Valore Mamma - Rivista Aprile

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Anno I N° 3 Aprile – Giugno 2013

LA RIVISTA GRATUITA CHE PROMUOVE E SOSTIENE LA MATERNITA’

SALUTE, SPORT E BENESSERE: CONSIGLI PER UNO STILE DI VITA SANO MATERNITÀ OGGI: SFIDE E OPPORTUNITÀ CLARA SANCHEZ: NOI MADRI E LA NOSTRA VISIONE FARE LA SPESA CON I PROFUMI DELLA PRIMAVERA


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Editoriale Salute e benessere per una migliore qualità di vita Noi mamme… in salute Attività fisica in gravidanza Wellness Mamma Maternità e l’esprit du sport Mamma Olimpia La Fotoprotezione-terapia Noi mamme in equilibrio La salute del seno: valore da proteggere Race fot the Cure: tre giorni di salute, sport e benessere Noi mamme e... quel legame unico Cellule staminali: garanzia per il futuro Noi oggi Essere mamma oggi Noi ieri Aristotele e la “condanna” della maternità Uno sguardo sul mondo Make Mothers Matter Speciale Europa La maternità oggi L’Italia virtuosa Tutto è nato da una mamma all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Il valore della maternità al Policlinico “Agostino Gemelli” di Roma La conciliazione nuova virtù in aiuto delle mamme Al via il progetto “Asili sicuri” La polizza di responsabilità del capofamiglia a tutela di piccoli e grandi incidenti nella vita quotidiana Noi in rete Mothers Prayers Amisuradimamma Tra forme e colori Immagini dai quattro vènti Il sogno nel Cassetto Tra le pagine “Non sapremmo nulla sulla vita, se noi madri non raccontassimo la nostra versione” Tra cinema e teatro La figura materna nella drammaturgia televisiva recente Tra le note Creatività femminile: musica e maternità Gocce di filosofia Maternità e radici della vita In famiglia: tra cultura e divertimento E... state in famiglia: nasce il meeting della famiglia di Roma Illustrazione di Alessandra Zoppini Noi mamme... attente all’ecologia Per una società più sostenibile La salute passa per la bocca Pioggia primaverile - proprio ora le cose diventano spendide Un sorriso per iniziare la giornata

VALORE MAMMA - Periodico trimestrale a diffusione gratuita di proprietà dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Anno I Numero 3/2013   Autorizzazione del Tribunale Civile di Roma n° 252/2012 del 25/9/2012 Direttore Responsabile: Antonio Gaspari Coordinatore redazionale: Adele Ercolano

Hanno collaborato a questo numero: Alessandro Peracchi, Angela Teja, Ist. Farm. Ganassini, Riccardo Masetti, Marco Martorana, Angelika Werthman, Belinda Malfetti, Alessandra Caneva, Massimo Riverso, Stefano Tardani, Emma Ceccarelli, Patrizio Veronelli, Stefania Ruggieri. Illustrazioni e vignette di: Alessandra Zoppini alessandra.zoppini@libero.it

Redazione: Marta Rodriguez, Laura Bonsi, Sandra Di Vito

Progetto grafico di: Alberto Aguzzi

Direzione e Redazione: Istituto di Studi Superiori sulla Donna Ateneo Pontificio Regina Apostolorum Via degli Aldobrandeschi, 190 - 00163 Roma www.valoremamma.com issdonna@upra.org - infovaloremamma@gmail.com

Impaginazione & stampa di: Inmediacom Srl Sede in Roma, Via al Sesto Miglio 74 Tel. +39 06 33250436 www.inmediacom.com



EDITORIALE

Salute e benessere per una migliore qualità della vita ondurre una vita sana è il punto di partenza per una migliore qualità della vita: ma come raggiungere questo obiettivo? Sicuramente con l’attività fisica ed una corretta alimentazione. Esistono poi altre dimensioni che favoriscono il nostro benessere.

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I benefici che conseguiamo con l’attività fisica, uniti ad una buona alimentazione, ci aiutano a prevenire molte patologie come ad esempio il tumore al seno; ce ne parla il Prof. Riccardo Masetti, Direttore del Centro Interdipartimentale di Senologia al Policlinico “Agostino Gemelli” e promotore della Race for the Cure, iniziativa di sensibilizzazione sulla prevenzione della salute. Fare sport vuol dire soprattutto salvaguardare la nostra salute e ciò è ancora più vero prima e dopo eventi importanti della nostra vita, come il parto. Alessandro Peracchi, Vice-Presidente dell’AIDonlus, conferma l’importanza di affrontare la gravidanza con il giusto tono muscolare e ci indica che tipo di attività fisica praticare durante la gravidanza. Abbiamo poi scoperto per voi, come la ginnastica con il passeggino per le neomamme, possa essere un modo assolutamente creativo e divertente per continuare l’attività sportiva dopo il parto, insieme al proprio bambino ed in compagnia di altre mamme. Una vita lavorativa conciliante con i ritmi familiari ci aiuta a vivere meglio come testimonia Rossana Ciuffetti dirigente del CONI, e anche l’impegno attivo in progetti significativi per il bene comune come emerge dall’intervista ad

Anne-Claire de Liedekerke, Presidente del Movimento Mondiale delle Madri. In tema di qualità della vita riveste particolare importanza l’accoglienza e l’attenzione che viene riservata alle mamme negli ospedali, nei momenti di difficoltà. La Duchessa Maria Grazia Salviati, forte sostenitrice dell’umanizzazione dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, ci spiega l’importanza del valore dell’ascolto e della solidarietà nei confronti delle mamme dei bambini ricoverati, e di come un giusto atteggiamento relazionale debba essere l’obiettivo di tutto il personale sanitario. La neomamma è sempre più al centro delle attenzioni anche al Policlinico “Agostino Gemelli”: abbiamo intervistato il Prof. Alessandro Caruso, Direttore della UOC di Ostetricia dell’Ospedale e Direttore del nuovo reparto maternità, recentemente rinnovato. E per finire come non legare il nostro benessere alla lettura di un buon libro! Clara Sanchez scrittrice di fama mondiale è presente su Valore Mamma con una interessante intervista. Care lettrici, in questo numero troverete spunti utili per acquisire abitudini più sane e raggiungere con armonia una migliore qualità della vita. Buona lettura!

Marta Rodriguez

Adele Ercolano

Direttrice Ist. di Studi Superiori sulla Donna

Co-founder Rivista Valore Mamma

VALORE MAMMA Sito: www.valoremamma.com Per info: Tel.06. 66 54 39 03 Mail: infovaloremamma@gmail.com Seguici su Facebook 3


NOI MAMME... IN SALUTE

Attività fisica in gravidanza Consigli per uno stile di vita sano di Alessandro Peracchi Prof. Alessandro Peracchi Pediatra Neonatologo e Psicoterapeuta. Fondatore e Vice-Presidente AIDonlus Associazione Internazionale Donne. er una mamma stare bene con se stessa e con il proprio bambino è un obiettivo complesso che richiede, giorno dopo giorno, consapevolezza, impegno e cura. L’attività fisica ne è una prerogativa imprescindibile se si vogliono perseguire i criteri di uno stile di vita sano ed equilibrato. Bastano pochi esercizi, semplici regole quotidiane e un pizzico di buona volontà per migliorare la qualità della propria gravidanza, per affrontare con più determinazione il parto, per sentirsi più in equilibrio nel post partum. Affrontare la gravidanza ed il parto con il giusto tono muscolare aiuta a superare tante piccole difficoltà e problematiche fisiche che tipicamente si presentano nel periodo della gestazione. Non vi sono controindicazioni a praticare attività fisica durante la gravidanza, purché venga svolta con moderazione e sempre dopo aver consultato il proprio ginecologo. La regola principale da seguire è, senza dubbio, quella di non eccedere ed affidarsi al buon senso. Da un’attività fisica praticata in modo adeguato derivano molteplici vantaggi a livello respiratorio, cardiocircolatorio e posturale e in relazione al mantenimento del peso, non sottovalutando i benefici psicologici che sono strettamente legati alla cura ed al benessere del proprio corpo. La donna non deve solo essere in forma ma, soprattutto, sentirsi in forma!

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Gli sport maggiormente indicati per donne che godono di buona salute ed hanno un decorso di gravidanza normale, sono tutte le attività di tipo aerobico a bassa intensità come, ad esempio, la ginnastica dolce ed il nuoto. Coloro che svolgevano uno sport già prima del concepimento possono continuare a praticarlo alleggerendo gli esercizi ad alto impatto. Da escludere tutte le attività fisiche che non rientrano nei termini e nelle indicazioni sopra esposte, in particolar modo l’equitazione o sport equivalenti. Consigliate le passeggiate giornaliere, possibilmente in luoghi non eccessivamente trafficati. Dopo il parto, verso la terza settimana, è possibile e consigliato il recupero di una buona forma fisica che garantirà di affrontare lo stress e la fatica con maggiore energia. Tra gli obiettivi da porsi sono il ripristino del pavimento pelvico e del tono muscolare addominale, che maggiormente subiscono modificazioni e traumi durante il parto. Suggerite anche in questo periodo grandi passeggiate, attività in acqua, come nuoto e acqua-gym, tonificazione e attività passive quali massaggi, riflessologia plantare e, sempre sotto controllo medico, agopuntura. L’Associazione Internazionale Donne dal 2004 lavora a promozione della salute sia fisica sia psicologica della donna, nella convinzione che i due aspetti del suo benessere siano complementari e che debbano armonizzarsi in particolar modo nella delicata fase della maternità, laddove sono necessarie nuove risorse ed energie per affrontare forti cambiamenti e il giusto equilibrio per contrastare le possibili criticità del post partum, quali per esempio i fenomeni depressivi.


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Con questo obiettivo, l’AID ha creato e sviluppato negli anni molteplici servizi pensati proprio per questa fase: fisioterapia; agopuntura e auricoloterapia (indicate in particolar modo nel post parto); massoterapia; riflessologia plantare; moxibustione (consigliata, nei casi previsti dal medico, tra la 32° e la 37° settimana di gravidanza). Un percorso articolato e differenziato, attento a tutti gli aspetti della salute e della vita della donna nel suo complesso ed esigente cammino di mamma.

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Chiamando il numero 06.98186518, personale A.I.D. dedicato fornirà tutte le informazioni necessarie a proposito di: preparazione alla nascita puerperio, salute e benessere di neonati e bambini prevenzione della depressione pre e post parto, allattamento, svezzamento, ritorno a casa del neonato, salute psicologica dei bambini (cura di depressione, fobie ed attacchi di panico) preadolescenza ed adolescenza patologie, terapie ed esami specialistici materie legali concernenti i minori, la coppia e la famiglia.

Corsi pre-parto gratuiti Proseguono i corsi pre-parto gratuiti per i tesserati A.I.D. Tutti i partecipanti hanno accesso ad una prima visita neonatale gratuita, da effettuarsi entro il primo mese di vita del neonato. Con il tesseramento, si ha inoltre l'opportunità di beneficiare di tariffe particolarmente ridotte per tutte le prestazioni specialistiche offerte dai medici affiliati A.I.D.

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Wellness Mamma In forma e in armonia, con il passeggino di Laura Bonsi

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abiola Moroni è un’istruttrice di fitness, ma soprattutto una mamma che ha deciso di creare un servizio utile ad altre mamme e lo ha fatto con la passione di chi ha trovato nella propria maternità davvero tanta energia ed entusiasmo. Insieme al marito Francesco e al figlio maggiore Lorenzo, con cui condivide la grande passione per lo sport, ha fondato l’associazione sportiva dilettantistica Wellness Mamma. Tra le attività sportive e ricreative che propone, Wellness Mamma ha un fiore all’occhiello: la ginnastica con il passeggino per le neomamme, un modo assolutamente creativo e divertente per continuare l’attività sportiva dopo il parto insieme al proprio bambino. I corsi di ginnastica con il passeggino della Wellness Mamma, adatti a tutte, a partire dai sei mesi dopo il parto, offrono alle neomamme l’opportunità di allenarsi insieme ad altre mamme in un clima di condivisione e allegria, senza doversi separare dal proprio bambino. Un’occasione dunque per prendersi cura di sé, corpo e psiche, e per fare un’esperienza collettiva fuori casa insieme al proprio bebè, evitando di isolarsi e di vivere in solitudine le eventuali difficoltà dei primi mesi da mamma. Gli esercizi, che si svolgono sia al chiuso sia all’aria aperta, in funzione della stagione e delle condizioni metereologiche, sono semplici e alla portata di tutte: allungamento e tonificazione sono gli obiettivi principali, focalizzati soprattutto sul rispristino del tono muscolare addominale e pelvico. Il passeggino viene integrato negli esercizi, proposto quasi come fosse un prolungamento del corpo della mamma la quale vi si appoggia, lo allontana e lo riavvicina a sé utilizzandolo come strumento di allenamento. I benefici di questo programma di allenamento sono davvero molteplici: la ginnastica con il passeggino è un approccio molto accessibile e congeniale alle neomamme;

le aiuta a ripristinare la consapevolezza del proprio corpo, a migliorare la circolazione sanguigna, a tenere sotto controllo il peso; abbatte lo stress; favorisce il senso della cura di sé, migliora la relazione con il proprio bambino, crea l’opportunità di ampliare la propria rete sociale in comunione con altre mamme.

Fabiola Moroni Istruttrice di Fitness e fondatrice Wellness Mamma. Promozione corso ginnastica con il passeggino al Parco Leonardo.


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Maternità e l'esprit du sport di Angela Teja

Angela Teja Presidente Società Italiana Storia dello Sport o sport è sempre stato considerato un ambito maschile per eccellenza, collegato alla forza, alla virilità, alla competizione, tutte caratteristiche tipicamente maschili, mentre la donna è tradizionalmente arrendevole, dolce e sottomessa. Eppure il suo processo di affermazione a livello sociale passa anche attraverso l'accesso al mondo dello sport. Per andare nei campi sportivi o nelle palestre, la donna esce di casa, frequenta ambiti diversi da quelli familiari, conosce persone diverse, dimostra di curare il suo corpo, sa di doversi ritagliare del tempo per sé.

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Oggi sappiamo che far sport per la donna vuol dire vincere le proprie timidezze, dimostrare di non avere indecisioni né fragilità preconcette, ma vuol dire soprattutto salvaguardare la sua salute, specialmente prima e dopo eventi importanti della sua vita come quello del parto. Prima, nella gestazione: le riviste sono piene di consigli utili alla donna incinta, per mantenersi elastica e tonica, per ossigenare il suo corpo e quello del feto che sempre più forma va prendendo nel suo grembo nell'arco dei nove mesi. Anche per permettere alla sua mente di liberarsi concentrandosi in altre attività piacevoli che l'aiutino a superare l'ansia dell'attesa, e poi la nausea per un eccesso di ormoni, il senso di gonfiore e pesantezza e via via tutti i sintomi tipici della gravidanza. Infine perché esercitare il corpo vuol dire affrontare un parto con meno inconvenienti. I risultati di una recente ricerca condotta dagli scienziati svedesi del Karolinska Institutet in collaborazione con i colleghi dell'Università Politecnica di Madrid hanno dimostrato che le complicanze da parto sono superiori nelle donne inattive rispetto alle sportive e che è presente una maggiore propensione al diabete e ai tumori nel bambino. Poi, dopo il parto: i consigli alla donna per "rimettersi" in linea con lo sport sono ancor più generosi e frequenti,

spesso con osservazioni insistenti sul peso-forma, sull'estetica, sull'incidenza di malattie dismetaboliche etc. Non sempre, però, questo genere di approccio allo sport rende la donna che lo frequenti sua fedele e convinta praticante, perché la motivazione resta in superficie, ancorata all'esteriorità degli aspetti estetici o alla salute. Ma non sono questi i valori intrinseci dello sport, piuttosto sono obiettivi secondari che non arricchiscono l'esprit du sport, cioè la radice culturale che dovrebbe essere presente in ognuno di noi, ma anzi possono impoverirlo con la conseguenza di allontanare molto presto la donna dai campi sportivi e dalle palestre, per occuparsi delle mille altre incombenze di madre, più radicate dal punto di vista culturale e dell'impegno personale. L'abbandono è il rischio che corre lo sport se lo si concepisce come bene accessorio e non come bene primario, un rischio al quadrato per la donna. Ma quali sono le motivazioni più profonde che potrebbero rendere lo sport per la neo-mamma un prodotto utile dal punto di vista culturale, cioè della trasmissione dei valori? Per esempio che attraverso lo sport si possono insegnare ai figli i fondamenti etici della vita: responsabilità personale, valore della relazione con gli altri, solidarietà, disciplina, rispetto delle regole e via via tutti gli altri importanti insegnamenti educativi che il mondo sportivo sa dare. Ma per far questo, la madre deve essere essa stessa una testimonial. Quello materno può, infatti, essere un vero e proprio "passaggio del testimone" delle buone pratiche da madre a figlio, col fine di educare i futuri cittadini in modo che possano formarsi in maniera vigorosa, proprio come insegna lo sport. Sport dunque come abitudine ad una vita sana, radicamento di una cultura che deve iniziare precocemente per ottenere i risultati migliori secondo principi che a ben guardare sono quelli ispiratori del moderno Olimpismo: fare sport per essere amici del mondo (amicizia), fare sport per mostrare il meglio di sé, cercando quindi di migliorare sempre, performandosi non solo fisicamente ma anche spiritualmente (eccellenza), fare sport per essere solidali con gli altri attuando tutti i meccanismi necessari ad esserlo, cioè il gioco di squadra, la collaborazione nel coordinamento degli intenti, la fratellanza etc. (solidarietà), fare sport come allenamento alle virtù, per educare ai fondamenti etici della vita. Non è un caso che "amicizia", "eccellenza", "solidarietà" siano le nuove parole d'ordine del Movimento Olimpico che hanno sostituito il più datato "Citius, altius, fortius". Per questo lo sport è ricchissimo di valori educativi e quale madre non vorrebbe insegnarli al proprio figlio?

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Mamma Olimpia Intervista a Rossana Ciuffetti di Angela Teja enerdi 1 febbraio, Circolo del Tennis, Foro Italico, Roma, ore 13:15. Rossana Ciuffetti arriva con un leggero ritardo, scusandosi, l'hanno trattenuta a una riunione di lavoro, con il gruppo di tecnici che guideranno i nostri atleti PO nel prossimo quadriennio, dove PO sta per "probabili olimpici". E' la prima donna dirigente che si occupi di un incarico tra i più delicati, fulcro del Movimento Olimpico Italiano. E' la responsabile infatti del settore "Preparazione Olimpica". Era il 2008 quando la dirigenza del CONI, il Comitato che da un secolo si occupa di scegliere la rappresentativa nazionale per i Giochi più famosi del mondo, oltre che di diffondere lo sport in Italia, ha deciso di smentire la sua tradizionale vocazione maschile per dare a una donna il ruolo di pivot del Movimento stesso.

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A vedere la dolcezza del viso di Rossana e dei suoi modi, non sembra che sia stata una fatica titanica, o meglio amazzonica. Lei stessa ammette di essere stata fortunata nella vita, che le ha offerto di imparare molto dai suoi maestri, tutti grandi dirigenti sportivi anche a livello internazionale. Aveva solo 26 anni quando Nebiolo le ha chiesto di entrare nella sua segreteria, e poi Barra, Pescante, Fabbricini, ma non è stato casuale: si intuisce la sua grinta, la sua volontà di arrivare, la capacità di inserire i diversi traguardi in un piano prestabilito in cui le aspettative nel lavoro hanno coinciso con i momenti magici della sua vita personale. "Ho studiato, mi sono laureata in lingue, non vengo dallo sport ma ho seguito gli sportivi e ho imparato molto da loro. Lo sport è tra le guide più utili e concrete alla vita, di volta in volta mette in grado di trovare le soluzioni ai problemi in cui inevitabilmente ci si imbatte. Quello che l'atleta prova,

che il suo allenatore sperimenta, che l'organizzatore scansiona, spesso è la realizzazione metaforica di quello che può avvenire ad ognuno: fatica, sacrificio, creatività, inventiva, capacità di essere equilibrati e razionali. Ma soprattutto lo sport insegna a vivere con gli altri, a fare gruppo, a trovare nella rete di amicizie il supporto per andare avanti anche nelle avversità". Quello di Rossana è un parlare calmo, posato. Il suo viso si illumina quando le si chiede di raccontare come si possa diventare il numero tre del CONI e trovare il tempo di crescere due figli, Filippo e Federico, ora di 19 e 15 anni. "Non ho mai voluto rinunciare alla mia vita personale, pur aiutata da chi mi è stato vicino, che ha saputo conciliare i suoi tempi con i miei. Sono stata fortunata per questo e anche perché ho avuto la possibilità di lavorare in un ambiente che mi ha permesso di adattare i ritmi lavorativi con quelli della famiglia. Si, lo so che per molte donne l'esperienza è diversa, ma le cose stanno cambiando. Anche la nostra società inizia a scoprire il valore aggiunto dalle donne nelle professioni: tra tutti la capacità di unire, mettere insieme esperienze, in modo che si sommino e il risultato sia più ricco, variegato. Noi sappiamo portare il senso della famiglia, del dialogo, della solidarietà nei gruppi. Nello stesso tempo sappiamo incoraggiare. Uno staff va stimolato con la testimonianza del suo leader, va trasmessa la passione al lavoro, i valori in cui si crede, gli obiettivi anche un po’ visionari che si traguardano, e poi va gratificato. Grazie all'aiuto della massima dirigenza del Coni che ha creduto in me, di Gianni Petrucci e Raffaele Pagnozzi, sono riuscita a far crescere la mia squadra professionalmente, imparando a sopportare carichi di responsabilità sempre maggiori. E' un circolo virtuoso: se ti danno fiducia e ti

Rossana Ciuffetti Responsabile settore “Preparazione Olimpica” del CONI.

Cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Londra 2012

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permettono di fare, di inseguire i tuoi sogni, riesci a comunicarlo ai tuoi collaboratori, e loro agli altri che ruotano nell'organizzazione olimpica, da sempre una grande famiglia. Noi donne, che siamo intrise di senso del ménage familiare, che siamo abituate a gestire le sue molteplici problematiche (allevamento, educazione, scelta degli studi dei figli, cure domestiche e familiari a vari livelli, un vero e proprio tirocinio lungo una vita), siamo in grado di imprimere vigore nel nostro ambito lavorativo, e questo accade anche nell'organizzazione olimpica: negli uffici, nelle riunioni, nei Forum dei tecnici, per arrivare poi fino ai campi. Potremmo anzi dire che quella dei Forum è un'invenzione dalle caratteristiche "femminili": in essi si incontra gente proveniente da più mondi e l'abilità sta proprio nel saper metterla insieme, in modo che possa conoscersi, accettarsi, mescolare le proprie esperienze. Perché è da questa molteplicità di conoscenze che può nascere la novità dell'impresa, elemento fondamentale per vincere." La vita lavorativa di Rossana Ciuffetti non si discosta pertanto dal suo viver di donna, anzi, sono proprio le caratteristiche femminili del suo agire quelle che la connotano e la portano al successo. Perché indubbiamente Londra 2012 è stato un successo per la squadra nazionale italiana che lei ha predisposto per la grande avventura. Le 8 medaglie d'oro, le 9 d'argento e le 11 di bronzo lo testimoniano, ma anche la soddisfazione, la gioia di aver vissuto insieme a tanti giovani la magica esperienza dell'Olimpiade. "Ci trovavamo nel cortile interno alle costruzioni del villaggio che ci ospitavano come in un college. Di fronte a noi gli Usa, a fianco la Spagna. L'ultima sera nessuno voleva più andare a dormire, per non interrompere il clima di un'esperienza indimenticabile per tutti e non solo per i giovani che l'hanno vissuta da atleti. Perché ogni quattro anni siamo tutti protagonisti dell'avventura olimpica, tutti i componenti la spedizione azzurra. Su quella pelouse sono passate le vibrazioni dei nostri animi, le tensioni pre-gara, le delusioni per le sconfitte, la gioia incontenibile per le vittorie. Cercavo di essere vicina a tutti, specie nei momenti più delicati, ho vissuto con Tania Cagnotto la sua stessa delusione, ho trepidato per la crisi del nuoto, ed ho sempre cercato di portare coraggio. In questo mi sentivo materna, perché non esserlo? Sapevo che sarebbe servito. Noi madri pensiamo spesso ai nostri figli: cosa vorremmo per loro? Cosa provano in certe circostanze? Come "tirar fuori" le loro capacità, i risultati? Come crederci con fermezza, come portarli a maturare e a crescere, a formarsi da sportivi ma anche da cittadini, perché lo sport è questo, anche se molti lo fraintendono e banalizzano. Avendo vissuto in famiglia questi sentimenti, ho cercato di travasarli nella mia esperienza di dirigente sportiva. Ho sempre cercato di comprendere gli altri e le loro difficoltà, e così sono venuti i risultati. Certo c'è voluta anche molta grinta, ma quella non mi è mai mancata, come spesso non manca alle donne. Bisogna però riconoscer loro che è una caratteristica positiva". Poi il discorso torna di nuovo ai suoi figli. Gli occhi le si

illuminano ancor di più al ricordo delle gravidanze. In particolare quella del 1997 collegata a un evento sportivo di rilievo, la missione a Losanna per la candidatura di Roma ai giochi olimpici del 2004, assegnati poi ad Atene con grande delusione delle aspettative di tutti. "Un'Olimpiade che ci spettava ma che ci è sfuggita per un soffio nell'arco di una notte. Ero incinta di 3 mesi, mi si vedeva già un pò di pancetta ma volevo esserci. Non potrò dimenticare la bellezza e l'euforia di quei giorni che ci davano vincenti, e poi l'abbattimento incredulo di tutti. Ma lo sport è questo, bisogna anche saper perdere. E comunque io ho vissuto bene le gravidanze, giunte al momento giusto nella mia vita, quando potevo permettermi turni di lavoro equilibrati. Ho lavorato fino all'ultimo e dopo il parto sono riuscita a conciliare, tornando subito in ufficio, i ritmi della mia famiglia con quelli del lavoro. Ho allattato a lungo, sapevo che sarebbe stato importante per far crescere sani i miei figli, ho cercato di dar loro il massimo che ho potuto, sono ingrassata più in quel periodo che in gravidanza. L'allattamento, se non avessi mangiato il doppio, mi avrebbe indebolito. Ho sempre trovato comprensione nei miei dirigenti. " E' una donna salda e vigorosa, la Ciuffetti, sportiva, lo si nota, e molta della sua fermezza deriva dal fatto di essere stata fortunata nella sua vicenda familiare e lavorativa: "Si, devo ammetterlo, sono stata fortunata, ammetto che ho avuto molto dalla vita e dal lavoro”. Ma la Fortuna “uno deve anche darsela”, avrebbe detto il buon Machiavelli oggi tornato di moda con il suo Principe. La forza di Rossana sta in questo: nell'aver trovato la Fortuna ma nell'averla anche riconosciuta e assecondata, e poi nell'ammetterlo. E' importante aver chiaro quello che si ha ricevuto dalla Vita e poi l'averne saputo trarre vigore, per fare sempre meglio. Se vogliamo, la sua è un'umiltà di modi e di parole che, mantenendone tutta la femminilità, la rendono una donna ferma, decisa, positiva, una leader.


NOI MAMME... IN SALUTE

La fotoprotezione-terapia Come prendersi cura della propria pelle A cura dell’Istituto Farmaceutico Ganassini

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umerosi studi sono stati effettuati negli ultimi anni per valutare i danni a breve e lungo termine derivanti da una scorretta esposizione solare. Ma per la prima volta, l’Istituto Ganassini attraverso uno studio osservazionale effettuato attraverso il lavoro del Prof. A. Crupi Dermatologo, introduce il concetto di “FOTOPROTEZIONE - TERAPIA”. I risultati del lavoro evidenziano infatti, che il costante utilizzo di creme con specifici fattori di protezione solare è in grado, non solo di limitare fortemente l’insorgere di danni cutanei, ma nel tempo di osservare un miglioramento morfologico e strutturale della cute foto-danneggiata. Il fatto che l’organismo sia esposto ai raggi UVA durante tutti i giorni dell’anno e che proprio queste radiazioni siano responsabili di tutta una serie di danni alla cute in generale, suggerisce l’importanza e la necessità di una protezione solare cutanea costante e giornaliera. Le creme con specifici filtri di protezione solare andrebbero applicate non solo d’estate, ma in tutte quelle situazioni in cui ci si esponga alla luce solare. Certamente la fotoprotezione-terapia (PPT) rappresenta un nuovo presidio terapeutico a disposizione del dermatologo ed in particolare del dermoncologo moderno: l’utilizzo di un prodotto solare dovrebbe rientrare a pieno titolo nel nuovo concetto di terapia foto-protettiva, e pertanto il dermatologo che ne prescrive l’utilizzo attuerà una prescrizione terapeutica vera e propria. Le radiazioni solari ultraviolette rappresentano a tutti gli effetti un rischio carcinogenico per tutti coloro che si espongono in maniera non adeguatamente protetta, e pertanto la fotoprotezione-terapia svolge un ruolo fondamentale nell’educazione sanitaria.

Esposizione solare in gravidanza. Esporsi al sole durante il periodo della gravidanza è possibile, ma è necessario farlo con sicurezza. Il sole racchiude in sé una serie di effetti positivi, come esercitare uno stato di benessere a livello psicologico ma anche promuovere la sintesi della Vitamina D, fondamentale nell’organismo per l’assimilazione di calcio. E’ altresì vero che una scorretta esposizione solare può causare invecchiamento della pelle e manifestazioni di problematiche più gravi a livello cutaneo. In particolare la foto esposizione durante il periodo della gravidanza, senza una corretta protezione, promuove il manifestarsi di macchie cutanee ipercromiche (cloasma gravidico) sul viso. E’ quindi necessario esporsi al sole seguendo alcune semplici linee guida tra le quali ritroviamo l’utilizzo di prodotti solari con SPF adeguato. Per le future mamme il consiglio è quello di utilizzare fattori di protezione molto alti. All’interno di Rilastil Sun System, linea solare dermatologica adatta a tutti i tipi di pelle anche quelle più sensibili e' possibile trovare il prodotto solare indicato ad ogni di necessità. Il complesso caratterizzante, PRO-DNA Complex è costituito da estratti vegetali selezionati e aiuta a proteggere il DNA cellulare ed a contrastare il foto invecchiamento e la formazione di eritemi cutanei. I filtri minerali di ultima generazione in sinergia con i filtri tradizionali, garantiscono il raggiungimento di Fattori di Protezione molto elevati con una concentrazione minore di filtri utilizzati. Tra i prodotti a protezione alta e molto alta (SPF 30 e 50+) troviamo tre novità : - Rilastil Sun System Fluido Comfort SPF 50+, referenza dalla texture ultra leggera che si assorbe istantaneamente. Questa caratteristica lo rende un prodotto particolarmente indicato non solo al mare o in montagna, ma anche: • Nell’utilizzo quotidiano in città per soggetti che presentano la problematica delle ipercromie cutanee (anche come base trucco). • Durante l’attività sportiva. - Rilastil Sun System Emulsione Matt SPF 30 e 50+, 2 prodotti oil-free particolarmente indicati per pelli miste e grasse. L’effetto Matt è determinato da principi attivi caratterizzanti che da un lato svolgono un’azione opacizzante e dall’altro, per mezzo di un effetto soft-focus, attenuano le imperfezioni cutanee. La pelle appare quindi più compatta e omogenea. Imparare a difendersi dai rischi legati ad una scorretta esposizione solare, garantisce quindi la prevenzione in immediato di scottature, ustioni, eritemi, macchie cutanee, e nel lungo termine aiuta a proteggere la pelle contro l'invecchiamento cellulare precoce.

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NOI MAMME IN EQUILIBRIO

La salute del seno: valore da proteggere di Riccardo Masetti Prof. Riccardo Masetti Professore Straordinario di Chirurgia Generale, Direttore Centro Interdipartimentale di Senologia, Università Cattolica- Policlinico Gemelli. Presidente Susan G. Komen Italia.

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roteggere  la  salute  del  proprio  seno  è  uno  speciale mandato affidato ad ogni donna. Osservando semplici norme di prevenzione primaria e secondaria ogni donna, infatti, può ridurre la probabilità di sviluppare un tumore del seno o identificare questa malattia in fase precoce. I tumori del seno sono le neoplasie maligne più frequenti nelle  donne  e  sono  in  continuo  aumento,  con  ricadute  importanti sulla famiglia e sul mondo del lavoro. Una donna su 9 sviluppa un tumore del seno nel corso della vita, ogni anno in Italia oltre 47.000 donne ricevono questa diagnosi, una ogni 15 minuti. Sebbene le possibilità di guarigione siano piuttosto alte, soprattutto quando la diagnosi è precoce, più di 30 donne ogni giorno perdono la loro battaglia contro questa malattia. Bisogna quindi  tenere a mente questo problema e fare quello che serve per tenersi protetti. Prima di tutto effettuando con regolarità dei semplici esami di prevenzione secondaria  attraverso  i  quali  è  possibile accorgersi di un tumore del seno negli stadi più precoci ed avere  oltre  il  90%  di  possibilità  di  guarigione,  con  cure semplici e poco invasive.

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Sulla base delle attuali conoscenze, tutte le donne sono invitate a seguire un percorso diagnostico di prevenzione che  si  può  così  articolare:  visita  senologica  eseguita annualmente dal medico specialista; mammografia, a cui sottoporsi in particolare a partire dai 40 anni ogni 12 mesi; ecografia, da eseguire nelle donne di età inferiore ai 40 anni,  a  integrare  la  visita  senologica,  e  come  esame complementare  alla  mammografia  nelle  donne  di  età superiore ai 40 anni. È  molto  importante  conoscere  i  fattori  di  rischio  per lo  sviluppo  del  tumore  del  seno;  alcuni  di  questi  fattori non  possono  essere  modificati  come,  ad  esempio,  l’età (il rischio cresce con l’aumentare dell’età) e la storia familiare.  Altri fattori di rischio possono esse modificati con semplici accorgimenti  sullo  stile  di  vita,  rendendo  meno  forte  il rischio di ammalarsi. È stato dimostrato infatti che, per le donne in post-menopausa, il sovrappeso o l’obesità determinano un aumento di rischio di  tumore del seno del 30%. Un’alimentazione ipercalorica,  ricca  di  grassi  saturi  e  carni  determina  un aumento di rischio di  tumore del seno del 15-20%.  La vita sedentaria può  aumentare il rischio di insorgenza di tumore del seno, mentre le donne che svolgono almeno 30 minuti al giorno di attività fisica, in maniera costante nel tempo, hanno una riduzione del rischio del 20%-30%. L’assunzione  di  terapia  ormonale  sostitutiva  per  più  di cinque anni aumenta il rischio di insorgenza del tumore del


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seno; pertanto è consigliabile evitarla se possibile, e comunque limitarla soltanto alla cura dei sintomi della menopausa e non a scopo preventivo. Dunque le sei regole d’oro per prevenire i tumori del seno sono: l’attività fisica regolare, il controllo del proprio peso corporeo, la riduzione dell’introito di grassi nella dieta, la limitazione del consumo di alcool, la limitazione dell’uso di terapia ormonale sostitutiva in menopausa e, ove possibile, l’allattamento al seno. In particolare l’allattamento al seno costituisce un importante presidio nella lotta ai tumori del seno e dell’ovaio, oltre a proteggere dall’osteoporosi, dalle patologie cardiovascolari e dal diabete. È stato calcolato che per ogni anno di allattamento il rischio relativo per una donna di ammalare di tumore del seno si riduce del 4.3% e del 7% per ogni gravidanza. Le mamme che allattano proteggono il loro seno attraverso due meccanismi: da una parte, promuovendo la differenziazione del tessuto mammario, cioè consentendo alle cellule del seno di completare la loro maturazione iniziata durante la pubertà e quindi di essere meno suscettibili ad eventuali trasformazioni neoplastiche; dall’altra, riducendo il numero dei cicli ovulatori nell’età fertile, e dunque il periodo di esposizione delle cellule della ghiandola mammaria agli ormoni sessuali. Ma è stato dimostrato che esiste un ulteriore meccanismo protettivo che agisce mediante un complesso di alfa-lattoalbumina (costituente del latte materno) e che ha la capacità di indurre la morte delle cellule tumorali. Dunque il latte materno contiene dei componenti complessi che, da un lato assicurano la fonte di nutrimento ideale per il bambino e, dall’altro riducono il rischio per la madre di ammalarsi di tumore del seno. Il latte materno è sicuramente l'alimento naturale più completo per il neonato perché gli fornisce tutto ciò che occorre per crescere e svilupparsi assicurandogli anche un equilibrato rapporto psicologico ed affettivo con la mamma. L’OMS consiglia di allattare al seno in modo esclusivo i bambini fino a sei mesi e di protrarre l’allattamento almeno fino ai 12 mesi. I dati raccontano che purtroppo sono ancora molte le mamme che rinunciano ad allattare, perché indotte a non farlo per mancanza di supporto adeguato o per mancanza di tutela sul posto di lavoro. In Danimarca il 99,6% delle neo-mamme allatta, mentre in Italia, una volta che mamma e bambino sono stati dimessi dall'ospedale, tale pratica è svolta solo da una percentuale compresa tra il 60% e l'89% (allattamento misto, biberon e seno). Al terzo mese di vita del bambino la percentuale scende al 50%, mentre al sesto mese questa percentuale non supera il 10%. L’allattamento materno è una risorsa così preziosa, che è importante aiutare le mamme in questo percorso e promuovere l’allattamento al seno sin dai primi momenti dopo il parto. Purtroppo esistono condizioni in cui le donne non possono allattare perché sottoposte a trattamenti oncologici. Il numero di diagnosi di tumore in donne in età fertile che

non hanno ancora avuto figli è sempre crescente ed in particolare il tumore del seno rappresenta un terzo delle neoplasie che possono colpire una donna prima della menopausa. Durante i trattamenti chemioterapici non è possibile allattare al seno, né mentre ci si sottopone a radioterapia, né durante la cosiddetta terapia ormonale che inibisce la sintesi di ormoni ed è dunque un potente inibitore della produzione di latte. Le madri che hanno terminato le terapie possono allattare con il seno sano e talvolta è possibile anche allattare con il seno sottoposto a radioterapia, purchè non sia stato necessario recidere i dotti durante il trattamento chirurgico. In particolare dopo radioterapia, come dimostrano recenti studi clinici, di febbraio 2013, è possibile allattare, ma la quantità di latte prodotto ha una riduzione di circa il 50% e, nel latte prodotto dal seno irradiato, sono state evidenziate delle modificazioni biochimiche, non presenti nel latte prodotto dal seno sano. Tuttavia il latte prodotto dal seno sottoposto a terapia chirurgica e radiante è da considerarsi sicuro per il bimbo. Il consiglio migliore da dare alle donne è di avere un approccio, il più naturale possibile, alla conoscenza del proprio seno, per essere così preparate a difendere questo organo in ogni fase della vita. L’allattamento al seno è il dono più bello che una mamma può fare al suo bambino. Così bello perché è un dono reciproco per la vita della madre e del bambino, sebbene sia difficile stabilire chi dà e chi riceve.

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NOI MAMME IN EQUILIBRIO

Race for the Cure: tre giorni di salute, sport e benessere Intervista al Prof. Riccardo Masetti di Laura Bonsi

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rofessor Masetti, la Race for the Cure è ormai giunta a Roma alla sua 14^ edizione. Che cosa rappresenta questa manifestazione ? La Race for the Cure è un grande evento per le famiglie che propone spazi e attività alla portata di tutti, grandi e piccoli, e ha come obiettivi primari quello di esprimere solidarietà alle donne che si sono confrontate con il tumore al seno, di promuovere la prevenzione secondaria rispetto a questa malattia, di incoraggiare uno stile di vita sano ed equilibrato e di raccogliere fondi per iniziative di alto profilo sanitario. Non bisogna farsi spaventare dal fatto che si tratta di una mini-maratona; questo è solo un aspetto delle molteplici iniziative dell’evento. Nelle ultime edizioni abbiamo esteso la manifestazione a tre giorni dei quali due sono dedicati al villaggio della prevenzione, un grande spazio dedicato alla tutela della salute della donna all’interno del quale operano tanti specialisti che offrono la loro professionalità per garantire visite gratuite a donne economicamente e socialmente svantaggiate. Nella scorsa edizione di Roma sono stati registrati 52.000 iscritti. Quali sono secondo Lei le ragioni di tanto successo? A Roma la Race for the Cure della scorsa edizione è risultata la più partecipata tra tutte le 130 realizzate negli Stati Uniti e questo ci dà grande soddisfazione, perché vuole dire che abbiamo rispettato pienamente l’impegno con la Fondazione e che abbiamo reso un servizio molto significativo alla città. Ritengo che il successo di questa iniziativa risieda nel fatto che questo è un progetto creato con buoni ingredienti e fondato sulle qualità positive del “modello Komen”: costi di gestione molto contenuti; buon uso dei soldi e trasparenza; efficienza organizzativa e creatività. Inoltre questo progetto si nutre di volontariato vero: gran parte del lavoro è affidato ai volontari che sono motivati dal fatto di partecipare ad un progetto molto aperto e inclusivo e di forte utilità sociale. Negli ultimi anni la manifestazione è diventata un evento di più giorni, con un programma estremamente ricco e differenziato e dunque alla portata di tutti e con la prospettiva per chi viene di trascorrere ore piacevoli perché il contenuto è divertente ed emozionante. Inoltre, a chi si iscrive consegniamo in omaggio un pacco gara che ha anche un considerevole valore economico: anche questo può essere considerato un incentivo e comunque un valore aggiunto. C’è tanto impegno, lavoro ed entusiasmo dietro questa manifestazione: una formula vincente che ha fatto crescere l’evento di anno in anno, senza alcun segno di stanchezza. A che cosa sono devoluti i fondi raccolti in occasione di questa manifestazione?

I fondi raccolti vengono utilizzati in un modo molto efficace e per iniziative molto concrete. Un terzo dei fondi è destinato ad aiutare altre associazioni che si occupano dello stesso problema: in tredici anni abbiamo sostenuto quasi 300 progetti medio piccoli. Operiamo infatti con un forte spirito di servizio mettendo a disposizione di realtà che lavorano per la stessa nostra causa la nostra spiccata capacità nella raccolta fondi. Un terzo dei fondi viene invece utilizzato per sostenere i costi vivi dell’organizzazione di eventi; e infine un terzo per progetti di tipo educativo: da tredici anni finanziamo un progetto di formazione permanente rivolto agli operatori sanitari coinvolti nel percorso di cura delle donne con tumore al seno. Il nostro impegno in questo settore è in particolar modo dedicato alle città del centro sud d’Italia, dove sentiamo che c’è maggiore bisogno. Infine finanziamo premi studio per giovani medici e per progetti educativi dedicati alla prevenzione o all’assistenza psico-oncologia. Professore, quali sono le altre iniziative di sensibilizzazione e prevenzione rispetto al tema del tumore al seno portate avanti quest’ anno a Roma? Quest’anno abbiamo messo in campo numerose iniziative per rimarcare l’importanza della prevenzione e del vivere sano, attivandoci in particolar modo con giornate di sensibilizzazione nelle scuole superiori. Da una importante indagine in merito al livello di informazione delle donne sul tema della prevenzione del tumore al seno, risulta infatti che la maggioranza ha un buon livello di consapevolezza, ma almeno il 50% non usa le informazioni acquisite per paura di scoprire la malattia. E’ invece fondamentale comprendere che se la malattia viene diagnosticata presto si hanno, non solo più possibilità di guarire, ma anche buone probabilità di ricevere cure poco invasive. Abbiamo dunque scelto di lavorare su questa paura dentro le scuole, con l’obiettivo di cambiare la cultura della prevenzione partendo proprio dalle giovani donne. Inoltre siamo molto sensibili al tema della tutela dei diritti della donna lavoratrice che si ammala di tumore, poiché inspiegabilmente capita molto spesso che, proprio sul luogo di lavoro, una volta dichiarata la malattia, la donna venga isolata o addirittura mobbizzata. Infine è importante essere consapevoli del fatto che la malattia può avere ricadute molto negative non solo sulla salute ma anche sugli aspetti relazionali della vita della donna. Troppe volte ho assistito a legami di coppia andati in frantumi perché travolti dalla vicenda della malattia, una eventualità che aggiunge alla donna, oltre alla sofferenza fisica, anche quella morale.


NOI MAMME... E QUEL LEGAME UNICO

Cellule staminali: garanzia per il futuro Intervista alla Dott.ssa Pierangela Totta, Responsabile Scientifico di Futura Stem Cells di Adele Ercolano ell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un’attenzione crescente nei confronti delle cellule staminali, non solo da parte degli ambienti di ricerca, ma anche da parte delle mamme. Le giovani madri sono maggiormente consapevoli oggi  che  le  cellule  staminali  -  ed  in  particolare  quelle prelevate dal sangue del cordone ombelicale – possono essere  di ausilio alla cura di gravi patologie quali malattie tumorali,  immunodeficienze e malattie ereditarie. Futura Stem Cells, presente da anni nel panorama italiano della crioconservazione privata delle cellule staminali, sta diventando un punto di riferimento per i futuri genitori oltre che per i ginecologi italiani. Valore Mamma ha intervistato la Dott.ssa Pierangela Totta, Responsabile Scientifico di Futura Stem Cells per saperne di più e per conoscere quali sono le iniziative che il Centro dedica alle mamme.

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Da un punto di vista culturale, negli ultimi anni è aumentata la sensibilità delle mamme nei confronti delle cellule staminali? Assolutamente si. Nell’ ultimo decennio ci sono stati notevoli cambiamenti e progressi in campo scientifico, in particolar modo nel settore medico. Le scoperte effettuate in questi anni hanno contribuito non solo a migliorare il tenore di vita, ma anche a fornire soluzioni e cure a malattie fino a pochi anni fa considerate incurabili. Uno dei campi di ricerca nel quale si sono riscontrati risultati soddisfacenti ma soprattutto promettenti è proprio quello delle cellule staminali, le cui applicazioni terapeutiche e i risultati ottenuti, oltre che oggetto di pubblicazioni scientifiche, sono state spesso affrontate sui principali mass media e sulle più grandi testate giornalistiche mondiali. Le mamme, perciò, oltre ad essere diventate maggiormente sensibili sul tema, sono anche consapevoli che le cellule staminali, ed in particolare quelle prelevate dal sangue del cordone ombelicale, offrono ad oggi un ampio margine di applicazioni e cure, e che il loro utilizzo in queste terapie approvate non comporta alcun problema né dal punto di vista medico né etico, come dimostra il grande appoggio sia della comunità scientifica che religiosa. L’Azienda rivolge particolare attenzione alle mamme. Quali sono le principali iniziative e attenzioni a loro dedicate? Il valore più importante per Futura Stem Cells sono, senza dubbio, le mamme. Per questo motivo, l’azienda si impegna costantemente al fine di fornire tutte le informazioni di cui i genitori hanno bisogno nella maniera più chiara ed esauriente possibile. Inoltre, per venire incontro a tutte le famiglie che vivono un momento così intenso e delicato come quello della gravidanza, mette a disposizione un'assistente personale dedicata, che ha il ruolo di accompagnarli nell’iter burocratico e procedurale tenendoli sempre al corrente sull'avanzamento delle pratiche e del servizio in qualsiasi momento del giorno e della notte. Come ulteriore garanzia di serietà e affidabilità, inoltre,

l’azienda ha scelto il miglior corriere specializzato nel trasporto di sangue e organi, il TRASER, reperibile 24 ore su 24 compresi i festivi. Futura Stem Cells resta vicina ai genitori anche nel momento del bisogno. Un fondo di 40.000,00 Euro sarà disponibile, infatti, per sostenere le famiglie che dovessero ricorrere a spostamenti all’estero per effettuare terapie particolari che coinvolgessero le cellule staminali da loro crioconservate. Perché una mamma dovrebbe scegliere Futura Stem Cells? Futura Stem Cells è presente da anni nel panorama italiano della crioconservazione privata delle cellule staminali del sangue cordonale, e ha regalato la garanzia per un futuro migliore ad oltre 4.000 neonati in tutto il mondo, diventando un punto di riferimento importante non solo per i futuri genitori, ma anche per i ginecologi italiani. Detiene, infatti, il patrocinio della FIOG (federazione italiana di ostetricia e ginecologia) ed è un partner Consulcesi, la più grande associazione medica italiana. La sua banca di crioconservazione, presente in Inghilterra, ha ottenuto la certificazione della HTA (Human Tissue Authority), massimo ente regolatore nominato dall’ Unione Europea (UE) per i tessuti umani nel Regno Unito, e garantisce l’utilizzo dei propri campioni in qualsiasi Stato appartenente alla UE, per dare la possibilità al proprio paziente di potersi recare all’estero in caso di cure particolarmente gravi e delicate. Tutte le procedure previste per la crioconservazione sono rese chiare ed esplicite per rendere facilmente comprensibile ai genitori ogni passaggio senza ambiguità, e l’assistente personale dedicato ha il compito di tenere costantemente aggiornate le famiglie in merito all’avanzamento delle pratiche di servizio. Futura Stem Cells è quindi sinonimo di garanzia, trasparenza e serietà. Ringraziamo moltissimo la Dott.ssa Pierangela Totta per la sua chiarezza e la sua disponibilità. Per  ricevere  gratuitamente  ulteriori  informazioni  è  a disposizione il numero verde 800.122.999 e il sito internet www.futurastemcells.it .

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NOI OGGI

Essere mamma oggi di Marta Rodriguez

Marta Rodriguez Direttrice Istituto di Studi Superiori sulla Donna are la mamma sembra diventi ogni giorno sempre più difficile. Pensiamo alle difficoltà con il lavoro che costringono le donne a fare salti mortali per riuscire ad armonizzare tutto. A volte ci chiediamo se la famosa conciliazione non sia una utopia… A questo si aggiunge lo stress di vivere in città poco accoglienti con le necessità delle donne madri. Questo è micidiale. A volte già solo il traffico mette a dura prova i nervi di qualsiasi genitore che si ritrova a girare interi pomeriggi accompagnando e prendendo i figli in giro per la città … facendogli venire alla fine il complesso di autista frustrato. Pare che la società in genere tenga poco in considerazione il ruolo delle mamme: lo si equipara ad altri ruoli. Alla donna che lascia la carriera per dedicarsi ai figli, la si guarda con una certa commiserazione... “Che fai? La mamma soltanto?...” E il silenzio che segue dice tutto.

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Forse è vero: fare la mamma è oggi più difficile. Però è necessario come ieri, come sempre … o forse ancora di più. Lo penso per i figli, e per le mamme stesse. Negli ultimi 10 anni, ho dedicato molto del mio tempo all’ascolto e alla consulenza personale. Ascoltando ragazzi e ragazze dai dieci anni fino alla età adulta, mi sono convinta che nelle loro storie c’era sempre un fortissimo sigillo che segnava i loro rapporti: la figura della loro mamma. Gli psicologi parlano di attaccamento sicuro, insicuro o ambivalente, a secondo di quale sia la loro relazione. In parole più semplici: penso che il rapporto con la nostra mamma ci dia una specie di “mattone”, con cui costruiamo tutti i nostri rapporti. La forma della costruzione dipende in buona parte dalla forma del primo mattone, che in qualche modo si replica negli altri. Se il rapporto è sicuro e stabile, la persona si relaziona con fiducia e apertura con le altre persone e situazioni. Se il rapporto è viziato per instabilità, dipendenza o desiderio di possessione da parte della mamma, il figlio sviluppa meccanismi di chiusura, difesa, immaturità, bassa autostima. Questo non vuol dire che la figura materna condizioni in modo assoluto la nostra vita affettiva … ma sicuramente è la figura per eccellenza che la conforma e struttura. La mamma ha un ruolo chiave nel campo affettivo del figlio, ma non solo. C’è anche l’aspetto morale. La mamma è l’agente principale nel trasmettere i codici di condotta. Dal suo sguardo il bambino imparerà a distinguere tra il

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bene e il male nel primo stadio dello sviluppo morale, e il suo modo di educare e soprattutto il suo esempio saranno gli elementi chiavi per la formazione morale successiva. Da lei il bambino coglierà come rapportarsi con il dovere, il bene, la responsabilità, il bene comune. Se dalla propria mamma impariamo allora come relazionarci con gli altri, come amare, e cosa significa per noi essere brave persone… non possiamo pensare a un’altra persona che abbia una incidenza così trascendentale nella formazione delle persone. Ma fare la mamma è importante non soltanto per i figli, ma anche per le donne. È dimostrato che la donna trovi la più grande realizzazione nelle attività in cui lei lascia qualcosa di sé per far crescere qualcosa o soprattutto qualcuno. La donna ha una tendenza naturale ad accogliere e custodire l’altro. Tutta la sua corporeità e la sua psicologia, con la sua naturale capacità di tenerezza ed empatia, tende alla maternità. Accogliere, svegliare e far crescere la vita è fonte di felicità e realizzazione. Anche nel lavoro la donna porta questa attenzione alla persona, che sorge dalla sua capacità di essere madre. Lei non si muove in genere per motivi astratti o freddi; i suoi obbiettivi hanno sempre una valenza personale e relazionale. Essere madre è la cosa più bella della vita di una donna. A maggio si celebra la Festa della mamma. È vero, come dicevamo all’inizio, fare la mamma oggi è un compito difficile, a volte anche eroico. Questa festa è una bella occasione per dire due cose alle mamme di oggi: come è bello fare la mamma, quanto sono belle le mamme… con i loro difetti, difficoltà e lotte, ma con la loro instancabile capacità di amare e di anteporre i figli a sé stesse. GRAZIE a tutte le mamme. Grazie alle nostre mamme, che ci hanno fatto essere ciò che siamo, e lo continuano a fare per mezzo di quel cordone ombelicale invisibile che ci lega al loro cuore per sempre.


NOI IERI

Aristotele e la “condanna” della maternità L’origine della “questione femminile” di Marco Martorana Prof. Marco Martorana Docente Facoltà di Filosofia, Ateneo Pontificio Regina Apostolorum erché ancora oggi discutiamo di tutto ciò che viene etichettato come “questione femminile”? Avete presente l’espressione latina ipse dixit? Vuol dire, più o meno,“l’ha detto lui”, con un tono perentorio. La usiamo quando siamo di fronte a un parere indiscutibile, deriva dall’autorità di cui ha goduto per secoli il filosofo macedone Aristotele, maestro di Alessandro Magno e “maestro di color che sanno” anche per Dante. Aristotele sosteneva l’ineluttabilità della superiorità dei Greci su tutti gli altri popoli, l’esistenza di una schiavitù “naturale” e, nella Riproduzione degli animali, l’inferiorità della donna per motivi “scientifici”: il maschio è portatore del principio del mutamento e della generazione; la femmina di quello della materia. Il primo è “attivo” in quanto atto a generare nell’altro; la seconda è “passiva” in quanto è quella che genera in sé e nella quale si forma il generato. Poiché la forma è migliore “per natura” e più divina della materia, il maschio è migliore e più divino della femmina. Aristotele aveva pronunciato il verdetto, davanti all’ipse dixit si sarebbe sospesa ogni possibilità di critica. Non dobbiamo pensare che queste posizioni fossero frutto di misoginia. Per coloro la cui più alta aspirazione è la vita contemplativa e l’astrazione dalle necessità, l’inferiorità

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della donna è paradossalmente giustificata, sulla base del fatto che la donna non è distaccabile dalla potenzialità di essere mamma. Essendo legata alla maternità, la donna è vista come inferiore, da chi concepisce la libertà umana solo come emancipazione dal corpo e dai bisogni della vita di tutti i giorni. [Per approfondire: Eva Cantarella, L’ambiguo malanno, Feltrinelli 2010]. Pensiamo anche a tutti quei riti di “passaggio” e di “iniziazione” che, presso tanti popoli antichi e moderni, intendono “separare” il bambino dal legame naturale con la madre, per farlo diventare membro della società. Come oggi, anche anticamente l’uomo di scienza non poteva certo vantare i “fan” dell’uomo di spettacolo, ma il grande pubblico a teatro non aveva certo modelli diversi: Eschilo, nella trilogia dell’Orestea – nella terza tragedia, le Eumenidi – fa pronunziare al Dio Apollo un discorso in difesa di Oreste. Oreste ha ucciso la madre per vendicare il padre Agamennone (il capo dei Greci alla guerra di Troia), è accusato perciò di matricidio e Apollo lo difende con queste parole: “colei che viene chiamata madre non è genitrice del figlio, bensì soltanto nutrice del germe appena in lei seminato. È il fecondatore che genera”. La diversità biologica non deve essere più un pregiudizio, ma un valore: Valore Mamma.


UNO SGUARDO SUL MONDO

Make Mothers Matter Intervista a Anne-Claire de Liedekerke di Sandra Di Vito

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l Movimento Mondiale delle Madri ha rappresentanti nelle istituzioni a livello internazionale. Attraverso un lavoro di monitoraggio, il MMM influenza le politiche relative a tematiche quali la maternità, la famiglia e la conciliazione discusse alle Nazioni Unite e al Parlamento Europeo. Anne-Claire de Liedekerke, Presidente di MMM Europa ci ha illustrato nel dettaglio la missione e gli obiettivi di questo movimento, che può offrire a tutte le madri, l’opportunità per riflettere e sviluppare uno spirito di appartenenza ad una realtà territoriale più ampia, all’insegna di quei valori femminili positivi in cui crediamo.

In generale l’MMM ha uno status consultivo presso le Nazioni Unite ed è una Organizzazione non-governativa, apolitica e aconfessionale. Svolge la sua attività di base in molte associazioni presenti in tutto il mondo, e ha rappresentanti nelle Nazioni Unite a New York, Ginevra, Vienna, e all’Unione Europea a Bruxelles. Qual è la missione della Delegazione di MMM Europa?

La missione della Delegazione europea è di portare le istanze delle madri all’attenzione Anne-Claire de Liedekerke, della Commissione Europea e del Parlamento Presidente di MMM Europa Europeo. Le informazioni raccolte dai membri delle associazioni tramite sondaggi e convegni vengono presentate alle istituzioni europee. MMM Europa partecipa Quando fu fondato il Movimento Mondiale delle Madri? pertanto a progetti promossi dalla Commissione Europea, Qual è la sua finalità principale? studia le relazioni parlamentari, prende contatti con membri L’ MMM, acronimo di Make Mothers Matter, originariamente del Parlamento Europeo, stila documenti ufficiali, partecipa Mouvement Mondial des Mères, fu fondato nel 1947, presso a conferenze e tavole rotonde, dando visibilità alle l’Unesco a Parigi. Appena dopo la guerra, i membri fondatori specifiche istanze delle madri europee. Allo stesso tempo pensarono che la pace andava costruita dalle basi e le madri informa i membri delle associazioni nazionali riguardo le dunque si consideravano delle leader, delle educatrici e questioni discusse al Parlamento Europeo, affinché possano fautrici della pace non solo nella famiglia, ma anche nella poi informare i propri governi nazionali. comunità. La missione del MMM è di ascoltare le donne che sono Ci racconti dei progetti futuri della Delegazione di MMM madri, dare voce alle loro istanze, per creare una società Europa. migliore. Tutte le madri del mondo hanno molto in comune, La conciliazione lavoro-famiglia riguarda la maggioranza al di là delle differenze e per questo devono essere coinvolte, delle famiglie europee. Noi vogliamo affrontare questa proprio come madri, nei processi decisionali e di pace. questione sviluppando maggiore consapevolezza su possibili L’ MMM oltre a rappresentare le madri, riconosce il ruolo cambiamenti nelle politiche sociali e tra i legislatori. specifico dei padri, supportando ogni misura diretta ad Cambiamenti che presuppongono il riconoscimento delle incoraggiarli ad assumersi maggiori responsabilità nella cura responsabilità genitoriali nella cura e nell’educazione, quali e nell’educazione dei propri figli. motivo di sviluppo di competenze nei genitori. La madre e il padre sono insostituibili e il loro compito non è affatto semplice. Una mamma è una manager per la sua famiglia, pianifica obiettivi, cerca gli strumenti per raggiungerli, amministra il denaro, gestisce merci, cibo e programmi; è una responsabile delle risorse umane o una psicologa perché favorisce lo sviluppo e le potenzialità di ciascun figlio. Come possono le mamme entrare a fare parte del MMMI o del team europeo? Siamo tutte volontarie che accolgono altre volontarie. Abbiamo bisogno di corrispondenti in molti luoghi d’Europa, di traduttrici, scrittrici, donne attive nelle loro comunità. Per informazioni rivolgersi a: info@mmmeurope.org e consultare il nostro sito web: www.makemothersmatter.org

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SPECIALE EUROPA

La maternità oggi Sfide e opportunità di Angelika Werthman On. Angelika Werthman Europarlamentare austriaca. Democratici e Liberali per l'Europa.

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na domanda ovvia da porsi come donna e futura mamma, è la classica: “Posso farcela a fare tutto?” Per “tutto” si intende in questo contesto, una carriera soddisfacente, una relazione sana ed equilibrata e una maternità piena e responsabile. Questo può sembrare molto a prima vista, ma ciò che per molte donne è ancora una grande sfida quotidiana, per molte altre è già una realtà consolidata. La politica e la società devono capirlo e agire di conseguenza. Esistono molteplici stili di vita per una donna: la mamma casalinga e la mamma in carriera e tra di loro molti altri modelli intermedi. La diversità nei modelli è allo stesso tempo sia un’opportunità che uno svantaggio. Un’opportunità per la società e le donne stesse, perché permette loro di crearsi una vita che rispecchi la loro idea di realizzazione; uno svantaggio per i fautori delle leggi e delle politiche sociali, perché le così innumerevoli richieste diverse complicano il processo di ottenimento di un sistema di regole, che vada bene per la maggioranza delle donne.

Come risolvere dunque questa questione? Primo: l’imperativo è non cercare di trovare una soluzione che vada bene per tutti, in quanto questa possibilità non esiste. Secondo: è estremamente importante capire che uno Stato e una società nella sua totalità, o una unione sovranazionale si schiera per uno stile di vita, governando in suo favore (e concedendo fondi per la sua realizzazione). Una simile linea di azione deve essere ben considerata, in quanto influenza profondamente le vite e le opportunità di migliaia di donne. L’atteggiamento nei confronti della maternità è molto differente nei diversi Paesi europei e influenza profondamente sia le politiche degli Stati membri che l’Unione stessa. Molte donne europee guardano con interesse a nord, la Finlandia, la Svezia e la Norvegia, Paesi che hanno la reputazione di essere straordinariamente family e child-friendly. In particolare l’etica sul lavoro è estremamente diversa: in Norvegia è fuori luogo fissare una riunione alle quattro del pomeriggio perché è ovviamente un orario della giornata da dedicare alla famiglia. Lo stesso vale per i fine settimana: la maggior parte delle persone trascorre il proprio tempo libero con la famiglia, quindi il tempo dedicato al lavoro deve accordarsi a quello stile di vita e non il contrario. Si può pensare che suoni tutto perfetto, ma come portare a termine il lavoro tornando a casa presto? La soluzione è ricominciare a lavorare quando i bambini dormono (ossia tra le 20 e le 21 a seconda della loro età); fare una chiamata di

lavoro alle 21 è perfettamente normale. Questo dimostra come una società sia in grado di strutturarsi sulla base delle esigenze e i bisogni delle famiglie. Ogni Stato-membro dell’UE ha dei modelli di conciliazione tra vita professionale e tempo da dedicare alla famiglia; di conseguenza l’UE come organismo sovranazionale ha l’eccezionale opportunità di poter incoraggiare le migliori soluzioni per le donne, i bambini e le famiglie. Viviamo in un’epoca ricca di esempi significativi di ruoli femminili, con in testa sia madri che donne in carriera; proprio questo rende la ricerca di una soluzione individuale per ogni donna- sia a livello politico che nella vita di tutti i giorni - una sfida importante e positiva. Ci sono molti argomenti che dobbiamo affrontare: una adeguata attenzione all’infanzia, sostegno economico alle madri che decidono di rimanere a casa o di ricominciare presto a lavorare, sussidi per le famiglie in difficoltà, assistenza medica accessibile durante la gravidanza, conciliazione lavoro-famiglia per i genitori, responsabilizzazione e aspetti finanziari della genitorialità. Il dibattito europeo riguardo gli stili di vita, dovrebbe essere considerato come positivo, perché fornisce informazioni, idee, principi morali e modelli possibili; tuttavia, c’è anche uno svantaggio. La disapprovazione delle scelte altrui dovrebbe rimanere sempre ad un livello opportuno, tenendo in considerazione i valori liberali. Non è possibile stabilire un unico ideale di maternità condiviso da tutte le donne. Qualsiasi decisone una mamma prenda, è quella giusta e nessuno dovrebbe sentirsi giudicato per la propria scelta di stile di vita, o spinto a seguire modelli promossi da altri. Come donna e madre, come politica e cittadina, mi impegno dunque con il mio lavoro a trasformare l’Unione Europea in un luogo migliore in cui vivere per tutti, qualunque siano le scelte personali di vita.

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Tutto è nato da una mamma all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù Intervista alla Duchessa Maria Grazia Salviati di Sandra Di Vito a famiglia Salviati è profondamente legata alla storia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, di cui è fondatrice. La redazione di Valore Mamma ha incontrato la Duchessa Maria Grazia Salviati in occasione dell’inaugurazione delle nuove strutture di accoglienza dell’Ospedale. La sua sentita testimonianza sull’importanza dell’accoglienza e sul valore della relazione umana negli ospedali ci ha mosso a condividere con le lettrici la sua storia e il racconto della sua lunga esperienza a contatto con le mamme e le famiglie dei bimbi ricoverati. Ringraziamo dunque la Duchessa Salviati per averci reso partecipi del suo mondo fatto di relazioni, attenzioni, premura e coinvolgimento personale all’interno dell’Ospedale per eccellenza “amico dei bambini e delle loro mamme”.

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Duchessa Salviati, come è nata questa Sua sensibilità nel prendersi cura delle mamme dell’Ospedale? Tutto è iniziato quando mi sono sposata. Mio marito è il pronipote della Duchessa Arabella, che ha fondato l’Ospedale. Quando sono nati i miei figli, li portavo qui e così è nato l’interesse per questo luogo. Sono entrata nel Consiglio di Amministrazione e ho incominciato ad occuparmi soprattutto delle infermiere. Avendo frequentato il corso per infermiere nella Croce Rossa, riuscivo a comprendere bene il loro ruolo così impegnativo: lavoravano tantissimo, anche di notte, avevano una famiglia a cui badare, i figli da lasciare a casa con i mariti, che a loro volta avevano turni di notte. Le infermiere sono le figure che più si occupano delle mamme e delle famiglie dei bambini ricoverati, sono sempre presenti e pronte a dare ascolto. Ascoltare le mamme, farle parlare e dare loro speranza è fondamentale. Purtroppo ultimamente le infermiere non hanno più molto tempo da dedicare alla relazione, dovendosi occupare di troppa burocrazia; hanno infatti tantissimi moduli da compilare con informazioni sui pazienti. Questo è un vero peccato e una grandissima mancanza. Forse ci sarebbe bisogno di personale dedicato solo a questa mansione, così da lasciare alle infermiere il tempo necessario all’ascolto delle mamme. Ci racconti come è nato l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. La bisnonna di mio marito, la Duchessa Arabella, essendo francese, aveva preso ad esempio il primo ospedale pediatrico in Europa, a Parigi. Quando era a Roma, andava sempre al San Giacomo, dove in immense corsie, i bambini vivevano situazioni veramente drammatiche; decise dunque di fare qualcosa. In occasione del suo compleanno, i suoi bambini ruppero il loro salvadanaio e le donarono i soldi raccolti. Nel 1869, la duchessa decise di fondare un ospedale con 4 lettini in Via delle Zoccolette, gestito dalle Figlie della Carità, suore che lei amava moltissimo che fondarono successivamente una scuola per infermiere, dalla quale ancora oggi escono tutte

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Duchessa Maria Grazia Salviati

le nostre infermiere. Successivamente l’Ospedale fu ampliato con la costruzione di vari padiglioni su un terreno di famiglia al Gianicolo. Nel 1924, dopo anni di conduzione, mio suocero decise di donare tutto al Santo Padre; da allora i romani chiamano il Bambino Gesù, l’Ospedale del Papa. Nella Sua trasferta ad Haiti, come instancabile sostenitrice del valore e del diritto alla salute dei bambini e dell’eccellenza pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesù, ha incontrato innumerevoli volti di mamme. Che cosa Le è rimasto di quegli incontri? Purtroppo ad Haiti vivono una vita durissima, ci sono tanti bambini che muoiono. Ricordo che nell’Ospedale della Fondazione Rava, c’era un sacerdote americano, Padre Richard, un uomo straordinario, che tutte le mattine alle sette celebrava la Messa, avendo davanti a sé sull’altare tanti corpicini avvolti dalla plastica, con accanto le loro mamme. Una volta la settimana venivano portati fuori Port au Prince, in campagna, dove si svolgeva un funerale bellissimo: scavavano delle buche, mettevano una croce, seguiva la benedizione e infine come tradizione si danzava. Il salvadanaio dei figli dei Duchi Salviati


ITALIA VIRTUOSA

Lei è una forte sostenitrice dell’umanizzazione dell’ospedale in tutti i suoi ambiti. C’è un episodio in particolare che ci vuole raccontare e che testimonia il lato ‘umano’ dell’Ospedale? Mi racconta spesso Daniela, la volontaria a capo del negozietto sito all’entrata dell’ospedale, che le mamme entrano in lacrime e miracolosamente escono sorridendo. Il valore dell’ascolto e della solidarietà è tangibile nell’approccio umile e di cuore delle volontarie con le mamme dei bimbi ricoverati: le fanno sedere, offrono loro un caffè o un cioccolatino, le lasciano raccontare e soprattutto sanno ascoltare e con delicatezza sanno cosa domandare; è un miracolo quello che succede, è un dono sapersi fermare e senza fretta accogliere queste mamme, migliorando il loro soggiorno qui dentro. Affiancare alle strutture di accoglienza anche il giusto atteggiamento relazionale è il nostro obiettivo. Questo è un atteggiamento che auspichiamo per tutte le persone che lavorano al Bambino Gesù, dai medici, alle infermiere, ai portieri, tutti dovrebbero sentire l’accoglienza come un dovere e imparare a comunicare nel modo giusto e senza fretta. Ricordo ancora la frase del Presidente Marcello Sacchetti, quando ancora era concesso alle mamme solo un’ora al giorno per stare con i propri figli: “ Voglio i bambini a giocare a pallone nei corridoi e le mamme presenti 24 ore su 24, voglio un po’ di disordine!” Successivamente ho insistito molto anche nel volere le mamme o i papà nei reparti di terapia intensiva; non scordiamoci che oggi i papà sono diventati molto bravi ad accudire i loro bambini!

L’incontro con la Duchessa Salviati è stato in qualche modo provvidenziale, in quanto la sua testimonianza rispecchia lo spirito con il quale è nato Valore Mamma: voler dare ascolto alle mamme e dedicare loro del tempo, per recuperare la giusta considerazione che meritano in tutti gli ambiti della società.

Vecchi padiglioni area Pio XII

Le capita di avere un contatto diretto e sistematico con le mamme dell’Ospedale? Non è sistematica la mia presenza qui all’ospedale, vengo quando posso, ma per esempio una settimana fa ho conosciuto tre mamme nutrici straordinarie con bimbi ricoverati da molti mesi, in situazioni veramente difficili. Ho avuto modo di cogliere la loro grande compostezza, gentilezza e profonda dignità. Reparto di degenza

Consolidamento del fabbricato centrale dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù


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Il valore della maternità al Policlinico “Agostino Gemelli” di Roma Intervista al Prof. Alessandro Caruso, Direttore della UOC di Ostetricia di Laura Bonsi

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a tutela della maternità e con essa la promozione della genitorialità e della famiglia sono per il Policlinico Universitario Agostino Gemelli tra gli obiettivi primari sui quali investire; i valori etici da difendere nei quali questa storica Struttura, sin dalla sua fondazione, ha affondato le proprie radici, profondamente inserite nel significato della Vita nascente. In Italia e nella Regione Lazio l’attuale situazione economica della Sanità sta imponendo importanti ristrutturazioni funzionali nell’erogazione dei servizi con riduzione della spesa e del numero dei posti-letto e proprio l’assistenza alla maternità ed al parto risultano, dal punto di vista economico statale, tra le “cenerentole” con rimborso per prestazione fra i più bassi. Nonostante questo scenario così critico, con uno sforzo mirabile, la direzione del Gemelli ha tuttavia deciso di trasformare il danno della forzosa riduzione dei posti-letto nell’opportunità di migliorare i reparti di ostetricia-puerperio trasformandoli in stanze singole di degenza attrezzate per il rooming-in e per la permanenza del coniuge o altro parente, dando alla donna e alla famiglia la possibilità di godere, da subito, di privacy e conforto alberghiero con assistenza integrata, grazie alla quale la neomamma può prontamente avere risposta per i problemi suoi e del neonato. L’èquipe assistenziale dei due reparti di ostetricia (35 postiletto di cui solo 6 in stanze doppie per donne che non possono avere il neonato vicino) è infatti mista, costituita da personale medico e infermieristico ostetrico e neonatologico. Inoltre, alcuni anni fa, è stata ristrutturata l’area per l’assistenza al parto: sei ampie sale per travaglio e parto nelle quali la donna soggiorna insieme al marito. L’area comprende tre sale operatorie ostetriche in cui operano le ostetriche, i medici ostetrici e anestesisti; l’analgesia peridurale viene opportunamente applicata a tutte le pazienti che ne hanno fatto richiesta, gratuitamente, giorno e notte. La redazione di Valore Mamma ha incontrato il Prof. Alessandro Caruso, Direttore della UOC di Ostetricia dell’Ospedale, per conoscere più da vicino le novità strutturali, le iniziative e i nuovi servizi di recente inaugurati nel reparto da lui guidato. Prof. Caruso come si traduce nella Vostra Struttura l’impegno nella tutela della maternità? L’impegno nella tutela della maternità parte molto prima del parto. Le nostre attività e la nostra attenzione si focalizzano in particolar modo sugli inizi della gravidanza, una fase delicata per molte mamme che richiede accoglienza e rassicurazione. Proprio in quest’ottica, ormai da molti anni, abbiamo istituito il Telefono Rosso (06-3050077), una linea telefonica di assistenza e consulenza gratuita dedicata sia alle donne sia ai parenti sia ai medici che hanno dubbi sulla salute della gravidanza in relazione all’uso di farmaci, radiazioni, malattie. E’ un servizio che trova un po’ di difficoltà

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nell’essere supportato dal punto di vista economico, ma che è molto significativo e talvolta decisivo nella tutela della maternità. Chi vi si rivolge, riceve la consulenza di giovani medici specialisti esperti di questo settore i quali, in contatto a loro volta con un network internazionale di informazione sul rischio gestazionale, in tempo reale o con un breve differimento, danno risposte certe rispetto a questi dubbi, così da rassicurare e dare informazioni chiare alla mamma a cui magari è stato addirittura suggerito di abortire perché la sua gravidanza è stata valutata a rischio. Un caso tipico è: “Ho saputo da due settimane di essere in gravidanza; precedentemente avevo assunto farmaci; che cosa devo fare, quali sono i rischi per la mia gravidanza? Mi hanno consigliato di abortire.” In effetti molto spesso il rischio è zero, o meglio, uguale a quello di tutta la popolazione; noi rassicuriamo la donna, la informiamo adeguatamente e lei decide di andare avanti con la gravidanza. Alla donna consigliata di abortire per condizioni considerate di grave rischio per l’embrione, diciamo quale è il rischio reale in relazione a quei trattamenti; molto spesso è solo spaventata, condizionata psicologicamente dalla paura; noi la decondizioniamo, dandole informazioni precise, accoglienza e incoraggiamento. Un servizio della Struttura estremamente significativo per la tutela della maternità è il Day Hospital Ostetrico, guidato da molti anni dal Prof. Giuseppe Noia, che si occupa delle diagnostiche prenatali nei casi in cui ci siano dubbi o difficoltà accertate. E’ un ambiente molto accogliente che aiuta le donne a vivere serenamente la loro gravidanza, anche quando obiettivamente devono sostenere situazioni non facili. Infine, nel Reparto di Patologia Ostetrica, che ho guidato personalmente per tanti anni, accogliamo donne in gravidanza affette da varie patologie quali diabete, ipertensione, malattie autoimmuni, cercando di portare avanti gravidanze talvolta molto difficili. Parliamo del momento del parto: quali sono le procedure favorite dalla Vostra Struttura nell’assistenza alla nascita? Promuovete il parto attivo? Oggi l’ansia è sempre più spesso la compagna della mamma che partorisce. Siamo in una grande città in cui la donna non ha molte facilitazioni e aiuti dal punto di vista sociale e familiare; a questo aspetto bisogna aggiungere il fatto che la tendenza è ormai quella di partorire più avanti nell’età e anche questo è un fattore che facilita un atteggiamento ansioso. Pertanto difficilmente riusciamo a fare arrivare la donna in ospedale già in travaglio di parto; è più facile che arrivi prematuramente. Dunque noi come Struttura cerchiamo di attivarci con indicazione socio-psicologica più che strettamente sanitaria, anche per evitare inutili cesarei. Spesso la donna ritiene di fare del bene al suo bambino con il taglio cesareo. Ritiene di fare “un sacrificio utile al bambino che nasce”.


ITALIA VIRTUOSA

In realtà il parto è un valore per la donna, una maturazione fisica e psichica. Il cesareo non dà nulla di più al bambino né alla donna, viceversa, toglie al bambino quello stress positivo che lo aiuta a maturare. Molte donne hanno bisogno di essere rassicurate sul fatto di essere adeguate, capaci di dare alla luce il proprio bambino. Se la donna partorisce spontaneamente la sua autostima va alle stelle; viceversa, con il parto cesareo è possibile che la sua autostima faccia un passo indietro. Nella nostra Struttura arrivano il 15% di gravidanze a rischio e l’85% apparentemente non a rischio; anche in questo secondo caso dobbiamo applicare misure cautelari tali per cui se insorge un rischio o una patologia prima o durante il parto dobbiamo individuarla e trattarla opportunamente, coniugando agli accorgimenti necessari all’umanizzazione dell’evento nascita - tali per cui la donna non avverta lo stress e il peso della medicalizzazione del parto - le adeguate capacità assistenziali e sanitarie dell’ostetrica e, quando necessario, del medico. E’ favorevole al parto in analgesia? Assolutamente sì: nel nostro Ospedale pratichiamo l’analgesia peridurale gratuitamente e previa visita. Io sono molto favorevole perché, seppur il parto ne risulti più medicalizzato, l’analgesia è utile a contrastare la paura della donna e quindi a scoraggiare la diffusione del cesareo. A settembre avete inaugurato il nuovo reparto materno-infantile. Quali valori e quale visione accompagnano il Vostro lavoro per le mamme e i loro neonati e come si traduce nei nuovi ambienti che avete inaugurato? Gli orientamenti e i valori principali a cui facciamo riferimento sono il rispetto integrale della persona qualunque sia la sua estrazione sociale, che sia italiana o extracomunitaria. Il secondo è tutelare la gravidanza comunque si presenti - difficile o facile - cercando di dare il meglio in termini di assistenza alla mamma e al neonato. Il terzo è il comfort sia umano sia alberghiero: per tutti stanze singole gratuite con rooming in che consenta la presenza del marito o altro parente vicino e che garantisca l’autonomia della nuova famiglia sin dall’inizio. Che cosa significa per voi accoglienza alle mamme? Significa conoscere le mamme e prepararsi al loro ricovero molto prima del loro arrivo al pronto soccorso per il parto e in concreto si traduce nella recente inaugurazione di un

ambulatorio per la pre-ospedalizzazione della donna: uno spazio dedicato a lei, per conoscerla, per acquisire i suoi dati, per parlarle prima del parto; un momento di conoscenza, di valutazione degli esami, di dialogo. Tutte le donne che vorranno partorire al Gemelli sono invitate a questa consultazione, in questo modo sperimenteranno la sensazione di essere “attese” per il parto. Che cosa dovrebbe essere migliorato nell’assistenza alle nascite in Italia? Mentre negli anni ‘80 e ‘90 la protezione delle gravidanza a rischio era uno degli obiettivi primari tra quelli stabiliti dal Ministero della Sanità, oggi questa forza è scemata. L’attenzione di oggi va verso la sterilità e le fecondazioni in vitro, verso la chirurgia ginecologica endocospica e verso la ginecologia oncologica. L’ostetricia è diventata un po’ “la cenerentola”. E’ aumentata la specializzazione nella diagnosi prenatale invasiva ed ecografica, indagini queste che non aiutano la sostanza della salute della donna e in rari casi quella del bambino, ma che piuttosto vengono prescritte ed eseguite nell’ottica della possibilità di un aborto. La qualità assistenziale non ne guadagna nulla. In realtà la qualità dell’assistenza medica al parto non è cresciuta negli ultimi anni. E’ aumentata l’incidenza del cesareo, spesso intrapreso da medici non adeguatamente competenti come soluzione chirurgica rapida e a basso rischio. In realtà i cesarei ripetuti espongono alle placente previe e quindi al rischio di mortalità materna: la placenta si impianta sulla cicatrice e le donne muoiono di emorragia al momento del parto. Dopo il secondo cesareo il rischio è molto alto. Fino agli anni ‘80 aumentavano i cesarei e la mortalità perinatale diminuiva, poi la mortalità si è stabilizzata. Sono venti anni che la mortalità perinatale è la stessa, ma i cesarei continuano ad aumentare. Nella nostra Struttura lo sappiamo bene, perché arrivano molti casi di patologia del post partum. Quali sono i valori che cerca di trasmettere al suo personale sanitario? La coerenza e il rispetto umano: da trent’anni ricordo al mio personale di bussare sempre alla porta delle pazienti prima di entrare, ma non è sempre facile fare capire il valore di questa attenzione alla persona.

Il Prof. Alessandro Caruso, Direttore della UOC di Ostetricia del Policlinico “Agostino Gemelli” di Roma.


ITALIA VIRTUOSA

La conciliazione nuova virtù in aiuto delle mamme di Belinda Malfetti

Belinda Malfetti giornalista

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l conflitto tra famiglia e lavoro è alla base di molti problemi sociali. La mancanza di lavoro o l'impossibilità di conciliare spazi e momenti lavorativi con le esigenze personali, per le donne spesso significa rimandare, o addirittura rinunciare a crearsi una famiglia. La motivazione è triste quanto reale: la donna che lavora deve a volte rinunciare alla maternità,se non vuole perdere il posto di lavoro. Non si può dare importanza al proprio “orologio biologico”: gli orari e i ritmi imposti dalle aziende rendono sempre più difficile trovare il tempo per stare con i figli, a tal punto che essere buoni lavoratori e genitori allo stesso tempo sembra ormai essere una “mission impossible”. Un pensiero davvero amaro, se si pensa che anche il nostro amato Papa Giovanni Paolo II, nella sua Lettera alle Donna, scriveva: “Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell'essere umano nella gioia e nel travaglio di un'esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita”. La nostra società sembra però, fortunatamente, voler correre ai ripari, rendendo la vita familiare più agevole per le donne e in particolar modo per le madri. Negli ultimi tempi si sente spesso, finalmente direi, parlare di conciliazione tra famiglia e lavoro. Ma cosa significa "conciliazione" e come viene perseguita? A tale proposito il 14 marzo 2013 presso l’Ateneo Regina Apostolorum si è svolto il seminario per il Progetto Flexi

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Family, dal tema “Famiglia e lavoro: spazi di conciliazione” una giornata di riflessione, ma anche di speranza: i dati emersi dal seminario hanno fatto comprendere quanto sempre più le famiglie e le imprese stiano diventando parti attive nel cambiamento, forse anche più del mondo politico ed istituzionale. Lo scopo del convegno è stato quello di promuovere una riflessione sui dati rilevati nelle sei città italiane dove si è svolto il progetto Flexy Family. La presidente del Forum delle Associazioni Familiari del Lazio Emma Ceccarelli ha aperto il seminario, raccontando come “malgrado l’esistenza dignitosa, la cura e l’assistenza siano sanciti nel diritto costituzionale, e in quanto tali meritino la tutela e la promozione delle istituzioni a tutti i livelli, nella pratica sono gli attori sociali ed economici ad attivarsi per creare benessere”. Del resto ha aggiunto: “prendersi cura in modo adeguato delle proprie famiglie non è un diritto che entra in conflitto con il diritto-dovere del lavoro”. Sono intervenuti poi Giuseppe Ficini e Lidia Bozzi, del Direttivo Nazionale Forum delle Associazioni Familiari, i quali dopo i saluti di rito hanno voluto evidenziare quanto il lavoro e la famiglia, pur essendo due diritti costituzionali sembrino oggi venire negati, come fossero antagonisti al mondo del lavoro; a tal proposito il progetto è un'occasione per lo sviluppo di nuove sinergie fra i pilastri della società. Il seminario si è svolto come una lunga chiacchierata, anche grazie all'intervento di Cecilia Cecconi, Presidente ACLI Roma, che ha citato Papa Francesco e la fragilità dell'individuo nella società moderna, creando emozione nella platea. Marta Rodriguez, Direttrice dell'Istituto di Studi Superiori sulla Donna, ha poi portato la sua esperienza sulla battaglia culturale per la conciliazione, un germe


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positivo  da  diffondere  e  per  il  quale  “rimboccarsi  le maniche”.  Terminati  i  saluti  di  rito,  tante  sono  state  le testimonianze  sul  lavoro  svolto  finora  e  sulle  nuove prospettive sociali e lavorative, da Stefano Ceci, Presidente Regionale MCL, a Giulia Di Gregorio, Responsabile Punto Famiglia ACLI Roma, dall'avvocato Felice Testa, Professore Associato di Diritto del Lavoro presso l'Università Europea di Roma, all'intervento via Skype del Prof. Tommaso Cozzi, docente di etica sociale ed economica.  Dopo  il  puntuale  intervento  della  dottoressa  Adele Ercolano, Responsabile del Master Conciliazione Famiglia e Lavoro,  che  ha  parlato  di  mentalità  da  cambiare  per armonizzare  i  tempi  della  vita  lavorativa  e  familiare,  è arrivato  il  momento  di  due  esperienze  reali  nel  mondo lavorativo, di aziende che sono riuscite già nella conciliazione di  momenti  lavorativi  con  spazi  familiari:  hanno  parlato Luca Valerii, Responsabile delle risorse umane di Microsoft Italia  e  l'architetto  Antonio  Napolitano,  Direttore  INAIL Lazio, evidenziando come la conciliazione si configuri come un vantaggio per le aziende oltre che per il personale. Infatti, le buone pratiche aziendali emerse nell’ambito del seminario, hanno testimoniato che è proprio rispondendo ai bisogni familiari dei lavoratori, che si migliora la produzione. Diversi  sono  gli  strumenti  che  le  aziende  presenti al seminario hanno attivato: il lavoro remoto, una nuova architettura  aziendale,  l’azzeramento  dei  tempi  di pendolarismo e dei conseguenti rischi di incidenti. I  risultati  di  queste  politiche  positive  sono  stati  più che evidenti: si sono ridotte le forme di assenteismo, di malattia, si è registrato un incremento della efficienza e della produttività del lavoratore e, last but not least, una forte  riduzione  dei  costi  per  l’azienda.  Nuove  strade  si stanno  dunque  aprendo  per  il  futuro  di  tante  mamme lavoratrici, e si spera che la politica e le istituzioni, presenti al  seminario,  sappiano  tradurre  queste  sollecitazioni  in adeguate forme di incentivi e di prassi legislative, per il

benessere dei lavoratori, delle loro famiglie e delle aziende in cui essi lavorano.  A tal proposito, proprio pensando alle esigenze affettive e lavorative di tante donne e madri, è nato ormai da diversi anni il Master in Conciliazione Famiglia e Lavoro, più di un semplice  corso  di  studi,  una  vera  e  propria  occasione formativa,  proposta  dall’Istituto  di  Studi  Superiori  sulla Donna,  con  l’obiettivo  di  preparare  figure  manageriali esperte  in  politiche  family  friendly,  ma  soprattutto  un  laboratorio di studi innovativi in grado di realizzare nuovi valori  nella  cultura  e  nelle  società.  La  peculiarità  del Master, che lo rende unico nel suo genere, è quindi quella di  fornire  nuovi  strumenti  diagnostici  e  propositivi  che, aiutando a rendere compatibili la sfera lavorativa con la sfera familiare, consentano non solo alle madri lavoratrici, ma ai genitori in genere, di vivere al meglio e in equilibrio i molteplici ruoli che spettano loro; si può in un certo modo definire il Master come un laboratorio di idee, un continuo brainstorming creativo, nel quale si invitano le studentesse e gli studenti ad essere propositivi, a pensare a idee, azioni e progetti per migliorare realmente il livello qualitativo della propria vita e del proprio lavoro. Tutto  ciò  è  la  conferma  che  nella  società  odierna  le politiche  per  la  conciliazione  rappresentano  forse  il  più importante  fattore  di  innovazione  dei  modelli  sociali, economici  e  culturali,  toccando  sì  la  sfera  privata,  ma anche quella pubblica, politica e sociale. Questo anche e soprattutto per il loro impatto evidente sul riequilibrio dei carichi di cura all'interno della famiglia, sull'organizzazione del lavoro, ma anche sui tempi delle città e i costi delle aziende, per poter offrire ai nostri figli un domani migliore.


ITALIA VIRTUOSA

Al via il progetto “ Asili sicuri” 6.000 educatrici a scuola per imparare le manovre di primo soccorso a cura della redazione Valore Mamma arte a Roma “Asili sicuri”, il primo progetto in Europa dedicato alla formazione delle manovre di primo soccorso anti soffocamento e di rianimazione cardiopolmonare di insegnanti, educatrici e mamme. L’iniziativa, promossa dall’Assessorato alla Promozione dei Servizi Sociali e della Salute di Roma Capitale, in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria, e con il Dott. Marco Squicciarini, ha come finalità quella di fornire le conoscenze necessarie per intervenire su uno degli eventi più gravi che si possono verificare nei primi quattro anni di vita di un bambino: l’inalazione da corpo estraneo, ovvero un piccolo oggetto o semplicemente del cibo ingerito. Il fenomeno ogni anno in Italia uccide un bambino a settimana: una tragedia silenziosa che potrebbe essere evitata grazie ad una semplice e corretta informazione su cosa fare in caso di incidente. A presentare l’iniziativa in Campidoglio il Vice Sindaco di Roma Capitale, Sveva Belviso, assieme al pediatra e neonatologo Giuseppe Melpignano. La maggior parte dei decessi dei piccoli avviene non tanto a causa dell’oggetto ingerito, ma soprattutto per l’incapacità di chi sta accanto a loro di intervenire nel modo più corretto e immediato, come testimoniano gli ultimi fatti di cronaca. Per questo, imparare alcune semplici tecniche di primo soccorso da praticare subito dopo l’incidente possono risultare decisive per la vita del piccolo. Il programma prevede la formazione di sei mila educatrici di asili nido e scuole dell’infanzia di Roma attraverso un corso dalla durata di tre mesi, con lo scopo di migliorare la conoscenza e promuovere l’informazione sul territorio delle manovre di disostruzione delle vie aeree e di manovre di rianimazione cardiopolmonare. Il corso, che si terrà nelle scuole che hanno aderito all’iniziativa, prevede una serie di incontri tenuti da istruttori specializzati, si articolerà in una parte teorica finalizzata all’acquisizione delle nozioni generali ed in una parte pratica con l’utilizzo di manichini della dimensione di un bambino. Al termine del programma il personale formato riceverà una certificazione di partecipazione al corso di formazione. Chiunque volesse iscriversi al corso o ricevere maggiori informazioni potrà farlo chiamando il numero verde 800 200 105 di Carta Bimbo. «Attraverso questa iniziativa, Roma Capitale, è la prima realtà europea a realizzare un piano di prevenzione al di sopra degli obiettivi posti dalle società internazionali di rianimazione per garantire la sicurezza dei bambini». È quanto dichiara il Vice Sindaco di Roma Capitale, Sveva Belviso. «Gli ultimi fatti di cronaca – continua Belviso - hanno evidenziato quanto sia importante l’intervento preventivo da parte di chi si prende cura quotidianamente dei più

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piccoli per evitare che un semplice gesto si trasformi in un evento tragico. Il corso ha come scopo quello di fornire i principali strumenti di conoscenza per poter intervenire prontamente con un primo soccorso salva vita in caso di soffocamento. A tal proposito, - conclude Belviso - i corsi, oltre a coinvolgere le persone che ogni giorno si occupano della formazione dei bambini, sarà accessibile anche a tutti coloro che vorranno partecipare».

Sveva Belviso, Vice Sindaco di Roma Capitale


ITALIA VIRTUOSA

La polizza di responsabilità del capofamiglia a tutela di piccoli e grandi incidenti nella vita quotidiana di Massimo Riverso Massimo Riverso Responsabile Affinity Groups e Canali Innovativi, In Più Broker S.r.l. na  delle  parole  più  attualmente utilizzate e sentite è “crisi”. Parola a cui,  indubbiamente,  diamo  tutti  noi un  significato  negativo  dimenticando, per  certo,  che  essa  deriva  dal  greco  “crisis”,  che  sta semplicemente per “scelta, decisione”. Ecco, dunque, che se recuperassimo il senso originale della parola “crisi”, anziché  invocare  salvifiche  ed  improbabili  ricette  di immediata  ripresa  economica,  dovremmo  orientare  il nostro  stile  di  vita  ad  un  atteggiamento  più  maturo e consapevole, attraverso scelte che potrebbero rivelarsi risolutive per guardare con ottimismo al futuro, abbandonando, magari, quel senso dell’effimero in cui ci siamo crogiolati un po’ tutti negli anni passati. Un  fortunato  slogan  pubblicitario  in  voga  in  quegli  anni esortava, infatti, alla prevenzione piuttosto che alle cure.  Nel segno del cambiamento dei tempi, anche la mamma di  oggi,  ormai  innalzata  al  ruolo  di  Family  Manager,  sa benissimo che non è più tempo di affidarsi solo al caso ed alla buona sorte, e che la Provvidenza è bene supportarla con una buona dose di previdenza. Sa  benissimo,  la  nostra  Family  Manager,  quali  e  quanti sono i rischi ed i pericoli che, improvvisamente e talvolta drammaticamente,  possono  mettere  a  repentaglio  la sicurezza e la tenuta dell’azienda Famiglia.  E’ perfettamente consapevole che i bambini sono vivaci, che una lavatrice può allagare un appartamento e che un vaso,  apparentemente  stabile,  può  precipitare  per  un imprevisto  atmosferico.  Lo  stesso  che  può  causare  la caduta di alberi sulle auto dei vicini. Alberi che andavano potati per tempo ma, si sa, il tempo è sempre tiranno e tale spesa è stata spesso rinviata.  Come non bastasse questo danno, la Family Manager sa pure che ci saranno, quasi certamente, anche delle spese legali successive da affrontare! Ma  nemmeno  quando  si  è  in  vacanza  la  nostra  Family Manager può dirsi tranquilla: dalle pallonate in spiaggia all’atterraggio del bambino sul cofano di una macchina con la  bicicletta,  fino  al  cagnolino  di  famiglia  che  azzanna  il polpaccio della vicina di ombrellone, l’imprevisto è sempre lì, in agguato e pronto a rovinarti la vacanza ed il portafoglio.

U

copertura assicurativa che garantisce il rimborso di danni anche ingenti a cose o persone (massimali di 500.000,00 € o di 1 milione di euro sono la prassi). La Family Manager sa che questa è la migliore soluzione possibile per tutelarsi contro  il verificarsi di piccoli o grandi incidenti che possono accadere  nel  corso  della  vita  quotidiana  della  propria famiglia. E già, perché  tale prodotto, a dispetto del nome, non tutela solo il capofamiglia, ma tutto il nucleo familiare e la totalità delle persone che ne facciano parte.  Ed è qui che la nostra mamma manager coglie il senso reale e positivo delle sagge scelte, come era in origine. Con  la  piena  consapevolezza  che  poche  decine  di  euro rappresentano  il  parafulmine  ideale  per  tutti  gli  eventi potenzialmente  dannosi  per  la  propria  serenità  e  per tutelare, in tutta sicurezza, il proprio patrimonio da possibili esborsi risarcitori imprevisti. E  se  invece  di  causare  un  danno  si  è  vittima  di  una ingiustizia?  Anche  in  questo  caso  poco  importa  che  il problema riguardi un danno subito, un servizio di fornitura di una qualche utenza, od una vacanza che si è rivelata diversa da quella prospettata dal tour operator al quale ci eravamo rivolti.  E’ sempre possibile ricorrere all’aiuto di un legale liberamente scelto per tutelare i propri diritti e sarà poi la polizza a pagare direttamente la sua parcella.

Ma che l’imprevisto riguardi la conduzione della casa, le attività di tutti i giorni, il tempo libero, il giardinaggio, le vacanze, gli sport, i rapporti con i collaboratori famigliari, poco  importa:  a  tutto  questo  risponde  la  polizza  di Responsabilità  Civile  del  capofamiglia.  Una  semplice

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NOI IN RETE

Mothers Prayers La Preghiera delle Mamme: “Chiedi e ti sarà dato” di Sandra Di Vito a Preghiera delle Mamme è un movimento di mamme, che hanno scelto di unirsi ed affidare le proprie preghiere a Dio per il bene dei figli. Ogni mamma può trovare la forza necessaria per affrontare i problemi e le preoccupazioni della maternità, attraverso il canale che le è più congeniale e in questo caso la Fede è stata di grande aiuto: la ricerca della spiritualità nei momenti di sconforto ha sconfitto la disperazione e ha donato a molte mamme pace e serenità. “Chiedi e ti sarà dato”, sono le Parole del Vangelo che hanno ispirato Veronica Williams e sua cognata Sandra nel 1995, quando hanno sentito la necessità di pregare in un modo speciale per i propri figli e nipoti. E’ nato così in Gran Bretagna, il primo gruppo di Preghiera delle Mamme, che ora conta centinaia di gruppi in 107 Paesi in tutto il mondo. Il valore delle preghiere delle mamme in difficoltà, alla ricerca di sollievo e speranza o comunque desiderose di preservare la serenità della propria famiglia, è ciò che noi di Valore Mamma vogliamo testimoniare. Abbiamo voluto a tal proposito incontrare Stephanie Courtois e Livia Senni, le coordinatrici del gruppo di Preghiera delle Mamme di Roma, per capire più da vicino il significato e il valore che una esperienza simile possa apportare alla vita di ogni mamma.

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Raccontateci com’è nato il vostro gruppo di preghiera. S - Il nostro gruppo è nato dalla volontà di due mamme francesi arrivate da poco a Roma, che conoscevano la Preghiera delle Mamme attraverso le loro esperienze in Francia e a New-York. Dall'inizio, hanno voluto condividerlo con delle amiche italiane. Non essendoci fino a quel momento un punto di riferimento per l'Italia, siamo andate avanti con il passa-parola, mantenendo questo spazio di scambio fra le nostre culture, i nostri modi diversi di pregare, unite però nel voler raggiungere nella preghiera tutte le mamme del mondo attraverso il libretto-guida intuito da Veronica Williams, la fondatrice. Eravamo arrivate a due gruppi, e dopo le conferenze di Veronica ospitate dall'Istituto di Studi Superiori sulla Donna a novembre 2012, se ne sono formati altri due a Roma, e forse anche un terzo, portando a cinque questi gruppi. L - Io ho aderito nel 2012 al gruppo francese di Stephanie, che ogni lunedì mattina ha aperto le porte a me e ad altre mamme italiane e ha dato impulso alla nascita di nuovi gruppi di Preghiera delle Mamme a Roma. Essendo la nostra città, ci saremmo aspettate il contrario e invece è stato un gruppo francese ad accogliere noi mamme italiane! E' bello condividere questa esperienza con mamme di un altro Paese, ed è bello essere vicine nella nostra diversità.

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Siete in contatto con altri gruppi di preghiera sparsi nel mondo? S - Rimaniamo in contatto – almeno per la preghiera comune – con le mamme francesi che sono andate via da Roma e hanno tutte voluto ricreare un gruppo nella nuova città in cui vivono. Poi molto spesso i gruppi all'estero si riuniscono di lunedì mattina, un buon modo di ritrovare speranza e forza dopo le piccole difficoltà o vicende del fine settimana. Allora diventa anche più facile sentirsi unite con le sorelle e amiche, specialmente per quelle di noi che sono francesi e si sentono a volte lontane… La preghiera è un’esperienza molto intima, Lei pensa che viverla in gruppo possa essere di aiuto nel capirne il senso profondo? L - Penso che il viverla in gruppo sia un ulteriore arricchimento. C'è inoltre, insito nella Preghiera delle Mamme, il valore simbolico dell'affidare tutte insieme le proprie preoccupazioni a Dio e unirsi alle altre mamme nel mondo, pregando unite per le intenzioni di tutti. Il fatto che le donne si riuniscano in preghiera è una tradizione antica ormai radicata nella nostra cultura cattolica. Qual è invece l’aspetto innovativo di Preghiera delle Mamme? L - Credo che risieda nel fatto che ognuna 'porta' nella preghiera i propri figli, in uno spazio settimanale che è dedicato esclusivamente a loro, affidando in totale fiducia a Gesù e alle preghiere di tutte le altre mamme ogni preoccupazione o pensiero. Questo si realizza anche simbolicamente quando ogni mamma depone in un cestino i nomi dei propri figli, mettendoli letteralmente nelle mani del Signore. Tra i suoi aspetti positivi poi, questa è una preghiera che ci aiuta a ricordare l'importanza di essere madri e il


NOI IN RETE grande valore che questo riveste agli occhi di Dio.. La diffusione mondiale che ha avuto la Preghiera delle Mamme e quindi il bisogno di trovare nella Fede un valido supporto al ruolo di madri, è forse il segnale della crisi di valori che stiamo vivendo? L - Credo che il tipo di vita che facciamo e la società in cui viviamo oggi non sempre riconoscano il giusto valore all’essere donna e madre in senso profondo. La Preghiera delle Mamme si è diffusa in tantissimi Paesi del mondo e con grande rapidità: ha successo perché è certamente un grande aiuto per tutte le mamme in questi tempi così difficili. Ci aiuta a ritrovare il senso più profondo di quello che facciamo ogni giorno, cosa che nelle piccole e grandi battaglie quotidiane ogni tanto si perde. Ci invita a ricordare la responsabilità enorme che Dio ha dato a ognuna di noi affidandoci i Suoi figli, e nello stesso tempo è un modo per riconoscere i nostri limiti di mamme, di

semplici persone che vorrebbero arrivare a tutto ma non possono! E decidono tutte insieme di affidare a Lui le tante preoccupazioni per i propri figli, che devono vivere in un mondo sempre più complicato. Tutte noi sperimentiamo un grande senso di sollievo e di pace dopo ogni incontro di preghiera. Cosa vi sentite di consigliare alle lettrici di Valore Mamma che sentono la necessità di far parte di un gruppo di preghiera? L - S - Tutte le battaglie sono più facili da vincere se si è unite e pronte a condividere. La Preghiera delle Mamme è un grande aiuto! Vari gruppi nuovi si stanno formando ora in tutta Italia, potete rivolgervi a : Stephanie Courtois: courtoisenfrance@orange.fr Livia Segni: livia.senni@gmail.com http://www.mothersprayers.org/

Amisuradimamma Idee e soluzioni per tutte le mamme di Adele Ercolano

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oma è una città incantevole e unica al mondo. Ma è anche una città complessa in cui vivere se si è una mamma giovane con figli piccoli, soprattutto se trasferitasi da poco. Per rendere la vita quotidiana più semplice, Giovanna e Stefania, due giovani madri, hanno creato Amisuradimamma, una società di servizi che offre soluzioni ad hoc per facilitare la vita pratica delle mamme e offre loro informazioni, occasioni di incontro e di socializzazione, essenziali per vivere la maternità con serenità. La nostra redazione le ha incontrate per conoscere più da vicino i servizi da loro forniti.

Quali sono i principali servizi che Amisuradimamma offre per venire incontro alle esigenze quotidiane delle mamme che vivono a Roma? Pensiamo che in una città come Roma la reperibilità di informazioni utili per una mamma sia il principale ostacolo. Il primo fra i nostri servizi è quello di offrire informazioni gratuite, dal tempo libero alla ricerca di luoghi, strutture o professionisti per l’infanzia. Assistiamo nel difficile compito della scelta della babysitter e organizziamo feste di compleanno con animazione originale. Inoltre proponiamo una serie di eventi ed iniziative come swap party, corsi di cucina per mamme oltre a partnership e sconti con altre realtà che gravitano intorno al mondo della famiglia. Trovare la babysitter giusta è una questione di fondamentale importanza per la maggior parte delle mamme, soprattutto se lavoratrici. Quale consiglio date alle mamme che si rivolgono a voi? Ci siamo rese conto del fatto che affrontare per la prima volta la decisione di affidare il proprio figlio, magari neonato, ad una persona estranea rappresenti un fattore di enorme complessità, timore ed ansia per molte donne che devono rientrare al lavoro dopo la maternità. Il nostro intento è quello

di aiutare le mamme a capire quali sono le loro reali aspettative ed esigenze, offrendo un supporto concreto. A tale riguardo abbiamo messo a punto un seminario dal titolo “Mamma che tata” che ha proprio la finalità di fornire guida e orientamento nella scelta della tata. “Svago fra mamme” è una bella novità! In cosa consiste e come possono partecipare le mamme? Siamo molto contente di questo progetto perché aiuta le mamme a recuperare momenti di convivialità e creatività senza tralasciare la cura dei propri figli. Partecipare è molto semplice: basta contattarci, invitare le proprie amiche con i bimbi e noi pensiamo a tutto il resto. Proponiamo diverse attività per le mamme (lezioni di make up, personal stylist e altre attività creative gestite da mamme) mentre i bambini vengono stimolati da laboratori di teatro, arte e simili. Alla fine è previsto uno scambio tra mamme e bimbi circa quanto hanno svolto. Amisuradimmma. Quando sdoppiarsi diventa possibile.

Giovanna

Stefania

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TRA FORME E COLORI

Immagini dai quattro vènti Mostra fotografica di Massimiliano Troiani alla Corte dei Farnese di Sandra Di Vito assimiliano Troiani, fotografo di prestigio, coniuga il “viaggiare” al suo lavoro in giro per il mondo, riportando volti, paesaggi, mondi che si aprono ai nostri occhi e si imprimono indelebili nell’animo di ognuno spiega Monica Passerini - Presidente della International Inner Wheel Viterbo Ciminia, che ha promosso insieme al Rotary Club Viterbo Ciminia, la mostra fotografica Immagini dai quattro vènti di Massimiliano Troiani. La mostra, svoltasi dal 23 Marzo al 7 Aprile scorso al Palazzo Farnese di Caprarola (VT), è il risultato di grandi sinergie e unità di intenti nel coniugare l’arte delle immagini con l’impegno nel sostenere progetti umanitari in Africa. Abbiamo voluto presentare questa iniziativa di alto profilo culturale attraverso la voce dei protagonisti, mettendo in luce la grande professionalità dell’artista, la profonda sensibilità che traspare dalle sue immagini e il lodevole impegno nella solidarietà di Monica Passerini, ferma sostenitrice anche del progetto Valore Mamma.

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Signor Troiani, nei suoi viaggi intorno al mondo, ha incontrato innumerevoli volti di madri. Cosa ha voluto cogliere di quei volti nelle sue immagini. Che cosa Le è rimasto di quegli incontri? In genere non sono io che cerco di cogliere qualcosa nei volti, ma sono loro, i volti, che si fanno avanti, con i loro sguardi e le loro espressioni, le storie che narrano. Cerco di non essere descrittivo ma lascio che sia il ritratto a "descriversi" da solo. A volte, forse la maggior parte delle volte, non è detto che ci sia per forza qualcosa da dire in una foto: può essere un gioco di ombre e luci, un lavoro sulla forma, le armonie o disarmonie, ecc. A proposito degli incontri con le madri incontrate nei luoghi più diversi mi è rimasto tutto, potrei dire che mi ricordo di tutte quante loro. Quello che più mi è rimasto e che mi ha colpito è che loro, soprattutto quando sono nel tempo in cui hanno cuccioli da proteggere ed allevare, hanno un coefficiente comune di tenerezza e forza che si ritrova in tutte le diverse culture, nei loro sguardi e nella luce che trasmettono a chi fotografa. Quale messaggio ha voluto trasmettere attraverso la mostra? Non ho messaggi da comunicare, cerco di essere un testimone il più possibile neutrale, non a caso la parte della macchina fotografica che cattura le immagini si chiama "obiettivo"... Ma questa presunta obiettività non è quasi mai possibile: un'immagine, per quanto neutra voglia essere, porta sempre dentro di sé un significato. Ma io solo raramente scatto foto con intenzione, per scelta razionale. Io cerco di mostrare, è come se raccontassi: "Ecco, il mondo è questo, è andato in questa direzione ma non è detto che fosse l'unica strada possibile". Il mondo occidentale adesso sente scricchiolare le proprie certezze, ma sono secoli che la maggior parte degli abitanti del pianeta vive una vita fragile, mai garantita, sempre esposta a ingiustizie sociali o - materialmente - a malattie e povertà.

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TRA FORME E COLORI

La tematica della maternità emerge con forza nella mostra, anche attraverso pensieri e parole di autori illustri. Vuole citare una frase e il motivo per cui l’ ha scelta? Ho dedicato un'intera sezione della mostra alle madri e alla donna. Mi ha sempre affascinato il mito della Grande Madre che nell'antichità fu un’idea mitologica fondativa di quasi tutte le civiltà. In fondo nel mio lavoro vado a cercare una quota di "antichità", tracce di situazioni archetipiche che covano sotto la nostra stanca civiltà; segni che in altre culture, la povertà ha invece preservato. Le frasi che ho usato sono tutte necessarie, sono degli amuleti che porto con me nella vita e nel lavoro. Restando nell'ambito delle madri/donne direi che la citazione che ho proposto di Simone Weil è sconcertante per la sua poetica e la sua profondità: "Le parole materia, madre, mare, Maria, si somigliano al punto di essere quasi identiche". Poi ho dedicato una stanza alla Bellezza, che da noi ormai è sinonimo di fitness, benessere, scongiuro verso l'invecchiamento, mentre altrove la vecchiaia propone forme intense di bellezza che per un fotografo, un artista, rivelano delle armonie di cui la gente, oggi in Occidente, non vuol più sentir parlare. Perché il bianco e il nero? Il bianco e nero significa soprattutto lavorare sui "grigi". Un'immagine in bianco e nero è una danza di queste componenti. Il bianco e nero è potente, porta l'immagine alle sue strutture essenziali, è più vicino al disegno che alla pittura. Noi, il più delle volte, sogniamo in bianco e nero, a volte amiamo in bianco e nero, alcuni autori (per esempio Kafka...) per me sono in bianco e nero. Però scatto anche a colori, perché a volte si parla, si pensa e si ama a colori. Ma io preferisco fare tutte queste cose in bianco e nero!

su un suo viaggio in Africa centrale da cui è nato il documentario “Uganda: le ombre sulla Perla”, che ha stimolato un vivace dibattito sulle problematiche inerenti i paesi sottosviluppati. Già in quella occasione l’autore ed io parlammo della possibilità di progettare una mostra fotografica di più ampio respiro, finalizzata a raccogliere fondi per un progetto umanitario del nostro Club. Raccontaci del progetto di beneficenza legato alla mostra. Ci è sembrato naturale, come Associazione internazionale, da sempre dedicata al sostegno di iniziative umanitarie, scegliere come destinatario della raccolta fondi della mostra-evento, l’Ospedale San Camillo di Nanoro in Burkina Faso, poiché da molti anni è diretto da Don Pietro Ruzzi, un sacerdote originario proprio di Caprarola, sede della mostra. L’Ospedale è stato fondato nel 2003 e rappresenta il punto di convergenza di pazienti sempre più numerosi provenienti dalle zone più remote dell’Africa centrale. La mostra è stata allestita al Palazzo Farnese di Caprarola. C’è un motivo particolare che ha portato a questa scelta? Partendo dal fatto che il Palazzo Farnese di Caprarola è rinomato in tutto il mondo e meta di migliaia di visitatori ogni anno, abbiamo ottenuto con la collaborazione del Comune di Caprarola e la Pro Loco, l’opportunità di sfruttare come sede della mostra proprio alcuni locali del monumento.

Come immagina le foto che ancora non ha scattato? Non le devo immaginare...Perché so bene come sono, e sono là, le ho viste e so che mi aspettano; ma - come me - sanno bene che ormai non le potrò più scattare: mi sono passate davanti per un attimo, immagini che non ho potuto fissare, né su un fotogramma di pellicola né su un file digitale, e dunque esistono solo in un'altra dimensione. Aspetteranno invano che io vada a ri-scattarle. Monica, come è nata questa vostra collaborazione e l’idea della mostra fotografica? Ho conosciuto Massimiliano Troiani circa 2 anni fa durante una conferenza-lezione presso la Biblioteca del Comune della scuola dove insegno a Mazzano Romano. La signora Patrizia Peron, bibliotecaria, aveva organizzato questo incontro nel quale Massimiliano mostrava le sue foto ai ragazzi, contestualizzandole e raccontando per ognuna la sua storia. Io rimasi come ipnotizzata dai volti di donne e bambini che sembravano vivere in quelle foto, la cui intensità si fissava nel profondo dell’animo dell’osservatore. Poi assistemmo alla visione del video “I rigettati di K.” che coinvolse molto sia i ragazzi che gli insegnanti presenti. Successivamente abbiamo organizzato una serata per l’ International Inner Wheel di cui sono Presidente, centrata

Massimiliano Troiani e Monica Passerini il giorno dell’inaugurazione della mostra

Massimiliano Troiani realizza da anni documentari e servizi fotografici nel mondo. Alla selezione della 62a Mostra di Venezia ha presentato I rigettati di K.(e altre ballate). Con le ceneri di Gandhi e Shiva Yatra partecipa all’Asiaticafilmediale e con la voce dei deserti al Desert Nights Festival. La mostra di fotografie By the rivers of Babylon è stata esposta al Palazzo dell’O.N.U di New York, alla FAO e al World Trade Organization di Roma.

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TRA FORME E COLORI

Il Sogno nel Cassetto L’arte dei confetti di Sandra Di Vito a nostra vita è costellata da simboli, che racchiudono il percorso unico fatto di momenti indimenticabili dell’esistenza di ognuno di noi. Un oggetto, come un gioiello regalatoci, ci ricorda la luce degli occhi di chi con amore ha voluto farci un dono; una maglietta che indossavamo quando abbiamo conosciuto per la prima volta una persona speciale, possiede ancora il calore di quell’ abbraccio impresso nel nostro intimo; un biglietto di auguri può assumere un significato profondo, perché ha la grafia indelebile di chi non si è dimenticato di noi. Anche la bomboniera ha un valore simbolico: la scelta di un sacchetto di confetti con forma e tessuto particolari, abbinato ad un oggetto raffinato o grazioso, rappresenta un momento carico di emozioni e sentimenti da trasmettere alle persone care che vivranno insieme a noi un giorno speciale della nostra vita. Guardando e conservando quell’oggetto rivivremo ricordi intensi, gioie, obiettivi raggiunti, relazioni affettive senza le quali quel giorno particolare non avrebbe avuto lo stesso significato. La realizzazione di un sogno è il significato simbolico che Cristina Tomarelli, con la sua attività artigianale di ideazione e creazione di bomboniere vuole offrire a tutte le persone che si apprestano a vivere un momento indimenticabile per la loro vita. Per lei, l’avvio di questa attività lavorativa e artistica è stato la realizzazione di un Sogno nel Cassetto, in un giorno particolare della sua vita. Cerchiamo di capire perché.

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Cristina, come e quando è nata questa Sua attività artigianale così creativa? Il tutto nasce all’inizio del 2013, in un giorno molto particolare della la mia vita e della mia famiglia, il 2 febbraio. Ho scelto di chiamarla “Il Sogno nel Cassetto” per evidenziare quel sogno, con la “S” maiuscola, che fin dall’adolescenza ho desiderato e che finalmente è diventato realtà.

Quale lavoro c’è dietro la creazione di una bomboniera? Oltre alla pazienza e alla creatività, c’è un’estrema ricerca di materiali pregiati e di articoli di qualità e raffinatezza che grazie allo studio dell’abbinamento del colore del tessuto, della decorazione e del nastro mi permettono di creare delle linee per ogni occasione. Che tipo di rapporto instaura con i Suoi clienti nella scelta delle bomboniere? In questo genere di lavoro, è molto importante cercare di capire come il cliente vuole sigillare quel momento unico e indimenticabile, il mio compito è quello di trasformare queste emozioni in una bomboniera. Come si è evoluta nel tempo la bomboniera, esistono innovazioni in questo campo? L’uso della bomboniera, dal francese bonbonnière, contenitore di bonbon (piccoli dolci), ebbe inizio già nel XVIII secolo come usanza di regalare degli oggetti preziosi beneauguranti contenenti confetti, simbolo di felicità e abbondanza. Al giorno d’oggi le bomboniere non sono più necessariamente degli oggetti preziosi, si opta per articoli utili e facili da riutilizzare, di produzione artigianale o personalizzati, che ricordano l’unicità del sentimento. Cosa si sente di consigliare a chi vuole iniziare la sua stessa attività? Di avere pazienza, di coltivare con costanza le passioni e di non perdere la speranza di realizzare quel sogno chiuso nel cassetto.

Cristina Tomarelli www.ilsognonelcassetto.eu info@ilsognonelcassetto.eu


TRA LE PAGINE

“Non sapremmo nulla sulla vita, se noi madri non raccontassimo la nostra versione” Intervista a Clara Sanchez, scrittrice spagnola di fama mondiale di Adele Ercolano lara Sanchez ha raggiunto la fama mondiale nel 2011 con il bestseller Il profumo delle foglie di Limone, il primo romanzo della scrittrice spagnola tradotto in italiano ed edito nel nostro Paese dalla Casa Editrice Garzanti. L’opera, vincitrice del premio Nadal - uno dei riconoscimenti letterari spagnoli più antichi e prestigiosi - è stata in cima alle classifiche di vendita per oltre un anno. Il libro è uno di quei romanzi che ti lascia con il fiato sospeso, la cui lettura scorre come un fiume in piena, regalandoti suspense e commozione. E’ una storia sull’amicizia e sull’amore, ma anche sulla vendetta e la cattiveria. E’ un fenomeno letterario, un romanzo straordinario che scuote la coscienza e svela l’orrore che si può celare dietro la normalità esplorata dagli occhi di una giovane donna in dolce attesa. Nel 2012 esce nelle librerie italiane il suo secondo romanzo La voce invisibile del vento, che racconta una storia di fiducia e di perdono, di colpa e di memoria individuale, di amore e di segreti, una storia che sarà impossibile dimenticare in cui l’autrice, attraverso la protagonista Julia, una giovane mamma, ci insegna a sopravvivere attraverso il perdono e la memoria. Entra nella mia vita è il suo terzo romanzo, pubblicato nel 2013 e definito dalla critica e da lei stessa il più bello e il più maturo. Un libro in grado di riconciliarci con la vita, di farci riflettere sull’amore materno e sulle intense e uniche relazioni tra madri e figlie, attraverso la giovane protagonista Veronica, ostinata e decisa nel risolvere il mistero della sua famiglia. Clara Sanchez ha una voce narrativa travolgente, scrive con candore e con una profondità che fanno emozionare. Forse perché oltre ad essere una bravissima scrittrice è anche una mamma. L’abbiamo intervistata per conoscere di più del suo successo letterario.

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Nei suoi romanzi l’esperienza della maternità è un tema ricorrente: le protagoniste de “Il profumo delle Foglie di Limoni” e “La voce invisibile del vento” sono rispettivamente una ragazza in dolce attesa e una giovane madre. Cosa Le ha ispirato questa scelta? Sono una figlia ma sono anche una mamma. Da bambina vedevo mia madre che faceva la spesa o che si pettinava dal parrucchiere mentre dava la merenda ai miei fratelli e a me. Mi sono rivista mentre scrivevo con mia figlia in braccio. Una ragazza incinta come Sandra, se cade non solo fa male a se stessa, ma farà male anche al bambino. Essere madre è correre i cento metri piani con uno zaino in spalla, anche se amiamo profondamente quello zaino. Le protagoniste dei suoi romanzi sono donne. Ritiene che nella letteratura contemporanea sia importante dare voce alle madri? Non sapremmo nulla sulla vita, se noi madri non raccontassimo la nostra versione. Il rapporto tra madri, figlie e nipoti è un’altro tema molto

Clara Sanchez

presente nelle sue opere, sopratutto nel suo ultimo romanzo “Entra nella mia vita”. C’è un motivo in particolare? Secondo Lei esplorare le relazioni familiari aiuta a comprendere meglio le dinamiche intergenerazionali? Abbiamo perso la saggia abitudine di imparare dagli altri. Non ho mai considerato i miei nonni come delle persone vecchie, ma li ho sempre visti come persone molto interessanti. “Entra nella mia vita” è il suo ultimo romanzo, considerato dalla critica il più maturo e il più importante. Quanto tempo c’è voluto per scriverlo? Considerando la lunghezza del romanzo non ho impiegato molto tempo. Mi è venuto molto fluidamente come se fosse già scritto dentro di me. Mi sembrava come se i miei nonni, mia madre, mio padre e tutte le madri e le nonne e le figlie che ho conosciuto nella mia vita stessero spingendomi. Non mi era mai successa una cosa simile. Quali sono secondo Lei gli elementi narrativi che i lettori/lettrici italiani apprezzano maggiormente? Ciò che unisce un romanzo ad un lettore è qualcosa di misterioso. Credo che abbiano fiducia in ciò che leggono e non si sentano ingannati. I suoi romanzi sono ambientati in Spagna, e spesso in località di mare … Crede che in futuro, leggeremo una storia che avrà come habitat l’Italia? Nel mio prossimo romanzo apparirà sicuramente una città italiana. Mi sento molto bene in Italia. Grazie per essere tanto generosi con me. Clara Sanchez ci insegna a vivere con coraggio, quel coraggio che caratterizza l’essere donna e l’essere madre. Le siamo grate per aver condiviso i suoi pensieri con Valore Mamma, e ci auguriamo presto di immergerci in altre storie.

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TRA CINEMA E TEATRO

La figura materna nella drammaturgia televisiva recente di Alessandra Caneva

Alessandra Caneva Autore Televisivo e Scrittrice. Consulente Editoriale di Fiction Televisiva. e figure parentali e la loro relazione con i figli rappresentano fin dall’antichità pilastri drammaturgici di grande importanza. Le ragioni sono ovvie: nello sviluppo di una sana ed equilibrata personalità, il rapporto con il proprio genitore è fondamentale, così come si può affermare che il tipo di struttura familiare dalla quale si proviene rappresenta una sorta di DNA spirituale ed emotivo che caratterizza tutti noi. Dall’Edipo Re, all’Amleto di Shakespeare, gli esempi che potremmo fare sono infiniti. Facendo un salto pindarico arriviamo a citare sceneggiati televisivi contemporanei come “Criminal Mind” nel quale perfino nella patologia grave di un serial killer, i primi sintomi sono individuabili nel rapporto infantile del criminale con i propri genitori.

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Mi occupo di televisione da venticinque anni, non posso quindi, con un certo rammarico, constatare che, nelle fiction più attuali e più commerciali, il grande tema della relazione parentale sia stato “annacquato” e ridotto spesso a luoghi comuni. Questo, in gran parte, dipende dal brodo culturale in cui gli autori e i produttori e tutti noi ci muoviamo, una realtà nella quale ogni principio è stato messo in discussione e, a farne le spese è stata soprattutto la famiglia. Perché oggi si parla tanto di famiglia tradizionale e non? Perché i modelli, che si vogliono con una certa ansia far accettare a un pubblico di massa, sono riconducibili a quelli di famiglia aperta, allargata, con genitori dello stesso sesso e via dicendo. Spesso però non lo si afferma esplicitamente, il relativismo in questo ambito sa contrabbandare i suoi principi con molta astuzia. Lo dimostra lo sceneggiato di grande successo “Un medico in famiglia”, giunto all’ottava edizione. Se di figura materna dobbiamo parlare, questo è un esempio che più colpisce la “madre” nel senso letterale del termine. Le mogli di Lele, il bravo Giulio Scaparti, si susseguono lasciando figli che non hanno più alcun contatto con chi li ha procreati. Si tratta di esigenze legate alla produzione? Può darsi, ma non possiamo assolutamente non credere che ci sia qualcosa anche di voluto in questa impostazione. Nello sceneggiato ci sono nonne e nuove madri, unico esempio di stabilità familiare e di padre, in tutto questo caotico vivere, è nonno Libero. “Un medico in famiglia” crea un contenitore rassicurante che sostituisce l’apporto fondamentale e centrale della figura materna con un luogo ove, se sono mantenuti i cliché più felici della famiglia

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(la tavola, la confidenza, il non stare mai soli ecc) ne snatura completamente l’immagine. Si potrebbe dire che è un falso d’autore. Non dobbiamo pensare che si tratti di un caso isolato, anche se estremo rispetto alle altre fiction, piuttosto è importante comprendere come tutto ciò possa risalire a una comune rappresentazione della realtà genitoriale, quella materna in particolare, latitante nell’esercitare un vero ruolo educativo, ritenuto ormai superato e ridotto a vaghi suggerimenti, ma desiderosa, invece, di voler vivere come eterni adolescenti con tutti i vantaggi che ne conseguono. E’ il caso di un altro sceneggiato di grande successo come i “Cesaroni”. L’importanza del ruolo materno ce lo ha ricordato, invece, con grandissima efficacia lo sceneggiato arrivato alla seconda edizione dal titolo “Che Dio ci aiuti”. Gli ascolti decisamente alti di fronte a prodotti di questo genere, ci dimostrano che il pubblico televisivo sa apprezzare le storie che si fanno portavoce di valori autentici. La madre per eccellenza qui è una suora interpretata da Elena Sofia Ricci, che dirige un pensionato di studentesse. Le madri biologiche non ci sono, sono latitanti, così è lei che colma il vuoto e attutisce le conseguenze di questa malsana e diffusa realtà. “Che Dio ci aiuti” può sembrare fantasioso, in parte è vero, ma il sottotesto esprime con efficacia che importanza abbia la madre nello sviluppo armonico della persona. Gli sceneggiati televisivi, quest’anno, sono stati numerosi, è impossibile riportarli tutti, ma per segnalare un prodotto molto positivo non si può dimenticare “Once upon a time” andato in onda su Rai 2 poi su Rai 4, un piccolo capolavoro non compreso in Italia. Il mondo delle fiabe, infatti, non è altro che una metafora del mondo contemporaneo, dove oggi sono i “figli” che devono andare a riprendersi i genitori smarriti e lacerati dai loro problemi, in particolare le madri. Il personaggio di Emma è straordinario: ha sbagliato abbandonando il figlio, ma ora che l’ha ritrovato non intende abbandonarlo. Emma lotta non solo per riavere suo figlio ed essere all’altezza di essere una vera madre, ma anche perché non vuole che Henry pensi che il male sia più forte del bene. Un desiderio che nasce dalla peculiarità dell’amore materno. Emma è la madre che ora vuole esserci, Suor Angela quella che colma il vuoto delle madri latitanti: sono due personaggi che nel clima negativo che respiriamo possono insegnarci molto.


TRA LE NOTE

Creatività femminile: musica e maternità Intervista a Patricia Adkins Chiti, Presidente della “Fondazione Adkins Chiti: Donne in Musica” di Laura Bonsi ingresso sempre più qualificato delle donne… protagoniste nel mondo della cultura in tutte le sue branche… dalle arti figurative alla musica, è un dato di grande speranza per l’umanità” (Giovanni Paolo II - nell’Angelus del 6 agosto 1995 a Castel Gandolfo). Così sceglie di aprire l’intervista con la redazione di Valore Mamma la signora Patricia Adkins Chiti, alla quale queste parole sono particolarmente care, ispirandone il lavoro quotidiano e appassionato di musicista e musicologa, Presidente della “Fondazione Adkins Chiti: Donne in Musica”, nonché Commissaria per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, autrice di libri, saggi, e progetti televisivi, curatrice, direttrice artistica e regista di eventi in Vaticano, in Italia, negli Stati Uniti, in Germania, in Francia, in Polonia e in Spagna. Nelle parole della signora Adkins Chiti è il ricordo toccante del Maestro Irma Ravinale, compositrice dalla fama internazionale recentemente scomparsa, che ha lasciato al mondo un’eredità incommensurabile, non solo con il suo straordinario talento di compositrice, ma anche con l’eccellente preparazione artistica trasmessa a tanti suoi allievi.

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La Fondazione Adkins Chiti Donne in Musica promuove il talento femminile in ambito musicale ed in particolare valorizza il lavoro delle compositrici. In che modo opera la Fondazione? La “Fondazione Donne in Musica”, nata nel 1978, con sede in Fiuggi Città, produce festival, rassegne e symposium per promuovere la musica composta dalle donne. Coordina una rete di 27.000 compositrici in 108 Paesi e possiede una biblioteca con oltre 42 mila partiture di donne. Per il Grande Giubileo ha prodotto 147 concerti di musica sacra ed eventi per il Giubileo degli Artisti (Basilica di Santa Maria sopra Minerva) ed il Giubileo della Madonna (Aula Paolo VI). In passato, soprattutto per le compositrici, conciliare la musica e la famiglia era quasi impossibile. Oggi è cambiato qualcosa? Ritiene che nel mondo della musica si possa parlare di connubio tra maternità e creatività? L’Italia vanta quasi 1000 compositrici di ogni genere musicale: classica, elettronica, jazz, multimediale, rock, pop. Scrivono lavori didattici, per il teatro, il cinema, la televisione e la danza. Hanno registrazioni discografiche e riconoscimenti internazionali. Alcune, negli Stati Uniti, sono “regine del jazz”, altre sono dive dell’underground britannica. E’ un vero peccato che i loro lavori siano poco presenti nelle stagioni musicali importanti, nei festival che fanno tendenza, nella programmazione degli Enti Lirici. In maggioranza si tratta di donne sposate, spesso con figli e nipoti. Come tutte le donne che lavorano, educano i figli, portano avanti casa e famiglia, e scrivono anche musica. Molte insegnano. Intervistata alcuni anni fa su come e quando componeva, il Maestro Irma Ravinale, scomparsa il il 7 aprile 2013 ha risposto: “Come un impiegato, al mattino, al pomeriggio, anche la notte se occorre. Per far maturare un pensiero a volte

ci vuole molto tempo, ma non è mai tempo sprecato”, e ha aggiunto “il compositore, l’artista, lavora solo. Altrimenti non lavora”. Come la madre è un punto di riferimento essenziale per i figli, così lo è il “Maestro” (titolo che si dà sia ai compositori che alle compositrici) per la crescita e la preparazione dei suoi allievi. Ai funerali di Irma Ravinale, avvenuti a Roma il 10 aprile 2013, molti illustri musicisti (Monsignor Marco Frisina compreso) hanno dichiarato di sentirsi suoi “figli in arte”. Membro attivo del nostro Comitato d’Onore Internazionale, so che la musica di Irma Ravinale le sopravviverà, testimonianza di talento ed eccellenza. Tutti noi rimpiangiamo il suo rigore intellettuale, applicato non solo alla lunga esperienza compositiva, ma anche ai tanti anni trascorsi nella trincea dell’insegnamento, prima, e della direzione di due importanti Conservatori, il San Pietro a Majella di Napoli ed il Santa Cecilia di Roma (fino al 1999), dove ha dato vita a numerose manifestazioni artistiche mettendo in luce nuovi talenti e creando l’orchestra del Conservatorio. Fra le poche donne a raggiungere posizioni di vertice nel suo campo e membro effettivo dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, la Ravinale ha meritato importanti riconoscimenti come la Medaglia ai Benemeriti della Cultura e dell’Arte della Presidenza della Repubblica e il Premio del Presidente della Repubblica per il 2009. Diplomata in composizione con Goffredo Petrassi al Conservatorio di Santa Cecilia, si è affermata in concorsi internazionali ed è stata autrice di importanti opere sinfoniche, teatrali e da camera, commissionate ed eseguite da istituzioni e festival, per la radio e la televisione. Quali sono le prossime iniziative della Fondazione? La Fondazione porta avanti un progetto sostenuto dalla Commissione Europea “WIMUST” (donne in musica che uniscono strategie per talento) e sta preparando un’Enciclopedia On-line di Compositrici Europee (www.donneinmusica.org). Per Irma Ravinale pubblicherà un volume con la sua biografia, il catalogo delle opere, ed un’analisi della sua produzione musicale. Patricia Adkins Chiti, Musicista, Musicologa. Presidente della Fondazione Adkins Chiti: Donne in Musica”

Irma Ravinale, al Quirinale, insignita nel 2010 dal Presidente Giorgio Napolitano del Premio “Presidente della Repubblica”.

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GOCCE DI FILOSOFIA

Maternità e radici della vita Una maternità vissuta nell’accoglienza vera del dono porta in sé frutti di bene per tutti! di Stefano Tardani Don Stefano Tardani Sacerdote della Diocesi di Roma. Rettore della Chiesa di San Tommaso per la Pastorale straordinaria della Famiglia. Fondatore Movimento dell’Amore Familiare. na volta, una mamma in gravidanza rispose ai miei complimenti e auguri cosi: “Io sono brava? E’ Dio che è bravo, fa tutto Lui”. Aveva ragione! Eh già, una mamma si trova questa vita come dono formidabile, intero e totale, lo accoglie, lo porta in grembo, l’alimenta con l’amore e con le sostanze del suo sangue.” Riporto l’incontro con questa madre nel mio libro “Figli di chi? Quale futuro ci aspetta” dove analizzo, in una nuova chiave, i temi della famiglia e della società di oggi, alla luce della preghiera del “Padre Nostro”. Si tratta di un percorso sorprendente alla riscoperta delle radici cristiane della vita. Quella mamma aveva veramente ragione: la vita non è nostra, né l’abbiamo inventata noi, ma viene da un “Padre” che ce l’ha donata gratuitamente. Ecco che nella famiglia la donna assume un ruolo delicato col suo essere “grembo” della vita e allo stesso tempo capace di una forza inesauribile, alimentata dall’esperienza del mistero della vita che viene da Dio. Essere mamma è molto di più della capacità di partorire un figlio. Scrivo nel libro: “…il figlio è qualcuno che i genitori ricevono come una realtà già esistente perché il dono già c’è tutto: è tutto lì, nell’embrione umano, nel si di Dio Padre e nel si dei genitori alla vita. Il Padre nostro ci rimanda al mistero profondo della nostra vita, che passa per i genitori, ma che è prima dei genitori. Infatti, i genitori non hanno inventato la vita, né la loro, né quella dei loro figli: l’hanno solo accolta! Essi non dovrebbero nascondere la vera radice di ogni vita: il Padre di tutti, il Padre della vita, di ogni vita.”( pag. 32).

anche per noi. La donna, con la sua maternità, e insieme all’uomo che la ama, ha questa grande forza, di poter rinnovare quel “Si” di accoglienza, di difesa e di senso della vita, “dono” gratuito che viene dall’alto e non deve mai essere ridotto ad un nostro “prodotto” della medicina e della scienza.

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Trovare la radice della vita! È ciò che ogni mamma, insieme al papà, dovrebbe fare per vivere bene e pienamente il suo ruolo nella famiglia e nella società. Riconoscere l’artefice della vita porta una madre a testimoniare quell’accoglienza gratuita, capace di dare sostegno e coraggio a ciascun membro della famiglia con tenerezza. Anche nella preghiera la madre è riflesso di tutto questo: accogliendo la vita nel suo grembo sa ascoltare con intima dolcezza la Parola di Dio nel suo cuore e generare parole di “bene” per tutti. L’esempio è Maria, la Mamma di Gesù, che, ancorata sul mistero del dono che viene in modo esclusivo da Dio Padre, testimonia alle mamme il suo “Si” fiducioso; una parola piccola ma grande per la capacità che ha di dare speranza e coraggio, sempre. Maria accoglie Gesù sapendolo poi donare al mondo senza volerlo solo per sé: lo ha accudito nella sua fanciullezza e lo ha seguito fin sotto la Croce

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i S te fa n o Ta rd an

Figli di chi? Quale futurotta ci aspe

L’Autore, affrontando un tema di alto rilievo antropologico e sociale, riscopre sorprendenti collegamenti con il mondo di oggi, scrivendo pagine di grande originalità che non mancheranno di lasciare stupiti i lettori. Un libro decisamente “nuovo”.


IN FAMIGLIA: TRA CULTURA E DIVERTIMENTO

E... state in famiglia: nasce il meeting della famiglia di Roma di Emma Ceccarelli

Emma Ceccarelli Presidente Forum delle Associazioni Familiari del Lazio

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a vita di famiglia riempie tutta la nostra esistenza, determina molte delle nostre scelte, influisce sui nostri progetti, indirizza i  nostri  acquisti,  orienta  le  nostre  amicizie,  eppure,  la famiglia sempre più spesso, diventa invisibile quando si tratta di metterla al centro delle scelte politiche e culturali di una collettività. Così pure nella nostra vita sociale e politica: si fanno leggi, si edificano strade, palazzi, si creano  posti di lavoro, si fanno scelte economiche e sanitarie, si danno soluzioni al problema del traffico e dell’inquinamento, ma nessuno in queste scelte prova mai a valutare l’impatto che possono avere sui nuclei familiari e sui minori e gli anziani. Tutto viene scelto in base all’impatto sul singolo individuo, senza tener conto delle loro relazioni significative. Eppure l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Nazionale sulla Famiglia parla della necessità di “mettere a tema le nuove povertà familiari  come  deficit  relazionali”.  La  persona  sganciata dalle sue relazioni non può individuarsi. Appartenere ad una famiglia comporta avere un punto di vista che non può non tener conto dei rapporti che si hanno con gli altri membri della famiglia. Da  questa  riflessione  nata  in  seno  al  Forum  delle Associazioni  Familiari  del  Lazio  l’esigenza  di  dare  una risposta concreta a questa constatazione. Vogliamo rimettere la famiglia al centro. Vogliamo che la famiglia diventi il motore portante della rinascita economica, culturale e politica del paese. Vorremmo  fare  diventare  Roma  un  grosso  laboratorio avanzato per la Famiglia. Ed allora ecco la scelta di creare uno spazio dove - a Roma - si possa parlare di questi temi, ci si possa confrontare e possano nascere nuove proposte. Dal 10 al 14 luglio prossimi, presso il Borgo Ragazzi Don Bosco,  in  via  Prenestina  468  avrà  inizio  una  importate manifestazione  promossa  dal  Forum  delle  Associazioni Familiari del Lazio: E…state in Famiglia, il primo Meeting della  Famiglia  che  permetterà  di  ribadire  che,  senza riconoscere il valore della famiglia, il Paese non può ripartire. Un meeting dove la realtà che viviamo sarà vista con gli occhi del familiare. Cinque  giorni  per  parlare  della  bellezza  della  famiglia,  per confrontarsi, ma anche cinque giorni di festa e di svago per grandi e piccini. Dibattiti, sport, teatro, musica, cultura, incontri, spiritualità  il  tutto  condito  con  una  sana  allegria.  Saranno presenti tutte le 50 associazioni familiari che compongono il Forum e tante altre realtà che si occupano di famiglia.

Seguite e scaricate il programma dal sito: www.estateinfamiglia.it Per info: e-mail info@forumfamiglielazio.it Vi aspettiamo.

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NOI MAMME ATTENTE ALL’ECOLOGIA

Per una società più sostenibile cambiare stili di vita si può di Patrizio Veronelli Patrizio Veronelli Assessore Ambiente e Urbanistica XVIII Municipio di Roma Capitale

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l problema dei rifiuti da molti mesi sta riempiendo le pagine dei quotidiani e sta incutendo il timore di come si risolverà nel futuro prossimo. Nelle strade della città sono presenti 45 mila cassonetti per i materiali non riciclabili e 33 mila per la raccolta di vetro, plastica e carta. I rifiuti vanno separati e buttati, secondo i suggerimenti indicati per ciascun rifiuto, nell'apposito contenitore facilmente riconoscibile dal colore. In altri quartieri o, alcune volte, solo in parte di essi, la raccolta differenziata viene effettuata con la separazione dei rifiuti organici ed alimentari dagli altri materiali, in altri ancora, come il IV Municipio, dove è attivo un nuovo modello di raccolta differenziata, è prevista la separazione di 5 tipologie di rifiuto, per garantire un maggior rispetto dell’ambiente e tutelare il decoro della città. Come è facile capire, siamo in presenza di un sistema a macchia di leopardo che non facilita l’incremento della differenziata e non educa i cittadini alla differenziata. Ora esistono validi mezzi alternativi che si basano sulla raccolta porta a porta dei rifiuti e che, dove applicati, hanno portato la percentuale di differenziata a livelli superiori a quelli raccomandati dall’Unione Europea, cioè oltre il 65%. Secondo la teoria dello Zero Waste postulata dal prof. Paul Connect docente di chimica e tossicologia presso la St. Lawrence University New York, è possibile arrivare a rifiuti zero tramite la raccolta differenziata porta a porta in modo che non si avrà più necessità di ricorrere a discariche o ad inceneritori per avere alla fine non una società usa e getta ma una società sostenibile che rispetti il nostro pianeta e non agisca come se ve ne fosse un altro in cui potersi trasferire. Non possiamo pensare di poter continuare a sotterrare i rifiuti nelle discariche perché inquiniamo la terra, né di bruciarli negli inceneritori o termovalorizzatori, perché avveleniamo l’aria. Inizialmente la possibilità di produrre energia a basso costo con la combustione dei rifiuti poteva sembrare una via da percorrere, ma poi si è visto che ogni tre tonnellate di rifiuti bruciati veniva prodotta una tonnellata di ceneri tossiche che richiedono comunque denari per lo smaltimento e che inquinano l’ambiente. La produzione di sostanze volatili tossiche con la combustione dei rifiuti mette a rischio la salute dei cittadini perché i filtri sono tarati per abbattere l’emissione di particelle PM10 ma non riescono a trattenere quelle a PM2,5 che sono respirate e causano danni ai polmoni e non solo.

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La legislazione attuale prescrive la ricerca delle polveri totali e visto che un termovalorizzatore produce bassi livelli di PM10 per la legge l’aria è pulita, ma se si controllassero i PM2,5 non lo sarebbe.. Riuscire ad arrivare ad una raccolta differenziata porta a porta permette la separazione dei rifiuti a monte e questo permette di mettere in pratica il Recupero, il Riuso ed il Riciclo di molti materiali con notevoli risparmi e possibilità di nuovi posti di lavoro, inoltre con l’organico è possibile creare il Compost che funziona come fertilizzante biologico che sostituirà i concimi chimici con notevoli vantaggi per la salute umana. Sono adatti per produrre il compost: la carta, i rifiuti organici domestici, la potatura del verde pubblico, lo sfalcio dei prati, i rifiuti agricoli e i fanghi della depurazione biologica delle acque reflue urbane. Ci sono nel nostro Municipio molte aree verdi nelle quali le mamme possono portare a spasso i loro bambini e farli giocare grazie alle aree attrezzate a questo scopo che la nostra Amministrazione ha installato. Cito le aree del Parco Giovanni Paolo I a via Moricca, Valcannuta, Villa Carpegna, Villa Romana a Casalotti, Parco Paparelli a Montespaccato, Parco Ciaccia a Torrevecchia, Parco Melvin Jones a via De’ Francisci, Stazione S. Pietro. In questi anni di amministrazione il mio Assessorato ha sostenuto due progetti per far sì che si iniziasse ad insegnare ai bambini il valore della tutela dell’ambiente e così in due scuole sono partiti questi progetti: il primo denominato ECO-SCHOOLS che grazie alla FEE Italia onlus (Foundation for Environmental Education) ha permesso di cominciare ad insegnare a molti bambini e, conseguentemente, alle loro famiglie come sia possibile cambiare stili di vita per avere una società più sostenibile. Il secondo, partito da qualche mese, denominato A Scuola di Rifiuti, grazie ad alcune associazioni cerca di portare i concetti della teoria Zero Rifiuti per insegnare ai bambini il metodo porta a porta della raccolta differenziata. Tutto ciò che è stato realizzato ha come scopo l’abbandono delle discariche e dei termovalorizzatori per dare a tutti noi ed ai nostri figli un ambiente migliore, ma, soprattutto, insegnare che il mondo ci è stato donato da Dio per vivere in armonia con la natura senza sentirci padroni di distruggere questo sistema meraviglioso per meri interessi economici.


LA SALUTE PASSA PER LA BOCCA

Spesa di primavera Pioggia primaverile - proprio ora le cose diventano splendide Chiyo Jo (Poetessa giapponese) di Stefania Ruggeri Stefania Ruggeri Ricercatrice CRA

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a nuova stagione arriva, le giornate sono più calde, siamo più allegre e abbiamo più di energia: ecco allora una buona occasione per cambiare qualche nostra cattiva abitudine, come quella di fare la spesa di fretta. Molte di noi lavorano e anche quelle che sono in casa hanno sempre un bel da fare. Stanche a fine giornata, ci affrettiamo al supermercato: a casa manca sempre qualcosa e finiamo col riempire il carrello spesso con cose inutili, che non ci servono e che non sono affatto salutari. La spesa rappresenta invece il primo passo - il più importante - per iniziare a mangiar bene e in modo equilibrato: quello che compriamo arriverà sulle nostre tavole e sarà il nostro nutrimento. Se nel tempo non impareremo a fare le scelte giuste al supermercato o al mercato, non solo correremo il rischio di ingrassare, ma aumenteremo seriamente il rischio di ammalarci. Ormai numerosi studi hanno dimostrato che il buon cibo, la buona alimentazione aiutano, invece, a prevenire molte patologie: tumori, infarto, ictus, diabete, obesità e sovrappeso, ad invecchiare meglio e più lentamente. Vediamo insieme qualche piccolo suggerimento per portare sulle nostre tavole gli alimenti “giusti” riappropriandoci anche del piacere di fare la spesa. Tutti insieme al mercato. I mercati degli agricoltori o farmer’s market sono un’ottima opportunità per divertirci con i nostri figli e fare la spesa con loro. Questi mercati sono aperti il sabato e la domenica mattina e sono organizzati dagli agricoltori locali: ce ne sono molti distribuiti in ogni città e non è difficile trovarli, consultando il sito http://www.campagnamica.it.

I prezzi dei prodotti alimentari venduti in questi mercati sono generalmente più bassi poiché molti dei prodotti venduti sono a Km 0, cioè prodotti che vengono venduti entro 70 km dal luogo di produzione. Questi alimenti, oltre alla freschezza, offrono una buona occasione di risparmio, senza dover rinunciare alla qualità, e il loro consumo aiuta a rispettare l’ambiente. I prodotti a km0 sono venduti molto vicino al luogo di produzione, e quindi non vengono trasportati lungo grandi distanze: ciò comporta una riduzione della produzione di C02 che è tra le cause principali dell’aumento dell’inquinamento atmosferico. Qualità, freschezza e rispetto dell’ambiente, ma anche divertimento. Passeggiare tra i banchi di questi mercati in una bella mattinata di sole, insieme ai nostri figli può essere anche un modo per riappropriarci del piacere di fare la spesa: guardiamo i colori dei cibi, gustiamone i profumi e se siamo proprio curiose facciamo assaggiare ai nostri ragazzi qualche frutto nuovo o un alimento che non conoscono. Incuriosiamoli proponendo loro un nuovo menù per il pranzo. E anche noi impariamo a comprare con gli occhi, a godere della vista del cibo e a pensare qualche secondo in più prima di acquistare. La spesa deve diventare per noi e per i nostri figli un’esperienza divertente e salutare: mangiamo quello che compriamo. Scegliamo gli alimenti della Dieta Mediterranea Arriva quindi il momento di comperare. Quali alimenti prediligere? La prima regola è quella di fare il pieno di verdura e frutta. Le Linee Guida per una Sana e Corretta Alimentazione Italiana e la Dieta Mediterranea ci consigliano di consumare almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno. Il consumo giornaliero di questi alimenti, infatti, protegge dall’insorgenza di moltissime malattie: dai tumori, dalle malattie cardiovascolari, diabete e dai processi di invecchiamento. Numerosi studi hanno dimostrato, inoltre, che consumare verdura e frutta in abbondanza aiuta a mantenere il peso corporeo, ci mantiene in forma e riduce il rischio di obesità e sovrappeso. Questi alimenti sono, infatti, ricchi di fibre che aumentano il senso di sazietà e riducono l’assunzione di calorie in eccesso. Quando scegliamo frutta e verdura variamo nella scelta e nei colori: un recente articolo pubblicato dal Cancer Research Institute invita a variare nelle quantità e qualità: non esiste un solo frutto o una sola verdura in grado di proteggerci, ma è l’insieme delle sostanze contenute in questi alimenti che migliora la nostra salute. Ad ogni colore corrisponde la presenza preponderante di una specifica sostanza benefica: ecco un paio di esempi. Il pomodoro e l’anguria - che troveremo sui banchi del mercato in estate - contengono il licopene, un composto

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LA SALUTE PASSA PER LA BOCCA

che riduce il rischio di tumori; il colore arancione indica invece la presenza di beta carotene, un composto beneďŹ co per la pelle e per la vista. Nel nostro carrello aggiungiamo anche frutta di colore viola, bianco e verde: altri composti antiossidanti importanti per la nostra salute. Insomma, quando si parla di frutta e verdura non facciamoci mancare niente. Un altro alimento che non dobbiamo dimenticare mai di comperare durante il nostro giro al mercato sono i legumi: fave fresche, fagioli, ceci, lenticchie. Questi alimenti sono ricchissimi di proteine e di ďŹ bra alimentare: la ďŹ bra riduce i livelli di colesterolo e la glicemia plasmatica. Come la frutta e la verdura il consumo dei legumi aiuta a mantenere il peso corporeo e se i nostri bambini impareranno a gustarli e a mangiarli anche loro non correranno il rischio di andare in sovrappeso durante la loro crescita. Utilizziamoli tre- quattro volte alla settimana sotto forma di zuppe, passati e contorni. Anche il banco del pesce non va mai trascurato: possiamo comprarlo fresco e surgelarlo al momento dell’arrivo a casa e consumarlo poi durante la settimana. A parte i pesci piĂš pregiati tra cui sogliola, branzino e orate non dimentichiamo “il pesce poveroâ€? come alici, sardine, sgombro, sono un po’ piĂš grassi ma sono molti ricchi di omega 3, i grassi che ci proteggono dai processi di invecchiamento e dal rischio cardiovascolare. Il pesce va consumato piĂš di 2 volte alla settimana. InďŹ ne non dimentichiamo latte e yogurt (1-2 porzioni al giorno) ricchi di calcio. Quali alimenti limitare? le carni rosse, gli insaccati, e i formaggi. I profumi delle erbe aromatiche e delle spezie Una passeggiata al mercato in primavera può esserci utile inďŹ ne anche per riscoprire un patrimonio prezioso che la natura ci offre: le erbe aromatiche e le spezie. Le nostre nonne le utilizzavano molto in cucina per insaporire i piatti e talvolta anche a scopo curativo. I chiodi di garofano, ad esempio, venivano utilizzati per curare il mal di denti. Potremmo cogliere l’occasione con l’arrivo della primavera per organizzare un mini–orto sul nostro balcone o sul piccolo davanzale della cucina: prezzemolo, rosmarino, erba cipollina, erba aglina, nepetella (o mentuccia romana),

alloro, origano, salvia, maggiorana, menta. Ma se non abbiamo proprio il pollice verde, possiamo sempre comprarle ai banchi del mercato e utilizzarle per insaporire le nostre ricette, riducendo anche l’uso del sale e per arricchirle di composti salutari. Se il mercato è ben fornito ci sarĂ quasi sicuramente anche un bel banco di spezie: pepe, curcuma, cumino, cannella, peperoncino, zafferano - per ricordarne alcune. Erbe aromatiche e spezie non devono mancare in cucina: sono, infatti, ricchissime di composti antiossidanti, di vitamine e sali minerali e di sostanze che hanno effetti antinďŹ ammatori, antitumorali e antibatterici. Il basilico, ad esempio, che utilizziamo per fare una semplice salsa di pomodoro o per arricchire una zuppa di verdure è ricco di vitamina C, pro vitamina A e contiene l’eugenolo che ha effetti antinďŹ ammatori. Alcuni studi hanno dimostrato che la curcuma contiene una sostanza, la curcumina di cui sono state dimostrate attivitĂ ipocolesterolemizzanti (riduce i livelli di colesterolo del plasma), antitrombotiche e antitumorali. Non dimentichiamoci piĂš di comperarle e di utilizzarle in cucina. E inďŹ ne, l’ultimo suggerimento: tutti questi consigli sono applicabili anche quando andiamo a fare la spesa al supermercato o ci rechiamo dal nostro negoziante di ďŹ ducia e sono per tutte le stagioni.

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Illustrazione di Alessandra Zoppini

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