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CREDITS coordinatore Francesco Gerardi direttore artistico Leonia Quarta responsabile organizzazione Francesca Lo Carmine resposabili logistica Emma Soletti • Martina Di Iulio responsabile area tecnica Laura Zollo responsabile comunicazione/grafica Beatrice Donà area tecnica Giacomo Tempesta • Jacopo David • Costanza Vita Finzi • Riccardo Bonora • Irene Silvestri tecnico audio Gianluca Bellato traduzioni e sottotitoli Edoardo Lazzari organizzazione e accoglienza Sofia Bernuzzo • Giulia Martino • Marta Vianello • Alessio Mazzaro • Alberto Restucci stampa e comunicazione Tea De Lotto • Arianna Gasperini • Serena Zambon servizio di sala Angelica Basso • Federica Pellati • Francesca Briccoli • Miriam Russo • Simone Famulari • Matteo Polo • Lara Barzon • Veronica Cipolla • Silvio Franceschet

si ringrazia l’Università IUAV di Venezia nelle figure de il Rettore Amerigo Restucci Il Direttore del Dipartimento di Progettazione e Pianificazione in Ambienti complessi Prof. Medardo Chiapponi i Professori Walter Le Moli • Paola Donati • Gigi Dall’Aglio • Monique Arnaud il Lab.Alias nelle persone di Matteo Torchinovic • Alberto Favretto

foto di Laura Sambo • Anne Beaugé • Tea De Lotto • Arianna Gasperini • Gloria Angelini • Martina Pozzan • Lucia De Angeli • Irene Silvestri

27 giugno VENEZIA

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7 luglio 2013 CAMPAZZO SAN SEBASTIANO


In

questi giorni di verifiche, di esami e di stimolanti incontri, ho assistito all’inconsueto spettacolo che giovani operosi, rigorosi e preparati, mossi da curiosità intellettuale, hanno saputo offrire con il piacere del fare attraverso la spinta di una esperienza disinteressata. Ho visto una proposta affrontata con modestia e impegno crescere nelle loro mani, superare le difficoltà e metterci davanti ad uno strumento che sicuramente, nei futuri corsi di teatro dello IUAV, potrà diventare un luogo fisico e mentale con cui confrontarsi per aprirsi verso l’esterno e per scambiare nuove esperienze. La mia mente, in questi giorni, è andata però anche verso il passato (il mio personale passato) quando negli anni sessanta i teatri delle università si incontravano sui palcoscenici dei molti festival internazionali. E come lì nascesse uno spirito cosmopolita rispettoso delle istanze culturali che ogni paese portava e come lì si sentisse nascere anche un’idea forte e solidale di Europa. Oggi l’Europa c’è, ma sarei candidamente ottimista se dicessi che assomiglia anche solo lontanamente a quella

che noi vivevamo in quelle esperienze ed in quegli anni. Per questo penso che in momenti di crisi come quello attuale, cominciare a fare vivere nuovamente quei sentimenti, sia una responsabilità che possa partire anche da piccole realtà come questa. Ci muoviamo pur sempre attorno al Teatro, quel Teatro fondante della nostra cultura e di cui non possiamo dimenticare le origini. Il nostro Teatro è nato infatti proprio là in quel paese che oggi rischia l’espulsione dall’Europa per un pugno di Euro. Ringrazio i miei studenti di quest’anno, quelli degli anni passati che hanno portato il loro contributo attivo e soprattutto i miei assistenti che hanno gestito e guidato le operazioni con fermezza e competenza. Ringrazio le autorità universitarie e comunali che ci hanno sostenuto e ringrazio infine l’altra metà del cielo, lo yin del Teatro, in altre parole il pubblico e insieme al pubblico metto gli incolpevoli abitanti delle case qui attorno che, con il loro consenso, ci hanno confermato ogni sera nella sostanziale correttezza del nostro lavoro. Gigi Dall’Aglio


IL PROGRAMMA

GLI OSPITI

27 giugno > 7 luglio 2013

Laboratorio finale del corso di laurea triennale in Arti Visive

C’ERA UNA VOLTA

MISTERO BUFFO

LE STAGIONI

BOBOK

Fate, nani, principi, sorellastre, diavoli e fattucchiere, prendono per mano lo spettatore immergendolo in un mondo incantato.

Il potere dell’ironia attreverso il Grammelot di Dario Fo e Franca Rame.

Le relazioni umane crescono e mutano nel tempo propio come le stagioni. Tutto raccontato a passo di danza.

Paranoia e follia latente, ma anche macabra ironia rese attraverso un uso totale del linguaggio del corpo.

27-28 giugno

29 giugno

30 giugno

1 luglio

RADICI

DIALOGUE-ANTS

LE MONDE DES VIVANTS

La musica si dirada nello spazio come le radici nel sottosuolo.

L’energia nell’agire, i sensi all’erta, un linguaggio non verbale: come colonia di formiche i performers si apprestano a invadere lo spazio.

Un susseguirsi di immagini, voci, personaggi che evocano al mondo del quotidiano e dell’extra quotidiano.

30 giugno

30 giugno

2-3 luglio

LOOKING FOR HER

OGGI È IL 27 DI ADAR 5773

ORLANDO INNAMORATO

LA VIE DE GUNDLING

Una personale ricerca sull’identità della misteriosa Anne tratta da alcuni frammenti del testo di Martin Crimp.

Una riflessione sull’amore e l’amicizia che prende forma da una vicenda semplice e bizzarra. Tutto è precisamente calcolato...tranne l’imprevisto!

Le rocambolesche avventure di Orlando per conquistare l’amore della bella Angelica rivivono grazie alle maschere della Commedia dell’Arte.

Uno spettacolo che cerca di ristabilire la brutalità della storia attraverso il cinismo, l’amarezza e la poesia di Müller.

3 luglio

5 luglio

4 luglio

THE LOVE BOX

FALLING APART

Spettatori, semplici passanti si trovano davanti le paure di Fedra e Ippolito, figure archetipiche che offrono uno sguardo sull’educazione del giovane e sulle conseguenze dei suoi desideri incompiuti.

Una donna, nel suo ufficio/bunker, nasconde un segreto. La paura che la spinge alla confessione, rende il pubblico complice di un’evidente disfatta.

6 luglio

7 luglio

6-7 luglio

Da oltre dieci anni, nel mese di giugno, il Laboratorio Finale di Teatro, tenuto dal Prof. Gigi Dall’Aglio presso la Facoltà di Design e Arti dello IUAV allestisce in Campo San Sebastiano gli spettacoli frutto del lavoro degli studenti. Spettacoli appunto, e non sem- plici saggi. Gli allestimenti sono infatti il risultato di un lavoro collettivo, dove gli allievi si confrontano con l’adattamento di testi, la realizzazione delle scenografie e la direzione di attori professionisti. Il tutto sotto la guida esperta di un regista di esperienza internazionale.

Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe La Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe, a lui dedicata, viene fondata nel 1988 come prosecuzione di una precedente esperienza fondata e diretta dallo stesso Nico Pepe e risalente ai primi anni ottanta. Nel gennaio 1992, con l’incarico di direzione al regista e drammaturgo Claudio de Maglio, si inaugura una nuova fase di attività tuttora in svolgimento.

Master in etudes théâtrales Il corso di laurea in teatro della Sorbona si basa sulle conoscenze e le competenze di un’equipe d’insegnamento e di ricerca che parte dall’origine del campo disciplinare delle arti performative: la storia, la teoria, l’estetica della drammaturgia del testo teatrale e della scena moderna contemporanea, nonché le problematiche della traduzione teatrale. La specificità del suo percorso di formazione è di essere incentrato sull’arte dello spettacolo dal vivo e di essere supportato dall’attività di una squadra di ricerca e da una scuola di dottorato famosa per la sua freschezza e il suo dinamismo costante.

Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico L’Accademia nazionale d’arte drammatica “Silvio d’Amico” è stata fondata a Roma nel 1936 dal teorico teatrale, critico e scrittore italiano Silvio d’Amico, amico di Pirandello e Copeau, ed a lui è stata intitolata dopo la sua morte. Dal 2012 è diretta da Lorenzo Salveti e Daniela Bortignoni.

Concentus Musicus Patavinus La compagnia di danza contemporanea The Simple Company (Concentus Musicus Patavinus, Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova - Dipartimento di Storia della Musica e delle Arti Visive) opera dal 1997 e svolge un’intensa attività di ricerca nel settore coreografico.

Scuola Teatro Dimitri

L’istituto, fondato nel 1975 dal clown svizzero Dimitri, nasce dall’ideale del suo progenitore di una scuola per commedianti. Il termine “commediante” calza meglio perché ha un legame diretto con la commedia, con il teatro comico e burlesco. Una scuola che vuole essere complementare e fungere da alternativa alle numerose scuole classiche di teatro di prosa.

Accademia Teatrale Veneta

L’Accademia Teatrale Veneta, scuola triennale per la formazione professionale dell’attore con sede a Venezia, è stata fondata nel 2007 per rispondere all’esigenza di dotare anche il territorio veneto di un centro per la formazione professionale di attori.

École Supérieure d’Art Dramatique du Théâtre National de Strasbourg L’École Supérieure d’Art Dramatique du Théâtre National de Strasbourg è una scuola nazionale di formazione professionale sipportata dal Ministero della Cultura. Fondata nel 1954 da Miche Saint-Denis, la peculiarità di questa scuola, oltre alla condivisione degli spazi con il Teatro Nazionale di Strasburgo, è la logica pedagogica dell’ interdisciplinarità. Da più di 50 anni forma attori, costumisti, scenografi, registi e drammaturghi.

FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA DELL’UNIVERSITÀ DI PADOVA - DIPARTIMENTO DI STORIA DELLA MUSICA E DELLE ARTI VISIVE ACCADEMIA D’ARTE DRAMMATICA NICO PEPE / UDINE - ITALIA / UNIVERSITÀ IUAV DI VENEZIA

SCUOLA TEATRO DIMITRI DI VERSCIO / SVIZZERA / SORBONNE NOUVELLE / PARIS 3 /

ACCADEMIA TEATRALE VENETA / VENEZIA / ACCADEMIA NAZIONALE D’ARTEDRAMMATICA SILVIO D’AMICO / ROMA /

ÉCOLE SUPÉRIEURE D’ART DRAMATIQUE DU THÉÂTRE NATIONAL DE STRASBOURG


UNIVERSITÀ IUAV DI VENEZIA corso di laurea triennale in arti visive e dello spettacolo

ITALIA

C’ERA UNA VOLTA...

ispirato alla tradizione favolistica italiana PRESENTATO DAL LABORATORIO FINALE DI TEATRO DEL CORSO DI LAUREA TRIENNALE IN ARTI VISIVE E DELLO SPETTACOLO • DIRETTO DA GIGI DALL’AGLIO

La musica. Già dalla riva che precede il teatro all’aperto in campo San Sebastiano cominciano i primi battiti di tamburo; è lì che figure primitive disposte a cerchio, colpo dopo colpo, attirano gli spettatori e li iniziano a questa fiaba, messa in scena dai ragazzi dell’ultimo laboratorio di teatro dello IUAV di Venezia, titolata “C’era una volta…”. I lunghi bastoni sono gli strumenti utilizzati per ricondurci agli antichi riti aborigeni, scanditi da ritmi cardiaci e urla, in modo che lo sguardo si fissi e l’attenzione si fermi, concentrata, al cospetto di re e regine, di gobbi, di spose, e di altre creature fantastiche, abitanti di un mondo che appartiene alla fantasia. Effetti allucinatori vengono prodotti dalle scenografie ideate dai quaranta ragazzi protagonisti di questa lunga fiaba teatrale. L’energia è tanta perché a lavorare vediamo attori e

studenti, uniti qui per un unico obiettivo, la messa in scena, lo spettacolo; attualizzando le fiabe, usando un linguaggio comune come quello del gesto e del corpo, mostrano il teatro come luogo magico, in cui tornare bambini ma anche e soprattutto puri. Durante queste due ore, lo spettatore, cambia continuamente espressione, i temi presenti infatti sono molti, dall’ironia all’invidia, dall’amore alla morte, il tutto curato in maniera metaforica; applausi a più non posso, dunque, per i ragazzi del laboratorio curato da Gigi Dall’Aglio, i quali si sono prestati a questo gioco che è il teatro, curando non solo scenografie, oggetti di scena e costumi, ma anche la messa in scena e la scrittura dei singoli tasselli che compongono uno spettacolo; senza contare la pubblicità, la ricerca di sponsor, che è forse la grossa ma necessaria difficoltà, che sola può permettere una così maestosa

produzione, la quale apre il Festival Internazionale del Teatro delle Università e delle Accademie, Venice Open Stage. Da ricordare la presenza degli attori dell’Accademia teatrale Veneta di Venezia, che hanno partecipato allo spettacolo regalando qualità e professionalità alle messe in scena. Il Primo appuntamento del 27 e 28 giugno finisce com’è cominciato, con la musica dal vivo, suonata con la fisarmonica, la chitarra, il flauto, il violino, il clarinetto, le tastiere e le percussioni, dai ragazzi stessi. Gli studenti hanno saputo creare un’atmosfera divertente e fatata, così che per due ore, l’Immaginazione, la sana e non esasperata Ingenuità, e la Fantasia sono state presenti; e non relegate allo spazio della Nostalgia. T. De Lotto

UN RITORNO ALLE PAURE DELL’INFANZIA, ALL’ONIRICO, AL SURREALE; UN VARIOPINTO PERCORSO NELLA MEMORIA COLLETTIVA ATTRAVERSO TEATRO, MUSICA E DANZA

Ph. L. Sambo


CIVICA ACCADEMIA D’ARTE DRAMMATICA NICO PEPE

MISTERO BUFFO E ALTRE STORIE di Dario Fo e Franca Rame

CON ALESSANDRO CONTE, GIORGIO CASTAGNA, ARIANNA ILARI, KSENJIA MARTINOVIC, ALBERTO IERARDI, GIORGIO VIERDA CON LA SPECIALE SUPERVISIONE DI DARIO FO REGIA CLAUDIO DE MAGLIO

ITALIA

Mettere in scena Mistero Buffo di Dario Fo e Franca Rame non è certo un’impresa da poco. Sabato 29 giugno in Campo San Sebastiano, il teatro del Venice Open Stage, ospita i ragazzi dell’Accademia di arte drammatica Nico Pepe e Scuola Paolo Grassi. Da dietro il teatro arrivano i giullari protagonisti di questo spettacolo che, cantando come i menestrelli del ’400, accolgono il pubblico ad entrare. Alessandro Conte, Giorgio Castagna, Arianna Ilari, Ksenjia Martinovic, Alberto Ierardi e Giorgio Vierda intrattengono i presenti con cinque giullarate, personalizzando efficacemente i monologhi di Fo. Mistero Buffo fu messo in scena per la prima volta nel 1969, subito ebbe un grande successo, venne anche trasmesso nelle reti pubbliche, accompagnato, come vuole l’italiana tradizione, da pesanti critiche da parte della Santa Sede e dai democristiani; anni prima lo stesso direttore della Rai, Paolo Grassi, difese la coppia di Milano, dalla censura di un lavoro sulle morti bianche; come si sa parlare della realtà, con ironica puntualità, non è lecito. Tornando ai giovani ragazzi di questa sera, non si può non riportare le grosse risate che hanno sapientemente strappato al pubblico questi sei attori, portando lo spettatore a riflettere prima di ogni altra cosa sulla contemporaneità del testo, hanno saputo

attualizzare i vari sketch con riferimenti puntuali e azzeccati. Il giullare vede la realtà da un punto di vista che è critico, e questa critica può non piacere ai soggetti a cui è rivolta, ma rimane certamente pungente e attuale, non per niente questo testo è rimasto per anni al centro dell’attenzione, i temi portati avanti non perdono di efficacia, l’ironia, finalmente, porta alla luce con precisione quella che è la disumana situazione italiana, si ride certo, perchè con rabbia ed eccessiva serietà, probabilmente il concetto sfugge, è quando vieni toccato, quando ridi, che ti accorgi della ridicolaggine di certe situazioni, italiane, europee, mondiali, ma anche dei piccoli conflitti di coppia, di complicate relazioni con il mondo esterno, della personale situazione familiare. La risata è comune a tutti, e come poche armi, riesce a distruggere quello che è l’ordine costituito, è una forza che vince, almeno per la durata di uno spettacolo teatrale; appartiene a tutti come il principio del gramelot, lingua popolare fatta di gesti e parole prese in prestito da tutti, dal popolo, da chi la vita la sa prendere e non sfruttare. La caratteristica di queste giullarate è che vengono servite al pubblico come un cibo pregiato, ci vuole una preparazione, un invito. Subito dopo si può vedere o per lo meno sbirciare, ciò che è stato preparato e, per finire, preso da questo climax, lo spettatore è completamente coinvolto nella storia. T. De Lotto

Ph. M. Di Iulio


UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PADOVA dipartimento di storia della musica e delle arti visive

LE STAGIONI

ITALIA

LA BRIOSA CURIOSITÀ INIZIALE DELLA PRIMAVERA, IL CALORE AVVOLGENTE E RASSICURANTE DELL’ESTATE, LE CALDE VARIAZIONI CROMATICHE DELL’AUTUNNO E POI L’INVERNO...

ispirato a Le quattro stagioni di Antonio Vivaldi CON LARA BALLARIN, SARA BERTAZZO, MARIA BEATRICE BRESOLIN, LAURA DI CESARE, MICHELA SCHIAVON, FLOR TINOCCO SEQUEIROS

La coreografia, interamente basata sulla celebre composizione di Antonio Vivaldi Le quattro stagioni, ci racconta come i sentimenti che legano le persone abbiano quasi uno schema fisso, simile a quello dell’alternarsi delle stagioni: una fase iniziale di conoscenza caratterizzata da una curiosa ma prudente vivacità (primavera); un momento di presentazione sincera del sé per gettare le basi di un rapporto più profondo (estate); la manifestazione di una complicità

PRESENTATO DA THE SIMPLE COMPANY • DIREZIONE ARTISTICA E COREOGRAFIE ELENA BORGATTI

Ph. M. Di Iulio

che nasce dalla maturazione del legame (autunno); e per concludere un insieme di possibili “finali” (inverno). Lo spettacolo è stato replicato due volte, in diverse situazioni sceniche: sul palcoscenico, dove si è mostrato nella sua semplicità, senza fronzoli, e in campo Drio El Cimitero, per fare di Venezia la propria scenografia. A. Gasperini


SE PER QUALCHE RAGIONE SCOMPARISSERO TUTTE LE FORMICHE L’EFFETTO SAREBBE CATASTROFICO. CHI SOPRAVVIVERÀ?

ITALIA

ITALIA

S’ODINONSUONARE TEATRO

RADICI

Installazione sonora/perfomance A CURA DI ALESSIO MAZZARO, MARCO CAMPANA

UNIVERSITÀ IUAV DI VENEZIA

corso di laurea magistrale in scienze e tecniche del teatro

DIALOGUE-ANTS

ispirato a Formiche di Edward O. Wilson

CON EMANUELA CASETTO, MARTINA DI IULIO, LIA NAOMI GUGLIELMETTI UNTEM, EDOARDO LAZZARI, GIULIA MARTINO, ANNA LAURA PENNA, ELISA PINNA, MARTINA POZZAN, CHIARA SESTINI, EMMA SOLETTI, GIUSI TAMBÈ, A CURA DEL LABORATORIO DI TEATRO DEL CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN TEATRO E ARTI VISIVE • DIRETTO DA MONIQUE ARNAUD

Ph. M. Pozzan

La conquista di uno spazio, la consapevolezza dell’esigenza di una cooperazione. Le formiche in scena in Campazzo da Drio al cimitero attraversano una metamorfosi : da singoli individui smarriti e aggressivi alla ricerca di un rifugio, a gruppo pronto a lottare per la propria affermazione. Lontana dal voler essere una storia con una morale, la performance suggerisce l’importanza della collaborazione, e della ricettività

ai fini della sopravvivenza; la tecnica del teatro Noh si ritrova in questo silenzioso ascoltarsi di corpi che senza comunicazione verbale agiscono all’unisono e nella presenza della maschera, che segna il passaggio verso un momento dell’extra quotidiano. Laddove la parola, tratto distintivo dell’essere umano, fallisce c’è da far appello all’istinto, e diventa necessario un ascolto reale e profondo dell’altro. M. Di Iulio

L’albero, la sua materia, la sua presenza fisica e visiva. Entrare in uno spazio e trasformarlo, permearlo con un intervento, alterarlo e creare un ambiente dove il pubblico possa interagire con l’opera RADICI è un’ installazione sonora ideata da S’odinonsuonare teatro: da un ceppo centrale dei fili rossi tesi si diramano nello spazio e pizzacandoli risuonano come corde di una grande arpa. Il suono si produce dalle vibrazioni catturate da un microfono e rielaborate da un calcolatore in live electronics. E’ difficile a volte superare certi dictat che impongono di non toccare le opere…ma in questo caso, dopo un’iniziale imbarazzo, l’installazione ha preso vita, riempiendo Campo drio al cimitero di suggestive sonorità. A. Gasperini

SUONI E GESTI COLLEGATI ASSIEME RIEVOCANO UN CONTESTO E UNA STORIA Ph. A. Gasperini


SVIZZERA

SCUOLA TEATRO DIMITRI

BOBOK

ispirato a Bobok di F. Dostoevskij CON NAÏMA BÄRLOCHER, CHLOÉ BOLLIGER, CHARLOTTE ENGELBERT, LAURA HAGEMANN, SEBASTIAN KLÄY, SHAHAF MICHEALI, JULIAN MÜCKE, MARC OOSTERHOFF REGIA GRIGORY LIFANOV • LUCI E AUDIO CHRISTOPH SIEGENTHALER

FANNO RIVIVERE LA NOVELLA DI DOSTOEVSKIJ: LUGUBRE IRONIA RACCONTATA ATTRAVERSO IL LINGUAGGIO DEL CORPO E LA MUSICA

BOBOK una travolgente messa in scena ispirata al racconto omonimo di Dostoevskij. Diretti da Grigory Lifanov, gli attori mettono in scena la storia di Ivan Ivanitch, scrittore frustrato senza ispirazione e sempre ubriaco. Paranoia e follia latente ma anche macabra ironia, che permeano tutto il testo, vengono rese attraverso un uso totale del linguaggio del corpo. Gli artisti propongono novanta minuti densi di musica, acrobazie, coreografie di gruppo e performance vocali che immergono il pubblico nell’atmosfera di un folle e lugubre cabaret. La messa in scena si apre con il protagonista seduto alla sua scrivania, addormentato. Entra dietro di lui una sinistra presenza femminile in nero che prende da una custodia un violoncello, poco dopo entra un’altra donna in nero con un violino e incominciano a suonare. A loro si aggiungono rumori inquietanti e delle voci sibilline che chiamano “Bobok”. Lo scrittore si sveglia di scatto e nervosamente balza da una parte all’altra del palco, agitato da ciò che sente e alla ricerca di Ph. I. Silvestri

alcol. Poi si siede e comincia a scrivere a macchina. Di seguito ad un suo improvviso starnuto dalle quinte entrano altre due presenze armate di contrabbasso e violino e appare balzando fuori da una cassapanca un secondo Ivan Ivanitch, clone del primo, che si siede di fronte a lui e inizia ad imitarne ossesivamente come allo specchio i movimenti. Questo clone funge da “coscienza diabolica” che aggiungendosi alle continue voci sussurranti e alla musica tetra aumentano lo stato d’angoscia del protagonista che teme di essere sull’orlo della pazzia. Lo spettacolo prosegue con varie gag e acrobazie che coinvolgono anche una serie di invisibili topi morti e un enigmatico ritratto dello scrittore, situazioni che diventano pretesti per deriderlo ferocemente. Con un altro improvviso starnuto si aggiungono un terzo violino ed un secondo clone che vanno ad aggiungersi alla martellante opera di tortura mentale ai danni del povero Ivanitch. Completamente sconvolto e sempre più agitato decide di recarsi al cimitero dove sentirà i morti parlare. In questa seconda

fase dello spettacolo sono i cadaveri nelle loro tombe ad essere al centro della storia, che risvegliandosi si interrogano sul perché della loro “non morte”. L’atmosfera si surriscalda e i cadaveri, che evidentemente ormai, non hanno più nulla da perdere, diventano sempre più depravati. Sino all’incursione dello scrittore che li ferma prima che tutto degeneri… A. Gasperini


UNIVERSITÉ PARIS 3 - SORBONNE NOUVELLE

FRANCIA

A tratti, come nel video, anche durante la performance emerge una sana dose di autoironia che probabilmente andrebbe accentuata durante tutto lo svolgimento dell’azione. Le Monde des Vivantes rimane un viaggio, ancora incompiuto dentro i ricordi della protagonista, ci chiediamo e saremo curiosi di vedere, alla fine del percorso cosa lei riuscirà a trovare, cosa riuscirà a trovare il pubblico.

Master 1 - Etudes Théâtrales

LES MONDE DES VIVANTS di Alessandra Serra

CON ALESSANDRA SERRA, CLÉMENTINE AZNAR, FLAVIO BRERA, PIERFRANCESCO BIGAZZI, ALESSIA BARBIERO, MELA BOEV

M. Di Iulio

PRESENTATO DAL COLLETTIVO SERRA BERNHARDT REGIA ALESSANDRA SERRA • LUCI E AUDIO PIERFRANCESCO BIGAZZI

LA STRANEZZA VA INSIEME ALLA NORMALITÀ. È L’INIZIO DI UN VIAGGIO CHE PRENDE FORMA Per Le Monde des Vivantes è difficile trovare una definizione: il termine performance, con cui ormai definiamo quasi tutto ciò che non è puramente prosa, sembra quello più fedele a questo tipo di rappresentazione. Di rappresentazione infatti si tratta: brevi quadri in cui ripercorriamo quello che probabilmente è il vissuto personale dell’autrice. Questa performance nasce dal video “Cucine”, creato nel 2010 e fino ad oggi si è sviluppata come continuo work in progress coinvolgendo un entourage sempre differente. Il testo visivo presentato in scena, rivela dei punti deboli rispetto alla versione video: i raccordi tra le varie situazioni risultano scarni

sul palcoscenico e congelano l’atmosfera che si crea nei vari passaggi. Il pubblico rimane distante, difficilmente riesce a simpatizzare con la protagonista-autrice, la scruta piuttosto con occhio giudicatore: un senso di inadeguatezza e disagio si impossessa della scena ed è forse questo che colpisce, che rende partecipi, che è vero e reale. Una sorta di senso di vergogna ci pervade osservando le situazioni che coinvolgono la regista: strattonata dagli altri attori, sporca, protagonista di una triste festa di compleanno. Questo senso di vergogna si acutizza nel momento del monologo: l’autrice si confessa davanti agli occhi degli astanti.

Ph. T. De Lotto


ACCADEMIA OGGI è IL 27 NAZIONALE DI ADAR 5773D’ARTE DRAMMATICA SILVIO D’AMICO

OGGI È IL 27 DI ADAR 5773 di Giulio Maria Corso CON GIULIO MARIA CORSO, VALERIO D’AMORE, SAMUEL KAY, EUGENIO PAPALIA REGIA GIULIO MARIA CORSO

UN TESTO INEDITO DI UN GIOVANE AUTORE CHE PORTA IN SCENA PAURE E DESIDERI COMUNI TRAMITE UN LINGUAGGIO VIVACE E VICINO AL PUBBLICO

ITALIA

Sam chiede aiuto all’amico Israel per riuscire ad entrare nelle grazie della famiglia di Ida Venezia, ragazza ebrea che intende sposare. Israel, ebreo da parte di padre, infonde all’amico alcuni precetti base dell’ebraismo per riuscire meglio nella sua impresa. Tutto sembra andare per il verso giusto finché un imprevisto arriva a minacciare i piani di Sam: Luis, amico di Israel incontra Eitan Venezia che verrà a conoscenza di tutta la messinscena progettata dai due amici. La pièce risulta scorrevole e divertente fin dalle prime battute: il ritmo incalzante delle azioni si sussegue con agilità a momenti più introspettivi dei personaggi. Lo spazio è descritto con semplicità, i pochi elementi scenici talvolta diventano il materiale per dar vita a gustose gags: in questi momenti la parola cede spazio al corpo con un’ energia esplosiva e coinvolgente.

La nostra attenzione viene subito catturata attraverso questi divertissement, che nel susseguirsi dell’azione scenica lasceranno il posto a momenti più intimi che porteranno il pubblico a scoprire i vari aspetti dei rapporti tra i protagonisti. Un uso della parola molto schietto, semplice, l’utilizzo del dialetto che dà vivacità e ulteriore vita alla trama, rafforzano il coinvolgimento degli spettatori che sono portati subito a simpatizzare per i due amici. La storia risulta semplice, spassosa: la spensieratezza dei gesti e delle parole, celano la complessità dei rapporti che rende la vicenda verosimile e significativa. Ecco che le diverse sfaccettature della storia acquistano man mano forma fino al delinearsi dell’inaspettato epilogo, che ci porta subito ad una serie di riflessioni sull’amicizia e sull’amore, sugli strani casi della vita, su quanto spesso (o sempre) nulla è come sembra. M. Di Iulio

Ph. T. De Lotto


ITALIA

ACCADEMIA TEATRALE VENETA

ORLANDO INNAMORATO di Matteo Maria Boiardo CON CLAUDIA BELLEMO, SILVIA DE BASTIANI, GABRIELE GENOVESE,MICHELE GUIDI,GIULIA MANFIO, ROSSANA MANTESE, LUCIA MESSINA, ELENA NICO, ELISA PASTORE, MARGHERITA PICCIN, ALESSANDRA QUATTRINI, SAMANTHA SILVESTRI DRAMMATURGIA PAOLA BIGATTO • REGIA PAOLA BIGATTO, MICHELE CASARIN • COMBATTIMENTI ALESSIO NARDIN SUPERVISIONE COSTUMI LICIA LUCCHESE • MASCHERE STEFANO PERROCCO DI MEDUNA • PROIEZIONI MARINA LUZZOLI • DISEGNO LUCI PAOLO BATTISTEI

I ragazzi dell’accademia teatrale veneta sono considerabili professionisti. Due ore ci vogliono per mettere in scena la storia di Orlando, o meglio la storia di Angelica. I versi dell’Orlando innamorato sono stati scritti alla fine del 1400, da Matteo Maria Boiardo che mette in ottave questa fantastica storia di magie e amori. Rendere attuale e comprensibile al pubblico un’opera di tale fattura è forse sfidare la contemporaneità, soprattutto perché ormai non si è più abituati al verso, diventa una dimensione altra da quella che ci si aspetterebbe, non solo a Teatro ma anche nella letteratura. Per mettere ancor più alla prova l’attenzione di chi guarda lo spettacolo viene giocato su due piani. Si vede infatti montato sul palco del Venice Open stage, un ulteriore palchetto, appositamente

pensato per la Commedia dell’arte, è infatti questa la tecnica usata. La commedia dell’arte prevede che tutti i personaggi del testo originale siano caricaturati, a volte resi quasi ridicoli. Il doppio piano della scenografia rende anche il doppio piano della narrazione, davanti abbiamo le sceneprincipali e dietro al tulle, grazie ad azzecctai effetti di luce, si svolgono le scene narrate nel primo piano. Sotto il palchetto tutti gli attori sono in scena, i cambi sono a vista e il ritmo è puntuale, nessun buco nessuna pausa. La narrazione va avanti con attimi acrobatici, gli attori si prestano al gioco scenico con perfetta sintonia l’uno verso l’altro. Battaglie di bastoni, bestie, amori e soprattutto magie, senza contare il particolare effetto visivo e tecnico dato dalle maschere da commedia che rendono

questi ragazzi ancora più capaci, vista la difficoltà della recitazione sotto tali maschere. La donna è in questa pièce forte ed emancipata, presa dall’innocenza alla crudeltà ma anche dal coraggio; accanita, come Marfisa con i suoi combattimenti. I narratori sono entità divertenti e furbe, come vuole la tradizione, parlano al pubblico con schiettezza e vivacità. Ridono e proteggono la scena, ci narrano la storia utilizzando il tulle anche come schermo, uno spettacolo a più dimensioni che lascia il pubblico non solo divertito ma anche estasiato dalla tecnica di questi giovanissimi ragazzi. Applausi a non finire per questa serata e soddisfazione da parte dei ragazzi che ormai è più che giusto chiamare veri attori. T. De Lotto

LA COMMEDIA DELL’ARTE VA IN SCENA IN CAMPO, FACENDO SENTIRE LA SUA VOCE TRA LA GENTE E PER LA GENTE

Ph. A. Gasperini


Exvuoto Teatro

ITALIA

UNIVERSITÀ IUAV DI VENEZIA CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN SCIENZE E TECNICHE DEL TEATRO

ITALIA

THE LOVE BOX (F.E.D.R.A.)

LOOKING FOR HER

una rilettura dei testi di Euripide, Seneca e Racine

una ricerca per Attentati alla vita di Lei di M. Crimp

CON ANTONIA BERTAGNON, ANDREA DELLAI REGIA TOMMASO FRANCHIN • SCENA ALBERTO FAVRETTO

CON ELENA AJANI, BEATRICE BOSCHIERO, LAURA CALLEGARO, CAMILLA CARNIELLO, EDVIGE CECCONI MELONI, GIOVANNA POZZATO, GIANLUCA SCOGLIO DRAMMATURGIA E RIDUZIONE FRANCESCO BIANCHI, IPPOLITA SIGNORELLI • REGIA FRANCESCO LANFRANCHI, CAMILLA CARNIELLO • SCENE E COSTUMI LIA NAOMI UNTEM, CLEA GRANADOS NIKOLAIDOU, MARTINA POZZAN, GIOVANNA POZZATO, BEATRICE BOSCHIERO

Nel tentativo di scoprire l’identità della misteriosa Anne ci scorrono davanti frammenti di vite differenti, di abitudini, di vizi, di peculiarità che costruiscono il ritratto di un personaggio di fatto inesistente: Anne è il pubblico e gli attori, è ognuno di noi. I ragazzi sul palco ci introducono all’azione scenica, come in un gioco delle parti, si rubano il copione: i primi particolari di Anne cominciano ad emergere. I personaggi, o meglio i narratori, parlano ad intermittenza, le storie si susseguono come in uno zapping al televisore. Il palcoscenico man mano si svuota lasciando spazio alle voci registrate di una segreteria telefonica: siamo ritornati a quello che sarebbe l’inizio del testo, l’inizio della ricerca di Anne, o di noi stessi. Uno spettacolo semplice e onesto, che in quanto studio si propone di individuare una serie di nodi, o possibilità di interpretazione di un testo assai complicato quale quello di Crimp.

CHI È ANNE? In una delle vie che portano verso Campazzo da Drio il cimitero è stato messa in piedi una grande scatola, se sbirciamo attraverso alle feritoie che lo trapassano possiamo assistere ad una scena di vita privata: un letto, un uomo e una donna stretti in questo angusto spazio. La musica ci attira verso questo “strano oggetto del desiderio” e siamo costretti a guardare attraverso, a trasformarci in vouyer partecipi della vicenda di questi strani Fedra e Ippolito, che si spogliano della veste dei classici Euripide, Seneca e Racine per diventare un ragazzo e una donna che si incontrano con le proprie paure, i propri desideri. Certamente “The Love Box” ha il grande pregio di riuscire a distogliere lo sguardo dei passanti che si fermano per stringersi insieme intorno ai due performers/personaggi creando una forte intimità.

M. Di Iulio

Ph. M. Pozzan

M. Di Iulio

LO SGUARDO ONNIPRESENTE DELLO SPETTATORE-VOUYER SI STRINGE ATTORNO A QUESTI FEDRA E IPPOLITO DEL TUTTO INEDITI

Ph. L. De Angeli


THÉÂTRE NATIONAL DE STRASBOURG

FRANCIA

LA VIE DE GUNDLING FREDERIC DE PRUSSE sommeil rêve cris de lessing di Heiner Müller

Vie de Gundling Frédéric de Prusse – Sommeil rêve cris de Lessing è stata con certezza la scommessa più grande di questa prima edizione di Venice Open Stage. Già dal titolo si può immaginare che la pièce che si andrà a vedere non sarà uno spettacolo né leggero né di facile ed immediata comprensione. Il testo di partenza, a cura di Heiner Müller - drammaturgo tedesco scomparso nel 1995 - nonostante risalga agli anni ’70 è un tipico esempio di teatro post-moderno dove le mille sfaccettature tematiche tendono ad

allontanarsi per poi ricongiungersi in vorticosi giochi linguistici e in molteplici e svariati tableaux. Difatti, il testo, già di per sé nasce come delirio lessicale e strutturale con l’intenzione di rievocare e ironizzare sul teatro tedesco e sulla “grandezza prussiana”. In quest’affresco della storia culturale europea, il cinismo e la crudeltà di Müller sono messi in gioco per smontare e penalizzare in ordine prima la gloriosa storia di Federico II di Prussia, successivamente il nazismo per sfociare nella decostruzione finale di una comunione tra

Repubblica Democratica Tedesca e Star System Hollywoodiano. Uno Spettacolo, quindi, assai ricco, recitato in quattro lingue diverse (inglese, francese, italiano e tedesco); Il quale nonostante la sua complessa ricchezza referenziale vuole tornare al teatro come gioco, come esperimento, quindi come rito, lasciando il pubblico veneziano sicuramente colpito, sicuramente confuso, ma allo stesso tempo sicuramente soddisfatto. E. Lazzari

CON ROMANIC SEGUIN, ELISSA ALLOULA, ISABEL-AIMÉ GONZALEZ SOLA, MANUELA BELTRAN, HEIDI ZADA, MATTHIAS HEJINAR REGIA VINCENT THÉPAUT • SCENE E COSTUMI CHARLES CHAUVET • MUSICA E VIDEO MARCO BENIGNO, LÉA MARIS, MARIANNE PIERRÉ, VINCENT THÉPAUT, ELISSA ALLOULA

LA LIBERTÀ DELLA SUGGESTIONE ATTRAVERSO LINGUAGGI EXTRA-TEATRALI

Ph. T. De Lotto A. Beaugè


C.U.T. VENICEIUAV DI VENEZIA / UNIVERSITÀ CORSO DI LAUREA TRIENNALE IN ARTI VISIVE E DELLO SPETTACOLO

falling apart

FALLING APART di Beatrice Vollaro CON BEATRICE VOLLARO REGIA LUIGI GUERRIERI REGIA LUIGI GUERRIERI CON BEATRICE VOLLARO

““

UN MONOLOGO SULL’IMPORTANZA CADONO PEZZI DI NON CADERE A PEZZI O SULL’IMPORTANZA DI RITROVARLI. Beatrice Vollaro

Ph. Gloria Angelini

È un monologo nervoso. Quel che ci si aspetta è che non finisca, perché di fatto è un vortice quello ITALIA in cui siamo immersi. Beatrice Vollaro porta in scena al Venice Open Stage il suo “falling apart”, testo scritto e recitato dalla stessa, con punte di totale delirio contemporaneo, accompagnate da una disarmante lucidità. Il personaggio è piccolo, incastrato dentro ad un sistema che la vuole rigorosa, precisa, pazza e maniaca nell’attuare tutto ciò che serve per nascondere il morbo; malattia strana, quella di perdere pezzi. Naso, dita, gambe, tutto va perduto in una caccia al successo e alla conformità. Si parte da membra utili ma non necessarie, dalle dita, il corpo è corpo e come tale resiste, protegge e nasconde; è facile da gestire, lo si può coprire, come si possono coprire i difetti, con abiti neri, che slanciano. Si possono perdere, lungo la strada, poi resta la dignità, resta l’anima, la persona interiore, completamente mangiata dal giudizio altrui, che taglia e squarcia, e fa perdere ancora un pezzo, ancora una rinuncia, il confronto che mozza e indebolisce e l’anima sferza distrutta verso l’accettazione, verso un nascondiglio apparentemente sicuro, che può arrivare ad essere un ufficio, una casa o un computer. Luoghi in cui essere se stessi anche solo per un attimo, attimo pieno di specchi, riflessi che inducono alla mania, alla ripetizione, alla routine, sono passaggi letali, che spesso vengono visti come scalini da superare, quando l’occhio inganna e quella che è non troppo palesemente una discesa, ripida, pare a chi la guarda una salita. Vetta irraggiungibile che rischia inesorabilmente di far perdere anche la testa. Con questo testo Beatrice vince la terza edizione del premio Uno, al teatro del Romito. Con questo testo Beatrice supera un gradino, da lì osserva chi ormai preso dalla mania ha già perso dita naso e inesorabilmente anche la testa. Lo dice ad un pubblico attento, e lo colpisce con seria ironia. T. De Lotto

VENICE OPEN STAGE Il Venice Open Stage, festival teatrale interamente gestito da persone Oltre 2500 spettatori si sono seduti sulle gradinate del teatro all’aperto per che stanno ultimando o hanno appena concluso il proprio percorso assistere, gratuitamente, agli spettacoli. formativo universitario, già alla sua prima edizione si è distinto Tutto ciò, che non sarebbe potuto accadere senza il supporto dello come un evento in grado di relazionarsi con Università e Accademie IUAV e della Municipalità di Venezia, si è realizzato grazie al lavoro teatrali tra le più importanti d’Europa. E non solo. La quotidiano, ostinato e volontario di un gruppo determinato che si è sua formula semplice e unica, basata sull’incontro e la occupato di tutti gli aspetti: dalla costruzione del teatro collaborazione tra studenti di recitazione e chi studia all’ospitalità delle compagnie, dall’organizzazione alla Ora proviamo a far rinascere il dietro le quinte della macchina teatrale, ha saputo promozionedelle serate. i teatri universitari, miscelare da subito una elevata qualità degli spettacoli Il grande clima di entusiasmo che si è creato intorno al Venice Open in quest’epoca di crisi ad altrettanto elevate capacità tecniche e gestionali. Il Stage, gli ottimi rapporti instauratisi tra il Festival e le Accademie nascono i bisogni di risultato è stato un evento di eccezionale qualità che che hanno partecipato, le numerose domande di adesione che sono ritrovare i rapporti a livello ha saputo attirare a sé un pubblico numeroso, attento, arrivate (circa 40 scuole tra Università e Accademie Teatrali, internazionale competente ed entusiasta. italiane ed europee, hanno proposto uno spettacolo al Festival) e la Sono i numeri a far capire qual è stata la portata del Venice grande risposta di pubblico sono il bagaglio di una prima edizione Open Stage. In un periodo di 11 giorni sono stati messi in che è solo l’inizio di un percorso che vuole portare il Venice Open scena 13 spettacoli, 8 dei quali prodotti da Università e Accademie teatrali. Stage a essere uno degli eventi centrali dell’estate veneziana. Oltre 100 giovani attori si sono alternati sul palco, supportati da Il lavoro per l’edizione 2014 è già cominciato. circa 40 studenti ed ex studenti IUAV che hanno lavorato come scenografi, macchinisti, elettricisti, organizzatori.


GIULIA MARTINO

ARIANNA GASPERINI

RICCARDO BONORA

LEONIA QUARTA

ALBERTO RESTUCCI

FRANCESCO GERARDI

SOFIA BERNUZZO

MARTINA DI IULIO

GIACOMO TEMPESTA

LAURA ZOLLO

ALESSIO MAZZARO

SERENA ZAMBON

FRANCESCA LO CARMINE

TEA DE LOTTO

JACOPO DAVID

BEATRICE DONÀ

EDOARDO LAZZARI

EMMA SOLETTI

COSTANZA VITA FINZI

IRENE SILVESTRI


LA STAMPA


75 metri di stoffa 103 attori in scena 120 mq di legno 12 tecnici 17 marche da bollo 250 locandine 10 organizzatori 65 litri di vernice 18 scenografi 127 metri di cavi 630 cantinelle PIĂš DI 2000 SPETTATORI!


FESTIVAL SUPPORTERS

IUAV

IUAV

ringraziamenti speciali Fondazione Teatro Due di Parma Associazione Nite Park BtoB comunica Studio Zero4Uno Comitato Teatro Marinoni bene comune (faREte) Associazione Studenti CĂ  Tron


PORTOFOLIO testi Tea De Lotto • Martina Di Iulio • Arianna Gasperini • Edoardo Lazzari redazione Laura Zollo • Beatrice Donà grafica Beatrice Donà foto di copertina Anne Beaugé

per contattarci scrivete a veniceopenstage@gmail.com Convento delle Terese, Dorsoduro 2206, 30123 Venezia


Venice Open Stage 2013