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orto dei semplici

di M. Pia Fanciulli

Coltiviamola così Pianta tra le più rustiche, la cicoria non chiederà molte attenzioni e non soffrirà di qualche dimenticanza. Sopporta bene sia il freddo che il caldo pur preferendo un’esposizione soleggiata, anche sul balcone. La cassetta e il terriccio I vasi, meglio se di forma rettangolare, lunghi almeno un metro e profondi 25 cm, vanno riempiti con un terreno a medio impasto in cui i vari elementi, dalla sabbia all’argilla, dalla torba alla ghiaia, devono esser presenti in maniera da assicurare un substrato soffice e drenato.

Andar per cicoria Può essere davvero una bellissima occasione per convertirsi al km 0 e anche al costo 0. Semplice, ma buona e salutare, questa erba amara cresce infatti spontanea nelle campagne ed è facile da riconoscere. Ne basterà qualche foglia per dare un sapore indimenticabile alle fresche insalate di primavera “Vadan pur, vadano a svellere la cicoria e’ raperonzoli certi mediconzoli che coll’acqua ogni mal pensano di espellere.” Era Francesco Redi a chiamare in questo modo in causa nelle sue Rime la comunissima cicoria, alimento e medicamento da secoli. Certo è che la facilità con cui si può coltivare, ma anche raccogliere spontanea sui prati, la rendono una delle più “familiari” insalate, da mangiare cruda, soprattutto quando è giovane e tenera, oppure cotta. Volendo conoscerla meglio, Cichorium intybus è il nome scientifico, ma non è chiaro se derivi dal greco Kichore o dall’arabo Chikouryeh, e anche il significato è incerto. Certo è invece che si deve ai suoi capolini che si aprono al sole del mattino, per chiudersi poi verso mezzogiorno, il nome dialettale sardo di erba vintsas a prangu, cioè erba i cui fiori restano aperti sino all’ora di pranzo. Furono invece i romani, forse per la forma dei capolini o del soffione, a chiamarla anche rostrum porcinum, grugno di maiale. Questo perché i maiali sono golosi di ci90

marzo 2015

coria e si riteneva che il lattice contenuto nei fusti o nella radice aumentasse il latte delle scrofe. Entrata invece nell’uso alimentare nel XVII secolo è coltivata da allora in ogni orto, e ha dato origine a molte varietà commestibili quali il radicchio o l’indivia. Può raggiungere anche il metro di altezza e cresce spontanea ovunque, facilmente riconoscibile per le belle infiorescenze azzurre. In fitoterapia le foglie fresche o il loro succo hanno potere rinfrescante ed emolliente nella cura dell’acne. Le radici cotte depurano l’organismo, mentre tostate, polverizzate e miste a orzo, danno una miscela, surrogato del caffè, ugualmente gustosa e meno dannosa. L’acqua di cottura delle foglie, bevuta prima dei pasti, sarà efficace nei casi di inappetenza, nelle intossicazioni di fegato, nella stitichezza cronica, tornando persino utile ai diabetici. Le virtù toniche si devono alla cicorina e agli altri principi amari contenuti nella pianta, mentre sono i sali, quali il nitrato di potassio, a renderla lassativa e depurativa.

La semina La cicoria da taglio può essere seminata direttamente nei vasi tutto l'anno, tranne nei periodi di gran freddo, meglio con la fase di Luna calante. Le cicorie da cespo si seminano invece nel periodo aprile-maggio oppure ad agosto in semenzaio. I semi vanno interrati a una distanza di circa 10 cm e a una profondità di 1-1,5 cm. Importante non fargli mancare l’acqua nelle semine estive, mentre si possono diradare le annaffiature dalla metà di ottobre, quando comincia a piovere con una certa regolarità. Punti deboli In genere la cicoria soffre di marciumi e muffe. Se non si vogliono impiegare fungicidi occorre evitare l’irrigazione con acque fredde. I parassiti animali sono invece le chiocciole che si nutrono delle foglie, grillotalpa e larve di maggiolini che danneggiano le radici. Buono a sapersi Per quanto la cicoria si adatti bene a qualsiasi clima, la temperatura ideale per la sua crescita e 15-18°C. Ideali invece sono le consociazioni con altri ortaggi come carote, fagioli rampicanti, lattuga, finocchi, pomodori e ravanelli. Raccolta e conservazione La raccolta si fa 60/90 giorni dopo la semina. Può avvenire scalarmente, e anche in tagli successivi, se il prodotto è costituito dalle foglie separate anziché dalla palla. La raccolta va preferibilmente effettuata in luna crescente. Si utilizza in genere allo stato fresco e la conservazione va limitata a pochi giorni. Comunque si mantiene per una settimana se messa in frigorifero avvolta in un panno umido o all’interno di un sacchetto di plastica bucherellato.

Ospitalità italiana marzo 2015  

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