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IL PIÙ DIFFUSO MENSILE DI SALUTE IN FARMACIA

N. 224 ANNO XXIII Aprile 2014

Uomini

Estetica, trattamenti e miti da sfatare

Bambini

Come prevenire gli incidenti domestici

Amici del cuore Holter, cardio e defibrillatori

Dossier

Un oculista per amico

In questo numero

FARMACI EQUIVALENTI SCEGLI EFFICACIA, SICUREZZA E QUALITÀ UN VANTAGGIO PER TUTTI


Sommario Anno XXIII N.224 Aprile 2014

Zelig Direttore responsabile Claudio Sampaolo Coordinamento editoriale Roberta Stagno Grafica e impaginazione Enrico Marinelli email: info@studiorocchetti.com Redazione Studio Rocchetti Comunicazione Strada Lacugnano Giardino, 3 06132 Perugia e mail: redazione@studiorocchetti.com Tel. 075 5170247 Fax 075 5171430 Marketing e pubblicità Francesca Capalbo Tel. 06 41481370 Fax 06 41481383 Gabriele Iannella Tel. 06 41481292 email: optima@comifar.it Collaboratori Francesca Aquino, Chiara Baldetti, Jeffrey Allan Bodan, Stefano Borgognoni, Benedetta Ceccarini, Stefano Ciani, Pompeo D’Ambrosio, Francesco Fioroni, Andrea Giordano, Maria Mazzoli, Roberto Moraldi, Simona Peretti, Maria Pia Pezzali, Giuseppe Rinonapoli, Rolando Rossi, Gelsomina Sampaolo, Filippo Tini, Gian Marco Tomassini, Mario Tomassini, Gianluca Tuteri Consulente scientifico Dottor Pompeo D’Ambrosio Fotografie Tipsimages - Fotolia - iStock Illustrazioni Sabrina Ferrero Editore Comifar Distribuzione S.p.a. Via Fratelli Di Dio, 2 20026 Novate Milanese (MI) Registrazione del Tribunale di Milano n.727 del 04/12/2008 Fotolito e Stampa Officine Grafiche D.A. - 28100 Novara Prezzo per copia euro 1,00 Costi di abbonamento: copie 50 copie 100 copie 150 copie 200 copie 300 copie 500

€ 250,00 € 365,00 € 505,00 € 655,00 € 950,00 € 1.545,00

Rivista ceduta esclusivamente in abbonamento attraverso il canale Farmacia Info e abbonamenti: www.optimasalute.it

omaggio del tuo farmacista

di Claudio Sampaolo

LE ANALISI DIFENSIVE Sarà capitato anche a voi, dopo aver portato al medico i risultati di una semplice analisi o di un complesso esame diagnostico, di essere stati rassicurati (?) con un “va tutto bene, ma se vuole possiamo fare anche...”, oppure “se proprio vuole Uomini Estetica, stare sicuro lo rifac- trattamenti e miti da sfatare ciamo presso un’al- Bambini Come prevenire gli incidenti domestici tra struttura”. Amici del cuore cardio Due frasi che invece Holter, e defibrillatori di tranquillizzarvi hanno acceso qualche spia rossa. Perché se quel valore è totalmente nei parametri si “potrebbero” fare altri accertamenti? E se quella “macchiolina” scura è una cosa trascurabile, perché mai si dovrebbe ripetere la risonanza (o la tac)? I nostri amici medici, anche quelli che scri-

vono su Optima, ci hanno più volte spiegato che si tratta della cosiddetta “medicina difensiva”, una via adottata per i casi incerti, per evitare contestazioni medico-legali e pesanti esborsi in caso di errore. Il problema è che la scienza non dà comunque certezze e che spesso si abusa di questo surplus diagnostico, anche su pressanti richieste Dossier Un oculista dei malati, che finiper amico scono nella tagliola medico-Stato. Col primo che si mette dalla parte della ragione ed il secondo che impone di risparmiare risorse evitando esami inutili, ma che poi negli ultimi nove anni ha pagato risarcimenti per 1,5 miliardi di euro.

IL PIÙ DIFFUSO MENSILE DI SALUTE IN FARMACIA

N. 224 ANNO XXIII Aprile 2014

Rubriche

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Attualità in Farmacia La hit parade delle novità

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Post-it Pro-memoria della salute di Francesca Aquino

Medicina 11 Flash News dal Mondo

di Gelsomina Sampaolo

House 64 Hobby Cinema, musica e libri

di Gelsomina Sampaolo

Testata associata

66 Oroscopo del mese

di Rolando Rossi

www.optimasalute.it OPTIMASALUTE

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Sommario Anno XXIII N.224 Aprile 2014

Dossier Un oculista per amico

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Cataratta, miopia, glaucoma, ambliopia, degenerazione maculare: nessun disturbo della vista è incurabile e definitivo se si attua la giusta prevenzione. E dai neonati agli Over 80 è sempre bene non dimenticare una visita specialistica di Claudio Sampaolo

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Rubrica dei perché Gli “amici” del cuore di Pompeo D’Ambrosio

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Allarme acne Nuove terapie, trattamenti e falsi miti di Benedetta Ceccarini

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È arrivata l’allergia A primavera colpisce milioni di italiani: prevenzione e terapie

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di Francesca Aquino

Se il dolore è “globale” Quando coinvolge anima e corpo di un paziente, modifica il carattere e influenza la sua vita sociale e familiare di Andrea Giordano

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Trappole casalinghe Come prevenire gli incidenti domestici nei bambini

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di Gianluca Tuteri

L’estetica maschile Un viaggio tra blefaroplastica, peeling, filler e... nuovi addominali di Maria Mazzoli e Laura Porrozzi

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bambini

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L’isola di Napoleone I tesori dell’Elba: coste frastagliate, insenature e piccole spiagge dorate di Maria Pia Pezzali

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59

Iperconessione, malattia del secolo La paura di essere tagliati fuori porta ad un uso eccessivo del web di Gelsomina Sampaolo

viaggi

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Nella mente del micio I gatti ci “vedono” come loro simili, anche se molto più grandi di Chiara Baldetti

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Attualità in farmacia INFORMAZIONE PUBBLICITARIA

Le novità e i prodotti in vendita in Farmacia

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Post-it salute di Francesca Aquino

L’allergia abbassa il rendimento scolastico

Le allergie “costano” ai bimbi un rendimento inferiore a scuola, causato da un maggior numero di assenze e dalla difficoltà a dormire bene che provoca problemi di concentrazione. Uno studio pubblicato sul journal of Allergy and Clinical Immunology, svolto su 1800 studenti di età compresa tra i 15 e i 17 anni, ha evidenziato che durante un compito in classe coloro che perdevano punti rispetto agli altri, avevano sintomi allergici respiratori o assunto un farmaco antiallergico.

Visite dermatologiche al cellulare

Per gli specialisti dell’Università della Pennsylvania la teledermatologia è il futuro. Secondo la ricerca pubblicata su Jama dermatology, infatti, le visite dermatologiche effettuate al telefono sono efficaci quanto quelle dal vivo e aiutano a ridurre liste d’attesa negli ospedali. I medici che usavano le App messe a punto con l’American Academy of Dermatology hanno fornito le stesse diagnosi di quelli che visitavano dal vivo nell’88% dei casi e prescritto una biopsia urgente come gli altri nel 95% dei casi.

Acne grave: colpa di varianti genetiche

Secondo uno studio cinese svolto dal Kunming Institute of Zoology e pubblicato sulla rivista ‘Nature Communications’, sarebbero due varianti genetiche recentemente identificate ad aumentare il rischio di sviluppare la forma più grave di acne. Oltre a fornire inedite informazioni sulle cause genetiche dell’acne, la ricerca mette in evidenza alcuni percorsi biologici che potrebbero essere coinvolti nella malattia e costituire futuri bersagli terapeutici. L’indagine suggerisce che questi geni, coinvolti nel metabolismo degli ormoni steroidei e dell’infiammazione, svolgono un ruolo nei meccanismi biologici alla base della patologia.

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Flash Medicina di Gelsomina Sampaolo

“Stress e perdita neuronale”

Secondo uno studio di Daniela Kaufer dell’università di Barkley, pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry, lo stress cronico sarebbe in grado di ‘‘erodere’’ il cervello, con conseguenze sulle sue capacità di apprendimento e memoria. Il nostro cervello, sottoposto all’influenza di una condizione di stress cronico e ad alte concentrazioni di cortisolo, l’ormone dello stress, perderebbe, infatti, neuroni a scapito dell’aumento di cellule ausiliarie - i cosiddetti oligodendrociti - che producono la guaina isolante dei nervi, la mielina.

“Apple per la salute”

Secondo alcune indiscrezioni Apple sta concentrando le sue ricerche sull’innovazione dei dispositivi medici. In particolare, secondo il San Francisco Chronicle l’azienda di Cupertino starebbe lavorando a sensori in grado di predire attacchi cardiaci.

“Vitamina C contro il tumore oculare”

Uno studio condotto dai ricercatori del dipartimento di scienze mediche, chirurgiche e neuroscienze dell’Università di Siena, ha dimostrato che la somministrazione di vitamina C ad alte dosi può sconfiggere il melanoma uveale. La ricerca ha riportato “risultati definitivi e incontrovertibili” per questo particolare tipo di tumore dell’occhio, per il quale non esiste ancora una terapia sistemica efficace.

“Parlare ai prematuri”

Se si parla ai bambini prematuri mentre sono ancora in ospedale si accelera il loro sviluppo. Lo afferma uno studio della Brown University pubblicato dalla rivista Pediatrics, secondo cui gli effetti di questa attività durano almeno fino ai 18 mesi di età. Nei test su bambini di 36 famiglie, nati prima della 32/a settimana di gravidanza, i piccoli che hanno ascoltato più parole hanno avuto punteggi più alti del 12% nei test di linguaggio e del 20% in quelli di comunicazione.

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Gli “amici” del cuore

DOMANDA DEL MESE L’uso della tecnologia con cardiofrequenzimetri, Holter e defibrillatori è diventata indispensabile per chi ha problemi cardiaci e per chi vuole evitarli? di Pompeo D’Ambrosio medico sportivo, cardiologo

La tecnologia propone in ogni periodo della storia le migliori risorse del momento. Sta nell’intelligenza e nella preparazione umana la capacità di utilizzarle al meglio, in ogni campo. Oggi vorremmo porre l’attenzione su ciò che la scienza

mette a disposizione nel campo della cardiologia. Alla base della vita c’è il battito di questo organo, senza il quale non ci sarebbe nulla. Pensiamo per un istante alle tante volte in cui il cuore viene citato, spesso anche a sproposito:

è proprio in queste occasioni che possiamo renderci conto di quanta stima, nell’immaginario umano, goda questo prezioso muscolo: “il cuore del problema è…”, oppure “il cuore ha cessato di battere...”, ma anche, banalmente, “il

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cuore dell’anguria è la sua parte migliore”. Questi non sono che semplici esempi di come “lui” (non c’è a questo punto neanche bisogno di citarlo) sia decisamente al centro dell’attenzione in ogni campo, a partire proprio da quello scientifico. Se una persona muore per annegamento o perché sfinita da una malattia, cessa di vivere perché l’acqua penetrata all’interno dell’apparato respiratorio impedisce gli scambi gassosi (primo caso), oppure (secondo caso) perché l’organo colpito non è più in grado di svolgere le sue funzioni: comunque, il cuore smette di battere come conseguenza, non già come causa della morte. Nonostante ciò, nei notiziari radiofonici o nei quotidiani si continua a sentire o a leggere che quel tale è “deceduto per arresto cardiaco”. Tutto questo per affermare e rinforzare l’importanza del cuore. A proposito di risorse tecnologiche a disposizione, valutiamo tre strumenti di cui spesso si parla, per chiarire la loro importanza e il significato rispetto a quanto detto. a. Cardiofrequenzimetro b. Holter c. Defibrillatore Si tratta di apparecchiature che, anche se in modo diverso, hanno a che fare con l’attività del nostro amico. Procediamo con ordine.

Il misura-frequenza

Il cardiofrequenzimetro è, per definizione, un apparecchio che permette di rilevare la frequenza cardiaca, cioè il numero di volte che in un minuto il cuore spinge il sangue nell’apparato circolatorio. Nell’immaginario collettivo viene idealizzato come una fascia che si applica al torace e che, tramite impulsi radio, trasmette a un ricevitore al polso (all’apparenza un semplice

orologio) la frequenza cardiaca. Tutto qui? Sì, è proprio di questo che si tratta, ma le cose semplici sono a volte le più importanti. Chi ha una certa età e ha fatto sport in gioventù certamente ricorderà i maldestri tentativi di rilevare la frequenza durante un allenamento: due dita (personalmente ricordo quelle dell’allenatore che aveva due mani enormi e rischiava di strangolarmi) appoggiate con una certa forza sul polso o al collo per cercare di contare i battiti in un certo intervallo temporale.

Il cardio frequenzimetro ha il doppio scopo di rilevare e impostare la frequenza di lavoro

Troppo spesso, però, si perdeva il conto o il tempo considerato era inferiore o superiore a quello previsto, perciò il valore finale era decisamente sovra o sottostimato. Con l’avvento del cardiofrequenzimetro la situazione è mutata, e, con poche decine di euro, si può avere a disposizione uno strumento che rileva il battito istante per istante e consente la memorizzazione dei valori rilevati, con la possibilità di associarli anche al tempo impiegato a percorrere una certa distanza. Ciò è molto importante, per lo sportivo e non, in quanto la monitorizzazione della frequenza cardiaca è un parametro fondamentale per la salute e per lo sport (a loro volta indissolubilmente legati tra loro): come il colore degli occhi, della pelle e dei

capelli è differente da individuo a individuo, così la frequenza cardiaca varia da soggetto a soggetto, e anche nello stesso individuo nel corso delle diverse attività. Il cardiofrequenzimetro, in sostanza, ha il doppio scopo di rilevare ma anche di impostare la frequenza di lavoro: nel primo caso è una semplice sentinella che ci informa dell’impegno cardiocircolatorio (la frequenza è indice del carico di lavoro), nel secondo, sulla base delle informazioni fornite in precedenza, consente di stabilire il range entro cui deve oscillare la frequenza. Se i valori sono al di sotto di quelli programmati, il cuore è sottoposto a un impegno troppo leggero, viceversa, se salgono troppo e per un lungo periodo, si corre il rischio di rovinare la prestazione (atleta impegnato in uno sforzo di resistenza) o di sottoporre il muscolo a uno sforzo dannoso (cardiopatico ischemico). Naturalmente l’intervallo di frequenza ideale non viene scelto a caso, ma è programmato, a seconda di quanto detto, dall’allenatore (nel caso di un atleta) o da un medico (nel caso di patologia cardiaca).

Attaccati all’Holter

L’Holter è un’altra mirabile invenzione messa a disposizione della diagnostica cardiologica. Prima di tutto spieghiamo l’origine del nome: come “diesel” altro non è che il cognome dell’ingegnere che ha inventato il tipo di alimentazione dei motori forse più diffusi al mondo, così Holter si potrebbe leggere sul campanello dell’abitazione di quest’altro ingegnere che ha inventato e brevettato lo strumento. Si tratta di tre elettrodi adesivi attaccati al torace e collegati mediante un minuscolo cavo a un registratore della grandezza di un pacchetto di sigarette e del


L'Holter scopre attività anomale anche durante il riposo notturno

peso di poche decine di grammi. A differenza però delle sigarette, indubbiamente nocive, il registratore rileva il battito cardiaco per un periodo di tempo molto lungo, anche per più giorni. Allora è un cardiofrequenzimetro speciale? Anche, ma non solo, nel senso che l’apparecchio registra non solo la frequenza, ma anche il tracciato elettrocardiografico. Al termine dell’esame, che come detto può protrarsi a lungo, l’Holter viene letto e interpretato con uno strumento particolare che permette, in modo manuale o automatico, di rilevare eventuali anomalie elettrocardiografiche, di tipo ischemico o aritmico, verificatesi nel corso della prova. Il paziente

compila un diario in cui registra tutte le attività svolte, in modo tale che ogni alterazione viene collegata temporalmente. È un mezzo diagnostico importante, che consente di rilevare patologie altrimenti misconosciute (esiste ad esempio un tipo di ischemia detta “silente” perché non avvertita dal paziente, ma che provoca un elettrocardiogramma patologico) e che permette anche di scoprire un’attività anomala del cuore nel corso del riposo notturno (bradicardie estreme in cui la frequenza scende a pochi battiti al minuto, come se fosse ibernato). Nel corso degli anni l’esame si è ulteriormente sofisticato, al punto che nel corso della stessa prova può

essere rilevata e monitorizzata anche la pressione arteriosa, con un disagio minimo per il paziente e con un indubbio vantaggio diagnostico per il cardiologo.

Defibrillatore salvavita

Il defibrillatore rappresenta la terza parte della nostra “discussione” mensile. Anche in questo caso partiamo dalla parola, che alla lettera significa “eliminazione, scomparsa della fibrillazione”. Questo è un termine scientifico, spesso usato, a sproposito in verità, nel linguaggio comune, specialmente in politica. In fisiologia la fibrillazione è un’alterazione della normale attività muscolare, e, nel caso del cuore, comporta un’alte-

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rata contrattilità delle fibre miocardiche, responsabile di un’aritmia che può interessare gli atri o i ventricoli. A seconda della sede parliamo di fibrillazione atriale o ventricolare. In questo caso parliamo di un’attività minacciosa per la vita, che porta inesorabilmente a morte nel giro di pochi minuti se non si interviene dall’esterno. Come? Con il defibrillatore, naturalmente.

I moderni apparecchi automatici stabiliscono da soli se il paziente ha bisogno di essere defibrillato

Nel corso di questo articolo siamo progressivamente saliti di livello, passando da uno strumento di verifica (cardiofrequenzimetro) ad uno di diagnosi (elettrocardiogramma dinamico secondo Holter), per terminare con il più importante strumento terapeutico (defibrillatore). In realtà esso racchiude in sé anche notevoli potenzialità diagnostiche, e vedremo perché. Si tratta di un apparecchio salvavita, a patto che si intervenga nei tempi giusti. Se la fibrillazione ventricolare viene interrotta precocemente, il mancato afflusso di sangue agli organi nobili, cervello in primis, non comporta danni, che invece aumentano esponenzialmente con i minuti che intercorrono tra l’aritmia e il ripristino di un ritmo corretto. Per questo motivo è sempre più diffusa, nei luoghi pubblici, la presenza di defibrillatori, come pure la formazione di personale in grado di ef-

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fettuare correttamente una rianimazione cardiopolmonare, la famosa BLS (Basic Life Support), che, nel caso in cui si aggiunga il defibrillatore, diventa BLSD. Le caratteristiche degli attuali defibrillatori semiautomatici (DAE) sono tali da consentire, una volta collegati al torace del paziente, di effettuare un’analisi del ritmo e stabilire autonomamente se l’aritmia necessita effettivamente di defibrillazione. Il soccorritore, una volta espletate tutte le manovre precedenti di rianimazione, attende istruzioni dal DAE, che stabilisce, in caso di scarica, anche l’energia da erogare. Va sottolineato con forza il fatto che il defibrillatore non deve costituire un semplice strumento da esibire con orgoglio ai frequentatori di una palestra, uno stadio o un luogo pubblico in genere. Deve essere accompagnato dalla presenza di personale addestrato alla rianimazione cardiopolmonare, che, ricordiamo, permette di salvare vite umane e di prevenire danni cerebrali irrimediabili. Un paese civile si riconosce anche dall’educazione e dalla sensibilizzazione dei cittadini a queste problematiche. Una piccola appendice culturale va riservata a un altro tipo di defi-

brillatore, di tipo impiantabile. Si tratta di un piccolo strumento che viene posizionato chirurgicamente nel tessuto sottocutaneo del torace del paziente, collegato con dei cateteri agli atri e ai ventricoli. Il principio è lo stesso del “fratello maggiore”: analizza il battito cardiaco, e, in caso di aritmie minacciose (tachicardia e/o fibrillazione ventricolare), interviene autonomamente con una scarica elettrica di giusta energia, che serve a ripristinare il normale ritmo. Viene utilizzato in tre tipi di pazienti: 1) coloro che per determinate patologie cardiache rischiano di avere un’aritmia mortale (prevenzione primaria) 2) coloro che hanno subito un arresto cardiaco in passato (prevenzione secondaria) 3) coloro che hanno condizioni cliniche rare, congenitamente determinate, ma con un alto rischio di sviluppare aritmie mortali. Il nostro compito a questo punto termina, con la speranza di aver spiegato che il messaggio migliore che ciascuno di noi può mandare al proprio cuore è: “Se ci sei, batti un colpo (ma al momento giusto, per evitare scariche elettriche inutili)…”. ■


È arrivata l’allergia A primavera colpisce milioni di italiani, provocata dai pollini trasportati dal vento. Ma attenzione ai nemici casalinghi, gli acari della polvere e ai disturbi alimentari di Francesca Aquino

L’allergia è tornata: precisa come ogni anno di questi tempi, “provocata” dai pollini delle piante e delle erbe, secondo un calendario stagionale che, se non altro, consente di prendere le dovute precauzioni. Dall’inizio dell’anno, fino a pochi giorni fa, circolavano nell’aria quelli di nocciolo e cipresso, ora svolazzano i pollini di olmo, ulivo, pioppo, salice, che ci accompagneranno fino alla fine di maggio. Dopodichè subentreranno le graminacee, tarassaco, parietaria, betulla, platano, pino, quercia,

faggio, piantaggine, acetosa e ortica: qualcuno ci accompagnerà anche fino a settembre inoltrato. Più o meno una specie di “guerra” contro la quale tutti dovremo attrezzarci per combattere, e diciamo tutti non a caso visto che si calcola che di allergie soffrano almeno 12 milioni di italiani, con un preoccupante 30% di bambini in età scolare. Parliamo di allergie in senso ampio, includendo quindi anche quelle legate agli acari della polvere, agli animali e agli alimenti. Cerchiamo di fare un po’ d’ordine.

I sintomi

Chi soffre di allergie al polline ha una sensibilità di molto superiore alla soglia di tolleranza dell’organismo, che incamerando istamina sviluppa la cosiddetta reazione allergica. Pur essendo la concentrazione dei pollini nell’atmosfera variabile da specie a specie, normalmente la reazione avviene quando supera i 10-20 grani di polline per metro cubo d’aria. Il mese peggiore in questo senso è maggio, durante il quale vengono rilevati fino a 500 grani di graminacea per metro cubo d’aria.

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Le reazioni allergiche interessano principalmente gli occhi e l’apparato respiratorio sia a livello degli alveoli nasali che della mucosa bronchiale. Gli occhi in particolare lacrimano, danno prurito e si arrossano, appaiono gonfi, manifestano fastidio alla luce, specie se particolarmente intensa. Più pericolosi, invece, disturbi legati all’apparato respiratorio, che

vanno dal senso di mancanza d’aria al respiro affannoso e accorciato, fino a crisi asmatiche con pericolo di soffocamento. Ma anche tosse di origine irritativa, starnuti ripetuti, secrezioni acquose nasali, naso chiuso, prurito. In alcuni soggetti particolarmente sensibili si possono anche avere reazioni cutanee con pruriti, arrossamenti, gonfiore e ponfi, soprat-

tutto a livello del volto e delle braccia. La manifestazione più comune è comunque il classico raffreddore da fieno che compare in occasione della fioritura delle graminacee. Ma come distinguere i sintomi della rinite, che spesso possono essere confusi con un comune raffreddore? Ecco una tabella esemplificativa:

SINTOMO

RINITE VIRALE

RINITE ALLERGICA

Rinorrea Ostruzione Starnuti Prurito nasale Prurito oculare Tosse Febbre Dolori diffusi Astenia Mal di gola Prurito (palato o gola) Durata

comune comune e spesso grave comuni non frequente non frequente comune rara talvolta talvolta talvolta mai 3-14 giorni

comune comune e variabile comuni comune comune talvolta presente mai mai mai mai comune settimane o mesi

Fonte: ARIA Update 2008 J. Bousquet e coll. Allergy. 2008 Apr; 63 Suppl 86:8-160 Documento ARIA farmacisti 2006

Le terapie

Possono essere distinte tra quelle d’attacco, sui sintomi, e quelle più specifiche, somministrate solo dopo essersi sottoposti a test diagnostici necessari per individuare l’allergene colpevole. All’inizio dunque ci si basa su cromoglicato bisodico e antistaminici. Il primo è un farmaco decongestionante e antiallergico, disponibile in gocce oculari, spray nasali e inalanti. È utile principalmente nel trattamento delle congiuntiviti ed in tutti i sintomi correlati ai disturbi allergici, soprattutto primaverili, la cui azione benefica può arrivare entro pochi minuti dalla somministrazione, grazie all’attività del decongestionante. In numerosi lavori clinici il farmaco si è dimostrato sicuro ed efficace determinando la riduzione di sintomi oggettivi e soggettivi. Gli antistaminici invece hanno come effetto quello di contrastare l’azione dell’istamina, uno dei prin-

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cipali responsabili delle manifestazioni allergiche (soprattutto riniti, orticaria e congiuntivite). Agiscono riducendo la secrezione e la congestione nasale e quindi attenuando sintomi come starnuti e lacrimazione continua, inoltre migliorano le sensazioni di prurito, l’arrossamento degli occhi, il senso di gonfiore alla gola e di costrizione ai bronchi.

Terapie specifiche e soggettive necessitano di test diagnostici allergologici

È consigliabile assumere gli antistaminici la sera, poco prima di coricarsi, per evitare pericolosi effetti

collaterali dovuti alla sonnolenza indotta, che fa diminuire sensibilmente la soglia di attenzione. Perciò può diventare pericoloso sia porsi alla guida sia svolgere mansioni che richiedano molta attenzione e concentrazione. Nelle forme più acute di allergia, infine, si utilizzano i cortisonici, farmaci che bloccano il sistema immunitario con maggiore decisione, riducendo i sintomi infiammatori associati alla condizione allergica, ma inducendo anche maggiori effetti collaterali (tossicità). Per arrivare a formulare terapie specifiche e soggettive, invece, occorre sottoporsi a degli esami (prick, rast test...) ormai diventati di largo impiego grazie alla loro elevata efficienza, semplicità di esecuzione, interpretazione, scarsa invasività, ridotto rischio di effetti collaterali. L’esecuzione di un test diagnostico allergologico comporta la somministrazione sottocutanea di dosi di


estratto acquoso contenente l’allergene (cioè la sostanza che causa l’allergia), in quantità adeguata a provocare una risposta specifica misurabile.

Prevenzione: le 10 regole anti-polline 1) Durante il periodo di fioritura evitare di uscire soprattutto nelle ore mattutine, nei giorni soleggiati, ventosi e con tempo asciutto. I granuli pollinici sono maggiormente presenti in atmosfera con una temperatura tra i 25-30 gradi, un’umidità relativa superiore al 60% e un vento con velocità di 515 Km/h. Rischioso anche uscire dopo un temporale: la pioggia rompe i granuli pollinici in frammenti più piccoli che raggiungono facilmente le vie aeree, con la possibilità di scatenare crisi d’asma.

Chi soffre di allergie in questo periodo eviti l’hobby del giardinaggio

2) Gli automobilisti che soffrono

di allergie ai pollini dovrebbero evitare di parcheggiare l’auto sotto gli alberi o in prossimità di prati e/o giardini. In viaggio, invece finestrini chiusi e montare filtri antipolline. A ciclisti e motociclisti si consiglia di utilizzare una mascherina che copra naso e bocca, in più occhiali da sole aderenti al volto.

3) Durante la stagione di fioritura le finestre di casa (maggiormente quelle delle camere) vanno tenute chiuse nelle ore soleggiate, tra le 10 e le 16, per evitare la penetrazione dei pollini.

proprio giardino cipressi, betulle, noccioli, carpini, ontani, olivi e querce.

4)

6) Chi pratica sport all’aperto preferisca momentaneamente palestre, piscine coperte, palazzetti.

5)

7) Chi abita in collina, tra 500 e 800 metri, sappia che l’impollinazione avviene con circa un mese di ritardo.

Non stendere le lenzuola all’aperto per evitare che raccolgano pollini. Evitare la frequentazione di parchi, giardini e prati, specialmente se sono stati appena falciati. Chi ha come hobby il giardinaggio, almeno in questo periodo si rassegni ad un proficuo periodo di riposo e più in generale eviti di fare autogol, piantando nel

8) Occhio ai vostri animali dome-

stici: se escono all’aperto possono diventare vettori di pollini tramite il pelo.

9) Importante l’igiene personale: fare la doccia e lavare i capelli ogni giorno, per evitare che i granuli pollinici restino intrappolati tra i capelli e la notte possano depositarsi sul cuscino, da dove poi venire inalati. Limitare l’uso delle lenti a contatto. I granuli di polline possono rimanere intrappolati fra la lente e l’occhio. Meglio usare degli occhiali normali.

10) Attenzione agli alcolici: sti-

molano la produzione di muco e dilatano i vasi, rischiando di peggiorare la secrezione e la congestione nasale.

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Controllo sul web

Se volete conoscere i livelli di concentrazione dei pollini nell’aria rilevati nella vostra zona o città, collegatevi al link http://www.ilpolline.it/bollettino-pollinico/, che aggiorna la situazione tutti i mercoledì in base ai dati relativi al polline della settimana precedente, dal lunedì alla domenica. I dati vengono rilevati dai centri di monitoraggio, posti in tutta

Italia, che costituiscono la Rete Italiana di Monitoraggio in Aerobiologia® coordinata dall’Associazione Italiana di Aerobiologia (AIA). Indicativamente viene effettuato il riconoscimento morfologico di polline aerodiffuso appartenente a 43 famiglie e 31 generi. Analogamente viene fatto per 19 spore fungine. Per ogni famiglia sono previste quattro classi di concentrazione,

assente, bassa, media e alta, contrassegnate rispettivamente dai colori bianco, giallo, arancio, rosso. In azzurro si indica la presenza di polline appartenente a una famiglia o a un genere di cui non siano definite le classi di concentrazione. Il bollettino fornisce i livelli di concentrazione del polline, non i livelli di rischio di allergia.

SOS ACARI Gli acari della polvere vivono e proliferano all’interno delle nostre abitazioni. Tendenzialmente non sono stagionali, pur se la loro presenza nell’ambiente tende a essere maggiore fra maggio e ottobre e minore fra dicembre e aprile. Anche in questo caso i sintomi possono essere rappresentati dalla rinite e in una percentuale minore dall’asma. Il colpevole è l’acaro dermatofagoide (mangiatore di pelle) un piccolo organismo, visibile solo al microscopio (è grande all’incirca 1/4 di millimetro), cresce ovunque vivano uomini e animali, si nutre, infatti, di forfora, peli, e di residui organici. Gli ambienti caldi e umidi costituiscono essenziali condizioni per la sua riproduzione. La sua presenza è particolarmente elevata su tappeti, moquette, divani e tende, ma l’ambiente più a rischio è sempre la camera da letto, visto che gli acari domestici

Allergie alimentari

Le allergie alimentari sono in forte aumento, soprattutto tra i bambini, il cui numero è raddoppiato negli ultimi 10 anni. Una delle cause principali è considerata la maggiore sofisticazione degli alimenti, l’uso di additivi alimentari e le variazioni ambientali, dati forniti dall’European Academy of Allergy and Clinical Immunology (Eaaci). Secondo l’associazione medica europea le più frequenti allergie alimentari derivano dall’assunzione di crostacei, arachidi, frutta a guscio, pesce, uova e latte, col-

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trovano il loro habitat naturale tra materassi, coperte, lenzuola e cuscini. Una buona strategia, oltre che aerare le stanze e passare il battitappeto e l’aspirapolvere (ma che sia ben sigillato altrimenti si spostano i problemi da una stanza all’altra), è di pulire spesso librerie e mensole, evitando l’accumulo di polvere. Una strategia aggiuntiva prevede di isolare il materasso, il cuscino e la coperta del soggetto allergico con delle copertine, per evitare la dispersione e la diffusione dei residui allergizzanti degli acari. Dalla camera delle persone che soffrono di allergia andrebbero tolti tutti i possibili nascondigli degli acari: libri, peluche, tappeti, scendiletto e tendaggi pesanti e naturalmente la moquette, una vera manna per i nostri invisibili nemici. Inutile dire che non bisognerebbe fumare in presenza di persone soggette ad allergie.

pendo, nei paesi industrializzati, una percentuale variabile dal 6 all’8% dei bambini di età inferiore ai tre anni. La forma più diffusa fra i bambini è l’allergia al latte vaccino. Al momento, non esistono cure per le allergie alimentari e l’unica valida alternativa rimane la privazione dell’alimento specifico dalla dieta. Tuttavia, nel caso dell’allergia al latte vaccino sono stati messi a punto validi sostituti quali il latte d’asina con notoria attività ipoallergenica o idrolizzati di latte bovino. L’allergia alimentare può presentarsi con sintomi molto va-

riabili: possono essere presenti manifestazioni a carico dell’apparato gastroenterico (dolori addominali, nausea, vomito, diarrea), a livello della bocca (gonfiore delle labbra, irritazione e pizzicore all’interno della bocca), a livello della pelle (orticaria, eruzioni ecc.) e a carico dell’apparato respiratorio (rinite, asma). Per fortuna raramente l’allergia alimentare può scatenare una reazione generale che può essere estremamente grave (shock anafilattico). L’allergia, per fortuna, tende a diminuire nell’adolescenza e nell’età adulta. ■


Trappole casalinghe In camera, cucina e soggiorno avvengono la maggior parte degli incidenti domestici nei bambini al di sotto dei quattro anni di Gianluca Tuteri pediatra

Casa dolce casa? Non è esattamente così. Lo dicono le statistiche, secondo cui, ogni anno, giungono al pronto soccorso più di un milione e mezzo di italiani, molti dei quali sono bambini. Quando si parla di incidenti domestici, spesso, si rischia di restare nel vago, tanto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità li definisce come “eventi improvvisi,

indesiderati e non prevedibili con conseguenze che richiedono assistenza medica”, ma non specifica cosa si intende esattamente. Gli esperti in genere fanno rientrare in questa categoria tutti quei “sinistri” che avvengono all’interno della case, ma anche nelle sue vicinanze, come ad esempio in cortile, nei box o nelle cantine. Di seguito cercherò di spiegare

quali sono i rischi maggiori per i piccoli abitanti della casa, come limitarli e cosa fare in caso di emergenza. È chiaro che il bambino che inizia a gattonare e poi a camminare, a scoprire, a conoscere non è mai al sicuro nemmeno nel proprio ambiente domestico; anzi è stato dimostrato da studi recenti che è proprio la casa il luogo imputato per la maggior parte degli

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Metà dei traumi derivano da cadute accidentali

incidenti nei bambini al di sotto dei quattro anni, con una lieve prevalenza dei maschi rispetto alle femmine (nel 2011 55% contro 44%), nonostante nel 2012 si sia registrato un incremento delle bimbe (46%). Nei più piccoli, con meno di un anno, le cadute dal fasciatoio o dal letto sono le più frequenti; l’ingestione di corpi estranei (parti di giocattoli, oggetti trovati in casa, frammenti di cibo) è tipica dei bambini di età compresa tra 1 e 3 anni. Gli avve-

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lenamenti e le ustioni interessano maggiormente piccoli al di sopra dei 3 anni, mentre gli incidenti durante il gioco prevalgono in età prescolare e scolare (vedi box con i consigli per prevenire gli incidenti domestici a seconda dell’età). Soffermiamoci, ora, su i tre principali incidenti che possono verificarsi tra le mura domestiche: i traumi, gli avvelenamenti e l’ingestione di corpi estranei, tre terribili e imprevedibili eventi che possono, sì, spaventare, ma che

dobbiamo conoscere per saper intervenire tempestivamente, così da ridurre al minimo il rischio di conseguenze degli stessi sui nostri piccoli di casa.

Le insidie nascoste

Gli incidenti più comuni, che riguardano circa un terzo di tutti gli accessi al pronto soccorso pediatrico, sono dovuti a traumi (cranico, alle braccia, alle gambe, contusioni, ferite e fratture). Nel 50% circa dei casi i traumi sono conseguenti a cadute accidentali dal fasciatoio, dal letto, dalla sedia, oppure dopo essersi arrampicati utilizzando “scalette” insolite, quali i cassetti con i pomelli ed infine durante i momenti di gioco in cortile. In genere prevalgono le situazioni più lievi che non richiedono un ricovero; in effetti il 7080% dei bambini e dei ragazzi fino a 14 anni che giungono al pronto soccorso per trauma, viene visitato, se necessario medicato, e poi viene dimesso: nel caso di un trauma cranico, si preferisce, sulla base di linee guida, tenere il bambino in osservazione qualche ora per poi rimandarlo a casa, dove sono i genitori, ai quali viene consegnato un opuscolo sulle possibili complicanze come cefalea, sonnolenza, ipotonia, vomito a getto, che continueranno ad osservarlo. È bene ricordare, anche se fa strano affermarlo, che il cranio di un infante nei primi due anni di vita è allenato e si difende dalle cadute, tanto che rarissimi sono gli esiti nefasti, grazie a Madre Natura che sa che un bimbo può anche cadere quando inizia ad esplorare il mondo circostante. Al secondo posto dopo i traumi, tra gli incidenti domestici, uno dei più temuti è l’avvelenamento, intossicazione acuta dovuta all’esposizione ad una sostanza chimica tossica ingerita accidentalmente, che nel 44% dei casi colpisce i bambini. Infatti, in casa si possono nascondere insidie che spesso vengono sottovalutate, ma che


rappresentano veri e propri pericoli, in particolar modo per i bimbi: detersivi, medicinali, vernici, cibi tossici sono prodotti che, se inalati o ingeriti accidentalmente, possono provocare intossicazioni e avvelenamenti; a volte, un semplice momento di distrazione da parte dell’adulto, può generare gravi conseguenze per i più piccoli. I bambini sono particolarmente a rischio a causa di gesti e comportamenti per loro assolutamente naturali e che fanno parte del normale percorso di crescita: tendenza a portare gli oggetti alla bocca, estrema curiosità, desiderio di esplorazione e capacità di approfittare di circostanze favorevoli, come quando il genitore è impegnato in una conversazione telefonica, durante la preparazione dei pasti o in un momento di stanchezza. Per aiutare i genitori, il Centro Antiveleni ha elaborato una serie di consigli utili per prevenire il pericolo di avvelenamento o affrontarlo al meglio. Contrariamente a quanto ritenuto da molti, subito dopo un’intossicazione non bisogna mai provocare il vomito, né somministrare latte, né altri alimenti. In nessun caso, il prodotto ingerito dal bambino va assaggiato, nella presunzione di poter capire di che cosa si tratti. È invece consigliabile consultare subito, telefonicamente, medici competenti: innanzitutto il proprio pediatra di famiglia, ma anche un

Centro Antiveleni, i medici della Continuità Assistenziale, le guardie mediche e i presidi vari. Saranno loro a dare i primi consigli; molte sostanze, infatti, non hanno tossicità e molti farmaci non sono pericolosi. In questi casi, per esempio, si può evitare di correre al Pronto Soccorso.

La distanza tra le sbarre del lettino deve essere inferiore agli otto centimetri

La prevenzione primaria è comunque la prima regola da mettere in atto conservando le medicine, i prodotti per la pulizia della casa e per l’igiene personale fuori dalla portata dei bambini. Tra i medicinali, molto pericolosi risultano i farmaci cardiovascolari e gli psicofarmaci. I luoghi di custodia più idonei sono rappresentati da armadietti chiusi a chiave e dai ripiani più elevati degli armadi. È bene evitare di riporre i prodotti rischiosi in borse, beauty-case, comodini delle camere da letto, perché risultano facilmente accessibili. Non travasare prodotti chimici per

RISCHIO DI SOFFOCAMENTO: COME INTERVENIRE Per far uscire un corpo estraneo dalla bocca di un lattante, o di un bimbo più grande, occorre effettuare delle manovre specifiche, che anche i genitori, opportunamente addestrati, possono compiere. In ogni caso è opportuno rivolgersi sempre al pediatra per poterle apprendere, ed essere quindi sicuri di applicarle correttamente. In situazione di emergenza è opportuno chiamare subito il 118.

la pulizia o la manutenzione della casa in contenitori normalmente utilizzati per il cibo, ma riporli nelle confezioni originali. Non lasciare detersivi e prodotti per la pulizia sotto il lavello della cucina. Tra questi, i più pericolosi sono i solventi, la soda caustica, l’acido muriatico, gli anticalcari e l’ammoniaca. L’altro evento imprevedibile che spaventa il genitore è l’ingestione di un corpo estraneo, prima causa di arresto respiratorio nel bambino. Oggetti di piccole dimensioni (parti di gioco, monete), ma anche bocconi di cibo possono ostruire le vie aeree del bambino: per questo è importantissimo tenere lontano dai piccoli (soprattutto quelli che hanno un’età inferiore a 3 anni) oggetti e giochi che contengano piccole parti, ed è inoltre necessario spiegare ai genitori e a chi si prende cura dei piccoli come comportarsi in caso di ingestione di un oggetto o di un frammento di cibo. In questi casi, infatti, la tempestività d’intervento è fondamentale, ecco perché la Società Italiana di Pediatria ha lanciato diverse iniziative per diffondere l’informazione ai genitori, alle maestre, alla gente comune poiché in situazioni estreme chiunque informato e istruito può aiutare chi è in difficoltà, sempre contestualmente ad una veloce chiamata al 118.

Le stanze a rischio

Ma come fare a rendere la casa sicura per il proprio bambino? È necessaria maggiore attenzione in alcuni locali delle nostre case dove è più frequente il rischio di incidenti domestici come la camera da letto, la cucina e il soggiorno, stanze dove i piccoli trascorrono gran parte delle giornate. Per quanto riguarda la cameretta le sponde del lettino devono essere sufficientemente alte, la distanza tra le sbarre deve essere inferiore agli otto centimetri

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ed il materasso è bene che copra tutta la superficie della rete. Non lasciare mai il bambino solo sul fasciatoio anche se cade qualcosa in terra, non distrarsi inutilmente per raccoglierlo. In cucina è bene prestare attenzione ai fornelli, le pentole vanno posizionate nei fuochi più lontani con i manici rivolti verso il muro, non lasciare accendini e fiammiferi a portata dei bambini, le sostanze detergenti andrebbero messe sotto chiave ed infine non lasciare mai l’oblò della lavatrice aperto, i piccoli potrebbero andarci dentro. In salotto va fatta attenzione agli elettrodomestici e agli apparecchi hi-tech, stereo, DVD, televisori. I bambini, curiosi per natura, po-

trebbero giocarci con le dita fino a seguire i cavi elettrici della luce. Anche la libreria può essere un pericolo se i libri non sono sistemati adeguatamente: non lasciare mai gli oggetti in bilico che potrebbero cadere sul bimbo che si trova a giocare sul pavimento sotto di essa. Anche il bagno è un luogo che può nascondere insidie, la vasca con l’acqua al suo interno non deve essere accessibile al bambino solo, attenzione agli scivolamenti sul pavimento bagnato. Ora che siamo in primavera, anche la terrazza può essere un ambiente ostile, ecco perché le ringhiere delle finestre e dei balconi devono essere alte. Non mettere vasi accanto alle ringhiere perché il bam-

bino montando sopra di essi potrebbe sporgersi troppo nel vuoto. Lo stesso vale per le sedie o i mobili in giardino. Siamo stati tutti bambini una volta e leggendo quanto sopra descritto, forse a qualcuno di noi è tornato alla mente uno scampato pericolo o un brutto ricordo. E ci dispiace ancora di più perché a nascondere qualche insidia è il luogo considerato il più protettivo e accogliente: la casa. Anche se le mura domestiche non saranno mai sicure al cento per cento, i genitori devono essere certi delle proprie capacità di seguire con estrema attenzione i piccoli esploratori alla scoperta del mondo, iniziando dalla casa dolce casa!

I CONSIGLI PER PREVENIRE GLI INCIDENTI DOMESTICI A SECONDA DELL’ETÀ Dalla naSCIta a

6 MESI

Da

6 a 12 MESI

Da

1 a 6 annI

non lasciare mai il bimbo solo sul fasciatoio o sul letto

attenzione all’impianto elettrico, coprire le prese

non permettere al bambino di usare elettrodomestici da solo

mettere la sdraietta per terra e mai sui tavoli o sedie

tenere in casa solo giochi sicuri (marchio CE)

controllare che sui balconi non ci siano punti di appoggio su cui possa arrampicarsi

controllare la temperatura del bagnetto e del latte

riporre coltelli, forbici, detersivi e farmaci

non lasciare in giro sacchetti di plastica

non lasciare a portata di mano prodotti per l’igiene

installare cancelletti a protezione delle scale

chiudere le finestre con serrature sicure ■

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Allarme acne Anche gli adulti sono a rischio. Scopriamo insieme le nuove terapie, i trattamenti e i falsi miti su una patologia che non è più solo esclusiva degli adolescenti di Benedetta Ceccarini

Acne è una di quelle parole che immediatamente si associano all’adolescenza, alla pubertà, a

quella fase che va dai 12 ai 18/20 anni della vita e in cui è più probabile ritrovarsi con foruncoli e bru-

foli al mattino appena alzati. Peccato che questa associazione di idee sia, almeno in parte, sba-

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gliata. Secondo alcuni recenti studi, infatti, l’acne è tutt’altro che appannaggio esclusivo dei giovani, ma persiste in oltre 19 milioni di adulti, la metà degli italiani compresi tra i 15 e i 64 anni. I dati sono quelli forniti dalla professoressa Gabriella Fabbrocini, docente di dermatologia e venereologia all’Università “Federico II” di Napoli, presso la quale è responsabile da più di 10 anni di un ambulatorio interamente dedicato all’acne. Se guardiamo solo agli adolescenti italiani, la percentuale dei soggetti colpiti da questo disturbo cutaneo sale fino all’80%,

ma non sempre si risolve con la crescita purtroppo. Ciò non avviene solo nel nostro Paese, in Francia ad esempio il 73% degli adulti ha manifestato acne tra i 15 e i 34 anni e addirittura un 25enne francese su 4 ne soffrirebbe, secondo i dati diffusi dal sito www.20minutes.fr. Anche in Spagna la situazione è simile, se il settimanale Hola scrive che sempre più adulti, soprattutto donne, ne vengono colpiti anche se in giovane età non avevano manifestato segni di acne. La cosa più importante, secondo

la professoressa Fabbrocini, è indagare le ragioni di questi problemi per “escludere cause di origine ovarica o di iperandrogenismo periferico che, se presenti, impongono trattamenti specifici da parte del dermatologo”. L’acne, infatti, è uno di quei disturbi che non vengono percepiti come delle vere e proprie malattie, pur essendolo a tutti gli effetti ed erroneamente affrontati con rimedi fai-da-te o consigli di amici piuttosto che con una visita dal medico curante o dallo specialista. Per questo si sono creati molti falsi miti in proposito.

Tutti i falsi miti da sfatare e le cure più efficaci 1) È un disturbo passeggero che non necessita di cure

Il 38% di chi ne è affetto non consulta un medico e utilizza rimedi casalinghi che non fanno altro che peggiorare le cose. “Nulla di più sbagliato. Anzi - puntualizza la professoressa Fabbrocini - rispetto al passato i retinoidi, in primis quelli di nuova generazione provenienti dall’America, come il Tazarotene in schiuma, che rimangono la terapia più efficace per le forme gravi di acne, assumono ancora più importanza perché possono essere somministrati a basse dosi con la stessa efficacia e minimi effetti collaterali”.

2) Non è facilmente diagnosticabile

Oggi attraverso un semplice test, il Sebutape, possiamo conoscere il livello e la qualità del sebo del paziente e stabilire la terapia più idonea. Il Sebutape è una pellicola adesiva sebosensibile che permette una valutazione accurata del grado di attività dei singoli follicoli pilo sebacei e dell’uniformità nella loro distribuzione sulla superficie cutanea. Questa pellicola è in grado di raccogliere il sebo secreto dalle ghiandole e di visualizzarlo sotto forma di piccoli punti trasparenti dai contorni ben definiti. Così, semplicemente guardando il Sebutape, le zone trasparenti indicano l’esatta localizzazione delle ghiandole sebacee attive, le loro dimensioni e la quantità di sebo prodotta confrontando i punti visibili sulla pellicola con un’apposita scala di riferimento.

3) L’acne è dovuta a una mancanza di igiene della pelle

Non esistono prove di questa correlazione, infatti, lavarsi troppo insistentemente la cute può al contrario peggiorare le cose e provocare infiammazioni.

4) L’acne è causata dalla cioccolata

Chiaramente esiste una correlazione tra i disturbi cutanei e la nostra dieta, ma non è solo la cioccolata il colpevole. Ciò non toglie che un corretto regime dietetico sia sempre da caldeggiare. Limitare l’assunzione di cibi conservati, insaccati, fritti e di dolci aiuta, se non altro, ad evitare pericolosi aumenti di peso che possono essere causa di squilibri ormonali, spesso coinvolti nella patogenesi dell’acne. Gli alimenti anti-acne sembrano essere quelli contenenti acidi grassi omega-3 e omega-6 (principalmente nel pesce), vitamina A, vitamina D e zinco.

5) Avere relazioni sessuali o gravidanze aiuta ad eliminare l’acne

Ma a volte viene prescritto l’uso di pillola anticoncezionale estro-progestinica alle donne con acne per aiutarle a ristabilire un equilibrio ormonale.

6) L’esposizione al sole aiuta a far scomparire i foruncoli

Bisogna fare attenzione ai raggi UVA poiché esiste addirittura una comune forma di acne che si manifesta

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proprio d’estate, quando alla luce solare si associa un’eccessiva umidità dell’aria. Meglio un’esposizione moderata e graduale, sempre con creme protettive solari non grasse. Anche le lampade solari non solo non guariscono brufoli e punti neri, ma anzi possono talvolta determinarne una recrudescenza.

7) I trucchi peggiorano la situazione

Ci si può truccare, anche per nascondere le imperfezioni che ci affliggono, ma è necessario usare fondotinta o correttori non grassi e non comedogeni. Il Dermatologo o il Farmacista sapranno consigliarvi il prodotto giusto.

8) I foruncoli vanno strizzati

Assolutamente no. Punti neri e foruncoli non vanno né strizzati, né tantomeno bucati con l’ago: ogni manovra traumatica non può che aggravare la situazione. Inoltre evitate di toccarvi continuamente il viso e di occultare i brufoli coi capelli: le frangette peggiorano l’acne a livello della fronte. Lo stesso può avvenire nel caso di eccessivo utilizzo di fasce, copricapi o casco del motorino.

9) L’acne è ereditaria

Le cause dell’acne possono essere molteplici, sia endogene (pelle grassa, eccessiva produzione ormonale, disturbi intestinali, eccessiva emotività) che esogene (dieta, stress), ma sicuramente non dipendono da fattori ereditari. Una volta sfatati questi falsi miti, sarà bene mettersi nelle mani di un dermatologo che sappia consigliarvi al meglio sul da farsi. Anche nel caso in cui l’acne abbia già danneggiato la vostra pelle con fastidiose cicatrici non è il caso di disperare. Sono stati fatti passi da gigante negli ultimi tempi per il trattamento di questi inestetismi. Un esempio è il “Needling” con induzione percutanea di collagene che può migliorare fino al 70% le cicatrici acneiche. Questa tecnica si basa sulla creazione di migliaia di microlesioni attraverso sottilissimi aghi che penetrano nell’epidermide raggiungendo il derma papillare. Queste piccole lesioni del derma papillare provocano il processo di cura delle normali ferite della nostra pelle, che si conclude con la sintesi di collagene tipo III e I, che a sua volta rassoda la pelle rilassata e leviga cicatrici e rughe. Lo strumento utilizzato per questo trattamento è composto da una serie di piccoli aghi ugualmente distanziati l’uno dall’altro che, muovendosi avanti e indietro, penetrano a turno nella pelle su una determinata area. Gli aghi entrano nel derma per circa 2 millimetri di profondità, senza distruggerla.

Dopo il trattamento, la pelle appare leggermente illividita, e può mostrare tracce di sanguinamento, seppur minimo. La guarigione può essere accelerata utilizzando una crema topica composta da vitamina A e C, oppure oli che favoriscono una maggior produzione di collagene. Nel giro di quattro o cinque giorni, comunque, la pelle ritorna quasi completamente al suo colorito naturale. In questo modo è possibile trattare qualsiasi parte del

corpo, con un breve periodo di recupero e un costo molto inferiore rispetto al trattamento laser. Sempre secondo la professoressa Fabbrocini “l’aggiunta dei fibroblasti autologhi (cellule del tessuto connettivo prodotte dal nostro organismo) nel trattamento di cicatrici moderate o gravi può essere inoltre di grande utilità, senza dimenticare l’utilizzo delle terapie di rigenerazione autologa tramite il Plasma Ricco di Piastrine”. ■

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INSERTO GOLD APRILE 2014

FARMACI EQUIVALENTI: QUALITÀ PRIMA DI TUTTO EQUIVALENTI DI EFFICACIA, QUALITÀ E SICUREZZA Questo mese Optima Salute Gold dedica il suo speciale ai Farmaci Equivalenti. Una guida utile e completa alle principali domande sull’argomento ma anche tanti importanti consigli su come comportarsi quando si ha bisogno di assumere una medicina e inoltre un interessante glossario per imparare a districarsi all’interno del complesso universo dei farmaci. Insomma un vero e proprio vademecum su tutto quello che è importante sapere su questi farmaci, equivalenti di efficacia, molto più convenienti: cosa sono, come funzionano e perché usarli vuol dire risparmiare e far risparmiare il sistema sanitario nazionale che potrà impiegare tali risorse per fornire un’assistenza migliore a tutti i cittadini. Un inserto esaustivo e di facile lettura da leggere e conservare per consultarlo all’occorrenza, pensato per te dalla tua Farmacia Valore Salute.

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INFORMAZIONE PUBBLICITARIA

Domande e risposte sui

Farmaci equivalenti

Cosa sono i farmaci equivalenti?

I farmaci equivalenti, spesso definiti anche con il termine improprio di farmaci generici, rispetto al corri-

spondente farmaco di marca da cui derivano, hanno: • lo stesso principio attivo (quindi la stessa sostanza in grado di svolgere l’effetto curativo);


• la stessa efficacia; • la stessa sicurezza; • la stessa quantità di farmaco nella confezione (stesso numero di compresse o fiale ecc.); • le stesse indicazioni e controindicazioni.

Perché vengono definiti equivalenti?

Un farmaco equivalente viene generalmente commercializzato con il nome del principio attivo seguito dal nome dell’azienda titolare. La bioequivalenza è uno dei requisiti principali che un farmaco equivalente deve dimostrare per essere interscambiabile con il farmaco di marca corrispondente. Per questo motivo, prima dell’immissione in commercio di un farmaco equivalente, vengono condotti appositi studi per verificare come il principio attivo, cioè la sostanza responsabile dell’effetto terapeutico, viene assorbita e quindi sia rilevabile nel sangue. Due farmaci, aventi lo stesso principio attivo, assorbiti e distribuiti nel circolo sanguigno con uguale velocità e concentrazione sovrapponibile, possono essere definiti bioequivalenti. La bioequivalenza serve per dimostrare che il farmaco equivalente esercita sull’organismo gli stessi effetti del farmaco di marca.

Sono sicuri?

I farmaci equivalenti sono disponibili nelle Farmacie italiane solo dopo essere stati sottoposti all’attenta valutazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) che rilascia all’azienda titolare l’AIC (Autorizzazione all’Immissione in Commercio) seguendo precise regole applicate in tutti i Paesi Europei. AIFA verifica che i farmaci equivalenti siano di qualità, con un grado di purezza e di stabilità nel tempo pari ai farmaci di marca. In particolare AIFA verifica che i procedimenti di produzione e di controllo della qualità del medicinale rispettino le “norme di buona fabbricazione” (GMP) al pari di quelle del farmaco di marca.

Perché costano meno?

I farmaci equivalenti hanno la stessa efficacia, sicurezza e qualità dei corrispondenti farmaci di marca ma hanno un costo inferiore di almeno il 20%. Ciò è dovuto al fatto che è scaduto il brevetto del principio attivo contenuto nel farmaco di marca che consentiva la commercializzazione in esclusiva, all’azienda farmaceutica che lo aveva studiato per prima. Quando un farmaco perde la copertura brevettuale, altre aziende possono avere l’autorizzazione dall’Agenzia Italiana del Farmaco a commercializzarlo come farmaco equivalente a patto che si riduca il prezzo di vendita. Il prezzo al pubblico dei farmaci equivalenti per legge deve essere almeno il 20% inferiore al corrispondente farmaco di marca, ma può arrivare anche al 50% e oltre. Il Sistema Sanitario Na-

zionale (SSN), attraverso le Regioni, paga lo stesso prezzo sia per i farmaci equivalenti che per quelli di marca. L’eventuale differenza di costo tra il farmaco equivalente ed il suo corrispettivo di marca deve essere sostenuta dal paziente. Il costo inferiore dei farmaci equivalenti permette al Sistema Sanitario Nazionale di investire le risorse risparmiate offrendo gratuitamente a tutti i malati un numero più ampio di nuovi farmaci. FONTE: A.Pizzini, Farmaci equivalenti: la qualità accessibile a tutti, Cluster Edizioni, 2012.

Come possiamo sapere se è disponibile il farmaco equivalente?

Dal 15 agosto 2012, al momento della prescrizione di una terapia, il medico ha l’obbligo di prescrivere il principio attivo del farmaco e non indicare il nome commerciale per i pazienti trattati per la prima volta per una patologia cronica o per un nuovo episodio di patologia non cronica. Il medico che decide comunque di prescrivere il farmaco di marca può farlo indicando una motivazione che spieghi la sua insostituibilità oltre alla dicitura “farmaco non sostituibile”. Il medico può invece continuare a prescrivere il farmaco di marca per i pazienti in terapia cronica, senza aggiungere alcuna motivazione. Il farmacista dovrà


consegnare al paziente il farmaco equivalente al prezzo più basso. Se invece il paziente vorrà continuare ad acquistare il farmaco di marca o un equiva-

lente a prezzo più alto di quello proposto dovrà pagare la differenza tra il prezzo rimborsato dal SSN e quello del farmaco suggerito.

Qual è la diffusione del farmaco generico in Europa?

SPAGNA

3 confezioni su 10 sono di farmaco generico

FRANCIA

4 confezioni su 10 sono di farmaco generico

REGNO UNITO

6 confezioni su 10 sono di farmaco generico

GERMANIA

7 confezioni su 10 sono di farmaco generico

In Italia solo 2 confezioni su 10 sono di farmaco generico! Quanto ci fanno risparmiare i farmaci equivalenti?

La spesa farmaceutica totale nel 2012 è stata di 25,5 miliardi di euro, di cui il 76% è stato sostenuto dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN) ed è stato erogato in regime di assistenza convenzionata per un valore di circa 11,5 miliardi di euro e attraverso le strutture sanitarie pubbliche per un valore di 7,9 miliardi di euro. La spesa farmaceutica a carico del cittadino

rappresenta il residuale 24% del totale; tale spesa si compone per 5,1 miliardi di euro della spesa per l’acquisto di medicinali di fascia C e di automedicazione e, per il restante miliardo di euro, dell’acquisto diretto di medicinali di fascia A. Un esempio di potenziale risparmio attraverso il farmaco generico.

PATOLOGIA

SPESA DEL PAZIENTE

RISPARMIO ANNUO*

ARTROSI

farmaci di marca farmaco generico

Voltaren Diclofenac

€ 0,98 € 0,00

€ 72

DIABETE

farmaci di marca farmaco generico

Glucophage Metformina

€ 3,66 € 0,00

€ 70

DOLORE ACUTO

farmaci di marca farmaco generico

Aulin Mimesulide

€ 2,07 € 0,00

€ 50

ACIDITà DI STOMACO

farmaci di marca farmaco generico

Pantorc Pantoprazolo

€ 1,78 € 0,00

€ 46

IPERTENSIONE

farmaci di marca farmaco generico

Triatec Ramipril

€ 0,92 € 0,00

€ 24

* Previsione basata su dosaggio e unità posologiche della confezione nonché sulla posologia indicata nel Foglio Illustrativo


Consigli generali 1. Cosa dobbiamo chiedere al medico o al farmacista? Come suggerito dall’Agenzia Italiana del Farmaco, per utilizzare correttamente i medicinali, sarà utile chiedere al medico o al farmacista alcune informazioni sul farmaco da assumere. In particolare: a cosa serve il farmaco prescritto? Quanto medicinale si deve prendere durante il giorno? Quando si deve prendere questo medicinale? È possibile prenderlo insieme ad altri farmaci? È meglio prenderlo a stomaco pieno o a stomaco vuoto? Per quanto tempo si deve continuare la terapia? Cosa si deve fare se si dimentica di prenderlo? Può provocare effetti indesiderati (tipo la sonnolenza, mal di stomaco, ecc.)? ●

Ciò consentirà al paziente di utilizzare correttamente il medicinale per avere l’efficacia e la sicurezza attesa.

2. Cosa dobbiamo dire al medico o al farmacista? Sempre al fine di utilizzare correttamente il farmaco che viene prescritto è utile dare al medico o al farmacista alcune informazioni quali: Se si stanno prendendo altri farmaci; Se si è allergici a qualche sostanza; Se si sta programmando una gravidanza; Se si è in stato di gravidanza o si è in allattamento; Se si stanno usando “farmaci alternativi” (prodotti omeopatici e prodotti erboristici, ecc.) perché possono interagire con i medicinali tradizionali. In particolare quando il paziente utilizza da tempo un farmaco per una malattia cronica e sostituisce il farmaco di marca con un equivalente dovrà porre particolare attenzione alla comparsa di nuovi disturbi o di effetti indesiderati durante la terapia e riferirli subito al medico. In caso di dubbi o problemi è sempre meglio chiedere al medico o al farmacista. ●

3. l’importanza dello stile di vita I farmaci servono per curare e prevenire le malattie. Sono strumenti indispensabili per preservare la salute e hanno permesso di prolungare la durata della vita e di migliorarne la qualità. Tuttavia devono essere utilizzati con attenzione e sicuramente non possono sostituire uno stile di vita sano. Adottare uno stile di vita sano e corretto rimane il modo più sicuro per mantenere un buon stato di salute.

È fondamentale: evitare il fumo e l’abuso di alcool; fare attività fisica costante e salutare, come camminare almeno mezz’ora al giorno; seguire un’alimentazione equilibrata. Seguendo queste semplici regole si potrà mantenere una salute migliore per gli anni a venire. ●


Conclusioni

I farmaci sono strumenti preziosi per la nostra salute. Devono però essere utilizzati solo se necessari e seguendo attentamente le indicazioni del medico e del farmacista. ●

FONTE: A.Pizzini, Farmaci equivalenti: la qualità accessibile a tutti, Cluster Edizioni, 2012.

È utile leggere attentamente e conservare il foglio illustrativo contenuto nella confezione del farmaco. I farmaci richiedono una conservazione corretta, verificare lo stato di conservazione sul foglio illu-

Glossario aIFa:

Agenzia Italiana del Farmaco, svolge tutte le attività legate al processo di autorizzazione all’immissione in commercio dei farmaci, di controllo delle officine produttive e della qualità di fabbricazione dei farmaci, di verifica della sicurezza e appropriatezza d’uso dei farmaci, della gestione della spesa farmaceutica, in stretto rapporto con le Regioni e l’Industria Farmaceutica.

Blister:

temine inglese che indica il tipo di confezione interna che contiene e protegge le compresse/capsule.

Biodisponibilità:

è un termine che indica sia la quantità di farmaco che entra nell’organismo dopo la somministrazione, sia la facilità con cui è assorbito ed è disponibile per svolgere l’attività terapeutica (Da sito Farmaci & Vita - Farmindustria).

Bioequivalenza:

due farmaci, aventi lo stesso principio attivo, assorbiti e distribuiti nel circolo sanguigno con uguale velocità e concentrazione sovrapponibile, possono essere definiti bioequivalenti.

Brevetto:

il brevetto di un farmaco permette all’azienda farmaceutica che lo ha sviluppato, di commercializzarlo “in esclusiva”. Serve a permettere a chi ha investito tempo e risorse per il suo sviluppo di recuperare i costi necessari. Generalmente il brevetto dura circa 20 anni, dal momento in cui viene chiesto il diritto esclusivo di sfruttamento del farmaco, che avviene nelle primissime fasi della ricerca. In pratica, alle aziende farmaceutiche restano in genere, su 20 anni, circa 10 anni di commercializzazione per recuperare i

strativo e chiedere al medico o al farmacista. Non gettare i farmaci nella spazzatura, ma utilizzare gli appositi contenitori per medicinali scaduti. I farmaci equivalenti possono essere utilizzati con fiducia poiché permettono una cura appropriata, efficace e sicura, consentendo un risparmio di risorse utili ad assicurare un’assistenza sanitaria migliore per tutti. Per altre informazioni il medico o il farmacista potrà rispondere ad ogni ulteriore domanda sui farmaci equivalenti. ●


propri investimenti. (Da sito Farmaci & Vita - Farmindustria).

strativo del farmaco che va sempre letto attentamente e conservato.

Controindicazione:

Indicazione:

condizione di salute o situazione nella quale il farmaco non deve essere usato. Queste condizioni sono riportate nel foglio illustrativo del farmaco che va sempre conservato e letto attentamente.

Dose:

quantità di farmaco da prendere all’ora indicata.

Eccipiente:

sostanza che entra nella composizione del farmaco, aggiungendosi al principio attivo, per vari motivi quali favorire l’assorbimento, migliorare il sapore, ecc. ma non ha attività curative.

Effetto indesiderato (o avverso o collaterale):

problema più o meno grave che un farmaco può causare oltre all’effetto curativo. Gli effetti indesiderati che possono verificarsi sono indicati nel foglio illu-

la malattia o il disturbo per il quale il farmaco può essere assunto. È riportata nel foglio illustrativo del farmaco che va sempre letto attentamente e conservato.

Interazione:

possibile effetto dovuto all’uso concomitante di due o più farmaci quando uno può interferire con l’attività dell’altro, aumentando la possibilità di andare incontro ad effetti indesiderati o a riduzione dell’efficacia. Si possono verificare anche interazioni di farmaci con particolari cibi. Sono riportate sul foglio illustrativo del farmaco che va sempre letto attentamente e conservato.

Intolleranza (a un farmaco):

reazione anomala ad uno dei componenti (il principio attivo o gli eccipienti) di un farmaco. Se il paziente ha già mostrato intolleranza ad un particolare


farmaco, questa deve sempre essere segnalata al medico o al farmacista.

ISS:

Istituto Superiore di Sanità, principale organo tecnicoscientifico del Servizio Sanitario Nazionale. Tra le sue attività, svolge anche quella di controllo e valutazione dei farmaci, in collaborazione con l’Agenzia Italiana del Farmaco e il Sistema Sanitario Nazionale.

nome commerciale:

detto anche di proprietà o di marca, è un nome di fantasia con il quale una determinata azienda www.salute.gov.it farmaceutica mette in commercio un farmaco. Quando inizia la sua vita il farmaco è coperto da brevetto e l’azienda farmaceutica può venderlo in esclusiva.

OtC:

sigla che indica i farmaci da automedicazione o “da banco” che possono essere acquistati senza la ricetta medica.

Posologia:

indica le dosi e i tempi di assunzione di farmaco.

Precauzione d’uso (o avvertenza):

attenzione particolare a prevenire o controllare even-

tuali effetti indesiderati. Le precauzioni sono riportate sul foglio illustrativo del farmaco che va sempre letto attentamente e conservato.

Principio attivo:

sostanza contenuta nel farmaco che è responsabile dell’attività curativa.

SSn:

Sistema Sanitario Nazionale è il sistema pubblico che garantisce l’assistenza sanitaria a tutti i cittadini.

Studio clinico:

si tratta di uno studio condotto su persone sofferenti di una malattia per ottenere una migliore comprensione delle cause, dell’evoluzione e delle possibilità di trattamento della malattia stessa e con l’obiettivo finale di migliorare quantità e qualità della vita dei malati.

INDIRIZZI UTILI AIFA: www.agenziafarmaco.it Ministero della Salute: www.salute.gov.it Assogenerici: www.assogenerici.it

FONTE: A.Pizzini, Farmaci equivalenti: la qualità accessibile a tutti, Cluster Edizioni, 2012.


Dossier 142

Un oculista per amico

Cataratta, miopia, glaucoma, ambliopia, degenerazione maculare: nessun disturbo della vista è incurabile e definitivo se si attua la giusta prevenzione. E dai neonati agli Over 80 è sempre bene non dimenticare una visita specialistica di Claudio Sampaolo

Quando eseguire i primi check-up oculistici? Quando è utile operarsi di cataratta o di miopia? Quali sono le ultime novità terapeutiche? Optima Salute lo ha

chiesto al professor Carlo Cagini, direttore della struttura complessa di oculistica dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia.

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Professore partiamo proprio dai più piccoli: quando occorre fare la prima visita oculistica ad un bambino? “Qui in Umbria facciamo subito un primo controllo a tutti nuovi nati, nei giorni successivi al parto, quando ancora sono in ospedale. Si tratta del progetto Red Reflex, seconda regione italiana ad attuarlo dopo la Toscana, promosso dall’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità (IAPB). I neonati vengono sottoposti dal pediatra ad un esame molto banale. Viene illuminata la pupilla con una luce e si devono vedere gli “occhi rossi”, cioè il riflesso della retina, esattamente come quando si scatta una foto con il flash. Se non c’è questo riflesso o non è buono, può esserci una malformazione e il bambino viene inviato ad un oculista ed eventualmente ad un centro specializzato. I numeri ci dicono che su 100 bambini 1-2 hanno qualcosa e per loro è molto importante lo screening iniziale, perché si possono evidenziare subito tumori della retina, cataratte congenite e tutte quelle patologie che se prese e curate in tempo utile sono più facili da gestire. Il progetto funziona a regime, qui afferiscono tutti i numeri e i dati degli 11 centri nascita della regione”. a parte questo controllo immediato, di norma quando si procede con la prima visita oculistica? “Semplicemente ogni qualvolta c’è un dubbio. È fondamentale in questo senso il controllo costante del pediatra, perché non è vero che non si eseguono visite oculistiche fino ai tre anni. Per esempio se il bambino strabizza, sembra non fissare, sembra avere gli

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occhi storti: a volte questo può nascondere seri problemi e deve essere subito visitato. I genitori sono molto sensibili, segnalano qualunque anomalia e vanno ascoltati e supportati. Per essere più chiaro: il piccolo può cominciare a strabizzare nei primi mesi di vita e se è vero che ciò è dovuto al fatto che non coordina bene i movimenti oculari è anche vero che se compare qualcosa di anomalo può essere sia una cosa banale, sia il segno di un problema importante. Qualunque problema emerga, anche piccolo, lo devono mandare da noi, perché precocemente trattato ha molte possibilità di essere risolto. Detto questo, diamo delle regole generali: la prima visita andrebbe fatta nei primi mesi di vita per essere sicuri che non ci siano problemi importanti. Quindi se tutto procede tranquillamente, la successiva va fatta senz’altro fra 3 e 4 anni. Diciamo che a 3 anni e mezzo un bambino, se gestito in maniera tranquilla, collabora e fa la visita nell’80% dei casi. Con simboli semplici riesce a dire quello che serve a noi per una diagnosi completa. Non tutti arrivano a dieci decimi, ma è possibile evidenziare per esempio difetti di vista che possono causare ambliopia, ovvero occhio pigro. Questo è il tipico esempio nel quale un trattamento precoce risolve il problema con relativa facilità”. Chiariamo che cos’è l’ambliopia e quali sono le tecniche per guarire “L’ambliopia è quella condizione nella quale la funzione visiva di uno o di entrambi gli occhi non si sviluppa in modo completo e normale. Tale processo di apprendimento si completa fra i 6 ed i 10 anni di vita.


Posso fare alcuni esempi. Se un occhio fin dalla nascita vede poco, perché ha un difetto refrattivo elevato, diciamo un’elevata miopia o astigmatismo, non viene utilizzato. Allora in questo caso l’altro occhio che magari non ha difetti di vista prende il sopravvento ed il bambino per guardare utilizzerà solo quest’ultimo. Si può fare un paragone molto grossolano: se ad un bambino viene ingessato un arto, questo si atrofizza. Se tolgo il gesso dopo un mese lo recupero, dopo tre anni non recupero nulla. Con le dovute proporzioni, questo fa comprendere come prima io intervengo in presenza di ambliopia, tanto maggiori sono le possibilità di recupero. L’ambliopia, si corregge rimuovendo la causa: mettendo al bambino gli occhiali se ha un difetto di vista, a volte bendando l’occhio che vede bene in modo da obbligarlo a lavorare con l’altro. A volte però l’ambliopia può essere dovuta a cause più gravi, come una cataratta congenita o altro. torniamo al calendario delle visite: dopo i 3 anni e mezzo? “Molto importante è una valutazione annuale del pediatra. Basta un esame della vista. Se il bambino ha sempre 10 decimi è difficile che sia insorta una malattia importante. L’oculista può limitarsi ad un controllo ogni tre anni circa; dunque quando va a scuola (5-6 anni), poi a 9 anni. Così facendo siamo sicuri di intercettare il 90% delle patologie. Successivamente i difetti di vista insorgono spesso durante l’adolescenza ma lì è più facile che si rendano conto per primi i diretti interessati. In seguito si può standardizzare un percorso così concepito: a 30-40 anni ogni 10 anni, a 45 ogni 5, a 55 ogni 3-4 a 70 anni ogni 12 anni. Dico sempre che noi siamo in una società in cui tutti sanno che è importante misurare la pressione del sangue e la glicemia, ma quanti sanno che è altrettanto necessario ed importante controllare la retina e misurare la pressione dell’occhio? Nessuno o

quasi. In oftalmologia è molto importante la prevenzione: controlli periodici possono mettere in luce malattie importanti quali il glaucoma e la degenerazione maculare senile nelle quali un intervento precoce è fondamentale. Dall’oculista non ci si deve andare solo per fare gli occhiali, ma a fare prevenzione delle malattie degli occhi”.

L’intervento col laser Passiamo alle patologie che richiedono interventi chirurgici, partendo dall’intervento del laser per la miopia “Cominciamo col dire che non tutti i miopi possono essere operati con il laser. Se il difetto refrattivo è elevato, per esempio oltre le 10 diottrie di miopia, in genere non si può fare il laser, ma si impiantano protesi artificiali dentro l’occhio, un cristallino artificiale aggiuntivo senza toccare quello naturale. Queste protesi artificiali possono anche aiutare ad eliminare l’astigmatismo, l’ipermetropia e migliorare la visione da vicino e lontano. In ogni caso è bene ribadire che tutti i casi vanno valutati singolarmente”. In questi anni la tecnologia ha subito trasformazioni enormi “Esattamente. È stata molto importante l’evoluzione tecnologica nella diagnosi pre-operatoria. Si è potuto studiare l’occhio con strumenti molto sofisticati che 10-15 anni fa non c’erano, il che significa che ora non si operano più pazienti che una volta operavamo e i risultati potevano non essere soddisfacenti. Il laser agisce sulla cornea, modificandone la superficie e bisogna essere assolutamente certi che esistano i parametri giusti. Chi ha la cornea troppo sottile o deformata da alcune patologie tipo cheratocono (malattia rara e degenerativa; ndr) non può subire l’intervento”. Come funziona nella pratica un intervento laser?

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Il cristallino artificiale che si impianta non ha scadenza, si usa anche nei bambini “Noi in ospedale abbiamo una tecnologia eccezionale, credo la migliore al mondo. Una volta l’intervento era la “PRK” mentre ora si esegue di routine un intervento denominato LASIK dove si combinano due strumenti: il primo laser a femtosecondi taglia la cornea, spessa mezzo millimetro (500 micron), tagliandone un quinto, circa 100 micron. Una volta alzato il lembo della cornea, sotto si interviene con il laser ad eccimeri. Si tratta di un intervento che consente un recupero visivo molto rapido e stabile, in assenza di fastidi o quasi. Con questa tecnica si possono operare pazienti con miopia fino a circa 78 diottrie. Un’evoluzione della tecnica è costituita dalla SMILE della quale siamo particolarmente orgogliosi perché siamo fra i pochissimi a farla in Italia: l’intervento viene eseguito esclusivamente con il laser a fentosecondi e consiste nell’estrarre dalla cornea un piccolo lenticolo, una specie di lente a contato, dello spessore di qualche decina di micron, attraverso un piccolo taglio di tre millimetri. Con la SMILE si possono operare pazienti con miopia fino a 10 diottrie, ma l’innovazione è legata al fatto che l’intero intervento è fatto con un solo laser ed attraverso un taglio molto più piccolo di quello generalmente necessario. Come si può immaginare la precisione deve essere elevatissima, lo scarto ammesso è di circa 15 micron (0,016 millimetri; ndr). Inoltre il nostro laser ha avuto un aggiornamento molto importante per cui da poco siamo in grado di eliminare anche la presbiopia, ovvero è ora possibile eseguire un intervento per togliere anche gli occhiali da lettura: questo intervento può essere fatto durante la chirurgia eseguita per togliere gli occhiali da lontano. Ma può sottoporsi a questa chirurgia anche chi da lontano vede bene e vuole togliere gli occhiali da lettura”. È vero che la miopia aumenta dopo un eventuale parto, per cui bisognerebbe sempre aspettare ad operarsi?

“Siamo nel campo dei luoghi comuni. La progressione dei difetti di vista dipende molto da un fatto genetico e di crescita, di cambiamento strutturale. Alcuni periodi stressanti possono aumentare la probabilità, così come un parto difficile, ma non è una cosa matematica”. Parliamo di cataratta, un intervento diventato quasi di routine “È sicuramente la tecnica chirurgica che negli ultimi 20 anni, in medicina, ha subito più evoluzioni. Solo qui da noi se ne fanno 2300-2400 ogni anno ed i numeri sono in crescita. Basti pensare che 25 anni fa molte cataratte si operavano in anestesia generale, la stragrande maggioranza dei pazienti restava 2-3 giorni in ospedale, ma soprattutto non veniva messa nessuna protesi, ed il paziente era costretto ad utilizzare lenti molto spesse. Ora abbiamo una tecnologia di primo ordine sia nella diagnosi preoperatoria, sia nelle strumentazioni utilizzate per la chirurgia, l’anestesia si fa mettendo le gocce nell’occhio, il paziente va a casa in poche ore e soprattutto ci si vede subito bene. Inoltre le protesi che usiamo sono estremamente sofisticate e personalizzate: correggono l’astigmatismo, filtrano i raggi luminosi pericolosi per la retina, sono costruite con tecnologia asferica per ottimizzare la visione ed altro ancora. L’intervento è talmente diffuso e i risultati sono così buoni che si verifica l’effetto opposto a quello di un normale intervento chirurgico. La maggioranza dei pazienti lo banalizza. Ma si deve considerare che si tratta sempre di una chirurgia delicata e complessa”. Si fanno molti interventi anche tra gli Under 50? “Sicuramente: una volta la presenza di una cataratta in un giovane era un problema, oggi invece la qualità della chirurgia e delle protesi consente ottimi e rapidi recuperi”. Quanto dura un cristallino artificiale? “Non ha scadenza. La lente intraoculare viene im-

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piantata anche ai bambini, è fatta con sofisticati materiali plastici biocompatibili che hanno avuto una evoluzione esplosiva, sia nella forma che nella performance visiva. E non provocano né rigetti né infiammazioni”.

Il pericolo-glaucoma tra tutte le patologie oculari, quale viene considerata la più grave, pericolosa per la vista? “Decisamente il glaucoma perché è una malattia subdola, della quale ci si accorge solo quando è troppo tardi, quando ormai si è perso l’80% della funzione visiva e non si può recuperarla. Per questo le visite periodiche dall’oculista sono importanti. Non occorre farne tantissime, ma se è vero che il rischio aumenta con l’età, è importante che la pressione oculare venga misurata ad ogni visita oculistica, perché anche un trentenne può avere la pressione alta dell’occhio, esattamente come può avere il diabete o la pressione alta del sangue”. anche se il glaucoma è difficilmente diagnosticabile, esiste qualche segnale da valutare? “I pazienti si accorgono improvvisamente che non vedono di lato, perché magari salendo le scale, hanno urtato una persona che scendeva al loro fianco, oppure guidando non vedevano bene ai lati. Ma non ci fanno caso, perché di fronte vedono sempre bene. Invece questo è un indizio molto importante, visto che la mancata percezione della luce viene a mancare inizialmente nella porzione periferica del campo visivo, che si restringe progressivamente e corrisponde alla lenta morte del nervo ottico, che come sappiamo porta luce al cervello. Inutile dire che se il nervo ottico muore si diventa ciechi e accorgersi quando il residuo è limitato ad un 20% è tardissimo. A questo punto bisogna considerarsi fortunati se si riesce a mantenere quel poco che è rimasto. Per

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tutto ciò accorgersi precocemente significa salvaguardare la maggior parte del nervo ottico e quindi del campo visivo. Sono quindi importanti visite periodiche, soprattutto per chi ha familiarità per la malattia glaucomatosa”. la vostra struttura ha iniziato una campagna di prevenzione sulla degenerazione maculare senile nei pazienti fumatori di età superiore ai 55 anni. Che cosa è emerso? “Intanto diamo qualche consiglio di prevenzione. Bisogna cominciare ad allarmarsi, per esempio, se quando si legge il giornale si ha visione distorta, se le righe ballano o compaiono macchie scure. Parliamo di una patologia oculare che colpisce la retina determinando una grave riduzione della funzione visiva. Nel mondo occidentale è la prima causa di cecità legale nei soggetti oltre i 50 anni e in Italia colpisce circa un milione di persone. Il nostro impegno è volto al riconoscimento tempestivo dei segni retinici iniziali di questa malattia, ovvero alla individuazione di lesioni retiniche precoci. I pazienti in questo stadio non lamentano sintomi, presentano una buona funzione visiva e solo un esame accurato è in grado di rilevare la degenerazione”. Da quali cause è determinata la degenerazione maculare senile? “È stato dimostrato da diversi studi clinici che il più importante fattore di rischio modificabile è costituito dal fumo di sigaretta, che aumenta di 2-3 volte la possibilità di sviluppare la patologia. E più è accentuato il fumo del soggetto, maggiore è il rischio di sviluppare la malattia e più velocemente essa progredisce. Ora stiamo valutando se la sospensione del fumo di sigaretta, comporti anche un rallentamento della progressione della malattia o una riduzione del numero delle lesioni retiniche precoci. Inoltre nei prossimi mesi partirà una campagna di prevenzione che coinvolgerà anche gli ottici e i far-


macisti del nostro Comune”. a proposito di retina, è corretto dire che chi ha una forte miopia è un soggetto a rischio? E in questo caso quali sono le cose da evitare per scongiurare rotture o lacerazioni? “Certamente i miopi elevati sono maggiormente predisposti ad avere seri problemi alla retina, ma in realtà precauzioni non ci sono, non si può dire a nessuno che stando in poltrona o evitando di fare sforzi pesanti o attività sportive sarà al sicuro. La rottura della retina e il suo eventuale distacco sono la conseguenza non prevedibile di un cambiamento del vitreo interno dell’occhio. Uno dei motivi per andare dall’oculista in urgenza, il segnale di una possibile rottura di retina, è l’improvvisa comparsa di corpi mobili, le cosiddette “mosche” accompagnate da lampi.

Se l’occhio non è bagnato con regolarità dal film lacrimale, diventa come un terreno arido che si screpola

Il paziente va visitato nelle prime ore perché se si identifica una rottura di retina, questa viene coagulata e cicatrizzata con il laser, facendo un “barrage” attorno alla rottura che le impedisce di allargarsi. La retina è una membrana, un nervo che riveste l’occhio dall’interno, però si può staccare dalle altre membrane proprio perché è tessuto nervoso: si può paragonare alla carta da parati che si stacca da una parete, sono tessuti differenti ma attaccati. Quando si forma una rottura di retina e si vedono lampi, significa che un pezzo di carta da parati si sta staccando. Se provvedo subito, un piccolo pezzo lo incollo (nel nostro caso uso il laser...), se faccio passare troppo tempo e la “carta” si stacca per metà, la colla/laser non basta più, va riattaccata fisicamente”.

Secchezza e occhi rossi Professore chiudiamo con disturbi meno pericolosi ma fastidiosi. la secchezza oculare... “È una situazione di difficile gestione, perché può essere dovuta a malattie sistemiche autoimmuni, soprattutto del tessuto connettivo, che possono ridurre la secrezione lacrimale, oppure essere la conseguenza di una quasi fisiologica riduzione della produzione lacrimale per un fatto di età. L’anziano lacrima meno per lo stesso motivo che ha meno saliva. In realtà la cosa è complessa perché oltre ad alterazioni quantitative,

ci possono essere alterazioni qualitative nella composizione delle lacrime. Per affrontare il problema si ricorre spesso alle lacrime artificiali, pur sapendo che la durata del loro effetto e quindi il sollievo è momentaneo, di qualche minuto, ma si deve spesso prima curare eventuali infiammazioni della superficie oculare come ad esempio le blefariti”. Viceversa abbiamo l’iperlacrimazione “Un evento molto più raro. Nella stragrande maggioranza dei casi se non ci sono infiammazioni o altre patologie è legato ad una ostruzione dei canali lacrimali. Può trattarsi di un difetto congenito, i bambini possono nascere con questa ostruzione e nel caso vanno visti subito dall’oculista; oppure manifestarsi nell’età avanzata. Infiammazioni continue, infatti, tendono ad ostruire queste vie, si forma una specie di tappo che può ossificare, addirittura cicatrizzare e procurare l’infiammazione del sacco lacrimale, anche cronica. A seconda dei casi si può intervenire chirurgicamente, in equipe con l’otorino, per ristabilire la pervietà oppure fare una fistola nel naso impiantando uno stunt che poi viene tolto, di fatto ricreando una via. Non è un intervento complicato, nei casi più importanti si fa un’anestesia generale di mezzora”. Domanda delle domande: e con gli occhi rossi che si fa? “Volendo fare una battuta, ma nemmeno tanto, potrei dire: meglio un intervento di cataratta o di miopia che avere a che fare con un simile disturbo in cui spesso è difficile identificare una genesi precisa, spesso nemmeno unica. Può derivare da un difetto di vista non corretto, dalla presenza in un ambiente di fumo, aria secca, condizionatori, da alterazione della secrezione lacrimale e da tante altre cause. Le lacrime sono una cosa molto complessa, costituite da almeno tre strati: una parte acquosa per il 90% poi lipidi, glucidi... Un’alterazione del film lacrimale fa sì che evaporino con più facilità, rendendo l’occhio più esposto. Se non è bagnato con regolarità è come un terreno arido che si screpola. E qui torniamo alla secchezza oculare, che può provocare infiammazione modesta ma cronica. Una conseguenza diretta è la blefarite, quella condizione mattutina nella quale abbiamo la rima palpebrale arrossata e la presenza di materiali che facilitano l’irritazione stessa. Alla base della cura, concettualmente, c’è l’allontanamento meccanico di questo materiale, pur essendo coscienti che è molto difficile arrivare ad una pulizia vera. Alcune volte si hanno problemi di pelle grassa o malattie che danno ipersecrezione. Nei casi più complicati, se un lieve massaggio con acqua tiepida e sapone neutro, sulla parte esterna delle palpebre, non fosse sufficiente si procede con cicli di antibiotici”.

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Distanza ideale dallo schermo e monitor antiriflesso riducono i fastidi oculari

Televisione & computer: i consigli salvavista Le malattie del Terzo Millennio, anche in campo oculistico colpiscono maggiormente i “nativi digitali” e comunque chi passa molte ore al giorno davanti ad uno schermo. Basterà rilevare che secondo uno studio scientifico pubblicato recentemente, l’affaticamento oculare è la lamentela più frequente tra chi lavora al computer più di sei ore al giorno. Altri problemi oculari che vengono avvertiti sono il prurito oculare e una sensazione di bruciore agli occhi. Gli autori della ricerca (S. Agarwal, D. Goel e A. Sharma) hanno anche accertato che rimanere a una distanza ideale dallo schermo, mantenere l’altezza degli occhi al di sopra dello schermo, fare pause frequenti e usare monitor antiriflesso LCD (cristalli liquidi) regolando il livello della luminosità (brightness) a seconda dell’ambiente di lavoro, ha ridotto in misura significativa questi fastidi oculari. In buona sostanza l’utilizzo prolungato del monitor (così come del palmare o del tablet) può comportare la comparsa di disturbi oculari come bruciore, arrossamento, lacrimazione o secchezza oculare, fastidio alla luce (fotofobia), senso di affaticamento e annebbiamenti visivi transitori. Tutti questi fastidi possono essere controllati riducendo il tempo trascorso davanti al video, facendo delle pause più frequenti o arrivando

a sospenderne l’uso per un periodo di tempo proporzionale alla gravità dei disturbi. È, comunque, sempre consigliabile sottoporsi a una visita oculistica se i disturbi persistono. Quando si è affetti da congiuntiviti, cheratiti e altri processi infiammatori oculari è opportuno sospendere o, comunque, ridurre al minimo indispensabile l’attività svolta di fronte al monitor. È bene chiarire, comunque, che l’utilizzo del videoterminale non si associa alla comparsa di patologie oculari quali glaucoma, retinopatia diabetica, ipertensiva, alterazioni del nervo ottico e non è causa di un loro eventuale peggioramento. Per loro ecco le linee-guida fornite dalla sezione italiana dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità (IAPB).

Davanti al pc 1) La distanza visiva adeguata, per schermi di di-

mensioni standard (15-17 pollici), deve essere variabile tra i 50 e gli 80 cm; ovviamente, maggiore sarà la grandezza dello schermo e più elevata dovrà essere la distanza. Posizionare la tastiera sul tavolo di lavoro in modo che ci sia lo spazio sufficiente per appoggiare gli avambracci. 2) L’altezza dello schermo, che deve essere posi-

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Dossier zionato leggermente più in basso rispetto all’altezza degli occhi e, se possibile, a una distanza di almeno un metro e mezzo dalle finestre. Inoltre, non ci dovrebbero essere fonti luminose poste a meno di 30° rispetto alla direzione del vostro sguardo per evitare di essere abbagliati o infastiditi. 3) La qualità della visione: è importante che siano sempre indossati gli occhiali prescritti dall’oculista quando si svolge attività al videoterminale. 4) Il contrasto e la luminosità dei monitor sono regolabili, basta utilizzare le opzioni di colore e variare la luminosità in modo da ottenere tonalità e contrasti meno fastidiosi possibile. 5) Evitate che ci siano riflessi sullo schermo che rendono difficoltosa la lettura: in genere il monitor va collocato a 90 gradi rispetto alla fonte di luce naturale o, comunque, in modo tale che la leggibilità sia ottimale. Inoltre anche il piano di lavoro dovrebbe avere una superficie chiara, possibilmente non di colore bianco e, in ogni caso, non riflettente.

La distanza degli occhi dallo schermo televisivo si può calcolare secondo parametri ben precisi

6) Fate una pausa della durata di 15 minuti ogni due

ore (oppure di cinque minuti ogni tre quarti d’ora), cercando di guardare oggetti posti a una distanza di almeno sei metri: questo permette agli occhi di riposare. 7) Usate un carattere leggibile (almeno corpo 12) e preferibilmente un colore scuro su sfondo chiaro. Sono, comunque, da evitare i seguenti abbinamenti cromatici: rosso e blu; giallo e violetto; giallo e verde. Come sfondo di prassi non vanno usati il rosso, il giallo, il verde e l’arancione. 8) Quando siamo concentrati sul monitor (ad esempio quando leggiamo un testo) diminuiamo involontariamente la frequenza a cui sbattiamo le palpebre (ammiccamento). Ciò comporta una minore protezione per la superficie anteriore dell’occhio (cornea); quindi, per evitare che s’incorra in secchezza oculare è importante sbattere frequentemente le palpebre, ma può essere utile anche ricorrere alle lacrime artificiali.

Occhio alla tv

1) la televisione danneggia gli occhi? No, ma può affaticarli. È, quindi, opportuno mante-

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nere una distanza adeguata dallo schermo. Inoltre, per quanto riguarda i bambini, è consigliabile che non superino le due ore di impegno visivo nell’arco della giornata e che vi sia un’illuminazione diffusa e uniforme. Lo schermo televisivo emette radiazioni, ma in bassa quantità, che non risultano essere pericolose per l’occhio. 2) Perché è importante l’illuminazione ambientale? L’illuminazione dell’ambiente circostante riduce lo sforzo visivo poiché determina un intervallo più breve tra stimolo e reazione cerebrale, riducendo in tal modo l’affaticamento visivo. Inoltre, con una corretta illuminazione priva di riverberi e riflessi, l’occhio si rilassa e si ha un miglioramento nella percezione dei dettagli dell’immagine, del contrasto e del colore. 3) Se si ha un difetto visivo e si guarda la tv senza lenti la vista si può ridurre? Generalmente no, ma è vivamente sconsigliato. Infatti, la visione protratta della televisione senza eventuali occhiali (prescritti da un medico oculista) può provocare non solo affaticamento oculare ma anche mal di testa. 4) Sono importanti le dimensioni dello schermo? Le dimensioni dello schermo della TV sono importanti perché bisogna osservare la regola della distanza tra schermo e osservatore. 5) Qual è la distanza corretta? Si misura in base alla lunghezza in cm della diagonale dello schermo, indicata di solito in pollici, moltiplicata per cinque. Ad esempio, una TV a cristalli liquidi da 28” (pollici), con una diagonale di circa 70 centimetri, andrebbe guardata ad una distanza di 0,7x5 = 3,5 metri. Per quanto riguarda gli schermi ad alta definizione (HD) tale calcolo cambia. Per ricavare la distanza si tiene conto della capacità che l’occhio umano ha di percepire distinti due punti che, studiata e standardizzata, equivale a 1/60 di grado. Questo altro non è che l’angolo visivo più piccolo entro il quale l’occhio umano è in grado di distinguere i pixel che costituiscono l’immagine (schermo a cristalli liquidi o plasma). Tenuto conto di ciò è possibile ricavare il fattore moltiplicante secondo il quale si ricava la distanza di visione ottimale dallo schermo, che varia a seconda del tipo di schermo. Ad esempio, per un Full HD si moltiplica la diagonale dello schermo per 1,5 mentre per quello HD si moltiplica la sua diagonale per 2,3. Naturalmente, tutto ciò va poi valutato in rapporto al singolo caso. Infatti, ad esempio, in un soggetto affetto da maculopatia la distanza dallo schermo può essere ridotta, senza per questo arrecare danni all’occhio. 6) È importante il tipo di schermo? Sì, gli schermi di nuova generazione (LCD, plasma) hanno sostituito la tradizionale TV a tubo catodico. In questo modo le immagini risultano essere più stabili e più definite, affaticando meno gli occhi se si trascorrono molte ore davanti alla TV. ■


Se il dolore è “globale”

Non è solo una questione fisica, ma coinvolge anima e corpo di un paziente, cioè la totalità dell’individuo, arrivando a modificarne il carattere e influenzare la sua vita sociale e familiare di Andrea Giordano medico internista

Per quanto il dolore nasca con l’uomo all’origine dei tempi (e rinasca con ogni uomo in ogni tempo), ancora oggi è uno dei temi medici, filosofici e sociali più dibattuti e oscuri. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una proliferazione di strutture dedicate alla lotta del dolore: centri di terapia del dolore, parti senza dolore, ambulatori del dolore, ospedali senza dolore. Nel 2010 con la Legge 38/2010 art. 7 viene annoverato il dolore

come quinto parametro vitale, di cui, al pari degli altri (pressione arteriosa, frequenza cardiaca, frequenza respiratoria, saturazione O2 del sangue), è necessaria la rilevazione e il monitoraggio in ogni paziente. Se però ripercorriamo a ritroso lo sviluppo del problema dolore nel pensiero medico-scientifico troviamo alcune particolarità degne di essere raccontate e brevemente commentate. L’organizzazione mondiale della

Sanità definì il dolore, secondo indicazione data nell’ormai lontano 1979 dalla IASP (International Association for the Study of Pain), come “esperienza sensitiva ed emotiva spiacevole, associata ad un effettivo o potenziale danno tissutale o comunque descritta come tale”. Nell’argomentazione della definizione medica ufficiale di dolore la IASP risolveva oltre duemila anni di dibattito filosofico su questo tema dicendo che: “Ogni individuo

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apprende il significato di tale parola attraverso le esperienze correlate ad una lesione durante i primi anni di vita. Essendo un’esperienza spiacevole, alla componente somatica del dolore si accompagna anche una carica emozionale”. Questo far riferimento alla “carica emozionale del dolore” è un aspetto di grande rilevanza che ha le sue radici nella diversa natura dei vari tipi di dolore, ma soprattutto nella profonda diversità tra dolore acuto e dolore cronico. Potremmo, infatti, affermare che l’uomo è strutturato, dal punto di vista neurologico-sensitivo, per avvertire immediatamente una possibile aggressione in grado di provocare danno: ecco perché provocano dolore sia il fuoco che una lama tagliente, un aculeo, o un mezzo contundente. Questa sensazione spiacevole di allarme è il dolore acuto, che ha anche una sua precisa finalità, cioè di mettere l’individuo in allerta, per poter correre immediatamente ai ripari, al fine di prevenire una lesione d’organo. Il dolore acuto innesca un meccanismo (arco) riflesso di protezione; questo significa che l’informazione sensitiva non arriva alla corteccia cerebrale ma crea delle risposte motorie immediate per salvarsi. Ecco perché si lascia cadere un oggetto incandescente o si solleva immediatamente il piede da un oggetto appuntito in terra, ancor prima di aver capito che si tratta di una teiera in ceramica nel primo caso e di un chiodo arrugginito nel secondo esempio. Quando però il dolore di cui siamo afflitti noi stessi, o di cui soffrono persone di cui vogliamo prenderci cura, non è acuto, improvviso, allarmante, ma piuttosto cronico e persistente nel tempo, dobbiamo necessariamente confrontarci con una maggiore complessità delle dinamiche di percezione sensitiva. In questo caso, infatti, la sensa-

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zione spiacevole non scatena nessuna risposta motoria immediata ma viene trasferita fino al cervello, sia a livello della corteccia somatosensoriale (aree sensitive deputate alla discriminazione degli stimoli nervosi: caldo, freddo, tatto, dolore...), che in aree sottocorticali (che presiedono alla parte emozionale del nostro comportamento), dove il sintomo dolore viene “processato” ed elaborato rendendone sempre più cosciente e consapevole il paziente che lo avverte.

Il dolore acuto consente di mettersi in allerta e prevenire una lesione d’organo

Anche in questo caso, ancorandoci ancora alle definizioni e consultando quelle di più frequente utilizzo ai fini medici, troviamo che il dolore per essere riconosciuto come cronico “deve durare almeno tre mesi o comunque permanere oltre un tempo normale di guarigione”. Senza dubbio avere un criterio temporale per definire la cronicità del dolore, non solo è la cosa più immediata e comprensibile, ma è anche strumento importante per una sanità che è necessariamente molto attenta alle classificazioni. Se però di un sintomo ne definiamo solo l’intervallo temporale della durata, rischiamo di peccare di eccessivo schematismo, rimanendo quindi incompleti nella valutazione delle problematiche connesse. Potrebbe risultare più appropriato,

al fine di facilitare la comprensione del sintomo dolore, nonché la comunicazione medico-paziente, chiamare il dolore, quando non è acuto, dolore globale (definizione OMS) sottolineando così la multifattorialità dell’origine e, di conseguenza, la necessaria complessità terapeutica. Se, infatti, da un lato è vero che il dolore cronico provoca reazioni forti della chimica del nostro cervello in grado di suscitare rabbia, ansia e depressione, da cui l’aggettivo globale, è anche vera però la dinamica opposta, in quanto il substrato psico-sociale di un individuo può fortemente influenzare la soglia di percezione del dolore rendendolo più o meno forte e limitante. Il dolore globale è quindi non solo un dolore fisico ma è un dolore che coinvolge anima e corpo di un paziente, cioè la totalità dell’individuo, ne può addirittura modificare il carattere e le modalità di relazione con gli altri, influenzandone quindi anche la vita sociale e familiare. Non è solo una questione semantica di termini, ma ciò che emerge è l’immediatezza dell’aggettivo “globale” nel richiamare alla mente quanto sia impegnativo nella vita di un uomo il dolore cronico. Per quanto queste riflessioni possano risultare più un dibattito filosofico che scientifico, in realtà “dolore globale” ha la capacità di sottolineare anche le molteplici componenti del dolore cronico di cui si deve tener conto, sia per una corretta diagnosi che per pianificare un programma di terapia efficace e ottenere la adesione del paziente a quanto viene proposto. Nei prossimi numeri tratteremo varie tematiche connesse: “dolore e sofferenza”, “valutazione del dolore”, “terapie antalgiche”, ”integrazione tra medicina convenzionale ed alternativa” e “dolore muscoloscheletrico”. ■


L’estetica maschile Sempre più uomini fanno ricorso ai “ritocchini” e non solo per puro narcisismo. Un viaggio tra blefaroplastica, peeling, filler e... nuovi addominali (Maria Mazzoli) Non si rifanno il seno e neppure le labbra, ma gli uomini dal chirurgo estetico ci vanno. Eccome. Per cancellare quelle brutte pieghe che oscurano lo sguardo, ridare turgore ai tratti del volto, togliere qualche centimetro al girovita o rimodellare “la tartaruga”. Che anche a lui piaccia dimostrare qualche anno in meno è cosa ormai nota, che siano però sempre di più (e più esigenti) e imprevedibili a farsi avanti per un ritocchino non immaginereste quanto. Quell’aria così fresca che sfoggiano tutti i giorni direttori di filiali, liberi professionisti, imprenditori, ma anche uomini della porta accanto, non è sempre merito di un DNA inossidabile. Lui, quanto lei, ama bisturi (soft) e “punturine”. È il bello di un’era che permette a tutti, con qualsiasi budget e senza tecniche invasive (quindi con postumi ridotti), di potersi sentire meglio con se stessi e con gli altri. Perché non è bello ciò che è bello, ma come ci si piace anche dentro... e davanti allo specchio! di Laura Porrozzi chirurgo plastico-estetico

La chirurgia estetica al maschile rappresenta circa il 30 per cento del mercato. Un trend destinato a salire: i dati diffusi dall’Internatio-

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nal Society of Aesthetic Plastic Surgery (Isaps), rivelano un aumento della propensione maschile nel rivolgersi sia alla medicina che

alla chirurgia estetica. Una tendenza che arriverà ad un pareggio tra uomini e donne nel giro di qualche anno, anche se per alcuni tipi


I NARCISI SBOCCIANO TRA 25 E 40 ANNI I “narcisi” aumentano. Il fenomeno è in crescita anche se non siamo ai livelli del boom registrato in Usa e Giappone. In Europa l’aumento è stato di circa 4 punti percentuali in 5 anni. E in Italia i trattamenti di medicina estetica al maschile spopolano soprattutto nella fascia d’età 25-40 anni. Tra filler, laser, infiltrazioni rivitalizzanti e botulino, il ritocchino ha contaminato soprattutto il Nord, dove si concentra il 58% dei trattamenti fadi interventi (ad esempio il trapianto dei capelli) le richieste superano quelle delle donne. Dalle rughe del viso alle maniglie dell’amore, passando per blefaroplastica e liposuzione, le richieste rivolte al chirurgo estetico non arrivano più soltanto dal personaggio noto del grande schermo, quello che fa dell’estetica un punto di forza della propria attività professionale. Oggi tutti cercano di apparire più giovani. Tutti desiderano presentarsi al meglio, sentirsi sempre in forma e bene con se stessi. Essere competitivi nel mondo del lavoro è la vera molla che spinge un uomo a far ricorso agli interventi di chirurgia estetica, convinti che essere belli aiuta a mantenere il posto. Assurdo? Eppure secondo alcuni studi effettuati dall’Università di Yale pare effettivamente di sì. Su un campione statistico di 4mila uomini e donne è emerso che i belli arrivano a guadagnare anche più del 10 per cento rispetto a chi è meno affascinante. Un quadro che, seppur discutibile, rappresenta di fatto un’esigenza sempre più diffusa e sentita che non può essere ignorata. Un fenomeno tra l’altro in controtendenza, visto il periodo di crisi, ma pur di non essere tagliati fuori dal mercato, entrare o rientrare nel mondo del lavoro, acquistare sicu-

voriti da una più radicata cultura della prevenzione, contro un 16% registrato al Sud e nelle Isole. Costi accessibili, tempi ridotti e postumi quasi inesistenti sono gli elementi che contribuiscono ad attirare l’attenzione verso questo tipo di alleati della bellezza. Tentazioni che spesso fanno sottovalutare almeno due cose fondamentali: la qualità del prodotto iniettato e la comprovata esperienza del chirurgo estetico.

rezza, sono in tanti a puntare anche sugli “effetti speciali” della chirurgia estetica. Considerata da sempre un segno della vanità femminile ha ormai conquistato anche “lui”, che con estrema disinvoltura chiede il “ritocchino” per correggere inestetismi ed imperfezioni. Il punto critico è considerato il mento, una zona dove poco si sopporta la presenza di accumuli adiposi e lassità. Così la medicina estetica diventa il mezzo per ridurre e talvolta eliminare piccole imperfezioni del corpo e del viso, per avere un aspetto più gradevole e al tempo stesso più curato e giovane, soprattutto richiesto dagli uomini che svolgono un lavoro a contatto con il pubblico. Parliamo dei cosiddetti ritocchi senza bisturi, come peeling chimici medio profondi e dermoabrasione, richiesti per donare freschezza alla pelle, eliminare i segni dell’acne; ma anche filler (iniezioni di acido ialuronico) e l’intramontabile botox (infiltrazioni di tossina botulinica per “spianare” le rughe) richiesti dagli uomini di tutte le età, in particolar modo i 40-50enni, per ridare turgore alla cute. Una larga fetta nel mondo della medicina estetica al maschile se la sono conquistata i trattamenti laser per epilazione, ringiovani-

mento del volto e per cancellare tatuaggi. La mesoterapia, invece, è la soluzione che molti tentano prima di intervenire con il bisturi, per il trattamento delle adiposità localizzate. Per il sesso forte il vero problema non sono le rughe, considerate piuttosto alleate del fascino, ma l’addome arrotondato e il cedimento dei tessuti, difetti ritenuti minacce non solo per la virilità. Gli interventi più richiesti, infatti, oltre alla blefaroplastica e al classico trapianto di capelli (ancora considerati sinonimo di virilità), sono la lipoaspirazione, l’addominoplastica e la mini-addominoplastica. Non che altri interventi siano meno richiesti, parliamo di lifting e minilifting di collo e viso per rendere i lineamenti più definiti e marcati e ridurre il cedimento dei tessuti, piuttosto che la blefaro per ridare freschezza allo sguardo. Tutt’altro. Ma accanto a questi, in netta crescita, troviamo la liposuzione alle mammelle (ginecomastia), ai fianchi e all’addome. Tra i giovani, per esempio, è molto di moda il rimodellamento del profilo corporeo, con il Muscle Enhancing, per il miglioramento della definizione dei muscoli (della cosiddetta “tartaruga” addominale). Tecniche che sono andate a rimpiazzare soluzioni adottate in passato, tipo l’inserimento di protesi al polpaccio e al seno, che tra vantaggi e svan-

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La liposuzione dà in genere ottimi risultati, perché la pelle maschile mantiene elasticità e tonicità

taggi riportano il paziente sul tavolo operatorio: le protesi si rompono, si muovono, si induriscono. Ora l’aspetto più definito lo si dà con la liposuzione, facendo degli incavi. Il grasso si aspira in un punto e si immette in un altro. Il rimodellamento del corpo con la liposuzione viene utilizzato per le zone dove le adiposità sono resistenti al dimagrimento e all’esercizio fisico. Una tecnica che dà in genere ottimi risultati anche per il fatto che la pelle maschile mantiene la sua elasticità, un aspetto

più tonico molto più a lungo. L’addominoplastica è indicata nei casi in cui un’importante perdita di peso ha determinato un eccesso cutaneo addominale. In questo caso, si rimuove il grasso superfluo, si riaccostano i muscoli della linea mediana e si restringe il girovita. Uomini e donne sono quindi sulla stessa lunghezza d’onda. Con una differenza sostanziale: nei maschi, nel caso di un lifting, le incisioni sono più difficili da nascondere, per questo occorre molta precisione. Inoltre, gli uo-

mini tollerano meno il decorso post operatorio di una liposuzione, sono più insofferenti e più intolleranti in quanto va portata una guaina per qualche tempo, che stringe nella zona dell’inguine. Statisticamente tutti gli uomini incontrano molta difficoltà nel trascorrere giorni di riposo a letto, lontano dal lavoro. La cosa peggiore è che tendono ad ignorare il dolore per il timore di apparire deboli, non comunicando tempestivamente l’eventuale comparsa di sintomi post operatori.

NUOVO LOOK PER AVERE SUCCESSO NEL LAVORO Il fatto che l’uomo faccia sempre più ricorso ad interventi di chirurgia estetica è sinonimo di una sua sempre maggiore consapevolezza di quanto avere un’immagine curata e gradevole possa essere importante per avere successo nel lavoro e nella vita privata. Stare bene con sé stessi, infatti, è la chiave per stare bene e rapportarsi in modo sicuro e sereno con gli altri, nella vita di ogni giorno. Piaccia o no, oggi più che mai le relazioni interpersonali e quelle lavorative vengono fortemente influenzate dall’estetica. Alcune ricerche realizzate in Inghilterra hanno dimostrato una precisa correlazione inversa tra i vari inestetismi ed il tempo necessario per trovare lavoro. I “belli” trovano lavoro più velocemente rispetto ai

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“meno belli” e ai “bruttini”. In qualche maniera la chirurgia estetica rappresenta la possibilità di migliorare le proprie “chance” sia in ambito interpersonale che lavorativo. Una separazione coniugale può bastare per far azionare la molla: dopo la rottura di un rapporto di coppia anche gli uomini pensano a ripartire rimettendosi in forma. E per farlo ricorrono anche al ritocco estetico. Sempre più spesso anche “lui” sceglie di regalarsi una o più sedute dal medico estetico, in controtendenza a chi invece si getta sul divano tra le braccia della sedentarietà. Il ricorso alla medicina e alla chirurgia estetica da parte degli uomini diventa strumento per rimettersi in gioco con un fresco cambio di look. ■


L’isola di Napoleone Benvenuti all’Elba: coste frastagliate a picco sul mare, ma anche profonde insenature e spiagge dorate. E quest’anno 10 mesi di feste per ricordare il Bicentenario della permanenza dell’Imperatore Testo e foto di MARIA PIA PEZZALI giornalista, scrittrice e viaggiatrice

Quante cose si potrebbero raccontare dell’isola d’Elba... Innanzitutto che è la terza isola d’Italia per estensione territoriale, si mostra con delle coste frastagliate e mosse, la maggior parte delle quali alte, rocciose e a picco sul mare. Ma profonde insenature interrompono questa costa zigzagante, dando vita a piccole dorate spiagge. Lungo la strada princi-

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pale si incontrano panorami da togliere il fiato. Il cielo è infinito e nelle giornate più limpide non è difficile scorgere le sagome di Capraia e Corsica. Il mare, si distende senza fine sotto la volta celeste. Un brivido. Solo il vento, quando presente, interrompe quella visione di calma, increspando e imbiancando le onde più spumeggianti. Per il resto, silenzi.

Infiniti. Con i piedi sull’Elba, si ha la sensazione di essere al centro di questo “arcipelago delle meraviglie”, come spesso viene chiamato l’intero Arcipelago Toscano. E non c’è da stupirsi se questo angolo di Toscana, una manciata di terre sparse qua e là nel blu del Tirreno centrale, si è meritato cotanto fregio. Le splendide Giglio, Giannutri, Capraia, la blindatis-


sima Gorgona, le isole da romanzo come Pianosa e Montecristo, insieme appunto alla sorella maggiore Elba, rappresentano le sette gemme di una delle regioni d’Italia più belle. Perché è arrivato il tempo di guardare un po’ più “a casa propria”, cioè alle bellezze italiane, prima di impegnarsi in nuovi viaggi all’altro capo del mondo. Una vacanza, fatta di relax, allegria, sole e splendide passeggiate a piedi, in mountain bike e tuffi in mare, può essere anche quella di un fine settimana. Una mini-vacanza, è vero. Ma che non impegna in trasferte sfiancanti e che, soprattutto, si può organizzare facilmente con famiglia o amici. Inoltre il 2014 sarà per l’Isola d’Elba un anno molto importante poiché sarà il Bicentenario dell’esilio di Napoleone Bonaparte sull’isola. L’Imperatore francese infatti arrivò all’Elba il 3 maggio del 1814 a Portoferraio e sbarcò il giorno dopo, il 4 maggio, per rimanervi fino al 26 febbraio del 1815. La sua permanenza fu un evento determinante per lo sviluppo dell’isola, dove regnò ed apportò importanti innovazioni nella vita degli elbani, a partire dalla bandiera che tutt’oggi è rimasta la stessa e che l’Imperatore issò al suo arrivo nel punto più alto della città di Portoferraio. Il Bicentenario Napoleonico sarà festeggiato con 10 mesi di manifestazioni, eventi musicali e concerti che ripercorreranno le varie fasi dell’esilio dall’insediamento fino alla “fuga” dall’Elba, per ricordare la figura dell’uomo che ha profondamente segnato questa terra.

gica dell’Arcipelago è dovuta, oltre alle sue particolari origini geologiche anche alla varietà delle coste e dei fondali: dalle spiagge dell’Elba alle falesie rocciose della Capraia occidentale, una miriade di specie vegetali ed animali vivono in ogni anfratto di uno dei più affascinanti ambienti naturali: il mare. Dall’alto di Monte Capanne la vista è spettacolare, con le sagome delle isole sorelle inghiottite dal blu del cielo e del mare. Con gli occhi, ma soprattutto con il pensiero, oltrepasso il confine di

noi subacquei e mi tuffo nelle profondità del Parco. Il panorama si rovescia. Le montagne sono a testa in giù e i pendii scendono verticali verso una valle fatta di sabbia e mare profondo. Al verde delle pinete si sostituiscono i colori della vita marina: rosso, giallo, verde, blu, arancio. Tutti i colori si fondono nell’acqua limpida dell’Elba. Leggeri e liberi come gli uccelli, qui nuotano esseri senza piume. Minuscoli organismi e grandi esseri pelagici animano queste terre capovolte. Piccoli e

Uno scrigno di tesori

Sono otto sono i comuni che formano l’isola (Canipo, Capoliveri, Marciana, Marciana Marittima, Porto Azzurro, Portoferraio, Rio Marina e Rio nell’Elba), per la maggior parte impegnati nelle attività collegate al turismo e alla pesca. La grande diversità biolo-

Tutti i colori della vita marina si fondono nell’acqua limpida dell’Elba

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lenti oppure grandi e veloci, finanche a trasformarsi in veri e propri giganti, come le balene. E poi delfini, stenelle, tonni. Ai colori sommersi dei fondali elbani fanno eco i colori delle terre emerse: fino al 1982 erano attive alcune miniere di ferro, che nel passato costituirono anche la principale fonte di reddito degli isolani. Lo scrigno dei tesori è però concentrato in una zona particolare dell’isola, proprio sulle balze montuose che digradano verso il mare tra Rio Marina, Porto Azzurro e Capoliveri. Rocce scure o fiammeggianti, erose dai millenni, scolpite dal lavoro dei minatori. Ma tanta varietà cromatica e non solo è data principalmente da ferro e rame. Ossidandosi e fondendosi tra loro, i due metalli hanno creato le forme e i colori dei minerali più belli. Ovviamente si può godere l’Elba anche nel massimo del relax, per un primo weekend di sole oppure nella prossima estate. E in questo caso, parlando di spiagge, la scelta è ampia. A partire da Feto-

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vaia, sicuramente la più bella del versante sud-occidentale dell’isola, con la sabbia bianca, protetta da uno stretto promontorio che si allunga sul mare, ammantato della più tipica vegetazione mediterranea: ginestre, lecci, e alti cespugli di macchia.

Sabbia bianca e vegetazione mediterranea per delle vere spiagge da sogno

Lungo questo versante dell’isola sono moltissime le piccole baie e spiagge raggiungibili facilmente: Cavoli, Ogliera, Le Tombe, Le Rosse, Aliva e soprattutto le Piscine, riservata ai veri fanatici della

tintarella (ma in questo caso la spiaggia è principalmente fatta di piccoli scogli e ciottoli). Altri piccoli scrigni che non dovete perdere: Sansone (Portoferraio); la spiaggia di sabbia e ghiaia di Felciaio (Capoliveri), Padulella e Cala dei Frati (Portoferraio), un piccolo paradiso raggiungibile solo via mare; e ancora: la spiaggia di S.Andrea a Marciana poco distante dalla frazione di Zanca è caratteristica per la sua sabbia fine e gli scogli di granito; Laconella è una ampia baia di sabbia bianca (Capoliveri). E allora è tempo di prendere l’auto e raggiungere Piombino, salire su un traghetto ed iniziare a vivere quest’isola, dove i piccoli borghi affacciati sul mare hanno passeggiate e marine ottimamente attrezzate. Anche per gli (le) amanti dello shopping fuori casa. E poi piccoli negozi di prodotti locali, tutti da assaggiare e portare a casa. Ma anche ristorantini romantici dove vale la pena di fermarsi.


NOTIZIE & CONSIGLI L’Elba è la terza isola italiana per estensione (22.350 ettari), con 147 km di coste; sviluppo massimo est-ovest (tra Punta Nera e Capo Pero) 27 km; nord-sud (tra Capo Vita e Punta dei Ripalti) 18 km. Dista 10 km dalla costa di Piombino, 40 da Capraia e 50 dalla Corsica. Da non perdere: a Portoferraio la Villa San Martino, residenza in campagna che Napoleone fece ricostruire e arredare. Gli ambienti sono rimasti intatti, si visitano le camere, i guardaroba, la biblioteca, la galleria, il salone degli ufficiali e l’appartamento di Paolina. A Marciana, oltre a visitare il paese, vale la pena passeggiare sino al Santuario della Madonna del Monte (m. 627), il più antico dell’Elba, sorto nel XV secolo attorno all’immagine di una Madonna dipinta su un sasso. Nei giorni limpidi consigliamo di salire sino alla vetta del Monte Capanne (a piedi se siete amanti del trekking, con la mountain bike lungo il sentiero o con la più comoda cabinovia) per godere di un panorama mozzafiato. DOVE ALLOGGIARE Se cercate una sistemazione logistica ideale, un link che potrà venire in vostro aiuto è quello di http://www.elba.org/it/. Il mio consiglio è di soggiornare in un “Boutique Hotel”, piccoli alberghi di charme, dalla

forte identità, dove tutto è pensato per offrire un servizio speciale e personalizzato. Il portale http://www.infoelba.it offre un buon motore di ricerca al fine di trovare le soluzioni migliori logistiche tra campeggi, residence, alberghi, appartamenti. COME ARRIVARE Auto Piombino si raggiunge uscendo dalla superstrada Livorno-Grosseto allo svincolo di San Vincenzo o allo svincolo di Venturina. Traghetti Da Piombino partono quattro compagnie di navigazione (Toremar, Moby Lines, Blu Navy e Corsica-Sardinia Ferries) che effettuano numerose corse plurigiornaliere con destinazione Portoferraio, Rio Marina e Cavo. Treno La linea è la Genova-Roma, fino alla stazione di Campiglia Marittima, e poi coincidenze per Piombino Marittima. Aereo Nei mesi di luglio e agosto è attivo un collegamento con Milano Malpensa. I voli sono effettuati il venerdì e la domenica, andata e ritorno, con la compagnia aerea Air Pontina. L’aeroporto dell’Isola d’Elba si trova in Loc. La Pila, a 2 km da Marina di Campo. ■

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Iperconnessione, malattia del secolo Si chiama FOMO (“Fear Of Missing Out”), letteralmente paura di essere tagliati fuori, che porta a un uso spasmodico dei social network di Gelsomina Sampaolo

Non riuscite a staccare gli occhi e le mani dal cellulare nemmeno a tavola? Quando vi svegliate la prima cosa che fate è controllare le notifiche di Facebook? E non andate a letto senza prima aver condiviso uno status sulla vostra giornata? Allora attenzione perché potreste essere affetti dalla nuova malattia del millennio: la FOMO, acronimo inglese che sta per “Fear Of Missing Out” (paura di essere tagliati fuori) e consiste nel pensiero fisso di voler controllare cosa stanno facendo gli altri e se ci stanno escludendo da qualcosa, soprattutto occasioni di divertimento. La FOMO è strettamente connessa all’uso eccessivo dei social network, che permettono una condivisione a volte estrema di molti aspetti delle nostre vite. A dare una definizione a questo disturbo psicologico è stato lo studioso inglese Andrew Przbylski, dell’università di Oxford, interessato “a ciò che rende i videogiochi e i social media stimolanti e ciò che induce le persone a variare il proprio grado di

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impegno”. Lavorando con i colleghi delle università di California, Rochester e Essex è nata la prima ricerca empirica sulla FOMO, pubblicata all’interno di “Computers in Human Behaviour” (i computer nel comportamento umano). Secondo quanto stabilito da

Przbylski e gli altri studiosi, la FOMO si può riassumere nei seguenti punti: ● È la forza che guida l’uso dei social media ● I suoi livelli sono più alti nei giovani e in particolare negli individui di sesso maschile ● I suoi livelli sono influenzati dalle

circostanze sociali. Bassi livelli di considerazione della propria vita coincidono con alti livelli di FOMO ● È legata ad un rapporto ambiguo con i social media ● È più alta in chi è spesso distratto ● È più alta negli studenti che

8 CONSIGLI PER DISCONNETTERSI 1. Disabilitate le notifiche: per evitare di controllare come ossessi il cellulare, disabilitate le notifiche dei social network (Facebook, Instagram, Twitter e altre app). Iniziate con un paio e impostate una cadenza di 20 minuti per controllarle automaticamente.

un giorno intero, o se il vostro lavoro richiede una connessione costante, stabilite una rete di persone a cui comunicare il vostro giorno di detox (familiari, amici, colleghi), magari con un po’ di preavviso. Oppure scrivete uno status su Facebook per avvisare tutti che “il martedì non sono raggiungibile sui social media”. Ricomprate la vecchia sveglia: molti, per la- Per tranquillizzarvi ponetevi solo una do2. sciare lo smartphone sul comodino, addu- manda: “cosa può succedere se mi disconcono come scusa l’uso della sveglia. Nessun netto per 24 ore?”. Nel 99% dei casi la risposta problema: comprate o riabilitate le vecchie sarà “un bel niente”. sveglie di una volta e lasciate il cellulare lontano o spento. 6. Preparatevi alle tentazioni: come quando siete a dieta e tutti intorno a voi sembrano 3. Impostate la modalità aereo (spegne con- mangiare schifezze, così anche in assenza di temporaneamente rete cellulare, Wi-Fi, radio tecnologia vi sembrerà di essere circondati da FM e Bluetooth): soprattutto in momenti diavoli tentatori. Indirizzatevi verso attività che come l’allenamento in palestra, un concerto, non prevedano computer o cellulari nelle vila visione di un film o di un’opera teatrale… cinanze, come un giro in bicicletta, un pomenon basta la modalità silenziosa perché sarete riggio in biblioteca o al salone di bellezza per sempre tentati dal controllare il telefono ogni rifare la manicure. 5 minuti e vi perderete l’esperienza reale che 7. Trovate un equivalente nella vita reale: state vivendo. identificate il sito o l’app che più vi piace o che 4. Gradualmente, staccate la spina per un usate più spesso e cercate un equivalente giorno: così come non correreste una mara- nella vita reale. Vi piace Instagram? Andate ad tona come prima esperienza di jogging, allo una mostra d’arte o di fotografia con un stesso modo dovrete cominciare con piccole amico. Andate matti per i gli scambi di battute pause digitali prima di arrivare ad una gior- su Twitter? Andate ad una conferenza sulla nata intera senza smartphone. Cominciate politica locale della vostra città. con 15 minuti al giorno, poi passate a 30 e così via, fino a scegliere un giorno della setti- 8. Ripetete un mantra: l’insegnamento orienmana per restare completamente disconnessi. tale funziona, trovate una frase che fa al caso vostro e ripetetela nei momenti di difficoltà. Ad 5. Stabilite reti di sicurezza: se non vi sentite esempio: “Sono esattamente dove dovrei estranquilli ad abbandonare la tecnologia per sere” o “Sto facendo la cosa giusta”.

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usano i social media durante le lezioni. Per scoprire se siete malati di FOMO potete eseguire il test (in lingua inglese) all’indirizzo http://www.ratemyfomo.com/ rispondendo a poche semplici domande come: “quanto spesso controlli il cellulare durante il pranzo?”, o assegnando una definizione su una scala da “per niente vero” a “estremamente vero” ad affermazioni come “temo che i miei amici abbiano esperienze più soddisfacenti di me”, o “divento ansioso quando non so cosa stanno facendo i miei amici”. Il risultato sarà un grafico con una curva che rappresenta le vostre risposte e vi porrà in una delle tre sezioni: verde per un livello basso di FOMO, gialla per un livello medio e rossa per un livello alto. Il bisogno di avere tutto sotto controllo attraverso i nuovi mezzi che la tecnologia ci offre può essere il riflesso di un disturbo già presente o manifestarsi proprio a causa dell’uso che facciamo dei social network a nostra disposizione. Una volta stabilito il vostro grado di FOMO, potrete procedere con la cura, se necessaria. Innanzitutto potreste provare con piccoli passi: 1) Lasciare il cellulare lontano da tavola quando si mangia (soprattutto se in compagnia: il gesto ormai comune di appoggiare lo smartphone vicino al piatto dovrebbe essere vietato in tutti i ristoranti). 2) Spegnerlo quando andate a letto (nel sonno non potete controllare niente e le notifiche saranno lì al vostro risveglio). 3) Un’altra soluzione è quella del timer: impostate 10 minuti al mattino per controllare i vostri account social e una volta scaduti non ricontrollateli fino al pomeriggio e poi alla sera. 4) Prendetevi delle pause dal

computer o dal cellulare, ad esempio quando andate a prendere il caffè in ufficio o quando andate in bagno (tornate alla cara vecchia rivista o Settimana Enigmistica). 5) Avete pensato a quanto tempo è passato dall’ultima volta che avete letto un libro? Da qualche tempo i lettori sui mezzi pubblici (autobus, metropolitane, treni...) sono stati sostituiti da passeggeri che fanno scorrere le dita istericamente sul touch-screen come se ne andasse della propria vita. Oltre a non essere bello, non è nemmeno sano, non trovate? Secondo uno studio americano del centro Kleiner Perkins Caufield & Byers’s l’utente medio di smartphone lo controlla circa 150 volte al giorno, ovvero una volta ogni 6 minuti. Ovviamente c’è anche chi fa di peggio o meglio, ma questo dato è allarmante: non controllereste neanche vostro figlio nella culla con questa frequenza! Fenomeni simili sono stati registrati anche per il controllo dell’email (di lavoro e non), ma il record spetta sempre al profilo personale Facebook, per molti la prima cosa da vedere appena aperti gli occhi al mattino. Questo nasce probabilmente dalla facilità con cui si ha accesso a questi mezzi e dalla possibilità di stabilire rapporti non mediati dalle convenzioni sociali reali, trovando così il coraggio di esporsi su un piano virtuale. Nei casi più gravi sono state osservate delle vere e proprie crisi di astinenza da tecnologia, simili a quelle studiate nell’ambito della dipendenza da videogiochi. Questo perché tutte le tecnologie di questo tipo non solo impegnano la nostra mente 24 ore su 24, ma ci allontanano a poco a poco dalla realtà, annullano le nostre interazioni sociali sul piano reale e possono anche creare problemi seri di studio e lavoro a causa

dell’abbassamento della soglia di concentrazione. Basti pensare che per scrivere un tweet (messaggio su Twitter) c’è un limite di 140 caratteri e molti utenti, con l’abitudine, hanno notato la perdita di capacità di formulare pensieri più articolati in forma scritta. In altre parole: se vostro figlio non riesce a scrivere un tema che vada oltre la mezza pagina, cominciate ad indagare sull’uso che fa dei social network. Se invece siete voi a non ricordare quello che vi ha detto vostro marito dieci minuti fa o a non riuscire a fare una conversazione telefonica senza guardare lo schermo del computer (e quindi non ascoltando chi c’è all’altro capo del filo), forse vi serve una “disintossicazione”. Negli Stati Uniti già esistono dei centri adibiti alla cura di queste dipendenze, si tratta di campeggi o soggiorni immersi nella natura dov’è rigorosamente vietato l’uso delle tecnologie on-line. La compagnia che si è inventata queste vacanze particolari è la “Digital Detox” (www.digitaldetox.org, strano ma vero ha un sito internet) ed è nata nel 2012 per aiutare le persone a disintossicarsi dalla digitalizzazione. Queste vacanze prevedono attività di socializzazione, yoga e meditazione, attività fisica, tutto senza l’uso di internet e per prezzi che variano da 500 a 2.000 dollari a soggiorno. In Italia qualcosa di simile è stato organizzato in Sardegna e in Trentino, ma potete provare anche con il fai-da-te, spegnendo il cellulare per un po’, anche con l’aiuto dell’app “Digital Detox” che lo blocca da 30 minuti a 30 giorni a seconda dell’impostazione. Ironia della sorte, anche sui social network esistono gruppi dedicati alla FOMO e su Twitter esiste anche l’account @FOMO attraverso il quale vengono dati consigli sul come affrontare il disturbo... in 140 caratteri. ■

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Nella mente del micio Cosa pensano i gatti dei loro padroni? Ce lo svela un biologo inglese: ci vedono come loro simili, anche se molto più grandi di Chiara Baldetti

Il vostro gatto molto probabilmente vi vede come un suo simile, ma molto più grande. Questo almeno secondo la teoria del biologo inglese John Bradshaw, autore del best seller “Cat Sense” (sottotitolo: come la nuova scienza felina può rendervi amici migliori per i vostri gatti), che ha studiato il comportamento dei felini per 30 anni. La sua teoria parte da un dato di fatto: a differenza dei cani, i gatti non si sono evoluti molto dalle loro origini: non sono stati addestrati e continuano a presentare tutte le caratteristiche tipiche dei felini selvatici. Inoltre, non sono mai stati usati dall’uomo per altri scopi, come gli animali da tiro, da soma o da caccia e sono rimasti sostanzialmente solo da compagnia quando portati in un ambiente domestico… e sempre se ne hanno voglia! Secondo le ricerche di Bradshaw alcuni atteggiamenti dei felini che noi scambiamo per affetto, come le fusa, lo strusciarsi addosso o il tenere la coda alta, non sono altro che segnali di non belligeranza. Come a dire: “Ti conosco e non mi sei ostile”. Ci considererebbero alla stregua di altri felini perché questi sono gli stessi atteggiamenti che adottano tra loro per esprimere amicizia: “nella società felina questa sequenza di gesti viene eseguita solitamente dai

gatti più giovani nei confronti dei più vecchi o più grandi, oppure verso la madre o un parente più anziano, o da una femmina verso un maschio” afferma Bradshaw. Sembrerebbe un modo per dire ai gatti più grandi o più autoritari che vogliono essere loro amici e lo stesso avviene con noi umani perché, essendo fisicamente più grandi e incaricati del loro nutrimento, ci temono e ci rispettano in un certo senso. Sempre secondo le osservazioni dello studioso inglese, quando una persona interagisce con un gatto (accarezzandolo o giocandoci), questa interazione tende a durare di più se viene provocata dall’animale. Quindi, per un rapporto migliore col vostro gatto, il consiglio è sempre quello di aspettare che sia lui ad avvicinarsi a voi e non viceversa, come fareste invece con un cane. E le fusa? Secondo Bradshaw non indicano gioia, come siamo soliti credere, ma una richiesta di assistenza: “non stanno cercando di rassicurarci e non stanno godendo delle nostre attenzioni, ma vogliono che li aiutiamo, prevalentemente a mangiare”. Infatti, quelle che noi chiamiamo fusa per loro sono il primo segnale emesso da piccoli nei confronti della madre. Accompagnate dal gesto dell’“impastare” con le zampe sulla pancia della mamma, le fusa significano:

stai ferma e aiutami a mangiare. Quelli di voi che considerano i trofei di caccia riportati dal proprio gatto un regalo, poi, dovranno ricredersi. A quanto pare altro non sono che un retaggio della sua indole di cacciatore: il gatto non sa perché corre dietro al topo o all’uccellino, è un gesto istintivo, e una volta catturata la povera preda non sa più cosa farsene e la lascia dove capita. Croccantini e bocconcini sono molto più gustosi e facili da mangiare. ■

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Hobby House di Gelsomina Sampaolo

Libreria BAMBINI Chi manca all’appello? Alla Scuola della Foresta è il momento dell’appello. La maestra Gaia controlla la lista dei cuccioli e... manca Sofia! Cuccioli e maestre la cercano ovunque. Ma come sarà Sofia? Spinosa come in riccio, pelosa come un gatto o enorme come un ippopotamo? Frasca S.; Mondadori; Euro 6,50

Storie di bambini molto antichi Mostri, regine, eroi e fanciulli raccontati attraverso lo sguardo di una bambina che si chiama Artemide e di un bambino di nome Perseo… Le storie della mitologia classica, viste dalla prospettiva di déi ed eroi quando erano bambini. Orvieto L.; Mondadori; Euro 17,00

Vivere senza dolori con l’educazione posturale Ritrovare il benessere, semplicemente conoscendosi meglio per non ripetere gli errori che hanno portato all’insorgere del dolore. Alla fine, quando si sarà compresa la sua vera natura, non si potrà che arrivare alla conclusione che il dolore è una difesa. Ferrante L.; Tecniche Nuove; Euro 26,90

Shopping, computer pillole Sottotitolo: Ancora una e poi smetto. Anna Green ci spiega come nascono le dipendenze e come possiamo farne a meno: dalle spese compulsive all’attaccamento alle nuove tecnologie, fino alla dipendenza da farmaci. Green A.; Ferrari Sinibaldi; Euro 14,00

IN SALUTE

BEST SELLER La bellezza delle cose fragili La storia di una famiglia, la cui vita serena e agiata viene distrutta all’improvviso. Kwaku, il padre, un chirurgo di successo di origini ghanesi, viene ingiustamente accusato di un errore in sala operatoria che porta alla morte di un ricco paziente. Selasi T.; Einaudi; Euro 19,00

Cinema A proposito di Davis Regia: J. e E. Coen; con O. Isaac, C. Mulligan, J. Goodman trama: un ritratto della scena folk newyorkese anni ‘60. Giudizio: una ballata comica e struggente per uno dei perdenti più belli della galleria dei fratelli Coen.

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Il sorriso di don Giovanni Adele, una passione prorompente, insopprimibile, quasi gesto d’obbedienza a un comando biologico: i libri, la lettura e i suoi personaggi... Nella Napoli degli anni settanta, Adele diventa “maestra di strada”, in uno dei quartieri più degradati della città. Rea E.; Feltrinelli; Euro 18,00

Musica Fabrizio de Andrè Crêuza de mä A 30 anni dalla pubblicazione “Crêuza de mä”, un album cantato completamente in genovese, torna sul mercato in edizione deluxe. Doppio CD con le tracce originali remixate da  Mauro Pagani  ed una raccolta dal vivo.


Oroscopo di Rolando Rossi giornalista e scrittore, studioso di astrologia

ARIETE dal 21/03 al 20/04

Salute e vita: attenzione a quelle nebbie randagie che “fumano” al mattino in campagna, sono lo specchio delle vostre indecisioni. Invece occorre più chiarezza se volete vincere le opposizioni. Sentimenti: non si addice a voi vivere nell’incertezza sulle proprietà sentimentali: è il momento di chiarire. Studio e lavoro: il sole nel vostro segno dovrebbe essere portatore d’idee nuove, anche rivoluzionarie, sta a voi afferrare le giuste occasioni.

TORO dal 21/04 al 20/05

Salute e vita: quell’incanto ancora tenue e pallido di un sogno già consumato, che impera ancora ai bordi dei ricordi, è comunque speranza realizzatrice per sostenere le terapie e per costruire un futuro più concreto. Sentimenti: dovete impiegare più energie per far maturare i vostri sentimenti: prendete esempio dal vento che erode le pietre pur avendo tanto altro da fare. Studio e lavoro: “l’ultima ambizione della Scienza consiste nel chiarire la relazione tra l’uomo e l’Universo”. (J.Monod)

GEMELLI

dal 21/05 al 21/06 Salute e vita: l’immaginazione ingrandisce le cose fino a riempire i vostri sogni, per generare paure. Analisi e check-up vi ricondurranno alla vera realtà. Sentimenti: nulla è più importante della propria individualità, ma non sarebbe nulla se non ci fosse la vera approvazione di chi vi vuole bene. Studio e lavoro: il vostro cielo astrale vi dovrebbe far riflettere sull’efficientismo, il quale renderebbe l’opera vana se nell’incessante corsa al progresso non operasse per produrre ricchezza per il bene comune.

CANCRO

dal 22/06 al 22/07 Salute e vita: mentre i pensieri si mescolano con le solite paure per qualche patologia alternante, vi conviene assumere più calma perché lo scopo delle paure è quello di amplificare i problemi. Sentimenti: parole! Ci sono troppe parole che possono diventare pietrame di scarto, buttate lì a colmare fessure vuote e crepacci di odio inutile. Studio e lavoro: ascoltate il ticchettio del tempo che scorre veloce, per farvi migliorare con l’arrivo di potenze astrali nel vostro segno.

LEONE

dal 23/07 al 23/08 Salute e vita: le gioie maggiori le riceverete dal Sole e Urano, intenzionati a normalizzare ancor più i vostri cicli vitali, perché in questo periodo siete affascinati dai vostri desideri bonari, che esaltano l’eccessiva dolcezza prodotta per ottenere conquiste a buon mercato. Sentimenti: attenzione! Siete creature talmente reali, che i sentimenti che simulate a lungo andare finite per provocarli davvero. Studio e lavoro: se resterete ancora chiusi dentro il recinto della paura, finirete schiavi nella gabbia dell’incertezza.

VERGINE

dal 24/08 al 22/09 Salute e vita: le opposizioni astrali vi faranno sentire immersi nell’indecisione e nell’apprensione per il futuro. Non sono fenomeni generati da patologie in atto, ma condizionati da avvenimenti quotidiani da risolvere. Sentimenti: forse sono troppe le richieste di aiuto che riceverete e siccome sono tanti ad averne bisogno, quasi tutti si dimenticheranno che anche voi siete fra i bisognosi. Studio e lavoro: una combinazione astrale più armoniosa tenterà di far colloquiare le vostre esigenze con le alternative disponibili, per farvi apparire soddisfatti per quello che realizzerete.

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BILANCIA

dal 23/09 al 22/10 Salute e vita: spesso l’immaginazione è più importante della realtà, perché l’intuizione travalica il presente per andare a scandagliare nel futuro dove stanno nascoste le possibilità magiche, perciò lasciate scorrere il tempo tenendovi pronti ad afferrare il possibile che arriverà. Sentimenti: alcune dissonanze faranno emergere momenti di stanchezza e apatia, ma attenzione a non trasferire l’apatia in amore. Studio e lavoro: in questo settore per far scorrere i giorni con fiducia produttiva ci vuole l’utile ed il dilettevole.

SCORPIONE

dal 23/10 al 22/11 Salute e vita: secondo il quadro astrale non ci dovrebbero essere patologie in atto, ne deduciamo che sia un momento anche di profonda riflessione, allora è conveniente districarvi un po’ dai gomitoli della fantasia per tuffarvi con maggior impegno nella realtà fattibile. Sentimenti: “quando il nostro modo di pensare e di sentire, soprattutto il nostro sistema nervoso, rifiutano certe innovazioni, vuol dire che il futuro è arrivato e che ciò che si deve fare è mettersi al passo con esso”. (A. Burgess). Studio e lavoro: non coccolatevi ai raggi della pazienza se volete brandire gli stendardi della vittoria per conquiste reali.

SAGITTARIO

dal 23/11 al 21/12 Salute e vita: le dissonanze astrali saranno facilmente superate se ci metterete più impegno. Andate sul filo delle cose semplici, senza cercare le emozioni eclatanti per mescolare i vostri desideri; più sulla normalità delle cose che sull’impossibile delle imprese difficili. Sentimenti: insieme ai rumori del mondo salirà anche la frenesia di amare, per generare la vita, ma anche assicurare la continuità per il domani. Studio e lavoro: attraverso la successione dei giorni avete seminato la vita per il vostro futuro, ora per realizzare il raccolto occorre molto impegno e qualche raccomandazione.

CAPRICORNO

dal 22/12 al 20/01 Salute e vita: le dissonanze e le opposizioni in atto vi vogliono ricordare che occorre aggiornare anche l’elenco dei desideri, perché il ricordo della felicità non è più felicità, mentre il ricordo del dolore è sempre dolore. Sentimenti: “la preghiera è un amuleto contro la tristezza e lo scoraggiamento dell’anima”. (San Vito) Studio e lavoro: attraverso qualche preghiera o riferimento celeste cercate aiuti in quel mondo misterioso, perché sembra che ci siano angeli che frugano nel mondo delle possibilità per superare le difficoltà procurando il necessario vitale.

ACQUARIO

dal 21/01 al 19/02 Salute e vita: potenze stellari faciliteranno i vostri ideali; uscite dall’ombra della riservatezza, per ricercare il vostro fabbisogno e dedicarvi alle cure atletiche e corporali. Sentimenti: possibili alternanze umorali, ma è importante ricordarsi che, di solito, ci si convince meglio con le ragioni meditate in proprio che dai suggerimenti altrui. Studio e lavoro: è vero ci sono momenti in cui appare raddoppiata la fatica per operare, ma la storia ci racconta che sulle radici del dolore sono germogliate le più stupende opere immortali.

PESCI

dal 20/02 al 20/03 Salute e vita: Marte, Venere ed altre potenze astrali nel vostro segno non sono capitati li per caso, ma per aiutarvi in questo inizio di primavera ad impostare le giuste terapie ed i programmi annuali con convinzioni e festeggiamenti augurali. Sentimenti: possibili consolidamenti e nuovi amori secondo le esigenze personali sono disponibili per chi ha volontà e intraprendenza. Studio e lavoro: spendete il vostro intelletto per consolidare ed ingegnatevi per trovare il desiderato, perché in qualche parte del vostro mondo vitale è li in attesa.


Optima Salute Gold aprile 2014  

Optima Salute Gold aprile 2014