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A.D. 881-885 SCADENZA TURNO: 15 NOVEMBRE 2009

Ciao a tutti! Alcuni di voi mi conoscono attraverso le campagne di Lote avviate durante questi anni. E’ in effetti da una decina d’anni (o poco meno) che sono attivo in questo gioco, in particolare ricordo con piacere i miei primi anni di gioco in cui tra i soli Loters italiani erano continuamente attive due o tre campagne, quando non addirittura di più. Negli ultimi anni invece il ritmo di gioco si è decisamente rallentato fino a fermarsi quasi completamente. E’ in quest’ottica che ho pensato di prendere in mano una nuova campagna per cercare di riprendere il vecchio spirito di Lote che tanto ci ha fatto divertire in passato. Con dieci anni di militanza ho pensato di essere abbastanza rodato – anche se in realtà preparando questa campagna mi sono accorto di aver dimenticato un certo numero di regole e una moltitudine di cavilli. Qualche generalità? Mi chiamo Dario, lavoro in una internet company in fase di start up occupandomi di web marketing, sono da poco rientrato in Italia dopo una serie di anni passati a vivere in vari paesi d’Europa, sono di Torino e adoro la mia città. E, dulcis in fundo, visto che vi avevo reso partecipi, ho finalmente terminato la tesi di laurea specialistica – data prevista per la discussione: Febbraio 2009, se Mariastella ce lo consente.

L’ambientazione Ho scelto il periodo delle invasioni vichinghe per diversi motivi: (1) perché non c’era mai stata una campagna ambientata in questa fase, (2) perché ho appena passato un anno a Copenaghen appassionandomi di questa epoca, (3) perché la situazione europea del momento è ideale: è l’unico intervallo, fra l’impero di Carlo Magno e il Sacro Romano Impero, in cui l’unità politica europea è frastagliata quanto basta da consentire un buon numero di stati giocabili. E’ infatti il periodo immediatamente successivo alla morte di Ludovico il Pio in cui l’impero carolingio si sgretola tra i discendenti dei tre figli Lotario, Ludovico il Germanico e Carlo il Calvo. La rinascita carolingia ha innescato un processo di rifioritura intellettuale in tutta l’Europa centro-occidentale. Nell’Europa orientale si ha invece il processo di cristianizzazione dei popoli confinanti con l’impero d’occidente, mentre ancora più in là nelle pianure russe le condizioni delle popolazioni nomadi rimangono molto più barbare e meno definite, tra l’arrivo dei Variaghi dalla Svezia e le migrazioni dei nomadi asiatici. Al Nord imperversano invece i vichinghi danesi e norvegesi, i primi alla diretta conquista della Britannia, i secondi che si dirigono sull’Irlanda e sulle isole del Nord. Nel Mediterraneo infestano i pirati e i saraceni, i bracci di ferro tra cristianità e islam avvengono nella penisola iberica, in quella italiana e in quella anatolica. Inoltre l’unità


musulmana del califfato degli Abbasidi è in via di disgregazione, e una serie di emirati più o meno vasti e più o meno indipendenti si va formando tra il Nord Africa e il Medio Oriente.

Le condizioni e lo stile di gioco Ho cercato di rimanere il più fedele possibile alle condizioni storiche del tempo (la parte di ricerca storica è stata fenomenale), prendendomi un margine di due o tre anni di differenza temporale laddove le particolari condizioni storiche precedenti o antecedenti all’865 consentivano di aggiungere degli elementi interessanti al gioco. Ho fatto altre eccezioni accorpando alcuni piccoli staterelli o alcune popolazioni per rendere gli stati di Lote più giocabili o equilibrati. In generale, la mappa presenta stati di diverse dimensioni, dai grandissimi ai monoregionali, e di diversa ricchezza, da quelli straricchi a quelli meno abbienti. Non ci si faccia però ingannare dall’apparenza: ad una maggiore dimensione e ricchezza corrisponde di solito un numero di gran lunga maggiore di costi e problemi. Ho ristretto la mappa al solo continente europeo e alle zone limitrofe. E’ la mia prima volta come Master, quindi preferisco iniziare quanto più alla leggera possibile. Se sarà il caso e le condizioni astronomiche saranno propizie, potrò pensare di aprire un altro continente, ma in maniera graduale. Sempre parlando in generale, troverete meno risorse disponibili che nelle altre campagne di LOTE. Le città previste dalla mappa di default del 1000 sono quasi tutte sparite, e così anche i punti di BL e Infra. Siamo nell’Early Middle Ages, la società europea iniziava a porre le basi per far ripartire un’economia dal nulla. E nulla è infatti la condizione da cui la maggior parte delle nazioni inizia, fatta salva la zona musulmana che era notoriamente più avanti. Questo delle invasioni vichinghe era un periodo in cui un uomo, un leader, poteva fare molta più differenza con le sue azioni e le sue parole di quanta ne potesse fare con un carico di denaro. Questo significa che farò molta attenzione all’interpretazione e allo stile di gioco, introducendo bonus o malus a seconda dell’appropriatezza delle azioni al periodo storico. Questo non vuol dire che siete obbligati a seguire quanto è realmente accaduto nella storia (i re che troverete a capo dei vostri stati all’inizio è ovvio che non moriranno nell’anno in cui sono storicamente morti, per intenderci – la storia qui la costruite voi), ma semplicemente che saranno penalizzati i comportamenti che non seguiranno un ragionamento proprio del periodo in cui giochiamo (dove si è vista un’orda che rinuncia a razziare una regione per sedersi a tavolino con Carlo Magno, giocare a carte e finire la seratina con la creazione di un’alleanza per un’Europa unita?). Il tutto ovviamente sempre nei limiti del buon senso, che è il principio sommo di tutte le cose.

E-mail Proprio perché vi voglio bene, ho creato un’e-mail nuova di zecca e facile facile da ricordare a cui dovrete fare riferimento per tutto (tutto tutto): masterandcommander@ymail.com . E’ l’unica e-mail che userò per comunicare con voi (e l’unica che userete voi per comunicare con me).

Mailing List C’è, ed è la solita di yahoogroups. La trovate inserita come Lote2, per iscrivervi potete mandare un’e-mail bianca a lote2-subscribe@yahoogroups.com . Qui troverete bollettino, mappa, regole, modulo ordini e tutto ciò di cui potremo avere bisogno. Per ora l’iscrizione è aperta, appena si verificheranno i casi di spam come in tutte le altre ML provvederò a mettere l’iscrizione per approvazione.


Per scrivere, l’indirizzo è lote2@yahoogroups.com .

Regole Useremo la versione 5.8.2 delle regole di LOTE. Mi dispiace un po’ abbandonare la mia storica 5.5.1, ma anche i loters devono stare al passo con i tempi. Le regole potete trovarle nella sezione Files del sito della ML su yahoogroups, o potete scaricarvele direttamente dal sito ufficiale di LOTE su lords.throneworld.com (about Lote > Rules). Ho creato qualche addrule, grazie al vostro aiuto. Le trovate nella sezione files di Yahoogroups.

La questione del masterato In queste settimane mi sono chiesto un sacco di volte se ce la farò mai a resistere, e per quanti turni, come master di una campagna di Lote. Non credo sia una domanda puramente esistenziale o retorica: è scientificamente provato che nella maggior parte dei casi un master lascia la campagna dopo uno o due turni (quattro, in un’ipotesi ottimistica) perché il lavoro che viene richiesto al master è troppo, e perché LOTE in fondo è un gioco e in quanto tale termina appena una persona finisce di divertirsi (sacrosanto). Per questo motivo vorrei correre un po’ ai ripari ancora prima di iniziare. Mi piacerebbe che si evitasse di chiudere una campagna solo perché il master non ce la fa più o ha solo bisogno di un periodo di riposo per poi tornare fresco come una rosa dopo un paio di mesi. In quest’ottica, vorrei chiedere a uno o due di voi giocatori, uno o due che abbiano voglia, di aiutarmi nella gestione del gioco – vale a dire giocare gli stati liberi (rinunciando ad averne uno vostro) e soprattutto essere disponibili a sostituirmi nel malaugurato caso in cui io non riesca a masterizzare un turno. Ci pensate su?

Ritardi e Ordini Al momento vedo tutto rosa e so che ritardi non ce ne saranno. Dico solo che la scadenza del turno sarà ampiamente pubblicizzata e che mi riservo il diritto di accettare o meno gli ordini giunti in ritardo a seconda di quanto un giocatore o uno stato mi stiano simpatici. Ok? ☺ Al di là delle fesserie, se prevedete di avere un problema di tempo o di qualsiasi cosa per la consegna, scrivetemi una e-mail e risolveremo il risolvibile. Il modulo ordini è il solito (ho preso quello più recente della campagna di Lote1181© di Davide Baroni© ☺ e l’ho adattato) e lo trovate nella sezione Files del sito della ML su yahoogroups. Raccomando la semplice regola del “più siete chiari voi, meno misunderstando io”. In particolare troverete nella fase finale del modulo di ordini la voce “in caso di attacco” che siete invitati a compilare perché è quella voce che nell’incertezza di come si svolgerà il turno potrebbe salvarvi il deretano.

Errori Vi preannuncio che, proprio perché sono anni che non gioco e perché sono umano, potrei tranquillamente fare una caterva di errori dietro l’altra. Solitamente però non ho spassionate manie di grandezza e se me lo fate notare con i giusti modi non ho problemi ad ammettere di aver sbagliato e a cercare di trovare una soluzione adeguata. Se trovate delle discordanze tra mappa, bollettino e scheda vi prego di segnalarmelo.


Imperatore d’Occidente Il titolo imperiale d’Occidente non è che il titolo imperiale di Carlo Magno che viene tramandato di generazione in generazione. E’ lasciato in eredità alla linea di primogenitura o viene trasmesso al più anziano della stirpe dei Carolingi vivente al momento della morte dell’attuale Imperatore – entrambe le modalità di trasmissione del titolo sono state utilizzate storicamente, e ovviamente ciascuno dei sovrani carolingi spingeva per il metodo che più gli era conveniente. Formalmente, l’Imperatore di Occidente era il protettore della Chiesa Cattolica ed il capo di tutta la Francia carolingia (vale a dire di tutti i regni carolingi dalla Francia Occidentale a quella Orientale passando per quella di Mezzo). Concretamente, l’unico potere che esercitava era l’influenza e l’autorità dategli dal titolo imperiale, ma riceveva in ogni caso un bel gruzzoletto extra (che chi giocherà un imperatore d’Occidente troverà ogni turno nei save). Come si traduce tutto questo in LOTE? Nel modulo d’ordini troverete una voce da compilare con il nome del sovrano che il vostro leader supporta per il conferimento del titolo di Imperatore d’Occidente nel caso in cui l’attuale imperatore in carica dovesse morire. I giocatori degli stati Franchi possono mettersi d’accordo su una linea ereditaria da seguire ad perpetuum o su una specifica personalità per ogni occasione, attraverso scambi di favori, accordi territoriali, compensazioni in denaro o in qualsiasi altro modo, o possono non mettersi d’accordo affatto. Il Papato può scegliere anch’esso di appoggiare pubblicamente un sovrano piuttosto che un altro. Qualora ci fossero più nomi in lizza, il premio imperiale in gp verrà perso per strada e nasceranno problemi di ogni sorta. Qualora ci fosse una maggioranza chiara su un nome, presumerò che il nuovo imperatore sia quello in quanto riconosciuto da gran parte degli stati carolingi, ma il premio in gp sarà di gran lunga inferiore rispetto ad una nomina non problematica e unanimitaria. A voi insomma le redini di tutto.

Cattolici vs Ortodossi Una grossa libertà che mi sono preso è stata quella di creare la Chiesa Ortodossa, che storicamente sarebbe nata solo un paio di secoli dopo con lo Scisma. La giustificazione è in parte dovuta ai meccanismi di gioco, nel senso che un contrasto Cattolici contro Ortodossi crea più situazioni interessanti di gioco, e in parte anche a motivazioni storiche – è sì vero che ufficialmente la Chiesa Ortodossa non era ancora nata, ma è anche vero che il potere del Patriarcato di Costantinopoli era molto e la sua influenza nella politica del continente, così come la sua indipendenza da Roma, andava crescendo. Perciò la religione EO non è da intendersi come religione a sé stante, quanto parte della stessa religione RC ma diversa da questa per i riti seguiti e l’autorità seguita (RC a Roma, EO a Costantinopoli).

Assegnazione degli stati Procederemo con il sistema delle preferenze. Dopo aver visto la lista degli stati e il bollettino, mandatemi un’e-mail (masterandcommander@ymail.com) con una lista dei tre o quattro stati che vi piacerebbe giocare in ordine di preferenza. Dopo una settimana o giù di lì io procederò ad assegnare gli stati per sorteggio iniziando tra le prime preferenze e così via. Se qualcuno avesse la sfortuna di rimanere ancora senza stato, verrà contattato da me personalmente per sceglierne un altro tra quelli rimasti ancora liberi.


Avvenimenti Ciò che accadde in Iberia Dopo quattro anni di campagna militare, di combattimenti sanguinosi, di morti e ferite, i soldati cristiani erano finalmente in territorio amico. Aver dato nuova vita al Regno delle Asturie aveva loro permesso di svernare con animo più leggero nonostante la distanza da casa. Alla ripresa delle ostilità, tuttavia, il morale dell’armata precipitò notevolmente e tra i soldati cristiani serpeggiava un crescente senso di spossatezza. L’attacco alle terre della Nuova Castiglia ottenne un rapido successo grazie alla schiacciante superiorità numerica dell’armata, alla disorganizzazione delle poche unità di cavalleria nemiche, e all’abilità del comandante italiano Rodolfo, il quale fu accettato come comandante in capo per quello scontro anche dai Re di Provenza e Lotaringia, e dal suo diretto parigrado franco-occidentale. In realtà da Cordoba era stato inviato un condottiero, Muhammad, a prendere il comando di quella cavalleria, ma era arrivato in Nuova Castiglia in tempo solo per vedere le sue truppe annientate dagli invasori cattolici. Muhammad spronò il suo cavallo al galoppo verso la capitale, conscio che ogni istante poteva essere prezioso. “Sono qui! Serrate le porte d’accesso, sprangate i portoni!” . E così la resistenza fu preparata. L’emiro di Al-Andalus sembrava straordinariamente tranquillo e ostentava sicurezza. Nessuno del resto aveva mai espugnato le mura di Cordoba – perché inquietarsi? Gli avversari erano entrati in Murcia, stavano marciando verso la capitale, le scorte di cibo non erano state rimpinguate in quell’annata per via della devastazione dell’Andalusia e delle regioni circostanti, ma nulla sembrava scalfire l’animo di Al-Mundhir. Attraverso una fitta corrispondenza, aveva saputo che sarebbero giunti aiuti dai lontani emirati alleati. Del resto anche i Cristiani sapevano che i propri rinforzi stavano per arrivare. Forse era quello che teneva a galla il morale delle truppe: una volta presa la città, tutto sarebbe finito e tutti sarebbero tornati a casa. Nuove truppe erano partite da Pavia e da Parigi con istruzioni precise di riunirsi alla prima armata sotto le mura di Cordoba. L’assedio della città fu posto a primavera inoltrata, dopo la conquista della Murcia. Ma la città si rivelò essere molto più ampia di quanto si aspettasse il generale franco Pepin, e nonostante la moltitudine che componeva l’armata, questa non era sufficientemente numerosa da poter cingere un assedio efficace. “Miei sudditi, ma soprattutto fedeli sudditi di Allah, preghiamo perché la Sua Luce ci guidi in questi tempi bui. I cani infedeli hanno insudiciato le nostre terre e pretendevano che gliele cedessimo senza combattere: poveri illusi! Nessun figlio di Allah vorrà mai presentarsi al Suo cospetto con la vergogna della resa sul volto! Perché non c'è vergogna nel morire con la scimitarra in mano gridando le Sue lodi, mentre il disonore totale attende chi si arrende agli infedeli!


Dunque, se questo è nei piani imperscrutabili del Sommo, forse le terre ispaniche cadranno nelle mani infedeli. Ma essi non avranno una sola oncia di terra che non sia bagnata del loro sangue, e non vedranno un solo mussulmano piegare le ginocchia dinnanzi ad un crociato! Combatteremo fino alla morte o finché non ci sarà più un solo cristiano nelle nostre terre!” - Al-Mundhir alla città di Cordoba

Nel frattempo i mesi passavano, e arrivò l’inverno. Fu solo in quel tardo autunno che le truppe di rinforzo italiche, capitanate dal comandante imperiale Louis di Toscana, si unirono a quelle di rinforzo provenienti dalla Francia e condotte dal Re Charles II in persona. A quanto pare le truppe italiane pensavano di unirsi in Aquitania, e non in Catalogna, e questo contrattempo aveva provocato un ritardo di qualche mese nel piano dei due comandanti in capo. Ad ogni modo, la nuova armata franco-italica riuscì ad attaccare con successo la regione ostile di Valencia, già conquistata tre anni prima. La straordinaria abilità strategica di Louis e la lungimiranza di Charles avevano fatto sì che l’armata non si fosse per nulla scalfitta durante lo scontro. Viaggiava con l’armata di rinforzi anche Waldrada, la fu concubina di Lothar II. Appena ricevuta la notizia che il Papa aveva annullato il matrimonio precedentemente contratto dal Re con Teutberga, la non più giovane fiamminga si era precipitata in un mare di corrispondenza per raggiungere il proprio amato e celebrare un nuovo matrimonio. Waldrada si ricongiunse all’amato durante l’assedio di Cordoba, quando le due armate, la vecchia e la nuova, si unirono sotto le mura della capitale di Al-Andalus. Con i ranghi rimpinguati, la nuova armata fu in grado di cingere un assedio efficace e il morale delle truppe ne giovò. Dopo qualche giorno dall’inizio del vero e proprio assedio, si levò una croce dalle mura a sud della città: crocifisso con chiodi ai polsi e alle caviglie stava Ramiro, l’ex reggente delle Asturie. Nel frattempo giungevano all’armata cristiana voci che un altro esercito franco-occidentale si fosse unito a quello asturiano dopo l’incoronazione del piccolo Alfonso delle Asturie, e insieme avessero sferrato un attacco al Leon e a Salamanca, riuscendo a conquistare entrambe le regioni senza colpo ferire. All’interno della città di Cordoba, tuttavia, gli animi si ingrigivano. L’Emiro convocava spesso i suoi condottieri più valorosi e fidati nelle sue camere, ma nessuna decisione sembrava mai essere presa. L’estate torrida aveva fatto evaporare l’acqua nella città, e ora da bere rimaneva solo quella nelle cisterne conservate nei palazzi dell’Emiro. Non fu l’unico effetto che quella torrida estate provocò: tra i soldati cristiani, annoiati e maleodoranti, la pulizia non era mai stata di casa, ma una parvenza di igiene sì. Venuta meno anche quella nelle condizioni dell’assedio, si diffuse un’epidemia di quella che veniva chiamata dai cerusici dell’accampamento “tosse rossa”. Iniziava come normale tosse, provocava problemi alla respirazione e quando il soldato iniziava a tossire sangue si sapeva che era prossimo alla fine. Durò poche settimane, non fece troppe vittime perché i soldati dopo quel lasso di tempo iniziale avevano iniziato a guarirne spontaneamente, ma ne mieté di importanti: due Re e una Regina. Il Re di Provenza Charles, l’omonimo Re dei Franchi Occidentali, e Waldrada la Regina di Lotaringia morirono, facendo vacillare il già fragile morale delle truppe, appena venute a conoscenza di alcune razzie portate da musulmani lungo le coste della Francia e della Provenza. In quelle condizioni, le truppe provenzali lasciarono l’assedio e intrapresero la via verso casa scortando la


salma del proprio giovane Re. Le altre rimasero stoiche attorno alla città a domandarsi se quello che stavano facendo avrebbe mai portato ad un risultato o avrebbe portato anch’essi alla morte. Fu durante il secondo inverno che la città si arrese. Inaspettatamente. L’Emiro era morto. Le truppe esauste per metà morte di fame. In seguito si seppe che la città aveva retto solo grazie alla caparbietà dell’Emiro che rifiutava di arrendersi e abbandonare Cordoba. Il Principe Abdullah e il comandante Muhammad furono fatti prigionieri, così come il Principe Idrissida Umar che con le sue truppe si era unito alla resistenza della città. Urli di gioia all’apertura delle porte, saccheggio libero e stupri furono ciò che caratterizzò la presa della città. I prigionieri sopravvissuti furono mutilati o presi come schiavi, una croce fu issata sul minareto della moschea di Cordoba e una bandiera con insegne cristiane venne fatta sventolare dal balcone del palazzo principale dell’Emiro. Cordoba era finalmente caduta. Tanta fu la sorpresa quando Pepin diede l’ordine di dirigersi verso la Talavera. Ma la guerra non era finita? Cordoba non era l’obiettivo finale? Come in tutte le campagne di lunga durata, il malcontento divenne manifesto. Sette anni in guerra, otto anni di lontananza da casa, condottieri che avevano perso ascendente sulle truppe. Molto merito bisogna rendere a Lothar II, l’ultimo Re rimasto alla guida dell’armata, che con un suo discorso direttamente alle truppe riuscì in extremis a salvare la situazione ed evitare un ammutinamento che avrebbe rischiato di annullare tutti gli sforzi fatti sino ad allora. Lui, e anche il fatto che, solo pochi mesi dopo la resa di Cordoba, i Tulunidi erano sbarcati a Siviglia con un’armata di tutto rispetto. L’armata cristiana si preparò quindi allo scontro, per evitare di perdere quanto guadagnato in sette anni con tanta sofferenza. La conquista agile di Talavera come passaggio obbligato, l’esercito affrontò i Tulunidi nelle piane andaluse razziate pochi anni prima. Tra i comandanti cristiani si raggiunse un accordo tale per cui Louis fu di nuovo lasciato come comandante in capo dei 5200 cavalieri e degli 8800 soldati appiedati. Dall’altra parte della piana, il comandante Tulunide Al-Ra’dazz con 4000 soldati a cavallo e un manipolo di uomini armati di daga e spada. Nonostante la superiorità numerica, tra i cristiani si respirava molta tensione e molta paura. Paura che tutti gli sforzi di sette anni di campagna potessero essere messi a repentaglio da una sconfitta contro avversari di cui ci si era completamente dimenticati. Ma si sa, con la tensione e la paura si combatte meglio. Non bene quanto l’esercito Tulunide, tuttavia: abituato alle temperature torride e tatticamente più abile dell’avversario, riuscì ad infliggere al nemico una grandissima quantità di perdite, a costo tuttavia della propria integrità. Entrambe le armate optarono per la ritirata, con più compostezza le unità di cavalleria musulmane rimaste, le cui teste dirette verso Siviglia erano di poco superiori alle 600, più disordinatamente i cristiani che invece subirono altre defezioni lungo il percorso di ritirata verso l’Estremadura: di cavalieri ne rimanevano circa 1500, mentre la fanteria era rimasta completamente distrutta. Entrambi gli eserciti, tuttavia, furono accomunati da una notizia che li raggiunse poco dopo lo scontro: in patria, erano morti i rispettivi regnanti. L’Emiro Tulunide a Al-Iskandariyya, il Re dei Franchi Occidentali a Parigi. Le truppe franco occidentali insorsero e l’unico modo per evitare di perdere il sostegno dell’esercito per Pepin fu di ordinare il ritorno a casa, senza però sapere in quali condizioni avrebbero ritrovato la patria privata in meno di un anno del Re e del suo erede. E così sette anni di guerra si conclusero.


L’epilogo della guerra in Britannia All’inizio il Dio cristiano era parso arridere ai guerrieri sassoni. I danesi si erano ritirati in Northumbria l’inverno precedente ed Alfred di Wessex si aspettava una loro pronta reazione agli albori della primavera successiva. Tuttavia i mesi passavano e nessuna armata si affacciava sulle pianure della Mercia dove l’esercito sassone aveva svernato. L’assenza di attacchi permise ad Alfred di riorganizzare l’esercito in maniera più efficiente e di galvanizzare le truppe. Non solo: forte delle sue abilità diplomatiche, Alfred riuscì in questi mesi anche a mettersi in contatto con i capi dei Pitti e degli Scoti, e a concordare un aiuto tangibile ai propri piani di guerra. L’esercito sassone al fronte fu rimpinguato da truppe fresche portate da Æthelwold direttamente da Lundenwic. Ancora non incoronato Re dopo la morte di suo padre, il giovane sassone volle evitare di perdere tempo in tradizioni inutili e preferì dirigersi subito al fronte per portare il proprio aiuto. Lo stallo primaverile consentì anche all’alleato feudale Cenwalh di raggiungere il fronte con il proprio manipolo di truppe. Insomma, all’approssimarsi dell’estate, i sassoni erano più pronti e più forti di quanto Alfred avesse potuto immaginare nelle sue più rosee aspettative. Fu Alfred a dettare i tempi degli scontri. Ad un certo punto non lo si vedeva più passeggiare nell’accampamento come soleva, stava rintanato nella sua tenda a scrivere missive, disegnare mappe, consultare i suoi condottieri di guerra. E pregare. Nel corso degli ultimi anni di guerra, Alfred aveva sviluppato una forte religiosità e un timore reverenziale di Dio. Alcuni dicono anche di averlo visto infliggersi colpi con un frustino per espiare la condotta poco morale del suo passato. L’attacco alla Northumbria fu sferrato al culmine dell’estate. I danesi erano pronti a difendere le proprie basi, si aspettavano un attacco da sud, e avevano predisposto delle difese anche nell’evenienza di un attacco a nord. Ubba Lothbroksson non era solo un portento con la spada e l’ascia, era anche uno stratega esperto e, seppur non brillando di intelligenza, riusciva a mettere a frutto la sua conoscenza del mondo delle battaglie. L’armata sassone contava 1000 uomini a cavallo dotati di armature e bardature e 2800 uomini appiedati in prima linea. Di poco inferiori numericamente, i danesi avevano dalla loro la predisposizione naturale alla guerra e alla ferocia, che si traduceva in un numero esiguo di cavalieri (circa 600) sormontati da quasi 3000 uomini di spada, di ascia e di picca. Poco prima dell’inizio dell’attacco, si udì un clamore crescente provenire da nord. Erano i Pitti, ma non erano da soli: Causantìn aveva aizzato la gente della Northumbria del nord al confine con il proprio Regno contro gli invasori danesi. Urla contro il Re fantoccio Egbert erano distinguibili tra la massa di contadini armata di forconi e pale. Fu Guthrum lo Sfortunato a prendere parte dei soldati danesi e voltarsi verso nord per andare a combattere le genti settentrionali. I due attacchi furono portati avanti quasi contemporaneamente, con la superiorità numerica del Wessex che però faticava ad avere la meglio sull’aggressività danese da una parte, mentre dall’altra l’imprevedibile modo di dar battaglia dei Pitti sembrava confondere le idee ai danesi, che pensavano a disfarsi prima dell’inerme gentaglia non armata. Le urla strazianti dei guerrieri in procinto di morire si mischiavano al clamore dei ferri e delle grida dei vivi, e fu solo dopo quattro ore di battaglia, sotto il sole di mezzogiorno, che si ebbe una visione di come le due


battaglie si erano sviluppate. Sul fronte nord, i danesi avevano massacrato i ribelli sassoni e si erano lanciati all’attacco dei Pitti, provocando grosse perdite all’esercito nemico ma subendone altrettante in proporzione; tuttavia, essendo partiti da una situazione di inferiorità numerica, furono i morti dei Pitti e degli Scoti a pesare di più sul bilancio morale dello scontro e, in maniera ordinata, i Pitti si ritirarono verso lo Strathclyde. I danesi non li seguirono, preferendo rivolgersi a ciò che stava avvenendo sull’altro fronte. A sud, le perdite erano state ingenti da entrambe le parti, con gli eserciti dimezzati. I danesi, che dopo un inizio ruspante avevano subito più perdite di quante ne avessero inflitte, erano riusciti tuttavia a invertire l’andamento dello scontro, organizzando la propria resistenza in maniera più efficace. E pareva che più riuscissero a evitare gli attacchi dei sassoni, e più aumentasse la loro brutalità. Fu Alfred a decretare la ritirata per evitare di perdere il vantaggio numerico. I danesi rincorsero gli avversari, ma vollero evitare anch’essi ulteriori perdite per guadagni pressoché miseri. La città di Jorvìk fu in festa per molti giorni dell’autunno successivo, mentre l’esercito sassone si leccava le ferite svernando nuovamente in Mercia alla corte del Re Burghred. Cenwalh, fedele alleato bretone, morì dopo essere stato ferito durante la battaglia. Le sue truppe erano state le prime a essere sterminate, ed egli era rimasto da solo. Æthelwold temeva per le conseguenze della situazione bretone in Cornovaglia, dove gli equilibri tra i sassoni e i bretoni erano instabili e la parvenza di amicizia tra le due popolazioni reggeva sull’amicizia di Cenwalh alla corona di Lundenwic e sull’odio verso gli invasori danesi. Fu di nuovo Alfred a sferrare il secondo attacco in Northumbria. ~ I danesi fecero sentire il loro boato di battaglia e noi pregavamo. Il vescovo arringò Dio per lungo tempo, più che altro pregandolo di inviare angeli con spade di fuoco, e quegli angeli sarebbero stati utili, anche se non ne apparve nessuno. Sarebbe toccato a noi svolgere il lavoro. “Dio è con noi!” urlava Alfred ai soldati. Era a cavallo e si muoveva lungo il muro di scudi che si andava formando in prima linea. “Dio è con noi! Non possiamo perdere, Dio è con noi!” La pioggia cadeva sempre più forte. “Lui ci guarda! Il Cielo ci protegge! I santi pregano per noi! Dio è con noi!” Gli uomini toccavano i loro amuleti fortunati e chiudevano gli occhi in silenziosa preghiera. Nelle prime file facevano in modo che il proprio scudo toccasse quello del vicino. Il bordo destro di ogni scudo doveva combaciare con il sinistro dello scudo a fianco in modo che i danesi avrebbero dovuto confrontarsi con un muro solido di legno rinforzato con il ferro. I danesi avrebbero formato lo stesso muro, ma al momento ci sfottevano e ci sfidavano ad attaccarli per primi. Alcuni soldati dei primi ranghi vomitavano, due cani correvano a mangiare il vomito. Alcuni guerrieri tremavano, ad altri le ginocchia cedevano e si ritrovavano a terra. “Avanti!” gridò Alfred. ”Avanti!” gli fece eco Æthelwold, che lo seguiva a metà fila, in una posizione più sicura. Wessex non doveva rimanere senza un membro della casata regnante, aveva ripetuto Alfred, e Æthelwold sembrava non avesse la minima idea che quella sarebbe stata la battaglia decisiva, in cui lui sarebbe potuto morire o sarebbe potuto diventare Re di tutta l’Inghilterra. Nessuno si mosse. Gli uomini sono sempre riluttanti ad avanzare contro un muro di scudi nemico. In questi casi, essere ubriachi aiuta. “Avanti!” gridò ancora una volta Alfred, e questa volta le prime file si mossero di alcuni passi verso i danesi, i cui scudi battevano l’uno contro l’altro unendosi in maniera ermetica. I danesi ostentavano molta


sicurezza nonostante fossero in leggera inferiorità numerica. Ma avevano ragione: loro erano tutti guerrieri, mentre noi avevamo nei ranghi uomini più abituati all’aratro che alla spada. “Ora!” gridò Alfred. “Ora! Avanti e uccideteli tutti! Via! Via! Via!” E andarono. Lasciarono fuoriuscire un grande urlo di battaglia, per rincuorare sé stessi e insieme per spaventare il nemico e, improvvisamente, il muro di scudi avanzò, con i soldati che urlavano, e le spade raggiunsero la linea danese e si udì il tuono dello scontro delle armi. ~ “O noi o loro” era la frase che Alfred era stato solito ripetere di più lungo tutto quell’inverno. Alfred aveva deciso di giocarsi il tutto per tutto e di non concedere tregua ai nemici. La corrispondenza con i Pitti si era perduta, il regno era stato setacciato per prendere tutte le braccia possibili, anche quelle di vecchi e di bambini forti abbastanza da sopportare il peso di una spada. Non c’era altra possibilità di salvezza, e temporeggiare avrebbe dato vantaggio ai danesi che avrebbero potuto aspettare rinforzi dalle terre d’oltre mare. “O noi o loro”.

Upon the Salisbury Plain face to face Englishmen eager for home's defence Shieldwalls woven in tight protection Guthorm's warriors call to Odin With voices grumbling Danes delight in battle always. `Gainst attack from either side, Wielding words to frighten foemen. Gods of battle grow greedy for slaughter The shouts of men fighting fiercely On biting sword's and gory axe's field Beneath men's boots, bodies fall The ravens bark above the din, The plain runs red with blood. Shields ring out and split asunder From either side in equal number. The gods of war council Vikings: Each man must valiant be After death, talk recalls deeds The Valkyries gather valiant men Warriors fight fearless and strong! Before the blade his skull bites. Little is lost for men who fight well. To fight again another day. Guthorm's men fought fiercely, far from home But saw not Odin's favour that day. Back to Chippenham weary behind walls Little the loss for men who fight well; They wielded weapons Guthorm turned his warriors back, To fight again another day. Yet Odin gives fickle fortune.


Regolamento di conti al Nord Ragnar Ragnarsson, Principe di Norvegia e cugino del Re Harald Hårdrade, si preparava ad affrontare l’esercito nemico in territorio nemico. Agder era da tempo l’obiettivo norvegese, l’ultimo ostacolo per la riunificazione di tutte le tribù del nord sotto un unico scudo. Ci vollero due attacchi perché il Principe Ragnar potesse avere la meglio sull’erede del Regno di Agder, Thor Haklang Kjøtvesson, e il suo esercito di uomini armati di ascia. Alla fine del secondo attacco, l’esercito norvegese riuscì a sgominare totalmente il nemico e a catturarne il capo, per cui fu chiesto un riscatto molto alto: la resa totale. La risposta di Kjøtve di Agder non si fece attendere: con quello che rimaneva dell’esercito, truppe del suo personale seguito dall’abile intelligenza tattica, valicarono le montagne dall’Hordaland e attaccarono in Agder l’esercito norvegese di Ragnar. L’esito della battaglia fu incerto, e il primo attacco sostanzialmente si concluse in un nulla di fatto. Molte le perdite umane da una parte e dall’altra, ma nessuno dei due contendenti decise di ritirarsi. Il destino fu deciso, nuovamente, al secondo attacco: l’abilità militare di Kjøtve tuttavia questa volta ebbe un peso notevole, e l’esperienza delle truppe fu determinante. I nemici furono cacciati verso i fiordi del sud, e l’Agder riprese possesso della propria regione natìa. Tuttavia il peso pagato dal piccolo Regno fu enorme: Thor Haklang fu torturato e infine decapitato dall’esercito di Ragnar prima dell’ultima battaglia, e lo stesso Kjøtve morì per un’infezione in seguito ad una ferita alla gamba destra.


Alleanza Franco-Asturiana A tutti i popoli del mondo conosciuto I signori delle terre della Francia Occidentale e delle Asturie

Charles II, Re dei Franchi Occidentali, detto il Calvo Alfonso I Pérez di Beni Alfons, Re delle Asturie

in nome dell'amicizia che lega i due popoli in nome della fede che accomuna le terre in nome del rispetto tra i sovrani e le genti tutte

Dichiarano la propria volontà di un'alleanza duratura

A testimonianza e condizione del patto tra i popoli fratelli, sia messo a conoscenza di tutti: - che il Regno delle Asturie è sotto la protezione dei Franchi Occidentali; - che il Regno delle Asturie verserà un congruo tributo quinquennale nelle casse dei francesi; - che a prova della presente e futura amicizia, si celebri il matrimonio tra Alfonso I Pérez di Beni Alfons, Re delle Asturie, e Ermentrude, figlia di Charles II, nella speranza di una rigogliosa dinastia.

Charles II, Re dei Franchi Occidentali, detto il Calvo Alfonso I Pérez di Beni Alfons, Re delle Asturie


L’Armenia si unisce all’Alleanza del Mar Nero Noi Photios I, Patriarca di Konstantinoupoulis diventiamo garanti dell'alleanza tra

Impero dei Romani Khanato dei Khazari Variaghi di Rus’ Principato di Armenia

L'alleanza garantirà a tutti i contraenti l'aiuto reciproco contro tutti i loro nemici. Ogni nazione fornirà alla nazione in difficoltà aiuti economici. I missionari ortodossi avranno libero accesso su tutti i territori dei tre imperi. Ogni eventuale contesa tra le nazioni contraenti avrà come giudice il Patriarca di Konstantinoupoulis. Che il Dio di tutti i popoli guidi le azioni di ogni uomo savio.

In Fede Photios I, Patriarca di Konstantinoupoulis Mikhael III Amoriano, Imperatore dei Romani Rurik, Capo dei Variaghi della Rus’ Lezik, Khan dei Khazari Ashot I Bragratuni, Principe dei Principi d’Armenia


Le isole Britanniche Regno di Sodor e Man Kjetil I Buna, Re di Sodor e Man, detto dal naso piatto European Pagan

Libero masterandcommander@ymail.com

Hebrides (hm) Man (f)

Pare che Kjetil stia provando a fomentare la ribellione di Orcadi e Shetlands nei confronti dei norvegesi, senza successo finora però. Uhtred, primogenito dell’erede Bjorn, viene promesso a Rowene, figlia di Aed Alto Re d’Irlanda.

Regno dei Pitti Causantìn I Mac Cinàeda, Re dei Pitti Roman Catholic

Marco lote@3lius.com

Highlands (t) Lothian (ea) Strathclyde (hm)

Dopo la ritirata in seguito al primo scontro con i danesi per evitare di ridurre al minimo il numero delle truppe, muore Domhnall. Il posto di erede viene così preso dal suo primogenito Kenneth dopo una solenne cerimonia funebre.

Danelagh R.I.P. Egbert, Re di Northumbria

Non giocabile masterandcommander@ymail.com

Lancashire (pt>un) Northumbria (hm>un)

Con la sconfitta di Jorvìk e la morte di Ubba, i pochi thegn danesi sopravvissuti salpano verso altre terre. La maggior parte dei danesi tuttavia rimane sulle proprie terre, amalgamandosi lentamente con la popolazione locale sassone cercando un equilibrio. Anche Guthrum lo sfortunato sceglie di rimanere, e di convertirsi al Cristianesimo.


Regno di Mercia Burghred I Icel, Re di Mercia Roman Catholic

Libero masterandcommander@ymail.com

Mercia (hm)

Burghred affianca il cognato di Wessex nella campagna contro i vichinghi, ma sembra che ormai abbia perso del tutto il senno. La Mercia, una volta stato potente dell’eptarchia anglosassone, è ridotta ad una mera regione male amministrata e molto sfortunata.

Regno di Galles Rhodri II ap Gwriad, Re di Galles, detto il Grandissimo Roman Catholic

Libero masterandcommander@ymail.com

Dyffed (hm) Gwynned (nt>ea)

Il Re, conosciuto da tutti come il Grandissimo, riesce nell’opera di avvicinamento del Gwynned al Regno del Galles. Nel frattempo però si dimentica di tutti gli altri impegni che il comando di uno stato richiede.

Regno di Wessex Æthelwold of Wessex, Re di Wessex Roman Catholic

Fabio morningstarts@yahoo.it Anglia (nt) Cornwall (fa>un) Lancashire (un>pt>nt) Northumbria (un>pt>nt) Sussex (hm) & Lundenwic (hm) Wessex (f)

Æthelwold, una volta raggiunto Alfred al fronte, lo nomina Principe del Regno: “E’ con grande gioia che ora incontro sul campo Alfred, che oltre a essere il mio amato zio è anche un grande condottiero al punto d’aver fatto ritirare i danesi in quel regno fantoccio che chiamano e chiameranno ancora per poco casa. E’ con vero orgoglio che vedo voi, gli eroi che li avete combattuti e siete qui vittoriosi, la più alta dimostrazione di forza, coraggio e disciplina. Mio padre, il grande Re che vi ha guidati e ci ha protetti in questi lunghi anni di guerra, ha avuto fiducia in lui, tanta da nominarlo Reggente ed io ne comprendo le motivazioni e le approvo perché conosco l’uomo oltre che al Principe perché è questo il titolo che gli offro oltre che di Generale del Regno. Questo è il motivo per cui lascerò che sia lui a continuare a guidarci contro gli invasori in modo da poter imparare l’arte della guerra e meritarmi la Corona che fu di Æthelred, combattendo


e soffrendo al vostro fianco come fece mio padre e come fa tuttora mio zio. Combatterò contro i pagani per il diritto delle nostre genti di rimanere libere dal loro crudele giogo; combatterò per difendere i nostri territori che loro saccheggiano senza riguardo alcuno per la terra e per chi la lavora; combatterò per dimostrare di essere il degno figlio di mio padre ed accetterò quella Corona dalle vostre mani solo quando avremo sconfitto e rispedito all’inferno da cui provengono quei cani barbari.” Il discorso non fa breccia nel cuore dei soldati, ma Alfred accetta la nomina e la subordinazione da essa implicata senza lamentele. Alla fine della guerra, il Regno stringe alleanza con i Franchi Occidentali, come promesso prima della partenza di Æthelwold da Lundenwic: "Il Regno dei Franchi Occidentali ed il Regno Sassone del Wessex, riconosciuto il grave periodo in cui versa la Cristianità tutta, decidono per il bene delle proprie genti di unire le forze al fine di garantire la vita sotto la protezione del Cristo Salvatore e della Santa Madre Chiesa di Roma. In questa visione decidono di unire il proprio sangue nel vincolo del matrimonio tra Alfred di Lundenwic e Rotrude figlia del Re Carlo II suggellando così l'alleanza tra i due Regni. Dato il grave periodo di crisi seguirà un trattato specifico relativo alle aree di influenza dei due Regni nel complesso di reciproco supporto contro chiunque minacci l'integrità dei territori e la libertà delle proprie genti. La cerimonia avverrà insieme alla firma del trattato quando tempi più sicuri permetteranno alla sposa di intraprendere il viaggio per raggiungere il futuro sposa ora impegnato in campagna bellica." Alfred sposa quindi Rotrude di Francia, ma ne rimane vedovo solo pochi giorni dopo. Le malelingue vogliono che durante la prima notte di nozze il Principe abbia fatto una tale pietà da spaventare a morte la nuova sposa, ma non si sa con precisione cosa abbia causato il decesso della consorte. Il Sussex subisce poi numerosi raid vichinghi durante la guerra. Alfred prova a riavvicinare l’Anglia alla corte di Lundenwic, ma i suoi discorsi non riescono ad essere convincenti. Muore Cenwalh di Cornovaglia, e il nuovo capo dei bretoni decide di dare uno strappo all’alleanza con i Sassoni e guardare invece al di là del mare.

Alto Regno d’Irlanda Aed II mac Neill, Alto Re d’Irlanda Finan da Ulster, Reggente Roman Catholic

Libero masterandcommander@ymail.com

Connaught (hm) Ulster (ea)

Il tentativo diplomatico in Ulster non funziona. Rowena, gemella dell’Alto Re Aed II, viene promessa al


primogenito dell’erede di Sodor e Mann, Uhtred. Una strana alleanza celtico-nordica, fortemente voluta da Aed I, va formandosi per accerchiare i vichinghi di Dublino. Altri contadini vengono chiamati alle armi.

Regno di Dublino Olaf Connung, Re di Dublino Roman Catholic

Libero masterandcommander@ymail.com

Lienster (hm) Munster (p)

Poche notizie giungono dal regno vichingo stanziato a Dublino. Si dice che ormai Olaf non pensi più alle donne ma solo ad una prossima guerra contro l’Irlanda e altri nemici, da combattere con suo figlio accanto appena avrà ricevuto l’educazione marziale che si conviene ad un uomo del nord.

Francia Occidentale Regno dei Franchi Occidentali Charles II, Re dei Franchi Occidentali, detto il Calvo R.I.P. Louis IV, Re dei Franchi Occidentali, detto il Balbo R.I.P. Clodoveo I, Re dei Franchi Occidentali Pepin de Montmorency, Reggente Roman Catholic

Enrico Ferri http85@hotmail.it

Andalusia (pt>h) Anjou (ea>nt) Aragon (pt>un) Auvergne (ea) Brittany (pt>h) Catalonia (ea>h) Flanders (t>nt) Gebel-Al-Tarik (h>pt>h) Granada (h>pt>h) Ile de France (hm) & Paris (hm) Languedoc (a>un) Maine (ea>nt) Murcia (un>pt>h) & Cordoba (un>pt>h) New Castille (un>pt>h) Nivernais (t>f) Normandy (f) Orléans (f) Ponthieu (f) Talavera (un>pt>un) Valencia (h>pt>h)


Firmato un trattato di alleanza con le Asturie e una dichiarazione congiunta con il Regno del Wessex: "Il Regno dei Franchi Occidentali ed il Regno Sassone del Wessex, riconosciuto il grave periodo in cui versa la Cristianità tutta, decidono per il bene delle proprie genti di unire le forze al fine di garantire la vita sotto la protezione del Cristo Salvatore e della Santa Madre Chiesa di Roma. In questa visione decidono di unire il proprio sangue nel vincolo del matrimonio tra Alfred di Lundenwic e Rotrude figlia del Re Carlo II suggellando così l'alleanza tra i due Regni. Dato il grave periodo di crisi seguirà un trattato specifico relativo alle aree di influenza dei due Regni nel complesso di reciproco supporto contro chiunque minacci l'integrità dei territori e la libertà delle proprie genti. La cerimonia avverrà insieme alla firma del trattato quando tempi più sicuri permetteranno alla sposa di intraprendere il viaggio per raggiungere il futuro sposa ora impegnato in campagna bellica."

Muore però anche Rotrude, secondogenita di Charles II, subito dopo aver contratto matrimonio con il Principe Alfred del Wessex a Lundenwic. Muore Carlo il Calvo e sale al trono Louis IV, che però muore anch’egli dopo neanche un anno di regno. I piani di Louis sul mantenimento delle conquiste spagnole sono quindi lontani dall’avverarsi, dato che l’erede Clodoveo è ancora troppo piccolo per regnare. La reggenza rimane materia di discussione per diversi mesi, con i nobili divisi sull’assegnazione al Principe di sangue Carloman o al Comandante vittorioso della guerra in Iberia Pepin, di cui si attende con impazienza il ritorno, o anche ad Alfonso delle Asturie, recentemente sposato alla primogenita di Charles, Ermentrude, o al Re di Aquitania, anch’egli discendente diretto di Charles II, anche se troppo giovane. Alla fine, per motivi d’urgenza, la reggenza viene affidata al giovane Principe Carloman, anche per il successo da lui appena ottenuto nel tentativo diplomatico in Nivernais, ma il grosso dell’esercito è ancora nelle mani di Pepin sulla via di ritorno a Parigi, cosa che spaventa non poco la nobiltà di spada. Per scongiurare una guerra civile nel paese, il reggente Carloman ordina al comandante Pepin di tornare in Iberia con metà delle truppe con cui è rientrato per tenere sotto controllo le recenti conquiste. Gli offre gli onori ed il titolo di Duca di Granada. Pepin, forte del supporto delle truppe che aveva guidato per otto anni che non avevano intenzione alcuna di tornare nelle aride terre iberiche dopo aver appena fatto ritorno alle proprie famiglie, occupa Parigi e il castello del Louvre, prende consegna del piccolo Clodoveo e rinchiude nelle proprie camere il resto della famiglia reale. Carloman riesce a fuggire con la moglie e a trovare rifugio dapprima presso la famiglia di lei, in Anjou, poi dall’alleato Amaury rientrato da poco in Languedoc. Il Regno dei Franchi Occidentali inizia a traballare. La Bretagna approfitta della situazione per sfilarsi dal controllo franco, le Fiandre cessano di versare il canonico tributo, il Maine e l’Anjou diffidano del nuovo reggente. La Catalonia, regione da cui proveniva la defunta madre di Clodoveo, decide di supportare Carloman nella sua lotta contro l’usurpatore per restaurare al trono la giusta linea di discendenza reale. Amaury diventa così alleato del nuovo Duca di Catalonia, il quale riesce a recuperare il dominio franco sulla Valencia. Tutto il resto delle nuove conquiste franche nella penisola iberica è perduto.


Ducato di Catalonia Carloman, Duca di Catalonia Roman Catholic

Libero masterandcommander@yahoo.com

Catalonia (hm) Languedoc (fa) Valencia (pt)

Principe di sangue franco-occidentale, Carloman ha l’obiettivo di spodestare dalla reggenza l’usurpatore Pepin che con la forza ha occupato la capitale Parigi e preso in consegna il legittimo erede Clodoveo. La Catalonia, regione di provenienza della madre di Clodoveo, ha deciso di appoggiare apertamente Carloman nella sua missione fornendogli viveri ed esercito.

Regno di Aquitania Ludovico I, Re d’Aquitania Jeanne des Plantevelues, Reggente R.I.P. Roman Catholic

Lupo lupo.loter@yahoo.com

Aquitaine (nt>f) Gascony (t) Limousin (hm) Navarre (pt) Poitou (f)

Jeanne, la Regina madre, sa esattamente quello che deve fare : dopo aver aggiustato gli affari del Regno e dell’esercito che avevano risentito della guerra e della morte di suo marito il Re, si reca in Aquitania per sfruttare la temporanea popolarità della corona (e in particolare della sua figura) dopo anni di lotte interne tra il Regno e la regione. I discorsi che tiene dall’hotel de ville di Bordeaux sono frequentemente interrotti da lunghi applausi e grida di supporto. Trova moglie al figlio e futuro Re di Aquitania Ludovico e promette la primogenita Berta al secondogenito del nobile più altolocato della regione. La trasferta si rivela un successo assicurato, e la visita reale viene rovinata ma al tempo stesso glorificata dall’improvvisa morte di Jeanne, avvenuta in circostanze poco chiare. La sublimazione della Regina fa sì che la regione decida di giurare appoggio incondizionato al nuovo Re in onore ed in ricordo della fanciulla reggente.

Regno di Provenza e Borgogna Charles II, Re di Provenza e Borgogna, detto il Combattente R.I.P. Charles III, Re di Provenza e Borgogna, detto il Giovane Amaury de Vienne, Reggente Roman Catholic

Mauro maurillo68@gmail.com

Burgundy (f) Lyonnais (hm) Provence (f) & Marselha (f)

Alla morte di Charles II il Combattente, il piccolo Charles III viene incoronato Re. Reggente per lui il fratello del defunto conte Gérard di Vienne, nonno di Charles il Giovane, Amaury. Le truppe tornano in patria alla


morte del Re. Il Reggente supervisiona i lavori di costruzione delle mura a Marselha e la fortificazione dell’area circostante, e ordina anche la costruzione di un nuovo pozzo nel Lyonnais e di una nuova strada che colleghi la regione a Marselha. La Borgogna viene razziata da guerrieri biondi armati di spada e ascia scesi da navi vichinghe.

Regno di Lotaringia Lothar II, Re di Lotaringia, detto il Vedovo Roman Catholic

Roby r.stendardi@tin.it

Brabant (a) Champagne (ea) Friesland (nt) Hainaut (hm) & Aachen (hm) Holland (ea) Lorraine (f) Vermandois (f)

Lothar II ritorna ad Aachen godendosi gli onori e i tributi per le gesta compiute nella campagna d’Iberia. Dopo tutto, è stato l’unico Re cristiano a sopravvivere ai lunghi anni di battaglie. Trova tuttavia il suo Regno completamente devastato dalle razzie, talmente tante e tali che per il giovane ed inesperto Hugo non è stato possibile opporre ad esse una strategia di difesa ben strutturata. Friesland, Holland, Brabant e Lorraine sono le regioni razziate in questo quinquennio: in Friesland e in Holland le truppe di stanza presenti hanno ingaggiato battaglia, dovendo però battere in ritirata dopo le prime perdite subite. Un altro obiettivo delle razzie vichinghe potrebbe essere anche stata la regione dello Champagne, ma probabilmente la presenza dell’erede al trono ne ha inibito il tentativo. La storia di Lothar passa anche di bocca in bocca e di corte in corte per i particolari del suo matrimonio con Waldrada, che da morta è definita da tutti la ‘legittima sposa di Lotaringia’. Ne si narrano i particolari amorosi, la cerimonia nuziale tanto agognata, e la fine tragica durante la pestilenza dell’assedio di Cordoba. Pare inoltre che anche Teutberga, la sposa ripudiata, sia passata a miglior vita nel monastero in cui si era reclusa dopo l’annullamento papale del proprio matrimonio. Si vocifera inoltre che potrebbe essere lui il prossimo Imperatore d’Occidente. Il tentativo diplomatico in Champagne dell’erede nel frattempo non porta risultati concreti alla gestione del regno. Più dotato invece appare essere Hugo nella costruzione di una nuova ala del castello reale di Aachen.


Francia Orientale Regno dei Franchi Orientali Ludwig II, Re dei Franchi Orientali, detto il Germanico R.I.P. Roman Catholic

Il vecchio Ludwig muore nella sua dimora-prigione nei pressi di Worms. Senza la sua figura, cosa ne sarà ora del Regno, seppur fino ad ora solo nominale, dei Franchi Orientali?

Regno di Sassonia Ludwig III, Re di Sassonia, detto il Più Giovane Roman Catholic

Libero masterandcommander@ymail.com

Alsace (nt) Franconia (fa) Holstien (c) Saxony (hm) Thuringia (f) Westphalia (f)

Il tentativo diplomatico in Alsazia si rivela inconcludente, quasi un disastro: l’ambasciatore del Duca d’Alsazia viene infatti schiaffeggiato da un cortigiano sassone, e solo la morte di questi sul rogo riesce ad evitare una frattura inconciliabile. Ludwig torna a corte amareggiato, ma con una nuova, bellissima, moglie, che gli partorisce quattro figli, dei quali sopravvivono un maschio e una femmina.

Regno di Baviera Karlmann, Re di Baviera Roman Catholic

James jacavina@gmail.com

Austria (t>f) Bavaria (hm) & München (hm) Carinthia (t>a) Tyrol (f) Costruita la capitale del Regno, München, i cui lavori sono stati supervisionati costantemente da Re Karlmann. L’erede Arnulf, nel frattempo, passa cinque anni tra un castello e l’altro della Carinthia, facendo lunghe visite e porgendo omaggio a tutti i vassalli della regione un tempo conquistata dai Franchi Orientali. E’ sulle analogie che fa leva Arnulf, che nel frattempo con la moglie al seguito mette al mondo cinque figli, di cui però solo due sopravvivono, le due femmine. I tre maschi nascono già morti. Il tentativo di accattivarsi i vassalli della Carinthia tuttavia ha successo, e il più forte con la spada di questi, Gunter Marcellus, si unisce alla corte di Re Karlmann. Allo stesso modo, viene nominato un comandante dei soldati della Baviera: si tratta di Friedrich di Neustria, conte di Hesse.


Regno di Alemannia Karl III, Re di Alemannia, detto il Grosso Roman Catholic

Libero masterandcommander@ymail.com

Swabia (hm) Switzerland (f)

La pacifica vita di Karl continua tranquilla. Si festeggia l’arrivo delle prime figlie femmine, e del quinto maschio, tutti in perfetta salute.

Scandinavia Regno di Norvegia Harald I Yngling, Re di Norvegia, detto dai Bei Capelli European Pagan

Lorenzo lorenzosalomoni@hotmail.it

Faeroer (fa) Fjordane (f) Hergelad (t) Norway (ea>nt) Oopland (a>ea) Orkney (pt) Shetlands (nt) Svartsen (ea>nt) Trondheim (hm)

Al ritorno a corte a Trondheim dopo la sconfitta di Agder, Leif Tryggvason e Ragnar Ragnarsson vengono uccisi durante un’imboscata nei corridoi del castello del Re. La regione di Norway decide di non pagare più un tributo alla corte di un re che non vedono mai, e alla stessa decisione pervengono anche i capi più insigniti della regione di Svartsen e ci ripensa anche Oopland. Harald è troppo lontano per prendere le redini del comando provvisorio e, d’accordo con gli altri capi guerrieri, è Olaf Sigurdsson detto il Potente, lo stesso mandante dell’imboscata, che prende a sé la carica di comandante ed espressione dello scontento. Harald intanto arringa ancora i capi dei villaggi delle isole lontane, ma non riesce a cavare un ragno dal buco.


Regno di Agder Kjøtve I Granraude, Re di Agder, detto il Ricco Thornbjorn I Haklangsson Granraude, Re di Agder European Pagan

Libero masterandcommander@ymail.com

Agder (hm>oc>hm) Hordaland (f)

In pochi mesi, il regno si ritrova orfano del Re e dell’erede al trono. All’inizio del quinquennio erano anche morti i due figli più giovani di Thor Haklang e la loro madre. Di tutta la stirpe reale, rimane in vita solo Thornbjorn, secondogenito di Kjøtve, che sale al trono quale legittimo Re di Agder. Il nuovo sovrano si trova ora di fronte ad un compito molto arduo: salvare il regno dalle mire espansionistiche norvegesi, e dovrà farlo senza l’abilità militare e senza l’esperienza di suo padre.

Regno di Danimarca Erik II Gottfredsson Knýtling, Re di Danimarca, detto il Bambino R.I.P. Thorgils I Egilsson Yngling, Re di Danimarca, detto il Rosso European Pagan

Marco mar.con@email.it

Denmark (f) Halland (t>ea) Holstien (pt) Skane (f) Zealand (hm)

Muore Re Erik II in seguito ad una brutta caduta da cavallo durante una battuta di caccia nei pressi del fiordo di Roskilde. Il primogenito Ragnar Eriksson è nominato futuro erede una volta raggiunta l’età giusta per concepire un figlio, mentre è Thorgils il Rosso che prende in mano le redini del potere e la carica di reggente, interrompendo l’attività diplomatica in corso in Halland. Il fato vuole però che entrambi i figli del defunto Re Erik passino a miglior vita entro un anno dalla morte del padre, Ragnar in seguito ad un’indigestione di carne, Egil brutalmente assassinato mentre dormiva. Si mormora che il mandante dell’omicidio sia proprio Thorgils che, in seguito alla morte del primo erede, aveva già nominato suo fratello Halfdan “Duedita” principe della corona e, dopo l’assassinio del secondo, sposa Thyra Eriksdottir, primogenita del defunto Re Erik, e assume stabilmente la carica di Re. L’Holstein si ribella, si pensa in seguito ad una subdola azione di propaganda operata dal Re di Sassonia, ma la ribellione viene comunque prontamente sedata dalle truppe presenti nella regione. Viene altresì sventato un attacco di navi slave nel mar Baltico. Harald il Monco muore durante una scorribanda sulle coste slave del Baltico, il suo cadavere viene gloriosamente bruciato sulla pira funeraria posta su una zattera secondo gli antichi riti. La flotta di drakkar rientra quindi in Zealand, una parte del cospicuo bottino è però scomparsa. Thorgils nomina al suo posto il violento e crudele Ivar “il Corvo”.


Regno di Svezia Erik Anundsson af Munsö, Re di Svezia European Pagan

Fabio kb_master@libero.it

Gotland (a>f>a) Kopparberg (f) Saremaa (un>c) Smaland (f) Uppsala (hm)

Re Erik si occupa con precisione e senso del dovere della gestione delle sue genti. Vengono controllati i mari. Kasper l’erede si occupa anche di effettuare un secondo tentativo di abbordaggio diplomatico dell’arcipelago antistante la regione di Uppsala, ma l’unica cosa che riesce a ricavare è una rivendicazione svedese sulle isole. E’ in questo periodo che la moglie partorisce il secondo figlio maschio, Varin Kaspersson, prima di morire dissanguata solo un’ora dopo il lieto evento. Un altro lieto evento si conclude in tragedia, si tratta del matrimonio tra la principessa Thora, primogenita di Re Erik, con Bjorn Einarsson di Gotland. Subito dopo i festeggiamenti delle nozze, il Principe Bjorn di Gotland muore. E’ proprio Thora a scoprire il cadavere del marito, tutto ricoperto di chiazze nere. Si mormora che quanto successo sia la prova che Thora ha perso il favore del dio Thor, e che per questo dovrebbe essere messa a morte prima che la collera divina si scagli su tutto il Regno. Le imprese di Ragnar Lognbroksson continuano con successo per la gioia del Re.


Europa Orientale Slavi dell’Elba Dragowit European Pagan

Libero masterandcommander@ymail.com

Lausatia (fa) Pomerania (ea) Pomern (hm)

Si costruiscono nuove navi probabilmente con l’obiettivo di un’espansione nel mar Baltico, ma appena le nuove navi prendono il largo vengono in parte affondate e in parte respinte da una flotta vichinga operante nel Baltico. L’approccio diplomatico in Pomerania non arride a Dragowit, che deve tornare in patria con un pugno di mosche.

Principato di Grande Moravia Rastislav I Mojmirovci, Principe della Grande Moravia Roman Catholic

Libero masterandcommander@ymail.com

Bohemia (f) Moravia (hm) Slovakia (t)

Voci sulla Moravia si diffondono nelle corti del continente, pare che il Principe non sia in fondo un gran cattolico come dice di essere… Infatti l’ennesimo tentativo di conversione della Slovacchia fallisce miseramente. Intanto Svatopluk si sposa e mette al mondo una femmina e un maschio, per poi perdere la moglie, caduta da una finestra del castello.

Ducato di Polonia Ziemovit I Piast, Duca di Polonia European Pagan

Michele fabazarus@yahoo.com

Bochnia (ea) Danzig (c) Kauyavia (f) Little Poland (f) Masuria (fa>ea) Poland (hm) Silesia (t)

Tentativo d’attacco in Goryn bloccato dalle truppe magiare che proprio da lì passavano arrivando dal Pechneg verso i territori slovacchi. Lo scontro dura pochissimo e le truppe polacche vengono letteralmente annientate dalla furia dei magiari in piene forze. Re Ziemovit riesce a scappare e rifugiarsi in Volhynia, mangiandosi il fegato per la sonora sconfitta inflittagli. Anche la successiva missione in Bochnia con i vassalli


del sud del Regno non regala soddisfazioni al Re. Nel frattempo Letsko l’erede si dedica all’amministrazione del Regno cercando di procreare a sua volta qualche erede… ma trova che sia un po’ difficile senza l’aiuto di una moglie. L’alleato feudale della Masuria, Bielyi, sposa alla fine del turno la primogenita del Re, Edwiga, e la regione diventa economicamente alleata.

Russia Variaghi di Rus’ Rurik, Capo dei Variaghi della Rus’ R.I.P. Oleg, Capo dei Variaghi della Rus’ di Kiev European Pagan

Diego diegonet82@tiscali.it

Chernigov (t) Kiev (p>f) & Kiev (f) Kirivitch (ea) Livonia (ea) Muscovy (t) Novgorod (hm) Polotsk (nt) Rzhev (f) Smolensk (nt) Veposkava (f)

Muore Rurik il Grande interrompendo (e vanificando) gli sforzi diplomatici per ottenere maggiori riconoscimenti in Kirivitch in cambio di difesa contro le razzie dei barbari del Nord. E’ il primogenito Oleg a prendere in mano le redini del regno interrompendo a sua volta la visita in Livonia dove ha ceduto la mano della piccola Svetlana ad un capo locale. Ivan non ottiene nulla, nemmeno lui, in Polotsk ma gli sforzi per l’aiuto nell’amministrazione della parte meridionale del territorio sono apprezzati. Viene costruita la città portuale di Kiev, su entrambe le rive del Dnepr. Un tentativo di conversione della stessa regione da parte del Vescovo ortodosso Valentes fallisce miseramente, ma la regione per via della città decide di legarsi allo stato centrale. I Variaghi riconoscono Ashot I Bagratuni, Principe dei Principi d’Armenia, detto il Portatore di pace, come nuovo membro dell’Alleanza del Mar Nero. Aperti i commerci con i Magiari.


Magiari Réka Asiatic Pagan

Libero masterandcommander@ymail.com

Alfold (pt>un>pt) Atelzuko (c) Banat (pt) Carpathia (pt) Galich (nt) Goryn (f>oc>f) Kiev (c) Moldavia (f) Pechneg (hm) Walachia (un>pt)

Réka si riprende dall’infortunio alla gamba, ed è subito a cavallo: magia o alta sopportazione del dolore? Sulla strada verso l’Europa centrale sbaraglia l’esercito polacco che aveva attaccato la regione del Goryn, e senza colpo ferire si porta sull’Alfold appena stata riconquistata dai Principi del Balaton e i loro alleati transilvani. Con la morte dell’alleato transilvano, per i Blatnograd non c’è speranza di vittoria e nemmeno di sopravvivenza: vengono dispersi, catturati e impiccati ad uno ad uno i membri della dinastia reale. Con l’Alfold riconquistato, è la volta di razzie sparse in Bakony, Croazia, Bosnia e Valacchia, dove però i Magiari costruiscono rudimentali insediamenti e dove paiono fermarsi. Almeno per un po’. Nel frattempo, i grandi capi dei clan del Pechneg vengono progressivamente convertiti tutti al cristianesimo di Costantinopoli.

Peceneghi Oghuz Asiatic Pagan

Libero masterandcommander@ymail.com

Atelzuko (nt) Crimea (f) Cuman (c) Levedia (f) Polovotsky (hm) Torki (c)

Quinquennio di stasi per le tribù peceneghe. Mentre scoppia una pestilenza in Atelzuko, in Polovotsky vengono scelti i soldati migliori delle steppe dell’Est per rimpolpare le file dell’esercito. Ma in vista di cosa?

Khanato dei Khazari Tishtaq, Khan dei Khazari Asiatic Pagan Eastern Orthodox

Davide fa_dvd@jumpy.it

Alan (nt>h) Bolgar (nt>h) Khazar (hm) Kuban (t>h) Nogai (t>h) Patzinak (f) Saksiny (ea) Suvar (c>un) Taman (t) Torki (pt>h) Urkel (f>nt) Vasi (pt>h)

Dopo lo scossone al Khanato dato dalle morti improvvise di Hierkl e Leziq, Tishtaq avrebbe voluto provare a prendere le redini di ciò che rimaneva delle tribù khazare, ma la spinta religiosa in lui pare più forte e ha la meglio sulla ragion di stato. Tishtaq si converte pubblicamente al Cristianesimo di Costantinopoli e dell’Impero mentre si trova in Taman, impegnato a non far rivoltare quella regione chiave del Khanato. Ad


una ad una, le altre regioni si sfilano dal giogo del Khanato e impugnano le armi contro Tishtaq, pronti ad attaccarlo. La promessa di matrimonio delle due zie di Tishtaq viene rifiutata. Tishtaq tuttavia non si cura delle ribellioni, e continua imperterrito a concentrarsi sulla delicata missione diplomatica in Taman, mentre nel frattempo nella regione è presente anche un Vescovo ortodosso in missione. Tishtaq sposa la figlia del capo tribù pretendendo però un rito ortodosso e in cambio spende tutti i denari che possiede per comprarsi la benevolenza della regione. Alla fine, il corteggiamento paga e subito dopo la nascita del primogenito, Ptdor, Taman si mostra fedele a Tishtaq. Ma a che prezzo?

Medio Oriente Regno di Abkhazia Gheorghis II Anchabadze, Re di Abkhazia VASSALLO DELL’IMPERO DEI ROMANI Eastern Orthodox

Libero masterandcommander@ymail.com

Abasigia (hm)

Gheorghis si occupa di governare mentre Demetrius bighellona in giro per la regione per mostrare a tutti i sudditi la nuova moglie.

Principato di Armenia Ashot I Bagratuni, Principe dei Principi di Armenia, detto il Portatore di pace Eastern Orthodox

Alessio alexalex1990@alice.it

Armenia (hm) & Ani (hm) Georgia (t) Urmia (f)

Il consenso di cui gode il Principe dei Principi tra la sua gente è tanto e tale che dopo altri cinque anni di


sforzi comunicativi la nobilità Georgiana si converte al Cristianesimo, senza spargimento di sangue o lotte fratricide con gli esponenti tradizionalisti musulmani. Mette inoltre al mondo tre figli che muoiono in tenera età, un quarto sopravvive: è una femmina. Viene anche firmato il trattato di adesione all’Alleanza del Mar Nero, con cui l’Armenia si sposta dalla posizione di equilibrio precario tra orbita bizantina e musulmana, inclinandosi verso l’orbita bizantina. L’erede Smbat si occupa di riscuotere le tasse e di amministrare la giustizia del Regno, presiede i lavori di costruzione della nuova capitale del Principato, Ani. Si risposa dopo la morte della prima moglie e riesce ad avere quattro figli, tre femmine (una però non supera il primo mese di vita) e un maschio, Ambiat, futuro erede del Principato. Purtroppo il quinquennio si chiude con una notizia nefasta, la morte di Smbat e della moglie, una manciata di settimane dopo la nascita di Ambiat.

Califfato degli Abbasidi Al-Musta’in Abbasid, Califfo degli Abbasidi, Guida e Primate dell’ortodossia della Sunna Sunni Islam

Davide davbar6@libero.it

Abadan (ea) Ahvaz (ea) Antakkiyah (ch) Arbiliq (f) Azerbaijan (nt) & Tabriz (ea>f) Carhae (t) Circis (nt) Dimashq (ch) Diyala (f) Edessa (p) El’burz (t) Fars (nt) Hahmar (ea) Kurdistan (nt) Media (f) & Hamadan (f) Mesopotamia (hm,ch) & Baghdad (hc) Mosul (f) Selucia (nt) Shirvan (nt)

Fondate nuove moschee ad Antakkiyah, a Dimashq e in Mesopotamia. La Mesopotamia stessa viene dotata di un sistema viario d’eccezione, con Baghdad, che viene ancora ampliata, come centro nevralgico. Il Califfo prende altre due mogli, da cui ricava quattro maschi e tre femmine. Purtroppo tutti i maschi muoiono in tenera età, mentre tutte le femmine sopravvivono. I missi del Califfo per il territorio sono impegnati in missioni diplomatiche: fra tutte, riesce solo quella in Tabriz, grazie alla quale la città universitaria di stampo turco scioglie tutte le riserve e si lega incondizionatamente al Califfato. Una carovana carica di oro viene recapitata alla corte di Al-Iskandariyya, ma nessuno sa esattamente perché.

Emirato dei Tulunidi di Misr Ahmad ibn Tulun, Emiro di Misr R.I.P. Khumarraweh ibn Ahmad Tulun, Emiro di Misr Sunni Islam

Stefano stefyvale@libero.it

Ad’diffah (nt) Aleppo (nt) & Antakiyyah (t) Bostra (nt) Crete (t) & Kissamos (f) Cyprus (nt) Egypt (hm) & AlIskandariyya (hm) Jordan (nt) Lebanon (f) Levant (t) & Al-Quds (t) Lybia (nt) Mansura (f) Palmyra (nt) Petra (t) Sinai (nt) Syria (ea) & Dimashq (ea) Tripolitania (fa)


Nell’isola di Cipro viene istituita la libertà di culto dall’erede Khumarraweh in persona, ma ciò non basta per ottenere alcun favore dalla classe nobile dell’isola. Khumarraweh è poi costretto a interrompere le solenni cerimonie di visita ufficiale per la morte dell’Emiro, salpando immediatamente per Al-Iskandariyya. L’Emiro Ahmad, prima di spirare, aveva messo al mondo un maschio e una femmina. Il passaggio di potere avviene in maniera tranquilla, e il nuovo Emiro associa al governo anche il fratello Abbas. Nel frattempo, l’avventura dell’esercito guidato da Al-Ra’dazz si è conclusa con una ritirata entro le mura di Siviglia, unica città musulmana che ancora resiste, mentre invece le scorribande di Al-Ahmal e della sua flotta, private anzitempo dell’aiuto idrisside, riescono comunque a portare a casa un bottino sostanzioso nonostante la sconfitta subita in Campania da parte del Principe d’Italia Gaideri di Benevento.

Impero dei Romani Mikhael III Amoriano, Imperatore dei Romani, detto l’Ubriacone Eastern Orthodox

Alessandro alessandro.tabanelli@gmail.com

Apulia (c) Attica (f) Bithnia (f) Calabria (ea) Cappadocia (nt>fa) Cilicia (ea) Constantinople (hm) & Konstantinoupoulis (hm) Crete (c) Crimea (c) Epirus (nt) Galatia (fa) Isauria (f) Kyklades (f) Lazica (fa) Lydia (f) Macedonia (f) & Thessaloniki (f) Morea (t) Pamphyla (nt) Paphlagonia (f) Phrygia (fa) Pontus (ea) Psidia (f) Rhodes (nt) Sardinia (nt) Thessaly (f) Thrace (f) Vaspurakan (fa)

Continuano le grosse opere a Constantinopoli, sia in città sia nell’area circostante. Viene inoltre portato a compimento il censimento delle regioni appartenenti all’Impero e viene creata un’ulteriore squadra di funzionari imperiali per aumentare la capillarità e l’efficienza della riscossione delle tasse e dell’amministrazione della giustizia nel territorio. "L'imperatore passeggiava lentamente all'ombra delle possenti mura della cittadella come sempre seguito dal suo innumerevole seguito. “...noi vi avvertiamo: se le vostre navi avranno l'ardire di affacciarsi nel mare Orientale, del loro fasciame non resterà abbastanza legno di che costruire una zattera... – leggeva il cortigiano più vicino a l'imperatore da una pelle di pecora malamente conciata – “...siete troppo abituati a quello stagno melmoso che chiamate Mediterraneo...” Continuava, mentre un freddo rivolo di sudore gli scendeva dalla fronte ed uno strano silenzio avvolgeva la corte tanto da poter udire lontano il rumore cupo della città sempre frenetica di giorno e di notte. “...Siamo proprio curiosi di vedere come i vostri lenti e goffi dromoni si destreggeranno nelle infide acque del mare Orientale.” Finì il cortigiano. Tutti gli occhi erano ora puntati sull'Imperatore che continuava la sua passeggiata come se niente fosse. Ed ecco che si sentirono passi marziali in


lontananza e un piccolo drappello di soldati si avvicinò reggendo issato uno strano stendardo. Era logoro e consunto nel tempo e la foggia ricordava tempi antichi. Lo stendardo di Zenone ! Si sentì mormorare tra la piccola folla. I soldati si fermarono innanzi all'imperatore e si inginocchiarono. - Mio Imperatore ecco le insegne come avete ordinato. - Bene, - disse Mikhael - Kostas, preparate una nave e fate sì che raggiunga il prima possibile Roma, se c'è di nuovo un imperatore in Occidente è la che devono stare. E' tempo che tornino a Ovest. Poi – continuò – cercate se sono in qualche taverna ubriachi quei mercenari Rus che si erano proposti come nostre guardie del corpo e fatevi spiegare bene quel passaggio che loro dicono di conoscere... disse mentre riprendeva a camminare. - ...e allertate la flotta imperiale. Qualcuno a Nord ci ha scambiati per qualche oscuro e misero pastore regnante."

Il comandante dell’esercito imperiale Kostas si imbarca con 3200 soldati su una flotta composta da 17 galee e 15 dromoni bizantini per una spedizione punitiva verso il nord. Ad accompagnarlo anche Alessandro di Galatia e Basilio di Frigia, con le loro truppe personali. La spedizione parte sotto il migliore degli auspici, ma appena entrati in territorio pecenego una pestilenza si abbatte velocemente sugli umani e sugli animali imbarcati sulle navi bizantine. Quando il numero delle vittime raggiunge un terzo di tutto l’equipaggio, di poco al di fuori delle regioni comandate dai Peceneghi, Kostas ordina il rientro a Costantinopoli. Il comandante perirà lungo codesto viaggio di ritorno, la stessa sorte era già toccata in precedenza ai due alleati. Rientra nella capitale lo stesso numero di imbarcazioni, ma appena la metà dell’equipaggio. Vengono aperti i commerci con il Ducato di Spoleto. La Cappadocia, dopo un lungo soggiorno del generale Alessio, decide di sciogliere qualche riserva nei confronti dell’impero e di accettare un’alleanza su base feudale. I missionari inviati in Dobruja invece non riescono ancora nella propria missione. Donati come di consueto fondi al Patriarca di Costantinopoli, destinati in parte a Khazari e Variaghi, e all’Armenia, che viene ben accolta nell’Alleanza del Mar Nero. Si spargono a Costantinopoli voci di un accordo stretto con gli infedeli Tulunidi, voci che al Patriarca non fanno certo piacere.

Chiesa Ortodossa Photios I, Patriarca di Konstantinoupoulis Eastern Orthodox

Giuliano giufuci@yahoo.com

Abasigia (ab) Attica (mn) Bithnia (ch>ab>mn) Bulgaria (ch>ab) Cilicia (ab) Costantinople (mn) Konstantinoupoulis (hc) Galatia (ab) Isauria (ch) Paphlagonia (ch>ab) Serbia (ch) Thessaly (ch) Thessaloniki (mn) Thrace (mn) Vaspurakan (ch)

La struttura ecclesiastica già presente in Bithnia viene ingrandita, così come in Bulgaria. Subito dopo, il Patriarca Photios inaugura una nuova rete di strutture in Paphlagonia. Non ottiene risultati concreti nella sua opera di conversione in Dobruja, forse perché affiancato da un sovrano bulgaro poco incline alle opere religiose. Valentes deve nuovamente concludere il tentativo di conversione della regione di Kiev con un


nulla di fatto. Antoninus invece, prima di morire dissanguato dopo un attacco in piena notte, riesce ad afferrare le anime di un’ulteriore piccola parte dei capi tribù khazari di Taman. Antoninus viene sostituito dal proprio discepolo Stefanos, che però in fatto di retorica non sembra ancora essere all’altezza del maestro. Le voci di un accordo tra l’Imperatore e il nuovo Emiro Tulunide non fanno piacere al Patriarcato della città. A Costantinopoli però c’è sempre qualcosa da festeggiare in materia religiosa, e in questo caso è la completa conversione della regione del Pechneg da parte dei molteplici missionari inviati nella regione dieci anni or sono. Vengono emanati dal Patriarca l’Editto di Taman e l’Editto di Costantinopoli: Editto di Taman Accogliamo il fratello Tishtaq, Khan dei Khazari, nella fede ortodossa. Rivolgiamo a lui tutte le nostre preghiere per la conversione del suo popolo e promettiamo tutto il nostro appoggio per la prosperità del suo regno.

Editto di Costantinopoli Accogliamo il fratello Ashot I Bagratuni, Principe dei Principi d’Armenia, detto il Portatore di pace, nella Alleanza del Mar Nero, e gli assicuriamo protezione e aiuto negli anni che verranno.

Photios I, Patriarca di Costantinopoli

Penisola Balcanica Ducato di Serbia Mutimir I Vlastimirovic, Duca di Serbia European Pagan

Libero masterandcommander@ymail.com

Bosnia (hm) Croatia (p) Dalmatia (t) Serbia (f)

L’opera di conversione della Croazia in questo quinquennio non vede alcun avanzamento significativo, ma al contrario le razzie magiare danneggiano i raccolti della regione. Viene però ampliata la fortezza sede ducale della Serbia e nascono all’erede due maschi. Muore tuttavia la moglie dando alla luce il secondo.


Principato del Balaton R.I.P. Kocel I di Blatnograd, Principe del Balaton European Pagan

Libero masterandcommander@ymail.com

Alfold (t>c) Bakony (hm>c) Banat (t>c) Transylvania (fa>un)

L’attacco coordinato dal Bakony e dalla Transilvania riesce alla perfezione, anche perché l’Alfold era stato lasciato sguarnito dai Magiari, tenuti impegnati nel frattempo nei territori di nord-est, laddove le steppe lasciano il posto alle foreste. Tuttavia, appena delineato lo schieramento avversario (che nel frattempo aveva sbaragliato gli invasori polacchi) si era capito che solo un miracolo avrebbe potuto salvare i Blatnograd. In un battibaleno le forze pannoniche già sconfitte in partenza furono disperse, e Vladimir di Transilvania ferito a morte al petto. Con lui moriva il sogno di una resistenza ai magiari perché nessuno dei Blatnograd del Balaton possedeva un’educazione o un’abilità militare poderosa come quella del conte alleato. La famiglia dei Principi di Balaton fu catturata e ogni singolo membro, uomo, donna o bambino, impiccato.

Khanato dei Bulgari Vladimir III Krum, Knyaz dei Bulgari Eastern Orthodox

Libero masterandcommander@ymail.com

Bulgaria (hm) Dobruja (t) Ludgorie (t)

L’opera di conversione della Dobruja subisce un brusco arresto con la salita al trono di Vladimir III, uomo certamente più avvezzo alle armi che alle litanie sulla religione. Il pericoloso avvicinamento dei Magiari fa sì che il Knyaz rimpingui i ranghi dell’esercito con fanterie nuove di zecca. Il primogenito Aleksandr è pronto ad affiancare il padre nel governo delle genti bulgare.


Italia Regno d’Italia Ludovico II il Giovane, Re d’Italia Roman Catholic

IMPERATORE D’OCCIDENTE Verro Verro_diabolico@yahoo.it

Campania (f) & Naples (f) Corsica (t) Liguria (f) Lombardy (hm) & Pavia (hm) Savoy (fa) Tuscany (a) Verona (t)

L’imperatore Ludovico resta in vita per tutto il quinquennio, seppur in condizioni sempre più precarie. Una serie di razzie da parte di navi saracene saccheggia Liguria e Toscana, mentre in Campania le truppe di Gaideri ingaggiano battaglia e, sebbene lo scontro non veda vincitori, riescono ad impedire che la regione venga depredata. Il comandante Rodolfo e il generale imperiale Louis tornano in patria dopo la vittoriosa campagna d’Iberia. Louis, in particolare, al ritorno trova la propria regione razziata e mettendo sul piatto l’esito della guerra e la lealtà dimostrata è pronto a reclamare quanto promessogli prima del suo ingresso nel conflitto – la costruzione di una città in Toscana e la sua nomina a Principe del Regno. Nel frattempo corre voce che Gisela, la primogenita dell’Imperatore e moglie del Principe Gaideri di Benevento, abbia dato alla luce in tutta segretezza un figlio, che rappresenterebbe l’erede al trono del Regno.

Repubblica di Venezia Orso I Participazio, Doge di Venezia R.I.P. Giovanni II Participazio, Doge di Venezia Roman Catholic

Cristiano Cristiano.ferrara@email.it

Illyria (ea) Slovenia (pt) Venetia (hm)

Muore Orso e, in via del tutto eccezionale per la città di Venezia, viene rimpiazzato dal figlio mantenendo la linea dinastica e la stessa famiglia al potere.


Patrimonio di San Pietro Stefano V, Papa della Chiesa Cattolica R.I.P. Roman Catholic

SEDE VACANTE Master masterandcommander@ymail.com

Aachen (mn) Apulia (ch) Paris (ab) Auvergne (ch) Latium (hm) & Roma (hc) Liguria (ch) Lyonnais (ch>ab) Orleans (ch) Pavia (mn) Romagna (f) Savoy (ch) Switzerland (ch) Tuscany (ab>ch) Tyrol (ch)

Il saccheggio della Toscana ad opera dei saraceni distrugge l’abbazia ivi presente e vanifica anche i fondi stanziati dal Santo Sepolcro per la costruzione di una struttura ancora più grande. Ampliata invece la chiesa in Lyonnais e costruita una prima base cattolica in Apulia con i fondi del Duca di Spoleto. Il Papa plaude al successo della missione iberica, ma nulla può nel momento dello smembramento dell’armata perché Stefano V si ammala gravemente e muore qualche giorno dopo. La Sede è attualmente vacante, il camerlengo Adriano Colonna, nipote del defunto Papa, dirige le operazioni quotidiane mentre i cardinali rimangono chiusi in conclave.

Ducato di Spoleto Lamberto I da Spoleto, Duca di Spoleto Roman Catholic

Libero masterandcommander@ymail.com

Apulia (nt>ea) Spoleto (hm) Campania (c)

Lamberto si avvicina molto al Pontefice Stefano V e prega di far costruire una Chiesa in Apulia per sconfessare definitivamente i decenni di dominio saraceno sulla penisola. L’adorazione per la nuova regione di Lamberto è ammirevole: passa i cinque anni nei castelli che possiede lungo la costa, presidiando i mari e dedicandosi ad abbellire i propri palazzi. Nel frattempo continua a sfoggiare la figlioletta Maria Clotilde, rimarcando ogni volta la discendenza dalla dinastia dei Benevento da parte di madre e il suo naturale diritto di governare, un giorno, la Campania (se non tutto il Regno d’Italia…)


Africa Emirato degli Aghlabidi di Ifriqiya Muhammad II ibn Ahmad Aghlabid, Emiro di Ifriqiya R.I.P. Abu-Ishaq ibn Ibrahim Aghlabid, Emiro di Idriqiya Sunni Islam

Lulu&Luca ladylulu@gmail.com

Al’hauts (nt) Algeria (t) Apulia (pt>un) Gefara (nt>fa) Kabilya (f) Malta (pt) Sicily (pt) Tripolitania (c) Tunisia (hm)

L’Emiro Abu Ishaq preferisce dedicarsi alla diplomazia più che al governo. Prende moglie a Gefara dove passa tutto il quinquennio tra festeggiamenti e nuovi pargoli. I sudditi lo amano, il soggiorno è un gran successo, e la regione desertica decide di legarsi all’emirato. Nel frattempo il fedele al’Yusuf è a Malta, dove coordina i lavori per erigere un monumento religioso dedicato ad Allah. Una parte della popolazione si stupisce di cotanta meraviglia, e accetta di buon grado di convertirsi.

Emirato degli Idrissidi di Al-Magrib Yahya II ibn Yahya Idrissid, Emiro di Al-Magrib Sunni Islam

Luca Luca.colliva@gmail.com

Cheliff (f) Idjill (nt) Merrakesh (f) & Anfa (f) Morroco (hm) & Fas (hm) Zirid (f)

Il quinquennio non arride alla dinastia Idrisside. L’assedio di Cordoba ad opera dei cristiani logora le truppe dentro la capitale andalusa e i nobili e anche i più valorosi comandanti si arrendono, tra questi anche il Principe Umar – ucciso come tutti quelli del suo rango. L’emiro mette al mondo cinque figli maschi, ma ben quattro muoiono a distanza di pochi mesi o anche settimane dal parto. Solo uno sopravvive, Gul Rahim. Un’altra morte è quella del condottiero Ahmad, che dopo un’incursione saltata in Catalunya per via di un esercito nemico presente nella regione, incontra la morte dopo la vittoriosa scorribanda in Linguadoca, e con la sua salma la flotta torna in Anfa. Nel frattempo, il primogenito di Yahya II è pronto a cimentarsi con i doveri e le astuzie del governo.


Iberia Emirato degli Umayyadi di Sevilla Al-Mundhir I ibn Muhammad Umayyah, Emiro di Al-Andalus R.I.P. Al-Mutamid ibn Farrah Umayyah, Emiro di Sevilla Sunni Islam

Alberto ras7854@iperbole.bologna.it

Andalusia (oc) & Seville (f>hm) Baelerics (nt>un) Gebel-al-tarik (c) Granada (oc) Leon (pt>un) Murcia (hm>oc) & Cordoba (hm>oc) New Castile (p>un) Salamanca (pt>un) Talavera (nt>c) Valencia (oc)

Le isole Baleari si staccano di propria volontà dal dominio andaluso durante gli anni della guerra. Alla fine del lungo conflitto, l’unico territorio rimasto nelle mani degli Umayyadi è la città di Siviglia, che viene elevata al rango di capitale. Dopo l’assedio di Cordoba, e la successiva ecatombe di tutta la famiglia regnante andalusa, prende il potere un lontano zio dell’Emiro Al-Mundhir per garantire una parvenza di continuità alla dinastia Umayyade.

Regno delle Asturie Alfonso I Pérez di Beni Alfons, Re delle Asturie Ramiro Trastamara de Castilla, Reggente R.I.P. Roman Catholic

Jsaac drauen.ghor@yahoo.com

Aragon (un>pt>h) Asturias (hm) Estremadura (pt>h) Galacia (f) Leon (un>pt) Old Castille (a) Portugal (pt) Salamanca (un>pt) Talavera (un>pt>h)

Prima di partire alla volta delle Asturie e del proprio esercito, Alfonso firma il trattato con i Franchi Occidentali e sposa Ermentrude, primogenita di Charles dei Franchi Occidentali. La regina rimane subito incinta e partorisce alla fine del viaggio, presso la nuova corte, un sano figlio maschio, Ordoño. La vittoria delle due battaglie in Leon e a Salamanca garantisce al nuovo Re la conquista delle rispettive regioni, e la spartizione del bottino iberico gli conferisce anche Talavera e Aragona. Tuttavia queste regioni musulmane non ci stanno a stare con gli Asturiani, e si defilano dal controllo del regno cattolico. Così anche l’Estremadura. Ermentrude di Francia partorisce anche un secondo maschio, che però muore qualche giorno dopo il parto, e una coppia di gemelline.


Bollettino turno 003