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BOLLETTINO TRIMESTRALE DI CULTURA VEGETARIANA.

A NNO 5, N UMERO 2.

S ETTEMBRE 2007.

Se ami la vita e la rispetti, se vuoi che qualcosa cambi in meglio, comincia da te stesso: prendi l’impegno di non nutrirti di violenza: diventa VEGETARIANO e ti accorgerai che è l’inizio di un cammino giusto e utile per la tua salute e quella del Pianeta. La nostra associazione ti può aiutare in questa tua scelta. http://www.vegetariani-roma.it

francolibero.manco@fastwebnet.it


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Dopo aver puntualmente reso disponibili alle rispettive scadenze i primi quattordici di questi nostri «bollettini trimestrali», il quindicesimo, cioè questo, arriva in ritardo. I motivi sono tanti e ci scusiamo con coloro che ci seguono regolarmente. Le realizzazioni e il da fare aumentavano, e le persone che facevano il da fare, fra tanti vegetariani, erano poche. Ora la sequenza è ripartita e ci proponiamo di far uscire il prossimo dopo i soliti tre mesi, cioè in Dicembre. CHI SIAMO. L’Associazione Vegetariana Animalista “Armando D’Elia”, già Gruppo Vegetariano “Armando D’Elia”, nasce nell’anno 2002 come Movimento Indipendente di ispirazione olistica. Il nostro interesse nasce dal ripudio di ogni espressione violenta nei confronti dell’uomo, degli animali e della natura, dall’amore verso la Vita e dalla consapevolezza che solo da un corretto modo di vivere e di alimen-

tarsi (secondo le leggi naturali conformi alle nostre esigenze fisiologiche di esseri fruttariani) è possibile conservare la salute del corpo, l’equilibrio mentale, i valori morali e spirituali. Infatti la pratica del vegetarismo favorisce lo sviluppo di una coscienza umana piú giusta e sensibile, una mentalità di pace e di disponibilità verso il prossimo, il superamento dello sfruttamento degli animali e delle risorse naturali, e l’eliminazione della fame nel mondo.

COLLABORAZIONE. La collaborazione a Mondo Vegetariano è gratuita. Le opinioni degli articolisti possono non coincidere perfettamente con la filosofia che anima l'Associazione. Ogni articolista resta, pertanto, responsabile delle sue affermazioni. Coloro che intendono collaborare con il Bollet-

tino possono inviare i loro articoli per posta ordinaria a Franco Libero Manco, in Via Cesena 14, 00182 Roma, oppure per posta elettronica a: francolibero.manco@fastwebnet.it. Quanto ricevuto non verrà restituito e la Redazione si riserva di ridurre, in caso di utilizzo, la sua lunghezza.

Per ricevere il bollettino occorre iscriversi all’Associazione per un anno. Socio sostenitore: 60 Euro; socio ordinario: 30 Euro; studenti, pensionati, disoccupati e minori: 20 Euro. Sede: Via Cesena 14, 00182 Roma, tel. 06

7 022 863. E-mail: francolibero.manco@fastwebnet.it. Conto corrente postale: 58 343 153 intestato ad Associazione Vegetariana Animalista, Via Cesena 14, 00182 Roma. * * *

ARGOMENTI

E

LORO

PAGINE.

Nostra cronaca. Devastazione e sterminio. Pubbliche dichiarazioni. Strategie. Lettere spedite. Nel tempo che fu. Istanze socio politiche. Spiritualità e religioni. L’angolo della poesia. Ricette di cucina vegetali.

3. 4. 5. 5. 8. 8. 11. 15. 18. 18.


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UN

O S T R A

RIEPILOGO IN BREVE.

Giovedí 25 Gennaio. Riunione protrattasi nella serata con dibattiti e discussioni fra soci e non soci nel nostro locale di Piazza Asti 5 A dopo la pubblica conferenza bisettimanale. Sabato 27 Gennaio. Partecipazione alla manifestazione contro la produzione e il commercio delle pellicce in Piazza Fiume a Roma, davanti al grande magazzino “La Rinascente”, nel quale si vendevano pellicce. Diversi mesi piú tardi “La Rinascente” ha ufficialmente dichiarato di non volersi piú occupare di pellicce. Lunedí 29 Gennaio e 5 Febbraio. Volantinaggi alle sedi “Rai” in Viale Mazzini e Località Saxa Rubra, distribuendo al personale e ai visitatori fogli di protesta contro l’imparzialità e l’inesattezza dell’assillante martellamento della sua propaganda alimentare.

C R O N A C A

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producendo grandi quantità di kiwi e uva da spremute, e tiene piccole conferenze illustrative dei proprî metodi.

Sabato 5 Maggio. Partecipazione a una piccola esposizione negli spazî del grande canile municipale presso la Metropolitana Muratella.

Venerdí 23 Febbraio. Partecipazione della nostra segretaria Professoressa Leila Nicoletti, su invito del programma condotto dalla Signora Leofreddi, a un incontro televisivo della “Rai” nel quale si è voluto mettere in ridicolo l’alimentazione «vegana» associandola a patologie come anoressia e bulimia. Giovedí 15 Marzo. Nostra assemblea annuale a Roma in Via Celsa 5, alla quale sarebbe stato meglio avere piú partecipanti. Venerdí 30 Marzo. Convegno annuale di Roma da noi organizzato, nella Sala del Carroccio del Campidoglio. Realizzazione prestigiosa come ormai tradizionalmente. Titolo del convegno: “Sette miliardi di vegetariani per forza o per amore”. Sabato 31 Marzo. Manifestazione a Roma in Via del Corso contro la strage pasquale degli agnelli. Sabato 14 Aprile. Visita ad un’interessantissima azienda agricola fra Ardea e Pomezia, che pratica l’«agricoltura biodinamica»

Domenica 20 Maggio. Festa annuale dei vegetariani a Roma, dalla mattina alla sera in Piazza Re di Roma, interamente da noi organizzata.


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Domenica 24 Giugno. Partecipazione a una camminata e scorpacciata di aria pura, ultima di una serie, per quasi un giorno intero e in sole cinque persone, sui monti ad Est della Piana del Fucino, sopra Collelongo.

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biamo ciononostante ottenuto abbondanza di contatti, adesioni e simpatie. Domenica 15 Luglio. Conferenza di Franco Libero Manco in un convegno a Monsanpaolo, vicino Ascoli Piceno, sul tema “Il soffio divino negli animali”. Mercoledí 18 Luglio. Conferenza di Franco Libero Manco a Parma sul tema “Aspetti preventivi e terapeutici nell’alimentazione vegetariana”.

Venerdí 29 Giugno. Partecipazione fra L’Aventino e il Campidoglio alla prima manifestazione esposizione delle attività di volontariato. È stata una realizzazione imponentemente grandiosa (con abbondanza trionfante di porchetta arrosto); noi siamo stati confinati in una posizione periferica e striminzita ma abD GLI

E V A S T A Z I O N E

ANIMALI BRUCIANO COI BOSCHI.

Franco Libero Manco. Il dramma degli incendî che puntualmente si verificano nel periodo estivo dovrebbe allarmare maggiormente gli animalisti, dal momento che l’incendio di un bosco causa inevitabilmente un’ecatombe di animali. Infatti l’immane danno non sta solo nella distruzione di un’opera che la natura ha impiegato secoli per portare a compimento e nella irrimediabile privazione di un bene vitale (riduzione dell’ossigeno e aumento dell’inquinamento): sta anche e soprattutto nello sterminio di milioni, miliardi di animali di qualunque specie e dimensione fisica, specialmente uccelli, conigli, volpi (con i rispettivi nidi e tane), rane, topi, lucertole, ragni, farfalle, formiche, insetti che restano arsi vivi in un incendio, e sta anche nell’agonia stessa dell’albero che muore bruciato. Non possiamo mobilitarci contro la colomba di Orvieto, il palio di Siena o i cani te-

Sabato 4 Agosto. Visita nel pomeriggio e nella sera a una simpatica manifestazione vegetariana di una settimana fra gli alberi di Castrocielo, a Sud di Frosinone. Un’altra delle iniziative che partono spontaneamente qua e là nel territorio e avrebbero solo bisogno di un convinto e nutrito afflusso di vegetariani. Questo elenco non è completo, in quanto ci siamo qui limitati a ricordare a caso una quantità significativa di eventi. E

S T E R M I N I O

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nuti alla catena, e non attivarci di fronte a un incendio che divora e annienta in un solo colpo milioni di animali. C’è forse qualcosa di piú terribile che morire arsi vivi? Quegli animali non meritano forse la nostra mobilitazione? Se fossero mille cavalli o cani ad essere arsi vivi sicuramente faremmo sentire la nostra protesta. Forse che la dimensione corporea di un animale gli dà maggior diritto di considerazione? Forse che maggiore è la mole fisica e maggiore è il dolore percepito? Le pene contro i criminali della natura sono state inasprite, è vero. Ma se le ingenti somme di denaro spese per spegnere gli incendî o per il rimboschimento dei terreni fossero utilizzate anche in efficaci opere di prevenzione e programmi di educazione scolastica, mediante l’insegnamento dell’ecologia e dell’etica ambientale, sicuramente si avvantaggerebbe non solo la natura ma la stessa società umana. Facciamo sentire la nostra vibrante protesta contro l’inerzia delle amministrazioni che


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ipocritamente ad ogni stagione estiva si limitano a leccarsi le ferite, e fare proclami che puntualmente restano lettera morta! La natura non è piú in grado di sopporta-

re la stupidità e l’avidità umane e presto ci presenterà il vero conto da pagare. Allora saranno davvero dolori per tutti. * * *

P

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U B B L I C H E

D I C H I A R A Z I O N I

MANIFESTO DELL’INCONTRO DI QUEST’ANNO DELL’UNIONE VEGETARIANA EUROPEA. Renato Pichler. In seguito a un dibattito sul problema della fame nel mondo, si dichiara che il vegetarismo offre la possibilità di alleviare considerevolmente la minaccia che sta crescendo. Impiegare grandi percentuali di raccolti agricoli idonei all’alimentazione umana per la produzione di animali da macello è contrario all’etica e rappresenta una clamorosa mancanza di solidarietà verso gli affamati. L’esistente carenza di acqua viene aggravata dalle sempre maggiori quantità di acqua che si consumano negli allevamenti di bestiame, lasciandone meno per i raccolti. L’attuale elevata produzione di carne è antieconomica e può essere mantenuta solo con enormi sussidî finanziarî, che conducono a grave ingiustizia sociale. Il rapporto della “FAO” “La lunga ombra del bestiame” stabilisce che l’industria del bestiame sta già generando quasi un quinto dei gas serra, che ci si aspetta innalzeranno la temperatura media. Il riscaldamento globale porta a siccità, perdita di raccolti e sofferenza dei poveri ancora maggiore. L’estensione artificiale della catena alimentare dovuta alla trasformazione dei cereali in carne provoca un colossale spreco di risorse. L’Unione Vegetariana Europea chiede quanto segue. - Coloro che prendono le decisioni nazionali e internazionali smettano di dare sussidî alla produzione di carne e investano invece S

in programmi di aiuto sostenibile. - Le confezioni della carne rechino esposti avvisi che informino sul pericolo che l’allevamento del bestiame rappresenta per l’ambiente e per la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare. - Le organizzazioni e le agenzie internazionali includano i benefici di uno stile vegetariano nelle future strategie per la lotta contro la fame nel mondo. Una vita sana senza carne è possibile, è benefica per l’ambiente e permette una piú equa distribuzione delle ricchezze naturali. Qualsiasi politica che pretenda che il consumo di carne sia una norma sociale è da rigettare. Curiosamente, dopo che nel numero precedente di questi nostri «bollettini» abbiamo scritto un articolo sul supermiliardario vegetariano re dell’acciaio Lakshmi Mittal, anche nell’analogo bollettino dell’Unione Vegetariana Europea è comparso un articolo sullo stesso personaggio. In quel nostro articolo avevamo riportato le seguenti parole di un noto settimanale italiano: «Al contrario di tanti colleghi neomiliardarî, però, Mittal non compra squadre di calcio, né gli si conoscono «yachts» o vizî particolari». L’articolo dell’Unione Vegetariana Europea finisce invece dicendo: «Corre voce che abbia commissionato la costruzione in Germania di uno «yacht» privato da cento milioni di Euro. Tanto l’acciaio ce lo mette lui». * * *

T R A T E G I E

COME

DIFENDERSI DAVANTI ALLE TELECAMERE.

Franco Libero Manco.

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Quando i vegetariani sono invitati in qualche trasmissione televisiva nella quale si parla di alimentazione, spesso l’intervento è una specie di trappola per mettere in risalto la


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«stranezza» di chi ha scelto di rinunciare alla carne mentre, a parer loro, non dovremmo privarci dei piaceri della tavola tantoché, come dicono i nutrizionisti di turno, «la carne è necessaria». Certo non è facile parlare davanti a una telecamera, specialmente se si è uno contro tutti. Ma è anche vero che sono le sole occasioni che abbiamo per far arrivare la nostra voce a milioni di persone. Occorre perciò avere le idee molto chiare e sapere che tutto si svolgerà in poche e succinte battute; occorre dunque parlare a frecciate, dire tutto in pochi secondi senza illuderci che ci lasceranno il tempo per dettagliare le nostre argomentazioni. In quelle occasioni dobbiamo avere la consapevolezza che stiamo combattendo la giusta battaglia: quella della civiltà, del progresso e della giustizia; che in quella circostanza rappresentiamo l’unica possibilità di salvezza per molti animali; che anche se convinceremo una sola persona ad essere vegetariana migliaia di animali saranno risparmiati. Se vi chiedono perché siamo diventati vegetariani dite semplicemente: perché è meglio, perché riteniamo ingiusto uccidere un animale che come noi soffre e vuole vivere, perché abbiamo ogni ben di Dio per sfamarci senza versare sangue innocente, perché noi seguiamo il principio del «non fare ad altri ciò che non vorremmo per noi stessi», perché è piú salutare per il corpo, la mente e la coscienza. Se non si è abbastanza preparati ad affrontare problematiche inerenti la salute basta menzionare l’ottima salute dei vegetariani, e il fatto che noi stessi da quando seguiamo questa filosofia di vita abbiamo recuperato la salute, la calma interiore e soprattutto non ci sentiamo piú in colpa per l’uccisione degli animali che prima mangiavamo. È importante citare i grandi istituti di ricerca a livello mondiale come l’“American Dietetics Association” (la piú grande associazione di nutrizionisti americani e canadesi) e il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, i quali hanno piú volte ribadito che le diete vegetariana e «vegana» consentono una salute ottimale in tutte le fasi della vita. Dire che l’organismo umano per genera-

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re le catene proteiche non ha bisogno degli amminoacidi essenziali di origine animale; che l’uomo non possiede l’enzima ericase preposto alla digestione della carne, né i succhi gastrici degli animali carnivori, né gli intestini adatti alla digestione di tale alimento. Che l’unico e solo problema che possono avere i «vegani» è la carenza di vitamina B 12, alla quale sopperiamo benissimo con dei semplici integratori, senza esporre il nostro organismo alle conclamate dannosità della carne. Che noi, a differenza dei metodi della medicina tradizionale, abbiamo una visione olistica dell’entità umana: crediamo che il benessere dell’individuo si possa ottenere solo se la scienza considera l’essere umano nelle sue componenti fondamentali, corpo, mente e spirito. È altresí importante citare i grandi personaggi della storia che sono stati vegetariani, per esempio Buddha, Diogene, Gandhi, Ippocrate, Leonardo Da Vinci, Pitagora, Platone, Plutarco, Porfirio, Schopenhauer, Seneca, Socrate, Spinoza, Tolstoi, Voltaire, oltre ai grandi sportivi e i molti personaggi contemporanei in ogni settore della cultura, dell’arte e della scienza che sono vegetariani e che hanno salute da vendere, come Richard Gere, Margherita Hack, Paul Mac Cartney e Umberto Veronesi. Se nel dibattito o nell’intervista dicono che l’uomo ha sempre mangiato la carne, dite che l’uomo ha anche sempre fatto la guerra, ma non per questo dobbiamo continuare a ucciderci a vicenda, e che arriva il momento in cui l’uomo si accorge dei suoi errori e se li lascia alle spalle. Se dicono che bisogna mangiare il pesce perché contiene gli «omega tre», dite che tali acidi grassi essenziali noi li prendiamo dalla verdura a foglie verdi e dalla frutta fresca e secca, senza avvelenarci con le contaminazioni degli scarichi industriali, metilmercurio, piombo e cosí via, oltre ai prodotti chimici di sintesi somministrati ai pesci negli allevamenti di acquicoltura. Se dicono che occorre mangiare di tutto dite che è un errore, che nessun animale mangia di tutto e che ogni specie mangia ciò che è confacente al suo metabolismo e che l’uomo è strutturato anatomicamente a nutrirsi di vege-


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tali, frutta e semi oleaginosi, come le scimmie antropoidi che morfologicamente sono uguali a noi. Se dicono che occorre mangiare formaggi e latticini e bere il latte per garantirci il calcio necessario, dite che le statistiche ufficiali affermano che le popolazioni sono tanto piú colpite da osteoporosi quanto piú consumano il latte e i suoi derivati e che è molto difficile, se non impossibile, trovare «vegani» soggetti all’osteoporosi. Se dicono che occorre mangiare la carne a causa del ferro dite che questo elemento viene fissato dal nostro organismo principalmente in virtú della presenza della vitamina C e del rame e che questi sono abbondanti nella frutta e nella verdura di cui si nutrono i vegetariani. Se dicono che anche i vegetali sono inquinati dite che ciò è vero ma che per l’alta percentuale di acqua e fibra in essi contenuti il danno prodotto è molto relativo rispetto alla carne, nella quale gli inquinanti si concentrano dieci volte tanto, e addirittura quaranta volte tanto nei formaggi. Se dicono che ci sono problemi piú importanti del preoccuparsi degli animali, dite che il problema piú pressante per l’uomo è quello del progresso spirituale, di una coscienza piú giusta e sensibile, e che, finché l’uomo sarà indifferente alla sorte di miliardi di animali innocenti uccisi nei campi di sterminio dei mattatoî, negli stabulari della vivisezione, nelle concerie e via di questo passo, non potrà avere la coscienza in grado di realizzare un mondo migliore. Ma occorre anche evidenziare le correlazioni esistenti fra l’alimentazione carnea e i problemi piú gravi del mondo, quali le malattie umane in spaventoso aumento, il fatto che il quaranta per cento dei cancri è attribuibile all’alimentazione carnea, la violenza favorita dall’ingestione della carne che è un alimento per predatori, la fame amplificata nel mondo dalle monocolture che le multinazionali impongono ai paesi poveri per destinarle agli animali da macello, la deforestazione per ottenere pascoli e ancora le stesse monocolture, l’inquinamento prodotto dagli allevamenti per l’industria della carne, lo sperpero delle risorse energetiche ed altro ancora.

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Se dicono che la vita media è aumentata, dite che l’immenso apparato medico scientifico che assorbe fiumi di denaro e risorse umane è riuscito ad aumentare un poco la lunghezza ma non la qualità della vita, e che l’ultimo periodo dell’esistenza umana è quasi sempre una specie di calvario. Se dicono che è la legge della natura, dite che è la legge delle belve e non delle persone civili e spiritualmente evolute, e che una tale legge viene condivisa solo quando le vittime sono gli altri. Se dicono che gli animali non hanno l’anima, dite che nessuno è in grado di provare o negare una tale affermazione e che l’anima o ce l’hanno tutti i viventi o non ce l’ha nessuno, perché non c’è nulla nell’uomo che non sia presente, a diversi livelli, anche nell’animale. Se dicono che gli animali sono fatti per l’uomo dite che questo è lo stesso concetto per cui si credeva che gli schiavi erano fatti per i padroni e che lo specismo è la base di ogni razzismo. Se dicono che l’uomo è onnivoro dite che se cosí fosse avrebbe le caratteristiche degli altri animali onnivori e che da quando l’uomo mangia di tutto si sono sviluppate nel genere umano la maggior parte delle malattie. Se qualcuno afferma che anche Gesú mangiava il pesce e l’agnello, senza bisogno di ricorrere alle argomentazioni dei tanti che sostengono il contrario dite semplicemente che erano altri tempi, tempi di fame, di crocifissioni, di olocausti, e che oggi certamente Gesú sarebbe vegetariano, altrimenti dimostrerebbe minore sensibilità e compassione di qualunque animalista. E se non ostante tutto dovessero «mettervi alle corde», dite: «Mentre noi difendiamo la vita voi difendete il diritto di uccidere gli animali; mentre noi chiediamo amore e rispetto per tutti gli esseri viventi voi limitate questo sentimento ai soli esseri umani; mentre voi giustificate la legge del piú forte, la legge della giungla, noi difendiamo i deboli, gli innocenti, la diversità, senza la quale nulla potrebbe esistere nell’universo».


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Pagina 8. LETTERE

AL SIGNOR JOSÉ MANUEL BARROSO, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA. Renato Pichler, presidente dell’Unione Vegetariana Europea. Onorevole Presidente, il 25 Marzo 2007 i capi dell’Europa si riuniranno a Berlino per sottoscrivere una dichiarazione nel cinquantesimo anniversario del trattato di Roma. Lei vuole che quell’importante evento non sia solo «una commemorazione di realizzazioni del passato», ma anche «una riaffermazione dei nostri valori e delle nostre ambizioni e un rinnovo dei nostri impegni, in vista del futuro di un’Europa piú vasta». Quello sarà un grande anniversario, che celebrerà una comunità integrata di democrazie che ha portato ai popoli nel recente passato pace, stabilità, prosperità e speranza. Tuttavia ci sono adesso serie minacce per il futuro che stanno sfidando l’ingegno europeo e richiedono nuovi modi di pensare. Uno dei problemi piú preoccupanti è il riscaldamento globale e, a nome di decine di milioni di vegetariani europei, l’Unione Vegetariana Europea vuole prendere parte al dibattito. Il Quadro Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) ha appena stabilito nel convegno di Parigi che il cambiamento climatico globale ha «molto probabilmente» una causa umana. Non solo migliaia di scienziati che erano dietro quello studio sono notevolmente uniti, ma anche le organizzazioni internazionali sono molto consapevoli della gravità della situazione. N

E L

T E M P O

COM’ERANO

MODERNI QUEI NATURISTI C O N T R O LA « N E C R O F A G I A »!

Nico Valerio, Anonimo e «Nigro Licò». Spulciando nella propria biblioteca si fanno scoperte curiose. Ho trovato un opuscolo del 1927 che rivela il buon livello che la cultura igienista (ma loro giustamente si definivano «naturisti») aveva in Italia in quegli anni. Ci sono medici, anche specialisti e docenti,

SPEDITE

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Il 29 Novembre 2006 la “FAO” ha lanciato un forte avvertimento: «L’allevamento di bestiame è una grave minaccia per l’ambiente.», spiegando che «Il settore degli allevamenti produce piú emissioni di gas serra, misurati in equivalente di anidride carbonica - diciotto per cento - che la totalità dei trasporti. Esso è anche una delle cause principali della degradazione del terreni e delle acque.» Il Parlamento Europeo ha avvertito il 31 Gennaio 2007 che la lotta contro il cambiamento climatico riguarda il «salvataggio della civiltà». Attualmente una grande varietà di soluzioni al problema viene caldamente discussa, alcune delle quali possono essere piú promettenti di altre. Tuttavia sfortunatamente non si parla affatto dei benefici che può dare il vegetarismo. Dopo tutto i vegetariani non ricavano niente dall’allevare ed uccidere molti miliardi di animali senzienti. Nella ricerca del modo di fermare la corsa della distruzione del nostro mondo la via vegetariana non può piú continuare a essere ignorata. Cittadini profondamente preoccupati vogliono sapere come poter contribuire alla soluzione di uno spaventevole problema globale, ed essi hanno il diritto di ottenere dati e numeri concreti sulla situazione. Il che comprende anche il diritto a un’informazione attendibile sull’alternativa vegetariana, e per questa ragione l’Unione Vegetariana Europea La invita a dar corso a un’indagine obiettiva e aperta su quel compassionevole stile di vita e a renderne i risultati accessibili a tutti gli interessati. C H E

F U

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divulgatori, giornalisti entusiasti. Il naturismo mette al primo posto correttamente la «questione alimentare», secondo la tradizione del cibo semplice che però è anche medicina, che da Ippocrate passa per il dottor Carton (e gli altri terapeuti ippocratici) e arriva ai giorni nostri. Ma con una precisa scelta vegetariana, e in alcuni autori addirittura fruttivora o «veganiana». Il rapporto con l’ambiente e gli animali è strettissimo: sorprendono le motivazioni cir-


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costanziate, molto simili a quelle odierne, ottant’anni dopo. Ma la preziosa rivista, diretta dal Professor Fortunato Peitavino, offre squarci di vita culturale e scientifica che vanno ben al di là del contenuto degli articoli. Eloquente la pubblicità: ristoranti vegetariani di ottimo livello e prezzi modici (come quello di Torino, della signora Pissarreff, vedova Bocca, in Corso Vittorio Emanuele 41 («Scelto e variato servizio, cucina esclusivamente vegetariana»). Molti gli studî medici collegati o raccomandati, gestiti da sanitarî vegetariani o addirittura propagandisti del naturismo salutista e vegetariano. Un collegamento che oggi, per ipocrite «norme deontologiche», è difficilissimo se non impossibile trovare nelle riviste del settore. E ancora: «È uscito in seconda edizione “Il vegetarismo”, [manuale] di Nigro Licò, a Lire 1,50 la copia». Doveva essere lo pseudonimo di un medico, probabilmente il Professor Nicola Grillo, di Chiavari. Colpisce il trafiletto «“Naturoterapia” [finalmente il termine corretto: nel Ventisette non erano cosí ignoranti di greco e latino come nel Duemila, quando si parla, perfino in testi di legge, di «naturopatia», cioè letteralmente di… malattia naturale], trattato completo dell’antica Scienza della Salute, per la quale tutti possono arrivare ad essere Medici di sè stessi e degli altri, di Juan Angelatz y Albornia». E com’erano aggiornati e internazionali! In apertura, a pagina 3 vi si riferisce dell’importante Congresso vegetariano di Londra, a cui parteciparono vegetariani di quattordici paesi, dalla Danimarca all'America del Sud. Tra l’altro si sostiene che in Italia, nel lontano 1927, i vegetariani erano moltissimi, paragonabili a quelli delle nazioni d’Europa piú progredite. «Il numero dei simpatizzanti a questo regime è superiore a quello delle Nazioni predette; essendo però essi dispersi, non possono unirsi per manifestare le loro nobili idee»: insomma, al solito, il difetto italico di organizzazione e di associazionismo. Dal fascicolo riporto l’articolo sulle ragioni etiche del «vegetarismo» (non «vegetarianesimo»). Il titolo è originale; il sottotitolosommario è una mia aggiunta.

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La necrofagia. [La carne aumenta le malattie. E gli amici degli animali siano coerenti: diventino vegetariani.] La questione del vegetarismo può essere considerata da diversi punti di vista, i quali però nel complesso si riducono a due principali: quello dell’igiene e quello della morale. Ora io tratterò del lato morale, prescindendo perciò dal fatto, ormai dimostrato, che il regime vegetariano è altrettanto adatto alla conservazione dell'individuo normale e alla cura dell’anormale, quanto è disadatto il regime carneo. Intendo spiegare che il regime vegetariano vale anche a preservare il regno animale da un cumulo di sofferenze e di vere torture, che l’uomo gli infligge per farne suo cibo. Richiamo dunque la principale attenzione sul fatto della necrofagia e della crudeltà ch’esso implica; pel quale scopo riporto qui tradotto un articolo che fu stampato nel periodico di Mulhouse “L’ami des animaux”, annata 1925, numeri Sei e Sette. Dice quell'anonimo articolista: «Tutte le sofferenze inflitte al mondo animale mediante la vivisezione, le corride, l’ammaestramento, la caccia, il commercio della pelliccia, il lavoro, messe in uno dei piatti della bilancia, sarebbero come una pagliuzza relativamente alla massa terribile dal dolore causato dall’alimentazione carnea. Al pascolo e nella stalla, buoi, montoni e vitelli ricevono già numerosi maltrattamenti, bastonate, o morsicature di cani stimolati dai pastori e dai boari. Allorchè bisogna abbandonare il prato nativo per andare in città, sulle banchine delle stazioni, alla cinta daziaria, quei cattivi trattamenti si raddoppiano, occasionati dallo spiegabile spavento delle povere bestie, le quali non avanzano che a colpi di randello e di nervo di bue…. Poi cominciano gli orrori del viaggio. Per ore e per giorni le bestie sono ammucchiate in vagoni, o, peggio, nelle stive di navi in cui, sballottate, urtate, soffrono crudelmente la sete ed il caldo in estate, il freddo nell’inverno. Molte hanno le membra rotte e ricevono colpi di piedi dalle loro compagne di sventura. All’arrivo delle navi da trasporto per bestiame, si trova sempre un


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buon numero d’animali morti in condizioni miserevoli. Chi non ha sentito stringersi il cuore nell'udire i dolorosi muggiti che escono dai vagoni bestiame lasciati per lunghe ore in pieno Sole lungo le linee ferroviarie? Arrivati nelle città è peggio ancora. Lo sbarco è un’altra tappa atroce che percorrono i disgraziati animali commestibili, calvario che raggiungerà il suo apice negli ammazzatoî in cui le povere vittime della ghiottoneria e dell’ignoranza umana saranno sacrificate in un luogo sudicio e ripugnante, nel mezzo di violenze e crudeltà ancora piú brutali, le ultime tuttavia. Sembra che solo nella morte i nostri umili e disgraziati servitori trovino l’estremo rifugio contro la brutale ferocia dell’uomo. La somma delle sofferenze cagionate agli animali coll’alimentazione carnea è terribile. Mentre in tutta l’Europa si trovano solo alcune dozzine d’inferni di vivisezione e poche centinaia d’arene spagnuole e di circhi, si contano a migliaia i mattatoî e a milioni le loro vittime. Ecco la grande, la principale sorgente della sofferenza animale. Ed essa ha questo di specialmente tragico: che è ignorata. Solo nelle stazioni lontane, nei quartieri remoti, l’umanità, che sacrifica gli animali alla sua gastronomia, compie il suo basso lavoro, lungi dal pubblico. Le brave persone, la cui anima sensibile soffre vedendo un carrettiere che dà un colpo di frusta ad un cavallo e che proteggerebbero gli animali dai maltrattamenti, mangiano impavide la loro cotelletta o bistecca, senza che niente evochi in esse le sofferenze che hanno preceduto e accompagnato lo strozzamento, il colpo di mazza delle disgraziate vittime della loro alimentazione. Quand’anche si ammetta necessario di mangiare della carne per vivere, si potrebbe a rigore rassegnarsi, colla morte nell’anima, come è voluto dalle abitudini alimentari, a uccidere gli animali per mangiarli, circondando però gli ultimi istanti delle nostre vittime colle massime cure e col maggior sollievo possibile. Ma ciò è inutile. Per fortuna l’uomo non è condannato a nutrirsi del sangue, della carne e del grasso

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degli animali. Egli può vivere, e vivere assai bene, coi frutti della terra. Centinaia di milioni di vegetariani, in tutti i paesi e in tutti i tempi, l’hanno provato piú che a sufficienza, mediante l’esempio, il quale annienta tutte le discussioni e le ipotesi sulla possibilità o impossibilità di vivere senza carne. Non soltanto è possibile di vivere senza carne, ma ciò è necessario se si vuole rafforzare la propria salute ed evitare i reumi, l’appendicite ed il cancro, queste piaghe del mondo moderno. La loro recrudescenza infatti è dovuta alla generalizzazione dell’alimento carneo che gli igienisti e i medici, impressionati dai suoi pericoli, cominciano a combattere. Dal punto di vista personale ed igienico, l’uomo ha dunque interesse a cessare di mangiar carne, la quale è la causa della maggior parte delle malattie di cui soffre. Dal punto di vista morale, è quello un dovere, giacché in tal modo egli eviterà di causare le sofferenze e la morte degli animali, che sono ora sacrificati ogni giorno, affatto inutilmente, alla sua ghiottoneria. Divenendo vegetariano e frugivoro, egli troverà in un’alimentazione sana, abbondante e piacevole, di legumi, di noci, di cereali, di frutti, la forza e la salute del corpo, la chiarezza e la libertà della mente, nel tempo stesso ch’egli farà la pace cogli animali. Da piú di un secolo i filantropi, gli animi buoni, hanno tentato di alleviare gli orrori della guerra, di umanizzarla. Si è visto dal 1814 al 1918 fino a qual punto vi siano riusciti. Pretendere di umanizzare la guerra è quanto darsi a un gramo e truce scherzo. Bisogna sopprimerla. Lo stesso si deve dire per l’uccisione degli animali. Gli amici degli animali, se sono logici, se sono coerenti, se vanno al fondo dei fatti, devono voler sopprimere i mattatoî, col cessare di mangiare carne e non col tentar di umanizzarli. Questo, d'altronde, sarebbe vano, giacché l’alimentazione carnea implica ineluttabilmente la sofferenza. Infatti, quand’anche si giungesse ad anestetizzare gli animali prima di sacrificarli, bisognerebbe pur sempre portarli a destinazione, ed è il loro trasporto ciò che li fa soffrire di piú. Cosicché il voler soppri-


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mere le sofferenze degli animali e continuar a mangiare carne strappata ai loro cadaveri ancora palpitanti è altrettanto ridicolo quanto il voler empire la botte delle Danaidi. Se i protettori sono sinceri, diventino vegetariani. Essi avranno le mani pure da ogni sangue animale, nel tempo stesso che saranno piú sani e piú lieti, vivendo nella dolcezza e nella pace, in armonia colla vita universale». I

S T A N Z E

S O C I O

ACQUA,

CIBI ED ENERGIA: CAMBIARE PER SOPRAVVIVERE.

Bruno Fedi. Dal nostro convegno in Campidoglio di Venerdí 30 Marzo 2007. Circa un anno fà parlai in questa stessa sala dei sette problemi piú gravi che affliggono l’umanità. Cioè parlai delle cause di quei sette problemi in termini di umanità. Oggi invece parlerò piú o meno delle loro conseguenze. Tutte conseguenze di cui l’uomo è il responsabile diretto, ma non in un futuro piú o meno lontano: oggi. E c’è chi spera in una soluzione di tipo tecnologico, cioè che i danni prodotti dalla tecnologia siano riparati da un ulteriore progresso della tecnologia. Oppure si spera nella religione e nella fede: il grande ed intelligente disegno di cui si sente parlare ci dovrebbe portare a un mondo migliore. Che al momento sembra non sia a portata di mano. Oppure si ha fede nei ciarlatani, i quali ci dicono che certamente tutto continuerà ad an-

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(Da “Salute - longevità”, anno 1, numero 3, 30 Maggio 1927. «Organo per la divulgazione scientifica della scienza del ben vivere»). Il Dottor Nico Valerio è presente nei due seguenti «indirizzi Internet»: http://nicovalerio.blogspot.com/ http://alimentazione-naturale.blogspot.com/ P O L I T I C H E

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dar bene perché devono continuare a vendere i loro prodotti. In realtà, se l’uomo non prende coscienza della situazione, come mostrato nelle relazioni che questa mattina mi hanno preceduto, il cammino verso l’autodistruzione non si fermerà. In realtà la gente prende coscienza non tanto dalle relazioni come quelle che stiamo facendo in questa sala: prende coscienza dalle catastrofi. Ci sono addirittura delle grandi industrie… recentemente c’è stato un articolo su “L’Espresso”, nel quale si dimostrava che la “Esso” e un’altra grande industria petrolifera spendono molti miliardi di Dollari l’anno per disinformare. Ogni volta che c’è un’informazione come quelle che voi avete ascoltato questa mattina, compare l’indomani un articolo sul “Corriere della sera”, su “L’Espresso” e da qualche altra parte, che tranquillizza e, siccome la mia opinione vale quanto quella e forse vale anche di meno, tutti si sentono tranquillizzati. Quindi c’è una disinformazione. Pensate soltanto a quello che dicevamo, qualcuno se lo ricorderà, venti anni fà sulla vivisezione; io ero uno di quelli. Tutto quello che abbiamo detto sulla vivisezione si è puntualmente realizzato. Ebbene, qualcuno ne ha preso consapevolezza? No; adesso i discorsi che facevamo noi li fanno i vivisettori e sembra quasi che sia un merito loro. In età augustea la popolazione dell’impero romano aveva all’incirca cento milioni di persone. Ovviamente in quell’epoca il consumo della carne non poteva incidere sugli equilibrî mondiali. Ma oggi ci sono sei miliardi e mezzo di


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persone, le quali sono determinanti negli equilibrî, attraverso la produzione, i trasporti, lo smaltimento dei rifiuti, il consumo di acqua, il consumo di cereali, di energia. C’è un impatto devastante del problema alimentare sulla gestione generale dei problemi mondiali. Un impatto devastante sul clima, e conseguentemente sulle strutture socioeconomiche. Mi voglio soffermare soprattutto sull’impatto socioeconomico. Pensate soltanto che ci vogliono ventottomila chilocalorie per produrre un chilo di carne. E poi ci vuole altra energia per spostare, per illuminare, per macellare, per produrre insetticidi e farmaci. Non solo: fino a cento anni fà la produzione di carne avveniva attraverso un metodo, crudele anche allora, però in un certo senso biologico, in una serie di piccolissimi allevamenti in cui direttamente il contadino dava il cibo agli animali. I quali producevano, come rifiuti di questo tipo di allevamento, anidride carbonica, ossigeno, che non erano dannosi, anzi benefici, e letame che veniva riutilizzato dal contadino stesso come fertilizzante. Oggi invece, avendo meccanizzato e industrializzato la produzione, ci vuole questa enorme quantità di energia, che non ha come rifiuti acqua, anidride carbonica e ossigeno: addirittura ha come rifiuti quelli industriali che sono difficilmente smaltibili, nonché il letame che, salvo nei paesi emergenti, non viene piú utilizzato. In India si usa ancora il letame, ma qui da noi il letame è un problema, non è un fertilizzante. Però a tutta questa situazione provvede il commercio. Il commercio mondiale, che stimola una iperproduzione e un iperconsumo. Avete sentito che si prevede un aumento, io ho scritto il numeretto, per i paesi europei di un ventotto trenta chili all’anno di carne a testa nei prossimi decennî. Si prevede un iperconsumo come risultato di potenti metodi di convincimento, perché si è creato il mito della salute. Nel 1946 era logico: la grande fame della guerra spinse tutte le madri a rimpinzare i loro bambini come oche, ma oggi non siamo nel Quarantasei. Il mito della forza, le vittorie degli atleti americani avevano persuaso tutti negli Anni Cinquanta e Sessanta che mangiare le bistecche alla brace faceva bene e faceva

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battere i record mondiali; il mito della bellezza, la bellezza delle donne, delle attrici; il mito della longevità. Inoltre questa industria di oggi riutilizza gli scarti. C’era un errore nelle diapositive mostrate dal precedente relatore. Nel riutilizzo dei materiali di origine animale non ne era citato uno: non erano citati i croccantini per cani e gatti. Non solo l’industria riutilizza le pelli, le corna, gli intestini per produrre il filo con cui i chirurghi, anch’io per decennî, abbiamo chiuso gli intestini dei malati, ma utilizza gli escrementi di quegli animali, che sono abbondantissimi e contengono circa il venti per cento di proteine, per produrre cibo per altri animali, e cioè gestisce un circolo perverso: basta una bella scaldata a mille gradi, si ammazzano tutti i batterî e le proteine rimangono proteine. Si è pensato addirittura all’uso delle feci per dar da mangiare ai nostri cani e ai nostri gatti. Su questa filosofia è nata l’industria alimentare che coinvolge l’agricoltura globale. Il World Trade Organization, e cioè il vero padrone del mondo, quello che veramente governa il mondo, perché non sono i governi, ma è l’organizzazione mondiale del commercio, ha organizzato il cosí detto mercato globale. Tutto è cominciato nel 1995 a Marrakesh, con la conferenza di Marrakesh, appunto, la quale stabilí che tutto il cibo mondiale poteva essere commercializzato e offerto al migliore offerente. Essando stato adottato questo punto di vista in un certo numero di paesi, tutto il cibo può venire venduto al migliore offerente sul mercato mondiale. La conseguenza è che un paese povero, il quale produce grano e ha qualche milione di morti di fame o potenziali morti di fame, vende totalmente il suo grano all’estero, perché lo vendono i singoli produttori, e lo vendono agli europei a prezzo maggiore rispetto a venderlo ai loro concittadini a un prezzo un po’ piú basso. Con tutto questo denaro che viene introitato dai singoli cittadini di quel paese, una parte del quale va ai governi attraverso le tasse, vengono comprate armi, perché questa volta non sono i singoli cittadini che le comprano: i singoli cittadini vendono il loro grano, mentre i governi comprano le armi. A cosa servono


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quelle armi? Servono a schiacciare l’opposizione. In altre parole si è creato un sistema liberistico anarcoide a livello mondiale in cui il piú ricco è in diritto di affamare il piú povero e in cui un governo che compera le armi stabilisce una situazione sociale poliziesca, il piú possibile nascosta ma che molte volte si vede lo stesso, e schiaccia i cittadini con l’affamare una parte di loro e mettere in galera quelli che protestano. Si arricchiscono alcuni singoli, perché sono quei singoli che vendono il grano o vendono altri prodotti alimentari, e si impoveriscono invece tutti gli altri. Le armi vengono comprate con i soldi del governo, cioè con i soldi pubblici. Tutto questo crea in molti paesi una situazione di fame. Ma anche di sete, perché per produrre un chilo di mais ci vogliono mille litri di acqua. E per produrre un chilo di carne ce ne vogliono da cinque a dieci di mais, quindi ci vogliono da cinquemila a diecimila litri di acqua: oltre a quelle ventottomila chilocalorie di cui parlavo, ci vogliono da cinquemila a diecimila litri di acqua per produrre un chilo di carne. La conseguenza di questa fame e questa sete sono la situazione oppressiva del paese, l’ingiustizia sociale, l’ignoranza, perché i poveri non possono acquisire la conoscenza; le migrazioni, le malattie stesse, perché tutte queste persone sottoalimentate o male alimentate si ammalano piú facilmente. In altre parole il liberismo anarcoide è una licenza, prima una libertà di fare ammalare e poi una libertà di curare. Però la libertà di guarire la usiamo noi, perché siamo noi che produciamo i farmaci, e quindi ai paesi poveri che noi abbiamo affamato mandiamo armi e medicine, proibendo però che le producano loro stessi, attraverso il sistema dei brevetti. Dunque questo avviene in quei paesi, però il cambiamento di clima avviene dappertutto, avviene a livello planetario, perché il clima le frontiere non le conosce. Quindi ci sono anche gravi contraccolpi nei paesi vicini. La fame dell’Africa, o del Medio Oriente, o di Ceylon, si scarica sulle coste della Calabria, ma non in futuro: da tanti anni! La fame dell’Albania si è scaricata sulle coste della Puglia. In questa situazione un governo che par-

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la di liberismo o che parla dei «dico» non è un governo: è un governo che antepone problemi secondarî al problema principale. Ci sono gravi contrasti oggi anche locali, per esempio la comparsa della xenofobia, perché ovviamente tutta questa massa di affamati non possono essere simpatici, specialmente ai poveri, perché i poveri hanno paura che sia loro portato via anche quel poco che hanno. La situazione produce il fanatismo, produce il terrorismo; quindi ci sono gravi contraccolpi anche negli affamatori, oltre che negli affamati. Dunque ci sono una serie di problemi, tutti legati allo sfruttamento, in primo luogo agricolo. I paesi sfruttati vengono depredati della loro ricchezza e rimangono in un medioevo culturale, perché non riescono a progredire culturalmente, che fa comodo a tutti, specialmente a coloro che li affamano. E quindi si fa finta di non vedere. Roma assunse in passato proporzioni gigantesche, un potere gigantesco su tutta l’area del Mediterraneo. Era una città schiavista; era basata sullo schiavismo, sul fatto che vinceva le guerre, rendeva schiavi gli abitanti, acquisiva una forza lavoro gratuita, quindi coltivava l’Italia con la forza lavoro degli schiavi, e quando non ha vinto piú le guerre e non ha piú introdotto forza lavoro si è trovata nella situazione di essere sconfitta nella prima battaglia. La battaglia di Adrianopoli, verso il Trecentoquaranta, segnò praticamente la sconfitta dell’impero, anche se Roma fu occupata cinquanta o sessant’anni dopo. Mentre, in epoca di Annibale, quando a coltivare la terra erano i romani, quando erano loro stessi, i successi di Annibale non riuscirono a sconfiggere il paese: il paese non rimase sconfitto. Bastò invece ad Annibale essere sconfitto una sola volta. Perfino la storia ce lo dice, però la situazione non è neanche cosí semplice. Noi vendiamo ai paesi piú poveri, provocando situazioni sociali assurde, armi e farmaci, perché quei paesi non possono comprare altro. Tuttavia India e Cina, lo sanno tutti, da alcuni anni cominciano a diventare concorrenti pericolosi. Si organizzano per produrre, ma devono tenere bassi i costi, per poter produrre e vendere in Occidente. Quindi anche la Cina e l’India or-


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ganizzano, e anche questa è una conseguenza sociale, organizzano la loro struttura sociale in modo autoritario e violento. Devono opprimere e sfruttare i loro cittadini. Quindi determinano una società miserrima, senza diritti e con un inquinamento spaventoso. La “FAO” e il “World Research Institute” dichiarano che l’Europa incide per il quaranta per cento sulla produzione di gas serra, mentre l’India e la Cina incidono rispettivamente per il diciotto e il quattordici per cento. Ebbene: di questi gas serra il diciotto per cento, lo dice il “World Research Insitute”, non io, è prodotto dal bestiame. E cioè dalle feci prodotte del bestiame. E dalla sua respirazione. Mentre soltanto il quattordici per cento è prodotto dalle automobili. Tuttavia questo diciotto per cento prodotto dal bestiame è prevalente su quello prodotto dalle automobili, cioè dal petrolio. Il suo settantacinque per cento è biossido di azoto, che è trecento volte piú efficace dell’anidride carbonica nel determinare l’effetto serra. Il suo trentacinque per cento è metano, il quale nell’effetto serra è ventisette volte piú efficace dell’anidride carbonica. Che significano questi numeri? Che la riduzione dell’anidride carbonica e quindi il blocco dell’effetto serra come previsto dal protocollo di Kyoto non può avvenire, perché questo riguarda soltanto l’aspetto dell’industria manifatturiera: non riguarda la produzione della carne. E la produzione di carne, come avete visto nella relazione che mi ha preceduto, aumenterà. Le deiezioni totali degli animali si stima siano cinquanta miliardi di tonnellate l’anno per i polli, ma siano ben cinquecentocinquanta miliardi di tonnellate l’anno per altri animali di vario tipo, e mille miliardi di tonnellate l’anno per quel che riguarda i bovini. Quindi in totale abbiamo milleseicento miliardi di tonnellate di deiezioni all’anno. Dunque il problema principale non è il fatto che non esistono cibi per questi sei virgola cinque miliardi di uomini sulla faccia della Terra. Il cibo esiste per tutti, però c’è una sua assolutamente ineguale e ingiusta distribuzione, della quale noi siamo direttamente responsabili.

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In questa situazione è ovvio che noi non possiamo ammettere che la Cina e l’India raggiungano i nostri consumi, perché raggiungeremmo immediatamente quelle trecentoottanta parti per milione di anidride carbonica che determinerebbero lo scioglimento dei poli. Però non possiamo neanche impedirlo. Che cosa possiamo fare dunque in questa situazione? Possiamo solo cercare di elevare il loro tenore di vita, in modo tale che possano anche loro raggiungere condizioni decenti e dunque cominciare a loro volta a percepire le nostre preoccupazioni. Se l’umanità va incontro a questa situazione non è una fatalità, ma è stupidità da parte dell’umanità, che non prende coscienza delle cose. E praticamente nessun governo lo sta ammettendo. Allora si dice semplicemente che manca il cibo. Col che non si fa altro che disinformazione. E noi che ci possiamo fare? Noi possiamo informare. Non accontentandoci di convegni come questo, limitati alla quantità di persone contenibili in una sala. Intervenendo per esempio massicciamente nei «siti Internet», quali per esempio “Wikipedia”. L’altro giorno per caso ho aperto la televisione, e in una trasmissione sull’agricoltura il conduttore diceva che chiunque abbia un’idea può mettersi in contatto con loro e loro glie la faranno esporre. Possiamo fare un’altra cosa importante: accordarci, prendere contatto, coi vegetariani dell’India. Non con quel fantomatico milione di vegetariani italiani, ma con le decine o centinaia di milioni dell’India, che sono tali per forza, sono obbligati a esser vegetariani. Il che moltiplicherà enormemente la nostra forza. Poi, per esempio, tentare una qualche modesta produzione cinematografica, che se non altro tramite l’Internet potrebbe raggiungere moltitudini di persone. E, come ha detto una delle relatrici questa mattina, metterci insieme e acquistare terreni; io sarei pronto a farlo, ci metterei un po’ di quattrini: acquistare noi i terreni. Ci sarà qui qualcuno che abbia capacità organizzative, e possa organizzare piú o meno in piccolo operazioni come quelle compiute dal “FAI”, il Fondo Italiano per l’Ambiente, che ha comprato palazzi e poi li ha restaurati. Insomma intraprendere iniziative


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pubbliche. Presentare uno di noi, il piú capace, il piú noto, oppure il piú bello, oppure la ragazza con le gambe piú belle, come aspirante al «Nobel alternativo»: ci farebbe conoscere enormemente. E ispirarci alla ricerca e alla diffusione dell’etica. In poche parole io auspico un cambiamento dello «status» sociale che sia il piú grande dopo il passaggio dallo stato di cacciatore raccoglitore e dopo la rivoluzione agricola, perché veramente il passaggio a un’etica laica, vegetariana, antiviolenta, evoluzionistica, che non creda di vivere in un eterno presente che durerà milioni di anni, questo grande cambiamento sia da noi realizzato.

re, nella produzione del siero impiegato in quelle barrette, il caglio estratto dagli stomaci dei vitelli, cosa che non aveva fatto fino a quel momento. Una società vegetariana ha protestato, ma la ditta si è dichiarata irremovibile per questione di principio. La polemica è in seguito arrivata alla dichiarazione da parte della ditta che purtroppo per i vegetariani di piú stretta osservanza il prodotto non poteva piú essere adatto, ma restava comunque valido anche per tutti i vegetariani non cosí esageratamente rigorosi. I vegetariani si sono consultati e mossi tutti insieme con piú di seimila telefonate, innumerevoli messaggi di posta elettronica e una petizione, e la ditta, che non avrebbe mai immaginato il dispiegamento di una tale potenza di fronte a una questione cosí modesta, ha fatto marcia indietro scusandosi e porgendo la conciliante dichiarazione di essersi ricordata che il suo vero capo è il consumatore. * * *

A proposito di come l’insistenza solidale dei vegetariani può provocare cambiamenti impensati, l’Unione Vegetariana Europea ha fatto notare l’aneddoto delle barrette di cioccolato “Mars” in Gran Bretagna. Improvvisamente la ditta produttrice si era messa ad usaS

P I R I T U A L I T À

IL VEGETARIANESIMO MAHAPARINIRVANASUTRA. Dal «sito Internet» www.centronirvana.it.

NEL

Nel Mahaparinirvana Sutra, il Buddha dà le sue istruzioni finali sulla questione del vegetarianismo, insistendo che i suoi seguaci non dovrebbero mangiare carne o pesce, e che anche il cibo vegetariano che è stato a contatto con della carne dovrebbe essere lavato prima di venir mangiato. Se a un monaco buddista, o monaca, è proposto un pasto che contiene an-

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R E L I G I O N I

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che della carne, non è permesso al monaco o monaca di scegliere solo la parte senza carne e lasciare poi il resto: l’intero pasto dovrà essere rifiutato; in un modo cosí severo il Buddha dette la sua ingiunzione contro il ricevere offerte di cibo contenente carne. Alcuni odierni buddisti affermano che, secondo il Buddha, mangiare carne sia accettabile, e dichiarano che anche il Buddha mangiò carne. Ma questa pretesa è contraddetta dallo stesso Buddha in questa parte finale del suo sutra mahayana. Se uno vuole coltivare la Grande Bontà Compassionevole e non spaventare gli esseri senzienti sensibili con il puzzo di morte causato dal consumo della carne, e che rimane attaccato alla propria persona, uno dovrebbe frenarsi dal mangiare ogni e qualunque genere di carne. Questa è la dichiarazione finale sull’argomento nel sutra mahayana del Buddha. Ecco tutta la rilevante ed attinente sezione, un dialogo e un «miniseminario» tra il Buddha e il suo seguace bodhisattva, Maha Kasyapa, sul vegetarianesimo, dalla versione tibetana del Mahaparinirvana Sutra.


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Allora Maha Kasyapaika Gotra chiese: «Se è molto importante sostenere la non proprietà di mangiare carne, allora non è forse una cosa sbagliata offrire la carne a coloro che non vogliono la carne?» [Il Buddha rispose:] «Eccellente, nobile figlio, eccellente! Tu hai ben capito la mia intenzione. Uno che protegge il dharma autentico non dovrebbe mai fare quello. Nobile figlio, d’ora in avanti io non permetterò piú ai miei sravaka [i discepoli] di mangiar carne. Se io ho detto che [uno dovrebbe vedere] l’elemosina di cibo dato dal paese come la carne di un proprio figlio, come potrei permettere il mangiare la carne? Io insegno che il mangiare la carne elimina la Grande Bontà [il mahamaitri]». «O Benedetto, perché tu una volta hai detto che mangiare la carne senza sentirsi in colpa è permesso in tre aspetti?» «Perché io stipulai questi tre tipi di irreprensibilità come una base provvisoria dell’addestramento; io ora li rifiuto». «O Benedetto, qual’era la tua intenzione quando hai parlato dei nove grandi benefici nell’abbandonare i dieci tipi di carne?» «Quelle dichiarazioni furono stipulate allora per ridurre il bisogno di mangiare la carne; ora, anche quelle sono cancellate». «O Benedetto, e qual’era la tua intenzione quando affermasti che la carne ed il pesce sono generi alimentari salubri?» «Io non dissi mai che la carne ed il pesce siano generi alimentari salubri, ma io ho detto che la canna da zucchero, il riso d’inverno, il riso comune, il grano, l’orzo, le lenticchie verdi, le lenticchie nere, la melassa, zucchero, miele, ghee [burro fuso], latte ed olio di sesamo sono generi alimentari salubri. Se ho insegnato che perfino i varî indumenti per coprire il corpo dovrebbero essere colorati con una tinta poco attraente, allora quanto piú indesiderabile dovrà essere l’attaccamento al gusto dei cibi di carne!» «In questo caso, non ne consegue che anche i cinque prodotti del latte, il sesamo, l’olio di sesamo, la linfa di canna da zucchero, le conchiglie, la seta, e cosí via, violano i precetti?» «Non cadere nelle false visioni dei Nir-

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granthas [jainisti]! Io ti ho imposto le basi dell’addestramento con un'intenzione diversa. Io stipulo che tu non dovresti mangiare carne neanche che sia irreprensibile sotto quei tre aspetti. Perfino quel tipo di cibi, oltre ai dieci tipi [precedentemente proibiti] dovrebbero essere abbandonati. Per questo motivo, la carne di cadaveri dovrebbe essere abbandonata. Tutte le creature ne sentono l’odore, e sono spaventate dai mangiatori di carne, e non importa se essi si stanno muovendo intorno o restano fermi. Se una persona mangia assafetida o aglio, tutti gli altri si sentono a disagio ed alienati; anche se si trovano in una folla di molte persone, o in mezzo a molte creature, tutti sanno chi è quella persona che li ha mangiati. Similmente, tutte le creature possono riconoscere una persona che mangia la carne e, quando essa emette quell’odore, loro sono spaventate dal terrore della morte. Dovunque quella persona vada, tutti gli esseri che vivono nelle acque, sulla terra asciutta o nel cielo sono spaventati. Pensando che loro saranno uccisi da quella persona, essi si sentiranno male, cadranno in deliquio e perfino moriranno. Per queste ragioni, i bodhisattva mahasattva non mangiano la carne. Anche se può sembrare che essi mangino la carne per compiacere quelli che devono essere convertiti: siccome loro non mangiano davvero cibo ordinario, perciò quanto meno potranno mangiare la carne! O nobile figlio, quando saranno passate moltissime centinaia di anni dopo che io sarò trapassato, non ci sarà piú alcun Arhat, neppure un discepolo che entrerà nel flusso, o che dovrà ritornare una sola volta, o che non dovrà piú ritornare. Nell’era del declino del dharma vi saranno monaci che preserveranno le regole del vinaya e dell’abhidharma e che avranno una moltitudine di rituali, ma anche penseranno solo al loro benessere fisico, stimeranno in modo estremo i varî tipi di carne, saranno disturbati nell’umore, saranno agitati da fame e sete, vestiranno in modo da far spavento, con tuniche con forti colori a sprazzi, come dei bovari o dei cacciatori di frodo, e che si comproteranno come gatti, che dichiareranno di essere degli illuminati [arhats], che saranno addolorati da molti malanni, i cui corpi saranno sporcati con i loro stessi escrementi, e che però ben


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si vestiranno come se loro fossero dei saggi [muni], oppure si vestiranno come degli asceti erranti [sramana], benchè essi non lo siano, e riterranno che le scritture spurie siano il dharma autentico. Queste persone distruggeranno quello che io ho concepito: il vinaya, i riti, il comportamento e le mie dichiarazioni autentiche, che possono liberare uno dall’attaccamento a tutto ciò che è improprio, selezionando e recitando i varî passaggi da ognuno dei sutra, secondo le loro inclinazioni. Quindi, poi appariranno falsi asceti [sramana], figli di Shakyamuni [il Buddha] che faranno proclami di questo tipo: «Secondo il nostro vinaya, il Benedetto ha detto che le offerte elemosine di carne sono accettabili»; e cosí si inventeranno i loro sutra personali [scritture] e si contraddiranno gli uni con gli altri. Inoltre, o nobile figlio, ci saranno anche quelli che accetteranno cereali crudi, carne e pesce, cucinandoseli da soli in pentole piene di olio di sesamo; ed altri che frequenteranno laboratorî di pellami e cuoio, creatori di parasoli e le regalità.… La persona che io chiamo un monaco è uno che ha abbandonato totalmente quelle cose.» «O Benedetto, cosa dovrebbe essere fatto da monaci, monache, upasaka ed upasika [i seguaci Buddhisti laici, maschî e femmine] i quali dipendono da quello che è a loro offerto, per purificare l’offerta elemosina di cibo che contiene carne in quei luoghi in cui il cibo non è stato verificato?» «O nobile Figlio, io ho insegnato che non si contraddice in alcun modo la regola del vinaya se essi lavano con l’acqua il cibo privato della carne, e poi lo mangiano. Se in tali luoghi appare che il cibo contiene molta carne preparata, allora dovrebbe essere rifiutato. Non c’è colpa se in un vaso il cibo tocca un altro cibo, ma l’importante è che il cibo non sia davvero mescolato insieme. Io dico che anche carne, pesce, cacciagione, ossa essiccate con scarti di carne lasciati da altri costituiscono un’infrazione. In precedenza, questo lo avevo permesso in quei casi che sorgono dalle necessità della situazione. Ora, in questa occasione, io insegno che vi è un enorme danno che sorge dal mangiare la carne. Essendo arrivato il momento in cui sto per trapassare nel parinirva-

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na, questa è una dichiarazione ben comprensibile.» Commento di Aliberth. C’è ben poco da dire. A parte le fosche previsioni del Buddha, che fa un bel ritratto di quelli che (oggi) dovrebbero essere i suoi seguaci (sperando di non essere come coloro della descrizione di cui sopra), almeno ci si sforzi di non infrangere le regole dell’essere e rimanere vegetariani. Ed è assai probabile che la nostra emancipazione spirituale passi davvero dal nostro sforzarci di non mangiare piú carne dei nostri simili (perché tali sono anche gli animali). Se non mettiamo in atto almeno questo primo punto del sentiero spirituale, a nulla potrà servire aver letto, imparato e praticato le piú sofisticate dottrine filosofiche e religiose. E questo è valido per tutte le filosofie e tutte le religioni. Noi vegetariani del tempo attuale tendiamo ad apprezzare e stimare sia l’aglio che la cipolla, che invece nei classici del buddismo sembrerebbero esser visti con un certo disprezzo. È comunque doveroso osservare che, mentre i formaggi o le patate marcite mandano odore di morte, gli odori di aglio e cipolla sono di regola straordinariamente vivi e trovarli sgradevoli è solo questione di gusti. Certo poi un odore violento che può uscire da persone che ne abbiano mangiato non è affatto lo stesso ed è sicuramente meno gradevole di quello che esce dal tagliare cipolle o aglio freschi. Considerando poi che anche solo cent’anni fa l’igiene orale era tutt’altra cosa. D’altronde tuttora qualcuno li trova stimoli esagerati e non necessarî, dunque «innaturali». In conclusione, forse la presenza dell’aglio nel «sutra» in questione dev’esser vista solo come paragone di qualcosa che renda avvertibile, prima comunque di vederla, indissolubilmente insieme la presenza di chi abbia mangiato e di ciò che abbia mangiato.


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Pagina 18. L’ANGOLO

DELLA

Settembre 2007. POESIA

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e il melograno andarono dalla Siria all’Occidente.

SE

MUORE L’ALBERO MUORE IL MONDO.

Antonio Camilli. L’uomo conobbe l’albero, abbracciò la sua forza, la sua grandezza. Sentí il suo aroma, il suo respiro, la sua voglia di vivere e lo condusse nel mondo.

con l’albero, costruí boschi di marmo, eresse colonne ed archi, grandi cattedrali, dove si arrestò l’ombra delle foreste. Infine lasciò il suo giardino d’infanzia, la grande Natura, per rintanarsi nelle città di cemento.

Allora il noce e il pesco Giunsero in Europa dalla Persia, l’albicocco dall’Armenia, il ciliegio ed il castagno dall’Asia Minore. Il fico, l’ulivo, il gelso

Crebbe, s’impoverí, s’ammalò lontano dagli aromi, dalla forza e dal lungo respiro degli alberi.

L’uomo, stanco dell’amicizia

RICETTE

DI CUCINA VEGETALI

.

olio, basilico, sale.

Ingredienti per quattro persone. 350 grammi di pasta corta (formato mezze maniche rigate), 250 grammi di fagioli bianchi di Spagna, 200 grammi di cicorietta. una cipolla rossa di Tropea, una patata, due pomodori pachino, carota, sedano,

In una padella larga fate soffriggere con l’olio un battuto di cipolla, carota, sedano e la patata lessa tagliata a dadini; unite i pomodori privati dei semi, tagliuzzati con la mezzaluna, fate restringere la salsa per pochi minuti e tenetela da parte. Lessate la cicorietta, scolatela e nella stessa acqua di cottura lessate i fagioli. Appena pronti calateli nel soffritto e lasciateli insaporire a fiamma bassa, aggiungete la cicorietta e mescolate il tutto. Lessate la pasta, scolatela al dente e versatela nella padella, ultimando la sua cottura con tutti gli altri ingredienti. Servite il piatto tiepido o anche freddo.

Tutti i numeri precedenti di questo bollettino sono leggibili e scaricabili nel nostro «sito Internet» www.vegetariani-roma.it.

A richiesta possiamo fornirne copie su carta, per consegna a mano da concordare preventivamente, in uno qualsiasi dei nostri incontri, al prezzo simbolico di due Euro ciascuna.

PASTA E FAGIOLI CON CICORIETTA. Dalla rivista “Chi” del 10 Agosto 2005.

0709 - N. 15 Mondo Vegetariano - Settembre 2007  

Bollettino trimestrale dell'AVA - Associazione Vegetarina Animalista

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