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NUMERO 6 MARZO APRILE 2012

quotidiano online

Periodico di informazione locale economino culturale edito da Valtiberina Edizioni srl Iscrizione Registro Stampa n. 3/08 Autorizzazione Tribunale di Arezzo del 13.02.2008 Iscrizione Roc n. 20836 ISSN 2038-6028


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Perché... ...sono più di VENTIMILA COPIE distribuite ad ogni uscita, e per questo sono le RIVISTE PIU’ LETTE DELLA VALTIBERINA. ...sono le UNICHE che arrivano direttamente a TUTTI I NUCLEI FAMILIARI, alle ATTIVITA’ COMMERCIALI e agli UFFICI del territorio in modo capillare e gratuito con servizio POSTALE. ...permettono di diffondere i vostri volantini, brochures, gadgets incellophanandoli con le riviste. In questo modo arrivano sempre e la loro distribuzione è sicura e controllata in ogni settore con un sistema CAPILLARE, MIRATO e ORIGINALE. ...sono distribuite anche negli eleganti espositori dislocati in tutta la VALTIBERINA e ad AREZZO, dove sempre gratuitamente si possono ritirare le riviste suddivise per EDIZIONI. ...siamo gli unici a DARE L’ESCLUSIVA DEL SETTORE*. ...sono giornali dove a prevalere sono le NOTIZIE. ...in un momento di crisi è fondamentale scegliere il canale giusto per pubblicizzare la propria azienda. Per la Vostra pubblicità contattate direttamente la Redazione di Valtiberina Informa a Monterchi in Viale Piero della Francesca, 91/a, Tel e fax 0575/70490 oppure mandateci una e-mail a redazione@valtiberinainforma.it. Siamo in grado di offrire soluzioni personalizzate per la diffusione del Vs. messaggio pubblicitario sulle pagine delle riviste e anche sul web www.valtiberinainforma.it quotidiano on-line della Valtiberina. * se richiesto.


Arezzo

Punti di distribuzione:

• Informagiovani, Piazza S. Agostino

Anghiari

• Ufficio Turistico Associazione Proloco, C.so Matteotti, 103 • Bar Ristorante 2 Mari, SS 73 KM 162,40, Loc. Bagnaia (Stazione di servizio Shell)

Monterchi

• Bar Frizzino • Ferramenta Senese Aretina, Loc. Pocaia

Sansepolcro

• Ufficio Turistico Comprensoriale, Via Matteotti, 8 • Cartolibreria Edicola Chieli, Via XX Settembre, 93 • Bar Perla Nera, Via Aggiunti, 43/A • Centro Commerciale Valtiberino • San Pietro Carni presso Penny Market • Punto vendita Coop


Periodico di

SESTINO INFORMA

Informa Edizione Sestino iscrizione registro stampa n. 3 – 08 autorizzazione del Tribunale di Arezzo del 13-02-2008. Iscritta all’autorità per le garanzie nelle comunicazioni nel Registro degli operatori di comunicazione (ROC) al n. 20836

anno III– numero 6 Marzo Aprile 2012 Periodico edito da Valtiberina Edizioni srl direttore responsabile Cinzia Scatragli responsabile redazione Manuela Puletti manuelapuletti@yahoo.it hanno collaborato Manuela Puletti Cinzia Scatragli Matteo Romanelli Claudia Rosati Ilenia Angeli Marco Masagli Fabiola Sarti Verusca Rossi Luciano Crescentini Catia Bigi Laura Guerrini Lara Chiarini Dr. Riccardo Conti Francesco Del Teglia Daniela GORI progetto grafico copertina Studio Inoltre Monterchi Impaginazione, grafica e stampa Industria Grafica Valdarnese San Giovanni Valdarno Pubblicità Valtiberina Edizioni srl Viale Piero della Francesca, 91/A Monterchi (Ar) Tel e Fax 0575/70490 www.valtiberinainforma.it press@valtiberinainforma.it foto di copertina Ricardo Méndez Pastrana Antica Chiesa romanica

foto redazionale Matteo Tacconi

Redazione Informa Edizione Sestino Viale Piero della Francesca, 91/A Monterchi (Ar) Tel e Fax 0575/70490 Quotidiano on.line: www.valtiberinainforma.it Manoscritti, dattiloscritti, foto non si restituiscono. L’editore non si assume come propria l’opinione di quanti collaborando con SESTINO INFORMA esprimono liberamente giudizi ed affermazioni con scritti e servizi a loro firma. La collaborazione non richiesta formalmente per iscritto non sarà retribuita. Le collaborazioni sono prestate a titolo gratuito per diffusione culturale economica. E’ vietata la riproduzione totale o parziale dei testi, disegni, foto riprodotte su questo numero del giornale senza autorizzazione. © Valtiberina Edizioni srl – Tutti i diritti riservati

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NUMERO 6 MARZO

APRILE 2012

Il primo periodico di informazione locale economico culturale n. 3/08 Autoriz

zazione Tribuna

le di Arezzo

del 13.02.

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ne Roc n. 20836

ISSN 2038-

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Donne, prime per laurea in Italia, ma ultime come dirigenti, membri cda, imprenditrici... e nel giornalismo. Questa la triste realtà italiana! Seppur mi ritenga fortunata ad avere avuto dei ruoli professionali che mi hanno regalato tante soddisfazioni, in quanto donna, non mi sento nella condizione di ignorare la realtà lavorativa e soprattutto dirigenziale delle donne nel nostro Paese. Per cui essendo marzo il mese dedicato alla donna, vorrei darvi dei dati riferiti questa volta non ai nostri giornali, ma ad una realtà che dovrebbe far riflettere a tutti uomini e donne!Una realtà italiana, ma che si rispecchia appieno anche nel nostro territorio aretino e in valtiberina. Le donne italiane si diplomano e si laureano più e meglio degli uomini (il 58% dei laureati è rappresentato da donne), ma questo non basta nell’economia della conoscenza a dare loro le stesse chance per arrivare ai vertici di aziende e società. Non solo, a parità di livello guadagnano il 16,8% meno dei colleghi maschi. Tra le madri, secondo uno studio dell’Isfol, il 40% interrompe il lavoro per gestire la famiglia, contro il 3% dei padri. Le donne ministro sono solo il 21% del totale. Le parlamentari il 20%. Ma anche in economia la situazione non migliora. Nelle società quotate in Borsa, nei consigli di amministrazione le donne sono solo il 6,8%. In particolare solo 4 donne su 107 ricoprono la carica di presidente, solo 5 (3,8%) su 131 ricoprono la carica di amministratore delegato e solo 2 su 50 quella di direttore generale. Inutile dire che considerando sempre le società quotate il confronto con l’Europa è impietoso: siamo al quart’ultimo posto rispetto a una media dell’Europa dell’11,4% e alle vette superiori del 20% di Finlandia e Svezia fino all’inarrivabile 42% della Norvegia. Le donne dirigenti nel settore privato sono in Italia il 12% del totale(nel territorio Aretino la percentuale si abbassa al10,6%), mentre in Europa sono in media il 33% e proprio per questo siamo il fanalino di coda superati da tutti, anche da Turchia (22,3%) e Grecia (14,6%), solo Malta fa peggio. Anche il confronto con i paesi più avanzati e vicini ci vede perdenti alla grande: Francia 37,4%, Regno Unito 34,9%, Germania 29,3%. Le imprenditrici sono il 23,3%. Nessuna donna ai vertici della Magistratura. E nel giornalismo? Facendo delle ricerche solo nelle Filippine quello del giornalismo sembra essere un mondo al femminile. Oltre il 70% dei giovani che si iscrivono ai corsi di giornalismo e comunicazione di massa sono ragazze, tutti i media indipendenti sono guidati da donne e il più importante premio del paese per il giornalismo investigativo è stato assegnato a una donna ben 15 volte negli ultimi 21 anni. E in Italia? Le donne non fanno notizia, a meno che non siano vittime o al centro di gossip. Giornaliste dalle carriere bloccate, se non votate al precariato. E’ la drammatica fotografia del mondo femminile nell’informazione italiana. La situazione femminile nell’editoria sembra peggiorata di pari passo con la crisi economica. Negli ultimi due anni il 95% delle persone mandate a casa dai giornali sono stati uomini, il 65% di chi è restato è donna, ma questa crisi ha generato differenze salariali del 40% e nelle carriere, per le donne. Quel 65%, poi, sono in gran parte precarie perchè la presenza di donne con contratto in redazione è del 30% Tutti i direttori dei giornali-quotidiani sono uomini, tranne due! Le statistiche potrebbero continuare a lungo...la possibilità delle donne di esprimersi al meglio nella società e nel mondo del lavoro ci vede perdenti in tutti i confronti internazionali, anche se conosciamo donne potenti (anche in Italia) che ce l’hanno fatta, spesso  pagando un prezzo molto alto in termini di sacrifici e scelte personali. Tutto questo non è certo autocommiserazione, ma semplicemente un dato di fatto; sarebbe auspicabile costruire una società più equa e moderna che riesca a guardare veramente avanti con lungimiranza. E’ particolarmente fastidioso dover imporre per legge quello che, come nel caso delle quote rosa nei cda, dovrebbe essere nella natura delle cose e che all’estero è già da tempo realtà quotidiana. La Costituzione stessa parla di premio a “capaci e meritevoli”, dopo aver vietato ogni discriminazione, di razza, religione e, appunto di sesso... Cinzia Scatragli Direttore responsabile s.cinzia@valtiberinainforma.it


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Al fianco della

Notizie dal Comune In due anni speso quasi un milione di euro 8 Sestino presenta la nuova casina dell’acqua 9 I numeri bianchi della neve 9 ATTUALITà Sestino allo specchio 10 Sestino intrappolato in una trincea di neve 12

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Ricordi nevosi di un evento eccezionale 21 ESCLUSIVO Il Papa a Sansepolcro... 500 anni dopo 22 FOTOGRAFIA La fotografia..che passione 24 Seconda edizione del corso di fotografia digitale 25 organizzato dal Fotoclub Sansepolcro Il giardino di rosmarino 25 TRADIZIONI Espressioni e giochi di campagna 26

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ASSOCIAZIONI Confraternita di Misericordia: 28 tra passato e presente Emergenza urgenza: a Sestino e Badia Tedalda, 29 funziona il modello organizzativo

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SOMMARIO

Il primo periodico di informazione locale economico culturale


Notizie dal Comune

IN DUE ANNI SPESO QUASI UN MILIONE DI EURO

Nel 2010 sono stati eseguiti ben 9 interventi, nel 2011, dieci La giunta guidata da Elbo Donati, insediatasi due anni fa, traccia un percorso di quello che è stato fatto da allora fino ad oggi. Prima di elencare gli interventi con annessi costi è opportuno ricordare che attualmente sono due le operazioni rilevanti in corso e che nello specifico riguardano la realizzazione della “palestrina” presso il centro anziani, per un importo complessivo di 98 mila euro e la manutenzione, copertura e restyling della facciata del centro sanitario per un costo totale di 35 mila euro. Dopo i lavori di viabilità delle frazioni avvenuti nel 2009 per un importo di 140 mila euro, il 2010 è stato un anno altrettanto proficuo. Delibere alla mano possiamo affermare che gli interventi compiuti lo scorso anno, sono stati ben 9, per un totale di spesa di quasi 400 mila euro ed hanno interessato sia il capoluogo sia le frazioni. Una delle priorità dell’amministrazione in carica riscontrata nel 2010 è stata la realizzazione dei marciapiedi di Via Roma e di Via Marche con una spesa imputabile intorno ai 115 mila euro. Ad essa sono seguite operazioni meno costose, ma non per questo meno importanti come la ristrutturazione di Parco Bracchi con relativo affido, la manutenzione del tetto e la tinteggiatura delle facciate del centro anziani (45 mila euro), i lavori di viabilità delle frazioni (10 mila), quelli di riparazione a causa delle calamità naturali (28 mila), l’installazione di nuovi cassonetti per rifiuti (10 mila) oltre al potenziamento del sito istituzionale e la creazione di un portale turistico (6 mila). Nel 2011, nonostante i tagli denunciati dal governo centrale, sono stati spesi dall’amministrazione comunale di Sestino 475 mila euro. Questi, nel dettaglio tutti gli interventi con i relativi costi: installazione di impianti fotovoltaici per un costo di 66.000 euro presso la scuola media (potenza: 10 Kwp) e il centro anziani (potenza: 3 + 3 = 6 kwp) seguono i lavori di viabilità delle frazioni (31 mila), la pavimentazio-

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ne di Piazza Sant’Agostino nel capoluogo (5 mila), l’installazione di 16 bacheche (6 mila), i lavori di manutenzione del centro anziani (5mila), la ristrutturazione della piazza principale a Ponte Presale (10 mila) , la ristrutturazione del Cimitero di Monterone (12 mila) , la manutenzione straordinaria con relativa sostituzione dell’amianto nella palestra (65 mila), lavori sulla viabilità delle frazioni con fondo per le frane (140 mila), il consolidamento strutturale edificio scuola media importo 135 mila euro e realizzazione circa 400 ml di staccionate tramite il sussidio della

Comunità Montana. Sono stati finanziati inoltre, quattro importanti interventi, in attesa, questi, di essere realizzati ossia: Lotto 1 (appaltato) Piazzetta + anfiteatro ed area gioco (sotto Municipio) importo 98.000,00; 2° lotto (da appaltare) Piazza commerciale nella zona lungo fiume Foglia importo 178.000,00; Viabilità delle frazioni importo 300.000,00; Sistemazione edificio ex Mattatoio per realizzazione uffici veterinari importo 14.000,00.


a cura di Manuela Puletti

SESTINO PRESENTA LA NUOVA CASINA DELL’ACQUA Il nuovo distributore verrà collocato sotto le logge comunali

A breve sarà inaugurato a Sestino, sotto le legge comunali, il primo distributore automatico di acqua alla spina: esso permetterà di prelevare dalla fontana pubblica, acqua minerale nei due gusti naturale o frizzante. Si tratta di un sistema che parte dall’acqua potabile, la tratta, elimina l’odore di cloro e abbatte la carica batterica con l’utilizzo di una lampada a raggi ultravioletti. Un sostanzioso risparmio economico per i cittadini e una maggior attenzione alla tutela dell’ambiente, questi i principali vantaggi sui cui ha puntato il sindaco Donati. L’acqua prodotta dal nuovo distributore non produrrà rifiuti,

è amica del clima e non emette CO2, avrà “chilometri zero” e un costo enormemente inferiore a quello del commercio. Dati alla mano le famiglie di Sestino potranno rifornirsi di acqua naturale o frizzante a costi quasi azzerati: 5 centesimi per ogni litro, con un risparmio di diverse centinaia di euro all’anno, ma questa novità è altresì importante perché rappresenta una svolta ambientale per il comune montano e non solo: con il distributore sarà, infatti, possibile ridurre l’uso della plastica, il costo legato agli imballaggi e al trasporto dell’acqua, la quale sarà anche più sicura e maggiormente controllata.

I NUMERI BIANCHI DELLA NEVE Quaranta volontari, 10 quintali di acqua distribuita, circa 40 mila euro spesi solo per tenere pulite le strade Oltre due settimane di neve intensa, fiocchi bianchi che inesorabili ricoprono le bellezze naturali del comune di Sestino, un paese in piena emergenza che nonostante sia stato messo in ginocchio dalle condizioni meteo avverse, si è rialzato con le proprie forze e ha ricominciato a correre. Era il 31 gennaio quando i primi fiocchi iniziavano a cadere, uno spettacolo suggestivo che di lì a poco avrebbe comportato non pochi problemi. Qualche giorno di neve incessante e già il comune montano diventava protagonista delle cronache locali: dai quotidiani alle televisioni tutti parlano di Sestino e dell’emergenza neve. Paura, angoscia, evidenti disagi dovuti alla viabilità e alla mancanza di beni di prima necessità, frazioni isolate, un lungo periodo senza precedenti risolto grazie al dispendio di numerose forze umane e di macchine. Dopo giorni di buio è al primo raggio di sole che si comincia a leccarsi le ferite e a tracciare il bilancio. Sconcertanti le prime stime che ci giungono dall’ufficio tecnico comunale. Sul versante del Foglia si contava circa un metro e 75 cm di coltre, mentre nella frazione di Ponte Presale, in alcuni punti, c’erano cumoli di neve alti circa tre metri. Impressionante. Nel giro di poco tempo una macchina da “guerra” era già pronta per garantire sicurezza sia sulle strade che ai cittadini. Rispolverati i tradizionali mezzi che il comune adopera ogni anno in determinate condizioni meteorologiche, ma considerata l’emergenza, non sono sufficienti ed ecco che arrivano altri ausili. L’unione dei comuni di Pratomagno mette a disposizione un mezzo, così come l’unione dei comuni della Valtiberina che con macchine specializzate e uomini, non ha mai abbandonato il paesino montano, lavorando su tre turni, 24 ore su 24. In soccorso a Sestino, è poi giunta anche una turbina gestita dalla Provincia necessaria per arrivare dove gli altri mezzi non riuscivano ad operare. A questi si sono poi aggiunte anche delle macchine messe a disposizione da alcune aziende incaricate dalla Provincia stessa e

negli ultimi giorni sono arrivati altri due mezzi dell’esercito che però hanno operato prevalentemente sul territorio di Badia Tedalda. Interventi importanti e costanti, fondamentali per uscire dalla trincea di ghiaccio così come sono state essenziali le squadre di volontari che per giorni e giorni hanno provveduto, con evidenti difficoltà, a portare da mangiare e medicinali alle famiglie isolate dalla neve e scaricare eventuali i rifiuti, spesso rilegati nei fondi o nei garage delle abitazioni vista l’impossibilità di uscire di casa. In questa situazione di estremo disagio, fondamentale è stato anche l’apporto di Nuove Acque che con un’apposita jeep ha consegnato ad alcune frazioni del comune un totale di 10 quintali di acqua. Una famiglia è stata fatta evacuare per la pericolosità in cui versava il tetto della propria struttura, una stalla e due aziende artigianali a Ponte Presale sono state messe in allerta, il distributore nel centro del capoluogo è stato chiuso per circa tre giorni, le poste, le scuole, alcuni uffici pubblici, tutti con le serrande abbassate dentro un paese fantasma. In questi venti giorni che hanno messo in ginocchio i paesi montani della Valtiberina sono stati oltre quaranta, gli uomini che come volontari hanno prestato soccorso alle comunità, una citazione particolare va sia alla Protezione civile che ai Vigili del Fuoco di Sansepolcro i quali, durante l’emergenza, hanno allestito una stazione provvisoria a Badia Tedalda. Una situazione difficile da tenere sotto controllo che ha gravato pesantemente anche sul bilancio del comune di Sestino il quale solo per tenere pulite le strade ha impiegato una spesa di circa 40 mila euro a fronte dei 5-8 mila spesi negli anni precedenti. Un lavoro di squadra perfettamente riuscito e terminato solo pochi giorni fa: al geometra Sante Fabbretti vanno i più sentiti ringraziamenti da parte dell’amministrazione comunale per l’impegno profuso e la dedizione al lavoro in un momento di estrema emergenza come l’eccezionale nevicata dello scorso febbraio.

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SESTINO ALLO SPECCHIO A Sestino il tasso di disoccupazione è inferiore a quello medio nazionale, mentre i divorzi sono assai rari

di Matteo ROMANELLI Foto di Ricardo Mendéz Pastrana Sempre più anziani, sempre più stranieri, sempre meno figli: la società di Sestino si dimostra, almeno in queste macrotendenze, specchio fedele di quella italiana. Analizzando i dati demografici che, come ogni mese di gennaio, cominciano ad arrivare (e che per ovvi motivi tecnici riguardano in gran parte l’anno 2010), scopriamo quindi che nel comune di Sestino la popolazione è scesa dai 1463 abitanti del 1 gennaio ai 1451 del 31 dicembre. In particolare è risultato negativo il saldo naturale (quindi più morti che nati), mentre quello migratorio (raffronto tra emigrati e immigrati) ha fatto registrare un segno più, mitigando quindi il calo di popolazione, il cui trend medio nell’ultimo quadriennio, tuttavia, fa segnare un calo al ritmo dell’1,12% annuo. Sestino è il penultimo comune della provincia per densità abitativa (18 abitanti per kmq, fanalino di coda Badia Tedalda con 9, la media provinciale è di 108). Il tasso di natalità è fermo al 6,9%, 31° su 39 comuni della provincia di Arezzo (in cui la media è dell’8,5%), mentre l’età media si attesta sui 46 anni circa, al 12°posto della provincia (la cui media è di 44,48). Purtroppo Sestino è seconda, dietro solo a Montemignaio, per indice di mortalità (1,99% contro una media dell’1,05%). Questo spiega il motivo per cui la maggior parte della popolazione è anziana. Gli ultrasettantenni rappresentano quasi un quarto dei sestinesi, il 23% del totale mentre il 22% ha età compresa tra i 50 e i 70 anni. Gli under 20 si fermano al 17%, dei quali quasi un sesto è straniero. In grafico riportiamo la distribuzione per fasce d’età degli abitanti. A Sestino è presente un’importante comunità straniera che nel corso del 2010 è arrivata a contare 170 membri (11,72% del totale). Tuttavia, l’afflusso di migranti non italiani pare essersi arrestato se è vero che nel corso dello stesso anno il numero di stranieri è aumentato di una sola unità: sono infatti nati tre cittadini non italiani (nessuno è deceduto), mentre ai 20 nuovi arrivati hanno fatto da contraltare 22 partenze. La nazionalità più rappresentata è quella macedone (35 abitanti), seguono marocchini, senegalesi, romeni e bulgari. Ma ecco in tabella il dettaglio completo (dati 2009) L’invecchiamento progressivo della popolazione ha conseguenze anche da un punto di vista economico. Il 55,8% dei sestinesi non rientra nella forza lavoro. In questo dato pesa molto l’alto numero di pensionati. Il tasso di disoccupazione è pari al 6,7%, inferiore quindi al dato nazionale dell’8,4 ma superiore a quello provinciale del 5,9. A Sestino la forza lavoro si divide tra il settore secondario e quello terziario: 251 occupati nei servizi contro i 244 dell’industria, 104 lavorano nell’agricoltura. Nonostante ciò, sono attive nel settore primario ben il 43% delle imprese operanti nel territorio comunale, netta maggioranza davanti al segmento commerciale (16,4%) e a quello edilizio (11,9%). Il reddito medio disponibile (ossia al netto del prelievo fiscale) è di 15.585 €. Fanno peggio in provincia Ortignano, Raggiolo e Chitignano. La spesa media che ciascun sestinese ha sostenuto nel 2010 è stata di 15.565,15 €: praticamente ha assorbito l’intero reddito. Il 30% delle uscite è dovuto alla casa (affitto e bollette in primis), mentre i consumi alimentari hanno assorbito il 17,1% delle uscite (carne, pane e latticini i prodotti più acquistati) e quelli per i trasporti il 12,8 (con le spese per il carburante sorprendentemente inferiori a quelle per l’acquisto di auto e loro manutenzione meccanica). Vediamo un riepilogo grafico di questi dati. 10


Attualità

Dieci principali voci di spesa per le famiglie sestinesi Settore merceologico Fitti Imputati Pubblici esercizi Abbigliamento Spese d’esercizio mezzo Elettricità, gas e riscaldamento Carne Acquisto mezzi di trasporto Carburante e lubrificanti Servizi ricreativi e culturali Pane e cereali

Consumo pro-capite medio annuo € 2.069,88 € 1.208,64 € 954,39 € 731,78 € 591,29 € 520,95 € 483,49 € 467,42 € 465,96 € 445,98

La maggior parte degli abitanti di Sestino è sposata (51,7%), mentre il numero di famiglie nell’ultimo decennio ha avuto un andamento sinusoidale: oggi comunque se ne contano 587, 11 in più che nel 2002. È rimasto praticamente costante (calato di qualche centesimo) il numero medio di membri, che si attesta a 2,5. Come dire che in quasi nessun nucleo familiare c’è più di un figlio (e spesso neanche quello). I divorziati sono pochissimi, appena nove lo 0,6% complessivo della popolazione, di gran lunga il dato più basso della provincia di Arezzo (la cui media è del 2%) ed il penultimo dell’intera Toscana, davanti solo al piccolo comune di Vagli Sotto in Garfagnana (Lucca).

Elaborazioni grafiche su dati ISTAT

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Attualità

SESTINO INTRAPPOLATO IN UNA TRINCEA DI NEVE

di Claudia ROSATI

Nessuno in paese si ricorda una nevicata simile

T

utto è cominciato con una semplice nevicata, quella consueta, quella tradizionale, quella che ogni anno accompagna anche piacevolmente, l’inverno sestinate, ma nessuno poteva immaginare che di lì a poco il comune montano della Valtiberina sarebbe divenuto prigioniero di così tanta coltre. E’ il 31 gennaio quando comincia a nevicare, in poco tempo al fine di garantire la sicurezza cittadina, gli spalaneve iniziano a viaggiare per le strade del paese non sapendo che era appena cominciato un periodo molto lungo e difficile. Passa il tempo e la neve non cessa di cadere, nevica senza tregua per giorni e notti; tra Ponte Presale, Palazzi e Colcellalto nessuno si ricorda una coltre così copiosa. Gli anziani del paese riattivano l’archivio storico della loro memoria, ma in nessuno scrigno mnemonico c’è l’immagine di una nevicata così importante e consistente. E’ dopo giorni di condizioni meteorologiche avverse che nascono le prime difficoltà: mantenere le strade aperte è una vera impresa, occorrono almeno due spalaneve sulla stessa corsia, uno dietro l’altro; ben presto la carreggiata normalmente

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larga sette metri diventa di una corsia sola. Incrociarsi con un’ altra macchina che viene dal senso opposto diventa un vero problema, nonostante gli addetti ai lavori operino in modo costante. Ma i fiocchi bianchi imperversano e i tratti di strada che prima si percorrevano in dieci minuti diventano lunghi e inopportuni. Dodici giorni di neve e raffiche di vento continue, le viuzze interne dei paesini cominciano a chiudersi, la neve supera l’altezza delle porte, chi non può fare a meno di uscire di casa si getta dalle finestre atterrando in un manto bianco e ancora soffice. Passano i giorni, ma il tempo non migliora così come gli stati d’animo dei cittadini che oscillano tra la paura e il nervoso per i continui disagi. La notte tra il 10 e l’11 Febbraio è stata una delle più difficili da superare: una vera e propria tormenta di neve si è abbattuta nel piccolo paesino montano, isolando tutte le frazioni: immediata la risposta dei sindaci di Sestino e Badia Tedalda che sono stati costretti a chiamare aiuto per avere più mezzi a disposizione; nel giro di poche ore sono arrivati Esercito, Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari armati di mezzi, badili e tanta buona vo-

lontà. Poi finalmente un accenno di tregua. Dal lunedì successivo la situazione si calma anche se rimane comunque importante. Delle inesorabili montagne di neve si erano create lungo la strada, alcune sfioravano i tre metri, intenso il lavoro delle pale gommate che piano piano le hanno smantellate rendendo un po’ più agevole la viabilità sia stradale che pedonale, dove non riuscivano ad arrivare le macchine, entravano in gioco i volontari insieme alla popolazione che con il badile, facevano delle piccole stradine percorribili solo da un uomo alla volta; cunicoli che permettevano di uscire di casa. Il giorno successivo ancora, finalmente il sole fa capolino tra le “bianche” colline, una carica importante per i cittadini oramai esausti a causa della situazione che da oltre dodici giorni stavano vivendo: un raggio di luce che li stava traghettando verso la “normalità”. Tramite questa edizione di Sestino Informa, la popolazione di Sestino, intende ringraziare chi ha guidato ininterrottamente gli spalaneve sia di giorno che di notte, a volte saltando perfino i pasti quindi “grazie a tutti coloro che sono venuti in nostro aiuto per disfare una trincea di neve!!”


itĂ , Storia, Cultura l a u , A Att r te, Me dicin a, T ... urism a i m o, Enogastrono


La Meningite…

è meglio prevenirla

a cura del dott. Riccardo Conti e della dott.ssa Sara Bartolini Dipartimento della Prevenzione Igiene e Sanità Pubblica Zona valtiberina

I ragazzi tra i 14 ei 15 anni vengono gratuitamente vaccinanti contro la meningite, così come vuole la Regione Toscana. La meningite è una malattia infettiva che provoca un’ infiammazione delle meningi, le membrane che avvolgono e proteggono il cervello e il midollo spinale. La malattia in genere è di origine infettiva causata principalmente da virus o batteri, la forma virale, detta anche meningite asettica, è quella più comune e di solito è quella meno pericolosa, guarisce di solito nel giro di 7 – 10 giorni. La forma batterica è più rara, ma estremamente seria e può avere conseguenze fatali. Il periodo di incubazione della malattia può variare a seconda del microrganismo causale. Nel caso della meningite virale che va dai 3 ai 6 giorni, per la forma batterica dai 2 ai 10 giorni. La malattia è contagiosa solo durante la fase acuta dei sintomi e nei giorni immediatamente precedenti l’esordio.

Come si manifesta Per un meccanismo ancora poco chiaro, i germi, possono passare dal rinofaringe nel flusso ematico e raggiungere il cervello, provocando la malattia invasiva, causando meningiti e/o quadri di infezione generalizzata. Modalità di trasmissione La meningite viene trasmessa attraverso la via aerea con colpi di tosse o starnuti o con il contatto con le mani infette non lavate o con acque contaminate. I virus che causano la meningite nella maggior parte dei casi sono del gruppo degli herpes e gli enterovirus, mentre tra i batteri i responsabili sono il meningococco il pneumococco, l’haemophilus Influentiae di tipo B e tutti vengono trasmessi per via aerea. Sintomi e diagnosi I sintomi della meningite sono indipendenti dal germe che causa la malattia. I sintomi più tipici includono: 14

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febbre alta; mal di testa; vomito o nausea; alterazione del livello di coscienza; convulsioni; irrigidimento della parte posteriore del collo (rigidità nucale). Negli stati più avanzati la pelle può riempirsi di macchie violacee, che significano una progressione dell’infiammazione in tutto l’organismo. Nel lattante e nella prima infanzia la sintomatologia può essere meno specifica con febbre alta, vomito, pianto, rigidità nucale appena accentuata, tipica a volte la posizione a “canna di fucile” cioè con le gambe sovrapposte tra loro.

Quali sono i fattori di rischio e le possibili complicanze

Tra i fattori di rischio per lo sviluppo della meningite batterica vanno elencati: • età: le meningiti batteriche colpiscono soprattutto i bambini sotto i 5 anni e altre fasce di età che variano a seconda del germe. Infatti le forme da meningococco interessano, oltre i bambini piccoli, anche gli adolescenti e i giovani adulti, mentre le meningiti da pneumococco colpiscono soprattutto gli anziani; • vita di comunità: le persone che vivono e dormono in ambienti comuni, come gli studenti nei dormitori universitari o le reclute, hanno un rischio più elevato di meningite da meningococco; • Viaggiatori: in alcuni paesi la meningite presenta incidenze più elevate e diverse tipologie di meningite che in alcune condizioni richiedono obbligatoriamente la vaccinazione ( ad esempio pellegrinaggio religioso, ingresso nei college studio); • fumo ed esposizione al fumo passivo; • nei soggetti asplenici a cui viene asportata la milza; • altre infezioni delle prime vie respiratorie. La malattia può avere complicazioni anche gravi, con danni neurologici permanenti, come la perdita dell’udito, della vista,


della capacità di comunicare o di apprendere, problemi comportamentali e danni cerebrali, fino alla paralisi. Tra le complicazioni di natura non neurologica possono esserci danni renali e alle ghiandole surrenali, con conseguenti squilibri ormonali.

Come fare la diagnosi La diagnosi di meningite si basa sul rilievo dei sintomi e sull’analisi del liquido cefalorachidiano (il liquido che scorre all’interno del cervello e del midollo spinale) che viene prelevato tramite la puntura lombare. Come si fa il trattamento Le forme virali non necessitano di cure particolari, quelle batteriche, invece implicano un ricovero immediato, il trattamento della meningite batterica si basa soprattutto sulla terapia antibiotica. L’identificazione del batterio che causa la malattia è importante sia per orientare la terapia antibiotica del paziente, sia per definire, se è necessaria, la profilassi dei contatti. La meningite batterica è contagiosa e spesso le persone che sono a stretto contatto con il malato vengono sottoposte alla stessa cura antibiotica per pochi giorni. Gli individui che hanno avuto contatti non particolarmente ravvicinati con il malato, invece, devono semplicemente prestare attenzione ad eventuali sintomi per qualche giorno. Come si evita Misure di tipo ambientale e comportamentale: • Il lavaggio delle mani resta la principale misura comportamentale di tipo preventivo. • Il meningococco è altamente sensibile alle variazioni di temperatura e all’essiccamento per cui è sufficiente procedere ad un’ accurata pulizia e ad una prolungata aerazione degli ambienti. • La rimozione dello sporco e la conseguente riduzione della carica batterica costituiscono un importante misura di prevenzione. • Pavimenti, pareti lavabili, superficie per il consumo dei pasti e superfici di lavoro devono essere puliti con i normali detersivi del commercio, con periodicità. • E’ necessario garantire buone condizioni di pulizia e manutenzione dei servizi igienici, disponibilità di lavandini opportunamente attrezzati (sapone liquido e salviette monouso) per l’igiene personale. • Non è necessaria la chiusura e la disinfestazione di locali comuni quali ad esempio scuole dove si sia verificato un caso. • I giochi usati frequentemente negli asili devono essere lavati periodicamente, deve essere scoraggiato l’uso di giocattoli morbidi non lavabili. • In caso di collettività, caserme, asili, scuole, convitti, o altre situazioni di affollamento, si raccomanda una adeguata e prolungata aerazione dei locali. Come si previene Oltre alle misure già citate, altra arma

davvero efficace al fine della prevenzione è rappresentata dalla vaccinazione. Nei bambini esistono diversi tipi di vaccini a disposizione: 1. Haemophilus influenza b: Dagli anni Novanta è ormai comune la vaccinazione contro Haemophilus influenzae tipo b, che in Italia rientra tra quelle previste per tutti i nuovi nati e viene eseguita insieme alle vaccinazioni dell’infanzia. 2. Pneumococco: E’ disponibili sul mercato il vaccino 13 valente che vie-

ne somministrato facoltativamente in età pediatrica e da poco po’ essere usato anche in età adulta; 3. Meningococco: Esiste il vaccino contro il meningococco gruppo C ed è sufficiente una sola dose a creare una copertura, come previsto dal calendario regionale delle vaccinazione e viene eseguita gratuitamente nei bambini ad un anno e nei ragazzi a 14/15 anni. Negli adulti >18 anni sono disponibili diversi vaccini sia per il Meningococco che il Pneumococco. Sul fronte della lotta al meningococco, sono attualmente disponibili vaccini 3 tipi di vaccino: 1. Conto il siero gruppo C, attualmente è sufficiente una sola dose a creare una copertura a vita; 2. contro i sierogruppi A, C, Y e W 135, polisaccarico che produce una protezione di breve durata; 3. Recentemente è disponibile un vaccino contro i sierogruppi A, C, Y e W 135 coniugato che può essere somministrato dopo 11 anni creando una copertura a vita con una sola somministrazione. Pneumococco: Sono disponibili sul mercato 2 tipologie di vaccini: • Contro 13 sierotipi che viene somministrato facoltativamente in età pediatrica e da poco anche in età adulta; • Contro 23 sierotipi di pneumococco polisaccaridico può essere somministrato dopo due anni producendo una copertura limitata , e nella maggior parte dei casi nei soggetti adulti ultra 65enni e/o in presenza di malattie croniche dell’apparato respiratorio. Solitamente viene eseguito in concomitanza con la vaccinazione Antinfluenzale. I vaccini sono sicuri e di solito non hanno effetti collaterali, se non ci sono allergie specifiche al farmaco che controindicano la sua somministrazione. A volte ci possono essere effetti collaterali lievi nel punto di inoculazione come arrossamento , prurito dolore locale che si risolvono velocemente con il semplice utilizzo di ghiaccio o di una pomata antistaminica o a base cortisonica.

Come vaccinarsi

Per bambini e ragazzi fino 18 anni, come previsto dal calendario delle vaccinazioni della Regione Toscana, vengono chiamati ad effettuare la vaccinazione gratuita al compimento dell’anno di vita e tra 14 /15 anni. Gli adulti possono eseguire la vaccinazione su richiesta, con il pagamento di un relativo ticket ridotto o eventualmente gratis per le categorie a rischio.

Come Contattarci

Per informazioni e/o chiarimenti è possibile contattare l’ufficio di vaccinazione adulti ai numeri 0575/757967/ 757963, vaccinazioni pediatriche 0575/757869. Ricorda: Proteggiti dal TETANO con La vaccinazione antitetanica, per evitare la malattia occorre vaccinarsi ed effettuare i relativi richiami. Articolo estratto da: • Red Book VI edizione Italiana American Academy of Pediatrics • www.salute.gov • www.regione.toscana.it • www.iss.it • www.levaccinazioni.it

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Il mobbing:

la pressione psicologica sul posto di lavoro

Gli effetti nocivi del mobbing si riversano non solo all’interno dell’azienda, ma anche in altri contesti particolari Gli studi sul mobbing iniziano a prendere forma negli anni ´80 quando lo psicologo tedesco Heinz Leymann mette a punto le prime ricerche sul comportamento in ambito lavorativo. La diffusione del concetto di mobbing in Italia si deve allo studioso Harald Ege, specialista in relazioni industriali, che lavora in Italia dai primi anni ´90. Anche se la materia è stata teorizzata solo recentemente, negli ambienti di lavoro il mobbing è già annoverato tra i rischi psicosociali emergenti e come tale, fa parte di quei fattori che devono essere presi in considerazione nella gestione e nell’organizzazione del lavoro, proprio per la sua capacità di alterare il benessere psico-fisico di una persona, una volta che ha trovato terreno fertile per svilupparsi. Le conseguenze nocive di questo comportamento, caratterizzato da vessazioni psicologiche, prevaricazione e aggressività, si riflettono non solo in ambito lavorativo, ma anche nei contesti familiari e amicali, compromettendo tutta una serie di rapporti e relazioni sociali che un soggetto si costruisce nell’arco della vita. L’uso del termine –mobbing-,dal verbo inglese to mob che significa – aggredire, assalire-, è stato mutuato dagli studi etologici condotti da Konrad Lorenz sull’osservazione del comportamento di una specie di uccelli nell’atto di difendersi da predatori di taglia più grossa. La strategia usata, era quella di coalizzarsi per accerchiare e isolare gli elementi ritenuti pericolosi. La stessa modalità è stata osservata in ambito lavorativo. Il mobbing si esprime, infatti, con comportamenti ostili, atti persecutori, di emarginazione e di aggressione di uno o più membri del gruppo di lavoro nei confronti di un altro dello stesso gruppo. Oppure, possono essere gli stessi datori di lavoro a creare una situazione di disagio nei confronti di dipendenti ritenuti scomodi, al fine di indurli a dare le dimissioni. Il mobbing, dunque, è una forma di terrore psicologico esercitato sul posto di lavoro; per essere considerato tale e per differenziarlo da altri comportamenti, ugualmente ostili ma di altra natura, deve rispettare alcuni parametri, tra i quali la frequenza e la durata delle azioni. Gli atti vessatori devono avere un carattere di regolarità, sistematicità e persistenza. Per esercitare questo comportamento sono necessarie alcune figure con ruoli ben distinti: • il mobber o aggressore, che agisce solo o con dei complici, inizia e continua l’attacco; • la vittima, che subisce l’aggressione; • il pubblico, che è composto dai colleghi, che assistono alla scena, anche se non vi partecipano attivamente. Il pubblico può influire sulla durata o l’interruzione della violenza, in base alla posizione che prenderà, di denuncia o di omertà. Rivestire un ruolo, piuttosto che un altro, può essere facilitato anche da situazioni contingenti, per esempio, l’entrata in azienda di un nuovo dipendente, giovane e più qualificato, la paura di perdere il posto faticosamente ottenuto, la convinzione di ottenere dei vantaggi nel distruggere l’altro. Il mobbing non è una condizione stabile, ma si sviluppa nel tempo e gli studiosi hanno individuato delle fasi caratterizzanti. In un primo momento, si osserva un certo grado di conflittualità più o meno latente e generalizzata, in cui ognuno ha la volontà di elevarsi sull’altro. Questo periodo di incubazione sfocia in un conflitto più mirato e con obiettivi ben precisi. In questa fase l’attenzione è rivolta ad una specifica persona, che diventa l’ostacolo da togliere di mezzo: viene designata la vittima. Per esempio, ricevere un premio da parte di un dipendente, per aver conseguito un lavoro importante, può diventare motivo scatenante di invidia e di rivalità, sentimenti che rovinano le relazioni tra colleghi. La vittima viene isolata e bersagliata da continui attacchi violenti: commenti denigratori, esclusione da informazioni importanti, demansionamento e isolamento; diventa il capro espiatorio di ogni problema. 16

della dott.ssa LAURA GUERRINI

A questo punto, la vittima avverte i primi disagi e si interroga sui motivi di tale comportamento. Subentrano sintomi quali mal di testa, insonnia, gastriti, svenimenti, fino ad arrivare a disturbi più compromettenti come depressione, senso di insicurezza, difficoltà a mantenere l’attenzione, difficoltà di memoria. Il dipendente è ora costretto ad assentarsi dal lavoro per malattia, l’azienda comincia a fare accertamenti e richiami disciplinari. La vittima si sente sempre più inutile, perde fiducia sulle proprie capacità e l’autostima subisce un calo drastico. Queste ricorrenti azioni ostili possono spingere il lavoratore alle dimissioni, o ad allontanarsi dal lavoro, al ricorso al pre-pensionamento e, nei casi più gravi, al suicidio. Si sviluppa, gradualmente, una situazione di violenza che degrada le condizioni di lavoro. Il nostro interesse ci conduce alla ricerca del sentimento che sostiene questo comportamento. Tra le righe di vessazioni e violenze psicologiche, possiamo leggere il sentimento della rivalità. Gli studi di psicologia e di psicoanalisi condotti da L. Chiozza, spiegano che la rivalità si sviluppa quando due persone litigano per il possesso esclusivo di un bene; non è ammessa la possibilità che dello stesso bene si possa godere entrambi, magari in forme diverse. Questo principio, continua l’autore, è molto evidente nei giochi a somma zero, nei quali la vincita di un giocatore deve essere pari alla perdita di un altro giocatore, in modo tale che il bilancio definitivo sia sempre zero. La persona, che è condizionata dalla rivalità, dunque, non tollera la possibilità di vincere senza che l’altro perda, o di arrivare seconda, come se arrivare secondi annullasse la capacità e la competenza che uno mette in atto nel raggiungere un obiettivo. Questo sentimento si regge su un malinteso, ovvero, credere che avere successo sia sempre la conseguenza di aver vinto un altro. Se consideriamo la parola –capacità- è necessario precisarne la differenza con la parola competitività, per svelare un ulteriore malinteso su cui si regge il sentimento rivale. La capacità o competenza, una volta acquisita, rimane, sia che uno arrivi primo, o secondo. La competitività e la rivalità non hanno nulla a che vedere con la competenza. Al rivale non interessa concentrarsi sulla competenza, il suo obiettivo è ottenere tutto. Questo atteggiamento inficia la possibilità di creare cooperazione e collaborazione, modalità comportamentali che sono alla base di tante organizzazioni, che fanno parte della nostra vita. Basti pensare a tutte le specie di animali che agiscono in gruppo per trovare strategie migliori per la sopravvivenza o ad un’orchestra sinfonica, che non potrebbe esistere senza l’apporto di tutte le sue componenti. In particolare, gli effetti nocivi del mobbing si riversano non solo direttamente all’interno dell’azienda, che perde in produttività, competenza, clima collaborativo e immagine esterna, ma anche in altri contesti sociali. Così, la famiglia, come le relazioni amicali, riflettono inevitabilmente le conseguenze del malessere di un proprio caro. Se, inizialmente, queste agenzie sociali sono portate a contenere rabbia, depressione, insoddisfazione, accumulate dalla vittima durante le ore lavorative, a lungo andare anche le relazioni parentali verranno logorate da questa negatività e non saranno più in grado di contenerla, fino a comprometterne la stabilità e la solidità. La società stessa subisce i danni di questo comportamento in termini di costi sociali, perché la vittima non è più una forza lavoro, ma diventa un costo. L’intero corpo sociale è intaccato anche dal punto di vista morale, perché il mobbing rappresenta una falla nella tutela dei diritti e del benessere dei lavoratori. Alla luce di queste considerazioni, all’interno delle misure preventive individuate dagli studiosi per arginare il fenomeno del mobbing nelle organizzazioni lavorative, è importante porre attenzione agli aspetti psicologici ed emozionali che guidano le nostre azioni, ai malintesi che influenzano e determinano i nostri comportamenti meno efficaci, se non dannosi.


Il mobbing: un comportamento molesto condannato dal codice civile

Nel nostro ordinamento gli elementi costitutivi del mobbing sono stati individuati da una sentenza del Tribunale di Milano nel 2002 La nozione di mobbing ci giunge da Paesi datoriali sforniti di qualsiasi utilità diretta per più avanzati del nostro per quanto riguarda l’organizzazione aziendale e, quindi, presunlo sviluppo industriale e trova origine dagli ef- tivamente diretti alla gratuita lesione dell’infetti, non sempre positivi, dei profondi muta- tegrità psico-fisica del prestatore di lavoro” menti di costume causati dalla conseguente (sentenza del Tribunale di Modena del 4 aprile trasformazione del tessuto sociale. Il radicarsi 2007). Più specificatamente, “Il mobbing è un degli egoismi e l’inaridirsi dei sentimenti di so- fatto illecito consistente nella sottoposizione lidarietà e di partecipazione, in un momen- del lavoratore ad azioni che, singolarmente to nel quale tutti hanno diritti e pretese, ma considerate, non presentano carattere illecipochi sono coloro che ammettono di avere to ma che invece, unitariamente consideradegli obblighi, hanno nel tempo te, risultano moleste ed attuate Lo Statuto dei fatto emergere il fenomeno del con finalità persecutorie, tali da mobbing, forse sempre esistito, rendere penosa per il lavoratore lavoratori ha ma mai elevato ad oggetto di la prosecuzione del rapporto di vietato condotte considerazione da parte delle lavoro” (sentenza del Tribunale vessatorie ed scienze sociali e della legisladi Forlì del 10 marzo 2005). Ed offensive per la zione. ancora, “Il mobbing viene indidignità e la parità viduato in quella situazione di Nel nostro ordinamento gli elementi costitutivi del mobdisagio provocata al lavoratore dei lavoratori bing sono stati individuati da dall’ambiente di lavoro, costituuna sentenza del Tribunale di Milano del ita da un elemento oggettivo consistente nei 22.08.2002, che individua appunto nell’ag- ripetuti soprusi da parte dei superiori ossia in gressione o persecuzione di carattere psi- pratiche dirette a danneggiare il lavoratore e a cologico, nella sua frequenza, sistematicità determinarne l’isolamento all’interno del cone durata nel tempo, nel suo andamento testo lavorativo e da un elemento soggettivo progressivo, nelle conseguenze patologiche o psicologico, consistente, a sua volta, oltre gravi che ne derivano per il lavoratore “mob- che nella volontarietà di nuocere psicologibizzato”. L’ambito a cui si riferisce la suddetta camente al lavoratore, nell’intento di emargipronuncia è quello lavorativo che ha offerto narlo dal gruppo ed allontanarlo dall’impresa” per primo l’occasione all’emergere della figura (sentenza del Tribunale di Como del 22 febdel mobbing. Anche se gli elementi individua- braio 2003). La definizione giuridica di mobti dalla menzionata sentenza rappresentano bing si ricava quindi dalle numerose pronunaspetti fondamentali di una situazione com- ce giurisprudenziali che si sono succedute portamentale non necessariamente legata al nel tempo e che riconoscono, nel contesto mondo del lavoro, il fenomeno del mobbing lavorativo, quell’ambiente particolarmente emerge, storicamente, nell’ambiente lavora- propizio alla pratica di vessazioni e persecutivo, ossia in quel contesto così importante zioni in danno dei soggetti più deboli. All’atto per l’uomo dove la stretta vicinanza tra indi- pratico il mobbing è stato ravvisato in varie vidui, la diversità dei caratteri, la competizio- situazioni: demansionamento, trasferimento ne, le ambizioni, la rivalità e la necessità di immotivato, relegamento del lavoratore in mantenere il proprio posto di lavoro, hanno luoghi isolati e del tutto inadeguati, continui da sempre rappresentato punti di attrito che richiami verbali privi di reale motivazione, hanno reso conflittuali i reciproci rapporti. sanzioni disciplinari pretestuose ed abnormi, Le prime situazioni giunte all’osservazione molestie sessuali e licenziamento illegittimo. dei sociologi e dei giuristi hanno riguardato Il mobbing può essere poi di tipo verticale, i comportamenti di datori di lavoro aventi ad orizzontale, collettivo ed esterno. E’ verticale oggetto la mortificazione del singolo dipen- (detto anche bossing) quando è attuato da dente, quasi sempre finalizzati ad ottenere le un superiore gerarchico in danno di un sudimissioni dello stesso. Si è così affermato bordinato e viceversa (è infatti conosciuto che “Il mobbing consiste in una serie di atti anche il mobbing dei dipendenti nei con-

l’avvocato risponde Avv. Lara Chiarini Via dell’Acquedotto, 2 - Anghiari (Ar) Tel e Fax 0575/789910 Tutti i sabato mattina ore 9.00/13.00 riceve su appuntamento presso gli uffici di Studio Inoltre - Viale Piero della Francesca, 91/A Monterchi (Ar) Tel e Fax 0575/70490

fronti di un superiore); è orizzontale quando è esercitato tra soggetti aventi pari grado o condizione; è collettivo quando è perpetrato da un gruppo di persone in danno di un soggetto che viene emarginato; è esterno se riguarda il datore di lavoro, suggestionato da minacce o da comportamenti di pressione ad opera di sindacati o di individui con ambizioni di carriera. L’esigenza di tutelare il lavoratore sottoposto a pratiche discriminatorie ha condotto alla ricerca di norme rivolte ad ottenere un indennizzo ed un intervento di vera e propria repressione o di ripristino. Indirettamente hanno fornito protezione lo Statuto dei lavoratori che ha vietato condotte vessatorie ed offensive per la dignità e la parità dei lavoratori, nonché le normative che successivamente hanno regolamentato la prevenzione e la repressione delle discriminazioni per ragioni di sesso, razza, religione, appartenenza politica e disabilità. In via diretta, il riferimento normativo al quale con maggiore frequenza si è fatto ricorso è costituito dall’art. 2087 del codice civile, il quale impone all’imprenditore di adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. Quanto alla pretesa risarcitoria per i danni da mobbing, essa trova fondamento nell’art. 2103 del codice civile che impone all’imprenditore di adibire il prestatore di lavoro alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle superiori che abbia successivamente acquisito; di versare al prestatore di lavoro la retribuzione corrispondente alle mansioni svolte; di non effettuarne il demansionamento od il trasferimento che non sia dovuto ad esigenze organizzative del lavoro dell’azienda. 17


La sterilizzazione

allunga la vita dei vostri gatti della dott.ssa Catia BIGI

La castrazione e la sterilizzazione non solo evitano gravidanze indesiderate ma consentono ai vostri gatti vite più lunghe e più sane.

E’ una credenza diffusa pensare che un gatto possa essere felice solo se gli è concessa una normale attività sessuale. In realtà per i nostri animali la sessualità ha solo un fine procreativo privo di particolari coinvolgimenti emotivi! Una gatta femmina lasciata libera di accoppiarsi partorirà due volte l’anno mettendo al mondo una media di quattro, cinque gattini ogni parto. Questi una volta svezzati andranno sistemati presso famiglie che possano adottarli ma non è sempre facile. In virtù di questo si arriva alla saggia e responsabile scelta di sterilizzare le gatte. Al di là di questo aspetto si può comunque affermare che gatti sterilizzati vivano più a lungo e più sani, soprattutto se parliamo di gatti che hanno la possibilità di stare anche all’aperto. Innanzitutto nei gatti sterilizzati si riduce di molto il rischio di contrarre diverse malattie infettive, tra cui l’immunodeficienza felina o la leucemia felina, gravi patologie che si possono trasmettere durante l’attività sessuale o durante i combattimenti tra maschi nella stagione dei calori. I maschi, una volta castrati, perderanno l’istinto di andare in cerca delle femmine e per loro si ridurrà di molto anche la probabilità di rimanere vittime di incidenti stradali (la prima causa di morte nei gatti girovaghi). Chiaramente per i gatti maschi la castrazione annullerà la possibilità di andare incontro al tumore del testicolo. Nelle femmine, invece, si è potuto dimostrare che la sterilizzazione, soprattutto se precoce (prima del primo calore), le preserva dai tumori mammari, particolarmente aggressivi in questa specie (le gatte non sterilizzate hanno una probabilità di contrarre il tumore mammario sette volte superiore rispetto alle gatte sterilizzate precocemente). Se parliamo di gatti che vivono esclusivamente in casa la sterilizzazione porterà anche ulteriori vantaggi. Innanzitutto questi gatti non risulteranno sottoposti a stress per l’impossibilità di uscire e rispondere ai richiami continui di altri gatti in calore e si eviterà così che i strazianti e continui miagolii delle gatte in calore possano creare disagi al vicinato.

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Mentre per quanto riguarda i maschi che vivono esclusivamente in casa la castrazione produrrà anche un vantaggio in termini di igiene domestica poiché il maschio castrato eviterà di marcare con la sua urina (dall’odore estremamente sgradevole e persistente) mobili, mura e suppellettili varie. Studi recenti ci consigliano di sterilizzare i nostri gatti in età abbastanza precoce (comunque dopo il quarto mese) perché i benefici per la salute saranno maggiori, i rischi anestetici minori e i tempi di guarigione più veloci. La sterilizzazione e la castrazione si effettuano con un intervento chirurgico, ovviamente in anestesia generale, che sarà effettuato dal vostro veterinario dopo una visita utile ad accertare lo stato di buona salute del vostro gatto. Sia la sterilizzazione delle femmine che la castrazione dei maschi sono interventi di routine che prevedono rispettivamente l’asportazione delle ovaie e quella dei testicoli. E’ chiaro che nei maschi il decorso post-operatorio sarà molto più rapido che nelle femmine non essendo necessario per loro aprire l’addome l’intervento risulterà molto meno invasivo. Dopo l’intervento rimarrà una piccola ferita che nei maschi spesso non necessita neanche di punti di sutura contrariamente dalle femmine. Durante la convalescenza sarà necessario tenere il gatto il più tranquillo possibile controllando che la ferita si rimargini regolarmente. Come un qualsiasi altro intervento chirurgico durante la convalescenza sarà necessario eseguire una terapia antibiotica per prevenire eventuali infezioni. Vorrei aggiungere che esistono farmaci per inibire il calore delle femmine ma che consiglio di utilizzare solo ed esclusivamente in caso di emergenza, qualora si fosse temporaneamente impossibilitati ad eseguire un intervento di sterilizzazione, poiché questi farmaci, soprattutto se usati continuativamente, possono portare a patologie anche molto gravi dell’apparato riproduttore.


prevenzione in farmacia

Misurazione della pressione ed esami del sangue con test veloce di screening, senza prenotazione, per la prevenzione delle patologie cardiovascolari Dott.ssa Paola Baschetti Galardi www.farmaciaportafiorentina.it Foto di Elisa Nocentini

L’ipertensione arteriosa è ancora oggi al primo posto tra le cause di morte per conseguenze cardiovascolari, circa il trenta per cento della popolazione italiana è ipertesa. Un quinto degli ipertesi ignora di esserlo. Colpa della disinformazione e del non corretto stile di vita, che portano la patologia ipertensiva a divenire la principale causa di malattie cardiovascolari. L’assenza di sintomi fa si che siano in molti ad ignorarla e/o sottovalutarla ed è per questo motivo che l’ipertensione arteriosa viene chiamata “SILENT KILLER”. I cattivi comportamenti alimentari, come l’eccessivo consumo di sale, obesità e sovrappeso,sedentarietà, familiarità, l’uso di alcuni farmaci ed il fumo sono i principali fattori di rischio. Vari studi hanno evidenziato che abbassando tali fattori anche il rischio ipertensivo si riduce e si riducono notevolmente le morti per motivi di natura cardiovascolare. E’ importante non sottovalutare la malattia, misurando periodicamente a casa o in farmacia la pressione, modificando il proprio stile di vita e adottando sane abitudini.

E’ necessario sottoporsi almeno una volta all’anno ad una visita medica completa ed eseguire opportuni esami del sangue. La Farmacia di Porta Fiorentina offrendo il servizio della misurazione della pressione gratuita si propone come punto di riferimento sul territorio al fine di diffondere conoscenza ed informazione. Frequentemente la Farmacia diventa proprio il luogo dove si viene a conoscenza della patologia ipertensiva. Quotidianamente il farmacista aiuta il paziente a comprendere i propri valori pressori e propone semplici regole per correggere il proprio stile di vita. Conoscere la patologia diventa importante e la Farmacia si propone come utile presidio al quale la popolazione accede liberamente. Esami del sangue con test veloce di screening per colesterolo, trigliceridi, glicemia, ed esami urine, eseguibili in Farmacia senza prenotazione, possono rivelarsi valido aiuto per comprendere lo “STATO DI BENESSERE” del proprio organismo, giocando d’anticipo nella prevenzione delle patologie cardiovascolari.

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Attualità

RICORDI NEVOSI DI UN EVENTO ECCEZIONALE

Testimonianze di alcuni cittadini sull’abbondante nevicata dello scorso febbraio di Ilenia ANGELI Nessuno si sarebbe mai aspettato un evento così eccezionale. Fino a poco tempo fa, chiunque parlava di un inverno anomalo, mite, con temperature ben al di sopra della media stagionale e che aveva visto una scarsa presenza di precipitazioni tanto da lanciare l’allarme siccità. Poi le previsioni meteorologiche annunciano l’arrivo di correnti gelide siberiane accompagnate da neve per le prime settimane di febbraio. Ma nessuno da importanza alla notizia, in quanto per la popolazione di Sestino la neve non ha mai rappresentato un problema, ma bensì una fonte di risorsa per le nostre falde acquifere. Il 31 gennaio, però, ha inizio quello che rappresenterà per la nostra piccola realtà, così come per i paesi limitrofi, un periodo straordinario, unico nel suo genere, caratterizzato da due settimane ininterrotte di precipitazioni nevose. Senza alcun dubbio tutti hanno potuto ammirarne la sua bellezza, il suo candore e sicuramente è stata argomento di discussione per tutto il paese. È stata un fenomeno di divertimento per tutti, grandi e piccini e l’intero paesaggio sembrava essere diventato un mondo incantato, dove tutto aveva assunto un tono magico e al tempo stesso misterioso. Tuttavia, l’eccitazione e l’entusiasmo si sono trasformati presto in preoccupazione e paura. Nessuno, nemmeno i più anziani, ha il ricordo di una nevicata così eccezionale che ha causato forti disagi. Sicuramente la viabilità è stata la più colpita, perché, nonostante

i numerosi mezzi messi in opera per liberare le strade, alcune strade sono rimaste chiuse. Questo ha portato all’isolamento di numerose frazioni del comune e di conseguenza di numerose famiglie. Tutti ci siamo sentiti in dovere di far qualcosa, di aiutare chi aveva più bisogno e forse proprio grazie allo spirito di collaborazione che la nostra realtà ha potuto superare questo momento così critico, che ha lasciato dietro di sé danni a numerose aziende e famiglie.

“Anno bisesto anno funesto” recita un vecchio proverbio. Ed è proprio il caso di dirlo a proposito delle nevicate che dal tardo pomeriggio del 31 gennaio all’11 febbraio 2012 non hanno dato tregua a Sestino e in generale al centro-Italia. Nonostante l’alta Valtiberina sappia cosa sia l’inverno e conosca molto bene la morsa del freddo, quest’anno si è trovata di fronte a una situazione di emergenza, la cui straordinarietà ha segnato un nuovo record nella storia della meteorologia: oltre due metri e mezzo di neve che hanno sommerso il paese. Se il paesaggio ci ha guadagnato in suggestione, tanti sono stati i disagi e i danni provocati dal Burian prima e dal Blizzard poi. Solo per elencarne alcuni: strade chiuse, nonostante il passaggio assiduo dei mezzi spalaneve; scuole chiuse per settimane; fabbriche (oltretutto già in crisi per lo sciopero dei mezzi pesanti) a rischio crollo e paralizzate dalla neve nei piazzali e dalla merce bloccata; stalle

Queste settimane di paura sembrano ormai appartenere al passato, visto che già si sono potuti accarezzare i primi attimi di giornate primaverili e quindi possiamo archiviare i numerosi momenti di grave disagio. I giorni trascorsi tra la neve hanno evidenziato l’unicità di questo paese e soprattutto dei paesani, che hanno saputo far diventare i problemi del singolo, problemi di tutti da risolvere insieme e questo ha contribuito a renderci speciali.

senza acqua e rifornimenti per il bestiame o peggio abbattute dal peso della neve; frazioni isolate; stazione carburante a secco; impianto gas in tilt per 12 ore con intere famiglie al freddo; black out elettrici; animali selvatici a corto di cibo. Senza contare i danni che il repentino scioglimento provocherà in futuro. Di fronte a un evento naturale così devastante e inaspettato i mezzi e le forze impiegate per contrastare l’emergenza (protezione civile, esercito da Firenze e Roma, vigili del fuoco, carabinieri) hanno prestato la loro opera ininterrottamente per riportare la situazione alla normalità. Alla fine si è riusciti ad evitare qualsiasi rischio alla popolazione. La conta delle perdite economiche è appena iniziata. Ma anche se i dati non daranno ragione ai più pessimisti questo 2012 resterà certamente negli annali. Daniela Gori

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ESCLUSIVO

Argomento

Il Papa a Sansepolcro...

500 anni dopo Ne parliamo con l’Arcivescovo Riccardo Fontana in un’intervista esclusiva per Valtiberina Informa

Eccellenza congratulazioni, alla fine c’è riuscito a portare il Papa a Sansepolcro, 500 anni dopo. “Avevo invitato il Santo Padre e ho inseguito questa straordinaria opportunità con tenacia e fiducia. Adesso che la visita è ufficiale, l’emozione e la gioia sono infinite. Dobbiamo però avvertirne anche la responsabilità, perché dovremo prepararci bene. Benedetto XVI non viene da noi per fare il turista. Viene nella nostra Diocesi e a Sansepolcro per dare senso pieno al nostro Millenario che non è semplicemente un anno celebrativo ma l’occasione per riscoprire in modo più profondo le nostre radici cristiane con uno sguardo attento al futuro, con fiducia e speranza”. 22

La data della visita del Papa, quella del 13 maggio 2012, sembra quasi non scelta a caso. Il 13 maggio è il giorno della prima apparizione di Fatima, quasi un secolo fa. Ma il 13 maggio è anche il giorno in cui Giovanni Paolo II fu colpito in piazza San Pietro da Alì Agca. “Effettivamente è una data particolare, impregnata di significati sul filo della Fede e sul filo della cronaca. Mi piace pensare soprattutto che sia il giorno benedetto dalla Madonna di Fatima”. Che cosa significa questo Millenario? “Mille anni fa Arcano ed Egidio, alla ricerca della verità e del senso della vita, si misero in cammino verso la Palestina. Tornando in patria portarono con sé non

a cura di Francesco DEL TEGLIA

solo le pietre raccolte nel monte Sion, ma l’idea fortissima che avevano elaborato in Terrasanta: costruire nell’Alta Valle del Tevere la civitas hominis a immagine di Gerusalemme, la città che nel suo stesso nome evoca giustizia e pace. Quel sogno degli umili e grandi pellegrini medioevali, di generazione in generazione, è giunto fino a noi. E’ la nostra comune eredità, è parte irrinunciabile dell’identità del popolo biturgense”. Sansepolcro può dunque considerarsi un “unicum”? “Sansepolcro è l’unica città della Toscana che nasce su un progetto teologico. Il modello è alto: attraverso la pratica della giustizia promuovere la pace. Fu certamente laborioso passa-


re dal piccolo oratorio di San Leonardo alla Basilica. Fu necessario un forte impegno per costruire la città intorno alla Cattedrale. Non si tratta soltanto di una vicinanza che segna l’urbanistica e la topologia del Borgo. Vi è molto di più, perché la stessa collocazione del duomo ha una valenza simbolica, è il punto di riferimento, a partire dal quale ognuno può orientarsi nel cammino, ma soprattutto nella vita. E’ come una grande chioccia, che copre e protegge tutta la nidiata”. Una scelta carica di valenze non solo simboliche dunque, dove percepire il gusto dell’alternativa. “Viviamo un presente pieno di banalità. Anche per noi Sant’Agostino seguita ad insegnare i pregi dell’homo viator: percepire la vita come un cammino, un percorso che avvicina al vero e al giusto, una sfida anzitutto con sé stessi puntando sulla qualità di una storia umana che vuole essere gustata con l’aiuto di Dio. Credere che la vita buona sia come un cammino verso una mèta alta – la città di Dio – è la consegna che gli antichi pellegrini Arcano ed Egidio ci hanno lasciato in eredità. E che non va dispersa, ma anzi alimentata giorno dopo giorno”. Il Millenario rappresenta un’opportunità unica per Sansepolcro e la

sua gente. Non solo dal punto di vista promozionale, ma soprattutto per le coscienze. “L’avvio del Millenario è promuovere una ricerca che ci coinvolge. Parte dal verificare se Sansepolcro, anziché piangere per le prerogative che ha perduto ha voglia oggi di rilanciare la sua identità antica. Quale progetto culturale e spirituale vogliamo adottare per costruire oggi insieme la nostra città? Questo è il tema da fare nostro se vogliamo evitare che l’occasione del Millennio non si sprechi in asserti pretenziosi ed inutili. Il banco di prova delle nostre intenzioni è la verifica dei programmi e delle realizzazioni, l’impegno a non lasciarci trascinare dalla deriva di un’epopea scontata, né da retorica inconcludente. La sfida che appartiene a Sansepolcro è tornare a risplendere come città dove si inglobano le diversità, concepite come ricchezza da afferire al bene comune. Questa è la città che ha dato i natali a Piero, al Pacioli, a Matteo di Giovanni, a Raffaellino dal Colle, all’Alberti, ma anche al beato Angelo Scarpetti, al beato Andrea Dotti, al beato Ranieri. Avviando il Millennio ci facciamo eredi di un patrimonio dimenticato. Gerusalemme nel suo nome ebraico è Giustizia e Pace. E giustizia e pace vogliono costruire ancora nell’Alta Valle del Tevere i due pellegrini. Per dare

consistenza a una storia comune occorre recuperare la storia che ci unisce”. Dunque, un evento di straordinaria importanza per progettare il futuro della città e della sua gente? “Occorre leggerla, questa città, nel suo presente, se vogliamo puntare al futuro. Se i cristiani vogliono tornare a fare la loro parte. Scarseggia oggi un laicato illuminato. Un laicato che sia capace di mettere le mani dentro la città, con la voglia di servire al di là dell’interesse privato, al di là delle visioni stesse di parte. Il bene comune conta più del bene singolo. Se è stato possibile ai padri cooperare per il bene di tutti, impareremo a farlo anche noi, rimettendoci insieme, ritrovando l’orgoglio della profezia. E occorre che questa città torni a puntare sui suoi giovani. Che ci fai di tutte le tue ricchezze, se tutto il tuo sogno è quello di avere una villa più bella del tuo vicino, possibilmente senza neppure mostrargliela? Quel che conta è la qualità del nostro futuro, la scuola, i giovani. Spero anche l’oratorio, che il grande vescovo Bornigia volle, unico per tutta questa nostra città, riprenda presto a funzionare. Il Millenario, come si vede, racchiude in sé tante gemme: è l’appuntamento con la nostra storia collettiva, per verificarla. Ma anche una sfida sulla nostra identità e l’occasione per disegnare il futuro”.

Il Vescovo Riccardo Fontana è nato a Forte dei Marmi, in provincia di Lucca, il 20 gennaio 1947. Allievo dell’Almo Collegio Capranica, è ordinato presbitero il 2 luglio del 1972. Chiamato nel servizio diplomatico della Santa Sede, va come addetto e poi segretario della Nunziatura Apostolica in Indonesia. Nel 1981 ritorna a Roma, presso il Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa. Dalla Conferenza Episcopale del Lazio viene nominato, per un quadriennio, assistente ecclesiastico regionale per gli scout dell’Agesci. Per quattro anni è capo della segreteria del Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato di Giovanni Paolo II. Eletto alla sede arcivescovile di Spoleto-Norcia il 16 dicembre 1995, riceve la consacrazione episcopale il 6 gennaio 1996 nella basilica di San Pietro in Vaticano per l’imposizione delle mani di Papa Giovanni Paolo II. E’ vicepresidente della Caritas Italiana. Nel 1997 inizia la sua prima visita pastorale all’arcidiocesi di Spoleto-Norcia e nel 2000 avvia, dopo 63 anni, il Sinodo diocesano che, dopo un triennio, arriva a compimento. Il 16 luglio 2009 è trasferito alla sede vescovile di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, conservando “ad personam” il titolo di Arcivescovo. Pochi giorni dopo balza agli onori delle cronache per le critiche al comportamento del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il 25 settembre 2010 ha siglato un gemellaggio tra il Patriarcato latino di Gerusalemme e la Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Il patto di amicizia e collaborazione – che di fatto avvia i festeggiamenti del millenario della fondazione della città di Sansepolcro – è stato stretto con il Patriarca latino di Gerusalemme Fouad Twal. Il 5 ottobre scorso è stato nominato membro dell’assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi.

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La fotografia..che passione Sestino, un paese da cartolina

Sestino, un paese dai mille colori, dai paesaggi sinuosi e suggestivi, dalla natura incontaminata, un angolo di paradiso naturale degno delle più belle cartoline. E allora ecco che la passione della fotografia anima alcuni giovani del paese tra cui Marco Masagli che racconta così i suoi scatti. “La curiosità di chi, come me, da poco più di un anno tenta un approccio “serio” con la fotografia, è servita soprattutto ad avvalorare la teoria che spesso il nostro sguardo rimane “distratto”. Ho memoria dei miei primi scatti e salvo qualche rara occasione in cui il giudizio degli amici, poteva quantomeno darmi lo stimolo

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di Marco MASAGLI

per continuare, la maggior parte delle volte mi sentivo un disastro! Dopo poche settimane avrei già voluto rivendere la Reflex faticosamente acquistata su internet e mettere la parola fine alla mia breve storia d’amore con la fotografia, ma non avevo messo in conto che di li a poco, sarebbe arrivata, la primavera. I colori, qui a Sestino, rendono alcuni scorci davvero fantastici e capita, sovente, di imbattersi in paesaggi talmente belli da meritarsi un ricordo indelebile, è un po’ come riscoprire i propri luoghi, apprezzarne le fattezze, stampando il ricordo prima nel cuore e successivamente su carta fotografica. L’avvento dei social network ha poi consentito una condivisione globale, il cui pregio migliore è senza dubbio la capacità di avvicinare gli altri al proprio mondo, senza dimenticare che, anche attraverso un’immagine, è possibile riscaldare il cuore ed il ricordo di chi, per scelta o necessità, è lontano dalle proprie radici. La fotografia come “senso di appartenenza” quindi, ma anche come mezzo di promozione del territorio e del turismo verso luoghi troppo poco conosciuti ma estremamente suggestivi. Una forma d’espressione delle proprie idee e delle proprie capacità, che sarebbe bello poter incentivare attraverso corsi, mostre fotografiche, già attive nei territori limitrofi, la cui utilità avrebbe comunque una valenza sociale, aggregativa, soprattutto in realtà come la nostra in cui è difficile che i giovani decidano di “sprecare” il proprio tempo, dedicandosi ad un semplice hobby. Nel mio caso – continua Masagli - continuare a credere in qualcosa è servito ad apprezzarne gli effetti a lungo termine e non è raro trovarmi col mio borsone a tracolla qua e là per il paese oppure in mezzo a qualche festa, la fotografia è la mia passione…”.


Fotografia

Seconda edizione del corso di fotografia digitale

organizzato dal Fotoclub Sansepolcro di Cinzia SCATRAGLI A seguito delle numerose richieste ricevute anche quest’anno il Fotoclub Sansepolcro ripropone un corso base di Fotografia Digitale. L’associazione che conta più di 40 iscritti, tutti fotoamatori della zona con interessi fotografici anche molto diversi fra loro, organizza nei mesi di marzo ed aprile un corso serale di fotografia digitale ed elaborazione elettronica di immagini che prevederà 8 lezioni più 2 uscite esterne. Il corso è rivolto sia a chi si avvicina per la prima volta alla fotografia amatoriale che a quei fotoamatori che vogliono approfondire di più gli aspetti tecnici e compositivi. Lo stesso corso è stato proposto anche lo scorso anno riscuotendo un ottimo successo in numero di iscrizioni tanto che l’associazione si era riproposta di riorganizzare una seconda edizione del corso per accontentare tutte le richieste di coloro che erano rimasti fuori a seguito delle numerose iscrizioni. Tra coloro che lo scorso anno hanno partecipato al corso diversi sono rimasti legati all’associazione continuando così un percorso di crescita nell’ambito della fotografia. Gli iscritti al corso di quest’anno avranno la possibilità di partecipare, in uno spazio a loro preservato, alla mostra fotografica collettiva che il Fotoclub realizzerà nel mese di giugno, questo come obiettivo che l’associazione pone ai corsisti interessati veramente a migliorare le proprie capacità in ambito fotografico. Per ulteriori informazioni: fotoclubsansepolcro@gmail.com

IL GIARDINO DI ROSMARINO di Fabiola Sarti

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ESPRESSIONI E GIOCHI

DI CAMPAGNA

di Verusca Rossi

Attraverso un nostalgico ricordo, l’opportunità di recuperare un’identità passata.

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ggi, con il ritmo della vita scandito dal pulsare del display degli orologi digitali, abbiamo coltivato l’illusione che il tempo non sia più un’entità astratta, bensì qualcosa di più preciso e tangibile: ci è difficile comprendere ad esempio l’approssimazione delle unità di misura di chi in passato, pur disponendo di soli strumenti elementari o naturali, passava con semplicità dall’astratto al concreto, utilizzando unità di misura come lo staio, la soma, il cavalletto, la mastella. L’ingegno di persone semplici, povere ed incolte ha scritto pagine modeste, ma certamente interessanti i cui modelli interpretativi, racchiusi nella tradizione popolare, sono arrivati sino ai giorni nostri. Per questo, non ci stupisce trovare ancora nel linguaggio comune, espressioni del tipo: andare a letto con le galline, in un lampo, essere lunghi come una Messa cantata. Ci siamo mai interrogati su cosa significa effettivamente “essere lunghi come una Messa cantata”? Fino a metà del secolo scorso, questa misurazione aveva un suo senso pratico: era il tempo necessario a cuocere un cappone, quanto serviva alle massaie toscane per preparare il pranzo di Natale, nel frattempo che i familiari si recavano alla Messa di mezzogiorno. Dobbiamo tenere a riferimento una realtà storica, a noi così vicina: il retaggio culturale della campagna ci appartiene, fa parte del nostro “vissuto”. Come possiamo dimenticare quel passato fatto di piccole cose, di semplici giochi, curiosi oggetti, che hanno accompagnato l’infanzia dei nostri nonni, dei nostri genitori ed in parte anche la nostra? Per questo, ci è naturale trasmettere i nostri ricordi ai figli, educando i bambini al recupero di un’identità passata. Riaprendo qualche cassetto dimenticato, od una vecchia cassapanca, possiamo ancora riscoprire qualche balocco casalingo, 26

magari di legno, frutto di una manualità ormai dimenticata di un fanciullo di “altri tempi”. I nostri ragazzi, ormai assuefatti a giochi elettronici, guardano tuttavia con curiosità quei piccoli attrezzi, mostrando grande interesse e stupore ai racconti dei nonni che raccontano quale impegno mettevano nella costruzione dei loro passatempi: la scelta del legno giusto, le ore passate all’assemblaggio, le tecniche adottate od i principi di fisica applicati in maniera del tutto empirica. Quanti, con nostalgia, non ricordano le mitiche corse sui carretti? Ancora oggi l’enfatico ricordo di titaniche imprese, colora le conversazioni serali nei bar cittadini. E chi non ha mai provato a costruirsi un arco od una fionda, per poi aver la possibilità di andare a fare qualche “dispettuccio” al vicino di casa un po’ burbero? “Babbo, mamma, compratemi uno schiop-tin”, recitava una canzone popolare. Ebbene, lo schioppetto era forse il giocattolo più ambito: si utilizzava un ramo di sambuco fresco, lungo circa una ventina di centimetri, del diametro di 3 o 4. Lo si svuotava del midollo con un ferro da calza. A parte si costruiva lo stantuffo, munito di relativo manico, utilizzando ramo di nocciolo od olmo: il pistone doveva poter entrare ed uscire agevolmente, ma non doveva essere troppo sottile per non rischiare di spezzarsi durante l’uso. Dopo aver inumidito con la saliva una piccola pallina di stoppa, la si inseriva nella sommità della “canna”. Un secondo proiettile veniva poi spinto per alcuni centimetri, creando una piccola camera di compressione. Con un colpo secco si spingeva lo stantuffo ed un rumore di scoppio sottolineava l’uscita del primo proiettile, mentre il secondo saliva in canna, prendendo il posto del precedente. Le femminucce avranno di certo preferito giochi più tranquilli,


Tradizioni come lo zufolo, fatto con un ramo di ornello o con un vinco, la trottola od il frullino: quest’ultimo era una specie di volano, realizzato con un bottone di cappotto e filo di refe. Si faceva passare un filo di circa 50 cm nei due fori del bottone, annodando i due capi all’estremità. Il divertimento consisteva nell’attorcigliare velocemente il filo in modo che si caricasse. Tirando poi in contrapposizione, il filo si srotolava ed il frullino si caricava in maniera inversa. Caricandosi e scaricandosi,

il sistema dava l’impressione di essere elastico ed un simpatico ronzio accompagnava le fasi di gioco. Il recupero del gioco tradizionale e della sua manualità, potrebbe rappresentare un importante momento di contatto tra la cultura di oggi e quella di ieri: mentre il nonno insegna al nipote i trucchi per realizzare i balocchi classici, il giovane può insegnare al nonno l’uso dei giochi elettronici, alternando una partita a lippa ad una sfida con la Wii.

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CONFRATERNITA DI MISERICORDIA:

TRA PASSATO E PRESENTE Nel 1785 la Compagnia fu soppressa, poi rifondata in Opera Pia nel 1856

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on conosciamo l’anno di fondazione della Confraternita di Misericordia di Sestino, tuttavia la prima notizia storica ce la offre lo stendardo processionale della stessa Compagnia, di autore ignoto, che porta la data 1421; esso, tutt’oggi conservato presso la chiesa della Misericordia, rappresenta l’immagine della Madonna della Misericordia che, con il suo manto aperto, copre i confratelli incappucciati in atto di preghiera. Lo stendardo ha la particolarità di essere dipinto sui due lati: sul recto la suddetta immagine e sul verso la rappresentazione della crocifissione. Da recenti studi sembra essere l’unico stendardo processionale del XV° secolo, di questa tipologia, esistente in Italia. Una Confrater-

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di Luciano CRESCENTINI nita dalle origini molto antiche, sorta in un ambiente montano segnato da una infinità di itinerari un tempo molto frequentati e percorsi da mercanti, pellegrini, pastori, semplici viandanti che dalle vallate adriatiche risalivano l’Appennino confluendo poi in Valtiberina. Come tutte le Confraternite e le Compagnie sorte nel Medioevo, anche la Confraternita di Sestino nacque per dare assistenza e conforto ad ampie fasce di bisognosi: poveri, pellegrini, ammalati, ecc.. Nel corso della storia la Confraternita di Sestino subì la sorte di tutte le Confraternite toscane che, con la legge Leopoldina del 1785, vennero soppresse. Tuttavia lo spirito cristiano e caritativo non si assopì e appena le contingenze storiche lo permisero la

Venerabile Confraternita venne rifondata in Opera pia nel 1856. Venne ampiamente ripresa l’attività assistenziale, documentata dall’archivio storico, con sostegno alle persone sole, ammalate, in difficoltà finanziarie, esercitando le “opere di misericordia in sollievo dei vivi ed in suffragio dei morti”. Nel 1947 la Misericordia costituì una squadra di pronto soccorso, dotandola di una ambulanza, di una lettiga a spalla e di una carretta. “Fare Misericordia” oggi vuol dire prendere coscienza e affrontare una molteplice serie di problematiche che il mondo globalizzato ci pone davanti. Se un tempo droga, alcolismo, immigrazione, senzatetto, disoccupazione erano problemi che interessavano soprattutto i grandi centri urbani, oggi anche


Associazioni le nostre piccole comunità paesane si trovano a dover affrontare gli stessi problemi. Sestino in questi ultimi 10/15 anni ha subito notevoli trasformazioni sociali che hanno coinvolto e stanno coinvolgendo sempre più il settore del volontariato per dare risposte alle “nuove povertà” che interessano vari segmenti del tessuto sociale. Ci siamo resi conto che i servizi sociali territoriali da soli non riescono a far fronte alle innumerevoli richieste di aiuto e alle problematiche che sempre più si presentano variegate e diversificate. Se il problema è presente in maniera massiccia nei grandi centri dove comunque sono concentrate strutture e servizi, tanto più viene avvertito nei piccoli centri, soprattutto di montagna come il nostro, lontano da tutte le strutture sanitarie e sociali. Per questo la Misericordia di Sestino negli ultimi anni ha fatto un notevole salto di qualità nella propria organizzazione interna con lo scopo di rispondere ai problemi più impellenti della gente. Se la montagna è “un’oasi felice” per il turista, viverci non è così semplice. Ogni giorno dobbiamo confrontarci con i problemi della mobilità, dell’assistenza, del soccorso dovendo qualche volta far fronte a situazioni superiori alle nostre competenze e capacità, anche a costo di qualche rischio personale. Già da alcuni anni la Confraternita di Sestino ha attivato un efficiente servizio sociale di trasporto aderendo a due Progetti, uno della Regione Toscana e l’altro della Comunità Montana, denominati “Mobilità in Montagna”, con i quali si è voluto dare risposta alla necessità di mobilità per le persone anziane, sole, impossibilitate a ricorrere alla rete familiare o ai servizi pubblici per raggiungere i Distretti Sanitari per visite, analisi, terapie, ecc…Tutto ruota attorno alla gratuità del servizio, con circa 50 volontari, tutti formati secondo le vigenti leggi in materia di soccorso, che destinano una parte del proprio tempo libero per rispondere soprattutto ai bisogni delle persone anziane, sole, magari dislocate nelle frazioni più disagiate. Un gruppo affiatato, costituito prevalentemente da giovani che con entusiasmo hanno colto lo spirito del servizio alla persona, che è il principio fondamentale che anima tutte le Misericordie. Facendo nostro il principio che ogni piccola comunità, soprattutto se disagiata geograficamente, deve provvedere il più autonomamente possibile ai propri principali bisogni, riteniamo di essere fieri di aver messo in piedi una efficiente organizzazione al servizio della popolazione, che opera h24 e che negli ultimi anni si

è attrezzata con mezzi e strumentazioni che le permettono di essere al passo con i tempi e con le nuove strumentazioni tecnologiche che fan sì di poter operare con maggior sicurezza e tempestività. Un doveroso e sincero ringraziamento lo dobbiamo in generale alla ASL 8 di Arezzo ed in particolare alla Centrale Operativa 118 e al suo Direttore Dr. Massimo Mandò per averci aiutati a risolvere i cruciali e determinanti problemi relativi alla destinazione ospedaliera dei nostri concittadini, con la possibilità di poter usufruire dei servizi ospedalieri marchigiani e romagnoli. Un grazie particolare agli Operatori della Centrale 118 con i quali è stato raggiunto un ottimo rapporto di collaborazione, di aiuto e sinergia, soprattutto negli interventi di

soccorso più impegnativi: una garanzia per i nostri soccorritori di non essere mai lasciati soli soprattutto nelle situazioni più difficili. Per ultimo, ma non per importanza, un sentito ringraziamento all’Amministrazione Comunale di Sestino per la fattiva collaborazione ed il sostegno in tutte le nostre problematiche ed attività. La gratificazione per il servizio ci viene dalla nostra gente che con sensibilità e generosità sostiene il nostro operato e ci incoraggia con la riconoscenza di chi sa di avere qualcuno su cui contare nel momento del bisogno. Il nostro augurio è quello di essere di esempio per le nuove generazioni che spesso si perdono dietro ai “nuovi miti” che li allontanano sempre più dagli impegni umani e sociali.

Emergenza urgenza: a Sestino e Badia Tedalda, funziona il modello organizzativo Da quest’estate nelle difficilissime aree montane di Badia Tedalda e Sestino è in vigore un accordo con le locali misericordie per il servizio di supporto al 118. Un accordo che a parere dell’Azienda sanitaria e delle stesse Misericordie sta fornendo risultati importanti in termini di sicurezza della popolazione. La prova del fuoco, anche se sarebbe più giusto dire “del ghiaccio” si avrà nei prossimi quattro mesi, quando le condizioni meteorologiche rendono a volte proibitive le possibilità di soccorso nei tempi dovuti. Ma quando sperimentato dal primo a luglio ad oggi rappresenta una valida base per poter affermare che il modello individuato rappresenta oggi la formula più adeguata per questo territorio.  Per dodici ore al giorno (dalle 08,00 alle 20,00) c’è sempre una ambulanza pronta ad intervenire (alternativamente si trova a Badia o a Sestino). Ma nelle stesse ore, in caso di richiesta di soccorso  la centrale del 118 sia per codici maggiori (giallo e rosso ) che minori, (verde)  attiva l’ambulanza più vicina anche se non è in servizio (e vedremo che proprio alcuni giorni fa questo meccanismo ha funzionato, probabilmente salvando una vita umana). Così come previsto dall’accordo a suo tempo firmato dal direttore del 118 Massimo Mandò con i presidenti delle due Misericordie Mauro Bartolini e Luciano Crescentini, dietro le indicazioni della centrale che coordina gli interventi, per i codici maggiori l’ospedale di riferimento è quello di Sassocorvaro, nelle Marche (da Sestino meno di mezz’ora di strada, mentre per raggiungere Sansepolcro si va ad oltre  un’ora, neve o ghiaccio permettendo). Per la stessa ragione di distanza, c’è un accordo con la Asl marchigiana per far intervenire, in caso di necessità un medico dell’emergenza territoriale sempre da Sassocorvaro, con una enorme riduzione del tempo di intervento questo solo per i casi di massima emergenza arresto cardio respiratori o paziente non cosciente. Si tratta comunque, statisticamente, di pochissimi casi all’anno, (intorno a 10-15 codici rossi all’anno). E come spesso accade, la soluzione migliore nei casi gravi, resta l’elicottero. Il Pegaso utilizza già regolarmente la pista di atterraggio realizzata a Sestino, per la quale sono in corso le pratiche anche per la abilitazione al volo notturno. Solo il maltempo potrebbe a quel punto far scegliere l’ambulanza come mezzo di trasporto. In definitiva questi primi quattro mesi hanno dato risultati importanti e di grande soddisfazione nella assistenza ai cittadini. Ufficio stampa Asl n.8

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RM Arti superiori RM Arti inferiori RM Spalla RM Gomito RM Polso RM Anca RM Ginocchio RM Caviglia RM Mano RM Piede RM Colonna cervicale RM Colonna lombo-sacrale

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