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Valeria Tripoli

GIBELLINA_CASE DI STEFANO ARCHITTETTURA CONTEMPORANEA, SICILIA, 1970-2005

Università degli Studi di Palermo Facoltà di Architettura Corso di Fotografia Anno Accademico 2007-2008 Professore: Lorenzo Mussi

Cultore della materia: Santo Eduardo Di Miceli


CORSO DI FOTOGRAFIA PROFESSORE: LORENZO MUSSI

CULTORE DELLA MATERIA: SANTO EDUARDO DI MICELI

ANNO ACCADEMICO 2007/2008

GIBELLINA_CASE DI STEFANO ARCHITTETTURA CONTEMPORANEA, SICILIA, 1970-2005

FOTOGRAFIE Tripoli Valeria, 2008 TESTO Tripoli Valeria PROGETTO GRAFICO Tripoli Valeria, 2008 Finito di stampare Febbraio 2008


Indice Testo introduttivo

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Atlante fotografico

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Bibliografia

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CASE DI STEFANO

Marcella Aprile, Roberto CollovĂ ,Teresa La Rocca,1981


Sotto_ Disegni di rilievo e fotografia dei ruderi delle case di stefano Nella pagina precedente_ vista dalla strada del complesso del baglio.

“Quello che è. Ruderi. Facciate scorticate e buchi che rivelano antichissimi muri di sostegno, bocche di misteriose gallerie. Un bellissimo scheletro incompleto, un oggetto freddo e astratto, che rivela.... Una sorta di specchio che non riflette... Quello che non può essere. Commovente, affascinante macchina nella quale il passato è il presente. Nostalgia di qualcosa che ho conosciuto male... Quello che sarà. Uguale a ciò che era? E’ inevitabile: un che di falso. Una sorta di modello artificiale esposto al tempo, qualcosa di forzatamente voluto, destinato a dissolversi.....” Álvaro Siza [1]

Il progetto si inserisce all’interno della ricostruzione delle città del Belice dopo il terremoto. Le case Di Stefano sono un antico baglio, tipica costruzione rurale della Sicilia Occidentale, caratterizzata da una grande corte rettangolare attorno alla quale gravitano gli edifici destinati ad ospitare le attività agricole che si svolgevano all’interno del latifondo. Il baglio nasce come una fattoria fortificata, per la difesa del territorio dalle

incursioni dei pirati, inseguito diviene centro per il controllo del latifondo. Caratteristiche salienti del baglio erano la dislocazione in un sito caratterizzato da una forte panoramicità ma al tempo stesso una forte chiusura del complesso verso il paesaggio. Le Case Di Stefano costituiscono l’unica preesistenza nel territorio concesso al comune di Gibellina per la ricostruzione della città, pur non appartenendo al patrimonio storico della città, rimasto 5


Sopra_disegni del baglio di Francesco Agnello Sotto_foto dei ruderi del baglio

sepolto a 18 km dal nuovo centro, i progettisti pensarono che tale preesistenza potesse rappresentare un luogo d’identità e memoria, “una sorta di centro storico fuori le mura della città”. L’operazione compiuta fu quella di rifondare il baglio, come d’altronde si procedette per la città, attraverso l’identificazione di una nuova destinazione d’uso. La nuova destinazione prevedeva la creazione di un centro culturale, in linea con il programma di ricostruzione della stessa città di Gibellina. L’idea era quella di tirare fuori da uno scenario di morte e distruzione una nuova vita, attraverso l’arte e la bellezza, in modo da creare una città museo le cui centralità non erano più dei monumenti appartenenti al passato ma opere d’arte. Si riuscì, in parte, a trasformare un territorio e una struttura sociale che per migliaia di anni era rimasta staticamente uguale. Il progetto partendo da tali premesse, si impone come centralità su un territorio apparentemente “vuoto”. Dopo il terremoto “[…]gli elementi sopravvissuti erano scarsi; la distruzione 6

quasi totale. Ci fu d’aiuto un libro, La casa rurale nella Sicilia Occidentale [CNR], dal quale ricavammo una serie di conoscenze sugli elementi tipici di queste masserie che imparammo a riconoscere tra le rovine; altri elementi li ricavammo dalle ‘nostalgie’ degli ex proprietari: disegni a memoria [di Francesco Agnello] del baglio [...]”.[2] Il progetto non si basò su un restauro filologico di quanto rimaneva del baglio, ma su una paziente “ri-composizione/ ri-costruzione”di un sistema di relazioni tra ciò che si era perduto e ciò che era sopravvissuto alla distruzione, e ciò che la memoria faceva riaffiorare, in un alternarsi di interpretazioni e invenzioni, guidato dall’individuazione del principio fondativo e dalla sua struttura profonda. Principio fondativo del baglio è l’idea di recinto ottenuto dall’accostamento di edifici diversi, dalle diverse funzioni, caratterizzati da una forte gerarchizzazione, proprio come se si trattasse di un brano di città. La gerarchizzazione e sovrapposizione di edifici genera una masseria a doppia corte posta a quote differenti. La casa padronale separava le due corti distinguendone il carattere, uno principal-


mente privato per la corte in basso, uno legato alle attività agricole per quella in alto. L’intero complesso era chiuso a monte da un grande edificio per il grano (l’unico sopravvissuto), e a valle da un edificio basso per uffici sormontato da una torretta. Una serie di corpi longitudinali chiudeva i lati degli edifici paralleli, questi erano adibiti alle attività agricole e alle residenze per i contadini. Partendo da un tale rigido impianto planimetrico, i progettisti sono riusciti a conferire al centro una fluidità spaziale, una continuità avvolgente maggiormente rafforzata dall’inserimento di una strada interna che taglia l’intero complesso secondo l’asse nord-ovest, che, sostituendosi in questo modo al vecchio accesso, diventa principio ordinatore ed elemento di collegamento tra gli edifici e gli spazi aperti. Questo taglio netto, trasversale, all’interno della volumetria, crea un collegamento visuale diretto tra la città nuova e le colline sovrastanti il baglio, contrapponendosi al percorso orizzontale apparentemente infinito delle due piazze. Chiusa tra edifici che escludono la vista dell’intorno, la strada interna

si configura come una sorta di intervallo, essa opera una decompressione che prepara di volta in volta il visitatore alla scoperta di percorsi, scale, piazze... per concludersi in una fuga prospettica verso le colline. La strada rafforza il carattere latente di microcittà del centro, conferendo un carattere meramente urbano agli edifici che vi si affacciano, rafforzando cosi la nuova funzione pubblica del centro. I volumi, I vuoti, I percorsi sembrano sovrastati da un forte e pietrificato silenzio, un‘atmosfera metafisica avvolge il centro, il tutto sembrerebbe far parte di una grande scenografia le cui quinte ritagliate tra gli edifici sono i campi e le colline. La mutevolezza scenica, che caratterizza la fruizione del luogo, concorre a rafforzare l’aspirazione del centro a divenire parte integrante del paesaggio attraverso una dialettica continuamente mutevole tra l’edificio e il luogo, “tutto proviene da ciò che il luogo dice”.

Pianta a quota +7.00 m

Pianta a quota +4.00 m

Pianta a quota +1.00 m

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“[. ..] L’architettura vive.Vive di sottili e affascinanti mutamenti spaziali e di tempo, anche atmosferico. Io di solito tento di costruire un sistema di visioni[...]� Luigi Ghirri [3]


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Nella pagina precedente_planimetria del sito A lato_ vista esterna della corte e schizzi di progetto Sotto_ vista dell’edificio del museo e montagna dei cavalli

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Mimmo Paladino_Montagna di Sale Nella seconda piazza, sull’unico lato che si apre verso il paesaggio, nel 1990 lo scultore Mimmo Paladino realizza la montagna di sale. La scultura chiude la prospettiva verso le colline creando una quinta teatrale per la rappresentazione del dramma La Sposa di Messina di Schiller. Si tratta di una montagna di sale, una montagna bianca che si contrappone a quelle verdi,dove sono sepolti dei cavalli in vetroresina, figure larvali allungate prive di ogni naturalità, “scorie di una subumanità preda d’improvvisa catastrofe” (Gillo Dorfles, Mimmo Paladino,1984)

Sopra_ la montagna dei cavalli

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Sopra_ vista della strada esterna che costeggia la montagna dei cavalli e collega la due corti A lato_la montagna dei cavalli

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Nella pagina precedente_vista dall’alto del baglio Sopra_ viste dall’alto della seconda cortte A lato _ assonometria del baglio

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“[...] E’ l’invito all’attesa questa città come bastione, questa città illuminata dall’interno in pieno giorno. Quante volte ho cercato di orientarmi, di fare il giro impossibile di quell’edificio, di immaginarmi le albe e i tramonti, per niente alternati, dei soli dello spirito! Epoca dei colonnati, epoca degli spettri, epoca dei manichini, epoca degli interni[...]” Andrè Breton [3]


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Edificio 1_Aule e foresteria (consolidamento, restauro e ricostruzione) Edificio 2_Museo delle grandi sculture (adattamenyo alla nuova funzione) Edificio 3_Mostre temporanee (ricostruzione) Edificio 4_Uffici e maisonettes: biblioteca, archivi, centro stampa, uffici, bar, giardino murato. (ricostruzione)

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Edificio 5_Uffici (ricostruzione) Edificio 6_Torretta belvedere (restauro e ricostruzione) Edificio 7_Setvizi per attivitĂ teatrali; casa del custode, garage e magazzini (recupero) Edificio 8_laboratori artigiani (ricostruzione)


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Nella pagina precedente _ingresso dalla strada lato ovest Sopra_ particolare del volume del giradino murato

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A lato_La grande strada “urbana� ingresso Sopra_ Ingresso alla prima corte Sotto_ schizzo di progetto riguardante la creazione del taglio trasversale della strada. Nella pagina a successiva_ prospetto museo sulla prima corte.

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Sopra_Fronte nord-ovest dell’edificio dei laboratori per artisti A lato_sezioni trasversali laboratori e schizzi di progetto della scala

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A lato_ corridoio scoperto del corpo dei laboratori Sopra e sotto_ particolari delle finestre del corridoio

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Nella pagina precedente_vista della prima corte Sopra_ vista della prima corte A lato schizzi di progetto

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A lato_Ingresso nord ovest

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“[...] Il silenzio grava su strade deserte e interni pietrificati. C’è un senso di minaccia, di disastri incombenti. L’ambiente... diventa la scena di un dramma indecifrabile, di un mistero nella sua luce più piena.” Orson Welles [5]


A lato_Strada interna


Sopra_ Portale di ingresso dalla strada interna alla seconda corte Nella pagina successiva_ vista della seconda corte

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Nella pagina precedente _vista della seconda corte Sopra_ viste della seconda corte e sezione trasversale

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Nella pagina precedente_ prospetto museo sulla seconda corte Sopra_ particolare della galleria di collegamento tra le corti A lato_ particolare prospetto e sezione longitudinale della piazza

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A lato_ particolare degli ambienti interni al museo Sopra_ particolare della sala delle ceramiche Sotto _Biblioteca Nella pagina successiva_particolare della scala del secondo piano e del corridoio

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Sotto_particolare del portale e della galleria di collegamento tra le due corti Nella pagina successiva_prospetto del granaio sulla corte

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Sopra _interni del granaio

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Ai lati_ viste della strada interna

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A lato_ vista della strada interna lato monte

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A lato- strada interna Sopra_sezione trasversale sulla strada interna

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A lato_ vista di un ipotetico asse visuale longitudinale che collega la strada carrabile esterna con la seconda corte

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Sopra_ particolare della terrazza sopra la casa del custode, e della corte A lato_sezione sul edificio che ospita la casa del custode e i magazzini

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Note 1-Alvaro Siza, Scritti di architettura, Skira, Milano 1997; 2-Consolidamento, restauro e ricostruzione delle case Di Stefano a Gibellina Almanacco Electa della architettura italiana, Electa, Milano 1991, pagg. 12-16; 3-L., Ghirri, Paesaggio italiano, Quaderno di Lotus, Electa, Milano, 1989 4_5-Ester Coen, Metafisica, Catalogo della mostra, Roma Scuderie del Quirinale, Electa 2003.

Bibliografia -Pierre Alain Croset, Salemi e il suo territorio, Casabella 536, giugno 1987, pag. 18;

-Consolidamento, restauro e ricostruzione delle case Di Stefano a Gibellina Almanacco Electa della architettura italiana, Electa, Milano 1991, pagg. 12-16; -Giacomo Polin, Case Di Stefano [pagg. 72-74], Abitare “Sicilia Nuovissima”, n. 320, lug-ago 1993; -Roberto Collovà, Action building Alvaro Siza, Lotus, n. 37, 1983. -Maria Giovanna Leonardi, L’architettura del paesaggio in Sicilia, Piazze, parchi e giardini contemporanei, Dario Flaccovio Editore, 2006.

-Kenneth Frampton, Le Case Di Stefano, Domus, lug-ago 1990, pag 33-43; -Ricostruzione delle Case Di Stefano, Casabella 629 dicembre 1995, pag. 63; -Francesco Venezia, l’architettura, gli scritti, la critica, Documenti di architettura, Electa, Milano 1998; 54


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