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Una ragazza prima accusadi stupro due nomadi, poi ritratta. Ma la folla aveva già incendiato le baracche dei rom. Accade a Torino, Italia

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www.ilfattoquotidiano.it Nando dalla Chiesa Che cos’è

Gian Carlo Caselli «Un sogno per

stato davvero Francesco Cossiga per la democrazia repubblicana? Lo spirito dei ERIA tempi del Divo R IB IN L e lo spirito dei tempi del Caimano.

ricominciare: prima che la trasformazione prefazione di Andrea Camilleri in farsa delle idee di libertà e giustizia divenga irreversibile». in libreria

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Domenica 11 dicembre 2011 – Anno 3 – n° 295 Redazione: via Valadier n° 42 – 00193 Roma tel. +39 06 32818.1 – fax +39 06 32818.230

COMANDA SEMPRE LUI

Berlusconi subisce la cacciata di Minzolini dal TgUno ma ottiene la nomina di Maccari (Pdl). Cambiano i governi, ma nulla cambia nel sistema di potere tv

Servizio Pubblico e no di Antonio Padellaro

dc

a buona notizia è che Augusto Minzolini è stato cacciato dalla direzione del Tg1. La cattiva notizia è che al posto del direttorissimo, scivolato sulle carte di credito, Berlusconi ha imposto ai vertici di viale Mazzini l’interim di Alberto Maccari, attuale direttore dei Tg regionali. Un lottizzato pdl sull’orlo del pensionamento che per un paio di mesi terrà calda la poltrona sulla quale, se farà il bravo, potrebbe restare lui. E così, l’ex gloriosa corazzata Rai ridotta a colabrodo dagli ascolti, resta a disposizione del sire di Arcore che non tollera intrusioni o interferenze nella sua personale riserva di caccia televisiva. In questo eterno Gattopardo dove tutto cambia affinché tutto resti com’è la pietra dello scandalo diventa Michele Santoro colpevole di aver raccolto giovedì “soltanto” il 5 per cento di ascolti, stando all’Auditel, cioè a un sistema vecchio di 27 anni e sottoposto al ferreo controllo Rai-Mediaset. Un accrocco che, con garbato humor inglese, Sky si limita a definire “inadeguato”, ma solo per non dire peggio. Dunque, Santoro costretto a chiudere Annozero al culmine degli ascolti e degli introiti pubblicitari da una geniale operazione bipartisan Rai, s’inventa dall’oggi al domani un Servizio Pubblico fondato sul contributo di centomila persone e su una rete improvvisata di emittenti locali più Sky. Un miracolo che se pure fossero veri i numeri dell’accrocco Auditel, nel suo peggiore giovedì (complice un calo generale dell’informazione tv) avrebbe tenuto davanti al teleschermo un milione e 165 mila persone. Risultati che in qualsiasi altro Paese sarebbero oggetto di studio e di emulazione, ma che da noi si cerca tenacemente di sminuire affidandosi a un termometro rotto. Il perché è presto spiegato. Al gatto Rai e alla volpe Mediaset scoccia parecchio che Servizio Pubblico raccolga una consistente fetta di pubblicità. Poiché la torta se la vogliono spartire solo loro (lasciando qualche briciola a La7) sperano che a rimettere le cose a posto ci pensi l’Auditel con una sottostima degli ascolti di Santoro che impatti negativamente sui ricavi pubblicitari. E poi, per dirla tutta, non si vuole ammettere che nell'Italia in cui nulla cambia trovi sempre più spazio un giornalismo che non deve chiedere permesso a nessuno. Ci siamo riusciti noi del Fatto che chiudiamo il 2011 con una media di 73 mila copie più 25 mila abbonamenti (che dedichiamo a certi nostri critici foraggiati dai soldi pubblici). Ci sta riuscendo Servizio Pubblico con una strada tutta in salita, ma che disegna già la tv del futuro.

L

Il “direttorissimo”: “Una porcata mandarmi via. Nel Cda Rai di martedì sarà scontro sui voti incrociati. Respinti i nomi proposti da Casini. Anche sull’asta delle frequenze televisive continua Lillo e Tecce pag. 4 - 5 z a pesare il veto del padrone di Mediaset L’INTERVISTA x L’ex direttore di Oggi: “Lo scoop mi è costato caro”

“SU QUESTE FOTO B. HA MENTITO E NON SI SA ANCORA TUTTO” Uno degli scatti di Antonello Zappadu, pubblicati da “Oggi”. Per il servizio si è aperto un processo a Milano, dove Berlusconi, nei giorni scorsi, è andato in aula. Nella foto, oltre all’ex presidente del Consiglio, si riconosce l’ex Gf, Angela Sozio

Pagani pag. 6 z

MANOVRA x L’equità del decreto perde un altro pezzo

La casta contro Monti: noi non molliamo un euro (FOTO LAPRESSE)

Proposta bipartisan per un emendamento che impedisca all’esecutivo di tagliare gli stipendi dei parlamentari Zanca pag. 3 z

Udi Furio Colombo E SE FOSSE UN GOVERNO DI DESTRA? erchiamo di essere onesti. Quando abbiamo invocato il miracolo di far sparire Berlusconi, mentre eravamo umiliati, offesi, presi in giro nel mondo, non abbiamo mai detto, nella nostra invocazione, “fa che sia di sinistra chi viene dopo”. pag. 14 z

C

all’interno pag. I - VIII z

CATTIVERIE Colpiti duramente anche gli immobili. No, davvero, Bersani non merita tutto questo (www.spinoza.it)

Passeraset di Marco Travaglio

I

l ministro di Intesa e Sviluppo Corrado Passera, bontà sua, garantisce che le frequenze tv sono “un tema molto rilevante che, alla luce dei sacrifici chiesti agli italiani, è ancora più giusto affrontare. Se ci sono da raccogliere suggerimenti, questa è l’occasione che ci aiuterà a raggiungere ipotesi e posizioni ancor più approfondite”. E bravo il tecnico: al confronto Forlani, in fatto di politichese, era un dilettante. In realtà qui c’è poco da affrontare, suggerire, approfondire. Siccome le frequenze da assegnare valgono 16 miliardi e, assegnandole a pagamento con un’asta pubblica anziché gratis col beauty contest truccato, se ne incassano 4 o 5, un ministro che abbia una nozione del libero mercato da prima elementare dovrebbe semplicemente dire: care tv, se volete le frequenze in affitto dallo Stato che le possiede, le pagate; altrimenti lo Stato le tiene per sé, in attesa che qualche editore, italiano o straniero, faccia un’offerta. Punto. B. ha fatto sapere che un’asta non porterebbe un euro allo Stato perché “andrebbe deserta”. Benissimo: anche se così fosse, lo Stato deve bandirla lo stesso; se poi va deserta, almeno si tiene le frequenze. Se invece le regala, oltre a non incassare un euro, si impoverisce perché perde un bene pubblico fino al 2031 e addirittura concede all’assegnatario il diritto di rivenderlo o riaffittarlo ad altri, intascando un sacco di soldi nostri. E questo si chiama peculato, punito fino a 10 anni di carcere. Dunque non si vede cosa ci sia da affrontare, approfondire, suggerire. A meno che, si capisce, chi dispone del bene pubblico – il ministro dello Sviluppo e Telecomunicazioni, Passera – non debba qualcosa a chi vuole fregarsi quel bene. Cosa che è lecito sospettare, dopo che il Passera ha nominato il suo predecessore Paolo Romani, già inventore di “Colpo grosso” e poi del beauty contest pro Mediaset, suo “personale rappresentante in Iraq e Afghanistan” per costruire un aeroporto e una diga, in nome di un’esigenza di “continuità” che può essere soddisfatta dal solo Romani, indispensabile perché – udite udite – è stato tre volte a Kabul e a Baghdad. Il sospetto è che la vera “continuità” che Romani deve assicurare nel ministero sfuggito dalle mani di B. non attenga tanto alle dighe afghane, quanto alle tv italiane. Infatti ieri, con apposita intervista al Giornale della ditta, Romani ha avvertito Passera che annullando il beauty contest si rischia “una procedura di infrazione europea”: in realtà la procedura pende da anni come spada di Damocle sull’Italia in attesa di vedere se il mercato tv sarà aperto alla concorrenza. Quindi è proprio il beauty contest riservato ai più belli, cioè al duopolio Raiset, a farci rischiare la multa europea. Comunque, per fugare i sospetti, Passera ha un sistema semplicissimo: annullare il beauty contest e bandire un’asta pubblica a pagamento. Tanto, se B. assicura che l’asta andrà deserta, vuol dire che Mediaset non è interessata alle frequenze, dunque nessuno potrà parlare di norma anti-B. Resta però da avvertire tempestivamente Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, che l’altroieri ha fatto sapere: “Se il governo prende decisioni provocatorie come questa (l’asta a pagamento, ndr), il governo se ne va a casa”. Ma come, non ha saputo che B. non è interessato all’asta delle frequenze? Molti, e giustamente, si sono indignati per il fuorionda trasmesso da “Gli intoccabili” in cui un deputato mette all’asta il suo seggio al miglior offerente: possibile che nessuno s’indigni per Cicchitto che mette in vendita l’appoggio al governo del partito di maggioranza in cambio del regalo delle frequenze all’azienda del suo leader? L’altroieri l’ex governatore dell’Illinois Rod Blagojevich è stato condannato a 14 anni di galera e arrestato per aver tentato di vendere il seggio senatoriale liberato da Obama. Chissà qual è la pena prevista in Italia per chi mette all’asta un intero partito. A parte, si capisce, la rielezione e la promozione assicurata.


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QUALE EQUITÀ?

Decreto “salva Italia” fondato sui rincari alla pompa

21,4 mld

4,8 mld

9,2 cent

La correzione della manovra in tre anni

Gettito dall’aumento dei carburanti nel 2012

Di quanto salgono le accise sulla benzina

La tassa di cui parlano soltanto i cittadini: il salasso della benzina LO STATO APPROFITTA DEL CARTELLO DEI PETROLIERI Mario Monti (FOTO ANSA) di Stefano Feltri

è un solo punto che nella manovra non si tocca mai in questa guerra per emendamenti che si combatte nelle commissioni parlamentari e nei corridoi di Palazzo Chigi: il balzello più iniquo, l’aumento del prezzo della benzina che passa per l’innalzamento delle accise da 6,13 centesimi (ottobre 2011) a 7,05 (dal 2013). E ormai perfino nelle rilevazioni del ministero dello Sviluppo, sempre più basse del prezzo reale, il litro di benzina sfiora quota 1,6 euro. “L’Italia ha il prezzo dei carburanti più alto d’Europa e per ammontare della tassazione è seconda solo all’Olanda per la benzina e al Regno

C’

Unito per il gasolio”, scrive nella newsletter settimanale del 9 dicembre Luca Squeri, numero uno della FIGSC, associazione di categoria dei gestori degli impianti (i benzinai, insomma), stretti tra la forza contrattuale dei grandi gruppi fornitori e la rabbia dei clienti alla pompa. Secondo il Codacons, un’associazione di consumatori, il rincaro delle accise (cioè le tasse espresse in centesimi e non in percentuale) deciso dalla manovra costerà fino a 150 euro ad ogni automobilista. Senza considerare l’aumento dell’Iva e l’effetto a catena che ha sull’inflazione, perché se i camion pagano di più il gasolio, anche i prezzi dei beni trasportati saliranno. Il rincaro della benzina

era “indispensabile”, afferma il premier Mario Monti, sostenendo che il gettito previsto (4,8 miliardi nel 2012, 4,6 nel 2013, altrettanti nel 2014) serviva per per finanziare il trasporto pub-

Da otto mesi l’Antitrust indaga sul mistero dei prezzi che salgono anche quando il petrolio scende

LOMBARDIA Tutti in Svizzera per fare il pieno a Chiasso utti in Svizzera per il pieno. Da Varese a Tventato Como e poi su fino in Valtellina è diconveniente fare rifornimento oltre confine. Con la nuova stangata del governo Monti, il prezzo della verde è volato ben oltre quota 1,70 euro al litro e il gasolio sta poco sotto. Risultato: ai posti di confine con il Canton Ticino sono tornati a fare la fila i pendolari del pieno. Migliaia e migliaia di automobilisti che varcano il confine solo per pochi minuti, giusto il tempo di riempire il serbatoio. Il risparmio è garantito. Dalle parti di Chiasso la benzina costa meno di 1,40 euro mentre il carburante per vetture diesel, che in Svizzera è più costoso della verde, non supera comunque 1,50 euro. Per un pieno il risparmio può superare anche i 20 euro. Festeggiano i benzinai delle cittadine elvetiche appena oltre la frontiera (quasi tutti italiani), mentre i loro colleghi delle province di Varese e Como vedono crol-

lare gli incassi. E pensare che già da qualche anno la Regione Lombardia garantisce ai cittadini che abitano entro i 20 chilometri dal confine uno sconto che arriva al 10 per cento sul prezzo della benzina (ma non sul gasolio). Uno sconto inutile, ormai, per effetto degli aumenti a ripetizione del prelievo fiscale sui carburanti decisi prima dal governo Berlusconi e, nei giorni scorsi, da Monti. E così adesso fare il pieno in Svizzera costa comunque molto di meno rispetto all’Italia nonostante il rafforzamento del franco sull’euro negli ultimi mesi. Gli unici che si lamentano sono i benzinai italiani. I quali, con l’appoggio della Lega, potrebbero chiedere al governatore Roberto Formigoni un aggiornamento dello sconto riservato ai residenti delle zone di confine. Resta da vedere se in tempi di tagli la giunta avrà qualcosa da spendere per garantirsi il voto dei benzinai.

blico locale. Quei soldi si potevano prendere anche altrove, ma mungere gli automobilisti (cioè tutti) è sempre lo strumento più comodo. BASTA GUARDARE gli ultimi anni: il 24 novembre 2008, dati del ministero, le imposte su un litro di benzina pesavano 7,56 centesimi. Un anno dopo 7,78, nel 2010 7,95 e il 28 novembre 2011, ultima rilevazione prima della manovra, eravamo a 8,96 centesimi. Stesse dinamiche sul gasolio per auto, GPL e gasolio per il riscaldamento. Negli stessi anni il Brent, petrolio greggio quotato a Londra, ha oscillato tra i 60 e i 140 dollari. Su e giù, ma la benzina non cala mai. Come è possibile? Le compagnie petrolifere, dall’Eni all’Api, si riparano sempre dietro la stessa spiegazione: il prezzo della benzina è fatto al 45 per cento dalla materia prima, al 55 per cento dal peso fiscale e soltanto quel che resta è margine dell’operatore. Come dire: non possiamo farci molto, se il greggio sale. Peccato che il “prezzo industriale” non sia quello indicato dal Brent, che fluttua liberamente sul mercato, ma dall’indice Platts. E su questo indice c’è più di qualche sospetto. Aprendo un’indagine conoscitiva, a marzo, l’Antitrust ha scritto a proposito del Platts che “è frequentemente oggetto di osservazione da parte dell’Autorità” perché “si è spesso paventata la possibilità che le società petrolifere concordassero il prezzo di vendita secondo schemi che ad esempio prevedessero una diversa velocità di adattamento alle quotazioni di riferimento, molto rapida per i rialzi delle quotazioni e molto lenta per le variazioni al ribasso”. È lo schema perfetto: se il petrolio sale, la benzina sale, se il petrolio scen-

de la benzina resta ferma. Da oltre dieci anni in Italia c’è la diffusa convinzione che il problema si risolve solo aumentando la concorrenza, visto che tassare i produttori servirebbe solo a far aumentare ancora il prezzo alla pompa (troppo facile scaricare il rincaro sul consumatore). E aumentare la concorrenza significa favorire la diffusione dei distributori senza marchio (“bianchi”, in gergo, contrapposti ai “colorati”). Anche se è più un dogma di fede che un riscontro empirico. L’Antitrust scrive che “emerge chiaramente la funzione di stimolo concorrenziale che i punti vendita senza marchio possono svolgere”, ma poche righe sotto ammette che “non se ne conosce il numero

esatto né la localizzazione geografica. Di conseguenza, non si possono individuare con precisione né i meccanismi di stimolo concorrenziale attivati [...] né le precondizioni strutturali necessarie al loro sviluppo”. Non si sa nulla: l’indagine dell’Antitrust per sciogliere questo mistero è in corso da otto mesi. E NEL FRATTEMPO lo Stato approfitta della confusione: con prezzi in continua crescita, per colpa della rigidità del settore e della scarsa concorrenza, si riesce sempre a rifilare qualche centesimo in più al povero automobilista. Con prezzi più bassi trucchetti (che valgono più di 4 miliardi) come quello di Monti sarebbero meno praticabili.

(FONTE: UNIONE PETROLIFERA)

La lobby delle banche scarta il regalo della manovra SCUDO SULLE PASSIVITÀ, INCENTIVI ALL’USO DEL CONTANTE CHE PERMETTERANO DI RIDURRE IL PERSONALE E ICI AGEVOLATO di Giovanna Lantini Milano

ad annusarlo sono stati Inoiprimi mercati. Gli investitori hansubito colto i capitoli Salva-banche nella manovra Salva-Italia. Nel giorno della presentazione del decreto i titoli dei principali istituti di credito si sono impennati per le attese del sostegno che arriverà alle banche affamate di liquidità. È CHIARO, INFATTI, che in un sistema come quello italiano che rispetto alla media europea ha il più basso tasso di intermediazioni sui pagamenti, il blocco delle transazioni in contanti sopra i mille euro avrà degli effetti immediati sulle casse degli istituti sotto forma di crescita esponenziale degli introiti com-

missionari. Secondo le stime del giornalista Gianni Dragoni su cadoinpiedi.it. l’aumento delle transazioni gestite dalle banche potrebbe aggirarsi intorno al 30 per cento. A beneficiarne sarebbero i maggiori istituti italiani come Intesa Sanpaolo e Unicredit, per i quali si ipotizza un incremento degli utili di una decina di milioni l’anno ciascuno. Più in generale, il capogruppo Idv in commissione Finanza del Senato, Elio Lannutti, fresco di riconferma alla guida dell'associazione di consumatori Adusbef ricorda che secondo l'Abi l'ampio uso del contante costa alle banche complessivamente oltre 10 miliardi l'anno ed è facile quindi ipotizzare che la mossa del governo porterà almeno un dimezzamento della somma.

Poi c'è il capitolo pensioni: sopra i 500 euro non potranno più essere incassate in contanti. Misura che obbligherà circa 2,2 milioni di pensionati “analfabeti bancari” ad aprirsi un conto corrente che, per quanto a basso costo come promesso dal pre-

L’obbligo per i pensionati di aprire un conto corrente offre nuove opportunità di business

mier, avrà un suo prezzo e un conseguente incasso per gli istituti che saranno sicuramente tentati dalla vendita, assieme al conto, di una serie di prodotti collaterali magari più remunerativi. Lannutti è pronto a impugnare presso la Corte costituzionale il provvedimento che “consegna i vecchietti nelle grinfie dei banchieri”. Rimanendo comunque sui costi base dei conti correnti e ipotizzando un prezzo stracciatissimo degli stessi di 3,5 euro al mese, l’introito potrebbe complessivamente arrivare a 7,7 milioni al mese, per un totale annuo di poco più di 92 milioni. Manna che viene dal cielo, come sa bene il ministro-ex banchiere Corrado Passera, in tempi in cui le banche hanno seri problemi di liquidità e sono a caccia di nuovi clienti.

Da non sottovalutare, poi, l'effetto sul fronte interno della riduzione dei pagamenti in contanti che implica un calo delle operazioni allo sportello e, quindi, delle necessità di personale alla cassa. La flessione delle operazioni di prelievo, stima sempre Gianni Dragoni, potrebbero portare a un eccesso di cassieri fino al 30%. Per Intesa e Unicredit significherebbe 3-4mila esuberi dal costo medio di 70-80mila euro l’anno. Risparmi potenziali per un miliardo. MA IL REGALO di Monti alle banche non si ferma qui. E ha fatto indignare persino uno come il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri: “È intollerabile che la rivalutazione degli indici catastali per i cittadini,

secondo il governo, debba essere del 60 per cento e invece per le banche solo del 20 per cento”. Sottotraccia, poi, la questione della tassazione extra retroattiva sullo scudo fiscale che, se effettivamente realizzabile, porterà nuove commissioni agli intermediari incaricati del versamento dell'imposta, veri custodi dei tesori segreti degli italiani. Da non dimenticare, infine, la garanzia dello Stato sulle obbligazioni che gli istituti di credito emetteranno per finanziarsi. Un provvedimento che dovrebbe portare contestualmente anche a una riduzione dei salati tassi d'interesse che il sistema creditizio è attualmente costretto a pagare per approvvigionarsi di liquidità e che, con questo sistema, dovrebbero allinearsi ai tassi della Banca centrale.


Domenica 11 dicembre 2011

A Tarquinia assalto ai supermarket per i prodotti scaduti

A

QUALE EQUITÀ?

i tecnici bisognerebbe far vedere cosa sta accadendo in questo duro inverno di crisi nelle nostre città. A Tarquinia, sul retro dei nostri supermercati si forma una fila di persone che aspettano che i commessi mettano fuori dai reparti i generi alimentari scaduti”. Mauro Mazzola, sindaco del Pd di Tarquinia è uno dei tanti primi cittadini sempre in giro per la città, ed è rimasto colpito da un fenomeno

inedito: “Quando me l’hanno raccontato sono andato a vedere, perché volevo capire. La cosa che mi ha più colpito è lo spaccato sociale che ne esce fuori. Questi cittadini non sono barboni o senza casa: sono padri e madri di famiglia, dignitosissimi, impoveriti, che con molto decoro prendono merci che vengono buttate vicino ai cassonetti”. Rischiano sulla data di scadenza dei prodotti, che spesso ha un margine di sicurezza.

Prendono yogurt, mozzarelle, latticini, ma anche scatolame. Certo, può anche essere un rischio. Ma quando gli suggeriscono di fare un'ordinanza per impedire il “riciclaggio” di quei viveri scaduti Mazzola scuote la testa: “È una scelta difficile, quasi drammatica. Ma ci sono momenti in cui un sindaco deve far finta di non vedere, se serve: perché la prima cosa a cui penso è la tutela dei miei cittadini”.

LORO NON PAGANO MAI

I parlamentari difendono il loro stipendio Un emendamento per evitare la riduzione delle indennità re di far pagare l'Ici alla Chiesa si è dovuto aspettare un segnale dal cardinale Angelo Bagnasco. E i due miliardi che dovrebbero arrivare dalla tassazione dei capitali rientrati con lo scudo fiscale, come hanno notato i tecnici della Camera, sono assai incerti visto che potrebbero già essere fuggiti di nuovo in Svizzera e Lussemburgo. Insomma, di quella conferenza stampa domenicale, piena di annunci, di quelle misure che dovevano essere la contropartita per i sacrifici chiesti ai cittadini che fecero addirittura piangere il ministro Elsa Fornero, è rimasta solo la rinuncia di Monti al suo stipendio da premier.

ono riuniti da giorni nella sala del Mappamondo. I parlamentari delle commissioni Bilancio e Finanze studiano come tirare fuori l'Italia dal buco nero in cui è finita. Eppure ieri, alle 15.30, nella sala del Mappamondo hanno sfornato un'altra proposta che guarda solo al loro ombelico. La illustra il relatore del Pd, Pier Paolo Baretta: stanno pensando a un

emendamento contro il comma 7 dell’articolo 23 del decreto Salva Italia. Non vogliono che il governo possa intervenire d'urgenza sul taglio delle indennità dei parlamentari. C’è già la commissione Giovannini (Enrico, il presidente dell’Istat) che ci sta lavorando, dicono: “Deve finire il suo lavoro - tuona Baretta – ed è il Parlamento che dovrà recepirne i risultati. Non deve essere il governo a decidere per decreto”.

ANCHE all'onorevole Antonio Borghesi (Idv) è andata male pure ieri. Ha provato a sottoporre al Parlamento lo stop ai vitalizi ma non è nemmeno riuscito ad arrivare al voto: emendamento inammissibile, lede l'autonomia delle Camere. “La casta è senza vergogna - dice - Trova sempre un motivo per difendersi”. Questa volta si sono appigliati al metodo, come sul ventilato taglio delle indennità: Monti e i suoi ministri, sostengono i parlamentari, non possono scrivere che forse interverranno “d'urgenza”. E in ogni caso, spiega il presidente

Tradite le grandi promesse di Monti: abolizione delle province, tassa sugli scudati, sacrifici della casta

COSÌ, UN ALTRO dei buoni propositi di Mario Monti si schianta contro la maggioranza che li dovrà votare in Aula. È già successo con le Province: scomparsa la data del 30 novembre 2012, per l'azzeramento delle giunte e la riduzione dei consiglieri bisognerà aspettare un disegno di legge ad hoc. Capiterà probabilmente anche con la vendita delle frequenze tv, visto che il ministro Corrado Passera non dice altro che “stiamo approfondendo”. Per cominciare a pensa-

Il governo non potrà tagliare le retribuzioni per decreto, il Parlamento rivendica l’autonomia

Illustrazione di Maurizio Ceccato di Paola Zanca di Lidia Ravera

Pregando per l’Ici in un bed & breakfast STRISCIA L’ANSIA FRA I CITTADINI. Lo spread, che sale e scende, ma è sempre sopra i livelli di guardia, preoccupa più del tasso di colesterolo nel sangue, più dei trigliceridi. Entri in un negozio di generi voluttuari e vieni assalito da un nugolo di commessi famelici. È caccia all’acquirente “euro dotato”. La folla assiepata davanti alle vetrine, a contemplare i prezzi, verrà dispersa a colpi di sfollagente. “Natale sul Golgota”, sarà il prossimo cinepanettone, al posto del calendario d’Avvento, la Via Crucis. E non si parla di Resurrezione. Consapevole di questo stravolgimento delle sacre celebrazioni, la Chiesa non osa difendere il suo patrimonio immobiliare se non sommessamente. Le cliniche, i bed & breakfast, gli alberghi, i palazzi del centro affittati a iniquo canone, poiché producono reddito, a una qualche gabella dovranno sottostare, ma i luoghi di culto no. Non si paga dove si va per pregare. Quindi, d’ora in poi, si pregherà anche nei bed & breakfast e negli alberghi e nelle cliniche. Ne consegue che, chi volesse, con un modesto investimento, “trasformare la sua casa in un tempio”, come cantava l’immortale Lucio Battisti, può inoltrare richiesta d’esenzione dall’Ici. Si registrerà, quanto meno, un incremento della spiritualità. In questa valle di lacrime e sangue.

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ULTIMI NEGOZIATI

SCIOPERO E MERCATI, I TIMORI DEL PREMIER obiettivo è difficile ma non L’sindacati impossibile: convincere i a revocare lo sciopero di domani. Oggi il presidente del Consiglio Mario Monti incontra Cgil, Cisl e Uil, alla vigilia della protesta di tre ore di domani. “Per decidere se revocare o no lo sciopero ci vorrebbero risposte all’altezza della richiesta di equità. Per ora non si possono fare previsioni”, ha detto ieri Susanna Camusso, leader della Cgil. Le richieste dei sindacati, in effetti, sono impegnative: elevare la soglia di pensioni garantite (cioè che aumentano con l’inf lazione) da 960 a 1800 euro, rendere più graduale il passaggio da 40 a 42 anni per l’età della pensione di anzianità, rivedere il modo in cui viene reintrodotta l’Ici sulla prima casa per renderla

più progressiva, evitando che pesi soprattutto su chi ha reddito basso. Su tutti e tre questi punti c’è margine di trattativa, ma è praticamente impossibile che i sindacati riescano a ottenere garanzie complete da Monti. ADESSO, INFATTI, è solo il governo che decide. I parlamentari hanno presentato alla Camera oltre 1300 emendamenti (il 30 per cento sono stati giudicati inammissibili), ma ora tocca all’esecutivo decidere quali includere in un maxi-emendamento che modificherà il decreto legge della manovra. Sul testo emendato verrà poi posta la fiducia in aula. “È verosimile che il governo chieda la fiducia al Parlamento per il cospicuo numero di emenda-

menti presentati alla manovra”, ha detto ieri il presidente della Camera Gianfranco Fini. I partiti di maggioranza, sempre senza esporsi troppo per non essere accusati di intelligenza col nemico, stanno trattando tra loro e con il governo. I rappresentanti dei partiti hanno incontrato ieri il sottosegretario all’Economia Vieri Ceriani, che agisce su mandato del ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda, gelido e inflessibile guardiano dei saldi della manovra. Che non possono cambiare e neppure essere stravolti nell’equilibrio tra tagli di spesa e nuove tasse. Al Pdl serve una revisione dell’Ici (“imprescindibili modifiche”, dice il relatore Massimo Corsaro), mentre il Pd deve incassare almeno un aumento della soglia delle pensio-

ni garantite, già 1.400 euro sarebbe un buon risultato. Ancora più soddisfacente se ottenuto, come sembra probabile, da un inasprimento della patrimoniale su azioni e strumenti di risparmio o dall’aumento dell’aliquota del prelievo sui capitali scudati (oggi all’1,5 per cento, ma facilmente ritoccabile). DOMATTINA i mercati riapriranno e Monti non può permettersi che il capitale di credibilità che si è guadagnato accreditandosi come un protagonista del vertice di Bruxelles di giovedì venga dissolto dalle tensioni con partiti e sindacati sulla manovra. C’è grande incertezza su come si comporteranno gli investitori dopo aver meditato un weekend sull’esito del summit europeo in cui, a

Susanna Camusso (FOTO ANSA)

parte le promesse di un’imminente Unione fiscale, la Germania ha bloccato ogni soluzione immediata alla crisi di fiducia nel mercato del debito pubblico. Venerdì lo spread, lungi dal crollare dopo gli annunci da Bruxelles, aveva oscillato ben sopra quota 400. E domani potrebbe salire ancora, soprattutto se Monti non riesce a evitare l’impressione che i partiti gli stiano smontando una manovra che doveva essere blindatissima. Ste. Fel.

della Camera Gianfranco Fini, non possono “intervenire per decreto nell'ambito di questioni che sono di competenza esclusiva delle Camere”. “Abbiamo solo dato parere negativo per il metodo usato, per come era stata scritta”, insiste il deputato Pd Gianclaudio Bressa. Insinuano anche il dubbio, i parlamentari, che quella del premier sia stata una tattica: una frase messa lì per demagogia, per poi lasciare che siano quelli che vogliono dissentire a pagare un prezzo. Di certo Monti quelle righe le ha scritte a ragion veduta: nella commissione Giovannini c'è anche un delegato del ministero dell'Economia. E al ministro Monti deve essere arrivata voce che i dati sui livelli retributivi europei su cui misurare il taglio di quelli italiani, alla scadenza del 31 dicembre, non ci saranno mai. Lo crede anche il senatore Pd Francesco Sanna, che sta meditando di chiamare a palazzo Madama il presidente Giovannini per chiedergli conto della situazione. Fini invece esclude che “da parte del Parlamento ci possa essere un'azione dilatoria”. Non è vero che vogliono perdere tempo, dice. Ma fin dall’inizio la commissione Giovannini ha avuto l'obiettivo sottinteso di temporeggiare. Compito dei 4 commissari guidati dal presidente dell'Istat è quello di stabilire il tetto massimo per la retribuzione dei parlamentari italiani rapportandolo a quello dei loro colleghi europei. Saranno poi gli uffici di presidenza di Camera e Senato a definire l'indennità precisa. Chissà quando. IN REALTÀ quanto guadagnano i parlamentari francesi, tedeschi o spagnoli è facile scoprirlo, basta Internet. Ma il governo Berlusconi sostenne che non era il caso di affidare agli organismi presieduti da Fini e Schifani – dunque interni al Parlamento – una valutazione così delicata: meglio coinvolgere una commissione neutrale, di professori. Pare che Giovannini e gli altri abbiano preso la faccenda particolarmente sul serio. Così, riferiscono a Montecitorio, non si sono fidati delle fonti accessibili a tutti (per esempio i siti dei Parlamenti stranieri) ma hanno fatto richiesta di dati certificati direttamente alle assemblee. Con tutta la burocrazia che comporta: è chiaro che non potrà essere il professor Alberto Zito dell'università di Teramo (uno dei quattro commissari) a chiedere lumi a Westminster, ma dovrà passare per canali diplomatici e funzionari. Così la scadenza di fine dicembre si allontana. “L’emendamento servirà per dare qualche mese in più di tempo – confessa il Pdl Massimo Corsaro – diamo un nuovo termine ai lavori della commissione e il Parlamento avrà 30 giorni di tempo per applicarne i risultati”. Monti si rassegni: le sue urgenze possono aspettare.


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Domenica 11 dicembre 2011

Il 42% degli yacht intestati a “poveracci” da 20 mila euro

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MANOVRE

ullatenenti con Ferrari, poveri con yacht, indigenti con aerei ed elicotteri. Paradossi apparenti nella desolante realtà dell’evasione fiscale in Italia: il Paese dove il 42,2% delle barche di lusso è intestato a contribuenti che non superano i 20 mila euro di reddito all’anno. Così recita l’anagrafe tributaria, come ricordava ieri Il Sole 24 Ore. Anagrafe che è

un rosario di contraddizioni. Tra i 27,7 milioni di cittadini che dichiarano non più di 20 mila euro annui, ossia oltre il 66% dei contribuenti, ci sono anche gli intestatari di oltre188 mila veicoli con potenza superiore ai 185 kilowatt. Ovvero, le auto di lusso per cui scatterà il superbollo. Macchine per pochi, almeno sulla carta, che rappresentano il 20% dei modelli sul mercato. Eppure popolarissime, tra

LOTTA ALL’EVASIONE NON TUTTO È PERDUTO Cosa funziona nelle misure di Monti: carcere se si mente al Fisco e accertamenti più efficaci e meno burocratici di Bruno Tinti

a lotta all’evasione. Chi è favorevole e chi è contrario? Con buona approssimazione: i lavoratori dipendenti e i pensionati sono favorevoli e il popolo dell’IVA è contrario. Qual è il risultato di una lotta all’evasione ben fatta? I lavoratori dipendenti e i pensionati continuano a pagare le imposte che pagavano prima (con qualche eccezione per quelli – per esempio gli operai in cassa integrazione – che lavorano in nero come imbianchini e arrotondano con 500 euro al mese). Il popolo dell’Iva è costretto a pagare di più. Molto di più. Se dunque il governo Monti facesse una seria lotta all’evasione, l’accusa di fare cassa ai danni dei poveracci, lasciando ai riccastri i loro privilegi, dovrebbe cadere. A meno di non pensare che i ricchi vadano fucilati per legge, una volta che gli si faccia pagare tutto il dovuto, magari con aliquote più elevate delle attuali (se si elimina l’evasione, l’incremento delle aliquote di-

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venta effettivo, non una grida manzoniana cui corrisponde un aumento dell’evasione), l’art. 53 della Costituzione sarebbe pienamente attuato: anche loro concorrerebbero alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Quindi tutto sta a vedere se Monti la lotta all’evasione intende farla o no. Per saperlo, bisogna leggersi bene l’art. 11 della manovra che, zeppo di richiami ad altre leggi com’è, richiede un po’ di impegno.

Tutta la verità, nient’altro che la verità COMMA 1: quando il Fisco chiede qualche informazione bisogna dirgli la verità; se no, si è puniti con la reclusione fino a 2 anni. E prima? L’art. 76 del Dpr 445/2000 puniva le false dichiarazioni rese a pubblico ufficiale; ma, guarda che cosa curiosa, non quelle rese al Fisco. Non siamo ai livelli raccontati dal mio collega Davigo che si sentì dire dal direttore del carcere di Pasadena: “Qui ci sono gli evasori fiscali”. “Ma davvero?”

– disse Davigo (da noi nemmeno uno è in prigione). “Eh – disse il direttore – hanno mentito al popolo americano”. Però comunque è un buon segnale. Comma 2: gli operatori finanziari (banche, intermediari, fondi ecc.) devono (dal 1/1/2012) comunicare periodicamente all’anagrafe tributaria le movimentazioni che hanno interessato i rapporti dei loro clienti, di cui debbono fornire anche i dati identificativi. In pratica all’anagrafe arriveranno gli estratti conto (qui, va detto, si deve ancora vedere come andrà a finire perché, fermo restando l’obbligo di comunicazione, sarà l’Agenzia delle entrate a stabilire la soglia della movimentazione da comunicare; per esempio 5.000 euro no, ma 10.000 sì). Ma si fa anche adesso! Lo dice l’art. 7 del Dpr 605/73. Manco per sogno. Fino ad ora la cosa funzionava così: gli intermediari finanziari comunicavano all’anagrafe l’esistenza dei rapporti. Sicché il Fisco, se per qualche motivo (studi di settore, verifica della Gdf, ecc.), decideva di fare un accertamento (poche volte, il 10% delle dichia-

razioni presentate) a Biancochepiùbiancononsipuò, poteva interrogare l’anagrafe e scoprire quanti conti Biancoecc. aveva. Poi doveva munirsi di una serie di autorizzazioni burocratiche da fargliene passare la voglia e, a questo punto, poteva chiedere alle banche gli estratti conto. Da lì il lavoro diventava facile: come va che hai una dichiarazione da 20.000 euro e hai movimentato 500.000 euro? Spiegami. Insomma i conti correnti venivano esaminati dopo che il Fisco aveva deciso di fare l’accertamento: servivano come prova dell’evasione.

Per stanare i “giri” sospetti CON LA MANOVRA Monti la situazione è invertita. Le banche comunicano all’anagrafe gli estratti conto, quindi movimentazioni e saldi. Resta solo da paragonarli con le dichiarazioni dei redditi e si sa subito chi pinzare. Poi lo si chiama e gli si chiedono spiegazioni. Non solo; si può anche fare una scala di priorità: Biancoecc. ha una forbice tra il di-

Suv o zucca? Un manifesto della Cgil contro l’evasione (F

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chiarato e quanto depositato in conto pari a X; Grigio pari a Y; la forbice di X è > di quella di Y; controlliamo Y. Perché non ci siano dubbi sul fatto che proprio in questo modo il Fisco dovrà procedere, l’art. 11 comma 4 della manovra specifica chiaramente che le informazioni fornite dalle banche debbono essere utilizzate dall'Agenzia delle entrate per l’individuazione dei contribuenti a maggior rischio di evasione da sottoporre a controllo. Non male. Si fa sul serio. I critici: ma il nero non si fa sui conti ufficiali; si fa su quelli intestati alla nonna, alla zia, all’autista, all’amante. Vero. Ma anche questi conti saranno comunicati al Fisco; e la nonna, la zia ecc., che magari hanno una delle famigera-

te pensioni da 500 euro, si troveranno a dover spiegare come mai sono titolari di un conto dove girano 200.000 euro. “Eh, me lo ha chiesto mio nipote; poverino, è tanto bravo, mi porta sempre i dolci la domenica”. E Biancoecc è “fatto”. Tutto questo è una rivoluzione. Fermo restando che sarebbe bene riformare l’intero sistema tributario (ne ho scritto altre volte), con questa semplice (!) procedura si può davvero stanare gli evasori. Il che significa far pagare i riccastri e, quando avremo un po’ di fieno in cascina, diminuire l’imposizione sui lavoratori dipendenti e i pensionati. Secondo voi, perché quelli di prima una cosa così non l’hanno mai fatta?

IL DOSSIER La cuccagna della spartizione silenziosa di Marco Lillo

e cifre sono importanti in questa LPartiamo storia delle frequenze televisive. da quella che ha fatto più rumore: 16 miliardi di euro. Il numero magico che dovrebbe risolvere i problemi della finanza pubblica è comparso sulla prima pagina di Repubblica del 7 dicembre quando Ezio Mauro, citando un precedente articolo di Giovanni Valentini, ha stimato tale il valore delle nuove frequenze che il governo si accinge a donare alle grandi televisioni, Mediaset in testa. In nome del mercato Per capire bene la portata della partita in gioco è proprio da questa cifra che bisogna partire. Spiegando però prima a cosa si riferisce davvero. Scrive Ezio Mauro: “I cittadini cominciano a essere informati. Sanno che si devono assegnare le frequenze digitali televisive. Capiscono perfettamente che quelle frequenze sono proprietà dello Stato e dunque appartengono a tutti. Apprendono infine che le frequenze valgono sul mercato - come ha spiegato qui Giovanni Valentini 16 miliardi, cioè più di metà della manovra. E dunque, com’è possibile che questo bene pubblico così importante venga regalato agli operatori tv attraverso il beauty contest deciso dal governo Berlusconi, cioè quel “concorso di bellezza” che cede gratuitamente le frequenze a Rai e Mediaset?”. I 16 miliardi di euro però non corrispondono al valore stimato dei sei “canali” che rischiano di essere assegnati dal governo Monti gratuitamente a Mediaset, Rai e Telecom, ma al valore di tutte le frequenze televisive esistenti, comprese quelle di Repubblica Tv. La fonte primigenia della cifra adottata

La pagliuzza del beauty contest e la trave delle frequenze tv da Valentini e Mauro è il professor Antonio Sassano, uno dei massimi esperti del settore, che ha scritto su lavoce.info: “L’asta che ha assegnato le frequenze banda 800 mhz ha rivelato un valore di 50 milioni di euro a mhz e quindi potrebbe arrivare a 16 miliardi per i 40 canali dedicati alla tv e a 2,4 miliardi di euro per le sei frequenze assegnate con il concorso di bellezza”. A questo punto si potrebbe estendere il perimetro dell’analisi dell’uso delle frequenze, e dei soldi che lo Stato ne può trarre, dai sei canali del beauty contest all’intero spettro. Si scoprirebbe che il problema delle frequenze e la loro scarsa redditività per lo Stato non riguarda solo Mediaset ma tutti i soggetti che detenevano

“Repubblica” e i 16 miliardi

Nel conto anche i canali avuti in cambio di Rete A e in parte affittati all’odiata Mediaset

reti televisive analogiche di vecchio tipo e che hanno ottenuto, dopo l’avvento del digitale, un cambio molto vantaggioso. Al momento della conversione sarebbe stato logico che Mediaset, per esempio, ricevesse in cambio di tre reti analogiche un mux, cioè un fascio di frequenze digitali che occupano lo stesso spazio di un vecchio canale nell’etere, ma sul quale possono passare sei canali digitali. Invece cosa è accaduto? Mediaset ha ottenuto 4 mux, altrettanti ne ha avuti la Rai, Telecom Italia Media ne ha avuti tre. Anche Repubblica ha ottenuto una conversione generosa come gli altri: in cambio di Rete A oggi dispone di due multiplex. L’effetto di questa spartizione dell’etere tra i vecchi operatori ha prodotto una riduzione

Focus La gara su misura per il Biscione

della banda libera. Dei 40 canali Uhf solo dieci sono stati messi all’asta e sono stati pagati dalle compagnie telefoniche 3,945 miliardi. Se si adottasse lo stesso criterio, mettendo all’asta (sia per le compagnie telefoniche che per quelle televisive) anche i sei canali del beauty contest, si potrebbero incassare altri 2,4 miliardi. Rinegoziare le concessioni A questo punto però lo Stato, finora poco attento all’uso delle sue frequenze, potrebbe svegliarsi e porsi un altro quesito: quanto si potrebbe incassare dalle frequenze generosamente donate negli anni scorsi a Mediaset, Rai, Telecom, Repubblica Tv e altri? Le concessioni pagano un canone annuo ridicolo dell’uno per cento

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l beauty contest è un concorso per assegnare gratuitamente 5 multiplex, cioè pacchetti di frequenze per trasmettere in digitale terrestre. Partecipano – Sky in polemica, non “gareggia” – Rai, Mediaset, La7, Europa Way, Canale Italia e Prima Tv. Vince chi ha i “numeri” più solidi tra dipendenti e fatturato, dunque l’azienda di B. è strafavorita. Il “valore” del concorso è di circa 2,4 miliardi, che di fatto verrebbero regalati. Il governo può però cambiare regole con un semplice decreto ministeriale e indire un’asta pubblica.

ANSA)

sul fatturato e non sono eterne. Alla scadenza si potrebbero teoricamente rinegoziare. Insomma, se non si possono certamente paragonare i canali offerti negli anni passati agli operatori in cambio di una tv analogica a quelli regalati oggi dal beauty contest, è evidente che c’è una relazione tra i due problemi. Già oggi il sistema delle frequenze permette una rendita di posizione ingiustificabile a società quotate in Borsa che si sono viste assegnare dallo Stato gratuitamente negli anni scorsi frequenze per trasmettere decine di canali in cambio di poche reti analogiche. L’effetto è una strozzatura del mercato che impone alle imprese che producono contenuti di passare sotto le forche caudine di quelle che detengono questa ingiustificata rendita di posizione. Repubblica, per esempio, affitta i suoi canali (ottenuti gratuitamente dallo Stato) a Mediaset, per i canali premium, e ad altri operatori, per milioni di euro ogni anno. Telecom ha incassato 20 milioni di euro all’anno da Dahlia Tv (prima che Dahlia spirasse sotto questo peso) affittando i canali ottenuti in più rispetto alla sette e a Mtv, che aveva prima. Grazie a queste rendite garantite da un bene pubblico le società riequilibrano le perdite che realizzano quando fanno gli editori di contenuti in proprio. La7 ha coperto le perdite dovute agli ascolti bassi dei suoi programmi con l’affitto dei canali eccedenti a Dahlia. E lo stesso ha fatto Repubblica Tv con Mediaset. Quando si metterà mano al problema delle frequenze televisive bisognerà far pagare le nuove assegnazioni ma imporre anche un sacrificio a chi realizza proventi milionari grazie alle frequenze dello Stato.


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COMANDA SEMPRE LUI coloro che al Fisco assicurano di avere il denaro sì e no per andare avanti. Poveri virtuali, tra cui spuntano anche 518 possessori di aerei e un centinaio di proprietari di elicotteri. Ma la parte del leone la fanno sempre le barche: sono 42 mila quelle intestate a contribuenti sotto i 20 mila euro. Furbi che ora dovranno fare i conti con la patrimoniale, proprio come gli amanti dei velivoli e dei bolidi. Poco

male, stando alle infinite cifre dell’evasione. Secondo la Uil, nel 2010 solo poco più di 71 mila italiani (l’1,7%) ha dichiarato più di 200 mila euro all’anno. Nonostante questo, l’anno scorso in Italia sono state vendute 620 Ferrari e 151 Lamborghini ma, soprattutto, 180 mila tra Audi e Mercedes. Nel complesso, nel 2010 sono state acquistate 206 mila auto di lusso, per una media di 103 mila euro a

modello. Ma i redditi sopra i 200 mila euro, sono quasi un terzo. Tirate le somme, la patrimoniale pare quasi un parziale risarcimento. Sensazione confermata dai casi di “furbi” milionari, colti più che in flagrante. Si scopre che gli evasori adorano le Ferrari. Esemplare il caso di due anni fa di un uomo di Lovere (Bergamo), che sfrecciava spesso con la sua Ferrari 612 Scaglietti (valore sopra i 200 mila

euro), pur avendo sottratto al Fisco 25 milioni di euro. Poco prudente anche un cagliaritano, scoperto nel febbraio scorso. Possedeva due modelli del Cavallino e una Aston Martin, ma in cinque anni aveva dichiarato solo poche centinaia di euro. Monotematico un emiliano, che di Ferrari in garage ne aveva cinque, pur essendo un evasore pressoché totale. Luca De Carolis

illustrazione di Emanuele Fucecchi

PROFONDO RAI Minzo sbattuto fuori il Caimano no Maccari ad interim ma solo per un mese B. scatenato per tenere le mani sul Tg1 è sempre nebbia sul Tg1. Non si capisce mai la notizia. No, non è la rimozione coatta di Augusto Minzolini, rinviato a giudizio per peculato. No, non è il successore scelto, il grigio Alberto Maccari (quota Pdl), ex vicedirettore vicario di Clemente Mimun. La notizia è un ritorno

C’

Il direttorissimo: “Una porcata” I partiti si scannano: in Cda martedì sarà caos sui voti incrociati

L’ex vice di Mimun Una vita al Tg1, Maccari è stato vice di Mimun. Dal 2009 è direttore della Tgr. Dal novembre del 2010 all’ottobre scorso ha assunto anche la direzione ad interim di Rai Parlamento (FOTO DLM)

atteso: il Tg1 è ancora telecomandato dal Cavaliere. È ancora affare suo, di Silvio Berlusconi. I vertici Rai cedono al ricatto del centrodestra: il sacrificio di Minzolini, attore protagonista, vale la nomina di una comparsa affidabile. E dunque, preoccupata di perdere la poltrona, il dg Lorenza Lei propone un interim di 50 giorni per Alberto Maccari, già direttore dei telegiornali regionali, in pensione dal prossimo 4 gennaio. Sempre attenta a leggi, commi e re-

gole, il direttore generale ignora una delibera di pochi mesi fa: è vietato prorogare il servizio ai pensionati. La promozione di Maccari, soluzione per prendere e perdere tempo, riesce a sedare i bollenti spiriti dei berlusconiani. Troppo forti per un direttore generale debole e peraltro in scadenza di mandato a marzo. Le frenetiche riunioni di venerdì, fra consiglieri di destra e sinistra, e la benedizione del presidente Garimberti, avevano estratto una terna di nomi che piaceva al centrosinistra Pier Ferdinando Casini compreso: Massimo Franco (Corriere della Sera), Mario Orfeo (Messaggero), Marcel-

IL METODO “NASCONDI LA NOTIZIA”

EPURAZIONI, PUZZETTE DI NEONATI E SPESE FOLLI A processo per la carta di credito Prima udienza l’8 marzo: Minzolini è a giudizio per peculato, l’accusa è di note spese ingiustificate (FOTO ANSA)

di Carlo Tecce

on sarà facile dimenticare AuNgiocogusto Minzolini e rinunciare al quotidiano: Tg1, scopri dov’è nascosta la notizia. Un dramma. Anche per le mamme, più sole senza i consigli di zio Augusto: “Come evitare le puzzette dei neonati. Sì, massaggi addominali; no, tisane di mirtilli. Compra il vasettino migliore per la pupù”. L’associazione cani di piccola e media taglia protesta: addio “decalogo del bravo padrone”. I camerieri minacciano lo sciopero, orfani di un insegnamento istruttivo e assiduo: “Diventa un perfetto maggiordomo. Coltello a destra, forchetta a sinistra”. È un buon maestro chi riesce a trasmettere i segreti del mestiere. Augusto Minzolini ha censurato pacchi interi di notizie, sudore vero, per guadagnarsi il titolo emerito di “direttorissimo”, coniato con mirabile ironia da Silvio Berlusconi, grande elettore e grande protettore. In 30 mesi di guida al Tg1, spes-

so in vacanza a spese di viale Mazzini a volte in ufficio a Saxa Rubra, solitario in trincea, Minzolini non ha abbandonato né le navi da crociera né il vascello berlusconiano. Cade in battaglia con la bandiera già ammainata: “Fin quando c’è Berlusconi a Palazzo Chigi, io resto al Tg1”, disse un giorno di rara sincerità per poi smentire. Non s’aspettava di improvvisare lezioni di giurisprudenza per giustificare la sentenza di prescrizione di David Mills, virtuosamente scambiata con assoluzione: “Ancora co’ ‘sta storia. Vi ripeto, vi spiego; sono la stessa cosa”. Non fu mai troppo convincente. Come nei giorni di orgoglio socialista, quelli sì emozionanti per i Cicchitto e i Sacconi: “Bettino Craxi statista, capro espiatorio di un sistema”. La scomparsa di fatti e notizie ha espulso i telespettatori e la pubblicità durante i suoi due anni e mezzo nel servizio pubblico. Addio panino e pastone per metterci dentro governo, maggioranza e

Mills “assolto” La sentenza con cui l’avvocato inglese veniva prescritto - con riconoscimento del reato ribaltata. Minzo insiste: “Sono la stessa cosa” (FOTO ANSA)

Ruby, Lavitola e le “gogne mediatiche” Difesa a spada tratta su tutte le inchieste che hanno incrociato Berlusconi: dal bunga bunga al faccendiere della P4 (FOTO ANSA)

Cronaca semiseria di 30 mesi in sella agli ordini del capo, ma con i soldi nostri opposizione. Il suo telegiornale era un surgelato con prodotti scaduti, un misto di Gasparri, Bonaiuti e La Russa avariati che promettevano riforme e scacciavano i comunisti. Ha seppellito con freddezza le cene eleganti del Cavaliere senza mai citare Patrizia D’Addario, Ruby Rubacuori, bunga bunga, statuetta di Priapo: “Non faccio gossip”. Ha giurato di raccontare la “vita reale”, di solito confusa con la

sua vita surreale: in giro per il mondo con la carta di credito aziendale, affezionato cliente di alberghi a cinque stelle fra Dubai, Parigi, Praga, Londra, Palma di Maiorca e Marrakech. Non per vacanze, sia chiaro: “Viaggi di lavoro, incontri con fonti”. E che fonti, di classe e appetito per pranzi e cene da salasso. Impegnato a gestire relazioni e divertimenti, Minzolini ha lasciato la redazione a un gruppo di giornalisti aderenti al potere di B. o di fresca conversione. I più intelligenti. Quelli più realisti del re che aiutano il capo a eliminare i nemici senza sacrificare i fine settimana: Busi, Ferrario, De Strobel. Minzolini ha recitato monologhi a ripetizioni, editoriali telecomandati che seguivano l’agenda del Cavaliere. Incendi a Napoli per i rifiuti? No, la città è pulita e ordinata, sembra Stoccolma. Telefonate imbarazzanti fra Berlusconi e Lavitola? Intercettazioni gogna mediatica, lapidazione inaccettabile. Mercato

di deputati a Montecitorio? No, si dice responsabili. L’Aquila è morta? No, è un capolavoro di efficienza. Per anni, troppo tempo, Minzolini ha mostrato un’Italia che esiste soltanto nei suoi centri benessere. Giornaliste cotonate che apprezzano una Ferrari cabriole perché mantiene la permanente. Code ai ristoranti, resse al supermercato, traffico in autostrada, caldo ad agosto, freddo a dicembre. Già, la rubrica meteo. L’unico momento di verità, assieme ai numeri del superenalotto. Adesso che un sobrio oscurantismo s’abbatte sul telegiornale nazionale, avremo nostalgia del perfetto turista a Parigi che s’incartava su accenti francesi e riferimenti storici liceali: “Non accetto che masanielli improvvisati o Robespierre (detto Robespiè, ndr) da strapazzo si ergano a giudici inappellabili su ciò che è buona informazione”. La sua informazione è inodore perché assente. E non c’entra nulla con le puzzette di un bebè.

lo Sorgi (La Stampa). Come avrà reagito il Cavaliere? Non s'è nemmeno infilato in lunghe e laboriose trattative, anzi. Ha ordinato ai suoi di avvisare il direttore generale: o arriva Maccari, per il momento, o resta Minzolini. A quel punto, visto che di politica si vive e si muore, il direttore generale ha pensato di fermarsi per accontentare Berlusconi, e pazienza per la figuraccia con il governo di Mario Monti. Garimberti e Lorenza Lei avevano promesso al professore tre cosettine, ovviamente sobrie e condivise: l'uscita di Minzolini, un sostituito neutrale, un trionfo in Cda più che un voto unanime. E invece, contando i consiglieri incazzati e scontenti, la nomina di Maccari rischia di passare con quattro sì del centrodestra più Garimberti. Il direttore generale e il presidente, però, giocano duro: vogliono obbligare i consiglieri a votare un solo documento, in cui cacciano Minzolini e abbracciano Maccari. Un giornalista furbo, equilibrista, bravo a comporre il telegiornale di Mimun perfettamente allineato al governo di Berlusconi (2002/2006). E nel giorno in cui si scoprì impotente, Minzolini si sfoga con Tgcom24 di Mediaset: “Queste cose qui non le so, nessuno mi ha messo al corrente. Se fosse vero potrei definirla una porcata. Non parlo di complotto, ma ci sono meccanismi in questo Paese che sono paradossali. Senza ancora un primo grado di giudizio non si può fare nulla. É un meccanismo perverso”. Anche se Vittorio Feltri, Fabrizio Cicchitto, Emilio Fede (“Pure io cacciato per motivi politici”) soccorrono il direttorissimo scaricato, l'attenzione si sposta su Maccari. E il Partito democratico si agita: “Sostituire Minzolini era un atto dovuto. Sostituirlo con Maccari sarebbe l’ennesima prova di una Rai debole e subalterna”, dice l'ex ministro Paolo Gentiloni. L'Italia dei Valori sceglie parole più sapide: “Il direttore generale della Rai ha fatto l'ennesima proposta indecente: per sostituire Minzolini, megafono del governo Berlusconi, avanza la candidatura di Maccari, da sempre in quota Pdl, secondo la solita, insana lottizzazione. Dalla padella alla brace”, spiega Felice Bellisario. Il consigliere Nino Rizzo Nervo indica il pasticcio: “L'individuazione di un interim per oltre 40 giorni, peraltro attraverso la violazione della normativa Rai che vieta la proroga in servizio dei dipendenti che hanno maturato il pensionamento, contraddice qualsiasi principio di buona amministrazione aziendale e rischia di essere una confessione di impotenza. Se così fosse invito il consiglio di amministrazione e il direttore generale a prenderne responsabilmente atto”. Paolo Garimberti si difende come può: “Il cambio di Minzolini era dovuto come dicono, ma per niente scontato. Per qualcosa di definitivo bisogna aspettare, l'interim è valido e dà ampie garanzie professionali”. Guarda un po', anche Berlusconi è d'accordo. Car.Tec .


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Domenica 11 dicembre 2011

Il fotografo Zappadu e quell’obiettivo puntato su Villa Certosa di Malcom Pagani

u il servizio più caro della mia vita. Quanto lo pagai? Tanto, in tutti i sensi. Non voglio fare il martire, ma gli scatti di Zappadu fecero tremare poltrone, consigli di amministrazione e famiglie. Che si ripercuotessero su di me, alla fine, era quasi inevitabile”. Aprile 2007. Santa Pasqua. Villa Certosa. Berlusconi è in compagnia di 5 ragazze. Angela Sozio, Barbara Pedrotti e altre tre di cui non si conoscerà mai l’identità. Prima di Ruby, D’Addario e Noemi Letizia arrivò la copertina di Oggi. Pino Belleri, direttore di allora (adesso consulente Rcs) titolò “L’harem di Berlusconi” e ironizzò sulle bagattelle. Per quei fotogrammi, con l’accusa di violazione della privacy, è a giudizio. Berlusconi ha deposto l’altroieri a Milano. Dell’anatomia del suo scoop: “Il più rilevante degli ultimi 4 decenni, al livello di Lady Diana. I Berlusconi sono stati la famiglia reale degli ultimi 20 anni”, Belleri ricorda tutto. Il prima e il dopo. Il volo e la caduta. Cosa rimane oggi? Il tempo rende tutto inutile.

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“Immagini devastanti che hanno anticipato il bunga-bunga intorno alla lap dance e le 30 olgettine” Sbiadisce il quadro. Lo relativizza. Berlusconi si arrabbiò. Moltissimo. Il materiale inclinò definitivamente un matrimonio già propenso al naufragio e giunse a neanche 2 mesi dalla lettera di sua moglie Veronica Lario a Repubblica. L’animatore del Family day, al centro di una sacra festa cattolica, impegnato a manipolare tette e a frugare tra le cosce non lasciò indifferenti. Chi le portò le foto? Zappadu. Saltai sulla sedia. Mi consultai con l’editore e poi decisi di procedere. Berlusconi e

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RITRATTI DI UN REGIME

l 17 aprile 2007 il settimanale “Oggi” pubblica alcune immagini che ritraggono l’ex premier Silvio Berlusconi a villa Certosa, in Sardegna, assieme a diverse ragazze. Con alcune mano nella mano, con altre sulle sue ginocchia. Quelle foto sono state scattate dal fotografo Antonello Zappadu, balzato agli onori delle cronache a 52 anni

dopo alcuni reportage in Sardegna e in America Latina e una serie di vicende giudiziarie dalle quali è stato sempre scagionato. È la prima volta, non sarà l’ultima: nel 2009 Zappadu punta nuovamente il teleobiettivo sulla residenza del premier e immortala l’ex primo ministro ceco Topolanek nudo in piscina insieme con alcune ragazze in topless. “Vado

PINO BELLERI E B. “Foto che fecero tremare l’Italia” L’ex direttore di Oggi: “Gli scatti più cari della mia vita. Li ho pagati in tutti i sensi” Al centro, la copertina di “Oggi” con il titolo “L’harem di Berlusconi”. Oltre all’ex presidente del Consiglio, si riconosce l’ex protagonista del Gf, Angela Sozio. In alto a destra, Pino Belleri, ex direttore del settimanale (ANSA)

dai carabinieri di Cagliari per consegnare un cd: contiene 200-300 immagini. Le 700 di cui si è parlato? Ma quello è il numero degli scatti, molti dei quali poi cancellati”, dirà alla fine di maggio. E poi, ancora: le discese di B. dai voli di Stato sempre in compagnia di giovani fanciulle. Zappadu è imputato a Olbia per violazione della privacy.

gia mi precipitai al Corriere a informare il dottor Mieli. Lui convocò caporedattori e vice. Uscii da via Solferino e percorsi 400 metri. Mi chiamò un collega di Oggi. Era preoccupato. ‘Ha chiamato Belpietro. Dice che devi essere impazzito’. Chi avvertì Belpietro? Lo ignoro. Così come non sono mai riuscito a capire chi avesse informato Maria Latella che mi aiutò e a cui mi rivolsi per avvertire Veronica Lario della pubblicazione delle foto. Cosa le disse? Era alla Scala. ‘Ho già saputo, Pino’. Noi, anche per calcolo, provammo comunque a essere delicati. Il lettorato di Oggi, cattolico e conservatore in gran parte votava Pdl e le foto di B. in estasi, con l’occhio strabuzzante erano già abbastanza volgari. A Mediaset, gli alti dirigenti mi chiamarono per manifestare ‘pena’. Foto innocenti? Devastanti. Una volta Corona mi disse che le ragazze del sultano giravano per Milano guidando le Mini. ‘Leggende metropolitane’ pensai. Invece le foto di Villa Certosa mi spalancarono l’orizzonte. Non erano solo la certificazione di una menzogna detta

“Berlusconi e Bonaiuti dissero molte bugie Nessuno riprese la notizia E Belpietro mi attaccò”

Bonaiuti inventarono balle incredibili. Dissero e fecero scrivere che ero il disgraziato direttore di un ‘pornosettimanale’ e a Villa Certosa era in corso solo un raduno di Forza Italia con i fidanzati delle delegate presenti. Invece? Se si esclude la sicurezza, non c’era l’ombra di un uomo. E Berlusconi non accompagnava le sue ospiti. Faceva altro. So di cosa parlo. Vidi tutti e 400 gli scatti, anche quelli di cui il garante della privacy, con nordcoreana rapidità, impedì in soli tre giorni la futura pubblicazione.

Subì pressioni. Ci furono. A livello di direttori della mia azienda e per così dire, trasversali. L’azione fu violenta e io che sono rimasto un provinciale, calcolai male l’impatto. Credevo ne avrebbero parlato tutti. Invece il Corriere quasi nascose la notizia. Repubblica, dopo uno sciopero di due giorni si adeguò e l’unica a riprenderla fu Striscia la Notizia per dire che Berlusconi era un simpatico mandrillo. Chi c’era a Villa Certosa? Mai saputo. Se si scoprissero nomi e occupazioni passate e pre-

senti dei partecipanti alla riunione del 2007 si spiegherebbero molte cose. Curiosamente, Berlusconi ha dimenticato i nomi di chi fu ospite della sua dimora. Berlusconi sostiene che Zappadu potè fotografare dall’interno. I difensori di Berlusconi usarono il satellite. Fecero un sopralluogo di parte dieci giorni dopo e senza altri testimoni. Parlarono di rami secchi. Lasciamo perdere. Perché gli altri giornali ignorarono la notizia? Non lo so. So solo che per siner-

alla moglie e agli italiani. Erano di più. L’harem e il Berlusconi priapico esistevano. Non potevo ancora immaginare il bunga-bunga intorno alla lap dance, le 30 olgettine e il resto. Ma ci saremmo arrivati. Cosa è stato per noi Berlusconi? Un po’ Casanova, un po’ D’Annunzio, un po’ Alvaro Vitali. Un pezzo di storia. Un italiano. Ma non ne parli al passato. Non mi stupirei se tramontato il noiosissimo governo Monti, Berlusconi tornasse e rivincesse le elezioni.

Il mistero delle ospiti dell’ex premier “Chi erano? Mai saputo. Se si scoprissero nomi e occupazioni passate e presenti dei partecipanti alla riunione del 2007 si spiegherebbero molte cose”

Un anno e mezzo dopo lei fu destituito. Fu Villa Certosa a farle perdere il posto? Non ho elementi per dire che l’avvicendamento fosse consequenziale, ma neanche per sostenere il contrario. So che vendevo 600 mila copie e oggi, nonostante certi rotocalchi Rcs vadano a rotoli, i loro direttori sono solidissimi. A proposito. Lei tenne nel cassetto le foto di Sircana. Feci un atto di lealtà verso Rcs che volle acquistare e poi non pubblicare e un gesto di compassione verso suo figlio. Un ragazzino che se avesse visto il padre vicino a un trans, avrebbe avuto seri problemi a scuola. Tutto qui? Per Sircana mi hanno impalato. Intervenne anche Cossiga e al presidente, rispondere era impossibile. Una carriera bruciata in 10 secondi. La mia. Nascosi le foto, ma non ero uno scemo e non mi vergogno. Ero e resto un professionista. Fu un errore? Sbagliai un rigore, ma questo, me lo concederà, capitava anche a Maradona. Belpietro mi pugnalò e poi disse: ‘Belleri ha agito in nome di interessi superiori’. Dovevano averlo ben relazionato. Rifarebbe lo stesso? Oggi lo gestirei diversamente, ricordandomi della regola aurea: ai concorrenti non si lascia niente. Accadde con Zappadu che minacciò: ‘Prendere o lasciare, altrimenti vado all’Espresso’ e avrebbe dovuto valere anche per Sircana. Indietro, non si può tornare.

L’INTERVISTA Giandomenico Lepore, ex procuratore capo di Napoli

“Più facile incastrare un camorrista che un politico” di Antonio Massari

difficile indagare su un politico che incastraÈde,repiùmentre un camorrista”. Giandomenico Lepore sorririentra da una manifestazione anti-camorra, la prima da quando ha lasciato la procura di Napoli. Ora è in pensione. E ha soltanto un cruccio: “Sono stati sette anni splendidi, qui a Napoli, il rammarico è che mi sento ancora in grado di poter dirigere un ufficio”. Dice che è più difficile indagare su politico che incastrare un camorrista. Intanto i suoi sostituti e la polizia giudiziaria hanno arrestato l’ultimo grande latitante dei casalesi, Michele Zagaria. Me l’avevano promesso. Ed è stata mantenuta: l’hanno catturato prima della mia pensione. Una dimostrazione ulteriore della professionalità dei nostri magistrati e della nostra polizia giudiziaria: il completamento di un’attività che ci ha portato ad arrestare un gran numero di latitanti, come Giuseppe Setola e Antonio Iovine.

Non siete riusciti ad arrestare il coordinatore regionale del Pdl, Nicola Cosentino, secondo voi colluso proprio con i casalesi. Non ci siamo riusciti perché il Parlamento s’è opposto, e io non posso che rispettarne la volontà. Resto convinto che doveva essere arrestato. E ora c’è una seconda richiesta: vedremo cosa deciderà il Parlamento. Perché è più difficile colpire un politico che un camorrista? Soltanto per i dinieghi del Parlamento? Contro un camorrista si possono usare mezzi investigativi, come le intercettazioni, che è difficile utilizzare per un parlamentare. Ma è soltanto un esempio. Diciamo che nelle indagini sulla politica è molto più complicato raccogliere prove. Il suo ufficio ha convocato Berlusconi, da presidente del Consiglio, per essere interrogato come parte lesa nel procedimento contro Lavitola. Il premier non s’è mai presentato e,

nel frattempo, il fascicolo è stato trasferito a Bari e a Roma. Se tornasse indietro lo convocherebbe ugualmente? Certo. Nessuno aveva intenzione di contrastare Berlusconi. Doveva essere ascoltato come parte offesa e come persona a conoscenza dei fatti: la legge non esenta Berlusconi dal testimoniare. Se il fascicolo fosse rimasto a Napoli avremmo insistito fino alla richiesta del suo accompagnamento in Procura. Che il Parlamento, immagino, avrebbe negato. Ma noi l’avremmo richiesto. Abbiamo sempre avuto la schiena dritta: per Berlusconi non abbiamo fatto eccezioni. E le pressioni della politica, in quei mesi, si sono sentite? Eravamo sereni. Avevamo fatto il nostro dovere. Diciamo che alcuni articoli di giornale, e alcune interrogazioni parlamentari del centrodestra, mi hanno costretto a dover ribattere punto su punto. Era tempo che dovevamo dedicare all’inchiesta su Lavitola e Gianpi Tarantini. Tempo impiegato, invece, a difenderci dall’accusa di alcuni politici del centrodestra. L’arresto di Zagaria, l’indagine su Lavitola, poi

la P4 di Luigi Bisignani e Alfonso Papa, l’inchiesta su Finmeccanica e sul braccio destro di Tremonti, Marco Milanese: in questi ultimi anni – e ne citiamo soltanto alcune – la procura di Napoli è stata davvero in prima linea. E siete stati vulnerabili all’attacco di qualche talpa eccellente: nel caso della P4, s’è scoperto che Bisignani era stato avvertito d’essere sotto inchiesta… …e i suoi telefoni hanno finito di parlare, come si dice in gergo. Per l’indagine è stato un danno gravissimo. Però avevate centrato un grosso obiettivo. Le fughe di notizie sono un sistema per contrastare il nostro lavoro. Siamo stati sotto attacco più volte. E mai le fughe di notizie sono state imputabili al nostro ufficio, che ci ha soltanto rimesso. Lavitola è latitante da quando Panorama ha svelato che c’era un’indagine su di lui, per esempio, e anche su quella fuga di notizie abbiamo aperto un fascicolo. In questo caso, come per Bisignani, le conseguenze sul nostro lavoro sono state gravissime. Ma abbiamo raggiunto i nostri risultati. Bisignani ha patteggiato e Alfonso Papa, ancora ai domiciliari, è sotto processo.


Domenica 11 dicembre 2011

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Scilipoti insulta Paola Concia: “Sei come una ladra”

P

DIRITTI E ROVESCI

er il “responsabile” Scilipoti essere omosessuali è come essere ladri. “Concia è orgogliosa di essere lesbica? Va bene, ma questo che significa? Anche una persona che si dichiara ladro si dice orgogliosa di esserlo proprio perché si comporta in maniera diversa da tutti gli altri”, ha detto il deputato rivolgendosi alla collega del Partito democratico

durante il programma tv KlausCondicio. Immediate le reazioni. Di “antica ignoranza” parla il portavoce dell’Idv, Leoluca Orlando: “Esprimiamo piena solidarietà a Paola Concia per le offese volgari e gratuite ricevute oggi. È davvero triste che si debbano ancora ascoltare parole simili e si debba intervenire per difendere dei diritti fondamentali che dovrebbero essere riconosciuti

da tutti”. Dal Pd si levano gli strali di Michele Meta: “Le offese rivolte alla collega e amica Concia sono ridicole e tragiche allo stesso tempo. Se ci fosse una legge contro l'omofobia, probabilmente Scilipoti sarebbe condannato per recidiva. Per fortuna, manca poco alla fine della legislatura, così potrà tornare a occuparsi della sua unica passione, l’agopuntura”.

LA SCUSA PER LA FUGA Se cambia l’articolo 19 e la Fiom resta in fabbrica la Fiat di Marchionne se ne va a Detroit

di Salvatore

Cannavò

è un nuovo numero che aleggia sulle relazioni sindacali italiane e sul futuro della Fiat nel nostro paese, il 19. Non è un tram e nemmeno un numero del Lotto, ma l’articolo dello Statuto dei lavoratori la cui modifica costituisce l’obiettivo di Cgil e Fiom per non essere escluse dalla rappresentanza nel gruppo guidato da Sergio Marchionne ma che, se fosse toccato, potrebbe costituire il pretesto per il definitivo abbandono dell’Italia da parte della Fiat.

C’

MARCHIONNE lo fa capire quasi ogni giorno con le sue altalenanti affermazioni riguardo alla possibilità di investire significativamente nel nostro paese e in Fiat c’è chi giura che di fronte al ristabilimento di garanzie per la

Fiom, l’amministratore delegato sarebbe pronto al passo definitivo. Drammatico. La chiusura della secolare avventura industriale italiana e la definitiva ricollocazione del gruppo negli Stati Uniti. Che la posta sia così alta e altrettanto delicata lo dimostra la circospezione con cui stanno procedendo contatti e colloqui. Il ministro del Welfare Elsa Fornero, destinataria della richiesta della Cgil, non si sbilancia. Pochi giorni fa, presente all’Università di Torino per una laurea, ha detto una

sola frase ma significativa: “La Fiat è al centro dei miei pensieri ma di più non dico”. Ma il suo ministero è oggetto di una pressione riservata e costante per sbloccare una situazione complicata. IL SEGRETARIO della Cgil, Susanna Camusso, si è rivolta direttamente a lei, sabato scorso, durante l’assemblea dei delegati del suo sindacato, per chiedere la modifica dell’articolo 19 e la Fiom sta lavorando con grande discrezione per raggiungere lo stesso obiettivo. È proprio con lo sguardo rivolto a questi movimenti che Sergio Marchionne alza il tiro ogni volta che ne ha l’occasione con un avvertimento esplicito al governo: non si immischi, lasci procedere le relazioni sindacali lungo il loro corso naturale. Lo stesso pensano Cisl e Uil che non sono d’accordo alle modifiche di quell’articolo: “Se vale la difesa integrale dell’articolo 18 sui licenziamenti – dicono dalla Uil – allora deve rimanere intatto anche l’articolo 19”. Bisogna spiegare i dettagli, però, per capire la partita in corso, tesissima e discreta. L’articolo 19 della legge 300 del 1970 (lo Statuto dei lavoratori) afferma che “le rappresentanze sindacali aziendali possono essere costituite ad iniziativa dei lavoratori in ogni unità produttiva nell’ambito delle associazioni sindacali che siano firmatarie di contratti collettivi di lavoro

derazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale”, punto eliminato nell’intento di estendere la rappresentanza a tutti i sindacati anche quelli più piccoli come il sindacato di base. Invece, si ottenne l’obiettivo opposto.

Pressione del sindacato sul ministro Fornero, rapporti sempre più tesi tra Lingotto e nuovo governo

MICROMEGA Niente a che fare con Finmeccanica da quanto diffuso da Finmeccanica, la Asuedifferenza rivista MicroMega nel 2011 non ha ospitato sulle pagine nessuna pubblicità di Finmeccanica, e dunque non ha ricevuto neppure un euro. Ogni rapporto pubblicitario con Finmeccanica (iniziato nel 1992) è stato infatti interrotto a partire dal numero 6/2010 di MicroMega, su mia precisa richiesta, in quanto direttore della rivista, all’amministrazione del gruppo editoriale Repubblica/Espresso cui la testata appartiene. E ciò non appena le inchieste giornalistiche (rare, purtroppo) hanno evidenziato ombre crescenti sulla correttezza della gestione Finmeccanica, e senza attendere alcun intervento della magistratura. Paolo Flores d’Arcais

Un sit-in della Fiom. Sopra, Sergio Marchionne (FOTO EMBLEMA / ANSA)

applicati nell’unità produttiva”. Le Rsa sono i delegati nominati dal sindacato (mentre le Rsu sono le rappresentanze elette dai lavoratori previste dall’accordo di “concertazione” del 1993 tra Confindustria e sindacati; accordo che Fiat non applica essendo uscita dall’associazione di Emma Marcegaglia). In base a questo articolo le rappresentanze sono costituite solo all’interno di sindacati che firmano accordi collettivi azienda-

li. Chi non firma alla Fiat, quindi, non ha diritto alle Rsa, non ha diritto cioè all’agibilità sindacale (distacchi, assemblee, bacheche, sala riunioni, niente trattenute delle quote sindacali in busta paga, decisive per l’attività del sindacato, e così via). Prima del 1995, quando si svolse un Referendum modificativo dell’articolo 19 il diritto alle Rsa era esteso anche “nell’ambito di associazioni sindacali aderenti alle confe-

Le donne tornano in piazza in tutta Italia IL COMITATO “SE NON ORA QUANDO?” : “CI ASPETTIAMO MOLTA GENTE, É IL MOMENTO DI COSTRUIRE” di Caterina Perniconi

non le donne, chi? Mai più conSLoetroslogan di noi, mai più senza di noi”. del comitato “Se non ora quando?” si è arricchito di una frase che segna il cambiamento politico del Paese e del movimento. “Snoq” era nato per protestare contro l’immagine femminile emersa dallo scandalo escort e dal sistema di selezione della classe politica promossa da Silvio Berlusconi, al grido “mai più contro di noi”. Dopo l’avvento del governo tecnico guidato da Mario Monti, la rivendicazione si è estesa alle politiche per le donne, con una richiesta: “Mai più senza di noi”. E oggi il comitato tornerà in piazza nelle più grandi città italiane per ricordarlo a chi pensava che sarebbe scomparso con le dimissioni di Berlusconi. “Il movimento non nasceva con l’in-

tento di mandare a casa il premier – spiega Luisa Rizzitelli, manager della comunicazione, quarantenne appassionata di sport e diritti delle sportive – ma per costruire un Paese dove non sentirci delle ospiti. Abbiamo bisogno di più welfare per dare servizi alle donne, alle madri e alle anziane. E c’è tanta voglia di dimostrare che questi temi non sono contro un governo o un altro, ma un importante tentativo di costruzione”. IL RISCHIO di non riuscire ad aggregare folle, come quelle del 13 febbraio o come nella due giorni senese di luglio, c’era. Lo sfaldamento della politica è percepibile a occhio nudo ma la società civile vuole partecipare e sul territorio sono nati 120 comitati “Snoq”. “Siamo ottimiste – continua la Rizzitelli – abbiamo fatto uno sforzo enorme, non dormiamo da una settimana per l’ansia, ma abbiamo

dei riscontri entusiastici e ci appoggiano anche moltissimi uomini che mandano mail e donazioni in denaro”. IL LAVORO del comitato “Se non ora quando?” è infatti completamente autofinanziato. Come lo saranno le manifestazioni di Torino, Genova, Venezia e molte altre città. “Sul territorio hanno organizzato i pullman da soli – spiega Rizzitelli – arriveranno a piazza del Popolo donne da Napoli, Terni e Firenze. Io, con i miei quarant’anni, non ho vissuto il femminismo, ma l’entusiasmo che sento intorno a noi è potentissimo”. A Roma l’evento principale. Dalle 14 sul palco Emma Marrone, Paola Turci e Marina Rei. Poi l’Orchestra sinfonica “Europa Musica” con le arie di “Casta Diva”, “Carmen” e “Tosca”. La presentazione è affidata a Lunetta Savino che si alternerà con Paola Minaccio-

Il 13 febbraio donne in piazza a Napoli (FOTO LAPRESSE)

ni. “Il programma artistico sarà completamente dedicato alle donne di Barletta – conclude Rizzitelli – io sono nata lì e la mia casa è a dieci metri da quella crollata. Bisogna fare molto per i diritti delle donne, soprattutto sul lavoro. E noi lo chiederemo direttamente a Monti”. Oggi, una delle ragazze scomparse nella strage avrebbe compiuto 36 anni.

OGGI LA CGIL, e la Fiom, vogliono ripristinare quella dicitura, per garantirsi la presenza in Fiat. Se dovesse accadere – e la richiesta, formale, della Fiom al governo è questa – la Fiat sarebbe pronta a gesti estremi come il trasferimento immediato della sede aziendale a Detroit. Scelte che potrebbero essere motivate non solo dalla volontà di regolare i conti con la Fiom ma anche dall’andamento di mercato. La banca Morgan Stanley ha pronosticato un crollo delle vendite di auto almeno fino al 2014, data che era stata prevista dal piano industriale Fabbrica Italia – quello che chiede sacrifici ai lavoratori in cambio di 20 miliardi di investimenti – come quella in cui Fiat avrebbe raggiunto la produzione di 6 milioni di auto a livello mondiale. Secondo Morgan Stanley, invece, gli annunci di recessione spingeranno a ridurre gli investimenti e a riscrivere, di fatto, il piano industriale. Addio obiettivi. “Sergio Marchionne ha gestito Fiat Auto attraverso una forte recessione già una volta– scrive la banca Usa – La sua abilità di farlo una seconda volta potrebbe essere presto messa alla prova”. Le previsioni sono nerissime. Se a novembre il mercato automobilistico italiano è sceso del 9 per cento a dicembre potrebbe crollare del 14,7. Potrebbe quindi risultare conveniente per Marchionne e John Elkann, azionista di controllo, mollare tutto, spostare la sede negli Usa e ridurre l’Italia al rango di “Paese cacciavite”, dove le auto si montano soltanto ma si progettano altrove. Nessuna differenza, insomma, tra Torino e la Polonia e la Serbia. È IN QUESTO contesto che si svolge la trattativa per il contratto Fiat. I sindacati stanno proseguendo a oltranza e si vedranno domani per un nuovo round negoziale. Si lavora sulla base dell’accordo di Pomigliano anche se la Fim vuole modifiche su “straordinari, anzianità e partecipazione a decisioni aziendali”. E, anche tra i sindacati non conflittuali, spunta il nodo della rappresentanza: Fim, Uilm e Fismic vorrebbero presentarsi sotto l’ombrello unitario di “Unione sindacale” e divenire così, con il 27 per cento degli iscritti (la Fiom ha il 12,5) il primo sindacato in azienda.


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Domenica 11 dicembre 2011

MALITALIA di Alessio Gervasi

l fiasco di vino e le arance in tasca assieme al russare collettivo nelle fetide cuccette rimarranno lo sbiadito ricordo di un’emigrazione senza speranza alla quale si sono aggrappate milioni di persone per cinquant’anni. Da oggi Trenitalia sbatte la porta in faccia a quelli che considera italiani (anche turisti) di serie “B” mettendo in atto una sorta di federalismo delle rotaie e chi si è visto si è visto. Chi vorrà andare dalla Sicilia fino in “Continente” dovrà fare a meno di quei treni a lunga percorrenza dai nomi ridondanti – il Treno del sole (Palermo-Torino), la Freccia della laguna (Siracusa-Venezia) o il Treno dell’Etna (Catania-Milano) – che per decenni si sono arrampicati fra cielo e mare risalendo lo Stivale con una lentezza esasperante e accumulando ritardi da terzo mondo ma giungendo in qualche modo a destinazione. Un simbolo non soltanto dell’emigrazione ma anche dell’unione. Tutti questi treni sono soppressi e chi deve partire per Milano, Torino o Poggibonsi verrà scaricato dalle ferrovie a Roma e da qui si dovrà cercare una (fortuita) coincidenza. Per il percorso inverso la tappa intermedia obbligata sarà invece Bologna. Peggio ancora per chi viene dal Sud più retrivo della Trinacria dove il federalismo delle rotaie si restringe fino a diventare un binario morto. Nel 2005 erano 56 i treni circolanti da Nord a Sud e viceversa, ridotti poi a 26 e da oggi ne rimarranno 10. Con un particolare non trascurabile: le partenze saranno possibili solamente da due città dell’Isola, cinque da Palermo e cinque da Siracusa, naturalmen-

I

L’UNITÀ D’ITALIA NON VIAGGIA IN TRENO Soppressi i principali collegamenti tra la Sicilia e la terraferma e a rischio 665 posti di lavoro

BRESCIA Scorie dove servivano Procura di Brescia ha depositato la richiesta d’inLteraacidente probatorio per una super perizia sull’inopera BreBeMi. Non è dunque passata l’istanza di dissequestro che il consorzio costruttore Bbm ha presentato al Tribunale del Riesame di Brescia. Bbm, che riceveva le presunte scorie tossiche dal gruppo di Pierluca Locatelli, l’imprenditore arrestato assieme al vicepresidente del Consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani per tangenti legate allo smaltimento di rifiuti tossici. L’inchiesta di Brescia ha portato al sequestro dei due principali cantieri nei tratti Bergamasco e Milanese (Fara Olivana con Sola e di Cassano d’Adda) ma, al contrario di quanto sostenuto da Bbm, i chilometri interessati dalla presenza delle presunte sostanze tossiche utilizzate come materiale da riempimento non sarebbero solo 8 su 34. Secondo i verbali dell’inchiesta, infatti, lo stesso Locatelli avrebbe dichiarato di non sapere dove stiano le scorie “perElisabetta Reguitti ché le mandava dove servivano”.

Nel 2005 i convogli circolanti da Nord a Sud (e viceversa) erano 56, ridotti poi a 26 e da oggi solo 10 Un’immagine d’archivio della partenza da Torino del Treno del sole (FOTO LAPRESSE)

te con destinazione ultima Roma. Dunque, tanto per fare un esempio, venendo soppresso l’Agrigento-Roma e viceversa, sia gli abitanti che i turisti che a ciclo continuo vengono da mezzo mondo nella città dei Templi dovranno viaggiare in aereo, col pullman o andarsene a ciondolare a piedi. Tanto il business non si fa andando (tornando) al Sud e soltanto negli ultimi 3 anni – almeno così dice Trenitalia – sui treni notte c’è stato un calo del 25 per cento dei passeggeri. Non

è d’accordo con questi numeri Franco Spanò, segretario generale Filt Ggil, che oltre a dichiarare che così: “Viene negato ai siciliani il diritto alla mobilità e alla continuità territoriale”, dice: “Che il numero dei passeggeri sui treni notte dalla Sicilia fosse basso è una falsità. Anzi, da un anno e mezzo Trenitalia porta avanti una politica di disincentivazione, ostacolando le prenotazioni e preferendo far viaggiare i vagoni vuoti per poi usare questo argomento a sostegno delle sue ir-

responsabili scelte”. Già. L’amministratore delegato Moretti guarda altrove e pensa a come far viaggiare i passeggeri a 300 chilometri all’ora col Frecciarossa sulla tratta dalle uova d’oro Roma Milano, coccolati da luci soffuse e da steward e hostess in divisa che nei nuovi “vagoni del silenzio” faranno rispettare le regole: suonerie e cellulari banditi, avvisi con altoparlanti ridotti al minimo (partenza e arrivo) e divieto di parlare a voce alta. A gridare ci penseranno i

tanti lavoratori (non soltanto siciliani) licenziati in tronco. Secondo Fit Cisl saranno 82 (665 in tutta Italia) i lavoratori licenziati in Sicilia. Anche per questo “Lo sciopero nella regione ha una valenza in più – come spiega Mimmo Perrone, segretario regionale Fit Cisl Ferrovie, che ha indetto la protesta dalle 21 del 15 dicembre alle 21 del 16 dicembre – e ricordiamo alle istituzioni e al mondo della politica, finora assente, che mentre a Roma s’inaugura una stazione ferroviaria

ad alta velocità, nell’isola continuiamo ad assistere a tagli ai treni a lunga percorrenza e ai posti di lavoro come quelli che scatteranno domenica 11 dicembre”. Ma per fortuna prima o poi si farà il Ponte sullo Stretto, per collegare al meglio il mitico corridoio 1 Berlino-Palermo del quale si è discusso a Bruxelles giusto qualche settimana addietro, in un tavolo tecnico chiesto dalla Regione Siciliana e attorno al quale si sono seduti in tanti, anche le nostre Ferrovie.


i t n e m i t n e s & satira 11 DICEMBRE 2011

di Enrico Caria

Il ponte sulla stretta Pres. Prof. Mont, lacrime di ministri e sangue di pensionati non basteranno, ai vampiri internazionali va subito sbattuto in faccia che siamo quel popolo che nei momenti più bui ha sfornato grandi opere come la Cappella Sistina, la Costituzione e la cinquecento col tettuccio apribile. È giunta l’ora, Pres. Prof. Mont, di realizzare la Madre delle Grandi Opere, quella che straccerà il record del ponte di Akashi Kaikyō in Giappone: il Ponte sullo Stretto di Messina! Sopra ci passeranno dai 6.000 ai 9.000 automezzi all'ora, 200 treni al giorno, e poi collegamenti con le autostrade Salerno-Reggio, Messina-Catania, Messina-Palermo, con le ferrovie Tirrenica Meridionale: cantieri, sviluppo e lavoro per uscire, via sud, dalla Nuova Grande Depressione. E lei, Pres. Prof. Mont, più che da maldestro manovratore, alla Storia passerà come padre d’un New New Deal. Già l’Unto del Signore c’era andato assai vicino e nel 2005 gli amigos di Impregilo (gli stessi voluti da Berlu a Napoli per monnezza e inceneritori e perciò oggi sotto processo) vinsero la gara con un'offerta 3,88 miliardi di euro. Da allora ne passa di acqua sotto al non ponte e solo per studi e progetti abbiamo di già sborsato sui 500 milioni di euro. Quindi, a sorpresa, dopo tanti strombazzamenti l’Unto blocca i finanziamenti. Ma l'affare resta colossale, sia che il ponte venga fatto sia che resti su carta: in caso di recesso da parte dello Stato infatti c’è una penale da brivido: il 10% (388 milioni) + gli utili non conseguiti + le spese già affrontate dal 1981 = un miliardo di euro circa! E niente ponte. Pres. Prof. Mont, oggi come oggi solo i privati possono salvarci. Ma chi ha oggi tanti soldi da investire? Se “i duri non ballano” assicurava Norman Mailer, non credo che i boss leggano giornaletti satirici, posso quindi, Pres. Prof. Mont, parlarle fuor dai denti. Che mafia e ‘ndrangheta (che da sole fatturano più di 100 miliardi di euro all’anno) se ne muoiano per entrare nel business, lo sanno tutti. Allora dico io, non è il momento giusto per un trappolone? Via i certificati antimafia, basta controlli su appalti e subappalti, stop a indagini sul riciclaggio, insomma, oltre al solito, chiudiamo anche l’altro occhio e nell’affare lasciamo entrare i clan siculo-calabresi come aragoste nelle nasse e al momento giusto ZAC! Manette ai boss e sequestro di beni e capitali. Per dirla con Renato Carosone: storta va, deritta vene...

Mannelli

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Cinema

ia

opp c a n a r t s La

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ira

Sora Ces

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DAL GOVERNO UNA MOSSA VINCENTE: DITO MEDIO AL CETO MEDIO

La banda del buco

maso, dove la nuova Ici per le seconde case sarà sicuramente prota“Sono versatili, si lasciano trasportare ovunque e non si lamentano, ne gonista nelle serate più trasgressive del 2012, con bondage estremi sistemiamo tantissimi tutti i giorni, in aziende e presso privati.Vi serdi ingegneri consenzienti e conturbanti commercianti onesti, questi ve qualcuno che paghi l’una tantum perché altrimenti, con tutti ultimi molto richiesti perché rari. Nell’ambiente si parla a gli evasori che ci sono, i conti non tornano? Eccoli lì, mezza voce di un vero fenomeno della scena maso itasubito pronti. Pure a prendersi gli schiaffi al vostro di Andrea Aloi liana, Angelo Meneghelli di Carpi. Rappresentante con posto durante una lite per strada o in tinello. I conesperienza trentennale nel settore della ceramica, già mister Irpef sumi? Grazie al premier Monti ormai più che contenuti, dicianel 2008 e 2010, nome d’arte “Divaricator”, vuol arricchire la sua mo pure ridotti all’essenziale”. performance compilando davanti al pubblico e inginocchiato su Da parte delle agenzie di collocamento il puntine da disegno il modulo per l’acconto Ici della sua casa vacanze coro è unanime: come capro espiatorio, i di Cesenatico, una sontuosa dimora di 44 metri quadri con vista sul tartassati del ceto medio dipendente soretro dell’hotel Vanessa. Ma il nerbo della nazione è costituito da un no il massimo. Più li impadùli selvaggiamente più loro pagano puntualmente l’Irpef, l’Ici, ceto medio che obbedisce tacendo e non cerca le luci della ribalta, la soddisfazione di fare del bene pagando vagoni di tasse, ad esempio le tasse sull’Iva da pagare per il gas (tutto vecontribuendo all'utilissima e fondamentale missione militare in ro: guardate bene la bolletta), le accise, le ‘acci sua e tutto quanto fa Afghanistan, è meglio del più inaspettato rimborso Irpef. Repubblica Italiana fin dai tempi di Faust Bertinotti, il disobbediente Fare da capro espiatorio lasciandosi prosciugare docilmente il porpiù d’accordo del dopoguerra, quello che aveva lanciato lo slogan tafogli è una vocazione, un metodo sicuro per superare il senso di “Anche i ricchi piangano”, facendo passare l’idea che era giustissimo colpa dopo essere andati in pizzeria due volte nell’ultimo mese con far convivere nella stessa aliquota “maximum premium” alla norvemoglie e figli e una volta anche al cinema. gese gente come Flavio Briatore,Vasco Rossi, Luca di Montezemolo Un modo unico per capire meglio di qualunque altra categoria soe un qualsiasi quadretto d’azienda con vent’anni di anzianità. ciale che l’Agenzia delle Entrate da qualche buco deve pur passare. Col governo risanatore dei professori il sistema è stato ulteriorGrazie Italia meravigliosa. mente perfezionato ed è diventato oggetto di culto nei club sado-


SPECIALE ARREDAMENTO

Enorme successo della Lega Nord

nei mercatini dell’antiquariato

Non buttate i leghisti, possono ancora valere qualcosa! Da Sotheby’s battuto un Roberto Maroni. La base leghista: “L’avete battuto troppo poco!”. Rosi Mauro esposta al Moma di New York: due visitatori colti da infarto. Calano le quotazioni di Umberto Bossi, ma solo perché il restauro costa troppo.

Va a ruba nei mercatini dell’antiquariato.

Per trovarla si setacciano le soffitte e le cantine dei nonni e con lei i rigattieri fanno affari d’oro. È la Lega Nord, l’ultima frontiera degli oggetti in disuso che fanno arredamento e ricordano i tempi andati, l’ultima trovata del brocantage.“Io ho messo Calderoli sul caminetto – dice un arredatore di

di Alessandro Robecchi

Milano – e, a parte il fatto che ogni tanto dice una puttanata, sta tanto bene con la tappezzeria. Oltretutto la testa è in legno massello, se cade non si rompe”. Data la moda, ovviamente i prezzi sono schizzati alle stelle. Borghezio, che teorizza l’unione della Padania con la Baviera e la Svizzera, vale ormai tra i 35 e i 40 euro e viene consegnato in tranci surgelati. La Lega è passata in due settimane da forza politica che esprimeva ben tre ministri a fenomeno etnico folcloristico, l’ideale per chi si è stufato dei pittoreschi comodini cinesi in bambù. Il Natale imminente, poi, ha fatto il resto e si è verificato un boom di richieste: per avere Renzo Bossi nel presepe vivente si è scatenata una gara tra vari comuni del Nord. Nei comuni del Sud, invece, i leghisti continuano ad apprezzarli di più appesi all’albero. Ormai è una febbre. Da Sotheby’s è stato battuto un Roberto Maroni per la bellezza di 3.500 euro, 500 per il bell’esemplare ben conservato e 3.000 per gli occhialini da pirla. Se l’è aggiudicato un collezionista di Como, che lo metterà in giardino per spaventare i passeri. Molto richiesto anche Roberto Castelli. Una volta ceramicato con le braccia tese è stato trasformato in un pittoresco appendiabiti, vanto di un noto ristorante pugliese di Verona.

II

Della Lega Nord si occupano ormai solo archeologi della politica e collezionisti d’arte contemporanea: Rosi Mauro sembra un’opera di Cattelan, e tra l’altro nemmeno delle più brutte. Il pezzo forte rimane ovviamente il segretario federale Umberto Bossi che ha ottime quotazioni.“È un po’ danneggiato – dice un perito d’arte – ma in un ambiente rustico può fare la sua figura”.


MANOVRA, PRESEPE SALVATO DAI POLITICI: «GIÙ LE MANI DALLA MANGIATOIA»

Tu scendi

dallo di Lia Celi

spread

Il primo grido di ribellione è venuto da Giuseppe: «Io l’Imu sui fabbricati rurali per la capanna non la pago. Quest’anno si resta a Nazaret».

Gli ha fatto eco la Madonna: «Sant’Anna, mia madre, non ha ancora maturato 42 anni di contributi per la pensione e deve lavorare: chi mi aiuterà col Bambino? L’avessi saputo prima avrei rinunciato». Anche re Erode mugugna: «Non c’è più gusto a massacrare gli innocenti: ci pensa già il governo». La manovra di Mario Monti si abbatte come un tornado sul presepe, mettendo a rischio la Notte più santa. Tartassati dai sacrifici chiesti dall’esecutivo, la Sacra Famiglia e i pastori potrebbero disertare la stalla, e l’unica carola natalizia sarà «Tu sali alle stelle», dedicata al prezzo dei carburanti. «Ma anche a quello della biada per l’asino», lamenta Giuseppe, «che pure è un diesel. E mi hanno negato l’incentivo per il riscaldamento: il bue non è considerato fonte rinnovabile». «Spiacente, quest’anno le mie pagnotte devo darle tutte allo Stato», spiega la donnina del pane, veterana del presepe. «E poi con la liberalizzazione degli orari devo lavorare anche la notte di Natale, o il fornaio egiziano dell’angolo mi ruba tutti i clienti».

I pecorai daranno forfait: «Monti ha alleggerito l’Irap a tutti, tranne che alle piccole imprese agrizootecniche. Eppure noi pastori siamo la spina dorsale del presepe. Quest’anno andremo ad adorare Carlin Petrini di Slowfood, uno che capisce i nostri problemi». Per tamponare la fuga dei personaggi più cari, molti cultori del presepe hanno collocato accanto al pozzo un Monti di gesso che spiega la manovra al pescivendolo e al dormiglione; chi può permetterselo ha aggiunto anche la statuina del ministro Fornero che piange. Ma non è detto che funzioni: durante le prossime feste per le vie di Betlemme potrebbero esserci solo i soldati romani (la manovra non prevede tagli alla difesa) e i Re Magi, i nababbi venuti dall’Est: «Per fortuna Monti ha tassato elicotteri, yacht e fuoriserie, ma non i cammelli,» commentano Melchiorre e Baldassarre, che non faranno mancare incenso e mirra. Assente Gaspare, il re che donava l’oro: «Già devo pagare la tassa-bis sull’oro scudato che ho portato l’anno scorso,» fa sapere, «stavolta lo lascio in Svizzera». Ma il vero problema per i Magi sarà capire quale cometa seguire: «Da quest’anno tutte le stelle devono avere la coda. È per la tracciabilità».

Dacci oggi la nostra

privacy quotidiana Gentile Direttore, collaboro con questo inserto sin dal primo numero e regolarmente mando alla redazione i miei pezzi satirici, attenendomi scrupolosamente alla linea editoriale e agli standard richiesti. Per queste ragioni, e per la stima che provo per voi e che spero sia reciproca, trovo sconcertante che ogni settimana il mio pezzo, che con fiducia affido a Voi, venga pubblicato sul vostro inserto e reso pubblico, leggibile agli occhi di tutti. Si tratta di una grave e vergognosa violazione della mia privacy! Quello che io penso e scrivo su questo giornale dovrebbe essere tutelato e preservato dallo sguardo indiscreto dei lettori. La invito pertanto e con effetto immediato a non pubblicarmi mai più o a mandare in stampa i miei pezzi completamente oscurati –compreso questo; altrimenti mi vedrò costretto a denunciarla all’Authority. Distinti saluti.

e nascondere a noi stessi il fatto che in realtà siamo soli e privi di senso, ininfluenti creature di passaggio in questo mondo pieno di cuffie e microfoni ma dove non c’è niente da sentire né niente da dire.

di Saverio Raimondo

Ridicolo, non è vero? Sì; come tutto il dibattito sulla privacy. Ogni giorno esce una nuova notizia che, in sintesi, dice che la nostra privacy è minacciata: su Facebook, su Gmail, su Skype, sugli smartphone, tramite software, siamo tutti spiati e violati. TUTTI. Come se le nostre vite interessassero a qualcuno... come se le nostre vite fossero interessanti... Ma sai che cazzo gliene frega a chiunque delle nostre vite mediocri e banali, aride, meschine e noiose? Questo dirsi “siamo tutti intercettati” è il più ridicolo atto di presunzione di massa nella Storia, il patetico tentativo da parte dell'Umanità di darsi un senso e un valore non più tramite un ipotetico Dio, ma tramite un altrettanto ipotetico (e ancor più improbabile) maresciallo dei carabinieri, o hacker. La privacy non esiste: è un finto diritto che ci siamo inventati per poterlo rivendicare istericamente,

III

Quel che resta

del porno di Nicola Baldoni

Non si può uscire dalla verità della Tv, così come non si esce dalla lebbra. Qualcosa ti rimarrà per sempre addosso. Se poi sei passato per Mediaset nessuno vedrà la differenza. I migliori di noi la chiamano giustizia. Ma realmente una volta che hai visto qualcuno in Tv, non ti liberi dall’idea che t’appartenga. Così in un bar sento che Nadia Macrì, l’escort che ad Annozero raccontò le notti di Arcore, denaro e copule col Padrone, si è data al cinema porno, e sento anche che ho il diritto di vederla nuda e all’opera. Torno a casa. Internet. La vedo. Il film si chiama Confessioni scandalose di una escort, la tribolazione nazionale è usata a traino pubblicitario. Ed è già un buon inizio. A Nadia danno da lavorare un ex tronista di Maria De Filippi. Per cui tra l’amante del Nano e un fiore della padrona della Tv italiana, sai che in quei 6 minuti e 29 di copula è conchiuso un pezzo di storia del costume del tuo paese. Fa male, ma è così. Com’è? Il guaio è che non riesci a toglierti Annozero dalla testa ed è insostenibile vedere un pompino con la paura che arrivi Travaglio a difendere il pool di Milano. Vi sfido poi a guardare un porno, prendere appunti per l’articolo e intanto togliete gli aloni bianchi dallo schermo del Pc. Comunque la mettiate una mano vi mancherà sempre. La scena: il tipo è su una dune buggy, Nadia lo fa scendere, l’appoggia a una parete e si dà il via alla copula. La monta vera e propria avviene su un disgraziato muretto di tufo e colate di cemento, da periferia di Malagrotta. Ma siccome si deve dare un’idea di lusso e Villa Certosa, sugli scalini ci sono cuscini in poliestere, in numero di 8, dell’Ikea e un gruppetto di lumini. I lumini non si distinguono da quelli alla citronella contro le zanzare né da quelli più propriamente funerari. Così, mentre Nadia si inginocchia, oltre alla venuta di Travaglio temi anche la comparsa della buonanima del nonno. Il risultato della scena, nel caso, sarebbe imponente. Nadia, poi, guarda in camera, a chiedere conferma di star facendo bene. Il tronista ha un Rolex che è grande due volte il pene. Ciò può far colpo all’inizio dell’appuntamento, al suo culmine, meno. Ho visto nuda e all’opera chi fu pagata dal premier, ho imparato qualcosa? So che c’erano due che non vedevano l’ora di finire mentre erano nell’attimo più complicato dato all’uomo. So che non erano felici. A dar retta alla scena nell’Italia della crisi per continuare a esistere e a lavorare ti devi inginocchiare. Davanti a te c’è uno uscito da Mediaset. Alle tue spalle, un lumino.


IL GRANDE solo successi internazionali! CINEMADEL

la strana coppia

Basta, non mi sopporto più nemmeno da solo. Perfino Hans Christian Andersen era più corrosivo di me! Sto alla satira come una cicca spenta sta all'incendio di S.Francisco. 'Un c'è più nemmeno Berlusconi! E ora di 'osa parlo? Mi butto di sotto e 'un se ne parla più!

Roberto! Chiudi quella finestra Niholetta, o come lo scrivo un filme, e scrivi subito un film con Cerami mi sto buttando di sotto, ti pare che che ci dobbiamo comprare il lo fo con carta e penna? panfilo con la piscina! Ti ho messo lo scontrino del supermercato sul tavolo. Scrivi sul retro, basterà. Tanto fate sempre lo stesso film.

Roberto Benigni! La adoro! Mi dice una battutaccia toscanaccia delle sue?

'Un so dove andare, lui m'aiuterà, in fondo s'è cominciato insieme...certo, l'è tanto che l'ho perso di vista...

Sì. Allora, c'è Berlusconi...

'Un mi posso nemmeno ammazzare in pace che quella ci mette bocca! Roberto, fa' questo, Roberto, fa' quello...o che sono, il su' gingillo? Me ne vado! Vedrà se poi le fanno fare l'attrice! E se gliela fanno fare, la pagano in Ciappi, altro che panfilo!

maremma maiala! Roberto! 'un ci posso credere! Ciao, Cioni, son proprio io! Però 'un bestemmiare che Gesù piange. Mi puoi ospitare?

Mi sono separato dalla Niholetta. 'Un ne potevo più. Mi 'omandava a bacchetta, mi toccava metterla in tutti i film...

Me la rihordo in Pinocchio, appena parlava l'omini in sala diventavano sterili...

Certo! Zio 'antante, o che tu hai fatto in tutto codesto tempo?

Ancora? Che palle...

Ho preso l'Oscar. Però, 'un bestemmiare te l'ho detto, è da persone maleducate. Posso entrare?

'Un ci posso credere! Te tu che ti sposi in chiesa?! E Benignaccio comunistaccio woytilaccio con Berlinguer in braccio?

Maremma 'mpiastrata di 'atrame e Nutella, o che tu hai dire su di me? Eri fantastiho quando facevi me! Te tu te lo sei scordato Giuseppe Bertolucci che filme 'he t'ha fatto fare? Eri a livello di Totò! Di Pasolini!

Hai messo le posate storte. Non sono perfettamente parallele. E sulla tovaglia c'è una macchia. Se mi dai del detersivo te la lavo, sono bravo, a casa lo faccio io. Roberto, o che ce ne frega della tovaglia! Si fa bisboccia, Zio cammello! Si chiama gli amici e si va a troie! Toh, bevi!

eri vero!

non bevo alcool. l'immagine è importante. Te sei troppo cheap e scarmigliato. Io vesto bene e i 'apelli li taglio e li tingo mogano.

O Cioni, te tu sei sempre stato un idealista. Mica potevo fare il comunistaccio tutta la vita, capirai, altro che Oscar! Stavo ancora a fare te nei teatrini off! Dove sono le pattìne?

Pare di sentì parlà Berlusconi. 400.000 euri in tempi di crisi con la gente che non può più nemmeno andare in pensione? Sai 'he ti dico? Vattene all'Hilton che qua non c'è posto!

Roberto! Te tu hai cantato la nostra canzone su RAI1 senza interpellarmi?!

E 'un si tradisce la moglie con donne di malaffare! La famiglia unita dal Signore è il cardine della società!

Roberto, te tu mi fai paura! Meno male 'he ti conosco bene e so che non ci credi.

Te tu hai ragione, ma devo rassicurare, devo essere ehumeniho! Da Fiorello ho cantato 'Inno del corpo sciolto' davanti a 12 milioni di spettatori!

CON: MATTEO

...e poi il matrimonio in chiesa...

Avresti detto di no, fai il puro e duro, sei antico! 400.000 euro, m'hanno dato! La Niholetta ha già fatto disegnare lo scafo e mezza tolda!

“ IL GIOVANE” PONTES E LUCA “IL LETTORE VINCITORE” GIORGI. MONTAGGIO: PAOLO CUCCI.

IV

Meglio, qua c'è troppo disordine, sembra la casa di un comunista...

THE ODD COUPLE - THE END


La manovra MACCHÉ PENSIONI, ERA SOLO UN DEPISTAGGIO.

è bellissima! Clamorose rivelazioni: non è vero che ci fanno il culo! La riforma delle pensioni, i tagli, le tasse erano solo uno spauracchio per farci diventare virtuosi. Il governo Monti, che già ha dimostrato la propria sensibilità con le lacrime, ha scelto la giustizia, l’equità, la tutela dei deboli, il benessere sociale, la civiltà. Dal governo tecnico una forza spiega le sue ali, parole che dicono “gli uomini sono tutti uguali”.

di Paolo Aleandri

Vieni avanti Cremlino

Con un colpo a sorpresa, Monti ci regala un Natale coi fiocchi. I provvedimenti sono

tutti giusti, tutti fichissimi, tutti equissimi. Che la Chiesa verrà costretta a pagare l’Ici, che le frequenze televisive saranno messe all’asta e non regalate a Mediaset e Rai è già noto. Ma è il resto della manovra a fare impressione. Invece della riforma delle pensioni, si tagliano le spese militari. Nel 2010, con tutti i cazzi che già avevamo vicinissimi al culo, le spese militari sono aumentate dell’8,4%: più o meno 20 miliardi di euro, l’1,283% del Pil. Ma i militari hanno già presentato una lista della spesa cazzutissima, miliardi di euro (solo i caccia F35 ne costeranno 16) ed ogni tipo di aggeggio tecnologico per essere veramente micidiali in guerra. Visto che noi la guerra non la facciamo, si è detto Monti, non ci servono a niente.

di Andrea Garello

Invece, diremo “è nostro” riappropriandoci di tutti i patrimoni illegali. Non è difficile: se i soldi stanno da qualche parte sono registrati. Difficile scovarli? Mario ingaggerà migliaia di giovani hacker dei centri sociali, metterà a loro disposizione le reti telematiche delle banche e di tutte le amministrazioni. A fare il culo ai delinquenti, che abbiano la camicia bianca o sporca di sangue, ci vorrà pochissimo! Ma non basta. Mario vuole convincerci che eliminando gli enormi sprechi e la corruzione, il welfare fa bene ai cittadini e anche all’economia. Asili gratuiti e ben funzionanti garantiranno che i genitori possano lavorare tranquilli ed avere un po’ più di soldi da spendere. Lavori socialmente utili creeranno reddito ed eviteranno che le città siamo sommerse dalle alluvioni, che i motorini scivolino sulle foglie marce, che i luoghi pubblici siano sporchi e poco accoglienti, che gli autobus passino spesso. Non è vero che sono cose che non possiamo permetterci. Quello che non possiamo permetterci è il furto e la dissipazione della ricchezza nazionale. Ridatecela, dice Monti, vedrete che ci basta. Per le missioni di pace basta qualche bandierina bianca, qualche mazzo di fiori, qualche hippy, qualche ospedale e qualche scuola da costruire. Per scardinare del tutto ogni empito nazionalista, possiamo fare cassa con i mari e le montagne. Non vendendoli ai privati, come avrebbe fatto prima o poi Berlusconi, ma sviluppando accordi bilaterali geopolitici. La Svizzera, ad esempio, non ha il mare. Non è bello, e forse neanche giusto, che i suoi cittadini debbano andare all’estero anche per una semplice domenica in spiaggia. Dunque, cederemo loro la costiera romagnola e il lido di Venezia, più un pezzettino fino fino di territorio per poterli raggiungere in macchina rimanendo in territorio elvetico. I lavori necessari dovranno essere eseguiti da maestranze italiane ma pagate dagli svizzeri, con una bella iniezione di capitali esteri nella nostra economia. Certo, Rimini sarà in provincia di Lugano ma che ce ne frega? Ci andremo lo stesso anche se non potremo dire “è mio”.

Com’è triste il declino della tirannide nella Madre Russia, incarnato dal volto anemico di Vladimir Putin. In principio erano gli Zar della famiglia Romanov, gente con splendide divise da portiere d’albergo e alberi genealogici più intricati della trama di Lost. In trecento anni di potere assoluto, tra una guerra e l’altra, abbellirono i loro palazzi di splendide opere d’arte, cosicché i posteri dei sopravvissuti ai loro bagni di sangue potessero goderne passeggiando per l’Hermitage. Tiranni sì, ma di classe. Poi venne l’autunno, il vento rivoluzionario soffiato da Vladimir Ilic Lenin li spazzò via insieme all’argenteria, il proletariato salì al potere e la Bandiera Rossa garrì sul Cremlino. Cioè, al potere c’era Lenin, che il popolo che lo volesse o no: la rivoluzione non ha la retromarcia. Lenin visse, Lenin vive, Lenin vivrà, scrisse Majakovskij. Sante parole. Avrà creato una dittatura sanguinaria basata sulla sistematica repressione del dissenso, ma il suo faccione è scolpito nella Storia e sui gadget va sempre alla grande. Gli successe Iosif Stalin. Che fosse destinato a grandi traguardi si capì fin dagli esordi, quando purgò milioni di sospetti controrivoluzionari lanciando tra l’altro la moda dei campi di concentramento, ormai un classico quanto i tailleur di Coco Chanel. In carriera riuscì a far fuori più russi lui di Hitler, finendo sul podio nel Guinness dei Tiranni di ogni tempo. Infame sì, ma un fuoriclasse. Dopo di lui la lenta discesa. Kruscev se la cavicchia, prova a scatenare una guerra nucleare ma al dunque non gli regge la pompa; Breznev invade un paio di paesi amici e non, gioca le sue carte in Vietnam, gli manca il guizzo comunque rimane un dittatore affidabile e longevo. Neanche dieci anni dopo la sua morte l’URSS finisce come tutte le belle storie. Tralasciando la parentesi di Boris “Spugna” Elzin, arriviamo ai giorni nostri. Dopo secoli di despoti di qualità tutto ciò che rimane è un Putin. In otto anni di presidenza riesce solo a radere al suolo la Cecenia, far fuori una dozzina di giornalisti troppo zelanti, arricchire i compari e carcerare quelli che non lo sono più. Malgrado l’impegno, chiude il primo round da apprendista tiranno sotto la sufficienza. Nei quattro anni di purgatorio da Primo Ministro vivacchia. Aumenta il suo potere personale, crea un sistema elettorale su misura per il suo partito, sostiene a suon di contanti e veti all’ONU i compagni di merende Iran e Siria. Per giocare allo statista ogni tanto minaccia un ritorno alla guerra fredda, tutti si illudono che sia vero per poi scoprire che i soldi per la benza dei bombardieri strategici se l’è sputtanata in tangenti e fondi neri. Che sola d’uomo, chi gli crede più. Nemmeno le babushkas rincoglionite di televisione a senso unico: per vincere le elezioni parlamentari ha dovuto fare brogli a tutto spiano in mondovisione. Sì, va bene, riuscirà a farsi rieleggere presidente, ma la Storia la vedrà sempre dalla panchina. Ambizioni da numero dieci e talento da mediano: una pippa.


Per fare un albero

ci vuole Gianni

Continua l’emergenza per le opere d’arte che stanno deturpando la città di Roma. La statua-campana di Giovanni Paolo II è facilmente individuabile nei

dintorni della Stazione Termini (basta chiedere “do’ sta er cesso?”) mentre il cono gigante rovesciato di Piazza Venezia, (25 mila euro) dono del Campidoglio alla città, non potrete vederlo: è stato installato e smontato in tempi record dopo le proteste dei cittadini. E anche i critici d’arte se n’erano lamentati. Inizialmente, si credeva fosse un omaggio al cappello a punta di papa Bonifacio VIII: una volta scoperto che era il loro albero di Natale, i romani si sono inferociti. Ora, a rappresentare un albero di Natale c’è un albero di Natale (geniale!). Ma che frulla nella testa di Gianni Alemanno? Cosa lo spinge a spargere nella città questi orrori? Alcuni bene informati riferiscono che tutto sia ascrivibile al suo ultimo compleanno. Il sindaco ha dato un ricevimento in grande stile a cui hanno partecipato amici e parenti (con questi ultimi che non sono mai scesi dagli autobus che guidavano).

Durante la festa, un grande mago proveniente direttamente da Monte Mario gli ha fatto credere di essere “Peggy Guggenheim, la famosa collezionista d’arte americana”. Da quel momento, Gianni comincia a strologare di arte e a piazzare improbabili monumenti ogni volta che la suggestione post-ipnotica è innescata dalla parola d’ordine: “raccomandazione”. Nessun effetto invece quando il mago ha tentato di fargli credere di essere “un buon sindaco”. Ma il sindaco ha qualche raro, involontario, sprazzo di lucidità. Le catastrofi sarebbero potute essere di più, come dimostrano i documenti di cui siamo entrati in possesso: progetti di monumenti annullati appena prima che iniziassero i lavori. Ce li ha consegnati un architetto sano di mente. Ma c’è chi pensa sia stato un angelo, mandato da Wojtyla a salvare la città che ha tanto amato. Ed a vendicarsi di essere diventato un gigantesco orinatoio. Stefano Pisani

IL GRANDE CARCIOFO

Un carciofo alla romana alto 18 metri, preferito a quello alla Giudìa che aveva suscitato resistenze nel Sindaco. Interamente realizzato in cartapesta riciclata, si sarebbe dovuto porre in mezzo a Piazza del Popolo a simboleggiare e celebrare nelle cartoline inviate dai turisti in tutto il mondo, le tradizioni culturali e gastronomiche della Capitale. Sempre nella piazza, sempre in cartapesta riciclata, un grosso spicchio d'aglio, una foglia di mentuccia larga due metri e trenta e un' ampolla d'olio alta tre metri e cinquanta. Costo 24.000 euro. Alemanno ha deciso di ritirare il progetto quando gli è stato fatto presente che con la pioggia la cartapesta tende a gonfiarsi, sformarsi e andare in pappa riducendosi a una massa informe (“Per carità, poi sembra quella roba d'avanguardia” ha detto il Sindaco).

LA STELE ROMALAZIO

Le due squadre romane, ambedue ormai pezzi di storia della Capitale, andavano celebrate al di là del tifo, in un costruttivo afflato sportivo e trasversale, stimolo alla riqualificazione delle tifoserie. Davanti allo stadio Olimpico, Alemanno voleva far posizionare una stele in marmo pario sormontata da una scultura concettualmente rivoluzionaria: una lupa col becco d'aquila, il corpo e due zampe da lupo, altre due da rapace, con le ali e la coda piumata, realizzata in palissandro. I mitici gemelli, uno con la codina da lupacchiotto, l'altro con le alucce da aquilotto. Costo 49.000 euro. Rappresentanti delle tifoserie interpellati si sono detti pronti a organizzare pellegrinaggi paralleli al monumento, “così sapemo dove annasse a menà e poi je damo foco”. Il progetto è stato ritirato.

MONUMENTO A SANDRO PERTINI

Una pipa di travertino alta 16 metri del peso di 5 tonnellate era pronta per essere posizionata davanti al Quirinale, che fu la dimora del Presidente più amato dagli italiani. Il braciere della marmorea testimonianza, nel briefing di Alemanno, doveva rimanere perennemente acceso a simboleggiare la fiamma della grandezza del Presidente, che non si spegnerà mai.Costo 36.000 euro. Poi è stato fatto osservare che il marmo surriscalda e d'estate il monumento sarebbe stato inavvicinabile, mentre d'inverno sarebbe stato meta di barboni e senzatetto. Oltre alla densa nube di fumo che nelle giornate senza vento avrebbe stazionato sulla storica piazza, causando incidenti d'auto e intossicando i due corazzieri che non possono abbandonare la posizione. Il progetto è stato ritirato.

L'UOVO DI PASQUA

Celebrato il Natale con il grande albero di Piazza Venezia, Alemanno non poteva ignorare la Pasqua, col suo messaggio di Pace e Resurrezione. A beneficio dei romani era in fase avanzata lo studio di un uovo di Pasqua in acciao cromato alto 11 metri, sormontato dalle bandiere di tutti i paesi della UE, a testimoniare concordia e collaborazione, specie in tempi di crisi come questi, da porre sulla piazza sovrastante il Gianicolo. Era prevista all'interno anche la sorpresa, da scoprire solennemente a Ferragosto. Costo 26.000 euro. Esperti hanno però fatto notare al Sindaco che la cromatura è molto riflettente e gli automobilisti in transito potevano restare abbagliati e finire contro il vicino monumento a Garibaldi, danneggiandolo. Il progetto è stato ritirato.

PRESEPE PAPALLA

Chewing gum raschiati via dai marciapiedi della Capitale e accorpati in massa modellabile per realizzare un gigantesco Presepe Papalla da collocare a Piazza Navona. Costo 30.000 euro. Ad Alemanno era piaciuto molto l'omaggio alla sua infanzia, quando andava a letto dopo Carosello e leggeva di nascosto il “Mein Kampf” sotto le lenzuola, ma il progetto è stato bruciato dagli uscieri del Comune.


“Box Populi”

I C E T A V O R P VOI!!

La redazione scrive ai lettori

“QUANDO DURERÀ LA CADUTA?”

"Box Populi" è una rubrica di posta inversa: non sono i lettori a scrivere alla redazione ma i redattori e i collaboratori a scrivere ai lettori. Inviate le risposte a:

liberiebelli@ilmisfatto.it

“UN NANO SECONDO”

Stefano Disegni, il nostro direttore, vi chiedeva se fosse giusto “fare il padre” e rimproverare duramente il proprio figlio per le assenze da scuola e le insufficienze oppure solidarizzare con lui, ricordando il tempo in cui anch’egli soleva anteporre allo studio dei libri quello delle giovanette in fiore. Patrizia Carlini sembra scegliere le maniere forti: “"Hai fatto sega a scuola? Ma io ti spacco le gambe così voglio vedere poi come fai a farti le canne a villa Panphili! Tu devi studiare e devi rispettare le regole di questa società, così poi troverai lavoro e anche se non avrai mai una pensione, sarai però un cittadino modello. Hai capito appapà?". Ma non ci crede veramente:”Non ti scrivo il dialogo di risposta del figlio perchè tanto me lo censureresti”. Insomma, fare i duri rassicura ma non funziona. Sandro Cerri, invece, non ha dubbi:”Sarebbe come dire che se uno ha fatto il ladro non deve rimproverare il figlio che voglia diventarlo. La vita va vissuta, non va rimpianta né rinnegata ma deve essere interpretata: essere consapevoli dell’importanza degli impegni scolastici e contemporaneamente della necessità della fica (e, ovviamente, anche di altro) è il tipo di conflitto che spetta a un genitore. Non si risolve. Si fa del proprio meglio e punto”.

Il vincitore dell’odierna tenzone è Andrea Ghioni, che si fa largo tra le molte facezie e conquista un premio ch’era follia sperar. Ci permettiamo di suggerire a tutti quelli che si cimentano nel “Provateci voi” di lavorare sulla sintesi e sulla chiarezza: molte volte, il “concetto” insito nelle battute è divertente ma non “arriva”. La sostanza ha bisogno della forma appropriata. Per esercitarvi, misuratevi con la vignetta di Gianni Allegra, anche lui affascinato dal tema del “baratro”. Non copiate, non copiatevi. Buon lavoro.

IL PR

O “MAX PAIELILM A SHOW”

IN DIRETTA S U RADIO2, R AI NEWS E IN STREAM IN Lunedi 12 Dicem G VIDEO bre (h21.30) Canta anche tu col simpatico Max! Ogni settimana un brano reinventato dal bravo fantasista da cantare intorno al fuoco. E con gli accordi!

di Max Paiella Sulle note de LA DONNA CANNONE (F. De Gregori) do do7+ Spenderò questo mio enorme conto un giorno, giuro che lo farò solm6 la e con la carta dell’azienda tutto tutto mi pagherò sol# dom quanto sarò spendaccione, con questo canone che paghi tu sol7 magari scocco pure un auto blu. do do7+ Per i maligni e ai superbi come oro scintillerò sol-6 la mentre tutti lavorano a Fiumicino pranzerò sol# dom finché c’era Berlusconi nessuno mai me poteva toccà sol fa adesso porca paletta!!! ho capito che non durerà la fa#m E con le mani ancora, gli ultimi soldi mi spenderò sol re e senza dire parole alle Maldive mi sposterò la la7 fa#m e non avrò paura se me magno gli euro che hai pagato tu sol sol7 do do7 lam do7 solm4/7 do7 fa mo’ si riuniscono per scaricarmi, forse non torno piuuuuù fam re E con gran fame al ristorante, tra mazzancolle e capesante sol fe sol do i soldi volan via

Invia la tua battuta a: liberiebelli @ilmisfatto.it

Una conclusione interessante invece ci è giunta da Silvia Vennanzi: “Io con i miei figli provo ad adottare un metodo basato sulla comprensione e sull’ascolto, facendogli notare quanto qualcosa che nel momento può essere divertente e stimolante, può rivelarsi una brutta fregatura in futuro. Detto questo, lascio a loro la scelta: anche le storie d’amore vissute con il batticuore dell’adolescenza sono esperienze importanti, che ci segnano per tutta la vita. Contro il mal d’amore la scuola non ci equipaggia mai abbastanza, meglio la libertà di scelta consapevole”.

Così sto gran spendaccione, aspetta forse quella fine vicina tanto sto paese lo sappiamo che sta¬ a andà in rovina ogni commento del pubblico pagante lo sottolinea già e dalla cattedra der Tg1 un editoriale volerà E con le mani amore il mio vulnus mi prenderò e tra un procione e una talpa gli spettatori saluterò e non avrò paura se l’ascolto ancora crollerà di più mi ci ha piazzato Berlusconi, così la Rai va giù

La domanda di questa settimana è di Paolo Aleandri: “Un tribunale ha accertato che la Crescina non fa ricrescere i capelli. Serviva un tribunale? Qualcuno ci aveva creduto? Si possono considerare vittime quelli che si fanno tentare da promesse assurde? E questo vuol dire che il mio allungapene svedese con un meccanismo di trazione brevettato non me lo farà allungare di almeno 2 inch?”. R.S.V.P.

E se rialza Mediasette, con ballerine nani e tette voleremo via

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L’ALBUM DELLE DELLE FIGURacce FIGURacce effediemme effediemme effediemme effediemme

A cura di Alberto Graziani

SILVIO BERLUSCONI «Mi dicono che il nome che avrebbe maggiore successo sarebbe Forza Gnocca».

(Corriere.it, 5 ottobre 2011)

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DAVIDE CAVALLOTTO

GABRIELLA CARLUCCI

MAURIZIO ZAMPARINI

"La pioggia è riuscita nell'impresa in cui aveva fallito il sindaco Piero Fassino, ossia lo sgombero del campo nomadi abusivo sul Lungo Stura Lazio".

"Per i miei figli adolescenti Berlusconi è un mito perché parla una lingua che loro conoscono, racconta le barzellette ed è anche super potente da un punto di vista sessuale".

"Una cosa simile in un ambito diverso accade in America dove ci sono avvocati per la maggior parte di estrazione ebraica che aspettano i propri futuri clienti fuori dai tribunali e ospedali

(repubblica.it 7 novembre 2011)

(22 aprile 2011 Radio 24. Pensate che la signora era presidente della commissione bicamerale per l'infanzia)

(repubblica.it, 9 novembre 2011)

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Misfatto - 11 Dicembre 2011 Direttore Responsabile Stefano Disegni

Web Master Riccardo Cascino

Caporedattore Paolo Aleandri

Direttore Amministrativo Carlo “Bancomat” Pontesilli

Art Director Cristina Trovò

Prodotto e realizzato da: Imprese Disperate S.r.l. Sede Legale: Via Iberia 20 - 00183 Roma Sede Amministrativa: Studio Pontesilli Via Sant’Erasmo 23 - 00184 Roma

Segretaria di Redazione Francesca Piccoletti Grafico Paolo Cucci


LA SORA CESIRA Non ci sono più i creativi di una volta Dai trionfi sul Web al Misfatto.

L'altro giorno, con mio marito Plinio, abbiamo girato tanto alla ricerca della banca "Benbenbenperibè".

Lui sosteneva di aver visto una pubblicità che annunciava tassi miracolosi per il primo anno di deposito, io, dopo avergli fatto notare che i nostri risparmi al netto degli extra natalizi ammontano a euri settantacinque più qualche Dracma dell'estate 72', non sono comunque riuscita a farlo desistere. La banca era la "BNP- PARIBAS", ma senza l'aiuto di un passante, basandoci solo sulla pubblicità in Tv, non ci saremmo mai arrivati. Perchè oggi i cosiddetti "creativi" non si accontentano più degli slogan di un tempo. Per esempio: perché le reclame dei profumi devono essere in francese? "Sfiatànt. Enparfùmpourfemmequesepùzznsesènt". Io questi tizi li stimo e anche se a volte non mi ci rapporto benissimo, riconosco in loro guizzi di genialità. Avrete senz’altro visto lo spot del prodotto per gengive sbrindellate. Quello dello scatarro comparato. Se non siete fra i fortunati, prima o poi in Tv vi apparirà un lavabo ospitante due campioni di scaracchio fresco; da una parte un espettorato biancolatte, donato da chi con le proprie gengive ha rapporti piuttosto cordiali, dall'altra, una guazza sanguinolenta appartenente a qualcuno che evidentemente per hobby mastica puntine da disegno.

Potreste imbattervi poi anche nell'anticalcare che ha per testimonial il w.c. di una latrina di Calcutta.Attenzione: quel w.c., pur essendo oggi albergato in un loft minimal shabby trendy ultra white, contiene più zozzeria, croste e batteri mutanti dei programmi di "Discovery channel". Ora, io sono una casalinga e conosco bene certe problematiche, quindi posso affermare che i proprietari di quelle case mi fanno orrore. Sono vestiti tutti carucci e hanno denti bianchissimi. Poi però vai a casa loro e hanno lavandini colerosi colmi di piatti decomposti. Ma dico, che cazzarola cucinate, i cadaveri? Ci zollate la terra con le padelle? 'A zozzi! Ahimè però, queste pubblicità sono talmente belle che mi verrebbe voglia di comprare tutto. Per esempio le mutande per Plinio: per questo Natale un'azienda che produce intimo di tendenza, ha ingaggiato la nazionale italiana di pallanuoto e l'ha trasformata in quella di pallesottovuoto. Photoshoppate a sangue. Già, perchè in quegli slippini così aderenti e forieri di inevitabili orchiti sotto al vischio, sono stivati genitali quanto meno singolari. Fateci caso e noterete un atleta che in mezzo alle gambe ha un capitone che non credo possa far parte della sua dotazione naturale. Lo dico con scarsa probabilità d’errore, perché nella stessa pagina c’è anche un altro tizio, probabilmente dimenticato dal Photoshopparo, che invece scopriamo possessore di ben tre palle, di cui una ad altezza ombelico. In questa campagna mutandatoria nulla è lasciato al caso. Magistri elegantiarum, si dice così. Io ve l'ho detto, con le lingue non ci acchiappo tanto, però so che se lo pronunci con la Z al posto della T, fai proprio un figurone. Ma che fatica, ci fanno fare, l'animaccia loro.

SCUOLA DI LADRI

di Stefano Disegni

VIII


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MALITALIA di Silvia D’Onghia

a situazione è stata correttamente affrontata dai responsabili dell’istituto e ricondotta alla normalità”, ha sostenuto il capo dell’amministrazione penitenziaria, Franco Ionta. Già, ma quale normalità? La rivolta scoppiata l’altro giorno nel carcere di Ancona “testimonia la situazione in cui versano tutti gli istituti italiani”, spiega il sindacato Sappe. Secondo la Uil penitenziari, dal primo gennaio 2011 gli episodi di aggressione ai danni del personale ammontano a 291, con un totale di 394 feriti. 40 le risse scoppiate in 28 carceri. Sono stati 5.200 gli atti di autolesionismo, oltre seimila i detenuti che hanno operato almeno un giorno di sciopero della fame, oltre mille coloro che hanno rifiutato, per protesta, le terapie. Quale normalità ci può essere con una popolazione penitenziaria che ha superato quota 68 mila a fronte di una capienza regolamentare di 44 mila? Domande che si deve essere posto il capo della Direzione generale detenuti, il magistrato Sebastiano Ardita, quando, a fine novembre, prima di tornare alla Procura di Catania, ha firmato una “rivoluzione”. Sicuramente teorica, altrettanto sicuramente, però, inapplicabile nella pratica. In carcere sono stati introdotti – con una circolare, meno vincolante rispetto a un decreto – i “codici” come quelli che si usano nei pronto soccorso. I colori bianco, verde, giallo e rosso, che in ospedale servono a classificare la gravità dei pazienti, tra le mura dei penitenziari potranno essere utilizzati per diversificare i detenuti e rendere la loro permanenza più vivibile.

L

IL CODICE BIANCO sarà riservato a coloro che non hanno commesso reati di violenza e hanno mantenuto una buona condotta. Per loro le sbarre rimarranno aperte per la maggior parte della giornata. Il verde evidenzierà chi si è macchiato di violenza, ma si è comportato bene. Il giallo chi ha commesso

CODICE ROSSO IN CARCERE: LE RIVOLTE SONO QUOTIDIANE Quasi 300 nel 2011 le aggressioni al personale Inapplicabile la circolare che apre le celle violazioni disciplinari. In entrambi i casi le celle potranno rimanere aperte solo dopo un’attenta osservazione. I codici rossi, autori di reati in carcere o di tentativi di evasione, invece resteranno dentro. A decidere sarà un’equipe interna all’istituto che in ogni momento potrà modificare le assegnazioni. “Un intento nobile – confida al Fatto un agente penitenziario che preferisce l’anonimato –, ma solo teorico. Sarà praticamente impossibile da attuare. Manca il personale persino per accompagnare i detenuti in infermeria (la polizia penitenzia-

ria è sotto organico di settemila unità, ndr), ma mancano anche educatori e psicologi necessari, secondo la stessa circolare, a dare un supporto”. E invece, per esempio, “nella sezione ‘nuovi giunti’ del carcere romano di Regina Coeli – spiega Irene Testa, segretario dell’associazione radicale ‘Il detenuto ignoto’ – c’è un unico psicologo per 40/50 ingressi quotidiani. I colloqui durano pochi minuti. Ed è una sezione in cui i detenuti dovrebbero fermarsi qualche settimana e invece ci rimangono anche un anno e mezzo”. Sempre a Regina Coeli, il rapporto tra educa-

tori e reclusi è di uno a 300. Nonostante sia lo stesso Ordinamento penitenziario a prevedere che la cella sia soltanto una stanza di pernottamento, demandando ai Direttori degli istituti la discrezionalità dell’apertura delle sbarre, questo accade soltanto in poche carceri, proprio perchè il sovraffollamento non consente la libera circolazione. COME POTREBBE essere diversamente a Milano San Vittore, per esempio, dove i detenuti sono 1649 (dati Uil), 937 in più rispetto alla capienza regola-

mentare, dove si sono già verificati 213 scioperi della fame, 84 atti di autolesionismo e 9 tentati suicidi? Far circolare liberamente i codici bianchi significa inoltre mettere insieme etnie diverse (un terzo della popolazione carceraria è straniera) e situazioni giudiziarie diverse. E quale Direttore deciderà di accrescere le responsabilità individuali del personale, in caso di incidenti, sapendo che poi gli avvocati certo non li paga il Dap? La circolare ha intenti nobili, in una situazione “normale”. Ma la normalità, oltre il muro, non esiste.

PACCHI BOMBA

Allerta per il terzo ordigno

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opo il plico esplosivo destinato all’amministratore delegato di Deutsche Bank e rivendicato dalla Federazione anarchica informale, e l’esplosione di venerdì che ha ferito il direttore generale di Equitalia, Marco Cuccagna, gli uffici postali sono stati allertati nell’eventualità che la “campagna natalizia” della Fai possa comprendere altri pacchi bomba. Erano stati gli stessi anarchici, nel rivendicare il primo attentato, a parlare dell’invio di tre ordigni.

TORINO, ULTIM’ORA

Denuncia strupro, poi smentisce ma la folla incendia campo rom ue persone sono state fermate per l'identificazione Dragazza dai carabinieri dopo che il corteo in solidarietà di una 16enne che aveva denunciato uno stupro a To-

I vigili impegnati a spegnere l’incendio delle baracche a Torino (FOTO ANSA)

rino, era degenerato con l’incendio di alcune baracche di un campo nomadi vicino alla Continassa nel quartiere Vallette a Torino. Infatti in un primo tempo i manifestanti avevano ritenuto responsabili della violenza i nomadi nel campo ma in serata la ragazza ha ammesso davanti ai carabinieri che in realtà non c'è stata alcuna violenza. I carabinieri ora stanno valutando se e quali provvedimenti assumere nei confronti delle due persone fermate. Il corteo era partito ieri pomeriggio intorno alle 18.30 e alcuni manifestanti brandendo dei bastoni si erano avvicinati al campo e avevano appiccato le fiamme. In un primo momento di tensione avevano anche tentato di impedire ai vigili del fuoco l’accesso all’area per spegnere il fuoco.

MURI DI GOMMA A SINISTRA

Dalla Chiesa

a insomma che cosa vuoi? Dillo “M che cosa vuoi”. Il tono è esasperato, di dispetto. Solo che il destinatario non è un bimbo in pianto davanti a una vetrina natalizia, ma una consigliera di zona milanese che porta avanti cocciutamente le sue battaglie ambientaliste. Convinta che abbiano dieci volte più cittadinanza nella Milano di Pisapia, dove i mezzi pubblici rispettano finalmente gli orari e sulla circonvallazione interna sono arrivate le piste ciclabili. Lei si chiama Mariolina De Luca, è laureata in legge, porta i suoi più che cinquanta con piglio sbarazzino e fa politica nella zona 3, l’enorme spicchio di città che da corso Buenos Aires porta fino a Lambrate e all’Ortica. Una brulicante fetta urbana con tradizionali problemi di sicurezza ma anche e sempre più di ambiente. Congestione del traffico, quartieri interi in rifacimento, pendolarismo e parcheggi. Tanti parcheggi. Sotterranei, mastodontici. A Milano non ci sono andati per il sottile, pure alla Darsena dei Navigli e a Sant’Ambrogio se li sono inventati. Molti restano aperti anni dopo lo sventramento, quasi a indicare la ferita a chi voglia pensare ad altro. Mariolina De Luca è una consigliera storica della zona 3. Questo è il terzo mandato. Il suo esercito elettorale è composto in gran parte da una combattiva mamma siciliana che recapita ovunque i suoi volantini tessendo le lodi della figlia al vicinato. Chi

scrive conosce bene la figlia da quasi vent’anni e può garantire che verdi come lei in Italia ne bazzicano pochi. Romanticamente attaccata a quel sole che ride che tanti “verdi” hanno offeso e sbrindellato. “Vale non per quel che prende alle elezioni ma per quel che simboleggia”, ripete. Politicamente una kamikaze, insomma. Ma utilissima a una città che voglia difendersi dall’edilizia abusiva, dalla scomparsa di piante e giardini, trent’anni in ginocchio davanti ai costruttori, i nuovi principi, altro che industria moda design finanza e professioni. MARIOLINA di buone battaglie ne ha combattute tante. Basti ricordare quella contro l’imperialismo urbanistico della celebre clinica Santa Rita. O il presidio per difendere un parco giochi con le sue piante secolari in via Bazzini. “Tre giorni poi caricò la polizia. E la Moratti fece pure sapere di aver pianto vedendo la foto di una delle piante più belle di Milano rasa al suolo”. O la lotta contro il parcheggio sotterraneo aperto in via Ampére dal 2003, danni per milioni di euro alle case intorno. E piazza Novelli. E piazzale Lavater. Cordiale e disponibile con i cittadini, ma cipigliosa se c’è da difendere l’interesse pubblico. Allora sono mappe, cartine, documenti e delibere, sopralluoghi e ricognizioni. E poi denunce, interrogazioni, presìdi e volantinaggi. Tempo fa, mentre impazzava (come oggi) l’antipolitica, era venuta al sottoscritto l’idea di prendere Mariolina come esem-

EURODEPUTATO PPE

Mazzette sulla pelle dei disabili

L’

eurodeputato del Ppe ed ex assessore regionale siciliano alla Sanità, Sebastiano Senzarello, è indagato dalla Dda di Messina con l’accusa di concussione: avrebbe intascato tangenti dalla sezione Aias (Associazione assistenza spastici) di Barcellona Pozzo di Gotto per oltre mezzo milione di euro. Senzarello avrebbe intascato il pizzo (anche sotto forma di pagamento dell’affitto della sua segreteria politica) per stipulare la convenzione tra la Regione e l’Aias.

PAVIA

MARIOLINA E LA LOTTA PER L’AMBIENTE NELLA MILANO DELLE POLTRONE di Nando

N

pio. Vedete che la politica non fa poi sempre così schifo? Vedete che ci sono persone che senza aspettarsi nulla difendono l’interesse collettivo? Non paghereste voi, come contribuenti, qualcuno che vi difenda nei vostri interessi primari? E sapete quante persone così ci sono in Italia? Ricredetevi sulla politica. Santa ingenuità. Perché nel frattempo la ignara politica ha fatto il suo show in sincerità. È accaduto il miracolo di San Giuliano: in tutte le zone di Milano (come non succede neanche nelle città rosse) ha vinto il centrosinistra. E per gli incarichi San Giuliano ha raccomandato tre regole: competenza, continuità, genere. Con la consigliera verde alla testa delle battaglie ambientaliste della zona est di Milano sono state capovolte tutte e tre. Ma quale commissione Ambiente? In altre zone, semmai. Nel gioco delle poltrone era forse scontato che la presidenza di quella commissione non fosse assegnata per meriti sul campo ma per forza di partito (Pd) a una persona che mai (ma non è una colpa) si era occupata di ambiente. Guai d’altronde a invocare i meriti sul campo, si rischia l’accusa ingenerosa: pensi di essere l’unica, Mariolina? E non sei un po’ monotematica? Ma anche la politica ha un pudore. Così, fatte le commissioni, si sono inventati un “gruppo”, o un ufficio di cui darle il coordinamento. Senza poteri. Perché la consigliera sta continuando a dar prova di tignosità. “Quei parcheggi di via Bernini e di largo Rio de Janeiro sono stati costruiti presentando pro-

È morta “madre coraggio”

È

Mariolina De Luca

getti differenti al Comune e ai vigili del fuoco. Se ne sta occupando la magistratura, qualcuno ha già patteggiato. Capito? I cittadini della zona subiscono disagi da due o tre anni grazie a un falso. Chi li ripagherà? Non dovrebbe essere tutto bloccato? Non abbiamo vinto anche in nome dell’ambiente e della trasparenza amministrativa?”. IL MURO DI GOMMA è cresciuto subito. Ci sono di mezzo le coop. Poi ci fanno pagare i danni. Ma hanno ingannato loro, che danni ci possono fare pagare? Ti dico i danni, sono spese immense. E poi ormai lo hanno fatto. Ma è illegale, così certifichiamo che chi inganna il Comune passa dalla parte della ragione. Difficile discutere con i bambini che chiedono perché. Fino alla domanda indispettita: “Ma insomma, che cosa vuoi? Si può sapere che cosa hai in mente? Diccelo, una volta per tutte!”. In controluce una autentica filosofia di vita. Gli ideali politici e civili come strada per ottenere qualcosa. La coerenza e la combattività come armi di carriera. Scherzi del destino. Un’ambientalista inflessibile trattata dai compagni politici come Franco Evangelisti, il famoso braccio destro di Andreotti, era trattato dai costruttori romani: “A Fra’, che te serve?”.

morta a Pavia Angela Casella, la “madre coraggio” che nel giugno del 1989 si incatenò nelle piazze di alcuni paesi dell’Aspromonte per chiedere la liberazione del figlio Cesare, rapito dalla ‘ndrangheta. La donna, malata da tempo, aveva 65 anni. Cesare Casella aveva 19 anni all’epoca del sequestro, avvenuto il 18 gennaio 1988 vicino a Pavia: rimase prigioniero per due anni.

PALERMO

Rogo pizzeria Peppino Impastato

“H

o qualche dubbio sulla causa accidentale dell’incendio. Mi auguro che i vigili del fuoco abbiano ragione, ma da settembre a oggi registro una serie di fatti inquietanti che mi fanno pensare ad altre cause”. Così Giovanni Impastato, fratello di Peppino, il militante di democrazia proletaria ucciso da Cosa Nostra nel 1978, commenta gli accertamenti sul rogo che ha devastato il magazzino della pizzeria di Cinisi di cui è titolare.


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ALTRI MONDI Belgio Il governo Di Rupo ottiene la fiducia Dopo 541 giorni si chiude ufficialmente la crisi belga: la Camera del Parlamento belga ha accordato la fiducia al governo guidato dal socialista francofono Elio Di Rupo con 89 sì e 54 no. Contro si sono espressi i separatisti fiamminghi dello N-Va (vincitore delle elezioni del giugno 2010, rimasti esclusi dalla compagine di governo), gli ambienalisti di Ecolo-Groen! ed altri partiti fiamminghi come Fdf e Vlaams Belang, i populisti di Ldd e i francofoni Mld. (FOTO LAPRESSE)

Siria Terzi incontra l’opposizione: indurire sanzioni Una strategia di “indurimento” delle sanzioni contro Assad ed i suoi “più stretti sostenitori”, che passi attraverso una risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu. È ciò che è scaturito dai colloqui alla Farnesina tra il ministro degli Esteri Giulio Terzi ed i rappresentanti del Consiglio Nazionale Siriano (Cns), piattaforma di oppositori all’estero di cui fanno parte anche i comitati di coordinamento locale degli attivisti in patria. (FOTO LAPRESSE)

Reazioni positive dei mercati, dei media e delle cancellerie. Ma secondo tutti ci vorrà tempo

L’EUROPA CONVALESCENTE “ANNI PER GUARIRE” Il giorno dopo del nuovo Trattato i malati si scoprono per lo più ottimisti di Giampiero Gramaglia

arà che le Borse sono chiuse e che la ‘botta di toro’ dopo le conclusioni del Vertice europeo durerà tutto il weekend. O sarà che le valutazioni della stampa ‘continentale’ sono sostanzialmente positive. O sarà, pure, che il lavoro fatto, per quanto fragile e parziale, è davvero un buon inizio. Fatto sta che l’atmosfera del giorno dopo il Vertice europeo che ha, o dovrebbe avere, salvato

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l’Ue e l’euro con un Patto di Bilancio fra 26 Paesi – fuori la Gran Bretagna – anticipando a marzo 2012 l’operatività del fondo salva Stati e affidandone la gestione alla Bce, non è quella dell’alba dopo una catastrofe. Anzi, la Germania è ottimista sul futuro dell’Europa, nonostante lo strappo di Londra. Gli accordi di Bruxelles risolveranno la crisi del debito, dice il ministro delle finanze Schauble: “Sono convinto che le misure concordate per condurre in porto riforme istitu-

zionali riusciranno a placare la crisi del debito”, dichiara il ministro al settimanale Focus. “L’Europa è sempre uscita rafforzata dalle crisi”, aggiunge. Le reazioni internazionali sono in linea con i commenti positivi tedeschi e, più in generale, europei. La Cina esprime la speranza che le decisioni del Vertice stabilizzino i mercati e rafforzino la fiducia. Negli Usa, il presidente Obama, dopo avere promosso con una larga sufficienza l’esito del Vertice, pur avvertendo che

La bandiera Ue e l’euro sull’edificio che ha ospitato il vertice di Bruxelles (FOTO LAPRESSE)

“resta molto da fare”, dedica il discorso del sabato alle difficoltà economiche americane: ci vorranno anni – ammette - per risolverle; e ci vuole un progetto a lungo termine per affrontare i problemi strutturali. Anche il papa sembra echeggiare le conclusioni del Vertice, quando esorta a che “economia e mercato non siano mai disgiunti dalla solidarietà” e invita a “cercare l’equilibrio tra la tutela dei diritti del singolo e il bene comune” – pare quasi un rimprovero del papa te-

desco alla cancelliera Merkel. L’entusiasmo tedesco non è però universale. Proprio un tedesco che nell’Ue conta (certo non quanto la Merkel), Martin Schulz, capogruppo socialista e futuro presidente del Parlamento europeo, paragona il Vertice di Bruxelles al Congresso di Vienna: “Che cosa fanno Merkel e Sarkozy? Danno ordini agli altri Paesi aspettandosi che li eseguano. Non è il metodo comunitario”. L’attacco è fondato (le procedure tracciate a Bruxelles so-

no inter-governative, non comunitarie), ma ha anche motivazioni politiche: i socialisti sono all’opposizione in Germania e governano solo una manciata dei 27 paesi Ue. Schulz comprende “l'irritazione verso la Merkel”, ma si chiede perché gli europei non ce l’abbiano allo stesso modo con Sarkozy: “Tra i due è lei che decide. Lui fa solo sue le posizioni della cancelliera”. E a Londra? Il premier Cameron è l’eroe degli euro-scettici, ma è bersaglio di critiche della stampa per avere portato la Gran Bretagna all’isolamento. Il cancelliere dello scacchiere Osborne corre ai ripari: va bene il patto a 26, ma le regole del mercato unico, anche quelle dei servizi finanziari, vanno discusse a 27. Mica si può lasciare la City in balia del Continente!

IL CREDITO UE a rischio fallimento totale

2012, l’anno degli sbancati di Harry

Wilson

sperti analisti e operatori finanziari Ese banche hanno già lanciato l’allarme: diverstanno per fallire e questo mentre il vertice di Bruxelles, che si proponeva di risolvere la crisi europea, non riusciva a trovare una soluzione per il problema della scarsa liquidità delle banche. La Banca centrale europea ha ammesso che aveva tenuto più di un incontro allo scopo di fornire fondi di emergenza alle banche in difficoltà, ma la “City” ha fatto sapere che si profila un “collateral crunch”, cioé una stretta degli strumenti impiegati per finanziare i prestiti a breve. “Se c’è qualcuno che pensa che le cose stiano andando meglio, vuol dire che non ha capito la gravità della situazione. A mio giudizio nel giro di qualche settimana potrebbe

fallire anche una banca di primo piano”, ha detto il dirigente londinese di una grossa banca internazionale. Molte banche, comprese alcune banche francesi, italiane e spagnole, hanno già esaurito molte delle forme accettabili di strumenti collaterali – buoni del Tesoro Usa e altre obbligazioni facilmente traducibili in cash – che servono a finanziare i prestiti a breve e sono state costrette a concedere prestiti eccedenti le loro riserve auree allo scopo di mantenere l’accesso al finanziamento in dollari. “IL SISTEMA scricchiola paurosamente”, ha dichiarato Anthony Peters, responsabile delle strategie economiche della Swissinvest, sottolineando che sono in vertiginoso aumento i tassi applicati ai prestiti tra banche. Il rapporto settimanale di CreditSights scrive che

la Bce aveva già cominciato a svolgere un ruolo di supplenza delle banche della regione in quanto gli istituti finanziari che forniscono crediti hanno sempre meno fiducia gli uni verso gli altri. I depositi delle banche presso la Bce hanno toccato il livello massimo dal giugno 2010 (905 miliardi di euro) proprio in conseguenza del fatto che le banche ritirano i depositi presso altre banche e affidano il loro denaro alla Bce. Al contempo le banche di importanti Paesi dell’eurozona, quali Francia e Italia, fanno sempre più affidamento sui finanziamenti della banca centrale secondo una tendenza già manifestatasi in Paesi più piccoli come l’Irlanda dove gli istituti di credito sono diventati ”banche-fantasma” finanziate dai contribuenti. Alastair Ryan, analista dell’Ubs , ha detto che non ci sarà un “momento Lehman” – vale a dire un unico evento

catastrofico – per il sistema bancario europeo, ma ha aggiunto che, in mancanza di misure adeguate, ”il prossimo anno il sistema avrà difficoltà a finanziarsi”. Altri ritengono che le banche dell’eurozona siano avviate alla catastrofe. La quarta tornata di stress test a cura dell’European Banking Authority (Eba) ha evidenziato un saldo negativo di 115 miliardi di euro nel sistema finanziario dell’eurozona con le banche tedesche in grave difficoltà di liquidità. MOODY’S ha declassato le tre principali banche francesi, Bnp Paribas, Credit Agricole e Societé generale e questo malgrado la stessa agenzia di rating abbia riconosciuto che i tre istituti bancari in futuro potrebbero contare su un maggior livello di sostegno da parte dei contribuenti francesi. Due

Il presidente della Bce, Mario Draghi (FOTO ANSA)

settimane fa si era sparsa la voce dell’imminente fallimento di un importante istituto di credito francese e questa voce aveva dato luogo a un massiccio intervento coordinato da parte delle principali banche centrali del mondo allo scopo di mettere in sicurezza il sistema bancario. Il grosso timore è che le autorità europee non dispongano degli strumenti finanziari necessari a far fronte ai problemi delle banche. Copyright The Daily Telegraph - Traduzione di Carlo Antonio Biscotto


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ALTRI MONDI Norvegia Premiate le tre Nobel per la Pace La presidente liberiana, Ellen Johnson Sirleaf, la connazionale pacifista Leymah Gbowee e l’attivista yemenita Tawakkol Karman hanno ricevuto il Nobel per la Pace nella cerimonia svoltasi a Oslo, coincisa quest’anno con la Giornata internazionale per i diritti umani. Il presidente della Commissione norvegese, Thorbjoern Jaglan, ha ricordato che “nessun dittatore potrà alla lunga trovare rifugio contro il vento della Storia, che ora soffia nel mondo arabo”. (FOTO LAORESSE)

Gran Bretagna “Solo” 803 le vittime del tabloid-gate Sono 803 le vittime accertate dello scandalo intercettazioni che ha sconvolto la Gran Bretagna: lo afferma Scotland Yard, riducendo di molto le cifre diffuse finora che parlavano di quasi 6 mila persone spiate. Un portavoce della polizia metropolitana ha precisato che, nell'ambito dell’inchiesta sul tabloid-gate del gruppo Murdoch, “abbiamo contattato o siamo stati contattati da 2037 persone. Tra queste vi sono 803 vittime i cui nomi compaiono nel materiale” probatorio. (FOTO LAPRESSE)

IN 50 MILA A GRIDARE SOTTO LA NEVE “PUTIN SEI UN LADRO” Manifestazioni senza incidenti a Mosca e in tutta la Russia di Francesca Mereu

consensi. “Basta con i trucchi, elezioni oneste”, urlava la folla. Molti avevano fiori in mano in segno di pace e un nastro bianco attorno al braccio come simbolo dissenso. “Il potere dovrebbe chiedersi cos’è che ha fatto scendere in strada gente di tutte le età e credo politici e fare delle concessioni. Il paese ha bisogno di più democrazia”, dice Vladimir un imprenditore di 34 anni, “Qui si soffoca”.

Mosca

ecine di migliaia di persone hanno partecipato ieri a Mosca a una manifestazione pacifica, la più grande dopo il crollo dell’Unione Sovietica, per chiedere l’abolizione del voto del 4 dicembre che aveva visto il partito del premier Vladimir Putin Russia Unita vincere grazie a brogli sfacciati. “Vogliamo nuove elezioni”, “Putin vattene via”, “Putin sei un ladro”, “Restituite le elezioni alla Russia”, urlavano. Un livello di malcontento che il Cremlino non aveva mai visto da quando Putin è salito al potere 12 anni fa. Era la quarta manifestazione in meno di una settimana.

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NONOSTANTE il freddo e la neve mista a pioggia, prima che la manifestazione iniziasse la folla aveva già riempito la Piazza Bolotnaya, i ritardatari erano invece stipati su un ponte pedonale che attraversa la Moscova e sulle strade adiacenti. Una folla variegata: comunisti, ultranazionalisti, liberali, anarchici, gente comune. Rappresentanti di tutte le classi sociali, dal povero pensionato nostalgico del periodo sovietico, al manager in carriera, allo studente

universitario. Tutti uniti per chiedere un cambiamento. “Oggi è uno dei più bei giorni della mia vita. Sono anni che partecipo alle manifestazioni contro questo potere, ma mai ho visto così tanta gente”, dice Timur, pensionato di 75enne con la bandiera del partito comunista sovietico. Secondo la polizia i manifestanti

erano circa 25mila, mentre gli organizzatori parlano di oltre 85mila persone. Svetlana, studentessa, non è sorpresa: “Mi aspettavo tanta gente”, dice. Da quando Putin ha “sfacciatamente” annunciato a settembre che si sarebbe ricandidato per la terza volta per la poltrona che aveva ricoperto dal 2000 al 2008 “qualcosa è scat-

tato in me”, spiega. “Ero apolitica, ma ho pensato che meritavamo rispetto e poi è arrivato il voto di domenica e sono scesa in strada”, aggiunge. Sono state centinaia le prove emerse dopo il voto di una settimana fa che documentano i brogli fatti da Russia Unita per accaparrarsi quasi 50% del voto nonostante il forte calo di

NONOSTANTE l’imponente spiegamento di forze dell’ordine (50mila uomini), la manifestazione s’è conclusa in modo pacifico senza gli arresti dei giorni precedenti. Uno degli organizzatori ha ringraziato la polizia dicendo che si era comportata “come se vivessimo in un paese democratico”. Un segno che molti hanno interpretato come un’apertura da parte del potere. Sentimento rafforzato dal fatto che la tv di stato ha mostrato ieri per la prima volta le proteste e dalla dichiarazione di uno dei leader di Russia Unita, Andrei Isayev, che ha definito “estremamente importante” il punto di vista espresso in

Boris Nemtsov, ex braccio destro di Eltsin, uno dei leader dell’opposizione di piazza a Putin ieri a Mosca ( (FOTO ANSA).) Sotto, un momento della manifestazione ( FOTO LAPRESSE)

piazza. “Sarà ascoltato dallo stato”, ha aggiunto. Per impedire ai giovani di partecipare alla manifestazione le autorità scolastiche moscovite hanno proclamato la giornata di ieri un giorno di scuola extra per gli alunni delle superiori: tutti avrebbero dovuto presentarsi in classe, pena un brutto voto. Gli organizzatori hanno concluso il raduno chiedendo alle autorità di liberare le centinaia di “prigionieri politici” arrestati negli scorsi giorni e con la promessa di ritrovarsi il 24 dicembre se il Cremlino non avesse reagito alle loro richieste. Manifestazioni di protesta si sono tenute in più di 130 città del paese.

Ringraziamenti alla polizia, numerosa come i manifestanti E anche la tv di Stato mostra le proteste

URSS Ricordi, figli e dittatori

Svetlana Stalin e l’amore per Sergo Beria di Marco Dolcetta

incontrato Lana Peters, nata H1926,oSvetlana Alliluyeva Stalina nel per discutere di un’intervista televisiva nel 2007. Questa pensionata, morta il 22 novembre negli Stati Uniti, viveva modestamente in una casa di riposo del Wisconsin. La vita di Svetlana, naturalmente,

non ha nulla di ordinario. Da piccola era amata follemente e violentemente dal “piccolo padre dei popoli”, ovvero Giuseppe Stalin. Il padre non manca però, via via che lei si emancipa, di scatenare attorno a lei una paranoia assassina. Siamo appena nel 1932 e sua madre, Nadejda Alliluyeva, viene trovata suicida, in maniera misteriosa, quando

la piccola ha 6 anni, fatto che la segnò per tutta la vita. La madre era stata una delle collaboratrici più fidate e vicine a Lenin. Il padre da uomo autoritario le ha sempre impedito di scrivere, come lei invece avrebbe voluto. Successivamente Stalin mette fine, in maniera brutale, anche al suo idillio col cineasta di origine ebraica, Alexei Kapler, che

GUSTAVO Se il re è troppo nudo, anche per la Svezia aver fatto crollare, nei giorni scorsi, la poAstatidpolarità di re Gustavo di Svezia non sono i “festini” sessuali e le orge, di cui sembrerebbe essere un gran aficionado. La Svezia, si sa, è un Paese decisamente laico per quanto riguarda costumi e abitudini dei cittadini. Ma sull'onestà dei suoi governanti non transige. Soprattutto quando c'è di mezzo la massima istituzione: la monarchia. Perciò re Gustavo si trova in guai seri. Con la magistratura ma, ancor più, con l'opinione pubblica. Che non tollera un regnante ricattato da mafiosi serbi, tramite amici compiacenti. LO SCANDALO SESSUALE – descritto già dal libro “Il monarca recalcitrante”, uscito il mese scorso - si è arricchito in questi ultimi giorni di personaggi squallidi e addirittura rappresentanti della criminalità organizzata slava. Il giornale Expressen avrebbe accertato l'esistenza di registrazioni telefoniche in cui un amico del re, Anders Letterstrom, assicura a Daniel Webb,

braccio destro del boss mafioso d’origine serba di non aver problemi a contattare il re per informarlo che la banda sta negoziando con l'ex proprietario di un locale a luci rosse, tale Mille Markovic, per indurlo a smentire le dichiarazioni rilasciate agli autori del libro. Il proprietario del sexy club ha rivelato di essere in possesso di alcune foto in cui si vedrebbe chiaramente re Gustavo in compagnia di ragazze nude. La certezza di queste prove gli deriverebbe dall'aver organizzato personalmente questi party a base di sesso. Un altro giornale, l'Aftonbladet, avrebbe avuto accesso ad altre intercettazioni in cui l'amico del re confermerebbe a Webb di essere quindi riuscito a mettere al corrente Gustavo della possibilità di avere queste foto dietro pagamento di circa 250mila euro. Insomma il re è ricattabile. Cosa che ha messo in allarme la Corte Costituzionale, il suo presidente, Peter Eriksson, ha fatto scattare le indagini. Nessuno, in Svezia, ha paura delle intercettazioni, anche se appare un re nudo.

finisce misteriosamente spedito in un gulag. Nel 1967 Svetlana rinuncia al suo nome e ai suoi privilegi, e decide di abbandonare il suo paese, la sua famiglia e anche i suoi figli. La fuga da Mosca comporta una pagina particolarmente cara alla memoria di Svetlana che ricorda: “La notte tra il 6 e il 7 marzo 1967 con un volo a destinazione Roma via Teheran, finalmente arrivo in Occidente. Mi sentivo di vivere un sogno. Sotto la regia del secondo segretario dell’ambasciata americana di Nuova Delhi, Robert Rayle, siamo arrivati di nascosto a Fiumicino e con un nome falso, Allilolev, sono entrata in Italia, con il benestare del governo italiano a stare un paio di giorni nascosta in un posto segreto prima che gli americani mi concedessero asilo politico negli Stati Uniti. Nella calma della casa romana, dove ho mangiato delle cose molto buone, ho avuto per la prima volta fra le mani il libro di Boris Pasternak, ‘Il dottor Zivago’, che non era stato mai pubblicato in Urss. Fu in quel momento che capii che la cosa migliore che avessi fatto nella mia vita era stata lasciare l’Unione Sovietica”. Svetlana continua dicendomi: “Non mi chieda troppe cose su mio padre, se vuole, chieda di me… Mia madre era una donna molto ingenua che viveva fuori dalla realtà, una vittima del femminismo russo, forte a parole ma non nei fatti. Prima avevo pietà per questa donna, oggi se penso a lei sono ancora arrabbiata perché ha lasciato i suoi figli nelle mani di un uomo tirannico.

Questo tiranno oltre ad aver annullato il mio idillio con Kapler, mi ha impedito sempre di scrivere le mie poesie. Ma la cosa che meno perdono a mio padre è il fatto che lui abbia fatto imprigionare e uccidere alcuni membri della nostra famiglia. Mi addolora che la mia lontana nipote Anna Politkovskaja, nipote di Kira, che era nipote di mio padre, sia stata uccisa per il suo desiderio di scrivere liberamente. La Russia non è cambiata”. SVETLANA è una buona madre, ce lo conferma sua figlia Olga che oggi si fa chiamare Chrese Evans e che ha cercato più volte di conoscere i suoi fratellastri Joseph e Katerina Morozof. Olga si è sposata negli Usa dove è nata. Gli altri due figli vivono a Mosca, abbandonati dalla fuga del 1967 dalla loro madre. Quale era la sua migliore amica nell’infanzia? “Era Marfa Pechkova, nipote dello scrittore Gorki e moglie di Sergo Beria, figlio di Lavrentij Beria, il braccio destro di mio padre. Sergo era uno dei pochi amici che avevo a Mosca”. Sergo venne a Parigi da Kiev dove viveva nel 1999, poco prima di morire, per una conferenza sulla perestrojka, alla Sorbona. Nella mia qualità di conferenziere ebbi occasione di incontrarlo e, dopo una cena alla brasserie Lipp, anche di intervistarlo. Rivedendo l’intervista mi ha colpito la sequenza di vivi ricordi che aveva di Svetlana, quando dice con ironia: “I primi ricordi che ho di lei riguardavano la prima infanzia. Guarda-

Lavrentii e Sergo Beria nel 1936

vamo ‘i tre porcellini’ di Walt Disney, e anche altri cartoni animati che i nostri genitori ci costringevano a rivedere più volte insieme. Poi partimmo per la Dacia di Stalin e lei avendo notato il mio mantellino striminzito mi accolse nella sua pelliccia di orso e così viaggiammo. Quella notte, con Svetlana ci divertimmo a spiare di nascosto i grandi che bevevano, mangiavano, cantavano, ballavano fino all’alba e parlavano in georgiano, anche se non capivamo niente di quel che dicevano”. I ricordi si dipanano negli anni. “Lei era legatissima a mia madre, forse perché le mancava la figura materna. Sua madre, che ricordo bellissima, era scomparsa in maniera misteriosa anni prima”. Ma il ricordo di Sergo più significativo del rapporto tra Svetlana e il padre, risale all’età di 15 anni, quando la obbligava a danzare per lui e i suoi amici, tirandole addirittura i capelli se lei si fosse rifiutata. “Verso i 18 anni si confidava spesso con mia madre, dicendole che era innamorata di me e che mi voleva assolutamente sposare”.


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Domenica 11 dicembre 2011

SECONDOTEMPO SPETTACOLI,SPORT,IDEE in & out

SATIRA IN ESILIO

CON UN TRATTO, LUTTAZZI ROMPE IL SILENZIO

Tom Cruise Ha detto sì a “Top Gun 2” a 25 anni dal film che lo ha lanciato

Serie A Gli anticipi: Lecce-Lazio 2-3 Siena-Genoa 0-2

Scozzoli Medaglia d’Oro nella finale dei 50 rana agli Europei

Zamparini “Il tavolo della pace? Inutile. L’Inter? Da rifondare”

Il comico più polemico e osteggiato d’Italia racconta la degenerazione del carattere nazionale in un fumetto, “La quarta necessità”

La quarta necessità di Daniele Luttazzi e Massimo Giacon RIZZOLI, 17 EURO

di Andrea Scanzi

G

occiolavo sesso. Per gli etologi, il sesso è la quarta necessità, dopo il cibo, i vestiti e un rifugio”. Ed è un rifugio davvero invalicabile, quello di Daniele Luttazzi. L’uomo che entra ed esce con velocità brutale e volontà quasi mai sua, dai prosceni mediatici. Il suo ultimo libro, La quarta necessità, è una graphic novel. Testo suo, disegni di Massimo Giacon. Edizioni Rizzoli Lizard, nata nel 1993 per desiderio di Hugo Pratt. Romanzo di formazione sui generis, narra la trasformazione di un bambino in mostro. Walter Farolfi attraversa la sua esistenza prima calamitando, e poi esibendo, corruzione spirituale. Uccide a bastonate il cane della vicina, spezza cuori, fa leva sull’italica furbizia.

E “AL SUO FUNERALE ci andarono tutti”. È un libro riuscito, con la prima parte superiore della seconda, ma ha tutto un’aria desolatamente dimessa: nella storia, nel disegno, nella veste grafica (con la sceneggiatura pubblicata in calce, tipo bonus track). Nessuno o quasi ne ha parlato, rispettando evidentemente la consegna del silenzio bipartisan. Prima del caso-plagio stava antipatico a quasi tutti i giornali, ora è saltato anche il “quasi”. Luttazzi ha chiu-

so pure il blog, dirottandosi su Twitter. Dove scrive pochissimo. Sul portale Goldworld, nell’unica intervista concessa – o ricevuta? – di recente, spiega la scintilla: “Un anno e mezzo fa mi stavo interrogando sul carattere italiano, che tanta parte ha nel generare i guai del Paese, storici e attuali. È ovvio che il berlusconismo ne è solo il risultato. E così mi è venuta in mente la storia di Farolfi, un italiano medio che nasce innocente,

attraversa una serie di circostanze, e diventa un mostro sociale”. La quarta necessità conferma gran parte del talento, spigoloso e considerevole, di Luttazzi. L’autore si diverte a cambiare registro, dal surreale all’urticante. Non manca il cinismo sui funerali, antico marchio di fabbrica. La digressione sugli “anelli specifici”, che le donne dovrebbero indossare per far capire meglio cosa manca loro sessualmente, è straordinaria. Gli

Dopo le accuse di plagio, solo un monologo da Santoro e poi l’assenza Speriamo esca fuori dal guscio

Luttazzi (FOTO EMBLEMA) Sotto, Bongiorno (FOTO ANSA)

eterni accusatori del “Luttazzi volgare” troveranno coiti espliciti, rapporti anali – altro tormentone – e bestemmie. Di politica assai poco, se non la digressione sullo scandalo Casati (e un “cameo” dei brigatisti Fenzi e Moretti). FAROLFI È CAUSA indiretta degli omicidi che sconvolgeranno Villa San Martino ad Arcore, poi finita nelle mani di Berlusconi. Ma per l’ex premier e Previti c’è solo un accenno: “Comunque cazzi loro”. Una sottolineatura del voler parlare di berlusconismo, non di Berlusconi. Deve essere un paese ben strano, l’Italia, se uno dei pochi geniacci reali si ritrovi in esilio. Un po’ cercato e molto imposto. Luttazzi non è esente da colpe. Sulla vicenda plagio – lui che per anni ha accusato gli altri di saccheggiarlo – è faticosamente difendibile. Per quanto resti irremovibile nel citare Terenzio, semiotica e “ruoli attanziali”, respingendo piccosa-

mente qualsiasi colpa, non ha convinto granché. La sua fuga dalla “iena” Elena Di Cioccio, in bicicletta a Fregene, è stato uno dei momenti più malinconici degli ultimi anni. Non basta parlare di “caccia al tesoro”, o sostituire “mosca” a “falena”, per attutire la delusione di quegli estimatori che Luttazzi ha contribuito a far crescere. Daniele gli ha insegnato a essere esigenti e ora, spietatamente, ne sconta le conseguenze. Rucucire lo strappo non sarà facile, anche perché Luttazzi continua a dare la sensazione di arrampicarsi, per quanto dottamente, sugli specchi.Al tempo stesso, c’era un esercito trasversale ad aspettarlo livorosamente al varco. Luttazzi è un satirico senza filtri, lucido e coraggioso, preparato e maestrino, incline a chiamare “paraculo” i dirimpettai (da Fiorello a Fazio, da Gnocchi a Bonolis). Non appena è inciampato, lo hanno massacrato. E non è una coincidenza se l’affaire-plagio, magari per mano di

un collega rancoroso, sia esploso a metà 2010: proprio quando Luttazzi, dopo il memorabile monologo a Raiperunanotte, aveva rimesso la testa fuori dall’acqua. Comico, satirico, drammaturgo, musicista, disegnatore, intellettuale, saggista. Eclettico di rara cultura e piacevolezza (privata). L’assenza di Daniele Luttazzi, in un momento afasico come questo, si sente e fa male. La quarta necessità sembra l’opera deliberatamente “minore” dopo un successo fragoroso o un fiasco stordente. Un ricercare se stessi al buio. Forse, anche se non lo ammetterà mai, è un ribadire la propria esistenza. O addirittura un chiedere aiuto, benché cripticamente. Luttazzi non ha sin qui accettato gli inviti a Servizio Pubblico: sbaglia, perché nessuno come lui ne avrebbe bisogno e nessuno come lui impreziosirebbe il programma. Si regali l’unico gesto realmente auspicabile: faccia pace con se stesso. Esca dal guscio. E torni a divertirsi e divertire.

Il “ritorno” mediatico (e vincente) di Bongiorno

Mike non bara mai l problema non è la notizia, quanto lo Imento spazio che le si concede. Il ritrovadella bara di Mike Bongiorno, peraltro non violata, rasserena i familiari, gli estimatori e chiunque risulti dotato di umanità minima. La vicenda tocca ciò che attiene all’indicibile: la violazione dell’eterno riposo. Per questo colpisce. C’è poi la notorietà del diretto interessato, divo conservatore e nazionalpopolare, perfetto per fenomenologie illuminate e santificazioni postume. In questa marginale storia da basso impero, non manca poi quel residuo minimo di mistero: il furto raffazzonato, la mancanza di colpevoli sicuri, il ritrova-

mento sulla riva di un canale. A suo modo, un feuilleton perfetto. La famiglia informa che il corpo sarà cremato e implora di lasciare, sul serio e per sempre, Mike in pace. Sin qui, però, il giornalismo non ha raccolto. Trasformando il ritrovamento in tramite per la gioia nazionale e in panacea di tutti i mali. C’è crisi? La manovra è cattiva? Siete depressi? Sì, però Mike è di nuovo tra noi: allegria, quindi. Come avrebbe esclamato lui e come ha scritto Fiorello. Un allievo della prima ora, che ha certo diritto di provare felicità. A sollevare dubbi sono le trasmissioni e le prime pagine,

spese per una notizia così piccola e così privata. Non si capisce bene dove finisca la solidarietà e cominci il gusto per la lacrima, unito alla tendenza di amplificare tutto ciò che è disimpegnato. I vip sgomitano per esprimere sollievo. Gli opinionisti sottolineano l’ennesima vittoria dell’indomito Bongiorno. Gli editorialisti scorgono in cotanta parabola il segno dei tempi: il paese ferito ma capace di compattarsi – ritrovando purezza e candor – al capezzale ritrovato della icona rassicurante. La cronaca sostituisce l’analisi, il cordoglio pruriginoso soppianta l’evento realmente rilevante. E il giornalismo italiano guarda il dito,

mai la Luna (nera). Il “Mike nazionale” (una delle troppe espressioni abusatissime di questi giorni) ha saputo sfruttare l’atavico desiderio popolare di non pensare a niente, fuorché al frivolo. C’è riuscito in vita, e si direbbe pure da morto. Stavolta, però, ne avrebbe fatto a meno. (An. Sca.)


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SECONDO TEMPO

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SALI SCENDI

TELE COMANDO TG PAPI

L’anonimo paperone di Paolo Ojetti

g1 T Pare che a dirigere il Tg1, al posto del Minzo martire arrivi Alberto Maccari, attuale direttore della Tgr, la “holding” dei tg regionali. Maccari va in pensione alla fine di gennaio, cosa mai potrà fare in quaranta giorni? Oddio, anche il diluvio universale ebbe questa durata, ma lì c’entrava il padreterno e Maccari – per quanto gli si voglia dare credito – non risulta sieda alla sua destra. Su Maccari, veterodemocristiano area andreotti, c’è una storiella riportata da Gad Lerner: “Un giorno mi disse: prima di prendere una decisione consulto due persone, mia moglie e Gianni Letta, uno di famiglia”. Maccari serve solo per aspettare che i giochi politici – dopo la scomparsa di Minzolini – si compiano. Ah, il Tg1 di tutte queste cose che lo riguardano non ha det-

to una parola. In verità, non ha dato nessun’altra notizia politica: magari Monti si irrita e gli manda un direttore vero. g2 T Davanti a Montecitorio c’erano sei-sette leghisti che protestavano contro la manovra, a loro dire “punitiva per il nord”. Come mai i telegiornali, Tg2 compreso, non abbiano fatto sentire quelli che hanno gridato ai leghisti “andate a lavorare”, rimane un mistero. Subito, il servizio sull’ “Italia beffarda”, quelli che dichiarano 20.000 euro l’anno di reddito e che hanno barche da 25 metri, supersuv e persino elicotteri privati. Per ora sono numeri, un giorno sapremo i nomi di questi paperoni della porta accanto? Una notizia esclusiva però il Tg2 ce l’ha: il pool di magistrati che ha sgominato il clan dei casalesi resterà senza scorta, causa tagli. Bisognerà ripensare a questi

“tagli”, per esempio ridurre il reggimento di gorilla che circonda Monti così come circondava Berlusconi. g3 T Chi riesce a immaginare Mario Monti alle prese con scioperi generali contro la sua manovra “salvaitalia”? Nessuno. Talmente nessuno che Monti incontra i sindacati per evitare questi turbamenti e questa è la notizia scelta dal Tg3 per aprire la “seconda fase”. Una fase lunga che – come ha raccontato Maurizio Ambrogi – naviga in un decreto mutante che si vorrebbe meno ingiusto. E mentre i parlamentari – con la scusa della loro sacra autonomia – cercano di non mollare neanche un euro alla solidarietà nazionale, il Vaticano si dice “disponibile” a pagare un’Ici caramellata. Non si capisce perché lo Stato deve accontentarsi: potrebbe tassare tutti i beni ecclesiastici senza neanche toccare il Concordato e senza chiedere permesso. Tutt’al più, scomunicano Monti e Passera. Amen. La cronaca sociale non delude: gli addetti ai fu wagon- lits buttati in mezzo alla strada, la fine di Fincantieri e le carceri che, al confronto, l’Isola del Diavolo di Papillon sembra un paradiso perduto.

di Carlo

Abbasso le opinioni Tecce

vviva la telecamera, testiEle. mone oculare e imparziaAnche educata e algida, immune al rischio di cadere in provocazioni. Il servizio di Intoccabili (La7) ha un merito tecnico e strumentale: la telecamera. Certo, indossata con cura, introdotta nei corridoi di Montecitorio. Ecco, un obiettivo ci mostra i miserabili discorsi dei parlamentari, il mercato rionale firmato Camera dei deputati. Un prodotto televisivo è più grezzo di un articolo di giornale, a volte. Il taglio di un cronista, seppur in buona fede, incide un'impronta sul pezzo. Altrimenti c'è l'espediente di incollare agenzie di stampa, simulando una neutralità artificiale e prendendo in giro il lettore. Quelli che filmano una notizia stanno dietro le telecamere. L'operatore televisivo vale più di un editoriale del quotidiano. Anche perché costa tanto, tanto, tantissimo meno. In tv conta la coppia: il giornalista e l'operatore, chi fa il passaggio decisivo e chi la mette in rete. Per disinnescare l'esplosivo, i politici, tutti, preferiscono il microfono senza giornalista e senza telecamera. Spesso telefonano

in diretta, confezionano interventi, mandano cassette. C'era un momento in cui Gianfranco Fini scopriva un'affinità comunicativa con Osama Bin Laden, annunciando clamorosi video registrati con diffusione fissata all'ora X come la sveglia al mattino. L'inviato in posti sperduti e interessanti oppure il collegamento in diretta, che impongono un lavoro attento e faticoso, vengono sostituiti dal salotto che scade in teatrino, molto presto. La sobrietà comunicativa del governo Monti può aiutare i giornalisti televisivi a riscoprire la propria natura, cioè che i fatti arrivano prima di un’opinione. E che un'opinione senza fatti è un discorso. Anzi, un comizio: semplice propaganda. Report e Presa Diretta funzionano benissimo, e non soffrono la crisi d’identità dei talk d’informazione. La crisi, forse, è passeggera. E anche utile per capire in che direzione va la televisione generalista che si ramifica in decine di canali sul digitale terrestre e si trasforma nell’esperimento di

Intoccabili Gianluigi Nuzzi conduce “Intoccabili” su La7 il mercoledì in seconda sera

Servizio Pubblico. C’è la sensazione che il telespettatore sia tornato a una fruizione dettagliata, nel senso che le trasmissioni tematiche (cucina, documentari, musica, sport, cultura...) sono la nuova forma di consumo, così com’era il tg unico Rai di 40 anni fa. Non vince più chi dà il maggior numero di notizie nel minor tempo possibile, tratto distintivo di Internet, ma chi riesce a dare nel modo più corretto e comprensibile anche una sola notizia. Non significa che il dibattito sia vietato o poco affascinante, ma che, senza una buona compagnia, diventa fastidioso, quasi insopportabili. L’opinione senza la notizia è un “già visto” eterno. Si può già anticipare, per esempio, la scaletta del prossimo (e di tutti gli altri) Ballarò: il solito presepio costruito intorno al governo Monti con un politico del Pd diversamente al governo e diversamente oppositore; un politico del Pdl rabbiosamente al governo; un politico leghista convintamente contro; un economista tecnicamente inappuntabile; un po’ di Crozza; un po’ di sondaggi e un po’ di chiacchiere miste. Agitare bene prima dell’uso.

LA TV DI OGGI LO SPORT

I FILM 12.00 DA PIAZZA SAN PIETRO EVENTO Recita dell’Angelus 12.20 RUBRICA Linea verde 13.30 NOTIZIARIO TG1 TG1 Focus 14.00 VARIETÀ Domenica In - L’Arena 16.30 NOTIZIARIO TG1 16.35 IVARIETÀ Domenica in - Così è la vita 18.50 GIOCO L’eredità 20.00 NOTIZIARIO TG1 20.35 RUBRICA TG Sport 5 minuti di recupero 20.40 GIOCO Soliti ignoti 21.30 PRIMA TV TELEFILM Tutti pazzi per amore 3 23.30 ATTUALITÀ Speciale TG1 0.35 NOTIZIARIO TG1 Notte - Che tempo fa 1.00 DOCUMENTI XXI Secolo - Testimoni e protagonisti 2.15 RUBRICA Sette note - Musica e musiche

11.30 ATTUALITÀ Mezzogiorno in famiglia 13.00 NOTIZIARIO TG2 Giorno 13.30 RUBR. TG2 Motori 13.40 PREV. Meteo 2 13.45 VARIETÀ SPORTIVO Quelli che aspettano 15.40 VARIETÀ Quelli che il calcio 17.05 NOTIZIARIO TG2 L.I.S. - Meteo 2 17.10 RUBRICA SPORTIVA RaiSport Stadio Sprint 18.00 RUBRICA SPORTIVA RaiSport 90° Minuto 18.50 PRIMA TV TELEFILM Sea Patrol 19.35 TELEFILM Squadra Speciale Cobra 11 - Sezione 2 20.30 NOTIZ. TG2 - 20.30 21.00 PRIMA TV TF N.C.I.S. 21.45 PRIMA TV TELEFILM Hawaii Five-0 22.35 RUBRICA SPORTIVA La Domenica Sportiva 0.30 NOTIZIARIO TG2

11.15 RUBRICA TGR Mediterraneo - TGR RegionEuropa 12.00 NOTIZIARIO TG3 RUBRICA TG3 persone 12.25 ATT. TeleCamere 12.55 CULTURALE Prima della Prima (REPLICA) 13.25 DOCUMENTI Passepartout 14.00 NOTIZIARIO TG Regione - Meteo 14.15 NOTIZIARIO TG3 14.30 ATTUALITÀ In 1/2 h 15.00 NOTIZ. TG3 L.I.S. 15.05 ATTUALITÀ Alle falde del Kilimangiaro 18.55 PREV. Meteo 3 19.00 NOTIZIARIO TG3 TG Regione - Meteo 20.00 VARIETÀ Blob 20.10 ATTUALITÀ Che tempo che fa 21.30 ATTUALITÀ Report 23.25 NOTIZIARIO TG3TG Regione 23.40 VARIETÀ Lilit - In un mondo migliore

20.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 21.00 NOTIZIARIO News lunghe da 24 21.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 21.30 RUBRICA Ippocrate 21.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 22.00 ATTUALITÀ Inchiesta 4 (Esteri) (REPLICA) 22.30 NOTIZIARIO News lunghe da 24 22.57 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 23.00 RUBRICA Tempi dispari (REPLICA) 23.27 PREVISIONI DEL TEMPO Meteo 23.30 RUBRICA Tempi supplementari 0.00 NOTIZIARIO News lunghe da 24 - Meteo 0.30 RUBRICA Tempi dispari (REPLICA) 1.00 NOTIZIARIO TG Rassegna stampa - Meteo

/ Segreti fatali

Sky Cinema Passion 21,00

15.40 FILM Il ponte sul fiume Kwai 18.55 NOTIZIARIO TG4 Meteo 19.35 SOAP OPERA Tempesta d’amore 21.30 PRIMA TV MINISERIE Downton Abbey 23.05 I bellissimi di R4 23.10 FILM Kinsey 1.45 NOTIZ. TG4 Night

18.30 NOTIZIARIO Studio Aperto - Meteo 19.00 CARTONI ANIMATI Bugs Bunny 19.15 FILM Wild Wild West 21.30 PRIMA TV SIT COM A & F - Ale e Franz Show 22.30 VARIETÀ Zelig Off 23.30 PRIMA TV SIT COM Così fan tutte 0.25 Controcampo

14.05 ATTUALITÀ Ma anche no 17.10 FILM La tigre e il dragone 20.00 NOTIZIARIO TG La7 20.30 ATTUALITÀ In Onda 21.30 FILM A proposito di Schmidt 23.50 NOTIZIARIO TG La7 0.00 FILM L’incredibile affare Kopcenko

/ A proposito di Schmidt

 Report

Per Warren Schmidt, una vita dedicata al lavoro, è giunto il tempo della pensione... intanto, la figlia è in procinto di sposarsi. Per l’uomo la pensione rappresenta un cambiamento radicale reso poi tragico dalla morte improvvisa dell’amata moglie... Due nomination agli Oscar del 2003, per Jack Nicholson e per Kathy Bates, splendidamente a suo agio in un’inaspettata scena di nudo. Firma la regia Alexander Payne.

“I misteri del San Raffaele”. La mattina del 18 luglio, Mario Cal, il manager della sanità privata più potente d’Italia, entra nel suo ufficio e si spara. L’inchiesta di Alberto Nerazzini prova a ricostruire una vicenda intricata e ancora piena di misteri che ogni giorno che passa riserva nuovi capitoli e apre scenari sorprendenti, a cominciare dai rapporti tra Don Verzè e i vertici dei servizi segreti.

La 7 21,30

SCC=Cinema Comedy SCF=Cinema Family SCM=Cinema Max

19.10 La vita è una cosa meravigliosa SCC 19.10 Fair Game - Caccia SC1 alla spia 19.10 The Company Men SCP 19.30 Z la formica SCF 19.30 Astro Boy SCX 21.00 Casa mia casa mia∑ SCC 21.00 The Twilight Saga: Eclipse SCF 21.00 L’angolo rosso SCM 21.00 Prima tv Segreti fatali SCP 21.10 Tra le nuvole SCX 22.10 Io & Marilyn SC1 22.35 Crazy on the Outside SCC Ricomincio da zero 22.35 Two much SCP Uno di troppo 23.05 Hungry for You SCM Voglia di lei 23.05 Amelia SCX 23.10 L’ultimo dominatore SCF dell’aria

SP1=Sport 1 SP2=Sport 2 SP3=Sport 3

15.55 Rugby, Heineken Cup 3a giornata Clermont Auvergne Leicester Tigers (Diretta) SP2 17.25 Calcio, Bundesliga 16a giornata Stoccarda - Bayern SP3 Monaco (Diretta) 18.00 Tennis, Serena Williams/ Venus Williams - Pennetta/Schiavone (Replica) SP2 19.30 Calcio, Liga 2011/2012 16a giornata Real Madrid SP3 Barcellona (Replica) 20.40 Calcio, Serie A 2011/2012 Posticipo 15a giornata Novara - Napoli (Diretta)SP1 21.00 Golf, PGA European Tour 2011 Dubai World Championship: 4a giornata (R) SP2 21.25 Calcio, Liga 2011/2012 16a giornata Espanyol - Atletico SP3 Madrid (Diretta) 0.00 Calcio, Premier League 15a giornata Stoke City - TottenSP3 ham Hotspur (Replica)

PROGRAMMIDA NON PERDERE

TRAME DEI FILM

Julia (Dina Meyer) sembra vivere una vita perfetta, almeno fino a quando incontra il tenebroso Scott (Vincent Spano). Bella, divorziata e con una brillante carriera la donna, un giorno, incontra un ragazzo apparentemente normale che nasconde un passato oscuro. Julia accetta di uscire con Scott, ignara dell'incubo che si accinge a vivere...Dietro la macchina da presa Meir Sharony.

18.50 ULTIMA PUNTATA GIOCO Avanti un altro 20.00 NOTIZ. TG5 - Meteo 20.40 VARIETÀ Paperissima Sprint 21.30 PRIMA TV TELEFILM Distretto di Polizia 11 22.35 MINISERIE Squadra Antimafia - Palermo oggi 23.40 ATTUALITÀ Terra! 0.40 NOTIZ.TG5 Notte

SC1= Cinema 1 SCH=Cinema Hits SCP=Cinema Passion

/ Kinsey Il regista Bill Condon porta sul grande schermo la biografia di Alfred Kinsey (ottimamente interpretato da Liam Neeson), lo scienziato che, nel 1948, sconvolse il placido perbenismo americano pubblicando uno studio statistico sui comportamenti sessuali maschili. In poco tempo, da semplice biologo, Kinsey diventa una star. La stampa paragona l’effetto della sua pubblicazione a quello di una bomba atomica...

Rete 4 23,10

Rai 3 21,30

 Speciale TG 1

 Downton Abbey Un vero evento. Una prima tv assoluta. Una serie rivelazione vincitrice di 6 premi all’ultima edizione degli Emmy. “Prima puntata”. Downton Abbey e' sconvolta dalle recenti notizie dell'affondamento del transatlantico Titanic, la nave “inaffondabile”.L’arrivo di Matthew e Isobel Crawley crea qualche tensione. Matthew ha difficoltà ad ambientarsi a Downton mentre Isobel non fa una bella impressione su Violet...

Rete 4 21,30

“Io non sono io. Romeo, Giulietta e gli altri”è il titolo del documentario che segue Riccardo Scamarcio nella realizzazione del “Romeo e Giulietta”di Valerio Binasco che ha ottenuto recensioni strepitose e un sorprendente successo di pubblico: un viaggio in cui, con coraggio, Scamarcio si spoglia gradualmente dello status di star per affrontare la paura, il rischio del palcoscenico, l’occhio insistente della videocamera.

Rai 1 23,30


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Domenica 11 dicembre 2011

PIAZZA GRANDE E se fosse un governo di destra? di Furio Colombo

erchiamo di essere onesti con noi stessi. Quando abbiamo invocato il miracolo di far sparire Berlusconi, mentre eravamo umiliati, offesi, presi in giro nel mondo, non abbiamo mai detto, nella nostra invocazione, “fa che sia di sinistra chi viene dopo”. Abbiamo detto (tutti, e già l'invocazione ci sembrava enorme): “Fa che vada via Berlusconi, adesso e subito”. Gruppi diversi di noi, umiliati e offesi, si sono rivolti chi a Dio, chi alla folla di concittadini umiliati e offesi come noi, chi (pochi) alla politica. Ma dobbiamo ammettere che non abbiamo messo condizioni. Intimamente e pubblicamente (quelli di noi che avevano già perso il diritto di parlare dal dentro delle istituzioni e delle comunicazioni) ripetevano a bassa e ad alta voce “purché se ne vada”. E ne abbiamo fatto un slogan fisso persino quando ci dicevano (ogni dieci, quindici giorni) di abbassare i toni. Ora, può darsi benissimo che il nuovo oggetto comparso all'improvviso in scena, in luogo dello stralunato Bagaglino a cui siamo stati condannati per quasi due decenni sia di destra, nel senso della normale destra europea. E allora? Lo esaminiamo, lo critichiamo, lo circondiamo di obiezioni e di tutti gli strumenti della democrazia, Parlamento, sindacati, giornali, opinione pubblica. Ma tutti liberi.

C

LA CARATTERISTICA del nuovo, rivoluzionario teatro democratico di cui siamo parte è che non ci sarà più l'incredibile scena del padrone di televisioni con scrivania propria e fogli preparati in cui deve solo ricopiare la traccia dei principali lavori pubblici che donerà al Paese. Erano i tempi del Ponte di Messina, ricordate? Era il tempo in cui si poteva mettere in scena il “contratto con gli italiani”, elogiato da tutti, nel silenzio profondo di alcuni direttori di massimi giornali italiani presenti in studio come comparse. A quel tempo il ministro di polizia sindacale, certo Sacconi, era riuscito a dividere i sindacati, facendone

entrare due dalla porta di dietro e svergognandone uno, la famigerata Cgil, meglio nota alle questure giornalistiche come Fiom, indicata come naturale avversario da tutte le persone dabbene e – se impiegate nei media – preoccupate di proteggersi la carriera. Tutti e tre i sindacati, adesso, non sono affatto disposti a dire che va bene così e che non hanno obiezioni solo perché il governo non è più Berlusconi e non dobbiamo più sentirci spiegare la vita (con qualche schizzo di saliva sul microfono), dall'acceso statista Gasparri in tutti i telegiornali di ciascun giorno e di ciascuna sera o programma notturno. Non va affatto bene, nell'opinione di operai al lavoro, operai a zero ore e operai “messi in libertà”, e di tutti i pensionati da mille euro. E lo diranno insieme nelle piazze italiane, senza particolare delica-

tezza. Ma lo diranno sapendo bene, e ricordando bene, che il lungo oblio di Berlusconi, la sua costante assenza dal governare perché impegnato in vicende non sempre raccontabili fuori dai tribunali, la sua leggendaria incompetenza (imprenditore, sì, ma con certi aiutini che funzionano solo in situazioni appartate), le sue euforiche clamorose bugie, ovvero tutto il suo fanatico e celebratissimo niente, hanno reso gravissimo e quasi irreparabile ciò che si poteva (doveva) affrontare in tempo. Resta l'altra questione. Se sia scandalo un governo di destra. La risposta è ovvia. Qualcuno vede uno scandalo in Inghilterra, dove un governo conservatore, di gente che veste bene ma non porta né visione né intuizione per il futuro, non piace agli studenti, non piace a chi lavora, non piace a competenti e studiosi, ma resta legittimo e accettato governo fino alle

I nuovi dittatori dell’Occidente di Robert

Fisk

al momento che vivo nella regione del mondo – il Medio Oriente – che produce più luoghi comuni per metro quadrato di qualunque altra parte del globo, forse dovrei pensarci un attimo prima di dire che non avevo mai sentito così tante sciocchezze e idiozie come sulla crisi finanziaria mondiale. Il modo in cui viene raccontato il collasso del capitalismo è la prova della nostra supina obbedienza alle istituzioni e agli “esperti” di Harvard che hanno contribuito a questo disastro criminale. Facciamola finita con la “pri-

D

mavera araba” – grottesco artificio linguistico che non rende giustizia al risveglio degli arabi in Medio Oriente – e con le ridicole analogie con le proteste sociali nelle capitali occidentali. CI HANNO PRESO in giro raccontandoci che i poveri e gli emarginati dell’Occidente fanno parte della stessa famiglia dei giovani della “primavera araba” e che gli indignati americani, canadesi, britannici, spagnoli e greci si sarebbero “ispirati” alle dimostrazioni di massa che hanno rovesciato i regimi in Egitto, Tunisia e Libia. Sono solo sciocchezze. L’analogia, inutile dirlo, è sta-

prossime elezioni? Resta ancora un’altra domanda. È sempre e solo di destra un governo di cui non condividiamo molte idee e molte proposte? Non potrebbe essere un governo che usa subito, e nel pochissimo tempo che rimane, la sua natura tecnica per fare cose urgenti che dovevano essere fatte prima e in modo diverso, ma adesso sono brutali e impopolari perché gravate da un immenso, colpevole, rischiosissimo ritardo? QUALCUNO ricorda che il ministro delle Attività produttive Romani, passa un giorno e passa l'altro, non si è mai presentato alle Camere con uno straccio di leggina, o anche solo un appunto da condividere con i colleghi, sulla “crescita” e “lo sviluppo”, mentre gli altri leader europei aspettavano, stupiti e offesi, di là dal confine della strana, inco-

Forse l’esecutivo Monti non è di sinistra, ma siamo liberi di criticare. Perchè è tornato il teatro della democrazia al posto del Bagaglino a cui siamo stati condannati per vent’anni

FATTI di VITA

É

di Silvia

Truzzi

BOLOGNA CHE VUOLE VEDERE Q

ualche anno fa, su “Repubblica”, Gianni Mura ebbe un buonissimo pensiero. Fece un appello ai colleghi giornalisti, chiedendo di non chiamare le persone senza fissa dimora “barboni”. Rispetto per sciente, area Italiana che continuava a restare spensierata e asgli emarginati, i poveri, gli sfigati, i brutti e sporchi. sente? Credo di poter dire queQuesta cosa me la sono ricordata leggendo una sto. Per attaccare brutalmente e piccola storia contro la ghettizzazione. anche con insulti pesanti, che un Eccola qui. In novembre la Provincia di Bologna ha fatto tempo facevano parte (vedi Il Cisapere di voler realizzare una cancellata attorno al mitero di Praga di Eco) delle clasliceo Copernico. Motivi di sicurezza? Verrebbe da siche teorie del complotto, “il pensare di no: dopotutto è una scuola e non una base governo dei banchieri e degli militare o una sede diplomatica. Ma sotto i portici del speculatori”, bisogna essere staCopernico, di notte, vanno a rifugiarsi i clochard. I ti abbandonati dalla memoria. Miserabili che non hanno un posto né un pasto, solo il Bisogna non sapere che prima freddo da combattere: la città delle Due Torri è torrida viene Berlusconi, ovvero una acd’estate quanto gelida d’inverno. Interpellata dal curata e minuziosa distruzione “Corriere” di Bologna, Antonella Agostinis, dirigente legale, istituzionale, morale del scolastica, ha spiegato: “È una cancellata molto Paese, in un paesaggio già molto leggera, poco invasiva, che circonda l’istituto. La lontano dalla legalità. E poi c'è, per forza e con estrema urgenza, Provincia vuole questa recinzione per motivi di un tentativo di salvataggio che si sicurezza e d’igiene. Il porticato è sede notturna di può discutere in tutto, ma non bivacco che lascia tracce al mattino. E ci sono anche pensando di vivere ancora nel escrementi umani in queste tracce. Il personale ha clima di interessata malafede e di vigorosamente sostenuto questa proposta, perché alle 7 privato tornaconto in cui ci ha di mattina deve ripulire tutto”. Gli studenti, che già tenuti immersi, nel suo ventenl’anno scorso si erano opposti all’installazione di un nio, l'uomo di Arcore. Non disistema di video sorveglianza, hanno cominciato a mentichiamo che lui aveva solo raccogliere firme. Due motivazioni, una più due grandi riferimenti etici, condivisibile dell’altra: non è con un’inferriata che si Gheddafi e Putin. Qui c'è l'Eurorisolve il problema degli homeless e i 250 mila euro pa e c'è Obama. Questa persuanecessari per la realizzazione della struttura potrebbero sione non toglie nulla alla volonessere meglio impiegati, “soprattutto in un momento di tà di migliorare e di cambiare, crisi come questo”. “Noi vogliamo fondi per laboratori e con il solo limite dell'urgenza. attività culturali”. Difficile dar loro torto. Così è iniziata Ma libera dall'incubo dei passagla protesta, proseguita con una catena umana attorno gi oscuri e delle trame misteriose che qualcuno, a destra, ha già alla scuola: al posto del cancello, persone che si chiamato “giudaico massonitengono per mano. I ragazzi poi sono andati in corteo che”. E qualcuno, a sinistra, atfino alla sede della Provincia, dove una delegazione ha tribuisce a “proprietari dell'inincontrato Benedetta Chiusoli, assessore ai Lavori dustria bellica”. Meglio proporpubblici. La costruzione della cancellata è stata re con urgenza ragionevoli corsospesa, almeno per adesso. Dal che si possono dedurre rezioni perché ci resti un po’ di un paio di riflessioni. I dibattiti, i cortei, le proteste non tempo per domandarci: ma cosempre sono inutili. Quando c’è un’occupazione o una me tornerà la politica in questo manifestazione, spesso qualche “adulto illuminato” si paesaggio “dopo Fukushima” in alza per dire che “sono tutte scuse per non studiare”. cui sono impantanati i partiti che Non pare questo il caso. Anche perché c’è una dovrebbero dare vita alla ricodifferenza tra incendiare un cassonetto o l’automobile struzione? di un povero cristo che nemmeno ha finito Clochard a Bologna (FOTO ANSA) di pagarla e prendersi per mano, dimostrando che l’esclusione non è mai un antidoto. Nel ’56 Danilo Dolci fu chiamato in Tribunale a rispondere di turbamento dell’ordine pubblico per aver incitato al digiuno alcuni pescatori siciliani, rimasti senza cibo e lavoro a causa del contrabbando (tra l’altro ampiamente tollerato). Nell’arringa difensiva Piero Calamandrei chiede ai giudici: “L’ordine pubblico di chi?”. Di chi è sazio. “Non bisogna disturbare con spettacoli di miseria la mensa imbandita di chi mangia bene”. Ma, come raccontano le mani unite dei ragazzi di Bologna, non è girando lo sguardo che la fame e il dolore si cancellano.

Banchieri e agenzie di rating: a loro gli Stati hanno trasferito da tempo il potere del popolo. Mentre noi continuiamo a credere alla favoletta che la crisi sia solo figlia della globalizzazione

piazza nelle capitali mediorientali spinti dal desiderio di dignità e dal rifiuto di dittature di tipo familiare. I Mubarak, i Ben Ali, i Gheddafi, i re e gli emiri del Golfo (e della Giordania), gli Assad vivevano nella convinzione di “possedere” i loro Paesi. I

ta partorita dai giornalisti occidentali ansiosi di nascondere la vera natura delle proteste contro i governi “democratici” occidentali e di insinuare che si trattava di un semplice tentativo di imitare l’ultima moda del mondo arabo. La realtà è un po’ diversa. Milioni di arabi sono scesi in

martiri arabi sono morti per dimostrare che il loro Paese apparteneva al popolo. Quanto all’Occidente i movimenti di protesta hanno come bersaglio il Big Business e i governi. Le dimostrazioni sono servite a mettere a nudo una realtà: per decenni gli occidentali hanno vissuto in democrazie truffaldine e

hanno votato partiti politici che hanno trasferito il potere del popolo alle banche, ai mercanti di derivati e alle agenzie di rating appoggiati dalla disonesta camarilla di “esperti” delle grandi università americane che continuano a perpetuare la favoletta che questa crisi è figlia inevitabile della globalizzazione e non una tragica truffa finanziaria ai danni degli elettori. BANCHE E AGENZIE di rating sono diventati i dittatori dell’Occidente non diversamente dai Mubarak e dai Ben Ali. Le elezioni si sono trasformate in una tragica farsa. Non ci vuole un genio per capire che agenzie di rating e banche americane sono intercambiabili tanto che i dirigenti fanno la spola da un’agenzia all’altra, da una banca all’altra e spesso finiscono nei ranghi del governo degli Stati Uniti. Quegli stessi truffatori che davano la tripla A ai prestiti

sub-prime e ai derivati americani prima del 2008, ora stanno ripetendo lo sporco giochetto in Europa minacciando il declassamento dei governi e delle banche. Perché i giornalisti finanziari che stazionano in permanenza a Wall Street non ci illuminano? Come mai la Bbc, la Cnn e al-Jazeera trattano queste combriccole di criminali come rispettabili istituzioni? Come mai non si aprono indagini sui loro scandalosi comportamenti? Il tutto mi ricorda il modo altrettanto ambiguo in cui molta stampa tratta il Medio Oriente evitando critiche dirette a Israele e spacciando per buona la favoletta dei bravi ragazzi “moderati” e dei cattivi “terroristi”. E infatti appena i dimostranti di Occupy Wall Street cominciano a dare fastidio vengono bollati come “anarchici” e “socialmente pericolosi”. Copyright The Independent Traduzione di Carlo Antonio Biscotto


Domenica 11 dicembre 2011

pagina 15

SECONDO TEMPO

BOX

MAIL Perché non usare l’otto per mille? La richiesta di sacrifici previsti dalla manovra recentemente decretata dal governo Monti ha prodotto dello scontento in ampi strati della popolazione italiana ed ha di conseguenza stimolato una pluralità di controproposte nell'intento di mitigare l'impatto negativo sui cittadini meno abbienti. Curiosamente non ho trovato alcuna indicazione riguardante l'8 per mille del gettito fiscale IRPEF “non destinato” allo Stato ed a diverse confessioni religiose per scopi definiti dalla legge. Come è noto il contribuente può decidere di non apporre la propria firma per la destinazione dell'8 per mille (mediamente il 60%) ma che la perversità della stessa legge non considera e che supera provvedendo comunque a ridistribuire tra gli enti contendenti secondo le percentuali calcolate in base a coloro che hanno espresso la scelta. Questo quantum si aggira attorno ai 900/1000 milioni di euro. Non è il caso ad esempio di utilizzarli per attenuare il sacrificio dei pensionati? Walter Guagnetti

Il lavoro sporco visto dal Piemonte Ormai è chiaro che il governo Monti sta facendo il lavoro “sporco” che i politici non avevano il coraggio di fare. Tutti quei politici che adesso chiedono delle modifiche alla manovra, ma sotto sotto sperano che il governo arrivi fino a fine legislatura per avere una pensione (o un vitalizio) come premio per aver aumentato il debito pubblico con i loro stipendi e privilegi. E mentre da Roma si mettono in atto decreti per tartassare i cittadini che già pagano, le Regioni (compreso il Piemonte) stanno preparando l'aumento dell'addizionale in forma retroattiva. Tanti soldi che finiranno nelle casse regionali per cosa fare? Migliorare la Sanità e tenere aperti gli ospedali nella aree meno popolate? Oppure, questi soldi serviranno ad “alimentare” il settore della Cultura, ormai diventata (vedi Castello di Rivoli e GAM) una grande fonderia di pubblico denaro dove hanno trovato posto Associazioni e Fondazioni che nel sistema privato sarebbero falliti in poco tempo? Il momento è difficile e preoccupante per le famiglie, e staremo a vedere cosa farà la Regione Piemonte per dare il buon esempio nei confronti dei cittadini/elettori piemontesi. Marino Bertolino

Pagano sempre i soliti noti Con la scusa dell’urgenza, si impongono subito tasse a quei cittadini che hanno sempre pagato e che, dopo la nuova stangata fiscale, riservata quasi esclusivamente ai veri pensionati e veri lavoratori dipendenti, ormai null’altro hanno più da temere. Non si comprenderebbe cosa ancora potrebbero

A DOMANDA RISPONDO LEGA BUGIARDA E LADRA

Furio Colombo

7

inalmente la Lega Nord per l’indipendenza della Padania ha gettato la maschera. Quattro di loro hanno fatto i ministri della Repubblica (tra cui il ministro dell'Interno) ma sono estranei all’Italia e, se necessario, nemici. Lo dice la parola “secessione” che non è più uno slogan colorito, ma un progetto politico. Domando: non è una violazione di un articolo chiave della Costituzione, dunque un reato? Valeria

F

HO SCRITTO, detto e ripetuto – purtroppo senza ottenere l'attenzione delle Istituzioni del nostro Paese, a cominciare dal Parlamento di cui faccio parte – che la Lega era, con la sua partecipazione al governo di un Paese potenzialmente nemico, in posizione di grave illegalità e di possibile danno (usare il potere dentro il Paese che si vuole spaccare). Ora mi immagino che sia vistosamente e palesemente impossibile ogni forma di cooperazione con un partito in cui due presidenti di Regione (ovvero rappresentanti istituzionali di vertice di quelle regioni)

rifiutano di recarsi a Roma per incontrare il governo perché impegnati nel cosiddetto “parlamento padano”. È vero che il giorno in cui dovranno rendere conto di tale clamoroso contrasto istituzionale (se sono al lavoro nel “parlamento padano” non possono essere al lavoro in quello della Repubblica italiana) si copriranno con il comportamento poco comprensibile dell'Italia dei Valori, anch'essa assente a quegli incontri. Ma la Lega ha voluto dare una motivazione logica e senza ritorno. Ha detto che sta lavorando alla secessione e non ha tempo da perdere con un governo estraneo. La favola del “territorio”, dei bravi amministratori, del partito che vuole solo il federalismo e che pretende di governare a Roma benché esista solo in un angolo d'Italia (ma Cota, notoriamente, deve la sua carica a una elezione truccata) è finita per sempre. Teniamone conto non solo per fare l'inventario dei danni e delle leggi “leghiste”, dunque estranee all'Italia, che dovranno essere cancellate. Ma per fronteggiare in tempo il pericolo. Furio Colombo - Il Fatto Quotidiano 00193 Roma, via Valadier n. 42 lettere@ilfattoquotidiano.it

IL FATTO di ieri 11 dicembre 1882 Quando, nel ’33, interrompendo 50 anni di potere irlandese, diventa sindaco di New York, “Little Flower” La Guardia è l’italo-americano più popolare d’America, primo eletto al Congresso come rappresentante dell’East Side di Manhattan. Dal Greenwich Village, dove era nato l’11 dicembre 1882 da padre pugliese e da madre triestina, Fiorello La Guardia arriverà alla guida della Grande Mela come candidato repubblicano di una Fusion progressista, e da liberal duro in lotta contro Tammany Hall, vecchio e bacato sodalizio democratico e la Cosa Nostra di Lucky Luciano, sarà il re di New York per tre lunghi mandati. Tra disoccupazione, gangsterismo, mafia, razzismo e corruzione senza freni. Si dice che, quando Fiorello salì al trono di New York, centinaia di migliaia di persone senza lavoro temessero di lì a poco una rivoluzione e che fu proprio il sindaco sceriffo a “ricostruire la nuova New York”. Reclamizzandosi anche con metodi pittoreschi, come far inondare dai pompieri bische e luoghi equivoci o distruggere a mazzate le odiate slot machine. Per gli italiani d’oggi La Guardia forse è solo l’eco di uno scalo newyorchese. Per gli americani, che gli dedicarono un aeroporto, il nome di un sindaco-leggenda. Giovanna Gabrielli

temere. La povertà è in arrivo gradualmente per il 90% degli italiani, mentre il solo 10%, che avrebbe da perdere, invece viene lasciato in pace con il loro lusso e sprechi. Tasse certe e subito recuperabili, mentre per il Pil e per i pagamenti incerti e solo programmati, si può tranquillamente aspettare. La politica non paga, i ricchi non pagano. Si regalano le reti televisive e l’Ici ai partiti, sindacati ed alla Chiesa. L’Ici si aggrava per quelli che, sacrificandosi nel tempo, sono riusciti a comprarsi una piccola casa per abitarvi. La stessa Ici non viene nemmeno chiesta ai Partiti, ai Sindacati ed alle proprietà, numerose e di vario tipo, della

Chiesa, che pur fa pagare gli utenti – regolarmente come gli altri – dei propri alberghi, ristoranti e centri non di preghiera.

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C.A.V. Caserta

Perché leggo il “Fatto Quotidiano” “Il Fatto non si capisce chi privilegia”: lo dice Eugenio Scalfari. Esatto, egregio signor Scalfari. Io, elettrice di sinistra, leggo questo giornale proprio perché non privilegia nessuno. Perché è scritto da giornalisti e non da uomini di partito travestiti. Perché non è la bella copia de “L’Unità”, come invece il Suo giornale. Perché vi leggo

opinioni politicamente corrette, ma anche, per fortuna, scorrette, in modo che un lettore può formarsi una propria convinzione, e non tesi già precostituite, preconfezionate e prevedibili, come invece accade con il Suo giornale. Perché, infine, non prende soldi pubblici come il Suo e come il Suo sempre filogovernativo diretto concorrente. Grazie, giornalisti del “Fatto”, continuate così. Silvana Foddai

L’altra campana Secondo me le esenzioni Ici agli enti “non profit”, sia di ispirazione religiosa che laica, sono delle risorse che ritornano triplicate allo Stato e alla società. Non sono privilegi. Riguardo agli immobili di proprietà della Chiesa, affittati o adibiti ad attività commerciali, senza finalità sociali, esiste già una legge che impone il pagamento delle tasse e le stesse autorità ecclesiastiche hanno invitato i comuni a fare le dovute verifiche per scoprire eventuali abusi. Purtroppo su questo tema c’è molta disinformazione e su non pochi media c’è poca “par condicio” e poco spazio a qualche rappresentante della Chiesa per poter spiegare come stanno realmente le cose. Le opere di beneficenza e di soccorso ai poveri, generate e gestite dalla Chiesa sono visibili a tutti, non vorrei che tassare la Chiesa significasse sottrarre risorse a loro. Spero vogliate dare spazio anche a queste mie riflessioni che magari fanno anche tanti altri lettori. Fabiano Bermudez

Nuovi prezzi abbonamenti È iniziata la campagna abbonamento a il Fatto Quotidiano che durerà fino al 31 dicembre 2011. Il giornale sarà in edicola 6 numeri alla settimana (da martedì alla domenica). Per sottoscrivere il tuo abbonamento, compila il modulo sul sito

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Diritto di Replica Le Fs e la protesta degli 800 lavoratori Con riferimento all'articolo “Addio cuccette, ottocento posti a rischio” di sabato 10 dicembre, si precisa che le Ferrovie dello Stato Italiane sono profondamente sensibili e attente alle problematiche legate alla riorganizzazione dei treni notte e al cambio appalto dei relativi servizi di accompagnamento, e sono altresì consapevoli della delicata situazione e delle conseguenze, anche drammatiche, per i lavoratori ai quali va tutta la solidarietà dell’azienda. Per questo, il Gruppo FS Italiane, come annunciato, è già impegnato a evitare che nessuno dei suoi 900 lavoratori interessati dalla riorganizzazione del servizio notturno perda il posto. A tale proposito, è stato già intrapreso un piano per il loro ricollocamento presso altri processi produttivi. Al contempo, non essendovi rapporto di lavoro diretto con gli oltre 800 addetti delle ditte in appalto, né potendo costituirlo considerata la grande quantità di personale che lavora per FS attraverso società esterne, il Gruppo è impegnato, come più volte pubblicamente dichiarato, affinché siano resi disponibili nella gestione di questa crisi gli strumenti e gli ammortizzatori sociali che per legge valgono per ogni azienda. Federico Fabretti, Direttore Centrale Media FS Italiane

che, come ricorda il nome, dovrebbero essere prima di tutto italiane .

L’aspettativa dal ministero Con riferimento all’articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano, il 1° dicembre 2011, l’arch. Roberto Cecchi rivendica di aver agito, nell’esercizio delle sue funzioni al ministero per i Beni e le Attività culturali, sempre con la massima correttezza e trasparenza, e di ciò potrà dar prova nelle sedi opportune. Chiede tuttavia che fin d’ora venga data notizia, con la pubblicazione della presente lettera, del fatto di essersi messo in aspettativa dal suo incarico di Segretario generale del ministero già il 29 novembre scorso, e di percepire perciò da allora l’unico stipendio di Sottosegretario, che fra l’altro è inferiore rispetto alla sua retribuzione precedente. Cristiano Brughitta

Lo spirito di sacrificio di Roberto Cecchi è toccante, ma l’ar ticolo parlava della sua carica di segretario generale del Mibac, dalla quale egli decade per l’incompatibilità sancita per legge (165/2001), e non al suo grado di direttore generale dello stesso ministero, al quale si riferisce invece l’aspettativa. Quanto alle prove della correttezza e trasparenza, saremo i primi a salutarle con gioia, quando compariranno Tomaso Montanari

Ringraziamo il dott. Fabretti per la precisazione che non rassicurerà certo molto gli 800 lavoratori che da settimane protestano su un tetto per difendere il loro posto di lavoro, messo a rischio dall’espansione in Francia delle Fs

IL FATTO QUOTIDIANO via Valadier n. 42 - 00193 Roma lettere@ilfattoquotidiano.it

Direttore responsabile Antonio Padellaro Vicedirettore Marco Travaglio Caporedattori Nuccio Ciconte e Vitantonio Lopez Progetto grafico Paolo Residori Redazione 00193 Roma , Via Valadier n°42 tel. +39 06 32818.1, fax +39 06 32818.230 e-mail: segreteria@ilfattoquotidiano.it sito: www.ilfattoquotidiano.it Editoriale il Fatto S.p.A. Sede legale: 00193 Roma , Via Valadier n°42 Presidente e Amministratore delegato Giorgio Poidomani Consiglio di Amministrazione Luca D’Aprile, Lorenzo Fazio, Cinzia Monteverdi, Antonio Padellaro Centri stampa: Litosud, 00156 Roma, via Carlo Pesenti n°130, 20060 Milano, Pessano con Bornago , via Aldo Moro n°4; Centro Stampa Unione Sarda S. p. A., 09034 Elmas (Ca), via Omodeo; Società Tipografica Siciliana S. p. A., 95030 Catania, strada 5ª n°35 Concessionaria per la pubblicità per l’Italia e per l'estero: Poster Pubblicità & Pubbliche Relazioni S.r.l., Sede legale e Direzione commerciale: Via Angelo Bargoni n°8, 00153 Roma tel. + 39 06 68896911, fax. + 39 06 58179764, email: poster@poster-pr.it Distribuzione Italia:m-dis Distribuzione Media S.p.A., Sede: Via Cazzaniga n°1, 20132 Milano tel. + 39 02 25821, fax. + 39 02 25825203, email: info@m-dis.it Resp.le del trattamento dei dati (d. Les. 196/2003): Antonio Padellaro Chiusura in redazione ore 22.00 Iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione al numero 18599


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