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L'albero considerazioni di un castagno

racconto di verdefronda


L'albero considerazioni di un castagno

racconto di verdefronda musa ispiratrice Iride


Prime considerazioni Sono un bell'albero, grande, frondoso dal robusto e ben ramificato tronco. La mia famiglia, molto in vista, apprezzata e conosciuta da tutti porta il cognome Castagno, ma il mio nome proprio è Verdefronda. Forse mi hanno chiamato cosÏ per il colore delle mie fronde ma mi sono accorto che, in realtà , tutti gli altri alberi hanno il mio stesso


colore. Sono nato su questo dosso alla pendice di un alto monte ed ho una bellissima vista panoramica su tutto il grande lago sottostante. Mi hanno detto che invece della cicogna mi ha portato in questo bel posto una grossa cornacchia scura che mi teneva nel becco. Qui mi ha fatto cadere e qui sono cresciuto. Ne sono passati di anni dalla mia nascita e ne ho viste di cotte e di crude qui ai miei piedi. Quasi ogni giorno passa qualcuno sotto la mia chioma , in massima parte sono animali in cerca di cibo o cani randagi che vengono a fare la pipĂŹ sui miei piedi e mi fanno un terribile solletico. E poi l'odore che mi resta sulla corteccia, oltre a piacermi poco, attira altri cani che fanno la stessa cosa. Io non capisco proprio perchĂŠ ce l'hanno con i miei piedi. Altri animaletti che mi fanno solletico ma molto piĂš graditi sono gli scoiattoli che corrono su e giĂš per i miei rami e mi fanno compagnia. In cambio della loro amicizia io gli procuro delle castagne di cui sono molto ghiotti e tornano spesso a trovarmi.


Si posano sulle mie braccia anche tanti piccoli uccelli che riescono a far uscire dal loro becco delle bellissime melodie che mi piacciono tanto e rallegrano la mia solitudine. Già perché proprio vicino a me non ci sono altri alberi e con le mie fronde non arrivo ad avere contatti con loro, mi limito a guardarli a distanza ed avverto un certo senso di malinconia. Poiché c'è un piccolo sentiero che passa ad una ventina di metri da me e si inerpica tortuosamente sulla costa della montagna, io vedo transitare spesso esseri umani solitari od in gruppi di più persone. I più hanno l'aspetto piuttosto indifferente e si guardano intorno con aria distratta. Mi sono sempre chiesto cosa penseranno quegli strani esseri umani, quasi sempre imprevedibili i quali si comportano il più delle volte senza una logica apparente e fanno cose strane, talvolta anche contro natura, come se non rispondessero a quelle leggi che regolano la vita di noi alberi e di altri animali. Talvolta però ho notato che alcuni si fermano dove il sentiero mi passa più vicino e mi osservano in modo insistente e quasi fastidioso. Cosa hanno da guardarmi quegli stupidi


esseri? Ho deciso allora di studiare anch'io la tecnica della “psicologia verde” quella scienza che parecchi di noi alberi applicano per leggere il pensiero e ce la trasmettiamo poi dall'uno all'altro tramite la vibrazione fogliare, meglio se alimentata dalla brezza serale. Secondo questa scienza, quando qualcuno ci osserva intensamente, le nostre foglie riescono a captare delle leggere vibrazioni che noi dobbiamo riuscire a tradurre in pensiero. La maggiore difficoltà sta nel fatto che i pensieri umani sono così diversi dai nostri che è molto difficile riuscire a compenetrarli e renderli comprensibili. Durante i miei studi che durano ormai da molto tempo sono riuscito ad afferrare alcuni di questi pensieri e vorrei tanto sbagliarmi, perchè se fossero veri sarebbero molto meschini.

Il boscaiolo L'altro giorno passava di qui un uomo robusto dalla camminata decisa, con pesanti


scarponi. Giunto nei miei pressi si è improvvisamente fermato ed ha continuato a fissarmi intensamente. Io mi sentivo alquanto turbato, senza capire il perchè. Era il momento giusto per applicare la “psicologia verde” Concentrato fortemente nella vibrazione cercavo di captare pensieri. La mente dell'umano sembrava interessata sopra tutto al mio tronco, bello, sano, robusto ed allora ho immaginato che lui vedesse in me solamente delle belle tavole di legno e null'altro, la mia vita non contava. Finalmente l'uomo ha ripreso il cammino e col suo pesante passo si è allontanato. Inutile dire che in quel momento ho provato un grande sollievo, ho fermato la vibrazione delle mie foglie e tutto mi è sembrato più sereno. Un tarlo però continuava a rodere il mio pensiero “tornerà ancora? Vorrà davvero farmi a fette?” Per un bel po' di tempo quell'uomo non è più passato.


Il cacciatore Un'altra volta, era autunno, un individuo con giaccone pesante e stivaloni ed in mano uno strano oggetto lungo, metà di ferro e metà di legno, passava sul sentiero. Si era fermato a guardarmi insistentemente, ma mi guardava specialmente in alto sulle mie fronde svettanti che già stavano mutando colore dal bel verde intenso ad un giallo dorato. Molti uccellini si posavano spensierati sui miei rametti ed il loro cinguettio attirava fortemente l'uomo. Ho pensato di applicare un'altra volta la mia “psicologia verde”. Ho messo in moto le mie foglioline ormai dorate per percepire il ritorno delle vibrazioni dall'uomo, quasi come un'onda sonar, ma temevo fortemente che la “psicologia verde” non funzionasse con le foglie dorate. Invece funzionava ugualmente e le onde di ritorno mi dicevano che l'interesse dell'uomo non era rivolto a me ma alla moltitudine dei piccoli canterini inconsapevoli del rischio a cui andavano incontro.


Non sapevo cosa fare per avvertirli del pericolo, mi sforzavo di scuotere le foglie, di coprirli per nasconderli alla vista dell'uomo, ma sembrava tutto inutile, loro non capivano, erano tranquilli perchè avevano una grande fiducia in me. Ho passato dei momenti terribili, in quei frangenti la mia impotenza mi frantumava il cuore. Allora ho chiesto aiuto al mio angelo custode, perchè anche noi alberi abbiamo l'angelo custode che ci ascolta nei momenti di bisogno. Improvvisamente gli occhi dell'uomo si staccavano dalle mie fronde, lui voltava la testa e con noncuranza riprendeva il suo cammino. Ero contento, un'altra volta era finita bene e non solo per merito mio, anche gli angeli sanno leggere le vibrazioni delle foglie, ma che succederà se accade qualcosa in inverno quando quando non avrò più le foglie da far vibrare?


Il botanico E' primavera, una mattina vedo un uomo dai capelli brizzolati, forti occhiali da vista, con a tracolla una borsa piena di libri ed oggetti strani che ancora non conosco. Gira guardandosi attorno con grande ammirazione ed ogni tanto si avvicina a qualche fiore, prende in mano un oggetto che mi sembra un pezzo di occhiale con manico ed osserva attentamente tutti i particolari e con insistenza. Poi tira fuori un libro, lo sfoglia, si sofferma su una figura simile e quindi annota qualcosa su un quadernetto. A quella distanza non riesco a vedere cosa scrive e poi non so leggere la scrittura degli umani. Penso che dovrei imparare, ma noi alberi non abbiamo scuole ed anche tutti gli alberi vicini non sanno leggere. Dovrò inventarmi qualcosa per riuscire a colmare questa mia lacuna. Tornando al signore occhialuto, vedo che si avvicina osservandomi attentamente, il suo sguardo mi sembra molto diverso dalle altre persone.


Appare interessato veramente a me come individuo non solo per alcune mie parti. Nei suoi occhi leggo un'espressione di meraviglia e di ammirazione. Non nego che la cosa mi fa molto piacere, è il primo essere umano con cui avverto una certa affinità e simpatia. Si avvicina, mi batte qualche colpetto con il palmo della mano sul tronco e dice “bello!” Credo che sia un complimento e vado in brodo di giuggiole, quel vecchietto mi è molto simpatico. Forse sto cambiando opinione sugli esseri umani, qualcuno di loro ha anche sentimenti. Sento che mi prende con delicatezza un rametto, osserva con attenzione le mie giovani foglie di sopra e di sotto, le accarezza e quindi le confronta con una figura dei suoi libretti. “E' bellissimo! Quell'uomo possiede un libro in cui siamo immortalati tutti noi alberi e ci sono anch'io!” Dopo aver attentamente guardato altri individui della mia razza, il simpatico signore si allontana. E' la prima volta che mi succede di essere dispiaciuto dell'allontanamento di un essere umano, mi è rimasto quasi un senso di vuoto.


Frescura E' una bella estate, calda ma non afosa e poi io con tutti i miei ventagli spiegati che ondeggiano su e giu, a destra e a sinistra ho sempre una gran frescura e la diffondo anche tutt'intorno a me. Si sono accorti anche alcuni umani che quando passano da queste parti e mi vedono si accostano ai miei piedi o addiritura si siedono o si sdraiano alla mia ombra. Li sento fare dei lunghi respiri e vedo i loro sguardi perdersi nel vuoto dopo aver cercato di guardare l'oscillare delle mie verdi fronde contro l'azzurro del cielo. E' bello e molto piacevole in questi casi sentirsi utile agli altri. E' quasi una gioia questa compartecipazione fra razze diverse, io dò loro l'ossigeno a ritemprare la loro stanchezza e loro mi ricambiano dandomi l'anidride carbonica. Inoltre la loro presenza stimola molto la mia curiosità ed il mio desiderio di conoscere altre vite, altri comportamenti, gesti ed usanze sconosciute a noi alberi.


Purtroppo noi siamo molto sedentari ma non per colpa nostra. Dalle prime esperienze mi ero fatto l'idea che gli umani fossero tutti cattivi e non capivo perchè il creatore avesse messo al mondo degli esseri così abbietti. Ora non parlo più perchè non vorrei disturbare una persona che proprio ora riposa sotto di me.

Procreazione L'altro giorno ho scoperto che anche gli uomini come gli animali sono differenziati nel sesso, ci sono maschi e femmine e solo unendosi possono procreare. Noi alberi non siamo così complicati, facciamo tutto da soli, fiori, frutti e semi dai quali sboccia la vita. Per la verità anche qualche nostra famiglia ha voluto complicarsi la vita separando il sesso, per esempio certe palme, certi aceri ed altre ancora ma sono molto poche. Penso che con la separazione del sesso diventa molto più complicato avere figli.


Occorre conoscere bene un'altra persona di diverso sesso che abbia una certa affinità di pensiero, di comportamenti e di gusti, disposta a stare vicino a condividere la vita nel bene e nel male e ad essere disponibile nelle decisioni e nelle azioni. E poi devono unirsi, quindi la femmina deve partorire e poi per tutta la vita devono continuare ad avere cura dei figli. E' pazzesca una vita così complicata! Ha fatto bene il creatore a farci un po' più semplici, a noi basta un piccolo fiore, un insetto che lo impollina, una stagione per crescere il seme e “voilà il figlio è fatto!” Dobbiamo solo farlo cadere e fa tutto da solo anche lui. Ora tralascio questi miei pensieri perchè voglio osservare la coppietta che si è appena sdraiata ai miei piedi. Lui è alto castano, occhi scuri, bel portamento, vestito semplice con jeans e camiciola a maniche corte. Lei è leggermente più piccola e di corporatura più gracile, occhi celeste chiaro e capelli biondi sciolti sulle spalle ma non lunghissimi ed indossa un bel vestitino rosa corto. Vedo che si appoggiano le labbra l'uno con l'altra e trattengono a lungo il respiro, forse


quando ci si ama non occorre piÚ respirare? No! No! Ogni tanto si staccano, respirano e poi si riattaccano. Ora si stanno stringendo petto contro petto e lei ha due rigonfiamenti davanti che nella pressione dei corpi sporgono leggermente dal bel vestitino rosa, a cosa serviranno? Ogni tanto si mettono seduti e si guardano reciprocamente negli occhi, sembra quasi che si parlino fra loro in quel modo, sembra che si trasmettano pensieri. Io credevo che gli occhi servissero solo per guardare, ma loro li usano diversamente. In effetti io vedo anche se non ho gli occhi, la mia è una percezione visiva totale senza bisogno di organi specifici. Credo che allora gli occhi a loro servono per amarsi e scambiarsi dolci pensieri. E' già passato molto tempo ma loro continuano a trastullarsi sdraiandosi vicini e stringendosi reciprocamente, poi si siedono o si mettono in ginocchio e si guardano negli occhi. Come vorrei avere anch'io degli occhi per capire cosa si sente, cosa si prova e che emozioni danno. Ecco ora si stanno lentamente spogliando, lei ha la pelle molto chiara e completamente


pulita senza foglie mentre lui ha sulla pelle delle strane foglie filiformi e brune. Devo dire che senza vestiti i loro corpi mi sembrano ancora più belli e poi si muovono con grande agilità, si toccano si abbracciano, si rotolano nel prato. Ora si stanno avvinghiando l'uno con l'altra, sembra che stiano attorcigliando i loro corpi con gesti impetuosi, mi fanno molta tenerezza. Devo assolutamente proteggerli nella loro intimità, curare che nessuno si avvicini a disturbarli, nè persone nè animali. Inoltre provo a muovere i miei rami come ventagli sopra di loro per dargli un po' di freschezza e di protezione. Vedo sulla loro pelle goccioline di rugiada, ma forse non è rugiada, non è abbastanza umido nè freddo, deve essere una strana emanazione della loro pelle. Mi sono lasciato trascinare anch'io in questa estasi e non so più quanto tempo sia passato, mi sembra poco ma contemporaneamente una eternità. Forse hanno finito ma non ho capito bene cosa è successo, credo che la fecondazione sia avvenuta fra bocca e bocca perchè le loro labbra stavano quasi sempre unite in tutte le


posizioni che assumevano. Si sono rivestiti ed ora, mano nella mano, si stanno allontanando. “Che carini che sono!�

Le fanciulle Un giorno di primo autunno vedo arrivare due giovani ragazzine dai volti luminosi che camminano danzando e canticchiando dei motivetti molto graziosi. Giunte quasi ai miei piedi alzano lo sguardo al mio tronco giĂ ben ramificato a poco piĂš di un metro e mezzo di altezza dal terreno e con robusti rami a tripla biforcazione quasi fossero invitanti seggiolini affondati nella verde chioma. Basta uno sguardo fra di loro e me le sento arrampicare leggere sulle mie vigorose membra. Dopo pochi secondi entrambe sono comodamente sedute una di fronte all'altra su due diversi rami e riprendono a canticchiare dondolando ritmicamente le gambe sospese nel vuoto.


Per più di un'ora cantano e si raccontano fra di loro cose che non riesco a capire bene, ma la loro compagnia mi riempie di infinita gioia e l'allegria delle loro voci riempie totalmente il “silenzio della montagna” che dopo anni e anni mi era quasi venuto a noia. Il sole comincia appena a calare sull'orizzonte quando con un rapido gesto d'intesa le fanciulle discendono dal mio corpo e saltellando allegre si allontanano in modo chiassoso. Dai loro discorsi ho capito solo che una si chiama Quiara e l'altra Elisa. Quiara era bruna, occhi castani leggermente a mandorla, corporatura snella e molto vivace. Elisa era leggermente più in carne, carnagione bianca con occhi verdi e capelli biondi. Penso che abbiano circa l'età di 13 anni ma non mi intendo molto dell'età umana, loro vivono molto poco. Il giorno successivo chi vedo arrivare? E' Quiara una delle due ragazzine, è sola però ed ha in mano un giornalino. Come mi vede, si infila il giornalino nella cintura a fiocco del suo vestitino rosso e mi corre incontro. Con entrambe le mani si aggrappa a due dei


miei rami e si solleva aiutandosi con i piedi poggiati sul tronco. Un piede le scivola, ma io prontamente gonfio un po' la mia corteccia per dargli appoggio, così in pochi secondi la fanciulla raggiunge il suo ramo a forma di seggiolino e sfilando il giornalino si mette a leggerlo. Come è stato bello sentirla arrampicare sul mio corpo, agile quasi quanto uno scoiattolo anche se molto più grande. Le sue piccole cosce poggiano dolcemente su un mio braccio e sento la sua tenera e liscia pelle a contatto della mia ruvida scorza. Lei non sembra accorgersi della rudezza della mia pelle e continua a leggere dondolando le gambe. E' tardo pomeriggio, il sole è basso sull'orizzonte ed essendo la mia chioma molto fitta, mi accorgo che Quiara fatica a leggere per l'eccessiva oscurità, allora allargo i rami sopra di lei per farle arrivare più luce. Finito di leggere, la fanciulla, con gesto quasi di affetto, poggia la delicata guancia sul mio ramo, resta qualche secondo in contatto, poi me lo bacia con grande tenerezza. Credo che abbia capito che ho cercato di aiutarla ed in qualche modo cerca di ringraziarmi.


Quindi lentamente scende ed io le faccio dei piccoli gradini sul tronco, rigonfiandolo, per aiutarla. Lei si allontana salutandomi con un braccio ed io rispondo al saluto ondeggiando un mio ramo. Ho capito che la razza umana ha qualcosa in più di noi alberi, qualcosa che la rende estremamente cattiva od estremamente buona. Non so cosa sia successo, ma forse anch'io sono rimasto contagiato da questo qualcosa perchè provo uno strano sentimento che prima non conoscevo. Avverto una grande simpatia per Quiara ma non è solo amicizia è qualcosa di più. Forse me ne sono innamorato? Ma che cosa sarà l'amore? Noi alberi non lo conosciamo. Neppure con la mia vibrazione fogliare riesco a comprenderlo. Credo proprio che sia una malattia!

Fine


Altri racconti di verdefronda La favola dell'orologiaio Il fanciullo e il vecchio saggio Iride Estasi La creatura della montagna Sogni d'oro


racconto di

verdefronda illustrazione in copertina

Paola Formica

Edizione 2011

L'albero  

I pensieri e le considerazioni di un castagno che osserva se stesso e la vita che lo circonda.

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