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Qualcuno disse che il dottor Ferdière si stava avvicinando al cortile dove noi stavamo prendendo il sole e poco dopo lo vedemmo attraversare il porticato accompagnato da un nuovo paziente al quale, a quanto pareva, stava mostrando le strutture dell’istituto. Era evidente che venivano dalla visita alla cappella, e dunque dal giro intorno all’edificio della direzione, e chissà se il signor direttore aveva avuto l’ardire di mostrargli i reparti all’entrata, dove erano rinchiusi i malati terminali che sfinivano le infermiere. Nei reparti dei catatonici o di quelli pericolosi c’era una stanza di sorveglianza continua di cui noi, i pazienti lavoratori, non avevamo bisogno, sapevamo benissimo badare a noi stessi ed erano poche le volte che ci capitava di dare in escandescenze; ma tutto questo il nuovo arrivato non poteva saperlo se qualcuno non glielo spiegava, perché, dall’esterno, quei reparti erano identici ai nostri. Il sole scivolava sui tetti scuri per poi spargersi sulle pareti dei padiglioni, tutti dipinti dello stesso rosa pallido, e poco dopo si posava sui giardini dell’ospedale, sulle valli e sulle colline che ci circondavano, sugli alberi scheletrici dell’inverno, su

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La Cameriera di Artaud  

La Cameriera di Artaud di Verónica Nieto Collana Gli Asteroidi Tiratura 500 copie ISBN 978-88-98518-043

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