Page 62

winetour Quello del Passito di Pantelleria è uno dei profumi più caratteristici dei vini mediterranei. In apertura, uva stesa ad appassire; qui, le viti ad alberello tipiche dell'isola

Le regioni mediterranee vantano una cultura enoica antichissima. Come la Sicilia con il suo Moscato d’Alessandria, lo Zibibbo, la cui coltura ad alberello praticata a Pantelleria ha recentemente conquistato il titolo di Patrimonio culturale dell’Umanità Unesco pasto e delizioso con la conserva di bianchetti. Un’avvenente versione di passito si può trovare a Strongoli, nel Crotonese, affinato per almeno 6 anni in caratelli di rovere da Roberto Ceraudo, che racchiude il bello e il buono di questo territorio: occhio rosso sgargiante e carico, naso speziato di fichi e frutta secca, bocca intensa e complessa sistemata per ricevere formaggi di capra stagionati e cioccolato con percentuali plurime di cacao.

La passione di Catullo Esistono invece storie davvero singolari di arrivi… guidati. Come alla fine dell’Ottocento, quando nelle isole campane, specie a Ischia, si decise di accogliere benevolmente un vitigno a bacca bianca che avrebbe dovuto salvare e innestarsi sui vitigni colpiti dalla fillossera, so62

marzo 2015

In nome del Magliocco Canino Proprio per la grande ricchezza di vitigni autoctoni, in Calabria non sempre esiste univocità di termini per indicare lo stesso vitigno. La palma d’oro spetta senz’altro al Magliocco Canino, a bacca nera e utilizzato sino in tempi recenti per dare corpo ai vini locali e per taglio. Conosciuto tra gli altri anche come Maglioccone, Lacrima Nera o Greco nero deve la numerosità di sinonimi alla complessità di comunicazioni tra un territorio e l’altro della regione, metafora di ciò che oggi dovrebbe essere ragionevolmente impiegato come autentico scrigno di ricchezza multiculturale dell’intero Paese. Dalla fine degli anni Ottanta si vinifica anche in purezza e assicura colore granato intenso con olfatto vigoroso e gusto volitivo di frutta matura.

prattutto di Biancolella. La pragmatica e colorata parlata dei luoghi colpì nel segno per il nome della nuova uva: Forastera e i suoi sinonimi Frastera, Furastiera e Forestiera. La particolarità di alternare annate buone e annate scarse ne ha compromesso la diffusione ma, quando le raccolte sì possono contare su vinificazioni per bene, si ottengono vini freschi e allegri, dagli aromi floreali carichi di tiglio e agrumi, palato sapido e asciutto che ricorda tocchi salini e colore paglierino brillante. D’impatto si direbbe adatto ai piatti di pesce, ma questa è un’isola di terra e il piatto simbolo risulta essere il coniglio da fossa, pietanza con la quale il Forastera si accompagna degnamente. Ma nel mondo antico era il Falerno a farla da padrone: poderoso, rosso e durevole, ricco di tannini tanto da non poterlo bere se giovane. Plinio il Vecchio ne stabiliva ben tre varietà, inaugurando i prodromi per l’idea delle attuali Doc: Falernum in pianura, Faustinianum e Caucinum in territori collinari, ma solo contigui. Trasformazioni genetiche, climatiche e tecniche che Michele Moio cinquant’anni fa cercò di interpretare per dare di nuovo vita al Falerno. Riuscendoci, e riportando in tavola il vino che faceva trasecolare Plinio e Catullo. E lasciare la tavola senza parole.

Scelti per voi dove comprare Azienda Agricola Murana Contrada Khamma - Pantelleria (Tp) Tel. 0923.915231 Azienda Agricola Ceraudo Contrada Dattilo - Strongoli (Kr) Tel. 0962.865613 Casa D’Ambra Via Mario D’Ambra, 16 - Forio d’Ischia (Na) Tel. 081.907246 Michele Moio fu Luigi Viale Regina Margherita, 8 - Mondragone (Ce) Tel. 0823.978017

Ospitalità italiana marzo 2015  

Ospitalità italiana marzo 2015

Ospitalità italiana marzo 2015  

Ospitalità italiana marzo 2015

Advertisement