indietro per il giardinetto più volte sperando di veder saltar fuori da qualche parte Giacinta, poi cominciò a vedere che da tutto ciò che la circondava uscivano delle figure dai lineamenti molto familiari riconobbe Azzurra che usciva dal laghetto, Quercina che usciva dalla quercia, Eos che scendeva in una palla di fuoco, Roccetta che spuntava dalla roccia, infine apparve Narciso, uscendo dal suo


bianco fiore e la guardava negli occhi con espressione interrogativa, ma Giacinta non apparve. Allora Narciso le disse “non temere te la presentiamo per ultima perchè è molto diversa da come la ricordi, così come anche tu sei diversa da come ti ricorda lei, queste sono le leggi che regolano il nostro mondo. Noi l'abbiamo aiutata a crescere ed a imparare tutte le cose di questo mondo, ora è indipendente e perfettamente matura ed anche lei è impaziente di abbracciarti.” Dopo poco da un fiore di giacinto uscì come in una voluta di fumo Giacinta, era splendente nella sua giovinezza, nella finezza delle forme, nell'eleganza e nella leggerezza e la sua pelle aveva


conservato il bellissimo colore rosa carneo che aveva da bambina. Le sorelle si buttarono l'una nelle braccia dell'altra mentre dai loro occhi comparivano dapprima piccoli cristalli liquidi che poi cadevano copiosamente sui loro corpi rigandoli di grandi lacrime. Non c'erano parole, c'erano solo pensieri che si abbracciavano fra loro così come i loro corpi. Tutto intorno era silenzio ed emozione. In quel mondo i sentimenti erano molto più forti che sulla terra e molto più alti, molto più puri e sinceri. Non si sa se sia passato molto tempo in quell'abbraccio ma lì il tempo non esiste e quindi può essere passato un minuto come un secolo.


Staccatesi dall'abbraccio le sorelle guardarono i loro corpi, così diversi da allora ma riconoscibilissimi e quindi riaffiorarono tutti i ricordi del tempo passato insieme da bambine. Un alone di fortissime emozioni aleggiava tutto intorno e continuava a crescere di intensità. Giacinta poi, rivolta alla sorella disse: “sai qui ho conosciuto anche l'amore e mi sono innamorata di colui che è venuto ad abitare nel mio salice, si chiama Salicino ed è un bellissimo ragazzo e verso di lui provo un amore etereo molto forte e sincero, ora te lo presento”. In quel momento dal salice sopra il laghetto uscì una bella figura dallo sguardo profondo e luminoso che si


avvicinò a Giacinta passandole il braccio dietro la schiena e stringendola a se. Poi Narciso si avvicinò a Sogni d'oro dicendole “anch'io ho qualcosa da dirti, qui i segreti non esistono, tutti leggono la mente di tutti e quindi è ora di farti sapere che io ti porto sempre nei miei pensieri ma non posso avvicinarmi a te perchè fra noi non può nascere amore fintanto che tu appartieni al mondo terrestre. Tu ora hai una missione da compiere e sarai lontana ma io saprò aspettare il momento che verrà e resterò qui ad attenderti senza premura in quanto, non esistendo il tempo, non invecchierò mai”.


Capitolo 12 Azzurra prese quindi la parola “Sogni d'oro ora vedrai comparire centinaia di nuove creature che abitano in questo mondo e che usciranno da ogni oggetto nel raggio della tua vista e ve ne sono altre ancora, ma quelle più lontane tu non potrai vederle in quanto sei ancora legata ad un corpo materiale, però sappi che siamo moltissime. Tu sei stata prescelta per una missione speciale per questo possiedi la capacità di slegarti, anche se non totalmente, dal tuo corpo e raggiungere il nostro mondo e pertanto dovrai portare i nostri messaggi sulla terra”


In quel momento Sogni d'oro vide comparire centinaia e migliaia di esseri che uscivano da ogni oggetto nel raggio della sua vista. Erano maschi e femmine, tutti col corpo nel fiore della loro vita e dotati di riflessi di luci e giochi di trasparenze veramente incantevoli. Sogni d'oro era stupefatta a quello spettacolo e guardandosi intorno notò una nuvoletta di forma particolare, sembrava una figura femminile. Dopo poco infatti da lì uscì una ninfa dal viso dolce e luminoso che con voce soave, quasi cantando disse “io mi chiamo Miminella e sono la ninfa dell'amore, cerca di ricordarmi e la tua vita sarà più serena e gioiosa, diffondi la mia voce a tutto il tuo mondo”.


Azzurra riprese “A nome di tutti ti dirò queste cose che dovrai far conoscere agli abitanti della terra. Questo che vedi è un mondo di transizione in cui si viene dopo la morte del corpo, da qui si può ritornare sulla terra o su qualunque altro pianeta. In generale ogni pianeta ha un suo mondo transitorio che si sovrappone ad esso e ne corrispondono tutte le caratteristiche ma mentre noi possiamo sovrapporci e vedere gli incarnati, voi non potete vederci anche se a volte percepite la nostra presenza. Esistono altri livelli di sopravvivenza sopra il nostro mondo in cui vanno gli spiriti più eletti ma purtroppo anche noi non ne sappiamo molto e solo per sentito dire, da qualcuno che da là è


tornato fra noi. Alcuni esseri maligni, quando giungono da noi, vengono respinti e rimandati nel loro mondo terreno, altri non maligni, ma molto attaccati alla materia decidono di ritornarci di loro volontà e possono scegliere il loro nuovo corpo che li ospiterà fra i bimbi ancora in grembo alla madre. Chi dopo essersi ambientato si trova bene qui può restarci fin che vuole oppure se riesce ad acquisire meriti può ascendere ai livelli superiori. La vita qui è molto più serena e rilassante che sulla terra non abbiamo malattie, non abbiamo lavori pesanti, non abbiamo la preoccupazione per il cibo, non siamo sensibili al caldo ed al freddo, neppure ai dolori fisici.


Il nostro corpo astrale non invecchia mai e quindi non muore e possiamo disfarcene solo salendo ai livelli superiori. Abbiamo invece molta sensibilità a tutti i sentimenti, alle emozioni ed anche ai dolori legati alla nostra spiritualità ed il sentimento più grande che regna qui è L'AMORE, di cui è maestra la ninfa Miminella, ed è quello che ci permette di migliorarci e mirare ai più alti livelli.” “Il nostro cibo, ovvero l'energia che ci permette di vivere, la traiamo dal deposito mentale cosmico che è diffuso in tutto l'universo ed è anche l'energia che ci permette di comunicare fra di noi. Anche quando tu ci pensi o ricevi i nostri pensieri stai usando questa


energia cosmica. A volte anche gli esseri corporizzati nei casi di empatia, di trasmissione del pensiero o quando fanno scoperte e invenzioni, che credono essere proprie, spesso attingono da questa fonte di energia scoprendo, inconsapevolmente solo cose già scoperte da altri. Tu dovrai quindi portare queste conoscenze sulla terra affinchè le persone che vi abitano possano migliorare se stesse e diffondere l'amore che è l'unico grande sentimento capace di sconfiggere il male. Questo è il tuo compito ed io ho la certezza che lo svolgerai nel migliore dei modi”. Poi indicando in alto nel cielo uno splendido arcobaleno che si stendeva


luminoso fra le cime di due monti Azzurra riprese: “Ora apparirà un nuovo personaggio che ti deve parlare”. Dall'arcobaleno uscì una figura femminile molto luminosa, tutto intorno aveva un cerchio iridescente, si avvicinò a Sogni d'oro dicendole: “Tu devi portare sulla terra un messaggio a nome mio ad una persona di nome Giorgio, l'istinto ti guiderà a riconoscerlo, il messaggio è GRAZIE PER AVER SCRITTO QUESTO RACCONTO ! Lui capirà. . . io mi chiamo Iride”

FINE


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