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adriatico

Saperi e sapori del mare che guarda a Oriente Gastronomia, arte e turismo lungo la statale Adriatica, dal Friuli alla Puglia cibo&territorio

Polesine da gustare Molise mare e monti in viaggio

Chiese romaniche di Puglia La Costa dei Trabocchi

personaggi

Ferruccio Dardanello presidente di Unioncamere tendenze

Sono tornate le conserve Le birre artigianali

piaceri

The Mall: shopping con stile nella dolce campagna toscana per chi si abbona a vdg

Voucher-omaggio per 7 notti a Malaga o Tenerife (pag. 67)

A cura di

magazine

i Viaggi del Gusto


graficaciuonzo photo ferdinando di martino


The new Fragrance for Him and Her Nell’intenso e profondo blu del mare di Capri, vicino ai maestosi Faraglioni, nasce un sentimento, un romantico amore che profuma di armonia e che coinvolge i sensi come un colore denso e indimenticabile. Ăˆ Blunotte, per Lui e per Lei, indivisibili. In the intense and deep blue sea in Capri, near the majestic Faraglioni rocks, the birth of a feeling, a romantic love that smells of harmony and that involves the senses as a dense and unforgettable colour. Blunotte, for Him and for Her, inseparable.

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magazine

editoriale

di Domenico Marasco

domenico.marasco@vdgmagazine.it

Oltre il giornale La nostra rivista, ormai da tanti anni, è dentro il mondo del turismo, dell’agroalimentare, della cultura. I giornali, com’è noto, rappresentano un osservatorio privilegiato rispetto ai temi di cui si occupano e, più in generale, sulla società che li circonda. È proprio per questo motivo che da essi possono (devono?) nascere anche le idee giuste per migliorare la sfera di competenza. Seguendo quest’orientamento VdG Magazine è andato oltre e, da tempo, sta vivendo da protagonista il comparto agroalimentare. Fare cultura del cibo non ci bastava, non ci basta più. A parte raccontare le loro storie, abbiamo voluto e vogliamo aiutare chi produce anche a vendere. Il resto, consentitecelo, è poesia. Sono diversi anni che la nostra comunità di lettori e foodies può trovare e apprezzare nel nostro store di Milano i prodotti che mese dopo mese scopriamo attraverso le pagine del giornale. Da quando abbiamo aperto questo spazio di scoperta, degustazione e acquisto del miglior cibo made in Italy, i clienti che hanno visitato il nostro VdG Market, sono stati oltre 30 mila. Ma noi non intendiamo fermarci, anzi. Vogliamo ampliare e costruire una rete di “centri di diffusione del sapore veramente italiano” aprendo, se le condizioni ce lo consentiranno, 10, 100, 1000 megastore del gusto in tutto il mondo. Da qui a 5 anni, sogniamo l’apertura di migliaia di punti di vendita di cibo e vini italiani nel mondo che possano contrastare finalmente il fenomeno della contraffazione del food made in Italy, il cosidetto “italian sounding” che sul mer-

cato sottrae 70 miliardi di euro al nostro comparto agroalimentare. Il progetto è già partito e presto ve lo presenteremo in anteprima. È questa la nostra sfida per il futuro. In buona sostanza, così come stiamo portando in giro per il pianeta, assieme al circuito Ospitalità Italiana e ai suoi 1.500 ristoranti italiani nel mondo, il nostro VdG Magazine (che, a partire da questo numero diventa uno e trino, e alla versione classica e a quella per la compagnia aerea Air One, aggiunge anche Ospitalità Italiana Magazine), vogliamo arrivare a esportare le eccellenze alimentari italiane in tutti quei ristoranti che, ai quattro angoli del globo, si vogliono distinguere per la qualità e lo stile veramente italiani. Qualcuno, su di noi, obietterà certamente: ma chi si credono di essere? Ma dove vogliono andare? E noi a questi immancabili critici e detrattori rispondiamo: siamo quelli che sognano, quelli che guardano lontano. Chiamateci pure visionari ma, per quel che ci riguarda, non intendiamo sprecare la vita facendo cose banali. Come diceva il compianto Steve Jobs, del resto, solo chi è veramente pazzo da pensare di poter cambiare il mondo, alla fine lo può cambiare davvero. Noi ci crediamo. E non smettiamo di sognare. Buone vacanze e buon viaggio del gusto

agosto-settembre 2013

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sommario sommario agosto-settembre 2013

86 14 Dall’Italia e dal mondo

18 La salute nel piatto

Il pesce azzurro

20 Scenari alimentari

50

Africa, nuova frontiera del vino

22 Pagina verde

72

Giovani e accesso alla terra

24 Scienza e vita

Turismo e zootecnia in Veneto

26 La scoperta

La patata della Sila

28 Almanacco di Barbanera 32 Appuntamenti

Cover story Acque che guardano ad est. Da sempre crocevia di merci e viaggiatori. È il nostro Adriatico, mare tra due sponde d’Europa, intreccio inestimabile di culture e di bellezza. Scopriamone i saperi e i sapori più nascosti facendo rotta sulle terre che ne sono lambite: dall’estremo Nord-Est friulano fino a giù in Puglia, dove l’Adriatico si fa Jonio e si tuffa nel Mediterraneo.

da pag.70

panorama

cibo&territorio

48 Ferruccio Dardanello Eccellenze italiane e ripresa dalla crisi:

72 Adriatico estremo Grado, Trieste, Muggia: qui comincia il nostro viaggio nel mare che sa di Oriente

intervista al presidente di Unioncamere

50 Tendenze: birre artigianali

Crescono i microbirrifici, aumenta il nostro export: analisi di un successo

52 Son tornate le conserve!

Pomodori, frutta, verdura: gli italiani riprendono la tradizione delle nonne

54 I Fratelli Contorno

Storia di un’azienda conserviera che in Sicilia da cent’anni è sinonimo di qualità

56 Grana e giovani chef L’ultima iniziativa del re dei formaggi italiani: premiare il talento in cucina

60 Ospitalità Italiana in USA

Un tour a L.A. per scoprire i migliori ristoranti italiani con la “Q” dorata

80 Sapori del Polesine Tesori da scoprire tra le acque del Po e dell’Adige: ghiozzi, vongole, orate, schie

86 Piacevolezze romagnole Da Forlì a Cesenatico sulle orme dell’Artusi tra piadine, vino, gran fritti e squacquerone

92 Molise mare e monti Vocazione marinara e tradizione contadina: un connubio che si riflette anche in cucina

96 La storia in cucina, il pesce crudo 98 Wine passion: il Terrano Il vitigno Doc del Carso che... allunga la vita 100 Wine passion: il Genepy Scopriamo il liquore-simbolo delle Alpi 102 Assaggiati da noi 106 Il buono a tavola, cucina adriatica 108 Orto dei semplici, melone e anguria

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agosto-settembre2013


sommario sommario agosto-settembre 2013

130

144

152

173 Mondo VdG market

inviaggio 114 Alto Adriatico veneto

Spiagge, racchette e family holiday: per chi ha nostalgia degli anni ‘60

118 Valle del Chienti Insolito itinerario nelle Marche del mistero. Sulle tracce di CarloMagno

124 La Costa dei Trabocchi

Tutta la suggestione del bel mare d’Abruzzo, tra arte e gastronomia

130 Isole Tremiti Selvagge, enigmatiche, mozzafiato: ideali per una vacanza “meditativa”

piaceri 152 Le mani raccontano Francesco Bartolucci e i suoi Pinocchi di legno: un successo lungo 30 anni

154 Il ristorante, lo Zenzero di Milano 156 Ristoranti nel mondo, Polonia 158 Week-end goloso, Ischgl 160 Compagne di strada, Scenic 162 Libri 164 Shopping

136 Il romanico pugliese Da Barletta a Trani un gran tour tra

le cattedrali affacciate sull’Adriatico

140 L’Italia in mostra: Fano L’anima barocca della città si svela attraverso i capolavori di Guido Reni

144 L’Italia in mostra: Aosta La “Roma delle Alpi” si fa bella per ospitare i dipinti di Renato Guttuso

148 Città in 24 ore, Dubrovnik 8

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164


Siciliada

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a partire

Liguria da a partire

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magazine

i Viaggi del Gusto Direttore Responsabile Domenico Marasco Coordinatore editoriale Francesco Condoluci Grafica e impaginazione Daniel Addai Carlo Fontana Editing Gilda Ciaruffoli Foto Editor Gianluca Congiu Editore: Opera Italia Srl Via Pola, 15 20124 Milano Presidente: Roberto Patti Stampa: PuntoWeb Srl 00040 Ariccia (Roma) Distribuzione Italia ME.PE. S.p.A. Abbonamenti Opera Italia Srl - Via Pola 15 - 20124 Milano Tel. 02.89.053250 - fax 02.89053284 abbonamenti@vdgmagazine.it Il Servizio abbonati è in funzione dal lunedì al venerdì dalle 10,00 alle 12,30. L’abbonamento può avere inizio in qualsiasi periodo dell’anno. L’eventuale cambio di indirizzo è gratuito. Informare il Servizio abbonati almeno 20 giorni prima del trasferimento, allegando l’etichetta con la quale arriva la rivista. GARANZIA DI RISERVATEZZA PER GLI ABBONATI L’Editore garantisce la massima riservatezza dei dati forniti dagli abbonati e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione ai sensi dell’art. 7 del D. leg. 196/2003 scrivendo a: Opera Italia Srl Sede legale: via Pola 15 - 20124 Milano Redazione: via Pola 15 - 20124 Milano tel. 0289053250 - fax 0289053290 Registrazione Tribunale di Milano n. 92 del 10/02/2011 L’editore ha ricercato con ogni mezzo i titolari dei diritti fotografici senza riuscire a reperirli. È ovviamente a piena disposizione per assolvere quanto dovuto nei loro confronti

Sito: www.vdgmagazine.it Segreteria: Monia Manzoni - Tel. 02.89053250 ufficiotraffico@vdgmagazine.it Per la vostra pubblicità: OPERA ITALIA Srl Via Pola 15 - 20124 Milano Tel. 02 89053250 - fax 02 89053290 e-mail: ufficiotraffico@vdgmagazine.it

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contributors agosto-settembre 2013

GIUSEPPE PULINA Sassarese dalla nascita 55 anni fa, insegna zootecnia speciale nell'università della sua città e con i sardi condivide, oltre all'aria ed alla terra, soprattutto il mare. Se lo incontrate, fategli le congratulazioni. È appena stato eletto coordinatore nazionale dei presidi e dei direttori delle facoltà universitaria di Agraria. pag. 24

GIOVANNI di IACOVO

DAVIDE CICCARESE

Ricercatore universitario e scrittore, 35 anni, dopo aver girato il mondo ha messo le sue radici a Pescara perché innamorato dell’Adriatico. Ma ricorda che “vivere intensamente e consumare culture é la benzina della creatività”. Vive in una casa zeppa di ricordi di viaggio per non dimenticare mai che “siamo ciò che abbiamo vissuto”. pag. 70

Si definisce un “agronomo di città”. Con la zappa in mano, gira tra orti urbani e aziende agricole. Alcuni contadini dicono che il suo ruolo sia quello di “zappare le parole”. Infatti scrive articoli e saggi sull’agricoltura contemporanea. Oltre che presiedere con impegno un’associazione che promuove la cultura agricola per seminare futuro. pag. 22

FONDAZIONE VERONESI È stata voluta da Umberto Veronesi nel 2003 essenzialmente per sostenere la ricerca scientifica. Ma il pallino del professore è stato sempre quello della divulgazione. Ecco allora che la Fondazione ha scelto VdG per spiegare al grande pubblico i concetti di salute e corretta alimentazione. pag. 18

NOMISMA

MARCO CATTANEO Milanese, 50enne, quando è sobrio svolge la professione di dermatologo. Nel 1990 ha fondato il Club Nonsolobirra di cui è tuttora presidente. È opera sua il libro “Nonsolobirra, birra e salute ieri e oggi” e a breve pubblicherà un altro testo sulla storia della birra in Italia. Perchè ha intenzione di scrivere e di bere ancora per molto. pag. 50

In greco antico “nomisma” indica il valore reale delle cose. E' seguendo questa radice etimologica che Nomisma - uno dei principali istituti di ricerca economica europei - osserva, in Italia e nel mondo, tutti i fenomeni economici. Da quest'anno lo fa anche per VdG magazine, aiutando i lettori a capirne qualcosa in più. pag. 20

hanno collaborato a questo numero:

CARLOS SOLITO Fotografo, giornalista, scrittore e filmmaker, è nato a Grottaglie, in Puglia. Ha iniziato a viaggiare alle porte di casa, tra uliveti, gravine, grotte, masserie e lo Ionio. Instancabile cacciatore di storie e di sguardi in giro per il mondo, scrive e fotografa per i più importanti magazine di viaggi e lifestyle italiani ed esteri, e per i quotidiani nazionali. pagg. 78-136

Lucrezia Argentiero Germana Cabrelle Domenico Cacioppo Piero Caltrin Olga Carlini Gilda Ciaruffoli Silvana Delfuoco Enzo Di Monte Maria Pia Fanciulli Eleonora Fatigati Isa Grassano Piergiorgio Greco Paola Gula Riccardo Lagorio Lucia Lipari Massimiliano Rella Antonio Romeo Marco Scapagnini Valerio Sisti

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italiafoodwine Il mercato giusto

Una fiera permanente di vini e cibi italiani AÉ>iVa^Vƒjc^bbZchdZhigVdgY^cVg^dWV" X^cdY^egdYdii^V\gdVa^bZciVg^igdeeded" XdXdcdhX^ji^ZbVaY^hig^Wj^i^#BVa\gVYd jcVYdbVcYVXdcediZco^Va^i|Y^XgZhX^iV ^aa^b^iViV!cdchZbegZaÉd[[ZgiVg^ZhXZV gV\\^jc\ZgZ^abZgXVid#

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Le 3 azioni giuste per vendere il prodotto

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rassegna dall’ Italia estampa dal mondo

di Francesco Condoluci redazione1@vdgmagazine.it

È sempre più caccia al made in Italy Il Sole 24 Ore • Il colosso del lusso francese Lvmh fa di nuovo campagna acquisti in Italia e riesce in poco più di un mese di trattativa a conquistare il gruppo Loro Piana, marchio celebre del cachemire e delle lane più rare. L’operazione, un vero blitz, è avvenuta a una cifra record. I fratelli Sergio e Pier Luigi Loro Piana cedono infatti l’80% dell’azienda familiare al gruppo francese per 2 miliardi di euro. La famiglia piemontese conserverà una partecipazione del 20% nella società e manterrà, almeno per il momento, la sua funzione alla guida dell’azienda. Nel contratto siglato tra la famiglia Loro Piana e Lvmh è inoltre prevista un’opzione put sul restante 20% della durata di tre anni. Tuttavia l’enterprise value (cioè il valore d’impresa) conferito al 100% di Loro Piana corrisponde a 2,7 miliardi di euro: quindi 21,5 volte il margine operativo lordo del gruppo che nell’ultimo bilancio era di 123,6 milioni di euro. Insomma, si tratta di una cifra e di multipli da record che poche volte si sono visti di recente nel settore del lusso. Per avere dei termini di confronto, bisogna risalire alla vendita del marchio Valentino all’emiro del Qatar lo scorso anno e alla vendita del controllo di Bulgari (proprio a Lvmh) nel 2011.
Come nel caso dell’alta gioielleria di Bulgari, Lvmh ha conquistato uno dei marchi top del lusso italiano. Loro Piana non è soltanto uno dei brand del settore del cachemire e delle lane rare più noti al mondo, ma è stato anche uno dei gruppi italiani più legati alla storia della sua famiglia azionista: dagli inizi nel XIX secolo quando la famiglia cominciò il commercio della lana e del tessuto. Poi nell’aprile 1924 Pietro Loro Piana fondò l’omonima società a Quarona Sesia, in Piemonte. 14

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Il commento Si può “regalare” – i termini finanziari dell’operazione dicono questo – un’eccellenza planetaria dei tessuti made in Italy come Loro Piana ai francesi di Louis Vitton? Sì, in un Paese dove le politiche pubbliche non sostengono le imprese e dove gli imprenditori, dal canto loro, non sono mai riusciti a “mettersi in rete” e a capillarizzare su scala globale il loro business, tutto questo non solo è possibile, ma probabilmente anche ineludibile. In un Paese che favorisce solo alcuni grandi gruppi e non ha la lungimiranza di capire che lasciarsi scippare le aziende dall’industria estera non mortifica solo l’italico patriottismo ma significa indotto economico e Pil nazionale che va in fumo, potenziale chiusura di stabilimenti e delocalizzazione, lo shopping delle grandi holding straniere è destinato non solo a continuare ma a diventare un vero e proprio stillicidio. A maggior ragione adesso che c’è anche la recessione economica a costringere le aziende a vendere. E se la moda piange, l’agroalimentare certamente non ride. Buitoni, Perugina, San Pellegrino, Antica Gelateria del Corso, Locatelli, Invernizzi, Birra Peroni, Fattorie Scaldasole, Galbani, Olio Sasso, Bertolli, Carapelli, Minerva, Spumanti Gancia, Parmalat, Pelati Antonino Russo, Stock 84 e di recente persino la mitica pasticceria Cova di Milano comprata (manco a dirlo!) da Lvmh: l’elenco dei food brand italiani passati in mani forestiere negli ultimi 30 anni (e non negli ultimi 5, a riprova che non è stata certo la congiuntura in essere dal 2008 a innescare questa diaspora di aziende) sembra un bollettino di guerra. E non finirà qui, purtroppo. Perlomeno se il mercato del lavoro continuerà a restare ingessato, il sistema creditizio paralizzato, gli imprenditori divisi e incapaci di costruire sinergie fruttuose, la politica stagnante e inconcludente.


Nuova apertura: De Luxe Village â&#x20AC;&#x201C; Porto Cervo


news

Hilton non conosce crisi, aperto in Cina l’albergo numero 4000

La Fontina Dop Bio si afferma a New York Se la recessione ha rallentato la crescita della domanda di specialità alimentari da parte dei consumatori americani, quella di prodotti naturali/biologici va decisamente in controtendenza e continua a crescere. L’Italia – che in 15 anni ha visto aumentare da 700 a 1.400 le aziende agricole che possono fregiarsi della certificazione bio – ha un ruolo importante nel mercato Usa dei prodotti alimentari naturali/biologici che costituiscono il 18% del food venduto. A confermare il successo dei prodotti italiani biologici negli States, c’è anche la Fontina Dop Bio. Da alcuni anni infatti la Fromagerie Haut Val D’Ayas esporta il suo prodotto-simbolo in America e ultimamente l’esportazione si è rafforzata al punto tale che, tramite un distributore, la Fontina Dop biologica è reperibile in diversi negozi di prodotti naturali/biologi e può essere degustata nei migliori ristoranti di New York. «Il consumatore attento e informato, è il nostro consumatore ideale perché conosce il prodotto, le sue caratteristiche e peculiarità e può apprezzarne appieno tutta la filiera. Per questo motivo quando il distributore americano ci ha chiesto di poter realizzare un servizio fotografico sulla nostra realtà produttiva da inserire sul suo sito www.pondini.com ho accettato immediatamente con entusiasmo» ha commentato Danilo Grivon Direttore della Fromagerie Haut Val d’Ayas.

Shangai Daily • Hilton Worldwide, la più grande catena alberghiera al mondo per numero di camere, ha aperto il suo hotel numero 4.000 in Cina, nella città di Shijiazhuang nel nord della provincia di Hebei, portando così a 35 le sue proprietà nel Celeste Impero. Il raggiungimento del 4millesimo hotel è sottolineato con soddisfazione da Christopher J. Nassetta, presidente e CEO Hilton Worldwide, che ha commentato: «Il 2013 si sta rivelando un anno eccezionale per il nostro gruppo che, con questo nuovo traguardo, si attesta ai vertici dell’industria dell’ospitalità mondiale. I nostri brand continuano a crescere e a rinnovarsi, per offrire ai nostri ospiti esperienze uniche e indimenticabili. Data la forza del nostro circuito, ci aspettiamo una continua crescita anche in futuro». Hilton Worldwide gestisce 4.000 alberghi in 90 paesi e territori con marchi diversi, che coprono i mercati del lusso fino a quelli di fascia media.

Cibo scaduto? In Italia si butta, nel resto d’Europa no Il Fatto Quotidiano • Pochi si sono accorti che l’ultimo “Eurobarometro” – sondaggio periodico a cura della Commissione Europea che mette a confronto l’atteggiamento dei diversi popoli dell’Europa a 27 rispetto ad alcuni comportamenti – conteneva una risposta molto sorprendente. Il sondaggio in generale – 25.500 intervistati nel dicembre 2012, mille gli italiani – era dedicato alla fiducia nei prodotti biologici. Ma l’ultima domanda era questa: è sicuro di consumare prodotti alimentari oltre la data di scadenza riportata sulla confezione? Ha risposto di sì il 51% degli europei, contro appena il 27% degli italiani. Gli italiani sono quindi tra i popoli più propensi a buttare, senza consumarlo, il cibo che ha appena “superato” la data di scadenza. L’81% degli svedesi invece, ignora la data di scadenza.

Usa: dopo 12 anni torna sul mercato la bresaola italiana AGI • La bresaola italiana può finalmente tornare sulle tavole degli americani. L’amministrazione statunitense ha avviato il processo di revisione normativa che, come ha fatto recentemente anche l’Organizzazione Mondiale della sanità animale (OIE), porterà a riconoscere l’Italia come Paese a rischio trascurabile per la Bse, la cosiddetta malattia della mucca pazza. L’Animal Plant Health Inspection Service (APHIS) del Ministero dell’Agricoltura degli Stati Uniti d’America ha comunicato al Ministero della Salute di essere pronto ad accettare la bresaola italiana prodotta a partire da carni americane provenienti dal circuito delle carni garantite per assenza di utilizzo di ormoni della crescita. «Dopo oltre 12 anni di divieto – ha commentato il nostro ministero – si apre così un importante mercato che potrà essere ulteriormente allargato nei prossimi mesi anche alla bresaola prodotta a partire da carni italiane». 16

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la salute nel piatto

A cura della Redazione scientifica Fondazione Veronesi testi di

Daniele Banfi (giornalista medico-scientifico)

Azzurro, il colore della vita È ricco di omega-3, ma anche selenio, fosforo, iodio, vitamina E e B. Il pesce del quale abbondano le acque che bagnano lo Stivale è parte fondamentale di una dieta salutare capace di soddisfare anche il palato, soprattutto d’estate

Tra gli alimenti che sicuramente dovremmo preferire per una sana e corretta alimentazione vi è il pesce e in particolare quello azzurro. La definizione non è scientifica ma piuttosto generica: per riconoscerlo basta osservarne la pigmentazione, blu scura a livello del dorso e argentea sul ventre. Il mare italiano ne è particolarmente ricco: acciughe, pesce spada, tonno, sgombro e sardine sono solo alcuni esempi. Pesci diversissimi tra loro dunque ma accomunati dalle stesse proprietà nutrizionali. Se consumato in maniera costante, il pesce azzurro è in grado di prevenire lo sviluppo delle malattie cardiovascolari (causa, nella sola Europa, del decesso di quasi 4 milioni di persone ogni anno). Nonostante questo tipo di pesce si distin18

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gua rispetto agli altri per essere più ricco di lipidi, la sua capacità di proteggere il cuore è dovuta alla presenza dei grassi omega-3, fondamentali nel prevenire l’aterosclerosi, ovvero l’accumulo di grasso a livello delle arterie che porta con il tempo alla loro occlusione generando infarti e ictus. Ecco perché tenere a bada i livelli di grassi circolanti nel sangue attraverso l’alimentazione è il modo migliore per allontanare il rischio di sviluppare queste malattie. Ma oltre ai potenti omega-3 il pesce azzurro contiene una grande gran quantità di selenio, fosforo, iodio e discrete quantità di vitamina E e B. Uno speciale mix di antiossidanti, molecole capaci di neutralizzare l’azione dannosa dei radicali liberi, che ci fa bene con gusto.

La regola del 10x2,5 Gli effetti benefici del pesce azzurro sono visibili consumandolo almeno 3-4 volte la settimana: un vero e proprio toccasana per il nostro cuore. Attenzione però a come cucinarlo. Molte delle qualità nutritive del pesce azzurro si possono perdere in caso di cottura prolungata. Ecco quindi il nostro consiglio: un’ottima regola per calcolare il giusto tempo di cottura consiste nel misurare lo spessore massimo di un pesce e cuocere 10 minuti ogni due centimetri e mezzo. La norma vale per qualunque sistema di cottura e qualunque tipo di specie. Solo così non perderete le straordinarie proprietà nutrizionali del pesce azzurro!

Per saperne di più:

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scenari alimentari

A cura dell’Osservatorio Agroalimentare Nomisma

Africa: nuova frontiera del vino? Mentre gli italiani ne consumano sempre meno, nel mondo bianchi, rossi e rosati riempiono i calici di milioni di nuovi consumatori, aprendo mercati un tempo insospettabili. E l’Italia? Rischia di stare a guardare 20

agosto-settembre 2013

Negli ultimi decenni il consumo di vino ha raggiunto le più disparate aree del mondo: Nord-America, Nord-Europa e Oceania prima, Asia poi. A parte le aree storicamente produttrici – Europa mediterranea e SudAmerica – un continente sembrava restare fuori da questa dinamica globale: l’Africa. Quanto sta avvenendo negli ultimi anni mette però in discussione l’impermeabilità del continente africano al mondo del vino. Sebbene il valore delle importazioni africane resti esiguo (nel 2012, 535 milioni di dollari, meno dell’import della sola Danimarca), tra il 2002 e il 2012 gli acquisti dall’estero sono più che quintuplicati

(+445%) e verosimilmente cresceranno ancora nei prossimi anni grazie all’aumento dei redditi trainati delle attività estrattive e dalle esportazioni di commodity (petrolio, minerali, derrate agricole). Non a caso, i principali importatori africani di vino sono Angola, Nigeria e Costa d’Avorio, dove i redditi pro-capite sono aumentanti rispettivamente del 1.087%, 230% e 79% negli ultimi dieci anni. Certo, la prospettiva del vino come prodotto di “largo consumo” è ancora un miraggio: si va dai 7 litri pro-capite del Sud Africa – unico grande produttore del continente –, fino agli 0,15 litri della Nigeria (in Italia il consumo è di 37 litri pro-capite); a suscitare l’interesse dei produttori è piuttosto l’incremento della domanda da parte di una “classe media” in costante crescita oppure di lavoratori immigrati al servizio di multinazionali e istituzioni internazionali che operano in loco. Date le enormi dimensioni del continente, si tratta di un bacino che, seppur circoscritto, costituisce una buona opportunità di sviluppo per i produttori che vogliono allargare il proprio mercato. Detto questo, per il vino made in Italy sarà probabilmente difficile replicare i successi registrati in altre aree del mondo. Fino a oggi almeno, a fare la differenza in questo mercato sono stati i legami politici, culturali ed economici tra nazioni più che fattori come “prezzo” o “qualità” su cui il vino italiano ha costruito i suoi ottimi risultati. I principali esportatori di vino in Africa sono nazioni excolonizzatrici oppure con multinazionali presenti in loco per attività industriali. In Angola il 70% dell’import viene dal Portogallo. In Nigeria i principali esportatori sono l’Australia, grazie alle affinità culturali e linguistiche con il paese africano (la Nigeria è un’ex-colonia britannica), e la Cina che, pur non essendo un grande produttore, invia il proprio vino ai connazionali presenti e impegnati in loco nelle attività di estrazione petrolifera e mineraria.

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di Davide Ciccarese

la pagina verde

Agronomo

Terra, ritorno al futuro E pensare che una volta si diceva “braccia rubate all’agricoltura”... Oggi, nell’immaginario collettivo, l’attività agricola è tornata a ricoprire il ruolo che merita, ovvero quello di risorsa per l’economia e di ambito privilegiato nel quale mettere in gioco le proprie capacità imprenditoriali. Resta da sciogliere il nodo dei terreni demaniali e dell’accesso alla terra

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agosto-settembre 2013

Sono molti i giovani che chiedono di coltivare la terra, e chiedono a gran voce di poter coltivare quei terreni pubblici oggi inutilizzati e senza alcuna destinazione. Stiamo parlando delle terre demaniali: più di 380 mila ettari ad oggi abbandonati. Il Ministro dell’Agricoltura De Girolamo sta valutando l’ipotesi di venderle a fronte di un possibile rientro economico, prospettiva che però ha acceso la polemica. Per avere un quadro della situazione italiana, bisogna considerare due fenomeni da record con cui dobbiamo fare i conti: la cementificazione da una parte e la chiusura di moltissime aziende agricole dall’altra. Tra il 2000 e il 2009 hanno chiuso 400 mila aziende agricole, e per il 2015 è previsto che ne chiuderanno altre 500 mila. È un count down che va fermato. Per la cementificazione invece si parla di 110 km quadrati all’anno. Sono state costruite 4 milioni di case negli ultimi 10 anni contro i 5,2 milioni ancora sfitte, cancellando chilometri di campi. Quella del cemento è una pressione troppo forte da sostenere per le aziende agricole che vedono i propri terreni frammentati e sempre più ridotti proprio a causa della cementificazione senza regole. In questa prospettiva, permettere l’acceso alle terre demaniali ai nuovi agricoltori è un passo facile da fare, di cui potremmo raccogliere i risultati in breve tempo. Potrebbe essere la

scelta decisiva per rilanciare lo sviluppo e diventare un volano per le economie locali. Un esempio è quello della Cooperativa Coraggio che ha messo insieme 10 mila firme, consegnate al neo sindaco di Roma Ignazio Marino, per chiedere di affidare le terre pubbliche ai nuovi agricoltori evitando di destinarle al cemento. Le terre demaniali possono essere l’occasione per rilanciare parte dell’economia, di fatto senza dover erogare fondi, ma semplicemente concedendo l’accesso a chi vuole coltivare. Basta dare i terreni in affitto. Promuovere l’accesso alla terra, facilitando la nascita di nuove aziende agricole, è ciò di cui abbiamo bisogno per nutrire il paese e garantire anche un’entrata per le casse dello Stato. Ne usciremmo tutti felici. Mentre vendere le terre pubbliche potrebbe significare portare alla perdita di un bene, che di fatto è proprietà di tutti i cittadini, a favore di pochi acquirenti. E pensare che una volta si diceva in modo ironico “braccia rubate all’agricoltura” a chi non era in grado di fare bene il suo lavoro! Oggi invece i giovani, per la maggior parte laureati, sognano di lavorare la terra, proprio per restituire le loro braccia all’agricoltura. Non basta più pensare di risanare i conti, bisogna avere il coraggio di dare fiducia alle nuove generazioni. E l’agricoltura può essere un’opportunità concreta da cogliere al più presto.


Nato nel 1978, quando appena cominciava ad esistere il concetto di griffe, il Salvagente coglie per primo l’idea di vendere ciò che costa tanto ad un prezzo accessibile: nei decenni successivi la moda firmata diventa un’enorme fenomeno di massa, ed il Salvagente vede crescere il suo successo sempre più, fino ai giorni nostri.

Created in 1978, when the concept of designer label was just beginning to emerge, il Salvagente was the first shop that came up with the idea of selling expensive items at affordable prices: over the following decades designer fashion became a mass phenomenon and il Salvagente’s success has been growing ever since.

Oltre trent’anni di attività, con una formula semplice: compriamo dai migliori negozi abbigliamento uomo, donna, accessori e scarpe che rivendiamo al prezzo più basso: sconto minimo 60% dal prezzo di cartellino, e saldi all’arma bianca.

We have been in business for over thirty years following a simple formula: we buy clothes, accessories and shoes for men and women from the best shops and we resell them at lower prices, with a minimum 60% discount off the marked price, and regularly hold massive sales events.

La nostra clientela è estremamente eterogenea, pur essendo l’outlet d’elezione per i milanesi, che ci visitano con grande frequenza durante tutte le stagioni, possiamo sempre più contare sulla presenza di clienti provenienti da altri paesi: in grande crescita la clientela russa e quella cinese, con gli europei che restano stabili in termini di presenze. Proponiamo da sempre una varietà enorme di marchi e generi, qualità che ci rende meta di numerose visite di addetti ai lavori della moda, cerchiamo inoltre di restare vicini ai nostri clienti attraverso il contatto di Facebook, Il Salvagente Milano, o attraverso il nostro blog, milanofashionoutlet.it. Siamo usciti con il nostro sito internet, www.salvagentemilano.it, completamente rinnovato, con una veste grafica diversa ed un messaggio chiaro: mettiamo la nostra faccia ed il nostro impegno in ciò che facciamo, e lo testimonieranno le foto nostre e dei nostri clienti. Siamo a Milano, nel quartiere Monforte- Vittoria, facilmente raggiungibili sia con i mezzi pubblici, che con una passeggiata di 15 minuti a piedi partendo dal centro citta : non c’è bisogno quindi di lunghi viaggi per trovare a Milano quello che ci piace al miglior prezzo possibile.

We boast a diversified customer base and even though we’re the outlet of choice of the Milanese, who pay us frequent visits in all seasons, customers from other countries are on the increase, Russian and Chinese in particular, with a steady flow of European customers. The huge variety of labels and merchandise we have always offered have fashion pundits paying us regular visits, although we also try to keep a close relationship with our customers through Facebook, Il Salvagente Milano and our blog, milanofashionoutlet.it. We’ve launched our newly renovated website, www.salvagentemilano.it, which is characterized by different graphics and a very clear message: we always get involved and committed at a very personal level in all we do, as proven by our photos and those of our customers. We are located in Milan, in the MonforteVittoria area, which is easily accessible both by public transport and with a 15minute stroll from the

Via F.lli Bronzetti 16 20129 Milano - Tel +39 02 7611 0328 - www.salvagentemilano.it - info@salvagentemilano.it Orari: Lunedi 15-19 - Dal Martedì al Sabato 10-19 Aperture straordinarie domeniche e festivi in concomitanza con fiere e manifestazioni.


di Giuseppe Pulina

Professore di Zootecnia speciale all’Università di Sassari

scienza e vita

Il Veneto visto dall’alpeggio Se delle cose importanti ci si accorge solo quando non ci sono più, pensiamo a ciò che accadrebbe se si smettesse di portare le greggi al pascolo. Niente più prodotti tipici come Asiago e Montasio, o le carni che hanno fatto la storia della gastronomia veneta. Ma non solo. Le tradizioni e i panorami alpini che tanto amiamo verrebbero inesorabilmente compromessi 24

agosto-settembre 2013

Un viaggiatore che volesse attraversare il Veneto da sud a nord incontrerebbe quattro grandi sistemi di paesaggi: le lagune lungo la costa adriatica, la fertile pianura con le sue città storiche (ma anche l’affollamento abitativo e industriale che minaccia le aree agricole rimaste), la pedemontana veronese, vicentina e trevigiana, dove potrebbe sostare tra i famosi vigneti, e infine le montagne, che si addentrano verso nord nelle Dolomiti, patrimonio mondiale dell’Unesco, fino al confine con l’Austria. Tuttavia, uno dei paesaggi unificanti la regione è quello zootecnico. A questo proposito abbiamo sentito il parere di uno dei maggiori esperti in Italia, il professor Maurizio Ramanzin, ordinario di Zootecnica all’Università di Padova. Il paesaggio zootecnico più caratteristico è quello montano? Sì, è in montagna che la zootecnia incontra il paesaggio nei suoi aspetti storici, naturalistici ed estetico-ricreativi. Non dimentichiamo che qui, come in tutte le Alpi del resto, l’allevamento è stato per secoli l’elemento dominante nelle economie locali. Nell’ultimo cinquantennio le condizioni economiche e sociali sono profondamente cambiate, e gli allevamenti si sono molto ridotti di fronte alla concorrenza della piccola industria e del turismo. Tuttavia,

la zootecnia svolge ancora fondamentali funzioni paesaggistiche. In che modo contribuisce al mantenimento del paesaggio montano? In primo luogo, mancando gli allevatori, le aree aperte sarebbero abbandonate e, in pochi decenni, ricoperte dai boschi. Ora, questa rinaturalizzazione di per sé è un fenomeno positivo, che diventa però negativo quanto si espande troppo, fino a rompere l’equilibrio del paesaggio. I prati e i pascoli gestiti in maniera estensiva, e quegli elementi artificiali, ma di alto valore naturalistico, che li caratterizzano (si pensi per esempio alle pozze d’alpeggio), sono infatti riconosciuti come necessari alla conservazione di molte specie vegetali e animali – come anfibi, uccelli e farfalle – tanto che il mantenimento di questi habitat di prateria rientra nelle priorità delle politiche agrarie e ambientali comunitarie. Inoltre, le aree aperte, soprattutto se abitate dagli animali al pascolo e con la presenza di manufatti ed elementi architettonici tipici, come muretti a secco, fontane, abbeveratoi e fienili, aprono la vista sul paesaggio e ne migliorano la qualità percettiva. Questo si riflette ovviamente sul valore turistico della montagna. Gli esempi forse più noti dove prati e boschi e pascoli s’integrano ar-


moniosamente nel paesaggio montano sono l’Altopiano dei Sette Comuni, l’Ampezzano, l’Alto Agordino e il Comelico, ma ce ne sono molti altri che chi ha visitato ricorda, o rivisita, con piacere. Turismo e zootecnia, questo è un tema inesplorato... Parlando di turismo, è inevitabile ricordare anche i numerosi prodotti tipici della zootecnia della montagna veneta: i formaggi Dop Asiago, Montasio, Monte Veronese e Piave, i presidi slow food Agnello d’Alpago, Asiago stravecchio, Monte Veronese di malga, Morlacco del Grappa; ma anche quasi tutti gli oltre 40 fra formaggi e latticini, e parte dei quasi 100 prodotti carnei, che sono riconosciuti come tradizionali del Veneto. Questi prodotti si caratterizzano per i legami con il territorio e con le tradizioni locali. Chi volesse, in Veneto trova non solo le “vie del vino”, ma anche quelle dei formaggi, itinerari che coniugano salutari escursioni, spesso in quota tra gli alpeggi, con gli assaggi di questi prodotti. A proposito di alpeggi, sono oltre 530 quelli ancora attivi nel Veneto, che continuano e rinnovano una secolare tradizione. Si pensi alle malghe della Lessinia, alcune delle quali risalenti al 1600, o a quelle dell’altipiano di Asiago, ricordate anche da Mario Rigoni Stern in Amore di confine. Queste sono le risorse che il paesaggio mobilita per il turismo; ma va tutto bene in montagna? Ovviamente non mancano le ombre. Non possiamo nascondere che in alcune zone l’abbandono della zootecnia e l’impoverimento conseguente del paesaggio sono stati notevoli, e che in altre la trasformazione degli allevamenti verso moduli intensivi ha sciolto il loro legame con le praterie e la tradizione. D’altra parte, non mancano neppure i segnali di ripresa, nel solco della sostenibilità. Le parole chiave sono diversificazione dei redditi, puntando anche sull’agriturismo o sull’integrazione delle attività familiari tra agricoltura e altri settori economici, valorizzazione della qualità dei prodotti attraverso filiere corte, finanche alla produzione diretta aziendale o in alpeggio, e servizi ambientali, che dovrebbero essere adeguatamente misurati e riconosciuti dalla comunità. Non mancano giovani imprenditori capaci di intraprendere questa strada innovativa e garantire quel ricambio generazionale che è fondamentale per il mantenimento della sinergia tra allevamento, territorio e paesaggio.

“Ora vacche e vitelle, pecore e agnelle, cavalli e puledre sono sui pascoli alti... ieri sono risalito per la vecchia strada che facevo da ragazzo con mio nonno e mio padre per visitare le malghe più belle dell’altopiano di Asiago” (Amore di confine – Mario Rigoni Stern)

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la scoperta

di Domenico Marasco

Sila

Calabria

Le gemme della Sila Nasce a oltre mille metri d’altitudine l’unica patata di montagna italiana, quella silana. Igp dal 2010, dopo essere stata apprezzata e premiata dagli atleti azzurri, è pronta a conquistare lo Stivale intero con il suo sapore mediterraneo 26

agosto-settembre 2013

Sento ancora come se fosse ieri l’altoparlante del camioncino che al sabato mattina vendeva le patate al mio paese, sulla Presila catanzarese. Una voce roca che diceva forte “patati da Sila”. Questo splendido prodotto ce lo siamo ritrovati a Cavalese, in Trentino, al Villaggio Italia, presentato a mo’ di tortino con fonduta di caciocavallo silano e funghi porcini, in occasione del Campionato del mondo di sci di fondo. Proprio questo piatto che sa di montagna, presentato dallo chef Andrea Ambrosio, si è aggiudicato il primo posto di gradimento tra le portate presenti al tavolo degli atleti azzurri. La storia della patata della Sila è in verità di vecchia data: la produzione risale ai primi dell’800

e dal 1950 inizia la commercializzazione. La montagna silana è uno degli areali più importanti in Italia nella produzione di patata, l’unica peraltro di montagna. I territori insistono infatti su una media di 1200 metri sul livello del mare, proprio nel cuore del Mediterraneo. È il Consorzio della patata della Sila Igp che ne tutela e promuove le proprietà. La produzione Igp si aggira intorno agli 80 mila quintali e vede il Consorzio di Tutela impegnato in un’opera di valorizzazione e promozione. A cavallo tra Jonio e Tirreno, i terreni preposti alla coltivazione delle 6 varietà a cui è conferita la Igp sono sciolti, ad alta fertilità. L’altopiano è ricco d’acqua di ottima conducibilità, purissima. L’ambiente coin-


Le diverse varietà

A sinistra un campo di patate in fioritura nell’Altopiano Silano

cide infatti con il Parco Nazionale della Sila, dove foreste incontaminate consentono lo svilupparsi di microclimi diversi a distanze relativamente brevi. In particolare le escursioni termiche estive permettono di ottenere un prodotto finale più sapido, adatto a numerose preparazioni gastronomiche. Inoltre il raccolto autunnale permette grande conservabilità del prodotto così che la patata si può immagazzinare anche per sei mesi senza l’uso di conservanti. Il profilo organolettico dipende dalla varietà: le patate della Sila Igp possono essere utilizzate bollite, per gli gnocchi o fritte.

La regina dell’Altopiano Silano è la patata Igp. Un motivo in più per scoprire un territorio ben conservato

Per saperne di più:

Consorzio di tutela della Patata della Sila Igp Spezzano della Sila - Cosenza Tel. 0984.1633626

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agosto almanacco di barbanera

di M. Pia Fanciulli

Tra stelle e santi!

Anche i più impegnati, anche chi non ha occhi che per il lavoro, si troverà questo mese a volgerli al cielo. Agosto dei desideri, della pioggia di luce, dell’abbondanza di frutti da raccogliere e gustare

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Da ricordare

Sole e Luna

Belli e sani

Sabato 10 agosto – San Lorenzo Sarà il cielo, come ogni anno, protagonista di una delle notti più attese dell’anno. O meglio, saranno le sue stelle, quelle della notte di San Lorenzo, a tenerci tutti con gli occhi pronti a fare nostro quel rapido guizzo di luce a cui affidare sogni e desideri. Dette anche Perseidi, perché sembrano irradiarsi dalla costellazione di Perseo, quelle che vediamo cadere non sono in realtà stelle, ma meteoriti, lo sciame di polveri abbandonate da una cometa. Tradizione vuole che siano le “lacrime di San Lorenzo” arso vivo sulla graticola il 10 agosto del 258.

Il Sole Il 1° sorge alle 05.53 e tramonta alle 20.19 L’11 sorge alle 06.04 e tramonta alle 20.06 Il 21 sorge alle 06.14 e tramonta alle 19.51

Se il caldo arrossa la pelle, una soluzione semplice e naturale può essere un bagno tiepido preparato sciogliendo nell’acqua 30 gr di amido di riso e 3 gocce di olio essenziale di lavanda. Avrà un effetto emolliente e rinfrescante.

Le giornate si accorciano Il 1° agosto si hanno 14 ore e 26 minuti di luce solare, mentre il 31 si hanno 13 ore e 10 minuti. Si perdono un’ora e 16 minuti di luce solare.

Saggezza popolare

La Luna Il 1° sorge alle 01.17 e tramonta alle 16.13 L’11 sorge alle 10.39 e tramonta alle 22.05 Il 21 tramonta alle 06.37 e sorge alle 19.48 La Luna è all’Apogeo sabato 3 alle ore 11 e sabato 31 alle 02. Al Perigeo lunedì 19 alle ore 03.

• Il sole d’agosto prepara un buon mosto. • Per San Lorenzo (10 agosto) della gran calura, dopo la Madonna poco dura. • Pesche e meloni: delizia dei ghiottoni. • Con le bevande amare, ogni sete scompare.

Luna in viaggio In questo mese i giorni favoriti dalla Luna per gli spostamenti sono: 1, 2, 23, 24, 25, 28, 29, 30.

agosto-settembre 2013

Orti e dintorni In partenza per le vacanze, pensiamo alle piante in vaso. Se non c’è nessuno che potrà annaffiarle per noi, lasciare una o più bottiglie piene d’acqua con il collo infilato nel terreno. Nell’orto seminare in Luna calante (dall’1 al 5 e dal 22 al 31) bietole, cicorie, indivie, ravanelli e spinaci. Diradare i carciofi, raccogliere il basilico e le altre aromatiche che possono essere essiccate o congelate per l’inverno. Raccogliere cipolle, patate e pomodori da conservare.


settembre almanacco di barbanera

Raccolte d’autunno

Tempo di mezzo, tra una stagione che si chiude e l’altra che comincia. Tra le ultime generose raccolte nell’orto e nel frutteto e la preparazione, rigorosamente “in casa”, di gustose confetture e conserve

Da ricordare

Sole e Luna

Belli e sani

Venerdì 22 settembre Equinozio d’autunno Arriva senza farsi troppo notare, tra le giornate ancora calde e luminose di fine estate. E invece l’Equinozio d’autunno apre le porte alla metà più oscura dell’anno: d’ora in poi le giornate cominceranno progressivamente ad accorciarsi fino alla massima durata del buio che si avrà nel Solstizio d’inverno. Il 22 alle 22.44 il Sole lascerà il segno della Vergine per entrare in quello della Bilancia, giorno in cui notte e dì, come appunto indica la parola aequinoctium, “notti uguali”, avranno ugual durata.

Il Sole Il 1° sorge alle 06.26 e tramonta alle 19.34 L’11 sorge alle 06.36 e tramonta alle 19.17 Il 21 sorge alle 06.46 e tramonta alle 18.59

Un infuso di melissa bevuto di sera combatte la stanchezza mentale, l’insonnia e la cattiva digestione. Applicato invece con compresse di cotone sul viso, distende la pelle e attenua le rughe.

Saggezza popolare • Settembre caldo e asciutto, maturare fa ogni frutto. • Uva bella e matura, tentazione sicura. • Pioggia e luna son dei funghi la fortuna. • Per un buon negozio, stai attento all’equinozio (22 settembre).

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agosto-settembre 2013

Le giornate si accorciano Il 1° settembre si hanno 13 ore e 08 minuti di luce solare, mentre il 30 si hanno 11 ore e 47 minuti. Si perdono un’ora e 21 minuti di luce solare. La Luna Il 1° sorge alle 02.30 e tramonta alle 17.03 L’11 sorge alle 12.53 e tramonta alle 22.50 Il 21 tramonta alle 08.51 e sorge alle 19.56 La Luna è al Perigeo domenica 15 alle ore 19. È all’Apogeo venerdì 27 alle ore 20. Luna in viaggio In questo mese i giorni favoriti dalla Luna per gli spostamenti sono: 20, 21, 24, 25, 26.

Orti e dintorni Un mese di passaggio che, tra raccolte e nuove semine, ci chiede già di pensare all’inverno. È tempo quindi di preparare con la Luna calante (dal 1° al 4 e dal 20 al 30) talee di salvia e rosmarino da mettere a dimora a fine inverno. Trapiantare e seminare in serra lattughe e ortaggi da foglia. Seminare prezzemolo, carote e cipolle. Rincalzare cardi, finocchi e sedani per l’imbianchimento. Raccogliere i pomodori per la preparazione delle conserve. In crescente (dal 6 al 18) ci sono invece da ultimare il trapianto delle fragole e la raccolta dei pomodori per il consumo fresco prima dell’arrivo delle piogge autunnali.


appuntamenti del mese appuntamenti agosto-settembre

di Gilda Ciaruffoli

E il pensiero va ... alle stelle (e al vino)

Scelti per voi dove degustare

10 agosto È tutta dedicata a Giuseppe Verdi l’edizione 2013 di Calici di Stelle, l’appuntamento targato Movimento Turismo del Vino in collaborazione con Città del Vino che torna in centinaia di piazze e decine di cantine di tutta Italia.
 A ricorrere infatti sono i 200 anni dalla nascita del celebre compositore, festeggiato dagli enoappassionati nella notte di San Lorenzo all’insegna dei migliori vini e delle ricchezze culturali di tutte le regioni.
 Ricco il programma di iniziative sotto le stelle, con musica, spettacoli, mostre e arte, aperture prolungate dei negozi di prodotti tipici o artigianato, winebar, enoteche oltre ai monumenti e ai musei più rappresentativi di vari territori.Tra gli appuntamenti da non perdere quelli pugliesi, con Verdi celebrato presso il castello di Copertino e a Trani, dove si terrà lo spettacolo Ogni parola è musica. O ancora in Sicilia, dove il cielo stellato lo si ammira immersi in uno dei vigneti più belli dell’isola, quello della Tenuta di Donnafugata. Salendo, si balla tra le botti della Fattoria del Colle, nel sud del Chianti; si mettono a confronto vini friulani e sloveni a Grado, con un sottofondo di musica jazz; si degusta l’intera produzione del Nord-Ovest d’Italia a Milano dove, lungo l’Alzaia Naviglio Grande, si incontrano i produttori di Lombardia,Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria e Canton Ticino. Per saperne di più consultate i singoli programmi, anche perché in diversi casi la festa non si limita alla notte del 10 ma si articola in iniziatve che animano molte delle caldi notti di questo agosto di-vino.

Località varie – cantine MTV

www.movimentoturismovino.it 32

agosto-settembre 2013

Azienda Agricola Salvan (Veneto) Ai piedi dell’imponente Catajo, una signorile dimora di campagna. Il dottor Giorgio Salvan accoglie il visitatore tra i vigneti e, in cantina, mesce il suo ottimo vino. Via Mincana, 143 – Due Carrare (Pd) www.salvan.it Cantine Lungarotti (Umbria) Oltre a degustare l’articolata gamma dei vini della cantina, è possibile visitare il Museo del Vino, il “migliore in Italia” (secondo il New York Times). Viale Lungarotti, 2 – Torgiano (Pg) www.lungarotti.it Tenuta Fujanera (Puglia) Masseria ottocentesca recentemente ristrutturata, è aperta esclusivamente in occasione di Calici di Stelle il 6 agosto. Via Bari/C.da Quadrone delle Vigne km. 2+500 – Foggia www.fujanera.it   Abbazia Santa Anastasia (Sicila) Trecento ettari immersi nel cuore del Parco delle Madonie. Grillo, Inzolia, Nerello Mascalese e Nero d’Avola i principali vitigni. C.da Santa Anastasia – Castelbuono (Pa) www.abbaziasantanastasia.it


appuntamenti agosto-settembre

foto: Paolo Mini

fino al 24 agosto I dialoghi della fontina

Come possono dei prodotti tipici valdostani diventare protagonisti di una scena teatrale? Scopriamolo con i 12 appuntamenti in cartellone della rassegna I dialoghi dei sapori valdostani. Immaginiamo allora un surreale scambio di battute tra due fontine o tra un lardo e una castagna, un magnifico Jambon de Bosses e una mela... Quattro strane coppie formate da prodotti tipici che recitano nei loro ambienti naturali, per 12 pomeriggi di gustoso divertimenti.

Località varie – Valle d’Aosta www.lovevda.it

foto: Assessorato Turismo Valle d’Aosta

fino al 22 settembre

16-18 agosto

Una regione da vivere

Una serata coN IL Duca

Emilia Romagna è Un Mare di Sapori è un contenitore di eventi. Un nome accattivante, sotto il quale trovare tanti spunti per visitare la regione e gustarne i prodotti. Come Tramonto DiVino, serie di incontri durante i quali vengono proposti in assaggio vini della zona e specialità gastronomiche locali.

Località varie Emilia Romagna

Urbino, città Patrimonio dell’Unesco e cuore del Rinascimento, torna a indossare gli abiti sfarzosi della corte per la 32esima edizione della Festa del Duca in un fine settimana ricco di spettacoli, giochi e animazioni in costume, laboratori artistici, reading letterari, danze, mercati rinascimentali e artigianali. Un allegro momento di festa per celebrare la grandezza della storia e delle arti del Montefeltro.

Urbino (Pu) – Marche

www.urbino-rievocazionistoriche.it

www.unmaredisapori.com

19-25 agosto Chi cerca trova...

fino al 30 agosto TUTTA un’altra prospettiva Lo spettacolo di Trieste dal mare illuminata dalle luci della sera; alta cucina, prodotti d’eccellenza, grandi vini: questa estate i Solisti del Gusto di Friuli Via dei Sapori vanno al mare e organizzano 10 cene in barca. Fino al 30 agosto infatti, tutti i venerdì, la motonave Il Delfino Verde diventa un salotto dove degustare le eccellenze della regione. Un suggestivo ribaltamento di prospettiva, in serate ricche di charme e di incontri gustosi.

Triste – Friuli Venezia Giulia www.friuliviadeisapori.it

6-7 agosto Orecchiette per tutti i gusti

Si dice Puglia e subito si pensa alle orecchiette con le cime di rapa. Eppure ci sono decine di modi di preparare questa tradizionale pasta fatta in casa. Per scoprirli tutti, l’appuntamento è con Orecchiette nelle ‘nchiosce, percorso enogastronomico tra le ‘nchiosce (i tipici vicoletti) che racchiude tradizioni, valorizzazione dei prodotti locali e assaggi golosi.

Grottaglie (Ta) – Puglia

orecchiettenellenchiosce.it

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agosto-settembre 2013

La suggestiva Riserva Naturale della Bessa, antichissimo giacimento aurifero, ospita la 32esima edizione del Campionato mondiale dei cercatori d’oro. Nove le giornate di gara e festa durante le quali i cercatori provenienti dai 23 paesi aderenti alla World Goldpanning Association si sfidano a recuperare il maggior numero di pagliuzze d’oro nel minor tempo possibile. La competizione è intervallata da momenti di svago con musica e mostre. E poi dagli assaggi di cucina tipica piemontese e biellese presso i punti ristoro e le bancarelle allestite nella zona.

Mongrando (Bi) – Piemonte www.cercatoridoro.it


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appuntamenti agosto-settembre

15 agosto ... e il Ferragosto decolla!

Giocolieri, fachiri, clown, illusionisti, equilibristi e cow boy. Ballerine, mangiafuoco e incantatori di serpenti. Il Ferragosto a Volandia è targato Circo Medini! Gli artisti della storica famiglia circense sono protagonisti presso il Parco e Museo del Volo con il loro spettacolo senza animali. Ma non crediate di restare a lungo seduti al vostro posto: nella filosofia del Medini Family Show un ruolo importantissimo lo gioca il pubblico e i numeri messi in scena prevedono spesso l’interazione tra artisti e spettatori. Grandi e piccini preparatevi dunque a cimentarvi con gli esercizi del giocoliere, con quelli dell’equilibrista e della ballerina di hula hop. E per i più temerari… cercasi volontari per il lancio dei coltelli! È questo il piatto forte del menù del 15 agosto, anche se il divertimento non finisce certo qui. Aperto tutto il mese di agosto, Volandia organizza laboratori per bambini e visite guidate che proseguono tutto l’anno. Il primo settembre inoltre si replica lo spettacolo con il Circo Medini. Somma Lombardo (Va) – Lombardia - www.volandia.it

23-25 agosto UNA FESTA PER GLI OCCHI E IL PALATO

Il Festival dei Sensi propone un itinerario inusuale alla scoperta degli angoli più suggestivi della Valle dei Trulli che quest’anno coinvolge oltre ai comuni di Cisternino (Br), Locorotondo (Ba) e Martina Franca (Ta) anche Ceglie Messapica (Br), con il suo Castello Ducale. Il cielo e le stelle, tema di questa edizione, sono un vero e proprio omaggio all’atmosfera delle notti estive pugliesi. Affascinante il programma di conferenze itineranti nelle più belle masserie della zona. Mandorle e produzioni bio sono invece protagoniste degli eventi legati al gusto.

Località varie – Puglia www.festivaldeisensi.it

23-25 agosto La stagione della dolcezza

Full immersion di tre giorni per scoprire, degustare e celebrare l’alimento goloso per eccellenza, ChocolaThuile si svolge in quella che, dal 2009, è stata eletta Città del Cioccolato da Chococlub, l’Associazione Italiana Amatori Cioccolato. In programma, degustazioni di prodotti artigianali da selezionate materie prime, vere e proprie eccellenze a Km 0.

La Thuile (Ao) – Valle d’Aosta www.chocolathuile.it 36

agosto-settembre 2013


appuntamenti agosto-settembre

6-8 settembre A ognuno la sua cucina

25 agosto L’appetito vien camminando

La Mangialonga è una passeggiata enogastronomica non competitiva che, snodandosi per 4 km tra i sentieri del vino di La Morra, offre ai partecipanti l’opportunità di camminare in mezzo ai vigneti, circondati dai vasti panorami collinari che caratterizzano lo scenario paesaggistico langarolo, accompagnando la dimensione naturalistica con la degustazione di prodotti e piatti tipici piemontesi abbinati a ottimi vini.

Partendo da un collante universale come quello enogastronomico, il Festival della Cucina Italiana permette di vivere, circondati dalle bellezze del Parco Terme della Galvanina, un fine settimana denso di avvenimenti. Contenitore itinerante di eventi, il festival ha in programma tra l’altro mostre mercato di specialità locali, un’area dedicata al vino, una alla birra, una al lavoro dello sfoglie romagnole...

Parco Terme Galvanina (Rn) Emilia Romagna www.festivaldellacucinaitaliana.it

16 settembre – 4 ottobre Innovativo... come il baccalà

Fin dai tempi di Marco Polo, la voglia di scoprire nuovi percorsi è ben presente nel Nordest anche in campo culinario. È il caso del Festival Triveneto del Baccalà verso Expo 2015, kermesse gastronomica che scandaglia quanto di meglio e nuovo propone la ristorazione delle Tre Venezie in fatto di merluzzo. I clienti dei ristiranti aderenti sono chiamati a esprimere un voto sui piatti assaggiati, tre per ogni serata in calendario.

Località varie – Veneto

La Morra (Cn) – Piemonte

www.festivaldelbaccala.it

www.mangialonga.it

13-15 settembre Filosofi-amo?

30 agosto – 8 settembre Tutti i colori del peperone

La Sagra del peperone regala 10 giorni di profumi, sapori, colori e cultura, celebrando le migliori produzioni tipiche della zona e le sue tradizioni. Grazie all’attrezzata Piazza dei Sapori e a una vasta area dedicata agli stand (ben 185 per 70 aree espositive scoperte), unite quest’anno a una nuova Piazza del Peperone dedicata ai mille modi diversi di preparare e gustare il prodotto simbolo della manifestazione, è possibile scoprire tutti i segreti dell’enogastronomia piemontese.

Carmagnola (To) – Piemonte

www.comune.carmagnola.to.it 38

agosto-settembre 2013

È “amare” il tema dell’edizione 2013 del Festival della Filosofia che si svolge a Modena, Carpi e Sassuolo in 40 luoghi diversi delle tre città. Lezioni magistrali, mostre, spettacoli, letture, giochi per bambini e cene filosofiche con menù ideati dall’Accademico dei Lincei Tullio Gregory. Gli appuntamenti sono quasi 200 e tutti gratuiti.

Località varie (Mo) Emilia Romagna www.festivalfilosofia.it

18-22 settembre Ironia mediterranea

Il Festival della Letteratura Mediterranea è il luogo in cui scrittori, giornalisti, artisti di diversa etnia e storia si danno appuntamento per incrociare le loro esperienze di vita, verità e sogni. I temi affrontati – dai conflitti al viaggio, dai luoghi e gli affetti, al lavoro passando per l’eros e il tempo – suscitano sempre interessanti dibattiti tra gli autori e il pubblico. Il tema dell’edizione 2013 è l’ironia.

Lucera (Fg) – Puglia

www.mediterraneoecultura.it


appuntamenti agosto-settembre

20-22 settembre Per tornare bambini

Obiettivo puntato sulle tradizioni ungheresi e sul celebre romanzo I ragazzi della via Pál di Ferenc Molnár per l’edizione 2013 di Tocatì (dalla voce dialettale veronese tòca-a-tì che vuol dire “tocca a te”), Festival Internazionale dei Giochi in Strada. Circa 40 i giochi tradizionali che animano le vie del centro, presentati da gruppi di giocatori appassionati.

Verona – Veneto www.tocati.it

20-23 settembre ... dite “cheese”!

24-29 settembre Tutti attorno al piatto della pace Il Cous Cous Fest, Festival internazionale dell’integrazione culturale, promuove un confronto tra paesi dell’area euro-mediterranea e non solo, prendendo spunto dal piatto della pace comune a moltissime culture. Protagonista indiscusso dell’evento è il cous cous, ricco di storia ed elemento di sintesi tra culture, simbolo di apertura, meticciato e contaminazione. In programma una gara gastronomica tra chef di nove paesi, momenti di approfondimento dedicati ai cous cous del mondo, incontri culturali e sfide di cucina. E, come ogni anno, non mancano momenti di puro divertimento, con spettacoli di grandi artisti e concerti che, sempre nel segno della multiculturalità, animano le serate dell’evento. Il tutto nella splendida cornice di una cittadina che, con il suo clima caldo, il suo mare cristallino e la bellezza delle sue spiagge, è la location ideale per prolungare un po’ il piacevole relax delle vacanze estive.

San Vito Lo Capo (Tp) – Sicilia www.couscousfest.it

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agosto-settembre 2013

È la manifestazione dedicata alle forme del latte e al mondo dei formaggi, Cheese, che approda a Bra a bordo dell’Arca del Gusto, colorando le strade e le piazze della cittadina piemontese. Particolare attenzione alla biodiversità e a quei formaggi che rischiano di scomparire insieme alla cultura e all’identità di intere comunità, dai Balcani alle Alpi svizzere, dal Kenya al Caucaso, dalla Valtellina al Belice,

Bra (Cn) – Piemonte

www.slowfood.it - www.comune.bra.cn.it


appuntamenti agosto-settembre

26-29 settembre

28-29 settembre

I suoi “primi” 15 anni

Un week end in Franciacorta

Compie 15 anni I Primi d’Italia, il Festival Nazionale dei Primi Piatti che anima ogni anno il borgo umbro. Per l’occasione, si scomoda persino il mitico Barbanera, filosofo e astronomo folignate, che esce dalle pagine dell’Almanacco per farsi mostra. L’esposizione si intitola Barbanera dei cibi felici. Le ortaglie, i campi, il tempo, la luna negli almanacchi e si svolge a Palazzo Brunetti-Candiotti.

Foligno (Pg) – Umbria www.iprimiditalia.it

28-29 settembre Un bicchiere di storia

Nella cornice medievale d’eccezione del Ricetto di Candelo, Vinincontro è la rassegna del mondo vitivinicolo piemontese, grazie alla quale trascorrere un weekend tra degustazioni e musica dal vivo, con alcune delle migliori etichette biellesi e piemontesi insieme ai prodotti tipici dell’enogastronomia locale e regionale.

Si rinnova l’appuntamento, nel cuore della Lombardia, con il festival Franciacorta in Cantina. L’occasione è quella buona per neofiti e intenditori per approfondire i segreti dei pregiati vitigni Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero, e visitare le cantine che organizzano percorsi guidati e degustazioni delle differenti tipologie di Franciacorta prodotte.

Località varie – Lombardia www.festivalfranciacorta.it

Candelo (Bi) – Piemonte www.atl.biella.it

27-29 settembre

30 settembre-3 ottobre

L’unione fa la forza

IL cocktail perfetto

Sono centinaia i volontari, le associazioni e i comitati che, nell’ultimo fine settimana del mese, di settembre scendono in campo, letteralmente, per aderire alla 21esima edizione di Puliamo il Mondo. L’evento organizzato da Legambiente si propone di sensibilizzare la cittadinanza coinvolgendo tutti gli interessati con una giornata di festa durante la quale ripulire strade, piazze e sponde dei fiumi dai rifiuti e rendere ogni angolo d’Italia più bello, vivibile e pulito.

Località varie

www.puliamoilmondo.it

28-29 settembre Pronti per la caccia al tesoro?

Ciottolando con gusto è la “caccia al tesoro” gourmet che si svolge lungo le vie ciottolate della cittadina veronese alla scoperta, mappa alla mano, dei sapori del Lago di Garda, dal pesce all’olio extravergine d’oliva Dop fino ai prodotti del Monte Baldo. Ciascuno, grazie al coupon consegnato alla partenza, può crearsi il suo personale menu, scegliendo tra le numerose tappe in programma e le loro originali e gustose proposte.

Malcesine (Vr) – Verona www.ciottolando.com 42

agosto-settembre 2013

Super-Bar è la prima edizione italiana di bar show, un contenitore internazionale dedicato al mondo dei locali e ai suoi professionisti, con tutte le novità, le tendenze, le innovazioni dell’industria del beverage, del food e delle attrezzature professionali. Gli spazi del Superstudio Più di via Tortona, iconica location che produce e ospita grandi eventi di moda, arte e design, si animano per 4 giorni e 4 notti, trasformandosi in una vera e propria cittadella della “cultura del buon bere” con corsi, degustazioni, party, dj set e concerti.

Milano – Lombardia www.super-bar.it


TRA I VIGNETI NELLA CAMPAGNA STORICA DI VENEZIA In the countryside of Venice La famiglia Candoni De Zan produce pregiati vini utilizzando uve selezionate The Candoni De Zan family produces prestigious wines from selected grapes grown in their vineyards

SIETE INVITATI A s visitare lâ&#x20AC;&#x2122;antica cantina sdegustare ed acquistare i nostri vini scelebrare i momenti piĂš belli della vostra vita sorganizzare incontri di lavoro

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appuntamenti in breve

21-28 settembre Settimana gastronomica Val Gardena – Alto Adige www.valgardena.it

15 settembre Festa dei canederli Santa Cristina (Bz) – Alto Adige www.valgardena.it

3-7 ottobre Festa del vino Bardolino Doc Bardolino (Vr) – Veneto www.bardolinotop.it

28-29 settembre Piante e animali perduti Guastalla (Re) – Emilia Romagna www.pianteeanimaliperduti.it

19-22 settembre Poesia Festival Località varie (Mo) – Emilia Romagna www.poesiafestival.it

13-15 settembre Rice. I sapori del Riso Italiano Vigevano (Pv) – Lombardia www.riceitaly.it

12-25 agosto Palio dei Terzieri Città della Pieve (Pg) – Umbria www.paliodeiterzieri.it

30 agosto - 1 settembre Festival della Mente Conferenze, laboratori, spettacoli dedicati alla creatività Sarzana (Sp) – Liguria www.festivaldellamente.it

6-24 agosto La notte della Taranta Località varie – Puglia lanottedellataranta.it

12-15 settembre Expo Rurale Firenze – Toscana www.exporurale.it

26-29 settembre Taste of Roma Roma – Lazio www.tasteofroma.it

10-15 agosto Sagra della soppressata braciglianese Bracigliano (Sa) – Campania www.soppressatabraciglianese.it

16-18 agosto Tradizionandu Etnofest Cittanova (Rc) – Calabria www.tradizionandu.eu

10-15 agosto Degustando la busiata Custonaci (Tp) – Sicilia www.degustandolabusiata.it

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agosto-settembre 2013

12-14 agosto

fino all’1 settembre

Palio dei Normanni Piazza Armerina (En) – Sicilia www.paliodeinormanni.it

Itinerario Danza Località varie (Le) – Puglia www.ballettodelsud.it


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magazine

Panorama Panorama 48

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48 Ferruccio Dardanello Eccellenze italiane e ripresa dalla crisi: intervista al presidente di Unioncamere

52 Son tornate le conserve!

da pag. 60

Pomodori, frutta, verdura: gli italiani riprendono la tradizione delle nonne

• Ospitalità italiana

50 Tendenze: birre artigianali

54 I Fratelli Contorno

Crescono i microbirrifici, aumenta il nostro export: analisi di un successo

Storia di un’azienda conserviera che in Sicilia da cent’anni è sinonimo di qualità

Rubriche

56 Grana e giovani chef L’ultima iniziativa del re dei formaggi italiani: premiare il talento in cucina

agosto-settembre 2013

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ilpersonaggio

Italia, riparti dai punti di forza

Ferruccio Dardanello Presidente nazionale di Unioncamere dal 2009, viene dal Cuneese e ha alle spalle una lunga carriera al servizio del suo territorio e del sistema-Paese. Un vero “grand commis” che, partito da Mondovì – dov’è nato 69 anni fa e dove s’è affermato nel settore commerciale – ha scalato le posizioni che contano nel mondo politico istituzionale piemontese (dalla Camera di Commercio di Cuneo a Unioncamere Piemonte al Consiglio regionale) fino a qualificarsi come uno dei più profondi conoscitori del tessuto economico e produttivo non solo della sua regione, ma dell’Italia intera di Francesco Condoluci

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agosto-settembre 2013

Parliamo di made in Italy e delle possibili exit strategy dalla recessione che ha messo in ginocchio l’economia tricolore. Presidente, Unioncamere, assieme a Symbola, ha da poco presentato un report secondo il quale vi sono oltre 200 prodotti italiani che, per saldo commerciale

attivo, sono ai primi posti dell’economia mondiale e, nel complesso, quasi 1000 che possono salire su un ipotetico podio planetario. Come va letto questo dato in un quadro economico più ampio? Il Rapporto I.T.A.L.I.A. di quest’anno coglie gli aspetti vincenti del modello di svi-


luppo italiano, fatto di imprenditorialità diffusa, distretti, filiere, reti, territorio. È una caratteristica originale, che rende altamente competitivo un Paese privo di risorse primarie quale l’Italia, che tuttavia indica quante potenzialità ha la nostra impresa per continuare a eccellere. Eppure il nostro Paese continua a perdere pezzi: nell’ultimo shopping straniero in Italia, nel carrello della spesa è finita persino Loro Piana, un’azienda che per anni è stata alfiere inconfondibile di italianità. È davvero un grande peccato, perché il rischio è che così, progressivamente, si perdano anche le competenze sviluppatesi sui territori intorno ai brand più famosi. La disgregazione del tessuto aziendale che negli anni ’80 ha portato l’Italia tra le prime potenze industriali del mondo, è un processo derivato dall’ondata recessiva degli ultimi 5 anni o è invece l’effetto di altri fattori più lontani nel tempo? I processi di terziarizzazione dell’economia non sono certo una peculiarità del nostro Paese. Ciò non toglie che su questa dinamica possano aver inciso molti fattori, tra cui, e su questo ci stiamo battendo da tempo, un eccesso di burocrazia che appesantisce i bilanci delle aziende, e una fiscalità molto elevata.

In apertura, il Presidente Ferruccio Dardanello. Sotto, il logo della Q dorata di Ospitalità Italiana, progetto di Isnart, braccio operativo di Unioncamere per il turismo

L’internazionalizzazione è una via d’uscita reale della crisi? Anche per le Pmi? E come? Sicuramente lo è, anche se non da sola. Abbiamo sperimentato proprio in questi anni quanto sia elevato e crescente l’appeal dei prodotti italiani nel mondo. E non solo per le medio-grandi imprese che esportano, ma anche per le piccole, soprattutto se unite in rete. È evidente, però, che la ripresa potrà davvero ripren-

dere vigore quando anche il mercato interno riprenderà un po’ di fiato. Le Camere di Commercio come si stanno muovendo per sostenere le imprese? Molto e sempre di più in questi anni difficili. Abbiamo strutturato una rete capillare di sportelli per l’internazionalizzazione. Realizziamo tantissime iniziative per portare le nostre imprese all’estero, e siamo fortemente impegnati sul fronte del credito, della formazione, della semplificazione, dell’innovazione e della mediazione civile e commerciale. L’agroalimentare non è contemplato nel vostro rapporto, eppure l’export del food, per certi versi, sta tenendo in piedi l’Italia. Cosa bisognerebbe fare per rafforzarlo ancora di più come driver economico strategico? Valorizzarlo tutelandolo. Da tempo siamo impegnati su questo fronte e ci battiamo e lo faremo sempre di più per il “diritto a conoscere” dei consumatori, attraverso la tracciabilità dei prodotti. Un’ultima battuta: il vostro progetto Ospitalità Italiana sta funzionando? Quali sono le sue ricadute? Direi eccellenti. Contiamo ormai su una rete di 1.355 ristoranti italiani certificati diffusi in 46 Paesi e contiamo di arrivare a fine anno a un totale di 2000 strutture che potranno fregiarsi del marchio. Le ricadute sono già ben visibili. Ad esempio, molti ristoratori nel mondo hanno acquistato vero olio extravergine italiano. Inoltre, molte aziende italiane collegate alla ristorazione (sia del comparto agroalimentare che dei macchinari) stanno incoraggiando la nostra iniziativa proprio per difendere, diffondere e vendere il vero made in Italy. agosto-settembre 2013

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consumi&tendenze

Piccole birre

crescono

Una breve storia dei microbirrifici, dall’Inghilterra delle combattive homebrew houses all’Italia del 1983, che ha visto l’apertura della prima fabbrica artigianale. Una tendenza in crescita esponenziale che ha portato bionde e rosse nostrane nei bicchieri degli intenditori di tutto il mondo di Marco Cattaneo

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C’è qualcosa di nuovo oggi in Italia, anzi d’antico, parafrasando una celebre poesia di Giovanni Pascoli. Sì, perché il fenomeno delle birrerie artigianali è una realtà recente da noi, ma che affonda le radici un po’ più in là nel tempo. Parte infatti dall’Inghilterra dei primi anni Settanta del secolo scorso, con la scoperta delle homebrew houses, piccoli birrifici quasi a conduzione famigliare, da parte della Campaign For Real Ale (Camra), un’associazione di consumatori nata nel 1971. La Camra, allarmata dalle chiusure dei piccoli birrifici in favore di pochi grandi gruppi, si proponeva di tutelare e difendere le caratteristiche della autentica birra britannica: ogni volta che una ale smetteva di essere prodotta, gli affiliati all’associazione inscenavano un autentico funerale con tanto di bara per seppellire la birra soppressa dall’indifferenza dei colossi birrari. Passano pochi anni e la passione per le produzioni artigianali sbarca in America. Qui, il primo birrificio di nuova generazione viene aperto nel 1977 a Sonora, in California. Il suo nome era New Albion. Oggi non esiste più ma è stato la miccia che ha innescato l’esplosione del più importante fenomeno birrario dell'ultimo secolo.

Dalla Campania a Milano In Italia la prima birreria artigianale dell’epoca moderna viene fatta risalire al 1983, anno in cui Giuseppe Esposito decise di produrre la St. Joseph Bier nella piccola fabbrica di Sorrento, affidata al giovanissimo Antonio Cappiello. Due dati clamorosi sono l’ubica-


Una pinta italian style Questi eroici pionieri non avrebbero potuto pensare allora, pur se dotati di eccezionale ottimismo, di essere i precursori di una nuova era che avrebbe visto stravolgere le abitudini degli italiani. L’indubitabile merito delle birrerie artigianali è stato di sdoganare la birra dallo stereotipo di bevanda povera e tutta uguale, come per tanto tempo è stata considerata nel nostro immaginario collettivo. D’improvviso si è cominciato a parlare di birra con competenza e rispetto, tanto che anche ristoranti di alto

Foto Union birrai

zione nel Sud Italia e la precocità dell’intuizione. Fece seguito, nel 1988, la birreria dei fratelli Oradini a Torbole, sul lago di Garda. Si chiamava Sensounico e produceva la birra Orabrau, allusione a un vento locale, l'Ora, che spirava sempre dal lago verso terra. Bisogna aspettare l’ultimo decennio del '900 però per vedere affermarsi anche in Italia la realtà delle birre artigianali. Sono pochi i birrifici sorti all’epoca e ancora attivi. Il primo è ilTurbacci, del 1995, della omonima famiglia di Mentana (Roma). Giovanni è riuscito a trasmettere la sua passione ai figli, che lo coadiuvano. L’anno più prolifico è stato il 1996.A quest’epoca risale il Baladin, diTeo Musso, a Piozzo (Cuneo);attualmente però la produzione è stata spostata a Farigliano. Alcune sue birre, elaborate da Paolo Fontana, sono ormai un classico nel panorama italiano, e altre seguiranno, grazie alla straordinaria cultura di Musso e alla sua voglia di sperimentare. Sempre del 1996 sono il Birrificio Italiano (Lurago Marinone, Como) di Agostino Arioli, e il Birrificio Lambrate (Milano), fondato da Davide, Fabio e Gianpaolo. Altro anno prolifico è il 1999, che ha visto la nascita, fra gli altri, dell’Officina della Birra (Bresso, Milano), primo birrificio italiano a ottenere la certificazione bio per la propria produzione.

livello cominciano ad affiancare alla carta dei vini quella delle birre. Il fenomeno dei birrifici artigianali si è ormai esteso su tutto il territorio nazionale, raggiungendo eccellenze che hanno già fruttato riconoscimenti e premi internazionali. Non tutto è positivo, però. C’è da domandarsi se non sia eccessiva la presenza di circa 450 birrerie in un paese che è all’ultimo posto nella classifica dei consumi birrari nell’ambito della Comunità Europea. È probabile quindi che, in futuro, si verifichi un fisiologico ridimensionamento, che vedrà premiati solo i migliori. È motivo di orgoglio, in ogni caso, sapere che ormai all’estero viene riconosciuto un italian style caratterizzato da birre aromatizzate con prodotti locali, grazie alla incredibile biodiversità del piccolo territorio italiano, o birre correlate con il loro grande antagonista, il vino, usando lieviti di vino, oppure mosto di vino, o facendo maturare la birra in botti utilizzate in precedenza per vini pregiati. A dimostrazione che, se c’è qualità, c’è posto per entrambi nel palato dei buongustai! agosto-settembre 2013

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consumi&tendenze

Son tornate le conserve! di Domenico Cacioppo

Ce l’hanno insegnato le nonne. Ortaggi e frutta di stagione, lavorati come tradizione vuole e messi sotto vuoto, possono essere gustati tutto l’anno. È una lezione semplice da imparare e realizzare in famiglia; una pratica che non solo ci garantisce prodotti di qualità in ogni stagione ma che ci consente un notevole risparmio sulla spesa quotidiana Tempo d’estate, tempo di conserve. Tempo di prendere in mano bottiglie di vetro vuote e ben lavate per infilarci pomodori a pezzi che nel prossimo inverno diventeranno l’ingrediente-principe per i saporosi sughi del pranzo domenicale. Tempo di nonne che si mettono all’opera in cucina o in cortile per confezionare vasi e vasetti di marmellate, di tonno, di verdure sott’olio da utilizzare come preziose e genuine provviste nei freddi mesi a venire. Tempo di riunioni parentali – chi non ricorda la scena-culto del divertente film di Luciano De Crescenzo Così parlò Bellavista? – e di famiglie che per giorni si trasformano in perfette catene di montaggio volte a preparare a fuoco lento salse, passate e confetture come si faceva una volta, quando il frigo non esisteva e, 52

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per mantenere gli alimenti, era noto che bisognava cuocerli molto. Immagini che, al Sud in particolare, si ripetono tradizionalmente ogni agosto in tantissime famiglie, ma che negli ultimi anni hanno iniziato a vedersi sempre più spesso anche al di sopra del “parallelo romano”. Del resto, lo dicono i dati: vuoi per la crisi economica che spinge i consumatori verso la spasmodica ricerca del risparmio, vuoi per la voglia di mangiare cibo sano e sicuro, le “conserve della nonna” sembrano essere tornate di moda in tutta Italia. Portando sempre più consumatori a rispolverare quest’antica pratica di bollire ad alta temperatura gli alimenti (i pomodori, ad esempio) per poi aggiungervi altri prodotti (le verdure) e passare il tutto al "passino" prima di metterlo sotto vetro.


I segreti del mestiere Per realizzare un’ottima conserva di pomodoro è necessario procurarsi da 2 a 10 kg di San Marzano, a seconda delle esigenze. Riempire quindi la metà di una pentola d’acqua e immergervi i pomodori; lasciare bollire per qualche minuto per favorire il distacco della buccia dalla polpa, da eliminare a pomodori ancora caldi. I pomodori “nudi” vanno quindi passati in un passaverdure e la salsa salata e arricchita di basilico. Per conservarla durante tutto l’anno, bisognerà quindi versarla ancora calda nei tipici barattoli di vetro, farla intiepidire, e chiudere ermeticamente i contenitori (il tappo deve fare “clac”). Ogni bottiglia va quindi avvolta in un canovaccio e immersa in un pentolone colmo d’acqua da portare a ebollizione per circa 40 minuti. Raffreddati, i barattoli vanno riposti in un luogo fresco e asciutto.

Pomodori al sole Tipici della cucina contadina siciliana sono anche i pomodori secchi. Lavati e tagliati, i pomodori freschi vengono salati e lasciati essiccare al sole per tre o quattro giorni; poi vengono conditi con olio extra vergine di oliva, aglio, origano e sale. Ci vogliono una grande pazienza e tanta accuratezza nel disporli uno a uno nella posizione migliore affinché si trasformino in meravigliosi pomodori secchi appassiti, ma non induriti, dolci e gradevolmente aciduli. Quella al sole è sicuramente una delle più antiche modalità di conservazione, con la natura che compie il suo miracolo spontaneamente, e una procedura che richiede pazienza e molta cura dei dettagli, per ottenere come risultato un prodotto ottimo, di prima qualità.

"Non capisco perché in questa casa non possiamo consumare pomodori in scatola come fanno tutti!" "Perché quelli sono pomodori che non abbiamo conosciuto di persona…" (Così parlò Bellavista)

In principio fu la Sicilia Ovviamente, al netto del propagarsi ormai a ogni latitudine di questa usanza, la primogenitura (o meglio, il primato in termini di consuetudine, qualità e di perseveranza nel tramandarle) delle conserve fatte in casa, spetta al Mezzogiorno, e in primis alla Sicilia che è riuscita a trasformare questa pratica domestica secolare in un vero segmento economico, quello cioè dell’industria conserviera. Se un tempo nella cultura contadina questo compito era affidato alle donne, che sapientemente conservavano i prodotti di stagione, sotto sale, sott’aceto, essiccati – tecniche infallibili trasmesse nel tempo – e ne preserva-

vano la memoria, oggi l’isola può vantare una molteplicità di aziende medio-piccole o, addirittura, a conduzione familiare, che selezionano le loro produzioni agroalimentari con la stessa cura che dedicherebbero ai prodotti per uso della propria famiglia. Da sempre presenti nella gastronomia isolana, le conserve alimentari sono a tutt’oggi una componente preziosa della cucina sicula: il meglio dei prodotti offerti dalla fertile terra e dai mari puliti e pescosi dell’isola, attraverso procedimenti di lavorazione antichissimi e moderne tecnologie, porta a gustose e genuine conserve di frutta, verdura, pesce che racchiudono i migliori profumi e sapori siciliani.

In apertura i tipici pomodorini secchi siciliani, qui invece varie conserve di verdure

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storie dall'italia che merita

Gusto e tradizione... per Contorno La storia dell’azienda siciliana celebre per le sue conserve ci accompagna lungo un secolo di crisi, guerre e rivoluzioni. Dimostrandoci che con passione, buona volontà e voglia di rinnovarsi si supera tutto... senza mai rinunciare alla qualità

di Olga Carlini 54

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Sette Cannoli è l’undicesimo quartiere di Palermo, sorto nel corso dell’Ottocento. In quell’occasione il comune decise di creare dei lavatoi pubblici dotando l’area di una rete idrica che, paradossalmente, grazie alle perdite delle tubature, rese il terreno particolarmente fertile e adatto alla coltivazione degli agrumi. Dal 1916, proprio in questo quartiere, cominciò l’attività conserviera di prodotti tipici siciliani dei fratelli Contorno. Quasi un secolo di attività portata avanti da 4 generazioni che si sono impegnate a tenere alto il nome dell’impresa di famiglia, mantenendo viva la memoria dei fondatori e preservando quell’attenzione alla genuinità e alla freschezza aromatica dei prodotti che ha valso al Cavalier Antonino Con-

torno, corazziere di Sua Maestà Vittorio Emanuele III, un attestato di benemerenza di Casa Savoia.

Una storia che è anche la nostra A fondare, quasi un secolo fa, l’azienda che oggi può essere considerata a buona ragione la più antica tra le principali realtà dell’industria conserviera ancora produttiva, Antonino e Luciano Contorno; la sede, oggi come allora, si trova nella vecchia area industriale a sud est di Palermo, dove gli edifici più recenti, ampi e innovativi, si uniscono a quelli liberty di fine ’800, rendendo il complesso particolarmente suggestivo. Ce ne racconta la storia Maurizio, nipote di Antonino, che oggi, insieme al fratello Agostino, amministratore unico della Società,


si occupa dell’azienda. «Inizialmente realizzavamo conserve di pomodoro e citrato di calcio, estratto dal succo di limone ampiamente usato in campo alimentare. Quando l’acido citrico cominciò a essere prodotto per via sintetica, le vendite crollarono e l’attività cessò, con pesanti ripercussioni nell’intero compar to agrumicolo palermitano. Insomma... bisognava inventarsi qualcosa di nuovo!», ci racconta Maurizio. «Fu proprio in quel momento – prosegue – che i Contorno decisero di diversificare le loro attività con nuove produzioni che potessero rappresentare una buona offerta per un mercato depresso dalla grave crisi del ’29. La scelta cadde sui derivati del pomodoro, come i concentrati o l’estratto, semplici da produrre ma molto richiesti; nonché la famosa caponatina di melanzane». A seguito degli eventi bellici la produzione rallentò per poi riprendere gradualmente con nuove proposte. «Nel 1944 il prodotto di punta era rappresentato da una semplice salsina di pomodoro, un condimento facile anche da realizzare che si vendeva in un vicino spaccio alimentare, l’unico esistente dopo il bombardamento del 1943, gestito dalle Ferrovie dello Stato. File interminabili di persone, sin dalle 8 del mattino, attendevano di acquistare l’ambito prodotto insieme a qualche chilo di pasta sfusa» racconta Maurizio, evocando ricordi tramandati negli anni di padre in figlio. «Da allora – prosegue – c’è stata sempre da parte nostra una continua ricerca di innovazione. Siamo passati dalla semplice salsina di pomodoro alla variegata produzione attuale, dalla dimensione totalmente artigianale all’introduzio-

ne di soluzioni tecnologiche d’avanguardia – come il sistema di sterilizzazione Ohmico a scariche elettriche alimentato da un impianto fotovoltaico, primo nel sud Italia, o il controllo qualitativo a raggi X e il pastorizzatore Twin-Layer dalle maestranze aziendali su progetto di Agostino Contorno – mantenendo saldo il desiderio di eccellere e offrire prodotti di qualità». Oggi i prodotti a marchio Fratelli Contorno, dalle conserve di pomodoro alla caponatina di melanzane, sono note a apprezzate a livello internazionale, tanto che è facile incontrare i responsabili dell’azienda in viaggio per il mondo alla ricerca di consumatori di qualità: «Non è un caso – conclude Maurizo – che ci considerano “ambasciatori di tradizioni siciliane”. E noi ne siamo fieri e orgogliosi!».

In apertura, un'immagine storica dell'attività dell'azienda Fratelli Contorno; qui sopra i prodotti attualmente sul mercato e, sotto, le quattro generazioni Contorno idealmente riunite. L’attenzione alla qualità del prodotto e il rispetto delle esigenze del consumatore hanno permesso all’azienda di fregiarsi della certificazione ISO 9002 e IFS (International Food Standard) relativi alla sicurezza alimentare. Titoli riconosciuti in Europa e nel mondo

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storie dall'italia che merita

Alla corte del re (dei formaggi) di Piero Caltrin

Prosegue il percorso del Consorzio Tutela Grana Padano al fianco dei giovani aspiranti chef italiani. Un cammino fatto di professionalità, creatività e ingegno, nato dalla volontà di questa storica realtà produttiva di continuare a innovarsi per incontrare il gusto dei consumatori di tutto il mondo. Cuore del progetto un concorso che, come ci spiega Stefano Berni, ha “anticipato il trend dei Masterchef”

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Foto di Carlo Fico

Istituti alberghieri e Grana Padano: due realtà del Belpaese legate a doppio filo da un’iniziativa che accende i riflettori su creatività ed eccellenza: quelle della materia prima, il versatile Grana Padano, ovviamente, protagonista di innumerevoli ricette e soluzioni appetitose, e quelle dei giovani studenti coinvolti, chiamati a mettere in gioco tutta la professionalità acquisita tra i banchi di scuola e tutta la loro fantasia per dar vita a piatti gustosi e innovativi. Stiamo parlando del concorso Diventa una Stella con Grana Padano, fase conclusiva del progetto didattico A scuola di Cucina con Grana Padano che ha coinvolto oltre 90 Istituti alberghieri e Centri di Formazione Professionale, 5 mila studenti e 400 professori su tutto il territorio nazionale. Giunto alla sua VIII edizione, si tratta di un evento «che ogni anno riscuote consenso crescente – sottolinea Nicola Cesare Baldrighi, presidente del Consorzio Tutela Grana Padano – e che conferma come, anche per i giovani alle prime armi in cucina, la creatività passi prima dalla qualità... quella della materia prima». Il progetto didattico Grana Padano consiste in lezioni tenute da esperti formatori per approfondire l’identità di questo formaggio nella cucina italiana e internazionale, scoprire le sue proprietà nutritive e il ruolo essenziale che svolge nella cucina per un'alimentazione sana ed equilibrata. Ogni lezione è stata accompagnata da un manuale di studio realizzato appositamente dal Consorzio.

Medaglia d’oro ai tortellini Quest’anno il concorso Diventa una stella con Grana Padano richiedeva la realizzazione di un piatto di “pasta fresca ripiena”. La giuria di fronte alla quale i tre ragazzi ideatori delle migliori ricette in gara sono stati chiamati a preparare in diretta i loro piatti è stata, co-

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storie dall'italia che merita

Berni:

"Grana Padano punta su export e innovazione"

Al direttore generale del Consorzio Grana Padano, Stefano Berni, chiediamo di illustrarci le ragioni di questa iniziativa... Obiettivo del progetto didattico è dare ai giovani la possibilità di cimentarsi con il Grana Padano, la Dop più consumata nel mondo, che incontreranno ogni giorno nella loro attività professionale. E il concorso offre agli studenti più creativi la possibilità di far valutare il lavoro proprio e dei loro istituti a tre chef di valore internazionale. Per il Consorzio Tutela Grana Padano si tratta di un investimento, non solo sui professionisti di domani, ma anche con ritorni immediati, perché ci fa capire come i giovani interpretino un prodotto con mille anni di storia per fargli incontrare il gusto di oggi. Come si legano Grana Padano, talento culinario e made in Italy? Il Grana Padano è consumato da solo oppure grattugiato o a scaglie in una miriade di piatti. Quindi è ideale per dare corpo alla creatività di chef premiati, di giovani talenti e di semplici appassionati. Mi conceda una piccola punta d’orgoglio: con il concorso abbiamo anticipato il trend dei Masterchef, facendone un’occasione di crescita. È un’iniziativa preziosa per il made in Italy. In tutto il mondo apprezzano la nostra qualità, ma tanti nostri gioielli sono vulnerabili sul piano dell’innovazione e quindi finiscono in mani straniere. Grana Padano ha una storia che ne garantisce la qualità e un disciplinare che la tutela. Ma per essere leader continua a innovare il modo di proporsi per incontrare il gusto dei consumatori di tutto il mondo. E cosa rappresenta Grana Padano nel mondo? È la Dop più consumata nel mondo. Rappresenta circa il 23% dei prodotti 58

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Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Grana Padano

tutelati dall’UE. E non solo grazie al successo della cucina italiana. Cinque anni fa 8 chef cinesi lo utilizzarono per rivisitare ricette della loro tradizione e chi ama una dieta equilibrata e digeribile, ovunque, lo sceglie. Insomma, un fast food salubre. La ripresa economica italiana passa dal food export? Riteniamo proprio di sì. Per quanto ci riguarda, in 15 anni l’export di Grana Padano Dop è quadruplicato, superando nel 2012 la soglia di 1.400.000 forme, grazie a forti investimenti in promozione e con una grande attenzione al gusto dei consumatori. Gli obiettivi del Consorzio? Puntiamo a crescere ancora all’estero, dove la crisi economica morde meno

e l’appeal del made in Italy alimentare è forte. Pensiamo a nuovi mercati, come la Russia, ma ci sono spazi di miglioramento anche su quelli tradizionali, dalla Germania agli Usa al centro e nord Europa. Siamo però esposti alle contraffazioni e alla imitazioni, non solo le più grossolane, ma anche a quelle più sottili di chi confeziona in Italia formaggi prodotti all’estero e li chiama “gran”, perché la normativa comunitaria lo permette. Porre fine a questa situazione è per noi una priorità. Alle istituzioni italiane e comunitarie abbiamo chiesto norme grazie alle quali le etichette riportino la tracciabilità del prodotto. Il consumatore non è libero di scegliere perché non dispone di informazioni chiare e il sistema Grana Padano subisce un danno di circa un miliardo di euro all’anno.


me sempre, di altissimo livello. Presso gli spazi dell’Inkitchen Loft di Milano, infatti, Christian Dimaculangan, Diego Sgarbossa e Davide Guidara (rispettivamente dell’Istituto Giolitti di Torino, del De Filippi di Varese e dell’Istituto Salvatore di Castelvenere, Benevento) hanno avuto l’opportunità di incontrare e di essere valutati da tre chef stellati: Fabrizio Ferrari, Danilo Angè, Stefano Cerveni; con loro Mario Busso, giornalista Curatore Guida Vini Buoni d’Italia, e Giuseppe Saetta, Direttore Amministrativo Consorzio Grana Padano. A essere giudicata vincitrice la ricetta dei “tortelli allo zafferano con Grana Padano, porri stufati, trota affumicata, maggiorana e scorza di limone” di Christian Dimaculangan; al secondo posto i “cannelloni ripieni di merluzzo profumato al limone, crema d’asparagi, spuma di Grana Padano e cialda croccante” di Diego Sgarbossa e al terzo la trilogia di cappelletti “Il cammino del Grana Padano” firmata Davide Guidara. Ai vincitori è andata una targa in argento e un set di coltelli professionali; agli Istituti, invece, sono stati assegnati contributi economici per le spese scolastiche, rispettivamente di 2000, 1500 e 1000 euro. Un segno importante, che sigilla un rapporto, quello tra Grana Padano e i giovani, destinato a crescere sempre di più: «Credere nei nuovi talenti per noi è una scelta ben precisa – conclude il Presidente Baldrighi – Un percorso orientato a creare la cultura della qualità e a stimolare la passione negli chef di domani, che avranno il delicato compito di fare da ambasciatori per il nostro made in Italy, con serietà e competenza, ovunque nel mondo. Grana Padano è, e sarà, al loro fianco».

Un successo in numeri Fondato nel 1954, il Consorzio Tutela Grana Padano conta oggi 146 caseifici, che nel 2012 hanno lavorato oltre 2.503.083 tonnellate di latte italiano, circa il 23% della quota nazionale, munto in 5.322 stalle di 13 province comprese nella zona di produzione, che va dal Piemonte al Veneto e dal Trentino alla provincia di Piacenza. Lo scorso anno sono state prodotte 4.721.234 forme, per il 59,95% in latterie cooperative e per il 40,05% in industrie casearie. Il valore alla produzione ha toccato 1.457 milioni di euro, salito al consumo a 1.600 milioni. L’export è cresciuto del 7%, raggiungendo 1.427.300 forme, oltre il 30% della produzione e per un valore di 800 milioni di euro. La filiera del Grana Padano dà lavoro a circa 50 mila addetti. Per saperne di più: www.granapadano.it In alto, il piatto vincitore di Christian Dimaculangan; sotto, la giuria: da sinistra Fabrizio Ferrari, Stefano Cerveni, Danilo Angè, Mario Busso e Giuseppe Saetta

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ospitalità italiana

di Marco Scapagnini

A Los Angeles

seguendo la “Q” dorata Un’ideale “walk of fame” della migliore cucina italiana nella città degli angeli, tra pietre miliari e nuove aperture, passeggiando in Vespa lungo il mitico Sunset Boulevard Sono oltre 150 i ristoranti statunitensi cui è stata riconosciuta la “Q” dorata, certificazione rilasciata da Unioncamere e dalla rete di Camere di Commercio Italiane all’Estero secondo il disciplinare di Ospitalità Italiana basato sull’autenticità delle ricetta e la selezione delle materie prime, che include oltre 500 strutture in quasi 50 paesi del mondo.

Let’s go west! Con quasi 400 milioni di abitanti, gli Stati Uniti vantano oltre 50 mila ristoranti “dichiarati” italiani. Molti ospitano ancora in menu spaghetti with meatball o linguini Alfredo e, a dire il vero, formano una categoria a parte, quella della cucina italo-americana; sono cioè testimoni di una contaminazione culinaria nata dall’iniziale immigrazione italiana nell’East Coast che ha portato con sé una cucina casalinga, soprattutto napoletana e siciliana, e che negli anni ha subito una forte influenza dei gusti americani. Dalla fine degli anni ’70 però, negli Usa hanno iniziato spostarsi i grandi ristoratori italiani, facendo diventare la vera cucina “azzurra” un must per la “dolce vita” newyorchese che proprio in quel periodo esplodeva in tutta la sua potenzialità. Negli ultimi 20 anni infine molti ristoratori della East Coast, appagati dall’esperienza newyorkese, 60

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hanno cercato nuovi stimoli andando a conquistare il west. La piazza migliore era sicuramente quella di Los Angeles, con il mondo di Hollywood sempre affamato di novità.

In Vespa per L.A. Los Angeles è fatta di città dentro la città: Beverly Hills, Hollywood, Santa Monica, Brentwood e Downtown, con la gente che vive molto il proprio quartiere per evitare il traffico della Freeway 405. La Vespa è il modo migliore per visitarla e godere del suo clima mite.
Partiamo dunque da Hollywood dove, nella residenziale Melrose Avenue, troviamo il ristorante Da Marino, piccola gemma che rappresenta il meglio della cucina partenopea e punto di riferimento di molte star del cinema che, tornando da Capri o Positano, vogliono riviverne gusti ed atmosfere, garantite qui da Mario. Su Beverly Boulevard vale una sosta l’Osteria Angelini: pochi tavoli, cucina italiana deliziosa, gran selezione di vini e uno chef, Gino Angelini, che esce a salutare gli ospiti con uno stemperato accento romagnolo. Sulle colline, imboccando il mitico Sunset Boulevard, poco a sinistra, sulla promenade di West Hollywood, ecco affacciarsi la veranda di Cafè Med, sempre affollata di giovani e famiglie che cercano un posto al sole dove mangiare una buona pizza o uno dei piatti che


La spettacolare entrata del ristorante Valentino di West Pico Boulevard a Los Angeles: unâ&#x20AC;&#x2122;icona della ristorazione italiana nel mondo

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ospitalità italiana

Per non uscire “dal giro” Oggi la media di ristoranti italiani negli Stati Uniti dove si mangia bene è aumentata, ma bisogna fare i conti con i locali “alla moda” che spesso non propongono la migliore cucina nazionale. Ecco allora che l’intervento di un ente certificatore diventa di estrema importanza per orientare la scelta di un cliente che voglia sentirsi in Italia a oltre 6 mila chilometri da casa. Oggi, in particolare, è la California a offrire questa possibilità. In questo interessante scenario la Camera di Commercio della West Coast ha cominciato il suo lavoro con risultati immediati. «Abbiamo certificato oltre 30 ristoranti il primo anno – spiega Letizia Miccoli, Direttore dell’ufficio di Los Angeles – diventando la prima realtà negli Usa. Qui a Los Angeles molti hanno investito da subito nella qualità e nella freschezza delle materie prime, ma basta abbassare un attimo il livello e si esce immediatamente dal giro... ».

Per saperne di più: www.dapasqualecaffe.com www.giacominodrago.com www.angeliniosteria.com www.amarone-la.com www.cafemedlosangeles. bicegroup.com www.ilgrano.com www.marinorestaurant.net www.palmeriristorante.com www.toscanova.com www.welovewine.com 62

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La sala interna del Palmeri Ristorante nel quartiere di Brentwood

il simpatico manager milanese Lorenzo propone ai suoi ospiti. Sull’altra sponda di Sunset ha aperto da poco il boutique restaurant Amarone, ideale per una cena a lume di candela, dove mangiare uno squisito risotto con i funghi accompagnato da un bicchiere di una grande riserva italiana. Nella lussuosa Beverly Hills, virando a sinistra su Cannon Drive dopo aver attraversato Santa Monica Boulevard, entriamo nel quadrilatero dello shopping e della ristorazione italiana. Qui i Drago hanno quattro ristoranti (Il Pastaio, Via Alloro, Enoteca Drago, Il Buco). Celestino e la sua famiglia si sono spostati negli Usa circa 30 anni fa da un paesino siciliano sui Nebrodi e oggi mettono la propria firma su 8 ristoranti a Los Angeles e dintorni, miti della movida degli angelinos. Al Pastaio, famoso per la pasta fatta in casa, trovare un posto è arduo ma in attesa della “chiamata” si può chiacchierare e guardare le celebrità mangiare semplici e squisiti spaghetti al pomodoro e basilico. Torniamo un po’ indietro a South Santa Monica Boulevard; da queste parti Da Pasquale è un pezzo di Mergellina a Beverly Hills: pizza, scialatielli ai frutti di mare, spaghetti sempre al dente e prezzi ragionevoli. Verso west, incontriamo il Century City, splendida mall dove ha sede Toscanova, ristorante di design con cucina del centro Italia e proprietà del gruppo Sciandri che comprende altri tre ristoranti di successo

(Sor Tino Brentwood, Cafè Roma Beverly Hills, Ago Hollywood).
Passato il ponte della Freeway 405, sulla destra troviamo il Grano con annessa bottega che vende prodotti enogastronomici italiani. Salvatore Marino, giovane chef napoletano cresciuto in America, propone interessanti menù a tema, come il bollito, facendo conoscere la tradizione agli americani con tanto di carrello e condimenti originali. Brentwood è il quartiere con una delle più alte concentrazioni di ristoranti di qualità: qui a spiccare è Palmeri Ristorante, una perla mantenuta lucente dallo chef e patron Ottavio, che dalla Sicilia ha portato freschi sapori mediterranei, una griglia sempre accesa per carne e pesce e squisiti cannoli con ricotta fatta in casa. Poco oltre, a West Pico Boulevard, giriamo a destra e finiamo il nostro tour in un’icona della ristorazione italiana nel mondo: Valentino. Piero Selvaggio, modicano doc e ristoratore da una vita, ha accumulato in oltre 40 anni un numero incredibile di premi e articoli e annovera la migliore carta dei vini degli Stati Uniti, riconosciuta da Wine Spectator, e una cantina spettacolare che da sola merita la visita. Per chiudere la giornata in bellezza, facciamo rotta verso Santa Monica. Parcheggiamo la Vespa e concediamoci una lenta passeggiata con lo sguardo rivolto all’Oceano e la nostalgia di casa attenuata da tanta buona cucina italiana.


www.valdigrano.com


Ristorante Roberto È il più noto tra i ristoranti italiani a Mosca. Direttore generale e gestore è Maurizio Pizzuti, il cui nome è noto nella capitale russa sin dal 1990, quando vi aprì il suo primo locale. Sempre presente in sala e pronto ad accogliere gli ospiti, è la sua lunga esperienza la migliore garanzia per il cliente di trovare qui un’atmosfera

famigliare, assicurata anche da un menù basato sulla qualità della materia prima italiana. La carta dei vini propone bottiglie da tutto lo Stivale.

Ristorante Roberto Rogdestvenskij blvd, 20 Mosca Tel. (495) 628-19-44

Hotel La Torre Di fronte a un mare azzurro cristallino, a due passi da una spiaggia ampia e sabbiosa, immerso in un paesaggio dai profumi e dai colori mediterranei, trovate l’Hotel La Torre, ben inserito in uno degli angoli più suggestivi della Sardegna, dove godere di tutto il mare che avete sempre sognato. Le 60

Sardegna

camere, distinte per la loro posizione in tre tipologie, offrono ogni confort e il ristorante interno alla struttura propone un ricco menù di tipicità.

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Borgo Lanciano La tenuta del Borgo di Lanciano è un relais esclusivo che dispone di un ristorante, una Spa e di sette sale meeting. Immerso nella natura, rappresenta, nel territorio marchigiano, una struttura unica, dedicata a offrire servizi per il turismo leisure e business, catalizzando l’attenzione di chi è alla ricerca non solo di bellezze

Russia

naturali e ambientali, ma anche di un concetto di benessere legato al recupero di valori tradizionali.

Relais Borgo Lanciano s Loc. Lanciano, 5 Castelraimondo (Mc) Tel. 0737.642844 www.borgolanciano.it

Marche


Il marchio che certifica i migliori hotel e ristoranti in Italia e nel mondo Cà La Somara È immerso in una magica atmosfera, in Costa Smeralda, questo rustico splendidamente restaurato che accoglie ospiti desiderosi di una fullimmersion nella natura in confortevoli e accoglienti camere. Tra San Pantaleo, Porto Cervo e Arzachena, Laura e Alberto hanno creato un suggestivo rifugio in perfetta armonia

con l’ambiente dove godere anche della possibilità di rinfrescarsi nell’acqua della splendida piscina con solarium.

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Toscana

ristoranti, Lunasia (una stella Michelin) e Le Ginestre, entrambi sotto la direzione di chef di grande esperienza.

Hotel Green Park Resort Via dei Tulipani, 1 Calambrone (Pi) Tel. 050.3135711 www.greenparkresort.com

L’Accademia Sito presso l’antica dimora della Castelluccia, palazzo nobiliare di fine ‘800, a ridosso di un lembo di spiaggia che sconfina in un mare da cartolina, il ristorante si è classificato secondo nella sezione “Ristorante Gourmet” del premio nazionale di Ospitalità Italiana 2013. Durante la manifestazione di premiazione, allo Chef

Sardegna

Filippo Cogliandro è stata attribuita anche una particolare nota di “merito”, una menzione speciale per il suo impegno nella lotta alla ‘ndrangheta.

Ristorante L’Accademia Lungomare Cicerone, 89 Lazzaro (Rc) Tel. 0965.714132 www.laccademia.it

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magazine

Cibo&Territorio Cibo&Territorio 86

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72 Adriatico estremo

92 Molise mare e monti

Vocazione marinara e tradizione contadina: un connubio che si riflette

Grado, Trieste, Muggia: qui comincia il nostro viaggio nel mare che sa di Oriente

80 Sapori del Polesine

Tesori da scoprire tra le acque del Po e dell’Adige: ghiozzi, vongole, orate, schie

86 Piacevolezze romagnole Da Forlì a Cesenatico sulle orme dell’Artusi tra piadine, vino, gran fritti e squacquerone

anche in cucina

98 Wine passion: il Terrano

da pag. 96 Rubriche

• La storia in cucina • Assaggiati da noi • Il buono a tavola • Orto dei semplici

Il vitigno Doc del Carso che... allunga la vita 100 Wine passion: il Genepy Scopriamo il liquore-simbolo delle Alpi

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cover story

Adriatico, saperi e sapori

Quel mare

che guarda a Oriente di Giovanni Di Iacovo (testo raccolto da Eleonora Fatigati)

L’Adriatico è nell’aria, vi attende. Giovanni Comisso, scrittore dell’altro secolo, narratore errante, amava incontrare la "gente di mare" che appartiene alle due sponde, "gente di razze diverse che si fronteggia". Mare d’impareggiabile ricchezza, acque dipinte dai sogni di mille popoli e portatrici di vecchie ferite. Attraversate e vissute da lingue, culture, etnie e tradizioni diverse, le basse, calme acque di quello che D’Annun70

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zio definì “Il mio libero, tristo, fragrante, verde Adriatico”, sono l’elemento che accomuna tutte queste diversità e che ne suggerisce l’identità antica. L’Adriatico è un mondo complesso fatto di “intrecci di minoranze” dove la cultura ha il ruolo determinante di tessere duraturi e felici legami tra i popoli. Per i nostri occhi affamati di luce, il chiarore dell’Adriatico è un balsamo per il pensiero. Non a caso, accanto alla storica movida che si

agita ogni notte tra Romagna e Marche, la bella riviera dei bagni di sole, “cosmogonia ferragostana” tanto cara a Tondelli, c’è in Adriatico anche un altro tipo di villeggiatura, più quieta, fatta di campeggi e percorsi nella natura, favorita da un hinterland legato ancora al mondo agricolo, alla tutela del territorio e delle tradizioni. Ciò che altrove può sembrare arretratezza qui è l’avanguardia di una moderna ecologia del turismo. In cucina l’ete-


rogeneità adriatica si riverbera in mille piaceri. Con le ricette di pesce adriatico, dal brodetto abruzzese alle vongole del Polesine, alla tradizione pugliese dei ricci di mare, del riso patate e cozze e del pesce crudo oppure, tornando verso la Romagna, al gran fritto dell’Adriatico. Tutti piatti da annaffiare con vini come il Pecorino abruzzese, il Trebbiano, il Bianchello del Metauro. Sono sapori che riportano all’infanzia, ovunque la si sia passata.

Dal Friuli delle grotte carsiche e della laguna, l’Adriatico si distende sulle lunghissime spiagge dorate del Veneto, si tuffa nella Romagna vitaiola, si riposa passeggiando nei borghi delle Marche per andare ad amoreggiare al tramonto della costa abruzzese dei Trabocchi. La vita spesso non è divertente nel momento in cui accade, ma se riesci a dilatare i tuoi ritmi e ad abbandonarti al corpo, ti sembrerà che la luna ti stia sussurrando quanto è

bello essere vivi. Il mattino dopo, si prosegue verso le Tremiti delle quali Lucio Dalla disse: “Queste isole sono così ricche di storia, di cultura e di leggende che vale la pena conoscerle per poterne godere a piene mani”. La cosa che conta è quello che scopri lungo il tragitto che avrà la sua più intensa conclusione in Puglia, dove abbandonarsi al tepore di lente giornate ed elettriche notti stellate, nell’abbraccio del Salento. agosto-settembre 2013

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cibo&territorio

Adriatico

estremo di Riccardo Lagorio

Friuli. La complessità delle vicende storiche che hanno caratterizzato questa terra ha segnato ogni borgo, ogni comunità. Se in Europa esiste una terra di confine, probabilmente è questa. Anche in cucina, ove il gusto più diffuso rimanda al mix di culture che pregna questi luoghi 72

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Friuli Venezia Giulia

Trieste Grado

È l’incessante alternarsi di bora e scirocco che caratterizza la parte più a nord dell’Adriatico, quel golfo di Trieste amato da Joyce, Rilke, Svevo e Saba e quella laguna di Grado che risultò un incubatoio al patriarcato di Venezia sino al 1451. Pur lontana, il sapore di Venezia si percepisce comunque nei casoni e nelle motte, parti integranti di quel palcoscenico rarefatto dove in lontananza spuntano di tanto in tanto eleganti campanili e su cui predomina quella parlata dalle cadenze inequivocabilmente venete (sebbe-

Muggia

ne gli orgogliosi abitanti, interpellati, affermeranno di esprimersi in “gradese”). Sulla laguna di Grado svetta la torre campanaria del santuario mariano dell’isola di Barbana dove dal 1237, la prima domenica di luglio, i gradesi si recano in pellegrinaggio in ricordo della scampata epidemia di peste. Il centro si caratterizza invece per le piccole calli e le due basiliche fondate nel periodo paleocristiano, Sant’Eufemia e Santa Maria delle Grazie. Lungo il tragitto che separa la cittadina dall’isola, nasse e reti dichiarano una ancora

esuberante attività di pesca lagunare. Dai casoni intanto lingue di fumo si alzano: il pesce appena tratto dalle reti vien fritto o messo sui carboni ardenti. Inespugnabile nei secoli, Grado ha sempre avuto come antagonista la dirimpettaia Aquileia, una Roma in miniatura, estensione della Capitale del mondo, messa a ferro e fuoco da Attila. Qui il sussurro del mare si tace e poco più in là sono le vigne a far risuonare il vento: non distante è infatti il Collio, rinomato territorio di vini bianchi pluripremiati e rossi robusti.

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cibo&territorio

Sapori in bilico La complessità delle vicende storiche che hanno caratterizzato queste località, l’influenza asburgica, quella slava e quella italica, hanno contrassegnato ogni borgo, ogni comunità umana. Se in Europa esiste una terra di confine, probabilmente è questa: vi convivono il cren e la salsa di pomodoro, l’olio di oliva e la brovada, le sottili strisce di rape macerate nelle vinacce, utile accompagnamento di cotechini e carne di maiale in genere. Probabilmente l’apprezzato e diffuso gusto agrodolce è sintesi della cultura ebraica che pure ha qualificato questi luoghi. Gorizia e Trieste ne sono le capitali. La piazza Vittoria di Gorizia su cui dà la chiesa di Sant’Ignazio che guarda il Castello con i suoi due campanili appaiati e a cipolla, sa di centro Europa al pari del dolce locale, la gubana, un anello di pasta avvolto intorno ad agrumi speziati e uvetta appassita; la piazza Unità d’Italia di Trieste prende fiato intorno a edifici asburgici dove si celebra ogni giorno il rito del rebechin (lo spuntino) con lo stinco, anzi lo schinco per fedeltà alla parlata locale, e il liptauer, la crema di formaggio insaporita da paprika, cipolla e talvolta senape srotolata su fette di pane. Luoghi e cibi che denotano un amalgama di genti che è la frontiera orientale. Dove il Carso è elemento dominante e luogo ideale per la coltivazione della vite: Vitovska, Terrano, Malvasia istriana. E più recentemente ulivi, con la varietà Bianchera a farla da padrone. Vini e olio, entrambi austeri.

Tra Venezia e Zara Poi il Carso si getta nel mare. Lo fa in modo spettacolare presso le falesie di Duino, l’unico esempio di scogliere alte nell’Adriatico settentrionale. Il tratto di costa è Riserva naturale dal 1996 ed 74

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Réclame. Manifesti e bozzetti del primo ’900 Articolata in nove sezioni la rassegna prende avvio dal 1872, anno di nascita della Tipografia Passero, un’azienda che, dalla pubblicazione di volumi e tavole illustranti vedute di varie città, dopo la fine dell’Ottocento ampliò la propria attività con la stampa di copertine di libri, cartoline postali, locandine pubblicitarie, manifesti per feste popolari, esposizioni campionarie, spettacoli teatrali... I manifesti e i bozzetti per affiche di grandi dimensioni risalenti a questo periodo sono d’impronta liberty e furono commissionati da istituzioni e associazioni. Stupore davanti all’artistica efficacia

dei manifesti pubblicitari ed elogio della creatività imprenditoriale di un Friuli Venezia Giulia che un secolo e mezzo dopo sarebbe stato ancora locomotiva d’Italia. Interessante sezione è quella dove sono raccolti i manifesti volti a promuovere le aziende committenti e i loro prodotti: dai generi alimentari ai saponi e lucidi da scarpe ai manufatti in cemento ai coltelli. Dal liberty al futurismo. fino al 29 settembre Fondazione Cassa di Risparmio Via Carducci, 2 – Gorizia www.fondazionecarigo.it


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Scelti per voi dove mangiare Terra&Vini "Osteria con cucina e alloggio". Recitavano così gli annunci delle antiche poste friulane. L’idea ripresa da Elda Felluga, vignaiola per discendenza, ha creato un ambiente moderno e avvincente. Piatti golosi e ottimi vini. Pranzo da 18 euro Via XXIV maggio, 34 Cormons (Go) Tel. 0481.60028 Tavernetta all’Androna I fratelli Allan e Attias Tarlao rinnovano la tradizione marinara di Grado con piatti di pesce dove storia e fantasia si fondono per un risultato da favola. Pranzo da 50 euro Calle Porta Piccola, 6 Grado (Go) Tel. 0431.81256 La facciata trilobata del Duomo di Muggia con lo splendido rosone della Vergine con Bambino

Meste ne l'ombra de le nubi a' golfi / stanno guardando le città turrite / Muggia e Pirano ed Egida e Parenzo / gemme del mare [...] Trieste in fondo coronata il capo / leva tra' nembi (Miramar - Giosuè Carducci)

è ricca di lecci, ginepri, noccioli e ciliegi canini da cui impavidi apicoltori sanno trarre uno squisito miele. Passa per di qua il sentiero Rilke, dedicato al poeta che trovò ispirazione da questo panorama quando era ospite della famiglia Della Torre e Tasso, da oltre 430 anni proprietari del Castello di Duino, a strapiombo sul mare e indovinata icona regionale. Così Giosuè Carducci non trovò modo migliore che celebrare la tragica sorte di Massimiliano d’Asburgo nella sua poesia Miramar, specchio dell’omonimo Castello che si affaccia sul golfo di Trieste. A Muggia è di nuovo mare, è di nuovo Venezia nella parlata, nelle tradizioni, nel cibo, nelle calli. La facciata trilobata 76

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del Duomo, dedicato ai santi Giovanni e Paolo, dominata dallo splendido rosone della Vergine con Bambino, è avvicinabile solo a quella di Santa Maria di Zara. Si capisce: siamo davanti a un altro Adriatico. Il boretto di Grado con il denso sugo dell’umido del pesce coagulatosi intorno ad aglio, sale e pepe, ha lasciato il posto al brodo di pesce alla dalmata dove gli odori danno ospitalità a orate, branzini e paggelli in pomodoro maturo, fragrante olio d’oliva e vino bianco.

Per saperne di più: www.friuliviadeisapori.it www.regione.fvg.it www.fondazionecarigo.it

dove dormire Castello di Spessa Una lussuosa dimora, che ha ospitato tra gli altri Casanova, è tornata a vivere grazie alla lungimiranza di un imprenditore locale. Camere da 140 euro Via Spessa, 1 Capriva del Friuli (Go) Tel. 0481.60445 Hotel Al Lido Un’istituzione quella della famiglia Suraci. Camere semplici ma funzionali, molte con vista sul golfo di Muggia e Trieste. Doppia da 70 euro Via Cesare Battisti, 22 Muggia (Ts) Tel. 040.273338

dove comprare Apicoltori Settimi & Ziani Trebiciano 237 – Trieste Tel. 040.2158246 Azienda agricola Giuseppe Antonic Località Ceroglie dell’Ermada, 44 Duino Aurisina (Ts) Tel. 040.299798 Zidarich (vini) Località Prepotto, 23 Duino Aurisina (Ts) Tel. 040.201223


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Carso, memorie dal profondo testo e foto di Carlos Solito In ogni angolo del mondo, tra le pieghe della roccia, occhieggiano le porte di un universo nascosto che, in un pianeta dove le terre emerse sembrano non svelare più misteri, è letteralmente una frontiera dove l’esplorazione di nuovi orizzonti ipogei è all’ordine di ogni spedizione. Un firmamento di caverne, cunicoli, pozzi, gallerie in continua scoperta studiato da un autentico geografo del buio: lo speleologo. Escluse le esplorazioni pionieristiche, la speleologia nacque ufficialmente a fine ’800, quando il francese Edouard Alfred Martel coniò il termine – spèlaion: caverna e lògos: ragionamento – inteso come scienza che studia le grotte. Da allora di passi avanti, anzi nel buio, ne sono stati fatti tanti. Oggi sappiamo che in Italia ci sono oltre 35 mila grotte censite. E il Carso è senza dubbio il punto di partenza migliore per iniziare a scoprire questo patrimonio. Qui hanno preso il via i primi studi speleologici, lungo questa schiera di gobbe boscose talmente 78

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tormentate da forme epigee e ipogee che lo stesso nome è stato poi attribuito a tutti i complessi fenomeni prodotti dall’acqua nel calcare. È sempre qui, a Trieste, che nel 1883 nacque la Commissione Grotte Eugenio Boegan, il primo club speleologico in Italia. È ancora qui, tra doline e rugginose pietre, che intorno al 1840 l’ingegnere minerario Lindner, ammalato di coraggio e tenacia, si accanì nell’abisso di Trebiciano, alla ricerca del Timavo. Un’impresa pionieristica per captarne le acque al fine di far fronte alla penuria idrica di una Trieste all’epoca in forte espansione demografica, dando vita a una delle più febbrili esplorazioni geografiche d’Europa che ancora oggi continua sulle tracce del fiume sotterraneo che viene inghiottito in Slovenia, nelle grotte di San Canziano, per riapparire, dopo circa 50 km di mistero, alle sorgenti di San Giovanni di Duino. Qui si trovano i pozzi naturali localmente noti come Foibe che nell’immaginario collettivo sono

riconducibili agli eccidi. Qui si trovano la vasta grotta Gigante aperta al turismo nel 1908, la grotta Noé con un’immensa voragine di quasi cento metri, la grotta dell’Orso con una lunga caverna estesa e la Gualtiero Savi che tra chilometri di gallerie è letteralmente tappezzata da stalattiti e stalagmiti. E ancora: qui, poco tempo fa, è saltata fuori la cosiddetta grotta Impossibile, tale per le dimensioni dei suoi ambienti: il più vasto è lungo 130 metri, largo 80 e alto 70 con una stalagmite di 22 metri. Qui infine si trovano circa 3 mila grotte, poco più dell’8% di quelle attualmente note in tutta Italia.

Per saperne di più: www.boegan.it www.grottagigante.it www.scintilena.com www.speleo.it


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Polesine,

delta di sapori Dove le acque dellâ&#x20AC;&#x2122;Adige e del Po sâ&#x20AC;&#x2122;incontrano e disegnano la costa fino a fondersi con lâ&#x20AC;&#x2122;Adriatico, ci aspetta una cucina in delicato equilibrio tra pescato di mare, di fiume e di laguna e i frutti di una terra fertile e generosa di Riccardo Lagorio 80

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Per saperne di più:

www.polesineterratraduefiumi.it www.scardovari.org www.risodeltadelpo.it

Veneto

Polesine

Dal 1936, il mercato ittico di Scardovari rifornisce di ghiozzi, vongole, orate, schie e luccioperca una cucina ricca di grigliate, fritti, zuppe, brodetti e risotti Il respiro dei due fiumi si fa lento, reso pesante dal lungo cammino che li ha portati dalle Alpi fin qui. Pare abbiano persino perso la voce. L’acqua del mare che li inghiotte pigramente lascia trasparire di tanto in tanto brandelli di terra, estremo gesto dell’Adige e del Po per confermare la propria presenza. Il loro scorrere, le panoramiche strade arginali che si innalzano sopra la campagna e il Delta, ideali per passeggiate con la bicicletta o a cavallo, e il patrimonio artistico che compone questa terra chiamata Polesine offrono frammenti di storia, tradizioni e palcoscenici naturali da vivere con rilassatezza. Al pari della sua cucina, saporita e diversificata.

Esondazioni miracolose e danze propiziatorie Sbaglia infatti chi pensa che la risorsa ittica e gli animali acquatici in genere siano l’esclusivo alimento tradizionale di queste plaghe. Certo luoghi speciali come il mercato ittico di Scardovari, fondato nel lontano 1936, provvedono per tutto l’anno a fornire di ghiozzi, orate, schie (minuscoli gamberetti d’acqua dolce), luccioperca e anche anguille i ristoranti e i grossisti locali. Una varietà sorprendente di pesci di laguna, di fiume e di mare battuti con l’arcaica asta a sussurro: i potenziali compratori sembrano danzare intorno al banditore per accaparrarsi la migliore partita di pescato bisbigliando il prezzo più vantaggioso. Grigliate, fritti, zuppe, brodetti e varie tipologie di risotti sono di conseguenza i piatti frequenti proposti dai ristoratori. Ma il delicato equilibrio tra terra e mare dove il Po e l’Adige sfociano è anche un ambiente unico per la fertilità del terreno. Nel settembre dello scorso anno sono state immesse sul mercato le prime confezioni di Riso del Delta del Po Igp e a dicembre ne è stato costituito il Consorzio di tutela per la relativa valorizzazione. Uno dei piatti simbolo del Polesine è il risotto alla canarola, che nell’originale versione i pescatori si facevano preparare a casa la sera con riso, fagioli in umido e pancetta. Lo consumavano l’indomani mattina sulle isole quasi tostato, tramite la combustione delle canne. Le frequenti esondazioni dei fiumi, imbrigliati dai panoramici argini, devastanti per le popolazioni d’un tempo, fanno oggi la fortuna di questo terreno. Anche il mais, di varietà Biancoperla, dal colore perlaceo appunto, è ampiamente coltivato. L’accompagnamento che viene suggerito da chiunque si incontri è con le schie fritte.

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La vongola all’occhiello Ha sede a Scardovari il “gigante dei mitili” italiano. Lo costituiscono 14 cooperative riunite intorno alle stive di 500 imbarcazioni e 1500 soci. Il Consorzio delle Cooperative dei Pescatori del Polesine gestisce una superficie di 7 mila ettari tra la foce del Po di Maistra e il Po di Goro, dati in concessione da parte della Provincia di Rovigo. In questo immenso spazio la raccolta delle cozze si concentra tra aprile e settembre, mentre l’altro punto di forza del Consorzio, la vongola verace, viene pescata durante tutto il corso dell’anno. La vongola verace si riconosce dalle altre specie simili per la forma più allungata e l’accentuata marcatura della superficie esterna delle valve. Ottimo alimento, è altamente digeribile e dall’elevato valore nutrizionale. Dopo la raccolta, le vongole arrivano nella sede del Consorzio, vengono depurate, pulite e cernite; infine confezionate in un sacchetto a rete su cui è applicata un’etichetta identificativa. Sono 80 mila i quintali di vongole veraci pescate ogni anno dai soci. La bassa salinità dell’acqua si traduce in un modesto contenuto di sodio nella polpa esaltandone il gusto.

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Sono 80 mila all'anno i quintali di vongole veraci pescate dai soci del Consorzio Cooperative Pescatori Polesine

La zia di Rovigo Man mano che si risale l’asta dei due fiumi e si lasciano alle spalle golene, valli, lagune e scanni il paesaggio si arricchisce di campi ricchi di aglio bianco del Polesine, che ha ottenuto la certificazione europea della Dop nel 2009 e la cui area di coltivazione è in grande crescita. Si riconosce dalla tunica più interna color rosato, dall’aroma dolce e persistente e dalla particolare serbevolezza. Trecce, grappoli e reti vengono poi utilizzati in quantità nella produzione di salumi. La tradizione polesana richiede infatti nell’impasto un’ingente quantità di aglio, che profuma e rende appetitoso il risultato finale. Nel panorama degli insaccati spicca la zia, che utilizza come insacco parte dello stomaco

suino e risulta essere quindi di grandi pezzature. La zia veniva utilizzata dai fittavoli per ingraziarsi il proprietario e poter rinnovare la fittanza, garantendo la prosecuzione del lavoro e il mantenimento della famiglia. Le parti magre del suino vengono tagliate a


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coltello e mescolate, insieme a spezie vino e aglio, al grasso di pancetta. A causa delle dimensioni, la zia prevede tempi di stagionatura variabili tra 8 mesi e un anno, ma anche più. Anche ciò la rende difficilmente replicabile da parte dell’agroindustria. Non manca infine il vino, anche se poco diffusa è ancora la

varietà locale che stava per scomparire, la Turchetta. Per la vinificazione si sono privilegiate negli ultimi decenni varietà estranee alla tradizione locale, ma alcuni produttori agricoli hanno mantenuto vivi filari di Turchetta, che fornisce un vino rosso rubino intenso, fresco al palato e dal lungo finale piacevolmente amarognolo, quieto al pari di quei due fiumi prima di gettarsi nel mare.

Scelti per voi dove mangiare Ristorante Aurora Il salmastro profumo di laguna è facile da percepire. Specie nei piatti, rigorosamente di pescato locale. Da 25 euro in su Via Cà Dolfin, 22 – Porto Tolle (Ro) Tel. 0426.384021 Ristorante Al Cavaliere Se non avete dimestichezza con il pesce, ecco un ristorante in chiave carnivora che farà per voi. Il simpatico proprietario vi proporrà mirabili frollature. Da 25 euro in su Via Nazionale, 525 – Bosaro (Ro) Tel. 0425.465131

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dove dormire Hotel Capo Nord Hotel da poco inaugurato e situato nella parte nord dell’isola. Camere spaziose, dotate di ogni confort e per ogni esigenza. Sosta piacevole a partire da 100 euro la doppia Isola di Albarella – Rosolina (Ro) Tel. 0426.3321 Agriturismo Le Clementine Le sobrie camere, dotate degli essenziali servizi, vi ristoreranno dopo una deliziosa scorpacciata in cucina, in cui spicca la zia. Doppia da 50 euro Via Colombano, 1239 – Badia Polesine (Ro) Tel. 0425.597029

dove comprare Azienda Agricola Natur è Prodotti erboristici di produzione propria, come lo shampoo di erba medica. Via Antonio Girotti, 6 Taglio di Po (Ro) Telefono 328.0264263 Azienda Agricola Stecca Una minima, seppur significativa, produzione di vino da uva Turchetta sarà da premessa alla conoscenza della ricca frutticoltura polesana. Via Tella, 199 Costa di Rovigo (Ro) Tel. 0425.97153


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Romagna mia, lontan da te... ... non si può star, cantava Secondo Casadei. E chi arriva qui – tra Forlì e Cesena, in quella che fu la patria di Pellegrino Artusi, padre della gastronomia italiana – in effetti, difficilmente riesce a scordare tutte le opulente piacevolezze di una terra gioviale che del “buon vivere” ha fatto un marchio di fabbrica

testi di Riccardo Lagorio foto di Francesco Condoluci Emilia Romagna

Forlì-Cesena

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La Romagna affacciata sull’Adriatico, nell’immaginario collettivo, s’identifica con la costa riminese e, al massimo, con quella ravennate, ma a torto. C’è una provincia, quella a metà tra Forlì e Cesena, che è uno scrigno di sapori, saperi, luoghi e tradizioni che nulla hanno da invidiare alla più celebrate Rimini e Ravenna. La nostra caccia ai “tesori del gusto” nella Romagna più nascosta parte infatti da Cesenatico. Della quale, giusto per mettere le cose in

chiaro, diciamo subito che vanta un’attrattiva pressoché unica dal punto di vista urbanistico. Il suo porto-canale fu studiato e disegnato infatti da Leonardo da Vinci. Era il 6 settembre 1502, quando Cesare Borgia fece arrivare qui l’architetto e ingegnere per risolvere l’annoso problema dell’insabbiamento dell’imboccatura. Il porto-canale divenne con i secoli l’asse principale del centro storico: le sue banchine, a più di 500 anni di distanza, restano il luogo dove si svolgono le passeggiate e la vita sociale. Qui, tra il Museo galleggiante delle barche dell’alto e medio Adriatico con le loro coloratis-


Nel tipico menù romagnolo, la "piada"...

... farcita con lo squacquerone Dop...

sime vele dispiegate, e il mercato ittico che da secoli mette all’asta il bottino raccolto in mare dalla flotta peschereccia cittadina, pullulano locali genuini e frizzanti ristorantini ai quali è d’obbligo fermarsi a mangiare all’aperto un gran fritto adriatico (anche in versione “da passeggio”, con tanto di cartoccio) magari innaffiato da un buon bicchiere di Albana. Ma se il mare non vi basta, state tranquilli, l’entroterra non vi deluderà, pregno com’è di perle gastronomiche e degne attrattive turistiche, sempre vivacizzate dal pane locale, la piadina. Da queste parti, la via Emilia è un continuum di chio-

schi che la propongono dalle versioni più tradizionali, come con lo squacquerone, alle più improbabili come quelle con crema di cioccolato e nocciole… A Forlimpopoli, presso la Scuola di cucina di Casa Artusi, Carla Brigliadori insegna a impastare farina di tipo 1, acqua, strutto e sale di Cervia per modellare la “piadina perfetta”, quella realizzata secondo il disciplinare dell’Igp,prima di spalmarci su lo squacquerone. Formaggio molle, scivoloso, più lieve dello stracchino e

... e bagnata da un buon San Giovese!

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In alto, la corte interna di Casa Artusi con, al centro, il ristorante. Qui sotto, un ricco piatto di gran fritto dell'Adriatico

da consumare molto fresco, lo squacquerone trae origine sulle colline del Cesenate da latte vaccino pastorizzato, e dal luglio 2012 ha ottenuto la Dop.

Un balcone sui vigneti Evitando strade trafficate, Bertinoro è a pochi chilometri. Un’indicazione per la patria dell’Albana, quel vino dai risvolti chiari e dal finale simpaticamente amarognolo, e s’inizia a salire, con la strada che a un certo punto s’impenna. A Bertinoro si contano 1200 ettari di vigneti, per un milione e mezzo di bottiglie; vigneti esposti ora verso il mare, ora verso l’argilloso entroterra. Ne conseguono, immediate, tempistiche di raccolta e sfumature assai diverse e variabili: ogni appezzamento dovrebbe essere cru. Che sia secca, dolce, spumante o appassita l’Albana riesce sempre gradevole e fresca con piatti lievi e tuttavia succulenti come quelli romagnoli. La vista da Piazza della Libertà è d’incomparabile bellezza: spazia sull’ultima porzione di pianura padana sino al grattacielo di Cesenatico. La Rocca ospita un singolare museo interreligioso, con storici esemplari irripetibili relativi alle tre fedi 88

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La cucina è una bricconcella È questo il celebre incipit de La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, testo del 1891 considerato da più parti l’istitutore della cucina italiana del regno appena costituito, nonché capolavoro di cultura linguistica, letteraria, mondana e patriottica. Ogni anno, a fine giugno, Forlimpopli ne celebra l’autore, nonché suo figlio più illustre, Pellegrino Artusi, con la Festa a lui dedicata. Incontri, dibattiti, punti ristoro che si snodano nelle vie intorno alla Rocca albornoziana, un possente monumento trecentesco a pianta quadrata e merlato che domina con i suoi torrioni la piazza centrale. A commemorane tutto l’anno la passione e l’eredità, invece, ci pensa Casa Artusi, fondazione culturale allestita grazie ai fondi di un antico lascito erogato dallo stesso Pellegrino Artusi.


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cibo&territorio

monoteiste che hanno caratterizzato il bacino mediterraneo. Un omaggio alla cultura enoica di Bertinoro si rintraccia nella Strada della Vendemmia lungo la quale ombrosi ippocastani accompagnano tele a opera di artisti locali intenti a rappresentare le fasi della vinificazione. In località Fratta, l’acqua. Anzi, le acque! Si caratterizzano per differenti componenti le undici sorgenti lungo il percorso del rio Salso. Sulfuree, magnesiache e bromoiodiche quelle più praticate sotto il profilo terapeutico. Scollinando e dirigendosi verso sud, a Rocca San Casciano si incontra un altro simbolo della Romagna, il bovino che porta il nome stesso della terra dove più di mille anni or sono si adattò, portato con tutta probabilità dai barbari provenienti dall’Europa centrale. La razza Romagnola, riconosciuta per la sua attitudine alla produzione di carne dalla tessitura molto fine e scarsa infiltrazione di grasso, nonostante sia in grado di resistere anche ai climi estremi, corse il rischio di essere spazzata via dalla monocoltura frutticola che nel Novecento ha caratterizzato la pianura romagnola. A fine secolo, terminata l’onda lunga della BSE, la ricerca da parte del consumatore di animali allevati localmente ha consentito una incoraggiante ripresa numerica, specie sui terreni marginali e collinari, caratterizzati dalle rive, concrezioni simili ai calanchi. L’addio alla Romagna lo diamo in una trattoria del paese. Locale modesto che forse non vale neppure la pena di ricordare, per turisti senza pretese. Ma ineguagliabile per quelle tagliatelle ai funghi porcini e per la carne di Romagnola alla griglia: lontani ormai gli echi felliniani e le epiche gesta dei tombeur de femme delle spiagge assolate. Ed è quasi Toscana… 90

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Il litorale adriatico visto da Bertinoro, il "balcone della Romagna"

Scelti per voi dove mangiare

dove dormire

dove comprare

Osteria del Gran Fritto Il nome del locale ne tradisce il piatto simbolo. Seduti accanto al canale disegnato da Leonardo da Vinci, una gustosa e informale cucina di mare. Si cena con 18 euro Corso Garibaldi, 41 Cesenatico (Fc) Tel. 0547.82474

Grand Hotel Terme della Fratta Attrezzato centro termale inserito in un secolare parco. Punto di partenza per la scoperta dei luoghi dell’entroterra, ma poco distante dalle spiagge. Doppia da 160 euro Via Loreta, 238 Località Fratta Terme, Bertinoro (Fc) Tel. 0543.460911

Caseificio Mambelli L’opera iniziata oltre mezzo secolo fa da nonna Elsa ha trovato in Federica e Raffaella Mambelli preparate prosecutrici della tradizione casearia romagnola. Ovviamente squacquerone, un delizioso mascarpone e una ricottanon ricotta con latte e non siero. Via Ceredi, 1402 – Bertinoro (Fc) Tel. 0543.440936

Ristorante di Casa Artusi Non è facile condurre un ristorante dal nome tanto ingombrante. Eppure i piatti, alcuni d’impronta artusiana, convincono e fanno di questo un approdo sicuro nel panorama della cucina romagnola. Prezzo medio: 35 euro Via Costa, 31 – Forlimpopoli (Fc) Tel. 0543.748049 Cà de be L’arrivo di un buon piatto romagnolo sarà il pretesto per attardarsi su questo balcone di Romagna. Prezzo medio: 25 euro Piazza Libertà, 10 – Bertinoro (Fc) Tel. 0543.444435

Grand Hotel Gambrinus Dalle camere si tocca letteralmente la spiaggia. Bello il centro benessere. Doppia da 140 euro Lungomare Grazia Deledda, 102 Cervia (Ra) Tel. 0544.971773

Azienda Agricola Mezza Cà Anche le razze bovine italiche hanno subito un’invasione di soggetti allogeni. Ne sono state risparmiate, talvolta, le aree marginali. La Romagnola, squisita per carne e generosa per lavoro, ne rappresenta esempio. Via Santa Maria, 57 Rocca San Casciano (Fc) Tel. 0543.960476 Azienda Vinicola Celli La passione di Mauro Sirri qualifica le vigne di Albana, Pagadebit e Sangiovese. Via Giosuè Carducci, 5 - Bertinoro (Fc) Tel. 0543.445183


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Mare e monti, il Molise è servito di Massimiliano Rella

Quando si pensa a questa piccola regione che fa da ponte tra il centro e il sud d'Italia, si immaginano montagne rigogliose e incontaminate, silenziose passeggiate lungo i tratturi, tavole imbandite di carni e formaggi. Si vagheggia sulla genuinità di genti che vivono come ieri, in borghi isolati, custodendo preziose tradizioni. Si tendono così a dimenticare i suoi 35 km di coste bagnate dall'Adriatico. Ed è un peccato, perché regalano scorci unici e vivaci serate estive 92

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Molise

In apertura, veduta notturna della città vecchia di Termoli

Dai trabocchi che affollavano le coste abruzzesi, gli enormi “ragni di legno” protesi sugli scogli di dannunziana memoria, a quelli molisani, il paesaggio disegna un’unica linea blu: è l’Adriatico che bagna l’Italia di mezzo, un continuum azzurro e pescoso che a San Salvo chiude l’Abruzzo per entrare in Molise. Trentacinque i chilometri di costa della regione, che offrono un prezioso approdo marino a una terra sempre più collinare e montuosa man mano che si va verso l’interno.

Dalla riva alla cima Dalla Statale 16 Adriatica, la prima tappa molisana,a ridosso del fiumeTrigno che con-

giunge il mare con la lontana Isernia, è Marina di Montenero, frazione della più nota Montenero di Bisaccia, patria della ventricina e di Tonino Di Pietro, il politico-magistrato più famoso d’Italia. Le dune più belle e le pinete naturali protette ci attendono alla Marina di Petacciato,dove i resti di un’antica torre presidiano la costa. Scendendo a sud, ecco Termoli, da anni Bandiera Blu d’Europa, vivace cittadina sviluppatasi attorno a un borgo affacciato sul mare. E proprio qui, dal porto, salpano i traghetti per le isole Tremiti, un altro motivo che spiega il sold out estivo di turisti.Monumento simbolo è l’imponente Castello Svevo, in pietra calcarea e arenaria, sorto vicino a una torre longobarda, for-


Il vino di ieri Negli ultimi anni la produzione vinicola molisana ha puntato alla riscoperta dei vitigni autoctoni, come la Tintilia, uva a bacca rossa, e il Moscato di Montagamo, a bacca bianca. Dalla Tintilia si ottiene un rosso Doc di personalità, non particolarmente strutturato, ideale compagno di carni alla brace, formaggi freschi e minestre di verdure. Dal secondo si ottiene un bianco da dessert, profumato, piacevole e floreale.

tificata nel 1240 da Federico II.Sul punto più alto del promontorio svetta la Cattedrale, in stile romanico pugliese: meta di fedeli e devoti ai santi Basso e Timoteo. Sette chilometri a sud arriviamo a Campomarino, paese di origine albanese che custodisce gelosamente cultura e lingua arbëreshë.In centro ammiriamo la Chiesa di Santa Maria a Mare, in stile romanico, mentre a Campomarino Lido ci attendono belle spiagge per un altro bagno di fine estate. La tradizione arbëreshë è viva anche a Portocannone,Montecilfone e Ururi, raggiungibili con una breve deviazione verso l’interno. Fiore all’occhiello di Portocannone è l’imponente Palazzo Baronale di metà ’700, suggestiva location a spettacoli teatrali e musicali. Per chi è alla ricerca di panorami mozzafiato, il paese di Montecilfone, su un colle a 400 metri, regala invece una veduta straordinaria del Gargano e delle Tremiti. Infine, eccoci a Ururi, con il suo incantevole

Qui sotto, i dolci soffioni di ricotta al profumo di limone

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Scelti per voi dove mangiare

centro storico;il borgo merita di essere visitato a maggio per assistere alla Carrese, tradizionale corsa di carri trainati dai buoi.

Il Quadrifoglio Cucina molisana e pizza cotta in forno a legna. Prezzo medio: 25 euro Contrada Montebello Montenero di Bisaccia (Cb) Tel 0875.960191 agriturismoilquadrifoglio.net

Pic-nic lungo i tratturi

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Trattoria Nonna Maria Pesce freschissimo per piatti tradizionali e stagionali. Prezzo medio: 43 euro Via Oberdan, 14 Termoli (Cb) Tel. 0875.81585 www.nonnamaria.it

La rossa e succulenta ventricina tagliata a fette sottili

Aromatica ventricina

Ribo A pochi chilometri dal mare cucina semplice di pesce e di carne. Prezzo medio: 50 euro Contrada Malecoste, 7 Guglionesi (Cb) Tel. 0875.680655 www.ribomolise.it

Chi ama i sapori intensi non potrà perdere una visita a Montenero di Bisaccia, il paese di Tonino Di Pietro, grande estimatore di ventricina. «È un nostro cliente e apprezza molto questo salume», ci confessa il norcino Rino Salvatore Rusciano di Montenero di Bisaccia. La ventricina, diffusa anche nel basso Abruzzo, si fa con carni selezionate di suini italiani, tagliate a coltello a grana grossa e aromatizzate con peperoncino, extravergine d’oliva, sale e finocchietto selvatico. L’impasto viene insaccato in un budello di 50 cm, a sua volta ricoperto di sugna di maiale, leggermente affumicato davanti a un camino e stagionato in taverne per un anno a temperatura ambiente.

dove dormire Masseria Le Piane La cantina Borgo di Colloredo offre ospitalità in un’elegante masseria tra i vigneti e il mare. Doppia da 80 euro Contrada Zezza, 8/b Campomarino (Cb) Tel. 0875.57453 www.masserialepiane.it

I tipici dolci della sposa di pandispagna, crema e glassa foto di Massimiliano Rella

A una quindicina di chilometri verso l’interno ecco un altro piccolo gioiello, Larino, la cui cattedrale romanico-gotica di San Pardo ci accoglie con una spettacolare facciata decorata di leoni, grifi e fiori; da non perdere anche il Palazzo Ducale. Larino vale una sosta anche per gli ottimi dolci, quello della sposa e il soffione ripieno di ricotta. I primi sono composti da un leggero pandispagna ripieno di crema pasticcera e coperti di glassa; il soffione è invece una torta di ricotta al profumo di limone dalla cui ricetta non può mancare l’olio extravergine di oliva gentile di Larino. «Non è un caso che l’Associazione Nazionale Città dell’Olio fu fondata proprio qui, nel 1994 – ricorda Pasquale Di Lena, tra i fondatori dell’Associazione – Larino è una delle culle dell’olio italiano, con tre varietà autoctone: la gentile di Larino, la Salegna e la San Pardo». In questa parte del Molise troviamo anche una bella varietà di piatti di mare. Soprattutto a Termoli, con i suoi ottimi crudi,il rombo all’acqua pazza, la zuppa di pesce alla termolese...Basta però spostarsi nella vicina Guglionesi che nei menu regnano carni e formaggi. Come le mozzarelle di Boiano, fatte con latte vaccino e lasciate appassire (indurire) un paio di giorni appese in celle frigorifere. Da non perdere anche le carni con il marchio del consorzio Carni del Tratturo. Oggi, le antiche vie della transumanza traAbruzzo, Molise, Puglia e Basilicata – i tratturi, per l’appunto, lungo i quali il bestiame si spostava seguendo il ritmo delle stagioni – perlopiù dismesse, sono diventate suggestivi sentieri lungo i quali vengono organizzate piacevoli giornate di trekking nel verde.

Agriturismo I Dolci Grappoli Da Cantine d’Uva ospitalità in comode camere e cucina locale in abbinamento ai vini. Doppia da 55 euro Contrada Ricupo, 13 Larino (Cb) Tel. 0874.822320 www.cantineduva.com Masseria La Guardata Una fattoria di fine ’800 ben ristrutturata, con camere e ristorante tipico. Camere da 35 euro C.da Guardata Termoli (Cb) Tel. 0875.689225 www.laguardata.it


PastiďŹ cata artigianalmente Essiccazione a bassa temperatura e traďŹ latura al bronzo A base di ingredienti naturali non OGM www.eaifood.com


la storia in cucina

di Rosario Ribbene

Crudo di mare, antico rito di Puglia Dal polpo ai ricci, i frutti dell’Adriatico sono l’emblema della gastronomia pugliese che corre lungo la costa da Bari a Trani e riserva il sapore autentico del mare

Trovate un barese che per “crudo” intenda il prosciutto. Da queste parti, il “non cotto” per antonomasia è quello di mare: cozze, ostriche, ricci, polpi, calamari, seppie, allievi, acciughe, gamberetti, scampi e cannolicchi. Su tutti signoreggia la cozza. Meglio se selvatica e tirata direttamente dagli scogli. Ancor meglio se “pelosa”, l’unica varietà che non viene ancora allevata. L’iniziazione ai frutti di mare ha il suo tempio secolare: il porto antico di Bari, dove sul molo di N-dèrr’a la lanze da sempre si ar96

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di Sabrina Merolla foto di Gianfranco Traetta

ricciano i polpi sbattendoli sugli scogli. Violentemente, fino a vincerne le ultime resistenze, per poi immergerli in una bagnarola che il pescatore culla con ritmo sincopato. Un rito antico. Il mollusco si cuoce nella sua acqua e diventa tenerissimo. Gli impavidi ne addentano i tentacoli crudi. Lo stesso con gli allievi (seppioline) che, elastici al morso, cedono al palato in un taglio perfetto. In Puglia molluschi e crostacei si mangiano da tempi immemorabili. Un culto ittico che lega due porti, sul filo della costa: quello di Bari e quello di Trani. «Dal porto tranese i baresi attingono a piene mani per rifocillare la loro esuberante richiesta di prodotti ittici». Antonio Del Curatolo (in foto), fra i massimi protagonisti della ristorazione pugliese, preserva il costume rivierasco dall’alto del Fortino di Trani, rocca difensiva che delimita il porto a levante e che oggi presidia l’alta gastronomia del suo ristorante, Le Lampare al Fortino. «La nostra marineria è in grado di sopportare le quantità per soddisfare la richiesta della vicina metropoli, dove i bambini crescono a latte, polipo e seppie». Il pesce crudo a Bari compone la linfa della cultura popolare. «A Trani, invece, il mercato è più eterogeneo e il consumo del crudo non è esasperato, ma ricercato. Il suo trionfo è nel sapore dei ricci. Sul porto, poi, basta avvicinarsi ai circoli ricreativi dei pescatori e osservare le mascelle degli anziani. Le vedi ruminare cicale o scampi vivi, come fossero gomme da masticare». Dal terrazzo sull’acqua, con vista sulla magnifica cattedrale romanica sospesa sull’Adriatico, Antonio sorveglia l’andirivieni della flotta peschereccia che quasi attracca nelle sue cucine. «Negli ultimi dieci anni, il consumo di pesce crudo ha subìto la spinta modaiola giapponese, con l’emblema del sushi. Ma non possiamo che guardare con compassione il crudo nipponico affogato in fronzoli aromatizzati di frutta e spezie». Sofismi culinari inaccettabili persino per i puristi più mitigati che, a mala pena, annegano il mollusco in qualche goccia di limone. «Noi dell’ostrica buttiamo via la perla e rubiamo il frutto. È il modo più autentico di farsi inondare dal sublime sapore di mare».

Scelti per voi Ristorante Le Lampare al Fortino Via Tiepolo, Molo Sant’Antonio Trani (Bt) Tel. 0883.480308 www.lelamparealfortino.it


foto di Fabrice Gallina

winepassion

Lunga vita... con il Terrano È di un bel rosso rubino intenso, dal sapore asciutto che ricorda la pietra e la terra da cui nasce questa Doc del Carso. Così ricca di minerali e antiossidanti che un tempo era venduta in farmacia come bevanda medicamentosa di Silvana Delfuoco

Carso

Friuli Venezia Giulia 98

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Chi non vorrebbe invecchiare in salute, magari osservando lo scorrere del tempo in compagnia di un buon bicchiere di vino rosso? Perché allora non seguire l’esempio dell’imperatrice Livia, moglie di Cesare Augusto, che come Plinio il Vecchio racconta nella Naturalis Historia, combatteva l'anemia congenita bevendo esclusivamente il vino Pucino? Era questo l’antico nome del Terrano, il rosso del Carso, che già allora maturava “alla brezza del mare Adriatico” su di un colle sassoso non lontano dalla sorgente del fiume Timavo. Una suggestiva leggenda con un fondo (neanche troppo piccolo) di verità, visto che a detta degli esperti le componenti antiossidanti di

questo vino sono superiori a quelle presenti negli altri rossi. Non va dimenticato poi che, fino a non molto tempo fa, il Terrano si vendeva in farmacia come medicinale grazie alla sua alta concentrazione del minerale ferroso di cui abbonda la terra carsica. Per degustarlo, seguite la Strada del Vino Terrano, da Zolla, nel comune di Monrupino in direzione di Villa Opicina, alla periferia di Trieste, e da qui via per l’Alto Carso. Lungo i suoi 18,5 km, il percorso riserva emozionanti sorprese: la Grotta del Gigante, la caverna turistica più grande del mondo, o la chiesetta di Monrupino. Da queste parti è anche venuto a cercare ispirazione Rainer Maria Rilke, autore delle Elegie Duinesi, iniziate, così pare, proprio nel castello di Duino da cui hanno preso nome. Chissà se il poeta, durante le sue passeggiate, si concedeva qualche volta una sosta in una osmiza, l’antica osteria di campagna che risale ai tempi di Carlo Magno, magari attirato dalla “frasca” appesa all’uscio che, come vuole la tradizione, ne indicava la presenza di vino genuino? Oggi la Strada ne ospita ben 18, tra ristoranti e trattorie, tutte unite da una stessa caratteristica: la presenza garantita di un buon bicchiere di Terrano Doc.

Come andar per frasca... Il Doc Carso Terrano, che prende il nome dal vitigno omonimo, variante del Refosco, è prodotto in una piccolissima zona ripartita tra la provincia di Trieste e il Carso Goriziano, ma anche in alcuni comuni della vicina Slovenia. È di un bel rosso rubino intenso, dall’inconfondibile profumo “vinoso” e dal sapore asciutto, che ricorda la pietra e la terra da cui è nato. Moderatamente alcolico, difficilmente supera i 10%. Proprio per questo si adatta particolarmente ai prosciutti e ai salumi del Carso, ai formaggi pecorini e al Tabor, la carne affumicata al ginepro, che non possono mai mancare quando da queste parti si decide di “andar per frasca”.

Per saperne di più:

www.agrotur.si/it www.triesteturismo.net www.osmize.com


Difrutta con STEVIA

Tanto Gusto e Poche Calorie

Confettura extra di fragole, senza zuccheri aggiunti (contiene naturalmente zuccheri),dolcificata con la Stevia. Scopri il gusto pieno della confettura extra di fragola dolcificata con la stevia. Tutto il gusto e la dolcezza che vuoi senza l'incubo delle calorie. Che cosa è la stevia: è una pianta originaria del sudamerica che ha un potere dolcificante 300 volte superiore allo zucchero, ma è totalmente priva di calorie. Gustando questa confettura potrai godere di tutto il gusto di una confettura extra assumendo solo le calorie apportate dalla frutta e niente più!

Confettura da passeggio: versa la confettura extra di fragole dolcificate con la stevia in uno stampino per ghiaccioli, metti nel freezer ed attendi che il prodotto congeli. Otterrai un goloso ghiacciolo ricco di gusto e povero di calorie.

360 specialità: frutta sciroppata, confettuProva i gusti: ciliegie amarene, more, mirtilli, pesca, albicocca, arance amare, re, creme dolci, salse, sottoli, prodotti al tartufo, pasta, olio e aceto. marroni.

www.cascinasancassiano.com


winepassion

Genepy, altissimo gradimento di Paola Gula

L’aromatico liquore simbolo delle Alpi è tornato alla ribalta grazie ai tanti produttori artigianali che ne propongono, ognuno con la sua ricetta segreta, una loro peculiare versione. A difenderne la qualità è nata anche un’Associazione di Tutela Il nome scientifico è Artemisia e da secoli si raccoglie soprattutto sulle Alpi. Con i suoi fiori si produce il liquore più famoso delle Valli Occitane, del Piemonte montano e della Valle d’Aosta, il Genepy. Il nome deriva proprio da una delle varietà più apprezzate di questa pianta, l’Artemisia Genepì, conosciuta anche come Genepì maschio; anche le altre varietà vengono utilizzate nella produzione del liquore e la differenza sta proprio nella quantità di oli essenziali che servono poi a sviluppare gli aromi tipici. Queste piante crescono spontaneamente sull’arco alpino al di sopra dei 2000-2500 metri di altitudine, nelle fessure delle rocce,nei macereti,nelle ghiaie,nelle morene e nei pascoli sassosi. Storicamente prodotto a livello casalingo con la semplice ed efficace macerazione a freddo, è un liquore particolarmente gradevole con aromaticità e profumi piuttosto spiccati. Per secoli è stato il simbolo delleAlpi e nei decenni scorsi nacquero diversi liquorifici che si specializzarono in questa produzione. Uno dei più antichi, la Distilleria Bordiga, ha sede a Cuneo ed è stata fondato nel 1888, ma sono moltissimi i piccoli produttori artigianali che negli ultimi anni sembrano aver riscoperto il fascino 100

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della liquoreria che si fonda sulla conoscenza delle erbe, ognuno con la propria ricetta segreta di Genepy. In effetti negli ultimi anni questo liquore profumato e rustico sembra essere tornato prepotentemente di moda e non è un caso se proprio la stessa distilleria Bordiga si sia resa promotrice dell’Associazione per la Tutela e Valorizzazione del Genepy. Un atto dovuto prima di tutto per tutelare l’ambiente montano. Data l’alta richiesta infatti le montagne non sarebbero riuscite a fornire tutto il Genepì necessario, così sono stati in molti a iniziare a coltivarlo in ambienti più adatti e con le metodologie migliori. A Palent, per esempio, in alta Valle Maira, si utilizzano esclusivamente sistemi biologici e biodinamici e il risultato è uno dei migliori liquori che si possano assaggiare. Visto l’impatto che queste coltivazioni e relative produzioni possono avere sulla vita di montagna creando anche occupazione, il lavoro di sensibilizzazione è in continuo sviluppo, con la creazione delle Strade del Genepy e con il coinvolgimento dei numerosi Istituti alberghieri che esistono sul territorio. Per saperne di più:

www.genepy.it


Composta da squisita ricotta siciliana e zucchero, confezionata in pratiche sac à poche, pronta all’uso, gestibile in refrigerazione (+ 4°C) con una shelf life di ben 8 mesi, la

“CREMA DI RICOTTA PRONTA PER CANNOLI”

è particolarmente indicata per gli operatori specializzati del canale Ho.Re.Ca. e rappresenta la soluzione per la farcitura immediata di cannoli, torte e tanto altro.

“CREME DI SICILIA” è un marchio di “PRIMAVERA IBLEA S.R.L.”

Primavera Iblea S.r.l.

Sede legale: via Enrico Mattei n°7 – 97100 Ragusa (Italy) - tel./fax 0932 643831 Sede operativa: viale 7 n° 15 – 97100 Ragusa (Italy) - www.primaveraiblea.com


assaggiati da noi

di Valerio Sisti

Valcalepio Doc La Rocchetta Brut

Sicilia Igt Le Chiare

• Anno: s.a. • Uvaggio: Chardonnay e Pinot nero • T.a.v.: 12,5% • Azienda: Sociatà Agricola La Rocchetta – Villongo (Bg) • Temperatura di servizio: 6°

• Anno: 2009 • Uvaggio: 100% Viogner • T.a.v.: 13% • Azienda: Conte Francesco Maurigi – Piazza Armerina ( En ) • Temperatura di servizio: 13°

Di colore giallo paglierino di buona intensità ed integrità. Il Perlage è fine e persistente. Al naso si presenta con una prima elegante nota agrumata, seguita da lieviti e piccola pasticceria. In bocca la buona acidità lo rende immediatamente fresco, sono poi corpo e struttura a completarne il gusto che diventa morbido e rotondo al punto giusto. Dotato di grande equilibrio è assolutamente pronto da bersi.

Giallo verdolino alla vista, gode di grande brillantezza. Cedro e agrumi le prime note olfattive che lo contraddistinguono, seguite da note vegetali e con un finale che ricorda sensazioni meno fresche. Morbido in bocca, non eccessivamente fresco, è dotato di buona struttura, che lo rende adeguato anche ad abbinamenti con piatti più corposi. Abbinamento: baccalà patate e olive

Abbinamento: trota al forno con patate Punteggio: 86/100 Prezzo VdG Market: 16,50 e

Punteggio: 83/100 Prezzo VdG Market:

8,90 e

Lazio bianco Igt Donna Paola

Garda Classico Doc Garda Classico

• Anno: 2012 • Uvaggio: 60% Malvasia, 25% Trebbiano, 15% Semillon • T.a.v.: 13% • Azienda: Azienda Vitivinicola Paola di Mauro

• Anno: 2003 • Uvaggio: Sangiovese in prevalenza e Barbera, Groppello,

s.s. Colle Picchioni – Marino (Rm)

• Temperatura di servizio: 13°

Un bel colore giallo paglierino intenso lascia intendere il sapiente uso del legno nell’affinamento di questo pregevole vino bianco laziale. Floreale al naso, con note di margherite e fiori di campo, seguiti da una leggera sensazione agrumata che ne completa il corredo olfattivo. In bocca è morbido e rotondo seppur con un finale in cui domina una buona acidità. Di buon livello anche la persistenza gustativa. Abbinamento: polpo alla luciana Punteggio: 84/100 Prezzo VdG Market: 8,50 e

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Marzemino

• T.a.v.: 13% • Azienda: Società agricola La Guarda s.s. – Muscoline (Bs) • Temperatura di servizio: 18° Un bel colore granato, di leggera intensità, è il suo biglietto da visita. Si presenta molto elegante al naso, dove dominano note di evoluzione, dal boise alla spezia, che anticipano più classiche note fruttate di piccoli frutti rossi ben maturi. Non ha una struttura eccessiva, anche al palato è l’eleganza la sua caratteristica più apprezzabile. Assolutamente coerente nella degustazione, si ritrovano al palato le stesse sensazioni olfattive, il tutto suggellato da una lunga persistenza. Abbinamento: coniglio con polenta Punteggio: 86/100 Prezzo VdG Market: 11,80 e


assaggiati da noi

Lacryma Christi del Vesuvio rosso Doc Don Vincenzo • Anno: 2010 • Uvaggio: 85% Piedirosso, 15% Aglianico • T.a.v.: 14% • Azienda: Casa vinicola Setaro – Trecase (Na) • Temperatura di servizio: 18°

Cinque Terre Doc Bianco delle Cinque Terre • Anno: 2011 • Uvaggio: 60% Bosco, 20% Vermentino, 20% Albarola • T.a.v.: 12,50% • Azienda: Società Agricola Buranco srl – Monterosso al Mare (Sp) • Temperatura di servizio: 14°

Rosso rubino di buona integrità, si apre al naso con intensi aromi fruttati, soprattutto piccoli frutti rossi, seguiti da note di legno e vaniglia, mai eccessive però. Si ritrovano le stesse sensazioni all’esame gustativo, dove la frutta tende a diventare confettura e la rotondità è favorita dalla buona dose di alcool presente. Ancora leggermente verde il tannino, ricco di acidità, lascia presagire una certa capacità di invecchiamento.

Si presenta di colore giallo quasi dorato, brillante, perfettamente omogeneo e intenso. Al naso è carico di profumi, con uno spunto minerale che presto lascia il posto a note più fruttate e floreali; spazia dagli agrumi alla frutta matura. Al palato è minerale e sapido, ricco di struttura. Decisa, ma molto piacevole, la vena acida che lo contraddistingue. Da bersi anche subito, certamente non disdegna di farsi aspettare ancora qualche tempo.

Abbinamento: bocconcini di maiale in salsa d’arrosto

Abbinamento: San Pietro al forno agli aromi con patate

Punteggio: 85/100 Prezzo VdG Market: 11,50 e

Punteggio: 89/100 Prezzo VdG Market: 5,00 e

Colli orientali del Friuli riserva Doc Autari

Vallee d’Aoste Doc Fumin Vigne Rovettaz

• Anno: 2009 • Uvaggio: 100% Cabernet Sauvignon • T.a.v.: 13% • Azienda: Società agricola Benincasa – Cividale del Friuli (Ud) • Temperatura di servizio: 18°

• Anno: 2009 • Uvaggio: 100% Fumin • T.a.v.: 13% • Azienda: Grosjean Freres s.s. – Ollignan Quart (Ao) • Temperatura di servizio: 18°

Agli occhi si presenta rosso rubino con un principio di tendenza granata e piacevole luminosità. Al palato sorprende la freschezza, che lo rende ancora giovane. Caldo, con note di vegetale e spezia a coprire leggeri sentori di frutti rossi e prugne, con leggera affumicatura sul finale. Di buona struttura è in grado di accostarsi anche a pietanze strutturate e persistenti. Abbinamento: carne di selvaggina Punteggio: 86/100 Prezzo VdG Market: 17,50 e

Dal colore rubino, il vino si presenta intenso e profondo, di grande impatto visivo. Ampio e complesso, all’esame olfattivo risulta essere di corretta intensità, apre con una nota di piccoli frutti neri, per passare poi a una nota minerale di grafite e pietra, con un finale decisamente speziato. Al gusto risulta caldo e avvolgente, dotato di un tannino fine ed elegante; si ritrovano in bocca le sensazioni che il naso aveva anticipato, corpo e struttura non mancano, così come un finale ricco e lungo. Pronto da bere anche ora, attende di migliorare nel corso degli anni. Abbinamento: petto d’anatra ai mirtilli

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Punteggio:90/100 Prezzo VdG Market: 21,80 e agosto-settembre 2013


di Antonio Romeo

Il buono a tavola

Docente istituto alberghiero IPSSEOA di Soverato (Cz)

Sarde in saor Il saor è una marinata di cipolla e aceto. A Venezia l’uso di marinare il pesce ha origini molto antiche. Il saor più semplice consiste nel friggere il pesce lasciandolo morbido e coprirlo con una marinata di cipolle e aceto, pepe, cannella e zucchero. Nel periodo di maggior freddo e durante la Festa del Redentore si aggiungono anche uvetta e pinoli.

Adriatico: il mare in cucina Seppie, merluzzetti, scorfani, triglie... nelle terre adriatiche danno vita a una cucina fresca, versatile e veloce. Regine della tavola veneta sono le sarde, mentre nelle Marche si fa notare il brodetto, in diverse accezioni. La Puglia infine stupisce per la ricchezza dei suoi mari e delle sue ricette

Brodetto all’anconetana Sono due le “scuole” principali che dettano le regole per la preparazione del brodetto. Il Conero è lo spartiacque: da qui un ramo sale a Nord verso Gabicce e l’altro scende fino in Abruzzo. Quello anconetano però è l’unico brodetto rimasto immutato fin dalle origini. Ingredienti: Pesce fresco (13 varietà): seppie, pannocchie, scampi, merluzzi, triglie, sogliole, testole, rombi, scorfani, calamari - 1 bicchiere di olio d’oliva - 1 cipolla e 2 spicchi d’aglio - peperoncino e prezzemolo - 1/2 bicchiere di aceto - crema di pomodoro - brodo di pesce Preparazione: Pulire e lavare il pesce, sistemarlo in un piatto e spolverizzarlo di sale fino. In una casseruola con un bicchiere d’olio, imbiondire una cipolla tagliata sottile e l’aglio schiacciato con il peperoncino; aggiungere 1/2 bicchiere d’aceto e lasciarlo evaporare. Unire il trito di prezzemolo e la crema di pomodoro. Dopo qualche bollore unire le seppie e far cuocere un quarto d’ora a fuoco dolce e a tegame coperto. Quando le seppie cominciano a intenerirsi, sistemare il resto del pesce: prima le pannocchie, gli scampi e le teste grosse, poi merluzzi, triglie e sogliole. Cuocere per non più di un quarto d’ora a fuoco dolce; allontanare la casseruola dal fuoco e lasciare coperta qualche minuto. Servire nelle fondine con fette di pane casereccio abbrustolite e passate nell’aglio. 106

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Maccheroni a coltello con seppie ripiene L’uso della pasta fresca è molto diffuso in tutta la Puglia; a seconda del condimento che si usa, la farina sarà di grano duro, di semola o di grano tenero. Anche l’uso delle seppie e dei molluschi in genere è diffuso sia lungo la costa sia nell’interno. Ingredienti: 300 gr di farina di grano duro 4 seppie fresche di media grandezza 1 uovo pane di grano duro raffermo olio, prezzemolo, aglio 400 gr di pomodoro Preparazione: Per la pasta: unire farina e acqua ottenendo un impasto morbido. Lavorarlo fino a ottenere una sfoglia che verrà tagliata con un coltello. Per il ripieno: preparare una farcia con pane raffermo, uovo, prezzemolo e aglio, con la quale riempiremo le seppie che verranno cucinate nel pomodoro per 30 minuti, circa. Per il pomodoro: rosolare 2 spicchi d’aglio in una pentola con olio d’oliva e aggiungere i pomodori.

Ingredienti (per 4 persone): 1 kg di sarde 1 kg di cipolle bianche di Chioggia 100 cc di aceto di vino bianco 100 cc di vino bianco olio extravergine d’oliva farina 00 sale, pepe Preparazione: In una pentola, far scaldare un bicchiere di olio extravergine d’oliva poi versarvi la cipolla tagliata a fette sottili facendola imbiondire a fuoco lento. Aggiungere il vino e l’aceto, il sale e il pepe, e lasciare sul fuoco fino a evaporazione. Pulire le sarde, togliendo loro la testa, le interiora e le squame. Lavarle, infarinarle e friggerle in olio evo. Asciugare su carta assorbente, salare. In una pirofila di vetro sistemare le sarde e coprirle con la salsa. Quindi disporre un altro strato e coprire di nuovo con la salsa fino a esaurimento. Far riposare in luogo fresco per almeno 2 giorni. Per la presentazione del piatto, disporre le sarde a ventaglio utilizzando la giusta dose di saor.


orto dei semplici

di M. Pia Fanciulli

È arrivato il grande cocomero Un classico dell’estate, allegro, informale e dissetante. Forse poco adatto alla coltivazione in vaso, ma basterà scegliere la varietà giusta per avere il nostro raccolto Melone d’acqua lo si chiama nelle zone dell’Italia meridionale, che è poi il water melon degli inglesi. Oppure anguria – a Nord – e cocomero. E se il nome cambia, quel che invece resta è la sostanza. Cioè poca, perché in gran parte, per ben il 95%, questo frutto dolcemente dissetante è costituito d’acqua. Per questo è il principe dell’estate, compagno di allegre serate nei paesi mediterranei dove è tra i più diffusi cibi di strada, vera delizia per il viandante in cerca di ristoro. Il Citrullus lanatus, questo il suo nome scientifico, è una pianta delle Cucurbitacee – come il melone e il cetriolo – giunta a quanto pare dall’Egitto, risalendo la valle del Nilo, dove lo si lasciava nelle tombe dei faraoni per la vita nell’aldilà. Approdato al mondo greco e romano, la coltivazione ha preso

avvio in Europa al tempo delle Crociate. Depurativo, diuretico e disintossicante, contiene vitamina C e potassio: per questo, “quando il cocomero è rosso, ognuno ne vuole una fetta!”. Quanti semi! Al solo vederli si storce il naso. Tutti quei semi, bellissimi e lucenti tra la polpa rossa, ci chiedono un vero atto d’amore e pure un po’ di pazienza, prima di gustare la nostra fetta. Anche perché è sconsigliato ingerirli: hanno effetto fortemente lassativo. Questo non vuol dire però che non siano commestibili. In alcune regioni dell’Asia e della Cina sono infatti consumati al naturale, tostati o salati, e a volte macinati come cereali e utilizzati per la produzione di pane.

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agosto-settembre 2013

Coltiviamoli così Non è il classico frutto da davanzale, ma con qualche accorgimento si potrà raccogliere un buon cocomero anche sul balcone. La semina Procurarsi un vaso piuttosto grande, capiente e alto perché le radici si sviluppano per circa 40 cm in profondità. Sceglierne poi una varietà non molto grande, l’ideale sarà quella rotonda. Si semina con la Luna crescente a fine inverno o inizio primavera, interrando 3 semi in una buchetta profonda 4/5 cm e collocando il vaso in posizione soleggiata. Annaffiare ma senza bagnare le foglie. La pianta andrà cimata eliminando le foglie apicali, sopra la terza foglia, quando sarà spuntata la quarta. Buono a sapersi Si possono riutilizzare i semi presi dal frutto dopo averli asciugati e conservati in luogo fresco e buio, raccolti in un sacchetto di tela fino alla semina. Raccolta e conservazione Il cocomero si raccoglie tra luglio e settembre con la Luna crescente per il consumo fresco, con la calante nel caso si vogliano preparare in casa confetture o gelatine.


orto dei semplici

Tutti i colori del melone Non c’è che l’imbarazzo della scelta. Anche perché, facile da coltivare, dalla polpa verde, arancio o bianca che sia, vederne crescere le diverse varietà dà grande soddisfazione Ci sono estivi e invernali, retati, gialletti e persiani. Dalla polpa verde nella stagione fredda, color arancio in quella dell’estate, il melone, dai succulenti spicchi di luna, ha una veneranda età, anche in Europa, dove è giunto all’inizio dell’era cristiana. Coltivato da tempo immemorabile in Africa e India, da dove sembra provenga, il Cucumis melo ebbe subito ampia diffusione, considerato però un ortaggio e non un frutto. Simbolo di fertilità per la ricchezza dei suoi semi, fu anche associato alla stupidità: mellone era la parola utilizzata a indicare una persona sciocca. Questo però non ha impedito che venisse molto amato non solo per il dolce sapore ma anche per le sue note virtù. Dissetante, soprattutto a polpa chiara o bianca, è un’eccellente

fonte di potassio e una buona fonte di vitamina C e acido folico. Scegliere quello migliore C’è chi dice che con i meloni bisogna avere fortuna. Ma non è così. Si può infatti, con facilità, imparare a fare la scelta giusta. Basta cercare il punto in cui il melone era attaccato alla pianta. Se questa parte è dura e di colore differente rispetto al resto della buccia, o vi si trova un pezzo di picciolo ancora verde, allora non è maturo. La parte opposta allo stelo invece dovrebbe emanare un aroma dolce e delicato. Poi c’è sempre la classica prova del nove: percuotendolo leggermente con il palmo della mano, se pronto da mangiare, emetterà un suono cavo.

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Coltiviamoli così Il melone si coltiva con facilità sia in vaso che nell’orto. L’importante è che, dato il portamento strisciante, si abbiano vasi capienti. La semina Si fa con la Luna crescente da marzo a maggio in vasi piuttosto grandi e lunghi, da tenere al riparo dalle intemperie, meglio se in luogo caldo. I semi vanno interrati a circa 1 cm di profondità con l’apice rivolto verso il basso. Si cimano, cioè si eliminano le foglie apicali, quando la pianta ne ha almeno 4. Fondamentale per la buona riuscita è una posizione soleggiata. Buono a sapersi È importante annaffiare con regolarità e trattare con un fertilizzante biologico liquido quando comincia la fioritura, perché, come dice anche il proverbio, “vino nel sasso, melone nel terreno grasso”. Raccolta e conservazione Il melone è maturo quando lo stelo inizia a screpolarsi o spezzarsi e quando comincia a emanare un gradevole profumo. Non è prevista conservazione, si consuma fresco nelle varie stagioni.


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magazine

InViaggio Viaggio In 118

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114 Alto Adriatico veneto

130 Isole Tremiti

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• Città in 24 ore

Spiagge, racchette e family holiday: per chi ha nostalgia degli anni ‘60

Selvagge, enigmatiche, mozzafiato: ideali per una vacanza “meditativa”

118 Valle del Chienti

136 Il romanico pugliese

Insolito itinerario nelle Marche del mistero. Sulle tracce di CarloMagno 124 La Costa dei Trabocchi Tutta la suggestione del bel mare d’Abruzzo, tra arte e gastronomia

Da Barletta a Trani un gran tour tra le cattedrali affacciate sull’Adriatico

Rubriche

140 L’Italia in mostra: Fano L’anima barocca della città si svela attraverso i capolavori di Guido Reni

144 L’Italia in mostra: Aosta La “Roma delle Alpi” si fa bella per ospitare i dipinti di Renato Guttuso agosto-settembre 2013

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inviaggio

Laddove sventola Bandiera Blu Alto Adriatico. Ideali per una vacanza in famiglia, le località balneari venete a nord di Venezia sembrano uscite da un altro tempo: quello in cui si affollavano le spiagge al ritmo dei tormentoni da juke-box e c’era spazio per giocare a racchettoni e costruire castelli di sabbia... Mentre i blogger scatenati chiamati a testare la qualità dei “family hotel” sono una novità targata 2013! di Germana Cabrelle

Veneto

Bibione e Caorle

L’atmosfera, dagli anni Sessanta, è cambiata poco: gli ombrelloni sono sempre coloratissimi, la spiaggia sempre gremita di bagnanti, gli hotel per famiglie pieni, le serate allegre e movimentate. E c’è sempre la musica tutt’intorno che (seppur con ritmi moderni) fa ancora tanto Sapore di Mare dei fratelli Vanzina. I numeri però, quelli sì – nell’ultimo mezzo secolo – sono mutati parecchio. Oggi, Bibione, isolagioiello del Veneto a sinistra della laguna di Venezia, è la seconda località balneare d’Italia per numero di villeggianti e arriva a vantare ormai quasi cento 114

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strutture ricettive. Da quando, intorno al 1956, qui furono costruiti i primi alberghi e attrezzati i primi stabilimenti, di acqua ne è passata tanta sotto i ponti, insomma. I 10 km di lungomare che ne fanno l’arenile più esteso e più profondo di tutto l’Alto Adriatico, consentono a Bibione di garantire ai suoi ospiti uno spazio adeguato tra un ombrellone e l’altro, di poter offrire loro lunghe passeggiate all’alba per respirare l’aria iodata del mare e tanto divertimento per i bambini senza timore di disturbare i vicini di sdraio. In sostanza, un lido ideale per genitori in vacanza


Per saperne di più: www.bibione.eu www.caorle.com www.turismovenezia.it www.griglieroventi.com

Seguendo Hemingway Non meno gradita alle famiglie – quasi a conferma di una vocazione specifica per l’Alto Adriatico veneto – è Caorle, a una quarantina di km da Bibione, riconoscibile per lo svettante campanile del duomo in pietre rosse a vista, nella caratteristica forma cilindrica in stile bizantino-ravennate. La cittadina è uno scrigno di folclore, arte, tradizioni e storia; ne sono esempi il santuario della Madonna dell’Angelo, bianco e proteso sul mare, o i casoni in paglia testimonianza delle storiche attività di pesca nell’area lagunare, oggi valorizzati an-

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Foto Archivio APT

con i figli a seguito. Dodici volte Bandiera Blu, questa briosa località marittima che divide il Veneto dal Friuli, ha 50 km di piste ciclabili, strade fiancheggiate da oleandri, piazze con un gradevole arredo urbano fatto di moderne fontane e panchine allineate, il mare di fronte e il Parco naturale della Val Grande alle spalle, boschi e pinete tra le dune e perfino un apprezzato polo termale. In un ipotetico viaggio a costeggiare l’Adriatico, Bibione è una tappa obbligata. Soprattutto per chi, alla vacanza, chiede servizi per le piccole pesti di casa.

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inviaggio

Non si sfugge al travel blogger Avete scelto di partire per Bibione con la famiglia ma vorreste opinioni schiette e senza filtri su hotel, ristoranti e spiagge attrezzate? L’Associazione Bibionese Albergatori (ABA) ha pensato a voi, invitando in città alcuni tra i più noti blogger italiani che, da luglio e nel più totale anonimato, si aggirano per spiagge e alberghi allo scopo di verificare e commentare sul web la qualità dell’offerta ricettiva e turistica della località veneta. Con un occhio di particolare riguardo al sistema dei Family Hotels, dei quali vengono valutati animazione e baby menù, spazio giochi in albergo e sulla spiaggia, e attrezzature come lettini, culle e spondine, fasciatoi e vaschette. Tutte le informazioni al sito ABA, www.bibione.eu

Oltre la spiaggia A Bibione, dal 13 al 15 settembre, sono in programma due importanti eventi sportivi. La Beach Volley Marathon – il più famoso torneo open della specialità a livello mondiale – e il Bibione Beach Fitness, che fa incontrare sportivi e appassionati con i migliori istruttori di fitness internazionali. L’11 e 12 settembre è poi la volta del Bibione Septemberfest, grande festa del vino e della gastronomia tipica. Il primo sabato di agosto, a Caorle è invece di scena Griglie Roventi, gara di barbecue in spiaggia, all’ora del tramonto, dove i partecipanti sono chiamati a preparare una grigliata che una giuria esperta valuterà eleggendo i Campioni del Mondo di Barbecue.

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In apertura, una suggestiva immagine di casoni, testimonianza delle storiche attività di pesca in laguna (foto: Archivio APT); a destra la spiaggia di Bibione e le sue terme. In questa pagina, una serata in centro

che sotto l’aspetto turistico. A nord, la laguna si presta a suggestive escursioni in barca immersi in quella stessa natura che tanto piaceva ad Ernest Hemingway, scivolando tra i casoni e i canali che si intersecano tra i canneti. Piacevole il centro storico, con le sue casette variopinte distribuite fra calli e campielli, che danno l’impressione di cammina-

re in un piccolo scorcio di Venezia. Nel cuore cittadino c’è il porto peschereccio, testimone della fiorente attività di pesca e ultimo baluardo della rete di canali che attraversava la vecchia isola. La cittadina veneta offre ai turisti amanti del mare oltre 250 strutture alberghiere; un migliaio di posti barca sono distribuiti nelle due darsene cittadine.

Scelti per voi dove mangiare Ristorante Da Buso Pesce e prosecco la fanno da padroni. Ottimi gli spaghetti coi zotoi (specie di mollusco come il calamaro o la seppia) e le granceole. Prezzo medio: 30 euro Via Sant’Andrea, 27 – Caorle (Ve) Tel. 0421.210757 Pic nic La veranda ha vista faro, ideale per una cenetta romantica. Spaghetti alla Busera o con scampi e riccio di mare da assaggiare sicuramente. Buona la carta dei vini. Prezzo medio: 45 euro Via Timavo, 6 – Caorle (Ve) Tel. 0421.211575 Ai Casoni In questo ristorante in laguna, c’è un tavolo (unico) praticamente sull’acqua, prenotabile per tempo

sia per pranzo che per cena (meglio). Il coperto, unicamente per questo tavolo, è di 10 euro a testa, contro i 3 degli altri tavoli, ma li vale tutti.
Spettacolare arrivarvi in barca. Prezzo medio: 50 euro vini esclusi Via Laguna, 14 – Bibione (Ve) Tel. 0431.438556 www.ristoranteaicasoni.it Storione Unico acquario del centro di Bibione per astice e granchi vivi. Cinque tipi di pasta fresca fatta in casa, zuppa di pesce e crostacei. Prezzo medio: 30 euro bevande incluse. Via Atlante, 35 San Michele al Tagliamento (Ve) Tel. 0431.439821

dove dormire Bibione Palace Suite Hotel Struttura di ottimo livello, in stile moderno con elementi di design, per vacanze in famiglia. Spa sul terrazzo che dà sul mare.

Camere da 280 euro Via Taigete, 20 – Bibione www.hotelbibionepalace.it Hotel Parigi Un albergo a portata di spiaggia con spazi comuni e aree relax ben organizzate. Due le piscine, di cui una idromassaggio. Pensione completa da 75 euro Via Acquario 24 – Bibione (Ve) www.parigihotel.it Garden Sea Vicinissimo al mare, bella la piscina e gli spazi aperti. Camere da 56 euro Piazza Blevedere, 2 Lungomare Trieste – Caorle (Ve) Tel. 0421.210036 www.hotelgardencaorle.it Gioia Apart Hotel Bilocali da 2 a 5 persone con giardino, terrazza o balcone. Camere da 50 euro Corso Chiggiato, 60 – Caorle (Ve) Tel. 0421.81762 www.aparthotelgioia.com


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Sulle tracce di Carlo Magno Marche. C’è una tesi suggestiva seconda la quale la storia non sarebbe andata proprio come la conosciamo. Questa tesi vuole la sede del Sacro Romano Impero nella Val di Chienti. Che ci vogliate credere o no, lasciatevi accompagnare lungo un itinerario che, partendo da Numana, arriva ai piedi dei Sibillini, le cui tappe potrebbero nascondere più d’un mistero di Gilda Ciaruffoli Sdraiati al sole sulla spiaggia di una delle calette che segnano le pendici del Monte Conero, niente sembra poter turbare la tranquillità di una placida giornata estiva. Di fronte il mare, il più limpido dei 180 km di costa della riviera marchigiana; alle spalle l’abbraccio bianco delle pareti rocciose a strapiombo e la carezza verde della rigogliosa macchia mediterranea che disegna l’intero comprensorio del Parco Regionale. E la prospettiva non cambia che abbiate deciso di scendere (a piedi) alla spiaggia di Mezzavalle o a quelle di Portonovo; o ancora che, accompagnati dal profumo dei campi di lavanda o dal giallo della ginestra, abbiate raggiunto Sirolo, con la spiaggia di San Michele e la sua pineta, quella isolata dei Sassi Neri, o 118

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la più celebre, da raggiungere solo in barca, delle Due Sorelle. In nessun caso infatti potrete immaginare di stare per intraprendere un’avventura sulle orme di Carlo Magno...

I segreti della Val di Chienti È noto come “crocifisso di Sirolo” ma si trova nel santuario del Crocifisso della vicina Numana. La tradizione lo vuole realizzato da San Nicodemo con il legno della Vera Croce, ma un’altra storia narra che l'Imperatore del Sacro Romano Impero, vittima con il suo seguito di una tempesta proprio nelle acque antistanti Numana, trovò riparo nel vicino porto e decise quindi di donare alla cittadina la reliquia che era parte del suo carico. E cosa ci faceva Carlo Magno da queste parti?

Numana Valle del Chienti

Marche


Alcuni studiosi dicono che avesse qui, o meglio, nella vicina Val di Chienti, la sede del suo Impero. Le loro ricerche li portano infatti a sostenere che Aquisgrana non si trovi ad Aachen, in Germania, ma nell’entroterra marchigiano, a cavallo tra la provincia di Macerata e quella di Fermo, dove il dibattito in tema è caldo e animato da discussioni di cui non è raro sentire l’eco nelle piazzette, fin dentro i bar... Dunque, con una mezz’ora di autostrada dal Conero si raggiunge la valle del fiume Chienti, che sale fino a Serravalle, sugli azzurri monti Sibillini. Prima tappa di questo itinerario è Montecosaro. Il borgo Gioiello d’Italia ben rappresenta l’essenza dei paesi che costellano la regione: svettanti ognuno sul proprio colle, tutti mattoni a vista e vicoletti, custodi di tesori nascosti come in questo caso l’ottagonale chiesetta di San Rocco e il delizioso teatro Delle Logge, parte di un patrimonio d’inestimabile bellezza che ha fatto delle Marche la “regione dei cento teatri”. Poco distante la chiesa di Santa Maria a piè di Chienti. Secondo le ricerche della storica e scrittrice Elisabeth de Moreau d’Andoy, che sta portando avanti gli studi iniziati 30 anni fa dall’ormai 90enne padre salesiano Giovanni Carnevale, «la struttura è stata edificata sopra un mausoleo circolare su 2 piani, che potrebbe essere di Pipino d’Italia, figlio di Carlo Magno. Al suo interno doveva esserci un sarcofago. Forse lo stesso che si trova nella chiesa di Sant’Elpidio Abate a Sant’Elpidio a Mare». Si procede quindi verso l’abbazia di Rambona, presso Pollenza. «Ricerche dell’Università La Sapienza ne hanno stabilito l’origine carolingia – ci spiega la nostra guida – È stata costruita come mausoleo dall’imperatrice Ageltrude verso l'885 per conservare le spoglie di marito e figlio: erano i conti di Camerino, discendenti di Carlo Magno, e vivevano nella Valle del Chienti». Inconfondibile è poi l’abbazia di San Claudio, che stupi-

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foto di Gilda Ciaruffoli

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Cibo da re

sce per l'insolita struttura: «Pianta quadrata, 4 colonne, 2 piani, 2 torri scalari, 5 absidi... corrisponde esattamente alla descrizione che numerosi autori fanno della cappella palatina di Carlo Magno», prosegue Elisabeth. Poco distante Urbisaglia. Ed è proprio qui, nel bellissimo borgo racchiuso dentro scenografiche mura, nel sito archeologico più esteso delle Marche, che le ricerche collocano Aquisgrana. «L’antico sito romano-piceno è stato distrutto nell’alto medioevo poi ricostruito – ci spiega Elisabeth – ne sono prova le porte“a invito” delle mura, uguali solo a quelle di Xanten in Germania. La struttura inoltre corrisponde nei dettagli alla descrizione cheAngilberto, famigliare di Carlo Magno, fa della costruzione della Nuova Roma franca, la capitale del Sacro Romano Impero».

In apertura l'arco di Numana, noto come "la torre". Qui, la piazza di San Ginesio e, sotto, il dettaglio dei bassorilievi carolingi sulla facciata della Collegiata

Dopo aver visitato la cittadina a caccia di indizi che rimandino ai suoi antichi fasti di capitale, ed esservi goduti la vista del criptoportico augusteo e del teatro romano, non pensiate che il viaggio sia concluso. La Val120

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foto di Gilda Ciaruffoli

Le Marche nascoste

Anche la gastronomia in Val di Chienti rimanda all’Imperatore franco. A partire dal tipico vin cotto, vino da dessert ottenuto dalla pigiatura del mosto e dalla sua bollitura in caldaie di rame acquistabile ovunque del maceratese. Ebbene, pare che Carlo Magno lo menzioni (vinum coctum) nel suo Capitolare De Villis, dove descrive le terre della sua proprietà privata (che ovviamente molto ricordano quelle marchigiane...) e le relative produzioni. Per assaggiarlo recatevi a Loro Piceno, che a metà agosto lo festeggia con una sagra. C’è poi il ciauscolo, saporito salame spalmabile che «assomiglia tanto alla rillette de Caen del Nord della Francia – sottolinea Elisabeth, che conclude – Vera gloria della zona sono gli ormai introvabili vincisgrassi, sorta di lasagna fine, fatta a mano. Per assaggiare la ricetta originale vi consiglio l’agriturismo Sapore di Campagna al 42 di Via Rancia a Pievebovigliana: prima di passare chiamate (Tel. 0737.44318, ndr), per verificare che li abbiano nel menù del giorno!».


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Per chi non si accontenta

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Le tracce carolinge nelle Marche non si limitano a quelle descritte fin qui, né alla sola Valle del Chienti (un esempio? La chiesa di San Vittore presso le Grotte di Frasassi). Se volete saperne di più, vi consigliamo la lettura di Carlomagno la contro-storia testo scritto da Elisabeth de Moreau d’Andoy ed edito da Albatros Il Filo. Un’ultima nota. Alcuni dei tesori nascosti nei tanti borghi citati non sono sempre aperti. Non scoraggiatevi. Informatevi per tempo con le amministrazioni locali o chiedete sul posto, ci sarà sempre qualcuno pronto ad aiutarvi. E il vostro viaggio alla scoperta delle Marche nascoste sarà ancora più avventuroso.

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In alto, un tipico scorcio dell'entroterra maceratese. Qui sotto l'abbazia di San Claudio, la supposta cappella palatina

L’idea in più foto di Gilda Ciaruffoli

le del Chienti riserva ancora tante sorprese. Tracce della presenza di Franchi e Templari sono ad esempio presenti anche nella bellissima San Ginesio. L’esempio più eclatante? «Sulla facciata della Collegiata sono ben visibili tre soggetti: una figura intera, probabilmente Pipino il Breve, la faccia della moglie Berta e, più in basso, un volto abbinato a un simbolo imperiale, probabilmente quello di Carlo Magno», ci spiega Elisabeth. Da non perdere anche la chiesa di San Francesco dove vanno a braccetto linee liberty e affreschi giotteschi. E cosa dire di Tolentino, con il castello della Rancia e la basilica di San Nicola, o Macerata, la città dello Sferisterio, e ancora Serrapetrona, Corridonia... Per vivere a pieno questa terra, il consiglio è quello di perdersi tra le sue strade secondarie, quelle che salgono e scendono tra le gialle distese dei campi e il verde che bagna le colline: i tempi di viaggio aumenteranno, questo è vero, ma con loro anche il piacere!

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Se, conclusa la scorpacciata di storia, avrete ancora voglia di mare, spingetevi fino a Grottammare (Ap). Il borgo antico incastonato nella roccia, immerso nel verde e ricamato dalle palme, si tuffa in acque di riconosciuta bellezza. Per gustarne le specialità, fate sosta al TipiCò (V.le De Gasperi, 6 - Tel. 0735.631498) dove con 19 euro si mangia senza limiti la carne locale nelle sue diverse interpretazioni (gli arrosticini su tutto) e succulenti primi. Per dormire consigliamo l'Hotel La Perla Preziosa (Via Mediterraneo, 8 Tel. 0735.631498. Prezzo medio: 60 euro).


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Lungo la Costa dei Trabocchi di Piergiorgio Greco

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«Mio nonno è campato novant’anni, e l’ha raccontato a mio padre, che è morto a quasi novant’anni. Mio padre l’ha raccontato a me che ho ottantacinque anni... Ho un’esperienza di duecentosessantatrè anni». Volto rugoso e scolpito dallo scirocco, Tommaso Verì è forse l’ultimo depositario di un sapere secolare che parla di mare e terra, in quel groviglio di reti, pali, argani, antenne, passerelle, legno e corde che va sotto il nome di trabocchi, le affascinanti macchine da pesca che si protendono sul mare, quasi puntellando tutta la costa della provincia di Chieti.

Una grande macchina pescatoria

Abruzzo

Abruzzo. Puntellano come vedette il litorale da oltre un secolo le affascinanti strutture in legno che, oltre a essere ancora oggi meccanismi perfetti per la pesca, ospitano ristoranti dove assaporare il gusto semplice e saporito delle terre attorno a Chieti. Per scoprirne le bellezze, ecco un itinerario che ne celebra natura e arte, figli illustri – come D’Annunzio ed Emilio Greco – mecenati e custodi di antichi saperi

Per secoli, il litorale tra Ortona e San Salvo è stato il regno di traboccanti come Tommaso Verì, abili e ingegnosi pescatori che per vivere pensarono di affacciarsi sul mare invece di solcarlo, ideando queste palafitte definite da Gabriele D’Annunzio ne Il Trionfo della Morte “una grande macchina pescatoria, simile allo scheletro colossale di un anfibio antidiluviano”. Oggi, quel litorale si chiama proprio Costa dei Trabocchi: lungo i suoi circa 50 km se ne contano una trentina nei pressi di piccole calette di sabbia e ghiaia bagnate dal mare. Intorno, borghi marinari e cittadine nobiliari, ben 8 aree naturalistiche protette, abbazie, agrumeti e vigneti e oliveti, in un itinerario in fase di ulteriore potenziamento grazie alla prossima istituzione del Parco della Costa dei Trabocchi e all’ultimazione di un percorso ciclopedonale sull’antico tracciato ferroviario adriatico. Di questi trabocchi, diversi sono diventati ristoranti di charme: mangiare pesce appena pescato affacciati sul mare, coccolati dal solo rumore delle onde, è un’esperienza da non perdere. Spiega Lucio Biancatelli, figlio della studiosa Maria Teresa Olivieri che anni fa dedicò alla cucina dei trabocchi un fortunato volume, «si tratta di una cucina povera, i piatti sono a base di pesce e verdure, soprattutto il pomodoro, il cui uso è diffusissimo nella zona. La massima espressione rimane il famoso brodetto, con il pescato dei trabocchi come merluzzi, sogliole, scorfani, triglie e tracine cucinati in salsa di pomodoro nei cocci di terracotta». Immancabili anche il ragù di pannocchie, la frittura di paranza e, gran finale, i cellipieni, dolcetti con farina e marmellata d’uva. agosto-settembre 2013

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Arte, storia e antiche tradizioni

Abbazia di San Giovanni in Venere

Omaggio a Emilio Greco La Fondazione Carichieti celebra il centenario della nascita del maestro presentando nelle sale di Palazzo de’Mayo a Chieti una grande mostra di sculture e disegni che documentano quarant’anni di inesausta attività creativa, dal 1947 al 1987. L’evento si inserisce in una serie di esposizioni che renderanno omaggio al grande artista anche a Orvieto, Roma e Londra. La mostra, curata da Gabriele Simongini e centrata sul tema del corpo nell’opera di Emilio Greco, presenta sedici sculture fra bronzi, terrecotte, gessi e cementi, oltre a una pregevole scelta di ventisei disegni. Greco è stato senza dubbio uno dei maggiori scultori italiani del secondo ’900, come ha sancito anche il Gran Premio per la scultura alla Biennale veneziana del 1956. La sua fama è internazionale e le sue opere sono, tra l’altro, conservate nei più prestigiosi musei di tutto il mondo.

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Il viaggio parte dal capoluogo. Solenne e barocca, Chieti è l’antica Teate dei romani, e si snoda su un colle attorno alla cattedrale di San Giustino e a corso Maruccino, tra caffè ottocenteschi e passeggiate aristocratiche. Nelle stanze di Palazzo de’Mayo e del Museo Barbella ci si imbatte in due mostre ideate da un personaggio straordinario: Alfredo Paglione, collezionista nativo della provincia di Chieti, per decenni animatore della Galleria 32 a Milano. Dal 2000, questo moderno mecenate sta donando le sue opere ai musei della sua terra natia «perché – dice – come me, anche i giovani possano innamorarsi dell’arte e della bellezza». Così, a Chieti, l’arte del Novecento splende nelle opere di Sassu, Mattioli, Guccione, Sughi, Ortega, Calabria, De Chirico, Guttuso e molti altri, per un totale di oltre 230 tra dipinti e sculture in esposizione nei due musei. Scesi sul litorale, si imbocca la statale 16 in direzione sud. Subito dopo la bella Ortona con il suo castello aragonese, è un susseguirsi di spiagge e calette selvagge. Nei territori di San Vito Chietino e Rocca San Giovanni c’è la prima grande concentrazione di trabocchi. Prendono i nomi delle punte su cui sorgono – Punta Fornace, Punta Tufano, Punta Isolata, Punta Turchino... – e quasi tutti sono di proprietà di discendenti della famiglia Verì. «Sull’origine dei trabocchi – spiega il giornalista Gaetano Basti – ci sono molte controversie. Sappiamo che nel Seicento arrivarono in zona famiglie di origine ebraica che probabilmente costruirono alcune di queste macchine. Quelli che vediamo oggi sono in buona parte dell’Ottocento, mentre altri sono ricostruiti». Alcuni trabocchi sono visitabili su prenotazione, qualcuno è ancora in funzione: i traboccanti calano lentamente le reti svitandole grazie a un argano, per poi ritirarle su con il pescato. A San Vito merita una visita l’eremo e il promontorio dannunziano, con una vista eccezionale sulla costa,


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Scelti per voi dove mangiare Trabocco Punta Cavalluccio Elegante, offre anche un angolo riservato per cene a due. Prezzo medio: 50 euro, vini inclusi Strada Nazionale SS.16 Rocca San Giovanni (Ch) Tel. 338.5980985 www.traboccopuntacavalluccio.it Trabocco Pesce Palombo Amato da Lucio Dalla. Leggendario il suo brodetto. Prezzo: 50 euro, vini inclusi Strada Nazionale SS.16 Fossacesia (Ch) Tel. 333.3055300 www.traboccopescepalombo.it

Una sala del Museo Aligi Sassu ospitato nell’elegante Palazzo Ferri di Fossacesia

mentre in zona Vallevò si può andare alla ricerca di deliziosi agrumi, la cui produzione è antichissima: furono importati probabilmente dalle stesse famiglie sefardite che costruirono i trabocchi.

Un viaggio che sembra dipinto La bellezza e i colori della costa raggiungono l’apice a Fossacesia, con le sue spiagge di sassi bianchi e l’abbazia di San Giovanni in Venere affacciata sull’omonimo golfo: un paesaggio mozzafiato, che spazia fino a Vasto. La chiesa, in romanico abruzzese, è del XII secolo: austera, è circondata da ulivi secolari. Da Fossacesia si devia verso l’interno per raggiungere Atessa e Tornareccio, altri due luoghi segnati da Alfredo Paglione. Nel primo è da visitare il Museo Aligi Sassu, nell’elegante Palazzo Ferri, dedicato al grande maestro e cognato di Paglione. Sette chilometri dopo, ecco Tornareccio che ha dato i natali al mecenate: il borgo è un museo all’aperto con oltre sessanta mosaici in128

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stallati sulle facciate delle abitazioni, e una sala d’arte ospita opere di Sassu e altri artisti. Intanto sulla costa le spiagge si fanno via via meno selvagge, fino a diventare dune di sabbia. Dapprima c’è Torino di Sangro, con il suo lido ampio Le Morge e la sua lecceta, dove è possibile imbattersi in rare tartarughe. Poi, dopo Casalbordino e il santuario della Madonna dei Miracoli, si arriva a Vasto. In questo lembo finale d’Abruzzo, le ultime tre esperienze di grande suggestione. La riserva di Punta Aderci, che accoglie e protegge gallinelle d’acqua, aironi cenerini e fratini, e la spiaggia di Punta Penna che, nei pressi del faro, abbaglia con i suoi colori caraibici; per concludere in bellezza, la mostra Mediterranìa presso Palazzo D’Avalos. Nel 2002 Alfredo Paglione donò ai cittadini dell’antica Histonium 80 opere di artisti italiani e spagnoli oggi in mostra: i colori accesi dei dipinti sembrano riassumere il calore e il fascino di un itinerario difficile da dimenticare.

Trabocco Valle Grotte Imperdibili antipasti e pasta con sugo di pannocchie. Prezzo medio: 45 euro, vino incluso Loc. San Vito Marina, km 482,5 San Vito Chietino Tel. 348.5479587 www.traboccovallegrotte.it

dove dormire Casale Borga Casale del ‘700 ristrutturato, vicino alla costa. Doppia da 70 euro C.da Vicenne, 55 San Vito Chietino (Ch) Tel. 388.4651857 www.casaleborga.it Dimora dei Priori Immersa nella campagna e a due passi dal mare. Prezzo medio: 100 euro Lido Le Morge, località Palude Torino di Sangro (Ch) Tel. 333.2525441 www.dimoradeipriori.it B&B Le tre cose Elegantemente adagiato sulla costa vastese. Prezzo medio: 70 euro Via Villignina 2a, 1 C.da Montevecchio Vasto Marina (Ch) Tel. 0873 801527 www.letrecose.it


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Canzone dâ&#x20AC;&#x2122;amore per le Tremiti

Foto di Carlos Solito

di Isa Grassano

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Isole Tremiti

Puglia

Puglia. A una di loro Lucio Dalla ha dedicato alcuni tra i suoi versi più belli, quelli di Com’è profondo il mare. Le belle isole dell’arcipelago pugliese, selvagge, per lo più disabitate e dai meravigliosi fondali, hanno ancora il fascino del mistero tutto da svelare “Qui dove il mare luccica e tira forte il vento...”. Sì, è vero. Lucio Dalla, nella canzone Caruso parlava del golfo di Sorrento, ma anche il mare delle Tremiti brilla per la sua lucentezza. Il vento ogni tanto c’è ma, nell’insieme, rilassa e distende i pensieri. Il cantautore bolognese era innamorato di queste isole selvagge e spartane al largo del Gargano, tanto da trascorrerci molto del suo tempo, e ora ogni luogo qui lo ricorda. A lui sono dedicate piazza Castello a San Nicola e la piazzetta Belvedere di San Domino (sono le due isole abitate, le altre tre sono Capraia, Pianosa e Cretaccio), dove una scultura ne celebra l’uomo e la sua arte. L’opera guarda Cala Matana, quel gioiello naturale che ha ispirato Come è profondo il mare. È questa una delle tante romantiche calette per fare tuffi in acque trasparenti e crogiolarsi al sole. Cala della Tramontana, Cala delle Arene, Cala dello Spido sono le altre. Chi alla pigrizia preferisce il movimento, può fare il giro dell’isola alla scoperta di insenature e grotte. Tra queste la Grotta delle Viole, che prende il nome dal riflesso violaceo che assume la roccia calcarea, o la Grotta del Bue Marino, un tempo rifugio della foca marina. Per gli amanti delle immersioni sono una meta privilegiata: ci si può agosto-settembre 2013

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trovare a tu per tu con l’anemone di mare (e con i suoi tentacoli urticanti!) o con il tondeggiante pomodoro di mare che vive pigramente ancorato agli scogli. Non mancano belle spaccature e fenditure ricche di corvine, saraghi, gronchi e murene.

Nelle notti di luna piena...

Foto di Lucrezia Argentiero

Dal mare all’interno. Le Tremiti si vivono a piedi (le auto non possono circolare). Si può girovagare tra la fitta ed estesa pineta (90 ettari) di San Domino, respirando a pieni polmoni il profumo dei pini d’Aleppo. Anche di sera, è una delle poche illuminate. Infine, da non perdere un’escursione a San Nicola – capoluogo amministrativo delle isole – per immergersi nella storia. Il suo centro antico, con la Salizada, una strada ripida, a rampe, scavata nella roccia (vi è la possibilità di salire in ascensore), s’affaccia su una rupe da dove, con lo sguardo, è possibile spaziare fino a perdersi e a inebriarsi di colori e profumi. Qui s’avverte l’aura di un luogo senza tempo e si può

L’arcipelago da vicino Riserva Naturale Marina dal 1989, all’interno del Parco Nazionale del Gargano, l’arcipelago tremitese è natura aspra e selvaggia. Lo sono San Domino, la più grande e la più bella dal punto di vista paesaggistico delle isole, e San Nicola, la più ricca di storia e cultura. Poi c’è Capraia, per lunghi tratti rocciosa; disabitata, è coperta solo da cespugli di lentisco, cardi, ginepri e numerose piante di cappero (per questo chiamata anche capperaia). A sud si trova Cala Pietra di Fucile: raggiungibile in barca, deve il suo nome al fatto che i monaci che un tempo

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abitavano qui usavano i suoi ciottoli come munizioni per i cannoni. Cretaccio è un isolotto di colore giallastro per la natura argillosa del suo terreno, a forma di mezza luna, che gli agenti atmosferici stanno erodendo. Pianosa infine è la più lontana. Vi sono vietate balneazione, navigazione e ogni forma di accesso. Priva di vegetazione arborea, custodisce i suoi tesori naturali sui fondali sottomarini. Per saperne di più: www.tremitionline.it www.marlintremiti.it

Foto di Lucrezia Argentiero

In apertura, le limpide acque dell'isola di San Domino. In questa pagina, a sinistra, la porta d'ingresso all'isola di San Nicola. Sotto, i ricchi fondali dell'arcipelago


Baia degli Dei Loc. Le Castella - 88841 Isola di Capo Rizzuto (Kr) Tel. 0962.795235 - 0962.795642 - Fax 0962.795643 - info@baiadeglidei.com - www.baiadeglidei.com


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Scelti per voi dove mangiare Com’è profondo il mare

ascoltare dagli abitanti ancora un dialetto arcaico, molto simile a quello napoletano settecentesco. Vi si trovano il convento castello dei frati benedettini e l’abbazia di Santa Maria a Mare, definita la Montecassino del mare per la sua imponenza, che conserva mosaici pavimentali dell’XI secolo e un crocifisso del XIII secolo. San Nicola è legata anche al mito di Diomede che si sarebbe rifugiato qui dopo la fuga dalla Grecia. Si narra che “l’eroe del mare” morì durante un duello e che la dea Venere trasformò i suoi compagni di avventura in uccelli – detti berte o diomedee – destinati a piangere in eterno l’amico perduto e a vegliarne la sua tomba, che pare fosse proprio a San Nicola. Questi uccelli, dal piumaggio scuro sul dorso e bianco sul ventre, ancora oggi nidificano nei profondi crepacci della scogliera e intonano i loro canti d’amore simili a un vagito di bambino. Canti che, pare, si possano udire solo nelle notti di luna piena.

Numerose le scuole diving alle quali è possibile affidarsi per esplorare i fondali di questo arcipelago pieno di sorprese. Come il Diving Center Marlin Club, balzato agli onori della cronaca per aver rinvenuto i resti del “Lombardo”, il piroscafo di Garibaldi che trasportò i Mille da Quarto a Marsala (affondò nella notte tra il 12 e il 13 marzo 1864 per aver urtato contro una secca affiorante di San Domino). Vengono effettuati anche tour “archeologici” o escursioni in notturna.

Brividi al sole

Foto di Carlos Solito

Sotto, l'isola di San Nicola, i cui abitanti parlano ancora un dialetto arcaico, molto simile a quello napoletano settecentesco

Le Tremiti sono così belle... da far paura. E, belle e misteriose le ritroviamo nel romanzo da poco pubblicato dal giornalista Cesario Picca. Il volume (Tremiti di paura, per l'appunto, il cui ebook è disponibile su Amazon) ha come protagonista Rosario Santacroce, detto Saru, cronista quarantenne alle Tremiti in vacanza, suo malgrado invischiato nell’omicidio di una facoltosa turista bolognese. Un giallo quindi, ricco però di tutti i colori delle tavole pugliesi imbandite, visto che la gastronomia è un altro dei grandi protagonisti della storia.

L’architiello da Carolina Si mangia sulla terrazza appoggiata sugli scogli. Fiore all’occhiello è la tiella riso patate e cozze. Prezzo medio: 35 euro Via Salita delle Mura – San Nicola (Fg) Tel. 0882.463054 www.ristorantearchitiellocarolina.com L’altro faro Specialità a base di pescato giornaliero. Da provare la carbonara di mare. Prezzo medio: 35 euro Via Murat, 18 – San Domino (Fg) Tel. 0882.463390 www.isolehoteltremitilaltrofaro.it La Fenice Cucina a base di pesce, oppure ricchi aperitivi dalle 17.30. Prezzo medio: 25/30 euro Via San Domino – San Domino (Fg) Tel: 0882.463449

dove dormire Baely Resort Camere a tema che richiamano la passione per il viaggio dei proprietari. Corte interna con vasche Jacuzzi. Prezzi: da 90 a 190 euro con colazione Via Matteotti – San Domino (Fg) Tel. 0882.463767 www.baely.it Hotel Gabbiano Domina la sottostante Cala Matana e gode della vista su San Nicola. Prezzi: da 136 euro a persona in mezza pensione Piazza Belvedere – San Domino (Fg) Tel. 0882.463410 www.hotel-gabbiano.com Albergo Ristorante Oasi Una vera isola di pace e relax a due passi dal mare. In cucina, per chi ama gustare ottimi crudi, dalle capesante ai cannolicchi, garantisce lo chef Maurizio. Prezzo: da 93 euro in mezza pensione Via della Cantina Sperimentale, 7 San Domino (Fg) Tel. 0882.463207 www.hotelristoranteoasi.it

dove comprare Azzurra Boutique Ampia scelta di ceramiche artistiche, realizzati a mano da Gennaro Cafiero. Via Diomede, 8 San Nicola (Fg)

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Una Puglia puntata verso il cielo A nord di Bari, da Barletta fino a Giovinazzo, un grand tour delle cattedrali del romanico affacciate sull’Adriatico con ardite architetture, a sfidare i flutti e il tempo testi e foto di Carlos Solito

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Non c’è pezzetto di Puglia che non parli di storia, che non la esibisca. Coste ed entroterra sudano i segni dell’uomo messi su nel corso di millenni, delineando una chiara sequenza delle epoche a partire dall’età della pietra. Ci vuole tempo per fare il pieno di visioni magiche, d’altri tempi, per scoprire vestigia romane, monastiche e federiciane, torri di guardia. Pregare nel silenzio dei santuari, delle abbazie ingrigite dal tempo, delle chiese barocche. Perdersi tra i vasti poderi delle masserie circondate da uliveti millenari. Per scoprire la Puglia si possono immaginare e tracciare decine di itinerari da percorrere da nord a sud, dal Gargano


al Salento: la Foresta Umbra, le scogliere venate di selce, il Tavoliere, la Murgia, le gravine zeppe di caverne e affreschi bizantini. E poi i tanti, tantissimi, e bianchissimi, borghi che sono incastri di cubi che stringono labirinti di viuzze, palazzi, chiese con ricami barocchi e altre, più ardite, che puntano al cielo, sulle quali ruggiscono i bestiari del romanico pugliese.

Nella città della disfida Del tutto differente e originale rispetto al più generico romanico, quest’arte si affermò prima coi Normanni e successivamente con gli Svevi. Assurte a simbolo di questa espressione architettonica sono le cattedrali che si distinguono per i monumentali edifici affacciati sul mare. Una collana di chiese tra Barletta e Giovinazzo incastonate nei fitti tramagli degli antichi borghi di pescatori dove sono ancora evidenti le tracce degli incontri con dalmati, greci, veneziani e amalfitani. Dimenticando per qualche giorno i lunghi arenili si parte per un itinerario il cui esordio è affidato al duomo di Santa Maria Maggiore nell’abitato antico di Barletta, la città della celebre Disfida tra Ettore Fiermosca e Charles de la Motte. Tutto ebbe inizio il 13 febbraio del 1503 nell’immutabile Cantina di Veleno ubicata sotto un palazzo medievale in via Cialdini, dove in una calda atmosfera ambrata ci si può sedere tra i tavoli di legno e torcere del tempo per immaginare l’ardito responso del cavaliere italiano all’affronto del capitano francese e, perché no, leggere le pagine del romanzo Ettore Fieramosca scritto nel 1833 da Massimo D’Azelio. Per avere invece un’idea più chiara dello scontro armato tra i 13 cavalieri italiani e i 13 soldati francesi, due volte l’anno, a

febbraio e a settembre, come per magia a Barletta si diffonde l’incanto di quel duello vinto da Fieramosca in uno degli appuntamenti più prestigiosi offerti dall’intera Puglia. In vista del castello Svevo, ampliato su una preesistente costruzione normanna e rinforzato dagli angioini coi quattro possenti baluardi angolari, si passa a Trani per correre sul lungomare dominato dalla imponente cattedrale di San Nicola Pellegrino fondata nel 1097. Stretto tra l’Adriatico e il prezioso centro storico ricco di palazzi signorili, il monumento, tra i simboli del romanico pugliese, è affiancato da un alto campanile di circa 60 metri. Poggia su due cripte disposte su diversi livelli (quella di San Nicola e l’ipogeo di San Leucio) e si slancia con una candida facciata su cui si aprono il rosone e il portale istoriato con figure di animali, mostri e intrecci vegetali.

In apertura, gli interni della concattedrale di Santa Maria Assunta di Ruvo di Puglia. Nelle immagini in basso, da sinistra: Santa Maria Maggiore a Barletta con vista dall'alto e degli interni. Il Duomo Vecchio di Molfetta e la cattedrale di Santa Maria Assunta di Gravina di Puglia

Puglia

Perle di Puglia Lungo la costa, al di là degli uliveti che fanno da cornice al dolmen Placa, l’arte romanica si respira ancora nella vecchia Bisceglie con la cattedrale di San Pietro, la cui costruzione richiese oltre

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220 anni. Ma anche Molfetta mette in mostra il suggestivo Duomo Vecchio, annunciato dalle alte torri campanarie, affacciato sull’ampio seno del porto. Costruito a partire dal XII secolo, l’interno a tre navate è stato una meta di preghiera per i crociati diretti in Terra Santa. Poco più a sud, Giovinazzo si presenta con un piccolo porticciolo sul quale affaccia il borgo antico, tutto in pietra, dominato dall’enorme mole della cattedrale di Santa Maria Assunta del XII secolo. Appena qualche chilometro nell’entroterra ecco Bitonto, grande città dell’olio pugliese, patria di uno dei più celebri extravergine di oliva: la Cima di Bitonto, colore giallo oro ed elevato pregio organolettico.Al pari del suo olio, l’eccellenza dei monumenti è rappresentata dalla cattedrale romanica di San Valentino ispirata alle forme di San Nicola di Bari con importanti decorazioni d’influssi normanni, benedettini e orientali (tra tutte il pregevole ambone del 1229 del magister Nicolaus). Un itinerario tra le perle del romanico pu-

gliese non può non considerare una tappa a Ruvo di Puglia. Adagiata su una collina, il monumento più insigne è la concattedrale di Santa Maria Assunta, dalle linee goticheggianti sulla facciata (dovute a un ritocco), con tre portali e un rosone a 12 raggi. Ruvo conserva anche il museo Jatta nell’omonimo palazzo, celebre per la raccolta di vasi e crateri attici protoitalici e apuli decorati con figure rosse di personaggi omerici o mitologici.

La cattedrale di Trani intitolata a San Nicola Pellegrino

Scelti per voi dove mangiare L’angolo divino Vini di tutta la Puglia abbinati alla cucina tipica regionale. Interessante norcineria e selezione di formaggi. Corso Giovanni Jatta, 11 Ruvo di Puglia (Ba) Tel. 080.3628544 Antica cucina Un indirizzo storico. Ambiente minimal che richiama il candore dei centri storici pugliesi. Da non perdere: gli strascinati di grano arso con fiori di zucca alle alici e ricotta marzotica e la tagliatella alla sappia in Purgatorio con stufato di cipolla fresca di Acquiviva delle Fonti. Prezzo medio: 40 euro Piazza Marina 4/5Barletta (Bat)

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Tel. 0883.521718 www.anticacucina1983.it Da Tuccino Propone il cosiddetto sushi alla pugliese. Pesce crudo dagli antipasti al secondo, affacciati sul mare tanto caro a Domenico Modugno. Da non perdere le orecchiette al nero di seppia coi frutti di mare. Prezzo medio con vino: 65 euro Via Santa Caterina, 69/F Polignano a Mare (Ba) Tel. 080.4241560 www.tuccino.it Da Nicola Propone pesce crudo da sempre. Annessa la pescheria dove andare a scegliere la propria cena. Da assaggiare i tubetticini con le cozze. Prezzo medio: 35 euro

Via Principi di Piemonte, 3 Torre a Mare (Ba) Tel. 080.5430043 www.ristorantedanicola.com

dove dormire Borgo San Marco Tra le più eleganti e raffinate di Puglia, questa masseria è oggi una country house dove sostare per una rigenerazione a tutto tondo. Dal cibo, al beauty center, alla piscina. Doppia da 160 euro Contrada Sant’Angelo, 33 Fasano (Br) Tel. 080.4395757 www.borgosanmarco.it Masseria Il Frantoio Accolti dai simpaticissimi coniugi

Balestrazzi, questa masseria immersa tra gli ulivi millenari ha il suo cuore pulsante nella corte chiusa dove leggere e passeggiare fino al giardino mediterraneo. Doppia da 179 euro SS 16 km 874, Ostuni (Br) Tel. 0831.330276 www.masseriailfrantoio.it Villa Casadangelo Nello storico palazzo Ceci, la dimora gentilizia propone 5 camere arredate con mobili storici; una ricchissima biblioteca e una piscina in terrazza che affaccia su un giardino dove fare colazione. Doppia da 110 euro Via Canosa, 150 Andria (Bt) Tel. 0883.564679 www.villacasadangelo.it


l'italiainmostra

Fano, anima barocca di Gilda Ciaruffoli

Importante centro in epoca romana, la cittadina marchigiana nota per ospitare uno tra i più antichi carnevali d’Italia, diventa tappa imprescindibile per gli amanti della pittura del '600. E lo fa grazie a Guido Reni e a un’opera che, dalle sale del Louvre, torna “a casa” per tre mesi dopo due secoli di assenza

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Marche

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Inizia sulla spiaggia una giornata estiva a Fano, inevitabilmente. La cittadina del nord delle Marche, alla foce del fiume Metauro, gode infatti di un ampio litorale, esteso e ben tenuto, metà di bianchi sassi e metà di sabbia fine; a dividere i due lembi di spiaggia il vivace porto peschereccio, al quale se ne affianca uno tu-

ristico ben attrezzato. Al calar della sera, però, non fatevi mancare una passeggiata per le vie del centro storico, scrigno (mai come quest’anno!) di tesori inattesi. E il ritorno “a casa” della splendida Consegna delle Chiavi, opera dipinta da Guido Reni per l’altare maggiore della chiesa di San Pietro in Valle, offre l’occasione giusta per


conoscere meglio un pezzo di storia fanese del quale poco si parla.

Figli illustri e mecenati Della località in provincia di Pesaro-Urbino, infatti, sono note le origini, dichiarate dall’antico nome Fanum Fortunae, “tempio della fortuna” eretto (pare nel luogo dove oggi sorge l’ex chiesa di Sant’Agostino) in onore della vittoria di Roma sull’esercito di Asdrubale a conclusione della battaglia del Metauro del 207 a.C. durante la quale il condottiero cartaginese perse la vita. Conquistata da Cesare e cintata di mura da Ottaviano Augusto (a cui è dedicato lo splendido arco di accesso alla città), Fano, è indicata tra le possibili locali-

tà natale di Vitruvio, che qui ha realizzato la sua unica opera, la celebre “basilica di Fano”, descritta nel De architectura. Della struttura non resta nulla, o meglio... ne resta qualcosa in ogni edificio realizzato dal Rinascimento al XIX secolo, in quanto presa a modello e considerata fondamento teorico dell’architettura occidentale moderna. Nei secoli, Fano si vide contesa e conquistata da nomi illustri: l’ostrogoto Vitige e il bizantino Belisario, Sigismondo Malatesta e Federico da Montefeltro. Bombardata da Napoleone e durante la Seconda Guerra perché attraversata dalla Linea Gotica, Fano è riuscita a preservare buona parte del suo patrimonio architettonico e artistico. Se siete in

Aspettando la Moretta Un bicchierino caldo, profumatissimo: caffè, rum, anice e brandy... non è certo una bevanda da aperitivo la Moretta. Anzi! Prima di arrivare a gustare il bicchierino simbolo di Fano, meglio godersi le tante proposte che il territorio offre. A partire dal brodetto alla fanese ai garagoj, lumache di mare tipiche della vicina Marotta. Da assaggiare l’olio Dop e il formaggio di fossa di Cartoceto, o il pecorino di botte. A bagnare il tutto, un Bianchello del Metauro Doc e, alla fine, la Moretta. Nata per riscaldare i pescatori in attesa di imbarcarsi, è ideale sentirsi tutti lupi di mare! Per scoprire la gastronomia locale partecipate a uno dei tour gastronomici del progetto Intineris, i viandanti del gusto grazie ai quali visitare il territorio facendo tappa nelle migliori aziende agricole e artigianali (per info: 328.1886649). agosto-settembre 2013

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Un capolavoro ritorna È arrivato lo scorso giugno e resterà “a casa” fino alla fine di settembre, La Consegna delle Chiavi, capolavoro di uno dei principali esponenti del barocco italiano, Guido Reni (1575-1642), che dopo oltre due secoli torna a essere esposto nella località per la quale venne commissionato e dalla quale venne “prelevato” in epoca napoleonica. Solitamente in mostra presso le sale del Musée du Louvre di Parigi, oggi è possibile ammirarla da vicino e gratuitamente presso la Pinacoteca San Domenico della Fondazione Cassa di risparmio di Fano (ente che ha voluto e ideato l’eccezionale evento). Accanto a La Consegna delle Chiavi altre due prestigiose opere del pittore bolognese, due “annunciazioni”: una realizzata per la chiesa di San Pietro in Valle, oggi nella Pinacoteca Civica, e l’altra proveniente dai Musei Civici di Ascoli Piceno. fino al 29 settembre Pinacoteca San Domenico Via Montevecchio, 114 – Fano (PU) www.fondazionecarifano.it

Scelti per voi dove mangiare La Consegna delle Chiavi, capolavoro del bolognese Guido Reni (1575-1642)

città per ammirare il capolavoro di Guido Reni, dunque, niente di meglio che partecipare a un tour guidato alla scoperta del Seicento fanese, e così scoprire, ad esempio, i tesori della Basilica di San Paterniano. Al primo vescovo, nonché Santo protettore di Fano, è dedicata anche una grotta, o meglio un cunicolo sotterraneo, visitabile in località Caminate, secondo la leggenda rifugio del Santo durante le persecuzioni di Diocleziano. Da visitare anche la Chiesa di San Pietro in Valle, con la sua facciata in mattoni e gli sfarzosi interni, che ne fanno uno degli esempi più significativi di barocco nella Marche. O la Basilica 142

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Cattedrale, dove spicca la Cappella Nolfi, intitolata a Guido Nolfi, tra i principali esponenti del vivace mecenatismo locale grazie al quale Fano si fregiò delle opere dei principali artisti dell’epoca, da Ludovico Carracci, la cui Vergine con i Santi vescovi Orso ed Eusebio, si trova proprio nella Cappella Nolfi, al Guercino (Lo Sposalizio della Vergine, L’Angelo Custode e il San Giovanni alla Fonte) fino, ovviamente, a Guido Reni. Per saperne di più: www.turismofano.com Cooperativa Comedia: 0721.830638 Guide turistiche della città: 346.6701612 www.festivalbrodetto.it

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Un siciliano ad Aosta Fondata dal più celebre dei valdostani, Sant’Anselmo, nella “Roma delle Alpi” si preservano antichi usi, come quello di parlare patois, e intatte vestigia dei secoli passati. Qui, presso il Museo Archeologico Regionale, è in corso una ricca mostra antologica dedicata a Renato Guttuso di Silvana Delfuoco 144

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Aosta

Valle d'Aosta


“Roma delle Alpi”: così appariva Aosta ai viaggiatori, soprattutto stranieri, di fine Ottocento, affascinati e stupefatti di fronte allo straordinario stato di conservazione degli antichi monumenti. La città, da sempre crocevia strategico per il Nordeuropa, usciva allora dalla lunga fase di isolamento in cui l’aveva in qualche modo relegata l’Ancien régime, prima sabaudo e poi napoleonico, spingendosi alla ricerca di una identità con cui affrontare le sfide della nuova era. La trovò frugando, come sempre, nel più lontano passato, da cui emersero le sue due anime. Una, quella archeologica, che la mette ancora oggi in grado di offrire al visitatore, oltre agli splendidi monumenti che né gli scalpellini medievali né il ben più insidioso “cancro della roccia” sono riusciti a devastare, anche l’unica Cinta muraria Romana al mondo rimasta pressoché completa. L’altra, quella industriale, che dall’attività di scavo dei Celti Salassi, i progenitori poi sottomessi dai Romani, aveva suggerito ai primi del Novecento alla genovese Ansaldo la via dello sfruttamento minerario di La Thuile e di Cogne, e che fornì ricchezza e importanza all’economia della Valle per oltre un secolo. Due realtà che la nuova “industria” dei nostri tempi, quella turistico-alberghiera, ha saputo abilmente conservare e coniugare.

Non solo fontina Città e Valle sono un binomio inscindibile in fatto di piatti tipici, che trovano la loro materia prima esclusivamente nei prodotti del territorio. Fortissima è l’influenza della vicina Francia, a partire naturalmente dai formaggi, proposti in mille varianti su cui regna incontrastata la fontina Dop, indiscusso simbolo della Valle. Grazie a lei si preparano almeno due piatti ben noti, la fonduta e la polenta concia, servita quest’ultima anche come contorno della carbonada, uno spezzatino di carne bovina salata cotta nel vino. Ma non mancano deliziosi salumi, come la mocetta, prosciutto ottenuto dalla coscia di camoscio, o il particolarissimo prosciutto di Bosses Dop dal gusto selvatico; o ancora il boudin, salsiccia a base di lardo misto a patate (o a barbabietole) e al sangue di maiale, ottimo cotto al forno con le patate. E come dimenticare quel prodotto unico che è il lardo di Arnad Dop, sapientemente stagionato in contenitori di legno dopo essere stato avvolto in una miscela di erbe dalla ricetta tenuta rigorosamente segreta? E siccome in una cucina di montagna non esiste lo spreco, ecco servita la teutenne: salume nato dalle mammelle di mucca prima conciate in salamoia con gli aromi, poi pressate e cotte a vapore. Si conclude con un dolcissimo Monte Bianco: che soddisfazione poter affondare il cucchiaio nel morbido candore della montagna più imponente d’Europa!

Una curiosa città di montagna Sorta all’incrocio della Dora Baltea col suo affluente Buthier, il più lungo torrente della Valle, Augusta Praetoria Salassorum è una città alpina davvero sui generis, piacevolmente distesa sull’unica grande pianura della regione, mentre imponenti montagne dai difficili accessi le fanno da corona. Ma non è questa l’unica sorpresa che Aosta riserva.Attraversato l'Arco d’Augusto, prima di varcare la Porta Praetoria che immette all’interno del castrum con i suoi antichi reperti, s’incontra la zona medievale con il suo gioiello più prezioso: la Collegiata di Sant’Orso con il chiostro dai quaranta capitelli istoriati, uno dei grandi capolavori dell’Alto Medioevo ita-

Augusta Praetoria Salassorum è una città alpina sui generis, distesa sull’unica pianura della regione, mentre imponenti montagne le fanno da corona

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l’italiainmostra

Un artista e il suo pubblico Prima antologica dedicata a Renato Guttuso realizzata in Valle d’Aosta, la mostra Il realismo e l’attualità dell’immagine riunisce oltre 50 opere dell’artista siciliano. A essere subito colte, senza mediazioni anche dal "non addetto ai lavori", sono di Guttuso la forza e la sincerità del messaggio d’artista costantemente alla ricerca della “totale libertà in arte”, al di là di ogni retorica e apparenza. Guttuso sentiva al tempo stesso l’esigenza di comunicare tale rapporto attraverso le sue opere: «un’arte senza pubblico non esiste», era solito dire; un pubblico che per l'artista va dal bracciante in lotta della Sicilia delle sue origini fino al turista di oggi, in viaggio per le montagne valdostane. fino al 22 settembre MAR – Piazza Roncas, 12 www.regione.vda.it

In queste immagini, alcuni celebri scorci di Aosta: in apertura il teatro romano e, nella pagina successiva, piazza Émile Chanoux. Qui, un romantico tramonto sulla città e, a sinistra, l'opera di Guttuso Comizio di quartiere del 1975

Scelti per voi dove mangiare Osteria dell’Oca Rifugio gourmand dai bei muri affrescati con scene conviviali. Imperdibili: tris dell’oca, zuppetta di Cogne e tagliata al Pinot Nero. Prezzo medio: 30 euro Via Edouard Aubert, 15 Tel. 0165.231419 www.ristorantedelloca.com Praetoria Trattoria dalla storia ultracentenaria. Cucina della tradizione. Prezzo medio senza vino: 40 euro Via Sant’Anselmo, 9 Tel. 0165.44356 www.praetoriaristorante.it

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La Bonne Étape Trattoria di lusso ricavata da una vecchia stalla. Lo chef Paolo Vai è un decano della ristorazione valdostana. Prezzo medio: 45 euro Fraz. Surpian, 17 Saint Marcel (Ao) Tel. 0165.768767 www.labonneetape.eu agosto-settembre 2013

liano. E quando si scopre che a fondarla, nel X secolo, è stato l’aostano finora più illustre, quel Sant’Anselmo raffinato interprete della Scolastica nonché arcivescovo di Canterbury, non ci si stupisce più di come in questa città possano convivere vivaci spinte imprenditoriale e atavici particolarismi culturali. Qui infatti si continua a tenere, a gennaio, la millenaria Fiera di Sant’Orso, grande mercato artigiano fatto di gerle intrecciate, statue di legno e di pietra, pizzi al tombolo e tessuti di lana: l’unico di questo genere in tutto l’arco alpino, testimone dell’antico rito celtico del cambio di stagione. Ma questo è anche il luogo dove ci si ostina a parlare patois, la più antica lingua conosciuta nelle Alpi occidentali. Prova di quanto sappia essere testardo e combattivo lo spirito montanaro.

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Hotel Norden Palace Elegante tre stelle a pochi passi dal centro e vicinissimo alla funivia di Pila, uno dei comprensori sciistici più bello di tutta la regione. Doppia da 61 euro C.so Battaglione Aosta, 30 Tel. 0165.236068 www.nordenpalace.it

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di Lucrezia Argentiero

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Proto Da assaggiare le ostriche crude del golfo di Mali Ston, e il piatto del pescatore raguseo (filetto di pesce, calamari alla griglia, gamberi, fette di patata). Menù da 40 euro Siroka, 1 Tel. 385 (0) 20323234 www.esculap-teo.hr

Arsenal All’interno di un vecchio cantiere navale. Due dei tavoli sono inseriti nello scheletro di una nave. Cucina tradizionale. Menù da 40 euro Tel. 385 (0) 989830831 www.mea-culpa.hr

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Dubrovnik in 5 tappe George Bernard Shaw l’ha definita “un paradiso”. Nella classifica delle città più romantiche del mondo, l’antica Ragusa, la perla dell’Adriatico, si è guadagnata il primo posto. Scopriamola insieme all’alba del suo ingresso in Europa

1. Camminare sulle mura Simbolo della città è uno dei più belli e più solidi sistemi difensivi del Mediterraneo. Da quassù i tetti rossi, uno sopra all’altro, sembrano abbracciare gli stretti vicoli che salgono ripidi tra le colline; le torri cilindriche (Minceta, Revelin) e le fortezze (San Giovanni, Bokar, Lovrijenac) diventano spettacolari terrazze che aiutano a comprendere il tessuto della città vecchia. 2. Perdersi nel brusio dello Stradun Il suo vero nome è Placa: è il salotto cittadino pavimentato con pietre irregolari, levigate da milioni di passanti. Appena all’inizio si trova la Colonna di Orlando nella quale è scolpito un guerriero medievale, ritrovo per eccellenza e simbolo di libertà. Da qui si dipana un intrico di viuzze interrotte da lunghe gradinate, occupate da ristoranti, caffetterie, pub... 3. Ammirare la cattedrale dell’Assunta Con la sua cupola verde-azzurra, domina i vecchi tetti della città. All’interno opere di pittori italiani, tra cui il grande polittico 148

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dell’Assunzione di Maria, opera di Tiziano e del suo laboratorio, e la splendida Madonna della Seggiola, attribuita a Raffaello e alla sua scuola. 4. Visitare il museo in 5D Il Visia Dubrovnik 5D Museum si trova nel convento di Santa Chiara, proprio all’entrata della città vecchia. Qui si possono scoprire la storia e la cultura dell’antica Ragusa e della Croazia e, grazie a proiezioni tridimensionali, si può sentire persino il tremare della terra, ricordando il terribile terremoto del 1677. Ogni visitatore lascia la foto del palmo della propria mano, il proprio nome, il paese di provenienza e un messaggio di pace e di tolleranza. 5. Fare shopping in piazza Gundulicena Tra i banchetti del mercato è possibile trovare, oltre a frutta e verdura, sacchetti di profumata lavanda, bottiglie di grappa locale, ricami di Konavle, ma anche souvenir golosi come broštulani bademi (mandorle zuccherate) e arancini (scorzette d’arancia candite).

Hotel Excelsior Elegante cinque stelle a picco sul mare. Annesso centro benessere e ristorante. Doppia da 240 euro Frana Supila 12 Tel. 385 (0) 20353353 www.hotel-excelsior.hr Stari Grad Solo 8 camere. Magnifica la vista. Doppia da 120 euro Od Sigurate, 4 Tel. 385 (0) 20322244 www.hotelstarigrad.com

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Ronchi Marina continua la tradizione artigianale di famiglia e realizza a mano cappelli in paglia, in tessuto, in lana... Lucarica, 2 Tel. 385 (0) 20323699

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L’idea in più Il Dubrovnik Summer Festival è un evento culturale mondano che, fino al 25 agosto, si appropria di piazze, chiostri e corti rinascimentali, palazzi e chiese (oltre 70 luoghi diversi), trasformandoli in palcoscenici per concerti e spettacoli teatrali. www.dubrovnik-festival.hr


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In estate il caldo e i ritmi lavorativi ci rendono particolarmente stanchi, confusi e stressati. Prendiamoci il tempo per una vacanza all’insegna del benessere: Hotel Caesius Thermae & Spa Resort è l’ideale per fare il pieno di energia e rientrare in ottima forma, fisica e mentale. All’Hotel Caesius Thermae & SPA Resort, di Bardolino, durante l’estate è possibile partecipare alle esclusive escursioni del San Nicolò: un antico veliero dalla splendida alberatura che da maggio a settembre, guidato da un esperto comandante, solcherà le acque del Lago di Garda. Gli Ospiti possono prenotare le escursioni gratuite sul veliero, previste due volte alla settimana, scoprire e ammirare le isole e i deliziosi borghi che si affacciano sulle sinuose coste del Lago (massimo 15 persone a bordo). Chi resta “a terra”, può godere degli ampi spazi esterni del giardino, sempre curatissimo, e rinfrescarsi nelle acque azzurre di ben quattro piscine, di cui due riservate ai bambini. Oppure sostare nel gazebo estivo, dove tutti i giorni dalle 10.30 alle 19.00 si assicura un servizio no-stop con piatti freddi, snack veloci e caffetteria. Per i buongustai il Ristorante “Le Vele” è accessibile su prenotazione anche dall’esterno, dove prosegue l’eccellenza del Ristorante Benacus, con menu à la carte e menu degustazione della cucina Ayurvedica e del territorio (segnalati sulla Guida del Gambero Rosso). È sempre possibile usufruire della Private Spa e del Centro Ayurvedico per affrontare, anche all’ultimo minuto, la prova costume con una remise en forme ad hoc, alternando i benefici delle acque termali ai benefici del percorso Kneipp, in aggiunta all’ampia proposta di massaggi personalizzati e consigliati dai medici del Centro. L’animazione giornaliera prevista per bambini e adulti, organizzata per tutta la stagione in modo discreta e divertente, garantisce sempre la massima tranquillità a chi desidera restare sotto il sole o sotto gli ombrelloni. Nulla potrà il cattivo tempo in quanto l’Hotel Caesius Thermae & SPA Resort dispone internamente di 4 piscine termali, una piscina coperta con idromassaggio, zona wellness (bagno turco, sauna, mediterraneo, frigidarium) e palestra. L’Hotel Caesius Thermae & SPA Resort è aperto tutto l’anno. Seguiteci su

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152 Le mani raccontano

Francesco Bartolucci e i suoi Pinocchi di legno: un successo lungo 30 anni

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• Il ristorante • Ristoranti nel mondo • Week end goloso • Compagne di strada • Libri • Shopping

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lemaniraccontano

C’era una volta un pezzo di legno… Come la favola di Collodi, anche quella di Francesco Bartolucci inizia con un burattino. Un artigianale Pinocchio che, 30 anni fa, ha dato forma ai sogni dell’ebanista, trasformando la sua passione in un vero successo di Enzo Di Monte

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Un albero, come un uomo, nasce, cresce, muore, e il legno che se ne ricava non è mai anonimo. Ha una sua individualità e una sua vitalità, esattamente come ci ricorda Dante nel XIII canto del Paradiso “Ond’elli avvien ch’un medesimo legno, secondo specie, meglio e peggio frutta; e voi nascete con diverso ingegno”. Quello da cui prende vita questa storia è un materiale semplice... "non un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta", lo stesso che deve essersi trovato tra le mani Geppetto, quando sognava: “vorrei fabbricarmi da me un bel burattino di legno; ma un burattino maraviglioso, che sappia ballare, tirare di scherma e fare i salti mortali. Con questo burattino voglio girare il

mondo, per buscarmi un tozzo di pane e un bicchier di vino”. Fin dall’inizio il rapporto del falegname immaginato da Collodi con il suo pezzo di legno è filiale, “Che nome gli metterò? Lo voglio chiamar Pinocchio”. Un momento magico, rivissuto, una trentina d’anni fa, da Francesco Bartolucci, quando ha deciso di reinventare il burattino più famoso del mondo, rifacendolo come l’originale richiedeva. Bartolucci è un artigiano del legno e soprattutto è il traino di un piccolo paese di collina, Belvedere Fogliense, arrampicato tra Marche e Romagna. «Tutto cominciò per caso», racconta. «Sin da piccolo mi facevo i giocattoli da solo. La mia era una famiglia di falegnami, mio nonno costruiva le casse per le fisarmoniche, mio


padre e mio zio mobili in stile». Da un intaglio a uno scalpello, da una trasformazione all’altra, Bartolucci scopre la sua capacità creativa e si mette a realizzare dei Pinocchi in legno. «I primi tempi li regalavo agli amici, poi un giorno ho preso un tavolino e sono andato a Gradara. Ho venduto subito tutto e, con mio immenso stupore, c’è chi è stato lì ad aspettare proprio il Pinocchio fatto sul posto, per vederlo nascere dalle mie mani». L’inizio non è comunque semplice, perché si tratta pur sempre di un’attività artigianale fatta di duro lavoro e sudore. Francesco produce e vende nelle fiere, e il lavoro è doppio: «Quando tornavamo – racconta affiancato dalla moglie Mariagrazia – eravamo stanchissimi, ma dovevamo produrre per vendere ancora». Coinvolge il padre, le sorelle, l’intera famiglia. Pinocchio va forte, ma arrivano presto altri prodotti, la moto, una grande Harley Davidson, l’aeroplanino e gli orologi a pendolo. Bartolucci crede in quello che fa e continua a reinvestire. La bottega sotto casa non basta più e si sposta in un capannone, sempre a Belvedere. Apre un negozio a Urbino, poi a Cattolica e Rimini, fino a spingersi in oriente e oltre Oceano, e alla fine mezzo paese va a lavorare da lui: «Ancor oggi gran parte dei nostri dipendenti è di Belvedere». Ogni passo è valutato con attenzione, ma è sempre lui, con la moglie al fianco che decide, come nelle più classiche delle imprenditorialità fondate sull’intuito e la capacità del fondatore.

“Abbiamo scritto anche un libro per raccontare la nostra storia. Un testo che va a ruba! Il cliente è affascinato dal nostro spirito aziendale. Tanti poi ci inviano le foto delle camerette dei bambini arredate con i nostri oggetti”

glio di aver collaborato, realizzando l’intera bottega di Mastro Geppetto, all’edizione televisiva di Rai Uno del 2009. «Il momento più emozionante è stato quando ho mostrato a Bob Hoskins – Geppetto nella fiction – come far muovere le mani a Pinocchio, e lui mi ha detto: sarò così bravo che anche tu dovrai credere che l’ho fatto io!». Nonostante i successi ottenuti, Francesco continua a vivere nella stessa casa e nello stesso paese per realizzare i propri sogni di legno, ma «mi piacerebbe tanto anche stare nel negozio di Firenze a intagliare – ci ha confidato – offrendo a chi entra l’odore della bottega artigiana e la stessa emozione che vivo ancora oggi. Un sogno per il futuro? Spero che lo stesso cuore e lo stesso ardore lo mettano in tutto ciò che fanno e nella loro vita anche i miei due figli, Maria e Giovanni».

Per saperne di più: www.bartolucci.com

In apertura, Francesco Bartolucci tra i suoi "pinocchi" nel 1982. Qui sotto, la bottega di Firenze

Orgoglio artigiano Una delle più grosse soddisfazioni per Bartolucci è stata quella di aver riprodotto a grandezza naturale il burattino originale del film di Comencini del ’72 con Nino Manfredi e Gina Lollobrigida, gioiello della storia del cinema. Ma il maestro artigiano vanta anche l’orgoagosto-settembre 2013

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il ristorante

di Domenico Marasco

Passione “speziata” in cucina Si chiama Lo Zenzero il nuovo locale milanese dei fratelli Loiero, dove sentirsi a casa grazie alla cucina schietta ed equilibrata dello chef Antonio, e a un’accoglienza unica, frutto di anni di mestiere e della naturale ospitalità dei proprietari

Conosco Michele Loiero da oltre 20 anni, un po’ meno suo fratello Mimmo, e so bene che il mestiere ce l’hanno nel sangue. Alla passione della ristorazione hanno dedicato la loro intera vita. Sono passati 15 anni da quando andavo a mangiare una straordinaria pizza da Charlot in Via Ravizza a Milano. Ora il locale si chiama Quarto ma la pizza è sempre la stessa, e Michele ne è contitolare da oltre 32 anni. L’ultima loro creatura si chiama Lo Zenzero, e si trova al 4 di Via Monte Amiata, a Milano. Un posto di una classe, di una sobrietà che ti fanno capire subito, appena entrato, quanto mestiere, e soprattutto quanta passione, ci siano dietro. Ma la cosa della quale mi preme davvero parlare è la cucina, e quella de Lo Zenzero è senza dubbio fatta di eccellenza e tanto equilibrio. La freschezza della materia prima poco trattata, la toccate con il pesce: provate il fritto misto e i gamberi di Carloforte alla catalana. Oppure 154

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andate su uno chateau di tonno su letto di soncino e patate. Da non perdere assolutamente sono poi le fettuccine fresche in salsa di zenzero. Chi preferisce la carne è accontentato con una costata di Scottona piemontese alla griglia o col “ciurro” argentino con sale hawaiano e patate. Non siamo rimasti impassibili neanche davanti all’insalatona estiva e pure la cantina dei vini è ben fornita, con una gamma di prodotti che accontentano tutti i gusti e le tasche. A chiusura un bel tiramisù o uno dei tanti sorbetti capaci di mandarvi a casa felici. Tutto questo lo si può gustare nelle sobrie e rilassanti sale interne o nel dehor estivo, dove non è raro riconoscere nella persona che siede al tavolo accanto al nostro un volto noto dello spettacolo o dello sport. Ma ciò che più conta è l’accoglienza che lo chef Antonio riserva a tutti i suoi ospiti, e che fa sentire ognuno finalmente a casa.

dove&come Ristorante Lo Zenzero Via Monte Amiata, 4 – Milano Tel. 02.48006343 www.lozenzero.it Prezzo medio: 35 euro


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Ai piedi del Gran San Bernardo a 1600 metri di quota nasce il prosciutto più alto d’Europa ed è precisamente il piccolo borgo di Saint-Rhémy-en-Bosses a dare i natali al Vallée d’Aoste Jambon de Bosses DOP.

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E D’ORIGI

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A Varsavia come a NY Due fratelli, giovani imprenditori con il pallino del viaggio e della ristorazione di qualità, per due locali che, nella vivace capitale polacca, stanno facendo tendenza. Stiamo parlando di Daniel Pawelek e Marta Jakubowska che, assieme, hanno aperto il Butchery&Wine e la Brasserie Warszawska. Indirizzi da non perdere per una cena o un cocktail di qualità 156

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di Olga Carlini Butchery & Wine

ristoranti nel mondo

Negli ultimi anni Varsavia è percorsa da un grande fermento creativo e imprenditoriale. Tanti i nuovi locali che aprono, giovani, di design, all’interno dei quali si avverte l’influenza delle più contemporanee tendenze internazionali, ma che, nel menù e nell’accoglienza, non perdono di vista le tradizioni locali, mantenendo alta l’attenzione per la qualità. È questo il caso dei due locali di recente aperti da una coppia di fratelli, Daniel Pawelek e Marta Jakubowska. Tutto è nato dall’esperienza londinese di Daniel. Quindici anni di lavoro nei migliori locali della capitale britannica e un bagaglio di esperienze che, una volta tornato in Polonia, ha rielaborato e concretizzato assieme a Marta, dando vita a due dei migliori ristoranti di Varsavia. È nato così il primo ristorante a ottenere la menzione di Bib Gourmand per l’eccellente rapporto qualità prezzo della Guida Michelin. Stiamo parlando del Butchery&Wine, locale informale dal menù breve – una scelta insolita per la città e molto apprezzata – che propone appetizers e piatti come ossobuco arrosto, un classico, o capesante scottate con boudin noir. Molto fornita anche la cantina. Nello stesso quartiere centrale di Varsavia, in zona Srodmiescie, a soli 10 minuti a piedi, troviamo invece la Brasserie Warszawska. Le proposte in menù sono semplici ma di grande effetto, come il filetto di manzo con patate dauphine e spinaci: l’attenzione infatti è tutta focalizzata sulla qualità degli ingredienti e sul modo di sottolinearne il sapore. Due realtà inevitabilmente legate (anche nelle iniziali BW) ma dalla personalità distinta e ben delineata. «Quando siamo entrati per la prima volta negli spazi di via Gornoslaska 24 l’idea per l’arredo interno della Brasserie Warszawska è venuta quasi da sé: sono stati questi spazi così ampi e suggestivi ha indicarci la strada suggerendoci uno stile ben preciso – ci spiega Daniel – Certo anche i miei recenti viaggi a New York hanno avuto il loro peso. Nella Grande Mela ero stato particolarmente colpito dal ristorante Balthazar». A occuparsi degli interni l’architetto Tomek Rygalik, che è stato in grado di unire il design più contemporaneo a elementi che sottolineino l’accoglienza e il calore di casa. Come? «Particolari sono le


Brasserie Warszawska

Butchery&Wine is the only restaurant in Poland to be awarded twice the Michelin Bib Gourmand, which implies good value for good money and which represents a favorite of the michelin Guides. B&W is a place to be known where guests can enjoy outstanding food from a thankfully short menu – this aspect is extremely uncommon and intelligent. Appetizers and dishes such as the roast bone marrow, a classic; seared scallops with boudin noir; bavette steak with shallots; and T-bone steak, are all outstanding. A comprehensive wine list, and friendly service make Butchery&Wine top selection. Not far from Butchery&Wine is Brasserie Warszawska that combines traditions of Varsavia and Paris, suffused perhaps with elements of the new European modernity. The dishes on the menu, such as the beef fillet with dauphine potatoes and spinach, emphasize simplicity: yes simultaneously reinforse the focus on quality if ingredients, methods of preparation, elegance of appearance, and heavenly flavors. The staff here is passionnate about what they do; there is an implied guarantee of service and genuine hospitality. The restaurant has an outstanding bar with original-design stools. Brasserie Warszawska is surely an uptick on Varsavia culinary map.

foto in bianco e nero all’ingresso ma, soprattutto, i ritratti alle pareti dei nostri clienti abituali. Ho visto qualcosa di simile a New York, al Minetta Tavern, e mi è piaciuto molto. Si tratta di simpatiche caricature, che ci fanno sentire ancora più vicini ai nostri più affezionati ospiti», sottolinea con orgoglio Daniel. E non si può certo dire che i clienti della Brasserie Warszawska siano persone qualunque. Il locale infatti sorge nei pressi delle Ambasciate di Francia, Canada, Germania, e alla sede dello Sejm, il Parlamento polacco; i suoi avventori quindi sono particolarmente esigenti. «Si è trattata di una vera e propria sfida – conferma Daniel – soprattutto per me che punto sempre al massimo, dandomi obiettivi molto elevati. E con orgoglio posso dire di essere soddisfatto dei risultati ottenuti con la Brasserie Warszawska. Oggi questo è sì un ristorante, ma è anche un locale dove si viene per le ostriche e un bicchiere di champagne da consumare al bar che, per altro,

è stato fin da subito il nostro punto forte. Abbiamo prestato massima attenzione alla qualità degli alcolici e dei cocktail serviti, creando un ambiente accogliente dove fermarsi anche solo per bere un drink di qualità». E godere, lo aggiungiamo noi, di quell’atmosfera positiva e dell’energia che la Brasserie Warszawska, così come il Butchery&Wine, è in grado di sprigionare.

Per saperne di più: Butchery&Wine Ul. Zurawia, 22 Tel. (22) 502.3118 www.butcheryandwine.pl Brasserie Warszawska Ul. Gornoslaska, 24 Tel. (22) 628.9423 www.brasseriewarszawska.pl

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week end goloso

di Eleonora Fatigati

Delicatessen in alta quota

Circondata dalle Alpi del Silvretta, la Valle di Paznaun, nella parte occidentale del Tirolo austriaco ai confini con la Svizzera, è un luogo splendido da visitare durante la stagione estiva. Tra i paesi di quest’area, fitta di vegetazione e corsi d’acqua, c’è il villaggio di Ischgl, gioiello incastonato tra le montagne. Qui è situato l’Hotel Sonne. Si tratta di una struttura tipica tirolese di lusso a gestione familiare con ampie camere confortevoli e un menù alla carta. Nel prezzo della camera è compreso l’uso della Spa, dal gusto orientaleggiante, per coccolarsi dopo una giornata di sport all’aria aperta, dotata di una bella piscina coperta, jacuzzi, sauna e bagno turco. Il quattro stelle superior è il punto di partenza ideale per intraprendere uno dei quattro itinerari di trekking gastronomico, parte del Cammino di San Giacomo, evento clou della stagione estiva di questo angolo di Alpi che vede la partecipazione di quattro chef stellati – Rik Jansma, Otto Koch, Kristof Coppens e l’italiano Gian Paolo Raschi – e dei loro piatti ideati per quattro differenti rifugi della zona. Come si svolgono gli itinerari del gusto? Per capirlo, seguiteci lungo il nostro percorso verso il rifugio Heidelberger Hütte, dove abbiamo scelto di provare la ricetta dello chef Raschi. Il trekking che affrontiamo è di media difficoltà, allietato dalla presenza della fauna locale. Mucche e cavalli sono al pascolo, liberi di abbeverarsi e brucare l’erba intorno a noi; è possibile persino carezzarli e non è raro imbattersi in gruppi di marmotte che sbucano da una buca all’altra sui pendii delle montagne fitte di fiori fucsia e gialli, che accompagnano le passeggiate insieme al fruscio piacevolissimo dell’acqua corrente di cascate e ruscelli. Alla fine del percorso, che svalica in Svizzera, ci troviamo nel rifugio Hildeberger Hütte, dove ci accoglie Inge Huber, il simpatico gestore della malga in cui mangeremo tra le alte vette delle alpi e il prato verde su 158

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Il Cammino di San Giacomo con i suoi quattro itinerari del gusto alla scoperta della cucina di chef stellati all’interno delle più suggestive malghe del Tirolo austriaco, è l’occasione ideale per visitare questo angolo di paradiso e per fare una sosta nel tipico, ed elegante, Hotel Sonne di Ischgl

cui scorrazza tranquilla una famigliola di cavalli. La ricetta di Gian Paolo Raschi è una vera delizia. Si tratta di un piatto di ravioli ripieni di ricotta e funghi porcini con fonduta di Parmigiano Reggiano ed erbe aromatiche. Per concludere in bellezza ordiniamo una kaiserschmarrn, tipico piatto tirolese che consiste in una frittata dolce con zucchero a velo e uvetta ammorbidita dalla famosa schnaps (grappa) locale e servita con composta di mele e mirtilli, sublime.

dove&come Hotel Sonne Dorfstrasse, 57 Ischgl (Austria) Tel. (+43) 5444.5302 www.sonne-ischgl.at Camere da 75 euro


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compagne di strada

di Francesco Condoluci

Scénic 2013: la classe non è acqua La primadonna di casa Renault, da vent’anni sull’onda, torna con una terza serie più chic e performante che mai. Due le versione, una più giovane e sportiva, l’altra pensata per la famiglia, ma che si trasforma e stupisce non appena poggia le gomme in autostrada

Renault Scénic 1.6 dCi 130 CV S&S Energy (2013) Prezzo: 28.650 euro 160

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Ci sono auto che si dimenticano in fretta. Altre invece che segnano intere generazioni. Ecco, la Scénic è una di queste. Un evergreen che da quando è stata lanciata sul mercato da Renault, ormai sono quasi vent’anni, fa sognare stuoli di patiti e appassionati in tutto il mondo. Senza peraltro mai tradire le aspettative ogni volta che si rifà il look. Anzi. Con la terza serie apparsa quest’anno, la Scénic può dire, a buon diritto, di aver superato se stessa. Linee più levigate e sinuose, accessori di prim’ordine, prestazioni invidiabili, comfort senza limiti, versatilità estrema. Un piccolo capolavoro di design e tecnologia. Declinato in due modelli: uno più comodo e raffinato, la New Scénic 2013, l’altro più dinamico e sportivo, la Scénic XMod 2013. E se la prima punta su stile, spazio e affidabilità, la seconda è stata modulata per affascinare giovani e single grazie a un’immagine grintosa e più “scapestrata”. Noi abbiamo voluto provare la Scènic classica (versione 1.6 dCi 130 Cv S&S Energy), quella che farebbe la gioia di qualsiasi famiglia, ma non solo. Angoli smussati, scocca più slanciata (molto più ariosa e chic di quella vecchia maniera), allestimenti insuperabili per rapporto qualità/prezzo, spinta vigorosa e consumi ridotti, la versione “lunga” della monovolume è stata la compagna di strada per uno dei nostri “viaggi del gusto” in Ro-

magna. Ancora prima di salire a bordo, a colpirci è l’incredibile ampiezza del baule, capace di ospitare anche i 2 sedili ridotti che vanno ad aggiungersi ai 5 d’ordinanza, per un totale di 7 posti. Auto familiare per capienza, lignaggio e vocazione, la nuova Scénic si trasforma non appena poggia le gomme in autostrada. È qui – nel nostro caso, sui rettilinei della A4 verso Venezia e in seguito su quelli della A22 in direzione Modena – che l’auto transalpina ha messo in mostra tutta la potenza e l’agilità dei suoi 130 cavalli, facendoci godere appieno dell’esuberanza del suo motore (perfettamente a suo agio sia nelle accelerazioni dinamiche che nell’andamento più regolare) e soprattutto dei tanti atout che ne fanno una vera primadonna: sterzo preciso, tenuta di strada ottima, start&stop con modalità eco, rumori zero dentro l’abitacolo e strumenti di bordo intuitivi e funzionali, dal Tom-Tom integrato al sistema multimediale all’utilissimo allarmeuscita di strada. Insomma, una vettura di gran classe in grado di soddisfare i palati più fini (dagli amanti della guida sportiva a quelli più attenti alle performance) e che, per quanto ci riguarda, ha confermato tutte queste eccellenti impressioni anche sulle strade secondarie più impervie e irregolari che da Bertinoro, città del vino, ci hanno condotto a Forlimpopoli e poi al mare, a Cesenatico.


Etna,

terra di ricchezze

Viv ila con Cantine Russo

Scopri gli storici vigneti della famiglia Russo, attorniati da un paesaggio naturale unico, ai piedi del vulcano Etna, il più grande vulcano attivo d'Europa. Durante la degustazione dei pregiati vini autoctoni dell'Etna, si può godere di un panorama mozzafiato. A Sud Ovest, la vetta del Vulcano e dalla parte opposta, divisi dalla Valle dell'Alcantara, i monti Nebrodi. Continuando ad Est, arroccata in cima ad una collina, la città Normanna di Castiglione.

Etna, land of richness. Live it with Cantine Russo Discover the historic vineyards surrounded by a unique natural landscape, located on the foothills of Europe's largest active volcano Mt. Etna. From the family run Cantine you can see the peak of Mt. Etna to the south west and on the opposite side, divided by the “The Valley of Alcantara”, is the breathtaking view of the “Nebrodi Mountains”. Continuing east and perched atop a hillside, is the quant Normandy town of “Castiglione di Sicilia.” All this can be seen while tasting exceptional wines produced from indigenous grape varieties like Nerello Mascalese from one of Etna's oldest wine making families Cantine Russo.

CONTATTI Cantine Russo S.r.l. Via Corvo, sn (SP 64) Solicchiata 95014 Castiglione di Sicilia (CT)

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GPS 37.876668,15.087559

Vini di Sicilia dal 1860


libri letti per voi

di Eleonora Fatigati

Io cucino e... penso a te

Ricette per cuochi ribelli

Il ragazzo selvatico

Paolo Petralia e Alessandra Pezzuolo promuovono da anni la cucina vegan in Italia. A settembre li vedremo su Sky in Ne carne né pesce, trasmissione di Gambero Rosso Channel.

Paolo Cognetti, classe 1978, è uno scrittore milanese recentemente selezionato al premio Strega. Il suo ultimo libro è il diario di una fuga in montagna per ritrovare se stesso.

La vostra è una “rivoluzione culinaria”. Perché? Perché abbiamo eliminato carne, pesce uova e latte. Con effetti benefici sulla salute e sull’ambiente: non mangiare animali significa non essere costretti a foraggiarli, di conseguenza le risorse vengono ridistribuite.

Cosa si prova a isolarsi dal mondo? Ci sono due sensazioni principali: la solitudine, che ti fa vedere ogni lato di te, come se fossi di fronte a tanti specchi, e la concentrazione, aspetto positivo e utile per scrivere o meditare. A volte si prova paura perché ci sono cose di noi stessi che non vogliamo conoscere.

Come promuovete la vostra cucina? Organizziamo eventi gastronomici itineranti e, tra settembre e ottobre, apriremo il primo ristorante di Veganriot. Ci date un assaggio di menù vegan? Pasta fresca con ripieno di cicoria ripassata, condita con melanzane fritte a cubetti, pomodori datterino scottati e pinoli tostati. A seguire fette di tempeh fritte con tamari e semi tostati, purè di patate e sedano rapa con molto prezzemolo tritato fino. Per finire, una torta al cioccolato e crema, fatta quest'ultima con latte di soia o riso. NdA Press 13,60 euro 96 pg

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Cosa ti piace di più della montagna? In città sento spesso la prigionia del corpo che sta in spazi chiusi, si muove poco, fa poco con le mani. In montagna è tutto il contrario. Le attività del corpo sono tante, anche faticose. Però è proprio così che ci si riappropria dei sensi; è l’aspetto che amo di più. A chi consiglieresti di intraprendere un viaggio come il tuo? Alle persone che vogliono sperimentare la solitudine e utilizzarla per affrontare un percorso interiore. Terre di mezzo Editore 10,80 euro 104 pg

Quattro coppie di autori si sono messi ai fornelli per sperimentare e ideare un volume che è un vero e proprio progetto collettivo di cucina. Food blogger e nutrizionisti dello IEO (Istituto Europeo di Oncologia) hanno dato vita a ricette sane e gustose con un ingrediente base: gli omega-3, i grassi buoni che il nostro organismo non è in grado di produrre e che deve assumere attraverso il cibo. Nel libro ci sono ricette per tutti i giorni e per le occasioni particolari, divise per stagione, con suggerimenti per feste o gite all’aria aperta. Anche quest’anno, Vallè Italia, preziosa alleata dello IEO, devolverà i proventi del libro a sostegno del progetto Smartfood che si occupa della divulgazione scientifica della corretta alimentazione. Omega me è stato scritto da: Sara Milletti e Filippo Valoriani, Claudia magistro e Anna Rita Sabbatini; Sara Tescari, Paolo Arcuno e Lucilla Titta; Anna Maria Pellegrino e Francesca Ghelfi. Trenta Editore 19,50 euro 224 pg


A

dagiata tra la val Tidone e la val Trebbia, abbracciata dai colli piacentini costellati di vigneti, castelli e borghi antichi, la val Luretta, a una ventina di chilometri da Piacenza e a circa 90 km da Milano, è il teatro in cui opera l’azienda vinicola Luretta ospitata nel castello di Momeliano, risalente all’XI secolo. Da più di trent’anni Luretta alleva viti e produce il vino con un’impostazione inedita nella zona, unendo varie culture enologiche per reinterpretare il territorio e tentare di combinare al meglio il pensiero dell’uomo con l’ambiente naturale. I vini prodotti sono certificati biologici.

Luretta S.r.l. Castello di Momeliano 29010 Gazzola (Pc) - Italia tel. 0523971070 - Fax 0523 971589 - info@luretta.com - www.luretta.com


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di Lucia Lipari

Gioielli made in Taormina Giuliana di Franco è il più importante brand siciliano di gioielleria di alta gamma, che si distingue per il design forte e l’attenzione all’artigianalità. In foto: collana della collezione Carretti Siciliani in oro 18 kt, corallo, avorio, mammut, onice e turchese verde. Prezzo 4.179 euro

Totale beachwear Stradivarius veste l’estate con la linea Blue Paradise. A farsi notare gli occhiali specchiati divisi in 4 concetti: neon, ethnic, wild&animal prints e floral invasion. In foto: occhiali da 12,95 euro e costume da 17,95 euro

A tutto glam Parah veste l’estate. L’abito swimwear è pensato per una donna giovane ed elegante, soave e leggera. Tonalità tenui e decise per un’estate indimenticabile. Prezzo: 126 euro

Anima velvet rock Italian Independent propone un occhiale soffice e dalla superficie morbida al tatto, come se fosse rivestita di velluto, grazie al trattamento UV LUX, con borchie applicate a caldo a mano. Prezzo: 147 euro

Minimal summer L’estate, per l’uomo Massimo Dutti, è sobria e raffinata, nello stile che connota il brand in ogni occasione. Prezzo costume da bagno: 25,95 euro

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UOMO - DONNA - ACCESSORI - JUNIOR - BABY

DOLCE & GABBANA GUCCI PRADA FENDI MIU MIU DSQUARED MISSONI ROBERTO CAVALLI BURBERRY FAUSTO PUGLISI MONCLER ETRO FAY TOD'S HOGAN GALLIANO POLO RALPH LAUREN PAOLO PECORA I'M ISOLA MARRAS PIERRE BALMAIN ANDREA INCONTRI SALVATORE FERRAGAMO BOTTEGA VENETA TORY BURCH ERMENEGILDO ZEGNA C.so Umberto 1, 79, 101, 144, 170, 186 - Tel. +39 0942 23151

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di OLGA CARLINI

In Toscana, shopping con stile Come la immaginate la giornata perfetta? Se oltre a una passeggiata nel verde e un ottimo pranzo, non potete fare a meno di pensarvi immersi tra griffe e negozi alla moda, The Mall è l’indirizzo che fa per voi. Un centro outlet di lusso che farà felice voi e il vostro guardaroba

Cosa sarebbe una vacanza in Italia senza shopping? E se c’è la possibilità di coniugare grandi firme, ottimi prezzi e un contesto naturale idilliaco, poi, tanto meglio! Un indirizzo imperdibile in questo senso è quello di The Mall, centro outlet di lusso immerso nella campagna toscana, in uno spazio architettonico elegante e raffinato che ospita una selezione dei marchi più esclusivi della moda internazionale. Alexander McQueen, Armani Jeans, Balenciaga, Bottega Veneta, Burberry, Dior, Emilio Pucci, Ermenegildo Zegna, Fay, Fendi, Giorgio Armani, Gucci, Hogan, Lanvin, Loro Piana, Roberto Cavalli, Salvatore Ferragamo, Sergio Rossi, Stella McCartney, Tod’s, Valentino e Yves Saint Laurent... griffe che inevitabilmente calamitano qui, in località Leccio, nel comune di Reggello, a pochi chilometri da Firenze (collegata quotidianamente a The Mall da un comodo servizio navetta ad hoc), tutti gli appassionati di moda e tendenze. Passeggiare tra i negozi dedicati all’abbigliamento e agli accessori donna, uomo e bambino, oltre che alle fragranze, alle calzature e agli articoli per 166

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la casa dei designer più esclusivi al mondo, è reso ancora più piacevole dai vari servizi presenti all’interno dell’attrezzatissimo centro outlet. Da ricordare, in particolare, la presenza di personale multilingua, di un centro informazioni dedicato al territorio grazie al quale tracciare l’itinerario migliore per visitare la verde Toscana (e magari sfoggiare i nuovi acquisti!), dell’elegante e moderno ristorante e del caffè alla moda Dot.Com, ideali per una pausa di gusto e stile. I piatti sono realizzati usando prodotti locali e possono essere accompagnati da un’ampia selezione di vini; i visitatori possono rilassarsi sul terrazzo e ammirare le bellezze naturali circostanti gustando una fresca insalata o un delizioso panino farcito. Semplice, eppure ideale, conclusione di una giornata perfetta.

How do you imagine a perfect day? Italian life is best experienced by living, shopping and eating like a local. The Mall is a luxury outlet centre tailored to offer the visitor immaculate products at the very best possible prices. A gallery of the world’s most exclusive designers which attracts lovers of fashion from all over the world: Alexander McQueen, Armani Jeans, Balenciaga, Bottega Veneta, Burberry, Dior, Emilio Pucci, Ermenegildo Zegna, Fay, Fendi, Giorgio Armani, Gucci, Hogan, Lanvin, Loro Piana, Roberto

Cavalli, Salvatore Ferragamo, Sergio Rossi, Stella McCartney, Tod’s, Valentino and Yves Saint Laurent. Additional facilities are available to make your visit pleasant and relaxing; a tourist information point to guide you towards the intrigues of the surrounding area and an elegant and modern restaurant and a trendy café for taking a break from the intrigue of shopping. In the heart of Italy, close to the major cities of Tuscany, a visit to The Mall will not be easily forgotten.

The Mall Via Europa, 8 - Loc. Leccio, Reggello (Fi) Tel. 055.8657775 info@themall.it - www.themall.it


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di OLGA CARLINI

Il sogno di ogni mamma

Com’è unico e dolce il rapporto di ogni donna con il suo bambino, così lo sono i gioielli leBebè. Orecchini, bracciali, anelli, profumi e, per i neo papà, orologi e gemelli. Per rendere ancora più speciale un periodo indimenticabile

I gioielli leBebé interpretano quel legame unico e immenso che si crea tra la mamma e il suo bambino, un must have che unisce emozione e gusto in un unico monile. Tradizione, ricerca e passione sono i tre punti di riferimento attorno ai quali viene costruita tutta la filosofia del marchio. Il design è improntato alla semplice eleganza e alla cura per i dettagli. Fondamentale per le creazioni leBebé sono la componibilità e la possibilità di incidere sul singolo gioiello il nome del proprio bambino, per il massi168

mo della personalizzazione. Un gusto tutto italiano, manifattura artigianale e una naturale predisposizione al successo hanno collocato leBebé nella sfera dei legami e dei sentimenti senza tempo. Le serie Cuccioli, Classici, Diamantini, Pavé, Sigilli, Ricami, Exclusive, Silhouette e Dadini sono le gioiose rappresentazioni della maternità in ogni sua fase ma anche dell’essere di ogni donna, un po’ bambina un po’ inguaribile romantica. In un girotondo animato di suggestioni d’oro, diamanti e pietre, prendono vita i deliziosi monili dedicati a lei e al suo bimbo – come orecchini, bracciali, anelli, orologi, profumi – ma anche al papà, come orologi e gemelli. Per non farsi mancare nulla, le meraviglie leBebé si sono da poco arricchite della linea di bomboniere “les cadeaux” deliziosi dadini in argento in una delicata confezione con confetti rosa o celesti, e di una collezione di cornici per conservare nel tempo i ricordi più suggestivi. LeBebé è presente in tutte le migliori gioiellerie su territorio nazionale; a Capri un punto vendita esclusivo presenta tutta la collezione. LeBebé è la punta di diamante dell’azienda Lucebianca cui fanno capo anche i marchi Vera, che impreziosisce la fede nuziale conferendole un tocco glamour, e l’ultima nata Qabala, nuova linea che trasforma le lettere e i numeri della vita in emozioni da indossare e portare sempre con sè. www.lebebegioielli.com

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Un giardino immaginario LeBebé ha da poco lanciato il social network diariolebebe.com, un luogo unico e quasi magico dove le mamme si possono virtualmente incontrare, conoscere, parlare, consigliare, scambiarsi idee, pensieri, curiosità. Un giardino immaginario dove mostrare orgogliose il proprio bimbo e ritagliarsi minuti di sernità. Nelle immagini, in senso orario: una bomboniera della linea les cadeaux, un paio di orecchini in pavé di brillanti e un ciondolo personalizzabile con incisione


ECO-DESIGN HOTEL MULINO GRANDE Lusso di Campagna A due passi da Milano, nella splendida cornice del Parco Agricolo Sud, un esclusivo Mulino del '500 sapientemente ristrutturato in chiave bio-architettonica interpreta con estrema modernità la magia di una location contemporanea. Servizio di eccellenza a “Il Magiono”, il ristorante annesso all’Hotel per momenti conviviali di intima e raffinata esperienza sensoriale. Bio Spa Medicallife, per lasciare alle spalle stanchezza e stress per ritrovarsi in una magica alchimia di ambienti, atmosfere e sensazioni, dove riscoprire l’energia perduta …

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Vuoi imparare a cucinare? A partire dal 30 settembre 2013, ogni primo e terzo lunedì del mese, VdG magazine terrà, assieme agli Allievi e allo chef Pierluca Valsecchi della Fondazione Luigi Clerici, dei corsi di cucina nei locali di VdG market a Cernusco sul Naviglio. VdG Market Via Ungaretti 7 Cernusco sul Naviglio (MI) Orario: dalle 19 alle 22

2° corso

1° corso

3° corso

fresche, ripiene e all’uovo con sughi semplici e gustosi, valorizzati da oli e formaggi tipici regionali.

impasti e lavorazione per ottenere pizze e focacce, torte salate con prodotti regionali

Le paste

La pasta lievitata e le possibili preparazioni in cucina

Le farine

Il costo di partecipazione ad ognuno dei primi 4 corsi è di 30 euro a persona. Per il 5° corso la quota richiesta è invece di 50 euro. Per i corsisti, a fine serata, è contemplata la degustazione dei piatti preparati, in abbinamento a dei vini. Per iscrizioni e informazioni, telefonare al numero 02.94433020-21.

4° corso

La colazione la merenda e il dessert con prodotti da forno naturali e gustosi abbinati a vini da dessert. 5° corso

La tavola di Natale come preparare la tavola delle feste


MondoVdG I nostri eventi, le iniziative e il meglio dei prodotti enogastronomici italiani selezionati per voi e disponibili presso i nostri store


magazine

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Piccole aziende vanno “in rete” In tempi di crisi, il motto “l’unione fa la forza” più che un consiglio è una necessità. Infatti solo stringendosi attorno a un comune obiettivo anche le PMI possono affrontare la sfida dei mercati esteri. Con queste premesse è nato il progetto Eccellenza dono di natura Non tutte le recessioni vengono per nuocere, verrebbe da dire. Perché se è vero che l’Italia sta affrontando la crisi peggiore del dopoguerra, dall’altra parte proprio la congiuntura economica internazionale sembra aver rispolverato una parola magica che in molti casi può essere una vera via d’uscita, ossia “fare rete”. L’evidente e costante calo dei consumi interni, infatti, sta costringendo le nostre aziende a reagire di fronte a una situazione dagli esiti incerti. E allora, partendo dal presuppo-

sto che all’estero il made in Italy è ancora richiesto e apprezzato, bisogna aggregarsi per tentare di penetrare nuovi mercati. La sfida che siamo chiamati ad affrontare è semplice: selezionare aziende eccellenti appartenenti ai settori agroalimentare, artigianato e turismo, metterle in rete ed accompagnarle nell’individuazione di nuovi mercati di sbocco. Sono questi, in sintesi, gli obiettivi che intende perseguire il progetto Eccellenza dono di natura che la società Eskaton International, specializzata in reti di imprese e internazionalizzazione, sta portando avanti da diversi mesi e che adesso è pronto a partire.

Gli strumenti operativi In Italia, dove oltre il 98% delle imprese ha meno di dieci addetti, la nascita di reti di imprese può costituire una vera opportunità per avviare stabilmente e proficuamente i processi di internazionalizzazione. Affrontare singolarmente paesi quali gli Stati Uniti, il Sudamerica, l’Australia o gli Emirati Arabi diventerebbe altrimenti proibitivo se non impossibile. Eskaton International, in veste di partner e coor-


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Nasce il “club dell’eccellenza”

È di scena l’eccellenza dinatore, supporterà professionalmente le imprese sviluppando il progetto all’interno di Assoretipmi, l’associazione italiana delle rete di imprese. Eccellenza dono di natura renderà così concreto il concetto di aggregazione fra PMI le quali, di fronte al comune obiettivo di crescere e reagire alla crisi, inizieranno a condividere alcuni importanti strumenti. Un ufficio commerciale che opererà in outsourcing per la “rete”, una comune strategia di marketing e la costante ricerca di nuovi mercati soprattutto all’estero, sono alcuni degli strumenti previsti dal progetto che le aziende potranno utilizzare. Fiore all’occhiello del progetto sarà il portale web, realizzato con una struttura innovativa; un complesso database, infatti, consentirà di accedere alle informazioni relative alle tre principali aree: agroalimentare, artigianato e turismo. Un esempio? Accendendo con la parola chiave “vino Nero d’Avola”, ci si collegherà ai territori in cui si produce quel vino, alle proposte turistiche e agli eventi che coinvolgono la zona e alle offerte commerciali del momento. Oltre alla possibilità di effettuare ordini online, il portale multilingue potrà essere utilizzato da buyer e importatori che avranno la possibilità di rinvenire le sche-

Entro la fine del 2013 sono previste importanti iniziative legate al progetto Eccellenza dono di natura. A partire da settembre, infatti, oltre che on-line, sarà possibile acquistare tutti i prodotti presso il VdG Market di Cernusco sul Naviglio. Nello stesso mese, lo store ospiterà l’evento inaugurale del progetto: una “tre giorni dell’eccellenza” durante la quale assistere a sfilate di moda, partecipare alla “scuola dei sapori” per conoscere i segreti della Dieta Mediterranea e scoprire suggestive proposte turistiche. Le aziende che si fregiano del marchio Eccellenza dono di natura, potranno quindi partecipare al Festival della Sicilia che si svolgerà in Messico, dove saranno offerti menù siciliani e sarà allestito un temporary shop per far conoscere i nostri prodotti a pubblico e operatori.

de tecniche dei prodotti, le giacenze di magazzino e le condizioni economiche. Il software CRM (Customer Relationship Management) integrerà le funzioni del portale per mantenere un costante contatto con i clienti. Per concludere in bellezza, tra le varie attività promozionali previste, anche la presenza del brand “Eccellenza dono di natura” in occasione di prestigiosi campionati automobilistici in cui gareggiano vetture quali Ferrari, Maserati e Lamborghini che, in giro per il mondo, valorizzano il Bel Paese.

L’olio extra-vergine di oliva, il Nerello mascalese, le lenticchie nere o la confettura di pesca gialla sono alcuni dei prodotti che costituiranno un “paniere” di alta qualità. Accanto alle produzioni agroalimentari ci saranno produttori di ceramiche artistiche, abiti per bambini, alta moda femminile e accessori in pelle. E infine, e non per ordine di importanza, saranno create delle originali proposte turistiche che interesseranno località note e meno note e coinvolgeranno gli stessi produttori e artigiani che ospiteranno i turisti presso le loro aziende. La prima “rete” sarà quella che faranno le varie imprese fra loro poiché potranno condividere servizi, centralizzare acquisti o trattare con gli istituti di credito con una maggiore forza contrattuale, a vantaggio di una riduzione complessiva dei costi.

Per saperne di più: Eskaton International Via Mogadiscio, 5 – Catania Tel. 095.7159533 info@eskaton.it www.facebook.com/ EccellenzaDonoDiNatura www.eskaton.it


maGazine

selezioni

Naturale sapore di Calabria L’essere superbi e raffinati è il comune denominatore dei diversi tipi di salumi offerti dall’Azienda Agricola Ferrari, una produzione di nicchia che ha il sigillo dell’eccellenza

Azienda Agricola Ferrari Contrada Monti – Altilia (Cs) Tel. 334.5639303 www.nerocalabrese.it

«Vi assicuro che non esistono eguali e non ricordo di aver mai assaggiato una carne così saporita come quella del suino Nero calabrese. Eppure, in casa dei miei genitori ogni anno si macellavano due maiali (ahimé) bianchi! Crescevano in fretta e raggiungevano pesi considerevoli; da essi si ricavava di tutto, solo le setole non venivano utilizzate». A parlare è Adriano Ferrari, titolare dell’omonima azienda che produce salumi “al 100% Nero Calabrese”, oltre a essere un allevatore, letteralmente convertitosi alla carne di suino Nero dopo averla assaggiato e averne subito apprezzato peculiarità e gusto. L’Azienda Agricola Ferrari alleva la razza autoctona Apulo-Calabrese allo stato semibrado, selezionando rigorosamente ogni esemplare: «Il suino Nero – spiega l’allevatore atiliaro – presenta delle caratteristiche come la rusticità,

la capacità di valorizzare gli alimenti poveri, il forte istinto al pascolamento, l’elevata attitudine materna, il forte vigore sessuale del verro, che, oltre a permettere la sopravvivenza di questa razza in ambienti impossibili per altre, determina l’ottenimento di una carne ben “predisposta” alla trasformazione a cui si deve la fragranza e la rinomanza dei salumi tipici regionali». E infatti basta guardarli i prodotti Ferrari per rendersi conto di trovarsi davanti a qualcosa di unico. A saltare subito all’occhio il colore autentico, quel rosa violaceo che caratterizza le carni, come pure il bianco del grasso, dato dall’assenza del classico peperoncino, come insegna la grande scuola salumiera calabrese. D’altronde gli insaccati e i tagli interi (come la pancetta) sono deliziosi al naturale in quanto esibiscono il sapore e la fragranza innati del suino


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Un concentrato di salute

Nero, che ammette aggiustamenti semplici per rispettarne le inconfondibili caratteristiche. Elaborati da mani esperte in assoluta purezza quindi, ed esclusivamente con le carni dell’allevamento dell’Azienda Agricola Ferrari, questi salumi sono diversi da qualsiasi altra produzione proveniente dalla trasformazione suina, sia per la peculiarità delle carni che per il limitatissimo utilizzo di aromi, che nei tritati è ristretto (oltre al sale) al pepe nero in grani; per quanto riguarda i tagli interi, invece, è prevista la sola salagione, mentre il rosmarino e l’alloro sono previsti solo per il Lardo. Il peperoncino, infine, è presente esclusivamente tra gli ingredienti della ‘nduja, ma in una quantità tale da renderla “amabile” e lasciare intatto il sapore della carne, in equilibrio con la lieve e piacevole affumicatura. Gli insaccati targati Ferrari comprendono la soppressata, la salsiccia e la ‘nduja; per quanto riguardo i cosiddetti tagli interi, invece, troviamo capicollo, pancetta, guanciale e lardo.

Ricca di proteine a elevato valore biologico, contenenti amminoacidi essenziali e amminoacidi ramificati (leucina, isoleucina e valina) la carne di Nero di Calabria è molto utile per un’alimentazione sana ed equilibrata, per la crescita, ma anche per chi vuole puntare a un miglioramento della massa muscolare, come gli sportivi. A sottolinearlo svariate ricerche scientifiche, come quella della dottoressa Annamaria Carpino, Biologa Nutrizionista, dalla quale emerge come la carne del suino Nero sia ricca di ferro a elevata biodisponibilità, di zinco, rame, fosforo, selenio e magnesio; è ricchissima di vitamina B1 (tiamina), vitamina B2 (riboflavina), vitamina D, vitamina E, vitamina PP (niacina). Questa carne è, pertanto, un concentrato di nutrienti benefici e indispensabili per mantenersi in buona salute. Il merito è di una naturale e sana alimentazione degli animali: il suino Nero infatti vive all’aperto, sotto il sole, a contatto con la terra. Anche il grasso contenuto nelle sue carni, infine, risulta di buona qualità: l’acido grasso predominante è infatti l’acido oleico, un monoinsaturo molto rinomato perché presente nell’olio extravergine di oliva, dotato di un forte potere antiossidante e protettivo verso l’insorgenza di aterosclerosi.

In apertura, i suini della razza autoctona Apulo-Calabrese allo stato semibrado presso l’allevamento Ferrari. Qui, dall’alto, pancetta e capocollo di suini Nero


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Calìo e Fileno: i vini dell’estate Fuori dal coro, a tutto pasto, stupefacenti: sono queste le caratteristiche che fanno delle proposte CVA Canicattì la scelta migliore per accompagnare le cene, gli aperitivi o le serate danzanti in riva al mare

Con l’occhio sempre attento alle richieste del mercato CVA Canicattì si conferma come una realtà produttiva dinamica capace di saper intercettare con personalità le nuove tendenze in voga espresse dai consumatori attraverso la valorizzazione dei vitigni autoctoni siciliani. La gamma dei vini aziendali è costruita sul winelover attento e informato che sa interpretare al meglio i valori che l’azienda vuole comunicare. Dal forte legame con questo tipo di consumatore, CVA Canicattì propone per la bella stagione due vini pensati per un pubblico giovane e appassionato che, anche al caldo della stagione estiva, non intende rinunciare al magico mondo di Bacco. Per tutta l’estate CVA Canicattì propone Calìo e Fileno, due vini diversi e briosi che diventano gioia per il palato e risveglio dei sensi. Il primo può essere etichettato come il vino più rosso dell’estate: un blend di spessore per un vino carico di sensazioni nuove e persistenti. Ottenuto da uve di Nerello Cappuccio e Nero d’Avola, Caliò, si distingue per finezza e modernità espressiva; il suo gusto vivo e grintoso lo pone fuori dal coro, facendone una voce solista. È un vino ideale per l’Happy Hour e può essere, se raffreddato leggermente, il vino rosso dell’esta-

te. Incantevole anche l’abbinamento a piatti estivi di pesce, anche a crudo, se servito alla giusta temperatura. Il Fileno è invece un Grillo in purezza che prende vita da uve coltivate in media collina. Questo vino esprime con modernità e piacevolezza le migliori tipicità di questo importante vitigno della tradizione siciliana. Il Fileno è un vino fresco ed elegante che sorprende per il suo equilibrio e per la sua lunga e piacevole persistenza gusto-olfattiva; è un vino che stupisce per il suo abbinamento a tutto pasto: dall’aperitivo alle portate a base di pesce.

CVA Canicattì Soc. Coop. Agricola Contrada Aquilata snc Canicattì (Ag) Tel. 0922.829371 info@cvacanicatti.it www.cvacanicvatti.it


Ospitalità italiana agosto - settembre 2013  

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