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Foto Claudio Carella

Alessandraperdue, 2009, smalto su tela, 200x200 cm

Vario ART

Alessandro Di Carlo

senza titolo, 2011, smalto su tela, 400x200 cm

Armandino, 2010, smalto su tela, 100x100 cm

Vinyl Washing Machine, 2009, smalto su tela, 200x200 cm

Alessandraperdue, 2009, smalto su tela, 200x200 cm

Ira, 2010, smalto su tela, 100x100 cm

Alessandro Di Carlo

Foto Claudio Carella

Alessandro Di Carlo

Ira, 2010, smalto su tela, 100x100 cm Vinyl Washing Machine, 2009, smalto su tela, 200x200 cm Armandino, 2010, smalto su tela, 100x100 cm senza titolo, 2011, smalto su tela, 400x200 cm

Vario ART

Alessandro Di Carlo

di Simone Ciglia

Quali pensi siano i caratteri essenziali della tua pittura? La mia pittura è caratterizzata da uno scatto ragionato e da un’esecuzione veloce: se c’è una cosa che mi colpisce ci penso in continuazione e la rielaboro; poi la realizzo velocemente. Essendo tale, non è una pittura di precisione. Uso solo pochi colori basici, e non mescolati, non faccio una ricerca sugli strumenti tecnici. Non mi interessa fare il quadro perfetto, è l’idea che dev’esserlo. Uso smalto e acrilico su tela, con un tratto imperfetto, selvaggio, istintivo, veloce. I protagonisti sono souvenirs riportati a casa da un viaggio in un mondo immaginario. Gli abitanti di questo mondo sono Robots, nani, matrioske, dinosauri, di cui faccio collezione. C’è la musica che amo (i Kraftwerk, Giorgio Moroder, Miles Davis, Marvin Gaye, i Beastie Boys), ci sono gli animali, i miei e quelli che non vuole nessuno. C’è una pistola che tiene lontano quei “testa di cazzo” che riempiono il mondo reale e con cui abbiamo a che fare tutti i giorni. C’è una guida spirituale che ha assaporato la vita reale, qualche amico e naturalmente la mia compagna di vita. Qui tutto è imperfetto, compreso me. Io sono ossessionato dal tempo e dalla produzione artistica, tendente alla depressione ma superattivo.

Qual è stata l’evoluzione del tuo linguaggio artistico? Lo sviluppo ha riguardato sia l’aspetto estetico che quello dei contenuti. Ad una molteplicità di personaggi fantastici appartenenti alla mia adolescenza sono andati via via mescolandosi dei nuovi, legati ad esperienze di vita vissuta e a temi reali. Poi c’è la musica. La musica è molto presente nella mia vita anche se non sono un musicista. Mi sveglio, accendo la musica e quando vado a dormire la spengo.

Anche tu, infatti, come altri artisti della tua generazione, hai alle spalle una solida attività in campo musicale come deejay. Qual è il rapporto tra la tua produzione artistica e la musica? La musica e l’arte hanno camminato insieme. All’inizio era tutto più semplice, ed anche i quadri lo erano. Poi la musica è diventata più sporca (breakbeat, rock, elettro) e i quadri hanno riflettuto questo cambiamento. Infine con il passaggio da CD a vinile ed il relativo cambiamento delle mie scelte musicali orientato su di un genere preciso (disco), la tecnica dei miei quadri si è andata via via pulendo. L’estetica dei quadri è andata camminando di pari passo con le scelte musicali, non so cosa si portasse dietro l’altro.

Nel caso di Alessandro Di Carlo (1974), l’arte rappresenta soltanto la parte –finora più nascosta– di una sfera di interessi più ampia, che gravita soprattutto intorno alla musica. L’arte si esprime nella scelta esclusiva del medium della pittura, che riverbera al suo interno il riflesso di tutti le altre passioni. La pittura di Di Carlo registra così gli impulsi più basilari del suo essere, ciò che ama e ciò che odia: un cane, Marvin Gaye, un robot, un Puffo. L’artista considera la pittura un «antinfiammatorio», e gli assegna una funzione catartica. Individua l’essenza del proprio lavoro in quello che definisce lo «scatto ragionato»: un processo che prevede una lunga meditazione preliminare sul soggetto e quindi una sua rapida traduzione formale. Anche se si svolge da molti anni, la tua attività artistica è stata presentata pubblicamente solo da poco tempo. Tra le cose a cui mi dedico, finora l’arte è appartenuta più ad una sfera privata. Tuttavia dipingo da molti anni: mia madre era pittrice ed io ho i colori in mano da quando sono piccolo. Dopo un distacco negli anni dell’adolescenza è tornata la “bestia” che ho dentro. Per me la pittura è un antinfiammatorio, è catartica, uno sfogo da quello che ti si attacca vivendo. Lo sfogo deriva dalle mie ossessioni, dalla rabbia, a volte anche dall’amore. Fondamentalmente i soggetti dei miei quadri sono ciò che amo e ciò che odio. La mia pittura è imperfetta.

Puffo nero, 2010, smalto su tela, 200x200 cm

For Alessandro Di Carlo (1974), art represents just a hitherto concealed part of a wider sphere of interests, which revolve principally around music. His art espresses itself in the exclusive choice of the medium – painting – which shimmers with all his other passions. Di Carlo’s painting reveals the fundamental impulses of his being, what he loves and what he hates – a dog, Marvin Gaye, a robot, a Smirf. The artist considers painting an «antinflammatory drug», and gives it a cathartic function. He identifies the essence of his work in what he calls the «reasoned impulse» - a process which calls for a long period of preliminary meditation on the subject and its successive rapid formal translation. You have only been presenting your artwork publicly for a short time, even though you’ve been working on it for many years. Athough my interests cover a wide area, my art has always belonged to a more private sphere. However, I have been painting for many years; my mother was a painter and I’ve had paints and brushes in my hands ever since I was very small. After a period in my teens when I had other interests, the “beast” inside me reared its head again. For me, painting is an antinflammatory drug, it is cathartic, a way to let off steam and escape from all those things that stick to you as you go through life. The letting off steam derives from my obsessions, my rage, and at time also from love. Fundamentally, the subjects of my pictures are what I love and what I hate. My painting is imperfect. How has your artistic language evolved? Its development has concerned both the aesthetic aspect and that of the content. A horde of fantastic characters belonging to my adolescence have gradually mingled with new ones, linked to experiences of life and real themes. Then there’s music. Music forms a great part of my life although I’m not a musician. When I wake up, I turn on music and I only turn it off when I go to bed.

Like so many other artists of your generation, you have a solid musical background as a DJ. What is the relationship between your artistic production and music? Music and art have always walked side by side. At the beginning, it was all so much easier, and so were pictures. Then music became sullied (breakbeat, rock, electro) and painting reflected this change. Finally, when CDs gave way to vynil records, for me, and my musical tastes turned to a certain genre (on record), my painting technique became more defined. The aesthetics of my paintings walked alongside my music choices, but I don’t know which was pulling which. Gallo, 2011, smalto su tela, 100x100 cm

What do you think are the essential characteristics of your painting? I paint following a reasoned impulse and I paint fast. If it’s something that strikes me in a particular way, I think about it continually and I work on it in my mind; then I get it on canvas immediately. My work is consequently not precise. I use few basic colours, I don’t mix them and I experiment in techniques. I’m not interested in making a perfect picture, it’s the idea that has to be perfect. I use enamel and acrylic on canvas, with an imperfect stroke – wild, instinctive, rapid. The subjects are souvenirs brought home from a journey in an imaginary world. The inhabitants of this world are Robots, dwarves, matrioskas and dinosaurs, which I collect. There’s the music I love (the Kraftwerk, Giorgio Moroder, Miles Davis, Marvin Gaye, the Beastie Boys), there are animals, mine and those that nobody else wants. There’s a gun which keeps away the “dick-heads” who clutter up the real world and who we have to be with every day. There’s a spiritual guide who has tasted real life, some friends and naturally my life partner. Here everything is imperfect, including me. I am obsessed by time and art production, tending towards depression but superactive.

Testa di cazzo, 2008, smalto su tela, 100x100 cm

senza titolo, 2011, smalto su tela, 200x200 cm


Alessandro Di Carlo

Ira, 2010, smalto su tela, 100x100 cm Vinyl Washing Machine, 2009, smalto su tela, 200x200 cm

Alessandraperdue, 2009, smalto su tela, 200x200 cm

Vario ART

Foto Claudio Carella

Alessandro Di Carlo

senza titolo, 2011, smalto su tela, 400x200 cm

Armandino, 2010, smalto su tela, 100x100 cm Armandino, 2010, smalto su tela, 100x100 cm Alessandraperdue, 2009, smalto su tela, 200x200 cm

Ira, 2010, smalto su tela, 100x100 cm

Alessandro Di Carlo

Foto Claudio Carella

senza titolo, 2011, smalto su tela, 400x200 cm Vinyl Washing Machine, 2009, smalto su tela, 200x200 cm

Vario ART

Alessandro Di Carlo

di Simone Ciglia

Nel caso di Alessandro Di Carlo (1974), l’arte rappresenta soltanto la parte –finora più nascosta– di una sfera di interessi più ampia, che gravita soprattutto intorno alla musica. L’arte si esprime nella scelta esclusiva del medium della pittura, che riverbera al suo interno il riflesso di tutti le altre passioni. La pittura di Di Carlo registra così gli impulsi più basilari del suo essere, ciò che ama e ciò che odia: un cane, Marvin Gaye, un robot, un Puffo. L’artista considera la pittura un «antinfiammatorio», e gli assegna una funzione catartica. Individua l’essenza del proprio lavoro in quello che definisce lo «scatto ragionato»: un processo che prevede una lunga meditazione preliminare sul soggetto e quindi una sua rapida traduzione formale.

Anche tu, infatti, come altri artisti della tua generazione, hai alle spalle una solida attività in campo musicale come deejay. Qual è il rapporto tra la tua produzione artistica e la musica? La musica e l’arte hanno camminato insieme. All’inizio era tutto più semplice, ed anche i quadri lo erano. Poi la musica è diventata più sporca (breakbeat, rock, elettro) e i quadri hanno riflettuto questo cambiamento. Infine con il passaggio da CD a vinile ed il relativo cambiamento delle mie scelte musicali orientato su di un genere preciso (disco), la tecnica dei miei quadri si è andata via via pulendo. L’estetica dei quadri è andata camminando di pari passo con le scelte musicali, non so cosa si portasse dietro l’altro.

Anche se si svolge da molti anni, la tua attività artistica è stata presentata pubblicamente solo da poco tempo. Tra le cose a cui mi dedico, finora l’arte è appartenuta più ad una sfera privata. Tuttavia dipingo da molti anni: mia madre era pittrice ed io ho i colori in mano da quando sono piccolo. Dopo un distacco negli anni dell’adolescenza è tornata la “bestia” che ho dentro. Per me la pittura è un antinfiammatorio, è catartica, uno sfogo da quello che ti si attacca vivendo. Lo sfogo deriva dalle mie ossessioni, dalla rabbia, a volte anche dall’amore. Fondamentalmente i soggetti dei miei quadri sono ciò che amo e ciò che odio. La mia pittura è imperfetta.

Quali pensi siano i caratteri essenziali della tua pittura? La mia pittura è caratterizzata da uno scatto ragionato e da un’esecuzione veloce: se c’è una cosa che mi colpisce ci penso in continuazione e la rielaboro; poi la realizzo velocemente. Essendo tale, non è una pittura di precisione. Uso solo pochi colori basici, e non mescolati, non faccio una ricerca sugli strumenti tecnici. Non mi interessa fare il quadro perfetto, è l’idea che dev’esserlo. Uso smalto e acrilico su tela, con un tratto imperfetto, selvaggio, istintivo, veloce. I protagonisti sono souvenirs riportati a casa da un viaggio in un mondo immaginario. Gli abitanti di questo mondo sono Robots, nani, matrioske, dinosauri, di cui faccio collezione. C’è la musica che amo (i Kraftwerk, Giorgio Moroder, Miles Davis, Marvin Gaye, i Beastie Boys), ci sono gli animali, i miei e quelli che non vuole nessuno. C’è una pistola che tiene lontano quei “testa di cazzo” che riempiono il mondo reale e con cui abbiamo a che fare tutti i giorni. C’è una guida spirituale che ha assaporato la vita reale, qualche amico e naturalmente la mia compagna di vita. Qui tutto è imperfetto, compreso me. Io sono ossessionato dal tempo e dalla produzione artistica, tendente alla depressione ma superattivo.

Qual è stata l’evoluzione del tuo linguaggio artistico? Lo sviluppo ha riguardato sia l’aspetto estetico che quello dei contenuti. Ad una molteplicità di personaggi fantastici appartenenti alla mia adolescenza sono andati via via mescolandosi dei nuovi, legati ad esperienze di vita vissuta e a temi reali. Poi c’è la musica. La musica è molto presente nella mia vita anche se non sono un musicista. Mi sveglio, accendo la musica e quando vado a dormire la spengo.

Puffo nero, 2010, smalto su tela, 200x200 cm

For Alessandro Di Carlo (1974), art represents just a hitherto concealed part of a wider sphere of interests, which revolve principally around music. His art espresses itself in the exclusive choice of the medium – painting – which shimmers with all his other passions. Di Carlo’s painting reveals the fundamental impulses of his being, what he loves and what he hates – a dog, Marvin Gaye, a robot, a Smirf. The artist considers painting an «antinflammatory drug», and gives it a cathartic function. He identifies the essence of his work in what he calls the «reasoned impulse» - a process which calls for a long period of preliminary meditation on the subject and its successive rapid formal translation. You have only been presenting your artwork publicly for a short time, even though you’ve been working on it for many years. Athough my interests cover a wide area, my art has always belonged to a more private sphere. However, I have been painting for many years; my mother was a painter and I’ve had paints and brushes in my hands ever since I was very small. After a period in my teens when I had other interests, the “beast” inside me reared its head again. For me, painting is an antinflammatory drug, it is cathartic, a way to let off steam and escape from all those things that stick to you as you go through life. The letting off steam derives from my obsessions, my rage, and at time also from love. Fundamentally, the subjects of my pictures are what I love and what I hate. My painting is imperfect. How has your artistic language evolved? Its development has concerned both the aesthetic aspect and that of the content. A horde of fantastic characters belonging to my adolescence have gradually mingled with new ones, linked to experiences of life and real themes. Then there’s music. Music forms a great part of my life although I’m not a musician. When I wake up, I turn on music and I only turn it off when I go to bed.

Testa di cazzo, 2008, smalto su tela, 100x100 cm

Like so many other artists of your generation, you have a solid musical background as a DJ. What is the relationship between your artistic production and music? Music and art have always walked side by side. At the beginning, it was all so much easier, and so were pictures. Then music became sullied (breakbeat, rock, electro) and painting reflected this change. Finally, when CDs gave way to vynil records, for me, and my musical tastes turned to a certain genre (on record), my painting technique became more defined. The aesthetics of my paintings walked alongside my music choices, but I don’t know which was pulling which. Gallo, 2011, smalto su tela, 100x100 cm

What do you think are the essential characteristics of your painting? I paint following a reasoned impulse and I paint fast. If it’s something that strikes me in a particular way, I think about it continually and I work on it in my mind; then I get it on canvas immediately. My work is consequently not precise. I use few basic colours, I don’t mix them and I experiment in techniques. I’m not interested in making a perfect picture, it’s the idea that has to be perfect. I use enamel and acrylic on canvas, with an imperfect stroke – wild, instinctive, rapid. The subjects are souvenirs brought home from a journey in an imaginary world. The inhabitants of this world are Robots, dwarves, matrioskas and dinosaurs, which I collect. There’s the music I love (the Kraftwerk, Giorgio Moroder, Miles Davis, Marvin Gaye, the Beastie Boys), there are animals, mine and those that nobody else wants. There’s a gun which keeps away the “dick-heads” who clutter up the real world and who we have to be with every day. There’s a spiritual guide who has tasted real life, some friends and naturally my life partner. Here everything is imperfect, including me. I am obsessed by time and art production, tending towards depression but superactive. senza titolo, 2011, smalto su tela, 200x200 cm


Foto Claudio Carella

Alessandraperdue, 2009, smalto su tela, 200x200 cm

Vario ART

Alessandro Di Carlo

senza titolo, 2011, smalto su tela, 400x200 cm

Armandino, 2010, smalto su tela, 100x100 cm

Vinyl Washing Machine, 2009, smalto su tela, 200x200 cm

Alessandraperdue, 2009, smalto su tela, 200x200 cm

Ira, 2010, smalto su tela, 100x100 cm

Alessandro Di Carlo

Foto Claudio Carella

Alessandro Di Carlo

Ira, 2010, smalto su tela, 100x100 cm Vinyl Washing Machine, 2009, smalto su tela, 200x200 cm Armandino, 2010, smalto su tela, 100x100 cm senza titolo, 2011, smalto su tela, 400x200 cm

Vario ART

Alessandro Di Carlo

di Simone Ciglia

Quali pensi siano i caratteri essenziali della tua pittura? La mia pittura è caratterizzata da uno scatto ragionato e da un’esecuzione veloce: se c’è una cosa che mi colpisce ci penso in continuazione e la rielaboro; poi la realizzo velocemente. Essendo tale, non è una pittura di precisione. Uso solo pochi colori basici, e non mescolati, non faccio una ricerca sugli strumenti tecnici. Non mi interessa fare il quadro perfetto, è l’idea che dev’esserlo. Uso smalto e acrilico su tela, con un tratto imperfetto, selvaggio, istintivo, veloce. I protagonisti sono souvenirs riportati a casa da un viaggio in un mondo immaginario. Gli abitanti di questo mondo sono Robots, nani, matrioske, dinosauri, di cui faccio collezione. C’è la musica che amo (i Kraftwerk, Giorgio Moroder, Miles Davis, Marvin Gaye, i Beastie Boys), ci sono gli animali, i miei e quelli che non vuole nessuno. C’è una pistola che tiene lontano quei “testa di cazzo” che riempiono il mondo reale e con cui abbiamo a che fare tutti i giorni. C’è una guida spirituale che ha assaporato la vita reale, qualche amico e naturalmente la mia compagna di vita. Qui tutto è imperfetto, compreso me. Io sono ossessionato dal tempo e dalla produzione artistica, tendente alla depressione ma superattivo.

Qual è stata l’evoluzione del tuo linguaggio artistico? Lo sviluppo ha riguardato sia l’aspetto estetico che quello dei contenuti. Ad una molteplicità di personaggi fantastici appartenenti alla mia adolescenza sono andati via via mescolandosi dei nuovi, legati ad esperienze di vita vissuta e a temi reali. Poi c’è la musica. La musica è molto presente nella mia vita anche se non sono un musicista. Mi sveglio, accendo la musica e quando vado a dormire la spengo.

Anche tu, infatti, come altri artisti della tua generazione, hai alle spalle una solida attività in campo musicale come deejay. Qual è il rapporto tra la tua produzione artistica e la musica? La musica e l’arte hanno camminato insieme. All’inizio era tutto più semplice, ed anche i quadri lo erano. Poi la musica è diventata più sporca (breakbeat, rock, elettro) e i quadri hanno riflettuto questo cambiamento. Infine con il passaggio da CD a vinile ed il relativo cambiamento delle mie scelte musicali orientato su di un genere preciso (disco), la tecnica dei miei quadri si è andata via via pulendo. L’estetica dei quadri è andata camminando di pari passo con le scelte musicali, non so cosa si portasse dietro l’altro.

Nel caso di Alessandro Di Carlo (1974), l’arte rappresenta soltanto la parte –finora più nascosta– di una sfera di interessi più ampia, che gravita soprattutto intorno alla musica. L’arte si esprime nella scelta esclusiva del medium della pittura, che riverbera al suo interno il riflesso di tutti le altre passioni. La pittura di Di Carlo registra così gli impulsi più basilari del suo essere, ciò che ama e ciò che odia: un cane, Marvin Gaye, un robot, un Puffo. L’artista considera la pittura un «antinfiammatorio», e gli assegna una funzione catartica. Individua l’essenza del proprio lavoro in quello che definisce lo «scatto ragionato»: un processo che prevede una lunga meditazione preliminare sul soggetto e quindi una sua rapida traduzione formale. Anche se si svolge da molti anni, la tua attività artistica è stata presentata pubblicamente solo da poco tempo. Tra le cose a cui mi dedico, finora l’arte è appartenuta più ad una sfera privata. Tuttavia dipingo da molti anni: mia madre era pittrice ed io ho i colori in mano da quando sono piccolo. Dopo un distacco negli anni dell’adolescenza è tornata la “bestia” che ho dentro. Per me la pittura è un antinfiammatorio, è catartica, uno sfogo da quello che ti si attacca vivendo. Lo sfogo deriva dalle mie ossessioni, dalla rabbia, a volte anche dall’amore. Fondamentalmente i soggetti dei miei quadri sono ciò che amo e ciò che odio. La mia pittura è imperfetta.

Puffo nero, 2010, smalto su tela, 200x200 cm

For Alessandro Di Carlo (1974), art represents just a hitherto concealed part of a wider sphere of interests, which revolve principally around music. His art espresses itself in the exclusive choice of the medium – painting – which shimmers with all his other passions. Di Carlo’s painting reveals the fundamental impulses of his being, what he loves and what he hates – a dog, Marvin Gaye, a robot, a Smirf. The artist considers painting an «antinflammatory drug», and gives it a cathartic function. He identifies the essence of his work in what he calls the «reasoned impulse» - a process which calls for a long period of preliminary meditation on the subject and its successive rapid formal translation. You have only been presenting your artwork publicly for a short time, even though you’ve been working on it for many years. Athough my interests cover a wide area, my art has always belonged to a more private sphere. However, I have been painting for many years; my mother was a painter and I’ve had paints and brushes in my hands ever since I was very small. After a period in my teens when I had other interests, the “beast” inside me reared its head again. For me, painting is an antinflammatory drug, it is cathartic, a way to let off steam and escape from all those things that stick to you as you go through life. The letting off steam derives from my obsessions, my rage, and at time also from love. Fundamentally, the subjects of my pictures are what I love and what I hate. My painting is imperfect. How has your artistic language evolved? Its development has concerned both the aesthetic aspect and that of the content. A horde of fantastic characters belonging to my adolescence have gradually mingled with new ones, linked to experiences of life and real themes. Then there’s music. Music forms a great part of my life although I’m not a musician. When I wake up, I turn on music and I only turn it off when I go to bed.

Like so many other artists of your generation, you have a solid musical background as a DJ. What is the relationship between your artistic production and music? Music and art have always walked side by side. At the beginning, it was all so much easier, and so were pictures. Then music became sullied (breakbeat, rock, electro) and painting reflected this change. Finally, when CDs gave way to vynil records, for me, and my musical tastes turned to a certain genre (on record), my painting technique became more defined. The aesthetics of my paintings walked alongside my music choices, but I don’t know which was pulling which. Gallo, 2011, smalto su tela, 100x100 cm

What do you think are the essential characteristics of your painting? I paint following a reasoned impulse and I paint fast. If it’s something that strikes me in a particular way, I think about it continually and I work on it in my mind; then I get it on canvas immediately. My work is consequently not precise. I use few basic colours, I don’t mix them and I experiment in techniques. I’m not interested in making a perfect picture, it’s the idea that has to be perfect. I use enamel and acrylic on canvas, with an imperfect stroke – wild, instinctive, rapid. The subjects are souvenirs brought home from a journey in an imaginary world. The inhabitants of this world are Robots, dwarves, matrioskas and dinosaurs, which I collect. There’s the music I love (the Kraftwerk, Giorgio Moroder, Miles Davis, Marvin Gaye, the Beastie Boys), there are animals, mine and those that nobody else wants. There’s a gun which keeps away the “dick-heads” who clutter up the real world and who we have to be with every day. There’s a spiritual guide who has tasted real life, some friends and naturally my life partner. Here everything is imperfect, including me. I am obsessed by time and art production, tending towards depression but superactive.

Testa di cazzo, 2008, smalto su tela, 100x100 cm

senza titolo, 2011, smalto su tela, 200x200 cm


Alessandro Di Carlo

Ira, 2010, smalto su tela, 100x100 cm Vinyl Washing Machine, 2009, smalto su tela, 200x200 cm

Alessandraperdue, 2009, smalto su tela, 200x200 cm

Vario ART

Foto Claudio Carella

Alessandro Di Carlo

senza titolo, 2011, smalto su tela, 400x200 cm

Armandino, 2010, smalto su tela, 100x100 cm Armandino, 2010, smalto su tela, 100x100 cm Alessandraperdue, 2009, smalto su tela, 200x200 cm

Ira, 2010, smalto su tela, 100x100 cm

Alessandro Di Carlo

Foto Claudio Carella

senza titolo, 2011, smalto su tela, 400x200 cm Vinyl Washing Machine, 2009, smalto su tela, 200x200 cm

Vario ART

Alessandro Di Carlo

di Simone Ciglia

Nel caso di Alessandro Di Carlo (1974), l’arte rappresenta soltanto la parte –finora più nascosta– di una sfera di interessi più ampia, che gravita soprattutto intorno alla musica. L’arte si esprime nella scelta esclusiva del medium della pittura, che riverbera al suo interno il riflesso di tutti le altre passioni. La pittura di Di Carlo registra così gli impulsi più basilari del suo essere, ciò che ama e ciò che odia: un cane, Marvin Gaye, un robot, un Puffo. L’artista considera la pittura un «antinfiammatorio», e gli assegna una funzione catartica. Individua l’essenza del proprio lavoro in quello che definisce lo «scatto ragionato»: un processo che prevede una lunga meditazione preliminare sul soggetto e quindi una sua rapida traduzione formale.

Anche tu, infatti, come altri artisti della tua generazione, hai alle spalle una solida attività in campo musicale come deejay. Qual è il rapporto tra la tua produzione artistica e la musica? La musica e l’arte hanno camminato insieme. All’inizio era tutto più semplice, ed anche i quadri lo erano. Poi la musica è diventata più sporca (breakbeat, rock, elettro) e i quadri hanno riflettuto questo cambiamento. Infine con il passaggio da CD a vinile ed il relativo cambiamento delle mie scelte musicali orientato su di un genere preciso (disco), la tecnica dei miei quadri si è andata via via pulendo. L’estetica dei quadri è andata camminando di pari passo con le scelte musicali, non so cosa si portasse dietro l’altro.

Anche se si svolge da molti anni, la tua attività artistica è stata presentata pubblicamente solo da poco tempo. Tra le cose a cui mi dedico, finora l’arte è appartenuta più ad una sfera privata. Tuttavia dipingo da molti anni: mia madre era pittrice ed io ho i colori in mano da quando sono piccolo. Dopo un distacco negli anni dell’adolescenza è tornata la “bestia” che ho dentro. Per me la pittura è un antinfiammatorio, è catartica, uno sfogo da quello che ti si attacca vivendo. Lo sfogo deriva dalle mie ossessioni, dalla rabbia, a volte anche dall’amore. Fondamentalmente i soggetti dei miei quadri sono ciò che amo e ciò che odio. La mia pittura è imperfetta.

Quali pensi siano i caratteri essenziali della tua pittura? La mia pittura è caratterizzata da uno scatto ragionato e da un’esecuzione veloce: se c’è una cosa che mi colpisce ci penso in continuazione e la rielaboro; poi la realizzo velocemente. Essendo tale, non è una pittura di precisione. Uso solo pochi colori basici, e non mescolati, non faccio una ricerca sugli strumenti tecnici. Non mi interessa fare il quadro perfetto, è l’idea che dev’esserlo. Uso smalto e acrilico su tela, con un tratto imperfetto, selvaggio, istintivo, veloce. I protagonisti sono souvenirs riportati a casa da un viaggio in un mondo immaginario. Gli abitanti di questo mondo sono Robots, nani, matrioske, dinosauri, di cui faccio collezione. C’è la musica che amo (i Kraftwerk, Giorgio Moroder, Miles Davis, Marvin Gaye, i Beastie Boys), ci sono gli animali, i miei e quelli che non vuole nessuno. C’è una pistola che tiene lontano quei “testa di cazzo” che riempiono il mondo reale e con cui abbiamo a che fare tutti i giorni. C’è una guida spirituale che ha assaporato la vita reale, qualche amico e naturalmente la mia compagna di vita. Qui tutto è imperfetto, compreso me. Io sono ossessionato dal tempo e dalla produzione artistica, tendente alla depressione ma superattivo.

Qual è stata l’evoluzione del tuo linguaggio artistico? Lo sviluppo ha riguardato sia l’aspetto estetico che quello dei contenuti. Ad una molteplicità di personaggi fantastici appartenenti alla mia adolescenza sono andati via via mescolandosi dei nuovi, legati ad esperienze di vita vissuta e a temi reali. Poi c’è la musica. La musica è molto presente nella mia vita anche se non sono un musicista. Mi sveglio, accendo la musica e quando vado a dormire la spengo.

Puffo nero, 2010, smalto su tela, 200x200 cm

For Alessandro Di Carlo (1974), art represents just a hitherto concealed part of a wider sphere of interests, which revolve principally around music. His art espresses itself in the exclusive choice of the medium – painting – which shimmers with all his other passions. Di Carlo’s painting reveals the fundamental impulses of his being, what he loves and what he hates – a dog, Marvin Gaye, a robot, a Smirf. The artist considers painting an «antinflammatory drug», and gives it a cathartic function. He identifies the essence of his work in what he calls the «reasoned impulse» - a process which calls for a long period of preliminary meditation on the subject and its successive rapid formal translation. You have only been presenting your artwork publicly for a short time, even though you’ve been working on it for many years. Athough my interests cover a wide area, my art has always belonged to a more private sphere. However, I have been painting for many years; my mother was a painter and I’ve had paints and brushes in my hands ever since I was very small. After a period in my teens when I had other interests, the “beast” inside me reared its head again. For me, painting is an antinflammatory drug, it is cathartic, a way to let off steam and escape from all those things that stick to you as you go through life. The letting off steam derives from my obsessions, my rage, and at time also from love. Fundamentally, the subjects of my pictures are what I love and what I hate. My painting is imperfect. How has your artistic language evolved? Its development has concerned both the aesthetic aspect and that of the content. A horde of fantastic characters belonging to my adolescence have gradually mingled with new ones, linked to experiences of life and real themes. Then there’s music. Music forms a great part of my life although I’m not a musician. When I wake up, I turn on music and I only turn it off when I go to bed.

Testa di cazzo, 2008, smalto su tela, 100x100 cm

Like so many other artists of your generation, you have a solid musical background as a DJ. What is the relationship between your artistic production and music? Music and art have always walked side by side. At the beginning, it was all so much easier, and so were pictures. Then music became sullied (breakbeat, rock, electro) and painting reflected this change. Finally, when CDs gave way to vynil records, for me, and my musical tastes turned to a certain genre (on record), my painting technique became more defined. The aesthetics of my paintings walked alongside my music choices, but I don’t know which was pulling which. Gallo, 2011, smalto su tela, 100x100 cm

What do you think are the essential characteristics of your painting? I paint following a reasoned impulse and I paint fast. If it’s something that strikes me in a particular way, I think about it continually and I work on it in my mind; then I get it on canvas immediately. My work is consequently not precise. I use few basic colours, I don’t mix them and I experiment in techniques. I’m not interested in making a perfect picture, it’s the idea that has to be perfect. I use enamel and acrylic on canvas, with an imperfect stroke – wild, instinctive, rapid. The subjects are souvenirs brought home from a journey in an imaginary world. The inhabitants of this world are Robots, dwarves, matrioskas and dinosaurs, which I collect. There’s the music I love (the Kraftwerk, Giorgio Moroder, Miles Davis, Marvin Gaye, the Beastie Boys), there are animals, mine and those that nobody else wants. There’s a gun which keeps away the “dick-heads” who clutter up the real world and who we have to be with every day. There’s a spiritual guide who has tasted real life, some friends and naturally my life partner. Here everything is imperfect, including me. I am obsessed by time and art production, tending towards depression but superactive. senza titolo, 2011, smalto su tela, 200x200 cm


Alessandro Di Carlo

Nutria, 2011, smalto su tela, 200x200 cm

Vario ART


Di Carlo