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Periodico di informazione locale economico culturale – Iscrizione Tribunale di Arezzo del 13-02-2008 n.03-08 Direttore Responsabile Cinzia Scatragli Iscrizione ROC n.17245 - ISSN 2038-6028

T r e dicembre gennaio

la

Valtiberin a a casa tua


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QUANDO LA COMUNICAZIONE VA OLTRE L’IMMAGINE

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8 - ISSN 2038 -602 e Trib unal e di Arez zo

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Il primo periodico di informazione locale economico culturale SESTINO INFORMA

iscrizione registro stampa n. 3 – 08 autorizzazione del Tribunale di Arezzo del 13-02-2008. Iscritta all’autorità per le garanzie nelle comunicazioni nel Registro degli operatori di comunicazione (ROC) al n. 17245

anno I – numero 3 dicembre 2010 Periodico edito da STUDIO INOLTRE direttore responsabile Cinzia SCATRAGLI direttore editoriale Cinzia SCATRAGLI responsabile redazione Manuela PULETTI hanno collaborato Michele MOSCONI Gabriele GRASSI Verusca ROSSI Ilenia ANGELI Alfredo BALDISSERI Catia BIGI Lara CHIARINI Matteo ROMANELLI Taini RICCARDO Luciano CRESCENTINI Studio Fabiola POLVERINI Claudio BOVO Impaginazione, grafica e stampa Industria Grafica Valdarnese San Giovanni Valdarno Pubblicità Studio Inoltre Viale Piero della Francesca, 91/A Monterchi (Ar) Tel e Fax 0575/70490 redazione@monterchiinforma.it Foto di copertina Michele MOSCONI

Redazione Sestino Informa Viale Piero della Francesca, 91/A Monterchi (Arezzo) Tel e Fax 0575/70490 Quotidiano on.line www.monterchiinforma.it info@anghiariinforma.it Manoscritti, dattiloscritti, foto non si restituiscono. L’editore non si assume come propria l’opinione di quanti collaborando con SESTINO INFORMA esprimono liberamente giudizi ed affermazioni con scritti e servizi a loro firma. La collaborazione non richiesta formalmente per iscritto non sarà retribuita. Le collaborazioni sono prestate a titolo gratuito per diffusione culturale economica. E’ vietata la riproduzione totale o parziale dei testi, disegni, foto riprodotte su questo numero del giornale senza autorizzazione. Il documento della Privacy è visionabile e scaricabile integralmente nel sito www.anghiariinforma.it o www. monterchiinforma.it © Sestino Informa – Tutti i diritti riservati

Amici lettori,

Valtibe rina a

la

casa tua

“Niente più di un sogno può creare il futuro” così scriveva Victor Hugo E così sono qui di nuovo, per offrirvi quello in cui ho sempre creduto e continuerò a credere, un contenitore di notizie sempre aggiornate...il risultato tra parole e immagini, curandone graficamente, come sempre, ogni minimo dettaglio consapevole che una corretta informazione unita a splendide immagini possa essere un ottimo biglietto da visita. Periodici unici nell’informazione locale, che a macchia d’olio stanno conquistando il territorio. Pensati, creati e intitolati tematicamente ai paesi della valle di Piero della Francesca. Seppur divisi editorialmente danno quel senso di completezza e con un obiettivo unico e inalienabile: il bene per la propria terra. La nostra non sarà una sfida da vincere nei confronti di qualcosa o di qualcuno, ma semplicemente la voglia di credere ad un nostro progetto e far conoscere alla gente che vive in un paese, la realtà dello stesso con tutte le informazioni, approfondimenti e notizie del proprio territorio. Valendosi di questi principi fondamentali cercheremo di allargare il progetto ad altre realtà paesane. E’ sicuramente questo l’ingrediente principale e necessario per dialogare con il lettore. Per noi è la comunicazione del futuro, un informazione specifica, dettagliata priva di valenze o suggestioni politiche, quella che noi decantiamo è una vera Informazione, pura, trasparente, che ha un unico obiettivo: quello di arrivare al pubblico in maniera diretta. Manteniamo una straordinaria attualità, regalando il piacere di “riporre” ognuno nella propria libreria un patrimonio di immagini e storia locale. Entriamo nelle case dei cittadini, delle attività commerciali, delle strutture ricettive della Valtiberina e del capoluogo provinciale, in modo del tutto gratuito, ricoprendo così un vasto bacino di utenza. Ricerchiamo notizie storiche di un particolare territorio, ascoltiamo le esigenze del cittadino, lo facciamo partecipe di questo importante progetto. Impieghiamo il nostro tempo alla ricerca delle fotografie del passato, per rievocare insieme gli eventi storici che hanno caratterizzato un particolare comune. Le foto sono la porta della memoria. Consentono non solo di ricordare, ma di rivivere le emozioni che hanno segnato la nostra vita. Consente alle generazioni più anziane di aprire un varco temporale e di rivedere parti di paese, che a volte sono drasticamente cambiate. Per tutte le altre generazioni, a cominciare, da quelle più giovani, le foto e le notizie storiche consentono di comprendere cos’era la nostra società... E’ a fine anno che si tirano i bilanci dell’anno passato e si pensa ai progetti per il nuovo anno. Sicuramente quello che sarà, in virtù anche della difficile situazione economica generale, non lo posso certamente sapere. L’unica certezza è la consapevolezza di avere persone che hanno creduto e che credono ancora in questo progetto, impegnando il loro tempo alla ricerca di notizie, semplicemente con l’unico scopo di informare...e alle quali devo dire grazie, grazie perché in un mondo dove i principi e i valori morali sembrano essere scomparsi, dove tutto si fa solo in prospettiva economica, è ammirevole e lo scrivo con un certo orgoglio avere persone vicino che credono ancora in dei valori che sono una rarità... Penso e credo che tutto quello che realizziamo e portiamo avanti è quello che molto semplicemente vuole la gente, il lettore del paese che riesce finalmente ad avere quelle notizie che diversamente non avrebbe modo di trovare. E’ quello che offriamo e che ci contraddistingue con tutta la nostra semplicità ma senza perdere di vista l’impegno professionale perché La semplicità è compagna della bellezza... Buona lettura e un augurio di Buon Natale e Buon Anno Cinzia Scatragli Direttore responsabile s.cinzia@monterchiinforma.it

Per tutti gli aggiornamenti quotidiani, reportage fotografici e video visita i quotidiani online www.monterchiinforma.it e www.anghiariinforma.it


T r e dicembre gennaio

t ic All’in n le rubr co

Notizie dal Comune Al via il progetto turistico integrato Sestino – Belforte all’Isauro

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Porte aperte al palazzo Comunale

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Sestino: celebrata la festa della Toscana

Attualità

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Protocollo d’intesa tra Provincia di Arezzo e Ente Parco Sasso di Simone e Simoncello

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Curiosità Sestino: trovato un fungo gigantesco

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Storia e tradizioni Presciano con Babbo Natale Racconti di “Casa” Viaggio tra i tesori del paese:il Castello di Sestino

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Eventi I Cenavecchi, una tra le tradizioni più antiche del comune di Sestino

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Cultura

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Il Circolo Culturale e Cinematografico. Una realtà sempre più consolidata

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Pilade Cavallini un emblema per il comune di Sestino

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Eventi Grande successo per la XVII edizione della Mostra Nazionale della Chianina

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Viaggio tra musica e poesia a Monterone 20 con il pianista Angelo Commisso

Racconti Tra miti e leggende: la goccia morta

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Associazioni 22 Primo volo notturno operativo 22

Una nuova ambulanza per Sestino

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dell’elicottero Pegaso ad Arezzo

Solidarietà “Un passo verso il Meyer” raccolti ben 20 mila euro

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SOMMARIO

Il primo periodico di informazione locale economico culturale

e agin p 8 i he d erno


Notizie dal Comune

al via il Progetto turistiCo integrato

sestino – belForte all’isauro

Promuovere il turismo e i prodotti tipici locali, questo l’obiettivo del progetto illustrato dall’assessore Michele Mosconi

“I

frutti e i prodotti del bosco” questo era il titolo del convegno svoltosi in data sabato 09 ottobre presso la sala del municipio di Belforte all’Isauro, in occasione della 24a mostra mercato del Miele e dei prodotti autunnali. La festa del Miele è stata l’occasione per il lancio al pubblico di un progetto turistico integrato, nato dall’idea di due vicine Amministrazioni, quella di Belforte all’Isauro e quella di Sestino. Due piccole realtà di confine, due comunità separate dall’atlante geografico ma che convivono con problematiche analoghe e che hanno punti di forza comuni. Proprio da questi siamo partiti: dal territorio, dai suoi valori e dalle sue grandi ricchezze. Gli obiettivi del progetto sono molteplici: dare un’anima al territorio capace di esaltare ogni intervento dell’uomo; impedire l’abbandono del territorio, al fine di conservare le tradizioni e la cultura; limitare il consumo dei suoli non utilizzati per l’agricoltura; assicurare un beneficio all’intera comunità. Il passaggio successivo a questa prima fase di progetto ancora allo stato embrionale, a cui con entusiasmo hanno subito aderito e confermato supporto le associazioni di categoria, i sindaci dei comuni vicini, il presidente Anci della Regione Marche nonché sindaco di Porto Sant’Elpidio, il presidente Coldiretti della regione Marche, alcuni Consiglieri Regionali delle Marche (tutti presenti alla data del 09 ottobre), è quello di provvedere alla stesura di un programma esecutivo. Tale programma dovrà essere a medio/lungo termine, in grado di fissare più categorie di obiettivi e nel tempo stesso saper coinvolgere nuove forze economiche sul territorio. Tanti più soggetti saranno coinvolti tanti più benefici ricadranno per la comunità con meno

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impegno delle Amministrazioni pubbliche e con un progetto turistico ben delineato. Un progetto che interessa l’alta valle compresa tra i fiume Foglia e il fiume Metauro denominato “I Maestri del Bosco” per la valorizzazione del territorio creando i presupposti per lo sviluppo di un modo nuovo di fare una vacanza “rurale” scoprendo i segreti del bosco con l’aiuto di maestri - guide. Questa proposta vuole rappresentare un’ originale offerta turistica per una vacanza in un contesto boschivo e rurale intatto; il piacere di cercare e raccogliere i frutti del bosco e svolgere direttamente attività agricole coltivando piante aromatiche, tintorie e medicinali il tutto assistiti dai “Maestri del Bosco”. Il nostro territorio, relativamente all’alta valle del Foglia e del Metauro, produce percentualmente, in rapporto alla superficie territoriale, il maggior quantitativo di tartufi a livello nazionale e, grazie alla diversità delle specie, è possibile trovarli per tutto l’anno. Il turista, accompagnato dal maestro tartufaio e da un cane addestrato allo scopo potrà ricercare nel bosco il prezioso tubero, raccoglierlo e trattenerlo, previo pagamento naturalmente! La ricerca potrà avvenire anche in tartufaie private (il comune di Sestino, come già anticipato dal sindaco Donati, mette a disposizione del progetto una tartufaia nel nostro territorio comunale). Con le stesse modalità il Maestro dei Funghi accompagnerà il turista all’interno del bosco per la raccolta dei funghi. Il Maestro delle Erbe Medicinali ed Aromatiche darà i rudimenti per le coltivazioni delle stesse e per poter godere appieno delle loro proprietà e volendo i vacanzieri potranno partecipare alla lavorazione delle erbe stesse negli appositi laboratori. Il Maestro del Miele guiderà il

turista attraverso i segreti della produzione del miele che, nella zona, grazie alle caratteristiche dei fiori possiede fragranze uniche. Il Maestro della Storia e della Cultura avrà tanto da raccontare al turista in considerazione della storia dei luoghi, dei monumenti e opere d’arte. Storia che ha influenzato significativamente le popolazioni dell’Italia centrale dall’epoca romana e principalmente nel successivo periodo rinascimentale. Sotto la guida del maestro saranno organizzate visite a musei, monumenti e luoghi storici. Il Maestro Gastronomo insegnerà i segreti della gastronomia tradizionale locale e a cucinare, nel modo migliore, i prodotti raccolti richiamandosi anche ai metodi utilizzati nelle corti rinascimentali che effettuavano complesse preparazioni salate ed agrodolci utilizzando nel caso il miele della zona. Il Maestro Gastronomo esalterà tutti i tagli della Chianina, compresa la Fiorentina! Saranno recuperati gli immobili di valore storico per la conservazione delle loro peculiarità destinandoli a suite per una élite di turisti per i quali saranno previsti spazi verdi esterni, dotati di servizi e molti comfort. Per completare l’offerta turistica il progetto prevede, a lungo termine, la realizzare un centro direzionale con aule di insegnamento, le cucine, il ristorante, il laboratorio di trasformazione delle erbe medicinali, coloranti ed aromatiche, la biblioteca di pubblicazioni sulle materie connesse ai frutti del bosco e della relativa gastronomia. Sarà da prendere in considerazione la realizzazione di un centro termale. I bambini potranno partecipare alla vita del “villaggio turistico rurale” con percorsi, divertimenti che si rifaranno alla foresta incantata con gnomi e fate che allieteranno il loro tempo.


Notizie dal Comune

Porte aperte al

palazzo Comunale Lunedì 29 Novembre, in occasione della festa della Toscana, il comune di Sestino ha convocato un Consiglio Comunale straordinario aperto, oltre che a tutti i cittadini, anche agli studenti della locale scuola primaria e secondaria di primo grado. Tale iniziativa ha visto nella sala consiliare (per l’occasione allestita negli ampi locali della Biblioteca Comunale) la partecipazione di un nutrito gruppo di giovani i quali hanno assistito con estremo coinvolgimento ed interesse allo svolgimento della seduta. Il Sindaco, aprendo i lavori e salutando i convenuti ,ha evidenziato l’importanza di questa giornata esaltando lo spirito morale e civico di appartenenza alla Regione Toscana cercando di trasmettere ai ragazzi presenti tali valori ed ha inoltre invitato specialmente i ragazzi ad un maggiore interesse alla vita amministrativa del nostro territorio, di seguito è stato proiettato un interessante documentario sul Consiglio Regionale Toscano .

Il Vicesindaco, assessore alla scuola ed alla cultura, ha evidenziato l’importanza dell’educazione alla legalità indicando le linee guida per un leale e corretto rapporto con le istituzioni centrali e locali, invitando altresì gli studenti ed i docenti alla costituzione di un “parlamento scolastico” utile ad un rapporto più diretto con l’Ente e “fucina” di nuove e idee amministrative. Tra i vari punti all’ordine del giorno, vi era anche la discussione del progetto per il completo rifacimento del “parco Foglia” naturale destinazione dell’area destinata alle attività ricreative giovanili e d’infanzia. Il Sindaco ha illustrato i lavori e sono apparsi subito evidenti i segnali di curiosità ed interessamento dei giovani. L’intento del Sindaco e di tutto il Consiglio Comunale è stato quello di coinvolgere i ragazzi nelle attività amministrative locali spiegandogli le “regole del gioco” e ricercando tra le loro idee spunti utili per rendere il

di Walter SANTI

migliore nostro futuro. La Festa della Toscana è stata anche l’occasione per un altro importante appuntamento locale, per la prima volta, martedì 30 novembre, si è riunita a Sestino l’assemblea generale del Consiglio della Comunità Montana Valtiberina, dopo i Saluti del Sindaco Donati, il presidente Marzi apprezzando l’accoglienza, ha preso la parola illustrando i punti all’ordine del giorno, la seduta protrattasi fino a sera si è conclusa con la visita al parco naturale di Ranco Spinoso gestito dalla Comunità Montana. L’obbiettivo, da tutti condiviso del Presidente Marzi e della sua Giunta e quello di rendere in parte itinerante tale appuntamento e di avvicinare maggiormente anche al territorio più periferico i componenti del Consiglio e far toccare con mano le problematiche che a volte sono meno apparenti dal fondo valle.

La Festa della Toscana, un inno ai valori di pace, giustizia e libertà Con questo evento si ricorda l’abolizione delle pena di morte

Dal 2000 il Consiglio Regionale della Toscana ha approvato una legge per celebrare, il 30 novembre, la Festa della Toscana: un’iniziativa che vuole essere un omaggio a tutti coloro i quali si riconoscono nei valori della pace, della giustizia e della libertà. Erano le 17 del 30 novembre del 2000, il giorno della prima celebrazione della festività, in molti luoghi della Toscana le campane già suonavano a festa per un laico rito della memoria. La scelta del 30 Novembre non è venuta a caso, in quel giorno, infatti, ricorre l’anniversario della Riforma Penale promulgata, a quella data nel 1786, da Pietro Leopoldo di Lorena, Granduca di Toscana dal 1765 al 1790. Con tale Riforma,

che del Granduca fu “monumento e gloria”, secondo uno storico del primo Novecento, la Toscana divenne il primo Stato al mondo in cui si abolì la pena di morte, uno degli atti più incivili perpetuati fino ad allora da tutti i governi, “conveniente - secondo Pietro Leopoldo - solo ai popoli barbari”. Il 30 novembre, pertanto, non è una data fondamentale solo per l’antico Granducato di Toscana o interessante per coloro che si occupano di storia, è il primo giorno di una storia nuova per tutti gli uomini dal XVIII secolo ai nostri tempi. Con l’istituzione della Festa della Regione Toscana si vuole ricordare la grandiosità dell’atto di civiltà legislativa messo a punto da Pietro Leopoldo, per non cancellare dalla memoria di tutti l’origine del cammino lungo e tortuoso per la salvaguardia dei

diritti dell’uomo che ha visto la Toscana e i suoi governanti del passato svolgere un ruolo da protagonisti e non da comprimari o, più semplicemente, da spettatori; un cammino che continua incessantemente come “La Carta dei diritti dell’Unione Europea” del 2000 ha sottolineato sentendo la necessità di ribadire, ancora oggi, il diritto di ogni uomo a non essere condannato a morte da altri uomini. Una festa, quindi, istituita per riproporre un momento saliente della storia moderna e per aggregare i toscani attorno ad una data di grande significato civile, ricordandoli che per primi al mondo i loro antenati hanno visto abolita la pena di morte. « Quello di Pietro Leopoldo è uno degli atti fondanti di questa terra e dello Stato cui appartiene. » M.L.

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Attualità

Protocollo d’intesa tra

Provincia di Arezzo e Ente Parco Sasso di Simone e Simoncello E’ stato firmato il protocollo d’intesa tra la Provincia di Arezzo e l’Ente Parco Sasso di Simone e Simoncello intende promuovere azioni e interventi di tutela e valorizzazione nella Riserva naturale del Sasso di Simone e nel Parco naturale regionale Sasso di Simone e Simoncello, ma ha anche un valore più ampio: “è la formalizzazione di una collaborazione già esistente tra i due Enti e che è andata sviluppandosi nel corso degli anni – ha detto il Presidente della Provincia di Arezzo, Roberto Vasai – La Riserva naturale del Sasso di Simone è un parco in cui la Provincia ha molto lavorato, dal recupero del Rifugio Casa del Re, alla sentieristica e ritengo fondamentale creare azioni di fruibilità condivise così, esprimo sincera soddisfazione da parte dell’amministrazione provinciale per questo accordo che oggi andiamo a sottoscrivere ufficialmente”. La Riserva Naturale e il Parco Regionale includono un’area di alto valore naturalistico ambientale che costituisce un sistema omogeneo individuato dagli assetti naturali dei luoghi, dai valori paesaggistici, storici ed artistici e dalle tradizioni culturali delle popolazioni locali. “In questa zona non hanno senso i confini geografici – ha aggiunto l’assessore ai parchi e riserve naturali della Provincia, Antonio Per-

a cura dell’Ufficio stampa Provincia di Arezzo

feri – è un patrimonio complessivo, un servizio ai cittadini che può prevedere un percorso di sviluppi ulteriori che potrebbero coinvolgere tre regioni e tre province con ricadute economiche sul territorio interessato”. Le caratteristiche di questo territorio, infatti, prescindono dalle distinzioni amministrative e la loro conservazione e valorizzazione richiedono una azione il più possibile coordinata. “Il Parco vuole stare al centro di un’area che è il polmone verde nel cuore dell’Appennino – ha concluso il Presidente dell’Ente Parco, Carlo Zaia - Unire le sensibilità e concordare percorsi virtuosi può essere uno strumento utile a tutti”. Il protocollo prevede impegni precisi, politiche di fruizione, promozione e gestione forestale come, ad esempio, programmi e progetti di interesse comune all’area del Sasso di Simone e del Simoncello e alle altre aree di confine; facilita la collaborazione e l’integrazione operativa fra le diverse strutture di servizio (centri visita, centri di Educazione Ambientale, strutture ricettive, etc.), che operano tra le due aree protette; interviene nella salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali e tradizionali. Ufficio Stampa Provincia di Arezzo.

La conservazione e valorizzazione di un’area di alto valore naturalistico ambientale richiede un’azione il più possibile coordinata

Sestino: trovato un fungo gigantesco Rischia di entrare nel guinnes dei primati: Angelo Santi, di Sestino, un coltivatore con la passione dei funghi e dei tartufi, conosce ormai anfratti, vallecole e... soprattutto dove crescono le vesce giganti. Domenica, 22 settembre, nella solita scarpinata mattutina, si è imbattuto in quella che è il “regalo più bello che mi ha fatto il campo sopra il Petrino, ai confini della Riserva Naturale del Sasso di Simone. Non credevo ai miei occhi - racconta sull’aia agli amici subito convocati - Non era sola, altre “puzzole”- come comunemente si chiamano da queste parti - sbucavano qua e là in mezzo all’erba, un po’ più piccole, ma ne ho fatto una cesta”. È una vescia veramente straordinaria: Angiolo l’appoggia sulla seggiola e la riempie in pieno, ma poi non riesce a staccarsene e la prende in braccio, attento a non stritolarla, come un trofeo da coccolare. Anche se la vescia può crescere in vari contesti, la montagna è un luogo ideale, soprattutto dimostra la buona qualità dell’ambiente: un altro anello da aggiungere alle ricchezze ambientali della Riserva del Sasso. Viene misurata: ha una lunghezza di 47 cm e pesa poco più di 2,800 chili, che per un fungo così è un peso singolare. Come è noto la vescia (Lamgermania gigantea) è un fungo commestibile, come tale conosciuto da sempre. Viene consumata soprattutto come frittata o impanata, o cruda come insalata. Il Santi ha portato subito il suo “gigante” alla XLI Mostra Micologica delle Marche, che è in corso a San Sisto di Piandimeleto, dove è diventata immediatamente l’attrazione dei micologi e dei numerosissimi visitatori.

curiosità

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Storia e tradizioni

PresCiano Con

babbo natale

di gabriele grASSI

Nella Piazzetta centrale i bambini attendono con ansia Babbo Natale

P

resciano è un paesino che Voi tutti conoscete e nel quale la semplicità e la tranquillità sembra essersi fermata ai tempi lontani. In un clima di profonda serenità e amore per la propria terra è arrivato anche quest’anno il freddo e con esso il tanto atteso Natale. Per questa importante festività invernale la piazzetta centrale della frazione viene addobbata grazie alla collaborazione con il Comune che fornisce un bell’ albero di Natale e si impegna nel suo addobbo assieme alla predisposizione delle varie luci e suppellettili. L’albero viene innalzato al centro della piazza con tanto di presepe: c’è una grande casa in legno con all’interno la rappresentazione della natività e poche altre statue all’esterno, è essenziale ma ben illuminato, caratterizzato da giochi di colori e musiche natalizie. Ma l’attesa per il grande evento sale quando arriva Babbo Natale , ogni anni grandi e piccini rimangono entusiasmati per questa visita che ormai è diventata una tradizione. Il silenzio e la tramontana che soffia dal Sasso avvolgono l’oscurità della serata; d’un tratto si sente suonare da lontano una campanella ed il rumore di una slitta che si avvicina diventa sempre più percepibile. Qualche colpo di tosse e brontolio che segna la fatica del viaggio fa intravvedere la figura di questo

vecchio che, curvo sotto il peso di una slitta carica di regali, fa sognare i bambini. Al suo arrivo, tutti lo salutano con piacere: è Babbo Natale che, dopo un gioviale benvenuto, comincia ad estrarre dai grossi sacchi, i regali per ogni bambino facendo loro la domanda di rito”sei stato bravo”???? Sorrisi di gioia, stupore, accompagnati dal naturale timore e suggestione per questo uomo grande e barbuto, emozioni piacevoli e rassicuranti che ricordano il vero valore del Natale. Terminato il rituale della consegna dei

regali, Babbo Natale si prende un meritato riposo e viene quindi rifocillato con del buon vino o prugnolino mentre i bimbi si avvicinano a lui per consegnargli un bacio di affetto scattare qualche foto che, ne siamo sicuri, costituirà un indimenticabile ricordo. Ma l’ora si fa tarda, il freddo avvolge la serata e con qualche fiocco di neve che incomincia a scendere, Babbo Natale riprende il suo cammino e mentre si allontana i bambini di Presciano lo salutano dandogli l’appuntamento per il prossimo anno. 11


Storia e tradizioni

raCConti di “Casa”

Storie di banditi e di Barboni ai piedi del Sasso

C

’erano una volta tre banditi dalla barba molto lunga, - recita una storia narrata per secoli nelle veglie serali, davanti al focolare, a Casa Barboni. - Questi loschi figuri venivano dalle Isole, da dove erano stati scacciati, con infamia, dal Signore di quelle terre. Messi al bando e vittime di persecuzioni, approdarono stanchi ed affamati nei nostri luoghi. Trovarono rifugio in un capannello, sul Monte della Scura: vi rimasero per giorni senza essere scoperti da chicchessia. Vistisi finalmente in salvo, i tre Barboni decisero di fermarsi nei territori che li avevano ospitati: il primo si stabilì al Buchero, il secondo a Valdiceci, mentre l’ultimo scelse di impadronirsi dei luoghi sottostanti il Sasso, lì edificando la propria casa. I tre barbuti figuri erano esponenti della stirpe dei Ligi Barboni : la connotazione ipertricotica tramandata dal racconto popolare, in tutta probabilità, era frutto di un’associazione mentale suggerita dal nome della casata. Lo stemma nobiliare, marchiato a fuoco sulle porte della loro abitazione, è una “L” incisa perpendicolarmente ad una corona che termina a destra, quale abbozzo di una “B”, con un rampino discendente, mentre il motto familiare, scolpito su di un camino, quale perenne monito, così recita: Virtus nobilitat homines et opus. Operando uno studio sull’origine del cognome, l’Archivio Bibliografico Araldis ritiene che l’appellativo del casato sia verosimilmente originato da “Ligia”, famiglia oristanese, le cui notizie risalgono al secolo XIII. Mancando fonti storiche certe su eventuali superstiti dei Ligi Barboni, e su come essi siano poi approdati nei territori appenninici, pare lecito trovare nelle fonti orali quei preziosi elementi per tracciare le origini della famiglia che legò i propri destini a quelli dell’omonimo villaggio, la cui vita sociale ed economica fu per secoli strettamente correlata alle vicende del sovrastante massiccio del Simone. Passati alle cronache come i Ligi Barboni della Petrella, verso la seconda metà del Quattrocento, i signori cominciarono ad edificare la propria abitazione non distante dalla principale località, in posizione naturalmente strategica, a circa 900 metri di altezza: attorno alla dimora padronale si costituirà il piccolo borgo che nei secoli successivi, per associazione, prenderà il nome di “Casa Barboni”. L’edificio, dal punto di vista architettonico, presenta elementi di fortificazione: in particolare le feritoie poste a lato delle finestre delle facciate frontali permettevano di colpire eventuali sgraditi avventori, prima che costoro iniziassero a salire le scalinate, mentre quelle site sulla sinistra dei portoni d’ingresso riservavano nuove mortali sorprese a quanti avessero comunque raggiunto l’ultimo gradino. Simili prudenziali accorgimenti, non erano del tutto fuori luogo: nel 500’, ai tempi del Capitanato di Giustizia, il Sasso rappresentava, con i suoi recessi rocciosi e le macchie inospitali, un naturale rifugio per i malviventi. Nonostante gli atteggiamenti malfidi dei Ligi, un’altra leggenda conferma quali rischi le popolazioni locali dovessero affrontare : una sera, col temporale, fecero il loro arrivo tre frati che cercavano rifugio ed ospitalità. Dichiarando di essere penitenti, chiesero di poter mangiar di magro. I tre erano in realtà banditi che, approfittando di una distrazione della massaia, aggiunsero veleno alla minestra degli ospiti. Scorti da un bambino, questi riferì alla madre di aver visto i frati aggiungere il “sale”: intuito l’inganno, la donna condì col brodo avvelenato le pietanze destinate ai cappuccini, e fece della nuova minestra per la gente di casa. Durante la cena, i frati caddero morti stecchiti al primo boccone: per fare sparire i cadaveri si decise di bruciarli nel forno del pane. Le macchie del Sasso, oltre ad ospitare uomini di malaffare, rappresentavano habitat ideale per numerosi branchi di lupi: l’animale già nel 500’, era preda molto ambita, dal valore di uno scudo per un lupacchiotto o di otto scudi per una lupa adulta. Uomini d’arme come i Barboni non persero dunque l’occasione di acquistare, nella prima metà del 700’, la remunerativa “privativa

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di verusca roSSI

di caccia ai lupi”, con annessa patente granducale. La caccia al lupo rappresentava certo una forte entrata economica, ma non era certo la sola rendita che permise ai Barboni, annoverati tra i più grandi proprietari della zona, di acquistare dal Demanio, nel 1777, l’intera “tenuta del Sasso”, pare per la modica cifra di 310 lire, quando la sola macchia ne valeva 4000. Dalle attività agro-silvo-pastorali, i Ligi ottenevano il maggiore censo : un manoscritto originale, datato 1705, reperito nella casa padronale, riporta dettagli sulla situazione contabile della famiglia, con resoconti di rapporti commerciali intrattenuti nelle vicine zone di S.Donato, Valcava, Monteromano o nelle più distanti Rofelle, Villagrande, Monte Cerignone. Il libro “Debitori e Creditori” era infatti una rubrica, più volte aggiornata nel corso del XVIII secolo, dove il signore registrava ogni genere di entrate ed uscite, dai prestiti agli affitti, dai contratti di vendita a quelli di enfiteusi. La famiglia dei Ligi Barboni conobbe anni di grandi fasti, ma con la fine dell’800’ vide il proprio patrimonio dilapidarsi, causa lo smodato amore per il gioco e le belle donne. L’ultimo erede dei Barboni, ormai rovinato, non vide altra alternativa che mescere il proprio sangue a quello del fattore che, ormai più ricco di lui, aveva preteso quale saldo di un prestito, la proprietà della casa padronale che fu strutturata in modo funzionale alle esigenze economico-lavorative dei nuovi proprietari. Ad esempio, della porzione centrale, il piano terreno, che probabilmente ospitava le stalle per i cavalli, venne suddiviso in due zone: la più piccola, all’estremità occidentale della casa, era adibita a magazzino e rifugio per pochi animali da cortile, mentre la maggiore fungeva da laboratorio. Qui, infatti, le donne espletavano alcuni tra i più importanti compiti giornalieri: al telaio tessevano le rustiche tele di canapa e lino, nel paiolo sul focolare cucinavano la cena, ed alla madia (o arcamattra) preparavano l’impasto del pane che veniva poi cotto nell’enorme forno a legna, dove con una sola infornata si potevano cuocere sino a 100 pagnotte da un chilo. Scale interne portavano al piano superiore dove, nel sottoscala, era stata ricavata la caciaia, ovvero la stanza adibita alla stagionatura dei formaggi e credenza per altre masserizie. Il portone interno, con impresso l’emblema della famiglia Ligi Barboni, si apriva su quello che una volta era il salone più importante: ripartito in due vani, uno rappresentava la cosiddetta “stanzetta da l’acqua”, dove le massaie rigovernavano i piatti al lavandino di pietra o facevano la sfoglia alla spianatoia a cavalletto che, a lavori ultimati, veniva ripulita, appoggiata al muro e chiusa con un nottolo. Nell’altra stanza, che fungeva da sala da pranzo, di fronte al massiccio camino in pietra, dopo cena l’intera famiglia vegliava, intrattenendosi con canzoni e novelle, tra cui quelle testé ricordate. Scale con soffitto di mattoni a volta, la cui tecnica architettonica rivela ancor oggi l’origine patrizia della casa, portavano al secondo piano: qui la “saletta” ospitava giovani donne, intente a ricamare per ore di fronte l’elegante caminetto, fregiato dal motto familiare. Il locale fungeva a anticamera allo “stanzone”, enorme vano adibito a zona notte: mentre gli adulti dormivano in basso, di fronte alle finestre, in un soppalco, fatto da assi di cerro, si coricavano i bambini. Nella saletta, una piccola porta, nascondeva scale strette e buie che consentivano l’accesso al “colombaio”. La piccionaia, ricavata in quella che era stata forse una torretta di avvistamento, rappresenta un’importante fonte di approvvigionamento: le feritoie, chiuse con sportellini di legno, ospitavano le cove degli uccelli, consentendone la cattura. Oggi, su ogni piano, nicchie nei muri portanti celano porte comunicanti al resto della casa. Date ed iscrizioni su pietre e mattoni, vecchi manoscritti, utensili agricoli, mobilia tarlata dalla fattura artigianale, rivelano ancora oggi tracce di un passato non del tutto sopito : in pratica, la “Casa” sembra comunicare attraverso gli oggetti carichi di vissuto. Ecco spiegato come, tra le mura domestiche, risuoni ancora oggi l’eco di affascinanti storie popolari .


itĂ , Storia, Cultura, l a u Ar te Att ,M edic ina, Turi smo, Enogastronomia...


Piogge, un monitoraggio costante sulla Valtiberina Nel 2010 il mese più piovoso è stato gennaio, sorprende il terzo posto di maggio Se dovessimo chiedere alla prima persona che incontriamo per strada un aggettivo per descrivere meteorologicamente il 2010, molto probabilmente avremmo per risposta: “Piovoso!”. Questa percezione è di certo stata incrementata dalle cronache di un autunno da questo punto di vista tragico. Prima, a inizio ottobre, le inondazioni in provincia di Savona, che hanno provocato ingenti danni ed una vittima, ed il nubifragio di Prato, a seguito del quale tre persone sono annegate intrappolate nella loro auto sommersa all’improvviso mentre attraversava un sottopassaggio, poi, negli ultimi giorni, le alluvioni nel Vicentino e nel Massese, con due in entrambi i casi. Ma i dati effettivi rilevati sperimentalmente confermano le sensazioni “empiriche”? E se sì, il trend si mantiene anche su scala macroscopica a livello globale e/o nel nostro ambito microclimatico valtiberino? Infine, quale sono le cause e le possibili conseguenze del fenomeno? Queste tre domande costituiscono una base di partenza molto interessante per trattare alcuni aspetti del problema climatico, questione attuale e complessa quante altre mai ma troppo spesso affrontata in maniera pregiudiziale od opportunistica invece che con il dovuto rigore scientifico. L’aspetto che salta subito all’occhio, anche ad un primo esame superficiale dei dati, è l’estrema eterogeneità che ha caratterizzato l’ultimo anno, sia da un punto di vista geografico che temporale. Possiamo tuttavia affermare che effettivamente il 2010 è stato un anno piovoso, quindi la risposta alla prima domanda è sì. In particolare il primo trimestre (Gennaio – Marzo) è stato caratterizzato da un surplus di millimetri di precipitazione del 37% e il secondo (Aprile – Giugno) del 18% rispetto alla media trentennale. La stagione estiva merita un approfondimento maggiore, a causa dell’estrema variabilità registrata sul territorio. Se nel centro-nord la situazione è rimasta sostanzialmente nella norma, il Lazio e la Puglia hanno vissuto una vera e propria siccità, con diminuzioni dal 75 al 100%. Di contro, in Sardegna, Sicilia e Molise abbiamo assistito ad un raddoppio dei valori medi. Questi, poi, non sono che gli andamenti generali: ad esempio ad agosto a Torino i pluviometri hanno segnato livelli record. Settembre ha poi ancora accentuato l’andamento dei mesi precedenti: i dati per forza di cose sono ancora incompleti, però sono stati registrati nuovi primati in Calabria (sei volte più della media), Trentino (il doppio della media). La regione più colpita è stata naturalmente la Liguria, ma i 300 mm piovuti in un solo giorno a

II

Varazze sono ben lontani da quello che resta il record storico non solo della regione ma anche di tutta Italia, 948 mm, segnati l’8 ottobre 1970 a Genova, all’apice del grande alluvione che provocò 25 morti e che fu cantata da De André in “Dolcenera” come sfondo tragico di una traspo-

Mese Gennaio Febbraio Marzo Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto

2010 182,1 mm 141,0 mm 54,0 mm 99,9 mm 117,7 mm 74,7 mm 48,2 mm 47,9 mm

il clima della nostra zona minimizzando il ruolo di eventuali fluttuazioni casuali che nel singolo anno possono influenzare i dati in maniera anche molto marcata. Si nota in particolare un aumento della piovosità in primavera bilanciato da estati più secche.

Media decennale 66,1 mm 62,3 mm 76,3 mm 82,6 mm 66,2 mm 49,5 mm 35,9 mm 58,8 mm

sizione moderna dell’eterno topos di Eros e Thanatos. Il dato complessivo del 2010 ovviamente non è ancora disponibile. Si può tentare d’altra parte una stima, basandosi sulle medie attuali e supponendo che si mantenga il trend dei primi mesi, che proietta l’anno nell’ottavo percentile della distribuzione di precipitazioni, ossia tra gli ottanta più piovosi degli ultimi mille anni. Delineata schematicamente la situazione italiana e risposto al primo quesito, passiamo ora alla seconda domanda che ci eravamo posti e restringiamo il campo di indagine alla zona valtiberina. I dati pluviometrici di settembre relativi alla nostra valle sono ancora in elaborazione, pertanto dovremo limitarci ad analizzare i primi otto mesi dell’anno. Riportiamo in tabella le rilevazioni effettuate dalla Regione Toscana relative all’anno 2010, confrontate con le medie degli ultimi dieci anni (stessa fonte) e con quelle degli ultimi trenta (valori ricavati per interpolazione dei dati misurati dalle stazioni meteorologiche di Perugia ed Arezzo, pubblicati da ilmeteo.it). Un dato particolarmente interessante è quello di Marzo, sottomedia, quindi in controtendenza rispetto a quanto avevamo visto a livello nazionale. Da ciò possiamo capire come diverse zone, pur sottoposte alle stesse condizioni macroclimatiche, possano manifestare fenomeni differenti a causa degli attributi locali (orografia, morfologia ed idrografia del luogo, per esempio), rendendo ancor più difficile lo studio di questi concetti. Per il resto, notiamo una sostanziale conferma dell’andamento generale. In particolare si segnalano dati record a Gennaio (più del 175% sopra la media) e Maggio (+80%). È interessante anche il confronto tra le due medie, per avere un’idea di come stia cambiando

di Matteo roMANeLLI

Media trentennale 59,0 mm 61,5 mm 60,5 mm 66,0 mm 69,5 mm 61,5 mm 41,0 mm 55,5 mm

Negli ultimi 90 anni (dal 1921) sono piovuti in media 1244 mm all’anno, con una diminuzione media annua tra i 2 e i 3 mm. Purtroppo risulta pressoché impossibile reperire dati relativi alle precipitazioni nei secoli precedenti. Accenniamo ora brevemente alle dinamiche generali dell’estate 2010 nell’emisfero settentrionale (ricordiamo che in quello meridionale le stagioni sono invertite). L’anomalia maggiore che si è presentata riguarda la zona artica, dove la pressione è stata molto più bassa del solito. Ciò ha provocato una serie di fenomeni concatenati: zone di bassa pressione anche in America ed Europa, le quali hanno consentito a perturbazioni atlantiche di interessare più volte Polonia, Ucraina, Scandinavia e Italia. Di contro si è avuto una distribuzione di alta pressione fuori dalla norma sul Pacifico ed in Asia, in particolar modo nella Russia, a cavallo degli Urali. Ciò ha provocato il caldo record russo di quest’estate con dati abnormi, come i 7 °C di aumento della temperatura rispetto alla media. In questo contesto, si è sviluppata in maniera del tutto imprevedibile una depressione sul Pakistan, che ha provocato devastanti inondazioni. Per finire non resta dunque che studiare, almeno per sommi capi, la dinamica atmosferica e spiegare, ovviamente in maniera intuitiva, come da ciò si sviluppino i fenomeni climatici, rispondendo così al terzo quesito che ci eravamo posti. È utile richiamare qui alcune nozioni sulla struttura dell’atmosfera: essa è un involucro gassoso che avvolge la Terra, saldamente attratta dalla forza di gravità, con un’altezza di 2000-2500 Km ed un gradiente di densità fortemente negativo. Una definizione intuitiva di gradiente, senza ricorrere al calcolo differenziale, potrebbe


essere la velocità con cui una grandezza aumenta (gradiente positivo) o diminuisce (negativo) spazialmente. Quindi la maggior parte dell’aria si trova concentrata negli strati più bassi dell’atmosfera, che sono proprio quelli che ci interessano in quest’ambito. Chimicamente l’atmosfera è composta da azoto al 78%, da ossigeno al 21%, argon allo 0,9%, anidride carbonica ed altri gas in tracce; a questi vanno aggiunti vapore acqueo e particelle di pulviscolo. Queste quantità restano costanti nel tempo, in virtù di un equilibrio dinamico in cui i gas vengono continuamente consumati e riprodotti. La zona basale dell’atmosfera si chiama troposfera, va dalla superficie terrestre a circa 10-16 Km di altezza (a seconda della latitudine) e presenta gradiente termico negativo. È questo il dominio entro cui si formano e si sviluppano i fenomeni meteorologici e quindi

“spinta” dal gradiente barico negativo verso il centro e quindi verso l’alto, generando un moto ascensionale. Negli anticicloni, invece, avviene l’opposto: aria fredda (quindi più pesante) diverge verso l’esterno secondo gradiente e tende ad abbassarsi di quota. Cicloni e anticicloni tendono a spostarsi continuamente alternandosi gli uni agli altri. Tuttavia, possiamo distinguere alcune regioni terrestri che presentano caratteristiche bariche costanti: in particolare ai poli e nelle zone subtropicali troviamo anticicloni permanenti (per questo motivo abbiamo parlato dell’anomalia di bassa pressione artica dell’estate 2010) mentre la zona equatoriale è un’area ciclonica. I movimenti appena descritti costituiscono la base dei movimenti delle perturbazioni. Per poter però procedere con la trattazione dobbiamo prima introdurre un’ultima grandezza

ad essa si limiterà la nostra analisi. Introduciamo ora un ulteriore parametro estremamente importante: la pressione atmosferica, dovuta alla forza peso dell’aria e agli urti delle molecole di gas contro i corpi immersi in essa. Al livello del mare vale 101325 Pascal. La pressione presenta ovviamente un gradiente verticale negativo (più si sale, più bassa è la colonna d’aria sovrastante; inoltre minore temperatura implica minor velocità media delle molecole di gas e quindi minor impulso trasmesso negli urti), ma se essa dipendesse solo dalla posizione spaziale sarebbe costante su una superficie sferica ad altezza fissata. Ci sono però anche altri parametri che la influenzano, in primis la temperatura ed in misura minore l’umidità. Questo ci obbliga ad introdurre anche un gradiente orizzontale. Possiamo quindi identificare su una carta geografica delle regioni con pressione più bassa rispetto alle zone circostanti e viceversa. Le prime sono dette zone cicloniche (cicloni), le seconde anticicloniche (anticicloni). In queste zone tendono ad instaurarsi moti convettivi dell’aria. Nei cicloni l’aria viene

decisiva nello studio delle precipitazioni: l’umidità dell’aria, ossia la quantità di vapore acqueo contenuta nell’aria. L’aria viene “caricata” di H2O da vari fonti (evaporazione, traspirazione di esseri viventi, ecc.) ma, per motivi chimici che non è il caso di approfondire in questa sede, non può contenere più di una certa quantità di vapore acqueo, detta limite di saturazione, crescente con la temperatura. Quando aria umida si trova in una zona ciclonica, viene trascinata dal moto ascensionale a quote maggiori, dove temperatura e pressione sono minori. Questo provoca un’espansione adiabatica dell’elemento di aria, con conseguente abbassamento del limite di saturazione, che provoca la condensazione del vapore acqueo. Così si forma una nube. Se il fenomeno persiste, le gocce d’acqua s’ingrossano sempre finché il loro peso non diventa insostenibile per le forze interne della nube, originando una precipitazione (pioggia, neve o grandine a seconda dei parametri locali). Quindi condizione necessaria per il verificarsi delle precipitazioni è la presenza di una zona di bassa pressione: per

questo motivo all’equatore piove quasi sempre, mentre in corrispondenza delle regioni anticicloniche subtropicali sono situati il deserto del Sahara, quello dei Gobi ecc. Era stato detto che ai poli si trova un anticiclone permanente. Ed infatti il più grande deserto del mondo è l’Antartide, secondo la definizione di luogo disabitato in cui piove pochissimo. Per completare il nostro percorso non resta che descrivere i meccanismi che provocano lo spostamento delle nubi, ossia le perturbazioni. Il motore delle perturbazioni è lo spostamento di masse d’aria, cioè il vento. Esso si instaura tra due zone contigue di troposfera, qualora tra di esse esista un gradiente di pressione. In particolare la velocità del vento dipende dall’intensità del gradiente. Tenderebbe a seguirne anche la direzione, non fosse per deviazioni provocate dagli attriti e dalla forza di Coriolis, dovuta alla non-inerzialità della rotazione terrestre. Questi spostamenti d’aria possono interessare porzioni più o meno vaste della troposfera. Per esempio gli alisei coinvolgono quasi tutta la troposfera mentre i monsoni sono fenomeni su media scala (percorsi di 1000-2000 Km). A noi interessano però altri eventi su percorsi relativamente brevi, quelli che regolano il passaggio di fronti ciclonici ed anticiclonici, dettando le variazioni delle condizioni meteorologiche. Vengono chiamate perturbazioni cicloniche extratropicali. Si tratta di masse d’aria a bassa pressione, del diametro di 1500-3000 km ruotanti in senso antiorario, che solitamente si formano lungo il fronte polare, ossia nel punto in cui si scontrano i venti caldi provenienti dai tropici con quelli freddi polari. Dopo la loro formazione, normalmente si dividono in 3-5 perturbazioni secondarie che si sviluppano in maniera autonoma. Senza entrare nei dettagli, esse descrivono un moto da ovest verso est, spinte da moti troposferici generali. Al loro passaggio subentrano alle zone anticicloniche di alta pressione, portandosi dietro le nubi formate nella maniera descritta precedentemente e dando quindi luogo alle precipitazioni. Con il passare del tempo decrescono in intensità, a causa della diminuzione della depressione barica, fino ad estinguersi dopo circa dieci giorni dalla formazione. A questi fenomeni se ne affiancano altri di tipo locale, dovuti alla geografia particolare del luogo (presenza di mare, catene montuose, ecc.). Si tratta movimenti con periodicità abbastanza regolare, tanto che a molti di questi venti è stato dato un nome proprio (limitatamente all’Italia, ad esempio, la tramontana, la bora, il maestrale ecc.). Non abbiamo accennato alle perturbazioni cicloniche tropicali, che danno vita agli eventi distruttivi di cui spesso vediamo le immagini nei telegiornali, poiché esse fortunatamente non interessano le nostre zone. O almeno non le hanno interessate finora. Tuttavia, con l’aumento della temperatura degli ultimi anni e quindi delle energie in gioco, anche alle nostre latitudini si sono verificati episodi molto intensi. Questo fatto introduce il problema del riscaldamento globale e delle sue cause, che oggi non abbiamo affrontato. Ma lo faremo in uno dei prossimi numeri.

III


L’ICI, UN TRIBUTO SUI

FABBRICATI DEI CITTADINI Quando si paga, chi è invece esente, quali sono i poteri del comune, la parola all’esperto

a cura di Studio fabiola PoLverINI

L’Imposta comunale sugli immobili, meglio nota con l’acronimo “ICI”, è un tributo statale che grava sui fabbricati e sui terreni agricoli ed edificabili dei cittadini italiani e stranieri che hanno possedimenti in Italia. Nata come Imposta straordinaria sugli immobili, ha preso la forma attuale nel 1992, l’ ICI si è rapidamente evoluta divenendo una delle entrate più importanti nel bilancio dei comuni italiani, sostituendo i trasferimenti di fondi dallo Stato centrale. L’ ICI viene considerata come un’ imposta reale il cui presupposto impositivo è costituito dal possesso - a titolo di proprietà, usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie - di fabbricati (esclusi i fabbricati rurali (veri) e quelli di gruppo E), aree fabbricabili e terreni agricoli (esclusi gli orticelli, i terreni incolti e le pertinenze dei fabbricati), situati nel territorio dello Stato, a qualsiasi uso destinati, compresi gli immobili strumentali all’esercizio dell’attività professionale, artigianale o imprenditoriale, nonché quelli alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa. L’ICI, UN TRIBUTO STATALE CHE GRAVA SUI FABBRICATI DEI CITTADINI Soggetti passivi dell’imposta, anche se non residenti nel territorio dello Stato o se non hanno ivi la sede legale o amministrativa o non vi esercitano l’attività, sono: • il proprietario dell’immobile; • il titolare di un diritto reale di usufrutto su un immobile; • il titolare di un uso su un immobile; • il titolare di un’abitazione; • il titolare di un diritto di enfiteusi; • il titolare di un diritto di superficie; • il titolare di un contratto di leasing su un immobile; • il concessionario di beni immobili insistenti su aree demaniali. L’imposta è liquidata, accertata e riscossa dal comune sul cui territorio insiste l’immobile. Se un soggetto possiede più immobili in Comuni diversi, deve assolvere l’ICI separatamente per ciascun comune. In gergo tecnico si parla di “Base imponibile” dell’imposta quando ci si riferisce al valore degli immobili secondo le norme di seguito elencate : per i Fabbricati: Per gli immobili (terreni o fabbricati) regolarmente iscritti in catasto il valore è costituito da quello che risulta applicando alla rendita catastale vigente al 1º gennaio dell’anno di imposizione, come determinata dall’Agenzia del Territorio competente, rivalutata del 5%, i seguenti moltiplicatori: 100 - per gli immobili appartenenti al gruppo A (abitazioni di vario genere con esclusione della categoria A/10) e C (magazzini, laboratori, ecc. con esclusione della categoria C/1); 140 - per gli immobili appartenenti al gruppo B (scuole, ospedali, biblioteche, ecc.); 50 - per gli immobili appartenenti alla categoria A/10 (uffici e studi privati) ed al gruppo D (alberghi, opifici, banche, ecc.); 34 - per gli immobili appartenenti alla categoria C/1 (negozi e botteghe); Per gli immobili di interesse storico o artistico ai sensi dell’articolo 10 del D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, la base imponibile è costituita dal valore della rendita catastale, determinata mediante l’applicazione della tariffa d’estimo di minore ammontare tra quelle previste per le abitazioni della zona censuaria nella quale è sito il fabbricato; per i fabbricati, diversi da quelli indicati al punto precedente, non iscritti in catasto, è necessario fare riferimento alla rendita catastale proposta secondo la procedura DOC-FA; per i fabbricati del gruppo catastale D non iscritti in catasto posseduti interamente da imprese e contabilizzati distintamente, il valore è calcolato direttamente partendo dal costo risultante dalle scritture contabili al lordo delle quote di ammortamento maggiorato con l’applicazione di appositi coefficienti di attualizzazione. Questa procedura deve essere utilizzata fino al 31 dicembre dell’anno in cui viene attribuita la rendita catastale. Per le aree edificabili, il valore è costituito da quello venale in comune commercio al 1º gennaio dell’anno di imposizione, avendo riguardo alla zona territoriale di ubicazione, all’indice di edificabilità, alla destinazione d’uso consentita, agli oneri per eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la costruzione, ai prezzi medi rilevati sul mercato dalla vendita di aree aventi analoghe caratteristiche. Per i terreni agricoli il valore è costituito da quello che risulta applicando all’ammontare del reddito dominicale risultante in catasto, rivalutato del 25%, un coefficiente moltiplicatore pari a 75.

IV


SONO ESENTI DALL’ICI Immobili e relative pertinenze destinati ad abitazione principale, per la quale si intende l’unità immobiliare dove il contribuente ha la residenza anagrafica o effettiva, fatta eccezione per quelli di categoria catastale A1 (abitazioni signorili), A8 (ville), A9 (castelli) (ossia considerati di lusso); Immobili posseduti dallo Stato, Regioni, Province, Comuni, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali; Fabbricati classificati o classificabili nelle categorie catastali da E/1 a E/9 (fabbricati destinati all’esercizio del culto e per altre specifiche esigenze pubbliche); Fabbricati di proprietà dello Stato della Città del Vaticano, appositamente indicati nei Patti Lateranensi; Fabbricati appartenenti a Stati esteri ed alle organizzazioni internazionali; Fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e recuperati per essere destinati ad attività assistenziali; Fabbricati posseduti da enti non commerciali e destinati esclusivamente ad attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive. Terreni agricoli situati nelle aree montane o di collina definite dall’art. 15 della L. 984/1977 (tra cui sono ricompresi anche i terreni agricoli siti sia in Comune di Monterchi che quello di Anghiari). Terreni incolti Terreni diversi dalle aree fabbricabili, sui quali le attività agricole sono esercitate in forma occasionale; Fabbricati posseduti da cooperative agricole e consorzi agrari. Per abitazione principale si intende quella nella quale il contribuente, che la possiede a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale (od i suoi familiari) dimorano abitualmente e che, si identifica, solitamente con la residenza anagrafica.Ciò comporta che se l’immobile è: • adibito ad abitazione principale da più soggetti passivi, l’esenzione spetta a ciascuno di essi; • di proprietà di più soggetti, ma solamente alcuni di essi lo hanno adibito ad abitazione principale, l’ICI continua ad essere dovuta da colui che non lo ha destinato a tale uso. Naturalmente nel caso in cui il contribuente trasferisca la propria abitazione principale nel corso dell’anno in un altro immobile, l’esenzione deve essere riconosciuta a ciascuna unità immobiliare proporzionalmente al periodo dell’anno in cui si protrae tale destinazione. DETRAZIONI ED ALIQUOTE Il periodo di imposta cui l’Ici si riferisce è quello dell’anno solare in corso, dal 01 gennaio al 31 dicembre. Qualora il possesso dell’immobile sia relativo solo ad una parte dell’anno l’imposta viene ragguagliata. Le aliquote e detrazioni vengono determinate annualmente da ogni singolo Comune con una apposita delibera. Attualmente le detrazioni e le riduzioni di imposta operanti sono valide per le seguenti tipologie di immobili: Unità immobiliari e relative pertinenze adibite a prima abitazione di categorie catastali A1, A8, A9 - detrazione di Euro 103; Fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto inutilizzati - Riduzione dell’imposta del 50% rapportata al periodo di effettiva inagibilità o inabitabilità. Tale condizione va dichiarata all’ufficio tecnico comunale. Il versamento viene effettuato da ciascun proprietario proporzionalmente alla quota e ai mesi di possesso dell’immobile, in due rate o in un’unica soluzione a saldo: il 16 giugno : si versa il 50% dell’imposta dovuta, commisurata sul quantum versato nel precedente esercizio ; il 16 dicembre : si versa il saldo dell’imposta dovuta, conguagliando le eventuali differenze Il versamento può essere effettuato su appositi bollettini postali, ovvero tramite il modello F24 , con il quale è possibile compensare l’ICI con altri tributi.

POTERI DEL COMUNE: Il comune verifica l’esattezza di dichiarazioni, delle denunce e dei versamenti eseguiti . L’ente municipale emette l’avviso di accertamento in rettifica con riliquidazione della maggiore imposta dovuta e le motivazioni da cui scaturisce. Tale deve essere notificato entro il termine di decadenza del 31/12 del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione e/o il versamento sono stato o avrebbero dovuto essere effettuati. Inoltre il comune può provvedere alla rettifica della dichiarazione nel caso di infedeltà, incompletezza o inesattezza o procedere all’accertamento d’ufficio in caso di omessa presentazione. Nel qual caso si verifichi ciò diverse sono le sanzioni e gli oneri da pagare: ad esempio, l’Omessa dichiarazione ICI prevede una sanzione dal 100% al 200% dell’imposta dovuta, l’Infedele dichiarazione ICI presume una multa dal 50% al 100% della maggiore imposta dovuta. Se l’errore doloso non incide sull’ammontare dell’imposta, si applica una sanzione amministrativa da Euro 51 a Euro 258; Infine per l’Omesso o ritardato versamento dell’ICI si prevede una sanzione del 30% dell’imposta non versata.

V


Il fondo di garanzia

per le vittime

della strada.

La legge sull’assicurazione obbligatoria della responsabilità civile è volta a dare piena tutela al danneggiato dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti. Il Fondo di garanzia per le vittime della strada, interviene in tutte quelle ipotesi in cui, per ragioni diverse, non ci sia una compagnia assicuratrice che garantisca il risarcimento alla vittima di un sinistro stradale. Istituito con legge n. 990 del 1969, il Fondo di garanzia per le vittime della strada interviene nelle ipotesi in cui per il danneggiato non sia possibile agire direttamente nei confronti dell’assicuratore del responsabile del sinistro. Le ipotesi di intervento sono quelle espressamente individuate dall’art. 283 del nuovo Codice delle assicurazioni private (Decreto Legislativo n. 209/2005): a) Veicolo o natante non identificato al verificarsi di questa condizione possono essere risarciti dal Fondo solo i danni alle persone. Tuttavia dal 24 novembre 2007, a seguito delle modifiche apportate al Codice delle assicurazioni dal Decreto legislativo n. 198/2007, il risarcimento è dovuto anche per i danni a cose, con una franchigia di € 500,00, in caso di danni gravi alla persona. Sul danneggiato che intenda rivolgersi al Fondo vittime della strada grava l’onere preliminare di dimostrare che il veicolo che ha causato il sinistro sia rimasto sconosciuto o sia impossibile da identificare. Tale prova potrà essere ad esempio raggiunta allorché il conducente del veicolo non identificato non si sia fermato dandosi alla fuga senza lasciare traccia di sé, o quando il danneggiato non si sia trovato nelle condizioni psicofisiche per poter identificare il veicolo danneggiante. b) Veicolo o natante non coperto da assicurazione in questa ipotesi il Fondo di garanzia è obbligato a risarcire sempre sia il danno alla persona che i danni a cose derivanti dall’incidente (risarcimento integrale dei danni a cose a seguito del richiamato Decreto legislativo n. 198/2007). Sul danneggiato che agisce nei confronti del Fondo di garanzia grava l’onere VI

di provare la mancanza di copertura assicurativa di chi abbia causato l’evento dannoso. Questa prova potrà essere raggiunta mediante l’acquisizione dei verbali redatti dalle autorità intervenute sul luogo del sinistro o anche per ammissione esplicita del danneggiante. Oltre all’ipotesi ordinaria di un veicolo messo in circolazione senza copertura assicurativa, rientrano in questa categoria anche altri casi come quello di sinistro stradale causato su strade pubbliche da mezzi adibiti usualmente a gare sportive su circuiti e quello di veicolo assicurato con impresa non abilitata all’esercizio dell’attività assicurativa. c) Veicolo assicurato con imprese in stato di liquidazione il Fondo di garanzia provvede al risarcimento dei danni provocati dalla circolazione dei veicoli o natanti che risultino assicurati presso imprese che, cadute in dissesto finanziario, si trovino in stato di liquidazione coatta amministrativa (e quindi non più in grado di risarcire i danni) o che vi vengano poste successivamente. Il risarcimento è dovuto per tutti i danni riportati dal danneggiato, indistintamente e senza limiti. In questo caso, oltre a dare prova della responsabilità del veicolo danneggiante nella causazione del sinistro, il danneggiato dovrà anche dimostrare che l’impresa che assicurava il veicolo danneggiante si trovava, al momento dell’incidente, in stato di liquidazione coatta amministrativa o che, comunque, vi sia stata posta successivamente al suo verificarsi. d) Veicolo in circolazione contro la volontà del proprietario, dell’usufruttuario, dell’acquirente con patto di riservato dominio o del locatario in caso di locazione finanziaria Il Codice delle assicurazioni private stabilisce che, a partire dal giorno successivo alla denuncia presentata all’autorità di pubblica sicurezza, l’assicurazione non ha effetto nel caso di circolazione avvenuta contro la volontà del proprietario del veicolo. Al verificarsi di tale ipotesi, il risarcimento da parte del Fondo di garanzia è dovuto sia per i danni alla

L’AVVOCATO RISPONDE Avv. Lara Chiarini Via dell’Acquedotto, 2 - Anghiari (Ar) Tel e Fax 0575/789910 Tutti i sabato mattina ore 9.00/13.00 riceve presso gli uffici di Studio Inoltre Viale Piero della Francesca, 91/A Monterchi (Ar) Tel e Fax 0575/70490

persona che per quelli a cose, senza alcuna franchigia, ma limitatamente ai terzi non trasportati e a coloro che sono trasportati contro la propria volontà o che sono inconsapevoli della circolazione illegale del veicolo. Anche in questo caso, il danneggiato dovrà provare gli elementi tipici della fattispecie, ovvero la responsabilità del veicolo danneggiante nella causazione del sinistro e la circolazione illegale del veicolo medesimo, comprovata dalla denuncia presentata all’autorità competente. d-bis / d-ter) Veicoli esteri Nel caso di danni provocati da veicoli privi di assicurazione spediti nel territorio italiano da un altro Stato dello Spazio Economico Europeo (Paesi della UE, Islanda, Norvegia e Lichtenstein), arrecati nel periodo che intercorre tra la data di accettazione della consegna del veicolo e lo scadere del termine di 30 giorni e nel caso di veicoli esteri con targa non corrispondente o non più corrispondente allo stesso veicolo, il Fondo di garanzia risarcisce sia i danni alle persone che quelli a cose, senza alcuna franchigia. Il Fondo di garanzia per le vittime della strada è gestito sotto il controllo del Ministero delle attività produttive e della Consap (Concessionaria servizi pubblici assicurativi S.p.A.). Per la liquidazione dei danni ai soggetti danneggiati, il Fondo di garanzia si avvale di tutta una serie di società assicuratrici designate per ogni regione italiana. Eseguito il pagamento, il Fondo, tramite la Consap, si occupa di rimborsare le somme anticipate dalle imprese designate. Chiunque ritenga di avere diritto ad un risarcimento in qualità di vittima della strada, dovrà pertanto rivolgersi direttamente all’impresa assicuratrice designata dal Fondo di garanzia ed operante nella regione di riferimento, ovvero quella nella quale si è verificato il sinistro.


La piometra nella cagna Quando la fertilità diventa un problema!

di dott.ssa catia BIgI Con il termine “piometra” si intende una raccolta di pus all’interno dell’utero di una cagna. Si tratta di una malattia abbastanza frequente nelle cagne anziane e di mezza età (sopra i 7-8 anni) anche se, molto meno frequentemente, può colpire soggetti giovani sotto i 6 anni di età. La piometra, legata al ciclo estrale della cagna ed influenzata dagli ormoni, è causata da un’infezione batterica all’interno dell’utero che può determinare un’intossicazione da modesta a grave, spesso mettendo fortemente a rischio la vita stessa della cagna. Dopo il calore, in tutte le cagne, si determina un aumento del progesterone in circolo che favorisce delle modificazioni a livello dell’utero, come la riduzione delle difese immunitarie a livello uterino e l’aumento delle secrezioni ghiandolari uterine con conseguente accumulo di materiale all’interno dell’utero stesso. Queste condizioni favoriscono decisamente le infezioni. I batteri presenti in vagina normalmente trovano in queste condizioni il terreno fertile per risalire a livello uterino, riprodursi eccessivamente e dare infezione. Spesso il germe responsabile di piometra è l’Escherichia coli, tuttavia diversi sono i germi che possono essere responsabili di piometra, comunque tutti germi normalmente presenti in vagina. Si distinguono due diversi tipi di piometra: “piometra con cervice aperta” e “piometra con cervice chiusa”. Nella piometra con cervice aperta i proprietari delle cagne possono riscontrare uno scolo dalla vagina che potrà essere sanguinolento o purulento. Generalmente questo scolo compare dalle 4-8 settimane dopo la fine del calore della cagna. Altri sintomi riscontrabili saranno letargia, inappetenza o anoressia, poliuria (aumento della produzione di urina) e polidipsia (aumento della sete), e diarrea. Generalmente di fronte a questo tipo di piometra il proprietar io accorto si rende conto velocemente che c’è qualcosa che non va. Nella piometra a cervice chiusa, invece, non abbiamo lo scolo vaginale, il materiale purulento si accumula all’interno dell’utero senza poter fuoriuscire, determinando generalmente condizioni più preoccupanti con sintomatologia più grave. Questo legato anche al fatto che, non essendoci scolo esterno come nelle cagne affette da piometra a cervice aperta, il proprietario si accorge solo più tardivamente del problema, quando la sintomatologia risulta decisamente più grave: letargia, anoressia, polidipsia (aumento della sete), vomito e perdita di peso. In queste condizioni si genera più velocemente una condizione di intossicazione con progressivo peggioramento fino ad arrivare a disidratazione, shock, coma ed eventualmente morte. La diagnosi di piometra si può sospettare già dall’anamnesi e dall’esame clinico della cagna, rilevando i sintomi sopra ricordati associati a febbre, ad aumento di volume dell’addome e a disidratazione. Attraverso un esame ecografico è possibile emettere una diagnosi di certezza, mettendo in evidenza l’aumento di volume dell’utero e la presenza di accumulo di liquidi all’interno dell’utero stesso. Il trattamento di prima scelta per la piometra è sempre chirurgico a meno che il proprietario non desideri mantenere la potenzialità riproduttiva della cagna. Si esegue una ovaristerectomia della cagna (rimozione chirurgica di utero ed ovaie) e generalmente si cerca di intervenire il più velocemen-

te possibile per evitare complicazioni settiche e tossiche che accompagnano la piometra e che spesso mettono a rischio la vita della cagna. Esiste anche la possibilità di trattare la piometra in maniera farmacologica, attraverso l’utilizzo di farmaci che favoriscano l’espulsione del materiale contenuto nell’utero associati ad antibiotici. Si consiglia comunque questa scelta solo per quelle cagne che, ancora giovani, risultino di elevato valore riproduttivo, che non siano in una fase già critica della malattia, che non abbiano patologie concomitanti e che siano affette da piometra di tipo aperto. Per prevenire l’insorgenza della piometra in una cagna è consigliabile sterilizzarla, preferibilmente in giovane età in modo da prevenire anche gravidanze indesiderate e patologie alle mammelle, e comunque sempre prima dei sei-sette anni, età in cui aumenta molto il rischio di insorgenza della piometra successivamente ad ogni calore. Considerate anche che una cagna curata farmacologicamente con successo a seguito di una piometra sicuramente avrà problemi dello stesso tipo subito dopo il calore successivo, per cui una volta che la cagna si sia ristabilita è comunque sempre consigliabile programmare un intervento di sterilizzazione.

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Storia e tradizioni

viaggio tra i tesori del Paese:

il Castello di sestino

di Ilenia ANgeLI

Continuando il viaggio virtuale tra i “piccoli gioielli del nostro territorio”, in questo numero andremo a conoscere le meraviglie del Castello di San Donato, che sin dal periodo romano ha contribuito ad accrescere la fama artistica di Sestino. Questo piccolo nucleo del comune montano è un antico insediamento alto medioevale, collocato sul colle che domina la valle del torrente Rodovaldo e che probabilmente fu distrutto da Federico Barbarossa. Durante il periodo medioevale fu “Castrum” della provincia della Massa Trabaria: della struttura originaria conserva un’ agile torre quadrata del XIII secolo e oggi può essere considerata l’erede di una più antica organizzazione territoriale che ha lasciato molti resti archeologici appartenenti all’epoca romana e al periodo alto-medioevale. Gli storici, attraverso un’attenta analisi delle varie fonti, hanno confermato l’esistenza di un antico oratorio all’interno del castello, che poi divenne la nuova e meravigliosa chiesa parrocchiale. Questo edificio è stato oggetto di numerosi studi e lunghi rimaneggiamenti nel corso dei secoli ed ha conservato eccezionali documentazioni pittoriche delle quali esistevano solamente memorie e leggende. In seguito al terremoto del 1997, nelle pareti della chiesa si formarono delle crepe che evidenziarono la presenza di affreschi; di conseguenza si iniziarono lunghi e attenti lavori di restauro, terminati nel 2006. Oggi, quindi, è possibile ammirare gli intonaci dipinti, ricomposti in una stanza adiacente al luogo di ritrovamento poiché durante i lavori di restaurazione stato necessario lo stacco: sono stati rinvenuti tre strati di intonaci, di cui il primo, piuttosto ben conservato, rappresenta una Madonna in Trono con San Sebastiano, Santi Monaci e Angeli (XV-XVI secolo); un secondo strato rappresenta Madonna con Bambino e Santa Incoronata (XIV secolo), mentre un terzo strato è datato alla fine del Duecento. Questa ricchezza di arte pittorica ha portato ad individuare nel complesso chiesa-canonica del Castello il luogo per la costituzione del “Centro di Documentazione della Cultura Figurativa dell’antico Piviere Nullius di Sestino”. Nel 2005 fu avviato il processo organizzativo del Centro di Documentazione che si estende su tutto il territorio sestinate e che costituisce il “sistema museale” del patrimonio artistico-monumentale dell’intero territorio comunale. Questa struttura castellare è una vera e propria perla della nostra vallata che merita di essere visitata, in quanto non solo patrimonio artistico, ma anche luogo da cui poter ammirare quella natura così selvaggia e affascinante che solo un paesino di montagna può regalare.

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i CenaveCCHi, una tra le tra

del Comune d I Cenavecchi sono un gruppo “stabile” formalmente costituito di 6 uomini, cinque cantori accompagnati da un fisarmonicista. Sono vestiti con un tabarro blu, si riuniscono ogni anno per questa tradizionale questua nei pomeriggi del 6-7-8-9 gennaio nelle frazioni di PalazziPonte Presale e Colcellalto. Si incontrano per questo evento musicale e sociale, raramente durante il resto dell’anno. Per entrare a far parte dei Cenavecchi si fa richiesta direttamente anche ad uno solo dei membri del gruppo,i nuovi membri potenziali all’inizio partecipano al rituale della questua in sostituzione di un Cenavecchio che si assenta per una sera. Se la prova ha esito positivo egli finisce per entrare definitivamente nel gruppo, quando qualcuno si ritira per anzianità o altro. Spesso il ruolo di Cenavecchio viene tramandato di padre in figlio . Ivano Marcelli e Atos Milli fanno parte del gruppo da 48 anni, Abramo Grifoni da 33, Stefano Rosati da 28, Lorenzo Vergni da 26 e Omar Becci da 11

stanza lo permettono oppure si posizionano intorno al tavolo sul quale è stato posto il “paniere”. I presenti si pongono nel lato opposto della stanza nella posizione di ascoltatori. Il centro della scena è il paniere, l’offerta è il motivo per il quale sono lì . Quando iniziano il canto, i presenti cambiano umore ed espressione, molti si commuovono, altri addirittura piangono. Ad ogni sosta presso una famiglia i Cenavecchi eseguono una o due strofe del testo scegliendole sulla base delle vicende accadute in quella casa e di cui loro naturalmente sono a conoscenza. Dopo il canto qualcuno della famiglia mette l’offerta nella busta e raramente anche le uova, il Cenavecchio incaricato di portare il paniere risponde: “Che Dio ve ne renda merito”. Ai Cenavecchi viene offerto da bere e alcune signore ogni anno preparano la stessa torta proprio per loro. Dopo aver ripreso per un po’ la conversazione salutano ed escono facendo gli “auguri” alle persone che li hanno accolti. Alla fine di ognuna delle 4 giornate vengono invitati a cena da una famiglia diversa.

Sono un gruppo di cantori che si riuniscono dal 6 al 9 gennaio

I CENAVECCHI: QUESTUA RITUALE DI INIZIO ANNO

I Cenavecchi bussano o suonano alla porta della casa dove sono attesi, entrano dicendo: “Cenavecchi!”La stanza dove si ricevono i cantori di solito è quella dove si soggiorna, oggi la stanza dove si guarda la televisione, un tempo era sicuramente la cucina; la TV se è accesa viene spenta. Siamo nell’ora in cui tutti sono rientrati a casa dopo il lavoro. I Cenavecchi, entrati nella stanza d’accoglienza, cominciano a dialogare con tutti i presenti, coi bambini, coi giovani, con gli anziani; ad ognuno una battuta: si fa riferimento al lavoro allo studio ai rapporti fra genitori e figli o fra i coniugi, a quello che la singola persona è nella vita della comunità; si crea una atmosfera intima e rilassata. Ad un certo punto il gruppo dei Cenavecchi decide che è giunto il momento di iniziare il canto, e prima di attaccare la melodia, uno dei cantori chiede il permesso. I Cenavecchi si dispongono in cerchio se le dimensioni della

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LA QUESTUA

Elemento centrale del rito è il canto strofico con testo in ottave di endecasillabi, con accompagnamento di fisarmonica. Le otto ottave mai vengono eseguite tutte di seguito. Altro elemento importante del rituale è rappresentato dal cosiddetto “Cesto della questua” che è un paniere di vimini di quelli costruiti artigianalmente dentro il quale vi sono delle uova disposte su della paglia e una busta per le elemosine di tessuto broccato, presa in chiesa. Il paniere è il “simbolo” della questua. Il giro viene fatto per ottenere delle elemosine. Un tempo, le offerte venivano usate per dare la possibilità ai meno abbienti di far dire le messe per i loro cari defunti. Oggi le offerte sono quasi esclusivamente in denaro e il ricavato viene devoluto per “ordinare” una messa al mese al prete delle parrocchie interessate dal giro di questua, il rimanente viene gestito direttamente dai Cenavecchi che lo utilizzano per opere di manu-

tenzione per la chiesa per i cimiteri o per altre opere di interesse sociale (è stata fatta anche un’offerta alla Confraternita della Misericordia di Badia Tedalda finalizzata all’acquisto di un’automobile).

IL CANTO

La performance dei Cenavecchi è semplice dal punto di vista musicale (teniamo conto che nei 4 giorni viene eseguito in circa 100 famiglie) è un canto facilmente eseguibile e memorizzabile, dall’andamento mesto e solenne all’ascolto. I Cenavecchi cantano tutti e cinque all’unisono sulla linea melodica della fisarmonica, che serve soprattutto per aiutarli a ricordare la melodia. Le strofe sono intercalate da un breve interludio melodico strumentale, ci possono essere abbellimenti nel finale del verso, un espediente non espressamente previsto che può essere realizzato di propria iniziativa da uno qualsiasi dei cantori.

....MA DA QUANTO TEMPO CI SONO I CENAVECCHI?... RUOLO E FUNZIONI SOCIALI “Da quanto tempo ci sono i Cenavecchi?” Solidio Becci (un cantore che si è ritirato dal gruppo da qualche anno ) racconta: ” al tempo in cui io cominciai coi Cenavecchi negli anni ’50 con noi c’era Donato che aveva più di ottanta anni e che mi disse che da quando si ricordava lui questa cosa esisteva, e si è tramandata di padre in figlio” La mancanza o la scarsezza di testimonianze storiche ci toglie la possibilità di avere informazioni sul passato di questo evento al di là delle testimonianze di tradizione orale. Attraverso la voce dei cantori i defunti si rivolgono ai familiari pregandoli di fare l’elemosina per far dire le Messe in loro suffragio. Riporto di seguito le otto strofe del testo verbale (con le relative varianti) così come ho potuto ascoltarle nel corso della mia ricerca sul campo realizzata nell’ambito del corso di Etnomusicologia della Facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo, Corso di Laurea in Musica e Spettacolo, A.A. 2002/03 (docente Ignazio Macchiarella).


Eventi

TRADIZIONI PIù ANTICHE

DI SESTINO I Eccoci pronti a rammentarvi amici dei vostri genitor figli e parenti le anime di quei poveri infelici che trovano laggiù pene e tormenti Non vi mostrate verso lor nemici ché stanno in quelle fiamme sì cocenti mentre dai lor parlare i pianti ascolta si sente a sospirar più di una volta.

II Un’altra voce ancor sento gridare parmi la madre tua che quella sia che con voce pietosa sta a chiamare dicendo figlio caro figlia mia Quanti travagli al mondo ebbi a passare mentre io ti allevavo con desio figlio prego ti sia raccomandato non ti mostrar con me tanto spietato variante ultimi due versi: pensate pensa un poco figlio mio se fai del bene a me dai gusto a Iddio III Figlio, io non ti cerco a dissipare nemmeno di volerti impoverire mentre la roba mia ti ebbi a lasciare almeno qualche messa fammi dire e se qualche elemosina puoi fare falla per me che Dio la vuol gradire quando uscito sarò da tante pene pregherò il buon Gesù che ti dia bene variante ultimi due versi: Ora figlio di me ti sei scordato E mi hai in queste pene abbandonato IV Abbi memoria dell’amor paterno e dell’affetto il quale ti portavo per te sudavo d’estate e d’inverno e per nutrire a te non riposavo

Come non ti ricordi i non comprendo delle carezze e i baci che ti davo figlio prego ti sia raccomandato non ti mostrar con me tanto spietato variante ultimi due versi: pensate pensa un poco figlio mio se fai del bene a me dai gusto a Iddio

V (rivolta ad una donna) O cara sposa mia che cosa aspetto Io son lo sposo tuo che hai tanto amato quello che ti portava tanto affetto affetto pur sincero e sviscerato Soltanto in te trovavo il mio diletto a Iddio piacque di te fossi privato abbi pietà di me mia cara sposa fai bene all’alma mia, dona il riposo V (rivolta ad un uomo) O caro sposo mio che cosa aspetto io son la sposa tua che hai tanto amato quella che ti portava tanto affetto affetto pur sincero e sviscerato Soltanto in te trovavo il mio diletto a Iddio piacque di te fossi privata abbi pietà di me mio caro sposo fai bene all’alma mia dona il riposo VI Miseremini mei sento intonare Amici saltem vost e voi parenti In quelle pene sì dogliose e amare L’alme purganti esclamano dolenti pietà pietà anime a Dio si care chiedono aiuto con dogliosi accenti il padre al figlio ed il figliolo al padre lo zio al nipote la figlia alla madre Esclama il padre al figlio io ti ho allevato con tanti stenti e tanti miei sudori

di Mara MARCELLI Per altre notizie www.vocideuropa.net

grida la madre figlia ti ho allattato e tu non hai pietà dei miei dolori E tutti voi che avete ereditato pietà di noi che siamo in questi ardori presto avete scordato il benefizio orrenda cosa ingrata e crudel vizio VII

(strofa attribuita a Gino e scritta prima del 1950)

Prima di metterci al divertimento ora che il carnevale è venuto mettiamoci a pregare un sol momento porgiamo ai nostri morti il nostro aiuto C’è chi si trova nel duro tormento perché si sa fece al sacro il rifiuto ed or gridiam pietà amici e parenti levateci da questi luoghi ardenti. VIII Cari Signori tutti qui presenti porgete orecchio al mio dir se vi piace dirò del purgatorio i gran lamenti se voi ci ascolterete in santa pace Chi ha padre madre fratelli e parenti faccian bene per loro che a Dio piace dirò del purgatorio i gran lamenti se voi ci ascolterete in santa pace variante ultimi due versi: vi narrerò delle anime purganti I sospiri i lamenti e i loro pianti

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Cultura

il CirColo Culturale e CinematograFiCo. una realtà semPre Più Consolidata

di riccardo TAINI

Partito lo scorso 30 novembre, chiuderà i battenti il prossimo 15 febbraio

I

l Circolo Culturale e Cinematografico è giunto quest’anno, alla XIII edizione del Cineforum Sestinate. L’edizione 2010/2011 partirà martedì 30 novembre e terminerà il 15 febbraio del prossimo anno. E’ ormai assodato che il cineforum risulta essere l’appuntamento principale per il nostro comune nel periodo invernale: dal 1997 vede cooperare ogni martedì, circa una cinquantina di persone che approfittano dell’appuntamento per condividere la voglia di stare insieme e di gustarsi le varie proiezioni cinematografiche. Dall’ anno di fondazione ne sono cambiate di cose. Abbiamo iniziato con la proiezione di vere e proprie pellicole utilizzando la macchina da presa di proprietà comunale, che però, comportava notevole dispendio di risorse economiche e di tempo. Negli ultimi anni con l’ingresso di giovani nel circolo e con l’apporto di nuove idee si è optato per l’utilizzo di nuove tecnologie e con la proiezione in DVD, siamo riusciti ad avere costi altamente inferiori e minori difficoltà nella preparazione della proiezione. Questo ha permesso di offrire la visione dei film a costi molto più ridotti e rendere quindi i nostri appuntamenti più appetibili anche per i più giovani. Nel corso dell’avventura iniziata il 21 novembre 1997, proprio a ridosso del termine dei lavori di restauro del nostro teatro, abbiamo cercato di contribuire al miglioramento delle proiezioni ed anche all’adeguamento tecnologico del Teatro Comunale acquistando un buon impianto Dolby Surround che vedrà quest’anno l’aggiungersi di un Vi-

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deoproiettore HD e di un lettore Blu-Ray che non solo permetteranno a tutti i soci di godere di un migliore spettacolo, ma permetteranno alla struttura di arricchirsi di componenti tecnologici che saranno a disposizione di tutti gli utilizzatori del Pilade Cavallini. Grazie anche alla collaborazione con l’Amministrazione Comunale, abbiamo deciso di coinvolgere le Scuole Medie, regalando loro la tessera di acceso all’edizione 2010/2011, e dando loro la possibilità di scegliere la pellicola preferita da inserire nel calendario delle proiezioni. Questo in un’ ottica di continuazione e di rinnovamento che vede la scuola ed i ragazzi sempre al centro delle nostre attenzioni, volte come sempre a valorizzare anche la programmazione scolastica con proiezioni storiche a tema, attraverso un coinvolgimento diverso e più attivo dei ragazzi. Non per ultimo, quest’anno riprenderemo l’appuntamento Natalizio con la proiezione di un Cartoons nel pomeriggio del 26 dicembre, l’ingresso sarà ad offerta e l’incasso interamente devoluto ad associazioni benefiche italiane. Il nuovo consiglio del Circolo Culturale Cinematografico è composto dagli “storici” Giampieri Umberto, Ruggeri M.Loredana, Taini Riccardo, e dai “nuovi” Fabbretti Sante, Santi Walter, Pagliardini Dayana e Ferri Marini Marta. Con l’augurio di avervi tutti alle nostre proiezioni, colgo l’occasione a nome di tutto il consiglio per porgerVi i nostri più sinceri auguri di Buone Feste.


Cultura

Pilade Cavallini

di riccardo TAINI

un emblema Per il Comune di sestino A lui è stato dedicato il teatro del capoluogo Pilade Cavallini (Arezzo 1858 – Sestino 1919) è tra le figure più rappresentative del nostro paese tra Ottocento e Novecento. E’, infatti, una personalità complessa, dinamica, che capita per motivi professionali in questo paese di montagna, lo elegge a sua seconda patria, amandolo appassionatamente e ricevendone altrettanti attestati di stima. Il Cavallini, giunto a Sestino nel 1889 quale insegnante elementare viene nominato Direttore Didattico per le “scuole maschili e femminili” del comune l’11 aprile 1889, con una “dotta concione” di presentazione in Consiglio comunale del consigliere Maggio. In questa funzione di dirigente scolastico lo troviamo impegnato su due fronti: dotare il paese di istituzioni e strutture scolastiche adeguate e promuovere una maggiore qualificazione dell’insegnamento. Perseguì il primo obiettivo seguendo e perseguendo fortemente la costruzione di un decoroso edificio scolastico, la “Casa per la scuola” e la sede dell’asilo, da lui iniziato e che nel 1911 fu elevato ad Ente morale con un regio decreto da Vittorio Emanuele III. “Ormai – scrive nel 1911 – la grande causa della educazione del popolo s’impone. Tutti i paesi dalla più grande città, al più umile comunello rurale consacrano ad essa le loro migliori energie, poiché è riconosciuto come verità assiomatica, che il più grande coefficiente del progresso e della prosperità sociale è appunto l’educazione del popolo”. La sua visione pedagogica – che rispecchia un dibattito durato fin quasi ad oggi – è palpabile anche nella sua attività letteraria. In una delle opere (precisamente nella prefazione, in forma di

dialogo) scritte per l’infanzia (“Racconti di Nonna Eleonora”, libro per ragazzi I, Milano 1893, dedicato “A sua Maestà Margherita di Savoia) dice: “Ma pensi che sia ben fatto smorzare nei fanciulli ogni fantasia, e l’avvezzarli ad essere speculatori di borsa o materialisti fino dai primi anni? Credi che sia giusto il privarli dell’innocente piacere che provano nell’ascoltare il racconto meraviglioso?”… Questa sua attività editoriale, questo sui attento riflettere sui problemi della scuola, portano il Cavallini anche ad importanti affermazioni in campo nazionale. Il 4 agosto del 1901 il Consiglio comunale gli decreta un “encomio solenne” alla notizia che “ alla esposizione campionaria internazionale di Roma è stata concessa la medaglia d’oro, la massima onorificenza, ai lavori esposti da queste scuole elementari e da quella di disegno”. Il riconoscimento avviene in un momento certamente difficile per il Cavallini: infatti poco dopo, il 9 settembre, gli muore, in Arezzo, la moglie; la sostituirà nell’insegnamento la M. Argia Ruggeri, la “maestrona”, altra figura assai importante nella storia del paese. In seconde nozze sposerà Giuseppina Santi Amantini, di Sestino. Pilade Cavallini è affermato pedagogista anche a livello nazionale, come stanno a significare varie sue pubblicazioni per la scuola, tra le quali il “Nuovo corso completo di letture” edito da Paravia a Torino, del quale nel 1896 fa omaggio al Comune di Sestino di 75 copie.

A Sestino, comunque, è ricordato soprattutto come uomo di teatro: dirige una rinnovata Filodrammatica, propugna la costituzione del teatro “ex Giuseppe Verdi”, realizza un’ intensa attività teatrale, scrivendo testi di commedie che vengono rappresentati in varie città e teatri nazionali: all’”Arena nazionale” di Arezzo; al “Quirino” di Roma; a Forlì, Milano. Vive per la scuola e per il teatro e proprio in teatro, a Sestino, mentre recita viene colpito per la prima volta da una paralisi progressiva che poi lo porterà alla morte. Per rimanere in questo piccolo paese “tra gli Appennini”, nel 1913, aveva rinunciato alla nomina di Vice Ispettore scolastico a Piacenza. Alla sua morte Sestino, riconoscente, gli intitola quella “Vicolo Cavallini” che fa da ingresso al teatro e, nel 1920, a un anno dalla sua morte, gli dedica un “ricordo marmoreo”, che ancora oggi si può ammirare sulla facciata del teatro prospiciente a piazza VI martiri. Il 15 giugno 2006 l’Amministrazione comunale crede di dover ancora molto all’amato Pilade, ed insieme ai suoi cittadini decide di intitolargli il suo amatissimo teatro. 17


GRANDE SUCCESSO PER DELLA MOSTRA NAZIONALE Al Pascolo a Ponte Presale 14 gruppi in competizione L

a 17a Mostra Nazionale della razza Chianina allevata al pascolo e a stabulazione libera, svolta a Ponte Presale dal 27 al 29 settembre scorsi, ha costituito, come di consueto, la principale passerella per gli allevamenti al pascolo e ha visto la razza figurare al meglio con 14 gruppi in competizione, per la sezione al pascolo e 1 per quella riservata alla stabulazione libera. Gli allevamenti provenivano dalle province di Arezzo, Siena, Pisa, Perugia e di Rimini. Il Centro “Silvio Datti ha dato lustro ad un appuntamento che è ormai un punto di riferimento per la Chianina. La Mostra, organizzata dall’Anabic in collaborazione con l’ARA Toscana, Sezione di Arezzo, d’intesa con il MiPA, la Regione Toscana, l’Amministrazione Provinciale di Arezzo, la Camera di Commercio di Arezzo ed i Comuni di Badia Tedalda e Sestino, e la Comunità Montana Valtiberina Toscana, è stata arricchita da eventi collaterali e per il suo felice esito occorre rivolgere un sentito ringraziamento al presidente APA Luisa Rubechi e a tutto lo staff, a tutti gli Enti sopracitati per l’efficace supporto organizzativo ed in maniera particolare al Sindaco di Sestino per la straordinaria ospitalità. Durante la giornata del 28 Settembre si è svolta, come di consueto, la vivace gara di giudizio riservata agli studenti degli Istituti Tecnici Agrari. La competizione, organizzata dall’APA di Arezzo e coordinata da Matteo Ridolfi, ha visto in competizione 12 squadre di studenti in rappresentanza di 9 Istituti: l’Itas Vegni e l’IPSAA Camaiti di Arezzo, l’ITAS Duca degli Abruzzi Cerere e Tradizionale di Padova, L’ISI Kennedy di Monselice, l’ISI De Nicola di Piove di Sacco, l’IPAA S. Benedetto da Norcia di Padova, l’ISI Sartor di Castelfranco, l’ITAS Brignoli di Gradisca e l’IPAA di Trecenta, Rovigo. In apertura della competizione è stata illustrata da Matteo Ridolfi ai numerosi studenti assiepati intorno al ring, una manza utilizzata come “modello” e gentilmente concessa dall’allevamento senese Pecci Lido, che ringraziamo per la cortese disponibilità. La gara, svolta su 4 gruppi della sezione al semibrado, ha visto imporsi la squadra dell’ITAS Vegni avente come speaker Lucrezia Rocchi la quale ha sovrapposto la propria qualifica a quella di riferimento fornendo anche la migliore motivazione. Al 2° posto si è classificata la 2a squadra del Vegni con la speaker Alice Tarquini. La 3° piazza è stata conquistata dall’ Istituto Duca degli Abruzzi di Padova, Sezione Tradizionale, avente come speaker Francesco Fontolan, che ha preceduto a sua volta l’ITAS Kennedy di Monselice, per un pelo fuori dal podio e per il quale ha motivato Giulia Zanin, che ha relegato al 5° posto la 2° squadra del “Duca degli Abruzzi” Sez. Cerere con Alberto Busatto al commento. Un plauso particolare per il successo dell’iniziativa deve essere rivolto ai docenti e particolarmente a quelli del Veneto e del Friuli, presenza abituale e sempre più folta della Nazionale Chianina di Ponte Presale. IL GIUDIZIO : I gruppi in competizione proponevano in entrambe le sezioni un’ elevata qualità dei soggetti e ottime condizioni espositive, confermando il trend positivo degli ultimi anni. Il regolamento di mostra prevede che i gruppi a concorso siano composti da quattro vacche,

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due manze e due vitelli. Tutte le rappresentative proponevano soggetti degni di nota e il mestiere del giudice Antonio Chiavini, tecnico del Centro Genetico Anabic, ben supportato dal suo assistente Marco Corbucci, gli ha permesso di disimpegnarsi con rapidità e autorevolezza nel definire la graduatoria. Relativamente alla stabulazione libera, in”beata solitudine”, si è imposto il gruppo aretino di Alessandra Casini della Fattoria Ponte al Ramo di Arezzo, che per il vigore e la qualità complessiva dei suoi componenti avrebbe meritato un più appagante confronto. I gruppi in competizione erano invece 14 per la sezione al Semibrado, dei quali uno incompleto, provenienti dalle province di Arezzo, Siena, Pisa e Forlì-Cesena. Prima di procedere al commento della classifica deve essere rimarcata la netta e continua crescita qualitativa dei soggetti in competizione, effetto dell’oramai diffuso ricorso degli allevatori all’impiego di tori testati in uscita dal centro genetico Anabic. A classificarsi


Eventi

LA XVII EDIZIONE NAZIONALE DELLA CHIANINA

a cura di Claudio BOVO APA - Arezzo

IL CONVEGNO E ALTRO ANCORA

Durante la Mostra si è svolto un importante convegno per gli allevatori

al 1° posto è stato il gruppo di Gino FERRI MARINI, che il giudice ha preferito, nonostante la taglia non estrema dei suoi componenti, per la superiore uniformità, le più evidenti tipicità e muscolosità, l’impostazione delle groppe, la generale forza della struttura e la qualità delle mammelle. E’ la prima volta che un allevatore di SESTINO si aggiudica questo prestigioso riconoscimento. Al 2° posto si è classificato il gruppo della Cooperativa Agricola Montemercole, per la superiore forza, l’ottima condizione espositiva, e per la funzionalità delle mammelle, piene di latte, a giudicare dal tono dei vitelli. Al 3° posto si è piazzata la rappresentativa della Cooperativa S. Patrignano che il giudice ha preferito rispetto al gruppo 4° classificato, presentato da Lido Pecci, per la maggiore finezza e le groppe più corrette. A testimonianza dell’elevato valore medio delle compagini a concorso il giudice ha ritenuto di attribuire la coccarda gialla fino al 9° gruppo in classifica, secondo la seguente graduatoria: 5° classificato: Berni Giuliano, AR; 6° classificato:Allevamento “Fonte dei Serri” di Gerace e G. 7° classificato: Az. Agr. Giaccherini Stefano, AR; 8° classificato: Datti Maria Gloria, AR; 9° classificato: Ricci Oliviero e Giorgio, AR. Il trofeo “Mario Casini”, riservato alle due migliori manze esposte è stato assegnato all’allevamento aretino di Ricci Oliviero e Giorgio, per il superiore vigore, la taglia, la distinzione, la femminilità e la superiore forza strutturale e armonia dell’insieme dei due soggetti. Il trofeo intitolato alla memoria del dr. Silvio Datti e riservato ai due migliori vitelli esposti è in vece stato assegnato all’Azienda senese di Lido Pecci, con due soggetti in evidenza per tipicità, correttezza e lunghezza del tronco. Il trofeo “Città della Chianina”, riservato al migliore soggetto presentato in mostra è infine andato all’aretina Quilda, una vacca di 6 anni, figlia di Nofero, della “Fattoria Ponte al Ramo” di Alessandra Casini. Commentando Quilda il giudice ne ha sottolineato la taglia, la forza strutturale, la notevole muscolosità e la corretta impostazione della groppa. Con queste note si chiude il commento tecnico ad una mostra ben organizzata e altrettanto ben riuscita che ha messo in risalto i significativi progressi della Chianina allevata al pascolo particolarmente nell’Alta Val Tiberina Toscana, una delle aree a più alta densità di allevamenti in provincia di Arezzo.

Tra gli eventi collaterali organizzati nell’ambito della manifestazione si è svolto in fiera, nella mattinata del 28 settembre, un convegno per gli allevatori sul tema: “PSR della Regione Toscana: prospettive economiche e di programmazione per le imprese zootecniche”. All’incontro, coordinato da Luisa Rubechi, presidente dell’APA di Arezzo, è intervenuto il Dr. Claudio Del Re, direttore del Dipartimento Zootecnia della Regione Toscana,che ha illustrato nel dettaglio il Piano di Sviluppo Regionale soffermandosi sulle opportunità che queste misure riservano agli allevatori. All’incontro è intervenuto anche Roberto Nocentini, Presidente dell’Associazione Regionale Allevatori della Toscana e di ANACLI., che ha preso la parola per le conclusioni al termine dell’interessante incontro. A corollario della manifestazione era stata inoltre organizzata una dimostrazione pratica di pareggiamento e toelettatura del piede bovino, e una ulteriore dimostrazione dal titolo “Quando l’Agricoltura diventa spettacolo”, a cura dell’Associazione Dimensione Maremmano – Fattoria “La Forra”. Un altro evento della manifestazione è stato costituito dal 5° festival gastronomico “Vivi di Chianina”, nell’ambito del quale i ristoratori dei comuni di Badia Tedalda e Sestino hanno proposto nei rispettivi ristoranti menù a base di carne Chianina IGP. Una degustazione a tema “La Chianina incontra il consumatore”, ha inoltre avuto luogo sul campo fiera il giorno 28 settembre. Durante la manifestazione si è inoltre svolto, secondo consuetudine, il Mercato dei torelli selezionati e idonei al funzionamento sui pascoli, giunto ormai alla 17a edizione, che vedeva esposti 8 soggetti ad opera di 3 espositori presenti in mostra anche con i rispettivi gruppi di allevamento.

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Eventi

Viaggio tra musica e poesia a Monterone

con il pianista angelo commisso “È la prima volta che mi capita di suonare in un contesto così intimo e accogliente, ho tenuto un concerto a Colonia e sarò ad Amburgo, laddove mi porterò nel cuore questa esperienza davvero unica ed emozionante: per un musicista che ama l’improvvisazione come me è una sfida irripetibile, oltre che un onore, cimentarsi con un organo il cui timbro fragoroso d’altri tempi riesce a emozionare e trasmettere il senso più autentico della musica”: sono queste le prime parole a caldo del pianista triestino Angelo Comisso al termine del concerto d’organo ‘Viaggio tra musica e poesia’ svoltosi domenica 3 ottobre nella suggestiva cornice della Chiesa del borgo medioevale di Monterone, nel comu-

ne di Sestino. Realizzato nel 1736 dai fratelli Fedeli di Camerino, l’organo di Monterone è la ‘macchina da suoni’ più antica della provincia medioevale della Massa Trabaria ed è considerato tra i ‘documenti storici’ musicali più prestigiosi dell’intera diocesi di Arezzo, Cortona e Sansepolcro. Comisso, musicista di fama internazionale segnalato e apprezzato da Franco Fayenz, uno dei più autorevoli critici musicali italiani, vanta collaborazioni con musicisti di primissimo piano quali Dusko Goykovich, Kyle Gregory, David Jarh, Evan Parker e Dhafer Youssef, suona stabilmente con il famoso trombettista-compositore tedesco Markus Stockhausen e il noto tubista francese Michel Godard e col-

Il pianista triestino Angelo Comisso: “È la prima volta che mi capita di suonare in un contesto così intimo e accogliente”

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a cura di Laboratorio per il Montefeltro e la Massa Trabaria

labora come compositore con il gruppo internazionale ‘JAZZENCE’ di Vienna; lo scorso maggio è uscito il suo ultimo cd ‘Sturm und Drang”, già esaurito. I pezzi suonati a Monterone, tutti improvvisati, hanno accompagnato un viaggio alla scoperta dell’amore fatto dalla scrittrice veneta Lu Ragos attraverso la lettura di alcune delle ottantanove storie amorose contenute nel suo libro ‘DUE e 10’ e la recita di poesie di autori come l’austriaco Erich Fried, lo spagnolo Pedro Salinas e gli italiani Nino Muccioli, Lucia Pinna, Antonia Pozzi, Umberto Piersanti e Alda Merini. “Più che di amore io preferisco parlare di ‘tentativi d’amore’: Bresson diceva che non esiste l’amore, esistono solo prove d’amore. Noi riusciamo ad avvicinarci ad una qualche forma di amore solo se siamo attrezzati della consapevolezza di essere specchi dove vedere i nostri limiti e desideri. Nel momento in cui siamo capaci di comprendere e affrontare i primi e tutelare i secondi, ci avviciniamo a una qualche forma d’amore” spiega Lu Ragos, che la sera precedente ha presentato la sua raccolta di racconti al Ristorante Osteria ‘Vigna di Novè’ di Sestino. “Sestino è ciò che non ti aspetti: così piccolo, incastonato in una natura ancora deliziosamente intatta e selvaggia, questo borgo ha un grande patrimonio storico – culturale, gastronomico e naturalistico che merita di essere fatto conoscere. Al più presto, nella speranza di farvi ritorno il prossimo anno, metteremo il sonoro del concerto di Monterone direttamente sui nostri siti per dare la possibilità a questa piccola oasi di farsi conoscere e apprezzare dai nostri tanti fedeli amici del web” è la promessa – auspicio di Angelo di Comisso e Lu Ragos. Cultura sì, ma anche promozione.


Racconti

Tra miti e leggende:

la goccia morta

di Alfredo BALDISSERI

Storia di Beppe ed Eva da Carpineti

C

’era una volta . . . No! Forse è giusto dire c’é. Si perché è ancora lì, ai Carpineti. Una piccola casetta, ad un piano, dal tetto largo e lineare, con un portoncino d’entrata in legno chiaro, ad arco nella sua parte superiore. Insomma ricorda tanto quelle che si sentono narrare nelle fiabe. Sotto di essa, seminterrata, la cantina. Dovete infatti sapere che, all’epoca non vi era abitazione, grande o piccola, ricca o povera, nella quale essa mancasse. Luogo fresco e asciutto, ove venivano conservati, per chi se lo poteva permettere, prosciutti, insaccati e quant’altro. E cos’altro non poteva assolutamente mancare in una cantina? Il vino. Sia esso bianco, rosso, passito o santo. Tornando alla nostra casetta dei Carpineti, lì vivevano due persone, minute quanto la casa. Beppe e la Eva. Marito e moglie. Lui di carattere mite, quasi remissivo, silenzioso, di poche parole. Lei, di origini marchigiane, proveniente da Carpegna, con un carattere, un temperamento forte. Piuttosto esuberante. A differenza di lui, sempre preciso e misurato, anche nei termini, ella parlava, e parlava molto. Non era affatto difficile sentirla qua e la pronunciare qualche sproloquio. Ebbene, nella loro cantina, veniva conservato qualcosa di veramente prezioso per quei tempi. Vi era infatti, riposto sopra delle assi, accanto a botti più grandi, un botticino. Riposto con tale cura e attenzione che un occhio poco attendo di sicuro non lo avrebbe notato. Un botticino naturalmente di legno come la cannella che da esso spuntava. E cosa poteva contenere questa piccola botte così minuziosamente conservata se non del vino? Questi, non si andava certo a comperare all’osteria, ma era frutto della vendemmia prima e della vinificazione poi. Non esisteva campo o appezzamento nel quale non ci fosse al suo interno qualche filare, pronto a sfornare dell’ottima uva. Ogni famiglia era attrezzata con torchio, tino, cassette e quant’altro per la sua produzione. Cantine, botti, damigiane per la conservazione. La produzione dell’anno doveva infatti durare, almeno fino alla raccolta successiva. Il vino infatti rivestiva un ruolo importante, principale durante i pasti, e non solo, a dir la verità. Sulle tavole dei monteronesi poteva forse mancare la pasta, la carne, ma di sicuro non il vino. Occorre ricordare che il contenuto del botticino proveniva da una vendemmia particolarmente favorevole, la quale aveva prodotto un ottimo vino, di qualità eccellente. Conservato e mantenuto con estrema cura, da bere solo e solamente in qualche occasione particolare. Ogni volta che Beppe si recava in cantina e guardava il contenitore, pensava a quale soddisfazione, quale compiacimento gli avrebbe procurato bere quel vino. Intanto i giorni passavano. Come sempre, anche quella mattina, Papino, così veniva chiamato Beppe da sua moglie, uscì di casa per recarsi al lavoro nei campi. Giunto mezzogiorno, puntualmente scandito dal suono delle campane della nostra chiesa, suonate con precisione cronometrica da Bartolino, Beppe udì il solito richiamo: - “ Papineeee . . . Papineeee . . . vien oltra che è mezz’giorn’! ” Era infatti la Eva che a gran voce dalle “ripe” chiamava il marito. Quello era il segnale. L’ora del pranzo era giunta. Beppe depose gli attrezzi che avrebbe ripreso di li a poco e si avviò verso casa. Giuntovi, entrò e il suo sguardo si pose subito sul boccale di vino posto sulla tavola

apparecchiata. Non riusciva a capire perché fosse ancora vuoto. Era infatti compito della Eva recarsi in cantina per riempirlo. Chiese allora spiegazioni alla moglie: - “ Come mai en si andata a prende el vino? “ Ricevette quale risposta un incomprensibile farfuglio. Allora pensò: - “ Bo! me toccherà andacci ma me. “ In silenzio prese il boccale vuoto e si recò in cantina per riempirlo. Si avvicinò alla botte, mise il recipiente sotto la cannella, la aprì. Niente. L’apertura non sortì alcun effetto. - “ Devesse finito. “ pensò. Si avvicinò allora al botticino, giungendo alla conclusione che forse era giunta l’ora di assaggiare, attenti bene, solo assaggiare quel vino. Compì la stessa operazione eseguita con la botte. Aprì, con una certa emozione la cannella del botticino, ma . . . niente. Provò a richiuderla per poi riaprirla. Nulla, del vino neanche l’odore. Allora pensò: - “ Se devesse tappata. “ Prese allora una spranga che aveva li vicino, infilandola su, nella cannella. Non usci nulla. A questo punto un dubbio attanagliò la mente di Beppe. - “ No. E’ imposible, quest’ cià da esse per forza. “ Tastò con le mani ai bordi del botticino per sentire se le assi sottostanti fossero umide, bagnate da qualche perdita. Completamente asciutto. Provò allora a smuoverlo e notò in effetti che era piuttosto leggero. Un altro e ben più grave dubbio lo raggiunse. Chiamò a gran voce la moglie. - “ Eva . . . Eva . . . “ - “ Porca matina, sa vu Papino. “ Rispose lei. - “ Vien giù un po’ tla cantina “. - “ Porca matina, adessa en poss’, ciò da fnì da fa da magià. “ Lui, piuttosto alterato. - “ To dett’ de venì giù subte !! “ Eva arrivò. Il marito le chiese. - “ Ne sai nient’ te come mai en vien giù nient’ e qui? “ Indicando il botticino. Lei prontamente rispose: - “ Ah! . . . io en ne so nient’ daver’. Se sarà tapato. “ Beppe la redarguì: - “ En ne tapato no! Alora te en ne sai nient’, en sai sa possa esse stato? “ E lei, riflettendo un attimo candidamente rispose: - “ Porca matina . . . sarà stata na goccia morta. “ Beppe non rispose nulla. Uscito dalla cantina si avviò subito verso i campi del “Pass dla Vronnica”, senza neanche pranzare. La storiella della “goccia morta” fece ben presto il giro del paese suscitando non poca ilarità. Tutti infatti conoscevano quanto il vino piacesse alla Eva di Papino. Era altrettanto chiaro che ella sì recava tutti i giorni in cantina a riempire il boccale, avendo poca cura da dove attingesse, se dalla botte, botticino o damigiana. Fatto sta che di sicuro, lo stesso boccale, oltre che riempirsi, si vuotava e non certo per delle perdite.

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Associazioni

UNA NUOVA AMBULANZA PER SESTINO

di Luciano Crescentini

La soddisfazione e la gratitudine del presidente Crescentini Quando si raggiungono nuovi traguardi che arricchiscono la comunità e la dotano di nuovi strumenti per migliorarne i servizi rendendoli più efficienti, crediamo che sia una festa per tutti e una grande soddisfazione. E’ con questo entusiasmo che la Confraternita di Misericordia di Sestino, comunica e presenta alla popolazione locale l’acquisto della nuova ambulanza! Un progetto sul quale si rifletteva da mesi e che oggi è stato realizzato grazie alla generosità della nostra gente che apprezza e sostiene con ogni forma l’opera sociale e di pronto intervento che la Confraternita svolge. Un mezzo con caratteristiche meccaniche e tecniche più moderne, che meglio si adattano alla nostra viabilità e che ci permetterà di svolgere un servizio in maggior sicurezza e operatività. Fare volontariato oggi, nell’ambito del soccorso, vuol dire stare entro parametri ben precisi, regolamentati da leggi, normative e protocolli che non lasciano più niente al caso, ma che dettano norme comportamentali a garanzia e tutela del soccorritore e del cittadino. Alla base di tutto c’è un grosso lavoro di formazione, di aggiornamento continuo e di esperienza che permette al volontario di essere pronto e preparato a far fronte alle necessità di primo soccorso. Riteniamo che da alcuni anni a questa parte, la nostra Confraternita abbia fatto un notevole salto di qualità, sia per l’adeguamento dei mezzi, sia per i servizi offerti, sia per il personale in essi impegnato. Tutto questo grazie alla disponibilità soprattutto da parte dei giovani che hanno risposto generosamente all’invito loro rivolto, cogliendo lo spirito cristiano del servizio alla persona che è il principio fondamentale che anima tutte le Misericordie. Ci troviamo a svolgere il nostro servizio in una collocazione geografica particolarmente svantaggiata, sia per la viabilità, sia per la lontananza dai primi centri di soccorso. Siamo convinti di offrire alla popolazione un eccellente servizio che vorremmo svolgere sempre al meglio, mettendo al primo posto la sicurezza, la salute del cittadino e, indistintamente, la soluzione dei bisogni primari di ciascuno. Con questo spirito vogliamo continuare il nostro servizio, certi del sostegno di tutti, ma anche consapevoli di un sempre maggior impegno e impiego di forze soprattutto umane. Ancora un ringraziamento a tutti e, nell’imminenza del Santo Natale, cogliamo l’occasione per porgere i nostri migliori Auguri di Buone Feste e tanta serenità a tutte le famiglie.

Primo volo notturno operativo dell’elicottero Pegaso ad Arezzo

A seguire, nei prossimi mesi, Sestino, Sansepolcro e, una volta realizzata, anche Bibbiena Nella notte tra il 4 e 5 dicembre l’elicottero Pegaso, del servizio sanitario regionale, ha compiuto il suo primo volo operativo sul territorio aretino. Un debutto importante, perché apre una nuova stagione di utilizzo dell’elicottero. Fino ad oggi il velivolo veniva attivato, secondo un preciso protocollo, solo con la luce del giorno, e soprattutto in inverno, questo limitava non poco il suo utilizzo. Adesso nelle due piste di Arezzo e dalla Fratta (Cortona), il volo notturno è autorizzato ed operativo. Stessa cosa fra poche settimane sarà anche per l’ospedale della Gruccia in Valdarno (lavori già completati, mancano solo gli ultimi passaggi autorizzativi, già avviati). A seguire, nei prossimi mesi, Sestino, Sansepolcro e, una volta realizzata, anche Bibbiena. L’elicottero sanitario viene utilizzato secondo più schemi. Con trasferimenti primari dal luogo di presa in carico del paziente fino ad un centro specializzato di riferimento, oppure verso un ospedale della nostra Asl. Oppure in modalità secondaria, cioè da uno degli ospedali, fino ad un centro specializzato. Nel 2009 Pegaso è stato attivato in provincia di Arezzo 168 volte. Nel 2010 sono già 170 i voli quando manca quasi un mese alla fine dell’anno. L’apertura al volo notturno garantisce un ulteriore sevizio in favore dei cittadini, e questo vale ovviamente quando le condizioni del paziente lo richiedono. Ufficio Stampa Usl 8 Arezzo

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Solidarietà

“un passo verso il meyer” raCColti ben 20 mila euro

di cinzia ScATrAgLI

La sorpresa e l’emozione dei professori fiorentini stupiti dalla generosità della nostra vallata E’ un vero piacere comunicare che dopo aver lasciato aperte le donazioni all’indomani della mega cena pro Meyer, la Valtiberina si è resa di nuovo positivamente protagonista permettendo di fare un gesto che ha lasciato il personale medico ed i responsabili della fondazione Meyer ancora una volta stupiti della generosità della nostra vallata. Infatti gli organizzatori della cena Un passo verso il Meyer Davide Cerini, Lara Melini, Luigi Boncompagni, Simona Boldrini, Fabio Calabresi, Carla Carlini e Carolina Calabresi che avevano comunicato la stessa sera di aver raccolto la cifra di tutto rispetto di € 15.000,00 si sono presentati presso la struttura Fiorentina con un assegno di € 20,000,00 lasciando senza parole tutto il personale dell’ospedale Meyer questa ulteriore donazione ha fatto si che oltre ad aver donato attrezzatura medica come detto in precedenza ha permesso di poter aderire ad un progetto di sostegno alle famiglie che consiste nel

fornire un alloggio gratuito ai genitori dei bambini ricoverati. Con l’ulteriore donazione viene pagato il costo di 2 camere per

12 mesi. Risultato di grande soddisfazione non solo per gli organizzatori ma per tutti gli abitanti della Valtiberina.

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Sestino Informa 3