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A PARLARE LA DOTTORESSA MONICA SALVINI DELLA SOPRINTENDENZA DEI BENI ARCHEOLOGICI DELLA TOSCANA

Numero 4 Settembre ottobre 2011

LA VALTIBERINA UN MONDO TUTTO DA SCOPRIRE

Periodico di informazione locale economico culturale edito da Valtiberina Edizioni srl Iscrizione Registro Stampa n.3/08 Autorizzazione Tribunale di Arezzo del 13.02.2008 Iscrizione Roc n.20836 ISSN 2039-9278


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Sansepolcro

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anno I – numero 4 Settembre Ottobre 2011 Periodico edito da VALTIBERINA EDIZIONI SRL direttore responsabile Cinzia SCATRAGLI responsabile redazione Manuela PULETTI manuelapuletti@yahoo.it hanno collaborato Manuela PULETTI Cinzia SCATRAGLI Claudia MARTINI Angela PIERLI Lara CHIARINI Catia BIGI Francesco DEL TEGLIA Irene FULCERI Dr.Riccardo CONTI Matteo ROMANELLI Sara RICCETTI Laura GUERRINI Laura MARINI Valentina MONTI Letizia MICHELINI progetto grafico copertina Studio Inoltre Monterchi Impaginazione, grafica e stampa Industria Grafica Valdarnese San Giovanni Valdarno Pubblicità VALTIBERINA EDIZIONI SRL Viale Piero della Francesca, 91/A Monterchi (Ar) Tel e Fax 0575/70490 www.valtiberinainforma.it press@valtiberinainforma.it foto di copertina Manuela DI CRESCENZO

Redazione Informa Edizione Sansepolcro Viale Piero della Francesca, 91/A Monterchi (Ar) Tel e Fax 0575/70490 Quotidiano on.line: www.sansepolcroinforma.it Manoscritti, dattiloscritti, foto non si restituiscono. L’editore non si assume come propria l’opinione di quanti collaborando con SANSEPOLCRO INFORMA esprimono liberamente giudizi ed affermazioni con scritti e servizi a loro firma. La collaborazione non richiesta formalmente per iscritto non sarà retribuita. Le collaborazioni sono prestate a titolo gratuito per diffusione culturale economica. E’ vietata la riproduzione totale o parziale dei testi, disegni, foto riprodotte su questo numero del giornale senza autorizzazione. © Valtiberina Edizioni srl – Tutti i diritti riservati

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Informa Edizione Sansepolcro iscrizione registro stampa n. 3 – 08 autorizzazione del Tribunale di Arezzo del 13-022008. Iscritta all’autorità per le garanzie nelle comunicazioni nel Registro degli operatori di comunicazione (ROC) al n. 20836

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Amici lettori,

Ancora un’altra estate volge al termine, e per noi è arrivato il momento di uscire con i nuovi numeri di Monterchi, Anghiari e Sansepolcro Informa. Come sempre il passaggio verso l’autunno è l’inizio di una stagione più intensa sotto tutti i punti di vista. E’ in settembre che si fanno progetti, si delineano gli obiettivi e credetemi per noi sono veramente tanti ed interessanti o meglio ancora innovativi. I programmi fissati sono molteplici forti della presenza costante di un team sempre in crescita di giornalisti professionisti, neo e “futuri” giornalisti che scrivono per voi su tutto ciò che volete sapere, conoscere, approfondire dagli articoli e argomenti di attualità, storia, cultura, ai redazionali di settore. Solo una cosa al di là della qualifica li accomuna: il desiderio di far crescere questo progetto, tenacemente, certi che il futuro dell’informazione sia questo, un connubio tra presente e passato dando così l’opportunità al lettore di conoscere più a fondo il proprio territorio. Questo è il nostro punto forza non farvi conoscere solo quello che è attuale, ma riusciamo a farvi voltare un attimo indietro per riportarvi al passato. Non a caso la scelta di approfondire la storia della nostra terra, delle nostre città, che rendono le nostre edizioni uniche nel suo genere, una fonte inesauribile di conoscenza che arriva direttamente nelle vostre case. Gli obiettivi come accennato precedentemente sono tanti non solo nel cartaceo, ma soprattutto nel web, o meglio nella comunicazione online. La nostra epoca impone alla società di stare al passo con i tempi e non smettere mai di evolversi. E noi in virtù di questo, consapevoli che il mondo del giornalismo è uno degli ambiti in cui si coglie maggiormente questo processo di trasformazione continua, non ci fermeremo anzi cercheremo sempre di innovarsi...sviluppando nuove idee, con la stessa passione di sempre!! Augurandovi buona lettura vi ricordo che il prossimo numero sarà in uscita nel mese di novembre.

Al fianco della

Cinzia Scatragli Direttore responsabile s.cinzia@valtiberinainforma.it


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NOTIZIE DAL COMUNE Turismo: “fare delle sovrapposizioni un’opportunità” 8 La manutenzione del ‘campaccio’ al gruppo alto 8 tevere volontari protezione civile In arrivo buoni lavori per 9 combattere la disoccupazione Riaprono gli uffici tecnici del comune 9

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SCUOLA A scuola... Con i numeri 10 STORIA Sansepolcro e le sue origini 12 La Torre di Berta vittima e testimone di storia 14 PERSONAGGI Alessandro Riguccini campione 17 del mondo di Kickboxing STORIA Ospedale dei Gettatelli, una speranza per la vita 19

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La Valtiberina, un mondo tutto da scoprire 20 Sansepolcro, una cittadina ricca di storia 21 ASSOCIAZIONI La Misericordia, tanti servizi per tutti i cittadini 24 La Filarmonica dei Perseveranti: 26 180 anni di musica SPORT Silvano Fiorucci, a Sansepolcro per vincere 28

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SOMMARIO

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Il primo periodico di informazione locale economico culturale


TURISMO: “FARE DELLE SOVRAPPOSIZIONI UN’OPPORTUNITA’” E’ questa la ricetta ideata e sperimentata con successo, dell’Assessore al turismo Chiara Andreini Sansepolcro e Città di Castello non più acerrime nemiche come la storia ci ha portato a pensare, ma bensì due autentiche realtà territoriali, unite per la prima volta, da un cordone ombelicale importante chiamato turismo. Un trait d’union nuovo e mai visto finora, che ha dato ragione alla brillante trovata dell’assessore al turismo della cittadina biturgense, Chiara Andreini, la quale ha voluto un’intuizione dai risultati più che positivi. La seconda domenica di settembre, infatti, Città di Castello e Sansepolcro sono state la degna cornice di due importanti eventi territoriali, la Mostra Nazionale del Cavallo e il Palio della Balestra. In un fazzoletto di terra due iniziative storiche ed importanti che avrebbero diviso il flusso di curiosi e turisti intervenuti alle rispettive manifestazioni. E allora perché non abbattere i confini geografici e creare un evento comune? Mai proposta fu più azzeccata, sia per gli organizzatori sia per i turisti che hanno risposto positivamente a questa bella iniziativa. Negli anni la Mostra Nazionale del Cavallo è diventata una manifestazione sempre più testimone dei luoghi di cui è figlia. Quindi non solo cavalli, ma anche eccellenze di un territorio ricco sotto tutti gli aspetti, culturali, storici,

enogastronomici. Il Palio della Balestra di Sansepolcro, invece, rientra a pieno titolo tra le più autentiche rievocazioni storiche

italiane e una delle più importanti del territorio della valle del Tevere. Grazie, dunque, alla collaborazione tra le amministrazione tifernate e quella biturgense, due comprensori, come l’Alta Valle del Tevere umbra e la Valtiberina toscana, hanno deciso di fare un “gemellaggio” la Mostra Nazionale del Cavallo e il Palio della Balestra i quali sono stati accumunati, per l’intero periodo da una unica campagna promozionale. In più, il biglietto di ingresso alla kermesse tifernate dava diritto a uno sconto sul prezzo di acquisto del biglietto per assistere alla sfida tenutasi l’11 settembre nella città biturgense e viceversa. “Quest’anno- ha dichiarato l’assessore Andreini durante la conferenza stampa di presentazione - abbiamo deciso di unirci idealmente alla Mostra del Cavallo di Città di Castello, per fornire un’azione di comunicazione condivisa su eventi che si propongono sul territorio a pochi chilometri di distanza. Due importanti appuntamenti a livello nazionale che coincidono nello stesso periodo diventano, quindi un’ opportunità per promuovere assieme il nostro territorio e offrire ai turisti e ai visitatori una doppia opportunità per conoscere la storia, le tradizioni e l’economia di cui è ricca la Valle del Tevere umbra e toscana”

LA MANUTENZIONE DEL ‘CAMPACCIO’ AL GRUPPO ALTO TEVERE VOLONTARI PROTEZIONE CIVILE

L’amministrazione comunale ha prolungato la convenzione fino a Marzo 2012 “In considerazione degli ottimi risultati raggiunti che hanno consentito di rendere decorosa l’area e limitato notevolmente il fenomeno del vandalismo contro gli edifici scolastici, il comune biturgense ha deciso di prolungare fino a Marzo 2012, la collaborazione con il Gruppo Comunale Sansepolcro Alto Tevere Volontari Protezione civile circa la sorveglianza, custodia e manutenzione delle aree esterne al plesso scolastico il Campaccio” Con questa motivazione, qualche giorno fa è stata, appunto, rinnovata la convenzione tra le due realtà locali, la spesa da parte dell’amministrazione comunale è di 6 mila 200 euro da liquidare a titolo di rimborso spese. “Tale servizio – fanno sapere dall’amministrazione – è da considerarsi indispensabile soprattutto se riferito alla capillare sorveglianza della zona al fine di scoraggiare eventuali atti vandalici, inoltre l’area è di particolare pregio ed interesse non solo per i cittadini, ma anche per visitatori o turisti ne consegue, dunque, necessità di ulteriori interventi di manutenzione al fine di completare le opere di miglioramento e rendere ancora più capillare il servizio”. Questi alcuni dettagli dell’accordo: il Gruppo Comunale Sansepolcro Alto Tevere Volontari Protezione civile dovrà svolgere attività di sorveglianza e custodia giornaliera compresi i giorni festivi, rilevare situazioni che possono comportare pericolo per i frequentatori dell’area, falciare erba e prati per un impegno minimo di 300 ore annue, occuparsi degli impianti di beach volley, bocce e giochi per bambini, verniciare ringhiere, ogni mese il lavoro eseguito dovrà essere redatto e consegnato al responsabile dell’ufficio tecnico comunale. Recentemente è stato chiesto all’associazione biturgense, con un ulteriore adeguamento di spesa, di occuparsi anche del servizio di chiusura notturna dei due cancelli d’ingresso all’area“Campaccio”: alle 21,30 dovrà esser chiuso quello di Via della Fortezza e alle 23,30 quello di V.le Barsanti, mentre l’apertura mattutina è fissata in entrambe i casi alle sei. Considerata anche la necessità di una vigilanza costante l’amministrazione comunale ha richiesto anche due persone per 3 ore giornaliere.

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Notizie del Comune di Cinzia Scatragli e Manuela Puletti

IN ARRIVO BUONI LAVORI PER

COMBATTERE LA DISOCCUPAZIONE

Con una delibera del 6 Settembre l’amministrazione ha impegnato 3000 euro in voucher Inps Emergenza disoccupazione, il comune ricorre ai ripari. In una delibera dello scorso 6 settembre, infatti, il comune di Sansepolcro ha aderito ad un’interessante iniziativa in ambito occupazionale. Il sindaco, prof.ssa Daniela Frullani ha infatti dato il via libera per l’acquisto di voucher Inps per un totale di 3 mila euro: tali buoni dal valore di 10 euro nominali (7,50 rimarranno all’ interessato, 2,50 all’Inps) saranno il compenso orario dell’attività svolta dal prestatore, il quale potrà poi cambiare il voucher in qualsiasi ufficio postale. Nello specifico si tratta di posti di lavoro occasionali ed accessori che saranno attivati tramite avviso pubblico e con conseguente domanda da parte degli interessati, non sarà tuttavia stilata alcuna graduatoria, ma sarà l’ente a chiamare in base alle proprie necessità e alle attitudine del prestatore. Potranno accedere al presente bando gli studenti con età uguale o inferiore a 25 anni, i cassintegrati, i titolari di occupazione ordinaria, lavoratori in mobilità o part- time (con l’esclusione di utilizzare i buoni lavoro presso il datore del contratto a tempo parziale), possono accedervi inoltre inoccupati, disoccupati, casalinghe e alcune tipologie di pensionati. Si tratta di lavori semplici ma necessari per la cittadina di Sansepolcro, piccole occupazioni che possono portare giovamento al paese e dare una mano anche alle persone in difficoltà, se volenterose. Dall’attività di giardinaggio e pulizia alla manutenzione di strade, edifici e parchi, ce n’è per tutti i gusti. Tale iniziativa è stata approvata all’unanimità dall’intera giunta con un obiettivo primario e nobile: ampliare le opportunità di impiego e di integrazioni del reddito per i soggetti più deboli appartenenti alla propria comunità.

RIAPRONO GLI UFFICI TECNICI DEL COMUNE Ecco gli orari di apertura

Gli uffici tecnici del comune di Sansepolcro torneranno ad essere aperti mattina e pomeriggio. E’ stata infatti approvata qualche giorno fa dalla giunta, un’apposita delibera che stabilisce che gli uffici di Palazzo Aggiunti di Urbanistica e Lavori Pubblici saranno aperti tutti i giorni dalle 9,30 alle 13 e il martedì e il giovedì anche di pomeriggio dalle 15,30 alle 18. L’unico giorno di chiusura resterà, dunque, quello del mercoledì. Il documento che stabilisce la nuova regolamentazione è la delibera di Giunta numero 219 del 30 Agosto 2011 nel quale si legge che: “il Sindaco in base ai compiti attribuitigli dalla legge 267 del 2000

e in base allo statuto comunale prende atto della necessità di modificare l’orario di apertura al pubblico del 2° settore Tecnico e Urbanistico aumentando le ore disponibili al ricevimento dei cittadini.” La nuova disposizione è entrata in vigore il 1 settembre con il seguente orario: Lunedì 9,30-13, Martedì 9,30-13 e 15,30-18, Mercoledì chiusura, Giovedì 9,30-13 e 15,30-18, Venerdì 9,30-13.

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Scuola

A SCUOLA..CON I NUMERI A Sansepolcro, il 12 settembre è suonata la campanella per circa 3000 studenti

U

n piccolo e pacifico esercito si è rimesso in moto. Armato non di pistole e cannoni, ma di zaini, penne e quaderni. Lontani i tempi in cui la scuola ricominciava – per tutti – nella fatidica data del primo ottobre. Lontana anche la scuola di “quei” tempi, più antica e magari conservatrice. Ma sicuramente più normale di questa legata all’autonomia, dove imperano la tecnologia, i cambiamenti continui, le riforme e le controriforme. Fatto sta che “quel” piccolo esercito ha sentito anche questa volta il suono della prima campanella ed è tornato sui banchi, pronto ad una lunga – e si spera soddisfacente – annata scolastica. Con le sue fatiche ma anche con le sue soddisfazioni. Sono circa 3000 i giovani che hanno risposto all’appello del primo giorno nel territorio comunale biturgense. Un numero elevatissimo, che parte dai più piccoli della materna e arriva fino ai maturandi dell’ultimo anno delle superiori. Tante in effetti sono le scuole di ogni ordine e grado che nella patria di Piero della Francesca svolgeranno ogni giorno sino al giugno del prossimo anno, il loro compito. Con grande professionalità, è giusto sottolinearlo. Per quanto riguarda le materne, ci sono quelle piccoline che sorgono nelle frazioni e a Santa Maria. E c’è soprattutto quella che raggruppa 250 bambini nei due plessi pubblici del civettuolo “Melograno” a Gragnano e della “Centofiori”. Una “Centofiori” che si è rifatta di recente un parziale look, in attesa di completare il proprio lifting legato alla sicurezza completa dell’edificio, e che ha aperto nuovamente i suoi battenti dopo le perplessità estive. Passando alla elementare, oltre alla tradizionale offerta delle “Maestre Pie Venerini”, c’è il plesso pubblico. Che assomma ben 550 bambini nelle due sedi della “Collodi” e della “De Amicis”. Due sedi che, anche quest’anno, hanno ben poco da spartire con la tradizione, essendo entrambe allocate in edifici provvisori in attesa che finalmente si metta mano all’edificazione di un polo scolastico per la primaria degno di una comunità che si chiami effettivamente “civile”. Sono 330 gli alunni della De Amicis ospitati al Centro Commerciale, mentre sono 217 quelli della Collodi che seguiranno le lezioni nella “casa” della Buonarroti, a stretto contatto

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di Francesco DEL TEGLIA

di gomito con i ragazzi delle medie. Una media, unificata, che presenta ai nastri di partenza ben 438 alunni, che ha ottenuto dopo tanti patemi la possibilità di istituire sei prime classi e che prevede ancora l’istituzione del corso ad indirizzo musicale. E ora i più grandicelli. Il liceo “Piero della Francesca” e lo storico Istituto Tecnico Commerciale “Frà Luca Pacioli” viaggiano ormai da tempo sottobraccio a livello dirigenziale e organizzativo. Quasi un migliaio gli studenti nei due plessi, di cui 650 liceali e il resto ragionieri. Cinque le nuove prime istituite al liceo, 4 al Pacioli. Numeri notevoli, se solo si pensa agli squilibri rispetto al passato causati dalla fresca istituzione di uno scientifico nella vicina Città di Castello che ha giocoforza assorbito utenza umbra. Numeri notevoli per un liceo che inaugura il corso di scienze applicate e che offre la possibilità di corsi serali. Semmai, resta ancora un punto interrogativo sulla logistica della struttura che ospita il “Piero della Francesca”, dopo che sino a poco tempo fa si parlava insistentemente di trasferimento per i soliti motivi che riguardano la ristrutturazione dell’edificio originale. Numeri interessanti anche per l’altro “blocco” dell’offerta cittadina riservata alle superiori. L’Istituto d’Arte e la scuola professionale “Buitoni” saranno frequentati da circa 300 ragazzi quest’anno, compresa la sede di Anghiari. Tre le prime al via, due dei quali relative alla scuola d’arte, una al vecchio “Margaritone”. Infine il liceo “San Bartolomeo”, che conta 180 alunni, due nuove prime e la consueta offerta di corsi originali come quello del giornalismo televisivo e di particolari pratiche sportive. Per quanto riguarda la media e tutte le superiori, il gong del primo giorno è suonato il 12 settembre, mentre alla primaria è slittato di due giorni, il 14. A tutti i ragazzi, ai loro insegnanti, ai dirigenti e all’intero personale scolastico, gli auguri di buon lavoro. E la speranza che la scuola biturgense viva finalmente un anno di tranquillità. La campanella non suona per tutti il primo ottobre come una volta, ma per tutti ci sia la possibilità di frequentare quella che viene definita “palestra di vita” concentrandosi solo sui libri che parlano di matematica e storia, di Dante e di Fisica e non su problematiche strutturali, logistiche e di sicurezza.


SANSEPOLCRO E LE SUE ORIGINI Comincia con questo numero un lungo percorso che ci porterà a riscoprire la storia di Sansepolcro, a comprenderne i legami con la Storia italiana ed europea ed a vedere come nei secoli siano cambiati gli stili di vita e i costumi della popolazione. Nel ricostruire la millenaria storia di Sansepolcro, non si può che partire dalla secolare tradizione che indica nei santi Egidio e Arcano i fondatori della città. I due, monaci, di ritorno da un pellegrinaggio in Terra Santa avrebbero costruito, nel X secolo, un oratorio per custodire le reliquie da loro riportate. Ben presto su questo nucleo fu edificata un’abbazia dedicata ai Quattro Evangelisti e al Santo Sepolcro, attorno alla quale si svilupperà poi gradualmente il centro abitato. Per circa quattro secoli queste vicende sono state tramandate per via orale, fino al 1418, quando ser Francesco Largi, nell’aprire il registro dell’amministrazione comunale, riporta la prima versione scritta dell’epopea. Prima di addentrarci in una sintetica interpretazione storica dei fatti e di ricercarne verifiche documentali, riportia-

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mo alcuni passaggi del racconto del notista medioevale (per facilitare la comprensione abbiamo tradotto alcuni termini volgari in lingua moderna): “Come è a tutti noto, i due

La pianta della parte antica della città e il monumento funebre romano fanno ipotizzare origini romane santi pellegrini Arcano e Egidio, principali fondatori di questa nostra terra, erano andati al Santo Sepolcro di Gesù Cristo e da lì avevano ottenuto alcune sante reliquie e da lì poi erano andati a visitare le chiese consacrate ai beati santi Pietro e Paolo apostoli a Roma e anche da lì avevano ottenuto per la loro santità nella devozione altre reliquie di santi e, rigirati, stavano ritornando da Roma in Arcadia per rimpatriare. Ma non piacque così al Signore Dio che aveva previsto che questa nostra terra avesse miracolosamente il primo edifici, per le mani di detti due santi pellegrini. Fu così che, giunti nella valle di Nocea, come gli antichi chiamavano questo luogo dove siamo, poiché era pieno di grandissime noci, riposandosi, preso il corporale cibo, come fu piacere di Dio,

di Matteo ROMANELLI

s’addormentarono con le parole di Lui in bocca e dormendo il beato Arcano ebbe in visione che dovesse fare in quel luogo il suo tabernacolo e che non sperasse più rimpatriare. Arcano, naturalmente desideroso di veder la sua patria, alzatosi in piedi e chiamato il suo compagno, dopo due simili visioni tentò di partire attratto dalla dolcezza della sua Arcadia. E riprese le sue cose, controllato che niente gli mancasse, scoprì non aveva più le sante reliquie. Egli, che su quelle aveva riposto tutta la sua speranza e verso le quali provava grandissima devozione, cominciò a dolersene fortemente, ricercandole con attenzione e alla fine, levando umilmente al cielo gli occhi e i palmi giunti delle mani, vide il bossolo nel quale erano le predette reliquie. Quindi, pentito grazie al miracolo per il quale ciò che non aveva ali era volato su un altissimo ramo di noce, non volendo più opporsi alla volontà e al destino stabilito dal glorioso Dio, deciso a rimanere in questo luogo, riebbe le sante reliquie. E qui fermatosi, giunsero certi paesani i quali conosciuto il miracolo, lasciate le proprie abitazioni, edificarono in questo luogo nuovi edifici e lo ingrandirono così tanto in poco tempo, come fu piacere di Dio, che fu cosa mirabile. E questi primi edifici, poiché i predetti santi pellegrini venivano dal Santo Sepolcro di Gesù Cristo, nominarono Borgo del Santo Sepolcro. Le predette reliquie, per menzionare le quali e raccontarne le vicende abbiamo brevemente narrato la storia della costruzione del nostro primo edificio, dopo la morte del beato Arcano rimasero nelle mani di quelli che li erano giunti. Ed oggi esse sono riverentemente collocate nel campanile de l’abbazia sotto tre chiavi, delle quali una la tiene continuamente il signor abate, le altre due sono conservate da due Borghesi che nomineremo più aventi. In nome del Comune …” (Il documento originale si trova nell’Archivio Storico Comunale, serie XVIII, filza 1). Senza dubbio, il lungo periodo trascorso prima delle definitiva codifica scritta della storia ha contribuito ad arricchirla di elementi leggendari e fantastici. Quello che salta per primo all’occhio è l’origine arcadica dei due monaci. L’Arcadia era, in tutta la cultura classica, il topos tipico del locus amoenus, vale a dire l’ambientazione idilliaca in cui si collo-


Storia, Cultura e Tradizioni

cava l’età dell’oro dell’umanità. Che si possa trattare dell’omonima regione del Peloponneso pare assai improbabile, visto che i viaggi da Roma alla Grecia all’epoca avvenivano tutti via mare e quindi non avrebbe spiegazione la loro presenza in Valtiberina. Da un punto di vista storico, ciò che è sicuro è che nel 1012, in località Noceati, nella Diocesi di Città di Castello, sorgeva un’abbazia di regola benedettina (che, come vedremo meglio nelle prossime puntate, passerà poi ai camaldolesi). Nel 1038 poi l’imperatore Corrado II il Salico concesse alla badia, il privilegio di organizzare un mercato settimanale il sabato ed una fiera annuale i primi di settembre, in concomitanza con la festa del Santo Sepolcro (che si celebra il primo giorno del mese). Secondo molti storici, è stata questa la spinta principale all’agglomerazione di un centro urbano attorno al sacro edificio. Anche il fatto che il complesso monastico sia stato fondato in onore di sacre reliquie provenienti dalla Terra Santa pare trovare conferma nel nome stesso dell’edificio: la dedicazione prima del monastero e poi addirittura dell’intero paese (il Borgo del Santo Sepolcro) al luogo della Risurrezione di Gesù Cristo tre giorni dopo la morte rappresenta non una

rarità, ma addirittura un unicum nell’Italia dell’epoca. È chiaro quindi che una tale scelta poteva essere dettata solamente dalla presenza di elementi di importante legame con i Loca Sancta della cristianità. Inoltre l’attaccamento che la popolazione ha sempre dimostrato verso questo nome (nonostante la nota superstizione dell’epoca medioevale) non fa che rafforzare la tesi. Quello su cui ci sono più dubbi è invece l’effettiva esistenza storica delle figure dei S.S. Egidio e Arcano. Infatti non esiste un riconoscimento ecclesiastico ufficiale del loro culto da parte della Chiesa Cattolica. Tuttavia essi sono citati nella Bolla con cui Leone X nel 1520 eresse la Diocesi di Sansepolcro e inseriti nella Biblitheca Sanctorum (vol II, coll. 374-375). In realtà queste ambiguità sono piuttosto comuni per le figure di santi del I millennio, in parte per la carenza di documenti dell’epoca ma soprattutto perché ai tempi non esisteva un’istituzione come l’odierno processo di canonizzazione, essendo il riconoscimento dei nuovi santi delegato ai singoli vescovi o addirittura alla vox populi, all’acclamazione dei fedeli. Solo col terzo Concilio Laterano del 1179 e con il Corpus Iuris Canonici di Gregorio IX del 1234 sarebbero state poste le prime rigide regole sul tema, tra cui lo spostamento delle competenze alla Curia romana. Comunque, a prescindere dall’effettiva esistenza di Egidio ed Arcano, possiamo concludere che molto probabilmente dei pellegrini portarono con sé delle reliquie dalla Terra Santa e per venerarle costruirono un oratorio nella campagna tifernate, a Noceati, attorno al quali sono poi sorti

un’abbazia ed infine una cittadina. Secondo le ultime ricerche, il primigenio sacello va datato tra il 936 e il 996. Dobbiamo tuttavia sottolineare che non tutti concordano con questa ricostruzione dei fatti. Esiste una corrente di pensiero minoritaria che fa risalire la fondazione di Sansepolcro addirittura all’epoca romana. Mancano del tutto prove documentali, ma vengono portati a sostegno della tesi il ritrovamento di un monumento funebre romano (oggi conservato al Museo Civico) e la pianta della parte antica della città che pare ricalcata da un castrum romano. L’arch. Giovanni Cecconi in due studi del 1992 e 1994 ha proposto che il Borgo possa trarre origine dal vicus Voconianus (località Boccognano). Non è la prima volta che si attribuisce un’origine romana a Sansepolcro. Già nel XV secolo, al momento della riscoperta della Geografia di Claudio Tolomeo (lo stesso estensore del modello geocentrico dell’universo in voga nel medioevo), la città fu identificata dai primi esegeti con il centro romano di Biturgia. Da allora gli abitanti del Borgo vengono chiamati biturgensi, sebbene oggi la maggior parte degli storiografi tenda a negare questa coincidenza. Ma la discussione sulle eventuali origine romane di Sansepolcro è estremamente interessante e sarà l’oggetto della prossima puntata. 13


LA TORRE DI BERTA VITTIMA E TESTIMONE DI STORIA

Era il 31 Luglio del 1944 quando fu bombardata dai tedeschi, oggi la ricordiamo così Visitando Sansepolcro è impossibile non sostare in Piazza Torre di Berta, il centro indiscusso della cittadina, per ammirare i palazzi, alcuni restaurati, che la circondano: si tratta, infatti, di edifici di indubbio interesse storico, quali Palazzo Pichi con finestre di bugnato, Palazzo Giovagnoli di origine duecentesca e Palazzo Sermolli di origine quattrocentesca. Attualmente la piazza è a forma di quadrilatero, ma prima del 1868 non era così: dal palazzo posto a nord di quello della Fraternita, avanzava verso il centro un lungo fabbricato di proprietà Galardi che alla sua estremità inglobava la base della Torre di Berta. La piazza era perciò di fatto divisa in due parti, ciascuna con il proprio nome popolare: Piazza della Fonte a nord e

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di Sara RICCETTI

Piazza dell’Erba a sud. Il fabbricato che faceva da divisore, dunque, venne distrutto nel 1868, in risposta ad un progetto di vecchia data, che era stato ideato fin dal tempo di Leopoldo II, nel 1840. Dopo l’unità d’Italia il nome della piazza venne mutato in Piazza Vittorio Emanuele II in onore del regnante, mentre l’attuale nome le è stato assegnato nel 1945 a causa di un tragico evento che ne ha segnato l’aspetto definitivamente. Trovarsi a passeggiare per sì bella piazza suscita sicuramente interesse, ma, senza dubbio, riesce anche a far provare nostalgia ai ben informati. Ciò che di più caratteristico vi si trovava adesso non esiste più, distrutto da una barbarie spietata, da un’inconcepibile violenza sia materiale che morale effettuata a danno della cittadina. E’ l’antica Torre di Berta distrutta per operata dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Per ricordarla, perché sulle nostre memorie non discenda l’oblio che il tempo inevitabilmente porta con sé e per conoscerla meglio, ripercorriamone la storia fin dalle supposte origini. Solo così, infatti, si può comprendere lo sgomento provato dai cittadini in quel funesto 31 luglio 1944, 67 anni fa, giorno della mutilazione della città. Riguardo alla nascita della Torre di Berta, le notizie diffuse nel tempo da cronisti ed eruditi danno luogo a più di una versione. Secondo alcuni, per esempio, la Torre venne costruita nell’anno 1198 su un terreno offerto da tali Borofolo e Fragno Graziani, a spese di una ventina di famiglie del Borgo, per offrire una difesa ai Signori contro eventuali attacchi popolari in tempo di torbidi (quali rivolte o tumulti). Altri autori, però, indicano come possibile data di costruzione l’anno 1178 ed altri ancora fanno riferimento alla prima metà del Duecento come plausibile periodo di edificazione. Attualmente, tenendo conto delle caratteristiche della muratura della Torre, la datazione ritenuta più attendibile da studiosi esperti quali Salmi è proprio quest’ultima, cioè quella che fa risalire la costruzione alla prima metà del Duecento. La tradizione popolare vuole che la prima campana posta sulla Torre sia stata nientemeno che quella asportata nel sec. XII dall’ abbattuto Castello di Mansciano; in ogni caso, attendibili fonti storiche ci informano del fatto che nel 1323 ivi venne posta una campana fusa appositamente dal maestro Tobia da Rimini. Alcuni secoli dopo, precisamente nell’anno 1619, la Torre si arricchì ancora grazie al maestoso orologio realizzato da Alessandro Norchi che in origine adornava un’altra torre, quella del Palazzo della Resistenza. La Torre di Berta, orgoglio della città, era per Sansepolcro anche il simbolo della difesa e addirittura della prevenzione contro possibili attacchi nemici, come ci mostra lo Statuto cittadino riformato dal


Storia Capitano Antonio Nardi il 1 novembre del 1441 e redatto al tempo del primo Commissario fiorentino Niccolò Valori (a partire da questa data il Borgo verrà annesso al Granducato di Toscana). Un articolo di esso riguardava i cosiddetti “torristi” ovvero i custodi della Torre. Costoro erano veri e propri dipendenti stipendiati dalla Comunità ed avevano il compito di organizzare dei turni di guardia durante i quali dovevano vigilare costantemente dall’alto della Torre; se avessero scorto, durante la guardia, soldati nemici a cavallo nei pressi della cittadina, avrebbero dovuto avvertire la popolazione suonando la campana. Le operazioni di avvistamento e conseguente allarme erano ben congegnate, tanto che ogni tocco della campana aveva un preciso significato: se i nemici avvistati erano, per esempio, tre, i torristi dovevano far fare alla campana tre battiti; se i nemici erano dieci, dovevano far fare alla campana dieci battiti e se poi i nemici erano più di dieci dovevano suonare a distesa. All’udire tal suono, i custodi delle porte cittadine avevano il compito di chiuderle immediatamente per difendere il borgo da intrusioni e preparare, eventualmente, le armi per la difesa. Molteplici interpretazioni sono state avanzate anche a proposito del nome della Torre stessa. Secondo la tradizione locale Berta sarebbe stato il nome di una donna abitante nei pressi della torre, forse fidanzata con un giovane di Pieve S. Stefano, il cui amore fu osteggiato dalle rispettive famiglie per motivi di rivalità. Ma non è dato sapere perché sia stato assegnato il suo nome alla Torre. Ipotesi ben diversa e più consistente è stata avanzata da alcuni studiosi , tra i quali Ricci, secondo cui vicino alla Torre si dava “la berta” ai colpevoli. Tale ipotesi non è del tutto documentata, in realtà, ma non se ne può negare la plausibilità: consta infatti, che in tante città medioevali, di solito proprio nella piazza più frequentata, si trovava una “colonna infame” posta in un luogo ben visibile, presso la quale si esponevano, legati al ludibrio del popolo intero, certi colpevoli di gravi reati, come i debitori insolventi. In ogni caso rimane il fatto che la torre, talora anche detta Torre dell’Orologio, è sempre stata indicata con il nome più popolare di Torre di Berta. Nel Trecento Borgo San Sepolcro prosperava e mercanteggiava con Firenze, Pisa e Siena, come testimoniano gli scritti di Amintore Fanfani del 1933: “La vita economica di Sansepolcro durante il XIV sec. […] si svolge con una certa animazione…”. Ma all’inizio del Quattrocento, sotto il dominio dei Malatesta di Rimini, la situazione peggiorò e vennero imposti ai cittadini gravi, insopportabili tributi. Dopo esser diventato dominio papale e poi possesso di Filippo Ma-

ria Visconti, con la Battaglia d’Anghiari il Borgo fu concesso a Firenze. Ciò accadde nel 1441. I fiorentini, prendendo possesso della città, trovarono le opere di difesa in cattive condizioni: vi erano perfino tratti di mura crollate. Fu così che iniziarono i lavori per restaurarle: furono costruiti torrioni circolari che avevano il compito di difendere l’accesso alle porte e gli attacchi alle mura; la Torre di Berta, dunque fu, in un certo senso, rimpiazzata. Non perse d’importanza storico-artistica, in realtà, anche perché l’aspetto del Borgo nel Quattrocento rimase sostanzialmente gotico (uno dei pochi edifici veramente rinascimentali era la Casa di Piero della Francesca), ma la destinazione d’uso non fu più la stessa. D’ora in poi periodi di prosperità (nel sec. XVI) e di crisi (nel sec. XVII) si alterneranno nella vita di Sansepolcro, fino all’avvento del secolo che per il mondo intero fu portatore di disgrazie e rovine: il XX secolo. Il progressivo aumentare del benessere economico nella società occidentale coincise infatti con le due guerre più terribili mai viste: la Grande Guerra (1915-1918) e il Secondo Conflitto Mondiale (1940-1945). Ma, se la Grande Guerra fu soprattutto una guerra di posizione e di trincea, non altrettanto accadde con la Seconda che si consumò tra i civili, le città e le campagne, in sanguinarie lotte tra nazi-fascisti, alleati e partigiani. Inoltre, le nuove scoperte in campo bellico avevano fatto sì che una semplice bomba potesse letteralmente sventrare una città. E così accadde. Sansepolcro non venne risparmiata. La perdita della Guerra da parte dell’Italia, con gli effetti delle immani distruzioni operate dai tedeschi in ritirata e dai bombardamenti alleati finirono col seppellire molto di ciò che era stato realizzato. Simbolo dello scempio del Borgo operato dai tedeschi è l’abbattimento della Torre di Berta, appena prima della loro ritirata, così descritto dal Mons. Pompeo Ghezzi: “[…]Così il 31 luglio 1944 nelle ore antelucane, la città è stata svegliata come in un sussulto dalla temuta voce dell’imminente distruzione freddamente eseguita sul far dell’alba[…]. Come era stato purtroppo previsto, con il crollo della Torre frantumata dall’impiego d’incredibile quantità d’esplosivo, che ne proiettò da ogni lato blocchi enormi di pietre[…], gravissimi danni ne sono derivati nella grande piazza agli edifici circostanti[…]. Questo scempio riempie il nostro cuore di pastore di grande, indicibile amarezza…”. Questa fu la fine della caratteristica Torre di Berta, diventata nel corso dei secoli il simbolo di Sansepolcro, vittima e testimone di inimmaginabili ferite inferte a quella che il Mons. Ghezzi definì “pacifica e laboriosa popolazione che è stata oggetto di continue vessazioni”.

67 anni fa la città fu svegliata come in un sussulto, dalla temuta voce dell’imminente distruzione freddamente eseguita al far dell’alba

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attualIta’

Sansepolcro, capitale mo In Valtiberina sono arrivati rappresentanti di 11 nazione diverse, oltre ottanta i partecipanti Un autentico evento che ha avuto per scenario la Valtiberina. I recenti Campionati Mondiali di pesca a mosca, categoria juniores, vanno in archivio con grande successo. Quattro giorni di gare, ma anche di cultura, turismo e “contaminazioni” a tutto tondo, per un appuntamento che si è rivelato alla fine, una formidabile occasione promozionale per il territorio bagnato dal Tevere. Una manifestazione di grande prestigio, ottenuta grazie alla Fisaps che si è fatta carico di organizzare i Mondiali in Italia. E nel contempo, un tributo al “Mosca Club Altotevere”, la società che sorge in riva al Tevere e che da anni ormai si è fatta apprezzare per la sua passione e la sua attività, anche e soprattutto fra i giovani, tanto da organizzare nelle scuole corsi specifici relativi alla suggestiva pratica della “Pesca Mosca”, dove si insegnano ai bambini anche il rispetto e l’amore per la natura. Per quasi una settimana la vallata è stata letteralmente “invasa” da pescatori in erba provenienti da ogni parte del Mondo, con il Tevere che si è prestato a diventare teatro di una disciplina sempre più praticata anche da parte dei ragazzi. Ben 11 le Nazioni che hanno preso parte

ai Campionati: Spagna, Inghilterra, Usa, Francia, Repubblica Ceca, Irlanda, Polonia, Slovacchia, Galles, Sudafrica e naturalmente Italia. La parte agonistica della rassegna ha alla fine decretato i suoi verdetti. E il podio si è colorato della bandiera a stelle e strisce nel suo gradino più alto. Primi infatti si sono piazzati i portacolori degli Usa, che hanno preceduto di un soffio Italia e Spagna, piazzatesi alle spalle dei vincitori al termine della competizione che si è dipanata in quel tratto di fiume compreso tra lo sbarramento della diga di Montedoglio e il ponte della Senese Aretina a Sansepolcro. Ma il risultato agonistico è solo una parte di questa bella iniziativa. “Al di là della competizione – ci rivela Mauro Raspini, presidente del “Mosca Club Altotevere” – mi piace pensare che tutti gli atleti presenti, circa una ottantina, i loro staff e i tanti appassionati giunti da ogni parte d’Italia, porteranno con loro un bel ricordo della nostra terra. Abbiamo cercato di organizzare la manifestazione nel migliore dei modi e pensiamo, immodestamente, di esserci riusciti, nonostante le tante difficoltà. E’ stata una sfida che alla fine

abbiamo vinto. Sia perché il corso d’acqua dove si sono tenute le gare è stato molto apprezzato dai competitori, sia perché abbiamo costruito attorno all’evento sportivo vero e proprio una proposta molto ricca e diversificata per tutti i partecipanti”. A dimostrare ciò, la suggestiva cerimonia di chiusura dei Campionati, con la premiazione dei vincitori in una piazza Berta vestita a festa, dove sono sfilate tutte le squadre sulle note dell’inno del proprio paese di appartenenza. Soddisfazione è stata espressa anche dall’amministrazione comunale biturgense, che è stata di prezioso supporto agli organizzatori, mentre è da sottolineare il contributo della locale associazione commercianti del centro storico cittadino, che nel corso delle varie giornate ha abbellito le vetrine dei propri negozi con oggettistica legata alla pratica della pesca a mosca. Tutto è riuscito alla perfezione insomma e già si pensa magari ad una prossima edizione da ospitare in Valtiberina. “Portare a Sansepolcro un torneo di livello mondiale – conclude Mauro Raspini – non è mai impresa semplice. Con umiltà e passione ci siamo riusciti e di ciò siamo orgogliosi. Vista la felice esperienza chissà, forse anche in futuro potremo avere ulteriori possibilità e ospitare nuovamente i giochi. Sarà sicuramente una nuova fatica ma ci arriveremo temprati e con l’assenso di chi stavolta ci ha gratificato della propria presenza ed è tornato a casa soddisfatto di come la Valtiberina ha saputo onorare l’evento”.

Riportiamo di seguito la lettera inviata da Jerzy Kowalski, Presidente Internazionale FIPS-Mouche a Mauro Raspini, Presidente Mosca Club Altotevere Dear Mauro, I’m writing to thank you and all your friends and colleagues, as well as your Family, for your support to the championships, for your hospitalityy for all people, who came from different locations, to visit your area, and especially for the hospitality you offered me during all last week and before. It was very exciting to meet so many uinteresting people in Sansepolcro ... I arrived safely in Warsaw on Saturday, at 2:10 p.m., according to schedule ... Many thanks to Massimo, for driving me to the airport so early after the Closing Ceremony ... also many thanks for offering the waters, you developed over the years - I hope that this will be very appreciated by the participants, and advertised in many places in Europe and beyond. I will be grateful for your feedback on this championship, and for the follow-up of the reactions from other people in the area, of your club members, of the adminuistration and of others. Best wishes Jerzy Kowalski Presidente Internazionale FIPS-Mouche

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Caro Mauro, Scrivo per ringraziare lei tutti i suoi amici e colleghi, soprattutto la sua famiglia, per il vostro sostegno per i campionati. Mille grazie anche per la vostra ospitalità a tutte le persone, provenienti da luoghi diversi, che sono venuti a visitare la zona e, soprattutto per l’ospitalità che mi avete offerto durante tutta la settimana scorsa e quella prima. É stato molto emozionante incontrare tante persone così interessanti a Sansepolcro ... Sono arrivato sano e salvo a Varsavia il sabato, alle ore 2:10, secondo i programmi ... Molte grazie Massimo, per il passaggio all’aeroporto in ora tarda dopo la cerimonia di chiusura ... Molte grazie anche per l’offerta delle acque, che avete sviluppato nel corso degli anni - spero che questo sarà stato molto apprezzato da parte dei partecipanti, e pubblicizzati in molti luoghi in Europa e oltre. Sarò grato per il vostro feedback su questo campionato, e per il follow-up delle reazioni da altre persone della zona, dei membri del vostro club, della amministrazione e degli altri. I migliori auguri Jerzy Kowalski Presidente Internazionale FIPS-Mouche


A cura di Francesco Del TegliA e Cinzia SCATrAgli

ondiale di pesca a mosca

Il fatto che la Federazione Internazionale ci abbia chiesto di ospitare i Campionati Mondiali di Pesca a Mosca sulla Tail Water del Tevere (TWT) a Sansepolcro credo sia naturale espressione della notorietà raggiunta grazie al lavoro svolto in questi anni. La TWT è un quadro che è stato dipinto con cura, di cui il fiume e la pesca con la mosca rappresentano il soggetto saliente ma non l’unico. La qualità dell’ambiente è certamente importante, ma il successo in termini di presenze che sfiora i 6000 pescatori all’anno provenienti da tutta Italia ed Europa si deve anche allo scenario di eventi collaterali che da sempre hanno caratterizzato questa realtà. Sono innumerevoli le iniziative che ogni stagione affiancano la pesca vera e propria, dall’altrettanto famosa gara mondiale di costruzione mosche artificiali World Tuscany Open ai raduni Internazionali di costruttori di canne in bamboo (IBRA) e a tutte le scuole di lancio e costruzione artificiali che organizzano stage sfruttando le strutture messe a disposizione dal Mosca Club Altotevere. Se a questo aggiungiamo la cornice di arte e cultura, enogastronomia e l’ospitalità che da sempre contraddistingue il nostro territorio, siamo di fronte ad una vera e propria opera d’arte

realizzata in nome del tanto decantato Sviluppo Sostenibile. L’evento mondiale ha messo a dura prova le nostre capacità organizzative e vedere barrata la casella “Eccellente” in ogni voce del report della Federazione Internazionale è motivo di orgoglio personale, per l’incredibile gruppo che rappresento e per la città e tutti i soggetti coinvolti nell’organizzazione. Giro questo plauso all’Amm.ne Regionale e Provinciale, a quelle comunali di Anghiari e Sansepolcro, alla sezione Provinciale FIPSAS ed alla AP Sansepolcro, al Corpo Forestale dello Stato, alla Prot. Civile ed alla Misericordia, ai Balestrieri e Filarmonica di Sansepolcro, alla Ass. Commercianti ed infine a tutti i cittadini, che discretamente e col massimo rispetto si sono goduti con noi questo evento, accettando con consapevolezza l’invasione di quella che infine è divenuta la loro “spiaggia”. Per nostra abitudine però guardiamo avanti e se riusciremo a portare a totale compimento tutta la progettualità relativa allo scenario TWT, sarà come avere ogni anno una edizione dei Mondiali. Grazie a Tutti, Mauro Raspini, Presidente Mosca Club Altotevere. III


MEDICINA

del dott. riccardo conti

Dipartimento della Prevenzione Zona Valtiberina Assistente Sanitaria Sara Bartolini

Vaccinazione contro il Papilloma Virus nella donna Il Carcinoma della cervice uterina è il secondo tipo di tumore maligno più frequente nella donna L’Italia è stato il primo Paese Europeo a pianificare una strategia di vaccinazione pubblica contro il Papilloma Virus (HPV), l’agente virale che può essere causa di infezioni genitali femminili e, a lunga distanza, anche del tumore della cervice uterina, malattia che causa ogni anno circa mille morti. Per combattere i tumori esistono due strategie principali: prevenirne la comparsa, adottando uno stile di vita sano (prevenzione primaria), oppure diagnosticare la malattia il più precocemente possibile, prima che si manifesti a livello clinico (prevenzione secondaria). Un test di screening è un esame che consente di individuare in fase iniziale una certa malattia, nello specifico un tumore, in persone asintomatiche Secondo le informazioni scientifiche oggi disponibili, la vaccinazione contro l’HPV è sicura, ben tollerata e in grado di prevenire nella quasi totalità dei casi l’insorgenza di un’infezione persistente dei due ceppi virali responsabili attualmente del 70% dei casi di tumore alla cervice uterina. L’utilizzo del vaccino comunque affianca, ma non sostituisce lo screening periodico attraverso il PAP test che rimane lo strumento di screening, attualmente raccomandato per le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni, che ha già portato negli anni a una drastica riduzione delle morti, attraverso la diagnosi precoce delle lesioni precancerose e del tumore. A partire dal mese di marzo 2008, la campagna di offerta del vaccino attiva e gratuita è stata rivolta alle ragazze dagli 11 ai 12 in modo uniforme in tutto il territorio italiano e negli anni produrrà una progressiva immunizzazione della popolazione giovane adulta esposta al rischio di infezione. Per favorire la diffusione in tutto il Paese della vaccinazione pubblica contro il carcinoma della cervice uterina, nella Finanziaria 2008 sono stati stanziati 30 milioni di euro come contributo aggiuntivo alle risorse già previste nell’ambito dei fondi per l’assistenza farmaceutica. Altri 40 milioni di euro sono stati reperiti dai capitoli di bilancio del Ministero della Salute. Tutte le regioni hanno disposto i calendari per la somministrazione dei vaccini contro il virus HPV, le famiglie possono rivolgersi alle proprie ASL per

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informazioni sulle modalità di effettuazione della vaccinazione. Il vaccino contro l’HPV costituisce un importante strumento di prevenzione primaria del carcinoma della cervice uterina. Secondo le informazioni scientifiche oggi disponibili è sicuro, ben tollerato e in grado di prevenire nella quasi totalità dei casi l’insorgenza di un’infezione persistente dei due ceppi virali responsabili attualmente del 70% dei casi di questo tumore. A chi è rivoltA l’offertA pubblicA grAtuitA del vAccino In Italia l’offerta pubblica gratuita della vaccinazione è rivolta alle bambine tra gli undici e i dodici anni di età (a partire dalle nate nel 1997), perché in questa fascia è massimo il profilo beneficio-rischio. La somministrazione del vaccino prima dell’inizio dei rapporti sessuali è, infatti, particolarmente vantaggiosa perché induce un’efficace protezione prima di un eventuale contagio con il virus HPV, che si acquisisce di norma subito dopo l’inizio dell’attività sessuale e perché la risposta immunitaria in questa fascia di età è maggiore di quella osservata nelle donne in altre fasce di età. QuAli tipi e come vAccinArsi I vaccini a disposizione sul mercato italiano contro il virus Hpv sono due e sono entrambi sicuri ed efficaci: Gardasil, vaccino tetravalente, che protegge contro i genotipi 16-18 dell’HPV, responsabili di circa il 70% dei casi di carcinoma uterino, e i genotipi 6 e 11, responsabili del 90% dei condilomi, autorizzato all’immissione in commercio dall’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) con delibera del 28 febbraio 2007, e il Cervarix, vaccino bivalente potenziato, attivo contro i genotipi 16 e 18, responsabili di circa il 70% dei casi di carcinoma uterino, autorizzato dall’Aifa con delibera del 29/10/2007. I vaccini sono somministrati gratuitamente dalle ASL alle bambine tra gli undici e i dodici anni, con la somministrazione per via intramuscolare di una dose iniziale e due richiami, entro i sei mesi dalla prima in tempi diversi a seconda del tipo del vaccino.


Il Papilloma virus (HPV) è l’agente virale responsabile del carcinoma della cervice uterina, primo tumore riconosciuto dall’Organizzazione mondiale della sanità come totalmente riconducibile ad una infezione. Esistono circa 120 genotipi del virus HPV che infettano l’uomo, un terzo dei quali associato a patologie del tratto anogenitale, sia benigne che maligne. Dei 120 genotipi, il tipo 16 è responsabile di circa il 50% dei casi di cancro alla cervice uterina, il tipo 18 del 20% e i restanti genotipi di circa il 30%. I genotipi 6 e 11 sono responsabili del 90% dei condilomi genitali. L’infezione da HPV è più frequente nella popolazione femminile. Si calcola che il 75% delle donne sessualmente attive si infetti nel corso della vita con un virus HPV, e fino al 50% con un tipo oncogeno. La maggior parte (70-90%) delle infezioni da HPV è transitoria e guarisce spontaneamente senza lasciare esiti. Generalmente il tempo che intercorre tra l’infezione e l’insorgenza delle lesioni precancerose è di circa cinque anni, mentre la latenza per l’insorgenza del carcinoma cervicale può essere di decenni. Per questo, la prevenzione del carcinoma è stata basata fino ad ora su programmi di screening, che consentono di identificare le lesioni precancerose e di intervenire prima che evolvano in carcinoma. Il Carcinoma della cervice uterina con 500.000 nuovi casi l’anno e 250.000 decessi nel mondo, è il secondo più frequente tipo di tumore maligno della donna. In Italia ogni anno vengono diagnosticati circa 3.500 nuovi casi di carcinoma della cervice uterina e circa 1000 donne muoiono a causa di questa patologia. Negli ultimi vent’anni, grazie ai programmi di screening, la mortalità per tumore dell’utero è diminuita di oltre il 50%, passando da 8,6 casi ogni 100 mila donne nel 1980 a 3,7 casi ogni 100 mila donne nel 2002. Il vaccino non sostituisce il Pap test che va eseguito regolarmente per poter diagnosticare precocemente lesioni precancerose e il tumore della cervice uterina. Il Pap test è infatti uno strumento di prevenzione importante perché consente di identificare non solo le lesioni tumorali molto precoci della cervice uterina, ma anche quelle precancerose. Si tratta di uno strumento in grado di ridurre sia la mortalità per carcinoma, favorendone la diagnosi in una fase precoce in cui il trattamento sanitario può essere efficace, sia l’incidenza della neoplasia stessa intervenendo sulla lesione precancerosa prima che evolva in tumore. Dati dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro relativi 2005 stimano che lo screening mediante Pap test ogni 3-5 anni fornisca una protezione dell’80% rispetto all’insorgenza del tumore della cervice uterina. In Italia per le donne tra i 25 ed i 64 anni è previsto uno screening triennale che rientra tra i Livelli essenziali di assistenza. Le Asl di appartenenza con una lettera di invito comunicano alla donna dove effettuare l’esame, gratis e senza richiesta del medico. Il test viene effettuato da un’ostetrica, generalmente presso il consultorio di zona. Le donne che non rientrano in questa fascia di età, possono effettuare l’esame presso il consultorio della Asl con la prescrizione del medico di famiglia o dello specialista. lA vAccinAzione per hpv La vaccinazione, che prevede tre iniezioni intramuscolari sul braccio nell’arco di sei mesi, è completamente gratuita per tutte le ragazzine residenti in Toscana, in età compresa fra gli undici e i sedici anni compiuti, la regione ha deciso di utilizzare il vaccino bivalente Cervarix.

tumore dellA cervice uterinA Il test impiegato per lo screening del tumore della cervice uterina è il Pap test. Consiste in un prelievo, tramite una spatola e uno spazzolino, di alcune cellule di sfaldamento dal collo dell’utero, che muoiono e si staccano nel corso del normale processo di ricambio dei tessuti. Le cellule vengono strisciate su un vetrino, successivamente colorato e analizzato al microscopio alla ricerca di eventuali cellule anormali. Il Pap test detto anche striscio vaginale oncologico, per differenziarlo dallo striscio batteriologico, che non è un test di screening, ma serve per verificare la presenza di eventuali infezioni. In Italia, i programmi di screening cervicale, attivati o in via di attuazione in gran parte delle Regioni, prevedono l’esecuzione di un Pap test ogni tre anni nelle donne tra i 25 e i 64 anni. L’esecuzione del test e rapida e senza dolore , la donna deve limitarsi ad osservare alcune banali regole come eseguire il test in assenza di perdite di sangue e lontano almeno 3 - 5 giorni dal flusso mestruale, non avere rapporti sessuali o utilizzare ovuli o lavande vaginali almeno 2 giorni prima dell’esame, l’esame dura pochi secondi e consiste nel prelevare poche cellule che poi verranno fissate in un vetrino e analizzate dal laboratorio, il risultato viene poi inviato a domicilio. In caso di risposta negativa la donna viene invitata a ripetere l’esame ogni 3 anni, in caso di risposta positiva la donna viene invitata ad ulteriori accertamenti come ad eseguire la colposcopia. dove si effettuA lA vAccinAzione contro il pApillomA umAno Presso ambulatorio delle vaccinazioni adulti di Sansepolcro per tutta la Zona Valtiberina Toscana per le giovani donne che rientrano nell’offerta gratuita della vaccinazione, e possibile inoltre effettuare la vaccinazione su prenotazione per tutte le altre sino a 25 anni di età pagando un ticket e prenotandosi. dove si esegue il pAp test Nella zona valtiberina Toscana è attivo un consultorio che garantisce l’esecuzione del test tutto l’anno nella sede di Sansepolcro, periodicamente viene effettuato il test anche negli altri 6 comuni.

Ambulatorio vaccinazione adulti

lunedì 12.00 - 13.30 mercoledì 12.00 - 13.30 sabato 11.00 - 12.00 tel. 0575.757869 - 0575.757967 - 0575.757963

Consultorio Familiare Distretto Sanitario Sansepolcro

orario continuato dal lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 19.00 tel. 0575.757751

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MEDICINA

di laura Marini

La celiachia uno stile di vita Come riconoscerla e come gestirla

La celiachia è un’infiammazione cronica dell’intestino che, se non riconosciuta e curata nel modo appropriato rende molto difficile la vita quotidiana e incide fortemente sulla sfera psicologica dell’individuo. Quando si parla di questa malattia benché si conosce molto sulla patologia, sui sintomi e sulla prognosi, ci sono ancora alcune idee confuse. Proviamo a chiarire alcuni aspetti tali da farci riconoscere preventivamente alcune avvisaglie di questo morbo che, stando alle statistiche, per ogni caso diagnosticato ve ne sono almeno altri sette non ancora identificati i cui prodromi vengono attribuiti vuoi per ignoranza, vuoi perché si manifestano in maniera lieve, ad altre patologie. Ma vediaMo che cos’è la Malattia celiaca… Tecnicamente è un’intolleranza permanente alla gliadina, un insieme di proteine contenute nel frumento, nell’orzo, nella segale, nel farro, nel kamut. Tutti gli alimenti derivanti da questi cereali o contenenti glutine in seguito a contaminazione devono essere considerati tossici per i pazienti affetti da questa patologia. Tra le cause della malattia celiaca rientrano sia fattori ambientali sia fattori genetici; i primi come detto sono rappresentati dal glutine, ovvero la componente proteica di certe farine. Per quello che riguarda i fattori genetici possiamo ricordare che alcuni studi sulla patogenesi di questa malattia ci dicono che la prevalenza della malattia aumenta del 10% tra i familiari di primo grado. Quindi vediaMo i sintoMi associati alla celiachia L’intolleranza al glutine causa gravi lesioni alla mucosa dell’intestino tenue, che regrediscono eliminandolo dalla dieta. La malattia celiaca VI

può presentarsi con un ampio spettro di manifestazioni cliniche che vanno da segni e sintomi di un conclamato malassorbimento a quadri più subdoli e sfumati. Passiamo da una forma grave con disturbi intestinali, steatorrea e marcata perdita di peso, ad una forma più lieve con sintomi minori ed extraintestinali come anemia, osteoporosi, lesioni cutanee fino alla così detta malattia celiaca silente che riguarda quei soggetti con diagnosi ma asintomatici. e Quindi coMe si può fare diagnosi ? Mentre nel bambino il quadro di malassorbimento è solitamente l’elemento principale che ci da il sospetto di celiachia, nell’adulto le manifestazioni della malattia assumono aspetti molto vari e ancora non del tutto chiari, infatti frequenti sono le diagnosi formulate in età giovanile in seguito a sintomatologia inizialmente molto simile alla sindrome dell’intestino irritabile. La diagnosi di malattia celiaca si basa su gastroscopia con biopsia in duodeno e sulla ricerca degli anticorpi specifici per celiachia. Dato che altre malattie a livello della biopsia hanno esiti simili per far diagnosi è perciò necessario dimostrare che il paziente sia anche positivo agli anticorpi. Nota molto importante è che quando si pensa che una persona sia affetta da questa sindrome si devono fare le precedenti analisi quando il paziente sta ancora mangiando il glutine. E quindi allo stato attuale la dieta senza glutine è l’unica terapia per la celiachia, ma si stanno studiando nuovi trattamenti. Questo tipo di dieta deve essere molto rigorosa, poiché bastano minime quantità di glutine per impedire il miglioramento dell’assorbimento intestinale e deve essere seguita per tutta la vita. Chi segue una dieta poco rigorosa e che quindi comporta la prolungata esposizione al glutine, per i malati di celiachia, rappresenta il fattore più importante per lo sviluppo delle complicanze della malattia. Il fatto di seguire una dieta particolare comporta la valutazione


periodica di questo regime alimentare: vanno controllati i parametri per l’osteoporosi, la funzionalità della tiroide, le carenze di acido folico, vitamina B12, ferro e altre vitamine. La cosa fondamentale però è ricordare che una persona affetta da celiachia, a condizione di osservare una dieta corretta, può condurre una vita del tutto normale. Come già ampliamente illustrato i risvolti più evidenti sono legati alla necessità di mantenere una dieta senza glutine e questo, può indurre l’individuo a credere di essere diverso rispetto agli altri, e proprio per questo, per dare un supporto sia fisico che psichiatrico e morale è nata nel 1979 l’Associazione Italiana Celiaci. Questa associazione negli anni ha raggiunto molti obiettivi, in considerazione del fatto che i malati di celiachia sono si persone uguali agli altri, ma che necessitano comunque di un appoggio morale, fisico e soprattutto economico diverso da tutto il resto della popolazione. Durante gli anni questa associazione è riuscita a sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema non indifferente della spesa sanitaria e sulla varietà degli alimenti per celiaci che fino a poco tempo fa rappresentava un grosso problema per i malati. Non meno di venti anni fa un celiaco se andava al ristorante doveva portarsi da casa, a caro prezzo , i “suoi “alimenti e comunque doveva sempre stare all’erta per quello che riguarda la contaminazione del proprio cibo con alimenti contenenti glutine. Infatti è molto importante che gli alimenti per celiaci non vengano “trattati” con gli utensili con cui si cucinano i cibi abituali per gli altri, poiché come già ribadito, basta una minima contaminazione da parte del glutine per compromettere i sacrifici di tanto tempo. Dal punto di vista della ristorazione privata molti esercizi commerciali hanno adattato le loro cucine in favore dei malati di celiachia fornendo piatti già pronti in loco per i malati e quindi varie opportunità di alimentarsi. In merito al sistema sanitario nazionale la sensibilizzazione fatta dalle associazioni competenti ha portato da alcuni anni all’approvvigionamento gratuito presso farmacie e altre strutture di alimenti senza glutine. Tecnicamente fatta la diagnosi di celiachia una commissione della ASL concede al malato un determinato budget da spendere in un mese, in prodotti senza glutine. Si parte dalla pasta per arrivare alle basi per la pizza, ai succhi di frutta fino alle merendine, passando dagli snack e dai sughi, tutto senza glutine. la nota Per i celiaci è molto importante leggere tutte le composizioni degli alimenti, ma anche e soprattutto i “bugiardini” (foglietto illustrativo) dei medicinali. Molti preparati farmaceutici in compresse vengono addizionati con l’amido di frumento, che i celiaci non tollerano e quindi va sempre controllata la voce eccipienti. Comunque per orientarsi, in generale, esiste un Prontuario degli Alimenti che viene fornito ai celiaci gratuitamente dall’AIC, contenente un elenco di tutti gli alimenti privi di glutine divisi per categoria. in conclusione… Una persona a cui viene diagnosticata la malattia celiaca non deve assolutamente farsi scoraggiare, anzi, è molto importante che il paziente celiaco si rivolga ad un centro specializzato per una visita di controllo una volta l’anno, dove, a seguito di tutti gli accertamenti si potrà valutare le condizioni del paziente. Ricordiamoci anche che i medici di base e le strutture della ASL forniscono sempre delucidazioni su questa patologia e accompagnano il malato nel percorso di consapevolezza della malattia, come fanno del resto per altre patologie. VII


SANITA’

di Laura MaRINI

I Distretti Sanitari e i tanti servizi che offrono In Valtiberina si fa riferimento al presidio ospedaliero di Sansepolcro In ogni comune delle Valtiberina è presente una zona-distretto il cui personale, dislocato sul territorio, collabora con tutte le altre figure che ruotano attorno al mondo Sanità. In una vallata come la nostra dove le distanze tra il presidio ospedaliero di Sansepolcro e le varie realtà sono notevoli (basti pensare Sestino, Badia Tedalda e Caprese Michelangelo), un riferimento sul territorio è una cosa fondamentale che serve alle istituzioni come filtro tra le autocure e l’ospedalizzazione. Allo stesso tempo il personale dei distretti, che per lo più è formato da infermieri, aiuta i medici di medicina generale nelle prestazioni di natura assistenziale e infermieristica. Con la creazione di queste circoscrizioni sanitarie si vuole risparmiare sul numero di ricoveri, dare una continuità al servizio assistenziale e aumentare gli spazi serviti dal sistema sanitario, quindi servire anche le zone territoriali più lontane. A fare da coordinatore a tutti i distretti c’è quello di Sansepolcro in via Santi di Tito, che ha dentro i suoi locali non solo il punto prelievi e l’ambulatorio infermieristico, come in tutti gli altri, ma tanti altri servizi. Partendo dall’ufficio vaccinazioni che da poco tempo ha concentrato su di se tutte le vaccinazioni della zona Valtiberina, pediatriche e per adulti, passando da un centro unico di prenotazioni (CUP), troviamo un dipartimento Veterinario, uffici amministrativi, il dipartimento della prevenzione, l’ufficio assistenti sociali e assistenti sanitari, il dentista. Un altro settore molto importante che opera sempre nel distretto di Sansepolcro è il servizio tossicodipendenze, più comunemente conosciuto con il nome di SERT. Questo servizio oltre che a intervenire nel mondo delle dipendenze da droga, alcool, gioco e altro, organizza una serie di attività rivolte alla prevenzione, all’informazione a tutto campo, dalle famiglie alle scuole e ad altri contesti mirati. Al secondo piano dello stabile di via S. di Tito c’è il consultorio, un servizio socio sanitario presente sul territorio, creato per tutelare e promuovere la salute psico-fisica e sociale, relativa al corpo, al modo di sentire e di relazionarsi con l’ambiente esterno delle donne, delle coppie, degli adolescenti, dei bambini. Il lavoro del distretto inizia con l’esecuzione dei prelievi di sangue che, tramite dei mezzi della Croce Rossa o della Misericordia vengono inviati al laboratorio analisi di Sansepolcro o Arezzo. Allo stesso tempo vengono fatte analisi a domicilio, su appuntamento e dietro richiesta del medico di medicina generale ,a persone che per la loro malattia o per altri problemi fisici non possono recarsi al punto prelievi. L’infermiere del territorio è una figura molto importante, come del resto tutti quelli che esercitano questo mestiere, poiché fa da collante tra le istituzioni sanitarie e le differenti realtà territoriali tramite la valutazione dei bisogni sanitari e sociali della comunità e la definizione dei servizi necessari a soddisfarne i bisogni assistenziali Il personale infermieristico insegna alle famiglie come gestire autonomamente il malato, educa il malato stesso, quando può, all’autogestione, ascolta tutte le esigenze e consiglia come risolvere i problemi e molte volte diventa una figura di riferimento non solo sanitaria ma sociale ed emotiva. Nel distretto di Sansepolcro si coordina anche un altro “strumento” importantissimo per la popolazione della Valtiberina ossia l’Ospedale di Comunità. Questo eroga prestazioni assistenziali avvalendosi di medici di medicina generale, degli specialisti, del personale infermieristico, dei tecnici della riabilitazione e dei medici del Distretto socio-sanitario. Nei suoi locali, siti dentro l’Ospedale biturgense, vengono ospitati anziani non autosufficienti o

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temporaneamente tali; pazienti affetti da patologie croniche ad alto fabbisogno assistenziale, durante i periodi di riacutizzazione o nelle fasi post-acute; malati oncologici e terminali; malati non sostenuti o con scarso supporto familiare, in alternativa all’assistenza domiciliare integrata. In questa struttura se necessari vengono anche effettuati esami diagnostici e terapie di non elevata complessità tecnologica. All’ammissione sono determinati i limiti temporali di permanenza nella struttura per ciascun paziente, rivedibili su proposta del medico curante e comunque non superiori a 120 giorni. L’accesso è programmato ed avviene mediante specifica richiesta di ricovero formulata dal medico di medicina generale o dal medico ospedaliero, la quale deve essere rivolta al medico responsabile della struttura. Anche gli ambienti fisici della Comunità, sono strutturati in maniera molto confortevole e familiare: camere doppie con servizi, una cucina comune dove poter cucinare, spazi di aggregazione per socializzare. Per questo, per informare i cittadini, ci sono a disposizione in primis i medici di medicina generale, e poi tutte le altre istituzioni sopra citate, che saranno pronte a dare qualsiasi informazione. IL CONSULTORIO E’ un servizio socio sanitario presente sul territorio, creato per tutelare e promuovere la salute psico-fisica e sociale, relativa al corpo, al modo di sentire e di relazionarsi con l’ambiente esterno delle donne, delle coppie, degli adolescenti, dei bambini. All’inizio concepito come aiuto alla maternità, con l’evoluzione dei tempi, si è arrivati ad aumentare le sue funzioni come risposta a problematiche diverse quali: la tutela della maternità, l’interruzione volontaria di gravidanza, l’assistenza alla donne in particolari cambiamenti della propria vita, screening, il sostegno alla coppia, la contraccezione, la tutela dei minori, la prevenzione al disagio giovanile e quanto altro necessità di consulenza e supporto da personale esperto nel campo della medicina, psicologia, pedagogia ed assistenza sociale. L’aCCeSSO aL CONSULTORIO è gRaTUITO peR: - Spazio Giovani - Visite ginecologiche per contraccezione, gravidanza, interruzione di gravidanza, sterilità e menopausa - Pap-Test in screening Le aTTIvITà CONSULTORIaLI, pReSeNTI IN TUTTe Le zONe, gaRaNTISCONO Le SegUeNTI pReSTazIONI: - consulenza e visite specialistiche ostetrico-ginecologiche - consulenza in materia di educazione sessuale - assistenza sociale - assistenza psicologica - consulenza per la menopausa - interventi di prevenzione per l’individuazione precoce di tumori femminili - consulenza ed interventi per la sterilità di coppia (Arezzo) - specifiche attività rivolte ai giovani da www.USL8.toscana.it NUMERI UTILI Ufficio Vaccinazioni 0575.757869 Distretto San Sepolcro 0575.757861 Consultorio 0575.757671 SerT 0575.757940 Centralino 0575.7571 www.USL8.toscana.it


Con le manifestazioni fatte in valtiberina l’associazione amici del Meyer Sez. valtiberina sostiene la Fondazione Meyer a 365 gradi sia per l’ospedale che per il progetto accoglienza.


Inverno? Affrontarlo non è un problema se... Vaccini antinfluenzali, attività fisica, integratori e tanta vitamina C possono essere ottimi rimedi Pagina redazionale a pagamento

della Dott.ssa Piera MaDaghiele www.natursalus.it Finita l’estate comincia l’autunno e con l’arrivo delle stagioni meno favorevoli, è importante conoscere come aver cura di se stessi e rafforzare adeguatamente le proprie difese immunitarie per migliorare la capacità di resistenza ad agenti esterni come le malattie da raffreddamento, a carico dell’apparato respiratorio (influenza, raffreddore, otite, laringite, tonsillite, sinusite, bronchite, ecc.). Il nostro organismo possiede tre linee di difesa di base contro gli agenti patogeni. La prima è rappresentata dalle barriere naturali, ovvero la pelle, le membrane mucose, che ricoprono le parti del corpo a contatto con l’ambiente esterno (bocca, naso, orecchie ecc.), le secrezioni ( il sudore, ad esempio, è un liquido così acido, che può uccidere alcuni batteri). Quando questa linea di difesa viene superata da virus e batteri interviene la seconda che comprende l’infiammazione dovuta alla produzione di sostanze da parte dei tessuti colpiti per riparare alle lesioni subite. Per esempio, la febbre è un aumento della temperatura del corpo che uccide i batteri e i virus. Se la febbre non supera i 38-39° non è grave, anzi è un fatto positivo, perché vuol dire che il nostro corpo sta lavorando per distruggere l’infezione. L’aumento della temperatura, infatti, facilita l’attività dei globuli bianchi. Queste due prime linee difensive sono dette difese immunitarie non specifiche La terza linea di difesa, considerata la vera e propria immunità, interviene quando la prima e la seconda linea non sono state capaci di fermare l’aggressione e comprende le difese specifiche, dirette verso determinati Antigeni (sostanze che il nostro corpo non riconosce, Not Self) Oltre ai vaccini antinfluenzali, raccomandati soprattutto per categorie a rischio, come i bambini, i cardiopatici, i diabetici ed altri portatori di patologie croniche, possiamo sicuramente fare qualcosa per rafforzare il nostro sistema immunitario. Fondamentale è l’attività fisica, ma perché sia efficace deve essere continua ed intensa: non abbiate paura di praticare sport all’aperto, perché se l’organismo è ben allenato, riuscirà a superare le avversità del clima poco favorevole, e soprattutto non copritevi in maniera eccessiva. Una seconda strada è l’utilizzo di integratori che innalzano le naturali difese or-

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ganiche come Echinacea, Propoli, Uncaria, Aloe e Astragalo, una radice dal gusto dolciastro di legume. L’astragalo è un adattogeno per il sistema immunitario che sostiene l’organismo nel contrastare le “insidie” del freddo e favorire un veloce recupero organico durante la convalescenza. La Pappa Reale, la quale, tra le tante funzioni, stimola anche la produzione di anticorpi; lo Zinco, un elemento essenziale per la vita degli esseri umani. Secondo alcune fonti, assumere integratori di zinco può dare una certa immunità dal raffreddore e dall’influenza; la classica Vitamina C, largamente presente negli ortaggi e nella frutta (tra le fonti principali vi sono gli agrumi, le fragole, il ribes nero, le verdure a foglia scura, quali broccoli, crescione, spinaci, cavolo, i pomodori e le patate). Altre fonti di vitamina C sono la Rosa Canina e l’Acerola, con un contenuto di vitamina C molto più alto degli agrumi e dei kiwi. Inoltre, estratti dalla parete di lievito di birra concentrato, i betaglucani, utili per quelle persone maggiormente esposte al rischio di problematiche da raffreddamento come anziani, convalescenti, personale sanitario o coloro che svolgono la propria professione in luoghi pubblici. I trattamenti preventivi, nonché quelli curativi, prevedono la presenza, in associazione ad altri integratori, di Probiotici, noti anche come “fermenti lattici”, che per definizione sono microrganismi vivi e vitali che conferiscono benefici alla salute dell’ospite quando consumati, in adeguate quantità, come parte di un alimento o di un integratore. I probiotici devono quindi superare, almeno parzialmente, la barriera costituita dai succhi gastrici e dagli enzimi dell’intestino tenue, per poter esplicare il proprio ruolo. Ecco perché alcuni supplementi probiotici risultano più efficaci di altri. I Prebiotici, sostanze di origine alimentare non digeribili che, se somministrate in quantità adeguata, portano beneficio al consumatore grazie alla promozione selettiva della crescita e/o dell’attività di uno o più batteri già presenti nel tratto intestinale o assunti contestualmente al prebiotico. I più noti prebiotici sono: Fos (frutto-oligosaccaridi), inulina, galatto-oligosaccaridi, lattulosio. Tutto ciò per mantenere in buono stato il nostro intestino, che con la sua superficie di 300 mq è l’area più estesa

del corpo umano sottoposta a costante stimolo antigenico, quello degli alimenti ingeriti, ed è il fronte immunitario più importante del corpo, contenendo circa l’80% delle cellule immunitarie dell’organismo. L’ultimo punto, sicuramente il più importante sono le misure di igiene e di protezione personale, per prevenire e limitare la trasmissione del virus dell’influenza. In questi casi è fondamentale seguire alcune regole di base, raccomandate dal Ministero della Salute: - Lavarsi spesso le mani (in assenza di acqua, uso di gel igienizzanti) - Coprire bocca e naso quando si starnutisce o tossisce, trattare i fazzoletti e lavarsi le mani) - Isolare volontariamente a casa le persone con malattie respiratorie febbrili specie in fase iniziale - Uso di mascherine da parte delle persone con sintomatologia influenzale quando si trovano in ambienti sanitari (ospedali) Inoltre, al fine di evitare il diffondersi dei disturbi tipici del periodo invernale e quindi di ristabilire il fisiologico equilibrio delle nostre difese immunitarie, qualche altro utile consiglio: - Non fumare ed evitare di soggiornare in ambienti carichi di fumo; - Ricordare che stanchezza, stress, fumo e abuso di alcol abbassano le difese immunitarie; - Dormire in ambienti con un giusto tasso d’umidità, non troppo asciutti; - Seguire una dieta ricca di verdure fresche e frutta di stagione, in modo da fornire all’organismo vitamine e sali minerali.

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di Valentina MoNTi

Vita di mamma e di donna, ecco tutti gli appuntamenti di “mamminforma” Dopo il rientro dalle ferie il primo appuntamento è il 21 settembre con Martina Bellucci naturopata Dopo un’estate in cui abbiamo un po’ rim rimpianto la bella nullafacenza sotto l’ombrello l’ombrellone della nostra vita pre-figli, ma capito che si può restare in forma semplicemente inse inseguendo un nanetto nella sua esplorazione della spiaggia, riprendiamo il percorso di MammInforma e gli incontri con i nostri esperti. Il calendario del nuovo ciclo autunnale propone molti argomenti anche molto di diversi fra loro, per permetterci di spaziare fra le mille sfaccettature della nostra vita di mamme e donne. Iniziamo quindi proprio il 21 settembre con Martina Bellucci, naturopata e appassionata di cucina, che ci inizierà ai segreti di una merenda alternativa, attenta alla salute e al buon cibo. Il 5 ottobre proseguiamo con la veterana fra i nostri relatori, psicologa apprezzatissima dalle nostre mamme per la competenza piena di empatia che mette in ogni suo intervento: la dottoressa Gaia Luzzi ci parlerà questa volta della paura, affrontando quelle classiche che fanno parte della vita di una mamma, ma anche quelle dei bambini, per insegnarci come rispondere alle domande che ogni paura nasconde e magari esorcizzarle un po’. Cambio completo di argomento il 19 ottobre quando Marco Valentini, esperto apicoltore, ci introdurrà nel dolcissimo mondo del miele, raccontandoci le particolarità di questo essenziale alimento, sfatando erronee credenze e dandoci preziosi consigli sul suo utilizzo, sia in campo alimentare che in quello dei rimedi naturali. Il 7 novembre sarà invece la volta della bellezza: Luigi Martini, parrucchiere ed esperto di tricologia, ci parlerà dei capelli, di come curarli e mantenerli sani e belli, ma anche delle ultime tendenze moda in fatto di acconciatura. Il 23 ottobre tornerà Martina Bellucci esplorando una delle sue specializzazioni e parlandoci di riflessologia plantare: un metodo di massaggio olistico che opera nell’intento di riequilibrare l’intero organismo attraverso la stimolazione di punti specifici sui piedi, adatto per grandi e piccini. Inizieremo ad assaporare il Natale il 7 dicembre quando la nostra padrona di casa Alessia Uccellini ci insegnerà di nuovo come ricevere gli amici (nonostante i bambini!) declinando la tavola e il menu in funzione delle imminenti feste. Infine, il saluto prima della

fine dell’anno, il 21 dicembre, sarà a cura di Marica Pieralli, giornalista, blogger e mamma a tempo pieno, curatrice del sito aprovadimamma.net, dove realizza test e recensioni di prodotti per bambini, per aiutare i genitori a fare le scelte migliori per gli acquisti dei propri figli. MammInforma prosegue quindi con un ricco e nuovo programma, mantenendo però la propria formula: appuntamento alle 17,30 presso il Ristorante Fiorentino di Sansepolcro, una merenda gustosa e genuina, una babysitter per i bambini e l’allegro (e rumoroso) entusiasmo di tutte noi. Aspettiamo chiunque voglia informarsi in allegria e condividere un momento dedicato a se stesso. Per ulteriori informazioni sul calendario e sui nostri incontri, visitate la pagina Facebook di MammInforma: www.facebook.com/mamminforma Mercoledì 21 settembre Martina Bellucci - naturopata, Non il solito tè Mercoledì 5 ottobre Gaia Luzzi - psicologa, Vincere la paura (o almeno non esserne vittima!) Mercoledì 19 ottobre Marco Valentini - apicoltore, Il miele fra scienza e tradizione Lunedì 7 novembre Luigi Martini - parrucchiere, Cura e bellezza dei capelli Mercoledì 23 novembre Martina Bellucci - naturopata, Riflessologia plantare per tutti Mercoledì 7 dicembre Alessia Uccellini – ristoratrice ed architetto, Ricevere gli amici (nonostante i bambini), a Natale Mercoledì 21 dicembre Marica Pieralli – giornalista e blogger, Aprovadimamma.net: il web per vivere meglio la maternità

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L’adozione dei minori l’avvocato risponde

Decorso di norma un anno dall’affidamento, il Tribunale provvede, con decreto motivato in camera di consiglio, l’autorizzazione o meno dell’adozione.

L’adozione dei minori è l’istituto che Via dell’Acquedotto, 2 - Anghiari (Ar) risponde all’esigenza Tel e Fax 0575.789910 di dare una nuova famiglia al fanciulTutti i sabato mattina ore 9.00/13.00 lo che non ne abbia riceve presso gli uffici di Studio Inoltre una (o la cui famiglia Viale Piero della Francesca, 91/A di origine non sia in Monterchi (Ar) grado di educarlo) Tel e Fax 0575.70490 così da assicurargli un ambiente confortevole ed idoneo allo sviluppo della personalità. Adottare non è dunque un diritto degli adulti bensì il diritto di ogni bambino di avere una famiglia. La materia è disciplinata dalla legge n. 184/83 (Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori), modificata nell’ambito dell’adozione di minori stranieri dalla legge n. 476/98 (Ratifica ed esecuzione della convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, stipulata a L’Aja il 29 maggio 1993), mentre nell’ambito dell’adozione dei minori italiani dalla legge n. 149/01 (Modifiche alla legge n. 183/83 e al titolo 8 del libro I del codice civile). Analizzando l’istituto dell’adozione nazionale dei minori, requisito preliminare per adottare un bambino è che sia intervenuta la dichiarazione dello stato di adottabilità. Lo stasta to di adottabilità di un minore è dichiarato dal Tribunale per i minorenni in tutti quei casi in cui il bambino si trovi in una situazione di abbandono morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi, a meno che non si tratti di una situazione di forza maggiore di carattere temporaneo. Una volta dichiadichia rato lo stato di adottabilità, per l’adozione del minore è necessario prepre sentare domanda al Tribunale per i minorenni, specificando l’eventuale disponibilità ad adottare più fratelli. La domanda può essere presentata in carta semplice, è valida tre anni ed è rinnovabile. L’adozione è consentita ai coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni, tra i quali non sia intervenuta separazione personale nemmeno di fatto. Con le modifiche introdotte dalla legge n. 149/01, l’adozione è permessa anche alle coppie sposate da un periodo inferiore purché risultino unite in convivenza stabile da almeno tre anni. L’età degli adottanti deve superare di almeno diciotto anni e di non più di quarantacinque quella dell’adottando. Gli aspiranti genitori devono poi essere affettivamente idonei e capaci di educare, istruire e mantenere i minori che intendono adottare. A tale ultimo proposito, il Tribunale per i minorenni dispone adeguate indagini sulla coppia che ha presentato domanda di adozione al fine di accertare l’attitudine ad educare il minore, la situazione personale ed economica, la salute, l’ambiente familiare degli adottanti, i motivi per i quali questi desiderano adottare. Avv. Lara ChiArini

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Una volta espletate le suddette indagini, il Tribunale per i minorenni sceglie fra le coppie disponibili quella in possesso delle caratteristiche maggiormente rispondenti alle esigenze specifiche dei minori che vengono dichiarati adottabili. Successivamente, il Tribunale per i minorenni, in camera di consiglio, sentiti il pubblico ministero, gli ascendenti degli adottanti (qualora vi siano), il minore che abbia compiuto gli anni dodici e, se opportuno, anche il minore di età inferiore, dispone l’affidamento pre-adottivo determinandone le modalità. Durante questa fase, il Tribunale per i minorenni vigila sul buon andamento dell’affidamento direttamente o avvalendosi del giudice tutelare e dei servizi sociali del luogo dove vive il minore con la coppia. Decorso di norma un anno dall’affidamento, il Tribunale per i minorenni che ha dichiarato lo stato di adottabilità, sentita la coppia adottante, il minore, il pubblico ministero, il tutore, il giudice tutelare ed i servizi sociali locali qualora incaricati di vigilare, provvede, con decreto motivato in camera di consiglio, l’autorizzazione o meno dell’adozione. In virtù dell’adozione, l’adottato acquista lo stato di figlio legittimo degli adottanti, assume e trasmette a sua volta il cognome degli adottanti, cessa ogni rapporto con la famiglia di origine (salvo gli impedimenti matrimoniali). L’adozione può anche essere revocata in determinati casi: su domanda dell’adottante quando l’adottato maggiore di quattordici anni abbia attentato alla vita di lui o del suo coniuge; su domanda dell’adottato o del pubblico ministero quando è l’adottato ad aver subito dall’adottante i fatti sopra menzionati; su domanda del pubblico ministero per violazione, da parte dell’adottante, dei doveri verso il minore. Si parla, infine, di adozione particolare di un minore nei seguenti casi: adozione dell’orfano da parte di parenti entro il 6° grado; adozione del figlio del coniuge; adozione del minore handicappato ed orfano di entrambi i genitori; adozione del minore in mancanza di affidamento pre-adottivo. In tutti questi i casi il Tribunale per i minorenni deve accertare che l’adozione particolare risponda alle esigenze del minore che, nel caso abbia compiuto i quattordici anni o abbia un età superiore ai dodici, deve essere sentito personalmente al riguardo. Gli effetti dell’adozione in casi particolari sono più limitati rispetto all’adozione ordinaria in quanto il minore conserva i diritti e i doveri verso la famiglia di origine, antepone al proprio cognome quello della famiglia adottiva e non assume alcun legame di parentela rispetto alla famiglia dell’adottante che, dal canto suo, assume la potestà genitoriale, l’obbligo di istruzione, mantenimento ed educazione dell’adottato.


Adozione: un cammino tra perdita e attaccamento La narrazione e il disegno sono due validi strumenti per elaborare la separazione Parlare di adozione significa inevitabilmente affrontare il tema dell’abbandono. Quando un bambino viene adottato, bisogna sempre tenera a mente che ha dovuto affrontare una separazione forzata e innaturale dai propri genitori e dalla propria famiglia e, al di là dei motivi che hanno causato tale scelta, il distacco condizionerà comunque le sue future esperienze. La separazione dal nucleo familiare avviene, di solito, quando il bambino è ancora piccolo e il suo apparato psichicofisico è in corso di formazione; non ha ancora acquisito quella struttura forte e stabile da permettergli un’adeguata difesa per gestire la mancanza di una figura di riferimento pronta a dargli sicurezza, indirizzare e contenere le sue espressioni emotive. Per capire perché l’abbandono è considerato un’esperienza traumatica è necessario ricordare lo sviluppo delle prime fasi di vita. Quando un bambino nasce, porta con sé non solo il suo corredo genetico, ma ha già impresso nella sua mente un vissuto storico ed emozionale che ha sviluppato durante la gestazione e ancor prima. Sul nascituro si proiettano desideri, paure, dinamiche di coppia, speranze, che consciamente e inconsciamente tessono la storia del bambino. Il bambino, fin’ora immaginato, si incontrerà con il bambino reale e per i genitori la realizzazione di tale evento è un misto di meraviglia e timore per l’enorme responsabilità che spetta loro. Il neonato, a sua volta, dopo il difficile passaggio attraverso il canale del parto, si troverà immerso in un ambiente nuovo: cambiano le funzioni fisiologiche quali respirazione, alimentazione e digestione, che richiederanno al neonato una partecipazione attiva, mentre prima era tutto fornito dalla placenta; nuovi stimoli e nuovi ritmi solleciteranno i suoi organi sensoriali. Grazie all’interazione con la madre, il piccolo riuscirà a stabilire una continuità tra la fase intrauterina e neonatale; imparerà a gestire gli stimoli, a riconoscere i propri vissuti e a pensarli. L’interiorizzazione di un buono scambio comunicativo e affettivo con la madre crea le basi per formare quella base si-

cura, quell’attaccamento positivo, che porteranno il bambino al raggiungimento dell’indipendenza. L’interruzione di questa relazione getta il bambino nella confusione e nella disperazione, perché non riesce più a far fronte a tutti quegli stimoli che il suo apparato psichico, ancora fragile e poco strutturato, dovrebbe elaborare. La conseguenza più evidente è la difficoltà a instaurare legami di fiducia con altre figure di riferimento. Il bambino ha necessità di mettere continuamente alla prova la forza del legame che lo unisce ai nuovi genitori e lo fa utilizzando diversi copioni: in maniera provocatoria, rifiutando qualsiasi tipo di aiuto e di vicinanza dell’adulto, instaurando atteggiamenti oppositivi, o, al contrario, con atteggiamenti compiacenti e adesivi. Difficoltà scolastiche, problemi di apprendimento e comportamenti antisociali, testimoniano l’incapacità a fare nuovi investimenti affettivi e intellettivi, perché tutta l’attenzione è assorbita da quei pensieri carichi di angoscia e di dolore che riportano al primo abbandono. Manifestazioni diverse che hanno, però, una base comune: il bisogno di sentirsi accettati e avere continue conferme di amore. L’adozione riattiva tutti quei vissuti dolorosi e carichi di angoscia che hanno segnato l’attaccamento precedente. Nella mente del bambino, anche se adottato a pochi mesi, è ancora attivo il ricordo di quel distacco non elaborato. Il difficile ruolo dei genitori adottivi sarà quello di inquadrare quelle espressioni comportamentali, apparentemente anomale, nel contesto storico del bambino e capire che non sono dirette a loro, ma sono il frutto di un vissuto di angoscia. Accogliere le ferite del bambino adot-

di Laura GUErrini Psicologa Psicoterapeuta

tato senza inquadrarle in schemi già conosciuti e quindi più rassicuranti, permetterà lo stabilirsi di un incontro trasformativo del dolore e dell’angoscia. Sicuro di questa accoglienza, il bambino avrà la possibilità di modificare le sue rappresentazioni interne e di elaborare il doloroso sentimento di non essere voluto. Affrontare il tema dell’abbandono spaventa i figli quanto i genitori. È difficile stabilire il momento più idoneo per parlare delle proprie origini; soltanto la predisposizione emotiva e l’elaborazione continua di tale perdita possono favorire l’emergere di questo vissuto. È Lucia, bambina adottata di 3 anni, durante una seduta clinica, a dire: “Caro Babbo Natale... sono una bambina che si chiama Lu-ci-a. Scrivo la casa. Caro Babbo Natale... dove sei nata? Dove sei nata? … A casa”. Il bambino ha bisogno di dare una rappresentazione concreta alle sue origini, di stabilire una collocazione materiale, uno spazio dove riversare e contenere le sua angosce. E ancora Matteo, che cerca di dare una rappresentazione accettabile ai suoi sentimenti ambivalenti nella paura di tradire una delle due famiglie, gioca con due navi da lui costruite e dice: “Questa è più grande…, questa è più grande… Sono tutte e due grandi”. L’elaborazione metaforica che mette in atto il bambino, servendosi di strumenti quali il gioco, la narrazione, o il disegno, aiuta a ristabilire le fila di quel dialogo interiore che si è interrotto così bruscamente. Il bambino si immagina nuovi modelli di attaccamento, ricostruendo la propria identità all’interno di un contesto in cui si stabiliscono, ancora una volta, legami di reciproca fiducia e appartenenza.

XIII


Piccole e medie imprese: come superare la crisi “Investire ed innovare per combattere la crisi” è questo il consiglio degli economisti della Dott.ssa Letizia MICHELINI “Investire ed innovare per combattere la crisi” il consiglio è quello che economisti, esperti di settore e politici richiamano ogni qualvolta si affronta il tema del come muoversi per sostenere la ripresa economica. Innovare i propri prodotti sviluppando un’ accurata tutela dei diritti di proprietà industriale ed intellettuale, investire nella propria immagine, nella comunicazione e nella pubblicità, sono fasi necessarie per “rinascere” e per essere competitivi rispetto alle dinamiche del mercato globalizzato che non si arrestano nemmeno di fronte alla crisi mondiale. Nonostante il periodo di difficoltà generalizzata, il 2010 ha fatto registrare un sostanziale incremento delle domande (fra marchi nazionali, modelli d’utilità, disegni, varietà vegetali ed invenzioni) depositate presso l’Ufficio Italiano Marchi e Brevetti del Ministero dello Sviluppo Economico, un aumento consistente non solo rispetto al 2009 ma anche a confronto con gli ultimi dieci anni. Sono soprattutto le aziende del nord Italia ad aver intuito la strada da percorrere e ad aver tutelato i propri titoli di proprietà industriale e intellettuale, investendo nell’attività di ricerca e di innovazione e puntando su una politica di marketing e di comunicazione pubblicitaria capillare ed efficace. Tali piccole e medie imprese hanno sfidato la crisi percependola come un’opportunità e non come un pericolo e hanno applicato alla propria struttura il principio universale alla base di ogni rivoluzione personale e umana, che passa innanzitutto attraverso un nuovo atteggiamento e ad una nuova percezione della realtà.

Fissare obiettivi chiari e quantificabili, individuare gli strumenti idonei per realizzarli con l’aiuto di esperti professionisti (studi brevettuali e/o legali) ed altri operatori del mercato, sono i punti chiave per concedersi delle nuove opportunità. Soltanto l’offerta di prodotti e servizi innovativi consente alle aziende di “vivere” e non di “sopravvivere” in un mercato internazionale aperto alla concorrenza di imprese che operano a costi inferiori. Oggi è necessario che la nostra realtà imprenditoriale ragioni in termini di differenziazione, che si raggiunge tramite l’innovazione e i cui vantaggi possono essere mantenuti solo con la protezione dei diritti di proprietà intellettuale e industriale (know-how, copyright, marchi, brevetti). A tale proposito, si segnalano due strumenti di agevolazione predisposti dal Ministero dello Sviluppo Economico, che dispongono di un finanziamento complessivo di 40 milioni di euro, con l’obbiettivo di incentivare e rafforzare la competitività e l’innovazione dei prodotti delle imprese italiane che intendono tutelarsi utilizzando brevetti, disegni e modelli industriali. E’ infatti prevista l’erogazione di premi a favore di imprese per aumentare il numero dei depositi nazionali ed internazionali di brevetti e disegni e l’erogazione di agevolazioni per portare sul mercato prodotti nuovi basati su brevetti e design. Tali finanziamenti, a fondo perduto, verranno erogati secondo la procedura a sportello fino ad esaurimento dei fondi stessi; le aziende beneficiarie, saranno le micro, piccole e medie imprese, anche di nuo nuova costituzione, operanti sul territorio nazionale. I bandi per accedere a tali strumenti sono pubblicati sulla GazGaz zetta Ufficiale della Repubblica ItaliaItalia na, Serie Generale n. 179 dello scorso 3 agosto 2011. Dott.ssa Letizia Michelini Laurea Magistrale in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Firenze Esperta in Proprietà Industriale e Intellettuale, Mediatore Professionista. Attualmente svolge la pratica legale presso lo studio dell’Avv. Emanuela Splendorini in Città di Castello

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della Dott.ssa Catia BIGI

La rogna dell’orecchio

Quando gli acari diventano i responsabili dell’otite di cani e gatti Quando il vostro cane o gatto si gratta le orecchie, scuote la testa o la tiene reclinata da un lato andrebbe fatto vedere prontamente dal vostro medico veterinario, poiché probabilmente siamo di fronte ad un problema che riguarda le orecchie. L’infiammazione dell’orecchio prende il nome di otite e può avere svariate cause, tra cui le infezioni batteriche, i corpi estranei, le infezioni fungine, le allergie alimentari... e non per ultima l’otoacariasi o più semplicemente conosciuta come rogna dell’orecchio. Con questo termine si indica un’infezione parassitaria causata generalmente da Otodectes cynotis, un acaro microscopico che può vivere all’interno del condotto uditivo dei nostri animali e cibarsi di cerume e di detriti di cellule. Questi acari di colore bianco, visibili solo grazie all’ausilio di una lente, hanno un ciclo di sviluppo (uovo-larva-ninfa-adulto) che dura circa tre settimane e una vita media da adulti che dura circa due mesi. La trasmissione di questi acari da un animale all’altro avviene attraverso il contatto diretto di un animale parassitato con uno sano o più raramente attraverso l’ambiente (condivisone di cucce, tappeti e coperte). Sicuramente il gatto

è più soggetto all’otoacariasi rispetto al cane. Si ritiene che il 50% o più delle otiti del gatto sia proprio riconducibile agli acari dell’orecchio. Nel cane tale percentuale scende al 20%. L’Otodectes cynotis non vive necessariamente all’interno delle orecchie ma può essere riscontrato su tutto il corpo degli animali specialmente sulla zona del muso, della coda e della groppa. Sembra che le pulci stesse possano veicolare con il loro corpo le uova e gli adulti di questi acari favorendone gli spostamenti ed il contagio. I cani e gatti colpiti si grattano insistentemente le orecchie fino a procurarsi delle vere e proprie ferite sul padiglione auricolare. L’intenso prurito che può causare questo tipo di infezione è dato sia dall’azione meccanica che gli acari svolgono all’interno dell’orecchio che dà una vera e propria reazione allergica. I padiglioni auricolari degli animali infestati appariranno spesso arrossati e dolenti, si potrà notare all’imbocco del condotto uditivo la presenza di un materiale crostoso scuro (color fondo di caffè) riconducibile a cerume misto a sangue secco. Spesso in questi casi le orecchie sono maleodoranti e portate basse. Nonostante questa patologia risulti molto coassolumune non deve assolu sottotamente essere sotto valutata poiché se non trattata prontamente complicapuò favorire complica zioni di tipo batterico (otiti purulente), danni udigravi al condotto udi tivo e al timpano con parpossibile perdita par ziale dell’udito, e non per ultimo, a causa del viocontinuo e talvolta vio lento scuotimento della testa, si può arrivare

alla rottura dei capillari del padiglione auricolare con conseguente otoematoma che nella maggior parte dei casi richiederà una terapia chirurgica. La terapia dell’otoacariasi prevede l’utilizzo di prodotti specifici per le orecchie contenenti un’insetticida in grado di eliminare gli acari nei diversi stadi vitali. Tali preparazioni andranno instillate all’interno del condotto uditivo dopo aver effettuato un’accurata pulizia di questo e rimosso il materiale crostoso presente all’interno. E’ inutile aggiungere che in questo caso le preparazioni umane per le otiti non saranno efficaci poiché chiaramente non contengono tali insetticidi. La terapia generalmente dura da 1 a 3 settimane a seconda della gravità dell’otite e del tipo di farmaco utilizzato e comunque dovrà protrarsi fino a completa risoluzione del problema. Nel caso in cui gli acari dell’orecchio abbiano colpito altre zone del corpo dell’animale sarà necessario trattare anche queste zone con l’utilizzo di prodotti studiati per pulci e zecche, quali spray, spot-on e shampoo. Per quanto riguarda l’ambiente generalmente non è necessario provvede alla disinfestazione poiché questo tipo di parassiti non sopravvive a lungo lontano dagli animali. Ad ogni modo seguite sempre le indicazioni del vostro medico veterinario che dopo aver visitato l’animale saprà indicarvi la terapia più appropriata e darvi direttive precise su come comportarvi.

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Personaggi

ALESSANDRO RIGUCCINI CAMPIONE DEL MONDO DI KICKBOXING

Il giovane biturgense è un fiume in piena, dopo la conquista della Kickboxing, pensa già alla boxe professionista di Manuela PULETTI Tutti ne parlano, dai giornali ai principali siti internet, perfino una delle principali enciclopedie del web lo cita, Alessandro Riguccini è da qualche tempo diventato una “Celebrity”. A dargli notorietà e fama la sua grande passione per la boxe diventata negli anni il suo stile di vita. Ma conosciamo più da vicino questo ragazzo, biturgense doc, classe ’88. Chi è Alessandro Riguccini? E’ un ragazzo come tanti altri, nato il 25 marzo 1988 e residente a Sansepolcro. La mia più grande passione, come noto, è kickboxing che ho cominciato a praticare all’età di 8 anni. Ho girato molti paesi del mondo, nel 2008 mi sono persino trasferito a Cuba per migliorarmi nella boxe. Oggi sono seguito dal maestra Marco Consolati. Quando ha scoperto di avere questa passione e anche il talento per poterla affrontare? Da piccolo ho insistito molto con i miei genitori ed alla fine li ho convinti. Ero molto volenteroso e costante negli allenamenti e i risultati sono venuti da soli Quando ha cominciato ad imporsi in modo importante nel modo della Kickboxing? Non avevo ancora vent’anni quando nel 2006 e nel 2007 vinsi i campionati italiani juniores di Sanda e arrivai secondo ai mondiali di CKA a Perugia Se le dico 2 Luglio 2011 cosa le viene in mente? Lo ricordo bene quel giorno, è ancora scalfito nella mia mente. Indelebile. Quel giorno conquistai il titolo mondiale di kickboxing per Ko alla seconda ripresa contro l’uruguaiano Juan Manuel Ramirez. Finalmente avevo realizzato un sogno, dopo la sconfitta ai punti, Proprio a Sansepolcro contro il francese Ibrahim Chiahou E 19 novembre 2010? La conquista del titolo mondiale di Full

Contact Wako Pro contro il belga Rachid Brumale. Ricordo che fu un incontro di dodici riprese, durissimo, si risolse alla 9° per ko. Fu un incontro che mi regalò davvero grandi emozioni. A 23 anni come ci si sente ad essere un campione del mondo? E’ una sensazione molto bella e rara a questa età. Dopo tanti sacrifici ho potuto realizzare uno dei miei più grandi sogni. Però non mi sento arrivato, sono un ragazzo molto determinato che si pone degli obiettivi, uno dietro l’altro, non mi accontento mai e infatti non escludo la possibilità di passare alla boxe professionistica per ottenere ottimi risultati anche lì Il giorno più bello della sua carriera agonistica? La vittoria del mio primo campionato italiano di kickboxing il 21 maggio 2004 a Lignano Sabbiadoro. Fu un incontro molto difficile, nella prima fase mi trovai in difficoltà, il mio avversario sulla carta era più forte, poi ho saputo ribaltare la situazione ed aggiudicarmi il titolo. Quel è stato l’avversario più ostile? Sicuramente Ibrahim Chiahou, un mancino di 66 kg alto un metro e ottantacinque. Inusuale. Ha mai pensato di gettare la spugna e cambiare vita?

Non per più di 30 secondi. A volte capita di pensarlo, il pensiero ti martella anche se per poco tempo, in genere proprio durante i momenti più difficili. Ma sono sicuro che non lo farò almeno fino a quando non avrò raggiunto tutti i miei obiettivi e anche se può sembrare paradossale, sono appena all’inizio. Cosa è per lei la boxe? La boxe è il mio futuro. Vi posso anticipare già che il prossimo anno abbandonerò del tutto la kickboxing per passare professionista in questa nobile disciplina. Voglio tentare la scalata anche lì Quali sono i sacrifici, che un atleta del suo calibro deve necessariamente fare? Sono davvero tanti. Innanzitutto devo allenarmi per due volte al giorno, devo restare sempre nei limiti di peso e sopportare lo stress che si ha prima di un incontro soprattutto se è per un titolo importante. E’ uno sport difficile sia fisicamente che psicologicamente richiede equilibrio, non è uno sport per tutti Quali sono i suoi prossimi traguardi? Sono deciso a fare buoni risultati ai campionati italiani di pugilato dilettanti di quest’anno prima di passare professionista. Per ora voglio raggiungere questo obiettivo, poi me ne creerò degli altri, come detto non mi accontento mai io.

ALESSANDRO RIGUCCINI Altezza: 169 cm Peso: 69 kg Categoria: Pesi Superwelter Incontri disputati Totali: Vinti (KO): Persi (KO): Pareggiati:

49 43 (32) 6 (0) 0

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Storia

OSPEDALE DEI GETTATELLI, UNA SPERANZA PER LA VITA L’ospedale che accoglieva bambini abbandonati era gestito dalla Fraternita di San Bartolomeo di Angela Pierli

Proprio sotto piazza Torre di Berta si apre via della Fraternita, stretta, breve, ma tra le più belle di Sansepolcro. Anticamente detta Agio dei Ghiacciari, nome che, quasi certamente, come sostiene il Tafi (noto scrittore e storico ndr), indicava i venditori di ghiaccio che si trovavano in tutte le città e che lo traevano da appositi depositi fatti riempire durante l’inverno. Ma dal quattrocento in poi questa strada prende il nome da una delle più importanti confraternite di carità: la Fraternita di San Bartolomeo, appunto. Sorta verso i primi decenni del XIII secolo, probabilmente in relazione con il diffondersi del movimento di penitenza ispirato dalla predicazione di Francesco d’Assisi, la congregazione si dedicò in particolare al soccorso di poveri, pellegrini e infermi. A Sansepolcro erano presenti molte confraternite ma quella più antica e più consistente come numero di iscritti era proprio la Fraternita di San Bartolomeo, tanto che nella seconda metà del Duecento circa erano entrati a farne parte 1500 uomini e 1800 donne. Fondata e confermata dal Vescovo Azzo o Azzone di Città di Castello il 13 aprile 1244, si dedicò ad aiutare e istruire i poveri, allevare ed educare i bambini abbandonati, elargire grano e somme di denaro ai religiosi, alle monache di San Lorenzo, ai poveri di San Lazzaro, assegnare doti alle ragazze povere, curare il decoro delle chiese. A reggere la Fraternita venivano estratti a sorte ogni anno quattro nobili cittadini detti priori, mentre i mini-

stri erano un notaio, un camarlingo, un cassiere, uno scrivano, tre servitori generici ed un custode dell’ospedale dei gettatelli. La Fraternita gestiva gli ospedali di San Lazzaro, fuori le mura della città per i lebbrosi, quello del Melello, gli ospedali della Misericordia e di San Bartolomeo; l’ospedale sopra il Ponte del Tevere , passato alla Fraternita nel 1373 e l’altro di Monte Vicchio; infine i due ospedali degli Esposti, quello del Fondaccio a Porta della Pieve e l’altro di San Niccolò, presso Porta Romana. Uno dei compiti era allevare ed educare i bambini abbandonati, ossia gestire l’ospedale dei gettatelli. Situato in Via della Fraternita, in un palazzo quattrocentesco sulla cui facciata si legge un’iscrizione appostavi nel 1623 che così dice nel suo latino classico e trasparente: “ Ad exonerandas coscientia et subveniendos expositos. Anno MDCXXIII”. L’attività svolta dalla Fraternita era quella di accogliere i bambini che venivano abbandonati. Ciò significava dare loro una prospettiva di vita, diversamente sarebbero morti entro poche ore dalla nascita. Spesso il custode dell’ospedale trovava un neonato nella ruota, avvolto in pochi stracci, di solito con una catenina al collo e una medaglia o una moneta spezzata per il riconoscimento futuro da parte del genitore, lo battezzava subito e veniva mandato a balia da una donna che metteva a disposizione il proprio latte materno, in cambio di una piccola somma di denaro, affinché il neonato potesse vivere, il livello di mortalità era infatti molto alto. Coloro che sopravvivevano venivano cresciuti ed educati nell’ospedale: ai maschi veniva insegnato un mestiere e le femmine venivano inserite a servizio nelle famiglie abbienti. In alcuni casi avveniva l’adozione ma non come la conosciamo noi oggi: infatti chi prendeva un bambino riceveva un sussidio mensile in denaro, molto utile alle famiglie povere. In generale si adottava per sfruttare un paio di braccia in più sia in casa, se femmina, che in bottega come garzone o nei campi se maschio. Immaginiamoci le donne che portavano i loro figli alla ruota dell’ospedale. Alcune erano molto povere e decidevano assieme al marito di consegnare il bambino al brefotrofio con la speranza di farlo sopravvivere perché quasi certamente se lo avessero tenuto sarebbe morto per la mancanza di cibo, o per il sopraggiungere dei rigori invernali, per l’insorgere di malattie senza la possibilità di cure adeguate. C’erano le ragazze giovani che a seguito di una violenza sessuale rimanevano incinte e dovevano abbandonare il figlio. Ma c’erano anche le nobili che non potevano crescere il figlio avuto da una relazione extraconiugale. Sono tre esempi diversi sia sotto il profilo economico che sotto quello sociale, ma in un elemento queste donne erano simili: avevano tutte la speranza di ritrovare un giorno i figli e ricongiungersi a loro. Purtroppo le speranze di vita erano comunque basse: la percentuale più alta è quella di bambini che morivano pochi giorni dopo l’abbandono, come attesta la memoria del primo luglio del 1703 quando l’infermiere dell’ospedale dei gettatelli registra l’arrivo di una bambina, “involta in uno straccio cattivo e con una polizza al collo”, battezzata con il nome di Lucrezia Bellalba; fu data in balia a donna Santa di Giovanni di Guido da Valealle. Poco sotto la registrazione si legge: “Morì il 18 luglio”. 19


LA VALTIBERINA, UN MON A parlare la dottoressa Monica Salvini della Soprintendenza dei beni archeologici della Toscana

di Manuela PULETTI e Cinzia SCATRAGLI

Le foto sono prese dal sito: http://www.cesq.it/scavo_gorgo.htm

“Un mondo completamente nuovo tutto da scoprire” questa è la Valtiberina per la Dottoressa Monica Salvini della Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana Dottoressa, prima Sansepolcro con gli scavi al Trebbio, poi Monterchi a Catiglianello, Anghiari con la scoperta delle fornaci a Palazzo Comunale, ma qual è la situazione attuale della Valtiberina? Tutto ciò che da 5 anni a questa parte stiamo trovando per noi è una scoperta continua, non ne sapevamo niente: fornaci, ville o fattorie, se prima avevamo solo del materiale sparso oggi siamo orgogliosi di potergli dare una contestualizzazione Sansepolcro così come Monterchi, ha recentemente portato avanti un’ interessante collaborazione con studenti universitari.. Si, con la differenza però che a Monterchi opera l’Università di Firenze mentre a Sansepolcro quella di Siena. Sono collaborazioni recenti volte ad incentivare e a stimolare gli studenti, sviluppando un metodo di apprendimento più radicale: operando sul territorio. In questo modo alla ricerca storica ci aggiungiamo anche un concreto spirito didattico sperimentato sul campo Dal punto di vista storico come vede Sansepolcro? La cittadina biturgense ha un insolito impianto rettangolare molto schematico che ha sempre fatto pensare ad un’epoca romana. In realtà ciò che noi abbiamo trovato, durante i nostri lavori, sono soltanto testimonianze medievali. Per ora, però, abbiamo operato a palazzo Collacchioni, accanto al museo di 20

Aboca e all’interno di alcune chiesa, in ogni situazione sono rinvenute solo testimonianze medievali e il primo circuito di mura, molto importante per la storia topografica Che tipo di rapporto avete instaurato con la nuova amministrazione biturgense? Purtroppo a causa delle vacanze estive, non abbiamo ancora avuto il piacere di incontrare il nuovo sindaco e la sua giunta. Speriamo di farlo quanto prima, questo perché Sansepolcro è un territorio ricco di storia, un punto cardine per l’intera Valtiberina In Valtiberina fioccano le novità, Anghiari, ad esempio, ha da poco scoperto di avere delle importanti origini romane.. E’ più corretto dire che recentemente Anghiari ha restituito una vasca di epoca romana, uno scavo del tutto impensabile, non era previsto, né studiato, sono state delle scoperte uniche, di grande valore. Anghiari, da sempre città medievale, testimonia oggi una pre esistenza romana, la dimostrazione sono le stesse vasche trovate nel palazzo Municipale o la chiesa di Santo Stefano Quali sono i rapporti l’ amministrazione comunale di Anghiari? Con Anghiari collaboriamo da tanto tempo, insieme abbiamo allestito il museo della Battaglia, abbiamo fatto un piano regolatore al cui interno è stato assunto un livello archeologico di attenzione e ora con i ritrovamenti delle vasche adibite alla lavorazione del vino continuiamo a collaborare. Con questi reperti Anghiari ha avuto una grande fortuna, presto verrà infatti allestita, proprio all’interno di palazzo comunale, una bella vetrata che dà sugli scavi, potrà essere visibile a chiunque passi per l’in-


Storia

NDO TUTTO DA SCOPRIRE gresso principale del comune, in questo modo non solo Palazzo Pretorio sarà meta indiscussa di turisti, ma gli stessi cittadini potranno avere un municipio come pochi altri in giro Mentre con l’amministrazione di Monterchi? Con Monterchi i rapporti sono molto buoni, c’è la voglia e l’intenzione di valorizzare ciò che viene fuori dal territorio, se son rose fioriranno ma non ci dobbiamo comunque dimenticare

che parte di questi scavi sono stati finanziati dall’amministrazione comunale con l’ausilio della Comunità montana, ci sono tutti i presupposti per costruire qualcosa di importante per il futuro. Nel piano regolatore non abbiamo lavorato perché è una cosa di tantissimi anni fa, però speriamo che si possa continuare a lavorare assieme tutelando il territorio. Speriamo inoltre di poter aprire presto il sito ai turisti

SANSEPOLCRO, UNA CITTADINA RICCA DI STORIA Conclusi per quest’anno gli scavi al Trebbio e al Gorgo del Ciliegio A Sansepolcro sono due i siti archeologici degni di nota. Il primo si trova ubicato nella nota frazione del Trebbio, il secondo al così detto, Gorgo del Ciliegio dal nome di una piscina naturale che il torrente Afra forma nelle vicinanze. Dal 2001 questo sito è oggetto di studi e ricerche condotte dall’Unità di Ricerca di Ecologia preistorica del Dipartimento di scienze ambientali dell’Università di Siena sotto la direzione scientifica della dottoressa Adriana Moroni, l’organizzazione e il coordinamento di due realtà locali di rilievo come il Centro studi sul Quaternario e il Gruppo Ricerche Archeologiche Sansepolcro. Le indagini effettuate per un decennio nel terreno sovrastante il Gorgo del Ciliegio, permettono di ricostruire l’ambiente circostante e l’economia, di una piccola comunità vissuta in prossimità del Torrente Afra nel corso del 1400 a.C. Gli abbondanti materiali raccolti costituiti in gran parte da resti di vasellame in ceramica e da reperti faunistici, permetteranno di ricostruirne l’alimentazione e i mezzi di sostentamento. Sono quasi dieci anni che proseguono le ricerche archeologiche al Gorgo del Ciliegio e anche quest’estate, per l’esattezza dal 15 Luglio al 27 Agosto sono state portate avanti grazie anche al solito contributo della Comunità Montana, che in tutti questi anni ha contribuito con mezzi meccanici e personale. La scoperta di una consistente presenza della così detta Cultura Appenninica in questo pezzo di terra biturgense, costituisce per il territorio valtiberino un’importante acquisizione: fino allo scorso secolo infatti, le conoscenza su questa fase della pre- prostoria potevano contare solamente frequentazioni sporadiche delle fasi precedenti dell’età del Bronzo, con questi ritrovamenti invece possiamo documentare una certa continuità insediativa nella valle e nei rilievi che la contornano a partire almeno dal terzo millennio a.C. Anche i ritrovamenti al Trebbio rivestono un´enorme importanza scientifica sia nell´ottica locale che in quella nazionale. Si tratta infatti di un centro abitato molto vasto, di almeno 20-25 ettari, formatosi almeno dall´VIII secolo a.C. e perdurato fino al VI secolo a.C. La sponda orientale del Tevere, che oltre a essere una fondamentale via di transito per gli scambi era anche un confine naturale tra le comunità etrusche, com´è noto occupanti il territorio a ovest del fiume e quelle italiche. A queste ultime anche per i caratteri formali dei manufatti finora scoperti è attribuibile questo insediamento, che sarebbe dunque uno dei più vasti centri abitati dei popoli italici. Durante l’estate appena trascorsa il Centro Studi sul Quaternario, sotto la direzione scientifica del prof. Marco Pacciarelli del dott. Cristiano Iaia e della dottoressa Moroni, per il Comune di Sansepolcro su incarico della Soprintendenza Archeologica ha effettuato una campagna di sondaggi dalla quale sono emersi nuovi elementi che rafforzano la convinzione già espressa dagli illustri studiosi: tutti i ritrovamenti fin qui ottenuti provano l’esistenza di questo centro proto urbano con spiccati caratteri Umbro-Piceni. Si ringrazia per le informazioni il sig. Piero Laurenzi vicepresidente del Gruppo Archeologico di Sansepolcro e del CeSQ.

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LA MISERICORDIA

TANTI SERVIZI PER TUTTI I CITTADINI

di Claudia MARTINI

Il 7 Dicembre del 1994 venne istituito il 118 La Misericordia di Sansepolcro è una vera e propria istituzione che affonda le sue radici nella storia, nel passato come nel presente rappresenta un punto di riferimento per la comunità biturgense. Entriamo quindi subito nel dettaglio per capire quali sono i servizi che la Misericordia quotidianamente garantisce illustrati proprio dall’attuale presidente, Michele Allegrini: “Una data importante che ha segnato una svolta nelle attività della Misericordia è il 7 dicembre 1994 quando venne istituito il 118, servizio nazionale di emergenza-urgenza, in Valtiberina. Da allora, la Misericordia di Sansepolcro, in collaborazione con quella di Anghiari e Pieve Santo Stefano, copre 25 giorni al mese di 118 per 24 ore su 24. Negli altri sei giorni, invece, il servizio è tenu-

to dalla Croce Rossa. La nostra associazione diciamo che fa la parte del leone dato che è molto radicata nel territorio, siamo presenti dal 1338 quando Comune o Asl non esistevano assolutamente. Intanto anche il sistema di emergenzaurgenza si è evoluto ed oltre ad un’ambulan za che fa emergenza ce ne è un’altra, gestita da tutte le Misericordie della vallata, che si chiama BLSD. Per spiegare di che cosa si tratta possiamo fare un esempio: dato che il territorio della Valtiberina è molto vasto se l’ambulanza medicalizzata viene chiamata per un codice verde non può essere naturalmente disponibile anche per una grossa emergenza. E’ in questo momento che entra in azione il mezzo BLSD. Le nostre ambulanze, inoltre, hanno tutte attrez-

L’associazione al momento conta 120130 volontari attivi con un’età compresa tra i 20 ed i 70 anni

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zature all’avanguardia. I tempi, quindi, vanno avanti ed anche i volontari devono adeguarsi infatti organizziamo corsi di aggiornamento per i ‘veterani’ e di formazione per le nuove leve. Al momento contiamo 120-130 volontari attivi con un’età compresa tra i 20 ed i 70 anni.”. Chiuso il capitolo emergenza-urgenza ecco l’attività principale della Misericordia: i servizi sociali che sono sostenuti dai soci con una quota annuale di dieci euro. “I servizi sociali – entra nel dettaglio il presidente - vanno dal portare una persona a fare una visita medica a quello più prettamente sociale che ad esempio consiste nell’accompagnare una signora disabile al cimitero alla tomba della figlia una volta al mese. I destinatari di questi servizi sono principalmente persone anziane e sole. Ci sono poi i cosiddetti servizi convenzionati con la Asl e che riguardano le emergenze ed i trasporti sangue, medicinali oncologici, organi e consulenze mediche. E poi i servizi interni della Misericordia: da circa due anni abbiamo aperto un ‘ambulatorio gestito da medici e infermieri in pensione dove gratuitamente facciamo misurazione della pressione, della glicemia, del colesterolo e piccole medicazioni oltre a terapia iniettiva. L’ambulatorio è aperto tutte le mattine e a qualsiasi utente”. Un’altra attività importante portata avanti dalla Misericordia riguarda il sostegno concreto, attraverso alimenti appunto, alle persone in difficoltà. “Da circa 6 anni – spiega Allegrini - abbiamo un banco alimentare che si chiama ‘Progetto pane spezzato’ con cui distribuiamo beni alimentari alle famiglie disagiate di Sansepolcro. Una volta al mese un nostro volontario va prendere i prodotti, a media e lunga conserva-


Associazioni zione, che ci sono assegnati dal banco alimentare e che vengono distribuiti ai nuclei in difficoltà segnalati dal comune e dalla Asl. Tutti i sabati mattina, quindi, apriamo un locale dove le persone munite di apposita tessera rilasciata dalla Misericordia si recano per ritirare i cibi che prepariamo settimanalmente. Il servizio riguarda 150 unità, non solo stranieri ma biturgensi, soprattutto dei pensionati rimasti soli. I prodotti – prosegue il presidente – ci vengono forniti non solo dal banco alimentare ma anche dai soci della Misericordia ed è possibile sostenere il progetto con un versamento postale o direttamente all’associazione stessa. Ma non è finita qui. Abbiamo pure una convenzione con la Coop che ci fornisce gratuitamente dei prodotti prossimi alla scadenza o le cui confezioni sono danneggiate ma non per questo non commestibili”. Un altro impegno che la Misericordia di Sansepolcro si è presa negli ultimi anni è quello di fornire un appoggio alla Fondazione Antiusura: “E’ un servizio che viene offerto settimanalmente. Un addetto incontra le persone che ne hanno bisogno. La Misericordia fa solo da tramite: facciamo un censimento di coloro che si presentano e segnaliamo tutto alla fondazione antiusura” spiega meglio Allegrini. La Misericordia inoltre essendo parte a 360 gradi della vita cittadina organizza anche momenti di svago: “Un’ulteriore attività è quella di organizzare eventi per farsi conoscere e per il sociale come ad esempio il carnevale per i bambini che in passato veniva organizzato dal Comune. Lo stesso avviene per la festa di S. Rocco, la più antica festa popolare di Sansepolcro, che vede protagonisti giochi tradizionali come quello della bigoncia e il palio della cuccagna. Il 16 agosto poi ricorre la nostra festa religiosa in cui celebriamo l’eucarestia con il vescovo. Quest’ultima figura, nella Misericordia biturgense, è molto importante poiché indossa le vesti di Governatore diversamente dalle altre realtà limitrofi. La motivazione

Ecco gli orari dei servizi offerti dalla Misericordia L’ambulatorio è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 12, il progetto Pane Spezzato è attivo il sabato mattina dalle 10 alle 12, il punto antiusura il mercoledì dalle 10 alle12, l’ufficio soci è aperto tutti i giorni escluso la domenica, 9-12 e 15-19. Si tratta di servizi tutti erogati nei locali della Misericordia. Inoltre per tutte le informazioni gli utenti possono rivolgersi all’ufficio soci. La sede dell’associazione è in via Niccolò Aggiunti n 73. Tel. 0575. 742150 risale al passato quando l’associazione venne chiusa e grazie all’intervento dell’allora vescovo fu riaperta e venne quindi nominato Governatore benemerito”. I servizi offerti dalla Misericordia sono già tanti ma la voglia di aiutare e stare vicino agli altri pare che non abbia assolutamente intensione di attenuarsi. Infatti sono numerosi i progetti per il futuro. “Grazie all’aiuto delle attività commerciali di Sansepolcro – spiega sempre Allegrini- ci è stato donato un Fiat Doblò sponsorizzato dalle aziende stesse e tra poco ne dovrebbe arrivare un altro. Si tratta di mezzi dotati di pedana per disabili che ci permettono di rispondere a richieste sempre crescenti

dato anche a Sansepolcro il servizio sociale viene svolto solo dalla Misericordia. Intanto nella festa dello scorso 16 agosto abbiamo benedetto la prima pietra della nuova sede in un terreno, acquistato dal Comune, che si trova proprio sotto l’ospedale dove verrà realizzata la sede operativa ed il rimessaggio delle ambulanza. Inoltre ritorneremo alle origini realizzando le cappelle mortuarie per la città poiché a Sansepolcro esistono solo due stanze all’interno dell’ospedale che non sono propriamente cappelle mortuarie. Con lo spostamento nella nuova sede, nella parte dove attualmente gravitano le ambulanze realizzeremo altri ambulatori al servizio della cittadinanza”. Presidenti misericordia Sansepolcro dagli anni ’70 ad oggi DEDALO BONINSEGNI ALVARO LUCERNESI GIUSTINO ROMOLINI BRUNO TREDICI FRANCO CENTRONE MARIA ACQUISTI (GIOIA) MICHELE ALLEGRINI (attuale presidente) 25


LA FILARMONICA DEI PERSEV

Nacque nel 1828 e il primo ad assumere la direzione della Banda fu Francesco Pichi. di Irene Fulceri La società Filarmonica dei Perseveranti è una delle realtà più longeve a Sansepolcro, nascendo nel 1828 ha vissuto in prima persona, tutto il periodo risorgimentale e i passaggi cruciali che hanno segnato la storia fino ad oggi. Era il 22 Maggio 1828, quando il Dott. Vincenzo Vallesi dette il via alla costituzione di una Banda Militare: al suo appello aderirono ben 93 persone, i così detti soci contribuenti che, per libera scelta, si tassarono per un anno a decorrere dall’1 Giugno 1828. Con il successivo atto dell’8 Agosto 1828, di cui esiste ancora l’originale, venne redatto uno Statuto. Tuttavia, da vari documenti presenti nell’archivio storico della Società Filarmonica, si desume che già precedentemente, un’Accademia dei Perseveranti svolgeva a Sansepolcro, si trattava di un’attività musicale, anche se non proprio bandistica. Nei giorni tra l’8 e il 14 Agosto 1828 si riunì l’Assemblea per procedere all’elezione delle cariche direttive, in quell’occasione venne

deciso di intitolare la Società: “Accademia dei Perseveranti”. La nota realtà biturgense riconosciuta nel Gennaio scorso come “Gruppo d’interesse comunale”, si è sempre retta sotto il profilo finanziario grazie, oltre all’apporto dei soci contribuenti, a donazioni straordinarie di privati, che diventavano così soci onorari, ai contributi delle varie amministrazioni comunali e anche tramite il ricorso a sottoscrizioni popolari nei momenti di maggiore difficoltà, soprattutto per l’acquisto delle divise e degli strumenti. Anche i Soci Bandisti erano impegnati ad aiutare la Società con contributi in denaro, spesso sottratti dal compenso che proveniva loro dalle “Mance”, le somme riscosse in occasione dei vari festeggiamenti a cui partecipava la Banda. Fino al secondo dopoguerra la società era organizzata, sotto il profilo musicale, in due Sezioni, ad ognuna delle quali sovraintendeva un Direttore ed un Vice Direttore: la Banda, composta dagli stru-

All’attuale presidente Luigi Bizzarri si deve l’istituzione di borse di studio per i giovani

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Associazioni

VERANTI: 180 ANNI DI MUSICA menti a fiato e dalle percussioni e l’Orchestra, in cui figuravano anche gli archi e i legni. Per un certo periodo operò anche una sezione di “Canto”, verso la fine dell’800 si aggiunsero anche degli attori e all’inizio degli anni ’70 al gruppo bandistico fu aggregata anche una sezione di “Majorettes”. Sia il numero del bandisti che quello dei Soci Contribuenti non è cambiato molto con il tempo: nell’Ottocento gli elementi della banda non superavano quasi mai le 40 unità mentre oggi sono circa 30 nonostante la banda sia composta solo da strumenti a fiato e percussioni; i soci contribuenti sono circa un centinaio, cifra rimasta più o meno costante anno dopo anno. Il primo ad avere la direzione della Banda fu Francesco Pichi che ebbe come Vice Direttore Sebastiano Zanchi. L’attuale presidente, in carica da 4 anni è Luigi Bizzarri al suo secondo mandato. Il 27 febbraio scorso è stato confermato a larghissima maggioranza il Consiglio Direttivo uscente, rimasta inalterata anche la Direzione Musicale affidata ancor’oggi al Prof Andrea Marzà. «Quando assunsi la carica di Presidente» dice Bizzarri «notai che la banda era formata da persone con età media piuttosto alta e mancava un ricambio giovanile. Così decidemmo di mettere a disposizione delle borse di studio a totale carico del bilancio della Filarmonica per i ragazzi da 8 a 18 anni che vogliano imparare a suonare uno strumento a fiato. Facemmo un accordo con la Scuola Comunale di Musica, che è gestita da Nova Musica, per permette a 15 allievi di partecipare gratuitamente a lezioni individuali di strumento e a lezioni di musica d’insieme, allievi che a loro volta prendevano l’impegno di suonare in banda per almeno 3 anni, una volta raggiunto il livello idoneo». Da alcuni anni, inoltre, la Società Filarmonica collabora con la Scuola Secondaria di Primo Grado di Sansepolcro prendendo parte a concerti insieme all’orchestra giovanile ed al coro preparati dagli insegnanti di musica della scuola stessa, e quest’anno per la prima volta ha collaborato con la Scuola Primaria parificata Maestre Pie Venerini. «Forse il momento più importante che ricordo sotto la mia Presidenza» aggiunge Bizzarri «è stato la celebrazione dei 180 anni dalla fondazione della banda, il 30 Maggio 2009. Al mattino ci fu una conferenza al Teatro Dante in cui sono intervenute personalità note nel campo della musica come Carlo Monguzzi, Presidente ANBIMA (Associazione Nazionale Bande Italiane Musicali Autonome), e Antonio Corsi, Delegato del Ministro dei Beni Culturali e Ambientali per i rapporti con le Bande Cori e Gruppi Folcloristici. Il pomeriggio poi fu organizzata un riunione di bande del circondario che si sono date appuntamento in Piazza Torre di Berta arrivando dalle varie strade e hanno suonato insieme. Ricordo una grande partecipazione dei cittadini». Coinvolgimento cittadino, folklore e aspetto educativo sono traguardi che dovrebbe raggiungere una banda. “In ogni cittadina – spiega Bizzarri -ci sono manifestazioni religiose e civili che hanno bisogno della banda come forma musicale. Poi la banda ha sempre avuto quella capacità di arricchire in modo gioioso le manifestazioni, anche private, di dare un senso di allegria. Infine secondo me la funzione principale della banda è quella della formazione dei ragazzi. Il fatto di suonare insieme è altamente educativo

perché li abitua al lavoro di gruppo, alla socializzazione, a gestire gli insuccessi, le sfide, l’impatto con il pubblico, con l’amico e con il rivale, perché poi stando insieme si forma una specie di rivalità sana, ognuno cerca di fare meglio dell’altro». Tra le innumerevoli manifestazioni alle quali il Complesso Bandistico ha preso parte con concerti e sfilate in questi ultimi anni, oltre alla bellissima esibizione per i 150 anni dell’Unità di Italia a Sansepolcro, annoveriamo la presenza a Roma, Firenze, Arezzo, San Marino, Fiesole, Tarquinia, Fano, Viareggio, Lucignano, Monteriggioni e molte altre località della Toscana, dell’Emilia Romagna e dell’Umbria. Notevole successo ha avuto la presenza della Filarmonica in Svizzera, a Neuchâtel, nell’aprile del 2000 e nel giugno del 2001, dove poi è stata nuovamente invitata nel giugno del 2008 per la Neuch_Fest. Si ricorda anche che il terzo fine settimana di settembre in Svizzera è stato celebrato il millenario del gemellaggio tra Sansepolcro e Neuchâtel, per l’occasione il concerto è stato chiuso dalla Filarmonica dei Perseveranti e dallo chansonnier Vittorio Perla. Per quanto riguarda l’impegno artistico di particolare interesse è la partecipazione al Concerto “The Armed Man: a Mass for peace”. L’opera è una messa dedicata al tema della pace, composizione per solisti, coro e orchestra scritta nel 2000 dal famoso compositore gallese Karl Jenkins, ispirato dallo scoppio della drammatica guerra in Kosovo . Il Maestro Marzà, Direttore Musicale dell’opera, ha fatto per la prima volta la trascrizione della parte musicale rendendola idonea ad una Banda. Il progetto è nato dall’idea del maestro Paolo Fiorucci che è il direttore della “Corale Domenico Stella” e vede la collaborazione inoltre del “Coro Città di Piero”, della “Corale Don Vittorio Bartolomei” di Anghiari, oltre che dei Tamburini del Gruppo Musici della Società Balestieri Sansepolcro, dei Capitani dell’Arme Antica di Città di Castello e del FotoClub di Sansepolcro. Il concerto, che è stato eseguito per la prima volta nella Cattedrale di Sansepolcro il 27 novembre 2010 e poi ad Anghiari, Arezzo e Perugia, ha sempre incontrato un eccezionale gradimento da parte del pubblico. Un progetto che ha visto l’intervento e la sinergia di molte associazioni dell’Alta Valle del Tevere e il superamento delle divisioni di campanile e che è anche molto ambizioso: sono previste della tappe a Roma, Perugia, Treviso e Gerusalemme.

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SILVANO FIORUCCI A SANSEPOLCRO PER VINCERE

di Claudia MARTINI

Nonostante la battuta d’arresto della prima di campionato il nuovo mister sa che il suo Sansepolcro farà una bella stagione “E’ sempre meglio vincere che perdere”. Deciso e pragmatico, Silvano Fiorucci, nuovo allenatore del Sansepolcro Calcio si presenta così, con una frase ad effetto, che la dice lunga sul suo essere un grande condottiero. Determinato e di poche parole, il nuovo mister classe ’57 viene da Città di Castello, nel suo palmares tante illustri salvezze come con il Foggia, il Benevento o il Padova. Ma conosciamolo meglio

Per adesso mi trovo bene. L’impatto è stato decisamente positivo, è una società organizzata e solida. Ho già potuto constatare che la squadra è molto seguita, ma è presto parlare del rapporto con i tifosi perché ancora non abbiamo mai giocato una partita ufficiale al Buitoni.

Silvano Fiorucci detto Tamba, da che cosa deriva questo soprannome? E’ un soprannome rionale che mi porto dietro fin da quando ero bambino. Insomma è il nomignolo che mi hanno dato i miei amici del Rione di Rio Secco a Città di Castello. A dir la verità sono sempre stato contrario a soprannomi e diminuitivi, quindi non è che mi piaccia tanto anche oramai me lo porto dietro da anni.

A proposito di partite di pre campionato, durante l’estate avete collezionato ben 6 vittorie ed un solo pareggio, una media da primi della classe.

Quali sono state le sue esperienza da allenatore e quali importanti risultati ha conseguito? Sicuramente i risultati più importanti sono l’aver conquistato cinque salvezze ai Playout di cui due in C1 una in C2 oltre ad altre due in Interregionale. Risultati importanti ai quali corrispondono anche le esperienze più significative della mia carriera. Ma se vogliamo andare nello specifico ricordo con piacere e soddisfazione le stagioni al Benevento (2001/02), ad Arezzo (2002/03), ad Andria e Teramo. Come è andato l’arrivo a Sansepolcro. Che società ha trovato? E che approccio c’è stato con i tifosi? 28

È sempre meglio vincere che perdere, tuttavia la squadra deve stare coi piedi per terra. Il campionato è un’altra cosa rispetto alle amichevoli estive, anche se ribadisco che comunque fa sempre piacere vincere. Siamo una squadra completamente rinnovata che ha bisogno di stimoli e motivazioni come anche di autostima. Quindi in questo senso i risultati positivi è innegabile che aiutino. Però non dobbiamo assolutamente montarci la testa, il campionato sarà difficilissimo e noi abbiamo le carte in regola per fare bene. Qual è il giocatore che più l’ha impressionata? Da quando ho iniziato la mia carriera, nel 1991, non ho mai parlato del singolo giocatore, tutti, dal più giovane a quello con più esperienza, danno l’anima. E’ un

gruppo che va d’accordo e questo è molto importante. I risultati che ho ottenuto sono stati sempre merito del gruppo, è la squadra che vince le partite, non il singolo. Ci tengo di nuovo a sottolineare che qui a Sansepolcro il gruppo è positivo e compatto anche se ogni tanto vanno ripresi soprattutto i più giovani, i ragazzini a volte hanno bisogno di qualche “strigliata”. Chi dei giocatori ceduti avrebbe invece tenuto? Sinceramente io guardo i calciatori che ho a disposizione e non mi interessa il passato. Se la società avesse avuto più denaro da investire, quale reparto avrebbe ulteriormente rafforzato?


Sport

La società aveva un suo budget, lo ha rispettato e sono soddisfatto dei giocatori che abbiamo Ha uno schema preferito oppure il suo gioco sarà un’evoluzione continua? Ho una “schema” preferito in assoluto: cercare prima di tutto la prestazione e il risultato. Dal ’91 ho utilizzato vari moduli e per quanto riguarda il Sansepolcro ho notato che questa squadra si adatta a diversi schemi. Fin dall’inizio abbiamo provato il 4-3-3, 4-2-3-1 ed il 4-3-2-1. Durante le partite proveremo a cambiare in virtù delle caratteristiche nostre e degli avversari, da parte nostra abbiamo giocatori polivalenti. E per concludere, quale obiettivo si è prefissato per il nuovo campionato? Dobbiamo piantare dei paletti di partita in partita. Il campionato è difficilissimo perché oltre alle squadre umbre che si sono rinforzate notevolmente anche le neo promosse hanno costruito organici molto competitivi e tra gli altri Zagarolo, Viterbese , Castel Rigone, Arezzo e Pontedera punteranno sicuramente a vincere il campionato. Non vogliamo

assolutamente fare figuracce, ma dire la nostra in ogni incontro. Se la squadra gioca in una certa maniera può dare fastidio a tutti gli avversari, il risultato

della prima giornata di campionato non ci deve abbattere, questa squadra ha le capacità per reagire e affrontare bene la stagione

IL CALENDARIO DEGLI INCONTRI 2011/2012 Il calendario della stagione 2011-12 prevede un solo turno infrasettimanale, l’8 dicembre, mentre la sosta natalizia è in programma il 25 dicembre ed il 1° gennaio; stop anche il 5 febbraio per la concomitanza col Torneo di Viareggio; il turno della domenica di Pasqua sarà giocato sabato 7 aprile. Ultimo turno il 6 maggio, poi play off, play out e poule scudetto.

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