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Alpe di Ronno Il temporale

racconto di

verdefronda musa ispiratrice

Iride


Alpe di Ronno Il temporale

racconto di

verdefronda musa ispiratrice

Iride


I pastorelli Molti anni fa, all'Alpe di Ronno, sulle pendici del monte Morissolo alla quota di circa 800 metri vivevano alcune famiglie di pastori. Erano famiglie povere che vivevano pascolando i loro greggi e coltivando alcune verdure nei loro piccoli orti. Due di queste famiglie avevano rispettivamente un figlio di circa tredici anni, Rino nella famiglia Soldoni e Lillo nella famiglia Miserelli. I ragazzi abitavano vicini e quasi sempre uscivano insieme a far pascolare i propri greggi e quindi erano diventati molto amici. La famiglia Soldoni era leggermente pi첫 ricca ed aveva una ventina di pecore mentre la famiglia Miserelli aveva solo sei pecorelle. Alla mattina presto i ragazzi si alzavano, facevano la loro colazione e poi aprivano le rispettive stalle per far uscire le pecorelle e dopo averle contate le guidavano verso i pascoli verdeggianti della piana.


Il dolce suono dei campanelli accompagnava le passeggiate dei ragazzini i quali consideravano il loro non un lavoro ma quasi un divertimento. Pertanto erano felici di passare le loro giornate in libertà sulle montagne ed in piacevole compagnia fra di loro. Lo spettacolo del colore verde smeraldo dei pascoli, incorniciato dal verde piÚ scuro degli alberi e dall'azzurro del cielo creava uno scenario quasi teatrale al piccolo semplice mondo dei pastorelli. Di questo loro gioivano, perchè questo era il loro mondo, lontano dalle città e da tutte le tecnologie, lontano dagli spettacoli teatrali, dalle sale cinematografiche e dalle discoteche. A loro bastava un sorriso reciproco, qualche canto, delle corse e semplici giochi per trascorrere al meglio il loro tempo mentre le pecorelle brucavano beate la fresca erbetta novella. Al tramonto, lo spettacolo della rossa luce del sole che colorava le rocce di un bruno intenso in forte contrasto con la chiara erba dei prati e l'intenso verde degli alberi era il segnale per


radunare le pecore, fare la conta e prepararsi per il ritorno. Anche quando le giornate erano meno belle e la pioggia sferzava sui loro corpi, i ragazzi vivevano con entusiasmo le loro giornate inventandosi ogni genere di gioco da fare in compagnia, mentre pascolavano i loro greggi. Fra gli altri giochi, Rino e Lillo usavano fare una gara particolare, andavano sul bordo di un dirupo e facevano contemporaneamente la pipì. Vinceva chi riusciva a mandarla più lontano e quindi spesso trattenevano la pipì al mattino prima di partire per tenere più gonfia la vescica ed avere più probabilità di vincere. A volte la vittoria spettava ad uno ed a volte all'altro ma non litigavano mai sulla decisione e talvolta prima del fatidico momento ripetevano ad alta voce il detto “chi non piscia in compagnia è un ladro o una spia”. Un giorno, mentre facevano questa gara, una pecorella che stava alle spalle di Rino, gli diede uno spintone. Lillo, accortosi del movimento della pecora, con mossa fulminea afferrò il braccio dell'amico


trattenendolo dal precipitare nel dirupo. Rino raccontò l'accaduto ai suoi genitori che non si scomodarono neppure a fare un piccolo regalo di riconoscimento a Lillo ma il gesto rinforzò ancor di piÚ l'amicizia fra i due ragazzi.

Il temporale Ogni giorno, pur facendo sempre lo stesso lavoro e frequentando i soliti posti, lo scenario che circondava i pastorelli era sempre diverso e nuovo, a seconda della stagione, delle condizioni metereologiche ed anche dallo stato d'animo dei ragazzi. Quando si avvicinavano i temporali il cielo diveniva improvvisamente scuro, grossi nuvoloni neri si addensavano sulla vetta del Monte Morissolo e la luce tenue che filtrava


dall'orizzonte illuminava in modo irreale tutto il paesaggio. Il prato dell'alpe assumeva una scura tinta smeraldo con strani riflessi quasi luminescenti, le pietre delle baite con il contrasto delle luci evidenziavano i loro rilievi e parevano quasi disegnate su uno sfondo di cartone, la lana delle pecorelle sembrava divenire più folta e viva. I ragazzi, data la loro giovane età avevano assistito a simili spettacoli solamente poche volte e quando ciò accadeva, si eccitavano enormemente, vivendo ogni istante della scenografia come se fossero al cinema od al teatro, anche se in realtà non erano mai stati né al cinema né a teatro. Cominciava a piovere e le gocce d'acqua sulla pelle dei pastorelli provocava in loro una piacevole sensazione di freschezza e rinvigoriva i loro corpi infondendo una energia quasi magica . Ora era importante radunare le pecore per tenerle sotto controllo e cercare per se stessi un riparo dalla pioggia sempre più intensa.


Vi era poco distante una stalla abbandonata, ridotta quasi a rudere ma che si prestava a dare un buon riparo ai ragazzi senza rinunciare al bellissimo spettacolo che si presentava ai loro occhi. Il gregge di Rino si fermò alla sinistra della baita e quello di Lillo alla destra, ognuno dei ragazzi poteva tenere d'occhio le sue pecore che accovacciate una vicino all'altra attendevano la fine della pioggia per poter riprendere a brucare la fresca erbetta del monte. Oltre alla pioggia si scatenò un violento temporale con fulmini che si scagliavano contro le rocce bagnate della cima del monte con esplosioni e rimbombi assordanti che perfino le pecore reagivano sobbalzando sul prato. Anche Lillo e Rino, sotto sotto avevano un poco di paura, infatti era la prima volta che assistevano ad un fenomeno cosÏ violento ma l'emozione per lo spettacolo e la compagnia della loro forte amicizia, mascherava e mitigava i loro timori. Improvvisamente una luce accecante si


abbattè proprio sulla destra della baita ed un botto secco fece sobbalzare i ragazzi. Ripresisi dallo shock del momento i pastorelli controllarono i loro greggi, quello di Rino sembrava tranquillo, le pecorelle sempre sdraiate una vicino all'altra giravano le teste guardandosi attorno per capire cosa era successo, quello di Lillo sembrava completamente immobile, le teste delle pecore erano chine sui corpi. Lillo corse immediatamente dalle sue pecorelle, e rimase allibito nel vedere quei sei corpi senza più vita, sdraiati uno contro l'altro con evidenti segni di bruciatura sopra la lana. Corse lì anche Rino per rendersi conto dell'accaduto ed abbracciando l'amico, che era rimasto in stato catatonico gli disse “ti regalerò sei delle mie pecorelle, perchè tu possa venire ancora con me a pascolare il gregge”. Lillo, alle parole dell'amico riprese il fiato che fino a quel momento era rimasto sospeso, poi si sedette su una pietra vicino a Rino e pianse fra le braccia dell'amico sotto la pioggia


incessante che sferzava la montagna. Finalmente finì il temporale e la pioggia lentamente diminuiva lasciando il posto ad un meraviglioso arcobaleno che univa con un enorme arco le due estremità dell'alpe. Lillo, guardando il cielo pensò “perchè fu creata tanta bellezza e poi tanto male da uccidere tutte le mie pecorelle?” Intanto la paura di essere sgridati dai genitori perchè forse non avevano riparato bene i greggi si insinuò nelle menti dei ragazzi. Entrambi radunarono le pecore rimaste e si incamminarono mogi, mogi verso casa continuando rimuginare l'accaduto “ma che colpa ne abbiamo noi se è venuto improvvisamente il temporale?”


Ritorno a casa Arrivati a casa raccontarono l'accaduto, non ci fu nessuna sgridata ma l'intero paesino fu in subbuglio ed organizzò una spedizione per controllare l'accaduto e recuperare le carcasse degli animali. Il giorno successivo Rino disse ai genitori che aveva promesso di regalare a Lillo 6 delle loro pecorelle ma essi si rifiutarono categoricamente di accogliere la promessa dicendo che non era loro la colpa di ciò che era successo. Rino molto risentito si rifiutò di portare al pascolo il suo gregge e scappò di casa senza fare ritorno per due giorni. Al mattino del terzo si ripresentò ai genitori dicendo ben chiaro che si sarebbe rifiutato per sempre di portare al pascolo il gregge se non avessero aderito alla sua richiesta.


Dopo un consulto i genitori di Rino accolsero la richiesta del figlio e si recarono a casa della famiglia Miserelli dicendo che erano disposti a regalare loro 6 pecore. Le famiglie si riappacificarono e Rino e Lillo ripresero insieme, tutti felici, a portare al pascolo gli animali, continuarono a fare i loro giochi in nome della loro grande amicizia e come segno di questa aumentata fratellanza si recarono ancora sul famoso dirupo a fare la pipì gridando “chi non piscia in compagnia è un ladro o una spia”. Lillo poi, da adulto, pensò che Dio, oltre alle bellezze del creato, abbia voluto dare al mondo il male ed il dolore per aumentare lo spirito di fratellanza fra gli esseri umani.

Fine


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raccrarronto di

Alpe di Ronno  

racconto della vita di due pastorelli

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