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NUMERO 6 FEBBRAIO MARZO 2012

Periodico di informazione locale economino culturale edito da Valtiberina Edizioni srl Iscrizione Registro Stampa n. 3/08 Autorizzazione Tribunale di Arezzo del 13.02.2008 Iscrizione Roc n. 20836 ISSN 2039-9278


Punti di distribuzione: Arezzo Ȉ Informagiovani, Piazza S. Agostino

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NUMERO 6 FEBBRAIO MARZO

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SANSEPOLCRO INFORMA Informa Edizione Sansepolcro iscrizione registro stampa n. 3 – 08 autorizzazione del Tribunale di Arezzo del 13-02-2008. Iscritta all’autorità per le garanzie nelle comunicazioni nel Registro degli operatori di comunicazione (ROC) al n. 20836

anno II – numero 6 Febbraio Marzo 2012 Periodico edito da VALTIBERINA EDIZIONI SRL direttore responsabile Cinzia SCATRAGLI responsabile redazione Manuela PULETTI manuelapuletti@yahoo.it hanno collaborato Cinzia SCATRAGLI Manuela PULETTI Francesco DEL TEGLIA Federico ROMOLINI Sara RICCETTI Matteo ROMANELLI Dr.Riccardo CONTI Dr.Sara BARTOLINI Roberta PANICHI Lara CHIARINI Laura GUERRINI Catia BIGI Domenico ROSSI Valentina MONTI progetto grafico copertina Studio Inoltre Monterchi Impaginazione, grafica e stampa Industria Grafica Valdarnese San Giovanni Valdarno Pubblicità VALTIBERINA EDIZIONI SRL Viale Piero della Francesca, 91/A Monterchi (Ar) Tel e Fax 0575/70490 www.valtiberinainforma.it press@valtiberinainforma.it foto di copertina Luigi MONTI Il Duomo e la scia di stelle..(Startrail) Nikon D80, 18-105mm F/3.5, Iso 400, 200 scatti da 13 secondi

foto redazionale Matteo TACCONI

Redazione Informa Edizione Sansepolcro Viale Piero della Francesca, 91/A Monterchi (Ar) Tel e Fax 0575/70490 Quotidiano on.line: www.sansepolcroinforma.it Manoscritti, dattiloscritti, foto non si restituiscono. L’editore non si assume come propria l’opinione di quanti collaborando con SANSEPOLCRO INFORMA esprimono liberamente giudizi ed affermazioni con scritti e servizi a loro firma. La collaborazione non richiesta formalmente per iscritto non sarà retribuita. Le collaborazioni sono prestate a titolo gratuito per diffusione culturale economica. E’ vietata la riproduzione totale o parziale dei testi, disegni, foto riprodotte su questo numero del giornale senza autorizzazione. © Valtiberina Edizioni srl – Tutti i diritti riservati

DON DONNE, PRIME PER LAUREA LAU IN ITALIA, MA ULTIME ULT COME DIRIGENTI, MEMBRI ME CDA, IMPRENDITRICI... E NEL N GIORNALISMO. QUESTA QU LA TRISTE REALTÀ ITALIANA! Se Seppur mi ritenga fortunata ad avere avuto dei ruoli professionali che mi hanno regalato tante soddisfap zioni, in quanto donna, non mi sento nella condiz zione di ignorare la realtà lavorativa e soprattutto z dirigenziale delle donne nel nostro Paese. Per cui in d considerazione della vicinanza dell’8 marzo vorrei darvi dei consider dati riferiti questa volta n non ai nostri giornali, ma ad una realtà che dovrebbe far riflettere a tutti uomini e donne!Una realtà italiana, ma che si rispecchia appieno anche nel nostro territorio aretino e in valtiberina. Le donne italiane si diplomano e si laureano più e meglio degli uomini (il 58% dei laureati è rappresentato da donne), ma questo non basta nell’economia della conoscenza a dare loro le stesse chance per arrivare ai vertici di aziende e società. Non solo, a parità di livello guadagnano il 16,8% meno dei colleghi maschi. Tra le madri, secondo uno studio dell’Isfol, il 40% interrompe il lavoro per gestire la famiglia, contro il 3% dei padri. Le donne ministro sono solo il 21% del totale. Le parlamentari il 20%. Ma anche in economia la situazione non migliora. Nelle società quotate in Borsa, nei consigli di amministrazione le donne sono solo il 6,8%. In particolare solo 4 donne su 107 ricoprono la carica di presidente, solo 5 (3,8%) su 131 ricoprono la carica di amministratore delegato e solo 2 su 50 quella di direttore generale. Inutile dire che considerando sempre le società quotate il confronto con l’Europa è impietoso: siamo al quart’ultimo posto rispetto a una media dell’Europa dell’11,4% e alle vette superiori del 20% di Finlandia e Svezia fino all’inarrivabile 42% della Norvegia. Le donne dirigenti nel settore privato sono in Italia il 12% del totale(nel territorio Aretino la percentuale si abbassa al10,6%), mentre in Europa sono in media il 33% e proprio per questo siamo il fanalino di coda superati da tutti, anche da Turchia (22,3%) e Grecia (14,6%), solo Malta fa peggio. Anche il confronto con i paesi più avanzati e vicini ci vede perdenti alla grande: Francia 37,4%, Regno Unito 34,9%, Germania 29,3%. Le imprenditrici sono il 23,3%. Nessuna donna ai vertici della Magistratura. E nel giornalismo? Facendo delle ricerche solo nelle Filippine quello del giornalismo sembra essere un mondo al femminile. Oltre il 70% dei giovani che si iscrivono ai corsi di giornalismo e comunicazione di massa sono ragazze, tutti i media indipendenti sono guidati da donne e il più importante premio del paese per il giornalismo investigativo è stato assegnato a una donna ben 15 volte negli ultimi 21 anni. E in Italia? Le donne non fanno notizia, a meno che non siano vittime o al centro di gossip. Giornaliste dalle carriere bloccate, se non votate al precariato. E’ la drammatica fotografia del mondo femminile nell’informazione italiana. La situazione femminile nell’editoria sembra peggiorata di pari passo con la crisi economica. Negli ultimi due anni il 95% delle persone mandate a casa dai giornali sono stati uomini, il 65% di chi è restato è donna, ma questa crisi ha generato differenze salariali del 40% e nelle carriere, per le donne. Quel 65%, poi, sono in gran parte precarie perchè la presenza di donne con contratto in redazione è del 30% Tutti i direttori dei giornali-quotidiani sono uomini, tranne due! Le statistiche potrebbero continuare a lungo...la possibilità delle donne di esprimersi al meglio nella società e nel mondo del lavoro ci vede perdenti in tutti i confronti internazionali, anche se conosciamo donne potenti (anche in Italia) che ce l’hanno fatta, spesso pagando un prezzo molto alto in termini di sacrifici e scelte personali. Tutto questo non è certo autocommiserazione, ma semplicemente un dato di fatto; sarebbe auspicabile costruire una società più equa e moderna che riesca a guardare veramente avanti con lungimiranza. E’ particolarmente fastidioso dover imporre per legge quello che, come nel caso delle quote rosa nei cda, dovrebbe essere nella natura delle cose e che all’estero è già da tempo realtà quotidiana. La Costituzione stessa parla di premio a “capaci e meritevoli”, dopo aver vietato ogni discriminazione, di razza, religione e, appunto di sesso... Cinzia Scatragli Direttore responsabile s.cinzia@valtiberinainforma.it


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NOTIZIE DAL COMUNE Al via la sperimentazione dello “sportello unico dell’edilizia” 8 I certificati anagrafici vanno in pensione 8 Il presidente del consiglio 8 Antonio Segreti a Neuves Maisons Assumere donne conviene sempre 9 L’acqua potabile arriva anche a Gricignano 9 Paletta e fischietto per il nonno vigile 10 SCUOLA L’umanita’ di angiolino acquisti ricordata 12 con una borsa di studio STORIA, CULTURA E TRADIZIONI Sansepolcro e le sue origini 17 CULTURA Il fonte battesimale si rifa il look 18 ECONOMIA Due giovani “Archimedi” di Sansepolcro presentano la loro 19 invenzione alla Rai EVENTI Il Trofeo Tricca va a Luciano Giovagnini 20 ATTUALITÀ Padre Pier Maria Innocenti: una vita tra preghiera, sport e 23 giovani ASSOCIAZIONI Seconda edizione del corso di fotografia digitale organizzato 26 dal Fotoclub Sansepolcro SPORT Dukes quando il basket e’ passione 28 Sansepolcro calcio, soffrendo e’ piu’ bello 29

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Ric tana Fon

SOMMARIO

Il primo periodico di informazione locale economico culturale


Notizie dal Comune

I CERTIFICATI ANAGRAFICI DELLO “SPORTELLO AL VIA LA SPERIMENTAZIONE

UNICO DELL’EDILIZIA” Si tratta di un esperimento attivato lo scorso 2 febbraio. Rimarrà aperto tutte le mattine con due rientri pomeridiani Al via in forma sperimentale l’ufficio dedicato al ricevimento delle pratiche edilizie (S. U. E.) indirizzate all’ufficio urbanistica da tecnici e privati. Il 2 febbraio scorso è stato infatti attivato lo “Sportello di front office per l’accettazione delle pratiche edilizie con contestuale protocollazione delle istanze” presso gli uffici comunali al primo piano di Palazzo Aggiunti in via Matteotti n. 10. Si tratta di un ufficio deputato al ricevimento, accettazione e protocollo di tutte le richieste che riguardano pratiche edilizie le quali saranno immediatamente esaminate e saranno richiesti i documenti mancanti prima ancora dell’inizio del procedimento. Oltre a questo il personale presente nell’ufficio ha il compito di fornire informazioni sui procedimenti in corso o da attivare riguardanti gli interventi edilizi nel territorio comunale. Il servizio offerto dallo sportello, rivolto ai tecnici ed a tutti i cittadini, è finalizzato alla riorganizzazione, razionalizzazione ed incremento dell’efficienza ed efficacia delle attività già svolte dagli uffici urbanistica ed edilizia privata con particolare riferimento al rapporto con il pubblico. La sperimentazione durerà almeno tre mesi e solo a seguito della valutazione degli esiti della fase sperimentale sarà formalizzata con apposita deliberazione di Consiglio Comunale il relativo “Regolamento di organizzazione e di funzionamento dello sportello unico per l’edilizia”. La delibera che dà l’avvio al funzionamento del S. U. E. è pubblicata sull’albo pretorio del comune ed è la numero 14 del 2012 approvata lo scorso 17 Gennaio. Lo Sportello al primo piano di Palazzo Aggiunti sarà aperto con il seguente orario: - lunedì e venerdì dalle 9,30 alle 13,30 - martedì e giovedì dalle 9,30 alle 13,30 e dalle 15,30 alle 18,00.

VANNO IN PENSIONE Da gennaio tutti i cittadini dovranno avvalersi dell’autocertificazione e tutte le amministrazioni pubbliche saranno obbligate ad accettarle

Importanti novità per quanto riguarda il rilascio dei certificati da parte dell’ufficio anagrafe comunale. Dal 1° gennaio 2012 i certificati anagrafici sono andati definitivamente in pensione, almeno per quanto riguarda gli atti e le procedure inerenti le pubbliche amministrazioni. Dal 2012 infatti è entrato in vigore l’art. 15 della legge n. 183 /2011 per cui non è più consentito al Servizio Anagrafe del Comune emettere certificati anagrafici e di stato civile diretti ad altre pubbliche amministrazioni e a privati gestori di pubblici servizi. Da gennaio quindi tutti i cittadini che devono attestare la propria condizione anagrafica (nascita, stato di famiglia, cittadinanza etc.) dovranno obbligatoriamente avvalersi dell’autocertificazione e tutte le amministrazioni pubbliche (stato, regioni, enti locali, enti gestori di servizi) saranno obbligate ad accettarle, salvo poi disporre delle facoltà di verifica previste dalle legge. L’autocertificazione diventa quindi a tutti gli effetti di legge un obbligo e non una mera facoltà discrezionale. Le certificazioni rilasciate dagli uffici anagrafici comunali potranno ancora essere richieste solo nell’ambito dei rapporti con soggetti privati (banche, imprese, assicurazioni, società sportive, etc.) ma anche in questi casi sarà possibile far valere l’autocertificazione, previo consenso del soggetto privato richiedente.

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO ANTONIO SEGRETI A NEUVES MAISONS Probabilmente la delegazione francese visiterà Sansepolcro durante le tradizionali fiere di Mezza quaresima L’ economia e la cultura al centro della trasferta lampo del presidente del Consiglio Comunale di Sansepolcro Antonio Segreti in terra francese nella città gemellata di Neuves Maisons: “Insieme a me c’era Adriano Agostinelli della Cna ed erano stati invitati anche i rappresentanti delle categorie economiche di artigiani e commercianti di Sansepolcro proprio con l’obiettivo di sviluppare gli scambi economici e culturali tra le due realtà – spiega Segreti - Su questo tema già si sono svolti alcuni incontri lo scorso 15 luglio e il 9 settembre ed ora si è proceduto ad un pre-accordo commerciale. In quest’ultimo confronto infatti erano presenti oltre le istituzioni locali

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anche i rappresentati francesi dei commercianti e artigiani. Con loro è stata ribadita la possibilità per i nostri commercianti ed artigiani di partecipare alla loro importante iniziativa dell’ ottobre prossimo e da parte loro di partecipare alle nostre Fiere di Mezzaquaresima. Agostinelli ha raccolto la proposta che sarà girata alle categorie di Sansepolcro che vorranno aderirvi usufruendo anche di un contributo da parte della Camera di Commercio per le spese di trasferta. Con il sindaco di Neuves Maisons Vinchelin abbiamo quindi rinnovato il rapporto di partenariato tra le due città e dello scambio tra studenti delle scuole finalizzato all’apprendimento del francese. Una

trentina di ragazzi infatti avranno la possibilità di rimanere per un periodo ospiti delle famiglie francesi ed approfondire così la conoscenza della lingua. Inoltre si è discusso dell’attivazione di un progetto internazionale più ampio che coinvolgerà oltre alle città di Sansepolcro anche la città portoghese Pòvoa de Lanhoso gemellata con Neuves Maisons, dedicato a giovani dai 15 ai 18 anni . Infine – conclude il Presidente del Consiglio e delegato alle città gemellate - per le celebrazioni del Millenario del 2012 si sta lavorando alla realizzazione di una mostra di incisori d’oltralpe e di Sansepolcro che sarà prossimamente inserita nel calendario degli eventi.”


a cura di Cinzia Scatragli e Manuela Puletti

ASSUMERE DONNE L’ACQUA POTABILE CONVIENE SEMPRE ARRIVA ANCHE A Presto la Carta Europea per l’uguaglianza e la parità delle donne negli enti locali Assumere una donna conviene sempre. A dichiararlo il sindaco di Sansepolcro Daniela Frullani all’indomani di fatti di cronaca al quanto discutibili che hanno visto protagonista una ragazza aretina non assunta da un’azienda proprio perché donna. “Inaccettabile qualsiasi discriminazione di genere – ha continuato il primo cittadino biturgense - Un comportamento dovuto ad ottusità ed ignoranza che va contro la crescita del territorio e delle aziende.  E’ bene chiarire una cosa: più le donne sono inserite nel mondo del lavoro più aumenta la ricchezza di un paese. Lo dimostrano tutti i più recenti studi internazionali. In tempi difficili bisogna rispondere con comportamenti intelligenti – aggiunge la Frullani – se il meccanismo economico si è inceppato sarà bene mettere in atto comportamenti efficaci: aumentare la presenza delle donne nel mondo del lavoro e nelle posizioni apicali è uno di questi”. Sull’argomento è entrata anche il consigliere comunale delegato alle pari opportunità Mariarosa Chiasserini che annuncia la presentazione in assise di un documento: “Presto presenterò all’approvazione del consiglio comunale la “Carta europea per l’uguaglianza e la parità delle donne e degli uomini nella vita locale” – dichiara la Chiasserini -  Questo  è un documento che è stato adottato e sottoscritto il 12 maggio 2006 a Innsbruck dal Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa, sostenuto dalla Commissione europea nell’ambito del V Programma d’azione comunitario per la parità tra donne e uomini, ma che ad oggi il comune di Sansepolcro non ha ancora adottato.”  Il documento ha l’obiettivo di sollecitare gli Enti locali, quali organi di governo più vicini ai cittadini, ad utilizzare appieno i loro poteri e i loro partenariati a favore di una maggiore uguaglianza delle donne e degli uomini nella vita politica, sociale, economica e culturale. Gli Enti locali che sottoscrivono la Carta, entro due anni devono «rispondere» degli impegni presi, programmare un Piano d’azione per riequilibrare la rappresentanza di genere, se è necessario redigere bilanci di genere, assumere il principio di parità quale base di ogni iniziativa politica e legislativa ed inoltre, collaborare con tutte le Istituzioni e Organizzazioni del territorio per promuovere concretamente l’instaurarsi di una vera uguaglianza.”

GRICIGNANO

Un intervento realizzato con un investimento di 1.500.000 euro. I lavori sono stati gestiti con la collaborazione diretta del personale operativo di Nuove Acque L’acqua potabile arriva anche nella frazione di Gricignano dove risiede una settantina di famiglie per un totale di circa 380 persone. Un territorio che da tempo attendeva questo intervento, anche in vista di una futura espansione demografica, peraltro già in atto. Fino ad oggi Gricignano è stato approvvigionato da un pozzo e da un così detto. impianto di sollevamento. Ma la presenza di nitrati sull’acqua prelevata dal pozzo ha portato, nel passato, ad un’ordinanza di non potabilità. Ed oggi è possibile dare una risposta concreta a questo territorio, anche e soprattutto grazie ai lavori eseguiti lo scorso anno, con la posa della condotta che collega la rete del Capoluogo alla zona industriale di Santa Fiora attraversando il Tevere. Un intervento realizzato con un investimento di 1.500.000 €. A seguito di ciò, è stato quindi possibile procedere anche con l’estensione della rete per Gricignano: dal punto di vista meramente tecnico, dalla loc. Violino parte una condotta in ghisa che, attraverso la strada comunale di Banchetti, arriva all’abitato di Gricignano dove si connette con la rete esistente. “Grazie a questo ulteriore intervento sulla della rete di distribuzione – ha commentato il sindaco di Sansepolcro Daniela Frullani – è finalmente possibile risolvere il problema dell’approvvigionamento idrico di questa importante frazione di Sansepolcro. Una soluzione che si attendeva da tempo e che darà la possibilità ai cittadini di integrare l’attuale disponibilità idrica dei pozzi risolvendo tutti gli inconvenienti che potevano presentarsi di scarsità o potabilità dell’acqua”. Nel dettaglio, l’estensione della rete a Gricignano è stata possibile con un investimento di oltre 70 mila euro e i lavori sono stati gestiti con la collaborazione diretta del personale operativo di Nuove Acque con la ditta appaltatrice. Gli interessati all’allacciamento possono recarsi direttamente presso gli sportelli Nuove Acque per richiedere il sopralluogo di un tecnico. In collaborazione con l’Ufficio Stampa del Comune di Sansepolcro 9


Notizie dal Comune di Cinzia Scatragli e Manuela Puletti

PALETTA E FISCHIETTO PER IL NONNO VIGILE

L’iniziativa vuole garantire maggiore sicurezza all’entrata e all’uscita dalle scuole e coinvolgere gli anziani in attività sociali rilevanti

O

cchietti simpatici, folti baffi e un’età compresa tra i 50 e i 79 anni è questo l’identikit del nuovo “nonno vigile” un’iniziativa promossa dal comune di Sansepolcro in collaborazione con alcune associazioni locali del volontariato, la Polizia Municipale e alcuni istituti scolastici. Il progetto si colloca nell’ambito delle iniziative che Palazzo delle Laudi intende mettere in atto per favorire una partecipazione attiva alla vita sociale delle persone anziane e per raggiungere scopi di ampia rilevanza sociale attraverso la costruzione di un sistema di sicurezza nei confronti dei bambini durante l’entrata e l’uscita dalle Scuole. Nel dettaglio il servizio consiste nel presidiare e sorvegliare le zone in prossimità degli edifici scolastici di via del Campo Sportivo e di via Santa Croce a Sansepolcro, si configura come un’attività prestata ad esclusivo titolo di volontariato, senza vincolo di subordinazione gerarchica e senza costituzione di alcun rapporto di impiego con il Comune, che stipula un apposito rapporto convenzionale con le Associazioni e non

con i singoli. “Ringrazio i volontari – dichiara il sindaco Daniela Frullani – per la loro piena disponibilità, sintomo di autentica collaborazione con le istituzioni. Gli anziani sono una fondamentale risorsa per il nostro territorio e questa iniziativa ne è una conferma, in quanto esprime valori importanti come quello di mettersi a disposizione per gli altri” Un progetto sul quale stavamo lavorando da un po’ – fa eco l’assessore Andrea Borghesi – e che è già presente in altre realtà del nord Italia. Finalmente siamo in grado di portarlo avanti anche alle nostre latitudini e di questo ringrazio sentitamente le associazioni di volontari della terza età che hanno sin da subito manifestato tutto il loro entusiasmo. Siamo in fase sperimentale, e con la formula individuata andremo avanti sono alla chiusura di questo anno scolastico. Per il futuro potremmo modificarlo a seconda delle esigenze, ed estenderlo anche ad altre realtà scolastiche cittadine”. La convenzione è entrata in vigore il 9 gennaio e terminerà il prossimo 9 giugno.

I REQUISITI

I COMPITI DA ADEMPIERE

• Appartengono alle seguenti Associazioni: ADA, ANAP/ANCOS, ANTEA E AUSER (altre Associazioni potranno essere integrate su richiesta); • hanno un’età compresa tra i 50 e i 79 anni; • sono fisicamente idonei all’effettuazione dei compiti collegati al servizio di volontariato che espletano, come comprovato da certificazione medica; • godono dei diritti civili e politici e non hanno riportato condanne penali; • hanno seguito un corso di formazione di 4 ore svolto dalla Polizia Municipale (i nuovi si impegnano a seguirlo).

• Stazionano nei pressi delle Scuole durante gli orari di entrata e di uscita, nei tempi e nei modi concordati con i rappresentanti della Polizia Municipale; • presidiano l’attraversamento delle strade da parte degli studenti mettendo in atto tutti i comportamenti necessari a preservarne l’incolumità, come appreso durante il corso di formazione; • si posizionano frontalmente di fronte al traffico ovvero alle situazioni di maggiore rischio; • si accertano che i veicoli si siano arrestati prima di dare il via al passaggio dei bambini; • invitano gli studenti e i loro accompagnatori ad utilizzare le strisce e i camminamenti pedonali; • assicurano che la discesa degli studenti dall’autobus avvenga in ordine e sicurezza; • all’uscita dalla Pacioli raggruppano gli studenti e li accompagnano fino alla pensilina del pullman; • collaborano senza interferire o sostituirsi con la Polizia Municipale eventualmente presente nei pressi delle Scuole; • segnalano eventuali problemi, violazioni ed anomalie riscontrati durante il servizio alla Polizia Municipale, senza procedere a contatti verbali con gli eventuali trasgressori; • contattano tempestivamente il 118 e la Polizia Municipale in caso di incidente.

In collaborazione con l’Ufficio Stampa del Comune di Sansepolcro

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L’UMANITA’ DI ANGIOLINO ACQUISTI RICORDATA CON UNA BORSA DI STUDIO Tale premio è rivolto alla miglior tesi di laurea specialistica riguardante la non Violenza. Le domande dovranno pervenire entro il 30 Aprile

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on poteva essere diversamente: l’umanità di Angiolino Acquisti rimarrà incancellabile nel tempo grazie all’istituzione di una borsa di studio in suo onore. L’idea è partita dall’Associazione Acquisti assieme all’Associazione Cultura della Pace di Sansepolcro, dall’amministrazione comunale in collaborazione con Tonino Drago dell’Università di Pisa, Facoltà Scienze per la Pace- Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace (CISP) e dall’istituto Galtung. Angiolino Acquisti nacque nel marzo del 1905 da una coppia di anghiaresi Luigi ed Elisabetta Poggini, i quali dopo le nozze si trasferirono a Sansepolcro, più precisamente al Poggio della fame. Angiolino era il primo di cinque fratelli, dopo di lui arrivarono Assunta, Celso, Elena e Anna. Suo padre, nel frattempo, aveva lasciato il podere per diventare operaio del Comune e aveva in custodia la chiave della Torre di Berta, situata nella piazza di Sansepolcro. Morì nel 1919 lasciando la moglie e cinque figli. Angiolino aveva poco più di quattordici anni, la sorella Anna appena due. Suo fratello Celso fu mandato in collegio ad imparare l’arte dell’ebanisteria, riportando a casa un mestiere che continuò a fare fino a tarda età, con grande successo ed 12

un soprannome, “Monza”, con il quale era diventato famoso in buona parte del Centro Italia. Fu Angiolino, quindi, che si trovò a fare da capofamiglia a tutte quelle donne che la madre, da sola, non avrebbe mai potuto aiutare a crescere. Il lavoro non gli faceva paura, aveva cominciato sin da piccolo. A sei anni raddrizzava le semenze da un calzolaio che, come compenso, gli dispensava, quando andava bene, qualche ceffone d’in-

di Manuela PULETTI

coraggiamento, ma allora i genitori erano contenti così perchè imparava un mestiere e non stava a bighellonare sulla strada. Era anche un bravo scolaro, un ottimo studente, che riuscì in quei tempi difficili, a conseguire il diploma di scuola elementare, completando l’intero ciclo fino alla VII, sempre promosso a giugno! Venne poi il lavoro da cameriere che, oltre a procurargli qualche piccola mancia, lo indirizzò alla sua attività di barista, che lo avrebbe impegnato fino alla fine degli anni ‘60. Il suo grado d’istruzione, importante per quel periodo, gli aprì le porte degli uffici del Comune di Sansepolcro, dove prestò servizio come impiegato per una ventina di anni, fino al dopoguerra. Lì nacque l’amicizia con Italo Mosconi, indimenticato custode della Pinacoteca biturgense. Fu negli anni ’50-’60 che cominciò a documentarsi sul pensiero cristiano ispirato alla difesa dei poveri e dei diseredati ed alla nonviolenza. Divenne un avido lettore di Don Lorenzo Milani, di Padre Turoldo, di Don Enzo Mazzi, di Mons. Helder Camara, fino a Carlo Carretto e Giorgio La Pira di cui diventò grande amico. Ma l’amore vero, quello che quando lo incontri, ti cambia la vita, fu con Don Zeno Saltini. Per un uomo come Angiolino, in cui il desiderio di carità era stato sempre come un piccolo fuoco acceso nella sua anima, quell’incontro fu sconvolgente. Lo conobbe a Sansepolcro, in occasione di uno spettacolo itinerante che i nomadelfi portavano in giro per l’Italia e quella sera stessa, alcuni di loro, furono ospiti della famiglia Acquisti, compreso don Zeno naturalmente, con il quale instaurò una profonda amicizia


Scuola che spinse Angiolino, prima a promuovere azioni sporadiche per aiutare la comunità di Nomadelfia e successivamente, alla fondazione del Gruppo Amici di Nomadelfia. “Nella vita – diceva sempre Angiolino - si fa un errore dopo l’altro ed io ne ho fatti tantissimi, ma ricordatevi che un uomo non può essere né poco, né molto, né troppo onesto, un vero uomo deve essere semplicemente onesto!” Ed è su queste fondamenta che l’ispiratore della nuova borsa di studio aveva costruito la sua vita: umanità e carità le sue peculiarità. Il 3 dicembre 1983 lasciò il mondo terreno con questa frase detta al suo amico sacerdote: “Luigi, non ho nessuna paura di morire, ma la vita è bellissima!” Ottanta anni fatti di ideali e di passioni quelli di Angiolino Acquisti, uno che la vita l’ha vissuta intensamente nonostante il periodo difficile della guerra che ha affrontato in prima persona ed è proprio in ricordo di questo amato personaggio biturgense che l’Associazione Acquisti, guidata

dal figlio Giovanni, l’Associazione Cultura della Pace e l’Amministrazione Comunale hanno deciso di istituire una borsa di studio di mille euro per la migliore tra le tesi di laurea specialistica riguardanti la nonviolenza Secondo il regolamento redatto l’argomento trattato può essere sociologico, storico, giuridico, politologico, economico, filosofico, pedagogico. Saranno presi in considerazione gli elaborati in lingua italiana, relativi agli ultimi due anni accademici inviati entro il

30 aprile 2012 alla Segreteria del Premio. La selezione verrà realizzata a partire dalla valutazione del lavoro svolto e di come esso si distingue per scientificità e capacità divulgativa, dei titoli presentati e del curriculum formativo. La domanda di partecipazione al concorso, diretta al Presidente dell’Associazione Cultura della Pace e redatta in carta semplice, dovrà essere fatta pervenire alla sede dell’Associazione Cultura della Pace di Sansepolcro – in Via Jacopone da Todi, 38, direttamente dal candidato o da persona incaricata, munita di delega scritta o tramite servizio postale ai medesimi indirizzi, in modo cartaceo o in formato elettronico. L’assegnatario del Premio sarà invitato dall’Associazione Angiolino Acquisti con congruo preavviso, a partecipare alla cerimonia di conferimento, alla presenza del fondatore della Associazione Angiolino Acquisti, Sig. Giovanni Acquisti, presso la Sala Consiliare del Comune di Sansepolcro.

COMMISSIONE BORSA DI STUDIO “ANGIOLINO ACQUISTI” Rocco Altieri (Monteleone di Puglia, 1955) è un pacifista italiano, studioso del pensiero legato alla nonviolenza, in particolare delle figure del Mahatma Gandhi e di Aldo Capitini. È responsabile della rivista Quaderni di Satyagraha. Il 18 novembre 2010 è stato insignito del premio ‘Zamenhof - La voce della pace’. Antonino Drago (Rimini, 1938) laureato in Fisica, è stato professore associato di Storia della Fisica all’Università di Napoli. Attualmente è professore a contratto di Strategie della difesa popolare nonviolenta nel Corso di Scienze per la Pace dell’Università di Pisa e di Storia e tecniche della nonviolenza nel corso di Operazioni di pace dell’Università di Firenze. Il 18 novembre 2000 è stato insignito del Premio Nazionale “Cultura della Pace-Città di Sansepolcro”, per il suo impegno in favore della Difesa Popolare Nonviolenta e per la ricerca di metodologie alternativa alla guerra per la risoluzione dei conflitti. Alberto L’Abate (Brindisi, 1931) è un sociologo italiano, impegnato nella ricerca per la pace e la nonviolenza. Il 4 dicembre 2011 è stato insignito del Premio “Una vita per la pace”. La Commissione sarà completata da un rappresentante dell’Associazione Angiolino Acquisti, la Prof.ssa Marinella Acquisti e da uno dell’Associazione Cultura della Pace.

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SANSEPOLCRO E LE SUE ORIGINI Villa Plinio, il monumento funebre e via Ariminensis fanno supporre origini romane per il territorio biturgense

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tabilito nel precedente numero che con ogni probabilità l’antica città romana di Biturgia non deve essere fatta corrispondere all’odierna Sansepolcro, avevamo lasciato in sospeso la discussione sull’eventualità di una presenza romana nel nostro territorio. Eventualità che si avvicina sempre più a poter essere considerata una realtà, grazie ad una serie di prove che analizzeremo in questa parte, cercando di delineare, sia pur sinteticamente e per sommi capi, la situazione di quest’angolo di Valtiberina nei secoli precedenti alla fondazione di Sansepolcro, che abbiamo stimato essere avvenuta attorno all’anno Mille. Già la presenza della Villa di Plinio, di cui lungamente abbiamo già discusso l’ultima volta, è un chiaro segnale del fatto che i Romani si fossero stanziati nella nostra valle. Ci sono anche vari reperti archeologici che lo testimoniano, il principale dei quali è un monumento funebre che viene oggi conservato presso il Museo civico. Ma la fonte più interessante di informazioni su questo periodo è lo studio dell’importante Via Ariminensis, che di qui passava. Era una delle principali arterie di comunicazioni romane, collegava Arretium con Ariminum, l’Etruria con la Gallia Cispadana passando per l’Umbria, la via Cassia con la via Emilia. Fu costruita nel 208 a. C. da Marco Livio che poi passerà alla storia come Salinatore (per aver introdotto durante la sua censura del 204 un pesante dazio sul sale). Costui fu eletto console, per la seconda volta, nel 207 a.C., mentre infuriava la seconda guerra punica. Tra gli oneri di questa carica c’era il comando sia delle due legioni “etrusche” stanziate ad Arezzo, sia di quelle “galliche” di Rimini, quindi occorreva stabilire un collegamento rapido tra le due città. Il percorso della strada, famosa anche nell’antichità per i numerosissimi bivi e biforcazioni che la caratterizzavano, rendendola la spina dorsale del sistema viario della zona aretina, passava per il valico della Scheggia, poi attraversava il

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di Matteo ROMANELLI Foto di Catia Bigi

Tevere in località Sigliano e saliva verso Viamaggio (via maior) per raggiungere l’importante municipium di Sestinum. Nella memoria collettiva, lo riportiamo come curiosità, è rimasto il nome del suo costruttore: via Livia, volgarizzatosi nel medioevo in via Libbia. La presenza di questa strada è segno importante della presenza romana nell’area dove poi sorgerà Sansepolcro. Intanto, possiamo arguirla con una banale considerazione: sempre nella storia attorno alle principali vie di comunicazione sono sorti insediamenti, magari sviluppatisi a partire da stazioni di posta. Ma soprattutto ci sono stati diversi ritrovamenti archeologici a confermarlo. Molti di questi sono avvenuti in epoca recente, durante gli scavi per la costruzione della diga di Montedoglio. Citiamone alcuni significativi. Il più interessante è senza dubbio un sistema di ponti sul Tevere che ricopre uno spazio di circa sette chilometri, costituendo uno dei sistemi di passaggio più interessanti dell’Italia centrale e mostra l’importanza strategica sia da un punto di vista militare che da uno commerciale della Valtiberina. Tra questi a noi interessa particolarmente il ponte che è stato rinvenuto a Sigliano, in località Vaglie, durante le operazioni di asportazione della ghiaia propedeutiche alla succitata realizzazione dell’invaso di Montedoglio, anche se in verità già identificato una prima volta nel 1936 dall’archeologo Antonio Minto, docente di etruscologia all’Università di Firenze. Dell’opera originaria restano visibili quattro pile provviste di speroni frangi acque a base esagonale irregolare e sono costituiti da un nucleo interno in opus coementicium (l’antenato del nostro cemento introdotto dai romani attorno alla metà del III sec. a.C., mescolanza di malta e ghiaia) e da un ricoprimento esterno in opus quadratum (muratura in pietre regolari squadrate). Esplorando gli immediati dintorni del ponte si è riscontrata l’esistenza di insediamenti romani, che probabilmente avevano funzioni di servizio per la manutenzio-


Storia, Cultura e Tradizioni ne ed il controllo dell’infrastruttura ed è stato recuperato un grosso manufatto in cocciopesto e frammenti di ceramica. Date le dimensioni del ponte (che doveva essere largo circa 11 metri) è verosimile che esso facesse parte della Via Ariminensis. Poco distante da questo sito, all’interno di una cava allagata, nel 1988 è stato rinvenuto un altro ponte romano di notevole rilievo, che forse serviva per collegare la strada principale agli insediamenti romani posti presso il Poggio degli Scopeti. Architettonicamente è simile a quello di Sigliano, i due aspetti più interessanti sono i numerosi segni di successivi restauri (a testimonianza di un utilizzo molto prolungato nel tempo della struttura), e i molti oggetti rinvenuti nei suoi pressi: una chiave di ferro ma soprattutto una forcella lignea che con tutta probabilità faceva parte di quel sistema di chiuse che regolavano le acque del Tevere rendendole navigabili che fu descritto pure da Plinio. Proprio al letterato latino pare appartenesse un fundus (ossia un terreno agricolo) situato nei pressi dell’odierna località Pocaia, presso la quale sono stati ritrovati pure dei corredi di sepolture provenienti da una necropoli attiva tra il I secolo a.C ed il I d.C. Molto interessanti sono pure le tracce archeologiche presenti a Cignano, che rivelano l’esistenza di un praedium (podere) appartenente alla gens Cilnia, ricchissima famiglia aretina cui appartenne anche Mecenate. Un asse (un asse era una moneta) di epoca repubblicana del II secolo a.C. ed un dupondio (moneta che valeva due assi) del III sec. d.C. ci rivelano gli estremi temporali della sua datazione. Considerati questi ritrovamenti e pure la diretta derivazione latina di alcuni toponimi, come ad esempio Trebbio (da trivium), potremmo essere tentati di recuperare l’ipotesi di un’origine romana di Sansepolcro, magari aggiungendo come ulteriore prova il fatto che la pianta della città ricalchi abbastanza fedelmente quella di un castrum romano. Quest’ultimo argomento (a volte portato a sostegno di detta tesi) è però piuttosto debole. Nell’urbanistica medievale, infatti, le città costruite in pianura venivano di norma edificate seguendo il modello a scacchiera romano. Vediamo cosa scrive al proposito l’illustre architetto Massimiliano Fuksas nell’Enciclopedia Treccani: “A influenzare l’urbanistica del primo Medioevo non fu soltanto l’esempio degli invasori; un ruolo importante ebbero anche le nuove condizioni di vita e gli ordinamenti. Si vennero così a distinguere tre tipologie principali: città sviluppatesi su città romane, città a formazione spontanea, città create secondo un piano. […].Le città che si sono formate spontaneamente non risultano di immediata e semplice individuazione: sorte di frequente intorno a nodi stradali importanti, presso antichi ponti sui fiumi, o nei pressi di santuari, abbazie e castelli, presentano in molti casi uno schema di sviluppo a scacchiera.” Come ricorderanno i

nostri lettori, nel primo numero di questa rubrica avevamo proprio concluso che l’ipotesi più verosimile è che Sansepolcro si sia formato attorno al santuario delle reliquie del Santo Sepolcro riportate dalla Terra Santa per coagulazione progressiva degli abitanti dei villaggi rurali circostanti. Anche l’analisi urbanistica, dunque sembra incoraggiare questa posizione. E attorno alla località Noceati, dove nel 1012 risulta esistente un’abbazia benedettina dalla quale si svilupperà la città biturgense di piccoli insediamenti ce ne erano moltissimi, nonostante lo spopolamento delle campagne dell’Alto Medioevo. Il principale era quello di Boccognano, anch’esso di diretta origine romana (vicus Voconianus, come ha rilevato l’arch. Giovanni Cecconi in due lavori del 1992 e 1994, dal nome della gens Voconia, famiglia romana di origine laziale nota per aver ispirato l’omonima lex, con la quale si limitava il ruolo femminile nelle successioni ereditarie). Di questo pagus abbiamo testimonianze archeologiche risalenti al II secolo a.C., mentre sembra che tra il secolo VI ed il VII secolo d.C. gli abitanti del villaggio fossero alquanto numerosi. A testimoniarne l’importanza era soprattutto l’esistenza dell’antica pieve paleocristiana di S. Maria a Boccognano (non a caso ancora oggi questa zona è talvolta chiamata Pieve Vecchia), che controllava un vasto territorio (fino a Badia Tedalda) nell’ambito della Diocesi di Città di Castello (e probabilmente prima di Arezzo). Questa chiesa aveva una grande importanza, tanto è vero che il trasferimento del suo titolo entro le mura di Sansepolcro, agli albori del XIII secolo, segnerà la definitiva affermazione dell’ importanza della città da due secoli fondata. Nella zona tra S. Pietro in Villa e Pocaia, inoltre, sorgevano numerose chiese dedicate a S. Agata martire, il cui culto era molto diffuso nel V secolo, quando la Valtiberina fu evangelizzata, oppure a S. Donato e S. Pietro, che assieme a S. Michele Arcangelo erano i santi maggiormente venerati dai longobardi, almeno nei primi anni successivi alla loro conversione al cristianesimo (VI-VII secolo). Ciò fa dedurre che fosse presente una rete di piccoli centri abitativi, attestati in una zona riparata per proteggersi dalle continue scorribande degli eserciti bizantini e longobardi, che in quegli anni si contendevano il controllo della Valtiberina. Infine, ricordiamo che nel XI secolo, alcuni monaci benedettini fondarono in località Succastelli, sulla base di un edificio preesistente e dunque più antico, l’importante Badia di San Bartolomeo, della quale saranno succursali le omonime chiese di Città di Castello e Sansepolcro (quest’ultima oggi soppressa). Terminata quindi la lunga dissertazione sulle origini di Sansepolcro, dal prossimo numero inizieremo a trattare le vicende storiche della città biturgense.

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ESCLUSIVO

Il Papa a Sansepolcro...

500 anni dopo

di Francesco DEL TEGLIA

Ne parliamo con l’Arcivescovo Riccardo Fontana in un’intervista esclusiva per Valtiberina Informa Eccellenza congratulazioni, alla fine c’è riuscito a portare il Papa a Sansepolcro, 500 anni dopo. “Avevo invitato il Santo Padre e ho inseguito questa straordinaria opportunità con tenacia e fiducia. Adesso che la visita è ufficiale, l’emozione e la gioia sono infinite. Dobbiamo però avvertirne anche la responsabilità, perché dovremo prepararci bene. Benedetto XVI non viene da noi per fare il turista. Viene nella nostra Diocesi e a Sansepolcro per dare senso pieno al nostro Millenario che non è semplicemente un anno celebrativo ma l’occasione per riscoprire in modo più profondo le nostre radici cristiane con uno sguardo attento al futuro, con fiducia e speranza”. II

La data della visita del Papa, quella del 13 maggio 2012, sembra quasi non scelta a caso. Il 13 maggio è il giorno della prima apparizione di Fatima, quasi un secolo fa. Ma il 13 maggio è anche il giorno in cui Giovanni Paolo II fu colpito in piazza San Pietro da Alì Agca. “Effettivamente è una data particolare, impregnata di significati sul filo della Fede e sul filo della cronaca. Mi piace pensare soprattutto che sia il giorno benedetto dalla Madonna di Fatima”. Che cosa significa questo Millenario? “Mille anni fa Arcano ed Egidio, alla ricerca della verità e del senso della vita, si misero in cammino verso la Palestina. Tornando in patria portarono con sé non

solo le pietre raccolte nel monte Sion, ma l’idea fortissima che avevano elaborato in Terrasanta: costruire nell’Alta Valle del Tevere la civitas hominis a immagine di Gerusalemme, la città che nel suo stesso nome evoca giustizia e pace. Quel sogno degli umili e grandi pellegrini medioevali, di generazione in generazione, è giunto fino a noi. E’ la nostra comune eredità, è parte irrinunciabile dell’identità del popolo biturgense”. Sansepolcro può dunque considerarsi un “unicum”? “Sansepolcro è l’unica città della Toscana che nasce su un progetto teologico. Il modello è alto: attraverso la pratica della giustizia promuovere la pace. Fu certamente laborioso passa-


re dal piccolo oratorio di San Leonardo alla Basilica. Fu necessario un forte impegno per costruire la città intorno alla Cattedrale. Non si tratta soltanto di una vicinanza che segna l’urbanistica e la topologia del Borgo. Vi è molto di più, perché la stessa collocazione del duomo ha una valenza simbolica, è il punto di riferimento, a partire dal quale ognuno può orientarsi nel cammino, ma soprattutto nella vita. E’ come una grande chioccia, che copre e protegge tutta la nidiata”. Una scelta carica di valenze non solo simboliche dunque, dove percepire il gusto dell’alternativa. “Viviamo un presente pieno di banalità. Anche per noi Sant’Agostino seguita ad insegnare i pregi dell’homo viator: percepire la vita come un cammino, un percorso che avvicina al vero e al giusto, una sfida anzitutto con sé stessi puntando sulla qualità di una storia umana che vuole essere gustata con l’aiuto di Dio. Credere che la vita buona sia come un cammino verso una mèta alta – la città di Dio – è la consegna che gli antichi pellegrini Arcano ed Egidio ci hanno lasciato in eredità. E che non va dispersa, ma anzi alimentata giorno dopo giorno”. Il Millenario rappresenta un’opportunità unica per Sansepolcro e la

sua gente. Non solo dal punto di vista promozionale, ma soprattutto per le coscienze. “L’avvio del Millenario è promuovere una ricerca che ci coinvolge. Parte dal verificare se Sansepolcro, anziché piangere per le prerogative che ha perduto ha voglia oggi di rilanciare la sua identità antica. Quale progetto culturale e spirituale vogliamo adottare per costruire oggi insieme la nostra città? Questo è il tema da fare nostro se vogliamo evitare che l’occasione del Millennio non si sprechi in asserti pretenziosi ed inutili. Il banco di prova delle nostre intenzioni è la verifica dei programmi e delle realizzazioni, l’impegno a non lasciarci trascinare dalla deriva di un’epopea scontata, né da retorica inconcludente. La sfida che appartiene a Sansepolcro è tornare a risplendere come città dove si inglobano le diversità, concepite come ricchezza da afferire al bene comune. Questa è la città che ha dato i natali a Piero, al Pacioli, a Matteo di Giovanni, a Raffaellino dal Colle, all’Alberti, ma anche al beato Angelo Scarpetti, al beato Andrea Dotti, al beato Ranieri. Avviando il Millennio ci facciamo eredi di un patrimonio dimenticato. Gerusalemme nel suo nome ebraico è Giustizia e Pace. E giustizia e pace vogliono costruire ancora nell’Alta Valle del Tevere i due pellegrini. Per dare

consistenza a una storia comune occorre recuperare la storia che ci unisce”. Dunque, un evento di straordinaria importanza per progettare il futuro della città e della sua gente? “Occorre leggerla, questa città, nel suo presente, se vogliamo puntare al futuro. Se i cristiani vogliono tornare a fare la loro parte. Scarseggia oggi un laicato illuminato. Un laicato che sia capace di mettere le mani dentro la città, con la voglia di servire al di là dell’interesse privato, al di là delle visioni stesse di parte. Il bene comune conta più del bene singolo. Se è stato possibile ai padri cooperare per il bene di tutti, impareremo a farlo anche noi, rimettendoci insieme, ritrovando l’orgoglio della profezia. E occorre che questa città torni a puntare sui suoi giovani. Che ci fai di tutte le tue ricchezze, se tutto il tuo sogno è quello di avere una villa più bella del tuo vicino, possibilmente senza neppure mostrargliela? Quel che conta è la qualità del nostro futuro, la scuola, i giovani. Spero anche l’oratorio, che il grande vescovo Bornigia volle, unico per tutta questa nostra città, riprenda presto a funzionare. Il Millenario, come si vede, racchiude in sé tante gemme: è l’appuntamento con la nostra storia collettiva, per verificarla. Ma anche una sfida sulla nostra identità e l’occasione per disegnare il futuro”.

Il Vescovo Riccardo Fontana è nato a Forte dei Marmi, in provincia di Lucca, il 20 gennaio 1947. Allievo dell’Almo Collegio Capranica, è ordinato presbitero il 2 luglio del 1972. Chiamato nel servizio diplomatico della Santa Sede, va come addetto e poi segretario della Nunziatura Apostolica in Indonesia. Nel 1981 ritorna a Roma, presso il Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa. Dalla Conferenza Episcopale del Lazio viene nominato, per un quadriennio, assistente ecclesiastico regionale per gli scout dell’Agesci. Per quattro anni è capo della segreteria del Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato di Giovanni Paolo II. Eletto alla sede arcivescovile di Spoleto-Norcia il 16 dicembre 1995, riceve la consacrazione episcopale il 6 gennaio 1996 nella basilica di San Pietro in Vaticano per l’imposizione delle mani di Papa Giovanni Paolo II. E’ vicepresidente della Caritas Italiana. Nel 1997 inizia la sua prima visita pastorale all’arcidiocesi di Spoleto-Norcia e nel 2000 avvia, dopo 63 anni, il Sinodo diocesano che, dopo un triennio, arriva a compimento. Il 16 luglio 2009 è trasferito alla sede vescovile di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, conservando “ad personam” il titolo di Arcivescovo. Pochi giorni dopo balza agli onori delle cronache per le critiche al comportamento del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il 25 settembre 2010 ha siglato un gemellaggio tra il Patriarcato latino di Gerusalemme e la Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. Il patto di amicizia e collaborazione – che di fatto avvia i festeggiamenti del millenario della fondazione della città di Sansepolcro – è stato stretto con il Patriarca latino di Gerusalemme Fouad Twal. Il 5 ottobre scorso è stato nominato membro dell’assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi.

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di Valentina MONTI Nata dal bisogno di conoscere e cond dividere, in questo anno e mezzo di vita MammInforma ci ha portato a contatto con relatori molto diversi fra loro, che hanno trattato materie “tradizionalmente” scientifiche, oppure  discipline considerate “alternative”, ci hanno parlato di d temi seri e complessi, o ci hanno fatto rilassare e divertire insieme a loro. In ogni caso, qualunque fosse la loro specializzazione, tutti sono stati scelti per la loro competenza e professionalità, e hanno poi dimostrato grande disponibilità nell’affrontare la nostra platea fatta sì di mamme attente, ma anche di bimbi esuberanti e piuttosto rumorosi. Proprio per condividere la nostra esperienza con un numero maggiore di persone, inauguriamo da questo numero una serie di interviste che ci aiutino a conoscere i nostri esperti e a diffondere in modo semplice ed efficace informazioni che possono essere utili per tutti. Iniziamo parlando con  Martina Bellucci, una delle nostre relatrici più eclettiche, perché unisce alla sua pratica di naturopata un amore per la cucina e le buone pratiche alimentari che l’ha portata anche ad organizzare corsi in cui insegna ad affrontare piccoli malesseri proprio grazie a un mix di cucina e naturopatia. Martina, com’è nata la tua passione per la naturopatia? Ho sempre avuto interesse nelle discipline naturali, poi, dopo la perdita di una persona cara, ho voluto approfondire l’aspetto psicosomatico delle malattie e mi sono imbattuta nei corsi presentati    dalla scuola che poi ho deciso di frequentare. Come si diventa naturopata? Quali le scuole e le materie studiate? Al momento in Italia la figura del naturopata non è definita da un punto di vista legislativo, ma dato che sono stati comunque indicati i requisiti che le scuole dovranno avere per formare naturopati professionisti, consiglio a chi voglia intraprendere questa strada (che non ha mai fine perché non si smette mai di imparare e di studiare!) di sceglierne una che garantisca il monte ore e le ore di tirocinio minime per essere in futuro riconosciuto professionalmente. In merito alle materie ritengo che le più utili siano nutrizione, medicina cinese, reflessologia plantare, fitoterapia, psicosomatica, kinesiologia, floriterapia (Fiori di Bach), solo per citarne alcune. Anche in questo caso, ogni scuola ha un proprio programma    studi che ciascuno valuterà in base alle proprie attitudini e ai propri gusti. Ovviamente ci sono materie “base” quali anatomia, patologia e chimica, per citarne alcune, IV

dalle quali non si può prescindere. A quali malesseri o disturbi si può rispondere con la naturopatia? Decisamente a tutti. Il naturopata non ha come scopo la cura del sintomo, ma il ripristino del benessere generale della persona, attraverso la prevenzione e l’educazione dell’individuo ad uno stile di vita (emotivo e fisico) salutare. Può quindi essere utile in qualsiasi caso, come supporto a cure già in corso o come “guida” verso un percorso di equilibrio e guarigione. E’ una disciplina che si può applicare a grandi e bambini? Si assolutamente. Ci sono discipline, come la floriterapia (Fiori di Bach), che con i bambini danno grandi soddisfazioni! In alcuni casi si aiutano le persone con la reflessologia plantare, ad esempio, che dona subito una sensazione di benessere. Personalmente, ho risolto fastidiose emicranie solo variando l’alimentazione. Talvolta basta anche solo il colloquio con il naturopata per sbloccare nodi emotivi che portano a problemi sul piano fisico. Quale il collegamento con la cucina? Al giorno d’oggi spesso le persone non mangiano, ma si riempiono la pancia, che è ben diverso dal nutrirsi. Io amo la cucina naturale e con le conoscenze di nutrizione ottenute durante il percorso di studi, ho deciso di fondere le due cose e creare degli incontri ad hoc per alcuni disturbi molto comuni come le malattie da raffreddamento o per situazioni particolari quali la gravidanza, l’allattamento o la menopausa. Perché non è vero che mangiar sano vuol dire rinunciare al gusto! E non dimentichiamo il coinvolgimento delle emozioni al momento del pasto: quanti di noi mangiano per noia o rabbia o per concedersi una gratificazione? Vuoi darci un suggerimento naturale per i disturbi influenzali dei piccoli di questo periodo? Sicuramente seguire un’alimentazione ricca di cibi crudi, vivi e colorati, mangiati ad inizio pasto. Poi ci possiamo aiutare con gli oligoelementi ed i fitocomplementi (Bismuto oligoelemento per problemi alle vie respiratorie, Rame oligoelemento in associazione ad Ontano Nero MG per contenere la febbre, solo per fare un esempio). Sicuramente poi tanto riposo e nessuna fretta di abbassare la febbre! Per altri consigli potete contattare Martina attraverso le sue pagine Facebook  “Mammolistica”, “La salute vien mangiando” e “Io mangio, naturale!” , o tramite la nostra.


PREVENZIONE IN FARMACIA

Misurazione della pressione ed esami del sangue con test veloce di screening, senza prenotazione, per la prevenzione delle patologie cardiovascolari Dott.ssa Paola BASCHETTI GALARDI www.farmaciaportafiorentina.it Foto di Elisa Nocentini

L’ipertensione arteriosa è ancora oggi al primo posto tra le cause di morte per conseguenze cardiovascolari, circa il trenta per cento della popolazione italiana è ipertesa. Un quinto degli ipertesi ignora di esserlo. Colpa della disinformazione e del non corretto stile di vita, che portano la patologia ipertensiva a divenire la principale causa di malattie cardiovascolari. L’assenza di sintomi fa si che siano in molti ad ignorarla e/o sottovalutarla ed è per questo motivo che l’ipertensione arteriosa viene chiamata “SILENT KILLER”. I cattivi comportamenti alimentari, come l’eccessivo consumo di sale, obesità e sovrappeso,sedentarietà, familiarità, l’uso di alcuni farmaci ed il fumo sono i principali fattori di rischio. Vari studi hanno evidenziato che abbassando tali fattori anche il rischio ipertensivo si riduce e si riducono notevolmente le morti per motivi di natura cardiovascolare. E’ importante non sottovalutare la malattia, misurando periodicamente a casa o in farmacia la pressione, modificando il proprio stile di vita e adottando sane abitudini.

E’ necessario sottoporsi almeno una volta all’anno ad una visita medica completa ed eseguire opportuni esami del sangue. La Farmacia di Porta Fiorentina offrendo il servizio della misurazione della pressione gratuita si propone come punto di riferimento sul territorio al fine di diffondere conoscenza ed informazione. Frequentemente la Farmacia diventa proprio il luogo dove si viene a conoscenza della patologia ipertensiva. Quotidianamente il farmacista aiuta il paziente a comprendere i propri valori pressori e propone semplici regole per correggere il proprio stile di vita. Conoscere la patologia diventa importante e la Farmacia si propone come utile presidio al quale la popolazione accede liberamente. Esami del sangue con test veloce di screening per colesterolo, trigliceridi, glicemia, ed esami urine, eseguibili in Farmacia senza prenotazione, possono rivelarsi valido aiuto per comprendere lo “STATO DI BENESSERE” del proprio organismo, giocando d’anticipo nella prevenzione delle patologie cardiovascolari.

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Contesto Valtiberina conferma la sua leadership tra i Rock Contest della vallata L terza edizione è stata vinta La d dal gruppo aretino Freaks La terza edizione del Rock Contest “Contesto Valtiberina”, svoltasi al Teatro di Anghiari il 29 dicembre 2011, si è chiusa con la vittoria del gruppo aretino i “ FREAKS”. La serata, organizzata dall’ Informagiovani in compartecipazione con la Filarmonica “P.Mascagni” di Anghiari è stata promossa dall’Asses-

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sorato alle Politiche Giovanili del Comune di Anghiari e ha riscosso un enorme successo con una grande partecipazione di giovani che hanno riempito il Teatro Comunale. Alla manifestazione hanno collaborato alcune associazioni giovanili del territorio: MeaRevolutionae, che ha curato tutta la parte riguardante la service musicale, il Teatro di Anghiari che ha messo a disposizione la struttura e ha colla-

di Domenico ROSSI Responsabile Informagiovani

borato con il suo direttore artistico Andrea Merendelli e il tecnico Stefan Schweitzer, gli operatori della Rua, i ragazzi di Vitamine, il Sert Valtiberina e gli operatori di strada che hanno offerto biscotti e the caldo a tutti i partecipanti. I gruppi che hanno partecipato alla serata finale, dopo la selezione, erano sei: Blackout, Freaks, Gordon Cole, Le Notti di Masha, Okinavana, Sold Out. Ogni gruppo si è esibito con tre pezzi propri e inediti. La giuria qualificata ha assegnato i tre premi: Premio come miglior performer a Mirko Falaschi chitarrista degli “Okinavana”. Premio come migliore autore testi a Tarek Komin dei “Gordon Cole”. Primo premio assoluto della 3° edizione del Rock Contest al gruppo aretino i “Freaks”. Il voto del pubblico è andato al gruppo i “BlackOut”. La giuria formata da quattro tecnici più il Presidente che quest’anno era Andrea Scanzi giornalista del “Il Fatto Quotidiano” e anche critico musicale alla Rai, ha visto anche la partecipazione di Verdiana Bredice, Luciano Scanzi, Gianluca Gori e Francesca Bassani che hanno dato un giudizio su: suono, presenza scenica, testi, originalità, tecnica. Ospite della serata il cantautore italiano che vive a Madrid “Edoardo Plana” il quale ha presentato quattro pezzi di cui due suoi inediti. Nella sua performance era accompagnato da Luca Nicasi alla chitarra, Stefano Baldacci alla batteria, Simone Stinchi al basso, Stefano Stinchi alle tastiere,Gigi Pettinari all’armonica e Daniele Gaoti alle


Percussioni. La serata è stata presentata da due giovani anghiaresi: Camaiani Alberto e Federica Ricceri che si sono destreggiati in maniera esemplare nel palcoscenico presentando i gruppi e riempiendo con dialoghi ed interviste pertinenti, quei piccoli spazi che si creano nel cambio di scena tra un gruppo e l’altro. Hanno dimostrato padronanza e sicurezza e simpatia. Ancora una volta questa 3° edizione è stata una bella giornata di musica. Alle sedici i gruppi hanno cominciato il soundchek, per poi arrivare alle 21 quando si è insediata la giuria e alle 21,30 ha avuto inizio la gara. Così oltre trecento giovani,

in vacanza dalla scuola e in vena di festeggiamenti, hanno gustato una serata di buona musica confrontandosi con una giuria tecnica professionale. I vincitori si sono portati a casa un CD argentato e un service gratuito per un concerto in una piazza di Anghiari, nei mesi estivi. Alla fine si sono svolte le premiazioni. Sono saliti sul palco il sindaco AVV. Riccardo La Ferla, l’assessore alle Politiche Giovanili di Anghiari Giuseppe Ricceri, l’assessore alle politiche giovanili della provincia di Arezzo Francesco Ruscelli e naturalmente i componenti della giuria qualificata con il suo Presidente Andrea Scanzi. Dopo i convene-

voli saluti, l’appuntamento è per il prossimo anno con la 4° edizione del Rock Contest “Contesto Valtiberina”, che, considerata la grande richiesta di gruppi partecipanti può darsi che il prossimo anno si articoli in due giornate: una per le selezioni e una per la finale, in modo tale di dare possibilità a tutti di esibirsi nel meraviglioso Teatro di Anghiari. Un particolare ringraziamento ai ragazzi che fin dal pomeriggio hanno lavorato a orario continuato volontariamente per la riuscita dello spettacolo: Giacomo Calli, Giacomo Marini, Lorenzo Rossi, Andrea Montini, Raffaele Chieli, Michele Salvi.

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Sulle orme di Caravaggio: i frutti della terra

Frutti su un tavolo - Michelangelo Pace detto Michelangelo del Campidoglio (Roma, 1625-1669) - collezione privata

Natura e simboli Palazzo Bourbon del Monte, ancora forte dell’eco dello scorso anno, è stato teatro della seconda mostra legata ai caravaggeschi, in particolare di tutti quegli autori nei quali si sono riversate le geniali ripercussioni dal “pictor praestantissimus”. Monte Santa Maria Tiberina, terra ricca di fecondi frutti, luogo storico capace di conservare ambiente e tradizioni nel rispetto della storia, ha ricercato nel proprio legame nella sua vita sociale e civile alla natura il tema della mostra Sulle orme di Caravaggio: i frutti della terra, a cura di Franco Paliaga. Le opere, quasi tutte inedite e provenienti da collezioni private, appartengono a quella cerchia di artisti accumunati dal ritrarre la natura così come dal dipingere dal vero, che nel caso delle nature morte trovò nel Caravaggio uno dei suoi grandi precursori. Sebbene non sia ancora del tutto chiaro il passaggio in cui la figura umana è accompagnata dalla natura morta, a un genere autonomo, certo è che VIII

di Roberta Panichi Le foto sono tratte dal catalogo Sulle Orme di Caravaggio: I frutti della Terra Natura e Simboli Bandecchi&Vivaldi Editori

la Caraffa di Fiori (oggi dispersa)già in possesso del Del Monte, come la Canestra di frutta della Pinacoteca Ambrosiana costituirono uno straordinario stimolo che dette origine ad una vastissima produzione di tele da parte dei suoi emuli, dove frutti, fiori ed animali diventeranno gli assoluti protagonisti della scena. Il percorso si apre con la grande tela di indubbia qualità di Tommaso Salini, Donna e bambino in groppa ad un montone, pittore “acerrimo nemico”di Caravaggio, grande interprete agli inizi del ‘600 della pittura di vasi con fiori, specializzazione che poi trasmetterà verso il 1620 al nipote Mario Nuzzi detto Mario de’Fiori. Si prosegue col Maestro della natura morta di Acquavella, artista attivo a Roma nella prima metà del Seicento più prossimo al Merisi; la Natura morta di pere, prugne, pesche e mandorle, disposta in un piano vicinissima allo spettatore è illuminata da sinistra in senso sintetico: la luce caravaggesca assume valore

costruttivo dei volumi, i frutti scolpiti attraverso ritmi di passaggi luce-ombra conferiscono profonda valenza contemplativa alla still life. Si continua con sontuose nature morte di Agostino Verrocchi, a cui fa capo la bottega romana specializzata in questo soggetto che diverrà molto ambito per amanti e collezionisti dell’epoca; ceste di frutta dalle luci morbide e carezzevoli di Michelangelo Cerquozzi, artista che trascorse il suo alunnato presso il Verrocchi, dalla cui studio uscirono “prodotti”nel cui repertorio si annoveravano frutti e fiori collocati in canestre o sparsi in piani di marmo, a volte ornati da mascheroni di antica origine classica. Giovanni e Niccolò Stanchi sono gli autori de Natura morta di frutta e uccelli morti, una bottega quella degli Stanchi che si specializzò nei fiori, operante a Roma per quasi tutto il secolo, soddisfece le più prestigiose committenze di quel tempo. Ma è con la piccola tavola (cm 24,5x34) di Michelan-


gelo Pace, detto del Campidoglio, che si potrebbe concludere l’escursus sui naturalia. I Frutti su un tavolo si presentano allo spettatore ammassati l’uno sull’altro, in equilibrio precario, mostrandosi nella propria nuda semplicità; la loro forma è irregolare, grossolana, lontana da una visione di esposizione da repertorio. Il Seicento vede accanto al successo delle nature morte la fortuna del genere paesaggistico, soggetto che comincia a divenire autonomo e ad affermarsi a metà del Cinquecento, in particolar modo in area fiamminga. E proprio Roma diverrà per il paesaggio un centro di convergenza e di sviluppo incredibile, dove verranno a confluire l’attività di Annibale Carracci, Filippo Napoletano,Adam Elsheimer,Paul Bril, Agostino Tassi, Cornelis Van Poelebburgh, Gaspard Dughet, Francesco Allegrini e Jan de Momper, detto Monsù X. La mostra tenutasi presso la Sala Conferenze del Castello è stata una Giornata Studi su Questioni Caravaggesche a cura di Pierluigi Carofano, della Scuola di Specializzazione in Storia delle Arti dell’Università degli Studi di Siena. Il convegno si è aperto con un doveroso omaggio a Maurizio Marini, alla cui memoria è stata dedicata l’esposizione; una sedia vuota, volutamente lasciata tale dai colleghi, ha accompagnato l’intera giornata. Un’assenza presente, quella di Marini, profondissimo conoscitore e collezionista di Caravaggio: suo è il capolavoro Ragazzo che sbuccia un melangolo, opera che sarebbe dovuta essere il cardine della mostra, poi inevitabilmente assente a causa dell’improvvisa morte a fine agosto del grande studioso, al quale è stata conferita la cittadinanza onoraria per meriti accademici decisa da tempo dal Primo Cittadino, Romano Alunno. “Trascinante affabulatore della Roma del Cinque-Seicento, assieme a Zeri, Fagiolo,Portoghesi e Strinati comincia gli studi sul Merisi, comunicava con assoluta semplicità le sue incessanti ricerche. Raggiungeva volentieri Monte S.M. Tiberina per respirare l’aria del Cardinale, assieme a lui abbiamo fondato la Libera Accademia.” Questo il commosso ricordo di Paolo Nucci Pagliaro, presidente della Libera Accademia di Studi Caravaggeschi Francesco Maria cardinal del Monte, ente organizzatore di manifestazioni, eventi e iniziative aventi lo scopo di promuovere il territorio. Nonostante la dolorosa perdita la rassegna ha mantenuto il carat-

tere originario; alla giornata di studi si sono alternati interventi di Storici dell’arte e restauratori quali Emilio Nigro, Bologna (Giovanni Baglione: un’inedito abbozzo per l’Adorazione delli Rè nella chiesa dei Ss. Cosma e Damiano a Roma), Massimo Pirondini, Reggio Emilia (Postille su Leonardo Spada), Carla Mariani, restauratrice, Roma (Il restauro del Ritratto di Paolo V Borghese attribuito a Caravaggio), Marco Ciampolini, Accademia di Belle Arti di Carrara (Prototipo e repliche:un inedito di Manfredi e le sue derivazioni, modelli e varianti nella bottega di Rutilio Manetti), Giacomo Berra, Milano (Il cesto ricolmo di frutta del “Vertunno”noto come il “Fruttaiolo”-del Caravaggio). Quest’ultimo ha aperto il ciclo di relazioni; Berra, uno dei massimi studiosi di Caravaggio, collaboratore della rivista longhiana Paragone, ha curato a Milano una Mostra su Arcimboldo, originale pittore recentemente rivalutato. Sul tema Il ragazzo con la cesta di frutta ( 1594-95) opera giovane e autografa del Merisi si sono avanzate diverse interpretazioni; come possiamo identificare il giovane? Lo studioso ipotizza si possa trattare di Vertunno, riprendendo una tesi proposta da Marini nel 1973. Recenti studi, continua Berra, concedono interpretazioni simboliche, proponendo il ragazzo come un elemento religioso, simbolo di carità (cesto visto come dono, offerta). Maurizio Calvesi ritiene che il fanciullo stia cantando, in quanto pratica associata a colui che porta le offerte; Berra non è convinto di tale tesi. Altri studi vedono nel ragazzo l’identificazione di cupido, ovvero una rappresentazione sessuale – amorosa nell’accezione omosessuale, dove l’offerta viene identificata nella spalla nuda. La cesta contiene frutti autunnali quali le sorbe e si esclude una derivazione dalla tradizione antica, quanto piuttosto una ripresa dalle tarsie lignee quattro-cinquecentesche , che Caravaggio poteva aver benissimo visto, essendo presente in ambienti altolocati. Tarsie disposte frontalmente, ad esempio quelle di Urbino, che riportano lo stesso taglio della canestra; ma è ipotizzabile che, essendo in area Lombarda, abbia preso visione anche delle composizioni antropomorfiche dell’Arcimboldo, poiché tra il 1590-91, quando Caravaggio era a Milano Arcimboldo abitava a pochissimi metri dalla bottega del Merisi. Natura e morte nei dipinti di Caravaggio, questo il titolo dello studio; il motivo della caraffa

di fiori ricorre spesso nella produzione giovanile di Caravaggio, un motivo che non attese molto a circolare tra i seguaci, dal momento che il Cardinale consentiva ai pittori di entrare nelle sue stanze e copiare dall’opera originale. Ne il Ragazzo con liuto e caraffa gran parte degli studiosi, che per lo più si inducono a cercare aspetti iconologici, non si sono soffermati sul contenuto dello spartito musicale, un madrigale d’amore, ma solo sul fatto che, essendo stato commissionato dal Giustiniani, grande appassionato di musica, quella presenza era più che giustificata. Analizzando più in profondità si capisce quanto il madrigale sia drammatico, narrando di amore disperato introduce il concetto di morte. Questo elemento della brocca con fiori ricompare poi in Ragazzo morso da un ramarro e nel discusso quadro di Urbano VIII, poi in due opere ora negli Stati Uniti e una di collezione privata svizzera, prototipo, copia o derivato della perduta caraffa del Del Monte. Perché nell’opera del cardinale si ha la caraffa singola, senza presenza di figura umana o altro? Paliaga l’avvicina alla canestra ambrosiana, identifica in esse delle vanitas, constatando come il Merisi avesse già in mente l’opera appena arrivato a Roma, soggetto questo che diverrà una vera e propria moda nell’ambiente romano. Motivo iconografico, questo, che da Caravaggio si diffonde in tutta la capitale, forte anche del fatto che il committente Del Monte era un appassionato collezionista di vetri, tra cui clessidre, atte appunto a scandire il tempo, volatile e transitorio come la musica. I fiori recisi, belli e profumati, alludono alla morte, al presente inafferrabile come la sabbia che scorre dentro il vetro della clessidra, come le note suonate di cui più niente rimane. Gli studi di Paliaga verranno raccolti all’interno di una importante pubblicazione, “Natura in vetro”, in attesa di uscita. Il catalogo si chiude con un inserto relativo all’ultima perizia effettuata da Maurizio Marini nel 1976, unica copia del Bacco degli Uffizi, realizzato da Prosperino delle Grottesche, il solo che sia riuscito a portare a termine opere del Merisi, probabilmente commissionata dallo stesso Del Monte in contemporanea alla realizzazione dell’originale. Un tributo affettuoso a Marini, che ha potuto accompagnare la lettura del Bacco, presente nella rassegna, tramite questo suo scritto originale. IX


La Meningite…

è meglio prevenirla

a cura del dott. Riccardo CONTI e della dott.ssa Sara Bartolini Dipartimento della Prevenzione Igiene e Sanità Pubblica Zona valtiberina

I ragazzi tra i 14 ei 15 anni vengono gratuitamente vaccinanti contro la meningite, così come vuole la Regione Toscana. La meningite è una malattia infettiva che provoca un’ infiammazione delle meningi, le membrane che avvolgono e proteggono il cervello e il midollo spinale. La malattia in genere è di origine infettiva causata principalmente da virus o batteri, la forma virale, detta anche meningite asettica, è quella più comune e di solito è quella meno pericolosa, guarisce di solito nel giro di 7 – 10 giorni. La forma batterica è più rara, ma estremamente seria e può avere conseguenze fatali. Il periodo di incubazione della malattia può variare a seconda del microrganismo causale. Nel caso della meningite virale che va dai 3 ai 6 giorni, per la forma batterica dai 2 ai 10 giorni. La malattia è contagiosa solo durante la fase acuta dei sintomi e nei giorni immediatamente precedenti l’esordio.

COME SI MANIFESTA Per un meccanismo ancora poco chiaro, i germi, possono passare dal rinofaringe nel flusso ematico e raggiungere il cervello, provocando la malattia invasiva, causando meningiti e/o quadri di infezione generalizzata. MODALITÀ DI TRASMISSIONE La meningite viene trasmessa attraverso la via aerea con colpi di tosse o starnuti o con il contatto con le mani infette non lavate o con acque contaminate. I virus che causano la meningite nella maggior parte dei casi sono del gruppo degli herpes e gli enterovirus, mentre tra i batteri i responsabili sono il meningococco il pneumococco, l’haemophilus Influentiae di tipo B e tutti vengono trasmessi per via aerea. SINTOMI E DIAGNOSI I sintomi della meningite sono indipendenti dal germe che causa la malattia. I sintomi più tipici includono: X

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febbre alta; mal di testa; vomito o nausea; alterazione del livello di coscienza; convulsioni; irrigidimento della parte posteriore del collo (rigidità nucale). Negli stati più avanzati la pelle può riempirsi di macchie violacee, che significano una progressione dell’infiammazione in tutto l’organismo. Nel lattante e nella prima infanzia la sintomatologia può essere meno specifica con febbre alta, vomito, pianto, rigidità nucale appena accentuata, tipica a volte la posizione a “canna di fucile” cioè con le gambe sovrapposte tra loro.

QUALI SONO I FATTORI DI RISCHIO E LE POSSIBILI COMPLICANZE Tra i fattori di rischio per lo sviluppo della meningite batterica vanno elencati: • età: le meningiti batteriche colpiscono soprattutto i bambini sotto i 5 anni e altre fasce di età che variano a seconda del germe. Infatti le forme da meningococco interessano, oltre i bambini piccoli, anche gli adolescenti e i giovani adulti, mentre le meningiti da pneumococco colpiscono soprattutto gli anziani; • vita di comunità: le persone che vivono e dormono in ambienti comuni, come gli studenti nei dormitori universitari o le reclute, hanno un rischio più elevato di meningite da meningococco; • Viaggiatori: in alcuni paesi la meningite presenta incidenze più elevate e diverse tipologie di meningite che in alcune condizioni richiedono obbligatoriamente la vaccinazione ( ad esempio pellegrinaggio religioso, ingresso nei college studio); • fumo ed esposizione al fumo passivo; • nei soggetti asplenici a cui viene asportata la milza; • altre infezioni delle prime vie respiratorie. La malattia può avere complicazioni anche gravi, con danni neurologici permanenti, come la perdita dell’udito, della vista,


della capacità di comunicare o di apprendere, problemi comportamentali e danni cerebrali, fino alla paralisi. Tra le complicazioni di natura non neurologica possono esserci danni renali e alle ghiandole surrenali, con conseguenti squilibri ormonali.

COME FARE LA DIAGNOSI La diagnosi di meningite si basa sul rilievo dei sintomi e sull’analisi del liquido cefalorachidiano (il liquido che scorre all’interno del cervello e del midollo spinale) che viene prelevato tramite la puntura lombare. COME SI FA IL TRATTAMENTO Le forme virali non necessitano di cure particolari, quelle batteriche, invece implicano un ricovero immediato, il trattamento della meningite batterica si basa soprattutto sulla terapia antibiotica. L’identificazione del batterio che causa la malattia è importante sia per orientare la terapia antibiotica del paziente, sia per definire, se è necessaria, la profilassi dei contatti. La meningite batterica è contagiosa e spesso le persone che sono a stretto contatto con il malato vengono sottoposte alla stessa cura antibiotica per pochi giorni. Gli individui che hanno avuto contatti non particolarmente ravvicinati con il malato, invece, devono semplicemente prestare attenzione ad eventuali sintomi per qualche giorno. COME SI EVITA Misure di tipo ambientale e comportamentale: • Il lavaggio delle mani resta la principale misura comportamentale di tipo preventivo. • Il meningococco è altamente sensibile alle variazioni di temperatura e all’essiccamento per cui è sufficiente procedere ad un’ accurata pulizia e ad una prolungata aerazione degli ambienti. • La rimozione dello sporco e la conseguente riduzione della carica batterica costituiscono un importante misura di prevenzione. • Pavimenti, pareti lavabili, superficie per il consumo dei pasti e superfici di lavoro devono essere puliti con i normali detersivi del commercio, con periodicità. • E’ necessario garantire buone condizioni di pulizia e manutenzione dei servizi igienici, disponibilità di lavandini opportunamente attrezzati (sapone liquido e salviette monouso) per l’igiene personale. • Non è necessaria la chiusura e la disinfestazione di locali comuni quali ad esempio scuole dove si sia verificato un caso. • I giochi usati frequentemente negli asili devono essere lavati periodicamente, deve essere scoraggiato l’uso di giocattoli morbidi non lavabili. • In caso di collettività, caserme, asili, scuole, convitti, o altre situazioni di affollamento, si raccomanda una adeguata e prolungata aerazione dei locali. COME SI PREVIENE Oltre alle misure già citate, altra arma davvero efficace al fine della prevenzione è rappresentata dalla vaccinazione. Nei bambini esistono diversi tipi di vaccini a disposizione: 1. Haemophilus influenza b: Dagli anni Novanta è ormai comune la vaccinazione contro Haemophilus influenzae tipo b, che in Italia rientra tra quelle previste per tutti i nuovi nati e viene eseguita insieme alle vaccinazioni dell’infanzia. 2. Pneumococco: E’ disponibili sul mercato il vaccino 13 valente che vie-

ne somministrato facoltativamente in età pediatrica e da poco po’ essere usato anche in età adulta; 3. Meningococco: Esiste il vaccino contro il meningococco gruppo C ed è sufficiente una sola dose a creare una copertura, come previsto dal calendario regionale delle vaccinazione e viene eseguita gratuitamente nei bambini ad un anno e nei ragazzi a 14/15 anni. Negli adulti >18 anni sono disponibili diversi vaccini sia per il Meningococco che il Pneumococco. Sul fronte della lotta al meningococco, sono attualmente disponibili vaccini 3 tipi di vaccino: 1. Conto il siero gruppo C, attualmente è sufficiente una sola dose a creare una copertura a vita; 2. contro i sierogruppi A, C, Y e W 135, polisaccarico che produce una protezione di breve durata; 3. Recentemente è disponibile un vaccino contro i sierogruppi A, C, Y e W 135 coniugato che può essere somministrato dopo 11 anni creando una copertura a vita con una sola somministrazione. Pneumococco: Sono disponibili sul mercato 2 tipologie di vaccini: • Contro 13 sierotipi che viene somministrato facoltativamente in età pediatrica e da poco anche in età adulta; • Contro 23 sierotipi di pneumococco polisaccaridico può essere somministrato dopo due anni producendo una copertura limitata , e nella maggior parte dei casi nei soggetti adulti ultra 65enni e/o in presenza di malattie croniche dell’apparato respiratorio. Solitamente viene eseguito in concomitanza con la vaccinazione Antinfluenzale. I vaccini sono sicuri e di solito non hanno effetti collaterali, se non ci sono allergie specifiche al farmaco che controindicano la sua somministrazione. A volte ci possono essere effetti collaterali lievi nel punto di inoculazione come arrossamento , prurito dolore locale che si risolvono velocemente con il semplice utilizzo di ghiaccio o di una pomata antistaminica o a base cortisonica.

Come vaccinarsi Per bambini e ragazzi fino 18 anni, come previsto dal calendario delle vaccinazioni della Regione Toscana, vengono chiamati ad effettuare la vaccinazione gratuita al compimento dell’anno di vita e tra 14 /15 anni. Gli adulti possono eseguire la vaccinazione su richiesta, con il pagamento di un relativo ticket ridotto o eventualmente gratis per le categorie a rischio.

Come Contattarci Per informazioni e/o chiarimenti è possibile contattare l’ufficio di vaccinazione adulti ai numeri 0575/757967/ 757963, vaccinazioni pediatriche 0575/757869.

Ricorda: Proteggiti dal TETANO con La vaccinazione antitetanica, per evitare la malattia occorre vaccinarsi ed effettuare i relativi richiami. Articolo estratto da: • Red Book VI edizione Italiana American Academy of Pediatrics • www.salute.gov • www.regione.toscana.it • www.iss.it • www.levaccinazioni.it

XI


Il mobbing:

la pressione psicologica sul posto di lavoro Gli effetti nocivi del mobbing si riversano non solo all’interno dell’azienda, ma anche in altri contesti particolari Gli studi sul mobbing iniziano a prendere forma negli anni ´80 quando lo psicologo tedesco Heinz Leymann mette a punto le prime ricerche sul comportamento in ambito lavorativo. La diffusione del concetto di mobbing in Italia si deve allo studioso Harald Ege, specialista in relazioni industriali, che lavora in Italia dai primi anni ´90. Anche se la materia è stata teorizzata solo recentemente, negli ambienti di lavoro il mobbing è già annoverato tra i rischi psicosociali emergenti e come tale, fa parte di quei fattori che devono essere presi in considerazione nella gestione e nell’organizzazione del lavoro, proprio per la sua capacità di alterare il benessere psico-fisico di una persona, una volta che ha trovato terreno fertile per svilupparsi. Le conseguenze nocive di questo comportamento, caratterizzato da vessazioni psicologiche, prevaricazione e aggressività, si riflettono non solo in ambito lavorativo, ma anche nei contesti familiari e amicali, compromettendo tutta una serie di rapporti e relazioni sociali che un soggetto si costruisce nell’arco della vita. L’uso del termine –mobbing-,dal verbo inglese to mob che significa – aggredire, assalire-, è stato mutuato dagli studi etologici condotti da Konrad Lorenz sull’osservazione del comportamento di una specie di uccelli nell’atto di difendersi da predatori di taglia più grossa. La strategia usata, era quella di coalizzarsi per accerchiare e isolare gli elementi ritenuti pericolosi. La stessa modalità è stata osservata in ambito lavorativo. Il mobbing si esprime, infatti, con comportamenti ostili, atti persecutori, di emarginazione e di aggressione di uno o più membri del gruppo di lavoro nei confronti di un altro dello stesso gruppo. Oppure, possono essere gli stessi datori di lavoro a creare una situazione di disagio nei confronti di dipendenti ritenuti scomodi, al fine di indurli a dare le dimissioni. Il mobbing, dunque, è una forma di terrore psicologico esercitato sul posto di lavoro; per essere considerato tale e per differenziarlo da altri comportamenti, ugualmente ostili ma di altra natura, deve rispettare alcuni parametri, tra i quali la frequenza e la durata delle azioni. Gli atti vessatori devono avere un carattere di regolarità, sistematicità e persistenza. Per esercitare questo comportamento sono necessarie alcune figure con ruoli ben distinti: • il mobber o aggressore, che agisce solo o con dei complici, inizia e continua l’attacco; • la vittima, che subisce l’aggressione; • il pubblico, che è composto dai colleghi, che assistono alla scena, anche se non vi partecipano attivamente. Il pubblico può influire sulla durata o l’interruzione della violenza, in base alla posizione che prenderà, di denuncia o di omertà. Rivestire un ruolo, piuttosto che un altro, può essere facilitato anche da situazioni contingenti, per esempio, l’entrata in azienda di un nuovo dipendente, giovane e più qualificato, la paura di perdere il posto faticosamente ottenuto, la convinzione di ottenere dei vantaggi nel distruggere l’altro. Il mobbing non è una condizione stabile, ma si sviluppa nel tempo e gli studiosi hanno individuato delle fasi caratterizzanti. In un primo momento, si osserva un certo grado di conflittualità più o meno latente e generalizzata, in cui ognuno ha la volontà di elevarsi sull’altro. Questo periodo di incubazione sfocia in un conflitto più mirato e con obiettivi ben precisi. In questa fase l’attenzione è rivolta ad una specifica persona, che diventa l’ostacolo da togliere di mezzo: viene designata la vittima. Per esempio, ricevere un premio da parte di un dipendente, per aver conseguito un lavoro importante, può diventare motivo scatenante di invidia e di rivalità, sentimenti che rovinano le relazioni tra colleghi. La vittima viene isolata e bersagliata da continui attacchi violenti: commenti denigratori, esclusione da informazioni importanti, demansionamento e isolamento; diventa il capro espiatorio di ogni problema. XII

della dott.ssa LAURA GUERRINI

A questo punto, la vittima avverte i primi disagi e si interroga sui motivi di tale comportamento. Subentrano sintomi quali mal di testa, insonnia, gastriti, svenimenti, fino ad arrivare a disturbi più compromettenti come depressione, senso di insicurezza, difficoltà a mantenere l’attenzione, difficoltà di memoria. Il dipendente è ora costretto ad assentarsi dal lavoro per malattia, l’azienda comincia a fare accertamenti e richiami disciplinari. La vittima si sente sempre più inutile, perde fiducia sulle proprie capacità e l’autostima subisce un calo drastico. Queste ricorrenti azioni ostili possono spingere il lavoratore alle dimissioni, o ad allontanarsi dal lavoro, al ricorso al pre-pensionamento e, nei casi più gravi, al suicidio. Si sviluppa, gradualmente, una situazione di violenza che degrada le condizioni di lavoro. Il nostro interesse ci conduce alla ricerca del sentimento che sostiene questo comportamento. Tra le righe di vessazioni e violenze psicologiche, possiamo leggere il sentimento della rivalità. Gli studi di psicologia e di psicoanalisi condotti da L. Chiozza, spiegano che la rivalità si sviluppa quando due persone litigano per il possesso esclusivo di un bene; non è ammessa la possibilità che dello stesso bene si possa godere entrambi, magari in forme diverse. Questo principio, continua l’autore, è molto evidente nei giochi a somma zero, nei quali la vincita di un giocatore deve essere pari alla perdita di un altro giocatore, in modo tale che il bilancio definitivo sia sempre zero. La persona, che è condizionata dalla rivalità, dunque, non tollera la possibilità di vincere senza che l’altro perda, o di arrivare seconda, come se arrivare secondi annullasse la capacità e la competenza che uno mette in atto nel raggiungere un obiettivo. Questo sentimento si regge su un malinteso, ovvero, credere che avere successo sia sempre la conseguenza di aver vinto un altro. Se consideriamo la parola –capacità- è necessario precisarne la differenza con la parola competitività, per svelare un ulteriore malinteso su cui si regge il sentimento rivale. La capacità o competenza, una volta acquisita, rimane, sia che uno arrivi primo, o secondo. La competitività e la rivalità non hanno nulla a che vedere con la competenza. Al rivale non interessa concentrarsi sulla competenza, il suo obiettivo è ottenere tutto. Questo atteggiamento inficia la possibilità di creare cooperazione e collaborazione, modalità comportamentali che sono alla base di tante organizzazioni, che fanno parte della nostra vita. Basti pensare a tutte le specie di animali che agiscono in gruppo per trovare strategie migliori per la sopravvivenza o ad un’orchestra sinfonica, che non potrebbe esistere senza l’apporto di tutte le sue componenti. In particolare, gli effetti nocivi del mobbing si riversano non solo direttamente all’interno dell’azienda, che perde in produttività, competenza, clima collaborativo e immagine esterna, ma anche in altri contesti sociali. Così, la famiglia, come le relazioni amicali, riflettono inevitabilmente le conseguenze del malessere di un proprio caro. Se, inizialmente, queste agenzie sociali sono portate a contenere rabbia, depressione, insoddisfazione, accumulate dalla vittima durante le ore lavorative, a lungo andare anche le relazioni parentali verranno logorate da questa negatività e non saranno più in grado di contenerla, fino a comprometterne la stabilità e la solidità. La società stessa subisce i danni di questo comportamento in termini di costi sociali, perché la vittima non è più una forza lavoro, ma diventa un costo. L’intero corpo sociale è intaccato anche dal punto di vista morale, perché il mobbing rappresenta una falla nella tutela dei diritti e del benessere dei lavoratori. Alla luce di queste considerazioni, all’interno delle misure preventive individuate dagli studiosi per arginare il fenomeno del mobbing nelle organizzazioni lavorative, è importante porre attenzione agli aspetti psicologici ed emozionali che guidano le nostre azioni, ai malintesi che influenzano e determinano i nostri comportamenti meno efficaci, se non dannosi.


Il mobbing: un comportamento molesto condannato dal codice civile

Nel nostro ordinamento gli elementi costitutivi del mobbing sono stati individuati da una sentenza del Tribunale di Milano nel 2002 La nozione di mobbing ci giunge da Paesi datoriali sforniti di qualsiasi utilità diretta per più avanzati del nostro per quanto riguarda l’organizzazione aziendale e, quindi, presunlo sviluppo industriale e trova origine dagli ef- tivamente diretti alla gratuita lesione dell’infetti, non sempre positivi, dei profondi muta- tegrità psico-fisica del prestatore di lavoro” menti di costume causati dalla conseguente (sentenza del Tribunale di Modena del 4 aprile trasformazione del tessuto sociale. Il radicarsi 2007). Più specificatamente, “Il mobbing è un degli egoismi e l’inaridirsi dei sentimenti di so- fatto illecito consistente nella sottoposizione lidarietà e di partecipazione, in un momen- del lavoratore ad azioni che, singolarmente to nel quale tutti hanno diritti e pretese, ma considerate, non presentano carattere illecipochi sono coloro che ammettono di avere to ma che invece, unitariamente consideradegli obblighi, hanno nel tempo te, risultano moleste ed attuate Lo Statuto dei fatto emergere il fenomeno del con finalità persecutorie, tali da mobbing, forse sempre esistito, rendere penosa per il lavoratore lavoratori ha ma mai elevato ad oggetto di la prosecuzione del rapporto di vietato condotte considerazione da parte delle lavoro” (sentenza del Tribunale vessatorie ed scienze sociali e della legisladi Forlì del 10 marzo 2005). Ed offensive per la zione. ancora, “Il mobbing viene indidignità e la parità viduato in quella situazione di Nel nostro ordinamento gli elementi costitutivi del mobdisagio provocata al lavoratore dei lavoratori bing sono stati individuati da dall’ambiente di lavoro, costituuna sentenza del Tribunale di Milano del ita da un elemento oggettivo consistente nei 22.08.2002, che individua appunto nell’ag- ripetuti soprusi da parte dei superiori ossia in gressione o persecuzione di carattere psi- pratiche dirette a danneggiare il lavoratore e a cologico, nella sua frequenza, sistematicità determinarne l’isolamento all’interno del cone durata nel tempo, nel suo andamento testo lavorativo e da un elemento soggettivo progressivo, nelle conseguenze patologiche o psicologico, consistente, a sua volta, oltre gravi che ne derivano per il lavoratore “mob- che nella volontarietà di nuocere psicologibizzato”. L’ambito a cui si riferisce la suddetta camente al lavoratore, nell’intento di emargipronuncia è quello lavorativo che ha offerto narlo dal gruppo ed allontanarlo dall’impresa” per primo l’occasione all’emergere della figura (sentenza del Tribunale di Como del 22 febdel mobbing. Anche se gli elementi individua- braio 2003). La definizione giuridica di mobti dalla menzionata sentenza rappresentano bing si ricava quindi dalle numerose pronunaspetti fondamentali di una situazione com- ce giurisprudenziali che si sono succedute portamentale non necessariamente legata al nel tempo e che riconoscono, nel contesto mondo del lavoro, il fenomeno del mobbing lavorativo, quell’ambiente particolarmente emerge, storicamente, nell’ambiente lavora- propizio alla pratica di vessazioni e persecutivo, ossia in quel contesto così importante zioni in danno dei soggetti più deboli. All’atto per l’uomo dove la stretta vicinanza tra indi- pratico il mobbing è stato ravvisato in varie vidui, la diversità dei caratteri, la competizio- situazioni: demansionamento, trasferimento ne, le ambizioni, la rivalità e la necessità di immotivato, relegamento del lavoratore in mantenere il proprio posto di lavoro, hanno luoghi isolati e del tutto inadeguati, continui da sempre rappresentato punti di attrito che richiami verbali privi di reale motivazione, hanno reso conflittuali i reciproci rapporti. sanzioni disciplinari pretestuose ed abnormi, Le prime situazioni giunte all’osservazione molestie sessuali e licenziamento illegittimo. dei sociologi e dei giuristi hanno riguardato Il mobbing può essere poi di tipo verticale, i comportamenti di datori di lavoro aventi ad orizzontale, collettivo ed esterno. E’ verticale oggetto la mortificazione del singolo dipen- (detto anche bossing) quando è attuato da dente, quasi sempre finalizzati ad ottenere le un superiore gerarchico in danno di un sudimissioni dello stesso. Si è così affermato bordinato e viceversa (è infatti conosciuto che “Il mobbing consiste in una serie di atti anche il mobbing dei dipendenti nei con-

L’AVVOCATO RISPONDE Avv. Lara Chiarini Via dell’Acquedotto, 2 - Anghiari (Ar) Tel e Fax 0575/789910 Tutti i sabato mattina ore 9.00/13.00 riceve su appuntamento presso gli uffici di Studio Inoltre - Viale Piero della Francesca, 91/A Monterchi (Ar) Tel e Fax 0575/70490

fronti di un superiore); è orizzontale quando è esercitato tra soggetti aventi pari grado o condizione; è collettivo quando è perpetrato da un gruppo di persone in danno di un soggetto che viene emarginato; è esterno se riguarda il datore di lavoro, suggestionato da minacce o da comportamenti di pressione ad opera di sindacati o di individui con ambizioni di carriera. L’esigenza di tutelare il lavoratore sottoposto a pratiche discriminatorie ha condotto alla ricerca di norme rivolte ad ottenere un indennizzo ed un intervento di vera e propria repressione o di ripristino. Indirettamente hanno fornito protezione lo Statuto dei lavoratori che ha vietato condotte vessatorie ed offensive per la dignità e la parità dei lavoratori, nonché le normative che successivamente hanno regolamentato la prevenzione e la repressione delle discriminazioni per ragioni di sesso, razza, religione, appartenenza politica e disabilità. In via diretta, il riferimento normativo al quale con maggiore frequenza si è fatto ricorso è costituito dall’art. 2087 del codice civile, il quale impone all’imprenditore di adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. Quanto alla pretesa risarcitoria per i danni da mobbing, essa trova fondamento nell’art. 2103 del codice civile che impone all’imprenditore di adibire il prestatore di lavoro alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle superiori che abbia successivamente acquisito; di versare al prestatore di lavoro la retribuzione corrispondente alle mansioni svolte; di non effettuarne il demansionamento od il trasferimento che non sia dovuto ad esigenze organizzative del lavoro dell’azienda. XIII


La sterilizzazione

allunga la vita dei vostri gatti della dott.ssa Catia BIGI

La castrazione e la sterilizzazione non solo evitano gravidanze indesiderate ma consentono ai vostri gatti vite più lunghe e più sane.

E’ una credenza diffusa pensare che un gatto possa essere felice solo se gli è concessa una normale attività sessuale. In realtà per i nostri animali la sessualità ha solo un fine procreativo privo di particolari coinvolgimenti emotivi! Una gatta femmina lasciata libera di accoppiarsi partorirà due volte l’anno mettendo al mondo una media di quattro, cinque gattini ogni parto. Questi una volta svezzati andranno sistemati presso famiglie che possano adottarli ma non è sempre facile. In virtù di questo si arriva alla saggia e responsabile scelta di sterilizzare le gatte. Al di là di questo aspetto si può comunque affermare che gatti sterilizzati vivano più a lungo e più sani, soprattutto se parliamo di gatti che hanno la possibilità di stare anche all’aperto. Innanzitutto nei gatti sterilizzati si riduce di molto il rischio di contrarre diverse malattie infettive, tra cui l’immunodeficienza felina o la leucemia felina, gravi patologie che si possono trasmettere durante l’attività sessuale o durante i combattimenti tra maschi nella stagione dei calori. I maschi, una volta castrati, perderanno l’istinto di andare in cerca delle femmine e per loro si ridurrà di molto anche la probabilità di rimanere vittime di incidenti stradali (la prima causa di morte nei gatti girovaghi). Chiaramente per i gatti maschi la castrazione annullerà la possibilità di andare incontro al tumore del testicolo. Nelle femmine, invece, si è potuto dimostrare che la sterilizzazione, soprattutto se precoce (prima del primo calore), le preserva dai tumori mammari, particolarmente aggressivi in questa specie (le gatte non sterilizzate hanno una probabilità di contrarre il tumore mammario sette volte superiore rispetto alle gatte sterilizzate precocemente). Se parliamo di gatti che vivono esclusivamente in casa la sterilizzazione porterà anche ulteriori vantaggi. Innanzitutto questi gatti non risulteranno sottoposti a stress per l’impossibilità di uscire e rispondere ai richiami continui di altri gatti in calore e si eviterà così che i strazianti e continui miagolii delle gatte in calore possano creare disagi al vicinato.

XIV

Mentre per quanto riguarda i maschi che vivono esclusivamente in casa la castrazione produrrà anche un vantaggio in termini di igiene domestica poiché il maschio castrato eviterà di marcare con la sua urina (dall’odore estremamente sgradevole e persistente) mobili, mura e suppellettili varie. Studi recenti ci consigliano di sterilizzare i nostri gatti in età abbastanza precoce (comunque dopo il quarto mese) perché i benefici per la salute saranno maggiori, i rischi anestetici minori e i tempi di guarigione più veloci. La sterilizzazione e la castrazione si effettuano con un intervento chirurgico, ovviamente in anestesia generale, che sarà effettuato dal vostro veterinario dopo una visita utile ad accertare lo stato di buona salute del vostro gatto. Sia la sterilizzazione delle femmine che la castrazione dei maschi sono interventi di routine che prevedono rispettivamente l’asportazione delle ovaie e quella dei testicoli. E’ chiaro che nei maschi il decorso post-operatorio sarà molto più rapido che nelle femmine non essendo necessario per loro aprire l’addome l’intervento risulterà molto meno invasivo. Dopo l’intervento rimarrà una piccola ferita che nei maschi spesso non necessita neanche di punti di sutura contrariamente dalle femmine. Durante la convalescenza sarà necessario tenere il gatto il più tranquillo possibile controllando che la ferita si rimargini regolarmente. Come un qualsiasi altro intervento chirurgico durante la convalescenza sarà necessario eseguire una terapia antibiotica per prevenire eventuali infezioni. Vorrei aggiungere che esistono farmaci per inibire il calore delle femmine ma che consiglio di utilizzare solo ed esclusivamente in caso di emergenza, qualora si fosse temporaneamente impossibilitati ad eseguire un intervento di sterilizzazione, poiché questi farmaci, soprattutto se usati continuativamente, possono portare a patologie anche molto gravi dell’apparato riproduttore.


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Cultura

RESTAURATO IL TESORO DELLA CATTEDRALE

Gli interventi sono stati eseguiti dai ragazzi del liceo artistico biturgense

E’ stato inaugurato lo scorso 21 gennaio alle 11 presso la cappella del Volto Santo del Duomo di Sansepolcro, l’esposizione degli argenti restaurati dai ragazzi del liceo artistico biturgense con la collaborazione dei professori Claudio Boncompagni e Leonardo Vinci. Si tratta di oggetti d’arte sacra appartenenti al 1600/1700 che avevano bisogno di una serie di interventi specifici tra cui la ricostruzione e la ripulitura. In occasione della mostra è stata inoltre presentata anche la ricostruzione filologica della Corona del Volto Santo in argento e pietre preziose, realizzata sempre dagli studenti della scuola. “ Si tratta di tre ostensori in argento, tre pissidi e un ostensorio in ottone – ha spiegato l’assistente tecnico Alessandrini - Gli oggetti del tesoro erano da ripulire e deteriorati a causa del tempo – aggiunge Boncompagni – oltre alla ripulitura è stata eseguita anche la ricostruzione di alcune porzioni mancanti. Queste sono state inserite con un meccanismo che permette di toglierle e rispettare così il restauro. Il lavoro è iniziato quando si è aperta la sezione sperimentale dell’Istituto d’Arte dedicata al restauro, la stessa che con la nuova riforma si esaurirà, ma quello che potremo continueremo a farlo. La collaborazione – continua Boncompagni - è nata quando Don Giovacchino era parroco qui a Sansepolcro ed è continuata con Don Gallorini estendendosi anche oltre i confini provinciali. Il nostro obiettivo era quello di far toccare con mano, ai ragazzi, la tecnica del restauro in collaborazione stretta con la Soprintendenza ed esperti a livello nazionale. Abbiamo fatto molti restauri tra i quali gli oggetti sacri del museo diocesano di Cortona e la corona della Madonna delle Grazie di Città di Castello.” L’ ostensorio, a forma di sole, nella liturgia cattolica è l’oggetto usato per l’esposizione solenne del Corpo di Cristo per l ‘adorazione eucaristica e per la benedizione eucaristica e alcuni di quelli restaurati sono usati normalmente nelle celebrazioni che si svolgono in Duomo. I restauri degli oggetti d’arte sacra d’argento e la ricostruzione della corona del Volto Santo sono stati finanziati dai fondi dell’istituto ed eseguiti nel corso degli ultimi

In collaborazione con l’Ufficio Stampa del Comune di Sansepolcro

anni scolastici. La corona è un po’ più pesante dell’originale, ma è stata fatta con la stessa tecnica, gli stessi materiali preziosi e gli stessi disegni dell’originale. Le pietre inoltre sono tutte vere, in particolare tormaline e granati intagliate nella sezione scolastica interna dedicata al taglio delle pietre. Allo studio della sezione tessitura sempre della scuola anche, il progetto di un nuovo manto dell’antichissima scultura lignea che è uno dei simboli della città. All’inaugurazione dello scorso 21 gennaio hanno partecipato le autorità civili e religiose insieme ai ragazzi del Liceo.

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Cultura

IL FONTE BATTESIMALE SI RIFA IL LOOK L’opera è stata inaugurata lo scorso 8 gennaio, giorno del lontano battesimo di Gesù Cristo

La copertura in argento del fonte battesimale ha segnato lo scorso 8 Gennaio la fine degli appuntamenti natalizi previsti per le festività, nel comune di Sansepolcro. Uno straordinario lavoro è stato messo in atto dal grande artista locale Francesco Puletti ed è stato inaugurato proprio nel giorno in cui Gesù fu battezzato a testimonianza dell’elevato significato dell’opera. La benedizione e l’inaugurazione dello stesso ha avuto luogo nella suggestiva cornice del Duomo biturgense un’antica abbazia camaldolese che ha avuto il suo fonte battesimale nel 1106 per concessione di Pasquale II; quello odierno è un’opera in marmo voluta dal Vescovo Niccolò Tornabuoni nella seconda metà del ‘500, quando il Duomo fu ristrutturato secondo il nuovo gusto artistico del barocco. Il 2012 ha portato alla chiesa una copertura artistica d’argento, voluta dal parroco don Alberto Gallorini per dare maggiore dignità ed evidenza al fonte che, collocato un po’ in ombra a sinistra dell’ingresso, quasi non veniva notato. “ Ho impiegato Un anno e mezzo di lavorazione – ha spiegato il maestro Francesco Puletti - Quando me l’hanno commissionata è stata un’emozione fortissima. Del resto entrare in Duomo, in un luogo con una storia così grande, non è semplice. Era necessario rispettare il contesto e per questo ho provato anche un po’ di timore. L’impegno è stato grande nell’ideazione, nell’immaginarlo realizzato finito ed in armonia. Le formelle che lo compongono – continua Puletti - sono otto, sei esterne e due che si rivelano quando si apre la copertura per il Battesimo. Sono le rappresentazioni della Creazione, l’Annunciazione, il Peccato Originale, il Battesimo, la Cacciata dal Paradiso Terrestre, la Resurrezione, il Passaggio del Mar Rosso e la Pentecoste. Queste ultime due, riferite alla speranza, sono visibili all’apertura del coperchio del fonte perché sostituiscono il Peccato e la Morte. Sono tutte in argento mentre il San Giovanni, rappresentato come un giovane che versa dell’acqua, è in bronzo ed è nella parte alta della copertura. L’acqua versata da San Giovanni si trasforma in un vortice stilizzato che genera le 8 formelle. La struttura circolare ha il diametro di 90 centimetri, ed è stata studiata – conclude il maestro - in base al fonte ottagonale in marmo voluto dal vescovo Niccolò 18

In collaborazione con l’Ufficio Stampa del Comune di Sansepolcro

Tornabuoni. Il peso è di circa 15 chili.” E sulla sua ispirazione l’artista biturgense non ha dubbi: “ Mentre lo realizzavo pensavo un po’ a Piero, un po’ di Perugino, un po’ di Raffaello, in questa opera c’è un po’ di ogni artista che riguarda Sansepolcro. Del resto il Duomo è anche il secondo museo del capoluogo dove c’è il Perugino, della Robbia, Raffaellin Dal Colle, Bartolomeo della Gatta e così tanti artisti. Il fonte è della seconda metà del ‘500 ed era necessario fare qualcosa che risultasse in sintonia. E’ stato un lavoro d’altri tempi, cinquecentesco, dove le ore di lavoro per lo studio e la realizzazione non contano. Ci sono poi delle incisioni dedicate ad Egidio ed Arcano riprese dal polittico di Piero, lo stemma di Sansepolcro, l’ordine Camaldolese, di Galeotto Graziani e quello del vescovo Fontana”. Francesco Puletti ha realizzato l’opera a Sansepolcro dove è nato e vive e dove si è diplomato Maestro orafo presso l’Istituto Statale d’Arte nel 1978. Negli anni immediatamente successivi al diploma è stato modellista per alcune aziende orafe di Arezzo. In seguito ha iniziato un percorso di ricerca riguardo ad antiche tecniche orafe quali sbalzo, cesello, smalto e sculture a cera persa. Ha eseguito opere d’arte sacra per conventi e chiese. L’inaugurazione è stata inserita nelle iniziative legate al Millenario del Duomo e della Città di Sansepolcro.


Economia

DUE GIOVANI “ARCHIMEDI” DI SANSEPOLCRO PRESENTANO LA LORO INVENZIONE ALLA RAI E’ il meritato riconoscimento spettato a Luca Bartoccioni e Roberto Scaccioni della Futurmec S.r.l. A cura della redazione in collaborazione con Mercurio Promozioni Due giovani inventori di Sansepolcro presentano la loro idea alla Rai. E’ il meritato riconoscimento spettato a Luca Bartoccioni e Roberto Scaccioni della Futurmec S.r.l., che mercoledì 11 gennaio sono intervenuti durante la trasmissione “ Fatti Vostri” di Giancarlo Magalli e Adriana Volpe su Rai 2 in onda dalle 11 alle 13 per far conoscere a tutta l’Italia il loro innovativo progetto. Si tratta di un tavolo-braciere per cuocere la carne dentro casa e che non fa fumo, brevettato dai due imprenditori biturgense, la cui azienda ha sede a Città dii Castello. Il tavolo può essere realizzato in diverse forme, dimensioni e potenze a seconda delle esigenze e incorpora direttamente nella struttura il grill per la cottura delle vivande. Un modello standard, ad esempio, presenta un assorbimento da 2,9 a 3,8 kw e una griglia con le misure di 38x55 cm. Il piano può essere realizzato anche in pietra, marmo, legno oppure applicato all’interno di un tavolo esistente. Il fumo e gli odori che sono prodotti mentre si cucina vengono aspirati e filtrati tramite un aspiratore con dei filtri a carboni attivi evitando fastidiose esalazioni e permettendo ai commensali di gustarsi direttamente le pietanze di fronte al grill. In questo modo tutti potranno gustare dell’ottima carne grigliata o altri cibi senza che si debbano costruire cappe aspiranti o altre opere murarie. Il sistema può essere installato o su tavoli e carrellini prodotti direttamente dalla Futurmec, oppure inserito su strutture già esistenti ed in particolare sui piani cottura, con grande aumento di praticità. Questa invenzione segna l’apice della traiettoria della Futurmec, azienda nata nel 2000 da un’intuizione di due giovani, allora armati solo di tanta voglia ed entusiasmo. Anche il nome era significativo: Futurmec è infatti la meccanica del futuro e rappresenta lo slancio e la volontà di emergere che hanno portato la neonata impresa a divenire in poco tempo una delle principali della Valtiberina nel campo della carpenteria metallica leggera. Il 2004 è l’anno della prima svolta:

il business dell’azienda si sposta, indirizzandosi principalmente verso lavorazioni di taglio laser, taglio plasma e presso-piegature a controllo numerico di lamiere in ferro, alluminio, zincati, acciaio inox, con importanti applicazioni soprattutto nei settori agricoli, industriali, delle energie rinnovabili, dell’arredamento e del design. Da sempre la filosofia della Futurmec è stata quella di investire: ricerca, innovazione, tecnologia, queste le parole chiavi che hanno consentito di affrontare la produzione con sempre maggior dinamismo e qualità. In particolare, la strutturazione di un ufficio tecnico, che possa aiutare il cliente a tramutare le proprie idee in progetto oppure a realizzare egli stesso un suo progetto, con il supporto di personale altamente qualificato e di strumenti all’avanguardia, come software di progettazione grafica sia 2D che 3D, consente di rispondere adeguatamente alle esigenze di tutti. E’ attivo anche un sito internet, www.futurmec.com, nel quale le attività aziendali vengono illustrate nel dettaglio. E’

da questo background industriale di grande qualità che nasce dunque il progetto del tavolo-braciere, vero fiore all’occhiello che sintetizza e riassume dodici anni di intensa attività aziendale e sul quale potrà costruirsi un futuro di ancor maggiore successo.

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IL TROFEO TRICCA VA A LUCIANO GIOVAGNINI

Medaglia d’argento al vice presidente Matteo Casini, terzo classificato Mauro Sonni di Federico ROMOLINI Presidente della Società dei Balestrieri

Sul gradino più alto del podio è salito Luciano Giovagnini, seguito da Matteo Casini (Vice presidente) e Mauro Sonni già “medaglia d’oro” nel 2009. Questi i vincitori della sesta edizione del trofeo Vittorio Tricca svoltosi domenica 22 gennaio al Palazzetto dello Sport, che ha visto la partecipazione di ben 27 balestrieri. Precisione, determinazione e competizione: ogni concorrente ha così voluto ricordare ed omaggiare la figura dell’ultimo presidente onorario della società, scomparso qualche anno fa. A Giovagnini è andato il trofeo in argento e la bellissima rotella artistica dipinta da Joy Stafford Boncompagni, raffigurante uno scorcio notturno di Sansepolcro con un cielo stellato, gli inconfondibili e slanciati campanili e una pallida luna che diventa meta delle verrette di dirompente potenza e del più avvincente sguardo di balestrieri ambiziosi. La nota pittrice di evidenti origini inglesi, ha dipinto la rotella - bersaglio di tiro della competizione - diventata da tempo, ambito trofeo e che rimane di proprietà del vincitore di turno. La Stafford si é laureata in pittura alla Norwich School of Art nel 1978 e vive in Italia dal 1983, oggi è residente a Sansepolcro  con il marito e quattro figli. Nel suo curriculum spiccano mostre personali in Inghilterra e in Italia, a Perugia a Palazzo dei Priori e alla libreria Skema, a Città di Castello presso la sede della Nova Musica e a Pieve Santo Stefano. Ha partecipato a numerose collettive a San Sepolcro, Sestino, San Giustino, Fighille, Arezzo e Anghiari. Si  è 20


Eventi classificata prima, nel 2011,  alla quinta edizione Concorso di Pittura Estemporanea “Paesaggi di Piero”  di Monterchi. Ha partecipato alla Collettiva d’Arte Varia della Compagnia Artisti, che si svol-

ge  tradizionalmente a Sansepolcro dal 24 Dicembre al 6 Gennaio di ogni anno in sale espositive  comunali e private; è stata presente anche nella collettiva denominata «Fiori», a Sansepolcro l’ aprile

scorso, nello Show Room del Consorzio Terra della Valtiberina. La società dei balestrieri da appuntamento ai suoi sostenitori a sabato 31 marzo, quando si terrà la VI° Coppa del Presidente. 

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Argomento

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Attualità

PADRE PIER MARIA INNOCENTI UNA VITA TRA PREGHIERA, SPORT E GIOVANI La Diocesi di Arezzo – Cortona - Sansepolcro piange la scomparsa dell’amato frate La cittadina di Sansepolcro ricorda con profondo rammarico Padre Pier Maria, frate cappuccino venuto a mancare il 19 gennaio scorso all’età di 86 anni nella clinica di Montughi (FI), ove, colto da un male incurabile, era ricoverato già da due mesi. Padre Pier Maria era conosciuto in Valtiberina per il suo operato all’interno del Convento ove ha prestato servizio per 40 anni, ma anche e soprattutto per le attività svolte al di fuori di esso che lo hanno reso esempio di un costante impegno rivolto verso l’ “altro” . Padre Pietro Innocenti (meglio noto ai parrocchiani come Padre Pier Maria), frate cappuccino originario di Caprese Michelangelo, era nato il 6 settembre 1926, giorno in cui la Chiesa Cattolica festeggia S. Umberto di Maroilles, ed era stato ordinato sacerdote all’età di trentatré anni, il 4 aprile 1959. La sua vita è stata caratterizzata da un susseguirsi instancabile di opere sia spirituali che materiali, dimostrando così perfetta sintonia tra la vita reale ed il credo che l’aveva indotto a seguire il sacerdozio. Di grande rilievo è stato il ricordo affettuoso e riconoscente di Padre Stefano Baldini Orlandini, Vicario provinciale dei Padri Cappuccini: “Sono tante le cose da ricordare. Per noi frati cappuccini ha dato tanto, senza risparmiarsi mai. Nel 1956 fece una missione anche a Pontedera, il mio paese; allora ero un bimbo e fu la sua grande carica umana a colpirmi. Ricordo nel 1969 quando, animatore delle vocazioni, insegnava nei seminari, tra cui anche in quello minore di Ponte a Poppi. E’ stato lui a condurmi al seminario, è stato il mio vero maestro spirituale. Verso di lui ho un enorme debito di riconoscenza. Quasi 40 anni fa, quando venni a Sansepolcro appena ordinato sacerdote, fu lui ad aiutarmi nel mio impegno pastorale. E’ stato un uomo di grande iniziativa e un caro amico. Aveva una straordinaria capacità di comunicare con i giovani”. Uomo di fede, dunque, addirittura maestro spirituale, capace di interagire in modo straordinario con i giovani ed “animatore delle vocazioni” ma anche e non ultimo, uomo di straordinaria cultura. Arrivò a Sansepolcro alla fine degli anni ’60 e subito si fece apprezzare dai parrocchiani di tutte le età, coinvolgendo anche i giovani in varie attività, a cominciare da quella degli Scout: come assistente, infatti, portava i ragazzi in colonia a Montepulciano, essendo stato tra i fondatori della medesima. Il gruppo Scout di Sansepolcro, per dimostrare la sua riconoscenza all’amato frate, ha accompagnato la Santa Messa del suffragio cantando e suonando ed infine, dedicandogli un ringraziamento. Ecco ciò che una giovane Scout ha letto dal pulpito, dopo la benedizione del vescovo, in memoria del frate Cappuccino e dei suoi insegnamenti: “Mettete a frutto i vostri talenti - così ci hai sempre detto ricordando il Vangelo - Impegnatevi con ciò che avete; chi non serve, non ama. Grazie per l’esempio che ci hai dato”. Il frate si è poi prodigato per la ristrutturazione del convento di Montecasale ed ha ricoperto con dedizione il ruolo di cappellano dell’ospedale: “Persona attiva e multiforme […] che ho avuto occasione di apprezzare e conoscere a fondo.” Così lo ha ricordato Monsignor Giacomo Babini. Il suo apostolato è stato sempre accompagnato da impegni didattici che lo hanno reso una vera personalità di rilievo nell’ambito della cittadina biturgense: è stato insegnante di latino ed in seguito Preside dell’ex Istituto Magistrale

Inadel, divenuto poi Liceo della Comudi Sara RICCETTI nicazione Inpdap ed oggi Liceo delle foto di Luigi Monti Scienze Umane “S. Bartolomeo”. Tra l’altro si deve a lui la creazione della Casa dello Studente dei Cappuccini di Sansepolcro che garantiva, fino a un paio di anni fa, servizi per i giovani studenti che sarebbero stati, altrimenti, costretti a fare i pendolari; senza contare ciò che offriva a tutti i ragazzi desiderosi di partecipare a campeggi, campi scuola, convegni, congressi, corsi di studio, incontri di formazione e turismo giovanile in una tranquilla struttura immersa nel verde. Ma il suo impegno è stato determinante anche nel mondo dello sport, essendo stato il primo presidente in assoluto della Pallavolo Sansepolcro. Il 21 gennaio scorso, l’attuale presidente Bellucci, in occasione dell’incontro “Marsupini Sansepolcro” – Cortona Volley”, prima del fischio d’inizio, ha chiesto al pubblico e alle atlete di osservare un minuto di silenzio in memoria del suo predecessore , Padre Pier Maria, che era venuto a mancare proprio due giorni prima. Padre Pier Maria era stato, già da tempo, colpito da un male incurabile. “Da due mesi era ricoverato nella nostra infermeria nel Convento di Montughi, ma la sua salute andava peggiorando. - ha ricordato ancora Padre Stefano Baldini Orlandini - Quando è scomparso aveva appena celebrato l’eucarestia.”. La salma del sacerdote è stata riportata a Sansepolcro il giorno dopo il decesso, il 20 gennaio. Data la notorietà e la grande considerazione di cui godeva Padre Pier Maria, il feretro è rimasto esposto al pubblico nella chiesa dei Cappuccini fino alle ore 12 del 21 gennaio; è stato poi trasportato nella Cattedrale di Sansepolcro, ove alle ore 14 è stata celebrata la Santa Messa in suffragio del sacerdote. La cerimonia è stata semplice ma toccante ed ha visto la partecipazione di moltissime persone. La Chiesa, addobbata sobriamente, presentava ai lati della navata centrale due stendardi: quello della Confraternita della Misericordia e quello del Terzo Ordine dei Padri francescani della Parrocchia di San Francesco.

La Messa (le cui offerte saranno devolute alla opere missionarie dei Cappuccini in Tanzania) è stata celebrata da Monsignor Giacomo Babini che ha ricordato: “Padre Pier Maria è stato per tanti anni al centro delle attività di questa vallata.[…]Ringraziamo il Signore di averlo conosciuto e dei bei ricordi che ci lascia”. Alla cerimonia hanno partecipato, oltre al Vescovo , sedici sacerdoti provenienti da tutta la Valtiberina: da Pieve Santo Stefano, da Sestino, da Monterchi e così via. Sono stati presenti anche autorità come il Sindaco di Caprese Michelangelo, Filippo Betti, e alcuni membri dell’amministrazione biturgense. Così Sansepolcro, la cittadina che il frate ha tanto amato, ha reso l’ultimo saluto, con commozione e affetto, al frate che ha saputo mettere ben in pratica l’insegnamento cristiano “ Ama il prossimo tuo come te stesso”. La salma è stata poi trasportata in località Zenzano nel comune di Caprese Michelangelo, città natale di Padre Pier Maria, ove è avvenuta la tumulazione.

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Associazioni

SECONDA EDIZIONE DEL CORSO DI FOTOGRAFIA DIGITALE

ORGANIZZATO DAL FOTOCLUB SANSEPOLCRO di Cinzia SCATRAGLI A seguito delle numerose richieste ricevute anche quest’anno il Fotoclub Sansepolcro ripropone un corso base di Fotografia Digitale. L’associazione che conta più di 40 iscritti, tutti fotoamatori della zona con interessi fotografici anche molto diversi fra loro, organizza nei mesi di marzo ed aprile un corso serale di fotografia digitale ed elaborazione elettronica di immagini che prevederà 8 lezioni più 2 uscite esterne. Il corso è rivolto sia a chi si avvicina per la prima volta alla fotografia amatoriale che a quei fotoamatori che vogliono approfondire di più gli aspetti tecnici e compositivi. Lo stesso corso è stato proposto anche lo scorso anno riscuotendo un ottimo successo in numero di iscrizioni tanto che l’associazione si era riproposta di riorganizzare una seconda edizione del corso per accontentare tutte le richieste di coloro che erano rimasti fuori a seguito delle numerose iscrizioni. Tra coloro che lo scorso anno hanno partecipato al corso diversi sono rimasti legati all’associazione continuando così un percorso di crescita nell’ambito della fotografia. Gli iscritti al corso di quest’anno avranno la possibilità di partecipare, in uno spazio a loro preservato, alla mostra fotografica collettiva che il Fotoclub realizzerà nel mese di giugno, questo come obiettivo che l’associazione pone ai corsisti interessati veramente a migliorare le proprie capacità in ambito fotografico. Per ulteriori informazioni: fotoclubsansepolcro@gmail.com

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Sport

D U K E S QUANDO IL BASKET E’ PASSIONE Oltre 50 anni di attività la pallacanestro biturgense vanta oggi 170 iscritti

di Franceco DEL TEGLIA

disciplina sportiva ha un rapporto molto Ne è passata di acqua sotto i ponti da In primavera il tanto stretto, quasi endemico. La pallacanestro, quell’ormai lontano 1957, quando la paloggi come allora, resta un divertimento: lacanestro emise i primi vagiti in riva al atteso torneo intitolato lo dimostrano non solo gli atleti, i giocaTevere. Erano tempi quasi pionieristial suo fondatore Pellico tori e i bambini della Dukes, ma anche ci quelli, in cui un grande appassionato la giovane dirigenza societaria guidata da come il professor Pellico Barbagli si mise Barbagli. In arrivo decide di Bruno Spillantini – al secondo mandato in testa la meravigliosa idea di far partire squadre da tutta Italia da presidente – che in poco tempo ha del’attività cestistica nel borgo di Piero della ciso di cambiare volto al sodalizio facenFrancesca. Poi venne il 1973, che tenne a battesimo la nascita della mitica “Endas”, per decenni punto di do anche scelte difficili e rimanendo comunque fedele allo spirito riferimento del basket cittadino grazie alle imprese dei giallover- degli anni ’50. Ben 12, per un totale di circa 170 iscritti, sono le di. Cinque anni fa la svolta, con l’approdo della “Dukes”, i colori squadre della Dukes impegnate nei vari tornei: Csi, Promoziosociali che diventano bianconeri e una favola che ricomincia da ne umbra, Under 17, Under 15 maschile e femminile, Under 14, capo. Tante cose sono cambiate in questo mezzo secolo e passa Under 13 maschile e femminile, Esordienti, Aquilotti, Scoiattoli di pallacanestro, quella che è rimasta immutata è la passione e l’a- e Pulcini. Un piccolo esercito di praticanti-appassionati che ogni more per il basket di una città che con questa affascinante settimana sbuffa in palestra sotto la guida di coach molto preparati e che nel fine se settimana si cimenta in “tagli”, “penetrazioni” e “schiacciate” contro gli avversari di turno. Non “s meno rilevante è la passione della formazione “Csi”, i “vecchietti” innamorati di questo bellissimo sport che non saltano nemmeno b un u allenamento ed in partita continuano a dare d il meglio, sostenuti dal goliardico tifo dei fedelissimi, l’ormai famoso “Gruppo Oppini”. fe E ancora, tornei in ogni parte d’Italia, campi estivi est pieni di ragazzi, atleti scelti per le selezioni provinciali e nazionali, un movimento in conp tinua tinu espansione. Se nomi e colori sono mutati insomma, in questi 50 e passa anni non è certo inso diminuito l’amore per il basket a Sansepolcro. E a dimi riannodare i fili col passato, rendendo il doveroso riann omaggio omag a colui che la pallacanestro l’ha inventata al Borgo, Bor il tradizionale torneo che in primavera sarà organizzato e intitolato alla memoria del proor fessor B Barbagli, un evento atteso da tutti e che porterà a Sansepolcro per il quarto anno di fila squadre S e ragazzi ragazz da ogni parte d’Italia, diventando anche formidabile formidab occasione promozionale per l’intero territorio. L Lunga vita alla Dukes dunque, e almeno altri 50 di questi que anni colorati di passione. Foto pionieristiche del basket a Sansepolcro, con il

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professor Pellico Barbagli


Sport

SANSEPOLCRO CALCIO,

SOFFRENDO E’ PIU’ BELLO L’obiettivo resta la salvezza

S

tagione di sofferenza doveva essere e stagione di sofferenza è. Per il Sansepolcro questo torneo 2011-2012 è in linea con le prerogative del governo-Monti. Dopo due anni vissuti alla grande, con risultati importanti e piazzamenti prestigiosi, la realtà attuale sa tanto di “lacrime e sangue”. Il 18° consecutivo campionato in serie D dei bianconeri è lastricato di insidie. Del resto la realtà era chiara a tutti dall’estate scorsa: troppi gli elementi di valore persi rispetto all’anno precedente. Basti pensare ai tanti richiamati dalle “sirene” del ricco Castelrigone, ai giovane Gennari salito in C2 al Melfi, al disfacimento della coppia-gol formata da Essousi – andato nella prestigiosa piazza veneziana – e da Ferri Marini che l’ex nocchiero biturgense Battistini ha voluto con sé a Perugia. E senza dimenticare che si è dovuto rinunciare anche a mister Mezzanotti e a quell’autentica istituzione chiamata Properzio Faraglia, validissimo preparatore atletico che per anni ha curato al meglio il fisico dei giocatori, emigrati entrambi al Castelrigone. La società, in poche parole, ha dovuto ricominciare da zero o quasi per cercare di allestire una squadra dignitosa. Lo ha fatto, bisogna dargliene atto, per l’ennesima volta, anche se i risultati sin qui non sono all’altezza delle speranze e del blasone di una “fedelissima” della quarta serie. Intorno al solito gruppo di giovani cresciuti nel florido vivaio, da sempre autentica ricchezza del Sansepolcro, sono stati così aggiunti atleti che per la maggior parte venivano etichettati come scommesse. Qualcuno ha risposto, qualcun altro in maniera minore. Ma tutti, indistintamente, stanno profondendo il massimo impegno per centrare l’obiettivo stagionale,

di Franceco DEL TEGLIA

ossia la salvezza. Guidati in panchina dal “Tamba” Fiorucci, autentico giramondo del calcio tiberino, persona per bene e tecnico preparato, che in carriera ha conosciuto anni felici e qualche delusione, ma che sin dal primo giorno sta mettendo tutto sé stesso per centrare il traguardo. Il Sansepolcro naviga nei bassifondi della classifica in pratica da inizio torneo e sconta qualche limite di troppo soprattutto in prima linea, in virtù anche dei notevoli guai fisici capitati ai suoi attaccanti, su tutti Rovella e Moretti, senza dimenticare che La Cava è sopraggiunto in corso d’opera. Però questa squadra ha tutto per salvarsi, a cominciare da quella consapevolezza che dicevamo all’inizio, cioè il conoscere in anticipo i suoi limiti e il suo obiettivo. E in più va sottolineato il fatto che, fatte salve due, massimo tre partite sin qui, il Borgo ha giocato sempre alla pari con tutti gli avversari. Insomma, le possibilità per evitare la retrocessione ci sono tutte e da qui a fine torneo siamo certi che saranno messe in pratica sul terreno di gioco. Novant’anni di vita calcistica, con l’apice toccato a cavallo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 segnati dalle storiche stagioni in C2, il ricordo di annate memorabili come quella contrassegnata dalla guida tecnica di Sauro Trillini, impongono il massimo impegno. Salvarsi quest’anno e poi ricominciare ancora, con l’impegno e l’entusiasmo di sempre da parte di una società di appassionati e con il supporto di un settore giovanile che non teme confronti e che ha ancora appuntata sul petto la medaglia di un Campionato Nazionale Juniores vinto alla grande solo tre anni fa. Alè bianconeri dunque, senza paura verso nuovi orizzonti di gloria.

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