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DICHIARAZIONE DI VOTO RIFORMA TRIBUTARIA La legge fiscale è una delle colonne portanti dello Stato perché il contributo dei cittadini al suo funzionamento è una condizione dell’esistenza stessa dello stato. Pagare le tasse è per i cittadini un dovere civico, esigere le tasse a misura della reale capacità contributiva dei cittadini è invece un dovere dello Stato. Assolve questa legge al dovere pubblico di chiedere ai cittadini di contribuire veramente secondo ciò che hanno? La prima versione della proposta di legge di riforma fiscale era aggressiva, provocatoria, inaccettabile e impresentabile poi nel corso di questi mesi è stata modificata nel corso del confronto con le parti sociali e le Associazione di categorie. Qualche considerazione sul trattamento riservato alle opposizioni, che sono state totalmente ignorate fino all’ultimo nel tavolo di confronto aperto dal governo per riformare la riforma, salvo un invito giunto talmente in ritardo che è servito solo come una foglia di fico per riparare alla totale assenza di decoro di questa inosservanza che non è solo bon ton, ma rispetto del principio del pluralismo. Sottolineo, solo perché non si rischi di perderne la memoria, che la minoranza rappresenta il 49% del paese, e che questa maggioranza non è una maggioranza naturale ma può governare con un po’ più di agio grazie al dispositivo tecnico-giuridico del premio di maggioranza. Ma, tornando alla tigre che si trasforma in colomba, non a caso l’analisi della proposta concordata dal governo con le parti sociali sembra più una capitolazione del governo piuttosto che un accordo. E’ vero che il paragone considera le addizionali e la patrimoniale, ma in ogni caso sembra una vittoria di Pirro, tanta fatica per niente. La riforma manca i principali bersagli strategici: 1) l’obiettivo ‘maggiori entrate’ appare clamorosamente mancato. Pensate che il saldo netto dello Stato con le nuove modalità di tassazione non tocca i 5 milioni di euro e - visto che non sarà garantito l’equilibrio tra finanza pubblica e stato sociale - sarà quest’ultimo ad avere la peggio. A riguardo non ci rassicura la revoca dei ticket ribattezzati “contributi educativi” annunciata dal Seg. Mussoni, che preconizza la normalizzazione della costosa gestione dell’ISS dando le bacchettate sulle dita agli utenti invece di mobilitare tutto il personale sanitario e tutta la organizzazione ISS per la tolleranza zero agli sprechi. 2) manca la garanzia dell’equità del prelievo e del controllo


Le modifiche apportate al testo originario hanno avvicinato la distanza fra equità e prelievo istituendo una maggiore protezione dei redditi ‘deboli’ con la no-tax area. La progressività delle aliquote è certamente migliorata, tuttavia lascia al lavoro dipendente il carico maggiore del peso dello stato, aumenta il carico dei redditi medio alti e alti, ma quelli altissimi vengono letteralmente graziati. Propone insoddisfacenti soluzioni per l’accertamento dei redditi, che è la precondizione di ogni politica di prelievo fiscale finalizzata a contrastare l’evasione e l’elusione fiscale. Un esempio su tutti: la deducibilità delle spese con Smac Card, nonostante l’incremento dell’ammontare, resta uno strumento fiacco sia contro l’evasione che come impulso ai consumi interni. In sintesi non si raggiunge il presupposto dell’equità fiscale come componente essenziale della giustizia sociale e del perseguimento dell’uguaglianza dei cittadini. 3) Anche la competitività del sistema sembra un obiettivo mancato. Con i benefici di defiscalizzione Della debolezza dello strumento “deducibilità delle spese effettuate con la Smac Card” come impulso ai consumi interni abbiamo già detto. Viene poi prevista a partire dal 2018 la tassazione progressiva in capo alle imprese e ai lavoratori autonomi assimilando parte delle deduzioni e delle detrazioni previste per il lavoro dipendente. Lo strumento sarebbe una novità anche interessante, ma speriamo che da qui al 2018 la crisi finisca, perché se non aumenteranno i redditi dichiarati ci sarà una ulteriore diminuzione del gettito in favore dello Stato. Questa legge non dimentica i vizi e la debolezza del passato regime fiscale. La reintroduzione della minimum tax ne è un esempio, è come una dichiarazione di impotenza nell’accertamento dei redditi reali. Per il reato di evasione fiscale, alla diminuzione delle garanzie non corrisponde un aumento dell’efficienza. E allora? Poi troppi temi lasciati come al solito alla decretazione, alla discrezionalità del governo e alla sua mancanza di organicità e di progettualità. Per queste regioni il gruppo consiliare di Sinistra Unita voterà contro a questo progetto di legge. Sinistra Unita

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