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Un giorno ci svegliamo vivi

La sua è una poesia del fondo, di ciò che rimane sul fondo, di quel che resta dell’umano, quando lo si sia liberato delle sue parti migliori. Da questo punto di vista, il nichilismo che pervade i suoi testi potrebbe costituire un esperimento formativo per tanta parte della poesia che si scrive e si legge oggi in Italia, poesia che rivendica il nobile intento di resistere, di difendere qualcosa di autentico, profondo, bello di fronte alla volgare inautenticità del fiume di merci che scorrono sul mondo. Andrea Inglese

€ 13,00

Ioan Es. Pop

Ieud senza uscita e altre poesie

Un giorno ci svegliamo vivi

Ioan Es. Pop (Vărai, 1958) si laurea in Filologia nel 1958 e inizia a insegnare lingua e letteratura romena nel comune di Ieud. Nel settembre 1989 si trasferisce a Bucarest, dove lavora come operaio non qualificato nel cantiere di Casa Poporului e fino al 1992 abiterà nel condominio degli scapoli di strada Oltetulu 15. Attualmente è redattore presso la casa editrice Paralela 45. Debutta nel 1994 con Ieud senza uscita, opera insignita del Premio di Debutto dell’Unione degli Scrittori Romeni e degli Scrittori della Repubblica di Moldova. Seguono Porcec (1996); Pantelimon 113 bis (1999); Party Pedonale (2003) e Strumenti di sonno (2011). Ha ottenuto il Gran Premio Balcanico del Festival Internazionale «Notti di Poesia della Corte di Argeş» (2006), il Grande Premio del Festival Internazionale di Poesia «Nichita Stănescu» (2008) e, a Madrid, il Premio «Niram Art» (2009).

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Ioan Es. Pop

prete a cui prende un colpo nel cinema porno; il balordo attentatore che sbaglia mira nel gran giorno che lo dovrebbe rivelare. Dalla Romania, invece, arriva una raccolta antologica di Ioan Es. Pop, che potremmo definire come una specie di Ciampi en enfer: fra debiti insoluti e solidarietà tra pari, fra alcol e medicine, fra cadute di speranza e felicità provvisorie, i paesaggi urbani di questo poeta attraversano la storia del paese prima e dopo lo spartiacque dell’89. Ma di questa storia non racconta gli eventi esteriori, bensì raccoglie – come scrive Andrea Inglese – una voce del sottosuolo, «dove in questione non è la parte migliore dell’essere umano, ma la sua sorprendente capacità di fare il morto e di trascinarsi in uno stato di prigionia o sepoltura mentale, che sembra costituire l’unica forma tollerabile di esistenza».

PREMIO CIAMPI VALIGIE ROSSE 2016

PREMIO CIAMPI – VALIGIE ROSSE

2016

Da quando abbiamo fondato questo premio, nel 2010, le cose sono costantemente peggiorate. Nel mondo della cultura tutto sembrava già destinato al collasso, ma in quello circostante aleggiava ancora l’illusione – ovvero la segreta convinzione – che la discesa sarebbe stata passeggera. Così non è stato: le voci allarmiste, che venivano accusate di vanità, hanno ceduto spazio non tanto ad un coro, quanto a un’atmosfera plumbea, sebbene dissimulata in tutti i modi tanto da governi e opposizioni frizzanti, quanto dalla più diffusa finzione dei social network. Una sconfinata solitudine sembrava avvicinarsi al nostro mondo come una marea, per una sordità collettiva che sta acquistando un volto epocale. In questa atmosfera oscura, che vive sotto la pelle luccicante della quotidianità, abbiamo individuato due poeti – come sempre uno italiano, Antonio Turolo; l’altro straniero, il rumeno Ioan Es. Pop –, che in forme diverse, e si potrebbe dire opposte, fanno breccia nella nostra sempre più isolata vita collettiva. Ma lo fanno entrambi con modalità molto ciampiane; sono diretti, amari e poco rileccati: aspirano a una bellezza formale originata da una personale schiettezza senza sconti. Antonio Turolo, nella plaquette inedita A parte il lato umano, con una semplicità che impressionerà qualunque lettore, tanto è disarmata (quasi sempre la semplicità è la retorica della semplicità), racconta storie, che sanno racchiudere in poche pennellate un’intera situazione esistenziale di limite e di oltraggio: le ciarle delle infermiere mentre attorno a loro la gente muore; una signora trovata morta per via della posta che si era ammassata nella sua cassetta; il pugile gay che uccide il suo avversario perché lo accende l’ultimo insulto; il


Valigie Rosse Poesia Collana diretta da Paolo Maccari e Valerio Nardoni

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Questo libro è stato pubblicato col supporto dell’Istituto Culturale Rumeno attraverso il programma TPS

© Ioan Es. Pop © Valigie Rosse, 2016 In copertina: «La Marionetta» di Alessandra Michelangelo - Atelier Blu Cammello Valigie Rosse srls Piazza Libertà, 16 Vecchiano (PI) valigierosse.it


Ioan Es. Pop

Un giorno ci svegliamo vivi ieud senza uscita e altre poesie

prefazione di

Andrea Inglese traduzione e postfazione di

Clara Mitola

PREMIO CIAMPI VALIGIE ROSSE 2016


Prefazione Voci del sottosuolo

Sono stato un paio di volte in Romania in occasione di festival to farmi un’idea della loro produzione poetica. Cito alcuni dei

che gli scrittori rumeni (e forse i rumeni in generale) si mettono al tavolo non prima delle tre di pomeriggio, e cenano non prima

esistono ancora luoghi e occasioni, in cui si discute di letteratura e società con una certa allegra veemenza. La Romania, d’altra parte, ha dato al Novecento poeti e poetesse straordinari, che hanno portato nella loro poesia con estrema radicalità le ferite del loro paese e di tutta l’Europa, a partire dagli espatriati e suicidi parigini Paul Pessach Ancel, alias Paul Celan, lingua tedesca e il secondo passato alla lingua francese per scelta. Tra gli espatriati a Parigi, ve ne sono altri due, anch’essi di che hanno avuto un ruolo decisivo nella storia delle avanguardie prima e dopo la Seconda guerra mondiale. Della restante produzione novecentesca in lingua rumena, il lettore italiano ha avuto

volumi tradotti e alcuni in edizioni recenti. mentale opera di traduzione, ma si manifesta anche nella ricerca 5


di sempre nuove occasioni d’incontro tra i lettori italiani e gli autori rumeni. Egli appartiene alla medesima generazione di conosciuto oggi in Europa soprattutto per la sua trilogia romanzesca Orbitor Abbacinante). Pop ha vissuto trent’anni sotto il regime comunista, e la sua esperienza si colloca a cavallo di due epoche della storia sfondo storico non ha come scopo quello di fornire delle chiavi di lettura introduttive, in quanto è semmai la poesia che apre, in quello sfondo, squarci che la parola storica non può dire. Questo poesia del fondo, di ciò che rimane sul fondo, di quel che resta questo punto di vista, il nichilismo che pervade i suoi testi poformativo per tanta parte della poesia resistere, di difendere qualcosa di autentico, resistenza poetica poco importa, testi consolatori, zeppi di epifanie à la carte. Nelle poesie qui raccolte non si coglieranno preziosi sforzi per

si, con parole elementari e dure, a martellare alcune immagini è la parte migliore dell’essere umano, ma la sua sorprendente capacità di fare il morto e di trascinarsi in uno stato di prigionia 1. tu davvero credi siamo di più di quanti siamo qui 6


e solo di rado abbiamo aperto gli occhi e solo per vedere rovesciarsi su di noi come su delle bare tonnellate di sconosciuto. e proprio in quel momento li ho aperti rapidamente chiusi rapidamente e ho detto non è vero siamo ancora vivi, ancora vivo, vivi vivi – ho toccato quello steso accanto a me. vivi – si è rigirato nel sonno ha riso ha sospirato. sionomia di chi potesse enunciare le parole in essi custodite. Chi io lirico

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raccolto tante voci nel corso della sua vita – voci sue, di amici, di familiari, di vicini di casa, di sconosciuti ascoltate in coda alla posta – e che da questa somma di voci, per trasformazione tratto una voce di sepolto vivo, una voce di persona che non con-

delirio paranoico. Non che siano voci lontanamente mimetiche le voci di questi soggetti del sottosuolo. Esse sfuggono in varie maniere alle nostre capacità sociali di captazione e riproduziotessuto ordinario della comunicazione. Bisogna essere familiari con una certa miseria della vita e delle cose, per poter parlare da un tale luogo spoglio di aspettative, illusioni, speranze. Luogo che è tremendamente simile alla morte, dal momento che solo in esso realizziamo quel pieno distacco da tutte le immagini che ci tengono in vita e che ci sospingono verso un nuovo movimento, una nuova volontà di parola. 7


munemente si dice, quello di dare voce a chi non ce l’ha, come se si trattasse di spingere un registratore o un microfono contro una inventare questa voce, l’ha costruita servendosi di ciò che una certa letteratura ovviamente della sua, e di quelle altrui, familiari, degli amici e da esperienze forti, da traumi collettivi, che la sua poesia, però, struzione storica. Andrea Inglese

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Un giorno ci svegliamo vivi


aici nu stau decât doar cei ca noi. aici

dinspre câmpiile catalaunice.

el s-au tras

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la sfortuna plana sugli alloggi degli scapoli

qui non ci sono che quelli come noi. qui

e non si sa mai chi è contro chi, chi con solo il vento a volte porta odore di fumo e stridore di armi dai campi di catalaunici.

ti dirà dammi cinque lei capo che ti porto sull’altra riva, la porta è chiusa, questi mi lasciano sempre fuori, mi hanno imprigionato fuori. tu non credergli, amico, tu non lo sai, ieri è venuto l’amministratore ha spadroneggiato su tutto il pianerottolo, è che comanda ora in questa camera, su questa nave maledetta sotto cui le acque si sono ritirate allora lo paghi, amico, ha lui il timone e si dondola di continuo,

prega, come fanno tutti qui. come farai anche tu presto. 13


aici nu stau decât doar cei ca noi.

aici nu stau decât doar cei ca noi.

cu ochii

nimeni. . el are

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qui non ci sono che quelli come noi. solo in rari istanti di pentimento e fede, di notte i muri si assottigliano, si allungano, si innalzano come un sudario tremante vestito di un corpo non terreno.

qui non ci sono che quelli come noi.

intorno al tavolo dopo cena. forse pensierosi. forse solo

con la vista fosse un cappuccio. sempre dimentico che non mi sorveglia piÚ nessuno. sempre me ne vado in giro come avvolto in qualcun altro. nell’angolo a destra – hans. lui . lui ne ha trentotto. ha la testa caduta sul tavolo. ha avuto soldi. ha avuto tereza. ne ha trentotto. il ragazzo ha avuto un amico, l’amico ha avuto tereza, tereza ha avuto i soldi di hans. hans ha

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Un giorno ci svegliamo vivi

La sua è una poesia del fondo, di ciò che rimane sul fondo, di quel che resta dell’umano, quando lo si sia liberato delle sue parti migliori. Da questo punto di vista, il nichilismo che pervade i suoi testi potrebbe costituire un esperimento formativo per tanta parte della poesia che si scrive e si legge oggi in Italia, poesia che rivendica il nobile intento di resistere, di difendere qualcosa di autentico, profondo, bello di fronte alla volgare inautenticità del fiume di merci che scorrono sul mondo. Andrea Inglese

€ 13,00

Ioan Es. Pop

Ieud senza uscita e altre poesie

Un giorno ci svegliamo vivi

Ioan Es. Pop (Vărai, 1958) si laurea in Filologia nel 1958 e inizia a insegnare lingua e letteratura romena nel comune di Ieud. Nel settembre 1989 si trasferisce a Bucarest, dove lavora come operaio non qualificato nel cantiere di Casa Poporului e fino al 1992 abiterà nel condominio degli scapoli di strada Oltetulu 15. Attualmente è redattore presso la casa editrice Paralela 45. Debutta nel 1994 con Ieud senza uscita, opera insignita del Premio di Debutto dell’Unione degli Scrittori Romeni e degli Scrittori della Repubblica di Moldova. Seguono Porcec (1996); Pantelimon 113 bis (1999); Party Pedonale (2003) e Strumenti di sonno (2011). Ha ottenuto il Gran Premio Balcanico del Festival Internazionale «Notti di Poesia della Corte di Argeş» (2006), il Grande Premio del Festival Internazionale di Poesia «Nichita Stănescu» (2008) e, a Madrid, il Premio «Niram Art» (2009).

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Ioan Es. Pop

prete a cui prende un colpo nel cinema porno; il balordo attentatore che sbaglia mira nel gran giorno che lo dovrebbe rivelare. Dalla Romania, invece, arriva una raccolta antologica di Ioan Es. Pop, che potremmo definire come una specie di Ciampi en enfer: fra debiti insoluti e solidarietà tra pari, fra alcol e medicine, fra cadute di speranza e felicità provvisorie, i paesaggi urbani di questo poeta attraversano la storia del paese prima e dopo lo spartiacque dell’89. Ma di questa storia non racconta gli eventi esteriori, bensì raccoglie – come scrive Andrea Inglese – una voce del sottosuolo, «dove in questione non è la parte migliore dell’essere umano, ma la sua sorprendente capacità di fare il morto e di trascinarsi in uno stato di prigionia o sepoltura mentale, che sembra costituire l’unica forma tollerabile di esistenza».

PREMIO CIAMPI VALIGIE ROSSE 2016

PREMIO CIAMPI – VALIGIE ROSSE

2016

Da quando abbiamo fondato questo premio, nel 2010, le cose sono costantemente peggiorate. Nel mondo della cultura tutto sembrava già destinato al collasso, ma in quello circostante aleggiava ancora l’illusione – ovvero la segreta convinzione – che la discesa sarebbe stata passeggera. Così non è stato: le voci allarmiste, che venivano accusate di vanità, hanno ceduto spazio non tanto ad un coro, quanto a un’atmosfera plumbea, sebbene dissimulata in tutti i modi tanto da governi e opposizioni frizzanti, quanto dalla più diffusa finzione dei social network. Una sconfinata solitudine sembrava avvicinarsi al nostro mondo come una marea, per una sordità collettiva che sta acquistando un volto epocale. In questa atmosfera oscura, che vive sotto la pelle luccicante della quotidianità, abbiamo individuato due poeti – come sempre uno italiano, Antonio Turolo; l’altro straniero, il rumeno Ioan Es. Pop –, che in forme diverse, e si potrebbe dire opposte, fanno breccia nella nostra sempre più isolata vita collettiva. Ma lo fanno entrambi con modalità molto ciampiane; sono diretti, amari e poco rileccati: aspirano a una bellezza formale originata da una personale schiettezza senza sconti. Antonio Turolo, nella plaquette inedita A parte il lato umano, con una semplicità che impressionerà qualunque lettore, tanto è disarmata (quasi sempre la semplicità è la retorica della semplicità), racconta storie, che sanno racchiudere in poche pennellate un’intera situazione esistenziale di limite e di oltraggio: le ciarle delle infermiere mentre attorno a loro la gente muore; una signora trovata morta per via della posta che si era ammassata nella sua cassetta; il pugile gay che uccide il suo avversario perché lo accende l’ultimo insulto; il

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