Vdg libero ottobre 2017

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I LIBRI DI LIBERO 2

OTTOBRE 2017

EURO 1,50 + LIBERO

I VIAGGI DEL GUSTO Coverstory: Golf&Turismo | Sardegna | Puglia| Bassano del Grappa| Palazzolo Acreide| A casa di Mr. Amarone| Acque profumate d’Italia

n

Da vendersi esclusivamente in abbinamento a Libero. Reg. Trib. di Bolzano num. 8/64 del 22/12/1964.

i Viaggi del Gusto

ITALIA, TERRA DA GOLF E ANCHE IL TURISMO VA IN BUCA!

Viaggio tra i territori e le strutture legate a uno sport in netta ascesa che nel 2022 celebrerà a Roma la sua Ryder Cup

ITINERARI PER GOLFISTI Ottobre 2017

La Sardegna e i green vista mare In Puglia , dove si gioca tra gli ulivi CIBO, VINO&TERRITORIO

Borghi del gusto: Palazzolo Acreide Valpolicella, a casa di Mr. Amarone

PIACERI

Acque profumate d’Italia Lino, un tessuto... da mangiare EVENTI

A Verona Cavalli in Fiera Le foto di Capa a Bassano

CONSUMI&TENDENZE

Food, la rivoluzione del tech Salute, ottobre a tutta prevenzione VdG Magazine Seguiteci su


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ottobre 2017


editoriale ottobre 2017

Ripartiamo con fiducia. E con…gusto

C

G

ari lettori,

entili lettori,

l’estate, per tutti, è ormai

sono grata all’Editore per

un ricordo e – sperando che

questo compito che mi ha

la bella stagione sia servita

affidato. I Viaggi del Gusto

a regalarvi qualche momento di relax – è

di

Domenico Marasco

tempo di ripartire. La macchina-Italia si è

sono una via, per raggiungere il benessere.

di

Susanna Messaggio

Da molti anni studio e mi informo su

già rimessa in moto da qualche settimana e i

questi argomenti e amo scoprire luoghi, “o

dati sulla produttività degli ultimi trimestri,

non luoghi”, persone e situazioni, capaci

seppur con tutte le cautele del caso, fanno

di trasferirmi emozioni. La linea editoriale

ben sperare. Il turismo, ad esempio, e con

del giornale sarà così arricchita di preziosi

esso l’indotto che vi ruota attorno, è ripartito

consigli di specialisti della salute, medici o

con numeri eccezionali. Bene. Ma bisogna

saggi che siano. Chiunque possa prestare

approfittare della congiuntura favorevole,

attenzione e possa insegnarci a stare bene.

spingendo sull’acceleratore, magari facendo

Come ascoltare il proprio corpo, ma anche

leva su quei driver, come appunto il golf a

come trovare equilibrio interiore, ed essere

cui è dedicato questo numero della nostra

in armonia con sé stessi e gli altri. Chi siamo

rivista, che possono fare da moltiplicatori

e come ci vediamo e come ci vedono gli

dei flussi turistici. Tornando invece alle

altri? Come contribuire a portarci rispetto

ripartenze, anche Vdg Magazine riparte, e

per rispettare: le persone, la natura, la

lo fa con una novità. Da questo mese infatti,

nostra dimensione umana e spirituale.

il giornale si arricchisce di un’ulteriore

Verrà dedicato spazio alla medicina, al

collaborazione: quella di Susanna Messaggio,

beauty, al wellness, ma anche agli itinerari

ieri notissimo personaggio televisivo oggi

enogastronomici, al rapporto ecosostenibile

straordinaria professionista nel mondo della

con l’ambiente. Si parlerà di stili di vita, di

comunicazione, e in particolare del settore

arte, di cultura, di lettura, anche di filosofia

salute, benessere e qualità della vita. Nella

del pensiero che lega i rapporti interpersonali,

nuova veste di direttore editoriale de I Viaggi

così come uno spazio verrà dedicato alla

del Gusto, Susanna ci aiuterà a rendere

psicologia. Gli appuntamenti del Tempo

ancora più ricco un giornale che già da anni

libero, le buone letture e le opportunità che

si fa apprezzare e riconoscere, grazie al lavoro

la vita ci offre, cercando sempre di essere

del nostro valoroso Francesco Condoluci che

positivi e di fare prevenzione attraverso

ne coordina l’edizione mensile, e di tutti i

l’informazione.

suoi qualificati e illustri contributors. Siamo certi che le soddisfazioni, anche per voi

Siamo pronti per partire per un viaggio

lettori, non mancheranno.

pieno di gusto e … di gusti.

Buon viaggio del gusto a tutti

ottobre 2017

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sommario

40

Ottobre duemila17

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RUBRICHE

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Gli appuntamenti

14

Milano da vivere

15

Roma è servita

16

L'Almanacco di Barbanera

20

Lifeness, Vita&Benessere

24

News dall'Italia 3B

27

Le facce dell'Italia che merita

28

PANORAMA 28

Storie: la rinascita delle Ogr

Da fabbrica dismessa a centro d'arte, cultura e ricerca nel cuore di Torino

30

4

Coverstory: Italia, terra da golf 3mila nuovi campi e 3milioni di nuovi golfisti. Sono le previsioni di uno sport di grande tendenza che, in vista della Ryder Cup 2022, si sta consolidando anche in Italia, con nuove strutture e servizi all'avanguardia: dai green urbani ai resort attrezzati ai ristoranti a tema

IL BELLO d’Italia 48

Nella Sardegna del golf

58

Bassano del Grappa

Il golf può far ricco il turismo? La parola al manager Luciano Pandolfini

Tra dune, pinete, mirto e aria salina, calcare i campi è un'esperienza unica

La cittadina veneta si fa bella per ospitare una mostra di Robert Capa

40

I viaggi del gusto di...

52

Puglia, si gioca tra gli ulivi

60

Week end golf/1

Fiona May, atleta, mamma, dirigente sportiva: campionessa a 360 gradi

Nel Tacco d'Italia, il golf è solo un pretesto per godere di altri piaceri

62

Week end golf/2

42

Consumi & tendenze

Terre lontane: la Tunisia

Nel mondo del food, la rivoluzione della tecnologia è ormai alle porte

San Settimio

56

56

Un'incredibile comunità esistenziale nascosta tra le colline marchigiane

38

L'intervista

ottobre 2017

Facciamo tappa in Africa, per vedere come il turismo riparte da golf e cibo


lusso n atu rale Via Zanardelli, 190 - Gardone Riviera (BS) - ITALY - T +39 0365 290 220 - info@ghf.it - www.ghf.it


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sommario ottobre 2017

78 IL BUONO d’Italia 66

La Val Maira

Un pezzo di Piemonte fatto d'arte, natura e cucina di tradizione occitana

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Palazzolo Acreide

Nel cuore barocco del Siracusano, tra vicoli di pietra e cibi di sapore antico

72

A casa di Mister Amarone

La Masi Agricola di Sandro Boscaini: vino, storia e cultura in Valpolicella

78

I ristoranti del mese

82

L'orto dei semplici

84

La salute nel piatto

93

Bellezza&Benessere

IL BEN FATTO d’Italia

94

Libri letti per voi

88

Le mani raccontano

96

Trendy

Dalle Marche al Salento, scopriamo gli artigiani che fanno scarpe da golf

97

Shopping

90

Acque profumate d'Italia

Oli, essenze e aromi: ogni angolo d'Italia ha il suo profumo tipico

98

Motori

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PER LA VOSTRA PUBBLICITÀ Prenotazione spazi e ricevimento impianti Tel. 02.8688641 - fax 02.89053290 e-mail: ufficiotraffico@vdgmagazine.it sito web: www.operaitaliasrl.com

magazine

i Viaggi del Gusto

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DIRETTORE RESPONSABILE Domenico Marasco DIRETTORE EDITORIALE Susanna Messaggio COORDINATORE DI REDAZIONE Francesco Condoluci GRAFICA E IMPAGINAZIONE Liliana Nori SEGRETERIA DI REDAZIONE Monia Manzoni EDITING Gilda Ciaruffoli ottobre Sito web:2017 www.vdgmagazine.it

maggio 2017

REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE Via Pola, 15 - 20124 Milano Tel. 02.8688641 - fax 02.89053290 STAMPA Rotolito Lombarda S.p.a. 20063 - Cernusco sul Naviglio (MI) EDITORE Opera Italia Srl - Via Pola, 15 - 20124 Milano Registrazione Tribunale di Milano n. 92 del 10/02/2011

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88

DIRETTORE Vittorio Feltri

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m o d e l l o “VAres”

AnteprimA

p r e s e n tA z i o n e

p A d . 7 - s tA n d 32


italia eventi ottobre

VERONA, siamo a cavallo! Dal 1898 Fieracavalli e il mondo dell’equitazione tornano nella città scaligera dal 26 al 28 ottobre. Dalle competizioni sportive alle gare di dressage, dal turismo equestre alle ippovie, dai balli country ai van di lusso, viaggio in una passione che da 119 edizioni ha in Veneto la sua più importante vetrina internazionale di Germana Cabrelle

I

nsieme a Vinitaly è la fiera con il più alto numero di presenze, l’evento che stravolge completamente la città di Verona per tutti i giorni della manifestazione, sia in termini di hotel e parcheggi strapieni come, naturalmente, di traffico in circolazione. Per ovviare alla paventata congestione, l’ente Fiera ha perfino siglato un accordo con Trenitalia per accordare sconti sui biglietti ferroviari a espositori e visitatori. Sì, perché Fieracavalli è la fiera più antica di Verona (risale al 1898) e insieme il più importante salone internazionale dedicato al settore equestre: un appuntamento di riferimento per gli addetti ai lavori. È un condensato di agonismo e spettacoli – fra salto a ostacoli, dressage e adrenaliniche competizioni western – ma anche la vetrina in

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ottobre 2017

assoluto più fornita di novità attinenti il mondo dell’equitazione. Attira operatori e appassionati da tutto il mondo e intere famiglie, perché all’interno dei padiglioni fieristici non ci sono soltanto spettacoli di arte equestre, ma anche animazione e divertimento, cultura e tradizione, battesimi della sella e tanto altro da scoprire secondo un ricco palinsesto di iniziative interessanti.

Divertimento non stop Durante i tre giorni di Fieracavalli risuona nell’aria la musica dal vivo, l’aroma del cibo proveniente dai banconi di assaggio e di offerta gastronomica, ma soprattutto il vociare delle persone che transitano nel fornitissimo mercato di articoli e accessori che si dipana nei padiglioni e negli spazi esterni, tutti


In sella, con stile Tra le tante realtà che è possibile incontrare in occasione dell’evento si fa notare la Selleria Gianetti, una delle aziende più affidabili nel settore grazie alle sue selle di qualità e alla conoscenza approfondita delle esigenze del cavaliere e del suo cavallo sviluppata lungo tre generazioni. La storia inizia nel 1881 con il bisnonno Giacomo, e poi il nonno Angelo, che producevano e riparavano finimenti per cavalli da traino, carrozze e carri agricoli. Nel 1935 con l’avvento dell’automobile avviene la svolta: i cavalli da traino cadono in disuso e inizia la passione per i cavalli sportivi, la produzione comincia a cambiare e così la sella diventa protagonista indiscussa dell’attività Gianetti. Oggi la Selleria realizza modelli unici e esclusivi.

Per saperne di più:

www.selleriagianetti.it

incentrati sul mondo country. Ci sono eventi anche la sera, per trasformarsi in cowboys e cowgirls e scatenarsi a ritmo di musica country al Saloon o acquistare qualche capo vintage originale. Altri eventi serali sono il salto ostacoli – nei padiglioni 2, 5 e 8 –, mentre per la morfologia spagnola è riservato il padiglione 9 e, infine, per le adrenaliniche specialità Western basterà accomodarsi nelle tribune del Westernshow, ai padiglioni 11 e 12.

Un mondo sempre più hi-tech Turismo slow e ippovie, sono termini associati al mondo del cavallo e Fieracavalli è promotrice della riscoperta dei territori che offrono questo tipo di servizi. Horse Touring ad esempio è il portale turistico online per cavalli e cavalieri che permette di sperimentare, virtualmente, grazie a un visore 3D, alcuni degli oltre 7mila chilometri di ippovie presenti in Italia. Fieracavalli, inoltre, offre l’opportunità di partecipare al primo Master di Turismo Equestre, nato in collaborazione con Earth Academy (European Academy for Rural Territories Hospitality) e Ciset-Cà Foscari-Università di Vene-

alli 2015. Nella pagina precedente due immagini del Gala d’Oro di Fieracav Qui uno degli itinerari a cavallo raccontati in fiera, l’Ippovia Trisulti

FIERACAVALLI È LA FIERA PIÙ ANTICA DI VERONA (RISALE AL 1898) E INSIEME IL PIÙ IMPORTANTE SALONE INTERNAZIONALE DEDICATO AL SETTORE EQUESTRE: UN CONDENSATO DI AGONISMO E SPETTACOLI, MA ANCHE LA VETRINA PIÙ FORNITA DI NOVITÀ AL MONDO zia: due giornate di formazione (27 e 28 ottobre) per approfondire con esperti e operatori le potenzialità di crescita e di business in questo ambito. Novità assoluta di quest’anno è poi l’Horse-ball, sport di squadra che unisce il ritmo del basket, l’agilità del volteggio e il dinamismo del polo: una disciplina che sta raccogliendo un numero sempre più grande di giocatori e spettatori. E ancora: per i bambini è stato ricavato lo spazio ludico-interattivo Il Villaggio del Bambino: una delle aree più amate, dove ogni anno oltre 20mila giovanissimi si ritrovano per divertirsi imparando a conoscere il mondo equestre, gli impieghi del cavallo nella storia, le attrezzature dei cavalieri, fino alla pet-therapy. Per saperne di più:

www.fieracavalli.it

SCELTI PER VOI dove mangiare Special Mr Martini Vecchio distributore in disuso riconvertito in cafè ristorante da Nicola Martini, il più creativo customizzatore di moto in Italia. Prezzo medio: 25 euro Via Tombetta, 39/b Tel. 045.8201607 www.special.mrmartini.it Alcova del Frate Osteria enoteca che propone piatti della tradizione. Ottima la carta dei vini. Si mangia con 40 euro Via Ponte Pietra, 19/a Tel. 045.8000653 www.alcovadelfrate.it

dove dormire Il Sogno di Giulietta Affaccia proprio davanti al balcone del famoso dialogo shakespeariano questo hotel con interni in stile veneziano e letti king size. Prezzo medio doppia: 255 euro Via Cappello, 23 Cortile di Giulietta www.sognodigiulietta.it Cinque Il nome è il numero delle stanze: 5 e di lusso. Esempio di un nuovo concetto di ospitalità che trae ispirazione dallo street style. Doppia da 150 euro Piazzetta Portichetti, 3 Tel. 045.597004 www.cinquerooms.it

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ALMANACCO di barbanera

italia eventi ottobre

di Gilda Ciaruffoli

fino al 4 marzo NASA. AHUMAN ADVENTURE

fino al 7 gennaio ARRIVANO I PAPARAZZI! 
 Sottotiolo: Roma, l’Italia e il mondo, da La Dolce Vita a oggi. La mostra intende documentare, con molte immagini mai esposte in precedenza, la lunga e vitale stagione dei “paparazzi”, e indagare la storia e il ruolo della fotografia “rubata”, capace di influenzare il costume e talvolta determinare destini. L’esposizione è allestita presso Camera – Centro Italiano per la Fotografia e prende avvio nella Roma della seconda metà degli Anni ʼ50, raccontando il periodo a venire attraverso un’ampia selezione di stampe.

“Atterra” allo Spazio Ventura XV la grande mostra prodotta dalla NASA che ha già raccolto nel suo tour mondiale più di 3milioni di visitatori. Il percorso espositivo è una sorta di viaggio di conquista e scoperta tra razzi, Shuttle, Rover spaziali, simulatori di antigravità, in un percorso didattico ed emozionante, scientifico e immersivo, che va dai primi lanci spaziali ai giorni nostri e che presenta circa 300 manufatti originali provenienti dai programmi spaziali USA e URSS.

Milano – Lombardia

www.ahumanadventure.com

Torino – Piemonte www.camera.to

6 ottobre – 1 novembre

7-29 ottobre FESTIVAL DELLA FOTOGRAFIA ETICA Rassegna internazionale nata per raccontare l’attualità attraverso percorsi originali, con l’obiettivo di creare un circuito virtuoso in grado di permettere alla fotografia di arrivare al pubblico e parlare alle coscienze; obiettivo che le ha garantito un posto speciale nel panorama europeo dei grandi festival di fotografia. Tra le sezioni più attese dal pubblico dei 4 fine settimana di ottobre durante i quali si svolge il Festival, Spazio Ong 2017 che vede organizzazioni non governative di tutto il mondo, impegnate nel sociale, raccontare le proprie esperienze sul campo.

Lodi – Lombardia

www.festivaldellafotografiaetica.it

#AMIATAUTUNNO

fino al 18 febbraio L’ARTE IN TASCA Al Museo della Figurina di Modena, una mostra sui piccoli capolavori dell’Art Déco: i calendarietti tascabili, omaggi profumati nati tra il 1920 e il 1940 dal talento di artisti, grafici, pubblicitari e illustratori. In mostra dunque i classici “calendarietti del barbiere”, esposti accanto ai prodotti affini a quel mondo – réclame, etichette, confezioni di profumi, cosmetici e oggetti rari come un curioso apparecchio spuzza-profumo a monete degli Anni ʼ30 – in un percorso espositivo suddiviso per illustratori e tematiche (dalla profumeria alla seduzione fino al fascino dell’Oriente, passando per letteratura e spettacolo). www.monteverdi450.it

Modena – Emilia Romagna

www.museodellafigurina.it

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ottobre 2017

Tante le manifestazioni che, questo mese, rientrano nel contenitore di eventi #AmiatAutunno. Ad esempio quelle che hanno la castagna come grande protagonista: la Festa d’Autunno dei fine settimana del 6 e del 13 a Abbadia San Salvatore; Castagna in Festa a Arcidosso nei fine settimana del 13 e del 20; o ancora il Crastatone a Piancastagnaio. E i funghi, ce li siamo dimenticati? No, vengono festeggiati a Vivo d’Orcia nelle giornate dell’8, 14 e 15 ottobre, con anche un divertente Palio del Boscaiolo. Ma gli eventi in programma sono davvero tanti, impossibile citarli tutti!

Località varie – Toscana www.amiatautunno.it

7 ottobre – 26 novembre RAVENNAMOSAICO La 5a edizione della Rassegna Biennale di Mosaico Contemporaneo ospita artisti da tutto il mondo e propone un percorso che si sviluppa intorno a due mostre principali: Scultura in mosaico dalle origini ad oggi con sede al Mar Museo d’Arte, e l’evento Sicis Destinazione Micromosaico che celebra i trent’anni di una delle più grandi realtà del mosaico artistico a Palazzo Rasponi dalle Teste. La città è però interamente coinvolta dall’evento e apre per l’occasione i suoi luoghi più suggestivi, monumenti, musei e chiostri, trasformandoli in gallerie d’eccezione.

Ravenna– Emilia Romagna www.ravennamosaico.it


7 ottobre – 26 novembre

12 ottobre – 19 novembre

16-17 ottobre

FIERA DEL TARTUFO BIANCO D’ALBA

BIENNALE FOTO/INDUSTRIA

AUTOCHTONA

È una delle principali vetrine dell’alta gastronomia italiana e si sviluppa lungo otto settimane durante le quali il Tartufo Bianco d’Alba è al centro di un ricchissimo programma di eventi tra show cooking, incontri culturali, musicali, letterari, folcloristici e sportivi che coinvolgeranno non solo la capitale delle Langhe ma tutto il territorio. Tra le sorprese di quest’anno, la presenza di personalità del mondo dell’arte e della letteratura del calibro di Marina Abramovic, Tullio Pericoli e Ian McEwan.

Il mondo del lavoro in tutte le sue forme, con particolare riferimento ai temi dell’identità e dell’illusione in fotografia, è al centro della 3a edizione del festival che si articola in 14 mostre allestite in 13 siti storici del centro cittadino e al Mast. L’evento ha il doppio intento di dimostrare come l’identità dei più grandi fotografi possa nutrirsi di progetti concepiti per le imprese, ma allo stesso tempo come il gioco illusionistico della fotografia possa applicarsi al mondo del lavoro. Un ricco programma di conferenze, visite guidate e proiezioni accompagnerà le mostre per tutta la loro durata.

Località varie – Piemonte www.fieradeltartufo.org

Torna puntuale l’appuntamento con i vignaioli “custodi degli autoctoni”, alla scoperta delle bottiglie italiane più insolite e caratteristiche. In occasione di Autochtona si potranno infatti assaggiare vini singolari prodotti da vitigni tipici, talvolta molto rari, sovente di formidabile personalità perché difficilmente replicabili fuori da quelle terre elette in cui le uve che gli danno origine si sono ambientate e acclimatate. Attesi oltre 100 produttori che presenteranno più di 300 etichette. L’evento si svolge come ogni anno negli spazi della Fiera.

Bolzano – Trentino Alto Adige www.autochtona.it

Bologna – Emilia Romagna www.fotoindustria.it

13-22 ottobre EUROCHOCOLATE “Tutta un’altra musica” è il motto della 24a edizione dell’evento che quest’anno vede infatti nelle note e nelle righe del pentagramma il filo conduttore degli eventi in programma. Tanti gli appuntamenti dedicati alla musica durante i dieci giorni più golosi dell’anno a partire dall’inedita istallazione in Piazza IV Novembre di un maxi Pianoforte di vero cioccolato. E ancora, la mostra di strumenti musicali in cioccolato, riprodotti a grandezza naturale, che faranno da cornice agli incontri di Cioccolata con l’autore, l’ormai consolidato appuntamento dedicato alla letteratura. Eurochocolate 2017 segna, inoltre, la collaborazione con il Mei – Meeting delle Etichette Indipendenti che porterà a Perugia il meglio della musica emergente indipendente italiana. A non mancare ovviamente saranno infine le sculture di cioccolato, i mercatini, le esibizioni, le lezioni di cioccolato, la speciale sezione dedicata ai Paesi produttori di cacao nel mondo, i migliori prodotti dei grandi brand internazionali e le eccellenze artigianali dei maestri cioccolatieri.

Perugia – Umbria

www.eurochocolate.com

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ALMANACCO di barbanera

italia eventi ottobre giugno

21-22 ottobre FRUTTI, ACQUE E CASTELLI

17 ottobre – 18 febbraio TOULOUSE-LAUTREC Palazzo Reale celebra il maestro francese con una mostra monografica che ne evidenzia l’intero percorso artistico e i tratti di straordinaria modernità. Il progetto espositivo conduce il visitatore a comprendere il fascino e l’importanza del pittore bohémien testimone della Parigi dei bassifondi, la cui esperienza viene delineata in tutte le sue fasi di maturazione, dalla pittura alla grafica, con particolare riguardo al suo amore per le stampe giapponesi e la fotografia. Oltre 250 le opere di Toulouse-Lautrec in mostra.

Nella verde pianura friulana si “nascondono” i millenari castelli di Strassoldo di Sopra e di Sotto. Per visitarli, da 19 anni a questa parte è possibile approfottare della manifestazione In Autunno: Frutti, Acque e Castelli che ne spalanca i portoni offrendo agli ospiti un viaggio “rinascimentale” attraverso giardini tinti da un caleidoscopio di colori autunnali, scalinate, balconi e mura in pietra viva, dove maestri artigiani e antiquari presentano i loro nuovi prodotti.

Strassoldo (Ud) – Friuli Venezia G. www.castellodistrassoldo.it

Milano – Lombardia

www.palazzorealemilano.it

22 e 29 ottobre

27 ottobre – 2 dicembre OPUS ALCHYMICUM Poetessa e “artista alchemica”, Lolita Timofeeva espone per la prima volta le sue opere ispirate al percorso esoterico di Raimondo di Sangro negli ambienti di Castel dell’Ovo. I dipinti nascono da un primo viaggio dell’artista a Napoli (nel 2005), quando visita per l’appunto la Cappella Sansevero e decide di avvicinarsi al pensiero ermetico del settimo principe di Sansevero, inventore, alchimista e letterato. La mostra racconta di un viaggio umano e spirituale dal quale emerge la dimensione meno visibile e conosciuta della città: non quella solare e passionale che conosciamo tutti, ma una Napoli più nascosta, sotterranea e misteriosa.

Napoli – Campania

www.comune.napoli.it

SAGRE DI ROMAGNA

19 ottobre – 28 gennaio MONET AL VITTORIANO L’inquietante modernità dei salici piangenti, del viale delle rose e del ponticello giapponese ma anche le monumentali ninfee e i glicini, i colori evanescenti e sfumati, la campagna francese e la natura in ogni sua fase: sono questi i grandi protagonisti delle circa 60 opere di Monet in mostra al Vittoriano per un’esposizione interamente dedicata al padre dell’impressionismo, dove ad essere esposti sono i quadri amati dallo stesso artista e da lui conservati nella sua dimora di Giverny, in Normandia.

Roma – Lazio

www.ilvittoriano.com

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Mora Romagnola, Agnellone e Castrato saranno i protagonisti di due dei tanti eventi golosi in programma a Brisighella per questo autunno. Alla prima è dedicata la Sagra della porchetta di Mora romagnola e Fiera delle biodiversità del 22 ottobre, mentre domenica 29 le carni che si potranno assaporare saranno quelle ovine nel corso della Sagra dell’agnellone e del castrato Q.C. Il programma degli eventi prevede anche un mercato di prodotti tipici e dell’artigianato locale e gli immancabili stand gastronomici.

Brisighella (Ra) – Emilia Romagna www.brisighella.org

28 ottobre – 26 novembre FRANTOI APERTI È la 20a edizione quella 2017 di Frantoi Aperti, evento che valorizza l’Umbria rurale, i produttori e l’extravergine Dop Umbria, proprio durante il periodo della frangitura. Cinque i fine settimana durante i quali nei borghi aderenti all’iniziativa sarà possibile degustare i tanti prodotti agroalimentari di qualità della regione, partecipare a scuole di assaggio, visite guidate, trekking tra gli ulivi e persino alla raccolta delle olive.

Località varie – Umbria www.frantoiaperti.net



ALMANACCO di barbanera

milano da vivere italiachemerita citylife

di Elisabetta Canoro

TIPICITÀ

FROM SICILY WITH LOVE Deriva da “Robberto”, il nome di battesimo di uno dei fondatori, Betto, nome della dolceria e rosticceria siciliana che ha portato in Corso di Porta Ticinese il profumo della Terra di Trinacria. Ecco allora che in un ambiente rievocativo della Sicilia del Gattopardo, si gustano le ricette centenarie della tradizione locale. Dolci e salate. Si va dai cannoli con ricotta di pecora e granella di pistacchio, alle granite di gelsi alle cassate mono porzione. E ancora, dagli arancini di riso al ragù e piselli, alla norma, ai pitoni croccanti con la scarola, acciuga e formaggio. Per chi si vuole fermare a pranzo o cena, menu a base di piatti semplici perlopiù a base di pesce di Mazara del Vallo. Per saperne di più:

www.facebook.com/BETTOMilano

CI VEDIAMO IN VIA PIACENZA

TENDENZE

ETNICO

VOGLIA DI PIZZA, QUELLA BUONA!

Sarà il primo ristorante indiano gourmet in città e prenderà il posto dello storico ristorante Verdi di Via Mirabello. Attenzione, però, il menu di Cittamani – che aprirà a breve –, offrirà una visione moderna della cultura gastronomica di Delhi, quella della famosa chef indiana Ritu Dalmia, nota esperta della cucina nostrana (il suo risotrante Diva Italian in India, uno dei sette di proprietà, serve piatti di cucina regionale italiana) e protagonista della pluripremiata serie televisiva Italian Khana per l’emittente NDTV.

Tutte le sere si fa la fila da Lievità, pizzeria napoletana gourmet da provare nel cosiddetto “quadrilatero del food”, tra le vie Sottocorno, Cellini, Calvi e Archimede. La ricetta del successo? La pizza, nutriente e leggera, preparata con farina integrale e semi-integrale di grano tenero 100% italiano, selezionato e macinato a pietra, virtuosa di un impasto a lunga maturazione (24/48h) a base di lievito madre e di materie prime in gran parte Dop, Igp e presidi Slow Food. A renderla gourmet? L’accurata ricerca e il perfetto abbinamento degli ingredienti del maestro pizzaiolo Giorgio Caruso. Per saperne di più:

SAPORI D’INDIA IN CITTÀ

Per saperne di più:

www.divarestaurants.com

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OPENING

www.pizzeria-lievita.com

Nella sempre più vivace zona di Porta Romana, in un palazzo Liberty dei primi del ’900, ha da poco aperto i battenti Dabass, termine milanese che significa “giù, da basso”. L’insegna in dialetto è in linea con la cucina, tradizionale appunto, che cambia ogni giorno e l’ambiente è raccolto, con soli 40 posti a sedere, arredato con elementi di modernariato. A fare gli onori di casa sono i tre titolari: Maddalena Monti, che accoglie gli ospiti, il barman Robi Tardelli al bancone e lo chef Andrea Marroni ai fornelli. Aperto solo la sera. È stata una delle novità della passata estate anche l’adiacente cocktail bar The Spirit: nessun insegna solo un grande portone nero ricoperto di borchie e con tre oblò. All’interno uno spazio ricercato immerso in una luce soffusa, con un grande bancone in mogano, specchi e pochi tavoli. Al bancone, non deludono i variegati cocktail a base di Tequila, Whiskey, Vermouth e Marsala. Per saperne di più:

www.facebook.com/dabassmilano www.thespirit.it


roma è servita di Anna Colia

COFFE AND MORE IL BAR... A ORE

IL PIATTO FORTE di Laura Ruggieri

LA PINSA DELUXE Quanto a “piatto forte”, in questo caso trattasi di nomen omen... all’origine infatti proprio la pinsa veniva usata dai romani come porta pietanze perché l’impasto era talmente duro da non poter essere mangiato. I contadini da fuori le mura invece la lavoravano usando più qualità di farine miscelate con erbe selvatiche e cotte su pietre incandescenti tanto da renderla commestibile. Oggi se ne può provare un’ottima versione realizzata miscelando la farina di soia con quella di riso e di frumento integrale a cui si aggiunge lievito madre e una piccola percentuale di pasta acida essiccata, in Via delle Coppelle dove ha aperto da poco Domus Pinsa Deluxe. Le farine scelte sono ogm free e la lievitazione dura 120 ore: il risultato è una pinsa leggerissima, morbida all’interno e croccante fuori. In menu pinse classiche e speciali, create con ingredienti di tradizione romana campagnola come il carciofo della zona di Cerveteri servito anche in versione giudaica come Carciò; e ancora, cicoria di campo e trionfi di salumi e formaggi freschi e stagionati. Ma il vero piacere è quando a tavola arrivano pinsa all’amatriciana o cacio e pepe. Ben 40 le varianti da provare! Per saperne di più:

Sito nel quartiere San Giovanni, AntiCafé è un bar caffetteria dove si paga solo il tempo trascorso nel locale (4 euro all’ora). Nella tariffa d’ingresso è compreso un buffet illimitato con bevande calde e fredde e stuzzichini. Inoltre, AntiCafé mette a disposizione un video proiettore, uno scanner, una stampante, prese elettriche, giochi di società e ovviamente il wi-fi. L’idea, importata dalla Francia, è quella di uno spazio libero dove poter bere un caffè chiacchierando, giocare, lavorare in coworking, fare una pausa, ma anche seguire corsi o vedere mostre temporanee. Per saperne di più:

www.anticafe.eu

TENDENZE

NOVITÀ

ANIMALE PREFERITO? A COME AVOCADO BISTECCA! Dopo Amsterdam, Londra e New York, l’Avocado Bar è arrivato anche a Roma, nel quartiere Monti. Il menù si compone di 30 ricette dai nomi esotici come la Rosa del Paraíso a base di hummus rosa, ricotta salata in scaglie, insalata riccia, rosa di avocado e granella di nocciole, o l’Explosión con crema di avocado, pomodori a cubetti, uovo in camicia, salsa barbecue. Non mancano anche i dolci, come il Suerte, cremino all’avocado, granella di pistacchio, cioccolato. Se volete servirvene da casa, è prevista la consegna a domicilio. Per saperne di più:

www.avocadorestaurantbar.com

A Prati ha da poco aperto Beef Bazaar, un nuovo tempio della carne. Con un grande bancone dedicato all’esposizione dei tranci, un tavolo sociale e due bar, uno per i cocktails e uno per la birra, può ospitare più di trecento coperti. Il menu propone piatti ricercati a base di carne proveniente da tutto il mondo. Tra le specialità: manzo danese, la statunitense Black Angus, la Manzetta Prussiana della Polonia settentrionale, l’argentina Picanha e il Kobe Beef giapponese. Per saperne di più:

www.facebook.com/BbazaarRoma

www.domuspinsaroma.it

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almanacco di barbanera

di M. Pia Fanciulli

Al sole dell’OTTOBRATA Ogni anno in questo periodo si spera in un ultimo, morbido, scampolo d’estate, capace di metterci di buonumore e di maturare i frutti tardivi della bella stagione. In questo mese di mezzo le foglie si fanno di mille colori, con le conserve si riempie la dispensa, mentre ad attenderci ci sono le prime semine. Senza dimenticare la vendemmia!

Il Sole • Il 1° sorge alle 06.57 e tramonta alle 18.42 • L’11 sorge alle 07.08 e tramonta alle 18.25

DA RICORDARE

SAGGEZZA POPOLARE · Se ottobre dà belle giornate, godile pure in scampagnate. · Per San Francesco parte il caldo e arriva il fresco. · D’ottobre un bell’ovetto è più dolce di un confetto. 16

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• Il 21 sorge alle 07.19 e tramonta alle 18.09 Le giornate si accorciano. Il 1° ottobre si hanno 11 ore e 45 minuti di luce solare e il 31 se ne hanno 10 e 24 minuti. Si perdono 1 ora e 21 minuti di luce.

Sole&Luna

Mercoledì 4 ottobre San Francesco d’Assisi patrono d’Italia Francesco d’Assisi è tra i santi più amati al mondo. Proclamato patrono d’Italia nel 1939 da Pio XII, ogni anno, il 4 ottobre, migliaia di fedeli raggiungono Assisi per pregare sulla sua tomba. Anche se in realtà la morte è avvenne alla Porziuncola il 3 ottobre del 1226 alle ore 19. Si celebra il 4 perché nel Medioevo, e fino al XVIII secolo, il giorno legale non cominciava a mezzanotte, ma con l’Avemaria della sera annunciata dalle campane mezz’ora dopo il tramonto. E siccome ai primi d’ottobre il sole tramonta intorno alle 18, le attuali 19 corrispondono nel calendario medievale alla prima ora del 4 ottobre.

La Luna • Il 1° tramonta alle 02.06 e sorge alle 16.34 • l’11 tramonta alle 13.12 e sorge alle 23.08 • Il 21 sorge alle 08.40 e tramonta alle 19.28

Luna in viaggio

In questo mese i giorni favoriti dalla Luna per gli spostamenti sono: 6, 9, 10.

Belli &sani Con l’autunno arrivano anche il vento, il freddo… e le mani si screpolano. Per far tornare elastica e morbida la pelle, assai efficaci si riveleranno dei massaggi leggeri, effettuati per una decina di minuti, con un olio preparato in casa. Ci vorranno 100 ml di olio di mandorle e 10 gr di fiori di calendula. Oppure si potrà utilizzare il decotto ottenuto dai fiori con cui bagnare le mani, più volte al giorno. Si prepara con un cucchiaio di fiori in mezzo litro d’acqua. Alla fine asciugarsi bene.

Orti &dintorni In autunno si prepara la terra, si rigira per ossigenarla e renderla soffice. Poi si acquistano i semi o si prendono quelli messi da parte dagli ultimi raccolti di fine estate. Con l’aiuto della Luna calante, seminare all’aperto ravanelli, spinaci, valerianella. Interrare i bulbilli dell’aglio (gli spicchi) in piena terra. Inoltre scalzare l’asparagiaia e pulire e vangare il terreno mano a mano che le colture esauriscono il loro ciclo vegetativo. Vendemmiare e raccogliere cotogne, mele e pere autunnali. In giardino estrarre dal terreno e dai vasi i bulbi che hanno concluso la fioritura. Con la Luna crescente riprodurre le aromatiche per divisione dei cespi: lavanda, maggiorana, origano, ruta, timo. Seminare i piselli. Iniziare a raccogliere cardi, finocchi e cavolo verza per il consumo fresco, e lo stesso cachi, castagne, kiwi, mele, mele cotogna. Sul balcone e in giardino moltiplicare per talea specie sempreverdi e le spoglianti come forsizia. Mettere a dimora le bulbose che fioriranno in primavera come narciso e tulipano.



Panorama

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COVER STORY

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LIFENESS, Vita&Benessere

3mila nuovi campi e 3milioni di nuovi golfisti. Sono le previsioni di uno sport di grande tendenza che, in vista della Ryder Cup 2022, si sta consolidando anche in Italia, con nuove strutture e servizi all'avanguardia: dai green urbani ai resort attrezzati ai ristoranti a tema

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NEWS DALL'ITALIA 3B

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L'ITALIA CHE MERITA

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STORIE: LA RINASCITA DELLE OGR

Da fabbrica dismessa a centro d'arte, cultura e ricerca nel cuore di Torino

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INTERVISTA

Il golf può far ricco il turismo? La parola al manager Luciano Pandolfini

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I VIAGGI DEL GUSTO DI...

Fiona May, atleta, mamma, dirigente sportiva: campionessa a 360 gradi

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CONSUMI & TENDENZE

Nel mondo del food, la rivoluzione della tecnologia è ormai alle porte


ALMANACCO di barbanera

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Ottobre a tutta

PREVENZIONE Riflettori accesi sul benessere: quello attuale infatti è il mese dedicato alla lotta al tumore al seno. Ma non solo. Torna infatti, proprio in queste settimane, la 37a edizione dell’appuntamento delle famiglie con il dentista, promosso da ANDI e Mentadent, brand leader nel mondo della prevenzione orale in Italia

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nche quest’anno, ogni famiglia potrà prendere appuntamento con uno dei dentisti ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani) che aderiscono all’iniziativa e ricevere una visita gratuita per prevenire quella che è considerata la malattia più diffusa al mondo, la carie, con 2,5 miliardi di persone colpite e 190 milioni di nuovi casi all’anno (fonte EduCarie a cura di Aic). La stessa indagine svolta su un campione di mille

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genitori di Under 14 ha messo in luce che manca la consapevolezza delle regole base di prevenzione orale: oltre il 50% degli intervistati non sa che eccesso di zuccheri e scarsa igiene provocano carie; appena 1 su 5 sa che il problema può insorgere a qualsiasi età, e il 63% ignora che una carie può evolvere in pochi mesi. Il 33% della popolazione – sempre secondo l’indagine – lava i denti appena una volta al giorno, e un quarto degli under 14 impugna lo spazzolino solo se i genitori gli dicono di farlo. «Rendere maggiormente ricettiva la popolazione alla cultura della prevenzione è la sfida di quest’anno – spiega il dottor Mauro Rocchetti, Vice Presidente vicario nazionale di ANDI – anche perché è indispensabile educare all’igiene dentale la popolazione fin dall’età pediatrica, la più esposta all’incidenza della malattia. Notiamo che sul fronte prevenzione, anche a causa della crisi economica, la tensione si è un po’ allentata negli ultimi tempi e i dati relativi all’indice di incidenza della carie sono leggermente in aumento rispetto ad altri paesi». Il Dottor Rocchetti non ha esitazioni quando

È CONSIGLIABILE RECARSI DAL DENTISTA DUE VOLTE ALL’ANNO PER EVITARE DI INCORRERE IN DISAGI E SPESE LEGATI ALLE PRINCIPALI MALATTIE DELLA BOCCA, DEI DENTI E DEL CAVO ORALE

Qui, il dottor Mauro Rocchetti, Vice Presidente vicario nazionale di ANDI


di Susanna Messaggio

si affronta il tema del valore economico della prevenzione: «una carie trascurata in età infantile comporta costi maggiorati in fasi successive della vita. Salvo diverse prescrizioni del proprio dentista è consigliabile recarsi ai controlli due volte all’anno per evitare di incorrere in disagi e spese legati alle principali malattie della bocca, dei denti e del cavo orale». Mauro Rocchetti esorta quindi i genitori ad adottare una semplice e sana abitudine: «Gli adulti dovrebbero lavarsi i denti insieme ai bambini: i più piccoli apprendono per imitazione, nulla di più facile che trasferire corrette abitudini fungendo da modello positivo». Durante il mese di ottobre, sarà possibile richiedere un check up gratuito presso uno dei 10.000 dentisti ANDI aderenti, chiamando il numero verde 800.800.121 o visitando il sito www.mentadent.it. Per limiti e condizioni consultare i siti www.andi.it e www.mentadent.it.

nel modo più corretto. Ma perchè tanta attenzione alla salute e alla bellezza del sorriso? Cosa significa sorridere? Perché lo facciamo? Il primo a esaminare il sorriso fu Charles Darwin. Egli si rese conto che sorridere è un atto universale, non legato al contesto culturale di provenienza come la comunicazione verbale o alcuni gesti del linguaggio del corpo. Il sorriso è forse il primo tra i gesti del corpo con il quale “incontriamo” l’essere umano che ci sta di fronte. Il sorriso appartiene alla categoria dei gesti primari innati ed ha un unico scopo: la comunicazione. Il sorriso funge da sostegno terapeutico. «È simbolo di civiltà» per il critico d’arte Vittorio Sgarbi. Così ha sintetizzato una lezione dedicata al sorriso nelle opere d’arte dal 1400 ad oggi nell’ambito dell’evento Regenerate Enamel Science presso Cosmofarma. «Alla domanda su quale sia il più bel sorriso della storia dell’arte, Sgarbi ha citato la Grecia Antica: «Il più bel sorriso è quello dei Kouroi, sculture del VII secolo a.C., perché è un sorriso immortale, tramandato attraverso i secoli». Sorrisi carismatici, fuggevoli ed enigmatici, prorio come quello della Gioconda: Sgarbi ha ricordato che sono state scritte più di 35

mila pagine su un sorriso che in realtà non esiste, perché è una curvatura delle labbra, «un’espressione di compiacimento». Poi ha preso in considerazione un’altra opera, quella de lI Fanciullo con disegno di Francesco Caroto. «Questo sì che è un vero sorriso, perché il fanciullo sta facendo uno scarabocchio e si sta divertendo». E per preservarlo, dunque, un dono tanto prezioso, cosa possiamo fare? Dalla scelta del cibo a quella dei cosmetici, il trend oggi punta verso i concetti di naturalezza e armonia. Nel mondo del personal care hanno trovato spazio i cosiddetti “nuovi naturali”, prodotti che agiscono in armonia con il corpo, potenziando l’organismo. Prodotti rigorosamente senza parabeni, siliconi, oli minerali e coloranti sintetici. Un trend che abbraccia a pieno anche il mondo dell’igiene orale. «I “nuovi naturali”– spiega il professor Marco Dolci Presidente del corso di Studi di Igiene Dentale all’Università Chieti e Pescara e vice presidente ADI (Associazione Dentisti Italiani) – potrebbero essere la risposta per mantenere la bocca sana e protetta dai più comuni problemi dentali come carie, problemi gengivali e sensibilità. Il punto di partenza sono i batteri».

La terapia del sorriso Il primo venerdì di ottobre si festeggia inoltre la Giornata Mondiale del Sorriso. È necessario quindi prendersene cura ottobre 2017

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ALMANACCO di barbanera

lifeness vita e benessere

Un pionieristico studio con tecniche innovative e avanzate pubblicato su riviste scientifiche nazionali e internazionali, ha rivelato che il dentifricio Zendium™ con enzimi e proteine sia efficace in modo clinicamente dimostrato per aumentare alcuni batteri buoni della bocca, riducendone altri cattivi; questo beneficio non è stato registrato con il dentifricio standard di controllo al fluoro, usato nello studio. È la prima volta che viene dimostrato che

GLI ADULTI DOVREBBERO LAVARSI I DENTI CON I BAMBINI, CHE APPRENDONO PER IMITAZIONE: NULLA DI PIÙ FACILE CHE TRASFERIRE CORRETTE ABITUDINI FUNGENDO DA MODELLO POSITIVO

un dentifricio può agire in questo modo a livello di specie, spingendo in là le frontiere della salute orale. Sempre nell’ambito delle iniziative legate al mese della prevenzione, il 7 ottobre si è tenuto un incontro dal titolo Prevenire e trattare l’ansia del dentista. Strategie di intervento per affrontare il tema della paura “da dentista” anche nella popolazione infantile. Tra i relatori Giulio Gallera Assessore Welfare di Regione Lombardia e Luigi Paglia, Stefania de Giorgio e Sergio Mo-

UN MESE TUTTO ROSA Se prevenzione è la parola chiave per combattere il tumore al seno, ottobre è il mese giusto per prenderne consapevolezza. Al benessere femminile è dedicato inoltre una innovativa tecnologia tutta da scoprire

U

na donna ogni 8 in Italia si ammala di tumore al seno nell’arco della vita. Ottobre Rosa è il nome che identifica il più significativo programma di prevenzione contro la neoplasia più frequente nella popolazione femminile. Nel 2017, in Italia, sono stati diagnosticati 50.500 casi di neoplasia al seno (Fonte Airtum). «Le donne possono fare moltissimo per la propria salute» evidenzia il Professor Antonio Frassoldati Direttore dell’U.O di Oncologia dell’Azienda Ospedaliera di Ferrara e Responsabile del PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) per i tumori mammari, che dal 2014 a Ferrara si occupa delle donne con diagnosi di tumore alla mammella con una presa in carico a carattere e multiprofessionale per accompagnare le pazienti lungo tutto il percorso di cura fino alla programmazione del follow

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up. «Aderire alle iniziative di sensibilizzazione e ai programmi di screening – spiega Frassoldati – significa intervenire tempestivamente sulla malattia ed elevare la soglia di diagnosi precoce, riducendo la mortalità causata dalla patologia». «Età, familiarità ed ereditarietà, primo menarca precoce, prima gravidanza portata a termine dopo i 30 anni, mancato allattamento al seno, scarsa attività fisica, elevato consumo di alcool e di grassi animali, basso consumo di fibre vegetali e obesità sono fra gli elementi cruciali da attenzionare – prosegue il Primario – La donna a conoscenza di altri casi di tumore ovarico o alla mammella in famiglia, dovrebbe monitorare regolarmente la propria salute a partire dai 25-30 anni». La mammografia è l’esame più mirato per fare prevenzione dopo i 45 anni. Da integrare con ecografia in caso di evidenze critiche, galattografia in caso di perdite sospette e risonanza magnetica per indagini di terzo livello. La prevenzio-


rena del Dipartimento Materno Infantile Istituto Stomatologico Italiano di Milano, e Silvia Scaglioni della Fondazione G.D De Marchi ONLUS. Durante la conferenza è stato presentato il libro L’Analgesia Relativa secondo Langa. Nuovi aspetti nella pratica Odontostomatologica. Non solo denti Nel viaggio delle iniziative di questo mese di ottobre segnaliamo infine un ulteriore novità: un tour formativo che toccherà 5

città d’Italia per presentare un dispositivo destinato a rivoluzionare il modo di concepire il massaggio estetico professionale. Si tratta di EGO, una tecnologia di Novaestetyc che si completa con un manipolo simile a un guanto per il linfodrenaggio venoso e linfatico, per il trattamento degli inestetismi della cellulite, tonificazione e rassodamento corpo, push-up seno, massaggio rilassante, a effetto lifting viso, drenante e detossinante e in tutti i trattamenti per la sensibilità cutanea.

di Elisa Stefanati

Qui, il dottor Antonio Frassoldati, Direttore dell’U.O di Oncologia dell’Azienda Ospedaliera di Ferrara

ne della salute della donna deve prevedere anche lo screening per il tumore del collo e del corpo dell’utero e per i tumori ovarici. Benvenuta EVA Un'altra patologia che crea disagi importanti alla popolazione femminile è l’atrofia vaginale che affligge il 50% delle donne

in menopausa, il 70% di quelle che hanno avuto un tumore, ma anche le ragazze anoressiche. L’atrofia vulvo-vaginale è un disturbo che subentra dopo la menopausa; secchezza vaginale e dolore durante i rapporti sessuali ne sono i sintomi tipici. Secondo indagini recenti (Quanta System Observatory, su un campione di 1500 donne trai 18 e i 65 anni) il 29% delle italiane over 40, desidera sottoporsi a trattamenti che aiutino a ripristinare il turgore e la funzionalità intima. Attualmente, accanto ai laser si sta facendo strada una nuova tecnologia all’avanguardia che sfrutta la radiofrequenza quadripolare dinamica. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Elena Fasola, specialista in Microchirurgia e segretario Generale AIGEF (Associazione Italiana Di Ginecologia Estetica e Funzionale). «Il riscaldamento selettivo prodotto da EVA™, veicolato attraverso i due delicati manipoli, uno per la vagina e l’altro esterno per la vulva, agisce migliorando il microcircolo epiteliale e l’idrata-

zione della mucosa. Questo meccanismo riduce il grado dell’atrofia vulvo-vaginale e i suoi principali sintomi quali secchezza, prurito, bruciore e dolore durante il rapporto; stimola la produzione di collagene, che regola la quantità di acqua presente nella cute e nelle mucose, ripristinando elasticità e compattezza sia del canale vaginale che di tutta l’area vulvare», prosegue la dottoressa Fasola, che conclude: «l’aspetto di quest’ultimo distretto anatomico apparirà più turgido e ringiovanito già alla prima seduta. La radiofrequenza quadripolare dinamica svolge un’azione sia funzionale che estetica a livello vulvo-vaginale. Questa innovazione tecnologica ha un nome evocativo, Eva, e parla italiano: nasce nei laboratori di ricerca di un’azienda milanese, la Novavision Group, leader nella produzione di apparecchi elettromedicali, che ne firma i brevetti, la tecnologia, il design e tutte le fasi di progettazione, produzione e commercializzazione». ottobre 2017

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news

dall’ItaliadelBelloBuonoBen fatto iGuzzini: e luce fu! L’azienda marchigiana continua il suo impegno nella valorizzazione del patrimonio culturale mondiale inaugurando un innovativo impianto d’illuminazione presso la Cappella degli Scrovegni di Padova; l’impianto è volto a migliorare la fruizione degli inestimabili affreschi giotteschi e la gestione dell’impianto, realizzando in tal modo una pionieristica applicazione di luce intelligente. Il nuovo sistema consente infatti di realizzare un’operazione di “restauro percettivo” grazie all’integrazione di apparecchi a LED, sensori ambientali e applicazioni software su protocollo internet. Da subito inoltre l’impianto garantirà una migliore resa cromatica e un risparmio energetico pari al 60% rispetto all’impianto precedente. Non si tratta però di un singolo intervento: quello tra iGuzzini e la Cappella degli Scrovegni è un rapporto destinato a durare nel tempo. www.iguzzini.com

In Calabria l’energia prodotta dalle onde Produrre energia sfruttando il moto ondoso del mare. In Calabria ci si sta muovendo in questa direzione grazie a un innovativo progetto d’ingegneria. Si chiama Rewec3 (Resonant Wave Energy Converter) e sarà realizzato nel Porto delle Grazie di Roccella Ionica, nell’area metropolitana di Reggio Calabria. Brevettato dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria, rappresenta la nuova frontiera delle energie rinnovabili. L’opera che comporta un ampio sviluppo dell’area portuale e di tutto il territorio, dovrebbe essere completata alla fine del 2018. www.comune.roccella.rc.it

A Genova e Siena i parchi più belli d’Italia Si è conclusa la XV edizione del concorso promosso dal network ilparcopiùbello.it che premia le bellezze verdi italiane. A salire sul podio, battendo oltre mille luoghi incantevoli, sono stati: Villa Durazzo Pallavicini a Genova Pegli (per la categoria Parchi Pubblici) e Villa La Foce a Chianciano Terme (per la categoria Parchi Privati). Entrambi aperti fino a fine ottobre, poi dalla primavera. Tra le particolarità che arricchiscono il gioiello naturalistico Ligure c’è la monumentale canfora affiancata al cedro del Libano posta a margine del lago, mentre ad impreziosire il giardino d’autore del Novecento toscano sono i pendii terrazzati che salgono dolcemente su per il colle. www.ilparcopiubello.it

Una storia lunga 70 anni Settanta candeline per il Gruppo Miroglio, realtà industriale presente in 34 Paesi con undici marchi d’abbigliamento (tra cui Motivi, Caractère, Elena Mirò). Era il luglio del 1947 quando Giuseppe Miroglio fece installare i primi telai ad Alba, tra le colline piemontesi, per la produzione su scala industriale. Attualmente Miroglio Fashion ha 1.188 punti vendita monomarca, pari a oltre 10 km di vetrine, e 2.400 negozi wholesale. All’impegno imprenditoriale si accompagna l’attenzione alle persone, attraverso la Fondazione Miroglio che svolge attività di assistenza sociale, sanitaria e culturale per i lavoratori e la comunità. «L’innovazione, nel rispetto della tradizione, ha guidato la storia della nostra azienda fin dalle origini, caratterizzandone tutte le tappe evolutive» ha dichiarato Giuseppe Miroglio, Presidente del Gruppo. www.mirogliogroup.com

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di Isa Grassano

Il Garda Doc scrive una nuova pagina nel mondo del vino È stato presentato al Festival Letteratura di Mantova il nuovo progetto del Consorzio Garda, lo Spumante Garda Doc: non una semplice bollicina ma un programma strategico di valorizzazione delle eccellenze dell’anfiteatro naturale del Benaco. Una sfida che il Consorzio ha portato a termine attraverso la modifica del disciplinare di produzione con l’inserimento della tipologia spumante bianco che per decreto deve riportare in etichetta il solo nome della denominazione Garda. Lo Spumante Garda Doc si propone dunque come denominatore comune per quei 7milioni di bottiglie che sono già spumantizzate in zona sotto vario nome. «La scelta è stata quella di valorizzare un brand già affermato, Garda, individuando nella tipologia spumante il vino in grado di aggiungere altro valore commerciale alle produzioni tradizionali delle 10 denominazioni della zona (Valtènesi, San Martino della Battaglia, Lugana, Colli Mantovani, Custoza, Bardolino, Valdadige, Valpolicella, Durello e Soave ndr)», spiega Carlo Alberto Panont direttore del Consorzio. Fico Eataly World

Il parco agroalimentare più grande del mondo Fervono i lavori per l’apertura di Fico Eataly World, il più grande parco agroalimentare del mondo. La data prevista è il 15 novembre, a Bologna. Ben 10 ettari a disposizione (di cui 2 di campi e stalle all’aria aperta e 8 coperti) nell’area dell’attuale CAAB (Centro Agroalimentare di Bologna), in un piano di riassetto della struttura che ottimizza gli spazi destinati alle attività del mercato ortofrutticolo. I numeri? 40 fabbriche, oltre 40 luoghi ristoro, 6 aule didattiche, un centro congressi, una Fondazione con 3 università. E ancora botteghe e mercato, aree dedicate allo sport, ai bimbi, alla lettura e ai servizi. Spazio al divertimento educativo con sei “giostre” dedicate al fuoco, alla terra, al mare, agli animali, al vino e al futuro, 30 eventi e 50 corsi al giorno tra aule, teatro e spazi didattici. Fico può essere scoperto e vissuto a piedi o in bicicletta, da soli o in compagnia degli Ambasciatori della biodiversità italiana, guide appositamente formate per narrare l’agroalimentare italiano. www.eatalyworld.it

Il design italiano al MoMA C’è un po’ di Italia, e precisamente di Valtellina, al MoMA di New York. Nello showroom del museo è in vendita un orologio a cucù realizzato artigianalmente dalle sapienti mani di Giovanni Pirondini di Cosio Valtellino (Sondrio). Si chiama Dalì e nel design – una decorazione con baffetti all’insù – ricorda il pittore spagnolo. «In poco tempo ci è stato commissionato un primo ordine da consegnare in due lotti per circa 150 pezzi», ha detto Pirondini. Il progetto è firmato in collaborazione con Antonio Farina, giovane designer che ha avuto l’idea di decorare la scatoletta dell’orologio con segni grafici che lo rendessero unico. www.pirondini.it

I formaggi Il Fiorino conquistano l’Inghilterra Poker di successi internazionali per i prodotti del Caseificio di Roccalbegna, in provincia di Grosseto, che quest’anno ha festeggiato pure i sessant’anni di attività. Dopo i trionfi al World Cheese Award di San Sebastian, in Spagna, l’azienda maremmana è stata premiata anche a Nantwich, in Inghilterra, all’International Cheese Awards, uno degli eventi dedicati al formaggio più importanti al mondo. Il Fiorino, in terra inglese, ha ottenuto quattro premi: la medaglia d’oro per il nuovo Pecorino al Tartufo stagionato, quella d’argento per la Riserva del Fondatore e due riconoscimenti speciali per il Fior del Pastore e per il Pecorino Toscano Dop stagionato. www.caseificioilfiorino.it

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news

dall’ItaliadelBelloBuonoBen fatto

Pioggia di stelle sul Natale Made in IDB L’International Taste & Quality Institute, iTQi (Istituto Internazionale del Gusto e della Qualità), in occasione del Superior Taste Award 2017, ha premiato l’eccellenza dei prodotti a marchio Muzzi Antica Pasticceria, Giovanni Cova & C., Borsari e Scar Pier. I premi sono stati consegnati presso il prestigioso Cercle Royal Gaulois, e nell’adiacente Theatre Royal du Parc, di Bruxelles Un’edizione straordinaria del Superior Taste Award per le aziende italiane, quella del 2017; sono stati infatti ben 73 i produttori d’eccellenza premiati dall’Istituto a rappresentare il Made in Italy nel mondo. I numeri del concorso sono davvero rilevanti: 2000 prodotti degustati, 950 aziende provenienti da 83 Paesi. In questo contesto mondiale si è confrontato il Gruppo IDB: l’Istituto ha attribuito le Tre Stelle del Superior Taste Award 2017 al Panettone Imbibito al Passito di Pantelleria delle Cantine Miceli, oltre che al Pandoro Classico dell’azienda artigianale Muzzi Antica Pasticceria, attiva dal 1795. Le Tre Stelle sono state assegnate anche al Pandoro Classico delle rispettive aziende: Giovanni Cova & C., emblema del gusto milanese, Borsari, che si ispira alla tradizione dei dolci di Verona, e Scar Pier, che prende origine dal maestro pasticcere Pietro Scarpato. Un riconoscimento che si aggiunge al Tre Stelle già ottenuto nel 2015 anche per il Panettone Classico in tutte le grammature prodotte (dai 50 gr ai 10 kg) e alla Pasticceria Secca con base shortbread nel 2016. I migliori chef e sommelier del mondo, che compongono la giuria del Superior Taste Award, non hanno avuto dubbi nel riconoscere la qualità delle referenze firmate dal Gruppo IDB, prodotte con lievito madre che, mutevole e vivo, determina la gran parte della sofficità dei dolci, conferendo le migliori note di gusto. Le ricette dell’intera produzione sono realizzate con i migliori ingredienti, sottoposti a numerosi

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test alla cieca affinché tutto il processo di valutazione sia compiuto al meglio. In questa sede, una grande rilevanza viene posta all’analisi sensoriale, olfattiva, visiva e percettiva, per garantire l’eccellenza dei prodotti artigianali, realizzati con l’utilizzo di uova freschissime consegnate tutti i giorni, le migliori farine, il miglior burro, e l’aggiunta di agrumi calabresi e siciliani e uvetta di prima qualità. «Questo risultato premia anche la nostra filosofia aziendale volta al miglioramento continuo – racconta Martino Beggio, direttore marketing presente alla serata di premiazione, a Bruxelles – Grazie ai preziosi suggerimenti degli chef della giuria iTQi, abbiamo messo a punto le ricette dei nostri panettoni e pandori, così da aver sorpreso in maniera positiva i migliori chef del mondo». Le tre stelle sono state attribuite soltanto al 21% dei prodotti esaminati e stimati come eccezionali, con un punteggio superiore al 90%.

Per saperne di più:

www.idbgroup.it www.itqi.com www.giovannicovaec.it


le facce di Greta La Rocca e Lorenzo Foti

Francesca Piovesan Artista

È una tra le giovani scultrici italiane più in ascesa; 36 anni di Pordenone, vive e lavora a Venezia. Ha vinto il premio Cramum per l’arte contemporanea nel 2015. Ciò che la rende unica? La capacità di coniugare la fotografia con il vetro e lo specchio. A settembre ha ottenuto grande successo di pubblico e critica la mostra personale Noi dedicata al suo lavoro dal Comune di Milano allo Studio Museo Francesco Messina. Due delle sue opere sono state incluse nella Mostra internazionale Limiti-Confini curata da Sabino Maria Frassà al Grande Museo del Duomo di Milano. Nei prossimi mesi sono previste sue mostre in tutta Italia e nel 2018 uscirà la sua monografia all’interno della collana La scultura e i suoi temi dedicata ai giovani maestri della scultura italiana.

Tre donne – un’artista all’avanguardia, una consulente per le piccole imprese siciliane e un’imprenditrice che rinnova antiche tradizioni – e due uomini che danno un nuovo significato alla parola plasica. Sono loro i nostri personaggi del mese

Samantha Di Laura

#italiachemerita

molluschi. A lei il 24 settembre scorso al Teatro della Scala, durante la Settimana della Moda, in occasione di una serata voluta da Eco-Age (progetto che coniuga glamour ed etica dell’ambientalista Livia Firth, moglie del premio Oscar Colin), è stato consegnato il Green Carpet Fashion Awards Artisanal Laureate 2017. “Il suo lavoro è un vero simbolo del Made In Italy, si pensa sia l’unica persona che sa raccogliere la preziosa seta marina, farla rosolare e farla brillare come l’oro” si legge nelle motivazioni. Di origini sarde, nata nel 1955, Chiara ha appreso queste antiche tradizioni dalla nonna, Leonilde Mereu.

Consulente per le Pmi agricole

Dopo l’esperienza commerciale maturata in aziende internazionali, nel 2015 dà vita a Scirocco Ethical Sales Management, format di consulenza commerciale per far crescere le Pmi agricole siciliane, per le quali ottiene l’inserimento di prodotti presso Gdo, chef stellati, distributori gourmet. Laurea in Lingue e Letterature Orientali alla Ca’ Foscari, a soli 25 anni inizia a lavorare come Export Area Manager per Euricom SpA (Curtiriso). A 31 anni è a Siviglia da Ebrofoods (Herba Ricemills). Piemontese di origine siciliane, nel 2007 l’incontro con Diego Planeta la porta in Sicilia, in Cantine Settesoli, che lascia per fondare Scirocco.

Giovanni Milazzo e Antonio Caruso Startupper

Chiara Vigo Imprenditrice

È considerata l’ultima produttrice italiana del bisso, la seta di mare, una fibra tessile che si ottiene dai filamenti dei

Due giovani siciliani, fondatori della star up Kanésis: azienda che ha creato Hempbioplastic, una bioplastica realizzata con la canapa e gli scarti vegetali. In questa bioplastica si concentra un filamento che può essere utilizzato ad esempio nella stampa 3D, e proprio creando un modello di occhiali quasi interamente in bioplastica Hpb e utilizzando la stampa tridimensionale, si sono fatti conoscere su una piattaforma di crowdfunding. Giovanni e Antonio stanno conquistando però anche altri settori, dalla tecnologia per l’agricoltura all’imballaggio: infatti sono in grado di realizzare materiali termoplastici su richiesta del cliente, arrivando anche a collaborare con architetti e designer. ottobre 2017

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storie dall’Italia che merita storiedall’Italiachemerita

OGR, un modello La sigla sta per Officine Grandi Riparazioni, e un tempo nei loro immensi padiglioni ci si occupava di manutenzione di veicoli ferroviari. Da anni però sopravvivevano, in una delle zone a più alto tasso di innovazione di Torino, come un reperto di archeologia industriale. Ci sono voluti mille giorni di cantiere, 100 milioni di euro e uno sguardo aperto sull’Europa per farne oggi un centro d’arte, cultura e ricerca decisamente all’avanguardia di Silvana Delfuoco

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Foto Ufficio stampa Fondazione CRT

di venture philantropy 2.0 S

e fossero messe in verticale, come un grattacielo, con i loro 180 metri di altezza sarebbero più alte della Mole. E con i loro 35mila mq di superficie complessiva occupano uno spazio non da poco in quello che, ormai, è centro cittadino. Eppure, la cosa più difficile è proprio spiegare che cosa sono e che cosa saranno. Perché la realtà delle “nuove” OGR è, appunto, talmente “nuova” e complessa da non stare in un unico contenitore. Splendido monumento di archeologia industriale – sono nate nel 1895 – hanno attraversato pressoché indenni tutto il Novecento. E la loro stessa posizione, in un’area che le comprende insieme alla stazione dell’Alta velocità di Porta Susa, il Politecnico, l’Energy Center, importanti poli privati di ricerca e istituzioni culturali di eccellenza, nonché il prossimo centro congressi nell’ex area Westinghouse, ha – fortunatamente – reso riduttivo sul nascere il progetto di farne semplicemente un museo.

Fabbrica, ora e sempre Questo luogo è stato per troppo tempo


se ne varcano le soglie. E così anche i progettisti del piano regolatore torinese degli anni ’90 hanno deciso di soprassedere alla prevista demolizione. Segno che la “città che avanza” non sempre si costruisce dalle sue macerie.

Foto Daniele Ratti

Un progetto futuristico

fabbrica. Fabbrica di treni destinati a correre verso il futuro, ma soprattutto fabbrica d’idee, che il futuro volevano anticiparlo per costruirlo migliore. L’energia che qui dentro fluiva a getto continuo, impastata di forza fisica, di umano sudore, di rumore di macchine e di scintillio di metalli, è rimasta come intrappolata nelle strutture stesse di questa enorme cattedrale, ancora quasi tangibile non appena

Mille giorni di cantiere per cento milioni di euro: un regalo alla città della Fondazione CRT che si è concretizzato con l’apertura ufficiale lo scorso 30 settembre. Il risultato? «Posti del genere – ha detto al riguardo lo scrittore Giuseppe Culicchia – di solito si vedono a Berlino o ad Anversa, ma in verità non ne esistono di paragonabili neppure lì». Ecco allora profilarsi uno dei maggiori esempi di venture philantropy 2.0 messi a punto oggi in Europa. Con l’obiettivo di farne lo scenario di un mix di attività: dalle arti visive e performative alla tecnologia e all’accelerazione d’impresa, dal food fino alla virtual reality. «La posta in gioco – sottolinea il presidente della Fondazione CRT e delle OGR Giovanni Quaglia – è decisamente alta, ma basata

sulla convinzione che questa restituzione a Torino delle sue Officine ponga le basi per una ricostituzione. Quella del tessuto sociale, economico e culturale di una città proiettata verso un futuro che, con questa operazione, intendiamo contribuire a scrivere». Toccherà dunque a Torino fare di questa opportunità una scommessa vincente, trasformandola in un progetto pilota forse esportabile anche altrove.

Nel cuore delle OGR Il nucleo centrale delle officine consiste in un maestoso edificio a forma di H di circa 20mila mq di superficie per 16 metri di altezza. Questo edificio, quello per ora ristrutturato, è costituito da “tre anime”: Officine nord, le arti contemporanee: 200 metri di lunghezza per 9mila mq ospiteranno, in continua rotazione, mostre, spettacoli, concerti, eventi di teatro, danza, e persino esperienze di realtà virtuale immersiva. Officine sud, l’innovation hub internazionale: una promenade di 200 metri, su cui si aprono gli ambienti vetrati delle due campate laterali. Sale riunioni e blocchi di uffici open space faranno del luogo un hub per la ricerca, attrattore e acceleratore di start up, polo progettuale, laboratorio, centro di sperimentazione.

Foto Daniele Ratti

Transetto, lo “Snodo”: circa 2000 mq dedicati al food e al gusto. Dalla prima colazione fino al dopo cena, 7 giorni su 7, saranno aperte cinque zone: due ristoranti, un’area lounge per eventi, un cocktail bar sulla Corte ovest per aperitivi, uno smart bar con social table lungo 25 metri.

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Turismo in buca

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Il turismo va IN BUCA

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Le stime dicono che, entro il 2019, nel mondo nasceranno almeno 3mila nuovi campi da golf e saranno 3milioni i nuovi golfisti. Uno sport di grande tendenza dunque, con l’Italia che gioca un ruolo fondamentale: sarà Roma infatti, nel 2022, a ospitare la Ryder Cup, il torneo più importante del settore. Ma qual è ad oggi lo stato delle cose nel nostro Paese? Scopriamolo insieme con un tour di campo in campo che stupirà molti. Due scoperte su tutte: l’età dei giocatori che si sta abbassando in modo netto e la realtà dei campi urbani, in pieno centro città di Marco Gemelli

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Turismo in buca

Qui, Le Betulle di Biella. Nella pagina accanto: Gian Paolo Montali, Direttore Generale del Progetto Ryder Cup; sotto, Renato Paratore sul green del Verdura Resort di Sciacca

LA TENDENZA

I campi urbani

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È tempo di sfatare un altro luogo comune, quello che vuole il golf giocato esclusivamente in campagna, o comunque lontano dalle città. Se questo è ancora vero in molti casi, infatti, stanno nascendo anche soluzioni alternative: in Italia esistono campi e campi pratica all’interno del territorio urbano di grandi città (Milano, Roma e Firenze) dove poter completare un percorso o almeno allenarsi nello swing in uno spazio più ridotto ma non troppo sacrificato. Il principale campo urbano italiano è il Parco di Firenze, nel capoluogo toscano, inaugurato nel 2000 da Giuliano Bagnoli dopo tre anni di gestazione: «L’idea è nata da un’esigenza personale – spiega – ossia quella di esercitarmi senza però impiegare un’intera giornata per uscire dalla città; una necessità, ho poi scoperto, condivisa da molti. Ho quindi individuato un’ex discarica abbandonata nel quartiere dell’Isolotto, vicino al parco delle Cascine: all’inizio mi dicevano che era una follia investire tempo e denaro in una cosa del genere, ma gli sforzi hanno dato il loro frutto. Da campo pratica, adesso il Parco di Firenze è diventato un circolo con percorso a 9 buche omologato a 10 minuti d’auto dal centro città. Qui – continua Bagnoli, che del club è presidente – ogni giorno viene a giocare uno spaccato sociale piuttosto ampio: si va dagli studenti ai pensionati, fino ai lavoratori in pausa pranzo». In quanto ai campi pratica urbani, invece, i principali due son il City Golf a Milano – costruito ai piedi della torre Isozaki – e il Tevere Golf Club a Roma. Il primo nasce nel 2014 in seno alla riqualificazione dell’ex quartiere storico della Fiera di Milano e comprende 20 postazioni coperte con illuminazione notturna e parcheggio. Il secondo sorge invece dal 1990 su un’area di circa 4500 mq sulla sponda destra del Tevere, in località Tor di Quinto: oltre a pitching green, putting green e bunker, non mancano una club house e bar ristorante.

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n molti lo considerano ancora una disciplina di nicchia, senza sapere che oggi è lo sport più praticato al mondo, con oltre 70milioni di persone tra professionisti e dilettanti: ecco perché le potenzialità del golf in termini di sviluppo economico e turistico vanno ben al di là di ciò che accade sul green. Anzi, con l’assegnazione della Ryder Cup 2022 al nostro Paese gli occhi di tutto il pianeta saranno rivolti proprio verso l’Italia. Rispetto ad altre zone con una tradizione golfistica anche più consolidata, infatti, nel Belpaese possiamo contare su un numero di campi abbastanza alto (sono 413, di cui 141 con almeno 18 buche e quindi turisticamente “appetibili” dai golfisti internazionali) su un territorio ad altissima densità di punti d’interesse sotto il profilo storico, naturalistico e gastronomico. Non a caso, nel corso del 2016 l’Italia ha visto aumentare del 10% il numero dei green fee (costo per l’utilizzo giornaliero del campo) di gio-


Foto Giorgio Maiozzi

Una penisola green A livello regionale, la parte del leone la fa la Lombardia, e in particolar modo l’area del lago di Garda che – avvantaggiata dalla vicinanza con il mercato tedesco e da un microclima che permette di giocare anche in inverno – fa registrare più di 100mila green fee stranieri all’anno. Alle spalle di questo territorio, anche la zone del lago di Como e del lago Maggiore (ma più in generale Lombardia e Piemonte, con 74 e 61 club) possono contare su un forte afflusso di giocatori svizzeri, tedeschi e francesi che in poche ore di macchina riescono a raggiungere i campi. Nella classifica non sfigurano neanche la Toscana e l’Emilia Romagna, rispettivamente con 35 e 37 circoli: nel primo caso sono ben rappresentati sia l’interno che la costa, nel secondo invece il bolognese e il ferrarese registrano la maggior concentrazione di strutture. Il numero dei club diminuisce man mano che si scende verso sud, anche se la Sardegna può offrire alcuni dei circoli – da Is Molas, nel cagliaritano, al Pevero in Costa Smeralda – con il miglior impatto naturalistico in assoluto. Un po’ di curiosità: il campo da golf italiano più

L’EVENTO

catori stranieri, portandosi da 550mila a 600mila presenze.

La Ryder Cup sbarca in Italia È considerato il terzo evento sportivo al mondo dopo le Olimpiadi e i Mondiali di Calcio, e per la prima volta arriverà in Italia: è la Ryder Cup, un torneo che dal 1927 si disputa ogni due anni tra una selezione di 12 giocatori statunitensi e altrettanti europei, e che si terrà al Marco Simon Golf & Country Club di Roma nel 2022. L’Italia ha battuto la concorrenza di Austria, Germani a Spagna, e si appresta a ospitare un evento potenzialmente in grado di dare un impulso senza precedenti sia al golf italiano che a tutto il relativo indotto. Basti pensare che per i prossimi Open d’Italia – la manifestazione golfistica italiana più importante – il montepremi salirà fino a 7milioni di euro, richiamando le stelle mondiali di questa disciplina e spettatori da tutto il mondo. Oltre a spingere molti giovani talenti ad avvicinarsi al golf, la Ryder Cup dovrebbe produrre un aumento dei flussi turistici tout court e specializzati (non a caso, studi di settore stimano un bacino di oltre 25milioni di turisti golfisti e prevedono una crescita annua del 5% fra oggi e il 2019, la creazione di 3mila nuovi campi e 3milioni di nuovi giocatori nel mondo, soprattutto in Asia). Al momento il progetto Ryder Cup 2022 ha un costo di circa 157milioni di euro, con 37 manifestazioni principali di avvicinamento più circa 60 gare del circuito internazionale Alps Tour: a fronte di un finanziamento statale di 60milioni, il progetto prevede un ritorno di circa 109milioni da tassazione; a giovarne non sarà però solo l’erario, visto che i 513milioni di introiti stimati saranno divisi tra le gare di avvicinamento (277) e impatti indiretti (236). Il percorso di avvicinamento al 2022 è scandito da una serie di eventi: il primo simbolico tee shot (il lancio della palla) è stato nella Valle dei Templi, in Sicilia, il secondo a Courmayeur, sul Monte Bianco a 3.500 metri d’altezza. Dopo una tappa a Roma il 23 settembre, i prossimi avranno luogo l’8 ottobre a Monza e a fine mese a Firenze, coinvolgendo bambini e scuole.

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In alto: Marco Simone Golf & Country Club, buca 17 con vista sulla Cupola di San Pietro. Nella pagina accanto: Franco Chimenti, Presidente italiano della Federgolf

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L’ESPERTO

antico è il circolo del golf Roma Acquasanta fondato nel 1903 da alcuni diplomatici inglesi insieme a una manciata di nobili romani. Tra i club più esclusivi c’è Le Betulle a Biella, progettato nel ’56 dall’architetto inglese John Morrison, considerato un guru del settore: le più note guide internazionali l’inseriscono costantemente nei primi posti delle classifiche mondiali. Oppure il Castelconturbia nei pressi di Novara, che grazie allo sfondo del Monte Rosa ha visto il suo percorso di 27 buche classificarsi fra i migliori 10 campi d’Europa. Notevole è anche il Villa d’Este sulle colline comasche, in un bosco di oltre 30mila alberi: sul suo libro d’oro figurano le firma di Re Leopoldo del Belgio, di Edoardo d’Inghilterra, di Alfonso XIII di Spagna, di Costantino di Grecia e di tutti i bei nomi dell’aristocrazia europea, nonché il fior fiore dell’industria, dell’arte e del cinema mondiale, con Clarke Gable e Bing Crosby. Il campo più grande d’Italia è invece il Monticello, sempre nel comasco, con i suoi due percorsi costellati da 600 ville e appartamenti. L’unico circolo italiano ad avere 45 buche è invece il Verdura Resort a Sciacca, in Sicilia, di proprietà del gruppo Rocco Forte. I golf club più alti, infine, sono il Cervino a 2050 metri sul livello del mare, e lo Sporting club Sestrieres di appena 15 metri più basso.

Chimenti: «un premio a Roma e al Paese» «La Ryder Cup assegnata a Roma è un premio alla città, in una fase così delicata. Ma anche al sistema Italia, che sta attraversando un momento di assoluto splendore». A dichiararlo il professor Franco Chimenti, da quattro mandati consecutivi presidente italiano della Federgolf (oltre che vicepresidente vicario del Coni). «Per aver vinto la Ryder Cup – spiega – significa che è stato considerato dai vertici europei di questa disciplina uno sport in gran salute, con risultati fantastici ottenuti sia con i nostri professionisti (pensiamo ai successi dei fratelli Francesco ed Edoardo Molinari, o di Renato Paratore) sia tra i dilettanti, con cui abbiamo vinto letteralmente tutto. Ma la Ryder Cup è stata assegnata a Roma anche per la sua importanza storica e culturale: non è solo la

Capitale ma un centro d’interesse mondiale unico e irripetibile». Già, ma la città di Roma vive un momento piuttosto delicato… «La Ryder non è un campionato di calcio che dura 20 giorni, ma solo tre. Inoltre, nonostante la sede sia a 17 km dal Vittoriano, da un punto di vista burocratico e amministrativo il campo sottostà al Comune di Guidonia. Roma deve “soltanto” accogliere i turisti, ma questa è la sua vocazione. La caratteristica precipua del turismo golfistico – aggiunge il presidente – è che è ricco, porta soldi al territorio».«In Italia – prosegue Chimenti – tra le regioni che si sono mosse meglio sul fronte della promozione del golf ci sono sicuramente quelle settentrionali, già ben sviluppate vista la vicinanza con i Paesi confinanti dove il gioco è più radicato. Al sud invece la


Il boom del turismo

CON LA RYDER CUP L’ITALIA E I SUOI 413 CAMPI DA GOLF DIVENTERANNO UNA META DI GRANDE RICHIAMO PER GLI APPASSIONATI DI TUTTI I CONTINENTI

Ma non c’è solo la difficoltà del percorso, a incidere sulla scelta di un golfista. Molto conta, ad esempio, l’offerta complessiva delle attrazioni – architettoniche, storiche, gastronomiche, naturalistiche – presenti nelle vicinanze del campo. Finita la partita in sé, infatti, per golfisti e accompagnatori inizia la parte più strettamente “turistica”, che genera indotti tutt’altro che marginali: considerando una spesa media di 50 euro, solo i 165mila green fees lombardi rappresentano entrate per i campi da golf pari a circa 8,25milioni. Inoltre, valutando che in media un golfista in vacanza gioca una volta ogni due giorni, gli attuali giri di golf effettuati dai giocatori stranieri in Lombardia generano già circa 330mila pernottamenti o presenze nelle strutture alberghiere ed extra alberghiere lombarde pari a entrate per circa 16,5milioni l’anno. In generale le vacanze golf degli stranieri generano un fatturato globale per l’indotto di circa 55milioni. Le spese di un golfista in un viaggio di golf – che costa in media 1200 euro, tre volte più di una vacanza standard – van-

Puglia e la Sicilia stanno facendo moltissimo, sotto l’onda lunga della promozione turistica tout court: la bellezza dei luoghi e il clima sono elementi fondamentali, al riguardo. Tutto il meridione, comunque, può e deve fare di più: pensiamo alla Calabria (la cui amministrazione sta però portando avanti iniziative lodevoli) o alla Basilicata in termini assoluti, oppure alla Campania per il rapporto tra numero di campi e densità di popolazione». Infine, una chiosa: ormai il luogo comune che il golf sia uno sport di nicchia può dirsi superato? «Sì – conclude Chimenti – ma c’è da continuare su un percorso culturale che sfati il mito di uno sport d’élite. Continueremo quindi a lavorare nelle scuole, aumentando ancora il nostro impegno».

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Turismo in buca

NEGLI ULTIMI 10 ANNI IL NUMERO DEI TESSERATI ALLA FEDERGOLF È AUMENTATO DI CIRCA 6MILA UNITÀ, FINO A RAGGIUNGERE, A DICEMBRE 2016, UN TOTALE DI 90.259 ISCRITTI

A lezione di marketing Il golf, insomma, può essere un valido canale per sviluppare il turismo. Nel nostro Paese sono ancora pochi gli operatori del comparto in grado di realizzare

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I NUMERI

no infatti a beneficio del campo da golf soltanto nella misura del 15% mentre il 75% delle restanti spese contribuiscono ad arricchire considerevolmente l’economia locale (alloggio, trasporti interni, rental car, shopping, bar, ristoranti). Il rimanente 10% è invece rappresentato dal costo medio del volo. Da un’indagine di mercato promossa dalla IAGTO (International Association of Golf Tour Operators) il numero di coloro che pianificano le loro vacanze in funzione del golf è passato dai 7,9milioni del 1989 ai 25milioni del 2015: un “esercito” che solo nel 2016 ha speso per questo tipo di viaggi quasi 40miliardi di dollari. Per ciò che riguarda l’Europa, nel 2015 ci sono stati 2milioni di turisti golfisti e 15milioni di giorni di vacanza legati al golf da ripartire verso le varie destinazioni turistiche: ogni giorno dell’anno più di 5mila giocatori europei sono in vacanza su qualche campo da golf nel mondo. La presenza dei campi italiani è quindi una grande fonte di entrate soprattutto per il territorio nel quale i campi insistono, più che per i circoli stessi: il cliente golf è decisamente un turista molto ambito, ha tempo libero, alti livello di reddito, è un buon consumatore e preferisce il fuori stagione avendo al possibilità di scegliere i propri periodi di vacanza.

Bastano anche solo 20 euro… Nell’arco degli ultimi 10 anni il numero dei tesserati alla Federgolf è aumentato di circa 6mila unità, fino al raggiungere a dicembre 2016 un totale di 90.259 persone (di cui 23.076 donne e 8.823 minorenni). Di questi, 660 sono giocatori professionisti. L’età media si aggira intorno ai 45 anni. Con l’introduzione del tesseramento libero, che permette di giocare senza dover pagare una quota associativa in un circolo, oggi il golf non è più da considerarsi uno sport di nicchia. Con 75 euro l’anno (20 euro per gli under 18) la tessera federale dà accesso a tutti i 413 impianti golfistici italiani. Basta recarsi in un golf club (l’elenco è sul sito della Fig) e chiedere di poter aderire al tesseramento libero avendo garantita copertura assicurativa contro infortuni e per la responsabilità civile. Inoltre la Federazione nel 2016 ha lanciato una la campagna Prova il golf con noi a 99 euro per rendere questo sport sempre più accessibile e popolare: con quella cifra si può usufruire di un pacchetto di lezioni collettive della durata di due mesi con insegnanti professionisti abilitati. L’offerta comprende l’uso dell’attrezzatura, le palline di pratica e la possibilità di frequentare il campo di allenamento per un altro mese dopo la fine del corso. In quanto alle gare, il calendario prevede un circuito nazionale e internazionale che va dall’Alps Tour (circuito europeo per i giovani professionisti), al Challenge Tour (circuito europeo per i migliori talenti emergenti) fino all’Open d’Italia (European Tour) e il Senior Tour per i campioni over 50. A ciò vanno sommate le 37 gare dilettantistiche e quelle per disabili: nel 2018 il Golf Club Parco de’ Medici di Roma ospiterà il Mondiale per non vedenti. Spazio anche ai giovani: nel 2016 oltre 400 bambini tra i 5 e i 10 anni hanno esordito nelle 1.230 gare baby organizzate. Quest’anno, infine, la Federgolf ha in calendario 37 gare giovanili, nazionali e internazionali.


Qui, Corrado De Stefani al Golf Club Courmayeur. Sotto, un giocatore di foot golf

prodotti in linea con le aspettative del mercato: la maggior parte dei golf club, ad esempio, si limita a semplici accordi di convenzione e si immette sul mercato in modo non sinergico con le attività culturali e d’intrattenimento. Eppure stanno nascendo corsi di formazione al turismo golfistico che prevedono persino periodi di training all’interno di golf resort proprio per offrire ai partecipanti la possibilità di toccare con mano questo mondo, scoprire le strutture e arrivare a conoscere tutti i servizi legati a questa tipologia di turismo. Non a caso, i corsi spaziano dalle opportunità di mercato alle azioni di marketing di settore, dalla qualificazione del personale alberghiero ed extralberghiero alla realizzazione dell’offerta turistico-territoriale, dall’interazione e sinergia tra territorio e “prodotto golf” alla valorizzazione delle produzioni artigianali ed enogastronomiche, dallo sviluppo commerciale della ricettività attraverso l’offerta golfistica locale e così via.

Foot golf: metà pop metà chic

LA CURIOSITÀ

di Paola D’Adamo È il (curioso) frutto della fusione tra due discipline molto diverse: il calcio, sport popolare per eccellenza, e il golf, di radice più nobile. Si chiama foot golf e sta conquistando un numero sempre maggiore di appassionati. Sembra calcio, appunto, ma si gioca nei golf club su green opportunamente modificati. Non ci sono porte né gol: lo scopo è infatti far rotolare un pallone da calcio numero 5, calciandolo coi piedi all’interno di una buca di diametro 50 cm nel minor numero di colpi possibile. Le regole sono quelle del golf e il percorso è composto da 18 buche caratterizzate da vari ostacoli. Le scarpe da gioco sono quelle utilizzate per il calcetto, dotate di “tacchetti morbidi” di ridotte dimensioni in modo tale da non danneggiare le superfici su cui si gioca. Nato in Olanda nel 2009, in Italia è arrivato nel 2012 per merito di uno studente toscano, Leonardo Decaria, che si trovava proprio in Olanda per il progetto Erasmus. Decaria se n’è innamorato al punto che, tornato in Italia, ha fondato l’AIFG (Associazione Italiana Foot Golf), diventando membro fondatore anche della Federazione Internazionale. Ad oggi, nel mondo, i Paesi affiliati alla Fifg sono oltre 40. In Italia il numero di campi da foot golf è in aumento costante e l’AIFG ha istituito un campionato nazionale a 9 tappe, 4 campionati interregionali da 8 tappe e un Open d’Italia. Per saperne di più: www.footgolf.it

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l’intervista

LUCIANO PANDOLFINI

Il turismo golfistico? Roba da

MANAGER

«In vista della Ryder Cup del 2022 a Roma occorre formazione». Parola del general manager di G4T-Golf For Tourism che, in attesa del terzo evento sportivo al mondo per impatto mediatico e commerciale dopo le Olimpiadi e i Mondiali di calcio, mira a valorizzare tutte le potenzialità ancora inespresse del già fiorente comparto dell’accoglienza in ambito golfistico in Italia di Germana Cabrelle

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l turismo golfistico è il secondo mercato di nicchia al mondo, secondo solo al turismo religioso. In ogni parte più bella del globo c’è sicuramente un campo da golf e il turista golfista dedica al gioco mediamente 5 ore al giorno. Poi si muove alla scoperta della destinazione, si concede il meglio che trova nei dintorni con una capacità di spesa superiore alla media». Luciano Pandolfini, general manager di Mediagolf Group, qualificata realtà italiana per il golf marketing, da trent’anni svolge, da esperto operatore nel settore, molteplici attività. Dal 2001 è presente anche nel comparto del turismo, nel cui ambito è ora impegnato anche in attività di formazione finalizzata sia alla qualificazione del prodotto Golf Italia che a quella degli operatori impegnati in questo comparto, che si identifica con un segmento di mercato connotato da particolari caratteristiche e grandi potenzialità, costituito da un


NELL’OFFERTA ALBERGHIERA ITALIANA DEDICATA AI GOLFISTI VI SONO ANCORA MOLTE SITUAZIONI DA AFFINARE. PERCHÉ PER ESSERE PROTAGONISTI NEL BUSINESS DI QUESTO SETTORE OCCORRE PROFESSIONALITÀ E CONOSCENZA DI ASPETTI PRATICI E STRATEGIE target esigente e di alto livello. A parere di Pandolfini, l’Italia ha ancora molto margine di miglioramento per quanto attiene il turismo golfistico, non perché manchino i campi di golf, ma in quanto il settore evidenzia carenze in più ambiti fra i quali la costruzione di un’offerta che sia in linea con le aspettative dei mercati di riferimento e il contatto con i buyer internazionali. «Due anni fa – spiega Pandolfini – ho avviato il programma G4TGolf For Tourism proprio per supportare il settore e rafforzare il posizionamento nei mercati internazionali del prodotto Italia e a tal fine abbiamo inserito necessariamente la formazione al turismo golfistico, anche in vista della Ryder Cup che verrà disputata a Roma nel 2022. Trattasi del terzo evento sportivo al mondo per impatto mediatico e commerciale dopo le Olimpiadi e i Campionati del Mondo di calcio», e il comparto del turismo golfistico non si può permettere il lusso di perdere questa irripetibile opportunità e non approfittare delle grandi potenzialità di promozione e commerciali che ne derivano. Quali sono le criticità dell’Italia in quanto destinazione golf? Il comparto del turismo golfistico in Italia evidenzia criticità che interessano sia i campi da golf che le strutture alberghiere. Queste ultime, tolti i pochi resort

presenti nel nostro Paese che comprendono campo e hotel, si immettono sul mercato in modo non strutturato e poco efficace ed hanno spesso difficoltà a entrare in contatto con buyers e sellers nazionali e internazionali con i quali avviare collaborazioni proficue e accordi per la veicolazione e commercializzazione delle proprie offerte. Si evidenziano inoltre difficoltà in certe aree geografiche a poter organizzare pacchetti con l’offerta di gioco in più campi da golf essendo lontani fra di loro, oltre la necessità di migliorare sia in alcuni hotel che campi da golf l’accoglienza dei turisti provenienti da più parti del mondo, offrendo loro servizi in linea con gli standard internazionali. Quali servizi includono questi standard? Gli hotel per i golfisti ad esempio devono prevedere il deposito sacche al ricevimento, il Golf Desk per la prenotazione dei Tee Times e i trasferimenti per e dai campi da golf, mentre i golf club che hanno deciso di aprirsi al turismo golfistico devono disporre di personale multilingue e soddisfare le aspettative di ogni tipologia di cliente ai quali offrire fra l’altro un pro shop fornito, l’affitto di sacche da golf allestite con bastoni delle principali aziende produttrici e il noleggio di golf cart ed electric trolley, spesso in numero insufficiente, se non inesistenti, in molti circoli italiani.

“prodotto Golf” alla valorizzazione delle produzioni artigianali ed enogastronomiche, dallo sviluppo commerciale della ricettività attraverso l’offerta golfistica locale/regionale alla promozione delle attività culturali. I corsi si rivolgono al personale di hotel, tour operator, agenzie di viaggio, società di eventi. Anche la sede che li ospita è significativa… Sì, la sede di svolgimento è un Golf Resort proprio per offrire ai partecipanti la possibilità di toccare con mano questo mondo a molti ancora poco noto, scoprire le relative strutture e arrivare a conoscere tutti i servizi legati a questa tipologia di turismo. Sono peculiarità da mettere in evidenza per costruire un pacchetto vincente in rapporto alla concorrenza. Per saperne di più:

www.golf4tourism.com

I vostri corsi di formazione cosa propongono e a chi si rivolgono? Le tematiche spaziano dalle opportunità di mercato alle azioni per la promozione e la vendita del prodotto nel turismo golfistico, dalla qualificazione del personale alberghiero ed extralberghiero alla realizzazione dell’offerta turistico-territoriale; dall’interazione e sinergia tra territorio e ottobre 2017

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i viaggidelgustodi...

FIONA MAY

una vita piena di medaglie Prima saltatrice in lungo, poi golfista, poi mamma di Larissa e Anastasia e oggi, dopo qualche passaggio in televisione come attrice e soubrette, impegnata a tempo pieno con ruoli dirigenziali nello sport italiano ed europeo. Con lei abbiamo parlato delle sue passioni, sul campo ma anche a tavola, e della sua storia davvero da medaglia d’oro

T

ra i mille volti di Fiona May – inglese di nascita ma da oltre vent’anni italiana, anzi fiorentina, d’adozione, 4 medaglie mondiali al collo, una laurea in Economia e un master internazionale in Sport Government in via di conclusione – c’è anche quello della giocatrice di golf. «In Italia ci sono golf club bellissimi. Tra quelli che mi sono rimasti più impressi c’è il Marco Simone a Roma (il circolo che ospiterà nel 2022 la Ryder Cup, ndr) e il Poggio dei Medici, nel Mugello: per quanto diversi tra loro, sono accomunati da caratteristiche naturali che li rendono meravigliosi». Fiona, è stata la prima golfista donna a diventare famosa in Italia… Tutta colpa del mio ex marito, Gianni Iapi-

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di Marco Gemelli

della commissione integrazione della Federcalcio. Con loro, così come con la Uefa, seguo progetti sportivi.

Fiona May in una passata iniziativa pubblica insieme al Presidente del Coni, Giovanni Malagò

chino, che è un giocatore professionista. All’epoca non avevo molta scelta, andavo a veder giocare lui e poi mi sono appassionata. Il golf mi ha aiutato a concentrarmi, a tenere allenato il corpo. Prendere in mano un bastone significa staccare con tutto il resto, spegnere il cellulare e dedicarsi a qualcosa di piacevole. Inoltre sono diventata più competitiva. Nel settore sono stata accolta bene, e quando la Federgolf ha scoperto che giocavo, mi ha chiesto di prestarmi a fare da testimonial per attirare giovani a questa disciplina. In fondo è ancora considerato uno sport d’élite. Se gioco ancora? Beh, a volte mi chiamano per chiedermi di disputare una pro-am (una gara tra squadre di quattro giocatori composte da tre dilettanti e un professionista, ndr), ma ho troppe cose da fare. Spero di poter comunque ricominciare ad allenarmi, portando con me le bimbe. Nel caso, sarà Gianni a insegnare loro a giocare. E cosa fa Fiona May oggi, dopo aver appeso al chiodo le scarpine e il drive? Dopo la parentesi nel mondo dello spettacolo (nell’ultimo decennio la saltatrice azzurra ha partecipato, vincendo, a Ballando con le Stelle con Milly Carlucci, ha recitato da protagonista nella fiction Butta la luna, ha preso parte a una serie di spot ed è stata concorrente nel programma Si può fare condotto da Carlo Conti, ndr) sono tornata a dedicarmi allo sport e alle mie figlie. Sono stata membro della giunta nazionale del Coni e il presidente della Figc Carlo Tavecchio mi ha chiesto di diventare capo

Com’è per un’atleta, smettere e passare dall’altra parte della barricata? Non è mai facile, per gli ex sportivi, diventare dirigente: io sono una delle poche fortunate ad avercela fatta, ma anche se abbiamo più esperienza rispetto a chi non ha mai praticato sport, vengono comunque richieste competenze diverse. Ecco perché il Coni sta spingendo perché gli atleti possano costruirsi una cultura, oltre a ottenere risultati sul campo. Allo stesso tempo sta mettendo gli ex atleti nelle condizioni di trovare lavoro. Non dimentichiamoci che, salvo i casi dei professionisti più noti al grande pubblico, chi smette di fare sport ha al massimo una quarantina d’anni. Il suo rapporto con la cucina? Quando ero in attività, appena arrivata in Italia pensavo solo ad allenarmi, ero sempre in giro per gare. E come atleta non potevo né fare la turista né mangiare troppo. Poi le cose sono cambiate. Anche se continua a piacermi il sushi, che fino a poco tempo fa non era facile da trovare buono, della cucina italiana apprezzo tutto: sono fortunata a vivere in una regione come la Toscana, dove si mangia piuttosto bene. Quando gareggiavo, almeno due volte a settimana non mi facevo mancare una bistecca. E adesso? La mangio lo stesso, ma con gli amici. Qual è la sua Italia preferita? Difficile dirlo, questo Paese ha una bellezza diffusa: vivendo a Firenze da tanti anni è naturale che il primo pensiero vada a qualcosa di diverso. La Toscana, dal mare fino alla montagna, è piena di luoghi incantevoli. Tuttavia adoro anche le Cinque Terre, in Liguria, e aspetto di tornare con calma a visitare meglio la Sicilia e la Sardegna: tra lavoro e bambini non è facile.

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consumi&tendenze

La rivoluzione in CUCINA

Il futuro dell’abitare, ma anche dell’alimentazione, è nella domotica. Anzi, potremmo dire il loro presente perché molti elettrodomestici che ancora non vediamo nelle nostre abitazioni sono già sul mercato, e i player principali del settore stanno lavorando in partnership con aziende di software e hi-tech. Senza dimenticare la produzione di materie prime, anch’essa protagonista del cambiamento di Greta La Rocca

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l modo in cui le persone vivono la casa sta cambiando e la trasformazione sembra iniziare proprio dalla cucina, la stanza nella quale trascorriamo più tempo e dove svolgiamo ormai sempre più attività (un recente sondaggio della piattaforma on-line dedicata all’arredo Houzz mostra come si vada da un 98% del tempo passato a cucinare a un 42% del tempo dedicato alla socializzazione). Le abitudini cambiano e anche gli ambienti si trasformano. Come? La direzione presa è quella della domotica.


Il futuro in una parola: “uberizzazione”

Connected home A Milano, in piazza Gae Aulenti, è nato un hub che permette di toccare con mano ciò che presto entrerà nelle nostre case. Si tratta di uno dei cinque centri (gli altri sono a Bangalore, Chicago, Manila e Singapore) che Accenture ha dedicato all’innovazione. E proprio nell’ACIN (Accenture Customer Innovation Network) milanese è stata riprodotta la connected home, una casa domotica il cui obiettivo è rendere la nostra vita più semplice, consentendo di ottimizzare tempo ed

Se la macchina da caffè che invece dell’amata bevanda prepara succhi di frutta già la conosciamo, aspettiamoci l’arrivo sul mercato di nuovi strumenti tecnologicamente intelligenti. Ad esempio il dispenser che rilascia l’insalata fresca, il frigo formato XXS che viene consegnato a casa completo di tutto ciò che serve per alimentarsi per una settimana o i droni che portano cibo personalizzato in base al dna. È questo il futuro prossimo prospettato dall’intervento di Marius Robles, CEO di Relmagine Food (azienda spagnola che studia e anticipa le innovazioni e i trend nel settore del cibo), e Stepahn Sigrist, a capo del Wire (ha sede a Zurigo ed è una delle principali think tank interdisciplinari), dedicato all’influenza della tecnologia nel futuro del cibo, proposto in occasione del summit Think Next by Franke organizzato dallo svizzero Franke Group, che si occupa di produzione e progettazione di lavelli da cucina. Sigrist, a questo proposito, ha parlato di “uberizzazione del cibo”. Sì, perché la rivoluzione tech non interessa solo gli strumenti che vengono usati in cucina, ma anche gli stessi alimenti che, secondo Reimagine Food, punteranno a dialogare con il consumatore: app e dispositivi permetteranno di acquisire informazioni sempre più precise così da consentire alle aziende di realizzare prodotti personalizzati. Un ruolo importante l’hanno, e l’avranno sempre più, le stampanti tridimensionali che permetteranno di creare diete sulla base delle esigenze di ciascuno, dai bambini agli sportivi a chi soffre di patologie particolari, realizzando alimenti dal contenuto nutrizionale ottimizzato sulla base dei dati biometrici e del genoma e che tengano conto di eventuali necessità specifiche senza per questo sacrificare l’estetica e il gusto.

energie. Ne abbiamo parlato con il team ACIN che gestisce il polo di Milano: «Oggi il consumatore è esigente, connesso e veloce – spiegano – e avendo fornito informazioni che riguardano i suoi gusti e la sua personalità, pretende di ricevere in cambio un servizio studiato per lui. Questo è possibile grazie alle moderne tecnologie che permettono di far dialogare tutti gli elettrodomestici di casa». Cosa accade dunque in un’abitazione connessa? Immaginiamo di svegliarci e di vedere la nostra colazione preferita apparire sulla porta del frigorifero. È possibile! La condivisione di dati consente infatti all’elettrodomestico di memorizzare cosa amiamo e cosa no, e di prenderci quindi per la gola mostrandoci ciò che più apprezziamo mangiare al mattino. Il tavolo, invece, grazie a un processo di riconoscimento d’immagine, riesce a individuare quali sono i prodotti appoggiati sopra il piano e a suggerire quale ricetta realizzare. Ma questo è solo il primo

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consumi&tendenze

La curiosità Ma la rivoluzione tech sta conquistando anche altre stanze. Ad esempio il bagno: qui potremo avere uno specchio che, in base a come vede il nostro viso, potrà consigliarci quali trattamenti eseguire e quali prodotti applicare; mentre uno spazzolino super tecnologico non solo ci controllerà lo stato delle carie, ma potrà chiamare direttamente il dentista. Esagerato? No, se saprà offrici un servizio veloce, personalizzato ed efficace.

step. In un futuro vicino il frigorifero potrà riconoscere quali cibi abbiamo, li “passerà” al tavolo che suggerirà cosa cucinare, e poi al forno che spiegherà come fare. I player sono al lavoro: Samsung, ad esempio, sta producendo un frigo con queste potenzialità. «Sarà possibile anche impostare una shopping list così che il sistema possa avvisarci non appena gli ingredienti sono terminati. L’obiettivo sarà quello di ordinare la spesa on line, sul display dell’elettrodomestico, e farla consegnare dove si desidera». Altre aziende impegnate in questa rivoluzione food sono Candy, che ha già messo sul mercato un forno che, oltre a mostrare le ricette in video, consente di modificare da remoto i programmi di cottura, e Google che sta lavorando proprio con Accenture per la realizzazione del tavolo connesso.

Less is more Ma l’Internet of Things, dopo gli elettrodomestici, ha conquistato anche il cibo e la sua

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filiera. Ne abbiamo parlato con Marco Gualtieri di Seeds&Chips – The Global Food Innovation Summit, evento internazionale dedicato alle innovazioni nel settore. «Tutto sta cambiando, dal modo in cui il cibo è prodotto a come viene distribuito e consumato. Complici e responsabili del cambiamento sono diversi fattori, come lo sviluppo di una piattaforma tecnologica che fino ad alcuni anni fa era sconosciuta, il cambiamento climatico, la crescita della popolazione mondiale, l’immigrazione dalle campagne alle città: entro i prossimi due decenni sembra che l’80% delle persone si trasferirà – racconta Gualtieri – I millennial, sensibili all’ambiente e attenti alla salute, diventano i protagonisti di questo cambiamento, hanno il poter d’acquisto per

poterlo sostenere e il cibo diventa lo strumento per manifestare la loro visione». Alla base di questa evoluzione vi è infatti il desiderio di cibarsi di prodotti più sani che non siano nocivi per l’ambiente, e proprio un approccio tecnologico, moderno e innovativo, può rappresentare la risposta giusta a questa domanda. «I primi cambiamenti avvengono nella produzione, dove è nata l’agricoltura di precisione: grazie a droni e satelliti è possibile intervenire sul terreno in modo puntuale, riducendo l’acqua dove non serve, eliminando pesticidi e fertilizzanti, ottimizzando i risultati ed evitando che vi siano danni per la terra e spreco di cibo. Sapete che un terzo di ciò che viene prodotto, viene sprecato nella filiera?». L’agricoltura verticale, la coltivazione idroponica, cioè fuori dal suolo, rappresentano le strade del futuro: «sarà possibile coltivare ovunque, anche nelle case, pur senza avere un orto. In futuro potremo quindi produrre il cibo là dove poi verrà consumato». E conclude Gualtieri: «lo slogan del futuro è less is more: la tendenza è quella di produrre, e quindi di mangiare, prodotti semplici, dei quali conoscere non solo gli ingredienti, ma anche chi li ha coltivati. Il consumatore vuole un’alimentazione più sostenibile e le nuove tecnologie possono rispondere a queste richieste».


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Il Bello d'Italia

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NELLA SARDEGNA DEL GOLF

Tra dune, pinete, mirto e aria salina, calcare i campi è un'esperienza unica

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PUGLIA, SI GIOCA TRA GLI ULIVI

Nel Tacco d'Italia, il golf è solo un pretesto per godere di altri piaceri

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SAN SETTIMIO Un'incredibile comunità esistenziale nascosta tra le colline marchigiane

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BASSANO DEL GRAPPA La cittadina veneta si fa bella per ospitare una mostra di Robert Capa

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WEEK-END GOLF/1

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WEEK-END GOLF/2

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TERRE LONTANE: LA TUNISIA

Facciamo tappa in Africa, per vedere come il turismo riparte da golf e cibo


ALMANACCO di barbanera

inviaggio

La SARDEGNA delle 18 buche vista mare Si distendono tra le dune e le pinete i green dell’isola, dove si gioca respirando a pieni polmoni il profumo del mirto e del ginepro, e l’aria salina di questa terra che, oltre al campo, ha davvero tanto da offrire di Alessandro Luongo

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Info utili Fondazione Sardegna Film Commission Ente pubblico che promuove il territorio e il turismo agevolando le realizzazioni di produzioni audio-visive sul posto. Tel. 070.2041961 www.sardegnafilmcommission.it

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ALMANACCO di barbanera

inviaggio

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Gita fuoriporta L’antica cittadina di Cabras si trova su uno dei più grandi stagni di acqua dolce della Sardegna. Popolata fin dal neolitico, Cabras conta più di 70 nuraghi dell’età del bronzo, il sito archeologico di Tharros, quello di Mont’e Prama, con le sue sculture nuragiche a tutto tondo fra le più antiche del Mediterraneo, e il villaggio neolitico di Cuccuru is Arrius. Le Terme di Fordongianus, del I e del III secolo d.C., si trovano a mezz’ora di strada. Oltre alla visita del sito archeologico ci si può rilassare al nuovo stabilimento termale. Da non perdere anche l’area naturalistica e archeologica di Montiferru, con il paesaggio montano che si trasforma dolcemente in collina e i fitti boschi che incontrano le distese sabbiose della costa. Le cime sono dominate dal Monte Urtigu (1.050 m), fra le più alte della Sardegna. La Penisola del Sinis, infine, offre un vasto sistema di zone umide, alcune delle quali (Stagno di Cabras, l’habitat preferito dei fenicotteri rosa e di altri uccelli selvatici, tra cui il Pollo Sultano, una specie in via d’estinzione; Stagno di Mistras e Stagno di Sale Porcus, Stagni di Putzu Idu) sono riconosciute d’importanza internazionale per la bellezza naturalistica e la varietà delle specie acquatiche.

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iocare a golf in Sardegna a ottobre – e magari fare l’ultimo bagno di stagione – in alcuni dei campi più spettacolari d’Europa è un’avventura bellissima, sia dal punto di vista naturalistico che tecnico. “Se giocate a golf non c’è regalo migliore che possiate fare a voi stessi di un’esperienza a Is Arenas” recita l’homepage del sito del resort in questione: “Tutti gli elementi, come le dune di sabbia, foresta, acqua e un clima eccezionale, costituiscono una perfetta combinazione per un’esperienza unica nella pratica del golf”. Il percorso è stato difatti disegnato dai noti architetti statunitensi Von Hagge, Smelek e Baril, che hanno inserito le 18 buche all’interno delle dune naturali, fra pini, ginepri e

macchia mediterranea. Is Arenas, in provincia di Oristano, nella incredibile penisola del Sinis, nasce alla fine degli Anni ’70 da un’idea visionaria di Piero Maria Pellò, ingegnere milanese che prese in mano una piccola pineta appena impiantata e senza alcuna infrastruttura, e in oltre trent’anni di lavoro ne ha creato un resort turistico ecosostenibile, con un’oasi naturale di 700 ettari di pineta privata. Le 18 buche (par 72) dell’Is Arenas Golf & Country Club si sviluppano in circa 100 ettari in modo indipendente l’una dall’altra e senza interferenze, neppure visive per un percorso totale di 6300 metri: un progetto nato nella seconda metà degli Anni ’90 e ultimato nel 2000. Il complesso – amato dagli habitué del posto, principalmente tedeschi,

Tour costruiti ad hoc A ottobre è possibile prenotare un tour su misura con i principali golf club sardi: Is Arenas (18 buche, par 72 + executive), Is Molas (18 buche, part 72 + 9 buche par 36), Pevero Costa Smeralda (18 buche, par 72) e Puntaldia (9 buche, par 36). Lo speciale pacchetto turistico è proposto dall’agenzia viaggi F.A. Travel di Cagliari con il suo brand Golf in Sardinia, e prevede in linea di massima sei pernottamenti, con arrivo a Olbia o Cagliari; il gioco nei green convenzionati; visite a complessi nuragici come Barumini o alle zone archeologiche del Sinis e degustazioni in tre cantine del nord, centro e sud (rispettivamente: Surrau, nei pressi di Porto Cervo; Contini a Cabras; Argiolas a Serdiana). Per saperne di più: www.golfinsardinia.com/it/sardinia-around-golf


SCELTI PER VOI dove mangiare Altamarea Pizze e piatti di terra e mare in un locale rustico con decorazioni a tema marinaro e terrazza sulla spiaggia. Si mangia con 35 euro, vino escluso Via Lungomare, 36 S’Archittu, Cuglieri (Or) www.altamareasarchittu.it

dove dormire Bella Vista S’Archittu Atmosfera familiare e camere molto luminose con vista mare in questo tre stelle sulla costa centro-occidentale sarda, a 30 km da Oristano. Doppia da 60 euro Corso Amsicora, 3 S’Archittu (Or) Tel. 0785.38221 www.hotelbellavistasarchittu.it

svizzeri, belgi, francesi, svedesi e cechi – è aperto tutto l’anno dallo scorso aprile, e vanta una posizione molto protetta dal vento e dal sole cocente. Novità dovuta al rilevante diradamento della vegetazione ai bordi delle singole buche con l’apertura di ampie vedute verso l’interno della pineta. Interventi che hanno riguardato il riordino delle fasce di foresta vicine alle piste anche per agevolare la rimessa sul percorso di palline che finivano lateralmente. Il green

ospita competizioni di rilievo tutto l’anno, incluse quelle del percorso Interclub della Sardegna promosso con il patrocinio della Federazione Italiana Golf e i campionati regionali. La spiaggia di Is Arenas è anche una delle più belle (e lunghe: 6 km) della provincia di Oristano, dalla sabbia bianca e fine, e mare limpido. Insomma, un ecosistema naturale ricco di arte e storia, tradizioni culturali ed enogastronomiche da scoprire.

Investimenti a misura di golfista Is Arenas ha scommesso anche sull’ospitalità extra alberghiera (dei 600 posti letto di cui dispone, metà sono di un resort a cinque stelle, l’Is Arenas Resort). Sono infatti 50 le ville realizzate all’interno del campo da golf nell’area della buca 13. «Sono di diverse tipologie e tagli, e costano dai 150 ai 500 mila euro – spiega Stefano Bettanin, CEO di Rentopolis Group che le gestisce – Noi seguiamo tutti i passaggi delle compravendite e degli affitti brevi. Gli acquirenti, anche quelli stranieri, devono solo farci sapere in quale periodo dell’anno utilizzeranno l’immobile per soggiornare». La stessa possibilità di investimento viene offerta da Is Molas, altro importante campo da golf dell’isola che nel 1976 ospitò per la prima volta gli Open d’Italia. Apprezzato in particolare da golfisti amatori e professionisti europei, col tempo è diventato anche un resort con 70 camere che dovrebbe dotarsi entro i prossimi quattro anni di un nuovo hotel 5 stelle lusso, un suite-hotel, una Spa, un centro congressi, una piazzetta con boutique e ristoranti e una nuova club house al centro dei futuri tre campi da golf, l’ultimo in progetto di Gary Player, da 18 buche. Dal 2016 anche qui sono in vendita le prime 15 ville disegnate dall’archistar Massimiliano Fuksas, le Sculture Abitate. I prezzi vanno da 1,8milioni per la villa Arenada (2 camere da letto) fino a 4,6milioni per la Palas (5 camere da letto). Insomma, un affare da nababbi oltre che da appassionati del golf!

Per saperne di più: www.isarenas.it – www.ismolas.it

Nelle immagini di queste pagine, Is Arenas: il green e la spiaggia. A destra le ville del golf club

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In PUGLIAsi gioca anche con il sole... Dovevano arrivare nel tacco d’Italia gli inglesi per scoprire che il golf è uno sport che si può praticare anche con il bel tempo! Dove, vediamolo insieme con questo viaggio coast to coast tra i migliori green della regione di Antonella Aquaro

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Un suggestivo scorcio dell’Acaya Golf Resort & Spa

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azze e buche non sono certamente il suo pane, eppure non mancano le occasioni per vivere il suo territorio orientati sulla bussola dei green. La storia del golf in Puglia inizia con Luigi Ferrero di Cavallerleone, il conte che, negli Anni ’60, trasformò un’ex zona agricola in quello che sarebbe diventato il 1° golf club del sud Italia. A firma dell’architetto John Harris, nasceva così il villaggio Riva dei Tessali: 170 ettari di territorio, golf club di 5.974 metri, 18 buche par 71, un impercettibile intreccio di villette (circa 400), un resort 4 stelle e un residence – i Comignoli – affacciato sul campo da gioco; il tutto perfettamente assorbito nella macchia mediterranea e in

una distesa di pini d’Aleppo secolari. Un progetto realizzato in collaborazione con l’amico Fulco Pratesi, fondatore del WWF, che trasformò la natura preesistente nel presupposto imprescindibile del sistema gioco. Sono passati oltre 50 anni e tutto è immutato: case e abitazione impercettibili anche dallo sguardo aereo; strade rigorosamente non asfaltate e nessuna illuminazione pubblica per non spaventare, specie di notte, gli animali, nessuna recinzione alle abitazioni private per non ostacolarne il movimento! Un villaggio più unico che raro, capace di dare i natali a un gran numero di campioni, come ad esempio Bruno Cosenza. Oggi sul campo professionisti come Monica Quaranta e Gianvito D’Amato, di-

sponibili per programmi personalizzati di tecnica e di strategia, nonché a capo della Us Kids Golf Academy, la scuola per i più giovani (6-18 anni) suddivisa in 3 livelli di apprendimento.

Il golf in ogni stagione Per i golfisti smaniosi di gioco a tutte le ore, l’alternativa più immediata a Riva dei Tessali è il Golf Club Metaponto, un altro 18 buche a soli 15’ di distanza. Per gli altri, invece, il tempo libero si presta all’esplorazione di un territorio ricco e variegato. Siamo nel pieno della Magna Grecia e la vicina Taranto, con il suo Museo archeologico nazionale MArTA, dispone di una delle più grandi collezioni di manufatti dell’epoca:

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FRA ULIVI CENTENARI, PINI, PIOPPI, PALME, QUERCE ED EUCALIPTI, E UN VENTO CARICO DI SALSEDINE, LA SOSTA GIOCO È DOVEROSA gli Ori di Taranto. Qui passare dalla collina al mare è breve. O meglio ai mari – Adriatico e Ionio – dato il vezzo locale di muoversi da una costa all’altra a seconda dei venti. Dall’altra parte ad esempio c’è Acaya, base logistica dell’Acaya Golf Club: per arrivare ci si impiega circa un’ora e trenta. L’alternativa più valida è volare direttamente su Brindisi e utilizzare i collegamenti territoriali o la navetta del Resort. Nato nel 1998 su progetto dell’architetto Mezzacane, rimaneggiato nel 2007 ad opera dello studio Hurdzan-Fry, l’Acaya Golf Resort & Spa gode di un’estensione di 6.192 metri, 18 buche e 71 par, e delle fattezze tipiche di

Qui, il campo del Riva dei Tessali a Castellaneta (Ta); nella pagina accanto quello di San Domenico a Fasano (Br). Sotto la Trattoria Mia Cucina, regno di Mimina a Borgo Egnazia

una masseria del 1500 (Masseria San Pietro). Sullo sfondo una fitta macchia mediterranea con estemporanee piantagioni di fichi d’india, mentre la contiguità con la riserva naturale Le Cesine convoglia nell’area numerose specie di uccelli acquatici. I green vantano diverse varietà di agrostis stolonifera palustris, i fairways sono in bermuda americana contornati da un misto di quattro tipi di festuca. Lungo il percorso,

Il Grand Canyon pugliese Lasciandoci il mare alle spalle, è la collina, la Murgia, a far da padrona con le sue gravine: tecnicamente, incisioni erosive profonde anche oltre i 100 metri, con pareti simili a canyon scavati dalle acque meteoriche nella roccia calcarea. Dedicato al fenomeno, un parco – il Parco Naturale Terra delle Gravine – di circa 28mila ettari in cui merita un sopralluogo la Gravina di Riggio (Grottaglie). Qui si concentrano un vallone a ridosso di una cascata con salto di 15 metri, un laghetto, un piccolo torrente, oltre a incisioni, grotte, affreschi del X secolo, e tracce di un insediamento monastico medievale.

un sistema di laghetti e ruscelli che, riutilizzando acque di scolo e piovane ossigenate naturalmente, hanno consentito allo stesso club di aggiudicarsi il premio FGI 2013 per la sostenibilità nella categoria “acqua”. Un campo ideale per ogni tipo di gioco e battuto costantemente dal vento. Ed è proprio il vento che fa sentire a casa in particolar modo gli inglesi, sempre più presenti nell’area e da cui si è diffuso il detto: “a golf si può giocare anche con il sole!”. Sì, il sole caldo della Puglia che rende mite ogni stagione. Per i suoi clienti sono infatti disponibili tutto l’anno le diverse piscine, la Spa e il centro congressi, la spiaggia riservata e i 2 ristoranti orientati alla cucina salentina. Il turismo golfistico, del resto, rappresenta per l’Acaya Golf Club solo il 30% dei propri ospiti coccolati con iniziative speciali. Tra queste, la Campagna Associativa Free Start che prevede un pacchetto di servizi gratuiti per 3 mesi dedicati al neofita a cui è riservato lo sconto del 50% sulla quota associativa annuale in caso di iscrizione.

Percorsi tra ulivi secolari Prima di salutare Acaya, doveroso una visita al suo castello, alla Basilica di Santa Caterina d’Alessandria di Galatina, a Lecce e alle incantevoli spiagge dei Faraglioni di Sant’Andrea, alle Due Sorelle e alla Baia dei turchi, fiore all’occhiello della Regione. Percorrendo la statale 16 Adriatica, in direzione Bari, in appena 60’ si è già alla Masseria San Domenico Spa-Thalasso & Golf Re-

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sort. Un 18 buche par 72, con un fairway realizzato in bermuda, i roughs in festuca e i green in pencross per rendere la superficie particolarmente veloce. A disposizione dei giocatori anche 3 executive hotels, pro-shop, bar, ristoranti, sala lettura, sauna, solarium, golf academy, maestri e noleggio attrezzature, oltre a uno scenario di macchia mediterranea, piante aromatiche e ulivi secolari a cui il percorso ha dovuto adeguarsi. Il Golf Club, realizzato su progetto dall’European Golf Design a firma dell’architetto Andy Haggar, è del 2003. Un progetto in cui, in maniera prorompente, è il vento a farla da padrone, oltre alla posizione prospiciente il mare che regala ad ogni buca una visuale d’eccezione. La stessa che fu dell’avvocato Melpignano, l’ideatore del progetto, a capo di una famiglia che tutt’oggi gestisce le proprietà del gruppo San Domenico (fra cui il celebre Borgo Egnazia) a cui si deve il merito dell’aver intuito in tempi non sospetti (Anni ʼ90) le potenzialità di un territorio come l’agro di Fasano e di alcune masserie sino ad allora riservate a fini agricoli, se non abbandonate. Fiuto, imprenditorialità e oculata gestione familiare hanno così trasformato una landa sconsolata in un insediamento con anche resort a 5 stelle lusso per una clientela internazionale: dagli sportivi del golf, fino agli amanti del lusso tour-court, vip compresi. Così alla Masseria San Do-

SCELTI PER VOI dove mangiare

menico magari si arriva per una gara internazionale (per 8 anni sede del Gran Final Challange Tour), ma poi è Mimina, con la sua cucina casalinga fatta rigorosamente di tradizione e semplicità, che induce a tornare. Così come le numerose iniziative di svago coordinate da Indigenous (tour in auto d’epoca, yoga, golf, tennis, fotografia e mixology academy, oltre a percorsi di degustazioni) tutte declinate al territorio. In programma per le prossime settimane (2325 ottobre) una full-immersion di 2 giorni fra golf e preparazione tecnica a cura di technogym. Ma svago è anche cultura e a soli due passi dalla Masseria ecco il Parco archeologico di Egnazia dove è possibile ricostruire secoli di storia: dal XVI secolo a.C. fino al XIII d.C. Il tour per i green di Puglia si conclude a Bari, al 18 buche 70 par del Barialto Golf Club. Qui, fra ulivi centenari, pini, pioppi, palme, querce ed eucalipti, e un vento carico di salsedine, una sosta gioco è doverosa per rinvigorire, prima del check out, i colori e le sensazioni di una vacanza targata Puglia.

Ristorante Gatto Rosso Cinquant’anni di esperienza nei piatti di pesce. Un must di sempre: zuppetta di pescatrice con pane di Laterza e spaghettoni freschi con farina Cappelli, battuto di cannolicchi e pane fritto. Prezzo medio: 35 euro Via Cavour, 2 – Taranto Tel. 099.452 9875/340 5337800 www.ristorantegattorosso.com Hosteria Casale Ferrovia Antico frantoio ristrutturato con annessa cantina, cucina tradizionale rivisitata: gnocchi di melanzane, orecchiette verdi con funghi cardoncelli, pomodoro e ricotta forte, spaghetti ceci e gamberi e l’immancabile purè di fave con cicoria. Si mangia con 40 euro S.P. 34 Via Stazione, 1 Carovigno (Br) Tel. 0831.990025 www.casaleferrovia.it

dove dormire Masseria Le Fabbriche Tipico casale del ʼ600, affacciato sulla campagna tenuta a viti e il mare all’orizzonte, offre un servizio 4 stelle. In bassa stagione, 3 notti a partire da 180 euro Strada Provinciale, 130 Maruggio (Ta) Tel. 334.2884251/335.6616380 www.lefabriche.it Masseria Alchimia Posizione dominante sulla valle e una distesa di ulivi. Offre camere-studio dotate di ogni comfort e terrazzo solarium con vista sulla valle e sulla marina (Savelletri). Disponibile anche camera con vasca esterna e cromoterapia. Doppia da 69 euro C.da Fascianello, 50 – Fasano (Br) Tel. 335.6094647 www.masseria-alchimia.it

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San Settimio

SAN SETTIMIO,

una comunità esistenziale Un’estate diversa dalle altre mi ha portato in più posti in giro per la nostra bella Italia. In tarda serata, nel cuore dell’estate sono arrivata nelle colline marchigiane in un posto lontano dal mondo e dal rumore: San Settimio, una immensa tenuta privata arroccata dopo Palazzo, una frazione di Arcevia. In provincia di Ancona di Susanna Messaggio

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no spazio ai confini della realtà. Uno psicologo, Antonio Miotto, scrive di questo mondo e dà vita all’Operazione Arcevia. Una “comunità esistenziale”. È una zona collinare caratterizzata da insediamenti urbani storici su alte zone e crinali.

Da utopia a realtà La Seconda Guerra mondiale lascia il comune di Arcevia in uno stato di emarginazione con carenza di servizi e di opportunità di tipo urbano. Così a tal fine le persone del luogo e pochi volontari tenta-

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no di favorire un modello di vita ideale, di conservazione dell’ambiente e di possibile sviluppo di attività agricole e turistiche. È Italo Bartoletti l’uomo che desidera ricostruire e far vivere quella terra che ama, dimenticata, e si impegna con tutto il cuore e con degli amici. Sua figlia Francesca Bartoletti, ne raccoglie l’eredità e continua la sfida. Ora è lei la donna che porta avanti tutto con l’aiuto dei suoi amati figli Niccolò e Carolina e della nipote Nina, che sembra aver ereditato la forza e l’intelligenza con l’energia del nonno. Francesca ha il viso di una donna che ha lottato e si è

In questa foto Susanna Messaggio con Maurizio Pierantoni ed il suo assistente, in alto a destra con la proprietaria Francesca Bartoletti


QUI SI INCONTRANO PERSONE CHE VENGONO DA TUTTO IL MONDO. PROFETI, INVENTORI, TERAPEUTI, ARCHITETTI, MUSICISTI, ARTISTI inventata una nuova esistenza. All’insegna della conservazione di un territorio tanto amato dal padre. Italo Bartoletti acquistò le case coloniche e i tanti terreni. Comprò questo spazio per stare con gli amici per realizzare insieme all’architetto Ico Parisi, genio dell’architettura e dell’arte, una città nella natura. Un posto ideale. Passarono artisti famosi. Vennero disegnati parcheggi a forma di uovo, la colonna a forma di dito in piscina, la scalinata lignea, il teatro di cemento. Il progetto arrivò alla Biennale di Venezia, ma restò utopia. Così Francesca si inventò la nuova San Settimio, per non lasciar morire un sogno. Una casetta in ogni collina, ogni spazio distante in modo che le persone potessero respirare e stare in pace e ad ogni curva un’opera d’arte: sua, del suo fabbro, della sorella Lalla o Laura, di suo figlio Niccolò, che merita un articolo a parte tra il suo gong per risvegliare la natura e il negozio di cristalloterapia con annesso un padiglione speciale: una camera dei pensieri dove riassettare i Chakra e farsi cullare dalle vibrazioni delle campane tibetane. L’energia e le pietre terapeutiche fanno del giovane Bernasconi uno studioso di arti e cure orientali, alla ricerca di distensioni emotive e muscolari, di riallineamento del sistema uomo, in un ambiente adatto a ristabilire la pace. Preghiere, fantasie, racconti si consumano insieme in tavolate infinite tra la piscina e il ristorante della sera, aperto tutto l’anno.

che desiderano trovare l’equilibrio. È un Resort. Nel senso che risorgi, pensi e non torni a casa indifferente. Ogni personaggio che incontri ti lascia qualcosa dentro. L’idea di continuare a sognare fa bene, ti ricarica. La “comunità esistenziale” che si voleva costruire vive comunque, anche se non è ancora stata capita. Ci si scambia con generosità, si rivivono e si mettono a punto i pensieri. Le emozioni affiorano. Si piange, si ride. Si denuncia la fragilità, ma anche la volontà dell’essere umano. Sono gli studenti stranieri dell’Università Metropolitan di Londra che immaginano di poter accendere l’opportunità del vecchio progetto Operazione Arcevia collaborando con i designer, gli artisti, i pensatori per poter investire in un mondo libero e accendere le loro passioni nel polo culturale della riserva. È una fucina multi-disciplinare. Vorrebbero trasformare le camere del resort in studi d’arte. Una serie di pop up studio: rifugi e postazioni. Una Torre per avvistare ciò che ci sfugge, dei sentieri per potersi perdere e ritrovare. Dei letti

posizionati nel bosco per meditare, guardare le nuvole e il cielo, pensare, dormire, vivere. Una vera “fabbrica di pensieri e un laboratorio creativo a cielo aperto”. Un’incubatrice dove rinascere verso un mondo che ha bisogno di essere ripulito. Ad oggi l’Operazione Arcevia è un’associazione culturale no profit. Nasce per ispirare la ricerca dell’uomo verso se stesso. Come luogo di confronto tra le persone, osservandone i comportamenti e gli scambi. Tra gli animali, cavalli, papere, cigni, capre, maiali, cinghiali, volpi, ricci, gatti e cani. I workshop dove gli studenti si confrontano. Una palestra verso l’ascolto degli altri e di noi stessi. Lo si può fare da fermi o in movimento e per questo, un’altra figura anima la riserva: Maurizio Pierantoni. Un capitano di avventura. Vive a cavallo di un Quad. Tiene a battesimo molti ragazzi con grande empatia, sicurezza, racconta le sue radici e la conoscenza del territorio da dove non vorrebbe mai andare via. Con i suoi quad e degli indimenticabili aperitivi al tramonto raggiungibili con dei fuoristrada in grado di salire e scendere lungo i letti dei fiumi. Di giorno e di notte Maurizio vive con adrenalina il mondo ai confini della realtà di questo progetto che è più vivo che mai. Lavora per l’autostima sua e dei suoi ospiti e vi assicuro che ci riesce bene. San Settimio è un viaggio nel gusto di sentirci liberi!

Rinascite spirituali Qui si incontrano persone che vengono da tutto il mondo. Profeti, inventori, terapeuti, architetti, musicisti, artisti, donne ottobre 2017

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l’italiainmostra

BASSANO

distillato di bellezze È la città ideale secondo i dettami del Feng Shui: la montagna alle spalle, il corso d’acqua che la attraversa, una geometria armonica di palazzi colorati che la disegna. E fino al 22 gennaio 2018 ospita una mostra fotografica su Robert Capa e le sue immagini di guerra, che crea un ideale legame con il periodo più difficili della sua storia

Bassano del Grappa

di Germana Cabrelle

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hi non la conosceva si è incuriosito seguendo la fiction Di padre in figlia, trasmessa la scorsa primavera su Rai Uno e girata fra il Ponte Vecchio disegnato da Andrea Palladio e le prime colline che salgono verso Asiago. Chi invece già la conosce, la ama per il fascino che sprigiona a tutte le ore, specchiata com’è sulle acque del Brenta; così come per la sua eleganza composta anche quando viene spettinata dalla brezza che si incunea giù dalla Valsugana fin dentro le sue piazze. Una città dove la vita scorre serena, e questa pace si percepisce ancorché Bassano sia stata teatro di un orribile eccidio nazista nel biennio conclusivo della Seconda Guerra mondiale, una strage di civili e partigiani mai dimenticata che vive nel ricordo lungo il Viale dei Martiri, solenne e sacro, dove ogni albero è stato usato come patibolo.

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Un bacin (d’acqua) d’amore A Bassano è piacevole passeggiare ed è tutto un susseguirsi di botteghe di artigianato e bei negozi. In Via Jacopo da Ponte c’è una delle dieci librerie più belle al mondo, tappa obbligata anche se non si compra: Palazzo Roberti, con i muri in pietra a vista, grandi scale, stanze affrescate e un broletto interno con angoli lettura; un’altra libreria caratteristica – se non altro perché all’interno si può fare l’aperitivo mentre si sceglie dallo scaffale – è Caffè dei Libri in Vicolo Gamba. Il punto di maggiore attrazione, però, è il Ponte degli Alpini, tutto in legno, dalla base al tetto e attualmente in restauro. Proprio sul ponte c’è la distilleria Nardini, locale storico d’Italia, considerato, a buon diritto, il tempio nazionale della grappa. All’interno, uomini che indossano un lungo camice di tela grigia si muovono dietro al bancone della mescita,


SCELTI PER VOI dove mangiare Garage Nardini Gourmet bar ristorante che accosta sapori veneti di terra e di mare con gusto contemporaneo a firma del giovane chef Simone Brizzolari. Prezzo medio: 55 euro Piazzale Generale Giardino, 6 Tel. 0424.521073
 www.nardini.it

In apertura, il Ponte Vecchio sulle acque del Brenta. Sopra la Grapperia Nardini

Robert Capa. Retrospective Il Museo Civico di Bassano ospita fino al 22 gennaio 2018 la mostra dedicata al lavoro straordinario del più grande fotografo di guerra del mondo, Robert Capa (pseudonimo di Endre Friedmann, inventato nel 1936 insieme alla compagna Gerda Taro). La rassegna presenta 97 fotografie in bianco e nero che raccontano la sofferenza, la miseria, il caos e la crudeltà della guerra. Momenti, divenuti iconici, di cui Capa è stato testimone oculare e dai quali è possibile scorgere la cifra stilistica e poetica, fisica ed emotiva, che riecheggia nella sua famosa frase: «se le tue foto non sono abbastanza buone, non sei abbastanza vicino». Una proposta culturale di grande respiro che si lega alle delicate tematiche dei conflitti di cui anche Bassano del Grappa, bella e forte, è stata purtroppo vittima.

Per saperne di più: www.museibassano.it

tutto di legno laccato e conservato intatto dal 1779. Qui si viene per bere l’aperitivo mèso-e-mèso e per comprare l’acquavite bianca dell’anno o la riserva invecchiata. Dalle finestre del salone con i tavolini addossati, si ammira il Brenta e lo si sente gorgogliare. Appena fuori c’è un altro tempio della grappa, il museo della distilleria Poli. E nell’immediata periferia Le Bolle Nardini, opera dell’architetto Fuksas. Ma Bassano è pure una gemma naturalistica, con un periplo sul Lungobrenta di 4 km fra alberi e viottoli sterrati frequentato d’estate come una spiaggia. Bassano è elegante, con i suoi caffè storici e i locali di tendenza, le sue piazze raccolte, il Museo degli Alpini e il Museo civico. Bassano è, infine, una città romantica, dagli scorci meravigliosi. Del resto è qui che è nata la canzone Sul ponte di Bassano noi ci darem la mano ed un bacin d’amor!

Ottocento Simply Food Si mangiano degli ottimi lievitati – tra cui una squisita pizza ad alta digeribilità – e si beve nei bicchieri di Massimo Lunardon, soffiatore e artista del vetro di Fara Vicentino. Prezzo medio: 25 euro bevande escluse Contrà San Giorgio, 2 Tel. 0424.503510 www.800simplyfood.com

dove dormire Ca’ Sette A un chilometro dal centro, un hotel ricavato in una villa ’700 arredata con design contemporaneo. Doppia da 130 euro Via Cunizza da Romano, 4 Tel. 0424.383350 www.ca-sette.it Le 33 Grazioso b&b proprio nel cuore del centro storico dove la prima colazione e l’ospitalità sono curate nei minimi dettagli. Prezzo: 86 euro a notte Via Ferracina, 33 Tel. 347.2161224

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ALMANACCO di barbanera

di Francesca di Olga C Ciancio arlini

weekend/golf

Il campo con il MEDITERRANEO intorno Il Verdura Golf e Spa Resort di Sciacca, in provincia di Agrigento, è senza dubbio il “place to be” per tutti gli appassionati di green. Che potrebbero trovarsi a giocare fianco a fianco con Madonna, George Lucas, ma anche con i grandi campioni internazonali

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e possiedi 11 hotel 5 stelle lusso tra Europa e Arabia Saudita hai solo l’imbarazzo della scelta sul decidere qual è il più bello. Eppure Sir Rocco Forte, il proprietario del gruppo Roccoforte Hotels, ha nel cuore la Sicilia e il suo Verdura Golf e Spa Resort di Sciacca, nella provincia di Agrigento, che è «il posto dove mi passano tutte le preoccupazioni e i malumori, mi sento rinascere, anche perché c’è un magnifico campo da golf». Da golfista accanito, l’imprenditore italo-inglese ha pensato subito in grande: tre campi disegnati dall’architetto californiano Kyle Phillips, entrati di diritto nei challenge internazionali, e un florilegio di premi che han-

dove&come

Verdura Resort S.S. 115 Km 131 Sciacca (Ag) Doppia da 270 euro Tel. 0925.998180 www.roccofortehotels.com

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no fatto del Verdura il “place to be” per tutti gli appassionati di green. Campioni e dilettanti della pratica dello swing hanno 45 buche da affrontare tra aranceti e uliveti, su un totale di 230 ettari di terreno. Un investimento da 150milioni di euro portati su questo pezzo di Sicilia sud-occidentale che di bellezze storico-paesaggistiche ne ha sempre avute da mostrare a iosa. Ciò che e è cambiato, con l’arrivo dell’hotel super lusso targato Roccaforte, è stato lo sguardo dei turisti che, sul modello di zio Paperone, hanno spesso gli occhi a forma di dollaro. Una ricaduta importante su tutto il territorio che ha avuto la sua consacrazione con il Google Camp, ormai fisso in zona da quattro anni. Tra le stanze, la Spa e i ristoranti del Verdura si sono rilassati personaggi del calibro di Larry Page e Sergey Brin – gli inventori del motore di ricerca più famoso al mondo –, il regista George Lucas, cantanti come Madonna, Pharrell Williams, Rihanna e tutti i Ceo dei social più in vista, da Snapchat a Twitter a Spotify. Insomma un think tank globale in salsa sicula. Uno spot dalla portata incalcolabile per Sciacca e tutta l’area limitrofa. «Ma anche il golf ha giocato la sua parte: i tre giorni dell’European Tour sono stati seguiti su Sky da 250 milioni di persone». A parlare è Gianluca Di Biase, Golf Manager del Resort che ci racconta quanto sia importante anche l’aspetto didattico del Verdura: «Abbiamo una Golf Academy con un team di professionisti PGA, un campo pratica con doppio battitore largo 75 metri per ciascun lato, ideale per gruppi di tutte le dimensioni e allievi di ogni livello. Con i suoi 3 chipping e putting green e 3 bunker di pratica il Verdura Resort è perfetto per sessioni di pratica professioniste, ma anche piacevoli sessioni per appassionati. Le due buche sul mare poi sono davvero emozionanti: hai dinanzi solo il Mediterraneo».


di Elena Conti

weekend/golf/2

Un gioco da RAGAZZI! Al Golf Club Toscana dell’Hotel & Golf Resort Cordial Pelagone di Gavorrano, in provincia di Grosseto, ne fanno un vanto della giovane età dei loro giocatori. Orgoglio che si unisce a quello per un circuito immerso nelle colline maremmane, che rappresenta la sfida perfetta per giocatori esperti ma anche principianti, durante tutto l’anno

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i possono ammirare il Golfo di Follonica e il profilo dell’Isola d’Elba da alcune delle 18 buche del Golf Club Toscana, nel cuore di morbide colline a pochi chilometri dal mare, fra pini, cipressi e oliveti. Era il 1999 quando il gruppo alberghiero austriaco Cordial, che vantava già diverse strutture di prestigio in Austria e in Germania, scelse di scommettere sulla provincia di Grosseto, nel sud della Toscana, per inaugurare un nuovo campo da golf con un’imponente struttura alberghiera, l’Hotel & Golf Resort Cordial Pelagone, che oggi si presenta come la scelta ideale per fare sport in un paesaggio spettacolare ma anche come punto di partenza per visitare Siena, Pisa, Firenze, le zone vinicole e i borghi come Massa Marittima, Montalcino o Scansano. Il percorso di gioco a 18 buche nasce su progetto dell’architetto statunitense Keith Preston e si snoda tra le verdi colline della Maremma con bellissimi scorci panoramici, vantando un clima relativamente mite che rende

possibile vivere indimenticabili giornate di golf per tutto l’anno. «I nostri clienti sono prevalentemente austriaci, tedeschi svizzeri e scandinavi – spiega Marco Carli, della segreteria sportiva del club – ma abbiamo anche molti giocatori italiani e del posto. Poi ci sono i soci, di cui più del 50% non è italiano». Un ambiente vivace e dinamico, dove si nota subito la presenza di giovani. «Negli ultimi due anni abbiamo avuto un abbassamento dell’età media dei giocatori, direi fra i 30 e i 50 anni soprattutto, un bel dato visto che comunemente chi non conosce bene questo mondo lo considera uno sport

dove&come

Golf Club Toscana Loc. Il Pelagone, Gavorrano (Gr) Green fee da 50 a 78 euro; Golf Car 45 euro; Camera doppia da 160 euro Tel. 0566.820471 www.golfclubtoscana.com

poco impegnativo per persone non più giovanissime! Abbiamo organizzato iniziative mirate a coinvolgere una clientela diversa e i risultati si vedono». La struttura propone diversi pacchetti turistici, che comprendono escursioni in città d’arte, visite e degustazione nelle cantine della zona come Le Mortelle di Antinori, Il Pupillo, Moris Farm, che hanno sempre molto successo fra la clientela straniera. L’isola d’Elba poi merita l’escursione di una giornata, ma chi prenota periodi di almeno 7 giorni riesce a farci entrare sia diverse giornate di golf, che un po’ di turismo: dalle spiagge pittoresche al Parco Naturale della Maremma, dove incontrare i bovini di razza maremmana dalle imponenti corna, allevati dai butteri, sorta di cowboy Made in Tuscany. Fra una partita e l’altra meriterebbe una visita anche il Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle, con le sue sculture oniriche e scintillanti, e l’Acquario Mondo Marino per dare un’occhiata agli abissi a Valpiana, nel comune di Massa Marittima. ottobre 2017

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terre lontane

Un GOLFISTA in Tunisia Da sempre una delle mete più gettonate da noi italiani grazie alla vicinanza e, perché no, a secoli di storia condivisa e alle similitudini alimentari, il paese affacciato sul Mediterraneo rinnova la sua offerta turistica partendo proprio dal golf, senza dimenticare tradizioni, arte e gastronomia di Riccardo Lagorio

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È

difficile incontrare una capitale che vanti due campi da golf. Tunisi fa parte di questa ristretta categoria. Al 1927 risale il Carthage Golf Club mentre nel 2008 è stato inaugurato il Residence Golf Club, un 18 buche disegnato da Robert Trent Jones Jr. La collocazione tra la costa e il lago salato di La Marsa lo rende anche una riserva naturale dove nidificano fauna selvatica e uccelli migratori. Intorno si trovano alcuni dei migliori hotel di Tunisi, che permettono di alternare l’esperienza golfistica con relax e benessere, ma anche attività culturali come la scoperta dei musei della capitale.Ad esempio il Bardo, la più imponente collezione al mondo di mosaici d’epoca romana. Il restauro, completato nel 2012, lo ha reso ancora più grande e completo. Un curato giardino è l’anticipazione al Nettuno su carro trionfale che si trova nella hall d’ingresso e dà il benvenuto ai visitatori prima che passino in visione i 15mila mq di tessere recuperate da ville romane e chiese dei primi anni del cristianesimo. Superato l’ingresso, osservate il realismo dei pugili: l’eleganza della scena prodotta con singoli tasselli poco raffinati indica la tarda età dell’opera; o mettetevi alla ricerca del bel battistero proveniente


SCELTI PER VOI dove mangiare Essaraya Restaurant Nella medina di Tunisi, eleganza e cortesia. Il piatto: nwasser (quadrucci di pasta) all’agnello. Prezzo medio: 30 euro 6 Rue Ben Mahmoud Boulevard Bab Menara www.essaraya.tn Le Méditerranée I piatti di mare sono un must. Da scegliere il kamounia, polpo con salsa al pomodoro piccante. Prezzo medio: 35 euro Port El Kantaoui, BP 119 Hammam Sousse www.lemediterranee.com.tn

dove dormire The Residence Tunis Negli ambienti comuni in stile arabo andaluso e nelle camere, tutte rivestite con marmi pregiati, vi accompagna il profumo di gelsomino. Doppia 180 euro Boite Postale 697 La Marsa, Les Côtes de Carthage www.cenizaro.com/theresidence El Mouradi Palace Hotel & Spa L’area turistica di Port El Kantaoui è a pochi passi, mentre l’ingresso al residence è di fronte al green 36 buche di El Kantaoui. Doppia: 170 euro Zone Touristique El Kantaoui, Sousse www.elmouradi.com da Demna, ricco di decorazioni allegoriche, donato come atto di generosità da tali Aquinio e Giuliana. Prima di passare alle sale delle statue degli imperatori, infine, ammirate uno dei pochissimi ritratti di Virgilio. Dopo questo appassionante viaggio nel tempo, ci si può recare alla Porta Verde, che dava accesso ai giardini della città, e alla medina. Tra abiti tradizionali, spezie e tipici copricapo in feltro sarete catturati dai decori di ceramica che ricoprono gli edifici. Per rifocillarsi con

È DIFFICILE INCONTRARE UNA CAPITALE CHE VANTI DUE CAMPI DA GOLF. TUNISI FA PARTE DI QUESTA RISTRETTA CATEGORIA

una bibita, sosta in terrazza davanti al Teatro municipale inaugurato nel 1902.

In buca a Sousse I campi da golf di Port El Kantaoui distano meno di due ore d’automobile lungo un’autostrada che per un tratto costeggia il Mediterraneo e attraversa uliveti. Port El Kantaoui è l’espressione più turistica di Sousse, la sua marina offre attività varie in ogni momento della giornata. Gli appassionati di vela, pesca d’altura, sci d’acqua o di immersioni trovano le occasioni adeguate per divertirsi. Il Golf Club di El Kantaoui combina due percorsi da 18 buche e ospita spesso tornei europei per seniores. Ostacoli attraenti e sorprese si moltiplicano buca dopo buca mentre sale la brezza dalla spiaggia di sabbia bianca e finissima. I course, che si possono osservare dalla terrazza del golf club, sono adatti al golf turistico e alla competizione. Ne sa qualcosa l’esperto Sam Torrance: «I campi di Port El Kantaoui sono così belli che non potrò resistere alla tentazione di ritornare», affermò in un’intervista. I migliori hotel si trovano a pochi passi così che il luogo risulta adatto a chi vuole avere tutto a portata di mano durante il corso dell’anno: divertimenti, mare, golf. E pub, che negli ultimi anni hanno attirato tedeschi, scandinavi e russi. La medina di Sousse è Patrimonio dell’Umanità. La grande Moschea, priva di minareto, è testimone di un’architettura perfettamente conservata del X secolo. La kasbah ospi-

ta il Museo Archeologico, una collezione che compete per fascino con il Bardo di Tunisi. I tasselli mutano colore nei riflessi della luce che arriva radente nel tardo pomeriggio. Li osservano da vicino gli occhi di Medusa, che fissano incantatori attraverso lo specchio appeso al soffitto. Sarete emozionati a osservare gli strumenti di pesca di duemila anni fa che un ignoto artista riprese grazie all’arte del mosaico: con la lenza, per mezzo di trappole, una rete da lancio e nasse. La scena racconta l’antico amore di questa terra verso la risorsa ittica.Attrazione fatale alla quale il popolo tunisino sa difficilmente rinunciare. La sera lo rivelano i ristoranti di pesce, affollati come sempre di turisti e locali. Cala il sole a Sousse.Anche il mercato del pesce Bab Jedid, che funziona dalle prime ore della mattina, abbassa le saracinesche. Segno che la giornata, il lavoro volge davvero al termine. In apertura: Port El Kantaoui; sotto un campo da golf affacciato sul mare. In questa pagina, sopra il Museo del Bardo di Tunisi, sotto il Martyrs Monument - Bab Jedid a Sousse

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FUNIVIA MALCESINE MONTE BALDO CON LE CABINE ROTANTI VERSO PANORAMI MOZZAFIATO

FUNIVIA MALCESINE MONTE BALDO Via Navene Vecchia, 12 - 37018 Malcesine (VR) Tel. +39.045.7400206 - Fax +39.045.7401885 info@funiviedelbaldo.it www.funiviedelbaldo.it

Comune di Malcesine

Provincia di Verona


Il Buono d'Italia

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LA VAL MAIRA Un pezzo di Piemonte fatto d'arte, natura e cucina di tradizione occitana

I RISTORANTI DEL MESE

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LA SALUTE NEL PIATTO

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L'ORTO DEI SEMPLICI

PALAZZOLO ACREIDE

Nel cuore barocco del Siracusano, tra vicoli di pietra e cibi di sapore antico

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A CASA DI MISTER AMARONE

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La Masi Agricola di Sandro Boscaini: vino, storia e cultura in Valpolicella


cibo&territorio

VAL MAIRA, la montagna delle acciughe

Uno dei mestieri che ha segnato la storia di questo angolo spesso ignorato dal turismo italiano era proprio quello dell’acciugaio. Per scoprirne le ragioni, la cosa migliore è visitarla questa valle piemontese di lingua occitana dove non è solo la gastronomia a stupire. Nartura e arte infatti non sono davvero da meno di Silvana Delfuoco

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l prodotto più tipico della Val Maira? Ma le acciughe, naturalmente! Le acciughe sotto sale, per la precisione, che, importate per secoli dalla vicina Liguria, un tempo qui arrivavano da lontano – Algeria, Marocco, Sicilia, Grecia… – per andare altrettanto lontano. Trasportate in barili sui carrettini degli anchoiers attraverso i sentieri della montagna, arrivavano a fiere e mercati del Nord Italia, ma anche fino a Marsiglia, in Svizzera, a Buenos Aires, a Cordoba. Oggi, nel ricordo di quei tempi ormai epici, le acciughe rivivono un momento di riscoperta e valorizzazione, offerte nei piatti tipici emblema dell’intera regione subalpina. Senza di loro, infatti, tutta

la grande cucina del Piemonte avrebbe dovuto fare a meno di alcuni dei suoi piatti più noti; come la bagna cauda, vero trionfo, nella sua regale essenzialità, di sole acciughe, aglio e olio; o come il bagnet verd, salsa a base di prezzemolo, aglio e mollica di pane, che non manca mai tra gli antipasti della tradizione, o in apertura di una merenda sinoira sul bancone di una piola.

I piatti “occitani” Una riscoperta, stimolata dalla presenza di un turismo sempre più interessato a questi luoghi rimasti troppo a lungo appartati, sono anche i piatti della tradizione occitana, preparati con materie prime rigorosamente


C’era una volta una Biblioteca

Val Maira

a km0. Come le ravioles de toma, una sorta di gnocchi di patate e formaggio dalla forma allungata, un tempo buon auspicio per fidanzamenti e battesimi; o come la daube provençale, uno spezzatino di manzo cotto nel vino rosso nella daube appunto, una pentola di coccio originaria della Provenza. E poi ci sono le erbe officinali, gli ortaggi e i foraggi d’alpeggio: la produzione agricola tipica di tutte le valli alpine. Che qui, da qualche anno a questa parte, sono spesso di coltivazione biologica, in funzione di un maggior rispetto del territorio e dell’ambiente. Senza contare il pane cotto nel forno a legna, i formaggi d’alpeggio, gli infusi alcolici a base di erbe alpine…

La conosceva bene anche quell’appassionato bibliofilo che fu Umberto Eco la Biblioteca di padre Sergio, monaco benedettino, a Marmora Superiore, ultimo baluardo di abitazioni prima della salita finale al Colle del Mulo. Sessantamila volumi, tutti catalogati, suddivisi su scaffali, con un criterio certo più estetico che scientifico, per ordine alfabetico di editore. Un patrimonio rimasto accessibile a tutti anche via internet fino al 2013, anno della morte del suo curatore. Dopo di che… il caos, come purtroppo spesso accade in questo nostro amato Belpaese. Contrasti fra Enti pubblici e privati ne stanno sostanzialmente impedendo utilizzo e fruizione. Della Biblioteca e del suo incerto futuro si parla in un film di prossima programmazione, La Terra buona di Emanuele Caruso, che uscirà nel febbraio 2018. E chissà se di nuovo le suggestioni della Val Maira colpiranno nel segno, come successe nel 2015 con Il vento fa il suo giro di Fredo Valla e Giorgio Diritti. Che dire? Lasciamo fare agli esprit folets dei boschi di montagna.

In apertura, un paesaggio montano della Val Maira. Nella pagina accanto un piatto di acciughe e qui la versione rivista da Marco Ghione della Giardiniera ai tavoli del Al Bial

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cibo&territorio

La riscoperta di una Biblia pauperum Si trova sul Sentiero dei Ciclamini, lungo un’antica strada medievale che da Dronero porta a Macra, la piccola Cappella di San Pietro, una costruzione del XIII secolo certo utilizzata come rifugio dai pellegrini di passaggio e forse da lazzaretto in occasione delle ricorrenti pestilenze. Da poco liberata dallo strato di affreschi di epoche successive che lo soffocavano, è emerso sulla parete di fondo un raro esempio di danse macabre del XV secolo: un vivo e un morto si alternano in un grottesco girotondo secondo un’iconografia di tradizione subalpina. Le scritte che l’accompagnano, in francese antico e in occitano, sono una preziosa aggiunta alla ricostruzione dell’antico patrimonio linguistico di questa valle di confine.

Qui, la chiesa di San Peyre di Stroppo; sotto uno scorcio di Elva. Nella pagina accanto, in alto i ciciu e, sotto, gli affreschi di Santa Maria di Elva “firmati” Hans Clemer

Una Valle “inaccessibile” Materie prime queste figlie di una natura salvaguardata qui, molto più che in altre aree alpine più facilmente accessibili, dalla sua stessa asperità. A farla da padrone infatti in Val Maira sono paesaggi mozzafiato, un’eccellente qualità dell’aria e, valore aggiunto non ultimo, il vasto respiro di un silenzio senza tempo. I primi ad accorgersene sono stati “i tedeschi”, ritornati in Val Maira negli anni ’80 sulla scia dei ricordi di guerra. A Borgata Morinesio, 1500 metri di altitudine nel comune di Stroppo, hanno ristrutturato le vecchie case in pietra, via via trasformate anche in accoglienti strutture ricettive. Così, grazie a questi coraggiosi pionieri d’Oltralpe, hanno iniziato ad arrivare altri turisti, incuriositi dalle molte sfaccettature di questi luoghi dalla sto-

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A FARLA DA PADRONE IN VAL MAIRA SONO PAESAGGI MOZZAFIATO, UN’ECCELLENTE QUALITÀ DELL’ARIA E, VALORE AGGIUNTO NON ULTIMO, IL VASTO RESPIRO DI UN SILENZIO SENZA TEMPO


SCELTI PER VOI dove mangiare Ristorante Al Bial Un’autentica esperienza la sosta in questo piccolo ristorante, dove la tradizione passa attraverso l’inesauribile e appassionata creatività dello chef. Prezzo medio senza vino: 57 euro Via Provinciale, 17 – Macra (Cn) Tel. 0171.999149 – www.albial.com Locanda Occitana Lou Pitavin Di fronte alle montagne, piatti autentici che raccontano la storia del territorio. Prezzo medio senza vino: 36 euro Borgata Finello, 2 Marmora (Cn) Tel. 0171.998188 www.loupitavin.it

dove dormire ria millenaria. A cominciare dalla pietra, quella ancora intatta dei ciciu della Riserva naturale di Villar San Costanzo; e quella lavorata dalla mano dell’uomo delle misteriose, e minacciose, têtes coupées di origine celtica, che ancora ornano portali e capitelli di chiese e di abitazioni private. Per finire con la scoperta più emozionante, per chi vuole arrivare fino a Elva, a 1600 metri di quota al confine con la Val Gra-

na. Qui una sorpresa aspetta il visitatore, pronta a stordirlo con la potenza della sua drammaticità: l’affresco della Crocifissione del “Maestro di Elva”, il pittore fiammingo Hans Clemer. A riprova del fatto che, già nel XV secolo, questa montagna non doveva essere poi così inaccessibile, e contribuisse anzi a unire, e non a dividere, popoli e culture oggi separate da un confine non certo geografico.

Draconerium Hotel Un moderno tre stelle all’imbocco della Val Maira, dotato di tutti i comfort. Doppia da 65 euro Via Cuneo, 38 Dronero Valle Maira (Cn) Tel. 0171.1904006 www.draconeriumhotel.it Rifugio escursionistico La Rua In una casa medievale completamente ristrutturata, un accogliente b&b dotato di cinque stanze. Doppia da 44 euro Borgata Bedale, 1 – Macra (Cn) Tel. 0171.999202 www.rifugiolarua.it

dove comprare Ittica Val Maira Dal creatore della Confraternita degli Acciugai, troverete le acciughe sottovuoto in due tipologie, classiche o con i capperi. Borgata Castellaro Celle di Macra (Cn) Cell. 377.5084377 La Mosterei Laboratorio per la produzione di succo e aceto di mele che applica al prodotto locale tecniche tipiche della Franconia Via Ruata, 4 – Frazione Tetti Dronero (Cn) Tel. 0171.9058893

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iborghidelgusto

Palazzolo Acreide

Qui, il sito archeologico di Palazzolo Acreide e, nella pagina accanto, la chiesa di San Sebastiano

A PALAZZOLO ACREIDE

tra pietre e gola Rinato con linee barocche dopo il terremoto del 1693, il centro del siracusano scommette oggi su un turismo diffuso che ne apprezza la storia e soprattutto la ricca gastronomia tipica, buona per ogni stagione di Riccardo Lagorio

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estinazione ideale per un fine settimana nel sud Italia, il periodo migliore per visitare Palazzolo Acreide è l’autunno. Per apprezzarne il grande passato bisogna salire sull’acrocoro poco fuori dal centro. Un’area archeologica che le sere d’estate rivive con un nutrito programma di opere classiche che animano il teatro d’origine greca. Di giorno ci si può abbandonare tra allori giganti e alberi da frutta visitando l’antico sito che domina la valle dell’Anapo: uno accanto all’altro si possono così ammirare il luogo di riunione del senato cittadino, l’asse viario, le latomie, ovvero le cave di

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pietra che avevano la doppia funzione di prigione. Ma è la riscoperta dell’arte barocca che ha reso in tempi recenti celebre il centro siracusano, una città rinata dopo il terremoto del 1693.

Nella patria d’U niuru Lasciata la scenografica scalinata della chiesa dedicata a San Sebastiano, Corso Vittorio Emanuele è un susseguirsi di palazzi nobiliari che hanno contribuito a fare ottenere alla cittadina il titolo di Città Patrimonio dell’Umanità. Vale la pena fermarsi per un bicchiere di latte di mandorle al Bar del Corso Infantino, poi, chi è appassionato di giardini visiti

gli ampi viali della Villa Comunale dove si rincorrono su 30mila mq palme, bossi e tassi. Percorrendo le strade che portano alle numerose chiese del centro ci si lascia convincere dai profumi che escono dalle macellerie per un assaggio della caratteristica salsiccia, aromatizzata con finocchietto e peperoncino. Si lascia essiccare per qualche giorno e ciò la rende diversa nel panorama delle salsicce siciliane: Palazzolo Acreide si trova a 600 metri sul livello del mare, sui Monti Iblei, e la sua posizione consente questo pur breve periodo di stagionatura. Peraltro i resti di consumi alimentari dei coloni greci di oltre 2500 anni fa testimoniano l’interesse di quelle popolazioni nei confronti del suino locale. Che oggi è in prevalenza dalle setole nere e spesse e appartiene alla razza locale siciliana. U niuru, semplicemente il nero, in segno di rispetto. In Contrada Serravetrano si può visitare l’allevamento semibrado di Giovanni Musso da cui escono animali dalla carne soda e saporita.


Vicoli e sapori

CORSO VITTORIO EMANUELE È UN SUSSEGUIRSI DI PALAZZI NOBILIARI CHE HANNO CONTRIBUITO A FAR OTTENERE AL CENTRO SICILIANO IL TITOLO DI CITTÀ PATRIMONIO DELL’UMANITÀ

«Fino agli anni Cinquanta qui c’erano più di 30 osterie dove si mangiavano cose semplici: uova sode e polpette. Non era certo per consapevoli ragioni di turismo, ma per il piacere di stare insieme agli amici davanti a un bicchiere di vino» dice Paolo Didomenico, presidente dell’Associazione dei ristoratori locali, Vicoli & Sapori, e patron del Ristorante Scrigno dei sapori. Oggi che l’enogastronomia è ovunque tra le molle turistiche più importanti, la ristorazione si è organizzata anche per far conoscere le potenzialità del territorio circostante. «Abbiamo pensato che rivitalizzare il centro storico di Palazzolo Acreide con i produttori e i ristoratori fosse una buona idea. Con questo intento è nata Vicoli & Sapori, una cena itinerante che proponiamo ogni anno l’ultimo fine settimana di luglio» racconta Andrea Alì, del Ristorante Sapori Montani. I ristoranti associati preparano pietanze in sintonia con l’obiettivo

dell’iniziativa e i produttori hanno la possibilità di illustrare al pubblico le loro proposte. Un appuntamento che permette di scambiare quattro chiacchiere con alcuni vignaioli della zona o conoscere la birra artigianale palazzolese Dea Mater, di cui va assaggiata la doppio malto nera, dai profumi agrumati e il vago gusto tostato. Le soste che ci hanno più conquistato durante l’edizione 2017? Il Tortino di patate e zafferano su vellutata di Ragusano Dop del Ristorante Al Punto giusto e il Panino siciliano, un hamburger con scaglie di Ragusano Dop e olio al cappero de La Corte di Eolo. Squisiti. Come la leggendaria ospitalità siciliana.

SCELTI PER VOI dove mangiare

dove dormire

Al Punto Giusto Sotto volti in pietra rivivono le opere di grandi letterati in teche di vetro alle pareti e i sapori dei luoghi intorno. Da provare gli gnocchi con crema di pistacchio, stracciatella e pancetta croccante. Prezzo medio: 20 euro Via Maddalena, 28 Tel. 0931.1969134

Palazzo Judica In pieno centro, appartamenti completi di tutte le necessità per una sosta felice. Chi vuole spazi ampi, sceglie la numero 2. Appartamenti a partire da 80 euro al giorno Corso Vittorio Emanuele, 10 Tel. 0931.883285

Sapori Montani L’estro di Andrea Alì permette di gustare senza alterazioni i sapori della terra e l’ampia carta dei vini accontenta ogni tasca. La scelta del piatto? Trota del Manghisi, pomodorini e fagioli. Prezzo medio: 35 euro Via gabriele Judica, 4 Tel. 0931.881488

Borgo del Carato Si fondono antico e moderno in questo Resort di lusso che soddisfa le richieste di una clientela esigente. Circondato da alti alberi di carrubo e da ulivi centenari. Chi ama i grandi spazi sceglie la country house. Doppia da 120 euro S.S. 124, km 97 Tel. 3481.169255 www.borgodelcarato.com

dove comprare Birra Dea Mater Birre non filtrate e non pastorizzate per gustarne meglio gli aromi. Viale Dante Alighieri, 22 Tel. 329.0856445 La Trota Le trote iridee e salmonate sono allevate nelle acque del fiume Manghisi e dalle falde che scorrono in profondità. La trota affumicata sbriciolata condisce pasta e pizze. Via Nazionale, 61 Tel. 331.4363219 Azienda Agricola Carpino A chi piacciono le note erbacee e piccanti punterà sull’olio extravergine d’oliva Monti Iblei Dop, sottozona Val d’Anapo. Da tenere a portata di mano per insalate e zuppe. Contrada Chiappa Tel. 0931.881966

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Una “divina” esperienza a casa di MR. AMARONE Un personaggio che sarebbe piaciuto anche a Dante Alighieri, Sandro Boscaini. Se il padre della lingua italiana, infatti, sognava un “veltro” capace di riformare l’Italia, lui può dire d’aver contribuito se non altro a rivoluzionare il panorama del vino nazionale. Siamo in Veneto, o meglio in Valpolicella, e il ruolo giocato dal Sommo Poeta in questa storia è ovviamente ben più importante di Francesco Condoluci

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arà anche scontato ma, per chi coltiva assieme il vizio del vino e quello delle lettere, è di fatto impossibile non farsi tornare alla mente – nel mentre ci s’addentra tra le sale austere, il quieto porticato, il viale dei cipressi, l’orto e i giardini pettinati di questa villa secolare immersa tra i vigneti della Valpolicella – i due endecasillabi che il Sommo Poeta, nella Divina Commedia (Purgatorio, XXV canto), dedicò al più prelibato tra i nettari: “Guarda il calor del sol ché si fa vino/Giunto a l’omor che della vite cola!”. Chissà se Dante, al momento di vergare questi versi immortali, immaginava che i suoi discendenti, nei secoli a venire, proprio “all’omor della vite” avrebbero dedicato tempo, braccia e cuore. Fu proprio lui, del resto – anche se indirettamente – durante gli anni veronesi dell’esilio, a far sì che la storia della sua famiglia si spostasse dalla natia (e irriconoscente) Firenze per legarsi per sempre alle dolci e acco-

glienti colline venete che s’affacciano sul Garda. Al resto ci pensò il figlio Pietro, innamorandosi perdutamente di quei luoghi prosperi e pacifici al punto da decidere di comprare, nel 1353, la “possessione” Casal dei Ronchi in Gargagnago, incastonata proprio nel cuore della Valpolicella classica, tra le rive del lago e le mura di Verona “la bella”.

Un’icona dell’enologia nazionale Oggi, quasi otto secoli e ventuno generazioni di Alighieri dopo, ad aprirci le porte della villa padronale che fu di Pietro, è il conte Pieralvise, del ramo dei discendenti del Poeta che fa capo a Ginevra Alighieri e Marcantonio Serego. L’antica magione è diventata il fulcro della tenuta Le Possessioni Serego Alighieri che fa dell’arte del vino anche un sublime pretesto per accogliere ospiti e aficionados nella sua incantevole Foresteria, rustica fuori e raffinatissima all’interno. Ma Dante, ovunottobre 2017

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Masi Wine Discovery Museum: emozione e cultura Immaginate di entrare all’interno di un tino enorme, 5 metri di altezza per 4,5 di larghezza. Un maxi-vaso vinario che può contenere fino a 50 mila litri di vino e 15 persone. Là dentro, dove per più di tre lustri sono stati affinati i vini di Masi, oggi si può vivere una straordinaria esperienza sensoriale. Tre minuti durante i quali sarete proiettati, attraverso immagini, suoni e profumi, nel vivo del processo di fermentazione. Sotto i vostri piedi, il pavimento si muoverà come se stesse pigiando acini di Corvina o Oseleta, tutt’intorno sentirete sprigionarsi gli effluvi del mosto mentre i vostri occhi vedranno scorrere sulle pareti intense scene di vinificazione. È il cuore più scenografico del Masi Wine Discovery Museum, lo spazio espositivo che è stato inaugurato a metà settembre all’interno della Tenuta Canova. Un progetto, questo del “museo esperienziale del vino” sul Lago di Garda, che l’azienda ha messo al centro della Masi Wine Experience nell’obiettivo di «trasformare la cultura del vino in emozione ed esperienza sensoriale per il visitatore, attraverso un percorso narrativo che eleva la storia di un brand a paradigma della civiltà millenaria della vitivinicoltura italiana». Nelle sale sono tre i percorsi tracciati: dalla terra all’uva, dall’uva al vino, dal vino alla tavola. Pannelli descrittivi e fotografici illustrano clima, terreno e varietà, mentre un viaggio satellitare dal cielo alla terra fa scoprire dove Masi ha portato il suo know-how: dalla Valpolicella fino in Argentina. La full immersion nel “mondo Masi” continua con le fasi di vendemmia e vinificazione e con l’esplorazione della tecnica dell’Appassimento mediante un video che in soli 40 secondi fa vedere ciò che accade nei tre mesi del “riposo” delle uve. A chiudere il cerchio, il passaggio del vino alla tavola: affinamento, cantina, confezionamento e una galleria delle etichette-simbolo di Masi nel mondo. Al termine della visita, ci si può intrattenere nel salotto di casa Boscaini per scoprire la storia della famiglia, dal 1772 a oggi.

Per saperne di più:

www.masiwinexperience.it

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que si trovi, sarà fiero soprattutto di ciò che i suoi pronipoti hanno saputo produrre in vigna al “calor del sole” della Valpolicella: basti dire, per chi mastica di alta enologia, che un paio d’anni fa il Vaio Armaron Serego Alighieri è finito dritto, prima etichetta veneta della storia, nella top 10 del Wine Spectator, la rivista americana che nel mondo del vino, per autorevolezza, equivale – e non ce ne voglia, il Sommo – alla Divina Commedia nel panorama letterario mondiale. Merito, certamente, dei vitigni di Corvina, Rondinella e Molinara dal cui uvaggio si ricava quell’Amarone di gran classe proveniente, appunto, dall’omonimo vigneto da cui pare derivi il nome stesso di uno dei simboli dell’italian wine. E merito, senza dubbio, della sapienza secolare con cui i Serego Alighieri vinificano, fanno appassire nei fruttai e affinano in cantina. Ma a dare il valore aggiunto a vini di cotanto lignaggio – il Vaio Armaron ma anche il MontePiazzo e il Bello Ovile – è nondimeno l’apporto garantito dal Gruppo Tecnico Masi, il team di esperti che da tempo affianca l’azienda vinicola di Sant’Ambrogio di Valpolicella, dopo l’accordo, appunto, con Masi Agricola. Fu Sandro Boscaini, attuale patron di Masi,

a volere, nel lontano 1973, questa fortunata aggregazione con i conti Serego Alighieri, nel nome delle “uve del Triveneto” e della comune cultura agricola e vitivinicola. Probabilmente già allora, l’uomo che qualche decennio dopo (grazie all’omonimo libro a lui dedicato dalla giornalista inglese Kate Singleton) sarebbe passato alla storia come “Mister Amarone”, sognava di costruire un polo di eccellenze del territorio capace, attraverso il connubio tra le antiche tecniche enoiche delle Venezie e una continua attività di ricerca, sperimentazione e innovazione tecnologica, di produrre vini di gran pregio da far conoscere in tutti i continenti. E infatti dopo i Serego Alighieri, il gruppo Masi, dalla Valpolicella classica si è espanso fino al Trentino, andando a gestire la cantina dei conti Bossi Fedrigotti, e poi in Friuli, nell’area di Valdobbiadene (con la recentissima acquisizione al 60% della Canevel Spumanti) e finanche in Argentina, dove nella regione di Mendoza ha trovato l’habitat ideale per esportare il suo know-how. Un progetto che oggi è realtà e che, grazie alla produzione di Recioti e Amaroni classici che fanno incetta di riconoscimenti dalla critica internazionale, ma anche ai cosiddetti vini “supervenetian” co-


Qui, l’appassimento delle uve. A destra, momenti della “Masi Experience”, dalla convivialità alla raccolta delle uve. Sotto, la Tenuta Canova e la Tenuta Serego Alighieri

me il celeberrimo Campofiorin, il Masianco, la Rosa dei Masi, e al successo globale della tecnica che si fregia del marchio registrato “Appaxximento” (consistente nel far riposare, d’inverno, le uve su graticci di bambù prima della vinificazione), fa di Masi una sorta di icona dell’enologia italiana. E se Masi Agricola, con una storia vitivinicola che affonda le sue radici nel 1700 e un presente con numeri da player di prima grandezza nel comparto enologico (esporta in 120 nazioni e nel 2016 ha chiuso un fatturato da 64 milioni di euro), è considerata uno dei produttori italiani di vini pregiati più conosciuti al mondo, Sandro Boscaini, classe 1938, ne è tutt’oggi il faro, la guida illuminata che, non a caso, da 3 anni è stata chiamata anche a presiedere la Federvini.

UN PAIO DI ANNI FA IL VAIO ARMARON SEREGO ALIGHIERI È FINITO DRITTO NELLA TOP 10 DI WINE SPECTATOR, RIVISTA CHE, PER AUTOREVOLEZZA, NEL MONDO DEL VINO EQUIVALE ALLA COMMEDIA NEL PANORAMA LETTERARIO

Dalla Valpolicella a Piazza Affari Un personaggio che anche a Dante, con ogni probabilità, sarebbe piaciuto. Se il padre della lingua italiana, ai suoi tempi, sognava un “veltro” capace di riformare l’Italia, Mister Amarone di sicuro può dire d’aver contribuito se non altro a rivoluzionare il panorama (alquanto) tradizionalista del vino italiano. Cuore ancorato al ottobre 2017

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SCELTI PER VOI dove mangiare Tenuta Canova Per un’esperienza a 360 gradi nel “mondo Masi”: degustazioni, cucina tipica, wine shop e ora anche la visita al nuovissimo Museo del Vino. Si mangia con 30 euro Via Delaini, 1 Loc. Sacro Cuor – Lazise del Garda (Vr) Tel. 045.7580239 www.masi.it Alla ruota Tortelli all’Amarone e baccalà nelle sale dal tocco rétro di un locale con cantina e terrazza vista valle. Menù da 45 euro Via Proale, 6 Negrar (Vr) Tel.: 045.7525605 www.trattoriaallaruota.it

dove dormire La Foresteria Serego Alighieri Otto appartamenti con vista sulla Valpolicella. L’unità Oseleta è ricavata all’interno dell’antica torre colombaia. Da non perdere la passeggiata nel parco e tra i filari. Soggiorni da 143 euro a notte Via Giare, 277 Loc. Gargagnago Sant’Ambrogio di Valpolicella (Vr) Tel. 045.7703622 www.seregoalighieri.it Agriturismo La Rocca Adagiato sulla strada del vino Bardolino e immerso tra i vigneti dei La Rocca che qui producono vino dal 1950. Deliziosa gestione familiare. Camere da 90 euro Str. di Sem, 4 Bardolino (Vr) Tel. 045.7210964 www.agriturismo-larocca.it

In alto, Sandro Boscaini, Presidente di Masi Agricola, ritratto nel vigneto

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passato e mente proiettata sul futuro: sin da quando ha assunto le redini del gruppo, nel lontano 1979, Boscaini ha sempre lavorato così. Ingegnandosi – sì certo – a preservare “l’eredità viticola dei vini delle Venezie” ma cercando sempre di stare al passo coi tempi, innovare, andare oltre. Così, da questo approccio non convenzionale, sono nate iniziative culturali come il Premio e la Fondazione Masi che dal 1981 premiano le personalità che valorizzano il territorio e la cultura delle Venezie, e al contempo operazioni di alta finanza come la quotazione in Borsa dell’azienda, il primo brand vitivinicolo ad approdare a Piazza Affari a Milano. Senza dimenticare le intuizioni geniali sulla “modernizzazione” degli Amaroni (frutto di un mix incomparabile tra terroir, tecnica antica dell’appassimento nei fruttai e tecnologia) e per la costruzione, sul modello che LVMH ha realizzato nel comparto della moda, di un “polo italiano del vino di lusso” fino alla concretizzazione della Masi Wine Experience: l’ultima sfida con la quale il gruppo, partendo dal suo cuore pulsante tra la Tenuta Canova a Lazise e la Valpolicella, conta, mediante la combinazione tra ospitalità e cultura, tra vino e cibo, tra un soggiorno alle Possessioni Serego Aligheri e una visita alle can-

SANDRO BOSCAINI: «LO SPAZIO ESPOSITIVO CHE TRAE ORIGINE DALLA STORIA DELLA FAMIGLIA BOSCAINI, VIENE CONSEGNATO ALLA MEMORIA COLLETTIVA, COME ESEMPIO DELLA CULTURA DELLA VITE E DEL VINO NELLE NOSTRE TERRE» tine storiche e al nuovo Museo, di avvicinare sempre più appassionati, ma anche semplici curiosi,– al brand Masi, ai valori che esso esprime, al territorio da cui ha origine. «Noi siamo e restiamo produttori di vino, con il nostro patrimonio valoriale, culturale e tecnico unico e inconfondibile – ama ripetere Boscaini – ma ci siamo aperti alla finanza perché abbiamo recepito il messaggio di adeguamento che proviene dal mercato globalizzato. E abbiamo ritenuto di investire per strutturarci a “valle” della produzione, laddove risiede la fragilità del sistema vitivinicolo italiano: ovvero distribuzione, logistica e comunicazione. La speranza è di vedere anche altre aziende del settore seguire questa traccia». Insomma, Mister Amarone, alla rivoluzione del vino italiano, ha dato “il la”, ora tocca agli altri.


un italiano vero


ristoranti da golf

La dieta del FERRO… 9! Abbiamo chiesto a sei ristoratori che servono alcuni dei maggiori green italiani quale sia la loro offerta a “misura di golfista”. Ne è uscita una curiosa fotografia, che ovviamente risente di numerosi parametri: dove si trova il campo, se il locale è aperto anche agli esterni, ma anche la presenza di altri servizi come sale per conferenza o camere

«L

’alimentazione di chi gioca a golf – dice la nutrizionista Evelina Flachi – deve tenere in considerazione gli sforzi a base aerobica, come possono essere le passeggiate, ma soprattutto mantenere tonica la muscolatura. Inoltre, considerando che molto spesso l’età del giocatore può essere avanzata, è importante che sia equilibrata di antiossidanti come le vitamine e le fibre che si trovano nella frutta e nella verdura, ma abbia anche un buon apporto di proteine. Con l’avanzare dell’età va infatti prevenuta la sarcopenia, ovvero la perdita di massa muscolare. Una buona dieta potrebbe prevedere una percentuale variabile tra il 12 e il 15% di proteine e il 55% di carboidrati. Tra i cibi che conferiscono pro-

teine vanno privilegiati la carne bianca e il pesce cotto in modo leggero per garantirne digeribilità. Inoltre, la combinazione di legumi e cereali può servire come ottimo piatto unico. La giornata può essere lunga, quindi vanno sempre integrati i pasti con verdure di stagione», conclude Flachi. Questo sulla carta, ma poi in realtà cosa mangiano i golfisti? Lo abbiamo chiesto ai responsabili di sei ristoranti che servono alcuni dei maggiori green italiani.

Per saperne di più: www.ilijaristorante.it www.ristorante.golfcarimate.it www.golfmontecchia.it www.garlendagolf.it www.golfclubcastellarquato.com www.golfpuntaala.it

GOLF CLUB PUNTA ALA Al timone del ristorante c’è da otto anni Lorenzo Poli. «Come in tutte le occasioni e in tutti i locali si trovano clienti che desiderano spendere per mangiare piatti curati e coloro che mangiano per vivere», afferma in maniera assai diretta. «Ci viene richiesto parecchio pesce, che noi riceviamo soprattutto dai pescherecci di Castiglione della Pescaia, ma l’autunno i piatti forti sono le pappardelle al cinghiale e i tordelli maremmani al ragù. Le persone un po’ su con l’età preferiscono affidarsi a piatti semplici». Dalla terrazza si scorgono le differenti tonalità di azzurro che esce dal mare e sale in cielo. Talvolta accade che qualche giocatore sia catturato più da questo spettacolo della natura che dall’attenzione al green. E ci si rovina il putt…

GOLF CLUB GARLENDA Green storico, un 18 buche creato nel 1964 nell’omonima località del Savonese per soddisfare l’esigenza di un’ampia area di giocatori che va dal Piemonte alla Costa Azzurra. A disposizione dei soci anche una piscina circondata da ulivi. «Il mare entra certamente a pieno titolo nella nostra cucina – racconta Roberto Vigliotti, storico gestore del club e cuoco – Il ristorante è aperto solo ai soci del golf club; loro amano particolarmente i branzini al sale e il pescato del giorno, che provvedo a preparare con ricette diverse a seconda delle catture. La vicina piana di Albenga, ricca di numerose verdure, fa il resto. Tanto che, in stagione, uno dei piatti più serviti è la pasta di zucchine trombette e calamaretti al vapore».

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di Riccardo Lagorio

GOLF CLUB CARIMATE

RISTORANTE ILIJA GOLF CLUB TARVISIO In Friuli Venezia Giulia, Il Golf Senza Confini Tarvisio è il primo green che possono trovare in territorio italiano i giocatori che provengono dal nord Europa. Pejic Ilija gestisce il ristorante che porta il suo nome, proprio al centro del campo. «Per lo straniero, appena oltrepassato il confine, cucina italiana vuol dire cucina di pesce», dice Ilija. «Fresco, da Marano», aggiunge. Dalla cucina gourmet escono piatti come la fregola sarda, crostacei e agrumi o la tartare di tonno e lamponi. «In autunno fanno la parte del padrone i funghi, dato che mi affido a una stretta stagionalità», continua. Il piatto che non si dovrebbe perdere? Crema di patate, ricci di mare e radicchio alla sasaka, la pancetta tritata finemente con un’idea d’aglio. La carta dei vini è ampia e rappresentativa delle migliori etichette regionali: «Ai clienti piace sempre aprire qualche buona bottiglia», confida Ilija.

Michele Terreni è cuoco e cogestore del ristorante del Golf Club di Carimate, nel Comasco, il cui campo fu progettato all’inizio degli Anni ´60 da Piero Mancinelli, mentre Guido Veneziani e Ludovico Magistretti ebbero l’incarico per la costruzione della club house, per la quale Magistretti progettò la sedia Carimate. «Ho voluto interpretare la ristorazione del Golf Club in maniera classica – ci racconta Michele – sono richiesti primi piatti semplici come pasta al pomodoro o cacio e pepe tra i primi e un sempreverde come la cotoletta alla milanese tra i secondi». Michela Nardin, socia di Terreni, si occupa della cantina e della sala: «I vini richiesti sono soprattutto gli spumanti, dice, che serviamo specialmente per i pranzi nello snack bar, più semplici e alla buona».

GLOF CLUB MONTECCHIA Gestione di prestigio per il ristorante del Glof Club veneto. È infatti la pluristellata famiglia Alajmo che ha preso le redini dell’ospitalità a Selvazzano Dentro, in provincia di Padova, distante pochi chilometri dal Parco dei Colli Euganei. Famiglia Alajmo che, in questo antico essiccatoio per tabacco ristrutturato, raddoppia. Infatti sopra l’ABC Montecchia (Alle Basi della Cucina), di carattere informale, al primo piano della struttura si trova il Ristorante La Montecchia, una stella Michelin. «I giocatori di golf prediligono l’ABC – ci dicono – per l’informalità del locale. Piatti leggeri come insalate, pollo e piatti freddi come burrata e pomodorini o un semplice prosciutto crudo e melone sono i più graditi». Gli esterni si dirigono al La Montecchia. Da scegliere? Senz’altro gli gnocchi di rapa rossa con salsa al Roquefort, e la polenta con baccalà e caviale.

NONA BUCA, CASTELL’ARQUATO Aperto anche agli esterni del Golf Club Castell’Arquato, nel Piacentino, e votato pure all’attività congressuale, il Nona Buca funziona solo a pranzo e durante il fine settimana. È un cuoco napoletano, Salvatore Prezzavento, che si occupa della cucina. Quasi inevitabile quindi che i piatti piacentini siano rafforzati da elementi partenopei. «I nostri giocatori amano iniziare con un antipasto a base di salumi piacentini, specie la coppa piacentina Dop. Poi pisarei e fasò tra i primi piatti; in alternativa i tortelli di erbette. Tra i secondi il pesce all’acquapazza. E qualche scaglia di Parmigiano Reggiano Dop tanto per finire. Durante le cene si stappa pure qualche bottiglia di Ortrugo o Gutturnio, mentre a pranzo il giocatore preferisce acqua o vino spumante, come il Prosecco». Nel complesso è presente anche una foresteria con 12 appartamenti.

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ALMANACCO di barbanera

il ristorante/2

di Marco Gemelli

L’azzardo che si può tentare ai tavoli del ristorante di Pietrasanta non è certo legata al gusto o alla qualità dei prodotti, mai in discussione. È il menu a rappresentare una prova per lo chef, sfidato, per l’appunto, a elaborare con soli tre ingredienti piatti che sono una continua sorpresa. Ma questa è soltanto una delle opzioni di un’offerta gastronomica diffusa capace di soddisfare ogni esigenza

FILIPPO, sfida accettata!

A

Pietrasanta – la “piccola Atene” della Versilia, in Toscana – c’è chi già ha individuato il personaggio chiave della ristorazione: il 2018 promette infatti di avere il volto sorridente di Filippo Di Bartola, già patròn del ristorante Da Filippo. È lui, infatti, ad aver aperto quest’estate un nuovo locale sulla stessa strada del centro storico pietrasantino, Via Barsanti, con l’obiettivo di intercettare sia coloro che cercano una cucina più tradizionale e legata al territorio sia quanti preferiscono uno stile di cucina e di sala più contemporaneo. Se i primi potranno scegliere la Brigata di Filippo (ossia il “vecchio” locale, dove è rimasto lo chef Andrea Gemignani), i secondi potranno fermarsi per un cocktail al Mud e per cena da Filippo, per l’appunto. Nello spazio che un tempo ospitava un’autofficina (con tanto di traversine rimaste sul soffitto) e poi una nota galleria d’arte, Filippo Di Bartola ha ricavato sia un cocktail bar affidato alla mixologist del giovane barman Thomas Cecere (con esperienze a Forte dei Marmi

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dove&come

Filippo Pietrasanta Via Stagio Stagi, 22 – Pietrasanta (Lu) Prezzo medio: 50 euro Tel. 0584.70010 www.filippolondon.it

e soprattutto a Londra) sia un ristorante, feudo dello chef Lorenzo Barsotti, pratese di nascita e formatosi lungo i due versanti dell’appennino. Con un totale di 45-50 coperti complessivi, il ristorante spicca per una serie di espedienti hi-tech che raccontano la cura e l’attenzione per i dettagli. Basti pensare alle luci sui tavoli: niente lampade, sostituite da piccoli fari che dal soffitto si accendono solo quando qualcuno si siede, illuminando in un cono di luce solo il tavolo. Così il ristorante mantiene una gradevole penombra, e allo stesso tempo la luce si fa meno soffusa se un tavolo viene occupato. Il menu, inoltre, è strutturato come una sorta di “prova di fiducia” che gioca su tre materie prime e sulla conseguente capacità dello chef Lorenzo di preparare più piatti con quelle basi: una traccia che è una sfida sia per chi sta in cucina, sia per l’avventore già avvezzo all’effetto sorpresa. In alternativa, il cliente di Filippo Pietrasanta meno disposto a concedersi alle sperimentazioni può orientarsi sulla più rassicurante carta. Un altro segno di attenzione è dato dal fatto che spesso la fase finale dell’impiattamento non avviene in cucina ma direttamente al tavolo. La cucina, dove non mancano i must versiliesi come gli spaghetti alle arselle o il cocktail di scampi, arriva soltanto dopo un passaggio al Mud (ossia fango come la texture delle pareti del bar, ma se lo si legge all’italiana è mood, nel senso di stato d’animo).


di Isa Grassano

La 19 buca? A MATERA C’È a

Un po’ come il terzo tempo nel rugby, il traguardo che nel golf non esiste rappresenta la voglia di stare insieme dopo la gara, il piacere della convivialità. E nella Città dei Sassi prende la forma di una eclettica vineria... ipogea, ovviamente

«D

iceva di aver trovato Dio su un campo da golf. Non specificava a quale buca, ma pazienza». Forse Mordecai Richler, scrittore e sceneggiatore canadese, avrebbe trovato la risposta in una buca speciale, la 19ª, che non esiste nella realtà delle aeree da gioco, ma che rappresenta l’incontro, lo stare insieme, il relax. A Matera, città eletta a Capitale della Cultura per il 2019, c’è il lounge bar 19ª Buca-Winery che riporta alla mente i raffinati scenari degli immensi prati all’inglese su cui questo sport si pratica. Basta addentrarsi nel cuore dei Sassi per trovare questo “rifugio verde”, un insolito locale ipogeo che unisce caffetteria, una sala lettura, un’enoteca, un virtual golf con le imma-

dove&come

19a Buca-Winery Via Lombardi, 4 – Matera Prezzo medio: 25 euro Tel. 0835.333592 www.diciannovesimabuca.com

il ristorante/3

gini dei più bei campi italiani e, appunto, un vero green. La sorpresa è racchiusa nel livello più basso della struttura, a diciotto metri di profondità. Sul pavimento di un’antica cisterna, di oltre 200 metri quadri, utilizzata in passato per la raccolta delle acque, si trova infatti un campo indoor con erba sintetica dove poter giocare virtualmente grazie a un megascreen e vivere le emozioni come sui più bei green. Vi colpirà l’atmosfera permeata di magia e il contrasto tra i pavimenti antichi da un lato e l’arredamento moderno e lineare dall’altro, con i tavoli di ferro, le poltroncine bianche disposte intorno alla coreografica torre di ispezione centrale. Oggi, la 19ª Buca è diventata un punto di riferimento sia per l’architettura e la storia che per la buona tavola. Gusto ricercato e tradizionale, dove le specialità regionali si alternano a ricette innovative. Perché, ad esempio, non lasciarsi catturare da un classico, come le polpettine di pane in salsa al pomodoro piccante? Tra gli altri piatti, le costolette di agnello al pistacchio, il manzo marinato con sedano e mandorle, ma anche alcune tra le migliori carni del mondo, dalla Angus scozzese a quella argentina, oltre alla razza Chianina, Piemontese e alla Podolica tipica della Basilicata. Il tutto abbinato a ottimi vini, a scelta tra le oltre cento etichette delle migliori cantine. ottobre 2017

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orto dei semplici

di M. Pia Fanciulli

I RUBINI di Barbanera

Entriamo a inizio autunno nell’orto dove, nel cuore dell’Umbria, vivono e nascono anche le pagine del celebre Almanacco che giungerà nel 2018 al traguardo dei suoi 256 anni. Qui il tempo non è quello dell’orologio, ma è scandito dai frutti e dagli ortaggi di stagione. Come i lamponi

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ante, tantissime verdi amicizie, sono nate quest’estate nell’orto di Barbanera. Zinnia ha fatto compagnia, proteggendoli dai raggi cocenti del sole, ai rossi fagioli che ora si mostrano orgogliosi tra le foglie. Mentre, di giallo vestiti, tagete e calendula si sono dati da fare un po’ ovunque per tenere lontani indesiderati ospiti dalle erbe aromatiche e dagli ortaggi. Ma in questi giorni ci si dedica alle ultime raccolte, quelle che tra profumi d’ogni genere, si fanno generose, riempiendo i cesti di ortaggi, erbe e frutta, che l’autunno trasformerà in conserve, sottoli, sottaceti. Tutto questo accade a Spello, in Umbria, dove il ciclo dell’anno vive nell’orto delle Stagioni di Barbanera, dove si riscoprono i tranquilli ritmi del tempo e l’atmosfera è un po’ quella delle abitudini dimenticate. E dove l’Almanacco Barbanera nasce ogni anno. Passeggiando tra rose galliche, fagioli del tone, zinnie, pere e mele cotogne o pomodoro cherokee purple in estinzione, mentre i fiori della zucca berretta di Lungavilla gareggiano in bellezza con quelli del tagete, si offrono alla vista anche allegri lamponi rosso rubino. Di questi abbiamo scelto di parlare in questo mese di ottobre, momento in cui

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gustarne gli ultimi preziosi frutti, ma anche propagarne per talea le piante. Seguendo i ritmi del cielo e sotto lo “sguardo” attento di kiwi e dalie. Il suo nome scientifico, Rubus idaeus, si deve al rosso dei suoi frutti e al fatto che, come ricorda anche Dioscoride, medico greco, i lamponi erano particolarmente abbondanti sul Monte Ida, in Asia Minore. In Grecia e Italia la coltivazione di questo arbusto perenne della famiglia delle Rosacee, cominciò nel XVI secolo, anche se da sempre vive allo stato spontaneo nelle zone dell’Europa centro settentrionale e nell’area alpina dove cresce nei boschi ombrosi. Motivo per cui in Germania è detto “bacca della cerbiatta”. Sui suoi rami, che possono raggiungere i 2 metri di altezza, la primavera porta fiorellini bianco rosati, e anticamente i Cimbri appendevano rami di lampone a porte e finestre contro le avversità. I suoi frutti invece, che si raccolgono da maggio a settembre, venivano offerti alle donne per propiziarne l’amore. Ma a parte questo, e data anche la sua capacità di favorire la venuta del latte alle puerpere, il lampone, oltreché buono, ha proprietà diuretiche, lassative, astringenti e, proprio come i mirtilli, antiossidanti, ovvero antitumorali.

di M. Pia Fanciulli

Coltiviamolo così Il lampone non è certo tra i frutti più comuni da coltivare. Ha bisogno di un clima fresco, tipicamente collinare, anche se con le dovute accortezze potrà dare belle soddisfazioni a tutti. Cassetta e terriccio Per le piante di lampone è necessario l’utilizzo di un vaso di almeno 50 cm di diametro da collocare in posizione soleggiata e al riparo dal vento, con terriccio leggermente acido, che andrà poi arricchito con concimi organici, letame o torba, all’inizio della primavera. Fare attenzione a che la terra non si compatti troppo per evitare dannosi ristagni d’acqua. Il lampone teme la siccità, ma resiste molto bene alle basse temperature. La semina Più che di semina, assai difficile, si deve parlare di trapianto delle piccole piantine, o delle talee, che si farà a fine inverno o all’inizio dell’autunno. Le piante si acquistano al vivaio, oppure ci si procura da piante già esistenti i polloni, che sono lunghi rami che partono direttamente dalla base della pianta. Si prelevano con un taglio netto quando cominciano a ingiallire le foglie. La talea andrà quindi interrata piuttosto in profondità. Quando cresce avrà bisogno di un tutore o di una grata su cui “arrampicarsi”. Si annaffia una volta a settimana ma senza bagnare fogli e frutti. Punti deboli Possono essere attaccati oltreché da alcuni acari, anche dalla muffa grigia. Per questo è bene potare la pianta in primavera e rendere più agevole il circolo dell’aria tra i tralci. Buono a sapersi Se si utilizza in casa una stufa a legna o un caminetto, in inverno si disporrà di cenere. Niente di meglio per i buoni lamponi: la cenere sarà per loro un ottimo concime da utilizzare in primavera e in estate.



laorto salute piatto dei nel semplici

di M. Pia Fanciulli

a cura della

Redazione scientifica Fondazione Veronesi testi di

LINO, l’alpha

e l’Omega-3

È noto come la fibra più antica al mondo, ma i suoi semi sono anche importanti alleati della nostra salute. Se mangiati con regolarità ci aiutano a tenere sotto controllo le infiammazioni, prevenire alcune forme di tumore e regalarci una sana regolarità intestinale

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amoso fin dall’antichità per la sua fibra, utilizzata nel confezionamento di tessuti, il lino è una pianta molto interessante anche dal punto di vista nutrizionale grazie ai suoi semi ricchi di acido linoleico, un acido grasso della serie Omega-3, importante per la produzione di Epa (acido eicosapentaenoico) e Dha (acido docosaesaenoico), acidi grassi ad azione antiinfiammatoria. Un buon apporto di Omega-3 nella dieta è infatti un fat-

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tore molto importante, in quanto il rischio di eccedere con gli Omega-6 – contenuti in molti cibi, in particolare nei grassi vegetali, in frutta secca e legumi – è molto alto anche in chi è particolarmente attento a un’alimentazione salutare. Il rapporto ottimale secondo l’Organizzazione mondiale della sanità tra Omega-3 e Omega-6 è di 1 ogni 5. Un eccesso di Omega-6 e una scarsità di Omega-3 favorisce lo stato infiammatorio cronico che alimenta malattie

Serena Zoli

IL LINO È LA FIBRA TESSILE PIÙ ANTICA AL MONDO: IL SUO USO RISALE A 8.000 ANNI A.C.; IN EUROPA LA PORTARONO I FENICI, GRANDI COMMERCIANTI E NAVIGATORI, CHE LA COMPRAVANO IN EGITTO come le allergie, l’asma, il diabete, le malattie reumatiche e alcuni tipi di tumore. Due cucchiai di semi di lino (macinati prima di essere consumati) o mezzo cucchiaio di olio di lino (da conservare in frigo perché rischia facilmente di irrancidire) sono in grado di fornirci più del 100% del fabbisogno quotidiano di Omega-3. Altra interessante proprietà è il loro contenuto in fitoestrogeni, molecole simili agli ormoni femminili (i più famosi sono gli isoflavoni della soia) che nel caso dei semi di lino appartengono alla famiglia dei lignani; queste molecole, secondo studi scientifici, verrebbero trasformate dai batteri intestinali in sostanze importanti nella prevenzione del tumore al seno. Un ultimo aiuto che può arrivare da questi piccoli semi è quello che riguarda la regolarità intestinale e l’effetto maggiore lo possiamo ottenere lasciando una notte 2-3 cucchiai di semi in ammollo in mezzo litro d’acqua da filtrare e bere la mattina successiva a digiuno.


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Il Ben fatto d'Italia

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LE MANI RACCONTANO

Dalle Marche al Salento, scopriamo gli artigiani che fanno scarpe da golf

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ACQUE PROFUMATE D'ITALIA

Oli, essenze e aromi: ogni angolo d'Italia ha il suo profumo tipico

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LIBRI LETTI PER VOI

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ALMANACCO di barbanera

lemaniraccontano

SCARPE per

campioni di stile In Italia le aziende di calzature specializzate nel mondo del golf si contano sulle dita di una mano. Ci sono la Raimondi di Montegranaro e la Morris Golf a Macerata, nelle Marche, la Tee Golf Shoes in Veneto, la FM in Piemonte e Leonardo Rausa nel Salento. Andiamo a conoscerle da vicino di Marco Gemelli

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n base all’abilità di chi ha in mano un bastone da golf, può capitare di dover andare a recuperare una pallina sulla sabbia, nell’erba alta, nel fango o persino nell’acqua. Ecco perché realizzare una scarpa adatta a questo sport è un procedimento lungo e delicato, che richiede ore di attento lavoro da parte di maestri

artigiani specializzati. Si tratta infatti di realizzare una calzatura che risponda a una serie di requisiti specifici: impermeabilità, traspirabilità, ma anche comodità e resistenza alla torsione, per effettuare uno swing perfetto. Se pensiamo alle ore mediamente trascorse sul campo da ogni giocatore, magari su terreni bagnati, non

c’è da stupirsi se in qualche caso sono necessari ben 200 passaggi manuali. In Italia si contano sulle dita di una mano le aziende di calzature specializzate nel mondo del golf. Ognuna di esse porta avanti una produzione artigianale cercando di resistere alla crisi che sovente accomuna chi predilige lavorazioni manuali a processi industriali, in attesa che gli effetti della Ryder Cup in Italia possano portare benefici.

Scarpe “di marca”

In apertura il modello Adam, waterproof in vitello nero e bianco di Tee Golf Shoes. Nella pagina di destra la lavorazione artigianale delle scarpe nel laboratorio Raimondi

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L’azienda più antica è forse la Raimondi, nata nel ’57 come ditta di calzature artigianali fatte a mano e fondata da Raimondo Finocchi: da una decina d’anni ha affiancato alla produzione di scarpe da passeggio una linea dedicata al mondo del golf. «Le nostre scarpe – spiegano dall’azienda – possono dirsi finite dopo 200 passaggi manuali: vengono fabbricate con pellami di vitello a pieno fiore, resistenti all’acqua, con fodere in vitello traspirante e membrane antibatteriche. I fondi in mescola sono cuciti con una speciale lavorazione alla membrana in-


SE PENSIAMO ALLE ORE MEDIAMENTE TRASCORSE SUL CAMPO DA OGNI GIOCATORE, MAGARI SU TERRENI BAGNATI, NON C’È DA STUPIRSI SE IN QUALCHE CASO SONO NECESSARI BEN 200 PASSAGGI NELLA PRODUZIONE ARTIGIANALE DI UN PAIO DI SCARPE DA GOLF

terna e alla tomaia». La Raimondi – che nel 2015 è stata premiata a Montecitorio tra le migliori 8 aziende artigianali d’eccellenza italiana, ed è presente sui mercati di Europa, Asia, Emirati Arabi e Stati Uniti – prepara anche calzature con pellami pregiati, dall’anguilla al pitone, dal coccodrillo allo struzzo, ed è possibile incidere le proprie iniziali o scegliere il colore per personalizzare la scarpa. Il distretto calzaturiero marchigiano, uno dei più strutturati d’Italia, ha fatto emergere anche Morris Golf nel campo del design, della produzione e distribuzione di scarpe da golf tecniche ma al contempo eleganti, capaci di adattarsi al gioco migliorando la stabilità e la performance in ogni condizione del terreno. «La filosofia con cui vengono ideate e realizzate le nostre collezioni fatte a mano – spiegano i titolari – è strettamente legata alle 18 buche che il golfista dovrà percorrere a piedi: la scarpa dovrà essere un supporto tecnico fondamentale per il suo score finale».

Una nicchia esigente Nel distretto calzaturiero del Salento

sorge invece il laboratorio artigianale di Leonardo Rausa, dove i componenti della famiglia Rausa – che vanta una storia di oltre trent’anni nella produzione di scarpe fatte a mano – danno vita a calzature artigianali di grande tradizione. Leonardo Rausa è il più giovane rappresentante della famiglia e dell’azienda fondata dal padre: da lui e dal fratello maggiore ha preso l’amore per l’artigianalità e per i materiali di qualità come le pelli conciate pieno fiore. Dopo aver imparato l’arte di costruire scarpe di design, Leonardo Rausa ha iniziato a confrontarsi con nuovi mercati senza temere la concorrenza di aziende industriali: «Preferisco – spiega ricordando i numerosi riconoscimenti internazionali – una nicchia di clientela esigente e affezionata». Dall’esperienza di Mara Bini nella produzione di scarpe pregiate rigorosamente fatte a mano, nel 1988 nasce a Riviera del Brenta la Tee Golf Shoes: ogni fase, dal taglio della pelle al montaggio della tomaia, fino all’assemblaggio di suola e tacco e al finissaggio finale sono eseguiti con cura da maestri artigiani appassionati del proprio lavoro.

Infine abbiamo la piemontese Fm Golf, che punta – insieme a scarpe di pregio – su prezzi concorrenziali «che esulano dai soliti schemi di business, grazie alla razionalizzazione della filiera distributiva».

Per saperne di più:

www.raimondigolf.com www.morrisgolf.it www.teegolfshoes.it www.fmgolf.it www.leonardorausa.it

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terre&tradizioni

ACQUE D’ITALIA

un viaggio “essenziale” Dagli aromi delle isole e dei laghi a quelli delle campagne e delle città d’arte, i profumi sono parte integrante dell’identità di numerosi angoli del nostro Paese. Oggi sono una trentina i prodotti che si ispirano a toponimi geografici di Marco Gemelli

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ille campanili, ma ognuno con un suo profumo particolare. Che richiamino i sentori agrumati delle campagne del Sud, quelli marini dei porticcioli o quelli floreali delle piazzette o dei vicoli dei borghi del Bel Paese, essenze e aromi sono parte integrante dell’identità di un territorio. Anzi, di ogni angolo d’Italia in grado di farsi ricordare: i profumi posso-


La Felsina ritrovata

NEGLI ULTIMI ANNI L’OFFERTA DI PROFUMI, ESSENZE E OLI SI È MOLTIPLICATA: UNA RICERCA DI MOUILLETTES & CO. DI QUALCHE TEMPO FA CONTAVA CIRCA 25 BRAND DIFFERENTI, OGGI QUESTA CIFRA È SALITA FINO A 30 no colpire il visitatore di passaggio quanto un monumento o un piatto tipico, oppure restare impressi nella memoria di chi per anni ha vissuto in un “luogo del cuore” cui è rimasto particolarmente legato e che grazie ad essi può sentire meno lontano. Specie quando sono intrecciate a un posto specifico, infatti, le fragranze hanno un fortissimo potere evocativo che in base ai diversi stati d’animo stabilisce una stretta connessione tra la persona e il territorio. Ecco perché da un lato la nostalgia, e dall’altro la rilassatezza di chi è in vacanza, hanno sancito il successo delle essenze che si ispirano alle località più suggestive della penisola. Parliamo delle Acque d’Italia, che col tempo sono passate da souvenir delle vacanze per stranieri ad accessorio ricercato anche dagli italiani.

Aria di casa mia A farla da padrone sono soprattutto le acque profumate legate all’immaginario costiero, in primis il Mediterraneo: basta

pensare alla gamma Blu Mediterraneo di Acqua di Parma, ai Profumi del Forte o all’Acqua di Bolgheri, a quella di Alassio, di Portofino e Positano. Vanno forte anche le isole, che contano numerose rappresentanti – dall’Acqua di Capri all’Acqua di Sardegna dell’Officina Profumeria Sarda, fino all’Acqua di Lipadusa, antico nome di Lampedusa, a quella di Ischia – e i laghi, che annoverano l’Acqua di Stresa, quella del Garda e quella di Montisola, sul lago l’Iseo, forte del contrasto tra la dolcezza dei fiori e l’intensità dei legni e del muschio. Un’altra categoria sono le acque che s’ispirano alle città d’arte, come Firenze, Venezia, Siena o Assisi: l’Acqua di Firenze, ad esempio, è un’officina artigianale di essenze artistiche e di nicchia, che segue nella lavorazione l’antico sistema della “manifattura diffusa”, garanzia di segretezza delle ricette: una collezione di profumi, colonie e fragranze d’ambiente racchiusi nella formula degli “8 fiori” e che rende omaggio alla tradizione dell’arte profumiera fiorentina. Non a caso, l’acqua profumata di Firenze prodotta nei laboratori dei conventi e dell’Arte degli Speziali, fu portata in Francia nel ’500 dalla regina Caterina de’ Medici e poi diffusa in Europa. Nel caso di Venezia, invece, il legame tra la Repubblica Marinara e il mare viene celebrato da quattro estratti di profumo – Acqua di Ve-

Per oltre 150 anni è stato il profumo di Bologna, poi la sua ricetta è andata perduta. Adesso è stata recuperata e per l’Acqua di Felsina – fragranza nata nel 1827 ad opera di Pietro Bortolotti, un “aromatario” vissuto in epoca napoleonica che voleva farne un elisir dalle proprietà medicamentose, oltre che cosmetiche, dal mal di testa alle rughe – è arrivato il momento di una seconda giovinezza sotto il nome di Autentica di Felsina. L’unico depositario della ricetta fu Livio Grandi che lavorava per i Bortolotti e ne creò una versione bianca e una rossa. Dopo che l’azienda venne venduta, però, Bologna rimase senza il suo profumo. Finché un’erede di Grandi, Barbara Corazza, ritrovò in cantina una scatola con la ricetta ormai ingiallita dell’Acqua e un vecchio foglio protocollo in cui nonno spiegava i dettagli della formula. «Quest’anno – spiega Barbara, insieme al fratello Pierpaolo – il nonno avrebbe compiuto 100 anni, mi piace credere che sia un segno: quello che pensavamo fosse solo un sogno diventerà realtà». In cantiere c’è il progetto di rivitalizzare il marchio non con intenti commerciali ma per salvare un’eccellenza locale. «L’Autentica di Felsina appartiene al patrimonio della città e noi vogliamo restituire a Bologna il suo profumo», conclude Barbara.

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nezia, Minuetto, Rondò e Notturno – nati dalla creatività del naso Paolo Terenzi.

Storie liquide

In apertura, l’Acqua di Volterra; nella pagina accanto flaconi di Acqua di Firenze con vista sul Ponte Vecchio. Qui, dall’alto, Acqua di Genova e di Lipadusa

La più famosa delle Acque italiane è forse quella di Parma, la prima colonia Made in Italy a identificarsi con una città: tutto risale a oltre un secolo fa, quando il conte Carlo Magnani commissionò a maestri profumieri una fragranza elegante ma discreta, fresca, insolita, destinata a diventare un classico. All’inizio veniva vaporizzata dai sarti sui vestiti su misura prima di consegnarli ai clienti, poi la Colonia di Acqua di Parma ha conquistato divi come Cary Grant, Ava Gardner o Audrey Hepburn. Nel 2001 il brand è stato acquisito dal colosso francese Lvmh, anche se continua a essere prodotto

Agrumi di Lipadusa Oggi la conosciamo come Lampedusa, ma in passato era Lipadusa: almeno così la chiamava Ludovico Ariosto nell’Orlando Furioso citando “un’isoletta che dal mare medesimo (…) è circonfusa” come luogo in cui il re saraceno Agrimante avrebbe sfidato il paladino cristiano Orlando. E se ancora oggi in onore al cavallo di Orlando esiste la contrada “Cavallo bianco”, il nome Lipadusa è andato a definire un profumo che narra la storia di una terra ammaliatrice e di un’isola che incanta con i suoi colori e seduce con la sua anima selvaggia. Da questa passione nasce O’ scia’ – Acqua di Lipadusa. Un omaggio al “ruvido scoglio dall’acqua di velluto” così selvaggiamente fiero. «Il senso di libertà e pace che si prova guardando l’infinito dalle sue scogliere, la sua gente generosa e accogliente – spiegano i titolari, Antonio Basile e Marina Siena – ci hanno rubato il cuore. Abbiamo voluto racchiudere un’emozione in una fragranza, una goccia di profumo che inebri i sensi con agrumi, thè, bergamotto e rimandi alle brezze africane, ai legni e ai balsami».

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in Italia e distribuito in 36 Paesi. Del tutto diverso il percorso di Acqua delle Langhe, con il suo fondatore Alberto Avetta che – dopo essere stato licenziato a 50 anni – si è scoperto non solo imprenditore innovativo, ma anche coach motivazionale. C’è lui, dietro gli otto profumi come il dolce Sarmassa, che richiama le colline che degradano verso Alba: miele, vaniglia e spezie lavorati con metodi artigianali che richiedono tempi lenti, cure pazienti e un’attenzione assoluta. Al caso si deve anche la nascita dell’Acqua dell’Elba: ai tre skipper Fabio, Chiara e Marco l’idea nacque in una giornata d’estate di fine anni ’90 a bordo di un veliero che navigava sull’arcipelago toscano, tra gli aromi delle piante delle isole e la carezza del vento. Dietro molte acque italiane ci sono soprattutto ricordi e suggestioni: «Con le mie figlie attraversavo una piazza quasi deserta di Volterra – spiega Laura Francalacci, creatrice dell’Acqua di Volterra – quando mi è venuta l’idea di dedicare alla città un profumo che trasmettesse la sua anima ai turisti e agli abitanti, coi colori e le sfumature della sua terra. Ho trovato una base cipriata, toni fioriti di giacinto, gardenia e mughetto e una testa agrumata». Non c’è dubbio che il fascino fragile e maestoso della “città che non muore” abbia ispirato i fratelli Silvano, Daniela e Andrea a creare l’Acqua di Civita di Bagnoregio, «un progetto ideato non solo per iniettare nuove energie nel borgo ma per diffondere le sensazioni della valle a metà strada tra il lago di Bolsena e la valle del Tevere». Non a caso, il nome Bagnoregio deriva da Balneum Regis proprio per le acque termali che si dice avessero particolari proprietà terapeutiche già da epoca longobarda. Da nord a sud, le Acque celebrano Bergamo, Genova, Biella, Verona, Matera e persino Castellabate, il paesino pugliese del film Benvenuti al Sud.

Per saperne di più:

www.acquadiparma.com www.acquadellelanghe.it www.acquadilipadusa.it


di Olga Carlini

bellezza&benessere

Una storia d’ACQUA e d’amore Si chiamano Gelsomino Assoluto e Intenso d’Agrumi le due nuove fragranze firmate Acqua del Garda, marchio veronese nel settore della profumeria di nicchia che ha da poco aperto il suo primo flagship store a Verona

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’è il sentimento che ha legato Adelaide, Regina d’Italia, e Ottone, I Re di Germania, all’origine delle nuove fragranze proposte da Acqua del Garda. La prima, Gelsomino Assoluto, è infatti elegante e femminile; una fragranza che si schiude sulle note fresche dell’arancia e della menta per poi fondersi con un cuore avvolgente e

romantico di neroli e gelsomino. Accordi di vetiver e patchouli completano il profumo con un tocco caldo ed esotico. La seconda, Intenso d’Agrumi, infinitamente sensuale e misteriosa, celebra invece l’incontro tra limone e bergamotto, dove i toni di pepe rosa e pompelmo precedono un cuore intenso e inebriante di rosmarino e cioccolato; sandalo e vaniglia danno quindi vita a una nota di fondo legnosa e dal timbro orientale. Una storia d’amore tra essenze diverse, dunque, che viene celebrata nella città simbolo degli innamorati, Verona, la stessa nella quale ha avuto origine il marchio Acqua del Garda. È proprio qui infatti che l’azienda ha da poco aperto il suo primo flagship store, nella splendida cornice di uno storico palazzo in Via Rosa 8, dove, in una corte tra le più suggestive della città, è possibile testare tramite percorsi olfattivi l’intera gamma dei prodotti Acqua del Garda: Gelsomi-

no Assoluto e Intenso d’Agrumi in prima fila. Non si tratta di semplici fragranze, ma di veri e propri viaggi tra accordi olfattivi unici che evocano i sentori e le emozioni di una terra ricca di fascino, offrendo ai consumatori un prodotto interamente Made in Italy. Ricordiamo infine che la collezione di Acqua del Garda è composta anche da una linea casa, una linea dedicata alla cura del corpo nonché da un’eccellente gamma di prodotti anti-età per Lei e per Lui all’estratto di uva rossa. In quest’ultima in particolare il Lago di Garda, rinomato per l’eccelsa coltivazione di viti, ha giocato un ruolo fondamentale, ispirando l’innovativa linea cosmetica che utilizza i principi attivi dell’uva combinandoli con altri ingredienti dalle proprietà rigeneranti, idratanti e rimodellanti. Per saperne di più:

www.acquadelgardafragranze.com

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libriletti lettiper per libri voivoi

di Eleonora Fatigati

33 chef per Amatrice

Vivere intelligente

Street food siciliano

Chiediamo a Vera Paggi, giornalista Rai, di raccontarci il volume nato in collaborazione con la Fondazione Istituto Europeo di Oncologia e il Centro Cardiologico Monzino.

Rosario Ribbene ci racconta il suo itinerario storico dedicato al mondo vario e vivace della cucina di strada siciliana.

Di cosa parla il libro? Di stili di vita virtuosi, di buone pratiche non solo alimentari, di prevenzione oncologica, ma anche di abitudini quotidiane che aiutano a mantenersi in salute, dagli stili di cottura adatti a preservare le caratteristiche nutrizionali degli alimenti alle indicazioni per migliorare la qualità dell’ambiente domestico. Come è organizzato? In tre sezioni; la prima aiuta a capire come una corretta alimentazione agisce sulla nostra salute. Alimenti “salvavita” raccontati in modo semplice da introdurre nella dieta quotidiana. La seconda è dedicata ai consigli utili: come scegliere l’acqua minerale adatta, come non sprecare gli alimenti imparando a conservarli correttamente e molto altro ancora. L’ultima si occupa di prevenzione, offre indicazioni sugli esami utili da fare per avere una diagnosi precoce di eventuali malattie.

Skira 272 pg 16 euro

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Come nasce l’idea del libro? Questo saggio ha l’ambizione di fornire una piacevole lettura sull’argomento della cucina di strada, così com’è piacevole addentare un’arancina o gustare un tocco di carne arrosto e berci un buon bicchiere di vino rosso o una gelida birra sopra. Racconta il mondo degli ambulanti e dei piccoli putiari che oggi si è trasformato in aziende piccole e medie per la produzione e commercializzazione di prodotti gastronomici tradizionali ma che ancora conservano un carattere fortemente artigianale. Sono dunque presenti nel libro… Certo, di questi buffitteri, stigghiolari, meusari e delle ditte attive oggi sul mercato alimentare viene dato conto nel contesto di questo racconto. Ciò affinché sia gli aficionados sia coloro che vogliono avvicinarsi alla degustazione di questi particolari prodotti gastronomici possano avere una sorta di itinerario topografico specifico per raggiungere i quartieri, le strade dove i nostri personaggi esercitano a tutt’oggi il loro mestiere.

Marcello Clausi Editore 144 pg 12 euro

La Scuola Internazionale di Cucina Italiana e la Casa Editrice Plan hanno realizzato un volume interamente dedicato all’Amatriciana, uno dei piatti simbolo della tradizione culinaria italiana reinterpretato per l’occasione da oltre trenta chef di fama internazionale – da Massimo Bottura a Moreno Cedroni a Carlo Cracco, da Enrico Crippa a Niko Romito, passando per Valeria Piccini e Davide Scabin –, oltre al contributo speciale del maestro Gualtiero Marchesi. Nato per uno scopo benefico di aiuto alla ricostruzione delle zone colpite dal terremoto, questo libro non è solo un ricettario straordinario ma si presenta come un documento d’importanza storica perché esamina i rapporti tra territorio e cibo, dedicandosi alla scoperta di ingredienti antichi e abbinamenti enoici. Gli scatti del fotografo Arturo Delle Donne accompagnano la lettura mentre la copertina è stata disegnata per l’occasione dall’artista Ugo Nespolo. Edizioni Plan 216 pg 19,90 euro


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ALMANACCO di barbanera

trendy

di Olga Carlini

Uno SPECIALE conto alla rovescia

È ancora presto per pensare al Natale? No, se quello che desideriamo fare è davvero il regalo perfetto. Ad esempio un orologio di pregio. Che sarebbe bello trovare di marca e ottima qualità senza spendere un patrimonio. Impossibile? Niente affatto, basta conoscere l’indirizzo giusto. E noi vi sveliamo il migliore

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hi l’ha detto che per avere al polso un bell’orologio e magari placare quel desiderio tanto diffuso da meritarsi persino una definizione sociologica – il “bisogno di Rolex” –, sia necessario spendere un patrimonio? O in alternativa ci si possa solo orientare verso prodotti “tarocchi”? Nel Torinese c’è una gioielleria che sta portando il concetto di democrazia nel mondo del collezionismo, riuscendo a rendere accessibili anche le lancette più preziose. Si chiama Stroppiana, e il suo segreto è quello dell’orologio “di secondo polso”: oggetti di grande classe riportati a nuovo prima di essere presentati ai clienti. Patek Philippe, Omega, Iwc, Cartier, oltre all’immancabile Rolex, sono solo alcune delle marche trattate dalla storica gioielleria che dal 1878 si trova nella centrale Via Marconi di Chieri, la prima nella cittadina e una delle prime in Piemonte. Grazie all’affidabilità dei suoi 130 anni, la Stroppiana

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rappresenta oggi un punto di riferimento a livello europeo per il commercio di orologi d’epoca e dei grandi classici della storia contemporanea. E se non viviamo in Piemonte, come possiamo fare? Nessun problema, l’azienda cavalca con successo l’onda dell’e-commerce attraverso due siti internet: stroppiana.net, dedicato ai preziosi, e eora.it, per tutti gli appassionati di orologi. Due anime e un solo negozio legato da 25 anni alla passione della famiglia Gilardi per la bellezza e la precisione. I due titolari, Ezio e Sergio Gilardi, rispettivamente responsabili dei settori orologeria e

dove&come

Orologeria Stroppiana Via Marconi, 17 - Chieri (To) Tel. 011.941 1114 www.stroppiana.net www.eora.it

gioielleria, hanno rilevato le redini dell’impresa dai genitori: «Siamo rivenditori ufficiali per il marchio Eberhard – spiega Ezio –, ma per quanto riguarda gli orologi di secondo polso, spesso mai indossati, trattiamo tutte le grandi marche. Io stesso sono tecnico orologiaio e tutti i giorni apprezzo la passione e la preparazione che i miei collaboratori profondono per restituire allo splendore originale meccanismi di altissimo livello». Il primo segreto dei prodotti dell’azienda chierese sta proprio nell’estrema difficoltà che il cliente trova nel distinguere il nuovo dalla seconda mano. Un valore straordinario in termini di rapporto qualità prezzo che permette di regalare un oggetto di pregio con un risparmio tra il 20 e il 50%. L’orologeria Stroppiana offre anche un servizio di consulenza, riparazione e assistenza dedicato appositamente a chi sta cercando un orologio che segua il proprio ritmo e che abbia un carattere unico.


shopping per lei

Stile in campo

di Monia Manzoni

moda

per lui

Impeccabili in ogni dettaglio

Maglia da donna Golfino stampata con mezza zip a maniche lunghe in Lycra. L’accattivante motivo decorativo è il match ideale per creare un outfit da golf di altissimo livello che, grazie alla funzione moisture, permette di giocare l’intera partita senza preoccuparsi di pioggia o umidità (149 euro). In abbinamento, il pantalone donna stretch qualità premium dalla vestibilità aderente con marchino in cristallo Golfino, due tasche oblique e una a filetto, disponibili in colori tinta unita (189 euro). Ai piedi, scarpe da golf Embody comode e stilose (169 euro)

Oltre alle mazze, è importante avere anche un’ottima sacca da golf. Proprio come quella proposto da Chervò: modello Grecoc (309 euro), con simpatico coprimazza Jadeer (53 euro) www.chervo.com

www.golfino.com www.golfus.it

Un sorso di energia!

Meritene è un alimento arricchito che contiene nutrienti ideali per recuperare le energie e affrontare gli impegni quotidiani con più vigore grazie a una combinazione specifica di 19 vitamine, minerali e proteine ad alto valore biologico (prezzo consigliato: 16.90 euro). Lo si trova in farmacia oppure sul canale e-commerce www.scienza-salute.it www.nestle.it

Chic&tech

Chervò, prestigioso marchio di abbigliamento sportivo nato per il golf e il tempo libero, propone un total look con gilet con stampe tono su tono e imbottitura di fiocchi sintetici e tecnologie pro-therm che garantiscono un isolamento termico massimo con peso e spessore minimi, offrendo leggerezza ed elevata libertà di movimento (344 euro); polo modello Algeri con effetto melangé (139 euro) e pantalone modello Spall, in cotone con effetto vintage, tinto in capo (175 euro). www.chervo.com

Scarpe modello Dubai fondo gomma light con spikes, vitello pieno fiore waterproff e soletta antibatterica di Raimondi, azienda specializzata nella produzione di scarpe da golf: tutti i modelli sono personalizzabili all’interno con le proprie iniziali (280 euro) www.raimondigolf.com

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ALMANACCO di barbanera

compagnedistrada

di Francesco Condoluci

GRAND COUPÉ:

come un Franciacorta, basta la parola Qualità, gusto e adattabilità a tutti i palati, tutto concentrato in una vettura: la nuova Mégane vanta una silhouette sinuosa ma compatta e la capienza di una familiare. E proprio come la celebre bollicina lombarda, risulta godibile a chiunque abbia modo di “degustarla”

S

i chiama Grand Coupé ma è una berlina. Di gran classe, sportiva, ma comunque una “tre volumi”, non una Coupé. Perché allora quest’etichetta? Perché Renault sa bene che agli italiani le tre volumi piacciono poco, e così ha pensato di lanciarla da noi con un nome di fascino. Ma il prodotto, la Mégane Grand Coupé, credeteci, non delude, anzi – anche se alle berline preferite le Coupé – va oltre ogni aspettativa. Merito, come è nello stile della casa francese, di un design raffinato che in questo caso slancia in maniera sorprendente una struttura che sarebbe quella di una “familiare”, a partire dalla lunghezza per finire all’ampiezza (5 posti comodi comodi), passando per un bagagliaio, vero atout della vettura, che vanta una capacità da 550 litri, poco meno di una wagon per intenderci. E senza che tut-

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to questo, peraltro, traspaia minimamente dall’esterno. Tetto panoramico in vetro, silhouette sinuosa ma compatta, coda spiovente: così questa vettura si presenta agli occhi. Bella come una Mégane classica (nelle finiture, negli arredi, nei materiali) e capiente come una familiare, la Grand Coupé è insomma macchina per chi ama il lusso sostenibile, il pregio accessibile, lo chic molto minimal. Come una bottiglia di Franciacorta, in sostanza, tanto per buttarla sul vino. Qualità, gusto e adattabilità a tutti i palati e a tutte le esigenze, tutto concentrato in una vettura (o in una bottiglia, se volete). E soprattutto affidabilità, appunto come un Franciacorta: basta la parola, e andate sul sicuro. Come la celeberrima bollicina lombarda, la versione ribattezzata Grand Coupé della Mégane risulta godibile a chiunque abbia

modo di “degustarla”: la guidabilità è eccellente, grazie allo spazio in abitacolo, l’assetto ribassato ma non troppo, e al consueto sistema di infotainment R-Link 2 con display touch da 8,7 pollici che caratterizza le ammiraglie di Renault, e che nell’allestimento Energy Intens dà il meglio di sé, con gli assistenti di guida e il Multi-Sense che fa cambiare i colori all’interno, le prestazioni del motore e lo stile di guida a chi ama la personalizzazione. A dare una certa effervescenza, non disgiunta dalla contenutezza dei consumi, ci pensa, infine, il motore 1600 dCi da 130 cavalli. Perfetto per ogni pasto, pardon, per ogni tipo di strada.

Mégane Grand Coupé dCi 130 Energy Intens: prezzo di listino 26.550 euro


“In un solo giorno ho ritrovato il sorriso vincente di una volta” Marco Bernasconi Manager Aziendale

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