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BOLLETTINO TRIMESTRALE DI CULTURA VEGETARIANA.

A NNO 3, N UMERO 4.

O TTOBRE 2005.

Se ami la vita e la rispetti, se vuoi che qualcosa cambi in meglio, comincia da te stesso: prendi l’impegno di non nutrirti di violenza: diventa VEGETARIANO e ti accorgerai che è l’inizio di un cammino giusto e utile per la tua salute e quella del Pianeta. La nostra associazione ti può aiutare in questa tua scelta. http://www.vegetariani-roma.it

francolibero.manco@fastwebnet.it


Mondo Vegetariano.

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CHI SIAMO. L’Associazione Vegetariana Animalista “Armando D’Elia”, già Gruppo Vegetariano “Armando D’Elia”, nasce nell’anno 2002 come Movimento Indipendente di ispirazione olistica. Il nostro interesse nasce dal ripudio di ogni espressione violenta nei confronti dell’uomo, degli animali e della natura, dall’amore verso la Vita e dalla consapevolezza che solo da un corretto modo di vivere e di alimen-

tarsi (secondo le leggi naturali conformi alle nostre esigenze fisiologiche di esseri fruttariani) è possibile conservare la salute del corpo, l’equilibrio mentale, i valori morali e spirituali. Infatti la pratica del vegetarismo favorisce lo sviluppo di una coscienza umana piú giusta e sensibile, una mentalità di pace e di disponibilità verso il prossimo, il superamento dello sfruttamento degli animali e delle risorse naturali, e l’eliminazione della fame nel mondo.

COLLABORAZIONE. La collaborazione a Mondo Vegetariano è gratuita. Le opinioni degli articolisti possono non coincidere perfettamente con la filosofia che anima l'Associazione. Ogni articolista resta, pertanto, responsabile delle sue affermazioni. Coloro che intendono collaborare con il Bollettino possono inviare i loro articoli per posta ordinaria a Franco Libero Manco, in Via Cesena 14, 00182 Roma, oppure per posta elettronica a: francolibero.manco@fastwebnet.it. Quanto ricevuto non verrà restituito e la

Redazione si riserva di ridurre, in caso di utilizzo, la sua lunghezza.

ARGOMENTI

E LORO PAGINE.

Lettere spedite. Nostra cronaca. Alimentazione e salute.

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E T T E R E

LETTERA ALLE PERSONALITÀ DEL MONDO DELLO SPETTACOLO , DELLA SCIENZA , DELLE LETTERE, DELL ’ ARTE… Le scrivo a nome di coloro che non possono scrivere né parlare ma che come noi soffrono perché sfruttati, violentati, torturati, uccisi sistematicamente, a milioni, a miliardi come fossero oggetti senz’anima: gli animali, nostri fratelli di viaggio. Gli animali soffrono ormai nella maggior parte non per cause naturali ma per l’egoismo dell’uomo, che ha trasformato la terra in un luogo di terrore e di tormento con stabulari, macellerie, concerie, istituti di sperimentazio-

Per ricevere il bollettino occorre iscriversi all’Associazione per un anno. Socio sostenitore: 60 Euro; socio ordinario: 30 Euro; studenti, pensionati, disoccupati e minori: 20 Euro. Sede: Via Cesena 14, 00182 Roma, tel. 06 7 022 863. E-mail: francolibero.manco@fastwebnet.it. Conto corrente postale: 58 343 153 intestato ad Associazione Vegetariana Animalista, Via Cesena 14, 00182 Roma.

Quante nocività in un solo sostantivo? Alimentazione e devastazione. Spiritualità e religioni. Ricette di cucina vegetariana. Indirizzi di nostri amici. S P E D I T E

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ne, con la caccia, la pesca, i rodei, le corride, gli zoo, senza che mai si levasse dal suo cuore un senso di ripulsa e di vergogna. Urla di disperazione si levano ogni istante da milioni di prigioni e di mattatoî sparsi in tutto il mondo e mai le vittime sono state cosí inascoltate. Esseri che non hanno che gli occhî per piangere e il cuore per soffrire, spaventati a morte per le pene incomprensibili a loro inflitte. Esseri che non hanno la capacità di farsi capire nel nostro linguaggio, che non hanno avvocati, sindacati che li difendano; non ci sono angeli o santi che vengono in loro aiuto: l’animale è solo nel suo sconfinato universo di dolore.


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Ogni giorno, 365 giorni all’anno, 300 milioni di animali trovano la morte a causa dell’uomo: un coro planetario di lamenti strazianti si levano inascoltati. La carne urla e le peggiori malattie sono l’effetto della tremenda nemesi karmica che l’uomo attira su di sè condannandosi a un destino di dolore. Per millennî abbiamo costretto gli animali a lavorare per noi come schiavi ed essi, nella loro sacrale ed inoffensiva docilità, hanno obbedito pazienti e rassegnati alla tirannide umana sopportando fatiche immani, fame, tormenti, il castigo, il bastone e la frusta; li abbiamo coinvolti in mille sanguinarie guerre fratricide, li abbiamo tenuti in posti orribili per tutta la loro breve e triste esistenza, abbiamo immobilizzato i giocosi vitelli impedendo loro l’innato ed irrefrenabile desiderio di correre e di giocare, li abbiamo castrati, mutilati, tosati, li abbiamo alimentati con cibi schifosi, li abbiamo privati dell’erba, della luce del Sole, abbiamo annullato la loro dignità, li abbiamo imbottiti di farmaci per impedire che muoiano prima di giungere al mattatoio, abbiamo tolto alle madri i loro piccoli mentre i loro occhî si riempivano di lacrime, li abbiamo caricati a forza sui camion blindati e li abbiamo portati nell’inferno dei mattatoî, dove l’odore del sangue e la vista dei loro compagni di sventura uncinati, sventrati, fatti a pezzi, smembrati, spellati, spesso ancora vivi, li ha fatti schiantare dal terrore. E non c’è opera meritoria dell’uomo che possa neutralizzare gli effetti di questa immane, folle, insensata, sistematica, criminale carneficina di esseri indifesi, innocenti, miti, generosi, buoni, belli, pazienti. In un costante e dissennato suicidio collettivo ci si ciba di animali morti, di cadaverina, di masse virali, di tessuti in decomposizione. Mangiamo i loro reni, il loro fegato, il loro cuore, il loro cervello, i loro intestini, le loro gambe, la loro lingua, la loro coda, i loro testicoli: ogni piatto di carne porta con sè un messaggio di morte perché è un crimine contro la vita e contro l’integrità del nostro organismo di esseri fruttariani. La Sua adesione all’etica universale del vegetarismo confermerebbe la Sua già nota dote morale, capace di percepire il mutare degli eventi che gradualmente maturano ed innalza-

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no l’intelligenza e la coscienza collettiva, e risparmierebbe sofferenze inenarrabili a milioni di animali innocenti che ingiustamente vengono uccisi, mentre il benessere ci consente di cibarci di alimenti che non richiedono spargimento di sangue. Il Suo esempio indurrebbe molte persone a ridurre il, o a rinunciare al consumo della carne e del pesce, con enormi benefici per la salute della gente, dal momento che la carne è direttamente correlata a molte patologie comprese quelle tumorali, e quindi Lei contribuirebbe alla salvezza anche di molte vite umane. Il nostro organismo non richiede il nutrirsi di animali, come conferma l’ottima salute dei vegetariani e come storicamente dimostrato da grandi uomini di ingegno e spiritualità di ogni tempo e paese: santi, asceti, scienziati, medici, filosofi, del calibro di Pitagora, Platone, Aristotele, Ippocrate, Galeno, Orazio, Plutarco, Porfirio, Seneca, Marco Aurelio, Leonardo da Vinci, Gandhi, Einstein e molti illustri personaggi contemporanei. Le chiedo di diventare vegetariano non solo perché questo andrebbe a beneficio della Sua salute fisica, mentale e spirituale; non solo perché il mangiar carne richiede sempre l’uccisione cruenta di una creatura innocente; non solo perché l’astinenza dalla carne è stata raccomandata da grandi Iniziati, da Padri della Chiesa come San Girolamo, Sant’Ambrogio, San Giovanni Crisostomo, Sant’Agostino, e da una lunga fila di Santi dal calibro di San Tommaso, San Benedetto, Santa Caterina da Siena, San Filippo Neri, e da tutti, o quasi, i fondatori di ordini monastici: non solo, ma anche e soprattutto perché chi mangia la carne contribuisce in modo determinante a generare i sette problemi piú gravi del mondo, ai quali qui di seguito Le accenno. 1. I conflitti armati e la violenza umana, generati soprattutto nella storia dalla carenza di risorse alimentari ed energetiche, che hanno mantenuto l’umanità in un costante stato di tensione e di guerra. Gli allevamenti di animali, con la necessità di adibire a pascolo sempre nuove terre, sono tradizionalmente causa di contrasti e invasioni, mentre lo spreco di risorse caratteristico dell’allevamento non può non produrre impoverimento.


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2. La fame nel mondo, che uccide 24.000 persone ogni giorno perché le popolazioni dei paesi poveri sono costrette a coltivare nelle loro terre alimenti per il bestiame dei paesi ricchi. 3. Le malattie umane. Il 70 % delle malattie sono correlate ad una cattiva alimentazione: solo negli Stati Uniti la carne ha causato piú morti di tutte le guerre del secolo scorso. 4. L’inquinamento. L’aria del pianeta è ormai irrespirabile, la terra, le falde acquifere ed i mari sono contaminati dalle deiezioni di animali d’allevamento che producono escrementi quanto 130 volte l’intero genere umano, responsabili almeno per la metà dell’inquinamento totale, esponendo l’umanità ad un probabile declino collettivo. 5. La desertificazione e la deforestazione, dovute alla distruzione delle terre fertili e delle foreste, abbattute a un ritmo di 85.000 ettari al giorno per adibirle a pascolo oppure alla produzione di mangimi per allevamenti. Esse causano l’irrimediabile estinzione di migliaia di specie animali e vegetali e la distruzione della biodiversità. 6. La carenza di acqua potabile: nel mondo di oggi una persona su cinque non dispone di acqua potabile, e nonostante essa sia un bene sempre piú raro e prezioso gli animali d’allevamento assorbono metà delle risorse idriche disponibili, esponendo l’umanità ad una progressiva decimazione delle popolazioni piú povere e ad imprevedibili tensioni internazioN

O S T R A

A R I C C I O N E I L N O N O C O N G R ES S O EUROPEO SUL VEGETARISMO. Il congresso, svoltosi con successo dall’1 al 7 ottobre 2005 a Riccione, al quale ha aderito anche una delegazione dell’“AVA” (la nostra associazione), ha visto la partecipazione di molte associazioni e relatori venuti da ogni parte del globo. Per noi dell’“AVA” è stata un’occasione per entrare in contatto con altri movimenti affini e prendere contatti con i relatori del congresso. Abbiamo infatti chiesto e ottenuto l’affiliazione all’“EVU” (Unione Vegetariani Eu-

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nali. 7. L’esaurimento delle fonti di energia. L’industria della carne e del pesce sottrae in Occidente un terzo dell’intera energia disponibile, esponendo i paesi industrializzati a un probabile collasso funzionale. Non solo per tutto questo Le chiedo di diventare vegetariano, ma anche perché l’etica di non violenza universale del biocentrismo è l’arma piú efficace e potente per conseguire lo sviluppo di una coscienza umana piú giusta e sensibile, piú fraterna e solidale, in grado di realizzare un mondo migliore, senza piú violenze o ingiustizie né sull’uomo, né sull’animale, né sulla natura. Infatti, come potrebbe l’uomo nuocere al suo simile se fosse educato alla dolcezza verso ogni essere vivente? Se Lei ancora non fosse vegetariano La prego dunque di prendere in considerazione la possibilità di aderire a questa filosofia di vita per i suoi molteplici aspetti positivi. Ma se già lo fosse, La prego di dare testimonianza di questa Sua scelta perché sarà determinante per il bene di molte persone e dell’intero pianeta. La Vita, gli animali, la civiltà e tutti coloro che amano gli animali Gliene saranno eternamente grati. Nella speranza che Lei voglia prendere in considerazione la mia proposta le invio i miei piú cordiali saluti e gli augurî di ogni successo. Con stima e gratitudine, il Presidente, Dottor Franco Libero Manco. C R O N A C A

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ropei), l’organismo che coordina a livello europeo i momenti di incontro tra le varie associazioni vegetariane. I temi trattati al congresso, tutti di estrema attualità e importanza, hanno toccato i molti aspetti della cultura vegetariana, dando conferma della validità dei nostri principî scientifici, salutistici, economici, etici e ambientali. Particolarmente interessante è stata la relazione della dottoressa Filomena Rinaldi, del Dipartimento di Fisiopatologia Medica dell’Università la Sapienza di Roma, che ha riportato i risultati di lunghe e mirate indagini intese a verificare lo stato di salute dei vegetariani.


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Le previsioni sono state confermate dalla ricerca. Infatti, confrontando lo stato di salute generale tra persone vegetariane ed onnivore, è risultato che non solo i vegetariani godono ottima salute, ma che gli onnivori sono soggetti statisticamente e con maggiore frequenza alle A GLI

piú gravi patologie contemporanee. I risultati dell’indagine saranno esposti il prossimo anno in un conferenza nella nostra sede dalla Dottoressa Rinaldi e dal Dottor Luigi Fontana. * * *

L I M E N T A Z I O N E

ENZIMI.

Leila Nicoletti. Gli enzimi sono una classe di proteine, in grado di accrescere notevolmente la velocità delle reazioni biochimiche che avvengono all’interno delle cellule dei viventi. In pratica, ogni reazione viene accelerata da un particolare enzima, che agisce in maniera specifica. L’insieme di tutte le reazioni chimiche che avvengono in una cellula o in un organismo è chiamato metabolismo. Molti processi che si svolgono negli organismi sono il risultato di sequenze ordinate di reazioni chimiche, ciascuna delle quali è resa possibile attraverso l’intervento di un particolare enzima. Ogni enzima accelera la rispettiva reazione chimica, riducendone l’energia di attivazione, cioè la quantità di energia necessaria per innescarla. Gli enzimi sono anche chiamati «catalizzatori biologici», per questa loro capacità di intervenire nei processi di reazione, accelerandoli senza esserne consumati, perché non intervengono nelle reazioni che catalizzano, potendo, anche, essere riutilizzati alla fine di ogni processo reattivo. La sostanza su cui l’enzima esplica la sua attività catalitica viene detta «substrato», è altamente specifica per ogni enzima e si lega ad esso in punto detto «sito attivo» dell’enzima. In pratica ogni enzima induce nel suo substrato un cambiamento, che facilita lo svolgimento della reazione chimica, della quale il substrato costituisce uno dei reagenti. Come tutte le proteine, gli enzimi sono composti da una sequenza di amminoacidi, che presenta un avvolgimento spaziale di tipo globulare (struttura terziaria), dove soltanto alcuni amminoacidi, posti in una tasca enzimatica (il «sito attivo» dell’enzima), sono implicati nel legame temporaneo tra l’enzima e il suo sub-

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S A L U T E

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strato. L’alta specificità di un enzima dipende dal fatto che la forma del suo «sito attivo» combacia solo con quella di un determinato substrato. Tale complementarietà è stata paragonata a quella che esiste tra una serratura e la sua chiave. Nella formazione del complesso enzima - substrato concorrono alcune sostanze che possono inibire l’azione enzimatica, sia ponendosi nel sito attivo al posto del substrato (inibizione diretta), sia legandosi all’enzima, in modo da modificarne la conformazione ed impedendo, indirettamente, il legame con il suo substrato. Altre sostanze, come i coenzimi (vitamine ed oligoelementi) favoriscono il legame tra l’enzima e il suo substrato, rendendo possibile lo svolgimento dell’azione catalitica dell’enzima. Gli enzimi, come tutte le proteine, sono sensibili alle variazioni di: temperatura, «PH», concentrazioni del substrato e dei sali. Temperature piú elevate di 40 °C alterano la forma tridimensionale della molecola enzimatica, distruggendone la funzionalità. Pochi enzimi possono tollerare soluzioni con alte concentrazioni di sali, poiché gli ioni interferiscono con i legami chimici che mantengono stabile la struttura della proteina enzimatica. Il PH ottimale per gli enzimi è tra 6 e 8, cioè vicino alla neutralità. IL CIBO CRUDO E L’IMPORTANZA DEGLI ENZIMI. Cibo, aria ed acqua puliti sono essenziali per la sopravvivenza umana. Il cibo è responsabile della crescita e riparazione dei nostri tessuti, e influenza anche i nostri sentimenti, pensieri e comportamenti. La nutrizione, secondo la definizione del Terzo Dizionario della lingua inglese di Web-


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ster, è definita come «la scienza degli alimenti e dei processi tramite i quali l’organismo ingerisce, digerisce, assorbe, trasporta, utilizza ed espelle le sostanze alimentari». Il drammatico aumento dell’obesità, delle malattie cardiocircolatorie, del diabete e di tutte le malattie degenerative testimonia che le popolazioni dei paesi industrializzati mangiano troppo, manifestando sintomi da carenze enzimatiche croniche. «Tutti i cibi crudi contengono enzimi alimentari, che digeriscono integralmente ciò di cui ci nutriamo». Questa affermazione fu fatta dal dottore svizzero Paul Kautchakoff nel 1930 a Parigi, in occasione del primo congresso internazionale di microbiologia, attraverso la sua relazione su: “L’influenza della cottura degli alimenti sulla formula sanguigna degli esseri umani”. La leucocitosi digestiva, concomitante all’ingestione del cibo cotto, consiste in un forte aumento della quantità e dell’attività dei globuli bianchi del sangue (deputati alla distruzione di tutto ciò che risulta estraneo al nostro corpo), quando il cibo non digerito attraversa la parete intestinale. Il Dottor Kautchakoff, controllando il sangue dei suoi pazienti, dimostrò che soltanto i cibi cotti causavano tale reazione, attraverso un meccanismo di omeostasi diretto dall’ipotalamo. Nel 1932 il Dottor Francis Pottenger avviò in California uno studio di dieci anni su quattro generazioni di gatti, per un totale di oltre novecento gatti, da cui emerse che il gruppo di gatti al quale era stato somministrato esclusivamente cibo crudo (latte non pastorizzato e carne cruda) non presentava nessuna malattia degenerativa cronica, diversamente dagli altri gruppi. Ne dedusse che un fattore nutrizionale, costituito da sostanze termolabili, dovesse essere presente nel cibo crudo (a quel tempo gli enzimi non erano ben conosciuti). Nello stesso periodo il Dottor Edward Howell a Chicago scoprí che, sottoponendo gli alimenti a temperature di 48 °C per piú di 15 minuti, si aveva la distruzione di tutti gli enzimi, le uniche sostanze proteiche in grado di digerire il cibo stesso. Nei primi anni del ’900 il Dottor Howell

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creò un impianto per la produzione di enzimi di derivazione animale e studiò il processo digestivo nei mammiferi. Notò che nell’uomo, nel «fundus» (sezione superiore dello stomaco), gli enzimi contenuti negli alimenti crudi predigeriscono gli alimenti stessi, mentre gli enzimi delle ghiandole salivari e delle altre ghiandole digeriscono solo in parte i cibi cotti, perché, essendo prodotti da altri organi, determinano un costante drenaggio di enzimi dal sistema immunitario e da altri organi dell’organismo. Il Dottor Howell scoprí, inoltre, che il pancreas umano era due o tre volte piú grande e pesante rispetto a quello degli altri mammiferi, per l’eccessivo consumo di alimenti cotti, che richiedeva grandi quantità di enzimi digestivi. Egli condusse studî su animali selvatici, catturati e tenuti negli zoo, osservando che il contenuto enzimatico della saliva degli animali che vivevano allo stato brado era pressoché assente, mentre negli animali che vivevano in cattività, e quindi alimentati con cibi cotti, era assai elevato. Se si ripristinava un regime alimentare con cibi crudi, il contenuto enzimatico della saliva si riduceva e diminuiva la mortalità. Negli Anni Sessanta l’ipoglicemia (un minor tasso di zuccheri nel sangue) si diffuse nel mondo occidentale, determinando, da parte dei medici, la raccomandazione ad una maggiore assunzione di proteine, poiché il glucosio presente nel sangue circolante viene metabolizzato dalle proteine del fegato, che, se mancano, causano abbassamento della glicemia. Non ci si chiese se fosse reale carenza di proteine, o non piuttosto carenza di proteasi (enzimi che digeriscono le proteine), a causare i bassi livelli proteici, che a loro volta determinavano l’ipoglicemia. Attualmente la scienza della nutrizione segue una prassi simile a quella farmacologica: come per ogni sintomo si trova un farmaco, cosí a ogni sintomo corrisponderebbe una specifica carenza nutritiva; il che in qualche caso può risultare vero, come nelle situazioni di malnutrizione presenti nel terzo mondo, ma non quando la carenza è determinata da qualcosa in eccesso (come nel caso dei cibi cotti).


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Il dottor Howell scoprí, infatti, che, stando a digiuno, si verifica un incremento degli enzimi a disposizione dell’organismo, dovuto all’assenza di cibo cotto, che serviranno alla riparazione dei tessuti ed alla guarigione dell’organismo. Quest’ultima può aver luogo soltanto se l’organismo dispone di sufficienti enzimi metabolici attivi. Se non si riesce a digerire i carboidrati, o i grassi, o le proteine, o le fibre vegetali, vuol dire che si è fatta per molto tempo una dieta ricca in eccesso di quel tipo di alimento cotto, determinando una carenza enzimatica che rende problematico digerirlo ulteriormente. Pertanto quando si desidera ardentemente un cibo può essere segno che si è anche incapaci di digerirlo completamente, perché la cottura ne ha distrutto gli enzimi, ed è piú difficile non sentirne il desiderio. Inoltre, gli individui che consumano troppi zuccheri si ritrovano a non riuscire a digerire adeguatamente anche i grassi, che servono, essenzialmente, a fornire energia. Il Dottor Howell nel 1932 fondò la National Enzime Company, destinata alla produzione di enzimi, e nella sua pratica clinica proponeva un regime dietetico basato al 75 % su alimenti crudi, e su enzimi digestivi di derivazione animale abbinati alla restante percentuale di alimenti cotti. Se si mettesse in pratica tale regime dietetico utilizzando solo prodotti biologici, vi sarebbe il crollo delle industrie farmaceutiche, legate alla medicina, e di quelle petrolifere, legate al consumo di pesticidi, che interferiscono con le normali funzioni enzimatiche dell’organismo in quanto lo impoveriscono di minerali (che sono cofattori enzimatici indispensabili al funzionamento degli enzimi), e della produzioQ

U A N T E

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ne di OGM, del tutto inutili alla collettività umana, ma necessarî al controllo economico da parte delle multinazionali. Gli enzimi di derivazione animale (per lo piú dal pancreas del maiale) sono risultati meno efficaci di quelli di derivazione vegetale, che possono essere attivi in un piú esteso campo di variazione del «PH» (2 - 12). Se non riusciamo a digerire completamente quanto mangiamo, può accadere che: - i residui di cibo non digerito passino attraverso l’orletto a spazzola del tratto intestinale, confluendo nel sistema sanguigno e linfatico, causando leucocitosi digestiva; - l’organismo consumi piú del necessario, dal momento che la cottura del cibo, distruggendo tutti gli enzimi (i quali scompongono il cibo in materiale utilizzabile), impedisce l’utilizzo delle sostanze nutritive da parte delle cellule, e dunque l’ipotalamo induca l’individuo a consumare ulteriori quantità dell’alimento stesso, cosí che il cibo che desideriamo sia proprio quello che non riusciamo a digerire in modo completo; - il cibo non digerito consenta ai parassiti e agli altri microrganismi patogeni di cibarsi degli scarti della digestione, causando fermentazioni e putrefazioni, che provocano tossiemia intestinale. * * * Omeostasi. Insieme di processi che servono a mantenere un ambiente interno relativamente stabile, anche quando quello esterno è soggetto a variazioni. Tossiemia. Accumulo di tossine nel sangue dovuto a scarsa eliminazione da parte delle cellule. U N

S O L O

CARNE,

S O S T A N T I V O

?

SALUTE ED AMBIENTE.

Vincenzo Falabella. L’incremento del consumo di carne ha prodotto un degrado della salute umana e del sistema sociale, mentre l’intensificata produzione di carne ha prodotto un degrado dell’ambiente naturale, contribuendo inoltre all’aumento globale della temperatura.


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Per comprendere gli effetti negativi del consumo di carne sulla salute umana e sull’ambiente è importante conoscere come essi agiscano. La produzione di carne da macello è andata rapidamente incrementandosi dal 1950 in tutti i paesi industrializzati e, al giorno d’oggi, per la sua produzione è necessario almeno il 50 % della quantità totale di tutta la produzione agricola. Inoltre la produzione di carne si è incrementata negli ultimi anni anche in molti paesi in via di sviluppo, collegata alla rapida urbanizzazione, alla trasformazione delle abitudini alimentari, allo sradicamento delle produzioni agricole originarie. Le previsioni statistiche stimano tra il 2000 e il 2020 un incremento di circa il 35 % della domanda di cibo carneo e di circa il 25 % di latte e prodotti del latte. Gli animali monogastrici (maiali e pollame), che costituivano, secondo i dati della FAO del 2001, circa il 63 % della quota carnea consumata, subiranno nei prossimi anni il maggiore incremento di allevamento per consumo carneo. Gli allevamenti intensivi richiedono enormi risorse di nutrimento, acqua, suolo (da adibire ad allevamento), sostanze chimiche, energia elettrica, mentre le deiezioni prodotte contaminano i corsi d’acqua con nitrati, fosforo, sostanze organiche, agenti patogeni, metalli pesanti, ormoni, antibiotici, sostanze ammoniacali. L’eccesso di nutrienti, soprattutto rappresentato da sostanze azotate e fosfati che utilizzano l’ossigeno disciolto nell’acqua, porta ad eutrofizzazione e a crescita di alghe tossiche. Queste condizioni possono essere pericolose per la salute umana e sono state associate con la virulentazione di specie microbiche, come la Pfiesteria Piscida, organismo microscopico che, nutrendosi di fosforo e di nitriti, produce una tossina letale per i pesci e per l’uomo, o come il Cryptosporidio, che può contaminare i corsi d’acqua e i bacini di acqua potabile, con gravi potenzialità infettive per l’organismo umano. Problematiche ambientali di degrado sono rappresentate dalla deforestazione nelle zo-

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ne tropicali, la quale rilascia nell’atmosfera gas e sostanze chimiche che causano disturbi asmatici e lesioni oculari, porta al declino della qualità del suolo per l’utilizzo di tecniche agricole intensive, fertilizzanti e pesticidi, e si accompagna ad una perdita della biodiversità. Cosí lo spaventoso numero di animali allevati per la macellazione incrementa la polluzione dell’aria e contribuisce all’aumento della temperatura globale. Basti dire che circa il 40 % del metano, prodotto dai processi digestivi, e del biossido di carbonio (CO2), prodotto dai processi respiratorî, sono emessi da animali ruminanti di allevamento, le cui deiezioni, soprattutto ammoniacali, sono, come ad esempio in Olanda, la causa principale delle piogge acide e della acidificazione del suolo. Il consumo di cibo carneo da parte dei cittadini delle nazioni industrializzate si ripercuote sulla vita di milioni di uomini che vivono in nazioni economicamente marginalizzate: ogni giorno circa quarantamila persone muoiono per malattie collegate a denutrimento proteico, quindi per fame (Rogers, 1997). Si stima che approssimativamente per circa il 10 % della popolazione mondiale la denutrizione (fame) è cosí grave da menomare le funzioni fisiche, quelle cognitive o entrambe (Mc Michael, 2001). Circa duecento milioni di bambini vivono in uno stato di defedamento organico tale da non essere capaci di condurre una vita attiva e in salute (Rogers, 1997): la fame cronica è esclusivamente conseguenza di una estrema, diffusa povertà (Banca Mondiale, 1999), con l’imposizione di un modello intensivo agro - alimentare per la produzione di cibo e la conseguente distruzione dei sistemi sociali tradizionali e della locale agricoltura sostenibile. Il consumo di carne è associato a molti effetti negativi sulla salute umana, per via sia indiretta, come la polluzione ambientale, la perdita della biodiversità, sia direttamente come ad esempio l’antibioticoresistenza, lo sviluppo di malattie infettive e di malattie collegate alla nutrizione, la contaminazione da metalli pesanti e altre sostanze chimiche. La polluzione dell’acqua, del suolo e dell’aria prodotta dagli allevamenti intensivi è globalmente diffusa ed è responsabile dello sviluppo di diverse patologie: disturbi respira-


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torî, malattie della pelle, nausea, depressione, aborti spontanei nelle gravide che vivono vicino ad allevamenti di maiali (CDC, Indiana, USA, 1996). Per esempio, acqua inquinata può essere bevuta direttamente o contaminare l’ecosistema marino dal quale la popolazione trae il suo nutrimento; un suolo inquinato non può a lungo sostenere un ambiente favorevole alla produzione di raccolti sostenibili (per la popolazione), a causa delle modificazioni del livello del PH del terreno e della perdita della microfauna locale; un’aria inquinata espone gli individui a gravi rischî nello sviluppo di patologie respiratorie, soprattutto polmonari, e contribuisce all’aumento della temperatura globale, che anch’essa determina effetti negativi sulla salute umana. Ugualmente gli allevamenti intensivi contribuiscono alla perdita della biodiversità: la produzione animale, cosí com’è nell’agricoltura intensiva, privilegia solo alcune specie, ad alto reddito; cosí le foreste sono bruciate per fornire terreno utilizzabile per allevamento (vedi le foreste pluviali amazzoniche), conseguendone perdita di potenziali sostanze attive farmacologicamente, l’emergere di nuove malattie infettive, lo stravolgimento dell’ecosistema che include anche gli umani. Dal 1950 gli allevatori hanno somministrato antibiotici agli animali destinati al consumo umano (Jorensen, 2000, Gorbach, 2000) a dosi terapeutiche per trattare infezioni, e a dosi non terapeutiche per promuovere la crescita e l’incremento del valore nutrizionale. Molti antibiotici sono strutturalmente simili o identici a quelli usati per contrastare le infezioni degli umani (tetracicline, fluorochinolici, penicilline, cefalosporine, vancomicina): tali prodotti, aggiunti al mangime, possono selezionare (per antibioticoresistenza) forme batteriche che, trasferite dall’animale all’umano (anche attraverso il consumo di carne), oltre a causare gravi patologie intestinali, fanno acquisire alla normale flora intestinale una resistenza genetica ai farmaci antibiotici. Ad esempio, in uno studio il 20 % di carne di pollo, tacchino, maiale, manzo, acquistata in supermercati della città di Washington, conteneva il batterio Salmonella: l’84 % delle

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salmonelle isolate erano resistenti agli antibiotici usati per trattare l’infezione, il 53 % resistenti a tre o piú antibiotici. Da notare: il 16 % delle salmonelle isolate risultavano resistenti a un antibiotico come il ceftriaxone, cefalosporina di terza generazione, il piú utilizzato per trattare l’infezione da Salmonella nei bambini (White, 2001). In uno studio si è rilevato che ben 237 su 407 polli acquistati in supermercati di quattro Stati Americani contenevano batterî enterococchi (Enterocolichia Faecium). I quali, già resistenti all’antibiotico vancomicina, farmaco elettivo per trattare il patogeno enterococco faecium, risultavano inoltre resistenti ad una particolare associazione di antibiotici, approvata nell’anno 2000 per curare gravi infezioni dissenteriche intestinali. Possiamo notare come nel passato l’avopercina, antimicrobico strutturalmente analogo alla vancomicina, sia stato somministrato nel mangime per lunghi periodi, anche in Europa (Mc Donald, 2001). Dal momento che la vancomicina è uno dei pochi antimicrobici ancora attivi verso batterî poliresistenti, questi dati hanno serie implicazioni sulla salute (Mc Michael, 2001). Le contaminazioni batteriche piú frequenti risultano essere da Escherichia Coli e Salmonella, contaminanti storici della carne, e da Campylobacter, Listeria, e Yersina Enterocolitica, tre patogeni «emergenti». Gli allevamenti avicoli possono essere potenziali sorgenti di contaminazione da Salmonella, presenti quindi in modo particolare nei prodotti della filiera avicola. L’Escherichia Coli e la Salmonella sono inoltre classici contaminanti fecali, in quanto il loro habitat primario è l’intestino, e questo rende i prodotti di origine animale i piú soggetti alla contaminazione da parte di questi due patogeni. Inoltre errate pratiche di irrigazione e acque contaminate da liquami con flora fecale possono contaminare molti prodotti ittici, come per esempio frutti di mare. Sempre piú rilevante risulta essere la contaminazione da micotossine, sostanze ad azione tossica prodotte da numerose specie di funghi filamentosi microscopici. Recentemente il loro impatto sulla salute dell’uomo e degli


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animali ha ricevuto una crescente attenzione a causa della elevata diffusione e tossicità di queste sostanze, e del loro impatto sanitario, economico e commerciale. Le muffe, ubiquitarie e diffuse, appartengono al genere Aspergillus, Penicillium, Fusarium, e le micotossine principali da questi prodotte sono le aflatossine (AFM), l’ocratossina A (OTA), la patulina, lo zearalenone (Zea), le tossine dell’ergot…. La presenza di micotossine nei mangimi, oltre a rappresentare un grave problema per gli allevamenti, è fonte di rischio per l’uomo, per il trasferimento di tossine nella carne, nei prodotti lattiero - casearî, nelle uova. Valutando i loro effetti tossici sui varî organi, il fegato e il sistema immunitario sono stati individuati come il bersaglio principale delle aflatossine, che hanno inoltre mostrato effetti cancerogeni di Tipo Uno nell’uomo (evidenza adeguata di cancerogenicità), mentre i sistemi renale, urogenitale ed immunitario rappresentano il bersaglio della ocratossina A, che ha mostrato un effetto cancerogeno di Tipo Due nell’uomo (potenzialmente cancerogeno per l’uomo). L’encefalopatia bovina spongiforme (BSE o malattia della mucca pazza) è un recente esempio di conseguenze infettive di una cattiva pratica di allevamento. Nei primi anni susseguenti all’emergere di tale nuova patologia, nel 1987 in Inghilterra Wellse e colleghi per la prima volta descrissero l’encefalopatia, che aveva colpito circa 160.000 capi bovini infettati, di età variabile fra tre e sei anni. Fu allora osservata la stretta analogia esistente tra la malattia Scrapie delle pecore, ampiamente presente in Gran Bretagna, e l’encefalopatia nei bovini. Si è visto che l’agente della Scrapie presenta una particolare termoresistenza (può sopravvivere a temperature superiori a 100 ºC per otto ore). La trasmissione negli allevamenti intensivi avviene attraverso carcasse, frattaglie, tessuti, contaminati con agenti prionici, trasformati in farine di carne e di ossa, (lavorati a bassa temperatura per risparmiare i costi energetici e per ottenere una migliore qualità del prodotto), usati come supplemento proteico nel

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mangime. Né l’irradiazione, né la cottura, e nemmeno le altre pratiche di sterilizzazione sono capaci di uccidere tali agenti infettivi, poiché non c’è un organismo vivente contro cui agire. È semplicemente una proteina chiamata prione, esistente in tutti i mammiferi, che ha la capacità di mutare in una configurazione mortale, che si moltiplica reclutando le altre proteine prione ed inducendo anche in esse una mutazione. Negli allevamenti intensivi sono somministrate sostanze ormonali, nell’intero periodo del ciclo di produzione, allo scopo di stimolare la velocità di crescita corporea, impedire l’accumulo dei lipidi, aumentare il peso favorendo la deposizione di proteine, aumentare l’assimilazione dei nutrienti del mangime. La prima sostanza impiegata massicciamente fin dagli Anni Quaranta fu un ormone di sintesi (DES), dotato di caratteristiche simili a quelle degli estrogeni naturali. Si aggiunsero in seguito numerosi ormoni, sia di sintesi sia naturali, esercitanti un’azione diretta sulla massa muscolare. L’impiego di tali anabolizzanti impregna le carni di residui degli ormoni impiegati, in particolare di quelli di sintesi, che vengono metabolizzati dal fegato in misura minore degli steroidi naturali. Queste sostanze, come quelle naturali, sembrano in grado di favorire lo sviluppo di alcune patologie tumorali specifiche, e inducono modificazioni morfofunzionali in particolare nelle fasce di età in cui minore è la produzione endogena di ormoni, come la pubertà e la vecchiaia. Mentre negli Stati Uniti è approvato l’uso di cinque ormoni, tre naturali che sono il testosterone, il progesterone e l’estradiolo, e due di produzione sintetica che sono il tranvolone acetato e lo zeranolo, in Europa vige dal 1985 l’interdizione di produzione e di importazione di carne cosí trattata. Ciò nonostante è tutt’ora diffuso l’utilizzo di cocktails di ormoni da parte di allevatori senza scrupoli, con lo sviluppo di gravi patologie correlate (Eub, 2001). In tutto il mondo sono stati eseguiti test di routine per la ricerca di residui chimici nei cibi, e nessuno di essi ha individuato fonti alimentari esenti da contaminazione. Lo studio piú completo negli Stati Uniti


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è l’“FDA Total Diet Survey” (Indagine Dietetica Totale della FDA) di Gunderson, da cui emergono dati, sui pesticidi clorurati, particolarmente allarmanti. Ad esempio, studiando le abitudini alimentari delle popolazioni dell’Artico, si scoprí che la dieta di due gruppi di donne (originarie del versante occidentale ed orientale dell’artico canadese) conteneva tassi molto elevati di composti cloro - organici, le cui fonti principali erano la carne ed il grasso di foca, tricheco, narvalo, caribú, trota, anatra: questi composti cloro - organici approdavano nelle regioni artiche, ma a causa delle basse temperature non potevano volatilizzarsi e riprendere ad essere trasportati da parte del vento. Le diossine appartengono a una famiglia chimica contenente carbonio, idrogeno e cloro; vi sono 75 forme diverse di diossina (la piú tossica è il 2-3 tetraclorodibenzene, o TCDD), pericolose per la salute umana e che possono contaminare la carne. Non solubili in acqua, sono altamente solubili nel grasso; non biodegradabili, si accumulano nel tessuto adiposo degli animali e dell’uomo. Hanno numerosi effetti tossici e biochimici sull’uomo, e alcune sono classificate dall’anno 1997 da parte dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca Oncologica tra gli agenti carcinogenetici. Utilizzate negli esperimenti su animali da laboratorio, sviluppano endometriosi, ritardi nello sviluppo fisico e psicomotorio, disturbi della riproduzione, effetti immunotossici, carcinogenesi. In generale il cibo di provenienza animale contribuisce a circa l’80 % dell’esposizione totale umana. La carne, le uova, il latte, il pesce di allevamento contengono diossine provenienti dal mangime utilizzato e anche dalla contaminazione ambientale. Nel Gennaio 2001 il TCDD è stato classificato come sostanza carcinogenetica dal Dipartimento Americano della Salute. Inoltre l’EPA (Agenzia per la Protezione Ambientale) ha stimato che in individui che consumano una dieta ricca in grassi di origine carnea aumenta il rischio oncologico; inoltre l’utilizzo dell’alimento carneo aumenta la suscettibilità alle malattie infettive per depressione del sistema immunitario, altera il metaboli-

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smo endocrino con bassi livelli di testosterone, altera gli ormoni tiroidei, nei bambini provoca ritardi di sviluppo e psicomotorî, iperattività, bassi livelli del quoziente intellettivo. Sempre in riferimento all’alimentazione umana, ricordo la presenza di alimenti di origine animale, come ad esempio la carne, prodotti da animali transgenici, ossia animali caratterizzati da caratteristiche nuove, attraverso tecniche di ingegneria genetica. Nonostante le numerose ricerche finalizzate a ottenere animali con piú alta produttività, i successi sono stati (fortunatamente) modesti, sia per la complessità dei processi coinvolti, sia per gli effetti negativi rilevati nei ruminanti. Unica eccezione sono i pesci, a causa della facilità dell’impianto del transgene nell’uovo, e sono stati prodotti trote, carpe, salmoni sovresposti per l’ormone della crescita e quindi a crescita rapida e a dimensioni maggiori. Vi sono poi ragioni strettamente nutrizionali per cui la carne sicuramente non rappresenta un «buon alimento» per l’uomo. Infatti la carne è ricca di nucleoproteine e, durante il metabolismo organico, libera basi puriniche (adenina, guanina) da cui si origina acido urico, che l’organismo elimina con conseguente acidosi dalle urine, ridotto potere solubilizzante e possibilità di calcolosi, e che in parte si può depositare nelle articolazioni e nei tessuti, originando fenomeni dolorosi, gotta. Inoltre l’eccesso di grassi animali nella dieta non favorisce solo l’innalzamento dei livelli ematici di colesterolo e acidi grassi, che rappresentano un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, ma è anche correlato con un incremento della incidenza di talune forme neoplastiche intestinali (in primo luogo del colon), della mammella, dell’ovaio, del pancreas. Una dieta per la prevenzione del cancro deve essere ricca di fibre, povera di grassi (soprattutto animali), includere porzioni abbondanti di frutta e verdure, e riduzione al minimo dell’alcool. Le diete migliori in quest’ottica sono le diete vegetariane. Già Naboru Muramoto, maestro di medicina macrobiotica, nel libro “Il medico di sè stessi” comunica i suoi avvertimenti in riferimento all’assunzione di proteine animali: «La carne dopo essere stata decomposta dà energia,


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ma non produce sangue e tessuti di buona qualità…. Ciò che non segue il processo naturale viene rigettato da nostro organismo: è il tentativo del corpo di bruciare della materia morta. Tutto ciò che non è bruciato rapidamente viene ALIMENTAZIONE U N PIANETA CHIEDE SEMPRE PIÚ FORTE CHE I SORDI PERCEPISCANO LA SUA VOCE .

Ernesto Bianchi. Le vendite di polli precipitano spaventosamente, e questo in realtà è un’altra tragedia. Che devono fare quei poveretti che avevano affidato la loro sopravvivenza all’allevamento dei polli? Avete visto alla televisione le facce di quelli che si vedono portare via violentemente e bruciare direttamente tutti i polli che sono tutto il loro patrimonio? Che hanno fatto di male, loro? Altri invece non li perdono ma in compenso non li vendono. Che pazzia! Quelli che prima li compravano senza nessunissima ragione non ne vogliono piú. È davvero una tragedia; d’altra parte sarà un’altra tragedia se la pandemia davvero arriverà e anche i poveri vegetariani senza averne nessuna colpa ne moriranno. Madri forsennate hanno costretto un sindaco a far sparire il pollo dalle mense scolastiche, e quelle madri hanno torto davvero, perché il pericolo non è lí. Ma intanto quella loro pazzia viene, per quel tanto che può, in aiuto al pianeta. Il pericolo è invece nell’indebita concentrazione di uccelli che l’insaziabile irrefrenabile straripante umanità ha compiuto nei suoi allevamenti di polli e nelle sue fabbriche di uova. E, guarda caso, di tutte le disumane mostruosità inflitte dalla specie umana alle altre specie quella piú infernale, atroce, miserabile, gretta, emblematica e industrialmente colossale sta proprio nel rapporto fra l’umanità da una parte e polli, galline, galli e pulcini dall’altra. E, guarda caso, la nostra conferenza mensile di questo Tredici Ottobre era destinata da quasi un anno al tema delle uova. Nella quale Franco Libero Manco ha fatto notare ed esaurientemente illustrato tutto il retroscena

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accumulato nell’organismo divenendo tossico e sviluppando batterî e virus. Un simile accumulo può dare origine a malattie e produrre effetti deleterî negli organi e nel sangue». * * * E DEVASTAZIONE

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infernale dell’industria delle uova, del quale sarebbe impossibile rendere qui adesso anche la piú pallida idea. Dunque chi non si astiene anche dalle uova, sebbene qualche gallina fortunata possa effettivamente offrire le sue uova anche allegramente e felicemente, contribuisce al mantenimento di tutta quell’infernale micidialità. Mentre le uova, che non fanno bene, sono un’imposizione quanto mai soffocante di questo dannato sistema, nel quale le televisioni propinano dall’alba al tramonto e anche oltre ricette di cucina tutte piene di valanghe di uova, la pasta è all’uovo, non c’è dolce che non sia pieno di uova, la stampa non è da meno, e via di questo passo. Gli industriali dei farmaci sono partiti irrefrenabilmente all’assalto, terrorizzando tutti in modo tale da produrre con velocità da corsa contro la morte valanghe planetarie di nuovi prodotti, che stanno provocando con esplosività irreversibile trasferimenti di soldi piú o meno governativi da far epoca. C’è chi definisce tutto questo nient’altro che terrorismo, e forse tende in questo modo a sottovalutare un pericolo reale, mentre altri sostengono che il pericolo c’è ma i rimedî in allestimento siano notoriamente e pateticamente inefficaci. Terrorismo e truffa, ma intanto quella truffa viene, per quel tanto che può, in aiuto al pianeta. In mancanza di intelligenza, il pianeta cerca intanto di ottenere qualche cambiamento saggio almeno dalla pazzia. Se non ci fossero allevamenti di polli né fabbriche di uova, o se la gente non mangiasse piú né polli né uova, quella paura, fondata quanto si voglia, non esisterebbe, e questo è ora che tutti lo capiscano. Non è mangiando uova o pollo che ci si contagerà, ma se tutti gli uccelli fossero lasciati, galli e galline compresi, rispettosamente ai fatti loro, aiutandoli tutt’al piú se possibile, nessuno si potrebbe conta-


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giare.

a chiedere, sempre piú forte, che i suoi membri piú influenti (cioè la specie umana) si sbrighino, prima che sia troppo tardi, a diventare vegetariani tutti insieme. * * *

Mucca pazza, influenza aviaria, nuova interpretazione dell’influenza spagnola del 1919 che uccise tanta gente quanta la guerra mondiale appena conclusa: il pianeta continua S

P I R I T U A L I T À

Ci è sembrato di fare cosa interessante riportando per intero l’articolo che segue, comparso il 20 Settembre 2004 nella rivista italiana “Di piú”. Non tanto per le idee in esso riferite, che l’articolo stesso si astiene dal sostenere, ma per la testimonianza di una certa tendenza, minoritaria quanto si voglia ma incoraggiantemente viva in mezzo a tanta decadenza, all’evoluzione del costume verso atteggiamenti indiscutibilmente migliori. Poi è comunque incoraggiante il fatto che idee di questo genere arrivino a incuriosire e occupare la stampa dell’ordinario consumismo. E chi crede in queste idee, fossero anche per metà insostenibili ma comunque per metà giuste e per intero innocue, praticandole ed avvantaggiandosene, non merita comunque tutta la nostra simpatia? Poi che ne è di questa storia un anno dopo? Adattandosi a leggere in inglese, basta cercare nell’”Internet” il nome George Malkmus. Un «sito» al riguardo si chiama “www. hacres.com”. «LA

DIETA DELLA

BIBBIA». Manlio Ferzetti.

«Belli e in linea: a Hollywood noi seguiamo la dieta della Bibbia». Si chiama cosí perché deriva dalle Sacre Scritture: chi la segue dice che rende sani e longevi come Noè e Matusalemme. Come John Travolta, Demi Moore e Daryl Hannah, molti divi si sono «convertiti» all’alimentazione suggerita dall’Antico Testamento. Potremo vivere fino a 950 anni come Noè, il patriarca dell’Antico Testamento? Alcuni studiosi americani, e in particolare un famoso dietologo, Gorge H. Malkmus, ritengono che tale longevità di Noè e di altri

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E

R E L I G I O N I

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patriarchi come Matusalemme, in testa con i suoi 969 anni, fosse dovuta alla particolare alimentazione di quei tempi. «Nella Bibbia», spiega Malkmus, «c’è scritto chiaramente come l’uomo deve mangiare e soprattutto che cosa. Basta leggere tra le righe della Sacra Scrittura e tutto apparirà chiaro. Noè e gli altri patriarchi furono cosí longevi perché si nutrivano come Dio stesso aveva suggerito.» Le parole di Gorge H Malkmus in poco tempo hanno convinto moltissimi americani. A Hollywood la dieta della Bibbia è stata adottata da molti attori famosi, tra i quali John Travolta, Demi Moore e Daryl Hannah, e presto sicuramente arriverà anche in Europa, visto che, ad ascoltare coloro che si sottopongono a questo tipo di alimentazione, i risultati sono evidenti e veloci. Ora è chiaro che nessuna dieta potrà allungare la vita fino all’età di Noè che, come si legge, visse cosí a lungo perché seguí il suggerimento di Dio. Ma per i divi di Hollywood quella dieta è sicuramente sana e in qualche modo può fare vivere meglio. «Il tema dell’alimentazione risale all’origine dell’uomo», spiega Malkmus, che ha 68 anni e che oltre a essere un famoso dietologo è anche ministro di una Chiesa Battista. «Il Vecchio Testamento, e precisamente nel libro della Genesi, indica chiaramente qual è il regime alimentare da seguire per vivere a lungo e in salute. Nel verso 29 del primo capitolo infatti si legge: «E Dio disse: ecco, io vi do ogni erba che produce seme e ogni frutto che produce seme: saranno il vostro cibo». Sono poche parole, ma molto esplicite», continua il Reverendo Malkmus. «Significano che bisogna mangiare solo prodotti che la natura ci elargisce con generosità: tante verdure crude, frutta e poca pasta. Sono proibiti tutti i prodotti animali tranne il miele puro e occorre limitare al massimo tutti gli alimenti cotti. Inoltre è importante assumere ogni giorno in


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abbondanza succo di carote, abbinato a polvere d’orzo disciolta in acqua pura. La dieta della Bibbia non comporta sacrifici», continua il Reverendo Malkmus. «Infatti gli alimenti che Dio ha messo a nostra disposizione sono praticamente infiniti, e molti di essi sopperiscono anche alla presunta carenza di proteine che alcuni nutrizionisti miei avversarî vorrebbero attribuirle. Oggi tutti sanno che esistono vegetali, fra i quali la soia, i comunissimi fagioli e i legumi in genere, in grado di fornire gli stessi principî nutritivi della carne, ma senza le controindicazioni di quest’ultima, a cominciare dall’aumento del colesterolo.» Ma come è arrivato il Reverendo Malkmus a elaborare la sua dieta? È lui stesso a raccontarlo. «Il mio maestro», dice il religioso, «è stato un famoso predicatore televisivo americano, Billy Graham, che fin dal 1957 mi ha avviato allo studio della Bibbia indicandomi le preziose prescrizioni alimentari che contiene. Prima di arrivare a elaborare la mia dieta, però, ho impiegato vent’anni. E soprattutto ho sperimentato su me stesso, in un momento particolarmente difficile della mia vita, la sua validità. Nel 1976 i medici mi dissero che ero stato colpito da un tumore al colon, come già anni prima era successo a mia madre. Lei, poverina, era morta fra terribili sofferenze; io invece sono stato fortunato perché, poco dopo che mi era stata diagnosticata la malattia, ho incontrato il pastore evangelista Lestor Roloff, un grandissimo studioso texano della Bibbia. Roloff, che aveva insegnato per anni a nutrirsi secondo le indicazioni impartite da Dio, mi esortò a mettere in pratica quello che avevo letto da giovane nelle Sacre Scritture. «La cura per il tuo male ce l’hai sotto gli occhî», mi disse. «Devi soltanto ricordarti di mangiare come ci ha insegnato il Signore.» E in particolare mi esortò a sfruttare gli straordinarî effetti benefici del succo di carote, vero e proprio cardine della «dieta della Bibbia». Non potevo crederci, ma dopo pochi mesi di regime vegetariano ero completamente guarito. La dieta mi sembrava un rimedio persino troppo semplice per essere alla base della

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mia guarigione. Quindi confesso che rimasi scettico: poteva sempre trattarsi di una coincidenza. Però mi misi di nuovo a studiare la Bibbia in ogni passo in cui si parlava di alimentazione. Feci migliaia di raffronti con il punto di vista della medicina, ascoltai centinaia di testimonianze di persone che seguivano un regime alimentare simile a quello descritto nei testi sacri. Vent’anni di lavoro, finché un giorno non radunai tutte le mie conoscenze in un volume intitolato “Perché i cristiani si ammalano”, nel quale cito centocinquanta passi delle Sacre Scritture relativi al cibo. Qualche esempio? «Paese di frumento, di orzo, di viti, di fichi e di melograni. Paese di ulivi, di olio e di miele». Cosí è descritta la regione di Canaan nel libro del Deuteronomio, che fa parte dell’Antico Testamento. Ci sono, poi, episodî dettagliati: alla corte di Nabucodonosor, durante l’esilio degli ebrei a Babilonia, il giovane Daniele rifiuta di «contaminarsi con le vivande del re e con il vino dei suoi banchetti», e ottiene di nutrirsi esclusivamente di legumi e di acqua. Anche Giuda Maccabeo si oppone alla distruzione dei costumi alimentari dei padri, e per questo si rifugia con i suoi «nel deserto, cibandosi di alimenti erbacei». Mentre l’anziano Eleazaro, «costretto ad aprire la bocca e a ingoiare carne suina, preferisce respingere il boccone ed avviarsi al supplizio».» Nella dieta di Malkmus vi sono prescrizioni che faranno sorridere tanti dietologi. Il suggerimento di consumare miele, per esempio, o mandorle fresche, o quello di fare un abbondante uso di olio di oliva contrastano con le regole alimentari moderne. Ma secondo Malkmus questi alimenti sono proprio alla base della longevità dei patriarchi biblici e consentono anche all’uomo moderno di restare in forma e senza problemi di salute. Sono in molti a dargli ragione. E, a giudicare dal fisico di Demi Moore, di Daryl Hannah e di John Travolta, alcuni dei suoi fedeli seguaci, bisogna ammettere che qualcosa di giusto nella «dieta della Bibbia» potrebbe esserci. Si può sempre provare: Malkmus propone a tutti una tabella della giornata, quella che vediamo qui avanti. Tra i comandamenti, uno su tutti: i cibi cotti vanno consumati soltanto a


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cena. Per il resto, tutti gli alimenti vanno assunti crudi, affinché non perdano le sostanze vitali che contengono. E se vi spaventa la noia, pensate che Noè ha seguito questa dieta per novecentocinquanta anni. Appena svegli. Un cucchiaino d’orzo disidratato disciolto in una tazzina da caffè piena d’acqua naturale a temperatura ambiente. Non adoperare succhi di frutta al posto dell’acqua. Appena svegli non prendete altro, tanto meno alimenti cotti o prodotti da forno (biscotti, croissants, fette biscottate), in modo da non interferire con il processo di eliminazione delle tossine compiuto dall’organismo durante il sonno. Metà mattina. (Ore 10 e 30 - 11). Un grosso bicchiere (300 cl) di succo di carote. In alternativa: due frutti con molto succo, per esempio due belle susine mature. La combinazione orzo – succo di carote stimola l’organismo e ottimizza gli effetti della «dieta della Bibbia». Pranzo di mezzogiorno. (Ore 12 e 30 – 13 e 30). Prima del pasto, un cucchiaino d’orzo disidratato sciolto in acqua naturale come appena svegli. Trascorsa mezz’ora, verdure fresche miste a volontà o, in alternativa, frutta a scelta (come pesche, albicocche, mele, susine). Per condire le verdure adoperate due o tre cucchiaî di olio extravergine di oliva e mezzo cucchiaino di sale marino. Per accompagnarle, pane integrale a volontà e, se vi piacciono, noci e mandorle fresche. Come bevande, oltre all’acqua naturale, sono indicati i succhi di verdura fresca e il latte di mandorle. Mangiate a sazietà ma attenzione: la quantità della frutta consumata durante la giornata non deve superare il 15 % del totale degli alimenti ingeriti. Anche il pranzo di mezzogiorno non prevede cibi cotti, che sono riservati alla cena. Metà pomeriggio. (Ore 17 – 17 e 30). Un grosso bicchiere di succo di carote. In alternativa, due o tre caRICETTE IL

rote oppure due o tre gambi di sedano bianco. Una fetta di pane integrale con un cucchiaio di miele se gradito. Pasto della sera. Un cucchiaino d’orzo disidratato sciolto in acqua naturale come appena svegli e a mezzogiorno. Mezz’ora piú tardi un’abbondante insalata mista a base di verdure di stagione e comprendente lattuga a foglie lunghe (no ai «cuori» di lattuga, che hanno scarso valore nutrizionale). Per i condimenti e le bevande valgono le indicazioni del pranzo di mezzogiorno. Dopo l’insalata è il momento dei cibi cotti che, come la frutta, non devono superare il 15 % degli alimenti ingeriti durante la giornata. Qualche esempio di cibo cotto: riso non brillato, bollito e condito con olio e sugo di pomodoro; spaghetti agli zucchini, zuppa di farro; cous cous cotto al vapore e guarnito con verdura a piacere; verdure di ogni genere alla piastra; zucca alla brace. La cena può essere conclusa con una fetta di torta alla frutta, badando sempre a non adoperare grassi di provenienza animale né zucchero (quest’ultimo è sostituito dal miele, accettato dalla «dieta della Bibbia»). Alcune delle buone cose permesse. La «dieta della Bibbia» non è restrittiva come si potrebbe pensare. La Natura ci fornisce infatti, dal principio dei tempi, tutte le cose buone che possiamo desiderare, cosí che la rinuncia agli alimenti di origine animale non costituisce una privazione insormontabile. La verdura e la frutta offrono infatti un’infinita varietà di sapori, dall’amaro al dolcissimo, con valori nutrizionali che la pasta e il riso integrano alla perfezione. A scongiurare il grigiore ci sono poi i condimenti (l’olio extravergine di oliva, la margarina, l’olio di semi di girasole) che sono consentiti dalla dieta, e anzi ne sono una componente importante. E sono previste anche alcune eccezioni: chi lo desidera può mangiare per esempio, sia pure con parsimonia, formaggi non fermentati e torte dolcificate con il miele anziché con lo zucchero.

DI CUCINA VEGETARIANA

P E S T O S E N ZA F O R M A G G I O N E L L A P A S T A C O N P A T A T E E F A G I O L IN I .

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Come al solito ricordiamo che l’alimentazione della salute sta dalla parte dei vegetali crudi, maturi, appena raccolti e incontaminati,


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mentre la cucina sta praticamente da tutt’altra parte. Ma intanto procurarsi tanti vegetali di quel genere da non aver bisogno di mangiare altro non è nemmeno facile. Dunque quella che presentiamo adesso è come al solito una ricetta di roba in gran parte cotta, e non solo (si parla perfino di congelamento). Non prescriviamo proporzioni né pesi, perché i risultati potranno essere comunque validi variando le proporzioni a piacere. Invece è fondamentale la presenza nella strumentazione di un trituratore a lama rotante. Il pesto è una crema verdastra la cui tradizione si presume provenga da Genova, ottenuta pestando insieme erbe, semi e formaggio. In questa nostra versione, e qui sta l’aspetto piú laborioso, mettiamo nel trituratore tante foglie di basilico belle pulite. Dopo di che, tritando tritando, bisogna continuare ad aprire e richiudere l’apparecchio, spostando e ridisponendo con un cucchiaino e un coltello le parti già tritate e quelle non ancora tritate. Nel frattempo si aggiungono gli altri ingredienti. Che, in ordine alfabetico, sono: aglio, olio, noci e pinoli. Se poi volete aggiungerne altri, sperimentate pure (a vostro rischio). Per guadagnare tempo ed energie, si può preparare una quantità di questa crema maggiore di quanta ne occorra per un pasto, e poi INDIRIZZI

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mettere nel congelatore quella che non si utilizzi nel pasto in preparazione. Anche questo non è entusiasmante dal punto di vista dei pregi nutrizionali, ma accettabile dal punto di vista dei sapori. In una pentola si mettano a bollire i fagiolini tagliati in due o tre pezzi ciascuno insieme alle patate sbucciate e tagliate a pezzettini. Per la buona riuscita è importante che i fagiolini non siano filamentosi. Dopo cinque minuti di bollitura si aggiunga la pasta, della forma che si preferisca, con eventualmente il sale. Quando la pasta è cotta si scoli il tutto, lo si disponga in una zuppiera, ci si versi sopra la crema ottenuta dal trituratore, si mischî e si serva. Il risultato può sembrare sorprendentemente buono. Una preparazione analoga si può fare adoperando riso invece che pasta. Il riso arriva ad incorporare nelle fasi dell’industria impoverimenti e quantità di veleni un po’ meno invadenti che nella pasta, ma purtroppo hanno tutti la mania della stitichezza, e il terrore che dopo aver mangiato riso non vadano piú di corpo. Cosí mangiare di buon umore un piatto di questo genere in compagnia di non vegetariani con la pasta risulta piú facile che con il riso.

DI NOSTRI AMICI

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Bibliothé. Cucina ayurvedica vegetariana. Via Celsa 5, 00186 (Piazza Venezia, Largo Argentina). 06 6 781 427. Jaya Sai Ma. Cucina vegetariana e musica etnica. Via Angelo Bargoni 10, 00153 (Viale Trastevere, Via Ippolito Nievo). 06 5 812 840. Margutta RistorArte. Ristorante vege-

tariano. Via Margutta 118, 00187 (Piazza del Popolo). 06 32 650 577. Arancia Blu. Cucina vegetariana ed enoteca. Via dei Latini 55, 00185 (inizio Via Tiburtina). 06 4 454 105. Il Salice. Prodotti biologici. Via Reggio Emilia 61 a, 00198 (Inizio Via Nomentana). 06 85 305 174.

Tutti i numeri precedenti di questo bollettino sono leggibili e scaricabili nel nostro «sito Internet» www.vegetariani-roma.it. A richiesta possiamo fornirne copie su carta, per consegna a mano da concordare preventivamente, in uno qualsiasi dei nostri incon-

tri, al prezzo simbolico di due Euro ciascuna.

QUELLI CHE SI TROVANO PIÚ AVANTI VERSO LE SOLUZIONI DI TUTTI I PROBLEMI SONO I VEGETARIANI.

0510 - N9 Mondo Vegetariano - Ottobre 2005  

BOLLETTINO TRIMESTRALE DI CULTURA VEGETARIANA.

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