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No consumo di suolo: I giusti criteri per l’urbanistica del terzo millennio

Veduggio con Colzano – 17 febbraio 2014


Nell’ultimo periodo si è sempre più accentuato la necessità della tutela del suolo come risorsa. Tanto da essere oggetto di specifiche proposte di legge a livello comunitario, statale e regionale

Il dualismo tra “Consumo di Suolo” e “Urbanistica” A partire dalla fine degli anni ’90 l’urbanistica è stata fortemente attaccata, criticata e addirittura colpevolizzata di ciò che oggi accade brutalmente sui territori, tanto da essere rinominata in “governo del territorio”

Mai come adesso l’architettura è di gran moda mentre la buona urbanistica gode di una cattiva fama.


Il mancato “Governo del Territorio” “Improvvisi ed eccezionali accadimenti hanno scosso il paese tra luglio e novembre: la frana di Agrigento, l'allagamento di Firenze e Venezia, le frane e le alluvioni nell'alto e basso Veneto. Alla radice di ognuno di essi sta, per certo, il cattivo uso del suolo, sotto forma sia di continuativo ed insensato disfacimento di antichi equilibrati ecosistemi naturali, sia di violento e pervicace sfruttamento intensivo del suolo a scopi edificatori. In entrambi i casi, la natura, irragionevolmente sfidata, ha scatenato d'improvviso le sue furie terribili ed ammonitrici. In entrambi i casi, alla radice è l'imprevidenza umana. E se, nell'imminenza del repentino maturare della tragedia, è mancata anche la più rudimentale forma di preavviso organizzato, alle origini giganteggia una ben più ampia e continuativa imprevidenza, che si concreta nel mancato uso razionale degli strumenti della pianificazione territoriale ed urbanistica”

G. Astengo, Dopo il 19 luglio, in Urbanistica, n. 48, dicembre 1966


Il mancato “Governo del Territorio” Legge n. 1150 del 17 agosto 1942 (tutt’ora vigente)

Titolo I - Ordinamento statale dei servizi urbanistici Art. 1 - Disciplina dell’attività urbanistica e suoi scopi L’assetto e l’incremento edilizio dei centri abitati e lo sviluppo urbanistico in genere nel territorio del Regno sono disciplinati dalla presente legge. Il Ministero dei lavori pubblici vigila sull'attività urbanistica anche allo scopo di assicurare, nel rinnovamento ed ampliamento edilizio delle città, il rispetto dei caratteri tradizionali, di favorire il disurbanamento e di frenare la tendenza all'urbanesimo.

Il “Consumo di Suolo” è compito dell’Urbanistica e poi anche del “Governo del Territorio”


Gli odierni effetti della “Gestione del Territorio�

Roma, dicembre 2008

Messina, ottobre 2009

Veneto, novembre 2010

Liguria, ottobre 2011


Gli odierni effetti della “Gestione del Territorio�

Sardegna, novembre 2013


La RENDITA urbana

Nella fase di espansione urbana che va dalla ricostruzione del dopoguerra fino alla fine degli anni novanta ha prevalso la rendita marginale prodotta dal progressivo ampliamento dei tessuti edilizi.

La decisione pubblica di spostare i confini dell’edificato (consumo del suolo) valorizzava i terreni agricoli che passavano dagli irrisori redditi dominicali al florido mercato immobiliare.

La finanza entra nel processo edilizio in un modo semplice e subalterno. Consente al costruttore di sopportare i costi di realizzazione dei nuovi edifici per poi incamerare con la vendita degli immobili una rendita di gran lunga superiore ad un ordinario profitto industriale.


La RENDITA urbana

La cosiddetta speculazione immobiliare che tanti guasti ha prodotto nelle nostre città lasciando segni indelebili, ha generato un fenomeno, facilmente leggibile, che viene raccontato da grandi campagne giornalistiche e scandito da appassionati dibattiti politici. (condoni, piano casa, incentivi volumetrici, rilancio dell’economia edilizia, deroghe, decreti sviluppo, salva Italia, cresce Italia, del Fare, destinazione Italia, ecc.) Questo comportamento che coinvolge l’opinione pubblica è entrato addirittura in profondità nel tessuto culturale, arrivando a produrre neologismi nel linguaggio popolare: da speculatore a palazzinaro a tanti altri, trovando perfino rappresentazione nelle forme artistiche, per esempio, nella letteratura con “La speculazione edilizia” di Italo Calvino e nel cinema con “Le mani sulla città” di Francesco Rosi o nella opera più recente di “Baarìa” di Giuseppe Tornatore.


La crisi finanziaria degli Enti Locali

La trasformazione del suolo si trascina in realtà oltre, cioè nelle entrate economiche del Comune “oneri di urbanizzazione” e nei costi per la collettività (quest’ultimi poco valutati). E’ su questa dicotomia tra entrate una tantum e costi continui che il “governo del territorio” si deve focalizzare per dare non solo una corretta risposta alla “crescita economica” della società in sinergia con il “contenimento del consumo del suolo”, senza tralasciare l’una rispetto l’altra, ma soprattutto un corretto, equilibrato sviluppo urbano che garantisca una miglior “qualità dell’abitare” che non può essere acquisita, dietro un compenso economico, bensì deve essere prodotta. Per fare ciò occorrerebbe riflettere non tanto, o non solo, sulla valutazione degli effetti della trasformazione del suolo, ma sulla valutazione degli impatti che una determinata costruzione genera sul territorio. (quest’ultima si che è una operazione “green”) Dunque al di là delle entrate che una qualsiasi costruzione verserà “una tantum” al Comune, soddisfacendo in parte una finanza locale temporanea, occorre presentificare gli impatti territoriali molto duraturi nel tempo.


GLI INDICI DELLA SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE DEL III MILLENNIO

quali?

fare Smart Cities • stili di vita sostenibili • ambiente urbano che migliora la qualità della

fare Città Pubblica • consapevolezza di stili di vita sostenibili • stretto dialogo tra

vita attraverso la

ambiente naturale e

verticalità in favore del

ambiente urbano

verde • impiego diffuso e innovativo delle TIC, (tecnologia, informazione comunicazione) e della mobilità • efficienza energetica

• qualità degli spazi pubblici • identità e valori della città costruita • giusto rapporto tra densità, quantità per una qualità abitativa

• incentivi volumetrici

GLI AGGLOMERATI URBANI

LA CITTA’

del terzo millennio

del terzo millennio


GLI AGGLOMERATI URBANI

LA CITTA’

del terzo millennio

del terzo millennio


piano per Amburgo 2014

GLI AGGLOMERATI URBANI

LA CITTA’

del terzo millennio

del terzo millennio


La pianificazione in realtà deve: • confrontarsi con un necessitato (maggior o minor) progetto di sviluppo socio-economico; • deve saper esprimere anche un obbligato progetto di tutela e valido approccio ecologico alla trasformazione del territorio. Ciò significa porre al centro del progetto urbanistico la

valorizzazione del luogo e dei suoi caratteri distintivi (identità storica e culturale) non ripetibili ne tanto meno inventabili e la salvaguardia della risorse del suolo. (abbinamento politiche di non consuma del suolo e politiche urbanistiche territoriali)

La priorità ambientale, deve essere intesa ben oltre agli odierni ecologismi di moda, deve manifestare innanzitutto un obiettivo di riqualificazione dell'ecosistema: le reti ecologiche; le risorse dei Parchi Territoriali e delle presenze idriche superficiali, da cui esprimere tutte le valenze di relazione con il territorio che hanno generato. Riguarda anche la salvaguardia e la valorizzazione degli spazi aperti e dei contesti paesistici.

Riguardo l’abusato obiettivo sul contenimento dell'uso del suolo e dell'espansione, questo deve essere riferito allo stesso obiettivo ambientale della ricomposizione dell’ampio sistema di spazi aperti e reti ecologiche e non limitato solamente al generale e gratuito obiettivo della non occupazioni di “green fields”, poiché anch'esso riguarda il modello locale di organizzazione territoriale che è egualmente fondato su una organizzazione multicentrica a rete.


L’abusato obiettivo “no consumo del suolo” Oramai nei Piani di Governo del Territorio (Pgt) l’obiettivo del “non consumo di suolo” è una costante, una presenza testimoniale e rituale di un modo di “fare” tutto “green” La questione semmai è un’altra: la distinzione tra “fare” e “saper fare” secondo una vera “anima green” Comune di Milano. Ipotesi sulla riduzione del consumo del suolo prevista dal PGT – 2009. Piano urbanistico revocato e poi riformato dall’odierna compagine amministrativa. Si noti ad esempio come nell’immagine del 2009, il parco Sempione non risulti individuato, a differenza delle immagini future al 2015 e 2030.


La finalitĂ 


La finalità Per sviluppo sostenibile in “Urbanistica”, e da assumere anche nel “Governo del Territorio”, è da intendersi come forma di sviluppo della società (che comprende lo sviluppo economico, delle città, delle comunità ovvero sociale e ambientale ecc.) che non comprometta la possibilità delle future generazioni di perdurare nello sviluppo stesso, preservando la qualità e la quantità del patrimonio e delle riserve naturali L'obiettivo è, quindi, quello di mantenere uno sviluppo economico compatibile con l'equità sociale e gli ecosistemi (ecocompatibilità), operante quindi in regime di equilibrio ambientale. E’ però necessario avere una ben precisa:

idea di societa’ e idea di citta’


La finalità COSTRUIRE BIOLOGICO in sintonia con l’organismo, la salute, il comfort e la sicurezza COSTRUIRE ECOLOGICO in sintonia con l’ambiente naturale COSTRUIRE SOCIALE in sintonia con le esigenze culturali e sociali

- sviluppo equilibrato e sostenibile del territorio e dell’ambiente urbano (no al consumo di suolo, no alle alte densità, ripensare alla forma urbana - morfologia); - tutela dell’identità storica e dei caratteri storici e tipologici degli edifici; - favorire l’innovazione tecnologica (risparmio energetico e fonti energetiche rinnovabili senza incentivi volumetrici che cancellerebbero i punti precedenti); - garantire lo sviluppo e la crescita della abitativa);

città pubblica (benessere e qualità


La pianificazione in realtà deve realizzare: 1. Una pianificazione e regia pubblica delle trasformazioni del suolo: quale concezione “alta” della

politica urbanistica e della tutela dell’interesse generale della comunità

2. L’affermazione della sensibilità sociale e

ambientale nelle scelte di governo del territorio: quale capacità di riconoscimento del “sapere sociale” e

non solo “tecnico scientifico” per informare e per orientare una nuova stagione riformista nelle politiche pubbliche del territorio

3. Risposta alla diffusa domanda di risarcimento sociale e spaziale: quale intervento di inversione di rotta

rispetto alle tendenze da anni in corso che hanno privilegiato (e privilegiano tutt’ora) i detentori delle risorse economiche e territoriali a scapito della necessaria attenzione alla collettività e alla cura dei suoi spazi comuni


La pianificazione quale concezione “alta” Bovisio Masciago 2006: Identità, tutela del verde, stile dell’abitare, città pubblica, partecipazione


La pianificazione quale concezione “alta” Bovisio Masciago 2006: Identità, tutela del verde, stile dell’abitare, città pubblica, partecipazione


La pianificazione quale concezione “alta” Cesate 2010: Identità, riscatto del verde, città pubblica


La pianificazione quale concezione “alta” Cesate 2010: Identità, riscatto del verde, città pubblica


La pianificazione quale concezione “alta” Cesate 2013: Identità, riscatto del verde, città pubblica


La pianificazione quale concezione “altaâ€? Milano 2012: La stagione riformista, la questione urbana, cittĂ  ospitale e aperta al mondo, il risarcimento sociale e spaziale


Gli spiriti inquieti che tendono al nuovo per il nuovo, allo strano ed al mirabolante non servono all’architettura e, quando per caso si dedicano a questo mestiere che è tutto reale e concreto, raramente giovano. E danno non piccolo fanno anche gli ingegni copiatori, quelli che per mancanza di forza inventiva e di spirito critico, si attaccano alla moda e seguono solo questa, accettandola tal quale anche se allogena ed estranea affatto al loro tema, al loro clima, ai loro mezzi economici. (…) Guai a lasciar prendere la mano ai praticoni od ai cosiddetti uomini d’azione, che credono di fare la civiltà d’oggi perché costruiscono case o producono beni industriali o commerciano le merci od il danaro e lo fanno sempre con furia gloriandosi della velocità della loro azione e del loro successo, ma sciupando la civiltà del domani, l’industria del domani, la ricchezza del domani. E questi realizzatori noi sappiamo sin d’ora, che balzeranno alla ribalta alla prima occasione a bandire programmi mirabolanti e semplicistici, a chiedere libero campo per le loro imprese, a battersi per il sistema del fare pur di fare perché il tempo stringe e la necessità è grande. Conviene dunque precederli e cercar di fissare qualche concetto fondamentale per lo sviluppo della città, che valga anche a difenderla dagli improvvisatori. Giuseppe De Finetti La Ricostruzione delle città Per la città del 2000, serie di articolo inediti per “Il Sole”, 17 aprile 1943


Consumo di suolo - Slide di Patricio Enriquez