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Sulla Natura e la SocietĂ  On Nature and Society


Sulla Natura e la SocietĂ  On Nature and Society


manufatto in situ 7/2013 laboratorio nel paesaggio cancelli visiting professor what, how & for whom progetto di VIAINDUSTRIAE in collaborazione con: Comunanza Agraria Cancelli patrocinio e contributo: Comune di Foligno

partecipanti: Silvia Colombo, Valeria Codara, Chiara Corica, Jule Korneffel, Giusy La Licata, Lorenzo Misia, Fabrizio Perghem, Valeria Raho, Giulio Scalisi, Nives Scotto, Giulia Spreafico, Hannah Stearn, Gabriel Stöckli.

manufatto in situ è un laboratorio artistico di produzione di interventi specifici nel paesaggio sociale di Cancelli. La loacalità diventa ogni anno luogo di incontro tra artisti, operatori culturali, architetti che affrontano tematiche urgenti di studio e ricerca. VIAINDUSTRIAE Emanuele De Donno, Laura Colini, Alice Mazzarella, Luca Pucci, Simonetta Mignano, Giulia Filippi, Virginia Salini, Mael Veisse

Redazione: Silvia Colombo Impaginazione: Giulio Scalisi


La mostra Sulla natura e la società | On Nature and Society è il risultato della settima edizione di manufatto in situ, residenza ambientata a Cancelli di Foligno. In questa occasione artisti e curatori, guidati da VIAINDUSTRIAE, hanno avuto modo di confrontarsi su alcune tematiche “sensibili” relative al territorio, affrontando peculiarità e criticità che caratterizzano questo luogo di frontiera. Il tema espositivo, suggerito della visiting professor Ana Dević del collettivo croato what how & for whom, ha condotto i partecipanti in un percorso teorico-ispirazionale di ricerca, scoperta e “deriva” rispetto alla realtà del Parco per l’Arte e alla traccia stessa del seminario, aprendo tra l’altro prospettive inedite su culture altre. I contributi, eseguiti da ciascuno in formati che spaziano dall’installazione in situ al libro d’artista, in forma diaristica o documentaria, sono dunque il frutto di questo processo che ha innescato relazioni, suggestioni e scambi tra la piccola comunità di Cancelli e gli autori degli interventi e delle opere allestite all’interno di un percorso che, secondo un processo naturale di autogerminazione, le riconduce ai luoghi più congeniali, come la rientranza abbracciata dagli alberi, in cui si trova una piattaforma lignea realizzata da Mael Veisse, dove il visitatore avrà modo di toccare con mano, consultare e sfogliare le pagine scritte, i pensieri tradotti in una forma concreta. Natura, comunità, relazioni, processi, paesaggio sociale, specificità territoriali: sono queste le parole ricorrenti nel concept di questo progetto espositivo dal carattere laboratoriale e intenzionalmente low budget per la scelta di materiali che, in continuità con le precedenti edizioni, cerca di dare il proprio contributo al patrimonio artistico di questo Parco per l’Arte, a prima vista atipico ma senza dubbio unico nel panorama italiano. In questa visione d’insieme vanno dunque letti il progetto fotografico di Chiara Corica, il lavoro minimalista di Jule Korneffel, il ricettario e la performance di Giusy La Licata, le installazioni di Lorenzo Misia, le immagini di Fabrizio Perghem, gli artwork di Giulio Scalisi, Nives Scotto, Giulia Spreafico, Gabriel Stöckli, la guida di Silvia Colombo, il lavoro di catalogazione di Valeria Raho e non ultimo il video di Hannah Stearn, da cui emergono racconti, esperienze personali, pratiche e approcci differenti che pongono al centro un territorio decentrato e marginale, disegnando nuove appartenenze che trasformano Cancelli in un luogo di intensa comunicazione. Silvia Colombo Valeria Raho


E qui mi son fermato Alla solitudine di nostra madre | alla prosaicità del pane quotidiano | alla sacralità della sofferenza | ai fiori finti perché siano sempre belli | alla corda che ti lascia entrare | allo sguardo colmo di chi è pesante | all’intervallo di una vita circoscritto tra due date. Al bacio ancora umido che ti resta sulle dita | al grido dell’uomo | a queste case che ho abitato | alla comunanza di Cancelli chiusa in questo abbraccio, il mio. Valeria Codara (1981) Laureata in Sociologia, organizza eventi presso il centro culturale Bloom di Mezzago (MB), indirizzando i suoi interessi alle tematiche politiche e sociali. Ha sempre nutrito interesse verso tutte le forme espressive legate all’arte, senza necessariamente sposare una disciplina nello specifico. In generale le piace creare “scenari” multipli dove a vari livelli si può coinvolgere lo spettatore. La storia personale diventa punto di partenza per una riflessione collettiva e allargata, che spesso implica la diretta partecipazione del pubblico.


Case che parlano. Racconti da Colfiorito, Casenove e Pale Un progetto aperto, basato sulla collezione di documenti, che riguarda i territori limitrofi di Colfiorito, Casenove e Pale (PG). L’itinerario è diviso in quattro tappe: la storia di questi villaggi, il punto di rottura provocato dal terremoto del 1997 e lo stato attuale di semi-abbandono. L’arrivo consiste nell’apertura di uno spazio web – e di una app a realtà aumentata – dove ognuno può caricare storie, contributi sonori relativi ai luoghi, interviste a chi ha deciso di andare via. La rivitalizzazione attraverso l’abbandono. Silvia Colombo (1981) Storica dell’arte contemporanea, dottoranda in Conservazione dei Beni Architettonici e co-fondatrice dell’associazione culturale Nèura, si interessa di poesia visiva, collezionismo, museum e memory studies. È maniaca della scrittura e di tutto ciò che è pop. In altre parole: feticista di Andy Warhol, lettrice di Amélie Nothomb e telefilm-addicted. Gravita attorno a Milano, ma vorrebbe avere la valigia sempre pronta per partire (con una colonna sonora perfetta).


“Siamo con voi nella notte” “Siamo con voi nella notte” frase degli anni settanta, utilizzata dal collettivo Claire Fontaine, diventa all’interno del Parco per l’arte in Cancelli, la registrazione fotografica di azioni che i partecipanti attuano nel territorio. La perdita di confine della figura umana diventa scelta del soggetto ritratto e dell’oggetto che la ritrae. Le due azioni simultanee generano una relazione latente tra il partecipante, l’ambiente e il mezzo fotografico. L’intervento diviene transitorio e permanente attraverso una lunga esposizione fotografica metafora del laboratorio. L’arrivo della notte, conseguente sparizione della luce, diventa spazio dell’indistinto dove le singolarità svaniscono, lasciando spazio al terreno dell’incerto e del vago. Chiara Corica (1977) Diplomata alla Scuola di Cinema di Milano e Master di Alta Formazione sull’Immagine Contemporanea presso Fondazione Fotografia di Modena. Collezionista di fanzine, si occupa con il collettivo, Semiserie&Sons, di editoria indipendente. Le sue ricerche si concentrano sui processi generativi dell’immagine fotografica.


Heaven Un omaggio a Sol Lewitt che, con Sole bianco, nel 1981 ha lasciato traccia di sé a Civitella, ma anche una riflessione sul tema del colore. Mentre Lewitt interpreta la luce come un cerchio bianco, luminoso e delicato, Jule si attiene alle gradazioni del blu, utilizzando la palette Heaven che dal celeste migra verso i toni del cielo umbro. Jule Korneffel (1975) Nata a Colonia, si riferisce al Minimalismo americano, al Color Field painting e alla pop-art, in particolare alla serie dei silkscreen di Andy Warhol. Dal suo punto di vista lo stile americano di fare arte è molto interessante e del Minimalismo apprezza in particolare la leggerezza e, al contempo, la concretezza che sa restituire attraverso le sue opere. Come può qualcosa di così semplice e piccolo diventare così grande e potente?


Sono andata a raccogliere mele È un’azione che si risolve nel cucinare, creando una relazione tra la cultura culinaria e la materia naturale del luogo. Le mele “ruzze” di Vallupo sono l’ingrediente principale e all’interno di “Libro per chi – come me – ha perso gli odori” è illustrato questo processo di ricerca nel luogo. Annotazioni di ricette, dialoghi, piante… finiscono per raccontare una breve storia dei luoghi e dei loro abitanti. Giusy La Licata (1992) Siciliana d’origine, è studentessa di Pittura all’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo, dove vive. Lavora con la fotografia e il disegno, spesso accompagnandoli con didascalie che – ora ironiche, ora poetiche – svelano microstorie. Molte sono le volte che realizza libri fatti a mano – dalla connotazione intimo-diaristica. Nel tempo libero una piccola compagnia teatrale è il suo rifugio.


Untitled Si tratta di una struttura pensata e messa a punto per i futuri partecipanti del workshop manufatto in situ. L’intenzione è quella di proporre un “falso” percorso – tracciato su una mappa – dei punti in cui la ricezione di un apparecchio mobile si suppone sia funzionante. In realtà il cammino è un pretesto per creare un momento di isolamento e riflessione. Natura e letteratura, infine, si uniscono in una breve citazione proposta allo spettatore. Lorenzo Misia (1992) Nato a Milano, frequenta il secondo anno del corso di Pittura presso l’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo. La sua ricerca ruota attorno a tre principali centri di interesse: la letteratura, il viaggio e la natura. Ogni elemento contamina gli altri. Al momento, come mezzo espressivo, utilizza l’installazione fatta di materiali di fortuna e inserita in contesti naturali. L’opera, in un secondo momento, viene proposta attraverso il filtro dell’immagine fotografica, accentuando la distanza rispetto al sito d’origine.


Comunelle «Il ricorso all’architettura sembra ancora l’unico modo di incidere in modo appropriato sul disordine naturale […] Tutto si svolge come se l’uomo tentasse di opporsi all’entropia generale che regge l’universo». (Hidetoshi Nagasawa) Del buon senso stesso di economia e dell’etica in politica, erodendo al monopolio dello Stato, come all’indigenza di mercato. Un fuoco comune, comunitario, necessità di una vigilanza comunitaria, di una responsabilità di custodia condivisa. Fabrizio Perghem (1981) Nato a Rovereto, diplomato presso l’Istituto d’Arte Depero di Rovereto si è laureato con una tesi in antropologia culturale presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Ha realizzato numerosi progetti artistici e installazioni site-specific in sedi espositive italiane ed estere: a Venezia in collaborazione con la Galleria MOdenarte in occasione del evento correlato alla 53a Biennale di Venezia (2008) e ai Magazzini del sale, Punta della Dogana (2011). Ha esposto presso lo spazio espositivo Artelier di Lugano, Svizzera (2009), realizzato un’installazione nel porto vecchio di Bari (2011) e in una cava dismessa di Ascoli Piceno (2012). Sempre nel 2012 ha esposto in Brasile a PARTE, Fiera d’arte contemporanea, Parco delle arti, San Paolo. Vive e lavora a Milano.


L’archivio come ipotesi di paesaggio Cos’è Parco per l’Arte di Cancelli? Chi sono gli artisti, performer, scrittori che hanno contribuito alla crescita di questo parco naturale a pochi chilometri da Foligno? Parte da questi interrogativi L’archivio come ipotesi di paesaggio, un lavoro di catalogazione sui transiti e sul patrimonio artistico del parco, creato incrociando il canale freddo della documentazione storica e quello caldo dell’intervista a Maurizio Cancelli, operatore culturale e artefice di questa comunità. Valeria Raho (1982) Laureata in storia dell’arte presso l’Università del Salento, vive e lavora a Lecce. È curatrice indipendente e giornalista freelance per varie testate nazionali come “Artribune”. Vanta diverse collaborazioni con associazioni, enti e istituzioni nella realizzazione di mostre, rassegne e festival. Dal 2011, cura le attività kamikaze di DamageGood, associazione no profit attiva nelle arti visive e nel campo dell’arte pubblica.


Immagine-Futuro Il lavoro rievoca una figura autoctona della zona, che concentra in sé il mito e il dato storico-culturale: quella, appunto, della Sibilla Appenninica. Affascinato dalle capacità divinatorie di questa figura, l’artista ha voluto immaginare un futuro possibile, come era solita fare la Sibilla, frammentando la predizione. Una storia che lo spettatore potrà interpretare guardando i tasselli che compongono il lavoro. Giulio Scalisi (1992) Siciliano, vive e lavora a Milano. Crede che un artista sia un individuo con un forte sistema immunitario contro le migliaia di informazioni che riceve costantemente oggi giorno; come un muro semi-permeabile assorbe e riflette le immagini, i suoni e le sensazioni che riceve, dando loro delle proprietà nuove e personali.


Appunti da manufatto in situ 7, CANCELLI (fraz. Di Foligno) Partendo dalla lettura degli appunti presi dai partecipanti al workshop, ha cercato di individuare nei quaderni di ognuno le radici dell’idea per il loro lavoro, le informazioni condivise e le riflessioni ricorrenti. Dunque si è focalizzata sull’individuazione delle matrici comuni dell’esperienza in relazione alla percezione individuale, cercando di evidenziare le sfaccettature dei vari pensieri. Nives Scotto (1983) Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti a Roma, ha seguito un master per curatori, orientando la sua ricerca verso un piano più teorico. I suoi principali campi di interesse sono gli spazi intermedi fra la teoria e la formalizzazione dei lavori. Lavora spesso sul contesto di riferimento, concentrandosi sulla documentazione ed elaborazione dello scarto tra forma orale e forma scritta.


Forse è quanto basta Fogli bianchi assemblati creano dislivelli. Alla consueta e a tratti distratta visione del paesaggio, si unisce la possibilità di vedere in modo diverso. Il bianco dei fogli non dà nessuna indicazione, se non quella della sua matericità e invita a toccare il paesaggio. Le forme, le geometrie e i cambiamenti naturali e umani del paesaggio sono fotografati e resi poi tangibili grazie alla carta. Queste matrici tattili vengono proposte allo spettatore attraverso un continuo ribaltamento in cui prossimità e lontananza si confondono, la vista diventa tatto, i vuoti diventano pieni. Giulia Spreafico (1990) Diplomata a pieni voti in Pittura presso l’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo, lavora prevalentemente con fotografia, videoproiezione e stampa. Indaga il concetto di instabilità, di impossibilità nel tracciare confini e definire qualcosa di certo all’interno del confronto necessario con la realtà. Uno sguardo attento che molte volte si traduce in un intervento effimero nel paesaggio, nel tentativo constante di trovare il proprio luogo.


The Congregation | La Congregazione Per questo progetto si è considerata la relazione Cancelli/Foligno. Sono stati associati due spazi molto differenti: il primo è la chiesa di San Paolo a Foligno disegnata dagli architetti Massimiliano e Doriana Fuksas; il secondo, una struttura qui in Cancelli usata come chiesa temporanea durante il terremoto del 1997. Al primo sguardo, entrambe le strutture selezionate non sembrano chiese e potrebbero essere considerate spazi vuoti e alienanti. L’artista ha voluto giocare sulla rivelazione di un luogo attraverso singoli oggetti, i quali amplificano e raccontano come certe architetture possano imporre un’atmosfera o una presenza in una comunità.

For this project I have been considering Cancelli’s relationship to Foligno. I have brought together two very different spaces. One the church of St Paul located in Foligno designed by the architects Massimiliano and Doriana Fuksas; the second a structure located here in Cancelli used as a temporary church during the 1997 earthquake. Both selected structures do not instantly appear to be churches and could be considered alienating or empty spaces in a way. I wanted to play with the idea of revealing a place through the isolation of individual objects in order to magnify how certain architectures/interiors can impose an atmosphere or a presence on a community. Hannah Stearn (1987) Diplomata nel 2010 in Fine Art al Goldsmiths College a Londra. Ha finito recentemente uno stage in arte curatoriale riguardante l’arte performativa e multimediale al MoMA in New York City. È stata dal 2011 al 2012 assistente di Andrea Zittel presso l’Institute of Experimental Living nel paese of Joshua Tree in California.


Senza titolo Si tratta di un assemblaggio tra vari elementi. Un dialogo sul luogo e sulla personale esperienza dell’artista a Cancelli e il territorio circostante. Gli elementi della composizione sono sia di tipo naturalistico sia di tipo “artificiale” come stampa digitale e cartoline. L’installazione è eseguita man mano, fino a trovare una sorta di equilibrio in se stessa. Gabriel Stöckli (1991) Vive e lavora tra Svizzera e Milano. La sua ricerca si sviluppa a partire da una dimensione progettuale e compositiva declinata attraverso differenti modalità operative: collage, sovrapposizioni, de-costruzioni di immagini, idee, oggetti che spesso appartengono alla sua quotidianità. Utilizza tecniche e materiali eterogenei con cui scompone frammenti di realtà, appartenenti a un immaginario popolare e diffuso.



Manufatto in situ#7